Editoriale
La crisi contemporanea chiede pensiero. Più di quel
che si pensi
“Oggi l’umanità appare molto più interattiva di ieri: questa maggiore vicinanza si deve trasformare
in vera comunione…Serve un nuovo slancio del pensiero per comprendere meglio le implicazioni
del nostro essere una famiglia; l’interazione tra i popoli del pianeta ci sollecita a questo slancio,
affinchè l’integrazione avvenga nel segno della solidarietà piuttosto che della
marginalizzazione” (Benedetto XVI, Caritas in veritate, 53).
Richiamo attuale come non mai, l’unico veramente persuasivo e globale, che investe di una grande
responsabilità la cultura, intesa sia come sentire popolare, sia come elaborazione intellettuale.
Università in prima linea, dunque. Se l’equazione è: c’è la globalizzazione, per reggerla da tutti i
punti di vista occorre una solidarietà tra i popoli, ebbene i criteri e le forme in cui si può declinare
tale solidarietà dovranno necessariamente essere anche oggetto di studio. Le Università di tutto il
mondo, in molte epoche della storia, hanno svolto un ruolo di ricerca di nuovi assetti istituzionali ed
economici.
Ma anche per quel che riguarda la cultura e in particolare la cultura del lavoro occorre un rinnovato
e condiviso sforzo di riflessione. Solidarietà e sussidiarietà hanno come presupposto che l’agire
sociale e l’attività economica e quindi il lavoro di tutti possano essere espressione della persona e
al contempo ricerca del bene comune. Lavorando si fa esperienza dell’ideale. E si costruisce un
bene comune. Il modo di intendere il lavoro dei secoli passati, come è stato descritto, per esempio,
da Charles Peguy ne “L'argent”, l’artigiano che lavora con amore la sedia, è l’immagine di un
sentimento dell’opera della vita che ha subíto poi, fino a noi, una serie di deprimenti riduzioni.
L’esperienza di una rinnovata identità tra la passione per uno scopo ideale e la soddisfazione
personale, può essere riguadagnata alle civiltà occidentali solo da un lavoro culturale in profondità.
“Mediante il lavoro l'uomo non solo trasforma la natura adattandola alle proprie necessità, ma
anche realizza se stesso come uomo ed anzi, in un certo senso, diventa più uomo” (Giovanni Paolo
II, Laborem Exercens, 2;9).
Una riflessione simile dovrà ovviamente vedere in prima linea anche i politici. Andrà posto
un’argine alla speculazione e alla rendita, a quelle che la dottrina sociale della Chiesa chiama
“strutture di peccato”, tramite l’individuazione di strumenti nuovi di governo dell’economia.
Pietro Lorenzetti
Studio
Crescita della cultura e crescita della persona
L’università è un luogo straordinario, in cui si entra a contatto con la vera cultura e si ha, spesso, la
possibilità di incontrare dei maestri in grado di seguirci e condurci verso tappe importanti.
Allo stesso tempo, però, riuscire a vivere pienamente e con intensità questo periodo della nostra
vita non è affatto semplice. Il rischio cui si può andare incontro è quello di non percepire in pieno
ciò in cui consista l’esperienza universitaria e di viverla conseguentemente sotto tono.
Essere all’università non significa soltanto studio e ricevimenti con i docenti e non significa neppure
collezionare una serie di bei voti sul libretto, in quanto in questo modo si priverebbe una fase
decisiva della nostra vita di alcune delle sue componenti formative più significative. Sicuramente, il
profitto negli studi è fondamentale, come lo sono pure l’impegno e il sacrificio, in quanto altrimenti
non percepiremmo il valore che la fatica e la tenacia hanno nel raggiungimento dei nostri traguardi.
Tutto questo non è però sufficiente. Credo che vivere l’università nel privato della propria camera in
compagnia di un manuale non consenta di cogliere le mille sfaccettature che possiede una delle
esperienze più belle in cui un ventenne possa imbattersi. Io ho avuto la fortuna di evitare il rischio
di vivere sotto tono il periodo dei miei studi universitari grazie al Camplus d’Aragona in cui risiedo:
le esperienze che sto facendo, i cambiamenti che sto riscontrando in me sono davvero eccezionali.
Il collegio mi permette di stare a contatto con molti ragazzi della mia età, con i quali discuto, mi
confronto, cresco e con i quali vivo alcuni dei momenti più belli della mia vita, che ricorderò per
sempre. In questi anni ho capito come il collegio sia una comunità nella quale lo studio cessa di
essere un’attività che si conclude in se stessa, per diventare una base sulla quale vengono inseriti
una serie di elementi che contribuiscono alla crescita della persona umana.
Leggi il resto dell'articolo di Maria Teresa Maccarrone, studentessa Camplus D'Aragona
Informazione universitaria
A cura di Lina Cacarrone
A cura di Stefania Dente
Lo Spring Hill College
Partner di Camplus, tra i migliori college
d'America.
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Anno Accademico 2011-2012
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Redazione: Davide Rondoni (Direttore responsabile), Pietro Lorenzetti (Vice Direttore), Lina Cacarrone, Stefania Dente
Autorizzazione del Tribunale di Bologna n.8182 del 13/05/2011
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http://newsletter-ceur.endurance.it/f/rnl.aspx/...za-jg=r/df&=uuz9b7&a=9:3a7l57-@&a8ji3c7&2-iNCLM (2 of 2) [12/09/2011 15:11:07]
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