APPUNTI DELLE LEZIONI
ANNO ACCADEMICO 2010/2011
L’economia è lo studio dell’uomo nei suoi affari
quotidiani
Alfred Marshall
Lezione n. 01 (INTRODUZIONE)
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LA RISCOPERTA DEL TERRITORIO
 In principio fu Alfred Marshall il quale, nella ricerca delle
economie esterne, incontrò il DISTRETTO INDUSTRIALE.
 A quei tempi il mainstream dell’economia era concentrato sul
fordismo che aveva coniato un suo paradigma industriale,
una vera e propria filosofia di tipo deterministico, che ha
caratterizzato tutta l’epoca che va sotto il nome di
MODERNITÀ.
 Una modernità orientata ad eliminare la complessità dal
processo produttivo, intento in cui riuscì per un lungo
periodo. La nuova organizzazione scientifica del lavoro
(taylorismo) consisteva nella scomposizione del processo
produttivo frammentato e semplificato in tante
sottofunzioni, calcolabili, ottimizzabili ma soprattutto
prevedibili.
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CRITICA DEL MODELLO FORDISTA
Il fordismo confinò il mondo esterno e la sua complessità,
fuori dai cancelli della fabbrica-orologio all’interno della
quale scorreva un tempo particolare, asettico e prevedibile
che si dipanava in un
territorio off- limits rispetto alla
realtà. Tutto ciò che era fuori dalla fabbrica non era
considerato e le numerose funzioni in cui era stato scomposto
il processo produttivo venivano sbrigate sotto lo stesso tetto
con un elevato grado di integrazione verticale (Becattini).
Anche
il fattore umano, che è caratterizzato da grande
variabilità e indipendenza, venne reso, in certo qual modo,
prevedibile con la tecnica della negoziazione.
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Segue CRITICA
DEL MODELLO FORDISTA
 Sconfessare il territorio e di conseguenza
la
variabilità e la complessità significa rinunciare a
scendere sul terreno del reale dove si incontrano la
storia, l’economia, la società e le rispettive
esperienze e peculiarità e la qualità.
 Il controllo fordista fu possibile sino a quando la
turbolenza nazionale ed internazionale che si
annuncerà, negli anni settanta, come crisi
monetaria, energetica e sociale aprirà la via alla
domanda di flessibilità.
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Segue CRITICA DEL MODELLO
FORDISTA
 Ma torniamo a Marshall il quale si accorse
dell’esistenza di economie esterne all’impresa, ma
interne a un’impresa particolare avente una
concentrazione spaziale e una struttura assai
particolare.
 In un territorio circoscritto durante un congruo
periodo di tempo si erano realizzate comunità di
imprese e di persone in grado di competere sul
mercato con risultati non dissimili da quelli
conseguibili da parte della grande impresa.
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VERSO I DISTRETTI
 L’iniziativa privata aveva di fatto adottato un
sistema di divisione del lavoro tra imprese istituendo
un decentramento produttivo che, nel tempo,
attraverso un contesto elevato di esternalità ha
determinato l’instaurarsi di rapporti a rete tra
imprese (Favaretto).
 Il merito di Marshall fu quello di aver evidenziato
che la complessità, continuava ad operare
indisturbata nella vita economica, malgrado il
fordismo (Rullani). Di qui a dedurre che la
complessità è l’altra faccia del territorio il passo era
breve.
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I DISTRETTI
All’inizio i distretti vennero considerati poco più che una
curiosità, il merito di aver evidenziato che, nella realtà, la
qualità del settore era intimamente legata ai luoghi, va alla
scuola di Firenze particolarmente a Giacomo Becattini e a
Sebastiano Brusco dell’Università di Modena. Secondo
Becattini il distretto industriale può essere definito come
“ un’entità socio-territoriale caratterizzata dalla compresenza
attiva,
in
un’area
territoriale
circoscritta,
naturalisticamente e storicamente determinata, di una
comunità di persone e di una popolazione di imprese
industriali”. Nel distretto, a differenza di quanto accade in
altri ambienti (ad esempio, la città manifatturiera), la
comunità e le imprese tendono, per così dire, ad
interpenetrarsi a vicenda”
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LE DISCIPLINE TERRITORIALI
IL TERRITORIO
LUOGO DELLA VARIABILITÀ, DELLA DIVERSITÀ E
DELLA QUALITÀ
COSTITUISCE L’UNITÀ DI
INDAGINE DI SVARIATE DISCIPLINE AVENTI
CIASCUNA
UNO
SPECIFIO
CAMPO
DI
ESPLORAZIONE CHE VALE LA PENA DI ESAMINARE
ANCHE SE SOMMARIAMENTE.
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Segue DISCIPLINE TERRITORIALI - L’ECONOMIA DEI TRASPORTI
disciplina che studia il manifestarsi delle leggi
economiche che hanno per oggetto il trasferimento
nello spazio delle persone e delle cose e le relazioni fra
tale complesso di settori e il resto del sistema
economico (Marchese). L’interesse di tale disciplina
appare convergente con alcune problematiche
dell’economia territoriale quando si occupa dei fattori
di localizzazione industriale. Altra fase in cui
l’economia dei trasporti incrocia una delle discipline
interessanti il territorio è quella della pianificazione
dei trasporti in cui si effettua la definizione dell’area
in studio e la zonizzazione ovvero l’individuazione del
land-use, fase in cui si esaminano prioritariamente
gli aspetti urbanistici ed economici dell’area.
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Segue DISCIPLINE TERRITORIALI - LA LOGISTICA ECONOMICA
disciplina che rappresenta la nuova frontiera dell’economia dei
trasporti e studia la governance e l’ottimizzazione dei flussi di
merci, delle informazioni e
relative strutture nell’ambito del
territorio. E’ un insieme di attività (movimentazione e trasporto di
beni dai luoghi di produzione a quelli di utilizzo, gestione
magazzini e confezionamento-Reebok) che hanno il carattere della
trasversalità
per eccellenza. Può rappresentare un rilevante
fattore di attrazione per le imprese .
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Segue DISCIPLINE TERRITORIALI- L’URBANISTICA
si occupa dello studio dei sistemi urbani nel loro aspetto
territoriale utilizzando un approccio interdisciplinare in cui si
avvale dell’economia, della statistica, della demografia, della
sociologia ed altre discipline. Essa si pone l’obiettivo di incidere
sul territorio predisponendo scenari gestionali indirizzati a
regolare il land-use migliorando le condizioni insediative del
territorio la sua riqualificazione e la sua accessibilità nei
confronti della localizzazione delle attività funzionali ed
economiche che si svolgono sul territorio in esame.
In sintesi l’urbanistica è un processo di pianificazione che
delinea le grandi scelte di organizzazione del territorio nei
confronti delle attività che vi si effettueranno anche in
relazione agli altri territori coi quali relazionarsi.
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Segue DISCIPLINE TERRITORIALI -L’ECONOMIA TERRITORIALE
è una branca dell’economia che studia il modo in cui le
attività economiche si organizzano nel territorio. La sua
caratteristica distintiva è l’uso del sistema locale come
unità d’indagine; esso diviene il riferimento condiviso
per l’analisi e le politiche di sviluppo della città e dei
distretti industriali (Sforzi).
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Segue DISCIPLINE TERRITORIALI - IL MARKETING TERRITORIALE
cui è dedicato il nostro corso, è stato oggetto, negli ultimi
anni, di diverse definizioni inizialmente a cura di Walsh
nel 1989 e Kotler, che risentono di un approccio
essenzialmente aziendalistico che non prende in
considerazione la specificità del territorio. Più completa
sembra la definizione
che considera il marketing
territoriale “un processo finalizzato alla creazione di
valore per una collettività composta dall’insieme degli
individui che fruiscono di un territorio predeterminato
nei suoi confini” (Cercola ). Questo approccio
è
focalizzato su una logica di processo e sul meta-obiettivo
di creazione di valore come prospettiva finalizzata ad
orientare tutte le azioni del marketing.
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Segue DISCIPLINE TERRITORIALI il MT
Una definizione accettata è quella fornita da Ancarani secondo il quale
il MT è l’analisi dei bisogni degli stakeholders e dei clienti/mercati,
volta a costruire, mantenere e rafforzare rapporti di scambio con gli
stakeholders e con i pubblici esterni allo scopo di aumentare il valore
della risorsa territorio e l’attrattività della risorsa. Il MT in definitiva è
uno strumento a disposizione dei policy makers per mettere in atto lo
sviluppo del territorio in chiave economica con lo scopo di attirare
nuove imprese, attività economiche, residenti, turisti e lavoratori sul
territorio valorizzandolo in un quadro di sviluppo sostenibile.
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INQUADRAMENTO
Numerosi fattori di ordine economico-produttivo e politico-istituzionale
hanno fortemente sviluppato la sensibilità dei governi, nazionali,
regionali e locali, verso la necessità di migliorare la competitività del
proprio territorio. Ha assunto rilievo cruciale la capacità di far evolvere
l'assetto materiale e immateriale di un'area geografica verso le condizioni
più idonee agli attori che si vuole attrarre e mantenere al suo interno. Di
qui, la rapida diffusione di azioni di marketing del territorio poste in
essere un po' a tutti i livelli geografici. Il testo riflette sulle condizioni e
sulle modalità in cui tali azioni possono essere attuate e ne sviluppa i
contenuti concreti. Il MT viene interpretato come un metodo e una
funzione utili per la più ampia pianificazione strategica del territorio e
finalizzati a favorire il rafforzamento della sua competitività "sostenibile".
CHI NON ATTRAE NON TRATTIENE G. Vaciago
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