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Corriere della Sera Sabato 12 Settembre 2015
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Cultura
Sfida ad Amazon in Giappone
Catena di librerie compra
il 90% delle copie
del nuovo Murakami
Un doppio evento in Giappone vede
protagonista Haruki Murakami. Lo scrittore,
il cui nome è stato più volte associato al
premio Nobel, ha appena pubblicato un
saggio di 300 pagine nelle quali illustra la
sua visione della scrittura, Romanziere di
professione: «Compreso me, quasi tutti gli
autori, direi il 92%, considerano quello che
dicono e scrivono la cosa più giusta». E ha
aggiunto che «molti scrittori sono
fondamentalmente degli egoisti». Come se
non bastasse un nuovo volume della gloria
nazionale (un evento, appunto), la catena di
librerie Kinokuniya lo ha scelto per una
clamorosa operazione commerciale in
risposta allo strapotere di Amazon e dei
venditori online: ha acquistato il 90% delle
100 mila copie della prima tiratura, per poi
inviarle anche alle «piccole librerie di
quartiere che ne facessero richiesta». (s.ba.)
Beni pubblici Degrado e sprechi mettono a rischio un patrimonio immenso, mentre si riduce l’accesso per gli utenti
Biblioteche, scene da una catastrofe
Da 354 a 165 dipendenti alla Nazionale di Firenze. E a Venezia fotografare 20 pagine costa 300 euro
di Gian Antonio Stella
Confronti
A
h, la biblioteca di Alessandria! Ah, la biblioteca
di Sarajevo! Ah, la biblioteca di Mosul annientata
dall’Isis! Dite voi: è normale sospirare sulla storia cancellata dagli
«altri» e chiudere gli occhi davanti
alle condizioni in cui versano le
nostre biblioteche, i nostri archivi?
Certo, Dario Franceschini ha solennemente promesso che questo
sarà «l’anno delle biblioteche e
degli archivi» annunciando «otto
milioni in più». Speriamo. L’altro
giorno gli amici dell’«Associazione lettori» che mandarono al
«Corriere» le foto dei teli di plastica per mettere al riparo le librerie
della Biblioteca Nazionale di Firenze in caso di pioggia, però,
hanno segnalato a Tomaso Montanari, che ne ha subito scritto, un
avviso della direzione: «Si informano i gentili Utenti che a causa
della continua diminuzione di
personale che non consente il regolare svolgimento del servizio,
da lunedì 31 agosto 2015 fino all’arrivo dei giovani del Servizio Civile
Regionale...». Per cinque giorni a
settimana (sabato compreso,
chiusura alle 13) si posson chiedere libri solo la mattina, il martedì
solo al pomeriggio entro le 17.30,
domenica chiuso. Manco fosse
una biblioteca rionale di Latina.
Tutto inciso nel marmo digitale:
«A causa della continua diminuzione di personale...».
Era di 354 dipendenti, la pianta
organica della nostra più importante biblioteca nazionale. Oggi
sono 165, molto meno della metà.
E la nuova tabella organici varata
dal ministero ne prevede 170. Per
sei milioni di volumi, tre milioni di
opuscoli, 4 mila incunaboli, 25 mila manoscritti. La Bibliothèque Nat i o n a l e d e F r a n ce , p e r d a re
un’idea, di addetti ne ha 1.400. Non
bastasse, i bibliotecari veri e propri
previsti sull’Arno sono 38. Per 120
chilometri lineari di scaffali...
Ma Firenze, con gli ospiti costretti a stare col paltò addosso
d’inverno (freddo polare) e a boccheggiare d’estate (caldo tropica-
le), le toilette spesso chiuse per
guasto, gli orari ridottissimi rispetto a tutte le grandi biblioteche
del pianeta è solo una delle emergenze. Gli organici delle nove biblioteche statali italiane, da Roma
a Napoli, da Torino a Venezia, arrivano insieme a 884 persone. Poco
più della metà della sola biblioteca
nazionale parigina.
L’aveva già denunciato Giovanni
Solimine in L’Italia che legge (Laterza, pagine 173, e 12): «Le due
Biblioteche Nazionali vedono i loro bilanci ridursi al lumicino (un
milione e mezzo quella di Roma e
2 milioni quella di Firenze), mentre quelli delle consorelle europee
sono di tutt’altro ordine di grandezza: Parigi 254 milioni, Londra
160 milioni, Madrid 52 milioni».
Non parliamo dei soldi per comprare nuovi libri: 120 mila euro a
testa le nostre due biblioteche nazionali, 19 milioni di euro a testa la
British Library e la Bibliothèque
nationale. E oggi, accusa Natalia
Piombino dell’Associazione lettori, va perfino peggio: «Niente,
niente, niente: non ci sono i soldi
per comprare più niente».
Un dato dice tutto. Non una delle nostre biblioteche risulta tra le
prime venti del mondo. Neppure
una. Non c’è da stupirsi. La stessa
Rossana Rummo, direttore generale per le biblioteche, riconosceva nel 2012 tagli «spaventosi»:
«Negli ultimi sette anni, lo sviluppo dei servizi informatici è diminuito del 64% e del 93% per la catalogazione. Il budget, rispetto al
2005, è sceso del 63%».
Né le cose, nonostante gli impegni, appaiono molto migliorate:
per la gestione ordinaria nel 2015
(lasciamo stare i soldi straordinari: le emergenze sono emergenze)
la dote fissata è di 196.397 euro.
Commento feroce di Montanari:
meno del contributo «che lo stesso ministero ha pensato bene di
Tagli
In sette anni, lo sviluppo
dei servizi informatici
è diminuito del 64%
destinare a Non c’è due senza te,
l’ultimo film con Belén...».
Non bastasse, tutte queste biblioteche che funzionano a singhiozzo perché parevano già dispersive nel 1867 all’allora direttore di Firenze Desiderio Chilovi
(«Le “nazionali” italiane sono per
numero sovrabbondanti; giacché
lo Stato non è in grado di sopportarne la spesa») stanno infliggendo agli studiosi un supplizio economico e culturale supplementare. Vietano infatti a chi ne ha bisogno di fotografare per proprio
conto libri e documenti imponendo a tutti di rivolgersi ad aziende e
aziendine convenzionate.
Una gabella. Come spiegano nei
loro documenti Mirco Modolo e
gli altri animatori del movimento
«Fotografie libere per i Beni Culturali», dalle altre parti del mondo
non è così.
La British Library, ad esempio,
non solo consente a tutti coloro
che non hanno scopi di lucro e
agli studiosi di «utilizzare i propri
dispositivi per fotografare oggetti
a scopo di ricerca personale», ma
La più
importante
biblioteca
nazionale
italiana, ossia
quella di
Firenze, conta
165
dipendenti, tra i
quali, soltanto
38 bibliotecari.
Il confronto con
la Bibliothèque
nationale de
France è
schiacciante:
1.400 addetti.
E Firenze non è
un caso isolato:
sommando i
dipendenti
delle nove
biblioteche
nazionali
italiane si arriva
a 884 persone.
Per il bilancio a
Firenze sono
attribuiti due
milioni l’anno,
uno e mezzo a
Roma. Contro i
254 milioni di
Parigi, i 160 di
Londra e 52 di
Madrid. Quanto
ai soldi messi
per l’acquisto
di nuovi libri,
Roma e Firenze
percepiscono
120 mila euro a
testa, la British
Library ha in
dotazione 19
milioni come la
Bibliothèque
nationale de
France.
L'immagine a
sinistra, Maria
Friberg,Change
d Positions,
2015 (dal sito
dell’artista
www.mariafrib
erg.com)
ha messo online su YouTube una
spiegazione di come vanno correttamente girate le pagine d’un libro
antico e infine («ci rendiamo conto che non vi è un grande vantaggio nel condividere le immagini
su Twitter e altri social media»),
ha concesso agli utenti di far circolare il materiale: è o non è quello della «British» un patrimonio
di tutti? E così si regolano più o
meno tutte le altre grandi biblioteche. Dalla Bibliothèque nationale
de France alla Deutsche Nationalbibliothek, da quella di Oslo fino a
tutte le biblioteche romane degli
istituti culturali stranieri. Frequentatissime.
Da noi no. Men che meno negli
archivi di Stato. Dopo avere liberalizzato le foto turistiche, infatti, il
ministero ha fatto marcia indré.
Col risultato che, ad esempio, per
aver le foto di venti pagine uno
studente che va all’Archivio di Stato di Venezia può essere costretto
a pagare 300 euro.
Dettaglio incredibile: il prezzo
dimezzato per «riprese digitali b/
n da originali». Prova provata che
c’è chi si mette al computer per ridurre in bianco e nero le foto originali ovviamente a colori. Ridicolo. E perché mai, questo pedaggio
alla Ghino di Tacco contro il quale
c’è una rivolta scandalizzata degli
studiosi stranieri? Questioni contrattuali. E spilorceria di chi già lamenta di avere poche entrate...
Il bello è che, hanno scoperto i
sostenitori del principio «libera
foto in libero Stato», un sacco di
soldi vengono buttati in una voragine: gli affitti pagati dai 103 archivi di Stato. Quello centrale su tutti:
4.361.858 euro di canone annuale.
Quello di Roma città, da quasi un
ventennio, 936 mila: per un edificio fatiscente che vale una quindicina di milioni. Quello di Verona,
«gentilmente» ospitato da Cariverona, 580 mila: il quadruplo di prima. Totale degli affitti pagati all’anno: 18.807.250 euro. Cioè i
quattro quinti (i quattro quinti!)
di tutti i soldi dati dal governo.
E pensano di tappare i buchi facendo pagare una gabella sulle foto? Mah...
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