A PIÚ VOCI
un Progetto per
le persone con Alzheimer
e PER chi se ne prende cura
Aprile 2013-Giugno2013
Palazzo Strozzi Firenze
A PIÚ VOCI
un Progetto per
le persone con Alzheimer
e PER chi se ne prende cura
Aprile 2013-Giugno2013
Palazzo Strozzi Firenze
È facile scrivere i propri ricordi
quando si ha una cattiva memoria.
Arthur Schnitzler
A più voci è un progetto della Fondazione Palazzo Strozzi
per le persone con Alzheimer e per chi se ne prende cura
Coordinamento Dipartimento Educativo: Devorah Block
Ideazione e conduzione delle attività:
Irene Balzani, Cristina Bucci, Luca Carli Ballola, Chiara Lachi, Michela Mei, Chiara Naccarato
Fotografia di copertina: James O’Mara
Progetto grafico: Benedetta Scarpelli
Informazioni:
tel +39 055 3917141
[email protected]
Si ringrazia per la partecipazione:
Caffè Alzheimer, Pistoia;
Casa di Riposo Santa Maria della Misericordia Montespertoli;
Centro Diurno Stella del Colle, Consorzio Zenit;
Fondazione Centro Residenziale Vincenzo Chiarugi della Misericordia di Empoli R.S.A.-per anziani O.N.L.U.S.;
Residenza per anziani Il Bobolino, Misericordia di Firenze;
R.S.A. Le Magnolie, Senior Service;
R.S.A. Le Vele, Fucecchio;
R.S.A. San Silvestro ASP Montedomini, Cooperativa sociale Elleuno;
R.S.A. Villa Michelangelo Lastra a Signa, Senior Service.
Realizzato con il contributo di
Le storie che nascono durante gli incontri di A più voci sono divertenti, malinconiche,
talvolta poetiche. Parlano di cavalieri e battaglie, principesse e tradimenti.
Sono piene di paure, speranze e raccontano le opere d’arte in modo diverso: dilatano ogni
scultura facendola diventare l’incipit di una storia.
Durante ogni attività le parole dei partecipanti sono state trascritte, così l’osservazione
della scultura e la narrazione nata dalla partecipazione di anziani e caregiver diventano
una risorsa per tutti e arricchiscono l’opera di nuove voci.
Ogni parola racchiude un mondo e condensa in sé emozioni e sensazioni. Ogni storia
diventa una rara occasione per vedere attraverso gli occhi di persone affette da demenza
e per capire la loro visione del mondo. I partecipanti rivelano una capacità di comunicare
a volte insospettata e sentono il gusto di partecipare, con consapevolezza, a un gioco nel
quale davvero ciascuno ha un ruolo significativo. Una scoperta che spesso aiuta a trovare
nuove possibilità di relazione con queste persone.
Il progetto A più voci nasce per offrire alle persone con Alzheimer e a chi se ne prende
cura un’esperienza emozionante, stimolante e piacevole. Tenendo presenti le capacità
compromesse dalla malattia, vengono valorizzate quelle residue, come la creatività e
l’immaginazione, per trovare nuovi modi di comunicare attraverso l’arte.
Cavalli coraggiosi e forza della natura.
Finita la guerra si ritrovan tutti.
2 aprile 2013
Entriamo in mostra a coppie e attraversiamo le prime due sale della mostra, poi ci
sediamo di fronte alla grande Protome Carafa di Donatello. La osserviamo con attenzione
e riflettiamo sulle emozioni che suscita in noi.
A questo punto iniziamo a inventare una storia…
Osservazione
È tutto...
È bello grande.
Mi piace.
È grosso, fa paura.
La faccia l’è brutta.
Io ho apprezzato tutte quelle vene, sotto il collo.
Forse vorrebbe fare chissà cosa e ha le vene gonfie.
A me sembra intrappolato dalla briglia.
Ma cos’ha in testa, una corona?
Lo trovo molto aggressivo.
È bellissimo, se fosse vero si potrebbe andare a cavallo.
Fa paura, io non ci salirei.
È imponente, in una stanza non ce lo metterei.
Fa effetto.
Sembra un cavallo delle favole, potrebbe essere la trasformazione di qualcuno: magari è
un incantesimo, qualcuno che aspetta di essere liberato.
A me piace di più quello piccolo, è più proporzionato.
A vederlo in una stanza al buio, fa paura.
Sembra un cavallo da corsa o da guerra, le vene ci fanno vedere lo sforzo, l’altro è più dolce.
È forte proprio, con il metallo.
Anche il nostro punto di vista ci fa notare alcune cose e meno altre.
È un cavallo ma non più giovane.
Mi sembra poco reale, da incubo, l’altro è più gradevole.
Mi sembra che stia ridendo, che ci stia prendendo in giro
A me sembra spaventato, con lo sguardo verso l’alto.
Ha un ferro in bocca, è un po’ smanioso di libertà.
6
Sembra abbia un ciuffo di criniera legato, come i cavalli importanti di un re o della
carrozza papale.
È un cavallo vecchio e guerriero, ha lottato, si è stancato, si è ferito.
Forse ha bisogno di acqua con quella bocca aperta.
È il cavallo del re di Germania, anzi di Prussia perché quelli erano duri...
Si chiama Lampo-Blitz: basta averlo visto in battaglia, “lampo” perché veloce.
Il cavallo va in guerra: e il re dov’é? Se ne frega...
A Lampo gliene hanno fatte di tutti i colori... ha pochi denti, di lato li ha persi tutti. Lampo
cercava di salvare i suoi, si è sacrificato, è stato molto fiero, ora è stanco e straziato.
Tutte quelle vene è la sofferenza patita per salvare il padrone e l’esercito.
Non tutti lo possono comprare... io non lo vorrei un cavallo così!
È cavallo di re ma ora è bell’e e andato, è da bistecca.
Questa è la sua cavallina, hanno sacrificato anche lei, era nei campi di battaglia insieme
a Lampo.
Il suo nome è Diamantina. È la fidanzata del cavallo, lei è più giovane.
Se fossi stata più vicina le avrei detto “dove vai? Vieni a casa!”
In battaglia le femmine sono più coraggiose, anche perché se è innamorata non gliene
frega nulla, si è buttata nel mezzo.
Il re non era andato [in guerra], il cavaliere di Lampo era il Barbarossa, guerriero cattivo
e coraggioso, che rubava nei paesi, andava a prendere le cose nei negozi in qua e in là.
Chi era il cavaliere di Diamantina? Una donna.
Questa storia isipira a parlare...
Una donna che per cavalcare era una tosta, era forte e decisa (è una donna come
Michela), si chiama Guerrina.
Siamo nel Medioevo, in Germania.
Vanno a bere in un lago e si incontrano cavalli e cavalieri e nasce l’amore.
Si può fare l’amore in un campo di battaglia?
Certamente! In qualche modo si fa.
Ma in tempo di guerra si trova tante cose...
I cavalli sono legati, ma chi li guarda il modo di fare l’amore lo trova.
I cavalieri erano innamorati, se due vogliono stare insieme si trova il modo di stare
insieme, anche in guerra.
Si perdono in guerra ma gli animali si riconoscono dall’odore e iniziano a nitrire, così
i padroni si ritrovano e si abbracciano.
Angelo, Antonella, Barbara, Cecilia, Erina, Gabriella, Gilberto, Ida, Lara, Marco,
Maddalena, Massimiliana, Nada, Paolo, Roswitha, Sandra, Teresa, Viktoriya.
Conduzione: Cristina e Michela
Trascrizione: Irene
Corna doppie.
Dramma a Rosignano.
Lei è una sognatrice, altera. Una nobildonna. Ha girato la testa, ha spostato i capelli ad
ala per scoprire le orecchie e ascoltare la musica, mentre aspetta il suo fidanzato che non
arriva…
Si chiama Maria Maddalena: è italiana, ma viene dalla Francia. Il suo fidanzato è un musicista, ma è un cornuto: si chiama Cornelio e suona il corno! E anche lei è cornuta perché il
fidanzato le fa le corna.
16 aprile 2013
Entriamo in mostra a coppie e attraversiamo le prime sale della mostra. Arriviamo nella
Sala Gessi e tocchiamo alcune copie di sculture, tra cui il busto di Marietta Strozzi di
Desiderio da Settignano. Attraversiamo ancora alcune sale e ci sediamo di fronte all’opera
originale, in marmo, la osserviamo e iniziamo a raccontare una storia...
In Sala Gessi
Toccarla a occhi chiusi è… come se vedessi il mondo!
La sensazione è un “freddo che brucia”: se la tocchi è fredda, ma è scostante: brucia.
È gradevole.
Osservazione
È una Maria: una signora, una donna giovane da maritare, una nobildonna per il vestito e
per l’atteggiamento. Ha un certo tono.
Mi sembra che abbia vissuto a lungo da sola perché ha un aspetto riservato.
Sono d’accordo. Mi piace: la faccia tutta, la bocca fatta bene, gli occhi semichiusi, i capelli,
tutto. I capelli sembrano due ali.
E’ una che ascolta: ha la bocca chiusa e… ascolta.
Come composizione è bella già di suo. Chi l’ha amalgamata è arrivato fino alla fine; era
soddisfatto e l’ha lasciata perché era abbastanza forte. Certo che mi piace!
Non ha gioielli.
Più che la si guarda e più che sembra che ci guardi lei!
È una donna molto riservata e molto nobildonna.
Secondo me tanto bella non è. È altezzosa.
È una sognatrice, per lo sguardo. Sembra che sia presente e al tempo stesso no.
Sembra di accettare il destino, anche se non lo accetta…
8
È tutto un gran lavoro! Lei è ricca e nobile e passa le giornate a far le corna.
Fa le corna a Cornelio con il fratello, che si chiama Cammillo. È l’ultima moda farsi le
corna! Questo fidanzamento era concordato, quindi si giustifica questo “turbinio” di corna.
Maria Maddalena è nella sua villa di Rosignano in villeggiatura, aspetta il fidanzato Cornelio, ma intanto arriva il fratello Cammillo… con il treno! Cornelio entra in villa e trova i
due amanti soli che fanno all’amore.
Cornelio li vede e gli dice: “Mi hai fatto le corna!”
Tira fuori un coltello, una pistola, e uccide tutti e due gli amanti.
Poi svaligia anche la casa, a spregio…e dà fuoco alla villa.
Angelo, Antonella, Cecilia, Elisabetta, Erina, Gilberto, Giorgia, Giuliana, Ida, Lara,
Maddalena, Mari, Massimiliana, Nada, Paola, Paolo, Roberto, Roswitha,
Sandra, Silvio, Stefania, Teresa, Valentina, Viktoriye
Conduzione: Michela, Chiara L.
Trascrizione: Chiara N.
Ha i capelli rigidi come l’espressione del viso.
Sembra che voglia imporre la sua intelligenza con l’acconciatura e con l’espressione.
L’espressione di quella donna è strana: è ironica, gli occhi hanno un’espressione ironica.
Ma un sorriso non lo vedo. Non c’è sorriso. È un sorriso misterioso.
A me piace, la trovo elegante. – Sì, il collo è fine, slanciato, da donna: sembra un collo di
Modigliani; ma il resto del corpo, il braccio, le spalle, è forte, massiccio, maschile.
(L’autore) ‘gli ha dato importanza al vestito – e ha sciupato lei!
Di profilo, è un’altra cosa. (Alcuni si alzano per verificare:)
È più bella di qua, non c’è paragone! – di qua si vede in un’altra maniera, forse: di qua è
bellissima, sembra che sorrida.
È un sorriso parlante, è come mi dica: mi piaci!
9 aprile 2013
Entriamo in mostra a coppie e attraversiamo le prime sale della mostra. Arriviamo nella
Sala Gessi e tocchiamo alcune copie di sculture, tra cui il busto di Marietta Strozzi di
Desiderio da Settignano. Attraversiamo ancora alcune sale e ci sediamo di fronte all’opera
originale, in marmo, la osserviamo e iniziamo a raccontare una storia...
In Sala Gessi
(Dialogo semiserio fra Giorgio e Luigia, aspettando gli altri)
(G.) Bella! Dolce! È di una dolcezza squisita! Sembra che dica: guardatemi ma non toccatemi. Vedi il labbro sottostante! Il naso! Vedi il nasino! La bocca è un fior fiore di rosa
– una caramella alla menta! (Cristina gli chiede di andare un po’ più avanti per consentire
agli altri di passare) No, sennò troppo avanti poi m’innamoro!
(L.) Indov’è la su’ moglie?
(G.) La mi’ moglie? Io non ce l’ho, la moglie!
Guarda che occhi che ha! Proprio dice così: “Non mi guardare più sennò svengo.”
(L.) A questi occhi gli manca qualcosa: gli manca le pupille.
(G.) Guarda la bocca! Semi-socchiusa. Sai che vuol dire? “Baciatemi all’infinito!” Marietta
Strozzi? Lei la mi strozza me! Ecco perché tutti andavano a Palazzo Strozzi! Volevano
vedé lei, mica il palazzo! (rivolto a Luigia) Marietta, sei te?
(L.) La ci ha troppo pochi capelli davanti, vero?, per essere una donna…
Osservazione
È quella di là! (un po’ più o meno…).
Quando l’ho vista, nell’altra stanza, sono subito andata incontro per toccarla, mi dava
un’impressione di femminilità ed eleganza.
È bellissima. Ha un aspetto giovanile: 17 o 18 anni.
I capelli di solito sono un abbellimento, invece qui sono tirati tirati indietro: e questo non
me la fa piacere tanto.
Io sono d’accordo! (Invece) è dolcissima!
Questa statua con questa fronte così spaziosa e i capelli indietro mi ricorda gli olandesi di
quel tempo: sono stati loro a lanciare questa moda o hanno copiato i fiorentini?
È un’acconciatura alla moda del tempo, la fronte alta e libera è un segno d’intelligenza e
nobiltà della donna. E sfrontatezza. Come per dire: sono io la padrona.
10
Un domani felice (punto interrogativo, però)
(La storia è ambientata tanto tempo fa che ai nostri tempi un’acconciatura così non
sarebbe elegante)
Lucia Valli è una signora di buona famiglia, pronta per ricevere ospiti, parenti.
In quel momento, ha visto entrare il suo Amore,
“Ah!, sei venuto qui da me!” (ha la bocca chiusa, ma parla con gli occhi). E gli dice:
“Ma sei proprio te?”. [In realtà,] quando vede arrivare il suo Amore, lei ha fede in lui.
Lui è uno di Settignano, si chiama Adolfo, Adolfo il Bello [detto anche] “Guardatemi,
son proprio io!”.
Lei lo vede per la prima volta e se ne innamora subito.
Lui invece dice “Finalmente ti ho incontrato!”, perché l’ha già vista tante volte.
Lei lo guarda e con ironia, lo prende in giro, dice “Oh, ma che vuoi? Io sono qui, e te cosa
vuoi?”, [intanto] sembra che dica “Guardatemi e non toccatemi!”. È proprio bella!
Vanno a camminare fuori per conoscersi, perché sono state le famiglie a farli incontrare.
Vanno a camminare nel grande parco delle Cascine - come succede spesso. Lei gli dice
“Non scherzare con me, altrimenti nel prato non vengo: patti chiari, amicizia lunga”
(ma gli piace anche a lei). E lui: “Se non è oggi tu verrai domani.”
Camminando arrivano al Monte Morello (meno male!). Si fermano. Sono stanchi.
E chiacchierano. Fino a che. Lui… ecco, ecco: lui che fa? Dice “Amore mio, siamo venuti
qui per nulla?”. A tale domanda, funziona.
Però prima devono andare a chiamare i genitori per chiedere il permesso di fidanzarsi,
perché lei avrà 17 o 18 anni. Più che il permesso vanno a chiedere il consiglio. (I genitori
abitano a Campo di Marte, in via Campo d’Arrigo).
Lei, che è di Verona, impone a lui di stabilirsi a Firenze. C’è venuta e gli ci piace tanto. “Io voglio
rimanere qui. Compriamoci una casa e facciamo famiglia qui. “Senza una casa non comincia una
storia. Lui le risponde: “Io ho una tenuta, a Settignano, in un posto tranquillo.”
Ora il discorso comincia a essere troppo lungo, troppo intenso:
e si sposano – finalmente! Era ora! – e vivono felici e contenti.
(Però lei comanda sempre. Tanto le donne hanno sempre comandato).
Adolfo, Alessandro, Angela, Anna, Chiara, Diane, Elisabetta, Flavia, Fosca, Francesco,
Giorgio, Loredana, Lucia, Luigia, Manuela, Sergio, Silvia, Simonetta, Vittorio.
Conduzione: Cristina, Irene
Trascrizione: Luca
Non scordatevi mai di me
C’è un cavallo. È un ammasso di grinze e basta. È un ammasso di vasi sanguigni.
Queste grinze sono il concentrato dell’energia che questo cavallo ha dentro.
Sembra che parli.
Dice: “Finalmente ho vinto! Addio! Ora tocca a me morire.”
Ma sopravvive a tutto.
Sembra che stia per morire.
È la maniera che hanno loro…
Sembra dica qualcosa, ma roba sua personale.
Dice: “Ho voglia di fare una galoppata in riva al mare.”
Ho voglia di incontrare una cavallina.
7 maggio 2013
Entriamo in mostra a coppie e attraversiamo le prime due sale della mostra, poi ci
sediamo di fronte alla grande Protome Carafa di Donatello. La osserviamo con attenzione
e riflettiamo sulle emozioni che suscita in noi.
A questo punto iniziamo a inventare una storia…
Osservazione
È un cavallo proprio vivo e pieno di forza, ha i muscoli e le vene.
Sprizza energia.
Sta nitrendo ora.
Mi piace da morire, è bello raggiante. Dice: “Guardatemi e tremate!”
È un oggetto come un altro, è fatto bene, ma di fronte ai bronzi di Riace non sa di nulla.
È molto… non so come dire. Andiamo a vedere.
È bello, bello, sì. Però si vede che è un po’ invecchiato. Invece quello là è più giovanile…
Questo (quello antico n.d.r.) è una femmina e è pensoso, l’altro è più ruggente.
Mi piace molto, è una bella scultura. È molto imponente.
È bello.
È un concentrato di energia.
È un’energia che si sta esaurendo, che sta morendo.
Che emozione ti dà?
La gioia che nella vita si ha a fare quello che uno vuole.
Ha qualcosa tra le fauci.
Io penso che abbia qualcosa da mangiare. Sarà un dolce, una brioscia.
Sarà quella cosa che mettono ai cavalli per tirare la corda.
Da qui vedo il dietro di una cartuccia.
Potrebbe essere il morso, sì. Lì c’è legata una corda, del fantino.
Ha tutti i vasi sanguigni in superficie, come in uno sforzo estremo.
Ha un’ansia, ha paura di morire.
Io li ho sempre avuti i cavalli. Stavo a Maiano, dove ci sono le cave. Avevo le cave proprio davanti.
Quando ero bambina i miei avevano una casa in Mugello e avevamo preso un cavallo e io
l’abbracciavo e ero innamorata, si chiamava Lapo.
12
Tempo fa ci s’aveva un cavallo che era del fattore, ma lo portavano da me. Io ero giovane,
gli davo da mangiare, lo portavo fuori perché ero in campagna, poi avevo da pulire. Non lo
cavalcavo. Se vedeva qualcos’altro della sua razza la chiamava e l’altra gli rispondeva.
Mi viene in mente la Cavallina Storna del Pascoli che capiva e trovava il modo di rispondere.
Il cavallo si chiama Lampo detto Fulmine. (Lampo passa troppo presto. Fulmine è meglio.)
Prende il fantino, Luigi detto Nello, e gli dice: “Hai visto che ho vinto!”
Ha vinto il Palio di Siena.
Bravo! Vecchio come l’è andare a Siena ha fatto furore!
Il cavallo è contento di Nello. Il fantino lo abbraccia, ma il cavallo gli dice: “Non frustarmi,
non frustarmi che corro lo stesso!”
Il fantino gli dice: “Sei stato bravo una volta di più.”
Siamo nella Piazza del Campo
Questo cavallo è un po’ vecchio.
È la sua ultima corsa. Si è guadagnato la libertà e va al mare.
Al mare, sul bagnasciuga incontrerà la cavalla.
Può darsi che il cavallo si senta un po’ male e incontra la cavalla e l’aiuta e nascerà un
puledrino che ha tutto il DNA del padre e diventa un campione, un purosangue.
La mette a frutto l’energia. La cavallina è proprio quella là.
Ada, Angela, Angela, Bruna, Chiara, Elisabetta, Flavia, Giorgio,
Giuseppina, Iolanda, Lucia, Luigia, Manuela, Maria Luisa,
Marina, Michele, Pietro, Rosa, Sergio, Simonetta
Conduzione: Irene e Luca
Trascrizione: Cristina
Gli occhi parlano chiaro: ha paura.
Quando ero ragazza, al paese mio, c’era un bottegaio che portava il cibo ai contadini a
cavallo con il calesse e siccome era spesso ubriaco il cavallo arrivava alle case dei contadini, si fermava da solo poi un nitrito svegliava il bottegaio, il cavallo così faceva la parte
dell’uomo.
I cavalli sono come le persone: uno diverso dall’altro.
Nessuno è uguale a quell’altro.
Il coraggio di Ulisse
14 maggio 2013
Entriamo in mostra a coppie e attraversiamo le prime due sale della mostra, poi ci
sediamo di fronte alla grande Protome Carafa di Donatello. La osserviamo con attenzione
e riflettiamo sulle emozioni che suscita in noi.
A questo punto iniziamo a inventare una storia…
Osservazione
Il cavallo mi piace, è un’opera mondiale, né italiana, né francese, appartiene al mondo.
Io guardo quest’opera, è un cavallo e il cavallo ha un uso limitato perché viene comandato,
deve stare buono, dentro la stalla. Sembra che questo cavallo voglia dire qualcosa.
Io lo libererei, non lo farei stare nella stalla
È un bel cavallo, ma mi mette tensione.
Ha un’espressione importante. Nel mondo ci vorrebbero uomini così, a cavallo, con forza,
con coraggio.
Si vede che è un cavallo da battaglia, di un condottiero abituato a combattere, molto
diverso dal cavallo che è nell’angolo. Ha le orecchie dritte, le narici dilatate.
Mi intimorisce.
Non mi piace, lo vedo un cavallo triste.
È un cavallo combattente, è un cavallo che fa eco nel mondo.
Nella mia vita ho avuto un cavallo da corsa. Non è niente male quest’opera. Il cavallo era
un campione, è un cavallo da galoppo.
Non mi piace, ha tante vene che non dovrebbero vedersi.
Quando uno è sotto sforzo le vene vengono fuori.
Non sembra un cavallo da galoppo perché è troppo grosso, è da lavoro; quello da
galoppo è più fine e slanciato.
Avendo la bocca aperta è segno che cammina.
È un cavallo da fatica.
Mi piace, ci vedo parecchia maestosità e anche potenza perché mi ricorda il Bucefalo di
Alessandro Magno che era un cavallo che mangiava gli uomini e solo Alessandro Magno
riuscì a domarlo.
Mi piace, è un cavallo selvatico che vuole la sua libertà.
Bello, ma mi inquieta perché ha gli occhi stravolti, rivolti all’insù.
Il morso è molto dentro, quindi significa che sta frenando, che lo tirano.
14
Il cavallo si chiama Ulisse. È ritto sulle zampe, ha trovato qualcosa che gli ha dato noia,
con i pelli ritti sul collo.
Gli occhi parlano chiaro: ha paura.
Ha così paura che potrebbe metterlo per iscritto.
Forse ha visto un serpente, forse ha finito la strada, c’è un burrone davanti e si ferma.
Quando il cavallo si ferma è notte. Il cavallo può vedere anche di notte.
Sta tornando a casa.
Il cavallo è stato in battaglia e ha perso il suo cavaliere. È triste e impaurito perché ha
perso il cavaliere e la briglia è rimasta impigliata in un ramo.
Torna a casa e vede la stalla bruciare: la stalla è piena di animali.
Il cavallo dice: “Quando le cose vanno male, va male ogni cosa”.
Quando vede il fuoco il cavallo decide di salvare i suoi simili, entra nella stalla, visto che lui
era libero, e morde la corda degli animali e li libera, strappa con i denti la fune e salva gli
animali.
Partecipanti: Adria, Aladino, Alba, Andreina, Anna, Annita, Elisabetta, Federica,
Giorgia, Giuliana, Iolanda, Luigi, Marco, Nicola, Paola, Raffaele,
Raffaele, Roberto, Valentina
Conduzione: Cristina, Luca
Trascrizione: Alba, Cristina
Sulla fronte non ha niente: l’espressione è difficile, con la fronte liscia.
È una donna giovane, però… non è espressiva come direi io.
La bocca e gli occhi sono severi, mentre il resto no. Sono espressivi, di un’espressione
gentile.
Mi sembra la ci guardi con un senso d’indifferenza, come dire… è un po’ austera.
Sicura di sé.
È perfidina!
Non è bella nel senso che… io non mi fiderei, di quella lì.
L’espressione esprime quasi la voglia di dire, ma non parla.
La bocca, sembra che ci abbia il broncio, ma non è imbronciata.
È bella, però… ci ha un po’ di pensieri per la testa.
Cosa penserà?
11 giugno 2013
Entriamo in mostra a coppie e attraversiamo le prime sale della mostra. Arriviamo nella
Sala Gessi e tocchiamo alcune copie di sculture, tra cui il busto di Marietta Strozzi di
Desiderio da Settignano. Attraversiamo ancora alcune sale e ci sediamo di fronte all’opera
originale, in marmo, la osserviamo e iniziamo a raccontare una storia...
In Sala Gessi
Eeeh! È lì l’imbroglio!
Bella. Dolce.
La voglio toccà anch’io!
Ha messo le ali – come il cantante.
”Dammi la [tua] mano…”
C’è però chi non vuole, esse’ toccato – eh.
Questa ha un sorriso…! Come quello de’ ragazzi.
Mordéme!
Osservazione
Il buongiorno si vede dal mattino.
Lei, si vede che è una donna dalla bocca, vedi? una giovanetta, diciassett’anni-diciotto.
Ha poco seno.
Collo lungo.
Ha i capelli lunghi. Raccolti, ma se li scioglie sono lunghi. No, li ha corti come quelli che
vanno ora. Non gli spuntano, dietro, perché sono raccolti in una specie di nastro. Quando
a Fucecchio fanno il Palio, ci sono delle donne vestite come lei.
Bella, diamine. È perfetta. Ma gli occhi, sembrano che dorma. Assonnata. [oppure] Si è
svegliata ora. Sembra si sia svegliata da poco. Ha un aspetto un po’… stralunata.
Par che guardi tutti noi. Ci guarda, guarda noi: lo sguardo è girato in qua.
Ma loro [lei] son belle, noi siamo brutte. Siamo zero.
Hanno un viso dolce… mammamia! Ha uno sguardo, quella. Bellissimo.
Ha l’espressione da sorniona. Non si sa cosa pensa. Noi ci s’aspetta un’espressione
diversa da quella che ha. Perché gli occhi dicono una cosa, e la bocca un’altra.
16
Vince sempre l’amore – Amor omnia vincet
Siccome questi sono di Strozzi, questi fatti si sanno e non si sanno; si dicono e non si
dicono.
[ma è] Come tutti noi: questa è una donna giovinetta: pe’ la testa ci ha i’ ragazzo.
Gli giran le scatole.
En tutte prove passate e vissute. Che ‘n l’ha’ provato? Più o meno ci siem passate tutte
anco noi.
Questo signore glielo metton davanti i genitori, perché è ricco. Perché è miliardaria.
A que’ tempi usava così: ‘unn era mi’a come noi! Era un altro mondo, nine – oggi invece, seh!
Al tempo mio poi… Neanche un bacio. La mi’ mamma finché non andava via il fidanzato
non andava a dormire. Guai al mondo. E l’ho fatto uguale, io.
Per me si fa suora. Perché quello che gli danno i genitori non gli piace.
Non c’è la felicità perché non è lei che sceglie. E allora se non si sceglie la felicità non c’è.
Suora è meglio che ‘mpiccata. Meglio che morta, ma parecchio meglio.
Prima prima prima era così. Ma oggi… Embè certo! Che ‘n ci credi te?
Lei vòle un altr’omo. Lei ci aveva un innamorato, prima di conoscere questo: chi non ce l’ha?
Lei, non si sa ancora se si combinerà.
No, ce la fa ad arrivare al ragazzo che ama. Con tanta pazienza.. L’amore è troppo forte.
Scappa con lui, va all’estero, in Francia. Rovina la famiglia, per i genitori è brutto. Ma
quanti ce ne sono che lo fanno. E comunque, meglio che sposà uno che non voleva…
Aladino, Alba, Andrea, Andreina, Anna Maria, Annita, Carolina, Caterina,
Libania, Luigi, Maddalena, Maria, Martina, Mery, Nila, Paola, Raffaele,
Raffaele, Rosina, Silvano, Simona, Susanna
Conduzione: Cristina e Michela
Trascrizione: Luca
Io vedo la bocca enorme, le righe che ha sul collo.
È bella l’espressione.
Non mi piace molto perché troppo aggressivo.
Mi sembra arrabbiato, ha le orecchie una su e una giù, ha sentito altri cavalli prima di lui e li vuole
raggiungere...
La bellezza e la forza del cavallo
21 maggio 2013
Entriamo in mostra a coppie e attraversiamo le prime due sale della mostra, poi ci
sediamo di fronte alla grande Protome Carafa di Donatello. La osserviamo con attenzione
e riflettiamo sulle emozioni che suscita in noi.
A questo punto iniziamo a inventare una storia…
Osservazione
La scultura è straordinaria.
È tremenda, anche a costruirlo un affare così!
È un cavallo romano: mi piace perché è storico.
Mi piace, anche a me, mi piace la maniera in cui l’hanno costruito, fa un certo effetto vederlo.
Non ci sono più quelli che costruiscono queste belle cose!
Non è la grandezza ma come si fa, è venuto con la sua genialità.
È bellissimo.
Il cavallo indica la battaglia romana, con sopra i cavalieri difende la popolazione romana.
Non mi piace, al mio paese, a Mogadiscio, non ci sono cavalli, né veri, né di bronzo.
È bellissimo, è furente, è forte, dà una grande emozione.
Veramente bello, l’artista che l’ha creato ha scelto un momento preciso per il cavallo:
quando è forte (si vede dalla bocca, dagli occhi come sono aperti), un momento in cui il
cavallo dà tutta la sua forza.
Poi ha un orecchio rivolto a qualcosa, sta ascoltando.
Però ascolta il cavaliere sopra alla sua groppa e lo fa andare a battere i soldati contrari...
O anche a mangiare e quindi non era feroce, era buono.
...la prospettiva della grandezza e immagino quanta forza c’era, mi immagino la forza..
Non è facile fondere il bronzo.
Mi piace che il cavallo è in movimento.
La torsione sul collo.
Bellezza, forza, potere e ricchezza (il bronzo è nobile).
Donatello uomo potente: caldo, fuoco e capacità di esprimersi con le proprie mani.
I cavalli quando non gli danno da mangiare si arrabbiano: questo non sembra arrabbiato
ma quelli veri...
Il cavallo era all’epoca più importante, era il mezzo di trasporto, è come una Ferrari!
Mi fa sentire piccola, minuta, come quando si guarda il mondo dal basso quando si è bambini.
18
È un cavallo che va in guerra... questo fa il diavolo e peggio!
Ha le ganasce sgranate, quindi è arrabbiato.
Ci sono cavalli più avanti e li vuole raggiungere.
Però è buono quando vede il suo padrone in difficoltà.
Gli animali si fanno distinguere dalla loro espressione, la parola non l’hanno... Io sono vissuta tra
gli animali!
Il cavallo è arrabbiato con l’uomo perché gli manca la forza, gli manca l’acqua, c’è il sole e gli si
secca la gola, gli si secca la lingua.
Si chiama Gloria, è una femmina.
È grossa, ha tanta potenza ma non ce la fa a raggiungere gli altri.
Poi ce la fa a raggiungerli per la bontà degli altri: il cavallo quando apre la bocca fa la sua voce, il
nitrito, il grido. Gli altri lo sentono e si fermano ad aspettarlo. C’è l’istinto, le bestie lo fanno.
È una femmina che chiama e allora tutti gli altri gli vanno incontro per andare a riposarsi. Ma son
tutti maschi e fanno a cazzotti per prendere la femmina... A volte però si danno i bacini.
Secondo il piacere fanno come i cristiani: con i modi che loro si intendono!
Alfio, Antonella, Badia, Carina, Carlo, Brunetta, Fahma, Francesca, Lixia, Marco,
Marisa, Norma, Flori, Paolo, Peppino, Rosa, Severina, Vittoria.
Conduzione: Luca e Cristina
Trascrizione: Irene
18 giugno 2013
Entriamo in mostra a coppie e attraversiamo le prime sale della mostra. Arriviamo nella
Sala Gessi e tocchiamo alcune copie di sculture, tra cui il busto di Marietta Strozzi di
Desiderio da Settignano. Attraversiamo ancora alcune sale e ci sediamo di fronte all’opera
originale, in marmo, la osserviamo e iniziamo a raccontare una storia...
In Sala Gessi
Io ho avuto due figlioli e l’ho toccati tanto...
Toccare è qualcosa di straordinario.
. .è la bocca... Di qua è l’orecchio... E i capelli: riccioli!
Anche a chiudere gli occhi, è il nasino...
Se uno può toccare è meglio, ma non si può, se tutti toccassero...
Non si sa mai se si fa bene o male.
Osservazione
Mi è piaciuto di più toccare.
Di lei mi piace solo il collo, con lo slancio importante.
Però è di una ragazza che non è una donna perché le donne sono uggiose, la ragazza fa
capire agli altri che ha fascino, che si fa innamorare i maschi.
Io di lei non mi innamoro, non mi piace l’espressione, non mi attrae, non ho voglia di
conoscerla meglio.
È bella anche perché io non ho mai visto nulla.
L’espressione, il modo di guardare, non guarda me, guarda là, se guardasse noi sarebbe meglio.
E allora non la guardo nemmeno io!
È al di sopra di tutti.
Il modo di tenere i capelli non mi piace perché è una pettinatura che secondo me è antica
(ne ho conosciute di donne più antiche di me che li portavan così).
Per me è interessantissimo, per i vestiti, per l’acconciatura.
A me mi garba lei, la bocca è bella.
Il viso è bellino.
Ha i capelli a tega.
20
In testa un c’ha nulla.
Ha un’acconciatura a coda di cavallo.
Sai, le donne di Firenze le son belle per davvero, ma più quelle di ora.
Somiglia a una principessa di corte, vestita bene, con il vestito lungo...
Assomiglia ai ballerini di Vienna che vanno a ballare Strauss.
Io, anche se ho 83 anni, non ci starei ad assomigliare a lei!
Mi fate ridere!
Ai tempi nostri i capelli bisognava tenerli come volevano i genitori i capelli, poi quando mi
son sposata li ho tagliati e non me li sono più fatta allungare. Me li son tagliati quasi subito.
A me piacciono corti, se fossi giovane li farei ancora più corti.
Perché Marietta si è fatta fare i capelli così?
Perchè andavan di moda...
A 83 anni di fantasia ce n’ho poca.
Tu ce n’hai fantasia? Eh, anche troppa! Avoglia!
La principessa brutta. Quelle laggiù son meglio.
Ha 20 anni. Si chiama Claudia, è una principessa, è brava a ballare.
Va a ballare con il suo principe quando ci sono le feste.
Il suo principe si chiama Giuseppe, ha 27, 28 anni.
Sono fidanzati. Vanno alla festa di Vienna. Lei abita qui [in questo palazzo], mi ricordo,
ce l’ho trovata! Abita qui però è austriaca. Da Firenze a Vienna ci va in carrozza, per
conoscere il suo fidanzato che è di là. Ha un vestito rosso porpora e si è fatta
l’acconciatura apposta. Se tira vento la si spettina, è una carrozza aperta.
Alla festa c’era tanta frutta, uva...
Fanno due file, da una parte le donne e dall’altra gli uomini e il cuoco passa nel mezzo e
porta il fagiano ripieno di prugne con le patate fritte. E alla fine il tiramisù e il tronco con la
marmellata di ciliege.
Lei dall’Italia porta per la regina (mamma di Giuseppe) un bello cappello, un baule pieno di
vestiti, un popone, dei cocomeri, un cagnolino di nome Spenk, per compagnia, uno
specchio e una torta alla crema (se ci arriva...).
Il principe la aspetta, lei fa il viaggio con suo padre che va a far conoscere al principe e
anche un’amica, la dama di compagnia.
Arriva a Vienna e trova il fidanzato, che gli dice: “Posa il cane, lascialo a ‘i tu babbo!”
(Perché vuole andare via insieme a lei)
Lei lascia il cane, viene lasciato libero e il padre entra con la sposa sotto braccio e
comincia la musica di Strauss.
Norma, Carlo, Simone, Alfio, Rosa, Barbara, Lucia
Conduzione: Cristina e Luca
Trascrizione: Irene
Fondazione Palazzo Strozzi
Piazza Strozzi
50123 Firenze
www.palazzostrozzi.org
Scarica

A PIÚ VOCI - Palazzo Strozzi