Allegato redazionale al numero 57 marzo 2006
Speciale Museo delle Alpi
Il Museo delle Alpi e il Forte di Bard
The Museum of the Alps and the Fort of Bard
Con il Museo delle Alpi si inaugura, nel Forte di Bard in Valle d’Aosta, una fondamentale tappa dell’articolato e innovativo polo museale dedicato alle Alpi. Questa pubblicazione documenta lo straordinario impegno progettuale (dai lavori di restauro, al programma museologico, al progetto museografico e allestitivo) profuso per la prima realizzazione del parco a tema sulle Alpi.
The Museum of the Alps, set up in the Fort of Bard, represents an important step of the wide-ranging,
innovative museum project dedicated to the Alps. The present book deals with the extraordinary design
effort (from the renovation works to the museological programme, the museographic and exhibition design project) put into the first-time creation of a theme park dedicated to the Alps.
Un parco a tema sulle Alpi
Quando il programma museografico del Forte di Bard sarà pienamente realizzato, esso si proporrà come il primo parco a tema
interamente dedicato alle Alpi, a
tutte le Alpi, nel loro complesso e in
tutte le loro dimensioni. Dalla primitiva idea, che risale agli anni Ottanta, di ospitare nel Forte un museo regionale si è infatti passati a
pensare un museo che rappresentasse la cultura e le tradizioni di
tutte le Alpi, per giungere infine al
progetto definitivo, articolato in
più poli museali.
Quando Alain Monferrand e io siamo stati chiamati, nel 2002, a definire le linee guida per la progettazione museografica del Forte, è subito parso evidente che era possibile pensare a un dimensionamento
e a un posizionamento del progetto
più alto di quello sino ad allora prospettato. Tanto per le Alpi che per
le fortificazioni alpine non esisteva
infatti allora, e non esiste tuttora,
un museo o un centro di interpretazione che ne affrontasse le problematiche in modo globale e complessivo. Di qui la proposta di candidare Bard ad essere non solo un
museo ma “il” centro d’interpretazione delle Alpi, estendendo il progetto museale dall’Opera Carlo Alberto alle Opere Basse e articolandolo su più poli tematici: un museo
delle Alpi, un museo del forte e un
museo delle frontiere, nella prospettiva di creare un dispositivo
che dal sito si allargasse alla regione e all’intero arco alpino. E viceversa. A questi si è aggiunto, in fase di progettazione, un quarto polo,
dedicato ai bambini e ai ragazzi,
che ha a sua volta contribuito a
precisare l’identità del Forte in
quanto parco a tema.
Il Museo delle Alpi, il Museo del
Forte e quello delle Frontiere sono
Il programma museografico
stati così pensati e progettati come
parti di un percorso – fisico e mentale – unitario, in cui ciascun elemento si ponesse come autonomo
pur facendo parte di una sola narrazione. Musei, ma più propriamente centri d’interpretazione, diretti a illustrare e valorizzare non
tanto una collezione, ma un contesto, un ambito storico o tematico,
offrendo le immagini, le ricostruzioni scenografiche, i codici per una
loro lettura.
Un progetto organico e ambizioso,
al cui interno il Museo del Forte è
stato concepito per illustrare la
storia e l’architettura del Forte di
Bard, nel quadro dell’evoluzione
dei sistemi di fortificazione delle
Alpi. Strettamente collegato ad esso è il Museo delle Frontiere, dove
la storia militare cede il passo a
quella politica, economica e culturale delle Alpi occidentali, dalla
preistoria ai giorni nostri, per evidenziarne il carattere di terra di
frontiera e di frontiere, mobili nel
tempo e nello spazio. Cuore e centro del progetto, il Museo delle Alpi
si propone infine come un viaggio
nel presente delle Alpi, cogliendo
nella contemporaneità la sintesi di
una lenta e complessa evoluzione
di lunga durata, leggibile nel paesaggio come nella società alpina in
quel fragile e mutevole equilibrio
tra adattamento all’ambiente e
modificazione del territorio di cui
le Alpi sono testimoni d’eccellenza.
Nel Forte di Bard è stato previsto
anche uno spazio dedicato al patrimonio culturale della Valle d’Aosta, per valorizzarne le molte attrattive. Mostre temporanee illustreranno storia e cultura delle Alpi. Un percorso panoramico lungo
la strada interna offrirà l’occasione
di scoprire il panorama che si apre
attorno al Forte. Al suo interno si
trovano un albergo, un ristorante,
negozi specializzati, luoghi di ristoro. Un programma articolato di
eventi sarà occasione per rivivere
l’assedio subito da Napoleone, per
scoprire le produzioni enogastronomiche della Valle o semplicemente
per gioire della musica o degli spettacoli che si potranno tenere all’interno del Forte. Una sala conferenze, una mediateca specializzata offriranno occasioni d’approfondimento.
È tutto questo che fa del Forte di
Bard un parco a tema: diverso dai
parchi di puro intrattenimento, in
ragione del progetto culturale che
ne fonda e caratterizza la missione,
ma vicino ad essi per l’esperienza
globale – un’esperienza di conoscenza, ma anche di piacere, coin-
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volgente e avvincente – che esso si
ripromette di offrire a pubblici diversi attraverso la compresenza di
una pluralità di offerte e di dispositivi comunicativi, di spazi a carattere museale e di percorsi di visita esterni, di situazioni e occasioni di conoscenza e di diletto. È una
nuova frontiera per la museografia
che in Italia trova nel Forte di
Bard una sua prima espressione:
d’avanguardia, per gli intenti su
cui si fonda, per la dimensione del
sito, per le forme della sua ideazione, progettazione e realizzazione,
scientifica, culturale e scenografica.
Daniele Jalla
Ideatore del programma museografico e delle linee-guida per la progettazione
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The museographic programme
Sopra, da sinistra. Museo delle Alpi; Museo delle Frontiere; Museo del Forte.
Sotto, da sinistra. Museo dei Ragazzi; ingresso alla Polveriera e all’Opera Mortai sedi della sala didattica e dello spazio ristoro.
A theme park in the Alps
When the museographic project
of the Fort of Bard is fully accomplished, it will stand out as the first theme park entirely devoted to the
Alps, all of the Alps altogether and
across their dimensions. From the
original idea, dating back from the
early Eighties, which envisaged to
set up a regional museum in the
Fort, it has been switched to conceive a museum embodying the culture and traditions of all the Alps to
eventually land to the final project
unfolding in a variety of museum
facilities.
When Alain Monferrand and I were
invited in 2002 to outline the guiding principles of the museographic
definition of the Fort, it immediately became clear that the project
conceived up to that moment could
have been far more ambitious in
terms of dimension and scope. At
that time and today, in fact, neither
the Alps nor any alpine fortifications had ever been dedicated a museum or an investigation centre addressing the various related issues
thoroughly. In the light of these considerations, Bard has thus been appointed to be not only a museum but
“the” investigation centre of the Alps, by extending the museum
project from the Opera Carlo Alberto to the Opere Basse and having it
focused on several themes: a museum of the Alps, a museum of the
fort and a museum of the frontiers
with a view to creating a system extending from the local dimension to
the region down to the entire Alps
ridge. And the other way round.
The construction of a fourth structure dedicated to children and
Above, from the left. Museum of the Alps; Museum of the
Frontiers; Museum of the Fort. Below, from the left. Museum of Children; entrance to the Polveriera and the Opera Mortai hosting the educational gallery and the refreshment area.
youths has been approved of during
the implementation phase of the
project which, in turn, has contributed to clarify the identity of the
Fort as theme park.
The Museum of the Alps, the Museum of the Fort and the Museum of
the Frontiers have thus been conceived and designed as parts of a
uniform route – physical and mental – wherein each and every element was to live for itself though
part of a single narration. Museums and, more specifically, inve-
stigation centres, aimed at illustrating and enhancing not just a collection but rather a context, a historical or thematic domain while providing the interpretation keys through objects, images and scenographic reconstructions.
An organic and ambitious project
against which the Museum of the
Fort has been conceived for illustrating the history and architecture of
the Fort of Bard in the framework
of the evolution of the fortification
systems of the Alps. Closely tied to it
is the Museum of the Frontiers where the military history gives way to
the political, economic and cultural
history of the Western Alps, from
pre-history to the present time, in
order to emphasize its nature of
frontier land and of flexible frontiers in terms of time and space.
Heart and centre of the project, the
Museum of the Alps finally stands
out as a journey into the present of
the Alps while having contemporaneousness embody the synthesis of a
slow, complex, long-term evolution
testified to by the landscape as well
as by the alpine society in what
stands out as a fragile, changing
balance between adaptation to the
environment and transformation of
the territory to which the Alps bear
outstanding witness. A space dedicated to the cultural heritage of Valle d’Aosta has also been set up in the
Fort of Bard with a view to enhancing its manifold attractions. Temporary shows will illustrate the history and culture of the Alps. A panoramic route along the mainland
will provide the occasion to discover
the scenery that stretches before the
Fort and also including a hotel, a
restaurant, specialised stores, refreshment facilities. A programme rich
in events will offer visitors the opportunity to trace back the siege undertaken by Napoleon, experience
the wine and food production of the
valley or simply enjoy the music or
shows that will be staged in the
Fort. A conference hall, a specialized media gallery will offer further
discoveries. These are the ingredients that contribute to making the
Fort of Bard a theme park: differing
from sheer entertainment parks, in
the light of the underlying cultural
project characterising the mission
but close to them for the global experience – an experience of knowledge as well as of pleasure, engaging
and enthralling – which it aims at
offering to a multi-faceted audience
through the simultaneous presence
of communication media, of museum-focused spaces and outdoor
itineraries, of sources of knowledge
and pleasure. It undoubtedly represents a breakthrough on the current
museographic scenario which has
its first expression in the Fort of
Bard: a leading-edge one as to the
objectives it pursues, for the extension of the site as well as for the
scientific, cultural and scenographic ideation, design and accomplishment.
Daniele Jalla
Ideator of the museographic programme and of the design guidelines
Il progetto di recupero e valorizzazione del Forte di Bard
Bard: idee e concretezza
Parlare del Forte di Bard e del
suo recupero è ripercorrere la storia di un’idea, di un’avventura che,
partendo da un sogno si concretizza e prende forma attraverso il lavoro di un numero impressionante
di persone che con la loro professionalità e le loro intuizioni hanno
reso possibile il risultato di oggi e
hanno reso possibile la fruizione di
questo splendido complesso monumentale e museale.
Innanzitutto evidenzio il dovere
istituzionale volto a tutelare l’importante patrimonio monumentale
costituito da un complesso di opere
difensive ottocentesche, pensate e
realizzate, in base ad una strategia
di sbarramento e di difesa, in un
luogo inaccessibile; una fortezza
inespugnabile, di grande fascino,
ma che non avrà mai un vero impiego bellico dopo la ricostruzione
ottocentesca, e rappresenta ora la
“porta” della Valle d’Aosta.
La zona afferente al monumento
presenta inoltre caratteristiche
geografiche e paesaggistiche eccezionali. Esso rivela infatti una ricca stratigrafia storica: i reperti della strada romana delle Gallie, con
le incisioni rupestri ed il borgo medioevale, con le testimonianze del
passaggio Napoleonico, testimonianze di epoche passate da trasmettere e spiegare alle nuove generazioni.
L’idea originaria risale allo schema
di piano urbanistico regionale redatto nel 1973, in cui si evidenzia
l’importanza e la ricchezza del sito
e, per la prima volta, si suggerisce
la realizzazione di un Museo che
raccolga e promuova la storia, l’arte e la cultura della Valle d’Aosta,
previo, ovviamente, il recupero di
parte del borgo e del forte stesso.
Un fattore contingente e non prevedibile al momento della stesura
del piano di cui sopra ma che contribuirà ad accelerare fortemente
la realizzazione del suo contenuto,
è la forte crisi industriale che investe la Valle d’Aosta agli inizi degli
anni ottanta. La problematica concernente la riconversione stimola
gli amministratori a ricercare opportunità e potenzialità economiche alternative utilizzando, grazie
all’inserimento della Valle d’Aosta
nelle zone soggette a forte declino
industriale, i rilevanti trasferimenti di risorse finanziarie provenienti dall’Unione europea. Ne derivano una serie di progetti, tutti
in corso di attuazione, tra cui quello di valorizzazione del Forte e del
Borgo medioevale in comune di
Bard, teso a diversificare la monocultura industriale della Bassa
Valle, creando nuove opportunità
correlate allo sviluppo dell’indotto
legato al turismo culturale.
Negli anni novanta il trasferimento della proprietà del Forte dal Ministero delle Finanze alla Regione
rendeva possibile la predisposizione dello studio di fattibilità (Paolo
Ceccarelli capo progetto con Andrea Bruno, Gianfranco Mossetti,
Maurizio Saggese e Giulio Vallacqua n.d.r.) e del piano operativo del
complesso monumentale, che sarebbe stato approvato dal Consiglio in data 17 Aprile 1996.
Con legge regionale successiva (n°
10 del 17 Maggio 1996) si finanzia
il recupero e la valorizzazione del
forte e del borgo e si crea lo strumento operativo, la Finbard S.p.A,.
per la gestione degli investimenti.
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questo meraviglioso “museo di se
stesso” una serie di proposte museali, legate tra di loro dalla stretta correlazione con tematiche tipiche delle zone alpine.
Sono stati individuati e progettati:
Il Museo delle Alpi, Il Museo del
Forte, Le Alpi dei ragazzi, Il museo
delle Frontiere. La redazione delle
linee guida, che hanno portato a
tali scelte, ha preso avvio da un’analisi approfondita dei possibili
competitori in campo nazionale ed
internazionale rispetto alle singole
componenti del programma museografico, dalla quale è risultato
che l’offerta complessiva ipotizzata
si collocava, in tale ambito geografico, in modo unico e peculiare.
Obiettivo di tale organizzazione
strutturale complessiva è la consapevolezza dell’inportanza di presentare un’offerta integrata costi-
Bard: ideas and feasibility
Foto di Gianfranco Roselli
Opera Carlo Alberto. Piante del
piano terra e del
piano primo (sede del Museo
delle Alpi).
Con queste premesse è stato realizzato un restauro rispettoso dell’originario complesso fortilizio, teso ad evidenziare l’austerità esteriore del monumento, a mantenere
le cromie originarie, a restituire, liberando i fornici dell’Opera mortai,
la simmetria tra murature ed
aperture e l’equilibrio tra i volumi,
facilitando, nel contempo, la lettura delle funzioni dei diversi corpi
edilizi. Ma le opere, pur maestose,
non sono sufficienti a valorizzare
in modo compiuto il patrimonio
ambientale, storico, archeologico,
artistico ed etno-antropologico della Valle d’Aosta e le sue specificità
di regione alpina. È pertanto stato
predisposto, come già suggerito nel
1973, un progetto museografico, riscritto nel 2003, che definisce le linee guida per creare all’interno di
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Talking about the Fort of Bard
and its renovation implies tracing
back the story of an idea, of an adventure which, based on a dream,
materialises and takes shape
thanks to the work of a huge number of people whose professionalism
and intuitions have permitted to
achieve today’s result as well as the
utilization of this marvellous monumental and museum complex.
First of all I wish to stress the institutional duty aimed at protecting the important monumental heritage constituted by a set of nineteenth-century defensive works conceived and built on an inaccessible
site according to a barrier and defence strategy; an unassailable fortress with a unique charm that has
never served real war purposes fol-
Renovation and enhancement project of the Fort of Bard
gathering and promoting the history, art and culture of Valle d’Aosta against, needless to say, the renovation of the village and the fort
itself. A fortuitous event which had
not been reckoned with upon
drawing up the above plan, but
which eventually contributed to
speed up dramatically the implementation, resides with the industrial crisis that affected Valle d’Aosta in the early Eighties. The problem concerning the industrial reconversion urged the local administration to seek alternative economic opportunities and potentials by
taking advantage, thanks to the inclusion of Valle d’Aosta in the cluster of geographic areas suffering
from a serious industrial decline, of
the major transfer of the financial
resources allocated by the European Union. Accordingly a series of
Opera Carlo Alberto. Ground
and first floor
plans (hosting
the Museum of
the Alps).
tuita da cultura, ospitalità e servizi con livelli qualitativi controllati
ed uniformi.
Lo spirito della progettazione museografica gravita principalmente
intorno all’obiettivo di integrare la
tradizione storica del museo con la
vocazione innovativa del centro
d’interpretazione e la forza comunicativa del parco a tema, per proporre un’esperienza unica ad un
bacino di utenti più ampio possibile che potranno compiere, con l’aiuto di soluzioni tecnologiche all’avanguardia, un’esplorazione virtuale della storia e della cultura
del territorio alpino e dei suoi abitanti.
Il complesso museale ha preso vita
il 15 gennaio 2006, con l’apertura
al pubblico dell’Opera Carlo Alberto che ospita il Museo delle Alpi e
la zona dedicata alle esposizioni
temporanee, dove è stata allestita
la mostra Alpi di Sogno, presentata nell’ambito delle Olimpiadi della Cultura organizzate da Toroc in
occasione delle Olimpiadi di Torino
del 2006. Nel frattempo i lavori
continuano nelle Opere Basse per
poter rendere fruibile entro il 2007
l’intero sito.
Un grande lavoro che consegna alla neonata Associazione Forte di
Bard, costituita appositamente
dall’amministrazione regionale
della Valle d’Aosta per gestire le attività di valorizzazione del complesso museale, una grande occasione per il rilancio del turismo
culturale nella bassa Valle d’Aosta.
Roberto Domaine
Soprintendente ai Beni e alle Attività Culturali della Valle d’Aosta
lowing the reconstruction occurred
in the nineteenth century and currently representing the “gate” to
Valle d’Aosta.
The area pertaining to the monument also boasts extraordinary geographic and landscape features. In
fact it embodies a rich historical
stratigraphy: the finds of the Roman road of the Gallic territories
with the rupestrian figures and the
Medieval hamlet, with the traces
testifying to Napoleon’s presence,
evidence of past epochs to be bequeathed and explained to the new
generations. The original idea dates back to the regional town planning scheme drawn up in 1973
which highlights the importance
and the richness of the site and, for
the first time, the idea is put
forward to construct a Museum
projects have been planned, all of
them currently under way, amongst which the enhancement of the
Fort and of the Medieval village,
town of Bard, aimed at diversifying
the industrial single culture of the
lower valley, while creating new opportunities related to the promotion
of the allied industries associated
to cultural tourism.
In the Nineties the ownership of the
Fort having switched from the Ministry of Finances to the Region
enabled the drawing up of the feasibility study (Paolo Ceccarelli
head of the project with Andrea
Bruno, Gianfranco Mossetti, Maurizio Saggese and Giulio Vallacqua) and the overall operations
plan of the monumental complex,
eventually approved by the Council
on 17th April 1996. The regional
law (n° 10 of 17th May 1996) subsequently enforced financed the renovation and enhancement of the fort
and the village; at the same time
Finbard S.p.A., in charge of the investments management, was established. Based on the above guiding principles, the renovation
performed has aimed at respecting
the original fort complex while
stressing the external severity of the
monument, maintaining the original colours, restoring, after liberating the barrel vault of the Opera
Mortai, the symmetry between walls and openings and the balance of
the volumes, thus facilitating the
identification of the functions fulfilled by the various buildings.
Though majestic, the works turned
out to be insufficient to thoroughly
enhance the environmental, histo-
rical, archaeological, artistic and
ethno-anthropological heritage of
Valle d’Aosta and its alpine region
features. As suggested in 1973, a
museographic project, reframed in
2003, was thus formulated which
defined the guidelines for creating
a series of museums, mutually
linked by the close tie with themes
typical of mountain regions, within
this marvellous “museum of itself”.
The following museums have thus
been identified and designed: Museum of the Alps, Museum of the
Fort, Alps of Children, Museum of
the Frontiers. The definition of the
guidelines, which have driven such
choices, has originated from an indepth analysis of the competitive
panorama
nationwide
and
worldwide with regard to the single
components of the museographic
programme which has highlighted
that the global offer speculated
would stand out in this geographic
domain as a unique, distinctive
one. The aim of such overall structural organization is the awareness
of the importance to come up with
an integrated offer encompassing
culture, accommodation facilities
and services meeting proven,
uniform standards.
The spirit behind the museum
project drives primarily at integrating the historical tradition of the
museum with the innovative vocation of the investigation centre and
the communicative strength of the
theme park, with a view to offering
a unique experience to as large an
audience as possible who will have
the opportunity, with the aid of leading-edge technological solutions,
to undertake a virtual exploration
of the history and culture of the alpine territory and its inhabitants.
The museum complex has been officially inaugurated last 15th January 2006 with the opening of
Opera Carlo Alberto hosting the
Museum of the Alps and the section
dedicated to temporary shows where the show Alpi di Sogno has been
held in the framework of the Culture Olympics promoted by Toroc on
occasion of Turin Olympics of 2006.
In the meantime the project addresses the Opere Basse so as to bring
the entire site to completion by
2007. A great work that provides
the newly-established “Association
Fort of Bard”, specially set up by
the regional administration of Valle d’Aosta, with the opportunity to
relaunch cultural tourism in the
lower Valle d’Aosta.
Roberto Domaine
Curator to Cultural Assets and Activities of Valle d’Aosta
Il progetto museografico
Nascita e definizione del
progetto
Il gruppo di progettazione per il
complesso museale del Forte di
Bard (Museo delle Alpi, Alpi dei Ragazzi, Museo del Forte, Museo delle
Frontiere) nasce nell’estate 2003
dal mio incontro (in qualità di animatore del progetto scientifico) con
gli architetti Luisella Italia e Massimo Venegoni (studio Dedalo – architettura e immagine di Torino). A
questo terzetto si affianca, nella fase preliminare del concorso, il gruppo Event di Londra. A concorso vinto, il lavoro di elaborazione progettuale si concentra sul Museo delle
Alpi, la cui apertura è legata all’evento olimpico di Torino 2006.
Per due anni si lavora in ottima sinergia tra esperti di montagna e architetti, avvalendosi per la consulenza scientifica di un’équipe di specialisti di fama internazionale, e
cercando di trasferire i concetti accademici su di un piano scenografico consono all’allestimento. L’impianto museografico cresce a piccoli
passi, coniugando informazioni ed
emozioni, presentando le Alpi che
stanno “dietro la cartolina”, cioè oltre quel fondale stereotipato che
spesso allontana il pubblico dal
mondo alpino. È un po’ come passare dai contenuti di un saggio a quelli di un film, anche se al posto della
pellicola ci sono trenta sale da riempire, e le sale fanno parte di una costruzione straordinariamente seducente ma di arduo accesso, e l’arco
alpino misura almeno 1200 chilometri di estensione, e il film alla fine è il concentrato di almeno 10.000
anni di storia raccontata dagli specialisti a chi specialista non è.
Il progetto si radica su un complesso e armonico dosaggio di apparati
divulgativi e invenzioni spettacolari. A giochi fatti si può dire che il
Museo delle Alpi è cresciuto attorno
a un’idea fondamentale: quella di
lasciare raccontare le montagne
agli autori e ai testimoni. Non volevamo assolutamente che fosse uno
di quei musei impersonali e senz’anima dove entri e non sai chi ti sta
parlando, e infine esci senza aver
capito chi – allo scopo di interpretare e raccontare un mondo sconosciuto – ha ragionato per te e prima
di te. Al contrario il Museo delle Alpi è un luogo fortemente caratterizzato dalla presenza di chi l’ha fatto
pezzo su pezzo, autore e interprete
di almeno un frammento della trama complessiva.
Il Museo delle Alpi non è un museo
“della nostalgia”, la memoria di un
mondo passato da far rivivere artifi-
6
cialmente negli spazi del forte ottocentesco, ma l’interpretazione e il
racconto delle Alpi contemporanee
che, con il loro fascino e le loro contraddizioni, incorporano la storia e
la tradizione alpina. Nella progettazione del Museo si è proceduto in
continuo dialogo tra presente e passato, nella certezza che si tratti dell’unico modo per capire e costruire
un futuro. Inoltre si è dialogato costantemente tra natura e cultura,
consapevoli che – almeno sotto i tremila metri di quota – non esista più
un paesaggio “naturale” alpino, ma
ogni paesaggio sia frutto delle secolari interazioni tra i montanari e il
loro ambiente di vita. Infine il Museo delle Alpi rispetta un continuo
scambio tra locale e globale, tra piccolo e grande, dove ogni esperienza
specifica serve per ragionare sulla
complessità alpina.
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The museographic project
Birth and definition of the
project
Ma soprattutto è un museo “delle
persone”, dei protagonisti, dei testimoni, nella convinzione che la montagna esista se esistono le donne e
gli uomini che la abitano e la comprendono.
Ogni tema è “svelato” e raccontato
da un osservatore (il naturalista, il
geografo, l’antropologo, lo storico)
che, dietro lo schermo di un monitor, comunica la propria esperienzaconoscenza al visitatore.
E il pubblico, apprendendo, si rispecchia.
Enrico Camanni
Coordinatore del progetto scientifico
The design team of the museum
complex of the Bard Fort (Museum
of the Alps, Alps of Children, Museum of the Fort, Museum of the
nergic collaboration has followed
between mountain experts and architects drawing on the scientific
consultancy of a team of worldwide
renowned experts in the attempt to
apply the academic concepts on a
scenographic level befitting the exhi-
Frontiers) was set up in summer
2003 following my meeting (as head
of the scientific project) with architects Luisella Italia and Massimo
Venegoni (studio Dedalo – architecture and image of Turin). The above
triad was joined by the London-based Event group during the preliminary phase of the competition. The
competition being awarded, the design development project focused on
the Museum of the Alps, the opening
of which is scheduled to take place
in 2006 when the Olympic Games of
Turin will be staged. A two-year sy-
bition design. The museographic
layout was gradually developed by
combining information and emotions, presenting the Alps “behind
the postcard”, namely beyond the
stereotyped backdrop that often drives away the public from the alpine
world. It is a bit like switching from
the contents of an essay to those of a
movie even if, instead of a film, it is
about thirty galleries to be filled.
Galleries are part of an outstandingly seductive construction but
hardly accessible, while the Alps
ridge is at least 12,000 km. long.
Planimetria generale dell’allestimento del Museo delle Alpi.
Site plan of the Museum of the Alps project.
Nei disegni. Atrio Carlo Alberto
con la scala di accesso al Museo.
Il progetto d’ingresso principale
del Forte.
“La scala del tempo”, camminamento interno al Forte.
Sketches of Carlo Alberto Hallway
with the stairway leading to the
Museum.
Main entrance to the Fort.
“The stairway of time”, a walkway
inside the Fort.
Eventually the movie is the outcome
of at least 10,000 years of history recounted by specialists to people who
are anything but experts. The
project is grounded upon a complex,
harmonious mix of information and
spectacular devices. The work being
completed, it can be maintained
that the Museum of the Alps has fed
on a fundamental principle: let the
mountains be recounted by the
authors and the witnesses. In no
way did we want the museum to be
one of those impersonal, lifeless museums which you enter and do not
know who is talking to you and
eventually you leave without understanding whom - with the aim to interpret and recount an unknown
world - has made choices for you
and before you. On the contrary, the
Museum of the Alps is a place strongly characterised by the presence of
whom has designed it bit by bit,
author and interpreter of at least a
fragment of the overall plot. The
Museum of the Alps is not a museum “of nostalgia”, the memory of a
bygone world to be revived artificially in the spaces of the nineteenthcentury fort, but the interpretation
and the narration of the contemporary Alps which, alongside their
charm and contradictions, embody
the history and tradition of the
mountains. The design of the Museum has taken place through an
unabated dialogue between present
and past, confident that this would
be the only way to understand and
build a future. In addition it has
been about the dialogue between nature and culture, aware that - at least below a three-thousand metres altitude - it is no longer a “natural”
mountain scape but every landscape
is the outcome of the century-old interaction between mountain people
and their living environment. Finally the Museum of the Alps reflects
the never-ending exchange between
local and global, between small and
large scale, where each and every
specific experience helps understand
the alpine complexity. But, first and
foremost, it is a museum “of the people”, of the key players, of the witnesses in the conviction that the
mountains exist if there are women
and men inhabiting and understanding them. Every theme is “disclosed” and recounted by an observer
(naturalists, geographers, anthropologists, historians) who, from
behind the screen of a monitor, deliver their own experience-knowledge
to visitors. And by learning, the public identify with it.
Enrico Camanni
Co-ordinator of the scientific project
Il progetto museografico
Allestimento come racconto
Nell’elaborazione del progetto
allestitivo del Museo delle Alpi
(museo che si sviluppa su una superficie espositiva complessiva di
circa 1600 mq) si è rovesciato lo
schema che vede, di solito, la macchina spaziale e scenografica organizzarsi attorno a una collezione
data. Qui, dove non esiste una raccolta di oggetti, l’allestimento è
piegato allo sviluppo di un racconto (il racconto delle Alpi oltre lo
stereotipo, delle montagne, degli
uomini, della contemporaneità),
che si snoda lungo le trenta stanze
del primo piano dell’Opera Carlo
Alberto.
Un racconto spaziale, dunque, che
deve catturare il visitatore e, lungo una successione di emozioni ed
informazioni, accompagnarlo di
sezione in sezione. Si è scelto di
puntare su una macchina espositiva articolata: scenografie, rievocazioni, ricostruzioni, ma anche le
più moderne tecnologie; ampio
spazio, dunque, a proiezioni, suoni, giochi multimediali. L’effetto è
quello di una scatola dentro l’involucro dell’Opera Carlo Alberto.
Una scatola che in alcuni tratti
smaterializza la struttura dell’edificio, altrove, invece, la recupera
restituendola al visitatore in un
gioco di scorci visivi verso l’architettura, sottolineando così le destinazioni originarie del Forte.
I volumi che definiscono il percorso (non solo spaziale) sono modellati da pannellature utilizzate come contropareti e parziali controsoffitti, sagomate, appoggiate o sospese in rapporto con il volume
delle stanze e declinate quali fondi
per grafica e proiezioni, supporti
degli oggetti, vetrine.
Il museo è stato pensato come un
racconto d’autore sottolineato dalla presenza in tutte le stanze di un
“testimone” che racconta, attraverso un monitor, il significato del
tema esposto.
Il percorso museale inizia dalla
rievocazione simbolica dell’ascensione, materializzata da una scala
in acciaio e vetro inserita sull’asse
longitudinale dell’Atrio a piano
terra; spazio a tre navate e doppia
altezza. Lungo la scala i visitatori
sono proiettati in una dimensione
“alta”, “panoramica”, “montana”.
La veduta di scenari d’alta quota è
accompagnata dalla “sinfonia delle
montagne”, l’inizio della colonna
sonora che si sviluppa, con citazioni e ritorni, per tutta la visita.
“Ascesi” al primo piano, il percorso
punta in senso antiorario, inizian-
8
do dalle cinque “salette degli ufficiali” dedicate alla complessa
realtà contemporanea delle Alpi,
tra suggestioni e contraddizioni.
All’ingresso, dopo l’immagine rassicurante dei panorami alpini, il
visitatore entra, in penombra, nella contemporaneità, con una visione simultanea del nome del museo
realizzata in fluorescente e una
grande proiezione dell’ingresso di
un traforo alpino; una sequenza di
cartoline scorre, all’interno di una
feritoia, su un nastro mobile.
Il percorso si snoda, libero, tra
monitor e proiezioni (un’opera di
Armin Linke realizzata per il museo) che, con sonori diversi, descrivono le contraddizioni delle Alpi.
L’apparato allestitivo è minimo, ed
è costituito da supporti tecnici e da
un colore scuro che uniforma pareti, soffitti e pavimenti, lasciando
emergere le immagini in movimento.
Un passaggio su monitor a pavimento con immagini di un “vuoto”
(un orrido ripreso ad hoc per il museo) introduce simbolicamente alla
prima sezione, dove un testimone
leggendario dell’adattamento alla
montagna - il mitico Dahu - accoglie il visitatore per accompagnarlo nella dimensione della natura
alpina: la dimensione della verticalità e delle fasce altitudinali, il
clima, le brevi stagioni in quota, i
tenaci abitanti delle terre alte
(animali e vegetali).
Nella prima sala dedicata al pendio, l’allestimento interpreta il tema giocando sulla non ortogonalità degli elementi e stupisce mettendo a confronto un animale “finto”, realizzato però con tecniche
tradizionali (la tassidermia), e una
leggenda raccontata con un linguaggio contemporaneo e giocoso
quale il cartone animato.
Nella sala dedicata all’altitudine,
l’allestimento propone al visitatore per la prima volta il doppio registro che caratterizza il Museo:
da una parte, le ricostruzioni (la
sala di un Museo ottocentesco di
storia naturale e la parete di una
sala di un castello valdostano) e
l’utilizzo di soluzioni museografiche tradizionali come i diorami,
dall’altra, una vetrina dove l’esposizione di animali e vegetali è
reinterpretata con l’ausilio della
multimedialità e della grafica.
Il ritmo cambia nuovamente: l’argomento trattato, il clima, viene
declinato nella sua componente
scientifica illustrata con l’ausilio
di strumenti multimediali ed interattivi e nel suo aspetto poetico ed
emozionale illustrato con una mul-
tivisione, sottolineata da una musica sincronizzata.
Nella sala dedicata alla geografia
delle montagne, l’allestimento lascia spazio ai volumi del Forte, alla luce naturale, agli scorci verso
l’esterno ed è concentrato a pavimento con grafica e monitor interattivi.
Si entra, poi, in una piccola sala di
proiezione dove scorrono immagini
ad alta definizione proiettate su
un grande schermo inclinato a pavimento che enfatizza la percezione del filmato aereo.
Le parti tecniche, costituite da corpi illuminanti per luce diretta e indiretta e apparecchi audiovideo,
9
“La montagna è altitudine”, “La
geografia delle differenze”. Consulenza naturalistica: Arnica Progettazione Ambientale sc.
“Il lavoro del ghiaccio e l’opera dell’uomo”, “Le Alpi sono nate dal mare”,
“Le Alpi sono nate dal fuoco”. Asteria
Multimedia srl con Franco Slomp.
“The mountain is altitude”, “The
geography of differences”. Naturalistic advice: Arnica Progettazione
Ambientale sc.
“The work of ice and man’s work”, “The
Alps were born from the sea”, “The Alps were born from fire”. Asteria Multimedia srl with Franco Slomp.
The museographic project
sono ospitate (qui come in quasi
tutte le sale del museo) nei pannelli di controsoffitto, che servono
anche come elementi fonoassorbenti.
La sequenza delle sale, una di seguito all’altra, comporta un percorso obbligato che sfocia in un
ampio spazio costituito da tre
grandi sale della seconda sezione
che illustrano l’antropizzazione e
la genesi delle Alpi.
Ancora vari registri utilizzati per
illustrare un insieme complesso e
sfaccettato: la vetrina tradizionale
con l’esposizione dei minerali, la
vetrina didattica, una serie di dispositivi allestitivi che spaziano
dalle proiezioni alle ricostruzioni
tridimensionali ai monitor collocati a pavimento e a parete. Nel racconto è inserita anche una differente dimensione temporale scandita dall’apparire fuggevole di immagini che sottolineano due elementi espositivi di forte impatto
visivo: il passaggio dell’ombra del
dinosauro sul calco che riproduce
al vero le sue impronte; l’ombra
del gigante Gargantua che oltrepassa con una grande falcata il
plastico della montagna simbolo, il
Cervino, nata tra le sue gambe.
Al termine, il museo si apre alla
più calda dimensione umana illustrata attraverso ricostruzioni di
ambienti caratterizzanti la vita alpina: la terza sezione.
Dalla comparsa dell’uomo, con la
riproduzione di un insediamento
dell’età del bronzo, al passato recente, alla scuola, alla continuità
della tradizione nella contemporaneità: la stalla, la stube. L’allestimento sceglie il registro della rappresentazione al vero, ma non la
ricostruzione stereotipata bensì la
suggestione di ambienti vissuti.
Rimangono tracce degli abitanti
passati e presenti raccontati dal
sonoro e illustrati con filmati realizzati negli ambienti reali.
La stube è la ricostruzione di una
stanza originale nella quale sono
inseriti arredi d’epoca. Attraverso
le immagini di un televisore anni
settanta parla una persona che
ancora oggi la abita; su un piccolo
monitor le immagini della stanza
ripresa come modello.
La scuola è una evocazione di un
ambiente che non esiste più; la
presenza degli scolari è sostituita
dai visitatori che si siedono nei
banchi per assistere alla proiezione di filmati d’epoca. In mezzo a
loro, una scultura appositamente
realizzata, riproduce un bambino
appoggiato ad un banco.
Una stalla esistente è, invece, riprodotta al vero e in modo scenografico; è il luogo dove sono stati
girati i tre filmati che il pubblico
vede contemporaneamente alla ricostruzione. Un luogo animato dagli abitanti che nella scenografia
sembrano essersi appena allontanati. Il corridoio, lungo il quale si
affacciano le ricostruzioni degli
ambienti, ospita una serie di apparati allestitivi realizzati per esporre oggetti e fotografie.
La collezione di giocattoli ottocenteschi è collocata in una grande
ruota da parco giochi che, muovendo, scopre innumerevoli volti di
bimbi.
Segue un affascinante percorso at-
traverso i riti e i miti della montagna, con particolare attenzione alle feste d’inverno e ai carnevali alpini. In queste sale parlano gli oggetti: dalle statue lignee settecentesche dei santi protettori, ai costumi dei carnevali, alle maschere,
alle fotografie e oggetti domestici
legati al ciclo della vita.
L’uomo selvatico chiude la visita
della civiltà alpina, segnando il
passaggio simbolico dalla tradizione alla modernità.
L’illuminazione è realizzata con
luci puntuali d’accento nell’ambiente e, all’interno delle vetrine
del museo contenenti oggetti storici, con fibre ottiche.
Chiude il percorso la quarta sezione che dalla scoperta romantica
delle Alpi arriva alla contemporaneità, attraverso la dimensione
elitaria dell’alpinismo ottocentesco, la modernizzazione della montagna, l’industria e la massificazione del turismo di fine millennio,
sottintendendo (senza esplicitarli)
i destini delle Alpi che verranno.
La conquista epica delle Alpi è illustrata in una serie di ambienti
che vedono dialogare un tipico albergo alpino (fatto di boiserie in legno, ritratti di alpinisti, mobili d’epoca) con la cultura romantica descritta da quadri, che al passaggio
dei visitatori si animano rivelando
dei monitor su cui scorrono documenti, dipinti, ritratti, libri.
Ancora un contrasto e un dualismo: l’alpinismo (l’ascesa) e la miniera (la discesa). Quattro grandi
vetrine inclinate: le prime due
aperte verso l’alto, le seconde verso il basso, su cui si accumulano le
tracce del lavoro e delle conquiste.
Ci accompagna il racconto sonoro
di due coppie di uomini che hanno
abitato la montagna: l’alpinista e
la guida, l’ingegnere e il minatore.
Per raccontare le Alpi del primo
Novecento, teatro di guerra e dei
primi sport invernali si è scelto di
proiettare i filmati storici dell’Istituto Luce all’esterno dei finestrini
di un treno d’epoca fedelmente ricostruito.
Nell’ultima sala si passa dalla penombra alla luce; è l’unica sala
completamente bianca, senza allestimento, senza pretese ostensive.
Nello spazio, su pareti e su teli in
lento movimento, si materializzano, si sovrappongono, si annullano
immagini estreme che sintetizzano domande sul futuro della montagna, proiettando il visitatore all’esterno, verso le montagne reali.
Luisella Italia, Massimo Venegoni.
Ideazione, progettazione museografica e coordinamento generale
Il progetto museografico
Exhibition design as narration
In working out the exhibition
design project for the Museum of
the Alps (a museum that extends
over an overall surface of approximately 1,600 sq. mt.) the criterion
according to which space layout
and scenery are designed based on
a given collection has been turned
upside down. Here, where we are
not faced with a collection of exhibits, the exhibition design is an aid
to the unfolding of a narration (the
narration of the Alps other than the
stereotype, the mountains, people,
contemporaneousness) that is recounted through the thirty rooms
on the first floor of Opera Carlo Alberto.
A space narration, therefore, that
has to capture the visitors and, throughout a sequence of emotions
and information, leads them across
the various sections. The choice has
fallen on a wide-ranging exhibit
layout: sceneries, memories, reconstructions, but also state-of-the-art
technologies; so that a lot of room
has been given to screening programmes, sounds, multimedia games. The result resembles very much a box inside the wrapping of the
Opera Carlo Alberto. A box that, at
times, dematerialises the structure
of the buildings, somewhere else,
instead, restores it by giving it back
to the visitor in a play of views
towards the architecture, thereby
underlining the original purpose of
the Fort.
The volumes defining the route (not
only physical) are outlined by panels used as counter-walls and partial suspended ceilings, shaped,
leant against or hanging in relation to the volume of the rooms and
adapted to backdrops for graphic
and screening purposes, exhibit tops, show-cases.
The museum has been conceived as
a narration emphasized by the presence of a “witness” in every room
telling the meaning of the theme displayed through a monitor. The
museum route begins with the symbolic recall of the climb represented
by a glass and steel stairway placed on the longitudinal axis of the
Hallway on the ground floor; threeaisle space and double height.
Along the stairway visitors are
projected in a “top”, “scenic”,
“mountain” dimension. The view of
high altitude scenarios is accompanied by the “symphony of the mountains”, the beginning of the sound
track that is played with quotes
and refrains, throughout the visit.
10
Having “climbed” on the first floor,
the route unfolds anti-clockwise beginning from the five “rooms of the
officers” dedicated to the complex
contemporary situation of the Alps,
among evocations and contradictions. At the entrance, after the
reassuring image of the mountain
sceneries, visitors enter the half light-shrouded contemporaneousness where they are simultaneously presented with the fluorescent
museum sign and a large projection of the entrance to an alpine
gallery; a sequence of postcards is
scrolled from inside an opening.
The visit unfolds free between monitors and projections (a work by
Armin Linke performed for the museum) which, to different sounds,
describe the Alps contradictions.
The exhibit design has been kept
basic and consists of technical displays and a dark colour tuned
with walls, ceilings and floors, thus
giving standout to the motion pictures.
The images of a “void” screened by
a monitor on the floor (a ravine specially shot for the museum) introduces symbolically to the first section, where a legendary witness of
the adaptation to the mountains the mythical Dahu - welcomes visitors and guides them into the dimension of alpine nature: the dimension of verticality and of altitude ranges, the climate, the shortness of seasons, the tenacious inhabitants of the highlands (animal
and vegetal species).
In the first gallery dedicated to the
incline, the exhibition design interprets the theme by playing on the
non orthogonality of the elements
and amazes by comparing a “fake”
animal, obtained through traditional techniques (taxidermy) and a
legend recounted with a contemporary, playful language like that of
cartoons.
In the gallery dedicated to altitude,
the exhibition design offers for the
first time to visitors the double
principle inspiring the Museum: on
one side the reconstructions (the
gallery of a nineteenth-century Museum of natural history and the
wall of a Val d’Aosta-based castle)
and the use of traditional museographic solutions like dioramas; on
the other side a show-case where
the display of animals and vegetal
species is re-interpreted with the
aid of multimedia technologies and
graphics. The rhythm changes
again: the argument explored, climate, is explained with a scientific
approach illustrated with the aid of
multi-media and interactive in-
struments and alongside its poetic,
emotional drive illustrated by
means of a multivision emphasised
by synchronised music.
In the section dedicated to the geography of the mountains, the exhibit design gives room to the volumes of the Fort, to natural light, to
the views outside and is concentrated on the floor by means of graphic
aids and interactive monitors.
From here visitors access a small
cinema where high definition images are projected on a large, floor
inclined screen which magnifies
the perception of the bird’s eye view
film.
The technical components, consti-
11
“La stube, cuore del maso”, “La
scuola, cuore della memoria”, “Il
paradosso alpino”.
“Il tempo rituale dei santi protettori”, “La gioiosa celebrazione della
primavera”, “Le due montagne”.
“The stube, heart of the farmstead”,
“The school, the heart of memory”,
“The alpine paradox”.
“The ritual time of patron saints”,
“The celebration of springtime”,
“The two mountains”.“
The museographic project
tuted by lighting fixtures shedding
direct and indirect light and audiovideo facilities, are accommodated
(here like in nearly all of the museum galleries) in the suspended
ceilings which also serve soundproofing purposes. The sequence of
galleries, one after the other, implies an obligatory route which
ends up in a wide space characterised by three large galleries of the
second section dealing with the
anthropisation and the genesis of
the Alps.
A few other criteria are applied to
illustrate a complex, multi-faceted
whole: traditional show-cases with
a selection of minerals, educational
show-cases, a series of exhibit devices which range from projections to
3D reconstructions and floor and
ceiling-recessed monitors. The narration also includes a different
temporal dimension characterised
by the flashing of images which underline two visually impactful exhibit elements: the dinosaur shade
silhouetted on the cast which reproduces its true-to-life footprints; the
shade of the giant Gargantua striding along and overcoming the model of the symbol mountain, Cervino, originated between his legs.
At the end, the museum leads way
to the warmer human dimension illustrated through the reconstruction of environments typical of alpine life: the third section.
From man’s appearance symbolised by the reproduction of a settlement dating from the Bronze age,
to the recent past, to school, to tradition living on into contemporaneousness: the shed, the stube.
The exhibit design prioritises trueto-life representation techniques;
instead of stereotyped reconstructions, the evocation of lived-in interiors. Traces are left of past and
present inhabitants recounted by a
voice-over and illustrated by films
shot in real life settings, interiors.
The stube is the reconstruction of
an original interior with vintage
décor. Through the images of a Seventies TV set, a person who still lives in a stube narrates; on a small
monitor the frames of the room shot
for providing the model.
The school is the evocation of an environment that exists no longer; the
presence of pupils is replaced by the
visitors who sit at the benches to
watch vintage films. Among them a
specially sculpted sculpture reproduces a child leaning against a
bench. A still existing shed, instead, is reproduced true-to-life
and with a set; it is the place where
the three movies the public see together with the reconstruction have
been shot. A place livened up by the
inhabitants who, in the set, seem to
have just walked away. The corridor, onto which the interior reconstructions look, hosts a series of
exhibit design facilities displaying
exhibits and photographs. The collection of nineteenth-century toys is
placed into a large fun park wheel
which discloses numberless children faces when set into motion.
The visit carries on with a fascinating overview of the rituals and
myths of the mountains, with special attention being paid to winter
feasts and alpine carnivals. In these galleries exhibits speak for them-
selves: from the eighteenth-century
wooden statues of patron saints, to
carnival fancy dresses, masks, to
the photographs and household
objects used in everyday life. The
representation of a primitive man
concludes the journey amidst the
alpine civilisation, thus marking
the symbolic switch from tradition
to modernity.
The lighting system is made of light beams emphasising the interior; while optical fibres have been
placed into the museum show-cases
containing historical exhibits.
The route is completed by the
fourth section that spans the romantic discovery of the Alps down
to contemporaneousness while also
addressing the nineteenth-century
mountaineering phenomenon for
few, the modernisation of the
mountains, the late millennium
tourist industry and massification,
implying (but not stating) the future destiny of the Alps.
The epic conquest of the Alps is illustrated in a series of galleries
where a typical mountain hotel (rich in wooden panelling, alpine
climbers’ portraits, vintage furniture) interacts with the romantic culture described by paintings which,
upon the visitor’s passage, become
animated by revealing monitors
onto which a series of documents,
paintings, portraits, books scroll.
Another contrast and dualism:
mountaineering (climbing up) and
the mine (climbing down). Four
large tilted show-cases: the first
two opened upwards, the remaining two downwards, inside of
which are scattered traces of work
and conquests. Visitors are accompanied in their visit by two pairs of
male voice-overs, two men who have lived in the mountains: the alpine climber and the guide, the engineer and the miner.
To recount the early twentieth-century Alps, theatre of war and of the
first winter sports, it has been chosen to screen the historical movies
of Istituto Luce outside the windows of a faithful reconstruction of
a vintage train.
In the last gallery visitors shift
from half light to light; it is the only
one completely unadorned, blank
white gallery. In the space, on the
walls and on canvasses, slowly moving extreme images materialise,
overlap, dissolve; embodying the
queries on the future of the mountains, they project the visitor outside, towards the real mountains.
Luisella Italia, Massimo Venegoni.
Formulation, museographic project
and overall co-ordination
L’allestimento
12
13
The exhibition design
La vetrina delle meraviglie
The showcase of wonders
Come rappresentare la ricchezza di animali e vegetali presenti
sulle Alpi (la biodiversità) senza
ricorrere a un tedioso elenco di
specie? È questa la domanda che
ci siamo posti per realizzare l’allestimento di una sezione del Museo
delle Alpi.
L’idea portante doveva essere
quella di una rappresentazione di
forte impatto scenografico ed emotivo, in linea con la filosofia generale dell’intero allestimento museale. La soluzione espositiva scelta è stata quella di realizzare una
grande vetrina contenente una selezione di animali e piante delle
Alpi, significativi delle varie fasce
altitudinali. La peculiarità dell’allestimento è quella di aver scelto
per i quasi 150 organismi esposti
diverse tipologie di rappresentazione.
Per alcune specie di animali, come
ad esempio il tasso e lo sparviere,
si è scelta la rappresentazione più
tradizionale, ma sempre suggestiva, dell’animale tassidermizzato.
Secondo lo stesso criterio sono stati preparati gli esemplari veri di
alcune piante, come il ramo del
castagno e il tronchetto della betulla, e di insetti. Dove non era
possibile, si è ricorsi alla realizzazione di veri e propri modelli in
materiali sintetici.
Per evitare l’effetto “statico” di
esemplari in vetrina e per questioni di mole corporea (es. il cervo),
per alcune specie si è scelto di rappresentarne la dinamicità attraverso brevi filmati in natura: è il
caso dello scoiattolo, del cuculo e
di altri animali. Non potevano
mancare le fotografie, da sempre
di grande impatto scenografico e
coinvolgimento immediato del
pubblico.
Infine, ma non ultimo, un’affascinante rappresentazione è quella
della raffigurazione di antiche e
significative tavole illustrative: riproduzione di tavole sei-settecentesche, tratte da volumi di importanti naturalisti dell’epoca (Aldrovrandi, Buffon), e di erbari storici.
Completano il tutto alcuni libri
originali e tavole di erbario dell’Ottocento.
Lo sguardo del visitatore riesce
così a cogliere la grande varietà di
animali e piante delle Alpi attraverso una panoramica a tutto
campo che soddisfa la curiosità di
un pubblico eterogeneo, ma sempre più esigente.
Stefano Camanni
Cooperativa naturalistica Arnica
What is the best way for representing the wealth of animal and
vegetal species populating the Alps
(biodiversity) without producing a
mere, boring list? This is the query
we have asked ourselves when setting up the exhibit design of one of
the sections of the Museum of the
Alps.
The inspiring principle was deemed to reflect a highly impactful
representation from the scenery
and emotional standpoint in line
with the overall philosophy of the
entire museum design. The exhibit
solution figured out has translated into the accomplishment of a
large show-case accommodating a
selection of animal and vegetal
species of the Alps, indicative of
the various altitude clusters. The
peculiarity of the exhibit design resides with the choice of different
representation criteria applying to
the nearly 150 organisms displayed.
For a few animal species, such as
the badger and the sparrowhawk,
the representation criterion chosen
is a very traditional but extremely
evocative one, namely taxidermised animals. The same criterion
has also been applied for exhibiting real specimens of a few
plants, such as the branch of chestnut and the trunk of birch trees,
and of insects.
In order to avoid the “still” effect of
specimens displayed in windowcases and owing to dimensional issues (e.g. deer), a few species have
been shown through short movies
set in nature: such as the squirrel,
the cuckoo and other animals.
Photographs have been considered
a must thanks to their scenographic impact and the immediate
hold they have over the public.
Last but not least, a fascinating
representation regards the display
of ancient, significant illustrations: reproductions of seventeenth
and eighteenth-century tables coming from volumes of foremost naturalists of the past (Aldrovandi,
Buffon) and historical herbals.
The section is completed by a few
original books and herbal tables
dating from the nineteenth century.
The visitor’s glance can thus embrace the broad variety of animals
and plants of the Alps through a
thorough overview that fulfils the
curiosity of a multi-faceted yet increasingly demanding public.
Stefano Camanni
Naturalist society Arnica
La scala d’ingresso porta il visitatore verso una
proiezione di panorami alpini (stanza 1), raccordati
in un’unica visione che si riflette in un pavimento a
specchio. Audiovisivi: Deltaimaging.
“Uno sguardo dietro la cartolina” (stanza 2). In una
serie di sale l’artista Armin Linke (con Renato Rinaldi e Piero Zanini) racconta in numerosi filmati la
realtà delle Alpi contemporanee. Nel corridoio d’ingresso un nastro trasportatore fa scorrere numerose
cartoline alpine.
The entrance stairway leads visitors before the screened images of mountain sceneries (room 1), brought
together in a single, floor-screened vision. Audio-visual: Deltaimaging.
“A glance behind the postcard” (room 2). In a series of
rooms the artist Armin Linke (together with Renato
Rinaldi and Piero Zanini) recounts the current condition of the Alps in several films. A series of mountain postcards are scrolled on a moving device situated in the corridor at the entrance.
“La montagna è pendenza” (stanza 4). Il mitologico
Dahu è la risposta fantastica del montanaro al problema della pendenza. La stanza è organizzata con
una serie di piani inclinati.
“The mountain is slope” (room 4). The mythological
Dahu is the fantastic response of the mountaineer to
the slope issue. The room is fitted with a series of inclined planes.
“La montagna è altitudine” (stanza 5). Il racconto
della biodiversità alpina attraverso citazioni di musei naturalistici tradizionali a confronto con il contemporaneo in vetrine ad alta tecnologia. Diorami di
Platypus.it.
“The mountain is altitude” (room 5). The narration of
alpine biodiversity through quotations of traditional
naturalist museums compared with contemporary
standards in high-tech show-cases. Dioramas by
Platypus.it.
“La montagna è tre mesi di freddo e nove di gelo”
(stanza 6). Cinque schermi proiettano le stagioni alpine (cinquecento sequenze filmate di Fredo Valla).
Nella parete sculture di Piero Gilardi. Di fronte, una
stazione metereologica (di Luca Mercalli) documenta
in tempo reale le condizioni atmosferiche.
“The mountain is three months of cold and nine
months of chill” (room 6). Five screens project the alpine seasons (five-hundred frames shot by Fredo Valla). Inside the wall, scultures by Piero Gilardi. Opposite, a weather station (by Luca Mercalli) records in
real time the weather conditions.
L’allestimento
Il suono disegnato sulle
montagne
Quando Massimo Venegoni e
Luisella Italia mi hanno chiesto di
occuparmi del sound design di
Bard ho pensato che non potesse
esistere miglior occasione per uno,
come il sottoscritto, tanto insaziabile di suoni ma anche tanto innamorato della montagna.
In quel momento di entusiasmo
non potevo prevedere che mi sarei
trovato di fronte a una simile sfida, sia in termini di complessità
dei contenuti che di tecniche realizzative: qualcosa come centoventi fonti sonore da progettare, realizzare, sincronizzare e installare
in ventinove ambienti.
Si comincia a parlare di un segnale per accogliere i visitatori nel
bellissimo Atrio Carlo Alberto.
Nasce l’idea di un “Poema alpino”,
una specie di canto rituale di accoglienza da realizzare con coro e orchestra d’archi.
Dopo vari tentativi nasce una melodia senza parole che poi, con l’elaborazione di un testo, diventa un
canto di stupore e ammirazione di
fronte all’immensità delle vette
immortali. L’idea viene sviluppata
in un brano di sette minuti, interpretato da un coro di 16 elementi e
da un’orchestra d’archi. Verrà diffuso con un’installazione composta
da sei casse acustiche e due sub
woofers per le basse frequenze, con
l’intento di cucire il suono sul riverbero naturale dell’ambiente.
Una delle principali attrazioni del
museo è costituita da un filmato a
volo d’aquila sulla Val d’Aosta, girato in alta definizione. Dal momento che l’ambiente non è molto
spazioso si decide di proiettare il
film su di un grande schermo posto in basso e di costruire una pedana da cui gli spettatori possano
godere di una percezione immersiva del volo. La musica deve sottolineare l’epicità delle immagini
che spaziano dai ghiacciai ai castelli, dalle cascate ai laghi d’alta
quota. La quadrifonia aumenta la
sensazione di volare dentro ai luoghi e di essere avvolti dal suono.
Alcune installazioni, come quella
denominata “Le Alpi sono nate dal
mare”, mi spingono a tentare un
surround non proprio tradizionale.
In questa installazione cinque
schermi al plasma, montati nel pavimento, uno accanto all’altro in
senso longitudinale, mostrano il
moto incessante delle onde. Per
adeguarmi al movimento delle immagini decido di creare un flusso
sonoro parallelo disponendo quat-
14
tro altoparlanti di fianco ai monitors e facendo muovere il suono
delle onde dall’alto in basso.
Molte delle ventinove stanze del
museo richiedono la creazione di
un sound design composto dai suoni della natura. Viene allestito un
database di circa trecento effetti
sonori, sia registrati appositamente che preesistenti e, con questa
tavolozza a disposizione, comincio
a pennellare i miei scenari sonori.
Il ghiacciaio che scricchiola, il vulcano e il mare che generano le
montagne, la magia del carnevale,
l’hotel di montagna, le mille voci
dei dialetti alpini, l’acqua che
sgorga, il vento, gli animali, tutto
contribuisce a un racconto sonoro
che invita il visitatore a disegnare
il suo percorso.
Luigi Venegoni
15
The exhibition design
Le stanze più importanti del Museo sono commentate a monitor da
un testimone eccellente.
Audiovisivi: Deltaimaging.
Sound designed
mountains
The most important rooms of the
Museum feature monitor-based
comments from a foremost figure.
Audio-visual: Deltaimaging.
I filmati per il Museo
Analizzando le richieste sulla tipologia dei filmati da realizzare e le caratteristiche di
fruizione da parte dei visitatori
degli stessi filmati nel percorso
museale, ci siamo resi conto
che le scelte tecniche relative
alle modalità di ripresa avrebbero sicuramente condizionato
e valorizzato la resa finale delle proiezioni.
La nostra ricerca è stata indirizzata verso soluzioni che potessero garantire qualità nelle
immagini ma al tempo stesso
fossero anche in grado di ricreare le condizioni prospettiche che nell’istallazione museale erano pensate dai progettisti con il posizionamento di
schermi o proiettori.
Nel filmato “Risacca”, per
esempio, la richiesta era quella
di riproporre, su 5 monitor al
plasma posizionati a pavimento, l’immagine sincronizzata
dell’onda di risacca che si frange sulla spiaggia. Abbiamo trovato una soluzione che restituisse l’esatta prospettiva e dimensione all’occhio del visitatore che cammina in corrispondenza dei plasma. Un altro
esempio di produzione non
strettamente classica è stato il
film sul “Ghiacciaio” del Monte
Bianco. In questo caso volevamo descrivere l’arco della giornata dal sorgere del sole fino al
tramonto in una inquadratura
fissa che aveva come riferimento la cima del Monte Bianco.
Deltaimaging - realizzazioni
multimediali
“Le Alpi sono nate dal mare”
(stanza 10). La spettacolare nascita delle Alpi è rappresentata da
immagini di risacca su monitor a
pavimento.
Audiovisivi: Deltaimaging.
“Il paesaggio naturale non esiste”
(stanza 8). Una spettacolare
proiezione a volo d’uccello dalla cima del Monte Bianco al Forte di
Bard. La pedana sopraelevata
consente di avere l’esatta percezione della ripresa aerea.
“The natural landscape does not
exist” (room 8). A breath-taking
bird’s eye view from the peak of
Mount Bianco to the Fort of Bard.
The raised platform allows to have the exact perception of the top
view shooting.
“Il lavoro del ghiaccio e l’opera
dell’uomo” (stanza 9). Una carta
topografica della Valle d’Aosta è
serigrafata a pavimento e sulle
pareti dove sono incastonati alcuni interventi antropici.
“The work of ice and man’s work”
(room 9). A topographic map of
Valle d’Aosta is silk-screened on
the floor and on the walls fitted
with a few anthropic interventions.
“Le Alpi sono nate dal fuoco”
(stanza 11). Le rocce d’origine vulcanica sono illustrate da filmati di
eruzioni che riproducono frammenti di genesi tettonica su monitor posti a pavimento.
“The Alps were born from the sea”
(room 10). The spectacular birth of
the Alps is visualised by undertow
images through a floor-embedded
monitor.
Audio-visual: Deltaimaging.
“The Alps were born from fire”
(room 11). Volcanic rocks illustrated by a series of films on the eruption phenomenon reproducing
fragments of the tectonics genesis
through floor-embedded monitors.
in
the
When Massimo Venegoni and
Luisella Italia asked me to be in
charge of the sound design of
Bard, I thought that someone like
myself, terribly in love with sound
and equally in love with the mountains, could not miss such an occasion.
In the thrust of the enthusiasm
that overwhelmed me, I hardly
pictured I would be faced with such a challenge, both in terms of
complexity of contents and executional techniques: something like
hundred-twenty sound sources to
be designed, performed, synchronised and installed in twenty-nine
interiors.
We agreed an acoustic signal was
to welcome visitors into the marvellous Carlo Alberto Hallway.
Which fuelled the idea of an “Alpine poem”, a sort of welcoming ritual tune to be performed by vocalists and a string orchestra.
After several attempts the idea of a
melody took shape which, accompanied by a lyric, resulted into a
song of amazement and admiration before the immensity of the
immortal peaks.
Later on, the idea translated into
a seven minute piece performed by
a chorus of 16 vocalists and a
string orchestra which, I envisaged, was to be reproduced by an
installation constituted by six
loudspeakers and two sub woofers
for low frequencies with a view to
harmonizing sound with the natural echo of the environment.
One of the main attractions of the
museum resides with a bird’s eye
view movie on Val d’Aosta shot
with high-definition standards.
Since the interior available is not
very roomy, we decided the film is
to be shown on a large screen placed in the bottom; while a
platform is to be set up from where the audience can perceive the
flight dive.
Music is to underline the epical
nature of the images ranging from
glaciers to castles, from waterfalls
to alpine lakes. Quadraphonics
enhances the sensation to be flying
across the places and to be embraced by sound.
By a few installations, like the socalled “The Alps were born from
the sea”, I was tempted to dare a
quite unconventional surround. In
this installation five plasma
screens resting on the floor, one
next to the other lengthwise, show
the relentless motion of waves. In
order to comply with motion pictures, I decided to create a parallel
sound flow by arranging four
loudspeakers next to the monitors,
while moving the sound of waves
top down.
Many of the twenty-nine galleries
of the museum have required the
purpose-built creation of a sound
design made of the sounds of nature.
A database was thus set up encompassing approximately threehundred sound effects both specially recorded and existing in nature. With this “palette” at hand I
began to outline my sound scenarios.
The glacier making cracking
sounds, the volcano and the sea
from which mountains were born,
the magic of carnival, the mountain hotel, the thousand voices of
mountain dialects, water flowing,
wind, animals, everything contributes to a sound narration that invites visitors to design a route of
their own.
Luigi Venegoni
The films for the museums
By examining the brief regarding the type of films to shoot and
the viewing criteria of the same
movies on the side of the audience
throughout the museum route, we
have realized that the technical
choices regarding the shooting criteria would have undoubtedly influenced and enhanced the final
performance of the screening. Our
work has focused on solutions fit
to ensure quality of the images
and, at the same time, also capable of reproducing the perspective
conditions which in the museum
installation had been provided by
the designers with the arrangement of screens or projectors.
As to the movie “Undertow”, for instance, the brief envisaged to reproduce the synchronised image of
the backwash lapping the beach
on 5 plasma screens. A solution
has been found delivering the
exact perspective and dimension to
the eyes of the visitors walking by
the flat panel.
Another example of a not strictly
classic production identifies with
the movie dealing with the “Glacier” of Mount Bianco. In this case
we aimed at depicting the day
from sunrise to sunset based on a
still frame the landmark of which
was the summit of Mount Bianco.
Deltaimaging - realizzazioni multimediali
L’allestimento
Costruire l’allestimento
L’allestimento del Museo delle
Alpi all’interno del Forte di Bard
ha rappresentato per il Gruppo
Bodino un impegno stimolante e
completo; stimolante per la varietà di ambientazioni allestitive e
per il fascino del luogo, completo
per aver interessato tutte le componenti tipologiche della nostra
azienda: strutture speciali, falegnameria, grafica, comunicazione
e tecniche audio, video e illuminotecniche.
La prima fase delle opere è stata
di carattere puramente edile impiantistico. Si sono effettuati interventi sulle strutture esistenti
al fine di configurare gli ambienti
al progetto, sono stati predisposte
le dorsali principali delle componenti impiantistiche, lavori questi
eseguiti con assoluta attenzione
per salvaguardare il decoro della
struttura ospitante.
Parallelamente all’esecuzione di
queste opere, l’ufficio tecnico del
Gruppo Bodino, avvalendosi di
consulenze professionali specifiche, ha dato inizio allo sviluppo
esecutivo di ogni singolo manufatto, pianificando in modo puntuale
le tempistiche di produzione e di
montaggio, al fine di garantire al
cantiere un processo allestitivo armonico e funzionale. L’ingegnerizzazione dei manufatti ha impegnato in modo sinergico i responsabili di ogni singola competenza
in modo da soddisfare e conciliare
le esigenze tecniche, strutturali
ed estetiche, predisponendo adeguati accorgimenti per un agevole
assemblaggio, cablaggio e successiva eventuale manutenzione.
Lo sviluppo esecutivo è avvenuto
in concerto con i progettisti, che
ne hanno verificato il risultato richiesto, la funzionalità e la rispondenza alle esigenze tecniche e
comunicative, definendo puntualmente materiali, finiture ed eventuali accorgimenti migliorativi.
Alla stesura degli elaborati grafici
esecutivi si è affiancata la realizzazione di prototipi inerenti agli
elementi allestitivi particolarmente complessi ed articolati,
consentendo ai progettisti una visione reale del prodotto finito,
presso i nostri laboratori inoltre
sono stati effettuate tutte le campionature di materiali e finiture,
tutti i pre-montaggi parziali o totali di strutture portanti e rivestimenti, al fine di calibrare nei minimi dettagli i manufatti, delegando così al cantiere il solo compito del montaggio.
16
Assoluta attenzione, in fase di
studio tecnico, in fase di produzione ed in ultimo in fase di allestimento, è stata posta alla logistica
di movimentazione e trasporti dei
manufatti, in quanto sia gli ambienti interessati dall’allestimento che le vie di accesso al forte consentivano solamente trasporti di
ridotte dimensioni.
Questa minuziosa organizzazione
logistica, ha permesso di programmare la messa in produzione di
ogni singolo manufatto secondo
un programma lavori fluido, logico e sequenziale.
Il Museo delle Alpi, dal punto di
vista costruttivo, ha rappresentato per la nostra azienda un importante lavoro di cura e qualità dei
manufatti, un importante impegno che ha abbracciato tutti i settori in cui operiamo, un ottimo lavoro di confronto e cooperazione
con le svariate competenze tecniche artistiche e scientifiche che vi
hanno lavorato e soprattutto un
ottimo lavoro sinergico con lo studio di progettazione, studio che ci
ha seguito in ogni minima fase di
lavorazione ed esecuzione, instaurando un clima di assoluta e sempre presente collaborazione per il
concretizzarsi delle aspettative
progettuali.
Riccardo Angotti (Gruppo Bodino)
“Un mondo capace di futuro”
(stanza 13). Una ruota di giocattoli girando scopre una serie di fotografie di bambini.
“A world with a viable future”
(room 13). A wheel of toys spins
and discloses a series of children’s
photographs.
“Il tempo rituale dei santi protettori” (stanza 20). Rare sculture lignee di santi valdostani sottolineano la relazione tra religiosità
popolare e vita quotidiana.
“The ritual time of patron saints”
(room 20). Rare wooden sculptures
representing Valle d’Aosta saints
underline the relation between popular religiosity and everyday life.
Working out the exhibit design
The exhibit design of the Museum of the Alps inside the Fort of
Bard has been a stimulating, allencompassing challenge to Gruppo
Bodino. Stimulating in terms of the
variety of exhibit design installations and of the site appeal, all-encompassing for it includes all the
typological components of our company: purpose-built facilities, carpentry, graphic design, communication and audio, video and lighting techniques.
The first phase of the works has
dealt merely with building-technical structures. It has been worked
on the current structures in order to
fine-tune the interior with the
project, define the guiding principles of the plant-engineering components, the latter having required
painstaking attention in order to
protect the hosting structure.
Alongside the execution of these
works, the technical division of
Gruppo Bodino has begun the
working development of every single object with the support of specialised professional figures, while
strictly scheduling the production
and assembling phase with a view
“Il tempo della vita” (stanza 21).
In una piccola sala si racconta con
oggetti e documenti fotografici la
circolarità della vita alpina.
“The time of life” (room 21). Exhibits and photographs displayed in
a small room illustrate the circular cycle of alpine life.
17
to ensuring a harmonious, functional setting-up process to the
working site. The engineering phase has required the synergic collaboration among the heads of every
single technical division so as to
meet and tally the technical, structural and aesthetic standards while coming up with appropriate devices ensuring a smooth assembly,
cabling and subsequent maintenance. The working phase has
taken place in agreement with the
designers who have checked the required result, the functionality and
the fit to the technical and communication requirements, by accurately defining materials, finishes
and improvement-focused measures, if necessary.
The drawing up of the working
graphic templates has walked
hand in hand with the creation of
prototypes relative to particularly
complex and differentiated exhibit
details, thereby providing the designers with a real feedback of the finished products. At our workshops
we have also arranged the sampling of materials and finishes, the
partial or complete pre-assembly of
bearing structures and facing in order to evaluate the production requirements in every single detail
and trust the merely assembling task with the building site people.
During the technical study, the production and, eventually, the setting-up phase, painstaking attention has been paid to the handling
and transporting logistic of the
components and products since
both the galleries destined to host
the museum and the access to the
fort allowed the transit of small
vehicles only.
Such painstaking logistic organization has permitted to schedule
the production of every single manufact according to a smooth, rational and sequential programme.
Construction-wise the Museum of
the Alps has represented an important care and quality project to our
company, a major undertaking
that has encompassed all the sectors we work in, an outstanding opportunity for confronting ourselves
and co-operating with the various
artistic and scientific professionals
that have worked to it and, first
and foremost, an excellent synergic
work with the designers with whom
we have worked side by side throughout every single working and implementation phase, by establishing a close collaboration to the
fulfilment of the project expectations.
Riccardo Angotti (Gruppo Bodino)
The exhibition design
Schizzo e disegno della scala che conduce dall’Atrio,
posto al piano terra, al Museo.
Sketch and drawing of the stairway leading from the
Hallway on the ground floor to the Museum.
“La stube cuore del maso” (stanza
14). Non una ricostruzione museografica ma un’attualizzazione di
una stube reale con intervista alla
persona che ancora oggi la abita.
Di fianco. Pannello che illustra
l’attività estrattiva.
“The stube, heart of the farmstead”
(room 14). Instead of a museum
reconstruction, a true-to-life representation of a stube with an interview to the person that still inhabits it.
“La scuola cuore della memoria”
(stanza 16). Ricostruzione di una
vera classe di montagna. Lo scolaro è una scultura di Willy Verginer artista della Valgardena.
“The school, the heart of memory”
(room 16). Reconstruction of a real
mountain classroom. The pupil is
a sculpture by Willy Verginer, an
artist from Valgardena.
“La stalla cuore della borgata” (stanza 18). La stalla ricostruita sui filmati di una stalla vera ancora in
funzione. (Filmati Fredo Valla).
“The shed, heart of the village” (room
18). The shed reconstruction based
on a film showing a real shed still
running. (Films by Fredo Valla).
Il restauro del Forte
I lavori di restauro del Forte
Il complesso storico
Data la sua posizione strategica
sullo stretto passaggio tra la Dora
e lo strapiombo roccioso, la rocca
di Bard costituisce da sempre un
percorso obbligato per entrare in
Valle d’Aosta e perciò dovette essere fortificata fin dall’epoca preromana, ma risale al 1034 la prima
citazione di un insediamento fortificato. Fu Carlo Felice, nel 1827, a
promuovere il rifacimento del forte. La nuova piazzaforte risultò costituita da tre corpi di fabbrica disposti su diversi livelli: l’Opera
Ferdinando in basso, l’Opera Vittorio nella zona mediana e l’Opera
Carlo Alberto in alto. Questo sistema a strutture autonome, munite
di casematte per l’artiglieria, era
in grado di garantire la reciproca
difesa in caso di un attacco nemico. Nel complesso la fortezza era
dotata di 283 locali e poteva ospitare fino a 416 uomini. Alla fine
dell’800 il forte si avvia al declino:
utilizzato dapprima come bagno
penale, fu in seguito destinato a
deposito di munizioni. Dismesso
nel 1975 dal demanio militare, il
forte è stato acquisito al patrimonio regionale nel 1990.
Superficie del lotto: 50.853 mq.
Superficie utile: 25.890 mq.
Superficie accessoria: 13.609 mq.
Volume: 178.000 mc.
I criteri di restauro
I lavori di restauro sono stati improntati al rispetto della struttura
esistente e del criterio costruttivo
generale; si è inteso, cioè, proporre
un restauro che valorizzasse i manufatti quali essi sono, rendendone riconoscibile la genesi architettonica e funzionale. Le modifiche
murarie apportate sono state decise per rimuovere superfetazioni,
strutture non originali che impediscono la lettura di parti omogenee
oppure per inserire elementi di comunicazione verticale (ascensori,
montacarichi, scale) funzionali alla nuova destinazione museale degli spazi e per consentire la visibilità dei luoghi anche a visitatori
portatori di handicap.
Per le finiture interne sono stati
rispettati i materiali preesistenti,
recuperando quanto effettivamente recuperabile e sostituendo il resto in modo da restituire l’immagine complessiva del Forte. Le pavimentazioni del Forte sono risultate di tre tipi: in pietra, in acciottolato ed in tavole di legno e gli stessi sono riproposti nella realizzazione: sono state inserite tipologie di
pavimentazione più industriale so-
18
lo nelle zone destinate ad impianti
tecnologici, servizi e cucine.
Sono stati individuati alcuni vani,
pochissimi in realtà, che dovevano
essere “di rappresentanza” e che
presentano ancora tracce di decorazioni, che sono state recuperate
e restaurate, eseguendo contemporaneamente tutta una serie di saggi pittorici nelle zone limitrofe.
Per quanto riguarda le parti esterne si è previsto un recupero degli
spazi aperti che sia funzionale al
destino di luogo “attrattore” per il
pubblico, ma che allo stesso tempo
ritrovi la sua genesi nelle tracce
che provengono dai manufatti
stessi. Gli spazi semi-esterni sono
stati sottoposti a reintonacazione e
tinteggiatura, le parti in pietra sono state ripulite e restaurate, le
opere in aggetto consolidate e le
balaustre, ove necessario, sostituite con altre identiche; per alcuni di
tali spazi dimensionalmente minori, si è reso necessario prevedere
una copertura al fine di un confortevole utilizzo in caso di pioggia.
Per quanto riguarda le superfici
esterne, si è considerata predominante l’immagine che oggi il Forte
offre di sé, per cui, all’ipotesi di
una spicconatura degli intonaci e
successivo rifacimento (operazione
che avrebbe reso le superfici assolutamente nuove) si è preferito
prevedere un trattamento di consolidamento dell’intonaco quale è
con rifacimento delle pezzature
evidentemente cadute in maniera
uniforme, rinunciando alla tinteggiatura (probabilmente mai esistita) e procedendo alla realizzazione
di intonaco con inerti colorati (sabbie ecc...) previa campionatura tale da ottenere una cromia generale analoga a quella esistente.
Il sistema dell’accessibilità
Fra il fondovalle e l’Opera Carlo
Alberto (la più alta) si registra un
dislivello di circa 102 metri che
non è pensabile possa essere di
norma superato a piedi in una
struttura a destinazione ricettiva
e museale. Per risolvere il problema dell’accessibilità in maniera
permanente la strategia scelta è
stata quella di introdurre mezzi di
risalita meccanica, prevedendo un
sistema di ascensori di tipo inclinato ed articolato in tre tratti, oltre ad un ultimo tratto terminale
di tipo verticale fino al piano dei
cortili delle opere Carlo Alberto e
Gola. In generale le strutture di
sostegno ed i ballatoi di collegamento di tutti i sistemi sono state
realizzate in acciaio.
Giuseppe Cacozza
Capo progetto e direttore lavori
19
The renovation of the Fort
The renovation works of the
Fort
Nei lavori di restauro del Forte di
Bard è stato adottato il criterio del
massimo rispetto del manufatto.
Sono state eliminate superfetazioni e sono state apportate modifiche per consentire l’inserimento di
strutture funzionali quali ascensori inclinati, montacarichi e scale. Sulle superfici esterne è stato
consolidato l’intonaco esistente,
senza tinteggiatura, ad eccezione
della grande corte dell’Opera Carlo Alberto dove sono state restaurate tracce di decorazioni. Anche
le pavimentazioni originali in pietra, acciottolato e legno, sono state ripristinate.
(Foto Archivio Giuseppe Cacozza).
The renovation work undertaken
on the Fort of Bard has strictly
complied with the respect of the
building. Later additions have
been removed and some adjustments produced in order to allow
the fitting of functional facilities
such as inclined lifts, elevators and
stairs. The existent plaster has been
reinforced on the external walls
without applying a new coating,
the only exception being the large
courtyard of Opera Carlo Alberto
where decorations have been renovated. Renovation has also been required by the original stone, wooden and cobbled paving. (Photos
Archivio Giuseppe Cacozza).
The historic complex
Given its strategic position on the
narrow passage between the Dora
river and the rock overhang, the
fortress of Bard has always represented an obligatory route to access
Valle d’Aosta and its construction
was deemed necessary since the
pre-Roman age even if news of a
fortified settlement date back to
1034. It was Carlo Felice who, in
1827, promoted the reconstruction
of the fort. The new stronghold was
thus constituted by three buildings
arranged on different levels: the
Opera Ferdinando in the bottom,
the Opera Vittorio on an intermediate level and the Opera Carlo Alberto on top. This system of independent structures, fitted with
blockhouses for artillery purposes,
could ensure mutual defence in case of attack from the enemies. Altogether the fortress numbered 283
rooms and could accommodate up
to 416 men. By the end of the nineteenth century the fort had begun
its decline: first used as penal colony, later on it was transformed
into an ammunition dump. Dismissed in 1975 by the military
property, in 1990 the fort was declared regional heritage.
Lot surface: 50,853 sq. mt.
Serviceable surface: 25,890 sq. mt.
Ancillary surface: 13,609 sq. mt.
Volume: 178,000 cubic mt.
Renovation criteria
The renovation works have focused
on the respect of the existent structure and of overall working criteria, in other words it has been aimed at coming up with a renovation fit to enhance the buildings as
they are, while adding to the recognizability of their architectural
and functional background.
The masonry adaptations carried
out have been implemented to remove later additions and structures which hamper the viewing of
homogeneous parts or to fit vertical
communication elements (lifts, elevators, stairs) necessary to the new
intended use of the space as museum as well as to ensure visibility
of the places also to handicapped
visitors. The pre-existent materials
have been preserved to the aim of
the interior finishes by recovering
what is actually fit to be recovered
and replacing the rest so as to deliver the overall image of the Fort.
The original flooring of the Fort
was made of three variants: stone,
cobbled pavement and wooden
planking. The work realisation has
chosen to resort to the same solution: industrial flooring has been
used only in the areas destined to
technological plants, amenities and
kitchen.
A few rooms, in reality a minority,
have been identified which presumably served “representative” purposes and still bear traces of decorations which have been recovered
and renovated also by performing
some investigation on the paintings
in the neighbouring areas.
As to the exterior, it has been opted
for the renovation of the outdoor
space aimed at fulfilling the role of
“attraction” for the public but at the
same time at retrieving its background in the traces disclosed by
the buildings themselves. The semiexternal spaces have been plastered
and painted, while stone parts have been appropriately cleaned and
renovated, overhanging elements
and parapets replaced, when necessary, with others identical; as to
smaller spaces, it has been necessary fitting them with a roofing in
order to provide for protection in
case of rain.
As to the external walls, the image
the Fort currently delivers has been
prioritised so that the speculation
regarding the removal and the application of new plaster (which
would have made the surfaces look
brand new), has been put aside in
favour of a different treatment
meant to reinforce the current plaster – only minor, visibly damaged
portions have been plastered from
scratch – while coating (probably
never applied in the past) has also
been put aside in favour of the execution of plastering by means of coloured inerts (sand, etc…) after a
sampling had been made in order
to match the colour to the existing
one.
The access system
Between the valley line and the
Opera Carlo Alberto (the topmost)
is a ramp of approximately 102 metres which visitors cannot reasonably walk through in a structure designed to host a museum.
In order to tackle the problem of access once and for all, the strategy
chosen has identified with the installation of mechanic devices, namely a system of three-stage, inclined lifts besides a vertical additional stretch reaching the courtyard
level of the Opere Carlo Alberto and
Gola. As a whole, the bearing structures and the connecting landings
of all the systems are made of steel.
Giuseppe Cacozza
Head of the project and works manager
Interventi di restauro legati al progetto museografico
Stand by: il restauro architettonico dei corpi bassi
Rocce e poi mura; volumi su
contrafforti, feritoie, tetti, ponti: il
Forte di Bard, abbandonata la sua
funzione militare è come in sospensione; inserito in un paesaggio in
trasformazione esprime un pachidermico senso di attesa.
In questa contrapposizione con
l’intorno che muta, esso manifesta
il suo “status di rovina”, nel senso
più nobile del termine: come ogni
architettura che vede spezzarsi il
sistema di funzioni e di significati
simbolici che l’ha generata. Bard
ha esaurito progressivamente il
suo ruolo di fortezza e questo processo affranca il complesso architettonico dall’uso per cui è nato e
dall’epoca in cui è stato costruito,
liberandolo sostanzialmente dalle
relazioni spaziali e funzionali che
ne avevano determinato sia l’organizzazione planimetrica sia le scelte architettoniche.
Come un burattino a cui siano stati tagliati i fili, il forte libera le proprie forme architettoniche e i propri spazi così che esse diventano
tante parti compiute in se, tanti satelliti ricchi di nuove potenzialità.
Un corridoio non è più necessariamente la via di transito di soldati:
nel forte/rovina un corridoio è “uno
spazio a forma di corridoio” destinato in egual misura a rimanere
un percorso oppure a diventare sala, affaccio, magazzino, libreria eccetera. Questa “autonomizzazione”
delle singole parti conseguente la
dissoluzione funzionale ed estetica
dell’organismo architettonico, rende manifeste nuove forme di relazione e nuove analogie tra spazi e
tra forme.
Il progetto di restauro indaga questo “status di rovina” cercando una
nuova regola per stabilire delle
giuste relazioni tra la preesistenza
ed il programma funzionale complesso che vi si deve installare e
che deve con essa interagire.
Atrio Carlo Alberto
La chiesa, già programmaticamente nata come spazio anomalo rispetto agli ambienti del forte per
significare la dimensione alta e
spirituale, è ampia, luminosa e capiente, in contrapposizione con i
vani angusti e bui incastonati nei
volumi del forte. All’interno della
chiesa, già restaurata con i precedenti lotti d’intervento, collochiamo l’atrio inteso come spazio di accoglienza del pubblico e contemporaneamente di presentazione del
tema delle Alpi. È qui che il visitatore riceve il primo impatto con il
museo ed è qui che deve poterne
assaporare la materia e coglierne il
senso. Si vuole offrire al visitatore
la metafora delle percezioni che sono legate alla montagna: il senso
della vastità, il rapporto con il fuori scala. La chiesa viene quindi
percorsa dal pubblico per “ascendere” al museo attraverso la scala in
acciaio e vetro che porta direttamente al piano espositivo. Per le
persone con ridotte capacità motorie la salita al museo avviene per
mezzo dell’ascensore circolare inserito nella parte rimasta del campanile. L’ascensore ha struttura vetrata che permette di vedere il muro in pietra e gli scorci di paesaggio
che si aprono dalle feritoie lungo la
salita.
I corpi bassi
La manica delle cannoniere, detta
Opera Vittorio, è il primo edificio
che si incontra scendendo dall’Opera Carlo Alberto verso il Borgo. Qui
si inserisce il museo “Le Alpi dei
Ragazzi”; seguono: la Polveriera,
che diventa sala didattica, l’Opera
Mortai destinata ad area ristoro e
l’Opera Ferdinando destinata ad
ospitare due musei: Museo delle
Frontiere e Museo del Forte. I restauri precedenti hanno interessato solo le coperture e le finiture
esterne; il nostro progetto di riuso
propedeutico agli allestimenti museali si è concentrato soprattutto
sui locali interni. Nelle stanze sopravvive l’atmosfera trasandata
della fortezza, atmosfera che il progetto tenta di salvaguardare attraverso il restauro conservativo di ciò
che rimane dei vecchi pavimenti in
legno, delle pietre e degli intonaci.
L’organizzazione spaziale rimane
quella originale fatta eccezione per
un intervento di demolizione importante che ha riguardato la testata di collegamento tra Opera
Mortai e Polveriera dove è stata
realizzata una vera e propria galleria all’interno di un muro spesso
quasi 5 metri. L’inserimento dei sofisticati impianti al servizio dei
musei, che si impone come intervento inevitabile, ma molto invasivo, viene concentrato in un massetto tecnologico a pavimento (con
pannelli radianti e canaline per
correnti deboli e forti) e in travi
tecnologiche a soffitto (strutture
metalliche dotate di luci, telecamere, diffusori sonori, rilevatori di fumo, sensori antintrusione). Pavimento e trave sono dichiaratamente inseriti quali elementi tecnologici nuovi a servizio degli impianti.
Margherita Bert
Collaboratrice del gruppo di lavoro
per gli interventi di restauro
20
21
Renovation measures dealing with the museographic project
Stand by: the architectural
renovation of the lower
buildings
Sopra. Piante e sezione dell’Opera Vittorio, sede del Museo
“Le Alpi dei Ragazzi” e dell’Opera Mortai, area ristoro, e
della Polveriera, sala didattica.
A destra. Schizzi per l’inserimento degli impianti tecnologici al servizio dei musei a soffitto e a pavimento.
Sotto. Mappe di studio degli intonaci interni. Pianta e sezioni della sala didattica. Pianta dell’ascensore.
Above. Plans and sections of Opera Vittorio, hosting the
Museum “The Alps of Children” and of Opera Mortai, refreshment area, and of Polveriera, educational room.
Right. Sketches about the ceiling-recessed and floor-embedded technological systems of the museums.
Beneath. Inspection maps of the interior plaster. Plan and
section of the educational room. Lift plan.
Rocks and then walls; volumes
on buttresses, embrasures, roofs,
bridges: its military role having
been discontinued, the Fort of
Bard is nearly suspended; set in a
changing landscape, it seems to
deliver a ponderous sense of wait.
In contrast to the surrounding
space under transformation, it
shows its “status as ruin” in the
loftiest sense of the word: like
every architecture that witnesses
the falling apart of the underlying
system of functions and symbolic
meanings. Bard has gradually lost its role of fortress and this process relieves the architectural complex of the intended use it was destined to and of the epoch when it
was built, thereby setting it free of
the spatial and functional relations that had driven both the
plan and the architectural choices.
Like a puppet whose strings have
been cut, the fort sets loose its architectural shapes and its spaces
so that they become a lot of accomplished parts, lots of satellites rich
in new potentials. A corridor is no
longer necessarily the passageway
of soldiers: in the fort/ruin a corridor is “a space in form of corridor” equally destined to work as
route or to become gallery, view,
warehouse, bookstore, etc. Such
accomplished autonomy of the single parts, following the functional
and aesthetic decline of the architecture, gives rise to new forms of
relations and new analogies
between spaces and shapes.
The renovation project investigates into this “status of ruin”
looking for a new rule to establish
proper relations between the preexistent structure and the complex
functional programme it is meant
to host and which it is to interact
with.
Carlo Alberto Hallway
Programmatically born as anomalous space compared to the fort interiors to testify to its elevated, spiritual vocation, the church is wide,
flooded with light and roomy as
opposed to the cramped, dark
rooms studded in the fort volumes.
Inside the church, already renovated on occasion of past intervention projects, we encounter the hallway meant as space where welcoming visitors and, at the same time, where the theme of the Alps is
introduced. It is right here that visitors first come across the museum and it is here that they are to
enjoy the theme and grasp the
meaning.
The aim is to provide visitors with
the metaphor of the perceptions
linked with the mountains: the
sense of immensity, the relation to
the out of scale. Visitors thus walk
through the church to “ascend” to
the museum by means of the steel
and glass stairway which leads
straight to the galleries. Disabled
or partially handicapped visitors
can avail themselves of the circular lift fit into the survived part of
the bell-tower. The lift is made of a
glass framework which allows to
see the stone wall and the landscape views opening across the embrasures on the way up.
The lower buildings
The embrasures wing, called Opera Vittorio, is the first building to
be encountered coming down the
Opera Carlo Alberto in direction of
the village. This is where the “Alps
of Children” stand followed by the
Polveriera that is house to a lecture hall, the Opera Mortai hosting
a refreshment area and the Opera
Ferdinando destined to host two
museums: the Museum of the
Frontiers and the Museum of the
Fort. The past renovation works
only addressed the roofing and the
external finishes; our reuse project
aiming at setting up a museum
has focused first and foremost on
the interior. In the fort rooms one
can still perceive the rundown atmosphere of the fortress, an atmosphere the project tries to defend
by the conservation-focused renovation of what is left of the old
wooden flooring, of stone and plaster.
The spatial layout has remained
unvaried except for an important
demolition work that has concerned the connecting part between
Opera Mortai and Polveriera where an outright walkway has been
dug into a wall nearly 5 mt. thick.
Fitting the sophisticated technical
systems into the museum, which
turns out as a must but an extremely pervasive one, has concentrated in a floor-embedded technological system (with radiant heaters
and tracks for power purposes)
and in ceiling-recessed technological beams (lighting-fitted metal
structures, video-cameras, loudspeakers, smoke detectors, antiburglar sensors). Floor and beam
are overtly visible as new technological elements operating the technical plants.
Margherita Bert
Work team’s collaborator for the
renovation
Il progetto museografico degli altri musei
Museo del Forte e delle Fortificazioni
L’Opera Ferdinando, la prima dei
corpi bassi entrando nel Forte, è
stata scelta quale sede per il Museo del Forte e delle Fortificazioni.
Un museo concepito per illustrare
la storia e l’architettura del Forte
di Bard nel quadro dell’evoluzione
dei sistemi di fortificazione delle
Alpi.
Sotto. Pianta dell’allestimento generale.
In basso. Alcune tavole di presentazione delle diverse sezioni, tra
cui: “La valle dei cento castelli”,
“Dai romani al Medioevo”, “La fortificazione bastionata”, “L’assedio
di Bard”, “I forti salgono di quota
e scompaiono nella montagna”.
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Museum of the Fort and of the
Fortifications.
The Opera Ferdinando, the first of
the lower buildings upon entering
the Fort, has been chosen as house
to the Museum of the Fort and of
the Fortifications.
A museum conceived to illustrate
the history and architecture of the
Fort of Bard in the framework of
the evolution of the fortification systems of the Alps.
Beneath. Plan of the overall layout.
Bottom. A few tables illustrating
the various sections among which:
“The valley of the hundred castles”,
“From the Romans to the Middle
Age”, “The rampart fortification”,
“The siege of Bard”, “Forts are
built higher and disappear into the
mountains”.
The museographic project of the other museums
Le Alpi dei Ragazzi
Le Alpi dei Ragazzi, nell’Opera Vittorio, ha un carattere più spiccatamente tematico, rafforzando quindi le caratteristiche di parco a tema dell’intero complesso.
Sotto. Pianta dell’allestimento generale.
In basso. Alcune tavole di presentazione delle diverse sezioni di Sergio Vasco. Le sale svolgono, in un
rapporto interattivo molto intenso,
i temi del ghiacciaio, delle creste,
della vetta e delle vette, del vento,
del vuoto, delle nuvole, della nebbia, della neve, dei fulmini, dei
temporali, dello Yeti, del rifugio,
degli sport invernali.
Museo delle Frontiere
Sempre nell’Opera Ferdinando,
nella sua parte inferiore, troverà
sede il Museo delle Frontiere.
Un percorso dalla preistoria ai
giorni nostri attraverso la politica,
l’economia e la cultura delle Alpi
occidentali a evidenziarne il carattere di terre di frontiera.
Il percorso è introdotto dalla voce
di un geografo che illustra le declinazioni fondamentali del concetto
di frontiera.
Sopra. Pianta dell’allestimento generale.
In alto. Alcune tavole di presentazione delle diverse sezioni, tra cui:
“Uno sfondo per la storia”, “Le Alpi
romane e gli elefanti di Annibale”,
“Lo scudo di Vittorio Emanuele
III”, “Linea Maginot contro Vallo
alpino”, “I trafori, lo sci e i parchi”.
Museum of the Frontiers
The lower part of the Opera Ferdinando will also host the Museum
of the Frontiers.
A journey from pre-history to the
present time through the political,
economic and cultural system of
the Western Alps to stress their
frontier land vocation.
The visit is introduced by a geographer’s voice-over who explains
the main aspects of the concept of
frontier.
Above. Plan of the overall layout.
Top. A few tables illustrating the
various sections among which: “A
backdrop to history”, “The Roman
Alps and Hannibal’s elephants”,
“The shield of Vittorio Emanuele
III”, “Maginot Line versus mountain ridge”, “Tunnels, skiing and
parks”.
The Alps of Children
The Alps of Children, hosted in the
Opera Vittorio, has undoubtedly a
strongly thematic vocation, thus
adding to and reinforcing the theme park vocation of the whole
complex.
Below. Plan of the overall layout.
Bottom. A few tables illustrating
the various sections by Sergio Vasco.
With a highly interactive approach, the museum galleries deal with
themes like glaciers, ridge, peak
and peaks, wind, void, clouds, fog,
lightning, storms, Yeti, mountain
refuge, winter sports.
L’approccio al “progetto Bard” è
fin dall’origine (1993) anomalo rispetto a quello allora comunemente
adottato in Italia, essendo obiettivo
fondamentale dell’operazione non
soltanto recuperare il monumento
bensì riconvertire economicamente
la media e la bassa valle centrale,
colpite dal declino industriale, attraverso lo sviluppo del turismo culturale e ambientale di cui forte e
suo intorno costituiscano il “fulcro”.
Questa scelta di fondo ha permeato
l’intera concezione e attuazione del
progetto. Innanzitutto l’oggetto dell’intervento ed il conseguente studio
di fattibilità e piano operativo non
si limitano al solo forte ma sono
estesi all’adiacente borgo medievale
ed al sistema territoriale che va da
Bard a Pont-Saint-Martin.
Studi e piano sono svolti da un
gruppo interdisciplinare di professionisti (economia dei beni culturali, urbanistica, restauro architettonico, infrastrutture ed impianti) la
cui attività è monitorata da una
commissione, rappresentativa dell’intera committenza (regione ed enti locali) e con il compito di assicurare la coerenza degli esiti del lavoro dei professionisti con l’obiettivo
dato.
Per detti motivi, la legge regionale
del 1996 che dà avvio all’attuazione
del progetto, disciplina già essa gli
aspetti fondamentali del progetto:
· la destinazione del forte e del suo
intorno a polo culturale (musei delle Alpi, del Forte e delle Frontiere,
mostre, convegni, manifestazioni
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teatrali e musicali) e promozionale
della filiera turistico-culturale (Vallée culture, alberghi, ristoranti,
esercizi commerciali);
· il costo (poco meno di 40 milioni di
euro a prezzi costanti) e le relative
fonti di finanziamento (Unione europea, Stato italiano, Regione Valle
d’Aosta);
· le modalità di attuazione dell’investimento attraverso una società di
capitale (Finbard spa partecipata
dalla Regione e dagli enti locali) sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza regionale ai beni culturali;
· le modalità di gestione delle funzioni attraverso un’associazione
(Regione, fondazioni bancarie, altri
soggetti economici e culturali), con
esternalizzazione dei servizi ricettivi, ristorativi e commerciali.
A poco meno di sette anni dall’avvio
dei lavori sono stati realizzati i 3/4
circa del piano - che dovrebbe essere ultimato nel prossimo biennio applicando lo stesso approccio metodologico ai diversi snodi dell’ “albero
delle decisioni” e contemperando i
vincoli giuridici, amministrativi,
temporali e finanziari, connaturati
alle regole proprie di ciascun ente finanziatore, con l’obiettivo di una
elevata qualità del risultato.
La parte realizzata è configurata in
modo tale da entrare nella fase di
gestione dal 2006 a cura della relativa associazione costituita il 18 ottobre 2005.
Paolo Giunti
Presidente Finbard Spa
Commissione di monitoraggio
del progetto museografico
Sergio Berno, Alexis Betemps, Michel
Colardelle, Roberto Domaine, Antonio
Ficarra, Daniele Jalla, Alain Monferrand,
Pietro Passerin d’Entrèves, Roberto Perinetti,
Annibale Salsa, Maria Chiara Zerbi
Regione Autonoma Valle d’Aosta
Luciano Caveri - Presidente
Teresa Charles - Assessore all’Istruzione e
Cultura
Roberto Domaine - Soprintendente ai Beni e
alle Attività Culturali
Finbard Spa
Finanziaria per il recupero del Borgo
e del Forte di Bard
Paolo Giunti - Presidente e Amministratore
delegato
Associazione Forte di Bard
per la valorizzazione del turismo culturale
del Forte di Bard
Soci fondatori
Regione Autonoma Valle d’Aosta,
Compagnia di San Paolo,
Fondazione Cassa di Risparmio, Torino
Progetto museografico e progettazione
dei musei
Ideazione del programma museografico e
linee guida per la progettazione
Daniele Jalla,Torino
Alain Monferrand, Parigi
Gruppo di progettazione concorso
programma museografico
Stuart Miller, Celestine Phelan,
Massimo Venegoni, Luisella Italia,
Massimo Negri, Steve Simons,
Luigi Venegoni, Marco Filippi,
Enrico Camanni, Giuseppe Sergi,
Tullio Telmon, Claude Raffestin,
Michele Lanzinger, Piero Viazzo,
Pier Giorgio Corino, Stefano Cremo,
Dino Boni, Ilaria D’Uva, Massimo Caria
Ideazione e progetto
Enrico Camanni, Luisella Italia,
Massimo Venegoni
Progetto e direzione lavori
dell’allestimento e coordinamento
Massimo Venegoni e Luisella Italia
Dedalo - architettura e immagine, Torino
collaboratori Germana Chiusano, Francesca
Lopetuso, Chiara Moretti, Laura Mutti,
Domenico Raimondi, Sergio Vasco, Sara
Zampieron, Marco Zummo
segreteria generale e ammistrazione
Lucia Piovano
collaborazione al progetto di immagine
grafica coordinata Ombretta Corsini e
Benito Real Costas
consulenza tecnica per il progetto audiovideo
Angelo Rovero
Grafica, Studio Arnaldo Tranti
Il progetto Bard
Since the very beginning
(1993) the approach to the “Bard
project” has been different to
what commonly witnessed in
Italy, as the primary goal did
not identify with the renovation
of the monument only but with
the economic reconversion of the
upper and lower valleys, affected
by industrial decline, by promoting cultural and environmental
tourism the “core” being the fort
and its surroundings.
This underlying choice has been
applied to the entire project ideation and implementation. First
of all the object of the intervention, the following feasibility
study and operations plan are
not confined to the fort only but
encompass the entire medieval
village and the territorial system
extending from Bard to PontSaint-Martin. Studies and plan
are carried out by an interdisciplinary team of professionals
whose work is monitored by a
committee.
Thus the regional law of 1996,
consulenza tecnica per il progetto
illuminotecnico Luigi Mattiazzi
Progetto scientifico
Enrico Camanni
con Pier Giorgio Corino, Michele Lanzinger,
Claude Raffestin, Giuseppe Sergi,
Tullio Telmon, Piero Viazzo
consulenza naturalistica
Stefano Camanni, Luca Mercalli
ricerca iconografica Federica Beux,
Paolo Bernardi, Francesca Panero,
Pierangela Piazza, Gabriella Rinaldi
Progetto sound design
Luigi Venegoni
Progetto e direzione lavori
opere edili Massimo Venegoni,
Luisella Italia, Margherita Bert
opere impiantistiche Stefano Cremo,
AI Studio, Torino
con Enrico Fabris e Federico Bertolino
opere strutturali Adriano Venturini,
AI Studio, Torino con Riccardo Sampietro
Responsabile sicurezza Davide Caruso
Realizzazione allestimenti, opere edili ed
opere impiantistiche
Gruppo Bodino spa - capogruppo
Tecnoservizi s.r.l.
W&Media s.r.l.
capo progetto e coordinamento
Riccardo Angotti con Salvatore Loglisci,
Giovanni Tironi, Sonia Opiatti, Michele
Gueli, Claudio Marino, Silvia Nardi, Chantal
Pennazio, Davide Musumeci
collaborazione allo sviluppo del progetto
strutturale Carmelo Grasso, Luca Comoglio
which provides for the project
implementation, also regulates
the fundamental aspects of the
project:
· the intended use of the fort and
its surroundings to cultural centre (museum of the Alps, of the
Fort and of the Frontiers, shows,
conferences, theatre and music
events) and the promotion of the
tourist-cultural industry;
· the cost (slightly less than 40
million euro) and the funding
sources (European Union, Italian Government, Region of Valle d’Aosta);
· the investment implementation
criteria through a stock company (Finbard spa) under the
supervision of the regional service of cultural assets;
· the managing criteria of the
functions based on an association with separate management
of accommodation facilities, restaurants and shops.
Seven years since the works got
under way, 3/4s of the project
have been fully accomplished by
applying the same methodology
to the various decision-making
areas and complying with the legal, administrative, temporal
and financial restraints with the
objective of high quality results.
The accomplished part has been
configured so as to be managed
as of 2006 by the company set up
last 18th October 2005.
Paolo Giunti
President of Finbard Spa
responsabile tecnico impianti audio e video
Andrea De Marco
responsabile tecnico impianti elettrici
Sergio Colzani
direttore cantiere Franco D’Onofrio
responsabile produzione Giuseppe Rubiu
segreteria generale logistica e
amministrazione Natascia Gaglioti
Filmati realizzati, montati e coordinati da:
Deltaimaging srl - San Giusto Cavanese - TO
eccetto:
Armin Linke con Renato Rinaldi e Piero
Zanini (Milano) - regia e montaggio filmati
stanza 2
Asteria srl con F. Slomp (Trento, Ravenna) regia e montaggio filmati e realizzazione
modello stanza 11
Fredo Valla con Publiviva (Brescia) - regia e
montaggio filmati stanza 6
Dedalo - Architettura e Immagine ringrazia
per la collaborazione: Marco Alinovi,
Chantal Cerise, Corrado Colombo,
Carla Fiou, Rino Girotto, Hébert D’Herin,
Alberto Maiocco, Lara Michetti, Katia
Piperata, Viviana Vallet, Daniela Vicquery
Questa pubblicazione è stata realizzata con il
contributo di Gruppo Bodino Spa
Redazione Chiara Moretti, Luca Mastropietro
Disegni Dedalo - architettura e immagine
Fotografie Ferruzzi / Rizzato / Sechi
Traduzioni Roberta Prandin
Stampa Pirovano, S. Giuliano Milanese
 2006 Edizioni Lybra Immagine
Via Vincenzo Monti 6 - 20123 Milano
e-mail: [email protected] / www.exporre.it
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Il Museo delle Alpi e il Forte di Bard