Il progetto “PREVALLE - Alla scoperta delle radici”
con il patrocinio del Comune di Prevalle
“Invano cerca il ramo chi non ha radici”
Gandhi
Il “Prevalle - Alla Scoperta delle Radici”, nasce dall’osservazione della realtà che ci pone
davanti alcune urgenti considerazioni. Il frenetico processo di globalizzazione degli ultimi anni crea una sorta di omologazione di tutti i contenuti culturali che sfociano, inevitabilmente, in una sorta di indistinta materia internettiana e anglofona. Questa realtà fa
parte della nostra vita quotidiana, e probabilmente sarà sempre più predominante.
L’apertura a nuovi canali di comunicazione ci permette di superare molti confini e avvicinare molte realtà diverse.
Tuttavia vi è la percezione che qualcosa si vada perdendo con l’avvicendarsi delle generazioni: è forte la sensazione che con lo scorrere del tempo, le tradizioni, le memorie, i
costumi del luogo vadano via via assumendo contorni più sfumati e indistinti, come se
trattenerli e comprenderli non fosse importante.
Il progetto Radici nasce con tre scopi principali:
Il primo è quello di far comprendere che la conoscenza del territorio e delle sue radici è
un formidabile strumento di comprensione della realtà attuale.
Il secondo è esaltare e avvalersi delle realtà positive presenti nel paese, aprendole ad un
pubblico vasto, eterogeneo per ricondurre tutti ad un senso comune di collettività.
Il terzo obiettivo è quello di superare la diversità anagrafica, riconoscendo gli anziani
come depositari di antiche tradizioni e veicoli di conoscenza per i più giovani. Questi
ultimi diverranno a loro volta, in quanto protagonisti del percorso di apprendimento, fruitori e depositari di cultura e avranno un mezzo in più per aprirsi favorevolmente al
mondo.
Questa seconda pubblicazione annuale propone alcune delle attività di raccordo scuola territorio realizzate nell’anno scolastico 2010/2011 dagli alunni della Scuola Primaria
“Don Lorenzo Milani” di Prevalle.
RINGRAZIAMENTI
Si ringraziano: l’Amministrazione Comunale, le Parrocchie di Prevalle, i papà, le mamme
e i nonni che hanno collaborato, il signor Paolo Catterina, i “nonni vigili”, le maestre e i
maestri e soprattutto le bambine e i bambini della Scuola Primaria “Don Lorenzo Milani”
di Prevalle.
Un particolare ringraziamento a tutte le associazioni che hanno contribuito con la loro
presenza nella scuola.
Referenti del progetto: Angelo Mora e Fiammetta Segala
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Indice
Il progetto “PREVALLE - Alla scoperta delle radici”
pag.
2
La lingua nella tradizione
"
4
Giochi nel tempo
"
7
I vigili del mio paese
"
11
La banda del mio paese
"
12
Il Santuario della Madonna del Carrozzone
"
14
La mia scuola e la scuola di un tempo
"
25
Acqua, bene prezioso per il nostro paese
"
29
Una squadra speciale: la Protezione Civile
"
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3
La lingua nella tradizione
Le classi terze si sono avvicinate alla
lingua dialettale attraverso la lettura
di alcune poesie della tradizione bresciana. Dopo averle ascoltate e tradotte, le hanno raffigurate con dei cartelloni.
IL DIALETTO BRESCIANO
di Francesco Bonatelli
Oh lengua dei bressà, lengua poerina
che tè sé stada sempre despressada,
tè sé come ‘na bèla s’citulina
che nissù i varda, perché l’è sbindada.
Ma se ön dè la sé mèt sö öna bèla istina,
se la va föra lostra e cincinada
alura töcc : oh che bèla siurina!
E i sè olta per daga amo ön ociada.
Sté mond l’è fat issé: nò basta miga
‘na bèla qualità sé l’è scundida,
bisogna fas valì, bisogna hìga
vargot che dà n’dè l’öcc, che fa fracas,
e quei che no ‘s la sènt dè fa la crìda
no ghè redensiù: i pöl n’dà a sotràs.
traduzione
IL DIALETTO BRESCIANO
Oh lingua dei bresciana, lingua poveretta,
che sei sempre stata disprezzata,
sei come una bella signorina
che nessuno guarda perché è “sbrindellata”.
Ma se un giorno indossa un bel vestitino,
se esce splendente e agghindata,
allora tutti: Oh che bella signorina!
E si voltano per rimirarla.
Questo mondo è fatto così: non basta
una bella qualità se è nascosta
bisogna farsi valere, bisogna avere
qualcosa di appariscente, che fa fracasso,
e chi non se la sente di mettersi in vista,
non ha speranza; può andare a sotterrarsi.
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La lingua nella tradizione
NINA-NANA
traduzione
di Aldo Cibaldi
NINNA NANNA
Se tè fé nana tè fò so ‘n sobiol
Chè suna e canta le cansù pio bèle;
sé tè fè nana vò a ciapà lè stèle
chè drè a snazà lè rose dèl pozol;
Se fai la nanna ti costruisco un fischietto
che suona e canta le canzoni più belle;
se fai la nanna vado a prendere le stelle
che stanno annusando le rose del poggiolo;
Sè tè fé nana cuze l’aria fina
per fabricat i sfronzoi dè la cuna,
tè scònde nèl ciuciòto ‘l ciar dè luna
prima che la tè ‘l ròbe la matina.
se fai la nanna cucio l’aria fina
per fabbricarti le nappe della culla,
ti nascondo nel ciuccio il chiaro di luna
prima che te lo rubi la mattina.
Col cièl che burla zò da le campane
farò i sonài chè ‘ncanta le fontane;
cò le campane chè vé zo dai tecc
farò ‘n concerto dè pifer e baghecc...
Con il cielo che cade giù dalle campane
farò i sonagli che incantano le fontane;
con le campane che cadono dai tetti
farò un concerto di pifferi e zampogne...
Sé tè fé nana vò a ciamat i grì
Chè conta so le storie nèl zardì.
Se fai la nanna vado a chiamarti i grilli
che raccontano le storie in giardino.
traduzione
LA VITA
di Tom Gatti
LA VITA
‘Na gòssa chè bat
So ‘n lach chè sé spècia.
Do fòie e ‘na paia
chè biosca so l’onda.
La us dè mé mama,
i-occ dè Maria...
Trè sercoi chè scapa
E mor so la ria.
Una goccia che batte
su un lago che si specchia
Due foglie e una pagliuzza
che scivolano sull’onda.
La voce della mamma
gli occhi di Maria...
Tre cerchi che fuggono
e muoiono sulla riva.
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La lingua nella tradizione
Gli alunni delle classi quinte hanno approfondito la loro conoscenza della lingua popolare
ascoltando e imparando la canzone in dialetto bresciano “Schìa le pòce”, di Charlie
Cinelli. Dopo averla tradotta l’hanno poi cantata con l’accompagnamento di alcuni loro
genitori, appassionati di musica e di cultura
locale, che sono venuti a scuola a suonare e
cantare con loro.
Schìa le póce
Schiva le pozzanghere
Schìa le póce
ma me saltàe denter amò de piö, amò de piö
Schìa le póce, ma me saltàe denter de piö
Schiva le pozzanghere
ma io saltavo dentro ancora di più, ancora di più
schiva le pozzanghere, ma io saltavo dentro di più
Quando ero piccolino
ero proprio un bravo bambino
andavo in giro con mio papà
e continuavo a saltare
se per caso pioveva
le buche di acqua si riempivano
dopo un po’ lui si stufava
e allora mi diceva:
Quan che sire picinì
sere prope en brao püpì
nae en giro con me papà
e söghetàe a saltà
se per caso el püìa
le büse de acqua le s’ampinìa
dopo ‘n po’ lü ‘l se stöfàa
e alùra ‘l ma disìa
Schiva le pozzanghere....
La mia prima bicicletta
era tutta arrugginita
senza freni ne’ fanali
e la pulivo quasi mai
se arrivava un temporale
ci restavo un po’ male
poi aspettavo che smetteva
e mia mamma mi diceva:
Schìa le póce....
La me prima bicicleta
l’era töta rozenéta
sensa freni gne fanài
e la netàe quasi mai
se riàa ‘n temporal
ghe restàe en po’ mal
po spetàe che’l desmitìa
e la me mama la me disìa:
Schiva le pozzanghere....
La mia prima morosìna
andavo in giro con la vespina
era proprio proprio bella
e saltava sulla mia sella
se per caso pioveva
la vespa non le piaceva
“Va a casa a prendere la macchina
e vieni a trovarmi dopo cena e...
Schìa le póce....
La me prima murusìna
nàe en giro con la vispìna
l’era prope prope bela
e la saltàa söla ma sela
se per caso el püìa
la vespa la ghe piasìa mia
“Va a ca’ a tö la bena
e ve a troàm dopo sena e...
Schiva le pozzanghere...
Schìa le póce...
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Giochi nel tempo
I nonni raccontano........
Alcuni nonni dei bambini delle classi prime, ci hanno raccontato come vivevano loro quando erano piccoli come noi. Ci hanno parlato dei giochi che
facevano e ci hanno scritto anche delle filastrocche.
Quando ero bambina, nelle sere d’inverno, mi piaceva salire in camera ed entrare nel
letto riscaldato dalle braci messe nello scaldaletto dalla mamma. Mi infilavo sotto le
coperte al calduccio abbracciando una bambola fatta di pezze e pian piano gli occhietti
si chiudevano e mi abbandonavo al mondo dei sogni. Quando c’era la neve, io e le mie
sorelle prendevamo un po’ di neve, la mettevamo nei bicchieri; la mamma aggiungeva
succo di limone e zucchero e noi lo gustavamo....
...era la nostra granita (nonostante fosse inverno!).
Alcuni giochi che noi facevamo erano: tocco-rialzo: un bambino rincorreva un gruppo di
compagni cercando di prenderli; chi riusciva a salire sopra un rialzo, come un gradino o
un muretto era salvo, chi era preso doveva a sua volta prendere gli altri. Mondo: si disegnavano per terra tre cerchi con dentro un sasso piatto; a turno noi bambini tiravamo cercando di non fare uscire il sasso.
Noi nonni poi ci ricordiamo che, come voi bambini di oggi, aspettavamo con entusiasmo
il giorno di S. Lucia: il mattino al risveglio scendevamo di corsa le scale e sul tavolo della
grande cucina trovavamo uno o due mandarini, uno o due cachi, qualche castagna e per
noi era una grande festa!
NONNA DI LUCA M.
Ai nostri tempi le conte le facevamo quando dovevamo nasconderci oppure dovevamo
prendere il fazzoletto, o saltare nel quadretto. I giochi di noi bambini erano questi e ci
divertivamo tanto: il ciancol, prendevamo un pezzo di legno con la punta e dovevamo lanciarlo il più lontano possibile, oppure giocavamo con il cerchio di una bicicletta. In inverno, quando c’era la neve, facevamo la slitta con un’asse di legno.
Di giochi veri e propri non ne avevamo perché i nostri genitori non potevano comprarli
perché i soldi non li avevano, ma noi ci divertivamo con poco.
NONNA DI ERIK
Alla vigilia di S. Pietro e Paolo (28 giugno, di sera) si prendeva un fiasco di vetro trasparente, si metteva un po’ di acqua e due albumi di uova. Poi si nascondeva in un cespuglio dell’orto. Al mattino della festa si correva a controllare cosa era successo. Si trovava il fiasco con all’interno una specie di barchetta.
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Giochi nel tempo
Un gioco era il lancio delle sgaie sull’acqua: d’estate in riva al fiume Chiese si cercavano dei sassi piatti (le sgaie). Il gioco era di lanciare i sassi e farli saltare sull’acqua senza
affondare. Vinceva il bambino che faceva fare più salti al suo sasso.
In estate, quando i contadini irrigavano i campi, vicino a casa, il fosso era pieno d’acqua
e si faceva il bagno, ma bisognava stare attenti alle “sanguette” (sanguisughe nere).
NONNI DI ANDREA E REBECCA
Tanti nonni ricordano conte e filastrocche, queste sono le più citate.
Bella manina
Bella manina dove sei stata?
Dalla nonnina.
Cosa ti ha dato? Pane e cicì
Ghirighirighirighì
(solletico alla manina del bimbo).
La bella lavanderina
La bella lavanderina
che lava i fazzoletti
per i poveretti
della città.
Fai un salto, fanne un altro
fa la giravolta, falla un’altra volta
guarda in su
guarda in giù
dai un bacio a chi vuoi tu!
Pirulin
Pirulin, Pirulin piangeva
Voleva l’insalata
la mamma non l’aveva
Pirulin, Pirulin piangeva
A mezzanotte in punto,
passò un aeroplano
e sotto c’era scritto:
Pirulin, Pirulin fa sitto (stai zitto)
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Giochi nel tempo
I bambini di seconda hanno condotto una piccola indagine confrontando i giochi di oggi
con quelli dei nonni. Ai nonni è stata somministrata una scheda di rilevazione dalla quale
sono emersi i dati raccolti poi nel seguente istogramma.
Dall’istogramma vediamo che i giochi preferiti dai nonni sono nascondino e mondocampana.
Gita al museo del giocattolo e del bambino
Il giorno 4 maggio 2011, noi delle classi seconde, siamo andati in gita a Santo
Stefano Lodigiano per visitare il museo del giocattolo e del bambino.
Al museo, abbiamo visto tanti giocattoli costruiti molto tempo fa. C’erano bambole, trenini, soldatini, giochi di costruzione e
didattici...
Le bambole erano di porcellana o di gesso e con
l’abitino di pizzi e di ricami.
I soldatini erano di legno e di piombo.
Oltre ai giocattoli, abbiamo visto anche degli
oggetti antichi come il grammofono che serviva
per ascoltare la musica.
C’era anche un reparto dedicato alla scuola.
Abbiamo visto i banchi che erano diversi da
9
Giochi nel tempo
quelli di oggi. Erano di legno, con il
sedile e il piano di appoggio tutto
di un pezzo. Per scrivere usavano il
pennino, lo intingevano nell’inchiostro che tenevano nel calamaio
che tenevano infilato in un buco
del banco.
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I vigili del mio paese
Il nostro paese ha tante strade, pulite
e ordinate, ma se non si sta attenti ad
attraversarle possono essere guai. Per
questo le maestre delle classi terze ci
insegnano educazione stradale. Per
approfondire l’argomento è venuto
nella nostra scuola il vigile Adolfo, che
ha tanti anni di esperienza. Ci ha
mostrato dei filmati dove si spiegavano le regole per una corretta circolazione, poi abbiamo fatto delle domande e lui ha risposto a tutti i nostri
dubbi. Dopo, però, le domande ce le
ha fatte lui, mostrandoci dei segnali
stradali e giocando a chi li riconosceva prima. Alla fine, assieme alle nostre maestre, ci ha condotto fuori dalla scuola per farci vedere tutti i segnali e i cartelli
stradali che ci sono agli incroci circostanti. Ci ha insegnato a rispettare le regole della strada, per poter circolare nel nostro paese con maggior sicurezza.
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La banda del mio paese
Dal 1982 esiste a Prevalle la banda. È un gruppo
musicale che accompagna le manifestazioni più
importanti del paese, civili e religiose. La sua
presenza rende più solenni i cortei e le processioni, sottolinea l’importanza degli avvenimenti
e, grazie alla musica, risveglia i sentimenti nei
cuori delle persone accomunando tutti i partecipanti.
Alcuni componenti della Banda sono venuti a
scuola, per farci vedere da vicino gli strumenti
musicali e per farci sentire il loro suono.
Abbiamo scoperto che non sono tutti uguali:
alcuni si suonano soffiandoci dentro e per questo
si dice che sono strumenti a fiato, altri invece
producono il loro suono battendoli con dei
bastoncini e perciò si chiamano strumenti a percussione.
Anche tra gli strumenti a fiato ci sono delle differenze: alcuni sono tutti in metallo, di solito in
ottone, e altri sono invece di legno. Di solito
quelli in metallo si suonano soffiando nel “bocchino”, che è la parte iniziale dello strumento. I
musicisti ci hanno fatto vedere che si può staccare e, appoggiando contro di esso le labbra,
hanno prodotto dei suoni anche senza che fosse
inserito nello strumento. Quando è unito al suo
strumento, però, il bocchino produce un suono
più forte e si possono fare anche delle note
diverse. Anche quelli di legno hanno una parte
iniziale che si può staccare, che si chiama
“ancia”, ma è fatta con una lamella che vibra
quando ci si soffia dentro.
I bandisti ci hanno poi fatto sentire che i suoni
possono essere molto diversi tra di loro. Alcuni
strumenti producono un suono molto cupo,
basso, grosso, che si dice “grave” e altri invece
un suono più sottile e alto, che si chiama
“acuto”.
Nel mostrarci gli strumenti musicali, ci hanno
insegnato che ciascuno di essi ha il suo nome, ma
sono davvero tanti ed è difficile ricordarseli
tutti. C’è la tromba, il corno e il trombone; il
clarinetto, l’oboe e il flauto traverso; i piatti, il
tamburo rullante e la grancassa. Alla fine li hanno suonati tutti insieme, ma per andare
d’accordo e non fare confusione c’era il maestro che faceva dei segni a tutti in modo che
partissero al momento giusto. Quando hanno suonato, la nostra classe si è riempita di
suoni potenti e di una musica bellissima. È davvero forte la banda del mio paese.
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La banda del mio paese
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Il santuario della “Madonna del Carrozzone”
In occasione del 175° anniversario di un voto fatto dalla popolazione di Prevalle, allora
Goglione, alla Madonna del Carrozzone, si è ritenuto importante che la scuola desse il
proprio contributo nel fornire ai suoi alunni, e indirettamente alle loro famiglie, alcuni
elementi di conoscenza di questo santuarietto, piccolo ma assai importante per la storia
del nostro paese. Tutto Prevalle, infatti, vivrà, soprattutto nella seconda metà del 2011,
una serie di manifestazioni che si richiamano a questo lontano, ma mai sopito evento.
Con la preziosa collaborazione delle insegnanti di classe, in particolare le maestre
Antonella, Carolina, Michela, Stefania, Silvana e Rosaria che hanno accompagnato gli
alunni, abbiamo portato i bambini delle quinte alla piccola chiesetta, situata sul confine
con Gavardo, per un approfondimento in loco delle informazioni già fornite in aula sull’argomento.
Determinante e impagabile è stato l’apporto di Paolo Catterina, esperto e appassionato
studioso di storia locale, che ha saputo guidarci con sapienza e pazienza, nella ricostruzione di quello che si può appropriatamente definire un caso di spontaneità popolare. Il
santuario infatti presenta molti aspetti misteriosi circa le proprie origini e quelle del proprio nome, ma risulta chiaramente frutto di una devozione popolare, alimentata da una
fede semplice che ha tratto da una serie di circostanze una tradizione che illumina anche
i nostri tempi.
“Il maestro Angelo e le
maestre ci hanno portato alla Madonna del
Carrozzone. [...] Siamo
andati al santuario per
conoscere la storia del
nostro paese. [...] Il santuario venne costruito
sul confine tra Gavardo
e Prevalle perché sotto
c’erano sepolti i soldati
austriaci e francesi...”
(Nabou e Eghi)
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Il santuario della “Madonna del Carrozzone”
Riportiamo qui sotto una sintesi della narrazione di Paolo Catterina, a nostra cura.
Segue poi uno stralcio delle rielaborazioni
degli alunni, dagli stessi realizzate in classe
a completamento dell’esperienza vissuta.
L’ORIGINE DEL NOME
Già alcuni1 hanno ipotizzato che il luogo,
situato in prossimità dell’antica strada romana che congiungeva Brescia con Gavardo,
“Il 21 maggio 2011, le 5e della scuola Don
fosse in tempi remoti una stazione di cambio
Lorenzo Milani di Prevalle, hanno visitato
dei cavalli, un posto di scambio di carrozze e
una chiesetta un po’ strana: la Madonna del
da ciò sia derivato l’attuale nome di
Carrozzone. Già il nome è un mistero. Si dice
“Madonna del Carrozzone”. In realtà, in
che si chiami così perché una volta in quel
alcuni documenti risalenti al XIII secolo,
posto c’era la stazione di carrozze o perché
Paolo Catterina ha trovato che la fertile zona
lì c’era una pianta dal nome simile. Il quadro
di campagna limitrofa al luogo era detta
posto sull’altare, raffigura la Madonna su un
“del carezone”, termine che rimanda al diatrono, è ancora più avvolto dal mistero perché non si sa chi l’abbia dipinto”. (Anna Ma.,
lettale “càres”, ovvero il carice, la piantiAnna Mo. e Samy)
cella che già i latini chiamavano “carex” e
che cresce spontanea in luoghi umidi. Nel
tempo, poi, il nome è mutato in quello
attualmente in uso, probabilmente anche in conseguenza ad un fatto prodigioso accaduto nel nostro paese che riguardava un carro adibito al trasporto dei bambini in occasione
di una celebrazione parrocchiale.
L’ORIGINE DEL SANTUARIO
Resterebbe inspiegabile la costruzione di un edificio religioso in un posto così decentrato e di scarso rilievo, se non fosse che, a partire da una testimonianza orale trasmessa
nel tempo2, si può ragionevolmente seguire l’ipotesi avanzata da Paolo Catterina la quale,
se resta in sostanza ancora da dimostrare, non si può definire priva di fondamento storico. Il Sig Beniamino Maccarinelli, intervistato da Paolo Catterina, riporta il ricordo di una
cruenta battaglia che provocò innumerevoli morti, sepolti proprio ove ora sorge il santuario. Si tratta certamente della battaglia di Bolina, recentemente oggetto di indagine
1
2
Cf:. Anacleto Mosconi, Il paese di Prevalle, Brescia 19842, p.61.
Si tratta della testimonianza del Sig. Beniamino Maccarinelli, già raccolta nell’intervista a Paolo
Catterina riportata nel filmato distribuito su videocassetta dal titolo “Il Santuario della Beata
Vergine del Carrozzone di Prevalle nei ricordi della gente”, realizzato nel 2002 per la Parrocchia
di S. Michele grazie al contributo tecnico e professionale di Gaia Mombelli e di Mario Bonzi.
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Il santuario della “Madonna del Carrozzone”
da parte dello storico Marcello Zane3, combattuta a poche centinaia di metri di distanza. É assai probabile che le innumerevoli
spoglie di soldati morti siano state sepolte in
zona allora disabitata, sull’attuale confine
tra Gavardo e Prevalle, come è altrettanto
probabile l’erezione di un cippo o di una piccola edicola a segno e ricordo di tale sepoltura.
I FATTI STRAORDINARI LEGATI AL
SANTUARIO
Troviamo testimoniato dall’allora parroco di
San Michele che nel 1820, a motivo di una
terribile siccità che metteva a rischio tutti i
raccolti dell’annata e la povera economia
locale del tempo, spontaneamente la gente
del paese organizzò una processione in questo luogo, a chiedere intercessione presso
l’immagine della Madonna. Verso la sera
dello stesso giorno un provvidenziale temporale pose fine al drammatico stato di siccità.
Pochi anni dopo, nel 1836, l’epidemia di
colera che imperversava in tutta Europa4
colpì anche la popolazione della nostra zona.
Gli abitanti di Baderniga decisero di rivolgersi di nuovo alla Vergine raffigurata nella
sperduta località campestre, accendendo un
voto che si perpetra negli anni e di cui ricorre quest’anno il 175° anniversario. Il 10
luglio, prima dell’alba, una processione partì
dall’abitato di Baderniga per chiedere in grazia la fine dell’esiziale morbo che, subito nei
giorni successivi, terminò di seminare morte
tra gli abitanti di Goglione.
10 luglio 2011 - Raduno presso l’incrocio di
via Battisti con via Gardesana per la tradizionale processione
Ancora oggi, la seconda domenica di luglio,
gli abitanti di Baderniga, svegliati prima dell’alba dalle pentole battute ritmicamente
dalle donne della contrada, partono alle
quattro del mattino dall’edicola posta all’incrocio di via Battisti con via Gardesana per
assolvere al voto fatto dai loro avi e per ringraziare la Madonna del Carrozzone della
protezione ricevuta negli anni.
All’interno del santuario, un quadro ricorda
le grazie ricevute e il voto fatto dagli abitanti di Baderniga
3
4
Marcello Zane, Notte di Pentecoste. La battaglia di Bolina. 1 giugno 1705, Liberedizioni, Brescia 2008.
Al riguardo cf. “Parrocchie di Prevalle - Notiziario delle Parrocchie di S. Michele e S. Zenone in
Prevalle”, Giugno 2011, p.24.
16
Il santuario della “Madonna del Carrozzone”
Anche nella successiva epidemia del 1867 gli abitanti di Goglione rinnoveranno le loro
preghiere a Maria nello stesso luogo, come testimoniano altri ex-voto presenti nel santuario.
Una lapide posta sulla facciata della chiesetta ricorda anche un altro più recente fatto
straordinario, quello probabilmente più noto
e che, abbiamo premesso, è forse all’origine
dell’attuale nome del santuario. Nel 1923 i
bambini che si stavano recando nella chiesa
di San Michele per la celebrazione della loro
prima comunione, trasportati, come era
allora consuetudine, da un carro trainato da
cavalli, corsero il grave pericolo di perdere
la vita. In prossimità del sacro edificio, si
presume ove ora termina Viale RimembranLapide posta nel 1936 dalla popolazione
ze, il cavallo si imbizzarrì e imboccò la
riconoscente
discesa antistante. I presenti e l’allora parroco don Giovanni Beccalossi invocarono
l’aiuto della Madonna che già tanto aveva fatto per il paese e, quando il carro si ribaltò
in fondo alla discesa, tutti i bambini ne uscirono illesi. Anche un quadro posto all’interno del santuarietto ricorda l’episodio.
Altri ex-voto, fino ad oggi esposti nella piccola sagrestia, ma che il nostro parroco don
Vittorio Bonetti intende mettere in maggiore evidenza, rimandano ad ulteriori fatti nei
quali la devozione popolare vede l’intervento della Madonna del Carrozzone. Si tratta di
fatti meno eclatanti e spesso noti solo ai diretti interessati, ma che contribuiscono ad
aumentare l’importanza religiosa del santuario.
L’EDIFICIO ATTUALE
Il passaggio dalla struttura originale, che si presume modesta (un semplice cippo o una
piccola edicola) e sulla quale si possono solo
avanzare supposizioni, alla costruzione del
primigenio edificio attuale avviene agli inizi
del ‘900, grazie al determinante contributo
della nobile famiglia degli Arrighi, nella persona del Conte Orlando Arrighi. Come testimonia una targa marmorea sul lato sinistro
all’esterno dell’edificio, saranno poi gli alpini di Prevalle nei primi anni ‘80 ad aggiungervi il campanile, che sarà ufficialmente
inaugurato nel 1993 con la benedizione delle
campane da parte del Vescovo Bruno Foresti.
17
Il santuario della “Madonna del Carrozzone”
Nel tempo la devozione popolare ha provveduto a mantenere e a consolidare la semplice
e pulita armonia dell’edificio, con piccoli adattamenti suggeriti dalle necessità e dal
mutare dei tempi. Proprio in quest’anno, la ricorrenza del 175° anniversario dello storico voto ha stimolato lavori di restauro e abbellimento che sottolineano il legame tra la
popolazione di Prevalle e il suo santuario mariano.
IL QUADRO DELLA MADONNA DEL CARROZZONE
Pochi sono gli elementi che caratterizzano il semplice arredo interno. Il primo che salta
all’occhio, per la posizione e per l’importanza, è il quadro della Vergine che funge da
pala d’altare. Esso è conosciuto dalla devozione popolare come il quadro della Madonna
del Carrozzone5, ma qual è la sua origine? Anche qui ci troviamo di fronte ad un piccolo
mistero: l’autore ci è del tutto sconosciuto. Quello che ci è noto è che il quadro, databi-
le attorno alla fine ‘800 - primi ‘900, risulta essere ampiamente ispirato a un ben più
famoso dipinto del Giorgione conservato
nel duomo di Castelfranco Veneto, che il
nostro autore doveva necessariamente
conoscere.
Non molti anni fa ne è stata realizzata una
copia dal noto pittore locale Paride
Ferraboli, da esporre in parrocchia.
Pala del Giorgione. Olio su tela del 1502 circa,
conservata nel duomo di Castelfranco Veneto
5
Da alcuni detta anche “Madonna della seggiola” a motivo della posizione in cui è ritratta, seduta su di
un particolare, semplice trono.
18
Il santuario della “Madonna del Carrozzone”
ECCO L’ESPERIENZA RACCONTATA DAGLI ALUNNI
Uscita didattica alla Madonna
del Carrozzone
“Era da un po’ di tempo che il maestro
Angelo ci parlava della Madonna del
Carrozzone. Così, sabato 21 maggio, i maestri decisero di farci fare un'uscita didattica a questo santuario. Siamo partiti alle
8:00. Abbiamo fatto una lunga camminata
(di un’ora circa). Non appena arrivati ci
riposammo, dopo un po’ arrivò uno storico di
Prevalle: Paolo Catterina che ci spiegò la
storia di questa chiesetta, dicendo che il Re
di Spagna era morto e, non avendo eredi al
10 luglio 2011, avvio della processione dalla
trono, Francesi e Austriaci iniziarono una
contrada di Baderniga.
serie di guerre per poter avere il dominio
“I devoti a questa Madonna alla mattina alle
sulla Spagna. Proprio in questo luogo si comore 4 fecero una processione per chiedere il
battè una delle battaglie più cruente e ci
suo aiuto e da quel momento nessuno morì
più di colera.[...] Per ricordare il miracolo
furono molti morti che vennero sepolti dove
ogni anno i fedeli fanno ancora la processioora si erge questo santuario. A Prevalle si
ne...” (Giuseppe e Michele)
era diffusa una epidemia di Colera e tante
persone morirono. Allora dei fedeli si riunirono in questo luogo e fecero una promessa: che se la Madonna avesse fatto cessare il
Colera tutti gli abitanti di Baderniga la seconda domenica di luglio si sarebbero riuniti
per una processione. Era abitudine che a svegliare gli abitanti alle 4:00 del mattino fossero alcune donne con dei mestoli che battevano sulle padelle”.
(Desirèe e Enkela)
“Da molto tempo il maestro Angelo ci parla di un santuario del nostro paese, si tratta
del santuario della Madonna del Carrozzone; infatti sabato siamo andati a visitarlo.
Giunti a destinazione abbiamo esplorato la zona per noi nuova e incontrando Paolo
Catterina, abbiamo ascoltato le sue interessanti parole che raccontavano tutta la storia del santuario. Il santuario della Madonna del Carrozzone e stato costruito perché
si dice che la Madonna abbia fatto dei miracoli, come quando tanto tempo fa ci fu un
epidemia di colera e un gruppo di fedeli andò a pregare dalla Madonna e da quel giorno
il colera cessò. Si narra anche di un altro miracolo: una volta il carro che trasportava i
bambini della prima comunione si ribaltò ma non ci furono feriti. Questi sono i miracoli della Madonna che vengono descritti sulla lapide che si trova fuori dal santuario.
Prima dell’attuale santuario probabilmente c’era una semplice colonna oppure una pic19
Il santuario della “Madonna del Carrozzone”
cola santella con l’immagine della Madonna, dove la gente andava a pregare. Si dice
anche che sotto il santuario ci siano sepolti i morti della battaglia di Bolina, è per questo che il santuario è stato costruito proprio lì. E’ stata un’ esperienza bellissima”.
(Simone e Niccolò)
“Sabato 21 maggio, noi delle classi quinte accompagnati dal maestro Angelo e dalle altre
maestre siamo andati al santuario della Madonna del Carrozzone. Poco dopo il nostro
arrivo, è sopraggiunto il Sig. Paolo Catterina, lo storico del paese, che ci ha spiegato il
perché il santuario sia sorto proprio fra i campi. Infatti in questo luogo c’è stata la
guerra della cascina Bolina e sono morti molti soldati. Per ricordare il luogo dove erano
stati seppelliti fu eretta una colonna con un immagine della Madonna. In seguito è stato
edificato un santuario. Alla madonna del Carrozzone vengono attribuiti diversi miracoli, di uno di essi ricorre il 175° anniversario. Infatti proprio 175 anni fa ci fu una malattia chiamata colera che uccise più di mille persone”.
(Christian, Giovanni e David)
“[...] Le classi quinte sono partite alle 8:30 per andare al santuario della Madonna del Carrozzone
per visitarlo...” (Rahul e Nicolò T.)
20
Il santuario della “Madonna del Carrozzone”
“Lo storico del posto Paolo
Catterina, ci ha spiegato che il santuario è sorto proprio in quel posto
perché li vicino c’era stata una battaglia e nei campi circostanti sono
stati sepolti i morti che però non
sono mai stati ritrovati. Le persone
sono molto devote a quel luogo perché quella Madonna ha fatto molti
miracoli ai prevallesi. Gli alunni
hanno scelto, insieme ai maestri,
questo posto perché 175 anni fa la
Madonna del Carrozzone ha compiuto un prodigio grandissimo: la guarigione dal colera di molte persone; quest’anno si
festeggia l’anniversario”.
(Donata e Giusy)
“Per festeggiare il 175° anniversario
della Madonna del Carrozzone, le maestre hanno organizzato per le classi 5e
l’ultima gita della scuola primaria. È stata
una passeggiata divertente di un’ora,
siamo andati sabato 21 maggio 2011. La
Madonna del Carrozzone si trova al confine tra Prevalle e Gavardo. Quando
siamo arrivati abbiamo subito posato le
nostre borse e siamo andati a visitare il
posto. È arrivato anche lo storico Paolo
Catterina, che è anche l’ex sindaco di
“Sabato 21 maggio tutte le 5e si sono recate alla
“Madonna del Carrozzone” [...] Siamo entrati
Prevalle, ci ha spiegato la storia del
nella chiesa e c’erano tanti quadri. Paolo
Santuario. Siamo entrati nel santuario ed
Catterina ci ha chiesto se avevamo delle domanal centro era stata dipinta la Madonna e
de...” (Hussnain e Noor)
il suo piccolo Gesù sul muro. Dopo aver
ascoltato le interessantissime notizie
narrate dal Signor Paolo Catterina, siamo andati fuori e abbiamo fatto merenda, abbiamo mangiato e chiacchierato. Ad un tratto il maestro Angelo ci ha detto che era il compleanno di Iris. Per questo è arrivata sua mamma con tantissime cose da mangiare:
dolci, bibite, ecc... Infine è giunto il momento di tornare a scuola!!!”
(Sara, Saly e Saman)
21
Il santuario della “Madonna del Carrozzone”
“Il maestro Angelo e andato in canonica e ha
suonato le campane”. (Francesco e Nicolas)
“[...] Gli alunni di 5a sono molto contenti ed
entusiasti di aver visitato questo luogo, perché
grazie alle fonti storiche hanno riscoperto avvenimenti storici del loro paese”. (Elena e
Elisabetta)
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Il santuario della “Madonna del Carrozzone”
“Uno sguardo ai documenti”
La fotografia riproduce una delle pagine del registro parrocchiale che attestano l’alto numero di
morti per colera nel luglio del 1836. In questa pagina, come pure in alcune altre precedenti, il temibile morbo è citato come l’unica causa del decesso di tutti i defunti registrati. Si noti come la sepoltura venisse data al più presto e senza corteo funebre, al fine di evitare assembramenti che avrebbero potuto favorire la diffusione del contagio.
La fotografia di questa altra pagina del registro parrocchiale documenta il successivo e progressivo
diradarsi delle morti dovute alla terribile epidemia e l’ultimo decesso per colera avvenuto nella parrocchia di San Michele, in data 28 agosto 1836.
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Il santuario della “Madonna del Carrozzone”
Si ringraziano: l’Amministrazione Comunale, Il parroco delle parrocchie di
Prevalle don Vittorio Bonetti, i “nonni vigili” che ci hanno accompagnato e,
in modo particolare, Paolo Catterina.
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La mia scuola e la scuola di un tempo
I bambini delle classi quinte hanno invitato alcuni dei loro nonni a parlare della scuola
del loro tempo. I nonni hanno portato alcuni documenti che testimoniano come si studiava allora. Sono intervenuti anche alcuni genitori stranieri che hanno raccontato della
scuola nel loro paese. Inoltre, le insegnanti hanno presentato la figura di Don Lorenzo
Milani, al quale è dedicata la nostra scuola. I testi dei tre alunni che riportiamo in queste pagine riassumono un po’ l’attività svolta a conclusione del percorso di riflessione e
di confronto operato dai bambini.
LA MIA SCUOLA
Io frequento la scuola primaria,
non per tanto perché tra un po’
andrò alle medie a Prevalle.
Adesso mi trovo molto bene in
5ªb con i miei compagni e le
maestre. La nostra scuola è chiamata Don Lorenzo Milani, la maestra ci ha detto chi era, la sua
storia era: “Tanti anni fa c’era
una scuola dove le maestre facevano differenze fra i figli dei contadini, i poveri e i ricchi. I figli
dei contadini e i poveri venivano
messi in parte e alla fine dell’anno venivano sempre bocciati
anche se tante cose le sapevano,
invece i ricchi venivano considerati molto bravi , anche se non lo erano, e venivano
sempre promossi. Don Milani non lasciava che questo succedesse e allora lui protestò
contro la scuola ma nessuno gli dette retta e allora lo fecero andare lontano in un
paesino con poche case, ma lui non si arrese e fece una casa come scuola e chiamò
tutti i bambini poveri per fargli imparare delle cose in più. Quando i bambini anda25
La mia scuola e la scuola di un tempo
rono nella scuola dello stato per gli esami però li bocciarono lo stesso”. Ritorniamo
alla mia scuola che ha 18 classi in tutto, i miei compagni sono simpatici e gentili
con me. Una settimana fa abbiamo fatto la prova invalsi, non quella ufficiale, però
quella la facciamo a maggio, la media della classe è peggiore della prova precedente ed è stata 57,97% e l’altra 60,27%.La mia scuola è molto bella quando andrò alle
medie mi mancherà molto, la maestra Antonella è gentile con tutti i bambini, la maestra Stefania è simpatica e fa
inglese, la maestra Tina fa quattro materie e le più tante volte si
arrabbia, la maestra Carolina fa
matematica e scienze e poi c’ è
Rosaria che è arrivata quest’
anno ed è l’ assistente ad personam di Manuel che è un bambino
speciale. Mi ricordo ancora il
primo giorno di scuola che non
volevo stare in classe, ma volevo
stare con i miei genitori ma adesso invece mi piace tanto!
Simone
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La mia scuola e la scuola di un tempo
LA MIA SCUOLA
Quando ero in Pakistan frequentavo la 5a, la scuola era molto diversa da quella italiana. Era grande perché c’erano 10 classi in scuola, anche le sezioni erano di più.
Avevo 8 maestre, erano brave però se qualcuno si comportava male e non faceva i
compiti picchiavano con il bastone.
La maestra anche me picchiava, quando facevo la birichina. Se qualche bambino
aveva difficoltà le maestre invece di aiutarlo, dicevano che non è intelligente. A
me piaceva la maestra di Urdu (la lingua pakistana) lei capiva i bambini. Nella mia
classe c’erano 35 bambini 20 femmine 15 maschi, a me piaceva la mia classe, tranne un maschio, lui mi prendeva sempre in giro.
La mia scuola si cominciava alle 7:00, prima di iniziare la lezione tutti gli alunni si
univano in cortile, proprio davanti a scuola e si cantava una canzone religiosa.
Una lezione durava 1 ora, e dopo 5 minuti di ricreazione.
Tutte le materie erano in inglese, fuori che Urdu e Islamyat, la materia di religione
musulmana. Si faceva geometria, ma poche volte, non c’ era materia di musica e
al posto di storia c’ era Mashartialum. Le maestre non dettavano, si faceva quello
che c’ è sul libro, e non facevano neanche i testi, la grammatica si cominciava in
5°. Tutti i giorni si facevano le interrogazioni scritte con 23, domande il voto era
fino a 50, il voto più basso era 20, le verifiche grandi si facevano 3 volte nell’anno.
Nella classe quello che arrivava prima, gli davano una coppa. Nella mia classe io ero
sempre 1a in Pakistan, a casa ho 4 coppe potevo avere anche la 5a, però mi sono
trasferita in Italia.
Qui ho dovuto fare ancora la 4a, adesso sono in 5a, ho delle difficoltà in lingua e
nelle altre materie non sono brava come ero in Pakistan.
La cosa che mi piace di più della scuola italiana sono le maestre: capiscono i bambini e li aiutano.
Amina
27
La mia scuola e la scuola di un tempo
LA MIA SCUOLA
Nella mia scuola cinese, quando si entra, ci sono quattro porte: una porta per l’asilo, l’altra per le maestre che rimangono anche a dormire, l’altra per le classi dalla
prima alla terza, l’ultima per le classi dalla quarta alla sesta. Quando alzo la testa,
sulle pareti vedo delle scritte in cinese grandissime in oro. Io frequenterei la sesta se
fossi ancora in Cina. Nelle classi c’erano circa dieci maestre ed erano tutte molto
cattive, solo la maestra di grammatica cinese era buona. Nella nostra classe c’erano
cinquanta bambini, divisi in quattro file, ogni fila aveva un capo che controllava se
avevi fatto i compiti. Se non li avevi fatti ti davano una punizione: stare con le mani
alzate per due ore con dei pesi, se abbassavi un po’ le mani, dovevi prendere un peso
in più. Se in classe ti comportavi bene, le maestre ti davano un quaderno con dentro
le stelle, ogni venti stelle, ti davano una carta, alla fine dell’anno le maestre chiedevano quante carte avevamo e chi aveva più carte vinceva dei premi. Quando finisce la lezione noi dobbiamo pulire per terra, ciascuno ha la sua zona da pulire. A
ricreazione non siamo divisi: ognuno può giocare dove vuole. Le materie più importanti sono Inglese, Grammatica, Matematica e Motoria. Nelle verifiche i voti sono fino
al 100 che corrisponde al 10 in Italia. Alla fine dell’anno c’è una verifica molto grande per tutte le classi. Si fa questa verifica per vedere chi ha i voti più belli in tutta
la scuola. Chi ha dei voti sotto il sessanta viene bocciato, chi li ha al di sopra è promosso.
Pascal
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Acqua, bene prezioso per il nostro paese
Intervenendo nelle classi quinte, Marcello Zane, vicepresidente del Comitato
l’Acqua di Prevalle “Aqua Alma”, storico e giornalista, ha chiarito in modo
esaustivo a noi alunni che l’acqua è un bene comune non mercificabile e diritto fondamentale.
Ha, inoltre, illustrato l’importanza della tutela, salvaguardia e valorizzazione
della natura e dell’ambiente anche nella nostra storia di Prevalle.
Il diritto dell’acqua rientra anche tra i diritti civili riconosciuti come tali
dall’Organizzazione delle Nazioni
Unite nella risoluzione del 29 luglio
2010 quale diritto umano fondamentale, diritto che deve essere garantito a
tutti, donne e uomini di questo pianeta.
Qual è il significato di “Aqua Alma”? Si
tratta di un nome latino, poiché, come
ha spiegato Marcello Zane, si ritiene
che sia una lingua universale dalla
quale noi, attraverso la lingua italiana,
proveniamo.
“Alma” significa che dà la vita, che
nutre, pertanto, Acqua che dona la
vita. Acqua fonte prima di vita che
deve essere tutelata e preservata per
le future generazioni, partendo anche
dalle nostre realtà, come la tutela del
fiume Chiese, del Benaco o l’attenzione nell’uso dell’utenza domestica.
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Una squadra speciale: la Protezione Civile
Capita sempre più spesso di sentire alla televisione di terremoti e di inondazioni. Ogni
paese dovrebbe essere preparato per fronteggiare impreviste calamità naturali. Infatti a
Prevalle c’è da anni un gruppo di persone esercitate ed attrezzate per ogni evenienza: è
il gruppo della Protezione Civile. Per farci conoscere la loro attività e per portarci la loro
esperienza, in modo che anche noi possiamo essere più consapevoli e preparati in caso di
imprevisti, sono venuti alla nostra scuola. Ci hanno mostrato alcune immagini del loro
lavoro, svolto lo scorso anno per portare aiuto alle persone terremotate dell’Abruzzo e ci
hanno spiegato cosa occorre fare in caso di terremoto. Poi ci hanno fatto uscire dalla
scuola, nel prato antistante e ci
hanno mostrato come si monta e
installa una tenda di emergenza.
Sono stati molto veloci e in
pochi minuti la tenda, molto
grande, era pronta. Per riuscire
a svolgere il loro lavoro con precisione e così in fretta, hanno
operato insieme, ciascuno con
un suo compito preciso, collaborando come una squadra ben
allenata. Alla fine ci hanno fatti
entrare tutti nella tenda, stavamo stretti e in breve si è fatto
30
Una squadra speciale: la Protezione Civile
molto caldo. Loro lo sapevano e hanno
voluto farci provare questa esperienza
anche perché ci rendessimo conto di quanto siamo fortunati noi, che studiamo in una
bella scuola sicura e comoda, rispetto ai
bambini dell’Aquila che per mesi hanno
avuto una tenda come aula. Noi speriamo
che a Prevalle non succeda mai, ma è bello
sapere che nel nostro paese c’è una squadra speciale pronta ad aiutarci se ne avremo bisogno.
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Finito di stampare nel mese di dicembre 2011
dalla Tipolitografia Gavardese snc - Gavardo (BS)
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