DELLA
V
enti anni: é questa
l’età del Sir, il Servizio informazione religiosa, nato, appunto,
il 13 gennaio 1989.
Un percorso,tutto sommato breve, dentro l’esperienza assai più
antica dei settimanali cattolici
locali e in quella della loro Federazione, la Fisc, che li riunisce da oltre quaranta anni. Insieme nella storia della Chiesa
italiana, insieme nella storia
del Paese, insieme nella storia
e nella vita di piccole e grandi
città, di paesi disseminati sulle montagne, nelle pianure, lungo le coste.
La cultura del territorio, che
ha caratterizzato e caratterizza la stampa cattolica locale, ha
conosciuto, soprattutto in tempi recenti, grandi e rapidi cambiamenti che ne hanno stimolato nuove letture pur sempre
in fedeltà a un valore incommensurabile quale è quello di
un popolo che pensa, crede e
lavora. Questa stampa, per la
sua appartenenza a una realtà
che è insieme particolare e universale, ha contribuito e contribuisce a fare della cultura del
territorio una cultura che ha
posto e pone al proprio centro
un’identità che tanto più diventa visibile, significativa e robusta quanto più è capace di comunicare, cioè di ascoltare e
raccontare. Una stampa che nel
leggere il territorio come ricchezza per il Paese e per il mondo legge il Paese e il mondo
come ricchezza per il territorio.
In questa palestra di pensiero, di fede e di professionalità é
nata e si è sviluppata l’intelligenza dei settimanali cattolici
locali anche davanti agli eventi e alle questioni nazionali e
internazionali. Nessuna delega
in bianco ai “grandi” media pur
riconoscendo ad essi un ruolo
insostituibile. L’amore di questi “piccoli” giornali al territorio è esigente nel chiedere ai
loro lettori di pensare in grande anche quando affrontano i
problemi della quotidianità.
Una richiesta che parte dalla
consapevolezza che ogni persona ha il dono e la responsabilità del pensiero.
In questa prospettiva si colloca il Sir, agenzia dei settimanali Fisc. Con oltre 170 testate
unite nella Federazione, con Avvenire, Sat2000 e Inblu, il Servizio informazione religiosa é
uno dei media che la Chiesa italiana ha pensato, realizzato e
messo a disposizione dell’opinione pubblica, non solo di quella cattolica. Sir è l’agenzia dei
settimanali cattolici perché è al
loro servizio, perché si costruisce giorno per giorno con loro,
ma ancor più perché è una
espressione di sintesi della loro
volontà e capacità di interpretare e valutare quanto, nei diversi ambiti del pensare e dell’agire dell’uomo, accade in Italia, in Europa, nel mondo.
I servizi quotidiani, i servizi
europei, i servizi regionali del
DI
COMO
2
La strada e
l’arcobaleno D
PERIODICO SETTIMANALE - POSTE ITALIANE S.P.A.
SPED. IN ABBONAMENTO POSTALE - D.L. 353/2003 (CONV.
IN L. 27/02/2004 N° 46) ART. 1, COMMA 1, DCB COMO
COMO
LE ACLI TRA LAVORO
E FAMIGLIA
A PAGINA 5
a sempre attenta a
queste tematiche l’associazione cercherà,
anche nel corso del
2009, di mantenerne
alta l’attenzione, in particolar
modo in questo periodo di gravi
difficoltà economiche.
A PAGINA 12
COMO
MIGLIORA L’ARIA
COMASCA?
A PAGINA 13
COMO
LOUIS BRAILLE:
L’UOMO CHE
VINSE IL BUIO
Serie di inziative, anche a
Como, a 200 anni dalla
nascita di colui che inventò la scrittura per ciechi.
A PAGINA 15
COMO
ARTETERAPIA
E ALZHEIMER
A PAGINA 16
COMO
BULLISMO:
CHE FARE?
A PAGINA 18
TREMEZZO
UN CONVEGNO
SU TERESIO OLIVELLI
A PAGINA 24
GEMONIO
RESTAURI
PER LA CHIESA
DI SAN PIETRO
A PAGINA 27
SONDRIO
FONDI PER
FAMIGLIE, MINORI
E DISABILI
Sir sono l’espressione di un territorio che pensa e opera con
diverse sensibilità e tonalità
ma con il desiderio forte di una
voce comune, significativa ed
efficace. Un esercizio a più voci,
mai imposto, mai omologante.
Così Sir porta a misura nazionale il patrimonio del territorio, in particolare la realtà di
una Chiesa popolare che ha i
segni della fatica, della gioia e
della speranza della gente. E
questo avviene anche in Europa dove in otto anni di paziente lavoro si è tessuta una rete,
unica nel suo genere, per dire
di una Chiesa che nelle sue
espressioni nazionali ed europee, condivide il progetto di
un’unione tra popoli alimentata dalle radici vive della fede
cristiana. A costruire questa
“casa comune” contribuisce anche quando leva la voce critica
su scelte politiche ed economiche che portano lontano da un
futuro di dignità per la persona umana e dall’incontro con la
verità e la bellezza a cui, in particolare, aspirano e hanno diritto le nuove generazioni.
PAOLO BUSTAFFA
○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○
SIR, VENTI
ANNI INSIEME
AI SETTIMANALI
DIOCESANI
○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○
ANNO XXXIV
17 GENNAIO 2009
E 1,00
DIOCESI
Primo
Piano
RICORDANDO
DON RENZO BERETT
A
BERETTA
Nel decennale della sua morte tre giorni di iniziative per
ricordare una figura che diede grandi testimonianze di
fede e carità
A PAGINA 3
a fondazione per la comunità locale ProValtellina ha messo a disposizione un fondo di 290
mila euro per la realizzazione di progetti a favore delle categorie più deboli. Le domande vanno presentate entro
il 16 febbraio.
L
A PAGINA 28
SONDRIO
QUALE FUTURO
PER GLI IMPIANTI
SPORTIVI?
A PAGINA 30
P A G I N A
2
RIFLESSIONI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 17 GENNAIO 2009
RIVISTE - PER I RAGAZZI DAGLI 11 AI 14 ANNI
MONDO ERRE SI RINNOVA
C
Diretto dal salesiano Valerio
Bocci, Mondo Erre è la rivista
per i ragazzi e le ragazze
dagli 11 ai 14 anni pubblicata
dall’Editrice salesiana Elledici
a partire dal 1975
on il numero di gennaio
2009 il mensile per ragazzi Mondo Erre, edito
dalla Elledici e diretto
da don Valerio Bocci, si
rinnova nella grafica e lancia
nuovi contenuti. Nel primo numero dell’anno, l’inserto centrale “Sulla pelle dei ragazzi”, dedicato ai baby soldato, prende il
formato di un’unica pagina Web
ampia e attraente, grazie all’orientamento di stampa verticale e a una grafica che adotta lo
standard dei siti Internet. Arriva
inoltre “Il mitico Ignatius”, un
romanzo fantasy a puntate sui
misteri, gli intrighi, le magie e i
personaggi curiosi del reame di
MondoR. Sono le novità con le
quali Mondo Erre continua a rispondere, con creatività e passione, alle curiosità, agli interessi e
allo “stile” dei ragazzi e delle ragazze di oggi, senza dimenticare
i problemi della vita e del mondo.
Oltre che di “bambini soldato”,
infatti, nel numero di gennaio
2009 si parla anche di alcool, di
razzismo, di cibi a rischio. Mentre non può mancare, con la sua
gioiosa spiritualità, la nuova
puntata della sezione “La Buona
Notizia”. Nel mondo che cambia,
sottolinea don Bocci, «è cambiato anche il nostro “mondo” di carta, di colori, di foto e soprattutto
di idee. In meglio, crediamo. È un
piccolo sogno che si aggiunge ai
tanti realizzati da quel lontano
1975 in cui è nato Mondo Erre. E,
ne siamo convinti, è il sogno dei
suoi giovani lettori, che continuano a scegliere questa rivista nonostante la concorrenza della Tv, dei
computer e dei cellulari». Nel 2007
Mondo Erre ha vinto (ex aequo con
Il Messaggero dei ragazzi) il Premio Nazionale Città di Chiavari
come “miglior giornale per ragazzi” di 12-14 anni. Il sito Internet
della rivista è: www.mondoerre.it
RIVISTE - PER I BAMBINI DAI 3 AI 6 ANNI
GBABY: NUOVI PERSONAGGI
G
GBaby è diffuso soprattutto in
abbonamento e nelle
parrocchie. Si trova nelle
principali edicole ogni mese al
prezzo di euro 2,00.
L’abbonamento annuale costa
euro 19,00, il biennale 33,00
Baby, il mensile dei
Periodici San Paolo
rivolto ai piccoli in età
prescolare, si rinnova
totalmente con il nuovo anno. Pur mantenendo le sue
caratteristiche di leggerezza e
fruibilità adatte a questa delicata fascia di lettori, ha deciso nuovi “ingressi” di personaggi e argomenti che ne facciano sempre più
strumento di un serio ma divertente “progetto educativo” utile
ai genitori, agli insegnanti, a
quanti operano a contatto con i
bimbi dai 3 ai 6 anni. Arrivano i
CUCCIOLI! Il coniglio Cilindro,
la papera Diva, Olly la gattina, il
pulcino Senzanome, Pio il ranocchio e il cane Portatile, protagonisti della serie di successo del
gruppo Alcuni, compaiono per la
prima volta a fumetti, disegnati
appositamente per GBaby. Nuovi fumetti, poi, con Kino la talpa,
Camilla la gallina viaggiatrice
che girando il mondo scopre diversi animali e li presenta ai lettori, cui seguiranno l’asino Gaetano e Bruno il maialino vietnamita. Proseguiranno le storie di
Topo Gigio disegnate da Clod e
torneranno i sempre amati Puffi.
Torna, allegato ogni mese a G
Baby in un librettino di nuovo formato l’amato topolino Topazio
presente in tante storie delle Edizioni San Paolo. Poi: TI RACCONTO UNA STORIA e TI RACCONTO UNA FIABA, testi che
gli adulti possono leggere ai piccoli. IO PENSO è invece una nuova pagina dedicata alle domande
di valore da parte dei bambini ideata da Lodovica Cima. CON
MAMMA E PAPA’ è una nuova
rubrica informativa per i genitori
in cui sono selezionate alcune offerte del mercato del consumo culturale ed educativo per i bambini.
Per abbonarsi tel. 02/48027575 o
[email protected].
NOVITÀ IN LIBRERIA
a cura di AGOSTINO CLERICI
ECCO, PASSA GESÙ...
Ecco un libro di grande effetto, illustrato in modo magistrale, destinato ai ragazzi per un primo incontro con l’arte
sacra e con la storia di Gesù. Il libro
(curato da Gruppo il Sicomoro), di grande formato, ruota attorno agli incontri
di Gesù lungo la sua vita, offrendo differenti approcci: la lettura delle opere
d’arte in parallelo alla storia dei vangeli, i segreti e le simbologie delle opere spiegate nel dettaglio. Le opere d’arte presentate, accostate agli episodi
evangelici, sono: Lorenzo e Jacopo Salimbeni, Battesimo di Cristo; Marco Basaiti, La vocazione dei figli di Zebedeo; Caravaggio,
La vocazione di san Matteo; Annibale Carracci, Cristo e la
Samaritana; Tintoretto, Cristo che cammina sulle acque; B. Angelico, Trasfigurazione; Duccio, Guarigione del cieco; Giotto, Resurrezione di Lazzaro; Moretto da Brescia, Cena a casa del fariseo;
Pietro Lorenzetti, Lavanda dei piedi; Giovanni di Paolo, Orazione nell’orto; Jacopo da Empoli, Cena in Emmaus; Duccio, L’incredulità di Tommaso. GRUPPO IL SICOMORO, Passa Gesù, San
Paolo, pagine 64, euro 14,00.
Ecco, invece, una simpatica valigetta di
cartone, contenente: quattro libretti illustrati di storie bibliche (La storia di
Noè - Segui Mosè - Seguiamo la stella Segui Gesù); per ogni libretto, un poster
da completare con gli adesivi acclusi;
quattro pennarelli che serviranno per
colorare i poster. Uno splendido sussidio per la catechesi dei bambini, da utilizzare anche in casa con mamma e papà. AA.VV.,
Pronto Bibbia. Giochi e attività, Elledici - Isg, euro 13,00.
Questo libro, invece, è un libro interattivo, da vedere insieme, adulti e bambini, a casa e a scuola. Magnificamente illustrato, educa i bambini alla creatività
e li interessa alla Bibbia, raccontando sei
noti episodi biblici con poche parole e disegni accattivanti. Ogni storia chiede di
abbinare personaggi e animali. Con la
parte destra del sussidio, i bambini possono divertirsi a “creare” 40 personaggi
di cui parlano gli episodi, mescolando e
componendo le giuste “tessere”. DAVID
JULIET – illustrazioni di HELEN
PROLE, A modo mio. Giochi creativi
con le storie bibliche, Elledici - Isg,
pagine 12, euro 11,50.
Infine, ecco un originale sussidio che ha
una doppia veste e funzione: è un calendario murale per la cameretta dei bambini. Le simpatiche etichette adesive allegate permettono di personalizzarlo segnando le date importanti da ricordare:
compleanni, onomastici, feste, vacanze,
gite, incontri di catechismo... Ma è anche
un album illustrato, che con semplici testi e simpatici disegni spiega e illustra i
vari momenti della Messa. RENZO
AGASSO - illustrazioni di CINZIA
GHIGLIANO, calendalbun 2009. La Messa dei bambini,
Elledici – Edizioni Agami, pagine 24, euro 4,90.
SECONDA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO B
Parola
FRA
noi
1 SAM 3,3-10.19
SAL 39
1 COR 6,13-15.17-20
GV 1,35-42
La fede, comunicandosi
e contagiando,
si approfondisce
di ANGELO SCEPPACERCA
SECONDA SETTIMANA
del Salterio
SEGUENDOLO, SI SCOPRE CHI È...
I
l dovere che la Chiesa ha di
evangelizzare (ossia l’annuncio di Gesù Cristo e del
suo Vangelo) ha riempito
intere biblioteche. Documenti, libri teologici e pastorali, ma anche (per fortuna) biografie e testimonianze di santi,
martiri e missionari, senza alcun confine di età, di sesso, di
condizione sociale, di tempo o
di spazio. Eppure ritrovare la
sorgente, la polla d’acqua fresca dell’esperienza dell’annuncio, della testimonianza e dell’efficacia del mandato missionario in soli cinque versetti del
Vangelo, è sempre impressionante. È il Vangelo di questa
domenica: un resoconto quasi
stenografico di un incontro, di
un annuncio, di un nuovo incontro, di una vita cambiata.
Il Battista indica Gesù, due
suoi discepoli gli vanno dietro e
lo interrogano. Uno è Andrea il
quale, dopo aver incontrato
Gesù, lo racconta al fratello
Simone e lo conduce da Lui;
Gesù lo guarda profondamente (uno sguardo che entra fin
nelle pieghe dell’anima), lo invita a stare con lui e gli cambia
il nome, la vita. Non c’è altra
missione, altro annuncio, altra
testimonianza, al di fuori di
questo schema. E questo vale
anche oggi, per ognuno di noi. Il
Vangelo – la fede – è una vita e
si trasmette come la vita, da
padre a figlio, da persona a persona. E la testimonianza di
questa esperienza personale è
come una catena ininterrotta
che giunge fino a noi.
I verbi di questo brano mostrano il dinamismo interiore
dell’uomo che conduce a trovare la méta di ogni desiderio profondo: dire, parlare, rispondere,
chiamare, ascoltare, trovare,
dimorare, seguire, incontrare,
cercare. Per riempire una vita
e darle senso e felicità baste-
rebbe porsi, ogni giorno, domande come queste: oggi cosa
devo dire? Chi incontrare? Cosa
ascoltare? Chi cercare? Chi seguire? E vedremo non solo prolungarsi la catena della testimonianza, ma espandersi il contagio della gioia, come fuoco che si
propaga dall’uno all’altro, accendendo tutti della stessa luce. E
senza interruzione. Basta proseguire, anche per conto nostro, in
una lettura ininterrotta dello
stesso Vangelo: dopo il Battista,
i discepoli, quindi Andrea e
Simone; il giorno dopo c’è l’incontro con Filippo il quale, a sua
volta, porta l’incredulo Natanaele a “venire a vedere” Gesù.
Chi incontra Gesù porta un altro all’incontro con lui ed è
spettatore sorpreso di una nuova e ulteriore rivelazione. Già,
perché la fede, comunicandosi
e contagiando, si accresce, si
approfondisce.
I discepoli di Giovanni chie-
dono a Gesù: dove abiti? È
come dire: chi sei? La risposta
di Gesù è in due parole: seguitemi e vedrete. Solo seguendolo si scopre chi è Gesù, Figlio di
Dio e Figlio dell’uomo, mistero
di Dio e dell’uomo.
Simone, dopo l’incontro, sarà
Cefa, Pietro. L’incontro con la
fede svela anche la nostra identità profonda, la nostra vocazione che è anche la nostra missione. E forse neppure tutta la
vita potrà bastare per realizzare il compito che è scritto nel
proprio nome.
CHIESA
P A G I N A
3
PRIMOPIANO
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 17 GENNAIO 2009
TRE APPUNTAMENTI PER RICORDARE DON RENZO BERETTA
FU PRETE FINO IN FONDO: INCONTRÒ
DIO LUNGO LA SUA STRADA, SE NE
INNAMORÒ E NON LO LASCIÒ PIÙ
D
ieci anni sono passati
da quel pomeriggio
freddo del 20 gennaio
1999 quando don Renzo è stato accoltellato.
Sono passati veloci, come tutto
del resto, presi come siamo da
una vita frenetica, ma il ricordo è vivo e se mi soffermo un
momento mi sembra di rivedere tutto, attimo dopo attimo
come se fosse successo ieri. Dieci anni sono passati un po’ in
sordina e forse di questo don
Renzo sarebbe contento, lui che
era schivo, che badava al sodo
e non era certamente amante
dei media o dei riflettori. Le
poche volte che si era fatto intervistare era per richiamare
l’attenzione non su di lui, ma
sui profughi, su chi aveva abbandonato tutto. Dieci anni
sono passati e forse il ricordo si
è purificato, la memoria ha deposto l’emozione concitata del
momento e rimane quello che
si è sedimentato dentro di noi,
quello che di prezioso uno ha ricevuto. Otto anni vissuti insieme gomito a gomito non sono
pochi e permettono, se si ha la
voglia di creare delle relazioni
vere, di conoscere un po’ l’altro.
Chi era don Renzo, cosa aveva di speciale? Don Renzo era
un prete, uno che aveva incontrato Dio sulla sua strada, se
ne era innamorato e non l’aveva più lasciato. Era un uomo
che si interrogava sulle grandi
questioni della vita, che condivideva la vita con gli altri, sentendosi uno strumento nelle
mani del Signore, per rendere
visibile il suo amore per gli uomini, e lo faceva col suo carattere a volte un po’ burbero a volte tenerissimo. La mia vita ha
incrociato la sua quando, ormai
superata la maturità, si arricchiva della saggezza degli anziani, una saggezza terra-terra,
un’umanità vera non sdolcinata. Don Renzo esprimeva la paternità di Dio, una paternità
esigente, ma sempre rispettosa
della libertà altrui, una paternità entusiasta, che non si lasciava scoraggiare dalle difficol-
ha ospitato e aiutato tanti giovani e uomini immigrati. Ci si
è arrivati gradualmente aiutando i parrocchiani a cambiare mentalità, a capire che non
ci si può definire cristiani e poi
voltare le spalle al fratello nel
bisogno. Con pazienza e tenacia don Renzo è riuscito a trasformare una comunità, anche
se resistenze e opposizioni ci sono state fino all’ultimo, anche
da parte di alcuni collaboratori, e penso che questa sia stata
una sofferenza che ha sempre
cercato di celare. C’è poi il don
Renzo delle relazioni personali
e qui credo che ognuno sia geloso della propria intimità. Io
ringrazio il Signore per averlo
messo sulla mia strada: è stato
un segno stupendo del suo amore di padre per me. L’amicizia sincera, vera e franca fino a
volte ad essere brutale, mi ha
aiutato a crescere, la tenerezza
e l’affetto sincero mi hanno accompagnato nei primi anni di
sacerdozio.
tà, ma al contrario si sentiva
stimolata da esse, un padre che
voleva che i suoi figli fossero
uomini e donne convinti, non
superficiali, che non si accontentassero della mediocrità, ma
che aspirassero a dare il massimo per onorare Dio che era
stato generoso con loro. Don
Renzo sapeva essere tenero coi
bambini come un nonno, consolante e allegro con gli anziani,
serio ed esigente coi giovani e
gli adulti. Dalla sua vita traspariva un grandissimo amore per
Dio e la sua Parola, la studiava, la sminuzzava, la condivideva, trasmettendo la gioia che
dava a lui l’averla letta e meditata. Era un uomo preciso, ordinato e meticoloso. Basta guardare un suo libro per capire come leggeva e studiava. Era talmente rispettoso delle persone,
che preparava ogni giorno un
pensiero per la Messa, non un
pensiero improvvisato, ma meditato, e su un foglietto scri-
veva lo schema di quello che avrebbe detto la mattina seguente. Don Renzo aveva vissuto ogni attimo della sua vita con intensità e passione. L’educazione ricevuta dalla famiglia, religiosa dalla madre, che aveva
una fede semplice ma vera, umana dal padre, uomo di sani
principi e tutto d’un pezzo, avevano forgiato in lui un carattere volitivo e battagliero, ma sempre obbediente ai superiori. In
lui ho sempre visto la sintesi di
due grandi preti: don Mazzolari
e don Milani. Del primo aveva
la presenza, la parola chiara e
forte, una predicazione incisiva
che non ti lasciava indifferente
ma ti scuoteva con la forza del
vangelo predicato e vissuto. Di
don Milani aveva la passione per
la scuola, la formazione dei giovani, per i quali aveva dato tutto se stesso e si rammaricava
di averli lasciati giocare poco.
Chi l’ha conosciuto anche solo
per pochi minuti o poche ore ne
rimaneva affascinato. Un altro
aspetto della sua vita era l’attenzione alle persone, che fosse
la vecchietta, o l’immigrato, o la
persona in crisi, per tutti aveva tempo e attenzione. La carità pastorale, che l’ha reso noto
negli ultimi anni per la sua dedizione agli immigrati e profughi, l’aveva vissuta sempre dagli anni giovanili di Livigno e
Mandello, alla maturità di
Solzago e Ponte Chiasso. Don
Renzo era un uomo incarnato
nella storia e nel territorio: sapeva cogliere le problematiche,
si lasciava interpellare e rispondeva con creatività e coraggio. Non era l’impallinato
degli immigrati, era l’impallinato di Gesù e se Gesù a Ponte
Chiasso si presentava tante
volte sotto le spoglie di un rifugiato, lui lo accoglieva e si domandava cosa potesse fare
per lui. È così che è nato il centro di accoglienza che per anni
Dopo dieci anni forse è giunto il momento di ripensare la
figura di don Renzo e di capire
quale dono sia stato alla nostra
Chiesa locale. La sua morte tragica (come quella di suor Maria Laura, nel 2000, a Chiavenna) non è stato un caso, un banale incidente: nella logica della croce è stato il segno della
predilezione di Dio, che l’ha voluto unire al sacrificio di suo
figlio. Quale amore più grande
che dare la vita per i propri
amici? E allo stesso tempo indicarlo a noi come un suo servo
buono e fedele. Don Renzo non
aveva paura di morire, spesso
scherzava, soprattutto il giorno
dei Santi prima di andare al
cimitero di Monteolimpino; era
convinto come Paolo che la morte l’avrebbe unito al suo Dio. Il
suo testamento spirituale parla chiaro “per grazia sino ad oggi, non sento di temere la morte; attraverso di lei mi è dato di
vedere Lui tanto desiderato.
Spero di aver servito, così come
sono stato capace…avrei dovuto “ardere di più” per le anime,
chiedo umilmente perdono a Te,
mio Salvatore e Dio... Voglio che
la mia morte sia un atto di adorazione, fiducia, amore per il mio
Dio, Signore, Salvatore”. E così
è stato.
don TIZIANO RAFFAINI
10° ANNIVERSARIO
DELLA MORTE
DI DON RENZO BERETTA
PARROCO DI PONTE CHIASSO
DAL 1984 AL 1999
SABATO 17 GENNAIO
Ponte Chiasso, chiesa parrocchiale, ore 21.00
Recital: Uomo di Dio, uomo della Chiesa
DOMENICA 18 GENNAIO
Ponte Chiasso, chiesa parrocchiale, ore 10.30
• Santa Messa nel decimo anniversario della morte di don
Renzo presieduta dal Vescovo e concelebrata dal presbiterio diocesano, alla presenza delle autorità ;
• deposizione corona in largo Beretta: intervento delle
autorità presenti
• inaugurazione della mostra fotografica: Don Renzo ha
camminato con noi
SABATO 24 GENNAIO
Sala Bianca del Teatro Sociale di Como, ore 10.00
Tavola rotonda: La carità non avrà mai fine
Lo stile della carità è l’eredità più preziosa che don Beretta
ci ha lasciato. Se lui fosse vivo oggi, quale sarebbe il volto e
il tratto della sua carità?
Intervengono:
• don Carlo Puricelli - parroco di Ponte Chiasso: saluto;
• Stefano Bruni - sindaco di Como: saluto;
• Marco Guggiari - giornalista: don Renzo, la figura e l’opera;
• Laura D’Incalci - giornalista: presentazione della pub-
blicazione degli scritti di don Renzo;
• Chiara Amirante - fondatrice “Nuovi Orizzonti” onlus:
Per portare Cristo: testimonianza
• mons. Diego Coletti- Vescovo di Como: La carità più
grande è educare
• moderatore: don Agostino Clerici - direttore de “Il Settimanale della diocesi di Como”
Le iniziative hanno il patrocinio dell’Amministrazione Comunale di Como
P A G I N A
4
SOCIETÀ
INTERNIESTERI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 17 GENNAIO 2009
RUSSIA E GAS
C
osa rappresenta, in fin
dei conti, la disputa sul
gas tra Russia e Ucraina, che tiene in sospeso l’intera Europa e che
costringe alcuni paesi dell’est
a chiudere le scuole per il freddo o a immaginare di riaprire
vecchie centrali nucleari dismesse per aumentare la capacità energetica nazionale? Si
tratta ancora una volta della
prova che la “globalizzazione”
è un dato reale, che ha a che
fare con la geopolitica, con le
dinamiche mondiali dell’economia, della demografia o della
cultura, ma che al contempo
ricade sulla vita quotidiana di
ciascuno di noi. Nelle steppe
russe si estrae il combustibile,
fra le incolte distese ucraine
transitano i gasdotti, e nelle
nostre case - Mosca e Kiev permettendo - possiamo accendere i termosifoni oppure far bollire l’acqua per la pasta. In
mezzo, però, ci sono la dipendenza energetica dell’Ue, le
relazioni internazionali, gli interessi dei giganti che pompano e vendono l’“oro blu”.
Se in politica estera l’Unione
europea sta ancora cercando
una propria strategia, sul versante della politica energetica
l’Europa è ancora più lontana
da una linea unitaria ed efficace. E anche i grandi progetti
annunciati tempo fa dalla
Commissione Barroso e da vari
summit a Bruxelles restano,
per il momento, sulla carta.
In realtà l’Europa occidentale
e centro-orientale consuma
tanta, troppa energia e non ha
maturato una propria strategia produttiva e commerciale
che la renda il meno possibile
dipendente dalla Russia, dall’Algeria, dai Paesi arabi e da altre
fonti di approvvigionamento “oltre frontiera”. Questo è il primo
punto che emerge in questi giorni e che, superata la nuova emergenza, andrà posto in cima all’agenda dei Ventisette.
Una seconda certezza che si
evidenzia dall’ultima disputa
che vede protagonista la Russia di Putin e di Medvedev, è che
il grande paese euroasiatico non
può essere considerato un partner pienamente affidabile, né sul
piano politico né su quello militare e neppure dal lato economico. La Russia, che pure ha ragioni plausibili nella vertenza con
l’Ucraina, ha troppe cause aperte e altre maturano a ogni pie’
sospinto. Così gioca a poker con
le repubbliche baltiche per vecchie ruggini legate alla storia
e all’eredità comunista; attua
un braccio di ferro con Polonia
e Repubblica ceca per via dei
missili americani; protegge il
regime di Minsk a scapito della libertà dei bielorussi; invade la Georgia per difendere regioni che invocano l’indipendenza; litiga costantemente
con le repubbliche ex sovietiche dell’Asia centrale; tiene la
Cecenia sotto tiro… E gli esempi potrebbero continuare.
Si può immaginare che le motivazioni di tanti contenziosi
risiedano negli interessi e nei
“giochi” internazionali. Ma parimenti andrebbero considerate le condizioni “interne” della
democrazia russa. Perché se un
paese, anzi un grande paese,
non accetta pienamente in
casa propria le regole della disputa democratica, è poi tentato di agire sulla scena mondiale come un battitore libero, allergico a quelle regole di
convivenza internazionale più
che mai necessarie nell’era
globale. È un problema, questo, che riguarda molti Stati.
E la Russia non fa eccezione.
GIANNI BORSA
ITALIA ALTRA OCCASIONE MANCATA PER RILANCIARE LE POLITICHE FAMILIARI
Bonus famiglia: una bussola persa
I
l quoziente familiare era
staro promesso da Berlusconi in campagna elettorale. Non divenne nero su
bianco nel programma del
nuovo governo, ma si può dire
che faceva parte delle sue “idee
regolative”, ampiamente propagandate. Il ministro Sacconi,
infatti, ha sostenuto a più riprese che il quoziente familiare
non è applicabile nell’immediato per carenza di risorse, ma che
è un punto di arrivo cui mira il
governo. Un punto di arrivo di
fine legislatura, quindi, e che
come tale dovrebbe essere un
faro, un criterio per avanzare,
seppure passino per passino,
nel campo della politiche familiari. Il quoziente famigliare è
prima di tutto una prospettiva
nuova sul rapporto fisco-famiglia. E’ un modo diverso di guardare ai problemi fiscali della famiglia o alla dimensione familiare del fisco. Significa, in pratica, far pagare le tasse tenendo
conto dell’intero nucleo familiare anziché tararle sui singoli individui. Vuoi pagare meno tasse? Divorzia, dice il fisco. Infatti
i single, i conviventi o le coppie
senza figli sono avvantaggiati
dal punto di vista fiscale. Tenuto conto che il quoziente familiare è un obiettivo, il Forum delle
associazioni familiari aveva indicato – anche a seguito di una
cospicua raccolta di firme – diversi modi per arrivarci, fondati
sulle detrazioni.
Indicazioni e proposte non
solo finora disattese ma perfino contraddette dalle disposi-
zioni sul “bonus famiglie” contenute nel decreto anticrisi del
governo. La famiglia di una coppia sposata è penalizzata rispetto a due conviventi, che presentano due dichiarazioni distinte e quindi rimangono sotto le soglie previste dalla legge
per avere il bonus. Costoro possono ottenere il bonus mentre
la famiglia tradizionale viene
esclusa, oppure possono ottenerne due quando la famiglia
sposata ne ottiene uno. Il giornale “Avvenire” ha portato le
prove di tutto questo e, non si
sa se per amore della famiglia
o per disamore del governo, perfino il “Corriere della Sera” del
12 gennaio ha denunciato la
cosa. Il governo intendeva
detassare le tredicesime, ma in
mancanza delle risorse relative, ha dovuto optare per un intervento a favore delle famiglie
di circa 2,3 miliardi. L’intento
in linea di principio è positivo,
ma nel concreto rivela molte
deficienze. La detrazione delle
tredicesime avrebbe sì agevolato i cittadini e quindi anche le
famiglie, ma con i criteri di sem-
pre, ossia quelli di un fisco fondamentalmente individualista.
E’ come aver tolto l’Ici: è vero che
ne beneficiano le famiglie, ma in
modo indifferenziato tra coppie
sposate, single, conviventi, coppie senza figli, famiglie numerose eccetera. Ne beneficiano le
famiglie ma non secondo modalità family friendly, non in modo
promotivo della famiglia.
Lo spostamento dell’accento
dalla riduzione fiscale delle
tredicesime al bonus famiglie si
è portato dietro il criterio individualistico del primo ambito e
lo ha scaricato sul secondo. Inoltre una considerazione dovremmo anche farla a proposito dell’origine di questo provvedimento. Il bonus famiglie nasce
dalla crisi finanziaria, ha un
motivo contingente, ed infatti è
previsto “una tantum”, poi si
vedrà. Ma la famiglia ha bisogno di molto più che misure
dettate dalla contingenza e che
si esauriscono in un intervento
solitario. Sarebbe stato meglio
non fare niente? Diciamo che si
sono spesi male dei soldi, che si
poteva fare un bene maggiore,
che per alleviare le pene di alcune famiglie si sono allargate
le ingiustizie. Ma soprattutto
che non si è tenuto conto dell’idea regolativa del quoziente
familiare, una bussola che il
governo ha perso per strada.
Così facendo, però, sarà impossibile raggiungere questo obiettivo per la fine della legislatura, anche se ci manca ancora
molto tempo.
STEFANO FONTANA
NOTA ECONOMICA
Le tre ragioni del deragliamento
I
l messaggio che proviene
dal mondo della politica e
dell’economia è univoco: la
crisi nel corrente 2009
rincrudirà, e la disoccupazione è destinata ad aumentare. Dette notizie non dovrebbero meravigliare i cristiani, perché è loro noto che “chi promette il mondo migliore che durerebbe irrevocabilmente per
sempre, fa una promessa falsa”
(Spe salvi, 24). Il comunismo,
con la sua implosione, lo ha di
recente dimostrato. Il capitalismo liberista, con le sue crisi
ricorrenti, documenta la necessità di operare continue correzioni e interventi innovativi sui
risultati delle cosiddette leggi
dell’economia e sulla declinazione delle stesse. Alle corte,
l’economia di mercato avanza attraverso il superamento di ricorrenti ampie crisi. In parole semplici, “la sempre nuova faticosa
ricerca di retti ordinamenti per
le cose umane è compito di ogni
generazione; non è compito semplicemente concluso” (Spe salvi
25). Non è tuttavia facile la progettazione e la realizzazione, di
modelli nuovi e alternativi, in
grado di assicurare una rappresentazione di bene comune, capace di permettere una vita dignitosa a tutte le famiglie.
Su questa premessa inizio a
riflettere sulla grave crisi che
incombe anche sul nostro Paese, ovvero mi porrò la classica
domanda: “che fare?”. Prima,
però, mi soffermo sul preconcetto, sulla non/conoscenza dell’uomo, dell’economia e della politica, che accomuna una parte
dei cittadini italiani. Intendo
riferirmi al convincimento, presente nella base dei partiti di
sinistra, fra i cattolici e fra
componenti del governo e dell’opposizione: la ricchezza esiste e va ripartita tenendo conto delle fasce deboli. La ricchezza, a loro dire, è demoniaca, i
ricchi sono ladri, truffatori e
sfruttatori. Il che con frequenza è vero, ma il fatto non ha
nulla a che vedere con la ricchezza in sé, ma piuttosto con
l’uso o l’abuso che se ne fa. Gli
infantilismi è opportuno metterli al bando e rientrare, con
urgenza, nella dura realtà. Diverrebbe così possibile capire
come e cosa produce ricchezza.
Ricchezza indispensabile per
corrispondere alla domanda di
investimenti, rinnovamento e
potenziamento del processo economico, di modernizzazione
continua dell’università e della
scuola. La ricchezza a cui mi riferisco è ricchezza in danaro,
da investire e non da consumare, come purtroppo, da almeno
quarant’anni, avviene in Italia.
La ricchezza non è una manna
che piove dal cielo, è frutto di
operosità, fatica, risparmio, intraprendenza imprenditoriale,
competenze tecniche e scienti-
fiche, quindi quando non ne viene creata, non si può dare la
colpa alla malasorte, o alla mal
distribuzione della stessa, bensì all’insipienza, alla pigrizia,
all’ignoranza che domina un
determinato Paese.
L’economia deraglia solitamente per tre ragioni. La prima è la mancanza di norme,
l’inadeguatezza delle stesse e
l’errore di dimenticare “che l’uomo rimane sempre uomo” e “la
libertà rimane sempre libertà
anche per il male” (Spe salvi,
21). La seconda, è la pseudocultura sindacale, il populismo cattolico, il demagogismo della sinistra, che affonda le sue radici nella non conoscenza delle
leggi dell’economia. Costoro
vorrebbero far precedere la distribuzione della ricchezza - il
che avviene con frequenza in
modo iniquo - alla creazione
della stessa, il che è un nonsenso. La terza ragione è il rifiuto
dei valori della morale cattolica, la quale statuisce la responsabilità personale (attiva o per
omissione) degli atti compiuti
e quella della partecipazione
attiva, o in qualità di spettatore passivo, agli eventi storici.
Detti atti ed eventi, come una
volta veniva insegnato, hanno
ripercussioni nella comunione
dei santi, quindi danno origine
a sanzioni, o al premio della
vita eterna. Nella vita terrena,
il giudizio in ordine ai richia-
mati atti od eventi, spetta alla
Magistratura, la quale in ossequio allo spirito e alla forma dei
codici, assolverà o condannerà.
Prendo ora in esame alcune
possibili vie di uscita dalla recessione. Come e quando ne
usciremo non so dire, perché
viviamo in un mondo globalizzato, pertanto i fattori interni
ed esterni, che concorreranno
alla ripresa sono molteplici e
molti proverranno da altri continenti. A mio giudizio, l’uscita
dalla crisi inizierà il prossimo
anno, in quanto gli Stati Uniti,
la Cina e la Russia, per tutelare i loro equilibri sociali interni, dovranno, in tempi brevi,
concordare interventi a sostegno e rilancio dell’economia, la
quale trainerà la ripresa mondiale su nuovi equilibri geopolitici e geoeconomici. È necessario iniziare a lavorare di più e
meglio, aumentare gli investimenti, pagare virtuosamente le
imposte, far proprio il principio
di legalità. Bisogna pertanto
avere idee chiare e concrete e
smettere di confondere il desiderabile con il possibile.
Il cristiano dovrebbe essere in
primo piano nell’opera di rinnovamento perché sa che può “sempre ancora sperare, anche se per
la sua vita o per il momento storico che sta vivendo apparentemente non ha più niente da sperare” (Spe salvi, 35).
GIANNI MUNARINI
SOCIETÀ
FATTIePROBLEMI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 17 GENNAIO 2009
P A G I N A
5
LA PAROLA DI BENEDETTO XVI
La strada e l’arcobaleno
U
G
Quando si dice
autonomia...
n bambino è l’essere
più indifeso, più bisognoso di affetto e di
attenzioni. Il Creatore
ha voluto assumere in
Gesù, le dimensioni di un bambino per essere uomo tra gli
uomini, per farsi vedere e toccare. Ma è proprio in questo farsi piccolo la sua grandezza. Nel
giorno in cui la Chiesa fa memoria del battesimo di Gesù –
domenica che conclude il tempo natalizio e apre a quello ordinario – ci troviamo, dopo averlo lasciato nel presepio visitato
dai Magi, ad ammirare un adulto alla sua prima manifestazione pubblica, in quell’acqua
rigeneratrice che da senso alla
vicenda del cristiano. È in quell’acqua, e tramite quell’acqua,
che avviene il cambiamento,
gesto simbolico che porta con se
l’elemento della purificazione:
ci si immerge per rinascere, per
dare spazio a un altro uomo.
La riflessione natalizia di
papa Benedetto ha qui, dunque,
una nuova tessera del mosaico:
se Natale e Epifania ci devono
rendere capaci di vedere, di
aprirci al mistero di un Dio che
si china sull’uomo, fino a punto
di nascere in povertà per essere uomo in mezzo a tutti gli
uomini, il battesimo di Gesù,
dice papa Benedetto, ci introduce “alla quotidianità di un rapporto personale con lui”. Il battesimo “per così dire il ponte che
Egli ha costruito tra sé e noi, la
strada per la quale si rende a
noi accessibile; è l’arcobaleno
divino sulla nostra vita, la promessa del grande sì di Dio, la
porta della speranza e, nello
stesso tempo, il segno che ci indica il cammino da percorrere
in modo attivo e gioioso per incontrarlo e sentirci da Lui
amati”.
Nella Cappella Sistina, com’è
ormai tradizione, Benedetto
XVI amministra il sacramento
del battesimo a 13 bambini, per
nulla intimoriti dalla meraviglia michelangiolesca del Giudizio universale. Celebra ancora una volta con le spalle rivolte ai fedeli, sull’antico altare
posto ai piedi della parete
affrescata da Michelangelo.
Celebra con il messale riformato da papa Paolo VI. All’offertorio sono dei bambini che trotterellano verso la cattedra. Ricorda il Papa che il battesimo significa affidare ogni nuova vita
a colui che “è più potente dei
poteri oscuri del male”, restituire a Dio ciò che da lui è venuto. Già perché “il bambino non
è proprietà dei genitori, ma è
affidato dal Creatore alla loro
responsabilità, liberamente e in
modo sempre nuovo, affinché
essi lo aiutino ad essere un libero figlio di Dio. Solo se i genitori maturano tale consapevolezza riescono a trovare il giusto equilibrio tra la pretesa di
poter disporre dei propri figli
come se fossero un privato possesso plasmandoli in base alle
proprie idee e desideri, e l’atteggiamento libertario che si esprime nel lasciarli crescere in piena autonomia soddisfacendo
ogni loro desiderio e aspirazione, ritenendo ciò un modo giusto di coltivare la loro personalità”.
Né genitori possessivi, né permissivi, dunque. La strada che
il Papa indica ai papà e mamma è quella di una libertà consapevole; libertà che viene dal-
l’essere “figlio adottivo di Dio,
oggetto del suo amore infinito
che lo tutela e difende dalle forze oscure del maligno”. Ma proprio per questo, afferma ancora Benedetto XVI, “occorre insegnargli a riconoscere Dio
come suo Padre ed a sapersi
rapportare a Lui con atteggiamento di figlio”.
Il battesimo è l’atto che introduce il bambino “nella luce di
Dio e dei suoi insegnamenti”; e
battezzando i bambini “non si
fa loro violenza, ma si dona loro
la ricchezza della vita divina in
cui si radica la vera libertà che
è propria dei figli di Dio; una
libertà che dovrà essere educata e formata con il maturare
degli anni, perché diventi capace di responsabili scelte personali”.
Con il battesimo, afferma infine il Papa, “non ci immergiamo semplicemente nelle acque
del Giordano per proclamare il
nostro impegno di conversione,
ma si effonde su di noi il sangue redentore del Cristo che ci
purifica e ci salva. È l’amato
Figlio del Padre, nel quale egli
ha posto il suo compiacimento,
che ci riacquista la dignità e la
gioia di chiamarci ed essere realmente figli di Dio”.
Un sacramento, il battesimo,
dice ai genitori, che introduce i
bambini in una nuova famiglia
“più grande e stabile, più aperta e numerosa”, la famiglia dei
credenti, che ha Dio per padre
e tutti si riconoscono fratelli in
Cristo; per questo “pur tra le
difficoltà della vita, non si sentiranno mai abbandonati”.
Ai genitori, alle famiglie,
papa Benedetto si rivolge anche
all’Angelus non solo per ricordare il grande dono del battesimo, una vita che rinasce nella
luce di Cristo; ma anche per
sottolineare che la famiglia ha
un ruolo formativo ai valori
umani e cristiani. E lo fa ricordando l’appuntamento di Città
del Messico dove avrà luogo il
sesto incontro mondiale delle
famiglie.
In questo giorno il Papa sem-
bra dunque dire ai genitori: l’acqua della fonte battesimale disseta davvero, fa rinascere attraverso gesti e parole, e ci dice che
le nostre vie non sono quelle di
Dio, ma sono quelle che lui ha
scelto per noi, per far crescere e
maturare la nostra esistenza irrigata dall’acqua del battesimo.
li studenti sardi,
nelle prove Ocse
Pisa, si sono classificati agli ultimi
posti. Ecco allora
che la Regione Sardegna decide di investire sul “capitale umano” degli studenti affinché possano guadagnare
alcune posizioni in classifica.
Dalle parole ai fatti: vengono finanziati, per tale finalità, 35 milioni di euro. La regione poteva muoversi secondo una logica “statalista” o
una “sussidiaria”. Nella prima prospettiva, la Regione ci
mette i soldi, ma dice anche
come spenderli. Nella seconda, la Regione ci mette i soldi, dice quali risultati si aspetta, chi e come li controllerà e dichiara in anticipo le
eventuali penali per gli irresponsabili che pensano di
scappare con il malloppo,
nonché gli eventuali premi
per i responsabili che faranno un buon lavoro; mentre
viene lasciato alla professionalità dei decenti e delle
scuole il come raggiungere
questi risultati con i ragazzi, e quali mezzi e interventi
formativi utilizzare. Una
prospettiva interessante, valida e stimolante: ciò che attiene alla scuola viene lasciato alla intelligenza, alla libertà e responsabilità dei
docenti. Essi, infatti, dovrebbero - dalle istituzioni - essere considerati intelligenti,
liberi e responsabili. Questa
avrebbe dovuto essere la
scelta ovvia, scontata. Ma
non è stato così.
FABIO ZAVATTARO
Puntualmente la
Regione ha
scelto la
prima prospettiva dimenticando ogni reale autonomia e sottomettendo
la libertà
delle scuole
all’arbitrio
del politico
di turno. Di
autonomia
si parla in
modo inversamente proporzionale a quanto la si attua.
Fa davvero pena vedere tanti politici e uomini di cultura stracciarsi (apparentemente?) le vesti per le cattive sorti nelle quali si trova
la scuola italiana.
La via statalista è stata
seguita per oltre mezzo secolo e ci ha consegnato una
scuola davvero problematica:
essa è di tutto e di nessuno;
stracolma di direttive ministeriali, ma senza una linea;
capace di tantissime proposte opzionali, ma incapace di
essere autorevole sull’essenziale; i docenti obbligati a
riempire migliaia di moduli
e costretti a ridurre l’attività didattica. Il tutto con i costi più alti in prospettiva
europea.
Che qualcuno abbia interesse a mantenere la scuola
in questa prospettiva?
QUALE
?
scuola
ARCANGELO BAGNI
CORSIVO
di AGOSTINO CLERICI
SE DIO
È RIDOTTO
A UNO SPOT
«La cattiva notizia è che
dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno». Questa frase apparirà su due autobus pubblici
che, dal 4 febbraio prossimo,
circoleranno per le vie di
Genova. A pagare lo spot è
l’Unione atei e agnostici razionalisti (Uaar). Il quotidiano on-line repubblica.it
annuncia che si tratta di
una pubblicità che promuove l’inesistenza di dio (sì,
scritto così, con la lettera
iniziale minuscola). I promotori dell’iniziativa hanno
scelto Genova, ammettendo
di voler sfidare il presidente dei vescovi italiani, card.
Angelo Bagnasco, che della
città ligure è arcivescovo.
L’iniziativa arriva in Italia dopo essere già stata
realizzata a Londra, Washington e Barcellona. E bisogna ammettere che lo
spot peggiore è proprio quello genovese. In Gran Bretagna e in Spagna lo slogan
è: «Probabilmente dio non
esiste. Smettila di preoccuparti e goditi la vita». Nella
capitale statunitense, invece, sui bus c’è scritto: «Perché credere in dio? Sii buono per amore della bontà».
Che dire? Intanto che si
tratta di un’evidente caduta di stile nel discorso su
Dio, banalizzato in un messaggio pubblicitario sul retro degli autobus, invece che
affrontato nei luoghi in cui
è giusto dialogare e confrontarsi tra credenti e non credenti. L’iniziativa, poi, denota un certo nervosismo da
parte di persone che si dichiarano agnostiche, atee e
razionaliste. Per definizione
un agnostico è uno che ammette di non sapere, ed è
dunque assai strano che si
metta ad affermare dogmaticamente che «dio non esiste» e lo faccia scrivere - a
pagamento - sulla fiancata
di un autobus. Per un ateo
il fatto che non esista dio
dovrebbe essere una buona
notizia... e non una notizia
cattiva. E da un razionalista ci si aspetterebbe un ragionamento e non uno spot
così semplicisticamente illogico. Insomma, abbiamo a
che fare con dei dilettanti
allo sbaraglio!
Circa, poi, l’efficacia dell’iniziativa, nutrirei dei
dubbi. Per fortuna non si
può promuovere né l’esistenza né l’inesistenza di
Dio. Se ne può parlare, se ne
può discutere, e per secoli
questo è avvenuto in confronti, dibattiti, libri dedicati al tema, che è oltremodo
serio e riguarda miliardi di
essere umani (non solo cristiani). Il teismo o l’ateismo
non funzionano come spot,
perché Dio non è un prodotto che si vende al mercato.
A meno che Dio non sia ridotto ad un qualunque dio,
che possa esistere o non esistere a telecomando dell’uomo. E se questo è il dio che
non esiste, ebbene è una
buona notizia. E se di questo dio minuscolo si può farne a meno, ebbene è una seconda buona notizia. Di un
dio a cui decido io di dare o
negare l’esistenza, sì, è vero,
non ne ho proprio bisogno. I
dogmatici dell’Uaar - siano
essi atei, agnostici o razionalisti - negano qualcosa, ma
non possono far nulla per
negare Qualcuno. La buona
notizia è che, non solo Dio
esiste, ma si è fatto carne.
La cattiva notizia è che c’è
chi ha deciso di farne a meno. È una storia che dura da
due millenni, ormai.
CHIESA
P A G I N A
6
CHIESA LOCALE
○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 17 GENNAIO 2009
AGENDA
del
VESCOVO
GIOVEDÌ 15
A Como, in Curia, al mattino, Consiglio Episcopale.
VENERDÌ 16
A Talamona (So), presso la
chiesa parrocchiale, alle ore
20.45, lectio per i giovani su
San Paolo.
SABATO 17
A Como, presso Villa Olmo,
alle ore 10.30, S. Messa per
la Polizia Locale nel 140°
anniversario della fondazione del Corpo; a Nuova Olonio (So), nel pomeriggio, Consiglio Pastorale Diocesano.
DOMENICA 18
A Como, alle ore 10.30,
presso la chiesa parrocchiale di Ponte Chiasso, S.
Messa nel decimo anniversario della morte di don
Renzo Beretta.
LUNEDÌ 19
A Como, alle ore 18.00,
presso la Libreria Paoline
di viale Cesare Battisti 10,
presentazione del libro su
san Paolo Le catene della
speranza.
MERCOLEDÌ 21
A Valmorea (Co), in mattinata, incontro presso il
Sim-patia; nel pomeriggio,
a Bergamo, Consulta CEL
per le sette e le nuove religioni.
GIOVEDÌ 22
A Como, in mattinata,
Consiglio Episcopale; a Como, alle ore 12.00, S. Messa per la Guardia di Finanza; a Como, alle ore 20.45,
Commissione per il Diaconato Permanente.
CORSO DI
FORMAZIONE
SULL’EDUCAZIONE
SESSUALE
Il corso è tenuto dal prof. Fabio
Veglia e dai suoi collaboratori del
Centro Clinico Crocetta di Torino.
COMO
Le lezioni si svolgeranno a Como, presso la sede della Circoscrizione n.6, in via Achille Grandi n. 21. Il corso prevede circa 50
ore di lezione suddivise secondo
il seguente calendario: sabato 17
gennaio - sabato 14 febbraio sabato 7 e domenica 8 marzo - domenica 19 aprile - domenica 10
maggio. Le lezioni avranno inizio alle ore 8.30 e termine alle
ore18.00. Per ulteriori informazioni consultare il sito www. fondazionemelazzini.it; e-mail: info@
fondazionemelazzini.it o contattare direttamente: Gibotti Annalisa (348.2386686) - Lazzeri Rinello (349.1718005).
SONDRIO
Le lezioni si svolgeranno presso
il Centro di formazione del Credito Valtellinese, sito a Tresivio
in via Lago n. 33. Il corso prevede circa 50 ore di lezione suddivise in sei giornate secondo il seguente calendario: domenica 18
gennaio - domenica 15 febbraio
- sabato 28 e domenica 29 marzo
- sabato 18 aprile - sabato 9 maggio. Le lezioni hanno inizio alle
ore 8.30 e termine alle ore 18.00.
Per ulteriori informazioni: email: info@fondazionemelazzini.
it; Paola (333.1270134), Cristina
(0342.214830) - Maria Luisa
(0342.210951).
UCID COMO
L’U.C.I.D. di Como, comunica che
il secondo incontro di riflessione
e preghiera tenuto da mons.
Isidoro Malinverno si terrà sabato 17 gennaio alle ore 8.55
presso il Seminario vescovile
in via Baserga, 81 Muggiò. Si invitano i partecipanti a prepararsi su Lc 2, Tito 2,11-3,7 e Galati
4,4-9.
UFFICIO PER LA LITURGIA
CRESIMA IN S. GIACOMO
Per quanto riguarda la celebrazione della Cresima per gli adulti nella chiesa di S. Giacomo in
Como, si ricorda che il prossimo
appuntamento è fissato per sabato 7 febbraio alle ore 16.30;
sarà preceduto dall’incontro preparatorio di sabato 31 gennaio
dalle ore 16.00 alle 18 presso la
sala di via Maestri Comacini 4
(a fianco del duomo). La successiva celebrazione si terrà sabato
18 aprile. La prenotazione è ob-
VENERDÌ 23
A Roma, incontro del Consiglio Nazionale per la
Scuola cattolica.
SABATO 24
A Como, alle ore 10.00,
presso la Sala Bianca del
Teatro Sociale, tavola rotonda sul tema “La carità
non avrà mai fine”, nel
decennale della morte di
don Renzo Beretta; a Como, a partire dalle ore 12.00,
in Curia, incontro con i giornalisti in occasione del patrono san Francesco di Sales; a Gaggino (Co), alle ore
18.00, S. Messa per la festa
patronale della Conversione
di san Paolo.
DOMENICA 25
A Lanzo Intelvi (Co), alle
ore 10.15, S. Messa; sempre
a Lanzo, alle ore 14.00,
processione mariana.
NOTA BENE
Una prima ipotesi di organizzazione della visita pastorale (finalità, modalità,
calendario) è stata messa a
punto durante questa settimana in un ampio confronto con il Consiglio Presbiterale (martedì 13 gennaio) e il Consiglio Pastorale Diocesano (sabato 17
gennaio). Ne verrà data
notizia sui prossimi numeri del Settimanale.
SALESIANI COOPERATORI
SECONDA CONFERENZA ANNUALE
“Il volontariato mi permette di recuperare quei valori che non si riducono solo ai soldi e al conto in banca; ci sono persone che pensano
non sia giusto commercializzare tutto. Molte volte i giovani fanno
volontariato con questa motivazione: visto che il mondo fa schifo,
faccio almeno qualcosa di diverso. La Chiesa sostiene tutto il
volontariato, in particolare quello meno egoistico che lavora veramente per amore di Dio: io amo Dio e quindi amo la Sua immagine
che è l’uomo”.
Sono alcuni dei pensieri che don Paolo Borroni sdb ha proposto ai
Salesiani Cooperatori ed amici riuniti domenica 14 dicembre al
“Salesianum” di Tavernola per la seconda Conferenza annuale e Giornata di spiritualità.
Nella riflessione sul tema “Missioni e volontariato: solo all’estero o
anche in Italia?” don Borroni ha sottolineato la netta differenza tra
missione e volontariato; quest’ultimo, però, è legato in parte al Vangelo specialmente se si considera la descrizione del giudizio universale e le altre occasioni dove il Signore ci dice chiaramente che dietro
il povero e il bisognoso c’è Lui.
Approfondendo il significato della parola “missione” il relatore ha
detto che essere cristiani non vuol dire prendere il Signore e tenerselo stretto, come garanzia; vuol dire trasmettere agli altri la ricchezza
del Signore. Il cristiano è missionario come Gesù è missionario di
Dio. Ha ricordato, inoltre, che non bisogna fermarsi alla virtualità
delle parole; per aiutare il prossimo, a volte, basta solo incontrare le
persone, specialmente gli ultimi, con un atteggiamento di accoglienza, un saluto cordiale, un sorriso.
La mattinata si è chiusa con la celebrazione eucaristica, presieduta
da don Antonio Simion sdb, durante la quale si è pregato per i defunti cooperatori, parenti, amici e per don Antonio Brambilla, salesiano
della Casa di Tavernola, recentemente mancato.
Nel pomeriggio, dopo il pranzo e la lotteria a favore dell’Associazione, la giornata è proseguita con la recita del S. Rosario e poi con la
proiezione di un Dvd sulle missioni salesiane in Darfur (Sudan) e
sulla situazione, purtroppo drammatica a causa delle continue guerre e violenze, delle popolazioni di quella regione.
La giornata si è conclusa con un rinfresco per lo scambio degli auguri
natalizi ed un arrivederci al prossimo incontro.
ANTONIO NEGRINI
bligatoria e deve avvenire – dopo
la preparazione svolta in parrocchia – con almeno 15 giorni di
anticipo sulla data della Cresima, telefonando in Curia dal lunedì al venerdì dalle ore 10.00
alle 12.00, al numero. 0313312252
CHIESA
UNITÀ
deiCRISTIANI
UNITÀdeiCRISTIANI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 17 GENNAIO 2009
P A G I N A
7
SETTIMANA DI PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI
«ESSERE RIUNITI
NELLA TUA MANO»
all’insegna della tenerezza il versetto che guida la riflessione e la preghiera di quest’anno
per la settimana dell’unità dei cristiani. Esprime il sogno del profeta Ezechiele in occasione
dell’esilio di Israele: essere riuniti in modo di formare un solo bastone nelle mani di Dio. Il
profeta fa riferimento alla situazione del popolo diviso in due (il nome delle dodici tribù sono
scritti su due pezzi di legno, su uno le dieci del nord e sull’altro le due del sud. Ez 37, 15-23)
a motivo del suo allontanamento da Dio. Ma tale situazione può cambiare: il popolo si converte a
Dio e Dio realizza una nuova creazione, un nuovo popolo che possa essere segno e speranza per gli
altri popoli e per tutta l’umanità.
Il testo è stato scelto e preparato dalle comunità della Chiesa coreana che hanno vissuto un’esperienza in questi anni, in cui hanno ravvisato l’esperienza di Israele. Ma quanto ne abbiamo bisogno
tutti, nella nostra situazione, di questa ‘nuova creazione’. Viviamo un momento, nella Chiesa, in cui
il cammino ecumenico sembra ristagnare. Perché qualcuno non lo condivide, perché altri sono
sfiduciati, perché altri ancora lo ritengono troppo impacciato. Eppure bisogna continuare a credere
e a pregare perché questa ‘mano di Dio’ - qui sta la tenerezza! - ci raccolga tutti nelle nostre diversità, con il massimo rispetto per le originalità altrui.
Ancora una volta va affermato con forza che l’ecumenismo è momento essenziale e necessario al
nostro essere Chiesa. Non il pallino, un ‘optional’, di qualcuno che, nella Chiesa, strizza l’occhio ai
‘nemici’. Il dialogo ecumenico è l’accettazione cordiale e la relativizzazione (al contempo) di tutte le
Chiese sorelle nel loro rapporto con la Chiesa madre voluta da Cristo. La loro molteplicità e diversità non deve essere vissuta come insidia, ma come ricchezza: è a gloria dell’unico Padre, forma l’unico
Corpo del Figlio, è opera del medesimo Spirito. Eliminare la diversità tra fratelli è andare contro il
Padre, vuol dire distruggere in noi il Figlio, significa sottrarsi al suo Spirito che, nella diversità di
ciascuno, opera tutto in tutti (1Cor 12,6).
Per questo anche nella nostra Diocesi continueremo con qualche altro timido passo su questo
cammino - già iniziato con profondo senso ecclesiale negli anni scorsi soprattutto dai gruppi di laici
di Azione Cattolica - secondo il calendario che è pubblicato. A Como il percorso è più articolato,
coinvolge diverse comunità parrocchiali della città e periferia con proposte diverse di preghiera e di
confronto anche con i fratelli Valdesi, presenti in città; a Sondrio per ora solo un incontro di preghiera
lunedì 19 gennaio 2009 alle ore 20.45 presso la chiesa del sacro Cuore, cui aderisce anche la
Sig. pastora di Brusio e responsabile del Centro Evangelico di Cultura, a cui invitiamo però tutti quelli
che possono delle altre zone pastorali.
È
LE COMUNITÀ CRISTIANE DI FRONTE
A VECCHIE E NUOVE DIVISIONI
Ezechiele 37, 15-19.22-24a - Salmo 103(102), 8-13 (o 818) - 1 Corinzi 3, 3-7.21-23 - Giovanni 17, 17-21
Ez 37,17
ESSERE RIUNITI NELLA TUA MANO
don BATTISTA RINALDI
PRIMO GIORNO
SECONDO GIORNO
Settimana di preghiera per
l’unità dei cristiani
I CRISTIANI DI FRONTE ALLA GUERRA
E ALLA VIOLENZA
Isaia 2, 1-4 - Salmo 74(73), 18-23 - 1 Pietro 2, 21-25 Matteo 5, 38-48
TERZO GIORNO
18 - 25 gennaio 2008
Momenti di preghiera
x Domenica 18 gennaio ore 15.45
presso la parrocchia di Sant’Agata
x Lunedì 19 gennaio ore 21.00
presso la parrocchia di San Bartolomeo
x Martedì 20 gennaio ore 21.00
presso la parrocchia dell’Annunciata (Crocifisso)
x Mercoledì 21 gennaio ore 21.00
presso il Centro Pastorale Cardinal Ferrari
Giovedì 22 gennaio ore 21.00
presso il Centro Pastorale Cardinal Ferrari
Incontro di conoscenza
e scambio con i fratelli Valdesi
x Venerdì 23 gennaio ore 20.30
presso Santuario Sacro Cuore via T. Grossi
x Sabato 24 gennaio ore 21.00
presso la parrocchia di San Zenone (Monteolimpino)
x Domenica 25 gennaio ore 21.00
presso la parrocchia di San Fedele
I CRISTIANI DI FRONTE ALL’INGIUSTIZIA ECONOMICA
E ALLA POVERTÀ
Levitico 25, 8-14 - Salmo 146(145), 1-10 - 1 Timoteo 6, 910 - Luca 4, 16-21
QUARTO GIORNO
I CRISTIANI DI FRONTE ALLA CRISI ECOLOGICA
Genesi 1, 31 - 2, 3 - Salmo 148, 1-5 - Romani 8, 18-23 Matteo 13, 31-32
QUINTO GIORNO
I CRISTIANI DI FRONTE ALLA DISCRIMINAZIONE
E AL PREGIUDIZIO SOCIALE
Isaia 58, 6-12 - Salmo 133(132), 1-4 - Galati 3, 26-29 Luca 18, 9-14
SESTO GIORNO
I CRISTIANI DI FRONTE ALLA MALATTIA
E ALLA SOFFERENZA
2 Re 20, 1-6 - Salmo 22(21), 1-12 - Giacomo 5, 13-15 Marco 10, 46-52
SETTIMO GIORNO
I CRISTIANI DI FRONTE ALLA PLURALITÀ DELLE RELIGIONI
Isaia 25, 6-9 - Salmo 117(116), 1-2 - Romani 2, 12-16 Marco 7, 24-30
Venerdì 23 gennaio ore 20.30
presso l’auditorium del don Guanella
Seminario dal titolo
“Paolo VI: un uomo che ha lasciato il segno”
Rel.: prof. Alberto Monticone e
prof. Mario Mascetti
OTTAVO GIORNO
PROCLAMAZIONE CRISTIANA DELLA SPERANZA
IN UN MONDO DI SEPARAZIONE
Ezechiele 37, 1-14 - Salmo 104(103), 24-34 - Apocalisse
21, 1-5a - Matteo 5, 1-12
P A G I N A
8
CHIESA
RIFLESSIONI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 17 GENNAIO 2009
FRANCO FESTORAZZI
LA VOCE
DELLA
SAPIENZA
FRANCO FESTORAZZI,
La Voce della Sapienza.
Saggi di teologia biblica,
Editrice Glossa, Milano 2008,
pagine 172, euro 18,00
L
editrice Glossa pubblica in un volume - LA
VOCE DELLA SAPIENZA alcuni dei più significativi studi biblici di
argomento sapienziale di Mons.
Franco Festorazzi. I temi affrontati: il rapporto sapienza/
storia della salvezza; il valore
dell’esperienza e la morale
sapienziale; l’incidenza della
Sapienza di Israele su Gen 1-3;
una speciale attenzione al
Qohelet, sapiente di Israele alla
ricerca di Dio; l’appello all’umano nell’Antico Testamento.
’
UN INCONTRO
Non ho un’approfondita conoscenza del mondo sapienziale
biblico per esprimere una valutazione del percorso svolto da
mons. Festorazzi nel suo lavoro di insigne biblista. Altri, e a
ragion veduta, lo fanno in questa pagina. Tuttavia, credo di
poter dire qualcosa sul come ho
avvicinato la riflessione dell’Autore e sul come i suoi scritti mi abbiano provocato e invitato a percorrere certe piste di
riflessione piuttosto che altre.
La memoria ritorna agli anni
nei quali a Tavernola – con don
Franco e don Bruno - ci si trovava per il gruppo biblico. Una
o due volte l’anno, per diversi
giorni, persone provenienti da
tutta Italia si incontravano per
Il volume propone il percorso della riflessione
di mons. Franco Festorazzi e delinea il cammino
del suo pensiero sulla Sapienza biblica
pagina a cura di ARCANGELO BAGNI
approfondire o una tematica o
un libro della Bibbia.
Incontri che mettevano certamente a tema i contenuti, ma
che intendevano privilegiare
soprattutto il metodo di lettura dei testi biblici. Diversi incontri ebbero come tema i libri
sapienziali. Conservo ancora le
schede e gli appunti di quegli
incontri. Memorabili le giornate dedicate al libro di Giobbe.
E’ stato in quei contesti che ho
avuto modo di incontrare il “don
Franco” biblista, studioso e animatore di gruppi biblici. Le
schede che egli preparava, gli
punti di lettura offerti, le provocazioni per una successiva
riflessione e approfondimento
rivelavano un’attenzione che
potrei definire “sapienziale”.
Seguendo,poi, alcuni corsi
alla Facoltà Teologica di Milano, salivo sulle Nord a Grandate e molte volte ho avuto la
fortuna di incontrare don Franco. Il viaggio diventava per me
occasione di un costante aggiornamento tanto bibliografico
quanto tematico. Conversazioni piacevoli,serene, sempre
puntuali e provocatorie unite
ad una saggezza che ti invitava a soppesare le parole, ad
ascoltare, a comprendere, a cogliere i diversi punti di vista.
Viaggi che si trasformavano in
“lezioni” e discussioni che invi-
tavano ad andare oltre. Poi, don
Franco diventa, nel 1991, Sua
Eccellenza mons. Franco Festorazzi, Vescovo dell’Arcidiocesi di
Ancona-Osimo. I contatti vengono meno, ma il ricordo di incontri e delle parole resta più
che mai vivo.
Credo di dover dire - da parte
mia e a nome di tanti - un grazie grande a monsignor Franco
Festorazzi per aver trasmesso
la voglia di leggere il testo
biblico, la passione per la ricerca, l’insistenza nel volere andare avanti, nel non accontentarsi di un primo approccio. E di
averci soprattutto fatto conoscere e penetrare nel mondo
sapienziale: un mondo affascinante, dove le domande dell’uomo sono prese sul serio in una
ricerca religiosa che, da una
parte, non può ignorare gli interrogativi nei quali l’uomo inciampa e, dall’altra, non rinuncia a pensare a Dio, un pensare
che non chiude la ricerca ma la
colloca su di un altro versante.
Un grazie a monsignor Festorazzi per queste preziose pagine de La Voce della Sapienza.
Un invito a ripercorrere la sua
riflessione per comprendere la
grande provocazione di queste
pagine che ancora oggi interpellano tanto l’uomo quanto la sua
ricerca di Dio.
IL FILO ROSSO
DI UNA RICERCA
Monsignor Maggioni delinea il filo rosso
che unifica e specifica la ricerca dell’Autore
I
l volume – ricorda nella presentazione monsignor Maggioni- propone “saggi
certamente diversi, che però manifestano una grande unità di metodo e di
intenzione: quella di cogliere il senso profondo, al tempo stesso religioso e
umano, della riflessione sapienziale di Israele. Una riflessione apparentemente occasionale e varia, ma che - in realtà - svela, in filigrana, la traccia di un cammino coerente, certo faticoso ma molto affascinante, per rispondere alle domande che l’uomo sempre si pone.
Mi permetto qualche accenno, che possa chiarire quanto sto dicendo.
Festorazzi afferma che le molte analisi particolari sono necessarie, ma possono
correre il rischio della frammentarietà e anche quello di smarrire il centro del
discorso. C’è sempre il pericolo di non cogliere l’originalità complessiva della
Sapienza di Israele nella sua essenza più profonda. Per questo non si devono
giustapporre i diversi libri, come se fossero un dialogo a puntate, ma piuttosto
considerarli come tessere, magari lontane e asimmetriche, di un mosaico, la
cui bellezza e chiarezza si manifestano solo ad opera interamente compiuta.
Ma, a parte l’ostinata intenzione di tendere sempre al centro (il che non è di
tutti!), non può non sorprendere l’attualità, una vivissima attualità, che queste pagine di Festorazzi continuano ad avere, Un solo esempio, ricavabile dalla
sua affermazione per cui l’importanza della Sapienza “sta nel metodo persuasivo e non imperativo del proporre la condotta morale”. Il problema del rapporto fede e ragione - oggi rimarcato da molte parti - può qui trovare uno spunto
attualissimo”.
BRUNO MAGGIONI (dalla Presentazione)
UNA SINTESI E LE NUOVE PROSPETTIVE
Don Roberto Vignolo ripercorre la riflessione
dell’Autore cogliendone le provocazioni e le aperture
“Il presente volume – scrive don Roberto Vignolo - risponde a un duplice scopo.
Mentre per un verso, infatti, raccoglie dalla dispersione contributi significativi
per lo sviluppo della teologia biblica più specificamente sapienziale della seconda metà del secolo scorso, assolve altresì un fin doveroso debito di gratitudine
verso un illustre docente della scienza biblica, e in seguito un pastore sollecito
quanto alla cura animarum”.
I sette contributi che compongono il volume abbracciano l’arco di un quindicennio
(tra il 1967 e il 1981): collocati, dunque, in preciso contesto ecclesiale ed esegetico;
eppure essi - è ancora Vignolo a ricordarlo - mantengono un interesse e una
attualità a motivo delle linee portanti che li ispirano, sia quelle tematizzate più
a fondo, sia quelle ancora in abbozzo, o anche solo virtualmente implicite. Ecco
perché queste linee portanti e queste tematizzazioni, riconsiderate a debita distanza, “risultano decisamente perspicaci nell’intuire alcune tra le più feconde
e promettenti tendenze assunte dalla ricerca successiva nei decenni a cavallo
tra secondo e terzo millennio, per quanto concerne in modo particolare la teologia biblica dei libri e delle tradizioni sapienziali dell’Antico Testamento. In merito mons. Festorazzi ha infatti saputo investire acutamente la propria ricerca,
fiutandone il cospicuo rilievo teologico, morale, spirituale e pastorale, per cui
possiamo ritrovare qui dei segnavia tuttora validi, funzionali a rendere ragione
di un cammino acquisito e a dare sostegno incentivo alla ricerca attuale e ulteriore”. Monsignor Festorazzi ha il merito di essere “tra quanti ci restituiscono
l’idea - fecondissima e verace - di sapienza biblica come teologia dell’esperienza
e delle sue buone intrinseche ragioni, espressione di una fede intelligente,
storicizzata e inculturata nel quotidiano, con l’occhio capace di farsi sempre più
attento all’orizzonte escatologico. Ci schiude un sentiero che speriamo poter percorrere e vedere ulteriormente frequentato con analoga fecondità”.
ROBERTO VIGNOLO (dalla Prefazione)
CHIESA
MIGRAZIONI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 17 GENNAIO 2009
P A G I N A
9
18 GENNAIO 2009
GIORNATA
MONDIALE
DELLE
MIGRAZIONI
Il tema ruota attorno alla figura di san Paolo.
Ecco una presentazione a cura del presidente
Cemi-Migrantes, il vescovo ausiliare di
Bergamo mons. Lino Bortolo Belotti
S
an Paolo suscita ammirazione e fascino in
chiunque lo accosta attraverso gli Atti degli
Apostoli e le sue Lettere. Ne è conferma anche il fatto
che nelle librerie cattoliche è
esposta tutta una biblioteca di
libri e sussidi vari, pubblicati
in occasione dell’Anno Paolino.
Sarebbe meschino attribuire
questo successo librario ad
un’operazione di mercato indovinata; è il caso di vedervi la
risposta a una forte richiesta di
conoscere più da vicino questo
gigante del cristianesimo: fame
e sete di quella verità che per
Paolo è condensata in un nome,
Cristo, da lui proclamata a voce
alta, vissuta in profondità e testimoniata in forme convincenti.
Siamo grati al Santo Padre
che nel suo Messaggio per la
prossima Giornata Mondiale
del Migrante e del Rifugiato ha
aggiunto un’altra qualifica
piuttosto inedita all’Apostolo
delle genti, presentandolo “migrante per vocazione”, “autentico missionario dei migranti”,
“migrante lui stesso e itinerante ambasciatore di Gesù
Cristo”. Egli pertanto, se costituisce, come afferma il Santo
Padre, “un significativo punto di
riferimento… per quelli che
sono coinvolti nel movimento
migratorio contemporaneo”, lo
è in modo del tutto particolare
per quanti sono chiamati nella
Chiesa a coltivare questo settore particolare della vigna del
Signore, siano essi stranieri
come i cappellani e i coordinatori etnici con i loro collaboratori, sia italiani, come i direttori diocesani e regionali della pastorale migratoria e tutta quella moltitudine di volontari che,
nella vasta rete di attività
caritative, assistenziali e di promozione umana, continuano
l’opera del Buon Samaritano,
nello stile e in nome del Vangelo.
Proprio a tutti costoro vorrei
rivolgere ora in modo speciale
la mia parola. Benedetto XVI a
conclusione del suo Messaggio
invoca una particolare “benedizione divina su quanti sono
impegnati ad aiutare i migranti”. Ed è singolare che anche nei
suoi precedenti messaggi per le
giornate mondiali delle migrazioni sia immancabile questo riferimento a quanti “spendono le
loro energie nel campo della
pastorale a servizio della mo-
bilità umana” (2006), ed auguri loro che “la parola dell’Apostolo Paolo, Caritas Christi
urget nos (2 Cor 5, 14), li spinga a donarsi preferenzialmente ai fratelli e alle sorelle che
più sono nel bisogno” (2007); nel
messaggio del 2008 dedicato ai
giovani, il pensiero va agli “operatori pastorali che vi affiancano con la loro disponibilità e il
loro sostegno amichevole”.
Se ci domandiamo in che cosa
soprattutto S. Paolo possa costituire esempio e stimolo a chi,
italiano o di altro Paese, opera
nel mondo della mobilità, sulla
scia del messaggio pontificio e
in base all’esperienza che la
Chiesa italiana ha accumulato
nel suo secolare servizio alle
migrazioni, mi permetto di mettere in evidenza, fra i tanti
spunti che potrebbero essere
suggeriti, quelli che mi sembrano i più praticabili ed efficaci.
1° - Si dice che il sangue non
è acqua. Lo dice anche S. Paolo
con la sua attenzione, direi di
più, con la sua passione verso i
connazionali ebrei, tanto che
nei suoi viaggi apostolici è la
sinagoga la sua prima tappa
obbligata; e non solo in base a
un gusto, a una scelta personale, ma per preciso mandato divino: “Era necessario che fosse
annunziata a voi per primi la
parola di Dio” (At 13, 46). è nobile e ammirevole anche oggi
l’amore appassionato con cui il
cappellano etnico non limita il
suo lavoro ad accogliere gli abituali frequentatori della sua
chiesa, ma va instancabilmente a ricercare anche fuori chiesa i lontani, quelli che la vicenda migratoria spesso riduce
“pecore senza pastore”.
2° - Però l’operatore pastorale tra i migranti non si riduce a
curare i “suoi” come fa la chioccia che tiene stretti sotto le ali
i suoi pulcini: egli allarga come
Paolo lo sguardo sull’universalità del Regno e con lui freme
quando sente dire “Io sono di
Paolo, io di Cefa, io di Cristo” e
paventa il rischio che la Chiesa di Dio si frammenti in gruppuscoli, in Chiese parallele,
emarginate ed emarginanti.
3° - Questo sguardo universale oltrepassa la frontiera fra
cristiani e non cristiani, credenti e non credenti: chi si è lasciato “conquistare da Cristo” (Fil
3, 12) si sente necessariamen-
La chiave a forma di croce è di tutti.
Nessuno è il padrone di casa: nessuno è ospite
e nessuno è straniero.
Le targhette portachiavi portano nomi di diverse persone
in tante lingue.
I molti colori possono essere interpretati come la ricchezza di
una umanità variopinta, la ricchezza di mondi e continenti…
comunque come armonia di diversità.
Michele Bozzetti
te “Apostolo delle genti”; non
consente frontiere ad una
evangelizzazione che può prendere forma anche di primo annuncio, dal momento che il 50%
dei migranti presenti in Italia
non ha ancora beneficiato di
questo diretto annuncio. Per lui
non è frase fatta, parola convenzionale dire che le migrazioni
sono areopago di evangelizzazione.
4° - Paolo è modello esemplare di inculturazione, di questa
capacità ammirevole di farsi
tutto a tutti, adattandosi a tutto secondo le esigenze del Vangelo: egli parla di Mosè nelle
sinagoghe, di filosofia ad Atene, usa immagini sportive in
una città “moderna” come
Corinto, tocca le fibre del cuore
quando si tratta di raccomandare lo schiavo Onesimo. Nel
mondo migrante non può esserci stile diverso da questo: vanno superati gli ostacoli che potrebbero derivare da diversità
di lingua, di mentalità, di costu-
mi e devo sentirmi libero da
ogni vincolo che trattiene, disponibile a tutto perché il Cristo venga predicato.
5° - Per chi sta tra i migranti,
se c’è una preferenza, questa è
per i più bisognosi, per gli ultimi e di questi ultimi le migrazioni ne producono a gettito
continuo: gente in condizione di
irregolarità per il soggiorno e il
lavoro, gente in stato di permanente precarietà e insicurezza.
San Paolo avverte che proprio
verso questo scarto di umanità
il Signore mostra in tanti modi
le sue preferenze (cf. I Cor 1, 2729).
6° - Egli infine è modello e
maestro di quella regola d’oro
per ogni cristiano che è quell’accoglienza che in riferimento agli
stranieri si chiama ospitalità:
“Siate premurosi nell’ospitalità” (Rm 12, 13). A questa parola oggi balzano in primo piano
le case di accoglienza, i centri
di ascolto, i dormitori improv-
visati per le tante emergenze ed
anche i tanti gesti di accoglienza e di ospitalità che sono a portata di mano di tutti noi e dei
nostri fedeli. Non deve mai
mancare però quell’accoglienza
che è apertura del cuore, prima
che delle braccia e della porta
di casa propria. Si assume quello stato d’animo e quella effettiva disponibilità che consenta
di enunciare, senza venature di
convenzionalità e tanto più di
ipocrisia, che “nella Chiesa nessuno è straniero”, parole tanto
simili, per non dire identiche a
quelle tratte dalla Lettera agli
Efesini, alle quali si ispira la
Giornata Mondiale delle Migrazioni 2009: “Non più stranieri
né ospiti, ma della famiglia di
Dio”.
Ci affidiamo a questo grande
apostolo perché qualcosa della
sua affascinante personalità
apostolica, anche a seguito di
questa Giornata Mondiale, traspaia sempre di più nella nostra vita.
P A G I N A
10
CHIESA
CARIT
AS
CARITAS
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 17 GENNAIO 2008
GLI INCONTRI CON I SENZA FISSA DIMORA
Caritas organizza,
già da diverso tempo,
alcune serate aperte
ai giovani nella città
di Como per andare
a incontrare persone
senza fissa dimora
là dove dormono:
“Ciò che si fa è
semplicemente
scambiare due parole
con persone sole,
che hanno girato
le spalle alla vita
o forse è stata la vita
a girar loro le spalle”
GIOVANI
ACCANTO
ALLE POVERTÀ
I prossimi
appuntamenti
I prossimi due appuntamenti sono presso la chiesa di Santa Cecilia
in Como (chiesa dell’adorazione) il
24 gennaio e il 21 febbraio 2009.
L’esperienza inizia alle ore 20.45
e si conclude intorno alle 24.00. E’
aperta a tutti, in modo particolare
ai giovani.
pagina a cura
della CARITAS DIOCESANA
H
a tutta l’aria di un sabato sera alternativo
quello che stiamo per
vivere.
L’appuntamento è
presso la chiesa dell’adorazione, accanto al più noto Liceo
Classico A.Volta alle 21.00.
Con un primo momento di
adorazione in chiesa, con la lettura della Parola e l’esposizione del Santissimo, ci si prepara a vivere l’incontro con i senza fissa dimora: l’adorazione di
strada.
Ci dividiamo in gruppi non
molto numerosi, ciò è molto
importante: immaginate se una
ventina di persone sconosciute
entrassero in casa vostra… sì
perché per molte, per troppe
persone alcuni cartoni e un sacco a pelo sono una casa.
Una volta che ciascun gruppo ha un zona di riferimento, si
parte armati di coperte, bottiglie di tè e un po’ di viveri.
I luoghi da andare a visitare
e le persone che ci abitano sono
oramai conosciuti; non solo
stranieri, molti sono italiani e
di tutte le età.
Certo sono luoghi conosciuti
da ognuno di noi, luoghi che ogni giorno vediamo e osserviamo distratti, luoghi in cui sembra impensabile abitarci, eppure…
Come ad esempio l’area della
ex Ticosa. Abbattuta la struttura non si sono eliminate le
persone che ci abitavano. Infatti, proprio nelle vicinanze, in
uno spazio ristrettissimo sotto
la strada, ecco che troviamo sei
persone. Le sere d’inverno per
loro sono ancor più che gelide.
Offriamo loro coperte e da bere.
Chiediamo da dove vengono e
cosa fanno per vivere: uno di
loro ha una fisarmonica e inizia a suonare, ma le sue musiche sono tristi e, a guardarlo nel
suo viso scavato mi pare ovvio.
Torniamo nel centro storico e
troviamo altre persone che dormono sotto i portici di chiese, si
lamentano del freddo e ci raccontano un po’ la loro storia.
Mi accorgo che di giorno queste persone quasi non le vedo,
eppure ci sono.
Spostandoci fuori città andiamo a trovare un ragazzo di 25
anni che abita in una stanza di
una fabbrica abbandonata con
vista stazione. Ama i treni, il
suo sogno è di lavorare nelle
ferrovie, ma non ha finito nep-
pure le superiori, quindi vorrebbe tornare a studiare. A guardarlo sembra un giovane ribelle, un po’ gioca della sua vita
da barbone e fa il gradasso; ma
quando ci racconta della sua infanzia torna serio, rabbioso e
vuoto nello stesso tempo.
In questa stanza non dorme
solo, ma con altri ragazzi, fa
freddo ma lui non ci pensa così
si convince di non sentirlo. Ci
offre una tazza di caffé ma purtroppo si è fatto tardi, dobbiamo riunirci con gli altri e concludere la serata. Lo salutiamo
non con un addio, bensì con un
arrivederci.
Tornati in chiesa, c’è un momento in cui è possibile condividere un incontro vissuto o un
pensiero, si conclude con un ultima preghiera e poi tutti a casa.
Vado a letto ma è dura riaddormentarsi. Penso alla mia
vita, cosa mi manca?
L’intento dell’esperienza non
è certo di salvare il mondo e
neppure di salvare la propria
anima.
Ciò che si fa è semplicemente scambiare due parole con
persone sole, che hanno girato
le spalle alla vita o forse è stata la vita a girar loro le spalle.
L’invito è rivolto a tutti e
come disse padre Pino Puglisi:
“E se ognuno fa qualche cosa,
allora si può fare molto…”.
EMANUELA D’AGOSTINI
VEGLIA DI PREGHIERA IN MEDIA VALTELLINA
IN MARCIA PER LA PACE
È
una serata fredda ma
limpida. La chiesa parrocchiale di Berbenno è
illuminata e appare come un richiamo per chi
vuole raccogliersi a pregare per
la pace.
Si ritrovano (nella serata di
sabato 10 gennaio), più di cento persone, tra cui molti giovani, sul sagrato della chiesa ricoperta da croste nevose.
Comincia così la tradizionale
veglia della Pace, organizzata
dalla Commissione Caritas Zonale, Pax Christi e l’Azione Cattolica. Contrariamente alla tradizione, quest’anno non si è tenuta a Sondrio. L’intenzione è
quella di sottolineare il valore
di raduno zonale che l’iniziativa deve assumere. Rischiava,
infatti, di apparire come un annuale evento cittadino. Come
l’anno scorso, l’incontro è interreligioso e vede la partecipazione della comunità isla-mica
e di quella protestante. Il tema
è quello dell’incontro delle fedi
unito al problema della povertà per costruire la pace.
I partecipanti vengono accolti dal parroco di Berbenno, che
apre la veglia con un caloroso
saluto e pensiero di benvenuto.
La prima tappa, quella di partenza, è affidata a Katarina
Kindler, pastora di Brusio e re-
sponsabile della Chiesa Evangelica di Sondrio. Legge un racconto (lei lo chiama parabola)
imperniato sull’autentica scoperta dell’altro come fonte di
ricchezza e quindi di pace.
A cammino avviato, si levano
i canti che accompagnano le
persone alla seconda tappa, dove il giovane Zouhaid, figlio del
vice presidente del Centro Islamico di Sondrio, legge un lungo
commento che illustra la prassi islamica riguardo la fratellanza tra gli uomini, la povertà
e la condivisione..
La terza tappa è affidata a
Pax Christi. Aurelia legge la
testimonianza di un parroco
della striscia di Gaza, che illustra in modo veritiero i contorni della tragedia che si sta consumando in quella terra martoriata. L’appello del sacerdote,
oltre che un invito alla concordia nel nome dell’amore, appare anche come un grido di sdegno contro l’ingiustizia e la violenza. Quest’ultima, quando viene dal più forte, è sempre più
spietata e più grande. Vengono
ricordati anche i continui appelli di Benedetto XVI per la pacificazione in quella terra martoriata. L’incontro si conclude
nella cappella della Casa di Riposo di Berbenno, che si riempie delle persone che hanno
compiuto la breve ma intensa
marcia della Pace.
Si svolge, nel tepore del luogo sacro, un rito della Parola,
con la testimonianza di padre
Cossali, che ci parla di condivisione, di amore fraterno e di ricerca della pace in Cristo.
Alla fine dell’incontro, viene
distribuito il testo della Giornata Mondiale sulla Pace di Benedetto XVI. Quella di sabato
10 gennaio 2009, è stata un’esperienza di preghiera davvero
importante. Esprime l’esigenza
di un impegno autentico, riconoscendo che la pace è comunque un dono del cielo che si costruisce sulla terra.
P A G I N A
12
Como
CRONACA DI
E
P R O V I N C I A
○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○
SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 17 GENNAIO 2008
DUE PUNTI CARDINE DEL MOVIMENTO
Le Acli,
tra lavoro
e famiglia
U
n 2009 che inizia
con due appuntamenti di rilievo per la Acli di
Como.
Sabato 17 gennaio, alle
ore 16.30, la Biblioteca
comunale di Como ospita
“Il filo della memoria.
Letture e immagini della
Shoah”, un pomeriggio di
approfondimento su brani tratti da figure che
hanno legato la propria
vita all’olocausto (Anna
Franck, Primo Levi, Mary
Berg, Fausto Coen, Elie
Wiesel etc.), con la proiezione di immagini tratte
dall’archivio dello Yad
Vashem di Gerusalemme.
Voci narranti saranno
Elisabetta Lombi, Loredana Bianchi, Cristina
Meroni, Bruno Tortoreto,
Davide Casartelli, Francesco Orlando, Sandor
Lukacs. L’iniziativa è promossa, d’intesa, dall’associazione “In Dialogo”, la
Biblioteca comunale, le
Acli Provinciali e il Circolo culturale “Libero Fumagalli”.
Sempre in occasione del
17 gennaio le Acli nazionali si mobilitano per la
tradizionale marcia della
Pace di Assisi, promossa
dalla Tavola della Pace
«per non assistere con indifferenza alla guerra»
che dall’inizio del 2009
sta segnando tragicamente i territori della Striscia
di Gaza. «Non possiamo
rassegnarci alla logica
della guerra come se fosse inevitabile - afferma,
nel merito della manifestazione, il presidente
nazionale Andrea Olivero
- abbiamo il dovere di
manifestare per testimoniare che è possibile una
strada diversa. Solo una
Da sempre attenta a queste tematiche
l’associazione cercherà anche nel
2009 di mantenerne alta l’attenzione,
in particolar modo in questo periodo di
gravi difficoltà. Intanto tutto è pronto
per vivere due appuntamenti
strettamente legati al conflitto israelopalestinese
di MARCO GATTI
[email protected]
società civile matura può
oggi spingere gli Stati ad
adottare soluzioni di pace
che garantiscano la sicurezza di tutti i soggetti e
le popolazioni coinvolte.
La politica appare tutta
presa da logiche interne
che ne rallentano o paralizzano l’azione».
Per la manifestazione
nazionale del 17 ad Assisi
le Acli hanno invitato alla
mobilitazione i propri
iscritti e le sedi territoriali in tutta Italia. Como si
aggregherà a Milano. Per
chi fosse interessato un
pullman partirà da Milano alle 24 del 16 gennaio
(il prezzo è di 15 euro
cad.) Per informazioni tel.
02-7723285.
“Si tratta di due momenti - ci spiega Luisa
Seveso, presidente della
Acli provinciali di Como cui, come Acli siamo profondamente legati. Le iniziative legate alla Giornata della memoria e alla
marcia di Assisi assumono, quest’anno, una valenza doppia in virtù delle dolorose testimonianze
di guerra che ci giungono
dalla Terra Santa. Occasioni per riflettere insieme sulle difficoltà del convivere tra persone diverse. Se guardo alla nostra
realtà e scruto nel profondo la parola straniero ne
leggo tutta la sua curiosità etimologica. Straniero perché strano, in quanto diverso da me? Guardiamo all’esempio di
Cantù e alla scelta di attivare un numero verde
per denunciare stranieri
irregolari… Mi domando
se questa sia la strada per
aprire spazi di convivenza. Oggi troppo spesso
tendiamo a frapporre tra
noi barriere anziché costruire ponti. La convivenza è una scelta difficile, sia chiaro. Non siamo
qui a raccontarci storie di
rose e fiori. Eppure, da
cristiani, non possiamo
dimenticarci il valore della fratellanza soltanto
perché qualcuno è differente da noi. La Giornata
della memoria sarà occasione per fare tesoro delle brutture del passato ed
evitare di ricadere negli
stessi errori. E andare ad
Assisi significherà rimarcare l’importanza di un
dialogo che è stato interrotto. Pensando alla Terra Santa il nostro intento
vuole essere quello di ribadire come la guerra non
rappresenti mai la soluzione ideale dei conflitti,
a prescindere da di chi sia
la colpa».
«Due appuntamenti prosegue la presidente che inaugurano un anno
di impegno per il movimento aclista. Un anno
che, nel contesto della
grave crisi che stiamo attraversando, si prefigge di
concentrare la sua attenzione su due cardini fondanti della nostra società: famiglia e lavoro. Non
mi sembra un caso che il
card. Dionigi Tettamanzi
abbia deciso di attivare
un fondo destinato a sostegno di chi perde il suo
impiego a causa della crisi economica. Un fondo
destinato proprio a sostenere famiglia e lavoro.
Rafforzare gli interventi a
beneficio della famiglia
significa, di rimando, offrire sostegno anche al
mondo del lavoro. Per
quanto ci riguarda queste
sono due tematiche cui le
Acli non hanno mai mancato di dedicare particolare impegno. La nostra
attenzione al tema della
famiglia è stata sempre
molto alta, proprio perché
crediamo sia partendo
dalla famiglia che si possono gettare le basi per la
costruzione di nuovi stili
di vita. Il lavoro, d’altro
canto, fa parte del nostro
stesso Dna, essendo, le
Acli, un’associazione cattolica di lavoratori italiani. Dunque questi saranno i due filoni portanti cui
concentreremo l’attenzione nei prossimi mesi. Non
dimentichiamo, inoltre
che a fine febbraio, il 28
per la precisione, festeggeremo i 50 anni di vita
dell’Associazione frontalieri delle Acli, realtà che
prese vita proprio a Como, e si estese poi alle altre province confinarie
del Varesotto, del Sondriese, della Val d’Ossola.
Credo che a queste persone, che vivono il loro impegno lavorativo da “stranieri di giorno”, le Acli
negli anni abbiamo dato
non poco. Eppure c’è ancora molto da lavorare
per assicurarne la piena
tutela e il totale rispetto
dei diritti. Nei mesi a venire continueremo a occuparci di lavoro anche in
termini di sistema. Le
Acli si fanno carico, infatti, anche di formazione
professionale, accompagnamento dei giovani
“ARTE PALEOCRISTIANA. LA RIVOLUZIONE DELL’IMMAGINE”. CORSO CON IUBILANTES
L’Associazione culturale Iubilantes organizza da giovedì 5 febbraio prossimo un ciclo di tre incontri di formazione dal titolo “Arte Paleocristiana.
La rivoluzione dell’immagine”, un interessante percorso tra arti figurative e architettura alle radici dell’iconografia cristiana, alla riscoperta di
un’autentica rivoluzione dei linguaggi artistici. Gli incontri si terranno a
Como, presso la sede AVIS di via Fornace 1 (parcheggio interno), con inizio
alle ore 20.45. Relatore sarà il prof. Alberto Rovi, storico dell’arte.
Il calendario degli incontri è il seguente:
Giovedì 5 febbraio 2009: Iconografia paleocristiana: dalla clandestinità
all’ufficialità.
Giovedì 12 febbraio 2009: Dai modelli imperiali alle immagini cristiane.
Giovedì 19 febbraio 2009: Cicli figurativi e contesti iconografici.
Il contributo di partecipazione per intero corso è di 15 euro per i soci, 20
euro per i non soci e 10 euro per gli studenti. Verrà rilasciato un attestato di
partecipazione agli interessati.
Le iscrizioni dovranno pervenire entro il 31 gennaio 2009 a Iubilantes, via
Vittorio Emanuele 45, Como; tel. 031.279684; fax 031.265545; e-mail
[email protected]; sito internet: www.iubilantes.eu.
Iubilantes Sarcofago
paleocristiano con
l'immagine dei Magi
dentro il mondo del lavoro, reinserimento per chi
ne è uscito, sostegno alle
figure che ne vivono ai
margini, tutela dei diritti
dei lavoratori».
Le Acli come realtà di
sistema che guarda al territorio e cerca di leggerne
i bisogni. Proprio questo
filone assorbirà un’altra
importante fetta di lavoro del movimento nei
prossimi mesi. «D’intesa
con la nostra fondazione
regionale degli anziani continua Luisa - cercheremo di definire un progetto che ci permetta di
effettuare, a livello regionale, con la collaborazione di tutte le sezioni, un
monitoraggio dei bisogni
e delle domande espresse
dai territori. Un lavoro
che dovrebbe consentirci
di leggere il presente di
ogni provincia, in questo
particolare momento di
difficoltà, e definire, insieme, a livello regionale,
adeguate strategie di risposta».
Un anno ricco di impegni, sempre sul filo dell’attenzione al prossimo.
CRONACA
P A G I N A
13
Como
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 17 GENNAIO 2009
I DATI DELL’ARPA
Migliora
l’aria
comasca?
Sulla base delle informazioni fornite
dall’Agenzia regionale per l’ambiente
il raffronto dei dati sul Pm10 del
2008 si presentano migliori rispetto
al 2007. Un’inversione di tendenza?
In ogni caso meglio non abbassare
la guardia visto il livello delle polveri
di questi primi giorni di gennaio 2009
di LUIGI CLERICI
M
inuscole,
spesso incolori, inodori e
impalpabili:
le sostanze
nocive nell’aria che respiriamo e che ci assicura la
vita, sono talvolta difficilmente percepibili e i loro
effetti sottovalutati. Gli
inquinanti atmosferici
rappresentano però un rischio accertato per la salute umana e hanno ripercussioni dirette e indirette su animali, piante, ed
interi ecosistemi.
Per questo, da diversi
anni, grazie alle centraline dell’Arpa, l’Agenzia regionale per la protezione
dell’ambiente, vengono
quotidianamente rilevate
le diverse quantità di sostanze presenti nell’aria
che respiriamo e, secondo
i dati relativi al 2008, la
situazione sembra essere
migliorata. Infatti, statistiche alla mano, a Como
è stata riscontrata una diminuzione media di 5 microgrammi di Pm10 nell’aria cittadina e ben 15
giorni in meno di superamento del limite fissato
dalla legge (pari a 50 µg):
nel 2007 tali giornate erano 85, l’anno scorso sono
scese a 70. Un bel passo
in avanti, non c’è che dire,
anche se, per la verità,
non dobbiamo sorridere
perché i parametri europei fisserebbero in 35 il
numero massimo di giorni in cui il livello del Pm
10 potrebbe superare la
soglia di allarme. E pensare poi che a Chiasso, e
quindi anche nella frazione cittadina di Ponte Chiasso, visto che gli inquinanti non conoscono confini, la situazione è stata
decisamente peggiore rispetto alla convalle. A ridosso della dogana, infatti, sono stati 79 i giorni in
cui tale soglia è stata superata. In ogni caso, nel
2008, l’aria a Como è migliorata anche considerando che l’anno scorso
era bisestile e quindi con
un giorno in più rispetto
al 2007. In quest’analisi
ci siamo occupati quasi esclusivamente delle polveri sottili, il termine con
cui viene definita la miscela di particelle solide e
liquide (particolato) di diverse caratteristiche chimico-fisiche e diverse dimensioni che si trovano in
sospensione nell’aria. Tali
sostanze possono avere origine sia da fenomeni naturali (processi di erosione al suolo, incendi boschivi, dispersione di pollini etc.) sia, in gran parte, da attività antropiche,
in particolar modo da
traffico veicolare e proces-
Un’immagine aerea di piazza Camerlata
si di combustione. Al fine
di valutare l’impatto del
particolato sulla salute umana si possono distinguere: una frazione in
grado di penetrare nelle
prime vie respiratorie
(naso, faringe, laringe) e
una frazione in grado di
giungere fino alle parti inferiori dell’apparato respiratorio (trachea, bronchi, alveoli polmonari). La
prima corrisponde a particelle con diametro aerodinamico inferiore a 10
µm (Pm10), la seconda a
particelle con diametro
aerodinamico inferiore a
2.5 µm (Pm2.5). Attualmente la legislazione europea e nazionale ha definito valori limite sulle
concentrazioni giornaliere e sulle medie annuali
per il solo Pm10.
Spulciando tra le statistiche fornite dall’Arpa e
confrontandole anche con
il rapporto sulla “Qualità
dell’aria” pubblicato dal
Dipartimento per l’Ambiente del Canton Ticino,
emerge che in città è stata riscontrata anche una
tendenza alla diminuzione per le concentrazioni
dei tipici inquinanti da
traffico. Soprattutto le famigerate polveri sottili
(monitorate dal 1998),
che nell’ultimo triennio
presentavano un trend in
leggero aumento, hanno
invece mostrato una netta situazione di controtendenza che dimostra come la qualità dell’aria a
Como sia andata gradualmente migliorando anche
se, spostandoci nelle vicinanze del confine di Stato, ovvero a Ponte Chiasso, gli inquinanti che continuano a superare abbondantemente i limiti,
sia per le medie annue
che per le medie giornaliere (si tratta soprattutto di diossido di azoto,
l’ozono e le stesse polveri
sottili). Una città, quindi,
a due facce. Il centro di
Como sorride. A Ponte
Chiasso, invece, la qualità dell’aria risulta ancora insufficiente ed il dito
accusatorio viene puntato sui gas di scarico provenienti dai mezzi pesanti in transito per la dogana e molto spesso incolonnati per chilometri prima
del valico di confine. Per
contro, gli inquinanti
“classici” gassosi come il
diossido di zolfo, il monossido di carbonio, ma
anche il piombo e il cadmio nelle polveri, sono ovunque ampiamente sotto controllo.
Nel corso del 2008 l’ozono e le polveri sottili hanno mostrato un andamento stagionale caratteristico, dando origine al cosiddetto smog fotochimico estivo (del quale l’ozono è
il principale indicatore) e
allo smog invernale, caratterizzato da elevate
concentrazioni di Pm10,
dovuto soprattutto al fenomeno del ristagno atmosferico che causa un
progressivo accumulo degli inquinanti emessi dal
traffico autoveicolare e
dagli impianti di riscaldamento. Fenomeni, quelli
estivi e invernali, che, ricordiamo sono determinati anche dalle condizioni
atmosferiche e dall’influsso dell’aria su scala regionale e continentale, oltre
che dalle emissioni locali. Sul fatto che il 2008 abbia ottenuto risultati migliori rispetto al 2007 bisogna anche considerare
che l’anno appena trascorso non ha presentato
le eccezionali condizioni
meteorologiche miti, con
temperature molto elevate per la stagione. Ciò ha
evitato la formazione di
quelle inversioni termiche persistenti che hanno
caratterizzato gli anni
precedenti. In ogni caso
già il 2007 era stato migliore del 2006. Infatti all’attuale miglioramento
della concentrazione media di Pm 10 nell’aria comasca, stimato al 12,19%,
bisogna infatti considerare il precedente miglioramento, sempre del 12%,
fatto registrare tra due e
tre anni fa anche se, in
questo caso, a Como ci sarebbe da preoccuparsi visto che la concentrazione
media è pari a 36 µg/m3
mentre in Canton Ticino
si attesta a 29. In generale non è facile, dunque,
tracciare una tendenza
precisa per questa sostanza inquinante: a Chiasso, infatti, a partire dal
2002, è stato osservato un
incremento notevole delle immissioni, che non risulta tuttavia riconducibile solo all’aumento delle emissioni locali. Dopo
un picco massimo nel
2003 di 48 µg/m3, nel
2007 la media annua si è
attestata a 40 µg/m3. (a
Como nel 2007 tale concentrazione era pari a 41
µg/m3). In ogni caso questi ultimi dati evidenziano come, negli ultimi 15
anni, si siano osservati
costanti progressi per
quel che concerne la qualità dell’aria nel Comasco.
CONSEGNATE 4500 FIRME LA SCORSA SETTIMANA
Referendum comunali. Raggiunto il quorum
S
ono state consegnate giovedì 15
gennaio a Palazzo Cernezzi le oltre 4.500 firme
raccolte dal Comitato
referendario “Sant’Anna
ai comaschi e un tetto per
tutti” e, se tutto andrà come si augurano i promotori, la prossima primavera i cittadini comaschi saranno chiamati ad esprimersi sui quesiti dei due
referendum cittadini dedicati alla realizzazione
di una cittadella sanitaria nel sedime, ora occupato dall’Ospedale Sant’Anna, una volta che il
nosocomio cittadino si sarà trasferito a cavallo tra
San Fermo della Battaglia e Montano Lucino, e
sull’individuazione di una
struttura dignitosa, accogliente, solidale e aperta
tutto l’anno per i senza
fissa dimora. I risultati
della raccolta firme sono
stati illustrati dai proponenti nel corso di un incontro che si è svolto a Palazzo Cernezzi. «A Como
sono 70.000 le persone
con diritto di voto e per
presentare il referendum
era necessario raccogliere firme per almeno il 6%
di questa quota - ha sottolineato Ermanno Pizzotti di Paco -. E’ quanto
abbiamo fatto perché il
quorum era pari a 4.209
firme: ne sono state raccolte oltre 4.500». Nel dettaglio i firmatari, al 9
gennaio, erano 4.545 per
il quesito sul dormitorio
e 4.588 sulla cittadella sanitaria. «Ma il 90% di coloro che abbiamo avvicinato hanno firmato per
ambedue i quesiti - ha ribadito il capogruppo di
Paco in Consiglio Comunale, Bruno Magatti -.
L’auspicio è che il referendum comunale si possa
tenere la prossima primavera. I tempi tecnici ci sono. Magari nella prossima tornata elettorale di
giugno (il 6 e il 7 giugno
ci si dovrà esprimere per
il rinnovo del Parlamento Europeo) così da ridurre le spese di carattere
amministrativo». Le firme sono state raccolte nel
corso degli ultimi due mesi, a partire dalla fine del
mese di ottobre. I due
quesiti referendari toccano argomenti molto sentiti dai comaschi e sono
stati di immediata comprensione, anche per
quanto riguarda gli aspetti più tecnici. Curiosità: hanno firmato in
numero maggiore le donne. «Questo atteggiamento dei cittadini comaschi
che hanno creduto nel valore democratico dei referendum cittadini ci conferma la bontà della scelta di promuovere i quesiti e ci dà fiducia nel successo della nostra iniziativa - ha invece sottolineato Luciano Forni, già senatore nelle file della
DC -. I referendum, infatti, potranno svolgersi
tranquillamente in occasione delle prossime elezioni europee perché il
Regolamento comunale in
materia prevede che debbano essere indetti il 15
gennaio, giorno in cui noi
abbiamo consegnato le
firme. Non c’è, quindi, incompatibilità con gli appuntamenti elettorali basta che si voti nella sola
giornata di domenica.
Questo perché quando
venne votato il regolamento comunale in materia, la legge elettorale allora in vigore prevedeva
che le tornate elettorali si
svolgessero in un solo
giorno». Raccolte e presentate le firme, i compiti del comitato referenda
rio, coordinato da Fiam-
metta Lang, non sono certo concluse.
La campagna informativa, infatti, è destinata ad
entrare nel vivo attraverso una serie di incontri
partecipati dove si illustreranno gli scenari in
caso di vittoria dei sì. «Vogliamo progettare insieme ai cittadini comaschi
quali servizi pubblici conservare a Camerlata e
come realizzare la struttura per i senza tetto - ha
sottolineato Magatti -.
Noi abbiamo presentato
le firme con ampio margine sul quorum.
Tocca ora alla Giunta assumersi le sue responsabilità in proposito».
L.CL.
CRONACA
P A G I N A
14
Prealpi
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 17 GENNAIO 2009
UNA PROPOSTA DI LEGGE REGIONALE
La vetta del monte
Bisbino. Potrebbe
entrare a far parte
del parco della Spina
Verde
Spina Verde:
un unico
grande parco
da Drezzo
a Carate?
La proposta, illustrata lo scorso lunedì
a Como presso il Pirellino, prevede
infatti la tutela della collina di Cardina
e del monte Bisbino mediante la loro
inclusione nei confini del già costituito
Parco Regionale della Spina Verde
di SILVIA FASANA
n unico grande
parco per salvaguardare le aree
naturali di confine, da Drezzo a
Carate Urio: è il progetto
di legge regionale avanzato dai consiglieri del
centrosinistra in Regione
Lombardia su iniziativa
del comasco Luca Gaffuri
(PD) e di Marcello Saponaro (Verdi). La proposta,
illustrata lo scorso lunedì a Como presso il Pirellino, prevede infatti la
tutela della collina di
Cardina e del monte Bisbino mediante la loro inclusione nei confini del
già costituito Parco Regionale della Spina Verde.
«Si è dibattuto molto sulla tutela del lago di Como
e delle sue sponde. Ora è
tempo di prendere in considerazione il territorio
U
nel suo complesso» ha
esordito Luca Gaffuri durante la conferenza stampa, spiegando il progetto
di legge: «Si tratta di una
proposta di modifica del
“Testo Unico delle leggi
regionali in materia di
istituzione di Parchi”
(L.R. 16/2007) che prevede l’ampliamento del Parco della Spina Verde di
Como, includendovi la collina di Cardina (in comune di Como), il monte
Bisbino (nei Comuni di
Cernobbio, Moltrasio,
Carate Urio) e una parte
del territorio comunale di
Maslianico in quanto “corridoio ecologico” tra gli
attuali confini del Parco
e il Bisbino. Di conseguenza, verrebbe ad essere modificata anche la
composizione del Consorzio cui è affidata la gestio-
ne del Parco, con l’inserimento degli altri Comuni
interessati; inoltre entro
due anni il Parco deve
prevedere una variante al
proprio strumento di gestione del territorio, il
“Piano Territoriale di Coordinamento” per tenere
conto dell’ampliamento».
Con questa variante verrebbero dunque ad essere tutelate due aree prossime alla città di Como
particolarmente importanti dal punto di vista
ambientale, paesaggistico
e storico. Una di queste è
l’amena collina di Cardina, con la villa PisaniDossi che domina severa
il lago e la città; nel dicembre 2003 una delibera del Consiglio Comunale aveva già espresso parere favorevole al suo inserimento nel Parco Spina Verde. L’altra è il Bisbino, lambito dal torrente Breggia, una delle
montagne più care ai
comaschi ed uno dei “bal-
GUIDERÀ ARGEGNO E SCHIGNANO
Caslino saluta
don Renzo
Gabuzzi
La comunità parrocchiale S. Anna di Caslino al Piano si
appresta a salutare il suo parroco don Renzo Gabuzzi che
da oltre 8 anni è stato alla sua guida.
È stato chiamato infatti ora a svolgere la sua attività pastorale ad Argegno e Schignano dove rispettivamente sabato 31 gennaio e domenica 1° febbraio le due comunità lo accoglieranno come loro nuovo pastore.
Caslino ringrazia con affetto don Renzo per tutto l’impegno profuso e per quanto ha fatto e lo affida sotto la protezione della cara patrona S. Anna.
Intanto sabato 17 gennaio alle ore 21, verrà dedicato a
don Renzo un concerto, offerto da circolo Acli ed eseguito
dall’Orchestra da camera “…In Armonia” di Uboldo
(VA),unitamente alle corali di Caslino al P.- Cadorago- Fino
M. e Lomazzo.
Domenica 18 gennaio solenne concelebrazione eucaristica
con i saluti e i ringraziamenti da parte dell’intera comunità.
Seguirà il pranzo conviviale nella sala della nuova struttura polifunzionale dell’oratorio fortemente voluta da don
Renzo e appena inaugurata lo scorso settembre alla presenza del vescovo Diego Coletti.
coni” paesaggistici più
belli della Lombardia.
Un’oasi verde a pochi passi della città, un luogo rilassante per amanti della natura e delle passeggiate, un paradiso per i
geologi, gli speleologi, i botanici. L’importanza strategica di questo monte, al
confine tra Italia e Svizzera, nei secoli lo hanno
reso un luogo di interesse storico, anche per la
presenza dei resti delle
trincee e delle fortificazioni della “Occupazione
Avanzata Frontiera Nord
(O.A.F.N.)”, impropriamente conosciuta come
“Linea Cadorna”, realizzate durante la Prima
Guerra Mondiale. Da segnalare pure il celebre
Santuario della Madonna
del Bisbino sulla vetta,
meta da secoli di pellegrinaggi e il complesso delle
storie e leggende legate
alle lotte tra i “burlanda”
(finanzieri) e gli “sfusadur” (contrabbandieri).
L’ampliamento del Parco della Spina Verde a
comprendere il monte
Bisbino porterebbe inoltre a creare una vasta
area protetta connessa
idealmente al Parco delle
Gole della Breggia, in territorio svizzero e ad un’altra zona di estremo interesse naturalistico ed
etnografico quale il massiccio del Generoso, creando così una vera e propria “rete ecologica”
transfrontaliera.
«Auspichiamo un sostegno bipartisan di tutte le
forze politiche locali, della Provincia, dei Comuni
interessati» ha spiegato
Marcello Saponaro, primo
firmatario del Progetto di
legge. «Nel prossimo futuro si cercherà di coinvolgere le associazioni e i cittadini, proponendo anche
raccolte di firme e cercando anche testimonial eccellenti, magari chiamando in causa pure George
Clooney». Luigi Bedetti,
“CANTA E ….LAÙRA ! “, UNA SERATA
BENEFICA A CAMNAGO VOLTA
Sabato 17 gennaio, alle ore 21 presso l’Auditorium
“A. Volta” di Camnago Volta, la Commissione Cultura
e Spettacolo della Circoscrizione 4, con il sostegno della
Banca di Credito Cooperativo di Cantù e di Alzate
Brianza, organizza “Canta e ….laùra !”, una serata
benefica a favore dell’Associazione “I Bambini di
Ornella”. Il Gruppo di Folklore Popolare “I Paisan” di
Corogna e Carcano (Albavilla) proporrà canti popolari legati ad antichi mestieri, accompagnati dalla fisarmonica di Giorgio Camporini e il Coro Voltiano di
Camnago Volta diretto dal maestro Emilio Tettamanti
eseguirà brani scelti dal suo vasto repertorio; presenterà Adriana Carnini. All’incontro sarà presente il
fondatore dell’Associazione, Severino Proserpio, insignito dell’ “Abbondino d’oro” 2007.
L’ingresso è libero: i fondi raccolti serviranno a sostenere il progetto dell’Associazione in favore dei bambini della Comunità Rurale di Yenne (Senegal), per
accompagnarli verso una vita “normale”, perché possano conoscere l’infanzia, perché possano frequentare la scuola ed accedere alle attività formative, perché possano sperare in un futuro migliore. L’Associazione si propone infatti di completare la struttura che
sta costruendo per l’accoglienza di 30 bambini e bambine, attrezzata con servizi di aggregazione per gli
anziani e spazi aperti per attività di sostegno scolastico e iniziative culturali, dando anche vita a laboratori per lo svolgimento di attività consone al tessuto
economico del territorio. Per informazioni sull’evento: 347-8452378; per informazioni sui progetti
[email protected]; sito internet www.ibam
binidiornella.org.
responsabile ambiente
dei Verdi della Provincia
di Como ha ribadito come
la tutela del patrimonio
storico, ambientale, paesaggistico debba diventare una vera occasione per
nuove opportunità di sviluppo sostenibile e ha
chiarito come «il concetto
di conservazione non significa “non uso”, bensì
un uso diverso, più consapevole e rispettoso del territorio e delle sue risorse».
All’incontro erano presenti inoltre i rappresentanti di numerose Associazioni attive sul territorio e amministratori dei
comuni interessati. Anche
Angelo Naj Oleari, noto
imprenditore nel settore
della produzione e distribuzione di prodotti tessili, molto legato al Bisbino
(la madre era originaria
di Moltrasio) ha sottolineato l’urgenza di un intervento per salvaguardare
questo bellissimo territorio e le sue valenze.
VOLONTARIATO
CARCERI. I BIGLIETTI
VINCENTI
Sono stati resi noti i biglietti
vincenti della tradizionale sottoscrizione a premi della Casa Circondariale di Como.
Di seguito pubblichiamo i numeri vincenti.
1 Buono viaggio weekend per 2
persone (1212); 2 Computer portatile (2831); 3 Ovale in ceramica (1352); 4 Paravento a tre ante
(7222); 5 Litografia Laura Fiume
(2198); 6 Zuppiera Limage (6868);
7 Pizzo di Cantù (0517); 8 Collana in quarzo e argento (2998); 9
Set da viaggio (7267); 10 Scatola
portagioielli (1858); 11 Stampante (7231); 12 Ceppo coltelli da cucina (1091); 13 Frullatore (3470);
14 Telefonino Motorola (4910); 15
Penna a stilo (2323); 16 Cellulare
Nokia (5760); 17 Quadro “gocce di
colore” (0379); 18 Orologio in acciaio (5886); 19 Cornice (0078); 20
Collezione 12 minerali (2275); 21
Cesto generi alimentari (0246);
22 Borsa sportiva (6692); 23 Orologio Casio (7255); 24 Buono pizza per due persone (7389); 25
Buono acquisto banco frutta Zanardi (7331); 26 Buono taglio e
piega (6132); 27 Foulard seta
(1582).
CRONACA
P A G I N A
15
Como
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 17 GENNAIO 2009
200 ANNI FA LA NASCITA
Louis Braille
l’uomo che
vinse il buio...
2
009, un anno
speciale per
l’Unione Italiane Ciechi e Ipovedenti.
Quest’anno si celebrano,
infatti, i 200 anni dalla
nascita di Louis Braille,
l’uomo che più di tutti
“vinse il buio indicando le
vie della cultura” ai non
vedenti. Il 2009 sarà, infatti, anche l’occasione
per celebrare in forma
particolare la sua grande
e rivoluzionaria invenzione. Era il 1829 quando
Louis Braille, allora ventenne, ideò il particolare
tipo di scrittura oggi universalmente utilizzato da
persone non vedenti. Dal
1952 (cento anni dopo la
sua morte) la salma riposa nel Pantheon di Parigi, a riconoscimento della
sua opera a favore dell’umanità.
Molte le iniziative programmate per quest’anno, a livello nazionale, per
celebrare questa ricorrenza. Su tutte la decisione
di condurre una raccolta
fondi presso i soci e il pubblico per acquistare circa
10mila tavolette Braille
da donare ad alcune scuole non vedenti nei paesi in
via di sviluppo. Alla raccolta, condotta in collaborazione con il Club Italiano del Braille, contribuiranno le 106 sezioni Uici
distribuite sull’intero territorio nazionale. «Si trat-
Il ricordo dell’Unione Italiana Ciechi
a colui che, a soli 20 anni, ideò questo
straordinario metodo di scrittura che
aprì le porte della società
e della cultura a milioni di non vedenti
nel mondo. Molte le iniziative,
a livello nazionale, per celebrare la
ricorrenza. Su tutte una raccolta fondi
per finanziare l’acquisto di 10mila
tavolette da inviare in Africa
di MARCO GATTI
ta di una lodevole iniziativa - spiega Mario
Mazzoleni, presidente
dell’Unione Italiana Ciechi di Como - per aiutare
persone la cui condizione
di cecità ha relegato, purtroppo, ai margini della
società, limitandone, in
maniera significativa,
l’accesso a possibili forme
di alfabetizzazione. Per
questo anche l’Unione Ciechi di Como parteciperà
alla raccolta fondi. L’invito è rivolto alla popolazione perché comprenda
l’importanza di questa operazione. Il ricavato servirà per acquistare tavolette e punteruoli del valore stimato (cadauno) di
13 euro, che permettono
di scrivere utilizzando il
sistema Braille. Per ottenere informazioni circa le
modalità di donazione basta rivolgersi all’Unione
Italiana Ciechi di Como,
tel. 031-570565 o effettuare un versamento sul
conto corrente postale nr.
279018, intestato a ‘Unione Italiana dei Ciechi e
degli Ipovedenti – Presidenza Nazionale”’, con la
causale ‘contributo per
l’acquisto di 10.000 tavolette braille’”.
Tra le altre iniziative
che caratterizzeranno, a
livello nazionale, questo
2009 vi saranno anche le
seguenti:
- predisporre la pubblicazione di una raccolta di
temi vincitori delle edizioni 2007 e 2008 del concorso dell’Unione Europea
dei Ciechi intitolato “La
conoscenza del Braille
cambia la mia maniera di
vivere”. Si tratta di una
raccolta di 25 temi di non
vedenti di 16 Paesi;
- assicurarsi l’attuazione dell’impegno preso dal
Governo di coniare, nel
2009, una moneta commemorativa da 2 euro con
il profilo di Louise Braille
(Governo che ha garantito il conio di 2 milioni di
pezzi);
LA SEDE DI COMO
L’unione italiana
ciechi di Como a sede
in via Raschi 6,
22100, telefono 031570565, fax 031571540, posta elettronica [email protected].
Orari d’ufficio: tutte le mattine (escluso
il sabato) 8.30-12.30,
mercoledì e giovedì 15
- 18.
- organizzare per il 21
febbraio, Giornata Nazionale del Braille, specifici
eventi di sensibilizzazione dedicati alla figura di
Louis Braille. Questa
Giornata è stata istituita
dal Parlamento italiano
nel 2007 quale prezioso
momento di sensibilizzazione dell’opinione pubblica nei confronti delle
persone non vedenti.
FINESTRA SUL CAMPIONATO
«Si tratta di un anno
importante - continua
Mazzoleni - che richiederà l’impegno di tutti nel
rinnovare la memoria di
un uomo cui va il merito
di aver regalato un’opportunità preziosa a milioni
di non vedenti nel mondo».
L’Unione Italiana Ciechi di Como ha celebrato,
lo scorso anno, i 62 anni
di vita con una pubblicazione dal titolo “Nella notte ci sono anche le stelle”
di cui prossimamente descriveremo i contenuti.
Oggi l’Uici lariana raduna circa 300 soci ed è impegnata in molteplici attività si sostegno, accompagnamento e svago verso persone non vedenti e
ipovedenti. «300 soci sono
ancora un numero troppo
risicato - ci spiega Mazzoleni - che speriamo possa crescere nel tempo. Devo confessare di aver nutrito una speranza di incremento lo scorso anno,
con l’istituzione del Centro di Riabilitazione Visiva presso il reparto di
oculistica dell’ospedale S.
Anna di Como. Si tratta
di un centro presso cui
dovrebbero transitare
tutti quei soggetti, dichiarati ciechi parziali, che
necessitano di particolari ausili per risolvere i loro problemi. L’auspicio
era che si creasse un filo
diretto tra questo Centro
e l’Unione Ciechi, così da
avvicinare molti non vedenti alla nostra realtà,
in grado di fornire risposte pratiche alle esigenze
di un minorato della vista
(ausili, documentazione,
etc.). Così non è stato e il
numero di nostri iscritti
e rimasto pressoché lo
stesso. La ragione è imputabile anche alla scarsa conoscenza che gli oculisti hanno dell’esistenza
del Centro stesso. Una lacuna da colmare attraverso una informazione più
capillare».
ASCOLTO: “PAOLO, EBREO DA EBREI”,
LUNEDÌ 19 GENNAIO PRESSO
IL COLLEGIO GALLIO
Il Como non sta in piedi e perde per 3-0
stata veramente una bella lezione quella che il Rodengo Saiano ha inflitto al Como domenica
scorsa al Sinigaglia. Un rotondo 3-0 che avrebbe potuto avere connotati ben più consistenti per la
compagine bresciana (che ha, dunque, raccolto sei punti contro i lariani tra andata e ritorno) se
Oscar Brevi non fosse riuscito a salvare sulla linea a portiere battuto verso la fine del primo
tempo quando ancora il punteggio era inchiodato sullo 0-0. Un primo tempo che aveva mostrato
una squadra ospite chiusa in difesa ma un Como, con in campo i nuovi arrivi Minetti e Maggioni, già
incapace di stare in piedi a causa del terreno ghiacciato dello stadio amico. Eppure il Rodengo correva,
scambiava, tirava. Poi, nella ripresa, quando il terzino di destra (Balleri) decideva di compiere le sue
sgroppate fin quasi all’area avversaria, vista l’inconsistenza del centrocampo, la compagine bresciana
ringraziava perché su questi spazi trovava tre contropiedi trasformatisi in altrettanti gol, due dei quali
messi a segno dall’ex Sinato. Colpiti, i giocatori lariani hanno accennato ad una alquanto timida risposta
solo dopo il primo gol (su calcio d’angolo, Luca Facchetti, autore di una pessima prova, non è stato in
grado di deviare in porta il gol del pareggio a pochi passi dalla linea), e poi più nulla perché chi indossava
la maglia azzurra in campo era impegnato in ben altro obiettivo: doveva innanzitutto cercare di non
cadere. E qui il primo nodo della questione. Che il campo fosse gelato lo si sapeva. Perché, dunque, il
Como non stava in piedi? E veniamo agli aspetti tecnici: visto che alcuni giocatori non riuscivano a
combinare alcunché (ogni riferimento a Facchetti è puramente voluto), se non a far danni ovvero arrivando anche involontariamente a danneggiare loro compagni (Guazzo e Sehic), perché non si è deciso prima
di operare alcune sostituzioni invece di effettuarle quando i buoi (ovvero il risultato) era ormai scappati
dalla stalla? Qui, ovviamente, non si vuole accusare nessuno soprattutto dopo alcune dichiarazioni della
sosta natalizia, che evidentemente ha fatto più male che bene all’attuale, le quali evidenziavano come
l’obiettivo dichiarato del 2009 fosse la I Divisione, ovvero l’ex C1. Certo, il clima ed i campi rigidi non
vengono certo incontro alle caratteristiche tecniche di un collettivo come quello azzurro che lavora più sul
fioretto che sulla spada, ma se così fosse bisogna aspettare almeno un mese e mezzo prima che i campi
siano in condizioni più ottimali e consoni al Como. Ipotesi che certo non può essere presa in alcuna
considerazione anche perché i giocatori del Rodengo Saiano stavano in piedi, giocavano, scambiavano il
pallone ed arrivavano alla conclusione. Se domenica è stata solo una brutta domenica per giocatori,
allenatore e addetti ai materiali lo vedremo subito perché domani il Como sarà in Trentino, per affrontare il Mezzocorona, ed il campo sarà certo ancora più gelato del Sinigaglia. Se anche in quel caso i giocatori
non dovessero stare in piede è certo che, nonostante i proclami e le belle parole, qualche cosa cambierà
nel collettivo azzurro.
È
L.CL.
“Ascolto” gruppo di cultura presenta, lunedì 19 gennaio, alle ore 21, nell’Aula Magna
del Collegio Gallio (ingresso da via Barelli),
la quarta lezione del corso di lettura biblica
dedicato alla figura di Paolo di Tarso in occasione dell’Anno Paolino. Il tema “Paolo, ebreo
da ebrei” sarà svolto dal prof. Paolo De Benedetti, docente di Antico Testamento e Giudaismo alla Università Cattolica di Milano, cui
farà seguito mons. Bruno Maggioni con considerazioni e sottolineature finali.
PROBLEMI DI FINE VITA
CON L’A.M.C.I
L’A.M.C.I. – Associazione Medici Cattolici
Italiani – Sezione di Como organizza un incontro per venerdì 16 gennaio alle ore 20.45
sul tema “Problematiche di fine vita”. Relatori:
prof. mons. Angelo Riva, docente di Teologia
Morale presso il Seminario Vescovile di Como;
dott. Corrado Taiana, anestesista rianimatore
presso l’Ospedale Valduce di Como.
L’appuntamento è presso il Centro Pastorale “Cardinal Ferrari”, viale Cesare Battisti
8 a Como, tel. 031-262371.
CRONACA
P A G I N A
16
Como
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 17 GENNAIO 2009
UN CORSO PROMOSSO DAL CENTRO DONATORI DEL TEMPO
Arteterapia e Alzheimer
Il percorso
si svilupperà
su un progetto
di Chiara Salza,
arteterapeuta.
L’iscrizione
è gratuita grazie
al contributo degli
amici della classe
1945 e di alcuni
sostenitori del CDT
l morbo di Alzheimer
è una demenza degenerativa invalidante
ad esordio prevalentemente senile. Una
malattia oggi inguaribile,
ma i cui effetti devastanti sulla personalità possono essere, quantomeno,
arginati attraverso adeguate pratiche e stimolazioni.
Proprio nella direzione
di offrire uno stimolo e
un’opportunità in più ai
malati va il percorso di
arteterapia sviluppato su
un progetto di Chiara
Salza, arte terapeuta,
d’intesa con il Centro Donatori del Tempo, realtà
che da tempo si occupa
della malattia dell’Alzheimer sul territorio comasco.
A illustrarci i contenuti del progetto, che si svilupperà da fine gennaio a
maggio, intitolato: “Io ci
sono, io ho ancora qualcosa da dire”! è la stessa responsabile.
«Il progetto - spiega
Chiara Salza - pone le basi sulla mia profonda convinzione che creare, per
lasciare una traccia di sé
su questa terra, sia un
bisogno ancestrale d’ogni
uomo. Un’affermazione
come questa trova maggior conferma nell’incontro con l’anziano malato
d’Alzheimer. Tutti sappiamo che l’Alzheimer è una
malattia, ad oggi, inguaribile, ma ciò non significa incurabile; poiché la
parola cura non è rivolta
I CONTENUTI
Questi i contenuti del progetto: “Io ci sono, io ho
ancora qualcosa da dire”!
Finalità
- Realizzazione, presso il Centro diurno comunale di via Volta, 83 (sede dei corsi dell’Università
Popolare) di uno spazio-atelier condotto secondo
i principi dell’arteterapia dall’arteterapeuta Chiara Salza.
- Sensibilizzare la cittadinanza sulla malattia di
Alzheimer dando la parola agli stessi malati attraverso un percorso artistico.
I
Obiettivi
La realizzazione dell’atelier d’arteterapia con i
malati di Alzheimer si prefigge:
- sul piano psicologico e comportamentale di creare situazioni che stimolino l’autonomia, l’autostima, la gratificazione e la comunicazione attenuando stati depressivi.
- sul piano cognitivo di mantenere la coordinazione visuo-motoria e la motricità grafica, di stimolare la memoria remota con il conseguente effetto
catartico dei ricordi, di scoprire nuovi codici di comunicazione elaborando immagini personali.
- sul piano creativo di facilitare la promozione e
la messa in gioco di diverse abilità finalizzate alla
realizzazione di installazioni da presentare alla
comunità;
- sul piano simbolico di incoraggiare i processi di
simbolizzazione e rappresentazione delle emozioni
che si vivono durante il progredire della malattia;
- sul piano delle relazioni di permettere all’utente di far parte di un contesto all’interno del quale
ci si sente capiti, rassicurati, valorizzati e liberi
di esprimersi.
Immagini
scattate
durante
il laboratorio
fatto
dal Centro
Donatori
del Tempo
nel 2008
I TEMPI
alla malattia, ma al malato in quanto essere umano. Utilizzare l’arte, in
un percorso di terapia riabilitativa con anziani
malati d’Alzheimer, vuol
dire accompagnare l’animo di queste persone (soprattutto agli esordi della malattia) dalla rasse-
gnazione alla resilienza,
per mantenere il più a
lungo possibile alcune
competenze o risvegliare
risorse che si credevano
perse. Non si dimentichi
che in taluni casi la malattia stessa ha permesso di rompere quelle resistenze che per tutta la
vita hanno impedito alla
persona di esprimersi artisticamente.
L’Arteterapia non punta alla tecnica, al prodotto, alla bravura estetica
quanto ad accogliere la
necessità di lasciare una
traccia del proprio passaggio esistenziale: “Io ci
Il corso avrà inizio venerdi 30 gennaio e terminerà con la fine di maggio.
Il laboratorio di arteterapia si svolgerà sempre
al venerdì , a cadenza settimanale: dalle ore 14.30
alle 16.00 circa.
Per ovvie ragioni organizzative il Centro Donatori del Tempo chiede agli interessati di mettersi subito in contatto per le iscrizioni con il C.D.T.
in piazza Mazzini, 9 a Como tel. e fax 031-270231,
e-mail: [email protected].
sono, io ho ancora qualcosa da dire”».
Il progetto si svilupperà presso il Centro diurno comunale di via Volta,
83 a Como, con incontri a
cadenza settimanale, dal-
le 14.30 alle 16 circa. L’iscrizione al corso è gratuita grazie al contributo degli amici della classe 1945
e di alcuni sostenitori del
Centro Donatori del Tempo.
LA PROPOSTA DI DUE SERATE
Anfaa: i bambini in primo piano
nfaa: i bambini
in primo piano.
Ci sono due
nuovi appuntamenti, nel
mese di febbraio, ad arricchire il calendario delle iniziative promosse dalla
sezione comasca dell’Associazione nazionale famiglie adottive e affidatarie. Due serate rivolte alle
coppie in attesa di accogliere un bambino, che avranno luogo presso il salone Ina, via fratelli Recchi, a Como.
Due momenti che inaugurano l’attività per il nuovo anno.
Come noto l’Anfaa opera da diversi anni, anche
sul territorio della provincia di Como, per offrire ad
ogni bambino il caldo abbraccio di una famiglia.
A
Del resto, come recita la
stessa legge istitutiva degli strumenti dell’affido e
dell’adozione, ogni minore ha diritto di crescere in
una famiglia, la sua prima di tutto. E se ciò non è
possibile, anche in una famiglia affidataria o adottiva, secondo le sue necessità.
Particolarmente denso
il calendario degli impegni che ha scandito l’attività dell’associazione nel
corso del 2008.
Si è proseguito nell’attività di sostegno alle famiglie adottive e affidatarie.
Si sono svolti incontri di
informazione e formazione per le coppie che fanno domanda di adozione
nazionale e internazionale o che hanno intenzione
di presentarla.
Il 13 aprile si è svolta
la consueta “Festa delle
famiglie”, celebrata, per
quest’occasione, sull’Alpe
del Vicerè.
L’associazione ha, inoltre, preso parte al Tavolo
Operativo di Coordinamento sull’adozione istituito dall’Asl di Como e
alla campagna affidi “Casa mia casa nostra” promossa da diversi enti del
territorio, finalizzata a
diffondere in maniera capillare la conoscenza dell’affido.
Tre serate informative
sul tema dell’adozione,
dal titolo “Quale adozione oggi?” sono inoltre state realizzate in aprile/
maggio, in collaborazione
con il Centro di Terapia
dell’Adolescenza di Mila-
no.
Le due serate di febbraio avranno come filo conduttore il tema: “Il tempo
dell’attesa”. Questo il calendario e le tematiche
affrontate:
lunedì 2 febbraio,
dalle 20.45 alle 23.00,
“Adozione internazionale:
approfondimenti sulla situazione attuale e sulle
prospettive. Un figlio venuto da lontano: cerchiamo di conoscerlo”. Relatori: Cinzia Bernicchi e sig.
Brambilla, rappresentanti di enti autorizzati all’adozione internazionale;
lunedì 9 febbraio,
dalle 20.45 alle 23.00, “Il
futuro dell’adozione nazionale: quali sono le possibilità di adottare in Italia”. Relatore: dr. Maria
Carla Dulla, giudice ono-
rario del Tribunale per i
Minorenni di Milano.
Entrambe le serate saranno ad ingresso libero.
È necessario però iscriversi telefonando al numero 031-526587, o una
mail a [email protected].
A seguire, nei programmi dell’associazione, vi sono altri quattro incontri,
con data da definire, che
approfondiranno, con la
presenza di esperti, le seguenti tematiche: “Acco-
gliere con il cuore e con la
mente”, “Adozione: nuova
fecondità di coppia”,
“L’importanza dell’attaccamento alle figure genitoriali”, “Il bambini fantasticato e il bambino reale”. Per ulteriori informazioni sull’attività dell’associazione si ricorda che
l’Anfaa, sezione provinciale di Como, ha sede in
via S. Antonino 4, Albate,
tel. 031-526587, e-mail:
[email protected].
CRONACA
P A G I N A
18
Como
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 17 GENNAIO 2009
BULLISMO UNA PIAGA DA VINCERE
Prepotenze
tra i banchi:
che fare?
Come si fa ad aiutare i figli a non
diventare vittime, ma nemmeno
carnefici? Se ne è parlato in un
interessante percorso promosso
dall’Assessorato alla Famiglia e
Politiche Educative del Comune di Como
lo scorso mese di dicembre
di MANUELA GIANI
ome si può aiutare i figli a non diventare né prepotenti né vittime
del bullismo?
Come si gestiscono in modo costruttivo i conflitti in
famiglia? Come si risponde alle curiosità dei bambini che ci mettono in difficoltà?
Per rispondere a queste
domande si è tenuta, lo
scorso dicembre, la quinta edizione del Progetto
Aurora, organizzata dall’Assessorato Famiglia e
Politiche Educative del
Comune di Como. Gli incontri, tenuti dalla psicopedagogista Valerie Moretti e rivolti ai genitori,
hanno registrato una forte presenza di pubblico
che ha gremito l’Aula Magna del Polo Regionale di
Como del Politecnico di
Milano.
“La partecipazione al
Progetto - ha detto il sindaco Stefano Bruni, in
apertura del corso - sta diventando un appuntamento importante e una
occasione preziosa di confronto per imparare come
genitori ad essere più attenti al comportamento
dei nostri figli e capaci di
affrontare il loro percorso di crescita. Non possiamo permetterci distrazioni perché la società di domani sarà fatta dai bambini e dai ragazzi di oggi”.
Parallelamente al corso
per genitori, nello stesso
periodo si sono tenuti altri due corsi: uno ha coinvolto in modo sperimentale i ragazzi di terza media degli Istituti Comprensivi Fogazzaro di
Rebbio e Leopardi di Como, e l’altro una cinquantina di insegnanti.
Vi proponiamo una sintesi del primo incontro del
corso per genitori sul tema “ Bulli? No grazie. Come aiutare i figli a non diventare né prepotenti né
vittime”.
C
Alcuni dati …
Il fenomeno del bullismo non è una novità del
nostro tempo. Episodi di
prevaricazione e vittimizzazione erano presenti
anche in passato, come ci
documenta a metà Ottocento il libro Cuore. Le
modalità, a volte sottovalutate e scambiate per
“bravate”, non sono più le
stesse, ma la base è iden-
tica. Certo è che, oggi, il
fenomeno è diffuso e frequente tra i banchi di scuola e nei quartieri. Lo confermano i dati di uno studio condotto nel 2007 dalla Società Italiana di Pediatria. Su 1200 studenti, maschi e femmine, di
età compresa tra i 12 e i
14 anni, il 66% ha affermato di aver assistito a
prepotenze subite da un
amico o amica; il 47,3%
nel caso di violenze si difenderebbe da solo; il 29%
chiederebbe l’aiuto dei genitori; 10% ne parlerebbe
con un amico; 4,6% subirebbe, se non eccessiva, la
prepotenza.
Prevaricazioni tra i
banchi di scuola
Benché sia un fenomeno conosciuto, non è sempre facile affrontarlo sul
campo in modo adeguato.
A volte gli atti di prevaricazione e di sopruso,
perpetrati dal bullo e dai
gregari su uno o più compagni, sfuggono all’attenzione degli adulti. Non solo perché vengono compiuti in loro assenza, ma
anche perché avvengono
con il supporto omertoso
degli spettatori neutrali
che, pur senza partecipare attivamente alle prepotenze, li sostengono senza dire o fare nulla. “Ricordo il caso di una ragazzina che è finita in ospedale perché in classe le
sono stati bruciati i capelli - ha detto Valerie Moretti -. Prima di questo atto
estremo, c’erano stati altri episodi che, con il silenzio dei compagni, hanno determinato un’escalation”.
La violenza non è solo fisica
A volte il bullismo si
perpetra in modo persistente nel corso del tempo con violenze verbali
(insulti pesanti, canzonature, prese in giro, epiteti
oltraggiosi, umiliazioni,
minacce e intimidazioni)
e psicologiche (esclusione,
maledicenze). Una forma,
questa, che è prevalentemente femminile, a differenza del bullismo fisico
(aggressioni, tormenti),
più diffuso tra i maschi.
Rientrano in questa categoria anche il danneggiamento di oggetti personali, i furti, i ricatti e le estorsioni.
ALCUNI
SUGGERIMENTI
PER I GENITORI
- Mai sottovalutare un
comportamento da
bullo/a
- Raccogliere più elementi possibili
- Essere fermi nel condannare la violenza
- Chiedersi se le varie
forme di violenza ( fisica, psicologica, verbale)
sono scoraggiate in famiglia
- Valutare la modalità
di comunicazione in
casa
- Esercitare maggior
controllo, se non ci possiamo fidare di come si
comporta fuori casa.
Il bullismo tra le femmine
Se in passato il bullismo era un fenomeno maschile, oggi è in aumento
tra le femmine. Le forme
di aggressività femminile si esprimono più a livello verbale e psicologico (insulti, battute, bugie
e pettegolezzi), che non
fisico. Sono modalità meno eclatanti e visibili, ma
non per questo meno dolorose per la vittima: si
tende a emarginarla o a
ridicolizzarla, colpendo i
punti deboli della sua personalità.
Se formano con i maschi una banda, le ragazze partecipano alle prepotenze meno dei ragazzi,
ma li spronano e li aizzano, mostrando ammirazione per le loro imprese
fino a convincerli a compiere atti violenti per loro.
Quali sono i motivi
che spingono a fare i
bulli?
“L’83% - ha spiegato Valerie Moretti - lo fa per essere ammirato; il 78,9 per
diventare leader del grup-
po; il 69,9 per essere attraente agli occhi delle
ragazze/i; il 60,8 per non
rischiare di essere emarginato dal gruppo; il 58,3
per essere temuto; il 45,2
per divertirsi un po’ e per
noia interiore”.
Le radici del comportamento prepotente
Le ricerche evidenziano
come la personalità dei
bulli sia caratterizzata da
aggressività e impulsività, scarsa empatia, tendenza al “contagio emotivo” (a farsi trascinare dagli impulsi degli altri) e
alla “rottura emotiva” (a
soffocare inconsciamente
le emozioni che possono
far soffrire). Sono ragazzi
emotivamente immaturi
con scarse capacità relazionali e sociali che li rendono ‘analfabeti’ nella gestione dei conflitti. Gli
studi mostrano inoltre come le vittime, molto insicure, abbiano scarsa autostima e carenze nella
capacità di rispondere alle provocazioni affermando i propri diritti e bisogni (assertività).
Le famiglie dei bulli
Gli studi a nostra disposizione evidenziano che i
bulli provengono da famiglie dove vige un sistema
educativo o troppo permissivo o troppo autoritario, o con uno stile educativo contraddittorio. Sono
ragazzi con genitori poco
presenti, incapaci di autorevolezza, lassisti nel
concedere tutto e inefficaci nel limitare il comportamento dei figli con dei
‘no’ che invece aiutano a
crescere. Spesso sono genitori eccessivamente
protettivi che arrivano a
spalleggiarli, difendendo
le loro prepotenze.
Quali sanzioni?
Se è vero che il bullismo
prolifera dove non ci sono
regole e dove è possibile
infrangerle, le sanzioni ci
devono essere. Ma, per essere efficaci, devono avere il carattere di certezza
e non essere irrilevanti.
La loro “funzione riparativa” consente di rimediare al danno commesso, assumendosene la responsabilità.
“Ricordo un caso di bullismo da parte di due ragazzi nei confronti di un
compagno disabile - ha
detto Valerie Moretti -.
Un atto grave e ignobile
che è stato giustamente
sanzionato. Oltre a far
studiare loro il codice di
Istituto e sottoporli a lezioni aggiuntive di Edu-
cazione Civica, la scuola
ha applicato sanzioni efficaci e alternative, chiedendo loro di fare qualcosa ‘con’ e ‘per’ il compagno
vittima delle loro prepotenze. Ogni mattina, per
l’intero anno scolastico,
andavano a prenderlo alla macchina, lo prendevano in braccio per sistemarlo sulla carrozzina e
lo accompagnavano in
classe”. “Se si compie un
atto grave, come in questo caso - ha aggiunto la
psicopedagogista -, ci devono essere sanzioni riparative rilevanti. E’ così
che si impara che non tutto è concesso. Come educatori sbagliamo se gliela lasciamo passare. Al
contrario, li aiutiamo se li
sanzioniamo”. “Stabilire
un limite all’impunità” è
molto importante dal
punto di vista educativo
perché “solo nel confronto con il limite è possibile
crescere”.
Come contrastare il
bullismo a scuola
“Oltre a informare tutti gli attori della scuola
sul bullismo e su come difendersi, nei modi opportuni - ha precisato la psicopedagogista -, occorre
promuovere programmi
antibullismo in classe con
la partecipazione di tutti
gli alunni. E’ necessario
coinvolgere anche le famiglie, incentivando la loro
collaborazione”.
La sfida dell’educazione: una sinergia di
forze
Il potere della sopraffazione non si vince da soli,
ma insieme. Coltivando
tutti i terreni aridi in cui
esso si annida. Ridando
all’educazione valori forti come il rispetto di sé e
dell’altro. Rafforzando
l’empatia e l’assertività.
Scoraggiando ogni forma
di violenza. Potenziando
la capacità di ascolto e di
osservazione. Costruendo
relazioni sane, dentro e
fuori la famiglia. Restituendo le parole alla vittima, che spesso subisce in
silenzio sentendosi impotente. Aiutando il bullo a
scoprire nella parola
un’arma più potente della violenza. Riscoprendo,
come adulti, il valore enorme dell’educazione.
Como
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 17 GENNAIO 2008
E’ AMBIENTATA IN TICINO L’ULTIMA OPERA DEL DISEGNATORE COMASCO RENATO FRASCOLI
P A G I N A
19
Un fumetto dal sapore antico
ell’epoca di internet, degli
strumenti multimediali e di
tecnologie sempre nuove c’è ancora chi
ha il coraggio o forse semplicemente la voglia di
raccontare storie utilizzando un linguaggio dal
sapore antico, come i personaggi dipinti nelle sue
pagine: il fumetto.
E’ così che è nato “Lucio
e il mistero della cintura”
un racconto scritto dal ticinese Maurizio Cattaneo
che guida i lettori allo scoperta di una terra vicina
nello spazio, la Val Verzasca, ma lontana nel tempo.
Un cammino su queste
strade polverose attraversate dagli sciarabàn (i
vecchi carri), accompagnati dai disegni del comasco Renato Frascoli,
per quarant’anni illustratore del “Corriere della
Sera” e de “La domenica
del Corriere”. Un volume,
edito da edizioni Fontana,
realizzato con il contributo della Fondazione del
Ceresio di Lugano.
“Caro lettore - scrive
nella prefazione del volume Bernardino Croci Maspoli - oggi per te è un
giorno fortunato. Hai in
mano un libro che racconta una storia che potrebbe essere vera e lo fa con
dei disegni meravigliosi,
che ti porteranno in un
N
“Lucio e il mistero della cintura”
scritto dal ticinese, Maurizio Cattaneo,
guida a scoprire la Verzasca che fu.
Un libro arricchito da splendidi disegni
e rivolto alle nuove generazioni.
di MICHELE LUPPI
mondo tanto lontano
quanto vicino. Lontano
nel tempo ma vicino nello
spazio. Ti ritroverai nel
Ticino povero di una volta, quando nelle piazze
dei villaggi risuonavano i
richiami dei magnani della Val Colla e gli uomini
della Verzasca emigravano quasi tutti per fare gli
spazzacamini. Un mondo
lontano di cui si sta quasi
perdendo il ricordo”.
La Verzasca è una valle del Canton Ticino, nel
distretto di Locarno, attraversata da una lunga
strada che da Gordola sale con lunghi tornanti fino
alla diga di Vogorno, proseguendo poi fino a Sonogno.
Un tempo gli abitanti di
questa terra facevano vita
da nomadi: d’inverno vivevano nei paesi della valle, d’estate si recavano sui
monti e sulle alpi, in primavera e in autunno trascorrevano vari periodi
sul piano di Magadino dove coltivavano la terra.
Una terra abitata da
gente religiosa, come testimoniano le numerose
pitture e cappelle che ancora oggi si trovano lungo
i sentieri della valle.
I disegni di Frascoli accompagnano il protagonista, il piccolo Lucio, e suo
padre, di professione magnano, lungo la Valle dove
vivrà una piccola grande
avventura.
“Nelle illustrazioni - si
legge nella prefazione troverai dei posti che forse conosci e se non li hai
mai visti potrai andarli a
scoprire. Sono qui, vicini
a noi, riconoscibili anche
se oggi le strade sono larghe e asfaltate per farci
passare le automobili, anche se i contadini sono pochi e non vivono più di fatiche inimmaginabili, anche se il pane lo si compera in negozio e non lo si
cuoce più nel forno comune”.
Un libro adatto ai più
piccoli, magari da leggere insieme ai propri nonni seduti accanto al camino in una serata d’inverno.
Proprio come si faceva
una volta.
Un modo per trasmettere alle nuove generazioni un pezzo della nostra
storia, far rivivere mestieri antichi e ricordare
un passato che non c’è
più.
CRONACA
P A G I N A
20
Como&territorio
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 17 GENNAIO 2009
LIMIDO COMASCO
Amici per
il Centrafrica
una solida
realtà
S
ette anni di attività per ‘Amici
per il Centrafrica’, una Onlus
che gestisce pro
getti di sviluppo nella Repubblica Centrafricana
ma anche in Ciad, Uganda, Kenya, Burundi, Mozambico ed Eritrea. Fondatrice e presidente è
Carla Pagani, manager di
successo (è direttore amministrativo del personale del Grand Hotel Villa
d’Este), mamma (vedova
da molti anni, ha tre figli)
e missionaria quasi a
tempo pieno, dividendosi
tra le visite ai progetti africani e le iniziative di
sensibilizzazione e raccolta fondi portate avanti in
Italia. Una carriera dunque di tutto rispetto, che
non a caso l’anno scorso
ha ricevuto il Premio per
l’eccellenza Lido Vanni
assegnato da Cfmt, Confcommercio e Manageritalia a chi faccia dell’eccellenza “non un atto ma
un’abitudine”, secondo la
definizione di Aristotele.
Ma perché, le chiediamo, fondare un altro
organismo di solidarietà per il Terzo Mondo?
“Nel 2000 mia zia suor
Beniamina Pagani, missionaria comboniana, mi
invitò a visitare la sua
missione; donna eccezionale che si batteva per i
diritti dei pigmei ed è stata insignita nel 2003 del
Premio per la Pace della
Regione Lombardia, forse
già intuiva e voleva far
capire quanto fosse importante che i laici cominciassero a lavorare a fianco dei missionari. Fui colpita dalla diversità, rispetto al nostro mondo, di
una situazione dove c’è bisogno di tutto. E incontrai
un capomastro veneto che
avrebbe dovuto effettuare qualche riparazione all’ospedale… Era una tettoia con i malati stesi per
terra, separati da bassi
Kaga Bandoro - Bambini
della scuola primaria
con le nuove divise
inviate dall’Italia.
Nella foto sotto:
Carla Pagani
Conosciamo da vicino questa onlus
che gestisce progetti di sviluppo
nella Repubblica Centrafricana
ma anche in Ciad, Uganda, Kenya,
Burundi, Mozambico ed Eritrea.
Fondatrice e presidente è Carla Pagani,
direttore amministrativo del personale
del Grand Hotel Villa d’Este
di GIGLIOLA FOGLIA
muriccioli: il primo pensiero fu raccogliere fondi
per costruire un ‘vero’ ospedale. Quando vari
amici si presentarono chiedendo se potessero fare
qualcosa, divenne una necessità creare qualcosa
allo scopo: la nostra associazione nasce ufficialmente nel novembre
2001. A differenza di altre, sceglie di concentrarsi su un solo luogo, per
non disperdere le forze e
per approfondire la cultura del Paese, impararne il
modo di vivere: per vivere con loro, non imporre
il modo nostro, comprendendo che si dà ma anche
si riceve. ‘Per essere in
cammino con loro’ è il nostro slogan”.
Raffaele, trentenne, è
un esperto di informatica
ed è tornato da poco dalla
sua prima esperienza
africana.
Come hai conosciuto
“Amici per il Centrafrica”?
“Carla è un motore che
ha trascinato altri; io sono
amico di lunga data con
le sue figlie, che hanno
diffuso il loro entusiasmo
tra gli amici: così è nato
il Gruppo Giovani che ha
sostenuto in particolare
la realizzazione di una
scuola materna in Centrafrica, organizzando feste e altre attività per la
raccolta fondi, tra cui un
gruppo teatrale a Limido
Comasco. Come si rende
utile un informatico in
missione?! Si può fare di
tutto, basta volerlo: dall’animazione all’asilo alla
tinteggiatura delle pare-
ti… E poi, è gente che ha
voglia di comunicare se tu
hai voglia di ascoltare; in
mezzo a loro è una festa,
e allo stesso tempo è difficile ascoltare le storie
terribili di alcuni bambini (la vita li rende adulti
in un corpo da piccoli) che
tuttavia non perdono mai
la voglia di divertirsi”.
L’associazione conta
decine di volontari da
Lombardia, Veneto e
Trentino e gestisce attualmente progetti per
complessivamente un
milione di euro: come
mai questo successo?
“Caparbietà, entusiasmo, amore, spirito di sacrificio” è la ricetta di Carla, che aggiunge: “Certo,
impegnandosi sul serio
non hai più una vita privata… o meglio, la tua vita privata diventa questo.
Gestire economicamente
è semplice, è il mio lavoro; il problema è semmai
il tempo che manca (ora
infatti un’altra persona si
occupa del lato amministrativo); il difficile è ‘far
sentire bene tutti’ nell’ambito associativo, è dare lo spazio giusto a ciascuno. Mai avuto problemi a raccogliere fondi,
perché la gente si fida,
avendo garanzie che i loro
soldi sono spesi bene; un
progetto difatti viene scelto se ci sono le componenti giuste: persone, necessità, obiettivi. Per cui importante è la scelta dei
missionari con cui collaborare, ad esempio alcune realizzazioni sono in
collaborazione con una
congregazione francese
che ha per carisma l’educazione e le cui suore sono
quasi tutte africane (da
Ruanda e Madagascar).
Dopodiché… fare del bene
facendolo bene è contagioso”.
Altri volontari mi dicono che la parte più
difficile dei viaggi in
terra di missione è… il
ritorno: per te, Raffaele, è stato la stessa cosa?
“Incontri un modo diverso di vivere, e tornando a casa cominci a fare
paragoni: ti confronti con
lo spreco, col tuo piatto pieno quando c’è chi non
può permettersi di dire
‘questo non mi piace’… Di
Africa poi si parla tanto
in Tv, ma occorre conoscere la realtà per non perdersi in luoghi comuni: Africa non è solo guerre e
bambini denutriti. E’
‘gente del sorriso’, felice
pur avendo poco, grande
nell’ospitalità, pronta a
dare tutto non avendo
niente”.
“Noi diciamo un no deciso all’assistenzialismo:
occorre trovare insieme
una soluzione ai bisogni”
aggiunge Carla. “Le nostre priorità sono forma-
SABATO E DOMENICA 17 E 18 GENNAIO
Punto Famiglia al Don Guanella
Sabato e domenica 17 e 18 gennaio, il Centro Guanelliano di Pastorale Giovanile di Como propone il secondo appuntamento di “Punto Famiglia”, l’interessante proposta di incontro e formazione per le famiglie. Il
tema di questo incontro sarà la “Vocazione”, come secondo passo dopo la missione nel cammino verso la
santità.
Il sabato pomeriggio vede impegnati gli animatori, mentre alla domenica si aggiungono i ragazzi (11-13
anni), i bambini (6-10 anni), i piccoli (di età inferiore ai 6 anni) e le famiglie. I ragazzi e i bambini saranno
seguiti dagli animatori, con proposte differenziate a seconda dell’età, mentre i genitori da religiosi guanelliani.
Per i più piccoli è previsto un servizio di animazione. Fondamentali saranno poi i momenti di condivisione
e di scambio.
Gli incontri si tengono a Como, in Via Tommaso Grossi, 18, presso la Casa “Divina Provvidenza”.
Per informazioni e prenotazioni ci si può rivolgere alla segreteria del Centro Guanelliano di Pastorale
Giovanile, tel. 031-296783; e-mail: [email protected].
zione (specialmente per le
donne che sono la speranza dell’Africa) e sanità: da
lì può nascere lo sviluppo”.
Trentacinquenni impiegati di Bergamo,
anche i coniugi Gigi e
Romina sono reduci
dalla loro prima esperienza africana.
“Ci siamo iscritti a gennaio 2008 lavorando per
organizzare cene, aperitivi e altre iniziative, ma
non avevamo la percezione esatta di come venissero impiegati i fondi e chi
fossero i beneficiari; così
abbiamo fatto un tour fra
i vari progetti, sperimentando la differenza minima e massima col nostro
modo di vivere. Il primo
impatto è stato con la capitale Bangoa, per passare ad altre realtà via via
più difficili fino alla foresta. Dallo scoprire che
non è normale come da
noi avere erogazione di
acqua e luce ventiquattr’ore al giorno, fino a toccare la difficoltà del vivere al di fuori da ogni tipologia di condizioni di vita.
E nonostante tutto… il loro sorriso: non lo si spiega”.
Come avete conosciuto “Amici per il
Centrafrica”?
“Da anni collaboravamo con il Banco Alimentare e altre Onlus che si
occupano di tossicodipendenza, ma l’Africa mi
ha sempre appassionato”
racconta Gigi. “E’ un orizzonte differente, un continente tuttora schiacciato dal piede dell’Occidente. Amici mi hanno messo in contatto con una suora missionaria, che ha
capito il mio modo di essere, l’impossibilità di venire inquadrato in un’iniziativa strettamente religiosa, e mi ha segnalato
questa associazione per
laici. Dopodichè, con Carla basta guardarla negli
occhi”.
Qualche evento organizzato da voi nel
Comasco che è ormai
diventato una piacevole tradizione?
“La cena autunnale a
Villa d’Este, e la camminata non competitiva a
Mozzate (1.300 gli iscritti!) con il gruppo Marciatori Mozzatesi Avis, che
ha come testimonial d’eccezione il campione Alberto Cova”.
Le prossime iniziative sociali?
“Una sottoscrizione a
premi a febbraio, e le giornate dell’amicizia con le
scuole materne, che vedono scambi di disegni con i
coetanei africani”.
Per chi volesse mettersi in contatto: Amici per
il Centrafrica Onlus, viale Rimembranze, 3, Limido Comasco (CO); tel.
031.787188; e-mail: centr
[email protected].
...hai l'ALCOLISMO
in casa?
...VUOI saperne di più?
...hai bisogno di AIUTO?
I GRUPPI FAMILIARI
AL-ANON
condividono le loro
esperienze
in modo anonimo e gratuito
e possono offrirti
le informazioni che cerchi.
telefona al numero verde
800-087897
CRONACA
Como
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 17 GENNAIO 2009
ALLA SCOPERTA DELLA COOPERAZIONE/195
Un convegno,
programmato
per venerdì 23
gennaio, presso
l’Ottagono
Comunale di
Fino Mornasco,
promosso dalla
Cooperativa Il
Mosaico, dalla
Azienda Sociale
Comuni Insieme
di Lomazzo e
dal Consorzio
Servizi Sociali
di Olgiate per
mettere a fuoco
il tema della
disabilità
La mano
nel cappello
Handicap
e soggettività
pagina a cura
del Consorzio Eureka
Ser vizi alla Cooperazione
e al Terzo Settore
www.eurekacomo.it
S
timolata
dai
cambiamenti in
atto nel settore e
sollecitata dai
contenuti del libro “La mano nel cappello” di Angelo Villa, la Società Cooperativa Sociale
“Il Mosaico” ha organizzato un incontro per aprire
il dibattito su alcune problematiche che vedranno
impegnati gli operatori di
settore nel prossimo futuro.
Si è pensato ad un convegno caratterizzato dal
valore della territorialità:
per questo saremo affiancati dalle aziende che per
competenza istituzionale
pianificano gli interventi
di politica socio-assistenziale e rappresentano gli
interlocutori privilegiati
di organizzazioni come la
nostra.
Si vorrebbe inoltre che
il convegno non fosse un
evento fine a se stesso, ma
rappresentasse l’avvio di
un virtuoso circolo culturale di incontri e di incroci di esperienze e conoscenze.
I promotori sono il Consorzio dei Servizi Sociali
dell’Olgiatese e l’A.S.C.I.
di Lomazzo. Per far sì che
il Convegno rappresenti
l’avvio di un virtuoso circolo culturale di esperienze abbiamo ottenuto l’adesione di quattro patrocinanti: la rivista “Pedagogika”, casa editrice
Stripes, Ledha e Comune
di Fino Mornasco, che ospiterà l’evento presso la
Sala “Ottagono”.
Il convegno è programmato per il prossimo 23
gennaio, presso la palazzina “L’Ottagono” del Comune di Fino Mornasco,
a partire dalle ore 9.30
sono previsti gli interven-
ti del dottor Angelo Villa,
centrato sul valore delle
individualità del soggetto
disabile e dell’operatore, e
uno del dottor Giovanni
Merlo, direttore della Associazione Ledha, sul significato di progetti individualizzati di inclusione
sociale. Nel pomeriggio
verranno organizzati sottogruppi di lavoro mirati,
che permetteranno di raccogliere esperienze, idee e
domande nel dibattito di
fine lavori.
Per iscrizioni e visione
programma visitate il sito: www.cooperativamosa
ico.it, telefonate allo 031890752, oppure scrivete a:
segreteria@cooperativamo
saico.it.
Dalla prefazione di Silvia Vegetti Finzi:
Tra gli elementi che rendono rilevante questo libro vi è l’abilità di sostanziare la riflessione teorica con opportuni, circostanziati richiami a esperienze istituzionali di educazione e di cura presentate,
non in modo generico ed impersonale, ma attraverso un’istantanea che coglie l’individuo malato nel
momento in cui s’impone alla nostra attenzione con
un’espressione sintomatica. Interiorizzato dalla
mente al lavoro dell’interlocutore, un comportamento apparentemente insignificante, acquista senso
e valore conferendo all’emittente dignità di soggetto. E’ con un sentimento di gratitudine che mi sono
congedata da una lettura che non solo insegna ma
educa nel senso che conduce più in alto e più in là
rispetto al punto di partenza.
L’autore:
Angelo Villa, psicoanalista, membro della scuola
Lacaniana di psicoanalisi.
P A G I N A
21
Il convegno
CRONACA
P A G I N A
22
Prealpi
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 17 GENNAIO 2009
DAL 2 AL 6 GENNAIO
Johnny Abu Khalil
per cinque giorni
a Camnago
Il sacerdote, ordinato a Gerusalemme
il 27 settembre scorso, ha celebrato
la S. Messa il giorno dell’Epifania per
ringraziare la parrocchia dell’attento
e solerte accompagnamento, fatto nei
suoi confronti, negli ultimi due anni
della sua preparazione al sacerdozio
Nelle Foto William alcune
immagini della visita
del sacerdote
a Camnago Faloppio
di GIUSEPPE CORTI
ce dei festeggiamenti è
stato, ovviamente, la solenne celebrazione della
Santa Messa, nel giorno
dell’Epifania, presieduta
da Abuna Johnny, attorniato, come concelebranti,
dal vice rettore del seminario di Beit Jala, Abuna
Ibrahim Georges Shomaly, dal padre spirituale ed
economo del seminario,
Abuna Hanna Ghaleb
Mass’ad, dal parroco di
Gaggino, don Giovanni
Quadrio e dal parroco di
Camnago Faloppio, don
Giuseppe Corti.
Per meglio sottolineare
la fraternità con la comunità cristiana della Palestina, alcune parti della
Santa Messa sono state
cantate in lingua araba,
come il Vangelo, cantato
da Abuna Hanna, e le parole della consacrazione.
Nell’omelia Abuna Ibrahim ha tratteggiato il percorso spirituale, piuttosto
complesso, compiuto da
Johnny, che lo ha portato,
a 38 anni, a diventare sacerdote e, nello stesso
tempo, ha parlato anche
delle difficoltà che le comunità cristiane di Palestina stanno vivendo, in
modo particolare, in questo momento.
Questo è stato anche
approfondito da don
Johnny nell’incontro con
la comunità, durante il
quale ha parlato della sua
esperienza di sacerdote in
Terra Santa e ha raccontato alcuni episodi, che
aiutano a comprendere
meglio la situazione attuale di questa terra, episodi che, sicuramente,
non vengono riportati nelle cronache. Ad esempio,
al parroco di Gaza, che si
trova lì da dieci anni, è
vietato uscire da quel territorio e, proprio per questo, non ha potuto nemmeno recarsi nel suo paese d’origine per partecipare ai funerali dei propri
genitori. Anche adesso
che, a 75 anni, ha raggiunto l’età in cui un sacerdote rimette il suo incarico nelle mani del Vescovo, ha avuto un permesso di soli 3 giorni, per
poter organizzare il suo
trasferimento.
Pure al Patriarca di Gerusalemme, che voleva celebrare una Santa Messa,
A PARÈ VIVERE E CONDIVIDERE L’AVVENTURA DI CRESCERE UN FIGLIO
Genitori: missione possibile?
apire il mondo
giovanile, le problematiche e le
potenzialità, comprendere la responsabilità degli adulti
nei confronti degli adolescenti, riunire diverse realtà per portare avanti un
importante obiettivo sono
elementi alla base di questo progetto.
Sei incontri dedicati al
mondo degli adolescenti,
al rapporto genitori-figli;
un percorso di formazione e dialogo, di aiuto e
confronto, nato da un bisogno percepito e dalla volontà di realizzare il pieno Ben-Essere delle famiglie dei nostri paesi.
Il progetto qui sintetizzato è un percorso ambizioso, importante e impegnativo, soprattutto dal
punto di vista delle risorse umane coinvolte.
Per la prima volta i
nostri tre Comuni (Parè,
Gironico e Drezzo) propongono insieme un’azione di sostegno e di cambiamento rivolta alle fa-
C
miglie che vivono nelle
nostre comunità: lo facciamo mettendo insieme
tutte le agenzie educative
sullo stesso tavolo di lavoro in un processo di confronto e di crescita reciproca. (Il progetto è stato
realizzato attraverso tavole rotonde con esponenti provenienti da parrocchie di Gironico, Parè,
Drezzo, Istituto comprensivo di Faloppio, gruppi
sportivi di Parè, Drezzo,
Gironico, Sci club Parè,
Servizi sociali Olgiatese,
Asl di Olgiate Comasco)
Il gruppo di lavoro intercomunale formato da
rappresentanti di diverse
commissioni dei tre comuni si è avvalso del contributo dell’associazione
“Non pioverà per sempre”
che ha alle spalle una lunga esperienza educativa
ed è stata promotrice di
un percorso simile presso
la scuola secondaria di
primo grado di Faloppio.
Il bisogno sociale dell’azione che andiamo a proporre è elevatissimo, ba-
sti pensare alla dimensione delle dipendenze: solo
il consumo di cocaina è
esploso tra gli under 34;
l’abuso d’alcool tra i giovani è una triste realtà
consolidata sul nostro territorio. A questo si associano la dipendenza da
videogiochi, internet e telefonini e i problemi alimentari e anche quando
non si è presenza di situazioni così gravi, un vortice di disagio o più in generale male di vivere colpisce lo stesso moltissimi
giovani. Dall’altra parte,
le famiglie, per svariati
motivi, sembrano soccombere e non farcela di fronte al loro ruolo genitoriale
e alle responsabilità che
derivano dall’educare i
propri figli.
Occorre comprendere
che, queste, sono questioni che oggi interessano
tutte le famiglie e non solo quelle a rischio d’emarginazione sociale come forse poteva essere fino a qualche anno fa.
Abbiamo quindi deciso
con il suono festoso delle
campane, con i lumini accesi ad accompagnare il
suo percorso verso la chiesa e con addobbi lungo le
strade.
Domenica 4 gennaio la
comunità di Camnago ha
voluto festeggiare il suo
sacerdote adottivo con un
pranzo comunitario, a cui
ha fatto seguito un pomeriggio, allietato dai canti
dei bambini e della corale e da una presentazione delle varie attività dei
ragazzi, fatte durante il
periodo estivo.
La vigilia dell’Epifania,
Abuna Johnny ha adorato con i bambini e ragazzi Gesù Bambino e ha risposto alle loro domande
e curiosità.
La neve, caduta nel
giorno dell’Epifania ha
scombussolato il programma previsto per il
pomeriggio, ma la comunità era comunque presente numerosa per il momento di preghiera e di
commiato da Abuna
Johnny: un arrivederci
presto in Terra Santa.
a Gaza durante le festività natalizie, è stato negato il permesso di entrare
e, nonostante abbia atteso diverse ore al check point, ha dovuto rinunciare,
di fronte all’irremovibilità
dei funzionari.
La permanenza di Abuna Johnny a Camnago ha
visto altri momenti intensi, vissuti con la comunità parrocchiale.
Innanzitutto, al suo arrivo il 2 gennaio, il novello sacerdote è stato accolto in modo festoso dalla
comunità, che lo ha atteso fino all’una di notte,
per dargli il benvenuto,
IL PROGRAMMA
di ascoltare attivamente
i bisogni e i problemi delle famiglie promuovendo
positività e fiducia.
Vogliamo agire non a
posteriori, come spesso
accade, con politiche di
pura repressione o d’assistenzialismo sociale ma
con un programma culturale ed educativo teso ad
avviare azioni di cambiamento reali.
L’appello è ad un’ampia
partecipazione affinché si
colga appieno questa occasione
Il primo incontro si terrà il 19 gennaio presso il
comune di Parè alle ore
21.00.
Tutte le informazioni
necessarie comprese le
locandine del progetto
sono disponibili su www.
comune.pare.co.it o scrivendo all’indirizzo mail
genitorimissionepossibile
@yahoo.it.
lunedì 19 gennaio
Affetto e relazione nel
cammino educativo 1° parte: “Legami di attaccamento, crescita e trasformazioni”, dott. Paolo Piccinelli
lunedì 26 gennaio
Comunicazione nella relazione 1° parte: ‘Communis,
“rendere comune’”, dott.
Sergio Rota
lunedì 2 febbraio
Comunicazione nella relazione 2° parte: “L’arte di
ascoltare”, dott. Sergio
Rota
lunedì 9 febbraio
Affetto e relazione nel
cammino educativo 2° parte: “I cambiamenti dell’adolescente e dei genitori”, dott. Paolo Piccinelli
lunedì 16 febbraio
Disagio e dipendenza 1°
parte: “Uso occasionale,
abuso… dipendenza”, dott.
Sergio Rota
lunedì 23 febbraio
Disagio e dipendenza 2°
parte: “Quale risposta alle
tecno dipendenze (internet, videogiochi, telefonini)”, dott. Edoardo Colombo.
ALESSIO FIONDA
assessore alla Cultura
e alle Politiche giovanili
nel Comune di Parè
Gli incontri si terranno
presso il Palazzo Municipale di Parè, piazza della
Chiesa ore 20.45.
○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○
P
er cinque giorni,
dal 2 fino al 6
gennaio, la comunità parrocchiale
di Camnago Faloppio ha vissuto un intenso e gioioso clima di
fraternità con la Terra
Santa, in modo particolare con il seminario di Beit
Jala.
L’occasione per questo
incontro di fraternità è
stata la volontà di Abuna
Johnny Abu Khalil, ordinato sacerdote il 27 settembre a Gerusalemme,
di celebrare solennemente una Santa Messa, nel
giorno dell’Epifania a
Camnago Faloppio, per
ringraziare la parrocchia
dell’attento e solerte accompagnamento, fatto nei
suoi confronti, negli ultimi due anni della sua preparazione al sacerdozio e
per ringraziare anche per
la partecipazione di alcuni membri della comunità stessa alla sua ordinazione diaconale, prima e
sacerdotale, poi.
Un po’ di cronaca. L’api-
ALBIOLO IN FESTA
La parrocchia di S. Antonio di Albiolo festeggerà il proprio patrono sabato 17 e domenica 18
gennaio con il seguente
programma:
sabato 17 gennaio: dalle ore 17.30 trippa (buseca) e porchetta da asporto; dalle ore 19.00
possibilità di cenare all’oratorio (senza prenotazione) sempre con trippa,
porchetta e patatine;
domenica 18 gennaio:
dalle ore 11.15, benedizione di auto, moto e animali domestici in piazza della chiesa; dalle ore 15.00,
super tombola di S. Antonio! 6 giri con fantastici
premi e poi …estrazione
della lotteria! (i biglietti
della lotteria saranno in
vendita fino all’ultimo
minuto prima dell’estrazione); 1° premio: week
end per due persone presso una località termale
(soggiorno 3 giorni/2 notti in località termale a
mezza pensione e trattamenti esclusi.
Nel corso del pomeriggio si procederà alla premiazione dei vincitori del
“Concorso presepi”.
CRONACA
P A G I N A
Como&territorio
23
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 17 GENNAIO 2009
UN CORSO A FINO MORNASCO
Regalare un sorriso
IL CLOWN SOCIALE CHI È
La storia recente ci ha fatto conoscere, con l’appellativo “clown dottore”, una nuova figura entrata nella nostra società da oltre un decennio in modo
un po’ garibaldino.
Si tratta di una maschera comica che si è clownescamente intrufolata a mettere un po’ di scompiglio nelle strutture socio-sanitarie per inserire all’ordine del giorno il tema delle emozioni e delle
relazioni nel complesso mondo della cura. Il “Clown
sociale” è una nuova opportunità di protagonismo
per i giovani, che esce dai ristretti confini sanitari
per entrare nella società, intesa nel suo complesso. Il “Clown sociale”, in sintesi, sa usare l’arte della
clownerie per stimolare le persone a cercare le risorse necessarie in grado di contrastare le emozioni distruttive e di favorire un approccio positivo alla vita.
Dal 31 gennaio
presso l’Ottagono.
A proporlo
l’associazione
Stringhe colorate
R
egalare un sorriso a chi è meno
fortunato. Un
bell’impegno. Ma
come si fa? A spiegarlo è l’associazione
“Stringhe colorate” di Como che, d’intesa con la
Fondazione Provinciale
della Comunità Comasca,
la Cooperativa Prospettive e il Consorzio Sol.Co.,
ha deciso di proporre un
corso per volontari del
sorriso e aspiranti clown
sociali.
Chi sono le “Stringhe
colorate”? Lo spiegano
loro stessi nel volantino
che introduce il corso: “Ci
chiamiamo “Stringhe colorate” perché desideriamo creare e allacciare legami di amicizia con spirito di libertà e perché
crediamo nel valore della
comunità. Ci immaginiamo e ci dipingiamo di tanti colori perché ci piace la
varietà e per stimolare
ogni giorno il contagio del
buon umore mediante le
risate. Ci piace dare spazio alla fantasia volando
appena possibile, ma ci
piace anche stare coi piedi per terra allacciati idealmente alle scarpe di chi
sa accogliere la magia dei
sorrisi. “Stringhe colorate” è un’associazione di
volontariato nata a Como
nel 2001 da un gruppo di
soci della cooperativa sociale Prospettive che diedero vita alla onlus Ridere per vivere-Lombardia.
Il nuovo nome, scelto nel
2007, ne eredita il patrimonio di conoscenze ed
esperienze. “Stringhe colorate” ha iniziato un suo
cammino autonomo, ampliando l’ambito di competenza, di azione e di ricerca”.
Il corso si lega al progetto “Il battello dei nasi
rossi”, ideato dal consor-
zio Solco, in collaborazione con alcune associazioni, per arricchire di umanità i luoghi di cura della
salute e, in particolare,
per portare il sorriso e il
buonumore ai bambini
negli ospedali e agli anziani nelle residenze sanitarie. L’attività prevede
interventi di animazione,
musica, laboratori artistici e, parallelamente, corsi di formazione sulla comunicazione con le persone ospedalizzate, rivolta
agli operatori socio-sanitari e ai volontari. L’obiettivo è promuovere la relazione, l’arte e il ridere
come strumenti integrativi che possono favorire
una migliore efficacia della terapia nel rispetto di
una visione più completa
della salute.
Nello specifico il corso
per volontari del sorriso è
rivolto a chiunque voglia
acquisire competenze e
sensibilità proprie della
figura del clown sociale.
Dopo la serata di presentazione, prevista per gio-
vedì 15 gennaio alle ore
20.45 presso la sede di
Confcooperative, in via
Martino Anzi 8, a Como,
il percorso formativo Il
percorso formativo si terrà presso l’Ottagono di
Fino Mornasco, via Brera
1, e avrà una durata di 60
ore suddivise in 5 weekend di lavoro intensivo:
sabato 31/01/09 - domenica 01/02/09; sabato 7/
02/09 - domenica 8/02/09;
sabato 21/02/09 - domenica 22/02/09; sabato 7/03/
09 - domenica 8/03/09; sabato 21/03/09 - domenica
22/03/09. Sabato 14.00 18.30 - domenica 9.00 13.00 e 14.00 - 17.30.
Al termine del corso ci
sarà la possibilità di effettuare un tirocinio presso
le strutture del territorio.
La quota di partecipazione al corso è di 50 euro
comprendente la quota di
iscrizione all’associazione
“Stringhe colorate” e il libro “Siamo seri!”
Per informazioni: tel.
031-303366 (al mattino),
oppure 348.4765852.
A DONGO UN NATALE
SEMPRE SPECIALE
Sovrastante il maestoso portale della Plebana di
Santo Stefano di Dongo, troneggiava, quasi sospesa tra terra e cielo, la grande stella, novella “cometa” che invitava gli abitanti della Zona Pastorale
Tre Pievi a partecipare a “Natale in canto” di lunedì 5 gennaio scorso.
E da ogni parrocchia alto lariana sono accorsi
numerosi i fedeli, occupando ogni angolo della grande cattedrale, come dal programma della “Caritas
Tre Pievi” e che ha assunto oramai il carattere di
incontro annuale tradizionale tanto atteso per ascoltare le varie corali ed applaudire i propri ‘artisti’
che con fatica, impegno, sacrifici non hanno deluso
i tanti appassionati ed ammiratori.
Abbiamo detto ‘artisti’ perché in ogni corale c’è
sempre qualcuno che riesce a dare un ‘tono’ particolare e che viene poi sottolineato da un prolungato e scrosciante applauso che coinvolge le ampie
navate del grandioso tempio del Signore.
Ogni gruppo viene presentato da un proprio
speaker che anticipa i contenuti dei vari canti.
Quest’anno sono state 10 le corali presenti all’appuntamento natalizio e per primi si sono esibiti i
‘piccoli’ dell’Istituto Civico Musicale di Dongo e via
via gli altri gruppi fino alla corale “Aurora surgens”
ed ognuno ha ricevuto il meritato riconoscimento
di applausi sinceri e coinvolgenti.
Significativi e commoventi poi alcuni particolari:
a) la corale di Dosso del Liro, pur nella sua esiguità,
ha voluto aprire il proprio momento con un ‘inedito’
canto: “SS. Annunziata”, composto da padre Valerio
Rusconi, francescano, già loro parroco e per lunghi
anni missionario in Libia e Somalia, il cui periodo
ha condensato in un suo libro “I Coloni Italiani” che
è uno ‘spaccato’ di vita avventurosa in mezzo a enormi difficoltà e che merita di essere conosciuto e divulgato; b) la corale di Trezzone, la più piccola tra
le parrocchie, ma che in ogni giorno del Signore è
presente alla liturgia eucaristica, voce viva del popolo di Dio verso il Signore-Bambino.
Tutte, ma proprio tutte, le corali meriterebbero
una sottolineatura, ma ci limitiamo alla “Aurora
surgens” che, iniziata a Milano da padre Marcellino
Ripamonti nel 1968 (auguri per il suo 40° di attività), è continuata a Dongo presso il Convento francescano dove si venera la Madonna delle Lacrime,
eletta a patrona delle Tre Pievi da mons. Alessandro Maggiolini, il 1° novembre 2004, su proposta
della Conferenza Aziedale di San Vincenzo de’ Paoli
- Ferriera di Dongo - nel 150° anniversario del dogma dell’Immacolata Concezione, corale che è composta da elementi delle varie comunità e che rappresenta quindi un po’ tutta la Zona Pastorale e
che ha ricevuto un caloroso, prolungato, interminabile applauso finale. Buon Anno a tutti.
GIANNI MORALLI
ASNAGO DI CERMENATE SI È SPENTA LA VIGILIA DELL’EPIFANIA
In memoria di nonna Maddalena Toppi
entodue anni portati bene, di cui
una novantina, o
poco meno, a servizio della Chiesa, del mondo contemporaneo, cioè del prossimo,
sono il prezioso bilancio
esistenziale di Maddalena Toppi di Asnago-Cermenate, spentasi la vigilia dell’Epifania.
Autentica donna di
Azione Cattolica, non tanto perché era “socia” fin
dall’infanzia, facendone
tutto il percorso formativo nelle varie fasi, anche
con qualche responsabilità organizzativa, ma perché ha incarnato con la
sua vita lo spirito missionario, il compito di evangelizzazione che l’Associazione comporta.
Gradualmente ha maturato la forte spiritualità ecclesiale attraverso la
preghiera, la costante meditazione del Vangelo, il
catechismo, la liturgia, i
testi conciliari, ricchezze
a cui lei attingeva incessantemente, per viverle in
C
Aveva centodue
anni portati bene,
di cui una
novantina, o poco
meno, spesi a
servizio della
Chiesa
di CIA MARAZZI
profondità. Ma il suo ambito privilegiato, per una
schietta testimonianza
cristiana, è stato il mondo del lavoro, il suo “campo di apostolato” perché lì
ha giocato la forza della
sua fede cristiana. Alla
Fisac, la grossa fabbrica
di seta comasca, dove ha
lavorato da giovane fino
alla pensione, con ammirevole attitudine sindacale, ha difeso i diritti della
persona, delle persone; ha
speso il suo tempo faticoso per il bene di tutti, ha
guadagnato fiducia e simpatia: niente di più! A lei
interessava “lavorare per
il regno di Dio in mezzo
alla gente” - diceva -, come
aveva imparato in Azione
Cattolica ai tempi di
mons. Induni. Tanto che,
cessato il lavoro in fabbrica, ha continuato gratuitamente, anche attraverso le Acli che l’avevano
avuta fra le prime aderenti nel difficile dopoguerra
comasco, ad aiutare i pensionati, i bisognosi a sbrigare pratiche, a sostene-
re diritti, ad osservare
doveri. Intanto le è sempre piaciuto dipingere:
autodidatta, fissava acutamente i colori dei foulards della Fisac, li stampava nei suoi occhi azzurri, li ritrasmetteva nei
suoi disegni. Perché il suo
animo fine aveva bisogno
anche di quello, magari
dopo lunghe riunioni per
rinnovo contratti, cassa
integrazione, revisione
turni, che sentiva non fastidiosi problemi, ma segni dei tempi, anzi richiami di aiuto ai fratelli. Si
impegnava a “pregarci
su”, come diceva lei, poi
andava, partecipava, discuteva, insieme “agli altri” che non erano poi tutti del suo parere. Eppure,
se non sempre condivisa,
era stimata.
Maddalena Toppi resta,
nella storia del laicato
diocesano, una figura di
donna completa nella spiritualità, nella attività,
nella sapienza femminile.
Pur datata nel suo tempo, con i suoi tipici modi,
lascia un valido messaggio all’Azione Cattolica,
anche a chiunque crede
all’urgenza di testimoniare chiaramente la fede:
val la pena di donare se
stessi a servizio degli altri, sicuri che il Signore,
pregato e amato davvero,
conduce a buon fine tutti
i progetti. Pensare questo,
alla luce del suo esempio,
può essere un dono che lei
ci fa.
CHIUDE IL PRESEPE
A GUANZATE
Chiude al Santuario mariano di Guanzate, domenica 25 gennaio, il grande presepe dedicato a padre Pio, che per numero
di visitatori ha superato
ampiamente quello degli
scorsi anni.
Ma già da lunedì 2 febbraio, festa della presentazione del Signore e della Madonna Candelora,
inizia la novena della
Madonna di Lourdes con
un incontro di preghiera,
ogni giorno, alle 16.30
fino al 10 febbraio.
Mercoledì 11 febbraio,
giorno della prima apparizione della Madonna a
S. Bernardetta nella grotta di Massabielle, apertura del Santuario alle
14.30 per le seguenti celebrazioni: S. Rosario, celebrazione mariana, benedizione e distribuzione
ai presenti dell’acqua di
Lourdes, benedizione e
bacio della reliquia di S.
Bernardetta fino alle ore
18.00.
Per l’occasione verrà allestita in Santuario una
riproduzione della grotta
di Lourdes per ricreare
l’atmosfera della città
mariana dei Pirenei.
CRONACA
P A G I N A
24
Lago&Valli
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 17 GENNAIO 2009
TREMEZZO SABATO 17 GENNAIO
Teresio Olivelli:
resistenza,
pluralismo, unità
Un convegno
dedicato al
“martire della
libertà”
nell’anniversario
della morte
esistenza,
pluralismo,
unità. Teresio Olivelli, ribelle
per amore”. Si presenta
con questo titolo il convegno, organizzato da diversi enti e associazioni del
territorio comasco, dedicato al martire della libertà, e in programma sabato 17 gennaio presso il
cinema teatro “Teresio
Olivelli”.
“Con il trascorrere del
tempo - scrive Antonio
Borrelli sul sito: www.san
tiebeati.it - ci si rende
conto come oltre la grande strage programmata
ed operata dai tedeschi di
Hitler contro gli ebrei, gli
zingari, i malati di mente, vi sono state tante belle figure di vescovi, sacerdoti, religiosi, laici impegnati e dissidenti politici,
che spesero la loro vita,
nell’affermazione dei
principi cristiani e nell’aiuto concreto ai perseguitati, di quel triste periodo della storia d’Europa. Alcuni sono stati già
proclamati santi e beati
R
“
della Chiesa, come ad
esempio san Massimiliano Maria Kolbe conventuale francescano, la beata
Edith Stein suora carmelitana, il beato Bernardo Lichtenberg sacerdote diocesano, ecc., ma
tanti altri sono avviati al
riconoscimento ufficiale
della loro santità e del loro martirio avvenuto nello stesso contesto e fra
questi vi è la luminosa figura del Servo di Dio
Teresio Olivelli, laico cat-
tolico, soldato, partigiano,
martire della carità».
La storia di Teresio è ormai nota ai più. Nato a
Bellagio il 7 gennaio
1916, a 10 anni la famiglia si trasferisce a Mortara (Pavia) dove vive la
sua adolescenza, accompagnata da una profonda
passione cristiana. A 18
anni si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza
presso l’Università di Pavia distinguendosi per la
sua dedizione, generosità
IL PROGRAMMA DEL CONVEGNO
Il convegno si svolgerà presso il Cinema Teatro “Teresio
Olivelli” di Tremezzo sabato 17 gennaio.
Ecco il programma della giornata:
Chiesa parrocchiale di Tremezzo
ore 8.30 Celebrazione S. Messa di suffragio e deposizione
corone.
Cinema Teatro “Teresio Olivelli”
Presiede i lavori il senatore Antonio Pizzinato, presidente
regionale Anpi Lombardia;
ore 9.30 relazione introduttiva “Resistenza, pluralismo, unità” del già senatore Luciano Forni;
ore 10.15 intervento di Marco Cipriano, vice presidente del
Consiglio Regionale della Lombardia;
saluti dei sindaci e delle autorità presenti;
ore 10.45 testimonianze e contributi di Gigliola Foglia, Gabriele Fontana, Ermes Gatti, mons. Giovanni Barbareschi;
ore 12.30 interruzione dei lavori.
Ricordiamo che, nel corso della sessione mattutina, una delegazione raggiungerà Bellagio, città natale di Teresio Olivelli,
dove insieme alle autorità locali verrà celebrato un momento
di ricordo.
ore 14.30 relazione del professor Arturo Colombo, Università di Pavia;
ore 15.00 testimonianze e contributi di Carla Bianchi Iacono,
Venanzio Gibillini, mons. Paolo Rizzi, Giuseppe Valota;
ore 17.00 conclusioni a cura del già onorevole Virginio Rognoni.
e spirito di sacrificio.
Nel 1936 scoppia la
Guerra Civile Spagnola.
Teresio, ventenne, si propone come volontario, a
difesa dei più deboli. I
suoi familiari gli impedirono di partire. Teresio,
pur continuando gli studi, si votò alla preghiera
e all’offerta di sé, affinché
Cristo trionfasse non solo
in Spagna ma anche in
Russia in preda al bolscevismo ateo.
Quasi subito dopo la laurea, ebbe l’incarico di assistente alla cattedra di
Diritto Amministrativo
nell’Università di Torino.
“Fu per lui un periodo di
intenso lavoro - scrive Antonio Borrelli - , di studi e
di ricerca su temi giuridici e sociali; partecipò alla
vita culturale ispirata dal
regime imperante, ma del
fascismo non accettò mai
la violenza, la sopraffazione, il culto della razza; il
suo ideale era lo stare
dentro alla società e alle
Istituzioni dell’epoca, per
cristianizzarle. Era il momento in cui credeva, come del resto gran parte
del mondo cattolico, fosse
possibile applicare i principi cristiani al fascismo
e quindi operò con lo scopo ambizioso, di staccare
il più possibile il regime
dal nazionalsocialismo
tedesco”.
Ma il fascismo tradirà
ampiamente le sue aspettative. Nel 1940, con lo
scoppio della guerra Teresio viene chiamato alle
armi, raggiungendo il
grado di sottotenente degli Alpini e nel febbraio
1941, come tanti altri giovani, si arruola volontario
e parte per la Russia.
Con l’armistizio Teresio
Olivelli, che amava profondamente la Patria, rifiuta di consegnarsi alle
truppe di Hitler e il 9 settembre 1943, viene catturato con l’intera batteria
e rinchiuso in un campo
di prigionia a Innsbruck.
Fuggito, vivo diviene il
suo impegno per un’Italia
libera in cui ardano i valori cristiani. Viene nuovamente catturato il 27
aprile del 1944 dalla polizia fascista. Verrà trasferito a S. Vittore, quindi nel lager di Grise (Bolzano), poi a Flossenburg
in Baviera e infine al
campo satellite di Hersbruck. Nonostante le torture e le vessazioni subite seppe sempre distinguersi per la sua fede e
generosità. Morì per le ferite subite dopo aver difeso un giovane ucraino
percosso ingiustamente,
il 17 gennaio 1945.
La diocesi di Vigevano
ha aperto il 29 marzo
1987 il processo per la sua
beatificazione, chiuso poi
il 16 settembre 1989, gli
atti sono attualmente
presso la competente
Congregazione Vaticana.
DOMENICA 18 GENNAIO
Tradizionale festa della Confraternita di Lanzo
C
ome da secolare
tradizione a Lanzo d’Intelvi la
terza domenica
di gennaio ricordare la solennità del SS.
Sacramento, festa della
locale Confraternita; meglio conosciuta in tutta la
Valle come festa della
“Terza”.
La costituzione della
Confraternita del Santissimo Sacramento eretta
presso la parrocchia di
San Siro vescovo, risale al
XVII secolo e si richiama
in linea generale alla
impostazione del proprio
ultimo regolamento riformato in data 16 gennaio
1887.
Con il tempo essa ha
però perso lo spirito di
vita comunitaria, di assistenza e di promozione
del culto, e mantiene come elemento fondante il
decoro delle processioni e
di particolari rilevanti celebrazioni religiose (come
in occasione della santa
Cresima), la collaborazione alla gestione parrocchiale e l’impegno nelle
ore di adorazione.
I confratelli e le consorelle - tenuti al versamento della tassa annuale partecipano (con la propria divisa, gli uomini) ad
ormai poche, ma significative, funzioni religiose, e
cioè:
- terza domenica di gennaio, festa propria della
Confraternita
- ultima domenica di
gennaio, solennità della
B.V. di Loreto
- prima domenica di
maggio, festa di Santa
Croce
- domenica del Corpus
Domini, da alcuni anni celebrato con processione
unica a livello zonale.
L’Adunanza Generale si
svolge annualmente il 6
gennaio durante la quale, tra l’altro, vi è l’elezione dei priori.
Il programma prevede
alle 10.15 la celebrazione,
presso la parrocchiale di
San Siro, della solenne S.
Messa, animata dalla locale corale, preceduta dalla esposizione del Santissimo Sacramento.
Quest’anno non ci sarà
l’entrata di alcun ‘Novizio’, in quanto l’anno scorso non c’è stata la festa
della Prima S. Comunione.
Nel primo pomeriggio al termine della solenne
adorazione eucaristica canto dei Vespri, quindi
processione per le vie del
paese (adornate dalle
sandaline bianche e rosse) con la partecipazione
del locale Corpo Musicale.
Al termine benedizione
eucaristica ed ‘Entrata’
dei nuovi priori con incensazione.
La giornata si chiude
con le note della Banda di
Lanzo che omaggiano il
parroco, i priori e la Confraternita tutta.
Il giorno seguente vie-
ne poi celebrata una S.
Messa a suffragio di tutti
i confratelli e le consorelle
defunti.
Per La Cancelleria della Confr.
C. CANEVALI E G. LOMBARDO
CRONACA
P A G I N A
25
Lago&Valli
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 17 GENNAIO 2009
GLI ABBONDANTI FIOCCHI CHE HANNO COPERTO LA VAL D’INTELVI
La neve, disagi e... fascino
Caduta copiosa
ha creato non
poche difficoltà
anche alla
popolazione
attrezzata
dei luoghi
montani.
E la memoria va
agli anni lontani,
quando in caso
di difficoltà ci si
serrava in casa
con la dispensa
ben fornita
Una foto scattata in Val
d’Intelvi agli inizi del
Novecento
di RINA CARMINATI FRANCHI
S
Antoni dala
barba bianca
- se l’è minga
rivada nun la
manca” dice
un vecchio proverbio a
proposito della neve invernale, ma quest’anno è
il caso di ricordare un altro adagio dialettale Tropa grazia, S.Antoni !
Come si può scrivere un
articolo che, a dire il vero,
è diventato quasi una
chiacchierata settimanale, senza parlare della neve di metà gennaio? Dobbiamo dare atto che non
è possibile perché, mentre
scrivo, fuori volteggiano
grandi farfalle bianche
che ricoprono ancora il
già abbondante manto
nevoso che staziona sui
nostri paesi da un mese
abbondante. Fortunatamente è piovuto, così la
neve si è abbassata, generando però un ghiaccio
insidioso che, a ogni nuova nevicata, si nasconde
rendendo le strade più pericolose, tanto per i pedoni quanto per gli automobilisti.
Occorre dare atto che la
neve ci offre molte cose
originali, belle, poetiche,
però anche tanti disagi.
Penso ai cittadini che
non sono attrezzati e abituati come noi di montagna a questo regalo. Che
“
disastro aprire la porta di
casa e trovarsi quasi prigionieri da un bel manto
di neve sui trenta centimetri. Li capisco. Anche
se ho a portata di mano il
badile, la pala, la scopa
grossa, e poi dove è più
alta la piccola turbina che
non ha mai lavorato come
quest’anno, la neve spesso soffoca anche me.
Ecco a infastidire, più
d’ogni altra cosa, è il senso di limitazione, di fatica nel fare le cose più naturali, come camminare
spediti, adoperare l’auto,
fare la spesa... È vero che
un po’ di prudenza facilita molto le cose: gomme
da neve e catene a bordo,
i para-neve sui tetti, il
sacchetto del sale a portata di mano… Ma i nostri vecchi erano molto
più attrezzati di noi e affrontavano l’inverno con
accorgimenti tramandati
da una generazione all’altra. Quando la neve perdeva la fantasia, quindi
verso i trenta centimetri
e incominciava a essere
un’ospite indesiderata e
scomoda, loro, invece di
affannarsi come noi, chiudevano la porta di casa e
si accomodavano accanto
al fuoco. La preparazione
a questo “letargo” era lunga e minuziosa. Pochi animali mantenuti, quelli indispensabili per il latte e
per la carne, cascina e
legnaia strapiene, cantine
colme di patate e dispense piene di marmellate e
sottaceti. In quasi la totalità delle vecchie case troviamo anche il forno per
cuocere quelle belle pagnotte grosse e gustose
che forse ci sembravano
più buone condite con la
fame che era sempre pre-
IL PRESEPE VIVENTE DI ARGEGNO
Nel contesto dei festeggiamenti di Natale è rientrato anche il presepe vi
vente preparato con cura dal Comitato di “Capell” in collaborazione col Comune di Argegno. Da più giorni alcuni volenterosi hanno lavorato alacremente trascinando alloro e rami di ulivo e così dopo un anno di pausa è stato
possibile tornare ad ammirare il presepe vivente.
Preceduti dai tre Re Magi a cavallo ed accompagnati dalla banda del paese con altri simpatizzanti una folla numerosa ha seguito la statua del Bambin
Gesù portato dai confratelli per le vie del centro storico ove le cappelle facevano bella mostra di sé. Sgargianti costumi rivestivano gente di buona volontà che si sono prestati a rappresentare le varie sequele della vita di Gesù.
Un sentimento di dolcezza riempiva i nostri cuori alla vista dei pastorelli
che facevano da contorno alla capanna della Natività ove Maria e Giuseppe
vegliavano il Bambin Gesù nella mangiatoia a cui un angelo statuario indirizzava i partecipanti. La strage degli innocenti meriterebbe un capitolo a
parte, sia per i costumi sia per i personaggi a partire da Re Erode, sempre
presente (l’attuale interprete) a tutte le manifestazioni importanti ed una
lode agli attori che rappresentavano i feroci esecutori della strage.
Fra le tante cappelle lodevole l’interpretazione della Samaritana al pozzo,
ricca in costumi e colori. Ammirevole la pesca miracolosa in mezzo al fiume
Telo che richiama alla memoria gente nostra di tempi non tanto lontani.
Per finire un plauso ai figuranti della Crocifissione di Gesù, ai due esecutori crudeli di Santo Stefano, ai dottori della presentazione di Gesù al tempio, ai partecipanti all’ultima cena e a tutti quanti i figuranti che hanno
partecipato con convinzione alla rappresentazione del Presepio Vivente.
VALENTINO FAZZINI
sente. Le torte e i castagnacci erano le specialità
delle nostre nonne. Il fuoco ardeva tutto il giorno,
la polenta, le minestre, la
tola dal purcell, stazionavano attaccati alla catena del camino, e in giro si
sentiva palpabile la soddisfazione di aver preparato tutto per bene. Così
c’era un vivo ottimismo
come se quello fosse un
premio guadagnato con
tanto lavoro.
Anche la neve fungeva
da frigorifero. Era tradizione che per l’ultimo dell’anno e per carnevale si
mangiassero in compagnia le castagne lesse o
arrostite e la panna montata. Per preparare la
panna le donne prendevano una grossa conga di rame e la mettevano su un
mucchio di neve fresca,
poi versavano la panna
giusto il tempo di farla
raffreddare bene e la
montavano con uno scopino fatto appositamente di
rami secchi di faggio.
Anche oggi, quando c’è
tanta neve, è possibile
ammirare tante situazioni che capitano molto di
rado: come ogni anno allestisco un piccolo presepe nella grotta appositamente costruita per la
statuina della Madonna
di Lourdes. E così ho fatto anche quest’anno. La
grotta non è molto grande, incastonata in un muro di sassi, ma non è neanche piccola. Eppure ha
la particolarità di essere
rivestita di tufo che, disposto ad arte, forma a
sua volta dei piccoli atri
interni. Quest’anno, come
di consueto ho sostituito
la statuetta della Vergine
con la capanna e i pasto-
ri, ma proprio in questi
giorni di neve mi sono resa conto che la capanna
era girata a testa in giù,
cosa piuttosto strana... La
spiegazione l’ho trovata
quando dalla grotta ho
visto volare via una coppia di pettirossi che vi avevano trovato un riparo,
molto sicuro direi, dalla
neve e dal freddo. Chissà
perché ne sono stata felice, così ho ritirato la capanna e lasciato i pastori
e i re Magi a far compagnia ai pettirossi.
Una mattina della scorsa settimana presto, saranno state le cinque, mi
ha svegliato lo stridio delle lame degli spartineve.
Non volevo perdere lo
spettacolo, così ho sbirciato da dietro i vetri il loro
lavoro. Uno spettacolo da
far rimanere a bocca aperta . La neve che cadeva
ancora copiosa, i lampeggianti che rompevano ancora la nebbia soffice causata dalla nevicata e questi mastodontici mezzi
muniti di una grossa lama che fendevano la neve
provocandone minuscole
valanghe. Dall’altra strada più piccola, però ecco
sbucare inaspettato un
piccolo trattore che faceva la figura, messo vicino
agli spartineve, di un topo
vicino a un elefante. Era
verde bandiera, una macchia di colore gioioso in
mezzo a tutto quel bianco, e mentre io mi domandavo cosa ci facesse in
quel contesto, ho visto che
trainava uno slittone di
legno: la vecchia cala che
tante volte avevo visto girare per il paese trainata
dai cavalli e dai buoi, guidata da uomini e ragazzi
vocianti. Una vecchia amica risuscitata per bisogno che ho rivisto volentieri.
MUSICA IN COLLINA
Musica in Collina. Ecco i prossimi appuntamenti ad ingresso gratuito in programma nell’ambito della tradizionale rassegna:
16 gennaio, ore 21 - Jazz e World music con Antonio Calogero ensemble
featuring paul mccandless - Montano Lucino Teatro Smeraldo - via San Giorgio. Paul McCandless, il polistrumentista americano degli Oregon incontra la
chitarra multiculturale di Antonio Calogero, le percussioni mediterranee di
Andrea Piccioni e i colori latini di Davide Bernaro.
7 febbraio, ore 20 - musica popolare russa con Terem Quartet - Olgiate
Comasco Auditorium medioevo - piazza Volta
Il Terem Quartet è un insolito ed unico fenomeno nella cultura musicale moderna. I musicisti superano in modo convincente le barriere dei generi musicali, si esibiscono indifferentemente nelle più famose sale da concerto così come
nel festival jazz o di world music, catturano l’attenzione dello spettatore di
tutte le nazionalità e provocano immancabili ovazioni alla fine di ogni loro performance.
7 marzo, ore 20 - World music con Jacqueline Perkins & The exotique band
- Albiolo - Centro Civico via Indipendenza.
Jacqueline Perkins cantante americana molto ispirata dal jazz e dalle raffinate ballate di Joni Mitchell sarà in tour in Italia presentando il suo nuovo CD.
14 marzo, ore 20 - Blues music con Tom Principato & Powerhouse –
opening: ginsberg’s dream - Lurate Caccivio - Teatro Pax - Lurate.
Cantante e chitarrista proveniente dalla Virginia, Tom Principato, è considerato uno dei protagonisti del blues internazionale, influenzato dal grande B.B.
King e da Danny Gatton, con il quale ha inciso un eccellente disco: un autentico
summit blues in cui i due chitarristi suonano tra loro come se stessero conversando tra cari vecchi amici.
CRONACA
P A G I N A
27
ValliVaresine
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 17 GENNAIO 2009
GEMONIO INTERVENTI DI PULITURA PER GLI AFFRESCHI
Restauri a san Pietro
I
n tanti si sono sicuramente recati, nelle
settimane scorse, nell’antica chiesa romanica di San Pietro in
Gemonio per vedere il
presepio che anche quest’anno – come succede
ormai da tempo – è stato
realizzato da un bel gruppetto di volontari “artisti”
della Pro Loco, all’interno
del monumento. L’occasione data dalla visita al
presepio (visitabile ancora sino a fine mese), ha
dato l’opportunità di
prendere visione anche
dei lavori di restauro che
tra agosto e settembre
2008 hanno interessato
l’abside laterale destra
della chiesa di San Pietro.
A darcene notizia è Monica Campanerut che sulle
pagine del “Campanile di
Gemonio” – il periodico
parrocchiale – descrive in
un suo articolo l’importante lavoro svolto dal restauratore Giorgio Baruta di Chiuro (So). “L’intervento – spiega l’autrice è consistito nella pulitura della superficie pittorica per eliminare le parti “sovrammesse” nei restauri precedenti e i depositi di “sporco” atmosferico insieme alle tracce di
efflorescenze saline, allo
scopo di riportare all’antico splendore la scena
della Vergine con il Bambino, San Rocco e San Pie-
tro”. Un pannello posto a
fianco dell’abside illustra
il lavoro svolto e le modalità di intervento che il restauratore ha utilizzato
per consolidare la muratura, integrare le lacune
e dare continuità all’affresco sfruttando la tecnica
del “rigatino” ad acquerello. “ Nel corso dei lavori –
ci ricorda ancora Monica
Campanerut nel suo articolo - la pulitura del vestito della Madonna ha
fatto riscoprire la figura
di un “astante” o “offerente”, inginocchiato ai suoi
piedi. […] immagine che
era stata occultata dai
vari rifacimenti, inoltre,
sulla destra è riapparsa
anche l’immagine del
cane di San Rocco che era
quasi scomparsa”.
Ovviamente tutto il restauro è stato eseguito
sotto la sorveglianza dell’architetto Stolfi della
Soprintendenza ai Beni
Architettonici e paesaggistici di Milano. Unico rammarico, non essere riusciti a trovare, con il restauro, tracce sull’autore del
dipinto e sulla data di esecuzione dell’opera. Poco
male! “… il compito di scoprirlo – conclude Monica
Campanerut – spetterà
agli studiosi che in futuro vorranno interessarsi a
quest’opera!”.
A.C.
CITTIGLIO
MINISTRANTI
SULLA NEVE
DI CABIAGLIO
AFRICALENDARIO/9
SE VIAGGIARE
IN CAMP
AGNA
CAMPAGNA
FA CAPIRE
LA CITTÀ
Nairobi è in preda a
un’inarrestabile espansione. Le statistiche dicono che ogni anno la popolazione cresce di circa
200.000 persone: la
metà di queste arriva dalla campagna. In media significa quindi che quotidianamente più di
250 persone si trasferiscono in città, per la maggioranza andando a ingrossare le già immense
baraccopoli. Le cause di una tale spinta migratoria, che può apparire insensata se si considerano le difficoltà dell’ambiente degli slum e la
scarsità di posti di lavoro salariati, mi sono apparse più chiare facendo, la scorsa settimana,
un viaggio nelle zone rurali dell’Ovest del
Kenya. La gente abita in villaggi composti da
case sparse, di solito senza acqua ed elettricità.
Tutti i servizi (innanzitutto scuole e sanità) tendono ad essere concentrati nei centri urbani, i
migliori tutti a Nairobi. I contadini praticano
un’agricoltura che, almeno in queste regioni,
permette di sfamarsi senza troppe difficoltà ma
non consente mai un accumulo anche minimo
di denaro. Realizzare qualsiasi investimento è
quindi un’impresa a dir poco ardua, possibile
solo con l’aiuto di partenti che abitano in città,
o istituzioni e ONG che anch’esse abbondano
soprattutto a Nairobi. La decisione di lasciare
il proprio luogo di origine diventa allora più comprensibile, anche se, allo stesso tempo, il legame con la campagna rimane molto presente.
Tutti cercano di passare i momenti di festa in
campagna con i propri parenti e, soprattutto,
seppelliscono i propri defunti nella terra di origine della propria famiglia. Osservando queste
pratiche ho compreso meglio il senso di sradicamento che accomuna gran parte degli abitanti di questa enorme, insensata, metropoli.
MARTINO GHIELMI
e vacanze natalizie, unite alla neve
che ancora abbondante è presente
sui prati della Valle, hanno invogliato ad organizzare un bel pomeriggio di slittate con il gruppo chierichetti di Cittiglio.
L
AFRICALENDARIO/10
IL SOGNO DI
UN FUTURO
MIGLIORE V
A...
VA...
DI CORSA!
È così che una ventina di
ministranti, assieme ad
alcuni genitori e a don
Gian Battista Binda hanno raggiunto nei giorni
scorsi le piste di Cabiaglio
per sfidarsi in allegre discese con bob e slitte. Ecco
il gruppo nella foto.
FESTE D’INVERNO
Tante celebrazioni in onore di Sant’Antonio questo fine settimana. Uno dei più popolari santi della tradizione
cristiana nelle Valli Varesine viene ricordato e festeggiato nelle comunità di Zuigno, Bedero, Cuveglio e Orino,
con celebrazioni e processioni ad esso dedicate, che vedono sempre una grande e devota affluenza di fedeli. A
Cuveglio la festa di S. Antonio avrà una prosecuzione la sera di lunedì 19 con la Tradizionale cena di
S. Antunin, organizzata dal Circolo di Cuveglio. Anticipazione della festa ci sarà – come consuetudine – la
sera di venerdì 16 gennaio a Viconago con la S. Messa alle 20.30, al termine, il grande falò e, in chiusura, lo
spettacolo pirotecnico che richiama sempre numerosissimi turisti anche dalla vicina Svizzera. S. Antonio sarà
ricordato anche la sera del 18 gennaio anche dalla piccola comunità di Avigno che si ritroverà per festeggiare il
santo nella S. Messa delle ore 18.00.
FESTA DI SAN GIULIO A CITTIGLIO
In preparazione della festa patronale di San Giulio Prete che cade il 31 gennaio, la comunità parrocchiale di
Cittiglio ha organizzato un concerto gospel per sabato prossimo, 24 gennaio con inizio alle ore 21.00, in chiesa
parrocchiale. Interverrà il gruppo gospel “Greensleeves” di Varese che proporrà il proprio repertorio di canti.
All’organizzazione della serata collaborano anche la banda musicale “Amici della Musica” di Cittiglio e l’amministrazione comunale.
FESTA DI SAN GIULIO A CUGLIATE
Anche Cugliate festeggia come suo patrono S. Giulio Prete e in preparazione della ricorrenza liturgica del santo,
fin dalla prossima settimana, sono state programmate varie iniziative:
• sabato 24 gennaio, ore 20.30 in chiesa: Coro da Camera del civico Liceo Musicale di Varese, diretto dal
maestro Gabriele Conti;
• giovedì 29 gennaio, ore 16.30: S. Messa e adorazione eucaristica sino alle 20.30 poi adorazione comunitaria
e benedizione finale;
• venerdì 30 gennaio, ore 9.30: S. Messa e adorazione eucaristica libera sino alle 15.00, poi adorazione guidata per i ragazzi delle medie e alle 15.30 benedizione. Ore 20.15 preghiera per la Pace con camminata a partire
dalla località Taverna sino alla chiesa parrocchiale e conclusione con il Gran Falò in oratorio.
A.C.
Sport in Kenya significa prima di tutto
atletica, corsa su
lunghe distanze. Chi
mi conosce sa che
sono un appassionato, e non si stupirà
che arrivato a Nairobi sia stato particolarmente contento di trovare a Kivuli (il centro dove
abito) una squadra di atletica con una ventina
di componenti. La loro giornata tipo inizia ancora col buio alle 6 di mattina, con un tre quarti
d’ora di jogging al quale ho iniziato a partecipare due o tre volte la settimana. Alle 10 c’è il secondo allenamento, di solito il più pesante, molto rapido oppure lungo anche 35 km. Alle 5 di
pomeriggio il terzo, meno intenso. Paul, David,
Andrew, Edith, John sono giovani dai 18 ai 25
anni che per la maggior parte sono già riusciti
a fare qualche stagione in giro per il mondo,
dalla Germania alla Scozia, dagli USA alla
Malesia (molto gettonata nonostante il clima
tropicale perché dal Kenya non serve il visto
d’ingresso). Riuscire a finire diverse volte tra i
primi dieci in manifestazioni internazionali può
essere sufficiente per poter sostenere un investimento in grado di cambiare il futuro. Da
quando ho iniziato a correre con loro, ne ho
ammirato ancora di più l’immensa tenacia e ho
deciso di spendere insieme un pomeriggio alla
settimana per cercare contatti di gare all’estero. 22 marzo, maratona di Roma: la scommessa
è riuscire a far correre due atleti di Kivuli.
Per seguire Martino e dialogare con lui: http://
martinkenya.splinder.com
MARTINO GHIELMI
P A G I N A
28
Sondrio
CRONACA DI
E
P R O V I N C I A
○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○
SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 17 GENNAIO 2009
PROVALTELLINA PRESENTATO IL SECONDO BANDO 2008: LE RICHIESTE VANNO PRESENTATE ENTRO IL 16 FEBBRAIO
Fondi a famiglia, minori, disabili
I
l Consiglio di Amministrazione della Fondazione Pro Valtellina ha approvato il secondo bando 2008,
che mette a disposizione
la somma di 290.000 euro
per il sostegno alla famiglia, la tutela dei minori
e la partecipazione dei
soggetti disabili alla vita
sociale. Non è un errore:
si tratta realmente del
secondo bando dello scorso anno, perché, come ha
spiegato il neo presidente della Fondazione Marco Dell’Acqua nell’incontro con la stampa e
con i rappresentanti delle associazioni, la necessità di dover rinnovare le
cariche e gran parte del
Consiglio ha comportato
gravi ritardi. A questo
punto è stata esaminata
anche la possibilità di
annullare il tradizionale
secondo bando e convogliare i fondi sulle attività del 2009, ma il Consiglio ha preferito mantene-
re la cadenza che prevede l’emanazione annuale
di due bandi, allo scopo di
«diffondere la cultura della donazione», in linea con
lo scopo primario della
Fondazione. Il bando è rivolto a tutte «le organizzazioni operanti nel territorio della provincia di
Sondrio con struttura associativa e scopo sociale
assimilabile a quella di
una Onlus, associazioni di
promozione sociale e culturale, parrocchie, enti
religiosi, enti pubblici territoriali, centri sportivi
per giovani dilettanti
comprendenti soggetti
svantaggiati» e prevede il
finanziamento di progetti che abbiano un importo compreso tra i 10.000
e i 50.000 euro. La Fondazione, però, non copre
interamente le spese previste, ma solo il 50% e
pone come condizione
l’impegno, da parte dei richiedenti, a raccogliere il
20% dell’importo che rice-
vono, attraverso le donazioni. Tutto ciò ha il preciso scopo di stimolare
l’iniziativa delle varie associazioni e di promuovere solo quei progetti che
riscuotano un effettivo interesse presso le comunità e che quindi possano
ottenere tangibili aiuti.
La stessa logica è attuata da alcuni anni anche
dalla grande Fondazione
Cariplo, che ha stipulato
con la Pro Valtellina questo interessante patto: se
quest’ultima, entro il
2012, riuscirà a raccogliere, attraverso le donazioni e i contributi, la somma di 5 milioni di euro, la
Fondazione Cariplo raddoppierà tale cifra e porterà il patrimonio della
Pro Valtellina a 15 milioni di euro. Si tratta di una
somma considerevole, che
permetterà di finanziare
numerose attività assistenziali. La nostra Fondazione sembra sulla
buona strada verso il con-
INCONTRO A SONDRIO SUL TESTAMENTO BIOLOGICO
L’associazione “Siro Mauro” per le Cure Palliative in provincia di Sondrio organizza per il pomeriggio di mercoledì 21 gennaio alle ore 17.00 a Sondrio,
presso la sala conferenze dell’Unione Artigiani (in largo dell’Artigianato, 1), un
incontro pubblico sul tema “Testamento biologico: pro e contro”.
Interverranno:
• il dottor Carlo Alberto Defanti, primario neurologo emerito all’ospedale
Niguarda di Milano e membro della Consulta di Bioetica di Milano;
• il dottor Amedeo Santosuosso, consigliere alla Corte d’Appello di Milano e
presidente del Centro interdipartimentale di ricerca ECLS dell’Università degli
Studi di Pavia;
(entrambi i relatori, per le loro diverse competenze, hanno seguito la vicenda medico e giuridica di Eluana Englaro)
• don Angelo Riva, docente di teologia morale al seminario diocesano di Como.
Moderatore della serata sarà il dottor Donato Valenti, responsabile dell’Unità
di Cure Palliative dell’Azienda ospedaliera di Valtellina e Valchiavenna
e vice presidente dell’associazione “Siro Mauro”.
L’iniziativa ha ottenuto il patrocinio di Azienda ospedaliera Valtellina e
Valchiavenna, Azienda sanitaria locale, Comune di Sondrio, Comunità Montana
di Sondrio e Provincia di Sondrio. Si ringrazia l’Unione Artigiani per la concessione della sala. Possibilità di parcheggio sotterraneo ingresso Sertorelli.
Il testamento biologico è l’espressione della volontà da parte di una persona,
fornita in condizioni di lucidità mentale, in merito alle terapie che intende o non
intende accettare nell’eventualità in cui dovesse trovarsi nella condizione di incapacità di esprimere il proprio diritto di acconsentire o non acconsentire alle
cure proposte (consenso informato) per malattie o lesioni traumatiche cerebrali
irreversibili o invalidanti, malattie che costringano a trattamenti permanenti
con macchine o sistemi artificiali che impediscano una normale vita di relazione.
Un’associazione di volontariato come la “Siro Mauro” che quotidianamente opera
per lenire il dolore delle persone affette da malattie inguaribili, nelle fasi finali
della vita, non può esimersi dallo stimolare al proprio interno, ma anche verso
tutta la popolazione, un dibattito culturale sulle tematiche etiche della
fine della vita, in particolare sul testamento biologico, fornendo gli strumenti
per accrescere le conoscenze e poter esprimere così motivati pareri al riguardo.
È noto il dibattito in corso, anche a livello parlamentare in merito a diverse proposte di legge sul Testamento biologico o analoghi, come possibile strumento per
salvaguardare o regolare la volontà di cura di chi si trovasse in condizioni di non
intendere o non poter comunicare la propria volontà. «Tale dibattito – afferma
Furio Zucco, presidente della SICP (Società Italiana di Cure Palliative) – anche
in Italia, è prepotentemente uscito dagli ambiti dei mondi della scienza e della
bioetica, coinvolgendo trasversalmente tutta la società civile. Come spesso accade, il dibattito intorno a temi che coinvolgono la vita umana rischia di trasformarsi da un civile confronto tra opinioni differenti in una rigida contrapposizione
tra schieramenti ideologici. Eppure, alla base di tutto vi è il desiderio comune di
contribuire ad evitare, laddove possibile, la sofferenza, soprattutto quando essa è
correlata alle fasi conclusive della vita».
Per favorire la partecipazione, è stato organizzato un servizio pullman da
Bormio e da Chiavenna (compreso Morbegno). È necessaria la prenotazione del posto entro lunedì 19 gennaio telefonando ai numeri:
• per l’Alta Valtellina: Barbara Silvestri, al 347-3096772; Angela Castelli, al
339-5951590; Bianca Panizza, al 338-6435603;
• per Chiavenna e Morbegno: Cristina Bettega, al 348-7422743
seguimento di tale obiettivo, in quanto ha già raggiunto la somma di circa
3.500.000 euro. Nel recente bando, come ha illustrato bene la vice presidente Anna Pola Orio, il
Consiglio ha preferito non
finanziare indiscriminatamente tutti i progetti,
ma focalizzare gli interventi su due ambiti sociali che oggi in provincia presentano le problematiche
maggiori: la famiglia, con
particolare attenzione
alla tutela dei minori, in
quanto rappresentano il
futuro della nostra società e i percorsi di aggregazione e di partecipazione
alla vita sociale di soggetti disabili. Si tratta di
scelte operate a ragion veduta e in base a precise
indagini, come ha sottolineato la vice presidente,
ma ciò non ha mancato di
suscitare qualche osservazione critica da parte
dei rappresentanti delle
associazioni, in quanto risulta esclusa la categoria
degli anziani. È stato osservato, però, che particolari forme di assistenza
agli anziani sono già previste negli interventi della Fondazione Cariplo. A
questo proposito, è stato
annunciato che giovedì 5
febbraio, presso la Fio-
rida di Mantello, dalle ore
10.00 alle ore 12.00 la
Fondazione Cariplo terrà
la presentazione dei suoi
bandi per il 2009; prossimamente il suo presidente Giuseppe Guzzetti farà
visita a Sondrio.
Per ogni ulteriore informazione sul bando ci si
può rivolgere alla sede
della Pro Valtellina in via
Trieste 10/B a Sondrio
oppure si può consultare
il sito internet all’indirizzo www.provaltellina.
org . Il termine per la presentazione delle domande
è il 16 febbraio 2009.
CIRILLO RUFFONI
PSICOLOGI STUDIATI GLI EFFETTI DELL’ESTATE 1987
Una ricerca sull’alluvione
U
n testo dedicato
a: “1987 Valtellina vent’anni dopo. Ricordi ed
emozioni”. Sullo
sfondo, la frana della Val
Pola. Sono il titolo e l’immagine di copertina della
ricerca psicosociale realizzata dai volontari della
onlus sui ricordi e le emozioni delle persone coinvolte negli eventi alluvionali
che hanno colpito la provincia di Sondrio nella calda e piovosa estate di quel
famigerato 1987.
L’indagine inizia con la cronaca di quelle giornate, dal
17 luglio al 27 agosto.
time, la “rappresentazione”
attualmente presente dell’esperienza traumatica.
La ricerca è stata realizzata mediante interviste
semi-strutturate alla
popolazione più colpita
con l’obiettivo, a vent’anni
di distanza, di recuperare i ricordi e di far esprimere le emozioni del
vissuto remoto ed attuale delle persone coinvolte.
Lo scopo principale è dunque quello di indagare, attraverso i racconti delle vit-
Sono stati coinvolti 96
soggetti, 42 maschi e 54
femmine, residenti all’epoca nelle quattro aree geografiche fra le maggiormente colpite dagli eventi
calamitosi: 24 in Valmalenco, 35 in alta Valle, 24 ad
Ardenno e 13 a Tartano. 22
di queste persone avevano,
all’epoca dell’evento, tra i
10 e i 25 anni; 561 tra i 26
ed i 45 anni e 23 più di 45
anni.
ZONA PASTORALE
MEDIA VALTELLINA
RITIRO DI QUARESIMA
domenica 22 febbraio 2009 a Poschiavo
con mons. Andrea Caelli,
rettore del seminario di Como
La giornata prevede un primo incontro alle ore
9.00, l’Eucaristia alle ore 11.30, la ripresa con il
secondo incontro alle ore 15.00, seguito dal Vespro. Partenza col pullman da piazzale
Bertacchi (davanti alla stazione ferroviaria
di Sondrio) alle ore 8.00. Il rientro è previsto
per le ore 18.30. Portare carta d’identità valida
per l’espatrio. Quota: 15 euro (viaggio e pranzo).
Iscrizioni fino ad esaurimento posti, telefonando a don Ferruccio (0342-514716, oppure 333-4211260).
Il ritiro è aperto anche ai catechisti di altre
zone pastorali.
L’intervista effettuata era
strutturata in 21 domande raggruppate in 4 aree:
• esperienza psicologica
vissuta (la percezione del
pericolo, l’esperienza di separazione, il senso di comunità, la perdita di beni personali, i cambiamenti vissuti, le emozioni provate);
• percezione del supporto psicologico ricevuto;
• percezione della qualità dell’intervento dei soccorritori e della sua efficacia;
• percezione della qualità della comunicazione.
L’ultima parte è dedicata
ad un approfondimento del
tema del lutto, inteso
come “perdita” in senso generale, nel contesto di emergenza. La ricerca è arricchita da grafici, tabelle,
immagini e bibliografia.
CRONACA
P A G I N A
29
Valchiavenna
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 17 GENNAIO 2009
MESE L’ASSEMBLEA ANNUALE DELL’ASSOCIAZIONE CULTURALE “AMICI DELLA SACRA FAMIGLIA”
Ricordando sempre don Primo...
A
ll’assemblea
annuale della
associazione
culturale “Amici Casa Sacra
Famiglia don Primo Lucchinetti”, tenuta a Mese,
era presente domenica un
folto numero di soci. Presiedeva i lavori la superiora generale suor Fedele.
Lei e i collaboratori Marino Balatti e Marco Sartori hanno ricordato le attività svolte durante lo
scorso anno. Il bollettino
“Primo con tutti” è giunto al tredicesimo numero.
In occasione dell’anniversario dell’apparizione della Madonna a Gallivaggio
si è andati al santuario in
pellegrinaggio, pregando,
lungo il sentiero storico
della Val San Giacomo.
Un particolare impegno
ha comportato l’allestimento della mostra “Primo Lucchinetti. Un uomo
di Dio in mezzo al suo popolo” che è stata curata da
Patrizia Lodigiani e Paolo Rotticci. Aperta al pubblico in un ambiente della Casa della Sacra Famiglia Mese in primavera,
fu riproposta in agosto a
Montespluga e a Madesimo, poi in autunno a Sondrio e a Somaggia. Duran-
te l’anno il socio Marino
Balatti ha portato a termine la schedatura dei
volumi della biblioteca di
don Primo Lucchinetti.
Saranno ricollocati nell’ampio locale che servì da
studio a don Tarcisio Sa-
lice, ambiente tanto famigliare ai suoi amici, agli
studenti laureandi che ricorrevano al suo aiuto per
elaborare le loro tesi, agli
studiosi di storia locale
che non mancavano mai
di fargli visita per averne
suggerimenti e per confrontarsi su problemi aperti della storia della Valtellina e della Valchiavenna. Si sono ricordati poi
le collaborazioni offerte
dai giovani, in varie manifestazioni, in particolare dai membri della banda di Mese. Di grande
soddisfazione per tutti è
stata la notizia che, finalmente, è arrivata in porto la pubblicazione “Prete di parola. Don Primo
Lucchinetti 1864-1935”,
edita dalla cooperativa
Nuove edizioni Duomo.
Un libro che, negli intenti dell’associazione, vuole
ricordare la straordinaria
figura di un prete attento
conoscitore della sua comunità, della sua storia
civile e religiosa. Era presente anche l’autore Pier
Luigi Boracco che, sinteticamente, ma in modo
efficace, ha illustrato il
contenuto del suo lavoro.
In un prossimo articolo ci
torneremo sopra.
GIARDINO DELLA VALCAVA INCONTRO DELL’ASSOCIAZIONE
Piante che fanno bene alla salute
del secolo scorso attestanti
la presenza di un giardino
alpino (il secondo sulle Alpi
italiane) sugli Andossi di
Madesimo. Uno dei bollettini editi dall’Associazione
Italiana Pro piante medicinali, aromatiche ed altre
utili è datato 31 luglio 1925
e racconta dell’inaugurazione del giardino alpino di
Madesimo con il saluto del
poeta Giovanni Bertacchi.
I soci dell’associazione erano già a conoscenza della
presenza a Madesimo di un
giardino botanico, curato
da erboristi di Milano, risalente agli inizi del Novecento, ma certamente la
scoperta dei bollettini, parte di un più ampio archivio storico, sono un’importante e significativa conferma che il lavoro intrapre-
L
o scorso 28 dicembre si è tenuto a Madesimo, presso la sala convegni della
Palazzina Servizi,
un incontro organizzato
dall’Associazione Giardino
Alpino Valcava Madesimo.
L’incontro verteva sul tema
dell’uso delle piante officinali per curare i malanni
dell’inverno e prevedeva
una prima parte didattica
e, a seguire, una degustazione di tisane di erbe alpine.
L’erborista Andrea Azzetti
ha illustrato ad un nutrito
gruppo di presenti le proprietà curative e il corretto utilizzo di alcune delle
erbe che comunemente si
possono trovare sulle nostre montagne e che da
sempre sono utilizzate per
curare raffreddori, influenze e mal di gola. Azzetti ha
fornito indicazioni molto
concrete sul come utilizza-
re le diverse piante per curarsi in casa con metodi
semplici e naturali.
Oltre a questo momento
con il botanico, l’incontro è
stato l’occasione per presentare ai soci e simpatizzanti del Giardino Alpino
il bollettino annuale dell’associazione e la programmazione per l’anno
2009. Il programma di attività del giardino, da maggio a ottobre, prevede una
visita al mese accompagnati dall’erborista (ricordiamo però che il giardino
è sempre aperto e chiunque può visitarlo aiutandosi con i pannelli esplicativi
presenti lungo i diversi
percorsi) più una giornata
legata alla campagna di
Legambiente “Carovana
delle Alpi” nel periodo tra
fine luglio e i primi d’agosto, la quale punterà la sua
attenzione sullo stato delle Alpi in genere e su quel-
lo che si può fare per preservare ambienti meravigliosi ma molto fragili. La
tappa della Carovana delle Alpi prevederà la consueta visita al giardino più
un momento con gli alpeggiatori dell’alpe Andossi
che, con la loro attività,
tengono viva una tradizionale economia alpina importante ma purtroppo in
fase d’abbandono. A queste
u-scite, pensate per i residenti e i turisti, si aggiunge il proseguimento dell’attività didattico-scientifica
che il giardino ha di recente avviato con l’università
degli studi di Milano.
Infine l’incontro natalizio è
stato l’occasione per presentare al pubblico una
documentazione interessante e preziosa, donata ad
un socio dell’associazione,
rappresentata da bollettini risalenti agli anni Venti
INGRESSO DEL NUOVO
PARROCO A VERCEIA
Sabato 17 gennaio, alle ore 15.00, si terrà la
S. Messa con l’ingresso del nuovo parroco di
Verceia, don Giovanni Dolci. Nativo di Chiavenna, classe 1945, dal novembre 2000 era parroco della comunità di Sondrio-Mossini.
A VILLA DI CHIAVENNA
PRESENTAZIONE DEL LIBRO
DI SEVERINO GIORGETTA
Lunedì 19 gennaio, alle ore 21.00, il Comune
di Villa di Chiavenna presenterà presso la
chiesa parrocchiale di San Sebastiano la
pubblicazione del volume illustrato “E non vi riuscirono. Diario di guerra di Severino Giorgetta e
altre testimonianze”, edito dallo stesso Comune.
Il volume riporta il diario di guerra redatto dall’alpino villese Severino Giorgetta sull’isola di
Rodi tra il maggio e il settembre 1943, la sua esperienza di prigionia sino al termine del secondo conflitto mondiale.
NUOVA BIBLIOTECA A S. GIACOMO
Don Armando Pedrini, è stato per 30 anni parroco
di S. Giacomo Filippo e si è dedicato col suo stile
discreto, familiare e grande fedeltà alla sua missione fino alla prematura scomparsa tre anni fa nei
primi giorni del 2006. Il suo impegno pastorale comportava anche di raggiungere i paesi di Olmo, S.
Bernardo, Dalò per la Messa. Don Armando coltivava anche tante passioni, quali quelle del radioamatore, del volontario del soccorso “Valle Spluga”
di Campodolcino e della lettura. Raccolse così una
cospicua biblioteca con quasi tremila volumi che
nel suo testamento lasciò a degli amici. Proprio
Silva Capelli e la figlia Elisa Nesossi, laureata in
Lingue e civiltà orientali a Venezia, hanno pensato
di donare il patrimonio librario alla comunità e alla
parrocchia di S. Giacomo Filippo, che con l’interessamento del Comune, hanno allestito la biblioteca
presso l’accogliente salone della casa parrocchiale
vicino alla chiesa. L’inaugurazione della nuova
struttura si è tenuta sabato 3 gennaio dopo la
Messa delle ore 17.00 con la benedizione di monsignor Ambrogio Balatti. La biblioteca, che sarà a
disposizione degli abitanti, sarà aperta con
l’intervento di volontari, alcuni dei quali si sono
dedicati con molta passione al riordino e alla catalogazione con il coordinamento importante delle
stesse persone che avevano ricevuto i testi da don
Armando. Con l’uso di un computer, anche questo
lascito dal parroco, sarà possibile andare alla ricerca dei volumi che vanno dalle monografie alle enciclopedie a testi di carattere storico, geografico, religioso. Non manca la sezione della letteratura e narrativa, della storia locale, sono presenti libri antichi e molti vocabolari anche di lingue come il polacco e il cinese. Una bella iniziativa che permetterà a S. Giacomo e agli amici di ricordare in modo
vivo un sacerdote molto stimato e disponibile.
G.Z.
so in questi anni ha un profondo significato storico
culturale oltre che scientifico. L’incontro è terminato
con un assaggio di tisane
della cooperativa Erba Dorada di Morbegno.
E.M.
GRUPPO CULTURALE BIBLIOTECA DI SAMOLACO
Presso la elegante sede della Biblioteca di Samolaco a San Pietro, il giorno 5
gennaio si è tenuta l’annuale assemblea della associazione che conta un nutrito
numero di iscritti. Il presidente Sergio Scuffi ha illustrato l’attività del gruppo
nell’anno trascorso che ha visto diversi soci impegnati in attività di ricerca storica e di pubblicazione. È uscito infatti il libro concernente la antica chiesa di S.
Andrea Al Mot che ha avuto una ottima diffusione, ma anche il numero della
rassegna di storia e costume “Al lavatoi - Samolaco racconta” con articoli di diversi autori e che da quest’anno è stato stampato a colori. Alcuni soci si sono dati
da fare nell’allestire la medioevale torre del Culumbée come museo etnografico
aperto ai visitatori negli scorsi mesi. Illustrati anche i programmi della associazione che ha in itinere altre ricerche e pubblicazioni. Impegno c’è ad esempio nel
raccogliere foto di alcuni anni fa da digitalizzare e poi archiviare per ricostruire
abitudini, ambienti e tradizioni oltre che gruppi di persone, o mantenere rapporti con molti emigranti legati al paese e che spesso elargiscono donazioni proprio
nel settore culturale. Annunciati anche acquisti di libri e computer più moderni
per tenere aggiornata la biblioteca. Presente il Sindaco Bianchi che ha ringraziato il gruppo per le attività promosse ed ha assicurato la volontà del comune di
Samolaco di lavorare insieme per altre iniziative dopo il restauro e l’allestimento della torre Culumbée. Ha preannunciato a questo proposito la volontà congiunta dei comuni di Gordona e Samolaco di procedere al restauro e all’allestimento della caratteristica Cà Pipeta, recentemente donato al comune di Gordona
dalla proprietà. Si tratterà di acquisire anche un pezzo di bosco circostante la
casa. Da parte di alcuni soci è stato ricordato anche il caratteristico nucleo della
Cuéta a Era, che insieme al Culumbèe e alla Cà Pipeta potrebbero essere punti
di un itinerario turistico-ambientale e culturale.
G.Z.
P A G I N A
30
CRONACA
Sondrio&provincia
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 17 GENNAIO 2009
PROVINCIA E COMUNE DI SONDRIO DA PALAZZO PRETORIO UN INVITO A COLLABORARE
Impianti sportivi: che cosa fare?
In un periodo di difficoltà e ristrettezze
economiche le istituzioni cercano
possibili percorsi per realizzare
strutture utilizzabili da tutti
di ALBERTO GIANOLI
L
ufficio tecnico dell’amministrazione provinciale di
Sondrio ha disposto il progetto esecutivo per la realizzazione
di una nuova palestra da
realizzarsi nelle adiacenze
degli istituti “Besta” e “Fossati” presso il campus scolastico del capoluogo valtellinese. L’annuncio non è
giunto da Palazzo Muzio,
sede dell’amministrazione
provinciale, ma da Palazzo Pretorio, ove l’assessore
’
con delega allo sport del
comune di Sondrio Omobono Meneghini ha incontrato i giornalisti. Da
alcuni anni ormai si avvertiva l’esigenza dell’edificazione di una nuova struttura sportiva presso il
campus di via Tonale, ora
il progetto ha raggiunto la
fase esecutiva. «Una nuova palestra realizzata sul
territorio comunale non è
solo una necessità, ma
un’occasione di avere una
nuova struttura che vada
Omobono Meneghini
incontro alle sempre maggiori richieste non solo del-
INCONTRI PER LE FAMIGLIE ADOTTIVE
Il Centro Adozioni dell’Asl della Provincia di Sondrio organizza, presso la sede
di Sondrio, in via Nazario Sauro, 38, degli incontri rivolti alle famiglie che
hanno avuto figli in adozione sino all’anno 2003. Nel corso degli incontri
verranno trattate tematiche riguardanti il bambino in età compresa tra i 6 e gli
11 anni. Il percorso prevede 4 incontri a cadenza mensile di 3 ore ciascuno. Il
primo si terrà: martedì 20 gennaio dalle ore 14.00 alle 17.00 e avrà come
tema: “I cambiamenti nella vita del bambino e della famiglia” (evoluzione della
esperienza adottiva, lo sviluppo del bambino). Per eventuali informazioni ed
iscrizioni è possibile contattare direttamente il Centro Adozioni al numero
0342-555745, anche lasciando un messaggio in segreteria telefonica.
LE CLASSIFICHE DEL SOLE24ORE
Il presidente della Provincia di Sondrio, Fiorello Provera, e il sindaco del capoluogo, Alcide Molteni, escono decisamente a testa alta dall’ultima classifica del “Sole24Ore” di Governance Poll relative al gradimento dei cittadini nei
confronti di presidenti di provincia e sindaci dei capoluoghi. Provera si
piazza al 7° posto assoluto in Italia e Alcide Molteni al 42° fra i primi
cittadini dei capoluoghi di provincia. Oltretutto entrambi sono in crescita:
il primo passa da un indice del 64,5% del 2007 al 66% del 2008 passando per il
lieve calo al 63,5 % del 2007. Per Molteni, al 1° da sindaco in questa sua seconda
tranche, non ci possono essere confronti con gli anni scorsi. Il 55% del quale è
accreditato, però, è superiore al 54,2% con il quale ha vinto le elezioni.
ALLA «PICCOLA OPERA»
DI TRAONA UNA SERATA SPECIALE
CON MARCO CONFORTOLA
Un appuntamento speciale con un grande dello
sport estremo, il gigante dell’alpinismo valtellinese
Marco Confortola e i piccoli ospiti del centro
“Rita Tonoli” di Traona. La serata sarà presentata da una volontaria della “Piccola Opera”: Annarita, speaker di Radio Bellagio 103, l’emittente lariana che ha seguito l’impresa sul K2 dell’alpinista in diretta satellitare. Marco Confortola parlerà della sua impresa sul K2 e mostrerà sue foto
e filmati. Racconterà come è riuscito a portare a
casa dal K2, il valore più prezioso: la vita! Parlerà, ai bimbi e ai giovani e tutti coloro che vorranno partecipare alla serata, con la sua grande semplicità e credibilità. Educare con i valori degli 8000.
La serata, aperta al pubblico, sarà anche l’occasione per conoscere da vicino la splendida realtà
della Piccola Opera di Traona, i bambini e mamme ospitati e le Sorelle che, grazie al loro impegno
e alla grande umanità ed amore, tengono viva la
Piccola Opera, assieme ai volontari. Per l’occasione i monaci cistercensi dell’Abbazia di Piona, con
la loro eccezionale partecipazione, terranno un
suggestivo momento di preghiera, regalando così
una felice coda natalizia. Una serata in “ famiglia
Piccola Opera”, che regalerà grandi e personalissime emozioni. Appuntamento a mercoledì 21
gennaio, alle ore 20.30 a Traona (So), presso
la Piccola Opera, in via Castagna 3.
IL SITO INTERNET PER GLI STUDENTI
DI VALTELLINA E VALCHIAVENNA
È nato da poco il sito internet www.studenti
valtellinavalchiavenna.it, «rigorosamente
apolitico e apartitico» si legge sulla homepage, luogo di incontro in cui tutti gli studenti della provincia di Sondrio possono ritrovarsi, discutere tra
loro, promuovere idee, iniziative. Il sito contiene
inoltre una sezione dedicata alle foto della nostra
provincia, oltre che un collegamento al portale
Informagiovani e al sito della Provincia. Per informazioni e suggerimenti si può contattare il presidente del comitato degli studenti di Valtellina e
Valchiavenna all’indirizzo mail daniele.pizzoca
[email protected] o al numero di cellulare 340-67367
23 o la segreteria del comitato: mail mirko.paga
[email protected], cellulare 340-4174018.
le scuole, ma anche delle
numerose società sportive»
ha dichiarato l’assessore
Meneghini che lo scorso ottobre, quando è venuto a
conoscenza del progetto
per la nuova palestra, si è
messo in contatto con la
sua omologa in amministrazione provinciale, l’assessore Elisabetta Ferro
Tradati.
«Quando mi è stato mostrato il progetto - ha spiegato Meneghini - ho rilevato che la palestra che si
intende realizzare presenta diverse carenze funzionali quali l’assenza di spazi per il pubblico, gli spogliatoi sottodimensionati
secondo i parametri del
CONI e un’accessibilità limitata poiché consentita
solo dall’interno del campus scolastico». Le obiezioni dell’assessore, motivate
anche dal fatto che nelle
note tecniche del progetto
si prevede per la nuova
palestra una possibile
fruizione non solamente
scolastica dell’impianto,
sono state prontamente rivolte all’amministrazione
provinciale che si è detta
disponibile a perfezionare
il progetto purché il Comune di Sondrio si faccia carico del conseguente necessario aumento delle spese.
Condizione che però non
trova d’accordo l’assessore
sondriese che solleva
pacatamente il problema:
«Non voglio fare polemiche
o strumentalizzazioni perché non mi interessano e
non sono nel mio stile».
«Sapendo che nessuna amministrazione naviga nell’oro - ha proseguito Meneghini -, voglio rivolgermi
alla signora Ferro Tradati,
non nella sua veste di assessore provinciale, ma in
quella di sindaco di Bormio
che certamente sa quanto
sono importanti i finanziamenti sovra comunali e la
vicinanza al territorio».
«Ritengo che la costruzione di una palestra a queste condizioni - ha aggiunto l’assessore sondriese per
lo sport - non sia un modo
oculato di spendere i finanziamenti pubblici. Non
metterò i bastoni tra le ruote a nessuno ma, se effettivamente la scuola necessita di una palestra, valutiamo bene come farla e quando farla». Meneghini chiede di poter sedere ad un
tavolo con l’amministrazione provinciale e rivalutare
il progetto, inserendo la re-
alizzazione di spogliatoi
adeguati, uscite di sicurezza, accessibilità dall’esterno del campus e magari
un’area parcheggio per
rendere possibile, oltre all’attività curricolare scolastica, lo svolgimento di manifestazioni sportive con
l’accesso di pubblico. «Inoltre - ha segnalato l’assessore - il progetto attuale
non include la prevenzione
incendi poiché si considera la palestra utilizzabile
solo per le ore scolastiche
di educazione fisica con un
afflusso inferiore alle cento persone. Ma già nascerebbero delle difficoltà se si
dovesse utilizzare per
un’assemblea studentesca
o un’altra iniziativa che
raccoglierebbe un numero
elevato di presenze».
La spesa prevista per la
realizzazione dell’attuale
progetto esecutivo è di 1
milione e 250mila euro.
Secondo una stima non ufficiale per approntare le
modifiche suggerite dall’assessore Meneghini sarebbero necessari ulteriori 600mila euro. Se il tavolo delle trattative tra comune e provincia proseguirà sarà forse possibile avere un’evoluzione dell’attuale soluzione con l’accoglimento delle proposte di
Meneghini. Al contrario, se
nessuna delle due parti
modificherà la propria posizione, si giungerà ad un
punto morto che porterà
alla realizzazione della
struttura secondo il progetto esecutivo già definito.
PROVINCIA
OPERAZIONE
ANTI FRODE
n’operazione avviata lo scorso
settembre e che
ha permesso di
portare alla luce
un sistema di false fatturazioni per un valore che
supera i 15 milioni di euro,
con un’evasione IVA che
sfiora i 400mila euro e un
imponibile mai riscosso
pari a 6 milioni di euro. A
scoprire la frode nel settore del commercio degli autoveicoli, il Comando provinciale della Guardia di finanza di Sondrio. Nel mirino delle Fiamme Gialle è
finito un operatore commerciale valtellinese che
ha permesso a società del
Nord Italia di godere di indebiti benefici IVA e crearsi costi inesistenti, falsando il mercato delle automobili e sbaragliando la concorrenza. I finanzieri hanno individuato un operatore commerciale inesistente: la sede delle società compreso un autosalone
fantasma - risultava domiciliata in un appartamento morbegnese. Le macchine venivano acquistate da
fornitori nazionali: dichiarazioni d’intento attestavano che la loro destinazione
era all’estero, ma in realtà
le vetture finivano nella disponibilità di concessionarie italiane, una anche nel
sondriese, che potevano
così abbattere la base imponibile e vantare crediti
d’imposta illeciti. Due le
persone attualmente denunciate a piede libero.
U
CRONACA
Sondrio&provincia
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 17 GENNAIO 2009
P A G I N A
31
SONDRIO SI È APERTO CON IL DIRIGENTE NICOLA MONTRONE IL CICLO DI MINICONFERENZE DEL CAPOLUOGO
Prospettive per la nostra scuola
«
L
a Valtellina
2009
nella
scuola, panoramica sulla
situazione vista da un osservatorio privilegiato”. Questo il tema
trattato dal dirigente scolastico provinciale Nicola Montrone nel primo
incontro dell’iniziativa
“Miniconferenze del Vittoria”, svoltosi nel tardo
pomeriggio dello scorso
giovedì 8 gennaio presso
la sala congressi dell’Hotel Vittoria di Sondrio.
Alla mini-conferenza, avviata puntualmente alle
ore 18, secondo il proposito di puntualità degli organizzatori, tra il numeroso pubblico erano presenti anche il prefetto
Chiara Marolla, il consigliere regionale Gian Maria Bordoni e l’assessore
alla cultura della Comunità Montana Daniele
Broggini.
«Prima dalla cronaca e
poi dagli atti normativi –
ha esordito Montrone –
sappiamo che dallo scorso giugno 2008 sono partiti degli interventi nel
mondo della scuola. È positivo pensare che il legislatore abbia avviato tali
interventi a partire da
metà anno: per la prima
volta non si è atteso dicembre per porre mano
alla scuola». Il relatore ha
spiegato che l’intento del
legislatore è quello di «razionalizzare la spesa pubblica per migliorare il servizio scolastico». In quest’ottica il modello scolastico valtellinese è pienamente funzionale. Il dirigente scolastico ha spiegato che in provincia i
43 centri scolastici
presenti rispondono
alle richieste della riforma scolastica in
atto e che il recente accorpamento degli istituti Liceo Socio-psicopedagogico
e Liceo Classico è stato
già un anticipo della riforma. Inoltre – ha spiegato
Montrone - «disponiamo
di un Convitto, fiore all’occhiello nel sistema scolastico provinciale, che dà la
possibilità a molti giovani di essere presenti dove
è concentrato il maggior
numero di istituti scolastici». Ampliando poi l’orizzonte al mondo scolastico nazionale e riferendosi al decreto Gelmini, il
dirigente scolastico ha
quindi posto un quesito:
«si tratta di una riforma
oppure di una riorganizzazione, una razionalizzazione della spesa?». «Io
non vedo distinti i due
momenti – ha spiegato
Montrone – poiché se si
razionalizza meglio la
spesa c’è la possibilità di
reinvestire ed intervenire
per migliorare, guadagnando in qualità. Ritengo che questa sia la filosofia che segue il ministro
nell’ambito dell’istruzione». «L’attuale ministro
dell’istruzione – ha spiegato il relatore – ha preso un impegno con il precedente ministro per non
demolire quello che era
già stato legiferato dal
UNA SERIE DI MINICONFERENZE SU TEMI DI ATTUALITÀ
La Gazzetta di Sondrio ed il Comitato Cittadini Consumatori Valtellina di
Sondrio (CCCVa) nelle scorse settimane hanno promosso un comitato cui è
stato affidato il compito di predisporre alcune proposte per realizzare un ciclo di mini-conferenze. L’iniziativa è stata presa con l’auspicio di creare occasioni di incontro, informazione e discussione che «oggi – a detta dei promotori
–, almeno in parte, mancano a Sondrio». Al termine dello scorso mese di dicembre la segreteria provvisoria del Comitato, composta da Nello Colombo,
Antonio Del Felice, Alberto Frizziero e Nicola Montrone, ha reso noto il tema
generale delle mini-conferenze che si terranno presso l’Hotel Vittoria di
Sondrio: “Valtellina 2009” è il riferimento centrale da cui si apre la
focalizzazione verso i nove argomenti già definiti, mentre altri sono ancora in
fase di definizione.
«Le miniconferenze – si legge nel comunicato diffuso dalla segreteria del Comitato – di norma avranno un carattere informativo e in ogni caso non tratteranno temi di carattere politico-partitico». Altra caratteristica degli incontri – prosegue il comunicato – sarà «l’innovazione per modalità, organizzazione, scelte, costo zero». Alle ore 18.00 dei giorni che verranno di volta in
volta comunicati è fissato l’inizio degli incontri. «L’orario previsto – aggiunge
la segreteria del Comitato –, la puntualità d’inizio e di conclusione, nonché la
durata di un’ora, rigorosamente garantita per la relazione e il dibattito, oltre
ad argomenti e qualificazione dei relatori, sono tali da facilitare la presenza
di un pubblico numeroso». L’intento degli organizzatori è quello di proporre
argomenti di rilevanza attuale in tempi contenuti per lanciare una proposta
che è poi possibile approfondire maggiormente in altri tempi e in altri luoghi.
I gestori dell’Hotel Vittoria approvano le proposte di incontro e forniscono gli
spazi, mentre gli inviti agli incontri vengono inviati esclusivamente attraverso la posta elettronica. Chiunque fosse interessato a riceverli può segnalare il proprio indirizzo e-mail a [email protected].
FESTA DELLA PACE
DELL’AC MEDIA
E ALTA VALTELLINA
A GROSIO
L’Azione cattolica Media e Alta Valtellina
con la parrocchia di Grosio organizzano per
domenica 18 gennaio a Grosio la Festa della Pace.
Programma della giornata:
• ore 9.30: accoglienza
• ore 10.30: S. Messa
• ore 11.30: Pace, facciamo festa
• ore 12.30: pranzo comunitario
• ore 14.00: Combattere la povertà, costruire la
pace
• ore 15.45: preghiera conclusiva
• ore 16.30: saluti
È previsto un servizio pullman con partenza da
Lanzada alle ore 8.00; da Sondrio stazione FS
alle ore 8.30. Per l’Acr e Giovanissimi sono previsti momenti specifici.
Per il pranzo e per il pullman sono gradite
le prenotazioni presso presidenti parrocchiali (quota pranzo 10 euro per gli adulti e 5
euro per l’Acr - quota pullman adulti 8 euro, quota Acr 4 euro).
Ecco i primi temi stabiliti:
• La Valtellina 2009 con la Legge Valtellina verso la conclusione;
• Dalla Valtellina 2009 un’occhiata sul mondo 2009. Non ci sono solo Irak
e Afghanistan ma…
• La Valtellina 2009 e la sua Cultura;
• La Valtellina 2009 rivivendo il passato;
• La Valtellina 2009 vista attraverso i suoi dialetti;
• La Valtellina secolo XIX dalla Via Imperiale alla Milano-Vienna;
• La Valtellina 2009 e un suo modello di riferimento: la sua industria ali-
mentare;
• La Valtellina 2009 vista da un osservatorio economico privilegiato.
A.G.
ZONA PASTORALE
MEDIA VALTELLINA
SABATO 17 GENNAIO 2009
alle ore 7.00, a Sondrio (Sassella),
Pellegrinaggio vocazionale
LUNEDÌ 19 GENNAIO 2009
alle ore 20.45, a Sondrio (chiesa del Sacro Cuore), Preghiera per l’unità dei cristiani
governo precedente. Negli
ultimi anni, nel mondo
della scuola si è andato
creando uno zoccolo duro,
costituito da due pilastri
che sono l’autonomia scolastica, ormai ampiamente sperimentata da dieci
anni, e le indicazioni nazionali fornite agli istituti scolastici. La scuola assume continuamente
connotazioni diverse rispetto al passato: al tempo della riforma Gentile si
poteva ipotizzare una
suddivisione degli indirizzi scolastici secondo le
qualifiche che il mercato
richiedeva, mentre ora è
impossibile immaginare
le richieste del mercato
poiché la realtà in cui viviamo è in continua evoluzione. L’attuale riforma
definisce delle macroaree
all’interno delle quali gli
istituti operano in autonomia».
Secondo Montrone, altra importante novità della riforma scolastica sarà
l’introduzione, già a partire dal prossimo anno
scolastico, della nuova
disciplina incentrata
su cittadinanza e costituzione che verrà inserita nell’ambito storico-geografico-letterario. «Costituzione e norme legislative – ha affermato il dirigente provinciale – possono ispirare i
nostri giovani a comportamenti più chiari, migliori, prevenendo i fenomeni atipici di violenza e
bullismo». Importante
anche il passaggio dai
giudizi analitici a quelli espressi in voti: «I
giudizi basati sui voti –
ha spiegato Montrone –
non lasceranno molti
margini per largheggiare
come coi giudizi analitici.
La valutazione in decimi
è più oggettiva perché
frutto di medie». Da segnalare l’assicurazione
rivolta dal relatore ad un
convenuto che, durante il
dibattito, gli aveva posto
una domanda. Secondo
Montrone la Valtellina
può stare tranquilla anche per quanto riguarda
l’articolo 3 del Decreto Legislativo 154 riguardante
le scuole di montagna.
«La chiusura di piccoli istituti – ha affermato
il dirigente scolastico – è
una richiesta difficile
in un territorio completamente montuoso
come quello della nostra provincia, tanto
più in quei paesi dove, lasciando il servizio scolastico, le famiglie persistono e non abbandonano il
territorio. Ritengo che la
riforma andrà a riorganizzare i numerosi istituti
di piccole dimensioni presenti in territori pianeggianti e meno aspri del
nostro».
Al termine dell’incontro
è stato annunciato che la
prossima mini-conferenza dal tema “La Valtellina
2009 con la Legge Valtellina verso la conclusione”
si terrà giovedì 22 gennaio, sempre alle ore
18.00, presso l’Hotel Vittoria, con la presenza di
Gian Maria Bordoni.
ALBERTO GIANOLI
MARTEDÌ 20 GENNAIO 2009
alle ore 20.45, a Sondrio (oratorio “Sacro Cuore”), La figura di san Paolo nell’arte – prof. don
Andrea Straffi
MERCOLEDÌ 21 GENNAIO 2009
alle ore 20.45, a Sondrio (via Carducci, 16),
Commissione zonale della Caritas
SABATO 24 GENNAIO 2009
alle ore 19.15, a Sondrio (oratorio “Sacro Cuore”), Corso animatori
SABATO 24 GENNAIO 2009
alle ore 20.45, a Sondrio, in Collegiata, il coro
“Russia Cristiana” propone canti della liturgia
bizantina
LUNEDÌ 26 GENNAIO 2009
alle ore 21.00, a Sondrio (Collegiata),
Lectio continua su San Paolo – Galati
MARTEDÌ 27 GENNAIO 2009
alle ore 9.45, a Tresivio,
incontro del clero di Zona
MARTEDÌ 27 GENNAIO 2009
alle ore 20.45, a Sondrio (oratorio “Angelo Custode”), Commissione zonale della famiglia
GIOVEDÌ 29 GENNAIO 2009
alle ore 20.45, a Sondrio (oratorio “Sacro Cuore”), Riunione dei catechisti della Zona per preparare il “Molo 14”
SABATO 31 GENNAIO 2009
alle ore 20.45, a Ponte in Valtellina, chiesa di
San Maurizio, Veglia per la Vita
LUNEDÌ 2 FEBBRAIO 2009
alle ore 10.00, a Sondrio, in Collegiata, S. Messa presieduta da monsignor Diego Coletti per
tutti i religiosi e le religiose della provincia di
Sondrio in occasione della XIII Giornata della
Vita Consacrata
CRONACA
P A G I N A
32
SondrioCultura
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 17 GENNAIO 2009
PUBBLICAZIONE L’ULTIMA FATICA, EDITA DA ANCORA, A CURA DI MONSIGNOR SAVERIO XERES
In un libro la storia della Chiesa
Il testo offre una lettura che,
partendo dagli albori fino ai giorni
nostri, mette in primo piano
l’importante dimensione della missione
di ANGELO REPI
«
L
a Chiesa è bella come la luna, poiché viene illuminata
dal chiarore
del suo Sposo”. Con questo aforisma di un monaco del IX secolo si apre il
libro Chiaro di luna –
Tempi e fasi della missione nella storia della Chiesa di don Saverio Xeres (ed. Àncora,
euro 22,50), libro in cui il
lettore è invitato a ripercorrere la storia della
Chiesa dal suo nascere ai
nostri giorni leggendola
attraverso la dimensione
della missione, senza della quale la Chiesa non
avrebbe ragion d’essere.
Quattro le grandi periodizzazioni, o fasi rimanendo nella metafora, individuate dall’autore in
relazione ad eventi che ne
hanno scandito la storia.
La prima, Luna crescente – La Chiesa nell’orizzonte umano, va dal I al
IV secolo e vede la Chiesa nascere nel mondo
giudaico e greco-romano,
gradualmente penetrare
la società del tempo fino
a raggiungere addirittura
la “conversione dell’Impero al cristianesimo”. Tuttavia, questa non fu una
vittoria autentica, perché
ottenuta al prezzo del rinnegamento della propria
natura: “nel momento in
cui [la Chiesa] iniziò a
non essere più orientata
all’assorbimento della
luce, ossia del modello, di
Cristo, ma a riprendere
piuttosto mentalità e metodi mondani, o generiche
visuali religiose, rischiò di
oscurare, anziché riflettere, la luminosa novità del
Vangelo”. La seconda fase, Da luna a sole – La cristianità medievale (dal VI
al XIV secolo), fu il periodo in cui cominciò ad ap-
parire la figura del “missionario di vocazione” inviato “al fine di ottenere
la conversione di interi
popoli” (come in Russia il
battesimo del principe
Wladimir e di tutti i suoi
sudditi), ma fu anche
quello in cui la Chiesa divenne “l’unica potenza,
fonte di qualunque altro
potere di questo mondo”.
Al punto che Bonifacio
VIII nella bolla Unam
Sanctam arrivò ad affermare che Extra Ecclesiam… nihil!, cioè “fuori
dall’ordine soprannaturale da essa rappresentato
e gestito nella storia, non
[può] esistere alcuna fonte di diritto, di legalità,
forse neppure di umanità”. Questi furono anche
i secoli delle crociate, tese
a riconquistare alla “cristianità” i luoghi resi santi dalla vita e dalla morte
di Gesù, dei movimenti
pauperistici, di san Francesco e di san Domenico,
degli ordini mendicanti,
che diedero impulso alla
ripresa missionaria “di
carattere genuinamente
cristiano: quella della
missione mediante la
predicazione del Vangelo
e la testimonianza della
vita, finanche, se necessario, nella forma suprema
del martirio”. Infine, prima dell’immane tragedia
della peste nera narrata
dal Boccaccio, si era iniziato anche a riflettere teologicamente sulla missione. Nella terza fase,
intitolata Volgendosi ad
Oriente – Le nuove frontiere della Chiesa moderna (sec. XV-XVIII), in seguito alle grandi scoperte geografiche, il cristianesimo uscì dai confini
europei per diffondersi in
tutto il mondo attraverso
una nuova missione evangelizzatrice, dove la paro-
UNITRE SONDRIO E TIRANO
L’Unitre di Sondrio propone: lunedì 19 un incontro con Domenico Ligari, dirigente medico della
Divisione di Ortopedia e Traumatologia dell’ospedale di Sondrio, che, avvalendosi di proiezioni in
power-point, parlerà di Sofferenze nervose periferiche: dalla diagnosi alla terapia; martedì 20, presso
la sede di Unitre alla Garberia, Emilio Pozzi terrà
la conversazione aperta a tutti, Parliamo di erbe, preliminare al laboratorio di erboristeria; mercoledì
21, Luigi Bettoni, direttore della Banca D’Italia a
Sondrio, parlerà de Le banconote in euro: la circolazione e le caratteristiche di sicurezza, informazioni
sui biglietti sospetti di falsità; venerdì 23, Alessandro Rosina, docente di demografia all’Università
Cattolica di Milano, terrà una lezione sulla Qualità
della formazione delle nuove generazioni: il ruolo
della famiglia?; infine il concerto sinfonico di sabato 24 all’auditorium di Morbegno con l’Orchestra
sinfonica della Svizzera Italiana (prenotazioni entro mercoledì 21).
Questi, invece, gli incontri all’Unitre di Tirano: presso la sala della sede del Credito Valtellinese in piazza Marinoni, venerdì 16 alle 15.00, Franco Clementi presenterà e guiderà l’ascolto della prima
parte de L’Italiana in Algeri di Gioacchino Rossini,
mentre martedì 20 alle 15, l’avvocato Donato
Lucini descriverà un Viaggio in paesi misteriosi;
presso la sede di via Lungo Adda Ortigara 10, venerdì 23, Giovanna Balsarini Incardona curerà
il “biblio caffè”.
la aveva ormai acquisito
il significato con cui ancor
oggi la usiamo: “Il termine, impiegato nella teologia medievale per definire i rapporti tra le Persone della Trinità, veniva
ora a indicare l’invio di evangelizzatori in terre pagane...”. Tuttavia, continuava a permanere lo
schema di una Chiesa
quale “istituzione, per
molti versi ancora strettamente saldata ad una
circoscritta identità sociopolitica, che doveva affermarsi, difendersi, ampliarsi”. Infine, l’impatto
col nuovo mondo fece
prendere alla Chiesa coscienza che “carenze di
adesione al Vangelo sussistevano in larghi strati
dello stesso mondo cristianizzato ormai da secoli”. Da qui, le missioni al
popolo, “vere e proprie
campagne sistematiche di
predicazione e conversione delle masse, soprattutto rurali”. La quarta fase, significativamente intitolata Lumen gentium –
Prove di Chiesa a dimensione mondiale, è quella
che, attraverso Ottocento
e Novecento, giunge ai nostri giorni. In questo periodo, le condizioni storiche “fecero sì che... iniziasse a porsi [anche]
qualche esperienza di
missione piuttosto orientata alla mitezza dell’evangelizzazione anziché
alla potenza della conquista... si ebbe lo sviluppo
di una missione di carattere e di iniziativa più
propriamente ecclesiale,
nel senso di una partecipazione diretta e progressivamente condivisa da
tutta la comunità dei credenti, dai papi ai religiosi..., fino allo stesso clero
secolare e al laicato...”. E,
mentre da una parte la
crescente, inarrestabile
secolarizzazione e i due
conflitti mondiali inducevano “un ripensamento
della presenza, della funzione e, progressivamente, della stessa identità
della Chiesa”, dall’altra
“l’imponente evoluzione
demografica a favore dei
continenti extraeuropei, il
crescente interscambio
tra i diversi luoghi e popoli del mondo..., proiettavano ormai le Chiese
cristiane in una prospettiva realmente e irreversibilmente universale”. Il
susseguirsi degli eventi,
che portarono a una “condizione di marginalità
dell’istituzione ecclesiastica nella società europea”, indusse la Chiesa a
riflettere sulla propria
“originaria identità... [e]
sul senso proprio della
missione ecclesiale”. Tutto questo, e molto altro,
confluì nel concilio Vaticano II, che pose quale punto fermo “la riscoperta del
senso originario della
missione affidata da Cristo alla Chiesa. Che è
quella di dire l’Altro ad
ogni nuovo altro; di essere tramite di Cristo a tutti gli uomini, di ogni tempo e di ogni luogo. È Cristo, infatti, quella luce
delle genti (Lumen gentium) che costituisce l’unico motivo e fondamento dell’esistenza e dell’azione della Chiesa, luna
splendente di riflesso da
Colui che sorge dall’alto”.
A questo punto, senza voler abusare della pazienza né del lettore, né del-
l’autore, vorrei esprimere
alcune riflessioni personali. È indubbio che il libro ha il merito di aver
divulgato e, quindi, reso
accessibile a tutti attraverso un linguaggio chiaro e un’esposizione limpida, seppur densa, una storia non apologetica, né
preconcetta della Chiesa
cattolica, indicando senza
remore gli errori del passato e i problemi e i limiti
del presente. Ciò detto, mi
sento di aggiungere che la
storia della Chiesa, e in
particolare della sua missione, può tuttavia essere anche letta accentuando sensibilità differenti.
Inoltre, a me è rimasta
l’impressione di una storia della Chiesa dove protagonisti sono sì, giustamente, gli uomini ma
dove, nonostante il ripetuto richiamo alla vera
missio, appare sminuita
l’infinita potenza della
Grazia. E, se mi è consentito, vorrei esprimere anche il rammarico, certamente dovuto alla mia
sensibilità, per il fatto che
nelle ultime pagine, proprio là dove sono posti in
evidenza alcuni degli
aspetti attualmente più
controversi, l’autore scelga di farvi solo un breve
cenno, trascurando qualche indispensabile chiarimento. Si tratta, infatti di
argomenti che potrebbero
risultare anche ambigui,
come nel caso della considerazione che finora è
mancato il riconoscimento della “legittimità di un
pluralismo... di dottrina
morale”. Quanto poi al
ruolo del papato, se si afferma che “Esso è diventato di fatto un portavoce
ascoltato del pensiero cristiano, senza peraltro fondare tale ruolo su un’effettiva condivisione di intenti né all’interno della
Chiesa cattolica né, tantomeno, tra le diverse
Chiese cristiane”, ci si attenderebbe quantomeno
qualche indicazione bibliografica essenziale.
INTERNET IL PRIMO PASSO PER LA VALORIZZAZIONE DEI SUOI SCRITTI
Aperto il sito dedicato a don Levi
È
stato ufficialmente
costituito il sito
dell’associazione
“Archivio Abramo
Levi”. Un sito in divenire, ma che presenta,
da subito, una grossa novità, in quanto Francesco
e Maria Racchetti si sono
impegnati a pubblicare
ogni settimana il testo
dell’omelia di don Abramo
corrispondente alla domenica veniente. Il ciclo
triennale di tali omelie,
conclusosi praticamente
alla sua morte, è stato
raccolto proprio dai coniugi Racchetti e fu loro affidato da don Levi stesso in
vista di una futura pubblicazione. Tale materiale è inedito e molto interessante. Il sito si trova
all’indirizzo internet:
wwww.abramolevi.it.
Le omelie di don Abramo
si trovano all’interno del
menù letture. Nel menù
“le nostre attività” si trova invece poi l’intervento
introduttivo al pomerig-
gio dedicato alla parola di
don Abramo in occasione
del suo compleanno, il 29
novembre scorso. Giornata che ha visto una sentita e numerosa partecipazione e che si è rivelata,
nella semplicità della formula, molto efficace. Positiva è stata anche la partecipazione e il coinvolgimento delle autorità cittadine che hanno riconfermato il loro impegno a
costituire il pubblico “Archivio Abramo Levi”, e a
favorire la valorizzazione
del suo pensiero e della
sua opera. L’associazione
Archivio don Abramo Levi
si è costituita per conservare il patrimonio di scritti personali e opere in volume che don Abramo affidò, ancora in vita, alle
cure di don Battista Ri-
naldi, che si è fatto promotore dell’iniziativa di
costituzione associativa.
Il fondo archivistico Abramo Levi è ora opportunamente sistemato presso la
biblioteca civica Pio Rajna di Sondrio. La mission
dell’associazione è anche
quella di raccogliere i
molti scritti sparsi su riviste e periodici, sistemando il catalogo delle
sue pubblicazioni e, all’occorrenza, completandolo
con scritti inediti o poco
conosciuti. Oltre alla raccolta di documenti scritti, registrazioni audio e
video, immagini fotografiche, l’associazione intende promuovere le opportune iniziative per divulgare le opere di don Abramo e farne una rilettura
critica.
CRONACA
MediaAltaValle
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 17 GENNAIO 2009
P A G I N A
33
SONDALO NEL TRIGESIMO DELLA SUA MORTE, IL RICORDO DELLA RELIGIOSA, PUNTO DI RIFERIMENTO PER TUTTI
Suor Laura, una presenza vivace
I
n ogni paese, in ogni
comunità, ci sono degli elementi che uno
pensa ci siano sempre
stati, che facciano
parte del panorama: le
montagne, il fiume, la
scuola, il campanile, la
casa comunale… Sono le
certezze con cui si cresce,
i punti di riferimento che
- tra tanti cambiamenti
che si susseguono - ti danno la sensazione che, per
fortuna, almeno qualcosa
di stabile esista. A Sondalo, tra le rocce che uno poteva star certo essere lì da
sempre - insieme a Piata
Grenda e Piata Picena c’era suor Laura: l’avevi
incontrata da bambino,
all’asilo o al catechismo.
Iniziavi a farti domande
sulla sua età quando scoprivi che era stata la suora dell’asilo anche dei tuoi
genitori. Lo stupore cresceva quando scoprivi che
nei primi anni di insegnamento della tua nonna
maestra, suor Laura era
già sua collega.
Quando sono diventato
prete - due anni e mezzo
fa - e la comunità dei sondalini mi ha fatto una
gran festa, suor Laura mi
ha detto che una giornata così a Sondalo non l’aveva mai vista, da 55 anni
a questa parte, e ha iniziato a raccontarmi di com’erano stati accolti e festeggiati i figli di questo paese diventati sacerdoti, risalendo fino a don
Raffaele, mio prozio.
A Turate don Gianni,
parroco di Sondalo da oltre 30 anni (che sembrano molti, ma quando è
arrivato in paese insieme
a campanile, ospedale,
casa comunale e scuola
materna si è trovato suor
Laura che da qualche decennio era lì all’asilo…)
ha riflettuto - tra le altre
cose - sul fatto che «suor
Laura, per un verso o per
l’altro, è entrata nella vita
di tutti noi; ognuno di noi,
volendo rifare la storia
della propria vita, con
suor Laura si incontra
quasi necessariamente.
Pertanto sarebbe un peccato non raccogliere gli
esempi e gli insegnamenti che ci ha lasciato».
C’era da sempre, suor
Laura, con il suo sguardo,
il suo sorriso, i suoi benevoli richiami ai bambini
troppo agitati (guarda che
se fai così, la faccenda si
fa un po’ spessina), la sua
presenza immancabile - fino a quando la salute glielo ha consentito - in parrocchia, i suoi confettini di
cui ogni ragazzo di Sondalo si è riempito le tasche,
la bocca e il dolce ricordo.
Durante i funerali, celebrati prima a Como, nella casa madre delle Figlie
della Presentazione, dove
aveva celebrato la sua
professione religiosa, e
poi a Turate, suo paese
natale, non sono mancati
i ricordi personali pieni di
tenerezza e gratitudine
dei sacerdoti che l’hanno
avuta accanto nel ministero a Sondalo.
A Como don Feliciano
(vicario a Sondalo dal 2001
al 2007) ha aperto così la
sua omelia: «Alcuni anni
fa avevo già pensato che
prima o poi sarebbe arrivato questo giorno, ma lo
ritenevo lontano, speravo
fosse il più lontano possibile. È quello che ciascuno si augura quando pensa ad una persona cara.
Sì, suor Laura per me era
una persona cara: una
suora, una madre e maestra spirituale, una cara
nonnina».
Entrambi i sacerdoti
hanno ricordato un tratto della spiritualità di
suor Laura che oggi può
apparire un po’ vecchio,
superato. In attesa che
qualcuno dimostri con la
vita che ne esistano di più
moderni e di migliori, lo
ricordiamo come l’insegnamento che ci ha voluto trasmettere con la sua
semplice testimonianza.
Ancora don Feliciano lo
ricordava: «Diceva che
non sapeva accettare la
sofferenza e quello che il
Signore le mandava, che
aveva troppo amor proprio e sapeva che non bisognava fare così: era
sempre colpa sua e Gesù
- diceva - non è contento
di me. Oggi per molti è
una spiritualità superata.
IN MEMORIA UN UOMO MOLTO ATTIVO NELLA VITA PARROCCHIALE
Grosio ricorda il caro amico «Giga»
aro “Ciga”, a Grosio ti hanno sempre chiamato così… Non era il soprannome (scotum) della tua famiglia
paterna, ma di quella materna; non sono andato a
cercare l’origine di quella
parola; per me, personalmente, ho sempre visto in
essa il significato di gigante: gigante, non tanto
per la tua prestanza fisica, ma per la tua personalità morale. La traduco
quindi con “passione”, perché con passione hai vissuto la tua vita di famiglia, con passione hai
svolto il tuo lavoro e le tue
varie attività, con passione hai dato la tua collaborazione in parrocchia.
C
Ti ho conosciuto nel
1978, agli inizi del mio
ministero in parrocchia,
dove eri membro del Consiglio per gli Affari Economici della parrocchia.
Ti era stato dato, al battesimo, il nome di Giovanni, dai tuoi genitori, ma la
tua abitazione nella contrada della Vernuga ti ha
aiutato a entrare in particolare rapporto con
la figura di Giovanni Battista, titolare della chiesa
di quella contrada. A
quella chiesa tu hai dedi-
cato la tua attenzione e la
tua “passione”.
Dai tempi di don Agostino che aveva voluto sul
campanile una croce
“splendente”, ai vari interventi di restauro delle pareti contro l’umidità, fino
all’elettrificazione delle
campane, che ha segnato
in modo prestigioso la festa del terzo centenario
della chiesa di San Giovanni Battista.
In questi ultimi anni
hai - a tue spese - dotato
la chiesa dello strumento
musicale per l’accompagnamento dei canti liturgici e quel “coretto”, sorto
col tuo entusiasmo, ha portato una particolare vivacità alla Messa domenicale della Vernuga. Hai svolto anche il servizio di lettore, ma in questo sei stato preceduto dal tuo figlio
Enrico, che è stato uno dei
primi lettori nella Messa
rinnovata. Nell’amministrazione parrocchiale hai
sempre collaborato, manifestando talvolta il tuo
carattere di “ostinato” nelle tue vedute, però particolarmente attento alle
tradizioni, ma anche aperto alle novità del tempo.
Nella storia della Compagnia filodrammatica
dei giovani chi non ricorda le tue papere in quella
scenetta nella quale rivestivi il ruolo di vescovo di
Como, con un portamento
del tutto episcopale?
Hai reagito da gigante
alla prima prova che ti ha
colpito nel cuore, minando la tua salute, mentre
hai perso un po’ della tua
“grinta” in quel male che
ha consumato la tua fibra.
Per il 50° di matrimonio
avevi sognato e preparato
tutto e bene a suo tempo,
invece hai dovuto accettare, in quel sabato 8 novembre, una festa in edizione ridotta, in casa, ma
con una Messa in “terza”,
come si diceva una volta,
cioè celebrata da tre preti. In quella cornice casalinga e famigliare eri un
gigante commosso che ringraziava e rinnovava la
sua fedeltà alla tua Marietta...
A uno dei tuoi figli è
scappata questa frase: “Il
papà ha voluto essere protagonista anche nella
morte”. Alludeva alla tua
morte, avvenuta all’antivigilia del Natale e al tuo
funerale celebrato il giorno di S. Stefano, con grandissima partecipazione.
Sei stato accolto nella
chiesa parrocchiale con
un canto natalizio, dal tuo
coretto della Vernuga; sei
stato accompagnato, alla
comunione, dal canto alla
Madonna di Valdisacco, a
te tanto caro: “Io già mi
parto…”. Don Natalino
poi ha interpretato la tua
fede “profonda e semplice”, invitando tutta l’assemblea a recitare, cantando il Padre Nostro, facendo una catena di mani
che si stringevano, come
piaceva a te.
Il quel momento, ti assicuro, i nostri occhi si
sono velati di lacrime.
Avevi partecipato ai pellegrinaggi a Lourdes e a
Fatima, ma il pellegrinaggio in Terra Santa del
2006 con il gruppo di
Grosio e il parroco ti ha
entusiasmato: credo di
averti comunicato un poco
della mia passione.
Ti rimaneva un piccolo
lavoro: sistemare le foto e
apporre le varie didascalie. Ti avevo promesso un
aiuto. Ora non serve più,
perché tu sei arrivato nella Gerusalemme celeste,
dove tutto è più bello e gioioso, nella luce e nella pace
di Dio. Addio “Giga”!
don GIANFRANCO PESENTI
Ma se avessimo la faccia
di chiedere: Gesù, sei contento di me? Sei contento
di quello che dico, scelgo,
faccio? Gesù è misericordioso, certo. Ma lui che è
amore infinito, dovrà forse essere riamato di meno?».
Insieme a suor Roberta
- e ad altre suore che sono
state a Sondalo per un
periodo più breve, come
ora suor Itala - suor Laura ci ha lasciato un esempio di servizio e di dedizione: nella premura verso i bambini in asilo, nella presenza alla liturgia
in parrocchia, nella collaborazione attiva alla vita
dell’oratorio, nella carità
nascosta che ha permesso a bambini e famiglie di
vivere dignitosamente in
momenti di povertà, nell’accoglienza di chi arriva-
va in paese in condizioni
difficili.
Ora che non fai più parte fisicamente delle cose
belle che uno era certo di
ritrovare ritornando al
suo paese, cara suor Laura, continua a volerci bene da dove sei. Nella fede
sappiamo che la tua presenza è ancora più forte e
preziosa ora di quanto
non lo fosse prima: preghiamo perché il Signore
riesca a convincerti (non
eri molto propensa a lasciarti convincere di qualcosa…) che è davvero contento di te. Tu prega, perché possiamo sempre
chiederci se il Signore è
contento di noi. E perché
possiamo sforzarci ogni
giorno di piacergli un po’
di più.
don ALESSANDRO ZUBIANI
UN CALENDARIO SULLA
«BANDA VALTELLINA» IN CINA
Fra i vari calendari stampati in questo periodo nella
nostra provincia è certamente singolare quello realizzato dal “Gruppo don Braga” degli ex allievi salesiani di Tirano con le immagini della
“Banda Valtellina” fondata nel 1923 e animata in Cina dal missionario tiranese don Carlo
Braga. Il sacerdote aveva imparato in gioventù a
suonare il trombone nella banda dell’Oratorio San
Rocco di Sondrio e gli strumenti musicali erano
stati comperati con le offerte raccolte nel 1922 a
Sondrio, Tirano e Bormio dal vescovo salesiano
monsignor Luigi Versiglia, morto martire in Cina
nel 1930 e proclamato santo nel 2000. La “Banda
Valtellina”, diretta da don Braga e composta da
orfani e allievi delle opere salesiane della missione di Shiucow, suonò per i massimi esponenti politici cinesi, da Sun Yat Sen, il fondatore della Repubblica Cinese a Chiang Kai Shek e per l’esploratore
Umberto Nobile di passaggio dalla missione. Inoltre i servizi musicali prestati ai militari evitarono
l’occupazione armata dell’istituto e assicurarono la
protezione di un alto comandate militare e una certa tranquillità alla missione fino alla chiusura e
all’espulsione dei missionari. Anche per don Braga
si è recentemente aperta a Manila la causa diocesana di beatificazione. L’iniziativa era stata annunciata a Tirano lo scorso 6 luglio dal cardinale Joseph Zen, vescovo di Hong Kong e dal neo vescovo di
Gizo, il tiranese mons. Luciano Capelli (il primo fu
un allievo di don Carlo e il secondo ebbe da lui l’invito a farsi missionario). Alla storica tradizione
bandistica delle valli dell’Adda della Mera potrebbe ora prospettarsi la candidatura del futuro beato
conterraneo a patrono delle bande musicali. La preziosa documentazione fotografica riprodotta nel calendario è stata fornita dall’Archivio Ispettoria
Cina dell’Opera Salesiana di Hong Kong. Il calendario è disponibile a Tirano presso le Figlie di Maria Ausiliatrice e a Sondrio presso l’ufficio Ex allievi dell’Istituto Salesiano di via don Bosco.
CONTROLLI SULLE PISTE DA SCI
Interventi raddoppiati, rispetto allo stesso periodo
della scorso anno, per le forze dell’ordine in servizio sulle piste da sci di Valtellina e Valchiavenna.
Dal momento di apertura degli impianti sono stati
360 gli interventi effettuati dagli agenti a Chiesa Valmalenco, Aprica, Livigno, Bormio e Madesimo. Un dato che dimostra quanto sia cresciuto il
numero degli infortuni e dei reati commessi sulle
piste. In aumento gli incidenti con gravi conseguenze, soprattutto a causa di scontri. Anche un agente
in servizio è stato ricoverato dopo essere stato travolto mentre soccorreva un ferito. Non mancano le
denunce penali: sono stati eseguiti sequestri di stupefacenti per quasi 40 grammi di hashish e un
grammo e mezzo di eroina. Alcuni sciatori sono stati
sorpresi mentre fumavano spinelli sugli impianti
o prima di iniziare una discesa. A questo si aggiungono le denunce per furto e resistenza a pubblico
ufficiale. E non manca chi, prima di inforcare gli
sci, indulge un po’ troppo al consumo di alcol. I poliziotti hanno infine accertato molte violazioni per
condotta pericolosa, assenza del casco di protezione nei bambini sotto i 14 anni e sorpassi azzardati.
In un solo mese la Polizia ha effettuato 114 interventi a Bormio, 130 a Madesimo, 62 in Aprica, 54 a
Chiesa Valmalenco e 40 a Livigno.
P A G I N A
34
MASSMEDIA
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 17 GENNAIO 2009
SAT2000 E RAI TRE A CONFRONTO DUE TRASMISSIONI DEDICATE A ELUANA ENGLARO
STESSO ARGOMENTO, DUE MODI
MOLTO DIVERSI DI FARE INFORMAZIONE
D
ue trasmissioni sulla
stessa persona: Eluana Englaro; due modi
diversi di fare informazione e, quindi, di formare la coscienza. Sabato sera
su RAI 3 Fabio Fazio intervista Beppino Englaro. Lo fa timidamente senza contraddittorio, offrendo solo un supporto alla
tesi di fondo; alla fine uno scrosciante applauso corona la testimonianza.
Quale è la tesi? La vita è libertà! Nessuno può impedire questo
esercizio. Per questo l’Italia sarebbe un Paese incivile, perché
non si permette ancora ad una
sentenza, passata in giudicato, di
essere applicata. La sentenza è
quella di morte per Eluana.
Ecco, allora, che alla luce della
tesi di fondo si piega tutto: l’alimentazione e l’idratazione sarebbero forzate e, quindi, sarebbero un presidio terapeutico.
Compito dei giudici è quello di
garantire a ciascuno di porre fine
alla propria esistenza, senza
discriminazioni. Sì, perché sarebbe una discriminazione il fatto che una persona sana può togliersi la vita, mentre una in stato vegetativo persistente non può
farlo. Si parla di Eluana, che oggi
ha 38 anni, al passato: chi era,
cosa diceva da più giovane, etc.
È evidente che chi ha seguito la
trasmissione senza senso critico
si è convinto che, ormai, Eluana
non c’è più, che la vita è degna di
essere vissuta solo se in salute,
che la libertà è il diritto fondamentale.
Un po’ più tardi, è andata
in onda su SAT 2000 una trasmissione dal titolo “Eluana:
la parola, la storia, le speranze”. Tutto altro clima. La vicenda è stata presentata nella sua
oggettività scientifica: hanno
parlato primari, medici, infermieri, volontari per spiegare e
raccontare. Spiegare che Eluana
Charpentier
Te Deum: H. 146
I
l Te Deum H. 146 in re maggiore per soli coro e orchestra è stato composto a Parigi fra il 1688 e il 1698 da
Marc-Antoine Charpentier
(1634 o 1636-1704) quando il
compositore era maestro di
musica del collegio dei gesuiti della chiesa di Saint Louisle Grand in rue Antoine. E’ fra
le composizioni maggiormente conosciute di questo autore.
E’ noto, in particolare, l’incipit
del “preludio” utilizzato come
sigla dell’Eurovisione. Il Te
Deum venne probabilmente
eseguito per la prima volta
per celebrare la vittoria francese ottenuta il 3 agosto 1692
nella battaglia di Steinkerque, contestuale alla guerra
della Grande Alleanza che
vedeva, di fatto, il re Luigi
XIV di Francia (il celebre “Re
Sole”) opposto al resto d’Europa. Dei quattro Te Deum di
Charpentier pervenutici, sui
sei probabilmente composti,
quello contrassegnato H. 146
è l’unico a prevedere un organico strumentale comprendente trombe, timpani, flauti,
oboi, archi e basso continuo.
Con ogni probabilità Charpentier, per questa composizione, si era ispirato al Te
Deum di Jean-Baptiste Lully
(1632-1687), come è facilmente intuibile dal solenne uso
delle trombe nel brano d’apertura. Nel Te Deum a brani
sfarzosi eseguiti dal coro e
dall’orchestra se ne alternano
altri più raccolti e intimistici
in cui intervengono i solisti
(da soli o in svariate formazioni) e pochi altri strumenti.
Dopo il Preludio iniziale,
dal tono trionfale (del quale si
è già accennato), strutturato
sulla base di una fanfara in
forma di rondò, interviene il
basso (Te Deum laudamus)
con uno stile essenzialmente
declamatorio, cui rispondono
successivamente il coro e l’orchestra (Te aeternum Patrem
omnis terra
veneratur).
Poi emerge
un’intonazione dall’andamento marziale
introdotta
dal Pleni ALL'ASCOLTO
sunt coeli
che conduce all’epilogo culminante del GRAMMA
Te laudat
exercitum.
Dopo questo episodio segue Te per orbem terrarum Sancta confitetur Ecclesia, dal tono più
contenuto, a cui succede il Tu
devicto che sembra voler esaltare divinamente la salvezza
dei credenti.
Il movimento successivo è
caratterizzato dall’alternanza
fra un’atmosfera marziale,
sostenuta dall’orchestra, e
una più declamatoria, supportata dal basso, che inneggia
alla futura venuta di Dio per
giungere con il Te ergo quaesumus, nella tonalità di mi minore, a un clima di intensa tenerezza e di supplica. A questo
momento risponde il coro con
l’Aeterna fac, un’invocazione
profonda e solenne, senza
l’utilizzo delle trombe. Con il
Te Deum, Domine, speravi,
non confundar in aeternum si
giunge alla conclusione. Il
coro, l’orchestra e i solisti danno vita a una pagina di grande solennità, quasi a voler sottolineare la grandezza e la
potenza di Dio.
Il Te Deum (Noi ti lodiamo,
o Dio) è un inno cristiano; nella Chiesa cattolica è legato
alle cerimonie di ringraziamento ed è tradizionalmente
cantato la sera del 31 dicembre.
GUIDA
PEN
TA
a cura di
ALBERTO CIMA
non subisce alcuna violenza, in
quanto il sondino la alimenta con
cibi normali e non con medicine!
Non c’è alcuna spina da staccare,
perché non è attaccata a nessuna macchina. Raccontare che ha
una sua vita: dorme e si sveglia;
è visitata, è aiutata nelle cose di
cui ha bisogno, è seguita nei movimenti; nelle belle giornate è accompagnata in giardino.
Le tante persone che le stanno
vicino non sono arrabbiate, sono
contente di prendersi cura di lei
e non pensano minimamente di
porre fine alla sua esistenza.
Sanno benissimo che, procurarle
la morte, comporterebbe farla
morire di sete e di fame. Quale è
la tesi di questo secondo programma? Che la vita è responsabilità. Vivere, cioè, è prendersi
cura dell’altro con tutti i mezzi
umani, oggi a disposizione.
La responsabilità si estende
alle tante e ai tanti “Eluana”: che
ne sarà di loro se in Italia si giungesse all’eutanasia? Diviene, la
responsabilità, coscienza critica
nei confronti di una sentenza,
l’unica, che si espressa, dopo tante di segno opposte, a favore della morte di Eluana. A queste persone occorre dare voce.
Preoccupa, al contrario, come
l’informazione dominante trascuri queste voci e faccia parlare
sempre gli stessi. Non è un segnale positivo, perché, oltre ad
andare contro il dovere dell’oggettività nell’informazione, crea
un’opinione pubblica favorevole
alla cultura di morte.
Ai media cattolici è chiesto
oggi uno sforzo notevolissimo per
dare un’informazione contro corrente. Forse si prepara uno scenario nuovo di intervento. Negli
anni addietro, si guardava con
fiducia tutti i mezzi di informa-
zione, a motivo della capacità di
raggiungere la gente; si cercava
di essere presenti lì come credenti. In questo momento, bisogna
registrare una sorta di censura
attraverso i media del pensiero
di ispirazione cristiana
Sì, i mezzi di comunicazione
possono davvero “censurare”,
cioè escludere dall’informazione,
UN NON VEDENTE AL GRANDE FRATELLO...
“La presenza di un non vedente al Gf (Grande fratello) 9 è solo un
modo per fare più ascolti. La produzione avrebbe fatto bene ad evitare questo espediente pur di guadagnare qualche telespettatore in
piu”. Lo afferma Luca Borgomeo, presidente dell’associazione di
telespettatori Aiart, a proposito del “Grande fratello”, il reality show
che ha iniziato la sua nuova stagione su Canale 5. “Non siamo d’accordo e ribadiamo che i reality non rappresentano certo il futuro
della tv, semmai ci rimandano a vecchi e logori schemi”, conclude
Borgomeo. “Da parte nostra - assicura il presidente a nome dell’Aiart - pubblicheremo sul nostro sito l’elenco degli inserzionisti che
interverranno durante le pause pubblicitarie del Gf 9”.
chi vede le cose in modo diverso.
Allora, chi su temi etici oggi fondamentali, non si ritrova in quello che giornali e televisioni dicono, può attingere con fiducia all’informazione cattolica. È di
qualità, perché - si è visto sabato - presenta dati oggettivi e dà
voce a tanti.
Occorre investire, ancora di
più, sull’informazione, di modo
che le televisioni siano accessibili
il più possibile, i giornali diffusi
capillarmente e i siti internet aggiornati un tempo reale. I media
cattolici possono creare tra le
persone una rete, che si costituisce come vera e propria cultura
della vita, alternativa a quella di
morte. Sicuramente, in questa
rete si troveranno a casa anche
quelle persone che non professano la fede cristiana, ma hanno a
cuore la sorte dell’uomo.
MARCO DOLDI
AMARCORD
EMOZIONI DA UN FILM
RIUSCIRANNO I NOSTRI EROI A RITROVARE L’AMICO
MISTERIOSAMENTE SCOMPARSO IN AFRICA?
Nel 1968 il regista Ettore Scola va in Angola, a girare il film Riusciranno i nostri eroi a ritrovare
l’amico misteriosamente scomparso in Africa?
Era il 1968, appunto. Contestazioni studentesche a Berkeley, il maggio francese e Valle Giulia a Roma…
Con tutto ciò il film ha ben poco a che vedere. Ogni viaggio porta con sé l’idea della fuga, piccola o grande che sia. Nel caso di Riusciranno i nostri eroi... la fuga cela una sparizione, quella di Titino (Nino
Manfredi), e il viaggio, intrapreso dall’affermato editore romano (Alberto Sordi), suona sintomatico del
desiderio di evadere da una certa realtà. Più che per accontentare la sorella, o per ritrovare il cognato,
di cui, francamente, non gli importa nulla, Fausto Di Salvio si muove alla volta dell’Africa in cerca di
avventura, lasciando a Roma gli affari e gli affanni: una vacanza da vivere con entusiasmo, nel ricordo
di mirabolanti avventure vissute sui libri di Salgari e Verne.
Un film come Riusciranno i nostri eroi..., pur senza affrontare il “tema del giorno”, acutizza la rappresentazione di una società in crisi che, vedendo sgonfiarsi i miti in cui è cresciuta, cerca soluzioni altrove, in qualche rasserenante vacanza (o impossibile fuga). La comicità del film nasce dal senso di crescente disagio che attanaglia Sordi-Di Salvio, emblematico rappresentante di un modus vivendi prossimo, si immaginava allora, alla resa dei conti.
Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa?
Sabato 17 gennaio; ore 21.10; La7
DANIELA GIUNCO
P A G I N A
35
LETTEREeCONTRIBUTI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 17 GENNAIO 2009
UNA RIFLESSIONE DOPO LE FESTE DI NATALE
UN PRETE PER AMICO (25)
COMBATTERE CONTRO LA POVERTÀ
UN AMORE PER CHI STA VICINO
N
S
el Messaggio per la celebrazione della Giornata Mondiale della
Pace di inizio anno il
Papa ci ricorda che
combattere la povertà è una delle urgenze più gravi e ineludibili
del nostro tempo che la coscienza dell’umanità non può ignorare, se ha a cuore la pace.
La povertà è un male da contrastare con impegno e senso di
giustizia, quando è miseria umiliante, mancanza del necessario
per vivere, ostacolo per lo sviluppo umano, negazione della “nativa” e “trascendente” dignità della persona, violazione dei diritti
umani, causa di conflitti e di
guerre, minaccia per la pace.
Nella sua ampia e articolata
analisi del problema, Benedetto
XVI ci ricorda che la povertà non
è solo materiale. “Esistono povertà immateriali, che non sono diretta e automatica conseguenza
di carenze materiali”. Esse riguardano le società ricche e progredite dove esistono “fenomeni
di emarginazione, povertà relazionale, morale e spirituale: si
tratta di persone interiormente
disorientate, che vivono diverse
forme di disagio nonostante il
benessere economico”.
Ma come si contrastano le conseguenze negative del “supersviluppo” materiale” e del “sottosviluppo morale”?
Finché ogni uomo non “si sentirà personalmente ferito dalle
ingiustizie esistenti nel mondo e
dalle violazioni dei diritti umani
ad esse connesse” e avvertirà
nell’intimo della coscienza l’appello a recare il proprio contributo al bene comune, nessuna lotta
alla povertà sarà efficace. I problemi dello sviluppo non si affrontano con misure esclusivamente tecniche, che si esauriscono “nella predisposizione di strutture, nella messa a punto di accordi tariffari, nello stanziamento di anonimi finanziamenti”.
La via maestra prospettata
dal Santo Padre ha il nome di
“solidarietà globale”. Essa necessita di un “codice etico comune” le
cui norme non abbiano solo un
carattere convenzionale, ma siano radicate nella legge naturale
inscritta dal Creatore nella coscienza di ogni essere umano (cfr
Rm 2,14-15).
Tra queste il valore della dignità umana. “Ogni forma di povertà imposta - ha sottolineato il
Papa - ha alla propria radice il
mancato rispetto della trascendente dignità della persona umana”. La lotta alla povertà ha bisogno di soluzioni in campo non
solo economico-finanziario, politico-giuridico, ma anche culturale ed educativo poiché “lo sviluppo è essenzialmente un fenomeno
culturale”.
Per cambiare il mondo fuori sembra voglia dirci il Papa - occorre cominciare da noi stessi.
Ogni grande riforma ha inizio
nella mente e nel cuore umano.
Lì alberga “l’avidità”, una delle
cause profonde della povertà,
particolarmente pericolosa per
la sua capacità di radicarsi nella
comunità umana. Dal cuore
umano, dunque, bisogna partire
per rivedere il modello di sviluppo dominante e per contrastare
alla radice le ingiuste contraddizioni del mondo globalizzato, i
vergognosi e perversi squilibri
tra chi ha in sovrabbondanza e
spreca il superfluo e chi non ha
neppure il necessario per vivere
e muore di fame. Un divario,
quello tra ricchi e poveri, che ha
allargato la forbice delle disuguaglianze.
Solo se si sarà disposti a ri-
muovere le cause profonde della
povertà, senza arrestarsi a quelle “superficiali e strumentali”, ci
ha ricordato il Papa, la lotta contro questa piaga dell’umanità
sarà efficace e duratura. Altrimenti sarà come “porre rattoppi
nuovi su vestiti vecchi”.
Una cosa è incontestabilmente
certa: “combattere la povertà è
costruire la pace”. Solo la stoltezza può quindi indurre a ignorarla e a “costruire una casa dorata,
ma con attorno il deserto o il degrado”.
Questa stoltezza non riguarda
solo i grandi responsabili della
politica, della finanza o dell’economia internazionale. Riguarda
tutti e da tutti può essere contrastata. Tra le vie prospettate dal
Papa quella della sobrietà e della solidarietà coinvolge ogni
uomo in prima persona. Ci chiede di modificare i nostri stili di
vita e i modelli di consumo per ricercare l’essenziale, rinunciare
al superfluo, rifiutare lo spreco.
Tra le malattie del nostro tempo,
la frenesia consumistica è una
delle più pericolose. E’ una sorta
di ossessione che alimenta in
modo quasi compulsivo la smania di cose, rendendoci avidi di
materia, ingordi di mondo, sempre famelici e mai sazi. Obesi di
roba ma vuoti di interiorità e di
spiritualità. Ricchi di cose ma
poveri di felicità. Se è vero che la
mancanza del necessario è causa
di dolore e sofferenza, l’eccesso e
la sovrabbondanza di cose ci
nauseano e ci annoiano, allontanandoci dal vero senso della vita.
L’attaccamento esagerato ed
egoistico ai beni terreni, oltre a
seppellire la nostra anima sotto
le macerie del vizio e delle passioni negative, causa crisi profonde
di infelicità nella vita non solo
degli individui, ma della società.
Come una lupa, la fiera famelica del capolavoro dantesco, la
cupidigia con l’insaziabilità della sua fame è causa di ingiustizia
e ostacolo all’attuazione della
pace e della giustizia. Non a caso
san Paolo la ritiene “radix …
omnium malorum”, “radice di
tutti i mali” (1 Tim. 6,10).
Ma come si sradica questa pericolosa radice dalla comunità
umana?
La risposta ci viene dall’umile
grotta di Betlemme che in questi
giorni abbiamo contemplato davanti al presepe. Dio si è fatto
carne ed è venuto ad abitare in
mezzo a noi, non nelle magnificenze dorate di un palazzo regale, ma tra la paglia di una mangiatoia. Povero tra i poveri, ultimo tra gli ultimi della terra. E’ in
mezzo a costoro che Lo dobbiamo
cercare e trovare. Ogni gesto di
amore e di giustizia nei loro confronti è fatto a Dio stesso, come ci
ricorda Gesù nella sua descrizione del giudizio finale ( Matteo 25)
La vita dei santi, come san
Francesco o madre Teresa di Calcutta, testimonia questo amore
per la povertà e per i poveri, l’unico capace di costruire oasi di solidarietà nei deserti dell’umanità di ieri e di oggi. Non a tutti Dio
chiede di indossare l’abito nuziale dei grandi santi, la povertà
come rinuncia radicale di ogni
bene materiale. Alla libertà di
ogni uomo affida però la scelta
della sobrietà. Una veste, questa, che ben si adatta a tutti, se
impariamo a conoscerla e ad apprezzarla fin da piccoli, in famiglia, a scuola, in parrocchia, attraverso l’esempio, i comportamenti e gli stili di vita di chi ci
aiuta a crescere. La lotta alla
povertà non si combatte solo con
la revisione delle logiche dominanti nei macrosistemi mondiali, ma richiede un ripensamento
serio anche dei nostri valori educativi. Ci sono squilibri e scandali non solo nei circuiti internazionali, ma anche nei microsistemi
dei nostri mondi vitali. Dentro le
mura delle nostre case, spesso
troppo piene di cose. Dentro le
stanze dei nostri bambini, stracolme di giocattoli accantonati
appena comprati.
L’umile grotta di Betlemme ci
aiuta a ricordare una verità che
spesso anche noi cristiani dimentichiamo. La sobrietà non è un
vestito per tirchi da recuperare
un po’ forzatamente, per necessità, in tempi di ristrettezze e di
crisi, o da buttare tra gli stracci
vecchi nei periodi di euforia economica. E’ un vestito prezioso,
per la sua semplicità, da indossare sempre.
MANUELA GIANI
PAROLE, PAROLE, PAROLE (29)
Eresia
an Giovanni (1 Gv 2,10)
ci dice: “Chi ama il fratello vive nella luce e fa
luce agli altri”. Questo
calore di amore lo desiderano cattolici e “laici”, liberali
e marxisti, gente di destra e di sinistra. E’ la luce e il calore di
quel fuoco che Gesù ha portato in
terra: “Sono venuto a portare fuoco sulla terra e come vorrei che
già divampasse” (Lc. 12,49). E’
un calore che riscalda e disgela e
agita e muove a fare qualcosa.
Ecco perché sogno che nelle
nostre parrocchie ci si occupi con
amore degli anziani, dei bambini, degli ammalati, degli handicappati. Non è facile e nemmeno
necessario suggerire in concreto
cosa si deve fare in parrocchia.
Sono i bisogni e le necessità
urgenti che ci fanno telefonare
ad una casa “guanelliana” o ad
un centro de “La Nostra Famiglia” e che dovrebbero anche stimolarci a pensare: “E noi, in parrocchia, qui, cosa possiamo e dobbiamo fare? Per questa persona
che è una di noi, per questa famiglia che conosciamo, abita nella
casa vicina, sotto lo stesso campanile?”
Ci sono tante necessità, bisogni, per i vicini e i lontani, per la
nostra gente e per il terzo mondo,
che non vale la pena di soffocare
la fantasia, l’iniziativa e l’impegno.
mons. AUGUSTO PEDUZZI
AUGURI PER IL NUOVO ANNO
BISOGNO DI RITROVARE LA PACE
C
aro direttore, è con immenso piacere che porgo a lei i migliori auguri per il nuovo anno; che sia il 2009 un periodo di ripresa collettiva su ogni settore del sociale per il nostro futuro, senza tralasciare tuttavia gli impegni presi nel campo internazionale come la presidenza del G8 e il tanto atteso avvio delle riforme che costituiscono una tappa fondamentale per le nostre istituzioni. Ma la nostra ferma attenzione è rivolta in modo particolare a diverse zone dove continuano ad esserci dei conflitti, dove
vi sono i nostri giovani soldati che combattono ogni giorno per ottenere la pace; a loro vada il nostro affetto e la nostra riconoscenza.
Anche se in queste settimane non è possibile evitare di buttare gli
occhi sul conflitto medio-orientale tra Israele e Palestina sulla striscia di Gaza. In queste terre martoriate giunga la nostra profonda
solidarietà, auspicando che la diplomazia internazionale ponga fine
a queste assurde ostilità.
Mai come oggi gli uomini del mondo hanno bisogno di ritrovare la
pace e la giustizia sociale per contribuire ad un diverso ed equo benessere e amare forse di più la vita.
GIANNI NOLI, Fino Mornasco
LETTERE
AL DIRETTORE
FAX:
031.3109325
POSTA:
V.le Cesare Battisti 8
22100 COMO
✉
E-MAIL:
[email protected]
INFORMATIVA PER GLI ABBONATI
La società Editrice de Il Settimanale della Diocesi di Como,
titolare del trattamento, tratta i dati, liberamente conferiti
per ricevere il ns. periodico in abbonamento, in ottemperanza al D.Lgs. 196/2003.
Per i diritti di cui all’art. 7 (aggiornamento, cancellazione,
ecc.) e per l’elenco di tutti i responsabili del trattamento,
rivolgersi al Titolare del Trattamento presso la sede di viale
Cesare Battisti 8, 22100 Como, tel. 031-263533.
I dati potranno essere trattati da incaricati preposti agli abbonamenti, al marketing, all’amministrazione e potranno
essere comunicati a società esterne per la spedizione del periodico e per l’invio di materiale promozionale.
DELLA DIOCESI DI COMO
Dal greco airesis, latino haeresis, che significa “scelta”, ovvero
scegliere un particolare di una teoria, una legge, una religione,
per erigerlo al posto del tutto, che viene oscurato o stravolto.
Tale è stata la eresia luterana, che ha “scelto” il particolare della
“caduta” di Eva ed Adamo, per farne la base della sua teologia
radicalmente pessimista. Oppure la “scelta” fatta da Calvino del
particolare della “prescienza” di Dio rispetto all’uso che ciascuno
di noi avrebbe fatto della libertà anche di scegliere il male anziché il bene, associandola alla “predestinazione”. In tal modo
si nega il “libero arbitrio”, che diventa “servo arbitrio”. Viene
meno, quindi, la responsabilità di ciascuno per la salvezza o la
dannazione. Pensare che su questa base sarebbe nato il “capitalismo”, secondo la celebre tesi di Max Weber. Probabilmente
la grave crisi finanziaria che attanaglia il mondo intero ha origine proprio nel calvinismo che ha improntato largamente la
cultura economica e finanziaria negli U.S.A. L’imperativo cui
adeguarsi, quindi, è quello di “arricchirsi” per essere sicuri di
appartenere alla “massa” di quelli che sono predestinati alla
“salvezza”. Le remore morali, che pure erano presenti nell’originario calvinismo, sono cadute con la “secolarizzazione” che ha
colpito pure il calvinismo ed ha chiuso nell’orizzonte di questa
vita il significato della “salvezza”. Quindi l’imperativo assoluto è diventato “diventa ricco o muori tentandoci” ( be rich or die
traing it). In realtà Weber ha descritto il capitalismo americano, che è stato confuso con il “libero mercato di concorrenza,
entro regole chiare e forti”, che, invece, è nato proprio in Italia
nel Medio Evo dei Comuni.
ATTILIO SANGIANI
il settimanale
Direttore responsabile: A GOSTINO CLERICI
Editrice de Il Settimanale della Diocesi Coop.r
.l.
Coop.r.l.
• Sede (direzione, redazione e amministrazione):
V.le Cesare Battisti,8 - 22100 Como. T ELEFONO 031-26.35.33
FAX REDAZIONE 031-30.00.33 FAX SEGRETERIA 031-31.09.325
E-MAIL: [email protected] conto corrente postale n. 20059226
intestato a
a: Il Settimanale della Diocesi di Como
• Redazione di Sondrio: Via Gianoli, 18 - 23100 Sondrio.
TELEFONO E FAX: 0342-21.00.43 E.MAIL: [email protected]
Stampa: A. G. Bellavite S.r
.l. - Missaglia (Lc)
S.r.l.
Registrazione TTribunale
ribunale di Como numero 24/76 del 23.12.1976
Pubblicità:
La Pr
ovincia Essepiemme Pubblicità Via Pasquale Paoli, 21
Provincia
22100 Como - telefono: 031-58.22.11 fax: 031-52.64.50
tariffe: euro 31 a modulo commerciale
Prezzo abbonamenti 2009: Annuale euro 48
Europeo ed extraeuropeo euro 48 più spese postali
La testata Il settimanale della diocesi di Como fruisce dei
contributi statali diretti di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 250.
Questo giornale è associato alla FISC (Federazione Italiana
USPI (Unione Stampa Periodica Italiana)
Settimanali Cattolici) e all’USPI
Scarica

Numero Completo - PDF