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BREVE STORIA DELLA CANNABIS
SOMMARIO:
UNA PIANTA, TANTI NOMI, MILLE USI BOTANICA, FARMACOLOGIA, EFFETTI
QUALCHE MIGLIAIO DI ANNI FA DALL'IMPERO ROMANO A NAPOLEONE, FINO
ALLE AMERICHE LE BUONE PROMESSE DEL XIX SECOLO LA NUOVA
PROIBIZIONE SCIENZA E POLITICA NON VANNO D'ACCORDO SCENARI DI FINE
SECOLO BIBLIOGRAFIA RAGIONATA
Una pianta, tanti nomi, mille usi La Cannabis, nota anche come marijuana, ganja, pot,
kif, hemp e almeno altri trecento nomi diversi, e' una delle piu' antiche piante
psicoattive conosciute dall'umanita'. Originaria delle regioni dell'Asia Centrale, lungo
il corso dei secoli si e' diffusa praticamente ovunque, superando ogni tipo di
avversita' ambientale. Possiamo trovarla in tutto il bacino mediterraneo e nelle
Americhe, nelle regioni piu' interne dell'Africa e in nord-Europa, nel continente
australiano e nell'Oriente piu' estremo. Confrontando il significato dei termini che
indicano la pianta nei gruppi linguistici Indo-europeo, Finnico, Turco e Semitico,
troviamo sempre la radice 'kan', col doppio significato di 'hemp' e 'cane' (canna).
Invece il suffisso 'bis' si riferisce all'evoluzione linguistica dei termini 'bosm'
(ebraico) e 'busma' (aramaico): odoroso, dal buon profumo, aromatico (S. Benetowa
in The Book of Grass). Una tavoletta assira nella Royal Library del re Assurbanipal
(circa ottavo secolo a.C.) che chiama la pianta 'qunubu' o 'qunapu' e la sorprendente
somiglianza tra il semitico 'kanbos' e lo sciita 'cannabis' dimostrano come l'origine
etimologica e culturale della parola vada ricercata nelle civilta' dell'Asia Minore. In
quest'area il raccolto della cannabis, largamente impiegata per la fibra fin dai tempi
piu' antichi, costituiva occasione d'incontro e di festa per molte persone: il forte
aroma e l'effetto intossicante della pianta venivano cosi' sperimentati collettivamente.
Tali occasioni si trasformarono presto in cerimonie cultural-religiose che riunivano
insieme la struttura del circolo matriarcale tipica delle popolazioni locali e il culto dei
morti, i sacrifici purificatori e altri rituali mistici. Questi riti erano parte centrale della
cultura degli Sciiti, ad esempio, ed e' ragionevole supporre che i bagni di vapore in
uso presso gli antichi abitanti delle odierne zone dell'Europa Orientale abbiano la
stessa origine-cannabis in slavo e' 'kepati', in russo 'kupati'. Ancor oggi, in Polonia, la
vigilia di Natale si consuma un zuppa a base di semi di cannabis: secondo la
tradizione popolare in quella notte i morti vengono a far visita ad amici e parenti,
cenando insieme a loro. In Oriente il termine 'andare a fare il bagno' indica non solo
un atto di purificazione e piacere, ma anche un modo di seguire le regole divine. In
Europa, il termine 'bagno' prese ad indicare qualunque club dove ci si riuniva a
giocare a carte, bere caffe', fumare hashish e tabacco. Anzi, quest'ultimo ebbe rapida
diffusione nel Vecchio Mondo proprio grazie all'assidua frequentazione di questi
'bagni'. Riguardo al tabacco, alcuni storici sostengono che esso fosse diffuso nell'area
mediterranea ed in Africa molto tempo prima che gli Spagnoli ne riportassero degli
esemplari dal Sud-America nel 1500. Anche i numerosi reperti archeologici ritrovati
non fanno altro che confermare come in ogni epoca storica le diverse popolazioni del
pianeta avessero imparato a coltivare ed usare la cannabis per molti scopi. Pare che i
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primi usi come fibra e medicina risalgano addirittura al XXVII secolo prima di
Cristo, mentre nel Columbia History of the World (1981) possiamo leggere che ".....i
primi tessuti conosciuti erano fatti presumibilmente di hemp, pianta coltivata a tale
scopo fin dall'ottavo secolo a. C." A tale data infatti risale il piu' antico manufatto
umano-un pezzetto di tessuto di canapa-scoperto nella zona di Catal Huyuk, in
Mesopotamia. Sempre all'ottavo secolo a.C. risalgono alcuni frammenti di vasi di
terracotta trovati nell'isola di Taiwan e decorati con striscie di canapa pressate nella
creta ancora fresca. Di sicuro veniva coltivata in Cina e in Egitto fin dal 4000 a.C.,
nel Turkestan dal 3000 a.C., e la troviamo nominata nei testi Babilonesi, Persiani,
Ebrei, Caldei. Le sue proprieta' terapeutiche erano ben note agli antichi abitanti di
India, Cina, Medio Oriente, Asia Sud-Orientale, Sud Africa e Sud America.
Archeologi, antropologi, economisti e storici concordano sul fatto che da molto prima
del mille a.C. e fino al 1883 la cannabis costituisse la coltivazione piu' diffusa sul
pianeta, fornendo materia prima per i piu' diversi usi: fibre, tessuti, olio per
illuminazione, carta, incenso, medicina, cibo. Senza dimenticare, infine, che da molti
secoli le sue qualita' psicoattive ne hanno permesso l'uso in pratiche religiose e
meditative, soprattutto nel subcontinente indiano, per produrre alterazioni della
psiche e favorire le esperienze mistiche. Botanica, farmacologia, effetti Secondo la
tassonomia ufficiale moderna, la cannabis va inclusa nella famiglia delle
Cannabaceae, insieme al luppolo, dopo essere stata inserita dapprima tra le Moracee e
successivamente tra le Urticacee. Riguardo la specie, la maggior parte dei botanici
oggi segue la classificazione risalente al 1924 ad opera di D. E. Janichewsky, diffusa
in occidente da Richard Schultes negli anni settanta. Studiando le piante selvatiche
che crescono nell'Asia centrale, il botanico sovietico classifico' tre diverse specie: C.
sativa, la piu' diffusa, arriva anche a tre metri d'altezza, molto resinosa e dalla forma
piramidale; C. indica, piu' piccola e con molte foglie; C. ruderalis, al massimo mezzo
metro d'altezza e senza rami. Viene cosi' confermata la tesi di Linneo che gia' nel
1753 parlo' esclusivamente di C. Sativa, secondo gli studi condotti sulle piante che
crescevano nell'Europa settentrionale. Esiste pero' una classificazione alternativa, pur
se in netta minoranza, proposta da Small e Cronquist nel 1976. I due studiosi
canadesi affermano che esiste una sola specie molto variabile, C. sativa, con due
sottospecie, sativa e indica: la prima si trova nei paesi settentrionali ed e' usata per
fibra e olio, la seconda invece cresce paesi caldi del sud ed e' ricca di resina e
proprieta' intossicanti. Entrambe le sottospecie avrebbero poi varianti selvatiche e
domestiche, secondo il luogo di coltivazione. La cannabis e' una pianta dioica, ovvero
esistono separatamente il maschio (produce il polline) e la femmina (fecondata,
produce fiori e semi). Solo in ambienti particolarmente ostili possiamo trovare
infiorescenze maschili e femminili sulla stessa pianta. Le inconfondibili foglie a sette
punte partono tutte dallo stesso stelo, in numero variabile e sono sottili, verde intenso,
dai bordi seghettati, con evidenti nervature e sottile peluria. Lo stelo diventa molto
resistente man mano che la pianta si avvia a maturazione, e puo' tranquillamente
superare i cinque metri di altezza. L'apparato radicale, invece, rivela un fittone di 3040 centimentri da cui si diramano sottili ramificazioni. Pianta annuale, la cannabis ha
un ciclo breve, con semi piantati all'inizio della primavera, fioritura a meta' estate e
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maturazione autunnale. I semi germogliano in meno di una settimana e
l'impollinazione avviene generalmente con il vento, poiche' insetti come le api non
sono attratti dai fiori della cannabis. Se coltivate per fibra, generalmente le piante
vengono tenute molto vicine tra loro, e in tal modo si allungano a dismisura, senza
produrre rami, con un piccolo cespuglio in cima. In questi casi non si procede
neppure alla divisione tra maschi e femmine, cosa invece essenziale per coltivazioni a
scopo medico e/o intossicante. Sono i fiori della femmina a produrre la maggiore
quantita' della sostanza resinosa contenente il principio attivo, il delta-9tetraidrocannabinolo, meglio noto con la sigla THC. Le infiorescenze spuntano
all'estremita' dei rami, e cosi' raccolte proteggono lo sviluppo dei semi, ovali e
coriacei. Pur se le ricerche non sono ancora definitive, pare che la pianta produca tale
sudorazione come difesa dall'eccessivo calore, in modo da trattenere l'umidita'
necessaria alla maturazione dei semi: quando il processo riproduttivo e' concluso, la
resina non viene piu' prodotta. Sono oltre 460 i componenti chimici della pianta, e
piu' di 60 rivelano la struttura tipica dei cannabinoidi. Tra questi, il delta-9-THC,
presente intorno all'1-5% del peso totale, e' l'unico finora scoperto ad avere notevoli
proprieta' psicoattive. Tale percentuale si riduce a meno dello 0.5 % nelle piante
coltivate per fibra, che invece sono ricche di cannabinolo. Le piante che producono
maggior sostanza resinosa (regolata dai fattori genetici) sono quelle che crescono
nelle regioni dal clima caldo-umido, Messico, India, Medio Oriente, California-e in
genere semi di unica provenienza producono piante molto diverse tra loro, se
crescono in differenti luoghi geografici. Nel nord Europa, ad esempio, la produzione
di resina e' minima, mentre in diverse zone dell'Italia meridionale si ottengono
risultati simili a quelli delle coltivazioni africane. Questo conferma la notevole
adattabilita' della marijuana e ne spiega la costante presenza al fianco dell'Homo
Sapiens nel suo vagabondare sul pianeta. Estremamente forte e resistente, la cannabis
riesce a svilupparsi e riprodursi allo stato selvatico praticamente ovunque, pur se
preferisce terreni sciolti e sabbiosi, ricchi di azoto e potassio. Non richiede particolari
attenzioni, salvo discrete innaffiature in fase germinativa. Le tecniche di coltivazione
differiscono molto tra loro a seconda delle zone e della destinazione finale. Negli
ultimi decenni poi sono stati sviluppati sistemi piuttosto sofisticati e anche incroci
genetici, in particolare negli Usa, per aumentare la concentrazione di THC e quindi
gli effetti psicotropi. In genere, una sigaretta media contiene circa 500 mg. di
marijuana e da 5 a 20 mg. di THC, di cui solo il 50% raggiunge i polmoni. Gli effetti
della cannabis sugli esseri umani sono stati riscontrati per dosi minime di 25 mcg. [un
mcg. corrisponde a 1/1000 di un grammo] per 1 kg. di peso corporeo. Intense
allucinazioni sono state riportate per dosi intorno ai 250 mcg. per kg. Nessuna morte
dovuta ad overdose e' stata finora riscontrata. Una ricerca eseguita nel 1980 presso
l'Universita' di Los Angeles ha dimostrato che gli effetti acuti e prolungati nel tempo
non provocano modificazioni delle funzioni mentali dei soggetti. Gli unici effetti
farmacologici negativi sulla salute documentati finora sono quelli relativi alle vie
respiratorie, dovuti alla nicotina prodotta dalla combustione. Come ha confermato un
recente studio condotto a San Francisco (Western Journal of Medicine, 9 giugno
1993): chi fuma regolarmente cannabis rischia malattie alle vie respiratorie per il
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19% in piu' di chi non fuma. La ricerca ha anche trovato che tali consumatori
rischiano il 30% in piu' di incidenti vari, riferendosi particolarmente agli incidenti
automobilistici causati da chi guida sotto l'effetto della marijuana. In questo senso,
comunque, non sono state riscontrate differenze significative rispetto agli incidenti
provocati da chi guida in stato di ubriachezza. Infine, nessuna dipendenza e/o
assuefazione fisica e' stata mai accertata, pur se in alcuni soggetti puo' insorgere una
certa dipendenza psicologica. L'osservazione empirica ha comunque confermato che
le motivazioni, l'ambiente e le circostanze in cui si assume la sostanza rivestono
un'importanza fondamentale per l'intera esperienza-come pure nel caso delle sostanze
psichedeliche. D'altra parte le virtu' terapeutiche della cannabis sono note fin dai
tempi piu' antichi, almeno alcune migliaia di anni prima di Cristo. La pianta veniva
impiegata in moltissime preparazioni e nei casi piu' disparati. La letteratura
scientifica moderna ne documenta le applicazioni fin dal 1837 e negli ultimi 50 anni
la cannabis e' stata usata con successo contro nausea, spasmi muscolari, sclerosi
multipla, glaucoma, emicrania, vomito, dolori vari e in anni recenti per casi di AIDS
e cancro. Infine, la recente scoperta del recettore del THC nel cervello umano apre un
campo di ricerca illimitato per le sue possibili applicazioni terapeutiche. Qualche
migliaio di anni fa... Diffusasi spontaneamente nelle regioni asiatiche, la pianta di
marijuana ottiene particolare attenzione in Cina-dove e' tuttora legalmente coltivata,
lavorata ed esportata. Nominata per la prima volta nell'erbario pubblicato durante il
regno dell'imperatore Shen Nung, 2737 a.C.-oltre 4500 anni fa-la cannabis viene
consigliata per trattare casi di "disordini femminili, gotta, reumatismo, malaria, stipsi
e debolezza mentale." Il trattato medico Erh-Ya, compilato tra il 1200 e il 500 a.C., la
chiama "Ta-Ma", grande pianta, raffigurandola con un'ideogramma composto da un
uomo adulto (Ta) sopra una pianta da fibra (Ma), ad indicare la forte relazione
simbiotica gia' allora esistente tra cannabis ed esseri umani. Verso il 200 a.C. Hua-T'o
parla delle sue notevoli virtu' analgesiche per operazioni chirurgiche e nel IV-V
secolo a.C. i contadini la usano per pagare le tasse al Governo centrale. Intorno al 100
a.C. inizia la produzione di carta a base di hemp e negli archivi di Tung-kuan (28
d.C.) si legge che la cannabis veniva usata come cibo in tempi di carestia. Anche in
India la pianta conosce larga diffusione ed uso, per cerimonie sacre, nelle pratiche
meditative e in medicina: se ne consiglia l'uso nei casi d'insonnia, febbre, dissenteria,
malattie veneree. In particolare, gli inni sacri indiani (Atharva Veda, Rig-Veda e
Susruta, 1400-1000 a.C.) parlano diffusamente di una sostanza usata nelle cerimonie
religiose e meditative, chiamata 'soma'. Gli effetti descritti- allucinazioni, espansione
delle percezioni, rilassamento generale- lasciano ragionevolmente supporre che si
tratti proprio di cannabis, o almeno che essa doveva costituirne uno dei componenti
principali. Gli scritti sanscriti raccontano perfino di un'origine mitologica. Si racconta
che essa venne prodotta in forma di nettare mentre gli dei agitavano le acque con il
monte Mandara e che diventasse la bevanda preferita da Indra, re degli dei, con il
nome di 'Vijaya'. Mosso da compassione per la razza umana, Indra decise poi
d'inviarla sulla terra, cosi' da far provare euforia, perdita della paura ed eccitazione
sessuale anche agli esseri umani. Ancor oggi nei villaggi e citta' dell'India, nell'ultima
giornata della festivita' hindu del Durga Pooja, dopo aver gettato le statue degli dei
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nell'acqua, ogni padrone di casa offre agli ospiti una tazza di bhang (tipico infuso di
foglie e steli di cannabis) ed un piatto di carne dolce in segno di cortesia. L'uso della
pianta per fibra, olio e cibo era comunque diffuso in ogni casta, soprattutto nelle
regioni del nord-ovest e nel Bihar, ai confini con Nepal e Pakistan. Tra il II e il I
secolo a. C. le ripetute migrazioni delle tribu' nomadi dell'Asia Centrale ne favorirono
la diffusione nel bacino del Mediterraneo e oltre le montagne del Caucaso, fino all'
Europa occidentale e al Medio Oriente. Furono soprattutto gli Sciiti, seguaci della
sci''a (il partito di Ali') e fondatori della confessione ufficiale dell'Islam, a conoscerne
ed apprezzarne le molte proprieta'. Oltre a tracce di diffuse coltivazioni [ancor oggi il
falcetto usato per la raccolta del grano viene chiamato in inglese schyte], ci resta la
testimonianza dello storico greco Erodoto (circa 484-425 a.C.). Descrivendo i rituali
funerari, egli scrive che "....foglie secche di cannabis venivano gettate su braci
ardenti, provocando ampie nuvole intossicanti." La scoperta e' stata poi confermata
da M.I. Artamonov, in che descrive nei dettagli i ritrovamenti di tombe sciite nei
monti siberiani ai confini con la Mongolia (Scientific American, maggio1965). I
Frigi, popolazione della Turchia occidentale che domino' gran parte dell'Asia Minore
tra l'VIII e il VII secolo a.C., la usavano per farne tessuti: lo testimoniano i resti
ritrovati nei pressi di Ankara, nei tumuli funerari di Gordion. Sia gli Esseni (antichi
abitanti d'Israele) che gli Egiziani iniziarono a farne ampio uso in medicina e in
cerimonie religiose, seguendo le pratiche dei persiani seguaci di Zoroastro (VII-IV
secolo a. C.). Ed i Sufi, sacerdoti mistici dell'Islam, hanno ereditato l'uso rituale della
pianta dalle tradizioni zoroastriane sopravvisute alle conquiste musulmane.
Dall'Egitto la pianta inizio' poi la conquista dell'Africa, nelle cui regioni centromeridionali ebbe grande diffusione soprattutto per le sue qualita' terapeutiche: per
Pigmei, Zulu' e Ottentotti divenne un'indispensabile medicamento in casi di crampi,
epilessia, gotta. L'archeologo Hermann von Wissman (1853-1905) in una sua
relazione del 1888 ce ne descrive gli usi presso i Balouba, tribu' Bantu' del Congo
belga: riti e incontri tribali, feste e trattati di alleanza venivano regolarmente ricordati
fumando haschisch e/o foglie di cannabis in pubblico. Presso gli stessi Bantu' erano
molto diffusi i culti Dagga: la cannabis era sostanza sacra e soltanto a sacerdoti e
uomini di saggezza ne era concesso l'uso. Sono ancora molte le tribu' del centro
Africa che continuano ad usarla ancor oggi, in particolare contro i morsi dei serpenti
e per aiutare le partorienti. Proprio in caso di parti difficili la cannabis veniva usata in
Isreale: lo confermano le analisi compiute da ricercatori locali sulle erbe carbonizzate
rinvenute nel 1990 all'interno di una tomba presso Gerusalemme risalente al 1600
a.C. I dati definitivi, pubblicati recentemente su Nature e ripresi dalle agenzie-stampa
di tutto il mondo, dicono che ".....tracce di Cannabis Indica sono state accertate tra i
6,97 grammi dei resti delle erbe carbonizzate rinvenute nella tomba." Passando
all'Europa, nel 1896 l'archeologo tedesco Hermann Busse scopri' a Wilmersdorf
(Brandeburgo) alcune urne funerarie contenenti resti di cannabis risalenti al quinto
secolo a.C. Altre fonti hanno stabilito che nello stesso periodo nella zona dell'attuale
Norvegia si inizio' a coltivarla per fibra, e lo stesso accadde in Svezia (150 d.C.),
Germania ed Inghilterra (400 d.C.). Pausania di Magnesia, storico e geografo greco
del II secolo a.C. menziona la cannabis tra le varie piante coltivate a scopo tessile
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nell' Elide (Peloponneso). Il medico Galeno intorno all'anno 175 ne esalto' le virtu'
terapeutiche, suggerendo d'offrirla agli ospiti prima del banchetto per "produrre gioia
e felicita'". Alcune fonti storiche tuttavia fanno risalire all'800 a. C. l'uso della pianta
in Grecia: pare che la bevanda indicata da Omero nell'Odissea con il nome di
'nephente' fosse in realta' hashish. L'ipotesi e' avvalorata dal termine stesso ('ne',
negativo e 'phente', ansieta') e dalla testimonianza dello storico Diodoro Siculo (circa
90-20 a.C.) che descrisse l'uso di una droga da parte delle donne di Tebe (antica citta'
greca alleata di Sparta contro Atene) molto efficace per "cancellare ogni ansieta'."
Molto prima dell'Impero Romano, la cannabis era largamente coltivata ed usata
nell'isola britannica, particolarmente dalle tribu' dei Celti e dei Pitti. Quest'ultimi
provenivano dalle terre sciite e s'insediarono nell'attuale Scozia verso il IV secolo
a.C.: pipe di vario tipo e dimensione sono state ritrovate in gran numero in questa
regione. Purtroppo le tracce storiche di tali popolazioni sono state cancellate, e con
esse ogni reperto riguardo le loro usanze. I monaci incaricati di stilare gli annali della
storia ufficiale a partire dal 400 d.C., subito dopo la fine dell'Impero Romano,
decisero di cancellare l'esistenza di Celti e Pitti, a causa dei loro culti e riti 'pagani',
della fiera resistenza contro Anglo-Sassoni e Romani, e per la chiara discendenza
matri-lineare. Nell'Antica Roma, Dioscoride, medico di Nerone, ci ha lasciato diversi
scritti sugli usi medici della cannabis: il suo codice Anicia Juliana (512 d.C.) riporta
il primo disegno botanico della pianta. E Plinio il Vecchio (23-79 d. C.), oltre a
consigliarne l'uso per curare emicarania e costipazione, riportava che vele e cordame
delle galee romane erano interamente fatte di canapa. A tale proposito, e' qui il caso
di ricordare come la cannabis costituisse il 90% della tela delle vele, a partire dal dal
quinto secolo a.C. e fino all'invenzione dei battelli a vapore della meta' del XIX
secolo. Anche tutto il cordame necessario alla navigazione e le reti per la pesca erano
ottenute dalla medesima fibra. Lo stesso accadeva per le mappe navali fino ai primi
del novecento-la carta di canapa durava 50-100 volte piu' a lungo di quella a base di
papiro. E ancora, l'80% dei tessuti usati dall'umanita' per vestiti, tende, tappeti,
tovaglie, bandiere e quant'altro erano costuititi da fibre di canapa-fino ai primi
dell'ottocento negli Stati Uniti e fino all'inizio del XX secolo nel resto del mondo. Le
edizioni del 1893 e 1910 dell'Enciclopedia Britannica riportano che almeno meta' di
tutto quel che veniva classificato come lino venisse in realta' dalla pianta della
cannabis. Per centinaia (e forse anche migliaia) di anni e fino al 1830, i migliori 'lini'
irlandesi ed i fini vestiti italiani venivano in gran parte tessuti con canapa. A questo
scopo, la cannabis era ampiamente coltivata in Russia, Italia, Yugoslavia e
Inghilterra-dove raggiunse la massima diffusione intorno all'anno mille. E mano a
mano si diffuse anche la tecnica di estrazione dell'olio dai semi (ottenuto in
percentuali dal 20 al 30%) per illuminazione e per fare sapone, mentre i residui
venivano proficuamente impiegati come fertilizzante. Dall'Impero Romano a
Napoleone, fino alle Americhe La politica dei Romani, insieme all'enorme crescita
del potere ecclesiastico, riusci' a cancellare molti culti e rituali popolari, in favore del
Cristianesimo Universale e del Sacro Romano Impero. Vietando l'apprendimento e lo
studio del latino alla gente comune, le sacre scritture vennero liberamente interpretate
e riscritte dai dotti ecclesiastici-eliminandone le parti ritenute diaboliche ed eretiche.
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Questo clima di terrore, sfociato poi nei tribunali dell'Inquisizione del XII secolo,
colpi' anche la cultura e l'uso della cannabis: in Spagna ne fu vietata l'ingestione, in
Francia ogni uso medicinale. Giovanna d'Arco, ad esempio, venne accusata di usare
ogni tipo di "erba diabolica, compresa la cannabis" per i suoi rituali di stregoneria. La
bolla papale del 1484 e la repressione ecclesiastica non riuscirono comunque ad
impedire la diffusione della canapa nel nord-Europa. Le estese coltivazioni in
Romania, Cecoslovacchia e Ungheria da una parte e in Irlanda ed Inghilterra dall'altra
garantivano uso e diffusione dei suoi derivati in tutto il mondo. Nel 1533 Enrico VIII
ordino' ai contadini inglesi di "coltivare un quarto di acre a cannabis o lino per ogni
60 acri di altre coltivazioni" e nel 1542 lo svizzero Leonard Fuchs proponeva
un'accurato disegno della Cannabis Sativa nel suo De Historia Stirpium. Mentre
dall'anno mille i paesi arabi e mediterranei avevano imparato ad usare la pianta come
intossicante, e' verso il 1500 che i viaggiatori di ritorno da Africa e Asia ne
introdussero in Europa l'uso come medicina. Nel Medioevo si diffondono diversi
preparati a base di cannabis e il famoso The Anatomy of Melancholy del sacerdote
inglese Robert Burton (1621) la consigliava per il trattamento della depressione.
L'applicazione di radici di hemp per infammiazioni della pelle, descritto nel New
English Dispensatory del 1764, era un rimedio ben noto alle popolazioni dell' Europa
orientale. Ma e' grazie al giovane professore indiano W. B. O'Shaughnessey che le
virtu' terapeutiche della pianta acquistarono fama e diffusione in occidente. In una
relazione del 1839 egli descrisse usi e benefici della cannabis appresi in India,
corrobati da una serie di esperimenti su animali e persone in malattie quali rabbia,
reumatismi, epilessia, tetano- tutti coronati da indiscutibile successo. Egli defini' la
cannabis "il perfetto rimedio anticonvulsivo" per le sue qualita' analgesiche e
rilassanti. Dal 1842 inizio' a raccomandarla presso medici e farmacisti inglesi, e ben
presto anche negli USA venne prescritta in numerose malattie. Perfino il medico della
Regina Vittoria la usava regolarmente per la sua paziente, e preparazioni a base di
cannabis si potevano acquistare regolarmente nei drug stores. La letteratura
scientifica produceva precisi rapporti sui benefi'ci riscontrati, e nel 1860 il dottor
M'Meens presento' una relazione di fronte all'Ohio State Medical Society in cui si
descriveva l'efficacia della cannabis per tetano, dolori vari, dismenorrea, convulsioni,
epilessia, gonorrea, reumatismi, nevrosi, parti difficili, asma, bronchiti. In Italia l'uso
medico dell'hashish venne citato per la prima volta dal medico Nicola Porta, del
manicomio di Aversa (Annali, vol.CLXVII,1858). Nel 1894-97 venne diffuso un
primo studio-Intorno alla anatomia della canapa- negli Atti dell'Istituto botanico di
Pavia, serie II, voll. III e IV. Ma e' il Professor Raffele Valieri, primario
dell'Ospedale degli Incurabili a Napoli, ad usarla diffusamente e a raccomandarne
l'uso medico. Nel 1887 pubblico' anche un curioso e dettagliato libretto dal titolo
Sulla canapa nostrana e suoi preparati in sostituzione della cannabis indica, pieno di
osservazioni e consigli molto validi anche oggi. Piero Arpino descrisse le
preparazioni a base di cannabis utilissime in 43 malattie, in un suo libretto del 1909,
Haschisch e Cannabis Indica. Tuttavia, come rileva Cesco Ciapanna in Marijuana e
Altre Storie (1979), pare che nessuna traccia di questi insegnamenti sia rimasta nella
farmacopea e nella cultura popolare del sud d'Italia. Tornando alle scoperte
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archeologiche, altri reperti documentarono che le prime pipe ad acqua con tracce di
cannabis venivano usate in Etiopia intorno al 1320, e il fondatore turco della dinastia
Moghul che governo' gran parte dell'India tra il XVI e il XIX secolo, Babur il
Grande, descrisse l'uso della tintura di ganja e oppio in un suo scritto del 1505.
Mezzo secolo dopo, lo scrittore-medico-benedettino francese Fran ois Rabelais
pubblico' Gargantua e Pantagruel, un'ampia ed ilare opera di narrativa; nel terzo libro
troviamo una dettagliata descrizione della botanica e delle qualita' psicoattive della
cannabis, l'erba 'Pantagruelion'. Informazioni precise su semina, coltivazione e
raccolto si alternano a notizie sull'uso come fibra, medicinale, religioso-occupando
parecchie pagine e spuntando nel racconto in diversi momenti. Di certo, l'opera
rappresenta la prima completa esposizione storico-culturale della canapa del mondo
occidentale, venata di contagiante ilarita' e ironica critica a costumi ed usanze
dell'epoca. Allo stesso filone possiamo collegare la nascita di quella cultura popolare
che prende l'avvio in quegli anni nell'area marocchina e che diverra' presto famosa
ovunque. Sultani e persone comuni vengono descritti nelle situazioni piu' divertenti e
imbarazzanti, non risparmiando strali ironici all'eccessiva rigidezza mentale tipica di
chi non consuma il kif... Cambiando continente, scopriamo che la Storia fissa la data
d'arrivo della cannabis nel Nuovo Mondo quando i Vichinghi raggiunsero le coste
della Nuova Inghilterra nel X secolo. Sempre secondo la storiografia ufficiale, furono
poi le spedizioni spagnole comandate da Diego de Almagro e Pedro de Valdiva
(1530-1545) a farla conoscere ai nativi dell'odierno Cile. Tuttavia alcune le fonti
alternative, R. Hakluyt (1582), H. Mertz (1953), C. Gordon (1971), propongono uno
scenario ben diverso: gia' intorno al 500 a.C. mercanti ed avventurieri ebrei, romani e
fenici erano soliti approdare regolarmente sulle coste americane, per non parlare dei
frequenti traffici con la Cina. Ed e' fuor di dubbio che fra le innumerevoli mercanzie
trasportate fossero presenti sacchi di semi di canapa. Inoltre, le prime pipe ritrovate
nelle Americhe, in legno e/o pietra scavati, vengono datate ancor prima del 500 a.C. e
rivelano chiare somiglianze con analoghi strumenti rinvenuti in Medio Oriente e
risalenti al I secolo a.C. Infine, nel Traite' du Tabac ou Panace'e Universelle
(Lione1626) il Dr. Leander descrive l'uso cerimoniale di alcune erbe da parte dei
nativi nord-americani, ".....erbe che portano all'estasi ed alla comunicazione con gli
dei". Nel 1563 il medico spagnolo Garcia Da Orta (1501-1568) pubblica un ampio
resoconto dei suoi viaggi in Oriente, Colloquies on the simples and drugs in India,
dove vengono descritti per la prima volta gli effetti della cannabis sugli abitanti del
subcontinente indiano. Tale testo rimarra' unico nel suo genere fino alla seconda
meta' del 1800, quando apparvero gli scritti di Moreau, Gautier, Baudelaire. Le
descrizioni del Da Orta vennero poi riprese-con una certa esagerazione, per la verita'dallo scrittore e viaggiatore olandese J. H. Van Linschoten nel suo Itinerario, datato
1596 Restando nel Nuovo Mondo, scopriamo che intorno al 1600 il farmacista
canadese di Champlain, Mr. Hebert, coltivava un vasto campo di cannabis per i suoi
preparati e nel 1611 a Jamestown i primi coloni la piantavano per fibra. In quegli
anni, la Virginia (1629) e il Connecticut (1637) emanarono le prime leggi che
imponevano la coltivazione della pianta per favorire lo sviluppo dell'industria dei
tessuti: la cannabis si diffuse ovunque rapidamente. George Washington, primo
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presidente degli Stati Uniti, scriveva nel suo diario (12-13 maggio 1765) : "Seminato
hemp". E ancora al 7 maggio: "Iniziato a separare i maschi dalle femmine, ma forse e'
troppo tardi." In quegli anni era comunque la Russia a produrre l'80% della cannabis
del mondo, vendendone anche i migliori manufatti (vele, reti, corde, tappeti).
Dovendo rimpiazzare 50-100 tonnellate di canapa ogni due anni per la sua enorme
flotta, la Gran Bretagna ne divento' presto il principale acquirente, mentre fra gli stati
confederati il Kentucky raggiunse nel 1860 la produzione record di oltre 40.000
tonnellate. Nel 1798, durante la campagna d'Egitto, Napoleone emano' un decreto che
vietava ai soldati francesi di "bere il forte liquore fatto dai musulmani con un'erba
detta hashish e fumare le foglie della cannabis". Ma al ritorno della spedizione in
Europa, l'uso dell'hascisc prese a diffondersi in tutta la Francia. Nel 1809 Sylvestre de
Sacy suggeri' per primo la derivazione del termine 'assassini' dall'arabo
'hashishiyyun', riferendosi ad una vicenda storica accaduta intorno all'anno mille. AlHasan ibn-Sabbah aveva messo su una setta musulmana dissidente che era solita
terrorizzare in quegli anni le popolazioni del nord della Siria, della Persia e finanche
dell'India. Omicidi, stragi e distruzioni vennero rapidamente attribuiti al gruppo, che
avrebbe agito sotto gli influssi dell'hashish-da cui il nome di Ashishin. Anche messer
Marco Polo, trovatosi a transitare da quelle parti verso il 1271-2, confermava il
terrore suscitato nella regione dalla banda. Ma studi recenti e dettagliati hanno
chiarito come non ci fosse alcun tipo di relazione tra l'uso di hashish e le violente
scorribande (P.K. Hitti, The Assassins, in The Book of Grass). Purtroppo questa
vicenda e' stata spesso usata in cattiva fede come propaganda contro l'uso della
cannabis e suoi derivati, generando falsi miti ed errate informazioni. Fu nuovamente
Napoleone a far tornare la pianta alla ribalta della storia, nel corso della guerra
franco-inglese conclusasi con la sua definitiva sconfitta di Waterloo nel 1815. Con
l'obiettivo di isolare l'odiata Gran Bretagna, la Francia napoleonica inizio' a premere
sullo zar Alessandro I per bloccare gli indispensabili rifornimenti di canapa alla flotta
inglese. Costretto a vendere la Lousiana agli Usa per un prezzo ridicolo (5 cent per
ettaro) in cerca di finanziamenti, nel 1810 Napoleone decise d'intervenire con le armi
nei confronti della tentennante Russia. La flotta Usa ne approfitto' subito, vendendo
allo zar rum, zucchero, caffe', tabacco ed avendone in cambio hemp, prontamente
girata agli Inglesi. I quali riescono pero' a trovare un nuovo accordo con Alessandro I,
proprio per garantirsi il rifornimento di canapa a costi piu' bassi: il Congresso Usa
risponde con l'entrata in guerra al fianco di Napoleone. Obiettivo finale e' la
realizzazione del sogno del 'destino manifesto', ovvero la conquista del Canada. Ma la
disastrosa campagna di Napoleone in Russia libero' presto gli inglesi dagli impegni
europei ed i tentativi bellici americani vennero parati con successo. Il trattato di
Ghent (1814) chiuse la partita, garantendo definitivamente l'inviolabilita' dei confini
canadesi da una parte e la liberta' di commercio per le navi americane dall'altra.
Ovviamente, nei libri di storia delle scuole di ogni parte del mondo non c'e' traccia
del ruolo avuto dalla cannabis in quest'importante evento-ma non e' certo il caso di
stupirsene. Le buone promesse del XIX secolo Nel frattempo gli studi scientifici sui
composti chimici della pianta presero a diffondersi e le sue applicazioni in medicina
conoscono larga diffusione in tutta l'Europa, grazie soprattutto all'opera di
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O'Shaughnessy, come piu' sopra riportato. Nel 1840 il chimico Louis Aubert-Roche
pubblico' uno studio sull'efficacia dell'hashish nel trattamento delle piaghe e della
febbre tiroidea. Il medico J. J. Moreau de Tours, intuendone le potenzialita' curative
nei malati di mente, lo sperimento' su stesso: "E' vera felicita' quel che l'hashish
produce..." Queste ricerche porteranno alla nascita del famoso Club des Hachischins,
fondato da The'ophile Gautier nei locali dell'Hotel Pimodan, Ile Saint-Louis, Parigi. Il
primo resoconto delle riunioni mensili dei membri del circolo- tra cui Andre' Dumas
padre, Victor Hugo, Honore' de Balzac e Charles Baudelaire- venne pubblicato nel
1845 su La Presse. Da allora le successive opere di Gautier (Il Club dei Mangiatori di
Hashish), Baudelaire (I Paradisi Artificiali) e Dumas (Il Conte di Monte Cristo) sui
vari aspetti connessi agli effetti della sostanza acquistarono fama ed eco
internazionali-diventando presto dei classici della letteratura moderna. Lo stesso
accadde con Fitz Hugh Ludlow, intimo amico di Mark Twain, che nel 1855 scrisse un
articolo sul tema in Putnam's Magazine e l'anno seguente pubblico' The Hasheesh
Eater-primo classico statunitense su usi ed effetti dell'hashish. In realta', nel 1854 era
stato lo scrittore e viaggiatore Bayard Taylor (1825-1878) il primo americano a
descrivere gli effetti della resina di cannabis su di se', pubblicando i resonti dei suoi
viaggi intorno al mondo. E fu proprio leggendo tali scritti che il giovane Ludlow,
figlio di un pastore protestante, decise di sperimentare personalmente la sostanza.
Curiosando nella bottega dell'amico farmacista Anderson, nella cittadina di
Poughkeepsie, Stato di New York, riusci' a scovare una fiala di Tilden Extract of
Cannabis Indica e la uso' per i propri esperimenti. Ancora negli Usa, qualche anno
dopo, Lewis Carroll ottenne fama e successo con le vivide allucinazioni descritte in
Alice in Wonderland (1865) e Through the Looking Glasses (1872). Nel 1860 la
Ganja Wallah Hasheesh Candy Company lancio' sul mercato dei dolcetti fatti con
hashish e zucchero d'acero: vennero prodotti e venduti in tutti gli States.per oltre 40
anni. Un po' dappertutto vennero aperti gli hashish smoking parlors, sull'esempio di
quelli turchi: alla fine degli anni ottanta, la Police Gazette ne pubblico' un'elenco di
oltre 500 nella sola New York City. Alla meta' del XIX secolo, la cannabis era ormai
entrata negli usi quotidiani di quasi quattro generazioni di americani-soprattutto per le
sue applicazioni terapeutiche, tramandate dai pionieri del Nuovo Mondo. Ricerche
appaiono su Lancet, Science Magazine e altre riviste scientifiche, i medici la
prescrivevano per numerose malattie e i farmacisti locali ne diffondevano le diverse
preparazioni. Le maggiori industrie farmaceutiche (Squibb e Parke-Davis Co.)
commercializzarono una riuscita "Tintura di Cannabis" , presente ancora nel catalogo
dei prodotti farmaceutici e biologici per i medici del 1929-30. Sulla bottiglia da 4
fluid ounces, circa un litro, prezzo $ 5.00, l'etichetta diceva: "Cannabis, U.P.S.-questo
fluido estratto e' preparato da Cannabis Sativa cresciuta in America, alcool 80%, dose
media 0.1 cc., narcotico, analgesico, sedativo." Nel 1894 il Parlamento inglese
pubblico' i risultati dei lavori di un'apposita commissione incaricata di studiare la
diffusione della canapa in India: i sette volumi del rapporto confermavano l'innocuita'
e l'efficacia terapeutica della pianta lungo il corso di migliaia di anni. Negli stessi
anni la cannabis venne intensamente coltivata dai contadini messicani (saranno loro a
usare il termine marijuana, diffondendone l'uso psicotropo negli Usa), mentre gli
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immigrati provenienti dall'India la introdussero in Giamaica, dove viene chiamata
ganja dall'antico nome hindi. Oltre che per scopi medici, nell'isola antillana la pianta
venne usata come sostanza sacramentale dai Rastafariani e altre organizzazioni
religiose- diventando in poco tempo la principale coltivazione della popolazione
locale. La nuova proibizione Da questo punto in poi, tuttavia, una serie di circostanze
storico-politiche convergenti porto' un generale mutamento del clima intorno alla
cannabis, a cominciare dagli Usa. L'improvvisa apparizione di alcune piantagioni in
Texas e nella zona di New Orleans e soprattutto l'uso che ne facevano gente di colore,
messicani, musicisti jazz e giovani viaggiatori fa nascere improvvisamente il
"pericolo marijuana". A partire dal 1910, i bollettini della Commissione per la Sanita'
Pubblica di New Orleans scrivevano ripetutamente che la "marijuana e' la piu'
pericolosa sostanza mai apparsa nella zona ed i suoi nefasti effetti possono
trasformare i buoni uomini bianchi in neri e cattivi". Nella sola cittadina di
Storeyville, luogo di nascita di Louis Armstrong e centro vitale della cultura jazz, si
contavano "oltre 200 consumatori abituali". Con questo tipo d'informazione, venne
montata un'ossessiva campagna stampa che porto' nel 1915 al bando di uso e
possesso di marijuana a El Paso (Texas), Utah e California, seguiti da altri 14 stati
entro il '29. Per la prima volta la stampa nazionale si occupo' della questione,
diffondendo le allarmanti notizie fornite dall'appena fondato Federal Bureau of
Narcotics (FBN) nel 1930. Harry Anslinger, neo-direttore, inizio' la schedatura di
decine di musicisti jazz di colore, fornendo al Congresso regolari relazioni sui
pericoli della diffusione dell'uso di cannabis, rea di provocare "musica satanica" e
"rapporti sessuali tra donne bianche, negri e messicani". Tuttavia il primo paese ad
imporre leggi proibizioniste fu l'Egitto, dove la coltivazione venne proibita fin dal
1879, come riporta Ahmad M. Khalifa (in V. Rubin, Cannabis and Culture,1975). In
Grecia l'uso fu proibito fin dal1890 con la motivazione che "la cannabis e' causa di
pazzia". E lo stesso avvenne nel 1913 in Giamaica, seguita nel 1928 dal Sudafrica. Il
Military Investigation Commitee del Canale di Panama pubblico' due rapporti (1925
e 1931) dove si dichiarava che "....la marijuana non costituisce alcun problema per
soldati e civili della zona, e nessun provvedimento restrittivo si rende quindi
necessario." Ma la razzista campagna di Anslinger e del FBN, appoggiata dal gruppo
editoriale di proprieta' di W.R. Hearst, porto' all'approvazione da parte del Congresso
del Marijuana Tax Act, entrato in vigore il 1¡ ottobre 1937. Per usare cannabis a
scopo medico e industriale bisognava pagare una tassa di un dollaro per oncia, cento
dollari per altri scopi. Chiunque deteneva e commerciava cannabis al di fuori di tali
termini rischiava un massimo di cinque anni di carcere e multe fino 20.000 dollari.
Nello stesso anno, in 46 su 48 Stati dell'Unione la cannabis viene ufficialmente
dichiarata fuorilegge. Disinformazione e sensazionalismo, falsita' e terrorismo: queste
le basi della campagna-stampa messa in atto da Anslinger e Hearst. I titoli cubitali dei
giornali parlavano di "negri che violentano donne bianche sotto l'effetto della
marijuana" e di numerosi incidenti automobilistici causati dall' "erba assassina".
Documentari come Refeer Madness e Marihuana, the Assassin of Youth, vengono
proiettati nelle scuole. Usando in modo ripetivo e persuasivo l'oscuro termine slang
messicano, la parola marijuana viene cosi' introdotta per la prima volta nel lessico
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inglese-cancellando dalla memoria collettiva i termini molto piu' familiari di cannabis
e hemp. Nel 1937 Lammot DuPont brevetto' la fibra di nylon e il complesso processo
chimico necessario a produrlo, stravolgendo il mercato tessile e fondando
quell'immenso impero della chimica industriale che ancora oggi detiene. L'industria
cartaria sviluppo' tecniche e macchinari per produrre carta con legno anziche' con
fibre come era accaduto fino ad allora. Sul fronte medico l'interesse verso la cannabis
ando' diminuendo quasi di colpo: l'invenzione della siringa ipodermica permetteva
una maggiore diffusione dei derivati dell'oppio come anticonvulsivi e antidolorifici,
mentre la scoperta di sostanze sintetiche quali aspirina e barbiturici aveva il pieno
sostegno dell'industria farmaceutica. Negli anni trenta anche il regime fascista di
Benito Mussolini dichiaro' l'hashish "nemico della razza" e "droga da negri", dando
cosi' l'avvio ad una campagna nazionale contro una sostanza poco nota in Italia, usata
sporadicamente solo da alcuni medici. Nel 1931Giovanni Allevi dava alle stampe un
libro studiato poi dai laurendi in medicina degli anni della guerra, Gli Stupefacenti,
dove la tossicomania veniva presentata come un problema razziale. Tuttavia negli
stessi anni l'Istituto Nazionale Cellusosa e Carta pubblicava, all'interno del suo
bolletino periodico, una serie di preziosi consigli su coltivazione e lavorazione della
canapa per ottenerna fibra. Nel 1928 negli States viene presentata un'efficiente
macchina per il raccolto della canapa (nel numero di febbraio Popular Mechanics
Magazine pubblica un'articolo dal titolo "Il nuovo raccolto da due miliardi di
dollari"). In quello stesso anno parte la ricerca voluta dal sindaco di New York
Fiorello La Guardia: i risultati dimostrano come nessuna relazione esistesse tra uso di
cannabis e comportamenti antisociali e/o criminali. Nel 1942 la pianta viene pero'
cancellata ufficialmente dalla U.S. Pharmacopeia, nonostante un'importante studio
pubblicato nel mese di settembre sull'American Journal of Psychiatry: Allentuck e
Bowman fornirono la prova di come la dipendenza dalla cannabis e' minore di quella
nei confronti di alcool e tabacco. Sul fronte della ricerca, dopo aver identificato il
principio attivo nel tetraidrocannabinolo o delta-THC (Cahn, 1930, Loewe e Adams,
1939), nei primi anni quaranta gli scienziati riuscirono ad ottenere soltanto una sintesi
chimica parziale ed incompleta (Todd e Adams). Bisognera' attendere fino al 1966
per arrivare alla prima sintesi completamente artificiale del delta-THC, grazie al Dr.
Raphael Mechoulam, Universita' Ebrea di Gerusalemme. Alle obiettive difficolta'
scientifiche che avevano impedito in quegli anni studi piu' approfonditicontrariamente a quanto era accaduto per alcool e anfetamine, ad esempio-bisogna
aggiungere la cattiva reputazione pubblica della pianta e le restrizioni legali imposte
dal Marihuana Tax Act del 1937. Tuttavia, nel 1951 il Bullettin of Narcotics delle
United Nations pubblico' una lista comprendente 1.104 pubblicazioni specifiche
disponibili. Ma non e' abbastanza: nel 1954 il World Health Organization dichiaro'
pubblicamente che la cannabis non dimostrava alcun valore terapeutico. Due anni
dopo, un sondaggio delle Nazioni Unite calcolava in circa 200 milioni le persone che
usavano cannabis nel mondo come sostanza psicotropa. Il FBN, che nel 1968 verra'
trasferito dal Dipartimento del Tesoro a quello della Giustizia sotto il nome di Bureau
of Narcotics and Dangerous Drugs (BNDD), insiste nella sua opera di repressione e
le prime condanne per detenzione e spaccio vengono ampiamente pubblicizzate dai
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media statunitensi: nel 1960 i casi giudiziari connessi alla cannabis discussi nei
tribunali USA raggiunsero quota 169 Nel1961 la cannabis viene classificata
ufficialmente come"stupefacente" dall'ONU, che impone ai 65 Stati aderenti
l'eradicazione di ogni campo di cannabis entro il 1986: e' la nascita ufficiale del
proibizionismo (Single Convention Drug Act). Come conseguenza, i paesi occidentali
si diedero da fare per promulgare leggi ed apparati repressivi direttamente
proporzionali all'aumento dell'uso ricreativo di cannabis e derivati. C'e' da notare, a
questo punto, come nel corso delle varie epoche storiche statunitensi, l'uso della
sostanza a scopo ricreazionale sia stato sempre associato negativamente ad
emarginati, depravati e devianti. Prima i musicisti jazz di colore e i messicani, poi i
vagabondi e la beat generation, gli studenti e il movimento pacifista, infine gli hippies
e gli omosessuali. Lo stesso modello venne successivamente ripreso ed applicato
nell'intero emisfero occidentale. Invece nei luoghi dove la cannabis faceva parte delle
tradizioni popolari assistiamo ad un proibizionismo imposto dalla minoranza che
detiene il potere nei confronti della maggioranza della popolazione; vedi il caso tipico
del Marocco, dove i contadini difendevano con le armi i campi di canapa, o in Nepal,
ultimo Paese membro ONU ad approvare leggi repressive nel 1973 (G. Arnao in Erba
Proibita). In quegli anni pare che John F. Kennedy, eletto Presidente degli Stati Uniti
nel 1961 e assassinato il 22 novembre 1963 a Dallas, fumasse regolarmente foglie di
canapa per lenire i cronici dolori alla schiena di cui soffriva. E' certo comunque che
egli avesse in programma un piano per la legalizzazione nel suo eventuale secondo
mandato presidenziale, avendo istituito una commissione specifica per rivedere la
legislazione sulla cannabis e incrementarne le ricerche scientifiche sugli usi
terapeutici. Tra gli studenti della celebre universita' inglese di Oxford, fumare joints e
ascoltare musica pop erano abitudini comuni fin dal 1963-cosi' come in quasi tutti i
colleges statunitensi (R. Goldstein e S. Abrams in The Book of Grass). Intorno alla
meta' degli anni sessanta, balza alle cronache giornalistiche la Nigeria, paese dove
l'uso psicotropo della cannabis era ampiamente diffuso, per l'emanazione di un
decreto atto ad impedirne coltivazione ed uso, con pene fino 20 anni di carcere per
qualunque quantita' posseduta. Altro caso tipico in cui il probizionismo venne usato
dalla minoranza al potere (i militari in questo caso) per eliminare ogni traccia di
dissenso. A farne le spese furono anche un turista inglese e un residente americano,
condannati nel maggio 1966 a 15 anni di carcere per aver coltivato e fumato
cannabis. Nello stesso periodo gli apparati antidroga USA iniziarono ad occuparsi
direttamente della situazione in Asia e nel 1968 l'UNESCO emano' risoluzioni di
condanna e repressione d'ogni uso della pianta, seguita l'anno seguente da
raccomandazioni simili del World Health Organization. Sul fronte opposto, nel 1968
in Gran Bretagna apparve il Wotton Report, che confermo' le conclusioni della Indian
Hemp Commission e del La Guardia Report sulla non dannosita' dell'uso di cannabis.
Nell'ottobre dello stesso anno partiva negli USA il primo periodico nazionale,
Marijuana Review, che lascera' poi il posto ad High Times, rivista che conta
attualmente oltre 4 milioni di lettori nel mondo. Nel 1969 le autorita' statunitensi
sequestrano 28 tonnellate di marijuana, e negli anni successivi si scrisse parecchio
sulla stampa internazionale di ingenti quantitativi provenienti da Messico e Caraibi
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bloccatti alla frontiera-grazie anche all'aiuto dei primi pastori tedeschi da fiuto in
pattugliamento negli aereoporti. Scienza e politica non vanno d'accordo In anni piu'
recenti, dopo la breve esistenza del primo gruppo antiproibizionista organizzato,
LeMar (Legalize Marijuana), nel 1969 il Dr. Michael Aldrich fonda a San Francisco
AMORPHIA (The Cannabis Coop) e subito dopo la Fitz Ludlow Memorial Library,
prima ed unica biblioteca dedicata esclusivamente a testi e pubblicazioni sulla
cannabis Le migliaia di pubblicazioni e cimeli raccolti finora, ben custoditi a San
Francisco, sono oggetto di trattative d'acquisto; le condizioni poste da Aldrich sono
pero' che il patrimonio rimanga indiviso e possa essere disponibile al pubblico per
consultazione. Nel 1970 viene fondata a Washington la NORML (National
Organization for the Reform of Marijuana Law), che presto diverra' la maggiore
organizzazione pro-legalizzazione operante negli Usa, con uffici autonomi in molte
citta', tuttora molto attivi. I rapporti delle Commissioni Governative di Canada (1970)
e Olanda (1972) evidenziano gli aspetti negativi della criminalizzazione dei
consumatori e suggeriscono varie forme di depenalizzazione. Negli Stati Uniti, la
Commissione Shafer pubblica nel 1972 il suo rapporto: sono almeno 24 milioni gli
americani ad aver sperimentato la sostanza, con 8,3 milioni di consumatori abituali e
un uso diffuso anche tra gli ultra cinquantenni. Nonostante fosse stata insediata dal
Presidente Nixon con scopi del tutto opposti, il documento finale proposto dalla
commissione e' costretto ad ammettere che "...l'uso sperimentale o saltuario di questa
droga determina rischi minimi per la salute pubblica" e ne raccomanda quindi la
decriminalizzazione per uso personale. L'anno seguente l'Oregon e' il primo Stato a
recepire tale messaggio, approvando una legge ad hoc, seguito due anni dopo da
Alaska e Indiana (tali procedure, tuttavia, non hanno grossi effetti pratici, in quanto le
leggi federali non ne vengono minimamente intaccate). Torna l'interesse per gli usi
medici, ora che la cannabis si e' dimostrata efficace anche per malati di cancro e
AIDS, eliminando gli effetti secondari di chemioterapia e AZT, (nausea, vomito,
inappetenza, depressione, dolori vari). Nel 1971 Lester Grinspoon, professore di
psichiatria ad Harvard, pubblica Marihuana Reconsidered, un'opera essenziale che
informa correttamente sugli effetti psicologici, fisiologici e sociali dell'uso,
sottolineneando le dannose implicazioni del regime proibizionista. Due anni dopo
appare Marijuana: Medical Papers 1839-1972: Tod Mikuriya, psichiatra a Berkeley,
ripropone le ricerche di O'Shaughnessy, collegandole a esperienze professionali di
numerosi medici, rapporti ufficiali dimenticati e studi farmacologici recenti. In Italia,
nel 1973 Stampa Alternativa e il Partito Radicale organizzano il congresso
internazionale Liberta' e Droga, con la partecipazione di Adriano Traversi,
vicepresidente UNESCO, Daniel Bovet, Premio Nobel per la Medicina e Giancarlo
Arnao, medico e ricercatore, che curera' di li' a poco la pubblicazione di Droghe e
Marijuana, prima opera italiana che fornisce le informazioni necessarie all'avvio di un
civile e aperto dibattito. Dopo alcune clamorose azioni di disobbedienza civile messe
in atto da Marco Pannella e altri esponenti del Partito Radicale, nel dicembre del '75
il Parlamento italiano approva la prima regolamentazione specifica in materia di
stupefacenti, la legge n.685-con l'ambiguo compromesso della "modica quantita'".
L'Olanda invece inizia ad applicare pragmaticamente le conclusioni della
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Commissione Governativa del '72, e ad Amsterdam e' possibile acquistare e
consumare legalmente piccoli quantitativi di cannabis e/o hashish per uso personale.
Ma negli States le "droghe" restano questione etica e morale, ancor prima che
politica: zero tolerance e' il modo piu' semplice per ottenere poltrone prestigiose.
Anche il Messico si adegua e inizia a spargere vaste coltivazioni di cannabis con un
micidiale pesticida, il paraquat. Sul fronte dei sequestri, nell'anno fiscale1976 alla
dogana USA vengono bloccati 2.392 kg. di cannabis, 1.114 grammi di olio d'hashish
e 1.925 kg. di hashish. Nel novembre dello stesso anno Robert Randall, sofferente di
glaucoma e condannato a sicura cecita', ottiene dal Governo Federale l'unica cura
possibile: sigarette di marijuana. Inizia cosi' quel programma-pilota per lo studio
dell'uso terapeutico di cannabis che garantira' questa medicina ad altre 12 persone
(ridottesi ora a nove) affette da cancro, glaucoma e AIDS negli Usa. Sara' soprattutto
l'Alliance for Cannabis Therapeutics (ACT), fondata dallo stesso Randall qualche
anno dopo a Washington, a diffondere informazioni ed organizzare iniziative sull'uso
medico della pianta. Il 2 agosto 1977 il Presidente Carter in un discorso al Congresso
afferma che "...le pene per possesso di sostanze illegali non dovrebbero produrre
maggior danno agli individui di quanto possa produrne l'uso della sostanza stessa. Per
questo io sostengo la proposta di eliminare le leggi punitive per possesso personale di
marijuana per quantita' inferiori ad un'oncia (453 grammi)" (in J. Herer, The Emperor
Wears No Clothes). Tuttavia il segnale resta lettera morta, sia per l'intransingenza del
Congresso di fronte al 'crimine' che per un successivo coinvolgimento di un
collaboratore presidenziale in un affare di cocaina. L'anno seguente, il business
illegale della cannabis rende talmente bene da raggiungere il terzo posto nella
classifica dei guadagni americani, superato solo da General Motors e Exxon,
precedendo Mobil Oil, Texaco e IBM. Nel 1979 il consiglio comunale di Berkeley,
California, approva una risoluzione che dichiara la prosecuzione di reati connessi alla
cannabis "ultima priorita' della polizia." Un velato clima di tolleranza sembra
diffondersi, ma ci pensera' l'era Reagan-Bush a bloccare tutto. Scenari di fine secolo
Gli anni ottanta partono con l'annuncio della War on Drugs ed una una diffusa isteria
diretta, ancora una volta, verso i consumatori di cannabis: arresti indiscriminati,
numerosi sequestri di proprieta', test dell'urina generalizzati. Nel 1986 si era messa in
moto anche la macchina propagandistica di Partnership for a Drug Free America, che
ottiene gratis intere pagine sui maggiori quotidiani nazionali e ampi spazi
radiotelevisivi per presentare spot e annunci terroristici (oltre che chiaramente falsi)
contro l'uso di droghe illegali, puntando molto sull'immagine negativa del "joint
assassino". Dietro il gruppo ci sono le multinazionali del tabacco e dell'alcool, in
collaborazione con le maggiori compagnie pubblicitarie e le agenzie anti-droga
governative-un giro di diversi milioni di miliardi di dollari. Solo alla fine degli anni
'80 il movimento pro-legalizzazione trova nuove energie. La NORML, che ha nel
frattempo perso gran parte del sostegno giovanile, viene affiancata dal gruppo di
Cannabis Action Network (CAN): ripartono i tavoli d'informazione nei colleges e
nelle universita', ai concerti e lungo le manifestazioni, si prepara l'Hemp Tour
autunnale che tocca praticamente tutti gli Stati coinvolgendo migliaia di persone,
soprattutto giovani e giovanissimi. All'alba degli anni novanta la questione-cannabis
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(o hemp o marijuana) riconquista l'attenzione dei media e le copertine dei settimanali
piu' prestigiosi. Non dimentichiamo che negli Usa sono 30 milioni le persone che
hanno fumato l'erba almeno una volta e il suo uso ricreazionale spesso e' piu' tollerato
di alcol e tabacco. L'Hemp movement afferma addirittura che "l'erba puo' salvare il
pianeta," presentando i dati di ricerche che dimostrano come la cannabis possa essere
usata con profitto economico e rispetto per l'ambiente nei piu' disparati settori
industriali. Si va dalla rinnovata produzione di resistenti fibre per tessuti, vestiti e
cordame all'uso energetico come biomassa che bruciando produce ossigeno; dagli
impieghi come combustibile in sostituzione dei derivati del petrolio ai diversi usi dei
semi, nel menu' quotidiano per l'alto valore proteico e in forma d'olio nella
composizione di vernici, sapone e lacche. Ci si organizza facendo ampio uso degli
spazi di legalita' previsti dalle leggi federale (la liberta' d'espressione sancita dal
Primo Emendamento alla Costituzione) e le informazioni girano, il know-how si
diffonde, cresce la consapevolezza di lottare per la difesa di un diritto civile.
L'industria cartaria mondiale, alla ricerca di materie prime piu' redditizie e meno
inquinanti, si rivolge con rinnovato interesse verso la cannabis. In Cina, Cuba,
Messico, Pakistan e Tailandia si produce gia' carta composta da riso ed hemp, mentre
il Governo australiano sta valutando la possibilita' di coltivare campi di cannabis al
medesimo scopo, come riporta High Times nel numero del luglio '93. Notare che,
nell'estate del 1978, nella piana di Caivano (Napoli) era ancora possibile trovare
qualche traccia della vasta estensione di campi coltivati a canapa fin dalla meta' degli
anni sessanta-una delle coltivazioni locali piu' redditizie (C. Ciapanna in Marijuana e
altre storie). Lo stesso accadeva in Ungheria e sulle coste adriatiche della Jugoslavia,
anche se attualmente la Cina continua ad essere il maggior Paese esportatore di semi
sterilizzati e manufatti di canapa nel mondo. A questo proposito, merita una
segnalazione l'Hemp Institute di Le Mans (Francia), un laboratorio di ricerca che
studia qualita' di cannabis provenienti da ogni parte del mondo. Le piante sono
processate in fibre e acquistate dalla sussidaria francese della Kimberly Clark
Corporation, produttori di cartine per sigarette. I semi ottenuti (circa 20 tonnellate
annue) vengono poi distribuiti in Europa dall'Hemp Museum di Amsterdam.
Recentemente anche la Gran Bretagna ha tolto il divieto di coltivazione della canapa
per usi industriali e simili programmi stanno per partire in Spagna ed altri Paesei
europei (High Times, maggio 1991 e giugno 1993). La conferma di tali esperimenti la
troviamo sul quotidiano britannico The Independent del 12 luglio dello scorso anno.
In un'articolo intolato "Grandi speranze per il primo raccolto legale di cannabis" si
spiega come Hemcore, un consorzio di 20 contadini dell'Essex, abbia iniziato a
coltivare legalmente la cannabis su circa 750 ettari di terreno, riprendendo un'antica e
diffusa tradizione degli abitanti locali d'inizio secolo. Le piante, contenenti un tasso
molto basso di THC, verranno poi processate per ottenere carta per stampa e cartine
per sigarette. E il mensile inglese The Ecologist prevede presto di stampare il
giornale interamente su hemp paper, dopo alcune riuscite prove in tal senso (vedi il
supplemento di marzo/aprile 92). Gli aggiornamneti della primavera 1994 ci dicono
che a fine marzo il governo federale canadese approva una legge che permette la
coltivazione di hemp (a basso contenuto di THC) per scopi commerciali, mentre
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partono l'International Hemp Association ad Amsterdam e l'Institute for Hemp in
Minnesota (Stati Uniti). Restando negli Usa, in California, Washington, Colorado,
Michigan, Oregon viene raggiunta la quota di firme necessarie alla presentazione di
una serie di misure che legalizzano l'uso industriale, medico e personale della
cannabis-da sottoporre al voto popolare nel ballottaggio di meta' novembre.
Nell'ambiente musicale, da sempre motore dell'intero movimento pro-cannabis,
vanno molto gruppi hip-hop, reggae, rap (Cypress Hill, Brand Nubian, Gang Starr) e
vendono bene CD dal titolo Marihuana Greatest Hits Revisited. Su videocassetta
vengono riproposti in chiave ironica i classici del terrore-marijuana degli anni trenta,
ma anche Hemp for Victory e The Sexual Secret of Cannabis Sativa. Il business tira e
la mitica foglia a sette punte conquista il mondo della moda: T-shirt, berretti,
ciondoli, fazzoletti e quant'altro sono un business molto redditizio, soprattutto negli
States. Vanno anche diffondendosi ovunque cooperative, negozi e cataloghi postali
che vendono esclusivamente i prodotti della lavorazione della cannabis, insieme
all'ampia e necessaria letteratura informativa. Ma e' soprattutto il tema della cannabis
terapeutica a tornare alla ribalta. Nel 1970 era stato emanato il Controlled Substance
Act, che stabiliva cinque diverse tabelle per le sostanze psicoattive: la cannabis era
stata inclusa nella Tabella I (sostanze senza alcun valore terapeutico) e le pene per
uso, possesso e commercio erano state incrementate (fino a 15 anni e $5000 di
multa). Nel tentativo di far trasferire la cannabis almeno nella Tabella II (sostanze
prescrivibili dai medici) la NORML e altre organizzazioni avevano preparato una
serie di azioni legali contro la Drug Enforcement Administration (DEA), istituita da
Nixon al posto del BNDD nel 1973. Le battaglie procedurali rimandano
continuamente la questione fino al 1986, quando numerose testimonianze di medici e
pazienti, migliaia di documenti e due anni di sedute giudiziarie portano alla
raccomandazione del giudice amministrativo Francis J. Young del 6 settembre 1988.
Nel documento finale si legge che "...la cannabis-marijuana, nella sua forma naturale,
e' una delle piu' benefiche sostanze conosciute dall'umanita'... e si puo'
ragionevolmente raccomandarne l'uso sotto controllo medico". Ma la DEA non se ne
cura e nel marzo 1992 risponde con l'inaspettata chiusura del programma di cannabis
terapeutica iniziato 15 anni prima. E tale decisione viene confermata dalla Corte
Suprema nel febbraio di quest'anno, rigettando l'ennesimo ricorso presentato dalla
Drug Policy Foundation, organizzazione fondata a Washington nel 1986. Nonostante
cio' sono sempre piu' numerosi i casi di persone affette da glaucoma, cancro, AIDS,
epilessia, sclerosi e altre malattie che possono curarsi solo usando cannabis-spesso
finendo in carcere. Ed anche i medici di altri Paesi iniziano ad uscire allo scoperto,
come conferma un rapporto del British Medical Journal d'inizio '94: circa il 70% dei
dottori intervistati dichiara che la cannabis dovrebbe essere prescrivibile per quei casi
non risolvibili dalle comuni medicine. Intanto, la versione sintetica del THC viene
realizzata in laboratorio e commercializzata dalla Unimed Inc. con il nome di Marinol
fin dal 1985. Ma oltre ad essersi dimostrato poco efficace (il THC e' solo uno degli
oltre 460 differenti composti chimici della cannabis, 60 dei quali non esistono altrove
in natura), il Marinol e' molto costoso, $ 5 la pillola. Lester Grinspoon e James
Bakalar, a conclusione del loro lavoro piu' recente e forse piu' brillante, Marihuana,
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the Forbidden Medicine (primavera '93), espongono con rinnovato rigore scientifico
le comprovate qualita' terapeutiche della pianta, riportando fedelmente le esperienze
di diversi pazienti americani. Di nuovo, e con chiarezza, si propone l'unica soluzione
possibile: legalizzare. Sta di fatto che un sondaggio condotto ad Harvard nel 1991 ha
rivelato che il 48% degli oltre mille oncologici interpellati prescriverebbero la
cannabis ai propri pazienti, e il 44% ne ha raccomandato almeno una volta l'uso, pur
se illegale. Attualmente in 36 Stati Usa [su 55] i medici possono legalmente
prescrivere marijuana per casi particolari, e nel novembre 1991 a San Francisco una
risoluzione popolare per rendere la cannabis disponibile nel ricettario medico e'
passata con quasi l'80% di voti favorevoli. Lo stesso va accadendo in numerose citta'
e contee (San Diego, Marin County, Denver), mentre aumenta la sensibilizzazione
popolare, grazie al supporto della stampa che riporta con sempre maggior frequenza i
casi dei numerosi pazienti affetti da AIDS che trovano unico sollievo nella cannabis,
in particolare per ritrovare l'appetito. Numerosi sono gli editoriali favorevoli, da
giornali locali tipo il San Diego Union o l'Oakland Tribune fino ai piu' qualificati
USA Today e Time. Il movimento si organizza, ed a San Francisco viene fondato
l'International Medical Marijuana Association, centro di coordinamento per l'intera
questione. Il tam-tam va diffondendosi anche grazie ai nuovi sistemi di
comunicazione telematica. Si attivano diversi siti Internet che ospitano dati, notizie,
comunicazioni varie (in Usenet c'e' molto movimento nei newsgroups alt.hemp e
alt.drugs) e nascono i primi Bulletin Board Systems dedicati esclusivamente alla
cannabis (la H.E.M.P. BBS nell'area di Chicago e' online dal gennaio '94). Voci
fondate parlano addirittura di una prossima riapertura del programma terapeutico da
parte dell'amministrazione Clinton. Sara' questo l'inizio della fine dellaWar on
Drugs?-si chiede il Village Voice in un articolo del 13 luglio 1993. La ottimistica
conclusione merita d'essere riportata: "..se il Governo decidera' di porre delle regole,
la cannabis non sara' considerata moralmente piu' 'sbagliata' di altre medicine: chi sta
male potra' avere una nuova fonte di sollievo..... I 20 milioni di americani che fumano
erba non saranno piu' 'il nemico'. E senza nemici non c'e' guerra." Tuttavia, negli
ambienti politico-legislativi nessun mutamento concreto si e' visto fino ad oggi:
soltanto parole. Nessun effetto hanno infatti ottenuto alcune interessanti dichiarazioni
pubbliche di questo primo scorcio del 1994; prima Joycelyn Elders, Surgeon General,
ha ripetutamente sostenuto la necessita' di un approccio non-punitivo sul tema-droga,
e successivamente Philip Lee, sottosegretario per la Salute Pubblica, ha annunciato il
prossimo inizio di una ricerca federale sugli usi terapeutici della cannabis. Qualche
timido segnale di cambiamento del clima politico sembra comunque provenire dal
"nuovo corso" dell'amministrazione Clinton. Il budget anti-droga 1995 prevede un
41% (pari a 5,4 miliardi di dollari) per programmi di trattamento, prevenzione ed
educazione contro il 59% (7,8 miliardi) destinato all'apparato repressivo, modificando
le scelte delle amministrazioni precedenti che garantivano un 70% dei fondi per le
operazioni di polizia. Anche se nel piano non esiste alcun riferimento specifico alla
questione della cannabis, organizzazioni ed attivisti continuano a far pressione
sull'amministrazione Clinton affinche' prenda quanto prima una posizione chiara.
Questa la situazione attualmente negli States. Spostandoci in Europa, segnaliamo che
Centro Studi Piccola Comunità
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in Italia, dove i consumatori abituali di cannabis e derivati pare siano oltre due
milioni e mezzo, il movimento antiproibizionista guidato dal CORA (Coordinamento
Radicale Antiproibizionista) ottiene un'importante vittoria: il referendum per
l'abrogazione delle parti piu' repressive della legge 162 (che nell'estate del '90 aveva
sostituito la 685) raggiunge il 55% di si, aprendo nuove prospettive per l'intera
Europa. Segnali di tolleranza arrivano anche da Spagna e Germania, mentre a Parigi
opera da un paio d'anni il Centro d'informazione e ricerca sulla cannabis (CIRC) che
organizza il 18 giugno 1993 la Prima Giornata Internazionale d'Informazione sulla
Cannabis-ottenendo molta attenzione sui media, tra i politici e nell'opinione pubblica.
Diamo infine un'occhiata allo stato della ricerca scientifica-punto centrale dell'intera
questione. Negli ultimi anni sono stati registrati importanti passi avanti. Nel 1988 e'
stata isolata la proteina specifica che reagisce al THC nelle cellule nervose dei topi e
nell'estate del 1993 un gruppo di ricercatori israeliani e' riuscito ad identificare ed
isolare il medesimo recettore nel cervello umano. In pratica si e' scoperto che il corpo
umano e' in grado di produrre da solo una sostanza-denominata Anandamide, dal
sanscrito Ananda, beatitudine-che e' l'equivalente del tetraidrocannabinolo, il
principio attivo della cannabis. Le implicazioni di tale scoperta sono vaste e
inimmaginabili, soprattutto dal punto di vista terapeutico. Infatti, come afferma Roger
Pertwee, farmacologo dell'Universita' di Aberdeen che collabora alle ricerche ".....ora
non abbiamo piu' a che fare con la farmacologia di una sostanza ricreazionale. Stiamo
trattando con la fisiologia di un sistema del tutto nuovo che opera nel cervello umano.
E questo e' un campo enormemente vasto." Non ci resta che concludere con la
speranza che il prossimo millennio possa produrre un concreto ripensamento
dell'attuale politica proibizionista sulla cannabis. Una pianta millenaria che ha
intimamente intrecciato la propria storia con quella delle societa' umane di ogni epoca
e luogo. Bibliografia ragionata E. Abel, Marihuana: the First Twelve Thousand
Years, Plenum Press, 1980 E. Abel, A Marihuana Dictionary, Greenwood Press,1982
Andrews/Vinkenoog, The Book of Grass, Grove Press, 1967 G. Arnao, Erba Proibita,
Feltrinelli, 1978 C. Ciapanna, Marijuana e Altre Storie, Ciapanna Editore, 1979 R.
Clarke, Marihuana Botany, And/Or Press, 1981 J. Frazier, The Great American
Hemp Industry, Solar Age Press, 1991 L. Grinspoon, Marihuana Reconsidered,
Harvard University Press, 1971/1994 L. Grinspoon/J. Bakalar, Marihuana the
Forbidden Medicine, Yale University Press, 1993 J. Herer, The Emperor Wears No
Clothes, HEMP Publishing, 1985/1994 Herer/Brockers/Katalyse, Hanf,
Zweitausendeins, 1993 J. Kaplan, Marihuana: the New Prohibition, World Publishing
Company, 1970 Marihuana Datebook 1980, And/Or Press, 1979 T. Mikuriya,
Marihuana: Medical Papers 1839-1972, MediComp Press, 1973 V. Rubin, Cannabis
and Culture, Mouton & Co., 1975 D. Salomon, The Marihuana Papers, Panther
Books, 1969
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Botanica, farmacologia, effetti
Secondo la tassonomia ufficiale moderna, la cannabis va inclusa nella famiglia delle
Cannabaceae, insieme al luppolo, dopo essere stata inserita dapprima tra le Moracee e
successivamente tra le Urticacee. Riguardo la specie, la maggior parte dei botanici
oggi segue la classificazione risalente al 1924 ad opera di D. E. Janichewsky, diffusa
in occidente da Richard Schultes negli anni settanta.
Studiando le piante selvatiche che crescono nell'Asia centrale, il botanico sovietico
classifico' tre diverse specie: C. sativa, la piu' diffusa, arriva anche a tre metri
d'altezza, molto resinosa e dalla forma piramidale; C. indica, piu' piccola e con molte
foglie; C. ruderalis, al massimo mezzo metro d'altezza e senza rami. Viene cosi'
confermata la tesi di Linneo che gia' nel 1753 parlo' esclusivamente di C. Sativa,
secondo gli studi condotti sulle piante che crescevano nell'Europa settentrionale.
Esiste pero' una classificazione alternativa, pur se in netta minoranza, proposta da
Small e Cronquist nel 1976. I due studiosi canadesi affermano che esiste una sola
specie molto variabile, C. sativa, con due sottospecie, sativa e indica: la prima si
trova nei paesi settentrionali ed e' usata per fibra e olio, la seconda invece cresce
paesi caldi del sud ed e' ricca di resina e proprieta' intossicanti. Entrambe le
sottospecie avrebbero poi varianti selvatiche e domestiche, secondo il luogo di
coltivazione.
La cannabis e' una pianta dioica, ovvero esistono separatamente il maschio (produce
il polline) e la femmina (fecondata, produce fiori e semi). Solo in ambienti
particolarmente ostili possiamo trovare infiorescenze maschili e femminili sulla
stessa pianta. Le inconfondibili foglie a sette punte partono tutte dallo stesso stelo, in
numero variabile e sono sottili, verde intenso, dai bordi seghettati, con evidenti
nervature e sottile peluria. Lo stelo diventa molto resistente man mano che la pianta si
avvia a maturazione, e puo' tranquillamente superare i cinque metri di altezza.
L'apparato radicale, invece, rivela un fittone di 30-40 centimentri da cui si diramano
sottili ramificazioni. Pianta annuale, la cannabis ha un ciclo breve, con semi piantati
all'inizio della primavera, fioritura a meta' estate e maturazione autunnale. I semi
germogliano in meno di una settimana e l'impollinazione avviene generalmente con il
vento, poiche' insetti come le api non sono attratti dai fiori della cannabis.
Se coltivate per fibra, generalmente le piante vengono tenute molto vicine tra loro, e
in tal modo si allungano a dismisura, senza produrre rami, con un piccolo cespuglio
in cima. In questi casi non si procede neppure alla divisione tra maschi e femmine,
cosa invece essenziale per coltivazioni a scopo medico e/o intossicante. Sono i fiori
della femmina a produrre la maggiore quantita' della sostanza resinosa contenente il
principio attivo, il delta-9-tetraidrocannabinolo, meglio noto con la sigla THC. Le
infiorescenze spuntano all'estremita' dei rami, e cosi' raccolte proteggono lo sviluppo
dei semi, ovali e coriacei. Pur se le ricerche non sono ancora definitive, pare che la
pianta produca tale sudorazione come difesa dall'eccessivo calore, in modo da
trattenere l'umidita' necessaria alla maturazione dei semi:
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Quando il processo riproduttivo e' concluso, la resina non viene piu' prodotta.
Sono oltre 460 i componenti chimici della pianta, e piu' di 60 rivelano la struttura
tipica dei cannabinoidi.
Tra questi, il delta-9-THC, presente intorno all'1-5% del peso totale, e' l'unico finora
scoperto ad avere notevoli proprieta' psicoattive. Tale percentuale si riduce a meno
dello 0.5 % nelle piante coltivate per fibra, che invece sono ricche di cannabinolo.
Le piante che producono maggior sostanza resinosa (regolata dai fattori genetici)
sono quelle che crescono nelle regioni dal clima caldo-umido, Messico, India, Medio
Oriente, California-e in genere semi di unica provenienza producono piante molto
diverse tra loro, se crescono in differenti luoghi geografici. Nel nord Europa, ad
esempio, la produzione di resina e' minima, mentre in diverse zone dell'Italia
meridionale si ottengono risultati simili a quelli delle coltivazioni africane. Questo
conferma la notevole adattabilita' della marijuana e ne spiega la costante presenza al
fianco dell'Homo Sapiens nel suo vagabondare sul pianeta.
Estremamente forte e resistente, la cannabis riesce a svilupparsi e riprodursi allo stato
selvatico praticamente ovunque, pur se preferisce terreni sciolti e sabbiosi, ricchi di
azoto e potassio. Non richiede particolari attenzioni, salvo discrete innaffiature in fase
germinativa. Le tecniche di coltivazione differiscono molto tra loro a seconda delle
zone e della destinazione finale. Negli ultimi decenni poi sono stati sviluppati sistemi
piuttosto sofisticati e anche incroci genetici, in particolare negli Usa, per aumentare la
concentrazione di THC e quindi gli effetti psicotropi. In genere, una sigaretta media
contiene circa 500 mg. di marijuana e da 5 a 20 mg. di THC, di cui solo il 50%
raggiunge i polmoni.
Gli effetti della cannabis sugli esseri umani sono stati riscontrati per dosi minime di
25 mcg. [un mcg. corrisponde a 1/1000 di un grammo] per 1 kg. di peso corporeo.
Intense allucinazioni sono state riportate per dosi intorno ai 250 mcg. per kg.
Nessuna morte dovuta ad overdose e' stata finora riscontrata.
Una ricerca eseguita nel 1980 presso l'Universita' di Los Angeles ha dimostrato che
gli effetti acuti e prolungati nel tempo possono anche provocare lievi modificazioni
delle funzioni mentali dei soggetti. Gli effetti farmacologici negativi sulla salute
documentati finora sono anche quelli relativi alle vie respiratorie, dovuti alla nicotina
prodotta dalla combustione. Come ha confermato un recente studio condotto a San
Francisco(Western Journal of Medicine, 9 giugno 1993): chi fuma regolarmente
cannabis rischia malattie alle vie respiratorie per il 19% in piu' di chi non fuma. La
ricerca ha anche trovato che tali consumatori rischiano il 30% in piu' di incidenti vari,
riferendosi particolarmente agli incidenti automobilistici causati da chi guida sotto
l'effetto della marijuana. In questo senso, comunque, non sono state riscontrate
differenze significative rispetto agli incidenti provocati da chi guida in stato di
ubriachezza. Infine, nessuna dipendenza e/o assuefazione fisica e' stata mai accertata,
pur se in puo' insorgere una dipendenza psicologica. L'osservazione empirica ha
comunque confermato che le motivazioni, l'ambiente e le circostanze in cui si assume
la sostanza rivestono un'importanza fondamentale per l'intera esperienza-come pure
nel caso delle sostanze psichedeliche.D'altra parte le virtu' terapeutiche della cannabis
sono note fin dai tempi piu' antichi, almeno alcune migliaia di anni prima di Cristo.
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La pianta veniva impiegata in moltissime preparazioni e nei casi piu' disparati. La
letteratura scientifica moderna ne documenta le applicazioni fin dal 1837 e negli
ultimi 50 anni la cannabis e' stata usata con successo contro nausea, spasmi
muscolari, sclerosi multipla, glaucoma, emicrania, vomito, dolori vari e in anni
recenti per casi di AIDS e cancro.
Infine, la recente scoperta del recettore del THC nel cervello umano apre un campo di
ricerca illimitato per le sue possibili applicazioni terapeutiche.
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La marijuna: consumo paramusicale e sogno
I devoti sono realmente alienati dalla società americana. La caratteristica che
li definisce è il loro rifiuto totale dei valori predominanti di questo paese, che
criticano da una prospettiva culturale e umanistica. La società americana è
meschina, avara e dedita al commercio; essa "disumanizza" gli individui;
l'importanza attribuita al successo, al materialismo, all'accumulo della
ricchezza mina alla base i più essenziali valori spirituali. Raramente questi
studenti si interessano per lunghi periodi di tempo alle cause politiche e sociali
che agitano la maggioranza dei loro compagni attivisti. Per loro il problema
fondamentale della società non è tanto politico quanto estetico. Rifiutando i
valori della borghesia, i "devoti" ripudiano al contempo quei valori e regole
convenzionali che giudicano illecita la sperimentazione con le droghe. Per
costoro l'obiettivo è trovare una via d'uscita dall' "incubo da aria
condizionata" della società americana. Ciò che conta è la realtà interiore, e le
droghe svolgono un ruolo basilare nell'esplorarne i recessi. (K. Keniston,
1969)
Adesso come adesso mi trovo a pensare che, al di là del possibile e peraltro
lodevole interesse nei confronti di culture exotiche, lontane ed affascinanti per
noi che, da un angolo qualunque del mondo qual'è il nostro - in ogni caso
oggetto di attenzioni "exotiche" da parte di altri abitanti del pianeta cerchiamo sempre, più per disperazione che per altro, presumo, la completezza
dell'informazione riguardante i nostri trastulli preferiti, ricercare valide
motivazioni e giustificazioni all'uso della marijuana da parte nostra
appellandoci alle funzioni di strumento cerimoniale, medicina popolare, tonico
per l'affaticamento, panacea di tutti i mali, sia un metodo simpatico e
fantasioso - "sognante" in maniera esplicitamente e volutamente ebete - per
mascherarsi, non ammettere esplicitamente la goduria che si prova nel sentirsi
intimamente drogato, dipendente, FUORI, insomma, soprattutto con il
connesso sfruttamento di reali possibilità psicofisiche ampliate. Tuttavia i
motivi che spingono l'individuo ad assumere le prerogative di un consumatore
di cannabis sono straordinariamente complessi. Trovo fighissima una ricerca di
tale M.H. Keeler, citata da Lester Grinspoon (sul lavoro prezioso del quale si
fonda integralmente questo scritto), che mette in parallelo effetti sui e desideri
di alcuni consumatori di razza bianca in grado di valutare gli effetti, combinati
e non, di alcool e marijuana. Non me ne vorranno gli amici e compari del
glorioso e rispettato "Alcohol Contingent" di Palermo, che peraltro sono a
conoscenza della mia imparzialità ed obiettività rispetto alla materia trattata,
ma non posso non gongolare osservandolo: l'ottantacinque per cento degli
intervistati confessa di aver avvertito, usando la cannabis, un benessere
maggiore rispetto a quello che l'alcool è in grado di procurare. Essi ritengono
che la marijuana sia superiore all'alcool per diversi motivi: è meno costosa
(motivo che invece per noi è del tutto inesistente, non per opulenza ma per
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motivi di circostanza economica); l'ebbrezza causata dalla cannabis è
sicuramente "diversa" da quella alcoolica ma qualemente "superiore". Inoltre,
per i nostri giovanotti, l'azione dell'erba è più rapida e, anche se gli effetti
svaniscono più velocemente (fattore che non sono pronto come loro ad inserire
comunque tra i pregi), non si hanno postumi spiacevoli.
In effetti, per aggiungere una considerazione estemporanea e personale, per
parte mia credo di non essere il solo ad aver perso la possibilità di gustare
appieno un bel concerto a causa di una pessima sbronza - questo è quel genere
di iniziative da prendere al massimo a fine serata, in occasioni del genere,
quando sono appunto altri i provvedimenti da prendere per godersi al meglio lo
spettacolo e per sentirsi abbastanza distanti dal resto della gente, in solidale
comunione con i tuoi partners e con chi suona. Di una mia ideuzza sulla
musica rock and ROLL parlerò comunque più avanti. Adesso torniamo alla
nostra inchiesta. Opportunamente interrogati sui motivi che li spingono a
continuare a fumare, i soggetti hanno risposto in maniera svariata: diversi
affermano di usarla per esaltare le percezioni (due sottolineano che la
marijuana stimola in loro la fluidità delle associazioni mentali), altri dichiarano
che la sostanza li aiuta a prender coscienza dei propri problemi psicologici, o
che abbia la capacità di fornire sfondo e coordinate per diverse esperienze
mistiche (di contro, quattro intervistati dichiarano di aver smesso dopo avere
abbracciato gli insegnamenti di Meher Baba, un leader religioso orientale),
mentre taluni sono interessati solo ai suoi effetti "allucinogeni" - inoltre, per
rassicurare il nostro fumatore medio rispetto alle sue paranoie medie, sempre
che sia possibile farlo, solo uno, un solo poveraccio ha ritenuto opportuno
interrompere il consumo di marijuana per via dei rischi legali che vi sono
implicati.
Diverse le motivazioni dei consumatori, diverse le maniere di inquadrare e
catalogare i fumatori; in particolare, E. R. Bloomquist e Grinspoon divergono
su questo punto. Bloomquist fà ampi cenni ad una sua divisione in "caste" una superiore ed una inferiore, con arbitrari paragoni gerarchici con le presunte
capacità culturali ed intellettuali dell'individuo - "ciascuna di esse [le caste] è
caratterizzata dalla maniera in cui ci si avvicina alla sostanza. Il consumatore
della casta inferiore è completamente noncurante dei benefici procurati dalle
riflessioni filosofiche ed introspettive che tanto affascinano il fruitore
intellettuale. Costui è semplicemente interessato a 'viaggiare' [...] senza
richiedere altro. [...] Fino a poco tempo fa [...] la maggior parte dei
consumatori di cannabis apparteneva alla casta inferiore...". L'ingresso nel
meraviglioso mondo della droga da parte di folle di studenti cambiò, secondo
Bloomquist, le carte in tavola: "la casta superiore, divenuta ormai il gruppo più
esteso e tuttora in crescita, è composta di intellettuali - studenti, professionisti,
artisti, attori, musicisti, professori che sperimentano la droga per 'aver cura di'
ed esplorare se stessi e l'universo. [...] Ciò non vuol dire che il consumatore
della casta superiore non ami 'viaggiare'. Al contrario. Non di rado questo è il
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suo obiettivo principale [...]. Tuttavia, mentre questi viaggia e al contempo ha
cura dell'esperienza, il fumatore dell'altra casta raramente scorge qualche
beneficio nel fatto di averne cura. Costui considera la cannabis un mezzo
ricreativo, da impiegare senza le complicazioni di alcun sottinteso intellettuale"
(Bloomquist, Marijuana, cit. in Grinspoon). Un paio di osservazioni tuttavia
mi sembrano sufficienti a ricacciare autori come Bloomquist nella loro fossa
puritana... prima cosa principale, questi assurdi fumatori della casta superiore
appaiono come dei superuomini o superfumatori, che dovrebbero apparirci
come gli individui di livello intellettuale più alto ma che sarebbero considerati
alla stregua di supercoglioni. Se davvero questi supermembri fossero
identificabili per il continuo uso esclusivamente a questo scopo, tutti intenti ad
evitare i piacevoli effetti della cannabis per razionalizzare chissà quali cazzate
inerenti al proprio io, come potremmo definirli altrimenti? Immagino tuttavia
che Bloomquist faccia parte di una schiera di pseudosballati del genere, anche
se non ho idea di chi sia nella vita di tutti i giorni, o che comunque provi un pò
di benevolenza per questi suoi ideali fumatori, che giustificandosi con
'l'introspezione' fanno solo professione di disonestà. Le cose, per nostra e di
Bloomquist fortuna, non dovrebbero stare così, come sottolinea bene
Grinspoon: "Un altro modo, forse, di porre la questione è domandarsi se in
realtà sia possibile avere una completa esperienza con la cannabis senza
lasciarsi andare agli aspetti di semplice godimento e alle libere associazioni di
idee, che possono senz'altro condurre a una genuina e vitale presa di
coscienza personale, ma altresì a un mondo infantile, quando tutto ciò che
stava innanzi era naturale, stimolante e semplicemente divertente".E aggiunge
che per lui le caratteristiche essenziali dell'esperienza cannabinica sono
"l'intensificazione del presente e l'accresciuta consapevolezza della realtà
immediata", che secondo me è ciò che interessa tanto ai presunti incapaci
quanto ai vari studenti, professionisti, artisti, attori, musicisti e simili di cui
sopra.
Diversi stili musicali, codificati senza alcun dubbio da gente avvezza all'uso di
cannabis, sono una felice conferma di questo assunto, anche perchè per conto
degli artisti valgono più le opere che le parole. Reggae, dub, hip-hop, i suoni
della Mo'Wax, tutta roba che i bianchi hanno abbracciato completamente, sono
musiche che sfruttano al massimo la lentezza, quasi a fermare il tempo,
conducendo l'ascoltatore in meandri di slow motion e random play, e che
riescono felicemente a stimolare una certa azione sui recettori attivati dalla
marijuana, avvolgendoti in una sorta di ritmica consensuale, leggermente
oscillante, concentrando la tua attenzione momento per momento su ciò che
più ti interessa, intensificando la goduria provocata da ogni singola nota con la
possibilità di vederla tornare looppata subito dopo o di sentirsi parte unica,
immobile ed eterna dell'intera struttura compositva; ma c'è anche di più. Questa
musica si offre all'ascoltatore bianco con un vasto immaginario allegato,
dall'enorme cannone di Bob Marley sulla copertina di "Catch A Fire" alle
competenti informazioni fornite dai Cypress Hill all'interno del loro secondo
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album, "Black Sunday", ma sono proprio alcune canzoni reggae che hanno
forgiato milioni di iniziandi della marijuana. "Legalize It" di Peter Tosh,
"African Herbsman" e "Kaya" di Bob Marley sono di quelle canzoni che
contribuiscono ancora oggi a rimpinguare le tasche assetate delle famiglie dei
due defunti rasta, e che non cessano di esercitare il loro fascino exotico su
vaste masse di ascoltatori: anzi, praticamente sulla totalità dei fumatori che ad
un tempo siano anche appassionati di musica. Dopo aver elencato circa
venticinque modi diversi per fumare, tirando in ballo pipe e ceeloom con
svariati e complessi meccanismi, un giovane canadese in Internet concludeva
che "in ogni caso, se stai ascoltando Bob Marley, il buon vecchio joint è ciò
che fa per te". Molti tipacci si trovano bene a sognare con queste leggende a
coccolarli, e per le strade del mondo i bulletti applicano adesivi di Bob o di Jim
Morrison sui loro motorini, ma ad essere sinceri penso che, in relazione agli
ascolti individuali, si possano incontrare anche delle sensibilità diverse.
Ritengo che questo fascino exo non soddisfi appieno la totalità dei fumatori
musicofili, i quali cercano anche, se sono abbastanza paranoici e sulla buona
strada per essere dei devoti dell'erba, di specializzarsi appieno in un
determinato aspetto culturale... ecco il salto dai gargi generici ai gruppi di
sballo stradaioli, i freaks, i rappusi, i rasta, i rockers positivi alla fusione, che
vogliono sapere, vogliono conoscere le informazioni e i codici di
comportamento che faranno di loro dei soggetti 'inseriti in', e che in questo
gioco di carnevale si rivolgono indifferentemente ai Kyuss, agli Ozric
Tentacles come ai Fugs e a David Peel, passando magari per Beastie Boys,
Sonic Youth e Cypress Hill (o per la fusione di queste ultime due bands,
concretizzatasi in un pezzo, "I Love You Mary Jane", incluso nella colonna
sonora di Judgement Night). Questa seconda fascia di ascoltatori, che di solito
ripudia o non è mai passata dai miti di cui prima, sembra però ormai
rimpinzarsi solo di rampolli altoborghesi in sovrappeso e di troiette che
imboscano l'erba ai loro ragazzotti, che incerti iniziano la loro breve carriera di
pushers, ma in ogni caso sviluppa una tale diffidenza reciproca e verso
l'esterno che riesce a salvaguardare alcuni aspetti in ogni caso genuini della
fusione di gruppo. Infine, quelle cerchie musicofile che non calcano più
l'asfalto sono assai propense ad una scelta completa tra le diverse possibilità
emozionali che la musica offre; non si tirano indietro neanche quando i loro
idoli televisivi del martedinotte si scoprono contrari alla marijuana (ad es.,
Nino D'Angelo), continuando a cercare il giusto nei loro comportamenti.
Apprezzano hardcore e grindcore, e colgono il messaggio malatamente
asociale di Brutal Truth ed Exit 13, ritirandosi in angoli oscuri di questo
mondo, munendosi dei comfort possibili e di abbondante materia prima, per
commentare le disgrazie del mondo e quelle proprie, sognando l'exotico nei
suoi risvolti più lussuriosi e autosoddisfacenti assieme a pochi fidati partners,
piccola cellula sballata e (apparentemente) improduttiva. Non è difficile
incontrare tra loro "devoti dell'erba", figura meravigliosa regalatami da
Grinspoon: dalla loro tollerante asocialità ci sarebbe molto da apprendere, ma
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il mistero con cui amano circondarsi molti riesce a contenere le bocche larghe
di alcuni. Ragione per cui, nel nostro incerto vagare, non andremo oltre. Vorrei
solo riportare le parole di B-Real e Muggs, rapper e dj dei Cypress Hill, che
dimostranno quanto immediata, intensa e funzionale alla creatività sia la
fusione da marijuana. Ma ci ritorneremo.
"L'effetto dell'erba è diverso a seconda di chi la fuma. A me aiuta soprattutto a
rilassarmi. Non la uso per altri scopi. Certo che se, mentre sono sballato, mi
viene un'idea, non me la lascio scappare. Non c'è dubbio che, quando sono
fatto, mi passano per il cervello certe ideuzze strane strane... Molte delle
nostre idee, musicali o no, ci vengono quando siamo fumati. Del resto, siamo
fumati per la maggior parte del tempo... è ovvio che la nostra musica risenta
profondamente di questo nostro stato. La rende anche più libera, meno
prevedibile".
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Canapa nel cervello: storia di un rapporto con
molte ombre
di Billy R. Martin
Professore di Farmacologia e Tossicologia del
Medical College of Virginia, Richmond Virginia
Consulente del NIDA National Institute of Drug Abuse
per le droghe leggere
FARMACOLOGIA NELL’UOMO
Effetti sulla performance
E’ noto che la mariijuana influenza le funzioni sensoriali, psicomotorie e cognitive:il
fumo di marijuana, in certi individui, determina una compromissione dell’abilita’ con
cui determinati compiti, soprattutto se difficili ed impegnativi, vengono svolti. Ad
esempio, e’ stata osservata una ridotta capacita’ nella guida dell’automobile, che
risulta essere poi all’origine di tanti incidenti stradali. Esistono dei fattori che
complicano l’interpretazione dei danni indotti dalla marijuana, quali il
contemporaneo abuso di altre sostanze, una certa variabilita’ tra individuo ed
individuo, lo sviluppo di tolleranza a certi suoi effetti e le difficolta’ nella valutazione
dei dati provenienti da una popolazione
cosi’ eterogenea. Non e’ quindi facile valutare le conseguenze del fumo di marijuana
in milioni di individui in termini di
danno, ridotta produttivita’ e cosi’ via. E’
ormai chiaro che al trattamento cronico con alte dosi di tetraidrocannabinolo
(THC) segue lo sviluppo di tolleranza: mentre e’ meno certo che questo fenomeno si
manifesti dopo assunzione non continuata di marijuana. L’intossicazione da cannabis
in un consumatore abituale puo’ essere riconosciuta solo se gli viene richiesto di
svolgere un nuovo e difficile compito motorio. Al contrario, l’intossicazione viene
percepita facilmente in individui che consumano marijuana saltuariamente. Riguardo
al coabuso con altre sostanze, e’ stato dimostrato che la riduzione di capacita’ nella
guida dell’automobile, dovuta all’assunzione di alcool, viene aggravata ulteriormente
dalla marijuana.
Apprendimento e memoria.
Gli studi sugli effetti della marijuana a carico dei processi di apprendimento e
memoria hanno sovente dato origine a risultati contradditori. Il THC sembra poter
danneggiare soprattutto la memoria a breve termine; deficit nella memoria a lungo
termine sono pero’ stati rilevati in adolescenti che facevano uso cronico di marijuana.
E’ stato inoltre dimostrato che il THC altera la percezione del tempo, determinando
una dilatazione del tempo trascorso.
Disturbi psichiatrici.
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Il rapporto tra consumo di marijuana e malattie psichiatriche e’ stato oggetto di
numerosi studi per via dei frequenti e numerosi casi di soggetti con disturbi psichici
che sono al tempo stesso consumatori di sostanze d’abuso. Nonostante sia stato
proposto che la marijuana possa indurre diversi stati psicopatologici, la c osiddetta
«psicosi da cannabis» non e’ stata ancora ben caratterizzata. E’ probabile invece che
la marijuana possa amplificare disordini mentali gia’ esistenti. E’ stato proposto che
l’abuso di marijuana in individui con problemi psichiatrici possa portare alla
comparsa di schizofrenia ad esordio precoce.
Fisiologia del sistema nervoso centrale.
Una delle piu’ importanti scoperte degli ultimi anni e’ stata la determinazione degli
effetti dei cannabinoidi sul flusso cerebrale sanguigno e sui parametri
elettroencefalografici. E’ stato infatti osservato che la marijuana aumenta il flusso
cerebrale sanguigno, soprattutto nella regione frontale e nell’emisfero destro. La
marijuana induce inoltre un aumento del flusso ematico cerebrale in seguito
all’aumentata perfusione capillare.
Riproduzione.
Anche gli studi sinora condotti sugli effetti della marijuana e dei cannabinoidi a
carico del sistema riproduttivo, sia negli animali da laboratorio che nell’uomo,
hanno dato risultati contrastanti. E’ stato comunque riportato che il THC produce
effetti negativi sulla gametogenesi, sull’embriogenesi e lo sviluppo post-natale. E’
stato descritto inoltre come la marijuana provochi una riduzione della concentrazione
spermatica ed oligospermia arrivando alla conclusione che la marijuana possa essere
associata ad infertilita’.
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Dalla "CANAPA DA FIBRA"
alla "CANAPA DA DROGA"
contributo di
Antonio ACAMPORA, Elvira DELLA CASA e Giordano MARTONEIstituto di Medicina Pubblica e Sicurezza Sociale Università degli
Studi Federico II, Napoli Mariagrazia ASTARITA
Assessorato alla Sanità Regione Campania - Settore per le Tossicodipendenze
INDICE
1. Introduzione
2. Cannabis Sativa L. : caratteristiche botaniche
3. Canapa da fibra
4. Canapa da droga : -preparazioni e modalità di assunzione
-effetti
-Cannabis e guida
-uso come pianta medicinale
5. Storia della Cannabis
6. Aspetti sociali
7. Spinello si, spinello no
8. Bibliografia
1. INTRODUZIONE
Cannabis Sativa L., Canapa da fibra, Canapa da droga, Canapa Indiana, Cannabis
sono i vari modi con cui è definita una pianta ubiquitaria in natura, conosciuta sin
dall'antichità per le sue molteplici proprietà e per i suoi usi.
Di tali piante sono particolarmente ricche l'India, il Pakistan, la regione del Caucaso,
il Marocco, l'Iran, la Siria, l'Arabia, ma si può coltivarla anche in Europa. In
quest'ultimo caso si ottiene una pianta meno ricca in principi farmacologicamente
attivi, poichè la produzione è grandemente influenzata dal clima, dal terreno di
coltivazione, dall'esposizione alla luce solare, dalla prevenzione dell'impollinazione.
Attualmente la maggior parte degli studiosi è senza dubbio orientata al
riconoscimento di un genere Cannabis unispecifico che comprende alcune razze o
varietà che presentano caratteri morfologici e chimici peculiari geneticamente
condizionati.
La definizione botanica corretta è quindi quella di Cannabis Sativa L.; con Canapa da
fibra si individuano quelle piante da cui non si ricavano preparati stupefacenti perchè
poco ricche in principi attivi, mentre con Canapa da droga si intendono quelle piante
che presentano una spiccata attitudine alla produzione di resina e sono quindi più
ricche di tali principi.
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Le definizione di Canapa indiana è una definizione storica poco corretta a cui
comunque fa riferimento l'attuale legislazione italiana, che ne vieta la coltivazione.
Attualmente il termine semplificato di Cannabis è forse il più comunemente
adoperato.
A seconda del luogo di coltivazione, e quindi in relazione alle condizioni climatiche,
di latitudine e di humus, si può sviluppare una varietà piuttosto che un'altra e la pianta
assume aspetto differente per alcune caratteristiche morfologiche, quali ad esempio
l'altezza, che raggiunge livelli superiori nei climi temperati, mentre nei paesi a clima
secco torrido non supera il metro e mezzo. Nei climi più caldi la pianta esplica la sua
potenzialità soprattutto nella sintesi dei princìpi attivi.
L'uso delle droghe che derivano dalla Cannabis interessa, da tempi secolari, una
popolazione estremamente vasta e diffusa nel mondo. Tuttavia il consumo di
Cannabis risale chiaramente ad una diffusione endemica in alcuni Paesi quali l'India,
l'Indocina, il Continente africano, i Paesi Arabi, l'America Centrale e parte della
Meridionale, mentre presenta le caratteristiche di una diffusione epidemica e più
recente in altri Paesi quali l'America del Nord, molte zone dell'Europa e l'Australia.
A fronte del diffuso e secolare uso endemico della droga corrisponde una scarsa
informazione di tipo chimico, tossicologico e farmacologico dei suoi principi attivi;
di contro, al suo veloce propagarsi in tempi recenti nel mondo industrializzato
occidentale corrisponde anche un interesse della cultura farmacologica occidentale
con un fiorire di studi sulla identificazione chimica e sulle caratteristiche
tossicologiche dei suoi componenti.
2. CANNABIS SATIVA L.:caratteristiche botaniche
La Cannabis Sativa L. appartiene alla famiglia delle Cannabinacee (o Cannabacee),
molto vicina sistematicamente a quella delle Urticacee.
Le piante sono alte da 1 a 5 metri ed hanno una crescita annuale molto rapida; i semi
germinano in 3-7 giorni e le piante completano il loro ciclo vitale in pochi mesi. La
pianticella germinata ha le foglioline del seme (cotiledoni) leggermente ineguali,
lunghi 1-1,6 cm, alquanto lanceolati, stretti alla base ed arrotondati o smussati alla
punta e con tre serie di venature longitudinali abbondantemente disseminate sulla
faccia superiore di minuti peli, appena visibili ad ingrandimento microscopico x10; la
faccia inferiore è invece priva di peli.
I due cotiledoni sono sorretti da un peduncolo che alcune volte può essere lungo
anche 5 cm. Il primo paio di foglie si alza dallo stelo a circa 2,5 cm dai cotiledoni.
Le foglie del secondo paio sono molto più larghe, possono avere la stessa forma delle
prime o avere un lungo peduncolo fornito di tre foglioline che si irragiano dalla
punta. Le foglie del terzo paio hanno quattro o cinque foglioline, tutte irradiantesi
dalla punta del picciuolo. Le foglie seguenti possono avere fino a undici foglioline e,
invece che essere appiattite, sono sistemate a spirale.
Il fusto è angolare e qualche volta cavo, ricoperto di minuta peluria. Detti peli
presenti anche in altre parti, nelle foglie e nelle infiorescenze della pianta, sono
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caratteristici. Essi sono unicellulari con la cellula che si restringe in forma acuta dalla
base alla punta.
Le foglie variano di taglia a seconda della robustezza della pianta e si presentano con
un esile picciuolo di circa 6 cm e con un sottile incavo sul lato superiore. Le
foglioline sono minutamente lanceolate con la base a forma di cuneo, il bordo
grossolanamente dentato e con punte aguzze; i denti, circa 4-14 per ogni lato, sono
acuti e puntano verso la somma delle foglioline; le venature decorrono obliquamente
dal centro all'apice della dentatura.
Le foglioline di una singola foglia sono di grandezza differente,con la maggiore che
può superare i 15 cm di lunghezza. Dette foglioline presentano sottilissimi peli sulla
faccia superiore e, in maggior quantità e lunghezza, sulla faccia inferiore. I peli
(tricomi) nella faccia superiore hanno una base globosa ed una punta molto corta,
mentre nella faccia inferiore posseggono una base meno slargata. Come gli altri peli
sono unicellulari.
Sulla parte superiore della pianta sono prodotti in grande abbondanza i fiori
unisessuali cioé o maschili (staminati) o femminili (pistillati).
In genere una singola pianta produce un sol tipo di fiore cioè ogni pianta o è
completamente maschile o è completamente femminile. In detta specie dioica,
occasionalmente, fiori maschili e femminili appaiono sulla stessa pianta che rientra
così nella specie monoica.
Le piante maschili e femminili crescono in numero più o meno uguale in una stessa
seminagione, ma le piante maschili muoiono prima e sono queste che vengono
raccolte principalmente per la produzione della fibra. Le piantagioni di Cannabis,
private delle piante maschili, sono agevolate ad una migliore crescita delle piante
femminili,che sono quelle che producono la resina. Le inflorescenze femminili sono
compatte, brevi e scarsamente fiorite. I fiori hanno un piccolo organo verde, la brattea
o calice, che avvolge completamente l'ovario e forma una guaina. La guaina è
ricoperta da sottili peli e da ghiandole circolari fornite o meno di peduncolo,
secernenti gocce di resina che, a determinate condizioni, è prodotta in abbondante
quantità.
L'organo femminile del fiore consiste in un ovario più o meno globoso sovrastato da
due lunghe e sottili stimma che hanno la funzione di raccogliere il polline; l'ovario ha
un solo ovulo e dopo l'impollinazione le stimma cadono.
Il frutto può definirsi un achene che contiene un singolo seme con un guscio ruvido
ed ermeticamente chiuso dalla sottile parete dell'ovario.
Il seme è ellissoidale e liscio ed è lungo 2,5- 5 millimetri con un diametro di 2 - 3,5
millimetri. Si presenta grigio o bruno o talvolta variamente colorato.
Dai semi si ricava un olio utilizzato nell'industria di smalti e vernici o come
combustibile. I semi vengono anche utilizzati come becchime per gli uccelli
domestici.
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3. CANAPA DA FIBRA
Nel 1950 la Campania era tra le prime Regioni italiane per la coltura della canapa da
fibra. La coltivazione in questa Regione, insieme a quelle della Emilia -Romagna, del
Veneto e del Piemonte, poneva l'Italia al secondo posto nella produzione mondiale di
fibra di canapa.
I Comuni dove maggiormente avveniva la coltivazione erano quelli di Acerra,
Afragola, Aversa, Caivano, Frattamaggiore e Nola, posti alla sinistra dei Regi Lagni e
quelli di S.Maria Capua Vetere, Marcianise ecc. posti alla destra dei Regi Lagni
stessi.
Si procedeva in genere ad una prima aratura in autunno per preparare il terreno per la
semina delle piante di favetta, lupini, trifoglio incarnato o altre piante da sovescio.
Seguiva una seconda aratura fatta nei primi mesi dell'anno che serviva a sovesciare
l'apposita coltura ed eventualmente alla concimazione letamica. La canapa veniva
seminata entro il mese di marzo e si procedeva alla raccolta nella seconda metà di
luglio.
Le piante estirpate venivano messe ad essiccare sul suolo e quindi erano private delle
foglie e delle infiorescenze. Si ottenevano così delle bacchette che si riunivano in
fasci detti mattoli; i mattoli erano sottoposti a macerazione dopo la cappatura (cioé il
taglio delle radici e delle cime delle bacchette stesse) e poi erano sommersi in acqua
semicorrente e si procedeva alla separazione del tiglio dalla corteccia.
La durata della macerazione era legata alla temperatura, alla qualità dell'acqua del
macero ed al grado di maturazione degli steli. In genere dopo una settimana si
procedeva alla stigliatura, cioè si rompevano grossolanamente i canapuli con la
scavezzatura e li si riducevano in frammenti più piccoli con la gramolatura.
Dopo aver eliminato gli ultimi residui legnosi con una conveniente battitura, si
ricavava così la canapa adatta ad essere pettinata, filata e tessuta.
In genere da 100 Kg di fusti si ricavano da 13 a 18 kg di filato di canapa; infatti dopo
la macerazione di 100 Kg si ottengono in media 26 Kg di filaccia che, alla
pettinatura, da un calo del 30-50%.
Commercialmente, per la zona della Campania, il prodotto veniva classificato in
"paesano" e "forestiero" identificando con paesano quello prodotto alla sinistra dei
Regi Lagni e forestiero quello prodotto alla destra dei Regi Lagni. Ancora, il prodotto
si distingueva in chiaro, mezzocolore e scolorato e poi, in funzione della qualità, in
"spago", "extra" ed "extrissimo".
Mentre nel 1954 la produzione in Campania di fibra di canapa ammontava a 209.270
quintali, interessando una superficie di 16.140 ettari, nel 1970 tale produzione
scendeva a 9.83O quintali interessando una superficie di soli 73O ettari. Oggi la
produzione è quasi del tutto scomparsa.
Tra le ragioni di tale decadimento, oltre alla introduzione delle fibre sintetiche che
hanno sostituito le fibre vegetali nel campo dei filati, degli spaghi e delle corde, non
può non essere indicata la legge sulle sostanze stupefacenti n. 685 del 1975. Tale
legge vieta la coltivazione di piante di "Canapa Indiana" e stabilisce che solo il
Ministero della Sanità può concedere l'autorizzazione alla coltivazione e solo ad
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Istituti Universitari o a Laboratori Pubblici per scopi scientifici, sperimentali o
didattici.
4. CANAPA DA DROGA
I principi attivi della Cannabis, dai quali dipende l'attività farmacologica della pianta
e dei suoi preparati, vengono chiamati Cannabinoidi; tra essi i più rappresentati sono
il cannabidiolo (CBD), il cannabinolo (CBN) ed il delta-9-tetraidrocannabinolo
(THC), quest'ultimo di riconosciuta azione stupefacente.
Gli studi e le ricerche indirizzati al riconoscimento della struttura chimica e dei
rapporti tra i principali costituenti della Cannabis e all'esistenza di una o più specie di
piante sono iniziati nel 1940 ad opera delle scuole di Adams e Todd e sono proseguiti
con il contributo di numerosi altri Autori; nel 1975 Small, per sintetizzare il problema
distinse i seguenti tipi di piante:
a) piante intossicanti, originarie specialmente dell'Africa, dell'Asia meridionale e
delle Regioni centrali del Nuovo Mondo, la cui resina è essenzialmente composta da
delta-9-THC, ed i cui esemplari maschili e femminili contengono entrambi grandi
quantità di resina ed hanno un processo di crescita piuttosto lento;
b) piante non intossicanti cosiddette "da fibra";
c) piante semi-intossicanti, originarie, come le precedenti, di Regioni relativamente
nordiche e caratterizzate da una più rapida maturazione, da un più alto contenuto di
resina negli elementi femminili e da un limitato tenore di THC. Nei soli esemplari
femminili di queste piante vi sarebbero contenute quantità sufficienti di delta-9-THC
da renderle utilizzabili per la produzione di preparati stupefacenti.
Small rilevò inoltre che di queste diverse qualità di Cannabis esistono sia forme
coltivate che forme selvatiche.
Nel luglio 1978 , nel Simposio sulla Marijuana tenutosi a Reims, Nahas nella sua
relazione affermò:
"..…La Cannabis sativa è un'unica specie "non stabilizzata", con numerose varietà
derivanti dalla sua plasticità genetica, dall'effetto dell'ambiente e dalla manipolazione
dell'uomo. Una distinzione può essere compiuta fra due principali tipi di canapa,
utilizzando il criterio della concentrazione della sostanza psicoattiva (delta-9-THC)
che la canapa contiene nelle sue sommità fiorite. I due tipi sono: la pianta tipo fibra
con un basso contenuto di delta-9-THC (sotto allo 0,2%) e la pianta tipo droga con
un'alta concentrazione di delta-9-THC (1,4-4,8%)... La concentrazione di delta-9THC nelle piante varia secondo fattori genetici e fattori correlati con l'ambiente. I
fattori genetici sembrano predominare dove le condizioni ambientali sono stabili...".
Nel 1985, Tappero, in uno studio sulla Cannabis così sintetizza il problema:
"..... si può dire che esistono due principali tipi di Cannabis, uno intossicante con
elevato tenore di THC e scarso CBD, ed uno non intossicante con caratteristiche
opposte (cioé elevato CBD e basso THC), nonchè un tipo intermedio, forse un ibrido
dei primi due; che queste diverse qualità sono geneticamente condizionate e
l'ambiente può agire incrementando o meno la quantità del principio attivo che la
pianta è destinata a produrre; che è attualmente prevalente l'interpretazione che vuole
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il genere Cannabis unispecifico, essendo l'unica specie la Cannabis Sativa L. nella
quale sussistono razze diverse; che la Cannabis indica di Lamarck corrisponde alla
forma intossicante della Cannabis sativa L."
Dal punto di vista della definizione tossicologico-forense delle piante di Cannabis,
appare del tutto evidente che, anche a fronte di mancanza di uniformità nelle
definizioni adoperate nei vari testi legislativi, va tenuto conto della potenzialità della
pianta di esercitare azione stupefacente.
In pratica si può affermare che con il termine di Cannabis Indica vanno identificate
tutte quelle piante di canapa produttrici di quantità di THC sufficienti per poter esser
usate come stupefacenti.
L'azione del delta-9-tetraidrocannabinolo sull'uomo e la sua capacità di esplicare
effetto stupefacente, in concomitanza anche con gli altri cannabinoli presenti nei
preparati di Cannabis, è stata oggetto di numerosi studi. In essi si è tenuto conto che,
pur identificando il delta-9-THC come il vero e proprio principio stupefacente, non si
deve tuttavia ignorare che nei preparati di Cannabis sono generalmente presenti, in
concentrazioni e rapporti estremamente variabili, anche soprattutto il cannabidiolo e
il cannabinolo, la cui incidenza nel potere stupefacente non va trascurata.
In conclusione, valutando anche le diverse possibili modalità di assunzione,si
possono indicare le dosi minime di delta-9-THC che provocano una prima
sintomatologia propria della Cannabis per un adulto normopeso in:
- per via endovenosa: 20 mcg/kg, pari a circa 1,5 mg;
- per via orale: 200 mcg/kg, pari a circa 15 mg;
- per via inalatoria (fumo): 70 mcg/kg, pari a circa 5 mg.
Preparazioni e modalità di assunzione
Dalla pianta di Cannabis si ottengono diverse preparazioni a vari gradi di potenza che
vengono tutte generalmente assunte mediante il fumo.
Altre modalità di assunzione, come l'ingestione, sono da ritenersi estremamente rare,
soprattutto in considerazione del fatto che a seguito di somministrazione attraverso il
fumo la comparsa degli effetti è immediata e che i principi attivi che si liberano sono
quantitativamente superiori a quelli che entrerebbero in circolo dopo ingestione.
L'assunzione attraverso il fumo introduce tuttavia una variabilità sulla qualità e
quantità delle sostanze assorbite. Numerose ricerche sono state condotte al fine di
accertare la percentuale di cannabinoli che viene assorbita attraverso aspirazione
nonché le modificazioni strutturali dei cannabinoidi a seguito della combustione, in
particolare la trasformazione del THC nel relativo acido.
Va infine ricordato che, in studi e ricerche sulla valutazione della percentuale dei
cannabinoidi totali che passa nel fumo aspirato, si è osservato che, fumando in
condizioni standard che consentono l'assorbimento massimo dei componenti attivi,
può passare nel fumo che viene aspirato il 50% dei principali cannabinoidi e che
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questa quantità ovviamente diminuisce se la sigaretta non viene consumata
integralmente.
Le diverse preparazioni che si ottengono dalla Cannabis si possono suddividere in tre
principali gruppi sulla base del loro potere stupefacente.
Il primo gruppo comprende la marijuana e il bhang: sono entrambi preparazioni miste
costituite da varie parti della pianta , per lo più sommità fiorite e foglie mature
essiccate, sia maschili che femminili, ma anche fiori e gambi sminuzzati e altro
materiale estraneo. A causa della composizione variabile, questi preparati possono
essere più o meno potenti in relazione al contenuto in principi attivi, che comunque è
mediamente presente in misura dello 0,9-1%.
Il bhang si differenzia dalla marijuana solo in relazione alle modalità di assunzione,
infatti viene adoperato facendone un decotto e assumendolo come bevanda, quasi
esclusivamente in India. La marijuana viene invece assunta essenzialmente attraverso
il fumo, da sola, mescolata a tabacco o, più raramente, a foglie di giusquiamo.
Il secondo gruppo comprende il ganja, che è costituito da un miscuglio omogenato di
resina e di foglie apicali delle cime fiorite delle piante femminili. Presenta un
contenuto medio di THC del 3% e quindi un'attività stupefacente maggiore dei
prodotti del primo tipo di circa tre volte. Viene generalmente assunto per via
inalatoria, attraverso il fumo di sigarette confezionate artigianalmente o di particolari
pipe, spesso mescolato a tabacco.
Il terzo gruppo comprende l'hashish o charas, che è il prodotto più attivo, con potere
stupefacente dalle 5 alle 8 volte superiore alla marijuana e con contenuto in THC che
può variare dall'1% al 10-12% con una media del 5%.
Questo prodotto si ottiene dalla resina pura che si estrae dalle sommità fiorite delle
piante femminili. Con speciali procedimenti la resina viene raccolta, lavorata e ridotta
in forma di pani, tavolette o bastoncini. In relazione alla provenienza geografica delle
piante si può ottenere hashish di diverso colore: il più comune è quello di colore
verde proveniente dal Messico o anche dal Marocco; il più pregiato è il così detto
"oro di Acapulco"; quello proveniente dal Libano è di colore rossastro; bruno quello
proveniente dal Pakistan e dall'Afghanistan e nero quello dell'Iran e dell'India. Gli
hashish presentano anche differenti caratteristiche fisiche collegate ad un diverso
grado di densità, di elasticità e di umidità e a differenti fragranze del materiale.
Tutte le caratteristiche del materiale ed in particolar modo il tipo di confezionamento,
la forma e i marchi impressi, che sono delle più svariate fogge, sono indicativi del
Paese di origine del prodotto.
Fa parte del terzo gruppo anche l'olio di hashish che è un estratto alcoolico,
concentrato, della resina, dotato di elevato potere stupefacente.
Viene adoperato anche aggiunto in gocce alle sigarette di marijuana la fine di
potenziarne l'effetto.
Tutte le preparazioni di Cannabis subiscono un processo di deterioramento con il
tempo, dipendente dalle caratteristiche originarie della pianta, dal processo di
lavorazione e dalle condizioni di conservazione. Questi processi portano ad una
parziale inattivazione dei principi attivi che, in condizioni di esposizione alla luce e /o
a temperature elevate sono particolarmente rapidi.
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Indipendentemente dal tipo di preparazione, non vi è dubbio che l'azione stupefacente
o meno di un preparato di Cannabis deve essere riferita sempre e soltanto al suo
contenuto percentuale in tetraidrocannabinolo, che è l'unico principio attivo
attualmente incluso nell'elenco degli stupefacenti.
Al fine di determinare la percentuale di principio attivo che rende un preparato di
Cannabis capace di esplicare potere stupefacente, va tenuto conto delle modalità di
assunzione. Questi prodotti vengono quasi esclusivamente consumati attraverso il
fumo, pertanto il quantitativo di preparazione (marijuana, hashish, olio di hashish)
che sia possibile consumare in una unica assunzione e quindi in un tempo ristretto,
deve contenere una quantità di principio attivo tale da produrre almeno i primi effetti
stupefacenti.
Concordemente tra numerosi Autori si è stabilito che il minimo contenuto percentuale
di THC, che consenta di considerare un preparato di Cannabis come "stupefacente",
va fissato in almeno lo 0,5%. Al di sotto di questa percentuale si dovrebbe utilizzare
un quantitativo di prodotto troppo grande per poter essere consumato in una unica
assunzione.
Effetti
Gli studi svolti sugli effetti della Cannabis hanno dato risultati contrastanti che vanno
da un estremo all'altro. Alcuni Autori affermano la sua completa innocuità, altri,
invece, la sua azione fortemente tossica, tanto da provocare in consumatori pesanti,
atrofia cerebrale.
L'intossicazione da Cannabis è funzione di svariati fattori, primo tra i quali la dose,
ossia la quantità di principio attivo responsabile dell'attività stupefacente assunta, cioè
la quantità di THC.
Va poi considerata la via di somministrazione, e cioè, se la droga è inalata o
ingerita,producendosi un effetto maggiore quando è inalata, perchè viene assorbita in
maggiore quantità. L'assorbimento per via intestinale del THC è di 1/3 meno efficace.
Vi sono altri fattori importanti che intervengono nella produzione dell'effetto
stupefacente. Vanno in particolare considerate le condizioni fisiche e psicologiche del
fumatore e il metabolismo del singolo soggetto; inoltre va tenuto conto che gli effetti
diminuiscono con il progredire dell'uso.
Bisogna infine ricordare che la somministrazione contemporanea di altre sostanze
svolge effetti sinergici; in particolare l'assunzione concomitante di alcool o barbiturici
ne potenziano l'effetto depressivo, mentre quella di amfetamine e caffeina ne
rinforzano l'effetto eccitante.
La Cannabis può cominciare a manifestare i suoi effetti stupefacenti ad una dose di
10-15 mg di THC se inalata e di 40 mg se ingerita. con questa quantità, che è quella
dei consumatori occasionali si raggiunge solo una leggera sensazione inebriante di
tipo piacevole.
Dosi superiori a 120 mg di THC per inalazione attraverso fumo e 250 mg per via
orale provocano agitazione e iperattività con cambiamenti di percezione.
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Da 200-250 mg di THC assunti attraverso il fumo e 400 mg per via orale, si
manifesta un sincero effetto psicotossico collegato a reazioni di svariato tipo ed
allucinazioni sia ottiche che uditive. Dosi sufficientemente forti modificano la
percezione del tempo e dello spazio creando l'illusione che gli eventi spaziotemporali scorrano più lentamente o più velocemente del normale.
La durata d'azione varia con la dose.
La quantità che viene normalmente utilizzata dai consumatori occasionali e che
consente di raggiungere solo una leggera sensazione inebriante di tipo piacevole è
quella derivante dal consumo 10-15 mg di THC per inalazione attraverso il fumo.
Una quantità di 20-30 mg di THC, che può rappresentare quella assunta in una sola
somministrazione da un consumatore abituale, può avere una durata d'azione di circa
3-4 ore se assunta con il fumo e viene completamente dissipata dall'organismo in
circa 8 ore se è stata ingerita.
Talvolta si può riscontrare l'insorgere di brevi episodi psicotici dopo l'assunzione di
Cannabis che possono variare da lievi manifestazioni di ansietà o eccitazione fino a
disorganizzazione del pensiero ed allucinazioni.
La Cannabis è in grado di produrre i maggiori effetti piacevoli se viene adoperata da
consumatori che hanno acquisito una certa pratica. Infatti i consumatori esperti sono
in grado di ottenere dall'assunzione di una dose uno stato di euforia, facile
comunicabilità, gaiezza, loquacità, allegria, allucinazioni di tipo piacevole, senso di
leggerezza e di abbandono, aumento di appetito, colori che appaiono più brillanti e
suoni più acuti, maggiore interesse verso oggetti semplici e familiari, vividezza di
ricordi.
L'assunzione di una stessa dose in consumatori non esperti può invece produrre effetti
sgradevoli, come perdita di memoria, senso di paura, difficoltà di controllo,
palpitazione, debolezza, sonnolenza.
Alti dosaggi di THC producono effetti qualitativi del tutto simili a quelli prodotti
dall'LSD. Per questo motivo alcuni Autori ritengono che la Cannabis agisce come un
allucinogeno, abbassando la soglia delle sensazioni, e dando maggiore colorito
all'ansietà ed all'aggressività.
In conseguenza degli effetti tossici descritti si può attribuire ad un uso cronico della
Cannabis una certa non trascurabile pericolosità.
La dose letale di THC per l'uomo viene fissata presumibilmente sui 30 mg/kg per via
inalatoria; una tale dose potrebbe essere assunta solo tramite fumo di una quantitativo
estremamente elevato di Cannabis, dal momento che questo principio attivo è
presente in concentrazioni non elevate nelle varie preparazioni (mediamente al 5%).
Pertanto è difficilmente ipotizzabile una intossicazione acuta che, per definizione, è
connessa con un'unica assunzione di un quantitativo estremamente alto di tossico. Nel
caso dei preparati di Cannabis sarebbe impossibile fumare un quantitativo di THC
così elevato in un breve arco di tempo così da produrre un assorbimento massiccio
immediato.
Ciò si potrebbe verificare con l'assunzione attraverso il fumo di sigarette impregnate
di olio di hashish, ad altissimo tenore di THC, che sarebbe quindi in grado di
provocare una intossicazione acuta.
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Per quanto attiene alla capacità dei derivati della Cannabis di instaurare una
dipendenza, va detto che certamente possono instaurare una forte dipendenza psichica
ma che, con altrettanta certezza, non è dimostrata la capacità di instaurare una
dipendenza fisica.
E' questo il motivo per il quale i derivati della Cannabis vengono comunemente
definiti "droghe leggere", ma non bisogna incorrere nell'errore, che questa definizione
potrebbe ingenerare, di ignorare che sono comunque classificati come sostanze
psicodislettiche, capaci cioè di produrre deviazioni dell'attività mentale e di
determinare distorsioni del giudizio.
Dal momento che per la Cannabis non si può parlare di dipendenza fisica non si può
nemmeno affermare che esiste il fenomeno dell'astinenza, cioè di quella sindrome che
si instaura a seguito dell'interruzione brusca di assunzione della sostanza, e ciò anche
quando si tratta di consumatori pesanti. Tuttavia è accertata la possibilità che si
instauri una forte dipendenza psichica che rende difficile l'interruzione dell'uso
regolare. Inoltre l'uso cronico della Cannabis può instaurare una "sindrome
amotivazionale" che rende il soggetto distratto, lento nei movimenti, "opaco",
tendente a non rispondere quando gli si parla, a dimenticare dove si trova, a non
rendersi conto dei suoi problemi.
Il problema della tolleranza non è stato ancora completamente chiarito per la
Cannabis.
Si è più volte ricordato che i consumatori abituali controllano alcuni effetti
comportamentali tipici di questo stupefacente molto meglio dei consumatori inesperti
o occasionali, ai quali è stata somministrata la stessa dose. Ciò viene spiegato in base
all'instaurarsi di un particolare fenomeno: ad un primo contatto con la "droga" non si
percepiscono tutti gli effetti che verranno via via svelati usando sempre la stessa dose
con una maggiore esperienza, fino al punto in cui un consumatore esperto sarà in
grado di raggiungere il massimo risultato con una quantità minore. Questo fenomeno
è la cosiddetta "tolleranza inversa". Tuttavia una tendenza ad aumentare la dose
generalmente esiste e, pertanto, può essere ipotizzato lo sviluppo di un certo grado di
tolleranza.
Cannabis e guida
Le caratteristiche dell'azione stupefacente esercitata dalla Cannabis, in particolare
quelle connesse alle modificazioni delle percezioni sensoriali; alla sensazione distorta
del tempo e dello spazio; al peggioramento delle funzioni motorie; alla sensazione di
benessere e rilassamento con possibilità di allucinazioni nelle forme più intense e alle
alterazioni del tono affettivo con stati di euforia o di depressione, rendono del tutto
evidente la necessità di indagare sulle possibili interferenze tra incidenti
automobilistici e guida sotto l'effetto della Cannabis.
Inoltre la diffusione dell'uso di questa droga ad una fascia di popolazione sempre più
vasta, comprendente spesso consumatori occasionali, ha indotto molti studiosi a
valutare quanto anche l'assunzione di una singola dose ( come il fumo di un solo
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"spinello"), possa interferire sulla capacità di guida di un veicolo e costituire causa di
incidenti stradali.
Molte ricerche sono state compiute per valutare la connessione tra l'uso di Cannabis e
la performance di guida, sia con l'impiego di simulatori di guida che con l'esecuzione
di prove su strada.
In tutte le prove eseguite con simulatori di guida si è osservata una incidenza negativa
sulla abilità complessiva: alcuni Autori osservano una diminuzione nella capacità di
mantenere la velocità, altri errori nella valutazione dei tempi di sorpasso di
accellerazione e di frenata, altri ancora rilevano una diminuzione nell'efficienza di
risposta ad un lavoro complementare quale la percezione di segnali acustici e
luminosi. Tutti gli Autori hanno riscontrato una rispondenza diretta tra l'aumento
della dose e la diminuzione della efficienza di guida.
Quasi tutte le prove su strada hanno confermato sostanzialmente i risultati ottenuti
con simulatori di guida e la relazione dose-scadimento della performance.
Della numerosa casistica relativa agli incidenti automobilistici associati all'uso di
Cannabis e di altre sostanze psicoattive si ricorda quella di Mason e McBay del 1984,
che è forse la più indicativa su tale problema.
Gli Autori riferiscono i risultati della loro ricerca relativa a 6OO guidatori morti negli
Stati Uniti in incidenti nei quali era coinvolto un solo veicolo concludendo :
"Il THC fu reperito nel 7,8% di tutti i guidatori... I guidatori THC positivi erano
generalmente più giovani e presentavano un'incidenza di multiplo uso di farmaci
superiore a quella complessiva della popolazione di guidatori in esame; essi non
differivano però sotto il profilo della distribuzione sessuale o dell'uso di etanolo. Il 9carbossi-THC (principale metabolita del THC) fu reperito in 44 dei guidatori THC
positivi in concentrazioni superiori a quelle del THC. Le concentrazioni di THC e 9carbossi-THC furono utilizzate per valutare il potenziale deterioramento.
Un massimo di 28 guidatori e un minimo di 9 poteva aver provato qualche effetto
della marijuana od effetti accresciuti dall'uso di marijuana ed alcool. Vi fu
probabilmente solo un guidatore che poté essere stato significativamente alterato dal
solo uso di marijuana"
Ma ancora è bene riferire l'allarme lanciato nel 1986 dal Ministero della Sanità
Canadese che dice :
"Il 5O% dei deceduti per incidenti automobilistici denunciava un'alcoolemia positiva.
Nella maggior parte delle vittime si sono riscontrati tassi di alcoolemia superiori al
limite biologico che definisce lo stato di ebbrezza, nonchè segni evidenti di
assunzione di marijuana... L'11% delle vittime aveva un tasso sanguigno positivo di
THC il che indica un consumo recente di Cannabis e di essi l'83% presentava una
alcoolemia positiva. Questa tendenza alla guida sotto l'effetto di alcoolici e droghe ha
giustificatamente allarmato il Ministero laddove, peraltro, la ripartizione per classi di
età indica un considerevole aumento della proporzione dei guidatori di età compresa
fra i 14 e i 24 anni con un tasso sanguigno positivo di THC al momento
dell'incidente, individuabile, attualmente, nel 17%, contro l'8% dello scorso
quinquennio..."
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Si riferisce ancora la casistica di due ricercatori italiani, Ferrara e Castagna, che a
seguito di una indagine epidemiologica su 884 guidatori e 110 pedoni coinvolti in
incidenti e sopravvissuti concludono che :
"in 140 casi (14%) fu rilevata la presenza di Cannabinoidi, associati nel 57% ad
alcool e nel 4% ad altri farmaci."
Non c'è dubbio quindi che l'assunzione di dosi anche non eccessive di derivati della
Cannabis incide in modo negativo sulla capacità di guida.
Tutte le ricerche epidemiologiche hanno dimostrato che, in modo statisticamente
rilevante, va aumentando la percentuale di soggetti che si pone alla guida dopo aver
assunto derivati di Cannabis.
I tempi di reazione, la precisione nelle manovre, le valutazioni spazio-temporali,
vengono peggiorate dall'assunzione di questa droga e tale peggioramento è drastico
quando si accoppia all'azione sinergica dell'alcool.
Uso come pianta medicinale
L'uso della Cannabis nella moderna medicina è stato esplorato da almeno un secolo e
riferimenti bibliografici sul suo uso nel secolo precedente non sono difficili da
trovare.
Intorno al 1930 inizia la rivoluzione terapeutica durante la quale i cannabinoidi
furono adoperati come anestetici e ancora per il trattamento del tetano, corea,
reumatismi, epilessia, nevralgie, malinconia o come stimolante uterino. Una delle
ragioni dello scarso successo in terapia è dovuto alla difficoltà di interpretazione dei
risultati a causa della sua diversità d'azione.
Già da alcuni anni, ricerche farmacologiche hanno indicato che il THC può essere
utile nel trattamento del glaucoma per la sua proprietà di ridurre la pressione del
fondo oculare, anche se altri medicinali si sono rivelati altrettanto efficaci senza avere
i suoi dannosi effetti collaterali. Sono state condotte ricerche sulla possibilità di
produrre un derivato sintetico del THC per la cura dell'asma bronchiale, perché il
THC dilata le vie respiratorie. Tuttavia ulteriori studi hanno dimostrato che esso
causa un'irritazione dei polmoni che mette in ombra ogni effetto benefico.
La ricerca ha portato alla realizzazione ed uso di un prodotto che contiene THC per il
controllo della nausea e del vomito provocati dalla chemioterapia praticata ai malati
di cancro. Si tratta di un farmaco sperimentale che necessita di ulteriori verifiche
prima di poter essere applicato su larga scala.
Il suo uso è stato inoltre proposto come antidepressivo, analgesico, ipnotico,
ipotensivo, diuretico, antibiotico e come aiuto in psichiatria; resta comunque il fatto
che la medicina moderna ci offre, per ogni patologia appena descritta, farmaci ben
più potenti e specifici della Cannabis.
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5. STORIA DELLA CANNABIS
La prima testimonianza sull'uso della Cannabis si trova in un compendio cinese di
medicina, l'erbario dell'imperatore Shen Nung del 2737 a.C., dove sono evidenziate le
attività terapeutiche piuttosto che quelle psichedeliche.
E' di recente acquisizione il ritrovamento di metaboliti della Cannabis in una donna
morta per parto, 1600 anni fa, in Israele. La Cannabis veniva probabilmente utilizzata
per ottenere parti indolori e questa è una conferma indiretta dell'impiego
farmacologico della pianta in epoca antica.
Ancora in documenti cinesi di circa 4000 anni fa la Cannabis viene ricordata come la
principale pianta tessile in uso presso quel popolo.
Omero ne parla nell'Odissea e nel 500 a.C. Erodoto, pur sottolineando che la
Cannabis era poco nota in Grecia, ricorda l'uso sacro della pianta presso gli Assiri, i
Babilonesi e i Palestinesi. Riferisce ancora che la coltivazione era molto diffusa
presso gli Sciti, popolo della Regione del basso Danubio proveniente forse dalla
Russia Asiatica.
Tra gli scrittori latini Varrone descrive la Cannabis e la cita insieme al lino, al giunco
ed alla palma per la fabbricazione di funi e reti.
In India, dove la pianta arrivò probabilmente dalla Cina, l'uso restò a lungo confinato
ai sacerdoti che la utilizzavano non come rimedio alle malattie, ma come mezzo utile
per raggiungere stati d'animo di massima partecipazione ai riti tanto che viene
ricordata come "la pianta di Shiva" o " il cibo degli Dei".
Non è di facile datazione il periodo in cui l'uomo passò da un uso della Cannabis
nelle cerimonie mistico-religiose ad un uso voluttuario volto a raggiungere particolari
sensazioni.
Per quanto attiene al suo uso come pianta da fibra, va ricordato che già nel Medio
Evo si hanno notizie circa la semina e la raccolta della Cannabis e nel secolo XI, al
sorgere della civiltà dei Comuni, tale coltivazione si afferma in Italia, specialmente
nella Valle Padana. Nel trattato " De Agricoltura" di Pier De'Crescenzi del XIII
secolo, la coltivazione della pianta viene descritta in dettaglio e si riferisce del suo
uso per funi, tessuti e reti. In questo periodo il maggior centro di produzione è il
Bolognese, anche se la Repubblica Veneta, avendo bisogno di gran quantità di funi e
gomene, ne diffuse la coltivazione anche nel Padovano.
In Italia il ricco lavoro artigianale legato all'impiego della fibra, basti ricordare l'arte
dei "funari", resiste fino al XIX secolo quando, con l'introduzione di particolari
macchine che consentono di lavorare industrialmente il cotone americano, la
produzione delle fibre di canapa e di lino perde rapidamente terreno.
Va inoltre considerato che nel mercato dei tessuti sono state introdotte moltissime
altre fibre, in particolare quelle sintetiche, per cui la produzione della canapa da fibra
è oggi praticamente in via di estinzione.
Si conoscono svariate denominazioni utilizzate per indicare la Cannabis nel corso dei
millenni, che spesso fanno riferimento ai suoi effetti ed agli scopi per i quali veniva
consumata. Si parla così di "idracana" che presso gli Ariani del 2000 a.C. significava
"cibo di Dio" o anche di "wijaya" o vittoria ed ancora "virapatra" o foglia eroica;
"ganja" o cuore leggero; "harshani" o colui che gioisce.
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Gli Arabi indicarono la pianta di Cannabis con il termine hashish che in arabo
significa erba. Nell'anno 1090 circa, sorse una setta i cui adepti erano incoraggiati ad
osare tutto, anche spinti ad agire sotto l'effetto di un forte consumo di Cannabis e
pertanto definiti assassini .
Questa setta, che venne utilizzata per annientare il Califfato di Bagdad, si riferisce
fosse particolarmente feroce; ad essa si deve il significato e l'etimologia del termine
"assassino".
In Europa la Cannabis fu probabilmente introdotta dai Crociati e con essa l'uso
dell'hashish. Già nel 1378 troviamo un editto che puniva gli "ingeritori" di tale
sostanza; si ritiene, comunque che l'uso dell'hashish nella cultura europea sia legato
alla spedizione di Napoleone in Egitto che emana anche un editto per reprimerne
l'uso, ormai diffusissimo in tutta l'Africa settentrionale e centrale.
La prima descrizione scientifica sull'uso e l'abuso di Cannabis come sostanza
stupefacente risale al 1843, ma è a partire dagli anni '60 che si diffonde nel mondo
occidentale l'uso voluttuario della Cannabis, tanto che oggi si ritiene che i suoi
consumatori in tutto il mondo siano più di 250 milioni.
6. ASPETTI SOCIALI
In ogni epoca ed in ogni cultura sono state individuate delle sostanze stupefacenti o
psicotrope che venivano utilizzate in modo "tradizionale" per motivi rituali o
terapeutici o alimentari o altri ancora e che venivano tradizionalmente accettate nel
contesto di quella cultura e di quell'epoca.
L'uso voluttuario della Cannabis nel mondo occidentale ha cominciato a diffondersi a
partire dai primi anni '60, legato ai movimenti giovanili che si contrapponevano ai
modelli culturali della società capitalistica. Attraverso l'uso spregiudicato della
Cannabis e talvolta degli allucinogeni si volevano affermare istanze di cambiamento
del sistema.
Oggi le ragioni dell'uso sembrano più orientate verso motivazioni comportamentali
individuali: lo "spinello" è per molti ragazzi il mezzo per entrare a far parte del
gruppo e l'incitamento dei coetanei è spesso la causa più diffusa per la quale si
comincia a fumarlo.
Alla tentazione di cominciare a provare la marijuana o l'hashish, secondo i risultati di
numerose inchieste, rischiano di cedere più facilmente i giovani che iniziano a fumare
tabacco e a bere alcool.
Una Commissione del Governo Canadese che nel 1971 indagò sull'uso delle droghe,
per i derivati della Cannabis individuò tre tipi di motivazioni sociali così
circostanziatamente definite:
- dal punto di vista economico : la "società affluente" - contraddistinta da un
benessere diffuso - avrebbe un ruolo determinante ed ambivalente sulla tendenza
all'uso della droga: da una parte lascia abbastanza tempo e libertà per dedicarsi alla
riflessione ed alla ricerca di valori culturali nuovi, dall'altra ispira - specialmente nei
giovani - un senso di repulsione e di rivolta, che si manifesta nell'affermazione di
valori antagonisti a quelli fondati sul benessere materiale;
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- dal punto di vista politico : l'esistenza di enormi problemi su scala mondiale (rischi
di guerra nucleare, sovrappopolazione, inquinamento) che mettono in forse la
sopravvivenza della razza umana, incoraggia una tendenza edonistica basata sul
raggiungimento immediato di ogni tipo di gratificazione;
- dal punto di vista filosofico : la crisi dei valori religiosi tradizionali ha stimolato la
ricerca di valori spirituali alternativi, in cui l'esperienza con certi tipi di droghe
(specie Cannabis ed allucinogeni) sembra essere determinante.
Nel "Rapporto sulle droghe" del 1978 Arnao ha individuato alcune motivazioni
comportamentali individuali in:
- Uso sociale-ricreativo: motivato dal desiderio di godere gli effetti piacevoli della
droga nel contesto del tempo libero e della vita sociale;
- Uso strumentale: motivato dal desiderio o necessità di acquisire uno stato psichico
adatto ad affrontare uno specifico problema o condizione o situazione: la droga non
viene presa per i suoi effetti piacevoli o euforizzanti, ma per aumentare l'efficienza o
come auto-medicazione; nell'uno e nell'altro caso la motivazione di fondo è quella di
mettere l'individuo in condizioni di svolgere nel migliore dei modi la sua attività
produttiva (anche se ovviamente il risultato può essere opposto);
- Uso espressivo: motivato dall'esigenza del consumatore di esprimere la sua identità
individuale o di gruppo.
Tali acquisizioni sono ormai accettate a livello internazionale mentre la teoria della
così detta "droga di passaggio", per la quale l'uso di preparati di Cannabis sarebbe
fatalmente il primo approccio all'uso di altre droghe più pericolose è ormai
considerata del tutto infondata perchè tiene conto della sola sostanza e non prende in
esame le modalità del suo uso.
L'eventuale passaggio dai cannabici ad altre droghe pesanti può risentire
eventualmente di particolari contingenti condizioni del mercato nero, in cui si può,
anche artatamente, determinare carenza di alcune sostanze e offerta privilegiata di
altre. Se si determina carenza dei cannabici nell'offerta illecita, si può indurre il
tossicodipendente - soggetto debole, con motivazioni profonde autodistruttive e
caratterizzato spesso da una assenza di spirito critico verso la sostanza e autocritico
delle proprie condizioni fisio-psichiche - a sperimentare l'eroina, sostanza il cui
traffico comporta guadagni notevolmente maggiori.
Non vi è quindi una storia di "escalation" da droghe "leggere" a droghe "pesanti"
nella vita di molti tossicodipendenti, ma la necessità di trovare comunque rifugio, in
un determinato momento della propria esperienza tossicomanica, in una sostanza che,
dandogli l'illusione di risolvere le sue contraddizioni, lo allontani dalla realtà del
quotidiano.
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7. SPINELLO SI, SPINELLO NO
E' il quotidiano dilemma al quale si viene sottoposti in momenti di confronto con
giovani, genitori e insegnanti.
La risposta è difficile perché il rapporto con le sostanze chimiche non è leggibile
secondo le regole della matematica e della fisica.
Il rapporto con la chimica è sempre carico di materiale simbolico.
Lo "spinello" non è una fumata ma un'esperienza.
E' un'esperienza di confine...qui ed oggi "fumare" significa correre pericoli, essere
esposti all'arresto.
E non mi pare poco.
E' un'esperienza di ricerca.
C'é una domanda dietro lo spinello, ed è una domanda di "sentirsi un pò diverso".
E' una domanda di cambiamento utilizzando un piccolo, poco aggressivo,
trasformatore chimico.
E' un'esperienza di gruppo.
E' un essere dentro, intimo, delicato, a volte caratterizzato da una forte comunità.
Ed allora lo "spinello" è:
- gruppo
- domanda di diversità
- domanda di sensazioni
Sono tutte domande belle e buone che vanno a finire in un imbuto pericoloso.
Perchè pericoloso?
Perchè quell'imbuto è circondato da condizioni che deteriorano ed espongono a
rischi.
1) Sotto la pressione di gruppo è possibile concretizzare un bisogno di comunità e di
diversità con una esperienza chimica più forte, soprattutto se nel gruppo è già
presente lo sperimentatore della chimica forte (eroina).
2) Il protrarsi della ricerca chimica disabilita e disabilita alla ricerca delle risorse
umane.
In ognuno di noi c'è un "tesoro", se non lo scavi rimane lì e non diventa TUO.
Lo "spinello" è un rifiuto iniziale a scavare.
Chi "fuma" non vuole scoprire il suo tesoro...vuole una scorciatoia che porta lontano
da sé.
3) Il terzo rischio sta nella slatentizzazione di fragilità psicologiche.nessuno diventa
pazzo con lo "spinello", ma qualcuno ha trovato nello spinello il piccolo sassolino che
gli ha fatto prendere una storta, una caduta, una rottura...un deterioramento
dell'equilibrio psichico.
COSA FARE ?
a) Attivare momenti di autoriflessione per capire "cosa c'è dietro il fumo".
b) Rispondere o cercare risposte alla domanda di comunità di compagnia intensa.
c) Moltiplicare occasioni per esperienze forti.
d) Coinvolgere la famiglia e la scuola nell'ambito di una prevenzione primaria.
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Non è proibito cercare e vivere momenti di grandi emozioni, durante i quali vibrano
tutte le corde.
Il problema è la scorciatoia.
Proprio qui: il rifiuto della strada lunga e la voglia di una strada corta.
8. BIBBLIOGRAFIA
1) E.Bertol,F.Mari:GLISTUPEFACENTI.EFFETTI,ABUSO,TRAFFICO. Padova,
Cedam Casa
Ed. Dott.A.Milani 1991
2) E. Della Casa, G.Martone, A.Acampora: ANDAMENTO DEL MERCATO
CLENDESTINO
DEGLI STUPEFACENTI IN NAPOLI ED EVOLUZIONE DEL FENOMENO
DROGA DAL
1977 al 1982. Zacchia 57, Vol II, Fasc. 3-4, luglio-dicembre 84
3) E.Della Casa, G. Martone, A. Acampora : LA DIFFUSIONE DELLE DROGHE
D'ABUSOATTUALITA' IN TEMA DI SEQUESTRI E DOSI CIRCOLANTI. Folia Medica,
Vol. 61 n. 2
Settembre-Dicembre 89
4) S.Ferrara,F.Castagna: DROGHE D'ABUSO E INCIDENTI STRADALI IN
ITALIA. Ann.Ist.
Super.Sanità 18,769,82
5) R.Froldi, V.Gambaro, E.Marozzi, E.Saligari: LA CANNABIS INDICA E LA
LEGGE 685/75.
Riv. It. Med.Leg. IX 87
6 P.F. Mannaioni: LE TOSSICODIPENDENZE Piccin Ed. Padova (1980).
7) R. Mechoulam: MARIJUANA Academic Press New York and London 1973
8) P.Tappero:SULL'ACCERTAMENTODELLA NATURA STUPEFACENTE
DELLA
CANAPA. Min. Leg. 105, 85
9) P.Tappero : GUIDA E CANAPA INDIANA. Min.Leg. 107, 87
10) A. Scotto di Tella, G. Sciaudone: LA CANNABIS SATIVA L DALLA FIBRA
ALLA L. n.685/75. Ed. G.Florio -Napoli 83
11) STOP DROGA: (con il patrocinio del Ministero della Sanità) UNICRI 90
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ITALIA - TUTTI CASA, SCUOLA E CANNA
Il settimanale L'Espresso pubblica i risultati di alcuni sondaggi sul consumo
di droghe leggere tra i giovani italiani. Secondo i dati del Ministero della Difesa oltre
la metá dei giovani che ogni anno si presentano alla visita di leva risulta positivo al
test delle urine che indica la presenza nell'organismo di sostanze relative al consumo
di cannabis. Un sondaggio compiuto dalla Rete studentesca su 11 città italiane ha
indicato che il 77.6% dei ragazzi tra i 14 e i 20 anni ha almeno una volta fumato uno
spinello. Uno studio della Regione Lombardia ridimensiona solo in parte questi dati
rivelando che il 31.35% degli studenti milanesi tra i 14 e i 20 anni ammette di avere
fumato derivati della cannabis. Oltre il 65% dice di conoscere e frequentare persone
che fumano a riprova che il consumo di cannabis è un dato di fatto socialmente
accettato.
[ L'Espresso 27/11/97 ]
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Da ALTER EGO - Droga e cervello,
Università degli Studi di Cassino.
Cap. III FARMACOLOGIA DELLE DROGHE
LA CANAPA INDIANA
Effetti
Gli effetti della canapa sono estremamente variabili. Essi sono diversi da individuo ad
individuo in quanto dipendono dalla qualità e dalla quantità della dose, dalla via
d'assunzione, dal contesto in cui la droga viene assunta, dalle aspettative, e dalla base
biologica individuale su cui si va ad esercitare l'azione psicotropa della sostanza.
Esiste comunque una serie di effetti più caratteristici e ricorrenti così descrivibile:
senso di distacco dal mondo, benessere, euforia; sedazione e sonnolenza; distorsione
del senso del tempo, dello spazio e della visione; occasionalmente, illusioni ed
allucinazioni.
L'uso della canapa sembra portare ad una diminuzione delle prestazioni psicofisiche,
dell'attenzione, dei tempi di reazione, nella coordinazione motoria, nella percezione.
Pare dimostrato che l'abuso di canapa non provochi dipendenza fisica. Negli abituali
consumatori può presentarsi invece una forma di dipendenza psicologica, indotta sia
dal piacere che essi riferiscono di provare attraverso la sostanza, sia - forse
soprattutto - da fattori d'ordine sociale, come i condizionamenti del gruppo di cui essi
fanno parte e il desiderio dell'aggregazione ottenuta col "rituale" dell'assunzione
collettiva di canapa.
Meccanismi d'azione e tossicità
I meccanismi d'azione della canapa sono in gran parte sconosciuti e sembrano
dipendere da processi biochimici che alterano la fluidità della mambrana cellulare dei
neuroni. Recettori per i principi psicoattivi della canapa sono stati localizzati a livello
di una struttura del sistema limbico, l'ippocampo, che possiede un ruolo importante
nei processi d'apprendimento e memorizzazione.
L'uso della canapa provoca cambiamenti strutturali e funzionali nell'ippocampo e ciò
potrebbe spiegare il calo del rendimento nei tests cognitivi (sull'apprendimento e sulla
memoria) che si riscontra mediamente nei consumatori di marijuana e hashish.
Questo effetto tipico si amplifica nei casi di assunzione di elevate dosi di canapa fino
a giungere al quadro clinico di una sindrome, che è stata chiamata "disintegrazione
temporale", i cui sintomi sono la tendenza a confondere passato, presente e futuro,
spersonalizzazione, senso di irrealtà. I consumatori cronici di marijuana inoltre
esibiscono una perdita d'interesse e motivazioni verso le cose ed una generale apatia,
presentano quella che è stata definita "sindrome amotivazionale".
Dato che la canapa viene comunemente fumata, le affezioni più comuni tra i suoi
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consumatori sono quelle delle vie respiratorie (dovute alla presenza del tabacco negli
spinelli, n.d.r.). Comuni sono la tosse e le bronchiti croniche e una diminuzione della
capacità ventilatoria. L'uso di canapa può aggravare le malattie dell'apparato
cardiocircolatorio e alterare le funzioni del sistema endocrino, soprattutto quelle che
regolano le funzioni sessuali. Controversi sono i dati sugli effetti immunodepressivi
della canapa. La diminuzione della resistenza alle malattie conseguente all'uso della
canapa non è certa.
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Cannabis: una droga cosiddetta "leggera"
Riportiamo di seguito una rassegna sintetica dei principali studi sugli effetti della
Cannabis (Guelfi GP 1996, ecc.) sui quali riteniamo vi sia una scarsissima
conoscenza nonostante il largo uso.
A questo proposito Brouwer w. del CAD (Drugteam Amsterdam Holland.) durante la
relazione "L'uso di Cannabis in Olanda" al Congresso Nazionale SITD Padova nel
mese di settembre 1996 ha riportato alcuni dati rispetto alla legalizzazione della
cannabis in Olanda evidenziando come circa il 4.5% degli Olandesi usa regolarmente
cannabis (circa 700.000 persone) Tra i giovani sotto i 24 anni tale uso è presente nel
50% , nel 4% con frequenza giornaliera. Si valuta che circa 25.000 persone
sviluppino problemi legati all'uso di cannabis, in particolare come disadattamento
sociale, abbandono scolastico, disturbi psichici e della memoria, isolamento sociale
ed affettivo. Una quota rilevante si rivolge in seguito a questi problemi ai centri di
disintossicazione e supporto.
Principali caratteristiche della sostanza
Guelfi GP in "Aspetti clinici dell’abuso di cannabis ( in Medicina delle
Tossicodipendenze Edizioni SEMG 1996) riporta che le forme tradizionali in cui la
sostanza viene consumata sono: Marijuana (infiorescenze, foglie seccate), in cui la
percentuale del THC può variare tra lo 0.5 e il 5% nelle varietà senza semi e tra il 7 e
il 14% nelle varietà con semi, detta "sinsemilla", mentre concentrazioni anche
maggiori sono riferite per la marijuana Nederweed; Hashish (resina di cannabis e
fiori pressati) con concentrazioni di THC variabili dal 2 al 20%;
Olio di hashish (un estratto di THC ottenuto usando solventi organici), con
concentrazioni dal 15 al 50%.
Il tipico joint contiene da 5 a 150 mg di THC, di cui solo una parte viene inalata,
essendo il resto disperso; la biodisponibilità del THC ammonta al 5-24%. La quantità
di THC che entra in circolo con uno "spinello" non è facile da quantificare, poiché
dipende da numerose variabili, prima fra tutte la concentrazione di THC nel preparato
effettivamente
usato.
Per chi fa uso occasionale, 2-3 mg di THC effettivamente assorbiti sono sufficienti a
provocare l'effetto voluto, mentre fumatori più sperimentati o "pesanti" sono abituati
a dosi assai maggiori, perché diventano tolleranti.
Il THC in parte viene distribuito non modificato nei tessuti adiposi. A seguito di
assunzione abituale, la quota di THC accumulata nei tessuti lipidici aumenta; di
conseguenza la sostanza viene rilevata nei liquidi organici per giorni ed anche per
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diverse settimane (28-45 giorni). La lunga persistenza e il lento release del THC
hanno implicazioni ancora non chiare: possono essere alla base del verificarsi di
fenomeni dispercettivi anche a distanza dall'ultima assunzione; possono essere uno
dei motivi per cui i sintomi fisici di astinenza dall'hashish/marijuana sono così
attenuati rispetto a quelli derivanti da altre sostanze.
Effetti
Secondo Hall e coll (1995), autori della più recente, equilibrata, aggiornata, e
discussa (AA.VV. 1996) monografia sugli effetti dell'uso di cannabis, le conseguenze
acute e croniche, fisiche e psichiche, possono essere riassunte come segue:
1.
Effetti acuti
• Ansia, disforia, panico e paranoia, specialmente in "fumatori" non sperimentati
o in soggetti che ricevono THC a fini terapeutici. Anche "fumatori" esperti
possono subire fenomeni del genere dopo ingestione orale di preparati di
cannabis.
• Compromissione cognitiva, soprattutto a carico della memoria e
dell'attenzione. La memoria a breve termine è compromessa e le associazioni
mentali sono allentate. Questo distacco dalla realtà contingente è la base dello
sviluppo di piacevoli vissuti fantastici mentre rende difficile sostenere una
attività psichica finalizzata.
• Compromissione di funzioni psicomotorie, con aumento del rischio di incidenti
se una persona intossicata guida un autoveicolo. La cannabis produce effetti sul
controllo muscolare, sul tempo di reazione e sulla capacità di portare a termine
compiti semplici e complessi. Le conseguenze di tali fatti si risentono alla
guida simulata e reale. Vi sono convincenti dimostrazioni, derivanti da indagini
sul livello plasmatico di THC in vittime di incidenti, che guidare in stato di
intossicazione da "fumo" è la causa di un aumento del rischio di incidenti
stradali (Hall e coll 1995). In questo può intuitivamente giocare un ruolo anche
la "disinibizione", che comporta una eccessiva disinvoltura nella guida e
sottovalutazione dei rischi.
• Aumento del rischio di sperimentare sintomi psicotici da parte di coloro che
sono vulnerabili per storia personale o familiare. Sono eventi rari, seguenti di
solito ad assunzione di consistenti dosaggi di cannabis.
• Aumento del rischio di minor peso alla nascita quando la gestante ha fumato
cannabici in gravidanza
•
Millman rb, bordwine beeder A. in Cannabis. (Textbook of substance abuse
treatment. The American Psychiatric Press 1994) riporta una serie di informazioni
sugli effetti della Cannabis sulle reazioni psichiche affermando che esse sono
variabili e dipendono dal dosaggio assunto, dalla via di somministrazione, dalla
personalità dell'individuo, dalle precedenti esperienze con la droga, dalle aspettative
personali, dal contesto sociale nel quale la droga viene assunta.
I principali sintomi possono essere cosi riassunti: percezione dei colori, dei sapori,
dei suoni è generalmente alterata; fluire delle idee disconnesso; loquacità o, al
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contrario, mutismo; percezione alterata del fluire del tempo e dei problemi che
possono apparire più o meno opprimenti.
Vi sono inoltre: repentini e forti cambiamenti d'umore; leggera euforia accompagnata
talvolta anche da ansia e depressione di varia intensità, che va dal leggero sconforto
alla vera e propria isteria; disturbi psicotici, in genere manie di persecuzione, a cui si
associano ansia, instabilità emotiva, spersonalizzazione, amnesia, allucinazioni;
delirio che si manifesta in confusione, pensiero lento, allucinazioni visive ed uditive,
paranoia, comportamento violento e bizzarro, eloquio disconnesso, squilibrio
motorio; flashback, ossia ricorrenza di sensazioni e percezioni transitorie
sperimentate sotto l'effetto della cannabis, che si traduce in distorsione visiva,
spersonalizzazione etc.
Lumdqvist T. (Dipartment of Psychitry and Neurochemistry Lund Sweden)
relazionando sulle disfunzioni cognitive in consumatori di cannabis. (Congresso
Nazionale SITD Padova settembre 1996) riportava osservazioni svolte su soggetti che
hanno usato cannabis per periodi variabili da sei mesi a venticinque anni, indagando
l'effetto
di
tale
uso
su
numerosi
funzioni
cognitive.
E' infatti nozione comune che l'uso di cannabis provochi problemi nella
concentrazione, memoria, apprendimento, ma tali problemi non sono mai stati
studiati in maniera sistematica.
L'autore rileva che tutti i soggetti testati presentavano deficit cognitivi, in particolare
essi
:
-hanno problemi nel trovare le esatte parole per esprimere il proprio pensiero;
- non riescono ad interessarsi a comuni attività ricreative e culturali;
-hanno sensazione di noia e solitudine;
-sono comunque convinti di stare perfettamente bene;
-hanno problemi nell'esaminare criticamente il proprio comportamento;
-hanno disturbi della concentrazione e della attenzione;
- presentano rigidità nella ideazione e nelle opinioni;
- non sono in grado di pianificare la giornata.
Risulta allentato anche "il senso di coerenza", cioè la percezione soggettiva di
controllare la propria vita e per poter programmare il proprio futuro.
Questi deficit si attenuano e scompaiono dopo circa 60 giorni di astinenza dai
cannabinoidi.
L'autore conclude ipotizzando che questi deficit cognitivi, che spesso non
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vengono rilevati nella comune pratica terapeutica, siano alla base di alcuni
problemi dei consumatori di cannabis, sia in corso di trattamento (ad. es. la
incapacità ad elaborare una valida motivazione, o comunque a chiedere aiuto), sia
ancor
più
nella
vita
di
tutti
i
giorni.
Questi rilievi sono in contrasto con la diffusa opinione che l'uso di cannabis
favorisca la socializzazione
2.
Effetti cronici
Effetti probabili:
• malattie respiratorie associate all'abitudine di "fumare": bronchite cronica,
modificazioni epiteliali considerate precursori di neoplasie maligne. Si
considera che il rischio di tali eventi patologici associati ad uso cronico di
cannabis sia concreto.
• sviluppo di una sindrome da dipendenza da cannabis, caratterizzata dalla
incapacità di smettere o di tenere sotto controllo l'abitudine all'uso nonostante
la consapevolezza di effetti negativi derivanti da essa e il desiderio di smettere.
Disturbi astinenziali e fenomeni di assuefazione, a volte enfatizzati, sono in
realtà da definire meglio. Si stima che il rischio di sviluppare una dipendenza
da cannabis riguardi 1 su 10 tra coloro che fumano sporadicamente, 1 su 3 tra
coloro che fumano quotidianamente. La
• scarsa considerazione del problema
sottovalutazione della sua pericolosità.
deriva
probabilmente
dalla
• forme subdole di compromissione cognitiva (memoria e attenzione) che
persistono finché dura lo stato di intossicazione cronica. L'uso a lungo termine
di cannabici può risolversi in una compromissione dell'organizzazione e della
integrazione di informazioni complesse, e quindi influenzare il funzionamento
nella
vita
quotidiana.
Non è ancora chiaro se tali compromissioni persistano dopo la sospensione del
"fumo".
Effetti possibili :
• un aumentato rischio di tumori maligni delle alte vie respiratorie e
digestive (cavo orale, faringe, esofago)
• aumentato rischio di leucemia nei bambini esposti alla cannabis nella
vita intrauterina
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• declino delle capacità lavorative (particolarmente delle capacità di
svolgere funzioni fini) negli adulti, e del rendimento scolastico negli
adolescenti
• difetti congeniti in bambini nati da donne che hanno usato cannabis in
gravidanza.
Gruppi a maggior rischio: adolescenti, gestanti, soggetti con malattie
preesistenti.
La considerazione dell'esistenza di gruppi a maggior rischio è essenziale.
Adolescenti
E` stato più volte evidenziato il rischio particolare che il "fumo" di cannabici
comporta per taluni particolari gruppi, primi fra tutti gli adolescenti, sotto una
serie di punti di vista: alterazione e rallentamento dello sviluppo psichico,
compromissione della motivazione, facilitazione del passaggio all'uso di altre
droghe.
Secondo Baumrind e Moselle (1985) "l'uso prolungato di marijuana in giovani
adolescenti intensifica e consolida il disturbo motivazionale" quando questo
preesiste. Il fumo abituale di hashish/marijuana induce più bassi livelli di
adattamento in quei soggetti che in partenza hanno più problemi e meno risorse
(Guelfi 1995).
Quanto al passaggio dall'uso di cannabici a quello di droghe più pesanti, come
l'eroina, la controversia è ancora più grande, ma i dati in favore di una
associazione tra uso di cannabis e futuro uso di eroina sono assai convincenti.
Gran parte delle casistiche di consumatori di eroina presentano alte quote di
soggetti che hanno fumato cannabis in precedenza. Inoltre, studi tendenti a
esaminare popolazioni di fumatori di cannabici, finalizzati ad evidenziare la
quota percentuale che ha provato in seguito eroina, dimostrano che la
probabilità di usare tale oppiaceo cresce con il crescere della frequenza del
fumo di cannabis. Da uno studio di O'Donnel e Clayton (1982), più
esattamente, si ricava che tra coloro che non hanno mai usato marijuana, solo
l'1 per mille ha usato eroina; tra coloro che hanno usato marijuana da 1 a 9
volte nella vita, l'uso di eroina è risultato 10 volte più elevato, ossia pari
all'1.%; quando l'uso di marijuana sale a 10 - 99 volte nella vita, l'uso di eroina
sale al 3.7%; coloro che hanno usato marijuana da 100 a 999 volte nella vita,
hanno usato eroina in ragione del 12.4%; infine, i più forti fumatori di
cannabis, cioè coloro che hanno usato marijuana 1000 o più volte, hanno usato
eroina nella misura del 33.2%. Questi dati mostrano con evidenza che il
numero di consumatori di eroina in una popolazione di consumatori di
marijuana, cresce con il crescere della frequenza dell'uso di quest'ultima: più
si "fuma" più si rischia di usare eroina, e tra i forti fumatori di cannabis, 1 su 3
prova l'eroina.
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Anche altri studi su grandi campioni in Italia (Mariani e Protti 1987) e in
America (Kandel 1984; Clayton e Voss 1981) pongono intorno al 30 % la
quota stimata di fumatori abituali di cannabis che entrano in contatto con
l'eroina. Il che non significa che tutti diventeranno tossicodipendenti da
oppiacei, ma che si espongono al rischio di diventarlo compiendo un altro
passo su quella via. Se non si può affermare che l'uso di cannabis è la causa
dell'uso di eroina, si deve sostenere che l'uso di cannabis è un fattore di rischio
serio rispetto a tale uso.
Donne in gravidanza
Le gestanti che continuano a fumare cannabis espongono il feto al rischio di
nascita prematura e sottopeso, nonché di anomalie congenite.
Persone con malattie preesistenti
Persone con malattie preesistenti sono a rischio di esacerbare o precipitare
episodi delle loro patologie di base.
Tra questi si annoverano le persone soggetti con affezioni psichiatriche quali
disordini schizofrenici o psicosi correlate a tale disturbo sono da considerare a
rischio, perché l'uso di una droga psicotogena come la cannabis ha l'effetto di
esacerbare i disturbi psicotici (deliri, allucinazioni, sintomi di derealizzazione e
depersonalizzazione) nei soggetti schizofrenici. In casi di vulnerabilità, nei
quali ancora la patologia latente non si è espressa apertamente, l'uso di
cannabis può scatenare un disturbo fino ad allora sopito o controllato. Quando
un soggetto con disturbi di tipo schizofrenico assume cannabici, si rende
necessario un uso di farmaci antipsicotici a dosaggi più elevati per controllare i
sintomi (Guelfi e Leo 1989; Guelfi 1991).
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Scienza e pregiudizio
Nei mesi scorsi la prestigiosa rivista scientifica Science ha ospitato i lavori di due
gruppi di ricercatori, uno spagnolo ed uno italiano, che possono essere considerati un
classico esempio di come da risultati di incerto valore scientifico si traggano, per
estrapolazione, conclusioni sul comportamento umano assolutamente arbitrarie.
Vediamo in breve di cosa si tratta.
Nel primo lavoro dei ratti vengono dapprima sottoposti per due settimane ad
infusione peritoneale di un cannabinoide sintetico, l'HU210, quindi trattati con un
antagonista, l'SR141716A, in grado di annullarne istantaneamente gli effetti.
Questo trattamento induce nei ratti modificazioni comportamentali (segni di
nervosismo, tremori, ...) e neurochimiche (aumento dei livelli di CRF - corticotropin
releasing factor - nell'area limbica del cervello) analoghe a quelle riscontrate nella
sindrome da astinenza da oppiacei. Sulla base di queste osservazioni gli autori sono
pronti a concludere che:
1) la cannabis da dipendenza fisica
2) le modificazioni neuroadattative indotte dalla cannabis nell'area limbica
predispongono alla dipendenza nei confronti di altre droghe quali gli oppiacei
(F.R. de Fonseca et al, Science, 276:2050,1997)
A questi risultati si può facilmente obiettare che le
modalità di assunzione ed il metabolismo dei cannabinoidi nell'uomo non hanno nulla
a che vedere con quelle artificiosamente ricostruite nell'esperimento.
In particolare la persistenza nell'uomo di metaboliti
inattivi, dismessi molto lentamente dall'organismo, previene il manifestarsi dei
sintomi della crisi da astinenza, tant'è che la letteratura scientifica è unanimemente
concorde nell'escludere l'esistenza stessa di una sindrome d'astinenza da cannabis.
La seconda conclusione è invece del tutto gratuita e non
dimostrata dai risultati dello studio.
Il secondo lavoro, che dobbiamo al gruppo guidato dal farmacologo Gaetano Di
Chiara, studia le modificazioni indotte nel cervello dei ratti dalla somministrazione di
delta-9-THC e di eroina.
Vengono in particolare studiate le modificazioni della trasmissione dopaminergica
di un area del cervello, il nucleo accumbens, implicata nel cosidetto "circuito della
ricompensa", la sequenza di reazioni chimiche che ci fa sentire felici in seguito a
particolari attività o percezioni.
Constatato che sia il THC che l'eroina inducono analoga stimolazione dei suddetti
centri nervosi, gli autori si spingono ad affermare che i loro dati, " ... pur non
fornendo evidenza diretta per una relazione causale tra uso di cannabis e uso di
eroina, sono nondimeno coerenti con questa possibilità."
(G.Tanda et al, Science, 276:2048,1997)
L'insigne prof. Di Chiara e i suoi collaboratori fanno finta
di non sapere che il "circuito della ricompensa" entra in gioco in ogni attività
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gratificante per l'organismo. Tale circuito è stimolato dalla cannabis e dall'eroina ma
anche dal cioccolato, dall'attività sessuale, dal pecorino sardo, dall'ascolto della
musica, e via dicendo. Lo studio non dimostra in realtà nessuna affinità tra cannabis
ed eroina e gli autori, a denti stretti, lo ammettono quando riconoscono che i loro
risultati "non forniscono nessuna evidenza diretta" per un nesso causale nel consumo
delle due sostanze; ma, e qui il pregiudizio si rivela più forte di ogni evidenza
scientifica, non sanno rinunciare a definirli "coerenti con questa possibilità".
In realtà l'unica cosa che entrambi gli studi dimostrano è che i pregiudizi sono duri a
morire!
La teoria della cannabis come "droga di passaggio" non ha mai trovato una benchè
minima conferma scientifica! Eppure continua a farsi strada nella mente di quanti
consentono ai propri preconcetti di far velo alle evidenze!
Tale teoria parte dalla osservazione superficiale del fatto che la maggior parte dei
consumatori di eroina riferisce di avere "incominciato" con i derivati della cannabis.
Per stabilire, in maniera scientificamente corretta, l'esistenza o meno di un nesso tra
i due fenomeni bisogna ribaltare i termini della questione.
Non bisogna cioè chiedersi quanti consumatori di eroina abbiano fatto le loro prime
"esperienze" con gli spinelli, ma al contrario: quanti fra i consumatori di cannabis
passano prima o poi all'eroina?
Dati ricavabili dalla esperienza olandese, eusarientemente esposti in"Cannabis use, a
stepping stone to other drugs? The case of Amsterdam" di Peter Cohen e Arjan Sas,
dimostrano che solo il 4,3% dei consumatori di cannabis ha provato l'eroina almeno
una volta e che appena lo 0,2% è divenuto un consumatore abituale di questa
sostanza.
Se ciò non bastasse le due sostanze sono profondamente differenti dal punto di vista
chimico e farmacologico, agiscono su differenti recettori, hanno modalità di
assunzione ed effetti profondamente diversi.
Nulla quindi, se non i preconcetti, autorizza a ritenere che il consumo di derivati
della cannabis porti al consumo di eroina.
E che i preconcetti siano assai duri a morire è dimostrato dal recente rapporto dell'
OMS sulle droghe (dicembre 1997). Tale organismo, che aveva commissionato ad un
gruppo di esperti uno studio comparativo sugli effetti di cannabis, alcol e tabacco, di
fronte ai risultati dello studio, che dimostravano, aldilà di ogni dubbio, la minore
nocività della cannabis, non ha saputo fare di meglio che ricorrere alla censura!
Cedendo infatti alle pressioni dell'amministrazione USA, ha letteralmente cancellato
dal suo rapporto i risultati della suddetta commissione. Siamo comunque lieti di
annunciarvi che tali risultati sono oggi disponibili in rete sul numero di febbraio '98
della rivista New Scientist. Ne raccomandiamo la lettura.
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Una scoperta destinata a riaprire le polemiche
sull'uso terapeutico della "cannabis"
Tra le foglie della marijuana la speranza per l'Alzheimer Il
"cannabidiolo" riesce a prevenire i danni ai tessuti cerebrali, senza provocare effetti
allucinogeni
di CLAUDIA DI GIORGIO
E' tra le foglie seghettate della marijuana che si nasconde una speranza di
cura per chi è colpito da ictus cerebrale o soffre di patologie neurodegenerative come
l'Alzheimer o il Parkinson. La notizia arriva dagli Stati Uniti, dove un gruppo di
ricercatori guidato dall'inglese Aidan Hampson e composto dal farmacologo italiano
Maurizio Grimaldi, da David Wink e dal premio Nobel Julius Axelrod, ha scoperto
che il cannabidiolo, una delle componenti attive della cannabis, riesce a prevenire i
danni ai tessuti cerebrali senza però provocare gli effetti allucinogeni tipici della
marijuana. Lo studio, i cui risultati sono stati pubblicati nei Proceedings of the
National Academy of Sciences, riguarda per adesso solo cellule animali coltivate in
vitro, ma è destinato a rinfocolare le polemiche intorno all'uso medicinale della
cannabis.
Utilizzata a scopo terapeutico migliaia di anni prima di Cristo, oggi la
marijuana è illegale quasi in tutti i paesi occidentali, ma da anni esiste un forte
movimento, attivo soprattutto negli Stati Uniti, a favore della sua reintroduzione
come analgesico ed antiemetico, specialmente per i malati di cancro e di Aids.
Lo studio di Hampson e Grimaldi è il primo a individuare le capacità
neuroprotettive di un componente della cannabis, per di più privo di effetti
psicoattivi. Da esso, in prospettiva, potrebbe arrivare un farmaco capace di
contrastare la terza causa di morte a livello mondiale. Di queste prospettive abbiamo
parlato con Maurizio Grimaldi.
(13 luglio 1998)
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Intervista al ricercatore italiano Maurizio Grimaldi
"In caso di ictus è possibile salvare ciò che non è ancora distrutto"
di CLAUDIA DI GIORGIO
Repubblica.It ha intervistato Maurizio Grimaldi, il farmacologo italiano co-autore
dello studio che ha scoperto l'utilità di una sostanza contenuta nella cannabis per la
protezione dei tessuti cerebrali.
Dottor Grimaldi, fino ad ora i componenti della cannabis sono stati studiati
per il loro effetto contro il dolore e la nausea e per l'abbassamento della pressione
sanguigna oculare. Da cosa è nata l'idea di indagarne l'efficacia nelle lesioni
cerebrali?
"Praticamente per caso, come spesso accade nella ricerca scientifica.. Anni
addietro, lavorando al dipartimento di Neuroscienze dell'Università di Napoli, mi
sono occupato delle sostanze cosiddette neurotrofiche, cioè quelle che favoriscono lo
sviluppo e la sopravvivenza dei neuroni. Contemporaneamente, il mio collega
britannico Aidan Hampson, a San Francisco, ed il premio Nobel Julius Axelrod, al
National Institute of Mental Health, stavano studiando l'anandamide, una sostanza
analoga ai principi attivi della cannabis prodotta naturalmente dall'organismo.
Quando io e Hampson, a causa di una migrazione intellettuale tipica del mondo della
ricerca, ci siamo incontrati al National Institute of Health negli Stati Uniti, ci è venuta
l'idea di unire le nostre conoscenze e vedere se i cannabinoidi, cioè i principi attivi
della marijuana, giocavano un ruolo nella fisiologia ed eventualmente nella patologia
del sistema nervoso centrale. Con nostra somma sorpresa, abbiamo scoperto che
avevano un potente effetto protettivo contro la morte neuronale che avviene, ad
esempio, nei casi di ictus cerebrale".
Come si verifica questa protezione?
"I cannabinoidi sono dei forti antiossidanti, vale a dire che sono in grado di
neutralizzare le molecole ossidanti potenzialmente pericolose specialmente a livello
cerebrale. Quando si è colpiti da un ictus, una parte consistente del danno non si
verifica subito, in conseguenza della mancanza di ossigeno al cervello, ma per colpa
di una serie di reazioni chimiche che scatenano la produzione agenti ossidanti
fortemente distruttivi, i quali disgregano le cellule un po' come se le bruciassero. Uno
di essi, ad esempio, è il perossido, che altro non è che la comune acqua ossigenata.
Come può constatare chiunque lo applichi ad una ferita aperta per disinfettarla, si
tratta di una sostanza molto aggressiva, in grado di uccidere velocemente le cellule
nervose. Per intenderci, il perossido appartiene alla categoria dei radicali liberi, di cui
si parla molto per il ruolo che giocano nei processi di invecchiamento dell'organismo
in generale. I componenti attivi della cannabis, la cui azione antiossidante sembra
superiore persino a quella della vitamine E e C, riescono a bloccare il perossido e gli
altri agenti lesivi che si basano sullo stesso meccanismo ossidante. In più, data la
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grande diffusibilità cerebrale dei cannabinoidi, è facile farli arrivare direttamente
dove ce n'è più bisogno".
La vostra ricerca enfatizza in modo particolare il fatto che una delle
componenti della cannabis da voi studiata non ha effetti psicoattivi, cioè non provoca
le alterazioni mentali tipiche della marijuana. Di che sostanza si tratta?
"E' il cannabidiolo, o CBD, il quale, a differenza di altri cannabinoidi, non
stimola il cervello a produrre le attività a cui si devono gli effetti a cui allude, ad
esempio gli effetti piacevoli ricercati dai fumatori di marijuana. Tuttavia, mantiene
intatto il suo potere antiossidante e quindi permette di intervenire terapeuticamente
senza effetti collaterali e con una bassissima tossicità. Si tratta, insomma, di un
farmaco antiossidante e non psicoattivo in alternativa alle sostanze psicoattive,
provviste in questo caso dell'effetto euforizzante indesiderato".
Il cannabidiolo può riparare i danni dell'ictus cerebrale?
"Purtroppo no. Ciò che è stato irrimediabilmente danneggiato non può,
almeno oggi, essere recuperato nel cervello. Riesce però, almeno secondo le
indicazioni che vengono dalla nostra ricerca, a salvare ciò che non è ancora
irreparabilmente distrutto. Tutto dipende, insomma, da quanto rapidamente si riesce
ad intervenire, e quindi a minimizzare il danno e a favorire il massimo del recupero
della funzione cerebrale".
A quali altre patologie potrebbe essere applicato?
"Devo precisare, anzitutto, che le nostre ricerche si sono svolte
esclusivamente in vitro, su cellule di ratto, e che prima di arrivare ad eventuali
applicazioni terapeutiche sull'uomo c'è ancora una lunghissima strada da percorrere.
Tuttavia, almeno teoricamente, il cannabidiolo potrebbe essere impiegato in tutte le
patologie neurodegenerative, tra cui il morbo di Alzheimer, quello di Parkinson,
oppure la corea di Huntington ed anche nei traumi cranici gravi con sofferenza
contusiva del parenchima cerebrale. Lo spettro di possibili applicazioni è dunque
molto ampio e riguarda campi della patologia medica molto rilevanti sia sul piano
sanitario che su quello sociale".
Esistono studi in questo settore in Italia? E come mai lei, un farmacologo
laureato a Napoli, adesso fa ricerca a Bethesda?
"Sì, anche in Italia ci sono gruppi che lavorano sui cannabinoidi ma questo
e' il primo studio che ne ha evidenziato l'effetto neuroprotettivo e ne ha caratterizzato
i meccanismi. Quanto alle ragioni della mia presenza negli Usa, professionalmente io
faccio ancora riferimento alla sezione di Farmacologia del dipartimento di
Neuroscienze e della Comunicazione interumana dell'università di Napoli, e mi sono
qui per una sorta di supertraining. Lavorare in un'organizzazione prestigiosa come
questa è una grande esperienza formativa, sia per le strutture a disposizione che per i
continui contatti con scienziati di grandissimo livello, premi Nobel inclusi. Se mi
passa il paragone, è come se un 'pulcino' incontrasse Maradona o Paolo Rossi un
giorno sì e l'altro no. Comunque, il mio obiettivo è tornare in Italia".
(13 luglio 1998)
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PARTE 1
CHE COS'È TUTTA QUESTA CONFUSIONE SULLA CANAPA?
1a) Cos'è la canapa?
Per quello che ci interessa, la canapa è la pianta denominata "cannabis sativa". Ci
sono altre piante che portano il nome di canapa, ma la cannabis sativa è la più utile
tra queste piante. "Sativa" significa utile, e "cannabis" canapa. La canapa è una pianta
che è stata utilizzata fin dalla preistoria per molte cose. La fibra è il prodotto più
conosciuto, e la parola canapa può stare a significare la corda o lo spago fatto con la
pianta di canapa, così come anche il fusto della pianta che lo produce.
1b) Che cos'è la cannabis?
La cannabis è la più resistente tra le piante di canapa, e produce il tessuto più robusto,
detto "canvass". (la "canvass" è stata largamente usata per le vele nella più antica
industria navale, perchè era il solo tessuto che non sarebbe marcito a contatto con gli
spruzzi del mare). La pianta di cannabis produce inoltre altri prodotti molto
importanti, che altre piante di canapa non producono (in forme utilizzabili): semi,
legno (o polpa) e medicine.
Il legno è usato come combustibile e per fabbricare la carta. I semi sono adatti come
cibo, sia per gli uomini che per gli animali. L'olio ricavato dai semi può essere usato
come materia prima per fabbricare vernici. I medicinali sono costituiti dalla tintura o
dalle miscele della appiccicosa resina che si trova nei fiori o nelle foglie della pianta,
e sono utili in una varietà di situazioni.
1c) Da dove viene il termine "marijuana"?
La parola marijuana è un termine del dialetto messicano che divenne popolare alla
fine degli anni trenta in America per effetto di una serie di comunicati del Governo
che noi chiamiamo "Movimento della Pazzia della Marijuana". Ciò si riferisce
specificatamente alla parte medicinale della cannabis che i soldati messicani usavano
fumare.
Oggi negli Stati Uniti il possesso della canapa (intendendo le radici, il fusto e gli steli
della pianta cannabis) è legale. Nessuno vi può arrestare perchè vestite una camicia di
canapa, o perchè usate carta di canapa.
Della marijuana (fiori, boccioli, foglie della cannabis) il possesso è illegale, e ci sono
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grosse multe fino alla prigione per il possesso di marijuana. I semi si possono
legalmente detenere e mangiare, ma solo se sono stati sterilizzati (in modo che non
possano crescere fino a maturità).
Finchè non sarà possibile far crescere la pianta di canapa senza possedere marijuana,
gli Stati Uniti non potranno produrre alcun prodotto industriale della canapa, e
devono importarlo o, più spesso, sostituirlo con altri. (C'è un modo per coltivare la
canapa legalmente, ma questo prevede che si debba fare una domanda alla Drug
Enforcement Administration , e la DEA molto raramente ancora oggi dà il suo
permesso). Questo non sembra avere impedito alla gente di produrre e di consumare
marijuana, comunque. In molti degli Stati Uniti la marijuana è, in termini monetari, la
coltivazione più importante, principalmente perchè essa raggiunge prezzi molto alti al
mercato nero.
2a) In che modo la canapa può essere usata come cibo?
I semi di canapa sono una fonte di proteine e di acidi grassi essenziali altamente
nutrienti. Molti popoli hanno coltivato la canapa per i suoi semi. Le foglie possono
essere usate come cibo per gli animali, ma non senza dei leggeri effetti psico-attivi. I
semi di canapa non contengono per niente marijuana, e non vi faranno andare su di
giri.
Le proteine dei semi di canapa assomigliano molto a quelle che si trovano nel sangue
umano. Sono fantasticamente semplici da digerire, e a molti pazienti che avevano
disturbi intestinali sono stati prescritti dai loro medici semi di canapa. I semi di
canapa erano chiamati una volta "edestine" ed erano considerati dagli scienziati come
il modello delle proteine vegetali.
L'olio dei semi di canapa fornisce al corpo umano gli acidi grassi essenziali. I semi di
canapa sono gli unici che contengono questi oli con quasi solo grassi insaturi. Come
supplemento della dieta questi oli possono ridurre il rischio di malattie di cuore. è
questa la ragione per cui gli uccelli possono vivere di più se mangiano semi di
canapa. Con i semi di canapa un vegetariano può sopravvivere e nutrirsi senza grassi
saturi. Una manciata di semi di canapa al giorno fornisce adeguate proteine ed oli
essenziali per un adulto.
2b) Quali sono i benefici della canapa rispetto alla coltivazione degli altri cibi?
La canapa richiede pochi fertilizzanti, e cresce bene quasi dappertutto. Essa inoltre è
resistente alle malattie, ed ha bisogno di pochi pesticidi. La canapa ha radici
profonde, il che è un bene per il terreno, e quando le foglie cadono dalla pianta, i
minerali sono restituiti alla terra. La canapa è stata coltivata sullo stesso campo in
filari per venti anni senza un apprezzabile impoverimento del suolo.
Usare meno fertilizzanti e pesticidi chimici è bene per due ragioni: la prima è che
costa meno e richiede meno lavoro; la seconda è che molti prodotti chimici
danneggiano e contaminano l'ambiente. Meno ne usiamo, meglio è.
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2c) E la soia? È competitiva la canapa come fonte mondiale di proteine?
La canapa non produce veramente tante proteine quanto la soia, ma le proteine dei
semi di canapa sono di più alto valore rispetto alla soia. Considerazioni di tipo
agricolo possono far diventare la canapa il cibo del futuro. In aggiunta al fatto che la
canapa è facile da coltivare, essa inoltre resiste ai raggi ultravioletti, che sono un tipo
di luce solare intercettata dallo strato di ozono. I semi di soia non reagiscono ai raggi
ultravioletti altrettanto bene. Se lo strato di ozono si ridurrà del 16 %, il che secondo
alcune stime è molto probabile, la produzione di soia crollerebbe del 25 o 30 %.
Noi potremmo dover coltivare la canapa o soffrire la fame, e questo non sarebbe la
prima volta che capita. La canapa è stata usata per nutrire molte popolazioni in tempi
di carestia. Sfortunatamente, a causa di vari fattori politici, i popoli affamati negli
odierni paesi in via di sviluppo non utilizzano questa risorsa. In alcune regioni perchè
gli ufficiali governativi la chiamerebbero marijuana e distruggerebbero la
coltivazione. In altre perchè i contadini sono completamente impegnati a coltivare la
coca ed i papaveri per produrre cocaina ed eroina per il boss locale. Questo è
veramente un triste stato delle cose. Sperabilmente verrà il giorno in cui i Corpi della
Pace potranno insegnare le moderne tecniche di coltivazione dei semi di canapa e far
cessare la carenza mondiale di proteine.
3a) Come si usa la canapa per i prodotti tessili?
Il fusto della pianta di canapa ha due parti, la fibra e il legno, o polpa. La fibra della
pianta di canapa può essere tessuta per fare quasi ogni genere di vestiti. È molto
durevole. Infatti i primi blue jeans Levìs erano fatti di canapa proprio per questa
ragione. Paragonata a tutte le altre fibre naturali disponibili la canapa è più adatta per
un gran numero di applicazioni.
Ecco come la canapa viene mietuta per ricavarne la fibra: un campo di piante di
canapa poco distanziate viene lasciato crescere finchè non cadono le foglie. Allora la
canapa viene tagliata e lasciata sul campo per qualche tempo a bagnarsi con la
pioggia. Viene rigirata in modo regolare per una volta per esporre tutti e due i lati del
fusto. Durante questo tempo il legno si ammorbidisce e molti minerali vengono
restituiti al suolo. Questa fase è chiamata "esposizione". Dopo che questa fase è stata
completata i fusti sono portati ad una macchina che separa la fibra dal legno. Noi
siamo fortunati perchè oggi ci sono le macchine - una volta gli uomini facevano
questo lavoro manualmente, con ore e ore di fatica da rompersi la schiena.
3b) Perchè è migliore del cotone?
Il tessuto che si fa con la canapa può essere un pò meno soffice del cotone
(comunque eisistono anche speciali tipi di canapa, o modi di coltivarla o di trattarla,
che possono produrre un tessuto morbido) ma è molto più resistente e duratura (e non
si allunga). Dal punto di vista ambientale è meglio coltivare canapa che coltivare
cotone, specialmente il tipo di cotone che è coltivato oggi. Negli Stati Uniti le
coltivazioni di cotone usano la metà del totale di dei pesticidi (Si, avete sentito bene,
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metà dei pesticidi usati in tutti gli Stati Uniti servono per il cotone). Il cotone è una
coltivazione dannosa per il suolo, e necessita di molti fertilizzanti
4a) Come può essere usata la canapa per fare la carta?
Sia la fibra che il legno della canapa possono essere usati per fabbricare la carta. La
carta fatta con le fibre è stata il primo tipo di carta, e il primo lotto fu prodotto
nell'antica Cina. La carta di fibra di canapa è sottile, dura, fragile e un pò ruvida. La
carta fatta con il legno non è così forte come quella fatta con la fibra, ma è più facile
da fabbricare, più soffice, più grossa, e preferibile per la maggior parte degli usi
odierni. La carta che usiamo di più oggi è carta di "polpa chimica" ricavata dagli
alberi (praticamente il legno degli alberi deve essere sciolto negli acidi). La carta fatta
con la polpa della canapa può essere fabbricata partendo dal legno senza bisogno di
sostanze chimiche. La maggior parte della carta di canapa fatta oggi usa l'intero fusto
della pianta, fibra e legno. Carta di grande robustezza può essere fatta con la sola
fibra, anch'essa senza sostanze chimiche.
Il problema con la carta che usiamo oggi è che servono troppe sostanze chimiche per
fabbricarla. Acidi molto forti sono necessari per ottenere dagli alberi carta di qualità
(liscia, forte e bianca). Questi acidi producono sostanze chimiche molto dannose per
l'ambiente. Le industrie cartarie fanno del loro meglio ripulire queste sostanze
(speriamo). La canapa ci offre l'opportunità di fare carta sicura dal punto di vista
ambientale per tutte le nostre necessità, perchè non ha bisogno di molti trattamenti
chimici. è necessario comunque che i consumatori sappiano fare le scelte giuste queste dannose sostanze chimiche possono essere usate anche con la canapa per
ottenere un prodotto leggermente più attraente. Piuttosto che comprare la carta
igienica più bianca e luminosa, noi avremo bisogno di pensare a quello che stiamo
facendo al pianeta.
Per effetto dei prodotti chimici presenti nella carta che usiamo, essa diventa gialla e si
rompe quando gli acidi corrodono la polpa. Questo richiede qualche decina d'anni,
ma per questo motivo gli editori, le librerie e gli archivi devono ordinare speciali tipi
di carta senza acidi, il che è molto più costoso, al fine di conservare i documenti. La
carta fatta in modo naturale con la canapa è senza acidi e dura per dei secoli.
4b) Perchè non possiamo più continuare ad usare gli alberi?
Le sostanze chimiche usate oggi per fare la carta con la polpa degli alberi, potrebbero
causare domani una quantità di guai. Gli ambientalisti sono da molto tempo
preoccupati per gli effetti dell'anidride carbonica, e di altri composti, sulla natura ed
anche sull'uomo. Oltre all'inquinamento chimico ci sono altre ragioni di tipo agricolo
in base alle quale noi dovremmo invece usare la canapa. Quando gli alberi vengono
abbattuti, i minerali (del terreno) vengono portati via insieme con essi.
La canapa è molto meno dannosa per il terreno dove è cresciuta, perche essa lascia
sul terreno questi minerali.
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Una semplice risposta alla domanda di cui sopra è: perchè noi stiamo correndo fuori
strada! è stato detto molto tempo fa che uno scoiattolo poteva andare dal New
England fino alla riva del Missisippi arrampicandosi sugli alberi senza toccare il
suolo una sola volta. Il desiderio degli europei di sistemarsi e di usare la legna per il
fuoco e per gli usi della fattoria, ha posto fine a tutto ciò. Quando la prima carta fatta
con il legno si è trasformata in una grossa industria, il Dipartimento dell'Agricoltura
degli Stati Uniti (USDA) ha incominciato a preoccuparsi per le forniture di legname.
Questa è la ragione per cui si misero a cercare altre piante adatte al fine di
rimpiazzare il legno. Oggi alcuni "conservatori" sostengono che ci sono più foreste
ora che in qualsiasi altra epoca. Ciò non è affatto vero: queste statistiche non
riflettono il mondo reale. Una volta che gli alberi sono stati sottratti da un
appezzamento di terreno, ci vogliono molte decine di anni prima che la diversità
biologica ed i cicli naturali ritornino nella foresta, e le fattorie per lo sfruttamento
commerciale degli alberi semplicemente non contano come foreste - esse sono
coltivazioni agricole.
Come abbiamo appena ricordato, le fibre di molte piante sono state studiate dal
USDA - alcune, come il kenaf (hibiscus cannabinus) erano ancora meglio della
canapa per fare alcune qualità di carta, ma la canapa aveva un enorme vantaggio: la
forte vitalità. La canapa produce un'immensa quantità di materia vegetale in una
stagione di crescita di tre mesi. Quando si trattò di produrre il diluvio di carta usata
dagli Americani, solo la canapa avrebbe potuto competere con gli alberi. Di fatto,
secondo un calcolo del USDA del 1916, un acro di canapa avrebbe potuto
rimpiazzare ben quattro acri di foresta. E, nello stesso tempo, questo acro avrebbe
prodotto tessuti e corde.
Oggi solo il 4 % delle antiche foreste americane rimangono al loro posto, e si parla di
costruire strade all'interno di esse per necessità di circolazione. Vorranno i nostri
politici capire per tempo quanto sarebbe facile salvarle?
5a) In che modo può essere usata la canapa come combustibile?
Il legno della canapa può essere bruciato così comè è o trasformato in carbonella,
metanolo, metano o benzina. Il processo per fare tutto ciò si chiama distillazione
frazionata o pirolisi. I carburanti ottenuti da piante come questa si chiamano
carburanti da biomassa. Questa carbonella può essere bruciata in generatori elettrici
di potenza funzionanti a carbone. Il metanolo costituisce un buon carburante per le
automobili, e di fatto viene usato in gare automobilistiche di piloti professionisti. Un
giorno potrebbe sostituire la benzina.
La canapa può inoltre essere usata per produrre etanolo. Il Governo degli Stati Uniti
ha sviluppato un modo per fabbricare questo tipo di carburante per automobili da
biomasse di cellulosa. La canapa è un'eccellente fonte di biomassa di cellulosa di alta
qualità. Un altro modo per usare la canapa come carburante è di usare l'olio contenuto
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nei semi di canapa - alcuni motori Diesel possono funzionare con puro olio di semi di
canapa ottenuto per pressione. Comunque l'olio è più utile per altri scopi, anche se
noi potremmo produrre e pressare abbastanza semi di canapa per far andare milioni di
auto.
5b) Perchè è meglio del petrolio?
I carburanti da biomassa sono puliti, e virtualmente privi di metalli e solfuri, così essi
non causano nemmeno lontanamente l'inquinamento dell'aria come i combustibili
fossili. Ancora più importante, bruciando carburante da biomassa, non si aumenta la
somma totale dell'anidride carbonica nell'atmosfera. Quando i prodotti del petrolio
vengono bruciati, il carbonio che è stato immagazzinato sotto terra per milioni di
anni, viene aggiunto all'aria. Questo può contribuire al riscaldamento globale
attraverso l'effetto serra (una teoria popolare secondo la quale certi gas si comportano
come una coperta di lana sopra l'intera Terra, impedendo al calore di disperdersi nello
spazio). Al fine di produrre carburante da biomassa, questa anidride carbonica deve
essere sottratta dall'aria all'inizio del ciclo - quando avviene la combustione viene
appunto restituita all'aria dalla quale era partita.
Un altro vantaggio sui combustibili fossili è che il combustibile da biomassa può
essere fabbricato giusto qui negli Stati Uniti, invece di comprarlo da altri paesi.
Invece di pagare i tecnici delle perforazioni petrolifere, i capitani di superpetroliere
ed i soldati per poter importare il carburante, noi potremmo pagare i nostri coltivatori
e distribuirlo ai guidatori. Naturalmente è possibile abbattere alberi ed usarli come
biomassa. Questo però non sarebbe altrettanto benefico per l'ambiente come usare la
canapa, specialmente finchè gli alberi che vengono tagliati per essere bruciati
saranno"mietuti" interi. Questo significa che l'intero albero viene strappato e bruciato,
non solo il legno. Poichè la maggior parte dei minerali che l'albero utilizza si trovano
nelle foglie, questa pratica potrebbe rovinare il terreno in cui gli alberi sono cresciuti.
In parecchi luoghi degli Stati Uniti le compagnie elettriche hanno cominciato a fare
questo, bruciare alberi per produrre elettricità, perchè è più conveniente che usare il
carbone. Esse dovrebbero usare la canapa, come alcuni ricercatori in Australia
iniziarono a fare alcuni anni fa (inoltre la canapa fornisce una più alta qualità e
quantità di biomassa rispetto agli alberi).
6a) In che modo può essere usata la canapa come medicinale?
La marijuana ha centinaia di possibili usi in medicina. La marijuana (precisamente
l'estratto di canapa) è stata disponibile legalmente per i medici fino al 1937, ed era
venduta come tonico nervino - ma il genere umano ha fatto uso dei medicamenti
estratti dalla canapa per un tempo molto più lungo. La marijuana appare in quasi tutti
i libri di medicina conosciuti da antichi studenti e uomini di scienza. Essa è di solito
situata tra le medicine principali, chiamate "panacee", una parola che significa "curatutto". La lista delle malattie per le quali la cannabis può essere usata include: sclerosi
multipla, trattamento del cancro, AIDS (e trattamenti dell'AIDS), glaucoma,
depressione, epilessia, emicrania e mal di testa, asma, pruriti, scleroma, forte dolore e
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distonia. Questa lista ancora non considera gli altri medicamenti che possono essere
ottenuti dalla marijuana, quali sono appunto alcune malattiie per le quali la gente oggi
fuma o mangia la marijuana integra.
Ci sono più di 60 sostanze chimiche nella marijuana che possono avere usi medici. È
relativamente facile produrli sotto forma di cibo o bevande, o dentro qualche tipo di
lozioni usando burro, grasso, olio o alcool. Una di queste sostanze, il cannabinolo,
può essere utile per aiutare la gente che non può dormire. Un altro è ottenuto dai
boccioli non ancora maturi ed è chiamato acido cannabidiolico. È un potente
disinfettante. La marijuana dissolta in alcool (da frizionare) aiuta le persone con
malattie della pelle, herpes a controllare le loro piaghe, ed una pomata come questa fu
uno dei primi usi medicinali della cannabis. Le foglie una volta erano usate in
bendaggi, ed un tè di erbe non psicoattive e rilassante può essere fatto con i piccoli
steli della cannabis.
Oggi l'uso meglio conosciuto della marijuana è per il controllo della nausea e del
vomito. Una delle cose più importanti nel trattamento del cancro con chemioterapie o
nel trattamento dell'AIDS con AZT o Foscavir, essere capaci di mangiare bene, fa la
differenza tra la vita e la morte. I pazienti hanno scoperto che la marijuana è
estremamente efficace nel combattere la nausea; di fatto talmente tanti pazienti la
usano a questo scopo anche se è illegale, che essi hanno formato club di compratori
per riuscire ad assicurarsi forniture regolari. In California alcuni governi cittadini
hanno deciso di guardare da un'altra parte e permettere a questi club di operare
apertamente.
La marijuana è anche utile per altre due serie e molto diffuse invalidità. Il glaucoma è
la seconda principale causa di cecità, causata da una incontrollabile pressione
dell'occhio. La marijuana può controllare la pressione dell'occhio e impedire al
glaucoma di causare la cecità. La sclerosi multipla è una malattia in cui il sistema
immunitario del corpo attacca le cellule dei nervi. Il risultato sono spasmi e molti altri
problemi. La marijuana non solo favorisce la cessazione degli spasmi, ma può anche
impedire alla sclerosi multipla di peggiorare.
6b) Cosa c'è di sbagliato in tutte le nostre prescrizioni di medicinali?
Essi costano denaro e sono difficili da produrre. In molti casi inoltre non lavorano
altrettanto bene. Alcune prescrizioni mediche che la marijuana può sostituire hanno
effetti collaterali molto brutti e anche dannosi. I medicinali della cannabis costano
poco, sono sicuri e facili da produrre.
Molta gente pensa che la sostanza dronabinol dovrebe essere usata al posto della
marijuana. Il dronabinol è una esatta imitazione di uno dei composti chimici trovati
nella marijuana, ed è efficace in molte delle malattie di cui sopra, ma ci sono grandi
problemi con il dronabinol, e la maggior parte dei pazienti che hanno usato sia il
dronabinol che la marijuana dicono che la marijuana lavora meglio.
Il primo problema con il dronabinol è che è più difficile da ottenere che non la
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marijuana. Molti medici non amano prescrivere il dronabinol, e molte farmacie non
vogliono tenerlo perchè bisogna compilare un mucchio di documenti della DEA
(Drug Enforcement Administration). In secondo luogo il dronabinol è fornito in
pillole che sono virtualmente senza utilità per chiunque abbia il vomito, ed è difficile
assumere la giusta dose di dronabinol finchè non potrà essere fumato. Infine perchè il
dronabinol è solo una delle molte sostanze chimiche della cannabis, per alcune
malattie non ha efficacia. Molti pazienti non amano gli effetti del dronabinol perchè
non contiene alcune delle sostanze chimiche con effetto più calmante che sono
presenti invece nella marijuana.
7) Quali altri usi ci sono per la canapa?
Uno degli usi più recenti della canapa è nei materiali da costruzione. La canapa può
essere usata per produrre tavole pressate, o tavole composte. Per questo bisogna
incollare i fusti fibrosi sotto pressione per produrre una tavola che è molte volte più
elastica e durevole del legno. Poichè la canapa produce una fibra lunga e resistente, è
la perfetta materia prima per tavole pressate. Un'altra interessante applicazione della
canapa nell'industria è per fare la plastica. Molti materiali plastici possono essere fatti
con il legno molto ricco di cellulosa della canapa. L'olio di semi di canapa ha una
moltitudine di utilizzazioni in prodotti quali vernici e lubrificanti.
Usare la canapa per costruire non è sicuramente un'idea nuova. Archeologi francesi
hanno scoperto ponti costruiti con un processo che mineralizza i fusti della canapa
dentro un cemento di lunga durata. Il procedimento non richiede prodotti chimici e
produce un materiale che ha la funzione di riempitivo nella costruzione degli edifici.
Chiamato "isochanvre", ha avuto popolarità in Francia. L'isochanvre può essere usato
come un muro a secco, isolante termico e contro il rumore, ed è molto durevole.
Anche le bio-plastiche non sono un'idea nuova. Questa risale a quando negli anni
trenta Henry Ford aveva costruito con esse tutto il corpo della macchina, ma il
processo per fabbricarle sicuramente richiede maggiori ricerche e sviluppo. Le
plastiche biologiche possono essere prodotte senza molto inquinamento.
Sfortunatamente non è molto probabile che le aziende esplorino il settore delle bioplastiche finchè esse devono o importare le materie prime o violare la legge (per non
menzionare la necessità di competere con i più affermati prodotti petrolchimici).
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PARTE 2
COME MAI ALLORA NON USIAMO LA CANAPA?
1) Come e perché la canapa è diventata illegale?
Domanda difficile! Per spiegare come mai la canapa, la pianta più utile conosciuta
dal genere umano diventò illegale, bisogna capire le ragioni per cui marijuana, la
droga, venne vietata. In effetti, è meglio risalire all’inizio del secolo e parlare di due
altre droghe, l’oppio (il nonno dell’eroina) e la cocaina.
L’oppio, una droga molto pesante (ma relativamente innocua per gli standard
moderni) era usata tempo fa dai Cinesi. Le ragioni per tale uso sono una storia a
parte, basti ricordare che quando i Cinesi iniziarono ad immigrare negli Stati Uniti,
portarono l’oppio con sé. I lavoratori cinesi usavano l’oppio per indurre uno stato di
trance che li aiutava a compiere lavori noiosi e ripetitivi. Nello stesso tempo l’oppio
rendeva insensibili al dolore e alla fatica. Usando l’oppio i cinesi erano in grado di
lavorare ore e ore nelle fabbriche della Rivoluzione Industriale.
Durante questo periodo non si parlava nemmeno di salari equi, e l’unico modo per un
operaio di guadagnare abbastanza da vivere era di lavorare più ore possibili. Dato che
erano dei lavoratori tanto infaticabili, i cinesi si assicurarono molti lavori nel mondo
estremamente competitivo dell’industria. Prima della Grande Depressione, quando
milioni di posti di lavoro scomparvero da un giorno all’altro i lavoratori bianchi
cominciarono a risentirsi di tale situazione e i cinesi iniziarono quindi ad essere odiati
dai lavoratori bianchi.
Persino più di oggi, i bianchi americani avevano un grosso vantaggio politico sui
cinesi: parlavano inglese e avevano parenti nel governo, così fu facile per loro
escogitare un modo per costringere i cinesi a lasciare il paese (o quantomeno a far sì
che non potessero farsi raggiungere dai familiari rimasti in Cina).Tale idea dipendeva
dal provocare sentimenti razzisti, ed una delle cose più facili su cui appuntare
l’attenzione era sull’uso straniero e misterioso dell’oppio.
Possiamo notare la stessa strategia con la cocaina, con la differenza che con essa
erano i Negri Americani a costituirne il bersaglio. La cocaina non era particolarmente
utile sul lavoro, ma la tattica contro gli immigrati cinesi (puntando sulla droga da loro
utilizzata) era stata talmente un successo che venne usata di nuovo. Nel caso dei Neri,
tuttavia, i sentimenti razzisti erano più profondi, e lo scopo principale della campagna
di propaganda fu di controllare la comunità nera ed evitare che i neri riuscissero a
fare successo. Apparvero articoli nei giornali che condannavano la cocaina per i
crimini violenti commessi dai neri. I Neri Americani vennero descritti come dei
selvaggi, dei veri animali quando erano sotto l’influenza della cocaina: si diceva che
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rendesse un nero forte quanto quattro o cinque poliziotti bianchi (vi suona
familiare?).
Fomentando tali sentimenti razzisti, una potente congrega politica riuscì bandire
prima l’oppio e poi la cocaina. Subito dopo venne la marijuana. Si sapeva già che i
soldati Messicani che avevano combattuto l’America durante la Guerra IspanoAmericana la fumavano. Un generale messicano, Poncho Villa, era considerato con
terrore per il comportamento delle sue truppe, particolarmente violento. Di loro si
sapeva che erano forti fumatori di marijuana, come diceva la famosa canzone "la
cucaracha" (la canzone parlava originariamente di un soldato messicano che si
rifiutava di marciare fino a quando non gli si fosse data la sua razione di marijuana).
Dopo che la guerra ebbe fine ed i Messicani iniziarono ad emigrare nel sud-est degli
Stati Uniti, ci furono relativamente pochi problemi razziali. C’era abbondanza di
lavoro sia in agricoltura che nell’industria ed i messicani erano desiderosi di lavorare
anche per poco. Una volta iniziata la Depressione, però, ed il lavoro divenne raro, i
messicani iniziarono ad essere un problema. Fu detto dai politici (desiderosi di
accattivarsi il voto dei lavoratori bianchi) che i messicani erano responsabili per una
violenta ondata di crimine. Le statistiche della polizia mostravano che ciò non era
vero .- in effetti i messicani coinvolti in crimini erano statisticamente di meno dei
bianchi.
La marijuana, naturalmente, si prese la colpa per questi problemi fasulli di crimine e
salute, e così molti di questi stati emanarono leggi contro l’uso della cannabis (negli
Stati del Nord la marijuana era anche associata ai musicisti neri di jazz). E qui le cose
iniziano a complicarsi. Mettiamo da parte, per il momento, tutto quello di cui
abbiamo parlato finora perché ci sono alcune altre cose coinvolte in questa storia
complicata. All’inizio della Grande Depressione, c’era un movimento molto popolare
chiamato Proibizionismo, che fece diventare illegale gli alcolici. Questo fu causato
principalmente da un etica religiosa puritana, lascito dei primi coloni europei.
Oggi abbiamo film e sceneggiati TV come "Gli Intoccabili" che ci mostrano come era
la vita durante questo periodo. Dato che probabilmente l’alcool è la droga più
utilizzata, la sua proibizione fece fiorire un vasto mercato nero in cui gli alcolici
erano contrabbandati e venduti a prezzi altissimi. Il crimine sfuggì di mano mentre i
criminali si combattevano l’un l’altro su chi poteva vendere gli alcolici e dove. Il
crimine organizzato divenne un’istituzione americana, e i super alcolici, facili da
contrabbandare, presero il posto della birra e del vino.
Per combattere quest’ondata di criminalità, venne istituito un grosso corpo di polizia.
Il numero di poliziotti crebbe rapidamente fino alla fine del Proibizionismo quando il
governo decise che il miglior modo di gestire la situazione era di porvi fine e lasciare
che la popolazione potesse bere gli alcolici legalmente. Durante il Proibizionismo il
governo americano aveva essenzialmente (e stupidamente) utilizzato il sostegno
militare per togliere il controllo del giro di affari degli alcolici alle bande armate.
Ancora oggi le bande controllano la vendita dei liquori in molte zone.
Dopo la fine del Proibizionismi gli Stati Uniti si ritrovarono con niente altro che una
decade di sommovimento politico - e molti ufficiali di polizia disoccupati.
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Durante il Proibizionismo essere ufficiale di polizia era una cosa molto piacevole - si
prendeva un salario più che decente, rispetto, parziale immunità alla legge, e
l’opportunità di prendere tangenti (se si era quel tipo di persona).Molti di questi
ufficiali non si lasciarono scappare questo stile di vita. Incidentalmente, fu circa in
questo periodo che l’Ufficio Federale per i Narcotici e le Droghe Pericolose fu
ristrutturato, ed un uomo chiamato Harry J. Anslinger fu nominato suo direttore.
(Anslinger venne nominato da un suo parente, Andrew Mellon, Segretario al Tesoro).
Anslinger si batté senza posa per ottenere fondi in modo da reclutare una vasta forza
di ufficiali per la Narcotici. Dopo essere andato in pensione, Anslinger una volta
disse riflettendo che l’Ufficio per i Narcotici e le Droghe Pericolose era il posto dove
i giovani uomini ricevevano la licenza per rubare e razziare.
L’Ufficio Federale per i Narcotici e le Droghe Pericolose fu l’organizzazione che
precedette quella che oggi noi chiamiamo DEA, ed era incaricata di rafforzare la
nuova legge federale contro eroina, oppio e cocaina. Una delle preoccupazioni
principali di Anslinger come capo di tale ufficio era di ottenere una legge uniforme in
tutti
gli
Stati
Federali
e
nella
Legislazione
Federale
stessa.
(Anslinger aveva anche una personale insofferenza per il Jazz e per tutti i musicisti
jazz di colore. Li detestava a tal punto che passò anni a tenere le tracce di ognuno e
sognava di arrestarli tutti in una gigantesca retata nazionale). Anslinger frequentava
le riunioni di associazioni di genitori ed insegnanti, tenendo conferenze volte a
spaventare sui pericoli relativi all’uso della marijuana, e questo periodo prese il nome
di Pazzia della Sigaretta (il nome deriva dal titolo di un film prodotto da un gruppo di
salute pubblica).
2) Va bene, ma che cosa ha a che fare tutto questo con la canapa?
Per farla breve, durante la prima decade di questo secolo, oppio venne reso illegale
per respingere gli immigrati cinesi che avevano inondato il mercato del lavoro. La
cocaina venne resa illegale per reprimere e controllare la comunità di colore. E la
marijuana venne resa illegale per controllare i messicani nel sud-est del paese (e con
loro anche i neri). Tutte queste leggi erano basate principalmente su razzismi, senza
molto altro che le supportasse - si può facilmente notarlo leggendo i discorsi tenuti
nelle varie legislature.. Sempre in questo periodo, la fine del Proibizionismo ci lasciò
con una numerosa forza di ufficiali di polizia disoccupati, che cercavano lavoro nel
rinforzo delle nuove leggi antidroga. Di conseguenza, questi stessi ufficiali avevano
bisogno di convincere il Paese che il loro lavoro era importante. Lo fecero
spaventando i genitori sul pericolo droga.
Tutto questo preparò il terreno per una legge passata nella Legislazione Federale che
mise una tassa proibitiva sulla marijuana. Questo fu la goccia che stroncò
definitivamente la coltivazione della canapa.
Prima della Legge del 1937 sulla tassa della marijuana, lo Stato del Kentucky era il
centro di una discretamente vasta zona di coltivazione e lavorazione della canapa che
produceva abiti e cordame per le navi. Il giro di affari avrebbe potuto essere
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maggiore, ma la canapa aveva un grosso svantaggio: la sua lavorazione richiedeva
molta manodopera. Gli uomini dovevano rompere il fusto della pianta per separare la
fibra dall’interno legnoso. Questo era fatto su un piccolo macchinario chiamato
"rompi-mano", ed era un lavoro adatto ad Ercole. Non fu sino agli anni che tali
macchinari per questa fase della lavorazione vennero rese ampiamente disponibili.
Oggi usiamo carta ottenuta tramite un processo chiamato "poltiglia chimica". Prima
di questo, gli alberi erano lavorati da macchinari meccanici, che erano molto più
costosi. Nello stesso periodo arrivarono i macchinari per spezzare la canapa e l’idea
di usare la canapa per produrre carta e plastica venne proposta. La parte usata per
questo di solito dopo aver tolto la fibra era gettata via.
Nuove ricerche mostrarono come poteva essere invece usata al posto del legno nei
macchinari meccanici e che questo avrebbe drasticamente ridotto i costi della
produzione cartacea. La rivista "Popular Mechanics" predisse che la canapa sarebbe
arrivata ad essere la coltivazione principale in America. In effetti nel 1937 la Legge
sulla tassa per la marijuana fu così inaspettata che la stessa rivista che era già andata
in stampa con una storia di copertina sulla canapa, la vide pubblicata nel 1938, due
mesi dopo che tale legge era andata in vigore.
3) Aspetta un attimo. Ti aspetti che creda che non avrebbero pensato di approvare una
legge migliore, una che proibisse la marijuana e lasciasse utilizzabile la canapa
commerciale, invece di gettare ogni cosa giù per il tubo di scarico?
C’è di più. La lavorazione chimica della canapa era stata inventata in questo periodo
dalla Dupont Chemicals, come parti di un accordo multi milionario con una
compagnia di legname e giornali posseduta da William Randolph Hearst. Questo
accordo avrebbe dato ad Hearst una fonte di carta molto economica, ed egli sarebbe
stato presto conosciuto come il milionario del "giornalismo giallo" (chiamato così
perché la nuova carta diventava giallastra dopo qualche tempo).
Hearst sapeva di poter eliminare gli altri giornali dalla concorrenza con questo nuovo
metodo. La canapa minacciava questo progetto. Doveva essere impedito, e la tassa
del 1937 sulla marijuana fu il modo in cui lo impedirono. Come legge sulla droga
questa del 1937 non era un passo determinante - non risolveva granché e molti storici
si ritrovarono a chiedersi perché fosse mai stata scritta. Grossi interessi economici si
avantaggiarono del clima politico di razzismo e retorica antidroga per fermare il
mercato libero dei prodotti della canapa, e_fu così_amico mio_che la canapa divenne
illegale.
Per gli Anni Trenta questo accordo costituiva una transazione molto importante;
includeva altre compagnie di legname e alcune ferrovie. L’affare della Dupont fu
interamente spalleggiato da un banchiere chiamato Andrew Mellon. Non importa che
rileggiate le righe precedenti: è lo stesso Andrew Mellon che aveva nominato suo
nipote Harry Anslinger capo dell’Ufficio Federale sulle Droghe Pericolose.
La legge sulla marijuana fu approvata in modo alquanto irregolare, e nessuno che
avrebbe potuto avere obiezioni in merito ne venne informato. L’Associazione Medica
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Americana seppe della legge solo due giorni prima della discussione e inviò un
rappresentante che si opponesse al bando della cannabis medicinale. Anche un
venditore di semi di canapa per uccelli si presentò e se ne lamentò. Ma la legge venne
comunque approvata, parzialmente grazie alla testimonianza di Harry J. Anslinger.
Non che gli Americani avrebbero protestato contro la legge, persino se ne avessero
saputo l’esistenza molti americani non sapevano che la canapa e la marijuana fossero
della stessa famiglia. La parola marijuana, diversa da cannabis era una delle ragioni
Nessuno avrebbe associato la perfida pianta proveniente dal Messico con i legacci
con cui si legavano le scarpe. E anche, in questo periodo andavano affermandosi le
fibre sintetiche, e nessuno era più molto interessato alle fibre naturali.
Inoltre la parola "canapa" era spesso erroneamente confusa con altre fibre naturali, ed
in modo particolare con la Juta.
L’ignoranza sulla canapa continua ancora oggi, ma è persino più preoccupante.
Durante gli Anni Settanta (La pazzia della sigaretta II) ogni menzione della parola
"canapa" fu rimossa dai testi scolastici qui negli Stati Uniti. E tutto questo in barba
alla libertà di espressione! Quando Jack Herer, il più apprezzato conferenziere procanapa, chiese ad un responsabile dello Smithsonian Institute come mai questa parola
era stata eliminata da tutte le loro esposizioni, la risposta che ricevette fu incredibile:
"I bambini non hanno bisogno di sapere nulla sulla canapa ormai: Rischia di
confonderli".
Jack Herer continuò scoprendo un film girato dal governo degli Stati Uniti, un film di
cui non si voleva si sapesse l’esistenza. Il film "Canapa per la Vittoria" mostrava nei
dettagli come il governo degli Stati Uniti era riuscita a scavalcare la Legge sulla
canapa quando ne avevano avuto bisogno durante lo Sforzo Bellico, e si mise in atto
un vasto progetto in Kentucky e in California per coltivare la canapa.
4) C’è una lezione da imparare da tutto ciò?
Diverse. La prima è che l’odio non paga. È ironico che il razzismo del popolo
americano si sia rivoltato contro di esso a tal punto - una specie di giustizia divina, se
si vuole. Perché gli americani si erano accecati dalla paura, dall’odio e
dall’intolleranza verso razze diverse dalla loro, e lasciarono che un futuro prospero
sfuggisse dalle loro dita. Un’altra cosa che questa storia ci insegna è che gli
americano devono prendere la Democrazia più seriamente. Se avessero passato più
tempo ad informarsi sul mondo che li circondava, avrebbero saputo dove stava
veramente il punto della situazione.
Invece lessero i giornali - e guardate dove questo ci ha portati. Infine, ora che
abbiamo posto la proibizione della marijuana nel suo contesto storico preciso,
possiamo chiaramente vedere che non aveva nulla a che fare con la salute pubblica, o
la sicurezza nazionale, o quello che volete. Prima di tutto la marijuana non avrebbe
dovuto essere resa illegale. Se tale proibizione non ha a tutt’oggi basi razionali su cui
poggiarsi, allora eliminiamola.
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Un punto che necessita di essere sottolineato: le leggi approvate in questo paese
possono a volte non significare quello che affermano sulla carta. Storicamente, gli
Stati Uniti hanno una lunga lista di leggi approvate con motivi reconditi.
In ogni caso, anche se non ci fossero ulteriori motivi, approvare leggi non abbastanza
chiare porta ad avere degli abusi delle stesse. La maggior parte delle nostre leggi più
dure sulle droghe sono di questo tipo - attivate per combattere i re della droga, ma
rinforzate contro chi si drogava occasionalmente e piccoli spacciatori. In effetti, la
maggior parte di queste leggi non vengono nemmeno mai usate contro i veri re della
droga, e le prime persone ad essere perseguite da questi statuti non sono quelle che i
legislatori avevano in mente. Se questo vi sconvolge, dovreste seguire più
attentamente quello che succede nella vostra legislatura
SI? NO? E' VERO?
Esamineremo alcuni dei cosiddetti "fatti" sulla marijuana così potrete decidere da soli
se siete d'accordo oppure no. La proibizione della marijuana esiste per proteggerci o è
solamente il risultato di decenni di rifiuto di ammettere i nostri errori?
1) È vero che la marijuana si insedia nelle cellule adipose e mantiene il suo
potenziale per mesi?
No. La parte di marijuana che fa effetto viene chiamata "Delta-9tetraidrocannabinolo". La maggior parte delle persone la chiama THC, ma questo
rischia di confondere le idee: il vostro corpo cambia il Delta-9-THC in più molecole
inerti conosciute come "metaboliti", e che non fanno effetto. Sfortunatamente, queste
particelle comprendono la parola "tetraidrocannabinolo" e vengono anche chiamate
THC- così che molte persone pensano che i metaboliti abbiano un effetto. La
letteratura anti-droga affermano che THC si stabiliscono nelle vostre cellule adipose e
poi vengono rilasciate più tardi come quelle capsule a rilascio ritardato pubblicizzate
in
TV.
Dicono che vi mantengono sotto il loro effetto tutto il giorno o persino più a lungo.
Questo non è vero, la marijuana mantiene il proprio effetto solamente poche ore, e
non è giusto pensare che una persona che fallisce un test sulla droga è sempre
drogata.
Due di questi metaboliti sono chiamati "11-idrossi-tetraidrocannabinolo" e 11-nor-9carbossi-delta-9-tetraidrocannabinolo", ma noi li chiameremo 11-OH-THC e 11-nor.
Queste sono le particelle che risiedono nelle vostre cellule adipose. Non c'è quasi più
Delta-9-THC dopo alcune ore dall'aver fumato marijuana, e studi scientifici che
misurano gli effetti della marijuana sono d'accordo.
2) Ma.. non è vero che oggi la marijuana è molto più potente che negli anni
sessanta? (O, più spesso.. marijuana è 10 volte più potente di quanto lo fosse
negli anni sessanta!)
BENE! In effetti, non è vero, ma se lo fosse, significherebbe che fumare marijuana
oggi è più innocuo che negli Anni Sessanta. (Cannabis più potente significa fumare di
Centro Studi Piccola Comunità
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meno, il che significa a sua volta meno danni ai polmoni per il fumo). Le persone che
usano tali statistiche semplicemente non sanno di cosa stanno parlando. A volte
affermano persino che oggi la marijuana è 20 volte più potente, il che è fisicamente
impossibile perché dovrebbe essere "maggiore" del 100% del Delta-9-THC.
La verità è che la marijuana non è poi cambiata così tanto di forza, se lo è, nelle
ultime centinaia di anni, nonostante tutta la nostra moderna tecnologia. Prima che la
marijuana venisse resa illegale, le drogherie vendevano tinture di cannabis che
superavano il THC di più del 40%.
Persino così, il punto è discutibile, perché i fumatori di marijuana sono oggetto di una
chimica particolare chiamata "auto-titolazione", il che significa che fumano fino a
quando sono soddisfatti e poi si fermano, così non è molto importante che la
marijuana sia più potente in quanto essi ne fumerebbero di meno. La marijuana non è
come le salviette pre-umidificate.
Non c'è niente che obblighi i fumatori di marijuana a fumarne una sigaretta intera se
non lo vogliono.
Le persone che utilizzano spesso la marijuana sono abituati a fumarla da diverse
forniture, e sanno perfettamente che se fumano una sigaretta intera di marijuana
molto
potente
otterranno
il
risultato
di
"essere
troppo
fatti".
E dato che "essere troppo fatti" non è un'esperienza particolarmente piacevole, i
fumatori imparano presto ad andare con calma nel fumare, e controllare la qualità del
fumo quando non ne conoscono la forza.
3a) La marijuana danneggia il cervello?
Risposta breve: No
Risposta completa: La ragione per cui chiedete questo è perché probabilmente avete
sentito o letto da qualche parte che la marijuana danneggia le cellule celebrali, o vi
rende stupidi. Tali affermazioni sono errate.
L'idea che la marijuana uccida le cellule celebrali è basata su ricerche effettuate
durante la seconda Pazzia della Sigaretta. Uno studio cercò di dimostrare che fumare
marijuana danneggiava le strutture cerebrali delle scimmie. In ogni caso, lo studio
venne effettuato in modo impreciso e fu severamente criticato dal comitato di una
rivista medica.
Studi successivi non dimostrarono alcun danno al cervello, in effetti uno studio molto
recente sulle scimmie di Rhesus ha usato una tecnologia così sensibile che gli
scienziati potevano vedere l'effetto dell'apprendimento sulle cellule celebrali, e non
trovarono alcun danno.
Ma questo era la Pazzia della Sigaretta II, e i proibizionisti cercavano qualsiasi cosa
potesse mantenere in scacco il movimento di legalizzazione della marijuana., così lo
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studio venne ampiamente usato nella propaganda anti-marijuana . Venne sconfessato
tempo dopo.
(Sino ad oggi, i gruppi radicali anti-droga, come P:R:I:D:E: e quello del Dr. Gabriel
Nahas hanno continuato ad usarlo. In effetti, il programma più popolare di
educazione alla droga: "Educazione alla Resistenza dell'Abuso di Droga", sostiene
che la marijuana "può danneggiare la percezione della memoria e la capacità di
giudizio distruggendo le cellule celebrali".
Quando la polizia e gli insegnanti leggono questo e ci credono, il nostro lavoro
diventa veramente arduo, in quanto ci vuole molto tempo per spiegare ai bambini
come
Ms.
Jones
e
il
poliziotto
Bob
si
sbagliavano.)
La verità è che nessuno studio ha mai dimostrato nessun danno cellulare, stupidità,
guasto celebrale o pazzia dovute specificatamente all'uso della marijuana - nemmeno
un uso pesante. Ciò non significa che non possa essere usata male
3b) Se non danneggia le cellule celebrali come fa a "tirarti su" allora?
Danneggiare le cellule celebrali non è un requisito fondamentale per "tirarsi su". La
marijuana contiene una sostanza che si sostituisce ad un'altra sostanza naturale del
cervello, con alcune differenze. Questa sostanza tocca alcuni "bottoni " sulle cellule
celebrali chiamati "recettori".
Fondamentalmente la marijuana "solletica" le cellule celebrali. L'alcool, la droga
legalizzata, solletica anche lui le cellule celebrali, con la differenza che le danneggia
e le uccide producendo delle tossine (veleno) e a volte dei piccoli attacchi. Inoltre,
alcune droghe consumano i "bottoni" che toccano, ma la marijuana no
4) Si può morire per aver fumato la marijuana?
Nessuno è mai morto di overdose. Per ogni sostanza ci sono persone che ne sono
allergiche. Con la marijuana questo è estremamente raro, ma può succedere con
qualsiasi cosa, dalle mele alle torte. Nessuna morte è mai stata collegata direttamente
alla marijuana. Al contrario, molte droghe legalizzate registrano centinaia e centinaia
di migliaia di morti all'anno, e principalmente tra loro abbiamo alcool, nicotina,
valium, aspirina e caffe ina. Il maggior pericolo con la marijuana è di essere illegale e
qualcuno potrebbe mischiarla con altre droghe come PCP.
La marijuana è talmente sicura che è praticamente impossibile andare in overdose
con essa. I dottori determinano quanto è sicura una droga misurando quando di essa è
necessaria per uccidere una persona ( lo chiamano LD50) e paragonandolo con la
quantità della stessa droga viene normalmente assunta (ED 50). Questo rende la
marijuana centinaia di volte più sicura di alcool, tabacco o caffeina. Secondo un
Giudice della DEA, la "marijuana è la sostanza attiva terapeutica più sicura
conosciuta dal genere umano".
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5) Ho dimenticato, ma la marijuana può causare brevi amnesie?
L'effetto della marijuana sulla memoria è estremamente plateale e il più semplice da
notare. Molti fumatori inesperti si ritrovano ad avere degli improvvisi, inaspettati e
molto strani sbalzi di memoria. Questi in genere prendono la forma di una completa
dimenticanza di cosa stavate parlando proprio nel bel mezzo di una frase importante.
In ogni modo questi sintomi in genere si ritrovano solo mentre una persona è nella
fase di "picco". Non diventa un fenomeno permanente, ed esami di fumatori incalliti
di marijuana non hanno mostrato alcun problema di memoria o di riflessione. Più
fumatori sembrano inoltre in grado di ricordare le stesse cose di quando non sono
sotto l'effetto della marijuana.
Studi che hanno sostenuto di mostrare danni temporanei alla memoria non hanno
superato analisi approfondite e non sono stati ripetuti. Nuovi studi mostrano che la
marijuana non danneggia i processi della memoria sul mondo reale. La marijuana può
in effetti rallentare leggermente i tempi di reazione, e questo effetto è stato qualche
volta scambiato come problema di memoria.
Per mettere le cose nella giusta prospettiva un gruppo di ricercatori fece trattenere il
respiro ad un gruppo sotto controllo, come lo trattengono i fumatori di marijuana. La
marijuana risultò produrre solamente circa il doppio di effetti nei test di questo tipo.
Molti usano la marijuana per studiare.
Altri non possono, per qualche ragione, usare marijuana e compiere atti che
implichino riflettere profondamente. Nessuno sa cosa faccia la differenza.
6a) La marijuana può rendere psicotico il mio fidanzato?
La marijuana non "causa" alcuna psicosi. Persone psicotiche possono fumare la
marijuana e avere un attacco, ma non c'è niente nella marijuana che inizi o aumenti
tali attacchi. Naturalmente se una persona con problemi mentali riceve marijuana da
fumare per la prima volta o senza esserne a conoscenza possono spaventarsi e
diventare "strani". Alcune persone che soffrono di acuti problemi psicologici spesso
usano la marijuana per farvi fronte. Per questo motivo alcuni ricercatori hanno
dedotto che la marijuana sia la causa dei loro problemi, quando invece ne è un
sintomo. Se avete sentito dire che la marijuana fa diventare pazzi questo è
probabilmente il motivo.
6b) I fumatori di marijuana tendono ad isolarsi dalla società?
Per alcuni versi, sì. Probabilmente però la ragione va da ricercarsi nella paura di
essere arrestati. La stessa situazione esiste con persone socialmente disadattate o
mentalmente malate. Individui con problemi emozionali trovano che la marijuana sia
distensiva, e allora a volte tendono ad utilizzarla più spesso del fumatore abituale. Gli
analisti lo notano e tendono a pensare che sia la marijuana a causare il problema.
Questo è un errore che ferisce il paziente, in quanto il loro dottore danno meno
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importanza alle loro vere esigenze concentrandosi invece sul modo di farli smettere
nella loro abitudine alla droga. A volte la cannabis li aiuta persino a rimettersi. Si può
abusare della cannabis, e può rendere peggiori queste situazioni, ma gli psicologi
dovrebbero avvicinarsi alla marijuana con una mentalità più flessibile o rischiano di
urtare i sentimenti dei loro pazienti.
La marijuana da sola non rende antisociali. In effetti, un vasto studio di adolescenti
ha scoperto che fumatori saltuari di marijuana sono maggiormente adattati delle
persone "non drogate". Sarebbe divertente, ma è un problema serio. Ci sono bambini
con problemi emozionali che li trattengono dal partecipare a comportamenti sani ed
esplorativi. Essi necessitano di aiuto, ma al contrario sono ignorati. Fumatori di
marijuana che non hanno alcun bisogno di aiuto se lo ritrovano forzatamente, e allo
stesso tempo la marijuana si prende la colpa per caratteristiche di personalità e
problemi di persone che amano usarla impropriamente
7) È vero che la marijuana rende pigri ed demotivati?
No, se siete degli adulti responsabili non lo fa. Chiedete all'Esercito degli Stati Uniti.
Hanno compiuto uno studio che non ha mostrato alcun effetto di questo tipo. Se fosse
vero, perché molte culture orientali e i giamaicani userebbero la marijuana per
aiutarsi a lavorare più duramente? "La sindrome demotivazionale" è iniziata come
mito dai mass media basata sullo stereotipo razziale del pigro ubriacone messicano. I
proibizionisti sostenevano che la marijuana rendeva la gente inutile e svogliata. Da
allora, comunque, è stato scientificamente studiato, ed un sintomo che rassomiglia
alla sindrome demotivazionale in effetti è stata trovata. Ma colpisce solamente gli
adolescenti - gli adulti non ne sono colpiti. Quando una persona raggiunge
l'adolescenza, in genere il suo desiderio di lavorare in genere aumenta, ma questo non
accade ai giovani che usano regolarmente la marijuana - persino solo nei fine
settimana. Gli studi attuali coinvolgono scimmie, non gli esseri umani, e i risultati
non sono verificati, ma studi più vecchi che provavano a dimostrare tale sindrome
demotivazionale, riuscivano solo quando analizzavano gli adolescenti. Gli adulti non
ne sono toccati. I sintomi non sono permanenti, e le motivazioni ritornano ai livelli
normali diversi mesi dopo la cessazione dell'uso della marijuana. In ogni caso, un
piccolo numero di persone potrebbero essere anche essere sensibili a tale effetto. I
medici avranno bisogno di studiare questo più a fondo prima di sapere esattamente il
perché
8) La marijuana introduce all'uso di droghe più pesanti?
Questo è totalmente falso. In effetti, i ricercatori stanno studiando il modo di
utilizzare la marijuana per aiutare i dipendenti da crack a smettere.
Ci sono 40 milioni di persone in questo paese (Stati Uniti) che hanno fumato
marijuana in determinati periodi della loro vita - come mai non ci sono decine di
milioni di eroinomani allora? Ad Amsterdam, sia la marijuana che la cocaina hanno
avuto un calo nell'uso dopo la legalizzazione della marijuana - anche se c'è stato un
leggero aumento nell'uso della cannabis subito dopo la legalizzazione. Al contrario di
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molte droghe che rendono dipendenti, la marijuana non ha alcun effetto di questo
genere. Alcune persone hanno persino riferito di aver subito un effetto contrario.
Sarebbe a dire che più a lungo l'hanno utilizzata e minor quantità gli serve perché ne
sentano l'effetto. In questo modo i fumatori di marijuana in genere non si annoiano
dopo qualche tempo sentendo la necessità di "qualcosa di più forte". Eventualmente,
quindi, la marijuana trattiene le persone che la usano da cercare droghe più
pericolose. L'idea che usare la marijuana porta all'eroina o peggio viene chiamata la
"teoria d'ingresso" o la "teoria delle pietre miliari" E' stato uno dei trucchi preferiti
degli artisti della propaganda antidroga, in quanto dipinge la marijuana come
qualcosa di insidioso con pericoli nascosti. Non c'è mai stata nessuna vera statistica
per comprovare quest'idea, ma in un qualche modo è stato il fenomeno a cui i giornali
si sono attaccati di più durante la Pazzia della Sigaretta II. (Forse perché la CIA
cercava qualcuno da incolpare per l'aumentato uso di eroina dopo il Viet-Nam). La
teoria d'ingresso della droga non in genere più accettata dalla comunità medica. I
proibizionisti si appellavano ai numeri che mostravano come una vasta percentuale di
fruitori di droghe pesanti "aveva iniziato con la marijuana". Gli ritornò indietro molti fruitori di droghe pesanti usano anche la marijuana. Ci sono due motivi. Uno è
che la marijuana "attutisce" gli effetti di alcune di queste droghe. L'altro è un fatto
recentemente scoperto sulla psicologia dell'adolescente - c'è un tipo di personalità che
usa le droghe, principalmente perché sono eccitanti e pericolose, un brivido. Dal
punto di vista sociologico un'altra teoria sul tipo della precedente è stata discussa e
che sostiene essere la marijuana la fonte della sottocultura della droga, e conduce ad
altre droghe attraverso tale cultura. Per lo stesso motivo ciò è falso - la marijuana non
crea la sottocultura della droga, ma è la sottocultura della droga ad utilizzare la
marijuana. Vi sono molti fruitori di marijuana che non sono parte della sottocultura.
Questo ci porta ad un altro esempio di come la legalizzazione della marijuana possa
attualmente ridurre l'uso di droghe illegali. Anche se non esiste alcun effetto magico
"pietra miliare", le persone che scelgono di acquistare marijuana spesso lo fanno da
spacciatori che trattano molte altre droghe illegali. Significa quindi che essi hanno
accesso a droghe illegali e possono decidere di provarle. In questo caso è la legge che
porta all'uso di droghe pesanti. Se la marijuana fosse legale, il mercato delle droghe
sarebbe separato, e meno persone inizierebbero ad usare le droghe illegali. Forse è
per questo che l'entrata in trattamenti di emergenza per droghe pesanti è diminuita
negli Stati che hanno legalizzato la marijuana negli anni Settanta.
9a) Non voglio che i minorenni fumino marijuana. Come posso impedirlo?
Legalizzatela. Possono fumarla, ora; è facile da reperire quanto gli alcolici. Ci
sarebbe meno marijuana venduta nelle scuole, nei campi di giochi, angoli delle strade
se fosse venduta legalmente tramite le farmacie, in quanto gli spacciatori non
potrebbero competere con i prezzi. Se siete genitori, la scelta sta veramente a voi:
volete che i vostri figli sguscino con i loro amici di nascosto a comprare la marijuana
per strada, o preferite parlare loro con calma e spiegarli perché dovrebbero aspettare
fino ad essere un pò più grandi? I vostri figli non verranno da voi a dirvi che usano
droghe illegali, ma se non fosse una cosa tanto grave, forse vi darebbero la possibilità
Centro Studi Piccola Comunità
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di spiegare cosa pensate al riguardo. Tra l'altro, preferite forse che i vostri figli
vadano più velocemente verso cocaina e super alcolici?
Tenete anche presente che i bambini hanno una naturale tendenza a fare quello che
non dovrebbero. E' chiamata curiosità. Facendo tanto chiasso attorno alla marijuana
la si rende interessante (alcuni lo chiamano il fattore "frutto proibito"). Questo fattore
viene potenziato quando gli viene mentito dagli insegnanti e dalla polizia sulle
droghe - perdono il rispetto per la scuola ed il governo. Per molti versi è l'isterismo
sulle droghe che provoca maggiori danni. Quando i fruitori di marijuana non fanno
alcuna di quelle cose orribili che gli era stato detto, i ragazzi possono pensare che
anche le altre droghe più pesanti sono innocue. I vostri ragazzi non vi rispetteranno a
meno che non siate calmi e gli diate buone motivazioni per le vostre regole. Il primo
passo è quindi per voi genitori, di imparare come stanno veramente le cose a
proposito della droga
9b) I ragazzi non potrebbero rubare le piante di marijuana coltivate da altre
persone?
Se siete preoccupati che rubino le piante di canapa coltivate nei campi dovreste
sapere che la canapa commerciale non contiene molto THC (la sostanza attiva). E se
dovessero fumarla probabilmente gli verrebbe un mal di testa. Altrimenti, dovrebbe
essere responsabilità del coltivatore di prendere le misure necessarie per prevenire i
furti. La maggior parte della marijuana "casalinga" è comunque coltivata in casa. Se i
ragazzi della vostra città non hanno di meglio da fare che gironzolare a rubare la
marijuana per fumarla, forse la città dovrebbe aprire una biblioteca o fornirgli altri
svaghi.
10a) Non sapete che la marijuana fa diminuire il livello di testosterone nei
ragazzi adolescenti causando diversi problemi fisici e di sviluppo?
La marijuana non fa diventare dei ragazzi sani e forti in tante femminucce,
assolutamente no. Questa tattica per spaventare (chiamatela, se volete, omofobica)
era un metodo utilizzato dalla letteratura antidroga. Cerca di tenere lontani i ragazzi
dalla marijuana raccontandogli fondamentalmente che li fa diventare delle ragazze. I
ragazzi non dovrebbero probabilmente usare molta marijuana (per la sindrome
demotivazionale) ma i rischi non sono spaventosi.
I saggi anti-marijuana usavano questa idea durante la Pazzia della Sigaretta II, ma gli
studi citati sono per la maggior parte sbagliati o male interpretati. Questo non vuol
dire che la marijuana non abbia effetti sullo sviluppo infantile, ma semplicemente che
questi non sono così drastici come alcune persone vorrebbero farli sembrare. In effetti
sono ancora abbastanza sconosciuti.
10b) L'uso intensivo della marijuana abbassa il livello spermatico nei maschi?
Non molto (se non per niente) e questo comunque potrebbe anche rivelarsi positivo.
Non vi rende né impotenti né sterili ( se così fosse - no ci sarebbero più Rastafaria in
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giro!). Date a quei testicoli un po' di riposo! La marijuana non è certamente un
metodo anticoncezionale, quindi per favore non andate a raccontarlo al/alla vostro/a
amante. Non è nemmeno un afrodisiaco, non fa venire voglia di fare all'amore.
Quello che fa, ad alcune persone, è di rendere tutto semplicemente un pò più sensuale
- fa gustare maggiormente il cibo e rende sentimenti ed emozioni più vividi
10c) Ho sentito dire che l'uso della marijuana da parte delle ragazze adolescenti
può danneggiare la produzione di ormoni, il ciclo mestruale e la fertilità. È vero?
Anche questo non è provato, ma non ci sono comunque dati disponibili (e non
verranno dagli Stati Uniti - le leggi attuali americane proibiscono le ricerche sulle
donne). Questa è la versione femminile della tattica maschile sull'essere trasformati in
femminucce. Per quanto si sa fino a questo momento è solamente una tattica per
spaventare.
11) Fumare marijuana non è peggio che fumare sigarette?
Ci sono molte ragioni per cui non lo é. Avrete sentito dire che "fumare una sigaretta
di marijuana equivale a dieci sigarette" ma è un'esagerazione e non è corretto.
Marijuana contiene più catrame che nicotina - ma le sigarette con basso contenuto di
catrame causano tanto cancro quanto le altre, e quindi cosa vuol dire questo? Gli
scienziati hanno mostrato che fumare qualsiasi tipo di pianta è dannoso per i polmoni
perché aumenta il numero di "lesioni" nelle piccole vie respiratorie. In genere questo
non è una minaccia per la vita, ma è una possibilità per delle infezioni. Coloro che
fumano marijuana e sono preoccupati trovano meno pericoloso prendere la marijuana
mangiandola o vaporizzandola ( ma attenzione - la marijuana si può mangiare ma il
tabacco no - e potreste andare in overdose!). La marijuana non sembra causare tanto
cancro quanto il tabacco, comunque. Qui di seguito elenchiamo una serie di fatti sul
fumo di tabacco e quello della marijuana:
• I fumatori di marijuana in genere non fumano a catena, e quindi fumano meno
(la marijuana non causa dipendenza come il tabacco): Più è potente la
marijuana e meno se ne fuma.
• Il tabacco contiene nicotina mentre la marijuana no. La nicotina può indurire le
arterie e può essere responsabile per molti problemi di cuore causati dal
tabacco. Nuove ricerche hanno dimostrato che può anche causare molto del
cancro nei fumatori di tabacco e nelle persone che vivono o lavorano dove
viene fumato il tabacco. Questo perché si trasforma in un cancro che crea una
sostanza chiamata "N Nitrosamina" quando viene bruciato (e forse anche
mentre si trova all'interno del corpo).
• La marijuana contiene THC. Il THC è un bronco-dilatatore, il che significa che
funziona come lo sciroppo per la tosse aprendo i polmoni aiutando ad
eliminare fumo e sporco. La nicotina funziona in modo opposto; ostruisce i
polmoni e rende sempre più difficile tossire.
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• Ci sono dei benefici a fumare la marijuana (a parte il dilatare i bronchi) che
non si ottengono dal tabacco. Principalmente la marijuana fa rilassare, il che
migliora la salute ed il benessere.
• Gli scienziati non sanno veramente cosa nel tabacco provochi il cancro
maligno dei polmoni. Molti pensano possa essere una sostanza conosciuta
come Piombo 210. Naturalmente ci sono molte altre teorie su cosa lo provochi,
ma se questo è vero, è facile vedere come mai NON RISULTANO CASI DI
CANCRO AI POLMONI DAL SOLO USO DELLA MARIJUANA CHE
SIANO STATI DOCUMENTATI, perché il tabacco contiene molto di più di
questa sostanza della marijuana.
• Le leggi sulla marijuana rendono difficile usare la marijuana senza danneggiare
il proprio corpo. I bollitori ad acqua per marijuana sono illegali in molti stati.
Le sigarette col filtro, i vaporizzatori e gli inalatori devono essere prodotti in
gran quantità, il che è difficile da fare "di nascosto". Non si mangia spesso
marijuana perché ne serve una quantità maggiore ed è costosa e difficile da
procurarsi (questo è il motivo per cui alcune persone si abbasseranno a fumare
le foglie) Può sembrare buffo - ma più la marijuana è legale e più è sicura.
È abbastanza ovvio ai fumatori di marijuana che le leggi che la proibiscono non sono
"per il loro bene". Oltre a quello di cui abbiamo parlato qui sopra, la marijuana legale
sarebbe pulita e senza adulteranti. Alcuni aggiungono altre droghe alla marijuana
prima di venderla. Altri vi spruzzano sopra gli spray deodoranti per l'ambiente o la
imbevono in sostanze chimiche come la formaldeide! Molta marijuana è coltivata
all'esterno, dove può essere spruzzata con pesticidi o contaminata da funghi
pericolosi. Se il governo si curasse veramente della nostra salute, creerebbe
un'agenzia che dovrebbe assicurarsi che venga venduta solo marijuana di qualità.
Questo sarebbe più economico del mantenerla illegale, ed eviterebbe alla gente di
stare male e finire ai trattamenti di emergenza.
12) I bambini nati da madri che fumano marijuana soffrono della Sindrome
Fetale da Marijuana"?
Se una tale sindrome esiste, i casi sono talmente rari che non può essere dimostrata.
Molte madri fumano marijuana durante la gravidanza in quanto le aiuta a controllare
la nausea chiamata "nausea mattutina" e molti affermano che addirittura aumenta
l'appetito e riduce lo stress. Questo risulta essere particolarmente importante in paesi
meno sviluppati, dove le moderne cure mediche non sono facilmente disponibili, ma
anche in questo caso, i benefici derivanti da un uso responsabile della marijuana
possono
superare
i
rischi
persino
sotto
la
moderna
medicina.
Studi condotti in Giamaica hanno mostrato come madri che fumano marijuana in
gravidanza hanno bambini più sani, ma questo potrebbe derivare al guadagno extra
generato dalla vendita della marijuana e da altri fattori. E' stata una bugia abbastanza
comune durante la guerra alle droghe sostenere che la marijuana e specialmente la
cocaina causavano malformazioni alla nascita o problemi comportamentali come fa
l'alcool. Questo spaventa le madri che vengono spinte a ritenere che le droghe sono
Centro Studi Piccola Comunità
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"cattive". Queste affermazioni non sono basate su ricerche scientifiche - molte non
prendono nemmeno in considerazione lo stile di vita o le condizioni di vita delle
madri prima di mettersi a puntare l'indice contro le droghe.
Ovviamente le madri in attesa non dovrebbero fumare marijuana per quanto
possibile. Se si abusa della marijuana si può creare un problema di salute sia per la
madre che per il bambino. Il Delta-9-THC attraversa la placenta ed entra nel feto.
Stranamente, però, il metabolite della marijuana, 11-nor-carbossi-delta-9-THC non lo
fa, e il feto non trasforma il delta-9-THC in 11-nor come fa il corpo della madre, così
i bambini che devono ancora nascere non sono esposti all'11-nor. Il terzo trimestre è
il periodo maggiormente vulnerabile. I genitori dovrebbero tenere questi fattori in
considerazione quando decidono di usare la cannabis.
13) È vero che la marijuana causa molti incidenti automobilistici?
Non proprio. Le persone che usano la marijuana hanno lo stesso (se non inferiore)
tasso di incidenti automobilistici delle altre. Studi sul fumare marijuana durante la
guida mostrarono che rallenta il tempo di reazione, ma non tanto quanto l’alcool.
Ancora, coloro che guidano in stato di eccitazione da marijuana si sono dimostrati
meno stupidi sulla strada (mostravano una chiara "accentuata avversione al rischio").
Studi recenti hanno enfatizzato che è l’alcool ad essere il maggior pericolo sulle
nostre strade, e che le droghe illecite non sono neanche lontanamente paragonabili
quanto a pericolosità.
Per quanto buffo possa sembrare, può essere più sicuro guidare "fatti" fino a quando
non siete totalmente "fusi" al punto da vedere cose strane - ma alcuni sono abbastanza
irresponsabili da guidare anche in questo stato. Infatti molti hanno riferito di fare
errori
alla
guida
mentre
si
trovavano
in
questa
situazione.
Ci sono coloro che pensano che la marijuana sia uno dei problemi principali della
strada, questo a causa di un articolo o storia in un giornale in cui si diceva che un
gran numero di persone uccise in incidenti automobilistici risultavano positive a test
sulla marijuana. Per diversi motivi questi studi non si possono considerare validi:
• Alcuni studi usano test per la droga che dicono solamente se una persona ha
usato marijuana nell’ultimo mese.
• Alcuni erano fatti presso dei college o in altre aree dove il bere, l’uso della
marijuana e gli incidenti d’auto erano frequenti, e non correggevano per età o
uso di alcool.
• In molti di questi studi c’erano più persone "fatte" uccise al volante - ma non
per colpa loro, e quando i test della polizia avevano indicato la marijuana
questa non era da incolpare per gli incidenti.
14) Non vi spaventa l’idea che qualcuno potrebbe rimanerci invischiato?
La marijuana non produce sintomi da astinenza per quanto forte possa essere. Crea
un’abitudine (psicologica) ma non una dipendenza (fisica). La maggioranza delle
persone che smettono di fumare la marijuana non hanno nemmeno bisogno di
pensarci due volte. Paragonare la marijuana con le droghe che creano dipendenza è
Centro Studi Piccola Comunità
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molto
sciocco.
Perché una droga crei una dipendenza fisica deve essere "rinforzante", provocare crisi
di astinenza e produrre tolleranza. La marijuana è rinforzante perché ci si sente bene,
ma non fa le altre due cose. Caffeina, nicotina e alcool provocano tutti una
dipendenza fisica
15a) L’analisi delle urine come mezzo di selezione del personale è una buona
idea? Voglio essere sicuro che i miei affari siano mandati avanti da persone
sicure.
No! Alcuni dei vostri più brillanti, infaticabili e affidabili impiegati fumano
marijuana. Quando fate questi test mettete chi usa la marijuana sullo stesso piano di
chi ne abusa: quello della disoccupazione. I test anti droga sono pessima politica
aziendale (senza contare il fatto che invadono la vita privata). Se un lavoratore ha un
problema di droga potete con un test dire quanto bene fa il suo lavoro. Licenziare
"tutti" coloro che usano droga danneggerà i vostri affari, vi costerà del denaro e
creerà verso di voi molto risentimento - e perché? Non c’è nemmeno la minima prova
che coloro che usano la marijuana hanno problemi di salute o incidenti.
I vostri impiegati probabilmente si risentiranno del fatto di subire un test; un test che
permette ad un datore di lavoro di governare le azioni di un impiegato nel suo tempo
libero - persino quando queste azioni non toccano il modo di lavorare. (Come detto in
precedenza, i test sulla marijuana non dicono se una persona è sotto il suo effetto.
Dicono solamente se è stata usata marijuana nelle ultime settimane): Chiedere ad un
lavoratore di urinare in una provetta di plastica una volta al mese non è il modo
migliore per farli sentire parte dell’azienda, o di farsi degli amici. C’è una crescente
preoccupazione sui test anti droga, a volte perché sbagliano e accusano la persona
sbagliata, ma principalmente perché possono essere usati per ottenere altre
informazioni riservate su di un lavoratore. Degli avvocati hanno iniziato a
domandarsi persino se sono costituzionali.
15b) Tutto questo non vale comunque la pena per diminuire i rischi di incidenti
e spese per la salute?
Tutti sanno che quelli che usano marijuana sono pessimi impiegati, giusto? Sbagliato
- o almeno qualcuno ha dimenticato di comunicarlo ai milioni di infaticabili
lavoratori che fumano marijuana. Le compagnie che producono i test anti droga vi
daranno pile di statistiche con cui dicono di provare come l’uso della marijuana vi
costa del denaro. La verità è che vi sono altrettanti studi che mostrano come coloro
che usano marijuana riescono meglio, utilizzano meno le cure mediche, e producono
di più di quelli che non la usano. Prima di acquistare un test anti droga per il vostro
lavoro,
siate
sicuri
di
sentire
l’altra
versione
della
storia.
Negli anni Ottanta, l’amministrazione Bush promosse moltissimo i test anti droga. In
effetti George Bush aveva calcolato il costo dell’uso di droga a più di 60 bilioni di
dollari all’anno, basandosi su di uno studio che si supponeva mostrasse che le
persone che avevano usato marijuana in un qualche periodo della loro vita avevano
meno successo delle altre. Lo stesso identico studio potrebbe essere usato per
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mostrare che persone che oggi usano spesso marijuana ed altre droghe illegali hanno
maggior successo. C’è qualcosa che non quadra, e quando aggiungete che diversi
vecchi capi della DEA e Boss della droga ora possiedono o lavorano nell’industria
delle analisi delle urine, tutta questa storia inizia ad essere abbastanza strana.
17) Non sarebbe meglio rinchiudere tutti i drogati?
Come pensate di mantenerli? Già adesso, un buon cinque per cento della popolazione
di questo paese (U.S.) sono sotto custodia (incluso libertà condizionata, libertà su
cauzione e libertà provvisoria). Assassini e stupratori vengono rilasciati dai
penitenziari per far posto ad altri "con biglietto omaggio" – ci sono circa 2500 fan dei
Grateful Dead nelle nostre prigioni federali. Tenere una persona in prigione per un
anno costa circa 20.000 dollari. Gli Stati Uniti sono in testa per numero di
imprigionati - 425 persone su 100.000 sono dietro alle sbarre. Nel sistema Carcerario
Federale un quinto dei prigionieri sono colpevoli di reati di droga che non hanno
compiuto nessun reato violento. Le leggi dei singoli stati sono in genere meno rigide,
ma le sentenze statali ingiuntive minime per droga tendono a divenire sempre più
popolari.
Le nostre prigioni e le aule di giustizie sono così affollate che il rapporto annuale
dell’Associazione Americana degli Avvocati sullo stato del Sistema di Giustizia è
fondamentalmente una lunga richiesta di eliminare le leggi sulla droga che
imprigionano i fruitori. Persino l’amministrazione Clinton riconosce che chiudere le
persone in prigione non rappresenta la soluzione. Questo è specialmente vero per
coloro che hanno problemi di abuso di droghe - queste persone necessitano
trattamenti, non maltrattamenti.
La guerra alla droga ha fissato sentenze minime per crimini di droga nei testi di
legge. Se non togliamo quelle leggi (almeno) ci troveremo in una pessima situazione
per la fine del secolo. Una politica retroattiva della legalizzazione o della
decriminalizzazione della marijuana sarebbe un grosso passo in avanti per aiutare a
risolvere questa crisi.
Consideriamo anche questo - Una volta che una persona viene messa in prigione,
diventa molto ostile verso il resto del mondo. Sarà probabilmente perseguitato mentre
è lì, e molto probabilmente apprenderà comportamenti criminali da delinquenti
violenti e incalliti. E ci sono parecchie possibilità che prenda l’AIDS o la tubercolosi
prima di essere rilasciato. Imprigionando coloro che usano la droga vi scavate una
vera e propria fossa in cui cadere - ne vale la pena?
Tra l’altro, molte di queste persone non meritano di finire in prigione. Perché mai
dovrebbero andarci solo perché gli piace sentirsi "su" con la marijuana? Specialmente
se qualcuno può bere alcolici e non essere arrestato...che razza di legge è? Dovete
pensare a che tipo di mondo vi state costruendo prima di agire. La polizia del futuro
come tratterà le persone? Quanto avete intenzione di lasciare mano libera al governo
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sul trattamento da riservare a coloro che usano droghe? Quanti dei vostri stessi diritti
sacrificherete cercando di mettere in prigione i "drogati"?
18) Ho sentito dire che la marijuana contiene più di 400 sostanze chimiche...
Ebbene?...
Vero, e allora? Ci sono anche più di 400 sostanze chimiche in diversi cibi (tra cui il
caffè, che ne contiene più di 800, e molti carcinogeni per topi) e non si vede nessuno
arrestare la gente al Mc Donald’s o multare le persone per Aver Mangiato durante la
Guida. Solo il THC è molto psicoattivo; alcune altre sostanze hanno pure piccole
percentuali di psicoattività. La gente che usa la marijuana non si ammala di più e non
muore giovane o perde il lavoro (eccetto quando sottoposta ai test) e nemmeno ha
bambini mutanti, quindi qual è il punto?
Il fatto che vi siano più di 60 originali sostanze chimiche nella cannabis chiamate
"cannabinoidi" è qualcosa che gli scienziati trovano molto interessante. Molti di
questi cannabinoidi potrebbero avere importanti effetti come medicine. Per esempio,
il "cannabinolo" è un cannabinoide che aiuta le persone che soffrono di insonnia. I
dottori ritengono che sia a causa di questa sostanza che molti pazienti preferiscono
usare la marijuana piuttosto che le pillole di Delta-9-THC (chiamate dronabinol) -il
cannabinolo elimina l’effetto "picco" e calma i nervi. Un altro cannabinoide. L’acido
cannabidiolico" è un antibiotico molto efficace, come la penicillina. Molte di queste
sostanze possono essere estratte dalla marijuana senza alcuna particolare attrezzatura
di laboratorio.
19) Quella roba non interferisce con il sistema immunitario rendendo più facile
prendere il raffreddore?
La marijuana (Delta-9-THC) ha un effetto "immunosoppresivo" Agisce su certe
cellule nel fegato, chiamate macrofagi, più o meno nel modo in cui agisce con le
cellule celebrali. Invece di stimolare le cellule, però, le blocca. Questo effetto è
temporaneo (come il "picco") e se ne va rapidamente; le persone sofferenti di sclerosi
multipla possono in effetti trovare tale effetto utile nel combattere la malattia.
Ricerche recenti hanno anche trovato che i metaboliti della marijuana rimangono nei
polmoni sino a sette mesi dopo aver smesso di fumare. Mentre sono lì, il sistema
immunitario dei polmoni potrebbe risentirne (ma i macrofagi non si "spengono" come
nel fegato). Gli effetti del fumo di per sé sono probabilmente peggiori degli effetti del
THC, e durano altrettanto a lungo.
Detto questo, i dottori non hanno ancora deciso se i fruitori di marijuana sono a
rischio per i raffreddori oppure no. Con la possibile eccezione della bronchite, non ci
sono cifre che suggeriscano che coloro che usano la marijuana prendano più
facilmente il raffreddore, ma... questo non ha impedito a Carlton Turner, (consigliere
sotto Nixon per la politica contro la droga) dall’affermare in diverse occasioni
durante i suoi discorsi pubblici che la marijuana provocava l’AIDS e l’omosessualità.
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Le sue affermazioni erano talmente ridicole che il Washington Post e Newsweek
Magazine si presero gioco di lui, ed egli fu costretto a dimettersi.
Oggi, i pazienti in cura per l’AIDS usano la marijuana per curare i loro sintomi senza
alcun problema apparente. Alcuni studi suggeriscono che la marijuana potrebbe
addirittura stimolare certe forme di immunizzazione. Ricercatori hanno provato a
mostrare gli effetti principali sul sistema immunitario umano, ma se la marijuana ha
davvero effetti sostanziali, buoni o cattivi, questi sono o troppo tenui o troppo piccoli
per essere notati.
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