Domenica d’agosto
La seconda domenica di agosto
Gavorrano sembrerà tornare indietro nel tempo, fino al Medioevo: le
sue vie e le sue piazze saranno
colorate dei vessilli, dei costumi
medievali, delle musiche e dei
rituali che caratterizzano la manifestazione denominata "Salto
della Contessa".
Per le vie del paese più nascoste al
pubblico, attori dilettanti ripassano i ruoli della rievocazione; i giovani ragazzi che per la prima volta
entrano tra i "tamburini" si preparano e allenano assiduamente ed è
possibile udire le prove del tipico
rullo di tamburi che il giorno dei
festeggiamenti farà da sottofondo
al corte storico.
Tante persone si accordano per la
scelta degli abiti a disposizione nei
magazzini della Pro Loco per la
"sfilata" tanto attesa: vestiti dai
colori bellissimi per dame, cavalieri, piccole damigelle, paggetti, soldati, capitano del popolo e araldo.
Non fa paura nemmeno il caldo
che inevitabilmente i figuranti del
corteo storico dovranno patire
sotto la pesantezza delle vesti e
anche gli amici di Gavorrano provenienti dalla Germania e dalla
Svezia, come ormai consuetudine
si prenotano per sfilare.
Questa rievocazione storica, giunta
alla quindicesima edizione, è organizzata dalla Nuova Associazione
Pro Loco Gavorranese, con il
Patrocinio del Comune di
Gavorrano e rievoca un evento tra
storia e tradizione, legato appunto
alle vicende di Pia de' Tolomei,
nobildonna senese, rinchiusa nel
Castello di Pietra e uccisa o fatta
uccidere dal marito Nello
Pannocchieschi.
Come tutti sappiamo, la vicenda è
racchiusa in pochi celeberrimi
versi che Dante Alighieri nel V
canto del Purgatorio le dedicò.
poesia di S. Guastaldi
DIRETTORE
Pier Nello Cicaloni
REDAZIONE
Corrado Barontini
Pier Nello Cicaloni
Gigliola Monaci
TESTI
Comune di Gavorrano
Nuova Associazione
Pro Loco Gavorrano
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Comune di Gavorrano
Nuova Associazione
Pro Loco Gavorrano
GRAFICA E IMPAGINAZIONE
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STAMPA
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Montefiascone - Viterbo
IN COPERTINA
Castello di Pietra
INDICE
pag. 3
Domenica d’agosto
pag. 4
Gavorrano: Borgo Medievale
pag. 8
Rievocazione
pag. 9
La leggenda di Pia de’Tolomei
pag. 11 Programma
pag. 12 Poster
pag. 15 Pia: Leggenda o Mito?
pag. 16 Gianna Nannini
pag. 17 Castello di pietra
pag. 18 Salto della Contessa
pag. 19 Il Palio dello Zendado
pag. 20 Ass. Pro Loco Gavorranese
pag. 21 Hanno partecipato
pag. 22 Poesia di Guastaldi
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Gavorrano: Borgo Medievale
Gavorrano deriva dal latino
Caput Boreanum, nome che
indicava la punta delle colline
dove nacque il borgo, trasformatosi poi in Capo Borano,
Cavorano e infine nel nome
attuale. Le prime testimonianze sull'abitato risalgono
all'epoca di Carlo Magno (IX
Sec. d.c.), che sconfitti i
Longobardi donò il Castello di
Gavorrano alla famiglia Alberti
di Mangona. Alla fine del XII
secolo, Gavorrano apparteneva
a Gualfredo, vescovo di
Grosseto, a cui succedettero nel
4
secolo seguente i conti
Pannocchiechi, la famiglia che
forse ha maggiormente segnato la storia del borgo e l'immaginario collettivo dei suoi abitanti, infatti si narra che qui il
Conte Nello uccise la senese Pia
Dè Tolomei, la cui sorte viene
descritta da Dante Alighieri
nel "Canto V" della Divina
Commedia del Purgatorio.
I primi dinasti di Gavorrano
furono i Conti Alberti di
Mangona, almeno finchè non
si scoprirono documenti più
importanti a Pavia, datati il 14
agosto 1164, con il quale
Federigo I restituì al giovane
Conte Alberto in feudo le terre
e le giurisdizioni appartenute
al Conte Alberto, suo avo,
annoverando come luoghi
feudali, i Castelli di Cornia, di
Scarlino e di Gavorrano, che il
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Conte Alberto possedeva nella
Maremma di Massa e
Populonia.
Il Conte Rainaldo, uno dei figli
del Conte Alberti di Mangona, il
quale era stato privilegiato da
Federigo I mediante la divisione
dei beni paterni, il 16 febbraio
1208 ebbe di parte i feudi della
Maremma e conseguentemente i Castelli di Elci, di Gavorrano,
di Scarlino e di Monte Rotondo,
l'ultimo di questi castelli era la
residenza del Conte Rainaldo.
Alla morte del Conte Rainaldo
subentrarono nei suoi diritti
feudali i Conti Pannocchieschi
di Elci, di Travale e del Castel di
Pietra, anche sé gli abitanti di
Gavorrano si reggessero allora a
comune.
Questo stà a provare l'indipendenza degli uomini di
Gavorrano, ottenuta con la delibera presa nel 1278 dal
Comune di Volterra, quando
rimise al libero arbitrio dell'università di Gavorrano l'elezione
del potestà che doveva nell'anno successivo entrare in uffizio
in quella città.
Infatti, con partito comunitativo
del 26 ottobre 1278 i
Gavorranesi,
adempiendo
all'onorevoloe incarico, nominarono potestà di Volterra il
nobil uomo Nello, ossia
Paganello dell'Inghiramo de'
Pannocchieschi, signore del
Castel di Pietra.
Il 27 settembre del 1320 venne
scritta una lettera al capitano e
priori della città di Massa,
Gavorrano: Borgo Medievale
Ai giorni nostri Gavorrano, è stato
Carlo duca di Calabria, e vicario in Toscana; la
lettera faceva intendere che con la morte di
Manovello e dei suoi fratelli Conti d'Elci, il
castello di Gavorrano toccava ad altri
Pannocchieschi, a tale scopo tendevano le convenzioni stabilite il 30 settembre del 1327 tra il
Comune di Massa e quello di Gavorrano con i
seguenti capitoli:
- il potestà di Gavorrano doveva essere
nominato dai governatori di Massa con obbligo
di giudicare secondo gli statuti del luogo, ad
eccezione di alcuni delitti, per i quali si ricorreva
al foro di Massa;
- i prodotti del luogo non dovevano pagare dazio per entrare nel territorio di Massa;
- volendo i Massetani far acquistare dai
Pannocchiesci della rocca, case, terreni e fitti, che
i Conti possedevano in Gavorrano, non fossero
aumentati i canoni e le pensioni ai Gavorranesi;
- quest'ultimi dovevano consegnare alle
milizie Massetane il loro castello;
- infine, sarebbero stati considerati come
cittadini di Massa.
I governatori della città di Massa mediante un
loro sindaco, per contratto del 2 novembre del
1328, acquistarono la metà del castello e giurisdizione della Pietra con la porzione dei castelli e territori di Gavorrano. Nello stesso anno si
verificarono vari scontri tra Siena e Massa e
dopo tali battaglie Siena s'impadronì di alcuni
territori, tra cui Gavorrano. Abbiamo nuovamente notizie di Gavorrano verso l'anno 1450,
quando l'esercito napoletano, condotto dal re
Alfonso d'Aragona invase militarmente il
castello di Gavorrano. Dieci anni dopo i
Malavolti, famiglia senese, riottennero dal re di
Napoli il castello e la giurisdizione di
Gavorrano; ma nell'anno successivo la famiglia
rinunciò al possesso di Gavorrano in favore
della Repubblica.
Dal 1465 in poi i Gavorranesi seguirono la sorte
del governo di Siena, che negli anni successivi
fu incorporato dal dominio fiorentino.
un'importante centro minerario fino agli anni
'80 è immerso nel cuore dell' Alta Maremma
grossetana. Posto in posizione dominante (273
m s.l.m),offre al visitatore uno splendido panorama di verdi colline avvolte verso la Piana del
fiume Pecora, fino al secolo scorso occupata da
paludi e acquitrini, ma trasformata nel tempo
in una gradevole campagna coltivata.Pure così
vicino al litorale tirrenico raggiungibile in auto
in pochi minuti, Gavorrano é lontano dai ritmi
frenetici del turismo balneare e può offrire, in
alternativa, un'"immersione" in un territorio
dove uomo e ambiente si sono evoluti con rara
armonia. Qui convivono suggestivi borghi e
migliaia di ettari di macchia mediterranea,
querceti e castagneti, tombe etrusche e vecchie miniere.
Il paese come già detto in precedenza è stato
un importante centro minerario e sul suo territorio sono ancora visibili le notevoli cave di
pietra e le infrastrutture per l'escavazione e la
lavorazione del materiale, tanto che nel 2003 è
stato inaugurato un grande Parco Minerario
situato all'ingresso del paese, da qui partono
gli itinerari per il Teatro delle Rocce e la Miniera
Ravi - Marchi.
Altra scultura importante è la statua di Santa
Barbara posta sul colle della Finoria., Santa
Barbara, protettrice dei minatori, viene festeggiata ogni anno il 4 Dicembre con grande partecipazione dei paesani.
Vi sono inoltre importanti musei tra cui nei
pressi del Palazzo comunale il Centro di
Documentazione dove sono conservati interessanti reperti degli scavi archeologici realizzati a Castel di Pietra e un Laboratorio di
Educazione Ambientale situato alla Finoria,
struttura che si pone all'avanguardia nel settore ambientale sia in Italia che all' estero.
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Rievocare...
Nei primi anni del 1990 è stata ricostituita a
Gavorrano la Nuova Associazione Pro Loco
Gavorranese e tra gli obiettivi che si era preposta era la rivalutazione storica delle nostre
tradizioni. Nel 1993, in comune accordo con
l'Amministrazione Comunale, fu deciso di
strutturare la rievocazione storica della
morte della Pia de' Tolomei con la manifestazione denominata "Salto della Contessa". Il
paese fu diviso in due contrade: la parte del
centro storico, denominata Contrada dei
Pannocchieschi (in onore a Nello
Pannocchieschi, padrone di Gavorrano) e la
parte nuova del paese, denominata Contrada
dei Tolomei. Dopo una ricerca storica sulle
dinastie delle famiglie Tolomei e
Pannocchieschi, furono identificati gli stemmi delle contrade e da qui sono nati i relativi
cortei storici. Inoltre, è stato realizzato il corteo comunale, con i colori del Comune, dotato di tamburini e sbandieratori. Questa rievocazione storica si svolge ogni anno a
Gavorrano la seconda domenica di agosto ed
è una manifestazione che ha avuto risonanza
anche a livello nazionale, con riprese televisive anche di Rai uno.
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La leggenda di Pia de’Tolomei
Poesia di Elio Veccia
In quel di Gavorrano, tra l'ampiezza della valle del Bruna, un'alluvione dicon poi distrutta).
sopra un nero colle roccioso, come una fortezza, nella
terra di Pietra, ermo severo, s'erge massiccio, da più lati E' posto Gavorrano soprastante a un elevato colle, a mano
a mano giù verso il mare aperto degradante, da un masorlato di torrioni merlati, alto un maniero.
siccio protetto, ai piè, montano ricoperto di selve, dalle
Da numerose sale esso formato, abbellito da quadri, araz- alture dominante un paesaggio maremmano: l'accavallar
zi, affreschi, statue eburnee di ninfe, era abitato dalla nota dei monti, le radure, il riquadro dei campi pien di messi, di
famiglia Pannocchieschi, d'antico aristocratico lignaggio, Follonica lidi e insenature e, losguardo spaziando oltre i
che l'ebbe avuto dagli Aldobrandeschi, signori del senese, riflessi verdazzurri del mar, l'isola appare in cui del
in vassallaggio, dominando ciò stante gli ubertosi terreni Condottier tenuti oppressi furono gli spirti, stretto in cinte
circostanti, in lungo raggio, da Gavorrano agli altri popo- amare.
losi borghi salendo su sino a Volterra che monumenti
Anche nel borgo antico v'è sembianza dei
serba assai preziosi.
Pannocchieschi, dove puoi notare le vie intensate a loro
Si abbraccia dal Castel tutta la terra fluviale che, tra la fitta ricordanza, eleganti strutture ad arco e a volta, ricchi
boscaglia di giunchi e di canneti, un lago serra formato ad palazzi a lor testimonianza.
arte da un'alta muraglia che dai servi e vassalli fu costrutta chiudendo il corso a guisa di tenaglia, al fine di irrigar la Ma seguiamo la via, perché distolta più di tanto non sia la
terra asciutta e rendere il raccolto più abbondante (da narrazione delle vicende della Pia.
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Tra folta grigia schiera di mura, da padrone e Signore di Così vagando in Gavorrano e fuori, altra donna conobbe,
Pietra, nel Castello, protetto da nutrita guarnigione, vivea altolocata, possidente di terre e di tesori, Aldobrandeschi
Margherita; e spinto per folle amore e più per i suoi ori,
dei Pannocchieschi il conte Nello.
bramava addurla al talamo, convinto, ma alla proposta
Alto, forte, prestante, ma superbo, pronta alla lotta e faci- ostava la contessa il cui legame ancora non era estinto.
le al duello, per picciol cosa alzava molto il verbo.
Contro la servitù, contro i vassalli spietatamente adopera- Per cui nella di lui mente depressa un abbietto statanico
disegno mulinando veloce fece ressa, che molto non
va il nerbo, ei sentendosi integro e senza falli.
Frequentando il senese pertinente alle ricche famiglie tra tardò portare a segno: sparse in prima la falsa diceria per
le valli più signorili, fu che tra la gente di gentil sesso fece i vari contadi del suo regno che la consorte sua, la dolce
conoscenza con una nobildonna, appartenente a Tolomei, Pia, già così saggia e già così zelante, avea dato segnali di
pazzia, squilibrata nei modi, delirante, tanto da ritenersi
casato di semenza antica e aristocratica, la Pia.
perniciosa sia per se stessa, sia per tutte quante le persoGiovane, dolce, di grande avvenenza, mai potè immagina- ne che ogni ora senza posa con amor l'accudivano e
re che in balia d'un cavalier crudele e prepotente sarebbe pazienza.
Era una notte nera e tempestosa, le selve eran squarciate
andata incontro a sorte ria.
con violenza da lampi, tuoni e raffiche di vento, mentre,
Alla di lui richiesta, consenziente fu la Contessa, spinta ed riscossi dalla sonnolenza, con un continuo e lacerante
esaltata dalla propria famiglia, che a un valente e ricco accento, asserragliati negli alti dirupi, un triste presagendo avvenimento, ferocemente ululavano i lupi.
nobiluomo imparentata di buon grado vedea.
Fur celebrate con gran lusso le nozze, cui invitata fu tanta
gente scelta tra le agiate famiglie aristocratiche di fama Sta di fatto che il Conte, perseguendo i suoi disegni tenebrosi e cupi,un sicario assoldò che,sospingendo la Pia con
nei territori vivini insediate.
forza da un punto elevato di una torre muraria, con treLa sposa sull'altare, da gran dama e nobile qual era, col mendo schianto cader la fece sul selciato aspro e roccioso,
vestito che pareva ondeggiar, di bianca trama, e di rose ai piedi delle mura. (Disse poi Nello che pel ventilato squitrapuntato e abbellito, sembrava una Madonna, l'aureo librio della Pia, disavventura volle che suicidata ella si
crine da un diadema racchiuso, che nel tiro fluiva accarez- fosse).
zando il viso fine sull'avorio del collo in cui luceva un filo
Inerme giacque, la capigliatura intorno al volto cosparsa
di diamanti e di perline.
di rosse macchie di sangue. La sua dipartita tutta la gente
Un'aura celestial le sorrideva alitandole intorno quando toscana commosse, commiserando la sua triste vita. E
mosse le sue vesti nuzial mentre incedeva sui pregiati anche in te, sommo Dante, sommo vate, nell'anima
tappeti, sì che scosse fur l'alme della folla delirante come d'amore ingentilita, della Pia le vicende insanguinate han
destato pietà e un velato pianto che dalle rime ad essa
se una Regina o Dea ella fosse.
dedicate traspaiono nel tuo divino Canto.
Il conte fu nei primi tempi amante premuroso e gentil,
" Lo Corpo mio gelato in su la foce
sposo fedele. L'indole sua però fredda e incostante si rivetrovò l'Archian rubesto; e quel sospinse
lò qual'era, onde dal fiele d'una morbosa gelosia corroso
nell'Arno, e sciolse al mio petto la croce,
nella sua insana mente ria e crudele, la Contessa rinchiuse
ch'i' fè di me quando 'l dolor mi vinse:
nel sassoso Castello della Pietra, vigilata da turpi servi in
voltommi per le ripe e per lo fondo,
modo rigoroso.
poi di sua preda mi coperse e cinse.
Deh quando tu sarai tornato al mondo,
Qualsiasi libertà le fu negata. Tenuta come schiava entro
e riposato della lunga via,
le mura, dai suoi cari e popolo isolata, senza un sostegno,
seguitò 'l terzo spirito al secondo,
sola, senza cura, deperiva la Pia rapidamente, trepidante
ricordati di me, che son la Pia:
di pianto e di paura. Ma il conte Nello, che nel cuor latenSiena mi fè: disfecemi Maremma:
te per la contessa Pia l'odio covava, tenuta nel Castel così
salsi colui, che 'nnanellata pria,
dolente, più nessuna pietà per lei provava.
disposando, m'avea con la sua gemma".
Ritornò a far la vita depravata in tutti i luoghi dove lo portava la sua concupiscenza mai appagata.
(Dante: dal canto V del Purgatorio)
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Rievocazione storica in costume medievale del
"SALTO DELLA CONTESSA"
15° edizione - (ingresso libero)
Programma
Gavorrano 12 Agosto 2007
Ore 19.30
Apertura Ristorante della Contessa nel "Giardino dei
Tigli" con specialità gastronomiche locali
Ore 16.30
Ore 21.00
Apertura del Mercatino dell'artigianato e della creati- Corteo storico medievale
vità
Ore 21.30
Ore 17.00
Esibizione del Gruppo storico Sbandieratori città di
Corteo storico medievale con la partecipazione del L'Aquila
Gruppo Sbandieratori Città di L'Aquila
Ore 22.30
Ore 18.00
Rappresentazione teatrale della storia di Pia dè
Lettura del Bando e presentazione del drappo del Tolomei
Palio dello Zendado dipinto da Meri Cursi
Ore 23.00 Salto della Contessa,
Ore18.15
Nel momento culminante e più suggestivo della
Spettacolo Medievale di danze e giochi di fuoco a Rievocazione,la sfortunata Pia viene trascinata da due guarcura del gruppo Danza Medioevale di Assisi
die verso la torre più alta di Gavorrano e da lì gettata nel vuoto.
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14
Pia: leggenda o mito?
La leggenda narra la storia della nobile Pia de'
Tolomei,sposa del Conte Nello Pannocchieschi,signore del Castello di Pietra in Maremma: Ghino, amico di
Nello, respinto dalla sposa fedele, fa credere a Nello,
con l'inganno, il tradimento della moglie. Nello e Pia
partono a cavallo per la
Maremma e Nello lascia la
moglie nel Castello di
Pietra.Ghino,dopo un certo
periodo, pentito del male
fatto, confessa tutto a Nello
che corre al Castello, ma
trova Pia già morta.
Secondo la più attendibile
delle ipotesi, che per altro
viene adottata dalla tradizione gavorranese, la
donna si butta o viene buttata dalla finestra da un
servitore di Nello. La Pia dal nome dolce come un soffio continua ad emozionare il mondo intero, emblematica espressione di un personaggio amato, sofferto
e misterioso. La Pia è leggenda o mito?
La leggenda serve a spiegare un evento storico o un
fatto privo di fondamento arricchito dalla fantasia
popolare che lo rende più umano destando, così, interesse. Il mito, concepito come ai vecchi tempi, è una
narrazione ricca di simboli
che acquista grandezza e
creazione poetica molto
più forte della leggenda e
diventa spesso d'importanza universale; inoltre il mito
è stato diffuso quasi sempre oralmente e perpetuato nei secoli dalla tradizione del popolo. Ognuno di
noi ritrova nella Pia una
simbologia ricca di sensazioni; il popolo ha percepito
le sensazioni e si è abbandonato al fascino delle impressioni immediate preso
dalla potenza della drammaticità, trascurando ceti,
classi, esperienza. Vi è nella leggenda una grandissima creazione poetica che acquista emotività con un
significato d'importanza universale.
Hanno scritto di Pia...
"Matteo Bandello
Novelle, I, 12, prima del 1524
"Bartolomeo Sestini
La Pia. Leggenda romantica, Roma, 1822
"Giacinto Bianco
Pia de' Tolomei. Dramma storico, Napoli, 1836
"Salvatore Cammarano
Pia de' Tolomei.Tragedia lirica, Venezia, 1837
"Carlo Marengo
La Pia.Tragedia, Torino, 1837
"Lionardo Morrione
Pia dei Tolomei, Palermo, 1858
"Pietro Frediani
Maggio della Pia de' Tolomei, Volterra, 1867
"Giuseppe Moroni detto il Niccheri
Pia de' Tolomei, Firenze, 1874
"Giuseppe Baldi
Pia de' Tolomei, Firenze, 1874
"Carolina Invernizio
Pia de' Tolomei. Romanzo storico, Milano, 1879
"Padre Pio da Palestrina
Pia de' Tolomei, Foligno.
15
L'opera pop di Gianna Nannini
sulla figura di Pia de' Tolomei.
Un affascinante fil rouge unisce Castel di Pietra e la
"moderna opera lirica" cui sta lavorando da dieci anni
Gianna Nannini.
Questa moderna "Pia de' Tolomei" della rockstar
senese uscirà in Italia a dicembre o nei primi mesi del
2008 e farà , si dice, un tour dei maggiori teatri
d'Europa.
Ed a Gavorrano non può che
aver fatto piacere l'esibizione
della Nannini sul palco
dell'Ariston, all'ultimo festival di Sanremo, dove ha presentato in anteprima due
brani bellissimi e suggestivi
"Dolente Pia" e "Mura Mura"
accompagnata da undici breakdancer francesi, e da David
Zard , produttore del celeberrimo musical "Notre Dame de
Paris". Dice la rockstar senese
di averla sempre appassionata la figura di questa
donna fatta uccidere per gelosia dal marito Nello
Pannocchieschi nel Castello di Pietra. E così su di lei,
che le entrata nel cuore, per liberare la sua voce prigioniera, la Nannini ha composto questa opera, utilizzando l'ottava rima attinta dal libretto di Pia Pera.
Un lavoro che affonda nella tradizione del bruscello,
ma che contemporaneamente si tinge di un linguaggio moderno, con varie contaminazioni, per parlare di
libertà e di femminismo a partire proprio dall'esperienza di Pia, prigioniera tra le mura di quel maniero
maremmano, nella campagna circostante Gavorrano
(che la cantante racconta di
aver visitato dieci anni fa).
La Nannini ha "sposato", pur
rivendendola in una chiave
moderna, proprio la versione
che a Gavorrano di generazione in generazione si tramanda: non fu la malaria a
segnare la fine della sventurata Pia, ma il marito Nello,
signore medievale del castello,che la fece uccidere perché
accecato dalla gelosia. A
Gavorrano, e
dintorni
…,siamo dunque tutti in attesa di questo "fotoromanzo medievale tra ottava rima e rock".
Gemma Lonzi - Ufficio Stampa del Comune di Gavorrano
16
Il Castello di Pietra
Il Castello di Pietra, in Maremma, deve la sua notorietà ai
sette endecasillabi con i quali Dante nel V canto del
Purgatorio, accenna alla vicenda della sfortunata Pia.
La prima notizia certa sull'esistenza del
Castello si rileva da una concessione
livellaria stipulata nell'anno 1067 (o
forse nel nell'anno 1068) dall'Abate di
Sestinga ad un certo "Conte
Ildebrando, quasi certamente degli
Aldobrandeschi". Sempre nei documenti dell'Abbazia di Sestinga, il
Castello di Pietra viene ricordato all'inizi del 1100. E nel 1203 gli abitanti di
Pietra "appaiono coinvolti nel patto
stipulato fra Ildebrando VIII
Aldobrandeschi e i senesi per il commercio del sale di Grosseto".
E' evidente che il Castello di Pietra,
come la maggior parte dei castelli
della Maremma, era sotto il dominio
Aldobrandesco, ma anche in Pietra si
era "affermata una famiglia signorile
locale",
infeudata
dagli
Aldobrandeschi di Sovana.
Già dalla fine dell'anno 1000 si fa risalire la famiglia
Pannocchieschi e sembra che il nome abbia origine da un
certo Ranuccio detto Pannocchia, feudatario maremmano, facente parte della nobiltà "salvatica", di quella, cioè,
che risiedeva in campagna. Questo genere di signori, proprio per la loro posizione e residenza, si sottraeva facilmente al controllo delle leggi dei Comuni che in quel
periodo stavano nascendo.
La prima notizia che si riferisce all'esistenza dei
Pannocchieschi risale al 1137 in un documento con il
quale il Vescovo di Volterra cede "a Comite Ranuccio
Pannocchia" il diritto di scavo di una miniera, forse di
argento. Nel 1263 abbiamo notizia che Paganello, più
comunemente noto come Nello, ed Inghiramo figli di
Mangiante, signori del Castello di Pietra, della grande
Consorteria dei Conti Pannocchieschi, insieme ai loro
castellani di Perolla, "strinsero un patto di alleanza con il
Popolo Senese contro i fuoriusciti Guelfi di Siena e contro
i Guelfi di Firenze, Pistoia, Lucca e Massa".
Ma nonostante questo ed altri atti di sottomissione a
Siena, i Pannocchieschi di Pietra mantennero sempre
autonomia ed indipendenza sino ai primi anni del 1300.
Questa libertà nei confronti dell'autorità senese, ha origine oltre che dalla particolare ubicazione del castello
anche dalla capacità di autodeterminazione, di potere
decisionale e, perché no, da un carattere prepotente,
molto comune fra i "signorotti di campagna" di quel
periodo.
Ed è in questo contesto di autorità personale, di potere, di
tirannia che nasce la vicenda della Pia.
La "donna oggetto" che viene sottratta
a qualunque controllo della famiglia di
origine, per essere rinchiusa in un
Castello circondato dalla palude dove
viene uccisa o lasciata morire di inedia
o malaria.
Nel 1328, poi, il Castello di Pietra viene
venduto per una metà ai Malavolti di
Siena che a loro volta, il 2 novembre
dello stesso anno, lo cedono al Comune
di Massa Marittima; la rimanente metà
della proprietà i Pannocchieschi la vendevano, solo dopo pochi giorni dalla
cessione Malavolti, sempre al Comune
di Massa Marittima. Con il passaggio di
Massa Marittima sotto la giurisdizione
di Siena anche il Castello di Pietra
segue la stessa sorte.
Nel 1834 il Castello, con il suo territorio,
viene ceduto dal Comune di Massa Marittima al Comune
di Gavorrano in cambio di Follonica e delle terre limitrofe.
Gli scavi archeologici in Castel di
Pietra
Il Castello è oggetto di scavi condotti,da quasi un decennio, dal dipartimento di Archeologia medievale
dell'Università di Siena in collaborazione con il Comune di
Gavorrano.Il Castello svela grazie alle spiegazioni di guide
esperte i segreti di un sito frequentato dal periodo preistorico (ne è testimonianza il Riparo Capanna) passando
successivamente attraverso il periodo etrusco, classico e
medievale per essere poi abbandonato nel XIV sec.
E' possibile effettuare visite guidate al Castel di Pietra, tramite un trekking della durata di due ore, contattando il
telefonando ai numeri 0566/846248
800 915777 9. Il Trekking presenta difficoltà medio-alta
(solo 2 km, ma il primo tratto è in forte salita), al termine
della visita, quindi si svolge solitamente nelle prime ore
del mattino per evitare l'eccessiva calura estiva.
L'escursione prende avvio dal "Centro Documentazione
Davide Manni" (struttura museale ubicata in Gavorrano,
realizzata dall'Amministrazione Comunale e gestita in
sinergia con il Laboratorio di Educazione Ambientale La
Finoria ) per poi spostarsi, con trasferimento con auto dei
visitatori, a Castel di Pietra , distante circa 8 km dal paese
di Gavorrano.
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Il salto della Contessa
Tra le storie e le leggende che abitano
la
nostra
Maremma, quella di
Pia De' Tolomei è
senz'altro la più
suggestiva e triste.
La storia della
nobildonna senese,
esiliata in questa
terra aspra e qui destinata a morire, ha da sempre animato le fantasie di scrittori, poeti e cantastorie, a partire da Dante Alighieri.
Chi era Pia? Quale fu il suo destino? Perché fu condotta a terminare i suoi giorni nel Castello di Pietra?
La sua storia è tutta racchiusa in quei pochi celeberrimi versi di Dante nel V Canto del Purgatorio della
Divina Commedia:
nelle suggestive campagne gavorranesi. La Pia venne
uccisa dal marito facendola cadere dalla finestra del
maniero. La tradizione conferma l'episodio indicando
come "Salto della Contessa" il dirupo sottostante al
Castello, ancora oggi visibile ed oggetto di scavi
archeologici.
Per rievocare questa
vicenda
Gavorrano,
la
seconda domenica
di agosto, si divide
in due contrade, il
centro storico è la
contrada
dei
Pannocchieschi
contraddistinta dai colori oro e rosso, mentre la parte
nuova del paese appartiene alla contrada dei Tolomei
dai colori azzurro e argento.
Tutti gli anni, durante la manifestazione, sfilano circa
un centinaio di figuranti del corteo storico vestiti con
costumi realizzati sulla base di modelli Medievali. La
rievocazione, il cui ingresso è gratuito, ogni anno fa
giungere numerosi turisti e, nel recente passato, ha
incuriosito addirittura le telecamere di emittenti televisive a livello
nazionale come
Rai Uno e Tele
Monte Carlo.
La rappresentazione
teatrale
della storia di Pia
De' Tolomei avviene durante la sera
e rappresenta il
momento culminante e più suggestivo della rievocazione. Al termine la sfortunata Pia viene trascinata da
due guardie verso la torre più alta di Gavorrano e dal
lì gettata nel vuoto.
"Deh, quando tu sarai tornato al mondo,
e riposato della lunga via',
seguitò il terzo spirito al secondo,
'Ricorditi di me che sono la Pia:
Siena mi fè; disfecemi Maremma:
salsi colui che 'nannellata pria
risposando m'avea con la sua gemma"
Questa figura di donna corrisponde, secondo la tradizione, a Pia De' Tolomei, moglie di Nello
Pannocchieschi, Signore del Castello di Pietra e del
Castello di Gavorrano, colui che la stessa Pia, nei versi
danteschi, accusa come responsabile della sua morte.
Secondo alcuni, Nello l'avrebbe fatta uccidere per
potersi sposare con Margherita Aldobrandeschi,
secondo altri, invece, Nello fece uccidere la moglie
perché accecato di gelosia nei confronti dell'infido
amico Ghino che la corteggiava.
La tragica vicenda si compie nel Castello di Pietra,
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Il Palio dello Zendado
Il Palio dello Zendado è la disfida tra le contrade di
Gavorrano: Tolomei e Pannocchieschi.
La disfida si svolge attraverso una corsa a staffetta
per le vie del Centro storico la sera del 15 agosto.
Zendado è la parola trecentesca che ha il significato
di fazzoletto; nella manifestazione lo zendado è idealmente il fazzoletto di Pia de' Tolomei che viene
fatto cadere per dare inizio alla tenzone.
La contrada vincente si aggiudica il Palio che consiste
in un drappo dipinto a titolo gratuito da pittori del
luogo.
I drappi esposti sono stati dipinti dal 1993 ad oggi da:
Paolo Cimoni
Moreno Baldinacci
Cinzia Vanni
Jean Santucci
Emanuela Malossi
Andrea De Sensi
Gianni Arbrile
Alain Cancilleri
Jutta Kurwinkel
…E le più volte sparti li tenea
sopra 'l divelto collo, e 'l suo vestire
a guisa d'una cioppa il taglio avea;
d'un zendado era ch'a pena coprire,
sì sottil era, le carni potea:
tutta di bianco, sanz'altro partire
cinta nel mezzo, e talor un mantello
di porpora portava molto bello…
Ninfale Fiesolano, strofa 12
di Giovanni Boccaccio
Oggi la sede della Pro Loco è adibita a ufficio di informazioni turistiche dove svolgono servizio i volontari
del servizio civile nazionale.Per contatti e informazioni chiamare il numero 0566-845368 o scrivere all'indirizzo e-mail prolocogavorrano@tele2.it.
Per maggiori informazioni visitare il sito:
www.prolocogavorrano.it.
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Nuova Ass. Pro Loco Gavorranese
La Nuova Associazione Pro Loco Gavorranese opera a
Gavorrano dal 1993 anno della sua costituzione, in
questo periodo sono state molteplici le iniziative promosse a carattere culturale e ricreativo. Tra queste il
recupero e la salvaguardia di documenti e attrezzature appartenenti alla storia e alla cultura mineraria del
territorio, la pubblicazione di opuscoli e testi a carattere storico culturale e tradizionale, la realizzazione
del Monumento al Minatore e dell'ex museo "Ricordo
della Miniera", il recupero ed il restauro di beni architettonici, e non per ultima l'ideazione e la realizzazione del Salto della Contessa, la Rievocazione storica in
costume medievale che si svolge a Gavorrano nel
mese di Agosto. La manifestazione celebra la tragica
storia di Pia de' Tolomei, la nobildonna senese sposa
di Nello Pannocchieschi signore di Gavorrano e del
vicino Castel di Pietra, citata da Dante nella Divina
Commedia (canto V del Purgatorio) con la celeberrima frase: "Deh!, quando tu sarai tornato al mondo e
riposato della lunga via… Ricorditi di me che son la
Pia, Siena mi fe' disfecemi Maremma,. Salsi colui che
n'anellata pria disposando m'avea con la sua
gemma!"
La manifestazione che si avvale di un Corteo storico
formato da un cospicuo numero di figuranti e che si
avvale inoltre di una rappresentativa comunale
accompagnata da un gruppo di valenti musici, prevede nell'arco della giornata giochi equestri, danze
medievali e nella sera la suggestiva rappresentazione
teatrale nel centro storico che culmina con il salto
della Contessa dalla torre più alta del borgo medievale. Questa Rievocazione che ogni anno attira numerosi spettatori e turisti è ormai entrata a far parte delle
manifestazioni in costume più note ed apprezzate
della Toscana. Il Corteo storico di Gavorrano già da
alcuni anni rappresenta il nostro Comune alla Grande
Parata dei Cortei storici che si svolge ogni anno in
occasione della Festa della Toscana nelle città capoluogo di provincia.
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Hanno partecipato al Salto della Contessa...
Nel corso dei quindici anni della rappresentazione
del "Salto della Contessa", sono stati ospiti numerose compagnie medievali, che hanno contribuito
alla manifestazione rendendola ogni anno sempre più affascinante ed emozionante, sia dal
punto di vista storico che di intrattenimento.
La Nuova Associazione Pro Loco Gavorranese
coglie l'occasione per ringraziare tutti coloro che
hanno partecipato citando i nomi delle compagnie:
La compagnia delle danze medioevali di Assisi;
hanno collaborato facendo dimostrazioni di balletti medievali.
La Rossignol di Cremona; hanno collaborato
facendo dimostrazione di balletti medievali, coinvolgendo il pubblico nella loro esibizione.
Gli Sbandieratori di Massa Marittima, Suvereto e
Volterra.
I Cavalieri di Ranaan; hanno collaborato facendo
dimostrazioni di combattimenti medievali.
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Gavorrano
Sulla collina appollaiato
Gavorrano antico, dolce paese,
l'ubertosa pianura vai guardando
e le colline che le fanno corona.
Più lontano l'ampio Golfo,
dalla montuosa Elba in parte chiuso
e dal promontorio di Piombino,
pare un grande, azzurro catino,
sotto il sole che alto risplende:
a Follonica, la bella, si distende
sulla riva mollemente adagiata,
sonnacchiosa pare addormentata.
Lontano nelle giornate chiare,
la Corsica con i suoi monti appare!
Lembo d'antica terra di
Maremma,
per così tanta bellezza
dal cielo baciata,
ormai sfatata è la sentenza
de "L'uccello che ci va perde la
penna".
Pel tuo centro storico le case,
l'una sull'altra ammucchiate,
paiono uno stanco gregge all'ovile
e tutte le sovrastano il campanile
e la rocca di Pannocchieschi
memoria,
che tra leggenda e vera storia,
si narra delle triste, infelice Pia
e del conte Nello, tuo e di lei
signore,
uomo iniquo, dell'empio core,
che gittar la fece nell'orrido dirupo,
del lugubre castello di Pietra.
Passarono i secoli, i giorni, gli anni
Da quel luttuoso, tragico evento
e i paesani della terra traevano
sostentamento,
con fatiche, sudore e tanti affanni;
nessuno immaginava nè sapeva,
del tesoro che sotto di te giaceva.
Solo alla fine dell'ottocento,
un gavorranese, che pieno era
Poesia di Guastalli Stefano - Gavorrano 22/01/2003
di iniziativa e di talento,
Francesco Alberti si nomava,
in quel di fante vecchia scavava
ed ebbe inizio la grande miniera:
e con la miniera nacque il minatore,
intelligente, rude, grande lavoratore;
tutto dedito al lavoro e alla famiglia.
Ei, nel caldo ventre della terra,
conduceva la quotidiana guerra,
fra sudore, caldo e fatiche infinite,
dall'avanzamento strappava la
pirite,
poiché importante e vitale era,
il rendimento della grande miniera.
Poi dopo tante ore,
di fatiche e di sudore,
finalmente la risalita,
un breve stanco saluto,
ai compagni della "controgita"
e poi via verso la luce,
il sole e la vera vita!
Per tanti dì, dalla valle, un rumore
saliva
E dalle case prospicienti s'udiva:
a quel, continuo, incessante, rumore,
alle genti s'allietava il cuore;
così per tanti anni, fra rumori,
spari e schianti,
il lavoro procedeva e s'andava
avanti.
E la "corna" suonava,
alle ore stabilite
e il suono dettava,
la ripresa e il cambio della "gita".
E quando si faceva sera
e s'acquetava un poco il rumore
della miniera
si levava in ogni cuore una preghiera:
fa, che dopo tanto lavoro e tanta
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fatica,
ritorni sana e salva tutta la "gita".
Come per le vicende umane finisce un'era,
finì e chiuse la grande miniera;
ora laggiù non più lavoro, tutto
tace
e la valle ha riconquistato la sua
pace,
ma non è tornata come era,
perché tanti sono i segni della
miniera.
E nacque la nuova Pro Loco,
che, tra i suoi primi intenti,
pose la salvaguardia dei documenti,
inerenti la vita della miniera,
perché molto importante era,
che rimanesse, a futura memoria,
la documentazione della sua storia.
È va a suo vanto e onore,
d'aver, con fatica e con sudore,
realizzato la piazza del minatore.
E s'adopra a fatica
e nei limiti, non bada a spese,
per dare lustro e vita
a questo moribondo paese.
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