L’EUROPA DELL’EURO
Prof. Nino Rebaudo
IL PIANO WERNER
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Le prime iniziative risalgono al 1970
con la costituzione di un comitato di
esperti finanziari e monetari dei sei
Paesi della Comunità, presieduto dal
primo ministro del Lussemburgo
Werner, che elabora un piano (Piano
Werner) contenente un programma
concreto per l’unificazione della
politica economica e per la
realizzazione di un’organizzazione
monetaria che nel 1980 avrebbe dovuto
condurre alla completa liberalizzazione
dei movimenti di capitali, ai cambi fissi
e all’introduzione della moneta unica.
LA FINE DEGLI ACCORDI DI
BRETTON WOODS

Fino al 1971 il sistema monetario
internazionale era regolato
secondo gli accordi di Bretton
Woods del 1944, che
prevedevano cambi fissi tra le
monete, convertibili con il
dollaro a 35 $ per oncia d’oro
(parità aurea del dollaro): per cui
la moneta USA era considerata la
valuta di riferimento e di riserva
LA SITUAZIONE DEGLI ANNI
SESSANTA

Alla fine degli anni Sessanta, a causa
delle spese in Vietnam, la quantità di
dollari in circolazione era
notevolmente aumentata, tanto che i
detentori di dollari, per paura che
questi fossero dichiarati inconvertibili,
cominciarono a chiederne la
conversione in oro. Nixon nel 1971 fu
costretto a decretare la fine degli
accordi di Bretton Woods.
LA RECESSIONE
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Di conseguenza gli USA si
ritirarono dall’impegno di
convertire in oro i dollari
presentati dalle banche centrali dei
Paesi aderenti all’accordo.
 Da quel momento si è passati ai
cambi flessibili ed è subentrata
l’instabilità valutaria, un evento
che, insieme alla recessione
economica, ha indotto la CEE ad
archiviare il Piano Werner
IL SERPENTE MONETARIO
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
I Paesi comunitari, per timore che le loro
monete andassero incontro a fluttuazioni
eccessive, nel 1972 dettero vita al serpente
monetario europeo, un accordo che prevedeva
per le valute degli Stati aderenti (Francia,
Germania, Italia, Benelux) una fascia di
oscillazione in più o in meno del 2,25%
rispetto alle parità stabilite con altre valute e
con il dollaro.
Il serpente monetario è l’accordo relativo alla
creazione di un’area di stabilità tra le monete
dei Paesi della CEE.
IL SISTEMA MONETARIO
EUROPEO (SME)
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Nel 1978 a Bruxelles, i Paesi membri, per
fronteggiare la crisi petrolifera che
provocava la fluttuazione dei tassi
d’interesse, decisero di dar vita allo SME.
 L’accordo, concepito per favorire la
cooperazione finanziaria nell’ambito della
Comunità, aveva come fine ultimo quello di
creare una moneta unica da contrapporre al
dollaro e allo yen. Allo SME aderiscono i
paesi comunitari e nel 1990 il Regno Unito.
L’ECU
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Il fulcro dello SME era
rappresentato dall’Ecu (European
Currency Unit), l’unità valutaria
europea. L’Ecu non era una moneta
vera e propria, ma una moneta
“paniere” formata dall’insieme
delle monete aderenti allo SME in
proporzioni diverse secondo
l’importanza economica di ciascun
Paese. Il marco aveva un’incidenza
maggiore del franco che, a sua
volta, pesava di più del fiorino
olandese.
LO SME E L’ECU
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Il Sistema monetario europeo (Sme) è
l’accordo relativo ai rapporti di cambio tra le
monete dei Paesi membri della Comunità
europea, basato sull’Ecu e in vigore dal 1979.
L’Ecu è la moneta di conto, non circolante, a
cui erano ancorati i tassi di cambio delle
monete dei Paesi aderenti allo Sme e che è
stata in vigore dal 1979 al 1998.
IL PIANO DELORS E LA
MONETA UNICA
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Nel Piano Delors (dal nome del presidente
della Commissione Europea J.Delors),
presentato al vertice di Madrid del 1989, viene
ribadita l’impossibilità di realizzare un
autentico mercato interno senza l’introduzione
di una moneta unica e vengono indicate le
tappe fondamentali per l’attuazione dell’unione
monetaria europea (Ume), di cui si decide di
avviare la prima fase a partire dal 1° luglio
1990, con la liberalizzazione dei movimenti di
capitali.
DAL PIANO DELORS AL
TRATTATO DI MAASTRICHT

Nel 1990 al Consiglio europeo di
Roma vengono istituite due
commissioni intergovernative, una
relativa all’Unione economica e
monetaria e una per l’Unione politica;
ma le condizioni per l’attuazione
dell’Uem e le fasi di realizzazione
sono stabilite nel Trattato di
Maastricht, siglato il 7 febbraio 1992
ed entrato in vigore il 1° novembre
1993.
L’IME E L’INTRODUZIONE
DELL’EURO
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
Il 1° gennaio 1994 a Francoforte viene
istituito l’Ime (Istituto monetario
europeo), l’embrione della futura Banca
centrale europea (Bce), e il 30 settembre
1995 a Valencia i Quindici ribadiscono
l’impegno di rispettare i criteri di
Maastricht.
Il 16 dicembre 1995 il Consiglio europeo
riunito a Madrid decide che il nome della
moneta unica sarà euro e stabilisce la data
del passaggio all’euro come moneta
strutturale per il 1° gennaio 1999 e come
moneta in circolazione per il 1° gennaio
2002.
LA BANCA CENTRALE
EUROPEA (BCE)
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Il 1° luglio 1998 è entrata in funzione la
Banca centrale europea (Bce), cui è
affidato il coordinamento delle politiche
monetarie dei paesi membri (quantità di
moneta, tassi d’interesse, ecc.)
La Banca centrale europea è il massimo
organismo di gestione della politica
monetaria dell’Uem.
Il Sistema europeo delle banche centrali
è l’organizzazione composta dalla Bce e
dalle Banche centrali nazionali dei Paesi
dell’UE.
IL SISTEMA EUROPEO DELLE
BANCHE CENTRALI

La Banca centrale europea e le
Banche centrali nazionali formano il
Sistema europeo delle banche
centrali (Sebc) che deve:
 Vigilare sulla stabilità dei prezzi.
 Definire la politica comunitaria.
 Garantire le operazioni sui cambi
gestendo le riserve in divise estere
(dollaro, yen, franco svizzero).
 Garantire la copertura dei sistemi di
pagamento (carte di credito, assegni,
bancomat).
I PARAMETRI DI MAASTRICHT
I parametri di
Maastricht
Tasso di
inflazione
Non più
dell’1,5%
dell’inflazio
ne media dei
tre Paesi
dell’UE con
tasso di
inflazione
più basso
Disavanzo
pubblico
Non oltre
il 3% del
PIL
Debito
pubblico
Non oltre
il 60% del
PIL
Tasso
d’interess
e
nominale
dei titoli
di Stato
Non più del
2% del tasso
applicato
dai tre Paesi
dell’UE con
inflazione
Tasso di
cambio
Entro i
margini di
fluttuazione
dello SME
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