Un libro su Maria Orsola Bussone
Una “vita bella”
Non la fredda agiografia di una sedicenne
in odore di santità, ma l’incontro fecondo,
ricco di spunti, di una ragazza che parla all’anima.
Una biografia dinamica, quella raccontata
da Gianni Bianco.
di
Caterina
Ruggiu
«U
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na vita che corre veloce
senza più soste. Che mette il pilota automatico, e
accelera solo nel finale. Una storia
normale, non troppo diversa da
quella dei suoi coetanei, si direbbe.
Senza testacoda, senza incidenti di
percorso. Anche la sua morte, dovuta a un banale, quanto tragico
incidente domestico – un asciugacapelli difettoso, durante un campeggio al mare con i giovani della
sua parrocchia – è una delle tante
disgrazie, purtroppo così frequenti, che i giornali nemmeno se ne
occupano. Negli anni della contestazione, morire così giovane, per
un accidente, sembrava la parola
fine ad un film senza particolari
guizzi. E invece…».
Viceversa per Gianni Bianco,
autore del bel libro appena uscito
alle stampe sulla vita di Maria Orsola Bussone, si è trattato di
un’impresa tutt’altro che scontata. Si è recato a Vallo Torinese,
l’angolo di mondo dove questa
ragazza ha vissuto la sua breve
stagione. Ha incontrato i suoi genitori, suo fratello Giorgio, le
amiche e compagne di allora, don
Vincenzo Chiarle e la comunità
parrocchiale in cui è cresciuta. Ha
preso visione delle diverse testimonianze che la riguardano, tradotte in varie lingue. Si è recato
nel luogo dove lei riposa dal 2 ottobre 2004, data in cui avrebbe
compiuto cinquant’anni. Conclusa infatti la fase diocesana del
processo di canonizzazione, Maria Orsola è stata collocata nella
chiesa parrocchiale di San Secondo Martire, la sua chiesa.
Accanto alla sua tomba si trova
un quaderno che raccoglie il “grazie” di tante persone, giovani specialmente, che sentono particolarmente vicina questa ragazza dal
volto sbarazzino e dal sorriso franco, morta nel 1970 a 16 anni nemmeno compiuti, che tante sue foto
ritraggono con la chitarra in mano. Ciò che sorprende maggior-
mente il visitatore, è che, col trascorrere del tempo, il suo ricordo
si è tutt’altro che affievolito.
«Sono un giornalista, appunto –
prosegue Gianni Bianco –, e mi intrigava l’impresa di raccontare la
vicenda di una ragazza la cui biografia appariva apparentemente
priva di spunti. Sembra infatti non
accadere nulla nella sua vita, quando invece sta succedendo di tutto:
tanto ordinaria è la sequenza degli
eventi nella sua breve esistenza,
quanto invece è straordinaria la
sua ricerca interiore. Mi è sembrata subito un’adolescente tremendamente attuale, che ha molto da
dire ai ragazzi di oggi e che in alcuni aspetti ha anticipato le grandi
idealità della generazione d’oggi,
quella dell’impegno ecologista e
del servizio civile volontario. Inoltre mi piaceva poter seguire da vicino la storia di questa ragazza
semplice, che dalla prospettiva di
Torino, dove il ’68 italiano nacque,
osservava un mondo in rapido
quanto burrascoso cambiamento.
Ancora, mi attirava l’idea di poter
indagare la ragazza schietta, vivace, piena di passioni, che dette sostanza e spessore a una spiritualità
così forte, come quella di “Mariolina”. Soprattutto mi spingeva la
possibilità di poterla raccontare,
DAL VIVO
con un linguaggio fresco e – spero
– coinvolgente, ai suoi coetanei
d’oggi, ai teenager, accusati troppo
spesso di aver perso ogni valore, e
che adesso guardano a lei come ad
un modello».
È stato quando il giornalista ha
preso contatto con i suoi scritti –
il suo diario in particolare – che
ha percepito di trovarsi davanti
un’anima di rara profondità.
«Pensieri e parole che s’impennano e vanno in picchiata, come per
ogni adolescente. Prima gioia intensa, e poi profonda delusione,
su e giù, in cima e sottoterra, in
un continuo saliscendi. Un ascensore di sentimenti che però avevano un baricentro: una sensibilità
spiccata per il soprannaturale, una
familiarità sorprendente con le
cose del cielo». Ed è così che ha
scritto quasi di getto un libro di
200 pagine: Evviva la vita! Maria
Orsola. La corsa verso il Cielo di
una ragazza del ’68 (San Paolo).
Il titolo riporta le stesse parole
con cui Mariolina – come continuano a chiamarla amici e parenti
– ha iniziato il suo diario. Un inno
alla gioia e alla vita, scritto in un
semplice quaderno a quadretti.
Una pagina vergata con una scrittura che rivela i tratti acerbi di chi
non è più una bambina, e non è
ancora una donna. “W la vita”:
uno slogan che appare anche un
programma di vita. Una vita piena, raccontata da una ragazza
scoppiettante di felicità e di energia. Un elenco di imperativi categorici per rendere questa vita bella. Tra cui, non ultimo: “Voglio
farmi bella per Dio».
Solo il giorno dopo, il barometro del suo cielo interiore segna
tempo piuttosto nuvoloso con
qualche piovasco. La ragazza non
riesce a decifrare bene quel guazzabuglio di sentimenti che si rincorrono nel suo animo senza tregua. Poi, finalmente: «Lo so. Sono
triste perché non amo. Ma amare
mi costa. Devo studiare, devo
amarmi così come sono, devo non
pensare a Sandro, devo lasciar perdere l’idea di avere qualcuno che
mi capisca. “Dove è il tuo tesoro, lì
è il tuo cuore. Oggi il mio tesoro
era Sandro, non Dio».
Sono i 14 anni di Maria Orsola:
per la prima volta il suo cuore inizia a battere all’impazzata di fronte a un ragazzo. Ma avverte che
occorre saper aspettare. Appunterà nel diario: «Sandro, sapessi
come è bello vivere per Dio, son
sicura che anche tu ti impegneresti a vivere per Dio, anche se si cade e se si hanno delle crisi. Sandro, non so se ho ancora un po’ la
cotta per te. Comunque so che
(anche se fino ad ora non l’ho fatto) d’ora in poi ti vorrò bene, ma
di un bene non di sentimento, ma
un bene vero, pronta a dare la vita
per te se fosse il caso».
A fronte, da sin.:
Maria Orsola
Bussone
nel tempo
in cui frequentava
le elementari.
3-4 novembre ’69:
Maria Orsola
col gruppo
giovani
di Vallo Torinese
e col fratello
Giorgio
nell’aprile ’68.
Nella pagina
seguente, ancora
Maria Orsola
con i genitori
Luigina e Umberto
nell’estate ’65.
Sotto:
Gianni Bianco,
l’autore
dell’ultimo libro
su Maria Orsola,
a Vallo Torinese
con la comunità
parrocchiale.
Maria Orsola iniziò a scrivere il
suo diario il 21 ottobre del ’68, nel
giorno del suo onomastico. Un anno importante nella vicenda di
questa ragazza senza apparenti
episodi degni di nota. Frequenta il
primo anno delle Superiori e, dopo aver insistito, i genitori le danno il permesso di assentarsi da
scuola per qualche giorno per partecipare a Rocca di Papa al primo
congresso europeo dei gen, i giovani dei Focolari.
È l’aprile 1968, e con tutto ciò
che sta succedendo intorno, quel
primo incontro giovanile ha un
carattere vagamente rivoluzionario. Le notizie di un mondo per la
prima volta globalizzato si accavallavano. Tra le tante, la rivolta della
Cecoslovacchia e la dura repressione da parte delle armate russe produce una grande emozione nella
giovane Maria Orsola. In un tema
descrive con toni accesi l’anelito
per la libertà di quel popolo. La
professoressa, pur dandole un bel
voto, critica un po’ l’atteggiamento
della ragazza, che la libertà la ri51
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Una “vita bella”
Scarponcini sulla copertina, come a dire che hanno fatto
un nuovo passo nella loro esperienza artistica, gli “Amici
di Giò” presentano il loro disco, interamente composto
ed arrangiato dal gruppo, ad otto anni dalla loro prima
esperienza in pubblico, quando ancora cantavano cover.
Il titolo raccoglie l’idea che ci si fa ascoltando i loro brani. Certo questo gruppo ha “unnonsoché”: nelle musiche,nelle voci, nelle parole. Diresti che suonano come
respirano e che hanno voglia di trasmetterti il loro ritmo,
la loro poesia, la dolcezza ed il fuoco, il serio ed il giocoso. Sì, perché c’è tutto questo ed anche qualcosa in più
nel loro sound. Non è musica solo per qualcuno, non è un
solo tipo di musica è l’espressione di loro stessi. Dal rock
melodico al pop con un’evasione dance, ce n’è per tutti i
gusti. E dal vivo si può anche apprezzare l’indispensabile
contributo del corpo di ballo che impreziosisce gli spettacoli degli “Amici di Giò”, con originali e fresche coreografie. Giovani alcuni, giovani dentro gli altri, hanno saputo fondere la freschezza dell’età con la maturità dell’esperienza e forse anche per questo, ascoltandoli, Enrico
Sabena ha voluto mettere al servizio del gruppo la propria esperienza di produttore musicale e musicista per un
progetto con loro: unire una biografia ad un disco. Il libro,
edito da Città Nuova, parla di Giò (n.d.r. Gioachino Turco)
l’amico da cui il gruppo ha preso il proprio nome, il disco
parla di loro. Le pagine del libro ci fanno penetrare nell’animo di un uomo che ha vissuto la propria vita in modo
speciale, tanto da meritare il titolo Normale alla massima
potenza; le canzoni raccontano le emozioni della vita,
quelle che ciascuno di noi può sperimentare. Il progetto
ha quindi una sua intima coerenza, associando all’esperienza di vita di Giò lo stesso amore per le cose semplici
ma speciali degli “Amici di Giò”. Otto tracce per incontrarli e cominciare a conoscerli .
Per info e contact: [email protected]
cerca non nel Manifesto di Marx o nel Libretto rosso
di Mao, ma tra le pagine del vangelo.
In quel congresso Maria Orsola incontra Chiara
Lubich, tra le persone che più lei ama e stima. Chiara
presenta a quei giovani del ’68 un altro modello di
rivoluzionario: quello di un uomo giusto che si è immolato per la libertà degli altri. Anche lui aveva un
programma: «Che tutti siano uno». Ma la chiave, dice «è la croce, Gesù abbandonato. Vi invito a dire a
Gesù: ti scelgo abbandonato per tutta la vita, qualsiasi cosa succeda, in qualsiasi vocazione mi chiamerai.
Io spero che tutte abbiate questo coraggio. Una cosa
è certa: per questa strada si va verso il dolore, sì, ma il
paradiso che si trova è impagabile».
Maria Orsola aderisce con tutta sé stessa a un simile modello di “rivoluzionario”. In una lettera comunica alla fondatrice le scoperte fatte in quei giorni
così intensi. «Sai, Chiara, voglio amare, amare, amare, sempre, per prima, senza aspettarmi nulla, voglio
lasciarmi adoprare da Dio come vuole lui e voglio fare tutta la mia parte perché quella è l’unica cosa che
vale nella vita perché veramente tutti i giovani conoscano quale è la vera felicità e amino Dio».
La rotta è tracciata. Il pilota automatico è innestato.
Caterina Ruggiu
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