Anno 5 Numero 20
Supplemento ad Avvenire
del 27 maggio 2009
[email protected]
Barometro
PEZZO A PEZZO
IL NUOVO
WELFARE
ATTIVO
A MARZO
SU FEBBRAIO
NEL I TRIMESTRE 2009
SUL IV TRIMESTRE 2008
AD APRILE
SU MARZO
PAGINA
S
k
PREZZI
+0,2%
PROFESSIONE
Redattore
editoriale:
sempre più
specializzato
FRANCESCO RICCARDI
c m y
PIL
–2,4%
ARGOMENTI
Le linee guida
dell’Ue
sui percorsi
d’apprendimento
IL PUNTO
omiglia a un patchwork, ma
pezzo a pezzo si sta
delineando il nuovo welfare
all’italiana. Una coperta piuttosto
multicolore, fatta di pezze cucite
assieme nel tempo, più che da un
unico tessuto di lana, ma con il
quale si sta cercando di dare
"copertura" a un numero sempre
maggiore di persone. L’ultimo
intervento è quello che
descriviamo qui a fianco, dedicato
a quei lavoratori somministrati, "in
affitto" per intenderci, che non
rientrano nei parametri per ricevere
né la disoccupazione ordinaria né
quella a requisiti ridotti. Purché
abbiano lavorato almeno 78 giorni
durante lo scorso anno – e non
siano attualmente in missione a
causa della crisi – potranno
beneficiare di un sussidio pari a
1.300 euro. Inoltre, per coloro che
risiedono nelle regioni del CentroNord grazie all’utilizzo dei fondi
europei dedicati alle zone
dell’Obiettivo 3, viene previsto in
aggiunta al sussidio un voucher, un
buono da 700 euro da spendere in
formazione, offerta e organizzata
dalle Agenzie per il lavoro
attraverso le quali i lavoratori
avevano prestato la propria opera
lo scorso anno.
Si tratta di un progetto pilota,
sperimentale, e quindi perciò
stesso da affinare ed estendere.
Assai emblematico, però, perché
delinea il nuovo ruolo degli attori
del mercato e le linee guida di un
diverso approccio di politica attiva
del lavoro. Anzitutto, l’iniziativa
nasce dal dialogo sociale,
dall’incontro tra sindacati dei
lavoratori "atipici", l’associazione
principale delle Agenzie per il
lavoro Assolavoro e il governo con
il supporto tecnico di Italia Lavoro.
Si riconferma così la scelta di
puntare sulla bilateralità – con
l’intervento congiunto delle forze
datoriali e sindacali – in una logica
di sussidiarietà, nella quale anche
quando, come in questo caso, i
fondi per i sussidi sono di origine
pubblica, vi è comunque una
compartecipazione quantomeno ai
costi organizzativi degli interventi
da parte dei soggetti privati. I quali
sono chiamati a svolgere un nuovo,
più ampio ruolo che va al di là del
business della somministrazione.
Da un lato una vera e propria
"presa in carico" del lavoratore, con
il quale si stringe un "patto di
attivazione" per il vaglio delle
competenze, la ricerca di altre
occasioni d’impiego, un piano di
formazione per uscire "rafforzati"
da questo periodo di sospensione
forzata. Dall’altro lato, la
certificazione dello stato di
disoccupazione del lavoratore e
degli altri requisiti per ottenere i
sussidi pubblici, compresa la
disponibilità ad accettare offerte di
lavoro "congrue". Le Agenzie per il
lavoro si avviano così a divenire
l’altro pilastro – a fianco dei Centri
per l’impiego pubblici – sui quali si
cerca di costruire appunto un
nuovo mercato del lavoro più
efficace e includente e un welfare
più esteso e meglio "mirato".
Ma è soprattutto dal punto di vista
del lavoratore che questo
intervento – per quanto, ripetiamo,
limitato e sperimentale – delinea
una svolta. Si evidenzia, infatti, la
conferma della strategia di
mantenere il più possibile integro
il legame fra persona e lavoro, tra
lavoratore e posto, anche in un
periodo di recessione e in relazione
a una prestazione per sua stessa
natura temporanea come
l’interinale. Soprattutto, si investe
con decisione nella formazione
come strumento di rafforzamento
continuo delle competenze e
quindi dell’occupabilità della
persona. I lavoratori "in affitto",
emblema della precarietà fino a
qualche anno fa, oggi sono al
centro di un sistema fatto di tutele
pubbliche, di provvidenze degli
enti bilaterali e di garanzie
derivanti dal contratto nazionale.
Un modello, appunto, per il nuovo
welfare che il governo intende
costruire.
VENDITE
+0,1%
INTESA
Ai lavoratori in "affitto"
disoccupati un buono
formativo e un sussidio
Ecco come si muovono le Agenzie
èletture
di Francesco Riccardi
In primo piano
U
n sussidio da 1.300 euro e
soprattutto un voucher formativo da 700. Per la prima
volta i lavoratori in somministrazione rimasti senza lavoro sono
beneficiari di un intervento di politica attiva, affidato alle Agenzie
per il lavoro. Ma come stanno agendo queste ultime? Abbiamo
raccolto alcune esperienze.
La prima a partire, anticipando anche i tempi dell’intesa con il ministero del Lavoro, è stata Adecco
con il programma "Candidate caring". «Il nostro obiettivo era duplice: da un lato mantenere attivi
e legati a noi i lavoratori in sospensione, dall’altro assicurare alle imprese che avremmo potuto
fornire loro un capitale umano ancora più preparato appena la produzione fosse ripartita», spiega
Claudio Soldà, responsabile Csr
e public affair. La multinazionale svizzera, dopo un’intesa con i
sindacati, ha così censito tutti i lavoratori che avevano svolto almeno una missione nell’ultimo trimestre del 2008 e attualmente si
trovavano senza lavoro. Il bacino
comprende 31mila persone. Di
queste, ne sono già state contattate telefonicamente oltre la metà e
9.850 hanno risposto in maniera
positiva. A tutti costoro è stata rivolta un’attività di aggiornamento del curriculum, valutazione delle competenze acquisite e orientamento. All’interno di questo insieme, poi, i curriculum di 3.950
lavoratori è stato ripresentato alle
imprese e per 1.720 persone si è
concretizzata una nuova opportunità di lavoro. Altri 200 sono stati invece avviati a programmi di
formazione organizzati dall’ente
bilaterale Forma.temp. Ora, dopo
la firma dell’intesa con il governo,
i due bacini di ex-lavoratori sono
in parte sovrapposti. In totale, comunque, Adecco pensa di avviare
alla formazione sulle più diverse
materie circa 4mila soggetti.
Pronta a partire era anche GI
Group che aveva già allertato le filiali e costruito un database. Nei
giorni scorsi sono cominciate così le telefonate di avviso ai lavoratori e nei diversi uffici sono state
esposte locandine esplicative. L’universo di riferimento è stimato in
circa 3mila persone, delle quali la
metà è già stata contattata. «La risposta dei lavoratori è decisamente positiva, tanto che 1.500 persone hanno già iniziato a frequentare
le lezioni», spiega Angelo Colli
Lanzi, responsabile GI Forma-
2
6
C
3
6
PAGINA
Un voucher
per amico
zione. L’intervento maggiore riguarda corsi di specializzazione
nell’automotive, ma non mancano
quelli di lingue, informatica, gestione di paghe e contributi, attività alberghiere e per magazzinieri. In genere la formazione riguarda il segmento d’impiego nel quale il lavoratore ha già operato, visto che la crisi non è settoriale, ma
generale e trasversale, e dunque
non c’è la necessità di orientare in
maniera diversa i candidati. «Si
tratta in ogni caso di un’iniziativa
molto importante per le agenzie
stesse – sottolinea ancora Colli
Lanzi –. Assieme ai sindacati, infatti, le Agenzie sono chiamate ad
operare integrando e rendendo
concreto l’intervento pubblico, per
la prima volta come protagoniste
di una strategia di politica attiva
per il lavoro».
Telefonate, comunicazioni on-line e soprattutto una serie di sms
informativi direttamente ai cellulari dei lavoratori potenzialmente
interessati. Randstad ha avviato
così la campagna informativa per
le persone in somministrazione
attualmente disoccupate. «Abbiamo censito un bacino di circa
2.200 lavoratori in possesso dei
requisiti per beneficiare del vou-
IMMIGRATI Lo sfruttamento
raccontato in prima persona
i sono libri capaci di proiettarti
"dall’altra parte", di farti infilare nei
panni di personaggi diversi, di
situazioni anche drammatiche. Di solito
avviene con le opere narrative, ma quando
si tratta di saggi su una realtà tangibile, per
quanto nascosta ai più, l’effetto è
decisamente più forte, l’immedesimazione
costringe a riflettere e la coscienza non
riesce più a starsene tranquilla come prima.
Probabilmente è questo il pregio maggiore
del libro "Mannaggia la miserìa" di
Anselmo Botte, sindacalista della Camera
del lavoro di Salerno, edito da Ediesse:
storie di braccianti immigrati che lavorano
nella piana del Sele, sotto la sferza dei
caporali, anch’essi stranieri.
Il testo, narrato in prima persona, racconta
la vita quotidiana, reale, di un gruppo di
immigrati marocchini, una parte dei 700
che abitano nel ghetto di San Nicola Varco,
PAGINA
ETICA E IMPRESA
Responsabilità
sociale
tra obbligo
e opportunità
mercato
ortofrutticolo
abbandonato
Anselmo Botte
vicino a Salerno,
divenuto il rifugio
Mannaggia
di fortuna dei
la miserìa
braccianti stranieri.
Storie di braccianti
Il caldo torrido
stranieri e caporali
dell’estate, il freddo
nella piana del Sele
dell’inverno vissuto
in tuguri senza
Edizioni Ediesse
acqua né corrente
156 pagine
elettrica,
10 euro
soprattutto la fatica
di 8-10 ore a
raccogliere le
pesche sotto il sole, a leggerli si avvertono
sulla propria pelle. Più ancora dello
sfruttamento – una giornata di lavoro a
schiena china vale, quando va bene, 25 euro
dei quali 3 da lasciare al caporale per il
cher formativo – spiega Fabio Costantini, responsabile Hr solutions del gruppo olandese –. Nel
nostro caso c’è stata anche la collaborazione diretta delle aziende
clienti. Sono state le stesse imprese, nelle quali abbiamo la "filiale
inhouse", infatti, a segnalare i lavoratori somministrati in sospensione che potevano usufruire della formazione, mettendo pure a
disposizione dei locali per le lezioni». Le tipologie di corsi organizzati riguardano sia le competenze trasversali come lingue e comunicazione, sia quelle tecnicospecifico come meccanica di base,
informatica a vari livelli, corsi per
carrellisti e mulettisti.
Pure un’agenzia di media grandezza come Openjob ha già censito e contattato quasi tutti i lavoratori che rispondono ai requisiti
stabiliti. «Ad oggi sono oltre 600
le persone chiamate e avviate a
progetti formativi. In particolare –
spiega Elisa Origi, responsabile comunicazione – noi puntiamo sui
corsi di italiano per gli stranieri e
di inglese per gli italiani. Contiamo di concludere con i contatti di
verifica e di chiamata la settimana
prossima».
Francesco Riccardi
"servizio" di trasporto – a colpire è da un
lato il senso di estraneità di questi giovani
immigrati dal resto del contesto civile che si
coglie fra le righe della narrazione, dall’altro
l’impressionante assuefazione generale a un
fenomeno di illegalità, di sfruttamento
senza che – almeno apparentemente – si
intravveda un cambiamento possibile. Il
ghetto, tirato su nei locali abbandonati del
mercato, è là ben visibile. Tutti sanno che
nei campi la frutta e la verdura vengono
raccolte da lavoratori senza contratto né
tutele. Tutto, però, procede così da anni, da
decenni anzi. Emblematico il dialogo tra gli
anziani braccianti italiani, che accusano gli
immigrati perché "accettano" di lavorare in
nero a giornata, tornando così indietro
rispetto alla loro conquista del contratto, e i
marocchini, che a loro volta subiscono la
"concorrenza" delle donne dell’Est, pronte a
lavorare nelle serre per soli 18 euro a
giornata...
Un libro che fa riflettere e smuove dentro
una domanda: possiamo continuare ad
accettare questo sfruttamento, salvo
lamentarci dei troppi immigrati allo sbando
nel nostro Paese?
L’INTERVENTO
I requisiti
per l’assegno
accordo sottoscritto
tra ministero del Lavoro, Assolavoro,
Nidil-Cgil, Alai-Cisl e Uilcpo, con l’assistenza tecnica di Italia Lavoro spa prevede la realizzazione di
un’azione sperimentale di
politiche attive e passive destinata a sostenere i lavoratori in somministrazione
non percettori di altri ammortizzatori sociali per i periodi di ritardo nella riattivazione delle missioni di lavoro. Al centro dell’intervento, il "patto di attivazione" – gestito dalle Agenzie
e sottoscritto dal lavoratore
– nel quale si definisce un
percorso individuale che integra sostegno al reddito,
formazione per l’aggiornamento delle competenze,
proposte di lavoro e sistema sanzionatorio nel caso
di rifiuto di offerte "congrue". Concretamente si
tratta di un contributo di
1.300 euro e, limitatamente alle regioni del CentroNord (Obiettivo 3) un voucher formativo del valore di
700 euro. Questi i requisiti
necessari per i lavoratori che
desiderino partecipare ai
corsi e percepire l’indennità:
● Il lavoratore deve aver effettuato almeno 78 giorni
di missione di lavoro a tempo determinato, a partire
dal 1/1/2008;
● deve essere disoccupato
da almeno 45 giorni al momento della richiesta;
● per ottenere il sussidio economico, deve autocertificare di non percepire alcun
sostegno pubblico al reddito (disoccupazione, mobilità, Cig)
● è tenuto a frequentare il
corso di riqualificazione
proposto dall’Agenzia.
In caso di eccesso di domanda da parte di lavoratori disoccupati, la priorità
sarà data agli "over 40" e a
chi ha figli a carico.
L’
4
6
2
mercoledì 27 maggio 2009
DI LISA
Secondo le linee guida
della Comunità Europea
a contare dovranno
essere gli esiti
dei percorsi formativi
formali e informali
Anche per facilitare
la riconoscibilità
delle competenze e
un migliore incontro
tra domanda e offerta
RUSTICO *
È
finita l’era di registri, timbri e
pagelle. La formazione in Europa
si concentra ora sui risultati
dell’apprendimento. Non contano più
solo gli input della formazione e cioè
gli orari, la durata, il nome della scuola
e il metodo didattico. Le istituzioni
comunitarie invitano piuttosto gli Stati
membri a porre maggiore attenzione
sugli esiti dei processi formativi: cosa
una persona ha appreso e cosa sa
concretamente fare al termine di un
percorso educativo.
È una rivoluzione annunciata. Destinata
a incidere non solo sul significato della
parola formazione, ma anche sulla vita
di migliaia di insegnanti, formatori,
studenti e apprendisti. Non si impara
più solo in aula, ma nei luoghi di
lavoro, durante le attività di svago, in
famiglia.
Pensare in termini di risultati
dell’apprendimento porta con sé una
serie di conseguenze che sono già state
chiaramente individuate dalle
istituzioni comunitarie. I titoli di studio
e le qualifiche professionali devono
esplicitare gli esiti della formazione.
Una nuova vita per l’agognato "pezzo di
carta" che deve essere più facilmente
leggibile e compreso dagli attori del
mercato del lavoro. Pensare in termini
di esiti formativi facilita inoltre
l’incontro tra domanda e offerta di
competenze. Se lavorare è una occasione
continua di apprendimento, anche il
mercato del lavoro è responsabile nella
discussione e decisione degli esiti attesi
della formazione. I metodi e le sedi di
insegnamento si devono adeguare ai
grandi cambiamenti in atto nella società
e nel mondo del lavoro: l’insegnamento
va ripensato in vista dei risultati. Forte
di queste certezze l’Unione Europea sta
mettendo a punto alcune linee guida
per garantire la qualità degli esiti
formativi e la loro trasparenza a livello
europeo.
La più grande sfida di questo
mutamento è che i titoli di studio e le
qualifiche professionali diventino più
semplici, riconoscibili e "mobili" in
tutti i Paesi europei. Un grande passo
verso uno spazio comune europeo di
istruzione e formazione. Una grande
sfida anche per l’Italia che è da tempo
sollecitata ad avviare una profonda
riforma del sistema educativo e
formativo vero pilastro per il rilancio
del nostro Paese.
* Ricercatrice Adapt
Centro Studi Marco Biagi
Tabella 1: Progresso verso i 5 obiettivi per il 2010 (elaborazione dati Eurostat, %)
Obiettivo Dati media Dati Italia
2010
UE 2007
2007
5 Obiettivi
Abbandoni scolastici
_ 10
<
14.8
19,3
Cattive performance di lettura *
-20
+2,8
26,4
Ventiduenni diplomati
85
78,1
76,3
Aumento laureati in matematica,
scienze e tecnologie **
15
29
23,6
12,5
10
6,2
Adulti coinvolti in programmi
di apprendimento permanente
* dati 2006
** per l’Italia il dato è calcolato sul periodo 2000-2005
i
numeri
16,1%
gli italiani tra i 25
e i 34 anni laureati
49,2%
gli italiani tra i 25
e i 34 anni diplomati
30,9%
gli italiani tra i 25
e i 34 anni con la sola
licenza media
3,7%
Problemi e soluzioni
Apprendimento all’europea
gli italiani tra i 25
e i 34 anni con la sola
licenza elementare
èlavoro
Direttore responsabile
DINO BOFFO
Vicedirettori
Tiziano Resca - Marco Tarquinio
A cura di
Francesco Riccardi
(responsabile)
Maurizio Carucci
Comitato scientifico
Guido Baglioni,
Giuliano Cazzola,
Lorenzo Ornaghi,
Michele Tiraboschi
(coordinatore)
In collaborazione con: Adapt
Centro Studi Internazionali
e Comparati “Marco Biagi”
Università di Modena e Reggio Emilia
Progetto grafico
Aurelio Candido
Per contattarci:
[email protected]
Piazza Carbonari 3,
20125 Milano Tel. 02/6780.461
LA BOCCIATURA
Italia in ritardo: centrato
un solo obiettivo su cinque
LA SFIDA
Competenze, un iceberg
da fare emergere e validare
LEGGE BIAGI
Libretto formativo:
occasione mancata
S
razie all’Europa anche in
Italia iniziamo a capire che
le persone sono chiamate a
un apprendimento permanente,
lungo tutto l’arco della vita. Non
sono però ancora chiare le
conseguenze di questa
concezione che impone di
superare la tradizione di una
formazione relegata ai banchi di
scuola. Con l’apprendimento
lungo l’intero arco di vita la
formazione non può non uscire
da aule e banchi di scuola e
abbracciare contesti di
apprendimento variegati come i
luoghi di lavoro e le sedi di
aggregazione sociale. I documenti
elaborati dalle istituzioni europee
parlano oggi di apprendimento
non-formale e apprendimento
informale. Il primo si acquisisce
in attività programmate (lavoro,
studio); il secondo, nella vita
quotidiana: in ufficio, a casa,
nella comunità. In entrambi i casi
si tratta di processi di
apprendimento involontario,
non strutturato in obiettivi
formativi. Come a dire che i titoli
di studio sono solo la punta di
un iceberg.
Per l’Europa la sfida per la
modernizzazione dei sistemi di
formazione ed educazione è
rendere visibili tutte le
competenze, comunque e
ovunque siano state acquisite.
Una volta identificate ed
evidenziate, le competenze
devono essere riconosciute,
valutate e certificate. Cioè bisogna
"validare" le competenze. Niente
timbri, ma la verifica degli esiti
dell’apprendimento. Dagli anni
Novanta numerosi Paesi europei
hanno attuato strategie a questo
fine. Le opzioni nazionali
coinvolgono il mondo della
istruzione e formazione, il
mercato del lavoro e il terzo
settore. La validazione
dell’apprendimento non-formale
e informale è un tema oggi
cruciale. Il mercato del lavoro
globale – in continuo
cambiamento – si regge su una
forza lavoro sempre più
qualificata e costantemente
aggiornata. Il livello di
competenze richiesto dai mercati
del lavoro europei crescerà nei
prossimi anni in tutti i settori e le
occupazioni. Inoltre, saranno
G
ntrodotto dalla legge Biagi, il
Libretto formativo del cittadino è
uno strumento prezioso perché
consente di raccogliere, sintetizzare e
documentare le nostre diverse
esperienze formazione e
apprendimento. Il Libretto formativo è
pensato non solo per gli studenti e gli
apprendisti, ma anche per i lavoratori
adulti coinvolti in percorsi di
formazione continua, per i
professionisti così come per i soggetti
svantaggiati che faticano a trovare una
occupazione stabile e di qualità nel
mercato del lavoro.
Con il Libretto formativo è possibile
individuare e valorizzare le
competenze acquisite, ma non ancora
visibili. Il Libretto è anche una
occasione per ricostruire le proprie
esperienze formative precedenti,
parallele o successive alle esperienze di
lavoro, e "riflettere" su di esse. In
questo senso, il Libretto ha una
valenza sociale perché aiuta a
sostenere e promuovere il ritorno al
lavoro di soggetti svantaggiati e ormai
scoraggiati rispetto alle possibilità di
tornare al lavoro (ad esempio
disoccupati da molto tempo o donne
che intendono rientrare nel mondo
del lavoro dopo aver allevato i figli).
Il Libretto facilita altresì l’incontro tra
la domanda e l’offerta di lavoro e
rende trasparenti le carriere
professionali e tutte le esperienze
formative. Rispetto al classico
curriculum vitae, che è una mera
autodichiarazione, il Libretto
formativo è caratterizzato da precisi
criteri di validazione. In altre parole, le
competenze sono identificate,
riconosciute e registrate secondo
determinate regole e principi.
È dunque un vero peccato che, a quasi
sette anni dalla sua introduzione
formale nel nostro Paese, il Libretto
formativo sia oggi poco più di una
semplice idea. Una ottima idea, anzi,
se è vero che il Libretto formativo è
stato studiato a livello internazionale
(OCSE) e segnalato dalla Commissione
Europea tra le buone pratiche nel
campo della "validazione" delle
competenze. La realtà, infatti, ci segnala
che sia una delle classiche occasioni
mancate visto che, pur a fronte di una
sperimentazione che ha coinvolto
l’Isfol e tredici Regioni italiane e
Province Autonome, il numero di
Libretti formativi in circolazione è di
poche centinaia. Una goccia nel mare
di un mercato del lavoro a caccia di
talenti e competenze oggi non
facilmente riconoscibili e verificabili.
(L.Rus.)
ono note a tutti le carenze del sistema educativo e formativo del
nostro Paese. Giovani che abbandonano la scuola. Diplomati disorientati e senza prospettive. Laureati che non trovano lavoro. Le indagini internazionali – come il rapporto PISA – ci dicono che la
preparazione dei quindicenni italiani è largamente insoddisfacente rispetto a quella dei coetanei d’oltreoceano
e di alcuni Paesi Europei di
eccellenza.
Per colmare queste lacune,
che non sono solo del nostro
Paese, l’Europa ha da tempo
individuato cinque obiettivi
strategici per sostenere e guidare i governi nazionali nel
riformare i sistemi educativi
e formativi. Innanzitutto la
riduzione del numero di giovani che escono prematuramente dai percorsi scolastici,
massimo il 10%. Il secondo
obiettivo riguarda la formazione di base: abbassare almeno del 20% il numero degli studenti europei che hanno scarse capacità di lettura.
Il terzo prevede di portare entro il 2010 all’85% la quota
di ventiduenni diplomati.
Passando all’università, l’obiettivo europeo guarda all’innovazione: un aumento
del 15% nel numero di laureati in matematica, scienze
e tecnologie (MST). Inoltre,
gli iscritti a queste facoltà dovrebbero essere più equamente distribuiti tra ragazzi e
ragazze. Ma l’Europa non
pensa solo ai giovani. Il quinto obiettivo è coinvolgere
sempre più gli adulti in programmi di apprendimento
permanente, almeno il
12,5%.
In sede di bilancio di questi
cinque obiettivi la Commissione Europea ha lanciato un
chiaro segnale di allarme. Nel
2008 solo uno dei cinque obiettivi è stato raggiunto (vedi Tabella 1). Si tratta dell’aumento dei laureati in matematica, scienze e tecnologie. Anzi, rispetto al 15% auspicato dalle istituzioni europee, nei Paesi membri au-
menta il numero di laureati
del 29%, quasi il doppio di
quanto atteso. Resta ancora
molto da fare su tutti gli altri
fronti. I giovani che abbandonano prematuramente la
scuola sono diminuiti, ma solo di meno di 3 punti percentuali in 8 anni. Un tasto
dolente è il dato sulle performance di lettura, che peggiorano dal 2000 al 2006. I diplomati 20-24enni aumentano, anche se non abbastanza
da soddisfare le aspettative
europee. Infine, gli adulti sono ancora poco coinvolti nelle opportunità di apprendimento permanente.
La Commissione bacchetta
soprattutto l’Italia che ha raggiunto solo uno dei cinque obiettivi e appare lontana dagli altri quattro. I laureati italiani in matematica, scienza e
tecnologia aumentano e superano la quota fissata per il
2010. In relazione all’uscita
precoce dalla scuola, il nostro
Paese registra un dato nella
media dell’Europa. Un’analisi più attenta rivela che dal
2000 al 2007 gli abbandoni
scolastici dei 18-24enni sono
diminuiti, ma oltralpe sono
quasi sempre più bassi. Sulle
capacità di lettura, la Commissione registra un peggioramento riguardo all’obiettivo fissato per il 2010. Sul terzo punto, aumento dei diplomati, i 20-24enni italiani
muovono dei passi avanti, ma
sono superati dai colleghi europei. Non va meglio per il
dato sugli adulti coinvolti in
programmi di apprendimento lungo tutto l’arco della vita, in diminuzione dal 2000
a oggi.
La Commissione Europea ha
ripetutamente sollecitato i
Paesi membri a rafforzare e
realizzare gli strumenti e le
riforme in materia di formazione. La marcia verso gli obiettivi del 2010 continua, ma
al traguardo mancano oramai
pochi mesi, e l’Italia è chiamata a uno sforzo eccezionale per non occupare, come al
solito, le posizioni di retrovia.
Lisa Rustico
sempre più richieste le
competenze trasversali
(comunicazione, autonomia,
ecc.), spesso acquisite fuori
dall’aula. Anche per questi motivi
serve valorizzare tutte le
conoscenze teoriche, abilità
pratiche e competenze sociali,
indipendentemente da dove e
come siano state acquisite. I
percorsi formativi, dunque, si
costruiscono lungo tutto l’arco
della vita attraverso svariate
attività. Le potenzialità della
validazione non si esauriscono in
un esercizio individuale di autoriflessività su ciò che si sa e ciò
che si sa fare. Certificare le
competenze aiuta a costruire
ponti tra diverse esperienze
formative. Certificare facilita la
comparazione tra diversi sistemi
educativi nazionali, agevolando
la mobilità internazionale di chi è
nei percorsi formativi. È pur vero
che, nonostante le potenzialità
della "validazione", istituzioni,
cittadini e parti sociali esprimono
dubbi e perplessità a riguardo. In
particolare, in merito ai suoi costi
e alla possibilità di accedervi per i
gruppi sociali più svantaggiati.
Inoltre, sarà necessario trovare
una corrispondenza tra i titoli di
studio e le competenze validate di
tipo non-formale e anche
informale. In Italia manca un
sistema nazionale unitario di
validazione delle competenze
comparabile all’esperienza
francese o britannica, per citarne
due tra le più note. Se non
vogliamo restare al palo nel
confronto internazionale, il tema
della validazione deve diventare
una priorità ben oltre le poche,
quanto preziose, esperienze
sviluppate sino ad ora a livello
regionale, aziendale e soprattutto
nel terzo settore. La validazione
dovrà essere riconosciuta come
strumento per realizzare
l’apprendimento permanente in
modo che sia valorizzato il
potenziale per l’occupabilità e
l’inclusione sociale. Ciò in vista
degli obiettivi di Lisbona,
certamente, ma anche per dare
risposte concrete a tante persone
oggi svantaggiate e che nella
formazione potrebbero trovare
una soluzione per un reale
inserimento nella vita attiva.
(L.Rus.)
I
mercoledì 27 maggio 2009
Il redattore
editoriale è una
figura chiave
nel mondo dei libri
e di Internet
Non è più
considerato
alla stregua
di un correttore
di bozze: svolge
funzioni di tramite
tra autore
e casa editrice
Tra le sue
mansioni:
revisione
della traduzione,
organizzazione
del testo,
impaginazione
le esperienze/1
3
DIVULGAZIONE «Così rendo gradevoli temi scientifici e tecnici»
H
a la scrivania sempre ingombra
di carta e foto. Ma non è un
problema. Mettere a punto riviste
e newsletter la appassiona a tal punto
che spesso si porta a casa le bozze da
correggere. Elena D’Alessandro, 30
anni, di San Martino Valle Caudina,
nell’Avellinese, ha frequentato il liceo
linguistico e poi ha studiato lingue e
letterature straniere all’Università degli
studi di Napoli, l’Orientale. «Subito
dopo la laurea in Filologia germanica,
ho cominciato a lavorare a Parma
nell’ambito del turismo e
contemporaneamente mi preparavo in
ricerca archeologica ad Arezzo –
racconta – Ma mi sono resa subito
conto che non era la mia strada. Ho
collaborato per una testata di settore e,
nonostante avessi vinto il dottorato di
ricerca, mi sentivo già proiettata verso il
mondo dell’editoria». Così, due anni fa,
è arrivata la scelta del master
specialistico all’Università Cattolica. «È
stato un passo fondamentale perché mi
ha consentito di svolgere lo stage presso
la casa editrice Elsevier, multinazionale
olandese, dove lavoro tuttora con un
contratto a tempo indeterminato –
sottolinea –. Sono entrata nel
dipartimento di Odontoiatria che si
occupa di riviste specializzate». Le
mansioni sono molteplici:
aggiornamento del sito web,
confezione delle riviste on line e oggi
anche la gestione del Giornale
dell’odontoiatra e di Giovane odontoiatria.
«Il mio ruolo è quello di affiancare il
direttore responsabile nella scelta dei
temi, controllo i testi, correggo le bozze
e mi occupo marginalmente anche
della grafica – spiega –. La mia qualifica
attualmente è quella di dentistry editor.
Devo dire che avere una formazione
umanistica è fondamentale per dare un
registro divulgativo a testi scientifici e
tecnici e renderli gradevoli e
accattivanti». Il lavoro è appagante e
soddisfacente, anche dal punto di vista
della remunerazione. Non mancano
poi i contatti con i professionisti e gli
esperti del settore. «Sono
frequentemente in giro per l’Italia a
seguire congressi e conferenze –
prosegue –. Sono occasioni che
arricchiscono e consentono di
aggiornarsi e di farsi un bagaglio
culturale». Elena è più che soddisfatta
del suo lavoro: «Spero di diventare
brava e di poter crescere ancora. Ho
una grande autonomia e questo
all’inizio mi ha creato qualche
difficoltà, ma poi ho imparato a
"nuotare" e a muovermi bene. Mi
auguro di continuare così».
(G.Sc.)
Corsi
& master
P
er acquisire gli strumenti necessari a svolgere
la professione di redattore editoriale e trovare lavoro è consigliabile svolgere un master a
livello universitario. Ecco di seguito i principali:
● Master di primo livello in redattore di editoria
libraria con conoscenze delle tecnologie digitali.
Università degli studi di Milano, Facoltà di lettere e
filosofia, Fondazione Mondadori e Associazione italiana editori. Durata: annuale. Tel. 02/50.31.20.93
● Master specialistico in professione editoria (libri, periodici, web) . Università Cattolica, Facoltà
di lettere e filosofia in collaborazione con la Scuola
di editoria del Centro Padre Piamarta di Milano. Durata: annuale. Tel. 02/72.34.38.60
● Master in editoria cartacea e multimediale (post-laurea specialistica). Scuola superiore di Studi umanistici dell’Università degli studi di Bologna. Durata: biennale. Tel. 051/29.17.111
● Master universitario di 1° livello per redattori
editoriali. Università di Urbino “Carlo Bo”, Facoltà
di lettere e filosofia. Durata: annuale. Tel.
0722/30.56.51
La professione
● Corso di perfezionamento in editoria, giornalismo, comunicazione. Università degli Studi Roma Tre, facoltà di lettere e filosofia. Durata: annuale Tel. 06/57.33.86.08
DI
GIOVANNA SCIACCHITANO
D
le esperienze/2
ivora libri e giornali,
è pignolo fino all’ossessione, potrebbe fare a meno del dizionario, conosce le lingue e se la cava
bene anche con l’informatica. È il redattore editoriale,
una figura chiave nel mondo dei libri e del web che
funge da interfaccia fra autore ed editore.
«Paradossalmente oggi siamo diventati tutti un po’ redattori editoriali grazie al
computer – osserva Edoardo Barbieri, docente di bibliografia e biblioteconomia all’Università Cattolica di Milano, responsabile
del master specialistico in
Professione editoria –. Infatti elaboriamo testi che poi
correggiamo». In realtà il redattore che lavora per le case editrici ha competenze
specifiche. «L’alta qualità
delle sue abilità ne fa una figura preziosissima per la casa editrice – prosegue Barbieri –. Il lavoro redazionale comprende un insieme di
mansioni che vanno dalla
revisione della traduzione
all’organizzazione del testo
(la divisione in capitoli, paragrafi, la titolazione...), dall’impaginazione all’approvazione del prezzo». Insomma, si tratta di scelte complesse che richiedono esperienza e nozioni.
«Oggi il redattore editoriale
non è più un mestiere che si
può imparare sul campo, affidandosi alla buona volontà – spiega Giovanna Rosa, coordinatrice del master
di primo livello in Redattore di editoria libraria con
conoscenze delle tecnologie digitali dell’Università
degli studi di Milano –. È
un’attività per la quale è necessaria una professionalità
moderna. Bisogna poi sfatare il luogo comune in base
al quale ormai l’editoria è
gestita dagli uffici marketing. Non è così. All’interno
Una penna
tra editore e scrittore
delle case editrici lavorano
profili che hanno studiato e
che studiano il libro. Che
fungono da interfaccia fra
l’autore e l’impresa».
Le competenze che fanno
parte del bagaglio degli editor sono quelle letterario-storiche, ma anche quelle economico-giuridiche, inclusa
la normativa sul diritto d’autore. «Il master della Cattolica si propone di dare una
formazione a 360 gradi –
sottolinea Barbieri –. Anche
la grafica gioca un ruolo importante nel bagaglio di conoscenze. Un libro deve essere "trasparente", perché la
vera grafica è quella che non
si vede, come spiega bene
Stanley Morison ne I principi fondamentali della tipografia». Insomma un occhio al
contenuto e uno alla forma.
«Non bisogna dimenticare,
però, che occorre disporre di
strumenti economici – evidenzia Rosa –. Bisogna saper mettere a punto un budget. Per questo il master del-
Nonostante
la crisi
che ha coinvolto
l’editoria,
la possibilità
d’inserimento
arriva
non solo da parte
delle grandi case
editrici, ma anche
dagli studi
editoriali
CONSIGLI
«Per fare bene serve precisione
e una spiccata capacità critica»
H
a sempre letto di tutto.
Di più. Simona
Mondello, 28 anni, di
Bollate, in provincia di
Milano, attualmente lavora
alla Bur. «Ho studiato al
liceo scientifico e Scienze
della comunicazione allo
Iulm di Milano – racconta –.
Poi la passione per i libri mi
ha portato a iscrivermi al
biennio di specializzazione
in Editoria, giornalismo e
comunicazione
multimediale, un corso che
oggi non è più attivo». In
effetti, Simona, oltre a
studiare con profitto, ha
sempre letto almeno cinquesei libri al mese e, una volta
laureata, le è scattata la
curiosità di capire cosa c’è
dietro a un libro, chi sono le
persone che vi lavorano e
quale attività svolgono. «Il
corso è stato molto utile e
mi ha consentito di svolgere
uno stage di 250 ore in Bur
nel 2005 – spiega Simona –.
Devo dire che ho imparato
in fretta il mestiere e, dopo
alcuni stage e contratti a
progetto, sono stata assunta
l’anno scorso. Sono molto
soddisfatta sia sotto il
profilo professionale e
umano che retributivo». In
Bur Simona si occupa della
saggistica, seguendo sia i
testi nuovi, i cosiddetti
original, sia i classici per i
quali sono scaduti i diritti.
«Il lavoro è molto –
sottolinea – , a partire dalla
gestione della copertina,
all’analisi del testo che
riceviamo in word
dall’autore, dalla correzione
e revisione del testo fino
all’impaginazione e alle
indicazioni in
fotocomposizione». E,
parallelamente, c’è anche il
coordinamento di alcuni
collaboratori. «Il bello del
mestiere è che si impara
sempre molto leggendo i
libri, anche in ambiti un po’
la Statale comprende anche
un modulo sugli strumenti
economici per il redattore e
uno sul bilancio d’esercizio,
la valutazione dei risultati
d’impresa e risorse d’autoimprenditorialità». Oggi
coesistono due figure di questo tipo che lavorano in parallelo. «C’è il redattore che
svolge materialmente il lavoro di preparare un testo
approntandolo per la stampa seguendo le norme e gli
stili delle case editrici – dice
Riccardo Fedriga, vicedirettore del master in Editoria cartacea e multimediale all’Università di Bologna – e chi coordina tutte le
fasi dell’editing svolgendo un
ruolo più manageriale. In genere, questi ultimi lavorano
all’interno della casa editrice, mentre gli altri possono
essere free-lance. E oggi quest’ultimo gruppo rappresenta la maggioranza dei professionisti».
I compiti del redattore editoriale sono davvero nume-
diversi rispetto alla propria
cultura di base – continua –.
C’è poi lo stretto rapporto
con l’autore, al quale
occorre fornire in prima
battuta delle indicazioni
"macro", e cioè su quali
aspetti approfondire di più e
quali invece limitarsi a
tratteggiare». Certo, la
giornata è lunga: non si va a
casa prima di dieci ore di
lavoro, ma non si guarda
l’orologio. «Prima di entrare
nella casa editrice leggevo
classici, narrativa e critica
letteraria – osserva –. Oggi
mi occupo di politica ed
economia, argomenti che
mi hanno aiutato a capire
come funziona la società.
Sulla base della mia
esperienza consiglio questa
professione ai giovani
precisi, con una buona
conoscenza della lingua
italiana, voglia di lavorare
con gli altri e capacità critica
per valutare in che misura
un testo è migliorabile». In
futuro le piacerebbe
occuparsi di scouting.
«Capire come si va a caccia
di autori mi piacerebbe
molto – ammette –. Anche
se andrebbe a scapito del
lavoro sui testi».
Giovanna Sciacchitano
rosi. «Nelle piccole case editrici questa figura fa un po’
di tutto – commenta Barbieri – mentre nei grandi
gruppi è più facile specializzarsi o occuparsi di un segmento specifico». Per diventare dei bravi professionisti,
però, non è sufficiente un
corso, occorre avere solide
basi culturali. «In primo luogo è indispensabile un’ottima conoscenza dell’italiano,
una vasta cultura generale,
padroneggiare almeno una
lingua straniera e disporre di
competenze informatiche, a
partire dal pacchetto Office –
sottolinea Barbieri –. Il master in Cattolica prevede 630
ore di laboratorio e 400 ore
di stage. Credo si tratti di un
buon punto di partenza per
affermarsi in questo campo». Nonostante una crisi
che ha coinvolto anche l’editoria, la domanda di lavoro c’è. «La maggior parte dei
ragazzi che svolgono stage
presso di noi viene poi trattenuto dall’azienda – osser-
va Barbieri –. Non sempre si
approda subito a un lavoro
stabile, ma dopo un paio di
anni si ottiene sempre un
contratto all’altezza delle aspirazioni». Attualmente
l’offerta non viene solo dalle grandi case editrici, ma anche dagli studi editoriali che
stanno nascendo in questo
periodo. «Il master della Statale di Milano dura un anno
e prevede tre mesi di stage –
dice Rosa –. Una formula
che garantisce l’accesso alla
professione. Infatti, circa
l’80% dei nostri allievi entrano stabilmente nel mercato librario. Direi che il master può essere considerato
un percorso innovativo per
svolgere questa professione
avendo a disposizione tutti
gli strumenti oggi considerati indispensabili».
Per sfondare, però, a detta
degli esperti, è necessario allargare le prospettive, specializzarsi in un tema e
rafforzare la formazione di
base. «I giovani devono guar-
L’OPPORTUNITÀ
«Poter lavorare anche a casa
e svolgere ricerche sulla musica»
H
a la casa invasa da
dizionari, di tutte le
lingue... Daniele
Filippi, 33 anni, milanese,
ha studiato alla facoltà di
Musicologia di Cremona,
dove ha svolto anche il
dottorato di ricerca.
«Accanto alla passione per
la musica c’era anche quella
per i libri, i manoscritti e
quando ho visto il bando
del master dell’Università
degli studi di Milano con
Mondadori ho pensato che
fosse un’occasione da
cogliere al volo – spiega –.
Il corso l’ho frequentato
quattro anni fa e mi ha
consentito di svolgere uno
stage in Adelphi, dove sono
rimasto tutt’oggi come
collaboratore esterno».
Sono molti i redattori
editoriali che svolgono
l’attività in proprio. «Ci
sono aspetti positivi, come
quello di poter lavorare in
parte da casa – racconta – e
in questo momento con la
moglie medico e due bimbi
piccoli di quattro mesi e
due anni non è un aspetto
da sottovalutare. Inoltre
continuo a svolgere ricerca
in campo musicale». Il
contatto con Adelphi, poi,
rimane solido perché parte
delle mansioni vengono
svolte in sede. «Il guadagno
è dignitoso – osserva –.
Anche se rispetto a chi è
assunto vengono a mancare
tante sicurezze e non ci
sono benefit e premi». A
gratificare questi
professionisti c’è sempre
l’altissimo livello della casa
editrice. «Il master è stato
molto utile perché mi ha
consentito di entrare nel
mondo del lavoro – dice –.
Si tratta di un corso molto
serio: tutti i miei compagni
hanno trovato una
collocazione e credo che
questo sia essenziale». Il
lavoro di Daniele non è mai
dare a questa professione
pensando che si tratta di un
lavoro impegnativo, che richiede lacrime e sangue – avverte Barbieri – e non un
hobby, come in molti sono
portati a pensare». La formazione più idonea è la laurea. «Oltre a quella in Lettere, che resta sempre un ottimo trampolino di lancio, bisogna tenere presente che la
varietà dell’offerta editoriale rende più che appetibili
anche altri corsi come quello in Giurisprudenza e Medicina» aggiunge Barbieri.
«Ma il requisito fondamentale resta l’interesse reale per
il mondo del libro – conclude Rosa –, tenendo presente che, nonostante l’avvento del web non si tratta
di un oggetto in via di estinzione. E che occorre formare nuove figure capaci di
rinnovare l’intera civiltà libraria». Secondo Fedriga il
segreto per diventare un redattore editoriale di grande
livello è la curiosità. «Occorrono anche ordine e disciplina, perché si trascorrono molte ore a preparare un
testo, senza contare che chi
svolge un ruolo manageriale deve saper gestire bene i
tempi – continua Fedriga –.
In questo momento i professionisti più richiesti sono
i laureati in discipline scientifiche con un master in editoria, perché si tratta di
specializzazioni difficili da
trovare sul mercato. A questo va aggiunto il dominio e
il controllo delle fonti elettroniche. Occorre cioè sapersi muovere bene nella rete».
Per concludere, il redattore
editoriale non dev’essere
considerato, come un tempo, alla stregua di un correttore di bozze. Il suo raggio
d’azione si è ormai allargato e oggi comprende numerosi compiti che vengono
svolti anche per le numerose aziende di comunicazione.
monotono. «Dopo i primi
tempi in cui ho svolto
"manovalanza" e
soprattutto correzione delle
bozze, oggi mi occupo della
revisione dei libri
dall’inizio alla fine, in
collaborazione con l’ufficio
tecnico. Il bello è che si
passa dal romanzo al
saggio, da un’epoca
all’altra... Non c’è tempo
per annoiarsi». Anche
perché c’è sempre da
imparare. «Con un
background come il mio ho
dovuto ampliare le mie
conoscenze – racconta –. E
poi bisogna sempre
migliorare le lingue. Io
parlo inglese e tedesco, ma
leggo anche francese e
spagnolo ed è necessario
tenersi sempre in esercizio».
Dunque, grande
soddisfazione per un lavoro
che risponde in pieno alle
proprie aspettative, anche se
nelle grandi realtà ci sono
sempre aspetti organizzativi
e tecnologici migliorabili.
«Fra qualche anno mi
piacerebbe fondare una
casa editrice e poter
scegliere cosa pubblicare –
confessa Daniele –. Credo
che sia il sogno di tutti».
(G.Sc.)
mercoledì 27 maggio 2009
4
PALERMO Alla ricerca
di elettricisti e frigoristi
di condizionamento, riparazioni a bordo vettura, attività di ricerca
guasti. Si prevede contratto di assunzione tramite agenzia sino al
mese di ottobre, con ottime possibilità di inserimento a tempo indeterminato dall’autunno
di quest’anno. Inquadramento e retribuzione secondo quanto sancito dal contratto collettivo nazionale metalmeccanico/comparto
ferroviario. Inviare i cv
tramite e-mail: [email protected] o fax:
0331211547. Oppure telefonare a: 0331211567.
Le offerte
L’
agenzia per il lavoro Openjob ricerca numerosi
manutentori (in particolare elettricisti e frigoristi) per la provincia
di Palermo per conto di
un’azienda che opera
nel settore ferroviario.
Tra le principali attività
previste dalla mansione
di elettricista: revisione
impianto elettrico delle
vetture, prova finale di
funzionamento attraverso l’alimentazione
della carrozza, movimentazione manuale di
accumulatori. Tra i
compiti dei frigoristi:
revisione dell’impianto
VENTE-PRIVEE.COM
Più di 200 posti e stage
ARTICOLO 1 Sono 1.500
le figure da inserire in estate
P
a Divisione specializzata
Horeca di Articolo 1 ricerca
1.500 figure estive su tutto il
territorio nazionale. In particolare:
er rafforzare ulteriormente la struttura centrale di Parigi (bisogna possedere una discreta conoscenza
del francese) e le unità
nei diversi Paesi, venteprivee.com ricerca giovani
dinamici e motivati per
ricoprire più di 200 nuove posizioni tra coordinatori delle operazioni di
vendita, addetti al servizio clienti, creativi ed esperti informatici. Inoltre, per sostenere il suo
sviluppo internazionale,
assume anche presso le filiali locali. In particolare
35 nuovi addetti com-
merciali e marketing analyst per le sedi di Italia
(Milano), Francia (Parigi), Germania (Dusseldorf), Regno Unito (Londra) e Spagna (Barcellona). Inoltre è possibile
presentare domanda per
svolgere un periodo di
stage. Gli interessati possono inviare il proprio cv,
accompagnato da una lettera di presentazione a:
[email protected] (candidature spontanee) o [email protected]
(stage). Per maggiori
informazioni: www.vente-privee.com/pr.
L
● 70 barman;
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servizi ricevimento;
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turistici.
Si offre contratto di somministrazione per tutto il periodo estivo.
Per inviare la propria candidatura consultare il sito www.articolo1.it
● 30 maitre;
● 50 capi cuoco partita;
● 150 aiuti cuoco;
● 150 commis di sala;
Il metodo
Borse
di studio
Oreal Italia e Unesco
premiano 5 scienziate
Oréal Italia e la
Commissione
nazionale per
l’Unesco hanno premiato cinque giovani
ricercatrici. Le scienziate hanno ricevuto una
borsa di studio del valore di 15mila euro per
proseguire la propria
attività di ricerca nel
campo delle scienze
della vita e della materia. Tra le centinaia di
candidature pervenute
da tutta Italia, la giuria
ha individuato le cinque più meritevoli: Anna Olivieri – genetista
(Università degli studi
di Pavia), Luisa Ostorero – astrofisica (Università degli studi di
Torino), Valeria Righi –
chimica (Università degli studi di Modena e
Reggio Emilia), Cristina Ronchi – endocrinologa (Università degli studi di Milano) ed
Elisabetta Versace –
psicologa (Università
degli studi di Milano
Bicocca). Nato nel
1998 su iniziativa di
L’Oréal e Unesco, For
women in science è stato il primo premio internazionale dedicato
alle donne che operano nel settore scientifico. In Italia il programma L’Oréal Italia
per le donne e la scienza
è giunto alla sua settima edizione. Il bando
per l’edizione
2009/2010 e i relativi
regolamento e domanda di ammissione saranno disponibili dal
30 settembre 2009 sul
sito www.loreal.it.
L’
DI
etico
MAURIZIO CARUCCI
N
on solo un valore
teorico, ma
soprattutto un
comportamento
quotidiano: oggi l’etica è
una tra le principali sfide
che un’azienda può
intraprendere per muoversi
con successo nella
complessità del mercato.
L’etica è intesa nella sua
accezione più ampia e
profonda, quale bene
comune da perseguire
attraverso decisioni e fatti
quotidiani, in previsione
dei risultati economici e
valoriali che essa porta in
dote e nel contempo quale
oggetto di una legge, il
decreto legislativo
231/2001 (vedi box), che ne
decreta, se mai ce ne fosse
bisogno, l’urgenza e
l’importanza. «In verità –
spiega Massimo Folador,
consulente aziendale, noto
anche come autore di due
libri che si ispirano alla
regola benedettina (Il
lavoro e la regola e
L’organizzazione perfetta) –
questa legge arriva dal
mondo anglosassone ed è
stata approvata in Italia nel
2001. Purtroppo è vaga. Ed
è ancora ignorata dalla
gran parte delle imprese.
Se ne sta parlando un po’
di più da qualche tempo.
Forse anche in relazione
alle sanzioni applicate nei
confronti di sanità ed enti
pubblici. Le buone
pratiche, tuttavia, esistono.
In genere, sono
imprenditori che non
vogliono mettersi in luce».
Il decreto prevede – per
prevenire la commissione
di reati e al fine di evitare
delle sanzioni di tipo
interdittivo e patrimoniale
– che gli enti
predispongano modelli di
organizzazione e gestione
che garantiscano la
trasparenza e la correttezza
dei processi decisionali,
della gestione delle risorse
finanziarie e inoltre che
✱
Il decreto legislativo n. 231
del 2001 ha introdotto nel
nostro ordinamento un’autonoma responsabilità di tipo penale e/o amministrativo a carico delle persone giuridiche, delle società e delle
associazioni prive di personalità giuridica, in conseguenza di specifiche violazioni della legge penale realizzate da soggetti appartenenti all’organizzazione aziendale.
Il decreto può essere considerato come la prima applicazione normativa dettagliata di un principio generale che appartiene alla nozione di responsabilità sociale delle imprese, di corretta e trasparente gestione
della società.
Così la regola
di San Benedetto
può aiutare anche
nell’applicazione
del decreto
231/2001 sulla
responsabilità
sociale
delle aziende
siano introdotti organi
predisposti alla vigilanza
sull’applicazione di tali
modelli, nonché un
sistema disciplinare
idoneo a sanzionare il
mancato rispetto delle
misure indicate. «Oltre a
essere un obbligo di legge
– precisa Folador, che è tra
i relatori del convegno dal
Sportello patronato Inas
DISOCCUPAZIONE AGRICOLA:
IL TRATTAMENTO PER I CITTADINI STRANIERI
er i cittadini stranieri che sono in Italia con un permesso di soggiorno per lavoro stagionale, in base al
Testo Unico sull’immigrazione, non sono previste le
indennità di disoccupazione agricola né i trattamenti di famiglia. Chi, invece, è in possesso di un permesso di soggiorno per lavoro subordinato non stagionale, è assicurato per la
disoccupazione involontaria e per i trattamenti di famiglia,
e vi ha diritto anche nel caso in cui abbia svolto lavoro stagionale nel settore agricolo. I cittadini comunitari godono del
diritto di soggiorno e libera circolazione nell’Unione europea
e, pertanto, possono svolgere anche attività lavorativa. Nei
casi in cui il soggiorno si prolunghi oltre i tre mesi e l’interessato abbia intenzione di stabilirsi in Italia per studio o lavoro, è tenuto a richiedere
l’iscrizione anagrafica, che ha ormai sostituito la carta di soggiorno Ue e che è richiesta per godere delle prestazioni di disoccupazione agricola e dei trattamenti di famiglia. Essa deve essere attestata all’atto di presentare la domanda. Quanto ai lavoratori neocomunitari, per quanto riguarda i periodi assicurativi successivi all’ingresso nella Ue
(dal 01/05/2004 per Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia,
Slovenia, Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca, Cipro e
Malta; dal 01/01/2007 per Romania e Bulgaria) anche il
lavoro agricolo stagionale è assicurato ai fini delle prestazioni di disoccupazione e trattamenti di famiglia. Riguardo ai
periodi antecedenti, invece, sono coperti quelli di lavoro dipendente (eventualmente anche non agricolo) svolti in Ita-
P
Cosa prevede la norma
sulla responsabilità
lia, o nel Paese di origine se adeguatamente documentati;
quelli di lavoro stagionale non sono coperti dalle prestazioni
di disoccupazione agricola. Se, però, il lavoratore ha prestato attività stagionale agricola nell’anno solare precedente
quello di ingresso del suo Paese nella Ue, può perfezionare il
requisito per accedere alle prestazioni per disoccupazione involontaria sulla base dell’attività non stagionale: infatti l’assicurazione, anche se versata solo per alcuni periodi, copre
l’intero anno. Se il lavoratore esce dall’Italia e trascorre un
periodo in un Paese non comunitario e non convenzionato
con l’Italia, sono indennizzabili i soggiorni brevi per turismo
e quelli connessi a questioni familiari o di salute, non quantificabili preventivamente. Non vi è indennizzo, invece, se
l’espatrio è definitivo, perché il lavoratore fa rientro nel proprio Paese di origine o accetta un lavoro all’estero. Infine,
tutti i cittadini comunitari – compresi dunque i neocomunitari e, ovviamente, i cittadini italiani – godono del diritto alla libera circolazione. In virtù di questo principio, i periodi trascorsi in un Paese Ue sono considerati equivalenti a quelli trascorsi in Italia e,
quindi, indennizzabili per disoccupazione, a patto che durante quei periodi l’interessato non abbia svolto attività lavorativa e non abbia beneficiato di prestazioni a carico di un
ente previdenziale estero.
Per la consulenza e l’assistenza necessarie, ci si può recare presso la più vicina sede dell’Inas Cisl (gli indirizzi si trovano su www.inas.it, oppure chiamando il numero verde 800001303): ricordiamo che la consulenza offerta dall’Inas è assolutamente gratuita.
titolo Il giusto e il
conveniente, in programma
oggi all’Università Carlo
Cattaneo-Liuc di
Castellanza (Varese) –,
questa norma può
rappresentare una
convenienza anche in
termini economici. L’etica
sul posto di lavoro, infatti,
mette insieme i talenti
individuali e quelli
collettivi. L’eccellenza di
un’azienda è frutto di una
valorizzazione e una
vocazione personali unite
a una serie di
comportamenti etici da
parte della comunità
aziendale». In una
situazione di crisi come
quella attuale, si avverte la
necessità di recuperare i
valori e di rifarsi a regole
come l’ora et labora. «l
monasteri benedettini –
sottolinea ancora il
consulente e scrittore –
vengono proposti quale
esempio illuminante per
l’"organizzazione
perfetta", grazie alla
corretta gestione di valori
condivisi, a una leadership
diffusa e alla capacità di
far lavorare insieme
persone motivate e
consapevoli delle proprie
responsabilità».
L’attenzione verso l’etica,
comunque, è in crescita. Il
Terzo rapporto sull’impegno
sociale delle aziende in Italia
ha rilevato che la
responsabilità sociale
riguarda il 65% delle
imprese con più di 100
dipendenti e raggiunge un
importo globale di quasi
un miliardo di euro
l’anno. Dall’indagine
emerge che il fenomeno
della responsabilità sociale
d’impresa non ha subito
battute d’arresto, anzi il
rallentamento dei consumi
di una vasta fascia di
famiglie italiane
registratosi negli ultimi
anni e le conseguenti
ripercussioni avvertite
dalle aziende si sono
dimostrati un ulteriore
stimolo per le imprese a
impegnarsi nel sociale. In
Italia sono in crescita le
imprese che si dotano di
"responsabili etici". Nel
1998 erano intorno
all’1,6%, oggi sono il
38,7%. In sostanza quattro
aziende su dieci si sono
dotate di un vero e proprio
settore dedicato alla
responsabilità sociale
d’impresa. Per diffondere
la cultura dell’impresa
sociale, oltre a corsi e
master, sono nati perfino
premi e diversi saloni
dedicati. L’etica in azienda,
insomma, grazie anche
all’applicazione della
231/2001 consentirebbe
miglioramenti economici.
Merchant banking, due master in uno
all’Università Carlo Cattaneo-Liuc
«D
a tre anni a questa parte, cioè da quando
è entrata in pieno vigore la riforma del
3+2, abbiamo pensato, oltre al master di
secondo livello, giunto alla decima edizione, di
proporre un master di primo livello, ormai alla terza edizione». Lo dice Anna Gervasoni, direttore
del master universitario in Merchant banking all’Università Carlo Cattaneo-Liuc di Castellanza (Varese). I corsi vogliono rispondere alla crescente necessità di formare professionisti da inserire nelle
merchant e investment bank, nelle società di private equity e venture capital, nelle società di intermediazione e gestione del risparmio, nelle divisioni
corporate finance delle società di revisione, nelle
società di M&A (Mergers & acquisitions, fusioni e
acquisizioni), nelle imprese per la funzione di pianificazione e sviluppo e di corporate buyer, nelle
società di consulenza strategica e finanziaria. Nelle
precedenti edizioni sono stati formati oltre 170
partecipanti, dei quali il 90% ha trovato occupazione. I master sono indirizzati a laureati in differenti corsi di laurea, prevalentemente Economia,
Ingegneria e Giurisprudenza, con o senza precedenti esperienze lavorative. È richiesta una laurea
magistrale o titolo equipollente. L’ammissione – i
posti sono limitati a 20 – è subordinata all’esito
positivo del colloquio di ammissione, che è di tipo
attitudinale/motivazionale. «ll criterio di selezione
ha gli stessi principi – sottolinea la Gervasoni –.
Chiaramente si tiene conto del differente livello.
Alcuni corsi sono comuni, altri differenti. O meglio, le materie sono le stesse, ma si differenziano
per livelli base e avanzato. Diamo però la possibilità a tutti di frequentare, se lo desiderano, anche i
corsi non pertinenti al proprio curriculum. Il master
parte e finisce lo stesso giorno, si va tutti in stage
nello stesso periodo, per l’allocazione degli stage si
tiene conto dei differenti livelli». Nel caso in cui il
numero degli ammessi fosse superiore al numero
programmato, avverrà la selezione delle domande
di partecipazione sulla base dei seguenti parametri:
esito del colloquio attitudinale/motivazionale di
ammissione; voto di laurea; titoli attestanti la conoscenza della lingua inglese; eventuali altri titoli
attestanti precedenti esperienze lavorative.Una particolare attenzione è rivolta anche ai risvolti etici
della finanza: «Da brava madre di famiglia, prima
che da professoressa, ho sempre detto, da dieci anni a questa parte, che la finanza non può essere
scollegata dall’economia reale, che i guadagni si
fanno se si crea valore, che nella vita bisogna comunque potersi guardare tutte le mattine allo specchio con soddisfazione». Le domande di iscrizione
possono essere inviate dal 15 giugno fino a dicembre 2009. Il costo è di 7mila euro. Sono previste borse di studio in base al merito. Per maggiori
informazioni: www.liuc.it.
Maurizio Carucci
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27 MAGGIO