Osservazioni di Benveniste (Aleppo 1902-Versailles 1976)
sull’arbitrarietà del segno
«Qualsiasi contributo sull ’ essenza del linguaggio o sulle modalità del discorso comincia
enunciando il carattere arbitrario del segno linguistico» (Natura del segno linguistico (1939),in
Benveniste, Essere di parola, Mondadori 2009: 22).
Secondo Benveniste c’è una incongruenza nell’argomentazione di Saussure: «Per ‘arbitrario’
Saussure intende che «è immotivato, vale a dire arbitrario in rapporto al significato, col quale
non ha nella realtà alcun aggancio naturale»” (CLG:87). Qui – osserva Benveniste – il
ragionamento è falsato dal ricorso automatico e fittizio a un terzo termine, assente nella
definizione inziale del segno. Questo terzo termine è la cosa stessa, la realtà.
In verità per il parlante «il legame tra significato e significante non è arbitrario, anzi è proprio
necessario. Per me il concetto /bue/ è necessariamente identico all’insieme fonico (significante)
böf.[…] tra i due vi è una simbiosi così stretta che il concetto /bue/ è come l’anima del
significante acustico böf». (p.24)
• Se i significati e i significanti sono arbitrari dal punto di vista logico, non lo sono dal punto di
vista del parlante (e della comunità): questo problema è quanto Benveniste definisce “il
problema metafisico dell’accordo tra la mente e il mondo” (p. 25).
“Per il soggetto parlante, fra la lingua e la realtà vi è adeguazione completa: il segno controlla e
comprende la realtà; o meglio è questa realtà (nomen omen, parole tabù, potere magico del
verbo e così via)”
Per un parlante il legame tra le due facce del segno è impresso nella mente, cioè è naturalizzato,
tra i due lati del segno si stabilisce una simbiosi, sono come l’anima e il corpo, meglio come
l’idrogeno e l’ossigeno nell’acqua (p. 53 nota).
La mente non contiene forme vuote, concetti senza nome, né forme sonore che non servano a
supportare rappresentazioni.
Arbitrario non è dunque il legame interno al segno ma che un certo segno venga applicato a una
certa realtà (problema aristotelico del rapporto phusei/thesei).
Osservazioni di Benveniste su Peirce,
Semiologia della lingua
(1969)
Limiti della posizione di Peirce:
• non ha individuato le caratteristiche specifiche della lingua
• della lingua ha considerato soltanto le parole, collocandole per lo più tra i
simboli
• per lui tutto è segno
Necessità di
• comprendere un segno entro un sistema di segni
• Individuare analogie e differenze tra diversi sistemi di segni
• Modello della linguistica saussuriana, i cui compiti sono:
• Descrivere in sincronia e diacronia tutte le lingue
• Estrarre le leggi generali che sono all’opera in tutte le lingue
• Delimitare e definire se stessa
• L’intera nostra esistenza è presa nelle maglie di segni, riconducibili a diversi
sistemi. Loro caratteristica comune è la proprietà di significare e di essere
composti in unità di significanza.
• Per Benveniste, come per Saussure, la lingua è il più importante sistema di
segni
• Il principio di unità e il principio di classificazione (all’opera nella lingua)
introducono la semiologia
• Ciò che collega inoltre linguistica e semiologia è il principio dell’arbitrarietà,
che sta al centro della linguistica saussuriana.
Oggetto della semiologia
• Sistemi di segni
• Relazioni tra questi sistemi
Qual è il posto della lingua
tra i sistemi di segni?
Quali fattori definiscono
un sistema semiologico?
Per Benveniste
•Condizioni esterne:
• Modo di operare: canale sensoriale attraverso cui agisce e a cui si rivolge
• Campo di validità: quello in cui si impone e in cui opera
•Condizioni interne
• Natura e numero dei segni
• Tipo di funzionamento: relazione che unisce i segni e attribuisce loro una
funzione distintiva
Condizioni interne:
a) numero dei segni
• Codici chiusi o “linguaggi ristretti”, come li definisce Hjelmslev, perché
ritagliano un campo noetico limitato; sono perciò codici della certezza:
prevedono un numero finito di segni, spesso il grado zero (stato inerziale) è
pertinentizzato come significante (principio di economia)
• A due segni (binari):
• spia accesa/spia spenta
• Sì /no
• Bandiera ammainata / abbassata
• Semaforo: rosso/verde (ma anche a tre: giallo)
• Danza delle api: a cerchi/a otto
• A più segni:
• Zodiaco
• Alfabeto: campo noetico costituito dal tipo di suoni che si producono o sentono
in una lingua
• Minicodice delle cifre comprese tra zero e nove: campo noetico costituito dalla
quantità degli insiemi che vanno dall’insieme vuoto, con nessuna quantità
all’insieme con nove unità
• Vantaggi dei codici della certezza:
• Il campo noetico è strettamente delimitato ed è rigorosamente sezionato e ripartito
in un numero ristretto di classi differenti
• Svantaggi
• Non consentono di esprimere formalmente novità o sfumature
• Codici aperti, a segni non articolati
•
•
•
•
Linguaggio gestuale spontaneo
Iconologia paleocristiana
Simbologia politica: l’aquila, falce e martello, rosa, fiamma, ecc.
Ideogrammi, geroglifici: il significato di ciascun segno è una parola; il significante è un
disegno
• Sintatticità povera: ciascun significante si contrappone nella sua interezza a tutti gli
altri previsti dal codice (rapporti di contrapposizione globale)
• I significanti hanno spesso una base naturale o iconica, che ne aiuta la memorizzazione
e l’apprendimento
• L’evocazione di un significato non richiede il richiamo ad altri segni
• Vantaggi: apparentemente più trasparenti e motivati
• Svantaggi: caricano la memoria. Nella terminologia di Benveniste, sono
semantici, ma non semiotici.
Condizioni interne:
b) natura dei segni
Significatività / non significatività delle unità di base:
• Le unità di base del Braille, del morse e dei sistemi fonematici delle lingue sono asemantiche (e tali
sono anche le unità della musica, le note). Hanno solo una funzione diacritica, servono cioè a
distinguere un significante dall’altro;
• Le unità di base dei sistemi di cifrazione araba, romana, greca, le lettere dell’alfabeto sono
semantiche. Queste unità di base sono direttamente significative e ciascuna conserva la sua diretta
significatività entrando in combinazione con altre unità nella formazione di significanti (cfr. monemi
nelle lingue).
• Inventario (o repertorio) delle unità di base: insieme delle unità minime
segmentabili (commutabili) di un codice
• Regole sintattiche: prescrivono come possono essere fatti i raggruppamenti
(se cioè è distintivo l’ordine, se è distintiva la ripetizione, se alcune sequenze
sono escluse)
• Stringhe: sequenze di occorrenze (ben formate, sintatticamente connesse sono quelle che rispettano
l’inventario e le regole sintattiche; mal formate o prive di connessità sono quelle che non rispettano
l’inventario e/o le regole sintattiche)
• Struttura: tipo o i tipi di ordinamento che le n unità di base hanno nelle stringhe ben formate (arca, cara,
raca hanno una struttura diversa).
Significatività dell’ordine delle unità
Il modo in cui le unità si strutturano nelle stringhe delle disposizioni concorre a
distinguere i significanti dei segni possibili, e quindi i significati previsti dai codici.
• Significatività indiretta (sistemi fonematici delle lingue): il diverso ordinamento delle unità
fonematiche distingue significanti diversi e attraverso questi significati diversi (tara, rata, arca,
cara). Qui il diverso ordinamento opera come funzione diacritica dei significanti
• Significatività diretta: il diverso ordinamento delle unità individua direttamente significati
diversi (es.: cifrazione romana: IX, XI): ha sia funzione diacritica sia direttamente semantica
Nelle lingue storico-naturali il diverso ordinamento (distribuzione) degli stessi morfi concorre
direttamente al diverso significato delle frasi. (Es.: Paolo guarda Maria / Maria guarda Paolo).
L’ordine, la posizione o la distribuzione è il modo più semplice per segnalare i rapporti
che un morfo ha con altri morfi nella stringa: serve ad esempio a distinguere i morfi
omonimi, con uguale significante e diverso significato; es. #guado#, #canto#, #sbarra#,
#faccia#: verbo/sostantivo) (gli omonimi sono circa il 30-55% dei morfi nelle lingue);
soprattutto a distinguere nelle lingue neolatine il ruolo di soggetto, oggetto,
complemento di un morfo.
Principio di rapporti tra i significati
• In gran parte dei codici naturali (animali) e costruiti (classificatorie, cifrazioni,
simbologie matematiche e scientifiche) vale un rapporto di esclusione tra i
segni:
ogni possibile senso di un campo noetico appartiene a uno e uno soltanto dei
significati possibili. Non si dà sinonimia
• Rapporti di sinonimia si danno nelle lingue ma anche in aritmetica, in cui segni di
struttura diversa, composti da morfi diversi, possono ridursi a uno stesso valore
numerico: 5+5 = 11-1, ecc.
Principio di riformulabilità o discorsività
Principio dirimente, che separa le lingue storico-naturali e i calcoli da un lato dal
restante universo semiotico.
• Non c’è limite alla riformulazione di qualunque segno
• Ma in codici chiusi (senza sinonimia) la riformulazione comporta la riforma o la
trasformazione del codice (il passaggio ad altro codice): Es.: i segni del vigile urbano
rispetto a quelli del semaforo
• Nei codici con sinonimia la riformulabilità è possibile restando all’interno del
medesimo codice, uscendo però dal segno:
• Sono sinonimi: il cartello di obbligo ad andare dritto, quello di divieto di svolta a destra,
quello di direzione vietata sulla strada di destra
• La riformulabilità senza uscire né dal codice (calcoli e lingue) né dal segno è
possibile solo in un codice dotato di operatori sincategorematici, tra cui indicatori di
uguaglianza e di diversità
• Nelle lingue: predicazione (verbi copulativi: è) e predicazione negativa (non è)
Conformità e non-conformità (Hjelmslev)
Mentre nel calcolo i significati dei morfi devono essere esplicitabili in modo univoco e
devono costituire una serie chiusa, in corrispondenza biunivoca con i significanti dei
morfi,
Nella lingua ciascun morfo è capace di avere una pluralità di sensi diversi (polisemia) e
ammette una pluralità di sinonimi (indeterminatezza semantica).
Il vocabolario di base contiene un gran numero di parole polisemiche. Es.: diverso = «non
simile», ma anche «parecchio»; casi di enantiosemia: es. fondere una campana =
distruggere/creare una campana.
Dunque, non si dà corrispondenza biunivoca tra significati e significanti: una stessa parola
può avere diversi significati (Es., omonimi assoluti: canto, rombo, lega; boa); uno stesso
oggetto può avere diversi significanti (es.: geosinonimi).
Si distingue perciò
• una direzione onomasiologica (nomi diversi per una stessa cosa : sinonimi).
• una direzione semasiologica (sensi diversi per una stessa parola: omonimi)
Metalinguisticità riflessiva
Un calcolo, linguaggio formale non-creativo, non può descrivere se stesso, essere al
contempo linguaggio oggetto e metalinguaggio.
La logica scolastica sottolinea le conseguenze contraddittorie derivanti dalla mancata
distinzione tra suppositio formalis e suppositio materialis
es.: Mus est syllaba, Syllaba non rodit caseum, Ergo mus non rodit caseum
Gli usi metalinguistici riflessivi sono una conseguenza della indeterminatezza e della illimitatezza
semantica delle lingue: possiamo estendere il significato del morfo #mus# fino a servircene per
designare il morfo stesso. Tali usi servono anche a bilanciare gli effetti della indeterminatezza
semantica, degli usi idiolettali e sociolettali.
Pluriplanarità del piano del contenuto e metalinguisticità
Hjelmslev chiama denotazione il rapporto tra il piano dell’espressione e il piano del
contenuto
E (R) C = denotazione
Nei calcoli i contenuti si collocano su un unico piano; nelle lingue possiamo scandire il campo
noetico in piani diversi, potenzialmente illimitati (formazione dei linguaggi specialistici), es. di
Galileo: lessico specialistico della fisica.
Metasemiotiche saranno quelle il cui piano del contenuto è a sua volta una semiotica, un
metalinguaggio che parla di un linguaggio
Em R (Ed R Cd)
Es. Nella definizione dizionariale: il significato della parola “obliterare” ha sul piano del
contenuto un’altra espressione “timbrare il biglietto”, cui corrisponde un ulteriore significato
“apporre un marchio sullo scontrino che dimostra il pagamento della somma richiesta”
(Manetti, Comunicazione, p. 101).
Pluriplanarità del piano dell’espressione e
semiotiche connotative
Ma il piano dell’espressione può essere pluristratificato (esempio: varietà
regionali che prevedono pronunce diverse, ordinamenti sintattici diversi,
geosinonimi, lessico regionale (picciotto, scugnizzo ecc.); oppure varietà
stilistiche che individuano usi individuali della lingua; oppure intonazioni
differenti che esprimono gioia, ira ecc.; o ancora registri che modulano la
formalità o l’informalità; i sottocodici, i linguaggi settoriali che diventano
veri e propri gerghi legati alle professioni.
In tutti questi casi si hanno secondo Hjelmslev delle semiotiche connotative,
cioè semiotiche il cui piano dell’espressione è una semiotica” (Traini, Le due
vie della semiotica, 2006:81):
(Ed R Cd) R Cc = Connotazione
• Con le semiotiche connotative Hjelmslev cerca di integrare nella teoria
semiotica i sensi indiretti, significati che non rientrano nello schema della
semiotica biplanare: quando comunichiamo qualcosa, comunichiamo
direttamente dei significati (denotativi) e indirettamente altre informazioni
(connotative) (Traini, Le due vie della semiotica, Bompiani, 2006, p. 83).
• Esempi: burocratese, aziendalese: cfr. Antonelli, L’italiano nella società della
comunicazione, il Mulino, 207, pp. 59-72.
Relazioni tra sistemi semiotici
• Le relazioni sono governate da due principi
• Principio di non-ridondanza tra sistemi: non si può dire la stessa cosa con sistemi
semiotici differenti
• Principio della differenza funzionale del segno entro ciascun sistema e della
indifferenza della sua identità sostanziale: il valore di un segno si stabilisce
all’interno del suo sistema, non esistono segni trans-sistematici (es. il segno rosso
della bandiera non equivale al segno rosso del semaforo)
Semiotica e semantica
Semiotico
• Per Benveniste il semiotico è l’ordine di significanza del segno come unità
di un sistema, tessuto di relazioni tra segni: esso va semplicemente
riconosciuto (cfr. p. 20, riconoscere = percepire l’identità tra il dato e
l’anteriore o il virtuale). È una proprietà della lingua. Chi dice semiotico
dice intralinguistico (Essere di parola, p. 63).
• In semiotica non ci si occupa mai della relazione del segno con le cose
designate, né dei rapporti tra lingua e mondo: il potere significante della
lingua supera ampiamente quello di dire qualcosa (p. 68).
Excursus
Il problema del significato
• La nozione di significato è una delle più complesse e controverse
• Tre aspetti sotto i quali è stato pensato sono:
• il significato come relazione tra linguaggio e mondo (approccio filosofico-
linguistico): semantica referenziale o vero-condizionale
• il significato come relazione interna alla lingua, che comporta un modello
componenzialista (prospettiva strutturalista)
• Il significato come prototipo (prospettiva psicologico-cognitiva)
(cfr. Patrizia Violi, Significato ed esperienza, Bompiani, 2007)
Semantica referenziale
o vero-condizionale
• Sorge alla fine dell’Ottocento in ambito filosofico e si sviluppa nell’area di
ricerca di indirizzo analitico, nel contesto della cosiddetta ‘ svolta
linguistica’.
• Caratteristiche di questa prospettiva:
• Forte attenzione per gli aspetti logici del linguaggio
• Focalizzazione sui rapporti tra linguaggio e mondo (referenzialismo): centralità
dell’enunciato dichiarativo-assertivo, il cui significato si identifica con le sue
condizioni di verità
• Una netta separazione tra semantica e processi psicologici del pensiero
(antipsicologismo).
Relazione lingua-mondo
• Diretta, senza alcuna mediazione tra i segni e la realtà extralinguistica
(modalità sviluppata sia nella teoria del significato di Russell, sia in quelle
più recenti di Quine e di Kripke)
• Indiretta, attraverso la mediazione di nozioni che collegano la prima al
secondo (modalità sviluppata a partire da Frege)
Senso e riferimento
(Frege, Über Sinn und Bedeutung, 1892)
• Il segno (Zeichen), che per Frege può avere diversi formati (dal singolo
termine alla espressione composta, all’enunciato), fa riferimento agli oggetti
extra linguistici e agli stati di cose passando attraverso la mediazione di
un’entità, il senso (Sinn), nozione che indica la maniera attraverso cui il
riferimento stesso (Bedeutung) è dato.
• Bedeutung=significato come denotazione (riferimento)
• Sinn=senso come insieme di proprietà che individuano un oggetto
• Possiamo avere più sensi per lo stesso riferimento, es. «Obama», «L’attuale
presidente degli Stati Uniti», «L’avversario dei conservatori americani», ecc.
• Senso e riferimento sono nozioni formali e oggettive e vanno tenute distinte
da una terza nozione, di ordine psicologico, la rappresentazione (Vorstellung)
(immagine soggettiva, basata su impressioni sensibili e ricordi).
Modello di Frege
Senso
Sinn
Segno
Zeichen
Rappresentazione
Vorstellung
Riferimento
Bedeutung
Impostazione strutturalista
• La semantica è vista come una dimensione autonoma rispetto ad ogni
dimensione esterna al sistema (antireferenzialismo)
• La semantica si distingue anche dalla dimensione introspettivo-psicologica
che aveva caratterizzato l ’ impostazione pre-strutturalista del problema
(antipsicologismo)
• Il significato di un termine non ha come contropartita un oggetto
extralinguistico o un’entità psicologica, ma tutti gli altri termini del sistema,
dai quali si differenzia.
Studio del significato come studio delle relazioni
intralinguistiche fra elementi del sistema (valori)
• Rapporti sintagmatici (asse della linearità del significante)
• Rapporti paradigmatici (asse delle associazioni nel sistema)
• Le principali relazioni sono iponimia/iperonimia, sinonimia, opposizione
• Iponimia:
subordinazione di un termine più specifico a uno più generico
(animale>equino>cavallo): “è un tipo di”
• Sinonimia: spesso, sovente, frequentemente; spilorcio, avaro; cavallo, destriero
• Antonimia
(opposizione): antonimi sono termini contrapposti per significato:
grande/piccolo; bianco/nero; alto/basso; giovane/vecchio (sono graduabili e dunque
possono essere usati in costruzioni comparative; sono anche detti contrari); morto/vivo;
scapolo/sposato sono non graduabili, la negazione di un termine implica l’affermazione
dell’altro; sono contraddittori, non possono essere usati in costruzioni comparative.
Campo semantico
• Humboldt, Herder (XVIII-XIX)
• Trier, Porzig, Weisgerber (anni venti- trenta del Novecento)
• Insieme di tutti i lessemi connessi a livello sintagmatico e paradigmatico in
un dato sistema linguistico (es. campo semantico del colore)
• Prospettiva strettamente legata al cosiddetto relativismo linguistico (ipotesi
Sapir-Whorf, versione debole e versione forte).
La componenzialità del significato
Inventario di figure di contenuto, tratti semantici minimali. Ognuna delle unità della
matrice deriva dall’incontro di due figure, o tratti semantici, che la compongono
(Hjelmslev, La struttura fondamentale del linguaggio, 1943)
“maschio”
“femmina”
“ovino”
montone
pecora
“suino”
porco
scrofa
“bovino”
toro
vacca
“equino”
stallone
giumenta
“ape”
fuco
pecchia
“umano”
uomo
donna
• Al centro del procedimento che permette di individuare le unità minime
invarianti sta la prova di commutazione
• Le unità di significato così individuate sarebbero “primitivi semantici”, le
componenti ultime del piano del contenuto; attraverso un numero limitato di
atomi semantici sarebbe possibile analizzare qualunque concetto
Obiezioni:
• l’inventario dei cosiddetti primitivi semantici non appare chiuso;
• i cosiddetti primitivi semantici appaiono a loro volta scomponibili e dunque
non primitivi, per esempio “ovino” può essere scomposto in “animale” e
“mammifero”.
In conclusione: il sistema semantico non appare riconducibile a un inventario
chiuso di primitivi.
Semantiche a tratti o modello delle condizioni
necessarie e sufficienti
Si rinuncia qui alla possibilità di trovare elementi ultimi finiti ma si conserva il principio di
composizionalità: si ritiene possibile scomporre i significati delle parole in una serie di tratti
semantici, che non appartengono a un insieme chiuso, pur rispondendo a condizioni
necessarie e sufficienti.
Campo
semantico
Sedili
soffice
un posto
braccioli
schienale
4 gambe
sedia
–
+
–
+
+
poltrona
+
+
+
+
+
sofà
+
–
+
+
+
sgabello
–
+
–
–
–
pouf
+
+
–
–
–
Obiezioni:
•Esistono termini che rimandano a concetti sfumati, il cui significato non è definibile
per presenza o assenza di un tratto ma per una maggiore o minore partecipazione ad un
concetto: Labov, 1973, sul campo semantico che include tazza, scodella, ciotola, piatto:
è spesso difficile assegnare un oggetto ad una categoria o all’altra, nominandolo.
•Man mano che ci si allontana dalle rappresentazioni standard si entra in un terreno di
vaghezza in cui un determinato oggetto può essere definito alternativamente come
tazza, bicchiere, ciotola.
Es. è possibile definire “vedova” una donna divorziata tre volte che uccide il terzo
marito? È possibile definire “scapolo” un omosessuale che convive con il proprio
compagno da molti anni? (Manetti, Comunicazione, 2011:109; cfr. Formigari,
Introduzione alla filosofia delle lingue, Laterza 2007))
Le semantiche a condizioni necessarie e sufficienti prevedono un tipo dizionariale di
conoscenza: qui le componenti fondative e basilari del significato sono analitiche, e
caratterizzate da relativa stabilità.
Una possibile soluzione è fare riferimento al modello enciclopedico di conoscenza.
Semantica cognitiva
Lo studio del significato appare inscindibile dallo studio dei processi percettivi
e mentali attraverso i quali i contenuti semantici vengono costruiti
• Recupero del rapporto tra semantica e comprensione
• La semantica non è assunta come dimensione autonoma dai processi di
conoscenza
• Necessità di definire il rapporto tra significato e concetto
Semantica del prototipo
• Studio dei processi di categorizzazione in cui il confine tra dimensione linguistica e
non linguistica appare molto problematico
• Modello di Eleonor Rosch (1978): il modo in cui la lingua dà forma strutturale al
mondo attraverso il lessico non è arbitrario, ma dipende in parte da come il mondo
stesso si presenta strutturato e in parte dai bisogni comunicativi dei parlanti:
organizzazione verticale delle categorie (livello sovraordinato, livello di base e livello
subordinato) e organizzazione orizzontale, interna cioè alla singola categoria
(questione del prototipo).
• La categorizzazione procede in modo globale e non analitico
• I prototipi funzionano come punti focali e costituiscono gli elementi intorno ai quali
si organizza tutta la categoria
• L’appartenenza a una categoria è di natura graduale (e non dicotomica) e avviene per
somiglianza con i prototipi di quella categoria
• I confini delle categorie non sono netti e precisi ma sfumati
• I membri di una categoria non hanno tutti tutte le proprietà riscontrabili nella
categoria ma presentano delle somiglianze di famiglia
Teoria estesa del prototipo (anni Novanta)
• Il prototipo non è più inteso come oggetto o classe di oggetti ma come costrutto
mentale (concetto), caratterizzato da un insieme di proprietà astratte: l’accento è
posto sulle qualità salienti di una categoria anziché sulle entità o oggetti che la
rappresentano (propriamente non si parla più di prototipo ma di effetti prototipici). Il
linguaggio viene qui rappresentato come una rete che si proietta su un continuum non
differenziato, ma all’interno del quale si danno salienze (percettive o culturali) sulla
cui base operare giudizi di somiglianza (Manetti 2011:117).
• Il significato linguistico non è separabile dalla nostra esperienza del mondo, che è di
tipo percettivo, fisico, psicologico, mentale, culturale e sociale. Ciò riapre la
questione del rapporto tra significati e concetti.
• La semantica cognitiva è per necessità e vocazione enciclopedica. Questo aspetto
accomuna la semantica cognitiva all’approccio semiotico (Violi, Esperienza e
significato, Bompiani 1997).
Johnson e Lakoff
Metaphor we live by (1987)
• Schemi di carattere fenomenologicamente orientato e corporeo, regolano
l’organizzazione del sistema linguistico
• Parte-tutto: entità singole e collettive (oggetto, collezione, massa-numerabile);
• Schemi di natura spaziale: superficie, percorso, contenitore; oppure indicanti
distanza relativa (vicino/lontano, centro/periferia, contatto, separazione,
sovrapposizione);
• Dinamica delle forze: equilibrio, controspinta, costrizione, controllo, attrazione,
legame ecc.
• I contenuti semantici grammaticalizzati sono quelli che corrispondono a schemi di
esperienza di base, come l’individuazione di entità, la distinzione tra continuo e
discreto, i concetti di avvicinamento e allontanamento (legati a dimensioni spaziali
di tipo assoluto e relativo), le nozioni di forza come “ostacolo”, “resistenza”, ecc.
Conclusioni
• Una teoria semantica globale deve essere in grado di descrivere tutte e tre le
dimensioni che sembrano entrare in gioco nel rapporto semiotico di
significazione indicate nel triangolo semiotico:
• 1) la dimensione intralinguistica,
• 2)
la dimensione cognitiva, i rapporti tra struttura linguistica e
organizzazione concettuale
• 3) la dimensione extralinguistica, il rapporto tra lingua e mondo, il rapporto
tra linguaggio e universo non linguistico
Trapezio semiotico
(Stoici, cfr. A. Ancillotti)
Dicibile/
Campo noetico
espressione
Pensiero linguisticamente
non formato
Realtà esterna
La forma linguistica è la condizione di trasmissibilità del pensiero, ma anche e soprattutto la sua
condizione di realizzazione. Noi cogliamo il pensiero solo quando è già conforme agli schemi della
lingua.
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Tani 5-6 marzo - Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale