Pie
onti
La sfida del ritorno
Dalla ricostruzione dei borghi montani,
i modelli di insediamento
per le Alpi di domani
Nuova legge regionale
Da Comunità a Unioni
Prosegue il processo
di riordino degli enti
Chiesa e montagna
I Vescovi piemontesi:
i grandi valori
delle Terre Alte
Filiera legno-energia
Tutti i dati forestali
sulle Valli Chisone
e Germanasca
Con il Ministro
Fabrizio Barca
incontra i sindaci
a Domodossola
6
OTTOBRE/NOVEMBRE 2012
Poste Italiane S.p.A. - Sped. in Abb. Post. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 nº 46) art. 1, comma 1, DCB/CN - Registrazione Tribunale di Torino n. 5500 del 18.04.2001
euro 3,00 – copia omaggio
PERIODICO D’INFORMAZIONE DELLA DELEGAZIONE PIEMONTESE UNCEM
5500
del 18
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Cattaneo: “L’esperienza delle Comunità montane
deve essere valorizzata”
Le Alpi, regione unica al centro dell’Europa
“Con voi per lo sviluppo della montagna”
Nasce a Torino Uncem giovani
GAL: 60 milioni per le imprese
INSERTO SPECIALE
La filiera bosco-legno energia
nelle Valli Chisone e Germanasca
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Barca: regia nazionale per moltiplicare
le eccellenze sul territorio
Franco Bertoglio, colonna della montagna
piemontese
PieMonti Risorse srl per i Comuni e per le imprese
Comunità montane dentro una tesi
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AZIENDA IN PRIMO PIANO
L’Arca. Assicuriamo la montagna
MNT Meet Next Technology
pronti a farvi incontrare una nuova tecnologia
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CULTURA
Recensioni
Scerner l’onde confuse nel Po...
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PROGETTI EUROPEI
Demochange. Presentazione dei risultati finali
del progetto
Moreco. Il progetto entra nel vivo
Return. Verso la Mid-Term Conference!
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NOTIZIE DAL TERRITORIO
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Dalle Comunità montane alle Unioni montane
passi avanti e passi indietro
Unioni montane dei Comuni: ci siamo
La sfida del ritorno
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Sommario
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nº
6
OTTOBRE/NOVEMBRE 2012
EDITORE: UNCEM Delegazione Piemontese
Via Gaudenzio Ferrari n. 1 – 10124 Torino
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DIRETTORE RESPONSABILE: Giovanni Bressano
CONDIRETTORE: Filippo Grillo
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REDAZIONE: Bruno Mandosso, Marialaura Mandrilli,
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HANNO COLLABORATO: Livio Berardo, Lorenzo Boratto, Emanuela
Dutto, Marco Cavaletto, Gianni Giacomino, Erich Giordno,
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ALLESTIMENTO GRAFICO, PRODUZIONE E STAMPA
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FOTOGRAFIE: AFPT A. Vettoretti, Archivi delle Comunità
montane, Costantino Sergi, Marco Bussone
Disponibili a riconoscere eventuali e ulteriori diritti d’autore.
Stampato su carta ecologica clorofree.
Questo numero è stato chiuso in tipografia il 16 aprile 2012
Poste Italiane S.p.A. – Sped. in Abb. Post. – D.L. 353/2003
(conv. in L. 27/02/2004 nº 46) art. 1, comma 1, DCB/CN
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Dalle Comunità montane
alle Unioni montane
passi avanti e passi indietro
di Lido Riba
P
er le prospettive della montagna
piemontese la riforma in corso di
attuazione poteva essere un grave
passo indietro se non fosse intervenuta
la decisione del Governo Monti che
ha salvato il principio di montanità
prevedendo le Unioni montane di
comuni con le competenze già attribuite
alle Comunità montane in materia di
sviluppo. Le grandi questioni della Storia
– e tale è la questione montana – non
procedono in modo lineare. Ci sono
passi avanti e battute di arresto. Alle
volte passi indietro. Quello attuale è un
passaggio difficile. Non per il problema
in sé del passaggio dalle Comunità alle
Unioni – che parrebbe anche essere una
occasione per rilanciare un “progetto
montagna” in Piemonte, ma per il
rischio di frantumazione dei territori in
piccoli raggruppamenti deboli sia sul
piano della rappresentanza collettiva
che rispetto alla possibilità di imprimere
una spinta propulsiva alla causa
collettiva delle Terre alte.
L’unità per le nostre vallate è sempre
stata la forza vincente, come i capelli
per Sansone. Unità geografica (unità
della valle), unità identitaria (lingua,
tradizioni, obiettivi), unità economica
(integrazione tra fondovalle e paesi
vallivi), unità storica (rappresentata dal
destino comune delle popolazioni) e,
infine, unità amministrativa attraverso
le Comunità montane. Ora la legge
11 estinguendo le Comunità montane
intende attribuire ai comuni una
libertà di scelta rispetto alla propria
futura aggregazione. Una libertà
apparentemente accattivante alla quale,
però, possono concorrere l’egoismo dei
Comuni più ricchi, le contingenti affinità
politiche, localismi e municipalismi
finora riassorbiti dal carattere unitario
delle Comunità montane. Così
rischiamo di assistere alla situazione di
Comuni di fondovalle che si separano
dalla valle, a piccoli gruppi di Comuni
che si mettono “in proprio” senza
avere vere capacità di autogestione del
proprio sviluppo, all’utilizzo improprio
delle Convenzioni anche per gestire le
funzioni di sviluppo che, a nostro parere
(e non solo nostro), la legge riserva alle
Unioni montane. C’è già il caso di una
valle in cui la destra orografica si riunisca
in Unione e la sinistra in Convenzioni:
chi e come gestirà il fiume? Si creerà,
cioè, una situazione ad Arlecchino con
una forte perdita di compattezza e di
capacità operativa. Questa impostazione
che viene presentata come affermazione
della “centralità” e della libertà dei
Comuni, appare propagandistica
nei confronti di Comuni sempre più
abbandonati a se stessi e adesso anche
incentivati a disunirsi.
Per questo, ora che le Comunità hanno
fatto le loro deliberazioni e tocca ai
Comuni fare le loro scelte, va fatto
ogni ulteriore sforzo – e ringraziamo
tutti coloro che lo stanno facendo – per
tenere i territori il più uniti possibile.
Per evitare la perdita della coesione che
è sempre stata il punto di forza della
montagna.
Non dobbiamo tuttavia fermarci alla
situazione contingente. Il percorso di
una partita storica come la “questione
montana” può incontrare difficoltà,
battute d’arresto o essere anche
costretta a passi indietro. L’importante
è che si mantenga intatta la volontà
e l’impegno della popolazione a
perseguire gli obiettivi che restano, se
posso usare una espressione antica,
“l’emancipazione della montagna”.
Saremo tra i “sommersi” o i “salvati”
nella misura in cui riusciremo a
conservare la nostra determinazione
contrapponendo “l’ottimismo della
volontà al pessimismo della ragione”.
Dividere le vallate, perderne l’unità, è
un danno grave, ma abbiamo le risorse
per riprendere il cammino. La prima
delle risorse è il fatto che oltre l’80% dei
Comuni, con un’accentuazione tra quelli
più montani, sono orientati a percorrere
la strada dell’Unione.
Dovremo rimettere in piedi quella
capacità di programmazione attraverso
la quale le nascenti Unioni montane
potranno coinvolgere sui progetti di
sviluppo tutte le risorse a cui abbiamo
diritto: il Fondo per la montagna, i fondi
ATO e i fondi Leader, previo il pieno
coinvolgimento dei Gal che possono
accentuare la loro naturale funzione di
braccio operativo delle Unioni ma anche
di vero motore degli investimenti nelle
Terre alte.
Primo Piano
3
Primo Piano
4
Le novità da questo numero
Con i QR code, più contenuti a tua disposizione
La montagna ha nell’innovazione la forza del suo dna. Lo dimostrano i molteplici
progetti messi in campo dai Comuni e dalle
Comunità montane – molto spesso in accordo con la Regione Piemonte e con partner privati – per ridurre il digital divide.
Così PieMonti e l’Uncem fanno la loro parte e da questo numero, sulla rivista che stai
per sfogliare, introduciamo la tecnologia
QR code al fine di integrare informazione
cartacea e digitale. Si tratta di uno strano quadratino
fatto di puntini neri. Qr code è l’erede intelligente del
codice a barre. Una rivoluzione che sta contagiando
tutto il mondo. Da Tokyo a New York passando per
Londra, Parigi e Barcellona i codici Qr sono sui manifesti pubblicitari, etichette di abbigliamento e prodotti alimentari, inserzioni, biglietti da visita, magliette,
tatuaggi e persino sulle tombe.
Il Qr è una sorta di trait d’union tra il mondo cartaceo e quello multimediale di internet. Una porta
d’accesso a contenuti aggiuntivi che per la loro natura digitale non troverebbero spazio sulla carta e che
invece arrivano, via web, direttamente sullo schermo
del telefonino. Se lo si inquadra con l’obiettivo del
Questo sì che è Social!
Vola sempre più alto nei numeri e nei contenuti la
pagina Facebook Uncem Piemonte. Sfondata a inizio
dicembre quota 1.500 utenti del social network che
seguono le attività della Delegazione, ciccando su
“Mi piace” e commentando le notizie inserite. Molte
le foto, i link a siti internet, i video per promuovere
il territorio montano piemontese. Su Facebook sono
attive anche le pagine Compra in valle, la montagna
vivrà, Borgate montane del Piemonte (in entrambe si
può cliccare su “Mi piace” diventandone fan), mentre
si può chiedere l’amicizia al profilo PieMonti Risorse,
della società espressione dell’Uncem. Inoltre, il sito internet www.uncem.piemonte.it è collegato con Twitter (http://twitter.com/uncempiemonte), su cui sono
presenti le notizie della Delegazione (alla pagina UncemPiemonte) e con YouTube (http://www.youtube.
com/user/uncempiemonte), il più grande portale video della rete. Le foto più belle dell’Uncem – di convegni, progetti, conferenze stampa, seminari – sono anche sulla galleria fotografica Flickr Uncem Piemonte.
cellulare – scaricando gratuitamente una
semplice applicazione, o “app” per tutti
gli smartphone, con sistemi operativi Apple, Android, Windows – il codice Qr, che è
l’abbreviazione inglese di “quick response” (risposta rapida), prende vita e racconta tutto di sé: sul display arrivano, infatti,
video e pagine internet preparate ad hoc
per approfondire l’argomento a cui è legato. Dove questo codice è già diventato
di uso comune, come in Svezia e Danimarca, lo si trova in vetrina accanto ai prezzi. Un clic e tutto quello
che interessa su un possibile regalo di Natale viene
risucchiato nella memoria del telefonino. Pronto per
essere confrontato con i dati di un prodotto analogo
di un’altra marca e di un altro negozio. Crediamo sia
uno strumento semplice, utile, adatto a tutti, anche
per una rivista che parla di montagna, per definizione granitica e più restia al cambiamento, tecnologico
in particolare. Sfatiamo questo luogo comune – come
abbiamo sempre fatto su altri temi – e cominciamo
a costruire un nuovo futuro, dove l’evoluzione tecnologica è indispensabile per lo sviluppo sociale ed
economico che tutti vogliamo per le nostre Terre Alte.
Unioni montane
dei Comuni: ci siamo
di Marco Bussone
L’approvazione della legge 11 da parte del Consiglio regionale, il 27 settembre 2012 ha
avviato il complesso processo di trasformazione delle 22 Comunità montane in Unioni
montane di Comuni, previste dalla “spending review” nazionale. Al centro della riforma,
il ruolo dei Comuni, costretti a gestire insieme le funzioni fondamentali. Luci e ombre
del percorso, con alcuni punti fermi: lo sviluppo sociale ed economico delle Terre Alte è
importante come la gestione associata dei servizi
A
desso è tutto pronto. Il conto alla
rovescia per l’inizio del 2013 è il
conto alla rovescia per la nascita delle
nuove Unioni montane dei Comuni.
Saranno circa quaranta in Piemonte,
anche se il numero potrà essere preciso
solo dopo il 27 novembre, data ultima
per le assemblee dei sindaci della
Comunità montana che devono deliberare
la trasformazione dell’ente (nato il 1°
gennaio 2010) in una o più unioni. Una
fase complessa che farà un ulteriore
passo in avanti con le delibere di tutti i
Consigli comunali. I Comuni con meno
di 3000 abitanti in montagna (e meno
di 5000 in pianura), secondo la legge
nazionale recepita dalla legge regionale
11 approvata dal Consiglio il 27 settembre
2012, dovranno dire entro il 31 dicembre
come intendono gestire tre delle nove
funzioni fondamentali. Poi dovranno
singolarmente esprimersi sull’adesione
alla forma associativa, l’Unione di
Comuni. Una svolta certo, non senza
problematiche e incertezze. La prima sul
personale delle Comunità montane, che
oggi “segue la funzione”, le quali devono
comunque passare alle forme associative
che poi le gestiranno. In secondo luogo
sulla frammentazione sulla rottura
rischiosa di molti “ambiti di valle” per
la gestione dei servizi e l’organizzazione
dello sviluppo. Poi il lavoro dei commissari:
il rischio è che sia troppo lungo, costoso
per le casse regionali e blocchi l’impegno
amministrativo a beneficio del territorio.
Ma sono solo rischi: evidenziarli aiuta
a vincerli. Altro tema caldo quello delle
risorse, economiche
e progettuali. Che
vogliono dire sviluppo.
Proviamo a fare il punto.
Primi risultati
del processo
Lo scacchiere va
componendosi, con una
certezza: i 22 enti che
fino a oggi associavano i
Comuni, aumenteranno.
Nel territorio montano – il
52% del Piemonte, con
o
553 Comuni, dove vivono
ioni
600mila persone – le Unioni
saranno circa quaranta. Forse qualcuna
Primo Piano
5
Primo Piano
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in più. Comunque il doppio rispetto alle
attuali Comunità montane nate con la
legge 16 del 2008 e alcune in meno delle
precedenti Comunità (48) nate con la
legge 16 del 1999. È certo che un buon
numero di Comuni piemontesi delle Terre
Alte (presumibilmente un centinaio) non
saranno coinvolti in nessuna Unione,
avendo optato per lo strumento delle
convenzioni. Queste ultime dovranno
dimostrare ancor più delle prime – come
ha scritto efficacemente Matteo Barbero
su Italia Oggi – di generare risparmio ed
efficacia. Un bisogno per tutti, mentre
i Comuni con oltre mille abitanti si
preparano ad affrontare lo scoglio del
patto di stabilità e, assieme a tutti gli altri
enti, il drastico taglio dei trasferimenti con
il possibile passaggio totale dell’Imu ai
Comuni.
Unioni e convenzioni:
insieme si può
Rispetto all’opzione tra le diverse forme
associative, la disciplina regionale pone
In alto e nella pagina precedente, le immagini della manifestazione dei dipendenti delle Comunità
montane in piazza Castello a Torino
unioni e convenzioni su un piano di
piena equivalenza quali strumenti per
il rispetto dell’obbligo della gestione
associata. Ciò è sicuramente vero sul
piano formale. In termini sostanziali
è meno probabile che l’istituto della
convenzione – privo per sua natura
di personalità giuridica – possa
concretamente svolgere tutte le
funzioni derivanti dalla qualità di
PiemonteFacile Expert è un’iniziativa del CSI Piemonte,
per creare una rete di professionisti ICT specializzati
nell’assistenza sui servizi del circuito PiemonteFacile.
Il CSI offre agli operatori del territorio una formazione
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“agenzia di sviluppo” rispetto, ad
esempio, ai finanziamenti comunitari,
al finanziamento dei Gruppi di
Azione Locale, allo stesso impiego
dei fondi Ato di cui sono attualmente
destinatarie le Comunità montane. Le
nuove Unioni montane di Comuni –
piccole o grandi che siano – gestiranno
una o più funzioni fondamentali e i
Comuni potranno gestire altre funzioni
con lo strumento della convenzione,
all’interno della medesima unione. Su
questo tema vi è oggi la convergenza
dell’assessorato regionale agli enti
locali, delle associazioni – Uncem,
Anci, Legautonomie in primis – dei
sindaci e dei presidenti di Comunità. E
su questo principio – di “modularità”
dell’organizzazione – si stanno
organizzando gli amministratori locali.
Quali certezze sul personale
Complessa invece la situazione del
personale. Dopo la manifestazione
in piazza Castello a Torino lunedì 26
novembre, sono stati sbloccati i fondi
regionali del 2012 per il pagamento di
dicembre e della tredicesima dei 430
dipendenti delle Comunità. Sul 2013
restano molte incertezze. Il “Fondo
regionale per la montagna”, ridefinito
nei cespiti dalla Legge Maccanti, non
è ancora stato stimato (al 20 dicembre
2012). Anche le funzioni delle Comunità
montane non sono ancora state
riassegnate ai Comuni (che hanno
l’obbligo di gestione in forma associata).
L’assegnazione del personale è legata a
questo passaggio, non certo semplice.
Quasi una rivoluzione (le Unioni non
avranno competenze proprie). Saranno
i Commissari (nominati nelle Comunità
che non si trasformano in una sola
Unione o “perdono” uno o più Comuni)
a gestire i rapporti giuridici attivi e passivi
(tra i quali vi è il personale). Sarà proprio
il commissario a fare la “ricognizione
delle professionalità presenti al fine
della proposta del piano di riparto nei
confronti delle nuove forme aggregative
e dei comuni non aderenti, oltre che
al fine di individuare le professionalità
atte a garantire l’esercizio delle funzioni
proprie delle preesistenti comunità
montane che saranno oggetto di
conferimento”. Dunque il personale
rientrerà nel piano di riparto e di
assegnazione alle forme aggregative
(cioè sia unioni che convenzioni) e ai
Comuni che ne restino fuori.
Non allunghiamo i tempi
I presidenti dell’Uncem nazionale e
regionale, Enrico Borghi e Lido Riba
non hanno dubbi: “Nelle zone montane
– spiegano – la trasformazione delle
Comunità montane in Unioni dei
Comuni montani assicura ai Comuni
piccoli la garanzia di poter rispettare
la scadenza del 31 dicembre per
l’esercizio associato di almeno tre
funzioni fondamentali. Pertanto non
riteniamo siano necessari rinvii, almeno
per le zone montane. Al contrario,
occorre mettere in campo una norma
di autentica incentivazione per quei
Comuni che scelgono l’Unione, anziché
lisciare il pelo a chi non accetta il
processo riformista in campo. Con il
ministro Cancellieri avevamo stretto un
patto e lo dobbiamo onorare, anche
per rispetto verso i tantissimi sindaci
e amministratori locali che in queste
ore stanno lavorando alacremente e
seriamente per ottemperare alla legge.
È tempo di sostenere i migliori, anche
Le opinioni dei Consiglieri regionali
Sono state intense e a tratti segnate da un acceso confronto tra
maggioranza e opposizione, le sedute del Consiglio regionale che
hanno portato all’approvazione della legge 11, per tutti la “legge
Maccanti” dal nome dell’assessore che l’ha fortemente voluta e
costruita (i primi tavoli tecnici promossi dall’assessorato enti locali erano iniziati nell’aprile 2011, quando non era uscita neppure
la manovra d’estate con i distruttivi provvedimenti di Calderoli
e Tremonti).
Il presidente della Regione Roberto Cota non ha dubbi: “Ancora
una volta la Regione è al fianco delle amministrazioni locali, per
supportarle e risolvere i loro problemi. Questa riforma sistema
molte criticità dal punto di vista dell’assetto istituzionale e interviene in favore dell’operatività soprattutto dei piccoli Comuni”.
Secondo il presidente del Gruppo regionale della Lega Nord
Mario Carossa e il vicepresidente leghista Michele Marinello,
“questa riforma messa in campo dalla Giunta Cota con una legge
firmata dall’assessore Maccanti è un atto di grande responsabilità, che tutela tutte le realtà amministrative del nostro territorio e
va incontro alle legittime richieste ed esigenze dei sindaci”. “Ma
soprattutto – proseguono – tutela i cittadini, garantendo loro
di poter continuare ad avere tutti i servizi che i comuni, anche
quelli più piccoli delle nostre montagne, possono erogare”. Di
parere opposto Aldo Reschigna, presidente del gruppo del Partito Democratico: “Ci saremmo aspettati più coraggio da parte
della Giunta regionale nel dare maggiori elementi di riferimento
al sistema che, così come è, non é in grado di autodeterminarsi.
Mi riferisco in particolare a una maggiore definizione dei criteri
per le Unioni dei Comuni o agli insufficienti riferimenti agli ambiti
territoriali per le politiche di sviluppo della montagna. Da questo
il nostro voto contrario”. “Le indicazioni del Pd – aggiunge Mino
Taricco – andavano nella direzione di porre un argine ad una
eccessiva frammentazione, anche in considerazione del fatto che
questi territori saranno destinatari di risorse aggiuntive stanziate per la
montagna e per favorire le politiche di sviluppo, anche attraverso uno
specifico Fondo regionale”. Perplessità anche sulla gestione della transizione, nei primi mesi del 2013. “Abbiamo cercato di semplificare valorizzando le capacità dei territori di gestire i propri problemi, per questo
avremmo voluto non ricorrere alla nomina di Commissari liquidatori, a
prescindere, per quanto riguarda il riparto dei beni, delle attività e delle
passività delle attuali Comunità montane, prevedendone la nomina solo
qualora tra le Amministrazioni locali non si fossero raggiunto accordi. È
singolare – evidenzia Taricco – che un’Amministrazione regionale erettasi ad alfiere dell’autonomia, abbia in quest’occasione dimostrato così
poca fiducia nei confronti degli Amministratori locali”.
Per il gruppo Progett’Azione “è stato fatto un buon lavoro, l’Aula ha cercato di mantenere all’interno della legge le attese delle forze politiche.
Abbiamo fissato dei criteri evitando di vincolare troppo le modalità di
unione, è un elemento positivo”, spiegano Gianluca Vignale (relatore della legge con Davide Gariglio per il Pd) e il capogruppo Angelo
Burzi. “Il merito del ddl è aver messo un punto sul quadro normativo di
un tema molto delicato – ha sottolineato il gruppo Pdl con l’intervento
Augusta Montaruli – la Giunta dovrà aiutare i Comuni che non hanno
sufficiente personale per recepire la legge”.
Primo Piano
7
Il parere dell’assessore
alla Montagna della Provincia
di Torino, Marco Balagna
Primo Piano
8
“I punti critici del testo della legge – sottolinea Marco Balagna, assessore alla
Montagna della Provincia di Torino – sono sempre gli stessi e le nostre preoccupazioni del giorno successivo all’approvazione sono risultati fondati. Le criticità
riguardano i requisiti di aggregazione dei territori che risultano insufficienti,
inefficaci e non rispondenti alla realtà del territorio. L’altra grave preoccupazione
riguarda le risorse per le Terre Alte. Nel primo caso non si è avuto il coraggio di
definire le “aree territoriali omogenee”, magari inserendo un criterio di “continuità territoriale”. Per quanto attiene le risorse, si è creata troppa incertezza
sulla quantificazione delle risorse da garantire alla Montagna. E oggi, a tre mesi
dall’approvazione della legge Maccanti, l’immenso lavoro dei sindaci per creare
vere e solide Unioni ha permesso di contenere i danni”.
legislativamente, anziché prestare
orecchio ai conservatori che con le loro
le logiche dei rinvii e delle deroghe
rischiano solo di aprire la strada al
processo di unificazione coatta dei
piccoli Comuni”.
insieme tra Comuni, in particolare i
più piccoli, d’intesa con i centri più
grandi (e con i Gal), per creare nuove
imprese, opportunità di lavoro, per
fermare lo spopolamento e creare le
condizioni per il miglioramento dei
servizi. In questa direzione le Unioni
montane dovranno far crescere
professionalità e competenze per
l’accesso ai programmi e progetti
europei per il periodo 2014-2020, per
nuovi i progetti lungo la filiera boscolegno-energia, per l’utilizzo dei fondi
La spinta del legislatore, nazionale
e regionale, alla collaborazione
dei sindaci, nelle aree montane è
un monito verso lo sviluppo socioeconomico delle Terre Alte. Lavorare
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nº 46) art. 1, comma
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confronto delle Terre Alte. Notizie, approfondimenti, inchieste, presentazioni di iniziative, interviste per raccontare una nuova fase di crescita e sviluppo della montagna. Tra green economy, politica, scuola,
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dell’innovazione tecnologica e delle
ICT, per creare formazione di giovani
e adulti, per lavorare con i Gruppi di
Azione locale (Gal). Sviluppo vuol dire
risorse, in particolare economiche,
che le Unioni potranno introitare (sul
breve e sul medio periodo) con attività
manageriali avanzate d’intesa tra
tutti i Comuni. È quanto ha chiesto
anche il Governo Monti, nell’articolo
19 della “spending review” dove
prevede appunto le Unioni montane
dei Comuni, e poi a dicembre, con il
primo documento sulle “aree interne”
– dunque quelle rurali e montane del
Paese – lasciando un’eredità chiara,
determinante e programmatica per il
prossimo Governo. E il Piemonte, dove
la montagna rappresenta il 52% del
territorio nonché 700mila persone,
dovrà fare la sua parte: con Unioni
montane di Comuni forti e coese, che
sappiano aggirare il municipalismo, i
campanilismi e condividere eccellenze,
progettualità, per la crescita del sistemaPiemonte e del sistema-Paese.
L’Uncem Piemonte propone di rinnovare l’abbonamento annuale a PieMonti, al prezzo invariato di 15 euro,
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sua richiesta dovrà essere comunicata all’Uncem
tramite mail (all’indirizzo uncem@provincia.
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9
Primo
P
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Piano
La sfida
del ritorno
di Davide
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Michelettti
Trenta borgate alpine
pronte a rinascere
grazie al programma
lanciato a giugno
dall’Uncem. 5 milioni
di euro dalle imprese,
da investire sul
territorio. Comuni
montani pronti a
fare la loro parte,
per unire ai piani
di ricostruzione
architettonica, i piani
per agevolare i reinsediamenti. La sfida
all’abbandono è già
realtà
È
un’avventura piena di emozione:
ridare vita alle borgate alpine del
Piemonte. Pezzi di case abbandonate
nel secolo breve, il Novecento, che
tornano a vivere, tornando a essere il
fulcro di concrete economie locali. Se
cammini fra le case diroccate, andate
giù, tra i 553 “Comuni polvere”
del Piemonte, ti accorgi di quanto il
recupero sia prezioso. Resti affascinato.
Tutto è partito a giugno 2012, con
il bando pubblico e la richiesta di
manifestazioni di interesse lanciata
dall’Uncem – d’intesa con l’Istituto di
Architettura Montana del Politecnico
di Torino – per un ambizioso progetto
di riqualificazione. Non servono soldi
pubblici (che non ci sono più) e non si
possono aspettare contributi a fondo
perduto. Il meccanismo è opposto:
individuare risorse e capacità di
investimento di privati, di imprenditori,
di investitori puri che non cercano
speculazione e ulteriore consumo
di territorio. Finora, a crederci sono
state 50 imprese edili del Piemonte,
200 professionisti, 50 Comuni, 150
privati proprietari, quasi 100 persone
interessate all’acquisto delle case
recuperate. Numeri in continua crescita,
quelli che l’Uncem ha raccolto con un
bando pubblico rimasto attivo a giugno,
luglio e agosto 2012.
Adesso si parte
La fase operativa del lavoro è partita
a ottobre 2012, con la presentazione
dei risultati del bando in due giorni di
workshop (a Torino e Ostana, con oltre
cinquecento persone presenti) e l’avvio
dei primi “tavoli” relativi alle prime
quindici borgate. Obiettivo, indirizzare
le imprese verso le diverse opportunità.
“Stiamo presentando ai possibili
investitori e agli operatori del settore –
spiega il presidente Uncem Piemonte
Lido Riba – l’importanza di rivitalizzare
una o più borgate. Si uniscono
aspetti tecnico-architettonici, sociali,
antropologici, ovviamente economici.
Recuperare antichi borghi abbandonati,
che hanno da cinque a cinquanta case,
per noi non vuol dire creare una nuova
serie di seconde case da mettere sul
mercato. Per la montagna, questo
progetto risponde a una chiara necessità
di tornare a puntare sulle risorse che
le Terre Alte mettono a disposizione,
ricreare imprese, occasioni di una vita
stabile, 365 giorni l’anno, secondo la
Il modello di Borghi srl
per l’appennino
I modelli piemontesi di intervento – nel loro programma generale di sviluppo
locale e nella progettazione – hanno validi esempi in tutt’Italia. A guidare molti interventi specifici su borghi e zone abbandonate dell’Appennino, è stata la
società “I Borghi srl”, con sede a Roma (www.iborghisrl.it). “La nostra impresa
– spiega il presidente Michele Esposto – sostiene e applica un modello di intervento che assume la riqualificazione del patrimonio immobiliare, come struttura
portante di un sistema di ospitalità diffusa”. Lo sviluppo di un prodotto turistico
unico ed originale, attraverso:
• il coinvolgimento degli operatori dello sviluppo locale, di investitori istituzionali e privati, degli operatori della filiera turistica, nonché della piccola imprenditoria locale, esistente e nascente;
• l’ideazione e lo sviluppo di un’offerta turistica che, basata su un modello innovativo di ricettività e su un tema di attrazione differenziante, connoti in
maniera decisa la proposta agli occhi del mercato turistico di riferimento;
• la messa a punto di un modello di gestione efficace ed efficiente e di un sistema di promo-commercializzazione che consenta di sfruttare al meglio le
opportunità di mercato.
tradizione sì, ma anche unendo temi
forti che accompagnano la modernità
degli insediamenti”.
Innovativi e popolari
Domotica, green economy, fonti
Slow Food
Primo Piano
10
energetiche rinnovabili, utilizzo del
legno per il recupero e opportuno uso
della pietra, nuovi stili progettuali che
conservino volumi carichi di storia,
ma che allo stesso tempo sappiano
guardare al futuro. Un’operazione che
all’Uncem piace definire “popolare”,
adatta a tutti. Anche negli standard
economici individuati: per l’acquisto
iniziale degli immobili non si dovranno
superare i 50-100 euro al metro
quadrato, per arrivare a 1000-1300 euro
al mq per la casa recuperata. “Proprio
così – prosegue Riba –. Queste cifre,
ovviamente verificabili e modificabili
nelle diverse situazioni che incontriamo,
dimostrano che non possiamo
permetterci di fare un recupero fine
a se stesso. Ricostruire vuol dire
favorire famiglie e singoli, giovani e
adulti, che guardano alla montagna
come luogo in cui vi sono i margini
per creare nuove attività, nuovi lavori,
nei campi ad esempio dell’agricoltura
multifunzionale, piuttosto che ricettivoturistico. La sapiente reinterpretazione
architettonica non è un incidenza
casuale. Lo sanno bene gli architetti
che finora abbiamo incontrato. A tutti
abbiamo illustrato le caratteristiche
del programma, che prevede anche
Da sinistra Massimo Crotti, Mauro Piazzi, Paolo Papi, Dina Benna, Lido Riba, Piergiorgio Scoffone,
Liliana Pittarello, Marco Bussone, Stefano Lucchini
la realizzazione di un marchio e di
un preciso disciplinare”. Leva per il
recupero delle case è il detrazione
fiscale del 50% (prevista fino a giugno
2013) delle spese sostenute per la
ristrutturazione, fino a un massimo di
96mila euro. Questa misura nazionale
– l’ex 36%, che portato al 50% verrà
probabilmente prolungato anche dopo
il giugno 2013 – è certamente uno
incentivo per la ristrutturazione di case
e baite abbandonate, che molti sindaci
si sono impegnati a far conoscere ai loro
concittadini.
I partner del progetto
A collaborare con Uncem ci sono molti
soggetti legati a diversi livelli alla filiera:
come la Fiaip, la federazione degli
operatori immobiliari professionali,
guidata da Paolo Papi, pronti a
occuparsi della vendita degli immobili,
in Italia e all’estero. Ovviamente lo Iam,
l’Istituto di Architettura Montana del
Politecnico di Torino, dove operano gli
architetti Antonio De Rossi, Massimo
Crotti, Mattia Giusiano, Roberto
Dini. Ci sono investitori, imprese edili
e aziende che forniscono materiali per
la costruzione, disponibili a inserire
percentuali di sconto per gli operatori
del “Progetto borgate”. Poi ci sono
l’Ordine degli Architetti di Torino
presieduto da Riccardo Bedrone e una
lunga serie di studi di professionisti. I
Gruppi di Azione Locale e le Comunità
montane, le associazioni di categoria
degli artigiani. Ma anche banche e
compagnie assicurative.
Importante il lavoro avviato da Uncem
con Finpiemonte, per individuare
strumenti adeguati di accesso al
credito e a fondi di rotazione. La
Regione – che nel 2009 aveva lanciato
la misura 322 del Psr proprio per il
recupero del borgate – è pronta ad
accogliere una proposta di legge, in
fase di elaborazione, che individui
precisi sgravi burocratici e fiscali per il
recupero in area montana. I sindaci e
gli amministratori dei Comuni montani,
faranno la loro parte, “facilitatori” di
un’operazione che aspettavano da
tempo. Tutti anelli di una catena virtuosa
che potrà far scuola. In prima fila,
anche molti soggetti istituzionali. Tra
questi, la Provincia di Torino. Secondo
gli assessori alla Montagna Marco
Balagna e all’Ambiente Roberto
Ronco, “l’interazione tra pubblico
e privato è strategica”. “Qui non si
tratta di mettere a posto qualche casa
– sottolinea Balagna – ma di attuare
una vera trasformazione del territorio
montano. Solo così l’operazione avrà
un senso. Ecco il motivo di avere dei
soggetti istituzionali forti, che sappiano
relazionarsi in modo efficace con chi
legifera. Chi è chiamato a scrivere le
leggi deve considerare la montagna una
ricchezza, una grande opportunità”.
Uncem ha affidato la costruzione
operativa del progetto alla società della
quale è socio unico, PieMonti Risorse.
Al lavoro ci sono Marco Bussone,
Mauro Piazzi e Marco Cavaletto,
presidente della srl. Sono loro che
hanno avviato i primi tavoli sulle prime
venti borgate prese in esame. Mettere
insieme i “protagonisti”, farli dialogare,
costruire i modelli di insediamento, è
determinante.
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Primo Piano
11
Primo Piano
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I modelli
“Abbiamo come modello il recupero
dei borghi appenninici toscani, o
quelli dell’entroterra ligure e delle
Langhe – precisa Lido Riba –. Anche
in Piemonte non mancano i casiguida, penso a Oncino e Ostana, a
Sellette di Pontechianale… Qui sono
stati i privati ad acquisire immobili
dismessi a riqualificarli, a renderli vivi.
Il processo è iniziato prima. Oggi, in
una fase complessa di crisi economica,
drammatica per il settore edile e
immobiliare, crediamo che la montagna
possa dare risposte nuove, possa aprire
strade finora mai percorse”.
Oggi si riparte dal Piemonte, culla delle
politiche per la montagna, regione che
ha precorso i tempi negli ultimi dieci
decenni, modello per altri contesti.
“Il percorso di rivitalizzazione delle
borgate alpine – spiega Enrico Borghi
– si inserisce nel complesso lavoro
di creazione di un nuovo sistema di
sviluppo sociale ed economico del
Piemonte e dell’Italia, nel quale aree
considerate finora marginali assumono
una centralità forte. Vorremmo così,
accanto alla crescita delle smart cities,
veder nascere delle smart communities,
dove l’intelligenza è anche quella di
una politica che sa affrontare con
determinazione temi decisivi per il futuro
delle prossime generazioni, guardando
all’Europa e anche alla disponibilità di
p
fondi UE nel prossimo
decennio”. Fondi
(continuaa a pag
pag. 14)
Su quali borgate agire
Le prime saranno quelle dove i Comuni possono dare
delle positive risposte a imprese, investitori, privati
aperti all’acquisto o alla vendita iniziale degli immobili.
“Facilitare” le operazioni, nei modi più diversi: dall’apertura di tavoli di confronto all’agevolazione fiscale di chi
acquisterà porzioni di borghi riqualificati. Proviamo a
fare un provvisorio elenco di Comuni e borgate, tratto
dalle proposte arrivate con le manifestazioni di interesse del bando.
• Crevoladossola, b.ta Oira (Ossola, VB)
• Vogogna, b.te Genestredo e Alpe Capraga (Ossola, VB) Sa
llette, Pontechian
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• Scopello, programma Stelle Diffuse (Valsesia, VC)
• Alpette, b.ta Mosereto (Valle Orco, TO)
• Frassinetto (Val Soana, TO)
• Viù, b.ta Lunelle (Valli Lanzo, TO)
• Traves, b.ta Tisinelle (Valli di Lanzo, TO)
• Varisella, b.ta Moncolombone
(Val Ceronda e Casternone, TO)
• Condove, oltre 50 borgate (Val Susa, TO)
• Rubiana, b.ta Bertolera (Val Susa, TO)
• Susa, b.ta Altaretto (Val Susa, TO)
• Sauze di Cesana, b.ta Lauzet (Val Susa, TO)
• Coazze e Giaveno (Val Sangone, TO)
• Pomaretto (Val Chisone, TO)
• Fenestrelle, borgate sopra Mentoulles
(Val Chisone, TO)
Altaretto, Susa
• Oncino, b.ta Paschiè (Valle Po, CN)
• Ostana, b.ta Sant’Antonio (Valle Po, CN)
• Paesana, b.ta Giordana (Valle Po, CN)
• Celle Macra/Macra, b.te Bassura, Chiatignano, Chiotto
(Valle Maira, CN)
• Castelmagno, b.te Capo Fey e Valliere
(Valle Grana, CN)
• Pontechianale, b.ta Sellette (Valle Varaita, CN)
In alcune di queste situazioni sono già in corso interventi
di recupero, strategici ed esemplari, modello per altri. Vi
sono molti Comuni che hanno inviato la manifestazione
di interesse al programma Uncem, con i quali verranno
aperti tavoli di lavoro nei primi mesi del 2012. Sono Alto,
Borgiallo, Borgosesia, Briga Alta, Borgone di Susa, Bus- Paschié, Oncino
soleno, Canosio, Caramagna, Cesana Torinese, Grondona,
Groscavallo, Mezzenile, Monastero di Lanzo, Pamparato,
Piode, Pradleves, Prazzo, Rimella Roccasparvera, Ronco
Biellese, Sordevolo, Trontano, Viola.
Lauzet, Sauze di
Cesana
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ha materializzato la mission di produrre
insediamenti innovativi – sintesi di comfort, sicurezza e rispetto dell’ambiente.
Questa prima simbolica realizzazione è
seguita oggi dal nuovo impegno per la
costruzione di una stazione sul versante
meridionale del monte Elbrus, nel Caucaso Settentrionale, a 4000 m di quota,
capace di ospitare 50 persone. LeapFactory propone inoltre una serie di prodotti concepiti per l’infrastrutturazione dei
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depurazione delle acque reflue, la gestione logistica dei rifiuti differenziati, la sicurezza dell’ambiente e delle persone,
l’organizzazione delle attività produttive tradizionali, l’approntamento di servi-
zi igienici anche temporanei. Un esempio
è LeapMilk, un nuovo modo di concepire
le attività d’alpeggio, a supporto dell’allevamento e della produzione casearia:
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14
Primo Piano
(segue da pag. 12)
che, per esempio, hanno già usato bene
in Friuli Venezia Giulia, a Sauris, dove è
sindaco Stefano Lucchini, o a Santo
Stefano di Sessanio in Abruzzo e a
Matera, nei Sassi. Recuperi che veicolano
turismo, cultura, nuove imprese e nuovi
posti di lavoro.
Un vero ritorno
Nessuna speculazione, per il programma
di recupero delle borgate. Le operazioni
avranno anche una valenza sociale. In
montagna ci si può reinsediare, si può
fare impresa – come insegnano molti
Gruppi di Azione Locale, in particolare
nei settori turistico-ricettivo, agricolo e
artigianale – e si possono creare nuove
opportunità di lavoro, di sviluppo, a
beneficio del Piemonte. Non serve
consumare nuovo territorio, ma basta
rivalutare l’immenso patrimonio edilizio
che abbiamo a disposizione, fatto di
baite e case, oggi in stato di abbandono.
A Ostana, il 13 ottobre, nel corso del
workshop Uncem con oltre duecento
partecipanti – tra i quali Rolando
Picchioni, presidente della Fondazione
per il libro, la musica e la cultura – è
stato anche presentato il progetto
Adapt2Dc, seguito da Nuria Mignone,
che nell’ambito della programmazione
comunitaria Central Europe punta a
creare spazi multifunzionali e multiservizi
in realtà marginali che cercano un
Architettura alpina contemporanea,
il nuovo libro di Dini e De Rossi
Priuli & Verlucca festeggia la centesima pubblicacazione della prestigiosa collana dei “Quaderni di
cultura alpina” con un doppio numero dedicato
to
all’architettura alpina contemporanea. Questo
o il
titolo del volume, dalla grafica elegante ma vivaacizzata (pur senza tradire la cifra distintiva della
la
collana), di Antonio De Rossi e Roberto Dini, riispettivamente docente e ricercatore di progetttazione architettonica presso il Politecnico di
Torino. Un esaustivo catalogo di 219 opere (“Arrchitettura alpina contemporanea” ed. Priuli &
Verlucca, pagg. 159, euro 25,00), restituite at-traverso altrettante schede, divise per gruppi
di destinazioni funzionali (residenza, turismo,
infrastrutture e cultura, rifugi, edifici pubblici,
edifici produttivi e commerciali, edifici di culto),
accompagnate da oltre 300 immagini tutte a colori.
comori Il com
pendio è preceduto da poche ma densissime pagine introduttive che danno ragione delle scelte d’inclusione o meno nella lista da parte degli autori e delineano i
temi portanti. Si tratta di un’eccellente quanto necessaria fotografia dello stato
dell’arte inerente la produzione architettonica di rilievo sull’intero arco alpino
dalla fine degli anni ottanta a oggi. Gli autori identificano infatti il termine storico di partenza giustamente in corrispondenza di quella “nuova vita delle Alpi”
(per dirla con Enrico Camanni) in cui i territori montani si affrancano dalle forme
di subordinazione rispetto alle realtà urbane che li consideravano solamente insignificanti propaggini geografiche o terreni da sfruttare per pratiche sportive massificate. “C’è una rinnovata attenzione all’abitare – spiega Roberto Dini –, dopo
il boom delle seconde case e abitazioni delle vacanze seguito agli anni in cui le
città “invadevano” le montagne a scopo turistico, ora si ricominciano a costruire
case principali, da abitare nel quotidiano, ed edifici produttivi legati all’artigianato, all’agricoltura e alla cultura”. Edifici che non strizzano più l’occhio al finto
rustico o al vernacolare, ma che puntano a un minimalismo funzionale “in uno
sviluppo equilibrato con l’ambiente”. “In montagna – aggiungono gli autori – gli
architetti possono ancora trovare un terreno ideale di ricerca e sperimentazione
di forme contemporanee, visto che gli spazi urbani sembrano ormai aver esaurito le possibilità di modificare il rapporto con l’ambiente. La montagna, invece,
consente di pensare un progetto in cui sondare il limite delle proprie possibilità
costruttive e trasformative dell’ambiente”. (da www.dislivelli.eu)
rilancio. Il recupero unisce entrambe
le cose: ritorno e rilancio. Ci crede
l’assessore regionale al Lavoro Claudia
Porchietto, che ha affidato all’Agenzia
Piemonte Lavoro, diretta da Franco
Chiaramonte, l’approfondimento
delle possibilità di insediamento negli
antichi borghi. Piemonte Lavoro ha
avviato nel secondo semestre del 2012
una mappatura dei nuovi “mestieri”
che la montagna offre, dall’agricoltura
multifunzionale alla ricettività turistica,
dall’allevamento alla produzione di
eccellenze enogastronomiche. In questa
direzione sono stati potenziati i contatti
con i (Gal) che gestiscono bandi e
dunque risorse per incentivare la nascita
di imprese nei territori marginali. Così
gli sportelli MIP (Mettersi in proprio)
attivati da molte Province. I dati
antropologici e sociologici più recenti
confermano una crescente attenzione
verso il mondo rurale e montano – nelle
fasce altimetriche comprese tra i 600
e i 1.200 metri, in località non lontane
più di un’ora e 50 chilometri dalle città
più grandi – naturalmente in zone
servite da reti internet ad alta velocità
che permettano di lavorare rimanendo
a casa. Fattori che, se ben veicolati,
possono condizionare favorevolmente
il mercato immobiliare nelle aree
montane. Gli esempi non mancano:
“cambi di vita” per precise scelte fatte in
alcuni casi con tutta la famiglia. Percorsi
non certo semplici, che vanno però
tenuti in considerazione e presentati
come esempio.
Viviamo per lo sviluppo
La montagna – dicevamo – rivive. A
poco a poco. Anche con il recupero
di quegli edifici oggi andati giù, più o
meno integri, crollati dopo l’abbandono,
oggi avvolti da rovi e pezzi di foresta.
Possono rinascere. Con imprenditori
che vogliono credere nel valore alto e
determinante del territorio. Con giovani
e adulti che scelgono di acquistare
una baita per viverci, passare momenti
di svago e riposo, divertirsi e fare le
vacanze, creare una piccola impresa,
oppure disegnare case se sono architetti,
scrivere libri se sono scrittori, fare
semplicemente i pendolari verso le
imprese del fondovalle o della città. Ma
restando a vivere lì, in un borgo che da
dimenticato diventa il motore di una
nuova socialità. Politiche di sviluppo per
la montagna. Sì, anche queste lo sono.
Cattaneo: “L’esperienza delle
Comunità montane deve essere valorizzata”
di Elisa Sola
Il presidente del Consiglio regionale interviene sulla trasformazione delle Comunità
in Unioni. Con un appello: è necessario ripensare ai meccanismi di “restituzione” della
pianura per le risorse messe a disposizione dalla montagna
P
residente Cattaneo, a proposito
della riforma delle Comunità
montane e elle trasformazioni in
Unioni montane dei Comuni, quali
sono i vantaggi che lei intravede?
Dove i punti di debolezza? Come
è possibile facilitare il processo e
il cambiamento senza buttare via
40 anni di storia di politiche per la
montagna?
Ho condiviso l’impianto della riforma,
peraltro “imposta” da norme di livello
nazionale, proprio nel presupposto che
l’esperienza e la storia delle Comunità
montane non vadano assolutamente
disperse, soprattutto in una realtà come
il Piemonte, dove questi enti avevano
un forte radicamento e buoni livelli
di efficienza. Anche perché, da noi,
le riforme erano già state fatte negli
anni scorsi, e una certa dispersione che
esisteva in talune aree era già stata
superata. Adesso la responsabilità
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p torna in capo
p ai Comuni,, p
principale
primi
interpreti delle esigenze d
el territorio e
del
dei cittadini. Tocca loro individuare un
nuovo assesto di cooperazione che, a
mio avviso, non potrà che tener conto
della realtà esistente e consolidata dei
servizi comuni già attivi e funzionanti.
Il Piemonte deve tornare a guardare
ai territori considerati troppo
spesso “periferici” o “marginali”.
È possibile secondo lei uscire da
un “torinocentrismo” e riavviare
una programmazione di sviluppo
socio-economico per tutto il
territorio? Non pensa sia giunto
il momento di avere una Regione
che contribuisce a riequilibrare il
rapporto tra montagna “produttrice
di beni e risorse” (si pensi ad
acqua e idroelettrico) con la città
“consumatrice”?
Non potrei essere più d’accordo, io che
provengo dalla provincia più montana
del Piemonte! Nella VII legislatura
mi sono battuto e ho ottenuto che
la specificità montana fosse inserita
nello Statuto come parametro di
cui la Regione deve tener conto
nell’attuazione delle proprie politiche.
In questa legislatura ho presentato una
legge per rafforzare l’autonomia del
Vco proprio in ragione del suo essere
montagna, disegno purtroppo superato
dagli eventi e dagli accorpamenti ora
in atto. Ma il problema resta, perché
occorre, in qualche modo, far sì che
la “restituzione” alla montagna delle
risorse che il pubblico ottiene per
l’uso delle risorse naturali, come
quelle idriche, sia considerato
non un “omaggio” soggetto
alla valutazione della
maggioranza di turno, ma un fatto
dovuto, come riconoscimento
dell’importanza che il presidio del
territorio ha, ad esempio, per la
prevenzione del rischio idrogeologico. La
mia battaglia in questo senso continua e
non sono da solo!
Da anni, le politiche regionali per
la montagna sembrano esser state
messe ai margini. In tre anni sono
arrivate ben due leggi di riordino
degli enti sovracomunali montani,
ma poche altre sono state le
disposizioni a favore delle Terre Alte.
Da cosa bisogna partire secondo
lei, per generare nuovo sviluppo,
nuove imprese, nuove opportunità
di insediamento sui nostri territori
montani?
La crisi internazionale si è ripercossa
sulle finanze pubbliche, e temo che ben
difficilmente, nell’arco dei prossimi anni,
si sarà in grado di mettere a disposizione
risorse importanti per sostenere lo
sviluppo del territorio, anche se le
difficoltà di cassa non devono diventare
un alibi per tagliare tutto, e nella spesa
le pubbliche amministrazioni devono
avere delle precise priorità. Ma per
supplire alla risorse scarse occorrerà
agire con la capacità di mettere in
relazione pubblico e privato, lavorare
in sinergia tra più enti, sfruttare tutte
le opportunità ad esempio, di bandi
europei, e proseguire davvero nell’opera
di semplificazione delle norme, perché
salvaguardare la montagna non significa
imbalsamarla, la montagna deve
continuare ad avere le risorse, fattore di
sviluppo dei territori.
Attualità
Attualità
15
15
Attualittà
Attualità
16
Le Alpi, regione unica
al centro dell’Europa
di Laura Sansalone
P
iù coesione, per mettere le
aree montane al centro della
programmazione europea 2014-2020.
È il messaggio centrale del seminario
dell’Uncem Piemonte sui nuovi fondi
comunitari per la montagna “Terre alte
al centro dell’Europa”, che ha riunito
a Torino numerosi amministratori e
funzionari regionali, dei Comuni, delle
Comunità montane e dei Gruppi di
Azione Locale (Gal) del Piemonte.
In apertura del convegno, venerdì
21 settembre nella Sala Viglione del
Consiglio regionale del Piemonte,
l’intervento della vicepresidente del
Comitato delle Regioni Mercedes
Bresso, che ha evidenziato la necessità di
un quadro strategico comune che inglobi
tutti i fondi, nell’ottica di una coesione
territoriale capace di interpretare e
sviluppare al meglio le tante peculiarità
della montagna. “L’Europa riconosce
alla montagna il ruolo fondamentale
di cerniera tra diversi Paesi e culture. Il
rilancio delle nostre terre passa anche
e soprattutto attraverso la capacità di
fare sistema, gestendo progetti comuni
per arrivare preparati al 2014, con idee
forti e innovative in grado di catturare
l’interesse di Bruxelles”. In quest’ottica,
ha concluso Bresso, la Regione Piemonte
ha iniziato a lavorare sulle macroregioni,
costruendo programmi che vanno
oltre la dimensione locale e i confini
amministrativi, in favore di una strategia
comune per tutto il sistema Alpino:
“Bisogna pensare in grande, dotare le
Comunità montane di poteri progettuali
e consentire l’accesso all’insieme dei
fondi, perché senza le risorse dell’Europa
molte regioni non potrebbero sostenere
investimenti, anche di lungo periodo”.
Un concetto condiviso e sviscerato a
fondo nel corso del seminario, dato
che la nuova programmazione presenta
diverse novità rispetto al passato per
La frase di Werner
Batzing racchiude
perfettamente lo
spirito della nuova
programmazione
europea 2014-2020.
La montagna avrà
più spazio, ma
intercettare le risorse
sarà complesso:
serviranno enti forti
e macro-progetti,
bandi più semplici
senza eccessiva
burocrazia.
Fondamentale
il lavoro di Gal
e Unioni montane
di Comuni
Mercedes Bresso
Beppe Ballauri
quanto riguarda la governance e
la gestione dei fondi europei. Per il
presidente nazionale Uncem, Enrico
Borghi, “i dati della fine del 2011
rivelano che solo il 3,3 per cento delle
risorse è stato speso per il permanere
di programmi leader in Piemonte.
Affinché i fondi per la montagna
siano effettivamente spesi nei territori
montani è necessario sostenere
e favorire il coinvolgimento delle
autonomie territoriali, consentendo
un’armonizzazione legislativa in grado
di sburocratizzare i Gal e di scongiurare
politiche figlie del centralismo regionale.
Dobbiamo far valere il trattato di
Lisbona, che stabilisce espressamente
che nell’ambito della politica di coesione
economica, sociale e territoriale
debba essere rivolta un’attenzione
particolare alle regioni che presentano
gravi e permanenti svantaggi naturali
o demografici, quali le regioni più
settentrionali con bassissima densità
demografica e le regioni insulari,
transfrontaliere e di montagna”. È
evidente che la dimensione dell’impiego
delle risorse non può essere quella
municipale e che per non restare ai
margini e costruire dinamiche di sviluppo
efficaci i Comuni devono aggregarsi, sul
modello suggerito dai “cugini” francesi,
che hanno intrapreso la strada dei
Nicolas Evrard
Oreste Rossi
“programmi regionali” per la montagna.
Per Borghi, “lo studio delle dimensioni
distrettuali per 500 comuni montani
piemontesi dimostra la necessità di una
forte coesione territoriale e di un’agenda
nazionale per la montagna. Solo così si
possono costruire dinamiche di sviluppo
in linea con il raggiungimento degli
obiettivi del prossimo quadro finanziario
2014-2020, basato sulla strategia
“Europa 2020”, per una crescita
intelligente, sostenibile ed inclusiva
che valorizzi le specificità culturali,
economiche, sociali e ambientali dei
territori montani, non solo per evitarne lo
spopolamento, ma per sfruttarne a pieno
il potenziale di crescita”.
Borghi ha poi sottolineato che per la
programmazione 2014-2020 sono
stati stanziati 376 miliardi di euro,
spalmati su tutti i Paesi europei, e che
la quota destinata all’Italia dovrà essere
definita all’interno di un contratto di
partenariato, che prevederà l’impiego
delle risorse finanziarie non più per
settori, ma per mezzo di programmi
integrati suddivisi per categorie,
all’interno dei quali si individuerà
la ripartizione per la montagna:
“La proposta è quella di chiedere al
Governo l’inserimento della specificità
ativi
montana attraverso tre progetti operativi
te
multiregionali, dedicati rispettivamente
alle Alpi, agli Appennini e alle isole.
Una volta ripartite le quote, bisogneràà
deciderne la destinazione, con una
logica che prediliga vere e proprie
“convenzioni delle Alpi”, superando
i limiti della macroregione alpina, che
ingloba al suo interno anche territori non
montani, come le province di Alessandria
e Cremona”.
I concetti di coesione e specificità sono
stati approfonditi anche dal presidentee
dell’Uncem Piemonte, Lido Riba. “In
ca
un periodo di crisi, non solo economica
ma anche identitaria, il ritorno alle Terre
alte, di cui alcuni tra i migliori esempi
di ripopolamento e di recupero edilizio
provengono proprio dalle valli piemontesi,
si pone come base per ripensare una
cultura dell’abitare che sia portatrice di
innovazione tecnologica, senza perdere
il legame con la tradizione e la specificità
dei territori. Green economy, agricoltura
sostenibile e recupero edilizio sono le
voci su cui lavorare, affinché la montagna
diventi perno per nuove attività lavorative
e motore dello sviluppo globale del
sistema Italia”.
Attualità
17
In alto, i relatori del convegno
e i partecipanti nella Sala Viglione
del Consiglio regionale.
L’assessore regionale Roberto
Ravello, ha evidenziato il
successo dell’esperienza del
progetto di recupero delle
borgate ponendo l’accento
sul ruolo dei Gal e sui
vantaggi del partenariato e
dell’approccio leader, attraverso una sua
diretta implementazione nell’ambito
della programmazione generale delle
strategie e degli interventi: «La Regione
ha sostenuto con convenzione l’azione
dei Gal, che nel periodo 2007-2013
hanno occupato 700 mila abitanti
e finanziato circa 7000 imprese. Gli
obiettivi dell’Unione europea non
Nel seminario Uncem
del 21 settembre a Torino,
si è aperto un primo
confronto sui temi legati
ai nuovi fondi e alle nuove
strategie, in vista della firma
dell’accordo dell’Italia con
l’UE. Borghi: “Dobbiamo far
valere il trattato di Lisbona”
possono giocarsi solo a Torino, perché
le opportunità sono interconnesse a
territori sinora definiti “marginali”, ma
che oggi rivestono ruoli fortemente
strategici”. A supporto di questa
visione, l’intervento di Beppe Ballauri,
presidente di Assoleader Piemonte,
che ha ricordato gli ottimi risultati
ottenuti dai Gal dal 1991 a oggi, specie
in campo europeo. “Grazie ai Gal e
all’approccio leader abbiamo risposto
positivamente alle sfide dell’Europa,
stimolando innovazione, creazione
d’impresa e processi di sviluppo essenziali
per consentire il ritorno dell’uomo in
montagna”.
A insistere sulla peculiarità della
montagna europea e sulla necessità di
un’azione politica legata alla specificità
dell’ambiente e proiettata alla coesione
territoriale e al partenariato, Nicolas
Evrard, segretario Aem (Associazione
degli Eletti della Montagna):
“Organizzare modelli di crescita basati
sullo sviluppo rurale integrato e sulla
concertazione tra stati e regioni,
nell’ottica di una strategia “solidale”
con la montagna, è la via più sicura
per riportare le Terre alte al centro
dell’Europa. Regione, Uncem e Anci
devono unire le forze per avere una
visione sempre meno locale e più rivolta
all’Europa”. L’intervento del consigliere
regionale Mino Taricco si è soffermato
sulla necessità d’inserire la montagna
tra le zone ammissibili agli aiuti di Stato
a finalità regionale: “La montagna
può fornire un importante contributo
al raggiungimento degli obiettivi
stabiliti dalla strategia “Europa 2020”.
Dobbiamo cogliere questa straordinaria
opportunità e avviare processi di
coprogettazione e governo sul territorio,
per disegnare una montagna vicina alle
esigenze di chi ci vive”. Il parlamentare
europeo Oreste Rossi ha ribadito
come nella fase di predisposizione
del nuovo contratto di partenariato
tra Italia e Commissione europea
debba essere garantito un approccio
integrato all’impiego dei fondi europei
per lo sviluppo territoriale delle zone
di montagna, che offra opportunità di
sviluppo diversificate e multisettoriali.
Attualità
18
“Con voi per lo sviluppo
della montagna”
di Lorenzo Boratto
I Vescovi piemontesi scelgono di puntare sulle Terre Alte: nelle Diocesi di inizia a parlare
di sviluppo, di lotta allo spopolamento, di zone marginali che meritano attenzione. E nei
Vangeli, guarda un po’, i momenti più importanti della vita di Gesù avvennero nelle zone
montuose…
L
a Chiesa cattolica dalla parte
della montagna. Una “vicinanza”
importante, sentita e manifestata
in tante occasioni negli ultimi mesi.
Fondamentale soprattutto in un
momento di riforme e tagli per gli enti
delle Terre alte, senza contare la crisi,
che colpisce indistintamente, ma si
fa sentire maggiormente nelle zone
più ai margini. I segnali e gli inviti alla
riflessione si sono moltiplicati nell’ultimo
periodo, provenienti dalle alte gerarchie
della chiesa cattolica piemontese e non
solo.
A iniziare questa particolare “cura”
per i territori alpini è stato monsignor
Cesare Nosiglia, vescovo di Torino:
l’anno scorso, appena nominato, volle
un tavolo sulle Valli di Lanzo, la parte
montana della sua diocesi. E dopo un
anno sono seguite alcune visite nelle
zone di montagna a incontrare chi ha
scelto le Terre alte per viverci e lavorarci.
Nell’estate 2011 monsignor Nosiglia
aveva fatto visita ad aziende e siti
industriali delle Valli di Lanzo, dove,
nel corso di pochi mesi, erano stati
cancellati dalla recessione economica
oltre 2 mila posti di lavoro. Proprio i
servizi e lo sviluppo economico furono al
centro del lavoro di un “tavolo” istituito
dalla Diocesi di Torino per l’analisi delle
sfide e delle problematiche nelle Valli di
Lanzo. Un impegno diretto dei vescovi
che mettono le Terre Alte in agenda,
coinvolgendo a catena le parrocchie e
sollecitando l’attenzione di Comuni e
altre istituzioni.
Già nel 2011 la Commissione della
Pastorale Sociale e del Lavoro del
Piemonte organizzò tre incontri sui
problemi del territorio piemontese,
L’Arcivescovo di Torino Monsignor Cesare Nosiglia visita a Cantoira, nelle Valli di Lanzo,
la stalla di Marco Losero, giovane imprenditore agricolo. Accanto a lui, la presidente
della Comunità montana Celestina Olivetti e il presidente del Gal Claudio Amateis
Attualità
19
Don Daniele Bortolussi
Diocesi di Torino
Giulio Brambilla
Vescovo di Novara
in particolare dell’utilizzo di suolo e
sottosuolo. Tre seminari che portarono
alla luce “incongruenze e situazioni
negative legate all’abuso sistematico
dell’ambiente”.
Ma gli esempi sono tanti: ad aprile
scorso è stato creato un “tavolo
permanente di confronto”, organizzato
dalla Diocesi di Torino e dove siedono
anche economisti, sindacalisti, alcuni
amministratori, parroci e imprenditori
di zona. “La Chiesa vuole contribuire
attivamente a risolvere i problemi legati
al mondo del lavoro – ha spiegato
don Daniele Bortolussi, direttore
Ufficio Pastorale sociale e del lavoro
della Diocesi di Torino e coordinatore
a livello regionale del lavoro delle 13
diverse diocesi piemontesi e della Valle
d’Aosta, da Susa ad Acqui, da Cuneo
a Casale Monferrato –. Dobbiamo
essere capaci di confrontarci con
chi, in Italia, ha affrontato e vinto
le battaglie per riqualificare le zone
di montagna che erano in crisi: gli
esempi non mancano, dobbiamo
lavorare sodo”. E monsignor Nosiglia
ha aggiunto: “Anche per dare un
messaggio ai giovani che hanno deciso
di continuare a vivere in questi territori,
bisogna che le autorità politiche,
culturali, sociali, la stessa Chiesa,
diano ai giovani possibilità di concreti
sviluppi”. Concetto ribadito nelle visite
in montagna della scorsa estate in val
di Viù, dove ha detto: “Dobbiamo
insistere sulla formazione dei ragazzi
e puntare sul turismo religioso anche
sulle montagne”. E ancora a inizio
ottobre, sempre monsignor Nosiglia
all’inaugurazione della Settimana della
Scuola ha detto: “Spero che questa sia
un’occasione di dialogo perché si attivi
un movimento dal basso per la ripresa
Giuseppe Guerrini
Vescovo di Saluzzo
Da Torino a Mondovì,
passando per Susa,
Ivrea, Novara e
Saluzzo, i pastori
delle Diocesi
riflettono su crisi e
nuove opportunità
di insediamento
nelle zone montane.
Con risultati spesso
inattesi
sociale e culturale. Per uscire dalla crisi
non basterà trovare strade nuovo per
economia e finanza. La crisi è di sistema,
un sistema basato su soldi, profitti,
individualismo, scarsa coscienza morale
spirituale e culturale”. Ha concluso con
un appello a non chiudere le scuole di
montagna, “perché la scuola è in primo
piano per dare nuovo slancio al nostra
futuro”.
Altro manifestazione di profondo e
sincero interesse è arrivata sempre
a ottobre, a Borgosesia al convegno
“La montagna problema o risorsa?”
organizzano dagli Uffici della pastorale
sociale e de lavoro delle diocesi di
Novara Biella e Vercelli. Don Ezio
Caretti, vicario episcopale della val
Sesia: “La montagna ha un grande
vantaggio, obbliga la persona a scavarsi
dentro. Questo rende rudi: una qualità
che si può estendere ad altri ambiti.
Questa che viviamo è una crisi d’anima.
Luciano Pacomio
Vescovo di Mondovì
Non finanziaria”.
Anche il vescovo di Saluzzo, monsignor
Giuseppe Guerrini, ha voluto riflettere
su questo momento difficile: “Non
posso non avere a cuore la montagna:
perché sono territorio montano, sopra i
600 metri di quota, oltre due terzi della
mia diocesi, anche se in montagna abita
il 10% della popolazione. In realtà vi
sono molte montagne: invernale dove la
popolazione si riduce ai minimi termini,
quella estiva dove molti ritornano. Vi è
la montagna dei giorni feriali e quella
del sabato e domenica. La montagna
di chi strappa alla terra il necessario
per vivere e di chi viaggia ogni giorno
dall’alta valle fino alle industrie del
fondovalle. La montagna vista con
gli occhi del turista e quella vista con
gli occhi del montanaro. Le terre alte
Attualità
20
intese come territorio e quelle fatte
da persone, cultura, tradizioni. In ogni
caso la Chiesa non può dimenticare la
montagna”. La diocesi di Saluzzo ha
tre valli importanti (Maira, Varaita e Po)
con preti che, ogni anno, percorrono
decine di migliaia di chilometri per i
vari paesi e borgate: incontrano gente,
sono presenti nei momenti importanti
della vita e per celebrare i sacramenti
della vita cristiana. Sono forse loro, nel
Saluzzese come nel resto del Piemonte,
il segno più tangibile della vicinanza
della chiesa alle Terre Alte.
Ancora Guerrini: “Per le nostre
parrocchie di montagna la Chiesa è
il segno principale di aggregazione.
Questo vale soprattutto per le piccole
borgate, ognuna con la sua chiesa o
cappella: talune sono veri tesori d’arte
e rivivono d’estate soprattutto in
occasione della festa del patrono della
borgata. Un esempio: in valle Maira
da San Damiano Macra (745 metri) in
su ci sono 107 tra chiese e cappelle e
almeno 30 risalgono a prima del ‘500:
in quasi tutte si celebra una festa, che
raccoglie talora centinaia di persone ed
è il momento più importante dell’anno.
Ma la montagna è una realtà fatta di
tenacia, di fatica, tanta fatica, di senso
del dovere, solidarietà, fede semplice
trasmessa attraverso persone semplici.
Oltre a questo c’è un territorio fragile,
delicato negli equilibri. Per questo non
può essere semplicemente sfruttato,
ma deve essere tutelato. E per questo
Monsignor Nosiglia visita una cantina per la stagionatura di formaggi di capra
bisogna favorire forme di collaborazione
(cooperative, consorzi, associazioni…)
perché da soli non si sopravvive”.
Riflessioni analoghe da parte di
monsignor Luciano Pacomio, vescovo
di Mondovì (anche questa una diocesi
che copre vasti territori isolati e di
montagna, arrivando fino alla Liguria):
“L’attenzione alla montagna sta a
cuore alla nostra Chiesa almeno
per due motivi: perché è abitata da
persone anziane, che debbono essere
aiutate e sorrette. E poi perché nel
periodo invernale e estivo è occasione
di numerose presenze con una scelta
di vivibilità aperta al riposo, perfino
all’ascolto e a un dialogo di aiuto a
I Vescovi italiani e il mondo rurale
“Solo con Dio c’è futuro nelle nostre campagne!”, è il titolo del Messaggio dei
Vescovi italiani per la Giornata del Ringraziamento che è stata celebrata il 13 novembre. Il testo richiama la grande tradizione rurale e agricola del nostro Paese
e ammonisce su alcune storture che si registrano in questi ultimi tempi. Il messaggio dedica uno spazio significativo agli imprenditori agricoli: “Se la terra sarà
amata come dono gratuito di Dio, sarà anche custodita da imprenditori agricoli
intelligenti e attivi, capaci di speranza, pronti a investire, per ‘intraprendere’ anche con notevoli rischi economici. Vorremmo, in particolare, esprimere la nostra
ammirazione e benedire l’opera di quei giovani imprenditori che hanno scelto di
ritornare alla terra, nel lavoro agricolo. Essi – scrivono i vescovi – sono cresciuti
più del 6% in tutta Italia, indice di un riscoperto amore alla terra, scelta per vocazione e non per costrizione”. Nel testo si afferma poi che “questi giovani vanno
aiutati e accompagnati” sul piano educativo, formativo e anche economico, ambito nel quale “è decisivo il ruolo degli istituti di credito: pensiamo in particolare
alla nobile tradizione delle Casse rurali, oggi Banche di credito cooperativo” che
“tanto hanno giovato a trasformare le campagne”. I vescovi chiudono affermando che “in una crisi tanto dura, non dovranno certo essere le campagne e le zone
rurali a pagare il prezzo più alto. Per questo va rilanciata la cooperazione, perla
di autentica crescita in tante terre d’Italia”.
vivere per tutto l’anno. In secondo
luogo, perché la bellezza della
natura interpretata dall’arte e dalle
vestigia del vivere umano di numero
consistente, in altri tempi, sono beni
da salvaguardare e a cui imparentare
le nuove generazioni”. Monsignor
Pacomio ricorda poi come nella sua
diocesi, “nelle valli Cuneesi e nella val
Bormida ligure, sono destinati giovani
sacerdoti che collaborano con dedizione
e direi con gioia, per una esperienza
di vita buona”. Tra i gesti concreti c’è
da segnalare una importante iniziativa
socioculturale di cui la diocesi è stata
protagonista: la nascita dell’associazione
per la difesa dei pastori della montagna,
a partire dall’incontro che si svolto da
pochi mesi a Frabosa (in provincia di
Cuneo).
Monsignor Franco Giulio Brambilla,
vescovo di Novara, solo poche settimana
fa aveva detto che “con l’autunno
inizierà un anno di grandi sfide, nella
vita personale e sociale” con richiami
a tutta la chiesa novarese “per un
forte impegno e presenza nella realtà
sociale del territorio. Occorre ritornare
alle origini per dare nuova lena,
per innestare fiducia e speranza nei
rapporti civili e sociali, per costruire
insieme, senza inutili personalismi, la
città dell’uomo a misura d’uomo, per il
lavoro, l’impresa, la carità, la missione, il
volontariato e la cultura”. Un messaggio
ecumenico e sempre valido: solo
aiutandosi e rispettandosi gli abitanti
delle Alpi piemontesi possono uscire
dalla crisi più forti e con un modello di
sviluppo moderno e al passo con i tempi.
Nasce a Torino
Uncem giovani
Le nuove generazioni che credono e lavorano per lo sviluppo
di Gianni Giacomino
Non solo amministratori pubblici: il gruppo under 35 riunisce chi vive nelle Terre Alte (ma
anche in città) e ha scelto di impegnarsi, nello studio e nel lavoro, per generare progresso
e crescita dei territori
H
anno tutti meno di 35 anni.
Studiano o lavorano. Alcuni si sono
laureati con tesi dedicate allo sviluppo
socio-economico della montagna o
all’organizzazione degli enti locali.
Alcuni sono amministratori, consiglieri
o assessori. Altri sono in contatto
con la pubblica amministrazione dei
piccoli centri dove vivono. Altri ancora
sono impegnati in associazioni che
vivacizzano il tessuto sociale delle Terre
Alte. Tutti hanno una certezza: non
c’è montagna senza sviluppo. E senza
nuove generazioni. Anche per questo
hanno aderito a “Uncem giovani”, una
nuova rete che nasce a sessant’anni dalla
fondazione dell’Unione di Comuni, delle
Comunità e degli Enti montani (avvenuta
nel 1952 ad opera di molti piemontesi).
Nel nucleo fondatore vi sono Chiara
Gribaudo di Borgo San Dalmazzo,
Stefano Vantaggiato di Varallo Sesia,
Pier Giorgio Brondello di Gaiola,
Marco Barra di Paesana, Alex Ostorero
di Coazze, Marco Bussone di Vallo
Torinese, Davide Mulattieri, Igor Prato,
Giuseppe Giaccone di Pamparato,
Mirco Nonnis di Carrù, Maria Anna
Bertolino di Pinerolo, Marco Stefanetta
di Vogogna, Silvia Rodeghiero di
Asiago, Marco Borrelli di La Loggia.
Ingegneri, antropologi, architetti,
psicologi, educatrici, giornalisti: un mix di
professioni e competenze che imparano a
conoscersi e a connettersi.
“Tocca a noi – evidenzia Chiara
Gribaudo, educatrice e assessore
comunale a Borgo San Dalmazzo – Siamo
noi a dover lavorare attorno a programmi
concreti, incanalare professionalità e
idee sul territorio. Penso ad esempio
all’Unione Europea che ci dà strumenti
da utilizzare subito. Anche di questo
ci occuperemo come Uncem Giovani,
perché l’agenda europea si intreccia
profondamente con l’agenda montagna
per il Piemonte”. “Fare rete è il nostro
obiettivo – aggiunge Marco Barra,
psicologo e ricercatore universitario
a Torino, autore della ricerca “Come
stai oggi?” sulla vita dei bambini in
montagna e in città – Vorremmo insieme
ripensare a una nuova montagna, senza
romanticismo. I bambini che vivono nelle
aree montane hanno sicuramente molto
da insegnarci”. La montagna “ludica”
di scalatori e alpinisti, lascia spazio a
una montagna che diventa fulcro di
nuovi modelli economici basati sul uso
sostenibile delle risorse a beneficio delle
comunità. “Uncem Giovani – spiega
Stefano Vantaggiato, ingegnere
di Varallo – promuove lo sviluppo di
progetti in ambito sociale, energetico,
ambientale, educativo. Siamo pronti a
Il nucleo fondatore di Uncem Giovani
lavorare con gli enti locali, ad apportare
nuove idee, nuove risorse”. Uncem
Giovani promuoverà incontri pubblici e
convegni, sistemi di reti comunicative e
vari appuntamenti di aggregazione. “Ci
auguriamo di poter creare nuova visibilità
per le aree montane”, precisa Davide
Mulattieri. “E il riferimento – evidenzia
Mirco Nonnis – è sempre e comunque il
territorio”.
“Questi giovani – affermano Enrico
Borghi e Lido Riba, sono un punto
fermo e determinato nell’affrontare
insieme un “Progetto montagna”,
per il Piemonte e per il Paese. Sono la
discontinuità rispetto a generazioni che
troppo spesso non hanno capito il vero
valore delle Terre Alte, della comunità
come luogo del dialogo e del confronto,
continuando a credere che la montagna
sia solo un’area marginale dove andare
a sciare la domenica o a fare qualche
passeggiata sui sentieri. I giovani
rompono questi schemi e ci riportano
alla sostanza, al cuore delle sfide che la
montagna oggi vive”.
Attualità
21
Attualità
22
GAL: 60 milioni per le imprese
di Gianni Giacomino
“L’
azienda montagna” piemontese
potrà contare nel 2013
sull’impegno dei 13 Gruppi di Azione
Locale, che dovranno gestire l’ultima
parte dei 60 milioni di euro di risorse per
completare i Progetti del programma di
Sviluppo Rurale. Ma servono garanzie
sull’assetto degli enti locali, in particolare
delle Unioni montane di Comuni e
dei Comuni stessi, affinché i soci di
maggioranza dei Gal – che sono consorzi
misti pubblico-privati – proseguano le
loro attività di sviluppo in una porzione
importante del Piemonte che conta
610mila abitanti, sul fronte del turismo,
dell’agricoltura, dell’artigianato.
L’Uncem è pronta a fare la sua parte,
assieme ad Assoleader (soggetto che
rappresenta i Gruppi di Azione locale)
e ai funzionari regionali che seguono il
lavoro dei Gal. “È necessario un approccio
integrato alle politiche di sviluppo delle
Terre Alte e delle zone rurali – spiega il
presidente Uncem Piemonte Lido Riba –.
Ce lo chiede l’Europa che sta già
lavorando alla programmazione 20142020. I Gal hanno creato centinaia di
nuovi posti di lavoro, supportato la
nascita di imprese, sostenuto i Comuni
nel miglioramento della qualità della
vita e dei servizi nelle zone montane,
hanno agevolato la cooperazione e la
sussidiarietà dei territori, valorizzato le
risorse ambientali e culturali locali.
60 milioni di euro investiti negli ultimi
cinque anni hanno avuto un moltiplicatore
rilevante. E oggi non devono essere
lasciati soli: la montagna trova la sua
forza nel sistema di enti locali unito ai
L’Uncem a fianco dei 13
Gal, braccio operativo
delle nuove Unioni
montane. Necessario
l’approccio integrato
alla programmazione
dei fondi europei
per le zone rurali e
montane. Ma per la
crescita dell’“Azienda
Montagna” servono
garanzie sull’assetto
degli enti
Gal, ai Bacini Imbriferi montani e alle
imprese, che concorre allo sviluppo e
alla produzione di Pil. In Italia, nelle
aree montane, arriva al 17% del totale
nazionale”.
Con la nascita delle Unioni montane e la
ridefinizione dei confini delle Comunità
montane è necessario non disperdere
capacità professionali e risorse. Dovrà
essere costituito un tavolo operativo per
agevolare la transizione nel 2013 per
riordinare le quote dei Comuni e delle
Unioni, la parte pubblica, in ciascun Gal.
La montagna è un’impresa che lavora, fa
utili, genera posti di lavoro, aziende. Al
tavolo richiesto alla Regione è auspicabile
il coinvolgimento delle associazioni di
categoria, che sono i soci privati dei Gal.
L’Uncem è già operativa per sostenere
i Gal nella presentazione ai Comuni e
all’opinione pubblica di prodotti e risultati
ottenuti.
Secondo Claudio Amateis, presidente del
Gal Valli di Lanzo, Ceronda e Casternone
e vicepresidente di Assoleader, le sfide del
2013 saranno molteplici, da affrontare
subito. “Se non progettiamo per tempo
il riordino delle quote dei soci – afferma
– rischiamo di non poter aprire i bandi.
Con il mio Gal, solo nel 2013, avremo
2 milioni di euro di risorse da assegnare
a Comuni e imprese. Non possiamo
vanificare il lavoro fatto fin qui. Dobbiamo
potenziarlo, renderlo più forte”. Anche
Ugo Boccacci, presidente del Gal Valli
Gesso, Vermenagna e Pesio, è d’accordo:
“Le nuove Unioni montane saranno il
soggetto di riferimento, i soci pubblici, ma
anche i Comuni che non ne faranno parte,
dovranno sostenere i Gruppi di Azione
Locale. Questo si traduce in sostegno alle
imprese, ai giovani che vogliono creare
una nuova azienda in montagna e a tutta
la rete sociale che vive e opera nelle Terre
Alte”. “Avremo più soggetti di riferimento
rispetto a oggi – evidenziano Luca
Bringhen e Giorgio Magrini, presidente
e direttore del Gal Valli del Canavese –
ma l’operatività del nostro sistema è da
presentare ai nostri concittadini. I singoli
Comuni non potranno lavorare da soli
sulla programmazione europea e sui
bandi del Psr. C’è bisogno dell’approccio
integrato che impone Bruxelles con le sue
direttive”.
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PERIODICO D’INFORMAZIONE DELLA DELEGAZIONE PIEMONTESE UNCEM
Pie
onti
INSERTO SPECIALE
AL N. 6/2012
La filiera bosco-legno energia
nelle Valli Chisone e Germanasca
di Mauro Piazzi
Una sintesi
dello studio
delle potenzialità
produttive della filiera
forestale, realizzato
dall’Uncem Piemonte
con il contributo
della fondazione
CRT e presentato
a Pomaretto il 24
novembre 2012.
Per uno sviluppo che
muove la montagna
P
arlare di foreste significa parlare
di montagna e di biodiversità,
di molteplicità economica e di
multifunzionalità del territorio. In
Piemonte, l’economia forestale è
fra le più grandi potenzialità – quasi
inespressa – della montagna. Le foreste
possono essere un vettore economico
per le popolazioni residenti sul
territorio montano. L’ingente presenza
sul territorio montano della risorsa
legno (20 milioni di quintali prelevabili
l’anno dai 900mila ettari di foreste
piemontesi) – oggi ancora in gran parte
inutilizzata – deve essere in grado di
sviluppare un’economia locale basata
sulla gestione dei boschi. I numeri
potenziali della filiera legno-energia in
Piemonte sono imponenti: 150-170
milioni di euro all’anno connessi alla
vendita di energia elettrica; un valore
potenziale di energia termica stimabile
in ulteriori 30 milioni di euro; nuovi
investimenti per 350-500 milioni di
euro; circa 2.000 nuovi posti di lavoro
sul territorio per le attività di filiera.
Il Piemonte è certamente la Regione
italiana che potrà delineare il migliore
percorso nello sviluppo della filiera
legno-energia. Il programma avviato
dall’Uncem per la valorizzazione del
legno delle vallate alpine e appenniniche
è sicuramente un modello per tutto
il territorio nazionale. Uncem ha al
suo attivo la realizzazione di numerosi
analoghi studi e ricerche per altre vallate
alpine e appenniniche della nostra
Regione, nonché la predisposizione di
Piani forestali territoriali e aziendali,
di Piani energetici locali, di analisi
tecnologiche comparative di tecnologie
per la produzione di energia da fonti
Inserto speciale
rinnovabili, studi sulla green economy
con particolare riferimento ai territori
montani. Le comprovate esperienze dei
tecnici hanno permesso di individuare
modelli consolidati di gestione forestale
ed energetica, capaci di dare risposte
concrete e determinanti per i sistemi
economici delle Terre Alte. Anche nelle
Valli Chisone e Germanasca.
Il lavoro dell’Uncem, grazie al contributo
della Fondazione CRT, ha come obiettivo
l’incremento dell’utilizzazione dei
boschi sostenibile e la resa energetica
di biomasse legnose di
origine forestale attraverso
l’allestimento di centrali
energetiche che utilizzano
tecnologie all’avanguardia,
e la previsione di
modalità integrate di
approvvigionamento che si
sviluppino a livello locale.
Il modello di gestione
territoriale perseguito è
sostenibile sotto i profili
ambientale, economico,
energetico e sociale, fondato
sulle seguenti finalità:
• cura e manutenzione del
territorio;
• risparmio nell’utilizzo delle
fonti energetiche fossili;
• riduzione dell’inquinamento;
• promozione della cogenerazione;
• valorizzazione degli aspetti sociali
prioritari per le comunità locali.
Per quantificare la disponibilità di
biomassa nell’area dei 16 comuni
delle Valli Chisone e Germanasca sono
stati utilizzati i dati del Piano Forestale
Coperture del territorio (ha)
Aree urbanizzate
1%
Boschi
50%
Acque greti
e zone umide
<1%
Rocce, macereti
e ghiacciai
8%
Praterie,
prato-pascoli,
cespuglieti
40%
Aree agricole
1%
Boschi 50%
Superficie forestale
27.700 ha
L’
L’assetto
orografico ha influenzato
a
anche
l’evoluzione dell’uso del suolo
c ha visto lo sviluppo sui versanti
che
a mezzogiorno di attività agricole e
p
pastorali,
mentre sui versanti più freddi
h favorito il perpetuarsi del bosco.
ha
Territoriale (PFT) dell’Area Forestale
numero 26, realizzato negli anni 20012002 dalla Regione Piemonte.
Si tratta di un’area montana con valori
di quota media spesso al di sopra
dei 1.000 metri e in alcuni casi oltre
i 2.000: aspetto che costituisce una
forte caratterizzazione con conseguenti
problematiche infrastrutturali e socioeconomiche.
In sintesi l’area presa in considerazione è
c
caratterizzata
da:
• 55.747 ha di superficie complessiva;
• 27.700 ha di superficie boscata
totale, di cui il 42% di proprietà
pubblica e il 58% privata;
• principalmente i boschi sono Lariceti
(40%), seguiti da Faggete (18%),
Castagneti (13%) e Pinete di Pino
silvestre (9%);
• sul 49% dei boschi (per un totale di
13.500 ha) sono previsti interventi di
utilizzazione forestale;
• solo il 21% dei boschi è attualmente
servito da viabilità, il 43% se si
considerano le superfici dove sono
previsti interventi;
• 5.800 ha è la superficie di boschi
accessibili (serviti da viabilità per cui è
immediatamente possibile l’accesso e
l’esbosco degli assortimenti legnosi)
nei quali sono previsti interventi di
utilizzazione forestale.
La destinazione prevalente dei boschi
dell’area è quella produttivoprotettiva, interessando circa la metà
della superficie forestale; sono altresì
elevate le classi naturalistica, vista
la grande percentuale di territorio
interessata da aree protette e Siti di
Importanza Comunitaria e protettiva,
con circa il 27% della superficie.
Per quanto concerne gli interventi
selvicolturali il taglio a scelta e i
diradamenti e conversioni sono quelli
che interessano le maggiori superfici,
per un totale circa del 50%: soprattutto
nel secondo caso, ed in particolar modo
per Faggete e Castagneti, il materiale
ritraibile è idoneo alla produzione di
biomassa da cippato valorizzabile con
le utilizzazioni da energia. Ovviamente
anche la residua pratica della
ceduazione è in grado di contribuire a
questo tipo di utilizzazione.
Nell’analisi della viabilità silvopastorale si evidenzia che l’accessibilità
dei boschi dell’area si presenta
abbondantemente al di sotto delle
densità ottimali definite in letteratura,
in particolare modo per quanto attiene
ai soprassuoli boschivi. I valori medi
per l’area si attestano intorno a 15 m/
ha, decisamente inferiori alle condizioni
definite necessarie per una normale
infrastrutturazione.
Secondo il tipo di intervento
selvicolturale previsto si è applicata
una ripresa percentuale: i valori vanno
da un minimo del 20%, nel caso delle
cure colturali, ad un massimo dell’ 80%
nel caso di ceduazioni nei castagneti e
trasformazioni boschive.
Alla ripresa percentuale viene
poi applicato un coefficiente che
tiene conto dell’attitudine alla
triturazione degli assortimenti ricavati
dall’intervento, ottenendo così la
stima della quota parte della ripresa
potenziale destinabile a cippato per usi
energetici.
Si arriva così al volume totale di
biomassa legnosa ritraibile dal bosco
che viene diversificata a seconda
della sua attitudine in materiale da
triturazione o in altri assortimenti.
Considerando l’intera superficie di
13.500 ha dove sono previsti interventi
(che rappresenta il 57% della superficie
boscata complessiva) la biomassa
disponibile risulta essere di 61.500 m3/
anno; se consideriamo solo la superficie
boscata accessibile (i 5.800 ha) il dato si
riduce a 33.000 m3/anno.
Esigenze di servizio (ha)
Boschi serviti
16%
Per un motore che funzioni per
7.500 ore all’anno, tali potenzialità
energetiche possono alimentare uno o
più impianti della potenza complessiva
di circa 1,09 MWe.
Con la realizzazione di tutti gli interventi
previsti relativi alle aree accessibili la
ricaduta occupazionale sul territorio
è stimata in circa 35 unità lavorative
con occupazione stabile durante tutto
l’anno.
Alle ricadute occupazionali vanno
Superficie forestale per proprietà (ha)
16%
Private rilevate
5%
Altri Enti
<1%
42%
58%
Boschi senza
esigenze
di servizio
52%
Boschi
non serviti
32%
Pubblica
42%
Altre proprietà
private
53%
Inserto speciale
Il materiale da triturazione è uno
degli assortimenti di minore pregio
ritraibili dagli interventi selvicolturali,
che attualmente ha poco mercato o
costituisce materiale di scarto. Se il
materiale legnoso di maggiore pregio
sarà destinato ad altre utilizzazioni, quali
legname da opera, paleria o legna da
ardere in pezzi, circa il 45% del legname
potrà essere destinato alla produzione
di cippato per una massa complessiva
di 21.856 tonnellate considerando
interventi su tutta la superficie boscata
che si riduce a 11.685 tonnellate per i
soli boschi serviti da viabilità.
Considerando solo questi ultimi,
l’impiego energetico del legname
destinato a cippato (visto il potere
calorifico del legno) consente di
realizzare un potenziale energetico
annuo di 32.881 MWh.
Nell’ipotesi di utilizzo di impianto a
cogenerazione, con una resa elettrica
netta valutabile intorno al 25% rispetto
al potere energetico e un conseguente
rendimento termico del 50%, possiamo
ipotizzare indicativamente una
produzione annua di:
• 8.220 MWh elettrici
• 16.440 MWh termici.
28
2
8
aggi
aggiunte
ag
gg
giiun
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te que
q
quelle
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derivanti
eriva
rivant
ri
vanti
va
nti da
nt
d
dagl
dagli
agl
gli
assortimenti legnosi prod
dotti con
prodotti
gli interventi selvicolturali effettuati,
in quanto la produzione di cippato
rappresenta solo uno dei prodotti
dell’utilizzazione boschiva. I restanti
assortimenti, tra legname da opera,
paleria e legname da ardere in pezzi,
ammontano complessivamente a
18.317 m3/anno.
Se invece si considera tutta la superficie
forestale, anche quella attualmente
non servita da viabilità su cui il piano
prevede interventi, le potenzialità
energetiche arrivano ad alimentare uno
o più impianti della potenza complessiva
di circa 2 MWe.
Gli strumenti di tutela a disposizione
sono tuttavia molteplici, dalla
pianificazione forestale, all’acquisizione
del marchio di certificazione. Inoltre,
attraverso una gestione associata
delle utilizzazioni con uno schema di
approvvigionamento (Piano Forestale
Aziendale), sarà possibile controllare al
meglio gli interventi.
La corretta gestione delle foreste ha
una indubbia ricaduta positiva
sul territorio attraverso un
miglioramento dell’equilibrio
idrogeologico e la salvaguardia 45%
40%
della produzione legnosa
35%
nel tempo (principio della
30%
sostenibilità). Alcuni punti di
25%
debolezza del sistema, tra i
20%
quali:
15%
• il notevole frazionamento
10%
della proprietà forestale;
5%
• la difficoltà di accesso dovuta 0%
alla carenza di una adeguata
viabilità forestale;
la scarsa
sca
scars
ccaars
rsaa presenza
pres
pr
eessen
seen
nzaa d
dii as
aassortimenti
asso
sso
ort
rti
tim
imen
imen
enti
ntii
• la
legnosi di pregio
pregio;
• la mancata valorizzazione degli altri
assortimenti ricavati dalle utilizzazioni
(il 35-40% della massa utilizzata
totale è oggi rilasciata in bosco perché
la sua trasformazione in biomassa
da triturazione per la produzione
di energia non è economicamente
conveniente);
possono essere superate da una
considerazione: la maggior parte
dei nostri boschi è ricca di biomassa,
una importante risorsa economica
rinnovabile da trasformare non solo in
energia.
L’opportunità sarebbe innescata da due
fattori essenziali:
• esigenza di utilizzare e trasformare
annualmente, attraverso la filiera
corta, grandi quantitativi di biomassa
da triturazione;
• possibilità di valorizzare
economicamente la biomassa da
triturazione locale.
La superficie media della proprietà
forestale privata nell’area considerata
osci
os
sci
cillla tr
cill
tra val
tra
vvalori
va
alo
lorii m
olto bas
ol
b
asssi
assi
si,i pe
p
er cu
er
cuii ilil
oscilla
molto
bassi,
per
coin olgiimento dei p
roprietari for
restali
coinvolgimento
proprietari
forestali
sarà più facilmente gestibile attraverso
forme associate per poter pianificare
meglio gli interventi e ripartire i
compensi.
Il Consorzio (o altra forma associativa)
dovrà essere in grado di sovrintendere
all’intero ciclo della filiera:
• organizzare e gestire i proprietari
dei boschi sia pubblici che privati
anche attraverso la ripartizione delle
remunerazioni relative alle quote di
legname conferito;
• pianificare e gestire gli interventi
forestali sulla base dei Piani Forestali
Aziendali (occupandosi delle
autorizzazioni, dell’affidamento
alle imprese degli interventi e dei
relativi controlli sulla loro regolare
esecuzione);
• organizzare la logistica (viabilità
forestale, depositi temporanei,
piattaforme di conferimento);
• commercializzare il materiale legnoso
utilizzato, garantendo la continuità
di approvvigionamento all’impianto
e l’omogeneità per lotti del prodotto
offerto per gli altri assortimenti.
Principali categorie forestali per assetto (ha)
Boscaglie
pioniere
e di invasione
Castagneti
Faggete
Larici
-cembrete
Pinete
di pino
silvestre
La commercializzazione
del legname in apposite
piattaforme di conferimento,
anello di congiunzione tra
offerta (proprietari dei
boschi) e domanda del legno
(segherie, commercianti di
legno da ardere in tronchetti,
rivenditori…), rappresenta
una sicura valorizzazione dei
prodotti offerti che possono
così spuntare prezzi più elevati.
Inserto realizzato grazie al contributo della Fondazione CRT
EDITORE: UNCEM Delegazione Piemontese DIRETTORE RESPONSABILE: Giovanni Bressano CONDIRETTORE: Filippo Grillo
COORDINAMENTO REDAZIONALE: Marco Bussone REDAZIONE: Mauro Piazzi, Bruno Mandosso, Marialaura Mandrilli,
Alex Ostorero ALLESTIMENTO GRAFICO, PRODUZIONE E STAMPA: AGAM – CUNEO FOTOGRAFIE: AFPT A. Vettoretti, Marco
Bussone, Costantino Sergi
Barca: regia nazionale
per moltiplicare le
eccellenze sul territorio
di Maria Teresa Pellicori
A
una platea di sindaci e
amministratori dei territori montani,
riuniti lunedì 10 dicembre 2012 a
Domodossola nel confronto organizzato
dal presidente nazionale dell’Uncem
Enrico Borghi, il ministro per la coesione
territoriale Fabrizio Barca ha spiegato
la necessità di un programma unitario
nazionale per dare slancio alle già
numerose eccellenze sul territorio, dal
sistema degli alberghi diffusi all’uso
delle risorse naturali come acqua, legno,
biomasse.
“Serve un indirizzo generale, una
regolamentazione che sia abilitante – ha
detto il ministro Barca – e che supporti
le esperienze nel campo delle risorse
naturali. C’è bisogno di rinegoziare
queste risorse e di stabilire norme
omogenee per gli standard, su alberghi
diffusi come su agriturismi, applicando
un unico brand. Ma per fare questo
servono piattaforme di servizio che sono
strumento fondamentale per ridisegnare
le aree interne”.
“Noi abbiamo quello che altri paesi
d’Europa inseguono – ha sottolineato
ancora il ministro – ma la linea
deve essere quella di riavvicinarsi
sistematicamente allo Stato senza dar
luogo a gestioni centraliste”. E ancora,
riferendosi alle risorse comunitarie “I
fondi comunitari sono fondi aggiuntivi,
non costituiscono la base di lavoro, c’è
bisogno di un programma nazionale in
grado di prevedere i risultati attesi dei
progetti su qualità di vita e ambiente,
in un monitoraggio aperto accessibile
a tutti, con modalità moderne e ruolo
significativo del presidio nazionale a
garanzia dell’uniformità delle regole.
Servono progetti integrati che la logica
Fabrizio Barca ed Enrico Borghi
A Domodossola,
accompagnato
da Enrico Borghi,
il ministro per la
Coesione Territoriale
Fabrizio Barca
lunedì 10 dicembre
ha incontrato
cento sindaci e
amministratori della
montagna italiana
dei risultati attesi impone. Penso per
esempio al settore del turismo, con
fidelizzazione della domanda”. Sulla
questione delle governance il ministro ha
proposto il “modello delle communities
land authorities che propone l’Europa,
come l’alleanza tra i sindaci che decide
parallelamente sulla gestione delle
risorse ordinarie e sugli interventi UE
senza sovrapposizioni burocratiche” e
ha dato appuntamento al 15 dicembre
al seminario sulle aree interne e
sulla programmazione 2014-2020
organizzato dal ministero per la coesione
territoriale.
“Le significative aperture del ministro
Barca – ha detto il presidente
nazionale dell’Uncem Enrico Borghi –
confermano l’impegno di innovazione
e di progettualità dei Comuni montani
e delle Unioni dei Comuni montani.
Le esperienze condotte fino ad ora sul
campo possono essere la base sui cui
costruire la nuova programmazione
europea sulle aree interne e montane.
Ringraziamo il ministro Barca per la
capacità di ascolto e di attenzione
mostrata, e rilanciamo il nostro impegno
Attualità
29
Attualità
30
Un momento dell’incontro a Domodossola. Accanto al ministro Barca, i presidenti Giovanni
Francini e Roberto Colombero
per contribuire alla definizione di una
corretta programmazione dei fondi UE
che metta i Comuni al centro”.
Le esperienze presentate al ministro,
dopo i saluti istituzionali da parte
del sindaco di Domodossola Mario
Cattrini e del presidente della Comunità
montana Valle Ossola Giovanni
Francini, hanno riguardato l’esperienza
della Maira Spa riportata dal Sindaco
di Canosio e presidente Comunità
montana Valli Maira e Grana Roberto
Colombero, che ha sottolineato la
straordinarietà di avere un interlocutore
di eccellenza come il ministro Barca, nel
presentare un modello di utilizzo della
risorsa idrica che potrebbe garantire
al territorio uno sviluppo integrato ed
efficiente.
Il recupero e sviluppo delle borgate
montane, con il modello delineato
dall’Uncem Piemonte è stato il tema che
ha proposto Silvio Varetto Sindaco di
Alpette, che ha rimarcato l’importanza,
per favorire lo sviluppo del recupero
delle baite di montagna, di una linea
univoca e di un brand unico che non
disorienti il turista. Il sistema degli
alberghi diffusi è stato illustrato da
Stefano Lucchini, Sindaco di Sauris
e presidente Uncem Friuli Venezia
Giulia: un modello flessibile, applicabile
Acquistando prodotti enogastronomici
e artigianali nelle Terre Alte sostieni la rete
di negozi, botteghe, imprese agricole
dei 553 Comuni montani del Piemonte.
Un gesto semplice, un’attenzione concreta
che ti porta in casa l’Eccellenza
anche ad altre aree territoriali, ma
che necessità di una normativa unica
a livello nazionale. Nell’intervento
di Ugo Baldini, presidente Caire, la
necessità di utilizzare nuove modalità
per interpretare una geografia delle aree
urbane e delle aree rurali, così come
quella delle aree interne e montane e
delle città metropolitane: una geografia
diversa che ha bisogno dell’esperienza
di una cultura rurale radicata nelle
pratiche di manutenzione e di governo
del territorio.
Luca Della Bitta, sindaco di Verceia,
ha presentato il caso Val Chiavenna
e in particolare la lunga esperienza di
quel territorio in materia di gestioni
associate, rimarcando che i Comuni di
montagna non chiedono “elemosine”
o aiuti di stato ma solo di poter
essere protagonisti del proprio futuro
disponendo delle risorse di cui sono
ricchi. Un’analisi del comparto forestale
e della difficile situazione che sta vivendo
è stata riportata da Vincenzo Luciano
dell’Uncem, che ha chiesto che il
comparto rimanga in capo agli enti locali
evitando inutili sprechi quali per esempio
le agenzie regionali.
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Attualità
32
Franco Bertoglio,
colonna della
montagna piemontese
di Bruno Mandosso
L’
Franco Bertoglio
L’ultimo saluto
all’instancabile
promotore delle
politiche per
la montagna in
Piemonte e nella
Provincia di Torino.
Fu direttore Uncem
dal 1973 al 2000.
Un esempio per le
nuove generazioni
di Amministratori
e funzionari pubblici
impegnati nelle
istituzioni
ufficio di presidenza, la Giunta,
il Consiglio, lo staff dell’Uncem
e tutti gli amministratori delle aree
montane del Piemonte si sono uniti,
all’inizio di novembre, al cordoglio per
la morte di Franco Bertoglio, per mezzo
secolo anima della politica montana
piemontese e colonna della Delegazione
Uncem, guidata come direttore dal
1973 al 2000. “Il cordoglio unanime –
afferma il presidente Uncem Piemonte
Lido Riba – è motivato dal grande
affetto che legava Franco a quanti
hanno lavorato con lui per cinque
decenni. Bertoglio era stato tra i primi
a credere fortemente nella necessità
di vere politiche per la montagna,
capaci di fermare lo spopolamento e
generare nuovo sviluppo economico.
Ne avevamo parlato alcuni mesi
fa, quando il Consiglio Uncem lo
premiò, nell’anno in cui ricorre il 60°
anniversario di fondazione dell’Unione
dei Comuni e degli Enti montani, per
il suo instancabile percorso a servizio
della montagna. Bertoglio, nel lavoro
appassionato in Provincia e all’Uncem,
aveva ben chiari i motivi che spinsero i
Padri costituenti a scrivere l’articolo 44
della Costituzione, dove si riconosce
la specificità delle aree montane.
Questo comma ispirò le prime leggi
sulla montagna, che Bertoglio contribuì
ad attuare con grandi figure politiche
Il ricordo di Gianni Oberto Tarena
L’Uncem, la Federbim e Pro Natura Torino hanno
ricordato, nel centenario della nascita, la figura
di Gianni Oberto Tarena, venerdì 30 novembre a
Borgofranco d’Ivrea. Gianni Oberto, classe 1902,
fu persona di spicco per il Canavese e per l’intero Piemonte, e oltre ad essere brillante avvocato,
ricoprì diverse cariche istituzionali di grande rilievo: nel 1965 fu eletto Presidente della Provincia di Torino; partecipò alla nascita della Regione
Piemonte nel 1970 come Presidente del Consiglio Regionale e poi come primo Presidente della
Giunta Regionale nel biennio 1973-1975; fu Presidente Uncem Piemonte, vicepresidente Uncem
nazionale e presidente del Parco Nazionale Gran
Paradiso. A Borgofranco, nel cuore del Canavese,
in occasione del 50° anniversario della Federbim,
è stato presentato anche il libro di Walter Giuliano che raccoglie alcuni scritti di Oberto, sino al 1980, anno della morte. Il testo
si può richiedere alla Federazione Pro Natura scrivendo a [email protected].
piemontesi quali Giovanni Sartori,
Giovanni Giraudo, Gianni Oberto,
Edoardo Martinengo, Gian Romolo
Bignami. Gli siamo grati, perché quelle
politiche nate in Piemonte contagiarono
l’Italia. L’impegno di Bertoglio è
sicuramente uno stimolo oggi per
continuare con determinazione a
costruire una nuova politica montana,
coinvolgendo i giovani e unendo
maggiormente sindaci e amministratori
dei nostri Comuni”.
“Il ricordo di Franco Bertoglio –
aggiunge il presidente nazionale
dell’Uncem Enrico Borghi – è al tempo
stesso riconoscente e ammirato. Gli
dobbiamo grande riconoscenza per
tutto ciò che ha fatto al servizio della
montagna piemontese e italiana,
e di come ha saputo spendere la
sua professionalità con capacità e
intelligenza. L’ammirazione è per il
tratto dell’Uomo, per lo stile e per la
passione che ha sempre messo nel
Attualità
33
Franco Bertoglio con Giovanni Francini, Lido Riba, Alberto Buzio, Enrico Borghi
suo operato, e che gli ha consentito di
essere stimato e apprezzato dai tanti
amministratori montani coi quali è
entrato in contatto in decenni di lavoro.
Con lui se ne va un vero montanaro.
Ciao Franco, e grazie!”.
La biografia di Franco Bertoglio
Si occupa di problemi montani dal
1955, anno in cui – diplomatosi geometra – iniziò a lavorare all’Ispettorato Ripartimentale delle Foreste di
Torino, occupandosi dell’applicazione
della prima “Legge per la montagna”
e dei lavori di sistemazione idraulico-forestale dei bacini montani. Anche grazie all’esperienza acquisita in
questi settori, nel 1961 venne assunto
dalla Provincia di Torino che intendeva sviluppare e potenziare una struttura appositamente creata per agire
in favore delle proprie zone montane.
Da allora ha lavorato presso il Servizio
Montagna della Provincia di Torino che
ha diretto dal 1979 al maggio 2004.
Presso la Provincia ha ricoperto anche
l’incarico di Direttore dell’Area Attività
produttive, Turismo e Cultura dal 1988
al 2004 e di Vice Direttore Generale dal
2002 al 2004.
Nell’Uncem (Unione Comuni Comunità
Montane) ha ricoperto la carica di Segretario della Delegazione Piemontese
dal 1973 al 2000.
Tra il 1963 e il 2004 Franco Bertoglio è
stato autore di numerose pubblicazioni
nonché di articoli su riviste specializzate inerenti problemi tecnici e politicoamministrativi delle zone montane.
Nel 1974, mentre le Comunità monta-
ne Piemontesi muovevano i loro primi passi con l’aiuto della Provincia e
dell’Uncem, Franco Bertoglio – direttamente partecipe al dibattito della
complessa problematica e ai conseguenti adempimenti tecnici e politicoamministrativi – si laureava con il massimo dei voti e la lode presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università
di Torino presentando
uno studio dal titolo
“La politica dello Stato
Italiano per la montagna nell’ultimo
cinquantennio, con particolare riferimento al Piemonte”. Lo studio è stato
pubblicato nel 1975 nella collana “Documenti della Regione Piemonte”.
Dal 1982 al 1997 ha curato la redazione del mensile ufficiale di informazione dell’Uncem Nazionale “Montanaro
d’Italia” diventato nel 1982 “Montagna Oggi”, bimestrale di attualità
montana.
Nel 2002 in occasione del cinquantenario della costituzione dell’Unione
Nazionale Comuni ed Enti Montani
(Uncem) ha scritto “Uncem Nazionale
1952-2002: Mezzo Secolo di Storia”.
Nel 2004 ha curato la sezione “La battaglia per la montagna” nel volume di
Valter Giuliano per la Federazione nazionale Pro Natura dedicata a Gianni
Oberto Tarena: “Tra Natura e Politica.
Testimonianze di un precursore”.
Nel 2005 ha pubblicato per la Delegazione Piemontese dell’Unem il volume:
“Uncem in Piemonte: cinquant’anni a
servizio della montagna” che racconta la storia delle tante battaglia per i
territori montani piemontesi e dei loro
protagonisti.
Attualità
34
Pie
onti Risorse srl
per i Comuni e per le imprese
Viviamo per lo sviluppo della montagna. PieMonti Risorse è il miglior partner per gli enti
locali e le imprese che hanno le Terre alte nel loro Dna. Di una cosa siamo certi: la crescita
del Paese e dell’Italia passa dalle aree fino a ieri considerate marginali, che oggi invece
sono il cuore dell’Europa, con una rete forte di comunità interconnesse
S
viluppare un progetto di crescita
per il territorio montano vuol
dire conoscere le esigenze delle aree
montane del Piemonte, relazionarsi
con gli enti e le imprese, verificare dati
economici e storici. La green economy
è per i territori montani uno dei
principali fronti del lavoro. L’innovazione
è strategica per far crescere la rete di
relazioni, riequilibrare il rapporto tra città
e montagna, tra aree urbane e rurali,
tra consumatori di risorse e naturali. Per
questo, lo sviluppo passa anche da alcuni
importanti progetti che PieMonti Risorse,
la società espressione dell’Uncem
Piemonte nata ad aprile 2012, sta
sviluppando e seguendo su tutto l’arco
montano della Regione (553 Comuni,
la metà con meno di mille abitanti,
nel 52% del territorio piemontese),
esempio per altre aree italiane. Come la
costruzione di strumenti per il commercio
delle eccellenze enogastronomiche sulla
rete internet e la valorizzazione delle
borgate alpine e del patrimonio edilizio
dismesso nelle Terre alte.
PieMonti Risorse srl (www.piemontirisorse.it)
è una società di proprietà dell’Uncem
Piemonte, l’Unione dei Comuni, delle
Comunità e degli Enti montani. L’attuale
presidente, Marco Cavaletto, è
affiancato da Filippo Cigala Fulgosi,
Giuseppe Tresso e Marco Bussone,
oltre che da un gruppo di consulenti e
collaboratori qualificati su tutti i fronti di
impegno della società.
È il partner ideale degli enti locali e delle
imprese del territorio montano, per
individuare nuove strategie di sviluppo
e promozione, nuovi canali di crescita
economico-sociale, nuove opportunità di
posti di lavoro.
PieMonti Risorse srl
Sede legale: via Legnano 27, 10128 Torino
Sede operativa: via Verdi 20, 10124 Torino
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Servizi su misura
PieMonti Risorse Srl offre un’ampia gamma di servizi per Comuni, Comunità
montane, imprese, studi di professionisti, che operano nel territorio piemontese (non solo montano) e in altre Regioni. Eccoli in sintesi:
• Realizzazione di servizi ed attività connesse alla valorizzazione, tutela e utilizzo del patrimonio naturale e ambientale del territorio montano.
• Realizzazione di servizi e attività connesse al settore delle energie rinnovabili, compresa la ricerca, lo studio e la diffusione di metodologie tecniche.
• Attività di formazione e di servizi di consulenza per gli enti locali e le imprese
che operano in ambito economico.
• Realizzazione di progetti di recupero e valorizzazione del patrimonio edilizio
e architettonico montano.
• Gestione di progetti e interventi finalizzati alla valorizzazione turistica dei
territori.
• Strumenti per la valorizzazione culturale del territorio e la tutela del patrimonio storico e umano.
• Progetti di comunicazione, per gli enti le imprese, curando l’organizzazione
di convegni, fiere, attività editoriali, promozione su media e internet; organizzazione manifestazioni, convegni e fiere.
• Progettazione e sviluppo di attività connesse a progetti proposti dall’Unione
Europea e ai programmi finanziati da altri organismi regionali, nazionali e
internazionali.
Primo Piano
35
Attualità
36
Comunità montane
dentro una tesi
di Silvia Rodeghiero
C
on il lavoro di studio ho voluto
approfondire la tematica relativa
alle Comunità montane, nel tentativo
di comprendere se sia stato giustificato
l’accanimento manifestato nei confronti
di questi enti all’indomani della crisi
economico-finanziaria che ha colpito il
nostro Paese e dei clamorosi casi di abuso
della disciplina evidenziati dall’ormai
celeberrimo libro-inchiesta di Stella e
Rizzo (“la Casta”, 2007), che ha acceso
la miccia di tutte le successive discussioni
sorte sull’argomento.
Si è partiti dal troppo spesso dimenticato
articolo 44 della Costituzione, ai sensi
del cui secondo comma “la legge
dispone provvedimenti a favore delle
zone montane”, per procedere poi a
un esame delle principali normative e
pronunce giurisprudenziali che hanno
interessato i territori montani, fino alle
nefaste conseguenze che l’articolo 16
del decreto-legge 138/2011 avrebbe
prodotto se non fosse intervenuto il
successivo art. 19 della Spending review
(decreto-legge 95/2012), il cui comma
terzo ha preso in considerazione proprio
le Terre alte, prevedendo l’istituzione di
Unioni di Comuni montani, una sorta di
evoluzione delle Comunità montane, che
Silvia Rodeghiero
Silvia Rodeghiero,
di Asiago, si è laureata
in Giurisprudenza con
una lavoro di analisi
e ricerca sulla storia
e sul futuro degli enti.
Ecco una sintesi
della sua tesi
si salvano dalla soppressione e trovano,
anzi, nuovo slancio.
La seconda parte della tesi è dedicata
a una terra che amo, alla “mia” terra,
l’Altopiano di Asiago, e alla Comunità
montana “Spettabile Reggenza dei Sette
Comuni”, dalle origini alle prospettive
future, soprattutto alla luce della recente
legge regionale n. 40, approvata il
19 settembre scorso, disciplinante le
nuove “Unioni montane”. In merito
al provvedimento sono state raccolte
opinioni divergenti: se da alcune
parti è stato manifestato un certo
entusiasmo, non altrettanto può dirsi
per gli amministratori altopianesi, che
hanno rilevato dei punti critici nella
disciplina. In primis, l’eccessivo numero
di consiglieri (tre membri per Comune)
e, in secondo luogo, la questione degli
ambiti territoriali: potendo i Comuni
presentare alla Giunta le loro proposte di
Unione, infatti, preoccupa la possibilità
che in Altopiano si vengano a creare
una pluralità di Unioni, dunque, con una
possibile duplicazione di enti, di organi,
di funzioni e con problematiche non
indifferenti anche per quanto riguarda
il censuario e la ripartizione dei rapporti
attivi e passivi che attualmente fanno
capo alle Comunità montane.
Al momento, si sono potute formulare
solo delle ipotesi in merito a quello
che potrà essere il futuro per questo
territorio, poiché occorrerà attendere
le deliberazioni della Giunta regionale
e la formulazione delle proposte di
Unione da parte dei Comuni. Certo è
che questi ultimi dovranno sforzarsi di
superare il campanilismo che da sempre
li caratterizza per dedicare la loro
attenzione solo al bene della montagna
e delle sue genti, nella consapevolezza
delle potenzialità insite in questi territori
e nella speranza che le stesse vengano
sviluppate e sfruttate, in modo tale da
allontanare dagli enti montani l’epiteto
di “carrozzoni”.
37
37
Assicuriamo
la montagna
Per rispondere
alle specificità delle
realtà più piccole
I piccoli Comuni montani
e le Comunità montane
spesso si trovano in
difficoltà per i loro
programmi assicurativi:
• per il limitato interesse
da parte degli operatori
del settore;
• perché le loro statistiche
individuali di sinistri
possono essere
inattendibili a causa
dell’insufficienza del
campione di dati;
• perché spesso non
hanno in organico le
professionalità in grado
di valutare le condizioni
generali adeguate alle
loro realtà.
Per rispondere alle loro
difficoltà, l’U.N.C.E.M.
Piemonte ha siglato
con L’ARCA Consulenza
Assicurativa Srl una
specifica Convenzione
a favore dei Comuni
montani
L
a presente Convenzione si prefigge lo
scopo di dare possibilità agli Associati
di stipulare delle coperture assicurative
specifiche per gli Enti Pubblici montani
a condizioni e premi particolarmente
vantaggiosi che singolarmente sarebbe
molto difficile ottenere. Oltre a tutte
le polizze che necessitano ad una P.A.
il nostro settore “Enti pubblici” ha
studiato una soluzione per assicurare la
“Responsabilità Civile Patrimoniale di
ogni singolo organismo della Pubblica
Amministrazione” e contro i rischi
derivanti dalla loro attività, per i singoli
Amministratori e singoli dipendenti dei
Comuni e delle Comunità montane
secondo quanto previsto dalla Legge
244/2007.
Il servizio verrà integrato con specifici
momenti formativi a favore del
personale dell’Ente riguardo alle
metodologie della gestione dei contratti
(pagamento premi, comunicazioni varie,
modifiche) e dei sinistri.
I prodotti verranno commercializzati con
il tramite del Broker di assicurazione
L’ARCA Consulenza assicurativa S.r.l.
e dal suo settore “Enti pubblici”
composto da:
• Luciano Ronchietto Risk manager
Enti Pubblici
[email protected]
cell. 3456202507
• Claudio CODA Broker
[email protected]
cell. 3356455432
• Franco Giorgio
[email protected]
cell. 3468811672
Le condizioni di polizza applicate
saranno visibili e scaricabili sul sito della
Soc. L’ARCA Consulenza assicurativa Srl:
ww.larcasrl.it
Azienda in primo piano
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L’ARCA
CONSULENZA ASSICURATIVA Srl
CHI SIAMO
La nostra azienda opera sul mercato
assicurativo italiano da oltre 35 anni
in vari settori merceologici (Imprese
Edili, Alberghi, Attività commerciali
e artigiane, Imprese aeronautiche,
Sanità) e ha individuato le difficoltà
sempre crescenti dovute a continue
modifiche legislative ed organizzative
della Pubblica Amministrazione nella
gestione delle pratiche assicurative.
A questo proposito negli ultimi anni,
L’Arca ha istituito un settore specifico
che tratta Enti pubblici, Istituti,
Consorzi, Aziende con partecipazione
pubblica (i quali ormai sono sottoposti
in ogni istante a continue modifiche
legislative ed organizzative, anche
per quanto riguarda le pratiche di
assicurazione), che gestisce circa
l’80% delle Amministrazioni Comunali
Valdostane, il cui Responsabile (sig.
Ronchietto: Risk Manager Enti Pubblici
e Consulente del CELVA Consorzio
Enti locali della Valle d’Aosta sulle
problematiche assicurative) ha
collaborato personalmente alla
preparazione del testo della Polizza di
Responsabilità Patrimoniale e Tutela
legale dell’Amministrazione Regionale.
A suggello dell’impegno e serietà
dimostrata dal nostro settore, L’ARCA
ha avuto l’importante incarico da parte
della Regione Autonoma Valle d’Aosta
di studiare i capitolati di polizza relativi
ai contratti di responsabilità civile
generali e del rischio incendi di tutte
le proprietà regionali per l’appalto
dell’anno 2002.
La professionalità che ci
contraddistingue e la profonda
conoscenza del settore della P.A. ci
ha permesso di siglare un importante
accordo con il CELVA (Consorzio Enti
locali della Valle d’Aosta), i cui dettagli
sono pubblicati sul sito ww.celva.it alla
voce convenzioni, per quanto riguarda
la copertura della Responsabilità
civile patrimoniale per tutte le
Amministrazioni pubbliche valdostane a
condizioni particolarmente vantaggiose.
Le assicurazioni sono da sempre
un argomento molto delicato che
va trattato con molta attenzione e
professionalità, per poter offrire un
servizio che sia sempre all’avanguardia
abbiamo investito molte energie nella
formazione, partecipando a numerosi
convegni e corsi di perfezionamento
organizzati sia dall’AIBA (Associazione
di categoria) e da società specializzate
in materia assicurativa degli Enti
Pubblici. Tutto ciò ci permette di
essere costantemente aggiornati
sulle ultime sentenze e Decreti che
possono interessare il settore pubblico.
Questi nostri costanti aggiornamenti
ci hanno portato ad instaurare dei
contatti anche con realtà fuori dalla
Valle d’Aosta permettendoci di avviare
delle trattative con Amministrazioni
Provinciali e Comunali Piemontesi e non
che stanno procedendo positivamente.
Recentemente abbiamo siglato un
importante accordo con l’UNCEM
Piemonte riguardante tutte le coperture
assicurative relative ai piccoli Comuni
montani che permetterà agli Enti
aderenti di avere, oltre ad un notevole
risparmio di costi delle polizze, anche
un servizio preciso e puntuale circa
la gestione completa del servizio
assicurativo.
Per essere ancora più competitivi e
aggiornati nel mercato assicurativo,
la Direzione della nostra azienda sta
approntando la costruzione di un sito
internet che ci permetterà di essere
ancora più presenti a livello nazionale,
dove tra l’altro occupiamo la 59a
posizione nel ranking delle agenzie di
brokeraggio italiane.
Nel contempo abbiamo anche ottenuto
la certificazione ISO9001.
La nostra azienda, per poter offrire
un servizio sempre più attento alla
clientela, si avvale della collaborazione
necessarie assistendo altresì nella
trattazione di eventuali sinistri.
di 22 persone che si occupano dei
seguenti settori:
✔ Contabilità generale
✔ Contabilità clienti e Compagnie
✔ Ufficio sinistri, assunzione e gestione
✔ Assunzione dei rischi
✔ Segreteria
✔ Settore Enti Pubblici
✔ Settore Centrali idroelettriche,
biomasse, energie rinnovabili in
genere
✔ Settore rischi di montagna (Impianti
di risalita, guide, maestri di sci ecc.)
✔ Settore Turistico Alberghiero
✔ Settore Sanità
✔ Settore Aeronautico
✔ Settore Industriale, Edile e dei Trasporti
✔ Settore Famiglie
✔ Settore Commerciale
• Istruzione e collaborazione con il
personale indicato dall’ente per la
gestione dei contratti assicurativi
circa le condizioni contrattuali,
le metodologie di gestione, ed i
sinistri.
La nostra azienda, dopo aver fatto
un’analisi dettagliata delle coperture e
dei rischi da assicurare e/o già assicurati,
valuterà che essi siano sufficienti e in
linea con le migliori condizioni ottenibili
sul mercato e sulla base dei programmi
di volta in volta approvati e negozierà
per conto del cliente con le Compagnie
tutte le modifiche che si rendessero
• La possibilità da parte del cliente
di entrare, dopo una richiesta di
autorizzazione, nel nostro sito per
verificare lo stato della propria
posizione assicurativa (pagamenti,
sinistri, ecc…).
Resta, naturalmente, al cliente la
sottoscrizione dei contratti e di ogni
altro documento riguardante la gestione
assicurativa e resta altresì inteso che
il nostro servizio è prestato senza
oneri a Vostro carico, ci metteremo in
contatto con Voi per approfondire più
dettagliatamente questo accordo.
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che fanno parte di un’orchestra, ha
trovato in breve tempo l’accordatura
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e collaboratori esterni.
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ed eventi e il laboratorio tecnico
suddiviso nelle aree Informatica e
prodotti per ufficio. Sul nostro sito web
www.mnt.it troverete tutti i numeri
di telefono ed i riferimenti per poterci
contattare.
LE CERTIFICAZIONI
Mediatech nel corso degli anni ha
raggiunto l’obiettivo di ottenere la
certificazione di marchi prestigiosi
diventando, Cisco Partner, Barracuda
Diamond Partner, DELL, Olivetti ed
altre ancora. A giugno 2011 Mediatech
ha implementato il livello di sicurezza
del proprio Data Center di Milano
ed ha ottenuto la certificazione ISO/
IEC 27001 da parte di Certiquality.
Di fatto questo tipo di certificazione
rappresenta lo standard internazionale
al quale fa riferimento il Codice
dell’Amministrazione digitale CAD,
entrato in vigore definitivamente il
25 gennaio 2012, in riferimento alla
continuità operativa ed al piano di
disaster recovery.
L’obiettivo del nuovo standard ISO
27001:2005 è proprio quello di
proteggere i dati e le informazioni
da minacce di ogni tipo, al fine di
assicurarne l’integrità, la riservatezza
e la disponibilità, e fornire i requisiti
per adottare un adeguato sistema
Azienda in primo piano
42
di gestione della sicurezza delle
informazioni (SGSI) finalizzato ad una
corretta gestione dei dati sensibili
dell’azienda.
I NOSTRI SERVIZI
PROPOSTI PER UNCEM Piemonte
CONNETTIVITÀ
Partiamo dal concetto del famigerato
termine ”digital divide” che in pratica
indica il divario che esiste tra chi
ha accesso effettivo alle tecnologie
dell’informazione (personal computer
e Internet) e chi ancora ne è escluso
perché non raggiunto dalla connettività
in modo parziale o totale. I rapporti
pubblicati dall’Unione Europea indicano
che anche se l’anno 2011 ha registrato
una forte crescita della banda larga, in
Italia solo il 17% degli utenti (aziende,
PA, privati) viene raggiunto, mentre
ancora un’alta percentuale utilizza
connettività di qualità molto inferiore.
Ne consegue che molte località del
nostro territorio risultano ancora oggi
scoperte o difficilmente raggiungibili.
I servizi di connettività che Mediatech
è in grado di offrire in quelle zone che
entrano in questa fascia sono di due
tipi: WI-FI e SATELLITARE. Laddove
il cavo o la fibra non arriva, siamo in
grado di distribuire la connettività con
i nostri partners qualificati che da anni
operano nel settore della tecnologia
informatica e che abbiamo selezionato
in vari anni di esperienza, Mediatech
può seguire direttamente tutta la
procedura dal ricevimento dell’ordine
fino all’attivazione ed il collaudo finale
della connessione.
I NOSTRI PRODOTTI
PROPOSTI PER UNCEM Piemonte
mntSync – LA SOLUZIONE
PER LA CONTINUITÀ OPERATIVA,
IL DISASTER RECOVERY
ED IL BACKUP DEI DATI
Dallo scorso anno Mediatech ha
siglato un accordo con una società
americana che ha creato una nuovissima
tecnologia per la protezione dei dati
altamente scalabile, ottimizzata anche
per le condizioni nelle quali il tipo di
connettività non sia di alta qualità e
specificatamente creata da zero per la
salvaguardia dei portatili, dei personal
computer e dei server. La soluzione
provvede a proteggere in continuo i
dati e consente un accesso sicuro ed
immediato ai dati stessi attraverso un
comune browser che si utilizza per
navigare su Internet o su un dispositivo
mobile (smartphone, ipad). Indichiamo
alcuni dei motivi per scegliere questo
tipo di soluzione rispetto ad altre
esistenti:
• Semplicità di utilizzo e grandi
performance
– Si configura facilmente ed in tempi
rapidissimi (15 minuti)
– L’agente lavora sul server o pc senza
lasciare traccia
– Il ripristino dei dati è gestito
direttamente da un utente non
tecnico
– La frequenza dei backup è flessibile e
può essere gestita
– La CPU della postazione sulla quale
si installa viene utilizzata in maniera
intelligente
• Deduplica Globale (una tecnologia
unica sul mercato dei prodotti per il
backup)
– Il backup si accorge se la connettività
è di bassa qualità e ne risparmia
l’utilizzo, così come lo spazio sul disco
che viene ottimizzato fino al 90%
– La deduplica salva solo i bit (pezzi di
informazione) che vengono variati tra
un backup e l’altro
– L’utilizzo del processore sulla
postazione dove mntsync è installato
si riduce del 95% rispetto ad altri
prodotti di backup.
• Ottimizzazione della banda
– mntSync si regola automaticamente
basandosi sul tipo di connessione
–
•
–
–
•
–
–
(riduce i consumi in presenza di
una connessione di scarsa qualità,
li aumenta quando trova una
connessione di buona qualità)
Il backup continua anche se si
verificano disconnessioni sulla rete o
microinterruzioni.
Accesso istantaneo ai dati
Gli utenti possono ricercare e
ripristinare qualsiasi file o istantanea
in diversi momenti nel tempo
Le informazioni posso essere
visualizzate anche da dispositivi mobili
(Iphone, Ipad, Android) e da qualsiasi
PC collegato ad Internet.
Sicurezza
Protezione completa delle
informazioni con crittografia 256bit
SSL network ecryption e 256bit AES
storage encryption
Utilizza protocolli di sicurezza LDAPS,
HTTPS.
mntSync può essere distribuito in
modalità privata, con un’installazione
direttamente sulla postazione
indicata, in circa 20’ la procedura
viene completata ed è subito attiva,
o in modalità cloud con la quale
le informazioni vengono salvate
direttamente sui server localizzati nel
data center di Mediatech a Milano
sempre raggiungibile 24h al giorno e
7 giorni su 7. Il prodotto attualmente
è già installato nel mondo e per darvi
alcuni esempi di quanto sia affidabile
il prodotto, sappiate che alcuni dei
clienti sono: NASA, DHL, XEROX, AVG,
MCAFEE, KPMG, DELOITTE.
Con l’entrata in vigore del Codice
dell’Amministrazione digitale di
quest’anno, abbiamo pensato di offrire
gratuitamente il prodotto completo
di tutte le funzionalità per un periodo
di 30 gg, ed un listino dedicato alle
P.A. particolarmente conveniente che
ci differenzia notevolmente rispetto
ad altre soluzioni che offrono un
servizio simile ma non comparabile
in termini di prestazioni, affidabilità
e facilità di utilizzo. Troverete i prezzi
digitando questo indirizzo: http://www.
mnt.it/prodottiesoluzioni/mntsync/
tabid/1246/default.aspx, nella stessa
pagina troverete un modulo che se
compilato potrà consentire di richiedere
informazioni ulteriori.
mntRD – LA SOLUZIONE PER
LA MOBILITÀ ECOSOSTENIBILE
il bike sharing elettrico
Circa 8 anni fa Mediatech ha
interamente sviluppato e realizzato
questo prodotto per il settore
industriale, la prima versione era
rappresentata da una scheda ed
un software in grado di gestire una
serie di operazioni automatiche ad
altissima velocità e con una precisione
impeccabile, l’evoluzione di questo
prodotto nel corso del tempo ci ha
permesso di realizzare un anno fa una
soluzione dedicata al bike sharing
elettrico. In pratica si tratta di un sistema
per l’utilizzo di biciclette che sono
dotate di un sistema di pedalata assistita
da un dispositivo elettrico a batteria
che viene ricaricato automaticamente
mediante dei pannelli ad energia solare
installati nella pensilina fotovoltaica una
volta che la bicicletta viene consegnata
nella ciclostazione. Anche persone non
molto atletiche che vogliono concedersi
un giretto senza fare troppa fatica o
che devono affrontare salite un po’
impegnative, potranno godersi questo
mezzo ad impatto zero sul nostro
ambiente. Le biciclette sono disponibili
in vari modelli, tradizionali e in versione
mountain, e sono dotate di microchip
di riconoscimento per la loro immediata
identificazione. Le ciclo-stazioni di
prelevamento e di consegna e le
biciclette sono realizzate da un nostro
partner mentre la tecnologia Mediatech
gestisce completamente tutte le fasi
della ciclo-stazione dal controllo sul
livello di carica della batteria, blocco
e sblocco dei dispositivi di sicurezza,
dal prelevamento alla consegna della
bicicletta ed attenzione al ladri… perché
la stazione è dotata di telecamere di
sicurezza e ciascuna bicicletta è dotata
di un localizzatore GPS con il quale
siamo in grado di capire dove si trova
in qualsiasi momento per cui di fatto il
progetto viene completamente iniziato e
concluso da noi.
Come funziona il servizio
Il Cittadino, tramite una tessera
elettronica di riconoscimento, può
usufruire del servizio di Bike Sharing
ritirando una bicicletta presso un
qualsiasi punto di posteggio presente
nella città dove sono installate. L’utilizzo
del sistema è facile ed intuitivo e
permette a chiunque di usufruire di
questo servizio in piena libertà. La
bicicletta ritirata, dopo il suo utilizzo,
può essere riconsegnata in un qualsiasi
posteggio anche diverso da quello
di prelievo. Il sistema centrale potrà
rilasciare al gestore dell’impianto un
elenco dettagliato degli spostamenti
effettuati dagli utenti (calcolando
la stazione di presa e la stazione di
riconsegna) ed una contabilizzazione
precisa degli eventuali addebiti su base
oraria. La tessera elettronica (fornita
anche in versione portachiave) permette
di gestire un credito prepagato che
viene scalato in occasione degli utilizzi
da parte dell’utente. L’utente, tramite
l’accesso a lui riservato al portale web,
può interrogare il saldo del suo credito
ed eventualmente, tramite strumenti
di pagamento elettronico, caricarne
dell’aggiuntivo.
Il nostro software gestisce l’anagrafica
degli utenti utilizzatori e di tutte le
tessere elettroniche a loro assegnate.
Ogni tessere elettronica può gestire un
credito e le sue ricariche per permettere
l’utilizzo delle biciclette. In caso di
smarrimento o furto è possibile dal
sistema bloccare la tessera e rilasciare
all’utente una nuova tessera con
caricato il credito residuo della tessera
bloccata.
È possibile inoltre limitare l’uso di
determinate tessere al funzionamento
con specifici cicloposteggi al fine di
creare diversi tipi di profilazione utente.
Così facendo si creano delle tessere
che funzionano solo in determinate
zone di competenza territoriale. Tramite
una interfaccia intuitiva e di facile
consultazione è possibile conoscere in
tempo reale lo stato di funzionamento
dei cicloposteggi. Questa consultazione
può essere fatta anche da terminali
portatili o smartphone.
Un cruscotto operatore permette di
evidenziare in tempo reale eventuali
malfunzionamenti delle postazioni
bicicletta per permettere una rapida
soluzione del problema da parte
della squadra di operai adibiti alla
manutenzione. Un primo tentativo
di ripristino può essere eseguito in
telediagnosi richiedendo alla scheda
elettronica di effettuare un reset e
relativa verifica di tutti i sensori ad essa
collegati. Qualora il problema non si
dovesse risolvere è possibile disattivare
remotamente la singola postazione che
evidenzia problemi di funzionamento
per evitare che venga utilizzata dagli
utenti.
Successivamente la squadra di
manutenzione potrà intervenire per
risolvere direttamente il guasto tecnico.
Abbiamo già realizzato importanti
installazioni che sono operative nei
comuni di Vimercate (MB), Benevento
e Salerno e visto il successo della
soluzione sono in corso trattative con
almeno altri 5 importanti città italiane e
altre 2 all’estero.
Questo progetto “eco-sostenibile”
permette di migliorare la mobilità nel
pieno rispetto delle politiche ambientali
nate per migliorare la vivibilità dei centri
urbani garantendo al cittadino una
serie di benefici tangibili. La mobilità
eco-sostenibile è in grado di conciliare
il diritto agli spostamenti del cittadino
con l’esigenza di ridurre l’inquinamento
dei veicoli a motore a combustione nei
centri urbani.
Azienda in primo piano
43
Cultura
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Recensioni
a cura di
Ambra Lazzari
Malato di montagna
Hans Kammerlander, tirolese, alpinista estremo, guida alpina e maestro di
sci, è uno dei più famosi alpinisti d’alta quota del mondo.
H
Hans Kammerlander, Malato
di montagna, 2003, ed. TEA,
pagine 262
ans Kammerlander racconta la sua
passione per la montagna e le sue
esperienze di fortissimo ma anche umanissimo
alpinista. Esperienze certamente non comuni
visto che al suo attivo conta dodici Ottomila,
tra cui la solitaria all’Everest senza ossigeno in
17 ore, la discesa con gli sci sia dall’Everest che
dal Nanga Parbat, varie spedizioni in Patagonia,
e moltissime salite nelle Alpi.
Nei primi anni ‘60, nel Sud Tirolo, ad Acereto,
un piccolo paese della Val di Tures, un bambino
di otto anni s’incammina, come tutti i bambini,
un po’ svogliatamente verso scuola. Sembra una mattina come tutte le altre ma ecco
che incrocia una donna e un uomo, sono alpinisti, lo capisce dagli zaini, dai pantaloni
a zuava e dai calzettoni di lana. I due gli chiedono informazioni sulla strada per il
Moosstock, la montagna di Acereto. Il bambino gliele da, e resta a guardarli mentre si
allontanano verso la loro meta. In quel momento scatta la molla, un istinto irrefrenabile,
la decisione è repentina e naturale: di andare a scuola non se ne parla nemmeno.
Nasconde la cartella e, senza farsi vedere, segue i due turisti. Li segue e li precede
fino alla cima del Moosstock. L’emozione e la liberazione che provò sulla cima lo
accompagnerà per tutta la vita, la montagna quel giorno lo aveva preso. Quel bambino
era Hans Kammerlander. Da quel giorno iniziò il suo lungo e incessante cammino
verso le vette più alte del Mondo, da lì iniziò quella ‘dolce malattia’che lo renderà così
dipendente dalla montagna.
Racconti in quota con Giuseppe Petigax
Quattro generazioni di guide Alpine
Nata a Torino nel 1970, Ada Brunazzi è una fotografa professionista e un’appassionata alpinista. Ha scalato
20 cime di più di 4000m, e alcune di 6000m portando sempre con sé la fedele macchina fotografica.
G
iuseppe Petigax, famosa Guida
Alpina di Courmayeur, racconta
alcune delle sue imprese nelle
montagne del mondo con clienti e
amici. Dalle ascensioni sul massiccio del
Monte Bianco alla vetta dell’Everest
senza ossigeno, dalla semplice gita ai
drammatici salvataggi in quota.
Leggere i racconti delle sue mille
avventure è un modo per vivere le
esperienze, le difficoltà, le sensazioni e
le gioie che può regalare la montagna
e lasciarsi affascinare dai maestosi
paesaggi che il protagonista descrive.
Ha scalato le più interessanti e
difficili vie alpinistiche del Mondo
accompagnando i suoi clienti sulle
cime e ripercorrendo a cento anni
di distanza le ascensioni compiute
dal Duca degli Abruzzi e dal suo
bisnonno Joseph e dal nonno Lorent.
Racconti entusiasmanti, narrati
con grande naturalezza, simpatia e
umorismo. Esperienze vissute in tempi
diversi, in differenti stagioni, in cinque
continenti.
Il libro ripercorre la storia della famiglia
Petigax che da quattro generazioni
continuano la professione di Guide
Alpine di Courmayeur con grande
professionalità ed entusiasmo. I Petigax
hanno contribuito a fare la storia d’Italia
aprendo vie mai percorse prima con il
Duca degli Abruzzi fino ai giorni nostri.
Articoli sulla famiglia Petigax si
trovano in tutto il mondo dagli USA
alla Nuova Zelanda dall’Europa
all’Australia. Giuseppe Petigax è
stato insignito Commendatore della
Repubblica Italiana per il salvataggio di
in compagno di spedizione
dalla cima dell’Everest durante la
spedizione scientifica organizzata dal
CNR per la misurazione dell’altezza
della montagna.
Ada Brunazzi, Racconti in quota con
Giuseppe Petigax, 2012, ed. NEOS
Le Voci del Tanaro
Gli autori del film sono un gruppo di giovani del monregalese, tra cui Nicola Duberti e Sandro Bozzolo.
U
n tizio vestito di verde gesticola
a occhi chiusi, concentrato come
neanche Riccardo Muti alle prese con
la New York Philarmonic. Ma Erik
Rolando dirige unicamente la sua
orchestra interiore, che intona “l’ascesa
di un’Ape 50 al colle di Caprauna”.
Andante allegro adagio, evidentemente.
Alla fine dell’esibizione, il famigliare
“trerrote” appare all’orizzonte, in un
trionfo di ferraglia emiscela. Siamo
in ALTA VALLE TANARO, a monte
di UPEGA: di qui sorge il fiume che
dopo 276 km incontra il Po, da queste
montagne di pascoli ecalcare inizia
l’avventura di un’ape a motore, di
un silenzioso conducente (Fabrizio
Fontana), di un loquace poeta
dialettale (NicolaDuberti) e di un
coniglio in pelo e vibrisse (Lapo).
Immersa in un’atmosfera surreale,
l’Ape trasformata in caffè letterario
ambulante affronta un lungo viaggio
etnolinguistico a tappe lungo il
TANARO. Ogni paese una sosta,
ogni sosta una lunga chiacchierata
nella lingua locale, canti, poesie,
improvvisazioni intorno al cassone.
Il film scorre a tratti senza briglie
come un ruscello capriccioso, a
tratti largheggiando come un
placido fiume di pianura, sempre
imprevedibile nel suo alternare
dolci anse e brusche svolte: è un
documentario la cui trama si è
dipanata durante le riprese, in presa
diretta e mai ripetibili.
Documentario di Alessandro Ingaria e
Sandro Bozzolo, La Metafora di Bussana,
co-produzione Meibi, 2012
www.snow-crew.com
Il sito ideato da Blag e Chef, due ragazzi di 26 anni di Nichelino con una “tremenda passione per lo
snowboard” per creare e mantenere i contatti con altri riders.
L
a nuova stagione sta arrivando e chi vuole avvicinarsi allo
snowboard o si è trasferito in Piemonte di recente può
trovare una crew con cui divertirsi. La presentazione dello
snowboard club parla da sé: “Eccoci qua siamo Fabio &
Mirko (Blag e Chef per gli amici) e, insieme a tutta la cricca di
appassionati ed amanti della neve e dello snowboard, siamo
Snow Crew.
Beh che dire siamo due ragazzi di 26 anni con una tremenda
passione per lo snowboard e Snow Crew è la nostra idea
per poter diffondere questa passione, per poter condividere
con gli amici delle giornate particolari, fatte di avventura, di
scherzi, di competizione, di sport e di quant’altro perchè... alla
fine quello che conta per noi è poter tornare a casa contenti
di aver passato una giornata in compagnia degli amici e dello
snowboard, magari avendo chiuso anche qualche bel trick,
che non guasta mai.
Con Snow Crew potrai inoltre imparare a scivolare sulla neve
in snowboard se non siete capaci o potrete migliorarvi se siete
già dei rider provetti proprio grazie ai corsi per tutti i livelli
con i nostri maestri!!! Quindi rider alle prime armi o rider
avanzati potrete unirvi tranquillamente a noi per imparare e
per chiudere qualche “trick” in compagnia.
Buona surfata a tutti da Snow Crew!”
www.snow-crew.com
Cultura
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Cultura
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Il turismo montano come vantaggio
competitivo territoriale
Di Massimo Deandreis, Maria Antonella Ferri, Giuseppe Tardivo, Milena Viassone. Con il contributo di
Davide Giusto, Martin Grimmer, Guido Olivero, Franco Revelli, Lido Riba, Angela Scilla, Gianni Vercellotti.
Presentazione di Ferruccio Dardanello
I
l turismo rappresenta uno dei
settori a più rapida crescita del
ventunesimo secolo. Il tema della
competitività turistica ha assunto un
ruolo di primo piano nella letteratura
internazionale degli ultimi decenni
ed è strettamente connesso al
concetto di competitività territoriale.
In quest’ottica
il turismo si
propone come
strumento
privilegiato di
analisi e come
elemento
essenziale per
la creazione
di valore.
Nonostante
Il prof. Giuseppe Tardivo i numerosi
tentativi definitori esiste una scarsa
letteratura sulle diverse accezioni della
domanda e dell’offerta turistica (in
particolar modo per le aree montane)
e sulle misure della competitività per i
diversi livelli di analisi. La monografia,
nel tentativo di colmare questi gap,
ha come obiettivo quello di offrire
un esaustivo “stato dell’arte” del
management delle destinazioni
turistiche montane a supporto della
competitività del territorio, con
esemplificazioni concrete relative a
località connotate da caratteristiche
proprie e ben definite quali la
Provincia di Cuneo e il contesto
montano del Mezzogiorno.
Massimo Deandreis, Maria Antonella
Ferri, Giuseppe Tardivo, Milena Viassone.
Il turismo montano come vantaggio
competitivo territoriale, 2012
ed. Giappichelli, Torino. Pagine 430,
euro 32,00
Una fiaba per la montagna
Autori vari. Presentazione di Giovanni Tesio
S
abato 1° dicembre 2012, a Pont,
sono stati premiati i vincitori
dell’undicesima edizione del “Premio
letterario nazionale Enrico Trione – Una
fiaba per la montagna”. Un premio che
di anno in anno ha visto crescere la sua
notorietà e la partecipazione di autori
da varie regioni italiane che si cimentano
nella creazione di nuove fiabe ispirate
a temi legati alla montagna. Nel corso
della cerimonia è stato presentato il
libro “Una fiaba per la montagna” che
raccoglie le migliori opere partecipanti
all’edizione 2012. Tre le sezioni
del premio, italiano, piemontese e
francoprovenzale, oltre a quella dedicata
agli alunni delle scuole elementari
e medie. Alla cerimonia hanno
partecipato autorità, personaggi del
mondo della cultura, esponenti di enti e
associazioni locali, oltre, naturalmente,
agli organizzatori, a cominciare da
Michele Nastro, presidente dell’
associazione culturale ‘L Péilacan,
promotrice dell’iniziativa insieme
all’assessorato comunale alla cultura.
Presente l’assessore della Comunità
montana Silvio Varetto, che ha voluto
chiudere la rassegna dei salotti culturali
ed enogastronomici “Saperi e Sapori
del Gran Paradiso” proprio in questa
occasione, abbinando al salotto
letterario, costituito dalla cerimonia di
premiazione, l’ultimo salotto conviviale
del 2012, previsto al termine della
manifestazione, presso il ristorante
Bergagna. Attenzione concentrata
sulle nuove fiabe create dalla fantasia
di adulti e bambini a partire dal
tema suggerito dagli organizzatori,
“l’aiutante magico”. “Si tratta – spiega
il presidente della giuria Giovanni Tesio
– di un elemento narrativo che abbiamo
preso dallo studioso russo Vladimir
Propp, il quale ha dedicato studi
fondamentali alla fiaba”.
AA.VV. Una fiaba per la montagna.
L’aiutante magico, 2012, GS Editrice.
Pagine 285, 18 euro
Scerner l’onde
confuse nel Po...
Cultura
47
di Livio Berardo
A
scavare una valle o una valletta è
stato con un lavorio millenario un
corso d’acqua, piccolo o grande. Un
corso d’acqua, piccolo o grande, è quello
che crea le condizioni biologiche ed
economiche per l’insediamento umano.
È dunque inevitabile che i toponimi
collegati all’acqua (i cosiddetti idronimi)
siano in montagna fra i più numerosi.
I romani per indicare un corso d’acqua
avevano, in ordine decrescente quanto
a consistenza, flumen, amnis, rivus.
Amnis, già considerato vocabolo ricercato
in latino, nelle lingue romanze non ha
trovato continuazione, flumen e la sua
variante fluvius (francese fleuve) che
derivano dal verbo fluo, scorrere, sì.
Flumen era di genere neutro, fluvius
maschile e spesso indicava il dio in
cui il fiume si personificava. Fiume, in
piemontese e occitano fiüm, è però usato
con parsimonia, anzi con rispetto. Tocca a
pochi a grandi corsi d’acqua: il grò flöve,
come dicono a Chiomonte per la Dora, in
altri casi, soprattutto verso la pianura, lo si
riserva al Po. Ragionare per antonomasia
può portare all’uso assai diffuso nelle valli
pinerolesi di chiamare il corso d’acqua
principale aiga gròssa o grand aiga (aigo
groso, grand’aigo). Una formula la cui
una indeterminatezza non si sa se sia più
poetica che magica.
Rivus deriva dalla radice indoeuropea (e)
r, r-ei che significa pure scorrere (greco
rein, serbocroato rijeka, il nome di Fiume
città dell’Istria, famosa per l’avventura
dannunziana, attraversata da una fiumara).
Nel latino volgare rivus si semplifica in
rius, da cui i nostri rio, ri ecc. Il diminutivo
di rius dà ri(v)uscellus, da cui ruscello o
il francese ruisseau. Rio e ri abbondano
come toponimi comuni o propri (Rifreddo,
Rionero ecc.). Una derivazione di rio,
con una ulteriore tendenza verso il
rimpiccolimento (canale, roggia), è rittana,
pure utilizzata sia come nome comune sia
come nome proprio (è ad es. il nome di un
paese della valle Stura di Demonte).
Scorcio della Dora Baltea – La Dora Riparia fra Cesana e Susa – Alessandro Manzoni
Non bisogna confondere i toponimi che
contengono l’elemento ri(v)o con quelli
basati su riva. Questa è infatti l’evoluzione
fonetica per addolcimento del latino ripa,
che pur avendo a che fare con i fiumi non
indica l’acqua, bensì la terra che da due
lati lo contorna: la riva appunto (i due
contadini che si fronteggiano per decidere
l’uso della preziosa risorsa sono dei…
rivali).
I toponimi derivati da ripa si sprecano:
Riva, Rivalta, Rivarossa... Riviera, francese
rivière (fiume tout court) derivano invece
da riparius (che sta sulla riva).
Altri idronimi sono di origine celtica come
bedale (occitano beal, piemontese bial)
oppure, a prescindere dall’etimologia,
a volte confondono la valle con il corso
d’acqua (comba, combale, vallone).
Esprimono invece una conseguenza
dell’assetto idrologico nomi quali Moiola
o Mollia nel vercellese. Derivano da mollis/
molle e accusano evidenti fenomeni di
esondazione. Appaiono circondate dai
corsi d’acqua, senza però… andare a
mollo, località come Entracque, Entrèves
o Isola (lontano dal mare le isole non
possono che essere fluviali).
Ci sono vallate in cui i toponimi legati
all’acqua sono particolarmente numerosi.
Dai cenni che abbiamo fatto emerge ad
esempio la valle Stura di Demonte. Stura
è oltre tutto un termine generale per
fiume, legato ad una radice indoeuropea
che indica “corrente” (tedesco Sturm,
inglese stream). Non a caso di Stura in
Piemonte ce ne sono due, come ci sono
due Dore. Anche questo è originariamente
un sinonimo comune di fiume, ma di
formazione ancora più remota. La si ritrova
in Francia (Durance), Spagna e Portogallo
(Douro, Duero) e viene dai linguisti legata
al sostrato ligure o a quello mediterraneo.
I due aggettivi che distinguono il fiume di
Susa da quello di Aosta provengono da
due affluenti: rispettivamente il Riparius
(da ripa, come si è visto) e il Bautica (o
Bautegius, originato forse da un nome di
persona).
La duplicità del nome aveva colpito
Alessandro Manzoni, che cantò la “gemina
Dora” (gemina=gemella). Vale la pena
ricordare per intero la terza strofa dell’ode
“Marzo 1821” che è una specie di
catalogo dei fiumi piemontesi e lombardi:
Chi potrà della gemina Dora,
Della Bormida al Tanaro sposa,
Del Ticino e dell’Orba selvosa
Scerner l’onde confuse nel Po;
Chi stornargli del rapido Mella
E dell’Oglio le miste correnti,
Chi ritogliergli i mille torrenti
Che la foce dell’Adda versò?
Il giovane Manzoni esalta i carbonari e
soldati di Santorre di Santarosa che stanno
per varcare il Ticino e portare guerra
all’Austria: Piemonte e Lombardia, tutte le
regioni italiane devono unirsi perché l’Italia
è, secondo il concetto romantico di patria,
Una d’arme, di lingua, d’altare,
Di memorie, di sangue e di cor.
Il mescolarsi delle acque degli affluenti
in quelle del Po è il simbolo della
indissolubilità del legame.
Progetti europei
48
DEMOCHANGE
Presentazione dei risultati
finali del progetto
di Emanuela Dutto, Erich Giordano
D
opo tre anni di attività giunge alla
conclusione il progetto DemoChange,
del quale l’Uncem Piemonte è stato uno
dei 13 partner. Nel corso del progetto
sono stati analizzati a livello internazionale
gli effetti del cambiamento demografico
sul territorio montano e i possibili impatti
sulle economie locali, nel tentativo di
proporre alcune strategie di adattamento.
L’area pilota nella quale l’Uncem Piemonte
ha concentrato le sue attività è stata quella
corrispondente al territorio della Comunità
montana Langa Astigiana Val Bormida:
proprio a Monastero Bormida si è svolto il
21 settembre scorso un incontro per tirare
le somme dell’attività svolta, nel quale è
stata presentata l’analisi demografica sul
territorio dell’area pilota e la strategia di
adattamento DemoChange per la Langa
Astigiana.
Uno dei risultati più curiosi del progetto
Copertina dell’opuscolo in 4 lingue
dedicato al territorio della Comunità
Montana Langa Astigiana Val Bormida
La delegazione dell’Uncem Piemonte a Kranjska Gora. Da sinistra a destra: Nuria Mignone (project
manager), Emanuela Dutto (financial manager), Fiorenzo Ferlaino (IRES Piemonte),
Sergio Primosig (Presidente della Comunità montana Langa Astigiana Val Bormida)
consiste in un opuscolo contenente
una serie di percorsi in 4 lingue
(italiano, tedesco, inglese, francese),
attraverso i quali esplorare il territorio
della Langa Astigiana con un occhio di
riguardo alla natura, all’agricoltura e
ai suoi prodotti. L’idea nasce dal lavoro
realizzato all’interno del network di
operatori locali, mossi da una semplice
constatazione: la filiera associata alla
gestione ambientale-turistica (B&B,
agriturismi, fattorie didattiche, laboratori
di vari tipi di prodotti enogastronomici)
costituisce una grande opportunità per il
territorio, ma non può essere una risorsa
isolata. Da qui l’esigenza di fare rete, di
presentare insieme le strutture ricettive, gli
itinerari più appassionanti, le particolarità
storiche e architettoniche, i prodotti
dell’agricoltura e della gastronomia.
L’opuscolo e gli altri risultati del progetto
DemoChange sono stati presentati,
inoltre, nel corso della conferenza di
fine progetto che ha avuto luogo, tra il
26 e il 27 settembre, a Kranjska Gora,
in Slovenia. L’evento è stato un’ottima
occasione per lo scambio di opportunità
di conoscenza per le comunità alpine e
le regioni, per i pianificatori territoriali e
regionali, per coloro che sono coinvolti
nel settore del turismo, dei servizi
sociali e di altro tipo, per i ricercatori
e gli studenti. Tra i punti salienti della
conferenza finale emergono il talk show
con esperti internazionali sulle prospettive
di cooperazione transnazionale sui
cambiamenti demografici e le sessioni
parallele di presentazione delle azioni
pilota realizzate nel corso del progetto.
Nonostante la conclusione di
DemoChange, l’impegno dell’Uncem
Piemonte sul tema del cambiamento
demografico continua nei diversi progetti
in corso, alla continua ricerca di strategie
di adattamento per un territorio montano
in continuo mutamento.
MORECO
Il progetto entra nel vivo
N
egli ultimi mesi sono stati mossi passi
importanti verso il raggiungimento
degli obiettivi del progetto MORECO –
Mobility and Residential Costs, finanziato
dal Programma Europeo Spazio Alpino e
del quale l’Uncem Piemonte è uno dei 10
partner.
La fase di analisi scambio di informazioni
tra esperti si è conclusa dopo oltre un
anno di lavoro e i risultati sono stati
discussi in occasione della Conferenza
sui costi urbanistici per i servizi pubblici,
tenutasi a Lione nel mese di giugno.
Nel corso della conferenza, i 160
partecipanti (rappresentanti dei partner
MORECO, ma anche osservatori, delegati
provenienti dai siti pilota, comuni francesi
interessati alla tematica del progetto)
hanno potuto partecipare allo scambio
di esperienze e punti di vista sull’impatto
delle scelte residenziali e della mobilità
pendolare sullo sviluppo urbano e delle
reti di trasporto. La conferenza è stata
una grande opportunità di presentare la
diffusione urbana nelle regioni alpine e
richiamare la necessità di sensibilizzazione
e di una politica globale che tenga in
considerazione la crescita demografica, le
esigenze infrastrutturali e di mobilità e le
strategie abitative.
Nel corso del convegno sono inoltre
stati presentati gli strumenti innovativi
che costituiscono un aspetto centrale
dell’approccio Moreco per l’attuazione
dei progetti pilota. Il principale valore
aggiunto degli strumenti risiede nella loro
trasferibilità ad altre regioni alpine: per
questo motivo essi vengono testati nei siti
pilota, prima di poter essere modificati e
applicati in qualsiasi altra regione nello
Spazio Alpino.
Gli strumenti in realizzazione sono tre:
– lo strumento per policy maker è
costituito da un set di diapositive
Il territorio della Comunità
montana del Pinerolese, sito
pilota individuato da Uncem Piemonte
impostate per essere utilizzate in
seminari, corsi di formazione e workshop,
suddivise in capitoli che possono
essere aggiornati e utilizzati in parte o
completamente;
– lo strumento per le famiglie servirà a
suggerire un orientamento nelle scelte
residenziali, attraverso l’elaborazione di
una serie di dati, in parte già inseriti, in
parte da aggiornare a cura dell’utente;
– lo strumento per pianificatori
urbanistici, basato su modelli GIS per la
pianificazione spaziale.
Nei prossimi mesi gli strumenti saranno
messi a punto e sperimentati nell’area
pilota della Comunità Montana del
Pinerolese. Il progetto Moreco prosegue
verso i prossimi meeting di Belluno
(14-15 novembre) e Mantova (Mid-Term
Conference, giugno 2013).
Visitate il sito web www.moreco-project.eu
per aggiornamenti!
RETURN Verso la Mid-Term Conference!
Regions benefitting from returning migrants
L
a “Città dei re” ungherese
Székesfehérvár ha ospitato, tra il 12
e il 14 settembre, il terzo meeting del
progetto ReTurn, nel quale le delegazioni
dei 12 partner coinvolti si sono scambiate
per tre giorni aggiornamenti e opinioni
sullo sviluppo delle attività e sulla
situazione della migrazione di ritorno nei
rispettivi paesi.
Il progetto è giunto in una fase
cruciale. È terminata l’analisi dei dati,
della quale l’Università di Maribor ha
curato un’accattivante presentazione
consultabile al sito http://return.kreatorij.
com, e sono ormai a disposizione
i risultati delle indagini qualitative
promosse presso migranti di ritorno e
aziende.
Analizzando le motivazioni dei migranti,
il sondaggio on-line ha rivelato che
tra i motivi principali per la decisione
di ritorno a casa troviamo perlopiù
fattori sociali, mentre le motivazioni
per emigrare sono più legate al fattore
carriera. Ciò dimostra che in molti casi
le ragioni del cambiamento non sono
esclusivamente di matrice economica, ma
comprendono valutazioni, ad esempio,
sul livello di integrazione nel paese di
accoglienza e sulle reti sociali. Un altro
dato interessante del sondaggio è stato
inoltre che, confrontando e le attese e
le reali problematiche dei migranti di
ritorno, nella maggior parte dei casi il
reinserimento sperimentato è stato più
facile rispetto alle aspettative.
Oltre alla presentazione dei primi risultati
e le conclusioni, il partenariato è stato
impegnato in diversi laboratori, in cui
sono state stabilite le basi per le azioni
pilota che saranno realizzate nei prossimi
mesi nelle otto aree studio, tra le quali il
territorio della Comunità montana Valli
dell’Ossola. Nel caso ossolano saranno
selezionati alcuni emigrati e immigrati
di ritorno per diventare “ambasciatori”
della loro regione d’origine. Un’altra
iniziativa sarà l’organizzazione di una
linea telefonica di assistenza per aiutare la
migrazione di ritorno.
Le misure attuate saranno presentate
il prossimo inverno nel corso della Mid
Term Conference del progetto, che avrà
luogo a Domodossola tra il 27 febbraio
e il 1 marzo. Rimanete aggiornati sul sito
www.re-migrants.eu: il progetto Re-Turn
continua!
Progetti europei
49
Notizie dal territorio
50
Valsesia: premio Lancia
Eventi
e iniziative
del nostro
territorio
L’
ingegner Franco Vallana ha ricevuto a settembre
il Premio”Vincenzo Lancia” dal presidente della
Comunità montana Valsesia Pierangelo Carrara.
“A Vallana – si legge nella motivazione – gli si conosce l’attaccamento alla Valsesia, la
profondità dei sui studi e delle sue ricerche e l’indiscusso contributo da lui dato al progresso
della scienza biomedica”. Presenti a Varallo Sesia tutti i sindaci dei paesi che fanno parte
della Comunità montana, l’assessore alla Montagna della Provincia di Vercelli Angelo
Dago, il vice prefetto vicario Raffaele Ricciardi, il deputato Luigi Bobba, alcune delle
personalità premiate negli scorsi anni e la figlia di Gianni Lancia. Vallana, torinese di nascita
ma di famiglia originaria della Valsesia, è oggi uno dei ricercatori più avanzati nel settore
delle valvole cardiache artificiali. Titolare, come inventore, di ben 140 brevetti, ha ricoperto
la carica di Presidente e Amministratore di diverse aziende del gruppo Sorin rivestendone
la parte principale della proprietà intellettuale. “Io penso – ha detto emozionato l’ingegner
Franco Vallana – che al di là di me, si è voluto premiare il senso del lavoro, dell’inventiva”.
Poi ai presenti ha illustrato il suo lavoro. Il Premio “Vincenzo Lancia”, istituito dalla
Comunità montana Valsesia in omaggio ai valsesiani distintisi in diversi campi, è giunto alla
nona edizione ed è un appuntamento “che va mantenuto nel tempo anche a fronte dei
tagli. Perché – ha spiegato Carrara durante la cerimonia – i valsesiani che si sono distinti
sono una realtà e su loro possiamo sperare anche per il futuro della nostra valle”.
a cura di
Marialaura Mandrilli
Roberto Ravello
Dalla Regione, risorse per la montagna e prevenzione
del dissesto idrogeologico
S
bloccate a inizio ottobre dalla Giunta
regionale, su proposta dell’assessore
all’Ambiente e all’Economia montana,
Roberto Ravello, le risorse per
la realizzazione degli interventi di
riqualificazione territoriale e di sviluppo
sostenibile del sistema montano previsti
dal programma attuativo del Fondo
di sviluppo e coesione. Le risorse
ammontano complessivamente a circa 17
milioni di euro e verranno utilizzate tra
il 2013 e il 2016 per interventi di messa
in sicurezza del sistema ambientale
montano, la realizzazione di servizi e
infrastrutture destinate alla popolazione
montana, la fruizione turisticonaturalistica.
Quattro le linee previste:
– Interventi infrastrutturali e di
informazione sui rifugi alpini e il
patrimonio escursionistico regionale.
L’obiettivo è migliorare la competitività
delle aree montane sviluppando l’offerta
di risorse del territorio e la fruizione
turistica, nel rispetto della sostenibilità
ambientale e socio-economica dei
territori interessati (le risorse disponibili
sono 1.148.000 euro)
– Opere di bonifica montana, di
sistemazione idraulica-forestale e
di stabilizzazione dei versanti, per
migliorare i livelli di sicurezza, la stabilità
delle terre, l’efficienza funzionale dei
bacini idrografici e dei sistemi agro-
L’Uncem al Salone del gusto
con i vini di montagna
C
hiamatela “viticoltura eroica”, tra i terrazzamenti
della Val Chisone o i muri a pietra di Carema. La
montagna riscopre i suoi vini e li presenta ai consumatori,
con nuovi abbinamenti ai piatti tipici del territorio.
Se ne è parlato al Salone del Gusto in un convegno
organizzato dall’Uncem Piemonte domenica 28 ottobre
nello Spazio. All’incontro sono intervenuti il presidente
della Delegazione Lido Riba, il docente universitario
di Enologia Vincenzo Gerbi, il presidente del Cervim
(Centro per la Viticoltura di Montagna) Roberto Gaudio,
il produttore e docente universitario Michele Fino.
forestali (10.214.000 euro)
– Teleinsegnamento nelle scuole di
montagna. Tra gli obiettivi, migliorare
il collegamento e l’interazione diretta
tra classi diverse, distanti tra loro
fisicamente, attraverso l’utilizzo di
lavagne interattive, uniformando
così la qualità dell’offerta formativa e
contribuendo a superare l’isolamento
(1.434.000 euro)
– Miglioramento delle strutture degli
alpeggi di proprietà di enti pubblici, per
migliorare la fruibilità delle strutture
e la qualità della vita degli operatori
(3.348.0000 euro).
“Esistono impegni che la comunità
regionale ha assunto nei confronti dei
territori montani e dei residenti in queste
aree disagiate – commenta l’assessore
Ravello –. La Giunta del presidente
Cota adempie a questi impegni anche
in momenti finanziariamente difficili
utilizzando al meglio le risorse messe
a disposizione dall’Unione Europea
ed i relativi cofinanziamenti regionali.
Presto saranno pubblicati i bandi
per l’assegnazione dei fondi per una
rapida istruttoria e l’inizio dei lavori è
già previsto nella maggior parte dei
casi entro il 2013. Con queste misure
la montagna piemontese avrà alcuni
strumenti in più per contrastare il suo
spopolamento e valorizzare le sue risorse,
potenziando così le sue capacità”.
Cuneo-Nizza, ferrovia per le relazioni transfrontaliere
I
l 29 ottobre a Nizza è stato firmato
il protocollo d’intesa con i francesi
per potenziare e valorizzare la linea
ferroviaria Torino-Cuneo-Limone
Piemonte-Tenda-Breil-Nizza-Ventimiglia.
Il collegamento risulta fondamentale per
le relazioni transfrontaliere e lo sviluppo
economico e turistico dei territori
serviti. In particolare, italiani e francesi
concordano sulla necessità di valorizzare
questa linea, con la previsione di
collegamenti diretti tra Torino e
Nizza e la Costa Azzurra che potrà
avvenire attraverso l’interoperabilità
dei convogli e accordi tra le rispettive
Agenzie nazionali in merito alla
regolamentazione della sicurezza della
circolazione. Sarà, quindi, necessario
adeguare l’infrastruttura ferroviaria e
gli apparati tecnologici a servizio della
circolazione e per tale motivo le due
parti rivolgono ai Governi francese e
italiano un appello affinché procedano
sollecitamente alla definizione di una
nuova convenzione, che superi quella
obsoleta del 1970, così da garantire una
giusta ripartizione degli oneri finanziari
per il rinnovo, la manutenzione e la
gestione della linea ferroviaria. Alla
firma dell’accordo erano presenti,
oltre alla presidente della Provincia di
Cuneo Gianna Gancia, il presidente
del Conseil Général des Alpes
Maritimes Eric Ciotti, il direttore delle
Infrastrutture del Comune di Torino
Roberto Bertasio, il presidente della
Comunità montana delle Alpi del Mare
Ugo Boccacci, il sindaco di Breil-surRoya Joseph Ghilardi, l’assessore del
Comune di Cuneo Gabriella Roseo, il
sindaco di Limone Piemonte Francesco
Revelli, il sindaco del Comune di Tenda
Jean-Pierre Vassallo, il rappresentante
della Camera regionale di Commercio
et d’Industria Paca di Marsiglia e della
Camera di Commercio di Nizza
Jean-Pierre Henry, la rappresentante
dell’Unione Camere Piemonte e della
Camera di Commercio italiana di Nizza,
Patrizia Dalmasso. L’accordo firmato
a Nizza sottolinea l’interesse dei due
Paesi a favore dell’infrastruttura e
del livello di servizio, oltre a ribadire
la fondamentale importanza che il
collegamento ferroviario riveste per lo
sviluppo economico e turistico dei due
territori.
Notizie dal territorio
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PieMonti 6-2012