Commissione federale per le questioni femminili CFQF
Donne Potere Storia 2001–2009
11 bollettini sullo stato della politica delle donne e delle pari opportunità in Svizzera.
1 Rappresentanza e partecipazione politica
2 Diritto
3 Formazione e scienza
Il periodo prima del 2001 è illustrato in
Donne Potere Storia 1848–2000
1 Rappresentanza e partecipazione politica
1 Rappresentanza e partecipazione politica
Donne Potere Storia 2001-2009
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2 Diritto
2.1 Parità di diritti fra donna e uomo / Politica delle pari opportunità
Donne Potere Storia 2001-2009
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2.2 Parità salariale
Donne Potere Storia 2001-2009
Ultimo cambiamento: 31.05.2010 | Grandezza: 72 kb | Tipo: PDF
2.3 AVS e LPP
Donne Potere Storia 2001-2009
Ultimo cambiamento: 31.05.2010 | Grandezza: 58 kb | Tipo: PDF
2.4 Assicurazione maternità e congedo parentale
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Ultimo cambiamento: 31.05.2010 | Grandezza: 53 kb | Tipo: PDF
2.5 Famiglie e diritto I: matrimonio, divorzio, unione domestica registrata
Donne Potere Storia 2001-2009
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2.6 Famiglie e diritto II: cognome e cittadinanza dei coniugi
Donne Potere Storia 2001-2009
Ultimo cambiamento: 31.05.2010 | Grandezza: 48 kb | Tipo: PDF
2.7 Famiglie e diritto III: custodia dei bambini, assegni familiari, imposte
Donne Potere Storia 2001-2009
Ultimo cambiamento: 31.05.2010 | Grandezza: 58 kb | Tipo: PDF
2.8 Integrità sessuale / Violenza contro le donne
Donne Potere Storia 2001-2009
Ultimo cambiamento: 31.05.2010 | Grandezza: 83 kb | Tipo: PDF
2.9 Interruzione della gravidanza
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3 Formazione et scienza
3 Formazione e scienza
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Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
1 Rappresentanza e partecipazione politica
Introduzione
È da quasi un quarantennio, ormai, che le donne possono partecipare alle decisioni po­
litiche della Svizzera. Questo potere è stato ed è effettivamente utilizzato: all’inizio, in
modo piuttosto esitante, ma con il passare del tempo in modo sempre più risoluto. Oggi,
nelle votazioni popolari, non c’è pressoché più differenza fra i sessi: la partecipazione
delle donne e degli uomini è più o meno uguale e il più delle volte donne e uomini vo­
tano allo stesso modo. Raramente l’esito di una votazione è determinato da differenze
di genere a livello di preferenze espresse. Tendenzialmente le donne votano in modo
più «sociale», dimostrano maggiore sensibilità per le problematiche ambientali e si di­
chiarano a favore del servizio pubblico.
Negli appuntamenti elettorali, invece, la situazione è un po’ diversa. Dall’introduzione del
diritto di voto e di eleggibilità delle donne, nel 1971, la partecipazione femminile alle ele­
zioni è stata inferiore a quella maschile. Dopo una prima fase di avvicinamento dei due
sessi, nel 1999 lo scarto fra la partecipazione femminile e quella maschile si è nuova­
mente accentuato e da allora si aggira sui 12 punti percentuali. La causa va ricercata
nella maggiore mobilitazione degli uomini, contrapposta a una situazione di stallo della
partecipazione delle donne in politica. Durante le ultime elezioni nazionali (2007) si sono
recati alle urne il 43 per cento delle donne e il 55 per cento degli uomini. Questa diffe­
renza si manifesta soprattutto fra le elettrici e gli elettori più anziani, mentre nei giovani
non si ravvisano distinzioni. Dall’introduzione del diritto di eleggibilità, la rappresentanza
femminile nei parlamenti e nei governi ha registrato un costante aumento. All’inizio del
2009, le deputate elette in Consiglio nazionale costituivano quasi il 30 per cento e quelle­
elette in Consiglio degli Stati il 22 per cento. Nei parlamenti cantonali, la quota femmi­
nile oscilla fra l’11 e il 37 per cento; con un valore medio del 26 per cento, è inferiore
alla media federale (elezioni 2005–2008). Nei legislativi dei Comuni con oltre 10 000 abi­
tanti, nel 2004 sedeva il 31 per cento di donne.
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Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
1 Rappresentanza e partecipazione politica
Dalle elezioni del 2007, la presenza femminile in Consiglio federale risulta, con 3 mem­
bri su 7 (43%), la più alta mai registrata sinora. Negli esecutivi cantonali, le donne sono
mediamente rappresentate nella misura del 19 per cento. Negli esecutivi dei Comu­
ni con oltre 10 000 abitanti, nel 2005 la quota femminile si attestava su uno scarso 25
per cento, benché anche in questo caso si ravvisano grandi differenze fra i Comuni. La
quota femminile maggiore, pari a un buon 30 per cento, si registra negli esecutivi delle­
grandi città.
Elezioni federali 1971 – 2007: percentuale di donne fra le persone elette
1971
1975
1979
1983
1987
1991
1995
1999
2003
2007
Consiglio nazionale
10
15
21
22
29
35
43
47
52
59
200 seggi
5.0 %
7.5 %
10.5 %
11.0 %
14.5 %
17.5 %
21.5 %
23.5 %
26.0 %
29.5 %
Consiglio degli Stati
1
0
3
3
5
4
8
9
11
10
46 seggi
2.2 %
0.0 %
6.5 %
6.5 %
10.9 %
8.7 %
17.5 %
19.6 %
23.9 %
21.7 %
Presenza femminile nei governi e nei parlamenti cantonali 1971 – 2007
1971
1975
1979
1983
1987
1991
1995
1999
2003
2007
Governi, cifre assolute
1
5
5
19
33
34
30
Percento
0.6 %
3.0 %
3.0 %
11.4 % 20.4 % 21.5 % 19.2 %
Parlamenti, cifre assolute
175
247
293
353
456
658
Percento
6.2 %
8.6 %
10.2 % 12.3 % 15.2 % 22.0 % 24.1 % 24.2 % 26.5 %
707
709
725
Fonte: Ufficio federale di statistica:
www.bfs.admin.ch/bfs/portal/de/index/themen/17/02/blank/key/frauen_und_politik/bund.html
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Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
Cronologia
Una panoramica dei fatti salienti prima del 2001 si trova in
«Donne Potere Storia 1848 – 2000», che può essere consultato sul sito Internet
www.comfem.ch > Documentazione > Storia della parità
6 febbraio 2001
Presenza nei media durante le elezioni 1999: le donne hanno meno possibilità
di farsi sentire
Rispetto alla media dei loro colleghi uomini, le candidate al Consiglio nazionale trovano
nei media uno spazio decisamente minore. Uno studio commissionato da SRG SSR idée
suisse e dalla Commissione federale per le questioni femminili analizza la diversa pre­
senza nei media delle donne e degli uomini candidati al Consiglio nazionale nel 1999. Lo
studio conferma che, durante la campagna elettorale, le candidate hanno potuto espri­
mersi nei media in misura inferiore rispetto ai loro colleghi uomini: il 35 per cento delle
persone in lizza era costituito da donne, ma la loro presenza in televisione si attestava
sul 18 per cento e in radio sul 31 per cento. Il risultato migliore è stato registrato ­dalla
televisione della Svizzera romanda TSR e dall’emittente radiofonica di lingua francese
RSR che hanno dato spazio alle candidate, in ragione, rispettivamente, del 29 e del 37
per cento. Dall’analisi basata sui partiti è emerso che le candidate del PS hanno benefi­
ciato, in assoluto, della maggiore visibilità mediatica, mentre le donne UDC erano pratica­
mente assenti dai media. Cfr. Nyffeler 2001.
21 giugno 2002
Fallita l’iscrizione nella legge delle campagne per le pari opportunità in politica
Nel quadro della revisione parziale della legge sui diritti politici, il Consiglio federale in­
tendeva istituire una base legale per le campagne di informazione e di sensibilizzazione:
una disposizione potestativa avrebbe permesso alla Confederazione di incentivare, con
una campagna prima delle elezioni del Consiglio nazionale, la partecipazione al voto e le
candidature femminili. Il Consiglio nazionale si esprime a favore dell’inserimento di que­
sta norma nella legge, mentre il Consiglio degli Stati insiste sulla necessità di stral­ciarla.
La conferenza di conciliazione propone di allinearsi alla posizione del Consiglio degli Sta­
ti (stralcio senza sostituzione della competenza dal testo della revisione). Entrambe le
Camere aderiscono a questa proposta e rinunciano al nuovo articolo. Nella votazione fi­
nale del 21 giugno 2002 la legge sui diritti politici è accolta senza l’articolo 86a.
29 ottobre e 31 dicembre 2002
Si sciolgono i partiti femministi
I due maggiori partiti femministi comunicano il loro scioglimento per mancanza di
membri: si tratta del gruppo zurighese Frauen macht Politik! FraP! e della Frauen­
liste Basel FraB. Nel corso dei suoi 15 anni di esistenza, la FraP! si è concentra­
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Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
ta soprattutto su questioni inerenti alla parità. Il partito raggiunge l’apice del suc­
cesso all’inizio degli anni 1990, quando diventa gruppo parlamentare dopo ­avere
conquistato cinque seggi in seno al Consiglio comunale di Zurigo e fatto eleg­gere
due rappresentanti nel Gran Consiglio zurighese e una consigliera al Nazionale.
La FraB si scioglie dopo 11 anni; per un certo periodo era rappresentata nel Parla­mento
cantonale da sette donne e ha fatto parlare di sé, rivendicando, fra l’altro, un’imposta
­sulla violenza a carico degli uomini.
4 dicembre 2002
Il PS mantiene il proprio seggio femminile in Consiglio federale
La consigliera di Stato ginevrina Micheline Calmy-Rey (PS) è eletta in Consiglio federale
al quinto turno, con 131 voti. Succede alla consigliera federale Ruth Dreifuss (PS). Pre­
sente nel Governo cantonale ginevrino dal 1997, il 1° gennaio 2003 Calmy-Rey assume
la dire­zione del Dipartimento federale degli affari esteri DFAE. Con lei e Ruth Metzler
(PPD), nel Governo federale siedono nuovamente due donne.
11 gennaio 2003
Una donna alla guida del PLR
La consigliera agli Stati vodese Christiane Langenberger diventa la nuova presidente
del PLR. È la prima donna ad assumere questa funzione e succede a Gerold Bührer.
Christiane­Langenberger resterà in carica fino al marzo 2004. Dopo il suo ritiro, il 16 aprile­
2004, l’Assemblea dei delegati, con il sostegno delle donne PLR, eleggerà il consi­gliere
agli Stati di Zugo Rolf Schweiger.
19 maggio 2003
Zurigo, il primo Cantone con un esecutivo a maggioranza femminile
Zurigo è il primo Cantone a vantare una maggioranza femminile nell’esecutivo (4 donne e
3 uomini). Oltre alle tre uscenti Dorothée Fierz (PLR), Verena Diener (Verdi) e Rita ­Fuhrer
(UDC), il 6 aprile 2003 è eletta in seno al governo zurighese la giurista e consigliera na­
zionale socialista Regine Aeppli. La maggioranza femminile durerà – seppur con un av­
vicendamento (nel 2006 a Dorothée Fierz succede Ursula Gut, PLR) – fino alle ele­zioni
del 15 aprile 2007. Alla dimissionaria Verena Diener non subentrerà più una donna.
Ottobre 2003
Elezioni federali: 52 donne elette in Consiglio nazionale
In occasione delle elezioni federali del 19 ottobre 2003 sono elette in Consiglio nazionale
complessivamente 52 donne (26%); si tratta di cinque seggi in più rispetto al 1999 (23,5%)
e tre in più rispetto alla fine della legislatura (24,5%). Nella prima sessione della nuova le­
gislatura, soltanto 50 donne (25%) siederanno effettivamente in questa Camera: due delle
quattro elette in entrambe le Camere preferiscono optare per il Consiglio degli Stati e a loro
subentrano in Consiglio nazionale degli uomini. La presenza femminile varia molto da un
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in Svizzera 2001 – 2009
partito all’altro: l’UDC è rappresentata in Consiglio nazionale da 3 donne (quota femminile
5,5%), il PS da 24 donne (46,2%); il PPD delega 9 donne (32,1%), i Verdi (PES) 7 donne
(53,8%) e il PLR 5 donne (13,9%). Una donna rappresenta il PLS (25%) e una il PdL (50%).
Anche le elezioni al Consiglio degli Stati fanno conquistare seggi alle donne. 4 donne
sono elette sia in Consiglio degli Stati che in Consiglio nazionale: tutte opteranno per la
Camera alta. Il Consiglio degli Stati conterà 11 donne (23,9%), ossia due in più rispetto
al 1999 (19,5%). 5 donne rappresentano il PLR, 4 il PS e 2 il PPD.
10 dicembre 2003
Completo rinnovo: in Consiglio federale rimane un’unica donna
L’Assemblea federale conferma i cinque membri uscenti del Consiglio federale Moritz
Leuenberger (PS), Pascal Couchepin (PLR), Joseph Deiss (PPD), Samuel Schmid (UDC) e
Micheline Calmy-Rey (PS). Al momento dell’elezione per il terzo seggio è rotta la formu­
la magica vigente dal 1959: invece dell’uscente Ruth Metzler-Arnold (PPD) viene eletto
con 121 voti Christoph Blocher (UDC). Al posto del dimissionario Kaspar Villiger (PLR) è
eletto con 127 voti Hans-Rudolf Merz (PLR). Christine Beerli, pure proposta dal ­gruppo
PLR, raccoglie 96 voti. La mancata rielezione di una consigliera federale uscente, la ri­
dotta presenza femminile e la svolta a destra del Consiglio federale suscitano indigna­
zione e rabbia in seno a molte organizzazioni femminili e in ampie cerchie della popola­
zione, dando luogo a dimostrazioni spontanee. Il 13 dicembre 2003, circa 15 000 donne
e uomini partecipano a Berna a una manifestazione contro l’«elezione dei patriarchi», ri­
vendicando l’attuazione della parità, in particolare un’equa rappresentanza delle donne
in politica e una migliore conciliabilità tra famiglia e lavoro.
11 giugno 2004
Elezione del Consiglio nazionale 2003: minori chance per le donne
Le donne non soltanto sono proposte come candidate più raramente, ma sono anche
elette con minore frequenza. Alle elezioni del 2003, le probabilità statistiche di essere
elette in Consiglio nazionale era per le donne di 1,6 volte inferiore rispetto agli uomini.
La percentuale di donne fra le persone elette diminuisce proporzionalmente al posizio­
namento a destra del partito. È quanto emerge da uno studio condotto dall’Ufficio fede­
rale di statistica. Cfr. Seitz / Schneider 2004.
1° gennaio 2005
Nuovamente una maggioranza femminile nell’esecutivo della Città di Berna
Con Regula Rytz (Alleanza verde) e Barbara Hayoz (PLR), nel novembre 2004 sono ­elette
due nuove donne nel Municipio della Città di Berna. Assieme all’uscente Edith ­Olibet (PS)
formano la maggioranza dell’esecutivo cittadino composto di cinque membri (in questo
organo si era registrata per la prima volta una maggioranza femminile dal 1993 al 1997).
In occasione delle elezioni 2008, tutte e tre le donne saranno riconfermate.
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16 marzo 2005
Studio sulla presenza delle donne nei media durante le elezioni 2003
La Commissione federale per le questioni femminili, insieme a SRG SSR idée suisse
e all’Ufficio federale delle comunicazioni, pubblica uno studio sulla presenza nei media
­delle donne e degli uomini candidatisi per le elezioni federali del 2003. L’analisi ha preso
in esame i media elettronici, soprattutto le trasmissioni elettorali di emittenti televisive e
radiofoniche pubbliche e private. I risultati mostrano alcuni progressi rispetto a studi pre­
cedenti (cfr. 6 febbraio 2001). Nel complesso, però, le candidate (pari al 35% delle per­
sone in lizza per i seggi) risultano sempre ancora penalizzate sotto il profilo della visi­bilità
nei media: esse ottengono mediamente meno del 30 per cento del tempo di parola con­
cesso. Si ravvisano grandi differenze fra i partiti, le regioni e i media. Cfr. Stalder 2004.
4 marzo 2006
Ultimato il programma di mentoring della CFQF e della FSAG
Il programma di mentoring politico «Da donna a donna», avviato nel 2000 dalla Commis­
sione federale per le questioni femminili CFQF e dalla Federazione svizzera delle asso­
ciazioni giovanili FSAG, si è concluso con un simposio. Il programma ha permesso a 131
donne di età compresa fra i 17 e i 30 anni di seguire da vicino, per un anno, una donna di
grande esperienza attiva in politica, di ottenere consigli per il proprio lavoro in seno a un
partito o a un’associazione e di ricevere sostegno nell’attività di networking. Nel 2003, il
progetto è stato insignito dal Consiglio d’Europa del premio per l’innova­zione «Young Ac­
tive Citizens Award» ed è stato preso come esempio per diversi altri progetti in Svizze­
ra e all’estero. Dalla valutazione è emerso un elevato grado di soddis­fazione delle men­
tee e un effetto duraturo, conformemente agli obiettivi del pro­gramma. Un anno dopo
la conclusione, tre quarti delle partecipanti si sono dimostrate interessate alla politica
in misura maggiore rispetto a prima della partecipazione al progetto e una buona metà
di esse ha acquisito più familiarità con i temi della politica sulle pari opportunità e con
l’atti­vità politica e parlamentare. Valutazione: cfr. Gloor / Meier 2006. Proseguimento del pro­gramma:
cfr. 13 gennaio 2007.
14 giugno 2006
Di nuovo due consigliere federali
La giurista Doris Leuthard, consigliera nazionale PPD originaria del Canton Argovia e dal
2004 presidente del PPD, succede a Joseph Deiss (PPD) in Consiglio federale. Con la
neoeletta e la ministra degli esteri Micheline Calmy-Rey (PS), le donne tornano a occu­
pare due dei sette seggi nel Governo federale (cfr. 10 dicembre 2003).
Gennaio 2007
Due donne alla testa della politica svizzera
Nell’anno elettorale 2007, le più alte cariche politiche svizzere sono rivestite da donne:
la presidente del Consiglio nazionale Christine Egerszegi (PLR) e la presidente della Con­
federazione Micheline Calmy-Rey (PS).
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13 gennaio 2007
La FSAG dà avvio a un nuovo programma di mentoring
«Donna per donna» si chiama il nuovo programma di mentoring con cui la Federazione
svizzera delle associazioni giovanili FSAG intende incoraggiare le giovani donne interes­
sate alla società e alla politica. Con questa nuova iniziativa, la FSAG si riallaccia al pro­
gramma condotto con successo negli anni 2000 – 2006 a fianco della Commissione fe­
derale per le questioni femminili «Da donna a donna» (cfr. 4 marzo 2006).
25 marzo 2007
Parlamento della Città di Ginevra a maggioranza femminile
Con 45 seggi su 80, le donne detengono per la prima volta la maggioranza nel legislativo
di una grande città svizzera: dieci di loro sono schierate nelle fila del PS, dieci nei Verdi,
sei nel PLS, sei nel PPD, sei nella sinistra alternativa, quattro nel PLR e tre nell’UDC.
21 ottobre 2007
Elezioni federali 2007: 59 donne elette in Consiglio nazionale
In occasione delle elezioni federali, il 35 per cento dei candidati è costituito da donne, pro­
prio come negli anni 1995, 1999 e 2003. Rispetto agli anni precedenti, il tasso di ­donne
elette è però leggermente superiore, ossia il 29,5 per cento. Circa la metà di esse mi­
lita nei partiti rosso-verdi, dove le donne sono presenti in misura superiore alla media.
Nel Consiglio degli Stati le donne perdono un seggio; la quota femminile scende così
dal 24 al 22 per cento. Cinque delle dieci consigliere agli Stati sono esponenti del PS,
tre del PLR. Cfr. Seitz 2008.
12 dicembre 2007
Per la prima volta tre donne in Consiglio federale
L’Assemblea federale conferma le consigliere federali uscenti Micheline Calmy-Rey (PS)
e Doris Leuthard (PPD). Al posto del candidato ufficiale UDC e consigliere federale uscen­
te Christoph Blocher è eletta la consigliera di Stato grigionese e direttrice delle finanze
cantonali Eveline Widmer-Schlumpf (UDC). Per la prima volta nella storia, tre donne sie­
dono così nel Governo federale, portando la quota femminile, nel Consiglio federale, a
quasi il 43 per cento.
12 dicembre 2007
La Cancelleria federale resta in mani femminili
La giurista originaria dei Grigioni di lingua romancia Corina Casanova (PPD) succede a
Annemarie Huber-Hotz (PLR) che, nel 1999, era stata la prima donna ad accedere alla
carica di cancelliera federale.
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Dicembre 2007
In controtendenza le elezioni cantonali 2004 – 2007
Nelle elezioni dei parlamenti cantonali, la quota femminile aumenta leggermente dal 24,2
al 26,5 per cento; analogamente a quanto avviene a livello federale, le donne di sinistra
e delle forze ecologiste sono nettamente più rappresentate di quelle dei partiti bor­ghesi.
Per contro, nei governi cantonali la presenza delle donne scende dal 23,4 per cento nel
2004 al 19,2 per cento a fine 2007. Nel complesso il PS registra quasi il 40 per cento e
il PLR/PLS circa il 25 per cento delle consigliere di Stato. Cfr. Seitz 2008, pag. 19 segg.
Aprile 2008
Più donne negli esecutivi e nei legislativi delle città
La presenza femminile nei parlamenti cittadini raggiunge nel 2007 il 32,2 per cento. Si
tratta soltanto di un esiguo aumento (+ 1,2%) rispetto al 2004, ma basti pensare che
25 anni fa (nel 1983) la rappresentanza femminile nei parlamenti comunali era soltanto
della metà, ossia il 16,2 per cento. Nelle cinque maggiori città svizzere (Basilea, Berna,
Losanna, Ginevra e Zurigo), ben il 40 per cento dei seggi nei legislativi è occupato da
­donne (cfr. anche 25 marzo 2007). Dal 1980, le donne sono sensibilmente più presenti
pure nei governi cittadini, passando dal 5 al 25 per cento. Anche in questo contesto le
cinque maggiori città svizzere vantano la più alta rappresentanza femminile, con il 30 per
cento negli esecutivi e una maggioranza femminile a Berna (cfr. 1° gennaio 2005). Ana­
logamente a quanto succede sul piano federale e cantonale, nei Comuni le donne han­
no le maggiori chance di essere elette se appartengono a un partito di sinistra o verde.
Cfr. Unione delle città svizzere 2008.
26 aprile 2008
Niente più donne alla guida di un grande partito
La presidente dei Verdi, l’ingegnere alimentare zurighese Ruth Genner, lascia la carica.
Guidava il partito dal gennaio 2004 (era copresidente già dal 2001). Si candida a consi­
gliera di Stato (esecutivo) della Città di Zurigo e viene eletta il 31 maggio 2008. Alla pre­
sidenza del partito le succede il consigliere nazionale ginevrino Ueli Leuenberger. Con
le dimissioni di Ruth Genner, nessuno dei grandi partiti svizzeri è più presieduto da una
donna. Cfr. 11 gennaio 2003.
14 settembre 2008
La quota femminile più alta nel parlamento cantonale di Basilea Città
Il 37 per cento dei deputati al Parlamento del Cantone di Basilea Città è donna. Si tratta
della più alta quota femminile mai raggiunta in un parlamento cantonale. La media sviz­
zera si attesta sul 26,2 per cento.
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Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
1° dicembre 2008
Una ticinese eletta a prima cittadina svizzera
Chiara Simoneschi-Cortesi (PPD) è eletta presidente del Consiglio nazionale con 134 pre­
ferenze su 166 voti validi. Dal 1999 rappresenta il Ticino nella Camera bassa e dal 1997
al 2007 ha presieduto la Commissione federale per le questioni femminili CFQF.
3 marzo 2009
Eletta la prima donna nel Governo vallesano
Con Esther Waeber-Kalbermatten (PS), per la prima volta una donna entra nel Consiglio
di Stato vallesano. Il Vallese era infatti l’unico Cantone a non avere mai avuto una ­donna
nell’esecutivo cantonale.
29 marzo 2009
Zurigo ha per la prima volta un sindaco donna
L’economista agraria Corine Mauch (PS) è eletta al secondo turno sindaco di Zurigo per
il periodo rimanente della legislatura 2006 – 2010. Nella Svizzera tedesca, Corine Mauch
è la prima donna eletta dal Popolo a sindaco di una grande città. Nella Svizzera roman­
da, Yvette Jaggi è stata la prima cittadina eletta a capo di una grande città, Losanna, dal
1990 al 1998. A Ginevra, dove la carica di sindaco è ricoperta a turno (senza elezione po­
polare) di volta in volta per un anno, Lise Girardin divenne presidente del Municipio già
nel 1968: fu il primo sindaco donna della Svizzera, con tre anni di anticipo sull’introdu­
zione del suffragio femminile e dell’eleggibilità delle donne a livello federale.
2 dicembre 2009
Tre donne in vetta alla Svizzera
L’Assemblea federale elegge Doris Leuthard (PPD), ministro dell’economia, alla carica
di presidente della Confederazione per l’anno a venire. Già il 23 novembre 2009 erano
state elette Pascale Bruderer (PS), presidente del Consiglio nazionale, e Erika Forster
(PLR), presidente del Consiglio degli Stati. Nel 2010, per la prima volta, tre donne assu­
mono le cariche politiche più importanti della Svizzera.
Termine di redazione: 15 dicembre 2009
Abbreviazioni dei partiti che ricorrono nel testo
PLR
Partito liberale radicale svizzero
PPD
Partito popolare democratico svizzero
PS
Partito socialista svizzero
UDC
Unione democratica di centro
PLS
Partito liberale svizzero
PES
Partito ecologista svizzero / Verdi
9 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
1 Rappresentanza e partecipazione politica
Donne | Potere | Storia
Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
Bibliografia
Sulla storia della parità in Svizzera dal 1848 al 2000
Donne Potere Storia. La storia della parità in Svizzera 1848 – 2000. Pubblicazione Internet della Commissio­
ne federale per le questioni femminili CFQF. Berna 2001. In particolare il capitolo 2. Politica. Disponibile su:
www.comfem.ch > Documentazione > Storia della parità
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Vox-Trend 2006. Berna, gfs 2006. Disponibile in PDF su:
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Daniela Gloor / Hanna Meier:
Mentoring in politica: valutazione del progetto pilota «da donna a donna».
Studio commissionato dalla Commissione federale per le questioni femminili e dalla Federazione svizzera­
delle associazioni giovanili (FSAG/CSAJ). Sintesi del rapporto finale. Berna 2006. Disponibile in PDF su:
www.comfem.ch > Documentazione > Studi e raccomandazioni
Anouk Lloren:
Les députées défendent-elles les intérêts des femmes?
Représentation descriptive et substantielle au Parlement Suisse (1999 – 2007). Université de Genève, sujet
de thèse en science politique, 2008.
Bettina Nyffeler:
Elezioni federali 1999: massmedia, politica e parità.
Analisi dell‘offerta informativa delle emittenti radio-tv svizzere a diffusione nazionale in merito ai programmi­
trasmessi prima delle elezioni federali del 1999 e incentrata sullo spazio riservato alle donne e agli uomini.­
Su richiesta della SRG SSR idée suisse e della Commissione federale per le questioni femminili. Sintesi
­dello studio. Berna 2001.
Disponibile in PDF su: www.comfem.ch > Documentazione > Studi e raccomandazioni
Questioni femminili 2.2005:
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Le donne e le elezioni federali del 2007: Le donne dei partiti borghesi recuperano terreno.
Con un supplemento sulle donne alle elezioni dei parlamenti e dei governi cantonali nel 2004/2007.
In: Questioni femminili 1.2008, pp.19 – 25.
Werner Seitz:
Die geschlechtsspezifische Zusammensetzung der kantonalen Parlamente:
Aktuelle Situation, historische Entwicklung und Vergleich mit dem eidgenössischen Parlament. In: Parla­
ment. Mitteilungsblatt der Schweizerischen Gesellschaft für Parlamentsfragen, 10/2007, n. 2, pp. 10 – 13.
Si veda anche: www.werner-seitz.ch
Werner Seitz / Madeleine Schneider:
Die Frauen bei den Nationalratswahlen 2003.
Entwicklung seit 1971. Mit einem Exkurs zu den Frauen bei den Wahlen in den Ständerat und in die kanto­
nalen Parlamente (1971–2003). Neuchâtel 2004. Disponibile in PDF in tedesco e francese su
www.bfs.admin.ch/bfs/portal/de/index/themen/17/22/publ.html?publicationID=1296
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1 Rappresentanza e partecipazione politica
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in Svizzera 2001 – 2009
Martin Senti / Georg Lutz:
Wo die Schere sich öffnet.
Zur unterschiedlichen Wahlbeteiligung von Frauen und Männern.
In: Questioni femminili 1.2008, pp. 55 – 60.
Sonja Stalder:
Elezioni federali 2003: massmedia, politica e parità.
Analisi incentrata sulla prospettiva di genere dell‘offerta informativa delle emittenti radio-tv svizzere nei pro­
grammi trasmessi prima delle elezioni federali del 2003. Studio commissionato dalla SRG SSR idée suisse,
dalla Commissione federale per le questioni femminili e dall‘Ufficio federale delle comunicazioni. Sintesi del­
lo studio. Berna 2004. Disponibile su:
www.comfem.ch > Documentazione > Studi e raccomandazioni
Unione delle città svizzere (ed.):
Statistik der Schweizer Städte 2008.
Cfr. anche Newsletter, aprile 2008, Unione delle città svizzere, p. 4 seg., consultabile su:
http://staedteverband.ch/cmsfiles/newsletter_03_08_dt.pdf
Internet
Per ulteriori informazioni su donne e politica cfr. Ufficio federale di statistica UST:
www.bfs.admin.ch/bfs/portal/de/index/themen/17/02/blank/key/frauen_und_politik/bund.html (tedesco)
www.bfs.admin.ch/bfs/portal/fr/index/themen/17/02/blank/key/frauen_und_politik/bund.html (francese)
Immagine: Le tre consigliere federali festeggiano il sì alla libera circolazione delle persone deciso con la votazione
dell’8 febbraio 2008. Da sinistra: la ministra della giustizia Eveline Widmer-Schlumpf, la ministra degli affari esteri Micheline
Calmy-Rey e la ministra dell’economia Doris Leuthard. © Keystone / Peter Klaunzer
Impressum: Donne Potere Storia. Le donne, la politica e le pari opportunità in Svizzera 2001–2009. Berna 2010. A cura
della Commissione federale per le questioni femminili CFQF. Redazione: Claudia Weilenmann. Ricerche e testo: Katharina
Belser. Concezione grafica: Renata Hubschmied. Traduzione: Raffaella Adobati e Servizio linguistico italiano del Dipartimen­
to federale dell‘interno DFI. Pubblicato esclusivamente su www.comfem.ch. Disponibile in italiano, francese e tedesco.
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Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
2 Diritto
2.1 Parità di diritti fra donna e uomo
Politica delle pari opportunità
Introduzione
In Svizzera la parità dei sessi è iscritta nella Costituzione federale (Cost.) dal 1981. L’ar­
ticolo 8 Cost. sull’uguaglianza giuridica obbliga il legislatore ad adoperarsi per realizzare
la parità dei sessi di diritto e di fatto e prevede un diritto individuale alla parità salariale.
Nel 1996 è entrata in vigore la legge sulla parità dei sessi che concretizza il mandato co­
stituzionale dell’attuazione delle pari opportunità nella vita professionale, vieta la discri­
minazione diretta e indiretta in qualsiasi condizione e rapporto di lavoro e mira a garan­
tire la parità in ambito professionale. Nella versione riveduta della Costituzione federale,
in vigore dal 2000, l’articolo 8 capoverso 3 riprende alla lettera il vecchio articolo 4 capo­
verso 2: «Uomo e donna hanno uguali diritti. La legge ne assicura l’uguaglianza, di dirit­
to e di fatto, in particolare per quanto concerne la famiglia, l’istruzione e il lavoro. Uomo
e donna hanno diritto a un salario uguale per un lavoro di uguale valore.»
Mentre l’articolo 8 capoverso 1 Cost. statuisce l’uguaglianza giuridica degli individui ­(«Tutti
sono uguali davanti alla legge.»), il capoverso 2 del medesimo articolo sancisce un di­
vieto di discriminazione che si ispira al diritto internazionale, dato che «Nessuno può es­
sere discriminato a causa dell’origine, della razza, del sesso, dell’età, della lingua, ­della
posizione sociale, del modo di vita, delle convinzioni religiose, filosofiche o poli­tiche, o
di menomazioni […]».
Negli ultimi decenni si sono registrati considerevoli progressi nella parità giuridica dei
sessi, poiché la maggior parte delle disparità a livello nazionale, cantonale e comunale
ha potuto essere eliminata sul piano formale. Nella scelta del cognome e nell’acquisi­
zione della cittadinanza cantonale e comunale tramite matrimonio permangono tuttora –
dopo la bocciatura in Parlamento, nel 2001 e nel marzo 2009, di una regolamenta­zione
rispettosa delle pari opportunità – disuguaglianze giuridiche (cfr. 2.6 Famiglie e diritto II:
Cognome e cittadinanza dei coniugi).
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2.1 Parità di diritti fra donna e uomo
Politica delle pari opportunità
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Le donne, la politica e le pari opportunità
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Sul piano della realizzazione effettiva della parità, invece, permane una grande necessità
di intervento. Le concezioni rigide e stereotipate dei ruoli di genere iniziano pian piano ad
allentarsi, ma nell’economia, nel mondo scientifico, nell’amministrazione pubblica, nella
politica e nell’opinione pubblica le donne non sono ancora rappresentate in misura pa­
ritaria rispetto agli uomini e ricoprono posizioni molto meno prestigiose di questi ultimi.
Al contrario, le donne continuano a svolgere la maggior parte del lavoro non remune­rato
nell’economia domestica e in famiglia. Anche in questo contesto urgono interventi le­
gislativi che consentano di realizzare le pari opportunità sul piano economico e sociale.
Negli ultimi anni i tribunali si sono visti confrontati con numerose azioni in svariati ambi­
ti giuridici intentate da donne e uomini a seguito di episodi di discriminazione legata al
genere. Soltanto per le procedure ai sensi della legge sulla parità dei sessi, il sito Inter­
net della Conferenza svizzera delle delegate e dei delegati alla parità registra 403 casi
per la Svizzera tedesca e 56 per la Svizzera romanda (stato al 13 gennaio 2009, cfr.
www.gleichstellungsgesetz.ch e www.leg.ch). Il 95 per cento dei ricorsi secondo la leg­
ge sulla parità dei sessi è interposto da donne. Da uno studio condotto nel 2004/2005
emerge che la legge è sì efficace, ma non è in grado, da sola, di realizzare la parità nel­
la vita professionale. Alle disposizioni normative vanno affiancate campagne di informa­
zione e di sensibilizzazione mirate, nonché ulteriori misure di accompagnamento.
Scaturito dalla IV Conferenza mondiale dell’ONU sulle donne tenutasi a Pechino nel 1995,
il gender mainstreaming si è andato progressivamente diffondendo. Si tratta di una stra­
tegia finalizzata a promuovere in modo generalizzato le pari opportunità nelle ammini­
strazioni pubbliche e nelle imprese; in altre parole, in tutti gli ambiti di attività di un’or­
ganizzazione si deve tenere conto in modo esplicito, paritario e duraturo delle esigenze
e dei bisogni di donne e uomini. Dalle esperienze maturate con questo approccio (an­
che nell’Amministrazione federale) è emerso che il gender mainstreaming funziona uni­
camente se condiviso e adottato anche dai livelli più alti della gerarchia. Nel frat­tempo
la strategia del gender mainstreaming è stata relegata in secondo piano e man mano
sostituita da un nuovo concetto: il diversity management. La strategia di gestione della
diversità prevede che siano prese in considerazione tutte le possibili differenze (di ge­
nere, origine, orientamento sessuale, religione ecc.) e le loro eventuali ripercussioni, in
modo da evitare discriminazioni e da focalizzare l’attenzione sui vantaggi presentati da
una comunità o un’organizzazione eterogenea. Gli specialisti in materia di pari opportu­
nità temono tuttavia che con questo nuovo approccio il fattore genere possa pas­sare
in secondo piano.
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2 Diritto
2.1 Parità di diritti fra donna e uomo
Politica delle pari opportunità
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Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
Cronologia
Una panoramica dei fatti salienti prima del 2001 si trova in
«Donne Potere Storia 1848 – 2000», che può essere consultato sul sito Internet
www.comfem.ch > Documentazione > Storia della parità
14 giugno 2001
Decimo anniversario dello sciopero delle donne
In occasione del decimo anniversario dello sciopero femminile, le donne di tutta la Sviz­
zera ribadiscono le loro rivendicazioni e ripercorrono le tappe salienti della storia della
parità nel nostro Paese: nel 1981 fu iscritto nella Costituzione federale l’articolo sulla pa­
rità; nel 1991 diverse centinaia di migliaia di donne parteciparono allo sciopero femmi­
nile e nel 1996 entrò in vigore la legge sulla parità dei sessi. In numerose città svizzere
si tengono cortei a favore dell’attuazione delle pari opportunità. La Società svizzera de­
gli impiegati di commercio coglie l’occasione per premiare le aziende che si impegnano
in questo senso e, per la seconda volta, bandisce il «Prix Égalité». Tema prioritario è la
regolamentazione delle assicurazioni sociali per le persone occupate a tempo parziale. I
sindacati FMLO e SEI1 lanciano programmi d’azione nelle aziende.
Ottobre 2001
Sito Internet sulla casistica giudiziaria inerente alla legge sulla parità dei sessi
I quattro uffici delle pari opportunità del Cantone di Zurigo documentano in un appo­
sito sito Internet la giurisprudenza inerente alla legge sulla parità dei sessi. Sul sito
www.gleichstellungsgesetz.ch è raccolta, in una banca dati, una serie di procedure giudiziarie
(al momento 57) sul tema della discriminazione nella vita professionale avviate nel Can­
tone di Zurigo. All’inizio del 2009 la banca dati conterrà 403 casi provenienti da 18 Can­
toni e dall’Amministrazione federale. Le decisioni si riferiscono alla legge federale sulla
parità dei sessi e/o al principio costituzionale della parità salariale. Dal 2003 esiste anche
un sito internet per la Svizzera francofona: www.leg.ch, aggiornato fino a maggio 2009,
contiene la documentazione relativa a 56 procedure.
Gennaio 2002
Conciliare lavoro e famiglia: le campagne «Fairplay-at-home» e «Fairplay-at-work»
danno nuovi impulsi
L’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo lancia la campagna «Fairplay-at-­
home» e, un anno dopo, l’iniziativa «Fairplay-at-work». Per mezzo di due siti Internet,
opuscoli e stand informativi, conferenze, inserzioni sui giornali, spot televisivi, cartoline
postali e manifesti è tematizzata la conciliabilità tra famiglia e lavoro vista da entrambe
le parti. Da un lato gli imprenditori sono incentivati a creare condizioni di lavoro favore­
1 La Federazione svizzera dei lavoratori metallurgici e degli orologiai FLMO e il Sindacato dell’edilizia e
dell’industria SEI sono oggi riuniti nel Sindacato UNIA.
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2 Diritto
2.1 Parità di diritti fra donna e uomo
Politica delle pari opportunità
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Le donne, la politica e le pari opportunità
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voli alla famiglia e dall’altro i padri sono sollecitati a privilegiare i modelli di lavoro a tem­
po parziale, che permettono loro di assumersi regolarmente dei compiti all’interno ­della
famiglia. Le campagne beneficiano degli aiuti finanziari previsti dalla legge sulla parità
dei sessi e si protraggono fino al termine del 2004.
13 novembre 2002
Attuazione del piano d’azione per le pari opportunità a livello federale
Un rapporto del Dipartimento federale dell’interno valuta l’«Attuazione del Piano d’azio­
ne della Svizzera per la parità tra donna e uomo da parte delle autorità federali». Si re­
gistrano progressi nel campo della formazione e dell’economia, per esempio a livello di
asili nido, di programmi d’incentivazione per promuovere le donne nelle università e di
campagne d’informazione e sensibilizzazione. Dal rapporto emerge tuttavia che nume­
rose esigenze non sono state considerate, prevalentemente per ragioni finanziarie: per
esempio, le agevolazioni fiscali per le famiglie monoparentali e il miglioramento dello
statuto dei redditi bassi e del lavoro a tempo parziale nel sistema di previdenza profes­
sionale. Il Piano d’azione è stato approvato nel 1999, nel quadro dei lavori di follow-up
alla IV Conferenza mondiale dell’ONU sulle donne, tenutasi a Pechino nel 1995.
Cfr. Attuazione del Piano d’azione 2002.
17 gennaio 2003
Primo rapporto della Svizzera sull’attuazione della Convenzione ONU sui diritti
della donna CEDAW
Una delegazione svizzera guidata dall’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo
presenta al competente Comitato dell’ONU a New York il «Primo e Secondo rapporto
della Svizzera concernente l’attuazione della Convenzione sull’eliminazione di ogni for­
ma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW)». Il rapporto CEDAW, approva­
to dal Consiglio federale nel dicembre 2001, attesta i progressi compiuti nella parità dei
sessi sul piano giuridico, soprattutto a livello di diritto delle assicurazioni sociali e diritto
di famiglia, nonché nel settore della legislazione in materia di domicilio e dimora. Tutta­
via giunge alla conclusione che, di fatto, resta ancora molto da fare, poiché perman­gono
grandi differenze fra i sessi nel mondo professionale, a livello di ripartizione del lavoro
retribuito e non retribuito, nonché nella partecipazione alla vita politica. Le organizzazio­
ni non governative, riunitesi nel «Coordinamento ONG post Pechino Svizzera», presen­
tano al Comitato ONU il loro rapporto ombra che analizza in modo critico l’attuazione
­della Convenzione CEDAW in Svizzera. Per il rapporto ufficiale degli Stati cfr. Primo e Secondo rap­
porto della Svizzera 2001 e per il rapporto ombra 2002 cfr. www.postbeijing.ch.
30 aprile 2003
Raccomandazioni del Comitato CEDAW alla Svizzera
Il Consiglio federale prende atto delle osservazioni conclusive («Concluding Obser­
vations») rivolte alla Svizzera dal Comitato dell’ONU per l’eliminazione della discrimi­
nazione nei confronti della donna. Il Comitato – cui spetta la competenza di attuare
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2 Diritto
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Politica delle pari opportunità
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Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
la Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti ­della
­donna (CEDAW) – ha parole di elogio per l’articolo costituzionale sull’uguaglianza fra
­donna e uomo e le modifiche legislative effettuate negli ultimi anni, ma raccoman­
da anche di fare conoscere meglio al pubblico la Convenzione. Oltre a sollecitare ul­
teriori passi verso la parità nella vita professionale, verso la rappresentanza paritaria
delle donne nella vita pubblica e politica e verso un allontanamento dalle concezioni ri­
gide e stereotipate dei ruoli di genere, il Comitato CEDAW chiede provvedimenti inci­
sivi per eliminare la violenza nei confronti delle donne, la discriminazione delle donne
migranti, la tratta delle donne, lo sfruttamento sessuale delle prostitute e la povertà.
Inoltre raccomanda alla Svizzera di introdurre celermente il congedo maternità pagato.
Il Consiglio federale incarica quindi il Dipartimento federale dell’interno di informare ­tutti
gli attori chiamati a concretizzare la parità e di sollecitarli a realizzare i provvedimenti pro­
posti. Il prossimo rapporto della Svizzera, nel quale il Comitato CEDAW prenderà posi­
zione sui punti critici di cui sopra, è previsto per il 2006 (di fatto, però, il rapporto sarà
pronto soltanto nel 2008 e presentato nel 2009).
Le osservazioni conclusive del Comitato dell’ONU per l’eliminazione della discriminazione nei confronti della
donna sono consultabili all’indirizzo www.ebg.admin.ch/dokumentation/00012/00198/index.html?lang=it.
30 aprile 2003
«Gender Budgets»: Basilea analizza le uscite dello Stato in rapporto ai sessi
Basilea Città è il primo Cantone a pubblicare un’analisi del preventivo in un’ottica di ge­
nere intitolata «Der kleine Unterschied in den Staatsfinanzen» («Quella piccola diffe­renza
nelle finanze dello Stato»). Questa analisi classifica le uscite statali secondo cri­teri so­
ciali quali il genere, l’età e la nazionalità e illustra a chi sono destinate le prestazioni ­dello
­stato. Si può, per esempio, verificare se donne e uomini sono colpiti in uguale misura
dalle misure di risparmio. Nel 2004/2005 anche la Città di Zurigo effettuerà un pro­getto
simile. In Paesi come il Canada o l’Australia, i preventivi di genere (gender budgets) sono
già da tempo una realtà e fungono da base per una politica finanziaria orientata alla pa­
rità. Cfr. Kanton Basel Stadt 2003 e Heim/Haldemann 2006.
9 ottobre 2003
L’ufficio vallesano delle pari opportunità non chiude i battenti
Il Gran Consiglio del Cantone del Vallese respinge con 107 voti contro 4 il postulato
dell’UDC «per un vero ufficio della parità», che chiedeva la chiusura dell’ufficio cantona­
le delle pari opportunità oppure l’estensione delle sue attività ai due sessi.
6 novembre 2003
Istituzionalizzazione dell’ufficio friburghese delle pari opportunità
Nel Cantone di Friburgo viene istituzionalizzato l’ufficio delle pari opportunità e per le
questioni familiari che, finora, operava sulla base di un mandato di cinque anni. Il Gran
Consiglio friburghese adotta all’unanimità la relativa legge.
5 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
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Politica delle pari opportunità
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13 novembre 2003
Respinta la chiusura dell’ufficio delle pari opportunità di Basilea Campagna
L’ufficio delle pari opportunità del Cantone di Basilea Campagna può proseguire il suo
lavoro: una mozione dell’UDC, che ne chiedeva la chiusura, è respinta dal Gran Consi­
glio con 56 voti contro 25.
25 febbraio 2004
La parità nel programma di legislatura del Consiglio federale
A seguito di un postulato presentato il 5 novembre 2003 dalla Commissione degli af­
fari giuridici del Consiglio nazionale, che chiedeva la formulazione di una strategia sulle
pari opportunità, il Consiglio federale integra nel programma di legislatura 2003 – 2007,
dichiarandoli prioritari, i miglioramenti da apportare nel settore della parità fra donna e
uomo. In concreto, questi riguardano: la parità salariale, la parità nella vita professionale
(valutazione della legge sulla parità dei sessi), la conciliabilità tra famiglia e lavoro (con­
gedo maternità pagato, blocchi orari nelle scuole) e la situazione economica delle fami­
glie (sgravi fiscali, prestazioni complementari, regolamentazione federale degli assegni
familiari).
16 febbraio 2006
Pubblicata la valutazione dell’efficacia della legge sulla parità dei sessi
Il rapporto di valutazione è stato allestito in risposta a una mozione deposi­tata nel
2002 dalla consigliera nazionale Vreni Hubmann. La mozione chiedeva miglio­
ramenti nella legge federale sulla parità dei sessi, in particolare una proroga della
durata della protezione dal licenziamento e la nullità dei licenziamenti di ritorsione
contro le donne che si difendono dalla discriminazione sul posto di lavoro. Invece
di procedere a modifiche puntuali, il Consiglio federale ha optato per un’approfon­
dita valutazione della legge, condotta negli anni 2004 e 2005 su incarico dell’Uffi­
cio federale di giustizia e dell’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo.
Sulla base di questa valutazione, il Consiglio federale giunge alla conclusione che la legge
federale sulla parità dei sessi ha effetti positivi. Tuttavia, la legge da sola non è in grado
di garantire la realizzazione delle pari opportunità nella vita professionale. Un problema
centrale risiede nel fatto che il timore di perdere il posto di lavoro impedisce agli inte­
ressati di difendersi dalle discriminazioni. Ciò nonostante, il Consiglio federale si dichiara
contrario a un miglioramento della protezione dal licenziamento e a un inasprimento del­
le sanzioni. Intende però promuovere l’informazione e la sensibilizzazione, nonché crea­
re incentivi per le imprese che adottano provvedimenti aziendali a favore della parità. Gli
aiuti finanziari ai sensi della legge federale sulla parità dei sessi devono essere maggior­
mente impiegati per questo obiettivo, ma anche per progetti interni alle aziende.
Per il rapporto di sintesi e i rapporti parziali dettagliati cfr. Ufficio federale di giustizia 2005.
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7 novembre 2006
Gli aiuti finanziari ai sensi della legge sulla parità sono efficaci e necessari
L’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo ha commissionato una valuta­zione
degli aiuti finanziari destinati alla promozione delle pari opportunità nel mondo del la­voro
e concessi a sostegno di progetti e di servizi di consulenza dal 1996. Dal rapporto emer­
ge un bilancio positivo dei primi dieci anni: grazie a progetti di diversa natura è stato pos­
sibile contribuire alla concretizzazione della parità dei sessi nella vita professionale. Nel
contempo sono state ampliate le competenze di numerosi promotori di progetti e po­
tenziati i contatti fra le istituzioni. Nel complesso, fra il 1996 e il 2005 sono stati erogati
circa 34 milioni di franchi, di cui il 78 per cento a favore di progetti e il 22 per cento per
i servizi di consulenza. Nel rapporto è sottolineata la necessità di proseguire con questi
programmi, se si vogliono eliminare le disparità ancora esistenti (soprattutto nello sti­
pendio e nella conciliabilità fra lavoro e famiglia). Cfr. Interface/evaluanda 2006.
29 novembre 2006
Il Consiglio federale decide la ratifica del Protocollo facoltativo alla CEDAW
Il Consiglio federale adotta il rapporto di consultazione sul Protocollo facoltativo alla Con­
venzione per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro la donna (OP ­CEDAW)
e ne decide la ratifica con riserva di approvazione da parte dell’Assemblea federale. Il
Protocollo facoltativo costituisce un importante complemento alla Convenzione CEDAW,
alla quale la Svizzera ha aderito il 27 marzo 1997. Esso prevede due procedure di con­
trollo: dapprima una procedura di notifica individuale, che consente a singole persone
o a gruppi di denunciare al competente Comitato ONU, una volta esaurite le possibilità
sul piano nazionale, le violazioni della CEDAW; in seguito il Comitato viene legittimato
a svolgere di propria iniziativa un’indagine, qualora vi siano indizi di gravi e sistematiche
violazioni dei diritti garantiti dalla CEDAW.
30 novembre 2006
La Commissione federale per le questioni femminili festeggia i 30 anni di attività
Con un atto festoso a Berna, la Commissione federale per le questioni femminili CFQF,
commissione extraparlamentare permanente istituita dal Consiglio federale nel 1976, ce­
lebra i suoi primi 30 anni di attività. Quale organo indipendente e sovrapartitico, la CFQF
svolge una funzione di mediazione fra la politica, le autorità e la società civile. In colla­
borazione con diverse organizzazioni partner si impegna contro la discriminazione delle
donne e a favore dell’attuazione della parità dei sessi. La Commissione rileva che, nono­
stante le numerose conquiste, restano ancora grandi lacune da colmare soprattutto nel­
la parità di fatto. Sono necessari miglioramenti concreti, in particolare nella conciliabilità
fra lavoro e famiglia, nella rappresentanza femminile nell’economia, nel mondo scientifi­
co, nella giustizia e nella politica, nella lotta alle diverse forme di discriminazione contro
la donna e nell’eliminazione della discriminazione nei confronti delle donne m
­ igranti.
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Politica delle pari opportunità
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15 gennaio 2008
Studio nazionale sulle molestie sessuali sul posto di lavoro
Nei luoghi di lavoro le molestie sessuali sono più diffuse di quanto generalmente non si
creda: in Svizzera, toccano in modo diretto o indiretto circa una persona attiva su due.
Questo è quanto emerge dal primo studio nazionale condotto su questo tema su man­
dato dell’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo UFU e della Segreteria di
Stato dell’economia SECO. Le aziende che non assumono le responsabilità attribuite
loro dalla legge potrebbero vedersi costrette a sopportarne i costi. L’UFU e la SECO of­
frono ora un sostegno tramite opuscoli e un sito Internet: www.molestiesessuali.ch.
2 aprile 2008
Il Consiglio federale approva il Terzo rapporto CEDAW della Svizzera
Il Consiglio federale approva il Terzo rapporto della Svizzera sull’attuazione della Conven­
zione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (CE­
DAW), che dovrà essere presentato al Comitato CEDAW nell’estate 2009. Il rapporto in­
forma soprattutto sulle modifiche subentrate dall’ultimo resoconto (2001) e sulle misure
volte a concretizzare le raccomandazioni del Comitato (cfr. 30 aprile 2003). Costituisco­
no progressi importanti l’introduzione di un’indennità per perdita di guadagno in caso di
maternità (80% del salario durante 14 settimane), come pure il programma d’impulso
della Confederazione per la creazione di ulteriori posti di custodia dei bambini comple­
mentare alla famiglia. Entrambi i provvedimenti possono contribuire a ridurre il rischio di
povertà delle donne, in particolare di quelle che crescono i propri figli da sole. Continua
però a mancare un congedo generalizzato per i genitori o anche per i padri. Nella lotta
alla violenza domestica, negli ultimi anni si sono fatti importanti passi avanti, sia a livello
di legge che di applicazione pratica (perseguimento penale d’ufficio nel Codice penale,
norma di protezione dalla violenza nel Codice civile, leggi cantonali in materia di polizia
e protezione dalla violenza). La rappresentanza delle donne nella vita pubblica è legger­
mente aumentata. Cfr. Terzo rapporto della Svizzera 2008.
26 aprile 2008
Pubblicato il rapporto ombra sulla CEDAW
Nel proprio rapporto ombra sull’attuazione della CEDAW, il Coordinamento ONG post
Pechino segnala l’esistenza di grandi lacune e carenze in Svizzera. Critica in particolare
le misure di risparmio che penalizzano gli uffici e i progetti per le pari opportunità, inco­
raggia un rafforzamento della sensibilizzazione delle autorità e della popolazione e sostie­
ne l’introduzione di provvedimenti più incisivi, come le quote rosa vincolanti in ­politica.
1° giugno 2008
Confermato in votazione popolare l’ufficio delle pari opportunità di Basilea Campagna
Il 62,8 per cento dell’elettorato basilese si è espresso per il mantenimento del proprio uf­
ficio cantonale delle pari opportunità, bocciando l’iniziativa UDC che ne chiedeva la sop­
8 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
2 Diritto
2.1 Parità di diritti fra donna e uomo
Politica delle pari opportunità
Donne | Potere | Storia
Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
pressione. A seguito delle discussioni su un’eventuale abolizione della struttura, è sta­
ta condotta una valutazione che ne ha attestato la grande qualità, efficacia ed efficienza
e che durante la campagna in vista della votazione popolare ha fornito validi argomenti
a favore del suo mantenimento.
23 ottobre 2008
Piano d’azione della Città di Berna per la parità dei sessi
La Città di Berna è il primo Comune svizzero a porre in vigore, per gli anni 2009 – 2012,
un piano d’azione per le pari opportunità. Onora così un impegno assunto aderendo alla
«Carta europea per la parità fra donne e uomini nella vita locale». Il piano d’azione è sta­
to elaborato da un gruppo di lavoro guidato dall’ufficio cantonale della parità fra donna e
uomo e mira a radicare nei vari ambiti politici le pari opportunità come compito trasver­
sale e direttivo. www.aktionsplan.bern.ch
3 novembre 2008
I 20 anni dell’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo UFU
In occasione di una manifestazione all’insegna del motto «in voller Fahrt!» («a pieno re­
gime!»), l’UFU festeggia, insieme a numerosi compagni e compagne di lotta e a ospiti
provenienti da tutte le regioni del Paese, i suoi primi 20 anni di attività. Da una sezione
originariamente composta di quattro persone e integrata nell’Ufficio federale della cul­
tura, la struttura si è progressivamente trasformata in un ufficio autonomo con numero­
se mansioni, impegnandosi alacremente per realizzare la parità di trattamento dei sessi
sul piano formale in numerosi ambiti della vita. Fin dall’inizio la parità nella vita profes­
sionale è stata un obiettivo centrale del suo operato e con l’introduzione della legge sul­
la parità dei sessi (1996) l’UFU ha potuto contare su un importante strumento. Dal mo­
mento che le pari opportunità sul lavoro non possono essere realizzate senza la parità in
famiglia, l’Ufficio si è occupato con crescente impegno anche della questione della ripar­
tizione dei compiti all’interno della famiglia (p.es. campagna «Fairplay-at-home») e della
violenza nella coppia (Servizio per la lotta alla violenza). In occasione di questo giubileo,
l’UFU e l’Ufficio federale di statistica hanno pubblicato un aggiornamento dell’opusco­
lo «Verso l’uguaglianza fra donna e uomo». Vi si legge che negli ultimi 20 anni si sono
compiuti progressi anche nella parità di fatto (p.es. tasso di attività, livello di istruzione,
rappresentanza delle donne in politica), ma che tuttora sussistono numerose disparità,
per esempio nella retribuzione o nella ripartizione del lavoro retribuito e non retribuito
fra i sessi, che vanno eliminate.
12 novembre 2008
Rapporto del WEF sul «gender gap»: la Svizzera si piazza al 14° posto
Norvegia, Finlandia, Svezia e Islanda: sono questi i quattro Paesi che occupano le prime
posizioni nel «Global Gender Gap Report» di quest’anno, nel quadro del quale il World
Economic Forum WEF mette a confronto lo stato delle pari opportunità in 130 Paesi.
9 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
2 Diritto
2.1 Parità di diritti fra donna e uomo
Politica delle pari opportunità
Donne | Potere | Storia
Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
La Svizzera fa registrare un importante miglioramento rispetto all’anno scorso, salendo
dal 40° al 14° posto. Questo risultato va imputato soprattutto a un chiaro aumento ­delle
donne nei parlamenti e nei governi. Il rapporto è disponibile in Internet:
www.weforum.org/en/Communities/Women%20Leaders%20and%20Gender%20Parity/GenderGapNetwork/index.htm
29 dicembre 2008
Il Protocollo facoltativo alla CEDAW entra in vigore per la Svizzera
Entra in vigore per la Svizzera il Protocollo facoltativo alla Convenzione sull’elimina­zione
di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW), ratificato il 29 set­
tembre 2008 (cfr. 29 novembre 2006). L’Assemblea federale ne aveva praticamente
deciso all’unanimità la ratifica già nel marzo 2008. D’ora in poi, anche le donne che vi­
vono in Svizzera potranno contare sulle nuove procedure di controllo del rispetto della
­CEDAW.
5 marzo 2009
Convegno sull’importanza della CEDAW per la prassi giuridica in Svizzera
A cosa serve la Convenzione ONU sui diritti della donna (CEDAW) per le donne che vi­
vono in Svizzera? Come si possono applicare meglio, nel diritto e nella politica delle pari
opportunità, le procedure internazionali di controllo vigenti anche in Svizzera (rapporti de­
gli Stati, protocollo facoltativo ecc.)? Da un convegno giuridico organizzato dalla Commis­
sione federale per le questioni femminili CFQF e dal Dipartimento federale degli af­fari
esteri DFAE e dedicato a queste tematiche, è emerso che la CEDAW introduce sì una
nuova dimensione nel diritto svizzero contro la discriminazione, ma la sua applicazione
è finora stata ostacolata dalla giurisprudenza del Tribunale federale e dalla concezione
giuridica predominante sulla natura legale e l’applicabilità diretta del diritto internaziona­
le nell’ambito dei diritti fondamentali e, in particolare, dei diritti della donna. Contraria­
mente alla prassi del Tribunale federale sull’articolo svizzero sulla parità (interpretato in
maniera simmetrica), il divieto internazionale di discriminazione tutela in linea di princi­
pio le donne quale gruppo tradizionalmente penalizzato (e non gli uomini nei loro privile­
gi specificatamente maschili). Il Tribunale federale non si è finora rifatto all’articolo 4 ca­
poverso 1 CEDAW, secondo cui i provvedimenti speciali per la realizzazione della parità
di fatto non sono considerati discriminatori (nei confronti dell’uomo), negando così indi­
rettamente l’applicabilità diretta dell’articolo. Questa giurisprudenza è in chiaro contra­
sto con la concezione degli organi di controllo del diritto internazionale (nella fattispecie
il Comitato CEDAW). È quindi necessario che gli organi svizzeri preposti alla giustizia, in­
clusi i tribunali, ripensino il loro approccio e integrino nella loro metodologia interpreta­
tiva il diritto internazionale. Gli interventi tenuti durante il convegno sono pubblicati in Questioni fem­
minili 1.2009 e sul sito www.comfem.ch.
Termine di redazione: 31 marzo 2009
10 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
2 Diritto
2.1 Parità di diritti fra donna e uomo
Politica delle pari opportunità
Donne | Potere | Storia
Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
Bibliografia
Sulla storia della parità in Svizzera dal 1848 al 2000
Donne Potere Storia. La storia della parità in Svizzera 1848 –2000. Pubblicazione Internet della Commissione
federale per le questioni femminili CFQF. Berna 2001. In particolare il capitolo 3.1 Parità di diritti fra donna e
uomo: politica istituzionale delle pari opportunità.
Disponibile su: www.comfem.ch > Documentazione > Storia della parità
Attuazione del piano d’azione della Svizzera «Parità tra donna e uomo»
da parte delle autorità federali. Rapporto del Consiglio federale in risposta al postulato 00.3222 della
­Commissione 00.016-CN. Berna 2002.
http://www.ebg.admin.ch/dokumentation/00012/00198/index.html?lang=it
Commissione federale per le questioni femminili:
Molte realizzazioni – ma molto resta da fare. Politica delle donne e parità dal 1971.
Scheda informativa. Berna 2006. Per ordinare o scaricare il file in PDF:
www.comfem.ch > Documentazione > Studi e raccomandazioni
La Convenzione ONU sui diritti della donna (CEDAW): questioni attuali.
Documentazione del convegno del 5 marzo 2009. In: Questioni femminili 1.2009.
Dore Heim / Theo Haldemann:
Projekt Geschlechterdifferenzierte Budgetanalyse (GBA) in der Stadt Zürich
(StRB n. 1255 del 27 agosto 2003). Schlussbericht zur Pilotphase 2004 – 2005. Zurigo [2006].
www.stadt-zuerich.ch/content/dam/stzh/prd/Deutsch/Gleichstellung/PDF_web/5.1.themen/5.1.8.StRB_2003_gender_budget.pdf
Interface/evaluanda (Hg.): Evaluation der Finanzhilfen nach dem Gleichstellungsgesetz.
Schlussbericht. Luzern / Genève, August 2006.
www.ebg.admin.ch/dokumentation/00012/00194/00204/index.html?lang=de
Interface/evaluanda (éds): Evaluation des aides financières prévues par la loi sur l’égalité.
Rapport de synthèse. Lucerne et Genève, août 2006.
www.ebg.admin.ch/dokumentation/00012/00194/00204/index.html?lang=fr
Kanton Basel-Stadt: Gleichstellungsbüro, statistisches Amt und Frauenrat (a cura di):
Der kleine Unterschied in den Staatsfinanzen.
Geschlechterdifferenzierte Rechnungsanalysen im Kanton Basel-Stadt. Basilea 2003.
www.statistik-bs.ch/publikationen/gender_budget
Claudia Kaufmann / Sabine Steiger-Sackmann (a cura di):
Kommentar zum Gleichstellungsgesetz.
2a edizione interamente riveduta e completata. Basilea, Helbing & Lichtenhahn 2009.
Parità fra donna e uomo. Piano d’azione della Svizzera.
Gruppo di lavoro interdipartimentale «Lavori successivi alla IV Conferenza mondiale dell’ONU sulla donna
di Pechino 1995». Berna 1999.
Primo e Secondo rapporto della Svizzera sull’attuazione della Convenzione sull’eliminazione di ogni
forma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW). Berna 2001.
www.ebg.admin.ch/themen/00007/00070/index.html?lang=it
Questioni femminili 2.2006: Molte realizzazioni – ma molto resta da fare.
11 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
2 Diritto
2.1 Parità di diritti fra donna e uomo
Politica delle pari opportunità
Donne | Potere | Storia
Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
30 anni della Commissione federale per le questioni femminili.
Terzo rapporto della Svizzera sull’attuazione della Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discri­
minazione nei confronti della donna (CEDAW). Berna 2008.
www.ebg.admin.ch/themen/00007/00070/index.html?lang=it
Ufficio federale di giustizia (su incarico di):
Valutazione dell’efficacia della legge sulla parità dei sessi.
Evaluation portant sur l’efficacité de la loi sur l’égalité.
Evaluation der Wirksamkeit des Gleichstellungsgesetzes.
Rapporto di sintesi (in tedesco e francese). Autrici: Heidi Stutz, Marianne Schär Moser, Elisabeth Freivogel.
Berna e Binningen 2005. – Oltre al rapporto di sintesi sono disponibili anche i seguenti rapporti singoli:
• Sondaggio sui tribunali competenti e valutazione statistica di massima delle sentenze (modulo 2, tedesco)
• Sondaggio scritto sui servizi di conciliazione (modulo 3, tedesco)
• Sondaggio scritto sui sindacati, sulle associazioni professionali, sulle organizzazioni femminili e maschili,
su servizi di consulenza specializzati e uffici per le pari opportunità (modulo 4, tedesco)
• Sondaggio scritto su datrici e datori di lavoro di diritto privato e pubblico (modulo 5, tedesco)
• Valutazione per indice analitico dei casi giudiziari nei Cantoni Grigioni, Svitto, Vaud e Zurigo
(modulo 6, tedesco)
• Sondaggio orale sui sindacati, le associazioni professionali, le organizzazioni femminili, i servizi di consu­
lenza specializzati, gli uffici per le pari opportunità e gli studi legali (modulo 7, tedesco)
Tutti i rapporti, incluso il rapporto del Consiglio federale (in italiano), sono disponibili in Internet:
www.bj.admin.ch/bj/it/home/dokumentation/medieninformationen/2006/2006-02-16.html
Ufficio federale di statistica:
Verso l’uguaglianza fra donna e uomo. Stato delle cose e sviluppo.
Neuchâtel 2008. Per ordinare o scaricare il file in PDF:
www.ebg.admin.ch/dokumentation/00012/00193/index.html?lang=it
Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo UFU e Segretariato di Stato per l’economia
SECO (a cura di): Rischio e diffusione delle modestie sessuali sul posto di lavoro.
Uno studio rappresentativo realizzato nella Svizzera tedesca e nella Svizzera romanda (riassunto).
Berna 2008. Per ordinare o scaricare il file in PDF:
www.ebg.admin.ch/dokumentation/00012/00194/00206/index.html?lang=it
Banca dati Internet
Banca dati decisioni/sentenze secondo la legge federale sulla parità dei sessi
www.gleichstellungsgesetz.ch (Svizzera tedesca)
www.leg.ch (Svizzera romanda)
Immagine: Helvetia, affiancata da Fortitudo (forza) e Lex (legge). Figure allegoriche sovrastanti il portale del primo edificio
occupato dal Tribunale federale, 1886 (Palais de Justice de Montbenon, oggi Tribunale distrettuale di Losanna).
© Keystone / Laurent Gillieron
Impressum: Donne Potere Storia. Le donne, la politica e le pari opportunità in Svizzera 2001–2009. Berna 2010. A cura
della Commis­sione federale per le questioni femminili CFQF. Redazione: Claudia Weilenmann. Ricerche e testo: Katharina
Belser. Concezione grafica: Renata Hubschmied. Traduzione: Raffaella Adobati e Servizio linguistico italiano del Dipartimen­
to federale dell‘interno DFI. Pubblicato esclusivamente su www.comfem.ch. Disponibile in italiano, francese e tedesco.
12 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
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Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
2 Diritto
2.2 Parità salariale
Introduzione
Il principio della parità salariale tra donne e uomini è sancito dalla Costituzione federale
dal 1981: «Uomo e donna hanno diritto a un salario uguale per un lavoro di uguale va­
lore» (dal 2000 all’art. 8 cpv. 3 Cost., prima all’art. 4 cpv. 2 vCost.). Con la legge fede­
rale sulla parità dei sessi (LPar), entrata in vigore il 1° luglio 1996, ossia 15 anni dopo,
l’applicazione sul piano legale del diritto a un salario uguale è stata semplificata. Dopo
più di 10 anni, tuttavia, in Svizzera si è ancora lontani dall’aver raggiunto un’effettiva pa­
rità salariale.
Secondo dati forniti dall’Ufficio federale di statistica (Rilevazione svizzera della strut­tura
dei salari 2006) nell’economia privata svizzera le donne guadagnano ancora all’incirca
24 per cento in meno rispetto agli uomini. Per il 60 per cento circa questa disparità può
essere ricondotta a fattori oggettivi e spiegabili, come ad esempio alla circostanza che
le donne in media dispongono di una formazione meno buona, vantano una minore an­
zianità di servizio e sono impiegate più spesso in settori economici con salari bassi. Il
restante 40 per cento ­della differenza salariale rientra nel novero della discriminazione
sessuale. Particolar­mente grandi sono le disparità di salario subite dalle donne che oc­
cupano una posizione dirigenziale e che sono titolari di un diploma universitario: esse
guadagnano, tra i quadri di livello medio e superiore, quasi un quarto in meno ­rispetto
ai colleghi uomini che hanno la stessa formazione e che occupano la stessa posizione
professionale.
Nel settore pubblico lo scarto salariale è minore. Nell’Amministrazione federale nel 2006
si situava attorno al 18 per cento (economia privata: ca. 24%). A essere infe­riore rispet­
to all’economia privata (ca. 40%) è anche la percentuale di differenza dei salari ricondu­
cibile a una discriminazione sessuale, pari al 18 per cento.
1 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
2 Diritto
2.2Parità salariale
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Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
Le azioni giudiziarie contro le disparità di stipendio che hanno avuto un esito positivo
hanno portato, per lo più nelle amministrazioni pubbliche, a versamenti salariali integra­
tivi. Nell’economia privata, dove le differenze sono più grandi rispetto al settore pub­
blico, le azioni giudiziarie in materia salariale sono più rare, poiché la trasparenza in que­
sto ambito è minore e vi è un maggior timore di essere licenziate. La banca dati gestita
dagli Uffici per l’uguaglianza fra donna e uomo della Svizzera tedesca (www.gleichstel­
lungsgesetz.ch; in tedesco) ha registrato, fino alla fine del 2008, un totale di 193 casi
di disparità salariali, di cui 79 riguardano l’economia privata. Nella corrispondente ban­
ca dati gestita dagli Uffici cantonali per l’uguaglianza della Svizzera romanda, alla quale
aderisce anche il Ticino (www.leg.ch; in francese), sono registrati 29 casi documentati.
2 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
2 Diritto
2.2Parità salariale
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Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
Cronologia
Una panoramica dei fatti salienti prima del 2001 si trova in
«Donne Potere Storia 1848 – 2000», che può essere consultato sul sito Internet
www.comfem.ch > Documentazione > Storia della parità
23 gennaio 2002
Prima azione giudiziaria vinta per un caso di disparità salariale nell’economia privata
Per la prima volta dall’entrata in vigore della legge sulla parità dei sessi una privata
cittadina riesce a vincere una causa in materia salariale contro un’azienda privata. Una
decisione di seconda istanza del Tribunale cantonale vodese del 25 luglio 2001 passa in
giudicato, dopo che l’azienda condannata ha rinunciato a ricorrere al Tribunale federale.
Il caso vede un’operaia metallurgica svolgere per anni la stessa attività dei suoi colleghi
uomini, guadagnando però circa 1000 franchi in meno al mese. Il datore di lavoro, un’azienda
elettrica, non vuole prendere in considerazione la possibilità di una compensazione salariale.
La donna, che a differenza dei collaboratori maschi può vantare un diploma specialistico
riconosciuto, fa causa denunciando una violazione della legge sulla parità dei sessi. La
prima istanza decide a suo sfavore. La seconda istanza, al contrario, giudica il fatto che
la donna guadagni dal 30 al 40 per cento in meno come chiaramente discriminante e
condanna l’azienda che la impiega a versare un’integrazione salariale di 20 000 franchi.
La donna ottiene altri 25 000 franchi e il «Prix Courage 2002» dalla rivista Beobachter.
In questo modo è premiata per la tenacia con la quale si è battuta a favore di un salario
uguale per un lavoro di uguale valore. Una sintesi del caso giudiziario si trova al sito Internet
www.leg.ch > Jugements rendus (in francese; riassunto N°VD/04)
14 febbraio 2003
Il Tribunale federale dà ragione a due funzionarie che intentano un’azione giudiziaria
in materia salariale
Dopo 17 anni di processo il Tribunale federale conferma l’azione giudiziaria in materia
salariale intentata da due funzionarie vallesane, entrambe segretarie di consiglieri di
Stato. Nel 1986 le due donne intentarono un’azione giudiziaria contro il Canton Vallese,
perché guadagnavano meno di un loro collega maschio: il segretario della Cancelleria
di Stato, infatti, percepiva un salario di sei classi più elevato, mentre a entrambe le
funzionarie veniva riconosciuta una classe di stipendio pari a quella del capocuoco di un
sanatorio o del capogiardiniere di un ospedale. Come argomenti a loro favore, le due
donne addussero la circostanza che le mansioni di una segretaria di un capodipartimento
comportano responsabilità considerevolmente maggiori e richiedono maggiore spirito
di iniziativa e flessibilità rispetto alle attività cui si è fatto riferimento, svolte da uomini.
Il governo e i tribunali cantonali respinsero più volte l’azione giudiziaria, anche dopo il
1996, anno in cui entrò in vigore la legge sulla parità dei sessi. Ora il Tribunale federale
riconosce infine una discriminazione salariale in base al sesso. Il Canton Vallese
3 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
2 Diritto
2.2Parità salariale
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Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
deve rimborsare la differenza di salario alle due donne, nel frattempo pensionate.
Decisione 2A.301/2001/mks. Una sintesi del caso giudiziario si trova al sito Internet
www.leg.ch > Jugements rendus (in francese; riassunto N°VS/01)
22 dicembre 2003
Riconoscimento di una discriminazione salariale anche senza confronto diretto
Il Tribunale federale accoglie l’azione giudiziaria in materia salariale intentata da
un’avvocatessa vodese che, in posizione dirigenziale, guadagna presso un’azienda
losannese il 27 per cento in meno del suo predecessore. Il Tribunale adotta un metodo
messo a punto dall’economista del lavoro ginevrino Yves Flückiger (analisi statistica del
salario, chiamata anche «analisi di regressione»), in base al quale è possibile individuare
una discriminazione salariale anche se non si può stabilire un confronto diretto con un
collega di lavoro uomo al quale sono attribuiti compiti equiparabili (il metodo, nel caso di
confronto diretto, viene chiamato «valutazione analitica del lavoro»). Si tratta, in particolare,
di esaminare la politica salariale di un’azienda e l’applicazione o meno degli stessi criteri
per donne e uomini, sulla base delle informazioni concernenti tutte le e tutti i dipendenti
e che sono rilevanti dal punto di vista del lavoro. L’adozione di questo metodo semplifica
le azioni giudiziarie in materia salariale intentate da donne che lavorano per grandi aziende
ma non hanno la possibilità di proporre un confronto diretto.
Decisione 4C.383/2002
2 giugno 2004
Più di 300 docenti di scuole dell’infanzia dimostrano contro la discriminazione salariale
A Berna più di 300 docenti di scuole dell’infanzia dimostrano contro la politica salariale
del Dipartimento dell’educazione. ll corpo insegnante delle scuole materne guadagna,
svolgendo un lavoro equiparabile, circa il 20 per cento in meno rispetto al corpo insegnante
delle scuole elementari. Dal 1999 è pendente, presso il Tribunale amministrativo, un’azione
giudiziaria in merito, confermata a titolo parziale il 1° novembre 2004. Il Cantone rinuncia
a impugnare la decisione, che lo costringe a versare, secondo stime, 22 milioni di franchi
alle e ai docenti delle scuole dell’infanzia.
www.gleichstellungsgesetz.ch/html_de/103N1182.html (in tedesco)
6 luglio 2004
Testato uno strumento di controllo per la verifica della parità salariale
Ai sensi della legge federale sugli acquisti pubblici la Confederazione può assegnare
mandati solo ad aziende che applicano il principio della parità salariale tra donne e
uomini. Finora mancavano tuttavia gli strumenti di verifica. Su incarico dell’Ufficio
federale per l’uguaglianza tra donna e uomo UFU e della Commissione degli acquisti
della Confederazione è stato ora elaborato e testato – nel quadro di un progetto pilota
che ha coinvolto cinque aziende – uno strumento per la verifica concreta del rispetto della
parità salariale. Il sistema di controllo si fonda sul metodo scientifico elaborato da Yves
4 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
2 Diritto
2.2Parità salariale
Donne | Potere | Storia
Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
Flückiger, grazie al quale il ricorso in materia salariale presentato nel dicembre del 2003
da un’impiegata vodese era stato accolto dal Tribunale federale, che vi aveva riconosciuto
un caso di discriminazione salariale senza dover ricorrere a un confronto diretto (cfr.
22 dicembre 2003). Viene pubblicato un rapporto sulla fase pilota («Überprüfung der
Einhaltung von Lohngleichheit […] bei Beschaffungen des Bundes» / «Contrôle du
respect de l‘égalité de salaire entre femmes et hommes dans les marchés publics»). Il
documento è disponibile su:
www.ebg.admin.ch/dokumentation/00012/00194/00205/index.html?lang=it
5 novembre 2005
Il 10. Congresso delle donne dell’Unione sindacale svizzera USS rivendica la
parità salariale
Le 250 partecipanti del 10. Congresso delle donne discutono strategie da perseguire
per tradurre in pratica l’articolo sulla parità salariale e rivendicano, in un manifesto di
cinque punti, la «Parità salariale, adesso!». Contemporaneamente l’USS lancia la campagna «Fairpay – Parità salariale», che propone anche un calcolatore salariale online
(www.lohnrechner.ch).
Questo strumento mostra che le donne percepiscono, per un lavoro
con un profilo equiparabile, fino al 21% di salario in meno rispetto agli uomini. Le
sindacaliste rivendicano la trasparenza dei salari e chiedono che si svolgano verifiche
nell’ambito dei contratti collettivi di lavoro e delle trattative salariali nei diversi rami
professionali. Chiedono inoltre l’istituzione di una conferenza per la parità salariale che
coinvolga i partner sociali e di una commissione di esperte e esperti che formuli proposte
per una rapida realizzazione della parità a livello di stipendio.
25 aprile 2006
«Logib»: test di autovalutazione destinato alle imprese che desiderano verificare
il rispetto della parità salariale
L’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo UFU mette a disposizione delle
imprese che intendono verificare se il loro sistema salariale comporta discriminazioni
un test di autovalutazione molto semplice da utilizzare. Con l’aiuto del software gratuito
Logib, le datrici e i datori di lavoro con un numero di collaboratrici e collaboratori compreso
tra 50 e 10 000 possono effettuare una prima verifica, inserendo tutti i dati necessari
che concernono i salari, le qualifiche e le mansioni nella loro impresa. Il programma si
orienta in base all’analisi di regressione ideata dal professor Yves Flückiger (cfr. anche
22 dicembre 2003 e 6 luglio 2004) e valuta se la discrepanza salariale tra donne e uomini
sia dovuta alla qualificazione (formazione, esperienza) oppure sia legata alle mansioni
svolte (posizione professionale e livello di esigenze). Se si riscontrano differenze che non
hanno nulla a che vedere con questi fattori obiettivi, potrebbe trattarsi di un segnale di
discriminazione sessuale. In tal caso l’UFU consiglia di avviare analisi più approfondite.
www.ebg.admin.ch/dienstleistungen/00017/index.html?lang=it
5 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
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2.2Parità salariale
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Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
14 giugno 2006
I sindacati indicono una giornata a favore della parità salariale
Nel quadro di diversi dibattiti pubblici, manifestazioni e feste organizzati in tutto il Paese,
le sindicaliste e i sindicalisti si schierano a favore della parità salariale. Si recano presso
singole imprese e amministrazioni per presentare loro un «conto delle discriminazioni».
In alcuni parlamenti cantonali vengono lanciate iniziative a favore della parità salariale.
In vista delle trattative salariali autunnali, l’obiettivo dei sindacati è ottenere un aumento
generalizzato degli stipendi e una tangibile riduzione della discriminazione tra donne e
uomini.
Ottobre 2006
Fairpay – pari lavoro, pari stipendio
L’Unione sindacale svizzera lancia, con il sostegno di fondi stanziati in base alla legge federale
sulla parità dei sessi, la seconda fase del suo progetto per eliminare le discriminazioni
nelle procedure di valutazione dei posti di lavoro e nella fissazione dei salari. Il progetto si
concentra su un modulo di formazione continua e su un opuscolo che illustra i meccanismi
di fissazione dei salari, così come sulla valutazione dei posti di lavoro e sulla possibilità
di paragonarli tra loro. Si rivolge a commissioni e a rappresentanti aziendali, a delegate
e delegati per i contratti collettivi di lavoro, a segretarie e segretari sindacali e a datrici e
datori di lavoro. Queste persone hanno così la possibilità, nell’ambito di corsi specifici,
di apprendere a individuare nella prassi i possibili casi di discriminazione e di contribuire
in tal modo a introdurre sistemi salariali più equi.
www.lohngleichheit.ch (in tedesco) e www.egalitedessalaires.ch (in francese)
6 settembre 2007
«Der Lohngleichheitsreport»: documentario per promuovere la parità salariale
L’Ufficio cantonale zurighese per l’uguaglianza fra donna e uomo commissiona un
documentario e materiale informativo d’accompagnamento sulla parità salariale, destinati
a divenire uno strumento didattico per eliminare le discriminazioni in questo ambito.
Intende in tal modo contribuire all’informazione e alla sensibilizzazione delle salariate e
dei salariati, delle e dei dirigenti e delle e dei responsabili del personale. Esso si rivolge
però anche a specialiste e specialisti che intendono affrontare il problema della parità
salariale nell’ambito di consulenze oppure di corsi di formazione e aggiornamento.
20 novembre 2007
Il Tribunale federale accoglie un ricorso a favore delle professioni del settore sanitario
Nel 2001 sei organizzazioni di categoria del settore sanitario (cure, ergoterapia, fisioterapia)
avevano chiesto alla Città di Zurigo il pagamento delle differenze di stipendio, dovute a
loro avviso a una discriminazione salariale, che erano state constatate sulla base di un
paragone tra i rispettivi stipendi e quelli percepiti dalle e dagli agenti di polizia, di due
classi – quest’ultimi – più alti; le e gli agenti, oltretutto, beneficiavano di supplementi
6 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
2 Diritto
2.2Parità salariale
Donne | Potere | Storia
Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
per parificare il loro livello salariale a quello delle e degli agenti della polizia cantonale. Le
autorità cittadine respinsero la richiesta. Le istanze immediatamente superiori diedero in
parte ragione alle e ai ricorrenti. Nel 2007 il Tribunale federale, cui si sono rivolte entrambe
le parti, stabilisce infine che la Città di Zurigo, prima del 2002, ha ingiustamente retribuito
in misura inferiore il personale curante rispetto alle e agli agenti di polizia. Non considera
invece sessualmente discriminanti i supplementi salariali. In seguito a questa decisione, la
Città di Zurigo è tenuta a versare arretrati per un importo globale di circa 20 milioni di franchi.
Decisioni 2A.94/2007, 2A.96/2007 e 2A.98/2007.
6 dicembre 2007
Attribuito per la prima volta il marchio di qualità «equal-salary»
La ditta CSEM, all’avanguardia nel settore dell’innovazione tecnologica, ottiene, prima fra
le sue omologhe, il certificato equal-salary. Questo garantisce che all’interno dell’impresa
venga applicata una politica salariale che impedisce la discriminazione tra donne e uomini.
Il progetto «equal-salary» è nato in collaborazione con il professor Yves Flückiger, autore
di un metodo scientifico per valutare il livello dei salari che è stato riconosciuto anche dal
Tribunale federale (cfr. 22 dicembre 2003, 6 luglio 2004 e 25 aprile 2006). Il progetto si
trova ancora in fase pilota ed è finanziato con fondi stanziati in base alla legge federale
sulla parità dei sessi. www.equal-salary.ch (in tedesco, francese e inglese)
Dicembre 2007
Le giovani donne guadagnano meno rispetto ai giovani uomini
Le giovani donne che, sei anni dopo aver terminato il loro curricolo scolastico obbligatorio,
sono attive professionalmente guadagnano in media, a parità di qualifiche, quasi 500
franchi in meno (ca. il 10%) dei loro coetanei. È quanto rivela il primo studio di lunga
durata che si è svolto a livello nazionale e che si è concentrato sul passaggio dalla prima
formazione alla vita professionale (TREE). Nel 2006 sono stati analizzati gli stipendi di
6 000 giovani donne e uomini che avevano terminato nel 2000 la scolarità obbligatoria. Il
lavoro per il quale giovani donne ottengono il loro primo salario si trova, rispetto a quanto
accade ai loro coetanei, molto più sovente nella fascia salariale più bassa; un buon 20%
delle ragazze guadagna meno di 3 500 franchi al mese; nel caso dei ragazzi questa quota si
aggira attorno al 6%. Il 18% dei giovani uomini, invece, ottiene un primo salario superiore
ai 5000 franchi; in questa categoria, la più elevata, le donne sono presenti solo con un
9%. Poiché le donne lavorano più sovente a tempo parziale rispetto agli uomini (19%
contro 8%), lo scarto salariale aumenta ancora per quanto riguarda il reddito effettivo.
http://tree.unibas.ch/it/casa/
7 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
2 Diritto
2.2Parità salariale
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Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
Luglio 2008
La CFQF chiede alla Confederazione un maggiore rispetto del principio della parità
salariale nell’ambito degli acquisti pubblici
La legge federale sugli acquisti pubblici definisce le condizioni che la Confederazione
deve rispettare per affidare mandati di fornitura, servizi e costruzione. Attualmente
tutta la legislazione in questo ambito è sottoposta a una revisione totale, il cui scopo
è omogeneizzare le disposizioni a livello nazionale, aggiornare e rendere più flessibile
la procedura di candidatura e adeguare il quadro legislativo agli standard europei. Le
disposizioni in vigore per partecipare a un appalto, definite dall’articolo 8 della legge
sugli acquisti pubblici (rispetto delle disposizioni in materia di protezione del lavoro e di
parità salariale tra i sessi), sono conservate. Nel luglio del 2008, prendendo posizione
nell’ambito della procedura di consultazione, la Commissione federale per le questioni
femminili CFQF chiede che sia istituita una nuova autorità, incaricata di controllare
l’effettivo rispetto delle esigenze di parità salariale. L’introduzione di così dette «liste
nere», inoltre, dovrebbe far sì che le ditte che hanno violato questo principio o altri principi
sanciti dalla legge non possano più ottenere mandati statali. Il parere della Commissione è
consultabile su: www.comfem.ch > Documentazione > Pareri (in tedesco e francese)
16 settembre 2008
La discriminazione salariale è un fenomeno in lento declino
In collaborazione con l’Ufficio federale di statistica UST, l’Ufficio federale per l’uguaglianza
fra donna e uomo UFU pubblica le cifre più recenti sulle differenze salariali, accompagnate
da un rapporto sulla loro evoluzione nell’arco dell’ultimo decennio. Dall’analisi dei dati
concernenti la struttura dei salari raccolti tra il 1998 e il 2006 emerge che le differenze tra i
sessi diminuiscono solo lentamente. In media, nell’economia privata le donne guadagnano
sempre ancora quasi il 24% in meno degli uomini. Il 40% di queste disparità non è dovuto
a differenze di qualificazione o di esperienza e va pertanto considerato discriminante. È
soprattutto questa quota a essersi ridotta dopo il 2000, passando più precisamente dal 44,4
al 38,7%. Nel settore pubblico (Amministrazione federale) la differenza, che si situa attorno al
18,1%, è nettamente minore; qui solo il 3,2% è riconducibile a discriminazioni vere e proprie.
Il rapporto è consultabile su: www.ebg.admin.ch/themen/00008/00072/index.html?lang=it (in tedesco)
8 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
2 Diritto
2.2Parità salariale
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25 novembre 2008
Respinta a San Gallo l’azione giudiziaria in materia salariale intentata dal
personale di cura
Il Tribunale amministrativo sangallese decide una vertenza pendente da diversi anni,
lanciata dal sindacato VPOD e dall’Associazione svizzera infermiere e infermieri ASI.
Alcune e alcuni rappresentanti di professioni medico-tecniche e di cura affermano infatti
che il Cantone corrisponde salari più bassi nel loro settore, poiché più «femminile»
rispetto, ad esempio, a quanto avviene per le e gli agenti di polizia. Il Tribunale stabilisce,
sulla base di una perizia, che la classe di salario prevista per il personale di cura è
effettivamente troppo bassa; ciò non è invece il caso delle professioni medico-tecniche.
Il foro non ritiene tuttavia che si tratti di una discriminazione di ordine sessuale e respinge
la causa. Le e gli interessati decidono, nel gennaio del 2009, di presentare ricorso al
Tribunale federale.
10 marzo 2009
Primo Equal Pay Day in Svizzera
Business & Professional Women BPW Svizzera lancia il primo Equal Pay Day in Svizzera.
Con 37 000 borse rosse e manifestazioni in tutto il Paese le donne attive professionalmente
rivendicano la giustizia salariale e protestano contro le cifre rosse nei portamonete
femminili: nel 2008 le donne hanno guadagnato il 20 per cento in meno degli uomini. La
data scelta per l’Equal Pay Day marca il periodo di tempo oltre il normale anno lavorativo
durante il quale una donna deve lavorare per poter raggiungere quanto guadagnato dai
suoi colleghi uomini in soli dodici mesi.
Termine di redazione: 31 marzo 2009
9 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
2 Diritto
2.2Parità salariale
Donne | Potere | Storia
Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
Bibliografia
Sulla storia della parità in Svizzera dal 1848 al 2000
Donne Potere Storia. La storia della parità in Svizzera 1848 – 2000. Pubblicazione Internet della Commissio­
ne federale per le questioni femminili CFQF. Berna 2001. In particolare il capitolo 3.2 Un salario uguale per
un lavoro di uguale valore. Disponibile su: www.comfem.ch > Documentazione > Storia della parità
Conferenza svizzera delle delegate alla parità fra donne e uomini:
Stellungnahme zur Revision des Bundesgesetzes über das öffentliche Beschaffungswesen BoeB /
Prise de position sur la révision de la loi fédérale sur les marchés publics LMP:
www.equality.ch/d/stellungnahmen.htm (tedesco)
www.equality.ch/f/prises_de_position.htm (francese)
Claudia Kaufmann / Sabine Steiger-Sackmann (a cura di):
Kommentar zum Gleichstellungsgesetz.
2a ed. rivista e ampliata. Basilea 2009.
Rapporto concernente l’efficacia della legge sulla parità dei sessi.
FF 2006, 2941 – 2974: www.admin.ch/ch/i/ff/2006/2941.pdf
Su www.bj.admin.ch/bj/it/home/dokumentation/medieninformationen/2006/2006-02-16.html si può consul­
tare una sintesi (in tedesco e francese).
Ufficio federale di statistica (a cura di):
Gleichstellung von Frau und Mann: die Schweiz im internationalen Vergleich.
Eine Auswahl von Gleichstellungsindikatoren in den Bereichen Bildung, Arbeit und Politik. /
Egalité entre femmes et hommes: La Suisse en comparaison internationale.
Un choix d’indicateurs d’égalité dans les domaines de la formation, du travail et de la politique.
Neuchâtel 2008.
www.bfs.admin.ch/bfs/portal/de/index/themen/20/22/publ.html?publicationID=3028 (tedesco)
www.bfs.admin.ch/bfs/portal/fr/index/themen/20/05/blank/key/int_vergleiche.html (francese)
Ufficio federale di statistica:
Rilevazione svizzera della struttura dei salari 2006.
Primi risultati. Attualità UST. Neuchâtel 2008.
www.bfs.admin.ch/bfs/portal/it/index/themen/03/22/publ.html?publicationID=3302
Ufficio federale di statistica:
Uguaglianza tra donna e uomo: dati e indicatori sui salari:
www.bfs.admin.ch/bfs/portal/it/index/themen/20/05/blank/key/loehne.html
Ufficio federale di statistica:
Vergleichende Analyse der Löhne von Frauen und Männern
anhand der Lohnstrukturerhebungen 1998 bis 2006. Untersuchung im Rahmen der Evaluation der
­Wirksamkeit des Gleichstellungsgesetzes. Berna 2008.
http://www.bfs.admin.ch/bfs/portal/de/index/themen/03/22/lexi.Document.112211.pdf
10 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
2 Diritto
2.2Parità salariale
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Le donne, la politica e le pari opportunità
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Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo UFU e Federazione svizzera degli avvocati FSA
(a cura di):
Instrumente zur Analyse von Lohndiskriminierung. Orientierungshilfe für die juristische
Praxis. / Discriminations salariales et instruments d’analyse. Un guide pour la pratique.
Autrice / autore: Marianne Schär Moser e Jürg Baillod. Berna/Stoccarda/Vienna 2006.
Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo UFU e Ufficio federale di statistica UST:
Verso la parità salariale tra donna e uomo! Fatti e tendenze.
Informazioni per datrici e datori di lavoro e per lavoratrici e lavoratori. Berna 2009.
www.bfs.admin.ch/bfs/portal/it/index/themen/03/22/publ.html?publicationID=3622
Immagine: Helvetia, affiancata da Fortitudo (forza) e Lex (legge). Figure allegoriche sovrastanti il portale del primo edificio
occupato dal Tribunale federale, 1886 (Palais de Justice de Montbenon, oggi Tribunale distrettuale di Losanna).
© Keystone / Laurent Gillieron
Impressum: Donne Potere Storia. Le donne, la politica e le pari opportunità in Svizzera 2001–2009. Berna 2010. A cura
della Commissione federale per le questioni femminili CFQF. Redazione: Claudia Weilenmann. Ricerche e testo: Katharina
Belser. Concezione grafica: Renata Hubschmied. Traduzione: Ugo Balzaretti e Agata Vetterli. Pubblicato esclusivamente su
www.comfem.ch. Disponibile in italiano, francese e tedesco.
11 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
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Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
2 Diritto
2.3 AVS e LPP
Introduzione
La creazione delle assicurazioni sociali è avvenuta in un periodo in cui il modello fami­liare
dominante, perlomeno nelle famiglie borghesi, prevedeva che l’uomo provve­desse al so­
stentamento economico della famiglia mentre la donna era relegata al ruolo di casa­linga
e madre. L’impostazione degli enti sociali si conformava a questo modello. Per contro,
gli ultimi decenni sono stati caratterizzati dallo svilupparsi di una pluralità di forme di vita
di coppia: sono aumentate le famiglie monoparentali, le unioni libere, le convivenze fra
persone del medesimo sesso, le famiglie ricomposte ecc., mentre la famiglia tradizio­
nale da un punto di vista numerico sta perdendo terreno. Malgrado l’idea che sia neces­
sario adeguare le assicurazioni sociali e la previdenza professionale a questa evoluzione
si è ampiamente affermata, la ristrutturazione degli istituti sociali è largamente in ritar­
do sugli sviluppi della società. La previdenza per la vecchiaia e l’invalidità fa riferimento
in primo luogo all’attività lucrativa. Questa impostazione comporta due conseguenze ne­
gative per le donne: fino alla 10a revisione dell’AVS (1997) il lavoro non retribuito svolto
dalla donna in casa e in famiglia non era riconosciuto come lavoro che permette di ma­
turare una rendita; la penalizzazione delle donne nella vita professionale, d’altro canto,
(discriminazione salariale, minori opportunità di carriera, lavoro a tempo parziale ecc.) si
traduce direttamente in rendite inferiori.
I passi finora compiuti in direzione di una parità (formale) fra i sessi hanno non di rado pro­
dotto effetti sfavorevoli alle donne, come per esempio l’innalzamento dell’età di pensio­
namento o le limitazioni per donne vedove o divorziate. Fra i miglioramenti più importanti
intervenuti a favore delle donne vanno ricordati l’introduzione nell’AVS degli accrediti per
compiti educativi e assistenziali (dal 1997) e l’estensione della previdenza professionale
ai redditi modesti (2005). Lo sviluppo demografico (aumentano le beneficiarie e i bene­
ficiari di rendite e diminuiscono le e i giovani) è sempre più preso a pretesto per im­porre
mi­sure di risparmio e riduzioni delle prestazioni sociali che, anche in questo caso, si ri­
percuotono in maniera particolare sulle donne. Il tentativo di introdurre misure di questo
genere nell’ambito dell’AVS è per ora fallito nel quadro dell’11a revisione. Tuttavia, dopo
che anche un’iniziativa per un’età pensionabile flessibile senza penalizzazioni retributive
per redditi medi e bassi è stata bocciata, le condizioni per un pensionamento flessibile
paritario per donne e uomini devono ora essere rinegoziate.
1 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
2 Diritto
2.3AVS e LLP
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Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
Cronologia
Una panoramica dei fatti salienti prima del 2001 si trova in
«Donne Potere Storia 1848 – 2000», che può essere consultato sul sito Internet
www.comfem.ch > Documentazione > Storia della parità
22 marzo 2001
Sono colmate alcune lacune nella previdenza
L’età di pensionamento delle donne per la previdenza professionale (LPP) viene ade­
guata, retroattivamente all’inizio dell’anno, all’età AVS più elevata. Il Consiglio nazionale
e il Consiglio degli Stati approvano all’unanimità la messa in vigore urgente di questa di­
sposizione. In questo modo si garantisce alle donne la possibilità di continuare ad assi­
curarsi secondo la LPP anche nel loro 63° anno di età.
3 ottobre 2003
Vengono approvate l’11a revisione dell’AVS e la 1a revisione della LPP
Dopo tre anni e mezzo di dibattiti le Camere federali approvano in votazione finale la 1a
revisione della LPP, rispettivamente con 156 voti contro 30 (Consiglio nazionale) e con 42
voti contro 0 (Consiglio degli Stati), nonché l’11a revisione dell’AVS, rispettivamente con
109 voti contro 73 (Consiglio nazionale) e con 34 voti contro 9 (Consiglio degli Stati).
Con questa prima revisione della legge sulla previdenza professionale l’accesso al se­
condo pilastro obbligatorio viene garantito anche ai redditi modesti e alle persone occu­
pate a tempo parziale. La soglia d’entrata viene abbassata da un reddito minimo annuale
di 24 000 a uno di 19 000 franchi. L’obbligatorietà viene così estesa a circa 180 000 per­
sone, delle quali quattro quinti sono donne. Nel contempo, l’età che dà diritto alla ren­
dita LPP viene adeguata a quella in vigore per l’AVS.
L’11a revisione dell’AVS comporta le seguenti innovazioni: l’età di pensionamento delle
donne a partire dal 2009 è portata da 64 a 65 anni e, contrariamente a quanto previsto
in un primo tempo, non sono introdotti ammortizzatori sociali per il pensionamento an­
ticipato. Quale misura transitoria le donne nate fra il 1948 e il 1952 beneficiano di un
tasso di riduzione dimezzato, qualora vadano in pensione a 64 anziché a 65 anni. In­oltre
le rendite per le vedove senza figli sono progressivamente abolite, mentre quelle per le
vedove con figli sono ridotte nei 6 anni successivi dall’80% al 60% della rendita sem­
plice AVS. Quale contropartita la rendita per orfani è portata dal 40% al 60%. Il 16 mag­
gio 2004 l’11a revisione dell’AVS è respinta nella votazione sul referendum (cfr. appo­
sito capitolo).
2 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
2 Diritto
2.3AVS e LLP
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Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
1° gennaio 2004
Modello Winterthur: svantaggi per le donne nella previdenza professionale
Nonostante le importanti critiche espresse da incaricate e incaricati per le pari oppor­
tunità, sindacati, imprenditrici e imprenditori e associazioni e 28 ricorsi interposti con­
tro il cosiddetto «Modello Winterthur», il Consiglio federale ha dato il via libera alla sua
messa in atto. Il modello prevede fra l’altro che allo scopo di risanare le casse pensioni
sia possibile abbassare i tassi di conversione delle rendite nel settore sovraobbligato­
rio e che queste riduzioni siano addirittura differenti per uomo e donna. Le rendite delle
donne subirebbero una flessione fino al 24 per cento, mentre quelle degli uomini fino
al 19 per cento. Questa disparità di trattamento fra i sessi viene giustificata con la mag­
giore aspettativa di vita delle donne. La misura avrebbe pertanto ripercussioni negative
proprio per quella metà di popolazione che comunque deve fare i conti con rendite di
vecchiaia inferiori. Il modello sarà in vigore solo fino al termine del 2007. Permangono
tuttavia aliquote di conversione diverse per donne e uomini nelle prestazioni sovraobbli­
gatorie.
16 gennaio 2004
Viene lanciato il referendum contro l’11a revisione AVS
L’Unione sindacale svizzera, affiancata dal PS, dai Verdi, da Travail.Suisse e dalla SSIC,
inoltra il referendum contro l’11a revisione dell’AVS raccogliendo 153 513 firme. Le
50 000 firme necessarie sono state riunite nel tempo record di 48 ore. Il Popolo si espri­
merà in merito il 16 maggio 2004.
16 maggio 2004
No all’11a revisione dell’AVS
Il Popolo svizzero respinge l’11a revisione dell’AVS con il 67,9 per cento dei voti. La revi­
sione avrebbe innalzato l’età di pensionamento delle donne a 65 anni, ridotto la rendita
per vedove e, rispettivamente, abolito quella per vedove senza figli, adeguato le rendite
al rincaro solo ogni tre anni e rinunciato agli ammortizzatori sociali per i pensionamenti
anticipati: tutte queste misure avrebbero colpito in particolar modo le donne.
1° gennaio 2005
Entra in vigore la revisione della LPP
Scaduto inutilizzato il periodo per l’inoltro del referendum, viene posta in vigore la revi­
sione della legge federale sulla previdenza professionale. Per le donne l’età di pensio­
namento viene innalzata a 64 anni. Per la prima volta gli impiegati con un reddito supe­
riore a 19 350 franchi vengono assicurati a titolo obbligatorio. Questa disposizione tocca
in prevalenza donne. Al contempo si introducono una rendita per vedove e pari aliquote
per gli accrediti di vecchiaia per donne e uomini.
3 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
2 Diritto
2.3AVS e LLP
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Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
21 dicembre 2005
Un nuovo progetto per l’11a revisione dell’AVS
Dopo la bocciatura in votazione popolare del primo progetto, il Consiglio federale pre­
senta una nuova proposta: l’età di pensionamento dovrà essere uniformata a 65 anni
sia per le donne che per gli uomini. L’anticipo sulla rendita con decurtazione attuariale
verrebbe esteso: donne e uomini potrebbero prelevare anticipatamente la propria ren­
dita di vecchiaia intera dal compimento dei 62 anni di età. A partire da 60 anni sarebbe
possibile riscuotere anticipatamente la metà della rendita. Anche in caso di differimento
della pensione sarebbe possibile – e questo a titolo di novità – rinviare soltanto la metà
della rendita. L’adeguamento biennale automatico della rendita secondo l’indice misto
potrebbe essere, a dipendenza della situazione finanziaria dell’AVS, rinviato o annullato
del tutto. Non è prevista l’introduzione generalizzata della flessibilità dell’età AVS. La
Commissione federale per le questioni femminili (CFQF) e altre organizzazioni hanno
chiesto di impiegare i risparmi conseguiti con l’innalzamento dell’età di pensionamento
delle donne perché l’età AVS possa essere per tutti flessibile.
28 marzo 2006
È depositata l’iniziativa popolare per un’età di pensionamento flessibile
L’iniziativa dell’Unione sindacale svizzera chiede di agevolare il pensionamento antici­
pato a quanti esercitano un’attività lucrativa e non possono o non vogliono lavorare fino
all’età di pensionamento prevista dalla legge. Secondo le iniziativiste e gli iniziativisti
chi guadagna meno di 119 340 franchi dovrebbe poter andare in pensione a partire da
62 anni con una rendita AVS non ridotta, se cessa la propria attività lucrativa. Chi dopo i
62 anni continua a esercitare la propria attività lucrativa solo a tempo parziale, dovrebbe
aver ­diritto a una rendita parziale. La votazione avrà luogo il 30 novembre 2008 (cfr. suc­
cessivo capitolo).
21 dicembre 2006
Il Consiglio federale formula nuove proposte per l’anticipo della rendita e respinge
l’iniziativa sull’AVS
Per il Consiglio federale le proposte contenute nell’iniziativa (cfr. capitolo precedente)
sono inadeguate se si considera l’evoluzione demografica. Il Consiglio federale pro­
pone un’estensione dell’età di pensionamento flessibile in due tempi: la nuova versione
dell’11a revisione dell’AVS prevede, quale primo passo, un allentamento delle prescri­
zioni per l’anticipo e il rinvio della rendita secondo criteri attuariali, nonché una presta­
zione di prepensionamento concepita come prestazione di bisogno che dovrebbe per­
mettere alle persone del ceto medio-basso di andare in pensione anticipatamente. In
una secondo momento, con la 12a revisione dell’AVS, si dovrebbe creare un nuovo si­
stema di rendite con un’età di pensionamento graduata.
4 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
2 Diritto
2.3AVS e LLP
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in Svizzera 2001 – 2009
1° gennaio 2007
Unione domestica registrata: parità di trattamento con il matrimonio nel secondo
e terzo pilastro
La parità di trattamento delle coppie registrate con quelle sposate nell’ambito dell’AVS
e dell’AI è stata disciplinata nella legge sull’unione domestica registrata del 18 giugno
2004. Per l’entrata in vigore della legge il Consiglio federale garantisce ora anche la pa­
rità di trattamento nella previdenza professionale (2° pilastro) e nel risparmio privato per
la vecchiaia (3° pilastro) e adegua le rispettive ordinanze. In caso di scioglimento della
convivenza i partner registrati vengono equiparati alle coppie divorziate: gli averi con­
seguiti durante la convivenza vengono divisi a metà. In caso di decesso del partner il
convivente sopravvissuto ha diritto alle prestazioni per i superstiti (rendita per persone
­vedove).
17 giugno 2007
È accolta in votazione popolare la 5a revisione dell’AI
La revisione contribuisce a risanare i debiti dell’AI, ma per le donne comporta – accanto
a misure volte al rilevamento tempestivo e all’integrazione – diversi peggioramenti: per
aver diritto a una riconversione professionale è necessario avere subito una perdita di
reddito di almeno il 20 per cento. Questa misura penalizza le donne che hanno lavorato in
un settore a basso reddito, dalle quali si pretende che siano disposte a esercitare un’atti­
vità non qualificata. La riduzione delle prestazioni per i figli tocca soprattutto le donne
disabili che crescono i figli da sole. Lo stralcio delle rendite integrative (assegnate fino
alla 4a revisione dell’AI), infine, colpisce migliaia di mogli, che assistono e ­curano il pro­
prio partner disabile. La revisione entra in vigore il 1° gennaio 2008.
18 marzo 2008
Il Consiglio nazionale si pronuncia contro il pensionamento anticipato agevolato
Il Consiglio nazionale intende alzare l’età di pensionamento delle donne a 65 anni, boc­
cia però la proposta del Consiglio federale (cfr. 21 dicembre 2006) per un’ammortizza­
zione sociale. La proposta prevedeva un pensionamento anticipato agevolato per redditi
medi e bassi. A beneficiarne sarebbero state quasi tutte le donne. Per quanto riguarda
il ritmo degli adeguamenti delle rendite il Consiglio nazionale avalla la proposta del Con­
siglio federale.
5 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
2 Diritto
2.3AVS e LLP
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Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
20 ottobre 2008
Frauenbündnis AHV raccomanda un sì all’iniziativa AVS
Un’ampia coalizione, composta da sindacaliste, associazioni mantello delle organizza­
zioni femminili confessionali e aconfessionali e dalla Commissione federale per le que­
stioni femminili (CFQF), si è alleata creando il Frauenbündnis AHV. Questa coalizione re­
spinge l’innalzamento dell’età di pensionamento per le donne senza l’introduzione di un
sistema flessibile che tenga conto delle differenze sociali e raccomanda a fianco dell’ex
consigliera federale Ruth Dreifuss, l’accettazione dell’iniziativa popolare per un’età di
pensionamento flessibile (cfr. 28 marzo 2006). Proprio perché spesso le donne non di­
spongono di un secondo pilastro sufficiente, devono fare affidamento in particolare su
una rendita non ridotta in caso di prepensionamento. L’iniziativa AVS è combattuta dal
Consiglio federale e dal Parlamento, nonché dai maggiori partiti borghesi e dalle asso­
ciazioni patronali, mentre è sostenuta da PS, PES, PEV, PCS e dai sindacati.
30 novembre 2008
Bocciata in votazione popolare l’iniziativa AVS
Il Popolo respinge l’iniziativa per un’età di pensionamento flessibile con il 58,6 per cento
dei voti, che è accolta unicamente in quattro cantoni. Di conseguenza i dibattiti sul pen­
sionamento tornano a concentrarsi sull’11a revisione dell’AVS, attualmente al centro dei
lavori parlamentari. Qualora non ci si dovesse accordare su un compromesso soddisfa­
cente, PS e sindacati hanno già preannunciato il referendum.
Termine di redazione: 31 marzo 2009
Abbreviazioni
PCS
Partito cristiano sociale
PEV
Partito evangelico svizzero
PES
Partito ecologista svizzero / I Verdi
PS
Partito socialista
SSIC
Società svizzera degli impiegati di commercio
6 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
2 Diritto
2.3AVS e LLP
Donne | Potere | Storia
Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
Bibliografia
Sulla storia della parità in Svizzera dal 1848 al 2000
Donne Potere Storia. La storia della parità in Svizzera 1848 – 2000. Pubblicazione Internet della Commissio­
ne federale per le questioni femminili CFQF. Berna 2001. In particolare il capitolo 3.3 La posizione della don­
na nell‘AVS e nella previdenza professionale (LPP).
Disponibile su: www.comfem.ch > Documentazione > Storia della parità
Informazioni sull’11a revisione dell’AVS (nuova versione)
Panoramica dello stato dei lavori parlamentari:
www.bsv.admin.ch/themen/ahv/00011/01301/index.html?lang=it
Messagio in tedesco: www.parlament.ch/afs/data/d/rb/d_rb_20050093.htm
Messagio in francese: www.parlament.ch/afs/data/f/rb/f_rb_20050093.htm
Ulteriori informazioni sull’AVS:
www.bsv.admin.ch/themen/ahv/aktuell/index.html?lang=it
Parere della CFQF sull’11a revisione dell’AVS (2005):
www.comfem.ch > Documentazione > Pareri
Katerina Baumann / Margareta Lauterburg:
Knappes Geld – ungleich verteilt: Gleichstellungsdefizite in der Invalidenversicherung.
Basilea, Helbing & Lichtenhahn 2001.
Immagine: Helvetia, affiancata da Fortitudo (forza) e Lex (legge). Figure allegoriche sovrastanti il portale del primo edificio
occupato dal Tribunale federale, 1886 (Palais de Justice de Montbenon, oggi Tribunale distrettuale di Losanna).
© Keystone / Laurent Gillieron
Impressum: Donne Potere Storia. Politica delle donne e parità in Svizzera 2001 – 2009. Berna 2010. A cura della Commis­
sione federale per le questioni femminili CFQF. Redazione: Claudia Weilenmann. Ricerche e testo: Katharina Belser.
Concezione grafica: Renata Hubschmied. Traduzione: Raffaella Adobati, Ugo Balzaretti, Agata Vetterli. Pubblicato esclusiva­
mente su www.comfem.ch. Disponibile in italiano, francese e tedesco.
7 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
Donne | Potere | Storia
Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
2 Diritto
2.4 Assicurazione maternità e
congedo parentale
Introduzione
Quasi 60 anni dopo l’inserimento nella Costituzione (1945) dell’articolo sulla prote­zione
della famiglia, che prevedeva l’istituzione di un’assicurazione per la maternità, nel 2004
si è finalmente riusciti a concretizzare in Svizzera tale assicurazione. La soluzione ­scelta
garantisce alle madri che esercitano un’attività lucrativa l’80 per cento del salario du­
rante 14 settimane dal parto. Tutte le proposte precedenti, in parte miranti a una garan­
zia sociale della maternità molto più estesa, sono state bocciate in Parlamento o in vo­
tazione popolare.
Se paragonata a quella di altri Paesi, l’attuale assicurazione maternità svizzera risulta mo­
desta. Una direttiva europea sulla tutela della salute delle lavoratrici incinte esige al­meno
14 settimane di congedo maternità con il versamento di un’indennità come in caso di
malattia. Tuttavia, la maggior parte degli Stati europei accorda alle madri un congedo di
durata maggiore e indennità più elevate; altri prevedono che il congedo possa essere ri­
partito fra madre e padre, oppure concedono ai padri un congedo supplementare. Infine,
in alcuni Paesi i genitori possono beneficiare di un congedo parentale durante il ­quale il
posto di lavoro rimane garantito e percepiscono dallo Stato un’indennità per figli.
Anche in Svizzera proseguono gli sforzi destinati a potenziare le prestazioni sociali per le
madri e i genitori. In particolare si chiedono prestazioni per i padri, poiché la riparti­zione
del lavoro in famiglia può consolidarsi soltanto se anche loro partecipano fin dall’inizio
all’educazione dei figli.
1 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
2 Diritto
2.4Assicurazione maternità e congedo parentale
Donne | Potere | Storia
Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
Cronologia
Una panoramica dei fatti salienti prima del 2001 si trova in
«Donne Potere Storia 1848 – 2000», che può essere consultato sul sito Internet
www.comfem.ch > Documentazione > Storia della parità
15 giugno 2001
Nuovo tentativo a favore di un congedo maternità retribuito
Il Consiglio federale pone in consultazione due varianti per un congedo maternità retri­
buito: entrambe dovrebbero essere finanziate esclusivamente dalle datrici e dai datori
di lavoro e potrebbero essere introdotte tramite una revisione del Codice delle obbliga­
zioni. Dopo la disfatta subita in votazione popolare il 13 giugno 1999, il Governo rinun­
cia così a proporre una soluzione assicurativa.
19 giugno 2001
Un’alternativa: congedo maternità con i fondi delle IPG
Una coalizione di rappresentanti di tutti e quattro i partiti di governo lancia una nuova ini­
ziativa parlamentare per un’assicurazione maternità: contrariamente alla soluzione del
Consiglio federale (cfr. capitolo precedente), la proposta prevede un’assicurazione finan­
ziata con i fondi delle indennità di perdita di guadagno (IPG), la quale assicurerebbe alle
madri che esercitano un’attività lucrativa l’80 per cento del salario durante 14 settimane
dal parto. Vi contribuirebbero in parti uguali tanto le datrici e i datori di lavoro quanto le
lavoratrici e i lavoratori.
Anche il progetto di legge respinto in votazione popolare nel 1999 prevedeva un finan­
ziamento attraverso i fondi delle IPG. Contrariamente a quel progetto, l’attuale non con­
templa alcun innalzamento dell’imposta sul valore aggiunto, ma un aumento dei contri­
buti IPG riscossi sui salari qualora, un giorno, fossero esaurite le riserve IPG.
L’intervento parlamentare promosso dalla deputata Jacqueline Fehr (PS, ZH), molto attiva
nella politica della famiglia, dal direttore dell’Unione svizzera delle arti e mestieri Pierre
Triponez (PLR, BE), da Ursula Haller (UDC, BE) e da Thérèse Meyer (PPD, FR) è sotto­
scritto da 110 consigliere e consiglieri nazionali.
1° luglio 2001
Assicurazione maternità a Ginevra
Ginevra è il primo Cantone a introdurre una propria assicurazione maternità. Dal 1° luglio
2001 le madri che hanno lavorato per almeno tre mesi nel Cantone hanno diritto all’80
per cento del salario per 16 settimane. Questa assicurazione è finanziata per metà con
contributi delle datrici e dei datori di lavoro e per metà con quelli delle lavoratrici e dei
lavoratori.
2 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
2 Diritto
2.4Assicurazione maternità e congedo parentale
Donne | Potere | Storia
Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
Anche altri Cantoni non vogliono più attendere che si concretizzi una soluzione a livello
federale: il Parlamento cantonale vallesano ha sollecitato il proprio Governo a elaborare
un’assicurazione maternità per 14 settimane; il Cantone di Vaud ha inserito una simile
assicurazione sociale nel progetto della nuova Costituzione cantonale (cfr. 22 settembre
2002).
21 novembre 2001
Il Consiglio federale rinuncia a un proprio progetto
Dopo essersi visto bocciare le proprie proposte di un congedo maternità finanziato dalle
datrici e dai datori di lavoro (cfr. 15 giugno 2001), il Consiglio federale intende comun­
que colmare al più presto le lacune in quest’ambito. Per il momento rinuncia pertanto a
presentare un proprio progetto e decide di sostenere l’iniziativa parlamentare interparti­
tica «Triponez» (cfr. 19 giugno 2001). Il finanziamento del congedo maternità di 14 setti­
mane tramite le indennità di perdita di guadagno (IPG) presuppone un aumento del con­
tributo IPG dallo 0,3 allo 0,5 per cento dal 2009.
22 settembre 2002
Assicurazione maternità nel Cantone di Vaud
Approvando la nuova Costituzione cantonale, le cittadine e i cittadini di Vaud si pronun­
ciano anche a favore di un’assicurazione maternità cantonale. Quest’ultima dovrà es­
sere realizzata al più tardi entro tre anni dall’entrata in vigore della nuova Costituzione,
con riserva dell’introduzione di un’assicurazione maternità a ­livello federale.
21 marzo 2003
No al congedo parentale
Le madri e i padri che esercitano un’attività lucrativa non potranno beneficiare di un con­
gedo parentale della durata di quattro mesi: con 105 voti contrari e 58 a favore, il Con­
siglio nazionale respinge un’iniziativa parlamentare della consigliera nazionale ­Franziska
Teuscher (PES, BE). A motivazione della decisione si menzionano i costi e la prevista
istituzione di un’assicurazione maternità a livello federale.
3 ottobre 2003
Il Parlamento approva la revisione delle IPG con compensazione della perdita di
guadagno in caso di maternità
Con 146 voti contro 41 (Consiglio nazionale) e 31 voti contro 6 (Consiglio degli Stati), il
Parlamento approva in votazione finale la revisione dell’ordinanza sulle indennità di per­
dita di guadagno che, nella versione riveduta, prevede una compensazione della perdita
di guadagno in caso di maternità pari all’80 per cento del salario per 14 settimane. Per
ragioni tattiche in vista della votazione, entrambe le Camere avevano rinunciato a esten­
dere questo diritto alle madri adottive lavoratrici.
3 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
2 Diritto
2.4Assicurazione maternità e congedo parentale
Donne | Potere | Storia
Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
22 gennaio 2004
Referendum contro la revisione delle IPG
L’UDC, sostenuta da alcuni consiglieri nazionali PLR, deposita con 72 000 firme il refe­
rendum contro l’estensione del diritto alle indennità di perdita di guadagno alle madri
professionalmente attive. La votazione popolare si terrà il 26 settembre 2004 (cfr. appo­
sito capitolo).
16 maggio 2004
Assicurazione maternità cantonale a Friburgo
L’elettorato friburghese accoglie la nuova Costituzione cantonale con il 58 per cento delle
preferenze, accettando nel contempo l’istituzione di un’assicurazione cantonale per la
maternità (anche per le madri non lavoratrici) e l’inserimento dell’unione domestica re­
gistrata delle coppie omosessuali. La nuova Costituzione entrerà in vigore all’inizio del
2005.
20 luglio 2004
Campagna per le indennità di perdita di guadagno in caso di maternità
Il comitato sovrapartitico femminile fondato nel 2003 dopo la mancata rielezione della
consigliera federale Ruth Metzler raccoglie i primi frutti. In occasione della conferenza
stampa, le donne di tutti i gruppi dell’Assemblea federale manifestano il proprio impe­
gno a favore delle indennità di perdita di guadagno in caso di maternità (cfr. 19 giugno
2001 e 26 settembre 2004).
26 settembre 2004
La Svizzera ha finalmente un’assicurazione per la maternità
Il Popolo accetta in votazione popolare, con il 55,4 per cento delle preferenze, la revi­
sione delle IPG. Si realizza così un mandato fissato nella Costituzione federale fin dal
1945. Tuttavia, nel panorama europeo, il congedo maternità di 14 settimane previsto
dalla Svizzera risulta piuttosto modesto. Alcune amministrazioni pubbliche e aziende di
una certa dimensione offrono già prestazioni in parte ben più generose. Le indennità per
perdita di guadagno in caso di maternità si applicheranno dal 1° luglio 2005.
10 gennaio 2007
No al congedo paternità prolungato nel Dipartimento federale dell’economia
Il Consiglio federale dice no alla proposta della consigliera federale Doris Leuthard di
prolungare da due a cinque giorni il congedo paternità nel proprio dipartimento (Dipar­
timento federale dell’economia). Il Consiglio federale è d’accordo in linea di principio
con l’idea dalla ministra, tuttavia non vuole che ciascun dipartimento abbia una regola­
mentazione propria. Il tema dovrà essere nuovamente esaminato nel quadro della revi­
sione della legge sul personale federale e disciplinato in maniera uniforme (cfr. 1° gen­
naio 2008).
4 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
2 Diritto
2.4Assicurazione maternità e congedo parentale
Donne | Potere | Storia
Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
1° gennaio 2008
Cinque giorni di congedo paternità, invece di due, per il personale federale
Dal 2008, i padri impiegati presso la Confederazione hanno diritto a un congedo retri­
buito di cinque giorni entro i primi sei mesi dalla nascita della propria figlia o del proprio
figlio. La modifica è stata decisa dal Consiglio federale nell’agosto 2007.
23 settembre 2008
Chiesta la ripartizione del congedo maternità fra madre e padre
Con due atti parlamentari, la consigliera nazionale Barbara Schmid-Federer (PPD, ZH) in­
carica il Consiglio federale di presentare modelli per un congedo ripartito fra i genitori. La
parlamentare propone tre possibili soluzioni: la libera suddivisione fra i genitori del con­
gedo maternità attualmente vigente di 14 settimane, come richiesto nel marzo 2007 da
Oskar Freysinger (UDC, VS), l’aumento del congedo a 16 settimane e la sua libera ripar­
tizione fra i genitori, nonché l’introduzione di un congedo non retribuito per il padre fino
a un massimo di 4 settimane.
6 novembre 2008
Il Consiglio nazionale boccia il congedo paternità
Con 105 voti contro 58, il Consiglio nazionale respinge la proposta di accordare a lavo­
ratori dipendenti e liberi professionisti un congedo paternità di almeno 8 settimane. La
proposta, contenuta in un’iniziativa parlamentare, è stata depositata dalla consigliera na­
zionale Franziska Teuscher (PES, BE).
19 dicembre 2008
Il Consiglio degli Stati respinge il congedo paternità
Il Consiglio degli Stati boccia la mozione di Roger Nordmann (PS, GE) che chiede l’isti­
tuzione di un congedo paternità secondo il modello dell’assicurazione maternità. Il Con­
siglio degli Stati si allinea quindi al parere della propria commissione consultiva, la quale
sostiene che non sussiste alcun mandato costituzionale per una simile assicurazione e
che le risorse disponibili vanno impiegate per sgravare le famiglie sul piano fiscale e fa­
vorire la conciliabilità tra famiglia e professione.
Termine die redazione: 31 marzo 2009
Abbreviazioni
PES
Partito ecologista svizzero / I Verdi
PLR
Partito liberale-radicale
PPD
Partito popolare democratico
PS
Partito socialista
UDC
Unione democratica di centro
5 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
2 Diritto
2.4Assicurazione maternità e congedo parentale
Donne | Potere | Storia
Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
Bibliografia
Sulla storia della parità in Svizzera dal 1848 al 2000
Donne Potere Storia. La storia della parità in Svizzera 1848 – 2000. Pubblicazione Internet della Commissio­
ne federale per le questioni femminili CFQF. Berna 2001. In particolare il capitolo 3.4 Assicurazione mater­
nità. Disponibile su: www.comfem.ch > Documentazione > Storia della parità
Commissione federale per le questioni femminili:
Sì il 26 settembre 2004 – Sì alle indennità di maternità!
Il 26 settembre 2004 voteremo sulla revisione della legge sulle indennità di perdita di guadagno (IPG).
Berna 2004. www.comfem.ch > Documentazione > Studi e raccomandazioni
Gesine Fuchs:
Bericht zur Ist-Situation in der Bundesverwaltung, den Kantonen und Städten
bezüglich Mutterschaftsentschädigung und parlamentarischen Vorstössen zu Vaterschaft
und Elternschaft (inkl. Adoption).
Basilea 2008.
Gesine Fuchs:
Öffentliche Verwaltungen als attraktive Arbeitgeberinnen für Eltern: die Elternschafts­
regelungen von Kantonen, Bundesverwaltung und Städten im Vergleich.
Basilea 2004.
Entrambi gli studi sono consultabili in formato PDF sul sito Internet della Conferenza svizzera delle incarica­
te e degli incaricati per le parti opportunità: www.equality.ch/d/publikationen.htm
Karin Hauser:
Die Anfänge der Mutterschaftsversicherung: Deutschland und Schweiz im Vergleich.
Zurigo 2004.
Informazioni sul progetto di legge per un’assicurazione maternità del 1999:
www.maternite.ch/de/contacts.html
Travail.Suisse (a cura di): Future mamme al lavoro. I vostri diritti sul posto di lavoro.
Foglio informativo. Berna 2008. Consultabile in Internet: www.travailsuisse.ch/fr/node/1114
Unione sindacale svizzera: Oui à une allocation de maternité. Argumentaire.
Berna 2004.
Regina Wecker: Die schutzbedürftige Frau:
zur Konstruktion von Geschlecht durch Mutterschaftsversicherung, Nachtarbeitsverbot und Sonderschutz­
gesetzgebung. Zurigo 2001.
Immagine: Helvetia, affiancata da Fortitudo (forza) e Lex (legge). Figure allegoriche sovrastanti il portale del primo edificio
occupato dal Tribunale federale, 1886 (Palais de Justice de Montbenon, oggi Tribunale distrettuale di Losanna).
© Keystone / Laurent Gillieron
Impressum: Donne Potere Storia. Le donne, la politica e le pari opportunità in Svizzera 2001 – 2009. Berna 2010. A cura
della Commissione federale per le questioni femminili CFQF. Redazione: Claudia Weilenmann. Ricerche e testo: Katharina­
Belser. Concezione grafica: Renata Hubschmied. Traduzione: Raffaella Adobati e Servizio linguistico italiano del Diparti­
mento federale dell‘interno DFI. Pubblicato esclusivamente su www.comfem.ch. Disponibile in italiano, francese e
tedesco.
6 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
Donne | Potere | Storia
Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
2
2.5
Diritto
Famiglie e diritto:
matrimonio, divorzio,
unione domestica registrata
Introduzione
La parità giuridica fra donna e uomo nel matrimonio è stata realizzata con il nuovo diritto
matrimoniale del 1988, a eccezione tuttavia della questione del cognome. Al riguardo,
nel marzo 2009 il Parlamento ha nuovamente bocciato una normativa che rispettava la
parità dei sessi (cfr. 2.6 «Famiglie e diritto II: cognome e cittadinanza dei coniugi»). Suc­
cessivamente, con il crescente numero di coppie di conviventi, è diventato di attualità un
nuovo tema: la parità di trattamento fra coppie sposate e coppie non sposate. Di fatto i
coniugi godono, per quanto riguarda il diritto successorio, il diritto degli stranieri e le assi­
curazioni sociali, di vantaggi di cui i conviventi non possono beneficiare. Per contro nelle
questioni fiscali le persone sposate sono, a determinate condizioni, svantaggiate rispetto
alle coppie non sposate e tassate separatamente. Risultava particolarmente inaccetta­
bile la disparità di trattamento delle coppie omosessuali, alle quali non è data la possibi­
lità di sugellare giuridicamente il proprio rapporto tramite matrimonio. Perciò, da tempo,
le organizzazioni delle lesbiche e dei gay rivendicavano la possibilità del partenariato re­
gistrato per coppie omosessuali e in singoli Cantoni erano riuscite a ottenerlo. Dal 2007
anche a livello federale esiste l’unione domestica registrata, che in ambiti importanti,
benché non in tutti, parifica le coppie omosessuali alle coppie di coniugi.
Anche il riveduto diritto in materia di divorzio, in vigore dall’inizio del 2000, ha prodotto,
di principio, la parità di trattamento fra i sessi. Importanti innovazioni sono state la re­
golamentazione del mantenimento dopo il divorzio indipendentemente dalla colpa, la ri­
partizione a metà dei crediti di previdenza acquisiti durante il matrimonio, nonché la cu­
stodia congiunta dei figli su comune richiesta. Nell’attuazione di tutti questi punti sono
sorte ­anche difficoltà ed è risultato evidente che, nella pratica, soluzioni che rendono
giustizia a entrambi i sessi non sono ovvie.
1 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
2 Diritto
2.5 Famiglie e diritto:
matrimonio, divorzio, unione domestica registrata
Donne | Potere | Storia
Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
Le opinioni divergono fortemente soprattutto nell’ambito della custodia congiunta dei
figli. I padri divorziati si lamentano di non avere voce in capitolo, senza il consenso della
madre, nell’educazione dei figli e di essere degradati a padri paganti. Il Consiglio fede­
rale ha reagito a questo rimprovero e ha proposto una nuova normativa, per cui in caso
di divorzio la custodia congiunta dei figli diverrebbe la regola. Secondo le organizzazioni
femminili e le specialiste e gli specialisti delle pari opportunità l’affido congiunto dei fi­
gli può diventare una soluzione sostenibile, unicamente se la responsabilità di genitori
era già condivisa prima del divorzio e la capacità cooperativa dei genitori nelle questioni
che riguardano i figli è un dato di fatto realmente vissuto.
2 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
2 Diritto
2.5 Famiglie e diritto:
matrimonio, divorzio, unione domestica registrata
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Cronologia
Una panoramica dei fatti salienti prima del 2001 si trova in
«Donne Potere Storia 1848 – 2000», che può essere consultato sul sito Internet
www.comfem.ch > Documentazione > Storia della parità
5 maggio 2001
Prima legge cantonale sulle coppie di fatto a Ginevra
Nel Cantone di Ginevra entra in vigore la prima legge sulle coppie di fatto in Svizzera. Da
subito le coppie omosessuali ed eterosessuali possono farsi registrare e nei rapporti con
l’Amministrazione vengono parificate alle coppie sposate. Fanno eccezione le imposte e
le assicurazioni sociali. Una normativa analoga viene introdotta nel Cantone di Neuchâtel
nel 2004. Il 1° luglio 2003 nel Cantone di Zurigo entra in vigore una legge sulla registra­
zione di convivenze omosessuali. La legge parifica le unioni registrate alle coppie spo­
sate anche in questioni fiscali e di assistenza sociale.
In tutte queste leggi la portata della registrazione si limita all’ambito di competenza can­
tonale; importanti settori di competenza della Confederazione quali il diritto delle assicu­
razioni sociali, il diritto degli stranieri, il diritto civile e il diritto penale ne sono esclusi.
22 giugno 2001
Fallita la riforma del diritto in materia di cognome
Occorrerà attendere tempi migliori per poter scegliere il cognome. Nella votazione finale
della sessione estiva il Parlamento ha respinto il nuovo diritto in materia di cognome,
che in precedenza entrambe le Camere avevano già approvato e che era stato dibat­
tuto dal Parlamento per oltre sei anni. Il compromesso trovato, con le sue diverse op­
zioni, è apparso troppo complicato alla maggioranza. La revisione della legge (sollecitata
nel 1994 dall‘ex consigliera nazionale liberale vodese Suzette Sandoz) prevedeva che,
al momento del matrimonio, gli sposi potessero conservare ognuno il proprio cognome
oppure potessero scegliere il cognome della moglie o del marito quale cognome coniu­
gale comune. Rimaneva inoltre la possibilità di avere un doppio cognome ufficiale. Con
il rifiuto del Parlamento rimane in vigore l‘attuale normativa: al momento del matrimonio
il cognome del marito diventa automaticamente il cognome coniugale che porteranno
in seguito anche i figli. Solo su richiesta è possibile scegliere il cognome della moglie
come cognome comune. Non sussiste invece la possibilità che la donna e l‘uomo man­
tengano il proprio cognome da non sposati (cognomi distinti). Per gli ulteriori sviluppi cfr.
2.6 «Famiglie e diritto II: cognome e cittadinanza dei coniugi».
3 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
2 Diritto
2.5 Famiglie e diritto:
matrimonio, divorzio, unione domestica registrata
Donne | Potere | Storia
Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
1° aprile 2003
Previdenza per la vecchiaia e divorzio
Stando a una sentenza del Tribunale federale, in caso di divorzio un uomo il cui secondo
pilastro (cassa pensione) si riveli insufficiente e il cui terzo pilastro (risparmi di vecchi­
aia) sia indivisibile a seguito del regime matrimoniale scelto (separazione dei beni) può
essere obbligato a un pagamento compensativo. La condizione è che la moglie non dis­
ponga affatto o disponga solo di una previdenza professionale insufficiente, poiché, in
seguito alla ripartizione tradizionale dei ruoli praticata dalla coppia, si era occupata prin­
cipalmente della casa e dei figli. Cfr. Sentenza DTF 129 III 257.
19 dicembre 2003
Diritto in materia di divorzio: periodo di separazione più breve prima del divorzio
Il Parlamento approva, a larga maggioranza, una modifica del nuovo diritto in materia di
divorzio entrato in vigore il 1° gennaio 2000 e accorcia da quattro a due anni il periodo di
separazione prima del divorzio. La decisione si rifà a un’iniziativa individuale della consi­
gliera nazionale PLR Lili Nabholz (ZH). Secondo il diritto vigente fino ad allora, se un co­
niuge si opponeva al divorzio, un matrimonio poteva essere sciolto in linea di principio
soltanto se la coppia aveva vissuto separatamente per quattro anni. Erano ammesse ec­
cezioni solo in presenza di motivi gravi.
Febbraio 2004
Previdenza professionale: donne discriminate in caso di divorzio
In caso di divorzio, dal 1° gennaio 2000 i tribunali sono tenuti a ripartire a metà tra la donna
e l‘uomo gli averi pensionistici accumulati durante il matrimonio. Stando a un nuovo stu­
dio del Fondo nazionale, tali averi vengono tuttavia suddivisi solo in poco meno del 50
per cento dei divorzi e vengono effettivamente ripartiti a metà solo nel 5 per cento dei
casi. Lo studio critica la prassi dei tribunali, che accogliendo le richieste della parte che
desidera di divorziare, finiscono in genere per penalizzare le donne.
Cfr. Baumann / Lauterburg 2004 e 2007.
18 giugno 2004
Il Parlamento dice sì all’unione domestica registrata di coppie omosessuali
La legge federale sull’unione domestica registrata di coppie omosessuali è accolta dal
Parlamento, in votazione finale, con 112 contro 51 voti (Consiglio nazionale) e 33 contro
5 voti (Consiglio degli Stati). La legge consente alle coppie omosessuali di sancire giuri­
dicamente la loro relazione. Esse vengono ampiamente parificate alle coppie sposate, in
special modo per quanto attiene al diritto successorio, alle assicurazioni sociali, compresa
la previdenza professionale, e alle imposte. Sussistono comunque differenze in materia
di diritto dei cognomi e di cittadinanza (non è data la possibilità di un cognome comune
e del trasferimento della cittadinanza). A queste coppie la legge nega pure l’adozione e
4 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
2 Diritto
2.5 Famiglie e diritto:
matrimonio, divorzio, unione domestica registrata
Donne | Potere | Storia
Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
la riproduzione medicalmente assistita. È stata respinta un’estensione dell’unione regi­
strata a coppie eterosessuali, rivendicata da una minoranza in sede di consultazione.
I Cantoni di Ginevra, Zurigo, Neuchâtel conoscevano già in precedenza la registrazione
di coppie omosessuali (cfr. 5 maggio 2001) e il Cantone di Friburgo la introdurrà con la
nuova Costituzione cantonale il 1° gennaio 2005.
2 novembre 2004
Referendum contro la legge sull’unione domestica registrata
Riesce il referendum lanciato dall’Unione democratica federale e dal Partito evangelico
svizzero contro la legge federale sull’unione domestica registrata di coppie omosessuali.
Anche la Conferenza episcopale svizzera respinge la legge. Gli oppositori temono che la
legge possa costruire una minaccia per l’istituzione del matrimonio e altre conseguenze,
quali la possibilità di adottare figli da parte di coppie omosessuali.
5 giugno 2005
Il Popolo accoglie la legge sull’unione domestica registrata
In votazione popolare, il 58 per cento dei votanti accetta la legge federale sull’unione
domestica registrata di coppie omosessuali (cfr. sopra). La legge consente alle coppie
omosessuali di sancire giuridicamente la propria relazione. La legge entrerà in vigore il
1° gennaio 2007.
7 ottobre 2005
Custodia congiunta come regola?
Il Consiglio nazionale accoglie iI postulato Wehrli, che chiede al Consiglio federale di
esaminare se nel caso di genitori separati o divorziati possa essere introdotta come re­
gola generale la custodia congiunta. Dal momento che il diritto vigente esige che ent­
rambi i genitori siano d’accordo con l’affido congiunto, nessun padre può divenire conti­
tolare dell’autorità parentale contro la volontà della madre. Questo stato di cose penalizza
i padri che desiderano mantenere intatta la relazione con i figli, ma che sono in cattivi
rapporti con la madre. All’inizio del 2009 il Consiglio federale mette in consultazione un
progetto nel senso del postulato (cfr 28 gennaio 2009).
26 ottobre 2006
Simposio sull’autorità parentale
Nel quadro del simposio dedicato alla responsabilità parentale condivisa fra partner – an­
che in caso di separazione e divorzio, («Elterliche Verantwortung partnerschaftlich tei­
len – auch bei Trennung und Scheidung»), quasi 200 specialisti e specialiste del mondo
della giustizia, della socialità, della consulenza, delle pari opportunità e della politica discu­
tono a Berna soluzioni estrapolate dal dibattito incentrato sull’affidamento. L’incontro è
stato organizzato insieme dalla Conferenza svizzera delle delegate alla parità fra donne
5 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
2 Diritto
2.5 Famiglie e diritto:
matrimonio, divorzio, unione domestica registrata
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Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
e uomini e dalle associazioni mantello delle organizzazioni femminili e maschili «alliance
F» e «männer.ch». Secondo le rappresentanti e i rappresentanti degli enti organizzatori,
invece di condurre una guerra per l’affidamento, occorrono soluzioni soddisfacenti per
le madri, per i padri e per i figli e tali da coinvolgere tutte le dimensioni della responsa­
bilità parentale. Per rendere possibili normative sostenibili dell’affidamento in caso di
separazione e divorzio, la responsabilità parentale andrebbe intesa in maniera coope­
rativa già durante la vita in comune. È quanto confermano i risultati del programma del
Fondo nazionale di ricerca PNR 52, presentati per la prima volta in occasione del simpo­
sio. Su ­questa base, Andrea Büchler e Linus Cantieni dell’Istituto di diritto dell’Università
di ­Zurigo propongono una modifica del codice civile, che terrebbe conto delle richieste
del postulato Wehrli (cfr. 7 ottobre 2005) e delle perplessità di chi non condivide il po­
stulato. Cfr. Büchler / Cantieni / Simoni 2007.
25 giugno 2007
Dopo il divorzio l’assistenza sociale?
La Commissione federale per le questioni femminili CFQF pubblica lo studio «Manteni­
mento dopo il divorzio – sostegno ai parenti – assistenza sociale». L’indagine condotta
da Elisabeth Freivogel sulla prassi giudiziale mostra, fra l’altro, che la persona tenuta a
pagare gli alimenti – di regola l’uomo – non vede intaccato il suo minimo esisten­ziale,
se il reddito ragionevolmente pretendibile da entrambe le parti dopo la separazione o il
divorzio è insufficiente per due economie domestiche (cosiddetti casi di carenza). Ne
consegue che le donne divorziate e i loro figli devono affidarsi all’assistenza sociale
più spesso e maggiormente degli uomini divorziati. Pertanto sono solo le donne a es­
sere tenute al rimborso degli aiuti ricevuti e solo le loro famiglie di provenienza devono,
all’occorrenza, garantire un sostegno finanziario. Questa prassi giuridica alimenta il ri­
schio di povertà cui le donne divorziate vanno incontro in misura quasi doppia rispetto
agli uomini divor­ziati. La CFQF chiede una normativa del mantenimento dopo il divorzio
equa per entrambi i sessi, ossia la ripartizione della carenza finanziaria fra i due partner,
nonché una legge ­quadro nazionale sull’aiuto sociale. Cfr. Questioni femminili 1.2007, Freivogel
2007 e Schwenzer / Freivogel 2007.
6 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
2 Diritto
2.5 Famiglie e diritto:
matrimonio, divorzio, unione domestica registrata
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in Svizzera 2001 – 2009
28 gennaio 2009
Autorità parentale congiunta
Il Consiglio federale pone in consultazione un progetto di revisione del codice civile. Esso
propone di introdurre come regola, in caso di genitori divorziati o non sposati, l’affidamento
congiunto dei figli. Inoltre in futuro, si dovrà poter punire la violazione del diritto di vi­
sita. Finora il tribunale poteva sancire l’affidamento congiunto unicamente se entrambi
i genitori erano d’accordo, se sussisteva una convenzione sulla presa a carico dei figli
e sulla ripartizione dei costi di mantenimento e se il benessere dei figli era tutelato. Da
anni questa regolamentazione è oggetto di critica soprattutto da parte di padri divorziati.
Per contro, le donne ritengono che l’affidamento congiunto abbia un senso soltanto se
il padre partecipa effettivamente con spirito cooperativo alla cura e all’assistenza dei figli
e se i genitori hanno dato prova della loro capacità di collaborare in questioni riguardanti
i figli (cfr. 26 ottobre 2006).
14 dicembre 2009
Soppressione del periodo di riflessione nel diritto del divorzio
I coniugi che presentano una richiesta comune di divorzio, dopo essere stati sentiti dal
giudice non dovranno più, trascorso un periodo di riflessione di due mesi, confermare
la loro intenzione di divorziare e i termini della convenzione sugli effetti del divorzio. Al
giudice viene lasciata la facoltà di sentire i coniugi a più riprese, se necessario. Il Consi­
glio federale ha fissato al 1° febbraio 2010 l’entrata in vigore della corrispondente revi­
sione del Codice civile.
Termine di redazione: 15 dicembre 2009
7 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
2 Diritto
2.5 Famiglie e diritto:
matrimonio, divorzio, unione domestica registrata
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Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
Bibliografia
Sulla storia della parità in Svizzera dal 1848 al 2000
Donne Potere Storia. La storia della parità in Svizzera 1848 – 2000. Pubblicazione Internet della Commis­
sione federale per le questioni femminili CFQF. Berna 2001. In particolare il capitolo 3.5 La posizione della
donna nel diritto civile: capacità civile, matrimonio, divorzio.
Disponibile su: www.comfem.ch > Documentazione > Storia della parità
Katerina Baumann / Margareta Lauterburg:
Evaluation Vorsorgeausgleich.
Eine empirische Untersuchung an sieben Scheidungsgerichten. Berna, Stämpfli 2004.
Katerina Baumann / Margareta Lauterburg:
Divorzio, cassa pensione, AVS/AI – Ciò che dovete sapere.
Opuscolo informativo: donne e divorzio. Editrice: Conferenza svizzera delle delegate alla parità fra donne e
uomini. Berna, 3a edizione rielaborata 2007.
Disponibile in PDF sul sito: www.equality.ch/i/pubblicazioni.htm
Andrea Büchler / Linus Cantieni / Heidi Simoni:
Die Regelung der elterlichen Sorge nach Scheidung de lege ferenda – ein Vorschlag.
In: FamPra 2/2007.
Fam.Pra.ch. Die Praxis des Familienrechts.
[Rivista scientifica sul diritto di famiglia svizzero]. Editrici: Ingeborg Schwenzer e Andrea Büchler. Berna,
Stämpfli, anno 1 (2000) –
Elisabeth Freivogel:
Mantenimento dopo il divorzio – sostegno ai parenti – assistenza sociale.
Quando il reddito familiare dopo la separazione o il divorzio è insufficiente per due economie domestiche:
giurisprudenza e necessità di attuare delle modifiche laddove si registrano carenze. Su incarico della Com­
missione federale per le questioni femminili. Berna 2007. Versione integrale in tedesco e versione ridotta in
italiano disponibile in PDF sul sito: www.frauenkommission.ch > Documentazione > Studi e raccomanda­
zioni [La versione ridotta del succitato studio è stata pubblicata anche in FamPra.]
Questioni femminili 1.2007:
Dal divorzio all’assistenza sociale il passo è breve?
Fatti e conseguenze in materia di mantenimento dopo il divorzio, sostegno ai parenti e assistenza sociale.
Revisionsbedarf im Scheidungsrecht aus Sicht der SKG.
Révision du droit du divorce: propositions de la CSDE.
Documentazione di base del gruppo di lavoro che si occupa di diritto sul divorzio, approvata durante la
Conferenza svizzera delle delegate alla parità fra donne e uomini dell’11 marzo 2008.
www.equality.ch/d/stellungnahmen_1.htm (tedesco)
www.equality.ch/f/prises_de_position_1.htm (francese)
8 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
2 Diritto
2.5 Famiglie e diritto:
matrimonio, divorzio, unione domestica registrata
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Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
Ingeborg Schwenzer / Elisabeth Freivogel:
Der praktische Fall: Das fleissige Lieschen.
In: FamPra.ch, Die Praxis des Familienrechts 2007, pp. 336 – 344.
Ufficio federale di giustizia UFG:
Autorità parentale, documentazione Internet:
www.bj.admin.ch/bj/it/home/themen/gesellschaft/gesetzgebung/elterlichesorge.html
Andreas R. Ziegler et al.:
Rechte der Lesben und Schwulen in der Schweiz:
eingetragene Partnerschaft, faktische Lebensgemeinschaft, Rechtsfragen zur Homosexualität.
Berna 2007.
Immagine: Helvetia, affiancata da Fortitudo (forza) e Lex (legge). Figure allegoriche sovrastanti il portale del primo edificio
occupato dal Tribunale federale, 1886 (Palais de Justice de Montbenon, oggi Tribunale distrettuale di Losanna).
© Keystone / Laurent Gillieron
Impressum: Donne Potere Storia. Le donne, la politica e le pari opportunità in Svizzera 2001–2009. Berna 2010. A cura
della Commissione federale per le questioni femminili CFQF. Redazione: Claudia Weilenmann. Ricerche e testo: Katharina­
­Belser. Concezione grafica: Renata Hubschmied. Traduzione: Raffaella Adobati e Servizio linguistico italiano del Diparti­
mento federale dell‘interno DFI. Pubblicato esclusivamente su www.comfem.ch. Disponibile in italiano, francese e
tedesco.
9 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
Donne | Potere | Storia
Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
2 Diritto
2.6 Famiglie e diritto II:
cognome e cittadinanza dei coniugi
Introduzione
Nonostante l’articolo sulla parità nella Costituzione federale (1981) e diverse revisioni di
legge, in Svizzera permangono due spiacevoli disparità giuridiche in materia di cittadi­
nanza e diritto dei cognomi. Col matrimonio viene definito il cognome che avranno i fi­
gli comuni dei coniugi. Per legge questo è il cognome dell’uomo. Se gli sposi vogliono
scegliere come cognome coniugale il cognome della donna, devono inoltrare apposita ri­
chiesta. La parte il cui cognome non diviene il cognome della famiglia (di solito la donna)
può anteporre o posporre al cognome coniugale il proprio cognome da nubile (cognome
d’affinità con trattino, non ufficiale). Non è invece consentito che la donna e l’uomo man­
tengano invariati i cognomi che avevano prima del matrimonio (cognomi separati).
Se entrambi i coniugi hanno la cittadinanza svizzera, la moglie acquisisce col matrimo­
nio la cittadinanza cantonale e comunale del marito, senza perdere la propria. Il marito
mantiene la propria cittadinanza. I figli ricevono la cittadinanza del padre.
L’attuale regolamentazione del cognome e della cittadinanza continua a essere influen­
zata dal principio dell’unità della cittadinanza e dall’obbligo di adottare un cognome coniu­
gale unitario. Dal punto di vista del diritto comparato questa situazione risulta superata e
nell’ottica delle pari opportunità insoddisfacente. Le donne non possono trasmettere la
propria cittadinanza ai figli e con il matrimonio assumono di regola un nuovo cognome,
quello coniugale (cambiamento obbligatorio di cognome e problematica della lesione dei
diritti personali); non possono neppure passare ai figli il proprio cognome da nubili. Un
tentativo di realizzare una completa parità dei sessi nel diritto matrimoniale e di famiglia,
nonché in materia di cittadinanza è già fallito in Parlamento nel 2001. Si è tornati alla ca­
rica con un’iniziativa parlamentare, che è stata nuovamente bocciata dal Parlamento nel
marzo 2009. Passerà ancora del tempo prima di riuscire a ottenere una nuova norma­
tiva, che tratti entrambi i sessi in maniera effettivamente paritaria riguardo al cognome
e alla cittadinanza e che renda obsolete le riserve della Svizzera alla Convenzione euro­
pea dei diritti dell’uomo e alla Convenzione ONU sui diritti delle donne.
1 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
2 Diritto
2.6 Famiglie e diritto II:
Cognome e cittadinanza dei coniugi
Donne | Potere | Storia
Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
Cronologia
Una panoramica dei fatti salienti prima del 2001 si trova in
«Donne Potere Storia 1848 – 2000», che può essere consultato sul sito Internet
www.comfem.ch > Documentazione > Storia della parità
22 giugno 2001
Fallita nella votazione finale la parità di trattamento nel diritto in materia di cognome
Nella votazione finale della sessione estiva, il Parlamento ha respinto il nuovo diritto in
materia di cognome, che era stato in precedenza approvato da entrambe le Camere. La
revisione mirava a una piena parità dei coniugi in materia di cognome e cittadinanza: al
momento del matrimonio, gli sposi avrebbero potuto conservare ognuno il proprio co­
gnome oppure scegliere il cognome della moglie o del marito quale cognome comune
della famiglia. Sarebbe stato anche possibile mantenere un doppio cognome ufficiale.
Inoltre, il matrimonio non avrebbe più dovuto avere effetti sulla cittadinanza.
Con il rifiuto del Parlamento rimane in vigore l‘attuale normativa: al momento del ma­
trimonio il cognome del marito diventa automaticamente il cognome della famiglia che
portano anche i figli. Solo a richiesta è possibile scegliere il cognome della moglie quale
cognome comune. Non è possibile che la donna e l‘uomo mantengano cognomi distinti.
Con il matrimonio la donna acquisisce automaticamente, in aggiunta alla propria, la citta­
dinanza comunale e cantonale del marito. I figli assumono la cittadinanza del padre.
19 giugno 2003
Nuovo tentativo in favore della parità in materia di cognome e di cittadinanza
Con un’iniziativa parlamentare, la consigliera nazionale Susanne Leutenegger ­Oberholzer
chiede di modificare il codice civile in modo che sia garantita la parità giuridica dei co­
niugi in materia di cognome e di cittadinanza. Nel diritto dei cognomi va esaminato se al
momento del matrimonio sia veramente necessario un cambiamento di cognome. Inol­
tre l’iniziativa lascia ai genitori la scelta del cognome di famiglia per i figli. La legge deve
prevedere una normativa risolutiva nel caso di disaccordo. I coniugi devono essere pa­
rificati nella regolamentazione sulla cittadinanza.
4 luglio 2003
Cognome d’affinità di nuovo consentito
Dal 1° agosto il cognome d’affinità ritorna nei documenti d’identità. Questo cognome
è costituito dal cognome di famiglia seguito – di regola – dal cognome da nubile della
moglie, il quale viene aggiunto con un trattino d’unione. A causa delle accese proteste
il Consiglio federale modifica dunque l’ordinanza sui documenti d’identità, la quale pre­
vedeva che nei nuovi passaporti e nelle nuove carte d’identità venisse iscritto solo il co­
gnome ufficiale riportato nel registro dello stato civile (senza cognome d’affinità). La re­
gola non concerneva le persone che al momento del matrimonio scelgono di anteporre
il cognome da nubili.
2 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
2 Diritto
2.6 Famiglie e diritto II:
Cognome e cittadinanza dei coniugi
Donne | Potere | Storia
Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
3 luglio 2007
Avamprogetto per la revisione del diritto in materia di cognome
L’iniziativa parlamentare di Susanne Leutenegger Oberholzer (cfr. 19 giugno 2003) a fa­
vore della parità nell’ambito del cognome e della cittadinanza è un passo avanti. Il Con­
siglio nazionale pone in consultazione un avamprogetto di revisione del codice civile.
L’avamprogetto parte dal principio della immutabilità del cognome di nascita. In altre
parole, il matrimonio non ha di per sé alcuna ripercussione sui cognomi della moglie e
del marito. Gli sposi possono tuttavia dichiarare di voler portare un cognome coniugale
­comune (il cognome della moglie o del marito prima del matrimonio) e di volerlo trasfe­
rire anche ai figli. Nel caso di cognomi separati i genitori scelgono il cognome dei loro fi­
gli comuni (il cognome da nubile della madre o il cognome da celibe del padre). Se non
riescono ad accordarsi, il figlio riceve il cognome da nubile della madre. I coniugi man­
tengono la propria cittadinanza cantonale e comunale.
Nel suo parere del 12 dicembre 2008, il Consiglio federale sostiene questa proposta e
invita il Parlamento ad accordare la possibilità di un cognome comune anche alle unioni
domestiche registrate.
11 marzo 2009
Respinta la nuova normativa sul cognome
Con 99 voti contro 92, il Consiglio nazionale rinvia il progetto alla Commissione degli af­
fari giuridici. La Commissione dovrà presentare una nuova proposta contenente solo le
modifiche assolutamente necessarie a soddisfare la sentenza della Corte europea dei
diritti dell’uomo del 1994, secondo la quale in Svizzera non sarebbe garantita la parità in
relazione al cognome. In futuro anche all’uomo dovrebbe essere garantita la possibilità
del doppio cognome. Altra novità: il cognome dei futuri figli deve essere definito prima
del matrimonio.
Decisione CEDU nel caso Burghartz contro la Svizzera: http://relevancy.bger.ch/php/clir/http/liste_cedh.html
10 dicembre 2009
Il diritto in materia di cognome non cambia
Il Consiglio nazionale respinge ancora una volta una modifica al diritto in materia di co­
gnome applicato alle persone sposate. La Camera bassa si limita a decidere un allinea­
mento sul piano formale: la possibilità, per gli uomini, di registrare un doppio cognome
ufficiale sarà d’ora in avanti sancita anche nel Codice civile svizzero e non solo a livello di
ordinanza. Ciò non comporta tuttavia alcun cambiamento dal punto di vista della prassi
giuridica. La ministra della giustizia Eveline Widmer-Schlumpf ritiene che il disegno di
legge approvato dalle Camere continui a non corrispondere alla Convenzione europea
per la salvaguardia dei diritti dell’uomo (cfr. 11 marzo 2009).
Termine di redazione: 15 dicembre 2009
3 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
2 Diritto
2.6 Famiglie e diritto II:
Cognome e cittadinanza dei coniugi
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Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
Bibliografia
Sulla storia della parità in Svizzera dal 1848 al 2000
Donne Potere Storia. La storia della parità in Svizzera 1848 – 2000. Pubblicazione Internet della Commis­
sione federale per le questioni femminili CFQF. Berna 2001. In particolare il capitolo 3.5 La posizione della
donna nel diritto civile: capacità civile, matrimonio, divorzio e 3.6 La posizione della donna e dell’uomo nel
diritto di cittadinanza. Disponibile su: www.comfem.ch > Documentazione > Storia della parità
Commissione federale per le questioni femminili CFQF:
Parere sull’avamprogetto della Commissione degli affari giuridici:
Iniziativa parlamentare «Cognome e cittadinanza dei coniugi. Parità» (2007):
www.comfem.ch > Documentazione > Pareri (in tedesco e francese)
Conferenza svizzera delle delegate alla parità fra donne e uomini:
Presa di posizione sull’avamprogetto della Commissione degli affari giuridici:
Iniziativa parlamentare «Cognome e cittadinanza dei coniugi. Parità» (2007):
www.equality.ch/d/stellungnahmen_1.htm (tedesco)
www.equality.ch/f/prises_de_position_1.htm (francese)
Parlamento svizzero:
Documentazione sul cognome e la cittadinanza dei coniugi:
www.parlament.ch/i/dokumentation/berichte/vernehmlassungen/1998-2007/03-428/pagine/default.aspx
Ufficio federale di giustizia:
Dossier Diritto dei cognomi
www.ejpd.admin.ch/ejpd/it/home/themen/gesellschaft/ref_gesetzgebung/ref_namensrecht.html
Immagine: Helvetia, affiancata da Fortitudo (forza) e Lex (legge). Figure allegoriche sovrastanti il portale del primo edificio
occupato dal Tribunale federale, 1886 (Palais de Justice de Montbenon, oggi Tribunale distrettuale di Losanna).
© Keystone / Laurent Gillieron
Impressum: Donne Potere Storia. Le donne, la politica e le pari opportunità in Svizzera 2001 – 2009. Berna 2010. A cura
della Commissione federale per le questioni femminili CFQF. Redazione: Claudia Weilenmann. Ricerche e testo: Katharina­
Belser. Concezione grafica: Renata Hubschmied. Traduzione: Raffaella Adobati e Servizio linguistico italiano del Diparti­
mento federale dell‘interno DFI. Pubblicato esclusivamente su www.comfem.ch. Disponibile in italiano, francese e
tedesco.
4 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
Donne | Potere | Storia
Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
2
2.7
Diritto
Famiglie e diritto III:
custodia dei bambini,
assegni familiari, imposte
Introduzione
A seguito della crescente partecipazione delle donne alla vita professionale, negli ultimi
anni la richiesta di posti in asili nido, di madri diurne, doposcuola e scuole diurne è forte­
mente aumentata. Oggi è pressoché scontato che dopo la nascita di un figlio le madri ri­
prendano, almeno parzialmente, la propria attività professionale in tempi piuttosto brevi.
Dal momento che i padri, per contro, non limitano il proprio impegno lavorativo per ac­
cudire i figli, si pone per forza di cose la questione della custodia dei figli esterna alla fa­
miglia. Grazie a un programma d’incentivazione della Confederazione, dal 2003 è stato
possibile promuovere e accelerare la creazione di offerte di custodia di bambini. Tutta­
via, stando a un rilevamento della Commissione federale di coordinamento per le que­
stioni familiari del 2008, mancano ancora posti per circa 120 000 bambini.
A costare non è soltanto la custodia dei bambini, ma in generale i figli comportano con­
sistenti spese e molti genitori subiscono una forte pressione finanziaria. In Svizzera, le
famiglie, in particolare quelle monoparentali e quelle con più figli, sono confrontate con
la povertà in misura superiore alla media. Pertanto, una compensazione finanziaria, sotto
forma di assegni per i figli e assegni per la formazione, nonché di sgravi fiscali, diventa
ancora più importante. Nel caso degli assegni per i figli regolamentati a livello cantonale
e finanziati dai datori di lavoro, da lungo tempo si lotta per una normativa più generosa
e uniforme. Dal 2009 valgono per l’intera Svizzera le medesime aliquote minime. Ora si
discute anche di prestazioni complementari per famiglie a basso reddito, fra le quali ri­
entrano le madri che crescono i figli da sole.
1 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
2 Diritto
2.7 Famiglie e diritto III:
custodia dei bambini, assegni familiari, imposte
Donne | Potere | Storia
Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
Un tema centrale di politica della famiglia con ampie ripercussioni per la parità fattiva dei
sessi riguarda l’imposizione fiscale. Con il diversificarsi delle forme di vita, i sistemi d’im­
posizione della famiglia applicati finora, improntati su un modello tradizionale di famiglia
con l’uomo sostentatore e la donna casalinga che spesso «punivano» l’attività profes­
sionale della moglie con un eccessivo onere fiscale, vanno urgentemente rivisti. In­oltre,
secondo la Costituzione federale, le persone vanno tassate in funzione della loro capa­
cità economica. Pertanto già nel 1984 il Tribunale federale ha preteso l’eliminazione della
penalizzazione economica delle coppie sposate rispetto alle coppie non sposate. I legi­
slatori hanno tentato di darvi corso introducendo deduzioni speciali come pure lo split­
ting (parziale). A più riprese si chiede e si discute il passaggio all’imposizione individuale,
ma finora non è stato possibile realizzarlo.
2 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
2 Diritto
2.7 Famiglie e diritto III:
custodia dei bambini, assegni familiari, imposte
Donne | Potere | Storia
Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
Cronologia
Una panoramica dei fatti salienti prima del 2001 si trova in
«Donne Potere Storia 1848 – 2000», che può essere consultato sul sito Internet
www.comfem.ch > Documentazione > Storia della parità
11 aprile 2003
Iniziativa popolare «Più giusti assegni per i figli!»
La Federazione sindacale mantello Travail.Suisse deposita l‘iniziativa popolare «Più giu­
sti assegni per i figli!», corredata da 103 000 firme certificate, che intende introdurre a
livello nazionale assegni unitari per i figli di 15 franchi al giorno per figlio (450 franchi al
mese), e ciò, indipendentemente dal domicilio e dal grado d‘occupazione dei genitori.
Il Consiglio federale respinge l’iniziativa, ma offre appoggio per una soluzione nazionale
nel quadro delle prestazioni complementari per famiglie a basso reddito (cfr. 29 marzo
2004), nonché per l’iniziativa parlamentare Fankhauser, pendente in Parlamento dal 1991,
che prevede un assegno unitario per i figli di 200 franchi.
20 giugno 2003
Approvato il pacchetto fiscale 2001 – bocciata l’imposizione individuale
Con 97 voti contro 69 (Consiglio nazionale) e con 30 voti contro 13 (Consiglio degli Stati)
viene approvato in votazione finale il pacchetto fiscale 2001. Esso prevede a partire dal
2004 cambiamenti riguardo all‘imposizione delle abitazioni in proprietà e alla tassa di ne­
goziazione, nonché alcune innovazioni nel campo della tassazione dei coniugi e delle fa­
miglie. Per i coniugi non si introduce l’imposizione individuale, bensì lo splitting parziale.
Il reddito dei coniugi viene sommato, diviso per 1,9 e tassato con l‘aliquota del reddito
così calcolato. Scompare invece l‘attuale deduzione per i doppi redditi. Le coppie non
sposate continueranno a essere tassate separatamente come finora. I Cantoni sono ob­
bligati a introdurre entro 5 anni il sistema dello splitting parziale, anche se sono già pas­
sati all‘imposizione individuale.
La modalità di splitting introdotta rappresenta un passo indietro in termini di politica della
parità, dato che alleggerisce il carico fiscale soprattutto delle coppie monoreddito. Il pac­
chetto fiscale aumenta ulteriormente la deduzione per l‘economia domestica delle per­
sone sole, nonché la deduzione generale e la deduzione per i figli (9300 franchi). I costi
dovuti alla custodia di bambini complementare alla famiglia (al massimo 7000 franchi)
sono ora deducibili.
Contro il pacchetto fiscale è lanciato per la prima volta, oltre al referendum popolare, un
referendum cantonale. 11 Cantoni si oppongono all’abbassamento delle imposte per i
proprietari di abitazioni e alle conseguenti perdite di gettito fiscale stimate per la Confe­
derazione e i Cantoni a circa quattro miliardi di franchi (cfr. 16 maggio 2004).
3 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
2 Diritto
2.7 Famiglie e diritto III:
custodia dei bambini, assegni familiari, imposte
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11 luglio 2003
La precedenza data al padre per gli assegni di famiglia è anticostituzionale
Secondo una nuova sentenza di principio del Tribunale federale sono anticostituzionali
le regolamentazioni cantonali concernenti gli assegni familiari che, quando i genitori non
esercitano l’attività lucrativa nel medesimo Cantone, accordano la precedenza al padre.
Simili prescrizioni, che fanno riferimento alla ripartizione tradizionale dei ruoli, ledono l‘ar­
ticolo costituzionale sulla parità di trattamento della donna e dell‘uomo.
Cfr. Sentenza 2P.131/2002
16 dicembre 2003
Niente blocchi orari nelle scuole
Il Consiglio degli Stati respinge con 19 voti contro 18 una mozione di Christiane Langen­
berger (PLR, VD) che chiedeva l‘introduzione di blocchi orari nelle scuole pubbliche della
Svizzera per promuovere la conciliabilità tra famiglia e professione. Quale argomento prin­
cipale il Consiglio degli Stati adduce il fatto che si tratterebbe di un‘ingerenza nella com­
petenza cantonale in materia scolastica. Nell’ottobre 2003 il Consiglio nazionale boccia,
dopo aver rinviato il dibattito, una mozione di contenuto analogo, depositata dal gruppo
parlamentare liberale radicale.
19 dicembre 2003
Il programma d’impulso per la custodia di bambini non viene ridotto
Con 116 voti contro 72 (Consiglio nazionale) e 32 voti contro 7 (Consiglio degli Stati)
viene approvata in votazione finale la legge federale sul programma di sgravio 2003. A
seguito delle proteste di numerose organizzazioni si rinuncia a ridurre di 12 milioni nel
2006 il credito per il programma di incentivi per la custodia di bambini complementare
alla famiglia. Dall‘entrata in vigore del programma il 1° febbraio 2003, sono stati creati
in un anno 2474 nuovi posti di custodia di bambini (stato: febbraio 2004).
29 marzo 2004 e 22 giugno 2004
Prestazioni complementari per le famiglie
La Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Consiglio nazionale pone in con­
sultazione tre modelli di prestazioni complementari per le famiglie con redditi modesti. Il
progetto è riconducibile a due iniziative parlamentari intitolate «Prestazioni complemen­
tari per le famiglie. Modello ticinese» di Jacqueline Fehr (PS, ZH) e Lucrezia ­Meier-Schatz
(PPD, SG). Il primo modello favorisce in particolare le famiglie monoparentali con un fi­
glio, il secondo le famiglie con più figli, il terzo rappresenta una variante mista. Tutti i mo­
delli forniscono un incentivo all’attività professionale. Oltre alle prestazioni complemen­
tari vere e proprie è previsto l’indennizzo delle spese di custodia e cura dei figli.
4 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
2 Diritto
2.7 Famiglie e diritto III:
custodia dei bambini, assegni familiari, imposte
Donne | Potere | Storia
Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
Le prestazioni complementari per la famiglia sono contestate nell’ambito della consulta­
zione. I Cantoni, i Comuni, il PS, i Verdi, i sindacati e il PPD sono favorevoli alla loro intro­
duzione; l’UDC, il PLR e l’Unione svizzera degli imprenditori sono contrari. Il 22 ­giugno
2007 il Consiglio nazionale decide di prolungare fino all’estate 2009 la scadenza per la
stesura di un progetto di legge.
16 maggio 2004
No al pacchetto fiscale
Il popolo svizzero respinge il pacchetto fiscale con il 65,9 per cento di no (cfr. 20 giugno
2003). Gli sgravi previsti avrebbero favorito principalmente le famiglie e le coppie delle
classi con redditi elevati, nonché i proprietari di case. Lo splitting previsto per i coniugi
avrebbe sgravato soprattutto le economie domestiche a monoreddito, comportando un
passo indietro sul piano della politica della parità. Contro il progetto era stato lanciato il
referendum.
27 giugno 2005
Mancano 50 000 posti di custodia di bambini in età prescolare
Nel quadro del programma nazionale di ricerca PNR 52 «L’infanzia, la gioventù e i rap­
porti tra generazioni in una società in mutamento» è stato analizzato il bisogno di po­
sti di custodia di bambini complementare alla famiglia in Svizzera. Lo studio giunge alla
conclusione che l’attuale offerta copre solo circa il 40 per cento del fabbisogno di posti
di custodia extrafamiliare di bambini in età prescolare. Mancano quindi circa 50 000 po­
sti in asili nido o in famiglie diurne. Lo studio calcola che in futuro, malgrado il calo de­
mografico, la richiesta aumenterà, purché siano garantiti prezzi accessibili e una buona
qualità dell’assistenza.
6 ottobre 2006
Misure immediate nell’imposizione dei coniugi
Le Camere federali si esprimono all’unanimità a favore di una modifica della legge fede­
rale sull’imposta federale diretta, con la quale attenuare il cosiddetto pregiudizio a se­
guito di matrimonio. Un aumento della deduzione per doppio reddito e l’introduzione di
una deduzione per coniugati riducono la disparità di trattamento fiscale fra coppie spo­
sate e coppie non sposate. In futuro i coniugi a doppio reddito potranno detrarre il 50 per
cento del reddito da attività lucrativa più basso fino a un massimo di 12 500 franchi. In
questo caso si applica un’aliquota minima di 7600 franchi. Inoltre tutte le coppie spo­
sate potranno dedurre 2500 franchi. In questo modo si tiene conto di due aspetti: in
primo luogo si attenuano gli svantaggi delle coppie di coniugi a doppio reddito rispetto
a quelle non sposate e secondariamente si ottiene maggiore equilibrio nel carico fiscale
di economie domestiche monoreddito e a doppio reddito. Le modifiche entrano in vi­
gore il 1° gennaio 2008.
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custodia dei bambini, assegni familiari, imposte
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6 novembre 2006
Un chiaro sì ad assegni familiari uniformi
La legge per l’omogeneità degli assegni familiari viene chiaramente accolta in votazione
popolare con circa il 68 per cento di sì. La legge è stata elaborata dalla Commissione
della sicurezza sociale del Consiglio nazionale nell’ambito dell’iniziativa parlamentare, pen­
dente dal 1991, della deputata Angeline Fankhauser (PS, BL) e quale controprogetto in­
diretto all’iniziativa «Più giusti assegni per i figli!» depositata dalla Federazione sindacale
mantello Travail.Suisse (cfr. 11 aprile 2003). Per figli fino al compimento del 16° anno di
età l’assegno ammonta, uniformemente in tutta la Svizzera, a 200 franchi al mese, per
figli in formazione fra i 17 e i 25 anni a 250 franchi. Ne hanno diritto i genitori che eser­
citano un’attività lucrativa, che non esercitano alcuna attività lucrativa e i genitori liberi
professionisti. La legge entra in vigore il 1° gennaio 2009.
11 febbraio 2009
Il Consiglio federale intende sgravare fiscalmente le famiglie con figli
Dopo l’attenuazione del cosiddetto pregiudizio per matrimonio (penalizzazione delle cop­
pie sposate rispetto alle coppie non sposate, cfr. 6 ottobre 2006), in vigore dal 2008, il
Consiglio federale intende prendere una decisione di principio sull’imposizione indivi­
duale o congiunta dei coniugi. Dalla consultazione effettuata al riguardo non è tuttavia
emersa alcuna chiara maggioranza a favore di un sistema fiscale. Il Consiglio federale
rinuncia quindi, temporaneamente, a una decisione di principio. In alternativa decide di
favorire lo sgravio fiscale di famiglie con figli e pone in consultazione un progetto corri­
spondente. L‘aumento della deduzione per figli nell’imposta federale diretta e l’introdu­
zione di una deduzione per la presa a carico dei figli da parte di terzi dovranno migliorare
la conciliabilità fra famiglia e professione.
Per le famiglie monoparentali la proposta implica un peggioramento. Finora la legge
sull’armonizzazione delle imposte (LAID) prevedeva che le famiglie monoparentali ve­
nissero tassate con la medesima tariffa (più bassa) delle persone sposate. Questa dis­
posizione va abrogata, per cui saranno i Cantoni stessi a decidere come sgravare (se tra­
mite la tariffa o con una deduzione) le famiglie monoparentali.
Termine di redazione: 31 marzo 2009
6 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
2 Diritto
2.7 Famiglie e diritto III:
custodia dei bambini, assegni familiari, imposte
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Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
Bibliografia
Sulla storia della parità in Svizzera dal 1848 al 2000
Donne Potere Storia. La storia della parità in Svizzera 1848 – 2000. Pubblicazione Internet della Commis­
sione federale per le questioni femminili CFQF. Berna 2001. Disponibile su:
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Commissione federale di coordinamento per le questioni familiari COFF:
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L’accueil de jour extrafamilial et parascolaire en Suisse. Un état des lieux.
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besteuerung (2005) / Prise de position dans le cadre de la Consultation sur les mesures
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www.comfem.ch > Documentazione > Pareri (in tedesco e francese)
Commissione federale per le questioni femminili CFQF:
Vernehmlassungsstellungnahme zum Systementscheid bei der Ehepaarbesteuerung
(2007) / Prise de position sur le système d’imposition des couples mariés (juin 2007):
www.comfem.ch > Documentazione > Pareri (in tedesco e francese)
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Quand le travail coûte plus qu‘il ne rapporte.
Etude sur l‘impact de la fiscalité et des frais de crèche sur l‘activité professionnelle des femmes en Suisse
romande. 2009.
www.egalite.ch/quand-le-travail-coute.html
Conferenza Svizzera delle Delegate per la Parità:
Stellungnahme zum Systementscheid bei der Ehepaarbesteuerung (Mai 2007 /
Prise de position sur le système d’imposition des couples mariés (mai 2007):
www.equality.ch/d/stellungnahmen_1.htm (tedesco)
www.equality.ch/f/prises_de_position_1.htm (francese)
Decisione del Tribunale federale
sull’imposizione di coppie sposate e coppie non sposate: DTF 110 Ia 7
In merito alla discussione sull’imposizione individuale:
www.admin.ch/cp/d/[email protected] (in tedesco)
Ufficio federale delle assicurazioni sociali UFAS:
In merito all’imposizione delle famiglie:
www.bsv.admin.ch/themen/zulagen/00061/01635/index.html?lang=it
7 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
2 Diritto
2.7 Famiglie e diritto III:
custodia dei bambini, assegni familiari, imposte
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Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
Ufficio federale di statistica UST:
Kinderkosten in der Schweiz. / Le coût des enfants en Suisse.
Neuchâtel 2009.
www.bfs.admin.ch/bfs/portal/de/index/themen/20/22/publ.html?publicationID=3528 (tedesco)
www.bfs.admin.ch/bfs/portal/fr/index/themen/01/04/blank/dos/01.html (francese)
Ufficio federale di statistica UST:
In merito alle risorse finanziarie delle famiglie:
www.bfs.admin.ch/bfs/portal/de/index/themen/01/04/blank/01/03/01.html (tedesco)
www.bfs.admin.ch/bfs/portal/fr/index/themen/01/04/blank/01/03/01.html (francese)
Immagine: Helvetia, affiancata da Fortitudo (forza) e Lex (legge). Figure allegoriche sovrastanti il portale del primo edificio
occupato dal Tribunale federale, 1886 (Palais de Justice de Montbenon, oggi Tribunale distrettuale di Losanna).
© Keystone / Laurent Gillieron
Impressum; Donne Potere Storia. Le donne, la politica e le pari opportunità in Svizzera 2001–2009. Berna 2010. A cura
della Commissione federale per le questioni femminili CFQF. Redazione: Claudia Weilenmann. Ricerche e testo: Katharina­
Belser. Concezione grafica: Renata Hubschmied. Traduzione: Raffaella Adobati e Servizio linguistico italiano del Diparti­
mento federale dell‘interno DFI. Pubblicato esclusivamente su www.comfem.ch. Disponibile in italiano, francese e
tedesco.
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Donne | Potere | Storia
Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
2 Diritto
2.8 Integrità sessuale
Violenza contro le donne
Introduzione
Mentre il numero complessivo di reati registrati in Svizzera è in diminuzione, nel corso
degli ultimi anni i reati contro l’integrità sessuale sono invece aumentati. Le vittime
sono, per la grande maggioranza, donne e bambine e bambini. Secondo le statistiche,
tre quarti delle e degli utenti dei servizi statali di aiuto alle vittime sono donne. All’origine
di queste richieste di soccorso sono, in molti casi, lesioni personali o violazioni dell’in­
tegrità sessuale. Più della metà dei dossier familiari gestiti dai servizi statali di aiuto alle
vittime concernono atti di violenza perpetrati nell’ambiente domestico. Non va dimenti­
cato, inoltre, che i casi registrati dalla polizia e dai consultori rendono conto solo di una
parte del feno­meno. L’aumento dei delitti registrati può, in parte, essere dovuto anche
a un cambiamento di sensibilità, a una migliore informazione in merito alle offerte di
consulenza e al fatto che le vittime di questi reati sono maggiormente propense a spor­
gere denuncia.
Negli scorsi anni, la lotta alla violenza all’interno della coppia ha compiuto notevoli passi
avanti, tanto nei fatti quanto a livello giuridico. Nell’aprile del 2004 è entrata in vigore
una revisione di diversi articoli del Codice penale, grazie alla quale la coazione sessuale
e la violenza carnale all’interno del matrimonio hanno ufficialmente assunto lo statuto
di delitti. Ora sono perseguite d’ufficio anche le lesioni personali semplici, le vie di fatto
ripe­tute e le minacce che hanno luogo tra coniugi o compagne e compagni di vita. Le
autorità competenti, tuttavia, possono provvisoriamente sospendere su richiesta della
vittima la procedura, che potrà essere riavviata solo con l’accordo di quest’ultima. Poi­
ché le sospensioni sono molto correnti, da diverse parti si chiede ora una revisione della
normativa, che vincoli l’interruzione definitiva della procedura a criteri obiettivi, ad esem­
pio alla condizione che l’autrice e l’autore di violenze segua un programma di apprendi­
mento specifico.
1 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
2 Diritto
2.8 Integrità sessuale
Violenza contro le donne
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in Svizzera 2001 – 2009
Sostenuta da una campagna della Prevenzione Svizzera della Criminalità (2003 – 2005),
la polizia applica attualmente una nuova strategia di intervento, fondata sul principio «In­
vestigare invece di mediare». Per intervenire in modo più efficace in caso di violenza
domestica e proteggere meglio le vittime, quasi tutti i Cantoni hanno adeguato le loro
legislazioni in materia di polizia e i loro codici di procedura penale, oppure hanno adot­
tato nuove leggi specifiche per la protezione dalla violenza. Hanno inoltre predisposto
servizi di intervento e organismi cooperativi che coordinano il lavoro di polizia, giustizia,
enti di consulenza, case delle donne e così via. Gli sforzi della polizia per perseguire in
modo più coerente le autrici e gli autori di violenze e per proteggere in modo più effi­
cace le vittime, possono ora far leva su una protezione di diritto civile a medio termine,
grazie a un complemento della protezione della personalità garantita dal Codice civile
(art. 28b ss.): la giustizia può così allontanare l’autrice e l’autore di violenze dalla sua abi­
tazione e comminarle o communicargli un divieto di contatto e di accesso a un deter­
minato perimetro.
Molti Cantoni hanno sviluppato servizi di consulenza e programmi di apprendimento spe­
cifici per le persone che commettono atti di violenza all’interno della coppia, parallela­
mente a molte altre misure importanti per lottare contro questo fenomeno.
2 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
2 Diritto
2.8 Integrità sessuale
Violenza contro le donne
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Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
Cronologia
Una panoramica dei fatti salienti prima del 2001 si trova in
«Donne Potere Storia 1848 – 2000», che può essere consultato sul sito Internet
www.comfem.ch > Documentazione > Storia della parità
2001 / 2002
I Cantoni di San Gallo e Appenzello Esterno adottano misure di allontanamento dal
domicilio per le persone che commettono atti di violenza
Approvando una legge in tal senso, il 30 novembre 2001 il Parlamento cantonale san­
gallese sancisce, per la prima volta in Svizzera, la possibilità di allontanare temporanea­
mente dal loro domicilio le persone che commettono atti di violenza. La polizia è auto­
rizzata a prendere questa misura per proteggere le e i familiari della persona allontanata.
Nel maggio del 2002, il Gran Consiglio di Appenzello Esterno emana una legge analoga.
Come negli altri Cantoni, in caso di violenza all’interno della famiglia la polizia era costretta
a limitarsi a mediare per cercare una conciliazione; ora può invece sequestrare le chiavi
dell’abitazione all’autrice e all’autore della violenza per un massimo di 10 giorni. Con que­
sta misura lo Stato intende esprimere una ferma condanna della violenza e sotto­lineare
il fatto che l’intervento deve riguardare la persona resasi colpevole di atti brutali e non
la sua vittima. Nel Canton San Gallo e nel Canton Appenzello Esterno, la nuova legge di
polizia entra in vigore il 1° gennaio 2003.
Questa riforma si ispira a una normativa analoga in vigore in Austria dal 1997 e in base alla
quale, per tutelare le vittime di violenza domestica, è possibile allontanare dalla loro abi­
tazione, durante un periodo limitato, mariti, padri e compagni violenti. Durante lo stesso
periodo, modelli simili vengono discussi anche nei Cantoni di Basilea Città, Berna e Zu­
rigo. Nel corso della sessione estiva 2000, inoltre, il Consiglio Nazionale approva un’ini­
ziativa parlamentare volta a emanare una legge specifica che tuteli dagli atti violenti (cfr.
anche 23 giugno 2006).
Primavera 2002
Prevenzione Svizzera della Criminalità lancia una campagna contro la violenza domestica
«Il ricorso alla violenza è perseguibile penalmente! Anche se ha luogo all’interno di una
relazione di coppia»: questo il messaggio che Prevenzione Svizzera della Criminalità ri­
volge alla popolazione nell’ambito della sua campagna «Basta! – Violenza domestica».
Lanciata dalla Conferenza delle direttrici e dei direttori cantonali di giustizia e polizia, la
campagna intende fare chiarezza sul ruolo delle forze dell’ordine nei casi di violenza do­
mestica in cui esse sono chiamate a intervenire. Le e gli agenti devono porre un termine
alle violenze, proteggere le vittime e, in caso di sospetto fondato, indagare. Tra il 2002
e il 2005 si organizzano numerose attività, come seminari di aggiornamento per le mol­
tiplicatrici e i moltiplicatori dell’azione preventiva che lavorano per la polizia e giornate
3 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
2 Diritto
2.8 Integrità sessuale
Violenza contro le donne
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Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
specifiche di informazione e approfondimento destinate alle e agli agenti e alle persone
attive nel settore della giustizia penale. Sono pubblicati opuscoli informativi in diverse
lingue indirizzati a un largo pubblico.
1° aprile 2002
Normativa penale contro la pornografia dura
A partire dal 1° aprile 2002, giorno in cui il Consiglio federale ha posto in vigore una mo­
difica in tal senso del Codice penale, chi acquista, si procura o possiede pornografia dura
può ora essere punita o punito con la detenzione fino a un anno o con una pena pecunia­
ria. Con «pornografia dura» si intendono rappresentazioni di atti sessuali con bambine o
bambini e animali e atti di violenza. La nuova norma penale interessa anche le persone
che scaricano da Internet immagini o video di questo genere per memorizzarli su un
supporto (computer o CD) oppure anche solo per stamparle; la semplice visione di rap­
presentazioni pornografiche, invece, continua a non essere perseguibile penalmente.
1° ottobre 2002
Prescrizione più lunga per delitti sessuali e delitti violenti su bambine o bambini
Assieme a un nuovo disciplinamento della prescrizione per tutti i reati, entra in vigore
anche una norma speciale per delitti sessuali e delitti violenti su bambine o bambini. Nei
casi più gravi, puniti con la detenzione a vita, la prescrizione scatterà solo dopo 30 anni.
Se il reato è sanzionato con una pena detentiva maggiore di tre anni, il termine di pre­
scrizione è di 15 anni; 7 anni sono invece previsti per reati puniti con altre pene. Se i
­reati sessuali o i crimini gravi contro la vita e l’integrità della persona concernono bam­
bine o bambini al di sotto dei 16 anni, il termine di prescrizione non scatta prima che la
vittima abbia raggiunto il 25° anno di età. La nuova normativa è introdotta nell’ambito di
una revisione parziale e anticipata del Codice penale (cfr. anche 30 novembre 2008).
1° maggio 2003
Servizio nazionale per la lotta alla violenza
Il Servizio per la lotta alla violenza, istituito nel 2002 dal Consiglio federale all’in­
terno dell’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo UFU, inizia la sua atti­
vità. A causa delle sue risorse finanziarie limitate, ridotte ulteriormente nel quadro
del programma di risparmio della Confederazione, il Servizio si concentra in partico­
lare sulla lotta contro la violenza nelle relazioni di coppia e nelle situazioni di separa­
zione o divorzio. Il suo compito principale è mettere in contatto le organizzazioni non
governative e i diversi enti attivi in questo campo a livello federale e cantonale, ma
­anche produrre conoscenza e metterla a disposizione di un’ampia cerchia di persone.
www.ebg.admin.ch/themen/00009/00089/index.html?lang=it
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3 ottobre 2003
La violenza domestica è perseguita d’ufficio
La violenza all’interno del matrimonio o della coppia è ora ufficialmente un delitto, poi­
ché le Camere federali hanno approvato una modifica in tal senso del Codice penale. Le
lesioni personali, le minacce, la coazione sessuale e la violenza carnale all’interno della
coppia saranno ora perseguite d’ufficio e non più sulla base di una querela di parte. La
vittima può, da parte sua, chiedere che la procedura venga interrotta, ma solo se que­
sta riguarda lesioni personali, vie di fatto ripetute, minacce e coazione; non invece in
caso di coazione sessuale e violenza carnale. Le nuove disposizioni valgono anche per
le coppie omosessuali. La modifica entra in vigore il 1° aprile 2004.
8 febbraio 2004
Approvato l’internamento a vita per criminali estremamente pericolose o pericolosi
Contro il parere del Consiglio federale e del Parlamento, l’iniziativa popolare «Interna­
mento a vita per criminali sessuomani o violenti estremamente pericolosi e refrattari alla
terapia» è approvata alle urne dal 56 per cento delle e dei votanti e da una maggioranza
dei Cantoni (21½). L’iniziativa chiede che, alla luce dell’elevato rischio di ricaduta, le per­
sone che compiono reati a sfondo sessuale e reati violenti e che almeno due esperte
o esperti indipendenti ritengono estremamente pericolose e non adatte a seguire una
tera­pia, siano internate a vita. Per garantire la conformità dell’applicazione dell’iniziativa
al dettato della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, il Dipartimento federale di giu­
stizia e polizia DFGP elabora una serie di disposizioni di esecuzione e istituisce una com­
missione specifica.
5 marzo 2004
Amnesty lancia la campagna «Mai più violenza sulle donne»
La sezione svizzera di Amnesty International partecipa alla campagna mondiale, che si
estenderà su due anni, intitolata «Mai più violenza sulle donne». I riflettori sono puntati
sulla violenza domestica e sulla violenza inflitta alle donne durante e dopo le situazioni
di conflitto. In Svizzera, una donna su cinque è confrontata a violenze psichiche o fisiche
all’interno di una relazione di coppia; a livello mondiale, la violenza subita a causa del loro
sesso è la principale causa di morte per le donne di età compresa tra i 16 e i 44 anni.
15 marzo 2004
L’agenda politica internazionale fa spazio al problema della violenza sulle donne
In margine alla 60a Assemblea della Commissione delle Nazioni Unite per i diritti umani
a Ginevra, la consigliera federale Micheline Calmy-Rey invita a riunirsi le ministre degli
affari esteri di altri 20 Paesi. Queste istituiscono per l’occasione una rete informale, di­
scutono misure comuni per lottare contro la violenza inflitta alle donne e rilasciano una
dichiarazione nella quale prevedono di promuovere la tematica all’interno dell’agenda
politica internazionale. Il testo della dichiarazione può essere consultato all’indirizzo in­
ternet: www.humanrights.ch/home/upload/pdf/040316_declaration_f.pdf
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Violenza contro le donne
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30 marzo 2004
Regolamentazione della prostituzione nel Canton Vaud
Il Parlamento vodese vota una legge che regolamenta l’esercizio della prostituzione,
senza tuttavia riconoscerla come attività lucrativa. In questo modo, Vaud è il primo Can­
tone svizzero a disciplinare in maniera complessiva la questione della prostituzione a
­livello di legge. Ogni esercizio deve essere annunciato formalmente alle autorità e la
polizia è autorizzata a chiudere immediatamente quelli che non sono stati notificati o
che non sono conformi dal punto di vista della sicurezza e dell’igiene. È punita o punito
con la multa chi minaccia le prostitute o i prostituti, le o li mette sotto pressione o le o
li maltratta e chi impiega persone minorenni. Ogni esercizio è inoltre tenuto a registrare
le sue impiegate e i suoi impiegati. In Svizzera la prostituzione è tollerata, ma non rico­
nosciuta come attività lucrativa. La legge cantonale vodese entra in vigore il ­­1° settem­
bre 2004.
18 maggio 2004
Sondaggio tra le pazienti sulla violenza domestica
Tra le 1700 pazienti della Clinica ostetrica e ginecologica Inselhof Triemli di Zurigo che sono
state interpellate, una su dieci dice di essere stata vittima, durante l’anno precedente,
della violenza di una persona a lei vicina e due su cento dicono di aver subito violenze
sessuali. Solo una donna su cinque afferma di non aver mai subito, durante l’età adulta,
violenza da una persona a lei vicina. Queste e altre risposte si trovano nel sondaggio rap­
presentativo condotto da Daniela Gloor e Hanna Meier nell’ambito del progetto «Häus­
liche Gewalt – wahrnehmen – intervenieren» promosso dall’Ufficio della Città di Zurigo
per l’uguaglianza fra donna e uomo e dalla Clinica ostetrica e ginecologica Inselhof Triemli.
Cfr. Gloor / Meier 2004.
Estate 2004
Altri Cantoni promuovono la lotta contro la violenza domestica
Il 30 marzo 2004 il Gran Consiglio neocastellano adotta una nuova legge contro la vio­
lenza all’interno della coppia, che entra in vigore il 2 giugno 2004. La nuova normativa fa
leva su quattro punti: la polizia ottiene un diritto di ingerenza maggiore (allontanamento
dell’autrice o dell’autore delle violenze dall’abitazione e dai dintorni, per 10 giorni al mas­
simo), i servizi di consulenza e di accoglienza di urgenza sostengono la vittima, anche la
persona allontanata beneficia di un sostegno e di un accompagnamento specializzati e,
da ultimo, viene posto un accento particolare sull’informazione, la sensibilizzazione e la
prevenzione.
Il 19 gennaio 2004 il Gran Consiglio lucernese decide di adeguare la procedura penale
per quanto concerne l’allontanamento e il divieto di accedere a un determinato perime­
tro in caso di violenza domestica; la modifica entra in vigore il 1° luglio 2004. La polizia
è così autorizzata ad allontanare dall’abitazione la persona che ha fatto ricorso alla vio­
lenza, impedendole di farvi ritorno per un periodo non superiore a 10 giorni.
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2.8 Integrità sessuale
Violenza contro le donne
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In questo modo, dopo i Cantoni di San Gallo e di Appenzello Esterno, anche i Cantoni
di Neuchâtel e di Lucerna introducono, tra le misure che la polizia è autorizzata a pren­
dere, l’allontanamento della persona resasi colpevole di violenza domestica. Altri Can­
toni avviano le procedure per modificare in tal senso la loro legislazione. A livello fede­
rale, il disegno di una nuova legge per la protezione dalla violenza nell’ambito del diritto
civile, che prevede l’allontanamento dall’abitazione e dalle vicinanze della vittima, incon­
tra un’eco positiva durante la procedura di consultazione (cfr. 23 giugno 2006).
16 dicembre 2005
Il Consiglio nazionale chiede un rapporto sulle cause della violenza domestica
Il Consiglio nazionale trasmette all’Esecutivo la prima parte di un postulato inoltrato
dall’onorevole Doris Stump (PS AG) e lo incarica di presentare un rapporto sulle cause
della violenza esercitata nella sfera sociale più immediata. Il postulato era stato presen­
tato nell’ottobre dello stesso anno, sulla scia di diversi omicidi perpetrati in ambiente
domestico. La seconda parte dell’atto parlamentare, che chiede un piano d’azione per
scongiurare questo fenomeno, è invece respinta dalla Camera bassa, d’accordo con il
Consiglio federale. Quest’ultimo incarica l’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e
uomo UFU di elaborare il rapporto richiesto.
Maggio 2006
Mostra itinerante dedicata al crimine d’onore
L’organizzazione di tutela dei diritti umani Terre des Femmes organizza a Berna e Visp
una mostra intitolata «Tatmotiv Ehre», allo scopo di richiamare l’attenzione del pubblico
sul problema del crimine d’onore. I matrimoni forzati e gli omicidi che hanno l’onore
come movente riguardano anche ragazze e giovani donne che vivono in Svizzera (cfr.
6 dicembre 2006). Il materiale presentato nell’ambito della mostra, che in precedenza
ha attraversato la Germania, è completato con informazioni concernenti la situazione in
­Svizzera.
19 giugno 2006
Il Parlamento zurighese approva una legge che tutela dalla violenza
La nuova legge cantonale zurighese prevede misure a diversi livelli: in caso di violenza
domestica, la polizia è autorizzata a decretare una decisione giudiziaria di protezione va­
lida per 14 giorni (allontanamento, divieto di contatto, divieto di accedere a un determi­
nato perimetro), che la o il giudice dell’arresto può poi prorogare per altri 3 mesi. Que­
sta decisione è segnalata ai servizi specializzati nella consulenza di persone minacciate o
vittime di violenza, che prendono immediatamente contatto con tutte le dirette interes­
sate e tutti i diretti interessati per offrire loro l’appoggio necessario. Se sono coinvolte
anche bambine o bambini, la decisione è trasmessa alle autorità tutorie competenti. La
nuova legge cantonale, che entra in vigore il 1° aprile 2007, disciplina inoltre la collabo­
razione tra i servizi coinvolti, così come la formazione e l’aggiornamento delle esperte e
7 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
2 Diritto
2.8 Integrità sessuale
Violenza contro le donne
Donne | Potere | Storia
Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
degli esperti. Durante lo stesso periodo, numerosi altri Cantoni adottano nelle rispettive
legislazioni l’allontanamento come contromisura in caso di violenze domestiche, unito
talvolta all’obbligo o alla possibilità di seguire una consulenza. Alla fine del 2007, 21 Can­
toni hanno introdotto questa norma nelle loro legislazioni.
23 giugno 2006
Il Parlamento adotta una norma di diritto civile che tutela dalla violenza
Il Parlamento decide di introdurre nel Codice civile un nuovo articolo (art. 28b) che con­
sente alle autorità giudiziarie di allontanare durevolmente dalla loro abitazione le persone
che ricorrono alla violenza contro membri della loro famiglia (art. 28b cpv. 2 CC). Possono
inoltre vietare di prendere contatto con determinate persone, di avvicinarsi loro o di ac­
cedere a un determinato perimetro (art. 28b cpv. 1 lett. 1–3 CC). Viene invece respinta
la richiesta di obbligare i Cantoni a istituire servizi d’urgenza specializzati nell’intervento
in caso di violenza domestica. Anche la decisione di introdurre una procedura civile sem­
plificata, rapida e gratuita non riesce a raccogliere la maggioranza necessaria.
La modifica del Codice civile prende spunto da un’iniziativa parlamentare presentata
dall’onorevole Ruth-Gaby Vermot-Mangold (PS BE). L’allontanamento della persona che
fa ricorso alla violenza nell’ambito domestico è una misura introdotta già da numerosi
Cantoni (cfr. 30 marzo 2004 e 19 giugno 2006). Austria e Germania, che hanno varato
normative analoghe, hanno nel frattempo raccolto esperienze positive. La modifica ­entra
in vigore il 1° luglio 2007.
9 ottobre 2006
Il matrimonio forzato è riconosciuto come un motivo sufficiente per chiedere l’asilo
La Commissione svizzera di ricorso in materia d’asilo CRA stabilisce che una donna che
fugge dal suo Paese per evitare un matrimonio forzato ha un motivo sufficientemente
valido per chiedere asilo in Svizzera, sempre che le autorità del suo Paese non le abbiano
offerto una protezione sufficiente. Viene riconosciuta l’esistenza di un motivo di perse­
cuzione rilevante quando una persona è minacciata in maniera discriminante a causa di
sue caratteristiche personali; tra queste figura anche il sesso («motivi di fuga specifici
della condizione femminile»). Il caso sul quale si è pronunciata la Commissione riguarda
una cittadina etiope, rifugiatasi in Svizzera per sottrarsi a un matrimonio forzato. Il futuro
marito l’aveva rapita all’età di 16 anni e l’aveva stuprata più volte. In Etiopia, il sequestro
e la violenza carnale sono uno strumento usuale per estorcere con la forza il matrimo­
nio: l’uomo, in questo modo, ottiene il consenso della famiglia, poiché, una volta persa
la verginità, per la donna il matrimonio con un’altra persona non può più entrare in linea
di conto. Secondo la CRA, rifiutando di piegarsi a questa usanza e dandosi alla fuga, la
donna etiope ha infranto le tradizioni del suo paese e, se dovesse tornare in patria, sa­
rebbe probabilmente perseguitata: per questa ragione ha diritto all’asilo.
8 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
2 Diritto
2.8 Integrità sessuale
Violenza contro le donne
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6 dicembre 2006
Matrimoni forzati in Svizzera: da un’indagine per campionatura emergono dati allarmanti
La fondazione losannese Surgir, che difende a livello mondiale i diritti delle vittime di cri­
mini d’onore, presenta per la prima volta dati precisi sui matrimoni forzati in Svizzera,
raccolti intervistando rappresentanti di istituzioni e di organizzazioni che potrebbero es­
sere entrate in contatto con questa problematica (ad es. case delle donne, centri per ri­
chiedenti l’asilo, scuole e istituti di cura) nei Cantoni di Vaud, Ginevra, Friborgo, Berna,
Zurigo e Basilea. Solo all’interno delle cinquanta istituzioni interpellate sono emersi circa
400 casi; nel periodo in cui si è svolto lo studio (poco meno di un anno e mezzo) le per­
sone di contatto hanno segnalato altri 140 casi di donne fuggite per sottrarsi a un ma­
trimonio forzato oppure scappate in un secondo tempo, dopo che l’unione forzata è già
stata celebrata. Quasi tutte le donne intervistate sono state minacciate di morte. www.surgir.ch
1° gennaio 2008
Nella legislazione sugli stranieri viene introdotta una nuova norma concernente il diritto
di soggiorno allo scopo di lottare contro la tratta di esseri umani e le violenze domestiche
La legge riveduta, entrata in vigore il 1° gennaio 2008, prevede che vittime e testimoni
della tratta di esseri umani hanno diritto di soggiornare in Svizzera, anche se non rispon­
dono completamente ai criteri generali di ammissione. Per le cittadine e i cittadini stra­
nieri che stanno attraversando una procedura di separazione o di divorzio e il cui sog­
giorno in Svizzera dipende dal matrimonio, le autorità competenti hanno ora la possibilità
di riconoscere un diritto individuale al soggiorno, se la separazione è dovuta a gravi ra­
gioni personali, in particolare in caso di violenza domestica.
1° gennaio 2008
Entra in vigore la revisione parziale della legge sull’asilo: nuova prassi in caso di motivi
di fuga specifici alla condizione femminile
Parallelamente alle nuove disposizioni accolte nella legislazione sugli stranieri entra in vi­
gore anche la revisione parziale della legge sull’asilo. La revisione comporta diversi ina­
sprimenti per le o i richiedenti l’asilo in generale e, in particolare, per le persone respinte,
nonché una nuova regolamentazione dei casi di rigore. Per riconoscere la persecuzione
da parte di singole persone come motivo sufficientemente valido per chiedere l’asilo,
il Consiglio federale aveva proposto, nel suo messaggio, di modificare la prassi; il Par­
lamento aveva poi approvato. Nel giugno del 2006, al termine delle consultazioni parla­
mentari, la Commissione svizzera di ricorso in materia d’asilo CRA aveva riconosciuto
che anche le persone perseguitate per ragioni extrastatali avevano diritto all’asilo in Sviz­
zera. Questa modifica costituisce un grande passo avanti, soprattutto per le donne per­
seguitate a causa del loro sesso o minacciate nella loro integrità fisica. In questo modo
è possibile per la prima volta tenere veramente in considerazione i motivi di fuga speci­
fici della condizione femminile, che la legge menziona esplicitamente (cfr. anche 9 otto­
bre 2006).
9 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
2 Diritto
2.8 Integrità sessuale
Violenza contro le donne
Donne | Potere | Storia
Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
8 marzo 2008
Prende il via la campagna «Euro 08 contro la tratta delle donne»
A questa campagna organizzata a livello nazionale prendono parte più di 25 associa­
zioni femminili, maschili e per la protezione dei diritti umani, servizi per l’uguaglianza fra
i sessi, uffici di consulenza, enti assistenziali, organizzazioni religiose e sindacati. Uno
spot che informa sugli aspetti di questo problema in Svizzera è trasmesso alla televi­
sione, al ­cinema e, durante i campionati europei di calcio, anche nelle zone riservate alle
tifose e ai tifosi, così da raggiungere un pubblico quanto più vasto possibile. Il filmato
intende sensibilizzare e motivare ad agire responsabilmente soprattutto gli uomini, che
come potenziali clienti potrebbero contribuire con le loro denunce a lottare contro il feno­
meno della prostituzione coatta.
Giugno 2008
Per la prima volta, la mutilazione genitale femminile è perseguita penalmente
La giurisprudenza svizzera è chiamata a pronunciarsi per la prima volta sulla mutilazione
genitale femminile nell’ambito di due casi distinti. L’11 giugno 2008 l’Ufficio friburghese
delle e dei giudici d’istruzione condanna una cittadina somala residente in Svizzera a una
pena privativa della libertà di sei mesi con la condizionale, poiché resasi colpevole di in­
frazione ai suoi obblighi di assistenza e di educazione: non aveva infatti impedito che la
sua sorellastra tredicenne, sulla quale esercitava la custodia parentale, fosse sottopo­
sta a mutilazione genitale durante un soggiorno di vacanza nel Paese d’origine.
Il 26 giugno il Tribunale cantonale zurighese condanna una coppia somala a una pena
privativa della libertà con la condizionale, per istigazione a lesioni personali gravi. Undici
anni prima, infatti, i due imputati avevano incaricato un concittadino di passaggio di ese­
guire una mutilazione genitale sulla loro figlia. Contrariamente al caso di cui si è occu­
pata la giustizia friburghese, in questo la mutilazione è avvenuta in Svizzera.
www.humanrights.ch/home/de/Themendossiers/Universalitaet/Kulturelle-Praktiken/Genitalverstuemmelung/idart_5622-content.html?zur=300
(in tedesco)
30 giugno 2008
Consulenza per le persone che compiono atti di violenza domestica
Per la prima volta sono repertoriate tutte le istituzioni che si occupano in Svizzera di
persone ree di atti di violenza domestica. Lo studio, commissionato dal Servizio per
la lotta alla violenza dell’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo UFU, in­
forma in modo esaustivo sui servizi disponibili, ma getta anche una luce preoccupante
sulle incognite finanziarie che gravano sul futuro di questo tipo di lavoro di sostegno.
www.ebg.admin.ch/dokumentation/00012/00196/index.html?lang=it
10 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
2 Diritto
2.8 Integrità sessuale
Violenza contro le donne
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Le donne, la politica e le pari opportunità
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8 settembre 2008
La Svizzera sottoscrive la Convenzione sulla lotta contro la tratta di esseri umani
La Svizzera sottoscrive la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla lotta contro la
tratta di esseri umani, che intende combattere tutte le forme di tratta, assumendo mi­
sure in ambito penale, dell’aiuto alle vittime, della legislazione sulle straniere e sugli
stranieri e della protezione delle e dei testimoni. Scopo della Convenzione è, inoltre,
rafforzare la prevenzione e contribuire ad arginare la domanda. Un rapporto del Ser­
vizio di coordinazione contro la tratta di esseri umani e il traffico di migranti SCOTT
mostra che la Svizzera è in grado, attraverso un miglioramento a livello di legisla­
zione e di applicazione pratica, di perseguire questi fenomeni in modo più efficace.
www.ejpd.admin.ch/ejpd/it/home/themen/kriminalitaet/ref_menschenhandel.html
5 novembre 2008
Misure giuridiche contro i matrimoni forzati
Il Consiglio federale avvia una procedura di consultazione in vista di una revisione specifica
del Codice civile e della legge federale sul diritto internazionale privato, allo scopo di com­
battere più efficacemente il fenomeno dei matrimoni forzati. Gli ufficiali dello stato civile
dovranno chiarire se le persone che si annunciano per un matrimonio non subiscono alcuna
costrizione. Se non è il caso, oppure una delle due persone o entrambe non hanno ancora
compiuto 18 anni, le autorità cantonali competenti saranno tenute d’ufficio a sporgere de­
nuncia. Se minorenni, anche le cittadine e i cittadini stranieri nel cui paese d’origine è possi­
bile sposarsi prima dei 18 anni non potranno concludere un matrimonio in Svizzera. Il nostro
Paese, inoltre, non riconoscerà più le unioni concluse all’estero con persone minorenni.
Nella sua presa di posizione, la Commissione federale per le questioni femminili CFQF
accoglie con favore queste misure. Contrariamente al Consiglio federale, ritiene tuttavia
opportuno consolidare la lotta contro i matrimoni forzati anche a livello di diritto penale.
www.comfem.ch > Documentazione > Pareri
25 novembre 2008
16 giorni per lottare contro la violenza inflitta alle donne
Più di 40 associazioni femminili, maschili e pacifiste, servizi di consulenza e parrocchie
partecipano a una campagna, lanciata dall’organizzazione pacifista cfd, che per la prima
volta interesserà tutto il territorio nazionale. Numerose attività richiamano l’attenzione
del pubblico sulle discriminazioni occulte di cui sono vittime le donne, quali la violenza
domestica, la tratta, la pubblicità sessista o le disparità salariali. La campagna va di pari
passo con sforzi analoghi compiuti a livello internazionale. Si conclude il 10 dicembre, la
giornata mondiale dei diritti umani.
11 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
2 Diritto
2.8 Integrità sessuale
Violenza contro le donne
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30 novembre 2008
Approvata l’iniziativa popolare «per l’imperscrittibilità dei reati di pornografia infantile»
L’iniziativa popolare presentata il 1° marzo 2006 dall’associazione Marche Blanche «per
l’imperscrittibilità dei reati di pornografia infantile» è approvata dal 51,9 per cento dei
votanti. Il controprogetto indiretto del Consiglio federale e del Parlamento diventa, in tal
modo, obsoleto. Esso prevedeva che i 15 anni necessari a raggiungere il termine di pre­
scrizione per delitti sessuali su bambine o bambini iniziassero a decorrere a partire dalla
data in cui la vittima diventa maggiorenne. Con questa variante, la vittima avrebbe avuto
la possibilità di sporgere denuncia penale ancora entro il suo 33° anno d’età. La ministra
della giustizia Eveline Widmer-Schlumpf dichiara, dopo la votazione, che la nuova dispo­
sizione costituzionale, in particolare i concetti di «fanciulle e fanciulli impuberi» e «reati
sessuali e reati di pornografia», richiede ora una concretizzazione a livello legislativo.
12 febbraio 2009
Proposta una normativa penale specifica contro la mutilazione sessuale femminile
La Commissione giuridica del Consiglio nazionale propone di introdurre una nuova fatti­
specie penale: la mutilazione di organi genitali femminili (female genital mutilation, FGM).
Contrariamente al diritto in vigore, questo reato potrà essere punito anche se perpetrato
all’estero, in un Paese che lo tollera. Il rapporto posto in procedura di consultazione dalla
Commissione giuridica fino al 22 giugno 2009, con il relativo avamprogetto, risponde
all’iniziativa parlamentare presentata dall’onorevole Maria Roth-Bernasconi il 17 marzo
2005 (05.404n. Divieto di compiere mutilazioni sessuali).
23 febbraio 2009
Presentata l’iniziativa «Per la protezione dalla violenza perpetrata con le armi»
L’iniziativa, sostenuta da 75 organizzazioni, chiede che le armi di ordinanza non siano più
custodite nelle abitazioni delle e dei militi, che il possesso e il porto di armi siano con­
cessi solo in caso di provato bisogno e solo dopo una formazione specifica, e che tutte
le armi siano registrate. In questo modo dovrebbe essere possibile tutelare maggior­
mente le donne e i bambini da violenza e minacce, e diminuire il numero di suicidi.
12 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
2 Diritto
2.8 Integrità sessuale
Violenza contro le donne
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Le donne, la politica e le pari opportunità
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16 marzo 2009
Le armi di ordinanza non sono depositate in arsenale
Dopo il Consiglio federale e il Consiglio degli Stati, anche il Consiglio nazionale si dichiara
favorevole a lasciare alle e ai militi l’arma di ordinanza a domicilio. Un’iniziativa parlamen­
tare della consigliera nazionale Chantal Galladé (PS ZH) e una petizione avevano chiesto
che le armi di ordinanza restassero in arsenale, così da ridurre rischi legati all’incolumità
delle persone. La Camera bassa approva tuttavia il progetto di un registro nazionale delle
armi e il rapporto concernente le armi dell’esercito scomparse. Già durante la sessione
autunnale 2007 il Parlamento aveva dato mandato al Consiglio federale di ritirare le mu­
nizioni da tasca. Nel gennaio del 2008, a tutte le e tutti i militi è stato impartito l’ordine
di restituire la loro munizione da tasca entro la fine del 2009.
14 maggio 2009
Violenza nelle relazioni di coppia: studio e rapporto del Consiglio federale
Per la prima volta uno studio fa il punto della situazione sulle cause della violenza nelle relazioni
di coppia e sui fattori di rischio. In risposta al postulato presentato dall’onorevole Doris Stump
(05.3694), il Consiglio federale pubblica un rapporto completivo che illustra anche quanto
la Confederazione intende intraprendere per lottare in futuro contro questo tipo di violenza.
Informa inoltre su quanto fatto finora dalle autorità federali e cantonali in questo campo.
Cfr. Egger & Schär Moser [2009].
Termine di redazione: 31 maggio 2009
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2 Diritto
2.8 Integrità sessuale
Violenza contro le donne
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Le donne, la politica e le pari opportunità
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Bibliografia
Sulla storia della parità in Svizzera dal 1848 al 2000
Donne Potere Storia. La storia della parità in Svizzera 1848 – 2000. Pubblicazione Internet della Commis­
sione federale per le questioni femminili CFQF. Berna 2001. In particolare il capitolo 3.7 Integrità sessuale e
violenza contro la donna. Disponibile su: www.comfem.ch > Documentazione > Storia della parità
Commissione federale per le questioni femminili CFQF:
Parere sui matrimoni forzati (2008):
www.comfem.ch > Documentazione > Pareri (in tedesco e francese)
Per altre informazioni sui matrimoni forzati: www.zwangsheirat.ch/ (in tedesco)
Commissione federale per le questioni femminili CFQF:
Parere sull’iniziativa parlamentare concernente le mutilazioni genitali (2009):
www.comfem.ch > Documentazione > Pareri (in tedesco e francese)
Per altre informazioni sulle mutilazioni genitali:
www.humanrights.ch/home/de/Themendossiers/Universalitaet/Kulturelle-Praktiken/Genitalverstuemmelung/idart_758-content.html
(in tedesco; è prevista la traduzione in francese e in inglese)
Dipartimento federale di giustizia e polizia DFGP:
Informazioni sulla tratta di esseri umani:
www.ejpd.admin.ch/ejpd/it/home/themen/kriminalitaet/ref_menschenhandel.html
Theres Egger:
Beratungsarbeit und Anti-Gewalt-Programme für Täter und Täterinnen häuslicher
Gewalt in der Schweiz.
Eine Bestandesaufnahme der Institutionen und ihrer Arbeit.
Travail de consultation et programmes de lutte contre la violence destinés aux auteur-e-s
de violences conjugales en Suisse.
Rapporto finale su incarico del Servizio per la lotta alla violenza dell’Ufficio federale per l’uguaglianza fra
donna e uomo UFU. Berna 2008.
www.ebg.admin.ch/dokumentation/00012/00196/index.html?lang=it
Theres Egger / Marianne Schär Moser:
Gewalt in Paarbeziehungen.
Ursachen und in der Schweiz getroffene Massnahmen /
Violence dans les relations de couple.
Rapporto finale su incarico del Servizio per la lotta alla violenza dell’Ufficio federale per l’uguaglianza fra
donna e uomo UFU. [Berna 2009.] Lo studio e il rapporto del Consiglio federale sono disponibili all’indirizzo
Internet: www.ebg.admin.ch/dokumentation/00012/00196/index.html?lang=it
Daniela Gloor / Hanna Meier:
Frauen, Gesundheit und Gewalt im sozialen Nahraum.
Repräsentativbefragung bei Patientinnen der Maternité Inselhof Triemli. Pubblicato dall’Ufficio federale per
l’uguaglianza fra donna e uomo della Città di Zurigo e dalla Clinica ostetrica e ginecologica Inselhof Triemli.
Berna, Edition Soziothek 2004. Un riassunto della ricerca di Daniela Gloor e Hanna Meier è consultabile su:
www.stadt-zuerich.ch/content/prd/de/index/gleichstellung/themen/haeusliche_gewalt/maternit_-projekt.html (in tedesco)
14 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
2 Diritto
2.8 Integrità sessuale
Violenza contro le donne
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Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
Questioni femminili 2.2008:
Häusliche Gewalt: eine Bestandesaufnahme.
Violence domestique: état des lieux.
Violenza domestica: il punto della situazione.
(articoli in tedesco, francese e italiano)
Servizio per la lotta alla violenza dell’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo UFU:
Pubblicazioni e schede informative sulla violenza (domestica):
www.ebg.admin.ch/themen/00009/00089/00093/00275/index.html?lang=it
Ufficio federale di statistica UST:
Statistiche sulla criminalità, il diritto penale e l’aiuto alle vittime:
www.bfs.admin.ch/bfs/portal/it/index/themen/19.html
Statistiche concernenti gli omicidi e i tentativi di omicidio nel contesto domestico:
www.bfs.admin.ch/bfs/portal/de/index/themen/19/03/02/dos/02.html (in tedesco)
www.bfs.admin.ch/bfs/portal/fr/index/themen/19/03/02/dos/02.html (in francese)
Statistiche concernenti le vittime di reati:
www.bfs.admin.ch/bfs/portal/de/index/themen/19/03/01/key/ueberblick/01.html (in tedesco)
www.bfs.admin.ch/bfs/portal/fr/index/themen/19/03/01/key/ueberblick/01.html (in francese)
www.bfs.admin.ch/bfs/portal/en/index/themen/19/03/01/key/ueberblick/01.html (in inglese)
Immagine: Helvetia, affiancata da Fortitudo (forza) e Lex (legge). Figure allegoriche sovrastanti il portale del primo edificio
occupato dal Tribunale federale, 1886 (Palais de Justice de Montbenon, oggi Tribunale distrettuale di Losanna).
© Keystone / Laurent Gillieron
Impressum: Donne Potere Storia. Le donne, la politica e le pari opportunità in Svizzera 2001–2009 Berna 2010. A cura
della Commissione federale per le questioni femminili. Redazione: Claudia Weilenmann. Ricerche e testo: Katharina Belser.
Concezione grafica: Renata Hubschmied. Traduzione: Ugo Balzaretti e Agata Vetterli. Pubblicato esclusivamente su
www.comfem.ch. Disponibile in italiano, francese e tedesco.
15 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
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in Svizzera 2001 – 2009
2 Diritto
2.9 Interruzione della gravidanza
Introduzione
Dall’introduzione della soluzione dei termini, nel 2002, l’interesse dell’opinione pubblica
per il tema dell’interruzione della gravidanza è andato scemando fino a scomparire praticamente del tutto. Di fatto la quota di aborti si è fortemente ridotta rispetto agli anni
Sessanta, quando il dibattito sull’interruzione della gravidanza si riaccese. Grazie all’educazione sessuale e a mezzi contraccettivi migliori e più facilmente accessibili, le gravidanze indesiderate sono divenute più rare.
Oggigiorno, più della metà degli aborti avviene per via farmacologica. Questo metodo
può essere applicato fino a cinque settimane dopo la fecondazione. Per le gravidanze
dalla 5a alla 14a settimana si ricorre al metodo operatorio (aspirazione). Grazie a un cambiamento di mentalità nella società e alla facilità con cui si può accedere a offerte di consulenza, in Svizzera gli aborti in stato avanzato di gravidanza sono episodi molto rari.
1 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
2 Diritto
2.9 Interruzione della gravidanza
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in Svizzera 2001 – 2009
Cronologia
Una panoramica dei fatti salienti prima del 2001 si trova in
«Donne Potere Storia 1848 – 2000», che può essere consultato sul sito Internet
www.comfem.ch > Documentazione > Storia della parità
23 marzo 2001
Pro e contro la soluzione dei termini
L’interruzione della gravidanza non è punibile nelle prime 12 settimane dall’inizio dell’ultimo
ciclo mestruale e deve poter essere eseguita senza rivolgersi a un consultorio riconosciuto
dallo Stato. Nella votazione finale, il Consiglio nazionale e il Consiglio degli Stati si pronunciano a favore di questa soluzione rispettivamente con 107 voti contro 69 e con 22 voti
contro 20. Se la soluzione dei termini riesce ad affermarsi, è grazie all’iniziativa parlamentare deposita nel 1993 dalla consigliera nazionale PS zurighese Barbara Haering Binder.
Questa decisione è nel contempo la molla che fa scattare il referendum: il PPD conferma
la volontà della propria direzione di partito (44 voti contro 7) di sottoporre agli aventi diritto di voto la decisione finale sulla soluzione dei termini (cfr. 2 giugno 2002).
13 dicembre 2001
Il Parlamento contro l’iniziativa «Per madre e bambino»
Nella votazione finale, il Parlamento si esprime chiaramente contro un divieto generalizzato dell’aborto e, di conseguenza, respinge nettamente l’iniziativa popolare federale
«Per madre e bambino» (Consiglio nazionale: 156 voti contro 8; Consiglio degli Stati: 39
voti contro 0) depositata il 19 novembre 1999 dall’associazione «Aiuto svizzero per madre e bambino» con oltre 100 000 firme valide. Secondo gli iniziativisti, una gravidanza
può essere interrotta solo se la madre si trova fisicamente in grave pericolo di vita. Di
fatto, vietando l’aborto questa regolamentazione non soltanto è più restrittiva della soluzione dei termini adottata nella sessione primaverile (cfr. sopra), ma è anche molto più
severa rispetto alla legge vigente. Respinta senza controproposta il 16 novembre 2000
dal Consiglio federale, l’iniziativa popolare viene sottoposta al voto del Popolo il 2 giugno 2002.
Nel contempo, la soluzione dei termini elaborata dal Parlamento (depenalizzazione dell’interruzione della gravidanza durante le prime 12 settimane) va in votazione popolare.
Contro questa proposta, il PPD, l’associazione Sì alla vita e l’Aiuto svizzero per madre
e bambino lanciano un referendum e raccolgono circa 160 000 firme. Il Consiglio federale decide anch’esso di sostenere la soluzione dei termini e rinuncia al modello di tutela con consulenza obbligatoria inizialmente proposto e appoggiato dal PPD.
Qualora vengano accolte sia la soluzione dei termini sia l’iniziativa, entrerà in vigore l’iniziativa poiché, in quanto modifica costituzionale, ha la priorità sulla modifica di legge.
2 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
2 Diritto
2.9 Interruzione della gravidanza
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in Svizzera 2001 – 2009
2 giugno 2002 / 1° ottobre 2002
Dalle urne un chiaro sì alla soluzione dei termini
Con il 72 per cento di voti a favore, il 2 giugno 2002 il Popolo si esprime chiaramente
per la soluzione dei termini proposta dal Parlamento per disciplinare l’interruzione della
gravidanza. L’iniziativa popolare «Per madre e bambino», anch’essa oggetto di votazione
nella medesima occasione, viene nettamente respinta con l’82 per cento dei suffragi. Diventa così legale in tutta la Svizzera una prassi adottata da anni nella maggior parte dei
Cantoni e degli Stati europei.
La nuova legge depenalizza l’interruzione della gravidanza durante le prime 12 settimane.
L’articolo 119 del Codice penale riveduto prevede in proposito due condizioni: 1) che la
gestante richieda l’interruzione della gravidanza per scritto, facendo valere uno stato di
angustia e 2) che prima dell’intervento, il medico tenga personalmente un colloquio approfondito con la gestante e le fornisca tutte le informazioni utili. Le nuove disposizioni
prevedono inoltre che i Cantoni designino gli ospedali e gli studi medici abilitati a praticare l’interruzione della gravidanza. Dalla 13a settimana in poi, l’aborto è ancora possibile, ma soltanto per ragioni di ordine medico. La nuova regolamentazione entra in vigore il 1° ottobre 2002.
Novembre 2002
La «pillola del giorno dopo» ottenibile senza ricetta
In Svizzera, la cosiddetta «pillola del giorno dopo» viene dispensata, senza prescrizione
medica e dopo una consulenza, a donne a partire dai 16 anni di età. Se assunto in tempi
brevi, questo farmaco può evitare, con un grado di efficacia relativamente elevato (tasso
di sicurezza: 95% entro 24 ore, 58% entro 72 ore), una gravidanza indesiderata a seguito di un rapporto non protetto. La pillola ad alto dosaggio ormonale è un contraccettivo d’emergenza.
1° ottobre 2003
Nessun aumento del numero di aborti
Un anno dopo l’entrata in vigore della soluzione dei termini, tutti i Cantoni hanno creato
le premesse per poter effettuare interruzioni della gravidanza sul proprio territorio. Secondo l’Unione svizzera per decriminalizzare l’aborto SVSS, la nuova regolamentazione
non ha prodotto alcun aumento del numero di interruzioni di gravidanza. Un bilancio definitivo potrà essere stilato solo tra qualche anno (cfr. 2008). La SVSS si dissolve alla fine
del anno 2003.
3 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
2 Diritto
2.9 Interruzione della gravidanza
Donne | Potere | Storia
Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
2008
La quota delle interruzioni della gravidanza resta contenuta
Stando ai dati dell’Ufficio federale di statistica, nel 2007 in Svizzera sono state praticate
10 525 interruzioni della gravidanza (incluse le donne non residenti in Svizzera). Dal 2001
(12 418 aborti) i valori assoluti sono costantemente diminuiti leggeremente. Né l’impunità
dell’interruzione della gravidanza in vigore dal 1° ottobre 2002, né l’omologazione della pillola abortiva (Mifegyne, RU 486) a fine 1999 hanno determinato un incremento degli aborti.
Con una quota annua di 6,5 interruzioni della gravidanza ogni 1000 donne in età fertile (dai
15 ai 44 anni), la Svizzera rientra fra i Paesi europei con il minore tasso di aborti ­(Europa
occidentale: complessivamente 12 aborti ogni 1000 donne). Nel 2007 si sono registrate
13,5 interruzioni della gravidanza ogni 100 nascite. Ciò significa che, oggi, meno di 1 gravidanza su 8 viene interrotta. Negli anni Sessanta le stime parlavano di un’interruzione di
gravidanza su tre. A questa evoluzione hanno contribuito una maggiore apertura verso la
sessualità, la diffusione dei mezzi contraccettivi e l’introduzione dei corsi di educazione
sessuale nelle scuole, nonché il lavoro dei consultori per la pianificazione familiare.
Termine di redazione: 31 marzo 2009
4 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
2 Diritto
2.9 Interruzione della gravidanza
Donne | Potere | Storia
Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
Bibliografia
Sulla storia della parità in Svizzera dal 1848 al 2000
Donne Potere Storia. La storia della parità in Svizzera 1848 – 2000. Pubblicazione Internet della Commissione federale per le questioni femminili CFQF. Berna 2001. In particolare il capitolo 3.8 Interruzione della
gravidanza. Disponibile su: www.comfem.ch > Documentazione > Storia della parità
Dorette Fert (a cura di):
Désirs, réalités… le choix?
Au cœur du planning familial de Genève 1965 – 2005. Genève, HUG, Affaires culturelles;
Ayer, Ed. Porte-Plumes 2006.
Anne-Marie Rey:
Die Erzengelmacherin – Das 30-jährige Ringen um die Fristenregelung.
Zurigo 2007.
Interruzioni della gravidanza in Svizzera vedi Ufficio federale della statistica UFS:
www.bfs.admin.ch/bfs/portal/de/index/themen/14/02/03/key/03.html
Dati sulla situazione internazionale:
www.johnstonsarchive.net/policy/abortion/index.html
Ulteriori informazioni sul sito Internet SVSS:
www.svss-uspda.ch/index.html
Immagine: Helvetia, affiancata da Fortitudo (forza) e Lex (legge). Figure allegoriche sovrastanti il portale del primo edificio
occupato dal Tribunale federale, 1886 (Palais de Justice de Montbenon, oggi Tribunale distrettuale di Losanna).
© Keystone / Laurent Gillieron
Impressum: Donne Potere Storia. Le donne, la politica e le pari opportunità in Svizzera 2001– 2009. Berna 2010. A cura
della Commissione federale per le questioni femminili CFQF. Redazione: Claudia Weilenmann. Ricerche e testo: Katharina­
Belser. Concezione grafica: Renata Hubschmied. Traduzione: Raffaella Adobati e Servizio linguistico italiano del Dipartimento federale dell‘interno DFI. Pubblicato esclusivamente su www.comfem.ch. Disponibile in italiano, francese e
tedesco.
5 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
Donne | Potere | Storia
Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
3
Formazione e scienza
Introduzione
Negli ultimi decenni le donne hanno sostanzialmente recuperato il loro ritardo rispetto
agli uomini per quanto riguarda la formazione. Nella scuola obbligatoria le ragazze otten­
gono mediamente risultati migliori rispetto ai ragazzi; inoltre, esse seguono più spesso
scuole di insegnamento secondario, ottengono la maggior parte dei diplomi di maturità
e anche il numero dei diplomi universitari da loro conseguiti è aumentato considerevol­
mente. Tra donne e uomini, le differenze di orientamento nella formazione non sono in­
vece praticamente mutate. Gli uomini optano più spesso delle donne per un appren­
distato; nelle scuole di formazione generale (licei) e nelle scuole medie propedeutiche
prevalgono invece le donne. I giovani uomini preferiscono le professioni e gli indirizzi di
studio tecnici come ad esempio ingegneria, architettura, edilizia, tecnica e informatica; le
giovani donne scelgono al contrario più spesso formazioni nell’ambito della sanità, delle
materie umanistiche, della socialità e dell’insegnamento. Mentre le donne costituiscono
la gran parte del personale insegnante negli asili e nelle prime classi della scuola obbli­
gatoria, la loro percentuale diminuisce nei gradi scolastici successivi. Il corpo insegnante
universitario conta solo il 15 per cento circa di donne (dati che risalgono al 2007).
Assieme alle scuole universitarie, i servizi per l’uguaglianza istituiti dalla Confederazione
e dai Cantoni operano per promuovere le pari opportunità nell’ambito della formazione.
Nel quadro dei decreti federali sui posti di tirocinio I e II, la Conferenza svizzera delle de­
legate alla parità fra donne e uomini ha realizzato ad esempio «16+», un progetto per
promuovere le pari opportunità nel livello secondario II. Dal 2000, le università e le scuole
universitarie professionali stanno seguendo programmi federali per aumentare il numero
di donne attive nella ricerca e nell’insegnamento.
1 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
3 Formazione e scienza
Donne | Potere | Storia
Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
Dal punto di vista della parità, tuttavia, non è rilevante solo la quota di donne coinvolte,
ma anche gli orientamenti e i contenuti. Nelle scuole elementari occorre evitare che le
lezioni e i manuali presentino immagini dei ruoli sessuali desuete nonché garantire alle
donne la giusta visibilità in immagini e discorsi. In ambito scientifico gli studi sulle donne
e sul genere sono riusciti ad affermarsi come settore autonomo di ricerca; essi godono
ancora, tuttavia, di scarsa considerazione e sono costretti a lottare per ottenere i ne­
cessari mezzi finanziari. A partire dal 2009 un programma di ricerca specifico (PNR 60 –
Prospettive per una politica delle pari opportunità in Svizzera) studierà le cause della
persistenza di disparità nei rapporti sessuali all’interno della famiglia, in ambito profes­
sionale e nella formazione e indagherà l’efficacia delle strategie perseguite nell’ambito
della politica per la promozione dell’uguaglianza tra donna e uomo. Il Consiglio federale
ha stanziato a questo scopo 8 milioni di franchi.
2 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
3 Formazione e scienza
Donne | Potere | Storia
Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
Cronologia
Una panoramica dei fatti salienti prima del 2001 si trova in
«Donne Potere Storia 1848 – 2000», che può essere consultato sul sito Internet
www.comfem.ch > Documentazione > Storia della parità
30 gennaio 2001
femdat: esperte in internet
Viene fondata a Berna l’associazione «femdat.ch – La banca dati svizzera per esperte».
Sul sito www.femdat.ch persone private e istituzioni possono reperire esperte e ricer­
catrici attive in diversi ambiti disciplinari e contattarle per posta elettronica. Possono re­
gistrarsi tutte le donne in possesso di un diploma di un’università o di una scuola uni­
versitaria professionale o che possono vantare un’esperienza pluriennale in un settore
specifico. La consultazione e la registrazione sono gratuite. Nel novembre del 2002 la
banca dati annoverava 1000 esperte; all’inizio del 2009 queste erano già 1700.
Dell’associazione femdat fanno parte diversi raggruppamenti attivi nell’ambito delle pa­
rità e degli studi sul genere nonché divisioni di scuole universitarie. Per costituire e intro­
durre la banca dati si è fatto ricorso, tra gli altri, al finanziamento dell’Ufficio federale per
l’uguaglianza fra donna e uomo UFU, che ha stanziato il suo aiuto nel quadro dei fondi
destinati all’applicazione della legge sulla parità dei sessi, e al sostegno dei programmi
federali per le pari opportunità nelle università e nelle scuole universitarie.
Febbraio 2001
Certificato come «referente in pari opportunità»
Un nuovo corso di formazione a Lugano offre la possibilità di conseguire il certificato di
«referente in pari opportunità». La formazione postdiploma modulare si rivolge a spe­
cialiste e specialisti che desiderano perfezionarsi in questo ambito. Il corso si incentra
in particolare sull’analisi del fabbisogno, la gestione di progetti nonché la valutazione di
processi e interventi. Negli anni 2001/02 e 2002/03 vengono tenuti due cicli del corso,
organizzati dalla sezione di lingua italiana dell’Istituto Svizzero di Pedagogia per la For­
mazione Professionale (oggi: Istituto Universitario Federale per la Formazione Profes­
sionale IUFFP) e dalla Divisione della formazione professionale del Cantone Ticino (cfr.
anche ottobre 2002).
3 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
3 Formazione e scienza
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Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
19 dicembre 2001
Abolito il limite di età per le borse di ricerca
Il Fondo Nazionale Svizzero FNS innalza il limite di età per borse di ricerca destinate a
donne. La disposizione vale inizialmente per due anni e intende incoraggiare le donne a
intraprendere una carriera scientifica. In precedenza i limiti di età erano fissati a 33 anni
per giovani ricercatrici e ricercatori e 35 per ricercatrici e ricercatori avanzati. Allo sca­
dere della fase pilota della durata di due anni, l’abolizione del limite di età per le donne
è prolungata fino alla fine del 2007. A partire dal 2008 l’assegnazione delle borse di ri­
cerca non tiene più conto, sia per le donne che per gli uomini, dell’età biologica ma di
quella accademica.
Aprile 2002
Lancio della piattaforma virtuale «Gender campus Switzerland»
Il Centro interdisciplinare per la ricerca sulle donne e sul genere (IZFG) dell’Università
di Berna lancia, in collaborazione con la delegata per la parità della Scuola universitaria
professionale (BFH) e della Scuola universitaria di arti visive, arti applicate e conserva­
zione (HGKK) del Cantone di Berna una piattaforma virtuale per lo scambio di informa­
zioni e la discussione nell’ambito degli studi di genere e dei problemi dell’uguaglianza.
La piatta­forma ­offre un’ampia panoramica su corsi, progetti di ricerca, gruppi di lavoro,
conferenze o pubblicazioni di università e Scuole universitarie professionali svizzere. Due
anni più tardi la piattaforma virtuale viene ampliata tecnicamente con un’offerta intranet
e spazi specifici destinati a gruppi di lavoro. Infine vengono anche introdotte le offerte
e le informazioni del Laboratorio interuniversitario di studi di genere (Laboratoire interu­
niversitaire en Etudes Genre, LIEGE); in questo modo Gender Campus si trasforma in
una piattaforma ad ampio raggio per le questioni legate ai generi nell’ambito delle uni­
versità, delle scuole universitarie e della ricerca in tutta la Svizzera. www.gendercampus.ch
Ottobre 2002
Studio postdiploma in gender management
La Scuola universitaria professionale della Svizzera nord-occidentale (FHNW) offre a par­
tire dall’autunno 2002 il nuovo studio postdiploma in gender management. Il corso bien­
nale di perfezionamento è destinato a persone attive professionalmente nella gestione
delle fasi di transizione (change management). Donne e uomini provenienti dall’eco­
nomia privata, dall’amministrazione e da organizzazioni non profit vengono formati alla
­gestione professionale di progetti di cambiamento per promuovere l’uguaglianza tra i
generi. Il corso viene tenuto fino al 2006 per due volte. A partire da settembre del 2009
la scuola universitaria propone un certificato di studi avanzati (CAS) di due semestri che
garantisce le competenze necessarie nella gestione della diversità e delle pari opportu­
nità (cfr. anche febbraio 2001).
4 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
3 Formazione e scienza
Donne | Potere | Storia
Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
Dicembre 2002
Tra le persone che iniziano uno studio universitario le donne sono maggioritarie
Secondo l’Ufficio federale di statistica UFS nel 2001, per la prima volta, le donne costi­
tuiscono la maggioranza delle matricole nelle università, raggiungendo il 51 per cento di
tutte le persone iscritte. Più gli studi avanzano, tuttavia, più diminuisce la presenza femmi­
nile: secondo l’UFS il rapporto tra donne e uomini, sulla totalità delle studentesse e degli
studenti, ammonta al 48 per cento contro il 52 per cento. Nel 2001 il 45 per cento delle
licenze e dei diplomi nonché il 34 per cento dei dottorati è stato conseguito da donne.
Nelle scuole universitarie professionali le donne sono ancora sottorappresentate tra le
matricole: la loro quota si situava, nel 2001, al 33 per cento (cfr. primavera 2009).
Marzo 2003
Disparità nelle opportunità di accesso alla carriera e nel reddito tra donne e uomini
con diploma universitario
L’Ufficio federale di statistica UFS constata disparità nelle opportunità di accesso alla car­
riera e importanti differenze di reddito tra donne e uomini titolari di un diploma di un’uni­
versità o di una scuola universitaria professionale. Nel 2001, le neo-diplomate di un’uni­
versità o di una scuola universitaria professionale non occupate erano il doppio (nell’ordine
il 2,0% e il 2,4%) rispetto ai loro colleghi maschi (nell’ordine il 1,0% e l’1,8%). Sempre
nel 2001, le diplomate di università guadagnano in media all’anno 4 000 franchi in meno,
quelle di scuole universitarie professionali 5 000 franchi in meno dei loro colleghi maschi
(cfr. anche agosto 2006).
Dicembre 2003
Programmi per dottorande e dottorandi in studi di genere: primi risultati
Nell’aprile 2002 le università di Basilea, di Berna/Friborgo, di Ginevra/Losanna e di Zurigo
hanno avviato quattro programmi per dottorande e dottorandi nell’ambito degli studi di
genere, con lo scopo di compensare lo squilibrio tra i sessi nella promozione del ricam­
bio accademico. I programmi sono destinati ad aiutare giovani dottorande e dottorandi
in storia, sociologia, economia aziendale e scienze politiche, le cui ricerche si concen­
trano soprattutto sul genere come principale categoria di analisi, e offrono loro lo spazio
per uno scambio interdisciplinare. È ora disponibile un primo resoconto intermedio con
contributi delle e dei giovani partecipanti. Cfr. Honegger et al. 2003.
12 giugno 2004
Fondato in Ticino un archivio delle donne
A Melano viene fondata l’Associazione Archivi Riuniti delle Donne Ticino AARDT, che rac­
coglie documenti legati alla storia delle donne conservati in precedenza da organizzazioni
o gruppi femminili. Custodisce anche dissertazioni, tesi, ricerche storiche, saggi e rapporti
d’indagine nell’ambito degli studi di genere, nonché libri e opere d’arte firmati da donne.
Anche nella Svizzera orientale negli ultimi anni sono nati diversi archivi relativi alle donne
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3 Formazione e scienza
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Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
e ai generi, che si sono uniti in una rete – l’Archivio della cultura delle donne dei ­Grigioni,
l‘Archivio delle donne e delle lesbiche di Zurigo (rilevato nel 2005 dall’Archivio sociale
svizzero), l’Archivio sangallese per la storia delle donne e dei generi nonché l’Archivio
turgoviese delle donne.
www.archividonneticino.ch (TI), www.frauenkulturarchiv.ch (GR), www.frauenarchiv.ch (TG)
31 dicembre 2004
Il progetto per posti di tirocinio 16+ si conclude dopo sette anni di attività
Dal 1998 al 2004 la Conferenza svizzera delle delegate alla parità fra donne e uomini re­
alizza, nel quadro dei decreti federali sui posti di tirocinio I e II, diversi progetti, attività,
media e pubblicazioni, con il titolo «16+». Lo scopo di queste iniziative è migliorare l’of­
ferta di posti di apprendistato, in particolare per le ragazze, e motivare le e i giovani a
scegliere una professione senza lasciarsi influenzare da pregiudizi legati ai ruoli sessuali.
Gli strumenti e i media sviluppati nell’ambito di 16+ continuano a essere disponibili. Al
termine del progetto è pubblicata la raccolta «Achtung Gender / Le genre en vue», nella
quale nove esperte e esperti riflettono sui motivi che, sovente, impediscono alle ragazze
di far tesoro a livello professionale dei loro successi scolastici. Un’attività nata nell’am­
bito di 16+ e che continua a essere riproposta a ritmo annuale è la Giornata nazionale
delle ragazze (cfr. 13 novembre 2008).
www.16plus.ch/PROD/PRODUKTE/produkte/prod_uebers.html (in tedesco e in francese)
Cfr. Conferenza svizzera delle delegate alla parità fra donne e uomini (a c. di) 2004.
Autunno 2005
Primi corsi di studio secondo il modello F
La Business School di Zurigo, la Scuola universitaria professionale della Svizzera nordoccidentale (FHNW) e la Scuola specializzata superiore di turismo di Samedan (HFT) of­
frono per la prima volta studi postdiploma secondo il modello F. I curricula sono organiz­
zati in modo che le studentesse e gli studenti possano interrompere e riprendere la loro
formazione a ogni momento. Le capacità acquisite durante le interruzioni (ad es. legate
a responsabilità familiari) sono prese in considerazione in maniera adeguata. Il modello
è stato sviluppato dall’associazione mantello femminile alliance F in collaborazione con
l’Ufficio federale della formazione professionale e della tecnologia UFFT, con scuole uni­
versitarie professionali e con aziende. Nell’autunno del 2008 già cinque scuole universi­
tarie professionali, cinque scuole specializzate superiori e due altre istituzioni legate al
perfezionamento professionale offrono corsi di studio secondo il modello F.
www.modellf.ch
6 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
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Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
Agosto 2006
Stesso studio – stesse opportunità?
Un’analisi dell’Ufficio federale di statistica UFS sulla base dei diplomi conseguiti nel 2002
ha rilevato importanti differenze legate al sesso al momento dell’accesso al mondo del
lavoro. Un anno dopo il diploma donne e uomini sono attivi nella stessa misura (univer­
sità 88%; scuole universitarie professionali: 89%). Le donne svolgono tuttavia più spesso
un’attività che non richiede un diploma universitario, lavorano maggiormente a tempo
parziale e sulla base di contratti a termine, e assumono più di rado una funzione dirigen­
ziale rispetto ai loro colleghi maschi. Sono più spesso occupate nell’ambito della sanità
e della scuola, mentre gli uomini sono piuttosto attivi nell’industria, in ambito univer­
sitario o nel settore dei servizi privati. Questi fattori sono all’origine di differenze ecla­
tanti tra i redditi delle diplomate e dei diplomati, anche a livello di salari lordi standar­
dizzati. Se si considerano altri fattori oltre al sesso (analisi di regressione multivariata),
non emerge nessuna discriminazione salariale diretta tra le persone in possesso di un
diploma universitario; il salario lordo standardizzato delle diplomate delle scuole univer­
sitarie professionali è però di 2 550 franchi inferiore a quello dei loro colleghi. Le diplo­
mate delle scuole universitarie professionali guadagnano, in particolare in settori tradi­
zionalmente maschili (tecnica, scienze economiche), considerevolmente meno rispetto
agli uomini in possesso dello stesso diploma. Nell’ambito delle materie umanistiche e
sociali, al contrario, non emergono differenze di sesso a livello dei salari. Cfr. Ufficio fede­
rale di statistica 2006.
24 gennaio 2007
Il Consiglio federale consegna il messaggio sull’educazione, la ricerca e l’innovazione
Il Consiglio federale invita il Parlamento a stanziare per gli anni 2008 – 2011 complessiva­
mente 21,2 miliardi per promuovere la formazione, la ricerca e l’innovazione. L’importo
comprende anche i fondi necessari per proseguire il programma federale per le pari op­
portunità nelle università e nelle scuole universitarie professionali nonché il programma
per dottorande e dottorandi (cfr. dicembre 2003) e il progetto di cooperazione Studi di
genere in Svizzera. In base alla convenzione sulle prestazioni i politecnici federali sono
tenuti a promuovere le pari opportunità e a innalzare la percentuale di donne in posizioni
dirigenziali e in tutti i gradi della gerarchia accademica. Il programma federale per le pari
opportunità avviato nel 2000 ha prodotto alcuni effetti nelle università cantonali. La per­
centuale di donne tra i professori ordinari e straordinari ha potuto essere raddoppiata,
anche grazie a un sistema di incentivazioni, passando dal 7 per cento nel 2000 al 14 per
cento nel 2006.
www.cus.ch/wDeutsch/beitraege/chancengleichheit/index.php (in tedesco)
7 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
3 Formazione e scienza
Donne | Potere | Storia
Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
17 aprile 2007
Tendenze diverse nell’ambito del perfezionamento in base al sesso
Le donne e gli uomini non investono nel perfezionamento nella stessa misura. È que­
sto il risultato cui è giunta un’analisi della Rilevazione sulle forze di lavoro in Svizzera
­(RIFOS). Il 79 per cento degli uomini e il 74 per cento delle donne hanno frequentato
corsi di perfezionamento durante il periodo di cui si è occupata l’inchiesta. Le loro moti­
vazioni sono tuttavia differenti: gli uomini evocano ragioni strettamente professionali,
mentre le donne, molto più spesso, motivi di altro genere (il 17% delle donne contro il
10% degli uomini).
/www.bfs.admin.ch/bfs/portal/de/index/news/publikationen.html?publicationID=2648 (in tedesco)
18 settembre 2007
Differenze in base al sesso nella formazione postobbligatoria
Le quote di diplomi ottenuti da donne e uomini nel livello secondario II sono ora equiva­
lenti. Tuttavia, le donne frequentano più spesso scuole di cultura generale, mentre gli
uomini sono maggiormente rappresentati nella formazione professionale di base. Sono
queste le conclusioni cui giunge l’Ufficio federale di statistica UFS nella sua pubblica­
zione sugli indicatori della formazione OCSE (mosaico della formazione in Svizzera). An­
che a livello terziario emerge un quadro analogo: dal punto di vista delle iscrizioni e dei
diplomi donne e uomini si equivalgono; le donne sono al contrario sottorappresentate
nella matematica, nelle scienze naturali e nella tecnica.
www.bfs.admin.ch/bfs/portal/de/index/themen/15/22/publ.Document.100199.pdf (in tedesco)
28 novembre 2007
Avviato un programma di ricerca nazionale per l’uguaglianza
Il Consiglio federale affida al Fondo nazionale svizzero l’incarico di istituire sei nuovi pro­
grammi nazionali di ricerca (PNR). Tra questi figura anche il PNR 60, intitolato «Rapporti
di genere in trasformazione. Prospettive per una politica delle pari opportunità in Sviz­
zera all’insegna della continuità». Il PNR 60 intende «analizzare l’efficacia degli sforzi
compiuti sinora nel settore delle pari opportunità. Grazie alle conoscenze acquisite […]
contribuire in modo significativo a un bilancio critico della situazione e all’elaborazione
di basi per una politica delle pari opportunità innovativa e all’insegna della continuità». Il
programma durerà 3 anni e disporrà di un credito di 8 milioni di franchi. Un piano di at­
tuazione verrà inizialmente destinato a concretizzare gli obiettivi e i contenuti del pro­
gramma. La ricerca vera e propria inizierà alla fine del 2009.
8 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
3 Formazione e scienza
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in Svizzera 2001 – 2009
24 aprile 2008
Per la prima volta una maggioranza di donne nella direzione di un’università
Il rettorato dell’università di Neuchâtel è ora composto da tre donne e da un uomo.
Per la prima volta in Svizzera un ateneo è guidato da una maggioranza femminile. La
nuova rettrice è Martine Rahier, professoressa di ecologia animale e di entomologia.
Il 1° settembre 2007 Heidi Wunderli-Allenspach era già entrata in carica come rettrice
del Politecnico federale di Zurigo; esattamente un anno dopo, la dottoressa Adrienne
Corboud Fumagalli assume la carica di vice presidente per l’innovazione e la valorizza­
zione presso il Politecnico federale di Losanna.
www.netzwerk-future.ch/index.php?p=news&archive (in tedesco e francese)
9 settembre 2008
La Svizzera chiaramente in ritardo per quanto riguarda la quota di matricole donne
Secondo l’ultima edizione dello studio OCSE «Bildung auf einen Blick / Education at a
glance», la quota di matricole donne (scuole universitarie e scuole universitarie profes­
sionali nonché formazione professionale superiore) è del 47 per cento, considerevol­
mente inferiore rispetto a quella registrata negli altri Paesi OCSE. Nella media di tutti i
Paesi OCSE, questa quota si fissa sul 54 per cento. Una quota altrettanto alta di quella
dei Paesi OCSE si registra in Svizzera solo nell’ambito delle materie umanistiche, alle
quali si iscrive il 68 per cento di donne.
www.oecd.org/document/8/0,3343,de_34968570_34968855_39283656_1_1_1_1,00.html
(in tedesco e in inglese)
13 novembre 2008
Giornata delle ragazze
Ha luogo, per la settima volta, la Giornata nazionale delle ragazze. Nell’anno dell’infor­
matica, la tradizionale visita delle figlie al posto di lavoro dei padri (o delle madri) viene
completata con il programma «Ragazze e informatica – avanti!». Per i ragazzi è stato ora
lanciato il progetto «Un giorno come professionista dell’assistenza», in collaborazione
con l’Associazione degli istituti sociali e di cura svizzeri CURAVIVA e l’Associazione sviz­
zera strutture d’accoglienza per l’infanzia ASSAI. La Giornata nazionale delle ragazze si
rivolge ad allieve e allievi che frequentano dal 5° al 7° anno della scolarità obbligatoria.
Essa si ripropone di promuovere la discussione sulle prospettive professionali e di vita
delle ragazze e dei ragazzi e il dibattito sui ruoli sessuali.
La Giornata delle ragazze è stata lanciata nell’ambito del progetto per posti di tirocinio
16+ della Conferenza svizzera delle delegate alla parità fra donne e uomini e ha avuto
luogo per la prima volta nel 2001. A partire dal 2005 viene organizzata come progetto
di cooperazione intercantonale tra i diversi servizi che si occupano delle pari opportu­
nità ed è sostenuta dall’Ufficio federale della formazione professionale e della tecnolo­
gia UFFT. www.giornata-delle-ragazze.ch
9 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
3 Formazione e scienza
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25 novembre 2008
Le donne hanno le stesse opportunità di successo nella promozione
della ricerca da parte del FNS
Il Fondo nazionale svizzero FNS ha commissionato lo studio «Sesso e promozione della
ricerca», che analizza la posizione delle donne nel mondo scientifico e nella ricerca. Sotto
questo aspetto, la politica seguita dal FNS ottiene buone note: le donne inoltrano do­
mande con la stessa frequenza, richiedono la stessa quantità di fondi e hanno le stesse
opportunità di successo degli uomini. La circostanza che le donne seguono più rara­
mente una carriera accademica e che abbandonano più spesso la ricerca (il così detto
fenomeno del leaky pipeline) si spiega, secondo lo studio, con gli ostacoli incontrati nel
passaggio al dottorato, con la mancanza di sostegno specifico alla carriera nonché con le
difficoltà a conciliare scienza e famiglia. Il FNS terrà conto dei risultati dello studio nella
sua politica futura in ambito di promozione dell’uguaglianza.
www.snf.ch/D/NewsPool/Seiten/news_081125_GEFO.aspx (in tedesco e in francese)
Primavera 2009
Per la prima volta nelle università svizzere le studentesse sono più
numerose degli studenti
Secondo l’Ufficio federale di statistica UFS, nel 2008 per la prima volta nelle univer­
sità e scuole universitarie svizzere le studentesse sono più numerose degli studenti
(50,07%). Presso l’Università di San Gallo e i due politecnici federali a Zurigo e Lo­
sanna, tuttavia, è iscritto un numero molto maggiore di uomini. Le donne sono legger­
mente più rappresentate nelle materie umanistiche, in medicina e farmacia nonché nel
diritto. Già nel 2006 hanno conseguito un diploma universitario più donne di uomini.
Quanto ai dottorati, nel 2008 le donne hanno raggiunto una quota del 41,4 per cento.
Anche le scuole universitarie professionali nel 2008 hanno registrato lo stesso numero
di studentesse e di studenti (50,5%). Nel 2000 le donne rappresentavano ancora un
terzo scarso degli studenti. Questo aumento è in particolare riconducibile all’integra­
zione di corsi di studio dove le donne costituiscono la maggioranza (come sanità, atti­
vità legate alla socialità, scuole universitarie pedagogiche). Le quote di donne sono le
più elevate nei settori della salute, della linguistica applicata nonché della formazione
di personale insegnante; nei settori tecnica e tecnologie dell’informazione, architet­
tura, costruzione e pianificazione territoriale nonché sport sono invece le più basse.
Nel 2008, per la prima volta, le scuole universitarie professionali hanno registrato un
numero più elevato di diplomate donne. Questo dato si spiega soprattutto con l’ampia
maggioranza di diplomi ottenuti dalle donne nelle scuole universitarie pedagogiche. Se
si escludono quest’ultime e le scuole universitarie professionali, la maggior parte dei di­
plomi universitari è andata a uomini.
Termine di redazione: 31 marzo 2009
10 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
3 Formazione e scienza
Donne | Potere | Storia
Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
Bibliografia
Sulla storia della parità in Svizzera dal 1848 al 2000
Donne Potere Storia. La storia della parità in Svizzera 1848 – 2000. Pubblicazione Internet della Commis­
sione federale per le questioni femminili CFQF. Berna 2001. In particolare l’intero capitolo 4. Formazione.
Disponibile su: www.comfem.ch > Documentazione > Storia della parità
Conferenza svizzera delle delegate alla parità fra donne e uomini (a cura di):
Achtung Gender.
Ausbildungsverhalten von Mädchen und jungen Frauen: Trends und Tipps /
Le genre en vue.
Les filles et les jeunes femmes face à la formation: pistes et tendances.
2004 (in tedesco e in francese).
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Gender Studies Schweiz / Les Etudes genre en Suisse.
Berna 2005 (in tedesco e in francese)
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www.tochtertag.ch/cms/front_content.php?idart=879&changelang=8
Claudia Honegger / Brigitte Liebig / Regina Wecker (a cura di):
Wissen, Gender, Professionalisierung.
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www.oecd.org/document/8/0,3343,de_34968570_34968855_39283656_1_1_1_1,00.html
(in tedesco e in inglese)
PNR 60 – Égalité entre hommes et femmes:
www.snf.ch/D/forschung/Forschungsprogramme/neue/Seiten/_xc_nfp60.aspx
(in tedesco e in francese)
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Programma federale per le pari opportunità tra donne e uomini nelle scuole
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www.bbt.admin.ch/themen/hochschulen/00218/00230/index.html?lang=it
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www.crus.ch/information-programme/chancengleichheit.html (in francese)
Terzo rapporto della Svizzera
concernente l’attuazione della Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti
della donna (CEDAW). [Berna: DFAE 2008]. Cfr. art.10, Formazione, pagina 83 ff.
www.eda.admin.ch/eda/it/home/topics/human/humri/humrtr/humrep/women.html
11 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
3 Formazione e scienza
Donne | Potere | Storia
Le donne, la politica e le pari opportunità
in Svizzera 2001 – 2009
Ufficio federale della formazione professionale e della tecnologia UFFT (su mandato di):
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www.bbt.admin.ch/themen/hochschulen/00218/00230/index.html?lang=fr
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www.bfs.admin.ch/bfs/portal/de/index/themen/20/22/publ.html?publicationID=2345
Ufficio federale di statistica UST (a cura di):
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Neuchâtel, 2008.
www.bfs.admin.ch/bfs/portal/de/index/themen/20/22/publ.html?publicationID=3028 (in tedesco)
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Ufficio federale di statistica UST: Statistiche generali sulla formazione:
www.bfs.admin.ch/bfs/portal/de/index/themen/15/01/keyw.html (con link verso il francese)
oppure: www.bfs.admin.ch/bfs/portal/it/index/themen/15.html
Ufficio federale di statistica UST: Teilnahme an Weiterbildung in der Schweiz.
Erste Ergebnisse des Moduls «Weiterbildung» der Schweizerischen Arbeitskräfteerhebung 2006. /
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Premiers résultats du module «Formation continue» de l’enquête suisse sur la population active 2006.
Neuchâtel 2007.
www.bfs.admin.ch/bfs/portal/de/index/news/publikationen.html?publicationID=2648 (in tedesco)
www.bfs.admin.ch/bfs/portal/fr/index/news/publikationen.html?publicationID=2649 (in francese)
Ufficio federale di statistica UST:
Uguaglianza tra donna e uomo: dati e indicatori sul tema della formazione:
www.bfs.admin.ch/bfs/portal/it/index/themen/20/05/blank/key/gleichstellung_und.html
Ufficio federale per l‘uguaglianza fra donna e uomo UFU e Ufficio federale di statistica UST:
Verso l‘uguaglianza tra donna e uomo. Stato ed evoluzione.
Neuchâtel 2008.
www.bfs.admin.ch/bfs/portal/it/index/infothek/publ.html?publicationID=3377
Immagine: Studentesse nella biblioteca del Bildungszentrum Gesundheit und Soziales BGS a Coira.
Foto riprodotta con la gentile autorizzazione del BGS Chur.
Impressum: Donne Potere Storia. Le donne, la politica e le pari opportunità in Svizzera 2001 – 2009. Berna 2010. A cura
della Commissione federale per le questioni femminili CFQF. Redazione: Claudia Weilenmann. Ricerche e testo: Katharina
Belser. Concezione grafica: Renata Hubschmied. Traduzione: Ugo Balzaretti e Agata Vetterli. Pubblicato esclusivamente
su www.comfem.ch. Disponibile in italiano, francese e tedesco.
12 Commissione federale per le questioni femminili CFQF
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