RADUNO DI MEDICI SCRITTORI IN DIFESA E SOSTEGNO DELLA CULTURA
A Torino il 64° convegno nazionale dell’A.M.S.I. con il sostegno della Omceo
e della Fimmg di Torino e Provincia, e del Centro Culturale Pannunzio
di Ernesto Bodini
L’appuntamento di quest’anno (dal 29 al 31 maggio) ha visto riuniti i medici scrittori
italiani nel capoluogo subalpino, ormai un “rituale” degno del più significativo impegno
letterario all’insegna di una passione che va ben al di là del semplice scrivere, e della
propria professione. Chi ancora in attività e chi in pensione, sono oltre una cinquantina i
convenuti da tutta Italia e ciascuno con una o più pubblicazioni. L’incontro, che si è tenuto
nella sala convegni dell’hotel Ambasciatori, organizzato e coordinato dai medici di base
torinesi Patrizia Valpiani e Angelo Gino Torchio, poetessa lei e narratore-saggista lui, ha
impegnato il primo pomeriggio nel corso del quale si sono susseguiti tutti gli autori che
hanno illustrato la propria opera letteraria, un po’ emozionati ma sicuramente orgogliosi di
aver alimentato il proprio bagaglio culturale, e magari con l’illusione di aver contribuito a
“sollecitare” l’interesse per la lettura in tanti giovani (e non) che non ne sanno apprezzare il
valore e l’importanza.
Dopo il saluto del dott. Sergio Marengo, in rappresentanza della Associazione Svizzera e
del presidente dell’Union Mondiale des Ecrivains Médecins (U.M.E.M.), l’inizio ha visto al
podio il dott. Nicola Avellino, presidente dell’A.M.S.I., che ha ricordato i colleghi deceduti
e, in particolare, i fondatori e realizzatori dell’Associazione (nel 1951) tra i quali il dott.
Corrado Tumiati fondatore (1952) della rivista periodica “La Serpe”, e vincitore nel 1931
del Premio Viareggio per la Letteratura. Ha poi preso la parola Mario Costa, medico di base
e presidente della Fimmg Piemonte, che ha evidenziato l’importanza della collegialità tra
colleghi: «Essere medico-scrittore – ha precisato – è motivo di orgoglio perché
sostanzialmente si è narratori-umanisti di fatti e realtà quotidiane, tutti i giorni in
trincea, più vicini al proprio paziente, all’uomo che soffre, traendo da esso insegnamento
e umiltà». Il direttore del Centro Culturale Pannunzio, prof. Pier Franco Quaglieni, ha
proposto una collaborazione tra il Centro e l’Associazione per dare ulteriore spazio ai
medici-scrittori più “significativi”, affinché i valori classici (professionali, culturali e
morali) non vengano meno ma sempre più in linea con la continuità del passato,
abbinando la medicina scientifica alla disciplina letteraria ed umanistica.
Dopo il saluto della dott.ssa Ornella Bertoldini, presidente del
“Premio Città di Arona”, è intervenuta Margherita Oggero,
scrittrice torinese, già insegnante di Lettere, acclamata per il
suo ultimo libro “La ragazza di fronte” (Ed. Mondadori);
quindi la volta del dott. Gianfranco Brini con una serie di
racconti brevi (“short story”) che ha precisato: “… scrivere un
racconto breve in cui ci sono più protagonisti non è facile ma
al tempo stesso dà emozione…”; Rina Muscia si è presentata
con alcune considerazioni sulla poesia classica, non scevra di brividi e stupori; mentre
Enrico Riggi (medico dentista torinese) ha attirato l’attenzione precisando che il racconto
(in quanto arte) è un “richiamo”, e per questo ha scritto il romanzo “Voglio morire in un
giorno di sole”, ambientato in posti lontani dove avviene il rapimento di una équipe
medica per essere costretta a trapianti umani clandestini. Giuseppe Ruggeri è autore del
giallo “L’ovale perfetto”, un noir di indagine che si ispira al delitto di Marta Russo
avvenuto a Roma nel 1997; Carlo Capelli, autore di due libri sulla storica Ascoli Piceno, un
vero e proprio studio della conoscenza dell’Italia antica; il ginecologo Romano Forleo ha
presentato due opere, una di medicina divulgativa dal titolo “Il mio amore storico” (primo
ginecologo della storia) e una dal taglio politico intitolata “Duemilatrentatre”, offrendo
una visione ottimistica dell’umanità del prossimo ventennio.
Il torinese Marco Marchetto ha presentato due modeste ma simpatiche pubblicazioni di
carattere storico e di utilità pratica; Alessandro Boidi Trotti, alla sua prima esperienza di
narrativa dopo essere andato in pensione, ha fatto conoscere la storia di un medico
oncologo; mentre l’ultra ottantenne Ezio Del Ponte ha illustrato “Emicrania e Biliardo.
Viaggio tra neuroscienze, emicrania e sport (con un pizzico di filosofia”, una rassegna
critico-divulgativa condotta in modo inusuale di un argomento che, secondo l’autore, per
via della carenza di rimedi medici più efficaci, la pratica sportiva, adeguata all’età condotta
anche molto avanti negli anni, rappresenta il miglior rimedio per la prevenzione
dell’atrofia cerebrale senile. Ha poi concluso il dottor Nicola Avellino con l’opera “Padre
Lodovico da Casoria e Bartolo Longo”, una raccolta di appunti storici e biografici, ma
anche di personali considerazioni su due grandi pilastri della carità, gloriosi pionieri
dell’800 napoletano. Sono poi proseguite le presentazioni delle opere di narrativa degli
autori Dino La Selva, Elena Cerutti, Gennaro Pasquariello, Renato Cimino, Silvana Melas,
Pasquale Russo, Cristina Negri, e Patrizia Valpiani (tesoriera dell’Associazione) con il
libretto di poesie “Anima nuda”, una raccolta di liriche tra il 2013 e il 2014.
Intervista al dottor Nicola Avellino
Classe 1934, un attento osservatore della cultura partenopea, e
da nove anni presidente dell’Associazione Medici Scrittori Italiani
Dottor Avellino, per quanti anni ha esercitato la
professione?
“Per ben 55 anni. Ho praticato la chirurgia e l’anestesiologia,
ho svolto il ruolo di ufficiale sanitario a Pompei per 13 anni;
per 28 mesi sono stato medico sull’Unità Navale Missilistica
Italiana “Giuseppe Garibaldi”, e in seguito medico della
mutua. Ma al di là delle soddisfazioni professionali l’aspetto
più “intimo e affettivo” del mio percorso esistenziale riguarda
il fatto che, ancora giovane medico, ebbi l’opportunità di anestetizzare una giovane ragazza
che non conoscevo, e che in seguito divenne mia moglie”
Quando e come è nata la sua passione per scrivere?
“Ricordo di essere stato orientato, già dai primi anni della scuola, da una insegnante di
profonda cultura, il cui stimolo per la letteratura e la cultura in generale mi ha portato a
frequentare il liceo classico. Nel tempo si è sempre informata del mio percorso scolastico
ed accademico, ed è nel 1951 che ho acquistato il primo volumetto di Plauto che mi ha
“ispirato” ulteriormente ad approfondire il mio interesse per la storia dell’antichità”
Ma quale, in particolare, la materia di suo maggior interesse?
“Il dialetto napoletano… Una lingua, a mio dire, ricca di belle parole, per certi versi
intraducibili…, e proprio per questo particolarmente apprezzabile… Totò insegna”
Da quando è presidente dell’A.M.S.I.?
“Dal 2006. Fondata oltre sessant’anni fa, è una associazione che merita annoverare i suoi
pionieri come il senatore Aldo Spallicci (1886-1973), Corrado Tumiati quale fondatore
della nostra rivista periodica “La Serpe”, e vincitore (nel 1931) del Premio Viareggio per la
Letteratura; Carlo Levi (1902-1975); Eleonora Rosanigo ed altri notevoli personaggi di
profonda cultura umanistica”
Quali sono le finalità dell’A.M.S.I.?
“Noi siamo medici umanisti, e ogni volta che ci riuniamo è una “agape fraterna”, ci
rivolgiamo l’un l’altro con il Tu confidenziale e un abbraccio e, se qualcuno di noi ha
qualche “difetto” lo ignoriamo per carità cristiana e, tutto questo, all’insegna del nostro
prosieguo professionale e dell’amore per la letteratura e la cultura in generale”
Cosa significa per un medico essere anche un “letterato”?
“È un vantaggio e motivo di orgoglio essere un medico-scrittore e non uno scrittoremedico, come affermava il senatore Spallicci, un cultore che possiede una umanità come
riverbero ancestrale ereditato dai propri studi e dalla saggezza degli antichi che
“restituiamo” (scrivendo) ai nostri fruitori con maggior gradevolezza…”
Secondo lei come è visto, oggi, dai pazienti un medico particolarmente colto?
“Credo che non ci sia bisogno di particolari spiegazioni perché sono certo sia facile dedurre
che non di rado, oggi come ieri, i pazienti talvolta interpellano il medico non solo per
motivi di salute, ma anche per questioni che vanno al di là delle sue specifiche competenze,
e questo, fa riflettere…”
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