ilCilento
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VA LC A LO R E
Tutti al capezzale
d e l la C a n t i n a
pagina 7
Discarica, torna
l’incubo di Cannito
continua a pagina 2
pagina 11
A PADUL A COSTITUITO
U N C O M I T AT O P E R
IL REFERENDUM
Pa.ci.dia., il Cilento
che vogliamo
Il Cilento e Vallo di Diano è il risultato dell'opera combinata della natura e
dell'uomo. Esso è oggi un paesaggio
vivente che mantiene un ruolo attivo
nella società contemporanea ma conserva i caratteri tradizionali che lo
hanno generato, nell'organizzazione
del territorio, la trama dei percorsi, la
struttura delle coltivazioni e il sistema
degli insediamenti. Come le specie naturali e gli ambienti geografici così le
genti hanno trovato in questi luoghi il
punto di contatto, la contaminazione e
la fusione.
Il Cilento e Vallo di Diano realizza l'incontro tra mare e montagna, Atlantico
e Oriente, le culture nordiche e quelle
africane, fonde popoli e civiltà e ne
conserva le tracce evidenti nei suoi caratteri distintivi: l'archeologia, la natura, le tradizioni.
Il riconoscimento del Cilento e Vallo
di Diano nella lista del Patrimonio
Mondiale dell’Umanità rappresenta
una tappa storica nell’evoluzione e rilancio identitario di questa parte del
mezzogiorno d’italia.
Riconoscere la cultura, la storia e
l’umanità del Cilento e Vallo di Diano
è guardare fieri verso il futuro consapevoli di un grande passato.
La storia recente dei nostri antenati ha
segnato momenti straordinari di protagonismo e partecipazione ed a questi vogliamo ispirarci per guardare al
“domani” con ottimismo e fiducia. Ricorrono tra due anni gli anniversari dei
movimenti di libertà del 1828 e del
1848 il cui martirio ha segnato profondamente la storia dell’orgoglio cilentano e del suo riscatto.
In questa prospettiva arte, cultura, storia e tradizioni sono chiamate a dare
un contributo di memoria e di futuro
ed unirsi ad un progetto di rafforzamento e rilancio dell’identità del Cilento e Vallo di Diano.
“Pa,ci,dia.” vuole essere uno scenario comune di riscoperta dell’identità a
tutti i livelli, costruito e realizzato con
il territorio e la sua gente, entro e fuori
del territorio.
Incontri, dibattiti, attività artistiche e
musicali, riscoperta enogastronomica e
antiche ricette, tradizioni e riti, dai luoghi dell’anima e dell’amore, alle ricchezze biogeografiche e produttive.
Un particolare impegno del mondo
della scuola nell’approfondire storie e
BUCCINO
CAPACCIO-PAESTUM
“ V ia dalla Campania ”
a p a g in a 2
Vallo, la rivolta delle mamme
“E bravi: descrivere Vallo in
questa maniera non mi sembra affatto una bella trovata
di voi giornalisti!” Sbotta davanti al municipio, Aurelio
Sica, consigliere al comune
di Vallo della Lucania appena tornato dal consiglio comunale dove tutti, maggioranza e opposizione, da
Luigi Cobellis a Gerardo
Coraggio, hanno appena firmato una lettera in cui si fa
comune difesa della comunità che rappresentano. E sì
che non fa piacere a nessuno essere infamati di uno
dei peggiori reati: fare del
male ai bambini e poi com-
merciare le foto delle sevizie. “Non siamo dei depravati e non ci piace che la
stampa ci tratti in questo
modo”. Da giorni oramai la
gente andava scambiandosi
ai crocicchi della strade
commenti sui giudizi con cui
alcuni media hanno crocifisso questa realtà semplice, laboriosa e onesta che si chiama Vallo della Lucania. L’unica ad avere nel circondario
luoghi e attività di un certo
rilievo socio-culturale (un
seminario, un cine-teatro,
una fiera, le scuole) e non
certo fenomeni criminosi e
legati alla devianza così
estremi. Certo, un momento come questo Vallo non
l’aveva mai vissuto nella sua
storia, ma saranno le persone preposte al giudizio per
competenza e ruolo istituzionale ad esprimere una
sentenza, non altri. E’ questa
per Luigi Cobellis, da qualche mese sindaco della città,
la chiave di lettura del messaggio inviato al Mattino
nella giornata di sabato 21
ottobre: “Non vogliamo
certo esprimerci nel giudicare ciò che è successo: è
lavoro competente ai professionisti della giustizia, ma
non mi sembra bello descri-
Nicola Nicoletti
continua a pagina 8
verci con i titolo e gli appellativi infamanti con cui veniamo additati”. Ecco che allora “il Consiglio Comunale
contesta e respinge come
estranei alla collettività vallese i contenuti dei ‘pregiudizi’ e degli apprezzamenti
denigratori espressi negli articoli, stigmatizzandone l’infondatezza, oltre l’inadeguatezza della sede di discussione che, anzitutto, non consente un contraddittorio
democratico e, in secondo
luogo, contrasta con la finalità stessa di un’attività di
‘corretta’ informazione”.
In piazza Vittorio Emanuele,
I racconti di
Enzo Landolfi
pagina 12
Le case delle libertà
di Sica e Fasolino
Oreste Mottola
L’avete mai visto uno spacciatore, un
topo d’appartamenti o l’esercente di
altre attività soggette al codice penale passare per gli uffici comunali o implorare per avere il benestare di sindaci ed assessori che “mettono la
buona parola” ai tecnici che scrivono
i piani dove c’è scritto cosa fare e cosa
è proibito? “Di luongo o di chiatto”
la questione evocata da Fasolino sui
muri di Capaccio – non si scappa –
non può non riguardare l’edilizia e la
distribuzione commerciale. Dove i capitali per fruttare devono essere aiutati, o almeno non ostacolati, dai cosiddetti “decisori politici”. “Formidabili
quegli anni”, scrisse Mario Capanna a
proposito del 1968. In Italia, in Europa ed in America. Memorabili furono
anche a Capaccio... Scalo. Mentre la
minigonna rivoluzionava i costumi
meglio degli scioperi, delle assemblee, dei cortei e delle occupazioni di
fabbriche ed università... qui sorgeva
il palazzo Pingaro dove Raffaele De
Rosa e Mimì Marandino, messasi alle
spalle piazza Tempone di Capaccio,
aprirono il Bar Nazionale. Il dottore
De Palma trasferiva da Ponte Barizzo la farmacia Iasi “Fu spostata la
sede della Cassa Rurale e il capolavoro fu – racconta l’avvocato Mario
Tambasco, su Paestum.it – il trasferimento della sede della Pretura Mandamentale di Capaccio dal suo storico
luogo (nei locali del convento francescano) al primo piano sopra la banca.
Il Comune acquistò per undici milioni di lire i due appartamenti della Pretura”. Furono gli anni dell'abusivismo
per necessità (povera gente) e della
speculazione edilizia (villette ed
altro). Per questi reati fortunatamente
non si andava in carcere ed il Comune non era in grado di abbattere. Gli
uomini che dovevano controllare questo straordinario fervore che era
umano prima che economico erano
pochi. All'ufficio tecnico c'era il geometra Mimmo Lanzara ed il giovane
Mauro Lo Presti si prodigava fra vari
uffici. I vigili urbani? Erano tre o
quattro e fra questi Ciccio Romano e
Vincenzo Gasparro. I tecnici erano
Giovanni Marino e Raffaele Voza e da
soli per anni ed anni hanno dovuto
mandare avanti l'ufficio tecnico che si
doveva occupare di lavori pubblici,
urbanistica ed edilizia .”Il paese cresceva a vista d'occhio – aggiunge
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CILENTO
n°40 03 novembre 2006
«Via dalla Campania, entriamo in Basilicata»
Nasce un Comitato che vuole promuovere la rinascita
della «Grande Lucania». «Faremo un referendum»
Abbandonare la Campania e tornare in
Basilicata. Anzi, nella «Grande Lucania». È l'obiettivo di un gruppo di sindaci e imprenditori di un'area in provincia di Salerno, il Vallo di Diano Cilento - Golfo di Policastro. Il loro
«Comitato promotore per l'aggregazione alla Basilicata» si è presentato alla
popolazione con un convegno alla Certosa di Padula (Salerno), proprio nel
cuore dell'area che si vorrebbe staccare da Napoli per portarla a Potenza.
C'erano sindaci, imprenditori, cittadini
e consiglieri regionali della Basilicata,
di entrambi gli schieramenti. Tutti a ribadire la «lucanità» del Vallo di Diano,
negata duecento anni fa da Giuseppe
Bonaparte, che staccò l'area dalla Lucania e la unì alla Campania. Una decisione confermata dai Borboni, dai Savoia, da Mussolini e anche ai tempi
della Repubblica.
«COME UNA PROVINCIA REMOTA» - Geograficamente e culturalmente, sembrano esserci pochi dubbi: Vallo
di Diano, Cilento, Golfo di Policastro
sono più lucani che campani. Ma dietro l'iniziativa del comitato non ci sono
solo nostalgie pre-bonapartiste. I promotori del Comitato sostengono infatti che «la Basilicata è una piccola Regione, che tanti studi mostrano come
una delle meglio amministrate al sud,
una delle più abili ad utilizzare i fondi
comunitari. Per molti cittadini del Vallo
di Diano, Napoli tratta la loro terra
come una remota provincia dell'Impero. Di qui la voglia di cancellare duecento anni di storia e di riformare la
'Grande Lucania'».
REFERENDUM - A capo del Comitato scissionista c' è Tiziana Bove Ferrigno (nella foto). «Andremo avanti - ha
spiegato - e proporremo
un referendum ai cittadini». L'iniziativa avrebbe
l'appoggio di molti imprenditori locali. Al consiglio regionale della Basilicata, il Comitato ha
raccolto le simpatie di
molti consiglieri. Bisognerebbe chiedersi cosa
ne pensano a Napoli. E
se davvero i cittadini
della zona - dopo duecento anni - si sentono
ancora più lucani che
campani.
I vice –presidenti sono
Valentino Di Brizzi di
Sassano e Michele Montuori di Sapri , per contribuire a promuovere l’indizione del Referendum popolare mirato all’approvazione di una legge nazionale che dichiari il distacco del territorio del Vallo
di Diano,Golfo di Policastro e del
Basso Cilento dalla Regione Campania e la conseguente aggregazione alla
Regione Basilicata,nella prospettiva
dell’istituzione delle Province Lucane
del Vallo di Diano e del Cilento.
Gli obiettivi dell’iniziativa sono stati
illustrati con competenza tecnica dal
coordinatore nazionale del Comitato
Raffaele De Dominicis,Vice Procuratore Generale presso la Corte dei
Conti,dal Prof. Antonio Capano.deputazione di storia patria per la Lucania,
da Maddalena Salvia, caporedattore del
mensile ‘’ Il Lucano magazine’’ di Potenza.
E’ stato osservato,altresì, che le leggi
della regione Basilicata sono scritte in
maniera più chiara, rispetto a quelle
della regione Campania che non sempre sono di facile lettura anche per gli
addetti ai lavori. ‘’Siamo realisti,vogliamo l’impossibile’’ è lo slogan del
comitato promotore comprensoriale
per l’aggregazione alla Regione Basilicata. "Sognare da solo è un sogno,sognare insieme è una realtà’’, ha ricordato un consigliere di un comune della
provincia di Potenza.
"E’ una battaglia di civiltà e di coerenza che,come tutte le grandi rivoluzioni,deve partire dal basso,ha detto tra
l’altro il giornalista Scaldaferri,l’obiettivo da raggiungere è irto di ostacoli,ma
non insormontabile.Uniamoci e torniamo alle nostri origini’’.
Infine, il TG della RAI Basilicata ha
effettuato un collegamento diretto con
i protagonisti dell’importante manifestazione dal titolo "ADESSO E’ IL
MOMENTO…’’.
Ha collaborato Pietro Cusati
dalla prima
E R R ATA C O R R I G E
I soldi che sono arrivati
leggende dei moti del 1828 e del 1848
in collaborazione con le tante iniziative locali di valorizzazione e memoria
di quei momenti (Pro Loco e Associazioni del Cilento e Vallo di Diano).
Uno slancio di protagonismo e rinnovato orgoglio di appartenenza, uniti in
un condivisa volontà da oggi al 2008,
per un territorio ricco di problemi ma
anche di tante prospettive per il futuro.
Il presente manifesto è aperto all’impegno e alla sottoscrizioni di tutti attraverso il FORUM per il CILENTO
sul sito www.unicosettimanale.it
Nell’articolo “Turismo o quello che ci
pare” pubblicato la scorsa settimana,
va fatta la seguente correzione : Il
premio Charlot e Il palio di San
Matteo sono progetti non ammessi
per punteggio alla graduatoria finale
degli eventi finanziati per le somme indicate. Con delibera successiva della
Giunta regionale del 6 luglio 2006 alcuni progetti esclusi sono stati riammessi e fra questi il premio Charlot , soggetto attuatore Aacst Paestum,per un
contributo di 60.000,00 euro.
Per quanto riguarda il progetto Antichità spettacolari soggetto proponente Aacst Paestum si conferma
che è stato ammesso a contributo per
580.000,00 euro.
L’equivoco è scaturito dalla formulazione del deliberato regionale che tito-
...il Cilento
E’ aperta la sottoscrizione a tutti i sindaci del cilento e vallo di diano.
la gli allegati B (istanze ammesse a valutazione) e C (progetti ammessi a
contributo) allo stesso modo.
Ci scusiamo con gli interessati
C ri s t i n a d i G e ro n i m o
A u g u r i a Roberto Marchese dalla mamma, dagli amici e dai
suoi ex insegnanti che l’hanno seguito nella sua crescita scolastica. Il
24 ottobre
2006 si è laureato, all’Università Federico II di Napoli, in Conservazione ai
Beni Culturali.
Fastidi
necessari
Il Governo
Prodi
ha
emanato in
luglio il cosidetto "decreto Bersani".
Tale
provvedimento interessa, tra l'altro, tutti gli
iscritti agli ordini ed ai collegi professionali (avvocati, notai, commercialisti, ingegneri, architetti, geometri, giornalisti, ecc.) per un totale di
circa un milione di professionisti.
Con tale norma i suddetti professionisti sono obbligati:
1) a tenere uno o più conti correnti bancari ai quali affluiscano obbligatoriamente le somme riscosse nell'esercizio dell'attività e dai quali
sono effettuati i prelevamenti per il
pagamento delle spese;
2) a riscuotere i compensi in denaro esclusivamente con assegni non
trasferibili o bonifici bancari per tutti
gli importi superiori a 100 euro.
Il provvedimento è stato modificato
dal maxiemendamento approvato in
Senato, che ha disposto l'applicazione graduale dell'obbligo di pagamento elettronico delle parcelle profesionali: fino al 30.06.2007 si potranno pagare in contanti le somme fino
a 1.000 euro, dall'01.07.07 al
30.06.08 il limite è stabilito in ? 500,
dall'01.07.08 il limite per i pagamenti in contanti scenderà a 100 euro.
Risulta chiaro che lo scopo del decreto è quello di combattere l'evasione fiscale attra verso il controllo
telematico incrociato di ogni pagamento.
A questo punto sono scattate le
proteste delle varie "corporazioni"
presenti in Italia. Il nostro è uno strano paese. Tutti implorano la lotta
contro l'evasione fiscale perchè tutti
ci rendiamo conto che le tasse (per
intero) le pagano solo i lavoratori
dipendenti che non possono sfuggire alle ritenute in busta paga né possono usufruire dei vari condoni che
ci sono stati per aiutare gli evasori fiscali. Dicevo, tutti implorano la lotta
all'evasione ma ognuno pensa che si
debba fare verso gli altri e si ribella
quando tocca anche lui.
E' risaputo, infatti, che vi sono categorie di liberi professionisti che percepiscono compensi smisurati e non
rilasciano fatture. E' pur vero che
loro fanno degli investimenti per
svolgere la professione e sugli investimenti le tasse si pagano. E' pur
vero che chi fa la libera professione
rischia più del lavoratore dipendente, è pur vero che chi fa la libera procontinua a pagina 3
n°40 03 novembre 2006
3
EBOLI
Sibona Fiorin Fiorello, sceglie l’Italia di Mezzo
Quaranta giovani lo seguono e lasciano la Margherita
In una stanza piena di luce- siamo a Palazzo di Città, là dove arriva sole e
vento - c'è nell'aria una canzone: "Fiorin fiorello l'amore è bello vicino a te".
La strofa dolce continua con un dubbio tolstojano "Quanti petali ha la Margherita?" chiede la prima voce. Qualcuno sogghigna, poi, in tono non cantato arriva la risposta: labbra giovani
ma esperte dicono: "Meglio un partito
unico, sì. Meglio il sindaco a capo. Che
qua c'è chi parla troppo". Il riferimento vola dritto nel corridoio, trova il destinatario, ci si posa su con leggiadria.
Anche fuori da Palazzo di Città, sul
marciapiede di via Matteo Ripa si parla
di questioni botaniche, fiori e piccole
risse tra cespugli: l'ultimo interrogativo è puntato sul petalo mancante,
nome Giancarlo Sibona, giovane consigliere staccatosi nelle scorse settimane dalla corolla, ops… , dalle fila della
Margherita.
Sibona ha 29 anni, scuro di capelli e di
occhi. Arriva dal rione Pescara ex zona
167 ripulita dai prefabbricati post
sisma ( "ringrazio il sindaco Melchionda per lo smantellamento"). Nella politica amministrativa c'è entrato con le
elezioni di aprile 2005: il suo gruppo
di estrazione cattolica , Giovani Insieme, lo ha designato quale candidato
ideale a rappresentare il movimento.
Sibona e i Giovani Insieme, corredati
di sciarpa azzurra - simbolo di appartenenza-, sono entrati nella Margherita:
una scelta per cui hanno chiesto consiglio a tutti gli ebolitani mezzo sondaggio internèt:"dove vorresti ci candidassimo?". Fra le cinque opzioni di schieramento proposte -Udc, Udeur, Margherita, Costituente Riformista e Altro
- . il 39,32 % dei 117 cittadini partecipanti ha scelto il fiorellino. Detto, fatto.
Poche settimane fa l'addio: "la mia fuoriuscita dal partito – spiega Giancarlo
– è la somma di troppe rotte interne. Ci
si fossilizza sulle dinamiche interne e
non sulla città. L'ho fatto anch'io ed ho
capito che è sbagliato". Il giovane ex
presidente della commissione per le attività produttive e il turismo (da cui si
è dimesso per impegni lavorativi, ndr )
ha rispolverato radici, detto: "La gente
mi ha votato e devo guardare a loro". Il
richiamo cittadino è giunto: tra i banchi
della Sala Bonavoglia, Sibona ha fatto
una dichiarazione d'indipendenza (di
maggioranza).
C'è chi li chiama "uomini del
sindaco": sono più o meno giovani, arrivano da svariate formazioni politiche,
si dichiarano indipendenti a supporto
dell'amministrazione.
stato vicino, portandoci una testimonianza politica e di amicizia. Con lui
ci sono ancora discussioni, non ha lasciato le redini". Cuomo è consigliere
regionale. Fa parte della Margherita
dallo scorso anno dopo un passato in
Forza Italia . "Il suo arrivo – dice Sibona – ha riportato in partito la discussione e lo stimolo a fare, tralasciando le
chiacchiere da marciapiede". Ed eccoci qui, tornati al punto di partenza.
Marciapiede di Via Matteo Ripa, portone marrò di Palazzo di Città, nell'aria
una canzone nuova: "Fiorin fiorello ...".
Raffaella Rosaria Ferrè
Sibona non ci sta: "non voglio essere
etichettato come membro di un futuristico gruppo del primo cittadino.
Anche per me Martino Melchionda
deve dare una risposta alla città".
Come? "Con una verifica di giunta".
Perchè? "Perchè questa maggioranza
non ha prodotto niente, se non il voto
del Puad a 16 consiglieri". E lei, Sibona, cosa farà? "Sto da solo. Sto guardando anche ad altri partiti e movimenti. C'è il circolo ebolitano l'Italia di
Mezzo di Francesco Bello". Bello fa
parte di Giovani Insieme; i Giovani In-
sieme, annessi alla Marghertita,
sono usciti con Sibona: "si tratta di 40
persone che non si sono sentitite tutelate. E dire che un partito giovane
come la Margherita avrebbe bisogno di
giovani...La Margherita ha anche l'assessorato alle politiche giovanili, dopo
tutto, no? E invece...". E del segretario
del partito cosa mi dice? "Nessuna conclusione su Morena. E' stato lasciato
solo anche lui, sia nel partito che nell'amministrazione. Il gruppo consiliare doveva stargli più vicino". C'è altro?
"Si. Ringrazio Antonio Cuomo. Ci è
La fiamma spenta dell'assessore Lavorgna
Già riequilibrati i conti pubblici. L’accusa di cretino a chi?
Assunto come il discepolo prediletto di Padoa
Schioppa, mandato a casa (dopo un anno) con un biglietto di terza classe, il sindaco Melchionda ha licenziato il "super tecnico" dei conti (Coccaro), ritrovandosi in una situazione paradossale, roba da
finanza creativa. Pochi giorni fa, l'Unione e il centrodestra trapezzista (un'insalata mista ebolitana)
hanno approvato il riequilibrio dei conti pubblici.
Senza bilancio consuntivo. "Una cosa senza precedenti, mai vista, mai sentita prima. Considerato
quanto ci costa, visti i danni provocati, è il caso che
l'assessore Lavorgna vada a casa. A Melchionda
chiediamo più oculatezza su come spende il denaro
pubblico. Ha munito l'ufficio tributi di convenzioni
dispendiose con risultati disastrosi" ha tuonato Salvatore Marisei (i Socialisti). Pochi secondi dopo...arriva la postilla di Del Vecchio (Pdci): "questa delibera è un atto illegittimo. Prima del riequilibrio dei
conti bisogna approvare il consuntivo. E' una questione di logica elementare. Nei prossimi giorni faremo esplodere una bomba (in senso figurato, speriamo, ndr). Da ora in poi, la nostra opposizione non
sarà più solo sui giornali. Andremo in Procura". La
risposta di Melchionda non si è fatta attendere: "Del
Vecchio sei un cretino". Complimenti per la trasmissione...da pupi e secchione. Per rendere più chiaro
la logica dello scontro, facciamo qualche esempio.
Prendete l'assessore Emilio Cicalese, talent scout
santaceciliese...mettiamo che dopo il viale Amendola voglia cambiare il piano traffico in autostrada.
Ammesso
che
l'Anas non chiami
prima la Croce
Rossa, Cicalese
non ha la più pallida idea di quanti soldi ha in
cassa per sostituire i segnali,
fare le nuove strisce bianche, pagare gli straordinari ai vigili urbani. Paradigmiamo Presutto, un giovane tutto palestra, Jaguar e formazione. Gli balena l'idea di un
corso di cinese in lingua madre...in una scuola privata dove si parla a stento l'italiano. Il bel Presutto, l'alter ego ebolitano al Cepu, dovrebbe assoldare una cinese, pagarle l'eventuale permesso di soggiorno, comprarle la lavagnetta, il gessetto e un quadretto di Mao Tse Tung. Il tutto a sue spese, perchè
Presutto è totalmente ignaro di quanto denaro possa
sprecare, investire o gettare dalla finestra (il verbo
cambia a seconda dei partiti). Ultimo esempio: l'assessore vicerè, Cosimo Cicia. Mettiamo che al berluschino ebolitano venga l'idea di comprare un giornale, una radio o una tv locale...con i soldi pubblici. Escludendo un attimo la Corte dei Conti, di
quanto può disporre il Cicia-media se il compagno
Melchionda gli fa la faccia da crack finanziario?
Dopo il cretino complimento del sindaco a Del Vecchio, è arrivata l'adolfa risposta dell'assessore Lavorgna, l'accusato numero uno: "non avete capito
niente, nè l'opposizione, nè chi mi critica. Noi il consuntivo lo abbiamo approvato l'8 settembre". Però,
che novità mirabolanti, Copperfield Lavorgna. Ci
volevano dieci giorni di polemiche, comizi da marciapiede e articoli sui giornali per scoprire all'improvviso che: "la giunta Melchionda ha già approvato il consuntivo, l'8 settembre scorso". In quanto a
tempistica, Lavorgna arriva alle Olimpiadi quando
la fiaccola è già spenta. Che gli costava parlare
prima? Avrebbe evitato un'inutile crociata a PaoloFiamma-Tricolore-Polito, lanciatosi in un panegirico tributario del suo nuovo esecutivo. Ma per concludere la sua intemerata col botto, Lavorgna ha ricordato all'assisa e stufata assise che: "abbiamo ereditato tanti debiti dal passato". Ancora? Al Lavorgna rewind che si intestardisce a scivolare sulla solita buccia di banana, gli ricordiamo che in passato i Ds di Melchionda non vivevano sulla luna, ma
hanno avuto ben tre assessori alle finanze: Cosimo
Cicia, Damiano Capaccio e Carlo Moscariello. E
non è finita. Sempre con la pettorina dei Ds, negli
ultimi dieci anni, i conti del comune li ha vistati il
compagno Gianfranco Masci, promosso ora alla
lucrativa carica di direttore generale. Un consiglio
all'estemporaneo Lavorgna: prima di parlare del
passato, faccia il consuntivo del presente.
Francesco Faenza
continua da pagina 2
Fastidi
necessari
fessione deve, il più delle volte, confrontarsi col mercato ma è pur sempre, nella stragrande maggioranza
dei casi, un evasore.
Questo Governo ha pensato a questa misura per tentare di portare in
Italia una maggiore giustizia fiscale.
Nessuna misura è perfetta e quindi
non possiamo immaginare che questa non sia criticabile. Spesso sbaglia
non solo chi fa, ma anche chi non fa
niente. Il precedente Governo non
ha fatto niente per combattere
l'evasione fiscale e quindi adesso è
più difficile far digerire alla gente
questi provvedimenti. Una critica
che i professionisti hanno intentato
a questo provvedimento e che, per
esempio, un conto dal dentista di ?
200 andrà pagato con assegno, bonifico, carta di credito o bancomat.
Le "fasce più deboli" potrebbero
non avere un conto corrente. Nonostante in Italia ci siano più di trenta milioni di conti correnti, sono ancora molte le persone che, per scelta o per necessità, non posseggono
un conto corrente: come faranno
costoro a pagare il conto? Semplice.Andranno in banca o alla posta e
faranno un bonifico, un bollettino
postale, un bonifico a mezzo assegno, un assegno postale localizzato a
favore del professionista interessato
e tutto si sistema. Il fastidio (od
anche la commissione) che il cliente subirà sarà sicuramente ripagata
dalla gioia di sapere che il percepiente pagherà le tasse su quella somma
e quindi ognuno diverrà attore di
una salutare giustizia fiscale e sociale. Scusate se è poco!
Antonio Marino
Tel. 0828 962755 Fax 0828 962622
[email protected]
SELE
n°40 03 novembre 2006
IL Comitato Cittadino “Campagna Nostra” chiede l’intervento della
Giustizia Europea sul disastro Ambientale di Basso dell’Olmo
Campagna - Battipagliese di nascita,
ma campagnese di adozione, città che
ha scelto circa venti anni fa per l’invivibilità, dovuta alla presenza di una discarica, nella dinamica realtà capofila
della Piana, Vincenzo Marmora, coniugato con due figli, sembra essere
perseguitato dalla cattiva sorte, perché
pure a Campagna ha dovuto fare e fa, i
conti con una discarica.
Marmora ha realizzato a Castrullo
un’attività imprenditoriale di tutto rispetto, con un allevamento bufalino di
circa 300 capi. Vicino al Fiume Sele,
ha scelto di costruire un avanzato complesso industriale per la trasformazione del latte (mozzarelle di bufala, che
vengono distribuite nell’ambito nazionale), il che comporta, cosa di non poco
conto, l’impiego di personale della
zona. Ama la montagna e la natura incontaminata, ha intrapreso una giusta
lotta per non vedere distrutta una delle
zone più belle d’Italia.
Il Comitato Cittadino “Campagna Nostra”, ed in modo particolare il signor
Vincenzo Marmora, continua incessante la sua opera di denuncia del disastro
ambientale provocato dalla cecità di chi
ha voluto a tutti i costi ubicare una discarica a Basso dell’Olmo, cioè a
poche centinaia di metri dal Fiume Sele
e dall’Oasi di Persano. Basta guardare,
poi, a ciò che sta succede ogniqualvolta ci sono le piogge: una quantità enorme di percolato o meglio di veleno si
riversa nel fiume, con le conseguenze
devastanti, che tutti possono ben im-
maginare, per l’ambiente, per l’economia dell’intera Valle del Sele e per la
salute dei cittadini.
E proprio su ciò è stato puntato il dito
con una ennesima Lettera inviata in
questi giorni al Presidente del Parlamento della comunità Europea, con all’oggetto “Notizie di aggiornamento
alla nostra Petizione iscritta nel vostro
Ruolo Generale al numero 683/2005”.
Così inizia il Testo, a cui sono stati allegati la copia di un articolo del nostro
giornale e due foto. “(...) La dura e giustissima opposizione fatta dal popolo
di Campagna con la lotta tesa ad evitare la realizzazione della discarica
servì solo a troncare la giovane vita di
un ragazzo facente parte dei manifestanti, ma non valse a far desistere i politici dalla loro sciagurata decisione in
quanto alla fine la discarica fu realizzata. A questo punto sentiamo il dovere
informare la On.le Giustizia Europea
di quanto si sta verificando in soli otto
mesi di attività della maledetta discarica. Un articolo di un giornale del
19/09/2006 annuncia il sequestro della
Discarica di Basso dell’Olmo operato
dal Corpo dei Carabinieri. I motivi del
sequestro si leggono dalla copia dell’articolo del giornale, che alla presente si allega”.
“Però, a rendere più interessante la
notizia”, secondo il sodalizio Campagna Nostra, “ci permettiamo aggiungere quanto segue: Il percolato della spazzatura non giungeva al fiume casualmente solo quando le vasche di raccolta tracimavano, ma come si dimostra
da una foto, che unitamente alla presente si trasmette, c’era la volontà precisa di mandare al fiume il velenoso liquido attraverso una canalizzazione appositamente realizzata con tubi in ferro,
che andavano a scaricare in un valloncello adiacente la discarica, il quale
convoglia le acque piovane scaricandole poi nel fiume Sele”.
Per Marmora ed amici “L’Oasi posta
a soli cinquecento metri dalla discarica
è ormai distrutta. Nell’Oasi vivevano
esemplari quasi tutti in via di estinzione, come poteva essere la Londra, e per
la salvaguardia di queste specie andava esercitata una particolare protezione,
che invece non c’è stata. Gli esemplari sono tutti scomparsi e, al momento,
nella zona dell’Oasi albergano a centinaia i gabbiani, trovando lì terreno fertile per la loro alimentazione con la vicinissima discarica. Mai doveva essere
realizzata una discarica a Basso dell’Olmo, questa zona fu dichiarata, dall’UNESCO, Patrimonio dell’Umanità”.
Mario Onesti
Ricostruzione, i sindaci incontrano il Governo
La mobilitazione degli amministratori
delle zone terremotate della Campania e della Basilicata, di cui abbiamo
già parlato nel numero scorso di
‘Unico’, ha visto un altro momento importante nei giorni scorsi, quando una
delegazione ristretta, organizzata da
Legautonomie della Campania, si è recata a Roma per incontrare parlamentari e rappresentanti del Governo.
Della delegazione, guidata dall’onorevole Stefano Vetrano, facevano parte
rappresentanti delle due regioni interessate. Per la Provincia di Salerno,
oltre a chi scrive queste note, era presente il Vice Sindaco di Auletta Carmine Cocozza.
La Camera dei Deputati è stata letteralmente presidiata per un’intera giornata, durante la quale gli amministratori hanno incontrato diversi parlamentari, tra cui Pasqualino Giuditta,
Gaetano Fasolino, Raffaele Aurisicchio e Adriano Musi, nonché il sottosegretario Mario Lettieri. Alla delegazione è arrivato anche il sostegno di
Vincenzo De Luca e Tino Iannuzzi.
Particolarmente importante è stato
l’incontro con Michele Ventura, relatore della Finanziaria in Commissione
Bilancio, il quale ha dichiarato la
piena disponibilità a sostenere emendamenti per il rifinanziamento dell’opera di ricostruzione.
La giornata romana ha avuto come risultato positivo la presentazione di un
emendamento da parte dei parlamentari di centro sinistra della Commissione Bilancio Aurisicchio, Musi,
Boffa, Iacomino, Giuditta e Del Mese.
Con esso si prevede un finanziamento
triennale pari complessivamente a
circa 1.300 milioni di euro, la proroga
dell’esenzione IVA fino al 31.12.2009
e la possibilità da parte dei Comuni di
regolarizzare alcune posizioni contributive nei confronti degli enti previdenziali.
Un altro emendamento molto importante è stato presentato dall’onorevole Raffaele Aurisicchio e riguarda i
Contratti d’Area ed i Patti Territoria-
li. Secondo quest’ultimo emendamento ai due strumenti di programmazione negoziata sarebbero assegnate tutte
le risorse rinvenienti da revoche, rinunce o mancata utilizzazione di finanziamenti già concessi. Si stabilisce
anche che il contributo globale a favore dei soggetti responsabili per le
attività di gestione è pari al 3% e, comunque, entro il limite massimo di
Euro 2.066.115. Questo emendamento recepisce le richieste più volte avanzate dall’Associazione Nazionale dei
Patti e Contratti d’Area.
Gli amministratori prendono atto della
manifestazione di volontà positiva che
si è esplicata attraverso la presentazione degli emendamenti, ma mantengono inalterato lo stato di mobilitazione in attesa della definitiva approvazione degli stessi. Legautonomie della
Campania non esclude anche una manifestazione di massa da tenersi nei
prossimi giorni proprio nella capitale.
Michele Figliulo
Ramona Bavassano
La competenza
personale
La competenza, intesa come la capacità,
di fronte ai nostri
impegni, di mixare il
nostro sapere, saper
fare e saper essere, è un concetto fondamentale da comprendere per gestire sia un’organizzazione che noi stessi. In questa accezione ci stiamo riferendo agli studi psicosociali più recenti, che mettono l’uomo al centro dell’organizzazione come sua risorsa strategica. L’uomo, quindi, nella sua globalità, con la capacità sempre più ricercata di utilizzare al meglio tutte le sue facoltà intellettive, ovvero l’intelligenza
emotiva. Il maggior studioso contemporaneo, Daniel Goleman, la definisce
come la "capacità di riconoscere i nostri sentimenti e quelli degli altri, di
motivare noi stessi, e di gestire positivamente le nostre emozioni, tanto interiormente, quanto nelle relazioni sociali".Vale quindi la pensa di prendere
consapevolezza del nostro livello di
utilizzo dell’intelligenza emotiva, partendo dalla considerazione che questa
si basa su due grosse competenze,
quella personale e quella sociale.Analizziamo oggi la consapevolezza personale, la settimana prossima approfondiremo quella sociale. La competenza
sociale si compone di: Consapevolezza di sé; Comporta la conoscenza dei propri stati interiori -preferenze, risorse e intuizioni; Consapevolezza emotiva: riconoscimento
delle proprie emozioni e dei loro effetti; Autovalutazione accurata: conoscenza dei propri punti di forza e
dei propri limiti; Fiducia in se stessi: sicurezza nel proprio valore e nelle
proprie capacità ; Padronanza di
se; Comporta la capacità di dominare
i propri stati interiori, i propri impulsi
e le proprie risorse; Autocontrollo: dominio delle emozioni e degli impulsi distruttivi; Fidatezza: mantenimento di standard di onestà e integrità; Coscienziosità: assunzione delle
responsabilità per quanto attiene alla
propria prestazione; Adattabilità:
flessibilità nel gestire il cambiamento;
Innovazione: capacità di sentirsi a
proprio agio e di avere un atteggiamento aperto di fronte a idee, approcci e informazioni nuovi; Motivazione; Comporta tendenze emotive che
guidano o facilitano il raggiungimento
di obiettivi ; Spinta alla realizzazione: impulso a migliorare o a soddisfare uno standard di eccellenza;
Impegno: adeguamento agli obiettivi del gruppo o dell'organizzazione;
Iniziativa: prontezza nel cogliere le
occasioni; Ottimismo: costanza nel
perseguire gli obiettivi nonostante
ostacoli e insuccessi.
n°40 03 novembre 2006
ALBURNI
Di Feo, Sogni e pragmatismo per Altavilla
Il sindaco confessa a il “Denaro” i progetti futuri
Prosegue il viaggio del Denaro tra «I
sogni da sindaco» che questa settimana fa tappa ad Altavilla Silentina.
Centro di 6.750 abitanti, dal 2001 è
amministrato da Antonio Di Feo
(nella foto) , ingegnere di 50 anni,
sposato, con quattro figli. Per nove
anni consigliere provinciale, nel maggio scorso, è stato riconfermato dagli
altavillesi alla carica di primo cittadino.
Il sindaco di Altavilla Silentina, Antonio Di Feo, si definisce un uomo
pragmatico e preferisce parlare di programmazione, concertazione fra istituzioni e contatto diretto tra amministratori e cittadini. Ambizioso il suo
sogno nel cassetto: “Contribuire alla
riqualificazione ambientale di Altavilla”. “Dico contribuire perché spesso
si immaginano percorsi che rimangono solo nei sogni e non si realizzano”,
chiarisce.
ECONOMIA E AMBIENTE
Ad Altavilla l’economia si basa prevalentemente sull’agro-industria grazie
alla presenza di 12mila capi bufalini e
qualche migliaio di bovini. Per questo, uno dei problemi dell’amministrazione è lo smaltimento dello stallatico.
“Da tre anni abbiamo avviato la raccolta differenziata — afferma Di Feo
— e attualmente siamo al 25-26 per
cento, senza la raccolta dell’umido
che partirà a fine anno. La differen-
ziata è importante anche
se il problema resta quello dello smaltimento dei
rifiuti. E’ necessario affrontare la questione con
più soluzioni alternative e
non limitarsi alle proteste”. Il sindaco si sofferma, poi, sulla necessità di
evitare ulteriori distruzioni di terreno, che viene
sottratto all’agricoltura.
“Ad Altavilla — aggiunge — abbiamo anche il
problema delle falde acquifere superficiali e non
abbiamo depurazione: uno
studio dell’Ato Sele prevede la creazione di un collettore che colleghi la
città al depuratore di Varolato a Capaccio-Paestum
concepito
per
un’utenza di 200 mila persone. I soldi
li abbiamo chiesti al Patto territoriale.
In caso contrario utilizzeremo i fondi
della legge regionale 51 per fare piccoli tratti di collettore fino a quando
non lo completeremo”.
PATTO DI STABILITÀ
Pur ammettendo la difficile situazione finanziaria in cui versano i Comuni, il sindaco crede che il patto di stabilità vada rispettato “in quanto si tratta di una piccola partecipazione al governo economico del Paese”, dice.
“Mi auguro di contribuire, per quan-
to è possibile, alla conservazione e al
risanamento dell’esistente, come il
centro storico — spiega ancora Di Feo
— nonché all’assestamento generale
del Comune con una riorganizzazione
degli uffici”.
Tra i progetti in cantiere spicca la realizzazione del Pip, avviata nel 2002,
ma che solo recentemente ha avuto
un’accelerazione grazie alla presentazione del progetto preliminare da
parte di un imprenditore, proprietario
della zona che dovrà diventare area
industriale per pmi agro-alimentari.
“Alcune aziende sono state interessate da interventi di ampliamento grazie all’operato dello sportello unico
delle attività produttive — prosegue
il sindaco —. Abbiamo, poi, approva-
to una variante per il cambio di destinazione di un lotto al fine di permettere l’insediamento dell’azienda
Polli”. Sul territorio comunale sono
presenti alcune aziende conserviere,
la Socome e la Slaicord che lavorano
con la protezione civile. Per ciò che
riguarda l’area artigianale si attende
l’approvazione della variante da parte
della Provincia. “L’anno prossimo
provvederemo all’approvazione del
Puc e del piano commerciale da rendere compatibile al Prg”, precisa il
sindaco.
OCCUPAZIONE E SICUREZZA
Ad Altavilla l’occupazione è concentrata in piccole aziende per complessivi 300 occupati, di cui il 60 per
cento sono altavillesi. Sul fronte “edilizia scolastica”, l’amministrazione
comunale ha provveduto alla verifica
e la messa in sicurezza di alcune scuole cittadine e si appresta a completare
gli interventi.
“Grazie al Piano di zona riusciamo a
offrire ai cittadini numerosi servizi
(assistenza domiciliare anziani, progetti di scolarizzazione per immigrati) — precisa Di Feo —. Abbiamo,
inoltre, appaltato la gestione del centro diurno per disabili, aperto il centro
per anziani e promosso progetti di servizio civile per 65 giovani in tre anni”.
Basilio Puoti
t r a t t o d a l “ D e n a ro ”
Dal ferro all’acciaio, passando per Acitoinox di Matinella
Sua è la marmitta inox bella e funzionale che fa bene all’ambiente
La ditta di Acito Erminio è unica in Italia e vanta la produzione di un prodotto di qualità: marmitte e allestimenti
per camion di tutte le marche in acciaio inox. Acito è originario di Altavilla,
ha frequentato il laboratorio del fabbro all’età di otto anni, quando dai suoi
genitori veniva mandato dal “mastro”
per imparare un mestiere. “Già allora
mi piaceva martellare il ferro, creare –
afferma Acito – poi ho frequentato la
scuola professionale ad indirizzo meccanico. Ho lavorato, in giro per l’Italia e
anche all’estero per 15 anni, sempre
nel campo della meccanica. A Manfredonia producevo impianti in acciaio di
mulini e mangimifici”. L’idea di creare
un’azienda che lavorasse l’acciaio è nata
quasi per caso. Sedici anni fa, per dare
una mano ad un amico che aveva l’officina di fabbro inoperosa dalla morte
del padre.“Subito ho avuto l’idea di lavorare l’acciaio, di creare. – afferma il
maestro – Ho cominciato a produrre
piccoli oggetti di arredo, cancelli ed
altro. Ho contribuito a costruire gli arredi e supporti tecnici per le aziende
del territorio, soprattutto
nel
campo
agro-alimentare,
nei caseifici le vasche inox
ad esempio. Intanto maturavo esperienza fino a quando non c’è stata l’idea
di costruire questa marmitta per camion il cui prototipo di scarico è brevettato”.
Il suo prodotto è conosciuto in tutta
Italia e le richieste sono in continuo
aumento. Lavorano nell’azienda sei persone, giovani, che svolgono il lavoro
con entusiasmo e passione.“C’è carenza di personale – lamenta Erminio –
faccio fatica a trovare giovani che vogliono specializzarsi in questo campo.
Eppure il lavoro è creativo, non ripetitivo né pesante”.
Ma qual è la particolarità di questo genere di marmitta?
“E’ bella da vedere già
così com’è, in acciaio
lucido. Poi, quando il
camion cammina, aspira aria fredda che si miscela con i gas di scarico. In questo modo
viene abbattuta la
percentuale
dei gas di
scarico ed
anche l’ambiente ci guadagna”. Il terminale di scarico tipo AE2 dispone di
una presa d'aria anteriore che permette un migliore raffreddamento del terminale di scarico con riduzione dello
scottamento dello stesso. Raggiungere
questi obiettivi è stato faticoso.“Facevo tre giornate lavorative in una, togliendo tempo alla mia famiglia. Non ho
avuto alcun genere di aiuto, nessun finanziamento o altro. Il nostro è un lavoro quasi artigianale tutto fatto a
mano. Noi offriamo più manodopera,
al nord più tecnologia”. In tutto questo c’è da dire che se la famiglia non
l’avesse supportato,Acito non potrebbe vantare oggi un’azienda leader nel
settore. Il motto dell’azienda è:affidabilità, capacità di soluzione dei problemi è qualità dei prodotti. L’obiettivo futuro è quello di migliorare sempre di
più e di crescere, ma per fare ciò hanno
bisogno di giovani che abbiano voglia
di costruire, di creare per far crescer
soprattutto il meridione d’Italia.
L’azienda è all’avanguardia anche nella
tecnologia. È appena arrivata in azienda una macchina nuova, molto sofisticata. Si tratta di una punzonatrice a
controllo numerico che dà l’opportunità di migliorare ulteriormente il prodotto. L’azienda si è fatta conoscere
grazie al sito (www.acitoinox.com), alle
fiere campionarie e, ultimamente,Acitoinox si sta affacciando anche sui mercati esteri. “Abbiamo già qualche contatto con la Spagna, sono interessati al
nostro prodotto”.
G i n a C h i a c c h i a ro
5
Altavilla Silentina,
le attività per disabili
ed anziani
Altavilla s’impegna per garantire l’efficacia delle Politiche Sociali. L’obiettivo, in linea con le finalità del Piano di
Zona Ambito S/5, cui fa parte, è quello di mettere al centro dell’attenzione
generale gli anziani. Romilda Nigro
(nella foto) è la coordinatrice con il
progetto “Centri sociali polivalenti per anziani”, che prevede attività rivolte all’integrazione degli anziani, con la realizzazione di attività mirate a favorire la socializzazione, sventando il rischio di solitudine ed emarginazione. La visita al teatro Verdi di
Salerno, che si è svolta il 20 ottobre
scorso e che ha visto 50 anziani recarsi ad assistere ad una commedia,
risponde in pieno a questa finalità, ma
tuttavia non è certamente l’unica azione finalizzata a questo obiettivo.
In questo modo, ed attraverso ulteriori iniziative, gli anziani hanno la possibilità di socializzare, anche mediante la funzione di un centro sociale, che
sorge in centro, e che fa da scenario
ad incontri ed iniziative ad essi indirizzati, quali attività culturali, attività di
animazione, oltre a gite e visite guidate. In un’ottica di integrazione sociale,
il comune di Altavilla intende essere
da supporto alla famiglia dell’anziano,
sviluppare un’immagine positiva dell’anziano, e promuovere l’idea che l’anziano è una risorsa per tutti.
Non mancano interventi mirati all’integrazione degli immigrati, che sono
sempre più numerosi, ai disabili, per i
quali è di recente ideazione il progetto “Centri diurni socio-educativi”, che punta al raggiungimento, da
parte dei beneficiari di “adeguati standard di autonomia personale attraverso le attività educative. La maggior
parte delle attività saranno rivolte all’autonomia comunicativa, all’orientamento ambientale, al sostegno nell’alimentazione, nell’abbigliamento e nella
cura personale. Le attività del centro
socio-educativo saranno incentrate in
prevalenza su azioni a carattere ricreativo-occupazionali che saranno articolate attraverso l’attivazione di appositi laboratori”.
Il servizio sarà rivolto a 40 persone
disabili e vedrà l’attivazione di tre centri, uno per il capoluogo, gli altri due
per le frazioni di Cerrelli e Borgo Carillia.
AGROPOLI
n°40 03 novembre 2006
Castellabate, le immagini della spettacolare
esplosione delle mine a mare
Boom. La colonna d’acqua si solleva
verso il cielo per poi cadere fragorosamente su se stessa. Sono le 10 del mattino del 19 ottobre e gli uomini del Nucleo Antisminamento SDAI di Taranto
hanno appena fatto brillare una “MB
1000”, tra le mine di fabbricazioni tedesca più “cattive” della Seconda guerra mondiale. Il giorno prima, il sindaco di Castellabate Costabile Maurano
ha firmato un’ordinanza con la quale,
oltre a proibire ogni attività subacquea,
di balneazione, di pesca e da diporto
nel litorale compreso tra Punta Tresino e Punta Licosa, ha invitato i residenti della frazione “Lago” a restare all’interno delle proprie abitazioni al momento del brillamento, e a non sostare
nei pressi delle superfici vetrate… Eccesso di zelo? Nient’affatto. “MB
1000” sta per 1000 chili, il peso della
mina la cui anima è costituita da oltre
750 chilogrammi di esplosivo. Un ordigno di eccezionale potenza, nato per
mandare a picco una nave o un sommergibile, e il cui innesco è provocato
dalle sollecitazioni acustiche o magne-
tiche. Un ordigno che,
finito a circa 22 metri di
profondità, a mezzo miglio dalla costa, sarebbe
potuto esplodere da un
momento all’altro, se il
sub di sopra non lo avesse scoperto e ne avesse
dato l’allarme. Da qui, la decisione di
chiedere l’intervento di chi di “inattivazione” di bombe se ne intende, l’arrivo degli uomini dello SDAI, l’immersione, il trasferimento dell’ordigno di
circa una cinquantina di metri dal luogo
del ritrovamento per evitare di danneggiare il fondale roccioso e l’esplosione
che, per la cronaca, è stata leggermente avvertita dall’intera popolazione di
Castellabate.
Nicola Rossi
Vinarte- winebar: come un locale
controcorrente può divenire tendenza
Il winebar “Vinarte” è un locale con una
carta d’identità molto particolare, è ad
Agropoli, sul Lungomare San Marco, ma
in realtà ha poco a che vedere con lo stile
dei locali agropolesi.
Il Vinarte inaugura nel maggio 2004, il
proprietario è un giovane ventottenne,
sommelier, che si laurea e vive a Roma, decide poi di rientrare ad Agropoli e mettere
a frutto ciò che ha imparato, proprio nel
luogo dov’è nato. Apre il “Vinarte” lanciando una sfida, rischiando, e i risultati
dopo due anni lo premiano.
I primi sintomi del boom di questo locale
sono visibili a tutti; camminando la sera,
soprattutto nel fine settimana, per il Lungomare San Marco,
non si può non notare la marea di persone che si addensa all’entrata, giovani dai diciottanni in su, si aggregano a frotte
in questo winebar, seduti o in piedi all’interno e all’esterno
del locale.
Quali sono gli elementi che hanno portato il Vinarte a diventare così popolato e di tendenza. Le risposte le fornisce il titolare, Mario, che ci racconta la storia del suo bar.
“Il tuo locale è partito in sordina, ora è decollato e va alla
grande, cosa c’è dietro questo successo?”
” La mia- dichiara Mario- è stata una sfida, un’idea molto rischiosa da mettere in pratica, soprattutto per un contesto così
particolare come Agropoli. Ho preso spunto dal tipico winebar che si può trovare in città come Roma, e cioè un luogo
dove incontrarsi e unire il piacere di una chiacchiera al piacere di un buon vino. Importare questo stile ad Agropoli non
è stato facile, in quanto, non vi è qui una grossa cultura del
vino, soprattutto da sorseggiare in sostituzione di una birra.
La mia è stata una precisa volontà di stravolgere le abitudini della gente, partendo prima di tutto dall’ambiente, tutto
in cemento e ferro, con vetrate attraverso le
quali si possa vedere l’interno. Già questo
all’inizio mi ha portato problemi; la gente lo
sentiva freddo. Entrando si può notare l’angolo bar, e subito di fronte i vini esposti sulle
pareti, tavoli per quattro; tutto ciò per evidenziare un luogo dove potersi riunire tra
pochi intimi. Poi ho proposto un menu che
va dalle birre alle cioccolate, ma con una
carta dei vini a parte, quest’ultima propone
prodotti di qualità con prezzi modici”.
”Insomma hai cercato di creare un nuovo
modo di vivere il locale, con scelte mirate,
tutte in controtendenza.”
”Praticamente nulla è stato lasciato al caso
-continua il titolare- ho avuto comunque un periodo di crisi,
perché la gente non riusciva a cogliere l’identità del Vinarte, potevo cedere al commerciale, esponendo un banco gelati o cose che di solito si trovano nei bar, ma non volevo tradire le mie idee, volevo fosse un punto di ritrovo anche nei
giorni infrasettimanali, un luogo diverso in controtendenza
con l’offerta generale dei locali agropolesi, e lo è diventato;
la mia sfida è continuata anche sul piano musicale, di fatti ho
deciso di portare musica dal vivo, con artisti locali, che suonassero un tipo di musica diversa, anch’essa in controtendenza, dal jazz al popolare, dall’italiana alla brasiliana, quest’anno da ottobre a gennaio avremo il nuovo programma
musicale: Autumn in live, chi verrà, potrà ascoltare musica
di artisti locali in erba”.
Possiamo dichiarare che la sfida ha avuto ottimi risultati,
cambiare le abitudini dei consumatori non è semplice, se
prima il vinarte non convinceva, adesso sembra non se ne
possa fare a meno, ad Agropoli mancava decisamente un tipo
di locale così alternativo, nella qualità e nelle proposte.
Daniela De Martino
Brevi da...
Roccadaspide
ENEL. Tutto è pronto, il 27 ottobre,
per l’inaugurazione dello sportello
“QuiEnel” a Roccadaspide. Collocato
al primo piano del comune, il servizio
sarà attivo dal 30 ottobre e gestito da
Antonio Battagliese e Walter Guerra. I
giorni di apertura saranno concordati
compatibilmente con la gestione dei
servizi ubicati nello stesso ufficio.Tale
attivazione non solo eviterà i viaggi a
Sala Consilina, sede dell’Enel, ma sarà
un punto di riferimento per l’intera
Valle del Calore. Il servizio, difatti prevede l’assistenza agli utenti per tutto
l’ambito inerente il pagamento della
bolletta; la stipula o la modifica del contratto; la lettura del contatore; le richieste di interventi tecnici per lavori,
di verifica del contatore e di nuovi allacciamenti; la conoscenza della situazione dei consumi e dei pagamenti; le
richieste di una nuova tariffa e della domiciliazione della bolletta su conto corrente bancario o su carta di credito e
così via. L’inaugurazione dello sportello si terrà alle 11:30, presso l’aula consiliare, con l’intervento del sindaco, Girolamo Auricchio, del responsabile
commerciale Enel distribuzione Campania, Roberto Mele e della responsabile dell’unità territoriale commerciale
Enel distribuzione Campania, Angela
Noemi Chianese. Il numero del servizio è lo 0828/948230.
CASTAGNA: Al via la XXa edizione della Festa della castagna, che si
terrà a Roccadaspide dal 30 al 2 novembre. Promossa da Luigi Stabile e
dall’associazione “Castagna d’oro”, la
manifestazione si articolerà lungo il
borgo del paese. Qui saranno collocati gli stands che esporranno specialità
gastronomiche a base di castagne, prodotti tipici e artigianato tradizionale. Il
percorso della manifestazione prevede
una visita guidata al castello “Filomarino”, iniziativa che collega ulteriormente la festa al centro storico. Saranno
premiati gli atleti rocchesi che si sono
distinti nelle varie discipline sportive e
le scuole che meglio hanno rappresentato il tema della castagna con elaborati e disegni. Ci sarà un gemellaggio tra
il comune di Roccadaspide e quello di
Trecchina (PZ). Sarà un’edizione caratterizzata dall’assenza di ospiti del
mondo dello spettacolo a vantaggio di
personaggi locali. La bellezza sarà rappresentata dalle miss vincitrici del titolo “The look of the year”. Ci sarà lo
spazio dedicato ai bambini con spettacoli di animazione. Senza dimenticare i
più grandi con la presenza di gruppi legati alla tradizione popolare.Tutto sarà
allietato da spettacoli musicali. La scelta di collocare nuovamente la festa in
paese ha trovato d’accordo la collettività. «La festa è del paese», è il commento dei cittadini.
F r a n c e s c a Pa z z a n e s e
n°40 03 novembre 2006
CALORE
7
Val Calore, una cooperativa con una storia senza futuro
Rifiuti: Capuano
La Bcc di Aquara chiama a consulto politici e tecnici per un piano di rilancio chiede spiegazioni
Prima ha chiesto al consiglio d’amministrazione della banca un impegno
preciso a favore del rilancio della
“Cantina sociale”. Poi ha chiamato intorno ad un tavolo i politici e i tecnici
per metterli di fronte alle loro responsabilità. Infine ha rilanciato mettendo a
disposizione le risorse per predisporre
un piano industriale per rilanciare la
Cooperativa schiacciata da un debito
di oltre due milioni di Euro. Stiamo
parlando di Antonio Marino, direttore della Bcc di Aquara che non riesce a
capacitarsi sul perché “tutti i produttori di vino hanno successo e distribuiscono ricchezza e solo la nostra “cantina” è sull’orlo del fallimento.”
Il 19 ottobre, presso l’Hotel Ariston ha
promosso un consulto d’eccezione: Angelo Villani e Corrado Martinangelo,
per la Provincia; Gennaro Mucciolo,
per la Regione; Luigi Scorziello e
Francesco Cosentino, per la Coldiretti;
Mario Miano, per la Comunità Montana Calore S; Geppino Parente e Domenico Nicoletti tecnici; Pasquale Masi e
Maurizio Caronna, per la Coop Val Calore.
Marino, presente in rappresentanza
della Bcc di Aquara, ha elencato le motivazione che ha spinto l’istituto di cre-
dito a prendere l’iniziativa e ha messo
sul tavolo la deliberazione del Cda con
la quale si mette a disposizione un plafond di duemilioni di Euro per mutui a
tasso agevolato per l’impianto e il
reimpianto di vigneti. La durata del
mutuo è di venti anni con un pre-ammortamento di quattro anni (le rate
s’iniziano a pagare dopo quattro anni
quando il vigneto è entrato in produzione).
Villani e Martinangelo, oltre a portare la solidarietà agli agricoltori della
Val Calore, si sono detti pronti ad intervenire con misure concrete a fronte
di un piano industriale realistico che
non contrasti con la legislazione europea.
Mucciolo ha ribadito il proprio impegno ad emendare a correggere l’apposita norma inserita nella finanziaria regionale che prevede sovvenzioni alle
cooperative in crisi, al fine di garantire l’accesso ai finanziamenti anche alla
Coop Val Calore.
Caronna ha sottolineato che l’aumento
di capitale deliberato dall’assemblea
dei soci è stato sottoscritto da 150 soci
(su 980). Pertanto la situazione è critica ma non disperata. Bisogna, però,
agire con rapidità e competenza.
Parente e Nicoletti hanno posto l’accento sulla necessità di separare
l’aspetto produttivo dalla gestione della
commercializzazione. Ritengono, inoltre, che la regione possa intervenire
anche in modo più diretto visto che la
cooperativa ha la titolarità di sette vini
Doc. Il presidente della Val Calore,
Masi, ha ringraziato la “banca” e i presenti per l’attivo interessamento che
hanno dimostrato verso il futuro della
cooperativa e ha dato la disponibilità
sua e dell’intero Cda le indicazione che
verranno dal piano industriale che si
andrà a redigere. Sarà la Bcc di Aquara a farsi carico del coordinamento del
gruppo di lavoro costituitosi, accogliere altre eventuali adesioni istituzionali
e a stanziare le risorse necessarie per
la redazione del piano industriale (circa
seimila euro).
La Val Calore per la nostra Valle è
come la Fiat per Torino. È di vitale importanza riportarla al centro dei processi di sviluppo del territorio e, pertanto,
bene fa la politica a farsene carico lasciando a tecnici l’onere della proposta operativa. Ad ognuno il suo mestiere!
RedAzione
Due sono le possibilità. Nella località
Pastena di Roccadaspide è stata sequestrata una discarica oppure sono stati
apposti i sigilli ad un sito di trasferenza. Dalla maggioranza si propende per
il sito temporaneo dove, dall’estate,
venivano collocati i rifiuti in attesa di
essere trasportati, ogni settimana,
presso gli appositi impianti di smaltimento. Un gruppo della minoranza, invece, insiste per la presenza di un ex
discarica e preme per conoscere le
reali motivazioni alla base del sequestro. Una parte dell’opposizione, inoltre, si chiede la modalità con cui i rifiuti sono stati collocati nell’area in questione. Ciò perché la stampa ha rivelato che l’immondizia veniva interrata
con opportune opere di scavo e che
due dipendenti comunali sarebbero
stati denunciati per violazione della legislazione in materia di gestione dei rifiuti. Infine si chiede all’amministrazione comunale quali provvedimenti si
pensa di adottare rispetto agli avvenimenti citati. Anche l’ex sindaco Giuseppe Capuano vorrebbe delle spiegazioni sia che l’area abbia ospitato una
discarica o un sito di trasferenza. In entrambi i casi, l’ex primo cittadino è cri-
Miano, il venticinque guaderà il fiume dell’incertezza
Il consiglio che potrebbe rendere vana la seduta del Tar del ventisei
Sarà Paolo Paolino, assessore con Donato De Rosa e consigliere anziano alla
Comunità Montana Calore Salernitano,
l’uomo che traghetterà Mario Miano sull’altra sponda del fiume dove c’è la poltrona della presidenza dell’ente.
Quella poltrona che è rimasta vuota,
anche se prenotata nel lungo periodo in
cui la nuova maggioranza è stata lasciata in mezzo al guado impossibilitata da
ricorsi e pastoie burocratiche ad agire nel
pieno delle sue prerogative.
Solo la “saggezza” di Paolino che ha accolto la richiesta di Miano e compagni
di anticipare il consiglio al 25 ottobre,
consentirà all’attuale maggioranza di intervenire con deliberazioni di “autotutela” che renderanno inutile il pronunciamento del Tar
previsto per il 26 ottobre. Infatti, al primo punto all’Odg è posta la presa d’atto della nomina di Maria
Vicidomini a consigliere.
La scelta, saggia, di non procrastinare lo scontro che
avrebbe potuto costringere Miano a fare, ancora un
po’ di anticamera istituzionale è stata consumata tra
le sale ovattate dell’hotel Ariston dove, al capezzale
della crisi, sono arrivati Angelo Villani, Corrado Martinangelo e Gennaro Mucciolo.
L’unica concessione fatta da Paolino alla maggioranza è stato proprio l’anticipazione della data del consiglio, per il resto l’Odg proposto dalla maggioranza
è il sostanziale riconoscimento del fatto che il 29
settembre, è stato commesso un errore a forzare la
situazione disattendendo una sentenza del Tar che
chiedeva che il consiglio si tenesse dopo il 12 ottobre, data in cui il tribunale amministrativo regionale
confermò la Vicidomini nel posto di Bruno.
Lo stesso Paolino, infatti, non ha ritenuto di dover
inserire, come richiesto, anche l’elezione del nuovo
presidente del consiglio, perché andrà perfezionato,
prima di tutto, l’atto di revoca di Ernesto Passaro anch’esso deliberato il 29 ottobre.
A ulteriore testimonianza che il clima si molto raffreddato c’è anche il fatto che al consiglio del 25 è
prevista la presenza della minoranza che torna sui
banchi dell’ente dopo aver vissuto sugli
scudi un periodo lunghissimo di forte
contrapposizione combattuta con ogni
“mezzo”. A loro deve andare l’onore
delle armi da parte dei vincitori che dovranno garantire agibilità politica tentando una gestione partecipata dell’ente sia pur nel rispetto dei ruoli.
Resta ancora da sciogliere il nodo dell’ultimo posto di assessore disponibile,
quello che era destinato a Giuseppe
Bruno, che è stato sostituito da Maria
Vicidomini. La voce più ricorrente è
che toccherà a Pietro Desimone rappresentare Capaccio Paestum, il comune
più popoloso della Cm, in giunta.
Se tutto andrà per il verso giusto, il 26
mattina Paolino, in qualità di presidente del consiglio, salirà le scale della sezione salernitana del Tar
e consegnerà ai giudici gli atti di autotutela deliberati la sera precedente (sostanzialmente si tratterà di
rieleggere Miano e la giunta). A quel punto i giudici
entreranno in camera di consiglio senza più l’oggetto del contendere e potranno mettere la parola fine
alla lunga vicenda che ha visto impegnate le opposte
fazioni in una guerra “senza esclusione di colpi” di
carta bollata e, anche qualcosa in più, in termini di
scadimento dei rapporti personali dentro e fuori il
consiglio.
biesse
tico verso la gestione dei rifiuti dell’amministrazione Auricchio. Capuano,
dapprima, vaglia l’ipotesi del sito di trasferenza. «E’ vero che il comune spende 24000 euro al mese per scaricare i
rifiuti. Se, però l’area sequestrata fosse
davvero un sito di trasferenza con il
conferimento settimanale dei rifiuti ad
altre ditte per destinarli agli impianti
di smaltimento, l’aggravio di spese per
il comune sarebbe esorbitante». Per
poi passare in rassegna l’ipotesi di discarica abusiva. «Se l’area, invece, era
adibita a discarica e i rifiuti venivano
interrati con operazioni di scavo, il sito
di trasferenza sarebbe una scusa per
nascondere l’illegalità della discarica».
Queste polemiche, ad ogni modo, non
risolvono l’emergenza rifiuti che attanaglia non solo Roccadaspide, ma l’intera regione Campania.
F r a n c e s c a Pa z z a n e s e
DIANO
n°40 03 novembre 2006
Rileggere Atena nella tradizione medievale
Presentato in un convegno il libro di Antonio Pignata “E’ statuto che…”
L’impegno nella conoscenza della storia gode di una voce in più, che ha trovato spazio nella lettura storica del medioevo atenese: ”E’ statuto che..”, esordio storiografico di Antonio Pignata,
dottore in Lettere Moderne, conferma
le aspettative di una valutazione importante e rispettosa per un periodo di ricerca che da molti è visto con timore e
insofferenza. L’opera si propone di
tracciare una valutazione storica ed istituzionale dell’antica universitas, avvicinandosi ai canoni di una narrazione
scorrevole, che si avvale del prodigo
archivio della badia di Cava dei Tirreni, nella quale sono stati ricercati tutti
i diplomi che compongono il testo. La
struttura del libro, volta ad evidenziare
le peculiarità e le virtù di un corretto
apparato filologico, nasce sul solco
della tradizione storica e letteraria del
paese, ricondotta a Giovanni Cassandro, a Michele La Cava e ad Elena
D’Alto, vera eminenza in materia. Contestualmente, la curiosità per un esordiente, per uno stile piano e sottile,
senza asperità particolari o ricerche che
costituirebbero un profilo più accademico, attinge ad un costrutto popolare.
Ciò legittima l’evoluzione di un discorso storico compatto, omogeneo, che lascia spazio all’approfondimento e alla
curiosità nel conoscere la sensibilità
politica che ha accompagnato i Sanseverino, nonché le altri grandi famiglie
di nobile lignaggio che hanno guidato
il Vallo di Diano. Nell’affermazione di
ricerche che sappiano ricostruire come
e perché il medioevo sia l’epoca di riferimento nella definizione della moderna società (si pensi alla stessa tradizione di governo dei singoli paesi), è
infine presente l’attenzione per un recupero archivistico che affonda le sue
radici nella maturazione di un percorso storico di base, la cui stesura rimanda al contesto in cui si inseriva il campus Atinas, con il suo ruolo di snodo
per i traffici commerciali, culturali ed
economici.
Carmine Marino
CALORE SALERNITANO
Il sindaco di Piaggine ci scrive...
Caro direttore, ho letto con molta attenzione, e soprattutto con molta stupore, l’articolo apparso su Unico del
20 ottobre scorso da parte del Presidente dimissionario Sig. Ernesto Passaro. Nel leggere tali affermazioni, mi
sono sentito in dovere di sottolineare
che la rappresentatività democratica,
mai come in questa vicenda della nostra Comunità Montana, è stata calpestata e brutalmente violentata, ripercuotendosi negativamente sulle sorti
dell’Ente, dei dipendenti, degli operai
forestali e dell’intero territorio, che mai
prima, era stato così tristemente mortificato. Le dichiarazioni riportate nell’intervista, mi hanno meravigliato, sia
come cittadino che come amministratore pubblico, in tutta la vicenda non
c’è stata affatto legalità, né tanto meno
rispetto per le leggi nazionali e regionali. Voglio ricordare al Sig. Passaro,
tutore delle leggi, che in democrazia
contano i numeri, che ahimé sono stati
costantemente calpestati e derisi. Il
Sig. Passaro, dovrebbe ricordare che,
il Presidente del Consiglio comunitario
dovrebbe svolgere un ruolo super-partes e non solo in favore solo di una
parte di esso, altrimenti viene meno,
come difatti è accaduto, lo spirito di
garanzia istituzionale. L’intera vicenda si trascina avanti dal 1 agosto, da
quando 33 consiglieri comunitari
hanno presentato al protocollo dell’Ente un nuovo programma amministrativo e un nuovo organigramma. Tutto
ciò doveva imporre al Presidente Passaro, se realmente era il garante del rispetto delle leggi come ha affermato
nella sua intervista, la convocazione
del Consiglio Generale e non usare
e mettere in atto espedienti e vari tentativi di boicottaggio della nuova maggioranza, impedendo così in ogni
modo la celebrazione del Consiglio di
insediamento, ma ahimé tutto ciò non
è successo. A porre fine al perdurare
dell’inadempimento da parte del sig.
Passaro, è dovuto intervenire S.E. il
Prefetto con due atti di diffida al fine di
poter finalmente procedere alla convocazione del Consiglio Generale. Ma
nonostante la diffida, il Presidente Passaro soltanto in data 11/09/2006 provvedeva a convocare il Consiglio Generale per il giorno 29/09/2006, ossia
quasi due mesi dopo la presentazione
continua a pagina 11
dalla prima
Vallo, la lettera delle madri
a due passi dal comune, i Ris con i camici immacolati hanno svolto le minuziose indagini per cui sono tanto famosi. Ora, davanti allo studio del fotografo indagato dalle accuse di qualcuno, ci sono solo i concittadini che si
avvicinano per fargli coraggio. La saracinesca è stata ben serrata per una
settimana, accumulando danni su
danni; se dovesse concludersi tutto in
una bolla di sapone le accuse si ribalterebbero alla grande. Ma non è il caso
di lanciare dei contro-giudizi, anche se,
ricorda qualcuno, gli Enzo Tortora in
Italia non sono ancora finiti. Ci sono e
ci saranno. Meglio quindi non fare di
questo paese che ha sempre accolto
tutti con grande generosità uno scenario da peste borbonica con tanto di
untori pronti a seminare sospetti e calunnie. C’è solo bisogno di silenzio in
rispetto dei bambini e delle loro famiglie.
Intanto le suore continuano a svolgere in silenzio il loro compito. Certo,
la Croce che gli è capitata sulle spalle
è grande, bella pesante e mai avrebbero immaginato di portarla così scomoda. Ma si sa, non ci è dato di sceglierla, altrimenti avremmo certamente cercato di evitarla un po’ tutti, chi
più chi meno.Alcune religiose sono in
Africa per aprire una missione che,
come le altre, si rivolge ai bambini con
adozioni a distanza e l’apertura di
scuole per darei un po’ d’istruzione e
dignità. Sono passati in tanti a Vallo
della Lucania in quell’istituto, tanti
hanno dei ricordi sereni e piacevoli di
un’infanzia trascorsa alla luce del gioco
e delle lezioni di catechismo.“Non giudicate e non sarete giudicati”. Forse
questo passo evangelico, vecchio di
duemila anni, andrebbe rispolverato e
rilanciato proprio qui, nel cuore del
Cilento, a Vallo della Lucania.
Nicola Nicoletti
Sta arrivando...
l’insulina per via
inalatoria
Da
molto
tempo se ne
parlava ed è finalmente arrivata… si tratta di Exubera.
La prima insulina per via
inalatoria autorizzata recentemente in America dalla FDA
per il trattamento dei pazienti adulti con diabete di tipo 1 e 2. EXUBERA è una polvere per inalazione contenuta in blister. Il contenuto dei blister deve essere respirato attraverso la bocca fino ai polmoni utilizzando l’inalatore di insulina ad azione rapida. L’insulina inalata viene assorbita molto rapidamente dai polmoni ed
inizierà ad abbassare i livelli di zucchero nel sangue 10-20 minuti dopo
l’assunzione, con un effetto massimo
dopo 2 ore ed una durata dell’effetto di circa 6 ore. L’insulina umana per
inalazione, come gli analoghi dell’insulina ad azione rapida, possiede una
più rapida insorgenza dell’attività ipoglicemizzante rispetto all’insulina
umana solubile somministrata per via
sottocutanea. In più, l’insulina umana
per inalazione possiede una durata
dell’attività ipoglicemizzante comparabile a quella dell’insulina umana ad
azione rapida somministrata per via
sottocutanea e maggiore di quella
degli analoghi dell’insulina ad azione
rapida. L’ipoglicemia, l’effetto indesiderato generalmente più frequente
durante la terapia con insulina, inclusa la terapia con EXUBERA e con
molti farmaci antidiabetici orali, può
verificarsi se il dosaggio di insulina è
troppo alto in relazione al fabbisogno di insulina. Possono comparire
inoltre, tosse, irritazione della gola,
secchezza della gola, difficoltà respiratorie. Una brutta notizia per i pazienti diabetici che fumano, infatti
Exubera non può essere usato se il
paziente fuma o ha fumato negli ultimi sei mesi in quanto si è esposti
ad un rischio maggiore di ipoglicemia. Inoltre devono stare particolarmente attenti i pazienti affetti da
asma o da malattie bronchiali. Dovremo aspettare ancora qualche
mese per avere Exubera in Italia. Ricordiamo comunque ai pazienti in terapia insulinica l’importanza di un attento monitoraggio della glicemia
che può essere effettuato anche in
farmacia dal farmacista.
Alberto Di Muria
[email protected]
n°40 03 novembre 2006
9
CAPACCIO
Capaccio Paestum, la politica cede il passo alla farsa
Documenti, manifesti ed ipotesi di cambiamenti per non cambiare nulla
L’orizzonte politico capaccese si affolla di documenti, manifesti e di ipotesi
di cambiamenti e del “vecchio” che
avanza.
Enzo Sica, con l’intera giunta, è impegnato ad appoggiare la Sarim nell’avvio della raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani.
Intanto, dietro di lui, in ordine sparso,
si muovono le “forze” politiche che
hanno rappresentanti in consiglio comunale. Nel futuro prossimo si sta tirando a campare visto che non s’intravedono cambiamenti nell’immediato
nella struttura della giunta e Sica non
ha nominato il vicesindaco.
An non ha intenzione di rispondere alla
“provocazione” di Gaetano Fasolino
che ha additato nel Capo gruppo del
partito di Fini l’uomo che ha convinto
i cinque consiglieri di FI a sottoscrive
il documento con cui si dava via libera a Sica al licenziamento di Rosario
Catarozzi.
FI, in una riunione presenti, oltre a Fasolino, Antonio Di Benedetto e Vito
Arcaro, sembra, abbia rilanciato il ripristino del famigerato criterio dello
“scorrimento” per scegliere il nuovo
assessore. La proposta, se portata avanti con determinazione, potrebbe riaprire i giochi tra i consiglieri e Angela
dalla prima
Sopra: i tre consiglieri “dissidenti” Bruno, Mucciolo e Francia
Mucciolo potrebbe vedere premiata la
sua lunga azione di protesta con la poltrona che fu di Italo Voza.
C’è chi giura, però, che il rientro della
professoressa Mucciolo tra le fila della
maggioranza sia stato solo il grimaldello per far saltare la proposta di giunta tecnico istituzionale avanzata da
Luigi Barlotti. Infatti, sono in molti a
sottolineare che il dietro front della (ex)
capogruppo di FI in consiglio, è quanto meno sospetto visto i termini con cui
si esprimeva nel manifesto ( “Niente...
e così sia”) sottoscritto con Giuseppe
Bruno e Rosario Francia. Dopo tutto,
non è un segreto che i tre “ribelli” continuano a vedersi e a consultarsi in merito alle vicende politiche e alle propo-
ste di soluzione della crisi.
Certo, bisognerà vedere che reazione
ci sarà da parte dei cinque consiglieri di
FI definiti “inesperti” dall’on. Fasolino. La rottura potrebbe anche diventare insanabile e potrebbe essere propedeutica al sempre “imminente” passaggio dell’intero vertice dell’amministrazione ad altri lidi partitici. Questo sarebbe favorito anche dal fatto che An
ormai non nasconde più il suo disagio
verso il partito di Fasolino che, contrariamente a quanto fa di solito, ha preso
il toro della crisi per le corna e tenta di
ricondurlo negli argini che gli sono più
familiari, la trattativa si fa su tutto.
Eppure, sembrava che la scelta di Fasolino, di difendere l’intera giunta Sica,
andava nella stessa direzione di quella
fatta “in pectore”, da tempo, da parte
del sindaco stesso: salvare gli assessori e tenersi stretta la maggioranza che lo
ha sostenuto fina dalla prima ora.
L’opposizione, intanto, non sta a guardare!
Come una fisarmonica, si ricompatta o
si “sparpaglia” a seconda di quello che
succede dall’altra parte: quando Sica si
rafforza (si fa per dire) Paolo Paolino e
Pietro Desimone si riavvicinano, quando Sica perde colpi, scricchiola l’impalcatura messa in piedi, testardamen-
te, da Nicola Ragni al quale non resta
che sfoderare il baffuto sorriso per nascondere lo scoramento a cui è costretto per l’immane compito che si è dato:
raccogliere le firme utili per far cadere l’amministrazione voluta da Fasolino e tenuta in vita da Sica.
Il sorriso non compare nemmeno sulle
labbra di chi spera in un ritorno alle
urne in primavera: Pasquale Marino,
Antonio Vecchio, Pietro De Rosa, Angelo Quaglia. Tanto per citare qualcuno che non siede già in consiglio comunale. Ma nel Consiglio stesso non
manca chi ha aspettative: Paolino e Desimone, già avversari di Sica, ma gli
stessi Pasquale Quaglia e Nicola Ragni
non si tirerebbero indietro, se si verificassero le condizioni “politiche”. Chi
di questi uomini potrebbe essere felice
di lanciarsi in una campagna elettorale di “tutti contro tutti”? Il vero problema è che, dopo l’esperienza Sica eletto alla carica di sindaco a furor di popolo, sono pochi i soggetti disposti ad
immolarsi, a priori, sugli altari del
“bene comune” facendo da battistrada.
Pertanto, si aspetta che la brezza di primavera spazzi via la nebbia che ristagna nel sottobosco politico che si è
fatto, comunque, più folto.
Bartolo Scandizzo
Capaccio, le case di Sica e Fasolino
sempre Mario Tambasco - perchè circolavano i
soldi provenienti da un'Italia in pieno sviluppo
economico e qui da un'agricoltura molto florida
con i poderi della Riforma Fondiaria che, finalmente, sembrava avessero imbroccato la strada
giusta. Chi vuoi che in quegli anni denunziasse,
abbattesse, impedisse. Non gli sembrava nemmeno di commettere qualcosa di male anzi veniva ben visto chi creava qualcosa che non c'era.
Addirittura si cominciò ad occupare suolo demaniale e sorsero i primi immobili dentro la pineta”.
“Una pezza” tentò di mettercela solo l'ottimo pretore d’assalto De Luca. Prima di arrivare in ufficio, la mattina, si faceva un giro per il litorale e
per Capaccio Scalo. E dove vedeva costruire...
spediva le recalcitranti guardie. Durò poco. Solo
allora si ebbe una chiara e forte presa di posizione sotto il profilo giudiziario contro l'ormai dilagante abusivismo edilizio .
Furono sequestrati i campeggi e vi fu molta tensione con gli operatori turistici in quell'estate che
il giudice De Luca decise di non andarsene in villeggiatura altrove.
Intervennero i politici a livello nazionale e sanarono. E più erano di sinistra e più si dimostrano
“sensibili”. Poche le eccezioni: famosi, e con eco
sulla stampa nazionale, furono gli interventi dell'allora giovane sindaco socialista Luigi Gorga e
di Gigino Di Lascio, che tentarono di arginare il
fenomeno. L’avventura politica di Gorga finì. Chi
lo boicottò? E perché? E i mandanti chi erano?
Interrogativo da consegnare a qualche volenteroso storico, non certo ad un cronista di gazzette che, nella migliore delle ipotesi, è sempre uno
che scrive di fretta. Fatto sta che Capaccio Scalo
è oggi quella che vediamo. Una media cittadina
cresciuta in fretta. E male. E da qui nasce una
constatazione che viene attribuita a Gaetano Fasolino. E cioè che qui c’è un partito che è sempre
al governo e che a seconda delle convenienze è
di sinistra o di centrodestra. Quello del cemento.
Che riduce tutti al ruolo di modesti comprimari,
e chi ha strane idee dev’essere messo ai margini.
Oggi il nuovo Puc è un capitolo da chiudere al
più presto affinchè le betoniere possano lavorare al massimo. Dove? E per conto di chi? Saranno i soliti noti?
Della questione dei grandi centri commerciali se
n’è discusso parecchio su questo giornale, ed
anche su altri organi di stampa. Gli schieramenti sono stati netti: chi era a favore è venuto più o
meno allo scoperto. La partita sulla scacchiera è
chiara. Sullo sfondo restano una serie di vicende
legate all’edificazione e ristrutturazione di alcune aree della città: dal mercato ortofrutticolo al
campo sportivo, dal tabacchificio del Cafasso all’annunciato centro direzionale che ha intenzione di realizzare il consorzio di bonifica di Pae-
stum.
E siamo all’oggi: "Caro Enzo", "Onorevole Fasolino", il tono confidenziale dell'uno fa da contraltare alle formalità del secondo. E' durissimo lo
scontro che si è aperto fra il deputato ed il sindaco di Capaccio. Un'altra presa di posizione è arrivata da Maurizio Paolillo, di "Azzurri per Capaccio", una lista-satellite di Forza Italia, e finora ritenuto uomo molto vicino a Fasolino: "Non
possiedo né ho acquistato alcun terreno né conosco alcun malvivente napoletano e sarei invece
molto felice di sapere quali sono le operazioni
misteriose delle quali il nostro deputato parla.
Vada subito a raccontarle al magistrato". Sullo
stesso argomento si attende la reazione di Alleanza Nazionale, il partito sul quale Fasolino ha lasciato cadere forti sospetti di "condizionamento"
e che marcia sempre più in evidente rotta di collisione con il parlamentare. Sica invece chiede a
Fasolino un sostegno "senza condizioni". Traducendo: non vuole avere condizionamenti. Il sindaco quali paventa?
Su “Centopassi” scrive così Lucio Capo:”Il tentativo di regolamentare lo sviluppo di Capaccio
agli inizi degli anni '80, fatto con il piano Airaldi è miseramente fallito, si è costruito in modo
indiscriminato dappertutto, senza edilizia popolare, senza servizi e senza opere pubbliche, badando solo ai profitti personali e alla speculazio-
ne immobiliare con prezzi schizzati alle stelle,
oggi comprare casa a Capaccio Scalo costa più
che a Roma”.
La conclusione torna a Mario Tambasco che ci
spiega bene perché la questione è così aggrovigliata: “Da una stima approssimativa ritengo che
una gran parte degli elettori locali ha realizzato
(abusivamente) un muro di cinta, un rifacimento
di facciata, un garage, una cantina, una ristrutturazione interna, la trasformazione di una soffitta
in mansarda, il cambio di destinazione di un fienile in casa di abitazione o in villa di lusso, una
vasca di raccolta del letame in piscina, una casa
rurale in villa, un garage esente da oneri di urbanizzazione in deposito commerciale, aree a verde
o parcheggio condominiali in giardini o posto
auto per singoli appartamenti condominiali, appartamenti accatastati come abitazioni in uffici,
locali deposito in zona Peep in negozi con attività commerciali senza alcun condono”. Il risultato? Nessuno scaglierà mai la prima pietra o disturberà i “manovratori”: restano le “parole in libertà” (così lui stesso le ha definite) di Gaetano
Fasolino, il deputato di Capaccio. Pesanti. E i
nuovi appartamenti. Pochi e costosi. Uno sviluppo così va bene solo a pochi privilegiati. Ma non
credo che questa sia la questione oggi all’ordine
del giorno sui muri della città dei templi.
O re s t e M o t t o l a
CAPACCIO
n°40 03 novembre 2006
I consigli dell'onorevole Fasolino e la risposta di Enzo Sica
Il botta e risposta tra il sindaco e il deputato
"Qualche consiglio al sindaco" s'intitola il manifesto apparso ieri mattina
sulle mura cittadine, a firma del deputato Gaetano Fasolino. "Caro Enzo,
dopo Italo Voza, Mimmo Nese e Gerardo D'Angelo e dopo un tentativo non
riuscito di far fuori tutti gli assessori, è
stata la volta di Rosario Catarozzi". A
tutti è noto che la decisione di affidare
l'incarico di assessore al Demanio e alle
Finanze al dirigente della Pirelli aveva
ricevuto la "benedizione" di Fasolino,
altrettanto scocciato dalla decisione di
"sacrificarlo" per la risoluzione della
crisi amministrativa. "Contro Catarozzi - prosegue il manifesto - c'è stata una
dura presa di posizione di Alleanza Nazionale, cui ha fatto eco, in un sapiente gioco delle parti, un 'sentimentoso'
appello di cinque consiglieri che, per il
bene della patria, hanno invitato il vicesindaco a cedere alle richieste di An".
Poi il parlamentare istiga sospetti su
tentacoli malavitosi che starebbero cercando (o sarebbero già riusciti) ad inserirsi in zona. "Qualcuno parla addirittura di capitali napoletani, di referenti
locali, di una partita, insomma, in cui a
farla da padrone potrebbe essere qualche settore della malavita organizzata.
Parole in libertà? Lo spero. Il segreto è
nascosto negli scaffali dell'Ufficio del
Registro, presso qualche notaio e all'ombra di qualche cassetto privato".
Infine l'esortazione al primo cittadino:
"A questo punto, caro Enzo, bisogna
darsi una mossa e approvare rapidamente il piano urbanistico, anche perché ogni ulteriore ritardo si traduce in
un invito a nozze per gli innominati su
nominati". Infine il parlamentare invita il sindaco Sica a portare in Giunta,
entro 15 giorni, gli indirizzi programmatici che il professore Forte ha previsto per il Puc, quelli previsti con la
precedente amministrazione, o quelli
nuovi decisi dall'attuale amministrazione, approvando entro tre mesi la relazione programmatica del piano urbanistico.
Così il sindaco Sica ha risposto al manifesto: "L’onorevole Fasolino, con un
manifesto che, ovviamente invierò alla
Procura della Repubblica per la miriade di risvolti che lui stesso dovrà illustrare a chi di dovere, avendone il dovere come cittadino e come parlamen-
tare, mette il dito in una piaga di cui io
sono la prima vittima. Ben sei mesi di
paralisi amministrativa, certamente non
sono venuti dal nulla, né Forza Italia
ne è totalmente estranea. Questi mesi
hanno creato ritardi seri, ed anche il
Puc ne ha subito molto. Se la crisi amministrativa, come sembra, è realmente rientrata, e se a questo abbiamo concorso tutti, con grande senso di responsabilità, allora voglio tranquillizzare
proprio tutti, e principalmente l’onorevole Fasolino, sulla ripresa delle attività che ci condurranno a definire una
proposta seria sul Puc di Capaccio. Ha
ragione il nostro parlamentare a preoccuparsene, è ora che tutti i gruppi con-
siliari tornino a lavorare con grande determinazione.
Dunque recepisco di buon grado i suggerimenti che io leggo in positivo e che
soprattutto vanno nella direzione di un
prosieguo di attività amministrative.
Non ho ad onor del vero né elementi
nè dati concreti per focalizzare ed additare alchimie o macchinazioni affaristiche. So soltanto che il modo migliore per sconfiggere chi avesse idee
strane nella mente, è vincere la paralisi amministrativa. L’immobilismo è il
vero mostro che attanaglia la politica e
va sconfitto con grande determinazione, e non solo con i buoni propositi. Un
alleato certo dei potenziali speculatori
è l’immobilismo e la paralisi amministrativa .
I lavori consiliari per esaminare il Puc
riprenderanno quando prima, e tutto,
alla luce del sole, diverrà patrimonio
del Consiglio Comunale e dei cittadini
di Capaccio.
Tuttavia ho bisogno, abbiamo bisogno,
di stabilità amministrativa e soprattutto di un sostegno “senza condizioni”.
Uno strumento urbanistico che definirà il destino del nostro paese per i prossimi decenni , nasce da un clima amministrativo di stabilità e di tranquillità. Oggi tutti coloro che vogliano realmente concorrere al raggiungimento di
risultati certi, debbono concorrere al
realizzarsi di tale clima di stabilità".
Nella foto: Sica e Fasolino in una foto
di altri tempi, quando fra i due i rapporti erano molto diversi da quelli di
oggi.
Oscar Nicodemo
C’è del marcio in Danimarca
Alla fine è arrivata la testimonianza pesante
che mancava,
l’azione risoluta
che si attendeva,
la battuta più o
meno ad effetto
per chiudere alla grande l’opera buffa
della politica capaccese: l’affisso del
parlamentare Gaetano Fasolino.
Non passa certamente inosservato il
fatto che questo ex ottimo medico, ex
modesto socialista, ex pessimo assessore regionale sia intervenuto nelle disastrose vicende amministrative con marcato piglio da teatrante. Forse nessuna
compagnia di giro lo avrebbe mai scritturato, ma l’impresario principe della
“nuova commedia all’italiana”, Berlusconi Cavalier Silvio, autentico talent-
scout di politici inefficienti con vena
da ipocritès (il termine con cui i greci
designarono l’attore), non esitò più di
tanto per raccoglierlo sul suo carrozzone. Senatore prima, ora Onorevole, la
punta di spicco del clan salernitano di
FI fa sapere alla cittadinanza, tramite
un manifesto e, come nella recente tradizione, nel rispetto del dubbio gusto,
cosa la sua volontà desidera si faccia
al più presto.
In verità, dopo aver bacchettato il sindaco Sica, facendo finta di essere prodigo di benevoli consigli, e dettato
priorità programmatiche facilmente
condivisibili, il Fasolino rimarca “stranezze” che turberebbero la vita sociale e politica del territorio. Egli ci riferisce di una “partita” dove, a farla da
padrone - parole sue - potrebbe essere
qualche settore della malavita organiz-
zata.
Per quanto riguarda l’argomento, non
ho nessuna intenzione di sostituirmi
alle forze dell’ordine, per cui non mi
azzardo a tracciare schemi di indagini
o a riferire di intuizioni personali non
sopportate da alcuna prova. Si aggiunga che non voglio avere il fastidio di
trovare un’altra gomma della mia utilitaria presa a coltellate. Nell’articolo
precedente a questo, avevo solo accennato, piuttosto genericamente, a possibili malaffari, tirando in ballo, logicamente, la camorra. Francamente troppo
poco per meritare un “avvertimento”
che è giunto puntuale e a sproposito.
Del resto, di opportuno in questo luogo
c’è ben poco, se si pensa che chi chiede conto dell’operato politico della
Giunta Municipale è colui che tecnicamente ne è l’ideatore e il controllore.
Ma davvero l’Onorevole Fasolino
vuole dare ad intendere che il suo partito, Forza Italia, sia immune da gravi
colpe per la crisi amministrativa e politica del paese che perdura da così
tanto tempo?
Può, lei, in virtù del suo impalpabile
passato politico, salire in cattedra e
dare consigli a chi non ne ha bisogno
per continuare per la strada sbagliata?
Si riconosce o no in uno dei responsabili politici e morali del degrado di Capaccio-Paestum, ormai una zona segnata da un abusivismo disarmante, da
una disoccupazione allarmante e da
un’economia depressa?
Cosa vede intorno a lei, miseria o bellezza? I tempi sono cambiati o stanno
per cambiare, la sua politica è inutile
quanto la predica di un prete peccatore.
n°40 03 novembre 2006
11
CAPACCIO
Torna l’incubo Cannito, la discarica delle polemiche
Una delibera comunale propone un sito di stoccaggio provvisorio
Torna l’incubo Cannito. Ripercorriamo i fatti più rilevanti.
Con ordinanza del 14 aprile 2003, a
firma Vanoli, il presidente della Giunta regionale della Campania Antonio
Bassolino, in qualità di commissario di
Governo per l’emergenza rifiuti, bonifiche e tutela delle acque, approva il
progetto esecutivo presentato dalla
FIBE Campania Spa, relativo al sito di
stoccaggio provvisorio su un’area ubicata nel comune di Capaccio.
Giugno 2003. Protesta dei cittadini di
Capaccio Paestum che presidiano il
sito notte e giorno, ad essi si uniscono
i sindaci di Capaccio, Trentinara e
Giungano. Il pittore Wilkens Desiderio vi espone i suoi quadri per far rilevare la bellezza del posto da trasformare in un parco. La stampa locale e
nazionale dà voce alla protesta. Il pericolo che una zona a due passi dall’area archeologica di Paestum possa
essere trasformata in un sito di rifiuti
sembra debellato con il sequestro del
sito da parte della magistratura. Purtroppo successivamente dissequestrato.
La Fibe resta proprietaria di parte della
zona. Attualmente il rischio si ripresenta e questa volta non per opera di
un commissario regionale ma dell’attuale giunta. Con delibera di giunta
comunale n. 276 del 06/10/06, presenti il sindaco Enzo Sica, il vicesindaco
Rosario Catarozzi e gli assessori
Maurizio De Rosa, Alfonso Santo-
mauro, Sergio Butrico, “vista la chiusura della discarica di Montesarchio
(BN) , le difficoltà del Cdr di Battipaglia e Sardone… l’area della precedente discarica comunale in località Cannito può essere adibita a sito provvisorio di stoccaggio da attuare mediante ordinanza sindacale in deroga alle
disposizioni vigenti… Si rende necessario predisporre apposita perizia estimativa per l’esecuzione dei lavori…
Spesa 110 511,25 euro”.
Capaccio – capoluogo mercoledì 18 ottobre i consiglieri di minoranza incontrano i cittadini. All’assemblea partecipano gli ex sindaci Francesco Patella, Pasquale Marino, Paolo Paolino e Pietro Desimone. Soluzione sbagliata per Nicola Ragni, ex assessore
e consigliere di minoranza, che accusa
LA LETTERA
“Stampa, fiaccola orientatrice”
Gentile Direttore,,
il penultimo numero di Unico ospita una
riflessione di Antonio Marino, il quale,
a proposito di Capaccio (ma non solo),
osserva che il tuo giornale, anziché evidenziare i problemi della comunità, dà
troppo spazio alle chiacchiere di amministratori locali. Al riguardo, fa alcuni
esempi ed indica una serie di questioni
che meriterebbero di essere trattate (il
turismo, la disoccupazione, il mercato
edilizio, il semaforo non funzionante di
Viale della Repubblica, ecc.). Invece,
dando spazio ai pettegolezzi, secondo
Marino, si diseduca il cittadino. Secondo me, l’articolista ha ragione ed ha toccato la questione delle questioni, ossia la
mancanza di riflessione critica alle nostre latitudini (e non mi riferisco solo al
nostro territorio), ma l’osservazione,
posto che in condizioni normali non
spetta alla stampa svolgere tale compito, non credo che intenda essere ingenerosa nei confronti della stampa, e in particolare del Tuo giornale, ma attribuirgli
anche una funzione di “supplenza” stante la situazione – di certo non normale –
che si vive nel Sud e, per quanto ci riguarda più da vicino, a Capaccio-Pae-
stum. Più chiaramente, la stampa potrebbe, insieme ad altri soggetti, fungere da fiaccola orientatrice, per evidenziare le problematiche che interessano
tutti noi. Oltre alla mancanza di riflessione critica, le altre questioni sono rappresentate dalla crescente indifferenza
della gente verso la politica e dall’assenza di qualsiasi iniziativa al riguardo
da parte del mondo della cultura. Quest’ultima, in particolare, deve essere la
capacità di costruire condizioni per migliorare la realtà e, sotto tale profilo, un
giornale deve essere un “cane da guardia” del territorio in cui opera e, quindi,
analizzando la realtà, segnalare e denunciare le questioni che devono essere affrontate, lo ribadisco, nell’interesse di
tutti. Diversamente, come argomenta
Marino, si corre davvero il rischio che la
stampa contribuisca ad “aiutare” i lettori a divorziare dalla realtà. A mio parere, la crescita di un paese è data dall’impegno di persone capaci ed intelligenti e
sarebbe, quindi, giovevole e utile sforzarsi di far capire alla comunità l’importanza di avere amministratori capaci e
come fare per allevarli.
Rosario Francia
gli attuali amministratori di dilettantismo politico, in quanto l’emergenza
spingerebbe gli altri paesi a scaricare
a Cannito. Per Piero Cavallo è la ciliegina sulla torta di un’amministrazione
che deve essere mandata a casa “Bertolaso non chiederebbe altro che di
avere la possibilità di un luogo dove
scaricare la spazzatura”.
Paolo Paolino, come è suo costume,
interviene con atti alla mano. In risposta a sue richieste e di altri consiglieri
di minoranza preoccupati della possibilità di riproporre Cannito come sito
per i rifiuti nel marzo 2006 il consiglio
all’unanimità delibera l’inibizione a
localizzare a Cannito oppure in altre
località del territorio comunale attività di stoccaggio, di vagliatura e di
trasformazione dei rifiuti. Giovedì
continua da pagina 8
26 ottobre in Consiglio si discuterà
della ratifica della delibera. Il consigliere evidenzia che il costo della gestione dei rifiuti è aumentato di un milione di euro nel 2006 per cui i cittadini si vedranno sovraccaricati già dal
2006 di un rincaro della tassa sulla
nettezza urbana del 26%. “È il sindaco che ha causato i più ingenti danni
all’economia del comune. Sarà edito
un opuscolo che riporterà gli errori madornali compiuti in questi due anni”.
Pasquale Marino ha seri dubbi sulla
possibilità che venga realizzata la differenziata, visto che siti di umido in
Campania non ce ne sono, solo in Basilicata. Ricorda che, quando la sua
amministrazione propose un sito di
stoccaggio in località di confine tra
quattro comuni, “l’attuale sindaco, un
assessore di oggi, uno sbarbatello di
Albanella e uno scienziato di Roccadaspide si opposero fermamente”. Per
Francesco Patella, ex sindaco, l’opposizione deve essere promotrice di
un’alternativa. Cannito è improponibile, propone la località Centanni, in
particolare ora che partirà la diffenziata e questo consentirebbe anche un
notevole risparmio economico. Pietro Desimone riconosce che anche
l’opposizione deve assumersi le sue
responsabilità se Capaccio è un paese
allo sbando, che sta degradando. Per
lui “Cannito non si tocca è il simbolo di una protesta, dobbiamo rispetta-
Passaro, i numeri e
le procedure
delle firme dei consiglieri. La vicenda, purtroppo, non si è conclusa qui,
prima del Consiglio Generale, e precisamente in data 28/09/2006 il Sig.
Passaro presentava le proprie dimissioni da Presidente del C.G. per poi
reintegrarsi nelle proprie funzioni in
data 29/09/2006, non tenendo affatto
conto delle leggi, altro che legalità.
Considerato che lo stesso è stato per
anni anche sindaco, dovrebbe ben ricordare che la legge nazionale prevede che una volta presentate al protocollo dell’Ente le proprie dimissioni,
le stesse sono immediatamente efficaci, ma anche questa volta la legge
è stata disattesa. Tengo, inoltre, a ricordare ai numerosi lettori che purtroppo in questa vicenda si sono verificate incongruenze e messe in atto
procedure che non hanno affatto tenuto conto delle leggi nazionali, regionali e locali, con gravi conseguenze sulla funzionalità dell’Ente e dell’intero territorio. Nonostante tutte le
procedure ostruzionistiche messe in
atto, in data 29/09/2006 in presenza
della maggioranza dei consiglieri comunitari e del quorum necessario si è
proceduto finalmente ad eleggere sia
il Presidente dell’Ente che la nuova
Giunta Esecutiva, che ha come unico
scopo la forte volontà di far risorgere le sorti della Comunità Montana,
del territorio e degli operai forestali,
dando un nuovo impulso ed una
nuova visibilità alla stessa. Concludo
col dire al Sig. Passaro che in una Democrazia, come la nostra, elemento
essenziale sono i numeri, che in tale
vicenda sono stati costantemente e
continuamente calpestati. Voglio scusarmi, infine, con Voi lettori per il mio
sfogo, ma purtroppo di fronte a tali
metodi, al limite della correttezza istituzionale, era giusto far capire a tutti
che sono stati messi in atto procedure che hanno mortificato noi consiglieri comunitari e l’intero territorio,
ma a nome di tutta la nuova Maggioranza, posso assicurarvi che la nostra
Comunità Montana dovrà risorgere
ed avere un ruolo propulsivo per il
bene della collettività e dell’intero territorio, aspetti che in questi anni sono
sempre stati posti in secondo piano.
Angelo Pipolo, Sindaco di Piaggine
re chi si è battuto... Metà delle spese
comunali vengono utilizzate per la
spazzatura. I sindaci si limitano ad aumentare la tassa. È inimmaginabile
spendere simili cifre senza risolvere i
problemi Capaccio attraversa un momento difficilissimo, perché non esiste
il paese, ma solo un dormitorio dove
le persone si fermano e lavorano altrove, occorre costruire un’anima”.
“Sì ma cosa dobbiamo fare? Qual è la
soluzione?” si chiedono alcuni cittadini presenti.
Siamo pronti ad un’ulteriore protesta.
I cittadini sono stanchi di vedere spazzatura, spazzatura, spazzatura che resta
negli occhi e nella mente e sfigura i nostri bei paesaggi, monti, mare, villaggi. Tutto è degradato. La differenziata? Ci auguriamo tutti che si faccia al
più presto. Ben venga un termovalorizzatore e insomma impegniamoci
tutti a produrre meno rifiuti a combattere il degrado.
Enza Marandino
CILENTO
IMPRONTE
n°40 03 novembre 2006
Storie di personaggi cilentani a Salerno
Enzo Landolfi, il racconto della vita
Vulcanico, pirotecnico, a dir poco, travolgente, con lui ogni tipo di conversazione diventa ritmo.
Le parole saltano, glissate come sui
tasti di un pianoforte, e non è davvero
cosa semplice arginare i guizzi della
sua spiccata personalità.
Vero gentleman d’altri tempi, dotato di
forte presenza scenica, profondo conoscitore dell’animo umano, riesce a trattare le cronache tutte con grande obiettività , sempre nel rispetto dell’ambiente in cui si trova, approfondendo con
passione tematiche culturali di ogni genere.
Enzo Landolfi (nella foto a sinistra
con Sergio Vecchio), giornalista televisivo di razza, conosciuto dai più, ha
energia da vendere e con altrettanta
verve si racconta…
Di solito a una donna non si chiede l’
età ma per un uomo è diverso…
“ Certo, ho cinquantanove anni”, risponde , prendendo subito la parola.
Il suo paese d’origine?
“ Sono originario dell’alta Valle del
Sele, precisamente di Buccino”.
Come ha avuto inizio la sua carriera
giornalistica?
“ Un po’ per caso, un po’ per fortuna.
Io sono un ex ispettore delle tasse.
Poi un mio amico, José Elia, oggi tra
gli autori del seguitissimo programma
tv di Canale Cinque , Il grande fratello, mi condusse negli studi televisivi di
Telecolore, anche perché era a conoscenza delle mie inclinazioni di animatore: mi convinse, così, di provare a
condurre qualche programma.
Ho continuato ad avere
esperienze televisive presso Liratv e TeleSalerno ma
ho fatto presto ritorno a
Telecolore”.
Essendo anche autore di
libri , si sente più uno
scrittore o un giornalista?
“Né l’uno né l’altro. Io mi
sento e sono un conduttore televisivo, una specie di
istrione, come mi piace
definirmi, perché la mia
massima aspirazione è far
star bene gli altri alla luce
di ogni verità, curiosità e avvenimento da scoprire nella nostra bella provincia.
C’ è da dire che in televisione si prova
un senso di libertà che non riuscirei a
trovare solo scrivendo. Ho pubblicato,
tuttavia, I racconti di caccia, nati da
un’ idea in comune con l’Assessore
provinciale alla caccia Nino Rinaldi, e
Vite in gioco, una serie di racconti il
cui ricavato è stato devoluto in beneficenza”.
Risaputo, quindi, è il suo impegno
per il nostro territorio, che comprende in particolar modo i paesi a sud
di Salerno. Che cosa vorrebbe cambiare all’ interno di quest’ area geografica e che cosa lascerebbe invariato?
“ Non mi stancherò mai di percorrere
i nostri paesi… (e sorridendo), questo
che sto per dire è uno scoop: nel periodo natalizio, nei Picentini, riceverò la
cittadinanza onoraria insieme a Renzo
Rossellini, alla presenza di esponenti
del mondo politico e della cultura e del
Presidente della Regione Campania,
Antonio Bassolino. A me sarà riconosciuta per l’ impegno demo-etno-antropologico, che ho profuso in questi
anni nel nostro territorio, e a Renzo
Rossellini, per il continuo impegno di
stampo neorealista.
Tornando alla domanda di prima: dei
nostri paesi, ne lascerei imperturbate
le bellezze della natura e i cilentani che
adoro, insieme al loro humus dialettale.
Figli della terra, aspri e forti, quando
si convincono delle loro potenzialità,
vanno dritti per la loro strada e nessuno li ferma.
La provincia cilentana è, per me, l’unica fonte di vera cultura, una provincia
da gustare, ricca di enogastronomia…
Per un periodo sono stato nomade ma
poi sono voluto ritornare a lavorare
nella mia terra e ammiro molto coloro
che, pur nelle avversità , rimangono
ancorati alle loro radici. Mi riferisco
soprattutto ai giovani e mi dispiace
constatare che in molti emigrano per
lavoro. Apprezzo invece chi rimane
qui, anche se nelle difficoltà.
Il Sud ha tante intelligenze che è un
peccato esportare.
Non ho fiducia, pertanto, nelle istituzioni. Cambierei la mentalità, sì, quella la cambierei veramente. Mi rendo
conto che la nostra è una provincia frastagliata, difficile da gestire, ma mi
piacerebbe che si tornasse a vivere trecentosessantacinque giorni all’ anno”.
Quale sentimento le procura rabbia e che cosa, invece, la rallegra?
“Mi fa arrabbiare il malcostume, la
protervia, la maleducazione. Io sono
un poliglotta del dialetto salernitano,
uno sciovinista provinciale di estrazione comunista, un ateo paganeggiante
che per vigliaccheria sta cercando le
vie della fede. La solidarietà mi affascina, insieme al vero volontariato e
all’ umanità verso chi vive ogni tipo di
devianza. Quando rincorrevo successo e benessere, non riuscivo a vedere le
stelle…è da poco che alzo gli occhi al
cielo e le guardo…la vita è questa,
fatta di reali sentimenti come l’amore
per i paesi, un’estensione dell’ anima
alla quale non rinuncio e dove ritrovo
i miei giochi di bambino. Bisogna riscoprire i valori della terra, recuperare
il tempo perduto di una volta, ritrovarsi spesso e comunque…”
Rossella Oricchio
Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano
Graduatoria Definitiva Microfiliera Artigianale
1 MARINO TERESA CAMEROTA 107
2 BENINCASA CARMEN AGROPOLI 96
3 CHEM SAS S MARIA DI CASTELLABATE 91
4 PELUSO ELSA SALA CONSILINA 90
5 TROCCOLI FABRIZIO CAMEROTA 89
6 AURICH LUCIENE VALLO DELLA LUCANIA 87
7 PUGLIA MARIA ROSARIA VALLO DELLA LUCANIA 86
8 TAMBASCO NICOLA MONTANO ANTILIA 84
9 VENERI GIUSEPPE ANGELLARA 81
10 SOLINO ANNA SANT'ARSENIO 81
11 IANNUZZI GIOVANNI CAMEROTA 80
12 RUGGIERO MASSIMO MOIO DELLA CIVITELLA 80
13 MAROTTA NICOLA LAURINO 80
14 VOLPE PASQUALE FRANCO SICIGNANO DEGLI ALBURNI 78
15 PICCIRILLO FRANCESCO CASTELLABATE 78
16 D'AGOSTO ANTONIO OGLIASTRO CILENTO 77
17 PERRONE FIORENTINO LAUREANA CILENTO 77
18 LA PADULA GERARDINA SANT'ARSENIO 76
19 MAGISTER SRL AULETTA 75
20 CAMEGI SNC CICERALE 75
21 SCOVOTTO LUCIANO ROCCADASPIDE 74
22 CAMPITELLO DOMENICO STIO 73
23 CANTIERI SCHIAVONE SRL POLLICA 73
24 COSTRUZIONI ELLEBI AULETTA 73
25 PESSOLANO ANTONIO ATENA LUCANA 73
26 ECAM SRL AGROPOLI 72
27 POMPOSELLI RAFFAELLA CICERALE 71
28 FORTUNATO ANTONELLA ROCCADASPIDE 69
29 D'ORIA GIANCARLO LAURINO 68
30 NICOLETTI VINCENZO LAURINO 68
31 CONFLA SRL AULETTA 68
32 MP COSTRUZIONI SRL CASALVELINO 68
33 CINELLI ANTONELLO MAGLIANO VETERE 67
34 EDIL ARTIGIAN LEGNO DI ZAMMIELLO ROSA SICIGNANO
DEGLI ALBURNI 65
35 ORANGES EDILSOLE SRL CASALVELINO MARINA 62
36 GORGA MARIA SARA MONTEFORTE CILENTO 60
37 CAPPARRONE MAURO SALENTO 58
38 MASSANOVA FRANCESCO COSTRUZIONI CASALVELINO 55
39 RISPOLI ROMOLO OMIGNANO 55
40 MONZO GIOVANNI OMIGNANO 45
n°40 03 novembre 2006
ECONOMIA
Una manna dal cielo, la calamità naturale
I politici fanno voti, gli agricoltori soldi facili
Sabato 21 ottobre, alle 20,30 una pioggia insistente precipita sulla Piana del
Sele. Passano alcune ore, non arrivano schiarite. Peggio, la perturbazione
si aggrava. Pioverà per tutta la notte.
La gente dorme, gli agricoltori tremano. Dai canali del Consorzio di Bonifica tracimano acqua e fango. Serre e
campi aperti vengono invasi, resteranno irreparabilmente danneggiati. I coltivatori si recano nelle loro aziende,
“annusano” il dramma, girano per la
Piana in attesa dell’alba. Domenica
mattina lo scenario è drammatico, scatta la conta dei danni. Tutti gli agricoltori lamentano allagamenti, roba da diluvio universale. Non ci sarebbe un
lembo di terra asciutto, una piantina rimasta a galla, un'arca di Noè intatta.
"Abbiamo perso tutto" ripetono corifei. Il tutto perso sembra esagerato. I
danni ci sono: due milioni di euro. Il
computo è avvenuto alla "carlona",
come sempre. Ma chi pagherà? Ovviamente…la calamità naturale. Pagherà
lo Stato, quindi, pagheranno i cittadini ignari di quel che avvenuto. Calamità naturale, per i politici è la panacea
di tutti i mali. Scaraventatosi nella
piana allagata, il sindaco Melchionda
assicura: "chiederemo la calamità naturale". Il presidente del Consorzio,
Vito Busillo, se la prende con la Provincia di Salerno "non ci danno i soldi
per irrigimentare i canali". Tre secondi dopo, pure lui chiede la calamità
naturale. Cioè i soldi dallo Stato. Gli
agricoltori muniti di Suv e jepponi da
100 mila euro sembrano risollevati.
Che balsamo morale, sta calamità naturale. Lacrime vere o lacrime di coccodrillo? Il giallo viene scoperto in
consiglio comunale, grazie a un pittoresco intervento dell'assessore Emilio
Cicalese: "Siamo di fronte a un evento disastroso…” e va bè, s’era capito
“un evento senza eguali negli ultimi
cent'anni" e va bè, qui il Cica esonda.
Negli ultimi cent'anni? Il fiume Sele
tracima quattro volte all'anno, domenica mattina non è successo. Per il Calore vale la stessa valutazione, è rimasto nel suo letto, senza rompere…gli
argini. Qualcosa significherà, no? In
montagna e in collina non è mancato il
fango. Ma di frane e danni nessuna
traccia. Ma allora, questa pioggia abbondante è veramente l'evento più
grave degli ultimi cent'anni? Cicalese
ha esagerato, attirandosi le risate di
molti astanti durante il consiglio comunale. Ma Cicalese non è uno stupido, non è sprovveduto. E allora, come
si spiega la sua sortita "sull'evento più
grave degli ultimi cent'anni?" Rapida
e sconvolgente arriva la risposta nei
corridoi: "Cicalese è stato costretto a
sparare alto, se no la Regione non ci
riconosce la calamità naturale". E
quindi, niente soldi per i milionari agricoltori, niente voti per il politici a caccia di consensi. Il malcostume è questo: piove per cinque, sei ore, i campi
si allagano, non per colpa della natura,
ma per l'incuria in cui versano i canali del Consorzio...e parte la farsa. Re-
citano tutti la stessa commedia, sindaco, presidente del Consorzio e agricoltori. Il presuntissimo evento più grave
del secolo si traduce in milioni di danni
per gli agricoltori. Chi paga? La collettività. Chi incassa? I già ricchi agricoltori. Chi s'ingrassa? I politici al potere. Il gioco è semplice da smascherare. Qual'è la verità? Sei ore di pioggia hanno provocato danni all'agricoltura, ma la colpa non è della natura, è
dell'umana e ben pagata incuria. Perchè il Consorzio non pulisce i canali?
"Perchè non abbiamo i soldi" afferma
Busillo. E dove sono questi soldi?
"Sono alla Provincia che li riceve
dalla Regione". E che ci fa la Provincia con questi soldi? "Strade, piazze e
marciapiedi nuovi". Morale della favola, basta un temporale un pò intenso per dichiarare la calamità naturale…troppo facile, troppo comodo. Le
responsabilità sono politiche, gli agricoltori lo sanno, i responsabili pure.
Per evitare di rispondere di tasca propria, come giusto sarebbe. C'è gente
stipendiata da anni per pulire questi canali, ma nessuno se ne preoccupa.
Tanto se si scatena un temporale, se
acqua e fango tracimano nei campi,
c'è l'alibi di sempre, quello più lucroso…la calamità naturale. La soluzione ideale per tutti, agricoltori affaristi,
operai sfaccendati e politici "affamati".
Francesco Faenza
Presentato il cartellone alla Provvidenza di Vallo della Lucania
Arriva una ventata d’aria nuova con la presenza della Compagnia del Cilento
Riparte la stagione teatrale a “La
Provvidenza” di Vallo della Lucania
con un programma di tutto rispetto. Le
commedie nel teatro del Cilento, una
struttura capace di accogliere ben 500
spettatori, riprendono il 21 novembre
con un abile interprete: Flavio Bucci,
che presenta “Il berretto a sonagli” di
Pirandello. Il 28 c’è Gianfranco
D’Angelo con “Indovina chi viene a
cena”; segue il 18 dicembre Giacomo
Rizzo con un omaggio d’autore:
“Unico Eduardo”. Il 19 gennaio la
simpatica Anna Mazzamauro presenta “La signorina Silvani – Signora,
prego!”. Il 26 gennaio è la volta dei
giovani della Compagnia Stabile del
Cilento con il musical francescano
“Forza venite gente”. Il 9 febbraio
Carlo Buccirosso con “Vogliamoci
tanto bene” darà prova del suo innato talento. Imperdibile il 15 febbraio
la sempre brava Monica Guerritore
interpreta “Giovanna D’Arco”. Il 6
marzo la Compagnia italiana di Operette rappresenta “Cin Ci Là”. Il 12
marzo è la volta della Compagnia Stabile Bellini in un classico di Goldoni:
“Gli innamorati”. Il 16 aprile ritorna
Vittorio Marsiglia con “Isso, essa e ‘o
malamente”. Chiude la stagione il 24 aprile Rino De Martino con “Mamma”.
Nota di merito è sicuramente
la scelta di investire sui giovani del Cilento, anche a scapito
dei lauti incassi che sarebbero
arrivati dalla presenza di Biagio Izzo, un interprete oramai
avvezzo ad esibizioni, ahimé,
infarcite di trivialità che sembra l’unico argomento del cabarettista partenopeo: certo
una nota stonata nell’ambiente ecclesiale di un teatro diocesano.
Ma non c’è posto solo per i
professionisti: “Con l’Oscar
alle compagnie teatrali – spiega il direttore artistico Carlo Sacchi ci sarà spazio per il teatro amatoriale
con la possibilità di presentare i loro
lavori ed essere premiati”. La scadenza delle domande è il 18 ottobre
(www.teatroprvvidenza.it
3386300590; 0974-717089).
Nella conferenza stampa il maestro
Maurizio Iacovazzo ha introdotto i venerdì musicali, uno spazio per ascoltare musica classica, jazz e pop. Riparte anche la scuola per formare la compagnia stabile del Cilento. Aspiranti
attori, cantanti e ballerini potranno
presentarsi per le lezioni che si terranno a partire dal 20 ottobre. “Non dimentichiamo le scuole - ha sottolineato il direttore generale mons. Guglielmo Manna -, con un servizio bus che
trasporterà i ragazzi a teatro per le recite mattutine. Dietro questo lavoro c’è
la fortuna di avere una diocesi con un
teatro all’avanguardia, un vescovo attento al mondo dell’arte e delle persone che lavorano tanto. I costi sono tutti
sulle nostre spalle – ha chiarito -.
Dove sono finite le persone sensibili
al mondo dell’arte?”.
Nicola Nicoletti
13
CULTURA
L’etica del turismo
L i u c c io
cietà contemporanea.
Il concetto di promozione e vendita di
beni immateriali, che trovano nella risorsa cultura il loro punto di forza,
prende forma e sostanza ogni giorno di
più e si ramifica e germoglia nella coscienza di amministratori locali ed operatori del settore.
Si parla, così, sempre più insistentemente di psicologia del turismo con
l’obiettivo di affinare la sensibilità di
quanti lavorano, a vario titolo, nel vasto
ricco e variegato mondo del tempo libero. Il segreto del successo è quello
di intuire, a primo acchito, personalità, stato d’animo, sensibilità, grado di
cultura e conseguenti interessi del soggetto “cliente” per capirne esigenze,
desideri, bisogni e soddisfarli tacitamente, anticipandone le richieste.
Ma se sociologia e psicologia del turismo sono scienze interiorizzate e metabolizzate, con convinzione, da buona
parte degli operatori pubblici e privati, così non è per l’etica.
Sì, perché esiste e reclama ogni giorno
di più l’applicazione dei suoi principi
l’etica del turismo.
Si impone, cioè, un codice di comportamento, che ubbidisca ad una cartadecalogo di valori nel rispetto scrupoloso di diritti e doveri.
L’operatore ha il dovere di rispettare
i patti su prezzi, efficienza di servizi a
tutela della dignità, della salute e della
privacy degli ospiti.
Deve attrezzarsi al meglio per predisporre un ambiente caldo ed accogliente, simpatico e coinvolgente ma senza
invadenza, teso alla esaltazione di storia e tradizioni dei luoghi con naturale
disinvoltura senza supponenza.
Il turista ha il diritto di pretendere
con fermezza garbata, ma senza arroganza.
Ma, a sua volta, ha il dovere di rispettare i luoghi, non violentarne e stravolgerne le tradizioni. L’albergo deve essere la sua casa, anche se momentanea,
a cui dedicare attenzione per l’arredo
e le attrezzature di servizio, rispetto per
il personale, garbo e gentilezza per gli
n°40 03 novembre 2006
g.liuccio @libero.it
altri ospiti, cura per giardini e spazi comuni.
C’è bisogno, cioè, di una naturale e tacita complicità tra operatore ed ospite
nella esaltazione della vivibilità di una
comunità, che, anche se per il breve
lasso di una vacanza, è patrimonio di
tutti.
Questo vale per l’albergo, per le strutture della ristorazione e della balneazione, come per la più vasta offerta del
territorio nella diversità dei servizi
(contenitori culturali, teatri, spazi museali, ecc.) con una cura puntuale alla
cornice di ospitalità che l’Ente Pubblico deve attrezzare e garantire.
C’è, cioè, un codice di comportamento, una carta-decalogo di valori per
tutti:operatori, turisti, Amministratori
Pubblici, nella consapevolezza che il
turismo non è solo fenomeno economico, un volano che innesca meccanismi di sviluppo implicando tutti o quasi
i settori della vita produttiva, ma è
anche e, forse, soprattutto, incontro di
popoli e di civiltà e, quindi, strumento
“Lucetto” Capo,
l’autodidatta del turismo
di crescita culturale e civile di una intera collettività.
Per quel che riguarda più specificamente il territorio pestano e la sua kora
c’è da sottolineare una considerazione
finale. I Greci, di cui siamo eredi, consideravano sacro l’ospite, che non pagava. A maggior ragione dobbiamo
considerarlo tale noi, che ne ricaviamo
un compenso. Proprio per questo urge
un’etica del turismo, che va diffusa, difesa ed esaltata.
In ogni turista c’è una scheggia di
Ulisse, un demone della curiositas, che
lo esalta e guida nell’avventura della
scoperta. Facciamo che a Paestum trovi
la sconvolgente bellezza e i dolci turbamenti dell’amore di Nautica, le stupefacenti meraviglie del giardino di Alcinoo e la calda ospitalità della sua reggia, prima del ritorno nella casa di Penelope con gli occhi accesi a nostalgia
di viaggio avventuroso.
La telefonata .. a Stefania Cola
immaginaria
Conobbi Stefania Cola cinque anni fa o
giù di lì. Mi venne a trovare ad Amalfi,
dove ero impegnato per il Centenario
della nascita del Nobel Salvatore Quasimodo, che mi fu Amico e Maestro di
vita e di poesia.
Era una ragazza carina nei tratti e garbata nei modi. Fresca di laurea, mi colpì
per la sua intelligenza vivace e per l’entusiasmo ad investire capacità personali e risorse familiari in cultura. Mi
sembrò determinata a correre l’avventura in un territorio, quello pestano,
non proprio fecondo per questo genere di attività. La sostenni. Ebbe coraggio e nacque “La Rosa di Pesto”, la
libreria ad invasione di porticato arioso in un palazzo in Viale della repubblica. Nel frattempo, Stefania è diventata sposa e mamma felice. Non la
vedo da tempo, ma suppongo sia sempre entusiasta del proprio lavoro e
soddisfatta della scelta.
“Come va la tua Rosa di Pesto?- le
chiedo a bruciapelo dopo i primi attimi di incredulità e stupore per la mia
telefonata immaginaria, che rompe
anni di silenzio e tenta di riannodare i
fili di un rapporto.
“E’ sempre in fiore, con petali velluta-
ti e profumati, nonostante qualche
maldestro tentativo di esercitarle violenza in piena stagione di rigoglio”
“Ti avevo messa in guardia. Il territorio
è sordo e, qualche volta, addirittura
ostile alle iniziative di infrastrutturazione culturale. Mettici dispetti, gelosie
ed invidie, che non mancano mai, ed il
quadro è completo. E’ un bel miracolo, che saluto con soddisfazione, se la
tua iniziativa è sopravvissuta viva, forte
e proiettata con successo verso il futuro”.
“Non è stato facile, ma ce l’ho fatta.Tu
mi conosci: ho carattere e non mi arrendo facilmente”.
“Lo so bene. E ti apprezzo e stimo
anche per questo. Ma è l’intelligenza la
tua forza vera. E’ il progetto culturale
il fermento fecondo della tua lodevole iniziativa”.
“Il mio progetto è rimasto a metà.
Come ricordi, avevo previsto un caffè
letterario, annesso ed integrato con la
libreria, che fosse naturale punto di riferimento ed occasione di incontri
per intellettuali, insegnanti, studenti del
territorio e non. Non ci ho rinunziato
affatto.
Il progetto resta ancora valido nella
sua interezza”
“Brava! Così mi piaci:determinata, entusiasta, proiettata
verso il futuro. Oltretutto disponi di spazi interni ed
esterni alla libreria che ti consentono ricchezza e varietà
di iniziative: incontri con l’autore, settimane di mostrafiera del libro a tema:viaggi,
archeologia, enogastronomia,
sport, narrativa a filone
(amore, avventura, giallo, biografia,ecc.), poesia; e ancora:mostre di pittura, fotografia, ceramica, artigianato artistico con, e perché no?, il supporto musicale, ecc.
Nella bella stagione porticato e spazio circostante ti offrono una cornice straordinaria: ampia, ariosa, lontana, per
fortuna,ed immune dai clamori del traffico”.
“La tua telefonata è una bella
iniezione di fiducia ed una carica di entusiasmo per mettere in cantiere iniziative nuove, originali ed interessanti”.
“Devi crescere e al meglio. Dai il via
con coraggio alla seconda fase della
tua avventura.
E sappi che, qualora ne dovessi avere
bisogno, io ci sono”.
n°40 03 novembre 2006
LA SETTIMANA
Al Ristorante “Il Giubileo” a Pozzuoli, il mare come protagonista
Ecco un posto che, se capitate da queste parti, consiglio di visitare. Un luogo
dove sembra si sia fermato il tempo.
Da Napoli è, allo stesso tempo, vicino
e lontano. Vicino perché è praticamente attaccato alla città. Lontano perché
il caos ed il traffico sono molto distanti. Il posto è il ristorante “Il Giubileo”
gestito da meno di un anno da Enzo
Coppola e Luigi Ombra, due persone
che stanno investendo molto in qualità totale, intendo dire sia sulle materie
prime che nelle risorse umane. Fino a
un anno fa il ristorante si chiamava “La
Veronica”, poi, i nuovi protagonisti
hanno deciso di cambiare il nome in
quanto loro, precedentemente, gestivano sempre in zona, un locale di successo chiamato proprio “Il Giubileo”. Per
arrivarci da Napoli è sufficiente raggiungere il mare e seguire la costa
verso nord. Subito dopo aver passato
Bagnoli, all’inizio di Pozzuoli troviamo il locale. Si entra e al pian terreno
c’è una sala che è una vera finestra sul
mare, grande, spaziosa e luminosa, uno
di quei ristoranti tipicamente napoletani. Stranamente in sala non ci sono
clienti. Eravamo attesi in quanto eravamo ospiti di cari amici partenopei.
Ed ecco che ci accompagnano al piano
di sotto: una sala all’aperto, simile a
una palafitta situata tra il mare e gli
scogli. Il pavimento è in legno come
quelli dei pontili, i tavoli sono arredati ed apparecchiati con molta professionalità. Siamo stati accolti da un professionista che con grande “savoir
faire” ci accompagna al nostro tavolo.
All’ingresso un tavolo dove c’è esposto quanto di meglio il mare abbia offerto in nottata: gamberoni, gallinelle
di mare, polipi, calamari, spada, spigole e così via, praticamente una meraviglia per chi ama il pesce fresco di
mare. Però, lo spettacolo più bello è
dato dalla vista: dal ristorante si possono ammirare le isole di Nisida, Procida, Capri, Ischia, oltre che al Vesuvio e ad un bel panorama della vicina
Bagnoli. Sì, avete capito bene, è proprio un’immagine da cartolina. Stare
seduti in un posto così, anche senza
mangiare vale il prezzo, rilassamento e
calma totale, anche se il locale pian
pianino si sta affollando da bella gente,
da persone che apprezzano le buone
cose della vita. Siamo stati ospiti e
quindi non abbiamo visto il menu. Per
iniziare siamo stati letteralmente invasi da una mareggiata di antipastini:
pesce bandiera marinato, salmone affumicato (servito con toast e burro come
normalmente si dovrebbe fare), insalata di polipi veraci, julienne di carote,
zucchine e calamari (originale e gustosissima), pesce spada impanato, poi, in
un caratteristico tegame di rame ci
hanno portato una zuppetta di polipi,
crostoni di pane ed involtini di pesce
spada, leggermente piccante. Eravamo
La ricetta “Mare & Rosso” al Tre Olivi del Savoy
Linguine al ragù di
gallinella di mare
Ingredienti per 4 persone: 360 g di
linguine – 500 g di gallinella di mare
– 200 g di pomodorini – aglio – cipolla – basilico – timo – maggiorana
– olio extravergine d’oliva del Cilento – sale – pepe.
Preparazione: pulire la gallinella di
mare, prepararla a filetti e tagliarla a
piccoli
cubetti
di
2cm.
In una casseruola con poco olio soffriggere l'aglio e la cipolla, aggiungervi i cubetti di pesce e le erbe aromatiche. Salate, pepate e lasciate
cuocere per qualche minuto. Cuocere le linguine in abbondante acqua salata e condirle con la gallinella e i pomodorini crudi tagliati a spicchietti.
Vino consigliato: Pietraincatenata
2004, Bianco Paestum Igt, Maffini
Beach di Paestum
“Mare & Rosso” è il prossimo appuntamento enogastronomico che si terrà,
mercoledì 8 novembre con inizio alle
20 e 30, al ristorante Tre Olivi del Savoy
Beach Hotel di Paestum. La serata consiste nell’abbinare la cucina creativa
dello chef Matteo Sangiovanni, capitano
della cucina calda della NIC (Nazionale Italiana Cuochi), con il vino rosso Tellus della Falesco, l’azienda vinicola di Riccardo Cotarella, uno tra i più rinomati
enologi nazionali. La particolarità di questo incontro sta proprio nell’abbinare sapientemente il vino rosso con la cucina
di mare, cosa che sembra facile ma non
è esattamente così. Il Tellus, vino ottenuto dalla vinificazione di uve Merlot e
Syrah, ha fatto il suo debutto sul mercato lo scorso aprile al Vinitaly, dove c’è
stata la presentazione ufficiale. L’obiettivo (riuscito) di Riccardo Cotarella era
proprio quello di costruire un vino rosso
con tannini molto morbidi che si abbinasse molto bene al pesce. Questo il
menu che lo chef del Tre Olivi ha composto in collaborazione con gli esperti
sommelier del prestigioso albergo pestano: “Spuma di baccalà con vellutata di
pomodorini e crostone integrale”, “Tortino di patate e scampi gratinati, con
bisca alla senape e olio extravergine”,
“Taccozzette padellate con calamarelle, vongole e fagioli di Controne”,“Code
di rospo in manto di gamberi rossi con
verdure al sale” e “ Mousse al mascarpone con gelato alla vaniglia”. Ad ogni
partecipante sarà richiesto di compilare
una scheda sul vino e sull’abbinamento
cibo-vino.
I posti sono limitati. Il prezzo è di 30
euro a persona (tutto compreso). Per informazioni
e
prenotazioni:
0828.720023 Ristorante Tre Olivi.
Dibbì
in cinque e siamo rimasti sorpresi da
tanta bontà. A seguire, anche perché
avevamo degli impegni lavorativi, non
abbiamo preso il primo (che secondo
me avrebbe meritato almeno un assaggino). Abbiamo continuato con una
zuppa preparata con una bella gallinella di mare (orientativamente sarà stata
di circa 1500 grammi) e dei freschi
gamberoni rossi. Un piatto così semplice e così buono, dove il vero protagonista è stato il mare che con il dolce
mormorio delle sue onde faceva da sottofondo musicale alla nostra giornata
partenopea. A seguire, eravamo sazi
ma il responsabile di sala, Antonio Barone, ha voluto servirci prima dei gustosi dolci a centrotavolo e successivamente una grande coppa, che avrebbe
meritato una foto, con frutta fresca ed
esotica. Come vino, ho visto che “Il
Giubileo” è ben fornito da etichette regionali, soprattutto avellinesi, napoletane e casertane. A noi hanno servito
due chicche della Mastroberardino: il
Greco di Tufo 2005 e la Lacrimarosa
2005, vini che hanno degnamente accompagnato una giornata che sin d’ora
ho voglia di ripetere.
Ristorante Pizzeria Il Giubileo, Via
Napoli 12, Lungomare La Pietra,
84040
Pozzuoli
(NA)
Tel.
081.7626161. Voto 79/100.
Tel 0828.720114 Fax 0828.720859
e-mail: [email protected]
url: www.unicosettimanale.it
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N. 40 – 03 novembre