4
SOSTENIBILITÀ
Mensile - Poste Italiane S.p.A. - sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art.1 c.1; DCB Forlì
Api e impollinazione: buona norma
per avere rese elevate e di qualità
ATTUALITÀ
Strategie di difesa dalla carpocapsa
a confronto in Piemonte
EMILIA-ROMAGNA
Dalla sperimentazione regionale
nuove varietà di drupacee minori
Anno LXXVI - N. 4 - APRILE 2014
rivista di
e di ortofloricoltura
Anno LXXVI - Numero 4 - APRILE 2014
SPECIALE CILIEGIO
4 L’esportazione guarda a Est
24 Trovato un gene che controlla
FABIO LUNATI
la dimensione delle ciliege
08 La coltivazione in Trentino-Alto Adige
per un’offerta tardiva di qualità
TOMMASO PANTEZZI - SERGIO FRANCHINI
MASSIMO ZAGO
PAOLO DE FRANCESCHI - LUCA DONDINI
AMY IEZZONI
30 Modificazioni nella qualità dei frutti
12 Influenza di nuovi sistemi di copertura
su maturazione e riduzione
del “cracking”
in varietà della serie Sweet
MICHELANGELO GRANDI - STEFANO LUGLI
RICCARDO CORREALE
34 Effetto del portinnesto e della forma
MICHELANGELO GRANDI - STEFANO LUGLI
LUCIA PICCININI - RICCARDO CORREALE
GUGLIELMO COSTA - CHIARA ETIOPI
WALTER MONARI
di allevamento su produttività e qualità
dei frutti di nuove varietà
18 Più elevate le rese e la qualità dei frutti
4
Ciliegio: qualità dell’offerta e nuove
strategie commerciali per restare
leader
MICHELANGELO GRANDI - STEFANO LUGLI
RICCARDO CORREALE
con la potatura lunga
DAVIDE NERI - STEFANO LUGLI
ROMANO AMIDEI
ECONOMIA E TECNICA
38 Il servizio di impollinazione tramite api
nella frutticoltura professionale
TIZIANO RONDININI - ANTONIO GNES
GIAN LORENZO CALZONI
42 Il controllo eco-compatibile
della mosca delle olive
46 Una moderna “pomologia artificiale”
costruita con la tecnica della cera d’api
TOMMASO ECCHER
50 Susine essiccate: la parola all’IPA
CARLO ALBERTO LEVI
42
Olivo: nuove tecnologie integrate
per la difesa dalla mosca
GIOVANNI BENELLI - GIOVANNI CARUSO
ANGELO CANALE - RICCARDO GUCCI
RUBRICHE
53 Dai frutteti piemontesi
59 Il caso Campania
55 Dall’Emilia Romagna
61 Le aziende informano
62 Indice 2013
DAL
DEL
CRESO DI CUNEO
CRPV
57 Dai frutteti metapontini
DI
DI
CARLO BORRELLI
46
CARMELO MENNONE
L’antica pomologia rivive
in una mostra contemporanea
Con gli occhi puntati ad Est
Con il ritorno della bella stagione torniamo a parlare di frutta estiva.
Torniamo quindi a parlare di ciliegio. Cosa ci insegna, oggi, questo
fascicolo speciale di Frutticoltura? Il ciliegio in Italia in un decennio è
tornato ad essere una bella realtà produttiva in molte zone del Paese,
dal Sud, dove la Puglia continua a dominare l’offerta forte dei suoi
ampi investimenti, al Centro, dove in Emilia-Romagna il “marchio
Vignola” (forte di un recente IGP) dimostra l’utilità di sfruttare tipicità
territoriale e innovazione produttiva, fino al Nord, dove molte vallate
del Trentino-Alto Agide stanno diventando una felice e redditizia realtà imprenditoriale.
Non solo questo i Lettori potranno leggere nelle pagine che seguono;
al centro dell’attenzione gli argomenti di maggiore attualità sotto il
profilo tecnico-agronomico: dai sistemi di copertura del ceraseto per
prevenire o limitare i danni da pioggia, ai modelli di allevamento e
potatura per incrementare le densità di piantagione e le rese ettariali,
fino alle modalità di raccolta per massimizzare la qualità del prodotto
immesso nei circuiti commerciali. A monte di tutto, la necessità di
un forte rinnovamento varietale, capace di coniugarsi con le migliori
tecnologie produttive per garantire ai consumatori un’offerta che oggi
deve soprattutto rispettare standard elevati in termini di calibro e colore dei frutti, consistenza della polpa, profilo aromatico e, soprattutto,
freschezza all’apparenza nel momento di acquisto.
Con queste condizioni la cerasicoltura italiana sembra ancora in grado di mantenere una posizione di leadership nei mercati europei,
senza con ciò far finta di non vedere la crescente potenzialità della
concorrenza estera; non a caso in apertura di questo numero il dr.
Lunati di Nomisma, analizzando le dinamiche del “trading” di settore,
pone l’accento sulla necessità di allargare il nostro fronte di mercato,
puntando alla “conquista” di nuovi spazi commerciali che si stanno dimostrando interessanti e recettivi, soprattutto guardando all’Est
dell’Europa. In questi ambiti, la marca italiana, la tradizione produttiva e qualitativa “made in Italy”, possono essere un valore aggiunto di
sicuro successo e distintività.
U.P.
rivista di
e di ortofloricoltura
Anno LXXVI - 4 Aprile 2014 - www.agricoltura24.com
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Speciale CILIEGIO
L’esportazione guarda a Est
FABIO LUNATI
Nomisma - Bologna
L
a Fao (Food Agriculture Organisation) stima che nel
mondo si producano oggi oltre 2,2 Ml di t di ciliegie,
destinate al consumo fresco o utilizzate come ingrediente di base dall’industria alimentare per composte di
frutta e marmellate. In Italia, ogni anno vengono raccolte
oltre 100.000 t di ciliegie, un quantitativo che fa del nostro
il Paese leader dell’Ue, davanti alla Spagna. In particolare,
nel 2013 la produzione nazionale è stata di circa 135.000
t (dato Istat), un quantitativo in crescita del 29,1% rispetto all’anno precedente. Il ciliegio è presente in molte parti del territorio nazionale, ma la qualità della produzione
raggiunge punte di eccellenza in Veneto (Marostica, Vr),
Emilia-Romagna (Vignola, Mo), Campania e Puglia (Turi e
Conversano, Ba).
Il mercato
Il
merccaatto
me
o nazionale
nazi
azio
iona
nalee è il
il naturale
natu
na
turra
allee sbocco
sb
bo
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fru
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di ciliegie
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dove
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il mercato
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lle
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ciliegie
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li
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ella
el
la frutta
ffru
rutt
ru
ttaa es
tt
esti
estiva.
tiva
ti
va. Le esportazioni
va
eesp
spor
sp
orta
or
tazi
ta
zion
zi
on
oni
ni
di ciliegie (dolci ed acide) pesano per circa il 10% sulla produzione nazionale e si dirigono prevalentemente verso Paesi limitrofi all’Italia, Germania, Svizzera Austria e Francia in
particolare. Tuttavia, i progressi nello sviluppo di tecnologie
di lavorazione post-raccolta sempre più adatte alle specifiche caratteristiche del frutto (conformazione, peduncolo,
resistenza, ecc…) e l’incremento di efficienza dei sistemi
di conservazione e trasporto nel mantenere uno standard
qualitativo elevato lasciano ben sperare per gli anni a venire
nella possibilità di ampliare gli sbocchi di mercato ad una
platea di Paesi sempre più
ampia.
TAB. 1 - ESPORTAZIONI ITALIANE DI CILIEGIE FRESCHE PER PAESE DI DESTINAZIONE NEL 2013
In particolare, nel 2013
Prezzo
export
Prezzo
import
(gennaio-ottobre) sono staPaesi
Export (t)
Import (t)
Saldo (E-I)
(€/kg)
(€/kg)
te complessivamente collocate oltre confine circa
Totale
10.404
7.936
2.468
3,7
2,0
10.400 t di ciliegie (escluse
di cui:
le ciliegie acide). Il saldo
Germania
4.386
757
3.629
3,7
1,7
tra esportazioni ed importazioni (E-I) è stato di quasi
Svizzera
1.196
0
1.196
4,5
2.500 t, cioè quattro volLituania
845
0
845
1,9
te maggiore che nel 2012
Belgio
582
7
575
4,4
3,8
(Tab. 1).
La crescita delle esportaDanimarca
258
126
132
2,9
zioni nel 2013 è spiegabile
Spagna
499
3.248
-2.749
4,3
1,9
con un aumento generalizzato degli invii di prodotto
Turchia
0
1.957
-1.957
2,9
su mercati di Paesi comuAltri Paesi
2.638
1.842
796
3,5
1,5
nitari fino ad ora rimasti ai
Fonte: elaborazioni su dati Istat; sono escluse le ciliegie acide.
margini dei flussi di inter-
4
FRUTTICOLTURA - n. 4 - 2014
Origine ed evoluzione delle drupacee
grande successo recentemente conseguito dalla biotecitaliana nel sequenziamento delle principali rosaIceelnologia
da frutto, quali melo e pero (progetti internazionali di
IASMA, San Michele all’Adige) e pesco (CRA – Roma, Università di Udine e PTP Lodi, Milano e altri) ha riportato d’attualità l’origine e l’evoluzione filogenetica di queste importanti specie. Si è scoperto, ad esempio, che le due specie
melo e pero (allotetraploidi) derivano dalla fusione cromosomica (raddoppio dei precedenti 18 nella specie diploide) e
successiva perdita di un cromosoma da cui l’attuale numero
base 17 (2 n = 34) avvenuta forse milioni di anni fa.
Molto opportunamente, quindi, l’ISHS ha pubblicato, in
collaborazione con l’American Soc. Hort. Science e l’American Pomological Society, un volume della serie “Scripta
Horticulturae” curato da J. Janick e già apparso su Hort.
Reviews, che fa il punto sulla storia evolutiva, l’origine e la
disseminazione di cinque specie di rosacee – drupacee (Pesco, Ciliegio, Albicocco, Susino e Mandorlo). Per la verità,
il principale autore dei primi quattro capitoli è stato Miklos
Faust, il grande studioso ungherese/americano di Beltsville
che, oltre alla fisiologia arborea, negli ultimi anni della carriera (fra il 1995 e il 1999) si era interessato della filogenesi
delle specie da frutto. A lui, infatti, ben noto e venuto spesse
volte in Italia, è stato dedicato il volume.
Di ogni specie viene presentata la classificazione botanica,
tassonomica ed i riferimenti alle attuali specie coltivate; poi,
molto interessanti, le conoscenze sulle aree di origine delle
singole specie, come sono emerse dalla letteratura interna-
IL LIBRO
“Origin and Dissemination of
Prunus Crops: Peach, Cherry,
Apricot, Plum, Almond”. Edito da
J. Janick – ISHS, ASHS e APS –
Scripta Horticulturae (11), 2011 –
inglese, 42 $ (ISHS, Leuven, Belgio;
info@ishs-org).
zionale e dai riferimenti artistici
lasciatici dalle varie civiltà (con
significative esemplificazioni
iconografiche). Poi la ricerca
delle varie fasi storiche della
“migrazione” di questi frutti
nei vari continenti e della “domesticazione” delle specie più note.
Viene poi riportata anche una rassegna storica delle principali varietà coltivate nel ’900. Quando possibile, si dà conto anche dei vari passaggi e percorsi avvenuti nei secoli
precedenti, specie se supportati da dipinti, raffigurazioni
ed opere pomologiche reperibili in letteratura. Come scrive
il prof. J. Janick nella prefazione, grazie alla “sponsorship”
dell’ISHS, dell’ASHS e dell’APS, ha rivisto ora la luce in forma organica questo prezioso volume che costituisce “un’opera miliare di consultazione per tutti i pomologi e gli studiosi interessati all’origine ed evoluzione delle drupacee e alla
„
storia della frutticoltura”.
S. Sansavini
FRUTTICOLTURA - n. 4 - 2014
5
AGOIV
AGOIII
AGOII
AGOI
LIV
LIII
LII
LI
GIV
GIII
GII
GI
MGV
FRUTTICOLTURA - n. 4 - 2014
MGIV
6
MGIII
MGII
scambio delle ciliegie: Li14,0
tuania, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Cro12,0
Turchia
Grecia
Germania
azia. In dettaglio, l’analisi
della bilancia commercia10,0
le, condotta per Paese di
Italia
Spagna
destinazione, mette in evidenza come l’Ue (28 mem8,0
bri) sia la destinazione privilegiata delle esportazioni
6,0
italiane; nel 2013 verso i
Paesi di questa area si sono
4,0
dirette complessivamente
oltre 8.900 t di prodotto,
per un valore complessi2,0
vo di circa 32 Ml €, pari
all’84% dell’export totale.
0,0
In particolare, in cima alla
graduatoria dei principali
Paesi con i quali l’Italia ha
Fonte: elaborazioni su dati BLE (Bundesanstalt für Landwirtschaft und Ernährung).
mantenuto un saldo comDati relativi a: Amburgo, Berlino, Colonia, Monaco e Francoforte per il 2013; valori in €/kg nel periodo maggio-novembre per i calibri grandi.
merciale (E-I) positivo vi è
la Germania (4.386 t).
Fig. 1 - Germania: andamento settimanale delle quotazioni delle ciliegie sui principali mercati all’ingrosso
La graduatoria prosegue distinte per Paese di origine.
poi, in ordine decrescente di importanza, con la Lituania (la vera novità rispetto al la Germania oltre i due quinti (42,2%) delle esportazioni
2012, quando aveva importato poco meno di 90 t) e, ad una italiane di ciliegie (escluse le ciliegie acide). L’analisi delcerta distanza, il Belgio e la Danimarca, rispettivamente, le quotazioni delle ciliegie fresche (dolci) sul circuito dei
con 582 e 258 t. Il primo dei Paesi europei extra-comunitari mercati all’ingrosso tedeschi (Amburgo, Berlino, Colonia,
ed il secondo mercato di destinazione delle ciliegie è stata Monaco e Francoforte) ha consentito di verificare che, dula Svizzera con circa 1.200, per un valore di oltre 5 Ml €. rante la campagna commerciale (maggio-agosto), l’Italia
Per trovare una altro Paese extra-comunitario europeo biso- si è affacciata sul mercato tedesco con continuità a partire
gna scendere fino all’ottavo posto dove si trova la Federa- dalla seconda settimana del mese di maggio; all’inizio con
zione Russa verso cui si sono dirette circa 180 t di prodotto. prodotto di piccolo calibro, per poi presidiare il mercato
L’Italia è anche un Paese importatore e le ciliegie provengo- con frutti più grandi (Fig. 1).
no da altri Paesi mediterranei sia comunitari che extra-co- In questo periodo l’offerta dell’Italia è risultata contestuale
munitari. La presenza di ciliegie provenienti da questa area a quella di Spagna (varietà Burlat, Prime Giant e Summit) e
è da tempo una realtà consolidata. In particolare, i princi- Grecia. Le quotazioni sono oscillate dai 3,7 €/kg del prodotpali competitor sono Spagna e Turchia che possono avvan- to greco ai 4,8 €/kg di quello iberico. Il prodotto di questi
taggiarsi di un costo della manodopera concorrenziale. Nel tre Paesi ha anticipato di qualche settimana l’arrivo delle
2013 la maggior parte delle importazioni di ciliegie è stata ciliegie provenienti dalla Turchia, principale Paese extraproprio di origine iberica (oltre 3.200 t) e turca (poco meno Ue fornitore della Germania. Al suo apparire sul mercato
di 2.000 t). Nel 2013, complessivamente, questi due Paesi le quotazioni del prodotto turco si sono attestate intorno
hanno pesato sulle importazioni totali a volume dell’Italia a 5,5 €/kg. L’offerta di Grecia, Italia e Spagna (ai quali si è
per il 66,5%. L’unica singolarità di un anno sostanzialmente aggiunta anche la Francia a partire da giugno) si è protratta
positivo per l’export di ciliegie è il peggioramento del saldo per tutto giugno e fino alla fine di luglio, quando gli arrivi
commerciale del nostro Paese verso la Francia che ha reso di prodotto da questi Paesi sono cessati, lasciando il campo
l’Italia, seppur per poche decine di t, importatore netto dal al solo prodotto turco ed alla produzione locale, comunPaese transalpino.
que disponibile con continuità sul mercato sin dai primi di
Come per altri prodotti del paniere ortofrutticolo, al fine di giugno.
consolidare le posizioni detenute sui mercati esteri è ne- La campagna commerciale si è poi conclusa con quotazioni
cessario per gli operatori gestire al meglio il frutto in post- della produzione nazionale di poco inferiori ai 3 €/kg, un
raccolta – confezionamento, imballaggio, ecc..– in modo valore in linea con quello della Spagna, ma inferiore a quelda garantire una valorizzazione commerciale ottimale. In la della Francia e della Grecia, entrambe a quota 3,8 €/kg.
particolare, per la ciliegia è importante avere un packaging La disponibilità della ciliegia su un arco di tempo ristretto,
(sovra-imballo, imballo e confezione) in grado, da un lato, associata alla forte concorrenza degli altri Paesi ed all’abdi valorizzare al meglio tutti gli attributi di carattere visivo e bondanza di prodotto (al culmine della campagna erano
sensoriale di questo frutto (calibro/pezzatura, colore lucen- 6-8 i Paesi che si sono contesi il mercato, inclusa l’offerta
tezza, assenza di difetti superficiali visibili, ecc..) e, dall’al- locale) obbliga il prodotto italiano a cercare di sfruttare al
tro, di evidenziare la sua provenienza dall’Italia, elemento meglio le opportunità che derivano dal fatto di disporre di
che resta a tutti gli effetti un valore aggiunto.
un elevato standard di qualità. In questa logica conviene
La struttura delle esportazioni italiane di ciliegie è asimme- affidarsi alla chiara riconoscibilità dell’origine italiana del
trica, cioè squilibrata verso alcuni Paesi, il più importan- prodotto garantito dalla marca industriale o dalle Denomite dei quali è la Germania. Nel 2013 si sono diretti verso nazioni di Origine (Igp).
„
Tecnica
SPECIALE CILIEGIO
La coltivazione in Trentino-Alto Adige
per un’offerta tardiva di qualità
TOMMASO PANTEZZI (1) - SERGIO FRANCHINI (1) - MASSIMO ZAGO (2)
(1)
(2)
Fondazione Edmund Mach – San Michele all’Adige (Tn)
Centro di Sperimentazione Agraria e Forestale di Laimburg (Bz)
Presente per decenni in
coltivazione promiscua e
marginale, oggi la cerasicoltura
di montagna è una felice realtà
produttiva in alcune vallate
dove il melo trova limitazioni
edafiche e varietali.
Si punta alla forte
specializzazione degli
impianti e ad un limitato
numero di cultivar per
garantire omogeneità e
costanza qualitativa alla fase
commerciale.
L
a coltivazione del ciliegio nelle
aree frutticole montane del Trentino Alto-Adige è sempre stata
presente. Tradizionalmente questa
specie veniva coltivata a margine dei
campi come coltura secondaria, con
portinnesti di elevato vigore e spesso
con varietà locali commercialmente
poco interessanti. Conseguentemente, le produzioni erano molto variabili, con qualità spesso compromessa
da precipitazioni in prossimità della
raccolta. Con questo sistema di coltivazione la redditività della coltura
stava diventando non più sostenibile
per i produttori anche a causa degli
incostanti conferimenti alle strutture
commerciali.
Verso la metà degli anni ’90 è stato
avviato un progetto fra la Cooperativa
Sant’Orsola, i tecnici dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige e l’Assessorato Agricoltura per rilanciare una
nuova cerasicoltura in alcune vallate
del Trentino. Per questo si cercò di individuare una tipologia di ceraseto che
potesse essere gestita come un moderno impianto frutticolo, con produzioni
8
FRUTTICOLTURA - n. 4 - 2014
Fig. 1 - Impianto di Kordia in Val Venosta.
costanti e con varietà commercialmente interessanti che potessero garantire
maggiore redditività ai produttori.
Cerasicoltura di montagna
Nella scelta varietale i fattori tenuti
in considerazione sono stati quelli di
puntare su poche varietà per rendere
la più omogenea possibile la qualità
offerta, con epoca di raccolta tardiva
e conseguentemente presenza sul mercato nei momenti di minore concorrenza commerciale. Questo è reso possibile anche dalla particolarità derivata
dalle diverse fasce altitudinali presenti
in Trentino-Alto Adige in cui è possibile coltivare il ciliegio. Esistono, infatti,
impianti che dalle zone di fondovalle
(sui 250 m s.l.m.) si espandono verso
l’alto interessando in maggior misura
le fasce di altitudine fra i 500 e i 900
m s.l.m., ma con qualche impianto che
è stato realizzato anche ad altitudini
di 1000 m ed oltre. Questo processo
ha portato a espandere la coltura sia
nelle aree tradizionalmente coltivate a
ciliegio come la Valsugana, sia in altre
nuove come la Val di Non e il Bleggio,
che oggi rappresentano circa il 40%
dei circa 180 ha di superficie coltivata
in Trentino.
Per quanto riguarda l’Alto Adige,
verso la fine degli anni ’90 la superficie coltivata a ciliegio non superava i
5 ha. Tra il 2000 e il 2005 sono stati realizzati i primi impianti moderni
con predisposizione per la copertura
antipioggia. La superficie nel 2005 ha
raggiunto circa 20 ettari. Tra il 2006 e
il 2013 la crescita è stata molto più decisa e ad oggi si contano circa 85 ettari
di ciliegio specializzato. La tendenza è
in continuo aumento, soprattutto nelle zone dell’alta Val Venosta (Fig. 1).
I primi ceraseti moderni in Alto Adige
sono stati realizzati nelle aree montane
della Bassa Atesina e in seguito nuovi
Distribuzione delle precipiatazioni in Alto Adige in mm
media 1965 - 20012 - Laimburg
120
98
100
93,4
90,1
88,7
83,6
81,1
75,5
80
mm
impianti sono stati costituiti un po’ in
tutta la regione, fino a quote di 800900 m s.l.m.: Val Pusteria, Val Sarentino, Burgraviato, ma soprattutto Val Venosta. Qui il primo impianto sperimentale è stato realizzato in collaborazione
con il Centro Sperimentale di Laimburg
in Val Martello ad una quota di 1.300
m, ma in seguito la superficie a ciliegio
è cresciuta e produce oggi la maggiore
quantità di ciliegie della provincia di
Bolzano. Circa l’80% delle coltivazioni di ciliegie è collocata ad un altitudine che va dai 700 ai 1.000 m. I restanti
ceraseti si trovano dai 1.000 ai 1.500
m s.l.m.
57,4
60
45,6
40
36,5
37,2
30,6
20
0
Jan
Feb
Mar
Apr
Mai
Jun
Jul
Aug
Sep
Okt
Nov
Dez
Fig. 3 - Numero medio di giorni di pioggia in Alto Adige.
Varietà e sistemi di impianto
mm di pioggia media 2001-2013
rilevati a Pergine Valsugana
200
150
100
50
e
m
ce
di
br
m
ve
br
e
e
br
to
no
ot
m
tte
se
ag
os
br
e
to
io
gl
lu
no
ug
gi
ag
gi
o
e
m
ril
ap
zo
ar
m
ra
bb
fe
nn
ai
io
o
0
ge
Le cultivar che si sono maggiormente affermate in questi ambienti montani, principalmente scelte per caratteristiche di qualità commerciale, sono
state Kordia e Regina, che accanto ai
relativi impollinatori rappresentano ormai la maggior parte della produzione,
con percentuali variabili fra 60 e 80%
in Trentino e fino al 90% in Alto Adige.
La restante quota è ancora rappresentata da varietà sia locali (es. Durone di
Costasavina) che tradizionali (es. Van,
Mora di Cazzano, Ferrovia, canadesi
autofertili, ecc.).
La tipologia di ceraseto che si è affermata maggiormente è quella di un
impianto a vigoria contenuta grazie
all’adozione di portinnesti nanizzanti,
con densità variabile fra 1000 e 2000
Fig. 4 - Precipitazioni medie mensili del periodo 2001-13 a Pergine Valsugana (Tn).
piante ad ettaro e distanze di m 3,5-4
fra le file e 1,5-2,5 sulla fila (Fig. 2). I
portinnesti più frequentemente adottati sono quelli semi-nanizzanti come
Gisela 5 e, in minor misura, Gisela 6.
Fig. 2 - Panoramica di impianti di ciliegio in alta Val di Non.
Sono inoltre presenti impianti messi a
dimora su altri portinnesti più vigorosi
come Colt, MaxMa 14, che salvo rare
eccezioni non hanno risposto abbastanza bene alle attese produttive.
La forma di allevamento più frequentemente utilizzata è quella a fusetto, che viene realizzata partendo
prevalentemente da astoni di un anno,
con o senza rami anticipati, ribattuti a
80-90 cm da terra, cercando di creare un palco basale di 3-4 branche al
primo anno. Questo si ottiene con successivi interventi al verde eliminando
i concorrenti della cima per favorire il
rivestimento basale, accompagnati da
eventuali legature di rami di vigoria
eccessiva. Al 2° anno, ottenuta la struttura di base adeguata, si spunta leggermente il prolungamento dell’astone,
ripetendo nuovamente gli interventi, al
verde, in estate e ottenendo un secondo palco di vigoria inferiore a quello
basale. Dal 3° anno in poi gli interventi
si limitano a mantenere un equilibrio
omogeneo della pianta, non spuntando
più la cima, e mantenendo leggera la
parte apicale della pianta con l’eliminazione di parte dei germogli concorrenti.
Nelle zone produttive di montaFRUTTICOLTURA - n. 4 - 2014
9
Fig. 5 - Gelate primaverili possono danneggiare gli organi fiorali del
ciliegio; nella foto la gelata di aprile 2012 in Val di Non.
gna il clima estivo è contraddistinto
da frequenti precipitazioni (Figg. 3-4),
spesso con bagnature prolungate, che
in certe annate possono compromettere il raccolto a causa delle spaccature
dei frutti. Questo ha indotto i produttori a realizzare i nuovi impianti con
coperture antipioggia che permettono
di ridurre notevolmente l’incidenza del
“cracking”, oltre ad offrire altri indiscutibili vantaggi come la maggiore persistenza dei trattamenti, la riduzione
dei marciumi ed una migliore qualità
e pezzatura dei frutti. Infine, la raccolta
può essere eseguita al giusto grado di
maturazione e può continuare anche
in caso di maltempo.
Rese interessanti
La produzione (Tab. 1) oscilla molto di anno in anno in quanto strettamente legata all’andamento climatico:
gelate tardive, condizioni avverse durante la fioritura (Fig. 5) possono determinare un’elevata cascola dei frutti. Negli impianti più recenti in piena
produzione in certe annate si possono
produrre fino a 200-250 q ad ettaro,
ma la media della maggior parte dei
casi si attesta intorno ai 100-130 q/ha
per anno. In particolare, Kordia si è
dimostrata una varietà molto sensibile alle gelate precoci che si verificano
anche ai primi stadi fenologici. Regina
presenta qualche problema di stabilità
delle produzioni e in talune annate si
manifestano cascole precoci dei frutticini, anche in presenza di piante impollinanti. L’epoca di raccolta varia in
funzione della varietà e dell’altitudine,
nonché dell’esposizione del ceraseto.
La raccolta in Alto Adige inizia nella
10
FRUTTICOLTURA - n. 4 - 2014
Fig. 6 - Particolare del danno da Drosophila suzukii sul frutto.
TAB. 1 - PRODUZIONI MEDIE DI CILIEGIO
NEGLI ULTIMI ANNI IN TRENTINO E IN
ALTO ADIGE
Produzioni annuali
Anno
Alto Adige *
Trentino
t
ha
t
ha
2010
400
50
1.643
173
2011
500
65
1.394
176
2012
250
75
1.026
178
2013
700
80
1.303
180
* produzione stimata
penultima settimana di giugno con
Kordia e finisce con Regina verso la
terza settimana di agosto. In Trentino
la raccolta di Kordia inizia alla metà
di giugno negli impianti di fondovalle
e termina ai primi di agosto con quelli
ad altitudini di circa 1000 m s.l.m. Per
Regina la raccolta è posticipata di circa una settimana.
In Trentino-Alto Adige le principali
avversità fungine che più frequentemente risultano dannose sono: Monilia
laxa e fructigena, Coryneum, Cylindrosporium. Questi funghi vengono adeguatamente controllati da un’attenta
difesa chimica durante la stagione vegetativa, quando, in determinati stadi
fenologici, le condizioni metereologiche possono essere favorevoli al loro
sviluppo. Sono importanti inoltre altre
strategie di contenimento come, ad
esempio, interventi di potatura finalizzati all’eliminazione del patogeno,
all’areazione della chioma, la predisposizione delle coperture antipioggia
ed una corretta gestione agronomica
dell’impianto. Fra i fitofagi del ciliegio,
i più importanti che si riscontrano negli
ambienti di montagna sono la tignola
delle gemme, gli afidi, i tortricidi ricamatori e la mosca delle ciliegie.
Sicuramente l’insetto che da qualche anno a questa parte preoccupa di
più i cerasicoltori è la Drosophila suzukii, piccolo moscerino appartenente alla famiglia delle Drosophilidae (es. D.
melanogaster o moscerino della frutta).
La pericolosità di questo insetto è dovuta principalmente al momento in cui
danneggia il frutto, in prossimità della
maturazione, e all’entità del danno che
può raggiungere, che nei casi più gravi
può compromettere l’intera produzione (Fig. 6).
In prospettiva
La coltura del ciliegio in ambienti
montani suscita ancora un certo interesse, considerato che al momento le
produzioni tardive e di elevata qualità
riscuotono buone remunerazioni. In
particolare, nelle zone intorno ai 700
m di altitudine e fino a circa 1000 m,
dove il melo tende a raggiungere i propri limiti in altezza e le alternative varietali a Golden Delicious sono difficili
da individuare, questa coltura potrebbe trovare un ambiente favorevole. Esistono, tuttavia, delle criticità ad un’ulteriore espansione dei nuovi impianti,
dovute principalmente al notevole investimento che un impianto di ciliegio
comporta, in quanto è imprescindibile
la copertura antipioggia. Altre criticità che possono frenare l’espansione
della coltura sono la produttività degli
impianti, che spesso non supera i 100
quintali ad ettaro, e la presenza di Drosofila suzukii che in certe annate può
Q
rendere problematica la difesa.
Tecnica
SPECIALE CILIEGIO
Influenza di nuovi sistemi di copertura
su maturazione e riduzione del “cracking”
MICHELANGELO(2)GRANDI(1) - STEFANO(2)LUGLI(1) - LUCIA PICCININI(1) - RICCARDO CORREALE(1) GUGLIELMO COSTA(1)
CHIARA ETIOPI - WALTER MONARI
(1)
(2)
Dipartimento di Scienze Agrarie - Università di Bologna
Consorzio della Ciliegia, della Susina e della Frutta Tipica di Vignola (Mo)
Positive le indicazioni
preliminari fornite da alcune
nuove tipologie di teli protettivi
per evitare o ridurre i problemi
della spaccatura dei frutti in
caso di forti precipitazioni.
Si allargano le possibili soluzioni
per la copertura dei ceraseti con
opzioni in grado di influenzare
anche l’epoca di maturazione e
alcune componenti qualitative
delle ciliegie.
Resta imprescindibile la
sensibilità varietale.
C
onsiderando la remuneratività
del prodotto ciliegia, l’impiego
delle coperture plastiche per ridurre le perdite di prodotto dovute alle
spaccature da pioggia sta assumendo,
negli ultimi tempi, sempre maggior interesse (Schmidt, 2005; Sekse, 2008).
Attualmente il sistema di protezione
maggiormente diffuso è di tipo “a capannina”, mentre il telo di copertura
più impiegato è un tessuto retinato
generalmente realizzato in polietilene
ad alta densità con laminazione/plastificazione in polietilene a bassa densità.
Negli ultimi anni sono stati realizzati
nuovi teli protettivi differenti per gamma di materia prima utilizzata, alcuni
dei quali sono stati testati al fine di valutare la loro influenza sulla riduzione
del “cracking”, sull’epoca di maturazione e sulla qualità dei frutti di alcune
varietà di ciliegio.
Alcuni test nel Vignolese
La sperimentazione è stata condotta a Vignola (Mo) nel 2012 su quattro
12
FRUTTICOLTURA - n. 4 - 2014
TAB. 1 - PRINCIPALI CARATTERISTICHE DEI TELI IMPIEGATI NELLA PROVA
Telo
Caratteristiche
Varietà
Anisolar Plus
Tela laminata HDPE-LDPE
Peso: 170 g/mq; rinforzo laterale 350 gr/mq; rinforzo centrale
240 gr/mq
Tutte
Anigold 200
anticipante
Film LDPE super additivato. Colorazione bianca.
Spessore nominale 200 μm; rinforzo laterale 710 μm; rinforzo
centrale 470 μm
Giorgia
Anisummer 200
Film LDPE super additivato. Colorazione gialla.
Spessore nominale 200 μm; rinforzo laterale 650 μm; rinforzo
centrale 550 μm
Regina
Politex 150
Tessuto di rafia HDPE con plastificazione HDPE da un lato.
Cimose laterali rinforzate e forate
Samba
Solution
Sistema semi-automatizzato. Tessuto in HDPE con laminazione in
LDPE.
Dotato di una speciale spalmatura anti raggi solari che riduce la
trasmissione dei raggi UVA e UVB
B. Moreau
varietà diffuse nell’areale: Bigarreaux
Moreau, Giorgia, Samba e Regina. Oltre ad un telo di tipo retinato (Anisolar
Plus), che nella prova in oggetto è stato
impiegato come materiale di riferimento, sono state sperimentate 4 nuove soluzioni: le principali caratteristiche di
questi teli e le diverse combinazioni in
prova sono riportate in tabella 1. In ciascuna cultivar sono state inoltre lasciate
scoperte alcune piante rappresentanti
la tesi di “controllo”. In corrispondenza di ogni tipologia di copertura e di
una tesi di “controllo” sono stati posti
dei termoigrografi per misurare i valori
di temperatura ed umidità.
Alla raccolta di ciascuna tesi si è proceduto alla valutazione dell’entità e della tipologia delle spaccature delle drupe attraverso il campionamento casuale
di un numero elevato di frutti sia nella
fascia produttiva più alta (oltre i 3 metri
da terra), sia in quella più bassa (sotto
i 3 m. da terra). Con il medesimo criterio sono stati prelevati campioni rappresentativi di frutti sui quali sono state
eseguite analisi qualitative avvalendosi
anche di uno strumento non distruttivo,
il “Cherry-Meter”, nuova tecnologia a
base NIR; ciascun campione è stato così
suddiviso in classi di maturazione omogenee le quali sono state sottoposte, per
singolo frutto, alle seguenti analisi: peso
(g); colore dell’epidermide (con colorimetro portatile Minolta Chromameter
II); elasticità dell’epidermide mediante
Durofel-Setop (puntale 25); consistenza della polpa (penetrometro FTA Güss,
puntale Ø 6 mm); contenuto in solidi
solubili (rifrattometro digitale Atago);
l’acidità è stata invece misurata su tre
repliche dell’intero campione parcellare mediante Titolatore Crison Compact
Tritator 1.
Precipitazioni e variazioni
del microclima
Le piogge si sono concentrate soprattutto nel mese di maggio per un
totale di 110 mm, oltre 70 dei quali
caduti in coincidenza con l’inizio della
raccolta di B. Moreau. Nel mese di giugno, invece, le precipitazioni sono sta-
te di molto inferiori, per un totale di poco più di 10 mm cumulati, concentrate
specialmente tra la fine della raccolta
di Giorgia e l’inizio di Samba. Osservando l’andamento termo-igrometrico
medio al di sotto dei teli e nel “controllo” nell’arco della giornata (Fig. 1), si
può notare come la temperatura abbia
assunto andamenti diversi a seconda
del tipo di materiale considerato: a metà mattina (ore 10-11), infatti, Anisolar
Plus, Politex 150 e Anisummer hanno
fatto registrare temperature di circa 2
°C superiori al controllo, mentre Anigold 200 anticipante ha continuato a
mantenere una temperatura inferiore
fino alle ore 12 (con punte anche di
quasi -7 °C rispetto al controllo) per
poi assumere un andamento simile al
controllo.
Durante le ore pomeridiane e serali l’andamento della temperatura è
stato molto simile al di sotto di tutti i
teli con picchi massimi di +2 °C di differenza rispetto al controllo osservati
in Anisummer. L’unico telo a differenziarsi è stato Solution che, nell’intervallo compreso dalle 16 alle 20, ha
fatto registrare temperature superiori
al controllo con un picco massimo
alle 17 (+5,7 °C). L’umidità relativa è
risultata maggiore sotto le coperture
specialmente tra le ore 7 e le 19: in
questo intervallo le uniche eccezioni
sono state rilevate in Anisolar Plus,
Politex 150 e Anisummer, con valori paragonabili a quelli del controllo
solo nelle ore 10-11 (valori intorno al
47%), ed in Solution che ha mantenuto un’umidità relativa inferiore di circa il 5% rispetto all’esterno dalle 18
alle 20. L’umidità si è invece sempre
mantenuta superiore al controllo al di
sotto di Anigold 200 anticipante, con
le differenze più marcate (+20%) registrate tra le ore 8 e 10.
Entità e tipologia di spaccature
La copertura del ceraseto con materiali plastici, pur non impedendone
la comparsa, ha ridotto notevolmente
il danno da spacco che, mediamente,
è passato dal 44% nelle tesi scoperte a
solo il 13% nelle piante al di sotto dei
teli (Tab. 2).
Il decorso climatico sfavorevole di
fine maggio-inizio giugno ha causato danni notevoli sia nel controllo di
B. Moreau, varietà molto suscettibile
allo spacco (60% della produzione
danneggiata), sia in quello di Giorgia
(23%), nonostante la sua tolleranza al
“cracking”. Nelle tesi coperte di en-
Fig. 1 - Temperature e umidità relativa medie giornaliere al di sotto dei teli e nel controllo.
trambe le varietà, invece, le spaccature
da pioggia sono risultate praticamente assenti (3% in B. Moreau e nulle in
Giorgia). Le precipitazioni hanno avuto un effetto negativo anche su Samba,
varietà che ha fatto registrare la maggior incidenza di danno da spacco sia
nel controllo (88%), che al di sotto dei
teli (46%), per via di una ferita di tipo
apicale che, seppur di piccole dimensioni e ben cicatrizzata, non consente
al prodotto di essere commercializzato
come “integro”. La successiva notevole
riduzione di piogge, unitamente al suo
carattere di tolleranza al “cracking”, ha
permesso alla cultivar tardiva Regina di
presentare danni da spacco quasi insignificanti sia all’esterno che al di sotto
dei teli (3%).
L’andamento della distribuzione
dello spacco è risultato, mediamente,
simile nelle due diverse fasce produttive: nelle tesi coperte si sono registrati danni da spacco pari al 14% nella
parte alta e al 12% in quella bassa,
mentre in quelle scoperte rispettivamente il 45% e il 42%. In Samba, in
cui sono state rilevate percentuali di
“cracking” elevate al di sotto dei teli, il
danno sembra essere però concentrato
nella fascia produttiva più alta; infatti, l’elevata umidità e l’aumento della
temperatura al di sotto del colmo della
copertura possono favorire le spaccature, specialmente in varietà suscettibili come quella citata.
Escludendo le cv Samba, in cui la
tipologia di spacco (quasi unicamente di tipo apicale) è risultata identica
tanto all’interno quanto all’esterno della copertura, e la cv Giorgia, che non
ha fatto registrare danni da spacco al
di sotto dei teli, nelle altre due varietà
il tipo di spaccatura che si è venuto a
creare nelle ciliegie al “coperto” è risultato diverso da quello che si è verificato nei frutti delle piante coperte. Infatti, in B. Moreau si è notato, nelle tesi
coperte, una notevole riduzione dello
spacco di tipo basale, dal momento che la presenza dei teli impedisce
all’acqua piovana di depositarsi nella
cavità peduncolare, con conseguente
incremento della percentuale di danno
all’apice della drupa. Regina, invece,
ha mostrato differenti tipologie di spacco a seconda della fascia produttiva
considerata: sia nella tesi scoperta che
in quelle coperte, infatti, lo spacco apicale era caratteristico della parte alta,
mentre in quella bassa si sono notate
solo fenditure laterali.
Stadio di maturazione
e caratteristiche qualitative
dei frutti
La distribuzione dei frutti in classi di
maturazione per la cultivar B. Moreau
ha evidenziato come il telo Solution sia
in grado di anticipare la maturazione
delle ciliegie, sia sulla parte alta, sia su
quella bassa della pianta (Fig. 2). Questa tendenza è confermata anche dai
risultati ottenuti con le analisi qualitative (Tab. 3): l’elasticità della buccia,
infatti, è risultata inferiore (valori di 38
e 37 dell’indice Durofel), su tutta la
pianta, rispetto a quanto fatto registrare con il telo di riferimento (43 e 44)
e con il controllo (41 e 42), mente il
titolo zuccherino è significativamente
aumentato nella combinazione con il
telo Solution (14,5 °Brix nella parte alFRUTTICOLTURA - n. 4 - 2014
13
TAB. 2 - ENTITÀ E TIPOLOGIA DI “CRACKING” DEI FRUTTI NELLE DIVERSE TESI
Apicale
Basale
Laterale
Parte alta
0
0
0
0
Parte bassa
4
25
50
25
Parte alta
2
100
0
0
Parte bassa
5
50
40
10
Parte alta
59
5
90
5
Parte bassa
61
15
80
5
Coperto
3
60
30
10
Scoperto
60
10
85
5
Parte alta
0
0
0
0
Parte bassa
0
0
0
0
Parte alta
0
0
0
0
Solution
Anisolar Plus
Big.
Moreau
Scoperto
Anigold antic
Anisolar Plus
Giorgia
Scoperto
Parte bassa
0
0
0
0
Parte alta
28
10
55
35
Parte bassa
18
25
35
40
Coperto
0
0
0
0
Scoperto
23
18
45
37
Parte alta
50
100
0
0
Parte bassa
37
100
0
0
Parte alta
54
100
0
0
Parte bassa
42
100
0
0
Parte alta
89
95
5
0
Parte bassa
87
95
5
0
46
100
0
0
Politex 150
Anisolar Plus
Samba
Scoperto
Coperto
Scoperto
Longlife
Anisolar Plus
Regina
Scoperto
88
95
5
0
Parte alta
6
80
0
20
Parte bassa
3
0
0
100
Parte alta
1
100
0
0
Parte bassa
1
0
0
100
Parte alta
4
80
0
20
Parte bassa
3
0
0
100
3
45
0
55
Coperto
Scoperto
Coperto
Media
totale
Scoperto
3
40
0
60
Parte alta
14
96
0
4
Parte bassa
12
45
15
40
Parte alta
45
48
37
15
Parte bassa
42
34
30
36
Coperto
13
68
10
22
Scoperto
44
41
34
25
ta e 13,6 °Brix in quella bassa); anche
l’intensità di colore, indicata dal parametro Chroma, è risultata mediamente
più scura (16,7 e 18,8) per i frutti coperti con il telo Solution.
Per la cultivar Giorgia entrambi i
teli Anigold 200 anticipante e Anisolar hanno modificato lo stadio di maturazione dei frutti rispetto al control-
14
Tipologia di spacco (%)
Spacco
(%)
FRUTTICOLTURA - n. 4 - 2014
lo. Nello specifico, Anigold 200 anticipante ha fatto registrare un maggior
numero di frutti nelle classi con IAD
più elevato, quindi più maturi, seguita
dalla tesi Anisolar (Fig. 3). Il risultato
ottenuto è in accordo con i parametri
qualitativi ottenuti attraverso le analisi
fisico-chimiche (Tab. 3): Anigold 200
anticipante ha determinato, infatti, un
maggior accumulo di zuccheri (18,6
°Brix nella parte alta e 18,4 °Brix in
quella bassa) e una colorazione della
buccia più scura (indice Chroma 18,0
e 17,6 rispettivamente) rispetto alle altre due tesi, senza però influenzare negativamente la consistenza della polpa
che si è mantenuta su livelli uguali a
quelli del controllo (valori compresi tra
0,54 e 0,56 Kg in entrambe le combinazioni).
In Samba, i teli Politex 150 e Anisolar Plus hanno anticipato l’epoca di
maturazione rispetto al controllo scoperto, come evidenziato dai valori più
alti, in tutta la pianta, dell’indice I AD
(Fig. 4), dalla minor consistenza della
polpa (< a 0,50 Kg nelle tesi coperte)
e dalla colorazione più scura dei frutti, specialmente in combinazione con
Politex 150 che si è distinto significativamente, in entrambe le porzioni di
pianta, dal controllo (valori di Chroma
rispettivamente pari a 14,7 e 17,0 in
alto e 13,6 e 16,7 in basso). In questa
cultivar, però, i teli hanno avuto un effetto negativo sul contenuto zuccherino (> 16,8 °Brix nel controllo), la cui
riduzione è risultata più marcata con il
telo Anisolar Plus (< 14,8 °Brix) rispetto
a Politex 150 (> 15,4 °Brix) (Tab. 3).
In Regina, il telo Anisummer 200 ha
indotto un leggero ritardo della maturazione, rispetto al telo di riferimento
e al controllo solo nella parte alta della
pianta (Fig. 5) in accordo con quanto
ottenuto dalle analisi qualitative (Tab.
3): l’elasticità della buccia (valore 61
dell’indice Durofel) e la consistenza
della polpa (0,59 Kg) sono risultate
infatti le più alte, mentre il colore della buccia alla raccolta era più chiaro
(Chroma pari a 19,2), al pari del controllo, rispetto a quanto fatto registrare
da Anisolar Plus (Chroma pari a 15,3).
Notevole è stato l’effetto di Anisummer
200 sul titolo zuccherino, attestatosi a
18,9 °Brix rispetto ai 16,0 del controllo. Nella parte bassa della pianta l’effetto del telo Anisummer 200 non ha
invece portato a sostanziali differenze
rispetto ad Anisolar Plus ed al controllo, ad eccezione del contenuto in zuccheri piuttosto elevato (19,2 °Brix).
Conclusioni
La sperimentazione ha dimostrato
come l’impiego delle coperture “anticracking” abbia ridotto la percentuale
di ciliegie danneggiate, senza differenze tra i diversi sistemi adottati, garantendo quindi produzioni commercializzabili anche in annate caratterizza-
B. MOREAU
70
70
60
60
50
50
% Frutti
% Frutti
Parte Alta
40
30
Parte Bassa
40
30
20
20
10
10
0
0
0-0.4
0.4-0.8
0.8-1.2
1.2-1.6
1.6-2.0
> 2.0
0-0.4
0.4-0.8
Solution
1.2-1.6
1.6-2.0
> 2.0
Indice DA
Indice DA
Anisolar
0.8-1.2
Scoperto
Fig. 2 - Distribuzione dei frutti di B. Moreau in classi di maturazione (IDA) al momento della raccolta. Ad un maggiore valore di IDA corrisponde un
più avanzato stadio di maturazione.
TAB. 3 - CARATTERISTICHE DEI FRUTTI ALLA RACCOLTA NELLE DIVERSE TESI
Tipologia
copertura
Durofel
25
Durezza
(Kg/cm)
°Brix
Acidita
(g/l)
Chroma
10,3 b
38 c
0,32 a
14,5 a
4,7 b
16,7 b
11,1 a
43 a
0,32 a
14,0 a
5,2 a
14,0 c
Controllo
9,4 c
41 b
0,30 a
13,2 b
5,0 a
20,9 a
Solution
10,3 a
37 c
0,33 a
13,6 a
5,3 a
18,8 b
10,1 a
44 a
0,33 a
12,5 c
5,2 a
26,5 a
Controllo
10,2 a
42 b
0,31 b
13,0 b
4,6 b
19,0 b
Anigold Anticipante
9,0 b
64 a
0,54 ab
18,6 a
9,5 a
18,0 b
9,7 b
65 a
0,53 b
15,7 b
9,1 a
21,7 a
10,5 a
66 a
0,56 a
16,3 b
9,6 a
22,4 a
Cv
Fascia
Solution
Anisolar Plus
Big.
Moreau
Anisolar Plus
Anisolar Plus
Giorgia
Alta
Anigold Anticipante
9,3 b
65 ab
0,55 a
18,4 a
8,8 a
17,6 b
10,3 a
63 b
0,50 b
15,7 b
8,3 a
18,9 b
Controllo
10,7 a
67 a
0,56 a
16,1 b
8,5 a
21,1 a
Politex 150
13,5 a
60 a
0,48 b
16,5 a
10,0 a
14,7 b
13,7 a
58 ab
0,46 b
14,8 b
10,2 a
15,1 b
Controllo
13,4 a
56 b
0,51 a
17,1 a
8,6 b
17,0 a
Politex 150
13,1 a
60 b
0,46 b
15,4 b
9,5 ab
13,6 b
12,4 a
59 b
0,42 c
13,7 c
7,8 b
15,4 a
Controllo
12,6 a
63 a
0,55 a
16,8 a
10,2 a
16,7 a
Anisummer
11,4 a
61 a
0,59 a
18,9 a
7,6 a
19,2 a
10,9 a
53 b
0,51 b
18,2 a
8,2 a
15,3 b
Controllo
9,9 b
60 a
0,51 b
16,0 b
6,7 b
21,5 a
Anisummer
11,1 a
54 b
0,55 a
19,2 a
7,9 a
16,1 b
10,7 a
56 ab
0,57 a
17,7 b
7,0 ab
17,3 ab
9,6 b
57 a
0,54 a
15,6 c
6,3 b
18,2 a
Anisolar Plus
Anisolar Plus
Anisolar Plus
Regina
Bassa
Controllo
Anisolar Plus
Samba
Alta
Peso
(g)
Anisolar Plus
Bassa
Alta
Bassa
Alta
Bassa
Controllo
A lettere diverse, poste accanto ai numeri, corrispondono differenze statisticamente significative
te da forte piovosità che, in impianti
sprovvisti di tali sistemi, possono compromettere anche l’intera produzione
del ceraseto. Inoltre, considerando la
rimuneratività del prodotto ciliegia,
l’utilizzo delle coperture per varietà
particolarmente suscettibili (B. Moreau e Samba) rappresenta sicuramente
un fattore importante per la difesa del
FRUTTICOLTURA - n. 4 - 2014
15
GIORGIA
70
70
60
60
50
50
40
40
% Frutti
% Frutti
Parte Alta
30
Parte Bassa
30
20
20
10
10
0
0
0.2-0.4
0.4-0.8
0.8-1.2
1.2-1.6
1.6-2.0
2.0-2.4
2.4-2.8
0.2-0.4
0.4-0.8
0.8-1.2
Indice DA
Anigold Anticipante
Anisolar
1.2-1.6
1.6-2.0
2.0-2.4
2.4-2.8
Indice DA
Scoperto
Fig. 3 - Distribuzione dei frutti di Giorgia in classi di maturazione (IDA) al momento della raccolta. Ad un maggiore valore di IDA corrisponde un più
avanzato stadio di maturazione.
SAMBA
60
60
Parte Bassa
50
50
40
40
% Frutti
% Frutti
Parte Alta
30
30
20
20
10
10
0
0
0.2-0.4
0.4-0.8
0.8-1.2
1.2-1.6
1.6-2.0
2.0-2.4
2.4-2.8
2.8-3.2
0.2-0.4
0.4-0.8
0.8-1.2
Politex 150
1.6-2.0
2.0-2.4
2.4-2.8
2.8-3.2
Indice DA
Indice DA
Anisolar
1.2-1.6
Scoperto
Fig. 4 - Distribuzione dei frutti di Samba in classi di maturazione (IDA) al momento della raccolta. Ad un maggiore valore di IDA corrisponde un più
avanzato stadio di maturazione.
REGINA
70
70
Parte Bassa
60
60
50
50
40
40
% Frutti
% Frutti
Parte Alta
30
30
20
20
10
10
0
0
0.2-0.4
0.4-0.8
0.8-1.2
1.2-1.6
1.6-2.0
Indice DA
Anisolar
Anisummer
2.0-2.4
2.4-2.8
2.8-3.2
0.2-0.4
0.4-0.8
0.8-1.2
1.2-1.6
1.6-2.0
2.0-2.4
2.4-2.8
2.8-3.2
Indice DA
Scoperto
Fig. 5 - Distribuzione dei frutti di Regina in classi di maturazione (IDA) al momento della raccolta. Ad un maggiore valore di IDA corrisponde un più
avanzato stadio di maturazione.
16
FRUTTICOLTURA - n. 4 - 2014
Fig. 6 - Copertura con telo retinato Anisolar
Plus.
reddito del frutticoltore. L’indagine ha
inoltre evidenziato che le coperture
non sembrano influenzare la distribuzione dello spacco all’interno della
pianta, se non come conseguenza di
una forte suscettibilità varietale unita
a particolari condizioni di elevate temperature e umidità al di sotto del colmo
della copertura (cv Samba). Difficile invece stabilire una eventuale influenza
generale dei teli sulla tipologia di spacco: le diverse distribuzioni percentuali delle 3 cultivar che hanno mostrato
ferite sotto coperture mostrano come
l’esito sia più strettamente legato al genotipo varietale.
I teli impiegati hanno influenzato in
modo diverso il microclima al di sotto
di essi: mentre l’effetto di Politex 150 e
Anisummer 200 è risultato molto simile
a quello del telo di riferimento Anisolar
Plus, discostandosi di poco anche dal
controllo, quello di Solution e Anigold
200 anticipante si è invece distinto: il
primo aumentando la temperatura e
riducendo l’umidità nelle ore centrali
del pomeriggio, il secondo contenendo
il livello termico ed innalzando l’umidità nella fascia finale della mattina.
Nonostante questi andamenti un po’
diversi fra loro, i teli Anigold 200 anticipante, Politex 150 e Solution hanno
avuto un chiaro effetto di anticipo sulla
maturazione delle cultivar, in alcuni
casi anche rispetto al telo di riferimento; a tal proposito, può risultare interessante un’eventuale combinazione di
tali soluzioni con varietà a maturazione precoce per iniziare ancor prima la
raccolta di queste cultivar. Anisummer
200, invece, ha indotto un leggero effetto ritardante, risultando quindi eventualmente interessante in combinazione con varietà a maturazione tardiva.
Escludendo il peso medio del frutto, legato soprattutto alla carica di ogni
singola pianta ed al genotipo varietale,
i restanti parametri qualitativi sono stati
influenzati positivamente, nella mag-
Fig. 7 - Copertura con telo Anigold 200
anticipante.
Fig. 8 - Copertura con telo Politex 150.
Fig. 9 - Copertura con sistema Solution.
Fig. 10 - Copertura con telo Anisummer 200.
gior parte dei casi, dalle coperture in
prova: l’effetto anticipante di Solution,
Politex 150 e Anigold 200 anticipante, oltre a determinare una colorazione più scura della buccia, non ha però
avuto conseguenze negative sull’elasticità dell’epidermide e la consistenza della polpa, mentre ha favorito un
maggior accumulo del contenuto zuccherino rispetto al telo di riferimento
ed al controllo, ad eccezione di Politex
150 che si è distinto solo nei confronti
di Anisolar Plus. Quest’ultimo parametro è stato fortemente condizionato
anche da Anisummer 200 che ne ha
incrementato il titolo.
Da questi risultati, anche se riferiti
ad una sola annata di prova, emergono
quindi le positive indicazioni fornite da
nuovi teli Anigold 200 anticipante, Politex 150, Solution e Anisummer 200,
allargando così le possibili alternative
per le coperture dei ceraseti, considerando che ormai tali soluzioni stanno
diventando sempre più di attualità, specialmente per varietà di pregio, ma particolarmente suscettibili al “cracking”.
cking have grown in importance over the last few
years. We tested the influence of new models of
plastic film and net covers of varying specifications on cracking and changes in fruit quality
parameters of selected sweet cherry cultivars widely grown in the Vignola area of Italy’s Modena
Province. Anisolar Plus, Anisummer 200, Early
Anigold 200, Politex 150 and Solution notably
reduced damage rates. Given that they showed
no significant differences between them, these
models are capable of assuring good commercial yields even in seasons of heavy rainfall when
unprotected orchards are at risk of losing their
entire crop. These coverings also influenced the
kind of cracking in several cultivars, reducing the
incidence of basal splitting in favour of cheek
cracking compared to unprotected crop. In addition, detection of quality parameters using destructive and such non-destructive techniques as
the Cherry-Meter showed that the various covers
induced differing results depending on cultivar
and ripening date. For example, Early Anigold
200, Solution and Politex 150 seem to have affected the earliness of some cultivars while boosting greater soluble solids storage, whereas
Anisummer 200 evinced a delay of ripening that
may prove effective with late-season varieties.
Anisolar plus, on the other hand, elicited contrasting earliness and late-ripening effects depending cultivar.
SUMMARY
Since sweet cherry is a valuable cash crop,
protection systems to limit rain-induced fruit cra-
BIBLIOGRAFIA
Schmidt, H. 2005. On the cracking of sweet
cherries. Acta Hort. 667:89-92.
Seske, L. 2008. Fruit cracking in sweet cherries –
Some recent advances. Acta Hort. 795:615624.
RINGRAZIAMENTI
Lavoro svolto nell’ambito del progetto di filiera n. 26 misura 124 - Ortomercato Vignola
Gli autori ringraziano l’Az. Agr. Galli Marco
di Vignola (MO) per aver ospitato la prova
Q
FRUTTICOLTURA - n. 4 - 2014
17
Tecnica
SPECIALE CILIEGIO
Più elevate le rese e la qualità dei frutti
con la potatura lunga
DAVIDE NERI (1) - STEFANO LUGLI (2) - ROMANO AMIDEI (3)
Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali - Università Politecnica delle Marche
Dipartimento di Scienze Agrarie, Università di Bologna
(3)
Ufficio Tecnico Coop. Agrintesa, Sede di Castelfranco Emilia (Mo)
(1)
(2)
In prove condotte nel vignolese
sulle varietà Sweet Early, a
media fertilità, ed Early Star,
di elevata vigoria, la “potatura
lunga” ha indebolito la crescita
della branca rispetto al taglio
di ritorno e, di conseguenza,
ha fornito un vantaggio in
termini di maggiore allegagione
e più elevata produzione
per albero. Tutto dipende
dalla combinazione varietà,
portinnesto, densità di impianto
e forma di allevamento.
Fig. 1 - Modello di crescita di Rauh per il ciliegio.
I
l ciliegio presenta una forte dominanza apicale e una forte acrotonia.
La prima tende a favorire l’allungamento del germoglio in crescita senza
ramificazione anticipata (sillettica). La
seconda favorisce lo sviluppo dei germogli originatisi nella parte terminale
del ramo dopo la fase di germogliamento acroblastico che tende a favorire le gemme apicali, subito dopo l’inverno. L’acrotonia porta alla crescita
preferenziale del germoglio apicale e
dei tre o quattro germogli sub terminali (verticillo apicale). La combinazione
di questi due attributi fisiologici porta
a uno svantaggio molto evidente delle
gemme presenti nelle zone mediane e
basali dei rami molto vigorosi (Fig. 1
e 2).
La formazione delle gemme
a fiore
Sui rami molto vigorosi le gemme
basali possono usufruire scarsamente
delle riserve e al germogliamento sono in ritardo rispetto alle gemme che si
18
FRUTTICOLTURA - n. 4 - 2014
trovano in posizione distale. Lo svantaggio della zona basale viene ulteriormente peggiorato dalla rapida formazione di legno secondario che porta in
alcuni casi alla espulsione delle gemme
presenti, che faticano a germogliare e
non possono neanche diventare latenti. Se negli anni seguenti le gemme basali originano dardi, questi non sempre
producono una fruttificazione significativa e talvolta rimangono inerti. In
sintesi nelle posizioni mediane e basali
di rami o branche molto vigorose si ha
una scarsa differenziazione a fiore e i
dardi rimangono vegetativi o muoiono.
Di conseguenza, per raggiungere una
produzione elevata si deve attendere
che la ramificazione terminale negli
anni diminuisca di vigore e che i dardi
formatisi nella zona apicale possano
differenziare a fiore.
Crescita correlativa
chioma/radice
Per affrontare il problema del ritardo
di entrata in produzione conseguente a
questo comportamento e per controlla-
re le dimensioni finali dell’albero, nei
moderni ceraseti si deve perseguire un
approccio integrato. In primo luogo, è
necessario modificare la crescita correlativa epi-ipogea, cioè aero-radicale,
per ridurre l’allungamento medio dei
germogli; questo concede più tempo e
maggiori risorse nutrizionali nei rami
misti e nei brindilli alle gemme laterali
basali e mediane per poter differenziare a fiore, o per poter formare nei rami
misti lunghi dopo il germogliamento dardi riproduttivi di buona qualità.
Per modificare il rapporto aero radicale può essere necessario utilizzare
un portinnesto debole e aumentare la
densità di piantagione per indurre una
limitata crescita radicale e avere una
forte tendenza riproduttiva. Tuttavia,
va ricordato che nei primi anni serve
comunque un buon germogliamento
primaverile per avere una ramificazione elevata e un certo numero di gemme che evolvono a dardo.
Sono quindi necessarie applicazioni di azoto a fine inverno in dosi sufficienti per una buona crescita primaverile (30-50g a pianta negli impianti ad
alta densità) cui seguiranno le applicazioni in fertirrigazione durante la primavera-estate. Il portinnesto di vigore
limitato gioca in seguito un ruolo positivo nell’organizzare l’arresto della crescita. Infatti, mentre i portinnesti franchi tendono a mantenere elevati ritmi
di crescita fino a che le condizioni di
temperatura e umidità sono ottimali e
possono esaltare la risposta vegetativa
dovuta alla disponibilità di nutrienti o
alla potatura, i portinnesti deboli con
radici fascicolate e superficiali tendono
ad arrestare rapidamente la crescita dei
germogli. In questo modo le gemme
laterali, se non sopravvengono condizioni di stress termico ed idrico che
bloccano la fotosintesi, possono ricevere una maggiore quantità di nutrienti
e di carboidrati e la loro differenziazione a fiore risulta favorita e così pure
la crescita delle gemme vegetative. In
ogni caso, nella primavera successiva
le gemme mediane e basali possono
divenire competitive e produrre ottimi
dardi se vegetative, ovvero ciliegie (le
prime 3-4 gemme basali del ramo) se
differenziate a fiore. Questa positiva
situazione si determina in un albero innestato su franco (o su altri portinnesti
vigorosi) solo dopo molti anni di non
potatura in quanto, fino a che le radici
continuano a espandersi e i germogli
a crescere lunghi e vegetativi, non si
hanno condizioni di equilibrio nutrizionale ed energetico favorevoli per la
differenziazione a fiore nella parte mediana e basale dei rami.
Con i portinnesti deboli è evidente
anche una tendenza a creare una sorta
di anulatura permanente nel punto di
innesto con una marcata differenza di
calibro che condiziona lo sviluppo del
nesto negli anni favorendo una riduzione del trasporto e un insenilimento programmato dell’albero. In pochi
anni, l’albero presenta un aspetto simile a quello della parte terminale di
una branca di un albero invecchiato di
grandi dimensioni. È questa la fase del
ciclo vitale in cui tradizionalmente il
ciliegio ha meno bisogno di potatura
perché i dardi fruttiferi sono altamente
produttivi e longevi e garantiscono costanza di produzione.
Vigoria e gradiente vegetativo
Oltre al comportamento della radice un altro importante elemento caratterizzante la crescita del ciliegio è
la forte vigoria dei rami eretti. Infatti,
i germogli verticali tendono a crescere molto e ad esprimere il massimo
effetto vegetativo e la massima
acrotonia. Per
contrastare questo
comportamento,
negli anni passati
la tecnica ha ripetutamente proposto piantagioni
con astoni inclinati per favorire
la crescita basale
e ove possibile un
gradiente di vigore inverso a quello
naturale, ovvero
con le branche basali più grosse di
quelle distali. La Fig. 2a - Distribuzione delle gemme a fiore e a legno su rami di un
forma più diffusa anno e su branchette di 2 anni.
di questo genere
è tuttora la forma
di allevamento in
parete, a bandiera
(“drapeau Marchand”), ma ci
sono stati anche
altri tentativi di
contenimento del
vigore attraverso
curvature programmate, come
nel “pantografo”,
o in generale nelle siepi o palmette
basse. Le branche
laterali formate a
partire da germo- Fig. 2b - Dardi fioriferi su parte terminale di branca vigorosa di 3 anni
gli che vengono e dardi vegetativi nella parte mediana della stessa branca.
inclinati ripetutamente presentano una buona ramifi- tare che acquisiscano un vigore tale da
cazione basale e al tempo stesso una limitare la vitalità delle gemme laterali
differenziazione elevata e una buona basali, può esercitare un forte controllo
formazione di dardi fruttiferi fertili, e della crescita. Si procede con ripetuti
sono capaci di portare a maturazione raccorciamenti nella parte centrale dei
frutti di elevate dimensioni.
germogli per avere una forte esplosione di germogli anticipati a partire da
gemme solo parzialmente dormienti. Si
Tecniche di potatura
evita la semplice cimatura perché queCi sono due altre strade che posso- sta avrebbe un effetto di sostituzione
no portare a un controllo della crescita rapida della cima con una nuova cima
nei moderni ceraseti. La potatura lunga a partire dal meristema sub terminale.
che rispetta gli allungamenti terminali In questo modo il numero di germogli
soprattutto delle branche che presen- in crescita non cambia e non si ha un
tano una inclinazione naturale con an- indebolimento significativo dell’albegolo aperto. In questo caso si lasciano ro.
i rami terminali interi e si raccorciano
Occorre sottolineare che tutte quei rami laterali al di sopra delle gemme ste tecniche hanno potere additivo
basali differenziate a fiore in modo da ovvero possono sommare i rispettivi
avere una sorta di colonna ben rivestita effetti anche ben oltre le reali capacidi dardi dalla cima alla base.
tà vegetative del ciliegio. Infatti, alberi
Anche la potatura verde, utilizzata su portinnesti estremamente deboli se
per far ramificare ripetutamente i ger- non adeguatamente potati, concimati,
mogli in forte crescita, in modo da evi- irrigati dopo alcune produzioni molto
FRUTTICOLTURA - n. 4 - 2014
19
elevate perdono la capacità di rinnovare i rami, e soprattutto le radici assorbenti, in un vortice di insenilimento
senza controllo che porta ad un rapido
deperimento dell’albero. Anche la potatura lunga (“taille longue”) se ripetuta
nel tempo senza un adeguato controllo
del carico dei frutti può portare a una
perdita di pezzatura e a un indebolimento generalizzato della vegetazione
fino all’insenilimento dell’intero ceraseto (Neri et al., 2009).
Il ruolo del genotipo
Va infine ricordato che varietà molto vigorose e tardive nell’entrare in
produzione si avvantaggiano delle diverse tecniche di controllo vegetativo
e possono raggiungere rapidamente un
positivo equilibrio vegeto riproduttivo.
Tuttavia, se alla fase di insenilimento
indotta dal portinnesto debole e dalla
potatura lunga subentra lo stadio di
senescenza vera e propria, allora, la
pianta non è più recuperabile neanche
con interventi di potatura straordinaria.
In questo caso gli interventi di potatura
e concimazione devono essere preventivi per garantire un adeguato rinnovo
delle radici e una buona spinta vegetativa. Se si aspetta troppo si corre il
rischio di non riuscire più a recuperare
la crescita. Il carattere durata dello stadio maturo è dipendente non solo dalla
tecnica colturale, ma anche dal genotipo che influenza l’habitus di crescita
e la precocità di entrata in produzione. Generalmente, varietà con portamento espanso anticipano l’entrata in
produzione, mentre le varietà vigorose
e assurgenti sono più lente e tendono
a privilegiare le strutture vegetative (in
particolare il tronco e le branche primarie) nei primi anni di crescita.
e CAB 6P; Grandi et al., 2010a; Grandi
et al., 2010b) ed anche nel ferrarese su
ceraseti a HDP e VHDP con portinnesti
deboli (Gisela 5 e 6; Lugli e Musacchi
2009, Gagliardi et al., 2013).
L’approccio integrato seguito in
questa prova con le due varietà ha previsto il seguente modello di impianto:
portinnesto nanizzante /altissima densità di impianto/forma di allevamento a
bandiera/potatura lunga. Nel febbraio
2008 presso l’azienda Zanoli Emilia di
Marano (Mo) sono state messi a dimora
80 astoni di un anno di Sweet Early®
Panaro 1* e di Early Star® Panaro 2*,
su portinnesto Gisela 6, alle distanze di
3,2m tra le file e 1,0m sulla fila, corrispondenti ad una densità per ettaro di
3.125 piante. È stata adottata la forma
di allevamento a “bandiera stretta” con
un angolo di inclinazione degli alberi di circa 25 gradi rispetto alla verticale. Fin dall’impianto, l’asse centrale
dell’astone non è mai stato raccorciato,
così come nessun raccorciamento apicale è avvenuto sulle ramificazioni e
le branchette secondarie presenti sulla
branca principale. Gli unici interventi
di potatura invernale hanno riguardato
l’eliminazione dei rami laterali presenti
nei tratti distali delle branchette di due
anni e quelli eventualmente presenti
nella parte mediana e terminale dei rami di un anno.
In pratica, la tradizionale tecnica
di potatura in fase di allevamento e
produzione utilizzate negli impianti HDP e VHDP (Lugli e Musacchi,
2009) è stata sostituita da una potatura
a tutta cima applicata fin dall’impianto sull’asse centrale e successivamente
su ogni branchetta di 2 e 3 anni, conservando sempre il prolungamento di
questi assi. In questo modo, evitando
i tagli di ritorno, l’attività vegetativa è
risultata limitata ai soli germogli apicali e si sono evitate pericolose competizioni tra germogli in fase di crescita, gemme in fase di differenziazione
e frutticini nelle prime fasi di sviluppo,
a tutto vantaggio della fase produttiva
dell’albero.
Sono state registrate annualmente
le produzioni per pianta, poi rapportate ad ettaro, e le classi di pezzatura
dei frutti, calibrate elettronicamente
sull’intera produzione presso lo stabilimento Agrintesa di Castelfranco Emilia
(Mo).
Risultati
Le piante di Sweet Early hanno iniziato a produrre già al II anno dall’impianto, con rese intorno alle 4,5t/ha e
superiori alle 10t/ha l’anno successivo.
Gli alberi di Early Star sono entrati in
produzione al III anno con rese di poco superiori alle 5t/ha. Al quarto anno entrambe le varietà erano in piena
produzione: 20t/ha per Sweet Early e
28t/ha per Early Star. I livelli produttivi
nell’ultimo triennio (IV-VI anno) si sono mantenuti su una media annua di
17,2 t/ha per Sweet Early e 23,4 t/ha
per Early Star (Fig. 3).
Anche la qualità dei frutti è risultata
molto buona. Il 58% dei frutti di Sweet
Early ha registrato un calibro uguale o
superiore a 28 mm, mentre per Early
Star tale percentuale è stata superiore
al 60% (Fig. 4).
Alcune prove sperimentali
Ciò premesso, partendo da queste
basi fisiologiche, si è voluto impostare una prova utilizzando due varietà
di ciliegio, Sweet Early® Panaro 1* e
Early Star ® Panaro 2*, caratterizzate
entrambe da elevato vigore e spiccata
acrotonia delle piante, lenta capacità
di differenziare precocemente gemme
a fiore e performance produttive per lo
più deludenti. Il ritardo si è manifestato
sia nei sistemi tradizionali di impianto,
sia nei nuovi modelli intensivi di coltivazione, come verificato in diverse
esperienze sperimentali condotte nel
vignolese su impianti a media densità
con soggetti vigorosi (Colt, MaxMa 14
20
FRUTTICOLTURA - n. 4 - 2014
Fig. 3 - Produzione per albero (kg/albero) e rese produttive per ettaro (t/ha) al VI anno (2013)
dall’impianto delle due varietà Panaro 1 e Panaro 2 allevate a VHDP.
Considerazioni
Sulla base dei risultati ottenuti in
questa e in altre esperienze condotte su
ciliegio con diversi modelli di impianto
e con differenti tecniche di potatura in
allevamento e produzione, risulta evidente come ogni decisione preliminare relativa alla scelta della varietà, del
portinnesto, della densità di impianto
e della forma di allevamento va esaminata singolarmente considerando,
nell’insieme, tutte queste variabili.
Nel caso specifico della tecnica di
potatura “lunga” e nel caso di varietà
con branche a vigore elevato (es. Early
Star) o varietà a bassa o media fertilità
(Sweet Early), innestate su portinnesti
più o meno vigorosi, la “taille longue”
indebolisce la crescita della branca rispetto al taglio di ritorno e, di conseguenza, si ha un vantaggio in termini
di maggiore allegagione e, dunque, di
maggiore produzione per albero. La
radice subisce una maggiore competizione e non viene stimolata a crescere; il taglio di ritorno fa invece crescere germogli vigorosi e questo con un
meccanismo di retroazione porta a una
maggiore crescita delle radici, in questo caso negativa per l’equilibrio ripro-
Fig. 4 - Ripartizione percentuale in classi di pezzatura di Panaro 1 e Panaro 2 (media IV-V anno).
duttivo della pianta.
Se invece siamo su varietà deboli
e fertili e con portinnesto molto debole, il taglio di raccorciamento, durante
l’inverno, delle branche è fondamentale per mantenere un po’ di vegetazione
(meno efficace o controproducente sarebbe la cimatura delle stesse in prima-
vera o estate). Questo taglio migliora
anche l’allegagione e la crescita dei
frutti e, cosa che viene spesso trascurata, anche una buona crescita delle
radici a tutto vantaggio dell’efficienza
dell’albero e della durata economica
del ceraseto.
Una schematizzazione di questi
FRUTTICOLTURA - n. 4 - 2014
21
Fig. 5 - Forma di allevamento a bandiera stretta VHDP (3.125 piante
per ettaro) di Panaro 1 (a sinistra) e Panaro 2 (a destra) su Gisela 6 alla
IV foglia.
Fig. 6 - Particolare della fruttificazione di Panaro 1 (a sinistra) e
Panaro 2 (a destra) allevate su Gisela 6 alla IV foglia.
TAB. 1 - SCHEMATIZZAZIONE DELLE POSSIBILI INTERAZIONI FRA VARIETÀ, PORTINNESTO E SISTEMI DI IMPIANTO NEL CILIEGIO
Densità
1 - Bassa
Portinnesti
Vigorosi
2 - Media
3 - Alta
Vigorosi e Seminanizzanti Nanizzanti e Seminanizzanti
4 - Altissima
Nanizzanti
A - Varietà a bassa fertilità
(es. Early Star, Regina,
Sweet Early)
Lenta messa a frutto.
Produttività incostante.
Difficile controllo vegetoproduttivo. Buona qualità.
Soluzione non ottimale
Messa a frutto intermedia.
Produttività buona. Difficile
controllo vegeto-produttivo.
Buona qualità. Soluzione non
ottimale
Precoce messa a frutto.
Produttività buona o elevata.
Facile controllo vegetoproduttivo. Buona qualità.
Soluzione ottimale. Potatura:
lunga
Precoce messa a frutto.
Produttività elevata. Facile
controllo vegeto-produttivo.
Buona qualità. Soluzione
ottimale su terreni fertili
e irrigui. Potatura: lunga,
almeno inizialmente
B - Varietà a media fertilità
(es. Black Star, Grace Star,
Kordia, Ferrovia, Samba,
Summit)
Messa a frutto intermedia.
Produttività buona o elevata.
Discreto controllo vegetoproduttivo. Ottima qualità.
Buona soluzione su terreni
di media fertilità anche non
irrigui. Potatura: lunga
Messa a frutto medio
precoce. Produttività buona
o elevata. Facile controllo
vegeto-produttivo. Ottima
qualità. Soluzione ottimale
anche su terreni meno fertili
e irrigui. Potatura: lunga nei
primi anni
Messa a frutto precoce.
Produttività elevata. Facile
controllo vegeto-produttivo.
Ottima qualità. Soluzione
ottimale su terreni fertili e
irrigui. Potatura: lunga nei
primi anni
Messa a frutto molto
precoce. Produttività elevata.
Controllo vegeto-produttivo
impegnativo. Buona qualità.
Solo su terreni fertili e irrigui.
Potatura: corta
C - Varietà a alta fertilità
(es. Giorgia, Lapins,
Sweetheart, Staccato)
Messa a frutto medio
precoce. Produttività elevata.
Facile controllo vegetoproduttivo. Ottima qualità.
Soluzione ottimale anche
su terreni a media fertilità e
non irrigui. Potatura: corta,
da subito
Messa a frutto precoce.
Produttività elevata. Facile
controllo vegeto-produttivo.
Ottima qualità. Soluzione
ottimale su terreni a media
fertilità purchè irrigui.
Potatura: corta, da subito
Messa a frutto molto
precoce. Produttività elevata.
Controllo vegeto-produttivo
impegnativo. Buona o ottima
qualità. Soluzione ottimale
su terreni fertili e irrigui.
Potatura: corta
Messa a frutto precocissima.
Produttività elevata. Difficile
controllo vegetativo.
Influenza negativa sulla
qualità. Soluzione non
ottimale anche su terreni
fertili e irrigui
In verde soluzione ottimale; in rosso soluzione a rischio
concetti e delle possibili interazioni
viene riportata nella tabella 1: su sfondo rosso sono riportate le combinazioni varietà-portinnesto-densità considerate non ottimali (es. varietà poco fertile su soggetto vigoroso e bassa densità
di impianto o, viceversa, varietà ad alta
fertilità su soggetti nanizzanti e densità
molto alte); su sfondo verde sono evidenziate le condizioni ritenute ottimali
(es. varietà a bassa fertilità su soggetti
22
FRUTTICOLTURA - n. 4 - 2014
deboli e alte densità o varietà molto
fertili su soggetti di medio vigore con
densità medie o medio alte).
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Neri D., Massetani F., Giorgi V. (2009). La potatura. Edagricole, pp 370.
RINGRAZIAMENTI
Gli autori ringraziano l’Azienda Zanoli Emilia
per l’ospitalità concessa per le prove.
Q
Ricerca
SPECIALE CILIEGIO
Trovato un gene che controlla
la dimensione delle ciliegie
PAOLO DE FRANCESCHI1 - LUCA DONDINI1 - AMY IEZZONI2
1
2
Dipartimento di Scienze Agrarie - Università di Bologna
Michigan State University - East Lansing – Michigan (USA)
U
no dei cambiamenti più evidenti che ha caratterizzato il
processo di domesticazione
delle varie specie vegetali è il consistente aumento della dimensione degli
organi edibili, fra cui in primis il frutto;
questo carattere continua ad essere fra
gli obiettivi primari nel miglioramento
genetico di molte specie coltivate. La
caratterizzazione dei meccanismi genetici che determinano la dimensione
del frutto è importante non solo per la
comprensione degli aspetti fisiologici
legati alla fruttificazione, ma anche
perché potrebbe facilitare il miglioramento genetico attraverso approcci come la selezione assistita da marcatori
(MAS). Le prospettive offerte da questa
tecnica risultano ancor più interessanti
per le specie arboree, in cui occorrono
diversi anni perché una pianta ottenuta
da seme arrivi a fruttificare: la disponibilità di strumenti molecolari per una
selezione precoce dei semenzali potrebbe quindi offrire un grande beneficio in termini di velocità del processo e
riduzione dei costi.
Dal punto di vista genetico la dimensione del frutto è un carattere tipicamente quantitativo, controllato cioè
non da un singolo fattore ma dall’azione additiva di molti geni in varie posizioni del genoma; le varie combinazioni possibili fra tutti questi geni e le
loro reciproche interazioni producono
una variabilità di tipo continuo: ciò significa, come è noto, che nell’incrocio
fra un genotipo a frutto grande ed uno
a frutto piccolo la progenie non esibirà
due classi distinte (figli con frutti grandi e figli con frutti piccoli), ma al contrario mostrerà il classico andamento
a curva gaussiana, in cui la frequenza
maggiore si avrà generalmente per i
valori intermedi. L’approccio tradizionale con cui questi caratteri vengono
studiati è l’analisi QTL (“quantitative
24
FRUTTICOLTURA - n. 4 - 2014
trait loci”), che combina dati fenotipici
e genotipici per determinare le regioni
(loci) del genoma statisticamente associate all’espressione del carattere. Tuttavia, fra i tanti geni che portano il proprio contributo al carattere ne possono
esistere alcuni che hanno un effetto più
forte, definiti “major gene”: in questo
caso un singolo gene può determinare
una parte significativa della variazione
fenotipica, ed in corrispondenza della
sua posizione nel genoma potrà essere identificato un QTL molto forte. È
su geni di questo tipo che si focalizza
l’interesse principale dei ricercatori, in
quanto la loro conoscenza potrebbe
permettere di prevedere con buona approssimazione la dimensione del frutto
nei vari genotipi.
Gli esempi di pomodoro e mais
Il pomodoro è considerato una
specie modello per lo studio dei processi di formazione e maturazione del
frutto ed anche per la dimensione le
prime informazioni sul controllo genetico a livello molecolare derivano
da studi in questa specie. Fra i vari
QTL identificati nel corso degli studi, il più forte, responsabile del 30%
della variabilità del carattere, è stato
caratterizzato grazie ad incroci interspecifici con progenitori selvatici del
moderno pomodoro coltivato (Alpert
e Tanksley 1996). A partire dalla fine
degli anni ’90 la regione di mappa
di questo QTL è stata caratterizzata
a definizione sempre maggiore, fino a consentire l’identificazione e il
clonaggio del gene responsabile, denominato FW2.2 (Frary et al. 2000).
Questo gene viene attivato nelle fasi
precoci dello sviluppo dell’ovario; attraverso analisi d’espressione ed esperimenti con costrutti transgenici, si è
verificato che l’attività di FW2.2 è ne-
gativamente correlata alla dimensione
del frutto; in altri termini, aumentando
l’espressione o il numero di copie di
FW2.2 si ottiene una riduzione della
dimensione (Cong et al. 2002; Liu et
al. 2003). La differenza fra i diversi
alleli, in particolare, non dipende da
differenze nella sequenza della proteina codificata ma proprio dal livello
d’espressione del gene, cioè da quanta proteina viene prodotta all’interno
della cellula; l’espressione è regolata
principalmente attraverso la regione di
DNA “a monte” del gene stesso, definita promotore. Un promotore “forte”
causa un’espressione elevata, quindi
la produzione di molta proteina; un
promotore “debole”, al contrario, induce un’espressione bassa. Poiché ad
un aumento dell’attività della proteina corrisponde una diminuzione della
dimensione del frutto, gli alleli favorevoli di FW2.2, cioè quelli associati
ai frutti più grossi, sono quelli meno
attivi, cioè con promotore più debole. Inoltre si è verificato FW2.2 agisce
sulla dimensione del frutto regolando
il numero di cellule e non la dimensione delle cellule stesse; questo gene
è quindi coinvolto in un meccanismo
di regolazione negativa della proliferazione cellulare.
Negli ultimi anni vari gruppi di ricerca hanno provato a caratterizzare
geni omologhi a FW2.2 per verificare
se anche in altre specie potesse esistere un simile meccanismo di controllo
della dimensione del frutto. In mais
è stata caratterizzata una famiglia di
13 geni omologhi, chiamati ZmCNR
(“Zea mays Cell Number Regulator”).
Il livello d’espressione di due di questi,
ZmCNR1 e ZmCNR2 è risultato associato alla dimensione di vari organi;
in particolare, la sovra-espressione di
ZmCNR1 attraverso un apposito costrutto transgenico è risultata nella ri-
Fig. 1 - Posizione dei 23 geni CNR identificati sugli 8 cromosomi del genoma di pesco (immagine tratta da De Franceschi et al. 2013).
duzione della statura della pianta (Guo
et al. 2010). Quindi anche in questo
caso, come in pomodoro, il gene agisce come modulatore negativo della
divisione cellulare (ad una maggiore
attività del gene corrisponde un minore
numero di cellule e quindi una minore
dimensione degli organi della pianta).
I risultati ottenuti in pomodoro e
mais hanno evidenziato come il meccanismo di regolazione del numero
di cellule tramite la famiglia di geni
FW2.2/CNR sia presente in dicotiledoni e monocotiledoni, suggerendo quindi che lo stesso possa essere un sistema
comune a tutte le piante superiori; ciò
rende ovviamente questa famiglia genica di grande interesse per tutte quelle
specie coltivate in cui la dimensione
del frutto o di altri organi risulta particolarmente importante dal punto di
vista agronomico e commerciale.
Sviluppi recenti della ricerca
in ciliegio
La pezzatura è in generale un parametro rilevante per tutte le specie da
frutto, ma nel ciliegio assume un’importanza critica; la scelta di varietà in
grado di produrre frutti di grosse dimensioni è fondamentale per assicurare una buona rendita al coltivatore,
essendo la pezzatura il parametro principale che determina la valutazione di
mercato delle ciliegie. I programmi di
miglioramento genetico pongono da
sempre questo carattere fra gli obiettivi
principali e il processo di domestica-
zione della specie ha agito fortemente in questo senso: mentre il ciliegio
selvatico produce frutti mediamente
nell’ordine dei 2 grammi di peso, le
moderne cultivar possono raggiungere
i 14 grammi.
Anche in questa specie l’approccio
tradizionale dell’analisi QTL ha portato alla caratterizzazione di varie regioni genomiche che sembrano associate alla dimensione del frutto (Zhang
et al. 2010). In una popolazione derivante dall’incrocio fra un genotipo
selvatico a frutto piccolo (New York
54) ed una varietà coltivata a frutto
grande (Emperor Francis), due QTL
principali sono stati identificati sui
“linkage group” (LG, corrispondenti ai
cromosomi) 2 e 6. Di questi, il QTL sul
LG 6, identificato nel solo parentale
selvatico New York 54, sembra agire
sulla dimensione del frutto regolando
principalmente (anche se non esclusivamente) la dimensione del nocciolo;
il QTL sul LG 2 al contrario influenza
soprattutto lo spessore del mesocarpo
ed è individuabile in entrambi i parentali. Una misurazione del numero
e del diametro delle cellule nel mesocarpo ha inoltre permesso di verificare
come la differenza nelle dimensioni
dei frutti fosse legata ad una variazione del numero di cellule anziché della
loro dimensione. Quest’ultimo QTL è
considerato il più importante non solo
perché è quello con un effetto maggiore sul carattere, ma anche perché
l’allele favorevole del QTL sul LG 6 è
probabilmente stato fissato nel corso
del processo di domesticazione della
specie; ciò significa che l’allele sfavorevole è presente solo nei genotipi
selvatici, mentre le varietà coltivate
posseggono già l’allele favorevole in
omozigosi: nell’incrocio fra due cultivar, quindi, non è necessario operare
alcuna selezione in quanto l’allele favorevole viene automaticamente trasmesso a tutta la progenie.
Questi risultati suggeriscono che la
regolazione della dimensione del frutto in ciliegio avvenga principalmente
a livello della proliferazione cellulare,
un comportamento già osservato in
pomodoro e mais in relazione all’azione dei geni FW2.2/CNR. L’ipotesi
che geni omologhi possano svolgere
un ruolo importante anche in ciliegio è stata recentemente analizzata in
uno studio condotto fra l’Università di
Bologna e la Michigan State University di East Lansing (MI, USA), con la
collaborazione dell’INRA di Bordeaux
(Francia) e della Ohio State University
di Wooster (OH, USA). Questo studio è stato finalizzato prima di tutto
alla caratterizzazione della famiglia
FW2.2/CNR nel genere Prunus e successivamente alla valutazione della
loro possibile azione sulla dimensione
del frutto in ciliegio (De Franceschi et
al. 2013).
Il sequenziamento del genoma di
pesco (Verde et al. 2013) ha messo a disposizione uno strumento insostituibile
che, grazie all’elevata conservazione
della sintenia fra le varie specie del genere Prunus, risulta estremamente utile
FRUTTICOLTURA - n. 4 - 2014
25
Fig. 2 - Allineamento fra i “linkage group” 2 e 6 della mappa di ciliegio e i cromosomi 2 e 6 del genoma di pesco.
A sinistra dei due LG sono riportati gli intervalli di confidenza dei QTL per la dimensione del frutto (FW “fruit weight”) identificati da Zhang et al. (2010). L’allineamento
dei marcatori CPSCT038, BPPCT034 e PR86 permette di identificare sul genoma di pesco le regioni corrispondenti ai due QTL, entrambe caratterizzate dalla presenza di
un gene CNR (PpCNR12 sul cromosoma 2 e PpCNR20 sul 6). Immagine tratta da De Franceschi et al. 2013.
anche in studi rivolti principalmente ad
altre specie, come appunto il ciliegio.
Il primo passo è quindi consistito nella
ricerca di geni omologhi a FW2.2/CNR
nel genoma di pesco. Questa ricerca
ha evidenziato la presenza di 23 geni
appartenenti a questa famiglia, chiamati PpCNR (“Prunus persica CNR”),
distribuiti su tutti gli 8 cromosomi di
pesco (Fig. 1). È interessante notare che
quella di pesco costituisce la famiglia
più abbondante finora caratterizzata,
superando il numero di membri identificati sia in mais (13) che in pomodoro
(19). Successivamente le regioni del
genoma di pesco corrispondenti ai due
principali QTL di ciliegio sono state
identificate allineando la sequenza dei
marcatori fiancheggianti; ciò ha permesso di evidenziare come gli intervalli di confidenza di entrambi i QTL fossero caratterizzati dalla presenza di un
TAB. 1 - POPOLAZIONI UTILIZZATE E SEGREGAZIONE DEL GENE PAVCNR12
Popolazione
Parentale 1
(genotipo
PavCNR12)
Parentale 2
(genotipo
PavCNR12)
Segregazione nella progenie
Classi genotipiche
Rapporto
N×E
New York 54
(1/3)
Emperor Francis
(1/2)
(1/1):(1/3):(1/2):(2/3)
1:1:1:1
R×L
Regina (1/2)
Lapins (1/2)
(1/1):(1/2):(2/2)
1:2:1
gene CNR: PpCNR12 sul cromosoma
2 e PpCNR20 sul cromosoma 6 (Fig.2).
I due geni omologhi di ciliegio sono
stati sequenziati e chiamati PavCNR12
e PavCNR20 (“P. avium CNR”); i passaggi successivi si sono focalizzati sul
gene PavCNR12, posizionato sul cromosoma 2, in quanto associato al QTL
più importante ai fini del miglioramento genetico.
Per verificare l’eventuale associazione del gene PavCNR12 con la dimensione del frutto sono state utilizzate due popolazioni: quella già citata
derivante dall’incrocio del genotipo
selvatico New York 54 con la varietà
Emperor Francis (N×E; 557 individui)
ed una ottenuta dall’incrocio delle cultivar Regina e Lapins (R×L; 133 individui); i dati relativi alla dimensione del
frutto sono stati raccolti per entrambe
Fig. 3 - Andamento del peso del frutto nelle diverse classi genotipiche per le due popolazioni.
Pur trattandosi di due background genetici profondamente diversi, come risulta evidente dai valori medi molto inferiori nella popolazione N×E, gli omozigoti per l’allele
PavCNR12-1 mostrano in entrambi i casi i frutti di dimensioni maggiori.
26
FRUTTICOLTURA - n. 4 - 2014
le popolazioni in tre anni successivi. Il
sequenziamento del gene ha permesso
di identificare in tutto tre varianti alleliche (PavCNR12-1, -2 e -3); la sequenza
codificante la proteina è risultata identica fra tutti i tre alleli, ma differenze
significative sono state riscontrate nella
regione del promotore. Ciò lascia supporre che l’effetto dei tre alleli possa
differire per quanto riguarda il livello
d’espressione anziché per la funzionalità della proteina prodotta, in modo
analogo a quanto osservato in pomodoro per il gene FW2.2.
Il genotipo dei parentali e la segregazione del gene PavCNR12 nelle due
popolazioni sono riportati nella tabella
1. In entrambe le popolazioni l’allele
PavCNR12-1 è risultato associato ad
una maggiore dimensione del frutto,
mentre gli alleli 2 (presente in entrambe le popolazioni) e 3 (presente solo
in N×E) sembrano entrambi sfavorevoli (Fig. 3). In particolare, nell’incrocio
fra New York 54 ed Emperor Francis
gli individui omozigoti per l’allele 1
(classe genotipica 1/1) hanno mostrato un peso medio del frutto superiore
del 19,8% rispetto ai portatori dei due
alleli sfavorevoli (classe 2/3); nella seconda popolazione (R×L), in cui entrambi i parentali hanno genotipo 1/2,
la differenza di peso del frutto fra gli
omozigoti per l’allele favorevole (1/1)
e quelli per l’allele sfavorevole (2/2) è
addirittura del 38,1%. I valori medi sono riassunti nella tabella 2.
TAB. 2 - PESO MEDIO DEL FRUTTO PER LE CLASSI GENOTIPICHE DI PAVCNR12
Popolazione
N×E
R×L
Peso medio del frutto (g)
Genotipo
PavCNR12
Anno 1
Anno 2
Anno 3
Media
1/1
4,48
4,76
3,88
4,37
1/2
4,41
4,42
3,65
4,16
1/3
4,09
4,28
3,56
3,98
2/3
3,69
3,85
3,41
3,65
1/1
9,34
8,67
8,29
8,77
1/2
8,22
7,83
7,47
7,84
2/2
6,52
6,25
6,28
6,35
Possibile modalità d’azione
dei geni FW2.2/CNR
Anche se in ciliegio non è fattibile
una verifica funzionale del gene attraverso l’approccio di trasformazione
già usato in pomodoro e mais, è molto significativo Il fatto che uno stesso
allele, PavCNR12-1, sia risultato associato ad un sostanziale incremento delle dimensioni del frutto in due
popolazioni con background genetico
profondamente diverso, di cui una ottenuta usando un parentale selvatico e
quindi caratterizzata da frutti mediamente molto più piccoli della seconda. In assenza di prove funzionali è
possibile al momento formulare soltanto ipotesi sul meccanismo d’azione
di questo gene.
Innanzitutto, come per FW2.2
e ZmCNR1/2, anche l’azione di
PavCNR12 sembra essere regolata a livello dell’espressione: le differenze fra
i vari alleli sequenziati, come si è detto, si concentrano infatti nella regione
Fig. 4 - Meccanismo d’azione ipotizzato per il gene PavCNR12.
Il gene regola la proliferazione cellulare nei tessuti dell’ovario che danno origine al mesocarpo del frutto, attraverso un meccanismo di regolazione negativa: l’attività della proteina codificata da questo gene esercita cioè
un’inibizione della proliferazione cellulare. Una maggiore espressione del gene, innescata da un promotore forte
(alleli 2-3), si traduce quindi in un’inibizione più forte della divisione cellulare; al contrario, un promotore debole (allele 1) produce meno proteina, un minore effetto inibitorio e quindi un maggiore numero di cellule, che si
traduce in una maggiore dimensione del frutto a maturazione.
FRUTTICOLTURA - n. 4 - 2014
27
del promotore. In particolare un’analisi
in silico su questa regione ha permesso
di verificare che il promotore dell’allele 1 si differenzia significativamente
dagli altri due alleli, i quali al contrario sono molto simili fra loro. Se anche
il gene di ciliegio è un regolatore negativo del numero di cellule come gli
omologi di pomodoro e mais, si può
ipotizzare un meccanismo d’azione
come quello schematizzato nella figura 4. Il promotore dell’allele 1 sarebbe
più debole di quello degli altri due alleli; ciò si tradurrebbe in una minore
espressione del gene durante la differenziazione dell’ovario. Analogamente
a quanto osservato in pomodoro, una
minore espressione del gene comporterebbe una maggiore proliferazione
cellulare, con conseguente incremento
del numero di cellule e di dimensione
del frutto. Il promotore degli alleli 2 e
3, al contrario, indurrebbe una maggiore espressione del gene; ciò comporterebbe una più forte inibizione della
proliferazione cellulare, riducendo di
conseguenza il numero di cellule nel
mesocarpo. Ulteriori studi sono però
necessari per verificare quest’ipotesi,
che al momento resta puramente speculativa.
Un’ulteriore informazione deriva
dalla caratterizzazione dei domini delle proteine codificate dai geni della famiglia FW2.2/CNR; queste sono infatti
caratterizzate da un dominio ricco in
cisteina denominato PLAC8, identificato per la prima volta in una proteina
prodotta nella placenta umana. Proteine analoghe sono state identificate
anche in lievito; è quindi possibile che
questi geni costituiscano un meccanismo di trasduzione del segnale estremamente antico, evolutosi prima della
divergenza fra organismi unicellulari e
pluricellulari (Cong e Tanksley 2006).
Nelle piante, tuttavia, questi geni si
sono moltiplicati fino a costituire famiglie geniche molto più numerose che
negli altri organismi. Le proteine con
dominio PLAC8 sono proteine di membrana; alcune di queste formano canali
per il trasporto di ioni, come il cadmio
(Song et al. 2010) e il calcio (Yamanaka et al. 2010). Il calcio, in particolare,
è un secondo messaggero coinvolto
nella regolazione di moltissimi meccanismi cellulari; due canali del calcio
con dominio PLAC8 sono stati studiati
in tabacco e la loro sovra-espressione
ha prodotto una forte riduzione della
proliferazione cellulare (Kurusu et al.
2012), un effetto compatibile con la
riduzione del numero di cellule osser-
28
FRUTTICOLTURA - n. 4 - 2014
vata nel caso di FW2.2 e ZmCNR1. È
quindi possibile che il calcio sia coinvolto nella regolazione del ciclo cellulare attraverso l’azione dei geni CNR;
anche in questo caso, una più approfondita caratterizzazione biochimica è
necessaria per dare credito a quest’ultima ipotesi.
Conclusioni
La caratterizzazione dei geni CNR
nelle specie fruttifere è solo all’inizio,
ma promette di aprire ottime prospettive per la ricerca ed il miglioramento
genetico. Questa famiglia genica, infatti, esprime diversi candidati al controllo della dimensione degli organi vegetali, che si esercita principalmente attraverso una regolazione del processo
di divisione cellulare. In alcune specie
è già stato caratterizzato il loro coinvolgimento nell’espressione di caratteri
agronomicamente importanti come la
dimensione dei frutti; i dati ottenuti in
ciliegio indicano che anche in questa
specie i geni CNR sembrano svolgere
un ruolo molto importante su tale carattere.
Anche se, come detto, ulteriori studi sono necessari per poter dimostrare l’effettivo meccanismo d’azione di
PavCNR12 a livello cellulare, la forte
associazione statistica dei vari alleli
con l’incremento o la riduzione delle
dimensioni del frutto rende già possibile lo sviluppo su questo gene di marcatori utilizzabili nel breeding assistito.
È cioè possibile operare una selezione
precoce dei semenzali che posseggono l’allele favorevole PavCNR12-1,
che mostreranno, una volta entrati in
produzione, una dimensione del frutto mediamente maggiore rispetto ai
semenzali che possiedono gli alleli
sfavorevoli. Va sottolineato che l’effetto di PavCNR12 sulla dimensione
del frutto, come atteso per un carattere
quantitativo e poligenico, è fortemente
influenzato dal background genetico, e
che molti altri loci ancora da identificare possono agire su questo carattere;
nonostante ciò, il contributo di questo
gene è risultato molto significativo in
due popolazioni profondamente diverse. La sua caratterizzazione fornisce
quindi un primo strumento concreto
per l’applicazione della MAS nel miglioramento genetico del ciliegio.
Inoltre, poiché il meccanismo di
regolazione dipendente da questa famiglia genica sembra essere conservato in specie vegetali estremamente
distanti dal punto di vista filogenetico,
è plausibile che lo stesso ruolo possa
essere svolto anche in altri fruttiferi;
l’interesse legato allo studio di questa
famiglia genica è quindi estensibile a
tutte le specie da frutto.
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Verde I. et al. (2013) The high-quality draft genome of peach (Prunus persica) identifies unique patterns of genetic diversity, domestication and genome evolution. Nature Genetics
45, 487–494.
Zhang G, Sebolt A, Sooriyapathirana S, Wang D,
Bink M, Olmstead J, Iezzoni A (2010) Fruit
size QTL analysis of an F1 population derived from a cross between a domesticated
sweet cherry cultivar and a wild forest sweet
cherry. Tree Genet Genomes 6:25–36.
Q
Ricerca
SPECIALE CILIEGIO
Modificazioni nella qualità dei frutti
in varietà della serie Sweet
MICHELANGELO GRANDI - STEFANO LUGLI - RICCARDO CORREALE
Dipartimento di Scienze Agrarie - Università di Bologna
L
a ciliegia, essendo un frutto aclimaterico, raggiunge la massima
espressione della sua qualità organolettica al completamento della maturazione sulla pianta. La maturazione
fisiologica, quindi, coincide con quella
commerciale e di consumo. Di conseguenza, per poter esaltare al massimo
le qualità organolettiche di ciascuna
varietà, è importante che questa venga
raccolta al momento ottimale (Predieri e Dris, 2005). Spesso però si tende a
raccogliere anticipatamente le ciliegie,
per ragioni di mercato o per scarse conoscenze sulle risposte fisiologiche dei
frutti lasciati maturare in pianta qualche
giorno in più. Infatti, varietà caratterizzate da una buona tenuta di maturazione in pianta, e quindi da un’ampia
“finestra di raccolta”, possono migliorare le proprie caratteristiche organolettiche (incremento di peso e dimensioni
del frutto, degli zuccheri, degli aromi e
della tonalità e intensità del colore) posticipando la raccolta rispetto all’epoca
abitualmente osservata; così facendo ne
beneficeranno non solo i consumatori,
che potranno usufruire di un prodotto
di elevata qualità, ma anche i cerasicoltori, in virtù dell’aumento del reddito
aziendale sia come conseguenza delle
maggiori rese produttive e della riduzione dei costi di raccolta, sia perché il parametro principale impiegato per liquidare le ciliegie è il calibro delle drupe
(Grandi et al., 2009).
Materiali e metodi
Scopo della presente ricerca era
quello di verificare l’effetto di raccolte
posticipate, mediante alcuni parametri
qualitativi facilmente individuabili, sulla qualità dei frutti di tre nuove varietà
Comunicazione presentata al “7th Cherry International
Symposium”, Plasencia (Spagna), 23-27 giugno 2013.
30
FRUTTICOLTURA - n. 4 - 2014
TAB. 1 - QUALITÀ DEI FRUTTI DI SWEET ARYANA® PA1UNIBO* IN RACCOLTE SUCCESSIVE
Portinnesto e date
di raccolta
Colt
Gisela 6
Colore
Peso
g
Durofel
25
Durezza
Kg
°Brix
Acidità*
g/l
L*
Chroma
1 28-05
11,0 a
62 a
0,47 a
17,0 b
8,6
30,5 a
12,8 a
2 4-06
10,5 a
64 a
0,46 a
17,3 b
9,0
26,6 c
11,9 a
3 18-06
10,5 a
44 b
0,33 b
25,3 a
7,5
28,6 b
2,6 b
1 28-05
11,4 ab
62 a
0,46 a
17,2 c
8,5
30,4 a
13,1 a
2 4-06
11,9 a
62 a
0,49 a
19,5 b
8,6
26,5 c
9,4 b
3 18-06
10,7 b
44 b
0,39 b
25,6 a
5,1
28,7 b
3,1 c
* Parametro misurato sull’intero campione parcellare quindi non confrontabile statisticamente
A lettere diverse, poste accanto ai numeri, corrispondono differenze statisticamente significative
TAB. 2 - QUALITÀ DEI FRUTTI DI SWEET LORENZ® PA2UNIBO* IN RACCOLTE SUCCESSIVE
Portinnesto e date
di raccolta
Colt
Gisela 6
Colore
Peso
g
Durofel
25
Durezza
Kg
°Brix
Acidità*
g/l
L
Chroma
1 3-06
10,3 b
62 a
0,51 a
18,2 c
8,3
30,2 a
10,5 a
2 12-06
12,2 a
57 b
0,43 b
20,8 b
7,6
29,2 b
4,2 b
3 18-06
11,6 a
43 c
0,41 b
22,6 a
7,8
28,2 c
4,1 b
1 3-06
11,4 a
64 a
0,52 a
17,9 b
8,1
30,2 a
13,0 a
2 12-06
11,9 a
55 b
0,48 a
18,9 b
7,8
29,4 b
6,4 b
3 18-06
12,3 a
45 c
0,40 b
21,1 a
7,0
28,8 c
4,9 c
* Parametro misurato sull’intero campione parcellare quindi non confrontabile statisticamente
A lettere diverse, poste accanto ai numeri, corrispondono differenze statisticamente significative
recentemente ottenute dal programma
di miglioramento genetico del Dipartimento di Scienze Agrarie dell’Università di Bologna: Sweet Aryana® PA1UNIBO*, Sweet Lorenz® PA2UNIBO*,
Sweet Gabriel® PA3UNIBO*.
I rilievi sono stati effettuati nel corso
del 2012 a Vignola (Mo), area tradizionalmente vocata per la cerasicoltura, su
piante innestate su due portinnesti a differente grado di vigoria, Colt e Gisela®
6. Per Sweet Aryana® e Sweet Lorenz®,
in entrambe le combinazioni d’innesto,
sono stati effettuati tre campionamenti
in tre differenti stadi di sviluppo: uno in
corrispondenza dell’epoca di raccolta
ritenuta ottimale e due posticipati di circa 7-12 giorni l’uno dall’altro. In Sweet Gabriel®, invece, sono stati effettuati
due stacchi distanziati di 7 giorni nella
sola combinazione d’innesto con Gisela®6.
Per ogni raccolta sono stati prelevati
campioni rappresentativi di almeno 30
drupe, sulle quali sono state eseguite,
frutto per frutto, le seguenti analisi: colorazione della buccia (con colorimetro portatile Minolta Chromameter II,
coordinate L*, a*, b* e successivo calcolo dell’indice Chroma per definire il
grado di saturazione del colore), peso
(g), elasticità della buccia (con Durofel
– Setop, puntale 25), consistenza della polpa (con penetrometro FTA Güss, puntale da 6 mm Ø), contenuto in solidi
solubili (con rifrattometro digitale Atago); l’acidità, invece,
è stata misurata sull’intero campione parcellare (Compact-S
Titrator, Crison – titolazione con 0,25 N NaOH). I dati sono
poi stati sottoposti ad analisi della varianza con successiva
separazione delle medie con test SNK.
Risultati e discussione
Sweet Aryana® PA1UNIBO*
La raccolta di questa varietà a Vignola, nel corso del
2012, è partita il 28 maggio, 5 giorni dopo il primo stacco
di B. Burlat. In tabella 1 sono riportati i parametri qualitativi
alla raccolta e negli stacchi successivi. I risultati dimostrano come tra il primo ed il secondo stacco, in entrambe
le combinazioni d’innesto, non si sono notate differenze
significative in termini di variazioni di peso, elasticità della
buccia, consistenza della polpa e contenuto in acidi organici; il grado zuccherino è rimasto pressoché invariato
nella combinazione con Colt (17,0 e 17,3 °Brix), mentre in
quella con Gisela® 6 si è registrato un incremento di oltre il
13%, con valori che hanno raggiunto i 19,5 °Brix. Circa la
colorazione dell’epidermide, il parametro L* (brillantezza)
e l’indice Chroma hanno subito variazioni significative (soprattutto in combinazione con Gisela® 6), ma non in misura
tale da modificare in maniera apprezzabile il colore delle
ciliegie.
A distanza di due settimane dal secondo stacco si è notata una riduzione del peso delle drupe, limitatamente alla
combinazione con Gisela® 6 (10,7 g), ed un calo dell’elasticità della buccia (indice Durofel 44 in entrambi i portinnesti)
e della consistenza della polpa (0,33 kg in Colt e 0,39 kg in
Gisela® 6), anche se poco marcate considerando i 20 giorni
trascorsi dall’inizio della raccolta. Notevole, invece, è stato
l’incremento del titolo zuccherino (aumento del 30-40%,
attestandosi a oltre 25 °Brix in entrambe le combinazioni
d’innesto) e la contemporanea, comunque non eccessiva,
riduzione dell’acidità (7,5 g/l in Colt e 5,1 g/l in Gisela® 6).
Variazioni importanti sono state evidenziate anche nella colorazione della buccia che ha assunto una tonalità abbastanza scura (indice Chroma intorno al valore 3), mantenendo
però al tempo stesso una buona brillantezza (parametro L*
maggiore di 28).
Sweet Lorenz® PA2UNIBO*
In questa varietà, che si inizia a raccogliere circa 8-10
giorni dopo B. Burlat (nel 2012 la raccolta è cominciata
il 3 giugno), i dati riportati in tabella 2 mostrano come gli
standard qualitativi siano rimasti pressoché inalterati o, in
alcuni casi, migliorati negli stacchi successivi, con andamenti molto simili nelle due combinazioni d’innesto. Il peso
medio delle drupe, infatti, ha subito un incremento percentuale medio del 10% dalla prima alla terza raccolta, attestandosi a valori intorno ai 12 g in entrambe le combinazioni d’innesto, mentre l’elasticità della buccia e la consistenza
della polpa, pur mostrando cali significativi nelle diverse
raccolte, si sono mantenute su livelli elevati (indice Durofel
43-45; durezza 0,41-0,40 kg) anche a distanza di due settimane dal primo stacco. Il grado zuccherino, già piuttosto
alto alla prima raccolta (intorno ai 18 °Brix), è incrementato
progressivamente fino ad attestarsi, al terzo stacco, a valori
di 22,6 °Brix in combinazione con Colt, e 21,1 °Brix con
FRUTTICOLTURA - n. 4 - 2014
31
TAB. 3 - QUALITÀ DEI FRUTTI DI SWEET GABRIEL® PA3UNIBO* IN RACCOLTE SUCCESSIVE
Portinnesto e date
di raccolta
Gisela 6
Peso
g
Durofel
25
Durezza
Kg
°Brix
Colore
Acidità*
g/l
L
Chroma
1
8-06
15,1 a
60 a
0,50 a
17,4 b
8,1
28,9 a
11,8 a
2
15-06
16,0 a
49 b
0,50 a
24,3 a
8,7
28,8 a
5,2 b
* Parametro misurato sull’intero campione parcellare quindi non confrontabile statisticamente
A lettere diverse, poste accanto ai numeri, corrispondono differenze statisticamente significative
Sweet Aryana.
Sweet Lorenz.
è assistito ad un leggero incremento
del peso medio del frutto (16 g), mentre significativo è stato l’aumento del
contenuto in solidi solubili che hanno
raggiunto un valore medio pari a 24,3
°Brix, con un incremento, rispetto al
primo stacco, pari al 40%; anche l’acidità è leggermente aumentata con la
seconda raccolta (8,7 g/l). La diminuzione dell’indice Chroma (5,2) segna
una variazione nella gradazione del
rosso della buccia che assume una
tonalità più scura, mentre rimane invariata l’elevata brillantezza del frutto
(parametro L* pari a 28,8).
Conclusioni
Sweet Gabriel.
Gisela® 6, mentre l’acidità si è mantenuta circa sui livelli iniziali (7-8 g/l di
acido malico). Riguardo alla colorazione della buccia, è apparsa piuttosto decisa la variazione dell’indice Chroma
fin dal secondo stacco, segno di una
progressiva colorazione verso il rossonerastro (valori inferiori a 5) delle ciliegie, associata però ad un’ottima brillantezza della buccia (valori parametro L*
intorno a 28-29).
Sweet Gabriel® PA3UNIBO*
In questa varietà sono stati previsti
due stacchi, a distanza di una settimana, nella sola combinazione con Gisela® 6. Questa cultivar, come si evince
dai dati riportati in tabella 3, mostra
un’ottima tenuta di maturazione dal
momento che la consistenza della polpa non ha subito alcuna variazione
(0,5 kg), mentre l’elasticità della buccia è diminuita di soli 18 punti percentuali, attestandosi ad un valore di 49
dell’indice Durofel. Al tempo stesso si
32
FRUTTICOLTURA - n. 4 - 2014
L’esperienza condotta offre interessanti indicazioni circa le potenzialità,
in termini di qualità delle ciliegie, delle
nuove varietà Sweet Aryana®, Sweet Lorenz® e Sweet Gabriel®. L’indagine ha
infatti dimostrato come i frutti di questi
genotipi siano contraddistinti da eccellenti caratteristiche pomologiche già alla raccolta, e che tali standard qualitativi
migliorano o rimangono pressoché inalterati negli stacchi successivi. In generale, l’incremento del titolo zuccherino
associato ad una buona tenuta in consistenza della polpa, in linea con quanto
richiesto dal mercato, garantisce una “finestra di raccolta” molto ampia per queste varietà, senza però comprometterne
l’aspetto in termini di brillantezza ed
intensità del colore. In particolare le positive modificazioni dei caratteri qualitativi, osservati in Sweet Aryana® e Sweet
Lorenz® nelle due raccolte posticipate,
consentono di procrastinare la raccolta delle ciliegie di queste due varietà
per un periodo di circa 10-15 giorni. In
Sweet Gabriel®, invece, le osservazioni,
limitate ad un solo stacco posticipato di
sette giorni, evidenziano la possibilità di
protrarre la raccolta di una settimana;
considerando però le ottime indicazioni
fornite dalla tenuta in consistenza della polpa, è ragionevole pensare che per
questa varietà la “finestra di raccolta”
possa essere ulteriormente allungata.
Nonostante nella prova non siano
stati previsti confronti con varietà testi-
moni di pari epoca, le osservazioni raccolte permettono di constatare come le
tre cultivar oggetto di studio siano caratterizzate da un’ottima tenuta di maturazione in pianta, caratteristica che
non sempre si ritrova in tutte le varietà,
specialmente in quelle a maturazione
precoce e medio-precoce (Grandi et
al., 2009). Con genotipi dotati di queste caratteristiche sarà quindi sufficiente scegliere poche varietà per coprire
un calendario di raccolta di due-tre settimane, con evidenti vantaggi in termini di qualità ed uniformità del prodotto
raccolto e con semplificazione della
gestione del ceraseto.
SUMMARY
Sweet cherry is an aclimacteric fruit that ripens to its full flavour traits when it completes
maturity on the tree. Its physiological ripening
thus coincides with commercial and consumer
maturity. Yet cherry is often picked too early,
either for marketing reasons or because growers
are not fully aware of the physiological need to
let the fruit ripen on the trees a few days more.
Indeed, cultivars marked by good tree-ripe life
and, hence, a relatively wide picking window can
improve their flavour characteristics by having
their harvest date postponed with respect to the
usual commercially dictated date. A trial was set
up at Vignola in Italy’s Modena Province to test
the effects of postponed picking on fruit quality
employing the newly released cvs. Sweet Aryana,
Sweet Lorenz and Sweet Gabriel. Two fruit samples were taken 7-10 days apart and variations in
weight, flesh firmness, soluble solids, acids and
skin colour were analysed and the results compared against those from fruit sampled at the usual
commercial picking date. The data show that the
quality properties of the late-picked fruit had improved, especially in terms of weight and soluble
solids, and that flesh firmness remained above the
minimum market threshold values.
BIBLIOGRAFIA
Predieri, S. and Dris, R. 2005. Influence of environmental conditions and orchard management on cherry productivity and fruit quality.
Fruits: growth, nutrition and quality. Edizioni
R. Dris: 151-168.
Grandi, M., De Pablo Camarasa, J. and Lugli, S.
2009. Più qualità nelle ciliegie precoci ritardando l’epoca di raccolta. Frutticoltura.
5:10-13.
RINGRAZIAMENTI
Gli autori ringraziano l’Az. Agr. Amidei Maria
Rosa di Vignola (MO) e la Coop. Agrintesa di Faenza (RA), sede di Castelfranco Emilia (MO), per
la collaborazione tecnica prestata.
Q
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SPECIALE CILIEGIO
Effetto del portinnesto e della forma
di allevamento su produttività
e qualità dei frutti di nuove varietà
MICHELANGELO GRANDI - STEFANO LUGLI - RICCARDO CORREALE
Dipartimento di Scienze Agrarie - Università di Bologna
L
a tendenza in atto nella cerasicoltura specializzata verso l’alta densità di piantagione comporta necessariamente l’adozione di portinnesti
nanizzanti o semi-nanizzanti. L’impiego
di questi soggetti consente, infatti, una
riduzione della vigoria, una più precoce
messa a frutto, una produttività elevata
ed una maggiore efficienza produttiva
(Lugli e Musacchi, 2009), ma molto spesso il loro impiego ha riflessi negativi sulla
qualità dei frutti, già evidente in alcuni
casi nelle prime produzioni (Quartieri et
al., 2008; Sansavini et. al, 2013). È altresì noto che, con le tecniche di gestione
dell’albero nella fase di allevamento e
potatura è possibile regolare il carico
produttivo, adattare la struttura della
pianta al proprio habitus vegeto-produttivo al fine di coniugare livelli produttivi
elevati con elevata qualità dei frutti.
La continua introduzione di nuove
varietà (Fideghelli e Della Strada, 2011),
se da un lato ha portato un miglioramento in termini pomologici dell’assortimento varietale (Bassi, 2010; Palasciano et al., 2012), dall’altro può rendere
difficoltosa la scelta delle cultivar, i cui
criteri non dovrebbero basarsi solo su
aspetti commerciali, ma anche tecnici.
Occorre cioè considerare non solo l’influenza che le diversità climatiche e pedologiche possono avere sulle risposte
produttive e qualitative delle varietà, ma
anche le possibili interazioni che derivano dall’impiego di portinnesti a diverso
grado di vigoria e forme di allevamento
differenti.
Comunicazione presentata al “7th Cherry International
Symposium”, Plasencia (Spagna), 23-27 giugno 2013
34
FRUTTICOLTURA - n. 4 - 2014
Materiali e metodi
A questo scopo è stata impostata a
Vignola (Mo), area tradizionalmente
vocata per la cerasicoltura, una prova
sperimentale in cui due nuove varietà
recentemente licenziate dall’Università
di Bologna (Sweet Aryana® PA1UNIBO*
e Sweet Lorenz® PA2UNIBO*) sono state
testate in combinazione con due portinnesti a differente grado di vigoria e due
diverse forme di allevamento, al fine di
trarne utili indicazioni circa le potenzialità di queste nuove cultivar in diversi sistemi d’impianto.
La scelta dei portinnesti, messi a dimora nel gennaio 2007 ed innestati a
triangolo nel febbraio 2008, è ricaduta
su un soggetto vigoroso molto impiegato
a Vignola, il Colt, con sesto d’impianto
5x3 m (667 piante/ha), ed uno nanizzante, Gisela® 6 (Gi6), con sesto 4x2 m (1250
piante/ha); sono inoltre state adottate due
forme di allevamento, vaso multiasse in
combinazione con Colt e palmetta stretta
con Gi6.
Nel biennio 2011-12 si è provveduto a rilevare l’entità delle produzioni
(kg/pianta), mentre un campione rappresentativo di frutti è stato sottoposto a
calibratura e ad analisi qualitative di laboratorio riguardanti colorazione della
buccia (con colorimetro portatile Minolta Chromameter II, coordinate L*, a*, b*
e successivo calcolo dell’indice Chroma
per definire il grado di saturazione del
colore), peso (g), elasticità dell’epidermide (Durofel-Setop puntale 25), consistenza della polpa (penetrometro FTA
Güss, puntale da 6 mm Ø), contenuto in
solidi solubili (RSR, rifrattometro digitale
Atago) e acidi organici (espressa in g/l di
acido malico mediante Titolatore Com-
pact Tritation I Crison). I dati sono poi
stati sottoposti ad analisi della varianza
con successiva separazione delle medie
con test SNK.
Risultati e discussioni
Parametri produttivi
Le fruttificazioni registrate nel quarto e quinto anno dall’innesto testimoniano livelli molto interessanti e variabili secondo il genotipo, il portinnesto
impiegato e la forma di allevamento
adottata (Fig. 1). I dati infatti evidenziano una produzione unitaria media
di Sweet Lorenz® leggermente superiore a Sweet Aryana®, ma soprattutto il
positivo effetto dato dalla interazione
portainnesto/forma d’allevamento sulle
performance produttive di entrambe le
cultivar specialmente su Colt, soggetto
vigoroso che induce normalmente una
più lenta entrata in produzione: in Sweet Aryana®,infatti, già al quarto anno
dall’innesto, la produzione nella combinazione “vasetto multiasse/Colt” si è
attestata sui 10 kg/pianta, raggiungendo i 18 kg/albero nell’anno successivo,
mantenendosi, quindi, nel biennio considerato, a livelli superiori rispetto alla
combinazione “parete stretta/Gi6” (6,2
kg/pianta al quarto anno e 12,2 kg/pianta al quinto). In Sweet Lorenz®, invece
le performance della tesi “vasetto multiasse/Colt” sono risultate essere discrete
(6,6 kg/albero) al quarto anno dall’innesto, anche se inferiori alla combinazione “parete stretta/Gi6” (11,4 kg/albero),
per poi raggiungere livelli produttivi
molto interessanti nel corso del quinto
anno (21,2 kg/pianta), distinguendosi
nettamente da quanto fatto registrare
100%
25
21.2
Kg/albero
20
IV° anno da innesto
V° anno da innesto
T/ha
80%
18.4
16.6
15.2
15
10
14.1
Ø > 32 mm
14.2
60%
13.3
12.2
Ø 30-32 mm
12.2
11.4
Ø 28-30 mm
10.2
6.2
6.8
6.6
Ø 26-28 mm
40%
7.8
Ø 24-26 mm
Ø < 24 mm
4.4
5
20%
0
Colt
Vaso
multiasse
Gi6
Palmetta
stretta
Sweet Aryana®
Colt
Vaso
multiasse
Gi6
Palmetta
stretta
Sweet Lorenz®
Colt
Vaso
multiasse
Gi6
Palmetta
stretta
Sweet Aryana®
Colt
Vaso
multiasse
Gi6
Palmetta
stretta
Sweet Lorenz®
Fig 1 - Produzioni unitarie e rese ettariali di Sweet Aryana® e Sweet
Lorenz® nelle combinazioni portinnesto/forma d’allevamento al IV° e V°
anno dall’innesto.
nella combinazione con il portainnesto
nanizzante (13,3 kg/pianta).
Analizzando le rese/ettaro, tenendo
conto dei differenti sesti d’impianto, si
nota il positivo effetto del portinnesto
nanizzante Gi6 che già al quarto anno
dall’innesto garantisce buone produzioni
(7,8 t/ha in Sweet Aryana® e 14,2 t/ha in
Sweet Lorenz®), attestandosi, poi, in entrambe le varietà, a livelli superiori alle
15 t/ha al quinto anno dall’innesto. Allo stesso tempo, però, la combinazione
“vasetto multiasse/Colt” ha fatto registrare un incremento produttivo notevole dal
quarto al quinto anno, con performance (12,2 t/ha in Sweet Aryana® e 14,1
in Sweet Lorenz®) quasi paragonabili a
quelle raggiunte su Gi6 con forma a parete.
Caratteristiche dei frutti
I risultati della calibratura (media
2011-12) sembrano, per ora, mostrare
un leggero effetto negativo del Gi6, la
cui influenza è risultata essere molto simile nelle due varietà oggetto di studio:
in Sweet Aryana®, infatti, tale soggetto ha
collocato circa il 50 % di ciliegie nelle
0%
Colt
Vaso mulitasse
Gi6
Palmetta stretta
Sweet Aryana®
Colt
Vaso mulitasse
Gi6
Palmetta stretta
Sweet Lorenz®
Fig. 2 - Ripartizione percentuali delle ciliegie in classi di calibro nelle
diverse combinazioni della prova (medie IV° e V° anno dall’innesto).
classi di pezzatura migliori (Ø > 28 mm)
rispetto al 65 % del Colt. Andamento
analogo è stato riscontrato anche in Sweet Lorenz® dove oltre il 77 % delle drupe
provenienti dalla combinazione con Colt
(vasetto multiasse) presentava una pezzatura > 28 mm di diametro, mentre con
il soggetto Gi6 (palmetta stretta) rientrava
nella stessa classe di calibro circa il 64%
delle ciliegie (Fig. 2). Questo andamento è confermato anche dai dati relativi al
peso medio dei frutti (Tab. 1): Colt si è
infatti distinto significativamente da Gi6
producendo ciliegie più grosse (11,8 g)
rispetto al soggetto nanizzante (11,3 g).
Naturalmente, in questo diverso effetto
dei portinnesti può incidere anche il differente carico dei frutti che, almeno per i
primi anni di produzione rilevati, è stato
superiore nella combinazione con Gi6
(Fig. 1). I dati dei prossimi anni potranno
fornire a tal riguardo indicazioni ancor
più esaurienti. Non sono emerse invece
differenze significative tra il peso medio
dei frutti delle due varietà (11,6 g in Sweet Aryana® e 11,4 g in Sweet Lorenz®).
Analizzando il carattere elasticità della buccia, si evidenzia l’interazione tra
cultivar e portinnesto: infatti, solo le ciliegie della combinazione Sweet Aryana®/
Gi6 hanno fatto registrare valori di elasticità della buccia (indice Durofel 59) inferiori a tutte le altre combinazioni, che
si sono attestate ad un valore di indice
Durofel di circa 64. Relativamente alla
consistenza della polpa, nessun effetto
particolare è stato indotto dal soggetto
impiegato, mentre le principali differenze sono legate alla cultivar: le ciliegie di
Sweet Lorenz® sono risultate infatti più
sode (0,57 kg) di quelle di Sweet Aryana®
(0,51 kg), indipendentemente dal portinnesto impiegato.
In termini di solidi solubili, il portinnesto ha influenzato in modo significativo il contenuto degli zuccheri nelle ciliegie: in particolare, Gi6 ha favorito un
maggior titolo zuccherino (mediamente
20,7 °Brix), con un incremento di circa
il 10% rispetto al Colt, che si è attestato
a 18,7 °Brix. Il contenuto in acidi organici è stato misurato sull’intero campione
parcellare quindi non è stato possibile
confrontare statisticamente fra loro i diversi dati analitici: nonostante ciò i valori riportati in tabella 1 mostrano, nelle
Figg. 3-4 - Sweet Aryana® allevata a palmetta (sin.) e a vaso multiasse (ds.).
FRUTTICOLTURA - n. 4 - 2014
35
ciliegie di entrambe le varietà, livelli di
acidi organici molti simili fa loro (9,0 g/l
di acido malico in Sweet Aryana® e 8,8
g/l in Sweet Lorenz®) così come quelli
indotti dai due soggetti (8,9 g/l in Colt e
9,0 in Gi6).
Anche il colore dell’epicarpo è risultato influenzato dal soggetto impiegato:
Gi6 ha infatti indotto, in entrambe le
cultivar, una colorazione più scura della
buccia (indice Chroma 11,5), associata
anche ad una minor brillantezza dell’epidermide (valore L pari a 27,8) rispetto a
quanto fatto registrare dal Colt (Chroma e
L rispettivamente 13,2 e 30,1).
TAB. 1 - CARATTERISTICHE DEI FRUTTI DI SWEET ARYANA® E SWEET LORENZ® ALLA
RACCOLTA (MEDIE IV E V ANNO DALL’INNESTO)
Cultivar
Pi
Forma
allevamento
Colt Vaso mulitasse
Gi6 Palmetta
stretta
Colt Vaso mulitasse
Sweet
Lorenz® Gi6 Palmetta
stretta
Sweet Aryana®
Sweet Lorenz®
Colt
Gisela 6
Sweet
Aryana®
11,7
64 A
0,52
18,3
9,0
Colore
L
Chroma
30,1
13,4
11,4
59 B
0,50
20,7
9,1
27,4
11,0
11,8
64 A
0,57
19,0
8,8
30,1
13,1
11,1
63 A
0,56
20,7
8,9
28,1
12,0
11,6 a
11,4 a
11,8 A
11,3 B
62
64
64
61
0,51 A
0,57 B
0,55 a
0,53 a
19,5 a
19,8 a
18,7 B
20,7 A
9,0
8,8
8,9
9,0
Peso
g
Durofel Durezza
25
Kg
°Brix Acidità*
g/l
28,7 a 12,2 a
29,1 a 12,5 a
30,1 A 13,2 A
27,8 B 11,5 B
* Parametro misurato sull’intero campione parcellare quindi non confrontabile statisticamente
A lettere diverse corrispondono differenze statisticamente significative (P=0,05%)
Conclusioni
Sulla base dei primi risultati della presente sperimentazione emergono positive indicazione circa il comportamento delle nuove varietà Sweet Aryana® e
Sweet Lorenz® in combinazione con
portinnesti a differente grado di vigoria
e con diverse forme di allevamento. Innanzitutto, il portinnesto Gisela® 6, nella
presente sperimentazione associato ad
una forma di allevamento a parete stretta, ha confermato il suo positivo effetto
nella precoce entrata in produzione delle due cultivar: le prime raccolte, anche
se nell’ordine di pochi kg/pianta, sono
state effettuate già al terzo anno dall’innesto (dato non riportato), consentendo
quindi all’impianto raggiungere alte performance produttive già al quinto anno
dall’innesto.
I risultati agronomici più interessanti
si sono però ottenuti nella combinazione
con il portinnesto Colt: la scelta di adottare la forma di allevamento a “vasetto
multiasse” associata ad una tecnica di
potatura “lunga” (senza cioè il raccorciamento delle branche) ha favorito una
più precoce entrata in produzione (già
al quarto anno dall’innesto) rispetto a
quanto ottenuto con le forme tradizionali (Lugli et al., 2005; Grandi et al., 2010),
rendendo quindi fattibile la possibilità di
ottenere livelli produttivi uguali o superiori a quelli attesi su Gi6 già a partire dal
6°-7° anno dall’innesto. Ciò a conferma
che, quando la varietà è molto fertile, la
scelta del soggetto dovrebbe ricadere su
portinnesti a vigoria medio-elevata o intermedia con modelli di impianto a densità medie (600 piante/ha) o medio-alte
(800-1200 piante/ha).
Inoltre, i parametri rilevati per le caratteristiche dei frutti denotano un’ottima
qualità generale delle ciliegie in tutte le
combinazioni della prova, a testimonianza che una gestione mirata della tecnica
colturale può ovviare ad alcuni limiti legati al singolo soggetto impiegato.
SUMMARY
Figg. 5-6 - Sweet Lorenz® allevata a palmetta
(sopra) e a vaso multiasse (sotto).
36
FRUTTICOLTURA - n. 4 - 2014
The current trend towards high-density plantings in the sweet cherry industry necessarily implies the use of dwarfing or semi-dwarfing stocks.
While many exert a positive effect on growth habit and cropping performance by reducing vigour
and inducing early bearing, high yield and yield
efficiency, these rootstocks can often have a negative impact on fruit quality, an effect that becomes
evident even in initial cropping years. Yet it’s also
a fact that tree training and pruning practices can
be used to control fruit load while adapting growth
habit and cropping so as to combine high yield and
high fruit quality. We thus tested the new cultivars
Sweet Aryana and Sweet Lorenz, planted in 2008,
grafted to the dwarfing stock Gisela 6 and the vigorous Colt and trained to narrow hedge and multileader vase at planting densities of 1,250 and 667
trees/ha in plots at Vignola, Modena Province. The
trial data, which have been recorded up to 2012,
include total yearly cropping per plant and per hectare, fruit size and weight, flesh firmness, sugar and
acid content, and colour. Preliminary results show
that Gisela 6 has positively affected early bearing
and yield levels up to year 4, whereas by year 5
yield levels with Colt and the multi-leader system
have reached those of Gisela 6. Fruit quality has been high in both combinations, indicating that specifically targeted management practices can obviate
the limitations of a given stock.
BIBLIOGRAFIA
Lugli S., Correale R., Gaiani A., Grandi Mi., Muzzi
E., Quartieri M., Sansavini S. 2005. Nuovi portinnesti di ciliegio validi per impianti intensivi.
Rivista di Frutticoltura, 3:41-47.
Grandi Mi., Lugli S., Correale R., Quartieri M.
2010. Influenza dei portinnesti su produttività
e qualità dei frutti di nuove varietà. Rivista di
Frutticoltura, 5: 38-47.
Quartieri M., Lugli S., Grandi Mi., Correale R.,
Gaddoni M., Muzzi E., Sansavini S. 2008. Portinnesti nanizzanti per impianti ad alta densità
con le cv Lapins e Regina. Rivista di Frutticoltura, 3:34-42.
Lugli, S., Musacchi, S. 2009. L’alta densità nel ciliegio assicura produzioni e qualità. L’informatore Agrario, 46:34-38.
Bassi G. 2010. Le nuove varietà: un grande passo in
avanti verso la qualità. Rivista di Frutticoltura,
5:14-21.
Fideghelli C, Della Strada G. 2011. Le varietà costituite nel mondo dal 1980 ad oggi. Convegno
Nazionale del Ciliegio, Vignola (Mo), 8-10 giugno 2011. Atti in stampa.
Palasciano M., Godini A., Bassi G., Giongo L., Liverani A., Sirri S., Pennone F. Tre nuove varietà
di ciliegio per gli impianti 2012. L’Informatore
Agrario, 22:50-54.
Sansavini, S., Lugli, S., Sorrenti, G. 2013. Nuovi
portinnesti nanizzanti per la coltivazione intensiva. Rivista di Frutticoltura, 4:20-35.
RINGRAZIAMENTI
Gli autori ringraziano l’Az. Agr. Amidei Maria
Rosa di Vignola (MO) e la Coop. Agrintesa di Faenza (RA), sede di Castelfranco Emilia (MO) per la
collaborazione tecnica prestata.
Q
ECONOMIA E TECNICA
Il servizio di impollinazione tramite api
nella frutticoltura professionale
TIZIANO RONDININI - ANTONIO GNES - GIAN LORENZO CALZONI
Associazione Romagnola Apicoltori, Bagnacavallo (RA)
La corretta combinazione delle
conoscenze di biologia fiorale
e della passione di chi alleva
insetti pronubi consente di
ottenere straordinari risultati
dalle colture frutticole di
difficile impollinazione o autoincompatibili. Un modo tutto
naturale di concretizzare le
legittime aspettative di chi
dedica la propria attività a
produrre risorse alimentari nel
totale rispetto della natura.
L’impollinazione e i fattori
che la influenzano
L’impollinazione è un processo di
fondamentale importanza nelle specie
frutticole. Questo evento, che consiste
nel trasferimento del polline dal fiore dove è stato prodotto al fiore dove
avverrà la fecondazione, viene realizzato nei fruttiferi da parte degli insetti
pronubi (impollinazione entomofila),
principalmente ad opera delle api (Apis
mellifera L.), ma, in misura di gran lunga inferiore, anche di bombi e osmie. È
la condizione essenziale – nel rispetto
delle regole della natura – per la riproduzione (e quindi per la produzione);
le api, in altri termini, sono dei veri e
propri “postini del polline” e dobbiamo sottolineare che in questo caso le
“consegne” sono rapide e corrette: non
un granulo pollinico viene disperso.
Detto questo, occorre tuttavia fare i
conti con la fertilità della pianta, che è
determinata da:
a) fattori genetici, quali sterilità morfologica, auto-compatibilità, auto-incompatibilità, inter-compatibilità;
b) fattori agronomici, come la scelta
38
FRUTTICOLTURA - n. 4 - 2014
Fig. 1 - Meleto a file alterne per favorire l’impollinazione di Red e Golden Delicious.
del portinnesto, la scelta delle consociazioni varietali inter-compatibili – di
grande importanza ad esempio in albicocco, susine, pere, mele e kiwi (Fig.
1) – le concimazioni, i trattamenti con
fitoregolatori, le potature, l’impollinazione.
Dunque, non solo è possibile, ma è
decisamente vantaggioso intervenire in
modo adeguato sui vari fattori agronomici per portare al 100% le potenzialità della pianta, e il processo dell’impollinazione non sfugge certo a questa
regola; dobbiamo gestirla al meglio e
ottimizzarla per poter ottenere incrementi quali-quantitativi della produzione; a questo scopo occorre che da
parte dell’apicoltore (che evidentemente svolge un ruolo di fondamentale importanza nel frutteto) vengano
seguite alcune importanti procedure,
schematicamente riportate di seguito.
malmente al loro interno possiamo
osservare regine giovani, feconde e in
salute (Fig. 2), in ovideposizione; a partire dall’uovo deposto (Fig. 3) e attraverso vari stadi di maturazione (Fig. 4)
si giunge in 21 giorni alla formazione
degli insetti completi (Fig. 5). Questi
elementi, detti operaie, solo dopo altri
15-20 gg di attività all’interno dell’arnia (dove hanno successivamente vari
ruoli quali pulitrice, nutrice, ceraiola,
magazziniera, guardiana, ventilatrice)
diverranno bottinatrici di polline, nettare, acqua e propoli e inizieranno cioè
Preparazione degli alveari
Gli alveari destinati al servizio di
impollinazione devono essere preparati adeguatamente e per tempo; nor-
Fig. 2 - Giovane ape regina circondata dalle
nutrici.
Sistemazione degli alveari
nel frutteto
Una volta trasferiti gli alveari nel
frutteto, occorre osservare alcuni accorgimenti pratici relativi alla loro disposizione. Quando le fila del frutteto
non superano la lunghezza di 150 m,
le arnie vanno distribuite a gruppi di
2-4 sulle testate con apertura orientata a Sud-Sud/Est. Se invece le file sono
lunghe più di 150 m è opportuno distribuire un paio di arnie anche all’interno, oltre a quelle disposte sulle testate
(Tab. 1).
Fattori che influenzano
l’attività delle api
Fig. 3 - Uovo appena deposto.
Fig. 4 - Sezione longitudinale di un favo con
ben visibili i vari stadi di sviluppo.
a “lavorare” all’esterno (Fig. 6a,b). Può
essere opportuno ottenere una deposizione precoce da parte della regina (e
quindi avere più bottinatrici al momento dell’impollinazione); per far questo
è sufficiente un semplice accorgimento
che consiste nell’alimentare la regina
con “candito” 40-50 gg prima della
fioritura; ciò consente di costituire al
momento dell’impollinazione popolazioni di bottinatrici più vigorose e numerose.
Esistono alcuni fattori che favoriscono l’attività dei pronubi, altri che
al contrario la inibiscono limitandone
l’efficacia, come di seguito riportato.
Azioni favorevoli:
a) nelle immediate vicinanze della coltura da impollinare è opportuno sfalciare i prati e ridurre la presenza di
essenze selvatiche mellifere potenziali
competitrici (Fig. 7);
b) su pero e susino cino-giappone-
TAB. 1 - ACCORGIMENTI TECNICI PER EFFETTUARE UN BUON SERVIZIO DI IMPOLLINAZIONE NELLE PRINCIPALI SPECIE FRUTTICOLE
(LA PRESENZA DELLE API DURANTE L’ANTESI PERMETTE, MEDIANTE IL TRASPORTO DEL POLLINE, LA FECONDAZIONE DEI FIORI)
Specie
Cultivar
(1)
(2)
Momento ideale
Alveari/ha di introduzione
(% di fiori
aperti)
Tipo di famiglie
Tecniche da adottare
Actinidia
Hayward, Summer,
Jintao, Hort 16A
*
*
8-10
10-15
Nel caso di utilizzo delle famiglie complete
è necessario privarle del favo o dei favi conin fase di sviluppo tenenti il polline. Inoltre, sia queste famiglie
complete
che gli sciami devono essere alimentate con
sciroppo zuccherino a giorni alterni per tutto il
periodo della fioritura
Albicocco
Goldrich, A. Errani,
Aurora, Laycot,
Pinkcot,
altre varietà
*
*
*
7-8
5-6
40-50
complete
Ciliegio
Tutte le cultivar
*
*
5-6
40-50
complete
*
*
7-8
Melo
Gruppo Red Delicious (3)
Gruppo Stayman (3)
Gruppo Golden Del. (4)
Gruppo Rome Beauty (4)
Gruppo Granny Smith (4)
Pink Lady (4), Fuji (4),
Modì (4)
30-40
complete
Pero
Abate Fetel (3),
Decana del Comizio (3),
William (4), Conference (4),
Kaiser (4)
*
8-10
30-40
complete
Le api devono essere alimentate con sciroppo
zuccherino per almeno 2-3 volte durante la
fioritura
Cino-giapponese
Europeo
*
8-10
7-8
40-50
50
complete
Le api devono essere alimentate con sciroppo
zuccherino per almeno 2-3 volte durante la
fioritura
Susino
*
6-7
*
*
*
*
(1) Uso delle api finalizzato all’aumento della fruttificazione (produzione complessiva)
(2) Uso delle api finalizzato al miglioramento qualitativo della produzione
(3) Varietà auto-incompatibili – (4) Varietà con limitata auto-fertilità
FRUTTICOLTURA - n. 4 - 2014
39
Fig. 5 - Insetto adulto al momento dello
sfarfallamento.
Fig. 6 - A sinistra, ape bottinatrice in volo mentre si avvicina a fiori di susino; a destra, ape
bottinatrice in attività di raccolta del polline (si nota la cestella di sinistra carica di polline).
Fig. 7 - Bottinatrici “distratte” dai fiori di infestanti presenti tra le fila del frutteto in mancanza di sfalciatura.
fertili si ottiene comunque un miglioramento della pezzatura;
b) miglioramento quantitativo delle rese;
c) adozione di una tecnica agronomica
a impatto ambientale nullo.
Conclusioni
Fig. 8 - Actinidia in sezione longitudinale: il
calibro del frutto è nettamente diverso a seguito
di ricca (in alto) o scarsa (in basso) presenza di
semi a causa di ridotta impollinazione.
Fig. 9 - Mela Golden Delicious in sezione
trasversale: l’unica loggia con seme (e la
scarsa pezzatura) sono conseguenza di una
incompleta impollinazione.
se è necessario favorire l’attrattività
dei fiori della coltura da impollinare
con prodotti specifici o nebulizzare
finemente una soluzione di acqua e
miele sterilizzato (10 kg per 100-250
litri/ha)
c) è utile verificare l’effettiva contemporaneità di fioritura delle cultivar presenti in consociazione;
d) in annate siccitose garantire un apporto idrico adeguato al fine di favorire
l’attrattività del fiore.
Azioni contrarie sono:
a) i trattamenti insetticidi effettuati in
pre-fioritura che hanno un effetto di repellenza sulle api;
b) i trattamenti anticrittogamici e antiparassitari effettuati durante la fioritura;
c) i trattamenti con fitoregolatori effettuati durante la fioritura;
d) la presenza di fioriture alternative
nel frutteto: qualora non si proceda allo sfalcio delle infestanti nei dintorni
dell’impianto o nell’interfilare ci pos-
sono essere elementi di distrazione e
disturbo dell’impollinazione.
40
FRUTTICOLTURA - n. 4 - 2014
Gli effetti
Grazie alla presenza delle api nel
frutteto viene ottenuta una buona impollinazione; questi pronubi, infatti,
sono in grado di individuare il PUI
(Periodo Utile di Impollinazione) e
con ripetute e numerose visite ai fiori
garantiscono un adeguato apporto di
polline, la cui quantità è strettamente
correlata alla successiva formazione di
semi all’interno del frutto, semi che a
loro volta durante la maturazione fungono da fonti endogene naturali degli
ormoni della crescita (Fig. 8, 9). Detto
ciò, si capisce come - grazie al servizio
di impollinazione controllata - si possano concretamente realizzare alcuni
importanti obiettivi:
a) miglioramento qualitativo generale
della frutta prodotta; sulle cv. auto-
Per ottenere questi risultati occorre realizzare la massima sinergia ed
il rispetto reciproco delle due parti in
gioco (apicoltore/frutticoltore) e delle
rispettive competenze: si potrà così attivare al meglio una pratica totalmente sostenibile e sicura rispetto ad altri
approcci agronomici. Grazie ad un’ottima conoscenza da parte degli operatori della biologia fiorale e dell’attività
degli insetti pronubi, si possono infatti
ottenere i migliori risultati dalle colture in atto e concretizzare le legittime
aspettative di chi dedica la propria attività a produrre risorse alimentari nel
totale rispetto della natura.
BIBLIOGRAFIA
Frediani D. - Le api per l’impollinazione – Manuale pratico ad uso dell’apicoltore e dell’agricoltore. FAI (1993).
Maeterlinck M.- La vita delle api. Biblioteca Universale Rizzoli (1989).
McGregor S. E. - Insect pollination of cultivated
crop plants. United States Department of Agriculture (1976).
Radeghieri P., Rondinini T, Scozzoli G. - Impollinazione e insetti. Il Divulgatore. Anno XX
n°12; pp. 5-11 (1997).
Rondinini T., Ortolani M., Pinzauti M. - Le api
nel servizio di impollinazione. In: Api e impollinazione (a cura di M. Pinzauti). Regione
Toscana; pp. 83-93 (2000).
Q
ECONOMIA E TECNICA
Il controllo eco-compatibile
della mosca delle olive
GIOVANNI BENELLI - GIOVANNI CARUSO - ANGELO CANALE - RICCARDO GUCCI
Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali – Università di Pisa
L’
oliveto è un agro-ecosistema
In questa nota riferiamo di alcune erogazione del feromone femminile),
piuttosto stabile, in virtù della delle più diffuse strategie eco-compati- sia le femmine (mediante l’uso del bibuona complessità biocenotica bili di controllo delle infestazioni mes- carbonato d’ammonio), in maniera che
che lo caratterizza. Nonostante questa se in atto negli ultimi anni in differenti essi vengano a contatto con molecole
coltura ospiti un’artropodofauna di cir- comprensori olivicoli italiani. Alcune insetticide (piretroidi) che imbibiscono
ca 140 specie fitofaghe e un centinaio di esse sono oggetto di interesse, a sco- il materiale cartaceo di cui è costituito
di specie tra funghi e batteri e nume- po dimostrativo, in alcuni comprensori il dispositivo.
rosi altri organismi dannosi, in tutta la olivicoli toscani, nell’ambito del ProTrattandosi di un metodo preventisua area di coltivazione la difesa dalle getto Integrato di Filiera “Un Filo d’O- vo, la collocazione dei dispositivi sulle
avversità si limita al controllo di poche lio” (PSR 2007-2013 Regione Toscana, piante (di norma 1 dispositivo/pianta)
specie di insetti e di qualche malattia Progetto Misura 124 – Modolivi), che deve essere attuata precocemente ricrittogamica.
vede coinvolti Associazioni di produt- spetto all’inizio stimato delle prime deTra gli insetti infeudati alla coltura, tori e le Università di Pisa, Firenze e posizioni (giugno-luglio). Ai fini della
la mosca delle olive, Bactrocera oleae Siena.
valutazione della loro efficacia, l’infe(Rossi), rappresenta il fitofago chiave in
stazione andrà poi monitorata costangran parte dei territori olivicoli del batemente attraverso il periodico prelievo
Metodi adulticidi preventivi
cino del Mediterraneo. Le larve di quedi un campione di drupe, adottando il
sto dittero, nutrendosi del mesocarpo
Negli ultimi anni, in differenti terri- metodo del campionamento ridotto
dei frutti, determinano rilevanti altera- tori olivicoli nazionali sono state adot- (100 olive/ha, prelevate casualmente
zioni biochimiche, correlate all’entità tate tecniche adulticide denominate in ragione di una drupa/pianta) ed anae al tipo d’infestazione presente (Fig. “lure and kill” (alla lettera, “attirare e lizzando le olive per la qualificazione
1), potenzialmente in grado di com- uccidere”) che, seppur di concezione e quantificazione degli stadi larvali di
promettere la qualità dell’olio ottenuto non recente, sono state perfezionate B. oleae presenti.
(Gucci et al., 2012). Il fitofago è quindi con la realizzazione di nuovi disposiRiguardo l’efficacia di tale tecnica,
in grado di incidere significativamen- tivi commerciali, il cui utilizzo è con- esiste in letteratura una notevole eterote sulla produzione quali-quantitativa sentito dagli stessi disciplinari per il geneità di risultati nelle differenti aree
della coltura, non lasciando spesso metodo biologico di coltivazione. Ta- olivicole indagate. Numerosi ricercaalternativa che il ricorso alle classiche le sistema di lotta prevede l’utilizzo di tori concordano nel sostenere che tale
strategie di controllo chimico delle dispositivi chimicamente innescati, in strategia fornisca risultati incoraggianti
infestazioni, riconducibili sostanzial- grado di attirare sia i maschi (mediante nelle annate di medio-bassa infestamente ai trattamenti larvicidi
zione e solo se applicata su
con l’impiego di prodotti cisuperfici olivicole di ampia
totropici poco lipofili.
dimensione (minimo 2 ha).
Tuttavia, l’adesione di un
Una della principali criticità
crescente numero di produtdel metodo “lure and kill” ritori italiani ai disciplinari di
siede nella complessità della
produzione biologica o insua realizzazione, che spestegrata pone alle aziende,
so scoraggia l’olivicoltore:
ma anche all’attenzione dei
elevata disponibilità di maricercatori, il problema delle
nodopera per la collocaziostrategie di difesa attuabili in
ne del dispositivo sulla piantali regimi produttivi, essenta, necessità di almeno due
do comunque pochi e non
interventi nell’ambito della
sempre efficaci i prodotti ad
stessa campagna olivicola,
azione insetticida consentiti,
effetto di contenimento delle
in particolare, in olivicoltura
infestazioni non comparaFig. 1 - Tipico danno da Bactrocera oleae su oliva (foro d’uscita).
biologica.
bile a quello di metodi chi-
42
FRUTTICOLTURA - n. 4 - 2014
mici curativi di comprovata efficacia,
soprattutto in comprensori olivicoli a
medio-alto rischio mosca, quali le aree
olivicole costiere. A questo si associano i costi medio-alti del dispositivo
medesimo e la necessità di un monitoraggio continuo dell’infestazione da
parte di personale specializzato, per
valutare l’efficacia dell’azione di contenimento operata. Merita ulteriori approfondimenti anche l’aspetto relativo
all’impatto di tale strategia di controllo
sull’entomofauna utile (es. insetti pronubi e entomofagi). Infatti, mentre il feromone utilizzato è di norma molto selettivo, quindi è improbabile che esso
possa fungere da attrattivo (cairomone)
per specie entomofaghe del dittero, il
carbonato d’ammonio potrebbe invece costituire un attrattivo per differenti
gruppi d’insetti “non-target”.
Nell’ambito delle strategie preventive adulticide, segnaliamo anche la
possibilità di utilizzo di insetticidi di
origine naturale a base di Spinosad, il
cui impiego su olivo è stato recentemente autorizzato anche in regime di
agricoltura biologica. Si tratta di una
sostanza ad azione insetticida attiva
già a bassissime dosi, costituita da una
miscela di due tossine prodotte dal metabolismo di colture artificiali dell’attinomicete tellurico Saccharopolyspora
spinosa.
La formulazione di tale sostanza attiva in combinazione con esche proteiche alimentari permette di disporre di
una soluzione pronta all’uso da sciogliere in acqua e distribuire sul 50%
delle piante, alternando i filari (o le
singole piante) e irrorando soltanto una
parte della chioma, con uno spruzzo
unico finalizzato a creare una chiazza
di 30-40 cm di diametro. Per il trattamento di 1 ha di superficie vengono di
norma impiegati 1-1,2 litri di soluzione
pronta (esca + Spinosad) disciolti in 4
litri di acqua, con notevoli vantaggi in
termini ecologici (basse dosi di principio attivo, ridotti consumi di acqua)
ed economici (bassi costi di distribuzione). La soluzione è tossica per ingestione verso mosche di entrambi i
sessi, che attratte dall’esca si alimentano e muoiono a distanza di poche ore
dall’ingestione. Trattandosi di un metodo preventivo, i trattamenti andrebbero
iniziati alla cattura dei primi adulti e
ripetuti ogni 7-10 giorni. Prove condotte in Toscana indicano una buona
efficacia di tale strategia, soprattutto se
applicata su ampie superfici (minimo
3-4 ha) e in annate di non troppo elevata infestazione.
Recentemente,
alcune sperimentazioni condotte
in condizioni di
serra fredda hanno evidenziato
la possibilità di
utilizzare come
sostanze bioattive insetticide oli
essenziali estratti
da piante, i quali
co-formulati con
esche proteiche
commerciali e carbossimetilcellulo- Fig. 2 - Adulto di mosca delle olive.
sa hanno fornito
prova di un’ottima
è infrequente rilevare deposizioni sui
azione insetticida per ingestione ver- frutti trattati) e esiste il problema del
so gli adulti della mosca delle olive dilavamento, con conseguente diminu(Fig. 2). In tali prove gli oli sono sta- zione di copertura del prodotto in amti distribuiti in gocce (di volume pari bienti umidi o nelle stagioni piovose. È
a 0,5 ml) sulle foglie di giovani piante comunque un prodotto che può essere
d’olivo collocate in gabbie di plexiglas, utilizzato anche su piccole superfici o
alla concentrazione massima di 1,75% su poche piante, quindi interessante
(peso:volume), all’interno delle quali anche per le aziende piccole e medie
erano presenti adulti di mosca delle o per chi si dedica all’olivicoltura nel
olive. Tali studi richiedono ulteriori tempo libero.
conferme in campo in funzione di diverse condizioni ambientali e colturali
I fattori naturali di mortalità
(Benelli et al. 2013; Canale et al. 2013)
vista la facilità con cui i componenti
Lo sviluppo delle popolazioni della
bio-attivi degli oli tendono a degradarsi mosca delle olive, nell’area mediterin presenza di ossigeno e luce.
ranea, è condizionato principalmente
dalle temperature, in particolare da
quelle non comprese nell’intervallo
Uso di repellenti
vitale della specie. È noto come il calTra i metodi preventivi che preve- do secco e prolungato dell’estate (temdono l’uso di sostanze di origine natu- perature superiori a 30 °C) svolga una
rale ad azione repellente segnaliamo la significativa azione limitante l’entità
possibilità di impiego, per tutta la sta- e l’andamento delle infestazioni della
gione di difesa dalla mosca delle olive, mosca delle olive, determinando mordel caolino, una argilla silicatica a no- talità allo stadio di uovo e sulle giovani
to effetto anti-deponente. Tale argilla larve. Le basse temperature del perioviene sospesa in acqua (in dosi pari al do invernale rappresentano anche loro
3-5%) e la sospensione ottenuta viene un fattore incisivo di mortalità a caridistribuita su tutta la chioma per otte- co della popolazione svernante della
nere una copertura il più possibile uni- stessa mosca. All’azione limitante delle
forme del frutto, in maniera da creare temperature e della umidità si aggiunun film protettivo che ostacoli l’azione ge spesso quella dovuta ai nemici nadeponente da parte dell’insetto. I trat- turali.
tamenti vanno ripetuti a cadenza all’inNegli oliveti italiani, infatti, sono
circa mensile, o, più frequentemente, frequentamente rinvenibili nel periodo
nel caso di piogge dilavanti. Ricerche estivo quattro Imenotteri Calcidoidei
condotte sia in Toscana che in Italia parassitoidi della mosca delle olive:
meridionale, così come recenti studi Eupelmus urozonus, Pnigalio agraules
condotti in Spagna, hanno evidenzia- (Fig. 3), Eurytoma martellii e Cyrtoptyx
to una buona efficacia di tale prodot- latipes, cui si associa l’azione di un
to, provandone anche gli scarsi effetti Imenottero Braconide endofago, Psyttossicologici nei confronti dell’ento- talia concolor (Benelli e Canale, 2012).
mofauna utile. Tuttavia, i risultati sono I Calcidoidei menzionati si comportano
spesso condizionati dagli andamenti tutti come parassiti ectofagi (si nutrono
stagionali delle infestazioni (in presen- della larva di B. oleae dall’esterno del
za di elevate popolazioni di mosca non corpo di questa) e sono altamente poliFRUTTICOLTURA - n. 4 - 2014
43
costiera e la Liguria. La spiccata
polifagia di questi
parassiti suggerisce, inoltre, che
molti altre specie
d’insetti infeudati
a svariate piante
erbacee spontanee potrebbero
rappresentare idonei ospiti per il
loro svernamento. È importante,
quindi, favorire
Fig. 3 - Il parassitoide della mosca delle olive Pnigalio agraules.
la presenza e il
mantenimento di
associazioni vegetazionali (siepi, arbusti, cespugli) a ridosso degli oliveti
per creare le condizioni favorevoli allo
svernamento di questi importanti nemici naturali.
Conclusioni
Fig. 4 - L’imenottero parassitoide E. urozonus
sverna all’interno delle galle presenti su Inula
viscosa.
fagi (possono parassitizzare molti ospiti
diversi). Fatta eccezione per la nota e
peculiare modalità di svernamento di
E. urozonus all’interno delle galle prodotte su Inula viscosa dal dittero Myopites stilata (Fig. 4), la parte meno conosciuta della biologia degli altri citati
Calcidoidei è quella dello svernamento. Si sa che questi attaccano le larve
della mosca nel periodo estivo e che
poi abbandonano quest’ospite per vivere a spese di altre vittime. Tuttavia,
in aree olivicole dell’Italia meridionale è stato osservato lo svernamento di
P. agraules sulla mosca delle olive nei
frutti di olivastro o nelle drupe di olivo
ancora attaccate alla pianta.
Appare verosimile che tali osservazioni possano essere estese alle aree
olivicole italiane caratterizzate da
clima mite e/o con varietà di olive a
maturazione tardiva, come la Toscana
44
FRUTTICOLTURA - n. 4 - 2014
La B. oleae sulle olive da olio causa un danno prevalentemente di tipo
indiretto (o qualitativo), determinato
dalle alterazioni biochimiche causate dal foro d’uscita aperto dalla larva
di terza età. La soglia economica di
intervento con insetticidi larvicidi, di
solito utilizzata nei programmi tecnici
di monitoraggio, è pari al 10-15% di
infestazione attiva (uova, larve di prima e seconda età) per le olive destinate
alla produzione di olio. Questi valori
sono prudenziali ed affidabili nelle diverse condizioni colturali. Tuttavia, è
stato anche recentemente mostrato che
è possibile tollerare una certa quota di
infestazione dannosa alla raccolta (stimata fino al 10-20% di olive con foro
di uscita) senza significative conseguenze su alcuni importanti parametri
chimici dell’olio (acidità, numero di
perossidi), purché le condizioni di raccolta e di lavorazione in frantoio siano
ottimali. In particolare, bisogna che siano raccolte solo olive ancora presenti
sulla pianta, tralasciando quelle cadute
spontaneamente al suolo e che si proceda ad una frangitura entro 24 ore
dalla raccolta delle olive (Gucci et al.,
2012). In tal modo è possibile ottenere
oli di buona qualità anche in annate
di forte infestazione della mosca rendendo economicamente accettabile il
danno, soprattutto in aree destinate ad
olivicoltura biologica.
Infine, è fondamentale valutare la
vocazionalità delle superfici destinate
all’olivicoltura al momento dell’impianto, così come nel caso di oliveti
già produttivi, procedendo ad un attento esame del contesto climatico e ambientale in cui l’olivicoltore andrà ad
operare e in base a questo scegliere il
tipo di gestione migliore, quale la difesa biologica o quella integrata. È, infatti, noto come il rischio di infestazione
da mosca delle olive non sia uguale in
tutte le aree olivicole, motivo per cui le
zone collinari interne, grazie alle loro
caratteristiche climatiche che determinano un minor numero di generazioni
ed una maggiore mortalità nel periodo
estivo e invernale, sono certamente da
preferire nell’ottica di una produzione
orientata strettamente verso il biologico, nell’ambito della quale si potrà
ricorrere ai citati metodi di controllo
adulticidi preventivi (es. caolino e “lure and kill”) mediante l’uso di presidi
fitosanitari ammessi dai disciplinari di
produzione biologica.
In zone olivicole costiere, dove di
norma le infestazioni sono più consistenti, è invece opportuno prevedere il
ricorso a più duttili strategie di produzione integrata, che non escludano il
ricorso a metodi larvicidi curativi con
l’uso d’insetticidi autorizzati, solo al
superamento della soglia d’intervento
e nel rispetto del numero massimo di
trattamenti ammessi dal relativo disciplinare regionale di produzione.
RINGRAZIAMENTI
Attività realizzata grazie ai fondi del Progetto “Modolivi – Gestione razionale delle risorse
umane e naturali in moderne tipologie di oliveti
e dei sottoprodotti della lavorazione delle olive”
nell’ambito del Progetto Integrato di Filiera (PIF)
“Un Filo d’Olio” (PSR 2007-2013 Regione Toscana).
BIBLIOGRAFIA
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Q
ECONOMIA E TECNICA
Una moderna “pomologia artificiale”
costruita con la tecnica della cera d’api
TOMMASO ECCHER
Dipartimento di Produzione vegetale - Università di Milano
Una moderna collezione
di frutti nata dalla vecchia
arte ceroplastica, capace
di far rivivere le forme e i colori
dell’ortofrutta in maniera
artificiale, ma assolutamente
realistica e affascinante.
C
hi pensava che l’era della ceroplastica, l’arte di riprodurre in cera modelli naturalistici, fiori, frutti, ma anche preparati anatomici, fosse
ormai definitivamente tramontata, oggi
è costretto a ricredersi. Presso la galleria
di arte contemporanea Salamon & C, a
Milano, è stata presentata recentemente
una selezione delle realizzazioni in cera di Paola Nizzoli, artista che ormai da
alcuni anni si dedica alla realizzazione
di modelli naturalistici in cera facendo
rivivere con risultati eccellenti una tecnica e un’arte che si credeva ormai da
tempo dimenticata.
La cera d’api è un materiale plastico naturale, facilmente lavorabile,
che si rammollisce progressivamente
al crescere della temperatura, che può
essere manipolata praticamente a temperatura ambiente, e fonde poco sopra
i 60°C, ben al di sotto quindi della temperatura di ebollizione dell’acqua. Per
queste sue proprietà è stata usata fin
dall’antichità per gli usi più svariati e
non solo per la fabbricazione di candele, per cui è tuttora impiegata. Oltre
che per assemblare le mitologiche ali
di Icaro, che si sciolsero al sole, è stata da sempre impiegata per realizzare
calchi di maschere funerarie ed oggetti
più disparati ed è stata largamente usata fin dall’antichità da scultori e gioiellieri per modellare opere che poi venivano realizzate in bronzo, argento, oro
mediante il noto processo della “cera
46
FRUTTICOLTURA - n. 4 - 2014
persa”. Ne sono
famosi esempi in
epoca classica i
Bronzi di Riace e,
in epoca moderna, le opere di Lorenzo Ghiberti e
Benvenuto Cellini.
Il modello in cera
viene in questo
caso distrutto durante la colata del
metallo fuso che Fig. 1 - Riproduzione ceroplastica tridimensionale della “Canestra di
ne prende il posto. frutta”, celebre dipinto del Caravaggio (1571-1610) (foto Laura Ferrari).
Nella ceroplastica, invece, è il modello in cera a grandezza naturale tutte le varietà
l’opera che viene rifinita e dipinta per di frutta, uve e agrumi accuratamente
raffigurare in modo tridimensionale e identificate, in cartiglio, con le denonelle esatte dimensioni e proporzioni minazioni varietali del tempo.
l’oggetto naturalistico, il fiore, il frutto
Ma la rappresentazione pittorica,
o il preparato anatomico di cui è stato così come le illustrazioni delle granfatto in precedenza un calco in gesso o di opere pomologiche pubblicate alla
in silicone, del modello originale.
fine del ‘700 e nell’800, testimoni del
crescente interesse per lo studio naturalistico e per la descrizione delle tante
Un’arte antica
varietà di frutta che i vivaisti avevano
La tecnica e l’arte della ceroplasti- imparato a selezionare e a diffondere
ca si svilupparono in modo particolare in tutta Europa, non potevano rendere
nella seconda metà del ‘700, quando esattamente la forma e le dimensioni
a Firenze, nel contesto storico illumi- dei soggetti originali. Per descrivere
nistico positivista in cui fioriva il gusto più compiutamente le caratteristiche
del collezionismo e della documen- dei frutti, si ricorse allora alla rappretazione scientifica, venne attivata dal sentazione tridimensionale dei modelli
Granduca Leopoldo II di Lorena un’Of- di cera o dei calchi di gesso, in modo
ficina ceroplastica con il compito di da riprodurne esattamente la forma e le
preparare modelli naturalistici a sup- dimensioni.
porto dell’insegnamento delle scienze
Una rassegna cronologica del momediche e botaniche. Tra i soggetti che dellismo frutticolo nazionale ed estero
attirarono in particolare l’attenzione è stata pubblicata, nel volume edito
dei ceroplasti vi fu, fin dai primi tem- dall’Università di Milano nel 1998 per
pi, la riproduzione dei frutti. Alla corte illustrare la collezione Garnier Valletdei Medici il collezionismo botanico ti e, più recentemente, in un volume
e di specie frutticole aveva raggiunto dell’Accademia Nazionale di Agricoll’apice ai tempi di Cosimo III: ne sono tura edito nel 2008 dal CNR.
testimoni le tele di Bartolomeo BimFirenze è a buon diritto considerata
bi (1648-1729), pittore di corte, cui la culla della ceroplastica naturalistiera stato dato l’incarico di riprodurre ca: famosi ceroplasti fiorentini di quel
periodo furono Clemente Susini (17541814) e Francesco Calenzuoli (17961828) che eseguirono molti preparati
anatomici e botanici tra cui probabilmente anche frutti di cera. L’“Inventario
dei frutti artificiali dell’Imperiale e Regio Museo di Fisica e Storia Naturale
di Firenze”, compilato da Ulisse Novellacci e Francesco Baur nel 1793,
enumera infatti più di 200 frutti in cera
realizzati all’epoca di Clemente Susini.
Presso lo stesso Museo, modelli di frutti
in cera furono sicuramente prodotti da
Luigi Calamai (1800-1851) e da Egisto
Tortori (1829-1893) e, successivamente, da Antonio Piccioli (1794-1842) e
da Antonio Serantoni (1780-1837) disegnatore naturalistico e incisore, collaboratore di Giorgio Gallesio per il
quale preparò ben 33 tavole della “Pomona Italiana”.
L’intento scientifico del modellismo
pomologico, sviluppatosi particolarmente in Toscana, si diffuse rapidamente in Italia ad opera delle Accademie e delle Associazioni culturali che
andavano allora sorgendo, al punto
che, nel primo ‘800, in occasione delle mostre di artigianato, oggetti d’arti
e manifatture, esistevano addirittura
sezioni dedicate alla “confezione di
ficiali” che esponeva le proprie creazioni in occasione delle mostre e dei
concorsi che si tenevano annualmente
nel palazzo di Brera, ed è appunto in
occasione di una di queste mostre che
Francesco Garnier Valletti, che sarebbe poi diventato insuperabile modellatore di frutti artificiali, si fece conoscere presentando “fiori artificiali in cera”.
Poi arrivò Garnier Valletti
Fig. 2 - Trionfo di agrumi (particolare)
ispirato alle tele di Bartolomeo Bimbi (16481730?) (foto Paola Marelli).
Fig. 3 - Modelli di mele (foto Ferrari).
fiori e frutti che meglio imitassero il vero”. Anche a Milano esisteva una ditta,
Pizzigalli e De Gasperi, “specializzata
nella lavorazione di fiori e frutti arti-
Ma la fama di Garnier Valletti è legata alla sua insuperabile abilità di riprodurre in serie modelli di frutti assolutamente simili ai veri non solo nelle
dimensioni che, come per molti altri
modellatori derivavano da un calco in
gesso del frutto da riprodurre, ma soprattutto per la cura maniacale con cui
dipingeva e rifiniva il modello. Il frutto
riprodotto doveva essere assolutamente
identico all’originale non solo nel colore e nelle sfumature e nella presenza dei
più piccoli particolari dell’epidermide,
ma anche nel peso. Garnier Valletti fu
indubbiamente il più prolifico ceroplasta e modellatore di frutti artificiali che
si conosca: in un catalogo del 1873, per
l’esposizione universale di Parigi, offri-
FRUTTICOLTURA - n. 4 - 2014
47
va già i modelli di 1520 varietà di frutti,
appartenenti a 19 specie diverse, e 800
varietà di uve. Nei suoi 40 anni di attività si calcola che abbia prodotto quasi
5.000 “frutti artificiali” diversi!
Benché per molti anni avesse utilizzato la cera per le proprie realizzazioni, ricevendo premi ed elogi ad ogni
esposizione, nessuno dei suoi molti
“frutti artificiali” ancora esistenti è fatto di cera. Nel corso della sua attività
di modellatore si era reso conto della
delicatezza dei modelli in cera (“...i fiori naturali non durano che un giorno,
quelli di cera poco di più” si legge nella
relazione di una esposizione del 1843)
e, alla ricerca di un nuovo materiale,
mise a punto una miscela di resine
vegetali e polveri minerali che poteva
essere colata a caldo negli stampi come la cera e come questa poteva essere lavorata, levigata, plasmata, saldata
secondo le tecniche a lui ben note del
ceroplasta in cui era maestro, ma che,
una volta raffreddat, acquistava la consistenza e la resistenza del gesso senza
averne la fragilità e il peso. Il metodo
di fabbricazione consentiva di riprodurre modelli identici anche a distanza
di molto tempo, riutilizzando lo stesso
stampo, che veniva conservato.
In Italia l’arte di imitare i frutti con
la cera o con altri materiali si estinse
praticamente nei primi decenni del
‘900, forse più per il disinteresse del
mercato che per la scomparsa dei “modellatori”, l’ultimo dei quali fu forse
don Vincenzo Di Maio, un sacerdote
fiorentino autore di un certo numero di
frutti perfettamente modellati in cera e
attualmente conservati presso l’Istituto
tecnico agrario di Firenze. Per la documentazione, ai modelli in cera faceva
ormai concorrenza la fotografia.
Nell’era delle macchine
fotografiche
Paola Nizzoli ha iniziato ad interessarsi alla ceroplastica recentemente,
nel 2006. Se ne è subito appassionata:
sperimentando la tecnica e i materiali,
si è subito resa conto delle difficoltà insite nell’impiego di un materiale, la cera, estremamente variabile in relazione
alla provenienza e sperimentalmente,
come gli antichi ceroplasti, ha via via
scoperto i segreti del mestiere. Si è documentata, studiando le poche fonti
disponibili, sulle tecniche degli antichi
ceroplasti, sempre avari di spiegazioni
particolareggiate dei “segreti” di fabbricazione delle loro opere, segreti intesi
a salvaguardare la propria arte da po-
48
FRUTTICOLTURA - n. 4 - 2014
Fig. 4 - Presentazione scenografica dei
modelli di frutti in cera (foto Ferrari).
Fig. 5 - Panoramica della collezione di
modelli di frutti realizzati da Paola Nizzoli
(foto Ferrari).
Fig. 6,7,8 - Modelli ceroplastici di Paola
Nizzoli presentati alla recente mostra alla
Galleria Salamon &C a Milano (2013) (foto
Ferrari).
tenziali concorrenti. Lo stesso Garnier
si era sempre rifiutato, in vita, di rivelare
i segreti della sua tecnica dichiarando
esplicitamente di temere la concorrenza di potenziali imitatori e, solo dopo
la sua morte, un allievo, Michele del
Lupo, poté pubblicare, per le edizioni
Hoepli, un manuale di “Pomologia Artificiale” in cui sono sostanzialmente svelati i “segreti” di Garnier Valletti.
Proprio a questo manualetto ha
attinto Paola Nizzoli dopo un lungo
periodo di sperimentazione in proprio
utilizzando una gran quantità di cere
di diversa provenienza e con differenti
caratteristiche, sperimentando le diverse tecniche di colorazione, in fase
di colata o a pennello, risolvendo via
via le difficoltà che incontrava e che
descrive minuziosamente ed efficacemente nel pregevole catalogo illustrato
di questa Mostra. Questa è l’ ultima di
una nutrita serie di esposizioni nelle
quali l’Artista si è fatta conoscere come abile ceroplasta, capace non solo
di riprodurre alla perfezione modelli
di frutta e verdure (ma anche filoni di
pane, paste e brioches, uova sode...),
ma pure di presentare i suoi modelli in
composizioni artistiche originali, alzate e vassoi di frutta che ricordano le te-
le di famose ” nature morte” dei pittori
lombardi del XVI e XVII secolo .
Proprio l’analogia fra le sue realizzazioni plastiche e le opere pittoriche
deve aver sollecitato la fantasia di Paola Nizzoli, alla ricerca di sempre nuovi motivi di ispirazione, inducendola a
concepire l’ambizioso progetto di dare
tridimensionalità ai dipinti e riproducendone plasticamente le immagini nei
suoi modelli ceroplastici: è stata così realizzata ed esposta a Milano nel 2010
una copia tridimensionale della celeberrima “fiscella”, la Canestra di frutta
del Caravaggio, conservata alla Pinacoteca Ambrosiana, fedelmente riprodotta
con frutti e foglie in ceroplastica (Fig. 1).
Più recentemente, nel 2012, ha realizzato e presentato a Genova a Palazzo
Spinola una composizione di 250 agrumi (per complessivi 50 chili di cera!)
ispirati dalle tele del Bimbi (Fig. 2).
La frenetica attività dell’Artista non
è da meno della sua fantasia: nei relativamente pochi anni della sua attività
di ceroplasta, Paola Nizzoli dichiara
di aver riprodotto più di 400 modelli
e scrive: “Studio e ricerca tra passato e
presente hanno sempre più sviluppato
in me l’amore per questa tecnica e l’inQ
teresse nella sua riscoperta”.
ECONOMIA E TECNICA
Susine essiccate: parla italiano
l’associazione internazionale IPA
CARLO ALBERTO LEVI
Coop. Modenese Essiccazione Frutta – Modena
Qualità dell’offerta e valore
alimentare sostengono
i consumi mondiali di
prugne secche, anche se la
remunerazione della materia
prima è troppo influenzata
dalle quantità prodotte.
L’agricoltore C.A. Levi creatore
del marchio Monte Rè alla
guida dell’International Prune
Association.
D
al 4 al 8 novembre 2013 si è
tenuto in Australia il XIV Congresso dell’IPA (International
Prune Association). L’IPA è una associazione che raggruppa i produttori di
prugne essiccate di sei Paesi del mondo, tre dell’Emisfero Nord (California,
Francia e Italia) e tre dell’Emisfero Sud
(Cile, Sud Africa ed Australia). Questi
sei Paesi rappresentano circa l’80%
della produzione mondiale; l’unico
grande Paese produttore non rappresentato è l’Argentina, che non ha mai
costituito una organizzazione di rappresentanza dei produttori.
È interessante notare che in tutti i
Paesi che aderiscono all’IPA la maggioranza della produzione è controllata dai coltivatori attraverso cooperative
od altre forme associative. Sunsweet,
per esempio, il più grande produttore
mondiale di prugne secche, è una cooperativa californiana
Lo scopo sociale dell’IPA è quello
di elaborare statistiche aggiornate sulle
produzioni nei diversi Paesi, sulle superfici piantate ed in produzione e sui
calibri della frutta di ogni anno. Questo
lavoro si è andato affinando rapidamente fin dagl’anni della costituzione
dell’associazione nel 1990 e rappresenta la più affidabile fonte di dati esistente. Oltre a ciò, coordina e diffonde
fra i soci tutta l’attività di ricerca che
avviene attorno al “mondo” delle prugne da essiccazione: dalla ricerca agronomica, agli aggiornamenti sulle tecniche colturali e, soprattutto, negli ultimi
anni, alla ricerca sulle capacità e sui
valori nutrizionali delle prugne secche.
L’IPA organizza ogni 18 mesi un
congresso, alternativamente in un Pa-
Fig. 1 - Trend della produzione mondiale di susine essiccate, degli
stock e della commercializzazione dal 2007ad oggi.
50
FRUTTICOLTURA - n. 4 - 2014
ese socio nell’Emisfero Nord e dell’Emisfero Sud, sempre nelle rispettive
primavere. Quest’anno spettava all’Australia che ha organizzato un “meeting”
di due giorni, a Canberra, dedicati alla
presentazione sia dei dati relativi alle
produzioni del commercio mondiale
dell’ultimo anno, sia alle ricerche in
corso principalmente in campo nutrizionale. Nei due giorni successivi i 60
membri del congresso hanno visitato le
due aree del New South Wales dove si
producono le prugne per essiccazione;
prima la zona di Young, dove è iniziata
la coltivazione australiana già agli inizi
del 1900 (si tratta di una zona collinare
con aziende di piccole dimensione, da
1 a 5 ettari, ora in fase di dismissione
anche per effetto delle frequenti siccità
che hanno colpito l’Australia negli ultimi 10 anni), poi a Griffith, nella valle
più fertile dell’Australia, con abbondante disponibilità di acqua che scende dai canali delle Blue Mountains. In
tal caso, si tratta di una zona simile alla
valle centrale della California, con clima asciutto e basse precipitazioni dove, con l’irrigazione, si coltiva di tutto:
dal riso, all’uva, dalla frutta, agli ortag-
Fig. 2 - Evoluzione delle disponibilità di prodotto e delle vendite nel
mondo negli ultimi 13 anni.
Bosnia Erzegovina: investimento italiano
per la coltivazione di prugne
impresa Angi d.o.o. Lopare, fondata da investitori italiani, ha firmato con il comune di Lopare, un Paese nel Nord-Est della Bosnia Erzegovina, un contratto di
affitto a lungo termine per 38,3 ettari di terreno, una volta interamente occupato da
frutteti e oggi abbandonato. Il progetto, del valore di 150.000 euro, ha come obiettivo la coltivazione di prugne. Fino ad oggi sono già stati bonificati 12 ettari e si sta
procedendo alla piantumazione degli alberi.
Q
Fonte: ICE Sarajevo
L’
gi, ai cereali, agli agrumi. Qui il valore
della terra è a volte inferiore ai valori
dei diritti di irrigazione!
Le regole dell’IPA prevedono che la
presidenza dell’associazione sia a rotazione fra i vari Paesi e che essa sia
assegnata al Paese che organizzerà il
congresso successivo. All’incontro di
Canberra è stato nominato presidente Carlo Alberto Mario Levi (già Presidente della Cooperativa Modenese
Essiccazione Frutta ed imprenditore
molto noto anche internazionalmente;
ndr) che già rappresentava l’Italia nel
Comitato esecutivo dell’associazione.
Dunque l’Italia sarà il Paese ospite del
prossimo congresso dell’IPA.
52
FRUTTICOLTURA - n. 4 - 2014
La situazione produttiva mondiale
delle prugne essiccate negli ultimi tre
anni ha presentato un eccesso di produzione rispetto al consumo. Ciò ha
comportato un naturale calo dei prezzi nonostante le forti scorte trattenute
dai produttori per cercare di regolare
ed equilibrare il mercato. Nell’ultimo anno, però, una concomitanza di
eventi ha completamente modificato
lo scenario. Da un lato è aumentato
il consumo, principalmente in Russia
e Cina, dall’altro una contemporanea
successione di eventi negativi, sia in
California che in Cile, ha determinato
un forte calo dell’offerta. Questi due
fattori hanno determinato negli ultimi
Fig. 3 - Carlo Alberto Levi, pioniere nella
coltivazione e trasformazione di susine
da industria. Presiede la Coop. Modenese
Essiccazione Frutta nota al consumo per il
marchio “Monte Rè” e le Amarene Brusche di
Modena (sciroppate o in confettura).
mesi un forte aumento dei prezzi delle prugne essiccate, principalmente
a livello di “natural condition”, dove
con questo termine si intendono le
prugne essiccate al 20% di umidità
prima della reidratazione e del confezionamento. Questo aumento sulla materia prima si sta ora riversando, nonostante la rigidità dei “buyer”
della grande distribuzione in tutto il
mondo, anche sul prodotto confezioQ
nato presente sullo scaffale.
DAI FRUTTETI PIEMONTESI
Indicazioni d’intervento per il rinnovo della fruttificazione
Protezione dalla carpocapsa:
strategie a confronto
L
a confusione sessuale è da tempo diventata il metodo di riferimento per la difesa dalla carpocapsa in
Piemonte (oltre il 61% della superficie in provincia
di Cuneo). Nelle zone caratterizzate da una forte pressione del fitofago, l’impiego di feromoni va integrato con
un intervento insetticida in prima e seconda generazione, mentre in condizioni di basso rischio è sufficiente
intervenire soltanto sulla prima generazione. La difesa
guidata (agrofarmaci utilizzati al superamento delle soglie di intervento monitorate con le trappole) è applicata
sulla superficie restante.
Negli ultimi anni, si vanno affiancando nuovi metodi di controllo, efficaci e allo stesso tempo eco-compatibili. Tra questi vi sono la protezione meccanica
Alt’Carpo e i bioinsetticidi a base di virus e nematodi.
Nella valutazione di quale strategia di difesa è sempre
necessario analizzare il rapporto costi-benefici.
Il metodo Alt’Carpo
Il Creso ha iniziato a lavorarci dal 2009. Consiste in
un sistema di copertura antigrandine esteso anche ai lati
dall’appezzamento, in grado di contenere efficacemente l’ingresso nel frutteto di insetti fitofagi indesiderati, tra
cui la carpocapsa. La rete Alt’Carpo può essere installata secondo due differenti sistemi: il primo, mono-filare,
consiste nella chiusura di ogni singola fila, dall’apice alla base delle piante; il secondo, detto mono-parcellare
o mono-blocco, prevede la chiusura dell’intero impianto mediante rete piana al di sopra della vegetazione e
pareti ai lati dell’impianto.
La rete idonea al sistema Alt’Carpo presenta una
maglia di 2,2×5,4 mm, leggermente più fine rispetto
alla rete antigrandine comunemente impiegata. Il metodo di contenimento innovativo ha dimostrato ottime
TAB. 1 - ANALISI DEI COSTI PER L’INSTALLAZIONE DELL’ALT’CARPO
Descrizione
Quantità
Costo unitario
2
Costo
2
2.000 m
0,35 €/m
700
Manovelle
2
130
260
Ferramenta varia
/
/
100
Manodopera
20 ore
9,30 €/ora
186
Utilizzo carro semovente
20 ore
10 €/ora
200
Rete anti-insetto (2,2 x 5,4 mm)
COSTO TOTALE
1446
COSTO TOTALE/ettaro stimato
per la durata dell’impianto
2300
2300 €/ha: 15 anni =
COSTO ANNUO
durata ipotizzata: 15 anni
153,33 €/ettaro/anno. A questo va aggiunto
il costo l’applicazione di un primo intervento
abbattante. Il costo annuo complessivo ammonta
quindi a 246,72 €
potenzialità, confermando la possibilità di applicare le
reti anti-insetto solo ai lati dell’appezzamento, mentre
si mantiene la tradizionale rete antigrandine sulla parte superiore dell’impianto. Oltre che dalla carpocapsa,
l’Alt’carpo protegge soprattutto dalla temibile piralide,
che spesso passa da altre colture nel meleto in prossimità della raccolta, quando per fermarla si rischierebbe di
rovinare un intero programma di sostenibilità. Un effetto importante è stato inoltre osservato sulle popolazioni
di eulia, i cui ingressi sono stati ridotti del 50%, mentre
per il contenimento della cidia del pesco sarebbe opportuno restringere la maglia della rete per ottenere un
efficace grado di protezione.
Dalle prove condotte dal Creso, è stato dimostrato
che nelle zone a basso rischio, è possibile ridurre gli
interventi fitosanitari (con sostanze attive naturali o di
sintesi) a un solo trattamento in post-fioritura dopo la
chiusura delle reti (dal secondo anno è spesso possibile
eliminare anche questo intervento), con un notevole
risparmio di costi in termini monetari e ambientali.
Per il montaggio e l’installazione della rete, il costo
annuo per ettaro ammonta a circa 247 €, calcolato su
una durata ipotizzata di 15 anni (tabella 1).
Bioinsetticidi
Larva di carpocapsa in attività trofica.
Si sfruttano le proprietà parassitiche ed entomopatogene di virus e nematodi. I virus sono organismi che
causano la morte dell’ospite una volta ingeriti. In partiFRUTTICOLTURA - n. 4 - 2014
53
Sistema Alt’Carpo mono-filare.
TAB. 2 - COSTI DEI BIOINSETTICIDI INTEGRATI CON LA CONFUSIONE SESSUALE
Sistema Alt’Carpo mono-blocco.
l’applicazione è quella
autunnale in presenza
Tipo di difesa
Elevato rischio
Basso rischio
di larve svernanti, pre1° generazione
2° generazione
1° generazione
2° generazione
cipitazioni intense e in
condizioni di scarso
Difesa in confusione 3 applicazioni del virus
1 LARVICIDA
2 applicazioni del virus
sessuale integrata
della granulosi
(es. Spinosad)
della granulosi
irraggiamento. Per una
con l’impiego
€/ha 202,5
€/ha 177,3
€/ha 135
piena efficacia dei nedi bioinsetticidi
matodi sono richieste
Acquisto erogatori feromonali
Acquisto erogatori feromonali
€/ha 220,00
€/ha 220,00
temperature superiori
ai 10 °C, piogge abCOSTO TOT.
599,8 €/ha
355 €/ha
bondanti, bagnatura
prolungata sulle pianTAB. 3 - I COSTI DELLA DIFESA GUIDATA
te e pressioni di esercizio inferiori ai 20 bar.
Tipo di difesa
Elevato rischio
Basso rischio
L’impiego di bioin1° generazione
2° generazione
1° generazione
2° generazione
setticidi integrati con
la confusione sessuale
1 OVICIDA
1 LARVICIDA
1 OVICIDA
1 LARVICIDA
(es. Clorantranili(es. Clorpirifos metile)
(es. Clorantranili(es. Clorpirifos metile)
ha un costo annuo per
prole)
€/ha 46,50
prole)
€/ha 46,50
ettaro compreso tra i
€/ha 88,00
€/ha 88,00 €
1 LARVICIDA
1 LARVICIDA
350 e i 600 € (tabella
1 LARVICIDA
(es. Clorpirifos metile)
1 LARVICIDA
(es. Emamectina benzoato)
2).
Difesa guidata
(es. Clorpirifos etile)
€/ha 46,50
(es. Clorpirifos etile)
€/ha 135
Dall’analisi dei co€/ha 32,00
€/ha 32
1 LARVICIDA
sti, l’applicazione di
(es. Emamectina benzoato)
tecniche alternative
€/ha 135
a basso impatto am1 LARVICIDA
bientale per il conteni(es. Spinosad)
mento dei fitofagi dan€/ha 180,00
nosi, risulta avere degli
COSTO TOT.
528 €/ha
301,5 €/ha
oneri del tutto confrontabili ai tradizionali metodi di difesa basati sull’impiego di agrofarmaci
colare, il virus della granulosi presenta un elevato grado
convenzionali. Nel caso dell’Alt’Carpo, questi risultano
di specificità per le larve di carpocapsa e il suo impieaddirittura inferiori, con un costo estremamente comgo ha un impatto pressoché nullo sull’entomofauna del
petitivo rispetto alla difesa guidata, la cui applicazione
frutteto. Il prodotto non è persistente nelle popolazioni
richiede una spesa maggiore (tabella 3). La corretta apdi carpocapsa, dunque risulta necessario effettuare applicazione ed eventuale integrazione dei vari metodi di
plicazioni ripetute di almeno 3-4 interventi a distanza di
lotta utilizzati sul territorio proietta l’agro-ecosistema
7 giorni per avere un’efficacia estesa su tutta la prima
frutteto verso una gestione più sostenibile, sia dal punto
generazione. Il virus è sensibile alla luce solare e sono
„
di vista ambientate sia economico.
da evitare temperature superiori a 20 °C in fase di applicazione.
Alessio Pavarino, Graziano Vittone
I nematodi possono parassitizzare le larve di carCreso – Centro ricerca e sperimentazione
pocapsa penetrandovi all’interno attraverso le aperture
per l’ortofrutticoltura piemontese, Cuneo
naturali (bocca, ano, spiracoli). L’epoca migliore per
54
FRUTTICOLTURA - n. 4 - 2014
DALL’EMILIA-ROMAGNA
Una ricerca costante per soddisfare le mutate esigenze del mercato
Le principali novità varietali
per le drupacee minori
L
a coltivazione delle cosiddette drupacee “minori”
(albicocco, ciliegio e susino), benché non raggiunga la diffusione del pesco e delle nettarine, rappresenta un’importante risorsa economica per alcune aree
dell’Emilia-Romagna. La superficie complessivamente
investita in regione con queste colture ammonta, infatti,
a circa 10mila ettari, con un potenziale produttivo di
oltre 150mila tonnellate l’anno. Trattandosi di un settore in continua crescita, è facile inoltre costatare come la
ricerca di nuove varietà in grado di soddisfare le mutate
esigenze di mercato sia molto attiva. Di seguito si riporta una breve descrizione delle novità più interessanti.
Albicocco
Tra le novità del periodo precoce (20-25 maggio)
troviamo Wonder Cot, cultivar in grado di antipare di
qualche giorno Aurora, dotata di frutti di buona qualità
estetica e organolettica, mentre la pianta si caratterizza
per l’elevata vigoria e il portamento espanso, di produttività medio-elevata. Nello stesso periodo si raccoglie
Tsunami; i primi giudizi su questa varietà sono positivi
circa il sapore e l’aspetto del frutto (ben sovracolorato
di rosso), mentre resta da verificare la pezzatura. Sia
Wonder Cot che Tsunami sono varietà autosterili.
Qualche giorno dopo Aurora matura Spring Blush,
cultivar anch’essa autosterile, dotata di frutti di bella
forma e colorazione, di media pezzatura che tende a
migliorare quando la pianta entra in piena produzione.
Il sapore è poco aromatico e tendenzialmente acidulo.
Ai primi di giugno troviamo Lunafull, novità che si
distingue per il grosso calibro, l’aspetto attraente (buono il sovracolore) e la tenuta dei frutti, mentre non altrettanto si può dire del gusto, tendente all’acidulo e
poco dolce, soprattutto se si anticipa la raccolta (ha
Gemma.
bisogno d’impollinatori per produrre adeguatamente).
Distaccata di qualche giorno, si raccoglie Magic Cot,
cultivar con frutti di aspetto attraente (sovraccolorati
per il 50-60%), consistenti, di grossa pezzatura e gusto tendenzialmente dolce; essendo priva del carattere
autofertilità, è però soggetta alla disponibilità d’idonei
impollinatori. Subito dopo (epoca Pink Cot) troviamo
Lilly Cot, varietà che associa all’autofertilità la produttività elevata, a danno però della pezzatura che resta
media. I frutti sono di colore attraente (arancio intenso)
con polpa abbastanza consistente e poco succosa; il
gusto è decisamente acido e poco dolce, scarsamente
aromatico.
Altra novità che matura in questo periodo è Big Red,
i cui punti di forza sono la tenuta in pianta e l’aspetto
attraente dei frutti, anche se di calibro medio-piccolo;
per contro non è autocompatibile e presenta un habitus
della pianta di difficile gestione.
Passando a considerare il periodo intermedio (fine giugno) troviamo Orange Rubis, cultivar autofertile
e costantemente produttiva. I frutti hanno aspetto attraente (buona la pezzatura e il sovracolore su sfondo
giallo-verde) e gusto molto dolce e aromatico.
In epoca Kioto si raccoglie Mediabel, novità diffusa
con il marchio commerciale Carmingo®. Dalle prime
osservazioni si tratta di una cultivar autofertile (la produttività è elevata) dotata di un frutto di media pezzatura, di bell’aspetto e sapore tendente all’acido, e buona
tenuta in pianta. Nello stesso periodo matura anche
Gemma, nuova varietà in via di diffusione commerciale, parzialmente autofertile ma produttiva, i cui punti
di forza sono l’aspetto, la tenuta e il sapore dei frutti (il
calibro è medio-elevato).
Una settimana dopo Portici troviamo Petra, altra
varietà parzialmente autofertile, di precoce entrata in
produzione, i cui frutti, di aspetto tradizionale, hanno
pregevoli caratteristiche qualitative e un’elevatissima tenuta in pianta. La cultivar è concessa in esclusiva all’Op
Pempa-Corer che però è disponibile a estenderne la
coltivazione anche ad altri imprenditori agricoli, purché
si mantenga il controllo e l’esclusiva in fase di commercializzazione.
Il periodo tardivo si caratterizza per la presenza
di altre due interessanti varietà diffuse con il marchio
Carmingo®. La prima è Faralia, varietà autofertile che si
raccoglie l’ultima decade di luglio, dotata di frutti abbastanza attraenti, di pezzatura adeguata al periodo, che
si contraddistinguono per la presenza di sfumature verdi alla raccolta e il rosso intenso del sovraccolore. L’alFRUTTICOLTURA - n. 4 - 2014
55
tra è Farbaly, novità molto interessante per l’epoca di
maturazione (si raccoglie a metà agosto) caratterizzata
da una pianta autocompatibile che entra precocemente
in produzione, e frutto di colore arancio (con sovraccolore rosso), di media pezzatura, leggermente dolce ma
poco aromatico.
Ciliegio
Tra le poche novità interessanti di ciliegio spiccano
cinque nuove varietà rilasciate dall’Università di Bologna e denominate Sweet Aryana, Sweet Lorenz, Sweet
Gabriel, Sweet Valina e Sweet Saretta. Si tratta di una
sequenza di cultivar - il prefisso in comune “Sweet”
sta a testimoniare come la dolcezza sia uno dei tratti
salienti delle nuove varietà - in grado di coprire un calendario di raccolta di oltre venti giorni (da 3 a 24 gg
dopo Burlat), tutte con un “massimo” denominatore
comune: frutti con caratteristiche di pregio (calibro intorno a 30 mm), eccellenti qualità organolettiche, ben
riconoscibili, ottenute da alberi con elevate performance agronomiche e produttive.
Un’altra varietà diffusa di recente dall’ateneo bolognese è Big Star (foto 4), cultivar autofertile interessante oltre che per le qualità dei frutti, anche per l’epoca
di maturazione (tra Ferrovia e Lapins). La produttività,
media su Colt, migliora su portinnesti meno vigorosi
(es. MaxMa 14).
Frisco e Rocket sono invece due nuove varietà precoci (da 8 a 13 gg dopo Burlat) inizialmente selezionate
in California ma che hanno mostrato buoni risultati in
altri paesi, in particolare in Spagna, e di recente introdotte anche in Italia. In particolare si distinguono per
il grosso calibro e le ottime qualità organolettiche dei
frutti (dolci e consistenti).
Susino
Sweet Gabriel.
56
Tra le nuove varietà di susino cino-giapponese, si segnala una serie di novità diffuse come Black Diamond®.
La prima in ordine
di maturazione
(inizio luglio) è
Suplum22, seguita
da Suplum28 che
si raccoglie circa
dieci giorni dopo
(in epoca Shiro)
e dalle più tardive
Suplum11 e Suplum44 che maturano a fine luglio.
Esse fanno parte
di una gamma varietale che si distingue per il frutto di
grosso calibro, forma sferoidale, buccia di colore molto
scuro (quasi nero),
FRUTTICOLTURA - n. 4 - 2014
Serena.
di ottime qualità organolettiche e sufficientemente produttive.
Qualche giorno dopo (in epoca Carmen Blue) troviamo Songria 15. Introdotta di recente dalla Spagna,
questa cultivar si distingue per il frutto di colore rosso
vinoso (quasi nero alla maturazione) e con polpa rossa;
di grosso calibro e buon sapore. Sembra promettente
anche come produttività.
In epoca intermedia (qualche giorno dopo Anne
Gold), viene proposta Serena, novità a buccia gialla,
dotata di frutti di grossa pezzatura, aspetto attraente
(forma rotondeggiante e simmetrica) e di buon sapore.
Dalle prime osservazioni pare interessante anche sul
piano produttivo.
Aphrodite è tra le varietà più interessanti che maturano a fine luglio. Dotata di frutti di grosso calibro, di
colore rosso porpora su fondo crema e polpa gialla di
elevata consistenza, questa varietà spicca per l’aroma
intenso; la produttività è media (da segnalare una certa
sensibilità ai fitoplasmi).
Un’altra novità a buccia scura che si raccoglie a fine
luglio è Crimson Glo. In grado di produrre frutti di grossa
pezzatura, colore attraente e buon sapore, questa varietà sembra valida anche sotto il profilo della produttività.
A metà agosto matura Joanna Red, una nuova cultivar con frutti di grosso calibro, colore rosso vinoso
e polpa giallo-rossastra, di buon sapore e consistenti.
L’albero ha portamento semi-espanso, mentre la produttività (finora non elevata) resta ancora da verificare.
Tra le varietà di susino europee non si segnalano
novità degne di nota.
„
Daniele Missere
Crpv, Cesena
Martina Lama
Astra Innovazione e Sviluppo - Imola
DAI FRUTTETI METAPONTINI
Novità sempre più in linea con le richieste commerciali
La coltivazione del pesco in Basilicata,
cambiano gli orientamenti varietali
L
a peschicoltura in Basilicata è in linea con le esigenze dei mercati di vendita, in quanto le produzioni sono commercializzate su mercati nazionali
e stranieri, soddisfacendo al meglio le esigenze in termini di prodotto, calendario di produzione e logistica.
Osservando lo storico calendario di commercializzazione è evidente che il grosso della produzione si ha
a partire dalla II seconda decade di maggio fino alla III
decade di giugno quando, con Big Top, si chiude la fase
precoce, con un forte rinnovamento varietale favorito
dalla disponibilità di varietà sul mercato.
D’altro canto la forte imprenditorialità e la tecnica
frutticola maturata, vuoi anche per la propensione del
Metapontino alla forzatura dei fruttiferi per l’anticipo della raccolta, ha consentito di coltivare nuove cultivar a
basso e ridotto fabbisogno in freddo con una produzione
a partire da aprile. Ciò ha permesso, da un punto di vista
commerciale, di svincolarsi da organizzazioni e calendari ormai consuetudinari aprendo nuove opportunità ai
nostri frutticoltori con risvolti economici positivi.
Più interesse per la polpa gialla
Considerando la tipologia coltivata si è passati dalla
coltivazione di varietà di pesche a polpa bianca a quelle a polpa gialla, più idonee per i mercati di consumo.
Con una distribuzione, negli ultimi impianti, quasi paritaria tra pesche e nettarine che si avvicina agli standard
delle regioni settentrionali. Le percoche incidono per
circa il 10% della superficie totale. Negli ultimi anni
una maggiore attenzione è stata data alle nettarine a
polpa gialla, cercando di proporre prodotti Big Top-simili, con frutti molto sovraccolorati di grossa pezzatura
e ottima consistenza.
Il nuovo interesse verso le fasi precocissime di produzione è stato perseguito con l’introduzione di varietà
a basso e ridotto fabbisogno in freddo, coltivate con
tecniche di forzatura, per proteggerle da ritorni di freddo e consentire un anticipo della raccolta. Questo grazie alla disponibilità di varietà, sia pesche che nettarine,
tanto a polpa gialla che a polpa bianca.
Data la notevole precocità, gli aspetti qualitativi, come pezzatura e sapore, non sono discriminanti ai fini
del risultato commerciale, data la carenza di prodotto
sul mercato in questa fase commerciale.
Diversi sono i costitutori che hanno dedicato linee
di ricerca per selezionare varietà a basso fabbisogno in
freddo tra i più importanti gruppi si ricordano InotalisPlanasa e PBS Producion vegetal.
I punti di forza di queste varietà sono: elevata fertili-
Particolare dei frutti di Plagold 10, varietà a basso
fabbisogno in freddo.
tà, aspetto attraente dei frutti, colorazione rossa su quasi tutta l’epidermide, resistenza al cracking (spaccatura
dei frutti), ottima consistenza della polpa e buone qualità organolettiche, con pezzature sufficienti per il periodo. Tutte queste varietà sono accomunante da una
fioritura precocissima, a partire dalla II decade di gennaio, dato il basso fabbisogno in freddo (250 UC), che
le rende particolarmente esposte a ritorni di freddo, per
cui risulta indispensabile coltivarle in coltura forzata.
Diradamento tempestivo
In merito alla pezzatura bisogna ribadire l’importanza del diradamento che va fatto in maniera tempestiva
ed adeguato, in quanto è stato osservato come queste
varietà presentano un gradiente di pezzatura e maturazione dall’alto verso il basso, cercando di privilegiare un
carico minore alla base e maggiore nella parte più alta
esposta alla luce. Sempre per regolare tale situazione risulta importante effettuare delle potature meno ricche e
poco “sporche” alla base, che consentirebbero lo sviluppo di rami migliori che possono supportare al meglio la
produzione. Ciò va completato con un’opportuna potatura verde che consenta una migliore penetrazione della
luce con risvolti positivi sul sovraccolore e sulla qualità.
Le forme di allevamento praticate in coltura forzata
sono l’ipsilon trasversale e il V, in qualche caso anche
un vaso ad ampio sesto che riesce a dare dei risultati
produttivi migliori.
Tra le pesche gialle si ricordano la serie Plagold 5®,
®
10 , 15®, selezionate da Planasa a Huelva (Spagna),
che nel Metapontino si raccolgono in coltura forzata a
partire dal 25 aprile fino alla seconda decade di maggio, i frutti sono sovraccolorati, di forma rotonda, di
calibro C in Plagold 5 e A nella più tardiva Plagold 15, la
FRUTTICOLTURA - n. 4 - 2014
57
Frutti di Sagittaria, varietà italiana che ha riscontrato
grande interesse nei primi campi commerciali.
più interessante è la 10 per forma del frutto e pezzatura.
Anche nelle pesche bianche sono state selezionate
nuove varietà come Plawhite 5® e 10®, che si raccolgono
sempre in coltura forzata dal 20 di aprile fino alla prima
decade di maggio, il frutto di calibro C-B a polpa bianca
verde al nocciolo e sovraccolore esteso della buccia.
Per le nettarine a polpa gialla sono state introdotte
le varietà della serie Zincal®, e Viowhite®, per le nettarine a polpa bianca, che si raccolgono dal 25 di aprile
sempre in coltura forzata. Il calibro delle Zincal va dalla
C per la 4 alla B della 7, la tipologia di frutti è abbastanza costante in termini di forma e sovraccolore.
Sempre tra le varietà a ridotto fabbisogno in freddo è
stata inserita nei campi commerciali Sagittaria, costituita
58
FRUTTICOLTURA - n. 4 - 2014
dal Cra-Urf di Caserta, che in coltura forzata si raccoglie
a fine aprile, mentre in pieno campo circa dopo due settimane. Delle nuove introduzioni è la più interessante per
produzione, forma, pezzatura e sovraccolore del frutto.
Sempre nella stessa epoca matura Sole 2® Astro 2,
costituita dal Cra-Crf di Roma, della serie Sole è quella
che ha dato i migliori risultati grazie ad una discreta
produttività, forma e sovraccolore dei frutti, si coltiva
sia in coltura protetta che in pieno campo.
Nella fase precoce in epoca Maycrest, in alcuni
campi commerciali, è stata introdotta la Bordò®, varietà
ceduta con il sistema club, ottenuta dall’incrocio Rich
Lady con Maycrest, della quale migliora pezzatura e
sovraccolore del frutto.
Dopo la prima decade di luglio nel Metapontino
non c’è un forte interesse produttivo per le ragioni considerate in precedenza, se non per mercati locali regionali orientati sulle percoche.
Per la tipologia a polpa bianca, che sono state le
prime pesche introdotte nella nostra regione, non vi è
molto interesse, per la scarsa disponibilità di varietà valide che possano essere commercializzate sui mercati
extraregionali e assicurare un ampio calendario di comQ
mercializzazione.
Carmelo Mennone
Alsia, Az. Sperimentale Pantanello, Metaponto (Mt)
IL CASO CAMPANIA
La presenza della batteriosi stimola il rilancio varietale
Kiwi, prime avvisaglie di PSA
e nuovi assetti produttivi
«I
l progetto di monitoraggio avviato dalla Regione Campania per verificare la presenza di
batteriosi negli impianti di Kiwi ha evidenziato,
nella primavera scorsa, la presenza del patogeno in alcuni impianti nella provincia di Caserta. Siamo, quindi, in una fase iniziale di espansione della malattia che
impone la massima allerta per tenere sotto controllo il
problema».
Sono le parole di Marco Scortichini, dell’unità ope-
Anche in Campania sono state introdotte nuove varietà a
polpa gialla.
rativa di frutticoltura del Cra di Caserta, che da tempo
segue l’evolversi della problematica in tutte le aree di
coltivazione dell’Actinidia in Italia.
«Le aziende interessate all’infezione – continua
Scortichini – sono continuamente monitorate e indottrinate circa la profilassi da adottare. Gli impianti sono
stati trattati con rameici alla caduta delle foglie e saranno attentamente seguiti a inizio della primavera per
controllare l’evolversi della situazione».
Il problema è particolarmente avvertito sulle varietà
a polpa gialla e nella zona di Latina sono ormai completamente scomparse le vecchie varietà “gialle” sensibili al
batterio, sostituite con la varietà G3 tollerante al pari della più nota e vecchia cultivar Hayward, a polpa verde.
«Nella provincia di Latina, aggiunge il nostro interlocutore, alcuni impianti di G3 sono giunti al 3° anno
e, quindi, inizierà la fruttificazione. Pertanto, si potrà
TAB. 1 - ANDAMENTO DELLE SUPERFICI INVESTITE A
KIWI NELLE PROVINCE DELLA CAMPANIA NEL 2009,
2010 E 2011 (DATI ISTAT)
Provincia
Caserta
Per prevenire la batteriosi si modificano le forme di
allevamento “alleggerendole” in modo da consentire un
migliore passaggio dell’aria e ridurre l’umidità.
2009
2010
2011
Superficie
totale
Superficie
totale
Superficie
totale
393
408
396
Benevento
27
27
32
Napoli
257
257
255
Avellino
17
17
16
Salerno
497
508
550
1.191
1.217
1.249
Totale
FRUTTICOLTURA - n. 4 - 2014
59
Superfici e mercato
a coltivazione dell’actinidia si è costantemente incrementata nelle varie aree vocate nazionali, tuttavia in Campania negli ultimi anni
non si registrano incrementi ad eccezione della provincia di Salerno, dove le superfici destinate a questa specie sono aumentate
in un triennio di circa il 10%.
«Il mercato del kiwi si è dimostrato abbastanza attivo fin dall’inizio della campagna, ci riferisce Marco Eleuteri dell’Aop “Armonia”.
Dapprima abbiamo registrato buone richieste prevalentemente da paesi oltremare, poi, durante gennaio, anche l’interesse dei paesi
europei è cresciuto, specie per i calibri medio-piccoli. Per il prosieguo della campagna siamo abbastanza ottimisti, diversi distributori
europei stanno cercando di chiudere accordi di fornitura con prezzi concordati per la prossima primavera a quotazioni di circa il 15%
superiori a quelle della stagione precedente».
L’interesse crescente di tutti i Paesi dell’Europa dell’Est dimostrerebbe anche che la giacenza di prodotto di origine greca è ormai
in fase di esaurimento. «Il nostro gruppo – aggiunge Eleuteri – a fine gennaio disponeva di un 20% di prodotto in meno rispetto all’anno scorso e un grado
brix mediamente superiore di almeno un punto a quello della stagione passata. Lo stato di conservazione del nostro kiwi è ottimale e
questo ci ha permesso di immettere il nostro prodotto sul mercato con una certa moderazione».
Del resto il forte calo produttivo atteso per il 2014 in Cile, potrebbe anche comportare un più lento ingresso del prodotto neozelandese in Europa, con un mercato che dovrebbe per questo mantenersi su quotazioni sostenute almeno per tutto il mese di maggio. «Per quanto riguarda in generale la produzione di kiwi in Campania (come del resto negli altri areali produttivi dell’Italia meridionale), le condizioni climatologiche ci consentono di raggiungere livelli qualitativi superiori a quelli ottenibili in altri areali produttivi più
freddi e umidi. Inoltre, va detto che la piana del Sele, dove si concentra tutta la nostra produzione, a oggi è una delle poche zone
d’Italia a non aver ancora conosciuto casi di batteriosi proprio per l’elevato grado di sanità dell’ambiente produttivo».
Stenta, invece, la diffusione del kiwi a polpa gialla.
«La diffusione di questa tipologia in Campania è molto lenta, probabilmente a causa dell’elevato rischio-batteriosi connaturato alle
varietà a polpa gialla; la maggior parte degli ultimi impianti realizzati, specie nella Piana del Sele, sono stati della varietà Hayward,
proprio per le elevate performance qualitative ed il ridotto rischio Psa». C.B.
Q
L
Le strategie di difesa
fine inverno – ha spiegato Marco Scortichini
– bisogna monitorare attentamente la propria
azienda (e quella del vicino) per verificare la presenza di piante con essudati, capitozzare oppure eliminare le piante gravemente compromesse e trattare
ripetutamente (ogni 7-10 giorni) da inizio germogliamento (prodotti fertilizzanti/biostimolanti ad attività
battericida collaterale) evitando, fino a dopo raccolta, i prodotti a base di rame (fitotossicità)».
Tra le strategie di difesa suggerite dagli esperti
c’è: la riduzione dell’inoculo batterico in primavera-estate, la protezione delle aperture naturali
o provocate in autunno-inverno, il mantenimento
della pianta in equilibrio vegeto-produttivo. Inoltre
è necessario evitare eccessi di acidità nel suolo
l’accumulo di metalli pesanti nei frutti e nel terreno. C.B.
Q
«A
Complici problematiche di natura climatica e patologica insorte in altri contesti
produttivi italiani e mondiali il kiwi campano gode di un buon momento commerciale.
verificare la tolleranza di questa
cultivar, anche se già si segnala Le produzioni campane risultano di ottima qualità grazie alle favorevoli condizioni
climatiche.
qualche infezione».
Nella provincia laziale, ormai, i frutticoltori convivono con il problema e applimalattia è stata avviata un’attività sperimentale per la
cano i vari accorgimenti per contenere gli attacchi del
selezione di nuove cultivar tolleranti. Al momento le
batterio.
selezioni sono ancora in fase di studio per verificarne
«Tra le tecniche preventive impiegate, spiega l’eanche gli aspetti produttivi e qualitativi».
sperto, si segnalano la sostituzione dei “maschi” più
Intanto, cominciano ad affacciarsi anche le varietà a
sensibili con altri provenienti da cloni resistenti e la
polpa rossa, già coltivate in altre parti del mondo.
modifica delle forme di allevamento distanziando mag«In alcune regioni italiane quali Emilia Romagna,
giormente i cordoni in modo da “alleggerire” le stesse
Veneto e Lazio, si cominciano a provare le varietà a pole migliorare la ventilazione all’interno degli impianti».
pa rossa, mentre in Campania si segnala la presenza dei
Intanto, il Progetto finanziato dal Ministero si avvia
primi impianti di varietà a polpa gialla, nella provincia
alla sua conclusione (giugno 2014) e si è giunti nella
di Salerno, tutti con la varietà tollerante G3».
Q
fase di divulgazione dei risultati.
Carlo Borrelli
«Oltre alle tecniche di prevenzione e difesa dalla
60
FRUTTICOLTURA - n. 4 - 2014
LE AZIENDE INFORMANO
Ideal si impegna negli atomizzatori anti-deriva
L
a costante ricerca di Ideal,
azienda che si occupa da quasi 70 anni di progettazione e costruzione di macchine per la protezione delle colture, ha compiuto passi importanti nella realizzazione di macchine che, oltre a
proteggere le colture, salvaguardino anche l’ambiente. E’ il caso
di Rhone Top, un atomizzatore
con ventilatore ad aspirazione
inversa, prodotto nelle versioni
trainate da 1000, 1500, 2000 e
3000 litri e studiato per ridurre al
minimo l’effetto deriva. Il ventilatore, dotato di elica a passo regolabile Ø 900 e moltiplicatore
meccanico in bagno d’olio a 2
rapporti, garantisce una grande
massa d’aria che, oltre ad assicurare la massima penetrazione
nella massa fogliare anche in
piantagioni molto folte, effettua
una corretta ripartizione del flusso. Il perfetto equilibrio di distribuzione del prodotto è garantito
da uno speciale raddrizzatore
d’aria e da una torre per spalliere
che annullano l’effetto elicoidale
prodotto dall’elica.
L’aspirazione inversa del
ventilatore consente poi l’elimi-
nazione delle impurità, vale a dire foglie, semi e terriccio, garantendo un volume d’aria costante.
La distribuzione e la nebulizzazione del prodotto avvengono
grazie a 18 getti doppi, in ottone,
con anti-goccia, regolabili in altezza singolarmente per migliorare la distribuzione a seconda
della piantagione.
Ideal ha costruito anche un
altro atomizzatore, chiamato
Perfection, a doppia elica controrotante che riduce i consumi
di fitofarmaci, migliora la distribuzione del prodotto, riduce l’effetto deriva e aumenta la velocità
di lavoro. Ideal ha progettato un
ventilatore a due eliche, una con
rotazione destrorsa ed una con
rotazione sinistrorsa; tale sistema
sfrutta nel modo migliore l’uscita
elicoidale di ciascuna elica tanto
da annullare il fenomeno stesso.
La macchina è stata studiata per
poter sovrapporre al ventilatore
dei dispositivi di canalizzazione, specifici per ogni tipologia
di produzione da trattare, così
da orientare perfettamente il trattamento sulla coltura, evitando
l’effetto deriva, con conseguente
risparmio economico e dispersione nell’ambiente circostante
Q
di prodotti chimici.
Per maggiori informazioni visitate
il sito www.idealitalia.it
Chimiberg lancia Muligan, lo specialista per le cocciniglie
M
uligan è il nuovo insetticida (R.M.Salute 15948
del 11.12.2013) a base di pyriproxyfen 100 g/l in concentrato emulsionabile. Muligan è
un regolatore di crescita attivo
specificatamente verso le forme
giovanili di cocciniglie e mosche bianche. I campi d’impiego
autorizzati comprendono agrumi, pomacee, drupacee (incluso
le specie minori quali ciliegio e
susino); la dose autorizzata in
frutticoltura varia tra 0,3-0,5 l/
ha fino a 1-1,5 l/ha (agrumi).
Interessante la possibilità di
applicazione in pre-fioritura su
nuove colture autorizzate per la
sostanza attiva quali olivo e vite
(sia da vino che da tavola). In
orticoltura l’uso è autorizzato in
serra su pomodoro e melanzana
con breve intervallo di sicurezza
(solo 3 gg). Completano l’elenco
dei campi d’impiego le ornamentali e floreali.
Il numero massimo di
trattamenti ammessi varia
tra 1 e 2 a seconda dei casi.
Classificato Xn-Nocivo, N-Pericoloso per l’ambiente, Muligan
è disponibile in flacone da 1 lt.
Q
Per maggiori informazioni
www.chimiberg.com
Il nuovo portale dell’agricoltura
www.agricoltura24.com
FRUTTICOLTURA - n. 4 - 2014
61
Indice Rivista di Frutticoltura 2013
DOSSIER
AGRUMI
CARUSO MARCO, DISTEFANO
GAETANO, CONTINELLA ALBERTO
- Nuove scoperte dal genoma
degli agrumi: sfide e
opportunità per il breeding
LICCIARDELLO C., BUTELLI E.,
REFORGIATO RECUPERO G. - Il
freddo fascino dell’arancia rossa
di Sicilia
RUSSO G., RECUPERO S., DI LEO
A., PIETRO PAOLO D.,
REFORGIATO RECUPERO G.
- Sweet Sicily ed Early Sicily,
due nuovi mandarini triploidi
SCALISE CLAUDIO, RAFFAELLO
BERNARDI - Parole d’ordine:
organizzazione, innovazione e
marketing
SORRENTINI G., VARRICA G.,
GUARDO M. - Tristezza,
exocortite e “greening”:
emergenze sanitarie degli
agrumi
STAGNO F., PARISI R., CIRELLI
G., CONSOLI S., ROCCUZZO G.,
BARBAGALLO S., INTRIGLIOLO F.
- Strategie d’irrigazione
deficitaria a confronto in un
giovane agrumeto
LOGISTICA
CACCIONI DUCCIO - Un progetto
del Caab di Bologna per
trasporti urbani sostenibili
CATTANEO TIZIANA M.P.,
RIZZOLO ANNA - Packaging,
soluzioni controllate per
migliorare la qualità dell’offerta
GUIDETTI RICCARDO - La
logistica nel settore
ortofrutticolo: ritardi incolmabili?
MILANESE FEDERICO, RAVAIOLI
ALESSANDRO - Imballaggi per
ortofrutta: Italia leader in un
mercato in continuo movimento
PERBELLINI EMILIA Veronamercato, un percorso
innovativo tra grossisti e società
di gestione
QUADRETTI RAFFAELLA Piattaforma logistica del fresco
a Cesena: si punta a ridurre i
costi
PICCOLI FRUTTI
CAPPELLETTI ROBERTO, PICA
FRANCESCO, MEZZETTI BRUNO “Euberry”, progetto europeo per
la ricerca sulla coltivazione e la
qualità
CASTAGNOLI MARCO. MIGANI
MARCO, ANDREOTTI CARLO,
MALTONI MARIA LUIGIA, FAEDI
WALTHER - Primi studi sulla
coltivazione del mirtillo in
Romagna
GIONGO LARA - Mirtillo,
lampone e mora: serve
specializzazione produttiva
POTATURA
DALLABETTA NICOLA, GUERRA
ANDREA, PASQUALINI JONATHAN
- Fusetto del melo con potatura
corta: la variante del “metodo
Click” in Trentino
62
n. 1/2 p. 42
n. 1/2 p. 50
n. 1/2 p. 56
n. 1/2 p. 44
n. 1/2 p. 60
n. 1/2 p. 66
n.
9 p. 72
n.
9 p. 60
n.
n.
n.
n.
n.
n.
n.
9 p. 58
9 p. 64
9 p. 68
9 p. 76
6 p. 44
6 p. 38
6 p. 32
n. 7/8 p. 64
FRUTTICOLTURA - n. 4 - 2014
FIDEGHELLI CARLO, NARDINI A. Vaso catalano e doppia parete
inclinata, forme di allevamento
a confronto nel pesco
MURRI GIORGIO, MEDORI IRENE,
FRANCESCA MASSETANI, NERI
DAVIDE - Inclinazione del ramo
e posizione del frutto: le basi
per migliorare la qualità
SANSAVINI SILVIERO, DEL
VECCHIO GIANLUCA, SORRENTI
GIOVANBATTISTA - “Potatura
minima” nel fusetto libero del
pesco senza periodo
improduttivo
VIVAISMO
CATALANO LUIGI, LEIS
MICHELANGELO - Necessario un
marchio di qualità per la
riqualificazione del vivaismo
italiano
CRESCIMANNO M., GALATI A.,
MIGLIORE G., SCHIMMENTI E.,
TINERVIA S. - Le imprese
florovivaistiche siciliane e le
relazioni con il mercato
LAMBARDI MAURIZIO, RUFFONI
BARBARA - Micropropagazione
di piante ornamentali: quali
proposte dal progetto Vitroflor?
VALENTINI NADIA, CONTESSA
CECILIA, BOTTA ROBERTO, CORTE
MARIA - Micropropagazione del
nocciolo: scelta dei materiali ed
efficienza del processo
n. 7/8 p. 72
n. 7/8 p. 50
n. 7/8 p. 56
n.
n.
12 p. 36
12 p. 48
n.
12 p. 42
n.
12 p. 53
RICERCA
Difesa
FIORENTINI LUCA, CELLINI
ANTONIO, COSTA GUGLIELMO,
VANNESTE JOEL L., SPINELLI
FRANCESCO - Gli induttori di
resistenza nel controllo della
Psa del kiwi
n.
6 p. 55
RUBRICHE
DAI FRUTTETI METAPONTINI
MENNONE CARMELO - Agrumi a
frutto piccolo, è forte la spinta
varietale
MENNONE CARMELO - Albicocco,
l’influenza del portinnesto sul
comportamento vegetoproduttivo
MENNONE CARMELO Clementine, grazie alla ricerca si
amplia la gamma di offerta
MENNONE CARMELO - Fragola,
punto di riferimento per la
produzione nazionale
MENNONE CARMELO - Mele e
pere della Val d’Agri, una
piccola nicchia da valorizzare
MENNONE CARMELO Portinnesti del pesco:
indicazioni dall’attività di
sperimentazione
MENNONE CARMELO - Un
decennio di grande dinamicità
per la frutticoltura e
l’agrumicoltura
DAI FRUTTETI PIEMONTESI
ASTEGGIANO LAURA, VITTONE
GRAZIANO - Albicocche e
nettarine, come contenere i
danni delle forficule
n.
9 p. 82
n. 7/8 p. 78
n.
5 p. 60
n.
11 p. 91
n.
12 p. 62
n. 1/2 p. 74
n.
n.
10 p. 61
6 p. 60
ASTEGGIANO LAURA, VITTONE
GRAZIANO, NERI DAVIDE Reimpianto in frutticoltura,
l’impiego di ammendanti
compostati
BERRA LORENZO, NARI DAVIDE Aggiornamento varietale delle
pesche a polpa gialla e bianca
BERRA LORENZO, NARI DAVIDE Albicocco, l’aggiornamento
varietale apre nuove
potenzialità alla coltivazione
BERRA LORENZO, NARI DAVIDE Ancora alto l’interesse per le
mele del gruppo Gala
CORTE MARIA - Nocciolo verso la
potatura meccanica: la sfida
passa dalla competitività
CORTE MARIA, SONNATI
CLAUDIO, PERALDO NANCY Proteggere le nocciole dal
cimiciato per evitare gravi
problemi di cascola
GIORDANO ROBERTO, CARLI
CRISTIANO, BAUDINO MICHELE Lampone, adesso si punta alla
coltivazione “fuori suolo”
MENNONE CARMELO - Fragola,
produzioni stabili, si punta a
migliorare la qualità
VITTONE GRAZIANO, NARI LUCA,
BEVILACQUA ALESSANDRO Difesa dagli insetti più
sostenibile grazie al metodo
della“confusione”
DALL’EMILIA-ROMAGNA
COSTA GUGLIELMO - Le basi per
una nuova pericoltura
MISSERE DANIELE - Drupacee,
confronto in campo fra diverse
tipologie di impianto
MISSERE DANIELE - Nuove
varietà frutticole ottenute da
programmi coordinati dal Crpv
IL CASO CAMPANIA
BORRELLI CARLO - Ciliegio,
coltura da razionalizzare per
affrontare i mercati europei
BORRELLI CARLO - Cinipide,
nuove misure agronomiche per
il recupero dei castagneti
attaccati
BORRELLI CARLO - Coltura del
nocciolo, occorre superare il gap
tecnologico-produttivo
BORRELLI CARLO - Fragola,
panorama varietale in rapido
aggiornamento
BORRELLI CARLO - Frutticoltura,
preoccupa l’arrivo di nuove
insidiose malattie
BORRELLI CARLO - Il kiwi gode
di buona salute e cresce la
produzione
BORRELLI CARLO - La coltura del
pesco verso il rinnovamento
BORRELLI CARLO - Novità per i
piccoli frutti dal miglioramento
genetico
LA SOI INFORMA
- Un anno di importanti
iniziative tecnico scientifiche
BONGHI CLAUDIO - Si terranno a
Padova le X Giornate
scientifiche Soi
n. 1/2 p. 72
n.
11 p. 89
n.
10 p. 59
n. 7/8 p. 76
n.
12 p. 58
n.
4 p. 70
n.
9 p. 80
n.
3 p. 72
n.
3 p. 68
n.
12 p. 60
n.
3 p. 70
n.
4 p. 72
n.
9 p. 86
n.
10 p. 63
n.
3 p. 74
n.
11 p. 93
n.
6 p. 62
n.
4 p. 76
n. 1/2 p. 76
n.
5 p. 62
n.
3 p. 64
n. 1/2 p. 78
TAGLIAVINI MASSIMO - La Soi si
n.
rinnova: nominate le nuove
cariche sociali
11 p. 87
SPECIALI
CILIEGIO
BARBIERI C., BIGNAMI C.,
BULGARELLI E., GRANDI MI.,
LUGLI S. - Effetto del
portinnesto su aspetti qualitativi
e profilo di zuccheri e acidi
organici delle ciliegie
CAMARASA JAVIER DE PABLO La coltivazione sotto tunnel
caldo: un’esperienza spagnola
CARUSO MARCO, LA MANTIA
MICHELE, RAIMONDO
ANTONINO, CUTULI MARCELLO Comportamento agronomico
della cv Lapins su portinnesti
nanizzanti e vigorosi in coltura
asciutta siciliana
CATALANO LUIGI - La filiera
virtuosa di un grande frutto tra
le drupacee minori
DE SALVADOR F.R., PROIETTI G.,
TOMASONE R., CEDROLA C.,
SCHETTINI E., VOX G. - La
coltivazione protetta nell’Italia
centro-meridionale
GIACALONE GIOVANNA,
CHIABRANDO VALENTINA Sweet Heart, prove di
conservazione in atmosfera
modificata
GIOVANNINI DANIELA, LEONE
ANNALISA, LIVERANI
ALESSANDRO, SIRRI SANDRO,
TELLARINI STEFANO - Studi di
caratterizzazione molecolare di
vecchie varietà romagnole
LUGLI STEFANO, CORREALE
RICCARDO, GRANDI
MICHELANGELO - La nuova serie
Sweet: primi risultati agronomici
e qualitativi
LUNATI FABIO - Freschezza e
packaging innovativo per
valorizzare il prodotto
SANSAVINII SILVIERO, LUGLI
STEFANO, SORRENTII
GIOVAMBATTISTA - Nuovi
portinnesti nanizzanti per la
coltivazione intensiva
FRAGOLA
DELLA CASA ROBERTO, BARUZZI
GIANLUCA - Quale futuro per il
mercato internazionale?
FUNARO M., AMBROGIO M.,
GROTTERIA M., LONGO L.,
MATOZZO G., SPAGNOLO G.F.,
BARUZZI G., LUCCHI P.,
MAGNANI S., MALTONI M. L.,
MIGANI M., FAEDI W. - Primi
risultati di un programma di
breeding della fragola in
Calabria
MAZZONI LUCA, GIAMPIERI
FRANCESCA, DIAMANTI JACOPO,
CAPOCASA FRANCO, BATTINO
MAURIZIO, MEZZETTI BRUNO - I
composti nutrizionali: l’impatto
sulla salute dell’uomo
MEDINA J. J., MORALES P. D.,
MIRANDA L., SORIA C., TORRES
M., DOMÍNGUEZ A. P., MARTINEZ
F. D., MORA J.A.G., LÓPEZARANDA J. M. - La
sperimentazione varietale della
fragolicoltura spagnola
n.
n.
n.
n.
n.
n.
n.
n.
4 p. 54
4 p. 42
4 p. 50
4 p.
4
4 p. 36
4 p. 46
4 p. 62
4 p. 12
n.
4 p. 10
n.
4 p. 20
n.
n.
n.
n.
6 p.
4
6 p. 24
6 p. 20
6 p. 14
TURCI PATRIZIA, LUCCHI
PIERLUIGI, FAEDI WALTHER - La n. 6 p.
fragolicoltura nel Centro Europa
FRUTTICOLTURA INTEGRATA E BIOLOGICA
MAZZOTTI VALTIERO - Il
contributo dell’Ocm alla
n.
3 p.
sostenibilità: la disciplina
ambientale in Emilia-Romagna
DA ROSA KUSE LEONARDO,
LISBOA VIEIRA ABEL, GEBLER
LUCIANO, GREGO CÉLIA REGINA - n. 3 p.
Analisi spaziale del suolo e
correlazione con la produttività
in melicoltura
DRAHORAD WOLFGANG - Le
nicchie ecologiche a
n.
3 p.
salvaguardia
dell’agroecosistema produttivo
GULLINO MARIA LODOVICA Agricoltura sostenibile in tempi n. 3 p.
di crisi
KELDERER MARKUS, MANICI
LUISA, TOPP ANNE, RAINER
n.
3 p.
ANGELIKA, CASERA CLAUDIO Prove di sostituzione del terreno
per il reimpianto del melo
LUNATI FABIO, ZUCCONI SILVIA n.
3 p.
Frutta ed ortaggi bio resistono
bene alla crisi dei consumi
NERI DAVIDE - Stanchezza del
terreno e malattie da reimpianto n. 3 p.
del melo
PIVA FABRIZIO, CRAVEDI PIERO n.
3 p.
Le nuove norme europee sulla
sostenibilità delle coltivazioni
QUARLES WILLIAM - Le cause di
n.
3 p.
deperimento e moria delle api
negli Usa
REPETTI OTTAVIO - Frutteto e
n.
3 p.
vigneto: è boom per gli
ammortizzatori anti-deriva
TORRISI BIAGIO, ROCCUZZO
GIANCARLO, TRINCHERA
ALESSANDRA, ALLEGRA MARIA,
EPIFANI ROSANNA, MARCUCCI
ANDREA, INTRIGLIOLO
n.
3 p.
FRANCESCO, ELVIRA REA Fertilizzanti organo-minerali da
matrice vetrosa, nuovo
approccio per contrastare la
clorosi ferrica degli agrumi
TOSELLI MORENO, NERI DAVIDE
- Dal confronto euro-americano i n. 3 p.
progressi sulle tecniche di
coltivazione biologica
MACFRUT
CAPOTORTO IMPERATRICE,
COLELLI GIANCARLO n.
9 p.
Applicazioni di AC e AM per
l’ortofrutta: il punto della ricerca
internazionale
COLANTUONO FEDELE -Frutta di
n.
9 p.
IV gamma: la ricerca a favore
della qualità
LUNATI FABIO - La
“sostenibilità” degli
n.
9 p.
ortofrutticoli conquista anche le
catene distributive
NOFERINI MASSIMO, SOTO
ALVARO, FIORI GIOVANNI, MAURI
SOFIA, COSTA GUGLIELMI n.
9 p.
Actinidia a polpa gialla:
misurare alla raccolta la
variabilità della maturazione
PALMIERI ALESSANDRO,
PIRAZZOLI CARLO - Scenari futuri n. 9 p.
e opportunità di mercato per la
frutticoltura italiana
REGGIDORI GIAMPIERO - Criticità
di filiera per il mercato fresco:
n.
9 p.
conservazione, distribuzione,
consumo
8
22
SEGRÈ ANDREA - Calo dei
consumi e battaglia dei prezzi: n.
non è solo effetto della crisi
ZANDOLI ELISABETTA - Surgelati,
continua l’ascesa del mercato; n.
prospettive favorevoli per
l’ortofrutta
9 p.
4
9 p. 32
MELO
50
26
4
46
8
36
18
29
40
54
12
ASTEGGIANO LAURA, GIORDANI
LUCA, BEVILACQUA
ALESSANDRO, NARI LUCA,
VITTONE GRAZIANO, NERI
DAVIDE - Efficacia del taglio
radicale nel contenimento
vegetativo della cv Fuji
COSTA GUGLIELMO, CAPPELLIN
LUCA, FARNETI BRIAN, TADIELLO
LUCA, ROMANO ANDREA,
SANSAVINI SILVIERO, VELASCO
RICCARDO, BIASIOLI FRANCONuovi studi sul controllo
genetico della produzione
etilenica del melo
DAL PIAZ ALESSANDRO - Il
futuro della melicoltura italiana
legato all’internazionalizzazione
del settore
GREGORI ROBERTO, GUERRA
WALTER, BERRA LORENZO, BASSI
GINO, SANSAVINI SILVIERO Panel test sensoriale e
valutazione comparata di alcune
varietà in diversi contesti
ambientali
GUERRA WALTER - Sfida
mondiale a Golden Delicious:
quali alternative possibili?
MASSETANI FRANCESCA, MURRI
GIORGIO, NERI DAVIDE - Come
riconvertire un impianto di
Golden Delicious con “potatura
lunga”
SANSAVINI SILVIERO, GUERRA
WALTER - Assortimento varietale
in Europa: conservatorismo e
innovazione a confronto
ZANELLA ANGELO, PANARESE
ALESSIA, ROSSI OSWALD - Può
un metodo molecolare sostituire
la determinazione convenzionale
della maturazione delle mele?
n.
11 p. 36
n.
11 p. 64
n.
11 p.
n.
11 p. 44
n.
11 p. 20
n.
11 p. 28
n.
11 p. 10
n.
11 p. 54
n.
12 p. 18
n.
12 p. 30
n.
12 p. 24
n.
12 p.
4
MIGLIORAMENTO GENETICO
38
26
22
44
6
14
ADAMI MARCO, DE FRANCESCHI
PAOLO, BRANDI FEDERICA,
LIVERANI ALESSANDRO,
GIOVANNINI DANIELA, ROSATI
CARLO, DONDINI LUCA,
TARTARINI STEFANO - Scoperto il
gene che determina il colore
bianco o giallo delle pesche
BRANCADORO LUCIO, ESPEN
LUCA, FAILLA OSVALDO,
SCIENZA ATTILIO - Selezione di
nuovi portinnesti di vite con
tecniche tradizionali e
innovative
DE GASPERO GABRIELE,
MORGANTE MICHELE,
PETERLUNGER ENRICO,
CASTELLARIN SIMONE DIEGO,
CIPRIANI GUIDO, TESTOLIN
RAFFAELE - Dall’Università di
Udine nuove varietà di vite
resistenti alle malattie
SANSAVINI SILVIERO Miglioramento genetico e
ricerca: una nuova rivoluzione
verde?
FRUTTICOLTURA - n. 4 - 2014
6
63
SANSAVINI SILVIERO - Ricerca
“azzoppata”: restituire alle
Istituzioni pubbliche e al privato n.
progettualità e capacità
innovative
VELASCO RICCARDO, TROGGIO
MICHELA, WOLTERS PIETER J.,
BALDI PAOLO, COSTA FABRIZIO - n.
Nuovi strumenti per il
miglioramento genetico del
melo nell’era post-genomica
12 p.
4
12 p. 12
PERO
ANCONELLI STEFANO,
SOLIMANDO DOMENICO,
CORELLI GRAPPADELLI LUCA,
MORANDI BRUNELLA, ZIBORDI
MARCO, MANFRINI LUIGI,
PIERPAOLI EMANUELE, GALLI
FABIO, VERZELLA DENIS,
LOSCIALE PASQUALE - Nuovi
parametri per l’irrigazione di
Abate Fétel su vari cotogni
BARUZZI GIANLUCA,
CASTAGNOLI MARCO, SIRRI
SANDRO, FAEDI WALTHER -Le
varietà realizzate in Romagna
dal Cra - Unità di ricerca di Forlì
CORELLI GRAPPADELLI LUCA,
MORANDI BRUNELLA, ZIBORDI
MARCO, MANFRINI LUIGI,
PIERPAOLI EMANUELE,
ANCONELLI STEFANO, GALLI
FABIO, LOSCIALE PASQUALE Nuove conoscenze fisiologiche
per un’irrigazione più precisa
COSTA GUGLIELMO, ROSSI
DAMIANO, TAMBURINI ELENA,
DONEGÀ VALENTINA, LOBERTI
RICCARDO - L’impegno della
ricerca per la pericoltura: i
risultati del progetto Ager
Innovapero
DE FRANCESCHI P., CAPPAI F.,
CIRIANI A., COLLINA M.,
BRUNELLI A., DONDINI L. -Geni
di resistenza e suscettibilità alla
maculatura bruna nel pero
DE FRANCESCHI PAOLO,
GHAREHAGHAJI AZAM NIKZAD,
DONDINI LUCA - Il locus S
dell’incompatibilità fiorale e i
meccanismi evolutivi della
sterilità
MUSACCHI STEFANO, ANCARANI
VINCENZO, SANSAVINI SILVIERO
- Quattro nuove varietà
dall’Università di Bologna
PALMIERI ALESSANDRO,
PIRAZZOLI CARLO - Recuperare
competitività rimodulando le
strategie di produzione e offerta
SANSAVINI SILVIERO - Tecnologie
innovative di filiera e
infrastrutture commerciali per
rilanciare la coltura
n.
n.
n.
n.
n.
n.
n.
n.
n.
10 p. 45
10 p. 14
10 p. 36
10 p. 26
10 p. 55
10 p. 30
10 p. 20
10 p. 10
10 p.
4
PESCO
ABRISQUETA I., CONEJERO W.,
VERA J., RUTZ-SANCHEZ M.C. n. 7/8 p. 32
Prove di irrigazione in Spagna
di varietà a maturazione extra
precoce
GIOVANNINI DANIELA, LEONE
ANNALISA, QUACQUARELLI
IRENE, SIRRI SANDRO, TELLARINI
STEFANO, LIVERANI
n. 7/8 p. 16
ALESSANDRO - Studi di
caratterizzazione del
germoplasma emilianoromagnolo
64
FRUTTICOLTURA - n. 4 - 2014
LUNATI FABIO - Differenziare
meglio l’offerta per valorizzarne
l’identità
MONTANARO GIUSEPPE, DICHIO
BARTOLOMEO, MININNI ALBA,
XILOYANNIS CRISTOS - Gestione
del suolo e dinamiche del
carbonio
REGGIDORI GIAMPIERO Tendenze della nuova
peschicoltura europea: guardare
avanti interpretando i
cambiamenti
SUSINO E ALBICOCCO
CASTELLARI LORENA, SGARBI
PAOLA - Susine migliori col
fusetto ad alta densità; più
qualità nelle albicocche a vaso
ritardato
CORTELLINO GIOVANNA, NUZZI
MONICA, AVITABILE LEVA ALEXA,
GOBBI SERENA -Strategie di
eliminazione della SO2
nell’essiccazione di albicocche
biologiche
ERKAN MUSTAFA, ESKI HAKAN Atmosfera modificata e 1-MCP
per migliorare la qualità postraccolta
LUNATI FABIO - Quando il
marketing punta sul colore
MISSERE DANIELE, ALTAMURA
VALERIA, FOSCHI STEFANO,
LAMA MARTINA - Maggiori rese
negli impianti di susino ad alta
densità di piantagione
PALMIERI ALESSANDRO,
PIRAZZOLI CARLO - Sostenibilità
economica dell’albicocco in
Europa: sistemi produttivi a
confronto
VENTURA MAURIZIO - Susino:
l’innovazione varietale proposta
da Sun World International
UVA DA TAVOLA
COLAPIETRA MARIO - Nuova
forma di allevamento a ipsilon
per la produzione di uve
apirene di qualità
COLAPIETRA MARIO - Un’annata
tra luci e ombre. Il rilancio
passa dalle apirene
COLAPIETRA MARIO, BRAVETTI
MICHELE, NERI DAVIDE Materiali e tecniche innovative
per la protezione dell’uva da
tavola
CURRÒ S., FERLITO F., PISCIOTTA
A., LA MALFA S., DI LORENZO R.,
GENTILE A. - Nuovi incroci di
uve apirene ottenuti con la
tecnica dell’“embryo rescue”
GENGHI ROSALINDA, PERNIOLA
ROCCO, PICCHIERRI ARIANNA,
MILELLA ROSA ANNA,
ANTONACCI DONATO - Risposta
produttiva delle cv Beogradska
Bessemena, Paula e Thompson
Seedless al variare della carica
di gemme per ceppo e per
ettaro
IPPOLITO ANTONIO, PALASCIANO
MARINO, SANZANI SIMONA
MARIANNA - Tecnologie di
condizionamento e gestione
della fase post-raccolta
PERNIOLA ROCCO, GENGHI
ROSALINDA, SOMMA STEFANO,
CAPUTO ANGELO RAFFAELE,
ANTONACCI DONATO - Apulia,
nuova varietà italiana senza
semi, a maturazione tardiva
n. 7/8 p. 10
TECNICA
ALIMENTAZIONE
n. 7/8 p. 26
n. 7/8 p.
4
CARCEA MARINA, MELINI
FRANCESCA - Aspetti
comparativi e clinici delle fibre
alimentari presenti nei prodotti
ortofrutticoli
MONTANTE GIANLUCA - “Frutta
nelle scuole”, un progetto per
imparare a mangiare
n.
4 p. 66
n.
6 p. 47
CLIMA
n.
5 p. 34
NALI CRISTINA - La calda estate
2012: analisi degli effetti
sull’agricoltura
n. 7/8 p. 38
DIFESA DELLE COLTURE
n.
5 p. 42
n.
5 p. 26
n.
5 p.
n.
4
5 p. 14
PASQUALINI EDISON, CARUSO
STEFANO, PICCININI MATTEO,
VERGNANI STEFANO,
SALVATORELLI FIORENZO, MAINI
STEFANO, VENTURA FRANCESCA
- La rete anti-inseto e gli effetti
sulla carpocapsa in EmiliaRomagna
n.
11 p. 72
IRRIGAZIONE
DI CHIO BARTOLOMEO,
MONTANARO GIUSEPPE,
XILOYANNIS CRISTOS Suggerimenti per il migliore
utilizzo di sistemi esperti per
l’irrigazione
n. 7/8 p. 44
MERCATO
n.
5 p.
n.
5 p. 22
n. 1/2 p.
6
8
MAZZOTTI VALTIERO, POLETTI
VILMER - La riforma OCM per i
ritiri di mercato: il sistema
dell’Emilia-Romagna
n. 1/2 p. 38
MIGLIORAM. GENETICO
FIDEGHELLI CARLO, ENGEL PETRA
- Il recupero delle risorse
genetiche autoctone: patrimonio n.
prezioso per la frutticoltura
italiana
5 p. 48
MOSTRE - FIERE - CONVEGNI
n. 1/2 p.
4
n. 1/2 p. 12
n. 1/2 p. 34
SCARPELLINI DOMENICO Macfrut; battistrada
nell’internazionalizzazione
dell’ortofrutticoltura italiana
n.
3 p. 60
n.
6 p. 49
MULAS MAURIZIO - Prodotti
frutticoli di nicchia: il contributo
n.
della ricerca allo sviluppo di
nuove opportunità
imprenditoriali
5 p. 54
NOCE
PICCIRILLO PASQUALE, DE LUCA
ANTONIO, CIARMIELLO
LOREDANA F. - Possibilità di
rilancio della coltura del noce
nella zona di origine della
Costiera sorrentina
ORTAGGI MINORI
n. 1/2 p. 30
RICERCA
n. 1/2 p. 22
FOSCHI STEFANO, LAMA
MARTINA - Pesche e nettarine;
le novità varietali per l’EmiliaRomagna
n.
9 p. 52
n.
11 p. 79
SOSTENIBILITÀ
n. 1/2 p. 18
SORRENTI GIOVAMBATTISTA,
VENTURA MAURIZIO, TONON
GIUSTINO, TOSELLI MORENO Biochar, strategia per la
gestione sostenibile degli
ecosistemi frutticoli?
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Strategie di difesa dalla carpocapsa a confronto in