RIVISTA DEI RELIGIOSI,
DELLE RELIGIOSE
E DELLA GENTE
DELLA «SACRA FAMIGLIA»
Rivista periodica anno 2015, Poste Italiane s.p.a.
Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003
(conv. In L. 27/02/2004 n 46) art. 1, comma 2
DCB (filiale di Bergamo)
anno 96 - numero 170
famiglia
03
2015
nostra
maggio
agosto
Lezioni di cibo
Lezioni di vita
Lezioni di cibo, lezioni di vita
1
EDITORIALE
famiglia
nostra
N
Cari amici lettori,
il numero della Rivista che state per leggere è come sempre – un nostro modo familiare di entrare
nelle vostre case per raccontarvi alcune delle nostre
esperienze, e di scavare dentro di esse per scoprire
come il Signore ci chiama e ci invia.
Partiamo da alcune provocazioni che l’esposizione
internazionale di Milano fa arrivare a noi, come
persone, come cristiani e come educatori. Continuiamo
anche il cammino che ci porta verso la conclusione del
Sinodo sulla Famiglia e l’anniversario della nascita
della Fondatrice.
Seguono poi tante storie di vita, di famiglia e
di educazione che in questa primavera e nei primi
tempi dell’estate hanno arricchito le nostre comunità
in Italia, in Brasile e in Mozambico.
Per noi religiosi e religiose della Sacra Famiglia
diventa sempre più chiaro che non possiamo sotterrare
il dono che lo Spirito Santo ha fatto un secolo e mezzo
fa a Santa Paola Elisabetta Cerioli, ma lo dobbiamo
scoprire e valorizzare sempre meglio: lo potremo
fare grazie alla comunione e alla collaborazione con
i genitori e i figli che ogni giorno incontriamo nei
nostri centri educativi e nelle nostre parrocchie.
Il nostro augurio e la nostra speranza è che
anche la lettura della Rivista tenga vivo in ciascuno
di voi il desiderio di prendere parte a questa bella
avventura educativa: non per quello che ha, ma per
quello che è.
Famiglia Nostra
2
on so se nelle precedenti edizioni
dell’Expo era presente la Santa Sede.
Nell’edizione milanese di quest’anno
il padiglione bianco e giallo del Vaticano può suscitare qualche perplessità e qualche domanda.
Visitandolo non si è attratti dagli “effetti speciali” di alcuni altri padiglioni né dalla ricercatezza della struttura. Alle pareti di una grande
sala rettangolare troviamo una tela di Tintoretto
(che rappresenta l’ultima cena) e grandi immagini di varie parti del mondo che illustrano la
dimensione ecologica, economica, educativa e
religiosa del cibo. Al centro, su una grande tavola
sono proiettati gli ambiti della vita quotidiana in
cui si può agire responsabilmente per cambiare il
mondo. All’uscita chi vuole può lasciare un contributo, che sarà usato per soccorrere i bambini e
le famiglie dei profughi in Giordania.
Perché la Chiesa cattolica ha voluto essere
presente all’Expo? Perché dove si tratta di cibo,
del modo di produrlo e di distribuirlo, i cristiani
si sentono chiamati in causa, perché custodiscono
un tesoro - il Vangelo di Gesù – che ha nel suo
centro una cena e parla della fine dei tempi come
un banchetto festivo.
Le pagine del Vangelo sono piene di storie di
banchetti, di persone che mangiano. Nel Vangelo
secondo Giovanni Gesù inaugura la sua missione
ad un banchetto di nozze ; nel Vangelo di Luca
il saluto finale di Gesù Risorto avviene subito
dopo una cena con loro. Molte volte il vangelo ci
presenta Gesù seduto a mensa, non solo condividendo la gioia di stare insieme, ma manifestando
– scandalosamente – il desiderio di Dio di fare
comunione con chi è considerato più lontano da
Lui, cioè i peccatori. In più di una occasione Gesù
oltre ad insegnare con la parola si preoccupa di
sfamare le persone che lo seguono, e lo fa distribuendo pochi pani e pesci per migliaia di persone.
A chi lo cerca do nuovo dopo aver mangiato i
pani rivela: io sono il pane della vita, chi mangia
di me vivrà in pienezza. La sera prima di morire
Gesù celebra con gli apostoli la cena pasquale, e
famiglianostra | Maggio - Agosto 2015
LEZIONI DI CIBO, LEZIONI DI VITA
C’è un rapporto tra il modo di mangiare,
la fede cristiana e l’educazione dei nostri figli?
fa del pane e del vino il memoriale perenne della sua vita
donata al Padre e ai fratelli per amore.
Potremmo quasi dire che Dio mandando il suo Figlio
Gesù insegna all’uomo come si deve mangiare da uomini,
per diventare ciò che siamo chiamati ad essere. Attraverso
il suo modo di mangiare l’uomo rivela chi è e come vede la
vita. Ci sono molti comportamenti legati al cibo che manifestano un deficit di umanità: quando uno mangia più
di quello di cui ha bisogno; quando mangia ciò che non ha
guadagnato con il suo lavoro; quando mangia sprecando
e gettando il cibo che potrebbe servire per altri; quando,
mentre mangia, è preoccupato solo di accumulare per sé e
non si accorge che vicino a lui c’è chi non ha da mangiare.
Nel Vangelo Gesù ci insegna come si mangia da figli
di Dio. Ci insegna a riconoscere che il cibo, anche se frutto
del nostro lavoro, è sempre un dono di Dio, di cui essere
grati (per questo ci insegna a chiedere al Padre: “dacci
oggi il nostro pane quotidiano”). Ci insegna che il cibo,
pur indispensabile per vivere, non è un assoluto, che c’è
qualcosa di più importante (per questo risponde a satana
nel deserto: “non di solo pane vive l’uomo”). Ci insegna a
fare del cibo uno strumento al servizio della comunione
con tutti, anche con chi è diverso e lontano; ci insegna a
raccogliere il cibo che avanza, perché può dare ancora vita.
Gesù, dopo aver imparato a Nazaret a mangiare da
uomo, non ha trovato migliore sacramento (segno visibile)
del suo dono d’amore che il pane spezzato e condiviso con
chi amava. I cristiani nel loro incontro che li contraddistingue come discepoli del Signore, si riuniscono attorno
a un grande tavolo (nelle Chiese spesso l’altare ha perso
questo aspetto, ma rimane pur sempre una mensa): su di
esso Gesù si dona nel pane e nel vino, e chiede ai suoi discepoli di fare come ha fatto Lui, cioè donare a loro volta
la propria vita come cibo per gli altri. L’eucaristia non ci
insegna ad adorare un Dio lontano e invisibile, ma a condividere quello che siamo e abbiamo con chi è vicino a noi,
imitando la vita di Gesù.
L’esposizione internazionale di Milano dedicata al
tema del cibo ci sta ricordando alcuni dati relativi al modi
di mangiare e di gestire le risorse alimentari nel mondo
che fanno molto pensare: ci sono più di 800.000 milioni
di persone nel mondo che soffrono gravemente la fame;
ci sono due miliardi di persone che si alimentano al di
sotto del di quanto è necessario per una vita salutare; e ci
Lezioni di cibo, lezioni di vita
sono molti milioni di persone che soffrono per problemi di eccesso
di cibo. Quello che più colpisce è sentire che basterebbe un terzo
delle tonnellate di cibo che ogni giorno si buttano via per sfamare i
milioni di persone che non hanno cibo. Il miracolo del pane è possibile anche oggi: basta voler essere uomini, basta non illudersi che se
stiamo bene noi stanno bene tutti.
La Congregazione della Sacra Famiglia esiste nel mondo e nella
Chiesa perché Santa Paola Elisabetta ha aperto la sua vita e il suo
palazzo ai bambini senza educazione: mentre dava loro un cibo e un
tetto, li educava a guardare la vita come un dono di Dio, di cui ringraziare e da condividere con gli altri. Oggi noi continuiamo questa
missione: essa consiste nell’educare i genitori e i loro figli a guardare
la vita e il mondo con lo stesso sguardo di Gesù. Fa parte di questa
educazione anche imparare a mangiare come ci ha insegnato Gesù.
Si comincia dai gesti semplici e concreti, che qualcuno di noi ha
imparato e che forse stiamo disimparando un po’ tutti: ringraziare
Dio con una piccola preghiera prima di iniziare un pasto; mangiare
“insieme” in famiglia (e non solo “vicini”), senza estraniarsi in conversazioni virtuali; mangiare secondo la giusta necessità, evitando di
sprecare gli alimenti; rinunciare a qualche cosa della nostra tavola
per aiutare chi non ha una tavola e un alimento sano.
Questo significa vivere da cristiani: riconoscere che quanto siamo
e abbiamo è frutto di un dono d’amore gratuito, e non qualcosa di
semplicemente dovuto; condividerlo con chi ne ha bisogno, affinché
mentre mangiamo diventiamo più uomini, cioè più fratelli e compagni gli uni degli altri.
È significativo che il “padiglione zero” accolga i visitatori di Expo
con il titolo: Divinus halitus terrae. Ci ricorda che la terra e l’umanità non si sostengono soltanto con il cibo: il “soffio divino” che li
abita ricorda continuamente che il cibo è frutto e segno dell’amore
e soltanto se donato, ricevuto e condiviso con amore può saziare
veramente la fame dell’uomo, di tutti gli uomini della terra.
3
IL VANGELO DELLA FAMIGLIA:
L’AMORE DI COPPIA
di Alessandro Bergami
Una Chiesa “in uscita”, e quindi aperta alla lettura delle complessità sociali, è
chiamata a trovare un linguaggio nuovo, capace di comprendere ed esprimere
compiutamente la complessità delle architetture familiari odierne, agevolando
così l’opera di accompagnamento degli
individui verso un “discernimento” efficace della strada da seguire per realizzare
in maniera positiva e feconda l’amore che
vivono. Ma un linguaggio simile non può
che nascere da una riflessione articolata,
cui una Chiesa non normativa e non giudicante - poiché impegnata ad affiancare
e ad orientare quanti non riescono più a
districarsi dal groviglio problematico delle
realtà familiari contemporanee - deve approdare, partendo da un interrogativo che
tenga conto delle fasi evolutive della vita
di coppia, radice e nucleo di ogni famiglia. Che cosa spinge due sconosciuti ad
abbandonare il porto sicuro delle proprie
“singolarità” per accogliere la bellezza, ma
parallelamente anche il rischio, che nascono dal desiderio di intrecciare la propria
vita con quella dell’altro? Solo il potente
richiamo dell’Amore.
Tema da sempre annoverato tra quelli
maggiormente riflettuti e dibattuti nei disparati ambiti del sapere umano, l’amore
ha incuriosito l’arte, la letteratura, la filosofia, la teologia, la psicologia e, in tempi
più recenti, perfino la scienza, coinvolte nel
tentativo di spiegare l’origine e la potenza
di questo straordinario sentimento, la cui
“materializzazione” ha accompagnato l’umanità fin dal suo primo vagito. Che sia
la risultante di una reazione chimica prodotta dal cervello umano o un imperscrutabile moto dell’anima, di sicuro l’amore
- che attraverso le sue gioie e i suoi dolori
signoreggia buona parte dei nostri pensieri, colora i nostri sogni e, in modo più o
meno consapevole, influenza molte delle
nostre scelte - è una delle manifestazioni
più alte con cui l’essere umano esprime la
4
Nel mese di ottobre si realizzerà
a Roma il Sinodo dei vescovi
dedicato alla famiglia.
Avrà come tema:
la vocazione e
la missione della famiglia
nella Chiesa e nel mondo
contemporaneo.
4
Con questa serie di articoli
desideriamo tenere aperta la
riflessione su un valore che
per l’umanità e la fede cristiana
sta alla base di ogni cammino
veramente umano.
Santa Paola Elisabetta Cerioli
ha vissuto e indicato la famiglia
come il fine di ogni buona
educazione e il mezzo per
la “riforma cristiana” della società,
cioè la costruzione di un mondo
a misura umana
perché modellato
sul progetto di Dio.
nobiltà della propria natura nell’abbattere
le barriere della solitudine. La funzione
relazionale dell’amore, la cui “generatività” è alla base dei rapporti familiari prima
e sociali poi, è nitidamente esemplificata
dal rapporto di coppia. Infatti, l’uomo e la
donna, descritti dal mito di Platone come
il volto maschile e femminile dell’umano
scisso in due, sperimentano una forte tensione verso la completezza: tensione che
vive nella spontaneità e nell’indomabilità
iniziali dell’innamoramento, da cui l’essere
umano riceve la spinta ad uscire da se stesso, per compiere la ricerca dell’altro con cui
confrontarsi e completarsi. Una pienezza
destinata, però, a realizzarsi solo in un incontro che ha la volontà e la forza di evolversi in un rapporto capace di travalicare
i confini della passione e dell’emozione
inebriante, per radicarsi nei solidi terreni
della comprensione profonda maturata
all’interno di un dialogo acceso e costante
con l’altro. L’altro che, completandoci, ci
rende cerchi perfetti, rinforzando la nostra presenza, come ci ricordano le parole
di Charlotte Brontë:
“Essere insieme equivale per noi a sentirsi
al tempo stesso liberi come in solitudine e
lieti come in compagnia. Parliamo tutto il
giorno e parlare tra noi non è altro che un
modo più animato e percepibile di pensare. Io ripongo in lui tutta la mia fiducia ed
egli ha riposto in me la sua; i nostri caratteri sono fatti l’uno per l’altra e ne risulta
un accordo perfetto”.
La prossimità intima con l’altro, alimentata da un’intensa affinità comunicativa, ha
in sé il seme della generatività, da cui la
coppia, aprendosi a scenari fecondi di vita,
riceve la spinta per gettare le fondamenta
di una nuova famiglia, quale spazio creativo entro cui custodire e coltivare il proprio
sentimento, perpetuato nell’estensione di
un’unione che si incarna nella vita dei figli.
Ne consegue un intreccio di rapporti fondati sull’amore, che modellano la fisionofamiglianostra | Maggio - Agosto 2015
mia della famiglia contemporanea, definita per questo “affettiva”. Un modello familiare qualificato dalla spontaneità
e dall’autenticità dei legami, lontani dalle logiche di calcolo
e di interesse sociale che caratterizzavano le famiglie tradizionali, da cui esse, però, traevano la loro forza e solidità.
Oggi, invece, la famiglia, nascendo come concretizzazione
del sentimento coniugale, risulta più vulnerabile ed esposta
al rischio di una scomposizione, essendo maggiormente suscettibile alle volubili dinamiche emozionali e affettive della
vita di coppia. Tuttavia, siamo portati a credere che, accanto
alla sua intrinseca fragilità, in parallelo, come due facce della
stessa medaglia, risieda proprio nella natura “affettiva” della
famiglia anche la sua forza. Infatti, se l’amore ha in seno la
spinta propulsiva che strappa l’essere umano dalla solitudine
originaria della sua individualità, catapultandolo sull’impervio sentiero della ricerca e dell’incontro con l’altro, non può
che contenere anche la soluzione per abbattere infinite volte
i muri di silenzi che l’abitudine e l’eccessiva sicurezza, scaturite da rapporti consolidati e dati per “certi”, rischiano di
innalzare tra coloro che una volta avrebbero attraversato gli
oceani del tempo e percorso distanze siderali, pur di incontrare qualcuno a cui tenere la mano e a cui dire “Ti voglio
con me, non te ne andare”.
“E d’allora sono perché tu sei,
e d’allora sei, sono e siamo,
e per amore sarò,
sarai, saremo”
(Pablo Neruda)
Lezioni di cibo, lezioni di vita
5
200
LA “MIA NUOVA FAMIGLIA”
di p. Gianmario Monza
BICENTENARIO DELLA NASCITA
1816 S. PAOLA ELISABETTA CERIOLI 2016
In preparazione al 200 anniversario di nascita di
Santa Paola Elisabetta, nostra Fondatrice, continuiamo a raccontare le tappe principali della sua vita
evangelica.
200
BICENTENARIO DELLA NASCITA
1816 S. PAOLA ELISABETTA CERIOLI 2016
Madre Cerioli, ormai fatta nuovamente madre, si avvia nel
1857 a fondare il ramo femminile delle Sorelle e madri della
S. Famiglia, mentre i Fratelli e di Padri nasceranno il 4 novembre 1863. La Fondatrice traspone in un modo davvero
stupendo e pressoché unico la sua esperienza di famiglia e
di mamma in quella degli istituti religiosi che va fondando.
Iniziando il libretto dell’Impianto, dove esplicita il suo progetto, scrive: «Il Signore consegnò e affidò alla nostra piccola società l’educazione e l’avvenire delle povere Figlie di
S. Giuseppe, onde queste allevate ed istruite ad un’arte sì
ricca e feconda di tanti vantaggi, come è l’arte di coltivare
i campi, educate nella semplicità e nell’innocenza con massime e sentimenti conformi alla loro professione, possano
poi spargersi un giorno pel mondo qual semente caduta dal
Cielo e restituire con l’amore alla fatica ed il gusto alla vita
campestre l’innocenza dei costumi, la semplicità nelle maniere, la buona fede delle parole, l’abbondanza e la pace nelle
famiglie e così arrivare a quell’unica felicità campestre, la
quale ci conduca poi e ci guidi facilmente a quell’altra perenne e inalterabile su nel Cielo».
6
Questa sua “nuova famiglia” è chiamata a vivere nel modo
più alto possibile la carità fraterna, l’amore evangelico: tale
amore sarà il fondamento su cui si innalzerà l’edificio. Anzi,
non solo il fondamento ma anche il suo cuore pulsante, ciò
che la mantiene in vita ed anche il suo fine, il suo punto di
arrivo, senza il quale la stessa missione di dare avvenire a chi
non ne ha potrebbe miseramente fallire.
A questo proposito madre Cerioli ha scritto: «La vostra carità sarà vera e reale se da chi riceverete un torto, risponderete con una cortesia o con un sorriso. Se sacrificherete i
vostri gusti e le vostre inclinazioni a quelli delle vostre compagne, per mantenere tra esse la pace e la concordia, senza
badare se esse lo meritano o no, se sono maggiori o minori.
La carità vera è quando non si biasimano i fatti o detti altrui
e non si ascolta biasimare da altri, di maniera che si possa
dire di noi, come si diceva di S. Teresa, che “dove era lei, tutti
avevano sicure le spalle”.
Non lasciatevi accecare dalle vostre passioni, e non guardate
a sacrifici, a ripugnanze, a geni, a contrarietà per mantenerla
sempre viva tra di voi. Estirpate quei piccoli risentimenti,
quelle mormorazioni o biasimi, quel giudicare sinistramente; moderate quell’affezione e quella sensibilità naturale, rettificate quell’intenzione... e voi avrete la vera carità, la carità
insegnataci e comandataci da Gesù Cristo.
Oh carità, virtù preziosa, virtù divina, legame dei cuori, felicità delle case religiose! Beata quella casa, beato quell’Istituto ove l’amore regna scambievole, vivo e durevole!... Il
Signore farà in esso la sua dimora resisterà fermo agli urti
ed alle violenze dei cattivi, se mai volessero scuoterlo, sarà
di rabbia ai demoni che non potranno in esso far dimora, e
di gaudio e compiacenza agli Angeli del Cielo. Guardatevi
dunque dal proferire parola in aggravio delle vostre Sorelle:
parlatene poco e quel poco sempre in bene, né sopportate che altre in vostra presenza osino farne mormorazione.
Rimarcandovi tra di voi qualche difetto, avvertitevi vicendevolmente, secondo il grado e l’età, ma con somma carità
e dolcezza».
Da questo amore evangelico, attinto al Cuore di Gesù, e
vissuto nella sua nuova famiglia, scaturisce la missione di
evangelizzare educando in un mondo che cambia, di cui paleremo nel prossimo articolo, delineando alcuni tratti dello
stile educativo di Santa Paola Elisabetta.
famiglianostra | Maggio - Agosto 2015
CERCARE INSIEME LA STRADA
A cura della Segreteria generale
trovano: il Carisma
Nella lettera per
della Congregazione
l’anno della Vita
è vivo solo quando si
Consacrata
papa
pone concretamente
Francesco ci ha rial servizio del progetvolto un invito molto
forte: «Vivete la mito pastorale di ogni
Chiesa locale, guidastica dell’incontro: la
capacità di sentire,
ta dal suo Vescovo.
di ascolto delle altre
Infine, l’ultimo ma
persone. La capacità
decisivo cardine che
di cercare insieme la
sostiene la vita delstrada, il metodo».
la Congregazione è
Un’opportunità con- Si è svolta a fine giugno a S. Brigida, nella casa di spiritualità delle Suore della Sacra l’ascolto e la rispocreta per raccogliere Famiglia, la Consulta generale della Congregazione, un incontro tra le varie comunità sta alle necessità del
questa raccomanda- per la revisione del cammino indicato dal Capitolo generale del 2013.
mondo, nel nostro
caso in modo partizione l’abbiamo avuta in occasione della Consulta generale, alla quale hanno
colare delle famiglie. La Chiesa ce li ricorda, anche attrapartecipato circa metà dei confratelli della Congregazione,
verso il cammino del Sinodo, che nell’ottobre ci ha detto:
provenienti dalle tre Aree geografiche in cui si trovano a
“una delle sfide fondamentali davanti alla quale si trovano
svolgere la loro missione. Nella verifica e nella programmale famiglie di oggi é senza dubbio quella educativa, la quale
é diventata ancora più esigente e complessa a causa della
zione del cammino comune abbiamo preso come bussola i
realtà culturale contemporanea e della grande influenza dei
criteri del rinnovamento che il Concilio Vaticano secondo
mezzi di comunicazione”.
ci ha offerto all’inizio del documento Perfectae Caritatis,
dedicato alla Vita religiosa.
La nostra Fondatrice è stata colpita dalla situazione dei bamIl primo passo di ogni progetto e verifica è l’ascolto delbini poveri senza famiglia e educazione, che vedeva attorno
a sé. Papa Francesco ci ha ricordato recentemente che anche
la Parola del Signore: essa contiene la ragione per la quale
oggi questo grido sale a Dio e non può restare inascoltato:
persone come noi, invece di formare una famiglia propria e
dedicarsi a un progetto personale di vita, si uniscono tra loro
“Mi riferisco alla passione dei bambini. Ogni bambino
per collaborare con il progetto di Dio sull’umanità. Mettenemarginato, abbandonato, che vive per strada mendicando e
do in comune qualcosa di quanto la Parola dice a ciascuno,
con ogni genere di espedienti, senza scuola, senza cure meci scopriamo tutti fratelli e corresponsabili del dono che Dio
diche, è un grido che sale a Dio e che accusa il sistema che
ha messo nelle nostre mani per il bene di coloro che hanno
noi adulti abbiamo costruito. Ma anche nei Paesi cosiddetti
bisogno del suo amore.
ricchi tanti bambini vivono drammi che li segnano in modo
pesante, a causa della crisi della famiglia, dei vuoti educativi
Insieme al Vangelo, leggiamo e interpretiamo la storia di
e di condizioni di vita a volte disumane. In ogni caso sono
fede di Santa Paola Elisabetta, che ha dato inizio nella
infanzie violate nel corpo e nell’anima. Ma nessuno di queChiesa alla nostra Congregazione: lei ci esorta a vivere secondo lo spirito che ha unito e sostenuto la Santa Famisti bambini è dimenticato dal Padre che è nei cieli! Nessuna
delle loro lacrime va perduta! Come neppure va perduta la
glia di Nazaret. Per questo ci parla spesso dello “spirito di
nostra responsabilità, la responsabilità sociale delle persone,
famiglia”, che deve animare i nostri rapporti in comunità
di ognuno di noi, e dei Paesi.”
e orientare la nostra testimonianza del Vangelo e le opere
educative che realizziamo.
La strada per rispondere al Signore c’è: la possiamo percorL’altro cardine del cammino di una Congregazione religiosa
rere se, guardandola, sentiamo crescere tra noi e le famiglie
è la comunione con le Diocesi in cui le nostre comunità si
che ci frequentano la comunione e l’aiuto reciproco.
Lezioni di cibo, lezioni di vita
7
UN’ESPERIENZA DI CONDIVISIONE
La Comunità religiosa di Orzinuovi e la Compagnia Teatrale QDV
Nella nostra Scuola e Centro Educativo S. P. E. Cerioli di
Orzinuovi sono cresciuti nel corso di questi anni legami
e amicizie tra le famiglie e con la Comunità religiosa. Un
piccolo gruppo di famiglie, in forma semplice, con lo scopo ‘costruire’ un musical a 360 gradi, vive da diversi anni
un’esperienza di condivisione e di fede molto positiva. L’esperienza raccoglie gli adulti insieme a bambini, ragazzi,
giovani che si dedicano lungo l’intero anno scolastico alla
preparazione di un ‘nuovo’ musical, mentre continuano le
repliche del musical dell’anno precedente.
La nostra Scuola ha sempre creduto che l’educazione e
la crescita di un figlio sono tanto più benefiche e salutari
quanto più famiglia e scuola ‘si affidano’ e si apprezzano
l’un l’altra per il bene dei figli. È una legge della vita che
ogni figlio venga cresciuto ed educato dalla propria famiglia ma insieme alle altre figure che egli incontra nel suo
percorso di vita.
La Compagnia Teatrale “Quelli del Venerdì” (=QDV ) –
così si chiama questo gruppo- nasce all’interno del contesto della nostra Scuola e Centro educativo, come approfondimento dei corsi extra-scolastici (musica, teatro,
danza, sport) di CreativaMente. Il gruppo è davvero molto
ricco ed eterogeneo: accanto ai 40 giovani attori e ballerini,
si affianca la preziosa presenza del coro In-Canto e di nu-
8
merosi scenografi e collaboratori (parrucchieri, costumisti,
fotografi, …) per un totale di un centinaio di persone coinvolte. Ciò che sorprende è che, nonostante tutte queste
diversità, si respira un armonioso equilibrio in cui ciascuno riesce a trovare il suo posto e a esprimersi al meglio
delle sue capacità. Questa fitta rete relazionale si inserisce
a pieno titolo da ormai sei anni nel progetto educativo e
formativo della Scuola.
Il ”taglio educativo” è ciò che sta alla base di ogni musical
e della ‘riscrittura’ originale che registi e coreografi fanno
delle storie scelte di anno in anno. Dopo gli ultimi successi
di Pinocchio (2013) e di Alice nel Paese delle Meraviglie
(2014), il QDV ha presentato nel mese di maggio il suo
nuovo spettacolo: HERCULES, come si diventa un vero
eroe? Uno spettacolo davvero… epico!
Così, nella cornice di educando festival -il festival che raccoglie attorno alla cifra dell’educare figli, l’energia che la
‘compagnia con loro nella crescita’ risveglia nella Scuola e
nella vita- siamo stati trascinati nella Grecia antica. Scenografie, costumi e acconciature impeccabili hanno saputo trascinare il pubblico in quel mondo, facendo vivere i
miti e le leggende classici, ai quali lo spettacolo si ispira
minuziosamente. Colonne maestose, mostri spaventosi e
titani mozzafiato: da rimanere a bocca aperta! Le imprese
famiglianostra | Maggio - Agosto 2015
di Ercole hanno rapito gli spettatori per condurli sull’Olimpo, passando dagli Inferi e da mitiche realtà! La fatica
più ardua è stata scoprire come si diventa un vero eroe…
Per trovare la risposta, il nostro megafusto Hercules ha
avuto bisogno non solo della sua forza leggendaria, ma ha
dovuto essere così coraggioso da riuscire a scavare dentro
se stesso…
Nelle quattro serate dello spettacolo si sono viste circa
1800 persone: numerosi presenti hanno rivissuto con noi
le gesta del giovane uomo, che lungo il suo percorso verso
l’Olimpo, ci ha aiutato a scoprire il grande potenziale nascosto in ciascuno di noi.
Se vi siete persi lo spettacolo niente paura perché stiamo
già organizzando le numerose repliche negli oratori e nelle
piazze dei comuni! Il 26 Settembre replicheremo il musical di Alice nel Paese delle Meraviglie presso il teatro
dell’Oratorio di Offanengo; il 7 Novembre saremo in scena con Hercules nel prestigioso teatro di Travagliato.
Oltre alla fitta tournée di Hercules, fervono già i preparativi per il musical 2016: Shrek, grazie al quale cercheremo
insieme di imparare che le apparenze talvolta ingannano e
che è la bellezza interiore ciò che conta veramente.
Famiglie, figli,
e
Comunità religiosa
l’esperienza
del
Musical
Crediamo che la ‘crescita’ del carisma della Cerioli passi
anche attraverso sinergia e condivisione di religiosi/religiose con le famiglie e con la famiglia più grande del mondo. E pertanto i prossimi anniversari della nascita e della
morte della nostra Fondatrice potranno diventare l’occasione per riscoprire vita, fede e metodo educativo della Cerioli, per riflettere sullo stile di vita della Santa Famiglia
di Gesù, per prendersi cura dei bambini che non possono
più godere di un papà e una mamma. Come Comunità
religiosa ci piacerebbe fare più spazio alle famiglie nei nostri cuori e nelle nostre scuole: non solo negli ambiti celebrativi e organizzativi, ma anche nella condivisione della
stessa fede, dello stesso umano comune e del carisma della
Cerioli. Collaborando magari a costruire qualcosa insieme
per gli altri.
PER SAPERNE DI PIÙ:
tenetevi aggiornati sui tanti eventi del QDV consultando la
pagina Facebook Compagnia Teatrale Quelli Del Venerdì QDV; oppure contattando il 3351402647,
o via mail [email protected]
Lezioni di cibo, lezioni di vita
9
SUI PASSI DELLA DIVINA MISERICORDIA
Di Luca Bergamaschi
Per la comunità cristiana del Santuario Madonna della
Bozzola il tempo pasquale è stato caratterizzato da un pellegrinaggio in Polonia sulle orme di S. Faustina Kowalska,
S. Massimiliano Maria Kolbe e S. Giovanni Paolo II, che
si è svolto nei giorni dal 14 al 17 Maggio.
Un gruppo di circa 50 pellegrini, guidati da p. Giovanni
con i seminaristi della Sacra Famiglia, è decollato da Linate con destinazione Varsavia, per realizzare quello che in
Santuario è stato definito il pellegrinaggio “della Divina
Misericordia”. Sono stati giorni molto intensi, con spostamenti in pullman anche di diverse centinaia di chilometri,
ma ciò non ha certo diminuito l’entusiasmo nè la carica
spirituale che il pellegrinaggio ha lasciato in eredità a ciascun pellegrino.
La prima tappa è stata la visita di Glogowiec, paese natale
di S. Faustina, con la sua casa e la chiesa
parrocchiale,
10
dove ella ha ricevuto il battesimo e la prima comunione.
È stata una grande emozione poter vedere i luoghi dove
la Segretaria della Divina Misericordia ha mosso i primi
passi e l’atmosfera che si è respirata è stata di grande pace
e serenità. La prima giornata si è conclusa con la visita al
cimitero del paese sulla tomba dei genitori di
S. Faustina.
Il venerdì mattina ci siamo spostati a Teresin, al cui interno si trova
Niepokalanow (che significa “cittá
dell’Immacolata”), fondata nel
1927 da S. Massimiliano
famiglianostra | Maggio - Agosto 2015
Maria Kolbe, dove vi costruì un convento e una casa editrice. Una delle tante attività di evangelizzazione promosse
dal santo polacco fu quella del giornalino dal titolo Il cavaliere dell’immacolata, il quale raggiunse le 750.000 copie
al mese. Il momento più intenso è stato la visita al museo
all’interno del plesso, dove sono esposti la sua divisa e alcuni suoi oggetti risalenti alla prigionia nel campo di
sterminio di Auschwitz. La preghiera nella basilica minore adiacente al convento ha concluso
la visita.
Nel pomeriggio ci siamo recati a Jasna
Gora (che significa “monte chiaro”)
al Santuario di Czestochowa,
Lezioni di cibo, lezioni di vita
sede del celebre quadro della Madonna Nera. Il complesso
è davvero imponente con la basilica, diverse altre cappelle,
la sede della radio, la sala del tesoro, il museo e molti posti letto. Senza dubbio la supplica serale davanti al quadro
della Madonna Nera, che sancisce il termine della giornata, è stato un momento di grande condivisione nella fede; è
stato bellissimo vedere persone di lingue differenti pregare
tutte insieme nello steso momento.
La mattina di sabato ci siamo recati a Wadowice, città
natale di S. Giovanni Paolo II, dove abbiamo visitato la
chiesa parrocchiale e la sua casa natale trasformata in uno
splendido museo, in cui è conservata, tra tanti altri oggetti,
anche la pistola dell’attentato del 13 Maggio del 1981.
Dopo il pranzo in ristorante siamo partiti alla volta di Lagiewniki, dove si trova il grande Santuario della Divina
Misericordia, a lato del convento dove per molti anni visse S. Faustina. Un momento spiritualmente molto alto è
stato la recita della coroncina della Divina Misericordia
davanti al quadro originale del Gesù Misericordioso,
chiesto da Gesù in persona a S. Faustina nel 1931.
È stata una piacevole sorpresa scoprire che proprio in questo luogo è nata la devozione alla
Divina Misericordia di S. Giovanni Paolo
II: ogni giorno, prima di recarsi al lavoro,
Karol faceva una breve sosta in preghiera
in questa cappella davanti all’effige del
Gesù Misericordioso. Abbiamo poi
visitato la ricostruzione della cella di
S. Faustina e la meravigliosa basilica
a forma di nave, consacrata da San
Giovanni Paolo II nel 2002.
L’atmosfera che ognuno di noi ha
respirato durante tutto il pellegrinaggio è stata quella di una grande
e profonda fede, ma il dono di grazia più bello che questa esperienza
affida ad ogni pellegrino è quello
di ritornare a casa un po’ diversi,
con il cuore più leggero e più sensibile, arricchito dall’esperienza di
persone straordinarie che hanno
realizzato in pieno quel meraviglioso invito di S. Giovanni Paolo
II: “Prendete in mano la vostra vita
e fatene un capolavoro”.
11
MISSIONE È USCIRE
Di p. Vittorio Carminati, direttore
La Chiesa, a partire dal Concilio Vaticano II°, sta scoprendo sempre di più il suo impegno missionario, che nasce
sostanzialmente dal Battesimo che ogni cristiano ha ricevuto. Papa Francesco si propone come formidabile portavoce di questo nuovo rinnovamento, facendone il cammino principale della Chiesa di oggi e di domani.
Con l’esortazione Evangelii Gaudium, il Santo Padre
chiede a tutti i cristiani di saper mostrare con la loro vita
e con la loro gioia il Vangelo di Gesù al mondo di oggi; e
ancor più, con l’Enciclica Laudato si’, chiede di rivedere
in maniera davvero nuova la nostra vita, a cominciare dalla
relazione col creato e con le persone che lo abitano. E`
dunque la Chiesa in prima persona che, con la sua gente i
suoi consacrati i suoi vescovi e il papa, vuole scrivere una
nuova pagina del suo essere missionaria, annunciatrice di
vita e di gioia.
La Chiesa si sente in un cammino continuo di riforma,
verso un nuovo modo di pensare e di agire, dove la “missione” ormai non è più solo andare altrove (Asia, Africa o
altro), ma anche pensare e vivere la vita in modo diverso.
I cristiani, in una situazione mondiale dove i valori hanno
lasciato spazio al “ognuno faccia come meglio gli pare”,
dove la sana politica si è venduta all’economia prima e alla
finanza poi, sono chiamati ad essere in ogni luogo della
terra costruttori di umanità vera, di solidarietà in nome
della loro fede in Gesù.
Per questa ragione la “formazione missionaria” di ogni cristiano diventa una necessità e una grande urgenza. Papa
Francesco, per la sua origine e esperienza latino-americana, si paladino di questa nuova missionarietà interculturale
e istintivamente dà importanza al dialogo interculturale,
al valore della donna nella società e nella Chiesa; mette in
guardia richiama senza paura dai pericoli della corruzione
globale, dei conflitti tribali e delle nuove dittature. Chiede
alla Chiesa di uscire dalle sue ossessioni e dalle sue malattie occidentali, per andare verso le periferie esistenziali, per
diventare una casa ospitale, un ospedale da campo, senza
la paura di sporcarsi con il sangue delle ferite dell’umanità
che soffre.
Nonostante le grandi difficoltà di una società in continuo
12
e rapido cambiamento, papa Francesco traspira e trasmette un ottimismo incredibile per gli uomini d’oggi, perché
crede che siamo tutti aperti alla trascendenza e disponibili
al vero e al bene. Chiede all’uomo di non chiudersi a Dio,
alla Giustizia e alla Verità, per rinnovare il modo di vivere, per uscire dal perbenismo, per relazionarsi con tutti
col sorriso sulle labbra, per costruire una nuova “cultura
dell’incontro”, dove possiamo diventare di nuovo capaci di
emozionarci, senza vergogna, fino alle lacrime.
Nell’anno dedicato alla Vita Consacrata, la Congregazione
della Sacra Famiglia, motivata dai diversi contesti culturali
dove si trova a vivere, desidera rispondere agli appelli del
papa. Anche a noi non è risparmiata la fatica di uscire da
noi stessi, per mettere al primo posto i fratelli che chiedono il nostro aiuto. Il cammino del rinnovamento ci stimola
a scoprire sempre meglio qual è il compito profetico che
Dio ci affida, senza perderci in aspetti secondari che potrebbero allontanarci dal centro.
Il papa afferma che “dove ci sono i religiosi c’è gioia”! Ciò
si verifica dove cerchiamo di vivere la fraternità come aiuto
per donarci alle persone che ci aspettano nella missione.
“Svegliate il mondo”, ci ripete il papa! Sì, ce la faremo ma
solo se vinceremo il timore di uscire, di andare verso le
periferie esistenziali, se faremo delle nostre case e delle comunità scuole di comunione sempre pronte all’ascolto del
grido dei poveri.
famiglianostra | Maggio - Agosto 2015
UNA GRAZIA E UNA MISSIONE
Di p. Luis Fernando Pazian
La Regione brasiliana ha vissuto la gioia dell’ordinazione
sacerdotale di uno dei suoi figli più giovani, la sera del 16
Maggio 2015 a Peabiru.
Il brano scritturistico che mi ha inspirato a vivere intensamente questo momento è tratto dalla lettera di San Paolo
ai Romani: “In tutto siamo più che vincitori, grazie a Colui
che ci ha amato” (Rom. 8,37).
A prima vista può sembrare che l’Ordinazione sia una vittoria nella mia vita! Ma in realtà non è così: ciò che conta
nella vita di ogni uomo e in un progetto vocazionale non è
vincere o perdere, ma essere sempre sufficientemente capaci
di riconoscere il grandioso amore di Dio che ci ha amato
e chiamato. Di fatto una ordinazione sacerdotale potrebbe
sembrare una specie di “laurea”, con un bel diploma da attaccare alla parete. Ma volendo andare un po’ al di là dell’esteriorità possiamo percepire che diventare prete è sperimentare il grande dono di Dio, che in molti modi abbraccia
l’umanità fragile e limitata. Solo l’amore di Dio è capace di
realizzare l’impossibile nella nostra vita!
Con la consacrazione sacerdotale ho accolto la missione che
Dio mi ha affidato: essere un operaio nella costruzione del
suo Regno, dovunque Egli mi invierà. Per rispondere a ciò
durante tutta la mia vita conto sulla forza che nasce dal carisma della nostra santa Fondatrice, Paola Elisabetta Cerioli.
L’ordinazione sacerdotale è un tempo di grande grazia, ma
non posso dimenticarmi di chiedere a Dio il dono della
fedeltà e il coraggio di essere veramente testimone del suo
Lezioni di cibo, lezioni di vita
amore, perché solo Lui è capace di rinnovare e trasformare sempre più la vita e le ragioni che la sostengono giorno
dopo giorno. Desidero ringraziare sinceramente tutti coloro
che hanno collaborato con Dio per la realizzazione di questo progetto, che il Signore ha reso possibile nella mia vita!
Dio li benedica sempre!
P. Luis Fernando Pazian è nato a Peabiru (Paranà, Brasile)
nel 1988. Nel 2003 ha iniziato il cammino di discernimento vocazionale che lo ha portato nel 2009 a entrare in noviziato e nel 2010 a fare la sua prima professione religiosa.
Dopo l’esperienza internazionale nella comunità di Maxixe
(Mozambico), ha proseguito gli studi di teologia. Ha scelto di
appartenere per sempre alla Congregazione della Sacra Famiglia emettendo la professione perpetua nel maggio 2014.
Con l’ordinazione sacerdotale si pone a servizio del Vangelo e
del Carisma cerioliano: comincia collaborando con p. Gerolamo Zonca nell’assistenza pastorale della Parrocchia di Nossa
Senhora Medianeira in Itapevi (San Paolo, Brasile).
13
CREARE LEGAMI DI AMICIZIA
di Luisa Lorenzini
Luisa Lorenzini dall’ottobre 2013 vive nella nostra Comuità di Marracuene (Mozambico) come
missionaria laica. L’abbiamo intervistata per
sentire da lei le motivazioni che sostengono la sua
scelta e i frutti che raccoglie dalla sua esperienza
missionaria.
Come lei altri laici svolgono un servizio missionario in molte delle nostre Comunità. Con la
Chiesa vogliamo valorizzare questi segni dello
Spirito che ci ricorda che la missione è una chiamata per tutti i battezzati.
1. Dove nasce questo desiderio di essere
missionária ad gentes?
“Essere Missionária ad gentes” non faceva parte dei desideri
della mia adolescenza. Ció che era chiaro in me, fino all’ultimo anno di Universitá, era il desiderio di diventare insegnante e avere una famiglia. Ma una sera del giugno
di un bel po’ di anni fa tutto é cambiato. Posso dire
di essere cresciuta in oratorio, sempre impegnata
nelle varie attivitá proposte. Nell’anno 2000 era
nato nella mia parrocchia di Gussago (Brescia) il
“gruppo missionario” e con entusiasmo ne facevo
parte. A fine giugno abbiamo invitato il direttore del Centro Missionario Diocesano di Brescia
(CMD) per presentare le attivitá svolte e chiedere
orientamenti su come continuare. In quella serata don Flavio Saleri ha presentato il nuovo progetto
della Diocesi, l’invio di “Laici missionari ad gentes” e
in quell’istante dentro di me ho sentito forte e chiara una
voce: “é per me!”. In realtá inizialmete pensavo ad una esperienza missionaria di tre anni prima di mettermi nel modo
del lavoro, ma… le cose sono andate diversamente.
2. Quali esperienze, fino ad ora hanno caratterizzato la tua vita missionaria?
Nel gennaio 2001, dopo alcuni mesi di preparazione, sono
partita, come insegnante di matematica, per Mocodoene,
nella Diocesi di Inhambane (Mozambico) in appoggio
ad un’altra laica missionaria, partita alcuni mesi prima,
Sabina Gaspartini. A Mocodoene era presente don Piero
Minelli, prete missionario della Diocesi di Brescia. Gli
14
anni a Mocodoene sono stati meravigliosi: il coinvolgimento nelle varie attivitá della missione e il legame con
le persone del luogo mi hanno profondamente cambiato e riempita di gioia. Dopo cinque anni e mezzo sono
rientrata in Italia. Dopo alcuni anni sono partita per il
Brasile, a Sucupira do Norte (stato del Maranhão), in appoggio a Anna Maria Panegalli, fondatrice della Scuola
Famiglia Agricola Nossa Senhora Maria Rosa Mística.
A Sucupira mi sono fermata due anni lavorando a tempo
pieno nella scuola, non piú come insegnante ma come
responsabile. Un’esperienza per alcuni aspetti difficile
ma comunque molto profonda e che mi ha permesso di
conoscere un’altra realtá e cultura. Dall’ottobre del 2013
sono a Marracuene (Mozambico) dove lavoro come insegnante/segretaria nella Scuola Secondaria Sagrada Famiglia.
3. Come sei approdata alla Sacra Famiglia in
Mozambico?
Negli anni a Mocodoene avevo conosciuto i religiosi della
Sacra Famiglia che operano nella vicina missione di Maxixe. Dopo il rientro dal Brasile, con il desiderio di ritornare
in Africa e continuare ad operare nell’ambito educativo, mi
sono messa in contatto con i missionari che avevo conosciuto in passato e nei religiosi della Sacra Famiglia ho trovato
disponibilitá e accoglienza.
famiglianostra | Maggio - Agosto 2015
4. Le gioie e le sfide della nuova missione
sia nella vita della missione che nella vita della comunitá religiosa. Certamente per me é stata una novitá entrare nei ritmi
di una comunitá, ma posso dire di non aver fatto fatica proprio per il clima familiare, l’accoglienza ricevute, il coinvolgimento nelle attivitá e nei momenti di preghiera. Prima di
arrivare a Marracuene avevo letto alcuni testi per conoscere
Santa Paola Elisabetta Cerioli, e la sua proposta carismatica
per potermi inserire nella stessa linea della Congregazione.
La proposta di Santa Paola mi ha messo in crisi e coinvolta;
penso che anche come laica posso vivere quella maternitá
spirituale verso i ragazzi accolti e educati ed il suo messaggio
é uno stimolo continuo per aprirsi e donarsi agli altri.
5. Come vedi la tua collaborazione e presenza
nella nostra Congregazione Religiosa?
6. Quali prospettive per il futuro?
A Marracuene sono inserita nella Scuola e la gioia piú grande sicuramente é il contatto con gli studenti e la possibilitá,
attraverso il difficile linguaggio della matematica, di accompagnare questi giovani e creare legami di amicizia. Le sfide
sono molte: come essere veri testimoni della nostra fede per
essere credibili e conquistare la fiducia dei giovani e degli
adulti? Come trasmettere valori cristiani in una societá che
sta cambiando velocemente e che cerca di minare proprio
questi valori? Come spogliarsi del mio essere “italiana” per
vedere con occhi diversi questa nuova realtá e creare legami
veri con le persone con le quali vivo?....
Inizialmente mi chiedevo come avrei potuto collaborare
all’interno di una Congregazione Religiosa ma l’accoglienza da parte di tutti e la grande apertura e familiaritá hanno
facilitato il mio inserimento. Mi sono sentita subito “a casa”,
Lezioni di cibo, lezioni di vita
L’esperienza iniziata é positiva e sempre piú coinvolgente,
pur nelle difficoltá della vita di tutti i giorni. Da parte mia c’é
il desiderio di continuare questa scelta di condivisione e di
vita e trovo anche grande apertura da parte della Congregazione alla collaborazione con i laici. Spesso insieme ai religiosi parliamo di come strutturare e istituzionalizzare questo
nuovo cammino di collaborazione e corresponsabilitá tra religiosi e laici. Il dialogo e l’accoglienza reciproca sicuramente
apriranno nuove strade. Vorrei concludere ringraziando di
cuore ogni membro della Congregazione perché in ciascuno,
rispettando le singole personalitá, ho trovato accoglienza, rispetto e amicizia.
15
UNA MISSIONE CHE CRESCE
Di p. Luca Pelis, Superiore della Pro-regione mozambicana
Nel mese di maggio si è svolta a Maxixe (Mozambico) l’Assemblea annuale della Regione, con la presenza del Consiglio generale. Un momento propizio
per guardare il passato con gratitudine e il futuro
con speranza.
La Congregazione della Sacra Famiglia, con l’invio dei primi missionari in Brasile negli anni ’50 e con l’apertura di
due comunità in Mozambico nel ’98 ha sempre più assunto
un volto missionario e internazionale: aprendosi al mondo
si è disposta ad vivere la bellezza e le sfide della missione
universale, per rispondervi con lo stile evangelico ispirato al
carisma di Santa Paola Elisabetta Cerioli.
La responsabilità missionaria, che è di tutti i cristiani, assume un profilo specifico per noi, religiosi, religiose e laici
della Sacra Famiglia, che assumendo il nostro Battesimo
accogliamo l’invito a seguire il Signore e ad essere inviati
là dove Lui vuole. La nostra presenza in Mozambico ci ha
permesso di aprire una finestra sul mondo africano e scoprire la ricchezza culturale e spirituale di questo popolo amato
da Dio. Siamo la porzione più piccola della Congregazione,
formata da due comunità religiose (Marracuene e MaxixeMongue), dove vivono 8 religiosi, due religiose, e alcuni
missionari laici, in forma stabile o per periodi di tempo più
o meno lunghi. Sono due comunità molto dinamiche, che
con modeste risorse umane ed economiche portano avanti progetti importanti di evangelizzazione e di educazione:
assistiamo pastoralmente tre
parrocchie molto estese e
popolate; coordiniamo numerose scuole dell’infanzia,
due scuole secondarie e un
polo universitario; accompagniamo circa 15 giovani
in un cammino di scoperta
della loro vocazione religiosa. Scoprendo nella nostra
missione di ogni giorno i
frutti che il Signore ci permette di raccogliere, non
possiamo fare altro che ringraziarlo per averci accompagnato in questa avventura
missionaria che da diciotto
anni lo Spirito ci concede di
16
vivere in Mozambico, pregandolo che ci aiuti a rispondere
in modo sempre nuovo e generoso.
Guardando al futuro vediamo molti segni della grazia, che
ci aiutano a confidare nel padrone della messe e ci invitano a
continuare con passione il cammino iniziato. Nel prossimo
mese di novembre il nostro confratello Osvaldo Josè David,
che è il primo religioso mozambicano della nostra Famiglia
religiosa, si consacrerà per sempre al Signore con la professione perpetua; dopo di lui, altri due giovani mozambicani,
Alvaro e Merinho, stanno vivendo l’esperienza del noviziato
in Brasile per prepararsi a fare lo stesso passo della consacrazione. L’esperienza del progetto comune di vita e missione con le Sorelle della Sacra Famiglia di Montes Claros
ci aiuta a scoprire e mostrare il volto paterno e materno di
Dio nella nostra missione. L’università pedagogica di Maxixe, che compie dieci anni ed è cresciuta anche grazie ad
un accordo di collaborazione con l’Università pedagogica
del Mozambico, ha raggiunto un grande livello accademico
ed educativo, facendo della Congregazione un significativo
interlocutore della Chiesa e dello Stato nel campo dello sviluppo socio-culturale e religioso del Paese. Le esperienze di
missionari e volontari laici aprono sempre di più la strada
della condivisione e comunione del carisma cerioliano, facendo nascere nuove prospettive apostoliche condivise tra
religiosi, religiose, laici e famiglie, per il bene tanti bambini
che Dio ci chiama ad educare in vista di un futuro più promettente. Belle prospettive, che ci spingono a raccogliere
con fiducia il futuro che ci attende.
famiglianostra | Maggio - Agosto 2015
EDUCARE A QUALI VALORI ?
Di p. Wagner Zacarias Rufino, Vicario della Regione brasiliana
Con l’intento di dare continuità al cammino di formazione degli educatori, dei volontari e di quanti
sono coinvolti nelle opere educative della Congregazione in Brasile, la Regione ha realizzato a Peabiru
nei giorni 15-17 di luglio il VI° Convegno dell’Educazione Sacra Famiglia.
Sono stati circa cento i partecipanti, dalle Comunità di
Jandira (San Paolo), Assai e Peabiru (Paranà). L’obiettivo
è stato quello di gettare le basi per la costruzione di una
Piattaforma di Valori con l’intento di approfondire sempre
meglio i punti di riferimento della nostra azione educativa.
Nel primo giorno si è fatta una ricostruzione storica per
conoscere il cammino che la Congregazione sta svolgendo a
partire dal 2006, quando si è realizzato il primo Convegno
a Curitiba, per consolidare con la partecipazione di tutti gli
educatori la proposta pedagogica Sacra Famiglia.
Il tema proposto per quest’anno, Scuola di Valore, è stato
molto suggestivo, anche considerando che è stato da poco
approvato il Piano Nazionale di Educazione e ci troviamo in
mezzo a vari dibattiti per l’approvazione dei Piani di Educazione dei vari Stati e Municipi del Brasile, i quali contengono proposte e idee di educazione spesso non in consonanza con i valori umani e cristiani. Come provocazione ai
partecipanti, abbiamo iniziato ascoltando e riflettendo sulla
parabola evangelica del tesoro nascosto nel campo e la perla
di grande valore (Mt 13, 44-46), per ricordarci il grande
tesoro che abbiamo, cioè la missione di annunciare il Vangelo attraverso l’educazione, nella consapevolezza che la vita
è così bella che vale la pena viverla e spenderla per grandi
ideali. Sulla scia di questo inizio, i partecipanti sono stati
invitati a dibattere in gruppo su quali valori trasmettiamo ai
nostri ragazzi, in vista della costruzione della Piattaforma.
Lezioni di cibo, lezioni di vita
Il contributo filosofico del VI Convegno è stato affidato al
Professore Dottore Fernando José Martins, direttore del
Centro di Educazione dell’Università dell’Ovest Paraná,
che durante una intera mattina ha parlato dei valori educativi nella cultura brasiliana di oggi.
P. Roberto Maver, nel suo intervento dal titolo Valori cristiani e cerioliani ha condotto i partecipanti, riuniti in gruppi,
a costruire una frase che spieghi cosa è valore per un opera
educativa. Valore è... Sono nate molte definizioni interessanti:
- valore è ogni bambino affidato alle nostre cure;
- valore è il coinvolgimento delle famiglie nel processo educativo;
- valore è la serena collaborazione tra gli attori dell’educazione;
- valore è la relazione educativa caratterizzata dall’empatia
e dalla prossimità;
- valore è aprire il cuore ai bambini alla paternità di Dio;
- valore è creare un ambiente educativo che sia come una
seconda casa e una seconda famiglia;
- valore è la vigilanza discreta (come quella dell’angelo custode), lo sguardo attento nel momento del goico;
- valore è la gioia costante nell’ambiente scolastico e nel
modo di relazionarsi;
- valore è correggere i nostri educandi senza castigarli, ma
piuttosto invitandoli a riflettere su quanto hanno fatto;
- valore è la fiducia che l’insegnante trasmette all’alunno
attraverso l’affetto, il dialogo e la presenza;
- valore è rispettare ciò che ogni bambino è e le conoscenze
che porta con sè;
- valore è stimolare la speranza capace di trasformare;
- valore è condividere la conoscenza acquisita a scuola
nell’ambiente in cui si vive;
- valore è sviluppare il senso critico dell’alunno.
Il Convegno è stato un ricco memento di studio, di riflessione e di condivisone, e - proprio per questo - anche un
incontro di vera familiarità.
17
LA TUA FEDELTÀ E LA TUA GRAZIA
CI ACCOMPAGNINO SEMPRE
A cura delle Suore della Sacra Famiglia
L’Istituto delle Suore della Sacra Famiglia da
molti anni ha accolto la chiamata missionaria e ha inviato le sue figlie a testimoniare il
Carisma di S. Paola Elisabetta Cerioli nella
Repubblica democratica del Congo. Le suore, distribuite in tre comunità alla periferia
della Capitale Kinshasa, lavorano nel campo
educativo e pastorale, conducendo scuole per
bambini e giovani e accogliendo i più poveri in un orfanatrofio. Alcune ragazze, accogliendo la chiamata del Signore, hanno cominciato il cammino della formazione, e tra
esse alcune si sono consacrate al Signore. Ecco
la breve cronaca di un momento di questo
cammino, che affidiamo all’intercessione della Santa Famiglia e della Fondatrice per il
bene di chi Dio ama, in ogni parte del mondo.
Il 1 maggio 2015, a Kinshasa nella parrocchia Sainte Trinité, durante una festosa
celebrazione eucaristica, soeur Adrienne,
soeur Clementine e soeur Victorine nelle
mani della vicaria generale, Madre Chiara,
alla presenza della comunità, hanno pronunciato i primi voti religiosi.
E’ stato un giorno di grande gioia per tutti i presenti: per i genitori e parenti, per
molte persone arrivate da lontane parti del
paese, per tutte le suore della Sacra Famiglia, le novizie, le postulanti e le aspiranti.
La commovente celebrazione, presieduta
dal Vescovo ausiliare Mons. Edouard Kissonga e concelebrata da diversi sacerdoti,
è stata una corale manifestazione di gratitudine al Signore, che nelle creature opera
meraviglie per il suo popolo; è diventata
così anche una proposta vocazionale per
le numerose giovani presenti.
Il Sì che le nostre sorelle congolesi hanno
pronunciato sia il primo passo di una lunga scalata che duri tutta la vita.
18
famiglianostra | Maggio - Agosto 2015
Ultimo saluto a mamma Sofia
Il 22 maggio, per un tumore apparso poco tempo prima, si é spenta all’etá di 84 anni la signora
Maria Sofia Macetti, mamma del nostro confratello mons. Ettore Dotti, Vescovo della Diocesi
di Navirai (nello stato del Mato grosso del sud, in Brasile). La ricordiamo come una donna
forte, lavoratrice, generosa e de fede, e che da molti anni accompagnava tutti gli eventi del figlio e della nostra Congregazione. Riportiamo qui alcuni passaggi dell’omelia di mons. Ettore
in occasione del funerale.
“Perdere la mamma é perdere chi ti ha portato per nove mesi in grembo, per molti di piú in braccio e per tutta una vita nelle
mente e nel cuore. La mamma é un tuo secondo angelo custode che mai ti perde di vista né ti abbandona. Tu la puoi anche
offendere o deludere, ma lei ti ha giá perdonato, anche quando ti riprende o ti castiga”.
Ricordandola nella bella chiesa che la mamma con fede e con piacere frequentava e amava, mons. Ettore aggiungeva, come
parlando direttamente alla mamma: “al suono delle campane ti informavi per chi suonassero: oggi suonano per te. Ti ha accolto il loro suono quando sei entrata in chiesa, e ti accompagnerà anche quando uscirai per il tuo viaggio: viaggio, quest’ultimo,
che non ti peserà, perché in questo ti porteranno gli angeli”.
Il nostro confratello concludeva la sua meditazione con il ringraziamento al Signore, a cui appartiene la nostra vita: “a Te,
Signore, chiediamo la forza di continuare a credere. Anzi, aumenta la nostra fede e tieni viva la nostra speranza nella vita
eterna e nel giorno in cui ci ritroveremo tutti uniti e potremo riabbracciare i nostri cari che ci hanno preceduto, che forse per
debolezza umana, ma anche per amore, abbiamo pianto. Dal cielo vegli su ciascuno di noi”.
famiglianostra 2015
PROPRIETÀ
Congregazione dei Religiosi della
Sacra Famiglia di Bergamo
Via dell’Incoronata, 1
24057 Martinengo-Bg (Italia)
DIREZIONE E REDAZIONE INTERNA
SACRA FAMIGLIA
Antonio Consonni,
Giovanni Prina,
Fabio Cappello,
Gianmarco Paris,
Luca Bergamaschi
Aut. Tribunale di BG:
n° 104 del 18 giugno 1948
Abbonamenti 2015:
ordinario Euro 15
Progetto grafico:
Duemilacom s.r.l.
Stampa: Il Creativo S.p.a
Lezioni di cibo, lezioni di vita
valore dell’adozione per un sostegno a distanza
Euro 250 per anno
contributo da versare a favore di
SACRA FAMIGLIA SOLIDALE - ONLUS
Via Incoronata, 1 - 24057 Martinengo (BG)
conto corrente bancario: IT97 H089 4053 2000 0000 2010 000
conto corrente postale: 992255
Telefono: 0363 988098 - [email protected]
19
Giornata missionaria
e FESTA DELLE ADOZIONI A DISTANZA
MARTINENGO
DOMENICA 4 OTTOBRE 2015
Programma
09:00
09:30
11:00
12:00
Ritrovo
S. Messa
Testimonianze e esperienze
Pranzo e Tombolata
“Una Congregazione
dalla parte dei poveri”
Scarica

maggio-agosto - Sacra Famiglia