SOMMARIO
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Mario
Fancello
Comprimario latitante
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Profilo biografico di Mauro Ghiglione
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Mauro
Ghiglione
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Mario
Fancello
Sottolineature
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Mario
Fancello
Scuola pubblica o privata?
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Colloquio (a c. di M. Fancello)
Scheletri nell'armadio: Henry Miller (rubrica a c. di M. Fancello)
Cantarena
Numero 4
Dicembre 1998
Periodicità trimestrale
Direzione e redazione
Mario Fancello
Silvana Masnata
Rosangela Piccardo
Mirella Tornatore
Realizzazione grafica
Mario Canepa
Mauro Grasso
Rosangela Piccardo
Produzione e distribuzione in proprio
Per contatti ed informazioni
Scuola Media Statale V. Centurione
Salita inferiore Cataldi, 5
16154 Genova
Fax 010 / 6011225
Posta elettronica
[email protected]
In copertina:
Mauro Ghiglione in un istante del colloquio.
Fotografia di M. Fancello.
In quarta di copertina:
Mauro Ghiglione,
"Equiprobabile", 1998.
Courtesy Galleria Leonardi V-idea, Genova.
COMUNICATO:
Ringraziamo ARCI Genova
per la collaborazione.
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COMPRIMARIO LATITANTE
“La vita della scuola dipende sopra tutto dagli insegnanti e” “i suoi problemi non possono essere
risolti che dagli insegnanti stessi.” (1)
Questa frase, ormai più che trentennale, di Giani Stuparich pone direttamente il dito sulla piaga o,
perlomeno, su una delle ulcerazioni più cancerogene dell’organismo scolastico. E’ risaputo ed
arcinoto che il corpo docente, nelle sue peculiari caratteristiche di campionario umano – e non certo
nella sua schematica astrazione – incarna la componente primaria della scuola.
Verità lapalissiana costantemente disattesa.
Non vi è nessuna riforma ministeriale che abbia visto per protagonisti gli insegnanti, né essi sono
mai stati consultati seriamente a questo proposito.
Il governo verticistico dell’istruzione ha contribuito a deresponsabilizzare in maniera crescente
maestri e professori estromettendoli dai loro compiti concreti ed esponendoli al tiro incrociato delle
normative più formalistiche.
Troppi danni sono stati commessi e troppo tempo è andato perduto. Occorre dare segnali forti e
muoversi con sollecitudine estrema per risvegliare e sorreggere la fiducia dei docenti e per
prepararla con cognizione di causa ai nuovi e difficilissimi compiti che l’attendono.
Da soli di certo non possiamo più farcela, ma agire machiavellicamente sfruttando le nostre
debolezze equivarrà a produrre guasti sempre più estesi e profondi.
(1) Giani Stuparich, Colloqui con Mio Fratello, a cura di Cesare De Michelis, Venezia, Marsilio,
1985, p. 168.
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PROFILO BIOGRAFICO
DI MAURO GHIGLIONE
Nato a Genova nel 1959.
Esposizioni personali:
1987
1989
1990
1991
1992
1993
1994
1997
“Sconfinamenti” - Pisa, Studio Gennai.
“Imponderabile più X” a cura di Sandro Ricaldone - Pisa, Studio Gennai.
“Oh! Lo sanno tutti il nome di quella luna secondaria che si è insinuata nella nostra notte
così normale” a cura di Sandro Ricaldone - Albissola, Galleria Balestrini.
“Persistenza dell’inquietudine” musiche di Achille Regazzoni, a cura di Sandro Ricaldone
- Amsterdam (NL), Galleria A’PERT.
“Ambiguità nella nascita del simbolo contemporaneo” - Torino, Galleria Zenith.
“Mostra n. 98” - Albissola, Galleria Balestrini.
“Polaris - L’orizzonte degli eventi” a cura di Sandro Ricaldone - Pisa, Studio Gennai.
“Ai decifratori ambulanti” a cura di Ilaria Mariotti - Chiavari, Galleria Cristina Busi.
“Titani c” installazione - Genova, Studio ALAYA.
“Doppio invisibile” a cura di Maurizio Sciaccaluga - Amsterdam (NL), Galleria A’PERT.
“Sospensioni tra la memoria e l’oblio” - Genova, Galleria Leonardi V-idea , testi in catalogo
di Viana Conti e Sandro Ricaldone con un’intervista di Elisabetta Rota.
“Immemorimemorie” - Pisa, Studio Gennai, a cura di Sandro Ricaldone e Viana Conti.
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Esposizioni collettive:
1988
1990
1991
1992
1993
1994
1995
1996
1998
"Pisan Clouds" a cura di Sandro Ricaldone - Pisa, Studio Gennai.
"Juliet ten years" - Milano, Galleria Diecidue.
"Carta … ed oltre" - Chiavari, Galleria Cristina Busi.
"Cieli" a cura di Enzo Cirone - Chiavari, Galleria Cristina Busi.
"Una raccolta della collezione Balestrini" - Albissola, Galleria Balestrini.
"A'pert's Artists" - Amsterdam (NL) Galleria A'pert.
"Il mercato della crisi - Libri e segnalibri" a cura di Caterina Gualco - Genova, Galleria
Unimedia.
"Libro d'Arte" - a cura di Caterina Gualco, Museo dell'Informazione - Sinigallia (AN).
"Nota a margine" a cura di Matteo Fochessati - Genova, Galleria Ellequadro.
"Oro Vili Figura" a cura di Mara Borzone - La Spezia, Galleria Il Gabbiano; Pisa, Studio
Gennai; Genova, Galleria Leonardi V-idea.
"Contemporaneamente" a cura di Silvia Spinelli - Università Statale di Milano.
"Object reconnu" - La Spezia, Galleria Il Gabbiano; Munster, Galerie CLASING &
ETAGE.
"Librini d'Artista" - La Spezia, Galleria Il Gabbiano; Genova, Galleria Il Vicolo.
"Raccogliere il guanto" - La Spezia, Galleria Il Gabbiano; Genova, Studio Leonardi
V-idea.
"Oro Vili Figura" Chiavari, Palazzo Rocca.
"La casa virtuale dell'opera" a cura di Miriam Cristaldi - Genova, Galleria Rinaldo Rotta.
"Children's Corner" - La Spezia, Galleria Il Gabbiano.
"La casa virtuale dell'opera" a cura di Miriam Cristaldi - Milano, Studio Spaggiari.
"Arte in scatola" - La Spezia, Galleria Il Gabbiano.
"Mille anni dopo" a cura di Miriam Cristaldi - Genova, Sal. Alla Torre degli Embriaci.
"Parole senza rumore", per Mediterraneo di Eugenio Montale, a cura di Mara Borzone
- La Spezia, Galleria Il Gabbiano.
"O mesmo som" omaggio a Giacinto Scelsi, a cura di Mara Borzone - Genova, Galleria
Leonardi V-idea.
"Il libretto digitale" curated by George Matoulas, Melbourne - 996 MELBOURNE
FRINGE FESTIVAL VISUAL ART 1997.
"Lettera d'amore" a cura di Luisella Carretta, Vittoria Gualco, Elvira Mancuso
- Alessandria, Palazzo Cuttica.
"L'enigma del Tempo" a cura di Giovanna Riu - La Spezia, Galleria Il Gabbiano.
"Non capovolgere il manichino" - La Spezia, Centro Allende, a cura della Fondazione della
Cassa di Risparmio di La Spezia.
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COLLOQUIO
Legenda
- G – Mauro Ghiglione
- F – Mario Fancello
- R – Rosa Leonardi, gallerista
- A – Alessandro
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G – Non scrivi mica tutto quello che diciamo.
F – Tutto, tutto.
G – No, allora……..[Ridacchia]……………. allora fammi fare un attimo mente locale. Eeeeee
nel senso……………… io non volevo fare un contraddittorio con Sossella. Adesso il discorso
dell’altro giorno (1) , era nato, se non ricordo male, dal – diciamo – dall’analisi del villaggio
dell’arte degli addetti ai lavori; io [lo]avevo identificato come un villaggio, sì, globale, però
fatto con un numero di addetti ai lavori, comprendendo tra gli addetti ai lavori critici, artisti,
collezionisti, appassionati, musei, direttori di musei, rispetto, diciamo, al … al … a quello che
invece il termine globalità può far pensare, quindi globalità della popolazione; è un numero
molto limitato e credo che l’arte funzioni lì dentro; questo io sono abbastanza…………….
Quindi tutti gli altri tentativi, ee fatti da artisti eee rispetto a …… dic[iamo], nei confronti di
altri territori, vanno benissimo, sono anche interessanti, sono il primo che mi sollecitano, però
poi funzionano solo se ricondotti all’interno di … di questo mondo fatto con le sue regole e i
suoi valori, insomma il discorso mi sembrava in questi termini; mi era venuto in mente
(1) Martedì 30 giugno Mauro Ghiglione aveva iniziato a delinearmi, per sommi capi, il contesto in
base al quale avrei dovuto interpretare le affermazioni di Ivano Sossella, da noi riportate nel
numero zero di Cantarena. La conversazione venne poi concordemente proseguita mercoledì
15 luglio presso la Galleria Leonardi V – idea perché desideravo registrarla.
Il testo, qui riprodotto, documenta solo la chiacchierata del 15 luglio.
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Sossella, adesso eee lo dico nel senso che, forse dovrei leggere anche più attentamente, però lui
faceva un discorso rispetto al suo lavoro citando, mi pare, anche Ramazzotti e ai ragazzi
diceva: Io vorrei che l’arte, come quando voi ascoltate una canzone, funzionasse in questi
termini e quindi citava Blob, ecco, è un’operazione che ……..io la trovo interessante, però
ritengo che funzioni proprio solo all’interno del…..del…………. cioè ha un potere di………..
diventa significante, significativa solo se considerata all’interno del sistema dell’arte, cioè
questo popolo dell’arte è limitato rispetto appunto alla globalità ed è quello che dà significato
attraverso le sue convenzioni a … a … a tutti i gesti che vengono compiuti; questo era un po’ il
mio pensiero e mi pare che avessi aggiunto che a un certo momento mi … mi sembra di poter
dire che se l’arte non interessa non mi sembra una cosa così importante, ecco, voglio dire
rispetto appunto alle problematiche sociali piuttosto che ……. - forse più del pianeta più che
sociali, no? - bisogna pensare sia al problema della fame nel mondo, al problema ecologico;
ecco, mi sembra che l’arte sia una fetta talmente modesta che effettivamente ha un suo
………… ha un suo sistema molto chiuso di … di ………., io li chiamo valori, eee eee e che
funzioni appunto soltanto lì dentro, ecco io ………….., quindi tutti gli altri tentativi mi
piacciono e e e mi piacciono solo se poi c’è questa consapevolezza, cioè non ci stiamo a
raccontare storie rispetto all’azzeramento di un linguaggio per crearne uno nuovo, perché io,
perché io tra virgolette, mi occupo d’altro, cioè di una dimensione altra dell’arte; io credo che
purtroppo, vuoi per il mercato vuoi proprio per il sistema come è strutturato, poi venga
ricondotta dentro quelle determinate regole, detto questo non ne possiamo fare a meno e quindi
tutti operiamo …………, però mi …………. penso sia onesto potercelo dire tra artisti, cioè
questo, ecco; questa era una considerazione che facevo.
F – Sì, e
G – Forse ……………. Ti spiace se lo metto qua? [Poggia sul tavolino il registratore che avevo
in mano].
F – Sì
G – Perché mi inquieta questa mano.
F – Sì ecco [ridacchio]. Io invece ti volevo dire questo, se ho capito bene – no?
G – Sì .
F – Ecco, sembra quasi che, ed è forse anche così, il mondo dell’arte sia un mondo dell’arte
particolarmente specialistico e specifico, però come mondo della cultura non dovrebbe essere (e
avere) un tentativo di dialogo? ed essere non un qualcosa di secondario ma fondamentale? un
tentativo di dialogo con, tra virgolette, gli esterni? perché come mondo della cultura deve
riuscire a dialogare e cercare di cambiare in meglio le cose e poi non vedere in opposizione il
discorso di arte e problemi sociali, perché la cultura, a mio parere, è un modo per trovare nuove
soluzioni, illusorie, utopistiche, però è un tentativo, una ricerca, un esplorare, cioè a livello …
così … di intenzionalità, credo che si muovano nella stessa direzione, non che siano in
opposizione.
G – Eeeeee
F – Cioè, la ricerca, nel campo, di nuove soluzioni e dal punto di vista dell’arte e dal punto di
vista dell’organizzazione sociale, quindi poi nei particolari: posti di lavoro, i giovani, il ……. la
discriminazione razziale, sociale,……………, e così via.
G – Cioè, dunque, qui c’è un problema del linguaggio e rispetto anche alla ricerca. E certo è
giusto quello che dici; l’unica cosa che, così, mentre lo dicevi, mi viene in mente: se io do in
pasto – lo dico perché il tuo ruolo è quello poi di divulgare
F – Sì.
G – o di, cioè, di ………., la tua missione è quella di far passare il concetto di valore, di … di
… dell’arte contemporanea rispetto alla ricerca, rispetto alla cultura più in generale – la cosa
che mi veniva in mente era questa: se io do in mano o …….. io, quando a diciotto anni, a
diciassette anni leggevo una poesia di Sanguineti, onestamente c’era una grossa barriera e
rilette successivamente ci sono state delle cose che io ho apprezzato moltissimo per esempio;
ora eeee non è una questione di …………. solo aristocratica, però, vedi, siamo già rientrati nel
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mondo della cultura, che ha dei suoi codici; all’interno del mondo della cultura c’è l’arte,
all’interno dell’arte c’è la sezione arte contemporanea e è tutto un percorso, per cui il … il
passaggio immediato di valore o di fruizione da questa dimensione all’utente finale, che
potrebbe essere il mio [parola non comprensibile], che sia giovane o vecchio, penso non sia
possibile, nel senso [che] richiede una scelta di campo, un accostarsi, un esercizio critico da
parte del fruitore; sul come questo possa avvenire – che è un’altra questione, della quale
abbiamo parlato l’altra volta – onestamente io non saprei indicare delle strade; mi sembra la più
realistica quella di formare un forte senso critico nel giovane, nella persona che si avvicina, in
maniera tale che possa fare delle scelte e orientarsi entro, dentro, un territorio che
indubbiamente è portatore di segnali forti, questo sì, non è che io voglio dire ……… ma il fatto
di farli diventare immediatamente popolari come una canzone di Ramazzotti penso che sia
un’operazione altra e diversa insomma, tant’è vero che poi questi tentativi vengono ricondotti
entro circoli abbastanza più ristretti e … e … e nei quali si ricercano significati altri rispetto
all’operazione di una canzone. Ecco, questo era un po’ il mio pensiero.
F – Sì, dunque, quando io avevo letto, cioè avevo sentito il discorso di Sossella, avevo, a mio
parere, anch'io colto un qualcosa che Sossella non ha detto, che sicuramente Ramazzotti non è
un’operazione di livello artistico quale forse lo potrebbe essere un discorso, mmmh, tra
virgolette, veramente artistico – no? – cioè perlomeno l’intenzionalità; il linguaggio era molto
più complesso in un’operazione di tipo veramente artistico che non in quella di Ramazzotti, che
poteva andare, più che altro, incontro a un ……, solamente, esclusivamente a una richiesta
commerciale, più facile da capire per i ragazzi e quindi anche più disponibile; però credo che il
discorso che volesse fare Sossella, e in questo caso io l’accettavo tantissimo, è che, mentre la
scuola impone le cose di valore e richiede ai ragazzi di accoglierle come tali, invece nel caso di
Ramazzotti, questa era una scelta che veniva da loro, quindi era un gusto che cominciava a
formarsi e, tutto sommato, visto come processo, probabilmente aveva un enorme valore e anche
come differenza di metodo nei confronti della scuola poteva avere un enorme valore, però
veniva fuori anche
G – No, ma ……. ma io sono perfettamente d’accordo su questo; cioè che, chiaramente,
l’approccio scolastico è di un certo tipo, quindi i valori presentati a scuola sono di un certo tipo;
su questo non ci piove, ed è ………. sarebbe…………. E lì non c’è libertà. Io non ne vedo
altrettanta in un’operazione di Ramazzotti, in un mondo dove una canzone, quando nasce, c’è
prima……….. parte dallo studio di un segmento di mercato al quale va ad impattare, dopodiché
si … si studia (sia le melodie sia le musiche sia le atmosfere che ricrea) se ha possibilità di
successo ; questo vale per una canzone, per un film, per ………. E’ chiaro che chi fa arte
contemporanea non opera dentro queste logiche, e da questo punto di vista – eh – chiaramente
diventa più importante, però poi quali siano le logiche che muovono gli artisti ad operare
diventa molto … un fatto molto molto complicato, perché normalmente l’artista è l’artefice del
suo linguaggio, quindi occorre avvicinarsi, diciamo, alla sua forma mentis, al suo modo di
agire; questo, secondo me, già di per sé taglia un po’ l’aspetto d’impatto con la massa,
presuppone
– diciamo – a valle una forma di accostamento, una scelta di campo per …….,
dove dietro ci deve essere la volontà a capire perché Sossella fa quell’operazione, Ghiglione fa
quel lavoro e un altro artista ne fa un altro; ecco, da questo punto di vista……………, ecco su
questo sono abbastanza ………; cioè, lo studente a scuola non compie nessuna scelta, si trova
un pacchetto di valori, che poi sono aridamente elencati in un programma; quindi è una scelta e
all’interno del programma ci saranno argomenti più trattati, altri meno trattati; quindi
chiaramente capisco che passano dei valori di un certo tipo e che lo studente, il giovane, non
sceglie. Sul fatto che sia libero, cioè sul fatto che sia diverso un altro tipo, diciamo, di valore
che gli arriva attraverso un’altra strada è anche vero, sul fatto che sia libero io ho qualche
perplessità, nel senso
F – Non Ramazzotti, per prenderlo come simbolo; però il ragazzo che sceglie Ramazzotti è
libero sotto un certo aspetto, perché poi libero non lo è nessuno, questo è chiaro.
G – Sì, ma io penso che, questa potrebbe essere una mia deformazione, tendo a veder più
libero il ragazzo che rifiuta Ramazzotti rispetto a quello che lo sceglie.
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Mauro Ghiglione alla Galleria Leonardi V-idea durante un momento del colloquio.
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F – Questo probabilmente sì, …………..
G – Prendendo Ramazzotti come fenomeno diciamo di massa, come risultati, che non so
neanche se sia vero perché io non sono …………….., come risultato diciamo di una
multinazionale discografica che fa un’operazione che deve necessariamente avere dei ritorni
economici, quindi anche un successo di
R – Vado un attimo su in casa, dovrebbe arrivare tra poco Alessandro; nel caso telefonassero
…………. Ritorno subito.
G – Sì, sì.
G – Sul fatto che siano liberi i ragazzi, ma siamo liberi anche noi rispetto ………………? Su
questo non sarei così sicuro, cioè, infatti io avevo identificato nella capacità critica, cioè nella
capacità di scegliere all’interno dei messaggi che ci arrivano dall’esterno, come l’elemento che
potesse costituire effettivamente una …………., di conseguenza anche lo stimolo all’operare
artistico, voglio dire – no? – nel senso che……………tutto sommato anche il mondo dell’arte a
volte propone al suo interno delle situazioni di grande successo che vengono abbastanza fruite
acriticamente, sia che vengano dal mercato, sia dal museo, dal critico di valore insomma, ecco,
da questo punto di vista; quindi la capacità critica di scegliere, secondo me, è importantissima.
G – Ciao. [Saluta Alessandro che è appena entrato in galleria].
A – Ciao
G – Questo è Alessandro?
F – Sì.
G – Ah. Eee quindi è importantissima.
F – Sì, dico una cosa ad Alessandro. Ma forse avrà visto Rosa, le avrà parlato.
G – Sì.
F – E una cosa………….posso?
G – Sì, figurati.
F – voglio dirti questo, va be’ questo, però lo trovo secondario, non vorrei continuare su questo
perché se no …………. mi pare che il discorso si richiuderebbe. Io penso che la scelta del
cantante, per non nominare sempre Ramazzotti, del cantante di successo sia per i ragazzi uno
stimolo per cominciare a dimostrare, a manifestare le proprie scelte, le proprie………….. i
propri bisogni e quindi di lì poi pian piano potrà allontanarsi e criticare.
G – Ma guarda, su questo …… su questo non ci piove, cioè voglio dire, io nel ’77 avevo
diciotto anni e nel ’77 c’era un forte clima politico, politicizzato; erano tutti condizionamenti;
io lo posso dire, almeno per quanto riguarda me, gran parte venivano dall’esterno, venivano
assunti come valori e poi certo diventano uno strumento per crescita, anche se la cosa che
ricordo, non vorrei fare proprio il nostalgico, mi sembra che sull’aspetto critico, sulla capacità
di dire no poi…………., questo, la capacità di dire no a una situazione, a una ………….. [i
pare che]all’epoca, anche se probabilmente indotta dall’esterno, ci fosse maggiore attenzione di
oggi, mentre mi dà la sensazione che oggi si tenda ad una maggiore omologazione, a una
maggior, come dire, ……… a un sentimento di , sì, di omologazione più che di uguaglianza,
ecco; da questo punto di vista forse io, l’ho detto prima, preferivo un ragazzo che sceglie di dire
no a Ramazzotti, io….. per l’amor di dio………. nel senso………..
F – Certo, come simbolo.
G – Ecco, esatto. Come lo abbiamo interpretato anche non correttamente adesso … che dice di
no a Ramazzotti piuttosto che uno che dica di sì; che poi per entrambi possa diventare uno
strumento di emancipazione o di comunicazione altra penso possa essere vero, questo penso di
sì.
F – Ecco un’altra cosa che ti volevo chiedere. Dal discorso che tu hai fatto mi è sembrato di
cogliere qualche sfumatura che potesse mettere – giustamente, non giustamente, non lo so – in
discussione il mio tentativo di avvicinare i ragazzi all’arte contemporanea; non come discorso
in sé, che tu penso lo trovi giusto, come possibilità reale di … di……….., perché tu dicevi:
perché un ragazzo possa apprezzare in qualche modo, anche superficialmente, il discorso
dell’arte contemporanea [si] richiede la formazione di uno spirito critico, che non è una cosa
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che si ottenga dall’oggi al domani, poi un avvicinamento all’arte e poi, per di più, all’arte
contemporanea, che è più complessa in quanto portatrice di codificazioni nuove eccetera,
quindi
G – Sì, io penso … penso … penso un po’ così, penso un po’ questo, penso che sia molto
complicato proprio per queste ragioni.
F – Cioè, quindi trovi il mio discorso prematuro per dei ragazzi di quest’età.
G – Mmmmmh ……….
F – Cioè, io ti voglio dire …………, anche perché tu sappia prima di rispondere dove io voglio
andare a parare. Per esempio, ho accompagnato quest’anno i ragazzi a Rivoli, ho visto che
c’erano delle classi non solo elementari – anche di prima elementare – che venivano
accompagnate in visita al museo ma addirittura anche – e dico addirittura non nel senso
negativo, [ma] nel senso che uno non se lo aspetti, purtroppo – anche dei ragazzi di scuola
materna; io avevo visto molto tempo fa, per esempio, alla televisione che [a Vienna] suonavano
dei ragazzi undicenni - dodicenni il violino; ecco, il fatto che da noi – dico da noi per dire
l’esperienza mia, che poi non lo so se in Italia sia dappertutto così – non ci sia questo
avvicinamento alla cultura contemporanea [ritengo] sia un difetto, non un pregio.
G – Sì, questo indubbiamente, questo indubbiamente, questo indubbiamente nel senso che
………., ma verso la cultura più in generale voglio dire, sì, questo indubbiamente. Se uno, uno
dei metodi, infatti adesso mi veniva in mente, più che parlare di arte contemporanea, la cosa
che io trovo più importante forse è portargliela a vedere, nel senso ….. attraverso musei o
gallerie, indubbiamente; sul fatto che poi finisca …………..; è chiaro che diventa una
familiarizzazione con un linguaggio nuovo; questo lo capisco, nel senso che se io sentissi
parlare inglese da … da tre anni è chiaro che, anche se poi parlo italiano, mi rimane un
approccio nel momento in cui voglio approfondire; questo come propedeutica indubbiamente è
importante, importante e questo da noi non avviene, e forse stava lì il discorso di Sossella, in
virtù di schematizzazioni molto forti delle istituzioni, che sono la scuola, che sono ………… su
questo io sono d’accordo; io lavoro con una galleria in Olanda, e sovente l’ho detto a Rosa, la
frequentazione delle gallerie è molto più spontanea, nel senso che effettivamente c’è una
………. anche per …………. non solo ………… noi nelle gallerie, qua, siamo sempre gli
stessi, là capita che ci siano persone che entrino e acquistino un pezzo perché a loro piace e
questo è dovuto a una formazione del gusto che probabilmente ha radici più lontane, cioè a una
frequentazione da ragazzi o con genitori a musei o in gallerie; questo sicuramente avviene. Sul
fatto della comprensione, quindi poi della storia e della cultura e della ricerca, cioè rispetto a
quello che poi dell’arte contemporanea costituirà un segno piuttosto che quello che costituirà un
fatto di costume oppure rispetto a quello che non costituirà nulla, perché la ricerca prevede
anche che non si trovi nulla, ecco, rispetto a questo penso occorra un approccio un po’ diverso,
rispetto al fatto che possa aiutare a comprendere il secolo, il fine secolo o piuttosto che un altro
aspetto dell’uomo, ecco. Da questo punto di vista io ritengo che l’approccio debba
necessariamente maturare in una situazione anche temporale un po’ più lunga, questooo …….
F – Infatti io un tentativo di avvio
G – Poi, rispetto al fatto che diventi propedeutica e che costituisca un elemento di scelta, per
esempio, è importantissimo; perché se nessuno non lo sa non può neanche sceglierlo questo; su
questo siamo d’accordo tantissimo; rispetto a … al comprendere operazioni di Falaguasta, io
non lo so se agisce a favore o contro. Io dico anche questo alla luce del fatto che ho una
bambina, è più piccola forse dei ragazzi che segui tu, ha nove anni; ma una delle esigenze che
vedo è una grande esigenza di sicurezza, di essere, diciamo, uguale agli altri, di avere dei valori
certi; quindi tutte quelle che son situazioni che pongono delle problematiche o delle
situazioni………… vedo che tende a rifuggirle. Non so se è un caso particolare mia figlia o se
vale, in generale, per ragazzi giovani; quindi io non so se, per esempio, un’operazione,
interessantissima, [di quelle] che a me piacciono, come quella di Falaguasta, non so se finisce
per essere letta come un fatto molto superficiale o … o … o superficialistico oppure, così, di
semplice effetto, di spettacolo o di trasgressione per la trasgressione o se costituisce lo stimolo
per andare ad essere, a curiosare di più, cioè, ecco, non lo so, rispetto ad un’utenza così
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giovane, ecco, questo ……….,mi rimangono delle perplessità anzi, probabilmente
…………………; ripeto, non lo so, onestamente non saprei, è un problema che non mi sono
mai posto e non … e non saprei………
F – Sì, ecco, la
G – Cioè, rispetto al problema linguaggio, ready made, ready made umano, Duchamp, c’è tutta
una serie di cose che per coglierle occorre – ripeto – essercisi avvicinati in qualche maniera,
avere un’opinione rispetto a determinate cose, avere una scala di valori interiori e con quella
confrontarli. Io penso che questa griglia, diciamo, bisogna che in qualche maniera venga
costruita e se non ci fosse dentro quel ……………….., se decidesse uno di escludere …….. di
avere questa griglia secondo me non c’è nulla di male, sarebbe bene che a questo punto venisse
escluso anche Van Gogh, cioè – capisci? – nel senso che, voglio dire, hai scelto che non …..
che l’arte non ti interessa, ti vuoi occupare d’altro ………; secondo me, ripeto, può essere
anche legittimo con persone assolutamente di pari valore, ecco; è importante, ecco …… ecco
questo forse è importante: il sapere che quando uno la scarta deve essere consapevole di aver
scartato anche tutto il resto, cioè non rimanere a dire: Fino a Van Gogh è un valore, dopo non è
più niente. Questo sì, questo magari sarebbe più importante, nel senso che il messaggio passi
che gli artisti oggi lavoran diversamente, con diversi strumenti, con diversi linguaggi e
compiendo ricerche in divers……. attorno anche a diverse discipline; è un modus operandi che
è di per sé un valore. Se a me non interessa, come non mi interessa Van Gogh, come non mi
……,ecco non …………….. Il discorso, questo sì, è un po’ più antipatico, disturba anche a me
il discorso, …………, dire dopo Picasso non c’è più niente, o, peggio, dopo Michelangelo non
c’è più niente; che a volte li sento anche; son discorsi che un po’ disturbano anche a me; ecco,
questo sì.
F – Dunque, volevo dire questo: il ………….. quando tu hai fatto il riferimento a tua figlia –
no? – mmmmh, sì, ……………, io, intanto per precisare, faccio queste cose soprattutto, non
esclusivamente ma soprattutto, più o meno quando sono all’ultimo anno, in terza media, quindi
hanno l’età di tredici anni, quattordici anni – no? – se sono ripetenti, e sono sicuramente
disorientati, però il …………. Ritorno un po’ al discorso di prima e non voglio essere
ripetitivo, però credo che sia fondamentale ritornarci, cioè all’interno della scuola i ragazzi, i
genitori prima ancora dei ragazzi, si aspettano giusto delle sicurezze, che abbiano la possibilità
di conoscere le cose che sono riconosciute da tutti, però sotto questo punto di vista, a me
sembra
G - Adesso parlavi dei ragazzi o dei genitori?
F - Entrambe le cose. I ragazzi: perché chiaramente i ragazzi hanno bisogno di avere un modello
a cui potersi
G - confrontare
F - confrontare e purtroppo uniformare eee non avere dei modelli (apparentemente, perché io
cerco di comunicare un modello, poi lo vedremo, magari fra qualche minuto .....) eee è
sicuramente un’operazione molto difficile, però secondo me necessaria; i genitori ugualmente,
cioè i genitori vogliono stare - è giusto, non dico di no - vogliono stare tranquilli; la scuola è un
luogo di sicurezza dove loro possono sapere che il bianco è bianco e il nero è nero. Bianco deve
essere bianco se i genitori sanno che è bianco e il figlio deve dire che è bianco, e così per il
nero. Secondo me, purtroppo questa è un’operazione negativa al massimo, perché cerca di
comunicare ai ragazzi delle false verità, cioè che noi abbiamo in mano delle verità. Io sono
convinto che non ne abbiamo, ognuno di noi se ne costruisce una; [occorre] avviare i ragazzi a
a … a trovare il modo di essere tranquilli quando elaborano una loro verità. Ecco. Io infatti
quando dicevo tra qualche minuto arriverò a dire questo,........: secondo me il modello da dare è
proprio questo, non un modello preciso, ma dire ai ragazzi ................, quando io faccio vedere
un video, ai ragazzi, d’arte contemporanea, tipo quelli che sai che ha Rosa [Leonardi],
sicuramente i ragazzi lo rifiutano e quando poi devono commentare io non voglio subito
commentarlo e voglio che siano loro a commentarlo; quando poi loro avranno detto le loro
opinioni, che generalmente sono di rifiuto, negative, ecc., e io cercherò di dire la mia opinione
a loro, dico: guardate che è la mia opinione, non è l’interpretazione del video. Mi auguro che
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ci sia qualcosa che concordi con quello che l’artista ha voluto dire, ma non lo so assolutamente.
In un certo senso mi svaluto agli occhi dei ragazzi perché i ragazzi hanno bisogno di sicurezza,
hanno bisogno di sentir dire: questo video vuol dire questo e quest’altro; tu hai capito e tu non
hai capito. Invece no. Devono riuscire i ragazzi a capire che il giudizio di ognuno, per quanto
sbagliato possa essere, è il giudizio di ognuno, che ha validità perché è un transfert, è una
proiezione di quello che il ragazzo può vedere in quel video; quando dice: Mi sono annoiato e
non l’ho guardato, [rispondo:] Bene, ma dimmi perché ti sei annoiato e perché non l’hai voluto
guardare. Quindi è un’autoanalisi, è un cominciare a crescere nella libertà di capire che ognuno
di loro è un individuo, che ha dei diritti, e che poi la critica d’arte sia un’altra cosa .................,
senza dubbio! Io in terza media non posso pretendere di fare questi discorsi; però quello della
crescita interiore attraverso l’avvicinamento all’arte contemporanea come vista ................., non
come arte contemporanea - che poi non mi interessa neanche gran che in fondo in fondo l’arte
contemporanea -; mi interessano i discorsi, i problemi che l’arte contemporanea cerca di portare
avanti, perché sono i problemi della società di oggi, miei, ma soprattutto dei ragazzi, che li
vivono più intensamente che non forse io stesso,
G - Adesso tu dici questo perché? A me sembra che l’arte contemporanea oggi non sia una .....
un....,massimalizzo un pochino, ma mi sembra che non sia portatrice di grandi problematiche.
F - Perché?
G . Ho questa sensazione, ho la sensazione che sia molto rinchiusa su se stessa e faccia della
filologia e ci sia della ............ un taglio forse più ........... maggiormente poetico che non di
contenuti. Ecco. Io ho questa sensazione.
F - Sì, però la poesia è un contenuto anche lei, no? Però io porto per esempio dei discorsi un
po’ al limite. Quando la Body Art è nata negli anni ‘70.............. Ormai dovrebbe essere un
discorso finito. Non è finito. Vediamo che ci sono degli artisti - come Orlan, Franko B.,
eccetera - che portano avanti un discorso - per non parlare di Marina Abramovic eccetera portano avanti un discorso che dà molto fastidio, e questo io penso che non sia finito (il
discorso della Body Art) perché non è finito il discorso sul corpo; anzi, forse comincia più
adesso con i problemi della clonazione, degli interventi chirurgici, sia di estetica sia di trapianti
di organi e così via. E’ un discorso che è ancora vivo. C’è il discorso del controllo del pensiero
umano attraverso un eventuale trapianto di cervelli e così via di
G - Sì.
F - Cioè, è un discorso problematico.
G - Certo.
F - Magari affrontato inadeguatamente, però per lo meno i ragazzi colgono. Io non ho mai fatto
vedere nulla - è chiaro - di Franko B., sia perché non ce l’ho [il video] e sia perché non me la
sentirei di farglielo vedere. Orlan: forse qualcosa sì. Di Abramovic qualcosa ho fatto vedere no? - Delle cose.....
G - Sì .
F - Qui, dico, ci sono dei discorsi; vengono; questo è un discorso. Però poi anche altri. Io penso
che ci siano. Il fatto che oggi non ci sia la possibilità, mi par di capire, come anche Rosa tante
volte mi ha accennato, di trovare un indirizzo è la manifestazione del fatto stesso che tutti gli
strati .................. a tutti i livelli sociali - intendo livelli sociali delle varie categorie:
l’economia,.........G - Sì, sì.
F - no? non si riesce a capire dove si debba andare; si va a tentoni.
G - Ssss.........ì
F - E questa è un’altra problematica attuale che l’arte mi sembra che porti ............... avanti,
involontariamente forse.
G - Ss...ì. Dunque, si va si va a tentoni nel senso .............. A me la cosa che mi dà .................
mi sembra che il mondo sia governato da una forte logica di interessi.
F - Certo.
G - No? E a questa logica al momento mi sembra non sfugga neanche l’arte.
F - Certo.
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G - Mi sembra. Se poi mi dici che l’Orlan, l’Abramovic ( più l’Orlan forse che l’Abramovic,
più l’Abramovic forse che l’Orlan, ee no, scusa, più l’Orlan) fa un lavoro sul corpo che è più
eur...... eee, tipo lavoro che fa, presenta delle problematiche importantissime, su questo sono
d’accordo, nel senso ........... rispetto al corpo e rispetto alla omologazione anche del corpo, cioè
il fatto che dobbiamo diventare tutti uguali e il fatto che lei si faccia un intervento diciamo di
… di ... tecnicamente estetico solo perché sfugga a determinati canoni che sono la norma
diventa un fatto disarmante o quasi tragico o da rifiutarsi, ecco mi sembra effettivamente
........... Già la scelta di un’Artista chee rispetto a dei ragazzi che la vedono per la prima volta
può effettivamente aprire una problematica, un far vedere le cose in un modo diverso; eee
l’Abramovic: la mia sensazione è già che lavori su una dimensione che, per coglierla bene,
bisognerebbe forse conoscere anche la sua storia, il suo [salto qualche parola perché non si
capisce] secondo me già più drammatici; a me forse più vicina rispetto all’Orlan; l’Orlan
funziona, anche lì poi, nel mondo dell’arte come elemento all’interno di questa codificazione,
cioè come elemento che scardina o che porta in un territorio una cosa che abitualmente stava in
un altro, ecco. Cioè che ci siano degli artisti contemporanei che diventino - diciamo - veicolo,
in virtù della loro ricerca, diciamo veicolo di una discussione, di una problematica che può far
nascere un senso critico, questo penso sia vero, cioè non generalmente intesa proprio perché
l’arte contemporanea ha molte........ - dicevo prima - ha moltissimi linguaggi che ogni artista
sceglie e che ogni artista trasgredisce in qualche modo e quindi non è detto che tutti possano
essere d’impatto immediato; non so, se possiamo tornare un momento indietro, penso che
cogliere il taglio sulla tela di Fontana sia stato per i contemporanei di Fontana più complicato
che non cogliere la Marylin di Warhol, penso
F - Sì, sono d’accordo.
G - No. Ecco. Quindi......, sono gross..........; non dico contemporanei, ma grosso modo è un
periodo di storia dell’arte ................, che più o meno coesistevano e quindi probabilmente
penso che a dei ragazzi, se tu fossi stato insegnante a quell’epoca, fosse stato forse più giusto
rispetto agli intenti prendere Andy Warhol piuttosto che Fontana, penso, nel senso che per
cogliere diciamo il gesto di Fontana occorreva quel procedimento a cui facevo riferimento
prima, cioè un accostamento, come a volte mi viene da pensare rispetto a certi libri, io ......,
capita di sovente di verificare libri letti a vent’anni e riletti a trenta, e è molto diverso, cioè per
me è stato molto diverso, non credo di
R - Dov’è Alessandro?
F - E’ uscito un attimo.
R - E’ andato fuori ?
F - Sì.
R - Proprio fuori?
F - Mi è parso di sì.
R - Va bene. Allora io vado.
F - Ma è uscito proprio in questo secondo qua.
F - Non ha importanza. Ditegli che vado e che mi aspetti che arrivo.
F - Va bene.
R - Non so; per me potete starci fino a quando volete.
F - Ah. Ti ringrazio. Fino a che Mauro non mi dice che è stufo.
G - No, no, io non sono stufo.
Cioè io a volte come artista tendo a vedere - forse è un limite, però ....... - quello proprio che
avviene in termini di valori, che poi a volte diventano mode che durano un mese, tre mesi, una
stagione, e mi rendo conto che è proprio un mondo proprio a sé; tutti gli altri, quelli che lo
vogliono prendere da un punto di vista diverso, come puoi essere tu, .............., o lo utilizzi
proprio come strumento per un fine altro e allora va bene l’Orlan per dire: Guardate che il
mondo occidentale sta andando in questa direzione e quest’Artista ha queste preoccupazioni;
ma non ........... genericamente come metodo per approccio all’arte contemporanea; non credo
che possa essere assunto come metodo, come tale insomma; penso che forse sono più gli
artisti che genereranno un rifiuto che non quelli un interesse
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R - [Rivolta a Mauro] No, poi con coso si mette bene, con [ Rosa pronuncia il nome di una
persona che non è qui il caso di riportare] e adesso dovrebbe venire. Ha chiamato la [ altro
nome di persona], era fuori e mi faceva chiamare appena rientrava.
G - Va bene.
R - Ciao.
G - Ciao.
F - Ciao. Grazie, Rosa.
Sì. Io adesso …….. cioèè ……… Il discorso potrebbe forse prendere diverse strade; non lo so
qua, ma per dire, per esempio, quando io a scuola - chiaramente alle medie leggevo anche, mi
piaceva leggere ancora prima [delle medie], eccetera; a volte erano cose proposte dalla scuola,
più spesso erano cose che interessavano me - ……….., però negli anni successivi, poi, quando
ho cominciato a leggere con maggior convinzione, io leggevo non tanto per conoscere - anche,
ma non era la motivazione principale - per conoscere il tale scrittore perché era importante nel
campo della storia della letteratura eccetera, ma semplicemente perché supponevo che quello
scrittore potesse dirmi qualcosa, e quindi mi avvicinavo soprattutto alla letteratura
contemporanea, che non compariva quasi sui libri di scuola, proprio perché li sentivo più vicini
a me; quindi cerco di portare ai ragazzi questo discorso, perché forse ……….. E' anche questo,
se vogliamo, un po' limitativo, perché porto agli altri un'esperienza che è stata mia e che
adesso sono portato a pensare che anche gli altri possano pensare al mio stesso modo, il che
non è vero. Però quando parlo di arte contemporanea ……………..; per esempio tu mi dicevi il
taglio di Fontana, eh, io avrei scelto più il taglio di Fontana che non la Marilyn, così come
scelgo più la scatoletta di Manzoni - no? - la Merda d'Artista, perché la trovo più scioccante che
non invece un'altra cosa, perché proprio attraverso un ridotto shock
G - Tu la trovi scioccante, ma perché sia scioccante per questi ragazzi [essi] devono
……….deve essere prima passato tutta quella mistica attorno all'arte.
F - E certo. Io cerco di ……. Cerco di
G - Se non è passata, se non c'è, se non c'è, uno
F - Cioè , scusa, la mistica di valori attorno all’arte: la vedi in senso positivo o in senso
negativo?
[Rivolto ad Alessandro che sta rientrando] Eee ....... ha detto Rosa che lei va e che quindi ..........
[rivolto a Mauro Ghiglione] e che cosa aveva detto poi? non mi ricordo più che cosa avesse
aggiunto.
A - Doveva andare al Centro Galliera e io rimanevo qua.
F - Va bene. Allora sai già tutto.
Cioè: in che senso dicevi il ................?
G - Cioè. Tu avevi detto: io avrei scelto il taglio di Fontana
F - Sì.
G - e la Merda d’Artista di Manzoni.
F - Sì.
G - Va bene; però perché risulti un elemento trasgressivo o comunque un elemento dirompente,
F - Sì.
G - bisogna che prima sia passato all’interno dei fruitori, dei ragazzi, tutta quella mistica di
valori che sta attorno all’arte, che va
F - Sì. Credo che questo sia passato, non nel senso reale, però in senso così, diciamo
superficiale, come può essere per la cultura che viene dall’esterno per ragazzi della media. Sì.
Per esempio: una Gioconda o, che so, una Cappella Sistina sono indiscutibili per i ragazzi.
G - Io immagino una persona che dedica gran parte della sua vita, anche un adolescente, allo
studio dell’arte e quindi dal Rinascimento ............. Ecco. E’ chiaro che poi la Merda d’Artista
diventa un impatto
F - Certo.
G - più forte. Ma se io ho una tabula rasa dietro
F - No,......
G - e la vedo per la prima volta e la vedo ......................., non mi succede niente, mi sembra
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rispetto alle trasgressioni che mi offre il mondo contemporaneo mi sembra una cosa abbastanza
modesta.
F - Sì; però ho visto per esperienza ......... Sì, modesta, può darsi, però
G - rispetto - capisci? - alle … alle trasgressioni, agli effetti speciali che la tecnologia ci ......
F - Però
G - tutti i giorni ci sottopone
F - però mi pare di no. Io ho trovato che i ragazzi sono più disposti ad accettare delle cose che
sono molto più problematiche, a mio parere, .......... Faccio per dire, un esempio che porto
spesso: Donato Bilancia ai tempi passati. Avevano fatto vedere [in televisione], quando aveva
ucciso quel metronotte, il sangue nell’ascensore; mi è sembrata un’operazione gratuita - no? Non era il caso di far vedere ........ A me ha dato enorme fastidio; cosa che invece la Merda
d’Artista assolutamente non mi ha dato. Per i ragazzi invece no. Questo passa assolutamente
inosservato, così come tante altre cose; mentre nel campo dell’arte il taglio, i buchi di Fontana e
la Merda d’Artista sono cose da non prendersi neanche in considerazione, sono delle prese in
giro, sono delle dissacrazioni; loro nemmeno accettano le dissacrazioni; sono proprio dei
discorsi di persone che non hanno nulla da dire e fanno delle cose strane; ridono, ci ridono
sopra.
G - Sì, sì. Questo chiaramente. Io .............,non è ...................... Questo mi dispiace; però, ripeto,
la scelta di campo per cui
F - per esempio ...............
G - Non voglio che nella mia vita non m’importi l’arte; penso che non sia niente di
drammatico; cioè, se io non capisco questo non ci vedo niente di drammatico.
F - Sss...ì, ma penso che anche per i ragazzi sia così; però nel momento in cui gliene parli allora
nascono queste resistenze, molto forti, molto più forti nel campo dell’arte; io penso che proprio
perché c’è questa sicurezza che deve essere - che io desidero, non che debba essere - distrutta no? - e loro forse si rifiutano perché non hanno un altro modello da sostituire a quello che
G - Però io a volte,......................... questo invece mi è già capitato anche di pensarlo, rispetto ai
modelli, rispetto al fatto che questo è bianco, diciamo che è bianco e quindi è bianco, è vero
che noi viaggiamo in un mondo privo di sicurezze eee però è anche vero che il momento in cui
so che questo è bianco,...................................... il momento della ribellione o del rifiuto secondo
me prescinde un po’, cioè rischia poi di non esserci più, eee ...... mi spiego in altre maniere,
voglio dire
F - Sì, ho capito. Ma c’è sempre bisogno di ribellarsi? Cioè, una società - cosa utopistica nella
maniera più completa - una società libera, in cui ognuno ha il diritto di esprimere quello che
pensa e … e di mmh realizzare ciò che pensa - cosa che non sarà forse mai possibile realizzare,
però possa realizzare ciò che pensa - secondo me, è di gran lunga superiore a una società che
abbia il bisogno di permettere a uno di ribellarsi a quella società.
G - No, io non penso così; non vorrei essere frainteso, ma io non penso che ci sia
.......................; quando parlo di ribellione non penso né a rivoluzione né ad atti violenti, eee
penso però
F - Sì.
G - ad un momento di crescita che attraverso una crescita interiore........................., cioè, il
momento in cui uno poi si esprime come individuo e si conosce per quello che è e quindi rifiuta
o accetta determinati modelli; in quel momento, se ha avuto più scelte, più opportunità, è
importante; questo è importante: che sia la scuola che siano le famiglie che glieli che glieli
indichino; però il momento della scelta o del rifiuto secondo me è un passaggio obbligato; ché
mi sembra tra l’altro di poter dire: ne ha un riscontro proprio nell’arte contemporanea, dove
ogni … ogni … ogni movimento ogni artista ha di fondo la necessità di compiere
un’operazione di azzeramento,
F - Certo.
G - di presa di .......... Ma che la faccia o che non la faccia ha questa esigenza per arrivare poi ad
un mondo suo fatto di .......................... che costituisce la sua espressione e … e espressione
delle sue problematiche o delle problematiche di …… Questo penso che sia un passaggio
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fondamentale e importante; non vorrei essere frainteso da questo punto di vista, non intendo
rivoluzione, abbattimento di poteri; però penso che sia un passaggio interiore rispetto a dei
................ perché in fondo dove noi nasciamo lo stabilisce il caso
[Interruzione del nastro; rivolto la cassetta dal lato B]
F - [mi riferisco ai video che proietto ai miei alunni] ................................... lo credo che i
ragazzi dicano che sono belli o che li accettino; hanno tutto il diritto di rifiutarli.
G - Certo.
F - Non hanno il diritto, come dicevamo prima, di non conoscerli,
G - mmh.....
F - nel senso: io li ho conosciuti, li ho ritenuti validi, glieli propongo, loro hanno anche il diritto
di dire: ma perché ci ha proposto questo e non un’altra cosa? Non conoscono, non lo possono
dire, ma a livello teorico lo possono dire.
G - Per esempio, una cosa che incuriosisce me: quando proponi un video a … a … a dei
ragazzi, che presumo siano abbastanza in confidenza con televisioni o computer, immagini,
video, come viene fruito? viene fruito con la tua presentazione dicendo: Attenzione che questo
è un video d’arte! cioè con questa premessa, o viene fruito come immagini fra le immagini, che
loro possono fruire dalla mattina fino alla ............., tutto il giorno davanti alla televisione?
F - Cioè. Io li propongo così: Guardate che è un video noioso. Perché, intanto, prima li voglio
un po’ ........................, eliminare le aspettative, perché altrimenti la delusione sarebbe ancora
più forte, mmh; dico che l’ho scelto perché a me è piaciuto e lo trovo importante, che dica delle
cose importanti; però desidero sapere [da] loro cosa ne pensano; glielo propongo così;
chiaramente [in modo] costrittivo, perché non potrei diversamente, perché se no non lo
vorrebbero vedere, eee nel senso che fa parte di un programma scolastico.
G - Va be’, ho capito. Quindi a monte c’è tutta una struttura scuola che attraverso di te propone
quel video come espressione d’arte contemporanea e quindi c’è stata una scelta che è la tua o
della scuola
F - La mia.
G - che dice questo èèèèè ............. Il messaggio che passa è che ci sono questi lavori,
F - mmh
G - secondo me; ma passa perché? perché viene proposto in quell’ambito; cioè: la scuola è un
valore di un certo tipo che appunto ai genitori dà sicurezza e ai ragazzi palestra per crescere e
prendere cultura più in generale; la scuola mi propone anche questo; quindi ci sarà anche quello
che dice: Che palle! Mi tocca andare a sorbirmi il video. Ed è costretto a vederlo con un’ottica
deformata. O sbaglio? Cioè, voglio dire: se le stesse immagini gli passassero all’interno di Blob
penso che non sarebbero in grado di coglierle.
F - Infatti.
G - Quest’aspetto, no?
F - Sì.
G - Lo dico nel senso .....
F - Sì, no, no, giusto, giusto. Una cosa che ho notato, che mi è piaciuta, è che dopo aver visto
un video che avevo fatto vedere io ........ - e casualmente comparisse in qualche trasmissione - è
capitato proprio in Blob, qualcuna di quelle immagini, ............... i ragazzi me lo dicessero.
G - E’ normale.
F - E’ normale, certo.
G - E’ il meccanismo di riconoscere.
F - Esatto. Però hanno cominciato a capire che era un’immagine differente, perché avevano il
retroterra per capirlo.
G - E sì, ho capito. Però io voglio dire ..................... a me .......................... Io non sono qui a
contestare,
F - No, a me fa piacere [ se contesti].
G - mi sembra.
F - No. Scusa un attimo,
G - Una cosa molto importante: la cosa che dico è che questo meccanismo del riconoscere è
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importante perché ...............; cioè: in un cont. ..... determinato contesto hanno ricevuto delle
informazioni, le riconoscono in un altro e uno .............; il cervello fa questo, fa questi
collegamenti e … e va bene, va bene che vengano e probabilmente, se li rivedono in altro
ambito, questo ..................; ma da lì ad avere una possibilità, perché poi di questo si tratta, una
possibilità diciamo critica individuale di sapere - quando io invece vado a vedere una cosa che
vedo per la prima volta - eee provare un’emozione piuttosto che niente ..............................,
questo secondo me ........................., occorre una strada molto più
F - Ma su questo sono ................ Certo.
G - molto più complicata.
F - Più lunga direi. Più complicata e richiede più tempo.
G - Sì, esatto.
F - Però, secondo me, questo è l’inizio, l’avvio; cioè: cominciare
G - Sì, sì.
F - a far vedere che ......... A me sembra; poi sarà illusione mia; non lo so; però il fatto di far
vedere ai ragazzi dei video che prevalentemente - cioè ............, ci sono anche quelli che
utilizzano il linguaggio verbale, però - prevalentemente non utilizzano il linguaggio verbale,
quindi sono di difficile lettura, e comincino ad essere costretti a concentrarsi su questo per
cominciare a dare delle interpretazioni - perché io gliele richiedo - e loro si accorgono che
dicendole alle volte io posso commentare dicendo: non avevo pensato a questo che hai detto tu,
mi sembra possibile ed anche bello, - cioè - mi sembra anche un po’ invogliarli. Mmmh, anche
poi, quando, più grandi, saranno a casa se troveranno, faccio per dire - parlo della danza perché
è uno dei tanti, ma non è solo danza (no?), son tutti quei video proprio che non usano
prevalentemente il linguaggio verbale - se si trovano davanti ad uno spettacolo di danza
avrebbero girato canale, probabilmente continueranno a farlo, però sanno che quello spettacolo
sta dicendo qualcosa, ha … ha … ha bisogno......................; per esempio, faccio vedere un
video tipo come potrebbe essere - che ho preso qui da Rosa - la Carmen di Mats Ek: ha un
libretto [d’opera] che va conosciuto, una novella che va conosciuta, la lettura simbolica degli
atteggiamenti, le novità che il coreografo ha realizzato rispetto ai testi, il far vedere un altro
video della Carmen dove c’è Roland Petit che interpreta in maniera totalmente diversa la
Carmen e quindi avere un confronto e alla fin fine dire: Be’, ma allora queste cose che non si
capiscono hanno bisogno di una conoscenza precedente, di un’interpretazione personale e
riescono anche a dire delle cose che magari non mi piacciono però che hanno un senso.
G - Sì, sì, certo .......
F - Non ti voglio costringere a dir di sì.
G - No, no.
F - Mi fa piacere che tu trovi ............
G - Il messaggio ................ il messaggio che io mi sentirei di dire ai ragazzi è questo: cioè: se
........................... Noi siamo a scuola. Se ci sono delle cose che ................... e il programma che
va svolto, che fa parte di una didattica, dell’insegnamento per il vostro ................. e … e fra
questi c’è anche l’arte contemporanea, io non vorrei - ecco; questo è una cosa che io non vorrei;
per esempio, c’è anche come motivazione nel mio fare artistico - che venisse letto, proprio per
l’ambito scolastico, istituzione, insegnante e … e docente, come una cosa mmh culturale, alla
quale bisogna ................ Io mi sentirei di dire: Se non vi interessa l’arte, e aggiungiamo anche
tutta l’arte, non è ................; io non ci trovo niente di grave.
F - Son d’accordo perfettamente. Gliel’ho detto ai ragazzi.
G - Ecco; nel senso .................... Mentre trovo che invece ...........
F - Scusa, permetti solo una parentesi? Qua stiamo tornando - mi pare - al discorso di Sossella;
no?
G - Sì, sì.
F - quando dice: Ramazzotti eccetera. Ora non voglio portare dietro
G - No, no, va bene.
F - anche tutte quelle implicazioni che non accettavi.
G - Va bene; d’accordo; sì; cioè, voglio dire: detto questo, l’arte contemporanea c’è;
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all’interno di questo mondo avvengono queste ............... che hanno ................ che … che si
portano dietro delle problematiche anche ................ l’uomo del tempo nel quale vengono
espresse queste cose, quindi aiutano la comprensione della realtà,[de]i fenomeni della realtà,
del .............; come possono anche non aiutarlo; possono anche fuorviare questo; bisogna
.................... allora all’interno di questo diciamo ........ come si potrebbe definire ................ di
questo pullulare di linguaggi, di espressioni, la necessità di orientarsi non è soltanto una cosa,
secondo me, tipica dei ragazzi adolescenziali, è un’esigenza che si avverte un po’ più in
generale; cioè, perché noi artisti, un po’ per forma mentis, ma tendiamo subito a mettere in
evidenza gli aspetti strategici o commerciali di un’operazione piuttosto che i contenuti? vuoi
perché non abbiamo fatto parte, vuoi per tante motivazioni però anche per questo: perché anche
… anche rispetto ..................... avendo perso - diciamo - l’unità, un senso - diciamo - di
avanzamento, un canale di ricerca ben definito ci sono anche tante situazioni diciamo fuorvianti
che ti fanno poi intendere .................... anche misitificatorie, - questo bisogna dirlo - che
dipendono vuoi dal mercato vuoi anche dall’artista; siamo tanti voglio dire; non è che questo
era una critica a Sossella, che per altro è stato un artista che mi ha sempre interessato - no? però la cosa che ......... che mi aveva ...... aveva colto ............... che mi sembrava ................. mi
suonava un po’ falso o comunque più onesto aggiungere che io .......dire: Queste cose le faccio
perché, però, funzionano all’interno di un mondo ben preciso che è fatto di addetti ai lavori no? - Io............. Questa mi sembrava una cosa onesta; che se per caso voi questo mondo
decidete che non vi appartiene non è importante, ecco; invece probabilmente Ramazzotti mi
tocca ascoltarlo anche a me se non giro la....la Rai; cioè, voglio dire, questa possibilità: ritengo
che la ricerca, l’arte contemporanea, non l’avrà mai e io spero anche che non ce l’abbia, nel
senso che effettivamente la mia idea è sempre quella diciamo di ...di ... di speculazione del
pensiero dell’uomo e quindi probabilmente si occupa di aspetti o di territori abbastanza di
punta, ecco, voglio dire; poi l’operazione può essere di grande effetto come l’Orlan o come
l’Abramovic o come un semplice taglio sulla tela o un lavoro di Chiari; però è .... è ........
ritengo che sia un po’ questo, che se ............... cioè il dire a dei ragazzi: “Questa è l’arte!” non
va bene secondo me, “Io mi occupo di questo, buttate via il passato, buttate via quei diecimila
anni”
F - No, no, questo assolutamente no.
G - non va bene, secondo il mio punto di vista. Mi sembra più onesto dire: “E’ anche plausibile
non considerare ................... occuparsi d’altro” voglio dire; questa è una cosa che mi sta ......,
ecco, sì, io non so se poi il discorso che sviluppi possa avere altri, ecco; su come interessare dei
ragazzi non saprei, penso che la strada migliore sia quella di portarli a vedere le cose senza
neanche parlare troppo; io non sono un grande amante delle parole, nel senso che ..........
F - Però i ragazzi richiedono - eh - spiegazioni.
G - Sì, sì, certo, lo capisco, eeee
F - Sì.
G - Se è un testo critico di Argan piuttosto che di Celant.
F - [Ridacchio] Senti, volevo dirti
G - No, ma non è ....., no, no, non vorrei avere atteggiamenti eccessivamente aristocratici, è
….è una questione anche di ....….. per quanto mi riguarda …. un’onestà intellettuale. A volte io
ho la sensazione di non fare delle cose che hanno un valore assoluto come tende invece a volte
a dargli l’ambiente, la galleria o il museo, proprio per il luogo, per come è fatto, ecco, da questo
punto di vista. C’è una percezione un po’ a volte alterata delle cose che si fanno insomma, un
po’ come fare il video a scuola piuttosto che vederlo a casa, penso.
F – Ecco, una [cosa] che volevo dirti adesso, a questo punto che tu ………. mmh ……. a cui tu
sei arrivato, mi verrebbe voglia, ma non lo voglio fare, di chiederti del tuo lavoro e di spiegare
un po’ quello che fai e così via, però spero, - mmh, ….. chissà quando, però nelle mie
intenzioni c’è, se tu sarai d’accordo, una volta poi, chissà fra quanti anni; io te l’ho detto – però
d’invitarti perché a scuola tu possa
G – Lo faccio, lo faccio, io lo faccio volentieri.
F – parlare e ti
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G – Lo faccio volentieri.
F – e ti ringrazio; quindi io non voglio andare su questa strada per non esaurirla in un futuro.
G – Ah, va be’.
F – Invece avevo intenzione di farti due domande – no? – una ………. che te l’ho già fatta in
tempi passati, però te la rinnovo perché il mio pensiero fisso poi è sempre quello; uno: la scuola
a me piace nel senso che ritengo che dia delle cose; però purtroppo le dà male, a mio parere, e
quindi dovrebbe assolutamente rinnovarsi; come? non lo so; tu ne saprai meno di me
probabilmente.
G – Ecco: su questo sono d’accordo, su questo sono d’accordo ……. eeee ……., su questo sono
d’accordo. La cosa che, così, mi viene da pensare - questo adesso è un discorso quasi
sindacale - non si può pretendere da un corpo insegnante, secondo me mal retribuito, una
dedizione come aggiornamenti eeee …..: una cosa; l’altra cosa che mi vien da pensare, che io
l’ho verificata un po’ su di me, è che l’insegnante, secondo me, deve effettivamente avere una
dote che è quella della comunicazione, di far passare dei messaggi, che probabilmente ha delle
caratteristiche abbastanza innate nell’individuo. Cioè, voglio dire, io ho verificato su me stesso
di non essere assolutamente in grado di insegnare niente, anche risp…………., io ho avuto
un’esperienza, quando ero a Milano, nulla a che fare con l’arte, però mi occupavo diii ……..,
ho insegnato per quasi un anno sull’utilizzo del computer della Philips, divisione informatica,
ed era una cosa molto banale, che conoscevo molto bene nei dettagli, eee mi sono reso conto di
non aver nessuna qualità di far passare le mie conoscenze e l’interesse in un altro individuo.
Questo è probabilmente un nodo un pochino più difficile, nel senso chee come migliorar la
scuola ………. Questi sono discorsi incentrati sugli insegnanti; poi i problemi sono infiniti:
probabilmente dalle strutture ai quattrini; perché probabilmente per presentare certe cose, per
confrontarsi poi con il mondo esterno occorreranno anche dei mezzi presumo; no? a partire
dall’informatica alla tecnologia; no? penso. Non so se era questa la domanda.
F – Sì.
G – Nel senso che la scuola lavora un po’ su degli ……………. su uno stereotipo che va avanti
un pooo’ ………….. e probabilmente si svuota sempre di più; perché se si lascia agli
entusiasmi dei singoli insegnanti …………e uno parte entusiasta, poi l’anno dopo lo è un po’
meno, poi……………; penso; non so; io …………….
F – Ma è così.
G – Poi, alla fine, quando ha perso tutto il suo entusiasmo, penserà solo allo stipendio e farà la
routine: se mi chiedono questo io faccio questo; penso.
F – Sì, si.
G – Non so se …………
F – Anche se io poi ho paura quando, ai vertici, mettono mano nella scuola, perché ho timore
che riducano lo spazio di lavoro dell’individuo che ha voglia di lavorare – no? – perché
chiaramente dal vertice viene la direttiva e tutti si devono adeguare a quella direttiva.
G – Eh, sì. D’altro canto poi deve formare della gente ………….; no; non lo so; cerco di dire;
onestamente è un discorso nel quale mi perdo, nel senso che da una parte vedo l’esigenza da
parte del mondo del lavoro, comunque della società, di poter contare su degli individui con una
certa preparazione che in qualche maniera possa essere verificata; dall’altra mi rendo conto che
questo atteggiamento porta a una schematizzazione, a un impoverimento della ricchezza, che
invece c’è e che potrebbe, attraverso le scelte di insegnanti, forse portare a una crescita
maggiore; cioè: questo lo capisco; d’altro canto è una convenzione anche quella, voglio dire:
non potendo ognuno scegliersi il suo insegnante, bisogna passare attraverso le convenzioni. Sì,
io ritengo………. La cosa che a volte spiace è questo: che si potrebbe forse richiedere di più dal
corpo insegnante; a volte si sente dire: hanno tanto tempo libero, eccetera…..; però per
richiedere di più bisogna anche dare di più, secondo me,, perché se no……….; cioè, io dico
…….; cioè, poi ci sei tu che magari ti ci dedichi ventiquattro ore, perché per passione, per la tua
forma ….., ma c’è quello che probabilmente se gli mancano gli stimoli effettivamente fa il
travet e buonanotte; però è lì ….; siccome io lo ritengo un ruolo abbastanza chiave, perché poi
ho materiale umano in formazione, quindi anche delicato e importantissimo, secondo me la
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società dovrebbe forse dare una maggiore importanza, una maggiore centralità a questo ruolo
– no? – al di là degli strumenti, che poi secondo me verrebbero di conseguenza, cioè – voglio
dire – se il corpo insegnanti e la scuola è un valore, allora tu, stato che sei, faccelo vedere,
perché se no è così ……….; cioè penso che sia così, nel senso che …………….; allora
potrebbe diventare ambito dalle migliori persone andare a insegnare, e si innesterebbero forse
dei procedimenti virtuosi. Almeno è un discorso un po’ ….. un po’ sociale; ma voglio dire: una
strada quella, anche; adesso da noi, qui, si parla solo di bilanci, quindi ……………… Hai
capito? Io sono uno che ritiene che non può ………..; determinate discipline dell’attività umana
non possono sottostare a logica di bilancio; ho sempre detto che la cultura, la scuola, gli
ospedali non si possono mettere come obiettivo quello di una società che vende scarpe, perché
quella deve fare gli utili; del legittimo, non legittimo: va bene; ma dall’altra parte non è così,
cioè secondo il mio punto di vista; quindi la logica ………….; invece oggi sento che in
qualunque settore si parla: Abbiamo risparmiato qui, abbiamo guadagnato là. E’ chiaro che c’è
un impoverimento dei contenuti, nel senso……………. Questa è una mia sensazione; poi
……….
F – Sì, sono d’accordo. E ti volevo dire, sempre all’interno della prima domanda, eee , cioè:
quale……….; in base ai ricordi eccetera, la scuola, secondo la tua esperienza, cosa ti può aver
dato, che vorresti che continuasse a dare,[e] che cosa assolutamente non ti ha dato.
G – Cosa mi ha dato e cosa non mi ha dato? La scuola, di per sé, non mi ha dato niente. La cosa
che io ricordo è che invece all’interno della scuola ci sono stati insegnanti che magari
inconsapevolmente hanno dato, hanno acceso quelle scintille che poi sono diventate interessi e
anche ragioni di vita, questo sì, e che probabilmente, se rimanevo in ambito familiare o no,
questo poteva anche non avvenire, rispetto all’arte per esempio.
F – Sì. Ecco, per esempio: qualche scintilla? Riesci a ricordarla?
G – Sì, sì. Ma io ricordo in particolare un insegnante di Lettere che mi aveva fatto in qualche
maniera scoprire l’arte del…. - l’arte! Scusami! - la letteratura del Novecento, cosa che
abitualmente ……….,poi mi ricordo che altri compagni a scuola l’ultimo anno facevano
…………., l’arte del Novecento la relegavano all’ultimo mese, un po’ di corsa, un po’ di titoli,
qualche poesia; invece questa ci stimolava molto sulle letture; i romanzi che portava
…………..; probabilmente non è che nel programma………………..; e va be’; si è aperto un
mondo; tra l’altro non c’entrava neanche niente l’arte, nel senso …………….,però è stato,
diciamo, un elemento che poi ha messo in moto un meccanismo di curiosità o di conoscenza
rispetto a delle problematiche contemporanee. Il metodo non era precisamente il tuo,
F – [Ridacchio].
G – era un pochino più, era un pochino piùùù ………………………., ecco c’è anche questo
aspetto; tieni conto che io facevo una scuola dove ai miei tempi si diceva che noi avevamo una
scuola facile, c’erano i voti politici; eh, la cosa che ricordo di quest’insegnante è che era
un’insegnante viceversa piuttosto di uno stampo
F – Più severa, più tradizionale.
G – Sì, pur presentando
F – E’ più rigoroso, diciamo.
G – Sì, pur facendo …………., pur imponendoci di leggere Kafka, che non so quanto cazzo
avessimo capito Kafka
F – Sì, [ridacchio].
G – E no, e no. Ecco: nel senso …………., aveva però delle richieste molto esigenti dal punto
di vista delle interrogazioni piuttosto che ……………… Non era messa lì come possibilità; sai
bene ………….
F – Sì, sì [mentre ridacchio].
G – Quindi, per esempio, probabilmente ha giocato anche questo: il fatto di vedere una persona
che rispetto al modus vivendi della scuola andava un po’ controcorrente; eee può darsi
psicologicamente; non ho mai fatto un’indagine di tipo psicologico; non lo so; questo è una
cosa che ricordo anche piacevolmente, nel senso che la cosa che, fra ragazzi, diventava un
dramma, quando c’erano le ore di lettere, ……………………., per me è sempre stato invece
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un motivo di interesse – no? – Non so con quest’insegnante di lettere ……….; adesso le ragioni
mi sfuggono. Poi, la scuola cosa m’ha dato? M’ha dato ………….. No. Per esempio, una cosa
che io do atto a quest’insegnante [risiede nel fatto che] – che noi ci formavamo su dei testi di
critica marxista all’epoca sia rispetto alla storia che rispetto alla storia dell’arte (con l’Argan) –
è stata quella che ha detto: studiamo – evidentemente lei nel suo intimo era una persona, credo,
di destra, quindi nel suo intimo doveva ..... doveva accettare i testi perché li propone il
Ministero, credo, non è che l’insegnante sia
F – No, il testo lo può scegliere l’insegnante.
G – Anche tanti anni fa? Erano tutti uguali!
F – Sì, sì, sempre così. Sempre così.
G – Però si facevano le votazioni; non so come funzioni. Comunque lei
F – No, è l’insegnante che sceglie.
G – Il Salinari e Ricci lo odiava – no? – e quindi non andava bene secondo lei e infatti le sue
spiegazioni venivano fatte su altri testi; però aveva fatto capire a me e a tutta la classe insomma
che c’era una critica di un certo tipo e una critica di un altro; ecco, cioè dice: voi poi
…………..; insomma, quello che dici tu; scegliete liber……..; cioè: se avete queste opinioni
……….., sappiate però che avete sposato questo tipo di tesi e lo avete ……………; cioè, in
effetti era una che a suo modo – quindi in una maniera forse un po’ più dura – però aveva
messo in relazione più opportunità – no? – nel senso ………….; però anche lì, vedi, era rispetto
a un’insegnante. Più in generale, la scuola non è gran che; veramente non m’ha dato ……….;
tant’è vero che la mia esperienza scolastica è un po’ …………….; io poi avevo all’epoca la
passione dei fumetti e quindi non andavo neanche molto bene e avevo deciso di fare i fumetti e
…. quindi ……………. ; insomma poi mi hanno bocciato diverse volte; allora, poi, sono andato
via di casa; e poi però – siccome poi diventava un dramma familiare – avevo fatto due anni in
uno, avevo smesso coi fumetti; poi è cominciata la scoperta dell’arte e …………, va bene.
Quindi la scuola, di per sé, era un elemento, un’istituzione; all’epoca c’era molta
politicizzazione, nel senso che andavamo ai concerti di …….. degli Area, andavamo a Bologna
ai tempi della P38, di ……. della ……… i primi punk, i primi movimenti punk, sì, a Londra,
era ……… abbastanza ……………, già disillusi, non so come dire, erano tutti condizionamenti
che probabilmente venivano dall’esterno, non è che fossero scelti, cioè, come Ramazzotti, non
è una scelta, neanche la nostra era una scelta, non è che scegliessimo, io ho un po’ questa
sensazione ,anche rispetto – poi – alle vicende di tutti noi, insomma, tra le più disparate; il
momento però della scelta – quello sì – è importante; e c’è; quello avviene; cioè, quel passaggio
obbligato – a cui facevo riferimento prima, che tu ….. che ti fa accettare o rifiutare determinati
valori – quello, secondo me, c’è, il momento in cui avviene, cioè il momento in cui si verifica,
ed è bene che questo si verifichi; può darsi che ci sian persone che vivano più ……. in maniera
inconsapevole tutta la vita, non lo so, penserei di no, nel senso ………., spererei di no nel senso
che poi…………….. eeee ………… vivere in astratto ………….., vorrei citare Camus, ma
vogli[o dire:] vivere in astratto ……….., quando poi l’astratto si occupa di te è tardi ; insomma,
no; ecco – penso.
F – Sì. Allora, la seconda domanda, che ti volevo fare, adesso è questa: mmh, quando io mi
sono
G – Scusa eh
F – Sì.
G – La scuola mi ha dato dei bei ricordi.
F – [Ridacchio] Però che non riguardavano gli insegnanti.
G – Cioè: strumenti no, no; cioè: - devo dire la verità - forse ce li siamo fatti tutti dopo; forse
per strada ancora prima, penso.
F – Tutti.
G – Anche gli errori, insomma; gran che non mi ha dato, o forse …… tutto un materiale che poi
si deposita in qualche inconscio; questo non saprei dirtelo; può darsi, probabilmente nel senso
……………….
F – Sì. Allora passo alla seconda domanda. Dunque. Quando io mi sono rivolto a qualche
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artista eccetera – e dico artista in senso lato, no? –
G – Mmh [in segno di assenso].
F – nella maggior parte dei casi, se non nella quasi totalità, ho sempre ricevuto disponibilità
eccetera; per cui – a livello individuale – nulla da dire; però, tenuto presente che la scuola non
fa gran che per avvicinarsi al mondo culturale contemporaneo, però resta anche il fatto che il
mondo culturale contemporaneo, soprattutto nel campo delle arti visive, fa assai poco per
riuscire a entrare nella scuola; in parte forse tu mi hai già risposto: a questa domanda in parte;
però vorrei una risposta ancora più particolareggiata; fa assai poco per entrare nella scuola.
G – Sì.
F – Devi tenere presente
G – Non fa niente.
F – [Ridacchio] Sì. Bisogna tenere presente che se ci sono delle nuove generazioni preparate
nel campo è chiaro che cominciano ad interessarsi, a crescere, a discutere, a far crescere - penso
io - anche il mondo dell’arte, perché incomincia a non essere più un monologo tra gli addetti,
ma diventa un dialogo, un qualcosa di dialettico e però, nello stesso tempo, anche dal punto di
vista commerciale è evidente che se c’è un mondo più disponibile al discorso dell’arte poi è
anche più disposto, oltre che ad interessarsi, eventualmente ad acquistare, eeee per cui ci
dovrebbe essere
G – Questo non è vero; comunque …………
F – e io penso che se ci sono meno analfabeti
G – La gente compera – guarda – la gente compera quello ……….. la gente compera quello che
le si impone di comperare.
F – Be’ . Però è vero nella maggior parte dei casi, non in tutti i casi.
G – Sì, va bene, d’accordo; però io voglio dire: se guardo in casa mia, c’è un mucchio di merce
che non ho mica scelto di comperare.
F – Be’, anch’io.
G – Cioè, dico questo, no, non per propormi migliore; ma – voglio dire – ogni tanto a casa ci ho
un mucchio di roba che non si capisce come sia entrata e poi è il risultato di condizionamenti
immedia[ti] e non è che l’arte sfugga molto a questi aspetti;
F – Sì.
G – Cioè: anche per gli addetti ai lavori, eh, voglio dire.
F – Certo.
G – Io avevo un accendino. [Lo cerca e poi lo trova sul tavolino sotto altre cose].
F – Sì. Ecco. Però io …………., per esempio, sempre …………, quando eroo – diciamo così –
un giovane e così via eeee compravo i libri – allora non esistevano i remainder no? –
G – No.
F – però poi, quando hanno cominciato ad esistere, mi sono accorto che la stragrande
maggioranza dei libri che compravo io finivano nei remainder perché nessuno li acquistava;
quindi voglio dire in ogni campo qualcuno di noi ha delle capacità di resistenza che
G – Sì, certamente.
F – sicuramente mette in atto,
G – Certamente, certamente. Io magari ……..; ognuno di noi pensa, cioè,
F – come del resto anche tu.
G – pensa di essere un po’ più vaccinato in un settore; in altri ……..
F – E beh, è chiaro.
G – Io vedo dove ……………. Questo è fuori di dubbio, nel senso …………….. Guarda io
posso dire questo, non so se centra ma …………….. Io avevo avuto un’esperienza con Claudio
Costa e si parlava proprio di que[sto], ma una delle ……….., una sera a tavola l’argomento era
proprio questo; ci chiedevamo come mai non ci sono più ….., non si vedono più galleristi
giovani, collezionisti giovani, critici giovani; principalmente si è attorniati da uomini, diciamo
da anziani tra virgolette, comunque una cinquantina d’anni, con la loro storia ee ….., ed era un
sintomo di come l’arte interessi sempre meno insomma, voglio dire. Numericamente,
probabilmente, se facciamo un’analisi - io non ce li ho i dati - ma probabilmente sono sempre
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gli stessi che se ne occupano; chiaramente sono orientati a diverse situazioni; cioè
l’informazione oggi è molto più veloce, mentre una volta c’era ………. era molto più legata a
un luogo, a un territorio, quindi …………….e avevano fatto ………… e Claudio diceva
questo, diceva: gli anni sessanta settanta sono gli anni delle gallerie dove il luogo diventava il
luogo dell’evento, dove si strappavano le cordicelle e si entrava con i cavalli, si entrava con il
rullo schiacciapietre; diventava il luogo dell’evento; oggi anche in galleria questo non avviene
più; l’arte nelle piazze non ha ……………., è un fenomeno piuttosto datato e comunque
funzionava finché c’era un’ideologia che poi sosteneva, che oggi non c’è ……….., e allora han
fatto quest’operazione per cui dici bisognerebbe portarla direttamente in casa della gente; allora
avevamo contattato – non so se tu eri venuto, non so –
F – [Accenno a gesti di no].
G – un palazzo di …. di Castelletto, otto appartamenti di privati; ognuno indicava una stanza
del suo appartamento e noi si andava un giorno, si faceva un’installazione e poi la sera ci
sarebbe stata l’inaugurazione e quindi, per questo palazzo, è arrivato una marea di persone che
andava e girava da un appartamento all’altro, eeeeee lo sconcerto è stato, tipo la ……….., da
parte di queste persone, che erano persone che non avevano niente a che fare con il mondo
dell’arte, non è che fossero appassionati o collezionisti; è stato, penso, più o meno simile alla
Merda d’Artista, perché han visto delle cose che non facevano …………….,non erano neanche
previste nella loro scala di valori, quindi erano cose …………; non credo proprio che questo
abbia fatto …………., suscitato interesse o che altro, è stato vissuto – io ho avuto
quest’esperienza – vissuto come un effetto poi piacevole, perché poi nessuno di noi era un
criminale, quindi ………. eee ………. però in una maniera molto superficiale.
F – Ma non pensi che ogni mmmh esperienza nuova richieda capacità d’insistenza? Perché
subito non dà nessun risultato.
G – Repetita iuvant.
F – Sì, esatto.[Ridacchio].
G – Indubbiamente. Però ………., certo ………., e su questo io sono d’accordo, però mi
sembra che in qualche maniera mi conforti nelle mie tesi, nel senso che effettivamente bisogna
sbatterci la testa; c’è dietro, dietro c’è la …la…la scelta di campo e la volontà; e sul come farla
passare, che è importante che ci sia, perché io capisco questo; che poi l’arte effettivamente
costituisca una … una ricchezza ee e dia anche un senso alla vita – no? – anche, tra virgolette,
superiore insomma, o comunque un fatto di …. di arricchimento, è fuor di dubbio; che poi il
momento in cui uno non se ne vuole più occupare, ché rimane deluso, rimane comunque un
processo che ha dato qualcosa piuttosto che aver sottratto, piuttosto che …………… Sul come
… la palla passa a voi; io non sono un insegnante; cioè non so se sia vera – ecco – l’equazione:
prendiamoli da piccoli i collezionisti; io non ci credo; penso che poi, rispetto al problema
mercato …………………,anzi sovente si trovano persone che potrebbero [vorrebbero]
comprare e non possono e, viceversa, persone che possono e non comprano [che] quello che
determinati canali gli offrono come garanzia; ma forse non è neanche tanto amorale questo;
voglio dire: quando un imprenditore deve spendere ……………., io a volte ho fatto
………………., parlavo con un collezionista che ha una moglie che ha una galleria e si
lamentava del fatto che nella sua galleria vengono fior fiore di industriali dove per loro cento
milioni non so[no] .......………… e non comperano niente; eee io ho detto a lui: ma io
…………., quante volte, la mattina, l’avvocato Agnelli si alzerà e prenderà cinque milioni e li
butterà nella spazzatura? io penso mai, – no? – cioè quando decidono questi personaggi
– personaggi per i quali cento milioni non sono niente – di comprare qualcosa in arte, secondo
me, si rivolgono in quelle strutture dove il messaggio che passa non è tanto l’opera e quindi un
rapporto tuo critico, di gusto, di formazione o ……….. non ……….. non ……………, devono
scegliere quello che dà loro sicurezza, quello che il mercato ti propone come valore stabile, che
ha caratteristiche di durata nel tempo, che …………….. e da lì a volte la scelta sugli storici o
sull’antiquariato - in modo particolare a Genova - piuttosto, che nell’ambito dell’arte
contemporanea, l’artista che è stato celebrato nei luoghi deputati insomma, che sono le
biennali, che sono i musei, che sono ……….; quello dà una maggiore sicurezza, a prescindere
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che poi … che sparisca l’anno dopo piuttosto che non valga più niente fra vent’anni insomma;
questo mi sembra però anche legittimo.
F – Perché non è un’operazione artistica,
G – No. Certo. Ecco.
F – ma è un’operazione commerciale.
G – Quindi l’aspetto vendite non so se poi sia legatooo …………. Ora se questi ragazzi
diventano tutti dei grandi imprenditori ……………….., probabilmente ……………
F – [Ridacchio].
G – gli rimane anche la passione e diventano dei mecenati; non lo so; questo non … non saprei
dire. Ecco la cosa che invece a volte io lamento è questa, che riguarda non tanto l’aspetto
mercantile quanto l’aspetto istituzionale. Io penso che in Italia, e lo abbiamo già superato
prima, rispetto ad altri paesi del Nord Europa per esempio, non passi ………………..; e questo
è .. è .. è ….., io la colpa la do alla istituzione; il concetto di valore di arte contemporanea, cioè
quello, cioè, che i tuoi ragazzi considerano una presa in giro, è un messaggio che a loro è
passato, non è un loro pensiero; è passato perché le istituzioni, secondo me, danno quel segnale
sovente, vuoi facendo delle scelte di un certo tipo perché rispetto a musei rispetto a mostre
rispetto a.. a .. a ………., mentre altri paesi sono molto più coraggiosi, anche sbagliando voglio
dire, però hanno dentro di loro il concetto d’arte contemporanea; cito ancora l’Olanda: in
Olanda, se uno fa l’artista, ha lo status di artista e lo stato ti dà un mensile per campare, questo,
al di là delle implicazioni, può essere un bene o un male, però nella popolazione passa il
messaggio che tu hai un ruolo e crei del valore anche per gli altri; poi puoi non riuscirci, puoi
riuscirci, può essere vero, può non essere vero, perché, ripeto, la ricerca, come la intendo io,
prevede che non si trovi niente.
F – [Ridacchio] Certo ………., sì, come rischio, no?
G – Sì, come rischio prevede ………….., se no
F – non sarebbe più ricerca.
G – non sare[bbe] più ……, secondo me; in effetti ci sono paesi dove il concetto proprio di
artista contemporaneo, di ricercatore, viene vissuto dalla popolazione come un valore; in altri
paesi no, come una presa in giro, e noi, secondo me, siamo più vicini a questo secondo
…………., e questo è un pochino ……….., e in effetti mi dispiace, nel senso …………….,
perché sono opportunità che poi la collettività si perde insomma. [Pausa di silenzio].
F – Senza dubbio. Però ti volevo fare una domanda ma mi sono dimenticato, quindi ne faccio
un’altra. Allora, a questo punto, tu che cosa proporresti per cambiare le cose – ovviamente non
sarebbe possibile dall’oggi al domani – nel lunghissimo tempo, però se non si semina poi non si
potrà raccogliere. Cosa proporresti perché lo stato italiano o gli italiani in generale
G – Cosa proporrei a chi?
F – potessero cominciare
G – A chi?
F – A chi? A chi è responsabile di queste cose.
G – Se lo propongo a te è una cosa, e so che avrai …………
F – [Ridacchio].
G – Se fosse a Veltroni, gliene propongo delle altre; non so.
F – Purtroppo non lo sono ……….[ridacchio].
G – No, eee ………..
F – Cioè. Che cosa penseresti sull’astratto, tu hai già fatto quel discorso sull’astratto che poi
non ripaga, comunque sull’astratto che cosa si dovrebbe cominciare a fare per cambiare questo
stato di cose? I ministri dovrebbero ……………: certo, questa è la strada più rapida.
G – C’è un aspetto, c’è un aspetto in quanto collettivo, c’è un aspetto anche politico – no? –
quindi sociale, e la cosa più banale che mi viene in mente è che l’arte contemporanea negli
ultimi ………… insomma negli ultimi trenta quarant’anni l’hanno fatta gallerie, privati, poi
………., e comunque persone illuminate, persone che hanno messo di loro come tu metti di tuo
nel tuo lavoro, e questo poi ha portato però a dei valori che sono fruibili dalla collettività,
quindi … quindi di tutti; adesso io generalizzo un po’, però questo mi sento di sostenerlo.
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Quindi io posso dire l’istituzione, il museo, che capisco si debba occupare di ciò che è
storicizzato, che non ……………, però l’avvalersi …….., tanto: il riconoscere che c’è un
campo di ricerca in questa disciplina, l’avvalersi di collaboratori esterni tanto da …………..
– tra l’altro oggi va di moda – quindi che siano gallerie, collezionisti, critici …… e poi … e poi
operare sul campo voglio dire; cioè, fare una mostra può costare un mucchio di miliardi ma può
costare anche una cosa …………….; è chiaro che non è un business, perché siamo pochi quelli
che si occupano d’arte, quindi diamo via pochi voti voglio dire; però se il segnale fosse un
pochino più forte eeee ……. probabilmente eh ……..; insomma se, anziché fare vedere il video
che fai vedere a scuola e viene rifiutato, viene presentato in un’altra maniera, in un contesto
forse più carico di significati, che può essere un museo che poi ……,cioè: che aiuta a veicolare
un messaggio diverso, può anche far chiedere a qualcuno, compreso il genitore, insomma: Beh,
non è Fancello che è impazzito e fa vedere questi video a scuola ma la collettività, quindi a
Palazzo Ducale abbiamo visto il video che poi Fancello ha portato a scuola; forse facilita anche
il tuo lavoro rispetto ai genitori, perché poi questo bisogno di sicurezza non è neanche da
demonizzare, viviamo in un mondo che effettivamente, eh, se si schiaccia un bottone, possiamo
sparire anche tutti, voglio dire; quindi anche un’esigenza, una paura della quale non aver paura,
però anche da accettarla come tale, voglio dire; a volte l’esigenza di una sicurezza è un fatto
anche biologico, proprio per il fatto che ci rendiamo conto che sul pianeta possiamo anche
sparire dall’oggi al domani, voglio dire, tutto il nostro mondo non esistere più; eee questo come
spinta diciamo ad avere ………., quindi probabilmente se l’istituzione aiutasse anche il tuo
lavoro, quindi vedesse in cornici diverse quello che presenti a scuola, probabilmente si mettono
in moto meccanismi anche più virtuosi da parte di insegnanti, da parte di … di … di … anche
dei ragazzi voglio dire, nel senso che diventa un oggetto di desiderio, fra virgolette, quindi da
indagare e da studiare; certo può essere ……………., si può dire ……………, se io la metto in
questa maniera ti metto in una condizione di minor libertà, però può anche essere come non ero
io libero di essere fascista piuttosto a vent’anni, però è anche vero – siccome una parte di
persone, quelli che se ne occupano, sanno di cosa si tratta – [che] le potenzialità, secondo me,
sono enormi, quindi vale anche la pena, voglio dire, di presentarla come valore, come merita un
determinato tipo di lavoro di ricerca; la strada che cos’è? quella del far vedere quello che gli
artisti fanno e anche secondo me sarebbe molto importante; non è ………., il mio non vuole
essere un discorso localistico; importante che le istituzioni collaborassero fra di loro, quindi
vedere quello che fanno artisti di altri paesi, quindi attraverso strutture di ospitalità piuttosto
che di …….., allora forse effettivamente ci sarebbe uno scambio, il messaggio ………..,
passerebbe un messaggio trasversale anche nelle persone che non se ne occupano, come il
concetto di valore, il Van Dick a Genova, interessa sì ai genovesi che si occupano di
antiquariato, però il messaggio che è passato in tutti, compreso quello che invece si occupa solo
di calcio e va solo allo stadio, è che c’era un evento che presentava delle situazioni di valore;
secondo me, il messaggio che è passato è anche questo; e questo, non dico nella maniera così
pomposa come il Van Dick, se venisse fatta un po’ più attenzione anche rispetto a chi opera nel
settore della ricerca, probabilmente porterebbe dei frutti anche un po’ più immediati; cioè, si
utilizzano dei meccanismi di condizionamento che sono dati dall’istituzione e dai media per far
sì che uno poi si avvicini, e allora poi il lavoro di Fancello, che magari fa leva sull’aspetto
critico, che dice: attenzione, questo lo avete visto lì, però si può anche vedere in questa
maniera, diventerebbe un completamento; diciamo, cioè, saresti anche più agevolato; la
sensazione è che così sei una specie di Don Chisciotte.
F – [Ridacchio]. Lo so.
Il nastro della registrazione termina qui; però il colloquio è proseguito a lungo per strada.
N.B.: Non è stato sottoposto a conferma l’adattamento alla pagina scritta; ci sentiamo in dovere
di scusarci con l’Artista per gli immancabili e involontari fraintendimenti.
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SOTTOLINEATURE
Ogni estrapolazione dal contesto è atto arbitrario; ma tutto è contesto e l’agire è estrapolare; per
non restare inattivi citiamo alcuni passi, a nostro parere i più interessanti, del dialogo con
Ghiglione ben consapevoli di esercitare violenza sul senso complessivo.
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Tutte le operazioni sviluppate dagli artisti in aree disciplinari non strettamente pertinenti
funzionano benissimo se vengono ricondotte all’interno del sistema dell’arte, che contribuisce a
dare significato ai gesti compiuti.
Di fronte alle problematiche planetarie l’interesse per l’arte è questione di second’ordine, anche
se gli artisti non ne possono fare a meno.
Il ruolo dell’insegnante s’identifica con la divulgazione del sapere e, nello specifico, con la
trasmissione agli allievi del concetto di valore dell’arte contemporanea.
Occorre dotare di un forte senso critico il giovane che si avvicina all’arte contemporanea in
modo che possa effettuare delle scelte e si possa orientare dentro un territorio portatore di
segnali forti.
L’artista è contemporaneamente artefice e trasgressore del linguaggio; il pubblico per fruire
dell’arte deve accostarsi alla forma mentis e al modo di agire degli autori delle opere artistiche.
La volontà di capire presuppone una scelta di campo e perciò la comprensione non può
trasformarsi in fenomeno di massa.
Più che parlare di arte contemporanea conviene forse portare gli alunni a vederla nei musei,
nelle gallerie, perché così diviene una familiarizzazione con un linguaggio nuovo.
Lavoro con una galleria in Olanda. La frequentazione dei luoghi dell’arte lì è molto più
spontanea; le persone entrano e acquistano le opere che a loro piacciono. Ciò è dovuto a una
formazione del gusto che probabilmente ha radici in una confidenza assimilata, già da ragazzi,
visitando musei e gallerie con i genitori.
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Non so se avvicinare alle operazioni di Falaguasta ragazzi, privi dei prerequisiti necessari,
agisca a favore o contro; l’Artista corre il rischio di essere letto molto superficialmente come
semplice promotore di uno spettacolo trasgressivo.
Che uno non si interessi d’arte è accettabilissimo; incomprensibile è invece ritenere alcune
epoche valide e altre no. Disturba il discorso di coloro che dicono: dopo Picasso non c’è più
niente, o, peggio, dopo Michelangelo c’è il vuoto.
Ho la sensazione che l’arte contemporanea sia molto rinchiusa in se stessa.
Perché noi artisti tendiamo subito a mettere in evidenza gli aspetti strategici o commerciali di
un’operazione piuttosto che i contenuti?
A volte ho la sensazione di non fare delle cose di valore assoluto come invece tende ad
attribuirgli l’ambiente (la galleria o il museo). C’è una percezione un po’ alterata delle cose che
si fanno. E’ come far vedere un video a scuola o vederlo a casa.
L’insegnante secondo me deve avere la dote della comunicazione, la capacità di far passare
messaggi e di sollecitare interessi.
La scuola lavora su uno stereotipo e probabilmente si svuota sempre di più; non può essere
lasciata agli entusiasmi dei singoli insegnanti; se uno parte entusiasta, l’anno dopo lo sarà un
po’ meno e alla fine avrà perso tutto il suo slancio, penserà solo allo stipendio e si adeguerà al
lavoro di routine.
Da una parte vedo l’esigenza di contare su studenti con una preparazione ben verificabile e
dall’altra mi rendo conto che questo atteggiamento porta a una schematizzazione, a un
impoverimento del dialogo formativo.
L’insegnamento è un ruolo chiave perché opera su materiale umano, delicato e
importantissimo.
Adesso si parla solo di bilancio; ma la cultura, la scuola, gli ospedali non possono avere gli
stessi obiettivi di una società che vende scarpe. C’è un depauperamento dei contenuti.
La scuola di per sé non mi ha dato niente e non è un gran che; però all’interno della scuola ci
sono stati insegnanti che, magari inconsapevolmente, hanno acceso quelle scintille che poi sono
diventate interessi e ragioni di vita.
La scuola mi ha dato dei bei ricordi, che però non riguardano gli insegnanti.
La scuola non ci ha dato gli strumenti. Ce li siamo formati da soli.
Il mondo dell’arte contemporanea non fa niente per entrare nelle scuole.
Il fatto che non si vedano più galleristi, collezionisti, critici giovani è sintomo di come l’arte
interessi sempre meno.
L’arte costituisce effettivamente una ricchezza e dà un senso alla vita.
E’ compito degli insegnanti trovare le modalità più opportune per far apprezzare l’arte ai
ragazzi delle scuole.
Nei confronti dell’arte contemporanea gli altri paesi europei sono più coraggiosi dell’Italia.
Ci sono paesi, come l’Olanda, dove il concetto d’artista contemporaneo viene vissuto dalla
popolazione come un valore. In Italia no. Il considerare l’arte contemporanea come una presa in
giro del pubblico è un messaggio assorbito da segnali di cui le istituzioni pubbliche sono
direttamente o indirettamente responsabili.
Negli ultimi trenta quarant’anni l’arte è stata fatta dai privati (gallerie, collezionisti,…..)
illuminati e questi valori artistici sono oggi fruibili dalla collettività. Quindi le istituzioni
pubbliche dovrebbero riconoscere che esiste un campo di ricerca artistica che ha come
competenti le gallerie, i critici, i collezionisti e, avvalendosi di questo personale specializzato,
dovrebbero inviare un segnale più forte mediante una più convinta diffusione della cultura
contemporanea.
Le istituzioni dovrebbero collaborare fra loro e far vedere ciò che viene prodotto dagli artisti
degli altri paesi; dovrebbero favorire gli scambi culturali e trasmettere il concetto di valore
dell’arte contemporanea anche tra coloro che non se ne occupano, così come è accaduto per la
mostra di Van Dick.
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SCUOLA PUBBLICA O PRIVATA?
Non vogliamo entrare in polemica né appoggiare l’una o l’altra tendenza. Riteniamo valido solo ciò
che può giovare ad un approfondimento del concetto di scuola. Per eliminare ogni prevenzione nei
confronti di entrambe le tesi è auspicabile abbandonare di proposito gli atteggiamenti precostituiti
ed orientarci verso un dibattito franco e benefico per individuare i pro e i contro della disputa.
Il sovvenzionamento statale alla scuola privata risulta, ai miei occhi, corretto solo in linea di
principio, perché il tema è in realtà molto più complesso. Rientrano in discussione tante altre
valenze, fra le quali una importantissima e delicatissima: fin dove si estende la potestà dei genitori e
dove inizia quella dello stato? E il minorenne non ha diritto a un’educazione rispettosa della sua
indole e delle scelte che opererà in futuro? La propaganda “politica” sta agendo in modo manicheo
offuscando i termini del discorso, creando spiriti di parte e movimenti decisionisti d’opinione.
Intanto i vertici, governo ed opposizione, cercano l’accordo di compromesso escludendo il pubblico
confronto e i soggetti su cui ricadranno le conseguenze delle decisioni.
Cesare Barioli, nel volume di Beppe Sebaste (1), dichiara testualmente: << C’è un gesuita che, con
la sua solita intelligenza, ha detto: “Dateci un bambino nei primi otto anni di vita, e sarà nostro per
sempre” >>. Non concordo con questo indirizzo educativo neanche quando gli intenti sono rivolti al
bene e i risultati sono efficaci, perché esso difetta di onestà metodologica; in questo modo si
preparano i fanatici ma non si aiutano le persone a riflettere sulla propria autonomia e sui propri
legami con l’istituzione sociale.
Accanto alle grandi tematiche, qui neppure sfiorate, si collocano poi anche le ottiche più
contingenti. Queste, come tutti i dettagli, sono piuttosto numerose. Noi però ci limiteremo ad
esplicitarne appena tre:
- Attualmente l’iscrizione degli allievi appartenenti alla fascia dell’obbligo mi sembra essere,
nella scuola privata, aperta solo ad un certo tipo di utenza.
- La selezione “rigorosa” degli studenti durante le operazioni di scrutinio comporta di
conseguenza un affollamento della scuola pubblica da parte dei respinti dalle private e
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un’emorragia dei più studiosi dagli istituti pubblici. In altre parole, la scuola privata non mi
pare farsi realmente carico dei soggetti problematici.
- L’assunzione del personale docente nelle scuole private deve obbedire a criteri non più
soggettivi e dipendenti da orientamenti ideologici e confessionali. Diversamente sarebbe lesa la
parità del diritto al lavoro da parte del corpo docente.
Come si può notare da queste poche righe la controversia è molto complessa e va esaminata con
estrema cura. Noi insegnanti, in virtù della nostra stessa attività professionale, dobbiamo opporci a
qualsiasi genere di raggiro ed è nostro obbligo richiedere che l’esame del problema venga condotto
con ponderazione e competenza. Non è più tempo di guelfi e ghibellini. Uno stato maturo e
moderno ha il dovere di condurre un dibattito pubblico tra esperti scevro d'ogni pregiudizio e deve
rendere edotta la popolazione, con un linguaggio accessibile a tutti, sui progressi che di volta in
volta verranno conseguiti nello scioglimento del dilemma.
(1) Beppe Sebaste, Porte senza porta, Milano, Feltrinelli, 1997, pp. 136 –137.
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SCHELETRI NELL’ARMADIO:
HENRY MILLER
Titoliamo così la nostra rubrica perché è assai diffuso il parlar male della scuola da parte di
chiunque e sovente in maniera tanto grossolana ed astiosa da indurre gli insegnanti a non prendere
più in seria considerazione le critiche altrui. E’ quest’ultimo un abito mentale, all’apparenza civile,
che nasconde però tra le pieghe il bisogno di rimuovere le autentiche manchevolezze. Ecco allora
l’utilità di scavare nei cimiteri, di frugare negli armadi, di scoperchiare le pentole, di dare aria e
luce a cantine e soffitte.
Henry Miller è lo scheletro che dà il via al primo casuale ritrovamento.
“[…] io sono contro ogni sistema di educazione. Vorrei distruggere tutte le scuole e bruciare tutte le
biblioteche; il che sembra tanto più folle in quanto io sono un grande lettore. Ma io sono anche un
autodidatta, e credo che la cosa più importante sia imparare da sé, non avere alcuna disciplina, non
essere istruiti dagli altri, a meno che uno abbia un grande maestro. Ne esistono nel mondo, e spesso
sono delle figure religiose. Anche se non appartengo ad alcuna religione, credo che manchi un
elemento alla nostra vita. A dire il vero, nessuno ci offre un reale insegnamento sulla vera religione
della vita. Non esiste nulla di simile in America, né nel mondo occidentale che conosco. Tutti vanno
in chiesa, alla sinagoga, al tempio, il che non ha niente a che vedere con ciò che io penso della
religione. E quanto ai genitori, in generale non sanno allevare i figli. La cosa migliore, per un
bambino, sarebbe che i suoi genitori sparissero e che poi, come Ulisse, egli si trovasse a cavarsela
da solo.”
Henry Miller, Conversazioni a Pacific Palisades con Christian de Bartillat, Parma, Guanda, 1992,
p.14.
“Sì, penso sempre che tutti siano in grado di essere artisti. Penso che siamo nati artisti e che la
scuola ci abbia distrutti. Sì, è là che si uccide l’artista che è in noi.”
Op. cit., p. 105.
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