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a) Catilina nell’arte
Forse la prima immagine a cui pensiamo quando ascoltiamo il nome di
Cicerone è quella dell’avvocato dalle arringhe senza scampo e del senatore
salvatore della patria. Questo modo di pensare all’Arpinate è legato ai due
episodi, probabilmente, più famosi e determinanti della sua carriera, di oratore e
di politico: il processo a Verre e la denuncia della congiura di Catilina. Proprio
coloro che Cicerone fece condannare in maniera esemplare per le loro
malefatte e grazie ai quali ottenne il successo nella carriera forense e politica1,
sono paradossalmente passati alla storia e vengono ancora oggi citati come
esempio, rispettivamente, di malgoverno e di eversione e paragonati – a volte in
maniera troppo immediata e “pericolosa” – a politici e personaggi della nostra
scena politica.
Più ampia e varia fu comunque la fortuna di Catilina rispetto a quella toccata a
Verre: Il personaggio, infatti, è descritto non solo da Cicerone nelle Catilinarie e
in una parte della Pro Caelio, ma anche dallo storico Sallustio che dedicò alla
congiura da lui ordita un’intera monografia (Bellum Catilinae). Oltre agli storici
antichi, pittori, drammaturghi e poeti si occuparono del sovversivo romano.
Ben Jonson (1572-1637, drammaturgo e poeta d’età elisabettiana) gli dedicò
una tragedia intitolata Catiline. His Conspiracy e lo stesso fece Voltaire con la
sua Rome sauvée (1748). Salieri musicò l’opera lirica Catilina basata sul libretto
di G.B. Casti e G. Prosperi compose il dramma La congiura.
Anche alcuni pittori si sono interessati alla congiura.
1
. Nel processo a Verre Cicerone si scontrò col principe del foro dell’epoca, Quinto Ortensio Ortalo; dopo
lo smascheramento della congiura di Catilina, fu eletto console.
1
C. Maccari (1840-1919), Cicerone contro Catilina, Roma, Salone d’onore di Palazzo Madama.
Il quadro di Maccari rappresenta molto bene il punto di vista ciceroniano e
potrebbe essere considerato un’illustrazione della prima Catilinaria: da una
parte, l’oratore che pronuncia il proprio discorso d’accusa in piedi al centro del
Senato; dall’altra Catilina, lasciato solo dai colleghi, posizionatisi a debita
distanza da lui.
Niccolò Cassana (1659-1714), La congiura di Catilina, olio su tela, cm. 152x185. Immagine
tratta dal sito http://www.porroartconsulting.it/pdf/Porro_asta_45_B.pdf.
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Il dipinto (replica di una celebre composizione di Salvator Rosa) raffigura,
invece, il momento in cui Catilina ed i suoi seguaci ordiscono segretamente la
congiura e si preparano ad agire.
Alcide Segoni (1847-1894), Ritrovamento del corpo di Catilina, Firenze,
Galleria d’arte moderna. Immagine tratta dal sito
http://www.numagazine.it/phpversion/viewrecensione.php?id=48.
Il ritrovamento del corpo di Catilina, morto tragicamente e gloriosamente in
battaglia insieme a molti suoi compagni nei pressi di Pistoia, è al centro
dell’opera di Segoni.
I tumultuosi eventi avvenuti a Roma tra il 63 ed il 62 a.C. hanno trovato eco
anche sulla scena teatrale contemporanea. Del 2000 è il Caso Catilina (testo di
Lucia Nardi e Annalisa Scafi, liberamente tratto da La congiura di Catilina di
Sallustio e dalle Catilinare di Cicerone), spettacolo portato in scena da Luigi Di
Majo, il quale, nei panni autobiografici di un avvocato dei nostri giorni cercherà
di riaprire il processo a Catilina, indagando i fatti della storia e imbattendosi in
Cicerone, Sallustio, Cesare e Catone; ma il caso Catilina gli farà scoprire anche
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delle analogie con il sistema giudiziario contemporaneo. Del 2008 è lo
spettacolo della compagnia “La Bottega del Pane” Contro Catilina – attentato
allo Stato, ispirato alle Catilinarie di Cicerone, ma con inserti di Aristofane,
Euripide, Catullo, Sallustio e Ibsen: nella Roma degli anni Sessanta, da una
parte, Cicerone nel Foro arringa il popolo romano richiamandolo all’unità e alla
concordia politica, al rispetto della tradizione e all’esercizio delle virtù civili,
dall’altra, nelle bettole e nei vicoli della Suburra si aggirano attori, guitti, poeti
bohémien al seguito del caposcuola Catullo che, avvalendosi di exempla del
passato (le commedie di Aristofane), esprimono un atteggiamento di aperto
rifiuto verso l’etica del civis e la morale tradizionale.
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