PREvisioni
a cura di Arianna Dagnino, Stefano Gulmanelli, Giordano Stabile
PERSONAGGI
Il nuovo rock sarà
islamico (e multiculturale)
U
na chiara devozione all’Islam espressa con testi in
inglese, arabo e turco arrangiati in musica con strumenti occidentali e mediorientali: è questo l’insolito mélange con cui Sami Yusuf, 25enne di origine azera, sta imponendosi come punto di riferimento per i musulmani,
soprattutto quelli residenti in Occidente. «Canto del
profeta Maometto e dell’Islam perché nel mondo musicale d’oggi c’è una completa mancanza di spiritualità.
L’arte è ormai tutta commerciale e non riesce più a proporre messaggi e valori positivi», dice Yusuf, i cui due album - Al-Mu’allim (Il maestro) e My Ummah (La mia nazione islamica) – hanno venduto
centinaia di migliaia di copie.
«Ai tempi di mio padre gli alfieri dell’Islam erano Cat Stevens,
Mohammed Alì, Malcom X», ricorda il cantante di nazionalità britannica e con un trascorso di studi alla Royal Academy
of Music di Londra, «oggi sempre più gente pensa: “Islam?
Osama bin Laden”. E i nostri giovani sono sempre più confusi».
Yusuf nelle sue canzoni affronta le questioni più spinose. Quale quella della violenza in nome dell’Islam che
Yusuf condanna duramente in Mohammed, una canzone
dedicata alle 331 vittime del terrorismo ceceno a Beslan.
Ma non dimentica di prendere posizione sulle rivendicazioni dei suoi correligionari d’Occidente: in un altro brano di My Ummah il cantante difende il diritto delle donne
musulmane a indossare l’Hijab, il velo islamico.
NUMERI DAL MONDO
20
I milioni di giapponesi con contratto a termine (di cui 5 milioni freeter dichiarati: non
vogliono il posto fisso) (Statistics Bureau of Japan )
I passeggeri del superjumbo
Airbus A380 che comincerà
a volare a partire dal 2007 (Airbus)
3
555
I dollari che oggi costa sequenziare
un gene (era 100 milioni nel 1974, sarà
3 centesimi nel 2013) (Milken Institute)
I milioni di euro che finanzieranno l’Eit (European
Institute of Technology), la risposta europea al Mit di Boston (http://europa.eu.int)
300
INTERNET
Terroristi, in Rete fate così
S
i chiama Breviario sulla prudenza – dedicato agli utenti dei forum della Jihad,
nel nome di Allah il Grande ed è stato messo in Rete dal Global Islamic Media
Front, che gli esperti dell’antiterrorismo considerano affiliato ad Al-Qaeda. È
una raccolta di istruzioni su come gli attivisti islamici che usano la Rete devono proteggere la loro privacy ed evitare di essere localizzati o intercettati. Fra
le raccomandazioni c’è quella di tenersi lontani da siti come Google, che –
per esplicita ammissione dell’azienda – fanno incetta d’informazioni quali l’indirizzo del computer con cui ci si connette, le parole chiave ricercate e, in qualche caso, anche i siti visitati dall’utente.
Ma soprattutto il breviario suggerisce il modo per evitare che le comunicazioni via mail fra e-jihadisti cadano nelle mani dell’intelligence nemica. Poiché può
intercettarsi solo un messaggio che
«viaggia» e non uno che resta in una LA FRASE
casella di posta, il trucco sta nell’aprire un account in uno dei tanti servizi di e-mail gratuiti (alla Yahoo! o
Hotmail per intenderci) e scrivere il
messaggio in bozza, lasciandolo nel Il «capitalismo tecnologico»
relativo archivio. Il destinatario – consente ai lavoratori della
magari in tutt’altra parte del mon- conoscenza di controllare
do – usando username e password i mezzi di produzione. Il che
finalmente porterà all’avvencondivisi, potrà entrare nell’account,
to di ciò che chiamo commuaprire l’archivio «bozze» e leggere la nal capitalism, il «capitalicomunicazione a lui indirizzata. Che smo comunitario»
per il semplice fatto di non essere
Robert D. Steele,
informatico statunitense,
mai stata inviata non potrà essere
gruppo Open Source Oss
intercettata.
(www.oss.net)
SPECCHIO | 25
PREvisioni
AMBIENTE / 2
Sorpresa, le foreste
ricrescono (ma solo in Asia)
AMBIENTE / 1
Barriere di mangrovie
romantiche e inutili
L’
idea di una fascia di mangrovie lungo le spiagge che fermi gli tsunami
è bella e romantica. Peccato che non funzioni». È la conclusione dei
biologi marini della James Cook University in Australia, radicalmente opposta
a quanto statuito dopo lo tsunami di fine 2004. Incrociando i dati sui decessi
avutisi sulle coste di India e Sri Lanka con le caratteristiche morfologiche delle aree colpite, due studi indiani avevano notato che il minor numero di morti si era avuto laddove erano presenti foreste di mangrovie. Da qui la proposta
di creare fasce «protettive» di mangrovie sulle zone costiere – una misura
consigliata persino dall’agenzia Onu per la Protezione Ambientale (Unep).
Riesaminando i dati, i ricercatori australiani hanno notato che la presenza di
vegetazione laddove le perdite umane erano state inferiori erano correlate all’altezza sul mare e alla distanza da esso degli insediamenti; questi due fattori sono in ultima analisi i veri responsabili del minor numero di decessi. «La
cattiva scienza produce cattive scelte politiche», è il commento finale del ricercatore capo della James Cook – Andrew Baird – riferito al fatto che si stanno spostando forzatamente le comunità costiere delle zone colpite per far posto alla fascia protettiva di mangrovie. «O forse», conclude maliziosamente
Baird, «a nuovi e remunerativi insediamenti turistici».
ECONOMIA
Comodo il check-in elettronico
I
l prezzo del petrolio schizza sempre più in alto e le linee aeree cercano di
contenere i costi abbattendo quelli per l’emissione dei biglietti e la gestione del check-in. E cercano di dirottare i potenziali clienti verso l’acquisto
dei biglietti sul Web e i propri passeggeri verso chioschi elettronici per la procedura automatizzata dell’imbarco.
È emblematico il caso della maggiore compagnia aerea degli Stati Uniti, American Airlines, per la quale già un terzo dei posti viene venduto tramite sito
Web. Ma anche il check-in elettronico sembra incontrare i favori della clientela. Perlomeno quella più assidua: secondo la società di consulenza Accenture nove americani su dieci in volo per affari utilizzano le procedure di imbarco che fanno a meno dell’assistenza del personale di servizio.
SPECCHIO | 26
L’
ultimo rapporto della Fao aveva già segnalato, con un
sommesso sospiro di sollievo, il rallentamento della
deforestazione nel mondo. E soprattutto la forte crescita dei
rimboschimenti, che compenAMERICA LATINA: 31%
sano in parte il taglio degli alberi. Ora gli ultimi dati che arrivano dalla Cina confermano
questa tendenza. Dal 2000 al
2005 i cinesi sono riusciti a ridurre la superficie dei loro deAFRICA: 12%
serti di 1.300 chilometri quadrati all’anno, semplicemente
piantando alberi, mentre negli anni Novanta le zone aride
crescevano di 3.000 chilometri
ASIA: 11%
ogni dodici mesi. Oggi la superficie riforestata copre un’area
di 66.000 chilometri quadrati,
pari a un quinto dell’Italia.
Nello stesso periodo l’Oceania
ha subito una perdita netta
NORD AMERICA: 38 %
annua di 350.000 ettari, il
Nord America e l’America Centrale di circa 330.000 ettari,
mentre l’Asia nel suo complesso è passata da una perdita
EUROPA: 6,4%
netta di 800.000 ettari l’anno
degli anni Novanta a un recupero annuo di un milione di
ettari, proprio come conseguenza della riforestazione su
larga scala registrata in Cina.
Anche in Europa le aree boschive continuano a espandersi, sebbene a un ritmo più lento che negli anni Novanta (in alto, un vivaio di piante in Cina; foto piccole: percentuale di foreste intatte per continente).
1
2
3
4
5
PREvisioni
SCOPERTE
Piero Bianucci
Quel che prevede
una meteorite
SPECCHIO | 28
MEDICINA
Videogame contro il cancro
S
a indubbiamente di cinica mossa di marketing ma l’effetto terapeutico sembra esserci
davvero: un videogioco contro il cancro. Disponibile gratuitamente per i bambini affetti da tumore il videogame Re-Mission mette in condizione il giocatore di combattere mediante un nanobot chiamato Roxxi le cellule cancerogene e i loro effetti distruttivi, usando come «campo di battaglia» il corpo umano. L’obiettivo è far conoscere al paziente i dettagli biologici della malattia e intanto fargli imparare i passi da intraprendere per combatterla. «E funziona», sostiene Pat Christen, presidentessa di HopeLab (www.hopelab.org), l’azienda che ha sviluppato il gioco e che ha creato intorno a esso una comunità online di giovani malati di
cancro: «Infonde nei giocatori un senso di controllo sulla malattia».
La sua efficacia è stata provata attraverso veri e propri trial clinici (come fosse un farmaco) su 375 giovani pazienti in 34 diversi ospedali di Usa, Canada e Australia. Giocando a ReMission i pazienti in esame hanno manifestato progressi nella qualità della propria vita
sociale, nella conoscenza della malattia ma, soprattutto sono stati in grado di rispettare il
regime di prescrizione medica (per esempio l’assunzione regolare di antibiotici) e di sopportare le terapie chemioterapiche meglio di quanto fatto dai membri dei gruppi di controllo che non avevano giocato a Re-Mission.
IL DATO
Antidolorifici: l’Italia all’ultimo posto
Consumo di oppiacei forti in Europa nella cura della sofferenza sui malati
terminali secondo una ricerca del Centro Studi Mundipharma
Italia
Spagna
Olanda
Finlandia
Irlanda
Francia
Svizzera
Svezia
Regno Unito
Danimarca
Austria
Germania
CONSUMO ANNUO
IN CHILOGRAMMI*
165,00
375,32
263,90
95,07
74,87
1.938,01
272,35
3.54,52
2.570,80
543,09
1.290,79
17.799,47
NUMERO
ABITANTI
57.816.000
42.525.000
16.286.000
5.222.000
4.057.000
60.033.000
7.404.000
8.996.000
59.675.000
5.403.000
8.106.000
82.558.000
CONSUMO ANNUO
PRO-CAPITE IN mg*
2,85
8,83
16,20
18,21
18,45
32,28
36,78
39,41
43,08
100,52
159,24
215,60
▼
PAESE
▼
e c’è una cosa che è impossibile prevedere è la caduta di una meteorite. Non
solo il fenomeno è raro, ma è del tutto casuale. Possiamo solo constatarlo a posteriori. Come nel caso dell’ultima meteorite di
notevoli dimensioni atterrata in Italia, a
Fermo nelle Marche. Vicenda curiosa che
qui riassumiamo.
Scrive il maresciallo Benedetto Capponi dopo il sopralluogo in aperta campagna: «Troviamo rami spezzati e bruciacchiati. Nel terreno c’è l’oggetto ancora sepolto. Temendo che si tratti di un ordigno chiamiamo i
nostri artificieri. In attesa che arrivino, piantoniamo l’oggetto tutta la notte. Il giorno
dopo viene estratto. Non è una bomba...».
L’analisi chimica proverà poi che l’oggetto
pazientemente «piantonato» era una meteorite, ora chiamata Fermo dal nome del
luogo dove è caduta. Non sono molte le meteoriti italiane accertate: 36 negli ultimi mille anni. Ancora meno sono quelle che possono vantare testimoni diretti. Di Fermo
l’agricoltore Luigi Benedetti il 25 settembre
1996 alle 17,30 ha sentito il sibilo e il tonfo. Il ritrovamento avvenne due giorni dopo
in una scarpata. Ci racconta tutto Giordano
Cevolani, fisico del Cnr di Bologna, in un delizioso libretto di cento pagine edito da Zefiro (www.ventodizefiro.it).
Fermo è una meteorite importante. Per il peso: più di 10 chili. E per il contenuto: minuscole inclusioni, le condrule, risalenti alla nebulosa primordiale che 4,6 miliardi di
anni fa diede origine al Sole e ai pianeti. Fermo è dunque la madre di tutte le pietre. Chissà quante scoperte ci riserva ancora. La massa rilevante è un vantaggio per gli scienziati: ci si può suddividere tra tanti laboratori l’oggetto da studiare. C’è anche un commercio di meteoriti tra collezionisti. Ma per
il mercato il valore di una meteorite è inversamente proporzionale alla sua massa. La
legge della domanda e dell’offerta non permette di conciliare pregio e quantità.
▼
S
* Nella ricerca sono stati presi in considerazione i seguenti oppioidi forti: morfina,
ossicodone, tilidina, fentanil, idromorfone e buprenorfina
PREvisioni
SCIENZA
Una supercolla
molto infettiva
I
TENDENZE
La carica dei figli unici
G
li analisti internazionali usano il più comodo acronimo Ocpc. Il quale per esteso vuol
dire One Child Policy Crowd e indica la massa di giovani nati dopo gli anni Settanta,
primi prodotti della politica di Pechino del «figlio unico». Cullati, protetti e viziati fin dalla nascita da genitori e nonni, gli Ocpc oggi sono una tribù di consumatori eccellenti, amanti delle moderne tecnologie, dotati di cellulari di ultima generazione, patiti delle chat via
Internet e di ogni forma di comunicazione elettronica.
«Milioni di pupilli della me generation, cresciuti soprattutto in città e senza aver mai conosciuto la povertà», spiega Frank Yu, consulente presso il Centro ricerche Microsoft di Pechino. «Rispetto ai loro genitori hanno un maggior potere d’acquisto, ma i loro 400 dollari di salario medio sono comunque insufficienti per soddisfare il loro appetito consumistico». E quindi si arrangiano come possono: «Scaricano montagne di software, musica e
film piratati da Internet», dice Yu. Inoltre «poiché si sentono soli finiscono per usare la Rete come strumento primario di socializzazione». Da qui la popolarità fra «i figli del figlio
unico» dei siti di dating (ricerca del partner) e di gaming online (videogiochi).
ARCHITETTURA
LA FRASE
Palazzi che occupano poco spazio
È
l’evoluzione della micro-casa (Micro Compact Home, m-ch) proposta l’anno scorso
dagli studenti della Technischen Universität
di Monaco e del Tokyo Institute of Technology: vale a dire un cubicolo di 2,65 metri di lato completo di letto e tavolo da lavoro o pranzo e integrato con la più
avanzata tecnologia (controllo termico computerizzato,
schermo televisivo ultrapiatto). Si chiama Tree Village ed
è creato impilando pali di acSPECCHIO | 30
ciaio (alti 15 metri), in modo che il tetto di una
diventi il balcone di quella sopra. Il «palazzo»
finisce per occupare una superficie minima
(massimo 12 mq), così da poter essere eretto
anche fra alberi ad alto fusto senza doverli abbattere. Il progetto potrebbe presto diventare
realtà, grazie a un’Università europea che sta seriamente valutando l’idea per
costruire i suoi alloggi studenteschi (http://microcompacthome.com).
Vivere ha poco
a che vedere
con il fare.
L’essere
continuamente
operativi
finisce per
alienarci dal nostro mondo,
sia interiore che esteriore
Maura Donati, docente
di Germanistica
e «consulente» filosofica

l futuro di collanti e adesivi potrebbe
essere in una catena di zuccheri prodotta da un batterio e che la utilizza per
attaccarsi alle pareti dei tubi dell’acqua
in cui normalmente vive. Secondo quanto rilevato dai ricercatori dell’Università
dell’Indiana, il Caulobacter crescentus – un
batterio innocuo e comune nei corsi d’acqua e nelle condutture idriche – produce quella che è considerata la più potente colla esistente al mondo, capace di resistere a una forza pari a circa tre tonnellate per centimetro quadrato.
L’idea sarebbe a questo punto quella di
riprodurre il super-adesivo su scala industriale per utilizzarlo in vari ambiti, fra
cui quello chirurgico
come colla biodegradabile al posto di
punti e graffette.
L’unico problema, ha
ammesso il capo dei
ricercatori Yves Brun,
è trovare il modo di
fabbricarla senza che
si attacchi a tutto
quanto serve per la
sua produzione.
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