SAOERDOTE MARIO ZINN ANTI
. da Favignana
PRIMO REGIO CAPPELLANO CURATO E RETTORE
DELLA REAL CHIESA PARROCCHIALE DELLA
ISOLA UI MA.RETTIMO
CEIII STORICI
DELLE .
-M ISOLE s EG~DI M,•
Monte S. Giuliano
TIP. G.
GENOVESE
1912
La nuova edizione del "Zinnanti"
Lo Storico e Scrittore Padre Mario Zinnanti nacque a Favignana il 26 giugno 1843
da Carlo e Antonina Li Volsi. Il giorno seguente fu battezzato dall'Arciprete
Giovanni Grammatico.
A 16 anni vestì l'abito clericale nel Seminario diocesano. A 24 anni fu ordinato
Sacerdote.
Svolse il suo lavoro apostolico sempre nelle Isole Egadi: a Favignana prima e il 10
dicembre 1900 fu inviato Cappellano nell'Isola di Marettimo, dove morì all'età di 84
anni, proprio il giorno del suo compleanno il 26 giugno 1927.
La sua predicazione dotta ed incisiva ha caratterizzato il suo servizio sacer~otale.
Lo Scrittore Pietrino E. Duran ne/1928 così scriveva di Lui nel suo libro: «la nobilissima caritatevole missione del compianto Padre Mulé, fondatore della Parrocchia,
fu degnamente proseguita dal reverendo Sac. Cappellano Don Mario Zinnanti che
audace e forte nella ascesa - come colui che non s'arresta e va - seppe sempre lodevolmente mantenere la Parrocchia di Marettimo all'altezza del Suo invidiato legittimo
prestigio ... per la fede gli fu sacro il dovere».
Proprio nel silenzio e nella pace di quest'Isola "sperduta" nel Mediterraneo scrisse
ne/1912 il volumetto: "Cenni storici delle Isole Egadi".
Dopo 80 anni dalla prima edizione questi "cenni storici" non diminuiscono, anzi
crescono di valore e interesse storico, demo-antropologico, archeologico, geografico e
spirituale.
L'intelletto d'amore che ha ispirato l'autore fa di quest'opera un "primum" originale, che persino nello stile, asciutto e acuto, rivela il carattere egusano, plasmato per
millenni da eventi avversi là dove il cielo, terra e mare sembrano meglio svelare
l'arcano e tragico sentimento dell'umano esistere. Se poi consideriamo l'opera accanto ad altre posteriori, ne riscontriamo ancora in taluni punti l'insuperata documentazione e l'impronta esemplare. Dal 1912 ad oggi, tuttavia sono avvenuti troppi
cambiamenti per non dire sconvolgimenti. Tufi, "senie", tonni non bastano più e il
mare viene scrutato dai satelliti, devastato, inquinato. Gli antichi discendenti dei
normanni, arabi e spagnoli, in pochi decenni hanno cercato e trovato con sacrificio
altre vie di lavoro spesso con successo sempre memori del tetto natio ... Volti semplici, scavati dal vento e dal mare, severi come gli scogli e splendenti come coralli.
Consapevoli, per istinto e per conoscenza riflessa, del patrimonio di cultura e di
civiltà intrecciate in questo magico triangolo al centro del Mediterraneo, offriamo
questa lettura come una risposta alle sfide del nostro tempo.
Vi é nell'opera un capitolo mistico, quello ove si descrivono le Chiese di Favignana,
di Marettimo e di Levanzo, nomi antichi, evocazioni di martiri e di apostoli in terre
già teatro di riti pagani alla Grande Madre. Anche la cura- o non sia mai- l'abbandono dei luoghi sacri manifesta l'emergenza o l'abbassamento di valori essenziali per
la civiltà. Dentro la metafora concreta e vissuta, possiamo cogliere se essere nel mondo come isole nella corrente, per stare con Hemingway, o vivere nell'orizzonte infinito dell'eternità e dell'amore, là dove nessun uomo é un'isola, perché il mare é un
ponte, é una rete gettata per tessere un regno universale di uguaglianza, libertà,
pace e giustizia.
Damiano Cingolani Alfredo
Prefazione
Aver curato la ristampa di questo scritto sulle isole Egadi, ad
oltre ottant'anni dalla su a prima pubblicazione, avvenuta n el
1912, ha rappresentato per noi una scelta doverosa, quasi obbligata.
Abbiamo ritenuto infatti di poter consentire a lle nuove generazioni di conoscere la figura del parroco Mario Zinnanti, primo
regio cappellano d ell'isola di Marettimo che, vestiti i panni dello
scrittore e spinto dal grande amore per le tre isole, ha dato alle
stampe la prima opera unitaria sulle Egadi.
L'unica copia di cui conosciamo l'esistenza è oggi custodita
presso la Biblioteca Fardelliana di Trapani. Ringraziamo pertanto
il suo direttore per averci concesso la disponibilità del volumetto,
dandoci così l'opportunità di proporne una riedizione quanto più
possibile fedele all' originale, sia n ei caratteri tipografici che
nell'impaginazione del testo.
Inoltre si è ritenuto opportuno, per una maggiore aderenza
alla prima pubblicazione, riportare anche gli errori presenti
nell'originale: alcuni sicuramente imputabili alla stampa, altri
risultanti dalla traduzione in italiano, più o meno corretta, di
antichi termini dialettali.
Unica "licenza" che ci siamo concessi (a parte le prefazioni) è
stata l'inserimento, nelle p agine centrali, di alcune antiche foto.
L'iniziativa nasce con un obiettivo ben preciso: quello di salvaguardare la tradizione storico-culturale delle isole Egadi, di cui il
libretto "Cenni storici ... " è parte, auspicando nel contempo unità
di intenti e collaborazione reciproca, da parte degli egusani, in
questa opera di riscoperta e valorizzazione del passato.
Associazione artistico-culturale
"Pharbantia"
Signori ed Amiei,
Fui chiamato, per Divina disposizione dall 'Eccellentissimo Vescovo Diocesano alla reggenza della cura spirituale di questa piccola
porzione del suo gregge nella qualità di Primo Regio Cappellano Curato, e Rettore della
Real Chiesa Parrocchiale sotto gli auspicii di
di Maria SS. di Custonaci.
Nelle ore d'ozio di questa mia undicennale
residenza, vi fu un giorno in cui mi capitò
fra le mani l '!storia della Sicilia e delle Isole
adiacenti, compilata dal Sig. Domenico Adorno
del Vallo di Mazara, data alla luce il 1807.
Fu proprio allora che, dopo aver letto il brevissimo cenno geografico che lo storico scrittore fa delle nostre Isole, tosto mi balenò al
pensiero l 'idea, suggeritami dall'amor patrio,
di volere ampliare l'opera dello storico Adorno, monca d 'importanti cognizioni si antiche
che moderne.
Nutro speranza che il breve mio lavoro sia
con piacere accolto dagli abitanti delle Egadi,
rinvenedosi in esso cognizioni varie storiche
politiche e religiose dall'epoche più remote sino ai nostri tempi.
CAPITOLO PRIMO
L'origine delle Isole Egadi rimonta all'età Diluviana
che, al dire dello storico Rohrbacher, avvenne 1 ~659
anni dopo la creazione del Mondo. - Che le Isole nostre furono realmente parto del Diluvio, lo attestano la
diversità e la molteplicità dei fossili rinvenuti negli
scavi, ed anche nella viva roccia sulle più alte creste
delle montagne. ·Detti fossili sono stati identificati per
conchiglie, pesci, ricci marini.
C APITOLO S ECONDO
La Sicilia, secondo attesta lo storico Cesare Cantù,
nei primitivi tempi fu il teatro di mitologici fatti. Era chiamata la Sicilia l'Isola del Sole.- Questo Dio
(Elios) dalle chiome d'oro, guidatore del carro infuocato, non appena in Cielo schiudeva le rosee dita bella l'aurora, tosto inviava
il suq_grggge ai... pingui pascoli
,..____
nell'Isola
. _....______Trinacria,
. . . . . . . . .......... affidandolo alla custodia delle due
graziose figliuole: le pastorelle F;etusa
-.._.... ..e.. Lampetia regalategli per un suo amplesso dalla giovane Neera. Ora
dai nomi delle due pastorelle, ·d-efì à .Toro- g{ò"";ane
madre, derivarono i nomi classici Aegusa, Pharbantia,
Hiera
.
.........
Torna a proposito riferire quanto Polibio - Storie lib.
l , XLIV, anni di Roma 504- dalla traduzione di Koen:
«Spiccassi Annibale, comandante delle galee (50 navi
con diecimila soldati) ed approdò alle isole Eguse che
giacciono tra Lilibeo e Cartagine, ove aspettò il tempo
_,..___
~--'#,
--~·
--
-~
.
-e
____
-
__
-...___,.::;.,__
-6propizio alla navigazione »
Nota alle parole «alle isole Eguse, che giacciono tra
Lilibeo e Cartagine» mapiù presso a 111 eo e propria--mente tra Lilibeo é Trapani. Chiamansi ancor Egadi e
le principali sono: Egu~a, secondo alcuni Et~sa, oggi
Favignana,
la più prossima a Lilibeo, donde le altre
~trassero il nome: Baccina o Forbanzia, ora Levanzo;
Geronneso o M a rittima, M arettimo -oòièrno.
«I Cartaginesi comandanti della forza navale crearono
Annone, il quale salpò, ed approdato all'isola chiamata
Ge , si partì in fretta alla volta d'Erice, affine di deporvi, senza che i nemici se ne avvedessero, le vettovaglie ed alleviar le sue navi »
Alla parola «Gera » Koen annota - Così la chiama
pure Tolomeo, ma Plinio l'appella Hieronnesus, che
vale isola sacra- E dessa la più distante da :Cilibeo,
e da non confondersi colla Gera Vulcania delle Eolie.
Segue Polibio, dopo l'assalto delle navi romane prosperoso: «I Cartaginesi, inferiori adunque com'erano a'
Romani in molte parti, non sì tosto appiccarono la zuffa che andarono in isconfitta, e cinquanta delle loro
navi affondarono, settanta ne furono prese colla gente.
Le altr~ a vele piene, col favore del vento, ritornarono a Gera, mutatasi fortunatamente e d'improvvisò la
aura a seconda del loro bisogno.»
I nomi attuali poi di Favignana, Levanzo, Marettimo,
sembra siano una trasformazione di vocaboli greci ed
arabi Phavonia, Malitimah, (così M. Amari) Lrepantio,
-........_
-- ...
nomi questi di uomini probabilmente resi celebri o per
stirpe illustre, o per meriti intrinseci, intellettuali e
morali, o per dominio avuto sulle nostre Isole.
Un'ultima ipotesi e questa di epoca più recente, è di
chi asserisce che Favignana derivi dalla fusione di Fa-
-
'
•
't-C:- . _ , . . _
--
- ---
--
-----
----
- 7vum-grana essendo stato trovato un favo le cui cellette
erano r1colme, anzicchè di miele, di Grana, insetti
,_.. simili alle coccole dell'ellera, e quindi da Favum-grana ne venne ~avjgn,aaa. Da Mare-Jim..!!_ deriva Marettimo, ipotesi giustificata dalla quantità di timo che
in detta Isola trovasi in prossimità della spiaggia di
Levante. Da Leva in su, ne venne Levanzo, nome
'
forse derivato dalla ~ecolare leva applicata all'unico
-- '
pozzo nella spiaggia di sud, da dove gli Isolani tuttora
~attingono l'acqua.
---
C APITOLO T ERZO
MULI
L'Isola di Favignana presenta la forma d'un'immane
sparviere, le di cui ampie ali guardano: la sinistra l'oriente, la destra l'occidente, il rostro il mezzogiorno, la
coda la tramontana.
Logica ed esatta n'è la similitudine, giacchè il corpo
dello sparviero viene raffigurato dalla montagna che si
eleva nel centro dell'Isola, e le due ali sono le due
contrade, che denominansi il Bosco, e la Piana
Infatti lo stemma del Municipio rappresenta un uccello di rapìna;-che distende le sue ali su tre torri.
D'onde l'origine di queste tre torri?
Dietro studii archeologici si venne a stabilire che esse
rimontano all'anno_BlO, epoca in cui _i Saraceni invasero la Sicilia e s'impadronirono delle Isole Egadi Proprio allora i Saraceni nell'Isola di Favignana e dificarono tre torri: l'una nella parte più alta della montagna, la seconda in prossimità della spiaggia che denominasi la Cala, la terza su d'un promontorio all'estremità dell'Isola che guarda l'oriente - Dette torri servivano ai Saraceni per spiare le navi nemiche in tempo
-8di combattimento.
Ora poi, quando dopo il 1061 i Saraceni furono sconfitti dai Normanni, e le isole E gadi passarono sotto la
loro dominazione, Ruggero
che aveva assunto il titolo
...._
.........___.
di Gran Conte, ridusse a fortezza la torre di sopra la
montagna ove fece costruire una Chiesa dedicandola a .
Santa Catarina Vergine e Martire, -dalla quale tutta la
~orifagna preséìriionie; ; ~elÌ~ in riva al mare nella Cala, la ridusse ancora in Castello dedicandolo a S.
Leonardo con una Chiesa annéssa portan n Itolo
del Santo. - Detta Chiesa poi' nell'epoca dei Pallavicina di Genova fu convertita in magazzino ad uso della Tonnara, ed il Castello dal nostro Governo in questi
ultimi tempi fu venduto al Commendatore Florio, che
lo convertì in casa di sua abitazione.
La terza torre del promontorio di levante che non avea
- -·~
subito alcuna variazione, venne distrutta dall'opera del
tempo, e se ne osservano però ancora in parte le vestigia; a quel promontorio rimase il nome di......_
Torretta
________.....--dalla saracinesca torre.
__
o
----
•--"
- -
--
**
*
Marettimo ha la forma
L'Isola di
d'un parallelogramma che, all'occhio dell'osservatore, presenta l'aspetto di
un immane castello, fiancheggiato da scoscese rupi.
Esistono in quest'Isola vestigia d'antichissimo fabbricato.- Al bassopiano della montagna che guarda levante, dal promontorio Passo del Bue fino ulla spiaggia
Calaccioni s'osservano residui come di bastioni, e poi a
certa simetrica distanza, esistono vestigia che, dalla loro forma quandrangolare, sembra siano stati dei torrioni
sui quali forse salivano le vedette per esplorare le navi
nemiche. - A mettà poi della montagna, in un vasto
altipiano, esistono in parte ancora ruderi di fabbricato
-9demoliti dal tempo e dall'incuria degli uomini, ruderi
che dalla costruzione sembra siano le mura d'un tempio dedicato a qualche Divinità.
A quale epoca rimontano tali antiche vestigia di fabbricato?
Mettiamo come incerta l'ipotesi d'un'epoca anteriore
alle Guerre Puniche, nel tempo in cui i Cartaginesi
dominavano in Sicilia; ma, ammettiamo come cosa certa che l'origine sia del fabbricato dell'altipiano del Celso, sia delle vestigia dei bastioni alla spiaggia di lev ante, rimontino al tempo delle guerre Puniche, e quindi
debbono attribuirsi all'arte Romana, come appunto era
di opinione l'inglese Samuele Butler.
Sulla punta poi di libeccio s'osservano ancora altre vestigia di fabbricato, e la tradizione vuole che i Saraceni
vi facessero la loro abitazione.
**
*
finalmente
Uisola di Levanzo
presenta la forma di
un triangolo; sulla sommità della montagna si trovano
le vestigia di una torre che forse era stata innalzata
dai Saraceni.
CAPITOLO QUARTO
•u
M
~---~rmmem aaJLO
DW
Lo storico Domenico Adorno asserisce che la circonferenza dell'Isola di Favignana è di Km. 22,500; quella dell'Isola di Marettimo Km. 18; quella di Levanzo
Km. 12.
Secondo gli ultimi calcoli risulta che l'Isola di Favignana dista dalla più vicina terra del continente Siculo
Km. 18; Marettimo Km. 36; Levanzo Km. 15.
-10Nei tempi burrascosi, quando le irate onde minacciano
di sommergere le navi, che a discrezione del tempo
costeggiano i nostri lidi, offrono punti di rifugio le Egadi?
L'Isola di Favignana in virtù dei suoi pregi naturali
distende le sue ali per abbracciare i pericolanti nocchieri. Lo storico Adorno fa mensione d'una spaziosa
rada, Cala rossa, come punto di rifugio anche alle gros.
se nav1.
Le stesse doti non vantano Marettimo, e Levanzo; si
trovano in esse delle piccole rade, capaci solo di ospitare le barche pescherecce; le bilancelle invece, quando
Borea soffia impetuoso ed il mare è sconvolto, sono costrette a tornare indietro ed approdare alle spiagge sicule.
CAPITOLO QUINTO
11111 ACQM IAMWI
[il
lS
Indispensabile alimento alla vita è l'aria.
In tutte e tre le Isole si respira aria finissima e salubre.- Sono state infatti le aure balsamiche delle Egadi che han ridato la salute a parecchi infermi.
Altro elemento indispensabile. alla vita è l'acqua, della quale son provviste le Isole Egadi. - Difatti lo storico Domenico Adorno asserisce che nelle due Isole,
Favignana e Marettimo, non mancano i limpidi ruscelli. - Levanzo solo n'è priva, vi si trova però un pozzo
a poca distanza dalla riva del mare, da cui gli Isolani
attingono l'acqua per uso potabile e domestico.
Le acque sorgive in Favignana sono in abbondanza;
ma queste tutte inquinate a causa dei pozzi neri costruiti in vicinanza.
Le famiglie agiate si servono delle acque piovane che
raccolgono in cisterne nei mesi invernali.
-11In questi ultimi tempi all'imboccatura della contrada
Bosco, e propriamente nella discesa denominata Pirreca,
a poca distanza del mare, s'è rinvenuta una sorgiva di
acqua potabilissima di cui potrebbero usufruirne gli Isol ani.
L'isola di Marettimo è ricca a dovizia di limpidi ruscelli di finissima acqua - Di grandioso pregio è quella
della Testa nella contrada denominata Pala; v'è pure
quella del Celso nella contrada delle Case; e quella della Pelusa in vicinanza al paese.
**
*
dominava in
Fin da quando
Sicilia Filippo IV abbondante selvaggina si trovava nelle isole Egadi. - E
questo l'attestano tutti quei nomi rimasti alle parecchie
grotte delle Isole, fra le quali a Favignana, ad esempio, nella contrada della Piana evvi quella del Cervo.I terreni erano tutti imboschiti di -;Iberi,- e -di vofàt ili
se ne rinvenivano in grande abbondanza nel Maggio e
nel Settembre, nei quali mesi accade la consueta· passa.
Dopo il 1700 erò sotto il dominio diretto dei Baroni Pallavicina, furono abbattuti quegli alberi silvestri
--per are principio alla coltivazione dei terreni. - Fu
allora che la selvagginaScomparve del tutto, ~olo rimanendo qualche coniglio nell due Isole di Favignana e
Levanzo.
L'Isola di Marettimo, abbondante di fraschiglia , vanta
sempre il priviliegio dei suoi conigli indistruttibili per
le loro tane nei punti inaccessibili dell'irta montagna.
--
,._-..
CAPITOLO S ESTO
161116111
N on erra lo storico Adorno nell'asserire che i primi
prodotti delle Isole Egadi erano i buoni caci e la cul-
-12tura del miele.
Nell'Isola di Favignana infatti in tempi recentissimi
furono rinvenuti sotterra delle anfore contenenti certo
terriccio: e i geologi asseriscono infatti che col decorrere degli anni il miele, trasudando dai vasi, lascia in
essi pochi frammenti simili alla terra.
Anche sotto il dominio diretto dei Baroni Pallavicina
per alquanto tempo rimasero incolti i terreni. Da un
canto perchè i Pallavicina spiegarono la loro attività
nelle Tonnare, cespite d'ingenti introiti, d'altro canto
perchè gli abitanti risultanti di pescatori, provenienti
dalla città di Trapani, erano ignari della coltivazione
dei terreni. - I soldati Spagnuoli di presidio nei Castelli non eransi dediti alla cultura agreste.
Finalmente allo spuntare del 1700 venuto in Favignana da~~~Jianis.s_e.t.ta c~rt.c?. ~ni:q.QJLiY9!§!M.Qprannomi­
nato Ninì, con i suoi quattro figli, Andrea, Mauro, Ste~
fano e Michele pratici e amanti della cultura, dall'Ili.
Sig. Marchese Melchior,re Paolo Girolamo Pallavicina
-si fecero censire e concedere tutta l'estensione della contrada ~ Diedero così principio alla cultura, impiantando delle macchine per attingere l'acqua affine
d'innaffiare le piante nei mesi estivi, piantarono gli alberi fruttiferi, e l'Isola in breve abbondò di verdure,
di cereali, di granoturco, di cotone ed altro.
Venne poi la famiglia i~ aninòj(In origine Hanino
dalla Sn~gp.a) che dal Domino diretto si fece censire e
~oncedere ;~te della contrada del \ ! § quivi piantò
vigneti, fichidindia e altri alberi, coltivando nello stesso tempo i cereali.
Lo stesso metodo di coltivazione in tempi successivi
lo praticarono i Campi ed i ~or~eilli_Rrovenienti dalla
--'
Spagna, nell'Isola di Marettimo, e poi i Tedesco pro....
-- ·--
·-
-
-··
r .......
~
. _,~ -····--- .....
-13venienti da Messina.
Nell'accrescimento della popolazione, l'Isola di Favignana fu tutta concessa e coltivata; quella di Marettimo nei soli siti coltivabili, la rimanenza rimase per
conto del Patrono che la dava in affitto ai legnaiuoli.
L'Isola di Levanzo era la sola rimasta a beneficio del
Patrono Pallavicina. - lvi piantò la sua vigna, che
fin' oggi ancora esiste, e parte dei ~riT ì!àava in
gabella annuale; negli ultimi tempi poi la censì e concesse agli stessi isolani, e solo a se riserbò la vigna.
CAPITOLO S ETTIMO
NIMIII Uilllll~ IIRAJm
Come asserisce lo storico Cesare Cantù, i primitivi abitanti dell'Isola del Sole, dopo la propagazione della
stirpe N oetica, furono i Ciclopi ed i Lestrigoni; questi
poi furono raggiunti nelle loro emigrazioni dai Sicani
o Siculi dai quali derivò il nome di Sicania o Sicilia.
- In seguito vi presero rifugio i Fenici ed i Greci cacciati dalla loro patria - In epoca posteriore, dietro una
serie di sconfitte, ne ebbero il dominio i CartaginesiDivenne poi Provincia Romana- Fu abitata dai Saraceni. Fu regno dei Normanni - Se ne impadronirono
gli Svevi - Ed in fine cadde sotto il dominio degli
Spagnuoli.
Dalla varia struttura delle vestigia dei fabbricati di
epoche diverse, non rimane alcun dubbio sulla real residenza dei sudetti popoli; e monumenti di somma importanza sono le varie scritture rinvenute in alcune
..-.,....................
..
---grotte di Favignana, scritture che ebbero chiara spiegaziOne nel . 18SO-dal dottissimo Canonico della Cattedrale
di P~le®o_tl Rey~~!i~o· Padre U ddulen~,
.
- detenuto
nell'Isola .di Favignana-dal Governo Borbonico per af"""-
..
-
-
....
~-~
-
- 14fari politici. - Che dopo ai mensionati popoli, nelle
Isole Egadi fecero loro abitazione i Normanni ed in
seguito gli Spagnuoli dai quali ebbe origine la recente
popolazione, ben lo contestano le Chiese ed i Castelli
da essi innalzati.
CAPITOLO OTTAVO
liiiH~I~AIRADOII
Varie e numerose grotte si trovano nelle Isole Egadi.
- Bellissime in modo particolare quelle attorno alle
Isole alle sponde del mare; sono esse pittorescamente
fregiate dall'artistica suprema mano dell'Onnipossente
e somma meraviglia ed nncantevole vista arrecano all'occhio del passeggiero.
Marettimo tiene il primato per la ricchezza delle sue
lussureggainti grotte: meritano di essere ricordate quelle
del Mamiddu, della Pipa e del Presepio. -A Favignana vi è quella del Perculo dell'Acqua, al di sotto
del Faraglione e quella del Presepio. Levanzo ha quella rinomata per la sua ampiezza ed altezza di faccia al
mezzogiorno. In qualcuna di queste grotte si faceva .un
tempo abitazione.
N ella Montagna nell'Isola di Favignana, nel territorio dei Venga, esistevane una così detta dell~ ~i, perchè nella parete eranvi scolpit_e_ gli stemmi S ~=- _
gnuoli. Si vuole che questa grotta era quella in cui
si amministrava la giustizia, trovandosi accanto alla
stessa un'altra grotta che si suppone sia stato il caréere
-- -ove spiavano la loro pena i delinquenti. Ciò appare
dalla forma che la stessa presenta, simile cioè alle carceri che in quei tempi esistevano.
A poca distanza della predetta eravi un sotterraneo,
un vero laberinto. Vi si scendeva per una scala e nella
-----
-15prima stanza si trovava nel centro una bellissima tavola di pietra simmetricamente intagliata, attorniata da
sedili costruiti pure di pietra; la seconda porta dava
accesso alla stanza da cui si usciva alle sponde del mare.
Ai giorni nostri vennero devastate dai tagliapietra a
causa dei loro incavi. Quella però delle Armi fu devastata dallo stesso proprietario per superstiziosa ignoranza.
CAPITOLO N ONO
Il~
fllllnMft
Fino al 1640 non esisteva nelle Isole ordinato. Vero
è che da chiare vestigia e da alcune fabbriche non
ancora corrose dal tempo, nelle Isole di Favignana e
Marettimo si rileva che ivi ci dovette essere abitazione
d'un certo contingente d'individui appartenenti ad epoche in cui i Cartaginesi, i Romani ed i Saraceni ebbero il dominio della Sicilia, ma bisogna pure convenire che quelli non furono nè si poterono chiamare
paesi effettivi. Il paese attuale dell'Isola di Favignana
----- ........__.......,.._- -ebbe la sua prima formazione dopo il 1640; Marettimo
--in epoca più recente e propriamente dopo il 1790, quando cioè ebbe termine la persecuzione Turca. Levanzo
acquistò la forma di paese dopo l'anno 1860. Nei tempia questi anteriori l'abitazione facevasi nelle grotte.
Facciamo qui notare che, dopo scacciati dalla Sicilia
i Saraceni dai Normanni, e venuta negli anni successivi conquistata la Sicula terra dagli Aragonesi, e dopo
la deposizione di Carlo VI, passata sotto la dominazione dei Borboni della Spagna, i Corsari dell'Algeria spadroneggiavano sui possessi, sulle sostanze e financo sulla
vita dei poveri Siciliani, i quali tante volte erano condotti schiavi nelle terre Africane.
In quei tempi era Re di Sicilia Filippo IV, il quale
_..
--
-
-
---
-16aveva fatto la vendita delle Isole
Egadi al Barone
PalOo.·~,.~·
~---~·~........,.,..__...l.~yi~in,9_. di ..G~;g.ova. A vista di tale persecuzione, nel
-........ -1688 venne con il Pallavicina ad una transazione in
cui fu stabilito che il Re riserbava a sè i Castelli e le
Fortezze, e che il Pallavicina non potea concedere terreno nell'Isola di Favignana senza che un tale atto di
concessione non venisse prima esaminato ed approvato
dalla Corte Sovrana.
L'intendimento del Re era affinchè i nuovi fabbricati
non fossero d'impedimento nella scoperta del mare al
Castello S. Giacomo, e perchè fosse lasciato libero il
tiro dei cannoni in occasione di guerra.
E fu per questo che la Maestà del Re Filippo IV nel
precitato atto nell'inculcare al Pallavicina di dovere
costruire una nuova Chiesa nell'Isola di Favignana
attuale
M adrice) nell' accresc~rlto elfa popÒlaz1one
_..,___,....
in aiuto alla Chiesa Reale Parrocchiale di S. Giacomo,
non ne faceva gettare le fondamenta nel
( _ ,.,.____....,,.........,....._
·- centro della
piazza~oichè
l'altezza della nuova chiesa sareboe-srara-....
-.. ...,,.,.
al' grande impedimento al Castello nella scoperta del
mare.
I Turchi intanto, ancorchè il Governo munisse ·di presidii le Fortezze per rendere inespugnabili le Isole, per
impedirne loro l'accesso, continuavano le loro rappresaglie ed i loro bottini nelle Isole di Favignana e Marettimo. Per questo gli abitanti dell'Isola di Marettimo se
ne stavano ad abitare nelle grotte, site nei punti più
occulti della montagna, e di là tiravano fucilate alle
spalle dei Turchi.
Moltissimi Favignanesi e Marettimari furono catturati
dai Turchi e condotti schiavi in Algeri, dimorandovi
fino a quando non furono riscattati dal Governo dopo
le trattative di pace.
'...
--
-
.... -
•
"'
....
- · -... - - - -
~---
aa
---·~~
M
~,_..-
~~~
~
~.,~
-17In quell'epoca di accanita persecuzione nel 1660 una
grossa flottiglia dall'Algeria si era mossa per mettere
piede nell'Isola di Favignana e farne il saccheggio.
Ora in quella notte in cui costeggiavano l'Isola, affine
di trovare un punto libero per effettuire l'opera di sbarco, furono costretti a tornare alle loro terre, giacchè la
mano Divina mostrava alloro sguardo tutto illittorale munito e fortificato di soldati armati pronti ad impedire la loro discesa.
Di ciò si venne a conoscenza quando nel l 790 si sedò la persecuzione e le famiglie Torrente, D'Asta, Bertolino, Serra, Hernandez, Tedesco, Civello ed altri che
riscattarono gli Isolani, i quali vivevano sotto la schiavitù dei Turchi. Ora i riscattati rapportarono che i Turchi volevano sapere da loro il numero dei soldati che
si trovavano nell'Isola, e nell'àpprendere che una sola
compagnia eravene, non vollero prestare loro fede , avendone visto stazionati in quella notte un numero stragrande su tutto illittorale dell'Isola.
CAPITOLO DECIMO
CAIIIW O PIIIIDI
Conquistata che fu la Sicilia dagli Aragonesi, tolta dal
potere dei Saraceni; Ruggero, che ne fu il primo Re,
costituì la sua sede in Palermo.
Nell'Isola di Favignana edificò il Castell~- di San .Qip._:_
como e in quelli di Santa Caterina_e di San Leonar..doféce d eile modifiche alle due torri che nella primaria
epoca prima del mille, avevano costruito per loro difesa i Saraceni.
Alla medesi a e .Qç.~are rimonti pure il Castello
,.._... ..di ._..
...-.-....... ___
...............
Marettimo___di, punta
Troia
Che la cosa sia andata così veramente e che il Castel(
...,....._ _ _ _
.-.-~
~
~a.---.....
----~
t
_
...., r~• r a<
)""
-18lo di San Giacomo fu totalmente edificato dal Re Ruggero,_ÌÒ contestano fe àrmi genilliZTe!lJev?te su d'~~p.
~ làpide commemorativa che fino al 1860 trovavasi affissa
.-.ana•parete
. _.
-di un
- muro. _di -•-------cinta dello stesso Castello
verso Sud, su quel sito denominato la Mezzaluna ove i
condannati salivano ogni giorno per respirare un po' di
aria. - Tale lapide portante una iscirizione e le armi,
venne tolta dagli impiegati del nostro Governo, quando in quel sito fu costruito il nuovo ospedale e la nuova Cappella.
Alla medesima epoca nell'I.§ola di Marej;tim o fu pure
portata a forma di forte e inespugnabile Castello la orre Saracenesca, sita alla cima d'un'alta rupe che guarda
Nord-est. Detto Castello serviva di ristretta prigione,
secondo dice Domenico Adorno, ai malviventi ed ai rivoltosi. Detto Castello, abolito presenzialmente dalla
Maestà del Re Ferdinando II. il29 Giugno
1844, tenne
.
prigionieri in un'angusta fossa i fervidi politici del tempo l'Arciprete Guglielmi VinE_enzo e l'AvvocatQ_T..J.I&ci....
Nicolò. Si illust;i pernonaggi, p~; un giuo~o di parole
·malamente interpretate dai militari di guardia, i fratelli
Carriglio al comando di Pietro Canino, furono scannati
colla baionetta nella stessa ro·ss a. - In questo Castello, distrutto in parte, l'attuale Governo
vi ha impiantato una stazione semaforica di vedetta
con comunicazione telefonica col Semaforo di Monte
Lisandro in cui un tempo esisteva il telegrafo ad asta
comunicantesi con quello di Santa Catarina in Favignana.
Negli ultimi tempi nel Castello di Santa Catarina vi
furono detenuti nella fossa per alquanto tempo l'On.
Nicotera ed i suoi seguaci delle Calabrie, i due fratelli
Botta, il Rev. Uddulena col fratello Dottore in medicina, Crispi e alquanti Messinesi tutti per politica opi-~~-A---
-~
-19n1one.
Questo Castello nel 1860 venne in parte demolito e
devastato, portandosi via i rivoltosi perfino le inferriate.
Ai nostri giorni vi si trova impiantato il Semaforo. Il
. Qastello S. Giacomo ove eravi la prima Chiesa ~arroc­
chiale _dell'Isola, non subì verona devastazione, fu solo
modificato dal Governo e convertito in Casa di penalità.
Quello poi di San Leonardo fu venduj o dal nostro
.-------- ...
---...
Governo al Commendatore Florio Ignazio Vincenzo Domino diretto -d~lle Is~ie. Egadi,il-quale lo demolì e lo
convertì in casa di sua abitazione nei mesi della Tonnara.
Detti Castelli dal Governo Borbonico, prima della
rivoluzione del 1848, erano bene fortificati, forniti di
cannoni e di abbondanti munizioni, specialmente quello
di Santa Catarina. N el 1850 però, quando subentrò lo
stesso Governo Borbonico, poichè i rivoltosi avevano
tolto ogni cosa e devastati i cannoni, i Castelli non furono più fortificati; l'Isola veniva solo custodita da tre
compagnie, una delle quali dei veterani. Oggi il nostro
Governo in quello di San Giacomo vi mantiene una
sola compagnia di soldati per custodire il Carcere.
CAPITOLO UNDECIMO
1011111
Antichissima è la pesca del ·tonno nell'Isola di Favignan a : Ia.-sUaorigln~ri~onta sin da quando la dominazione Spagnuola cominciò a governare la Sicilia.
E che sia stato veramente così lo prova il fatto che
quando Filippo IV. fece la vendita delle Isole Egadi
al Pallavicino, già da tempo prima il Vescovado di
Mazara percepiva le sue decime dalla Tonnara, ed il
Pallavicino dovette rispettare l'uso di tal dritto. Dritto
- 20questo che fino ad oggi vanta il Vescovado di Mazara,
e quando il Pallavicina Marchese Melchiorre Paolo
Girolamo nel l 7 04 fece l'assegno al primo Areiprete
Baronale sui frutti che percepiva sulle Tonnare, il Vescovo di Mazara nella Bolla di elezione dichiarò salvi
ed illesi le sue decime che ab antico percepiva.
Ciò è provato ancora da quell'atto delle convenzioni
fatte fra la Regia Corte e il Pallavicina nel 1688 in
cui la Maestà del Re accordava al Pallavicina il solo
uso di potere ascoltare la Messa gli operai della Tonnara nel solo tempo della pesca nella Chiesa dell'Immacolata Concezione fuori il baglio della Tonnara.
Al Pallavicina intanto, ottenuto il dominio diretto delle Isole Egadi, fatta la concessione dei terreni agli Isolani, cresciuta la popolazione venne in pensiero di
collocare nel predetto baglio le porte per impedire agli
Isolani il tragitto delle merci dallo sbarcatoio. Sentivano quidi disagiate conseguenze gli Isolani, non potendo barattare i loro negozii nei mesi della pesca del
tonno stando le porte serrate. Contemporaneamente il
Barone Pallavicina avea proibito ai carri degli Isolani
il trasporto dei cantoni dalle cave, pretendendo che tale
servizio avrebbero dovuto farlo i carri di sua proprietà.
Mal soffrendo gli Isolani tali prepotenze, certo D. Gaetano Lombardo di Giuseppe, a nome degli Isolani, fece
istanza alla Maestà del Regnante esponendo, colla guida dell'atto di transazione del 1688, le debite ragioni,
e deplorando gli insopportabili soprusi. Ed allora per
disposizione Sovrana tolti vennero gli abusi e del baglio
spalancate le porte.
A vista di ciò il Pallavicina cercò modo di svincolarsi
dalle tonnare e lediede irl"gabella a D. Vincenzo a=.
rio che per molti anni le tenne lucrando bastantemente.
Fnvign nn. Il porto e lo s tnbilimento visti dallp palazz!na ftorlo.
---------------------------
Marttttimo (Trapant) · Corso Umberto l
Marettimo: cerimonia in occasione dello spostamento delle reliquie di padre Antonio Mulé dal cimitero alla Chiesa
-21Nel 1859 poi le ebbe in gabella certo Giulio Drago
-......._._..,_.
-...-da..._Genova, il quale diede opera allo stabilimento Torino, ogg1 molt o ingrandito dal Commendatore Florio.
Intanto in quell'epoca il Sig. Drago, non avendo la
forza pecuniaria di sostenere lo spesato necessario alla
pesca onde preparare gli arnesi, fu costretto a vendere
i tonni anzi tempo di pescarli a lire 12 ciascuno, trattenendosi la quantità che abbisognavagli alla costruzione dello scapece. Dopo due anni, rifattosi delle spese ed
acquistati grandi capitali, tutti i tonni li faceva catturare per sè e nello sfitto della gabella ne uscì ricchissimo, tanto da lasciare delle doti alle fiiglie dei tonnaroti di lire 300 ciascuna.
Nell'epoca in cui il Sig. Giulio Drago da Genova teneva in gabella le Tonnare, l'ultimo rampollo della
schiatta dei Pallavicina, padrone delle Isole Egadi se
ne morì, ed ifdi )ui genero Durazzo da Genova con i
Rosconi da Bologna";r!soivetfero· df svincolarsi del domi....
nio che avevano avuto in mano i Pallavicina fin da
due secoli. Cercavano mezzi opportuni per vendere le
Isole, e ne fecero offerta a certo Pastorini della medesima Città, il quale, prima di decidersi alla compra,
volle indagare quali frutti reali si potean ricavare. Il
Pastorini dunque mandò nell'Isola di Favignana ad in--..,..
dagare segretamente certo
Pretto..............
Questi, per non dare
sospetti, finse una nuova industria: la fritta delle sar....
cf:~~l~~ e quasi vicino alle sponde del mare,
argo- K
Leonardo, impiantò un piccolo stabilimento di fronte all'Isola di Levanzo. Ora nel contempo il Sig. Ignazio
Vincenzo Florio venuto a conoscenza della futura pos~=------sibile compra, sapendo i guadagni che aveva ricavato
suo padre D. Vincenzo dalle Tonnare, senza frapporre
indugio si portò a Genova da Durazzo, pattuì con lo
-
--
~--
_____
..
---
--nel
-22stesso la compra delle Isole Egadi, condusse seco in
Palermo uno della schiatta del Marchesato Roscone da
Bologna, stipularono e sottoscrissero il contratto, ed il
dominio diretto sulle Isole Egadi passò allora a Florio
col titolo di Commendatore.
Il Pastorini restò escluso dalla compra e dietro non
molto allo stesso Florio fece vendita del suo stabilimento per la fritta. Quivi fece la sua cucina, e nei mesi
d'inverno si ditribuisce la refezione ai poveretti.
CAPITOLO DUODECIMO
CI~IM l~
UYAJIIO
Dopo il mille, quando la fede progrediva, e dal fervore dèi popoli, si videro innalzate nelle città e nei paesi
delle Chiese al Divin culto, l'Isola di Levanzo ne fu
priva, e le prime quattro famiglie Campo, Bevilacqua,
D'Angelo ed Incaviglia che vi aveano stabilito la loro
dimora, erano sotto la dipendenza spirituale del primo
Regio Cappellano Curato della Real Chiesa Parrocchiale del Castello S; Giacomo in Favignana.
Nel 1704 poi, quando fu eretta la Baronale Madrice,
di propria loro volontà si sottoposero alla dipendenza
del nuovo Arciprete, perchè bonariamente credenti alle
asserzioni di lui. Egli infatti fece comprendere agl'Isolani di Levanzo che la giurisdizione della primaria
Chiesa Parrocchiale avea cessato di esistere al sopraggiungere della nuova Madrice. Nè il primo Regio Cappellano D. Nicolò Canino cercò di rivendicare i suoi
dritti; fece però ricorso alla Maestà del Re su i dritti
di superiorità che vantava d'aver sulla Chiesa Baronale,
che secondo l'atto di transazione del 1688 fra la Regia
Corte ed il Pallavicina, era stata eretta in aiuto alla
prima Parrocchia di S. Giacomo. In quel ricorso non
-23si parlava partitamente della dipendenza degli abitanti
di Levanzo, perchè considerati nell'ambito Parrocchiale
dell'Isola di Favignana. La morte però del Monarca
Carlo fece sì che le istanze del Cappellano Canino non
ebbero alcun effetto, che anzi gli fruttarono la carcerazione di cui terremo a suo luogo parola.
N el 1844 la Maestà del Re Ferdinando Il. a proprie
spese destinò a Levanzo un Cappellano, e, non essendovi stata mai Chiesa, il Barone Pallavicina cedette uno
dei suoi magazzini nella pianura di quella montagna
accanto alla sua casa Baronale, percependo l'affitto dal
Governo; e primo Cappellano in qualità di Vicario in
in divinis dell'Arciprete Baronale, fu certo Romeo frate e maestro Carmelitano; costui dedicò la Chiesa a
Maria SS. di Trapani.
Nell'anno 1882 trovandosi nella menzionata Isola Cappellano certo D.· Francesco Vaccaro da Burgio, Sua
Ecc. Ill.ma e Rev.ma Dott. Giambattista Bongiorno,
Vescovo della Diocesi di Trapani, in occasione di sua
Sacra Visita, propose la costruzione in una nuova Chiesa in mezzo l'abitato. Il Sig. Amministratore Comm.
Cav. Gaetano Caruso del Condominio Ignazio Vincenzo Florio concesse gratuitamente il terreno bastevole
per uso di Chiesa che venne costruita col concorso della Curia Vescovile Diocesana.
Ultimati i lavori dall'Amministrazione Commendatore
Florio nel 1883 venne aperta al servizio del Divin Culto, e ad ordine di delegata giurisdizione di Sua Ecc.
Ill.ma e Rev.ma Monsignor Vescovo Dott. D. Francesco Ragusa, fu benedetta da me primo Regio Ca ppellano Curato e Rettore della Real Chiesa Parrocchiale
Curata dell'Isola di Marettimo, allora in Favignana, il
giorno 8 del mese di Febbraio del predetto anno 1883,
-24la quinta feria dopo le ceneri, giorno dedicato nel calendario Diocesano a S. Giovanni De Matha.
CAPITOLO TREDICESIMO
IUl CI~IM ~~ llA\JIIfimiJI
Sul breve altipiano dello scosceso ed orrido promontorio di Punta Troia, dove uri tempo trovavasi la torre
di fortezza dei Saraceni, convertita da Ruggero in inespugnabile Castello che tale oggi si noma, era stata eretta dal Gran Conte la Real Chiesa-Parrocchiale Curata dell'Isola di Marettimo, sotto gli auspicii di Maria
SS. delle Grazie. La giurisdizione parrocchiale perdurò
in mano dei Regi Cappellani Curati fino al giorno 29
Giugno dell'anno 1844, giorno in cui la Maestà del Re
Ferdinando II. in persona abolendo il Castello, veniva
pure abolita la Real Chiesa Parricchiale.
Proprio in quel giorno in cui il Re si trovava sul
regio legno ormeggiato nelle spiagge dell'Isola, alcuni
pescatori sul mare medesimo, avuto sentore della disposizione Sovrana, stanchi come si trovavano di tirare
dalle acque le loro reti, si appressarono gridando alla
Re al N ave: « Maestà, grazia chiediamo, non ci lasci
privi della Santa Messa e dell'uso dei Sacramenti. »
Il Re annuì alle preghiere degli Isolani e lo stesso
giorno 29 Giugno 1844 disceso che fu in Palermo, sottoscrisse una Ministeriale, creando due nuovi Regi Cappellani di residenza in Marettimo, quali immediati successori nella Cura Spirituale dei primi di residenza
nella Real Parrocchia del Castello sotto gli auspici di
Maria SS. delle Grazie.
Prima intanto che i nuovi Regi Cappellani si fossero
messi in pieno e legittimo possesso della loro giurisdizione, col regio decreto loro confermata, passò del tem-
-25po. S'ignora il motivo di questo, chiamiamolo così interregno parrocchiale, riteniamo però come prossime al
vero le seguenti ragioni:
Proprio in quell'epoca faceansi le pratiche d'innalzare
a Diocesi, con sede Vescovile, la Città di Trapani; il
Vescovo di Mazara per questo potè venir meno ad un
suo dovere col provvedere immantinenti l'Isola, pensando che avrebbe dovuto provvedere il nuovo futuro
Vescovo di Trapani. O perchè di creazione Regia i novelli Cappellani, per le innovazioni avvenute nelle Isole
a motivo della nuova erezione dell'Arcipretura nella
Isola di Favignana, dietro istanze fatte dal primo Regio Cappellano D. Nicolò Canino della Real Chiesa
Parrocchiale S. Giacomo la Santa Sede con data del
12 Giugno 1741, regnando il Sommo Pontefice Benedetto XIV, avea dichiarato nella sua Bolla che i Cappellani di nomina Regia doveano essere facoltati dal
Cappellano Maggiore nella stessa Bolla creato. Il fatto
s'è che dal 1844 in cui vennero dalla Maestà del Re
Ferdinando II creati, i Cappellani furono stabiliti e
destinati nel 1847, dopo che con una seconda Ministeriale in data 31 Marzo sulla proposta fatta dal Vescovo
Sua Ecc. Ill.ma e Rev.ma Monsignor Dott. D. Vincenzo Maria Marolda della Diocesi di Trapani, al medesimo Vescovo il Sovrano concesse facoltà di nominare
e facoltare i nuovi Regi Cappellani.
I primi furono il Sacerdore D. Giuseppe Criscenti ed
il Sacerdote D. Francesco Bileti entrambi da Monte S.
Giuliano. Intanto la prima Real Chiesa Parrocchiale
del Castello già per il lungo ritardo della nomina dei
due Cappellani era stata spogliata dai sacri Arredi, e
dalla mano umana, perchè priva di custodia, devastata;
di più la via era malagevole ed in parte pericolosa, e
-26quindi d'incomodo agli Isolani lo accedervi; si fÙ per
questo che la Maestà del Re nel nominare a mezzo del
Diocesano i due Regi Cappellani in surrogazione dei
primi, si degnò di affittare a proprie spese un magazzino del proprietario Nicolò Carriglio, magazzino che
poi il nostro ·Governo comprò definitivamente per lo
stesso uso di Chiesa il1870.
I novelli Cappellani ignari delle cose perchè oriundi
da Monte S. Giuliano, dedicarono la nuova Chiesa Real
Parrocchiale a Maria SS. di Custonaci.
Col decorrere poi degli anni trovandosi in Marettimo
Cappellano certo Frate Padre Antonino Mulè da Burgio (Sicilia) pensò di volere ridurre quel magazzino
comprato dal nostro Governo a vera forma di Chiesa;
infatti diede principio all'opera, e con gli appoggi della
Curia Vescovile della Diocesi, e coll'elemosine dell'Isola
fra i pescatori in abbondanza raccolte, potè condurre a
fine la Chiesa ed il giorno 7 del mese di Dicembre
1887 ad ordine di Sua Ecc. Ill.ma e Rev.ma Monsignor Vescovo della Diocesi Dott. D. Francesco Ragusa
di delegata Vescovile Giurisdizione, fu dallo stesso Mulè
benedetta ed aperta al pubblico Culto.
Il 25 Ottobre del 1900, il Signore nella medesima Isola chiamò agli eterni riposi l'ottimo Sacerdote Mulè,
a cui si possono adattare le parole profferite da Dio
al condottiero della gente Ebrea Moisè: Vidisti terram
et non transibis in illa.
CAPITOLO DECIMO QUARTO
l
Dm PAMIIJIA
Real Chiesa Parrocchiale S. Giacomo
Fino a che il dominio delle Isole Egadi fu in potere
dei Saraceni non esistevano Chiese dedicate al culto
(a)
-27del vero Dio; esistevano però, e tuttora se ne osservano
le vestigia, i tempi dedicati alle false divinità.
Fu solo per opera di Ruggero, dopo la sconfitta dei Saraceni, che nell'Isola di Favignana contemporaneamente
alla costruzione del Castello fu eretta nella medesima
periferia del Forte la prima Real Chiesa dedicata a S.
Giacomo.
In detta Chiesa Parrocchiale i Regi Cappellani am-.
ministravano i Sacramenti ed esercitavano la loro giurisdizione. Le cose si mantennero allo statu quo per
un pezzo. Ma intanto la popolazione in Favignana aumentava col crescere degli anni, e si sentiva bisogno
di una nuova Chiesa in aiuto alla Real Chiesa Parrocchiale. Ed ecco nel 1688 stipulato l'atto di transazione fra la Maestà del Re Filippo IV ed il Barone
Pallavicina; in detto atto il Pallavicina si obbligava,
nell'accrescimento della popolazione, di dovere costruire una nuova Chiesa nell'Isola di Favignana col mantenervi un parroco ed un sotto parroco, e che detta Chiesa sarebbe dovuta servire in adjutorium curre alla Real
Chiesa Parrocchiale, perchè i fedeli potessero più comodamente fruire dell'uso dei Sacramenti.
.Intanto nel 1704 il Cardinali Giudice, omettendo le
convenzioni stabilite nel precitato atto del1688; approfittando della sua carica di vice Re in Sicilia, prepotentemente dall'Ecc. del Vescovo di Mazara Monsignor
Dott. D. Bartolomeo Castelli fece spogliare di ogni diritto quella primaria Real Chiesa Parrocchiale di San
Giacomo e ne investì la nuova Chiesa Madrice, ed all'antica Parrocchia·altro non rimase che la sola periferia del Castello.
Così perdurarono le cose fino al1860, quando l'attuale
Governo abolì del tutto quella Real Chiesa Parrocchiale
-28sostituendola con una nuova piccola a guisa di semicerchio nell'Ospedale dei condannati in quel sito che
un tempo appellavasi la Mezzaluna.
Nel Bagno di penalità, nella stessa periferia del Castello, eravi un'altra Chiesa dedicata a San Giovanni
Battista ove i condannati ascoltavano nei giorni festivi
la Messa, anche questa Chiesa fu devastata e convertita
in dormitoio pei detenuti.
(b)
Chiesa di Santa Catarina
Una seconda Chiesa costruita dallo stesso Ruggero
trovavasi sul cuspide della Montagna nella periferia del
Castello che, dal nome della titolare della Chiesa, si
chiama tuttora Santa Catarina.
Quest'altra Chiesa ebbe la sua esistenza fino al1860.
Fu demolita dai rivoltosi che portarono via perfino la
statuetta in marmo della Vergine Martire.
Il nostro Governo finì col distruggerla totalmente,
quando costruì nel Castello il Semaforo.
(c)
Chiesa di San Leonardo
Ad occidente dell'attuale Municipio esisteva la Chiesa
eretta dai soldati Aragonesi e didicata a S. Leonardo.
Tal nome rimase a quel largo spianato dove era l'antica torre Saracinesca, trasformata in Castello da Ruggero. Vi si ammira ora l'elegante palazzo del Commendatore Florio.
Nel 1705 questa Chiesa, quando al Barone Pallavicina facevano bisogno dei magazzini, venne adibita per
porvi gli arnesi della Tonnara, previo il permesso del
suo congiunto il Vice Re di Sicilia l'Eminentissimo
Cardinal Giudice.
Ingrandito che fu il paese, non facendo più all'uso al
Pallavicina questa Chiesa profanata, giacchè al Baglio
Levanzo: il paese
Levanzo: la barca per il trasbordo dei passaggeri tra la nave e l'approdo
Portale della chiesetta di Formica
Per le foto:
Favignana: archivio P. Damiano
Marettim o e Formica: archivio Ass. C.S.R.T "Marettimo"
Levanzo: raccolta Aldo Venza
-29aveva costruito il casamento adatto, pensò di censirla
ad un certo Leonardo Bertolino, il quale sopra della
stessa fabbricò le sue case d'abitazione. Il Bertolino,
della Chiesa già ridotta a magazzino, se ne servì per
uso di bettola che tuttora esiste.
(d)
Chiesa dell'Immacolata Concezione
Quando dominavano in Sicilia i Borboni, i soldati, di
presidio nell'Isola di Favignana, pensarono di voler fare
costruire una chiesa dedicandola all'Immacolata Concezione fuori proprio del Baglio della Tonnara.
Intanto in quell'atto di transazione del 1688 la Maestà del Re Filippo IV. mentre riserbava a sè e sotto
l'alto suo Sovrano dominio tutti i Castelli e le Fortezcon le rispettive Real Parrocchie e le Chiese filiali esistenti nell'Isola, solo avea concesso al Pallavicina, a
cui nel1640 era stata fatta vendita assoluta delle Egadi, di potere costruire una nuova Chiesa nell'accrescimento della popolazione. Questa chiesa doveva servire
di aiuto alla Real Chiesa Parrocchiale di S. Giacomo;
e nella Chiesa dell'Immacolata Concezione permetteva
il solo uso di potere ascoltare la Santa Messa agli operai della tonnara nei soli mesi della pesca.
Ora avvenne la morte di Carlo III. e guerra per la
successione della Monarchia fra Carlo e Filippo V
ed in Sicilia era Vice Re l'Eminentissimo Cardinal
Giudice, astretto in parentela col Marchese Melchiorre
Paolo Girolamo Pallavicina. Costui anelava d'avere una
chiesa sotto la sua baronale potestà, e con giurisdizione propria, poichè duro pareagli vederne in mano il
dominio ai Regi cappel~ani della Real Chiesa Parrocchiale di S. Giacomo, i quali a mente dell'atto di transazione avrebbero preteso la dipendenza alla loro Parrocchia sulla Chiesa che il Pallavicina avrebbe costrui-
-30ta nell'accrescimento della popolazione. Il Pallavicina
quindi, carpendo l'occasione propizia, e fidando nella
valevole prepotente protezione del Cardinal Giudice Vice Regnante, ottenne di fare nominare dal Vescovo di
Mazara la Chiesa dell'Immacolata Concezione, già filiale alla Real Chiesa Parrocchiale di S. Giacomo a
Madrice dell'Isola di Favignana. Difatti l'Eccellentissimo Monsignor Vescovo Dott. D. Bartolomeo Castelli,
astretto dall'Eminentissimo Cardinal Giudice, intirinamente colla data del25 Aprile 1704, sottoscrisse la Bolla di elezione elevando a Madrice dell'Isola di Favignana la Chiesa sotto il titolo dell'Immacolata Concezione esistente fuori il Baglio della tonnara, spogliando da ogni dritto di superiorità la Real chiesa Parrocchiale di S. Giacomo. Il molto Rev. primo Regio
Gappellano Gurato che per anzianità funzionava da Parroco, D. Nicolò Canino, non tralasciò punto di opporsi
a tuttuomo; ma nulla ottenne a motivo della guerra,
che anzi ne sofferse la carcerazione. Il 18 Settembre
del 1794 venne ripristinato nella cura della Real Parrocchia di San Giacomo dal Capitan Generale, il Marchese di Montemare.
Rivendicati che furono Napoli e Sicilia dal Re Cattolico Filippo V. , avendo rinnovato le sue istanze il Canino, ottenne dalla Santa Sede che le Chiese di Favignana riserbate sotto l'alto Sovrano dominio in quell'atto di transazione del1688, venissero rimesse sotto la
giurisdizione della Real Chiesa Parrocchiale di S. Giacomo ed indipendente della Madrice Baronale, rimanendo all'Areiprete la sola cura delle anime nella periferia
dell'Isola.
Sbrigata che fu la nuova Madrice Baronale nella piazza, la Chiesa della Immacolata Concezione fu dedicata
-31a Sant'Antonio di Padova; tale Chiesa però venne del .
tutto demolita, e vi si trova ora l'ufficio dell'esazioni
del Commendatore Florio. Venne supplita da una nuova Chiesa di fronte alla prima, decorata e dedicata al
medesimo Sant'Antonio.
La statua dell'Immacolata concezione costruita di pietra che esisteva nella demolita Chiesa, si trova nella
casa antica dell'Amministrazione.
(e)
Chiesa di Sant'Anna
La Chiesa di Sant'Anna, oggi amministrata dalla Congregazione di Carità del Comune in Favignana, rimonta
a tempi antichissimi. Vi era mantenuto stabile dal Governo il Cappellano, e l'ultimo fino al 1709 fu certo D.
Giuseppe D'Angelo. Fu poi concessa dalla Corte Sovrana alla stirpe Estrangeros, i di cui successori ne godevano il dritto patronato.
Nell'anno 1650 i militari istituirono nella Real Chiesa
Parrocchiale del Castello San Giacomo :una Congrega
sotto gli auspicii di Maria SS. del Rosario; e siccome
nella Reale Chiesa, i Confrati col decorrere degli anni,
perchè Parrocchia, non poteano adempire i loro obblighi
ed eseguire tutti gli ufficii di pietà secondo le loro costituzioni, fecero istanza ai patroni della Chiesa di S.
Anna se volessero concedere alla Congrega il semplice
uso di essa Chiesa.
I Patroni, che in detta epoca erano il Reverendo Canonico D. Giacomo, D. Pietro, D. Oliva, D. Giacoma
e D. Serafina Estrangeros della Città di Trapani; D.
Giuseppe e D. Silvestro Tobia fratelli pure della Città
di Trapani; ed il molto Reverendo D. Giuseppe Estrangeros primo R. Cappellano Curato della Reale Chiesa
Parrocchiale di S. Giacomo, e D. Antonino Estrangeros fratelli dell'Isola di Favignana, annuirono alla do-
-32manda fatta dai Confrati, ed il giorno 30 Novembre
del 1746 presso il Notaio D. Matteo Verdirami da
Trapani, stipularono l'atto di concessione. Riserbarono
a sè i patroni il dritto della nomina del Cappellano
tanto della Chiesa che della Congrega.
Trasferita adunque che fu dalla Reale Chiesa Parrocchiale di S. Giacomo la Congrega del SS. Rosario nella venerabile Chiesa di Sant'Anna, grandi questioni ne
insorsero in ogni tempo circa l'esercizio delle funzioni
Chiesastiche fra gli Arcipreti Baronali ed i Rettori
della Congrega e Chiesa di Sant'Anna. Ne vennero positivi ricorsi. Gli Arcipreti Baronali si avvalevano d'un
falso documento, senza veruna base alla validità, perchè non esecutoriato dalla Santa Sede. Siffatto documento, per gli intrighi del Signor Marchese Giovanni Francesco Pallavicino era stato sottoscritto dal Ciantro della
Collegiata di S. Lorenzo, oggi Cattedrale di Trapani,
D. Giovanni Amico e rilasciato al superiore della Congrega, sul fatto supposto di credere che la Chiesa di
Sant'Anna era filiale alla Baronale, perchè eretta nell'ambito Arcipretale.
Ma oh quanto di gran lunga si sbagliano i Reverendissimi Arcipreti della Madrice Baronale, tutte le volte che credono di essere le Chiese dell'Isola di Favignana, sotto la loro dipendenza, perchè si trovano erette nella periferia della loro assegnata giurisdizione!
Ed in primo luogo, perchè furono erette tempo assai
prima che fosse istallata nell'Isola di Favignana l'Arcipretura Baronale. La Chiesa Madrice sorse dopo di es. se che erano filiali alla Real Chiesa Parrocchiale di S.
Giacomo: e questo a mente del Dritto.
In ·secondo luogo poi in forza della Bolla emanata dal
Sommo Pontefice Benedetto XIV in data 12 Giugno
-331741, le Chiese tutte che il Re Filippo IV nel 1688 avea posto sotto l'alto suo Sovrano Dominio, furono rivendicate e poste sotto la giurisdizione della Real Chiesa Parrocchiale di S. Giacomo.
Terzo; che quel documento, o atto di transazione fatto rilasciare dal Ciantro della Collegiata di S. Lorenzo
in Trapani, per avere il suo pieno vigore, non bastava
essere stato sottoscritto dal Superiore della Congrega e
vidimato dal Vescovo Diocesano, ma a mente del Dritto, sarebbe dovuto essere approvato dalla Santa Sede.
Ma poi prescindendo da tutto questo, dato e non concesso agli Arcipreti Baronali della Madrice di Favignana, che queste tali Chiese fossero alla loro Madrice filiali, il che non l'è, i varii Decreti in ogni tempo emanati dalle Sacre Congregazioni dei Vescovi e dei Ritii
non dicono ben chiaro che le funzioni , purchè non siano puramente Parrocchiali, in tutte le Chiese, quantunque erette nell'ambito Parrocchiale, anche che fossero
filiali, possono celebrarsi indipendentemente dai Rettori o Cappellani di esse Chiese o Confraternite, ed i Parroci dobbono tacere? Possono intervenire se vogliono,
tutte le volte che ne saranno invitati.
In quanto poi ai funerali, se il cadavere è presente,
purchè non sia di aliena Parrocchia, l'esequie da celebrarsi s'appartengono al Parroco; se poi il cadavere non
è presente, o che sia d'altra Parrocchia, l'esequie a celebrarsi s'appartengono al Rettore o Cappellano della
Chiesa. Ora poi dopo che la Congrega si sistemò e funzionava regolarmente nella Venerabile Chiesa di Sant'Anna, i Confrati deliberarono d'implorare grazia alla
Santa Sede, affinchè la menzionata Chiesa addivenisse
Sacramentale. Infatti furono appagati nel desiderio nel
1804 con un Breve Pontificio.
-34Un certo Mauro Livolsi, affezionato tanto alla Chiesa,
vi stallò di suo due lampade in perpetuo da accendersi all'Altare del Sacramento; altre due nello stesso abside alle immagini di Maria SS. di Custonaci ed alla
Immacolata Concezione; la novena da farsi ogni anno
a S. Michele Arcangelo che accade il giono otto Maggio; e finalmente dalle due colonne alla porta d'ingresso avea prolungato a proprie spese la Chiesa.
Col decorrer degli anni essendo amministratore un certo ufficiale D. Bacicì Canino, pensò, non appena messo
in possesso, di fare delle innovazioni nella Chiesa. In
primo luogo fece togliere dall'Altare Maggiore la statua di Sant'Anna che era di pietra, ed in sua vece vi
collocò quella della Vergine del Rosario che ogni anno
la Confraternita si prestava dalla Real Parrocchia di
S. Giacomo in occasione della processione. Dal Sancta
Sanctorum tolse i due quadri innanzi a cui il Livolsi
avea fondato la dote per l'accensione delle due lampade, e poi dalla porta d'ingresso alla Chiesa fece cancellare l'iscrizione che Mauro Livolsi vi avea fatto scolpire "Questo nuovo edificio fu opera di Mauro Liuolsi., Il
Livolsi a vista di ciò (già ne avea sottoscritto l'atto di
assegno) chiamò in giudizio il nuovo Amministratore,
ed ottenne dal Magistrato favorevole sentenza, riavendo
i fondi dell'assegnato beneficio. Per la novena di San .
Michele Arcangelo però, finchè visse il nipote Andrea
Livolsi, inteso il Galantuomo, sempre fu eseguita la volontà del testatore. Morto però Andrea Livolsi, la cassa di assegno passò nelle mani del figlio di lui Francesco che pensò di venderla, e quindi ebbe pure fine
la novena.
Col proseguire degli anni la Confraternita sempre progrediva, dacchè era stata istallata nella venerabile Chiesa
-35di Sant'Anna; ma poi nel 1820 quando la Carboneria
si era accesa e divampata, avendo il Governo sospeso
il funzionamento della Congrega, proibì pure la riunione dei confrati. Così perdurò fino all'anno 1871 in cui
certo D. Martino Beltrano fu Giuseppe la ripristinò
con grande suo impegno al primiero fervore. Cessato
di vivere il Beltrano nel 1888 ad Amministratore subentrò il N otaro D. Nicolò Canino, il quale non ne
prese alcuna cura. E quando poi nel 1890 il Governo
ne fece l'abolizione l'amministrazione dei beni della
Chiesa passò in potere della Congregazione di carità
del Comune.
(f) Chiesa campestre del Crocifisso Patrono dell'Isola
La Chiesa del Crocifisso vanta la sua origine fin dal
1402, epoca in cui da un sordomuto fu rinvenuta la
miracolosa effigie del Crocifisso.
Un uomo di cui s'ignora il nome, essendo andato alla
caccia dei quadrupedi, pervenuto vicino alla grotta trasformata ora in Chiesa nella contrada della Piana, vide un coniglio che andava ad intanarsi in quella, lo
inseguì addentrandosi nella grotta.
Ma quale non fu la sua meraviglia mista a tenerezza,
nello scoprire al lato sinistro dell'entrata nella grotta
la figura al vivo dipinta del SS. Crocifisso?
Riebbe il sordomuto l'udito e la favella, ~ sperimentando in sè stesso gli effetti salutari dell'immagine prodigiosa, discese alla Fortezza di S. Giacomo a rivelare
il grande avvenimento al Primo R. Cappellano curato.
Alla promulgata :riotizia i soldati ed i pochi abitanti
dell'Isola visto il reale miracolo, accorsero a quella contrada a piegare le ginocchia dinanzi al rinvenuto Crocifisso. A proprie spese immantinenti alzarono ai piedi
della Sacra Effigie un'Altare; e quella grotta, sempre
-36rimanendo le naturali vestigia, fu convertita in Chiesa.
Sorgono quistioni sulla stirpe cui sia appartenuto il
trovatore del SS. Crocifisso. Alcuni sostengono che tale
individuo sia stato della stirpe dei Pallavicina adducendo il motivo con l'Aricprete D. Giovanni Can.co Grammatico, che il Pallavicina era il condomino delle Isole
Egadi; ma l'opinione in contrario e più probabile rigetta
totalmente quella malferma opinione.
Ed in vero. Il Pallavicina infatti 238 anni dopo il
rivenimento del SS. Crocifisso, cioè il 1640 ottenne
l'assoluto dominio diretto delle Isole Egadi. Vero è
bene che in altre due epoche precedenti il Pallavicina
ne aveva fatto compra col patto di ricompra; ma ciò
nulla importa, poichè fu sempre Filippo IV. che vendette le Isole, e Filippo IV. governò dal 1621 al 1665,
dunque nessuno dei Pallavicina due secoli e più anteriori alla compra delle Isole, sarebbe potuto trovarsi a
Favignana. E poi se fosse stato uno dei Pallavicina il
fortunato trovatore, da facoltosa come era quella schiatta, alla rivenuta grazia, non avrebbe fatto costruire un .
magnifico tempio su quella grotta arricchendolo di
cospicue doti?
La tradizione non ricorda il nome di quel sordomuto;
qualunque ipotesi quindi è incerta.
Dopo il 1820 un certo Coniglio da Trapani devoto
fervente del Crocifisso, e facoltoso volle costruire la
Chiesa. Era sua intenzione di lasciare in eterna memoria quella grotta per come natura l'avea formata, costruendovi sopra la Chiesa.
Per la esecuzione dell'opera affidò l'incarico ad un
certo Giacomo Torrente soprannominato Tiritella. Costui a scopo di economizzare, pensò di dare forma di
chiesa alla medesima grotta, devastando le sue forme
-37naturali. Ma quando fu disbrigata l'opera, vedendo il
Coniglio manomessi i suoi ordini, disse a Tiritella: Caro compare, avete fatto un inganno a me ed un torto
al Crocifisso. Ritornò in Trapani sua patria e fece il
suo testamento in cui tutti i suoi beni, che avrebbe voluto lasciare al Crocifisso della Piana, li assegnò al
Crocifisso del convento di S. Domenico in Trapani.
Disbrigata che fu la chiesa, il Crocifisso che trovavasi
alla parte sinistra dovevasi togliere, per collocarsi sulla parte centrale, ed era necessaria l'opera dei taglia
pietra per trincare il masso. Da ciò vantano tutto il
dritto i taglia pietra di portare la Sacra Effige in ispalla nei trasporti. Ma quando i tagliapietra si misero all'opera, al momento una furiosa tempesta si vide scatenare nell'Isola e atterriti gli operai nel vedersi minacciati dai furiosi fulmini, smisero, e bisognò che i Sacerdoti ultimassero il lavoro.
Fervida, immensa era la devozione ed il culto che i
Favignanesi prestavano al SS.mo Crocifisso; il loro fervore però misto a superstizione deturpò in parte laritrovata Reliquia, giacchè alcuni fedeli raschiavano il masso scolpito per darne la polvere agli affetti da malattie.
Si pensò quindi per conservare la Reliquia e per coprire i guasti, di sovrapporre al Crocifisso una croce di latta. Questa però durò poco tempo, finchè certo D. Guglielmo Marceca da Trapani, orefice, fece costruire una
croce di legno in cui si ammira ricopiata ancora l'identica figura dell'originale.
N el 183 7 in occasione del colera che nell'Isola faceva
immensa strage, i Favignanesi per viva fede pensarono
di trasportare questa Croce nella Madrice Baronale, e
cessato il flagello, per voto stabilirono farne ogni anno
il trasporto e celebrarne la festa nella Baronale Chiesa.
-38Nel1866, essendo cappellano della Chiesa del Crocifisso il Sacerdote D. Matteo Gandolfo, per abolirne l'annuale trasporto pensò di fare ritoccare il ritrovato Crocifisso, e fare sparire quella croce. Invitò all'opera il
Signor Pietro Croce, il quale invece di ritoccare il crocifisso, perchè trasparisse l'arte del suo pennello, e perchè l'opera da lui eseguita avesse lunga durata, fece applicare sulle rimaste reliquie del ritrovato crocifisso uno strato di cemento su cui poi rifece l'Immagine del
Crocifisso ritraendola dalla croce di legno per il momento tolta all'adorazione dei fedeli.
Nell'ultima domenica d'Agosto del detto anno 1866 i
Favignanesi aspettavano il consueto trasporto di quella
croce, e vista la novità, avanzarono dei ricorsi per volere consegnata dal Sacerdote Gandolfo quella croce.
Dopo tante quistioni, ad ordine dell'Ecc.mo Monsignor
.
Vescovo Dott. D. Vincenzo Ciccolo della Diocesi di
Trapani, il Sacerdote Gandolfo dovette presentare la
Croce di legno che fu rimessa sull'Altare.
Negli ultimi tempi poi durante l'Arcipretura di Grammatico nel 1884 in occasione della festa di Settembre
portata la croce nella Baronale Madrice vi ci rimase
per qualche tempo. Un'altra modifica 'subì recentemente la figura originale del Crocifisso. N el 1890 essendo
stato nominato cappellano di quella chiesa dalla congrega di carità del Comune l'attuale Arciprete D. Giuseppe Ben.le De Vita, accorgendosi che la pittura con arte e vera somiglianza del Professore Croce erasi sbiadita per l'umidità, pensò di farla ritoccare. Trovavasi a
Favignana un certo pittore di stanze soprannominato
Chiofalo, da cui il De-Vita fece ritoccare il Crocifisso.
Il presunto pittore ricoperse d'un nuovo strato di cemento l'opera del Professore Croce, ed a suo modo di-
-39pinse il Crocifisso, facendo così scomparire la vera effigie dell'originale ritrovato.
Si riconosce ora come vero originale il Crocefisso della Croce di legno
Le proprietà del Crocifisso Patrono dell'Isola in contrada Bosco, censite ai Ponzè, Bertolino, Ricciardi, Sercia, Gandolfo amministransi dalla Congregazione di carità del Comune.
Intorno a questa Chiesa nel 1831 venne per legge del
Governo costruito dal Municipio il cimitero, che in questi ultimi tempi è stato ingrandito e modificato. Vi fu
sepolto il primo certo condannato Bernardo Vetrano di
Giuseppe di anni 54 da Busacquino
(g)
Chiesa campestre Madonna della Piana
L'ultima chiesa che nell'Isola venne fondata dai militari è quella campestre della Madonna della Piana, la
quale vanta la sua origine sin dal 1620; epoca in cui
il 21 Novembre del detto anno ad ordine e per delegata giurisdizione dell'Ecc.mo Monsignor Vescovo di Mazara del Vallio D.re D. Marco La Cava, fu benedetta
dal Rev.do Vicario Foraneo D. Antonio Bassi Regio
cappellano curato della Real chiesa Parrocchiale del castello S. Giacomo.
Il fine per cui i militari eressero questa chiesa a tanta distanza dal castello fu d'imitare i Trapanesi nei loro pellegrinaggi al Santuario della Vergine di Trapani
fuori le porte della città, e la Statua somiglia molto al
Miracoloso Simulacro.
Si trovavano in essa chiesa altre due statuette: una di
S. Nicolò di Bari, e l'altra di S. Giovanni Battista, le
quali quando la chiesa fu restaurata furono tolte e collocate sul campanile ove fin'oggi ancora si vedono.
L'amministrazione di questa chiesa la avevano gli stes-
- 40si militari; ma poi col decorrere degli anni, per come
abbiaci attestato Alberto Venza custode del cimitero,
vissuto novantasette anni e cinque mesi, ne presero l'amministrazione due donne sorelle nubili e devote di cognome Torrente intese le Vecchiuzze. Morte queste subentrò in loro vece una certa D. Ignazia Torrente sposato Cali-Garsia la quale, con grande suo disimpegno
e anche del di lei marito D. Sebastiano durante la loro
vita non tralasciarono mai a mezzo delle elemosine raccolte di mantenere il dovuto culto.
Acciaccata dalla vecchiaia la D. Ignazia dava incarico
di fare le sue veci al nipote D. alberto Torrente Figurelli che, effettuitasi la morte della Zia, vantava il diritto di patronato sulla Chiesa, ma si sbagliò di gran
lunga, giacchè la D. Ignazia fu semplicemente affezionata devota alla Madonna.
·
Nel 1876, in occasione di Sacra Visita, Sua Ecc. III.
e Rev.ma Mo,signor Dott. D. Giambattista Bongiorno
Vescovo della Diocesi di Trapani, portatosi nell'Isola
di Favignana, costituì cappellano della detta Chiesa il
Sac. D. Matteo Gandolfo, il quale per sentenza del Pretore espulse totalmente da quella Chiesa il Torrente D.
Alberto, che presentò allora le chiavi che teneva in suo
potere al Demanio.
Recentemente dopo il 1900 Sua Ecc. Ill.ma e Rev.ma
Monsignor Dott. D. Stefano Gerbino Vescovo della Diocesi di Trapani, a mettere in salvo tanto la Chiesa come gli oggetti sacri, ed il tesoro della Madonna diede
la nomina di Patrono della menzionata Chiesa a D.
Salvatore Lombardo fu Giuseppe, presso cui i mensionati oggetti sono depositati
(h)
Chiesa Madrice Baronale
La Chiesa Madrice Baronale fu totalmente ultimata
-41nel 1764. In essa Chiesa vi erano istallate due Congregazioni: l'una sotto gli auspicii dell'Immacolata Concezione, l'altra del Cuore di Gesù; ma per i continui
attacchi fra l'Arciprete ed i Superiori di esse congreghe
esistettero per poco tempo e presto si sciolsero.
Dal Reverendo sotto parroco D. Giovanni Montinero
si era eretta l'opera funeraria di Maria SS.ma Addolorata, che durante la vita dello stesso sotto parroco
fioriva ed avea il suo concorso. Cessato di vivere costui,
tale pia opera passò nelle mani di una deputazione eretta dal Vescovo Diocesano; ma siccome furono ristretti i doveri e gli obblighi, gli associati incominciarono
a venir meno e prestamente da sè stessa si sciolse.
CAPITOLO DECIMO QUINTO ED ULTIMO
a LA~~
fil
Fra l'Isola di Levanzo e la Colombaia della Città di
Trapani, emerge dalle acque uno scoglio chiamato Formica. Nei mesi della pesca del tonno vi abitano i tonnaroti dell'Isola di Favignana e della città di Trapani.
Non vi sono terre coltivabili; c'è il casamento addetto
per stiparvi gli arnesi necessarii alla pesca. Vi dimora
solo nel corso dell'anno il Raise con la famiglia ed i
fanaJisti addetti dal Governo all'accensione della lanterna. Si provvedono di viveri dalla città di Trapani. La
Tonnara, che rimonta ad epoche assai lontane al pari di
quella dell'Isola di Favignana, come nei primi tempi dava i suoi frutti al Pallavicina, oggi li dà all'Ill.mo Commendatore Florio.
Marettimo 24 Marzo 1912
Nihil obstat
8 Marzo 1912
+ Franciscus M!! Raiti Episcopus
li DICI
Prefazione .
Origine delle Isole Egadi .
Etimologia dei nomi
Forma di ciascuna Isola .
Estenzione, distanze e punti di rifugio .
Aria, acqua, caccia.
Prodotti antichi, cultura dei terreni
Primi ed antichi abitanti .
Luoghi di abitazione
Origine dei fabbricati
Castelli o Fortezze .
Tonnaee
Chiesa di Levanzo .
Real Chiesa di Marettimo.
Chiese dell'Isola di Favignana .
Isola di Formica .
FINE
~
Pag.
»
»
»
»
»
»
»
»
.
,
»
»
»
»
»
»
»
3
5
5
7
9
10
11
13
14
15
17
19
22
24
26
41
-
,
Edizione a cura dell'Associazione C.S.R.T. «Marettimo»
Via Campi, 3- Tel. (0923) 923000-91010 Marettimo
Finito di stampare nel mese di maggio 1994
dalla Litotipografia Grillo- via Ten. Genovese, 23- Trapani
Fotocomposizione OUICK service Trapani
Si ringrazia per la collaborazione Padre Damiano, parroco dell'Isola di Favignana
Scarica

Sacerdote Mario Zinnati