Luglio - Agosto 2012
ospedaleniguarda.it
Poste Italiane Spa
Sped. abb.post. Dl n. 353/2003
art 1 (comma1) D&B Milano
DISTRIBUZIONE
GRATUITA
La carica dei “nuovi mille”
iale
r
Edito
Il Centro per le malattie neuromuscolari si amplia
E’ il tempo
della Persona
E’ un momento difficile per il nostro Paese:
- il terremoto che ha colpito varie regioni
distruggendo case, aziende, provocando morti, in
una situazione che lentamente si sta assestando;
- la crisi economica di cui sembra non vedersi
ancora la fine, con disoccupazione e sacrifici in
arrivo;
- la situazione politica non semplice, con una
sfiducia della gente nei riguardi delle istituzioni e
soprattutto dei partiti e di chi li rappresenta.
In una situazione in cui le risorse appaiono
insufficienti a rispondere ad un bisogno che cresce,
ci è chiesto di cambiare. Ma tale cambiamento dove
può trovare una base solida per avvenire? A chi
affidarci, come non scoraggiarci, non lamentarci,
come ripartire, da dove ripartire?
Si deve ripartire dalla singola persona, cosciente
del proprio limite e nello stesso tempo appassionata
alla propria vita, guardando anche alla tradizione
a cui apparteniamo. Nella storia del nostro paese
ci sono stati anche momenti più gravi, pensiamo
al dopoguerra agli anni ‘40-‘50 del secolo scorso,
agli anni ’80 del terrorismo e crisi economica,
senza andare ai tempi delle carestie, della peste
manzoniana, delle invasioni barbariche e a tanti
altri periodi difficili che Voi meglio di me potreste
elencare. In tutte queste situazioni ci sono state delle
persone, delle comunità di persone, un popolo che
ha ripreso l’iniziativa, è stato capace di sacrifici, di
passione, lavoro, creatività ed ha ricostruito senza
farsi determinare da ciò che mancava, ma partendo
da ciò che c’era e valorizzando al massimo ciò che
gli veniva dato, non pretendendo ma lavorando con
ciò che aveva: prima di tutto la propria persona,
col desiderio di bene, di bello, di vero, l’amicizia e
l’unità con altri uomini, poi tutto quello che aveva e
trovava cercando.
CONTINUA A PAGINA due
Ricerca
C
i sono 1.000 nuovi metri quadrati
in più per il Centro Clinico NEMO
e sono dedicati a nuove stanze di
degenza per i pazienti pediatrici, ambulatori
e palestra. Il Centro polifunzionale, gestito
da Fondazione Serena ONLUS, è giunto
ormai al quinto anno di vita e ha pienamente
vinto la sua scommessa di essere un aiuto
concreto, efficace ed economico per le
persone affette da malattie neuromuscolari
(sclerosi laterale amiotrofica, distrofie
muscolari, atrofia muscolare spinale e altre)
e per le loro famiglie.
Presenti al taglio del nastro Alberto
Fontana, Presidente di Fondazione Serena
ONLUS, Roberto Formigoni, Presidente
di Regione Lombardia, Luca Cordero di
Ricerca - Tumore del colon
Alzheimer: una risonanza
Trovata una spia precoce
per capire se la cura funziona del rischio di ricaduta
Da uno studio che vede in prima fila
anche il Niguarda, una speranza in
più contro il “morbo della memoria”
Q
uando un paziente comincia la terapia per
la Malattia di Alzheimer è impossibile
sapere se e in che modo risponderà ai
farmaci. Sembrerebbe non essere più così. Infatti,
secondo una ricerca svolta presso il Centro di
Neuropsicologia Cognitiva del Niguarda, in
collaborazione con il Dipartimento di Psicologia
dell’Università di Pavia e il Dipartimento di
Psicologia dell’Università di Milano-Bicocca,
una risonanza magnetica strutturale, eseguita
dopo 9 mesi di trattamento farmacologico, può
contribuire a distinguere i pazienti che rispondono
alla terapia da quelli che non ne traggono beneficio.
CONTINUA A PAGINA quindici
Montezemolo, Presidente di Fondazione
Telethon, Pasquale Cannatelli, Direttore
Generale
dell’Azienda
Ospedaliera
Niguarda, e Mario Melazzini, Direttore
Scientifico del Centro Clinico NEMO.
“Si tratta – ha spiegato Formigoni - di una
struttura unica nel suo genere in Italia e
che in brevissimo tempo ha saputo porsi
come punto di riferimento in assoluto
per le malattie genetiche correlate. Nel
2013, terminata la fase di sperimentazione
gestionale cominciata nel 2007, il centro
NEMO, con i suoi posti letto e le attività
relative, entrerà a far parte a tutti gli effetti
dei Sistema Sanitario Regionale”.
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Eventi
I 10 anni dell’Unità Spinale
I risultati di uno studio Candiolo Niguarda pubblicati su Nature
I
farmaci intelligenti contro il cancro,
quelli che colpiscono bersagli molecolari
mirati, sono un’arma potente, ma in
genere funzionano solo per qualche tempo.
Ora Alberto Bardelli, biologo dell’Istituto per
la Ricerca sul Cancro di Candiolo e Professore
dell’Università di Torino, insieme a Salvatore
Siena, Direttore dell’Oncologia Falck del
Niguarda...
CONTINUA A PAGINA due
L
e 10 candeline dell’Unità Spinale si sono
spente in una giornata celebrativa, sospesa
a metà tra passato e futuro. Si sono, infatti,
ricordate le tappe più significative della storia del
Centro, ma si è anche guardato avanti per capire
quali sono le speranze che arrivano dalla ricerca
contro le lesioni spinali. “È importante il contributo
della ricerca e non solo per l’ambito acuto sottolinea Tiziana Redaelli, Direttore dell’Unità
Spinale - ma occorre investire anche nella
tecnologia per garantire ai pazienti che possono
recuperare una buona qualità di vita”.
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Periodico di informazione dell’Azienda Ospedaliera Ospedale Niguarda Ca’ Granda
Il giornale di Niguarda
Anno 7 - Numero 3
due
La carica dei “nuovi mille”
SEGUE DALLA PRIMA
La struttura conta un’utenza di circa 1.200
persone all’anno. In tutto il Centro ha offerto
più di 6.000 prestazioni in quattro anni di
effettiva attività, con una domanda in forte
crescita costituita per ben il 30 percento da
pazienti extra-regione. Per questo NEMO
lavora in stretta collaborazione con l’Ospedale
Niguarda che, come ha spiegato il suo Direttore
Generale, Pasquale Cannatelli, ha dato spazio al
Centro “per l’evidenza della qualità dell’attività
svolta in questi anni da NEMO e per il
significativo numero di pazienti che al Centro si
riferiscono. Nato dalla sinergia tra pubblico e
privato, NEMO può contare sull’integrazione e
il sostegno con i professionisti del Niguarda. In
questi anni è migliorata la sinergia tra l’equipe
del Centro e i diversi dipartimenti dell’azienda
ospedaliera”.
Orgogliosi e soddisfatti dell’ampliamento
lo sono anche Alberto Fontana, Presidente
di Fondazione Serena ONLUS e Mario
Melazzini, Direttore Scientifico del NEMO.
“Le nuove aree- ha detto Fontana- sono un
modo per migliorare la qualità dell’accoglienza
e l’operatività dello staff nella cura delle
malattie neuromuscolari”. Per Melazzini:
“Di questi spazi nuovi c’era davvero bisogno,
in particolare per i nostri piccoli pazienti.
L’ampliamento vuole migliorare la qualità
della vita delle persone malate e delle loro
famiglie, così da rappresentare sempre più
concretamente la speranza di una vita serena
lungo il faticoso percorso della malattia”.
Il Presidente di Telethon Luca Cordero di
Montezemolo ha dichiarato che “il pubblico
e il privato assieme, con il principio di
sussidiarietà, possono fare delle belle cose
insieme e soprattutto dare risposte alle speranze
di tanti malati”.
Il Centro
e i suoi obiettivi
Tra i nuovi spazi inaugurati ci sono le camere per i pazienti pediatrici.
Una di queste completamente brandizzata Ferrari
Il Centro Clinico NEMO promuovere
terapie cliniche e riabilitative per
migliorare la qualità della vita
delle persone affette da malattie
neuromuscolari, con interventi che
mirano a limitare i danni causati dalla
progressiva immobilità (retrazioni,
difficoltà respiratoria, scoliosi).
Un grosso sforzo è fatto anche in
termine di prevenzione: grazie alla
consulenza genetica e alla conseguente
identificazione dei portatori sani della
malattia per informarli dei rischi.
La conferenza
stampa di
presentazione.
Da sinistra: P.
Cannatelli, M.
Melazzini, R.
Formigoni, L.C.
di Montezemolo,
A. Fontana e F.
Bomprezzi
www.centrocliniconemo.it
I 10 anni dell’Unità Spinale
SEGUE DALLA PRIMA
Al Niguarda si rivolgono una media di 140/145
persone all’anno provenienti da tutta Italia, di
cui più del 50% vengono ricoverate per lesioni
spinali acute (paraplegie e tetraplegie). Poi c’è
l’area dell’ambulatorio, che si occupa dei
pazienti già dimessi, che tornano per i controlli o
per proseguire i trattamenti.
L’ospedale ha anche un centro specializzato
nella cura della spina bifida, una malformazione
congenita della colonna vertebrale e del midollo
spinale. Qui sono seguiti circa 350 giovani dagli
0 ai 18 anni, provenienti da tutta Italia. L’Unità
dell’Ospedale è nata nel giugno del 2002 su
iniziativa di persone con para tetraplegia e alcuni
operatori sanitari, riuniti nell’associazione che
oggi è diventata Aus Niguarda Onlus. E da
allora la storia dell’Unità Spinale è una storia fatta
di tanto impegno e nuove sfide. Come quella che
nel 2011 ha portato all’acquisto del Lokomat,
il “robot”, presente solo nei centri internazionali
più avanzati per la riabilitazione, che consente
di aumentare notevolmente le potenzialità del
movimento nel recupero della deambulazione.
Un traguardo importante raggiunto grazie alla
generosità dei tanti donatori e all’impegno in
prima persona di Luca Barisonzi, il Caporal
Maggiore degli Alpini rimasto gravemente ferito
in Afghanistan in un attentato nel gennaio 2011 e
riabilitato per diversi mesi presso l’Unità Spinale
di Niguarda.
Ricerca - Tumore del colon
PROGETTI PER IL FUTURO…
“Spazio Vita” è un ambizioso progetto che prevede la realizzazione di una nuova
struttura, un Centro polifunzionale collegato all’Unità Spinale di Niguarda: 500
metri quadri in cui troveranno spazio tutte le attività socio integrative del percorso
di riabilitazione per i pazienti dell’Unità Spinale.
Il progetto è promosso da AUS Niguarda Onlus e ASBIN, Associazione Spina Bifida
e Idrocefalo Niguarda, le due associazioni attive presso l’Unità Spinale Unipolare del
nostro Ospedale.
Per informazioni
www.ausniguarda.it
www.asbin.it
Editoriale
SEGUE DALLA PRIMA
Pensiamo ad alcuni di questi soggetti con identità religiosa (i monaci
ai tempi dei barbari) e con passione umana e sociale (associazioni,
cooperative, imprenditori, in tempi più recenti nel secolo scorso),
pensiamo a come sono nati gli ospedali, le casse rurali, i centri
d’accoglienza, ecc...
In questo ultimo mese nel nostro Ospedale ci sono stati due eventi
che mi hanno colpito positivamente e che sono due esempi di questo
costruire, anche nella difficoltà, cose che servono a rispondere
al bisogno di persone con gravi patologie e grandi bisogni:
l’ampliamento del Centro Nemo, la ricorrenza dei 10 anni dell’Unità
Spinale.
Sono solo due esempi, dei tanti presenti nel nostro Ospedale, di
gente che s’è data da fare per recuperare spazi, risorse economiche,
collaborazioni, non solo per conservare ciò che c’era ma per
sviluppare anche in un momento di crisi quello che serve (ne parliamo
nel giornale). A tutti noi è chiesto di fare al meglio, prima di tutto
nell’utilizzo di ciò che abbiamo, non solo per non sprecarlo ma anche
per renderlo ancora più risorsa, in secondo luogo ingegnandoci
(perché siamo stati dotati di testa, cuore, oltre che di braccia) per
trovare ciò che ci serve per lavorare al meglio, col meglio e magari nel
meglio anche come bellezza del luogo in cui curiamo. Non aspettando
che tutto ci venga dato per diritto ma muovendoci per procurarcelo,
andando a cercare le modalità per recuperare risorse per personale,
tecnologie, ricerche.
E’ nella tradizione del Niguarda, “è il tempo della Persona”: questo
Ospedale non è diventato luogo a cui le persone vengono per le sue
mura, per le sue tecnologie ma per gli Uomini (in senso lato maschi
e femmine), per l’equipe di professionisti che vi hanno lavorato e
vi lavorano costruendo luoghi di cura qualificati che rispondono al
bisogno della persona.
Pensiamo ai De Gasperis, Donatelli, Rovelli, Belli, Donati, Minetti,
Redaelli, Bozza Marrubini, Beduschi, ecc. e a coloro che continuano
questa tradizione, pensiamo ad alcuni centri che primi in Italia sono
partiti al Niguarda grazie a persone impegnate a prendersi cura al
meglio del bisogno del malato che incontravano e incontrano.
Come dicevo all’inizio è il nostro tempo, di tutti noi, per riprendere la
strada lunga, faticosa ma anche affascinante (come quando si arriva
in cima alla montagna) per vivere la circostanza che c’è data, per non
fermarci ma per maturare e costruire per noi e per gli altri.
Buon lavoro e un meritato riposo, per le ferie estive, per riprendere
con lena il cammino.
Pasquale Cannatelli
Direttore Generale Niguarda
SEGUE DALLA PRIMA
...a Sandra Misale dell’Istituto di Candiolo
e ad altri ricercatori del Memorial Sloan
Kettering di New York, hanno scoperto
che nei pazienti con tumore del colon
la resistenza ai farmaci può essere
individuata mesi prima che si manifesti
clinicamente, ed è causata dalla mutazione
del gene KRAS. “Oggi, grazie a questa
scoperta- ha spiegato Siena ai microfoni
del TG3-, siamo in grado di determinare il
meccanismo di progressione del carcinoma
colon-rettale: con un prelievo del sangue
così come con una biopsia siamo in grado di
indirizzare contro questi nuovi meccanismi
di
progressione,
nuovi
farmaci”.
La scoperta ha meritato la pubblicazione
su Nature, una delle più autorevoli riviste
scientifiche.
Il gruppo è riuscito a identificare nei
frammenti di DNA rilasciato dal tumore
nel sangue del paziente, una spia
genetica (il gene KRAS mutato) che si
“accende” con mesi di anticipo rispetto
a quando l’esame radiografico indica
che il tumore ricomincia a crescere.
Ma la scoperta non si limita a scoprire
in anticipo la causa della ricaduta. Le
terapie biologiche più usate in questo
tipo di cancro del colon sono anticorpi
monoclonali, noti coi nomi di “cetuximab”
e “panitumumab”. I risultati pubblicati
su Nature suggeriscono che qualora le
cellule tumorali diano segni di resistenza,
sarà possibile affiancare ai primi due
farmaci un terzo, che blocca un enzima
chiamato MEK e che rallenta, o talvolta
blocca completamente, le cellule resistenti.
Il risultato di questo progetto, finanziato
dal “5 per mille” dell’AIRC- con il
programma di ricerca “Terapie Mirate sul
Cancro Metastatico”- è solo uno di molti
altri che stanno emergendo per trovare
soluzioni efficaci alla resistenza ai farmaci,
uno dei problemi maggiori delle attuali
terapie oncologiche.
tre
Eventi
Piano Speciale per il Family Day
È
stata una grande festa, quella che ha visto radunarsi a Bresso i milioni di visitatori e
pellegrini in occasione della visita di Sua Santità Papa Benedetto XVI per il Family
Day. Un grande evento che per la sua realizzazione ha richiesto un consistente sforzo
organizzativo. A questo impegno “dietro le quinte” ha partecipato anche il Niguarda, che
per tutta la durata del Family Day ha aderito al Piano Speciale attivandosi come Ospedale
pronto a rispondere e a gestire possibili emergenze sanitarie legate all’evento.
L’Unità di Crisi, attiva a
Niguarda durante il Family Day.
Da sinistra G. Bollini,Direttore
DITRA, C. Cozzi dell’Unità
Regionale Grandi Emergenze,
G. Genduso, Direttore
Sanitario, M. Trivelli, Direttore
Amministrativo, G. Elli,
Direttore DMPO,
R. Zaza, DITRA
Ringraziamenti per la gestione - Piano Speciale in occasione della
VII Giornata Mondiale delle Famiglie
Un grazie da parte della Direzione Generale Sanità e della
Direzione Aziendale a tutti coloro che hanno contribuito,
oltre al normale impegno quotidiano, alla preparazione ed
attuazione del Piano Speciale che ha predisposto il nostro
Ospedale in risposta alle possibili esigenze dei pellegrini
e delle autorità che hanno festosamente invaso Milano.
Si è trattato di una utile esperienza di gestione di grandi emergenze
sanitarie, in piena costante collaborazione con la Direzione Generale Sanità, con AREU (in particolare con la
Centrale Operativa di Milano) e con la Prefettura, ma anche fonte di utili suggerimenti per la gestione quotidiana
che metteremo a frutto nelle prossime settimane.
Un particolare riconoscimento quindi ai componenti dell’Unità di Crisi e ai medici, infermieri ed altri professionisti
sanitari, tecnici ed operatori che hanno svolto turni di presenza attiva e di reperibilità supplementari e a quanti altri
si sono resi disponibili ad una presenza in servizio su chiamata.
Grazie al lavoro di tutti ci è stato attestato un alto livello di professionalità e di collaborazione nel piano generale
predisposto dalle autorità competenti per l’evento. Ancora una volta la grande famiglia di Niguarda si è fatta trovare
pronta.
La Direzione Generale
Niguardino
Ospedali all’altezza dei bambini: Niguarda ha il “bollino”
Certificazione ABIO e SIP per la pediatria del nostro Ospedale e il Sant’Orsola
L
a domanda è semplice ma significativa:
“In un’epoca in cui siamo così attenti
ad esempio alla “tracciabilità degli
alimenti” vogliamo davvero affidare i nostri
figli a un ospedale di cui non sappiamo nulla?”.
A porla è il giornalista Beppe Severgnini,
testimonial di ABIO e moderatore dell’incontro
che è servito a presentare il percorso di
valutazione e certificazione delle pediatrie
italiane.
Il progetto sviluppato da Fondazione ABIO
Italia Onlus, in collaborazione con SIP
(Società Italiana di Pediatria), è la naturale
risposta alla domanda ed è uno strumento che
da un lato consente alle strutture ospedaliere di
valutare la qualità del servizio offerto, dall’altro
permette ai genitori di conoscere quali sono gli
ospedali “all’altezza dei bambini”.
I primi due ospedali italiani a ricevere lo
“speciale bollino” per le loro pediatrie, sono
il Niguarda di Milano e il Sant’Orsola di
Bologna e il loro percorso di certificazione è
passato attraverso un manuale sviluppato ad
hoc per la valutazione, che trae le sue origini
da un’altra importante iniziativa “targata
L’intervento del Direttore Sanitario, G.
Genduso, alla conferenza di presentazione
ABIO e SIP”: la Carta dei
Diritti dei Bambini e degli
Adolescenti in Ospedale.
“I dieci principi contenuti
nella Carta dei Diritti
sono stati raggruppati
in 4 aree: accoglienza e
supporto; informazione ed
educazione dei bambini,
degli adolescenti,
dei
familiari e informazioni;
continuità delle cure e
integrazione;
specificità In prima fila accanto a “Billy” Costacurta (testimonial ABIO),
delle cure- ha spiegato
da sinistra: L. Biondi, Pediatra del Niguarda, G. Vesco,
Filippo Azzali, Consulente
Coordinatrice Infermieristica e G. Bollini, Direttore DITRA
Joint Commission Italia (la
Genduso: “Aver scelto il percorso con l’aiuto
commissione di valutazione
che ha preso parte al progetto)-. Questi sono della società scientifica di pediatria e di una
stati i nuclei fondanti del Manuale che ciascun grande realtà di volontariato ci ha permesso di
ospedale in lizza per la certificazione ha confrontarci su tutti gli aspetti che riguardano
dovuto leggere criticamente per identificare la nostra capacità di accogliere e curare i
le possibili aree di miglioramento”. Quindi bambini. Rilevare le nostre debolezze ci aiuterà
spazio alla valutazione sul campo rappresentata a lavorare in modo mirato per essere sempre
dalla visita presso l’ospedale dei valutatori più aderenti ai principi della Carta dei Diritti”.
appositamente formati. “Il cuore del percorso- Positivo anche il parere di chi ha partecipato
ha specificato Azzali- si è incentrato nella visita a questa certificazione in prima persona.
presso il reparto di pediatria e nell’intervista al “È stato un percorso impegnativo- ci ha
spiegato Gabriella Vesco, Coordinatrice
personale presente”.
Tra gli ospedali che si sono messi in gioco Infermieristica della Pediatria di Niguardae hanno aperto le porte della pediatria alle ma molto importante che ci ha consentito di
commissioni valutatrici, c’è anche il nostro (il migliorare molto, soprattutto per alcuni aspetti
primo ospedale certificato in Italia “All’altezza organizzativi del percorso clinico-assistenziale
dei bambini”). Giuseppe Genduso, Direttore del bambino con i suoi genitori. Inoltre è stata
Sanitario del Niguarda, ha precisato che “questi l’occasione per rinsaldare ancora di più la
percorsi obbligano lo staff a lavorare insieme collaborazione con i volontari ABIO; una
e a dare il meglio di sé dopo essersi messi in collaborazione che nel corso degli anni ha
discussione. Si tratta di responsabilità nel senso permesso alla Pediatria del nostro Ospedale
etimologico del termine ovvero di risposte. di diventare a misura di bambino anche
Cioè tutti gli attori del reparto si mettono in nell’ambiente e negli arredi. E la prova che
moto per rispondere al bisogno”. Ha ricordato in questo contesto i piccoli pazienti si trovino
Per i pazienti
Per tutti, tranne…
D
Il Bollino
Il sistema di certificazione prevede la
verifica da parte dei valutatori ABIO / SIP di
una serie di standard ed elementi misurabili
contenuti all’interno del Manuale per la
certificazione della “Carta dei Diritti dei
Bambini e degli Adolescenti in Ospedale”,
redatto in collaborazione con Progea sulla
base di quanto stabilito dalla Carta dei
Diritti dei Bambini e degli Adolescenti in
Ospedale.
www.abio.org
Eventi - Dal 25 al 29 settembre
Pronto Soccorso: nuove disposizioni sul ticket
al primo giugno tutti gli
accessi classificati al
triage con codice bianco
o verde sono classificati come
“codice bianco alla dimissione”
e pertanto sono assoggettati al
pagamento della quota fissa di
accesso di 25 euro.
a loro agio è sotto i nostri occhi tutti i giorni:
spesso i loro fratelli o i coetanei che vengono
per una visita, vogliono fermarsi per giocare
nella nostra pediatria”.
È un grande risultato per i più piccoli, che è
stato possibile raggiungere grazie al lavoro
quotidiano di medici e infermieri della
Pediatria, diretta da Costantino De Giacomo,
insieme alla Direzione Infermieristica Tecnica
Riabilitativa Aziendale, diretta da Giovanna
Bollini.
- chi viene ricoverato
- chi resta in osservazione per più di sei ore (tempo tra prima visita e dimissione)
- chi ha subito una frattura o una lussazione o una distorsione (con necessità di
apparecchio gessato)
- chi ha una ferita che ha richiesto una sutura o applicazione di colla biologica
- chi ha subito ustioni di primo grado superiori al 18% della superficie corporea o
ustioni di II o III grado
- chi ha subito una intossicazione grave
- chi necessita di asportazione di un corpo estraneo ingerito, inalato o ritenuto
- chi ha una condizione di rischio legata alla gravidanza
- i pazienti inviati al pronto soccorso dal medico di famiglia con una esplicita
richiesta di ricovero ospedaliero.
Sono inoltre assoggettati al pagamento del ticket tutti i pazienti che
autonomamente lasciano il Pronto Soccorso prima della chiusura del verbale.
L
Santiago in rosa: si riparte
e protagoniste saranno
ancora loro: dieci donne che
a piedi o in bici, correranno
per aiutare altre donne. È stata
presentata nei giorni scorsi la
seconda edizione di “Santiago in
rosa”, la manifestazione promossa
dall’Associazione Cancro Primo
Aiuto in programma dal 25 al 29 settembre. A prendere parte all’impresa
saranno ancora una volta dieci atlete, che percorreranno i quasi 600 km
che separano Finisterre (Santiago) dal santuario di Fatima. L’obiettivo è
lo stesso dell’anno scorso: raccogliere fondi per il Niguarda e l’Azienda
Ospedaliera Ospedali Riuniti di Bergamo per la ricerca e la cura del
carcinoma all’endometrio e del carcinoma ovarico.
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cinque
Salute mentale
Crisi e suicidi
Il legame c’è, ma se ne può uscire
Intervista
Qualche domanda allo psichiatra
C’è chi dice che i suicidi sono stati di più negli anni passati
quando la crisi non c’era, c’è invece chi sostiene che quella
dei nostri giorni è un’emergenza. Al di là della “guerra” di
cifre il periodo attuale è un periodo difficile, come ci può
condizionare dal punto di vista della salute mentale?
Quello che è importante tenere in considerazione nell’analisi
sono i risultati, i numeri incontrovertibili degli studi. In
particolare quello che viene fuori dalle ricerche è che nei
periodi di recessione economica, in tutti quelli relativi alla
storia contemporanea, il tasso dei suicidi aumenta, così come
aumenta la prevalenza della depressione e dei disturbi legati
all’abuso di alcol.
In che modo?
Secondo alcune ricerche anglosassoni all’aumento del tasso
di disoccupazione di un punto percentuale corrisponde un
aumento di un punto di percentuale del tasso di suicidi, quindi
una correlazione molto forte. Anche se in maniera meno
evidente, si è visto che nelle fasi di recessione aumentano gli
omicidi, così come la prevalenza di depressione e dei disturbi
alcol correlati.
I
l periodo storico che stiamo vivendo non è facile. Lo
sappiamo tutti: c’è la crisi. I giornali ce ne parlano, la
tv ce lo ricorda, internet gli fa da eco. In particolare
c’è una questione su cui negli ultimi tempi il circus dei
media ritorna frequentemente: quella legata a numeri dei
suicidi, dovuti o non dovuti alla recessione economica?
Ne abbiamo parlato con Mariano Bassi, Direttore della
Psichiatria 2.
E dal ’29 ai giorni nostri non sono mancate le
riprove …
C’è un esempio abbastanza recente: nel 1997 nei
Paesi asiatici ci fu una battuta di arresto per le loro
economie. La fervente Tiger economy, che all’inizio
degli anni novanta aveva portato alla realizzazione di
banche su banche, espansione del commercio e una
notevole crescita finanziaria, subì un’acuta recessione e proprio
in quell’anno ci fu un aumento dei suicidi considerevole. In
Giappone, addirittura, ci fu un incremento del 40%.
Quali misure si possono adottare per arginare il fenomeno?
Un aspetto interessante è che paradossalmente, quando ci
troviamo di fronte a forte recessioni, come quella europea
dei nostri giorni, i Paesi cercano di ridurre la spesa pubblica
e tagliano prevalentemente nei servizi sociali, nella sanità. Ci
sono degli esempi che dicono che questa strategia, se troppo
esasperata, è altamente controproducente, perché viene a
mancare la rete di supporto.
A quali esempi si riferisce?
Uno su tutti: la Spagna che a metà degli anni settanta, inizio
ottanta, ebbe una forte recessione con un aumento della
disoccupazione maschile giovanile elevatissimo. Il Paese
reagì con operazioni di razionalizzazione dei costi. Furono,
così, tagliati i servizi sanitari, soprattutto quelli
territoriali come ad esempio i consultori e i servizi
di salute mentale, insomma la medicina sociale
diffusa sul territorio fu fortemente ridimensionata.
Si ebbe un incremento molto alto dei tassi dei
suicidi e della prevalenza di depressione e disturbi
alcol correlati, ai quali la rete dei supporti, così
indebolita, non poté far fronte in maniera adeguata, per cui il
fenomeno perdurò per alcuni anni.
Su cos’altro deve puntare il Paese per attenuare l’effetto
della recessione sulla salute mentale?
Al di là dei provvedimenti economici ci vuole anche
un’importante promozione di cosa si sta facendo per uscire
dalla crisi, in modo da dare un messaggio di speranza alla
popolazione: c’è la crisi ma ci stiamo muovendo in questo
modo per la crescita e per la ripresa. E’ importante sentirselo
dire perché in questa fase se non hai speranza, puoi pensare
che non se ne esce ed lì che può maturare il pensiero più
estremo. Gli studi dicono che un altro punto importante è
sviluppare strategie politiche per il supporto della famiglia,
fatte di interventi legati all’educazione dei figli, di sgravi fiscali
e incentivi per permettere alle famiglie di pensare che i loro
figli avranno un futuro garantito.
Professioni sanitarie
Ecocardiografie al letto del malato
Come negli USA lo specialista delle “eco” al cuore
G
li
Americani
lo
chiamano
“sonographer”, in Italiano è il “tecnico
di ecocardiografia”: tre parole ancora
poco usate tra le corsie dei nostri ospedali perché
si tratta di una figura professionale ancora non
molto diffusa nel nostro Paese e in Europa in
generale.
A Niguarda il tecnico di ecocardiografia c’è e
l’abbiamo imparato a conoscere da circa 2 anni.
Ma chi è? E di cosa si occupa? “Si tratta di uno
specialista dell’ecocardiografia che grazie ad
uno strumento portatile va ad eseguire questo
tipo di esame direttamente al letto del malatospiega Giovanna Bollini, Direttore DITRA
ECOCARDIO: COME FUNZIONA
(Direzione Infermieristica Tecnica Riabilitativa
Aziendale)-. Una competenza che nello
scenario sanitario italiano, tradizionalmente,
è di esclusiva competenza del cardiologo, a cui
comunque rimane il compito di refertare l’esito,
una volta visionate le immagini, e intraprendere
la giusta direzione terapeutica”.
Il paziente tipico per cui viene richiesto
l’intervento di questo tecnico è un malato non
affetto da cardiopatie complesse, ma per cui c’è
la necessità di effettuare un ecocardiogramma
di base, perché si sospettano possibili patologie
cardiovascolari. “Uno scompenso cardiaco di
nuovo riscontro o riacutizzato, il sospetto di una
- Con l’ecocardiografia gli ultrasuoni sono utilizzati per
visualizzare l’anatomia del cuore, il flusso del sangue attraverso
le valvole e derivare quindi misure di struttura e funzione.
- Durante l’esame di routine, transtoracico, la sonda viene
appoggiata al torace del paziente e gli ultrasuoni vengono diretti
all’interno del corpo, senza che il paziente possa avvertirli.
- Gli ultrasuoni arrivano al cuore e ritornano alla sonda generando echi che sono utilizzati per
visualizzare il comportamento reale del cuore del paziente.
pagina stampa area medica feb12 def.pdf 1 21/02/2012 9.54.00
possibile problematica ischemica, la necessità
di definire l’anatomia e la funzione di atri e
ventricoli, sono solo alcuni degli esempi per
cui viene richiesto l’intervento del tecnico di
ecocardiografia- ci dice Cristina Giannattasio,
Direttore della Cardiologia 4- Diagnostica
e Riabilitativa-. L’esame, registrato sull’eco
portatile, viene poi analizzato e refertato da un
cardiologo, esperto di ecocardiografia, e reso
quindi disponibile per il clinico”.
I reparti che “visita” più di frequente sono le
Medicine, ma anche l’Ematologia e l’Oncologia
e in questi primi due anni d’impiego a Niguarda,
la media degli esami è di 8-10 ecocardiografie
eseguite ogni giorno. “Avere una figura
dedicata- continua Bollini- che raggiunge il
malato al suo letto senza richiedere spostamenti,
è un vantaggio significativo che permette di
accorciare i tempi di esecuzione e di attesa per
questo esame, abbattendo, inoltre, i disagi per il
paziente. Per questo dallo scorso primo giugno i
sonografisti del Niguarda sono diventati 2”.
Un inserimento che come per il precedente potrà
contare sulla collaborazione con il Centro di
Ecocardiografia Clinica, guidato da Antonella
Moreo; un punto di riferimento importante
che già da diversi anni promuove corsi di
formazione (di base e avanzati) sull’utilizzo
dell’ecocardiografia.
COME SI DIVENTA...
Per diventare tecnico di ecocardiografia
occorre frequentare un master universitario
post-laurea aperto ai tecnici perfusionisti,
ai tecnici di radiologia, agli infermieri
ed ai laureati in ingegneria biomedica
e biotecnologie. A Milano l’università
Bicocca (www.medicina.unimib.it)
ha istituito un master di primo livello
(Tecniche di ecografia cardiovascolare)
per cui Niguarda è sede di tirocinio
professionalizzante.
NUMERO GRATUITO
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800 91 08 08
sei
Per gli sportivi e non solo
HIV
Gomito del tennista: ecco come Trapianto di fegato su un paziente
“vincere la partita”
sieropositivo
Esercizi, riposo e terapie. Anche la chirurgia per i casi più difficili
I
l suo vero nome è epicondilite, ma
per tutti è il gomito del tennista,
un’infiammazione molto dolorosa
che chi l’ha provata difficilmente può
dimenticare. Per fortuna le terapie non
mancano: esercizi, tutori, onde d’urto,
farmaci e nei casi più estremi la chirurgia,
tutto per ritornare a muovere il braccio con
naturalezza.
Non solo tennisti
Nonostante il nome ad esserne vittima
non sono solo gli amanti della racchetta.
L’epicondilite, infatti, può colpire chiunque
solleciti ripetutamente i tendini e muscoli
che si inseriscono all’altezza del gomito
e che consentono i movimenti del polso in
estensione. “Questo tipo di infiammazionespiega il chirurgo della mano Umberto
Valentinotti- può colpire anche chi fa un
lavoro manuale e sposta ripetutamente
pesi facendo leva sull’avambraccio
e il polso. Tra gli sportivi interessa i
tennisti, ma anche i ciclisti che corrono
in mountain bike, il cui braccio è spesso
esposto a sollecitazioni meccaniche per
controbilanciare il manubrio sulla strada
sconnessa”.
Inizia così
I tendini servono per estendere il polso e le
dita, quindi se sono danneggiati si inizia ad
avvertire il dolore durante i movimenti. Il
dolore si estende poi al braccio e in alcuni
casi anche alla mano. Molto spesso si cerca
di far fronte alla cosa utilizzando delle
fasce elastiche (dei tutori) che attenuano il
fastidio durante lo sforzo fisico. Ma quando
questo non basta è necessario rivolgersi allo
specialista: un ortopedico o un chirurgo
della mano (a Niguarda la Chirurgia della
Mano e Microchirurgia è una sezione
dell’Ortopedia e Traumatologia, diretta da
Dario Capitani).
Stretching, onde
mesoterapia
d’urto
e
L’epicondilite, dopo la fase acuta, tende a
cronicizzarsi pertanto il paziente va incontro
ad un circolo vizioso fatto di “dolorescarso movimento-retrazione fibrosadolore quando estende”… con una fibrosi
finale, ossia una reazione cicatriziale.
“Si tratta di un’infiammazione- continua
Valentinotti- per cui il tendine e i muscoli
perdono la loro elasticità, ed è questa
condizione che provoca il dolore. Perciò la
prima cosa da fare è molto stretching, per
ri-elasticizzare il muscolo, accompagnato
da riposo e ghiaccio”.
Il tendine e il muscolo interessati da
epicondilite sono poco vascolarizzati
per cui le terapie cercano di promuovere
questo processo. Per farlo si utilizzano le
onde d’urto o la laser-terapia. Poi c’è
la mesoterapia. “Sono delle infiltrazioni
sottocutanee- spiega il chirurgo-, che si
eseguono con tanti aghi corti, utili per
iniettare a livello superficiale, del derma,
farmaci tradizionali, anti-infiammatori,
o anche della medicina omeopatica. A
seconda del caso si possono prescrivere
delle classiche infiltrazioni in profondità a
base di cortisonici”.
La chirurgia
L’intervento si riserva per le forme più
severe che non hanno beneficiato delle
terapie, che vanno condotte per almeno 6
mesi-1 anno, e viene praticato in anestesia
loco-regionale ascellare, ed in regime
di day hospital. “Vi possono essere
varie procedure chirurgiche - spiega
Valentinotti-, sia aperte sia artroscopiche,
che vanno decise a seconda del caso.
L’obiettivo è quello di liberare e tagliare la
fascia superficiale e profonda muscolare,
in modo da attenuare la tensione fibrotica;
inoltre con delle micro-perforazioni
nell’osso, si cerca di rivascolarizzare la
regione epicondilare”.
Dopo l’intervento ci vogliono circa 2-3
settimane di riposo relativo, quindi si
inizia con la fisioterapia: ginnastica e
stretching per alcuni mesi, necessari per far
riacquisire elasticità al tessuto.
Cos’è… del tennista o del
golfista?
Il
movimento
articolare del
gomito è dato
dai
muscoli
che agiscono
sulle
leve
ossee grazie ai
tendini (vere e
proprie corde
che
tirano).
Nella
parte
distale dell’omero i tendini estensori del
polso si inseriscono sul versante esterno
(epitroclea) mentre i tendini flessori del
polso si inseriscono sul versante interno
(epitroclea). Nel gomito pertanto
possono infiammarsi sia i muscoli estensori
del polso (è l’epicondilite o gomito del
tennista), sia i muscoli flessori del polso (è
l’epitrocleite o gomito del golfista). L’origine
di tale infiammazione è quasi sempre micro
traumatica, dovuta a gesti atletici sportivi o
lavorativi ripetuti.
Umberto Valentinotti e l’équipe della Chirurgia della Mano durante un intervento
N
ei giorni scorsi a Niguarda è stato
eseguito un trapianto di fegato su
un paziente con infezione da Hiv. Si
tratta del primo caso di un programma che
ha preso il via 6 mesi fa nel nostro Ospedale e
che ha visto collaborare l’équipe chirurgica
dei trapianti guidata da Luciano De Carlis,
gli infettivologi, diretti da Massimo Puoti, lo
staff dell’Epatologia, diretta da Luca Belli, e i
professionisti dell’Anestesia e Rianimazione
2, diretta da Andrea De Gasperi. “Questo tipo
di intervento, dal punto di vista del trapianto,
adotta una procedura standard- spiega De
Carlis-, quello che cambia è il trattamento pre e
post-operatorio. E questi 6 mesi ci sono serviti
per mettere a punto un protocollo idoneo per
questi casi. In particolare sono due i requisiti
necessari per poter procedere con il trapianto:
l’infezione deve essere controllata e la possibilità
di ripresa del sistema immunitario deve essere
opportunamente stimolata con una terapia
farmacologica mirata”.
In questo primo caso, un paziente maschio sulla
quarantina, il trapianto si è reso necessario a
causa di un tumore che aveva colpito il fegato.
“Può capitare – spiega Puoti- che in questi
pazienti l’infezione da Hiv esponga ad un più alto
rischio di epatite da virus B o C, che a sua volta
può favorire l’insorgenza di un tumore epatico.
È importante che anche per questi casi oggi si
possa ricorrere al trapianto, una possibilità
preclusa fino a qualche anno fa e che testimonia
come l’infezione da Hiv sia sempre curata
meglio”.
Per il paziente
I “nuovi” in parafarmacia
230 farmaci in più acquistabili senza obbligo di ricetta
230 medicinali di fascia C escono dalla farmacia e da adesso
saranno acquistabili anche presso le parafarmacie e la grande
distribuzione senza più obbligo di ricetta. Questo per effetto del
decreto “Salva Italia” varato dal governo.
Alcuni esempi
Nello specifico, tra i medicinali che ora il decreto rende
disponibili con questa modalità di vendita, ci sono gli antiacidi
a base di renitidina cloridrato in dosaggio basso (75mg), usati come gastroprotettori per ridurre
l’acidità dello stomaco e curare le ulcere gastroduodenali. Per quanto riguarda prodotti per la pelle,
agli antimicotici, che già si potevano acquistare, ora si aggiungono anche quelli che contengono
econazolo, specifici per le micosi vaginali, come la candida per esempio. Mentre per le micosi
cutanee ci sono le creme contenenti ciclopirox. “Fanno il loro ingresso in parafarmacia” anche
alcuni antinfiammatori ad uso topico, inoltre si arricchisce l’offerta di colliri antistaminici con
una nuova molecola, la levocabastina cloridrato, per trattare le congiuntiviti allergiche.
Dai farmacisti
“Bisogna dare atto al Ministero della Salute e all’Aifa di aver operato la scelta dei farmaci che
perderanno l’obbligo della prescrizione medica con molto equilibrio, tenendo presenti le effettive
necessità del cittadino in termini di automedicazione- ha dichiarato il presidente della Federazione
degli ordini dei farmacisti (Fofi), Andrea Mandelli”.
Ricerca - epilessia
Una tecnica mini-invasiva per
individuare “l’epicentro della crisi”
Al via uno studio internazionale finanziato dal Ministero della Salute
È
un finanziamento importante quello che arriva direttamente dal Ministero della Salute
per uno studio che sarà portato avanti dall’équipe della Chirurgia dell’epilessia, diretta
da Giorgio Lo Russo, insieme ai ricercatori dell’Università del Wisconsin (Madison,
USA). La collaborazione avrà lo scopo di testare una nuova tecnica di elettroencefalogramma
(EEG), chiamato ad alta densità, che si spera possa essere utile a scoprire l’area del cervello da cui
origina la crisi in pazienti con epilessia. In particolare saranno presi in esame quei pazienti per cui
la localizzazione esatta dell’area epilettogena è fondamentale per poter procedere con l’intervento
chirurgico, unica alternativa di trattamento quando i farmaci si dimostrano inefficaci.
“In un EEG normale- spiega Lino Nobili, della Chirurgia dell’epilessia e primo referente dello
studio- si mettono 20 elettrodi sulla testa, con questo nuovo sistema ne vengono posizionati ben 256; per cui il paziente viene “coperto” di rilevatori, sia sul capo ma anche sulla parte bassa del
volto. Ed è proprio questa disposizione, ad alta densità, che permette poi di applicare delle analisi
molto raffinate, chiamate di source-modelling, sviluppate dai colleghi americani e che potrebbero
permettere di individuare l’area epilettogena”.
Per capire se questo sistema funziona, si procederà con un controllo: sugli stessi pazienti sottoposti
a EEG ad alta densità saranno poi condotte le indagini tradizionali che si fanno quando si cerca di
individuare l’area da cui si origina la crisi, ovvero EEG normale e poi l’intervento in sala operatoria
per il posizionamento degli elettrodi intracerebrali.
Lo studio sarà condotto su una cinquantina di pazienti- tutti del Centro per l’epilessia del Niguardada analizzare nei prossimi 3 anni con i software messi a disposizione dai ricercatori dell’università
americana.
“L’analisi della casistica- continua Nobili- ci dirà se questo nuovo metodo è affidabile. La speranza
è che sia così, infatti, questa nuova tecnica potrebbe essere molto utile per avere una mappa delle
aree dove andare ad inserire gli elettrodi per l’individuazione della zona epilettogena. Addirittura,
se la procedura si mostrasse molto precisa, in alcuni pazienti si potrebbe evitare l’inserimento degli
elettrodi intracerebrali, risparmiando al paziente un intervento invasivo che lo può esporre a rischi”.
sette
Neonatologia
Neonati “oversize”: una questione di peso
L
a
notizia
che
rimbalza
dall’Inghilterra è il boom dei
sumo-babies. Ovvero neonati
che alla nascita pesano oltre i 5 kg.
Per questi “bei bambinoni corpulenti”,
dati del servizio sanitario inglese
nazionale alla mano, si parla di un
aumento di circa il 50% negli ultimi
quattro anni. E la causa del fenomeno,
a detta degli esperti, andrebbe ricercata
“nell’epidemia di mamme grasse”
che mettono al mondo figli sempre
più grossi, esponendoli fra l’altro al
considerevole rischio di crescere con
gravi problemi di peso per loro stessi o
di ammalarsi di altre patologie.
“In Italia qual è la situazione?”,
l’abbiamo chiesto a Stefano Martinelli,
Direttore della Neonatologia e Terapia
Intensiva Neonatale.
Intervista al neonatologo
Il fenomeno dei “neonati oversize” ci ha particolarmente incuriositi. Qual è la media del peso alla nascita per i maschi e per le femmine in
Italia e qual è il trend del peso alla nascita negli ultimi anni: è in crescita o si va verso una diminuzione?
Il trend del peso alla nascita nel nostro Paese negli ultimi anni è sostanzialmente stabile. Il peso medio alla nascita per un maschio è circa 3,5 kg
mentre è 3,3 kg per le femmine.
Qual è la soglia oltre cui considerare il peso alla nascita un peso fuori dalla norma e quindi a rischio?
Si considerano fuori dalla norma, cioè macrosomi, i neonati che hanno un peso alla nascita superiore al 90-97 percentile che corrisponde a un peso
superiore ai 4-4,5 kg. La loro percentuale in Italia è circa il 5% di tutti i nati.
Quali sono i rischi legati al parto per un neonato che nasce “in sovrappeso”? E quali sono,
se ve ne sono, quelli a lungo termine?
I rischi cui può andare incontro un neonato macrosoma alla nascita sono la distocia della spalla, la
frattura della clavicola, la paralisi del plesso brachiale e l’ipoglicemia. I rischi a distanza sembra
possano essere obesità, ipertensione e diabete.
Quali sono le cause “sul fronte materno”, su cui è bene vigilare?
Le cause possono essere diverse: diabete della mamma, peso materno elevato (superiore 70-75
kg), aumento di peso eccessivo in gravidanza (superiore ai 20 kg), precedente figlio macrosoma,
sesso maschile del nascituro, età gestazionale superiore alla 40° settimana e certamente
un’alimentazione materna in gravidanza non adeguata al peso e alla corporatura della donna.
Fotonotizia
Dora l’esploratrice in pediatria
N
ei giorni scorsi
i bambini della
pediatria hanno
ricevuto una visita
tanto inaspettata quanto
gradita: direttamente
dal magico mondo dei
cartoni l’esploratrice
Dora è venuta a far
sorridere i piccoli
pazienti ricoverati.
otto
Nuovo niguarda
News
Tetto in vista...
Per l’Atletico Niguarda
il secondo posto
“dell’Europa League”
Lavori a pieno ritmo. Superata quota 37%
C
F
avoriti dal bel tempo i lavori per la
realizzazione del Blocco Nord procedono
speditamente e senza intoppi; attualmente è
stato eseguito il 37% dei lavori in programma ed
è prevista per il mese di agosto il raggiungimento
del tetto. La struttura degli edifici che compongono
il Blocco Nord è ormai definita, si è giunti al
terzo piano in gran parte del cantiere e si stanno
realizzando anche le pareti interne ed esterne. E
oltre alle opere murarie avanza speditamente il
lavoro dei tecnici impiantisti; infatti nell’ex
padiglione Pizzamiglio sono a buon punto le
diverse reti impiantistiche e sono stati realizzati i
servizi igienici. Nel contempo sono state installate
le unità di trattamento aria in copertura e sono
in corso i lavori per realizzare le sottocentrali
nel seminterrato. Recentemente sono stati scelti
anche i gruppi elettrogeni di sicurezza che saranno
installati tra pochi mesi. E oltre a muri e impianti...
anche il colore: la metà ovest dell’ex Pizzamiglio
è stata dipinta con lo stesso colore (“Giallo
Milano”) del Blocco Sud.
Formazione
Un arco come... nuovo
Nel corso dell’estate verrà ripristinato
l’arco (del padiglione 11) che fu
demolito per permettere il passaggio
dei camion per i lavori di realizzazione
del Polo Logistico. Recentemente si è
provveduto alla verifica dei marmi da
mettere in opera per ricostruire alla
perfezione l’arco; i lavori inizieranno
il 9 luglio.
www.ospedaleniguarda.it
Corsi e convegni di settembre
3-4 settembre (I edizione)
5-6 settembre (II edizione)
17 settembre (seconda giornata: 14 dicembre)
CORSO TEORICOPRATICO DI
BRONCOSCOPIA
PER ANESTESISTI
RIANIMATORI
CHIRURGIA DELL’EPILESSIA: PERCORSO
DIAGNOSTICO TERAPEUTICO DALLA
SELEZIONE DEL PAZIENTE ALL’INTERVENTO
CHIRURGICO
Il costante e sempre più veloce sviluppo della strumentazione
endoscopica ha portato ad un sensibile miglioramento delle
possibilità diagnostiche e terapeutiche nelle affezioni delle vie
respiratorie. Per un anestesista rianimatore il corretto uso di
un fibrobroncoscopio può rappresentare una valida risorsa a
disposizione per superare le difficoltà che si possono presentare
di fronte ad una via aerea difficile, in corso di una intubazione
o comunque nella gestione spesso complessa di un paziente
sottoposto a ventilazione meccanica invasiva.
Sede: Area Sud- Blocco Sud- 3° piano
10-14 settembre
TRAINING ON THE
JOB- FORMAZIONE
SUL CAMPO IN
ECOCARDIOGRAFIA
2012
La chirurgia delle epilessie focali sintomatiche si è andata
affermando negli ultimi decenni come il trattamento più efficace
nei casi farmaco resistenti. Figure centrali nel percorso diagnosticoterapeutico sono il neurologo e il neurochirurgo ed è necessario
che queste figure possano acquisire le competenze indispensabili
per la corretta definizione della strategia chirurgica.
Sede: Area Nord- Blocco DEA- Chirurgia dell’Epilessia e del
Parkinson
26 settembre
SUPPORTO
ECOGRAFICO
AGLI ACCESSI
VASCOLARI
Sede: Area Sud- Blocco Sud- Laboratorio di Ecocardiografia
Sede: Area Nord- Blocco Dea- Aula Marco Broggi
Il giornale
di Niguarda
L’ecocardiografia ha assunto un
ruolo sempre più rilevante nella
diagnostica cardiologica ed è
diventata uno strumento indispensabile nella pratica clinica.
Sempre maggiore è il numero di cardiologi, internisti ed anestesisti
che si avvicinano a questa metodica con lo scopo di acquisire le
conoscenze necessarie alla corretta esecuzione ed interpretazione
dell’esame ecocardiografico.
L’incanulamento dei
vasi venosi centrali è
una pratica comune
in medicina, sia a
scopo diagnostico
che
a
scopo
terapeutico; le tecniche abituali prevedono l’accesso alla cieca,
con riferimento a reperi anatomici. Anche l’incanulamento dei vasi
arteriosi e dei vasi venosi periferici viene effettuato abitualmente
a “cielo coperto”, ma può risultare molto difficoltoso con vasi
non visibili o non palpabili, e i rischi aumentano nelle situazioni
di emergenza e urgenza. Con il supporto ecografico agli accessi
vascolari questi rischi essere abbassati.
Periodico d’informazione dell’Azienda
Ospedaliera - Ospedale Niguarda
Ca’ Granda
Direttore Responsabile: Pasquale
Cannatelli
Coordinatore Editoriale: Monica
Cremonesi
In redazione: Giovanni Mauri, Andrea
Vicentini, Maria Grazia Parrillo
Marketing: Matteo Stocco
Direzione e redazione:
Piazza Ospedale Maggiore 3
20162 - Milano - tel. 02 6444.2562
[email protected]
Foto: Archivio Niguarda copyright
Progetto grafico: REASON WHY
www.reason-why.it
Stampa: Roto 2000 S.p.A.
via L. Da Vinci 18/20
20080 Cesarile (MI)
Tel. 02-900133.1
Tiratura: 30.000 copie
Reg. Tribunale Milano:
n. 326 del 17 maggio 2006
Pubblicità: Eurocompany s.r.l.
via Canova 19
20145 Milano
tel. 02.315532 - Fax 02.33609213
www.eurocompany.mi.it
[email protected]
Pubblicato online sul sito: www.
ospedaleniguarda.it
’è una squadra che tiene alti i colori del
nostro Ospedale sui campi di calcio: è
l’Atletico Niguarda, la rappresentativa
del Dipartimento di Salute Mentale, composta
da pazienti e operatori. La stagione sportiva
d’esordio, che li ha visti protagonisti di un
campionato regionale, si è appena conclusa e il
nostro Atletico non ha di certo sfigurato.
Il torneo è stato organizzato dall’Anpis
-Associazione Nazionale Polisportive per
l’Integrazione Sociale- e dalla UISP -Unione
Italiana Sport per Tutti- e ai nastri di partenza
della competizione si sono presentate 11
squadre (tutte composte da pazienti e operatori
di altre strutture per la salute mentale). Dopo
la prima fase si sono formati due gironi, la
“Champions League”, formata dalle prime
7 in classifica, e “l’Europa League”, formata
dalle altre rappresentative, a cui se ne sono
aggiunte altre 3- tra queste L’Atletico Niguarda.
La vittoria della “Europa League” è sfumata
per soli due punti e la nostra squadra ha chiuso
il torneo con un ottimo secondo posto. A fine
settembre si riparte. Forza Atletico!
C.R.A.L.
www.cralniguarda.it
Vendemmia in Valtellina
Partecipare attivamente alla vendemmia,
respirarne intensamente gli aromi, interpretarne
i colori e viverne a fondo le atmosfere…
L’appuntamento è per il 13 ottobre.
C.R.A.L.
Area Centro-Padiglione 10
tel. 02.6444.3236
da lunedì a venerdì dalle 10.00 alle 16.00
Chi visita niguarda
Dalla Cina una
nuova partnership
R
ecentemente
una
delegazione
cinese proveniente dalla popolosa
provincia di Hubei è stata in visita al
Niguarda. La delegazione di manager sanitari
dell’ospedale Tongji di Wuhan (città da 10
milioni di abitanti), guidata dal presidente del
nosocomio An Min Chen, è stata ricevuta dal
Direttore Generale e dal Direttore Sanitario
e ha visitato alcuni reparti della Ca’ Granda.
In particolar modo la delegazione cinese ha
mostrato interesse verso le eccellenze del
Niguarda chiedendo la possibilità di inviare
qui i loro giovani medici per la formazione.
L’ospedale Tongji ha una lunga e importante
tradizione nel panorama sanitario cinese:
è stato fondato nel 1900 da un dottore
tedesco, Erich Paulum (a Shanghai), e poi
si è spostato a Wuhan negli anni ‘50. È tra
i 10 ospedali più rinomati della Cina e ha
circa 4.000 posti letto; dispone di medici
e docenti rinomati in loco e all’estero e
di attrezzature tecnologiche e terapeutiche
all’avanguardia.
nove
NAG-Niguarda Art Gallery
Sergio Alberti in mostra accanto a Messina e Sironi
L
Sergio Alberti
a mostra dal titolo “Sergio Alberti a
Niguarda Ca’ Granda”, promossa
dalla Direzione Generale del Niguarda e
allestita nello storico padiglione d’ingresso
dell’Ospedale, è dedicata allo scultore pavese
Sergio Alberti, vincitore del Concorso Nazionale
bandito dall’Ospedale nel 2009 per una scultura
monumentale (“Raggio di Sole”), collocata nel
nuovo Blocco Sud. L’esposizione conferma la
vocazione per il “bello” e “la cultura artistica” del
Niguarda, luogo tutelato dalle Belle Arti, che ospita
al suo interno opere di artisti del calibro di Messina
e Sironi.
L’esposizione
L’esposizione raggruppa una quindicina di opere scelte, tutte in bronzo, che
focalizzano un percorso da leggersi in parallelo con la scultura del Blocco
Sud “Raggio di sole”, in acciaio e ottone. La mostra di Alberti, protagonista
nel panorama della scultura contemporanea, si inserisce nella tradizione del
Niguarda da sempre aperta al dialogo con le ricerche della cultura e dell’arte.
“Consapevoli del ruolo sociale e terapeutico dell’arte- commenta il Direttore Generale
Pasquale Cannatelli- negli anni abbiamo puntato non solo alla valorizzazione delle
importanti opere conservate a Niguarda, ma anche alla promozione della creatività come
valore riabilitativo e strumento di cura per i pazienti. Ne sono un esempio le “Botteghe
d’Arte” del MAPP, Museo d’Arte Paolo Pini, nella cura del disagio psichico, le opere
contemporanee e le mostre accolte”. Il critico d’arte Claudio Cerritelli nella presentazione
in catalogo riportando un pensiero dell’artista estratto dalle pagine di taccuino - Strato dopo
strato cerco conforto nella materia che, sommandosi in un gioco di sovrapposizioni, definisce
il possibile luogo a cui approdare, per riflettere e avviare gli orientamenti immaginari - così
commenta: “Con questo stato d’animo Alberti si confronta con l’emozione quotidiana del
pensare e fare scultura, meditazione attiva sul divenire delle forme, ricerca di equilibrio tra
le tensioni dell’ideazione e i tempi empirici del lavoro, la mente e la mano congiunti nello
stesso desiderio di perpetuare la vita della materia. Seguendo il flusso dell’immaginazione
materiale, l’artista ha sviluppato durante molte stagioni di lavoro un’intelligenza tecnica
direttamente connessa alla capacità di intuire segni reconditi, icone dissepolte, sensazioni astratte e morfologie concrete, vibrazioni della scultura come germinazione”.
Il critico d’arte Claudio Cerritelli, curatore
dei testi del catalogo della mostra, mentre
ammira l’opera “Traccia vegetale”
Silvia Carabellese, Direttore amministrativo di
presidio, e Gaetano Elli, Direttore medico di
presidio, davanti a “Segnali di terra”
In primo piano l’opera
“Pagina” del 2007
Dall’alto a dominare tutta la mostra, l’opera
“Dimora per una pagina sacra”
La mostra
QUANDO: dal 21 giugno al 31 agosto
DOVE: padiglione d’ingresso- Niguarda, P.za dell’Ospedale 3, Milano
PER INFO - Ufficio Comunicazione, lun-ven, 10.00-17.00, tel. 02.6444.4484
Da sinistra, lo scultore Sergio Alberti, Alice Calcaterra
del Mapp (Museo d’Arte Paolo Pini), Teresa Melorio,
responsabile delle Botteghe d’Arte del Mapp, il nostro
primario emerito ed esperto d’arte Enrico Magliano con la
moglie Elisabetta
In primo piano l’opera “Traccia vegetale” e al centro il
bozzetto del “Raggio di Sole”
ammirato dai visitatori della mostra
Un momento dell’inaugurazione
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S
“L’Annunciazione” di Franco Lombardi
La Città dell’Arte
n’altra tappa in questa grande Città dell’arte che è Niguarda. Un “passo indietro” e ritorniamo alla facciata
d’ingresso: in questo numero prenderemo in esame il bassorilievo, “l’Annunciazione” realizzato da Franco
Lombardi. La presentazione, come sempre, è affidata al Primario Emerito Enrico Magliano.
FRANCO LOMBARDI - “L’ANNUNCIAZIONE” O
“LA MADONNA DEL LIBRO”
plendidamente
incastonato
nella
facciata
dell’ingresso principale di Niguarda, è collocato il
bassorilievo “l’Annunciazione-Ave Gratia Plena”,
opera dello scultore milanese Franco Lombardi.
Il tema dell’Annunciazione ci ricorda come il nostro
Ospedale è dedicato alla Vergine Annunciata (come del
resto il rinascimentale Ospedale Maggiore Ca’Granda).
Un angelo stilizzato con un primitivismo giottesco, che
ricorda quello dei pastori ritratti nella Cappella degli
Scrovegni, si rivolge alla Vergine che appare con il
capo reclinato in segno di devozione con un mantello
simmetricamente realizzato quasi a fondersi nel
drappeggio della tenda retrostante. Ma il fattore dominante
dell’opera è il libro sacro che Maria si stringe al cuore
(nell’Annunciazione di Sironi- una vetrata presente nella
chiesa dell’Annunciata di Niguarda- il libro è deposto su
un leggio). Un’iconografia eloquente: il libro è simbolo del
Verbo che dopo l’Annunciazione prende corpo in Maria.
La “nostra Madonna del libro” è stata realizzata dopo
un’altra famosa “Madonna del libro”: quella che Sandro
Botticelli dipinse negli anni della costruzione della prima
Ca’ Granda e che oggi è conservata nel Museo Poldi
Pezzoli a Milano (sarà un caso?...).
Enrico Magliano
La biografia dell’artista
Franco Lombardi (ora caduto nel dimenticatoio dei
critici) era negli anni trenta uno scultore affermato
a Milano dove era nato nel 1891 e dove, iniziato
giovanissimo alla scultura, aveva completato gli
studi presso l’Accademia di Brera.
I riconoscimenti ufficiali non tardarono e venne
invitato ad importanti mostre a Ginevra, Berlino e
Bruxelles. Noto per le sue sculture ritrattiste aveva
anche ricevuto commesse pubbliche di rilievo
come il rifacimento del fonte battesimale di S.
Ambrogio,una porta del Duomo con le storie di S.
Galdino e l’Annunciazione di Niguarda.
Morì a Miazzina in provincia di Novara nel 1943.
La facciata d’ingresso del Niguarda. Al centro “l’Annunciazione”
undici
L’otorino ci spiega
Tutto su l’angifibroma giovanile
Una patologia rara che colpisce gli adolescenti maschi. Attenzione all’epitassi
L
’angiofibroma giovanile è un tumore
quando si presenta con episodi
benigno di origine vascolare che si
frequenti ed abbondanti, è un
sviluppa nelle cavità nasali. È una
sintomo che non va sottovalutato
patologia poco diffusa, l’incidenza in Europa
e che oltre alla visita specialistica
è di 4 casi su 100.000, e molto “selettiva”:
richiede un approfondimento
a svilupparla sono, infatti, prevalentemente
diagnostico tramite l’esame
ragazzi dai 9 ai 19 anni di età e tutti di sesso
endoscopicosottolinea
maschile.
Dragonetti-” . La Tac e la
“Le cause che favoriscono l’insorgenza
risonanza magnetica al massaccio
della patologia sono tuttora sconosciute- La risonanza magnetica facciale completano la diagnosi
spiega Alberto Dragonetti, Direttore è un esame che, insieme e sono molto utili per avere un quadro preciso
alla TAC, è utile per
dell’Otorinolaringoiatria-, ma la diffusione
dell’estensione del tumore.
conoscere l’estensione
limitata a ragazzi maschi in età adolescenziale
L’asportazione chirurgica è la terapia
dell’angiofibroma
avvalora l’ipotesi di una correlazione di tipo
d’elezione ed è quasi sempre risolutiva. Nella
ormonale”.
maggior parte dei casi l’intervento è realizzato
Questi tumori, che spesso nascono da alcune arterie nella in modalità mini-invasiva, utilizzando un endoscopio, che
porzione posteriore del naso, non sono di tipo canceroso e risale dalla narice, e che, attrezzato con speciali pinze o un
raramente lo diventano, tuttavia bisogna intervenire con laser, viene usato dal chirurgo per asportare la massa.“Questo
tempestività perché accrescendosi molto rapidamente tipo di chirurgia senza cicatrici- continua lo specialistapossono andare ad invadere altre strutture del cranio, consente un post-operatorio molto più rapido: il paziente,
come il nervo ottico e l’encefalo.
infatti, in assenza di complicazioni, può essere dimesso già
L’angiofibroma può anche non dare segni della sua presenza 2-3 giorni dopo l’intervento”.
per molto tempo, ma quasi sempre il primo campanello L’operazione nella maggior parte dei casi coincide con la
d’allarme è l’epistassi. “La massa molto ben vascolarizzata guarigione, cui seguirà, comunque, un follow up fatto di
spesso si rompe provocando sanguinamento dal naso. visite e controlli a scadenze regolari per tenere la situazione
L’epistassi, pertanto, in adolescenti maschi, soprattutto sotto stretta sorveglianza. Ma nei casi in cui la chirurgia non
bastasse? “La revisione chirurgica, ovvero la
ripetizione dell’intervento, è la prima opzione
da prendere in considerazione- risponde
Dragonetti-. Altre volte anche la politica del “wait
and see”, aspettare e osservare, può portare
alla remissione della malattia. Questo perché
si è visto che il tumore, di probabile origine
vascolare-ormonale, tende a fermare la sua
crescita una volta superata l’età adolescenziale.
Ci sono poi altre terapie complementari come la
radioterapia e la chemioterapia per cui però non esistono
evidenze che ne avvalorano l’efficacia”.
EMBOLIZZAZIONE
A fare da ponte tra la diagnosi e l’intervento c’è
l’embolizzazione. 24 ore prima dell’intervento il paziente
viene sottoposto ad un’angiografia, per avere una “mappa”
dei vasi che irrorano il tumore. Sulla base di questa si
esegue un’embolizzazione, una procedura che consente
di “tappare” i vasi che riforniscono di sangue la massa
tumorale, in modo da limitare eventuali emorragie durante
l’intervento di asportazione. A Niguarda l’embolizzazione
è portata a termine dai Radiologi Interventisti che “tagliano
i rifornimenti” all’angiofibroma risalendo con un catetere
che viene inserito nell’arteria femorale.
Endocrinologia
Tiroide: prevenire prima della gravidanza
Gli esperti rispondono ai pazienti
D
al 18 al 25 maggio in tutto
il mondo si sono svolte le
giornate mondiali dedicate
alla tiroide. Il tema dominante di
quest’anno è stato “La tiroide è donna
– La tiroide e la gravidanza” per
sottolineare che il genere femminile
è particolarmente soggetto alle
malattie della tiroide e che, per una
buona conduzione della gravidanza, è
importante assicurarne un corretto funzionamento.
Anche nel nostro Ospedale non sono mancate
le iniziative per sensibilizzare e informare a
proposito di questa “ghiandola in rosa” e le
patologie cui può andare incontro. I professionisti
del Niguarda, insieme a molti dei primari di
Endocrinologia dei maggiori ospedali milanesi, si
sono ritrovati alla Ca’ Granda, per confrontarsi e
informare i pazienti in un incontro a porte aperte
in cui non sono mancate le novità e i consigli utili,
soprattutto per chi si avvicina alla gravidanza.
“È importante sottolinearespiega Paola Loli, Direttore
dell’Endocrinologia- che le
malattie della tiroide possono
essere prevenute, riconosciute
tempestivamente per una buona
conduzione della gravidanza ed
essere così facilmente trattate”.
Il ruolo svolto dalla tiroide,
infatti, è importante e garantisce
il benessere della gestante ed il normale sviluppo
neuro-psichico del neonato e del bambino. “Il
fabbisogno di ormone, e quindi di iodio- continua
Loli-, aumenta nel corso della gravidanza; è
perciò indispensabile che la iodoprofilassi venga
attuata non solo in questo periodo ma addirittura
con anticipo rispetto al concepimento. Data
l’elevata frequenza nel genere femminile, inoltre, è
possibile che malattie tiroidee autoimmuni vengano
identificate durante la gestazione o prima di una
gravidanza programmata”.
I numeri
Attualmente in Italia l’ipotiroidismo colpisce 1 donna su 10, l’ipertiroidismo
interessa 2 donne su 100.
Troppo veloce o troppo lenta
Sia l’ipotiroidismo che l’ipertiroidismo hanno ripercussioni su tutto
l’organismo e si possono manifestare con sintomi di segno opposto.
L’ipotiroidismo con stanchezza ingiustificata, eccessivo senso di freddo,
aumento di peso e, nelle fasi avanzate, sonnolenza, voce rauca e cute
secca. Sintomi tipici dell’ipertiroidismo sono perdita di peso, irrequietezza,
palpitazioni, insonnia, eccessivo senso di caldo, cute sudata e tremori. Si
tratta di malattie molto frequenti, ma facilmente curabili.
… in gravidanza
La malattia che si riscontra più facilmente è
l’ipotiroidismo. Questo si corregge facilmente
con l’assunzione (per bocca) dell’ormone
tiroideo che sostituisce quello naturale.
Un’adeguata terapia ristabilisce una condizione
sovrapponibile a quella fisiologica. Nelle donne,
già in trattamento per l’ipotiroidismo prima
della gravidanza, è necessario aumentare la dose
giornaliera dell’ormone.
Fotonotizia
Hospice - Il Tulipano
In memoria
di Jasmin
Ciko, il cane “terapista” in tv
D
a sinistra Mereni
Davide,
Luciano
De Carlis, Direttore
della Chirurgia Generale e
dei Trapianti, Salatin Alice e
Antonella Beretta, Presidente
dell’Associazione
FATEAssociazione Amici Trapianto
Epatico Onlus. I ragazzi, con il
loro liceo (Russell di Milano)
hanno raccolto dei fondi e li
hanno donati all’associazione
in memoria di Jasmin
(all’ultimo anno del liceo), che
si è spenta a dicembre qui al
Niguarda, dopo aver subito tre
trapianti di fegato a seguito di
un’epatite fulminante.
D
i recente la trasmissione televisiva “I fatti vostri” su rai 2 ha
avuto un ospite ben noto ai pazienti dell’Hospice il Tulipano
di Niguarda. Si tratta del cane Ciko, l’amico a quattro zampe
che da più di un anno “si prende cura” dei pazienti della struttura
grazie ad uno specifico programma di pet therapy. Accompagnato da
Daria Da Col- Dirigente infermieristico dell’Hospice-, l’intervento
in trasmissione è stata l’occasione per raccontare i benefici che gli
animali, opportunamente preparati ed addestrati, possono apportare
ai pazienti, che necessitano di cure particolari come quelle palliative.
Questi simpatici “terapisti pelosi”, infatti, non curano, ma di certo
favoriscono il benessere, la socializzazione e una migliore qualità di
vita di chi gli sta accanto.
dodici
Psichiatria e riabilitazione
Il “Piano Urbano”
Con il tutor alla riscoperta della città per ritrovarsi
U
tilizzare la città e suoi ambienti come setting terapeutico:
è questa l’idea alla base del “Piano Urbano”, un progetto
di riabilitazione psicosociale domiciliare rivolto a persone
con disturbi psichici gravi e alle loro famiglie.
Il “Piano”, che coinvolge le aziende ospedaliere milanesi attraverso
i loro CPS (Centri Psico-Sociali), oggi coordinato e gestito da
una cooperativa sociale, ha quasi dieci anni è ha preso le mosse
dal Niguarda, nel 2003, grazie ad un finanziamento regionale e
ministeriale. Abbiamo incontrato Antonino Guerrini ex Direttore
del Dipartimento di Salute Mentale del nostro Ospedale, che è stato
il primo responsabile scientifico del progetto.
A chi si rivolge il Piano Urbano?
L’intervento riabilitativo è per quei pazienti che normalmente
non riescono o non vogliono accedere ai servizi, attraverso visite
domiciliari. La segnalazione dei casi avviene direttamente da parte
dei servizi territoriali. Ad oggi sono oltre 300 i pazienti trattati.
Come si realizza?
Il “Piano” prevede che ogni utente venga affiancato da un
educatore che diviene il suo operatore di riferimento; egli cerca di
stabilire una relazione di fiducia con il paziente, spesso inizialmente
problematica. L’esperienza di questi anni ci ha insegnato quanto
sia importante tentare di non avvicinarsi ai pazienti seguendo
protocolli rigidi o troppo definiti, ma piuttosto facendosi guidare da
loro stessi attraverso il proprio territorio (fisico, ma anche mentale
ed emotivo).
Quando la riscoperta della città e dei
suoi spazi diventa il setting terapeutico?
Una volta creatasi un’accettabile alleanza
con il paziente, inizia la vera e propria
fase riabilitativa: spesso quest’ultima si
focalizza dapprima in un lavoro legato
alla cura del sé e del proprio ambiente di
vita e, successivamente, nella cura degli
aspetti psico-sociali. A questo punto la città
stessa diventa il principale laboratorio del cambiamento che punta
a permettere al paziente di acquisire, o riacquisire, quel “diritto di
cittadinanza” di cui spesso si parla ma che resta sempre di difficile
realizzazione.
Ci può fare degli esempi?
Durante questi anni gli operatori hanno condiviso con i pazienti
la frequentazione di tutti gli abituali luoghi di vita cittadini, dai
più ludici e ricreativi fino a quelli più complessi e stressanti. Bar
sotto casa ma anche cinema, teatri, centri sportivi, ristoranti, centri
commerciali, uffici postali e comunali, ecc…
Quali sono i punti forti di questo approccio?
Ciò porta con sé molti vantaggi: in primo luogo l’utente evitando
di intraprendere un percorso riabilitativo all’interno di una struttura
protetta non corre il rischio di sentirsi a disagio una volta uscito
da essa, ma utilizza direttamente sul
territorio, soprattutto durante i primi mesi
di intervento, l’operatore come mediatore
e protezione dagli agenti stressanti. In
questo modo egli riprende gradualmente
confidenza con le situazioni di tutti i
giorni che lo spaventano o che non riesce
a sopportare, e una volta terminato
l’intervento può essere in grado di viverle
in maniera meno traumatica, muovendosi
con maggior libertà e agio all’interno del proprio ambiente di vita.
Dopo aver ripreso “confidenza” con la città, su cosa si punta?
Una volta che la relazione e l’alleanza terapeutica con l’operatore
risultino accettabilmente stabili risulta molto importante la
frequentazione di gruppi riabilitativi tematici: in questo caso
vengono presi in considerazione gli interessi espressi dai pazienti
e si fa leva sulla voglia di ritornare a godere di attività che un
tempo erano gradite ma che il decorso della malattia aveva reso
impossibili da svolgere in autonomia. Anche a proposito delle varie
attività di gruppo, svolte con l’accompagnamento degli operatori di
riferimento, vengono sfruttate il più possibile le risorse già esistenti
sul territorio in modo da lasciare in eredità agli utenti, una volta
terminato il progetto, l’abitudine a frequentare e a poter usufruire
dei servizi presenti nella propria zona.
Niguarda Centro di Riferimento per le Malattie Rare
La Sindrome di Angelman
Una malattia che pregiudica lo sviluppo neuro-comportamentale
Malattia strana la Sindrome di Angelman.
Si tratta, infatti, di una malattia rara,
dovuta ad una mutazione a carico dei
geni, ma che nella maggior parte dei casi
non è ereditaria. I bambini alla nascita
sembrano assolutamente sani, ma poi nella
primissima infanzia ecco che la malattia
lancia i suoi inequivocabili segnali e
così i piccoli, a cui viene diagnosticata
la sindrome, crescono ma non possono
parlare, hanno gravi difficoltà cognitive
e motorie e soffrono, spesso, di debilitanti
crisi epilettiche. Ma nonostante questo, i
“bambini di Angelman” sono molto allegri,
ridono spesso e amano il contatto fisico.
La sindrome
I primi sintomi si manifestano intorno ai
5-6 mesi. I bambini cominciano a mostrare
problemi di alimentazione, con difficoltà
di suzione e/o rigurgito, movimenti
scoordinati, ritardo dell’acquisizione
delle tappe dello sviluppo neuromotorio
e psichico. “Già nel primo anno di vita
questi bambini mostrano movimenti a
scatti, tremori agli arti, un caratteristico
comportamento gioioso con scoppi di
riso immotivati e assenza di linguaggiospiega il Neuropsichiatra dell’infanzia e
dell’adolescenza, Roberto Vaccari-”.
Le crisi epilettiche possono comparire
prima dell’anno di età. “L’epilessia
è un sintomo classico della malattiaprosegue il neuropsichiatra- che ricorre
in quasi tutti i bimbi-Angelman, ad esse
si associano delle tipiche anomalie
all’elettroencefalogramma. Di norma
le prime crisi compaiono entro i tre
anni, ma possono manifestarsi anche
più tardi. Sempre nell’ambito delle
problematiche neurologiche, la maggior
parte dei bimbi malati presentano
iperattività, ipereccitabilità e difetto di
attenzione; disturbi del sonno e difficoltà
comportamentali”.
Comunicare con il linguaggio è per questi
bambini molto difficile. Per quanto anche
la comunicazione non verbale (gestuale)
mostri difficoltà, i bambini possono farsi
capire, questo perchè la loro difficoltà di
comprensione è minore rispetto a quella
di espressione. La maggior parte riesce a
pronunciare fino a 5-10 parole.
Esiste una cura?
INTERVISTA
Anna
Mamma di Mattia e Gaia, due gemelli di 5 anni, molto
affettuosi, entrambi affetti dalla Sindrome di Angelman.
L’abbiamo incontrata per farle qualche domanda.
Quando i primi segnali della malattia?
Intorno all’anno e mezzo: non camminavano, nessun tipo
di relazione, non parlavano. I pediatri dicevano che era
tutto normale e che era solo un problema di pigrizia. Ma
io e mio marito abbiamo preferito andare a fondo e ci
siamo mossi per la nostra strada.
Quindi, come e quando è avvenuta la diagnosi?
Ci siamo rivolti al neuropsichiatra, che ci ha confermato
che avevano questo ritardo e ci ha consigliato di seguire
due strade: una di tipo riabilitativo e una di indagine.
Dopo una serie di esami si è iniziato a sospettare la
Sindrome di Angelman, che è stata poi confermata dal
Attualmente non esiste un trattamento in
grado di guarire i malati con la SA ma la
ricerca procede e si confida che trovare una
cura in futuro possa essere possibile. Ma
cosa si può fare oggi per questi bambini? “Le
crisi epilettiche- risponde Vaccari- possono
essere controllate, anche se con variabili
successi, mediante l’assunzione di farmaci
antiepilettici. Per aiutare questi bambini
a comunicare è importante stimolare
quanto prima possibile una modalità di
comunicazione alternativa al linguaggio
verbale. In quest’ottica è molto utile il
ruolo della Comunicazione Aumentativa,
un approccio terapeutico che si basa sullo
sviluppo di strategie comunicative mediate
dall’utilizzo di simboli visivi”.
I disturbi del movimento possono essere
trattati con delle cure farmacologiche,
così come i disturbi comportamentali.“Il
ritardo nelle acquisizioni nell’ambito delle
competenze motorie, inoltre, può beneficiare
della fisioterapia infantile, cura che, fin
dall’inizio, deve farsi carico anche della
dimensione cognitiva e relazionale dello
sviluppo del bambino. In fasi successive
dello sviluppo saranno altri interventi
abilitativo-riabilitativi
a
diventare
importanti. Nel tempo, psicomotricità,
logopedia,
terapia
occupazionale,
musicoterapia, riabilitazione equestre
possono dimostrarsi efficaci nel favorire
lo sviluppo di competenze e autonomiaspiega l’esperto-”.
Le cause
La sindrome è correlata ad un’alterazione
del gene UBE3A situato sul cromosoma
15. Diversi sono i meccanismi genetici
che possono portare a tale alterazione
e per questo motivo, ai fini diagnostici,
può essere necessaria l’esecuzione di
più di un test di laboratorio.
Diffusione
L’esatta incidenza della SA è tuttora
incerta. I dati relativi alla prevalenza
della malattia non sono noti con
esattezza, si stima un’incidenza di 1
caso su 10.000-40.000 nati.
test genetico, circa un anno fa.
teniamo controllati anche per questo.
Oggi come stanno i bambini?
Loro riescono a muoversi abbastanza bene, vanno anche
con la loro bicicletta, fanno le scale, anche se a fatica.
Hanno disturbi del sonno e si svegliano spesso di notte.
E per la comunicazione?
Appena saputa la diagnosi, abbiamo iniziato questo
percorso di comunicazione alternativa, fatta con le
immagini. Perciò hanno un quaderno, fatto apposta per
loro, che devono portarsi sempre dietro. Ad esempio, per
dirci con che gioco vogliono giocare indicano la figura
corrispondente.
Si può fare qualcosa?
Gli altri genitori usano i farmaci. Io sono un po’
restia. Adesso abbiamo incominciato a dargli un po’
di melatonina e vediamo come evolve… se può essere
utile. Come per tutto, nella “battaglia” contro la malattia,
viviamo alla giornata.
Hanno attacchi epilettici?
Lui ha avuto 3 crisi in un giorno, poi non le ha più avute,
grazie alla terapia farmacologica che segue tuttora. Lei
per il momento ha avuto un attacco, ma gli esami hanno
detto che è stato un episodio sporadico, non dovrebbe
essere soggetta. Comunque per entrambi sono necessari
dei controlli ogni 6 mesi. Poi di recente è stata scoperta
un’associazione della sindrome con la scoliosi per cui li
C’è un’associazione di pazienti a cui vi siete rivolti?
C’è l’ORSA (Organizzazione Sindrome di Angelman)
e seguiamo le loro iniziative. E’ capitato di andare ad
un convegno, organizzato dall’associazione e aperto
ai genitori, a cui partecipavano i medici e gli esperti
internazionali sulla patologia. Inoltre è on-line una pagina
su facebook che serve per tenersi in contatto con gli altri
genitori. Ed è utile per confrontarsi e scambiarsi pareri.
E’ importante sapere che ci sono altre persone nella tua
stessa condizione, ti aiuta ad andare avanti in questo
percorso molto faticoso. La speranza è che la ricerca un
giorno ci possa dare una cura per questa malattia rara.
tredici
Ricerca e alimentazione
Troppa carne rossa fa male
Aumenta il rischio di tumore e malattie cardiovascolari. Meglio scegliere pesce, pollo, legumi
M
angiare troppa carne
rossa aumenta il rischio
di infarto o di tumore:
questo è quanto emerge da una recente
ricerca della Harvard School of Public
Health di Boston . La carne rossa,
infatti, rischia di farci vivere meno
a lungo, perché chi la sceglie come
alimento quotidiano ha più possibilità
di trovarsi ad affrontare con il tempo
problemi cardiaci o tumori.
Secondo lo studio appena pubblicato sulla rivista
Archives of Internal Medicine, la mortalità legata al
cancro aumenta del 10-16%, mentre quella dovuta
alle malattie cardiovascolari cresce del 18-21%.
La quantità giusta. L’importante, rivelano gli esperti,
è limitarsi a mangiare solo 42 grammi di carne rossa
al giorno, in pratica una grossa bistecca a settimana.
“Abbiamo aggiunto ulteriori evidenze dei rischi per
la salute derivanti dal consumo di elevate quantità di
carne rossa, alimento già associato a diabete di tipo
2, malattia coronarica, ictus e alcuni tipi di cancro in
altri studi”, spiegano i ricercatori del Dipartimento di
nutrizione dell’Harvard School of Public Health.
Uno studio su più di 120.000 individui. Già in
passato altre ricerche avevano documentato che una
dieta ricca di carni rosse aumenta il rischio di alcuni
tumori, come ad esempio quello al colon. Per la prima
volta con questo studio si prende in esame il “rischio
di morte complessivo”. Gli esperti hanno analizzato
un campione significativo di persone: più di 120.00
individui. Fra loro sono stati coinvolti 37.698 uomini
e 83.644 donne, tutti in ottime condizioni di salute,
che sono stati seguiti per
una media di 28 anni. In
questo periodo ci sono stati
in tutto 23.926 decessi: fra
questi 5.910 per malattie
cardiovascolari e 9.464 per
cancro.
Scegliere pesce, pollo o
frutta secca. Sostituendo
una porzione di carne rossa
con una di pesce, o con pollame, frutta secca, come
le noci, legumi, latticini magri o cereali integrali si
riduce il rischio di morte: del 7% con il pesce, del
14% con il pollame, del 19% con la frutta secca, 10%
coi legumi, 10% coi latticini magri, 14% con i cereali
integrali. “Abbiamo stimato - si legge nella ricerca che il 9,3% e il 7,6% dei decessi totali documentati
durante il periodo di monitoraggio di questo studio
potevano essere prevenuti se tutti i partecipanti
avessero consumato meno di 0,5 porzioni al giorno
di carne rossa”.
Sotto accusa. Particolarmente nociva per la salute
sembra essere il consumo di carni rosse lavorate
come hot dog, bacon e hamburger, che sembrano
accrescere ulteriormente il rischio. La carne rossa, e
specialmente quella contenuta in questi derivati poco
salutari, contiene delle sostanze che promuoverebbero
l’insorgenza
di
patologie
neoplastiche
e
cardiovascolari. Tra queste i principali sospettati sono:
il ferro, i grassi saturi, il sodio, i nitriti e alcune sostanze
cancerogene che si sviluppano durante la cottura.
IL PARERE DELL’ESPERTO
Due domande a Maria Gabriella Gentile,
Direttore-Dietetica e Nutrizione Clinica
1)Di recente molti studi hanno messo alla “sbarra la carne rossa”.
Questa ricerca condotta da un istituto prestigioso e rinomato ha
analizzato un campione significativo di persone per molti anni e
sembra giungere a delle conclusioni importanti. Qual è il suo giudizio
sullo studio e sul consumo della carne rossa in generale?
E’ noto da tempo che il consumo elevato di carne rossa ricca oltre che di
proteine anche di grassi saturi e colesterolo può incrementare il rischio di
patologie cardiovascolari.
Questo studio è senz’altro significativo e le sue conclusioni fanno riflettere
per le ricadute che dovrebbero esserci per quanto riguarda i consumi
individuali e le strategie di economia agroalimentare a livello mondiale.
2)Meno carne rossa e più pesce, pollo, legumi, formaggi magri, frutta
secca, cereali integrali, dicono i ricercatori di Harvard. E poi? Quali
sono le buone regole per una sana alimentazione?
Le nostre scelte alimentari per poter mantenere più a lungo possibile un
buon livello di salute devono orientarsi verso gli alimenti di tipo vegetale
(farine e loro derivati, legumi, verdura, frutta fresca e secca); da questi
alimenti dovrebbe derivare più del 60% del nostro carburante (calorie), le
proteine di origine animale, a rotazione e con moderazione, dovrebbero
essere assunte da pesce, carne (con particolare attenzione al consumo delle
carni conservate, insaccati etc.) formaggi magri e qualche volta uova.
Infine anche i grassi, in particolare quelli usati per condire a cucinare
dovrebbero essere di origine vegetale (es. il nostro olio extra vergine di
oliva).
Algologia
Dolore cronico: 12 milioni ci convivono, diminuiscono i centri specializzati
Secondo i dati di Nopain a due anni dalla legge 38 molto rimane da fare
Q
uando il dolore non è più
la spia di un malessere,
ma diventa la patologia
stessa: sono 12 milioni in Italiasoprattutto donne- a conviverci e a
2 anni dall’entrata in vigore della
legge 38, che garantisce l’accesso alla
terapia del dolore e alle cure palliative
che cosa è stato fatto? Non molto. È
quanto mette in evidenza la seconda
edizione del Libro Bianco, presentata
da Nopain Onlus, Associazione
Italiana per la cura della Malattia Dolore, lo scorso maggio
in occasione della “XI Giornata Nazionale del Sollievo
per la promozione della terapia del dolore”. Si tratta di un
nuovo studio sulla realtà e le Strutture di Terapia del Dolore
presenti in Italia dove i dati emersi dalla nuova indagine
sono messi a confronto con quelli elaborati nell’edizione
del 2008.
Diminuiscono le strutture avanzate
e ancora pochi specialisti
La prima cosa che emerge è l’aumento numerico
complessivo delle strutture che, nel periodo compreso tra
il 2009 e il 2012, passa da 158 a 190 di cui 161 pubbliche
e 29 private convenzionate. Tale incremento è però
determinato solo dall’aumento delle strutture di primo
livello, adatte a curare solo le forme di dolore più lieve. Per
contro il numero delle strutture di terzo livello in grado
di diagnosticare e trattare tutte le forme di dolore difficile
è diminuito. Su scala nazionale risultano 0,78 strutture
totali di terapia del dolore per 250 mila residenti rispetto
al precedente di 0,66; ma solo 0,21 strutture avanzate
di terzo livello per 250 mila residenti. “L’aumento delle
strutture di terapia del dolore non sembra aver portato
a un cambiamento significativo nel livello complessivo
di trattamento né tanto meno è migliorato l’accesso alle
cure del paziente”, spiega Paolo Notaro, Presidente di
Nopain Onlus e Responsabile della Terapia del Dolore
al Niguarda, secondo il quale “la legge sulla terapia del
dolore è stata un punto di arrivo sotto
l’aspetto normativo, ma è solo un punto
di partenza per quel che riguarda la sua
attuazione”.
A fronte dell’aumento complessivo
delle strutture, rileva, “non c’é stato
l’incremento del numero dei medici
preposti alla terapia antalgica”. E
i dati dell’indagine lo confermano:
nelle strutture esaminate operano
complessivamente solo 360 medici
dedicati, 1,4 per 250.000 residenti. La
prevalenza specialistica dei medici attualmente dedicati
alla terapia del dolore è di area anestesiologica ed è
passata dall’89% al 91% dei casi, mentre il ricorso degli
psicologi si riscontra nel 52% delle strutture rispetto al
49,6% della precedente indagine. “Il poco personale
addetto specificatamente alla terapia del dolore- spiega
Notaro-, unito alla scarsità delle risorse, è solo uno dei
fattori principali che ostacolano la possibilità di attuare
interventi complessi ed efficaci”.
Così in Italia
2 persone su 10 in Italia soffrono di dolore cronico
per lunghi periodi della vita, percentuale che sale
fino a 5 persone su 10 quando si superano i 70 anni
di età; si tratta quindi di circa 12 milioni di persone
che hanno bisogno, in misura e in modo diverso,
di essere trattate nel tempo. Ad esserne colpito è
soprattutto il sesso femminile. Il 61% dei pazienti con
dolore cronico subisce una riduzione della capacità
lavorativa, il 50% soffre di depressione reattiva e i
disturbi ansiosi sono presenti nel 40% dei casi.
Spesso si è anche costretti ad abbandonare il posto
di lavoro (11%). Il dolore in questi casi non è più un
sintomo ma diventa una vera e propria malattia.
Riconoscimenti
Gerbera d’oro 2012: menzione
speciale alla Terapia del Dolore
del Niguarda
U
n riconoscimento prestigioso alla Terapia del
Dolore del Niguarda, è la prima menzione
speciale meritoria del concorso nazionale
“Gerbera d’Oro 2012” con il progetto dal titolo
“Prendersi cura della persona con dolore cronico:
modello innovativo multidisciplinare e riabilitazione
psico-sociale”.
Il riconoscimento, consegnato presso il Ministero
della Salute, nasce nel 2006 e viene assegnato da
una Commissione mista composta da Fondazione
Ghirotti, conferenza delle Regioni e Province
autonome con il concorso del Ministero della Salute.
Sono state premiate, in occasione della Giornata
Nazionale del Sollievo, le strutture sanitarie nazionali
che si distinguono particolarmente per l’attività
nell’ambito dei servizi alla persona sofferente e per
la promozione della cultura del sollievo dal dolore fisico
e morale.
Il progetto presentato dalla nostra Terapia del Dolore,
diretta da Paolo Notaro, si è contraddistinto per la
validità, l’innovazione, l’umanizzazione e per la
completezza che mira alla totale presa in carico del
paziente sin dall’inizio della diagnosi fino al suo reinserimento nel mondo sociale/lavorativo.
quindici
Nuove tecnologie
PREVENZIONE SCLERODERMIA
28 e 30 SETTEMBRE
Carelink, arriva la tele-cardiologia
Giornata del ciclamino:
per far fiorire l’informazione
Oltre 200 pazienti portatori di defribillatori monitorati a distanza
P
oter controllare il paziente direttamente da casa sua,
senza bisogno di farlo venire in ospedale. Si chiama
telemedicina ed è una delle nuove frontiere verso cui si
muove il nostro sistema sanitario. A Niguarda tra i vari progetti
attivi c’è anche quello denominato Carelink, che coinvolge la
Cardiologia 3- Elettrofisiologia, diretta da Maurizio Lunati.
Il progetto ha come obiettivo il controllo remoto dei pazienti
portatori di defibrillatori impiantabili (ICD) e il tutto avviene
grazie ad una trasmissione dati a distanza con cui è possibile
monitorare sia i parametri elettrici del device sia i dati clinici
del paziente. “È bene precisare che care-link non gestisce realtime situazioni di allarme o di emergenza- spiega la cardiologa
Emanuela Locati, responsabile del progetto- in altre parole,
in caso di urgenza, non si sostituisce assolutamente al 118 o
all’accesso in pronto soccorso; l’home monitoring è comunque
molto vantaggioso per il paziente, che riceve controlli molto più
ravvicinati e personalizzati, con una più precoce identificazione
di eventuali problemi evitando visite non necessarie, sia per lui
che per l’Ospedale”.
Dal giugno 2011 ad oggi sono già stati arruolati oltre 200
pazienti, a cui è stato consegnato l’apposito modem Carelink
per la rilevazione e trasmissione dei dati dalla linea telefonica di
D
casa propria al servizio di sorveglianza predisposto in Ospedale,
di cui fanno parte un medico e un’infermiera. “Carelink utilizza
l’approccio definito “Primary Nurse Model” - continua
Locati -, che prevede un ruolo fondamentale dell’infermiere
nella gestione dei contatti telefonici con i pazienti e nel
controllo dei flussi delle trasmissioni e nella prima revisione
delle trasmissioni stesse”. Il medico coordinatore è invece
responsabile della verifica dei dati, e dell’organizzazione
delle eventuali azioni necessarie per la gestione dei problemi
rilevati durante le trasmissioni, quali aritmie gravi e problemi
di malfunzionamento del device o degli elettrocateteri (i
componenti che innescano la scarica di defibrillazione),
situazioni che possono quindi aver bisogno di un controllo
ambulatoriale o di eventuali ricoveri.
Quali sono i risultati di questi primi mesi di home monitoring?
“Ad oggi- risponde Locati- in circa il 10% dei casi le trasmissioni
hanno evidenziato problemi che hanno portato sia al ricovero
-per aritmie gravi o recidivanti o per problemi relative
all’ICD, quali esaurimento della batteria o malfunzionamento
o necessità di riposizionamento degli elettrocateteri- che a
controlli ambulatoriali, per la riprogrammazione dei parametri
di riconoscimento o per l’ottimizzazione delle terapie mediche”.
Lombardia news
Fotonotizia
F
PRENOTAZIONI
È possibile prenotare una visita
gratuita (dal 10 settembre, fino ad
esaurimento posti) per la giornata
di venerdì 28 settembre, attraverso:
Numero verde di Prenotazione
Regionale, 800.638.638
lunedì - sabato: 8.00 - 20.00
PER INFO
www.sclerodermia.net
Alzheimer: una risonanza per capire...
Arriva l’estate... 10 regole Il Titanic in pediatria
l mito del Titanic, il più famoso transatlantico
per affrontare il caldo
della storia, “attracca” in pediatria, in particolare
inalmente l’estate! Ma quando la colonnina di
mercurio sale raggiungendo temperature sopra
le medie stagionali, “un pericolo è in agguato”:
è il colpo di calore, favorito da afa, umidità e caldo.
E allora come affrontare in modo sereno la stagione estiva
senza incorrere in spiacevoli sorprese?
Due sono le parole chiave: attenzione e prevenzione.
Bere molti liquidi, ma limitare l’assunzione di acque
oligominerali, evitare di indossare fibre sintetiche e
preferire abiti in lino, questi e molti altri sono i consigli
che suggerisce Regione Lombardia nell’opuscolo “10
regole d’oro”, una semplice e chiara raccolta degli stili di
vita adeguati per prevenire i disturbi legati alle condizioni
climatiche, i sintomi cui fare attenzione, ma anche come
comportarsi per esempio in caso di un colpo di sole o di
un collasso.
omenica 30 settembre 2012 il Gruppo Italiano per la Lotta
alla Sclerodermia scende in più di cento piazze italiane
per offrire il suo ciclamino, il fiore che resiste al freddo,
simbolo del GILS. Duplice lo scopo: informare su una patologia
cronica- la sclerodermia- autoimmune, poco conosciuta, complessa,
non ancora riconosciuta rara, che colpisce in prevalenza le donne e
sostenere la ricerca scientifica. Inoltre la mattina del 28 settembre
alcuni ospedali a Milano apriranno le loro porte per consulti e visite
gratuite per “giocare d’anticipo” contro questa patologia, tra questi
c’è anche il Niguarda (Reumatologia).
I
nella scuola del Niguarda per i bambini i
ricoverati. Ecco come i piccoli pazienti hanno
raffigurato il gigantesco piroscafo nei loro disegni.
“Tutto è iniziato con la lettura del libro “L’ultima
notte del Titanic” di Mary Pope Osborne- ci spiega
Eugenia Curti, una delle insegnanti della scuola-.
Sulla base di questo racconto e di ricerche fatte
sul web i nostri piccoli artisti hanno confezionato
i loro disegni”.
Per “sfogliarlo” - www.regione.lombardia.it
SEGUE DALLA PRIMA
A oggi non esiste un
singolo test di laboratorio o
clinico per fare diagnosi di
demenza né tanto meno per
predire la risposta ai farmaci
che rendono disponibile
una maggior quantità di
acetilcolina nel cervello
(la diminuzione del numero
di neurotrasmettitori per
l’acetilcolina è tra le principali responsabili dei sintomi della
malattia). “I pazienti che non rispondono in alcun modo al
trattamento farmacologico mostrano una significativa atrofia dei
nuclei colinergici cerebrali e dei fasci di sostanza bianca circostanti
- spiega Gabriella Bottini, Direttore del Centro di Neuropsicologia
Cognitiva del Niguarda-. Attraverso una particolare risonanza
magnetica strutturale è possibile individuare le aree del cervello
in cui c’è una riduzione significativa di sostanza grigia oppure di
sostanza bianca”.
Lo studio, pubblicato su Behavioral Neurology e finanziato
dall’Assessorato alla Sanità della Regione Lombardia, è
stato condotto su 23 pazienti. Sebbene preliminari, i risultati
rappresentano il primo tentativo sistematizzato di creare un
protocollo multidisciplinare per valutare l’efficacia di un farmaco,
uno “spartiacque” importante che in futuro potrebbe rivelarsi
promettente nell’identificare, prima di iniziare la cura, i pazienti
che potranno beneficiare di un altro trattamento piuttosto che di
quello farmacologico.
Una speranza non da poco: si stima infatti che in un Paese delle
dimensioni dell’Italia vi siano circa 65.000 nuovi casi di probabile
malattia di Alzheimer ogni anno e che il costo per la cura di ogni
singolo paziente sia pari a circa 1.500 euro all’anno. In totale si
spendono 8 miliardi di euro all’anno per la cura delle demenze, di
cui oltre 2 solo per i farmaci.
Riconoscimenti
Niguardino
Giornata della Riconoscenza: premiati l’USU e Maria Luisa Mottes
M
edaglia d’oro e Diploma della
Riconoscenza per l’Unità Spinale
Unipolare e per Maria Luigia
Mottes, Presidente della Associazione
Diabetici della Provincia di Milano e del
Coordinamento Lombardia Associazioni
Diabetici (CLAD).
Ecco le motivazioni.
Unità Spinale Unipolare di Niguarda
Avanguardia in Italia per la cura e la riabilitazione delle persone
con lesione al midollo spinale e spina bifida, festeggia nel 2012 i
suoi primi dieci anni di attività.
Guidata dalla dottoressa Tiziana Redaelli, può contare su
altissime professionalità, strumentazioni d’avanguardia e su un
gruppo di volontari che rappresentano un punto di riferimento
quotidiano per i pazienti e le loro famiglie.
Maria Luigia Mottes
Presidente e fondatrice con alcuni medici e volontari
dell’Associazione Diabetici della provincia
di Milano (ADPMi).
Maria Luigia Mottes è una persona energica,
caparbia e tenace, che non si scoraggia mai
e ha come unico progetto ed obiettivo “una
vita migliore per i diabetici”.
Ha fatto dell’Associazione la sua famiglia
e da trent’anni il punto di riferimento per i
diabetici di tutto il nostro territorio.
Il riconoscimento
Dal 1953 la Provincia di Milano organizza la “Giornata
della Riconoscenza” per conferire un riconoscimento
a cittadini e associazioni del mondo culturale, sociale,
artistico, economico, sportivo, legati al territorio del
milanese e che si siano distinti nella propria attività a
favore delle comunità.
Tra i nuovi nati…
Roberto Vecchioni è diventato
nonno per la prima volta: la figlia
Francesca ha scelto il reparto di
Ostetricia del nostro Ospedale
per il parto delle due gemelle
Nina e Cloe.
La sala parto del Niguarda
ha “accolto” anche il primo
vagito di Guido Alberto, il primo figlio della conduttrice
televisiva Caterina Balivo. I migliori auguri per il lieto
evento ai genitori dei piccoli “Niguardini”.
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La carica dei “nuovi mille” - Ospedale Niguarda Cà Granda