GIUSEPPINA PERI
Vita speciale di una persona normale
“Quod vitae sectabor iter?”
Giuseppina Peri
Vita speciale di una persona normale
Sciara
8 marzo 1901
22 dicembre 1992
“Sol chi non lascia eredità d’affetti, poca gioia ha dell’urna” (U. Foscolo)
Questo libretto non vuole essere una biografia né, in
verità, redigerne una era l’intenzione che mi ha animato sin
da quando ho iniziato a pensare alla possibilità di realizzarlo. Il mio unico scopo è quello di ricordare, a me stesso ed
a quanti la conobbero e frequentarono, una persona cara.
Purtroppo tutti sappiamo, e molti di noi ne hanno fatto
esperienza, quanto sia vero l’antico detto “lontano dagli
occhi, lontano dal cuore”. A volte, però, la lontananza non
è dovuta ai casi della vita o agli impegni di lavoro che portano lontano ma, come in questo caso, all’ultima vicenda
dell’esistenza umana che sottraendo una persona alla nostra
frequenza tende a renderla meno presente sbiadendone pian
piano la memoria. Ma se ciò è vero per i nostri sensi non
necessariamente deve esserlo alla nostra mente. Infatti, chi
di qualcosa ha fatto esperienza ne conserva il ricordo ed a
maggior ragione può conservarlo se l’oggetto di tale ricordo non è qualcosa ma qualcuno, qualcuno che hai incontrato, che hai conosciuto, che ti ha sostenuto, con cui hai
condiviso momenti belli e meno belli, che ti ha teso la
mano in momenti difficili e su cui hai potuto contare.
Ringrazio tutti coloro che hanno redatto i singoli contributi per la collaborazione prestata. Senza tale loro disponibilità non sarebbe stato possibile dare alle stampe questo
libretto che nessun altra pretesa ha se non quella di testimoniare l’affetto, di tutti gli autori e credo di tutta la comunità sciarese, verso questa “persona normale che ha saputo
rendere la sua vita speciale”. Ringrazio anche coloro che,
sollecitati in tal senso, hanno deciso di declinare l’invito;
sono certo che la nonna, ormai nella misericordia eterna,
saprà comprendere.
D.M.
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I
Basta il suo nome per ravvivare nel nostro cuore la sua
figura di benefattrice del paese di Sciara. La sua opera
sopratutto a favore della scuola e della Chiesa. Fu lei, col
suo grande impegno e sacrificio, a dare inizio e incremento
alla scuola elementare, materna e media.
Amava e guidava i singoli ragazzi con materna bontà e
li esortava a partecipare alla vita religiosa. In Chiesa si prodigava con tutta l’anima e custodì per alcuni anni suppellettili e indumenti sacri e un tosello donato dalla principessa
Mercedes Notarbartolo.
Perciò siamo lieti che esce questo libretto come segno
del nostro ricordo affettuoso e riconoscente.
Sac. Randazzo Francesco
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Ricordo della Prima Comunione e dell’anno scolastico
Cammarata, 26 maggio 1929
II
Ricordare è come rivivere, se poi il ricordo è quello dei
tempi passati, in cui l’amicizia e il rispetto erano ancora dei
valori straordinari. Ripensare alla “cara e dolce” Signora
Peri è un viaggio, nella mia memoria, ancor per me più caro
perché, ancora oggi, a distanza di tanti anni, continua a
essere una presenza assai significativa nei ricordi di un passato che mi vide essere prima sua discepola, poi sua collega e poi un’amica materna fedelissima.
Chi era Giuseppina Peri, per tutti la maestra Peri? In una
Sciara stretta dal bisogno, per certi versi povera, ma di una
povertà dignitosa come sa esserlo, in una Sciara in cui taluni diritti, come quello allo studio, oggi patrimonio acquisito delle nuove generazioni, erano aspettative da rimuovere
per tante famiglie, in una Sciara, purtroppo, senza certezze
e senza guide sicure, la cara Maestra Peri sapeva regalare,
a tutti, un sorriso, una parola, una guida, una risposta e…
dove era necessario, anche e soprattutto, un sostegno. Era
una persona umile come sanno esserlo in poche. Fu vicina
al bisogno e al disagio di quanti la conobbero o ebbero la
fortuna di frequentarla perché viveva prima che per se per
gli altri; i loro bisogni erano i suoi bisogni, le loro speranze le sue speranze, le loro aspettative le sue aspettative.
Quanti e quanti Sciaresi impararono a scrivere anche al di
fuori di un’aula per la sua disponibilità e perché faceva proprio suo quel bisogno. A quanti, quella disponibilità, permise di accedere e completare gli studi fuori una Sciara incapace di assicurare quei traguardi ambiti e impossibili!
Quanti Sciaresi, in tempi in cui assicurare il dovuto o,
meglio, il necessario ai propri figli, per tanti, non sempre
era possibile, trovarono in quella casa una risposta rassicurante e sempre con il sorriso sulle labbra. Quanti Sciaresi ai
loro problemi, non sempre di natura economica, trovarono
conforto! Il suo sguardo e la sua presenza erano capaci dirti
tutto quello che avresti voluto sentirti dire.
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Il suo sguardo era come è stato quello di chi vuole esserti amico e vicino.
Una vita, “la sua”, da ricordare, eppure parte di Sciara
l’ha proprio dimenticata; è questo silenzio che fa ancor più
male perché loro si, avrebbero il dovere della memoria
avendo tanto ricevuto. Quanta emozione! Quando, nel
chiuso di quella casa di cura che la vide separare dalla
sorella Rosina, stringendomi la mano mi disse: “Cara
Maria Antonia, sii sempre vicina alla signorina Ciccina”.
Oggi a dieci anni dalla sua dipartita ho voluto regalare
queste righe tinte dai colori di una commozione che è vera
e profonda come vera e profonda fu quell’amicizia.
Grazie, Signora Peri, per gli insegnamenti che mi hai
dato.
Maria Antonia Serraino
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III
Chi non ricorda la maestra Peri?
Insegnante brava, attiva, affettuosa con tutti. Ovunque vi
era un bisogno di aiuto materiale o morale lei era sempre
presente. La sua opera non si limitava all’insegnamento,
ma era maestra di vita.
Partecipava attivamente alla vita religiosa e politica
come dirigente, sacrificando se stessa per il bene del prossimo.
Si prodigò per aiutare intere famiglie a cambiar vita, ma
non tutti apprezzarono la sua opera. E qualcuno oggi non la
ricorda e non gliene riconosce merito.
Francesca Muscarella
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IV
Durante le omelie i sacerdoti ci rendono noto che, per
far parte della numerosa schiera di santi, non è necessario
operare miracoli eclatanti ma vivere da veri cristiani la vita
più o meno lunga, che Dio ci ha chiamato a trascorrere in
questa terra.
Vivere da cristiani significa “amare il prossimo come noi
stessi ed essere capaci di perdonare le offese”.
Tutto ciò ha fatto nella sua vita giornalmente la zia Pina,
o, come comunemente era conosciuta, la signorina Peri, la
maestra di buona parte dei bambini di Sciara dagli anni ’30
ai ’60.
Conscia dell’importanza della cultura in una società, che
diventava sempre più massificata ed industrializzata, ha
voluto fortemente l’istituzione della Scuola Media Unica a
Sciara ed ha lottato per averla, collaborata dalla Preside
Prof.ssa Antonina Santino.
Anche se anziana, amava i bambini, i ragazzi ed i giovani, cercava di aiutarli, comprenderli, ed era felice quando
qualche sacerdote o frate o la suora in parrocchia coadiuvavano Padre Francesco Randazzo nella formazione spirituale dei parrocchiani. Si adoperava in tutti i modi a soccorrere i più disagiati. Per Natale o altre festività portava alle
persone bisognose viveri, vestiario o parole di aiuto e conforto.
Una volta venne a conoscenza che due bambine, appartenenti ad una famiglia indigente, non erano state battezzate perché i genitori non avevano il denaro per acquistare
loro i vestitini ed il necessario per il battesimo. Lei non solo
si interessò presso il parroco perché si stabilisse il giorno
della cerimonia ma comprò gli abitini, le scarpette e tutto
quanto serviva anche per la festicciola; quel giorno fu uno
dei più felici della sua vita.
Non era capace di odiare e perdonava le offese ricevute
anche quelle più aspre e che la avevano maggiormente
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addolorata. Infatti un giorno non esitò a soccorrere una persona, che stava in quel momento male, anche se per tanto
tempo le aveva causato dispiaceri, dolori e guai in famiglia.
La ricordo spesso sofferente per problemi di salute che
la affliggevano, ma non per questo si tirava mai indietro.
Pronta a sostenere chiunque con consigli, interessamento per disbrigo pratiche, raccomandazioni che implicavano
da parte sua anche impegni economici.
Tante famiglie disagiate sono state aiutate da lei a ricoverare i propri figli in istituti. Molti bambini sono stati
seguiti a casa con ripetizioni particolari perché bisognosi
sia d’affetto che d’aiuto didattico. Ne ricordo in particolare
uno, oggi studente universitario.
Diversi lavoratori, ex suoi alunni, riuscirono a conseguire il diploma di quinta elementare, indispensabile per mantenere un posto di lavoro, grazie alla preparazione da lei
impartita nelle lunghe serate invernali.
Questi sono solo dei piccoli esempi che mi affiorano
ricordando la figura della maestra Peri, che, per diversi
anni, è stata per Sciara una pietra miliare.
Franca Pisello
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V
Io ho vissuto quasi quotidianamente accanto alla zia
Pina (così l’ho sempre chiamata) per molti anni.
Non è stata la mia maestra ma è stata sempre un punto
di riferimento perché lei non smetteva mai di essere insegnante anche fuori dalla scuola.
A lei piaceva il confronto con i giovani e quello che
sempre metteva in evidenza era l’importanza di studiare, di
conoscere.
Raccontava spesso dei suoi primi anni d’insegnamento
in scuole sperdute di campagna, con i disagi che ciò comportava per raggiungerle, con le classi molto numerose; ma
lo faceva non per lamentarsi ma con la soddisfazione di
aver potuto dare a quei bambini l’opportunità di imparare.
Era bello ascoltarla perché tutto quello che diceva era
per me lezione di vita: il suo non arrendersi di fronte alle
difficoltà; la sua tenacia a raggiungere gli obiettivi che si
era prefissa; la sua dedizione verso la scuola e gli alunni; la
sua speranza nei giovani.
Conoscere la zia Pina è stato per me importante ma mi
auguro che la sua lunga e intensa vita sia conosciuta dalle
nuove generazioni perché è anche grazie a lei che i ragazzi
di Sciara di ieri, di oggi hanno avuto, hanno e avranno
un’opportunità in più.
Maria Muscarella
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Sciara - Davanti alla chiesa
VI
Mi capita di sovente di ripensare a lei con nostalgia,
credo in realtà di non essere la sola a Sciara, la ricordo
come un faro, o forse ancor di più come una stella la cui
luce infrangeva inevitabilmente chi le stava accanto. Non
ho dimenticato neanche il suo grande cuore, un cuore che
oserei definire “DI MADRE”, perché capace di leggere i
bisogni di chiunque, meraviglioso dono per una perla come
lei pronta sempre ad intervenire tempestivamente laddove
era necessario risolvere un problema.
Per me maestra, poi, quando cominciai a muovere, ancora inesperta e spesso impaurita, i primi passi nel mondo
della scuola, fu guida illuminata, senza la quale probabilmente non avrei mai colmato certe inevitabili lacune dettate dall’immaturità nel campo.
Ho ammirato la sua capacità di educare con l’esempio
tangibile di una vita dinamica e a tratti austera, la sua sensibilità nel muoversi con discrezione in ogni direzione, la
sua generosità nel fare carità e il suo altruismo nell’alleviare le sofferenze materiali di tanta povera gente.
Con lei ho la sensazione che si sia chiusa un’epoca a
Sciara. Diverse generazioni di scolari hanno avuto in lei un
punto di riferimento, una guida sicura, fatta di rigore a
volte, si, ma anche di buon senso e amorevole esperienza.
Sono convinta che siano proprio le figure che sembrano
fisicamente così esili che poi riescono a stagliarsi nel firmamento. Non asserisco con ciò che la maestra Peri ha fatto la
storia della Nazione, il nostro è un paese di poche migliaia
d’anime, ma non è detto, comunque, che sia per questo
meno importante; con lei, infatti, se n’è andato sicuramente un pezzetto fondamentale della nostra piccola storia.
Oggi, in un’epoca in cui le regole sembrano sempre un
orpello di cui fare volentieri a meno, la sua rettitudine resterà un esempio concreto per tutti, soprattutto per quanti
hanno avuto la fortuna di conoscerla.
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Quanti bambini ha accolto nel loro primo giorno di
scuola, che per molti ha significato l’inizio di una nuova
vita. E’ stata per tutti loro una giusta dispensatrice di lodi;
quanti pianti ha consolato e quante lacrime ha asciugato!
L’obbedienza, il rispetto, l’educazione, parole che hanno
sempre echeggiato nel suo modo d’insegnare.
Fu così grande, volitiva e tenace da riuscire a creare dal
nulla la Scuola Media, mobilitandosi con i pochi e irrisori
mezzi di cui disponeva e coinvolgendo quanti potevano aiutarla nella realizzazione del progetto che aveva in mente. Fu
per anni fiduciaria nella Scuola Elementare e in quel periodo si prodigò ad aiutare gli insegnanti come più poteva,
senza comunque mai, e per nessuna ragione, perdere di
vista il bene dei bambini di cui voleva si coltivassero le doti
della mente e del cuore. Vi riusciva lei in prima persona in
quanto educatrice impareggiabile e donna di cultura attenta ad ogni cambiamento nel campo della scuola, capace
altresì di farsi interprete delle novità senza nulla tralasciare
delle esperienze educative di cui lei stessa si faceva testimone e portatrice.
Era infaticabile! Ricordo come seppe spendere i suoi
lunghi giorni in continua operosità, senza mai perdere di
vista il bene dell’uomo, immagine di Dio, l’uomo che considerava fratello da amare ad ogni costo, da aiutare nel
bisogno, da consolare nel dolore.
So di certo che il suo ricordo non si spegnerà mai nella
mia mente e sento che questa testimonianza in sua memoria possa far sì che quanti la leggeranno possano capire perché non è possibile dimenticare questa grande donna.
Voglio ora concludere salutandola come si fa con i grandi, con qualche verso che ho rubato ai poeti dei suoi tempi
di scuola:
“S’allontanano da noi le nostre madri, s’allontanano in
silenzio, in punta di piedi.
E noi dormiamo tranquilli, sazi di cibo, immemori di quest’ora terribile.
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S’allontanano da noi le nostre madri, a poco a poco, ma
a noi sembra che avvenga d’un tratto.
S’allontanano piano, in modo strano, a piccoli passi, su
pei gradini del tempo. (…)
Si fanno lontane, sempre più lontane.
Verso di loro tendiamo le braccia come dopo un lungo
letargo, ma le mani d’un tratto urtano nell’aria, un
muro di vetro s’è levato!
Siamo arrivati tardi. E’ suonata la terribile ora.
Con lacrime segrete guardiamo come, in silenziose severe
colonne, s’allontanano da noi le nostre madri”.
Così si è allontanata pure lei da noi, da coloro che le
hanno voluto bene; lo ha fatto proprio in punta di piedi, con
la discrezione che ha contrassegnato la sua intera vita,
quasi volesse non disturbare neanche in quest’ultima occasione.
Se n’è andata accanto al focolare, di cui le madri sono
gli angeli in ogni casa.
Adesso il buon Dio le avrà già assegnato una classe da
accudire, magari di bambini che hanno lasciato troppo presto la vita, e non hanno avuto modo di imparare come va il
mondo.
Cara maestra Peri, affido a queste parole il tuo ricordo e
l’ultimo affettuoso saluto.
Nina Di Maria
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VII
A dieci anni dalla morte di “mamma Giuseppina”, la
speciale occasione di pubblici festeggiamenti e questo
libretto a Lei dedicato, che raccoglie i ricordi di diverse
persone amiche che l’hanno ben conosciuta, offre anche a
noi di famiglia, l’opportunità di mettere per iscritto qualche breve pensiero che possa ricordarLa con affetto e rimpianto.
Per noi e per i nostri figli fu una presenza importante, i
suoi consigli contavano e i suoi racconti di vita erano ascoltati sempre con interesse. Essi sono rimasti dentro il nostro
cuore, insieme ad una grande ammirazione per questa piccola, grande donna sempre attiva, accogliente, disponibile,
paziente e caritatevole con tutti.
Ciascuno di questi aggettivi meriterebbe più di una
esemplificazione, perché sono tanti i ricordi che si affollano alla mente. Siamo certi comunque che quanti l’hanno
conosciuta bene sapranno ricordarne altrettanti, anche se
sono passati tanti anni.
Ella fu pronta sempre a prendere iniziative in ogni occasione della vita sociale e religiosa di Sciara: la nuova scuola media, la Chiesa nuova, la cappellina-grotta dedicata alla
Madonna di Lourdes, le raccolte per le missioni dei PP.
Cappuccini, i bisogni delle famiglie numerose ecc. ecc.. Fu
pronta spesso a prevenire e soddisfare i bisogni di cui veniva a conoscenza, attivandosi in ogni modo e trascinando
spesso con l’esempio e l’entusiasmo quanti le stavano vicino. In ciò sacrificando spesso tempo e riposo, a Lei pur
tanto necessario!
La famiglia, sia quella d’origine che quella acquisita, La
videro sempre attenta alle esigenze di ciascuno con pazienza e sollecitudine, a volte fino al limite delle sue povere
forze.
Spesso infatti i suoi tanti problemi di salute la costringevano a più o meno lunghi periodi di ricoveri o di degenza a
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letto, durante i quali sempre continuava ad interessarsi a
quanto accadeva in paese e a pregare!
In queste occasioni e più avanti, durante gli ultimi due
anni di vita, quando soprattutto la malattia della sorella
Rosina la costrinse ad allontanarsi da Sciara, le furono di
grande sollievo le visite delle persone care che l’andavano
a trovare e che tenendole compagnia, la tenevano legata alla
vita.
Ricordava spesso la scuola che per tanti anni fu tutto,
perché l’insegnamento intese come «servizio» nel senso
più nobile del termine, sempre attenta ed attiva come fiduciaria della scuola elementare e vera Educatrice di varie
generazioni di sciaresi.
Quanti ex-alunni ricordiamo di avere conosciuto quando
venivano a salutarla a casa d’estate, durante le loro ferie,
provenienti dal nord Italia, dalla Germania o dagli U.S.A.!
Per Lei quelli erano i momenti di vera gioia, era uno scambiarsi notizie dei familiari e di compaesani, era un interesse vero che Lei manifestava per le persone lontane e per i
loro problemi… E i ricordi le si affollavano alla mente e
con essi i volti, spesso i nomi di classi intere e tanti episodi da rivivere! E gli occhi le si accendevano, specchio della
freschezza e giovinezza del cuore.
Durante l’ultimo anno di insegnamento, il lontano 1966,
si preparò psicologicamente al distacco dall’insegnamento
e perciò dalla scuola, così ci disse, perché bisogna accettare con serenità, quello che fa parte della vita ed è ineluttabile.
Per non soffrire troppo, dopo…Lei che troppi dolori e
separazioni conosceva bene!
Diciamo comunque, insegnamento “attivo” perché col
passare degli anni, continuò ad interessarsi dei giovani e
della scuola in ogni modo, e della società in generale. Lei
che aveva orrore del consumismo, orrore per lo spreco e per
il culto del superfluo, perché diceva, si riflettono nel consumismo dei rapporti interpersonali, Lei che fu guidata dal
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comandamento dell’Amore verso Dio e perciò verso i fratelli, possa oggi essere di esempio per tutti noi e per le giovani generazioni di questo nuovo tormentato millennio.
Tina e Pietro Mangiafridda
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Sciara - 1956
VIII
Mi è stato chiesto di parlare della Signora Giuseppina
Peri.
Sono felice di farlo, ma non certo sicuro di riuscire a parlare adeguatamente di una figura come quella della Signora
Peri. Una figura di donna che poche se ne incontrano. Lo
dico e lo affermo perché mi consta e, così come a me, a tutti
coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerla, praticarla
e, soprattutto, averla come insegnante e come “maestra”.
A volte nei contatti con la gente, appartenente a qualsiasi estrazione sociale, poteva apparire burbera e a volte,
poteva sembrare anche rude, molto severa, ma era proprio
in quell’atteggiamento che lei esprimeva la sua volontà di
voler bene al prossimo e far del bene alla gente soprattutto
a chi ne aveva bisogno.
La sua magnanimità, il suo altruismo, la sua volontà di
operare nel bene, anche là dove nessuno glielo chiedeva,
sono proverbiali. Non si possono raccontare episodi che
avevano il solo scopo di far del bene ed aiutare chi aveva
bisogno, perché questi episodi erano coperti da molta riservatezza. Il bene, per lei, era il fine a cui si doveva arrivare a
qualunque costo.
Donna sapiente, dolce, magnanima e nobile della cui
figura tutti gli sciaresi non dovrebbero scordarsi. Era anche
una persona di spirito. A questo proposito desidero raccontare un aneddoto: nella qualità di rappresentante della
deputazione della Madonna Assunta, tutti gli anni, a fine
luglio, venivo invitato dal Parroco a preparare il simulacro
della Madonna per esporlo in chiesa durante la quindicina.
In quell’occasione la Madonna veniva vestita con degli
abiti molto pregiati a cominciare dal manto ai sandali.
Ebbene, la Signora Peri teneva in casa sua, ben custoditi in
una grande valigia, questi abiti. Così, ad un’ora stabilita del
pomeriggio del 31 luglio, mi recavo in casa sua per prelevarla e portarla in chiesa dove attendevano altre donne che
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l’avrebbero aiutata. Appena arrivavo a casa sua si faceva in
su la porta con la valigia in mano, me la porgeva perché io
la sistemassi in macchina. In quell’istante, i vicini, che avevano assistito alla scena, chiedevano: “Partite?”. E lei, sorridente ed in maniera molto divertita, rispondeva: ”Si, partiamo! Gianni mi porta in crociera!”
Altro non posso dire. Altro non posso dire perché non mi
sento le capacità di parlare di questa alta e nobile figura di
donna che, come dicevo prima, tutti gli sciaresi dovremmo
ricordare come madre oltre che come “maestra”.
Gianni Azzara
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IX
Giuseppina Peri, oltre a essere una brava insegnante, era
un punto di riferimento per tutti: per la sua famiglia, per noi
insegnanti, per gli alunni e per le persone di tutto il paese.
Aveva due sorelle e tre fratelli, di cui uno insegnante,
che ancora giovane morì tragicamente in mare mentre faceva il bagno. Vivevano tutti assieme e Lei rimase l’unico
riferimento per loro, a cui dedicò la sua esistenza.
Non più giovanissima sposò Domenico Mangiafridda,
suo vicino di casa vedovo, e da allora si dedicò anche a Lui
e alla sua famiglia.
Quando la scuola media divenne scuola dell’obbligo,
Lei fece di tutto perché sorgesse anche a Sciara. Si interessò a reperire i locali e Le furono concesse alcune stanze
attigue alla Chiesa, riuscì a racimolare banchi, lavagne,
tavoli usati, fece portare dagli alunni le sedie da casa e così
nacque la Scuola Media. Ma c’era bisogno anche di una
bidella. Allora pensò a una signora vedova che aveva bisogno di lavorare e nei primi tempi la pagava Lei.
Quando noi insegnanti avevamo bisogno di qualche consiglio ci rivolgevamo a Lei che era ben lieta di darlo. Era
disponibile anche con gli alunni che andavano a trovarla
quando dovevano fare ricerche sul nostro paese.
Per venire incontro ai paesani, in giorni stabiliti faceva
venire a casa del marito, dove Lei andò ad abitare, un notaio
da Termini Imerese per agevolare la stipulazione di contratti.
Si interessava a diffondere il giornale “Famiglia
Cristiana”. Raccoglieva i soldi, faceva l’abbonamento collettivo e ogni settimana veniva a casa a portarci il giornale.
Questa era l’occasione per vederci e stare un po’ insieme.
Con la sua morte venne a mancare a tutti l’insegnante,
l’amica, la sorella.
Io la ricordo sempre e ogni giorno quando recito il Santo
Rosario invoco per Lei l’eterno riposo come per i miei
genitori.
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Gibilmanna - 1963
Con il marito ed i nipoti Teresa e Giovanni
E con grande piacere ho appreso che la scuola materna
porterà il suo nome che resterà così sempre vivo in noi. In
verità sarebbe stato più logico che il suo nome venisse dato
alla scuola media, sua creatura.
Nicasia Militello
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Sciara - 1973
Con la nipotina Laura ed Enza Maria
X
Era diversa, sicuramente una persona speciale. Lo capii
un giorno, anche se ero piccola, lo capii da come mio padre
la salutava mentre si fermava a lasciare la posta nella sua
casetta, di Via D’Asaro che, a vederla da fuori sembrava
piccola e poi invece… era grande… proprio come lei: una
vecchina un po’ ricurva coi capelli raccolti, due profonde
rughe sul viso e uno sguardo serio e sereno.
La casa della Maestra Peri, non era mai piccola anche
quando nel mese di Maggio si riempiva di persone per il
rosario pomeridiano. Mia nonna Giuseppina mi portava
spesso per educarmi al rosario, ma me lo faceva apparire
come un premio; era importante: lo capivo perfino da come
si sistemava la retina sui capelli dilungandosi allo specchio
più del solito. La signora Peri era diversa già per come la si
chiamava. Nessuno la chiamava “Za”, come si chiamavano
le vicine di casa una volta, tutte zie senza essere parenti,
tutte tranne lei che era appunto a “Maistra” Peri. Credo che
la sua vita possa essere definita in due parole: essere e dare.
Quando l’ho conosciuta io, era già di tutti: della strada
dove era “Patriarca incontrastata”; della scuola a cui dedicò la sua vita; della chiesa; ma soprattutto era della gente a
cui non negò mai un aiuto e a cui diede la incomparabile
ricchezza del saper leggere e scrivere. La Maestra Peri era
di tutti e quindi anche mia. Non è un caso infatti che soltanto da grandicella ho capito che quella donna fosse la nonna
di Laura la mia amica. Una nonna come tutte le altre nonne
delle mie amiche.
Tanti sono i docenti che ho avuto e continuo ad avere nel
corso dei miei studi, alcuni pure di prestigio, ma fu lei ad
insegnarmi casualmente a gestire la difficoltà di impostare
una relazione scritta.
Ero lì un giorno che Mimmo suo nipote, doveva svolgere una ricerca scolastica sull’acqua. L’argomento era talmente semplice e naturale che forse Mimmo aveva difficol-
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tà a cominciare la sua relazione. Lei allora prese una bottiglia, versò dell’acqua in un bicchiere e disse: “Le cose semplici sono a volte difficili da spiegare ecco vedi, l’acqua è
incolore, inodore, insapore”. Mi colpì come in tre parole
aveva detto tutto, aveva saputo sintetizzare con straordinaria aderenza alla realtà, l’acqua.
Confesso che ogni volta che scrivo qualcosa, ricordo
sempre di iniziare in modo sintetico e descrittivo.
Tutti sappiamo che non ebbe figli suoi, ma chi può non
riconoscerle un senso materno grande, profondo tanto da
essere dilatato alla comunità intera?
Chi può non riconoscerle le indiscusse capacità intellettive ed umane? La sua storia testimonia in quante situazioni diverse ella diventò punto di riferimento a Sciara.
Quello che poteva essere il suo punto debole, ovvero
l’essere donna, in un contesto storico e sociale difficile,
diventò il suo punto di forza: all’ossequio per la sua persona, si accompagnò infatti il rispetto per la donna che lei
seppe essere.
E’ sincero il mio ringraziamento a Mimmo, che ha voluto con questo libro invitarmi a fermare la mia frenetica quotidianità e darmi l’occasione di ricordare una figura da cui
tuttora traggo insegnamento. Sono ben felice di poter testimoniare la mia ammirazione e la mia stima, proponendo
come Assessore alla P.I. di intitolare un plesso della scuola
di Sciara che lei amò tanto, a Suo Nome affinché i bambini e i giovani possano sapere che in un paese dove sembra
non succeda mai niente, i fatti straordinari durano un’intera vita come la vita della signora Peri.
Irene Marcellino
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XI
Sono stato più fortunato di altri perché l’ho conosciuta
bene.
Sin da piccolo, infatti, sono stato affidato alle sue cure
frequentemente e questo mi ha portato ad avere da lei la
tenerezza che ogni nipote ha dalla propria nonna, ma anche
la speciale tenerezza materna di una donna-nonna che non
ha vissuto la maternità.
Sono tanti i ricordi che affiorano alla mente e proprio in
quest’ordine ne parlerò, con semplicità.
Ogni anno, nel mese di giugno alla conclusione dell’anno scolastico, si ripeteva per me con regolarità un evento
che desideravo da mesi. Infatti all’indomani della chiusura
della scuola, su mia pressante richiesta, venivo consegnato
alla zio Fifo ed al termine di quei quindici chilometri in
autobus, appena arrivati in piazza, trovavo ad attendermi
lei. Mi abbracciava forte e poi per mano mi portava a casa
facendomi, però, salutare lungo il breve tragitto i vicini.
Quasi tutti i fine settimana andavo a trovarla ma quel
momento era speciale perché per quasi un mese, dato che i
miei genitori sarebbero venuti a Sciara solo nel mese di
luglio, lei sola avrebbe avuto cura di me.
Mi chiedeva notizie di tutto ed insieme andavamo a preparare, accanto al suo, il letto per me in quella stessa stanza dove, dopo aver spento la luce, si recitava la preghiera
della sera.
Anche in vacanza, però, si imparava. Ogni giorno si leggeva il capitolo di un libro e così, a cinque anni, insieme a
lei ho incontrato Pinocchio e un po’ dopo la “piccola vedetta lombarda” e gli altri personaggi della letteratura per
ragazzi; con lei ho allevato i bachi da seta che nutrivo con
le foglie raccolte dal grande gelso bianco alla stazione ferroviaria; con lei ho imparato che “nella vita bisogna sciogliere tutti i nodi” (cosa che, oltre ad essere una chiara
metafora, faceva regolarmente e con infinita pazienza quan-
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Termini Imerese - 1974
Con Mimmo nel giorno della Prima Comunione
do trovava un laccio o un gomitolo ingarbugliato) e ancora
che “chi non soffre, non suda e non si estolle per le vie del
piacere non perviene”.
In tutto quel periodo preparava, e solo per me dato che
lei non poteva mangiarne per motivi di salute, esclusivamente pietanze che sapeva essermi gradite anche se da lì a
poco sarebbero arrivate, preparate dalla mamma, le tanto
detestate zucchine.
Certamente il momento più atteso era quello in cui lei
raccontava, non fiabe ma su mia richiesta (dai nonna....racconta), fatti della sua vita. Racconti della sua prima infanzia e della sua famiglia di origine come, ad esempio, quando descriveva la gioia provata da piccola aprendo il pacco
che conteneva un vestitino ordinato per catalogo o di quella volta che il suo papà da giovanotto, suonatore di clarinetto nella banda militare durante la leva, aveva assistito ad
un’opera alla Scala di Milano o ancora di quando dodicenne a Termini, dove abitò per qualche anno, si alzava la mattina presto per impastare il pane che poi portava al forno e
dopo avere accompagnato il fratellino all’elementare si
recava anche lei a scuola. Di questo fratello aveva un ricordo fortissimo e straziante che la portava alle lacrime ogni
volta che ne parlava; orgoglio e vanto di tutta la famiglia,
giovane maestro abilitato anche alla professione di segretario comunale, era morto per disgrazia mentre si trovava al
mare con gli amici.
E ancora racconti della scuola magistrale, frequentata a
Palermo presso il Collegio San Giuseppe, delle sue compagne, degli esami di abilitazione superati con una lezione
pratica sui pulcini e le galline, delle esperienze fatte quando sul finire degli anni venti fu inviata dal provveditorato
agli studi ad istituire la scuola a Cammarata. Partiva da casa
e veniva accompagnata a dorso di mulo fino alla stazione di
Sciara, da lì con il treno raggiungeva la stazione di
Cammarata dove l’attendeva il genitore di qualche alunno
che nuovamente a dorso di mulo la portava in quello stabi-
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le dove era a pian terreno l’ammasso del grano ed al primo
piano, oltre ad un’aula dove i bambini senza distinzione di
classe frequentavano le elementari, la stanza dove lei viveva. Una mattina, però, i ragazzi non arrivavano. Dopo una
buona mezz’ora sentendo trambusto, si affacciò al balcone
e li vide lì davanti e il più grande reggeva alto in mano un
pastrano. Chiese loro il perché di tale ritardo e di tutto quel
baccano e lo stesso che reggeva il pastrano, sollevandone i
lembi, rese visibili tenuti per la coda un certo numero di
topolini che avevano sorpreso a mangiare il grano dell’ammasso e quindi catturato e che le disse “signurì, iucavanu a
briscola”. Ogni volta che ricordava questo episodio gioiva
e, alcune volte in momenti per lei un po’ tristi, le ho chiesto di raccontarlo al fine di rallegrarla.
Mi diceva anche di tante altre esperienze fatte e relative
all’attività svolta nell’ambito della scuola, di cui fu per tanti
anni fiduciaria, della parrocchia, dell’azione cattolica, del
comune di cui fu consigliere. Raccontava di un’imponente
saggio ginnico e della sfilata ai Fori Imperiali a Roma alla
quale aveva preso parte anche una rappresentanza del
Comune di Sciara, dell’arrivo degli americani che convocarono anche lei, oltre al podestà e a qualche altro notabile
del paese, per avere consegnate le chiavi della cassa rurale.
Mi parlava, poi, di affetti e fatti di vita quotidiana, di
mio nonno che ricordo appena essendo io ancora piccolo
quando morì, delle sue amiche più affezionate (sento di
ricordarne una tra tutte: la Sig.ra Giuseppina Guccione) e di
tanti episodi che l’avevano vista presente e disponibile
verso tante persone sfollate ai tempi della guerra, verso
tante sue giovani colleghe che si erano trovate ad insegnare a Sciara, ma soprattutto verso tanti paesani. Ricordo la
stima e la fiducia con la quale molti venivano a trovarla, a
confidarle i loro affanni ed a chiederle consiglio e ricordo
come sempre lei cercava il modo per risolvere un problema,
superare una difficoltà cercando il modo giusto, la via giusta , la persona giusta in puro spirito di servizio. Ricordo
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anche la deferenza con cui a lei, che era così piccola, si
accostavano omoni grandi e grossi che erano stati suoi
alunni sui banchi di scuola o a casa dove spesso, insieme a
me, facevano i compiti padri di famiglia che preparava per
sostenere esami da privatisti.
Anche nella nostra famiglia, come accade quando vi
sono adolescenti, si verificava qualche contrasto. Lei, dopo
aver fatto sfogare la baruffa, interveniva consigliando tutti
e spesso difendeva noi ragazzi dicendo a mio padre: “devi
avere pazienza ma… tu sei antico!” e iniziando lei per
prima a ridere riportava il buonumore.
Ricordo, infine, le sue sofferenze fisiche e non come, ad
esempio, quella causata dalla lontananza dal paese alla
quale fu costretta a causa della malattia di una sorella che
voleva a tutti i costi confortare con la sua presenza.
Ti penso spesso nonna e so anche che tanti altri lo fanno.
Credo di avere capito perchè. Eri, come tutti noi, una persona normale ma mettendoti, con sincerità e disinteresse, al
servizio della tua comunità, hai reso la tua vita speciale.
Mimmo Mangiafridda
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Sciara - 1988
Con parenti e vicini in Via Farmacista
XII
RICORDI LONTANI DI TEMPI LONTANI
“Quando l’animo è triste e troppo solo
e il cuor non basta a farle compagnia
si tornerebbe volentieri in via
si tornerebbe volentieri a scuola” (M. Moretti)
La scuola luogo di aggregazione, di affetto e di conoscenza per crescere. Crescono gli alunni, crescono gli insegnanti. E gli alunni, diventati uomini, nei momenti di angoscia ritornano al ricordo della scuola per rasserenarsi. Gli
insegnanti, che anno dopo anno hanno visto i loro alunni
lasciarli, ritornano con il pensiero all’opera quotidiana di
insegnanti, perchè il quotidiano presente è ricco, ma il quotidiano di tempi lontani diventa brillante per il logorio del
tempo passato e acquista i colori dello smeraldo - colore
della speranza e del rubino - colore della passione.
La passione per la scuola si deve vivere per comprenderla, per dare consigli, per abbagliare con la sapienza dell’età.
“Apud Lacedaemonios senes plurimi habebantur” presso
gli Spartani i vecchi erano in massima considerazione, ma
presso le comunità montane siciliane i vecchi con il viso, in
cui le rughe ridono, i capelli si colorano di bianco, sono stati
un giorno esempio di saggezza autentica: saggezza che si
colora di vita vissuta; i loro occhi sono sereni, perché hanno
visto per anni visi giovani e vedono lontano, perché il presente si colora del tempo passato e guarda in avanti.
Ecco, la “Signorina” Peri per Sciara è stata luce brillante, smeraldo di speranza e rubino di passione.
Chi scrive ha conosciuto la “Signorina” in tempi molto
lontani, quando l’ha incontrata per la prima volta nei locali
della scuola materna Lei con saggezza l’ha salutata dicendole parole buone che conservo nel profondo del cuore, per
raccomandare tutti gli alunni della scuola di Sciara.
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Per tutto il tempo che ha diretto la scuola media di
Sciara la Signorina Peri è stata sempre presente, in prima
fila: coraggiosa, sorridente, sobriamente vestita, con i capelli un po’ ondulati, un po’ bianchi, che incorniciavano un
viso di DONNA, che aveva donato e che donava sempre
con amore a scuola, agli alunni, alla famiglia, al paese.
Ella, oggi otto marzo 2003, è vicina perché Donna, perché ha vissuto a lungo il secolo del novecento con forza: ha
insegnato in tempi, in cui le donne stavano a casa, ha vissuto le guerre e la fame, per cui era capace di dare:
dare conoscenza delle cose;
dare la fede in Dio e nella vita;
dare la speranza che si spegne con la morte;
dare soprattutto amore.
Amore per la vita, che è fatta di incontri: Ella conosceva l’arte dell’incontro e l’ha insegnato ai giovani, che dovevano andare a scuola, ma è stato esempio di Donna Rara,
perché contro ogni pregiudizio ha insegnato alle giovanidonne lo studio come mezzo per affrontare la vita.
Ella nel suo banco di lavoro a Sciara ha educato generazioni che oggi la ricordano.
La ricordo bene io, che l’ho conosciuta per un periodo
quando mi veniva a trovare per dirmi “parole dolci, parole
buone, parole fresche”, che ha accolto la mia Mamma con
grande cordialità durante qualche festa scolastica di Natale
o Pasqua, sempre presente assieme alla scuola. La ricordo
all’inaugurazione della nuova chiesa presente il Cardinale,
le autorità e gli artisti, presente in chiesa nel giorno in cui è
stato celebrato l’ultimo addio al bambino Angelo
Selvaggio, alunno della scuola media, presente il popolo, la
legge, la scuola, la chiesa con Padre Randazzo e Monsignor
Gristina, oggi Arcivescovo di Catania.
E’ stata vicina nel momento in cui cambiava la scuola e
vi erano gli organi collegiali.
Ella fu presente e sorridente con il sorriso ancestrale dei
campi, che si rinnovano ogni anno, quando Sciara ebbe le
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classi miste e le madri non mandarono le figlie a scuola. Ma
la scuola cambiò ed Ella fu vicina ad ogni cambiamento di
legge e di usanze.
Ella attraversò il secolo essendo DONNA nel senso
completo della parola di stampo sallustiano come
“MULIER VIRILIS AUDACIAE”, con il silenzio delle
donne siciliane, con il fare incessante delle siciliane di antico stampo e con l’essere DONNA-MADRE-MAESTRA di
alunni, di scuola, di vita, che guarda a questo secolo e con
il viso reso bello dalle rughe dice ai suoi alunni, alla scuola, al paese e a me “CORAGGIO”.
Nina Santino
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Sciara - Via D’Asaro
XIII
GRAZIE, CARISSIMA SIGNORA PERI
Molto volentieri accolgo l’invito a partecipare al gesto
di affettuoso ricordo che Sciara organizza nei riguardi di
una persona cara e benemerita, la Signora Peri. La chiamavamo così e non c’era bisogno di aggiungere “Giuseppina”
o la Maestra: ciò significava che era ben conosciuta, e per
vari motivi.
Infatti, tanti a Sciara l’hanno avuta come insegnante alle
Elementari e tante altre persone hanno beneficiato di un suo
intervento per la soluzione di qualche problema.
Difficilmente nel nostro Paese si trova qualcuno (a partire
evidentemente da una certa età) che non l’abbia conosciuta
o non la ricordi con gratitudine.
Io la ricordo come maestra di vita, maestra con uno stile
personale ed esigente, ma efficace. A prova di ciò, tra i tanti
episodi che conservo nella memoria, cito il seguente perché
la sua parola mi fu di insegnamento per la vita. Ero con la
Signora Peri e passò una persona avanzata in età. Non conoscendola, le chiesi: Chi è quella vecchia? E lei mi rispose:
devi usare il termine “vecchia” per le cose; per quella persona devi dire “anziana”. Ancora oggi mi è più facile dire
“persona anziana” che “una vecchia”. A quell’episodio, successivamente, ho potuto agganciare tante riflessioni filosofiche e teologiche circa il valore della persona, ma il punto di
partenza fu l’osservazione della Signora Peri…
La ricordo con grande affetto e gratitudine per come mi
ha seguito negli anni di Seminario. Quando mi trovavo a
Sciara per le vacanze, l’andavo a trovare spesso per dirle
della mia vita in seminario. I Superiori sottolineavano spesso il nostro dovere di pregare per i benefattori del
Seminario in genere e per quelli che ci seguivano personalmente. Mi è gradito testimoniare che spesso ricordavo la
Signora Peri anche per questi due motivi…
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Divenuto Sacerdote nel 1970 ero sicuro di essere quotidianamente accompagnato dalla sua preghiera e non mi
faceva mancare i suoi saggi consigli per lo svolgimento del
compito affidatomi. Fu per Lei motivo di grande gioia e di
giusto vanto la nomina a Vescovo Ausiliare che ricevetti nel
luglio del 1992. So quanto dispiacere le procurò l’impossibilità di essere presente in Cattedrale per l’ordinazione episcopale. Ci sperava tanto, e mi disse che volentieri offriva
al Signore il sacrificio dell’assenza causata dalle sue condizioni di salute. Non potrò dimenticare l’incontro a Sciara,
la commozione sua e mia, e quelle parole sapienti e materne che mi disse in privato.
Negli anni successivi alla sua morte tante cose sono
cambiate nella vita della nostra comunità sciarese come
nella nostra personale esistenza. Sono sicuro che avrebbe
continuato a seguire sempre con attenzione le nostre vicende non facendoci mancare il suo consiglio. Quando lo scorso 6 agosto iniziavo il ministero come Arcivescovo di
Catania, ho parlato dei miei genitori e delle persone tramite le quali il Signore mi ha aiutato a crescere. Tra queste
annovero la cara Signora Peri e sono sicuro che in cielo lei,
papà e mamma si ritroveranno a seguirmi, certamente
meravigliati di quello che Dio ha disposto per me, ma
soprattutto uniti, come lo erano in vita, nel pregare il
Signore perché svolga bene il mio servizio nella Chiesa e
particolarmente in questa di Catania.
Grazie con tutto il cuore, carissima ed indimenticabile
Signora Peri.
✠ SALVATORE GRISTINA
Arcivescovo di Catania
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INDICE
Prefazione del curatore
I.
Sac. Francesco Randazzo
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7
II.
Maria Antonia Serraino
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III.
Francesca Muscarella
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11
IV.
Franca Pisello
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V.
Maria Muscarella .
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VI.
Nina Di Maria
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17
VII. Tina e Pietro Mangiafridda
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VIII. Gianni Azzara
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IX.
Nicasia Militello
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27
X.
Irene Marcellino
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XI.
Mimmo Mangiafridda
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33
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XIII. Mons. Salvatore Gristina.
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XII. Nina Santino
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Sciara, 8 marzo 2003
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