Catalogo ufficiale della mostra
“MATERIAPENSIEROPRODOTTO”
Galleria Zabert
piazza Cavour 10 - Torino
31 ottobre - 16 novembre 2008
La Mostra fa parte del Calendario di
Sponsor
Premesse
Indole militare per presidiare i confini in epoca Romana; poca dimestichezza con i commerci (il marketing, si direbbe oggi) in tempi Medievali
compensata da parecchia devozione che ha prodotto monumenti insigni; puntuale, caparbia, attitudine nell’amministrazione e nella gestione
del ducato nel Seicento e Settecento e del regno nell’Ottocento; acume creativo nel ricercare in più discipline, nel progettare e nel fabbricare,
consolidato e affermato su scala europea dai primi del Novecento. Con siffatte premesse deve esser sorto ed essersi fortificato il DNA di quelle imprese piemontesi che possono permettersi di celebrare Settant’anni di attività in costante adeguamento all’incalzare dei nuovi scenari.
Ruspa è una di esse per queste e altre ragioni.
Giuliano Molineri
GINO IL CICLISTA E IL GIOVEDÌ NERO DEL ‘29.
Dalle biciclette a motore agli accessori per auto.
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STORIE AUTENTICHE E UN PO’ AUTARCHICHE.
La Topolino a gasogeno e le serpentine della nonna.
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IL FURGONE GIALLO RIDIPINTO.
Le calandre e le consegne per via Nizza.
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“MA ANCHE LE SUE AUTO SON ËD TÒLA”.
I dischi copriruota, Gianni Lancia e il dopoguerra.
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UN POMERIGGIO INTORNO A NATALE.
Il paraurti dell’A112 e la nascita di un brevetto.
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SANDRO, CESARE, ENZO E L’AUTO IMPRESTATA.
Breviario di buone maniere.
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IN VIAGGIO CON WALTER.
La 156, le borse e una piazzetta.
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IL BAGAGLIO DI JULES VERNE.
Le valigie made in Italy della stazione orbitante.
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IO E HOPPER ALLA FERMATA DEL 20.
Citipro e gli autobus a prova di writer.
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CATALOGO RAGIONATO DELLE OPERE
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GINO IL CICLISTA E IL GIOVEDÌ NERO DEL ‘29.
DALLE BICICLETTE A MOTORE AGLI ACCESSORI PER AUTO.
stiche, anche se possiamo supporre che non fossero così vicini a Balla
e ai futuristi, corrente quest’ultima che invece sembrava irresistibilmente attrarre il rampollo di casa, Luigi, che sentiva forte in sé il senso del
suo tempo e l’estetica della velocità, tema onnipresente in tutte le loro
opere - da “Dinamismo di un ciclista” di Boccioni sino al marinettiano
”Noi vogliamo inneggiare all’uomo che tiene il volante, la cui asta attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita”.
Luigi aveva l’adrenalina in corpo: mise da parte i pennelli, dimenticò
C’erano medici, dentisti ma anche farmacisti nei Ruspa, in via Barba-
tanto Esculapio quanto Ippocrate e cominciò a frequentare - finite le
roux a Torino. Le classiche professioni liberali che all’inizio del Novecen-
lezioni alle quali doveva comunque andare per salvare le apparenze in
to davano lustro e permettevano di godersi la Belle Epoque, in una Tori-
famiglia - le officine dei quartieri operai, giù verso corso Casale, in San
no dove si facevano sentire ancora forti le influenze parigine nel campo
Paolo, fino alle grandi cattedrali della Velocità, gli stabilimenti Fiat di cor-
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del buon vivere, della moda e delle arti.
A PROPOSITO DI QUESTE ULTIME, GIOVA RICORDARE CHE ANCHE I RUSPA, COME USAVA TRA LE
FAMIGLIE DELLA BUONA BORGHESIA DI UN TEMPO, SI DAVANO PIUTTOSTO DI FREQUENTE ALLE
BELLE ARTI - LA PITTURA SOPRATTUTTO. OLTRE
A FREQUENTARE LE GALLERIE E LE MOSTRE AL
PUBBLICO APERTE NON DI RADO AL VALENTINO
(QUANTI VERNISSAGE E COLAZIONI SUL PRATO
IN QUEI GIORNI!) IMBRACCIAVANO I PENNELLI
PER DAR SFOGO SU TELA AI PROPRI (SEDICENTI)
TALENTI. Non conosciamo le loro preferenze in fatto di correnti arti-
so Dante, in tutti questi luoghi scoprendo, incuriosendosi, stringendo
amicizie, imparando sempre più. Ma noi non siamo i suoi biografi, né
vogliamo scrivergli addosso un romanzo di formazione: vogliamo stare
ai fatti e i fatti ci dicono che un giorno i genitori scoprirono sotto il letto
della sua cameretta da presunto universitario nientepopòdimeno che
una motocicletta. Anzi, come scrisse Luigi in persona sulla réclame della ditta Ruspa da lì a poco, “bicicletta a motore”: una due tempi da 125
cc, chiamata “Ballon”, più una quattro tempi da 125 e da 175, denominata manco a dirlo “Super Sport”.
LO SCANDALO IN FAMIGLIA RIMASE COMUNQUE
PIUTTOSTO IN SORDINA E AL GIOVANE LUIGI - CHE
I PIÙ SNOB COMINCIARONO A CHIAMARE “GINO IL
CICLISTA” - FU DATO IL PERMESSO DI CONTINUARE L’ATTIVITÀ. APRÌ L’OFFICINA IN VIA DON BOSCO CON LA RÉCLAME SOPRA MENZIONATA E FINÌ
PURE SUI GIORNALI SPORTIVI PER UNA STRABILIANTE VITTORIA DI CATEGORIA - LUI, GIOVANE
ESORDIENTE - ALLA BIELLA-OROPA DEL 1925,
SEGUITA DA ALTRE AFFERMAZIONI NELLE CLASSICHE DEL TEMPO: IL CIRCUITO DELLE COLLINE
TORINESI, L’OTTO DELLE LANGHE, IL CIRCUITO DEL
SESTRIERES. La ditta Ruspa si ingrandì fino al 1929, producendo
modelli sempre più scattanti, quando si dovette fermare quasi di colpo.
Uno stop non previsto che cavalcava addirittura le onde del Grande
Oceano. Una crisi economica senza precedenti nel mondo di allora,
già pienamente globalizzato. Non si vendeva una Ruspa manco regalandola. Avevano un bel cercare “agenti per zone libere”, Luigi e il suo
socio Gaita. Bisognava inventarsi qualcosa di nuovo.
USCÌ DA CASA UNA SERA E VIDE UNA LANCIA DAVANTI AL PORTONE. AVEVA UN AMICO CHE UNA
LANCIA L’AVEVA, BELLA FIAMMANTE E NERA. NON
SI RICORDAVA IL NOME DEL MODELLO MA NEPPURE RICORDAVA DI AVER MAI VISTO IN TORINO UNA
PICCOLA OFFICINA CHE PRODUCESSE ACCESSORI:
CHE SO, UN COPRIRUOTA, UNA CROMATURA AGGIUNTIVA, UNA CALANDRA DIVERSA. O PRODUTTORI O CARROZZIERI, IN MEZZO NON C’ERA NESSUNO. L’accessoristica era una tradizione più da due che da quattro
ruote, ma appena lo pensò si disse che era il caso di accettare la sfida
che si era dato se stesso quasi per caso. Era l’auto il futuro, non più la
motocicletta.
Nacque così quella sera la Ruspa: nacque per essere unica nel suo
mercato, nacque per la scelta, anche se avventurosa e garibaldina, di
differenziarsi dagli altri. E nacque già con l’istinto di chi sa che il saper
fare è superato solo dal sapersi reinventare nel corso del tempo.
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STORIE AUTENTICHE E UN PO’ AUTARCHICHE.
LA TOPOLINO A GASOGENO E LE SERPENTINE DELLA NONNA.
C’era la guerra in città e le cose non andavano troppo bene. Un mischio
tra grama e avventurosa, la vita. Non c’era giorno che non si dovesse
inventare qualche cosa.
Oggi è facile rifornirsi di materie di qualsiasi tipo, basta andare su
Google se uno non ha voglia di alzarsi dal tavolo e girare il mondo.
Allora no. Immaginate un po’ la benzina quanto era difficile da trovare,
tra razionamenti e rabbocchi fortunosi qua e là. Dopo una decina d’anni
oramai dalla fondazione, l’azienda aveva il suo discreto giro di lavoro,
nonostante tutto e nonostante, in questo tutto, la spiccata, decisa, netta avversione a produrre un genere di gran voga in quei tempi, ovvero
qualsiasi oggetto bellico sotto qualsivoglia sembianza.
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MA QUALCUNO PENSÒ CHE CI VOLEVA QUALCOSA
IN PIÙ. QUESTO QUALCUNO ERA L’EX “GINO IL CICLISTA”, IL FONDATORE. SI INVENTÒ DALLA SERA
ALLA MATTINA UNA TOPOLINO DAVVERO SPECIALE. SE PAOLO CONTE L’AVESSE MAI VISTA, ALLA
TOPOLINO AMARANTO AVREBBE AGGIUNTO “A LEGNA” ALLA STROFA FINALE “DAI SIEDITI ACCANTO/
CHE INSIEME SI VA”. La Topolino di Ruspa non era amaranto
bensì nera, l’unico colore che secondo un altro illustre fondatore, Henry
Ford, le autovetture avevano la dignità di portare a spasso. Fu presa
una stufa a legna e adattata al retro dell’autovettura. Faceva un gran
fumo più che bruciare ma i gas creati dalla combustione, raffreddati e
filtrati dai catrami, arrivavano perfettamente al motore, opportunamente riadattato, così da far sfrecciare la Topolino in città come fuori. Inverno di un anno imprecisato, probabilmente il ’41 oppure il ’42: c’è una
foto che ritrae l’inventore dell’auto a gasogeno su allo Stelvio, una lunga
e diritta strada innevata, roba da duemilaottocento metri circa sopra un
mare che pochi avevano avuto la fortuna di vedere nella loro vita.
MA CON UNA TOPOLINO COSÌ NESSUNA META ERA
INTERDETTA, ANCHE GRAZIE ALL’INTUIZIONE FINALE DELLA MOGLIE DELL’INVENTORE, LA QUALE
CUCÌ CON LE SUE MANI I FILTRI DI COTONE STUDIATI PER AVVOLGERE LA SERPENTINA DI TUBAZIONI
CHE PORTAVANO I GAS ALLA CAMERA DI SCOPPIO.
La stufa della Topolino fu un’idea fortunata: la penuria di benzina spinse le ordinazioni in alto e la parte di azienda in Ruspa che si era dedicata in esclusiva alla produzione delle Topolino specialissime (oggi
si chiamerebbe la “business unit”; allora, si sa, l’autarchia governava
anche il vocabolario) prosperava. Finita la guerra tornarono la serenità e
Anni fa qualcuno sosteneva ancora che i macchinari e i motori rima-
la benzina, anche se qualcuno protestava per il prezzo (“un litro vale un
nenti fossero in seguito stati venduti a una nota casa automobilistica.
chilo d’insalata”, esclama Conte!) e la produzione piano a piano cessò.
PURTROPPO NON C’È TRACCIA ALCUNA DI QUESTA
CHE SEMBRA ESSERE IL TOCCO LEGGENDARIO
FINALE, COSTRUITO INTORNO AL FOLGORANTE
INGEGNO DI UNA PERSONA IN GRADO DI ANTICIPARE L’ARRIVO DEGLI INSEGNAMENTI DI MARKETING D’OLTREOCEANO, OVVERO SODDISFARE
I BISOGNI REALI DEGLI UOMINI CON QUELLO CHE
SI HA A DISPOSIZIONE IN QUEL DATO MOMENTO
DELLA STORIA.
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IL FURGONE GIALLO RIDIPINTO.
LE CALANDRE E LE CONSEGNE PER VIA NIZZA.
La sede è in via Santorre Santarosa, una via a ridosso della collina, sopra il corso Casale stipato di osterie, piccole bòite (in torinese significa fabbrichette, piccoli locali di produzione) e circoli socialisti. È una via
stretta, in leggera salita, a ridosso di un antico convento rimaneggiato
dalle bombe dell’ultimo conflitto e riciclato nei secoli in mille modi, ospiNegli anni Cinquanta la guerra chi se la ricordava più? Stava arrivando
zio, caserma, scuola materna.
il boom, anche se nessuno ovviamente lo sapeva, l’Italia intera stava
Così stretta è la via che per manovrare i camion delle consegne ci vuole
spingendo sull’acceleratore per raggiungere la Democrazia dell’Au-
una certa perizia. Per meglio dire, per manovrare l’unico camion. Uno
to e sorpassare di gran carriera gli ultimi, ostinati residui di povertà,
e uno solo, questo è ciò che ci si può permettere: tutto il resto deve
l’entusiasmo era alle stelle per tutte le manifestazioni di modernismo,
servire a comprare nuove macchine, nuovi utensili, pagare un po’ di più
specie se provenienti dalla vicina-lontana America. In Ruspa gli affari
il personale, costruire un piccolo fondo per i momenti grami che, come
DOPO LA LEGGENDARIA PARENTESI
DELLA TOPOLINO A GASOGENO, LA PRODUZIONE
DI ACCESSORI PER L’AUTO SI ARRICCHISCE QUASI
OGNI SETTIMANA DI ARTICOLI IN PIÙ A CATALOGO.
CRESCE NEL CONTEMPO ANCHE LA CLIENTELA.
RISPETTO AI DECENNI PASSATI, LA CITTÀ DI TORINO È UN FIORIRE DI CARROZZIERI CHE LAVORANO PRINCIPALMENTE PER LA FABBRICA PER
ANTONOMASIA, OVVERO LA FIAT: OLTRE AI PIÙ
NOTI PININFARINA E BERTONE, ECCO FRUA, GHIA,
VIGNALE, SCIONERI, ALLEMANO. TUTTI CON UNA
GRAN VOGLIA DI FARE E DI CONQUISTARE UN BATTAGLIONE DI AUTOMOBILISTI CHE SONO ANCORA SENZA PATENTE MA PRESTO, MOLTO PRESTO,
AVRANNO TUTTI BISOGNO DEL LORO TALENTO. Le
vanno di pari passo.
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calandre disegnate e prodotte da Ruspa si fanno comprare facilmente:
buon prodotto, bello stile (allora la parola design era misconosciuta ai
più), un servizio eccellente.
Incuranti dei passanti, preoccupati per gli impietosi getti di vernice nera
che rischiavano di macchiare tailleur e serissimi completi di flanella, incuranti del traffico (che a dir la verità scarseggiava parecchio, fosse anche pure mezzodì di un giorno feriale), Luigi Ruspa e il suo figliolo, sicuri
eredi degli appassionati d’arte pittorica in famiglia, combatterono tutto
il mattino una guerra giocosa a chi verniciava più in fretta il sempre più
irriconoscibile furgone giallo.
tutti gli imprenditori avveduti sanno bene, ogni tanto arrivano.
MA TORNIAMO AL CAMION DELLA DITTA RUSPA.
QUANDO FU ACQUISTATO TUTTA TORINO SE NE ACCORSE PER IL COLORE ESCLAMATIVO CHE POSSEDEVA ALL’ESTERNO. ERA UN GIALLO CHE DI SUBLIMINALE NON AVEVA NULLA, ERA UN GIALLO CHE
APPUNTO URLAVA, SBRAITAVA, SI SBRACCIAVA,
FACEVA DI TUTTO PER FARSI NOTARE. IMPOSSIBILE
SAREBBE STATO PARCHEGGIARLO IN SOSTA VIETATA, NESSUN CIVICH L’AVREBBE PERMESSO (E POI I
CIVICH DI ALLORA ERANO AMATI E RISPETTATI PER
L’ORDINE DEL QUALE DOTAVANO LA CITTÀ, ALTRO
CHE LE GAZZARRE DI OGGI), NESSUN RAGAZZINO
AVREBBE RISPARMIATO UNO SBERLEFFO. Era stato
acquistato di seconda mano: era un camion di una nota marca di detersivi di allora, abbigliato per girare la città e vendere cortile per cortile
la mercanzia a un’Italia da mondare definitivamente dalla bruttezza.
Detto fatto, il giorno dopo l’arrivo sotto la collina fu sistemato in mezzo
alla strada e gli venne data una bella mano di vernice, con una di quella
moderne pistole a spruzzo.
IL GIORNO DOPO, APPENA ASCIUGATE LE PESANTI MANI DI VERNICE, SCESERO GIÙ AL LINGOTTO
PER UNA CONSEGNA: ERANO LE CALANDRE DELLA
1400 GRAN LUSSO FRESCHE DI STAMPO. TUTTE LE
CASSE FURONO LEGATE SUL TETTO CON ROBUSTE
FUNI. ARRIVATI IN CORSO VITTORIO, DI FRONTE ALLA STAZIONE DI PORTA NUOVA, SCELSERO
DI PERCORRERE VIA SACCHI ANZICHÉ VIA NIZZA:
UNA STRADA APPENA PIÙ LUNGA MA PIÙ SICURA,
PERCHÉ NON AVEVA QUEGLI INNATURALI DOSSI A
DORSO D’ASINO CHE AVREBBERO RISCHIATO DI
DARE IL GIRO ALL’ORAMAI DEFINITIVAMENTE EX
FURGONE GIALLO.
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“MA ANCHE LE SUE AUTO SON ËD TÒLA”.
I DISCHI COPRIRUOTA, GIANNI LANCIA E IL DOPOGUERRA.
La specializzazione in dischi copriruota inizia ancora una volta negli anni
Cinquanta, sostanzialmente di pari passo con le calandre e la nutrita
serie di ornamenti “per tutti i tipi di autoveicoli, dalla piccola Vespa alle
lussuose fuori serie ed eleganti autopullman”, come recita una réclame
del tempo.
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COME FORSE SI È GIÀ CAPITO, RUSPA, SIN DAI
TEMPI DELLE BICICLETTE A MOTORE NON SI FA
PREGARE DUE VOLTE NELL’USARE LA “PROPAGANDA”, COME VENIVA CHIAMATA LA MODERNA
TECNICA DELLA COMUNICAZIONE. LA USA PER
STIMOLARE IL NOVELLO MOTORISTA E LA USA
INDIRETTAMENTE PER SUSCITARE LE ATTENZIONI
DEL SUO “VERO” CLIENTE, IL COSTRUTTORE. UNO
DI QUESTI È UN VERO SIGNORE. DI NOME FA GIANNI, DI COGNOME LANCIA, DI MESTIERE PRODUCE
VETTURE MEMORABILI PER LINEA, ELEGANZA,
PORTAMENTO. Sembra essere il naturale interlocutore di Ruspa,
che sin da subito nella comunicazione insiste visivamente e verbalmente proprio sul tema dell’eleganza.
GIANNI LANCIA INCONTRA RUSPA AL SALONE DELL’AUTO DI TORINO DEL ’56, IL GIORNO PRIMA DELL’APERTURA, MENTRE GLI OPERAI SONO ANCORA ALL’OPERA PER ALLESTIRE
GLI STAND. Ruspa è già lì, grazie alle sue conoscenze è riuscito a intrufolarsi nel viavai frenetico: vuole incontrare proprio lui facendo in modo che sembri un incontro del tutto casuale. Porta con
sé un librettino dove ha fatto stampare la sua piccola produzione.
CI SONO GIÀ I DISCHI COPRIRUOTA, ANCHE SE LA
SEGMENTAZIONE E LA SPECIALIZZAZIONE SI CONSOLIDERANNO SOLO NEL DOPOGUERRA CON IL LAVORO PER CISITALIA, PRIMA VETTURA AL MONDO
A ESSERE ESPOSTA NELLA COLLEZIONE PERMANENTE DEL MOMA DI NEW YORK E SOPRATTUTTO
PER LA “GRAN LUSSO RUSPA”, OVVERO L’ACCOPPIATA TRA LA NUOVA CALANDRA E I DISCHI A RAGGI PER LA FIAT 1100.
Lancia e Ruspa sono entrambi uomini pratici e concreti, poco inclini alle
svenevolezze, basta una parola e una stretta di mano per presentarsi
l’uno all’altro e poi si parla.
LANCIA È INCURIOSITO DAI COPRIRUOTA DI RUSPA: LI TROVA BELLI MA QUALCHE COSA NON GLI
TORNA. NON PUÒ TOCCARLI CON MANO PERCHÉ
RUSPA NON LI HA CON SÉ. DÀ QUINDI UN GIUDIZIO ISTINTIVO, MEZZO IN TORINESE E MEZZO IN
ITALIANO, CHE PUÒ BASARSI SOLO SUL PICCOLO
LIBRETTO:
- “Ma monsù Ruspa, son ëd tòla questi copriruota che voi realizzate…”
La risposta di monsù Ruspa non si fa attendere ed è data col sorriso
sulle labbra:
- “Monsù Lancia, con tutto il rispetto, son ëd tòla pure le sue auto…”
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UN POMERIGGIO INTORNO A NATALE.
IL PARAURTI DELL’A112 E LA NASCITA DI UN BREVETTO.
Era dicembre. Era l’inizio di dicembre. Probabilmente era l’otto dicembre verso le quattro del pomeriggio. Già, una volta le tradizioni erano
rispettate quasi al minuto secondo e quindi anche una semplice cronaca deve rispettare fedelmente i tempi degli avvenimenti.
COMUNQUE SIA, COME TRADIZIONE TUTTA LA
FAMIGLIA ERA IN QUEL GIORNO DI FESTA DEDITA
ALL’ARDITA COSTRUZIONE DEL PRESEPE.
Diciamo ardita perché c’era sempre qualche cosa che non andava per
il verso giusto. Si contano nella storia familiare almeno quattro cadute
dalla scala, un pino fresco di Svezia bruciato in un batter di ciglia da un
cortocircuito delle piccole lampadine a filo, una semi-intossicazione da
fumo per testare l’effetto reale del fuoco acceso nella stalla del Bambino (un esperimento saggiamente mai più ripetuto), nonché innumere26
voli palline di tutti i colori rotte da gatti di tutte le dimensioni (il più diabolico, Romeo, era capace di rimanere in agguato fino alla vigilia per poi
saltare in cima al pino e dondolarsi ubriaco fino a farlo cadere, l’albero
e tutte le sue palline).
LA NOVITÀ QUELL’ANNO ERA IL TRENINO. NOI BAMBINI OGNI SANTO NATALE SCRIVEVAMO FIOR DI
LETTERE PER CHIEDERNE UNO MA NON CI ACCONTENTAVANO MAI: IMMANCABILMENTE LA SCUSA
ERA CHE FINO A CHE NON VENIVANO INSTALLATI I BINARI VERSO CASA NOSTRA BABBO NATALE
NON SAREBBE POTUTO VENIRE, PERCHÉ NON SI
ERA MAI VISTO UN CROCCHIO DI RENNE ANDARE A CONSEGNARE UN TRENINO SENZA I BINARI.
Ma appena visto l’oggetto del nostro desiderio ci dimenticammo in
un amen l’illogicità della risposta. Nella fretta di consegnarci il dono
tanto atteso Babbo Natale s’infilò di notte nel camino senza le renne
d’ordinanza, evidentemente memore della Grande Scusa, e senza
ahimè! -i binari. Ora, per quanto bambini, per quanto immensamente felici di quella splendida locomotiva elettrica FS E 428 (seconda
serie!), con le sue belle cabine di guida aerodinamiche, più dodici
vagoni merci dove avremmo potuto stipare qualsiasi cosa, persino Romeo (il gatto diabolico), insomma, senza binari era come non
averlo, quello splendido Rivarossi!
il nostro trenino, all’inizio con qualche ballonzolamento e poi via via con
sicurezza crescente, marciò allegro per l’unica strada disponibile. Prima
di Natale ci preparò anche due curve e un altro rettilineo, così il circuito
fu completo, ma soprattutto perfezionò l’assemblaggio dei chiodi con il
Nessuno si perse d’animo, soprattutto nostro padre, il quale, senza far-
profilo di gomma: aveva capito che riducendo di poco la sezione inter-
si notare, uscì a prendere della legna in cantina. Aveva sempre avuto
na del profilo rispetto alla testa del chiodo l’accoppiata diventava prati-
abilità nel fare, un po’ come tutti, dal nonno in avanti, ma quel pomerig-
camente definitiva, un corpo unico, solido, tutto d’un pezzo. Noi bambi-
gio riuscì a stupirci.
NEL GIRO DI POCHI MINUTI AVEVA DATO UNA SEMBIANZA DI STRADA DIRITTA A UN UMILE PEZZO
DI LEGNO. POI MISURÒ CON PRECISIONE LE DISTANZE TRA GLI ASSI DEL RIVAROSSI E FECE DEI
PICCOLI SEGNI A MATITA SULLA STRADA DI LEGNO. Poi ancora cominciò a infilare, due dopo due, i chiodi sull’asse.
Uscì da casa in fretta e furia e andò in fabbrica, prese da un cassonetto di materiale di scarto dei profili di gomma e li portò sul tavolo del
nascente circuito ferroviario. Infine scaldò con i fiammiferi da cucina la
gomma, quel tanto che bastava per far aderire perfettamente il profilo
alle coppie di chiodi. E dopo tutto questo lavorio, il miracolo avvenne:
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ni di quel tempo ce lo ricordiamo ancora qualche mese dopo, quando
tornò dal lavoro assai felice e ci raccontò che aveva venduto l’idea del
TRADUZIONE DAL GERGO DEI
BAMBINI: BREVETTÒ IL SISTEMA DI ASSEMBLAGGIO DELL’ACCIAIO CON LA GOMMA. E quel sistema fu
binario a quelli delle macchine.
usato per la prima volta per il paraurti dell’A112.
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SANDRO, CESARE, ENZO E L’AUTO IMPRESTATA.
BREVIARIO DI BUONE MANIERE.
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Correvano i tempi in cui in città usava entrare nei negozi e nelle bot-
I tempi di cui si parla sono i primi anni Settanta. Per la precisione, il ’71.
teghe salutando con breve cortesia, per essere subito ricambiati, se
Una mattina di lunedì di novembre di quell’anno tutti gli appassionati di
non anticipati nel saluto, con la medesima norma di buona educazione.
sport motoristici poterono vedere con i propri occhi la copertina della
Erano ancora i tempi in cui sui tram i posti venivano con un sol cenno
più famosa rivista del tempo: si vedeva l’Abarth dal bel taglio fotografico
del capo ceduti alle persone di una certa età. Erano ancora i tempi in
che dava subito l’idea della potenza muscolosa del mezzo. Un enorme
cui se un signore a una festa in villa apriva la porta del bagno e trovava
numero 15 sul cofano e subito sotto la scritta “Ruote Ruspa”.
una signora rispondeva con nonchalance “mi scusi, signore”, marcan-
TUTTI I TEMPI HANNO LE LORO MANIERE E QUESTO
NON È - NÉ VUOLE ESSERE - UN ESERCIZIO DI NOSTALGIA. MA SENZA QUESTA BREVE INTRODUZIONE
NON SI CAPIREBBE IL CONTESTO IN CUI AVVENNE UN SINGOLARE PRESTITO NON DI UN OGGETTO QUALSIASI, CHE SO, UN OMBRELLO QUANDO
FUORI PIOVE A CATINELLE, BENSÌ DI UN’ABARTH
SPORT 2000. Blu, bellissima, fatta fare praticamente su misura da
GIÀ, LE RUOTE. DAI COPRIRUOTA DEGLI ANNI CINQUANTA IN POI, TUTTO GIRAVA LÌ INTORNO, IN RUSPA. RUOTE E VOLANTI, DESIGN, ENGINEERING E
PROTOTIPAZIONE COMPRESI. NEL MONDO, IL PRIMO VOLANTE AL TITANIO FU PRODOTTO DA RUSPA:
CHIEDETE A EDDIE CHEEVER SE NON CI CREDETE
E DI QUELLA VOLTA A LONG BEACH. MA TORNIAMO ALLA FOTO IN COPERTINA. NELLA DIDASCALIA
E CON LE BRACCIA BEN SALDE A IMPUGNARE IL
VOLANTE C’È SANDRO MUNARI. Era una gara dell’Euro-
Ruspa con un tetto argento in alluminio che permetteva di usarla senza
peo Rallies, competizione per conduttori. La sua carriera sembrava già
ombrello (appunto).
così promettente che la futura esplosione non stupì in fondo nessuno.
do l’appellativo per non imbarazzare la dama.
Divenne in poco tempo uno degli sportivi più famosi in Italia, anche oltre
Tralasciamo il resto. La macchina fu presa, impacchettata, preparata e
i fan delle corse. Ma aveva bisogno di una macchina più veloce, se no
corse come un lampo. Senza tettuccio, naturalmente, anche se piove-
che corsa mai avrebbe potuto fare, Munari?
va in Belgio.
La stessa domanda se la pose Cesare Fiorio, allora a capo della Lancia
Corse e quindi patron di Munari. La fece a Osella e Osella chiamò in
Ruspa:
- “Di’, non è che quell’Abarth da sogno che ti ho visto in pista ce l’hai
ancora?”
- “Figuriamoci se la do via, la mia Abarth. Con tutto il lavoro che ci ho
fatto sopra.”
- “Quindi va benissimo. La useresti anche domenica?”
- “Domenica no, ma perché me lo chiedi? Vuoi invitarmi a un raduno?”
DELLA GARA NON C’È MOLTO DA DIRE. IL TEMPO
BLOCCÒ OGNI SPERANZA DI VITTORIA, MA COME
SI LEGGEVA SULLA COPERTINA PRIMA CITATA, “LA
SCELTA DELL’ABARTH SPORT 2000 ERA COMUNQUE
AZZECCATA... PER QUANTO I COLLAUDI FOSSERO
STATI AFFRETTATI”. Qualche giorno dopo fu Enzo Osella a chiamare in Ruspa. Ringraziò con una semplice telefonata che, compresi
i convenevoli iniziali, durò all’incirca un minuto e mezzo. E fu ripagato
con un “prego” neanche troppo ripetuto. Ma usava così, fra gentleman, quando correvano quegli anni.
- “No, dovrebbe correre in Belgio, domenica.”
- “In Belgio? Fin lassù? Ma sei matto, chi ne ha voglia di farsi una tirata
fin là?”
- “Ma non devi guidare tu.”
Silenzio. Gelo. Dieci secondi durante i quali si sentiva il gracchiare metallico delle conversazioni di allora (altro che linee digitali, ADSL o fibra
ottica).
- “Se non io chi, di grazia?”
- “Munari. Ha bisogno di una macchina più veloce perché è primo in
classifica nell’Europeo Rallies ma in Belgio si corre in pista…”
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IN VIAGGIO CON WALTER.
LA 156, LE BORSE E UNA PIAZZETTA.
Una forza interiore, questa, che li aveva sostenuti, insieme con l’idea
che non esiste un destino cinico e cattivo che ti governa ma sei tu di
fronte al mondo, mettici il meglio che puoi, nessun traguardo sarà troppo lontano. Ora però toccava alla nuova generazione e quindi anche a
me. Era il mio turno, mio e dei miei fratelli. Il cielo era brutto, prometteva
uno di quei temporali che non finiscono mai.
Il telefono. Suona. Suona insistentemente. Suona suona suona. Un numero sconosciuto. Uno zerodue.
Era de’ Silva. Così si presentò. Lui, Walter de’ Silva, senza segretarie di
Stavo andando a Bonassola, al mare del Levante. La settimana era
stata complicata, tesa, anche un filo nevrastenica, a dir la verità. Quel
giorno avrei buttato a mare tutto e così, forse per associazione d’idee,
proprio al mare stavo andando. In realtà volevo solo distrarmi, andare
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a cena in una trattoria che conoscevo io, sarei poi ripartito in serata, la
strada mi avrebbe aiutato a ritrovare il filo dei miei pensieri.
MENTRE INANELLAVO MORBIDAMENTE UNA GALLERIA DIETRO L’ALTRA, RILEGGEVO NELLA MIA
MENTE L’ESEMPIO DI MIO NONNO E DI MIO PADRE E MI CHIEDEVO DOVE AVESSERO TROVATO LA
FORZA DI NON ABBATTERSI MAI, DI RINNOVARSI
PERENNEMENTE, DI NON DARE MAI NULLA PER
SCONTATO. Una forza che aveva portato negli anni a uno sviluppo
a tratti impetuoso e comunque sempre governato, strutturato, messo
in riga da un filo sottile che per riserbo ci vergognavamo quasi di pronunciare ma, accidenti!, almeno io, oggi, tra me e me, potevo dire. Così
spensi l’aria condizionata, abbassai il finestrino e davvero lo urlai: “Chi
l’ha detto che l’onestà non paga?”. Ma nessuno mi rispose.
mezzo, un apostrofo dopo il de rigorosamente con l’iniziale minusco-
DISEGNAVA AUTO, QUESTO LO SAPEVO BENE, E CHE AUTO! ALLORA ERA
ALL’ALFA ROMEO. EVIDENTEMENTE AVEVA CHIAMATO IN UFFICIO E SICCOME NON HA UN NOME
CHE PASSA INASCOLTATO GLIELO AVRANNO DATO.
SUBITO. MA NON EBBI TEMPO PER EMOZIONARMI. SI PASSÒ SUBITO AL DUNQUE DOPO UN MINIMO DI CONVENEVOLI; O MEGLIO, LUI PASSÒ
SUBITO AL DUNQUE. Tra i tornanti sopra Deiva mi racconla che faceva impazzire i giornalisti.
tò con precisione la filosofia del progetto e quello che cercava. Per il
lancio da lì a poco della 156 aveva bisogno di un set di borse in pelle. Aveva espresso anche qualche dubbio, il tempo era poco, chis-
sà se ci saremmo riusciti, gli avevano parlato bene di noi ma non è
che si potessero fare miracoli, insieme poi non si era mai lavorato.
MA NON POTEVA SAPERE, WALTER, CHE MI AVEVA FATTO VENIRE IL GUSTO DELLA SFIDA. PER
NOI RUSPA MOLTO SPESSO TUTTO SI TRADUCE IN
SFIDA, DENTRO MA ANCHE FUORI DALL’AZIENDA.
Mi promise un fax con i disegni di ciò che aveva in mente. Il giorno dopo
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me li ritrovai sul tavolo in ufficio. E ventinove giorni dopo da quella telefonata sui tornanti gli presentai di persona la serie completa di tutte le
borse che aveva in mente. Una più bella dell’altra, grazie al suo talento
Quello che posso dire è che condividiamo molte passioni, il mare, la
ma anche - fatemelo dire almeno una volta - un po’ grazie al nostro sa-
barca, le auto, la buona tavola, il lavoro finanche, perché a gente come
per fare: non erano prototipi raffazzonati, mock-up sbilenchi, uno per-
noi il lavoro sì stanca ma soprattutto appassiona. Condividiamo anche
fetto e il resto solo abbozzato, no, era il set delle meraviglie, si sarebbe
la voglia di estraniarci dal mondo, chi prendendo la macchina come me
potuto metterlo in una vetrina di un negozio chic del centro e venderlo
quel giorno, chi come lui dedicandosi al dolce far niente.
così com’era, bastava solo dargli un nome e un prezzo.
LO CONOBBI IN QUELLA OCCASIONE, WALTER. NON
VORREI NEPPUR QUI RIVELARE IL NOSTRO GRADO
DI AMICIZIA E NEPPURE DICHIARARLA, PERCHÉ
SONO COSE CHE NON SI DICONO, TRA AMICI, SONO
COSE CHE NON SI DICHIARANO, O C’È O NON C’È,
L’AMICIZIA.
E QUANDO
LAVORIAMO INSIEME È IL LAVORO CHE CI CHIAMA,
LA STIMA RECIPROCA, UNA VISIONE DEL MONDO
COMUNE, IL RISPETTO, L’ONESTÀ DEGLI OCCHI,
NIENTE ALTRO. Poi capita di passare delle lunghe domeniche
d’estate in una piazzetta assolata a parlare di tutto e mai di progetti,
lavori o che altro. Una piazzetta, guarda i casi della vita, del mare di
Levante, a Bonassola.
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IL BAGAGLIO
DI
JULES
VERNE.
LE VALIGIE MADE IN ITALY DELLA STAZIONE ORBITANTE.
Da piccoli più o meno tutti abbiamo letto Jules Verne e fantasticato su
storie che già al tempo in cui furono scritte di fantastico avevano tutto.
COL PASSARE DEGLI ANNI QUALCUNO DI NOI MAGARI HA ANCHE TRASCORSO LE ORE DEL SONNO SULLA PRODUZIONE STERMINATA DI ASIMOV,
CONSUMANDO CON GLI OCCHI LA COLLEZIONE
COMPLETA DI “URANIA”. E da “Odissea nello spazio” fino agli
incontri di Kubrik, il sogno di poter un giorno fare una bella passeggiata
nello spazio non è mai stato riposto nel cassetto da nessuno.
Figuriamoci in casa Ruspa, dove già all’inizio del secolo scorso qualcuno aveva dato segni evidentissimi (vedi il primo racconto di questa
serie) di una robusta, sana passione-follia per la velocità, l’avventura, il
muoversi rapidi rapidi per il solo gusto di muoversi, indifferenti alla meta
e golosi di adrenalina.
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IO STESSO NARRATORE HO VISTO CON I MIEI OCCHI IN QUEL DI ROBASSOMERO UNA SPLENDIDA
E RARA EDIZIONE DI “DALLA TERRA ALLA LUNA”,
CHE PROBABILMENTE PASSA DA PADRE A FIGLIO
A NIPOTE SIN DAI TEMPI DEL NONNO FONDATORE.
IL GUN CLUB, ELPHISTON, MASTON E BARBICANE
E TUTTO IL MONDO IMMAGINIFICO DI VERNE RIAPPAIONO COME D’INCANTO IN MENTE NEI PRIMI
ANNI DEL SECOLO NUOVO (IL NOSTRO) ALLORCHÉ
L’ESA, AGENZIA SPAZIALE EUROPEA, HA BISOGNO
DEL BAGAGLIO PER GLI ASTRONAUTI IN PARTENZA
PER LA STAZIONE SPAZIALE ORBITANTE.
Il produttore deve essere bravo, preciso, rigoroso nelle consegne. In
una parola sola, affidabile. E’ una gara internazionale, tutti possono partecipare, esperti dai tempi remoti di Verne come aziende alla loro prima
volta con il cielo stellato ma entusiasti, sognatori e visionari, con l’unico,
serio handicap di voler strafare per la voglia matta. Gestita da Altec, è
regolata da un bando dettagliatissimo, mille documenti e documentini,
penali, dichiarazioni, richiesta di esperienze. Viene il mal di testa solo a
pensarci, figurarsi poi a partecipare.
- “Ma di’, lo sai che ci sono altre nazioni in gara?”
RUSPA NON SOLO PRODUCE LE BORSE
PER GLI ASTRONAUTI CON MATERIALI (È PROPRIO
IL CASO DI DIRE) SPAZIALI, MA IN POCHI GIORNI
CREA LA “CLEAN ROOM”, UN REPARTO ASETTICO
PER L’ASSEMBLAGGIO, COSÌ DA RIDURRE PRATICAMENTE A ZERO IL RISCHIO DI CONTAMINAZIONI
DURANTE LE LAVORAZIONI. A PIENO RITMO, PASSANO DAI FILTRI SPECIALI UN BEL MEZZO MILIONE DI PARTICELLE, ED È CURIOSO NOTARE COME
L’ISPIRAZIONE NASCA DALLE MATRIOSKE RUSSE:
UN’AREA ESTERNA PIÙ GRANDE, IN PROSSIMITÀ
DELL’ESTERNO, NE CONTIENE UN’ALTRA PIÙ PICCOLA E COSÌ VIA. TUTTO È FILTRATO IN PROGRESSIONE DALLA PRIMA AREA.
- “Oh, che importa, cercheremo di essere più bravi, Di room così asettiche ce ne sono al tempo non più di venti in tutta
pur di andare lassù”.
Europa e quando in azienda qualcuno lo fa notare scoppia il finimondo:
Come nelle favole, come nei racconti dell’impossibile del nostro co-
“Bene, saremo i ventunesimi come il secolo che abbiamo appena ini-
mune amico Jules questa volta vince la follia: quell’essere italiani nel
ziato!” L’avventura di Ruspa nello spazio non si conclude con la vittoria
senso più bello del termine, fantasiosi, creativi, incapaci di stare nel-
alla gara: ottiene anche la segnalazione nel 2003 al Compasso d’Oro
le regole ma proprio per questo capaci di inventarsi un mondo intero
per le valigie.
fino alle stelle.
Già, partecipare. Qualcuno in Ruspa esclama:
- “Ma che cosa c’entriamo noi con lo spazio?”
- “Che vuol dire, cosa c’entravano allora le biciclette a motore, i dischi
copriruota, le auto a gasogeno? C’è sempre un viaggio, piccolo o grande, che lega la nostra storia, che importa se è per terra o in cielo?”
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IO E HOPPER ALLA FERMATA DEL 20.
CITIPRO E GLI AUTOBUS A PROVA DI WRITER.
Penso a Chicago e mi vengono subito in mente i racconti di Scott Fitzgerald, i gessati e gli havana, le auto nere pronte agli agguati sotto la
sopraelevata, i mitra e i gangster degli anni ’30. Anzi, più che i gangster
degli anni ‘30, mi vengono in mente i film sui gangster anni ’30, quelle
pellicole in bianco e nero un po’ consunte che trasmettono solo a tarda
sera o trovi per caso nelle retrospettive noir in lontani cinema d’essai.
Anche se è fatta di cemento e vetro e il grigio domina, per qualcuno
Chicago ha questo fascino particolare.
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SONO ARRIVATO IN AMERICA LA SCORSA SETTIMANA. NON MANCAVO DA MOLTO. QUALCHE MESE,
NON DI PIÙ. SEMPRE PER LAVORO. OGGI UNA FIERA, DOMANI UNA VISITA AI CLIENTI, DOPODOMANI
CHISSÀ. MAGARI UNA MOSTRA, CE NE SARANNO
CENTO IN GIRO PER CHICAGO.
Ho deciso, prendo un bus: perché lo vedo scritto sulle paline, altrimenti,
da buon torinese, direi tram. I torinesi veri li riconosci perché prendono il
viso. A Chicago anche prendere il bus è un’esperienza unica. Il solo si-
tram, non il bus. Ho deciso, prendo un bus: perché molte città nel mon-
stema cittadino dei trasporti su gomma, lasciando quindi perdere tutto
do le ho scoperte usando i mezzi locali. Non puoi sempre stare chiuso
il resto (metropolitana e treno) ha più di centocinquanta linee e qualco-
in un taxi o aspettare che l’ammiraglia del cliente ti passi a prendere.
sa tipo dodicimila fermate. Dodicimila, non è un errore di stampa: an-
In un bus scopri come si muove la gente, come vive, che cosa dice
che se non le ho contate di persona so per certo che sono dodicimila,
- anche se riesci a capire solo i gesti, le inflessioni, le espressioni del
dodici volte mille, quattro volte tremila, mille dozzine di fermate. Sono
precisi, gli americani.
Alla fermata del 20, sulla Columbus, in quel momento ero da solo. Guardavo il cielo che non prometteva niente di buono, guardavo le finestre
sporche ai primi piani della tower davanti a me, guardavo l’asfalto che
portava, un po’ invecchiato e macilento, migliaia e migliaia di auto verso
un apparente nulla.
ERA UN SEDILE CITIPRO. L’ESSENZA DELLA SEMPLICITÀ CON UN ASPETTO MOLTO PRAGMATICO E
QUINDI MOLTO AMERICANO: RESISTE AI PEGGIORI
VANDALI, TUTT’AL PIÙ SI CAMBIA LO SCHIENALE
IN PLASTICA. Anche i writer li evitavano: nel giro si era saputo e
nessun novello Haring perdeva tempo nel lasciare la propria firma. Sarebbe stato come scrivere su un pezzo di carta con l’inchiostro simpatico, e di simpatico i vandali del posto non avevano proprio nulla. E su
SE MAI EDWARD HOPPER FOSSE STATO CON ME
AVREBBE RUBATO UNA SCENA PERFETTA PER UNO
DEI SUOI QUADRI. AVREBBE RIPRESO, CON IL SUO
TIPICO SPIRITO DI DESOLAZIONE, ANCHE I DISEGNI DEI WRITER SUI MURI, UNO AGGROVIGLIATO
NELL’ALTRO, DISTESI SU METRI E METRI LINEARI
DI PARETI, UN FRULLATO DI PAROLE ILLEGGIBILI, SIGLE DI BANDE, NOMI DA FUMETTO, GRIDA DI
RABBIA, URLA DI DOLORE. ERO SOVRAPPENSIERO
MENTRE SALIVO. IL BUS ERA SEMIVUOTO E MI ACCOMODAI SUL PRIMO SEDILE LIBERO. UN SEDILE
BLU. BLU COME IL CIELO CHE QUELLA MATTINA
CHISSÀ DOVE SI ERA FICCATO. BLU CON TANTE
STELLINE UN PO’ ROSSE UN PO’ BIANCHE. BLU
CON I TUBI PORTANTI D’ALLUMINIO.
Era un semplice sedile, comodo, nulla di più. Non lo avevo ancora riconosciuto: perso com’ero nelle mie piccole riflessioni sulle metropoli
abitate da un’umanità che anziché scambiarsi lettere e parole preferiva
imbrattare a più non posso i muri, ancora non mi ero accorto che era
un sedile dei nostri. E dire che ero venuto proprio qui a Chicago perché
era stata la prima tappa d’oltreoceano, il primo cliente “grande” che ci
aveva scelti per allestire gli interni dei bus metropolitani.
quel bus, preso quella mattina sulla Columbus, nessun writer, nessun
vandalo era mai salito prima. Sembrava appena uscito dalla fabbrica.
Certo, non è solo questo Citipro, sono mille le particolarità che lo rendono unico al mondo (e pensare che nascono nella piccola Robassomero!). Ma questa è solo una piccola storia di una persona che un
giorno scoprì come sia semplice fermare la bruttezza e dare alle città,
anche le più grandi del mondo, un volto ordinato, pulito, umano.
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CATALOGO RAGIONATO DELLE OPERE
I1. Motore moto Ruspa
Motore monocilindrico 2 tempi superquadro, motociclo Ruspa. (1928)
M1. Coppa ruota Lancia
Coppa ruota in ottone cromato, Lancia Flaminia. (1957)
M2. Coppa ruota Fiat
Coppa ruota in ottone cromato, Fiat 1100/103. (1953)
M3. Disco copriruota Ruspa
Disco copriruota con raggi stampati, brevetto Ruspa, in ottone cromato. (1949)
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M4. Disco copriruota Ghia
Prototipo disco copriruota autoventilante in ottone cromato e acciaio verniciato,
Ghia Gilda. (1955)
M5. Disco copriruota Ruspa
Disco copriruota “Turbina” in ottone cromato, per autobus e autovetture. (1960)
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M6. Coppa ruota Fiat
Coppa ruota in ottone cromato, Fiat 600. (1955)
M7. Disco copriruota Lancia
Disco copriruota in alluminio e ottone cromato, Lancia Aurelia. (1957)
CATALOGO RAGIONATO DELLE OPERE
M8. Disco copriruota Ruspa
Disco copriruota “Super” in acciaio inossidabile, per autobus. (1960)
M9. Disco copriruota Ruspa
Disco copriruota “Vinci II” con attacco rapido, brevetto Ruspa,
in acciaio inossidabile per autobus personalizzato Iveco. (1995)
M10. Disco copriruota Mercedes-Benz
Disco copriruota con attacco a molla, brevetto Ruspa e Mercedes-Benz,
in acciaio inossidabile e plastica, Mercedes-Benz 580. (2001)
M11. Disco coprimozzo Ruspa
Disco coprimozzo “Tir” con doppio fissaggio, brevetto Ruspa, in acciaio inossidabile
per veicoli industriali personalizzato Scania. (2007)
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M12. Disco copriruota Ruspa
Disco copriruota “Vinci” con attacco rapido, brevetto Ruspa,
in acciaio inossidabile per autobus e veicoli industriali. (1989)
M13. Paraurti anteriore Alfa Romeo
Paraurti anteriore in acciaio inossidabile, Alfa Romeo Duetto. (1966)
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M14. Paraurti posteriore Alfa Romeo
Paraurti posteriore in acciaio inossidabile, Alfa Romeo Duetto. (1966)
M15. Paraurti Autobianchi
Paraurti in acciaio cromato con inserimento di profilo in gomma paracolpi,
brevetto Ruspa, Autobianchi A112. (1970)
CATALOGO RAGIONATO DELLE OPERE
M16. Ruota Ruspa
Ruota Ruspa in alluminio per autovetture. (1968)
M17. Volante Ruspa
Volante Ruspa in titanio rivestito in pelle, Osella Formula 1. (1980)
M18. Modello ruota Ruspa
Modello di stile in legno per ruota Ruspa. (1967)
M19. Calandra Fiat
Calandra in ottone cromato, Fiat 1500. (1961)
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M20. Calandra Fiat
Calandra in ottone cromato, Fiat 1200. (1957)
M21. Calandra Mercedes-Benz
Calandra in acciaio cromato, Mercedes-Benz W123. (1976)
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M22. Appoggiapiedi Porsche
Appoggiapiedi in alluminio e gomma co-stampata, Porsche Carrera GT. (2003)
P1. Sedile Ruspa
Sedile “Citipro” in alluminio verniciato, seduta in velluto
e schienale trasparente, Heuliez. (2008)
CATALOGO RAGIONATO DELLE OPERE
P2. Sedile Ruspa
Sedile “Citipro” in alluminio, seduta e schienale in tessuto termoschiumato,
Freedman Seating. (2008)
P3. Sedile Ruspa
Sedile “Citipro” in alluminio, seduta e schienale in pelle, Fiat Professional allestito
da Mussa & Graziano. (2007)
P4. Disco copriruota Kässbohrer
Disco copriruota in plastica, Kässbohrer BR300,
designer Wolfgang Papke. (1999)
P5. Disco copriruota Ruspa
Disco copriruota “Columbus” in plastica, per autobus e veicoli industriali. (1995)
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P6. Prototipo posacenere Ruspa
Prototipo di stile in ottone, posacenere Ruspa modello A. (1978)
P7. Retroschienale Renault
Retroschienale in plastica, Renault, designer Giulia Moselli. (1985)
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P8. Retroschienale Irisbus
Retroschienale in plastica e tessuto co-stampati, Irisbus New Coach. (2007)
P9. Modello lampada da tavolo
Modello di stile in ureol per lampada da tavolo, designer Walter de’ Silva. (2001)
CATALOGO RAGIONATO DELLE OPERE
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PE1. Cargo Transfer Bag
Insieme di borse modulari per trasferimento di materiali ed esperimenti tramite veicoli
spaziali da Terra a Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Le borse sono compatibili con i
sistemi europei (ATV, Columbus) e americani (Shuttle, Moduli logistici MPLM). Disegnata
dalla Boeing, per conto della Nasa, e prodotta in area controllata (clean room) con materiali certificati spazio sotto la responsabilità di ed in collaborazione con Altec S.p.A. per
conto di ESA. Prodotto segnalato Compasso d’Oro 2003. (2003)
PE2. Porsche Carrera GT
Set di borse progettate per sfruttare gli spazi disponibili all’interno
della Porsche Carrera GT e prodotti, come la vettura, in serie limitata di 1.350 pezzi,
designer centro stile Porsche. (2002)
PE3. Mercedes-Benz SLR McLaren
Sistema di bagagli componibili a seconda delle esigenze di viaggio in versione
gran turismo o in versione racing, ingegnerizzati e realizzati per adattarsi al baule
della Mercedes-Benz SLR McLaren, designer centro stile Mercedes-Benz. (2008)
PE4. Nazca C2
Cartella 24 ore, in pelle e fodera in gomma, con tasca porta giornali esterna e maniglia in
metallo con finitura alluminio, designer Giugiaro. (1990)
PE5. Modulo
Cartella 48 ore, realizzata grazie all’utilizzo di tre tecnologie: termoformatura della struttura, stampaggio a iniezione a gas della maniglia e rivestimento in pelle,
designer Pininfarina. (1997)
PE6. Vinci
Prototipo di cartella da donna, in cinghiale e maniglia in alluminio,
designer centro stile Ruspa. (2005)
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“Siamo entrati in una nuova era della siderurgia mondiale. Il processo di conso-
La creazione di Arcelor Mittal ha unito due società con una visione in comune
lidamento degli ultimi anni, guidato in gran parte da Arcelor Mittal e dalle sue
ed una filosofia condivisa. Arcelor e Mittal Steel hanno entrambe condotto l’in-
società, ha trasformato il panorama della siderurgia; ha creato un ambiente di
dustria siderurgica verso un maggior consolidamento ed entrambe hanno ca-
mercato più stabile e più sostenibile. Siamo orgogliosi del nostro ruolo in questa
pito che le dimensioni, l’estensione geografica e la gamma dei prodotti sono gli
evoluzione. È da molti anni che siamo convinti che la dimensione è indispensabile
ingredienti essenziali per il successo dell’industria siderurgica. Entrambe hanno
sia per competere in un mercato internazionale sia per la gestione della doman-
investito fortemente nella ricerca e nello sviluppo per produrre gli acciai della
da e dell’offerta attraverso il ciclo economico. Un’industria forte e sostenibile è uti-
“prossima generazione” in grado di dare ai clienti un vantaggio competitivo. So-
le per tutti gli interessati; dipendenti, clienti, investitori. Oggi, Arcelor Mittal mostra
prattutto le due aziende hanno avuto dei percorsi totalmente complementari in
non soltanto grandi dimensioni, ma anche elasticità, forza e crescita, Soprattutto,
tutti i principali mercati mondiali. Oggi, ArcelorMittal è unica. E’ l’unica azienda
abbiamo un profilo unico ed una strategia trasparente. Noi siamo l’unico gruppo
siderurgica realmente globale, con i suoi 320.000 dipendenti in oltre 60 nazioni
siderurgico realmente globale con una posizione leader su tutti i quattro conti-
e una presenza industriale in 27 paesi.
nenti. Un quarto della nostra produzione proviene dai siti che hanno il più basso
ArcelorMittal unisce la propria leadership nei mercati sviluppati dell’Europa e
costo di produzione al mondo. Questo aspetto, con una forte presenza sui mer-
dell’America con una base produttiva competitiva nei paesi in via di sviluppo e
cati stabili e dei contratti a lungo termine, ci permette di creare un rendimento e
riveste una posizione di leadership nei prodotti tecnicamente avanzati. Il gruppo
un cash-flow elevato. Siamo l’unico produttore ad offrire ed a sviluppare la gam-
beneficia di un alto livello di integrazione verticale: da un lato della catena del
ma completa di prodotti e di servizi per l’acciaio. Oltre il 60% delle nostre spedi-
valore, le miniere di ferro e, dall’altro, i centri di servizio e distribuzione.
zioni sono prodotti d’alta gamma. L’ ampiezza della nostra gamma di prodotti e la
Continuando il suo sviluppo futuro, ArcelorMittal non solo consoliderà le forze
diversità dei nostri clienti base, ci tutelano dalle tendenze incostanti della domanda.
create dalla fusione, ma si evolverà verso un modello più duraturo, mantenendo
Non siamo soltanto un produttore d’acciaio: a monte della catena di produzione,
la redditività malgrado la ciclicità del mercato dell’acciaio con un concreto bene-
abbiamo una attività integrata per il trattamento dei metalli e per lo sfruttamento
ficio per i suoi azionisti.
delle miniere. A valle noi offriamo un servizio significativo nel campo della distribuzione che trasforma i prodotti finiti e fornisce un servizio su misura per i clienti.
Ovunque si presentano delle opportunità noi siamo in grado di coglierle. La nostra
strategia è di costruire un’attività sostenibile e stabile; creare valore attraverso il ciclo di produzione, la gamma e la diversificazione. Al tempo stesso, vorremmo fissare gli standard di qualità nei settori della salute, della sicurezza e dello sviluppo della
carriera. Vorremmo impegnarci in modo positivo con le comunità dove lavoriamo
e mostrare il nostro interessamento per un corretto rapporto ambientale. La nostra
posizione come leader nell’industria ci impone questo”.
Lakshmi Mittal
Presidente e Direttore Generale (CEO)
Sorgenia SpA è il primo operatore privato del mercato italiano dell’energia elet-
te esigenze dei singoli clienti l’attività di analisi e il sostegno nella messa a punto
trica e del gas naturale, produttore di elettricità, con oltre 2.000 MW di capacità
di interventi mirati per l’ottimizzazione dei consumi. Fra le molte iniziative, ha svi-
di generazione installata, e fornitore di oltre 400.000 clienti in tutta Italia.
luppato il programma Alta Efficienza, per fornire ad aziende produttive e strutture
Efficienza energetica e attenzione all’ambiente sono le linee guida della sua cre-
manifatturiere un programma che permetta di ottenere elevati livelli di efficienza
scita. Come produttore, ha a disposizione un parco di generazione distribuito
energetica, di ridurre i consumi energetici e favorire il risparmio dell’ambiente. Il
su tutto il territorio nazionale, che comprende diversi impianti da fonti rinnova-
programma si articola in piano MotorEFF, per far crescere l’efficienza dei motori
bili. Tramite la controllata Sorgenia Solar, è il primo produttore italiano di energia
elettrici; piano MenoREATTIVA, per ridurre una forma di energia inutilmente co-
fotovoltaica, con 15 impianti e 15 MW di potenza installata. Da dicembre 2007
stosa e nociva per impianti e macchinari; servizio TEE, per consentire ai clienti di
controlla poi Société Française d’Eoliennes (SFE), il secondo produttore eolico
accedere agli incentivi previsti per quanti attuano misure di efficienza energeti-
francese.
ca, denominati Titoli di Efficienza Energetica (TEE).
Attraverso un piano di investimenti per oltre 1,7 miliardi di Euro, nei prossimi anni
Rivolto ai consumatori domestici, in particolare ai condomini, è invece il program-
rafforzerà ulteriormente la propria produzione da fonti rinnovabili, in particolare
ma Rispamio&Calore: un progetto integrato “chiavi in mano”, che va dalla so-
da fotovoltaico e da eolico (settore in cui mira a raggiungere i 450 MW di po-
stituzione del vecchio impianto di riscaldamento centralizzato alla sua gestione,
tenza). Per contribuire ad assicurare al nostro Paese una produzione elettrica
manutenzione e regolazione. Secondo le analisi più recenti, infatti, circa il 75%
adeguata e costante nel tempo, Sorgenia ha scelto di costruire impianti secon-
degli oltre 800.000 condomini italiani sono stati costruiti in anni in cui non esiste-
do la tecnologia a Ciclo Combinato a Gas Naturale (o CCGT – Combined Cycle
va alcuna norma prescrittiva in ambito di efficienza energetica e sono dotati di
Gas Turbine), che permette di superare le più importanti forme di impatto am-
impianti di riscaldamento ampiamente superati, dal punto di vista tecnologico
bientale e di aumentare dal 40% a oltre il 56% il rendimento rispetto alle centrali
e delle prestazioni. La semplice installazione di una caldaia “a condensazione”
tradizionali. A Ciclo Combinato è l’impianto di Termoli (CB), il primo totalmente
consentirebbe una riduzione dei consumi di almeno il 25%.
progettato e realizzato da Sorgenia, entrato in funzione nell’autunno 2006, con
Il programma comprende anche la fornitura del combustibile (gas naturale) e
una produzione annua superiore ai 4 miliardi di kWh ed emissioni specifiche di
una serie di servizi aggiuntivi, dal disbrigo di tutte le pratiche autorizzative neces-
anidride carbonica inferiori di oltre il 40% alla media nazionale da generazione
sarie all’assistenza finanziaria, alla consulenza in materia di agevolazioni fiscali.
termoelettrica. Nel rispetto di uno dei principi fondamentali dello sviluppo soste-
Grazie all’attività di scouting internazionale, Sorgenia ha poi acquisito per il mer-
nibile, la razionalizzazione degli usi finali dell’energia, anche come fornitore Sor-
cato italiano l’esclusiva di alcuni prodotti, distribuiti attraverso soluzioni mirate. Si
genia è in prima linea nella promozione di un impiego consapevole ed efficiente
tratta di apparecchi semplici e facili da installare, che non richiedono nessuno
di elettricità e gas.
sforzo e nessuna modifica delle abitudini, ma permettono di risparmiare subito,
Costituitasi come ESCo (Energy Service Company) fin dal 2005 ed endorser
aiutando l’ambiente.
(sostenitore ufficiale) di alcuni programmi per l’efficienza energetica varati dalla
Ne sono un esempio gli StandbyStop per televisore e per personal computer,
Comunità Europea, Sorgenia ha creato al proprio interno un’unità specialistica
che interrompono l’alimentazione di tutti gli apparecchi e le periferiche connes-
per la diffusione e la fornitura di servizi per l’efficienza energetica, garantendo
se semplicemente spegnendo TV o PC.
una consulenza qualificata anzitutto alle aziende e alle imprese già clienti.
È un’altra dimostrazione concreta dell’impegno per la diffusione di “nuova cul-
Come del resto fa anche per la fornitura energetica, modula in base alle concre-
tura dell’energia”.
UBS è una delle aziende finanziarie leader a livello mondiale, serve una Clientela
internazionale altamente selezionata ed è orientata alla crescita su scala globale. UBS è un gruppo integrato che crea valore aggiunto per i propri Clienti attingendo alle risorse, all’esperienza e al know-how di tutte le sue divisioni. UBS è
tra i maggiori gestori patrimoniali al mondo, una delle primarie banche d’investimento e società di intermediazione internazionali e una delle più grandi società
di gestione del risparmio a livello globale. In Svizzera UBS è leader di mercato nei
segmenti retail e commercial banking (Fonte: Banca Nazionale Svizzera).
UBS è presente sulle maggiori piazze finanziarie mondiali; nei suoi uffici in oltre
50 paesi impiega più di 80.000 collaboratori dei quali il 39% nelle Americhe, il
33% in Svizzera, il 16% nel resto d’Europa e il 12% nella regione Asia-Pacifico.
UBS è quotata sul SWX Swiss Stock Exchange, il New York Stock Exchange
(NYSE) e il Tokyo Stock Exchange (TSE).
UBS (Italia) S.p.A. è la banca di diritto italiano soggetta alla direzione e coordinamento di UBS AG, che svolge dal 1996 le attività di Wealth Management per la
Clientela privata in Italia. È presente sul territorio con quattordici filiali: a Milano,
Bergamo, Brescia, Bologna, Cuneo, Firenze, Genova, Modena, Napoli, Padova,
Roma, Torino, Treviso e Varese.
LA GALLERIA ZABERT
Un disegno serpentinato, morbido, derapante. Il segno di Gilberto Zabert: un
nome che già pareva immaginato da un buon romanziere. Il suo ricciolo d’accoglienza: come la modanatura lucidata d’un mobile barocco, piemontese. Era
il suo modo d’affrettarsi incontro al visitatore, subito riconosciuto oppure ugualmente qualunque, di scortarlo discreto e sollecito, ma fremente, per le stanze
inscatolate di arazzi e pittura, a scoprire i suoi illuminati tesori: lentamente distillati. Carezzati ancora una volta, con gli sguardi affabili e soddisfatti e l’eloquio
veloce, sollecitatamente affettato. L’eleganza nevrile del levriero afgano, che
schiva, febbrile di curiosità gioiosa, gli ostacoli: poltroncine, tappeti, gueridons,
ninnoli, cartegloria e Morbier, disposti con amore ed apparente esubero dello
scenografico mosaico d’arredo. Come per un’eterna ostensione: da padiglione permanente. Mai un dettaglio fuori posto, un accostamento fuori stile, nessun sospetto di venalità mercantile, da fiera campionaria, la vezzeggiata galleria
habillée come un salotto concertato per sempre, se pur perennemente transeunte. Il disordine calcolato perfino sul monticello della scrivania, da grand
commis della diplomazia antiquaria. Proveniva dal mondo industriale di gas e
petroli, ma lo spirito gassoso s’era come rappreso e depositato sopra la vernice specchiante dell’impiallacciatura dei suoi mobili barocchi. Le prime incursioni
negli abbaini delle nobiliari case sabaude, a scoprire altri desideri e patrimoni
dimenticati, confluiti grazie a lui -festosi affluenti- nel gran letto della leggenda
torinese d’Accorsi. Poi la compostezza grafica della sua galleria, lievemente ricercata: come tradiscono anche i suoi cataloghi, diari di lavoro amoroso, con
schede accurate da lui stesso sorvegliate e redatte, oppure da una pepinière
di giovani critici, che poi avrebbero via via rafforzato il proprio prestigio. E sotto
il velluto della gentilezza di conversatore di corte, il bisturi dell’uomo civile, che
non mancava di combattere il degrado della sua città acquisita, il disinteresse
crescente degli organi di stampa, la distrazione imperdonabile dei suoi amati
“amatori d’arte”.
Oggi l’attività della Galleria Zabert, dopo oltre quarant’anni dal suo esordio, prosegue grazie alla passione e all’impegno di Ivana Celona e di Roberto Grasselli.
“MateriaPensieroProdotto” raccoglie i primi settant’anni della nostra attività. Quando diciamo nostra intendiamo riferirci ai
collaboratori, ai clienti, ai fornitori, a tutte le persone che ci hanno dedicato almeno un attimo di attenzione nel corso del tempo.
L’elenco sarebbe così lungo da occupare ben più che un volume. Nell’impossibilità materiale di ringraziarli tutti nome per nome
ci limitiamo a queste poche righe, con la certezza di scrivere insieme i prossimi anni.
Renzo, Gigio, Cristiana, Carolina e Luca.
Concept e design
Between
Testi
Ugo Gaspardone
Fotografia
Greg Rattà
Coordinamento progetto e archivio storico-iconografico
Mariangela Cai
Gigio Ruspa
Allestimento mostra
Cesare Catena con SegnoMaterico
Stampa
Tipolitografia Moglia
Volume stampato su
Carta Polyedra (gruppo Cordenons) - collezione “Plike extra white”(copertina e retro)
Carta Polyedra (gruppo Cordenons) - collezione “Plike rossa” (sguardie iniziali e finali)
Carta patinata opaca “R4-Matt 300” Cartiere Burgo (interno)
Caratteristiche di stampa
2 colore in lamina (copertina)
Quadricromia + Pantone® 1795 C - vernice IR opaca in bianca e volta (interno)
Rilegatura a brossura
Caratteri tipografici
Helvetica Neue Extended Light
DIN Engshrift Std
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