T
utto succede in un’isola, luogo
dell’esotico e dello stupefacente
come ogni isola: Murano.
In un atto del 982 vi si parla di un certo
Domenico, “fiolario”, cioè soffiatore
di bottiglie e a Murano si trasferiscono
le fornaci di Venezia nel 1291, non per
paura del fuoco delle fornaci, ragione
politica come spesso poco vera, ma per
tenere le alchimie e i segreti del vetro
lontani da curiosi e concorrenti.
Infatti non è da tutti cavar da fuoco
e da alcune polveri oggetti che del fuoco
e dei minerali non recano più alcuna traccia,
anzi, riflettono la luce con la noncuranza
delle pietre preziose.
Like many other islands, Murano is a place
of mystery and wonder. And it is here that our story
takes place. According to a contemporary document,
one Domenico, a “fiolario”, was making bottles on
Murano in 982 AD.
In 1291, the glass-makers’ furnaces were moved from
Venice to Murano.
Officially, this was done to reduce the risk of fire in
the city but, in truth, it was to keep trade secrets away
from prying eyes.
Conjuring from fire and a mix of powdered chemicals
a material that shows little trace of its original
components and, what’s more, reflects the light with
the nonchalance of precious stones, is no mean
achievement.
L’
albero genealogico dei Barovier
è già allora ben sviluppato.
Il grande Angelo, che lascierà
indimenticabili segni di vetro nella storia
del Rinascimento, non certo il primo dei
“Berrovieri” o “Barovieri”, è il figlio di
Jacopo, nipote di Bartolomeo
e discendente da quel “Jacobellus Beroerius”
che per primo compare in un atto
del Podestà di Murano il 20 febbraio
1324. Per usare parole di vecchi libri
“...quest’isola anzi tutto vanta la stupenda
invenzione di fare che il vetro mentisca
la lucentezza del cristallo...”. Ciò che fa
Angelo Barovier è proprio questo:
At this point, the Barovier family tree was
already flourishing. Indeed, the Angelo Barovier
who made such a mark on the glass-making tradition
was not the first documented “Berrovieri”
or “Barovieri”.
The son of Jacopo, and grand-son of Bartolomeo,
Angelo was a descendant of one “Jacobellus
Beroerius”, who was mentioned in a document dated
20 February 1324.
An ancient volume refers to the fact that, on the island
of Murano, the wonder of making glass that lacked
none of the brilliance of crystal had been achieved.
And this was precisely where Angelo excelled.
For, in about 1450, he developed what observers
referred to as a “crystalline glass”, the “marvel”
of a blown film of crystal in perfect harmony with
Renaissance taste, light, clear and pure.
La genealogia della famiglia Barovier,
a Murano, presso la sede della società.
The Barovier family tree, at the company head
office in Murano.
inventa, verso il 1450, il “vetro cristallino”, un
“altro vetro”, l’ “oggetto meraviglia”, un soffio
di cristallo in perfetto accordo con il gusto
rinascimentale, tutto chiarezza, nitore, pulizia.
Un vetro trasparentissimo, di purezza e sottigliezza di gran lunga superiori a ogni
tipo di vetro prodotto fino ad allora.
V
enezia al suo massimo splendore
rinascimentale è una città d’oro, ancora
e sempre bizantino, colorata dall’Oriente,
intensamente lucente eppure stemperata
nell’equilibrio e nell’eleganza raffinata del
Rinascimento.
Lo stemma Barovier: tre insegne di
bottega del XVI secolo.
The Barovier crest: three sixteenth-century
craft sings.
Glass of a trasparency, a perfection and delicacy far
greater than any produced hitherto. Even at the height
of the Renaissance, Venice was still a city of gold, of
Byzantine grandeur. While resplendent with the colors
of the Orient, though, its brilliance was tempered by
the poise and refinement of Renaissance ideals.
At Murano, Angelo and the other Barovier family
glass-makers crafted the precious drinking vessels and
other items that - wonders of clarity, trasparency and
weightlessness - we see portrayed in the works of the
great painters such as Tiziano, Tintoretto, Giorgione,
and Caravaggio. Of this period is the splendid blue
enameled Barovier Wedding Cup , which we can
admire in the Murano Glass Museum.
A Murano, Angelo Barovier e i Barovier
lavorano e soffiano i loro preziosissimi vetri
che compaiono, tersi, incolori e leggeri,
nelle tele dei grandi maestri veneti Tiziano,
Tintoretto, Giorgione, Caravaggio...
Appare la Coppa Nuziale Barovier,
nel bel vetro blu smaltato, ora al Museo
dell’isola, forse l’oggetto in vetro più
prezioso, e “... se ho detto nuziale, gli è
perchè ravviso ne’ busti l’effige di due
sposi; la data approssimativa è
giustificata dal loro costume... Avuto
riguardo all’epoca ed alla qualità del
lavoro, parmi non si possa attribuire ad
altri meglio che ad Angelo Baroviero”.
Così Vincenzo Lazzari, ai primi dell’800.
Alle forme del Quattrocento e del primo
Cinquecento, con l’avanzare del secolo,
si aggiungono bellissime variazioni più
elaborate: la filigrana, i “retortoli”...
In questo periodo, Piero Barovier, figlio
di Giovanni e nipote di Angelo il grande,
continua il merito, piuttosto normale
per un Barovier, di essere padrone di fornace
e di produrre bei vetri.
A Murano, alla fine del 1500, tre Barovier,
fratelli, tre fornaci e tre stemmi diversi:
l’Angelo, la Campana e la Stella.
Le tre “insegne di bottega”, unite per
tradizione, sono oggi il simbolo, lo stemma
dei Barovier, una “nobiltà” come eccellenza
di lavoro, come aristocrazia della professione.
Thus wrote one Vincenzo Lazzari at the beginning of
the nineteenth century on one of the most precious glass
items anywhere: “If I used the term «Wedding Cup»,
this is because I judge the two busts to be portraits
of the bride and groom. The approximate date can
be determined by the costumes. Taking into account
the period and the quality of the work, I believe this
cannot but be the work of Angelo Barovier”.
As the sixteenth century progressed, the craftsmen
developed exquisite new variations on the shapes and
techniques of the Quattrocento and early Cinquecento,
including filigree, “retortolo”, and “vetri alati”
(wingèd vessels).
During that period, Piero Barovier- the son of
Giovanni and the grandson of Angelo - continued
what was now a family tradition, producing fine glass
from his own furnace.
By the end of the sixteenth century, three Barovier
brothers had their own glassmaking factories on
Murano, each with its own trade-mark: an Angel,
a Bell and a Star. Nowadays, these three symbols
appear together in the Barovier crest, a guarantee
of exquisite workmanship from veritable aristocrats
of the craft.
Throughout the seventeenth century, the flamboyance of
the Baroque impacted both “major” and “minor” arts.
The feather-light transparent glass of the Renaissance
came to be enveloped in tendrils of red, yellow and blue
color glass, the edges scalloped and scrolled, the handles
and stems heavily decorated.
N
el XVII secolo soffia ovunque,
sulle arti “maggiori” e “minori”,
il vistoso e appariscente vento barocco.
I leggeri e trasparenti vetri soffiati del
Rinascimento vengono avviluppati da
viticci di vetro colorato rosso, giallo e blu,
frastagliati da creste, decorati nelle
anse e sugli steli; appaiono vetri alati,
stupori di trionfi da tavola ed effetti
illusionistici.
I Barovier, dediti quasi esclusivamente
alla produzione eletta del “soffiato” e dei
vetri d’arte, proseguono il loro lavoro,
un poco in disparte, subendo anch’essi, come
gli altri vetrai, il momento storico sfavorevole.
What came to be known as wingèd glass (vetri alati)
made its appearance, creating spectacular centerpieces
which played on optical illusions.
Almost exclusively dedicated to the specialist production
of “artistic blown glass” and thus somewhat outside
the mainstream, the Barovier glass-makers, no less
than their contemporaries, were affected by historical
events.
For, in 1815, Venice became part of the Austrian
Empire, as a result of the Congress of Vienna.
The ancient guilds having been disbanded, the glassmakers of Murano were forced to address the threat of
competition in markets that were anything but easy.
In just thirty years, several important techniques
exclusive to “artistic glass making” were lost.
Coppa nuziale, nota come “Coppa
Barovier” in vetro blu con decorazioni
policrome, per tradizione attribuita ad
Angelo Barovier.
(1445 circa, Museo Vetraio Di Murano).
Barovier Wedding Cup, blue glass
with colored decorations, traditionally
attributed to Angelo Barovier
(c. 1445, Murano Glass Museum).
è il 1815. Venezia passa sotto il dominio
dell’Austria. I vetrai muranesi,
sciolte le antiche Corporazioni,
affrontano la libertà di concorrenza
in nuovi e difficili mercati.
La “vetreria d’arte” in tre decenni
smarrisce alcune importanti tecniche
di lavoro.
L’
albero genealogico dei Barovier
intanto prosegue: nel 1866,
un altro Angelo Barovier ricopre la carica
di Camerlengo del Comune di Murano,
The Barovier dynasty continued to flourish however.
In 1866, another Angelo Barovier was appointed to
the position of Camerlengo (treasurer) of the Council
of Murano.
Appropriately enough, Angelo worked under the sign
of the “Angel” - one of the symbols of the golden
years of several centuries previously.
Biglietti da visita dei Barovier in
epoche diverse, il primo in alto
edito per una manifestazione
veneziana del 1914.
Various Barovier business cards; the one
at the top was produced for an exhibition
held in Venice in 1914.
Il “libretto delle partie”, ricettario
per le diverse composizioni vetrarie.
(1870, collezione di Angelo Barovier).
A “recipe book” detailing the composition
of varius kinds of glass (1870, from the
collection of Angelo Barovier).
è maestro vetraio e tiene negozio e fabbrica
all’insegna “dell’Angelo”, un simbolo
degli anni d’oro di qualche secolo prima.
Verso la metà dell’Ottocento l’antiquario
Antonio Sanquirico affida ad alcuni
maestri muranesi il compito di riprodurre
antichi vetri in filigrana di sua proprietà:
è un piccolo segno di ciò che sta venire.
Si soffia un nuova vita nel vetro: è l’inizio
del secondo Rinascimento che animerà
Murano nella seconda metà del secolo.
Around the middle of the century, the antiquarian
Antonio Sanquirico commissioned several Murano
master glass-makers to reproduce some ancient filigree
patterned glass that he owned.
This was just a hint of what lay ahead. For this was
the beginning of a “second” Renaissance for Murano.
In 1866 Antonio Salviati, a lawyer from nearby
Vicenza, gave up his practice and founded a firm of
mosaic makers.
Uno dei numerosi diplomi conferiti all’azienda.
One of the many diplomas awarded to the Company.
1922: foto di gruppo. In alto, con la
barba, Benvenuto Barovier;
in basso, secondo a destra,
Ercole Barovier.
1922: the barber man in the back
row is Benvenuto Barovier.
On the far right of the front row we
see Ercole Barovier.
A
ntonio Salviati, avvocato vicentino,
abbandona la professione per
fondare un laboratorio d’arte musiva
e più tardi una fabbrica di vetri soffiati.
Giovanni e Antonio Barovier, coi loro due
figli, sono i suoi nuovi maestri vetrai.
Venezia e il Veneto tornano all’Italia.
È il 1866. Una piacevole e frizzante aria
di libertà favorisce un nuovo interesse per il
vetro e nuove istituzioni spingono la rinascita
dell’arte del vetro soffiato muranese.
When he later diversified into glass, he asked Giovanni
and Antonio Barovier - along with their sons - to be
his master glass-makers. This was the Unification
period, when the various regions were coming together to
form the nation of Italy. Venice and the Veneto area
were no exception. The sense of a fresh start being
made was all-pervading, giving a boost also to the art
of blown glass on Murano.
In 1878, all the Barovier family members got together
to form the company Fratelli Barovier. Some years
later, with the business now being one of the most
important on Murano, this name was changed to
“Artisti Barovier”. Whatever the name, the Barovier
tradition of pushing back the frontiers of glassmaking continued apace.
Catalogo fotografico di oggetti dei
primi anni Venti. A fianco, il listino
dei prezzi con i numeri dei modelli
e le misure.
An illustrated catalogue of articles
from the early-1920s and a price
list showing model number
and size.
1
878. L’intero gruppo dei Barovier
costituisce la Società “Fratelli
Barovier”. Qualche anno più tardi
la ragione sociale muta ancora, in quella
famosa di “Artisti Barovier” che è tra le
più importanti aziende di Murano.
Il “Piatto della Farfalla”, con intarsi
policromi in vetro. Realizzato nel
1913-14 dagli “Artisti Barovier”
su disegno di Vittorio Zecchin.
Non cessa l’elenco di brevetti per nuovi vetri,
che segna da sempre la storia dei Barovier:
in questo periodo ottengono il brevetto per il
“vetro madreperla” e un altro brevetto per il
“rosso corniola senza uso dell’oro”.
At around this time, “Artisti Barovier” were granted
patents not just for a “mother-of-pearl glass” but also
for “cornelian red glass made without using gold”.
Later “Artisti Barovier” moved to number 28 on
Rio dei Vetrai, which is the company HQ to this day.
In 1913, at the Ca’ Pesaro Exhibition, Giuseppe
Barovier exhibited eleven “murrini”, which consisted
of sections of colored glass joined together using heat
to form a mosaic-effect. Sensing considerable potential
for a successful partnership with the Barovier company,
artists of the day- such as Vittorio Zecchin
and Teodoro Wolf Ferrari - enthusiastically
accepted commissions to work with Barovier,
a tradition that is still going strong.
Anfora in vetro “primavera”
appartenente a una celebre serie
del 1929 (collezione di Angelo Barovier).
The “Butterfly Plate”,
with colored glass inlay work.
Made by “Artisti Barovier”
in 1913-14 from a design
by Vittorio Zecchin.
A vase in “primavera” glass, one of
a renowned series made in 1929 (from
the collection of Angelo Barovier).
O
ra la “Artisti Barovier” si è trasferita nel
“palazzetto con annesso terren”
al numero 28 di rio dei Vetrai, tuttora sede
della Barovier&Toso.
Nel 1913, all’Esposizione di Ca’ Pesaro,
Giuseppe Barovier presenta 11 vetri murrini,
tessere in vetro saldate a caldo come in una
sorta di mosaico a fuoco. Artisti dell’epoca
come Vittorio Zecchin e Teodoro Wolf Ferrari
preludono alle collaborazioni con i designer
di oggi, trovando nei Barovier un’intesa di
successo.
Nel 1919 la “Artisti Barovier” si trasforma in
“Vetreria Artistica Barovier&C. sas”,
anno in cui Ercole Barovier, a trent’anni,
studi classici e la grande guerra alle spalle inizia
la sua carriera nella Fornace, di cui è socio
accomandatario e gerente.
In 1919, “Artisti Barovier” changed its name
to “Vetreria Artistica Barovier&C. sas”.
Aged thirty, and with a classical education as well
as active service in the World War I behind him,
Ercole Barovier became managing director.
Esemplari diversi di etichette
applicate ai vetri dal 1878 ad oggi.
Specimens of labels used
on glass items since 1878.
Lettera d’auguri di
Giò Ponti alla
famiglia Barovier.
A greetings note
by Gio Ponti to
the Barovier family.
E
rcole Barovier con Giacomo
Cappellin, Vittorio Zecchin
e Napoleone Martinuzzi lasciano
ancora segni bellissimi in questo brano
di storia.
La ricerca di Ercole Barovier è
instancabile, il colore un’attrazione
irresistibile mentre l’uso della materia
e delle tecniche impeccabile. Di lui scrive
Domus nel 1929, nello stesso anno in
cui la rivista, diretta da Giò Ponti, viene
fondata: “Si deve a lui l’introduzione,
a Murano, del vetro spesso e pesante”.
Together with Giacomo Cappellin, Vittorio Zecchin
and Napoleone Martinuzzi, Ercole Barovier has left
behind a heritage of beautiful glass.
Tireless in his experimentation, he was particularly
intrigued by the range of potential colors and the uses
to which the material could be put.
In 1929, his work was featured in the magazine
Domus, which had been founded by Gio Ponti a short
time earlier. Moreover, Ercole Barovier is credited with
the introduction into Murano of thick, heavy glass.
Ercole Barovier
Vetri a “Gran Murrina”
Prove d’autore di Ercole
Barovier degli anni ‘60.
“Gran Murrina” glass.
Working models by
Ercole Barovier dating
from the 1960s.
L
a propensione degli anni ‘30 per il vetro
opaco, per il colore e per certi effetti d’oro
e d’argento porta Ercole Barovier a inventare
la “colorazione a caldo senza fusione”, una
delle più interessanti ricerche su impasti vitrei
nuovi e originali.
A questo si aggiungeranno altri brevetti,
con una frenesia artistica inarrestabile.
Nel 1936, dalla fusione tra la Vetreria Artistica
Barovier&C. e la SAIAR Ferro Toso, nasce la
Barovier&Toso: due aziende complementari
mettono al servizio di un unico progetto
industriale le loro competenze specifiche nel
campo dell’illuminazione e dell’oggettistica
d’arte.
Spacchi, collezione di soli vasi di
Toni Zuccheri.
Veronese, lampada da tavolo.
Veronese, table lamp.
Design: Umberto Riva.
Spacchi, spontaneity and great
visual sensitivity.
Design: Toni Zuccheri.
The popularity in the 1930s of matte glass, unusual
colors and gold and silver decoration, led Ercole
Barovier to invent a process for “heat-induced coloring
without fusion”, one of the most exciting recent
developments in the field.
This was not a one-off event. Patents for new
developments came thick and fast in the years
following.
In 1936, with the merger between Vetreria
Artistica Barovier&C. and SAIAR Ferro Toso,
the Barovier&Toso was born: two complementary
companies melding their specific expertise in the field of
illumination and artistic objects in a single industrial
project.
G
razie a questa rinnovata energia
propositiva, Barovier&Toso si conferma
protagonista anche nel campo delle grandi
forniture su progetto, un settore che diventerà
uno dei punti di forza della società.
Nonostante la Seconda Guerra Mondiale
renda ogni attività produttiva quanto mai
complessa, anche in quegli anni difficili
Barovier&Toso prosegue la sua attività e
proprio per questo quando, nel dopoguerra,
il sistema economico mondiale si riavvia,
essa è pronta a coglierne tutte le opportunità.
Ercole Barovier continua a proporre le
sue creazioni e a introdurre sempre nuove
tecniche produttive, mentre nel campo
dell’illuminazione Barovier&Toso rinnova il
tema del lampadario contemporaneo.
Negli anni Sessanta, grazie a questa
riconosciuta capacità creativa e tecnologica,
diventano sempre più numerose le
collaborazioni con i grandi architetti e le
realizzazioni di installazioni luminose: il
lampadario di Place Victoria a Montreal - il più
grande del mondo, all’epoca - ne è un esempio.
Thanks to this renewed energy, Barovier&Toso
remains a protagonist also in large projects, a sector
that will become one of the company’s strong points.
Although the strife of World War II plagued
production, Barovier&Toso continued in its activity
and, for this very reason, was ready to capture all
opportunities during the post-war era as the world
economic system made its recovery.
Ercole Barovier continued proposing his creations and
introduced new production techniques, while in the field
of illumination, Barovier&Toso renewed the theme of
the contemporary lamp. During 1960s, thanks to the
company’s renowned creative and technological capacity,
collaborations with great architects and the realisation
of light installations were increasingly common: the
lamp in Place Victoria in Montreal - the largest of its
kind in the world at the time - is just one example.
Disegno preliminare del grande
lampadrio in vetro, alto 16
metri, realizzato per il Palazzo
della Borsa di Montreal.
New Rinascimento, lampada da tavolo.
New Rinascimento, table lamp.
Design: Matteo Thun, 1987/2002.
A preliminary sketch for the
great glass chandelier, 16
metres high, made for the
Montreal Stock Exchange.
P
roprio nel segno di questi progetti speciali,
nel 1980 vede la luce Taif: un lampadario
disegnato da Angelo Barovier e realizzato per
il sovrano dell’Arabia Saudita, che nel giro di
pochi anni diventerà un’icona riconosciuta nel
grande mondo dell’illuminazione.
Un nuovo classico, che diviene la nuova
bandiera di Barovier&Toso.
Sono gli anni del secondo boom economico,
durante i quali la società amplia ulteriormente
i suoi mercati e la sua clientela. Per garantire
ai clienti in tutto il mondo l’autenticità delle
proprie realizzazioni, ai numerosi brevetti
industriali già riconosciuti vengono affiancati
diversi marchi di fabbrica: Barovier&Toso®,
Emptores®, Rugiada®, Rugiada oro®, Cristallo
Rugiada®, Farfalloni®, Spiragoto®.
Taif, lampadario.
Taif, chandelier.
Design: Barovier&Toso, 1980.
Another landmark project was the 1980 Taif: a
chandelier designed by Angelo Barovier and created
for the King of Saudi Arabia, which within a few
years became the icon of the wonderful world of
lighting. A new classic, that became the hallmark of
Barovier&Toso.
It was during the years of the second economic boom
that the company further expanded its markets
and clientele. To guarantee the authenticity of these
products to its clients worldwide, various trademarks
were added to the already recognised industrial patents:
Barovier&Toso®, Emptores®, Rugiada®, Rugiada
oro®, Cristallo Rugiada®, Farfalloni®, Spiragoto®.
Byblos Art Hotel
Villa Amistà
Verona.
N
ello stesso periodo, la società si dedica
anche a progetti più giocosi ma legati
alla tradizione: è così che nascono i Goti de
Fornasa®, bicchieri che da sempre i maestri
e gli apprendisti realizzano per se stessi.
Sono oggetti personali che esprimono l’abilità
e l’estro creativo del vetraio che li forgia:
uno diverso dall’altro. I Goti diventano una
collezione di enorme successo - oggetto
di infiniti tentativi di copia in ogni parte
del mondo - in seguito declinata anche nella
versione Goti Luminosi®.
During the same period, the company was committed
to more light-hearted projects that were always linked
to tradition, giving rise to the Goti de Fornasa®,
glasses that masters and apprentices alike had always
made for themselves. These are personal objects that
express the skill and creative talent of the individual
glassmaker: each one is unique. The Goti became an
enormously successful collection - subjected to numerous
attempts to copy them in all corners of the globe - and
later also produced in the Goti Luminosi® version.
Goto del Maestro
L
a forte vitalità aziendale e l’aderenza
ai valori storici del vetro artistico
suggeriscono ad Angelo Barovier l’idea
di creare un Museo, dove esporre un pezzo
di storia della famiglia e dell’azienda: è il 1995.
Le gravi crisi economiche del primo decennio
del nuovo secolo sono per Barovier&Toso
un’altra sfida, vinta grazie all’attenta
definizione delle strategie di mercato e alla
continua innovazione stilistica: di questi anni
è il rinnovamento dell’idea del tradizionale
lampadario veneziano avvenuta attraverso l’uso
di colori inusuali e accesi e la destrutturazione
del concetto stesso del lampadario.
Anche in questo caso un nuovo segno
di Barovier&Toso.
The strong vitality of the company and its loyalty to
historic values of artistic art inspired Angelo Barovier
to create a Museum, where historic family and
company pieces could be displayed: it was 1995.
The devastating economic crisis of the first decade
of the new century presented another challenge for
Barovier&Toso, which was overcome thanks to the
careful planned marketing strategies and continual
stylistic innovations: during these years the concept
of the traditional Venetian chandeliers with the use
of unusual and bold colours and the destructuring
of the concept of the lamp itself arose.
Just another example of a Barovier&Toso
being synonymous with innovation.
Domo Nevada, lampadario.
Domo Nevada, chandelier.
Design: Franco Raggi, 2007.
I
Vaso “Laguna gemmata”
(colorazione senza fusione).
l Museo Barovier&Toso si trova
all’ultimo piano di Palazzo Contarini
a Murano, stabile del XVI secolo
e attuale sede della Barovier&Toso.
In uno spazio raccolto sono esposti circa
250 oggetti provenienti dalla collezione
privata Angelo Barovier e dalla collezione
Barovier&Toso.
Gli oggetti rappresentano quanto di
meglio è stato realizzato nel periodo
1880-1970 dalle vetrerie “Artisti Barovier”,
“Barovier&C.” e “Barovier&Toso”,
principalmente per l’opera di Ercole
Barovier, il più importante
“imprenditore-designer-artista”
del vetro muranese di questo secolo.
“Laguna gemmata” vase
(color without fusion).
Design: Ercole Barovier, 1935.
Coppa “Marina gemmata”
(colorazione senza fusione).
“Marina gemmata” bowl
(color without fusion).
Design: Ercole Barovier, 1936.
The Barovier&Toso Museum is located on
the top floor the sixteenth-century Palazzo
Contarini, which is also the company’s
headquarters building.
Some 250 examples of the best work produced
between 1880 and 1970 by the Artisti Barovier,
Barovier & C. and Barovier&Toso, can be
inspected, a major highlight being pieces by Ercole
Barovier, this century’s leading artist-designerbusinessman of the Murano glass industry.
Vaso con “Glicine” in vetro mosaico.
Vase whit “wisteria” motif in mosaic glass.
Design: Ercole Barovier, 1926..
Vaso in vetro blu con “piume” policrome.
Blue glass vase with multi-color “feather” effect.
Design: Ercole Barovier, 1913..
O
ltre all’esposizione degli oggetti, il museo
Barovier&Toso consente la consultazione
dell’imponente archivio di foto, disegni e
documenti che sono stati raccolti nei molti
anni di lavoro.
Al riguardo basti ricordare gli oltre 22.000
disegni originali realizzati da Ercole Barovier,
i vecchi cataloghi fotografici, gli originali
degli antichi “libretti delle composizioni” per
fare il vetro, le curiosità e le testimonianze
di una attività produttiva e creativa che ha
attraversato tutto il secolo.
Vaso in vetro mosaico policromo.
Vase in multi-colored mosaic glass.
Design: Ercole Barovier, 1924.
Alongside the exhibits, which have been selected from
the private collection of both Angelo Barovier and
Barovier&Toso, visitors can consult an extensive
archive containing photographs, drawings, and other
documents. These include 22,000 original designs by
Ercole Barovier, the company’s illustrated catalogues,
the original booklets containing instructions for the
composition of the various types of glass, as well as
a wide array of other interesting and intriguing items
that provide a vivid record of one century of the work
of a highly-creative and very successful business.
Vasi della serie “Barbarico”.
Vases from the “Barbarico” collection.
Design: Ercole Barovier, 1951.
M 01/11
Vetrerie Artistiche Riunite srl a socio unico
Fondamenta Vetrai 28
30141 Murano Venezia Italia
T (+39) 041739049
F (+39) 0415274385
[email protected]
www.barovier.com
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