VITA MILITARE DEL CAPITANO DEL REGIO ESERCITO UMBERTO SBACCHI
CAPITOLO V: TRA LE DUE GUERRE 1920-1940
09.07.1920
Rientrato al Deposito del 36° Reggimento Fanteria.
xx.05.1921
Da Modena inizia una relazione epistolare con Beatrice (detta Jole) Morandi, vedova del
Capitano di Fanteria Alfredo Mazza caduto sul campo, residente a Modena e madre di una
bambina piccola.
"Una viva simpatia che il tempo ha voluto trasformare in potente passione mi spinge ad
inviarle questa cartolina. Essa segni l'inizio di un reciproco puro amore che ci avvinca per
sempre..."
12.05.1921
Viene trasferito al Distaccamento di Carpi in qualità di Comandante lo stesso.
21.05.1921
Ora è a Imola. Scrive all'amata:
"(...) solo, sconosciuto e senza amicizia in un paese nuovo e poco ospitale. Nulla allevia un
poco il mio stato depresso. Solo la Sua ansiosamente attesa (...)"
27.05.1921
A Modena trova il coraggio di dichiararsi ufficialmente e si fidanza con Jole.
28.05.1921
Imola. Tornato in caserma scrive:
"Jole mia, sono arrivato alle tre, nonostante l'ora tarda mi sono addormentato tardi. Non mi
riconosco: l'allegria, la spensieratezza che una volta possedevo non sono più. Ho bisogno di
star solo, di vivere appartato, di pensarti sempre."
11.06.1921
Altra lettera:
"(...) Questa sera sono nervoso, tanto nervoso. Non so, il giorno che segue quello delizioso
passato vicino a te è per me sempre molto triste. Ho lasciato poco fa i colleghi per
rinchiudermi nella mia stanza. Lo scriverti mi solleva un poco (...) Mia Jole, sono stanco di
questa odiosa Imola; ansiosamente attendo il giorno beato della mia partenza."
17.06.1921
Imola: numerosi fascisti imolesi in collaborazione con altri giunti da Bologna e dalla
Romagna tutta causano vari incidenti e chiedono l'esposizione del Tricolore - al grido di
Viva l'Italia - sugli edifici municipali della città ove poco prima erano state esposte delle
Bandiere Rosse. Sottoprefetto e funzionari di polizia, volendo ostentare neutralità riguardo
ad entrambi i vessilli, negano il permesso innescando una serie d'incidenti coi manifestanti.
Il Capitano Umberto Sbacchi (ed in altro luogo di Imola il Carabiniere Luigi Cecconi),
sollecitato da un Commissario di Polizia ad aprire il fuoco, per ben due volte si rifiuta di
eseguire l'ordine esortando alla calma il funzionario. Alla fine, per sedare gli animi, viene
concesso di issare il Tricolore sul Municipio, ma viene aperta un'inchiesta disciplinare.
18.06.1921
Imola, lettera alla fidanzata:
"Mia Jole, ieri ho avuto molto da fare perché in servizio di picchetto in città con la
compagnia e vari incidenti sono avvenuti per la presenza di numerosi fascisti piovuti da varie
parti. Oggi tutto è tranquillo e nulla di grave è successo. Ho ceduto il comando del
Battaglione al Maggiore arrivato ieri. Lunedì verrò a Modena alla solita ora (...) Mia Jole,
oggi non sono nervoso, ma un po' triste perché mi hai scritto pochino (...)"
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Curiosità: nel 1920, si ebbe la conversione in legge del Regio decreto-legge 24 novembre 1919, n. 2169, riguardante l'imposta straordinaria
sul patrimonio. L'agiato futuro suocero , medico e possidente, compila la dichiarazione per lui obbligatoria. Nelle annotazioni in fondo alla
dichiarazione, il Morandi, padre della futura moglie del Capitano Sbacchi, elenca i "danni" di guerra subiti dalla famiglia.
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In primis dichiara il peggioramento della propria cardiopatia, poi la perdita dell'uso del braccio destro e l'amputazione della gamba sinistra
del primogenito Alcide, l'asportazione d'un tratto d'intestino dell'altro figlio Capitano Giuseppe Morandi (entrambi invalidi di guerra) e la
vedovanza della figlia Beatrice Jole il cui marito Capitano Alfredo Mazza che per lo scoppio d'una bomba "ebbe squarciato il torace e dopo
pochi istanti moriva." Sottolinea che il mobilio acquistato "molto tempo prima" per £. 2.000 andrebbe "accomodato".
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Cartolina Postale commemorativa del 36° Reggimento Fanteria.
Firma autografa del Capitano Umberto Sbacchi del 36° Reggimento Fanteria.
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Imola, 18 giugno 1921: l'incipit della lettera in cui accenna ai tafferugli del giorno prima.
Sembra ignorare che l'ufficiale di polizia,
cui dipende per il mantenimento dell'ordine
in tempo di pace, abbia dato corpo al
proprio disappunto deferendolo al tribunale
militare.
19.06.1921
Viene condannato a 90 giorni di prigionia
da scontare nella fortezza di Osoppo
(Udine) dove trascorre il tempo chiuso in
una stanza con la possibilità di uscire
all'aria aperta per tre ore al giorno.
23.06.1921
Giolitti riceve al Viminale i rappresentanti
del gruppo fascista alla Camera Mussolini,
Grandi, Bottai e Pasella. Costoro fanno
presente al Presidente del Consiglio come
siano aumentate le violenze comuniste ai
danni dei fascisti specialmente nel bolognese
e nel ferrarese e come i Prefetti (e quindi i
loro sottoposti) mantengano spesso un
contegno eccessivamente partigiano nei loro
confronti con arresti arbitrari.
Nel pomeriggio gli onorevoli Grandi, Vicini
e Terzaghi presentano alla Camera in fine di
seduta un'interrogazione al Presidente del
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Gazzetta di Modena del 24 giugno 1921.
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Consiglio Giolitti ed al Ministro della Guerra Albricci per conoscere "se corrisponda al
vero che ad Imola nel giorno 17 giugno scorso un commissario di polizia abbia per due
volte ordinato il fuoco contro un gruppo di fascisti che gridava Viva l'Italia! e reclamava
l'esposizione del tricolore e sia stato sottoposto a grave punizione disciplinare un ufficiale
dell'esercito ex legionario di Fiume che si era interposto per richiamare i funzionari a
maggior calma, evitando così un eccidio."
26.06.1921
Scrive da Osoppo: "Mia Jole, come sono pieni
d'amarezza questi giorni, le ore non passano
mai, le notti sono interminabili. Ogni dì che
trascorre è un gran peso d'indosso che mi levo,
ma quanti ancora: come potrò resistere fino alla
fine senza poterti mai vedere, senza poter udire
la tua carezzevole voce, mia Jole? Quest'amore
così bello perché così forte, e sorto spontaneo, è
disgraziato assai, ha fatto e ci fa molto soffrire;
(...) Perdonami se così parlo, il mio animo è
sempre lugubre. Come vuoi che sia diversa
mente? Lanciato quassù ove non c'è vita, tutto
silenzio, cielo e terra, senza verun conforto che
quello che mi dona il tuo amore. Passo intiere
ore nella stanza perché non posso uscire. Solo
tre ore mi sono concesse al giorno per respirare
l'aria libera, per camminare un poco. Qui come
già ti dissi, non vivo ma vegeto. Questo è un
luogo adatto per chi vuol ritirarsi dal mondo per
vivere lontano da tutti, per dimenticare qualche
dolore intimo. Ma io, qui, soffro perché nulla
debbo dimenticare, anzi tutto invita a ricordare:
gli affetti lontani, le belle ore passate con te, la
vita intensa di caserma, la famiglia lontana. E
pensare che i miei, poverini, ancor nulla sanno;
ho preferito nulla dir loro per non farli star in
apprensione,(...) Ho solo scritto che mi trovo ad
Osoppo per fare i tiri collettivi. Ci crederanno?
Forse. Dimmi Jole e tu come passi il giorno?
Desidero tanto sapere cosa ha detto la mamma
tua, il tuo papà. Perché questo silenzio? (...)
Nulla, mia Jole, devi nascondermi, attendo con
ansia una risposta. E del trasferimento nulla
ancora è pervenuto di nuovo? Mia Jole amami
tanto tanto, scrivimi sempre.
Il Progresso di venerdì 24 giugno 1921.
Ho bisogno delle tue care perché mi confortano
tanto. Ti bacio teneramente. Anche per la bambina un bacio. Tuo per sempre Tino.
01.07.1921
Iniziano a trapelare segnali d'interessamento per il suo caso, così scrive alla fidanzata:
"Mia Jole, sono più contento per tutte le buone notizie che mi son pervenute da varie parti.
Volesse il cielo che veramente questa prigionia termini presto, e quindi rivederti (...) Io sarò
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tutto e solo per te perché t'amo tanto. Accludo una
foglia di edera, simbolo del nostro amore. Essa ti sia
un ricordo di questi tristi giorni. L'ho raccolta sul
bastione del forte ove ore tetre passo, ove sensazioni
cattive il mio animo prova "
06.07.1921
Riceve una lettera a firma Dino Grandi che dice:
"Roma 31-6-21
Caro Sbacchi se mi permetti - da vecchi camerati - ti
do del tu.
E non mi dilungo in recriminazioni nel tuo caso, il
quale piuttostoché doloroso è infame. Soltanto dico
a te, che sei un vecchio soldato di Fiume, il tuo caso è
in nostra mano e a costo di fare una zizzania alla
Camera il tuo giusto diritto sarà riconosciuto.
Un abbraccio fraterno
Dino Grandi
P.S. Scrivimi dandomi tutte le informazioni
necessarie."
La lettera di Dino Grandi, Deputato al Parlamento, datata 31 (sic!) giugno 1921.
Il Popolo d'Italia di sabato 25 giugno 1921. ►
07.07.1921
Riporta il contenuto della missiva di Dino Grandi alla fidanzata: "Mia Jole, ieri ho ricevuto
una lettera da Roma in data 31-6. Essa dice: « Caro Sbacchi se mi permetti ti do del tu...»
Anche questa è una buona notizia. Gli scriverò per ringraziarlo dell'interessamento. Sei
contenta di tutte queste buone nuove, mia Jole? Il mio morale si è di molto sollevato, ora
spero molto (...)"
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Si noti che della lettera di Dino Grandi, di cui riporta scrupolosamente persino la
sottolineatura alle parole "zizzania alla Camera", omette l'inciso "da vecchi camerati" non
riconoscendosi nella definizione usata non in senso militare, ma dalla connotazione politica.
Osoppo, 7 luglio 1921: l'incipit della lettera in cui riporta la missiva di Dino Grandi.
27.08.1921
Ormai graziato e rientrato ad Imola, così ritemprato, scrive alla fidanzata:
"Oggi sono di servizio all'accampamento, non dovendo recarmi all'istruzione sono più libero
e posso scriverti lungamente. Mia Jole, come potrei descriverti ciò che il mio cuore sente per
te, quanto grande l'affetto, la felicità che provo sapendomi tanto amato? Non vi sono parole
acconcie per dimostrarti tutti ciò. Solo vicino a te, con il caldo bacio, con le mie carezze
affettuose, con i miei sospiri sentiresti tutta la grandezza dell'affetto mio. T'amo Joletta,
t'amo tanto tanto, più il tempo passa e più l'amore ingrandisce. Anch'io sento l'affetto così
grande che quasi mi addolora perché mi fa spasimare (...) Anche la piccina amerò
tanto, voglio che anche lei sia felice, che trovi in me il suo papà. Mi amerà anche lei
profondamente, sarà con me affettuosa? La nostra famiglia la desidero piccola, ma piena
d'amore infinito, dove tutti dobbiamo sentirci legati d'affetto infinito, dove non altro
linguaggio si deve parlare che quello che sgorga dal cuore. Mia Jole, quanto sarà immensa la
nostra felicità! Chi mai saprà amarsi così tanto? Credo che ben pochi oggi siano capaci di
amarsi come noi, lo vedo continuamente intorno a me. Tanto l'uomo che la donna oggi
risentono molto l'influsso del tempo, siamo moralmente in decadenza, ovunque si dia uno
sguardo si osserva non più la grandezza che solo può dare l'amore sincero. Il mondo è
gonfio di materialismo, si è perduto
in parte il sentimento Vogliamo essere felici
davvero, solo l'amore può dare la felicità, senza l'amore non v'è godimento vero (...)
Amiamoci sempre così profondamente, sinceramente; quando saremo vecchi benediremo
quel dì che il destino ci volle unire. Baciandoti ed accarezzandoti ti mando tutti i miei palpiti
e sospiri. Un bacio a Maria, saluti ai tuoi.
Tino tuo"
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04.09.1921
Finalmente giunge il tanto
agognato trasferimento.
Tale nel 21° Reggimento
Fanteria (Bollettino Ufficia
le 1921 pag. 2706 disp. 56a)
per determinazione ministe
riale.
18.11.1921
Ammesso all'assegno tempo
raneo mensile di lire 93,33
(novantatre e trentatre) a
decorrere dal 1° marzo
1921 per effetto dell'art. 19
della legge 13 agosto 921
N°1080.
18.09.1921
Gelosia, infinita incertezza
di sé (Rossana Rossanda).
Lettera da Bologna: "Mia
Jole, da quando sono qui
comprendo dalle tue una
certa preoccupazione. Di
che temi, cosa vuoi che
faccia la sera, a che ora vuoi
che vada a dormire? Joletta,
Il Monumento ai Caduti nel giorno dell'inaugurazione.
t'amo, sono tuo e solo tuo.
Alla sera vado a caffè o a teatro, mi ritiro alle volte presto, alle volte anche a mezzanotte.
Durante il giorno ho abbastanza lavoro perché devo andare ad ispezionare le guardie che
sono nei dintorni di Bologna. Joletta mia non vivere di dubbi perché vuoi crearti la tristezza?
Tutti i giuramenti, le promesse ho mantenuto sempre e mantengo. Lo comprendo, non è tua
la colpa, ancora non mi conosci bene, mi conoscerai un giorno, allora vedrai che ti sei
torturato l'animo inutilmente. Pensami sempre Jole, amami tanto tanto che lo merito l'affetto
tuo grande(...) Dimmi, e tu cosa fai il giorno, quando esci dove vai, chi ti corteggia? Una
volta sola hai parlato di un corteggiatore, e poi più, perché? Quando sono a Spezia voglio
saper tutto, quante volte sei stata corteggiata, da chi. Preferisco soffrire, ma saper tutto da te
anziché da altri. Dimmi Joletta il 21° non ha distaccamenti è vero? Se lo fosse sarebbe troppo
triste doverci separare nuovamente, voglio stare vicino a te sempre sempre. Attendendo con
impazienza il bel giorno ti mando infiniti baci e carezze. Un bacio alla Mariolina, un saluto
per i tuoi.
Tino tutto tuo"
20.11.1921
Viene inaugurato a La Spezia il monumento ai caduti del 21° Reggimento di
nella Grande Guerra.
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Fanteria
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La Spezia, 20 novembre 1921: per le strade della città si svolge la sfilata militare.
Il discorso all'inaugurazione del Monumento ai Caduti.
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La Spezia, 20 novembre 1921: il palco delle autorità col sindaco Ezio Pontremoli (1920-1924).
11.12.1921
Lettera da Sarzana: "Mia Jole, sono ritornato qui, nulla di anormale, la scappata è andata
bene. Joletta, lontano da te, senza le tue carezze, tuoi baci sono triste. Ti penso sempre,
continuamente, ti ho sempre qui nel mio animo, ma non odo le tue care frasi. Non vedo il
momento che tutto finisca per ritornare definitivamente vicino a te. (...) T'amo Jole, t'amo ma
assai più di un tempo. Anche ora posso dirlo facendo un raffronto fra ciò che provo e quello
che provavo un tempo. Anche allora avevo una sensazione di vuoto attorno a me, cercavo di
avvicinarti a te pensandoti, leggendo le tue lettere, guardando e riguardando la tua fotografia,
contando i giorni e le ore. Ma ora una maggiore tristezza invade il mio essere per la tua
assenza. Anche ora cerco di avvicinarmi a te, ma non più il pensiero incessante, la tua posta
potranno farlo. Solo tu in persona, i tuoi ardenti baci, le tue carezze, la tua parola affettuosa
potranno rendermi felice appieno. La mia vita senza te è morte. Passo le ore tutte lugubri,
uguali, lente, monotone, senza sensazioni. Jole mia mi sento quasi infelice. Tu dirai che
dovrebbe essere sufficiente l'affetto tuo grande per rendermi beato. No, Jole, è troppo grande
l'amor mio ché l'animo possa appagarsi del solo pensiero (...) Chi può consigliarmi la sera a
star bravo, ad esser calmo se tu non sei qui? Quale sguardo loquace può rassicurarmi nei
momenti di nervoso? Jole prega anche tu che ben venga sollecito il giorno del ritorno. Io non
manco di farlo ogni sera. Joletta stai tranquilla, faccio il bravo, alla sera mi ritiro presto e
vado subito a dormire, sei contenta? Salutami tutti i tuoi. Un bacio alla piccina.
Baci infiniti dal tuo Tino
13.12.1921
Lettera giuramento: "Questa data rammenta il principio della tua vita. Poco godesti in essa,
lo so. Oggi ha inizio il primo anno del tuo vivere felice. Non altro che sorriso e contento
allieteranno i giorni che ti restano. Il mio affetto ti circonderà in eterno e ti renderà beata.
Così sarà, perché così sento e voglio. Non omaggio di fiori, solo, voglio farti, i fiori son cose
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moribonde che il tempo scolora e fa loro perdere profumo, ma un dono sempre vivo, che ti
seguirà ovunque ed in ogni momento, una promessa: « Joletta mia, davanti a quel Dio che mi
sente e che mi comprende, su di te, sulla nostra piccina ti giuro che sarò solo e sempre tuo.»
21.03.1922
Ottiene l'autorizzazione sovrana a
sposare Beatrice Jole Morandi vedova del
Capitano Alfredo Mazza morto "in
seguito all'esplosione di una bomba che
gli squarciò il torace".
01.04.1922
Ammesso allo stipendio annuo di £.
10.800.
11.03.1923
Trasferito al Distretto Militare di Spezia
(B.U. 1923 Disp.17 pag.729 D.M.).
09.04.1923
Nasce l'agognato figlio maschio Opilio.
01.12.1923
Ammesso allo stipendio annuo di £.
13.700 (B.U. 1928 Disp. 59 pag. 3621
D.M.)
Il Capitano Umberto Sbacchi con un altro Ufficiale del 21°.
In questa foto oltre al Capitano Umberto Sbacchi (l'ufficiale al centro), quasi tutti i soldati appartengono al 21° Fanteria e con filtri vari si
suppone che le mostrine siano verdi con due righe. Il numero della Compagnia di appartenenza è all'interno dei fregi portati sulle spalline,
ma è impossibile vederli per le dimensioni molto contenute dei numeri. Vedo bene l'alzo di uno dei fucili che senza dubbio è un 91/24 e le
divise sono mod. 1926, dunque la foto può essere al massimo del 1930. L'aspetto dei soldati, molto curato, la compostezza ed il decoro
dell'uniforme, il tipo di moschetto in dotazione (per truppe speciali) mi fa pensare ad una Compagnia di Allievi Ufficiali di Complemento o di
qualche altra specializzazione d'arma. (Gabriele Peruzzo)
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25.12.1924
In questo terzo nostro
Natale abbiti i miei auguri
e l'espressione di tutto il
mio
affetto.
Anche
quest'anno ti voglio rinno
vare il mio giuramento di
essere tutto per te. In
mezzo agli eventi della
vita che tutto sconvolge,
una sola cosa rimane
immutata: l'amore che
sento
sempre
ardere
nell'animo mio e che mi fa
felice. Nel nostro piccolo
grande paradiso la pace sia
sempre la nostra via
luminosa piena di fede
sicura. Tuo Umberto
29.03.1925
Tale nel Distretto Militare
di Sarzana B.U. 1925
Disp. 16 D.M.
15.05.1927
Tale nel 21° Reggimento
Fanteria B.U. 1927 Disp.
21 pag. 1095 D.M.
11.07.1927
Riporta una ferita lacerocontusa al tallone destro
durante l'esercitazione di
marcia mentre si trova al
campo di Gavedo di
Mulazzo (MS).
Il "Cicinello con i pizzi"...
17.07.1927
"Mia dolce Jole, Ti mando mia fotografia del Cicinello con la camicia con i pizzi. Io sto bene
nonostante il duro lavoro che facciamo giornalmente. Ricevo puntualmente le tue, e ciò è
l'unica mia consolazione. Scrivimi tutti i giorni che ora maggiormente sento bisogno delle
tue parole affettuose, dei tuoi baci. Siamo in mezzo ai boschi come selvaggi, e con che
gente! Baci affettuosi a te e bambini. Tuo Tino
15.02.1928
Gli viene conferita la qualifica di I Capitano (Comandante di Battaglione).
La medaglia ricordo donata al Capitano Sbacchi dagli Ufficiali
del 21° Reggimento di Fanteria al momento del congedo
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VITA MILITARE DEL CAPITANO DEL REGIO ESERCITO UMBERTO SBACCHI
Nel 1920, l'allora colonnello Giulio Douhet, sulla scorta di analoghe iniziative già attuate in Francia ed in altri Paesi
coinvolti nella "Grande Guerra", propose per primo in Italia di onorare i caduti italiani le cui salme non furono
identificate con la creazione di un monumento al milite ignoto a Roma. Venne quindi deciso di creare la tomba del
Milite Ignoto nel complesso monumentale del Vittoriano in piazza Venezia, Roma. Sotto la statua della dea Roma,
sarebbe stata tumulata la salma di un soldato italiano sconosciuto, selezionata tra quelle dei caduti della Prima Guerra
Mondiale. La scelta venne affidata a Maria Bergamas, madre del volontario irredento Antonio Bergamas che aveva
disertato dall'esercito austriaco per unirsi a quello italiano ed era caduto in combattimento senza che il suo corpo fosse
ritrovato. Il 26 ottobre 1921, nella Basilica di Aquileia, Maria scelse il corpo di un soldato tra undici altre salme di
caduti non identificabili, raccolti in diverse aree del fronte. La donna venne posta di fronte a undici bare allineate, e
dopo essere passata davanti alle prime, non riuscì a proseguire nella ricognizione e gridando il nome del figlio si
accasciò al suolo davanti a una bara, che venne scelta. La bara prescelta fu collocata sull'affusto di un cannone e,
accompagnata da reduci decorati con la Medaglia d'oro al Valore Militare e più volte feriti, fu deposta in un carro
ferroviario appositamente disegnato. Le altre dieci salme rimaste ad Aquileia furono tumulate nel cimitero di guerra che
circonda il tempio romano. Il viaggio si compì sulla linea Aquileia-Roma, passando per Udine, Treviso, Venezia,
Padova, Rovigo, Ferrara, Bologna, Pistoia, Prato, Firenze, Arezzo, Chiusi, Orvieto a velocità moderatissima in modo
che presso ciascuna stazione la popolazione avesse modo di onorare il caduto simbolo. Furono molti gli Italiani che
attesero, a volte anche per ore, il passaggio del convoglio al fine di poter rendere onore al caduto. Il treno infatti si
fermò praticamente in tutte le stazioni. La cerimonia ebbe il suo epilogo nella capitale. Tutte le rappresentanze dei
combattenti, delle vedove e delle madri dei caduti, con il Re Vittorio Emanuele III d'Italia in testa, e le bandiere di tutti i
Reggimenti mossero incontro al Milite Ignoto, che da un gruppo di decorati di medaglia d'oro fu portato nella Basilica
di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri. La salma venne posta nel monumento il 4 novembre 1921; L'epigrafe riporta
la scritta Ignoto militi e le date MCMXV (1915) e MCMXVIII (1918), gli anni di inizio e fine del conflitto. Nel corso
degli anni trenta il feretro del Milite Ignoto venne traslato nella cripta interna del Vittoriano denominata sacello del
Milite Ignoto dove tuttora si trova. Parti della cripta e del sepolcro sono realizzate con materiali lapidei provenienti dalle
montagne teatro degli scontri della prima guerra mondiale (tra cui il Grappa e il Carso). Nel 2011, dal 29 ottobre al 2
novembre, in occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia e del novantesimo anniversario della
traslazione della salma da Aquileia a Roma, vi fu la rievocazione storica del viaggio in treno.
L'immagine della tomba del Milite Ignoto fra le foto più care del Capitano Sbacchi.
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VITA MILITARE DEL CAPITANO DEL REGIO ESERCITO UMBERTO SBACCHI
11.11.1928
Tale nel 65° Reggimento Fanteria B.U. 1928 Disp. 78 pag. 4591 D.M.
26.06.1930
Lasciato in libertà verrà tolto dai ruoli il 16-12-1930 e considerato come trattenuto in
servizio sino al 5 marzo 1931 dalla Direzione Generale Personale Ufficiali Div. I Sez. II.
16.12.1930
Collocato in Congedo Provvisorio in base all'art. 39 della legge 11-3-1926 n° 397
modificato dall'art. 2 del R.D. legge 16-8-1926 N° 1477 e dall'art. 24 della legge 17-4-1930
n° 480.
12.12.1930
Tolto dai ruoli del servizio a.p.
18.02.1931
Assunto in forza dal Distretto Militare di Sarzana (R.D. 15-12-1930 e registrato alla Corte
dei Conti il 27-1-1931, reg. 75 foglio 78).
15.10.1931
Trasferito al Distretto Militare di Massa in dipendenza della soppressione del Distretto
Militare di Sarzana Dispaccio Ministeriale n° 12271 del 28-5-1931, D.L. 18-6-1931 n° 1205
(B.U. 1931 disp. 68 pag. 3365 D.M. 25-10-1931)
01.09.1933
Titolare di soprassoldo (alla pensione) di Medaglia al Valor Militare di £. 250 annue.
26.11.1933
Tale nel Distretto Militare Milano II dal 13-11-1933 (B.U. 1933 pag. 3699 D.M.)
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Stralci del libretto pensionistico di soprassoldo di Medaglia al Valor Militare.
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VITA MILITARE DEL CAPITANO DEL REGIO ESERCITO UMBERTO SBACCHI
Ancora stralci del libretto pensionistico di soprassoldo di M.V.M..
24.01.1935
Collocato in P.A. per anzianità di servizio dal 2-9-1932 con anzianità 13-2-1916 (B.U. 1935
pag. 1495 e registrato alla Corte dei Conti il 29-3-1935 pag. 92 foglio 158.
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VITA MILITARE DEL CAPITANO DEL REGIO ESERCITO UMBERTO SBACCHI
65° REGGIMENTO FANTERIA
Aspera quaero
In attuazione del decreto 29 giugno 1862 il successivo 1° agosto vengono formati, sulle Lande di S. Maurizio
(Torino), il 65° ed il 66° Reggimento che danno vita alla Brigata "Valtellina".
Con l'attuazione della legge 11 marzo 1926 sull'ordinamento dell'esercito, il 65° Reggimento
della Brigata
Valtellina diviene 65° Reggimento Fanteria "Valtellina" ed in seguito alla formazione delle Brigate su tre
Reggimenti viene assegnato alla VIII Brigata di Fanteria assieme al 61° e 62° "Sicilia"; rimanendo articolato
su due battaglioni. Prende parte al conflitto in Etiopia nel 1935-36 fornendo a Reggimenti e reparti vari
mobilitati 10 ufficiali e 953 soldati.
Nel gennaio 1936 diviene 65° Reggimento Fanteria Motorizzato "Valtellina" su tre Battaglioni ed è
inquadrato nella Divisione Motorizzata "Po" unitamente al 61° Reggimento Fanteria (sostituito il 6 maggio
1937 dal 66°) e al 21° Reggimento Artiglieria per Divisione motorizzata cui si unisce, nel 1938, anche il 9°
Reggimento Bersaglieri.
Il 4 aprile 1939 prende il nome di 65° Reggimento Fanteria "Trieste", in occasione del cambio di
denominazione della grande unità da cui dipende in Divisione Motorizzata "Trieste" (101a).
Il 10 giugno 1940 il reggimento ha in organico: comando e compagnia comando, tre Battaglioni fucilieri, 1
Compagnia mortai da 81, 1 Batteria armi di accompagnamento da 65/17. Risulta schierato sul fronte alpino
occidentale.
Nel 1941 il Reggimento viene inviato nelle zone di operazioni dell'Africa Settentrionale.
Il 26 novembre 1942 a causa delle notevoli perdite riportate in combattimento, il Reggimento resta formato
dal I Battaglione "Trieste" su 4 Compagnie (nel quale sono confluiti elementi del 65° e delle Divisioni
"Pavia" e "Brescia"), dal II Battaglione "Bologna" su 5 Compagnie (costituito con reparti della Divisione
"Bologna") e dal III Battaglione "Trento" su 3 Compagnie (costituito con reparti della Divisione "Trento").
Il 31 maggio 1943, in Tunisia, dopo strenui combattimenti a Mareth, Akarit, Enfidaville e Takrouma, il
Reggimento viene sciolto per eventi bellici.
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VITA MILITARE DEL CAPITANO DEL REGIO ESERCITO UMBERTO