L’Elegia
Latina
Elegia in Grecia
Nasce in Grecia in età arcaica (VII-VI sec. a.C.). Etimologia:
 da élegos (probabilmente dal frigio, indica uno strumento
simile all’aulós greco, ovvero il flauto)
 da “e e leghein”= “dire ahi, ahi”
(allusione al carattere funerario
dell’elegia delle origini, non al tono malinconico e doloroso, connessi al tema
dell’amore infelice, che sono successivi)
Caratteri del genere:
Esponenti:
- Elegia militare: Tirteo (Sparta)
- Elegia politica: Solone (Atene)
- Elegia amorosa: Mimnermo (Asia
Minore)
- Elegia gnomica :Teognide
(Megara)
-Composizione poetica di varia misura, in
distici elegiaci
-Inizialmente ha tono severo, intonato ai
valori dell’eroismo bellico, dell’etica, ecc.
-Nella fase più antica non è collegata alla
condizione di malinconia e ai temi del
dolore e dell’amore infelice (che saranno
poi tipici del genere)
Elegia in età alessandrina
 L’elegia in età alessandrina fu principalmente narrativa, ebbe
per temi il mito, le leggende, le favole
 Il tema preferito fu comunque l’amore, risultano assenti
argomenti che avevano caratterizzato l’elegia delle origini,
quali il patriottismo, l’esaltazione dell’eroismo e del sacrificio
per la collettività
 Al principio della collettività si sostituisce la rivendicazione di
sentimenti e di esigenze più intime (anche se non si può
parlare ancora di individualismo)
 Caposcuola dell’elegia alessandrina fu Fileta di Cos, ma
l’unico elegiaco di cui conserviamo un significativo numero di
versi e che influenzò moltissimo la poesia romana (a partire da
Catullo) è Callimaco con i suoi Aitia (“origini”)
Elegia a Roma
Quintiliano:
“ELEGIA QUOQUE GRAECOS PROVOCAMUS”
(Ist.Or.10.1.93)
CANONE: GALLO, TIBULLO, PROPERZIO,
OVIDIO
INVENTOR: CORNELO GALLO
Origini dell’elegia latina
• Friedrich Leo: deriva da quella ellenistica
Tesi oggi generalmente rifiutata: l’impostazione soggettivoautobiografica dell’elegia latina non è presente in quella
ellenistica (anche se l’elemento autobiografico non manca del
tutto)
• Jacoby Felix: ampliamento dell’epigramma greco
(obiezione: e il mito? L’architettura complessa?)
Probabilmente gli elegiaci latini non avevano un solo modello
di riferimento, ma attinsero a più generi, fra cui probabilmente
anche la commedia e la poesia giambica.
L’elegia romana ha carattere prevalentemente
amoroso e soggettivo
Limiti del soggettivismo
e dell’autobiografismo dell’elegia latina
l’esperienza personale si sviluppa
attraverso situazioni tipiche e e fa
riferimento a valori canonici = si crea un
codice “elegiaco”
I topoi
dell’elegia
Servitium amoris
Il poeta vive l’amore come esperienza
totalizzante, che riempie la vita e le dà
significato; il poeta si fa servus (schiavo) della
donna, accettando incondizionatamente la
volontà di lei al fine di celebrare e porre al
centro della realtà la donna amata.
Domina
La donna è la “signora” del poeta: spesso
lo ama di un amore tirannico ed è infedele.
L’insensibilità della donna e la sua volubilità
(perfidia e levitas) vengono spesso
accomunate dal termine iniuria, altra
parola chiave del lessico elegiaco.
Amor
All’interno del rapporto di sudditanza
prende spesso vita l’immagine personificata
di Amor, ritratto come un despota; spesso
assume i tratti della domina: è capriccioso,
volubile, violento, insensibile e crudele.
Nequitia
Il poeta rifiuta il coinvolgimento attivo nella
vita politica (anche se l’autobiografia
smentisce talvolta il locus poetico) conduce
una vita spesso defilata.
La domina è sposata, quindi la relazione è
irregolare, non in linea con la riforma dei
costumi attuata da Augusto e, in generale, con
la morale del mos maiorum; pertanto la parola
che definisce la vita del poeta elegiaco è
nequitia.
L’autocommiserazione
L’iniuria della domina apre la strada a una serie di
altri topoi che riguardano gli esiti psicologici del
rapporto amoroso sul cuore del poeta.
A livello più basso questa introspezione assume i
tratti dell’autocommiserazione: il poeta si
definisce miser e prova stati d’animo che vanno
dall’incertezza sui sentimenti dell’amata, al
dubbio del tradimento, alla speranza di coronare il
suo amore, al dolore per l’abbandono o la
mancata corresponsione, fino alla disperazione
per la fine del rapporto.
Fides e foedus
Il rifiuto della partecipazione attiva alla vita
politica, quindi il rifiuto di una poesia civile,
è programmatico; ma i valori del mos
maiorum sono connaturati al civis romanus
anche quando ribadisce la volontà
dell’autarkeia.
I termini fides e foedus dall’ambito
giuridico-politico-sociale passano alla sfera
intimistico-amorosa (come già nei neoteroi).
Doctrina e mito
Per esprimere la diversità di atteggiamenti che
intercorre fra i due protagonisti, e per esaltare a
una dimensione paradigmatica il rapporto, il
poeta ricorre al mito.
Nell’elegia il mito ha due funzioni: da un lato è
fonte di exempla che conferiscono autorevolezza e
ampliano a livello universale l’esperienza
individuale del poeta; dall’altro eleva il tono del
discorso (doctrina) e nobilita il ruolo della donna.
Altri topoi
Per esemplificare la durezza del cuore della donna è
frequente la metafora della porta chiusa, connessa al
tema dell’exclusus amator e del canto di lamento
davanti alla porta chiusa (paraklausíthiron)
Il poeta si riferisce alla donna attraverso uno
pseudonimo, sia perché spesso lei è sposata (in tal
caso difende la sua reputazione), sia perché lega la
donna al mondo “altro” della poesia, sottraendo la
vicenda d’amore alla dimensione reale.
Il discidium (la separazione) arriva inevitabile, con
tutta la serie di risentimenti, rinfacci e maledizioni
(dirae).
Distico elegiaco = una coppia di versi, un
esametro + un pentametro
1) Un esametro: verso di 6 piedi dattilici di cui
l'ultimo manca di una sillaba (catalettico)
2) Un pentametro (due mezzi esametri allo
specchio)
Dìcebàs quondàm | solùm te nòsse Catùllum,
Lèsbia, nèc prae mè | vèlle tenère Iovèm.
Tibullo 50-19 a.C. (ca.)
Scarse le notizie sulla sua vita. Nacque a Gabii
nel Lazio probabilmente da una ricca famiglia di
censo equestre.
Membro del circolo di Messalla Corvino, uomo
politico e mecenate difensore della res publica,
che poi prenderà le parti di Augusto.
Al suo seguito partecipa a spedizioni militari.
Morì nello stesso anno, o poco dopo, in cui morì
Virgilio.
Corpus Tibullianum
3 libri di elegie. I temi:
 l’amore per Delia
 l’autarkeia
 la religiosità
 il vagheggiamento di una vita agreste semplice
 la paupertas
 la Pace
Tibullo sostituisce il mito con il mondo agreste che
diviene locus amoenus, uno spazio di serenità idillica
La prima elegia del l primo libro:
a) Il tema della recusatio
Divitias alius fulvo sibi
congerat auro
Et teneat culti iugera multa
soli,
Quem labor adsiduus vicino
terreat hoste, Martia cui
somnos classica pulsa fugent:
Me mea paupertas vita
traducat inerti, Dum meus
adsiduo luceat igne focus.
(Tibullo. Elegia I,1,1-6)
Altri ammassi per sé ricchezze
di oro biondo
E possieda molti iugeri di
terreno coltivato,
(che =) altri, quando il nemico
è vicino, un’incessante
trepidazione atterrisca,
al quale gli squilli della
tromba di guerra fatte
risuonare tolgano il sonno.
La mia modesta condizione mi
conduca attraverso una vita
tranquilla, purché il mio
focolare risplenda di un fuoco
continuo.
La prima elegia del l primo libro:
b) l’amore e la vita semplice
Non ego divitias patrum fructusque requiro,
Quos tulit antiquo condita messis avo:
Parva seges satis est, satis requiescere lecto
Si licet et solito membra levare toro.
Quam iuvat inmites ventos audire cubantem
Et dominam tenero continuisse sinu
Aut, gelidas hibernus aquas cum fuderit
Auster, Securum somnos imbre iuvante
sequi.
(Tibullo, Elegia I,1, 41-48)
Io non vado in cerca delle
ricchezze e dei proventi degli
antenati
che all'antico avo procurava la
messe riposta (nei granai):
è sufficiente un piccolo raccolto,
riposare su un letto sicuro, se
è possibile, e alleviare le
membra nel solito giaciglio.
Come è bello stando a letto
ascoltare i venti impetuosi e
stringere in un tenero
abbraccio la donna amata,
oppure quando l'Austro invernale
ha/avrà riversato le gelide
acque abbandonarsi senza
preoccupazioni, mentre la
pioggia concilia il sonno
tranquillo.
Properzio 49/47-15 a.C. (ca.)
Scarse le notizie sulla sua vita. Nacque in Umbria
probabilmente da una ricca famiglia di censo
equestre, colpita dalle espropriazioni di terre dopo
Filippi.
Si trasferì a Roma per tentare la carriera politica e
forense, ma due eventi lo indirizzarono alla poesia: si
innamorò di una donna elegante e spregiudicata (che
cantò con lo pseudonimo di Cynthia), entrò in
contatto con Mecenate e il suo circolo.
Le elegie
4 libri di elegie
1) Monóbyblos tutto dedicato a Cinzia
2) Ancora Cinzia. Il tema della morte. Le pressioni di Mecenate perché
il poeta si cimenti nella poesia epica e civile, la recusatio del poeta.
3) I tradimenti di Cinzia; l’imminente discidium; l’amore non è più il
tema esclusivo, vengono trattati problemi letterari, argomenti legati
all’ideologia augustea.
4) Ormai Cinzia occupa spazi esigui. Nella elegia 7 la domina, oramai
ombra nel regno dei morti, appare in sogno al poeta, non cessa di
essere aggressiva. Sperimentalismo: elogio, genere epistolare,
eziologia.
Properzio - i temi
il tema
dell’amore si
intreccia
strettamente
ai temi...
1. della trasfigurazione
letteraria di Cynthia
2. dell’orgoglio del suo
servitium, il poeta non prova
vergogna ma vanto per la
sua diversità
3. del dolore e della morte
Properzio, Elegia I,1 (p.338)
Cynthia prima suis miserum me cepit ocellis,
contactum nullis ante Cupidinibus.
Tum mihi constantis deiecit lumina fastus
et caput impositis pressit Amor pedibus,
donec me docuit castas odisse puellas
improbus, et nullo vivere consilio.
Cinzia per prima prese con i suoi
occhietti me, infelice, non contagiato
prima da alcuna passione.
Allora Amore mi fece abbassare gli
occhi solitamente orgogliosi e premette
con i suoi piedi il mio capo
finché, perfido, mi insegnò a tenermi
lontano dalle ragazze oneste
e vivere senza alcun principio.
Properzio, Elegia I,1
Nei versi successivi (vv. 7-18) il poeta conferma il concetto di
servitium tramite il ricorso all’exemplum mitologico di
Milanione. Questi convinse Atalanta, a differenza del poeta
che non riesce a far breccia nel cuore di Cinzia.
Nella seconda parte (vv.19-34) è contenuta la richiesta del
poeta di essere aiutato dalle maghe e dagli amici.
Infine (vv. 35-38) il poeta rivolge un appello diretto ai lettori,
mettendoli in guardia contro i pericoli dell’amore, di cui egli
stesso è esempio negativo.
Properzio, Elegia I,1
E voi che, tardi, amici, mi richiamate dalla mia caduta
cercate di aiutare il mio cuore ammalato.
Soffrirò con coraggio ferro e orribili fuochi, purché possa
dire liberamente quello che l'ira vuole.
Portatemi fra genti lontane, sulle onde
portatemi, là dove nessuna donna sappia
il mio cammino; voi, a cui con facile orecchio
il dio annuì, rimanete in un fedele amore.
Venere mi tormenta con le sue notti amare,
non resta ozioso Amore, e mai non mi abbandona.
Evitate, vi avverto, questo male, che ognuno
Indugi nel suo dolore e non cerchi altro amore!
E chi mi darà ascolto troppo tardi, ah con quanto
dolore avrà memoria di queste mie parole!
Ovidio (Sulmona 43 a.C. – Tomi 18 d.C.)
Nacque a Sulmona (Abruzzo) nel 43 a.C. da una agiata famiglia di classe
equestre. A Roma frequenta le lezioni di grammatica e retorica dei più insigni
maestri della capitale. Il padre lo vorrebbe oratore, ma Ovidio si sente già più
portato per la poesia. Va ad Atene a perfezionare i suoi studi e si reca anche in
Asia Minore.
La carriera a Roma
Tornato a Roma, Ovidio intraprende la carriera pubblica, senza distinguersi.
In contatto con il Circolo di Messalla, dove fece amicizia con Tibullo, entra
poi in quello di Mecenate e conosce Orazio e Properzio.
Ovidio si sposa per tre volte: se, nei primi due casi, divorzia presto, il terzo è
invece il più significativo.
Il “soggiorno obbligato”
Nell’8 a.C., quando era all’apice della celebrità, entra in disgrazia presso
Augusto che lo obbliga a una sorta di “domicilio coatto”, senza moglie né
amici, a Tomi, sul Mar Nero. Morì solo, a Tomi, nel 17 o 18 d.C.
« Due crimini mi hanno perduto, un carme e un errore:
di questo debbo tacere quale è stata la colpa »
(Tristia 2, 1, v.207 sg.)
• Il poeta dunque attribuisce l'esilio ad un carmen et error,
interpretazioni diverse riguardo al possibile error:
– Ovidio avrebbe avuto illecite relazioni con la figlia di Augusto Giulia
maggiore, cantata negli Amores con lo pseudonimo di Corinna;
– sarebbe stato sospettato di favoreggiamento e forse di correità nelle relazioni
di Giulia minore, nipote di Augusto e moglie di Lucio Emilio Paolo, col
giovane patrizio Decimo Bruto Silano;
– avrebbe partecipato alla congiura di Agrippa Pòstumo, pretendente al trono,
contro Tiberio.
• Il termine carmen farebbe invece riferimento alle opere di Ovidio, in
contrasto con i princìpi della restaurazione augustea (specialmente l'Ars
amatoria).
Opere della la giovinezza 1: gli Amores
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Si tratta di una raccolta di 49 elegie suddivise in tre libri composte fra il 23
e il 14 a.C. Il campionario solito rende convenzionale l’opera di Ovidio, il
modo in cui viene affrontato è originale.
Manca una figura femminile unificante; Corinna è una figura intermittente,
tenue, stilizzata; inoltre il poeta ama più donne.
Il servitium avviene nei confronti dell’Amor più che della domina. (militia
amoris)
Ovidio tratta la materia con distacco, usando toni leggeri e ironici.
Amor = lusus ; Ovidio vede l'amore come un gioco e questa concezione si
traduce in un ribaltamento degli atteggiamenti e dei temi tradizionali
(Ovidio giunge ad amare anche due donne contemporaneamente, chiede
all'amata di non essergli fedele ma di nascondergli i tradimenti affinché lui
possa fingere di non sapere).
Ovidio, Amores, II, 4:
il Don Giovanni latino
Non oserei difendere i miei costumi
corrotti , o prendere le armi, sapendo
di mentire, in difesa dei miei vizi.
No, meglio confessare, se giova a
qualche cosa confessare gli errori: ma
quando ho confessato, ritorno alle mie
colpe, ed è follia.
Odio, e ciò che odio non posso fare a
meno di bramarlo:
oh, com'è difficile sopportare il peso
che vuoi toglierti di dosso!
Perché non ho le forze né il potere di
guidare me stesso:
mi sento trascinato come una barca
spinta dall'acqua vorticosa.
Non c'è un determinato tipo di bellezza
che risvegli in me l'amore: ci son cento
motivi che sempre mi fanno innamorare.
Se una ragazza tiene modestamente gli
occhi bassi (sta china su di sé negli occhi
bassi), subito m'infiammo, e quel pudore
è la trappola in cui cado.
Se un'altra è provocante, mi attira perché
non è una inesperta campagnola, ma dà
speranza (d'essere vivace=) che prenda
l’iniziativa nel morbido letto.
Se poi sembra scontrosa, e che imita le
rigide Sabine, penso che abbia voglia ma
finga profondamente.
Se è colta, mi piace per le sue rare doti
di cultura, se è incolta, è piacevole per la
semplicità
C’è quella che potrà dire che i versi di
Callimaco sono rozzi al confronto con i
miei: quella a cui piaccio, subito mi
piace
C’è quella che critica me come poeta e i
miei carmi vorrei (tenere la coscia=)
starle fra le cosce mentre mi critica
Cammina sensuale sono preso dalle sue
movenze
L’altra è rigida, ma potrebbe essere più
tenera sotto il tocco (per un) di un
uomo
…………..
Mi prenderà la bianca, me prenderà la
bionda.
Ma Venere è bella anche con la pelle
scura. O se sul collo bianco scendono
capelli neri
Anche Leda fu notata per la chioma scura
Ma sono biondi, ad Aurora piacquero i
capelli colore del croco
Il mio amore si adatta a tutte le varianti
La giovane mi stuzzica mi colpisce l’età
più matura
Questa è più esperta quella più bella
Infine le donne che uno apprezza in tutta
Roma Il nostro amore è desideroso di
tutte queste!
Alla fine del ‘700 Lorenzo Del Ponte,
autore del libretto per il Don Giovanni di Mozart,
si ispirò a questo passo ovidiano
LEPORELLO a Donna Elvira:
Madamina, il catalogo è questo
delle belle che amò il padron mio;
un catalogo egli è che ho fatt'io.
Osservate, leggete con me.
In Italia seicento e quaranta,
in Allmagna duecento e trentuna,
cento in Francia, in Turchia novantuna,
ma in Espagna son già mille e tre!
V’han fra queste contadine,
cameriere e cittadine,
v'han contesse, baronesse,
marchesane, principesse,
e v'han donne d'ogni grado,
d'ogni forma, d'ogni età.
Nella bionda egli ha l'usanza
di lodar la gentilezza,
nella bruna la costanza,
nella bianca la dolcezza.
Vuol d'inverno la grassotta,
vuol d'estate la magrotta;
è la grande maestosa,
la piccina è ognor vezzosa ...
Delle vecchie fa conquista
per piacer di porle in lista;
ma passion predominante
è la giovin principiante.
Noti si picca se sia ricca,
se sia brutta, se sia bella;
purché porti la gonnella,
voi sapete quel che fa
Opere della giovinezza 2: erotico-didascaliche
• ARS AMATORIA: in questo ‘trattato’ (tre libri) il poeta, nei panni del
magister, si ripropone di insegnare a uomini e donne l’arte della seduzione.
Nel libro I il poeta si rivolge agli uomini a cui insegna dove trovare le
donne e come corteggiarle; anche il libro II è indirizzato agli uomini, ai
quali viene insegnato come mantenere la conquista; il libro III è destinato
alle donne, spiega come farsi amare e come conservare l’amore.
L’amor è visto come lusus, la donna (mai matrona), in posizione
decisamente subordinata rispetto all’uomo, è ingannata e si compiace di
esser vittima. Significativo l’uso del distico invece dell’esametro.
• MEDICAMINA FACIEI FEMINAE: operetta sui cosmetici delle donne.
Di quest'opera ci sono pervenuti solo 100 versi: i primi 50 costituiscono il
proemio, i successivi 50 propongono 5 ricette di creme da applicare sul
viso.
• REMEDIA AMORIS: 400 distici elegiaci per resistere all'amore o
liberarsene.
Opere della giovinezza 3: Le HEROIDES
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Si tratta di 21 lettere in metro elegiaco, di contenuto mitologico e di
argomento amoroso che Ovidio immagina scritte da eroine famose ai loro
amanti. Le prime 15 furono composte tra il 20 e il 16 a.C. le altre 6 furono
aggiunte in seguito: di queste 3 sono scritte dalle donne, le altre 3
costituiscono le rispettive risposte degli uomini.
Si tratta di una tipologia completamente nuova per la letteratura latina: il
filone erotico-mitologico viene per la prima volta svolto in forma epistolare
Fonti: commedia nuova, poesia tragica, novellistica romanzesca, epillio
alessandrino.
Le protagoniste sono trasportate dal mondo fiabesco e lontano del mito al
presente del poeta e assumono i tratti delle donne che popolano l’elegia
romana contemporanea.
Il punto di vista femminile: sofferenza per la lontananza, recriminazioni,
suppliche, accuse di tradimento, proteste, ecc.
Opere delle maturità 1: Metamorfosi
Le METAMORFOSI sono un poema epico-mitologico in esametri, si tratta di
246 racconti di trasformazioni suddivisi in 15 libri.
• Nel proemio Ovidio presenta l’opera come un perpetuum… carmen, un
«canto interrotto» dal Caos all'apoteosi di Cesare e Augusto, comprendendo
in sé sia tematiche mitiche (parte preponderante del poema) sia vicende
storiche (nettamente inferiori e ridotte a cammei celebrativi).
• Ciascun racconto è conchiuso in sé, ma collegato agli altri in modo da dare
vita a un’entità omogenea e unica. Le storie possono essere collegate per:
analogie tematiche, contiguità geografica, contrasto, soprattutto rapporti
genealogici e/o analogia delle trasformazioni.
• Sopra a tutto è forte la ricerca di intrecci dalla forte coloritura patetica.
Privilegiati risultano gli amori infelici, ripresi dal repertorio romanzesco o
elegiaco.
• Modelli: Esiodo (Teogonia e Catalogo), Callimaco (Aitia), Nicandro di
Colofone (Alterazioni), Neoteroi, fra cui Catullo (Carme 64).
• Novità assoluta è la narrazione inesauribile e continua, nell’epica
tradizionalmente ogni libro è autonomo.
Opere delle maturità 1: Metamorfosi
• Tecnica alessandrina del racconto ‘ad incastro’, una storia diventa
cornice di un’altra; spesso sono i personaggi a diventare narratori.
• Il mito non ha la profondità riscontrabile, ad esempio, in Virgilio o
la valenza solenne e religiosa della tragedia: nel poema ovidiano il
mito è un ornamento, un elemento decorativo.
• L’assenza quasi assoluta di una dimensione eroica nei personaggi,
e la rinuncia a usare la poesia in chiave etica, si servono della
cornice mitologica per creare una distanza dalla realtà che consente
di trattare la materia con straordinaria leggerezza.
• L’opera è al di sopra dei generi, in bilico fra: erudizione del poema
didascalico, leggerezza dell’epillio alessandrino, pathos dell’elegia,
espressività del teatro, impostazione epica.
• Teoria pitagorica della metempsicosi: la metamorfosi come nuova
forma di vita (omnia mutantur, nil interit, 15, v.165).
Opere delle maturità 2
• FASTI : poemetto eziologico e antiquario in distici elegiaci.
Nelle intenzioni dell'autore sarebbero dovuti essere 12 libri, uno per ogni
mese dell' anno, ma Ovidio ne scrisse solo 6 (da gennaio a giugno) a causa
dell'esilio. Egli intendeva illustrare (secondo un procedimento simile a
quello utilizzato negli Aitia di Callimaco) le feste religiose e le ricorrenze
varie del calendario romano introdotto da Cesare. Si tratta di un'opera di
carattere eziologico ed erudito, ispirata al gusto alessandrino; Ovidio narra
aneddoti, favole, episodi della storia di Roma (fonti: Varrone e Igino),
impartisce nozioni di astronomia, spiega usanze e tradizioni popolari. Ma
l'intento celebrativo rimane esteriore.
TRISTIA: una raccolta elegiaca in cui l’autore illustra l’amara esperienza
dell’esilio. Con tono lamentoso e afflitto descrive la rozzezza degli abitanti
di Tomi, l’asprezza del clima, la propria solitudine, opponendovi il ricordo
di momenti felici e la speranza di un atto di indulgenza da parte di Augusto.
Molto sentita è la lunga elegia del libro II, indirizzata ad Augusto.
• EPISTULAE EX PONTO 46 lettere in distici indirizzate a vari personaggi
romani.
Brani da studiare di Ovidio (in ITALIANO)
• «Una musa di undici piedi» (Amores 1,1) T1 a p. 390
• Da Heroides: «Il dramma di Penelope» T7 a p. 415 oppure «Medea a
Giasone» oppure «Fedra a Ippolito» (ricerca autonoma su internet)
• «Un dio innamorato: la storia di Apollo e Dafne» (Metam. 1) T8 a p. 419
• «L’infelice storia di Eco» & «L’amore impossibile di Narciso (Metam. 3) T9 a
p. 423 e T10 a p. 427
• «Lo sfortunato amore di Piramo e Tisbe» (Metam. 4) T11 a p. 432 vedi file
• «Il mondo semplice di Filemone e Bauci» (Metam. 8) T12 a p. 439
• «Pigmalione» (Metam. 10) vedi file
• «Medea» (Metam. 7) oppure «Orfeo ed Euridice» (Metam. 10) ricerca
autonoma su internet
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Elegia e Ovidio