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Non sono storie
ma “storia di salvezza”
Nel corso dei secoli, Dio ha ispirato gli autori sacri perché, attraverso generi
letterari differenti e diversi modi di leggere la storia, costruissero la straordinaria
architettura biblica attraverso la quale ci viene rivelato il disegno di Dio
sull’umanità: la storia di salvezza.
Q
uando abbiamo parlato di «ispirazione», abbiamo sottolineato che
essa non toglie le qualità proprie
dell’agiografo (= scrittore sacro), perché
esso continua ad utilizzare le sue capacità letterarie, storiche con le quali «riveste» la Parola di Dio che gli è rivelata. In
questo senso abbiamo parlato di diversi
generi letterari.
I «generi letterari»
U
n’altro dei criteri - oltre a quelli
già accennati la volta scorsa - cui
dobbiamo fare continuamente
ricorso per una lettura autentica e della
Bibbia, è quello della distinzione dei vari
generi letterari.
Ogni singolo libro, infatti, ha il suo
proprio linguaggio, espressioni proprie
che hanno bisogno di una interpretazione
diversa e di un diverso approccio. Ogni
genere letterario utilizza un linguaggio
proprio. È evidente, per esempio, che un
libro poetico non solo non può essere interpretato letteralmente, ma è anche assai
differente da un libro storico dal punto di
vista delle notizie che ci tramanda!
Ecco più o meno quali sono i generi
letterari biblici variamente utilizzati:
Genere poetico:
Canti, salmi e preghiere che presentano il messaggio di Dio attraverso
forme liriche e ritmiche.
Genere sapienziale:
Proverbi e detti del popolo ebreo per
riflettere sui grandi temi della vita
Genere normativo:
Leggi e norme per regolare la vita sociale e religiosa di ogni giorno.
Genere profetico:
Profezie e insegnamenti che i profeti
esprimevano, a nome di Dio, per aiutare il popolo di Israele a trovare la via
del bene. Il profetismo è una istituzione in Israele, cioè una rivelazione
riconosciuta delle parole di Dio.
Genere apocalittico (da apokalci che
significa «rivelazione»): quando sono
annunciate verità con visioni, rivelazione di simboli e figure.
Genere epistolare:
sono libri scritti in forma di lettere,
inviate a comunità o a persone particolari.
Genere storico-narrativo:
Racconti e vicende storiche del popolo ebreo, dentro le quali si compie il
piano di Dio.
Quindi voi capite che non è la stessa
cosa se si tratta di storia o di leggenda;
non è la stessa cosa se è una poesia o se
è un proverbio. È come confondere un
racconto con la storia, o confondere una
cronaca con una poesia, o una legge con
una barzelletta. Per questo, alcuni testi li
prendiamo alla lettera e altri no. Dipende
dal tipo di libro o dal testo che si legge.
Il libro della Genesi, per esempio, non
è una cronaca né è una storia come la
storia moderna, quindi non si prende
tutto alla lettera. Il libro dei Giudici è
una serie di leggende. E i profeti parlano
usando immagini, un linguaggio tipico
dei poeti, non letterale, come nell’Apocalisse, che per questo non si deve prendere
alla lettera. Gesù usò le parabole, che
sono come degli esempi, e non si devono
prendere alla lettera. Prenderemo alla
lettera altri suoi insegnamenti! Colui che
prende tutto alla lettera non ha compreso
la Bibbia. Per questo, occorre prima caLA BIBBIA - 11
pire da quale libro sono tratti i brani che
prendono dalla Bibbia coloro che discutono con te. Se per esempio è di qualche
profeta (come è tipico) dobbiamo sapere e
ricordarci che i profeti non erano indovini, ma che parlavano come predicatori
per la loro gente di quel tempo.
Quindi non bisogna confondere il profeta con un indovino o un annunciatore
del futuro, come fa molta gente. Il modo
in cui parlavano i profeti era usando
immagini, per questo non si prenderanno alla lettera. Inoltre, i profeti parlavano per la loro gente, il popolo d’Israele.
NON parlavano “immediatamente” per
noi. Se Dio avesse voluto che fosse stato
per noi sicuramente avrebbe parlato con
la nostra lingua e la nostra modalità di
espressione e non con l’idioma di più di
due mila anni fa.
preparazione della venuta di Cristo, nella
quale il piano di salvezza di Dio trova il
suo compimento («Il tempo è compiuto…» Mc 1,15). Potremmo, con un esempio, dire che tutto l’AT è come una freccia
che non solo è orientata verso il bersaglio, ma che lo ha raggiunto centrandolo
perfettamente. Il NT è il tempo della
realizzazione. Per noi del 2008 gli anni
che viviamo sono il tempo della realizzazione, il tempo del «già», di ciò che è
compiuto. Ma… ma restano ugualmente
anche gli anni del «non ancora», cioè del
tempo dell’attesa della venuta definitiva
di Cristo, quando «giungerà sulle nubi del
cielo» per il giudizio finale e per consegnare il Regno al Padre, per usare le
espressioni dell’apostolo Paolo.
Parte di un tutto
utti i secoli passati (non solo, anche
i presenti e futuri) convergono in
Cristo. Tutta questa storia che prepara la venuta del Messia è stata interpretata e letta come un susseguirsi di tappe,
di gradini, di passi successivi. Storia che
può essere calcolata anche attraverso la
misura dei secoli utilizzando le nostre conoscenze attuali. Qui riproduciamo più o
meno le tappe già presentate da Agostino
nel suo De catechizandis rudibus.
1.
La prima tappa è in realtà metastorica, cioè non è propriamente misurabile
con le cronologie cui siamo abituati. si
può riassumere come l’alleanza di Dio
con l’uomo all’inizio della storia umana
(così come ci viene riportata nel Genesi).
L’uomo rompe questa alleanza, ma Dio,
sempre fedele, non lo abbandona e gli
promette un salvatore.
2.
La scelta del popolo d’Israele. Un
popolo piccolo e insignificante, il popolo
ebreo, quasi invisibile in mezzo alle grandi nazioni che lo circondano, è scelto per
essere il popolo di Dio, per continuare il
cammino dell’alleanza. Abramo è chiamato da Dio a dare inizio a questa avventura: ricevere e trasmettere le promesse
divine. Rientrano qui i patriarchi fino
alla schiavitù di Egitto.
3.
Dopo aver liberato il popolo dalle
mani del Faraone e avergli fatto attraversare il Mar Rosso, attraverso Mosè Dio
L
a Bibbia fu scritta in un periodo
lungo e a tappe, da autori diversi e
in epoche diverse. Alle volte da un
libro all’altro sono passate generazioni,
oppure anche lo stesso libro è stato scritto a più mani durante un tempo considerevolmente lungo. Allora la Bibbia non
è forse un cumulo di libri senza alcune
connessione, senza alcun legame fra di
loro?
No, nonostante ciò che abbiamo detto,
la Bibbia conserva la sua straordinaria
unità perché il suo fine è solo quello di
annunciare il piano di salvezza di Dio
attraverso il susseguirsi dei secoli e delle
generazioni, un piano di salvezza che
è unitario anche se si compie in tempi
lunghissimi.
Perciò, ecco il principio da non dimenticare, nessun passaggio biblico
deve essere interpretato isolatamente, a
sé stante, ma sempre nel contesto della
storia della salvezza. E siccome Dio ne è
l’«autore principale», nessuno può permettersi l’arbitrio di togliere o di aggiungere qualcosa ai libri sacri.
Una freccia che cerca il bersaglio
Questa unità profonda di tutti i libri
della Scrittura, alimenta poi un ultimo
criterio generale: al centro della Bibbia
c’è Gesù Cristo.
Tutti i libri dell’AT hanno in vista la
12 - LA BIBBIA
Sette gradini
T
rinnova la sua alleanza ai piedi del monte
Sinai. Questa figura straordinaria di liberatore influirà anche sull’interpretazione
della figura del futuro Messia.
4.
Il popolo di Israele, dopo i quarant’anni passati nel deserto entra
nella terra promessa, si organizza in
nazione, sceglie dei re che lo guidino con
l’autorità di Dio. Il regno poi si divide in
due, in Samaria e Giuda e da quest’ultimo discende la stirpe di Davide, dal cui
ceppo uscirà il Salvatore.
5.
La quinta tappa è quella del disastro,
della sconfitta del popolo Ebreo che, a
causa dei suoi peccati, sembra essere stato abbandonato da Dio. Israele è deportato a Babilonia e questo esilio segnerà per
sempre la storia del popolo eletto. Senza
tempio, senza riti, incominciarono a far
crescere un’immagine di Dio depurata da
antropomorfismi e fortemente interiorizzata.
6.
Il ritorno del «resto d’Israele». Un
piccolo gruppo di superstiti, fa ritorno in
patria dall’esilio per dare continuazione
al popolo eletto e per formare una comunità di «poveri di Jahwé» che, nella fedeltà al loro Signore preparino la venuta del
Salvatore.
7.
L’ultima tappa è quella del compimento. Dopo una lunga preparazione
ed attesa si compiono le scritture e nella
persona di Gesù ha inizio il NT, cioè la
manifestazione piena della salvezza operata da Dio per tutti gli uomini.
La suddivisione della storia della
salvezza in queste diverse tappe, è diventata costante in tutta la tradizione,
dalle prime tracce di catecumenato che
si incontrano nella Chiesa primitiva fino
ai grandi trattati «catechistici» dei Padri
della Chiesa.
Vedete che attraverso queste tappe un
piccolo popolo, senza l’apporto di una
grande civiltà o di un genio particolare,
confuso in mezzo ad altri popoli e civilizzazioni, fu depositario delle promesse di
Dio. Questo piccolo popolo, quasi sempre
dominato dai forti, ha saputo trasmettere all’umanità il patrimonio della vera
sapienza, cioè della conoscenza di Dio
salvatore.
Quando? E da chi? E in che ordine?
A
bbiamo sottolineato poc’anzi che la
Bibbia è stata scritta in tempi differenti, da autori di versi che talvolta
sono anche «autori collettivi»… Ciò significa che le Scritture non sono
nate come nasce abitualmente un libro o
un romanzo, con una traccia già stabilità,
con uno scrittore che si mette a tavolino
con in testa il piano dell’opera e le diverse
pieghe che la storia deve prendere.
Né dobbiamo pensare che gli agiografi
sacri avessero sottomano documenti precisi, archivi da ispezionare, testi di storia
da consultare. No! La storia della salvezza così come ci è riportata dai libri biblici
nasce in modo molto più complesso e
travagliato ed è venuta collezionandosi
non in forma storica ma «pedagogica».
È difficile, per non dire impossibile,
fissare la data precisa in cui i libri sacri
furono scritti. Noi, qui, facciamo riferimento alla teoria che è ormai abituale fra
gli studiosi.
Tutto il lavoro di redazione sembra
cominciare verso l’anno 1000, al tempo
del re Davide. Appena salito al trono, questore si circonda di scribi che dovranno
tramandare ai posteri le sue gesta. Ma ha
anche un altro obbiettivo più importante.
Egli è il capo di una tribù del Sud - quella
di Giuda - è arrivato al potere in modo
poco limpido - si è ribellato a Saul, il re
amato dalle tribù del Nord - ed ha bisogno di farsi accettare come sovrano da
tutte le tribù del paese. Come fare?
I suoi scribi gli danno l’ago e il filo
per questa delicata operazione. Essi
riprendono le storie che sono tramandate
oralmente nei vari clan e le uniscono in
una sola. Tutte le tribù d’Israele, dicono,
hanno un’unica origine, hanno gli stessi
antenati (i patriarchi Abramo, Isacco,
Giacobbe); insieme sono state liberate
dalla schiavitù egiziana e, soprattutto,
adorano lo stesso Dio Jahwé.
Intelligente com’è, Davide intuisce
subito l’efficacia di questa mossa «ideologica» e ordina di iniziare a scrivere anche
la cronaca del regno. Poi suggerisce di
raccogliere i canti, i poemi, le leggi, le
consuetudini, i racconti di vario genere
che si tramandano da infinite generazioni
ed egli stesso compone numerosi inni e
poesie che vanno a confluire in quel libro
che noi oggi chiamiamo dei «Salmi».
LA BIBBIA - 13
Suo figlio Salomone, incentiva
quest’opera perché, più del padre, ha bisogno di legittimare agli occhi del popolo
la sua ascesa al trono. Egli non è il primogenito. E solo uno dei numerosi figli
che Davide ha avuto dalle sue duecento
mogli; è nato dalla concubina Betsabea.
Alla sua corte, gli scribi, mettono in atto
un altro «trucco». Narrando le vicende
dei patriarchi, evidenziano che Dio non
segue i criteri degli uomini, non sceglie
i primogeniti: Isacco prevale su Ismaele,
Giacobbe su Esaù, Giuda su Ruben.
Da questi avvenimenti ha preso avvio la composizione della Bibbia. Dopo
Salomone gli scribi di corte continuano
a redigere gli annali del Regno ai quali
fanno spesso riferimento i libri dei Re.
Il gruppo sacerdotale
I
n questo periodo acquistano una
importanza rilevante i sacerdoti. Un
gruppo di loro raccoglie le leggi, le
antiche tradizioni giuridiche di Israele,
e in questo lavoro non si lasciano affatto influenzare dalla volontà del re. A
differenza di quanto avviene in tutti gli
altri popoli dell’antichità, essi negano al
sovrano il potere legislativo. In Israele,
chi stabilisce il diritto è Dio, il re deve
starvi sottomesso come tutti gli altri (Dt
17,18-19).
Non è ancora conclusa l’opera di questi sacerdoti quando Israele viene colpito
dalla più grande disgrazia: la distruzione
del tempio e la deportazione (587 a.C.).
In terra straniera gli esuli organizzano
la loro vita intorno agli scritti sacri che i
sacerdoti hanno portato con loro.
Al ritorno dall’esilio segue un periodo
oscuro finché Esdra giunge da Babilonia
con la Legge di Mosé e una lettera del re
Artaserse, il re persiano, che gli conferisce il potere di insegnarla e di imporla
(Esd 7, 25-26). La legge promulgata da
Esdra comincia ad essere considerata
«legge di Dio». Verso il 250, quando questo libro viene tradotto in greco, è ormai
considerato da tutti i Giudei come «santo
e opera di Dio» (1 Mac 12,9).
Se vogliamo semplificare le cose
dando delle date, ecco come potremmo
disporre la successione nella composizione dei libri della Bibbia.
1. Dal periodo di Abramo fino al regno
di Davide e Salomone, vengono raccolte e
14 - LA BIBBIA
Ricorda…
n Per interpretare i passi biblici, bisogna tenere presente il genere letterario
in cui sono stati scritti.
n E non dimenticare che la Bibbia è un
tutt’uno: nessun passo biblico dev’essere interpretato isolatamente
n La Bibbia è storia, storia vera, di
popoli e generazioni, storia che, atttraverso diverse tappe mostra lo svolgersi
della storia della Salvezza di DIo attraverso i secoli. Al centro di questa storia
e come realizzazione completa c’è la
venuta di Cristo.
n I libri biblici non sono stati scritti
nell’ordine storico con cui sono inseriti nella nostra Bibbia, ma attraverso
vicende storiche che ne hanno influenzato il contenuto. La Parola di Dio si
mescola con la Storia dell’uomo.
conservate le varie storie della Genesi e le
tradizioni dei patriarchi. Ma sembra che
la prima cosa scritta sia stato il canto di
Debora poi confluito nel libro dei Giudici.
La Genesi comincia a formarsi qui senza
però concludersi.
2. Al tempo di Davide e Salomone e
fino all’Esilio si formano i libri dei profeti, Amos, Michea, Osea, Isaia, Sofonia e
si continua il lavoro sulla Genesi. Inizia il
suo lavoro la corrente sacerdotale.
3. Nell’epoca dell’esilio (586-538 a.C.) si
radunano i Salmi, Ezechiele, la seconda
parte di Isaia.
4. Dopo l’esilio, fino al 300 a.C., si
formano i libri di Aggeo, Zaccaria, Malachia, Giona, il Cantico, Proverbi, Esdra
e Neemia. In questo periodo si conclude
anche la redazione del Pentateuco come
lo possediamo noi oggi.
5. Nei tre secoli che precedono Cristo
si scrivono Maccabei, Tobia, Ecclesiaste,
Ecclesiastico, Sapienza, Gioele, Daniele,
Ester e Giuditta.
Il NT, ma questo lo vedremo a suo
tempo, è stato scritto dagli anni 40/45
d.C, fin verso l’anno 100. n
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La Bibbia - Cap. 3 - Suore della Carità Cristiana