Numero 2 | Settembre 2011
Mensile dedicato alla funeraria italiana
ADDOBBI ARREDAMENTO CASE FUNERARIE PROGETTAZIONE
NUMERO 2 | SETTEMBRE 2011
ADDOBBI
ARREDAMENTO
CASE
FUNERARIE
PROGETTAZIONE
ADDOBBI
ARREDAMENTO
CASE
FUNERARIE
PROGETTAZIONE
ADDOBBI
ARREDAMENTO
CASE
FUNERARIE
PROGETTAZIONE
numero 2 | Settembre 2011
DIREZIONE,
AMMINISTRAZIONE, PUBBLICITÀ:
Via Vochieri, 89 - 15121 Alessandria
Tel. 0131 383271 - Fax 0131 325647
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Franco Capone
Responsabile redazione:
Cristina Pasino
Redazione:
Franco Capone
Cristina Pasino
Pier Luigi Pasino
Vito Saccinto
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Antonio Fiori
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Tiziana Capone
Francesca Zancanaro
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Pasino P.
Cell. 339 6348150 - 377 1694840
[email protected]
Sommario
semplicità leggerezza esteticità essenzialità
semplicità leggerezza esteticità essenzialità
semplicità leggerezza esteticità essenzialità
semplicità leggerezza esteticità essenzialità
eLeMenti
sas
eLeMenti
sas
Via Verdi,
Via3Verdi, 3
20010 Inveruno
(MI) Italy
20010
eLeMenti
sasInveruno (MI) Italy
T/F
+39 T/F
02 9789255
eLeMenti
sas 02 9789255
Via
Verdi, +39
3
E Via
[email protected]
E [email protected]
Verdi,
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20010
Inveruno
(MI) Italy
www.e-le-menti.com
20010
Inveruno
(MI) Italy
T/F
+39www.e-le-menti.com
02 9789255
+39 02 9789255
ET/F
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E [email protected]
www.e-le-menti.com
www.e-le-menti.com
Editoriale
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“Genova 01”
Il Fatto
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Intervista a
Fausto Paravidino
Temi attualità
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Fiere/Eventi
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Il dolore della morte
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Chi siamo
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La Formazione
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Imparare a formarsi:
perché?
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Milano:
si riparte
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STAMPA:
Tipografia dueEsse srl
Via Morosini, 7 – 15067 Novi Ligure (AL)
COPYRIGHT:
Tutti i diritti sono riservati.
E' vietata la riproduzione, anche parziale,
dell' opera, in ogni forma e con ogni mezzo
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Proprietà editoriale e copyright:
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eLeMenti
eLeMenti
eLeMenti
eLeMenti
Ofitalia Magazine
M A G A Z I N E
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Franco Capone
Cara Toscana...
La riforma della funeraria
Eterna
Ofitalia
Energia Eolica:
Una vera alternativa
I riti
Le Prefiche
Legge Marche
Che succederà...?
Ultimo saluto a Sergio
Santamarianova
Sport
La Fenice torna a volare
Urne...
In fondo al lago
Curiosità
Domina Vacanze
Offerta esclusiva ai lettori
di Ofitalia Magazine
Lettera del Presidente
74-1 Informazione
mensile di Federcofit
Teatro
Editoriale
Registrazione:
Tribunale di Alessandria
n° 2/2011 del 30/06/2011
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Editoriale
Cari lettori... ben ritrovati, con le vacanze ormai alle spalle ed in attesa
di un autunno che Vi auguro ricco di soddisfazioni professionali, nonostante le preoccupazioni per una crisi economica ancora fortemente
presente e dalle prospettive incerte per l’immediato futuro.
Eccoci qua e come primo dato, non posso eludere alcune considerazioni
riguardanti il nostro “Magazine”: dalla prima uscita al suo futuro. Debbo ringraziare quanti ci hanno fatto pervenire sia i loro apprezzamenti, sia le loro critiche: i primi indubbiamente graditi, le seconde utili
ed indispensabili per crescere e migliorarsi.
Franco Capone
Da questo numero registriamo una novità importante: è presente all’interno della rivista la Comunicazione Sindacale di FEDERCOFIT ossia
la “Lettera del Presidente”.
Siamo lieti di ospitare uno strumento importante per l’informazione del settore, appartenente
all’Organizzazione di categoria che tanto si adopera (insieme a FENIOF) per gli interessi degli
Operatori Funebri Italiani.
Questa presenza arricchisce il nostro “Magazine” e sono certo che la collaborazione di OFITALIA
con FEDERCOFIT sarà portatrice di buoni frutti.
Detto questo, mi collego a quanto già affermato nel precedente editoriale: “Ofitalia Magazine” è
libera ed indipendente e quindi aperta a tutto l’universo della funeraria, sarà compito nostro non
aspettare ma ricercare e stimolare i contributi necessari per garantire varietà e pluralismo di informazione.
L’unica nostra priorità sarà sempre quella di costruire la rivista dell’impresario funebre per l’impresario funebre e quindi non siamo e non saremo la dèpendance di nessuno ma intendiamo essere
il salotto di tutti.
.....Arrivederci e buon lavoro.
Le Imprese di Onoranze Funebri presenti nelle pagine successive, danno la
loro disponibilità ai colleghi per il disbrigo pratiche, documenti, trasporti e/o
altri servizi garantendo serietà e professionalità, al pari di tutte le Imprese
aderenti a “O.F.Italia” e visibili sul Volume e sul portale web dedicato
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26-27 novembre 2011
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Il fatto
Cara Toscana
ti voglio raccontare una storia!
C’erano una volta, tanti anni fa
sul tuo bel territorio, tante Imprese di Onoranze Funebri: piccole,
in genere familiari, con qualche
rara eccezione di dimensioni più
consistenti. Ti chiedi perché dico:
“c’erano”?
Tu, a differenza delle altre Regioni, eri e sei, e spero, rimarrai un
esempio positivo, perché ospiti
una ricchissima e diffusa rete di
organizzazioni di volontariato di
diversa estrazione, che operano
per aiutare i cittadini e le famiglie
toscane, le Onlus giustamente
sostenute dalle norme del nostro
Stato.
Come certamente ricorderai, nel
passato il loro intervento nel settore funebre era circoscritto, di
solito si limitavano ad accompagnare la salma al cimitero e non
intervenivano sugli “aspetti commerciali” delle Onoranze Funebri.
Purtroppo oggi non è più così,
infatti, oltre ad occuparsi di assistenza sanitaria e di interventi
solidaristici in modo encomiabile, molte associazioni tra quelle
esistenti, svolgono anche attivi8
tà di Onoranze Funebri, che di
fatto è un’attività prettamente
commerciale e sicuramente non
marginale in relazione al mercato specifico. La gestione avviene
in diretta concorrenza con gli
operatori “regolari”, utilizzando
anche tecniche “aggressive” in
uso nel commercio, sfruttando i
privilegi riconosciuti dalle norme
e praticando di fatto una concorrenza sleale con gli operatori funebri.
Si distribuisce pubblicità in ogni
luogo, anche in quelli inibiti per
consolidate normative generali,
come le strutture sanitarie, che
mescolano disinvoltamente la
promozione di attività “istituzionali” - come il 118-, con attività commerciali -vedi quella di
Onoranze Funebri; si utilizzano
prestazioni di manodopera volontaria, utile e benemerita se
impegnata in azioni di assistenza,
certamente fuori norma se usata
in attività commerciali, …..
Si realizza, quindi, una commistione tra compiti istituzionali ed
attività commerciali particolarmente negativa e capace solo di
determinare “illegittime posizioni dominanti sul mercato”, spesso
censurate dall’Autorità Garante
della Concorrenza e del Mercato.
Ormai molta parte del Tuo territorio, cara Toscana, è stato conquistato. E così, nel corso degli
anni, in numerosi comuni, ed in
alcune province, non vi è più spazio per imprese private che, hanno cessato la loro attività.
Sia chiaro, cara Toscana, che profondo rispetto abbiamo per il
diffuso tessuto del volontariato e
per le numerose attività benemerite, in materia sanitaria e socioassistenziale. Pensa soltanto che
molti di noi esercitano l’attività
di volontari soccorritori nel loro
tempo libero, adoperandosi, con
i mezzi in loro possesso, a quelle che sono le richieste di piccole
realtà territoriali che necessitano
quotidianamente di strumenti
specifici per svolgere al meglio
il loro servizio socio assistenziale. Come vedi siamo, anche noi,
sempre in prima linea nel volontariato. Tanti sono anche gli
esempi concreti che Ti potrei descrivere.
L’ attività Funebre però è una attività complessa, costosa ed impegnativa, e, soprattutto, molto
professionale, se esercitata nel
puntuale rispetto delle leggi dello Stato, da eseguire nel rispetto
delle condizioni imprenditoriali
vigenti. Poter sostituire gli addetti
con personale volontario sarebbe
per tutti un enorme beneficio, anche se dalle conseguenze imprevedibili.
La crisi che il paese sta attraversando tocca tutti, anche le imprese funebri e le Onlus. Anche
le interpretazioni delle norme si
vanno affinando ed approfondendo con evidenti attenzioni nuove
ai redditi derivanti dalle attività
commerciali, indipendentemente
dal soggetto che le gestisce, con
conseguente attenzione diversa
sia alle attività “marginali” sia a
quelle commerciali in genere gestite da Onlus, forse condizionando la stesa esistenza di una Onlus.
Lo ripeto, cara Toscana, non vogliamo ostacolare il volontariato,
anzi, l’obiettivo nostro è sollecitare un’ analisi ed una valutazione
che aiuti tutti a fare bene il pro-
prio mestiere, nel rispetto delle
norme, nella piena valorizzazione
della professionalità necessaria,
nella massima trasparenza e rispetto della volontà dei cittadini.
Per rendere chiari questi obiettivi
sosteniamo la nostra Federazione, Federcofit, che si è mossa in
difesa del comparto funerario,
con interventi incisivi finalizzati a
difendere gli spazi operativi della
categoria, e, soprattutto la crescita professionale degli operatori
funebri come valore assoluto per
servire meglio le esigenze delle
famiglie colpite da un lutto. Certo
siamo e dobbiamo essere pronti
ad ogni confronto e approfondimento con tutti i soggetti, istituzionali e sociali, quindi anche con
le Onlus, consapevoli che il percorso per correggere deviazioni,
recuperare rapporti, ridefinire
corretti spazi di intervento, non
sarà né facile, né breve, anche se
obbligato per tutti.
Carissima Toscana, purtroppo,
tanti operatori che da generazioni esercitavano sul territorio non
esistono più, ci auguriamo, che
gli interventi che saranno messi
in atto dalle autorità competenti
mettano fine ad ogni disparità di
trattamento tra i vari soggetti che
oggi esercitano questa attività, e,
soprattutto, permettano un controllo maggiore sulla regolarità
dei servizi funebri svolti e sulle tante furbizie messe in atto in
tante realtà ed in tante strutture
sanitarie e non.
Vorrei che tutti potessimo lavorare con serenità e professionalità per aiutare le famiglie toscane
colpite da un lutto con la professionalità necessaria in un tempo
molto difficile, come quello che
stiamo attraversando, e nel rispetto di regole uguali per tutti e
senza privilegi.
Come vedi, sono molteplici i motivi per sollecitare una riflessione approfondita sullo stato delle
cose e per procedere con urgenza ad avviare incisive correzioni.
Chissà se con il Tuo aiuto si possa
anche avviare con tutti i soggetti
interessati un proficuo e sincero
confronto per trovare adeguate e
giuste soluzioni.
Ti saluto caramente !!
l’Anonimo Toscano
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Temi attualità
Giovanni Caciolli
Segr. Naz. Fedrercofit
Parlando di riforma
della funeraria
La recente proposta di legge “Paolini”, presentata alla Camera ha
sicuramente un merito: il dibattito sulla funeraria sembra aver
ripreso una qualche attualità e la
cosa può rappresentare un dato
molto positivo indipendentemente dall’esito che questa legislatura potrà garantire.
Se spendessimo bene il tempo residuo di questa legislatura, forse
potremmo anche ottenere il risultato atteso da oltre un decennio,
ma, in ogni caso, se riuscissimo a
focalizzare e precisare meglio la
soluzione di quei tre o quattro
problemi di fondo, determinanti
per lo sviluppo corretto del settore, avremmo fatto un grande passo avanti.
E’ vero, Federcofit e Feniof hanno sottoscritto, tramite i loro
Presidenti, una Proposta di legge, in gran parte recepita della
Commissione Sanità del Senato,
ma evidentemente, anche su questo testo permangono numerose
riserve se, come è vero, in numerose realtà territoriali e regionali
ci si muove su coordinate molto
diverse. Probabilmente anche a
questo, anche se non solo, si deve
addebitare il sostanziale blocco
della discussione di questa proposta di legge in Commissione al
Senato.
I Capisaldi di ogni ipotesi di riforma della funeraria italiana, per
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quanto concerne l’attività funebri,
mettendo tra parentesi per un
momento le problematiche cimiteriali, sono sostanzialmente
quattro: i requisiti per l’attività
funebre e le modalità per ottenerli, la questione sanitaria ed il rapporto tra questa e le attività funebri, il controllo, da parte delle
Istituzioni o di altri soggetti ad
hoc deputati, obbligatorio e periodico sulle attività funebri e, infine, la definizione di un quadro
per lo sviluppo e la crescita
dell’imprenditoria funebre (casa
funebre e servizi annessi, servizi
post mortem, ….).
Su questi temi dovremmo approfondire la riflessione sia per chiarirne tutti gli aspetti, sia per superare quelle riserve mentali che
impediscono di spingere con la
dovuta decisione il varo definitivo di una norma, sostanzialmente condivisa da tutti.
Partiamo dalle Camere Mortuarie degli ospedali, tema centrale
su cui molto si discute.
La realtà maturata è molto articolata e differenziata. Guai a generalizzare tutto e mescolare situazioni negative con situazioni
passabili o, per fortuna, situazioni
buone, non molto numerose ma
proprio per questo da salvaguardare con ogni impegno.
Fino agli anni settanta del problema ci si occupava ben poco; i
luoghi del decesso erano, per lo
più, le abitazioni e questo permetteva una naturale e più facile
scelta da parte dei cittadini.
Sono gli anni successivi che, in
assenza di adeguate norme, fanno
esplodere progressivamente il
problema: i luoghi di decesso sono sempre più le strutture sanitarie e gli ospedali diventano “il
mercato” delle onoranze, con
pesanti ripercussioni soprattutto
nelle aree urbane.
Numerosi sono stati i tentativi di
regolarizzare questo “mercato”
condotti dalle varie componenti
presenti sul settore: istituzioni,
strutture sanitarie, operatori funebri, ecc.
A ben riflettere anche le Convenzioni ospedaliere, cosiddette,
con turni di permanenza nelle
Camere Mortuarie per gli operatori funebri, avevano questo
obiettivo. Gli stessi appalti di gestione delle Camere mortuarie
rispondevano anche all’obiettivo
di eliminare la commistione tra
infermieri e servizi funebri con
gli scandali che si ripetevano con
cadenza frequente e che, si badi
bene, stanno riprendendo con
ritmo preoccupante, oggi dopo
le note posizioni dell’Autorità Garante e quant’altro. Quando si rivendica da parte di operatori funebri una qualche bontà delle
passate Convenzioni o degli Ap-
palti, per avere sconfitto, allora, la
pesante intromissione del personale sanitario nei servizi funebri,
si vuole proprio ricordare questo,
anche se con evidente parzialità.
Ancora oggi, girando per il nostro paese in lungo ed il largo, capita di trovare ipotesi di convenzioni ospedaliere con operatori
funebri che addirittura fanno riferimento al “SERVIZIO DEL
TAXI DEL MORTO”, per dire come è variegata la situazione.
Un elemento sembra acquisito
per tutti, istituzioni, strutture sanitarie, autorità statuali ed operatori funebri: all’interno delle Camere mortuarie si gioca gran
parte delle regole di corretta
concorrenza e la prospettiva di
uno sviluppo libero e professionale delle attività funebri.
La giurisprudenza, l’Autorità Garante e buona parte della legislazione regionale sulla funeraria
hanno permesso di fare passi
avanti nella definizione degli
spazi di agibilità, anche se, ovviamente, non hanno definito
regole attive per la soluzione dei
problemi. Colpisce che ancora
non si sia affrontato il tema del
rapporto tra attività funebri ed
attività sanitarie e parasanitarie
(118, trasporti sanitari, ….); in
ogni caso si sono definite con
abbastanza chiarezza le incompatibilità in capo alle attività
funebri.
Siamo a metà del guado: sappiamo cosa non si può, né si deve
fare, non abbiamo ancora una
soluzione per le cose da fare in
termini attivi e positivi. Questo
dovrebbe essere un obiettivo primario del settore; ce lo ritroviamo davanti non solo per gli
“scandali” che si susseguono
continuamente in tante città, ma
anche per le dinamiche che stanno alla base degli interventi delle
strutture sanitarie.
Se gli appalti per la gestione delle
Camere Mortuarie, con l’obbligo
di trasferire le salme dai reparti e
la gestione per almeno 12 ore
giornaliere, sono affidati per cifre irrisorie e non remunerative,
giocoforza, ci si dovrà “arrangiare”, solo per fare un banale esempio.
Le norme regionali sulla incompatibilità, non hanno, da
sole, risolto il problema se solo
si guarda ai molteplici “scandali”
emersi in questi anni, o se semplicemente si ascoltano gli operatori nelle varie realtà territoriali.
Sicuramente non è facile individuare la soluzione che vada bene a tutte le realtà del paese,
qualcosa, però, si può fare per
avvicinarsi sempre più a situazioni buone o, quantomeno accettabili e senza rifugiarsi in
formule tanto vere ed ovvie
quanto prive di effetti concreti:
se tutti stessero ..., se tutti facessero ..., se tutti si comportassero
…, e via andando.
Prima di tutto dovremmo smettere di addossare l’un l’altro le
responsabilità di questi fenomeni facendo una strana gara a chi
è più vergine: non serve a nessuno vedere chi condanna con più
veemenza….
Si debbono, sicuramente, invocare controlli ed interventi rigorosi da parte delle Autorità e,
quando è necessario, della Magistratura, sapendo, però, che curare questo male non basta, perché arriviamo sempre dopo; il
problema vero è prevenirlo.
Certo l’informazione è la base di
partenza, un’informazione attenta, esauriente e chiara; ma anche
questa non basta, in questo settore come in tanti altri.
Credo si possano definire gra-
duali interventi finalizzati non
solo ad uniformare norme e regole, nel rispetto delle leggi dello
Stato, ma anche a creare esperienze su un fenomeno tutto
sommato ancora in evoluzione.
Un Regolamento delle Camere
mortuarie che assuma uniformità di principi in tutto il territorio nazionale: non è facile, ma
con buona volontà si può arrivare a posizioni condivise da tutta
la categoria da proporre alle Regioni.La definizione di appalti
gestionali congrui, rispettosi
delle incompatibilità definite
dall’Autorità Garante ma tali da
permettere alle gestioni di svolgere il servizio senza rischiare
perdite economiche insostenibili. Ed infine, ce lo dobbiamo dire
con franchezza, la ricerca di
modelli e di soggetti gestionali
che permettano di realizzare
maggior rigore e tutela effettiva
per tutti i soggetti in campo e
per tutti i legittimi interessi, economici e sociali, che si sviluppano nel settore e negli eventi luttuosi.
Il confronto su questo soggetto
gestionale non è semplice, lo
abbiamo visto, ma l’esperienza
di questi anni dovrebbe stimolare qualche riflessione: le cose
vanno sempre peggio e la categoria dimostra una preoccupante e disarmante impotenza,
che si rifugia sempre più spesso
nell’invocare una sorta di stato
di polizia per impedire gli abusi. Sgombriamo il campo da riserve mentali e preconcetti; riattiviamo
un
confronto
concreto: chissà che qualche
utile proposta non possa venire
fuori...., altrimenti ci troveremo
sempre questo problema come
un macigno che impedisce un
percorso virtuoso e capace di
progressive soluzioni.
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Evento Dinamico, in collaborazione con Fiera Roma, presenta la
novità fieristica romana di settore;
è infatti in programma il 26-27
novembre 2011 presso il nuovo
polo fieristico di Roma, ETERNA
MostraConvegno delle attrezzature
e dei servizi funerari e cimiteriali.
Eterna nasce dalla rielaborazione,
da parte degli organizzatori, di
una serie di input ricevuti durante
i vari incontri con gli operatori del
settore, ponendosi come evento di
riferimento per il mercato nazionale.
La vera e propria novità di ETERNA
consiste nel presentare alle imprese di settore un pacchetto “tutto
incluso”, che prevede già lo spazio
l’estrema necessità delle aziende
di dialogare direttamente con le
imprese funebri, soprattutto in
mercati di riferimento come quello del Centro Sud Italia. Piuttosto
che inserirci in questo meccanismo di polverizzazione degli appuntamenti, crediamo invece di
poterlo contrastare presentandoci
sul mercato con quella che riteniamo un’alternativa reale e valida a molti di essi. La nostra idea
vincente è quella di proporre un
format che consenta alle Aziende
di spendere poco in termini di impegno organizzativo ed economi“Siamo consapevoli del proliferare co, allontanandole dalla logica del
‘gigantismo’ in fatto di metratura
- e allestimento, ponendo invece al
tori, “questo, comunque, dimostra centro il prodotto e il rapporto
espositivo allestito e il servizio di
pernottamento alberghiero. In
questa maniera le Aziende partecipanti non hanno alcun altro
onere se non quello di scegliere,
nella gamma dei loro prodotti, i
classici da riproporre e le novità
pletamente all’esperienza degli
organizzatori per la parte tecnicologistica.
Tutto ciò nella splendida cornice
di una città unica, magica e accogliente, vero e proprio plus della
manifestazione.
Scarica l’invito gratuito dal sito www.eternaexpo.it
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umano. In altre parole, il nostro
obiettivo è quello di ottimizzare
gli appuntamenti, unendo i vantaggi dell’evento fieristico (location, contenuti, numero visitatori) con gli aspetti positivi degli
incontri locali (bassi costi, breve
durata, rapporto diretto con i
clienti). Arrivare in Fiera Roma
e trovare lo spazio allestito e l’alloggio in una primaria struttura
alberghiera nei pressi del quartiere fieristico è la nostra risposta.”
“L’attenzione però non si limita
solo agli espositori ma si focalizza anche ai visitatori” proseguono gli organizzatori “la gratuità
dell’ingresso, ad esempio, e per
noi è fondamentale in una manifestazione B2B, dove dobbiamo
agevolare la presenza dell’impresario funebre, attore protagonista, che deve trovare in ETERNA
un punto di riferimento per il
proprio business. A lui dedichiamo una serie di appuntamenti e
incontri istituzionali e formativi con la presenza di relatori di
spicco”.
Alla luce di queste argomentazioni siamo convinti della validità
dell’appuntamento, anche perché
gli organizzatori lasciano trapelare, pur senza sbilanciarsi, che
importanti novità tecnico/istituzionali verranno presentate nel
corso della manifestazione.
Non resta quindi che darci appuntamento a Roma per il 26 e 27
novembre 2011.
13
“De pena mortis”
(Il dolore della morte)
Il dolore derivante dalla morte di una persona cara è forse una delle più intense esperienze che dobbiamo affrontare durante la nostra vita. Esso penetra in profondità la nostra persona, tocca le nostre
emozioni, può modificare le relazioni interpersonali e persino il nostro aspetto fisico. Nessuno conosce la
ricetta perfetta per superare quei momenti, ciascuno li vive in maniera diversa.
Ciononostante, esistono degli elementi comuni a tutti. Che voi siate il diretto interessato oppure l'amico
o il collega di qualcuno che ha appena perso una persona cara, può comunque essere assai utile capire
alcuni dei tratti emotivi fondamentali tipici di questi momenti.
La cosa più ingiusta della vita? E’
il modo in cui questa finisce, ed il
lutto è il lento processo di ridefinizione del nostro mondo e della
nostra realtà privati della presenza di una persona che ci era particolarmente cara. Rimarginare
una ferita così profonda richiede
tempo e pazienza. Non esiste una
formula buona per tutti, né un
calendario da rispettare.
I sentimenti che ci assalgono sono
un miscuglio di dolorose emozioni: pena, rabbia, colpa, rimpianto,
vuoto, desiderio e stato di abbandono. Alcune di queste ci aggrediscono e ci travolgono come po14
tenti ondate, lasciandoci affranti
e provati dietro di esse; altre sembrano radicarsi e persistere a lungo nel tempo. Senza contare che
la perdita di una persona amata
può risvegliare un senso generale
di doloroso abbandono radicato
in precedenti episodi della nostra
vita. Elaborare un lutto implica il
riuscire a dare un senso alla morte di un congiunto e contemporaneamente ad esprimere tutti i
contenuti psichici di dolore che
la perdita ha messo in moto tornando più volte sull'immagine,
sui sentimenti e le memorie legate alla persona che amavamo, fino
a che quella perdita non ci risulta
più così intollerabile e dolorosa.
Sebbene il processo di cicatrizzazione possa essere lungo e doloroso, e una parte di noi rimarrà
"colpita" dall'evento per sempre,
il tempo, tuttavia, porta a sviluppare una progressiva accettazione
della morte e della scomparsa.
Ma il principale ostacolo che si
presenta durante tale cammino
è il rapporto di dipendenza dalla persona defunta. In alcuni casi
vengono spesso vissute vere e
proprie allucinazioni, vediamo il
defunto girare per casa, ci sentiamo in colpa per non aver fatto o
detto qualcosa e cerchiamo in tutti i modi di tenerlo legato a noi. In
questo contesto si rende difficile
l’elaborazione del lutto perché il
congiunto scomparso agisce ancora come immagine nella psiche
dei sopravvissuti, continuando ad
esistere come presenza effettiva e,
pur non essendo più presente, la
sua fisionomia viene rintracciata
in un viso intravisto tra la folla o
nei primi confusi momenti che
seguono il risveglio mattutino,
momento in cui i congiunti non
si rendono ancora conto che il
defunto non c’è più. Questo processo di dipendenza e di non ac-
cettazione della perdita deriva
dal connubio tra il non aver mai
espresso i propri immaginari sulla morte e il bisogno di avere un
contatto fisico con il defunto, tanto da venir definito "lutto complicato" o “lutto patologico” , nel
quale si rinforzano le condizioni
di stress e di depressione dell’individuo perché incapace di ritornare a modelli di comportamento
funzionali al contesto relazionale
e ad un nuovo progetto di vita.
C’è una sostanziale differenza tra
l’essere stati testimoni di una “
buona morte” (quando il morente ha affrontato il suo destino in
modo sereno e si parla quindi di
“lutto normale”) e quando invece
la morte della persona a noi cara
è collegata a delitto o ingiustizia
profonda, (un incidente stradale,
un omicidio, una morte improvvisa che scaturiscono poi inevitabilmente nel “lutto patologico”).
Se la persona cara è morta dopo
aver ascoltato se stessa, aver messo a posto le questioni in sospeso
e risolto i conflitti personali, ha
vissuto una “buona morte”, ( in
caso contrario il senso delle questioni pendenti grava sugli eredi
che sentono pesare su loro stessi
la necessità di riparazione), ma se
la persona è perita a causa di una
ingiustizia o di un delitto è molto
difficile che i superstiti possano
uscire dal lutto patologico senza
aver avuto un’autentica riparazione psicologica. Non si tratta solo
di aver avuto la possibilità di assicurare alla giustizia i colpevoli o
di vederli giustamente puniti ma,
come insegnano le ricerche sulla
vittimologia e sulla real justice,
si tratta di vedere emergere nel
colpevole il pentimento profondo per la sua azione. Senza tale
pentimento non è possibile l’esercizio del perdono che consente la
piena elaborazione del lutto. Alcuni si sentono responsabilizzati
a mantenere vivo dentro di sé il
dolore per non tradire il ricordo
del defunto, così facendo restano
legati al passato per sempre, mentre il processo di elaborazione lo
si può attuare soltanto rivolgendo
lo sguardo al futuro.
Non esistono sentimenti rispettabili o sentimenti deprecabili.
Ciascuna emozione gioca un suo
ruolo specifico nel processo di
cicatrizzazione. Siamo tutti tentati dal chiudere in un cassetto le
emozioni più difficili e dolorose.
Soprattutto coloro che pensano
di doversi mostrare sempre e comunque come i più forti. Ma si
rischia di ottenere lo scopo contrario; si accresce lo stress e si rallenta il processo di elaborazione
del lutto.
“Un grido del cuore negato
e represso può portare a una
produzione di rabbia ingiustificatamente espressa ed a una non
voluta brutalità e rudezza nei
confronti degli altri.
Non pretendiamo di negare
queste emozioni, lasciamo che i
sentimenti affiorino”.
Presidente Feder.Co.F.It.
Regione Toscana
Dott.ssa Catassi Katia
Dott.ssa Catassi Katia 15
O.F. ITALIA® rappresenta il “Volume Nazionale delle Onoranze Funebri Italiane” unitamente al sito
web: www.ofitalia.it. Lo staff di O.F. ITALIA® si avvale di un’esperienza pluridecennale nel settore.
L’obiettivo che abbiamo raggiunto era, e rimane, quello di creare uno strumento professionale cartaceo
e multimediale per agevolare i contatti operativi interni nel settore funerario nazionale.
L’innovativa ed esclusiva edizione, ricca di dati e di informazioni, intende essere come un amico prezioso che accompagna l’imprenditore funebre nello svolgimento quotidiano delle sue attività professionali.
Il progetto O.F. ITALIA® non si limita a favorire gli interscambi interni al Comparto Funerario, ma
contiene novità importanti:la possibilità di essere visti e contattati non solo dai colleghi, ma anche
dai privati. Tutto questo è possibile in quanto il portale www.ofitalia.it offre la possibilità all’utente di
interagire con l’Impresario Funebre.
O.F. ITALIA® è un’interessante opportunità anche per i Produttori e Operatori del Comparto Funerario Nazionale, proponendo loro una forte visibilità.
Mission:
Il nostro scopo è quello di proporre un servizio moderno agli Operatori del Comparto Funerario che
risponda alle loro esigenze ed alla loro immagine.
Internet ha un continuo e aggressivo crescendo nelle relazioni commerciali e personali degli italiani,
ed è in questo quadro di sviluppo informatico che O.F. ITALIA® pone le basi per creare nuovi orizzonti di mercato per le Imprese Funebri e Costruttori/Produttori che aderiscono a tale iniziativa.
Usufruire dei servizi Ofitalia significa:
• Per l'impresario funebre una maggiore visibilità fra i colleghi e con i privati
• Per un produttore e/o fornitore una forte presenza negli uffici degli impresari funebri
16 16
Sei interessato ad avere il volume Ofitalia?
Contatta i nostri uffici
LA COMUNICAZIONE PER LE IMPRESE
LA VETRINA DEI PRODUTTORI E COSTRUTTORI
1861 - 2011
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150° ANNIVERSARIO DELL’ UNITÁ D’ITALIA
www.ofitalia.it
G
A
Z
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Federcofit:
La Formazione
Il nostro impegno nella Formazione
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Formazione agevolata e sovvenzionata
Ecco cosa proponiamo ai nostri
soci, la POSSIBILITA’, a dir poco
interessante, di USUFRUIRE dei
FINANZIAMENTI per la FORMAZIONE previsti dai Fondi Paritetici Interprofessionali.
Che cosa vuol dire ?
Ogni azienda (di ogni settore)
con il modello DM10 è obbligata
a versare un contributo all’Inps
dello 0,30% (il cosiddetto “contributo obbligatorio per la disoccupazione involontaria”).
I datori di lavoro possono chiedere
all’Inps di trasferire (senza nessun
onere) questo contributo ad un
Fondo Paritetico Interprofessionale a cui l’Azienda si è iscritta.
Il Fondo Paritetico Interprofessionale finanzia la formazione attraverso la partecipazione a bandi di
richiesta di finanziamento.
Federcofit ha scelto di aderire a
Fondo Professioni, che riconosce
le associazioni di categoria come
veicolo per la crescita professionale dei dipendenti delle aziende a
loro iscritte.
Ecco come approfittare di questa
opportunità offerta da Federcofit grazie alla collaborazione con
Omnia Gestione Risorse Umane,
Società di Consulenza di Direzione e Formazione nota in tutta
Italia i cui professionisti collaborano con noi da anni. Da anni
come sapete, organizziamo corsi
di sviluppo di competenze specialistiche, TANATOESTETICA
- IL CERIMONIERE FUNEBRE,
e corsi tematici aziendali (“Il
marketing telefonico”-“La gestione efficace del gruppo”- “La
comunicazione e l’ascolto”, per ci-
tarne alcuni). Possiamo accedere
al finanziamento di questi corsi,
seguendo un iter dettagliato ma
relativamente facile. Secondo
specifici calendari decisi dalla
Direzione di ciascun Fondo, periodicamente nell’arco dell’anno,
i Fondi pubblicano avvisi con relative procedure per la stesura di
progetti/piani formativi e per la
partecipazione ai bandi di richiesto finanziamento. Solo i progetti che avranno raggiunto un
determinato punteggio saranno
ammessi al finanziamento. Clausola fondamentale è l’iscrizione
da parte delle aziende al Fondo
Professioni al quale si richiede il
finanziamento. Ciascun associato
deve iscriversi a Fondo Professioni in maniera autonoma, comunicandolo all’INPS attraverso la
compilazione del modello DM
10/2 Possiamo aiutare le aziende
anche in questa fase.
E adesso parliamo di soldi ... viene finanziato l’80% della quota di
partecipazione con un massimo
di € 1500 e due partecipanti per
azienda. Considerando la grande opportunità, siamo disponibili
ad organizzare edizioni, oltre che
a Milano, anche a Firenze, Roma,
Napoli e dove ci sarà richiesta.
La quota d'iscrizione ad entrambi i corsi è di Euro 2.500,00 + iva
a partecipante. L’intervento del
fondo, che copre l’80% dei costi,
permette di frequentare questi
corsi con le seguenti quote:
Tanatoestetica: € 250,00; a Milano prima edizione dopo l’estate
20-21-22-23 settembre
Il Cerimoniere Funebre: € 300,00;
a Milano prima edizione dopo
l’estate 4-5-6-7-11-12-13 ottobre
Tanatoestetica + Il Cerimoniere
Funebre: € 500,00
Potete trovare i programmi dettagliati dei corsi, oltre che sul nostro
sito, www.federcofit.com, sul sito
di Omnia Gestione Risorse Umane - www.omnia-gru.it (Corsi di
formazione) n. tel. 02 76390417e mail: [email protected]
REGIONE LOMBARDIA
In settembre prosegue regolarmente la pianificazione dei corsi obbligatori per consentire la
partecipazione ai moduli previsti
dalla Legge Regionale.
A Milano, presso la nostra sede, il
6-7-8 settembre si svolgerà il modulo teorico 1 e il 13-14-15 settembre il modulo teorico 2. Si pianifiIl corso “Tanatoestetica”, una cheranno poi le date per il modulo
giornata di teoria e tre giornate di teorico 3 e i moduli pratici 1 e 2
lezioni pratiche nella preparazione e vestizione della salma presso Nel nostro sito www.federcofit.com,
la camera mortuaria di strutture nella sezione dedicata alla Forospedaliere, ha una quota di par- mazione Istituzionale potete trotecipazione di € 1250+IVA
vare informazioni dettagliate sui
requisiti formativi definiti dalle
Il corso “Il Cerimoniere Funebre” Leggi regionali, i programmi forche si articola in totali n. 40 ore di mativi, il calendario dei moduli
lezioni, strutturato in sezioni di formativi (sede e date) e il modu6/8 ore giornaliere, ha una quota lo di iscrizione ai corsi. Per infordi partecipazione di €1500+IVA. mazioni, tel. 02 33403992
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Elementi:
ultima realizzazione
eLeMenti sas
Via Verdi, 3
20010 Inveruno (MI) Italy
T. +39 02 9789255
E. [email protected]
www.e-le-menti.com
L
a Elementi
sta
lavorando su
progetti diversi tra cui
la ristrutturazione dell’
agenzia funebre Ala di
Canegrate: l’impresario
Carlo Raimondi voleva
svecchiare l’immagine
dell’agenzia e ha dato
carta bianca a Stefano, il
progettista della Elementi,
20
che ci dice: “ Fondamentale è stato il cambio
completo della vetrina, la possibilità di un
serramento nuovo ci ha permesso di adottare
una porta a tutta altezza con un maniglione
lungo di acciaio satinato che ha dato
immediatamente nuovo respiro all’immagine
dell’agenzia. I vetri sono stati decorati ai
vbordi con della bande satinate che riportano
i numeri telefonici, mentre l’insegna col nome
dell’agenzia, scritta in acciao e applicata al muro
interno, è visibile della trasparenza centrale del
vetro principale”
All’interno un mobile espositore richiama la
struttura a rami di un albero, mentre la fioriera,
altro richiamo verde, nasconde un mobile
contenitore attrezzato con ante e cassetti
lateralmente. Tutto in rovere chiaro a poro
aperto, che contrasta con il laccato lucido bianco
della scrivania e delle sedie dalle linee semplici.
Due pannelli di legno, sempre lo stesso rovere
chiaro, fungono uno da porta e l’altro da
base per esporre immagini delle realizzazioni
cimiteriali.
Chiediamo il parere del committente a lavori
ultimati: Il vecchio ufficio non rispondeva
più alle nostre esigenze ed inoltre non
rappresentava bene l’azienda. La Elementi ha
rivoluzionato tutto il locale e il risultato è quello
che volevamo, un agenzia nuova dall’impronta
moderna ed elegante, che ci permette di
valorizzare i nostri prodotti e servizi senza
rinunciare alla funzionalità.
E’ quasi ultimata anche un›altra realizzazione
della Elementi in provincia di Milano.
E qui una foto di un progetto quasi terminato a
San Giovanni Rotondo.
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eLeMenti sas
Via Verdi, 3
20010 Inveruno (MI) Italy
T. +39 02 9789255
E. [email protected]
www.e-le-menti.com
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Imparare a formarsi
Ivan Trevisin
Il tempo del guarda ed impara,
per quanto giusto che sia, fino
ad ora si è rivelato nel nostro settore funzionale, ma va da se che
ha creato molti problemi ed una
scarsissima integrazione di categoria. Al contrario, il continuo
migliorare dovrebbe riuscire a tenere il nostro comparto aggregato ed al passo con un mondo che
va avanti, cambia, progredisce e
riesce addirittura a trasformare
le emozioni. Una frenetica corsa
disseminata di mille imprevisti
che ci costringe a cambiare tutto
ciò che abbiamo programmato;
riuscire a ricavare in questa fre24
nesia del tempo per la formazione può essere la soluzione al
problema. Conoscere meglio le
sfumature del nostro lavoro può
far si che i tempi si riducano, le
distanze si accorcino, le spiegazioni si semplifichino stando attenti, però, a focalizzare gli argomenti primari e necessari, quelli
individuati specificatamente per
questo settore. L’assimilare nozioni generiche è utile, ma focalizzare l’attenzione sulle materie e sui
contenuti tecnici d’interesse contribuisce a far proprio il risultato
di un piano formativo organico
che tende a strutturare, solidificare e rinforzare in maniera completa il know-how. Questo vale
sia sotto il profilo della struttura
aziendale, sia sotto il profilo delle
persone; anche in ambito pedagogico, vi è un processo complesso di trasferimento di contenuti
e metodi per fare acquisire alle
persone livelli intellettuali, culturali, emotivi e spirituali sempre
maggiori. Trattiamo quotidianamente con persone e sentimenti, non dobbiamo dimenticarlo!
L’assimilare scolasticamente nozioni puramente didattiche tese a
preparare una persona a svolgere
un'attività o meglio ancora una
professione, deve essere completato da un’interagire di idee,
pensieri, culture, modi di pensare e di essere che arricchiscano
l’operatore funebre e ne rendano
il lavoro positivamente indimenticabile per i dolenti. Per questo
vi è la necessità di richiamare ad
una coscienza comune del nostro
operato intesa a vedere la formazione non solo come qualcosa di
obbligatorio, ma libero ed indispensabile a non rendere frivole
le energie aziendali impiegate!
Strutturare e programmare formazione, quindi, diventa un impegno molto complesso e delicato nel quale Federcofit, nel corso
degli anni, ha saputo primeggiare; nel mese di settembre, infatti,
avranno inizio una serie di corsi
di tanatoestetica direttamente in
camera mortuaria con sperimentazione per 10/12 operatori per
partire a conoscersi già sul pratico. Interessante sarebbe conoscere anche le idee e le esigenze del
singolo operatore al fine di plasmare ancor più i corsi necessari,
a tal fine siamo disponibili all’indirizzo mail:
[email protected]
Mi permetto, però, un’ultima riflessione sul perché partecipare a questi aggiornamenti:
Perché torno con nuove idee
Perchè si tolgano dalla testa certe idee
Perchè ci illudiamo che torni cambiato
Perchè l’altra volta ci siamo trovati bene
Perchè a volte c’è bisogno di un bagno nel dubbio
Perchè sono sempre in ritardo
Perchè a forza di guardare l’orologio ci ha fatto impazzire tutti
Perchè è troppo sul pezzo (o troppo poco)
Perchè è veramente stressato
Per premiarli
Per punirli
Perchè se lo meritano
Per punire il formatore
Per levarceli di torno qualche giorno
Perchè così si muovono dalla scrivania
Perchè così lasciano un po’ la macchina in garage
Per metterli alla prova
Perché ci ho mandato anche gli altri
Per fargli passare una giornata di relax
Perchè la formazione “si” deve fare!
Ha fatto bene allo “spirito di gruppo”
Ha fatto bene all’autonomia di ognuno
Perchè è veramente stressato
Perchè è un po’ timido
Perchè è talmente espansivo
E’ troppo commerciale
Perchè c’è il budget
Perchè sono soldi spesi bene
Perchè ci avanzano i soldi
Perchè mi interessa il feedback del formatore
Perchè non ho tempo di andarci io
Così non vado da solo
Perchè un’azienda prende idee e forza anche da fuori
Perchè se no è sempre e solo lavoro, lavoro, lavoro
Perchè la formazione ha funzionato
Perchè se se la gioca bene ci va un’altra volta
Perchè una rondine non fa primavera: occorre insistere
Perchè è una formazione con buon senso
Perchè la teoria nasce da quello che si dice
Perchè si sono dimenticati un sacco di cose
Perchè si divertono, prima, durante e anche dopo
Perchè si vive una volta sola
Buon lavoro, Ivan Trevisin
Presidente Federcofit Veneto
25
26
Milano si riparte
sarà la volta buona?
Un nuovo Sindaco e un
nuovo Assessore per i
Servizi Demografici
28
Si sono concluse le elezioni amministrative è
stato eletto un nuovo Sindaco, è stata nominata
una nuova assessora per i servizi demografici
e quindi per il settore cimiteriale e funerario.
Federcofit Lombardia ed il CIFC si sono già
attivati per avere un incontro con il nuovo assessore per meglio spiegare e per trovare una
soluzione alle problematiche dei settori cimiteriale e funerario.
I tempi della politica, molto spesso, non coincidono né con le esigenze delle imprese, né
con quelle dei cittadini. Fortunatamente, que-
sta volta gli uffici comunali hanno risposto
che l’assessore ci riceverà ai primi di settembre, comprendendo forse che le problematiche sono molteplici e di grande importanza,
sia per gli operatori funebri e cimiteriali, ma
soprattutto per i cittadini milanesi.
Di seguito vi riproponiamo le problematiche
in sospeso e lo facciamo mostrandovi la pubblicazione che il comitato aveva redatto prima
delle elezioni amministrative.
Cristian Vergani
Presidente Federcofit Lombardia
29
Questo libretto era stato presentato in tutti gli incontri politici organizzati sia con esponenti della
attuale maggioranza che della minoranza. Tutti i nostri interlocutori si erano presi l’impegno di risolverli. La nostra speranza è che alle promesse seguano i fatti concreti, ma questo non dipende da noi…
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Informazione sui servizi
funebri e cimiteriali milanesi
a cura delle associazioni di
categoria del settore
Una voce nuova per informare i cittadini.
Negli ultimi anni si è andata sempre più rafforzando la volontà dell’Amministrazione di evitare il confronto con le Associazioni di Categoria di questo settore. Questo foglio vuole essere testimonianza di come questo atteggiamento abbia portato ad una serie di criticità che intendiamo evidenziare e portare a conoscenza dei nostri concittadini.
Lo spirito con cui intraprendiamo questa iniziativa non è certo quello di una critica fine a se stessa,
bensì l’intento è quello di stimolare l’interesse nei Milanesi nei confronti di un patrimonio comune di grande valore artistico, religioso e culturale.
Se il risultato sarà quello di aver sensibilizzato l’opinione pubblica, riportato l’Amministrazione a più
miti consigli, ripristinato il giusto dialogo tra Comune e Operatori, avremo raggiunto il nostro scopo.
Ci auguriamo che questo foglio spinga i nostri amministratori a compiere un gesto di buona volontà nel
considerare gli argomenti trattati nelle prossime pagine e comunicarci quali sono le soluzioni che ritengono di voler porre in essere. Ne daremo notizia nei prossimi numeri.
La redazione
Il deplorevole stato di gran parte dei cimiteri milanesi
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30
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La ma
Un valore che rischiamo di perdere.
Più di un secolo di storia si racconta attraverso le opere di artisti,scultori, pittori, architetti, artigiani, che hanno lavorato nei cimiteri milanesi.
L’espressione della volontà di perpetuare il ricordo di
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dedicare un segno che significasse il dolore per la
mancanza della loro presenza terrena e la gratitudine
per quanto la loro esistenza abbia lasciato in eredità ai
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mortali di nobili, borghesi, cittadini milanesi: questo è il
tesoro morale ed affettivo che si è concretizzato in realizzazioni artistiche nei cimiteri milanesi e soprattutto
nel cimitero monumentale, il cui valore è unanimemente riconosciuto.
Questa ricchezza è da tempo in pericolo. Alcune immagini che alleghiamo testimoniano lo stato in cui versano
luoghi e tombe la cui manutenzione si rende assolutamente necessaria pena l’impossibilità di un ragionevole
recupero.
Molte opere di pregio hanno già subito danni irreparabili grazie all’incuria di quanti non hanno saputo o voluto dare l’importanza che avrebbero meritato, in primo
luogo l’incapacità dell’Amministrazione Comunale di
portare il dovuto rispetto a un luogo oltre che di culto
depositario di tanta storia, arte, cultura.
Se
Expo 2015 spinge
l’Amministrazione
a
“rispolverare” il Monumentale, grande è il timore che si
possano ripetere incresciosi ulteriori danni a questo
patrimonio della città.
Lasciare che il Monumentale venga “rimaneggiato” perché finisca per essere l’opportunità di un affare lucroso
per pochi “eletti” ci sembra sconfortante.
Palese la necessità che gli interventi di manutenzione,
restauro, riqualificazioni o nuove edificazioni siano, oltre che affidate a professionisti esperti, precedute da
un’attenta analisi dello stato di fatto, una scelta di tecniche appropriate ed una programmazione di interventi
adeguata.
Che questo rinnovato interesse possa diventare operazione tesa a restituire dignitosa integrità ed eventuale
reimpiego alla struttura, veicolando la rivalutazione di
un valore alto quale è stato quello del culto dei defunti,
è sicuramente occasione imperdibile per conciliare una
necessità di immagine della Pubblica Amministrazione
con un’operazione di alto livello.
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31
La mancanza di una seria programmazione.
Nonostante i tanti ed importanti valori di cui sono portatori i cimiteri della città di Milano, ancora oggi, alla
vigilia delle elezioni comunali milanesi, siamo di fronte ad uno stato di abbandono crescente.
Dall’esterno molti invidiano la dotazione cimiteriale del Comune di Milano: uno dei templi crematori più
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storico e artistico inestimabile, il Cimitero Monumentale, visitato, purtroppo, soprattutto da stranieri.
Queste strutture hanno visto nel passato importanti interventi di ristrutturazione e significativa innovazione:
•
la realizzazione dei nuovi impianti crematori che dovevano permettere la restituzione delle ceneri
ai famigliari il giorno stesso della cremazione, arricchendo di cerimonialità questo atto e dando
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ed altro ancora.
Questa stagione sembra definitivamente finita, quasi che il progetto per il nuovo cimitero Milano sud
(fortunatamente bloccato dal T.A.R.) abbia segnato la fine di un periodo e l’inizio di una nuova e negativa stagione, con cimiteri sempre più inospitali.
Non solo è cessata la progettualità orientata allo sviluppo ed all’innovazione ma sono cominciati a venire
al pettine anche vecchi errori, come la realizzazione sia della “piramide” del cimitero Maggiore o i locali
per la mensa al Cimitero Monumentale ora sede di una parte degli uffici comunali trasferitisi da via Larga.
La scelta di giocare tutto sulla nascita di MISEF ha acuito drammaticamente gli effetti negativi della politica del rinvio degli interventi nei cimiteri.
Dopo ormai alcuni anni dalla proposta MISEF siamo ancora lontani da una situazione di buon funzionamento per ammissione della stessa Amministrazione Comunale.
Se dopo quasi quattro anni di lavoro dall’insediamento della nuova direzione di settore non sono state
soddisfatte che il 30% delle domande di terreni in concessione per le tombe di famiglia (resi disponibili solo mq. 2300 per tutti i cimiteri milanesi), nonostante la giacenza di oltre n. 500 domande
inevase da anni. Le conclusioni sono facilmente intuibili.
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“Responsabilità” questa sconosciuta.
Non si deve poi dimenticare quel vezzo frequente nella pubblica amministrazione di scaricare su
altri le responsabilità delle proprie inadempienze. Ancora una volta, nelle migliori tradizioni di
uno Stato forte con i deboli e debole con i forti, l’Amministrazione non ha provato la minima vergogna a richiedere i diritti di estumulazione a vedovi e vedove, padri e madri, che si sono trovati
costretti ad estumulare i feretri dei propri cari dai loculi del famigerato piramidone (sarebbe bene
che i cittadini milanesi citassero per danni amministratori progettisti ed esecutori di questa opera
sciagurata) perché i loculi, realizzati senza il rispetto delle norme previste dalla Legge Regionale,
perdevano liquidi di decomposizione.
L’impressione è, poi, che alla debolezza della direzione e del disegno strategico si aggiunga una
sorta di solipsismo che individua nemici da tutte le parti, soprattutto in coloro che hanno competenze sul settore.
Una siffatta situazione non agevola sicuramente la corretta e spedita fruizione dei servizi.
Sul fronte dei servizi funebri sembra che l’amministrazione attuale sia orientata a realizzare la
massima riduzione delle tariffe e dei costi dei servizi funebri, “istituzionali” e non, senza garantire
il puntuale rispetto della regolarità dei servizi stessi.
Sia nell’esecuzione dei servizi “gratuiti”, sia nella fornitura dei “servizi calmierati” nessuno controlla il rispetto delle forniture e la regolarità dei servizi facendosi complici del
mancato rispetto delle normative sul lavoro e sul libero mercato e favorendo lo sviluppo di
una prassi tanto diffusa quanto poco trasparente che utilizza la bassa tariffa per acquisire il cliente, per, poi, portarlo a sottoscrivere impegni economicamente più sostanziosi nello svolgimento
della trattazione stessa, senza che l’Amministrazione si senta minimamente responsabile.
Questo è un comportamento profondamente in contrasto con le sollecitazioni della Regione contenute sia nella Legge Regionale, sia nel regolamento di attuazione.
Sempre per ciò che riguarda il carente controllo, anche la vigilanza all’interno dei cimiteri è tanto
scadente che è notizia degli ultimi giorni il furto di statue in bronzo e delle coperture in rame dalle
tombe di famiglia. Ci aspettiamo che anche in questo caso l’Amministrazione non riconosca la
sua responsabilità.
Speriamo che all’indomani delle prossime elezioni, chi sarà votato, prenda in seria considerazione la problematica situazione in cui versano i cimiteri e le difficoltà degli operatori funebri, nella
speranza di riattivare un dialogo con le parti in causa nel pieno rispetto del principio di leale collaborazione.
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Energia eolica:
una vera alternativa per l’Italia?
36
La produzione di energia elettrica
alternativa ai comuni sistemi basati su carburanti fossili vede l’italia
come paese precursore in Europa e nel mondo, con gli impianti
di produzione idroelettrica, più
di 2.000 concentrati nelle regioni
alpine, alcuni risalenti alla prima
metà del novecento e gli impianti geotermoelettrici le cui prime
sperimentazioni, in Toscana, risalgono ai primi anni del secolo scorso, con l’installazione della prima
centrale geotermica del mondo
nel 1913. Negli ultimi 20 anni, le
crescenti difficoltà di approvvigionamento energetico hanno indotto molti paesi, tra cui il nostro, a
sviluppare nuove metodologie di
produzione energetica basati essenzialmente sulla trasformazione
dell’energia solare e di quella eolica. Società come ENEL e associate
dispongono oggi di una capacità produttiva da fonti alternative
(idro, geo, eolico e fotovoltaico)
pari a circa 2.500 MW e, a titolo
di esempio, la sola energia geotermica prodotta può coprire il 25%
del fabbisogno energetico di una
regione di notevole importanza
come la già citata Toscana e il 2%
circa del fabbisogno nazionale. Le
principali differenze localizzative
di impianti di produzione energetica da carburanti fossili e da fonti
alternative quali quelle citate, è intuitiva: gli impianti “tradizionali”
possono essere installati ovunque
(con ovvie eccezioni di sicurezza per popolazione ed ambiente)
mentre le fonti alternative necessitano di volta in volta di forte insolazione (fotovoltaico), di presenza
massiccia di acqua e di dislivelli
altitudinali importanti (idroelettrico), di attività geotermica e di
forte ventosità (eolica). La sintesi
di quanto appena affermato è che
gli impianti di produzione di ener-
gia alterntiva siano, perché di una
qualche convenienza economica,
direttamente correlati alle caratteristiche di ciascun territorio.
Quanto appena affermato si traduce semplicemente, ma nelle pratica non sempre ovviamente, nella
inutilità di impianti idroelettrici
nelle aree costiere della Sicilia, più
vocata invece per la forte insolazione al fotovoltaico, o di impianti
di generazione eolica in Pianura
Padana. Al di là della generazione
elettrica, l’energia del vento viene impiegata dall’uomo da molti
secoli e non solo nelle aree nord
europee (i mulini a vento olandesi
p.es.), ma anche in alcune regioni
italiane: in Sicilia, ma non solo, i
mulini a vento venivano utilizzati per la macinatura, per esempio
del sale. La produzone di energia
elettrica attraverso turbine azionate dalla forza del vento vede come
precursori storici gli Stati Uniti e i
paesi del Nord Europa, in primis
la Danimarca. Per comprendere il
divario tra gli USA e il nostro paese relativamente alla produzione
di energia elettrica dall’eolico è
sufficiente confrontare la potenza
complessiva installata al 2007 in
Italia (2.700 MW circa) con la potenza installata nel solo 2007 negli
Stati Uniti pari a 20.000 MW. Altro dato interessante e più vicino
a noi, riguarda la Danimarca, che
produce attraverso l’eolico, circa il
20% del fabbisogno nazionale (in
Italia tale percentuale è vicino al
2%). Contrariamente a quello che
questi pochi dati farebbero pensare, l’Italia è invece particolamente
vocata alla produzione di energia
dal vento, presentando uno sviluppo costiero e orografico vicino alla
costa molto sviluppato. La frammentazione della popolazione
italiana, ancora oggi fortemente
decentrata rispetto ai grandi poli
metropolitani, permetterebbe lo
sviluppo di tale metodologia di
produzione, consentendo la diffusione di piccoli parchi eolici
che renderebbero i singoli paesi
autosufficienti dal punto di vista
energetico (si pensi che esistono
oggigiorno aerogeneratori singoli
da 1 a 3 MW). Sono diversi e vari
i motivi di questa lentezza evolutiva: innanzitutto una scarsa attenzione al problema della diversificazione delle fonti energetiche e
quindi una scarsa programmazione industriale, che ha visto finora
la produzione di energia alternativa correlata agli obblighi di legge
che impongono ai grandi produttori elettrici una percentuale di
produzione da fonti rinnovabili.
Da non tacere, secondariamente,
un’avversione di alcune forze ambientaliste, peraltro impegnate a
favore dello sviluppo delle energie
da fonti rinnovabili, contro gli impatti ambientali che la costruzione
diei parchi eolici comporta, nella
fattispecie sul paesaggio e sulla
componente avifaunistica (uccelli)
e chirotterologica (pipistrelli) del
territorio. A riguardo di quest’ultimo problema, autorevoli studi zoologici ritengono pressocchè ininfluente l’esistenza di piccoli parchi
eolici di recente tecnologia sulle
citate componenti faunistiche. Per
quanto riguarda l’impatto “estetico” delle pale ciascuna opinione
risulta autoreferenziale.
Concludendo: l’energia eolica è una
grande opportuntà per il nostro
paese, le condizioni ambientali
sussistono, la tecnologia e la forza
economica per il suo sviluppo anche, latitano forse forza politica e
capacità di programmazione.
Come sempre?
Mauro TITA
Naturalista
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Teatro
Editoriale
Cari amici di “Due metri sotto il palco”, bentornati!
Eccoci qua con il secondo numero della rivista e della nostra
rubrica. Come vi avevamo promesso avremo una recensione ed
un intervista ai protagonisti del teatro che ci piace.
Pur uscendo dalla torrida estate che, si sa, per il teatro è un po’
un periodo morto (il caldo mi ha dato alla testa e non rispondo
più della mia ironia da quattro soldi) siamo riusciti a
rintracciare uno degli spettacoli più interessanti del momento,
“genova 01” di Fausto Paravidino e a coinvolgere l’autore in
una tavola rotonda sul valore del teatro nel nostro paese.
Nei prossimi numeri, con l’inizio di stagione, avremo
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un’intervista a Maurizio Lastrico, comico di punta di Zelig e
autore di uno dei best sellers di quest’anno ( “Nel mezzo del
casin di nostra vita” Mondadori) che tornerà a lavorare in
teatro con lo Stabile di Genova nella commedia in padovano di
Ruzante “La Moscheta” e sarà in scena con Tullio Solenghi.
Avremo anche un’intervista con Arianna Scommegna, una
delle più interessanti attrici del panorama nazionale.
Nel frattempo non mi resta che augurarvi buona lettura.
Al prossimo numero
Matteo Alfonso
“Genova 01”
Piazza Alimonda, Genova
20 Luglio 2011
La prima emozione forte arriva mentre aspetto, seduto su un’aiuola di
Piazza Alimonda, una birra fresca in
mano, che lo spettacolo cominci.
Sono li che mi guardo intorno e mi cade l’occhio sulla targa affissa su un palazzo: indica che siamo in Piazza Alimonda, ma sulla parola Alimonda è
stata tracciata una riga ed al suo posto
è stato scritto Carlo Giuliani, Ragazzo.
È in quel preciso momento che mi rendo conto che da quel tragico giorno in
cui un ragazzo perse la vita per un rigurgito di violenza dello stato sono
passati dieci anni. Dieci anni passati
veloci e la sensazione che il paese non
sia cambiato quasi per niente. Dieci
anni che non sono bastati a far emergere con chiarezza la verità su quello
che accadde quel giorno.
Ispirato da numerose testimonianze e
documenti, e scritto da Paravidino su
commissione del Royal Court al termine di uno stage, “Genova 01” è un “teatro-documento” suddiviso in 4 “giornate” e affidato alla lettura (o interpretazione) di più voci.
È stato presentato per la prima volta il
28 febbraio 2002 al Jerwood Theatre
Downstairs di Londra dal Royal Court
con 15 attori; poi in Italia, sotto forma
di lettura scenica il 17 marzo al Teatro
della Limonaia di Firenze, prodotto da
Laboratorio Nove e interpretato da
Iris Fusetti, Simone Gandolfo, Ketti Di
Porto e Fausto Paravidino. Il 7 giugno
2003 va in scena al Schaubühne am Lehniner Platz di Berlino, sempre affidato alla lettura di 4 attori; e infine, il 21
gennaio 2003 al Teatro Vittoria di Roma, per la regia di Filippo
Dini. Da allora continua ad
essere rappresentato con
successo in Italia e in Europa.
Esistono due versioni del testo: una breve, compresa nella raccolta “Teatro” pubblicata nel 2002 da Ubulibri ; e
una più lunga, un atto unico
suddiviso in cinque parti e
prologo come nella forma
classica della tragedia:
1 - Giovedì, la festa e i presagi
del dramma
2 - Venerdì, lo
scoppio delle
violenze e la
morte di Carlo
Giuliani
3-Sabato,
300.000 persone caricate sui
blindati
4 - Sabato notte,
la scuola Diaz
5 - Sabato notte
inoltrata, Bolzaneto
“Genova 01” è
stato inizialmente concepito dall’autore come “un testo aperto”: Paravidino
ha voluto sottolinearne l’universalità e
la perenne attualità con la mancanza
di personaggi e con la continua riscrittura del contenuto alla luce dei particolari che emergono col passare del
tempo.
Oggi, a Genova, vedo lo spettacolo per
la quinta volta e ancor più delle volte
precedenti ho la fortissima impressione che, pur essendo passati dieci anni,
questo teatro sia ancora terribilmente
necessario.
In scena, su un palchetto di fortuna
montato in un angolo di Piazza Alimonda, ci sono Iris Fusetti, Fausto Paravidino, Carlo orlando, vito Saccinto,
Barbara Moselli ed Alessia Bellotto.
Due microfoni che vengono passati tra
le mani degli attori che come un vero e
proprio coro greco ci portano la testimonianza di quello che accadde in
quei giorni. La danza dei microfoni è
come un contrappunto alla forza rit-
mica della narrazione, che procede
inarrestabile e delicata, con forza e
grazia. Ed è proprio questa la cosa che
più colpisce in questa versione dello
spettacolo meno agita e più raccontata
di altre a cui ho assistito: la straordinaria coesioni degli attori, la sintonia
perfetta delle voci e dei corpi, delle coscienze e dell’intelligenza degli artisti
in scena. Un’amalgama così compatto
e lieve si può raggiungere solo con una
profonda compromissione di chi racconta con il materiale narrato; confrontandosi onestamente con quello
che accadde e con la propria responsabiltà di narratori questi attori riescono
a ricreare quello un tempo doveva essere il coro nelle tragedie greche, non
tanto nella forma, quanto nella sostanza. Il coro è il popolo che si confronta
con i suoi problemi, è la cittadinanza
che si fa domande, è la coscienza che
canta.
Genova 01 è uno spettacolo necessario
e vorremmo vederlo messo in scena
più spesso.
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Intervista a
Fausto Paravidino
Attore-Regista
e Commediografo
Dopo una replica di Genova ‘01, io e Matteo
incontriamo Fausto Paravidino e la sua
compagnia e con loro improntiamo una tavola rotonda sull’arte e sul mondo della cultura.
Fausto, ho partecipato alcuni giorni fa’ ad
una tua conferenza in cui spingevi un
gruppo di giovani attori ad una presa di coscienza maggiore del loro ruolo. A questi
chiedevi perché avessero scelto di fare gli
attori e se questa motivazione si fosse modificata durante il loro percorso. Ti rigiro
subito questa domanda.
“O signore! Questa l’ho provocata ma non me
l’aspettavo. Ho scelto di fare l’attore perché mi
piacevano le storie. Il mio primo pubblico è
stata la mia famiglia e mi dicevano che ero un
commediante. Probabilmente era vero. Ero un
commediante. Naturalmente ero un bambino
ed era un gioco. Non ricordo il momento in cui
ho scelto di farlo sul serio ma ricordo il momento in cui mi sono autopercepito in quel
desiderio. Ad 8 anni nel gioco dei mestieri ho
smesso di dire vorrei fare il poliziotto, vorrei
fare il boia ma voglio fare l’attore.
Poi, nella pratica del lavoro, lo studio e le difficoltà hanno messo in crisi questa decisione e
mi hanno fatto concepire la domanda perché
vuoi fare l’attore? Ora penso perché ho voglia
di esercitare un gusto. La maggior parte del
mio lavoro è cercare di costruire una sensibilità e lo vedo come un mio servizio alla società. Costruire una sensibilità, fare il tifo per
qualcosa che ho scoperto degli esseri umani e
voglio restituirgli, fare il tifo per un certo modo
di guardare le cose.”
“Se mi guardo intorno - dice Matteo - la necessità più grossa che percepisco nelle persone
che incrocio è quella di essere contaminate
dall’arte. Sento che mi appartiene tantissimo il
concetto dell’etica della testimonianza nonostante sia un valore totalmente cristiano, cioè
l’idea che quando faccio una cosa bella questa
contamini gli altri. Credo che l’aspetto più
emozionante del nostro lavoro sia il provare a
portare in scena qualcosa di talmente bello che
contami gli altri, anche coloro che non si pongono mai il problema di come fare per migliorare questo Paese.
Mi piace pensare che possiamo provocare in
uno spettatore casuale un’emozione talmente
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forte e indirizzata verso il bello da risvegliargli
un brividino, una domanda, la necessità di
farsi delle domande che porta all’inizio di un
percorso di consapevolezza.”
Sento sempre di più la necessità di far condividere una cultura sociale, di riscrivere
tutti insieme le regole della nostra società.
Credete che l’arte possa dare il suo contributo a questo e, se si, come?
Dice Fausto“se facendo Shakespeare o scrivendo qualcosa metti in scena un conflitto e
all’interno di questo conflitto fai il tifo per il
più debole invece che per la parte violenta, culturalmente stai lavorando, per esempio, per
una fabbrica gestita con umanità.
Poi toccherà alla società tutta, non più all’arte,
studiare, cercare delle forme per far trionfare
un amore nei confronti dei deboli.”
“Siamo tutti in attesa di un Cristo Salvatore interviene Iris, una delle attrici della compagnia - e spesso pensiamo che sia l’arte questo
Cristo che deve darci la sua linea di condotta,
ma l’arte, come il pensiero comune, non viene
creata da nessuno. E’ un magma nel quale tutti quanti ci muoviamo. Un aspetto dell’arte,
essendo specchio della realtà, è far prendere
coscienza ai cittadini di quello che sta succedendo ma che già li riguarda.”
“Certo! – riprende Fausto - Fare propaganda
per il bello rappresentando l’esistente.
Quello che cerco di fare è, all’interno dell’esistente, mettere una cornice su quelli che sono
gli aspetti più importanti per me e per il mio
senso estetico. In questo l’estetica diventa etica.
Le mie priorità non sono, per esempio, quelle
di La Repubblica.”
A Roma sei stato uno dei partecipanti
all’occupazione del Teatro Valle. Che cosa
sta succedendo?
“Le lavoratrici e i lavoratori dello spettacolo
registrano che il teatro, come tanti settori del
sapere, in questo momento sta vivendo all’interno di un conflitto tra istituzione e cultura.
Nella tortura economica che la società e questo governo stanno infliggendo al nostro Paese, in cui tutti i cittadini sono messi a dura
prova, ci sono delle categorie che in più vengono attaccate moralmente. Una di queste è
quella dei lavoratori dello spettacolo ed essi si
sono rivoltati a questa vessazione. Vogliono
che la cultura sia considerata un bene comu-
ne, che come tale sia tutelata e non contrastata. All’interno di questo percorso di rivolta
molto recente il Teatro Valle è diventato un
centro, una specie di simbolo perché dopo che
lo Stato aveva deciso di dismetterlo perché era
caro, sono iniziate manovre più o meno turpi
all’interno di una cultura che dà per scontato
che i teatri siano una zavorra della quale liberarsi o da regalare all’interno di un mondo di
clientele per metterli a profitto. Per questo il
Valle è stato occupato. L’occupazione lo ha
aperto alla cittadinanza, sta offrendo spettacolo gratuito tutte le sere e ha aperto il palcoscenico a tantissimi artisti. Contemporaneamente si tengono assemblee per cercare di elaborare una proposta gestionale che consideri il
teatro e la cultura beni comuni, legandoci ai
temi dei referendum, della Val di Susa, di
quella che ci sembra una cultura virtuosa. E’
un movimento dal basso di politica partecipata che cerca di produrre un modello di società
che sia da esempio. trattando i temi della partecipazione, della pluralità, dell’etica delle paghe da un lato e dei prezzi dall’altro, della trasparenza.
E’ una lotta che se sarà partecipata ce la farà
perché libertà è partecipazione.”
Perchè? Cosa non ti piace del sistema culturale del nostro Paese?
“C’è troppo bordello. L’esercizio del gusto è influenzato da troppe puttanate.
Il mercato è impuro, gli attori non vengono
giudicati per il loro talento. Non c’è agio per
fare della cultura qualcosa di diverso
dall’emergenziale. Essendo specchio della società siamo anche noi immersi nel neoliberismo che sta formando una cultura aggressiva,
di conflitto sociale altissimo. Noi viviamo
all’interno di questo conflitto nonostante siamo quelli che dovrebbero combatterlo.”
Nel frattempo tenete in ostaggio il Teatro
Valle?
“E’ il luogo per il quale lavoriamo e quindi è il
luogo nel quale lavoriamo”
Perché i nostri lettori si dovrebbero appassionare a questa lotta che almeno apparentemente non li riguarda?
Risponde sicura Iris “perché noi siamo 100
anni dopo Pomigliano d’Arco. Devono occuparsi di noi per non finire come noi”.
E Fausto aggiunge “se, come spero, hanno bi-
sogno di bellezza devono fidarsi degli artisti,
perché il loro lavoro è studiare la società e, se
sono messi in condizione di farlo, possono essere d’esempio e proporre un sistema che funzioni. Questo vuol dire organizzarci meglio,
non pretendere più soldi. Mio cugino è ingegnere e alcuni anni fa in Svezia era in un ristorante con un suo collega svedese. Questo nel
descrivere il suo Paese diceva “sembra tutto
rose e fiori ma anche qui ci sono delle ingiustizie sociali terribili, pensa che io, che sono dirigente, prendo il doppio della mia segretaria” I
conti fateveli voi! Pensate solo che in una
grande compagnia di un Teatro Stabile italiano c’è chi guadagna 40 volte più di quello che
prende la paga più bassa. Si può fare del bel
Teatro così? E’ un ostacolo insormontabile alla
produzione del bello. Cos’altro possono portare
in scena questi attori al di là dell’ingiustizia
sociale di una sperequazione così evidente?
Riprende Iris “La cosa che a me dà più fasti-
dio è che la produzione artistica in generale è
vista da chi la fa’ con il culto dell’express
yourself, dimenticando completamente che il
fine di questo mestiere non è una manifestazione di narcisismo ma il comunicare agli altri
qualcosa di loro stessi.”
Dà man forte Matteo “Nelle scuole di recitazione si propone l’immagine dell’attore come
una creatura che mette in mostra le sue emozioni più profonde e invece mi piace trasmettere l’idea di un attore più consapevole, che tiene
sempre conto della propria posizione all’interno del racconto e qualsiasi scelta prenda è per
contaminare la storia di cui è anche lui narratore. Non ho ancora incontrato una scuola che
stimoli questa curiosità in un giovane che si
avvicina a questo lavoro. E’ un lavoro molto
più complesso per l’attore perché ci costringe a
farci tantissime domande sulla storia che stiamo raccontando per essere i portatori di una
domanda da condividere con il pubblico. Sono
convinto che anche questa idea possa passare
per contagio; può svegliare la voglia di comportarsi in modo differente. E’ la nostra responsabilità più grande ed è uno strumento
gigantesco per migliorare la società nel modo
in cui pensiamo sia giusto modificarla.”
Abbiamo appena visto Genova ‘01, lo spettacolo che hai scritto all’indomani dei fatti
del G8 del 2001 a Genova. A dieci anni di
distanza perché raccontate ancora questa
storia se come tu stesso scrivi “...una storia
in cui chi voleva capire ha già capito e chi
non voleva capire probabilmente non capirà mai”?
“Perché ci tengo ad insistere con quelli che non
hanno capito e per incoraggiare coloro che
hanno capito a continuare a chiedere verità e
giustizia. Questa non è una storia qualsiasi
ma la più grande sospensione dei diritti umani in un paese democratico dopo la seconda
guerra mondiale, come dice Amnesty International.
E’ una storia terribile che ci chiede di riflettere
attentamente su come è potuta accadere per
non permettere che accada di nuovo.
Il testo è nato come un atto politico e continua
ad esserlo.”
Per chi volesse leggere i testi di Fausto, tra
cui Genova ‘01, ricordiamo che sono pubblicati in un unico volume dalla Ubulibri e
chi si affretta può trovarli ancora per un
po’ in libreria.
“Se comprate il mio teatro c’è una buona notizia per voi. Di sei commedie solo in una non
c’è un morto da seppellire.”
Dove possiamo vedere te e la tua compagnia?
“Da Dicembre con il Teatro Regionale Alessandrino metteremo in scena Il diario di Maria Pia che è la mia nuova commedia ma non
vi dico di che cosa parla altrimenti può sembrare che vi prenda in giro.”
Fausto Paravidino e Iris Fusetti
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Riti e Tradizioni
Le Prefiche:
Quando il cordoglio era un mestiere
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Dal nord al sud dell’Italia, le prefiche, anche se chiamate con nomi
diversi, sono presenti in quasi tutte le tradizioni regionali. In Puglia
vi erano le “repute” o più correttamente “chiangimorti”, in Lombardia le “piansune”, in Toscana
venivano chiamate “lamentatrici”, mentre in Piemonte ad essere
“ingaggiate” erano le “piagnone”,
ma testimonianze di queste figure si trovano in Sardegna, come
anche in Molise e Abruzzo. Nomi
diversi quindi che a parte qualche
leggera variante indicavano sempre la stessa figura, la prefica per
l’appunto che veniva incaricata
dai familiari per piangere i propri
defunti. A quel punto la veglia e il
funerale si trasformavano in una
sorta di rappresentazione teatrale del dolore, le cui protagoniste
erano queste donne che si straziavano con grida e lamenti che la
maggior parte delle volte superavano quelle degli stessi familiari,
in alcuni casi arrivavano persino
a strapparsi i capelli, a graffiarsi il
viso e a simulare svenimenti. Ma
non si trattava di una semplice
recita, accollandosi l’onere del dolore a modo loro esorcizzavano la
morte e la paura verso di essa, da
sempre una costante dell’esistenza
stessa. La parola Prefica deriva dal
latino “praeficere” ovvero guidare, erano loro infatti che anticamente e fino a qualche decennio
fa “guidavano” il pianto durante
le celebrazioni funebri. Nell’antica Roma le prefiche erano co-
loro che seguivano i portatori di
fiaccole durante i cortei funebri
ufficiali o quelli dei membri delle
famiglie gentilizie, con il compito
di innalzare strazianti grida di dolore e intonare nenie per elogiare
il defunto. Testimonianze della
presenza di figure simili si trovano
anche in altri popoli mediterranei
come ad esempio greci, egiziani,
spagnoli, siriani, fenici, corsi, palestinesi, etc… Un mestiere non
semplice quello delle prefiche che
dovevano piangere ed esprimere
cordoglio per persone con cui non
avevano mai avuto nessun rapporto in vita, per fare questo esse
venivano istruite fin dalla tenera
età, imparando così ad esternare
in una certa maniera la loro afflizione verso i trapassi. Ovviamente
tutto il rituale non era lasciato al
caso ma seguiva determinate regole e non sarebbe errato pensare
che esistessero delle vere e proprie
tecniche e regole seguite durante
le cerimonie. Tuttavia la consapevolezza che lo strazio delle prefiche fosse illusorio o comunque
non propriamente sentito, non
influiva assolutamente sulla partecipazione dei presenti che non
riuscivano a rimanere impassibili
dinanzi a tanto sgomento e dolore.
Questa pratica che ormai è quasi
o completamente scomparsa, anticamente era molto sentita e gradita, ma al giorno d’oggi potrebbe
sembrare alquanto macabra o comunque eccessiva.
Antonio Fiori
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Funeraria
Regione Marche,
6 settembre 2011,
che succederà?
L’art. 15 al comma 7 del Regolamento della Regione Marche n.
3/2009 sulla funeraria marchigiana recita testualmente: “Le imprese
che esercitano l’attività funebre che operano nel territorio regionale
sono tenute ad adeguarsi ai requisiti previsti dal presente regolamento
entro due anni dalla data di approvazione della deliberazione della
Giunta regionale di cui al comma 4”.
Quindi il termine ultimo per poter regolarizzare le proprie posizione
è il 6 settembre 2011. Detto questo la domanda sorge spontanea: “E
poi che succederà?”
Potrei rispondere semplicemente con quello che è scritto nel
sopracitato regolamento all’art. 14 comma 2 e cioè: “Spettano al
Comune, che per gli aspetti igienico sanitari si avvale dell’ASUR: a)
la vigilanza sull’attività funebre; b) la verifica della permanenza dei
requisiti richiesti per esercitare l’attività funebre.”
Con la speranza che sia così, in virtù anche delle assicurazioni che ci
sono pervenute dalla Regione Marche, ovvero che controlli saranno
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eseguiti a campione su tutto il territorio, il
mio invito è rivolto a tutti quei impresari e
cooperative di portantini che ancora non
hanno potuto regolarizzarsi di provvedere
nel minor tempo possibile, in modo da
non dovere incappare in sanzioni previste
dalla Legge Regionale per chi esercita senza
autorizzazione o magari utilizza personale
non formato.
Cambiando completamente il discorso, ho il
dovere, sia come impresario che come uomo
di rivolgere queste ultime mie parole ad un
Amico che purtroppo ci ha lasciato nei giorni
scorsi.
Si chiamava Sergio Santamarianova, esercitava
l’attività funebre a Cingoli (Mc) e a Jesi (An),
una malattia troppo aggressiva non gli ha dato
Sergio Santamarianova
nessuna possibilità di continuare a professare
sia la propria attività che la grande sicurezza
che trasmetteva a tutti i colleghi che lo
frequentavano.
Voglio aggiungere pure che la sua esperienza e la sua straordinaria voglia di essere è
stato un esempio per molti impresari e per me personalmente, al punto di poter dire che
l’imprenditoria funebre marchigiana ha perso un grande Signore!
Ciao Sergio.
Il presidente Federcofit Marche
Gianluca Corvatta
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Formazione
tanatoestetica
in Veneto
Federcofit da sempre considera la formazione un bene indispensabile
all’accrescimento professionale degli operatori del settore, ed estremamente
convinta che un qualificato intervento di tanatocosmesi sulle salme possa
aiutare la famiglia a gestire meglio gli ultimi rapporti in un momento cos“
particolarmente delicato, ha organizzato nel Veneto presso la struttura
ospedaliera
Ca’ Foncello dell’Azienda ULSS n. 9 di Treviso due corsi di tanatoestetica.
Detti corsi si svolgeranno sia in forma teorica che in sperimentazione
pratica diretta ed attiva presso le sale obitoriali nelle date 17-18-19
ottobre e 20-21-22 ottobre p.v. e saranno guidati dal Dr. Marc Sastre,
noto tanatoprattore professionista francese, per permettere ad ognuno
un’adeguata sperimentazione concernente toilette, preparazione, vestizione
e cosmesi su salme rendendo l’apprendimento completamente diverso
dal movimentare manichini, che non danno la possibilitˆ di provare le
diverse tecniche necessarie in occasione di diverse e molteplici casistiche. Il
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programma dei corsi prevede per la prima giornata un’ampia analisi teorica
dei principali fenomeni cadaverici, della cronologia della toilette funeraria,
della vestizione e presentazione, mentre le due successive la preparazione
e vestizione diretta delle salme. La quota di partecipazione per gli associati
Federcofit di € 600,00 + IVA, mentre per gli altri operatori di € 700,00
+ IVA. Sono giˆ numerose le iscrizioni, ma sono disponibili alcuni posti
in quanto ogni corso prevede la presenza massima di 12 operatori in
funzione della metodologia adottata estremamente pratica. Partner
dell’evento Ceabis, del gruppo Vezzani, che fornirˆ i materiali necessari
allo svolgimento dei corsi nella parte di sperimentazione in camera
mortuaria. Al termine del corso, dopo discussione sui codici deontologici
e comportamentali dell’operatore funebre nell’espletamento di queste
mansioni, verranno consegnati gli attestati.
Ivan Trevisin • Federcofit Veneto • [email protected]
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La Fenice
torna a volare
Federica Pellegrini nasce 23 anni fa
a Mirano, in provincia di Venezia,
per la precisione il 5 agosto 1988, a
soli 16 anni emerge come una delle nuotatrici italiane più forti vincendo l’argento alle olimpiadi di
Atene 2004, è stata la più giovane
atleta italiana a salire su un podio
olimpico individuale e da allora
è stato un susseguirsi di vittorie,
primati italiani e mondiali. Come
l’araba fenice che si è fatta tatuare
sul collo, Federica è rinata lasciandosi alle spalle i timori, le paure e le
ansie che l’avevano tormentata fino
a pochi mesi fa (problemi di respi62
razione legati ad attacchi di panico
durante le gare). Dopo aver cambiato allenatore all’inizio dell’anno
la Pellegrini è tornata più forte che
mai entrando di prepotenza nella
storia dello sport italiano. Prima
nei 400 stile libero ai Mondiali di
Shanghai ha bissato dopo pochi
giorni con l’oro anche nei 200 è la
prima atleta a ripetersi sulle due
distanze in due rassegne iridate,
infatti vinse l’oro ai campionati
mondiali di Roma 2009 sempre
nei 400 stabilendo il record del
mondo in 3'59"15 e pochi giorni
dopo vinse il secondo frantuman-
do un altro record, quello dei 200
stile libero con 1'52"98. Federica
non parte benissimo nei 200, fatica
un po’ all’inizio ma con una straordinaria rimonta riesce a imporsi
comunque con il tempo di 1'55"58,
dietro di lei l'australiana Kylie Palmer (1'56"04) e la francese Camille
Muffat (1'56"10); settima l'olandese Hemskerk, la più veloce nelle
semifinali. «Ci ho creduto sempre,
fino alla fine. Sono andata in acqua
sperando che sbagliassero le altre.
No, sono contenta di averci creduto davvero fino alla fine. Sono
molto felice. Nella leggenda? An-
Sport
cora me ne devo rendere conto».
La nuotatrice meno di un anno fa
aveva messo alla porta il precedente allenatore Stefano Morini per
incompatibilità di carattere, più
precisamente secondo la Pellegrini “Morini non riesciva a reggere
le pressioni e le trasmetteva anche
a me, …al mio fianco ho bisogno
di una persona che mi protegga
dalle pressioni delle competizioni
importanti”. E a quanto pare alla
fine questa persona l’ha trovata
per l’appunto in Philippe Lucas, il
suo attuale allenatore il quale sotto un’aria imperturbabile si è detto
“contento e sollevato” dopo la seconda medaglia d’oro, “l'avevamo
visto ieri - dice - c'erano avversarie
in grado di competere bene, ma
avevamo studiato la gara e Federica
ha fatto tutto quello che avevamo
deciso, tutto ha funzionato bene”.
È l'atleta più vincente dello sport
italiano, oro a Pechino sui 200,
argento ad Atene 2004 nella stessa specialità (quando aveva solo
16 anni), un argento e un bronzo
mondiale nella stessa distanza rispettivamente a Montreal nel 2005
e a Melbourne nel 2007, oltre a
due ori europei sui 400 (Eindho-
ven 2008, con argento nella 4 per
100 e bronzo nella 4 per 200) e sui
200 (Budapest 2010, con il bronzo
sugli 800). Pioggia di medaglie anche in vasca corta. Ai Mondiali di
Shanghai 2006 conquistò l'argento
nei 200 e il bronzo nei 400, bissato
l'anno scorso a Dubai. Dal 2005 in
poi dagli Europei ha portato a casa
quattro ori (tre nella 200 e una negli 800), due argenti e un bronzo.
Donna di carattere a 23 anni e già
leggenda, come lei nessuno. Non ci
resta che restare a guardare in attesa della sua prossima impresa.
Antonio Fiori
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65
Urne cinearie
nel fondo del lago
Insolito quanto macabro ritrovamento nelle acque
del lago di Zurigo, sul fondale sono state infatti
individuate alcune urne cinerarie.
Più precisamente la scoperta è avvenuta al largo
di Küssnacht, a lanciare l’allarme è stato un
sommozzatore del vicino centro di salvataggio
della città, quest’ultimo, tuffatosi per recuperare il
parasole di una barca ha visto le urne fluttuare sul
fondo.
La polizia ha subito provveduto a recuperare
13 urne, quanto bastano per aprire un’inchiesta
contro ignoti per perturbamento della pace dei
defunti, punibile con il carcere fino a tre anni.
Secondo quanto riferito da quest’ultima le urne
sarebbero addirittura 300, sopra di esse non sarebbe
inciso alcunché se non il logo del crematorio
Nordheim utilizzato dalla clinica Dignitas, le urne
potrebbero quindi contenere i resti dei malati
terminali che decidono di morire nella clinica che
a questo punto è la principale indiziata.
Le autorità ora dovranno accertare se la
disposizione delle ceneri viola le leggi di tutela
ambientale o viola le dignità dei morti e il contratto
tra forno crematorio e la famiglia in lutto.
La Dignitas, fondata dall’avvocato Ludwig Minelli,
è l’unica organizzazione al mondo che si occupa di
assistenza al suicidio.
I suoi servizi sono fruibili anche dagli stranieri,
spesso affetti da malattie incurabili, che intendono
porre fine ai loro giorni.
I malati nella maggior parte dei casi si recano alla
clinica da soli per evitare di coinvolgere i propri
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66
familiari. Dopo il trapasso, che avviene solitamente
dopo l’ingerimento di una dose di pentobarbital
sodico diluito con acqua, i resti dovrebbero essere
trattati seguendo gli accordi siglati tra il trapassato
e la clinica, ma il ritrovamento delle urne mette in
serio dubbio l’effettiva e corretta tumulazione delle
salme.
Minelli si difende dichiarando che “È scandaloso
anche solo pensarlo, sono le solite fandonie
montate contro di me” ma la sua dichiarazione è
in netto contrasto con quanto afferma una sua
ex dipendente, Soraya Wrnli: “L’hanno sempre
fatto. All’inizio era lui di persona che buttava giù le
urne, poi ha chiesto alla figlia e a gente del suo staff.
Almeno un’urna su tre finisce in fondo al lago. Ce ne
sono più o meno trecento”.
A prescindere da come andrà a finire la faccenda,
resta importante chiarire ciò che accade ai resti
dei defunti, perché nel caso della Dignitas, il cui
nome è già una promessa, la morte dei pazienti
che si rivolgono a loro dovrebbe essere trattata con
più dignità perché come afferma Nicolas Mori,
portavoce del consiglio della chiesa di Zurigo:
“Se le sepolture nel lago vengono condotte su base
commerciale e qualsiasi promessa delle cerimonie
non viene poi eseguita, allora questo è inaccettabile,
è come gettare spazzatura “.
Ora la parola passa agli inquirenti che dovranno
accertare le varie responsabilità.
Antonio Fiori
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Curiosità
Cibi ricchi di conservanti
aumentano i casi di mummificazione
Mentre la cronaca nazionale è invasa
da notizie riguardanti il sovraffollamento e il degrado dei cimiteri, un
nuovo problema fa capolino nell’ambito funerario, le salme dei defunti
non si decompongono più, l’allarme è
stato lanciato da alcuni siti internet e
i necrofori hanno confermato la macabra notizia segnalando il problema.
Da circa una ventina d’anni, quando
per gli addetti ai lavori arriva il momento di recuperare le salme (per
legge minimo dopo 10 anni per l’inumazione e 20 per la tumulazione) che
dovranno essere trasferite nell’ossario,
sempre più spesso si trovano dinanzi
a corpi ancora integri, mentre quelli completamente consumati sono
sempre di meno. Dopo tutti questi
anni all’interno delle bare rimangono esclusivamente le ossa o poco più,
invece le salme risultano come mummificate o saponificate, con carne e
pelle ancora in perfette condizioni, e
quando questo accade il corpo deve
essere nuovamente rilasciato nella
fossa per altri 2 anni. A quanto pare
per trovare le cause di questo inquietante fenomeno bisogna tornare indietro fino agli anni sessanta, quando
i cibi preconfezionati e/o precotti arrivarono per la prima volta sulle no-
stre tavole, rivoluzionando per sempre le abitudini alimentari di milioni
di persone, ma può un evento all’apparenza così marginale nella nostra
vita influenzare in maniera drastica il
nostro organismo, tanto da non permettergli di decomporsi in maniera
naturale? Secondo Seth Roberts, professore di psicologia all’Università di
Berkeley è possibilissimo, i cibi precotti hanno un numero di batteri di
gran lunga inferiore rispetto ai cibi
che più tradizionalmente vengono
preparati in casa, di conseguenza un
così basso livello di batteri all’interno
del nostro organismo non ne permette la naturale decomposizione. Oltre
a questo un'altra causa pare sia da attribuire ai conservanti che quotidianamente ingeriamo con il cibo e nelle
bevande, ormai sempre più trattati. A
queste tuttavia bisogna aggiungerne
altre, infatti, secondo il Presidente del
Comitato di Lavoro per i Cimiteri ed i
Crematori, anche i medicinali che assumiamo in vita “sicuramente possono influire sull’attività batterica dopo
la morte”, un ruolo decisivo inoltre
possono ricoprirlo anche le nuove
tecniche di costruzione dei loculi che
favorirebbero una migliore conservazione del corpo. Una notizia simile
era già circolata ai tempi della guerra
nel Vietnam, infatti a quanto pare i
corpi dei soldati americani si decomponevano molto più lentamente di
quelli vietnamiti sempre a causa della
dieta caratterizzata da cibi ricchi di
conservanti. Ma le informazioni che
circolano in rete tuttavia sono piuttosto scarse e la maggior parte delle
volte non sono supportate da articoli
di medicina o dati statistici attendibili, il che potrebbe far pensare ad una
bufala diffusa per spaventare la gente
sulla pericolosità dei conservanti, ma
un recente servizio della trasmissione
tv Le Iene, ha verificato la veridicità di
una notizia che rischiava di divenire
una leggenda metropolitana, dimostrando che il problema sussiste ed
è reale. I cimiteri italiani sono sempre più sovraffollati, anche a causa di
questo fenomeno, in particolar modo
è significativa le dichiarazione di Sereno Scolaro, responsabile servizi funerari pubblici: “è un problema crescente, perché i cimiteri ormai non
possono più allargarsi e ingrandirsi”.
La soluzione più immediata pare sia il
ricorso alla cremazione, una soluzione che in Italia purtroppo viene scelta
ancora da un numero troppo esiguo di
persone, solo il 13%.
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il riferimento “O.F. Italia Magazine”.
Lettera del
Presidente
Informazione Mensile di Federcofit - Federazione del Comparto Funerario Italiano
Parlando di riforma della funeraria
pag 2
La cremazione nel 2010 in Italia è al 13% pag 3
Preso con le zampette sul rame
pag 3
Urna cineraria con sorpresa a Bari
pag 3
Telecamere nei 12 cimiteri di Verona
pag 3
Carro funebre clandestino
pag 3
Arezzo: ASL controcorrente
pag 7
Viale Certosa , 147 - 20151 Milano - Tel 0233403992 - Fax 0233496048 - www.federcofit.org
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C
on questo numero la Lettera del Presidente assume una nuova veste
ed inizia una nuova stagione, speriamo, proficua almeno come quella che si è chiusa nei mesi passati.
Oltre alla nostra tradizionale veste, modesta e casalinga, che speriamo di potenziare nel prossimo futuro, rivolta ai soci ed ad un numero ristretto di operatori e personalità, la Lettera del Presidente sarà ospitata da OF ITALIA MAGAZINE, la nuova
rivista del settore, ed, in futuro, anche su altre riviste.
La separazione tra la Lettera del Presidente e Oltre Magazine, non è, come si è
scritto, una scelta unilaterale; è la diretta e coerente conseguenza
delle gravi e gratuite offese , ivi sostenute, sia verso la Federazione, sia verso i dirigenti di Federcofit.
Ci auguriamo che “la volontà di sostenere”, sempre ed in ogni
caso, “la libertà di pensiero e l’affermazione della verità” siano i
buoni propositi cui attenersi, davvero, nel futuro.
Vogliamo ringraziare Oltre Magazine per l’ospitalità che ci ha
concesso in questi anni e ci scusiamo se possiamo essere stati
ingombranti…, non era nostra intenzione.
Crediamo di avere fatto la scelta giusta: in nessuno, da qualsiasi
parte si collochi, socio, amico, osservatore distaccato o particolarmente critico deve rimanere il minimo dubbio sia sull’assoluta
autonomia di Federcofit, sia su presunte pretese della stessa di
avere qualcosa da altri.
Abbiamo ricevuto tanto da molti ed esprimiamo, ed esprimeremo, gratitudine sincera e sentita; abbiamo dato alla categoria ed al settore quello
che potevamo dare, tanto o poco che sia, senza risparmiarci in alcun modo, e continueremo a farlo finché ne avremo la forze e gli operatori continueranno a darci il
consenso.
La linea della Federazione non cambia; continueremo le nostre campagne, le nostre riflessioni, i nostri approfondimenti con una veste tipografica diversa, ma con il
medesimo spirito e le medesime convinzioni.
Al sig. Pasino, all’amico Piero, editore di questa nuova rivista a cui vari nostri dirigenti collaborano, vogliamo, prima di tutto, esprimere un sentito ringraziamento
per l’ospitalità che ci ha concesso.
Vogliamo, poi, fargli un grande augurio di successo e soprattutto la speranza che la
neonata rivista non solo dia voce ad attori del settore oggi trascurati, ma possa
anche riempire importanti spazi trascurati dalla pubblicistica del settore e ricollocare al centro del confronti i temi di fondamentale interesse per il settore funebre e
cimiteriale italiano.
Il Presidente
Giuseppe Bellachioma
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1
LEGGI E RIFORME:
Impellente un tavolo di incontro
con la Regione Campania
CAMPANIA: si avvicina la scadenza per la regolarizzazione dei requisiti per le imprese funebri
Federcofit sollecita la Regione a varare gli opportuni adeguamenti per tutelare le imprese funebri
Al Presidente della Regione Campania
On Caldoro
Assessore alla Sanità
p.c.
Assessore alla Formazione Professionale
Ill.mo Presidente,
si stanno concludendo i due anni previsti dalle
norme varate dalla Regione Campania nel gennaio 2010 sulle attività funebri insediate nella Regione, con la legge finanziaria 2010 (L. Regionale n.
2, art. 1, comma 75.) ed il settore vive ancora nella massima incertezza.
Immediatamente, dopo il varo di queste disposizioni, la Federazione del Comparto Funerario Italiano ha inviato una dettagliata nota all’allora Presidente On. Bassolino Antonio sottolineando non
solo gli aspetti inaccettabili delle norme varate
per le caratteristiche del settore funebre, ma anche quelli che contrastano con le norme generali
dello Stato Italiano. La medesima nota l’abbiamo
recapitata alla Sua attenzione subito dopo la Sua
elezione a Presidente della Regione Campania. Ci
permettiamo di allegarne una copia.
Le norme, come abbiamo più volte denunciato,
con la fine di questo anno solare, se non intervengono fatti nuovi, espelleranno dal mercato la
grande maggioranza degli operatori funebri della
regione che non potranno dotarsi dei requisiti
strutturali e degli organici che la Campania, unica
Regione in Italia, impone, senza indicare alcuna
soluzione alternativa, come hanno fatto tutte le
Regioni che hanno deliberato sulla materia, utile a
garantire l’esecuzione di servizi funebri regolari
anche da parte di imprese piccole operanti nei
vari territori della regione.
Ci permettiamo, inoltre, di segnalare come l’affidamento della potestà ai Comuni di definire i requisiti strutturali dell’impresa funebre stia determinando scelte assolutamente inconcepibili a
fronte di ogni ragionevole valutazione. Tanto per
fare solo degli esempi, il Comune di Avellino richiede, oltre al Direttore, almeno n. 15 addetti
occupati a tempo pieno ed indeterminato, n. 10
carri funebri e n. 8 carri porta corone; il Comune di
Pollena Trocchia (NA) prevede una autorimessa di
ben mq. 600 e ben n. 7 autofunebri, non solo ma
anche un “carro funebre ippotrainato” e, per finire, anche n. 3 carri porta corone. Può ben immaginare quale corretta concorrenza si possa instaurare con simili requisiti e quale fantasiosa anarchia si
possa instaurare nel territorio regionale.
Anche per quanto riguarda l’altro aspetto impor-
76
2
tante delle nuove disposizioni regionali, i processi
di qualificazione e di formazione obbligatoria degli addetti, la situazione non è più chiara e “tranquilla”.
Anche su questo fronte, come recita la Deliberazione regionale n. 963/2009, con la fine dell’anno
in corso si conclude il periodo utile al perseguimento dei requisiti formativi previsti, con la relativa partecipazione ai corsi di n. 80 ore e di n. 120
ore a seconda delle funzioni aziendali svolte.
Ad oggi, sembra, pochissimi sono i corsi effettivamente conclusi, e su quelli conclusi molti avanzano dubbi e perplessità, non solo ma anche alcuni
corsi avviati con tanta buona volontà sono stati
sospesi dalla Provincia di Salerno, perché gli addetti erano privi del titolo di studio necessario,
quello cioè di scuola media superiore.
Al di là di ogni approfondimento in merito all’interpretazione delle disposizioni della Deliberazione in oggetto, emergerebbero due considerazioni: la prima è che la Regione Campania esigerebbe
per il Direttore tecnico, dell’impresa funebre o titolare un titolo di studio che non è previsto da
alcuna norma dello Stato introducendo, quindi,
elementi distorsivi delle condizioni di concorrenza
nel mercato nazionale delle onoranze funebri, la
seconda è che così facendo anche chi da lungo
tempo è nel settore si troverebbe ad esserne
escluso perché si sono cambiate le regole in corso
d’opera, la terza, infine, è che per la fine dell’anno
la stragrande maggioranza degli operatori si troverà impossibilitata a frequentare i corsi previsti,
e, conseguentemente, espulsa dal mercato.
Non vogliamo fare allarmismo, signor Presidente,
questa è, però, la cruda realtà. Non è la prima
volta che interveniamo e che chiediamo interventi
atti a risolvere i problemi, avanzando anche concrete proposte, sulla falsariga di quanto hanno
fatto le numerose regioni che hanno deliberato
sulla materia.
Non ci stanchiamo né ci stancheremo di ritornare
sulla materia ma i tempi si stanno esaurendo e
non possiamo esimerci dalla tutela dei nostri associati e della categoria in genere anche, se necessario, con le forme e gli strumenti più incisivi e
propri della mobilitazione della categoria e del
confronto con l’opinione pubblica a tute di un
corretto sforzo per la qualificazione del settore
senza, però odver fare, come spessi si dice, una
vera e propria ecatombe.
Vogliamo sperare di avere un sollecito riscontro
da parte Sua per avviare una adeguata riflessione
su questa complessa materia.
Distinti saluti
Il Presidente
Giuseppe Bellachioma
CRONACHE
La cremazione nel 2010
in Italia è al 13%
La SEFIT Federutility ha diffuso i dati sulle cremazioni di cadaveri effettuate nel corso del 2010 nei crematori italiani in funzione. Nel 2010 si sono registrate a consuntivo 76.868 cremazioni di feretri, contro le 71.898 del 2009 (+ 4.970, pari ad un
aumento del 6,9%). Sul totale dei decessi in Italia la cremazione incide per poco più del 13%, di cui la massima parte è
concentrata nel Nord Italia, in Toscana e nel Lazio.
Maxisequestro di beni appartenenti al clan Crimaldi nell’area
nord di Napoli, tra cui una impresa funebre
Nel corso di un blitz nella zona di Acerra (NA) carabinieri del
nucleo investigativo di Castello di Cisterna hanno posto sotto
sequestro anche un panificio, sei appartamenti, tre magazzini,
quattro auto, tre autocarri, due ciclomotori per un valore complessivo di 5 milioni di euro, nonché un aimpresa di pompe
funebri. I beni sono ritenuti riconducibili, direttamente o indirettamente, al capo del clan, Cuono Crimaldi, ed al figlio Lorenzo, entrambi attualmente detenuti dopo l’operazione del
20 settembre scorso con l’esecuzione di quaranta ordinanze
di custodia cautelare contro i clan della zona. Sempre più
spesso in diverse aree del Mezzogiorno e del Centro Italia si
ritrovano presenze mafiose nell’imprenditoria funebre.
Preso con le
zampette
sul rame
Finalmente si va al termine
della filiera di questi assurde ruberie di rame! A Scandicci (FI) è stato posto sotto sequestro un impianto
per il recupero di rifiuti metallici. Nel corso dei controlli, in un magazzino di circa 200 metri quadrati, pieno di
tonnellate di rifiuti accatastati, la forestale ha trovato grosse
quantità di rame di provenienza sconosciuta, sotto forma di
cavi elettrici, in parte già avviati all’attività di recupero mediante l’eliminazione della guaina protettiva. Sono stati individuati inoltre numerosi manufatti in rame ed ottone tra cui vasi
portafiori ed immagini sacre del tipo normalmente usato nei
cimiteri e di cui il titolare non era in grado di documentare il
lecito possesso.
Urna cineraria
con sorpresa a Bari
Due pistole semiautomatiche sono state scoperte e sequestrate dai carabinieri all’interno di un’urna cineraria nel cimitero di
Bari. La scoperta è stata fatta in seguito ad una telefonata anonima al 112. Nella stessa urna, inoltre, sono stati trovati altri due
involucri contenenti 11 cartucce cal. 380 e un caricatore vuoto
per stessa Norinco, nonchè una scatola contenente 30 cartucce
cal. 380. Le armi, avvolte in un panno, erano contenute in una
busta stagnola, in ottimo stato e perfettamente funzionanti. Sono state sottoposte a rilievi da parte dei carabinieri.
Telecamere
nei 12 cimiteri di Verona
È attivo, con 97 telecamere, il sistema di videosorveglianza
delle 14 farmacie comunali e dei 12 cimiteri cittadini. Il progetto, realizzato da Comune di Verona e Agec, con il cofinanziamento della Regione Veneto, è stato presentato l’11 luglio
2011 dal Sindaco Flavio Tosi, dal presidente di Agec Giuseppe Venturini e dal comandante della Polizia municipale Luigi
Altamura.
“Questo progetto che non ha precedenti a livello nazionale
– ha detto Tosi – è sicuramente
un segnale di grande attenzione nei confronti della collettività in quanto permette
di sorvegliare quei luoghi
che sono maggiormente frequentati dalle fasce più deboli della società. Il sistema è inoltre
un importante deterrente nei confronti di episodi di criminalità e vandalismo e uno strumento utile alle indagini
delle
Forze
dell’Ordine.
Il
completamento di questo sistema, reso possibile anche grazie all’assessore regionale alla
Sicurezza Massimo Giorgetti, è un ulteriore
tassello del progetto che garantirà ai veronesi
di sentirsi più sicuri nella loro citta”’. Il sistema,
costato 418 mila euro, 250 mila dei quali finanziati dalla Regione Veneto, è costituito da: 46 telecamere nelle farmacie e
51 telecamere nei cimiteri; 14 sistemi di collegamento con la
centrale operativa dell’istituto di Vigilanza Privata; 13 colonnine SOS per la richiesta di soccorso posizionate negli ingressi
dei cimiteri; 25 server di registrazione; 2 server di gestione e
controllo ubicate nelle centrali operative della Polizia di Stato
e della Polizia Municipale; 1 postazione di controllo nella centrale operativa dell’istituto di Vigilanza Privata.
Carro funebre clandestino
All’uscita del cimitero di Ceglie del Campo (Bari), al termine di
un funerale, la polizia municipale interviene (probabilmente a
seguito di una soffiata) e chiede patente e libretto al conducente di un carro funebre. Sconcerto!
L’autista dice di aver smarrito la patente, poi pure i documenti di riconoscimento.
Gratta gratta e si scopre che il carro funebre svolgeva l’attività
di onoranze funebri con
un’auto senza assicurazione, libretto di circolazione e
libretto sanitario annuale di
verifica.
Gli agenti municipali, impegnati da tempo in un servizio contro l’abusivismo nel
settore delle onoranze funebri, hanno scoperto che
l’agenzia incaricata, pur essendo barese, aveva dato
in subappalto il trasporto
della bara a una impresa di
Rutigliano che aveva messo a disposizione un carro funebre
abusivo.
Il titolare della ditta della provincia, oltre a vedersi sequestrare
un proprio mezzo, ha avuto una multa di oltre mille euro.
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3
ELENCO DELLE IMPRESE DI ONORANZE FUNEBRI ADERENTI A FEDERCOFIT CHE SI
PROPONGONO AI COLLEGHI PER IL "DISBRIGO PRATICHE" O PER ALTRI SERVIZI.
I soci interessati ad essere inseriti, si possono rivolgere alla Segreteria della Federazione.
(elenco pubblicato anche sul nostro sito www.federcofit.com-sezione” servizi e convenzioni”)
PIEMONTE
O.F. Eurofunerali
O.F. La Fenice
Coccato & Mezzetti
O.F. Volpi
Via Isonzo, 26/A-Torino
C.so Siracusa, 148/A-Torino
Via U.Foscolo,12 - Galliate (NO)
Via V. Foibe 8/A – Casale Monferrato (AL)
Tel 011 389335
Tel 011 3094257
Tel 0321 866920
Tel 0142 454984
Fax 011 3828958
O.F. Giovinetti e Consoli
O.F. Sofam
O.F. C.O.F.
O.F. Pirovano
O.F. Gruppo Varesina Sofam
O.F. Impresa Generali
O.F. D'Antoni Riccardo
O.F. OSIOF
O.F. Selmi
O.F. 2F
O.F. Generali di Brescia
O.F. S.Michele
O.F. Santino Servizi Funebri
O.F. Arenzi
O.F. Ricciardi e Corna
O.F. Vergani
Impresa Funebre Mombelli
O.F. Galazzi Virginio
O.F. Rampinini
O.F. Maggioni Roberto
O.F. Capitani
O.F. Fratelli Ferrario
O.F. Moro
O.F. Motta (di)
O.F. San Biagio
O.F. Gambaro
O.F. Sacro Cuore
Azienda Servizi Funebri
Via Podere la Vigna, 10 -Settimo M.se (MI)
Viale Certosa, 303 - Milano
Viale Matteotti, 58 - S.S. Giovanni (MI)
Largo XXV Aprile, 4 - Monza (MI)
Via Tina di Lorenzo, 3 – Milano
Via Ceresio, 3 -Milano
Via delle F. Armate, 201 -Milano
Viale Piave, 15 -Treviglio (BG)
Via Graziano Imperatore, 3 - Milano
Piazza Ospedale Maggiore - Milano
Via Milano, 34/d - Brescia
Viale Agnelli, 34 -Lodi
Via Ceriani, 11/a - Uboldo (VA)
Via Emilia, 55 - Melegnano (MI)
Via Borgo Palazzo, 51 - Bergamo
P.za S. Martino, 24 - Inveruno (MI)
Via Rudiano, 29 -Chiari (BS)
Via Europa, 44 -S. Donato Milanese (MI)
Fino Mornasco (CO)-Lomazzo(CO)-Como
via Piave, 3 -Azzano San Paolo (BG)
viale Raimondi 11–Vertemate con Minoprio (CO)
via Marco Polo, 14 – Busto Arsizio (VA)
Via Mons.Pogliani, 42 Cesano Boscone (MI)
Via Silvio Pellico, 31 – Carate Brianza (MB)
Via Binasco, 66 – Casarile (MI)
Via Gallarate, 36 – Castano Primo (MI)
Via Grandi, 2 – Limbiate (MB)
Via Del Canneto 5/7 – Borgosatollo (BS)
Tel 02 33512049
Tel 02 38001070
Tel 02 2409498
Tel 02 6125036
Tel 02 3551723
Tel 02 341898
Tel 02 4531056
Tel 0363 302678
Tel 02 66101963
Tel 02 6427552
Tel 030 2350068
Tel 0371 429229
Tel 02 96789382
Tel 02 9834237
Tel 035 212179
Tel 02 9787020
Tel 030 7002221
Tel 02 5276381
Tel 031 920361
Tel 035 530014
Tel 031 900200
Tel 0331 631057
Tel 02 4581416
Tel 0362 993081
Tel 02 9052415
Tel 0331 880154
Tel 02 99488266
Tel 030 2702592
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O.F. Gigi Trevisin
Ades
Via Inferiore, 49/51 -Treviso
Via Callalta,7- Lanzago di Silea (TV)
Tel 0422 542863
Tel 0422 460014
Fax 0422 541700
Fax 0422 461935
PFA ass. San Marco
Vial Rotto, 16 - Pordenone
Tel 0434 361910
Fax 0434 366857
O.F. La Generale Pompe Funebri
O.F. Serra di Serra G. & C.
Pompe Funebri Liguri
Pompe Funebri Liguri
Via Carpaneto, 13 -Genova
Via Piave, 9 -Vado Ligure (SV)
Via XXV Aprile, 239 -Pietra Ligure (SV)
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Tel 019 627793
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Fax 010 414244
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O.F. Santa Croce
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La Funeritalia
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O.F. Teggi Cristian
Via Abbeveratoia,19 -Parma
Tel 0521 292726
Viale Risorgimento, 55/c –Reggio Emilia
Tel 0522 323865
Via del Pozzo, 138 -Modena
Tel 059 366999
Via Emilia Pavese, 18 -Piacenza
Tel 0523 489996
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Tel 051 6167475
Via Flumendosa106/108 Fiorano Modenese (MO)Tel 0536 921041
Fax 0521 344056
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Fax 059 361391
Fax 0523 489466
Fax 051 755904
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INTERCOF 2000
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Via dell’Amba Aradam,17/A - Roma
Piazzale del Verano, 60 - Roma
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Fax 06 61532644
Fax 06 77209075
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LOMBARDIA
VENETO
FRIULI VENEZIA GIULIA
LIGURIA
EMILIA ROMAGNA
LAZIO
4
Tel 06 72672333
Tel 06 61522522
Tel 06 70493623
Tel 06 4457777
Tel 06 5686000
Fax 0321 809319
UMBRIA
O.F. Massimo Acciarini
Via Umberto I, 56 – Foligno (PG)
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O.F. Corvatta
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Via Salaria, 215 - Colli del Tronto (AP)
Tel 0736 899185
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Tel 0733 968086
Via Tito Afranio, 58 – Ascoli Piceno
Tel 0736 259012
Via XXII Agosto, 12 – Cagli (PU)
Tel 0721 781560
Via Flaminia 90 – Tavernelle di Serrungarina (PU)Tel 0721 892208
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Fax 0733 968086
Fax 0736 346987
Fax 0721 780021
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OFISA
O.F. Francini Bruschi
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O.F. Santini
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O.F. Viti e Ricucci
O.F. Paladini Enrico
O.F.A.R.
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Genesi
Via Sugherella, 3/A - Montevarchi (AR)
Viale Milton, 89/91 – Firenze
Via V. Veneto, 40 - Pontassieve (FI)
Via Cavour, 58/80 - Empoli (FI)
Via di Tempagnano,120 – Lucca
Via F. Datini, 25 A/B – Firenze
Via S. Giorgio, 48 – Lucca
Via T. Romagnola, 2081- Navacchio Cascina (PI)
Via Pace, 42 - Grosseto
Via Veneto, 1 - Cecina (LI)
Via Sardegna, 35 – Siena
Viale Trieste, 174 - Sinalunga (SI)
Via Aurelia, 896 - Querceta (LU)
Piazza S. Donato, 32 – Arezzo
Via De Gasperi, 59/62 - Arezzo
documentazione funeraria e cimiteriale
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Tel 055 489802
Tel 055 8368197
Tel 0571 76644
Tel 0583 491594
Tel 055 6580824
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Fax 055 8368273
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Fax 0583 474183
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Fax 0564 456262
Fax 0586 691229
Fax 0577 280963
Fax 0577 630270
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Fax 085 4682032
Fax 0861 909643
Fax 0872 712777
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Via Tiglio,4 – Melizzano (BN)
Tel 081 5448745
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Fax 081 5448773
Fax 0824 837975
Fax 0823 817784
Fax 081 8250350
Fax 0825 963408
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5
veglia funebre a cofano aperto in altri locali idonei, al di fuori dell’obitorio ospedaliero: da parte della Azienda sanitaria
questa richiesta viene sempre tempestivamente autorizzata.
Ma le offese potranno mai
nascondere la coda di paglia
o i veri problemi?
Arezzo:
ASL controcorrente
L’ASL di Arezzo comunica che nei due ospedali più grandi,
Arezzo e Valdarno, adesso è stato istituito un servizio di “presidio” permanente, con personale dedicato per il servizio obitoriale. Di fatto, fino ad ora, il personale deputato al trasporto delle salme dalle degenze all’obitorio veniva attivato “ad
hoc” in occasione del decesso di un paziente.
E le camere mortuarie non erano “sorvegliate” in continuo,
ma solo sporadicamente. L’Azienda, con una scelta precisa
e uno sforzo economico opposto a quello di contenimento
delle spese per il personale, ha deciso di elaborare un capitolato di appalto che prevedesse, per gli ospedali di Arezzo
e Valdarno, la presenza fissa di operatori presso l’obitorio e
le camere mortuarie. In particolare è garantita la presenza di
un operatore nelle 12 ore diurne (8,00-20,00) con compiti di
trasporto salma dal reparto all’obitorio, gestione dell’attività
nel servizio, relazioni con le famiglie e con le Imprese Funebri
dalle stesse delegate, ed altre attività dettagliate nel regolamento dell’obitorio stesso. Il regolamento è stato discusso e
condiviso, prima con gli operatori degli ospedali e successivamente con le Imprese Funebri. La nuova gestione con la
presenza di operatore a presidiare il servizio consente il controllo, la vigilanza rispetto all’entrata nei locali degli impresari
funebri che solo con delega scritta della famiglia e con cartellino di identificazione possono accedere nelle camere mortuarie per l’espletamento del servizio a loro affidato . L’orario
di apertura al pubblico del servizio mortuario negli ospedali di
Arezzo e Valdarno è dalle 8,00 alle 20.00. Per quanto riguarda
l’orario di chiusura è data la possibilità ai familiari (su richiesta)
di vegliare il proprio caro oltre l’orario definito.
Una opportunità definita nel documento di “informazioni per
i familiari” che viene consegnato dall’operatore della ditta
affidataria del servizio mortuario ai familiari: “è concesso di
poter vegliare la persona deceduta oltre l’orario di apertura
dei locali, previa richiesta al personale addetto al servizio e
autorizzazione del personale della Direzione Medica di Presidio”. Una possibilità che è sempre stata concessa a chiunque
ne ha fatto richiesta e che è intenzione della Asl mantenere.
Resta ovviamente in vigore (come prevede la apposita Legge
regionale) la possibilità da parte dei familiari di effettuare la
80
6
Ormai nella lunga e sempre frizzante storia infinita dei rapporti tra Feniof e Federcofit non ci viene risparmiato niente: anche le offese. Abbiamo letto, infatti, la denuncia di “un
intervento delirante pubblicato sulla Lettera del Presidente”.
Di fronte al “delirio” …, la cosa sembra essere interessante.
Andiamo quindi a vedere...
L'articolo del Maggio scorso, cui si fa riferimento, cita ben
virgolettate parti di documenti ufficiali, scritti o sottoscritti,
da Feniof o sue strutture decentrate e pone domande, oltre
che legittime, ovvie. Certo, evidenziando una discordanza tra
quanto sottoscritto dalla massima autorità di Feniof, il Presidente, con quanto scritto del Segretario Bosi, vengono poste
conseguenti domande in merito a quale è la posizione vera, oltre che ufficiale, di Feniof. Ora si può anche considerare
“deliranti” queste affermazioni o considerazioni, si dica però
come stanno le cose, altrimenti il delirio viene, davvero, a chi
deve capire da che parte sta Feniof su cose particolarmente
importanti per la funeraria. A meno che, come spesso succede, l'offesa gratuita serva a nascondere la pochezza o la
difficoltà.
Non si tratta di ricostruzioni non corrette, si tratta di documenti ufficiali, sfociati in Parlamento, formalmente sottoscritti.
Se sono ancora validi, bene... Altrimenti senza tanti contorcimenti si diano risposte chiare e precise senza reticenza. E' legittimo porre domande anche a Federcofit, che sicuramente
non rappresenta il verbo divino, su tanti temi, compresi quelli
relativi ai rapporti tra funerarie e strutture sanitarie.
In altra parte di questa Lettera del Presidente si affronta questo tema, senza dare una risposta compiuta, saremmo particolarmente bravi stante la situazione e gli scandali presenti in
tutte le regioni del nostro bel paese, ma, sicuramente, proponendo un approccio concreto e progressivo che, rifuggendo
dal rifugiarsi in posizioni di principio dimostratesi nel tempo
assolutamente inefficaci, non demonizza nessuna proposta e
cerca di far progredire soluzioni concrete e generalizzabili.
È vero, Federcofit non ha sottoscritto nessuna posizione definita su un tema così complesso e difficile. Siamo impegnati
in una ricerca nata molto tempo addietro, anche con qualche consenso della massima dirigenza di Feniof, e non solo di
Feniof, senza avere ancora raggiunto un risultato condiviso.
L'obiettivo è ambizioso e difficile: vogliamo però evitare che
da una parte, in genere al centro, si predichi bene ed in molte
parti del paese, Toscana, Abruzzo, Calabria, Puglia, Lombardia,...., si razzoli male, o ci si opponga a soluzioni anche di interesse per la categoria semplicemente perché le ha proposte
l'Organizzazione concorrente.
Caronte
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N. 2 - Settembre 2011 - Visita il sito O.F. Italia