Immaginario sociale
21/11/2006
1. che cos'e' l'immaginario sociale
di Attilio Mangano
L’immaginario sociale è la modalità specifica con cui una società
riproduce la rappresentazione di se stessa e fonda in essa la sua identità.
L’immaginario sociale si struttura dunque come un campo di significati che
consente a una società di riconoscersi nell’immagine del mondo che essa
stessa ha elaborato, ma esso permane nel tempo lungo come se non avesse
una origine e fosse una costellazione di simboli senza tempo.
a. Il problema dell’immaginario è tipicamente novecentesco
−
esso emerge infatti nella cultura occidentale come problema e
tentativo di definizione del suo statuto teorico dopo che l’affermazione della
psicanalisi e del freudismo ha messo in evidenza la funzione dei simboli e
dei loro significati
−
la ricerca filosofica ha cominciato a mettere a fuoco con la
fenomenologia husserliana il rapporto tra “percezione” e “immaginazione”
la scuola sociologica francese di Durkheim ha introdotto
−
il concetto di rappresentazione sociale
Al tempo stesso il problema “nuovo” dell’immaginario impone una
rivisitazione di due concetti chiave della cultura occidentale, quello
dell’immagine e quello dell’immaginazione, che sono poi a loro volta
intrinsecamente connessi in un rapporto di inclusione/esclusione nei
confronti del concetto di realtà
(è casuale che- come ha notato Luisa Passerini- il vocabolario inglese
non prevede la parola “ immaginario”come sostantivo? L’immaginario
esiste solo come aggettivo, quasi a indicare qualcosa che non esiste e che
sicontrappone al reale Il dualismo che contrappone il mondo reale e il
mondo immaginario
rinvia a una implicitadefinizione della realtà
immaginaria come realtà puramente virtuale)
b. Immagine e immaginazione hanno avuto una storia complessa e
tormentata, intrisa di una vera e propria condanna pregiudiziale o
svalutazione o ripudio
L’immagine è stata infatti sottoposta a condanna pregiudiziale per ragioni
di ordine teologico: è possibile immaginare Dio, rappresentarlo attraverso
una immagine? Quando si arriva a “ venerare” l’immagine, esplode
durissima la condanna della iconoclastia e ciò viene a riproporsi anche con
la seconda iconoclastia di Calvino e Lutero.
Al tempo stesso tutto il problema dell’arte come problema della
rappresentazione del sacro impone all’opera d’arte un dibattito sul suo
statuto e consente nei secoli lo sviluppo grandioso della rappresentazione
artistica, con un passaggio dalla negazione dell’immagine al suo trionfo.
Altrettanto è accaduto per la storia del concetto di immaginazione, che
addirittura il filosofo Malebranche aveva definito come la matta di casa, la
malattia nascosta di cui vergognarsi. La logica binaria vero-falso si è
costituita presupponendo una sola e unica verità, ponendola originariamente
1
Immaginario sociale
21/11/2006
come verità religiosa o in seconda istanza come verità scientifica fondata
sull’esperienza dei fatti. L’ immaginazione offusca e distorce la verità .
Si può e si deve ripercorrere questa storia nel doppio versante delle
resistenze: resistenze del sapere religioso da un lato e dei razionalismi
dall’altro verso il terzo incomodo, resistenze dell’immaginario e
dell’immaginazione, vero e proprio oggetto nascosto che riaffiora, dall’altro.
c. L’immaginario come concetto-ponte tra diversi saperi o costellazione
diversa che consente una connessione critica
Nella sua breve storia dell’immaginario Evelyn Patlagean definisce il
suo campo come “ insieme delle rappresentazioni che superano il limite
posto dai dati dell’esperienza e dalle associazioni deduttive ad esse legate.
Ciò significa che ogni cultura, quindi ogni società, e addirittura ciascun
livello di una società complessa ha il proprio immaginario: In altri termini il
limite tra il reale e l’immaginario si rivela variabile, mentre al contrario il
territorio attraversato da questa linea di confine resta sempre e dovunque
identico, poiché non è altro che l’intero mondo dell’esperienza umana, dagli
aspetti più collettivi e sociali a quelli più intimi e personali”.
Rientra pertanto nel territorio dell’immaginario, in quanto comprensivo
dell’intero mondo dell’esperienza umana, la curiosità per l’ignoto e
l’inconoscibile, la paura del futuro e del presente, la coscienza del corpo e
del vissuto, l’interrogarsi sulla morte, l’alternarsi del desiderio e della sua
repressione, l’evasione, l’utopia, la festa e il gioco. Con una definizione
larga ed estensiva vengono a far parte della costellazione dell’immaginario
le rappresentazioni simboliche e le produzioni oniriche, il folklore e i miti,
le mentalità e le tradizioni: Certo il rischio del cattivo uso generico e
indeterminato è possibile, oggi gran parte della stampa e dei media
veicolano appunto un uso vago e onnicomprensivo del termine immaginario
che sembra sostituire i miti di una volta con la molteplicità delle
rappresentazioni contemporanee.
Non si tratta di un uso illegittimo del termine, che è davvero “ imploso” e
si è sparso in mille rivoli, semmai di prendere atto di come quest’uso
trasversale esprima una domanda di significati che tende a oltrepassare la
soglia delle significazioni normali riconoscendo appunto un’eccedenza che
l’immagine apporta e una possibilità che l’immaginazione instaura.
L’immaginario come concetto-ponte suggerisce a sua volta di allargare le
piste interpretative: se è vero che si tratta di un concetto e di un problema
tipicamente novecentesco è però importante riconoscere i prodromi e i
processi culturali che lo sottendono nell’epoca romantica in particolare:
−
i materiali folklorici e le fiabe,
−
gli studi sul mito
−
la storia delle religioni
−
gli studi etnologici
−
le origini della psicologia sociale e la psicologia della folla
Siamo di fronte insomma a un insieme di materiali che costituiscono il
retroterra di una linea di ricerca che nasce spostando i confini e costruendo
nuovi territori oppure riprendendo filoni che spaziano dalla mitologia
classica ai viaggi moderni degli esploratori, mentre la letteratura ha a sua
volta sfondato e rifondato il genere fantastico e il gotico coniugandoli con la
riscoperta del magico e del diabolico.
2
Immaginario sociale
21/11/2006
L’immaginario è insieme il punto di partenza e di arrivo di una nuova
rappresentazione.
d. Tra psicanalisi e antropologia. La prima fase degli studi
novecenteschi sull’immaginario
Come è noto la scoperta del territorio dell’inconscio avvia una nuova
rivoluzione copernicana nella misura in cui indica non solo tutta
l’importanza dei materiali onirici ma soprattutto la continua ristrutturazione
del codice simbolico della comunicazione, la consapevolezza che ogni
comunicazione è simbolica. Cominciando con Freud a mostrare il ruolo
decisivo dell’immagine nella costruzione simbolica del reale, proseguendo
con Jung a dimostrare come la costruzione di immagini sia un modello
dell’autocostruzione della psiche ( o individuazione), ha inizio ben più che
una rivalutazione dell’immagine ( che comunque entra a pieno titolo nel
campo degli studi psicologici attraverso il ricorso ai test sulle “ associazioni
di immagini”). Ogni pensiero umano è rappresentazione, passa cioè
attraverso delle articolazioni simboliche.
Una particolarissima " complicazione", carica di stimoli e di suggestioni,
è posta in Jung dal problema dei cosiddetti archetipi. E' noto che il
fondatore della psicologia analitica definisce il pensiero come poggiante su
immagini generali, gli archetipi appunto, " schemi o potenzialità funzionali"
che plasmano inconsciamente il pensiero stesso. E' la nota tesi del carattere
collettivo e innato delle immagini primordiali, con i diversi " sedimenti
mnesici" accumulati nel corso della filogenesi.
e. Gli anni trenta-quaranta e la cultura francese, la filosofia
dell'immagine, la storia della mentalità, la sociologia del sacro, il
tragitto antropologico
Anche il giovane Sartre dedica la sua attenzione al binomio
immaginazione-immaginario con due studi del 1936 e del 1940.
La posizione del filosofo francese risente dell'antipsicologismo
husserliano, per cui l'intenzionalità è trascendente gli stati della coscienza,
in un certo senso un pensiero senza immagini. Sicché il potere
"irrealizzante" che l'immaginazione esercita nei confronti delle cose
consente alla coscienza di trascendere e manifestare la sua libertà. La
coscienza che immagina pone il suo oggetto come un nulla, è il non-essere
la categoria dell'immagine. Ne deriva inevitabilmente l'ennesima
svalutazione dell'immagine e dell'immaginario stesso, che non viene
riconosciuto nel suo essere anche produzione simbolica.
Diverso l'approccio di Gaston Bachelard, che si occupa del percorso
dell'immaginario, del suo tragitto antropologico, per cui l'unità del pensiero
e delle sue espressioni simboliche è un continuum:l'aria, l'acqua, la terra e il
fuoco sono in questo senso gli elementi basilari della rappresentazione
simbolica e operano al tempo stesso come degli utensili per
l'immaginazione, il suo estendersi e prolungarsi in quanto gesto umano che
agisce sull'ambiente e ne è agito ( che è ciò che sosterrà in seguito Jean
Piaget). L'immaginario è definibile sulla base dell'incontro della
rappresentazione soggettiva e dell'ambiente, il tragitto in cui le
3
Immaginario sociale
21/11/2006
rappresentazioni soggettive si esplicano attraverso gli accomodamenti
anteriori del soggetto all'ambiente oggettivo".
Un percorso del tutto originale è quello che intraprendono G. Bataille e
R. Caillois promuovendo il Collegio di Sociologia per indagare le
permanenze del sacro nel mondo contemporaneo attraverso una vera e
propria sociologia delle passioni e degli eccessi. Coniugando insieme la
lezione di Durkheim sulle effervescenze del sociale e la lezione di Marcel
Mauss e della sua teoria del dono sul simbolismo del fatto sociale totale, la
storia delle religioni di Dumezil, il dionisiaco nietzschiano e l'analisi
antropologica delle feste, del rito e del mito,l'immaginario è individuato
campo delle rappresentazioni umane inscindibile dal simbolico.
La svolta in direzione dell'immaginario investe intanto la ricerca storica
grazie alle suggestioni della scuola delle Annales che con estrema finezza
metodologica e interpretativa mette a fuoco la formazione e la permanenza
delle mentalità, che si rivela a sua volta una angolazione efficace di lettura
delle rappresentazioni sociali . Con un 'opera come La società feudale (
1939) Marc Bloch è l'iniziatore di una linea di ricerca sulle visioni del
mondo e le rappresentazioni collettive, le credenze e le mentalità, che
prosegue nel lavoro di Lucien Febvre su Rabelais e Il problema
dell'incredulità nel secolo XVI ( 1942: La strada è aperta.
f. Un altro modo per riproporre il classico problema della
legittimazione del potere). Da Machiavelli a Weber attraverso
Tocqueville e Marx.
Anche se non è chiara la consapevolezza di fondo, occuparsi
dell'immaginario significa- anche se non esclusivamente- riproporre in
modo diverso e con altra angolazione quello che costituisce uno dei luoghi
classici del pensiero politico. Lo ha notato acutamente B. Baczko. "nel
cuore stesso dell'immaginario sociale si trova il problema del potere
legittimo o piuttosto, per essere più precisi, il problema della legittimazione
del potere. Ogni società deve immaginare e inventare la legittimità che essa
accorda al potere".
La famosa frase di Machiavelli " Governare è far credere"anticipa a suo
modo un primo livello di individuazione del nesso tra immaginario e potere,
sia pure posto ancora in termini strumentali con la spiegazione per cui un
dominio simbolico si serve di apparenze create ad hoc. Baczko ricorda
come Rousseau proponga attraverso i riti e le feste dell'educazione pubblica
un vero e proprio immaginario politico. E durante la rivoluzione francese la
posta in gioco del dominio simbolico è così netta ed esplicita- nella sua
lotta ai simboli dell' ancien regime- da spingere Mirabeau a propugnare un
nuovo potere che " si impadronisca dell'immaginazione", mentre in seguito
la grande storiografia romantica con Michelet mette in risalto la continua
produzione di immagini da parte del popolo e la dimensione simbolica
stessa del fatto rivoluzionario. Tocqueville mette addirittura in risalto la
funzione anticipante e preparatoria dell'immaginazione sociale, che si pone
già come una società immaginaria che agisce sul contesto reale.
Sarà Marx ad analizzare gli immaginari sociali come rappresentazioni
essenziali che una classe si fa di se stessa, anche se il loro essere ideologie
determina l'ambivalenza della rappresentazione stessa, che occulta e
4
Immaginario sociale
21/11/2006
deforma il reale piegandolo alle funzioni del dominio, per cui solo la presa
coscienza della classe operaia potrà disoccultare le funzioni irreali e dar
luogo a una rappresentazione di trasparenza. L'immaginario-ideologia
esprimerebbe da un lato la rappresentazione di pratiche collettive e dall'altro
la loro deformazione .
Si è già visto come in Durkheim le rappresentazioni del sociale siano
connesse alla produzione del consenso o del conflitto sociale, come infine in
Mauss ci sia sempre un legame tra comportamento e rappresentazione
collettiva. In Max Weber diviene a sua volta centrale il riconoscimento
della produzione di significato che gli attori sociali conferiscono
necessariamente alle loro azioni; per questo i tre tipi di dominio politico
distinti da Weber ( il dominio tradizionale, quello carismatico e quello
burocratico)" Si esercitano per il tramite di diversi sistemi di
rappresentazioni collettive sulle quali si fonda la legittimità di questi
rispettivi poteri".
g. L'Immaginazione al potere del 1968 e la nuova stagione
dell'immaginario
Lo slogan del maggio francese 1968 sull'immaginazione al potere
sintetizza molto bene il tipo di svolta e di rottura che la cultura del 68
introduce col suo richiamo all'utopia, al sogno sociale, alla forza creativa
dell'immaginazione. Se è tuttavia vero che il tema dell'immaginario è anche
un modo per girare attorno al classico problema della legittimazione del
potere e della natura del suo stesso simbolismo sociale, non è fuori luogo
osservare - come ha fatto lo stesso Baczko - che in fin de conti
l'immaginazione è sempre stata al potere, o - per meglio dire - che ogni
potere ha un suo immaginario. Quel che cambia o che viene comunque
rimesso in discussione, grazie al 68, è però "una certa tradizione
intellettuale", ovvero quel miscuglio potente di economicismo,
funzionalismo, determinismo, che prevale nelle scienze umane e sociale, un
vero e proprio riduttivismo dell'interpretazione, il rifiuto di riconoscere le
funzioni multiple dell'immaginario e di comprendere la sua dimensione
espansiva e complessa : l'immaginario è sempre aggettivo di qualcosa, di un
mondo, di un polo, di un oggetto, è un reale meno reale, deformato,
subordinato al principio di realtà. Dilatando la dimensione del possibile,
esaltando l'invenzione e, la fantasia della creazione, moltiplicando le
connessione del reale stesso, l'immaginario sfida sempre la spiegazione
causale dell' ultima istanza che tutto spiega e da cui tutto dipende.
L'immaginario acquista una sua legittimazione di fondo entrando a pieno
titolo fra i nuovi concetti mentre il suo stesso statuto teorico si viene
affinando.
In campo psicanalitico fa discutere la distinzione sviluppata da Jacques
Lacan tra immaginario e simbolico. Il primo è legato alla cosiddetta "fase
dello specchio", in cui il bambino coglie nello specchio l'immagine totale di
sé ma costruisce in tal modo un falso io-immaginario, distinto dal soggetto
reale, andando incontro a una sorta di scacco continuo rispetto alla sua vera
storia, che si costruisce a livello del simbolico.
Questa condizione di impossibile trasparenza e immediatezza spinge
Lacan a una ennesima svalutazione dell'immaginario (il primato del
simbolico è paragonabile, sotto certi aspetti, alla falsa immediatezza della
5
Immaginario sociale
21/11/2006
coscienza "tradeunionista" rispetto alla coscienza politica di classe in Lenin,
in cui la coscienza immediata - ancora" interna" al rapporto di produzione
capitalistico- è impossibilitata a divenire coscienza globale). L'immaginario
è coscienza parziale, bloccata dalla rappresentazione che lo specchio
restituisce. Ma al tempo stesso immaginario e simbolico procedono
insieme, l'uno richiama l'altro o ne ha comunque bisogno.
Lo statuto teorico dell'immaginario è costretto a "fare i conti" con la
psicanalisi da un lato e col marxismo dall'altro, come si impegna a fare
Cornelius Castoriadis nel corso degli anni sessanta e dei primi anni settanta:
Castoriadis infatti è un ex militante trotzkista che partecipa all'esperienza
del gruppo " Socialisme ou Barbarie" e va sottoponendo a critica( insieme a
Claude Lefort, allievo di Maurice Merleau-Ponty) il marxismo
rivoluzionario stesso sottoponendo a critica la sua incapacità di riconoscere
l'autonomia dell'immaginario, che viene ancora e sempre - in quanto
rappresentazione identificato con l'ideologia e ridotto a "falsa coscienza"
Certo Marx si mostra in più occasioni consapevole dello spessore specifico
dell'immaginario, egli sa che l'Apollo di Delfo è stato nella vita dei Greci"
una potenza reale", così del resto la sua teoria del feticismo della merce può
essere riconosciuta come un tentativo di approccio all'immaginario, e
quando parla del ricordo delle generazioni passate che agisce come un
fantasma più potente degli uomini in carne e ossa, ma alla fine questo
momento del non-economico e della sovrastruttura torna a essere solo un
fatto illusorio. Si tratta di riconoscere invece all'immaginario un ruolo attivo
e creativo (Castoriadis parla di immaginario radicale ponendo la
distinzione tra la fase istituente-creativa dell' immaginazione sociale e quella
istituita, che torna a sovrapporsi alla società). Convogliando i suoi studi nel
volume "L'istituzione immaginaria della società" (1975), egli produce una
prima sistematizzazione d'insieme, ogni società ha un suo immaginario ed
esso è insieme il risultato consolidato delle rappresentazioni e delle credenze
che si istituzionalizzano e il momento di costruzione sociale dei significati.
Quando esplode il movimento del ‘68 e sui muri di Parigi si esalta "
l'immaginazione al potere" sembra proprio che il riconoscimento della
creatività della funzione immaginativa sia arrivato al suo culmine.
h. Il cinema o l'uomo immaginario di Edgar Morin
Non va dimenticato che già nel corso degli anni cinquanta il sociologo
francese Edgar Morin ( amico e sodale di Castoriadis. Insieme, dopo il
maggio francese del 1968, scrivono un libro sul nuovo movimento) viene
sviluppando una sua linea di ricerca che investe il cinema come veicolo di
un immaginario di massa: E' lo stesso Morin che si occupa della società dei
consumi e dei suoi nuovi riti e miti: adesso il tema di lavoro è il divismo,
zona magica della nuova mitologia collettiva nella società della
comunicazione di massa:Anche Morin intreccia teorie psicoanalitiche e
riflessioni antropologiche sull'immagine a uno studio di sociologia dei
consumi e dei comportamenti collettivi. L'uomo immaginario del cinema è il
risultato di una serie di transfert e di spostamenti della coscienza.
"Nel corso di questa incessante spola tra "l'io" che è un altro e gli altri
che sono nell' "io", fra la coscienza soggettiva del mondo e la coscienza
oggettiva dell'io, fra l'interiore e l'esteriore, l'io immediatamente oggettivo
(doppio) si interiorizza, il doppio interiorizzato si atrofizza e si spiritualizza
6
Immaginario sociale
21/11/2006
in anima; il macrocosmo immediatamente soggettivo si oggettiva per
costituire il mondo oggettivo sottoposto a delle leggi: Nel corso di tutti
questi transfert immaginari l'uomo si arricchisce geneticamente,
l'immaginario è il fermento del lavoro del sé di sé e sulla natura attraverso il
quale si costruisce e si sviluppa la realtà dell'uomo".
L'immaginario cinematografico di Morin è il punto di intersezione fra
una lettura psicologica e una sociologica, lo studio della genesi
dell'immagine si lega al riconoscimento freudiano dei processi di proiezione
e identificazione, l'universo filmico è un fenomeno di psichismo totale:Al
tempo stesso il rapporto fra tecnologia della pellicola, produzione e
consumo di immagini, si collega ai processi di civilizzazione particolare che
la società di massa innesca, per cui si può parlare in senso
socioantropologico di una nuova e complessa civiltà dell'occhio che si
mescola all'immagine-spettacolo.
i. Tra archetipo, modello, struttura. Come definire l'immaginario?
Collocandosi su una linea di ricerca che tende a conciliare la junghiana
psicologia del profondo e Bachelard, Gilbert Durand si dedica fin dagli anni
sessanta all'analisi delle Strutture antropologiche dell'immaginario come
vere e proprie costanti universali, atemporali. Ma davvero il regime
dell'immaginario non ha una storia e non subisce modificazioni? Il grande
medioevalista francese Jacques Le Goff si sforza di dimostrare il contrario
analizzando proprio l'immaginario medievale: se si arriva alla nascita di un
nuovo immaginario - come nel caso dell'idea di Purgatorio - visto come
anticamera del Paradiso, è per via di un insieme di trasformazioni
culturali, di una crisi dei modelli e dei valori in un contesto di passaggio alla
modernità che valorizza il concetto di responsabilità. Emerge insomma il
problema di considerare o meno l'immaginario come una costellazione di
significati e di simboli in cui conta di più la ripresa di una rappresentazione
o il contesto storico culturale.
Da un lato dunque l'immaginario è studiato come insieme di
rappresentazioni che superano i limiti dell'esperienza, campo di quelle
terrae incognitae del pensiero oscuro e confuso del sogno, dei fantasmi
della malattia mentale, della trance religiosa, del simbolo, dei miti e delle
utopie. Viene esaltato il suo carattere alogico, il suo alludere e rivelare altro,
il suo essere un modo per guardare l'invisibile. Dall'altro si sviluppa una
sociologia dell'immaginario che si occupa delle rappresentazioni e dei
simboli operanti nella quotidianità, cogliendo dentro il quotidiano le
possibilità di un re-incanto, accomunando miti e riti, mode collettive e stili
di vita in una rappresentazione del quotidiano che si occupa delle zone
d'ombra.
La sociologia è il luogo di una nuova conoscenza ordinaria (
Maffesoli) in cui- nota lo stesso Gilbert Durand- " il soggetto e l'oggetto
si fondono nell'atto di conoscere e il cui paradigma è lo statuto simbolico
dell'immagine".
Immaginario, mito e simbolico divengono quasi interscambiabili nella
prima ipotesi, mentre nella seconda l'uso dei materiali della quotidianità è
prevalente.
7
Immaginario sociale
21/11/2006
In entrambe l'immaginario è il luogo di attivazione dei significati e dei
simboli.
Nel 1966 Gilbert Durand fonda il Centro di ricerca sull'immaginario e
richiama appunto Jung e Bachelard, ma non trascura nemmeno lo
straordinario libretto di Roger Caillois, Il mito e l'uomo che parla insieme
del sacro e del gioco, del mito e del sogno, del fantastico e
dell'antropologico. Gli studi di mitoanalisi e di mitocritica fioriscono.
l. Tra sociologia e psicologia: i " topoi" e l'immagine della società
Ci sono spostamenti tra una disciplina e l'altra riguardo ai concetti.
Mentre la ricerca storica si appropria delle indagini sulla "mentalità", la
psicologia tende invece ad abbandonare questo concetto e inizia - connesso
anche alle ricerche sociologiche- lo studio dei "modelli di orientamento" in
modo duplice: come indagine sulle motivazioni e le aspettative di gruppo e
come ricerca di tipo empirico su ciò che il marxismo chiamerebbe coscienza
di classe ovvero sulla costituzione delle immagini dicotomiche della società
in rapporto al lavoro nella società industriale. Se la sociologia della cultura
ha già messo a fuoco con alcuni celebri studi di Williams il problema del
permanere della cultura operaia - con la sua visione dicotomica del
contrasto fra il " Noi" operaio e "Loro" (i borghesi) - è nel rapporto tra
fabbrica e territorio che viene indicato il modo di riproduzione della visione
del mondo.
E' ciò che è chiamato topica sociale, ovvero un insieme di modelli di
orientamento (topoi) radicati nell'esperienza collettiva del gruppo sociale. Il
passaggio mirante a definire tutto questo come una riserva mentale che
funge da indicatore o, perché no, come un vero e proprio immaginario
collettivo è rapido.
Ma già le nuove analisi sulle trasformazioni del capitalismo e sulla
crescente destrutturazione della coscienza operaia nel neocapitalismo
segnalano una crescente complessità del problema. I sociologi che si
occupano delle modalità di formazione e di riproduzione delle immagini
della società si dividono tra un modo quasi neutro e descrittivo di concepire
la rappresentazione come un dato e un modo tutto politico di pre-supporre
che l'antagonismo sociale dia luogo a rappresentazioni altrettanto
antagoniste. Il passo avanti decisivo è formulato dagli studi di Berger e
Luckmann con l'opera La realtà come costruzione sociale: c'è un processo
di apprendimento, la realtà sociale è quella che i soggetti stessi producono
e riproducono in primo luogo "istituzionalizzando" le azioni ripetute, che
vengono apprese come azioni tipiche, di natura oggettiva; sono gli schemi
dell' interazionismo simbolico di una psicologia sociale cognitivista, per cui
la rappresentazione è un prodotto dell'attività mentale, che ri-costruisce e dà
un significato alla realtà, a partire dalle informazioni che il soggetto ha e da
quelle che ha ricavato dall'esperienza e dal contesto ambientale. Tramite gli
stufi di S. Moscovici il concetto di rappresentazione sociale si viene
qualificando come un sistema di conoscenze empiriche e di valori, una
costellazione di significati e di relazioni.
8
Immaginario sociale
21/11/2006
m. La potenza del simbolico: mito,religione e politica come luoghi
specifici dell'immaginario
Dopo gli anni settanta l'uso e l'abuso del termine stesso di immaginario
diviene fortemente massificato, se ne appropriano stampa e mass media, si
parla di immaginario artistico e di immaginario poetico, di immaginario
cinematografico e di immaginario architettonico, la musica leggera è
presentata come veicolo e riproduzione dell'immaginario di un 'epoca.
Naturalmente in questo insieme di sfondamenti c'è un limite, il ricorso
insomma a un uso molteplice ma al tempo stesso generico, che riguarda la
memoria storica e i sogni, le mentalità diffuse, i luoghi comuni, le tradizioni
popolari, etc. Ma come non riconoscere che questa sorta di trionfo di schemi
e stili derivabili grosso modo dall'antropologia culturale aiuta a sbarazzarsi
di formule standardizzate come ideologia e visione del mondo- con quel
tanto di normativo che sembra appartenere per statuto al loro codice- e
reintroduce al tempo stesso una sorta di riscoperta di ciò che non trovava
parole per essere " spiegato", un superamento del campo dei soli concetti ,
un riconoscimento di saperi fondati su rappresentazioni e simboli, emozioni
e sentimenti, flussi di immagini appunto? Rispetto a una riduzione del
sapere sociale a concetti e segni, a spiegazioni-interpretazioni da parte di
una teoria che li comprende e li classifica, a un positivismo classificatorio
che tutto spiega per il suo rapporto funzionale tra le parti, al vecchio errore
della tradizione intellettualistica in cui ogni pensiero viene ricondotto a un
sistema di idee di cui fa parte e al determinismo che spiega una cosa con la
causa che ne ha determinato l'esistenza, la scoperta dell'immaginario torna a
essere scoperta di ciò che non si spiega e non si riduce eppure esiste, dell'
imprevisto, dell'altro, dell'invisibile, etc." Se il concetto è segno, l'immagine
è simbolo. Questa è la vera differenza da custodire contro la svalutazione
delle immagini " vaghe e imprecise" a favore dei concetti " rigorosi": Nell' "
imprecisione" dell'immagine si nasconde la potenza del simbolico da cui è
escluso il concetto che, proprio per la sua precisione, è immediatamente
sottratto a qualsiasi fluttuazione di significati" (U. Galimberti)
Non si tratta tanto di recuperare una tradizione che vorrebbe riconoscere
nel simbolo il significato indicibile e invisibile perché in ogni rinvio
all'arcano inaccessibile e al mistero si ripropone di fatto il sapere superiore
di qualcuno che sa, vede, indovina, secondo una logica " iniziatica". Si
tratta più semplicemente di sbarazzarsi dell'equivalenza tra immagine e
illusione. L'Immagine è produttrice di senso essa stessa. Come osserva
Castoriadis occorre chiedersi perché al centro di un immaginario troviamo "
sempre qualcosa di irriducibile al funzionale. Un qualcosa che è come
un'attribuzione primordiale di senso al mondo ed a se stessa da parte della
società".
La lunga trama di svalutazione dell'immagine ha accompagnato il
processo di affermazione del pensiero moderno con la certezza di possesso
del dato reale e ha sistemato il campo delle rappresentazioni nel limbo del
non reale, non chiaro ,non certo, non razionale. Il processo di
secolarizzazione ha eliminato ogni trascendenza come immagine illusoria e
falsa credenza, la desacralizzazione ha rigettato nel sacro, di cui sbarazzarsi,
anche il bisogno di oltrepassare la realtà e la domanda di senso.
Ma in realtà il mito e la religione non vivono di immagini in quanto
luoghi dell'illusione e dell'inganno, esse si nutrono di un immaginario che
9
Immaginario sociale
21/11/2006
opera come un codice di significati e questo codice - il campo delle
rappresentazioni umane- riproduce il molteplice, continua a operare, si
sottrae alla riduzione binaria di vero e falso. E per quanto possa sembrare in
prima istanza che mito, religione e politica appartengano a campi diversi e
quest'ultima, scienza dei rapporti reali (di forza, di potere), disponga di uno
statuto "realistico" che può essere opposto a quello delle immagini
"illusorie", è possibile riconoscere il luogo di incontro e di scambio, il
processo di simbolizzazione." Forse che tutta la mitologia dello Stato- ha
scritto Bronislaw Baczko- non si radica in quella lontana eredità di
rappresentazioni del potere che si esprime in emblemi e leggende,immagini
e concetti?"
Proprio per queste ragioni, al di là della moda recente di usare in modo
multiplo e perfino convenzionale il termine di immaginario, non va
commesso un errore analogo facendo dell'immaginario il luogo di ogni
scibile e abusandone in modo generico e indifferenziato. Si fa più pressante
la domanda di una sintesi teorica. Mito, religione e politica sono tre
modalità di esistenza sociale dell'immaginario, ne costituiscono anzi- ha
scritto Pierre Ansart- la dimensione preliminare, vale a dire " l'immanenza
dei significati alla pratica sociale e l'esigenza della fondazione e
dell'interiorizzazione di una struttura significante ai fini della pratica di
un'attività comune".
n. Immaginario e immaginario sociale, unità e differenza
La rivisitazione di alcuni momenti del dibattito novecentesco ha
permesso di identificare il problema dell'immaginario come segnale di
emergenza di un nuovo paradigma - per citare l'esempio della riflessione di
Kuhn sulle rivoluzioni scientifiche che maturano quando il vecchio
paradigma, che unificava la comunità degli scienziati ,comincia a
scricchiolare e ad entrare in crisi. Ogni volta che l'immaginario è emerso
come problema in uno specifico campo esso ha suggerito da un lato
l'urgenza di un nuovo statuto teorico e dall'altro quali sinonimi
comprendesse o quale costellazione di concetti instaurasse. Sicché, è in un
certo senso relativamente più semplice, prima ancora di definire cos'è
l'immaginario, sottolineare cosa esso non è, ricordare insomma i modi
diversi di ridurne la portata riconducendolo a modelli interpretativi più
sicuri.
Ci sono in sintesi tre interpretazioni dell'immaginario che danno luogo
allo stesso tipo di errore:
−
l'interpretazione dell'immaginario come ideologia illusoria,
riflesso, falsa coscienza
−
l'interpretazione dell'immaginario come sistema di
rappresentazione falso o ingannevole, in ogni caso da demistificare,
attraverso la sua riduzione a concetto o a segno
−
l'interpretazione dell'immaginario come mito-rito, riproduzione
di un sistema di credenze, fenomeno sociale di moda o fenomeno di
tradizione popolare.
Quel che è sbagliato o che " non funziona" in queste tre interpretazioni è
proprio la sua riduzione a qualcos'altro, il fatto che esso non si spieghi in
sé; l'immaginario-ideologia è un modo di manipolazione delle masse da
parte del potere, una sorta di propaganda, una grande narrazione
10
Immaginario sociale
21/11/2006
addomesticante; l'immaginario- segno va ricondotto al codice di significati,
il che è ovvio, per smascherarne il messaggio; l'immaginario-credenza
collettiva è a sua volta un rito del passato,una memoria, una sopravvivenza.
Si tratti di un sistema ideologico, di un codice di significati, di un
comportamento collettivo rituale, in ogni caso l'immaginario esisterebbe in
funzione del suo rivelarsi come illusorio anziché del suo essere una
rappresentazione autonoma. Se esso infatti partecipa alla costruzione delle
immagini del mondo in cui la gente si riconosce, alla mobilitazione di
energie cui la gente concorre perché finalizzate, alla regolazione dei
comportamenti in quanto fattore di stabilizzazione,l'immaginario ha una
funzione attiva e non è solo una rappresentazione a comando, un fantasma
nato per sviare e portare fuori strada. Valgono a tale proposito i rilievi che la
scuola francese del Mauss (movimento antiutilitarista delle scienze sociali) e
gli studi di Alain Caillè in particolare hanno mosso al funzionalismo
sociologico, all'utilitarismo, al convenzionalismo, alla spiegazione di una
cosa tramite un'altra: la rappresentazione di una cosa non è la cosa con un di
più che la spiega, occorre riprendere la grande lezione di Marcel Mauss del
fatto sociale totale. Ma occorre anche fare i conti una volta per tutte con il
dualismo di immagine e realtà di tutta una tradizione di pensiero,
riconoscendo alla psiche la sua funzione creativa di forme ." l'Immaginario
di cui parlo non è immagine di. E 'creazione incessante ed essenzialmente
indeterminata (sociale-storica e psichica) di figure-forme /immagini, a
partire da cui soltanto si può parlare di "qualche cosa" ( C.Castoriadis)
Parlare di immaginario e/o di immaginario sociale significa riferirsi allo
stesso oggetto teorico e può configurarsi come ingenua una qualche lettura
che poggiasse la sua distinzione separando un campo di rappresentazioni "
senza storia", archetipale, e uno del tutto e solamente storico-sociale, anche
se nei fatti le diverse scuole e correnti operano come se questa separazione
esistesse davvero o comunque presupponendola. Se si riconosce ( ma forse è
questo il vero luogo del discrimine, la creatività, rispetto a presupposte leggi
eterne ) come fondamento ultimo di individuo e società la creatività, intesa
come capacità di creare forme e figure che non esistevano precedentemente
e si ammette che sia le società che tutti i prodotti del soggetto psichico e
dell'individuo sociale sono creazioni immaginarie, non ha valore separare
le strutture antropologiche dell'immaginario e le rappresentazioni collettive
di una società
o. Tempo e spazio dell'immaginario
Tra coloro che han lavorato più a lungo all'impresa di dar luogo a una
teoria generale dell'immaginario si segnala in modo particolarissimo Gilbert
Durand, che si è occupato di definire anzitutto la logica dell'immaginario
definendola, per la sua differenza e alterità nei confronti della logica
tradizionale, come una vera e propria Alogica. Perché, giochi di parole a
parte, ciò che sembrerebbe caratterizzarne il movimento è una sorta di
ambiguità di fondo e una specifica ridondanza, che autorizza Durand stesso
a parlare di una vera e propria metonimia generalizzata, intesa come
designazione di un oggetto mediante la relazione semantica che ha con un
altro oggetto.
La ripetizione della relazione si compie coniugando tutte le sue varianti,
con una sorta di ridondanza persuasiva del tema, come nella musica
11
Immaginario sociale
21/11/2006
(ritornello, sonata, fuga, leit motiv etc.) In pratica, come in un ologramma in
cui ogni parte racchiude la totalità dell'oggetto, l'immagine del mondo è
immagine al tempo stesso della "natura", del cosmo e della società in un
gioco di rimandi e di ritorni, secondo quella legge del tragitto antropologico
che aveva già segnalato Bachelard.
Durand arriva a delineare una vera e propria topica socioculturale
dell'immaginario modellandola come terreno di confronto con la topica
freudiana Es-Io-Super Io: nel tracciare un cerchio lo si divide in tre sezioni
che corrispondono alle tre istanze freudiane. La zona profonda o lo
junghiano inconscio collettivo con le immagini archetipe che si rapprendono
con le immagini simboliche portate dall'ambiente; la zona centrale della
stratificazione sociale in cui le immagini di ruoli si istituzionalizzano o in
cui emerge il conflitto e il mutamento; la zona superiore delle ideologie e
dei programmi. L'immaginario latente e rimosso,underground, interagisce
con gli immaginari istituiti e con i codici simbolici. "E' dunque in un
percorso temporale che nascono, in un flusso confuso ma importante, i
contenuti immaginari( sogni, desideri, miti etc)di una società, poi si
consolidano "teatralizzandosi" ( Jean Duvignaud, Michel Maffesoli) in usi
"attanziali" (Algirdas Greimas, Yves Durand) positivi o negativi, che
ricevono le loro strutture e il loro valore da " conflluenze" sociali diverse
(appoggi politici,economici,militari etc.) e infine si razionalizzano,
perdendo la loro spontaneità mitogenica, in edifici filosofici, ideologie e
codificazioni".
Il "tragitto antropologico" afferma che, perché un simbolismo possa
emergere, esso deve partecipare indissolubilmente, in una sorta di "
andirivieni" continuo, alle radici innate nella rappresentazione del sapiens e
, all'altra estremità, alle varie intimazioni dell'ambiente cosmico-sociale. La
legge del " tragitto antropologico", esempio di una legge sistemica, mostra
bene la complementarietà, nella formazione dell'immaginario, tra lo statuto
delle attitudini innate del sapiens, la ripartizione degli archetipi verbali in
grandi strutture "dominanti" e i loro complementi pedagogici che la neotenia
umana esige. Per esempio, la struttura di posizione, data dal riflesso
dominante del raddrizzamento verticale,ha bisogno, per formarsi a simbolo,
dell'apporto immaginario cosmico ( la montagna, il precipizio,
l'ascensione…) e soprattutto socio-culturale (tutte le pedagogie
dell'elevazione, della caduta, dell'inferno…): Viceversa,
precipizio,ascensione,inferno o cielo acquistano il loro significato solo
grazie alla struttura di posizione innata del bambino" (Gilbert Durand).
Il quadro temporale dell'immaginario non comporta la simmetria di
passato e presente, il loro succedersi lineare, ma la reversibilità stessa degli
eventi che possono ritornare e ripetersi: come nel mito agisce l'allusione a
un tempo altro, all'illud tempus o al tempo delle origini (M. Eliade fonda su
questa alterità il suo riferimento al " sacro"), così lo spazio del non-dove (
Corbin) inaugura uno svolgimento in cui il percorso dell'immaginario è
orientato da una pluralità di forme che si relazionano tra loro acquisendo
una particolare "coerenza".
Durand arriva a configurare una vera e propria topica socioculturale
dell'immaginario usando come base di confronto la topica freudiana con la
sua tripartizione es-io-super io.In modo analogo raffigurando in un cerchio
le tre sezioni dell'immaginario si passa dalla fase profonda, lo junghiano
inconscio collettivo, coi suoi archetipi, alla fase della strutturazione e
12
Immaginario sociale
21/11/2006
istituzionalizzazione dell'immaginario in ruoli sociali alla fase delle
ideologie, delle padagogie e dei programmi: il tragitto tra le zone profonde e
quelle istituzionali è la zona in cui emergono i conflitti, i mutamenti. " E'
dunque in un percorso immaginario che nascono, in un flusso confuso ma
importante, i contenuti immaginari ( sogni,desideri,miti etc.) di una società,
poi si consolidano "teatralizzandosi" (Jean Duvignaud, Michel Maffesoli) in
usi "attanziali"( Algirdas Greimas, Yves Durand) positivi o negativi, che
ricevono le loro strutture e il loro valore da " confluenze" sociali diverse
(appoggi politici,economici,militari etc.) e infine si razionalizzano,
perdendo la loro spontaneità mitogenica, in edifici filosofici,ideologie e
codificazioni".
Le modalità del tragitto antropologico dell'immaginario, il suo percorso
spazio temporale sono definite da altri studiosi affini con accostamenti
analoghi. Ad esempio Lucian Boia, nel suo libro Per una storia
dell'immaginario (1998) riprende il riferimento all'archetipo junghiano, ai
quattro elementi -acqua,aria,terra,fuoco- che Bachelard definì come dei veri
e propri ormoni dell'immaginazione, fino a Gilbert Durand e alla sua
distinzione fra regime notturno e regime diurno dell'immaginario e alla
tripartizione di archetipo a matrice universale, simbolo individualizzato e
fluttuante e schema, generalizzazione dinamica e affettiva dell'immagine (
tale per cui all'archetipo cielo corrisponde lo schema ascensionale e una
molteplicità di simboli come la scala, la freccia in volo, l'aereo supersonico,
il campione di salto). E prova a sua volta a connettere in insiemi o in
strutture archetipe i luoghi che costituiscono il lato essenziale di un
immaginario applicato ai processi storici. Boia distingue così otto strutture
archetipali:
−
la coscienza di una realtà trascendente ( il sovrannaturale, il sacro,
il numinoso)
−
il doppio, la morte e l'al di là
−
l'alterità ( da quella minimale a quella radicale)
−
l'unità o la sintesi primordiale ( il mito dell'androgino)
−
la decifrazione del futuro ( divinazioni, profezia,futurologia)
−
l'evasione-rifiuto della condizione umana e della storia (età
dell'oro,millenarismi,utopie)
−
l'attualizzazione delle origini ( i miti fondatori)
−
la lotta ( e la complementarità) dei contrari
p. La dinamica dell'immaginario e la metafora del fiume
La spinta di Durand a elaborare schemi classificatori si manifesta di
nuovo nell'analisi delle dinamiche dell'immaginario. Pur dichiarandosi
consapevole dei limiti da un lato e degli eccessi dall'altro in cui può
precipitare una logica classificatoria , egli adotta la metafora del fiume e del
suo bacino semantico
Poiché "un immaginario sociale, mitologico, religioso,etico, artistico non
è mai senza padre né madre e nemmeno senza figli".
Se l'immaginario è definibile come una sorta di bacino semantico è
possibile riconoscere al suo interno sei distinte fasi:
−
il ruscellamento (la formazione di correnti sotterranee non
coordinate rispetto ai movimenti istituzionalizzati)
13
Immaginario sociale
21/11/2006
−
lo spartiacque (il sorgere di un'opposizione da parte di
immaginari prima sotterranei, la fase delle " dispute di scuola")
−
le confluenze (quando una corrente costituisce ormai una nuova
immagine
−
affermata e si avvale di riconoscimenti e appoggi per confluire
appunto in
−
una nuova legittimazione)
−
il nome del fiume (quando un personaggio reale o fittizio viene a
tipicizzare il bacino semantico nella sua interezza)
−
la sistemazione delle rive (il consolidamento teorico dei flussi
dell'immaginario)
−
i delta e i meandri (quando la corrente mitogenica dei figli contro
padri si presenta come troppo breve per coprire l'intero bacino semantico)
Anche se gli esempi segnalati da Durand, dal francescanesimo
all'immaginario barocco, sono persuasivi, l'eccesso classificatorio tende a
nuocere allo schema interpretativo stesso. L'efficacia e il fascino della
metafora del fiume, il dato centrale del bacino, delle affluenze, delle correnti
sotterranee e delle confluenze si segnala per gli stimoli molteplici che
suggerisce e soprattutto per la giusta insistenza sul rapporto tra correnti
informali e forza dell'istituzionalizzazione, sulla frattura che si apre e quindi
sulle differenze tra ciò che - proseguendo nella metafora- si presenta come
aggregante di correnti fredde e l'apparizione sulla scena di altre correnti
calde.
Che ci sia insomma una dinamica dell'immaginario e che si debba
distinguere tra la memoria - che opera nel tempo lungo- e la irruzione
creativa della nuova immagine, tra un immaginario istituente e un
immaginario istituito, per dirla con Castoriadis: la metafora del fiume
andrebbe accettata dunque tenendo fermo il ruolo istituente
dell'immaginario-fiume, quello per cui nessuno si bagna due volte nella
stessa acqua ovvero- in questo caso- che l'insorgenza creativa
dell'immaginario è l'insorgenza stessa della società istituente. Non bisogna
commettere l'errore di leggere le stesse istituzioni sociali come meri reticoli
simbolici, molteplici combinazioni di un già dato, dimenticando o non
vedendo che l'insorgere stesso del simbolismo istituzionale è nella società
che si autoistituisce.
L'istituzione di una società ha sempre il valore di una creazione
immaginaria, il valore cioè di autodispiegamento dell'immaginario radicale
.Sebbene ogni istituzione e creazione sociali si appoggino all'esser-così-del
mondo o al "primo strato naturale" dell'essere, allo strato che si presta a una
conoscenza logico-scientifica ( basata sui principi di non contraddizione e di
identità) sono le istituzioni a dotare di senso il mondo. Riconoscere alle
origini delle istituzioni sociali o della società istituita la stessa società
istituente significa, per Castoriadis, riconoscere che ogni società è
autonoma, all'origine delle proprie istituzioni. Se è essa stessa che crea le
proprie istituzioni , allora queste ultime non possono mai essere considerate
come date una volta e per tutte, immodificabili, imperiture. Anzi,esse si
prestano alla loro perpetua riconsiderazione e alterazione. Un lavoro di
ricognizione e di individuazione dello statuto teorico dell'immaginario
sociale è in questo senso la prosecuzione di un riconoscimento
dell'autonomia del sociale e del suo farsi.
14
Immaginario sociale
21/11/2006
q. La dinamica dell'immaginario. Stabilizzazione e rottura: le fasi calde
La tesi centrale dell'opera di Castoriadis è quella per cui " l'istituzione
della società è ogni volta istituzione di un magma di significati immaginari
che possiamo e dobbiamo chiamare mondo dei significati" trova un suo
punto di convergenza con il riconoscimento dell'azione stessa del fantasma
sociale sviluppato da B. Baczko, secondo cui l'immaginazione sociale è
quella attività immaginaria orientata al sociale che produce immagini di noi
stessi, degli altri e della società " considerata come un tutto unico".
Da un lato dunque l'immaginario sociale può essere individuato come
un insieme di fantasmi, relativi alla coesione o alla disgregazione di una
società, alla sua stabilità e ai suoi conflitti , dall'altro esso opera come
modalità peculiare della riproduzione sociale che si nutre di uno scambio
continuo, lo scambio tra i fantasmi e il reale.
Baczko riconosce una doppia funzione nell'immaginario, quella di essere
veicolo di stabilizzazione e quella di consentire una prefigurazione del
sociale, quella di rappresentare il mondo e quella di oltrepassarlo creando il
mondo possibile. "L'immaginazione sociale svolge un ruolo di
stabilizzazione - essa contribuisce alla legittimazione di un potere o
all'elaborazione di un consenso sociale che richiedono simboli e miti,
modelli dominanti di comportamento, sistemi di valori e di divieti.
Essa opera nella comprensione della vita sociale come nel
mascheramento dei suoi meccanismi: Elemento regolatore e stabilizzatore,
l'immaginazione sociale è tuttavia anche la facoltà che consente di non
considerare i modi di sociabilità esistenti come definitivi e come i soli
possibili, ma di ideare altre forme e altri modelli".
Per tornare alla metafora del fiume e del bacino proposta da Durand si
tratta di pensare all'intreccio e allo scambio di correnti e però anche al loro
disaggregarsi e ricompattarsi, al manifestarsi non prevedibile dell' eventocaldo (a fasi di " accelerazione" nella formazione delle rappresentazioni del
sociale) e a fasi in cui la corrente del fiume rallenta, sembra stagnare.
Non è forse possibile classificare questi percorsi caldi e freddi come dei
cicli che si ripetono, delle "leggi" di movimento con una periodicità
particolare ma è invece possibile identificare uno scenario e un'azione
ovvero l'intervento stesso del fantasma sociale. In quanto luogo della
legittimazione politica e della stabilizzazione il fantasma sociale entra sulla
scena come fantasmatizzazione del potere, in quanto luogo dell'instabile e
della crisi, del mutamento e della rottura,il fantasma sociale entra sulla
scena come immaginazione Altra, possibilità stessa dell'immaginazione di
dar luogo all'altro e di riconoscerlo.
In quanto teatralizzazione della partecipazione sociale nel suo rapporto di
identificazione col potere lo spettacolo - rappresentazione è il luogo in cui il
potere è stregato-.stregante, in grado cioè di dar luogo a una identità per
appartenenza e fusione. Come rappresentazione del conflitto e irruzione del
sogno sociale come attore il fantasma sociale riemerge invece come evento (
nascita, morte.)
15
Immaginario sociale
21/11/2006
r. Il fantasma sociale. La teoria freudiana del fantasma. Castoriadis e la
creatività della psiche
La ricerca teorica di Castoriadis sull'immaginario sociale rappresenta il
tentativo radicale di " fare i conti" col marxismo e di recuperare in pari
tempo l'apporto della psicanalisi a una teoria critica. Per questo egli
sottopone a critica la teoria freudiana del fantasma, cui viene in sostanza
rimproverato di essere un prodotto derivato dell'immaginazione, di cui non
si riconosce la funzione autonoma e attiva. La psicanalisi, a partire da
Freud, ha l'indubbio merito di aver riconosciuto il ruolo primario
dell'immaginazione, che viene appunto colta all'opera attraverso la teoria del
fantasma.
Per fantasma della psiche si intende infatti "lo scenario cui è presente il
soggetto e che raffigura, in modo più o meno deformato dai processi
difensivi, l'appagamento di un desiderio e in ultima istanza di un desiderio
inconscio", secondo la spiegazione da manuale che ne danno Laplanche e
Pontalis (Enciclopedia della Psicanalisi,1980).
Il rapporto che Freud coglie tra fantasma-fantasia e desiderio è
particolare: il desiderio è il motore che fa entrare in campo il fantasma come
rappresentazione interrotta, rappresentazione di un vissuto di
soddisfacimento che è stato interrotto dall'insorgenza del bisogno.
Il fantasma è dunque da un lato la riproduzione di una rappresentazione
in quanto memoria di un precedente reale e dall'altro l'occultamento di una
mancanza. "Così Freud scriverà che il fantasmare si riduce agli eventi
successivi all'instaurazione del principio di realtà, e che precedentemente vi
è sempre stata realizzazione "in guisa allucinatoria del pensato (desiderato),
cioè del rappresentato".
Castoriadis riepiloga, in pagine dense e complesse, alcuni aspetti cruciali
della Metapsicologia di Freud : la rottura dello stato monadico, imposta
dall'oggetto, avvia nella psiche il momento in cui l'oggetto è messo in
immagine, fonda la facoltà immaginativa stessa. "Questo stato primigenio,
in quanto stato psichico, esiste necessariamente come rappresentazione,
dove rappresentazione non significa ri-presentazione di uno stato
effettivamente accaduto e precedente, bensì posizione inaugurale di una
immagine, di una rappresentazione a partire da una fondamentale
inexistentia del "percetto", di una fondamentale assenza di ciò che è
percepito".
In definitiva è la psiche, come formazione e immaginazione, a presiedere
ad ogni organizzazione della pulsione, anche della più primitiva. IL ritorno a
sé sarà ciò a cui mirerà la psiche a partire dalla rottura del suo essere
monade, sottraendosi ad una totale alterazione/deformazione ad opera della
società e attraverso ciò che essa istituisce. Ciò,ancora una volta, pone
l'accento sulla polarità non componibile di psiche e società.
L'immagine di un'originaria pienezza mitica, da cui il desiderio della
psiche presume di provenire e che il desiderio assume come proprio
paradigma, modello a cui conformarsi,impedisce al desiderio stesso di
aprirsi del tutto al tessuto dei valori istituiti, mettendo a repentaglio la sua
stessa sopravvivenza. "Radicalmente inadatta alla vita,la specie umana
sopravvive creando la società e l'istituzione: E' quest'ultima che permette
alla psiche di sopravvivere imponendole un'altra fonte e un 'altra modalità
del senso: la significazione immaginaria sociale, l'identificazione mediata ad
16
Immaginario sociale
21/11/2006
essa (e alle sue articolazioni), la possibilità di ricondurre tutto a tale
significazione".
La socializzazione della psiche, la sua trasformazione in individuo
sociale, si compie nel processo di sublimazione, che consiste in una ripresa
di forme socialmente istituite e dei significati che esse implicano.
Ciò implica che da un lato la psiche esista e si ponga come
immaginazione, possibilità di porre/vedere questo al posto di quello,
dall'altro il sociale-storico esista come immaginario sociale, posizione di
forme e significati.
Psiche e società rimangono comunque irriducibili l'una all'altra,
l'istituzione non può assorbire la psiche come immaginazione radicale:
psiche e società sono in rapporto di interdipendenza, la creazione di un
mondo di cose esiste perché c'è creatività nella psiche,e poiché tutti siamo
immersi nel sociale-storico possiamo mirare a una verità altra rispetto a
quella fissata istituzionalmente.
s. Le teorie del capitale totale e della società dello spettacolo ovvero
un'ennesima incomprensione-riduzione dell'immaginario
Questa possibilità di un altrove e di immaginare ex novo configura la
radicalità dell'immaginario come qualcosa di difficilmente accettabile per il
suo stesso porsi senza limite. Si è già sottolineato l'esplodere e il rifluire del
concetto, il suo carattere multiuso, la retorica di una banalizzazione
massmediologica. Il passaggio da una lettura dell'immaginario come
rappresentazione sociale ad opera del sociale stesso a una lettura che invece
torna ad evidenziare il suo carattere illusorio,fittizio,ingannavo le, è in un
certo senso intrinseco allo sviluppo di teorie critiche della cultura e
comunicazione di massa.
Si mescolano due piani di analisi, uno più tipicamente legato al dibattito
sul capitalismo da parte marxista, l'altro più sociologico ed estetico inerente
l'industria culturale e i suoi prodotti. La nuova "grande trasformazione" del
capitalismo viene individuata in prima istanza nell'integrazione sociale
dell'antagonismo innescata dall'estendersi del dominio capitalistico dalla
fabbrica alla società, dalla produzione alla circolazione. I documenti
dell'Internazionale Situazionista, che raggruppa artisti d'avanguardia e
filosofi, sono espliciti nel denunziare una forma di alienazione generalizzata
che non dipende più dallo sfruttamento della forza-lavoro ma i servizi dello
stato sociale, il consumismo che porta al dominio estremo del feticismo
della merce e a una forma di società " stregata" e capovolta in cui
l'apparenza domina i soggetti. Il testo più celebre in proposito è del francese
Guy Debord, il cui titolo suggestivo La società dello spettacolo condensa il
tipo di metamorfosi in corso: il dominio del capitale è in questa stessa
metamorfosi, il processo di produzione si smaterializza perché l'immane
produzione di merci diviene produzione sociale di immagini.
E' insomma un capitalismo che esteriorizza nelle immagini la forma di
relazione in modo tale che i corpi e le menti sono padroneggiati dal dominio
della comunicazione simbolica e quindi il dominio viene interiorizzato
estendendosi alle fantasie. Lo spettacolo è il rito di riproduzione della
smaterializzazione, dell'essere dominati da un immaginario che sostituisce la
realtà con la copia, col simulacro.
17
Immaginario sociale
21/11/2006
Qui l'analisi dell'immaginario come veicolo della società stregata e
l'analisi della spettacolarizzazione permanente e infinita che il sistema dei
media riproducono convergono, l'omologazione delle culture e delle merci
induce un sistema di valori passivizzanti in cui tutti sono omologati dallo
stesso consumo di produzione spettacolarizzata. La televisione si costituisce
come moderno panottico, meccanismo spettacolarizzato di controllo sociale,
sulla scia del racconto orwelliano del Grande Fratello (con una singolare
inversione, Orwell scrive 1984 per denunziare il controllo totale del
modello " comunista", qui invece è il capitalismo del libero mercato e della
concorrenza a divenire veicolo del totalitarismo nella misura in cui la
rappresentazione che il Capitale produce si fa pervasiva dell'intera
rappresentazione sociale). Tende a riprodursi quel modello bipolare che già
Umberto Eco aveva individuato, il contrasto fra una visione apocalittica
degli effetti devastanti della cultura di massa spettacolarizzata e una visione
apologetica e integrata. E, come allora, lo spazio per una terza posizione ,
critica, tende a essere annullato o a comparire come una variante della tesi
integrazionista. L'introduzione del computer e delle tecnologie elettroniche è
presentata come una conferma ulteriore del nesso causale che si instaura tra
tecnologia e contenuto del sapere sociale: una tecnologia incorpora al suo
interno i modelli cognitivi che la orientano, l'attività immaginativa è essa
stessa una parte del tutto. Ma in questo modo lo schema globalizzante torna
a ridurre l'immaginazione a predicato di qualcosa e a disconoscere la sua
dinamica creativa, il suo stesso essere soggetto. L'immaginario sociale non è
un continuum lineare e omogeneo dei flussi di rappresentazione che il
sistema dell'informazione-merce riproduce, la sua frontiera è mobile,
reagisce con altri codici nel senso di interagire e rielaborare i codici
ufficiali
t. La globalizzazione o il nuovo immaginario di fine secolo
Anche il nuovo immaginario della fine secolo e degli inizi del duemila, la
globalizzazione, sembra riprodurre e ripresentare i problemi fin qui
segnalati, una sorta di cristallizzazione ideologica che risente sia degli
effetti di uno scontro politico reale sia delle grandi paure collettive
dell'apocalisse. Il concetto e la formula della globalizzazione nascono
infatti dentro un dibattito sul capitalismo di fine millennio e gli effetti della
tendenza alla globalizzazione economica che il mercato mondiale induce.
Poiché tra i molteplici effetti della globalizzazione viene colto e
individuato con attenzione crescente quello allo svuotamento dei poteri di
decisione nazionali e statali da parte di poteri più complessi, multinazionali
e sovranazionali, lo scontro delle decisioni tende a configurarsi come
scontro fra la tendenza a un vero e proprio impero sovranazionale e le
singole potenze e poiché la logica della decisione "in tempo reale" del
mercato sembra orientata da una filosofia generale che marchia di sé le
rappresentazioni del mondo, poiché il moltiplicarsi dei meccanismi di
conflitto e di decisionismo accelerato si contrappone ai tempi della
mediazione e del progetto, poiché la fine dell'organizzazione fordista della
produzione ha dato a luogo a fenomeni di decentramento, flessibilizzazione
dei ritmi e dei modi di lavorare, nuova mobilità del lavoro etc. lo scenario
interpretativo che si viene costituendo è basato sull'accentuazione da un lato
dei fenomeni di insicurezza e di rischio sociale e dall'altro su processi e
18
Immaginario sociale
21/11/2006
movimenti di nuova omologazione, uniformizzati dalla globalità della logica
economica, nascono le teorie del cosiddetto pensiero unico,
dell'appiattimento della rappresentazione sociale sulla logica del mercato.
Siamo dunque in presenza di un immaginario politico che condensa la
transizione in atto unificandone il processo e le forme e che va incontro in
tal senso alle stesse obiezioni sollevate a proposito della società dello
spettacolo. Ciò conferma in ogni caso la straordinaria potenza simbolica
che il nuovo immaginario delinea e fa comprendere una volta di più come la
produzione e l'uso dell'immaginario sia oggi il nodo centrale delle società
contemporanee, che concorrono alla sua stessa elaborazione e alle forme
della sua istituzionalizzazione come codice simbolico dominante e come
non si tratti solo di demistificarne gli aspetti più vistosamente
propagandistici e unidimensionali ma di riconoscere la portata stessa della
simbolizzazione politica ripercorrendo l'intreccio di vecchio e nuovo, gli
aspetti archetipi e quelli nuovi di un immaginario, il fiume di simboli in cui
scorrono i significati e convergono le domande di senso.
u. La molteplicità degli immaginari, unità e differenza
Sempre più frequentemente si parla di immaginari, al plurale:
immaginario artistico, immaginario storico, immaginario letterario,
immaginario scientifico, immaginario erotico etc. con un privilegiamento
quasi obbligato per la cultura di massa e le comunicazioni di massa, per cui
il cinema è ad esempio "la fabbrica dell'immaginario". Se dunque è lecito
intendere i diversi immaginari come la molteplice forma di rappresentazione
che ha l'immaginario sociale, ciò non significa che gli immaginari-plurale
siano dei sottogruppi derivanti da un'unica categoria generale ma semmai
che alcuni di essi mettano a fuoco una centralità specifica e una
angolazione: l'immaginario erotico è il campo di rappresentazioni delle
molteplici forme dell'eros e quindi anche una angolazione specifica per
porre al centrale il rapporto tra maschile e femminile, l'immaginario storico
e/o storiografico ha come oggetto le rappresentazioni della storia (come
civilizzazione, progresso, conflitto) e le grandi rappresentazioni sistemiche
(il totalitarismo, la libertà, l'eguaglianza, la sociabilità etc.) e via
discorrendo, nel riconoscimento di quel bacino semantico di cui G. Durand
metteva in evidenza la centralità segnalando gli altri processi interni, (il
ruscellamento, lo spartiacque, le confluenze, il nome del fiume, la
sistemazione delle rive). Ciò vale per la molteplicità degli immaginari, che
possono essere singolarmente studiati nel loro codice e nel loro mutamento
storico, nel loro tratto più universalistico e nei loro passaggi interni, come
del resto accade ormai da tempo.
C’è semmai una maggiore resistenza a riconoscere la specificità degli
immaginari politici tanto che un testo fra i più famosi come quello di
Edelmann è intitolato Gli usi simbolici della politica, come se la
simbolizzazione non fosse un dato immanente alla politica ma qualcosa che
viene usata in particolari congiunture. Certo la formulazione di una vera e
propria teoria generale dell'immaginario rischia di essere, con troppa
ambizione, una summa di grande ampiezza e sistematicità per il suo
molteplice e continuo attraversamento di saperi da ricondurre a un insieme,
ma non soddisfa nemmeno la scelta del ritaglio di una parte per il tutto,
occorre una capacità di rinvio e di connessione che dia luogo anche alla
19
Immaginario sociale
21/11/2006
capacità di studiare uno specifico campo di rappresentazioni. Per fare un
esempio occuparsi- in rapporto al pensiero filosofico- di immagine e
immaginazione non sfocia di per sé in una elaborata filosofia
dell'immaginario che racchiuda tutta la filosofia, ma è in pari tempo
inaccettabile che chi si occupa di immaginario cinematografico o di
immaginario letterario non si misuri col retroterra filosofico. Altro esempio
è quello del dibattito filosofico su moderno e post-moderno, in cui la tesi
post-moderna secondo cui la rappresentazione della modernità è essa stessa
una grande narrazione, quasi una leggenda, impegna gli studiosi a cogliere
gli elementi di verità e di critica e a superare lo schema interpretativo di
una secolarizzazione che abolisce e cancella gli elementi mitici e religiosi,
come se la stessa concezione lineare del tempo che si impone col moderno
non raccolga e riclassifichi ,laicizzi, la concezione escatologica del tempo.
Ed è proprio questo continuo spostamento del confine dei saperi, questo
sforzo di riclassificare le rappresentazioni cogliendo le loro permanenze di
lungo periodo e/o il loro sfondamento innovativo che dà luogo ad un'altra
forma, che il lavoro sull'immaginario consente, operando insieme sul terreno
storico e su quello degli archetipi, sul rapporto tra mito e rito, sul rapporto
tra correnti fredde e correnti calde del pensiero sociale.
20
Scarica

Che cos`è l`immaginario sociale