Poste Italiane spa - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1, DCB - Jesi
Settimanale d’informazione
ANNO LV- N. 38
Euro 1
DIREZIONE E REDAZIONE: JESI - PIAZZA FEDERICO II, 8 - TEL. E FAX. 0731.208145
Editoriale
federico ii
Una voce per tutti?
L’Imperatore del
vento: Jesi chiama,
Melfi risponde
O
gni settimana Voce torna ai
suoi lettori, agli affezionati
e fedelissimi, a chi la segue
con più o meno assiduità, a
chi la scopre magari grazie alle
nuove tecnologie, a chi cerca di
trovare articoli da apprezzare
o da criticare. Difficile capire
quali siano le firme più lette;
anche lo stesso don Costantino
dopo tantissimi anni di
direzione del giornale non
riusciva a farsene un’idea, tanto
che si rivolgeva ai suoi undici
lettori! Ultimamente alcune
riflessioni critiche stanno
arrivando in merito alla rubrica
Il refrattario di pagina 8 che
questa settimana, per motivi di
spazio, non è presente. Questa
piccola rubrica, presente dal
14 ottobre 2007, è curata dal
giovane Federico Catani che
cerca di presentare personaggi
e vicende più o meno note
della bimillenaria storia della
Chiesa evidenziando “l’orgoglio
di appartenere alla Chiesa
cattolica”. Ogni volta che ci
mettiamo di fronte ad un fatto
accaduto, dobbiamo fare i
conti con il percorso che lo ha
condotto fino a noi: con quali
occhi, sentimenti e strumenti
è stato raccontato o indagato?
Spesso è la storia dei vincitori
che passa più facilmente o
quella di coloro che hanno
saputo tramandarla meglio.
Nel nostro settimanale tanti
sono i contributi per riscoprire
e approfondire la storia, il
sostegno alla pubblicazione
“Conoscere Jesi” di Giuseppe
Luconi e Paola Cocola ne è
un segno recente. Il nostro
desiderio come settimanale
diocesano è contribuire al
dialogo, sereno e costruttivo e al
confronto su argomenti diversi:
non c’è una linea da seguire o da
continuare rispetto al passato
perché “l’ultima e decisiva linea
editoriale a cui rispondiamo
è quella del Giudice della
storia che ci chiederà conto di
come abbiamo speso i talenti
dei media che ci ha affidati”
raccomandava mons. Claudio
Giuliodori ai direttori dei
settimanali diocesani. Ciascuno
si incontra con l’altro portando
il bagaglio delle sue esperienze
e dei suoi studi, dell’ambiente
in cui vive, delle persone che
ha incontrato e che ha avuto
come maestri così come nel
leggere gli eventi della storia
ciascuno può attingere a fonti
diverse, a volte e per motivi
vari, poco conosciute ma non
per questo meno affidabili. Ecco
perché ritengo una ricchezza
per il nostro settimanale anche
la rubrica Il refrattario così
come sono una ricchezza tutti
gli altri contributi redatti con
lo stesso impegno e con lo
stesso desiderio di contribuire
al confronto attorno a valori
condivisi.
Beatrice Testadiferro
premio nobel
di Franco Cacciatore
5
scuola
Il Nobel Rigoberta
Menchù accolta
dalla popolazione
di Moie
di M. C. La Rovere
Impôt repriséTassa riscossa Ufficio di Jesi
domenica 2 novembre 2008
2
sport - basket
Intervista
alla dirigente
scolastica Stefania
Sbriscia
di Asmae Dachan
4
4+4: la Fileni
Bpa in testa alla
classifica
di Giuseppe Papadia
13
Movimento dei Focolari: il dialogo con l’Islam è possibile nella vita? Esperienze a confronto
Il volto dell’altro è il mio volto riflesso
“I
l dialogo avviene in- i costi”. Un
nanzitutto tra perso- uomo, Carlo
ne, e non tra religioni Parlapiano,
o tra civiltà”. E proprio il che, come
dialogo della vita, del “pia- ha ricordanerottolo”, della prossimità, to la moglie
è sempre possibile. In que- Rosalia Bista “zona grigia”, la respon- gliardi, ha
sabilità di ognuno di noi. E amato conla possibilità di costruire cretamente.
nuovi orizzonti. Ogni gior- A
partire
no, partendo dalla volontà dagli ultimi.
di comprendere il diverso E il ritorno
da me che mi vive accan- di affetto,
to. “Il Dialogo con l’Islam è come l’ha
possibile nella vita”: è stato definito la
il tema e il filo conduttore B i g l i a r d i ,
del convegno che si è tenu- c’è stato ecto venerdì scorso al Circo- come. Da
lo cittadino, in ricordo - a parte
dei
tre anni dalla sua scompar- cittadini e delle Istituzioni. la ragione e del cuore, non
sa - di Carlo Parlapiano, “I muri fanno paura – ha solo non fa paura, ma può
il primo focolarino che detto il presidente dell’As- diventare ricchezza. Per
ha fatto conoscere a Jesi semblea Legislativa delle Zanzucchi troppo spesso,
l’ideale dell’unità di Chiara Marche, Raffaele Buccia- nel mondo occidentale, “si
Lubich. “Una giornata – ha relli – in realtà le gioie, le propone l’equazione mudetto Michele Zanzucchi, paure, le sofferenze dell’al- sulmano-terrorista. Il diadirettore del periodico tro sono le nostre”.
logo invece ha bisogno di
del Movimento dei Foco- Tra il pubblico della sala del una disponibilità”. E perché
lari e grande conoscitore Lampadario anche molti ciò avvenga, il direttore
dell’Islam – che è il frutto islamici, con le loro mogli di Città Nuova dà alcuni
della sua tenacia, della sua e i loro figli. Una diversità consigli. In primo luogo
volontà di dialogare a tutti che, vista con gli occhi del- “abbandonare il demone
della comu- di Jesi dei Focolari, hanno
n i c a z i o n e raccontato la loro storia
m o d e r n a , di prossimità: un cristiano
la
fretta”. e un musulmano che desiPerché il derano dare il loro contridialogo ha buto alla pace. Otto anni fa
bisogno di si sono dati appuntamento
tempo. Poi, nella piazza del paese. Ne
“farsi uno” è nato un concorso lettecon l’altro, rario dal titolo “Diversi ma
c e r c a n d o uno”. Un’esperienza di diadi condivi- logo, di piccole solidarietà
dere i suoi quotidiane. Come avviene
drammi e le nel centro internazionale
sue speran- studenti “G. La Pira”. Qui
ze. E anco- – ha raccontato il direttore
ra, mettere Maurizio Certini – è stata
da parte gli aperta una scuola di lingua
stere otipi araba poco dopo il crollo
ed essere delle torri gemelle: controumili. “È necessario infat- corrente rispetto alle chiuti – continua il giornalista sure del mondo.
citando il filosofo ebreo Edificante anche la testiEmmanuel Levinas – ri- monianza del presidente
cordare che il volto dell’al- della comunità islamica di
tro è il mio volto riflesso”. Firenze, Izzedin Elzir: “il
E questi due volti hanno dialogo e la conoscenza
i nomi, per esempio, di dell’altro fanno vivere con
Donato e di Moustafà, di maggiore profondità anche
origine marocchina ma la propria religione”. Come
da sedici anni in Abruzzo, dire: conoscendo l’altro,
che durante il convegno conosci te stesso.
promosso dalla comunità
Lucia Romiti
Tra i tanti nostri problemi quello delle scuole di ogni ordine e grado rimane prioritario
Anche le università marchigiane fanno l’esame di coscienza
L
e contestazioni in corso all’interno della scuola italiana si riferiscono sia al decreto Gelmini sia alla
legge 133/2008 che fa suo un precedente decreto del giugno scorso.
Del primo, di cui ho già scritto,
confermo la sostanziale validità a
cominciare dal voto di condotta e
dal maestro preminente. E male farebbe il ministro se cedesse.
Della seconda, ricordo che trattasi
di un complesso di norme di oltre
80 articoli con cui si punta a diversi
obbiettivi che investono quasi tutti
i ministeri: sviluppo economico, risparmio, controllo e stabilizzazione
della finanza pubblica, semplificazione di organismi e di procedure
ecc. Due articoli in particolare – il
16 e il 68 – coinvolgono le finanze,
le procedure e l’avvenire del sistema
universitario. Oggi ci soffermiamo
su questo tema, origine di tante
proteste.
Le università di Camerino e Urbino hanno ragione da vendere se si
ribellano alla falsa accusa della Gelmini (bilanci in rosso). Ma anche
per gli atenei marchigiani il problema è ben più complesso. Nessuno
può ignorare che quattro centri universitari per un milione e mezzo di
abitanti determinano una eccessiva
sproporzione di forze, rispetto alla
media nazionale. Se a questa aggiungiamo che negli ultimi quindici
anni le sedi distaccate si sono supermoltiplicate, abbiamo che almeno
dieci città delle Marche vantano di
essere “città universitarie”. Infinito
il numero dei corsi. Soltanto Urbino ne denuncia almeno 22. E quanti
sono i corsi che si ammantano sotto
il generoso mantello delle facoltà di
giurisprudenza e di economia? C’è
chi sa giustificare le effettive differenziazioni di tanti corsi in funzione della futura attività professionale? Insomma, nelle Marche come in
Italia, i problemi strutturali e didattici del mondo universitario sono
preoccupanti. E non da oggi.
Si può anche prendere atto con piacere che così rilevante è la coscienza della crisi che i rettori sono corsi
a creare ” AQUIS” – Associazione
per la Qualità delle Università Italiane Statali – quasi a mettere le
mani avanti, tanta è la consapevolezza che le cose vanno male. Vanno
male perchè delle migliori duecento
università del mondo, nemmeno
una è italiana; vanno male perché
abbiamo oltre 5000 corsi didattici dei quali molti sono puramente
strumentali e autoreferenziali.
***
La contestazione s’appunta soprattutto sulla riduzione delle
spese, ma l’art. 64 prevede che i
risparmi tornino alla scuola sotto
forma di formazione e di ricerca. Come non condividere certe
semplificazioni burocratiche e
la riduzione del personale, ATA
compreso? All’elefantiasi strutturale (dieci città universitarie nelle
Marche!) si è sacrificata la qualità
culturale. Insomma, con le università si è proceduto con lo stesso criterio con cui si è proceduto
con gli aeroporti e con gli ospedali: tanti, troppi, con le inevitabili
conseguenze della dequalificazione e crisi.
E adesso chi ha il coraggio di proporre, come fa il preside di facoltà
Francesco Adornato di Macerata,
che bisognerebbe far sistema fra i
quattro atenei, anzi ridurli a due?
Chi ce la farà a far fare un passo
indietro alle sei città che ospitano sedi distaccate, in nome della
semplificazione, del risparmio,
della qualità?
L’art. 16 apre anche ad una prospettiva rivoluzionaria: trasformare le università - solo quelle
che lo vogliono – in Fondazioni
di diritto privato, trasformazione
prevista dalla stessa Costituzione. Apriti cielo. Eppure di fronte
a mali estremi anche qualche rimedio estremo potrebbe essere di
esempio per tentare nuove strade.
E se invece di contestare alla radice, si ragionasse insieme? Meno
presunzione da parte degli studenti e dei docenti, meno presunzione da parte del governo.
Vittorio Massaccesi
2
Cultura e società
2 novembre 2008
Del più e del meno
Non sapevo di essere un fuorilegge...
di Giuseppe Luconi
“O
ttanta anni: un’età che in Italia è fuori Stato. In fondo, è un sacrificio che si chiede
legge”. Sono le prime parole che mi agli ottantenni per il bene della comunità:
arrivano dalla televisione che ho appena loro ne hanno fatti tanti, di sacrifici: uno
acceso per sentire le ultime notizie della più uno meno…
sera. E’ mercoledì 22 ottobre, mi sono sin- Di fronte a questa nuova… riforma, scotonizzato sul Tg1 delle 20. “Ottanta anni: pro di essere anch’io un cittadino a rischio.
un’età che in Italia è fuori legge”: lo ha det- E scopro anche di essere un po’ vigliacco:
to la giornalista che
non ci sto a farconduce il Tg. Cremi “tagliare” per
do di capire che sia
il bene del Paese.
un suo commento a
Che posso fare?
chiusura di una notiSparisco
dalla
zia che mi è sfuggita.
circolazione? Mi
Però le parole che
nascondo in un
ho appena inteso mi
casolare sperduto
sconcertano: ottannelle campagne
tenni fuori legge? Da
della Vallesina?
quando? Perché?
Mi
mimetizzo:
Dire che sono perparrucca da caplesso è dire poco. A
pellone, giubbotpensarci bene, con
to di pelle nera,
quello che sta succejeans scoloriti e
dendo in Italia e nel
logori, occhiali
mondo c’è da aspetscuri? O scappo
tarsi di tutto… Assistiamo ad un rincor- in Francia e chiedo asilo politico a Sarkozy?
rersi di brutte notizie: le borse che preci- Lui i delinquenti francesi li mette in galepitano, la recessione che incalza, la finanza ra ma quelli che vengono da fuori li lascia
impazzita, l’economia reale al collasso…I liberi...
governi, in presenza di una crisi mondiale
senza precedenti, si consultano alla ricer- La fantasia corre, galoppa... Naturalmente
ca di interventi per fronteggiarla. E sanno il lettore avrà capito che si tratta di pura inche per intervenire con efficacia servono venzione. Però la frase detta dalla giornaliquattrini...(e non solo quelli!)
sta nel Tg1 è un fatto vero: “Ottanta anni:
Per fare cassa, anche il nostro governo cer- un’età che in Italia è fuori legge”.
ca di recuperare dove e come può: dalla Naturalmente è una frase che va inserita
lotta agli sprechi ai tagli delle spese utili e nel contesto della notizia alla quale era colinutili… E qui si inserisce l’interrogativo legata, la notizia – mi hanno poi spiegato
generato dalla notizia del Tg1: vuoi vede- - del pullman di tifosi juventini che, dopo
re che tra i provvedimenti governativi ora una folle corsa, si è schiantato contro una
c’è anche quello di “tagliare” gli ultraottan- casa, provocando due morti e parecchi fetenni? La vita si è allungata: sono migliaia riti. Fra le vittime, il conducente dell’autogli italiani che hanno oltrepassato la linea bus, che aveva ottantuno anni: età ancora
degli ottanta.
buona in Svizzera per la guida di un pullIn alto loco si saranno detti: ormai gli ul- man ma non in Italia. La giornalista del Tg
traottantenni quello che potevano dare alla intendeva ribadire appunto che per la legsocietà lo hanno dato, che ci stanno a fare? ge italiana chi ha compiuto gli ottanta anni
Sono solo un peso. Tra pensioni, medici- non può guidare un pullman. Ed ha voluto
ne, ricoveri, assistenza, rappresentano un aggiungere alla notizia qualche parola di
costo che una società moderna, dinamica, suo, fuori testo, forse per far sapere che lei
competitiva, non può più permettersi… non si limita a leggere quello che scrivono
Sgombriamo il campo dagli ultraottanten- gli altri. Però può capitare – come è capini, mettiamoli fuori legge, eliminiamoli e tato a lei - che il commento improvvisato
così rimettiamo in sesto il bilancio dello non trovi sempre le parole giuste.
Prima Personale di Amleto Bosi a Palazzo dei Convegni
La bellezza delle cose:
tradizione e originalità
C
on la personale intitolata “La bellezza
delle cose” per la prima volta Amleto
Bosi , figlio del noto pittore jesino Bernardo
Bosi, ha esposto, a Palazzo dei Convegni, tra
l’11 e il 19 ottobre, alcune delle sue opere al
pubblico che le ha apprezzate molto.
Cinquantatrè quadri, realizzati con tecniche
miste e con una particolare attenzione alla
consistenza della materia, ricchi di colori
freschi e vivaci distribuiti in un’interpretazione originale e dinamica della realtà che
comunque rimane riconoscibile agli occhi
dello spettatore. Anzi, è proprio questa serena percezione del familiare ad introdurlo
nell’opera, a farlo permanere, facendogli
gustare appieno la rivoluzione poetica dell’ampia geometria di forme e di colori, la
ricchezza di movimenti e innesti, l’eloquenza della luce- ora vivida ora calda e sfumatadei paesaggi, delle composizioni, dei volti.
Diplomato all’Istituto d’Arte di Ancona nella sezione Decorazione pittorica, Amleto
Bosi ha vissuto per molti anni a Roma dove
Il premio Nobel Rigoberta Menchù a Moie
La piccola grande donna di Chimel
P
remio Nobel per la pace
1992, per la sua lotta
in difesa dei poveri, degli
emarginati e dei popoli
indigeni, e ambasciatrice
ONU, Rigoberta Menchù
Tum è stata alcuni giorni nelle Marche, invitata
dal Collettivo GuatemalaMoie, per testimoniare la
difficile situazione in cui
versa il suo popolo, e gran
parte dell’America latina,
per chiedere un sostegno e informare sulla sua
Fondazione che da anni si
batte per il rispetto dei diritti umani e della democrazia. Un viaggio per incontrare
istituzioni, associazioni e cittadini. Dopo
Ancona, la Menchù è stata a Moie, paese
dove ha sede il Collettivo con il quale da
oltre diciotto anni collabora per dar vita
a progetti di micro sviluppo in favore dei
Maya. Tanti i presenti che l’hanno accolta
nella biblioteca comunale “La Fornace”:
cittadini, Consiglio Comunale di Maiolati
Spontini e Consiglio Comunale dei Ragazzi, il dirigente scolastico dell’Istituto
Comprensivo Carlo Urbani di Moie, Nicola Brunetti, molti bambini e ragazzi. Proprio «ai bambini» sottolinea la presidente
del Collettivo, Angela Priori «è bene che
arrivino messaggi di pace, giustizia, diritti, solidarietà, come quelli di cui si fanno
portatori Rigoberta e la sua Fondazione,
da anni impegnata in progetti educativi,
culturali, di diffusione della cultura e della saggezza Maya». Il benvenuto da parte
del sindaco Giancarlo Carbini, che ha ricordato l’occasione del 60° anniversario
della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, che si celebra quest’anno, ma
anche quanto le difficoltà di tanta parte
del mondo dipendano da un sistema in
cui il 20% della popolazione del mondo
consuma l’80% delle risorse. «È importante, però, rispettare anche i diritti di
chi nel nostro Paese viene e vive» precisa il Sindaco. Il primo cittadino “junior”,
Sebastiano Mazzarini, ha salutato Rigoberta parlando di dialogo tra le diverse
culture, rispetto dei diritti umani: «tutti
dobbiamo fare la nostra parte» conclude «con l’obiettivo di costruire la pace».
Interprete d’eccezione, un commosso
Raffaele Bucciarelli: il Presidente dell’Assemblea Legislativa delle Marche è
amico di vecchia data della Menchù e
da sempre impegnato nelle attività del
Collettivo Guatemala-Moie.
Toccante l’intervento di questa tenace
donna guatemalteca, che ha ringraziato
per la calorosa accoglienza e ha ricordato i vent’anni delle tante attività svolte
ha avuto esperienza come bozzettista oltre che a lavorare in Televisione
come aiuto scenografo con Cesarini
da Senigallia e Carlo Ciccoli. Per alcune compagnie aeree internazionali
ha poi realizzato visioni panoramiche
sagomate e dipinti allegorici. Ritornato a Jesi nel ’73, si è stabilito nello
studio del padre presso il chiostro di
Sant’Agostino, producendo tantissime opere di cui numerose sono quelle collocate presso collezioni private
di Roma, Bologna, Milano, Londra,
e di alcune città della Svizzera e dell’America.
Alcuni suoi dipinti sono visibili al Circolo Cittadino di Jesi e al Museo dei
Ragazzi dell’Istituto Comprensivo Jesi
Centro.
Fotoservizio Paola Cocola
con il Collettivo «che è parte del nostro
popolo», nonché la pazienza di un marito, Angel, che l’ha seguita in questi
anni di sfide. Il tema della coerenza con
le proprie idee e il persistere nella lotta,
unici elementi che si possono contrapporre «agli scontri e le ingiustizie di un
mondo materialista che sta minando i
valori umani e naturali». Nelle sue parole, l’amore per una terra, il Guatemala, che da 13 anni è uscito dalla guerra
civile e dalla repressione, ma non ha
visto terminare le sofferenze del suo popolo, soprattutto tra i più deboli: desaparecidos, mancanza di acqua potabile
e scuole, denutrizione cronica, violenza.
«La gente ha perso la speranza nelle
proprie capacità e i giovani emigrano.
È necessario un lavoro per la formazione e la coscientizzazione che riporti
fiducia». Per Rigoberta la speranza è
nelle donne, perché in esse risiede anche
la realtà dei bambini e quindi il futuro.
Ai giovani l’invito a «promuovere una
cultura in cui pace vuol dire vita degna
e opportunità per tutti». Winaq (“uomo
integrale”) è il nome del Partito con cui
la Menchù sta cercando di entrare nella politica del Guatemala - la prima
volta di un partito indigeno Maya - con
le ovvie difficoltà di un sistema in cui
narcotraffico, criminalità organizzata
e corruzione si mescolano pericolosamente con istituzioni pubbliche, politica e controllo economico. «L’alternativa è lottare credendo nelle istituzioni»
conclude Rigoberta «abbiamo grandi
potenzialità di cambiare, non con la
via delle armi, ma con quella elettorale.
Accompagnateci».
Dopo Ancona e Moie, l’ambasciatrice
ONU ha incontrato l’Assemblea legislativa delle Marche nell’aula consiliare,
salutato la Commissione regionale delle
Pari Opportunità e ha fatto tappa a Pesaro, Macerata, San Benedetto del Tronto e
San Marino.
Fotoservizio Maria Chiara La Rovere
3
Cultura
2 novembre 2008
Stagione Lirica: Una sontuosa edizione dell’opera pucciniana al Pergolesi
Gli splendori barocchi di Roma e il verismo di ‘Tosca’
U
SCUSATE IL BISTICCIO
na storia che riuscisse
veramente a commuovere il pubblico; che quindi, per essere effettivamente attendibile, trovasse
riscontro in una realtà del
passato o del presente. Era
essenzialmente questo che
Puccini riteneva indispensabile alla sua arte. L’adesione del compositore alle
teorie della scuola musicale verista non fu perciò
conclamata, ma istintiva,
naturale. Sarebbe stata diversamente riconoscibile
in opere sia d’ambientazione piccoloborghese, sia
di quelle a sfondo storico.
Così del resto era inevitabile che accadesse conformemente
all’evoluzione
del melodramma. Perché il
verismo musicale attingeva
al verismo della letteratura,
del teatro e persino di un
giornalismo che già molto
si interessava di cronaca.
Anche la storia di ‘Tosca’,
come quella di ‘Bohème’,
piacque a Puccini per la
sua ‘verità’. Il compositore dovette restare innanzi
tutto impressionato dal
carattere della protagonista. Gelosa, coraggiosa, disposta a tutto pur di difendere il suo amore: molto
assomigliava a sua moglie
Elvira. A cercare poi riferimento con la storia, in lei
poteva anche identificarsi
una di quelle famose ‘cantatrici’ del primo ottocento, forse Angelica Catalani
o Caterina Cianfarelli, delle quali poeti anonimi, ma
probabilmente conosciuti
da Illica a Giacosa, avevano descritto le sembianze
di ‘soavissime armonie’ in
versi che sarebbero poi riecheggiati nell’opera.
Anche Mario Cavaradossi non sembrava un personaggio di pura fantasia.
Poteva essere riconosciuto
in lui quel Vincenzo Camuccini, pittore famoso a
Roma agli inizi dell’800, i
cui lineamenti di neoclassica bellezza furono ritratti dal suo amico Giuseppe
Grassi in un quadro ancora
(ghiribizzi lessicali)
Peter Pun (con la u)
www.peterpun.it
SLOGAN RICICLATO
Omonimie
Tutti conoscono il motto degli abolizionisti
della pena di morte: NESSUNO TOCCHI
CAINO ! Pare che qualche sostenitore di
Obama intenda parafrasarlo in questo modo: DON’T LET ANYONE VOTE McCAIN ! (=nessuno voti McCain).
P.S. - Superfluo rilevare che il nome
anglosassone CAIN equivale all’italiano
CAINO (quello della Bibbia). McCain
equivarrebbe, quindi, a un nostro cognome
del tipo Di Caino o simili.
DI CAINO O IL FULMINE ?
Zeppa da pronostico
Un caro amico, che si picca di capir di politica,
sostiene che - a dispetto dei pronostici che
vedono in vantaggio il Fulmine (è questo il
significato del nome semitico BARACK; che
è anche il nome di famiglia del condottiero
cartaginese Annibale Barca) - il suo favorito
è invece McCain. E questo in base a
quella famosa legge per cui, in certi casi, la
gente nei sondaggi pre-elettorali mente
spudoratamente; in questo caso, per non
apparire razzista (anche se in fondo - non
troppo in fondo, ahimé! - lo è). Volendo fare
il modesto, il nostro politologo dilettante così
si esprime: la mia sommessa scommessa è che
il Suonato la spunterà sul Fasullo. (Epiteti
non troppo entusiastici, come vedete).
CHE BARAONDA !
Cambio di consonante & di vocale
Dove, per qualsiasi motivo, una folla si
assiepa, è facile pestarsi i piedi a vicenda:
volano spesso spintoni, insulti, ecc.
Difficilmente, insomma, dove c’è xxxxx c’è
xxxyx. O anche: facilmente dove c’è zzzzz
c’è zwzzz.
***
Soluzione del gioco precedente:
barista, basista
LaCitazione
a cura di Riccardo Ceccarelli
Per una società aperta
È possibile per l’Inghilterra [e per tutti i paesi europei] essere una società aperta e allo stesso tempo riconoscere le basi cristiane delle proprie istituzioni, tradizioni e leggi. Forse è l’unico modo per
essere una genuina società aperta, perché questa
secolarizzazione oggi ha l’effetto di marginalizzare
tutti. Il cristianesimo in sé significa vivere nella libertà di tutti.
Michale Nazir-Ali, vescovo anglicano di Rochester, in “Il Foglio”, 25 settembre 2008.
Curiosità
Cifre…da circo
Che sia riuscita la manifestazione di Roma, di sabato 25 ottobre, contro il governo non si
può negare. Hanno detto che è
stata una prova di democrazia.
Nessuno lo contesta. Ma quanti
erano? Si è assistito al solito balletto di ogni “grande manifestazione”. Gli organizzatori hanno
detto che erano in 2.500.000.
Leggo sui giornali che il Circo
Massimo, luogo della manifestazione è ampio 140.000 metri
quadri. In ogni metro quadro ci
vanno (a stare non larghi), come
è stato stimato, ma si può fare la
prova, 4 persone. Facendo i dovuti calcoli, dividendo il numero
dei partecipanti con i metri quadri dell’area occupata si ottiene
il numero delle persone in ogni
metro quadro. Provateci, porta
all’incirca 17: tante dovevano
essere le persone che occupavano ogni metro quadro del Circo
Massimo. Un po’ “strette” in verità. Perché ad ogni manifestazione di ogni colore si continua
a prendere in giro ascoltatori e
la stessa matematica che “non
dovrebbe essere un’opinione”?
Cifre da sballo. Per l’occasione
sono state cifre da …circo.
r. c.
oggi conservato nella Galleria di San Luca. Non è
dato sapere quanto Puccini
si sia documentato intorno
all’opera. Certo è però che
‘Tosca’ ebbe una lunga gestazione e che quindi non
gli mancò tempo per farlo
e minuziosamente. Si ha
precisa testimonianza che
egli, proprio a Roma, cercò
aiuti per riuscire a rendere
particolari ‘effetti fonici’(è
sua la definizione). Un sacerdote suo amico, Pietro
Panichelli, gli offrì suggerimenti per il ‘Te Deum’ del
primo atto e per il preludio del terzo dove il compositore volle riprodurre
i rintocchi delle campane
di diverse chiese ascoltati
all’alba dall’alto del Gianicolo. Anche al poeta romanesco Giggi Zanazzo chiese
consigli per le parole del
canto mattutino del pastorello.
Componendo così gli effettivi riferimenti storici e le
suggestioni direttamente
o indirettamente recepite
Puccini riuscì con pennellate dense di colore ad affrescare un Roma grandiosa e fastosa, affascinante
nei suoi splendori barocchi,
nobile e popolaresca. Solo
Ottorino Respighi, quasi venti anni dopo, ne ‘Le
fontane di Roma’ e poi ne ‘I
pini di Roma’ sarebbe riuscito a descrivere le suggestioni della città eterna con
pari potere evocativo.
L’eroina e il tiranno
Una ‘Tosca’ di forte impatto drammatico, per questo priva di effetti e colori
bozzettistici, è stata vista
nella recente Stagione Lirica del Pergolesi. Era così
nelle intenzioni del regista,
Massimo Gasparon e tutto
l’allestimento a questa sua
precisa lettura si è adeguato. Le scene, appositamente
progettate per essere adattabili sia allo Sferisterio, sia
al Pergolesi, hanno ricostruito gli ambienti con un
rigore stilistico che ha attinto riferimenti all’arte di
Bernini e di Piranesi. Luci
violente, affocate o sinistre
opportunamente dosate le
illuminavano. Grandioso il
finale del primo atto, con
una folla di comparse e di
coristi in scena e in processione ai lati della platea:
mai viste in un’opera tante
presenze al Pergolesi. Il M°
Giampaolo Maria Bisanti è stato chiamato ad una
prova da brivido dovendo
tenere in pugno non solo la
Filarmonica Marchigiana in
grande organico, ma anche
una situazione scenografica
molto complessa. E’ riuscito
brillantemente a superarla,
mostrando quanto valga in
situazioni simili per un direttore d’orchestra una formazione non sinfonica, ma
specificamente operistica.
Importanti le voci degli interpreti. Alejandro Roy (Cavaradossi) riesce a svettare
ad altezze vertiginose con
facilità, fluidità e potenza.
Antonia Cifrone (Tosca),
non nuova in questo ruolo che ha ricoperto anche
per il Festival Pucciniano,
si impone per l’intensità
degli accenti, il calore del
timbro, l’energia interpretativa. Claudio Sgura ha
lumeggiato, sia visivamente
che vocalmente, un profilo
inconsueto di Scarpia. Non
lo ha identificato, secondo
tradizione, in un vizioso e
prepotente tiranno, ma in
un personaggio vampiresco,
quasi un fantasma che incombe sinistramente sulle
sue vittime. Si è fatto positivamente notare, pure in
una breve parte, Alessandro
Spina (Angelotti). In caricatura, ma senza smaccate
forzature, è apparso il Sagrestano di Mirko Quarello
reclutato dal Concorso Lirico ‘Toti Dal Monte’. Tra gli
altri protagonisti è almeno
da segnalare Valeria Cazacu (il pastorello). Il Coro
Lirico ‘V. Bellini’ e quello dei
Pueri Cantores di Macerata
hanno contribuito efficacemente a rendere i colori
accesi e le atmosfere dell’intero quadro.
Lunghi, entusiastici applausi
hanno accolto la prima recita; non meno calorosi però
di quelli tributati alla prova
generale, presentata con il
secondo cast, dagli studenti
intervenuti
numerosissimi. Ovazioni interminabili:
sembrava che nessuno volesse uscire più dal teatro.
E’ la prova evidente di come
sia possibile avvicinare i giovani alla musica lirica.; di
quanto possa risultare felice
l’esperienza, probabilmente
indimenticabile l’incontro.
Può anche essere considerata un’avventura culturale
audace; ma basta crederci e
non sarà difficile trovare il
modo giusto per realizzarla.
Augusta Franco Cardinali
Nella foto Vincenzoni, il
gruppo degli artisti alla
conferenza stampa di
presentazione dell’opera
presso le Sale Pergolesiane
Nuovo impegno del Rotary Club di Jesi per il fondo Moriconi
Saranno resi consultabili molti materiali
C
ome si ricorderà il 21 giugno
2007 è stata inaugurata la sede
del Centro Studi e Attività Teatrali Valeria Moriconi in cui ha trovato
adeguata collocazione il ricco Fondo
archivistico della grande attrice jesina,
riordinato e inventariato anche con il
contributo triennale del Rotary Club
di Jesi. Il Fondo - che con lettera del
18 maggio 2007 è stato dichiarato “di
rilevante interesse archivistico” dalla
Sovrintendente delle Marche, intervenuta all’inaugurazione - costituisce
con ogni evidenza un arricchimento
del patrimonio storico artistico culturale della nostra città. Se n’è avuta riprova con la pubblicazione del volume
“Valeria Moriconi come in uno specchio. Interviste interventi 1957/2004”
a cura di Franco Cecchini, direttore
del Centro, con la presentazione di
Gianni Letta e un saggio introduttivo
di Anna T. Ossani, pubblicato nella collana “Quaderni per la memoria”
dall’editore Quattro Venti di Urbino. Il
volume - che offre una sorta di diario o
di autobiografia dell’attrice attraverso
una selezione delle sue interviste raccolte nel Fondo - è stato realizzato anche con il contributo del Rotary Club
di Jesi che ne ha acquistate 150 copie,
figurando così tra gli enti promotori
sia all’interno della pubblicazione che
nella campagna promozionale e nel
corso dell’evento di presentazione al
teatro Pergolesi l’11 luglio di quest’anno. Ora il Rotary Club di Jesi, secondo quanto previsto dalla convenzione stipulata il 26 ottobre 2006 con il
comune di Jesi, intende rinnovare un
impegno triennale per l’ultimazione
del progetto predisposto dal Centro
per valorizzare il Fondo Moriconi. Il
progetto prevede di completare l’inventario di alcune parti del Fondo e, in
particolare, la catalogazione dei mate-
riali di documentazione provenienti
da altre donazioni; di portare avanti
la realizzazione del sito internet del
Centro Valeria Moriconi, articolandolo in sezioni in cui verranno progressivamente inseriti i dati relativi alla
biografia artistica, alle schede di spettacoli teatrali, cinematografici e televisivi, alla rassegna stampa, interviste,
raccolta libraria, bozzetti grafici di
scene e costumi, foto di scena, ritratti
e immagini dell’attrice, nonché contatti per dare e ricevere informazioni
sull’attività del Centro; di realizzare
la videoteca completa dell’attrice, all’interno del Fondo archivistico, con il
riversamento in dvd del materiale già
in dotazione e con la ricerca e l’acquisizione di tutto il materiale esistente
presso la Rai e altri soggetti pubblici e
privati. Sia nell’home page del sito internet del Centro Moriconi come nelle copertine dei dvd della videoteca,
verrà inserito il logo del Rotary club di
Jesi. Queste iniziative sono considerate di primaria importanza per il completamento della catalogazione del
Fondo e per la sua pubblicizzazione e
consultazione a livello nazionale.
Nella foto, l’attuale presidente del
Rotary di Jesi, il dott. Maurizio Ricci
4
Attualità
2 novembre 2008
nel mondo del lavoro: appunti di viaggio
di Gabriele Gabrielli*
Mobilità sociale e cambiamento
A proposito della scuola
di Riccardo Ceccarelli
“È
necessario ascoltare i giovani!”. Lo
ha affermato, intervistato da RAI
3 nel corso del telegiornale del 14,20 il
23 ottobre, il cantante Jovanotti, alias
Lorenzo Cherubini, in relazione alle
manifestazioni studentesche contro
i provvedimenti del ministro della
Pubblica Istruzione Mariastella Gelmini.
Una “scoperta” quella di Jovanotti
dataci dai giornalisti, come se altri
cominciando, da Benedetto XVI fino
al presidente Giorgio Napolitano, non
lo avessero detto mai. Anche Fausto
Bertinotti ha detto: “Se potessi nel mio
piccolo, mi travestirei, andrei tra loro
e starei ore e ore ad ascoltarli”. Se lo
dicono, è forse cosa dovuta e risaputa,
se lo dice Jovanotti, “giovane” anche lui,
beh, c’è un’eco e un impatto mediatico
diversi. Non so se c’è qualcuno che abbia
negato che i giovani vadano ascoltati.
Certo genitori ed educatori debbono
ascoltare i figli, i giovani, per quello che
dicono e che chiedono, soprattutto per
quello che lasciano capire e intuire. Sul
piano educativo, l’ascolto è essenziale
e determinante. Sul piano politico
è ugualmente essenziale. A certe
condizioni però. Che almeno sappiano
cosa vogliono. Che le loro richieste non
siano strumentali o strumentalizzate.
Che il loro essere contro abbia obiettivi
conosciuti, veri e precisi. Da quello che
ci è stato fatto vedere, a proposito della
scuola appunto, non è sembrato che
quanto dicevano avesse certezze assolute,
anzi sono parse frasi ormai datate, buone
per ogni occasione. Se la nostra scuola
è agli ultimi posti nelle graduatorie
di qualità non solo dei paesi europei,
una ragione ci sarà. Tutti i ministri dei
governi degli ultimi venti-venticinque
anni hanno provato a “riformare la scuola”
per fare una “scuola migliore” trovando
una sostanziale opposizione di studenti
e di operatori scolastici, almeno così ci
veniva detto. Ricordiamo gli slogan che
si gridavano. “Ucci, ucci sento odore
di Falcucci”, “Con simpatia la Moratti
a Nassirya”, “Ministro Fioroni servo dei
padroni”. Luigi Berlinguer sulla copertina
del “L’espresso” del 13 febbraio 2000 fu
rappresentato con le orecchie d’asino,
mentre De Mauro venne sbertucciato
come Pinocchio. Ora tocca alla Gelmini
che “divora i bambini”. Anche gli studenti
vogliono una “scuola migliore” che
prepari al lavoro e al futuro. È vero che
per la scuola bisogna spenderci, non
tagliare le spese ma razionalizzarle,
non farne un ammortizzatore sociale,
rivedere programmi e progetti. Ritengo
però che per renderla migliore, oltre
a tutto questo, è necessario insegnare
con più professionalità, con autentica
passione educativa, con conoscenze
e saperi più appropriati, con una
preparazione più severa; è necessario
studiare di più e meglio in un rapporto
di “stima” per la scuola stessa, stima
ed apprezzamento che si costruiscono
insieme tra insegnanti e studenti. Non
c’è solo il diritto allo studio, c’è anche il
dovere. Che andrebbero correlati. Non si
tratta di “okkupare” scuole ed università
inventandosi superati “collettivi” e
“lezioni autogestite” o gridare slogan facili
e ricchi di fantasia, si tratta di occupare
di più e meglio scuole ed università per
dedicarsi allo studio e per tutte quelle
giuste richieste in funzione di una scuola
più seria e più esigente e di studi più
rigorosi, nonché di programmazioni e
di corsi meno “sfarfaleggianti”, spesso
inutili. Toni da smorzare da una parte
e dall’altra per trovare soluzioni non
gridate, né strumentalizzate dalle piazze,
ma unicamente pensate e realizzate
per una scuola seria e di qualità. Non
sarà una strada facile dal momento che
tutto sembra venir desiderato, cercato
e programmato al ribasso. Si dovrebbe
andare controcorrente per risalire
la china. Non saprei se si avrà
il coraggio necessario.
T
ra i temi attualmente più dibattuti a
livello di funzionamento della società, dell’economia e del business management vi è quello della limitata e –secondo
l’opinione di molti- del tutto insufficiente
“mobilità” nel mondo del lavoro. Da questa evidenza deriva anche quella ridotta
“mobilità sociale” che si registra nel nostro
Paese e che viene additata da alcuni quale
uno dei principali indicatori o ragioni (a
seconda del punto di vista che si privilegia) di una società –come la nostra- che
non ha assunto il “merito” a driver dello sviluppo e della crescita [si vedano le
ricchissime e ampiamente argomentate
riflessioni proposte sul punto da Roger
Abravanel, Meritocrazia, Garzanti, Milano 2008]. D’altro canto ci sono nuove
e recentissime evidenze empiriche che
sembrano confermare questa nostra poca
confidenza e predisposizione al cambiamento. I dati forniti dalla Fondazione di
Dublino [http://www.eurofound.europa.eu/ e commentati da Cristina Casadei,
Regge il mito del posto fisso, Il Sole 24 Ore,
24 settembre 2008], infatti, ci dicono che
se si prende a riferimento la mobilità geografica noi siamo inchiodati su un valore
di poco più dell’8% contro un 17% di lavoratori che, nel resto dell’Europa, si sono
spostati nel proprio paese o all’estero. Più denza a muoversi. Tenute nel dovuto con“stanziali” di noi ci sono paesi come Mal- to queste precisazioni, quello che emerge
ta, Lituania, Polonia e Repubblica Slovac- comunque è che siamo molto più “fermi”
ca. Se andiamo poi a valutare la mobilità degli altri e poco disponibili a cambiare.
sul lavoro in senso stretto, ossia il tasso Siamo poco amanti del nuovo e del diverdi “permanenza nello stesso posto” (la c.d. so e più ancorati alle cose che conosciamo;
“tenure” del linguaggio anglosassone), le quindi meno propensi ad esplorare e cerevidenze disponibili non mutano di dire- care nuove opportunità. Non è questa la
zione e intensità. Siamo sempre collocati sede per valutare a fondo le implicazioni
tra le ultime posizioni; c’è molta più mo- sul lavoro di queste evidenze, ci limitiabilità in Francia, Germania e Spagna tanto mo però ad introdurre un altro elemento
per citare alcune esperienze europee a noi che ci viene fornito da alcune ricerche che
vicine. Il nostro periodo di permanenza in indagano le “determinanti” la felicità [Anun’azienda supera in media i dodici anni, tonella Sparvoli, Felicità Quel che conta è
quando nel Regno Unito questa media è cambiare: l’amore, il lavoro, la vita, Corriepari a otto anni. E’ vero che, come tutti i re della Sera, 23 dicembre 2007]. Secondo
dati, anche questi vanno presi per quel questi studi sembrerebbe che la felicità,
che sono, nel senso che occorre leggerli e almeno quella di “stato” e cioè quella leinterpretarli all’interno dei diversi conte- gata a singoli eventi, sia associata proprio
sti cui si riferiscono. L’accento viene posto al cambiamento. In definitiva, cambiare
sulla circostanza, allora, che ci possono –anche nel lavoro- influisce positivamente
essere politiche e strumenti diversi da sui meccanismi che presiedono alla feliciPaese a Paese che incentivano la mobilità tà. Prendiamo tutto “con le pinze”, natuo quanto meno che non la disincentivano. ralmente, ma questa potrebbe essere una
Un esempio per tutti è il livello della rego- buona notizia per affrontare i cambiamenlamentazione presente riguardo ai sistemi ti e anche la mobilità sul lavoro che ci può
disponibili di ammortizzatori sociali o agli essere richiesta o che desideriamo perché
strumenti per riqualificare e riprogettare stanchi o perché “fermi al palo” da troppo
professionalità e carriere. C’è poi da di- tempo. Allora, sempre con la dovuta caustinguere tra impresa e impresa, a secon- tela, “diamoci una mossa”!
da per esempio della “dimensione” della
(*) Docente Università LUISS Guido Carli
stessa che influenza questo dato e la [email protected]
A colloquio con la dirigente scolastica Stefania Sbriscia
Educazione: dobbiamo parlare la stessa lingua
“L
Paese rappresenta un autentico ambiente di apprendimento
e di cittadinanza per gli alunni.
a scuola moderna è un edificio trasparente, rende ragione delle sue scelte”. Sono queste
le parole del giovane dirigente
scolastico Stefania Sbriscia, preside dell’Istituto comprensivo di
Serra San Quirico che comprende le scuole materne, elementari
e medie di Serra San Quirico,
Mergo e Rosora. Un’affermazione importante, incoraggiante, in
un tempo in cui il mondo dell’istruzione sembra vivere una
crisi generale. Per capire com’è ,
come sta cambiando e come si
evolve il mondo della scuola,
abbiamo incontrato la dirigente
scolastica, che ha gentilmente
risposto ai nostri interrogativi.
Preside Sbriscia, lei è dirigente dell’Istituto Don Mauro
Costantini da un anno; considerando le sue precedenti
esperienze, come trova questa
realtà scolastica? Quali sono
i suoi punti forti, quali quelli
deboli?
L’Istituto comprensivo “D. M.
Costantini” è una realtà complessa e articolata e, anche per
questo motivo, è difficile e azzardato, dopo solo un anno di
lavoro, potersi esprimere con
completezza. Posso però dire
con convinzione che al suo interno ho trovato molte potenzialità e positività. In primo
luogo la professionalità di chi
vi lavora (docenti, personale
amministrativo, collaboratori scolastici) e la disponibilità
alla formazione e all’aggiornamento continuo; in secondo
luogo, l’Istituto può vantare
una storia ricca e significativa
di lavoro collegiale tra i diversi gradi scolastici (l’Istituto è
diventato comprensivo oltre
dieci anni fa) che rende la progettazione
educativo-didattica solida e collegiale; molto
buona risulta anche la sinergia
collaborativa tra i vari soggetti
che compongono l’”universo
scuola”: famiglie, alunni, personale scolastico, enti locali,
realtà presenti sul territorio.
Tra le difficoltà, invece, posso
sottolineare la dimensione po-
licentrica del territorio su cui
si estende l’istituzione scolastica (tre amministrazioni comunali, due ambiti territoriali,
due aziende sanitarie) che non
facilita il necessario lavoro di
coordinamento e univocità di
intenti, metodi e strumenti.
Oggi, secondo lei, che ruolo
ricopre la scuola nel percorso formativo dei cittadini di
domani?
La scuola riveste da sempre nel
nostro Paese un ruolo fondamentale per la crescita e lo sviluppo dei bambini e dei ragazzi. Anzi direi che, nel mutare
repentino dei contesti culturali e sociali degli ultimi decenni,
la scuola è una istituzione che
si è impegnata a fondo (nonostante le poche risorse ad
essa destinate) per riuscire ad
essere all’altezza della propria
missio formativa. Nel contesto
attuale, caratterizzato da forte
disorientamento e apparente
perdita di punti di riferimento
valoriali e relazionali, la scuola
continua ad offrire ai bambini
e ai preadolescenti contenuti e
relazioni importanti per crescere. Nonostante le evidenti difficoltà e contraddizioni
espresse non sempre in modo
corretto dai mass media, credo di poter affermare che la
scuola dell’obbligo nel nostro
C’è l’attenzione necessaria
alle problematiche dei bambini e dei ragazzi?
Chi lavora nell’ambito formativo sa che le alleanze e l’impegno in questo campo non sono
mai sufficienti. Ancora oggi si
fa fatica a parlare di bambini
e di giovani senza dover far
ricorso all’emotività, all’episodio di cronaca, al sensazionalismo. Quando i bambini e i
giovani smetteranno di essere
un “problema” e diventeranno
risorsa dell’oggi e potenzialità
del domani, allora si potranno
delineare percorsi e alleanze
educative efficaci. Credo che
la scuola possa fare molto nel
momento in cui riesce ad attivare strategie di collaborazione con le famiglie, diventando
una sorta di “presidio educativo” sul territorio, capace di
fare formazione, informazione
e sensibilizzazione intorno alle
tematiche educative.
E il rapporto con le famiglie,
si limita agli avvisi ed ai colloqui, o ci sono spazi di incontro e di scambio?
Attendiamo da anni la riforma degli organi collegiali della
scuola, cioè le sedi istituzionali in cui si concretizza e si attua la effettiva collaborazione
tra scuola e famiglia. Nel frattempo però non si sta con le
mani in mano e si cerca di valorizzare al meglio tutte quelle
opportunità di comunicazione
e condivisione che la normativa vigente consente. Le sedi
e i tempi dunque ci sono. Si
tratta però di credere davvero
nella possibilità di instaurare
interazioni virtuose e utili tra
scuola e famiglia, nel rispetto delle diverse competenze e
soggettività. Senza questa convinzione profonda sarà difficile andare oltre lo scambio di
avvisi e comunicazioni formali. Anche tra i banchi di scuola
è visibile un cambiamento del
tessuto sociale nazionale: ci
sono sempre più bambini stranieri, che ogni giorno studiano
con i bambini italiani.
Come è visto questo fenomeno? La scuola di oggi è preparata per affrontarlo?
La scuola italiana si è accorta
da tempo del fenomeno migratorio (sia interno al Paese che
internazionale) e si è da subito
attivata per affrontare la questione in termini di accoglienza e di integrazione culturale.
I docenti si sono “attrezzati”
partecipando a corsi di formazione e con l’elaborazione di
percorsi e strategie didattiche
idonei al coinvolgimento degli
alunni stranieri, alla loro partecipazione alla vita scolastica,
all’insegnamento della lingua
italiana con interventi intensivi di supporto linguistico.
Anche in questo ambito, nonostante le esigue risorse arrivate nelle scuole, le nostre aule
sono diventate veri spazi di
intercultura e convivenza e le
esperienze didattiche si sono
spesso arricchite nell’incontro
tra le diverse culture. Ma sono
ancora molti i passi da percorrere, perchè la scuola non
venga lasciata sola nella improcrastinabile impresa della
integrazione interculturale.
Secondo lei, il percorso dell’integrazione, della formazione dei nuovi cittadini,
inizia tra i banchi di scuola?
Inizia in famiglia, quale soggetto deputato alla educazione
e formazione dei bambini e
dei ragazzi. La scuola si affianca alla famiglia come servizio
pubblico capace di offrire agli
alunni percorsi di crescita e
di sviluppo che tengano conto anche della dimensione relazionale e sociale. I ragazzi a
scuola scoprono l’importanza
del vivere insieme nel rispetto
delle regole e degli altri, ma se
all’uscita dalla scuola i messaggi che li raggiungono vanno in
segue a pag. 5
5
Cultura
2 novembre 2008
Vicende dimenticate: un castello
Rotorscio rivive la sua storia
A
nche Rotorscio ha il suo libro di storia,
“Rotorscio. Il castello e le sue chiese”. Un
piccolo borgo, la cui vicenda è legata a quella più recente di Castellaro, frazione di Serra San Quirico, rivive i
secoli del suo passato
in un volume scritto a
più mani ma coordinato e curato da Cristina
Simoncini, giornalista
ed attenta studiosa e
curiosa di storia locale,
nonché collaboratrice
del nostro settimanale.
Fino alle prime decadi
del Novecento Rotorscio era un non grande
agglomerato raccolto
attorno al suo castello
anche se progressivamente in rovina: ora
rimangono, oltre ad
una parte restaurata
del castello stesso, solo
alcuni resti delle costruzioni limitrofe. Eppure,
proprietà della nobile
famiglia dei Rovellone
nel sec. XIII, poi degli Scala dal XIV ed infine degli Stelluti-Scala dal XVII secolo, era
in posizione strategica dominando dall’alto
una vasta zona. Il volume parla di queste
vicende ricostruendone
i momenti più salienti. Più ampiamente si
sofferma sulle piccole
chiese del territorio, alcune delle quali da molto tempo scomparse, al
loro posto per diverse
di esse, per ricordarle, sono state costruite
delle edicole, di altre
invece, delle quali si conosce solo il nome, non
si è riusciti a ritrovare
l’esatta ubicazione. Sono
riportati poi i verbali, in
originale e nella traduzione italiana, delle
visite pastorali dal Cinquecento all’Ottocento: esse rivestono una
particolare importanza
per conoscere non solo
le chiese ma lo stesso
tessuto religioso e tradizionale del territorio. Pagine significative poi sono dedicate
alle carestie, alle pestilenze e alle figurette
sparse per la campagna. Il volume, insieme
a quello pubblicato lo scorso anno, “Domo.
Una piccola perla della Marca di Ancona”
a cura di Vincenza Pierelli, territorio limitrofo a Rotorscio-Castellaro, arricchisce
la conoscenza di un terra che ha molto da
raccontare e molto da far sentire a quanti
la abitano e a quanti la visitano. Cristiana
Simoncini è riuscita a coordinare in maniera egregia sia i vari contributi che a curare
l’edizione con un bell’apparato fotografico
e documentario. Il volume è il quarto della
collana “Castrum Piri” promossa dall’Associazione “Castri Piri Valles” di Apiro sorta
poco più di un anno fa per iniziativa di don
Elvio Sforza e di altri amici, ed è dovuto
alla volontà di Giovanni Loccioni che ne
ha perseguito con forte volontà il progetto.
Rotorscio si affaccia sulla Vallesina e molti
dei suoi abitanti nel corso dei secoli hanno
avuto rapporti di affari e di commercio con
Cupramontana, Castelplanio ed altri castelli. Un territorio sostanzialmente unito nonostante confini e varie giurisdizioni: ecco
perché è importante, come viene fatto in
questo libro, ricostruirne le tracce storiche
per esserne consapevoli e per non dimenticare. Il libro è stato presentato a Castellaro
domenica 26. Se ne può vedere l’evento in:
www.vallesina.tv
Riccardo Ceccarelli
Nelle immagini, l’autrice Cristiana Simoncini
e la copertina della pubblicazione
Melfi di scena a Jesi con versi, immagini e musica
Federico II, Imperatore del Vento
N
ello storico Palazzo Baldeschi Balleani sede della fondazione Federico II, della città natale dell’imperatore, di
scena Melfi, altrettanto legata al grande svevo per essere la
sede delle sue Costituzioni, in una serata in cui su versi, immagini e musica è aleggiato lo spirito dell’Hohenstaufen.
L’incontro è culturale, condotto con stile dalla direttrice della Fondazione, Franca Tacconi, un emblematico “Federico
II, imperatore del vento”, traeva la sua titolazione dall’omonima raccolta di versi del poeta melfitano Antonio Avenoso,
presentata nel corso della serata.
La produzione Avenoso è quanto mai intensa. Alla sua prima pubblicazione “Metamorfosi” del 1977 ne unisce tante
altre. Da “Una notte attraversando un sogno” a “Il viaggio
a Gerusalemme”, a “Nessuno può sbagliare il calcio di rigore” all’ultima “La donna della lontananza”. E tutte vantano
premi e riconoscimenti conseguiti in concorsi di grande valenza nazionale, dal Carducci di Marina di Pietrasanta dei
primi anni ’90 al “Montale” di Roma a quello internazionale
“Orient – Express” di Castelfrantano, al “Città di Mede” di
Pavia, all’Anco Marzio del 2003. Di particolare fortuna, appunto, questo suo “Imperatore del vento” del 1998, che si
avvia alla terza ristampa.
Alla sua produzione poetica unisce sceneggiature radiofoniche su Federico II e testi teatrali. La serata jesina ha avuto
una variegata articolazione di grande positività che ha unito
liriche di Avenoso, immagini di monumenti lucani, in particolare di Melfi, e musica eseguita dal flautista Giovanni Borocci, che spesso ci ha trasportato in pieno clima medievale,
in particolare con la ballata conclusiva “Danza in fa diesis
minore”.
I versi di Avenoso si sono avvalsi della recitazione dell’attrice Valeria Vaiano, con un ricco curriculum teatrale e cinematografico ed esperienze di aiuto regista e di Fulvio Wetzl,
regista di altrettanto lungo curriculum cinematografico e
televisivo, nonché la frequentazione della Scuola di recitazione “Fersen”.
Così sono scorse immagini del film “1806: dalla terra alla
città”, girato nel Castello di Lagopesole da Wetzl, su Isabella
Morra, con la poesia rinascimentale a ridosso del periodo
federiciano. A seguire le liriche della raccolta di Avenoso “Il
sapore dell’uva”, “La terra del Vulture”, “Apriva il mattino le
strade” e “Il fluire, lo svanire di tinte”. E dopo il brano musicale “Trotto” eseguito dal flautista Borocci, le immagini della Porta Venosina e del Castello federiciano di Melfi,
tratte dal documentario “Vultour” di Wetzl. Poi ancora il
regista e la Vaiano in “Nella notte di San Lorenzo”, “Nel silenzio della campagna”, “Amabile vita” e “Colline vulturine”.
Il brano “Iubilemus” del flautista Borocci ha, quindi, introdotto nella misticità della cripta di S. Margherita di Melfi,
con l’enigmatica immagine di Federico Il falconiere, sempre
tratte da Vultour.
A finire le liriche “Nell’aria friabile”, “Verso la Puglia” e “Il
silenzio dei pensieri”, seguite dalle musiche del flautista Borocci. Quindi un breve intervento di Antonio Avenoso, particolarmente toccato, che ha sottolineato che nella sua raccolta “Imperatore del vento” ha inteso “fotografare i luoghi
Notizie brevi
Verdicchio
Da mercoledì 29 ottobre, ha preso
il via il ricco programma di manifestazioni ed eventi per festeggiare i 40 anni della Doc concessa
al Verdicchio dei Castelli di Jesi.
Giovedì 30 nella giornata curata
del Comune di Jesi, al teatro studio
Valeria Moriconi con inizio alle ore
9 si svolgerà un convegno internazionale sul tema “Agricoltura e sostenibilità”. L’iniziativa costituisce
un’importante tappa del percorso
del “Piano strategico per lo sviluppo sostenibile del Comune di Jesi”.
Il convegno si propone anche di
analizzare le potenzialità turistiche
del territorio dei Castelli di Jesi.
Venerdì 31 i lavori si concluderanno
a Villa Salvati di Pianello Vallesina
con l’incontro sul tema “Sviluppo
sostenibile del territorio: turismo,
enogastronomia e formazione”.
L’iniziativa è organizzata e promossa dall’Assessorato allo Sviluppo
Sostenibile, Attività Economiche e
Turismo del Comune di Jesi e dall’Assivip-Enoteca Regionale di Jesi,
in collaborazione con Istituto Marchigiano di Tutela dei Vini (IMT),
la Moncaro, l’Alleanza per il Clima
Italia, l’Istituto Salvati scuola associata all’Istituto di Istruzione Superiore E. Pieralisi e la Fondazione
Pergolesi Spontini.
Centro Calamandrei
Venerdì 7 novembre alle ore 18,30
presso il Palazzo della Signoria,
Sala Maggiore, si terrà un incontro
su “La ragione e la passione” con
Giovanni de Luna; sarà presentato
il libro “La piuma e la montagna”
con l’autore Sergio Sinigaglia; mo-
della storia, pensando che è possibile trasfigurarli proprio
attraverso il verso”,
Nel corso della serata all’attento uditorio è stato anche porto il saluto del Sindaco di Melfi, Ernesto Navazio, impedito a partecipare per impegni istituzionali, ed a chiudere un
breve intervento del Presidente della Fondazione, Vittorio
Borgiani, che nel sottolineare la valenza della serata, ha
ricordato con piacere la sua partecipazione al Convegno
tenuto, vari anni fa, nel Castello di Melfi, sull’immagine
di Federico II nella chiesa rupestre di S. Margherita, con
la partecipazione del suo scopritore, il compianto Lello
Capaldo. Una serata che senza dubbio riapre una porta verso un gemellaggio Jesi – Melfi, appunto nel nome
di Federico II. Alla manifestazione ha preso parte con
altri importanti ospiti il vescovo di Jesi, mons. Gerardo
Rocconi che ha salutato i presenti e in particolare il dott.
Antonio Avenoso di cui, come è riferito nell’articolo “Risposta per la speranza” apparso sul precedente numero
di Voce della Vallesina, ha particolarmente apprezzato il
libro di poesie “Dio sulla strada”.
Franco Cacciatore
Nella foto di Augusta Franco Cardinali, da sinistra il
poeta Avenoso, l’attrice Vaiano, Franco Cacciatore e
Antonio Quaranta; nell’altra foto da sinistra il poeta
Avenoso e il regista Fulvio Wetzl.
A colloquio con la dirigente
scolastica Stefania Sbriscia
dera la giornalista Lucilla Niccolini.
segue da pag. 5
Teatro Ragazzi
altre direzioni (intolleranza,
prepotenza, emarginazione,…)
allora il lavoro della scuola rischia di essere ridotto, marginalizzato, vanificato.
Lo scorso anno si è parlato
molto di bullismo e delle
problematiche legate alla
violenza giovanile. Cosa fa la
scuola per prevenire il manifestarsi di simili fenomeni?
Come ho già accennato, la scuola offre ai ragazzi
– sin dalla scuola dell’infanzia – percorsi ed esperienze
connotati
dall’accoglienza,
dal rispetto, dalla capacità
di ascolto e di responsabilità. Non ci nascondiamo però
la fatica nel perseguire tali
Compie 25 anni la Stagione di
Teatro Ragazzi curata dal Teatro
Pirata e promossa dalla Fondazione Pergolesi Spontini. L’edizione
del 25ennale sarà ricca di appuntamenti con spettacoli scelti tra
le migliori compagnie italiane di
Teatro Ragazzi. La prima parte
della Stagione, dal 1° novembre al
6 gennaio, sarà al Teatro-Studio
Moriconi di Jesi, al Teatro Ferrari
di San Marcello, al Teatro Spontini
di Maiolati, al Teatro Comunale di
Montecarotto e al Teatro D. Cotini
di Staffolo; la seconda parte si svolgerà al Teatro La Fortuna di Monte
San Vito, al Teatro Pergolesi di Jesi
e al Teatro di Staffolo dal 18 gennaio all’8 marzo.
obiettivi. L’aria che i ragazzi respirano è troppo spesso
un’aria nervosa, competitiva,
incapace di ascoltare i bisogni e desideri più profondi,
impreparata a cogliere e decodificare i messaggi espressi
dai più giovani. Ecco perché,
ancora una volta, è necessario
che tutte le realtà che ruotano
intorno ai più piccoli tornino
a parlare una sola lingua e ad
investire energie e risorse sull’educazione. Molte volte mi
chiedo che cosa siamo capaci
di offrire – come società degli adulti - di veramente importante, vitale e duraturo ai
bambini e ragazzi di oggi. E la
risposta non è affatto semplice, nè rassicurante.
Asmae Dachan
6
Jesi
2 novembre 2008
Ottavo centenario della Cattedrale (XXI)
L’avvocato
risponde
I FAMILIARI HANNO IL DIRITTO
DI ACCEDERE GRATUITAMENTE AI DATI
PERSONALI CONTENUTI NELLA
DOCUMENTAZIONE BANCARIA DEI DEFUNTI
S
embra una cosa logica ma, evidentemente non lo era così
tanto, visto che c’è stato bisogno di un provvedimento del
Garante della Privacy.
Questi, in data 17 luglio 2008, ha accolto il ricorso di un cittadino contro una banca che si era rifiutata di fornirgli gratuitamente i dati personali relativi ai rapporti intercorsi con
il padre defunto: la banca resistente aveva omesso di comunicare, in dettaglio e in forma intelligibile, tutti i dati personali relativi ai rapporti intrattenuti dal de cuius con l’istituto
di credito, limitandosi a indicare soltanto alcuni dati sintetici, relativi alla situazione del rapporto di conto corrente all’epoca del decesso.
In particolare, il Garante ha fatto distinzione tra la normale
procedura per l’accesso alla documentazione bancaria regolamentato dal Testo unico bancario (che consente al cliente di ottenere copia di atti interi e documenti bancari contenenti o meno dati personali), i cui costi sono a carico del
richiedente ed il caso specifico del diritto all’accesso ai dati
personali del familiare defunto che deve essere invece gratuito: solo quando l’estrazione dei dati risulti particolarmente difficoltosa, il riscontro alla richiesta dell’interessato “può
avvenire anche attraverso l’esibizione o la consegna in copia
di atti e documenti contenenti i dati personali richiesti” (art.
10, comma 4, del Codice); altrimenti, l’esercizio del diritto di
accesso ai dati personali deve essere garantito gratuitamente e non può essere condizionato a quanto statuito, ad altri
fini, dal Testo Unico in materia bancaria e creditizia in riferimento al distinto diritto del cliente di ottenere copia di interi
atti e documenti bancari contenenti o meno dati personali.
Naturalmente, i dati devono essere messi a disposizione in
modo intelligibile (e quindi con l’indicazione del significato
di eventuali codici, sigle, ecc.) e con l’oscuramento di quelli
relativi a terzi
Accogliendo il ricorso, dunque, il Garante ha ordinato alla
banca di corrispondere, nei limiti e con le modalità di cui
all’art. 10 del Codice in materia di protezione dei dati personali (decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196), alla richiesta di accedere a tutti i dati personali relativi al de cuius, ivi
compresi i dati contenuti nei contratti stipulati e quelli di cui
agli estratti conto o alle movimentazioni bancarie.
Paolo Marcozzi, avvocato
Convivio sociale
Il 25 ottobre presso il Ristorante Rosina di Monte
Roberto si è tenuto il pranzo sociale e l’annuale gara
di briscola dei soci Acra – associazione culturale ricreativa assistenziale tra i dipendenti della Cassa di
Risparmio di Jesi – pensionati o in servizio in Banca
Marche. Circa un centinaio i partecipanti all’incontro
che hanno rinverdito i sentimenti e le emozioni dei
bei momenti vissuti insieme in epoche diverse nel lavoro presso le varie filiali o uffici dell’Istituto.
Quelle dodici croci preziose
I
n una bacheca della Mostra sulla cattedrale al palazzo della Signoria (“Venghino, venghino, lor signori:
si chiude il 9 novembre!”) è
esposto un documento del
card. Cybo, datato 17 dicembre 1695, in cui si decide di
celebrare la consacrazione
della cattedrale il 20 ottobre
di ogni anno. La ragione è
che il 19 (giorno in cui si
festeggiava fino a quel momento) il calendario ricorda
(tuttora) S. Pietro d’Alcaltara. Perché mai a Jesi si fosse
così devoti a questo austero
santo spagnolo, confessore
di s. Teresa d’Avila, tanto da
spostarci una importante ricorrenza locale, non è dato
sapere. Quello che invece si
può si dedurre è che il vescovo Fonseca nel 1741scelse
come data di “inaugurazione”
(chiamiamola così) della “sua”
cattedrale proprio un giorno
già indicato dalla tradizione
come quello di fondazione
della cattedrale stessa. Questa data spicca nella grande
“lapide” (dipinta, con cornice
a ghirigori barocchi) posta
nella controfacciata, sopra la
bussola del duomo. Quindi
si potrebbe forse completare
con giorno e mese (appunto
il 19 ottobre) la pergamena
del vescovo Dago che indica
solo il 1208 come anno di
“apertura” della “sua” cattedrale. Sistemata così questa
piccola scoperta, procedia-
mo invece al significato di edificati sopra il fonquella che nei libri liturgici damento degli apostosi preferisce oggi chiamare li, avendo come pietra
“dedicazione” di una chiesa. angolare lo stesso CriNel Rituale si recita così: “In sto Gesù. In lui ogni
quanto costruzione visibi- costruzione
cresce
le, la chiesa-edificio è segno bene ordinata, per esdella Chiesa pellegrina sulla sere tempio santo nel
terra e immagine della Chie- Signore; in lui anche
sa già beata in cielo. E‘ giusto voi venite edificati per
quindi che questo edificio, diventare dimora di Dio per
destinato in modo esclusi- mezzo dello Spirito” (cfr 2,
vo e permanente a riunire i 19ss). Qui l’Apostolo mette
fedeli e alla celebrazione dei in evidenza un doppio simsanti misteri, venga dedicato bolismo: quello della chiesa
a Dio con rito solenne” (n.28). come nuovo popolo di Dio, al
E quale rito espressivo e cen- quale Gesù stesso (con evitrale di tale uso “esclusivo e dente richiamo alle dodici
permanente” ci sono le dodi- tribù dell’antico Israele) ha
ci unzioni delle pareti con il dato gli apostoli come suoi
sacro crisma. Bellissimo ge- “vicari”, rimanendo comunsto, che assimila anche così la que sempre lui la “pietra
chiesa-di-muri con la chiesa angolare”. Da questa “pie“in carne ed ossa”. Infatti nel tra-Cristo” sgorga l’altra imBattesimo e nella Cresima magine “edilizia” (doppia a
(ma anche nell’Ordine sacro sua volta) della chiesa come
e nell’Unzione dei malati) il Casa e Città di Dio, nuova
cristiano viene unto-consa- Gerusalemme. Come canta
crato sacerdote-re-profeta, l’Apocalisse: “Le mura della
“dedicato” cioè “a lode della città poggiamo su dodici bagloria di Dio” (Ef 1,12).
samenti sopra i quali poggiaE come ricordo di questo rito no i dodici nomi dei dodici
- prosegue ancora il Rituale apostoli dell’Agnello” (21,14).
(n.48)- c’è l’”antica consue- Infine una parolina sulle dotudine di collocare, in cor- dici croci nel nostro duomo
rispondenza delle unzioni, (perché anche stavolta c’è
dodici croci”. Perché mai stata una piccola sorpresa).
questo numero? La risposta Infatti sono state realizzaè facile, dato che basta con- te con finissimo intarsio di
sultare la lettera di Paolo agli preziosi marmi policromi,
Efesini, laddove rammenta mentre le credevo sbrigaloro: “Voi siete concittadini tivamente spennellate sul
dei santi e familiari di Dio, muro con l’aiuto magari di
una “mascherina” di cartone:
ma anche qui Fonseca non
ha badato a spese (sempre
alla faccia dei signori canonici…). Su fondo nero, esse
si stagliano in forma greca
con bracci di tipo floreale,
da cui promanano dei raggi
(mentre cinque stelle ad otto
punte indicano la pienezza della redenzione). Non è
difficile vedervi un richiamo a quei “fiori e frutti” di
salvezza (come espresso più
ampiamente nella celebre
croce absidale di S. Clemente in Roma) a noi recati dalla
morte e risurrezione del Signore. Così che la luce della
sua pasqua illumina il buio
del mondo (il fondo scuro),
le cui dimensioni (nord-sud,
est-ovest) sono evocate dalle
quattro assi della croce. Le
quali richiamano a loro volta “l’ampiezza e la lunghezza, l’altezza e la profondità”
(Ef 3,18) di quell’amore di
Cristo che dall’alto dell’abside allarga le mani ferite dai
chiodi e ci ripete: “Ecco in
che modo vi ho amato”.
Don Vittorio Magnanelli
Ottavario dei defunti - Le messe al cimitero
Al cimitero di Jesi, in occasione
dell’Ottavario dei defunti saranno celebrate
Sante Messe secondo il seguente calendario:
1° novembre: ore 10,30 e ore 15,30 celebrata
dal Vescovo.
2 novembre: ore 10,30 e ore 15,30
concelebrazione dei parroci della città.
3 novembre: ore 15,30 con la partecipazione
delle comunità parrocchiali di San Giuseppe
e San Pietro Martire.
4 novembre: ore 15,30 con la partecipazione
delle comunità parrocchiali della Cattedrale,
di San Giovanni Battista e di San Pietro
Apostolo.
5 novembre: ore 15,30 con la partecipazione
delle comunità parrocchiali di San Francesco
d’Assisi e Regina della Pace.
6 novembre: ore 15,30 con la partecipazione
delle comunità parrocchiali di san
Sebastiano, Santa Maria del Piano e
Sant’Antonio Abate.
7 novembre: ore 15,30 con la partecipazione
delle comunità parrocchiali Madonna del
Divino Amore, San Francesco di Paola e San
Massimiliano Kolbe.
8 novembre: ore 15,30 con la partecipazione
delle comunità del Terz’Ordine Francescano
e Carmelitano, delle associazioni e gruppi
ecclesiali.
9 novembre: ore 10,30
Un Centro ambiente
intercomunale a
Castelplanio
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TERMOIDRO
di GIANFRANCO MUZI
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Un contributo di 320 mila
euro per realizzare un Centro ambiente intercomunale a Castelplanio. È quanto
approvato dalla giunta della Provincia di Ancona. Il
Centro, al servizio di nove
Comuni (Maiolati Spontini,
Castelbellino, Rosora, Monteroberto, Mergo, Serra San
Quirico, Poggio San Marcello
e San Paolo di Jesi), contribuirà ad incentivare la raccolta differenziata. “Entro
il 2012 – spiega l’assessore
all’Ambiente della Provincia
Marcello Mariani - la raccolta
differenziata dovrà raggiungere il 65%. Il riciclo non solo
determina la riduzione dei
consumi energetici, ma anche la riduzione delle emissioni dannose in atmosfera e
inoltre è necessario ricordare
che la legge regionale stabilisce una modulazione del
tributo in discarica rispetto
al superamento delle percentuali di raccolta differenziata
imposte dalla normativa: più
si ricicla meno si paga”.
Castelplanio - 60032 (An) - Via Roma, 117 - Tel. 0731.813444 r.a. - Fax 814149
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Vita ecclesiale
Parola di Dio
1 novembre 2008 - la parola di dio della solennità di tutti i santi
Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli
lo hanno seguito. Perciò sono certamente
molto più numerosi
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere
di quelli canonizzati
e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava
dalla Chiesa. Gesù
loro dicendo:
era povero, mite, par«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati queltecipe della gioie e
li che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perdei dolori degli altri,
ché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete
affamato di giustizia
della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché
e di santità, misetroveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
ricordioso, puro di
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati
cuore, operatore di
i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati
riconciliazione e di
voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno
pace (non pacifista)
ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esulinsultato e perseguitate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».
tato per aver voluto
Parola di Dio
fare la volontà del
Padre. Le beatitudini
sono state per i sanCommento
ti un programma di vita, ricavato dall’esistenza
Quest’anno nella liturgia della Chiesa celebriamo storica di Gesù. Sono un riassunto delle qualità
la solennità di Tutti i Santi e subito per tutti (al interiori di Gesù, che Lui ha portato nel suo visposto della domenica) la commemorazione di suto. Sono oggi proposte a tutti gli uomini, ai suoi
discepoli anzitutto, non come imperativi moratutti i defunti.
Questo “tutti” esprime la fede della Chiesa sul le- li (come potevano essere i dieci comandamenti)
game spirituale non solo con i propri “santi” e i ma come promessa di felicità (“beati”). Una felipropri “ defunti” , ma con tutti. Esprime quel “cre- cità che non è costruita da noi, non dipende da
do la comunione dei santi” che anche le lettere noi, ma dalla venuta del Regno di Dio. Il Regno è
seminato nella storia; perciò possiamo ritrovare i
paoline ricordano.
I santi sono coloro che hanno creduto in Cristo e suoi tratti anche in chi cristiano non è. Non rara-
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5,1-12)
mente si trovano
persone che si
dicono non credenti e che attingono luce per il
loro stile di vita
da questa pagina. Noi credenti
sappiamo che il
Regno è un dono
portato da Gesù.
Il Regno viene a
causa sua, con
Lui e in Lui. Ed è
Lui quindi che ci
rende possibile
vivere da uomini
nuovi, con i tratti di vita da Lui incarnati. Dunque l’uomo nuovo
non è un eroe, un volontarista, un impegnato, uno
stacanovista, un superuomo. E’ semplicemente un
discepolo di Gesù, che vive la spiritualità seguendo Lui.
Dunque i santi sono nostri fratelli e nella liturgia
ci colleghiamo a loro nel cielo.
I santi sono anche nostri modelli. In tempo di
falsa personalizzazione e di tanto individualismo,
noi possiamo e vogliamo anche imitare, a mondo
nostro, lo stile di vita che loro hanno incarnato.
Sono i compagni di viaggio della nostra vita.
7
di don Mariano Piccotti
[email protected]
E dunque, Signore, non
guardare ai nostri peccati,
ai nostri quotidiani
tradimenti, a tutte queste
viltà segrete e palesi,
ma guarda alla fede di tutti
i giusti della terra: ai giusti
di qualunque religione e
fede, ai giusti senza un nome,
silenziosi e umili, uomini e
donne di cui nessuno
ha mai avvertito che neppure
esistessero
e invece il loro nome era
scritto sul tuo Libro:
gente che incontravamo per
via e neppure salutavamo,
e loro invece ti salutavano
e pregavano per te e tu non
sapevi: qualcuno che abitava
in periferia, altri, nei campi,
gente del deserto:
il portinaio di qualche
monastero, una madre, la
quale ha solamente dato,
e un altro che è riuscito a
perdonare...
Signore, sono costoro che
ti rendono gloria a nome
dell’intero creato…
(David Maria Turoldo)
7 novembre: Beato don Vincenzo Grossi
Agenda
Pastorale
del Vescovo
Amante della gioventù, modello per i sacerdoti
I
Sabato 1° novembre
ore 8.30: Chiesa dell’Ospedale, S. Messa
ore 15.30: S. Messa al Cimitero
Ore 18: S. Messa in Cattedrale
Domenica 2 novembre
ore 18: S. Messa in Cattedrale in suffragio di P.
Oscar e Sacerdoti defunti
ore 21: Incontro a carattere vocazionale
Martedì 4 novembre
ore 15.00-19.00: il Vescovo riceve nella cappella
di San Floriano, in Duomo, coloro che desiderano
confessarsi o avere un colloquio spirituale. Senza
appuntamento.
ore 21: Incontro con i Diaconi
.
Giovedì 6 novembre
ore 17: Manifestazione presso Università di Jesi
ore 18: Parrocchia S. Francesco di P. S. Messa in
suffragio dipendenti defunti New Holland
ore 21: Incontro con i Giovanissimi della
parrocchia di San Francesco di Paola
Sabato 8 novembre
ore 16.30: Lectio Divina per RnS diocesano a
Macine
ore 18: S. Messa
Domenica 9 novembre
ore 10.30: S. Messa al monumento ai Caduti a Jesi
ore 15.30: Pianello Vallesina, S. Messa nella festa
del Ringraziamento
ore 18: Festa della Cattedrale: Concelebrazione
con l’Arcivescovo di Loreto e tutti i Sacerdoti
l 7 novembre si celebra
la memoria liturgica del
Beato don Vincenzo Grossi.
Nasce a Pizzighettone (Cremona) il 9 marzo 1845. Penultimo di sette figli, riceve
in famiglia un’educazione
umana e spirituale che lo
porterà ad accogliere e trasmettere, per tutta la vita,
l’amore di Dio: dalla mamma Maddalena Cappellini
impara presto a vivere di
fede e di preghiera, acquistando dolcezza e giovialità, e dal padre Baldassarre
l’impegno e la serietà nel lavoro. Ordinato sacerdote il
22 maggio 1869 si distingue
subito per le sue virtù, per il
suo essere pieno di zelo, disinteressato, di carità grande, con la consapevolezza
di partecipare alla missione
redentrice di Cristo, cuore
dello Spirito di riparazione, ad immagine del Buon
Pastore che dà la vita per il
suo gregge.
La Messa sarà sempre il
centro della sua vita: da essa
attingerà luce e forza per se
e per l’apostolato. Nel 1873
gli viene affidata la sua prima parrocchia: Regola. Ai
fedeli, specie ai ragazzi e
ai giovani, di cui ama tanto
circondarsi, non solo apre il
suo cuore, ma anche la sua
casa. Sua costante preoccupazione difatti sarà la gioventù per la quale diviene
un saggio ed efficace educatore. Don Vincenzo ama
ritirarsi spesso per leggere
e scrivere e così preparare
diligentemente tutte le sue
prediche per il popolo. La
sua predicazione è frutto
della preghiera e della me-
Persone intrappolate / nel parcheggio
sotterraneo / prive di energia / poco efficienti
/ parcheggiate, perdenti; / rombo di motori /
rumore frenetico attorno, / pagando la penale
del mondo, / certamente avean toccato il fondo…
poi la sbarra si solleva / casualmente /
automaticamente / per un meccanismo ignoto:
via libera / invito ad un cammino di fede
/ curiosità / ascolto / risposta / terapia /
nell’esperienza è fede / è testimonianza viva.
Parrocchia di Macine
ranno anche uno spettacolo
di Ombre cinesi. La serata
si concluderà con la cena
collettiva di solidarietà. Sarà
possibile acquistare anche
i prodotti del commercio
equo e solidale e ammirare gli elaborati della gara di
pittura “Gesù e l’acqua”. Il ricavato della festa sarà devoluto per la realizzazione di
un pozzo d’acqua nel nord
del Ciad a sostegno di un
progetto dell’associazione
Diletta Onlus.
ditazione e la santa Messa quotidiana è preceduta
da lunga preparazione. La
celebrazione è semplice,
ordinata, profondamente
esemplare nelle parole e nei
gesti. La sua anima è tutta
tesa al Signore. Una povera
borsa da viaggio, il breviario e l’orologio da contadi-
no è tutto l’occorrente che
come predicatore si porta
dietro durante le “missioni
al popolo”.
Muore il 7 novembre 1917,
dopo una dolorosa agonia
per peritonite fulminante. Il
primo novembre 1975 Paolo VI lo beatificava additandolo come esempio per tutti i sacerdoti ed ai parroci
del mondo: “Don Vincenzo
Grossi, nella solidità delle sue
generose virtù, nascoste nel
silenzio, purificate dal sacrificio e dalla mortificazione,
raffinate dall’obbedienza, ha
lasciato un solco profondo
nella Chiesa che oggi lo propone a modello e lo prega
come intercessore”.
Le sue reliquie riposano
presso la Casa Madre di
Lodi.
Giordano Maria Mascioni
Perché di un cammino di fede
Come bottiglia di plastica / schiacciata / pronta
ad esser gettata / e riciclata; / gonfia le pareti /
un soffio energico / e restituisce forma.
La parrocchia Santa Maria
del Cammino a Macine ha
predisposto il programma
per la festa di San Martino
che hanno chiamato la Festa
della Giustizia e della Solidarietà.
Il 16 novembre alle ore 11 la
Santa Messa della comunità
e nel pomeriggio, dalle ore
16 presso la Casa del catechismo, numerose attività
ricreative come la gara di
briscola, di bigliardino, di
ping pong. I ragazzi propor-
2 novembre 2008
Settimanale di ispirazione cattolica
fondato nel 1953
L’esser contenitore / vuoto a perdere / diventa
un pieno / irrorato alla sorgente / purificato
/ pronto ad andar contro corrente: / persone
libere…
nel soffio vitale / del Santo Spirito di Dio.
Maria Giannetta Grizi
Cammino neocatecumenale
Da lunedì 20 ottobre alle ore 21 prende il via
una proposta del Cammino Neocatecumenale.
Nei locali parrocchiali di San Francesco di
Paola a Jesi, il lunedì e il giovedì, si svolgeranno
incontri di evangelizzazione tenuti da laici.
Slogan del percorso è: “Non aver timore, apri le
porte a Cristo! Lui può cambiare la tua vita”.
Piazza Federico II, 8 - 60035 Jesi An
Telefono 0731.208145
Fax 0731.208145
[email protected]
www.vocedellavallesina.it
c/c postale 13334602
Direttore responsabile Beatrice Testadiferro • Proprietà Diocesi di Jesi • Registrazione Tribunale di Ancona n. 143
del 10.1.1953 • Stampa Galeati Industrie Grafiche, Imola www.galeati.it • Spedizione in abbonamento postale • Abbonamento annuo 35 euro - di amicizia 50 euro - sostenitore 100 euro • Tutti i diritti riservati • Esce ogni mercoledì •
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proprie attività istituzionali nonchè per conformarsi ad obblighi di legge.
8
Vita Ecclesiale
2 novembre 2008
Protettore delle madri e dei bambini: San Gerardo Maiella
Instancabile nell’amore al prossimo
diversi ma uno...
Venerdì 24 ottobre, ore 17,30: sala del Lampadario del
Circolo Cittadino di Jesi gremita di italiani e stranieri per
ascoltare le esperienze religiose di integrazione sperimentate dal Movimento dei Focolarini in Abruzzo e Toscana
dove, nonostante le difficoltà, esistono questi tentativi di
confronto. Si è colta l’esigenza della religione musulmana
e di quella cattolica di aprirsi reciprocamente, evitando
che il pericolo di rifugiarsi nel fondamentalismo chiuda le
porte al dialogo.
Non c’è nessuna religione che non debba costruire un rapporto con l’altro, che è il fine e lo scopo dell’amore: “Ama-
tevi gli uni e gli altri…” Quanti pregiudizi si sono formati
negli anni con le guerre e le incomprensioni, in cui si combatteva per affermare la propria verità.
E’ necessario cercare Dio che unisce nel richiedere a tutti
il rispetto e l’amore senza disconoscere che le strade che
portano a Lui possono essere diverse, ma il fine non può
essere che uno: “Amare”! Questo diventa un imperativo
per tutti! Diversi ma uno… come diceva la fondatrice del
Movimento dei Focolarini che aveva capito che nel mondo
già pieno di divisioni, non poteva essere la religione una
fonte di conflitto. Facendo incontrare le varie religioni, le
diverse fedi le persone possono arrivare a scoprire l’Unicità. La Bibbia e il Corano che costituiscono l’identità degli
uomini religiosi scrivono che “tutti siamo ospiti dell’Unico
Signore”. La terra che noi occupiamo con i nostri piedi non
ci appartiene e per questo dobbiamo curarla con molta attenzione pensando che in questa cura riconosciamo e rispettiamo profondamente chi ce l’ha offerta. Chi arriva da
fuori ed è accolto entra nello stesso diritto di chi lo accoglie. Non siamo padroni, ma usufruitori per questo ospiti.
Il Vescovo di Jesi don Gerardo Rocconi ha ricordato l’incontro avuto con gli studenti di una scuola insieme ad
Asmae Dachan, proprio sulle due religioni cristiana e musulmana ed i ragazzi, la cui convivenza era difficile per le
loro diverse provenienze e culture, hanno percepito quell’Unicità d’intenti per mettersi in “relazione”.
Abbiamo la necessità di metterci in relazione nel rispetto
reciproco, così scopriamo che la diversità è data solamente
dai pregiudizi che distorcono la realtà. Diventa fondamentale allora mettersi in ascolto in una parità in cui non si
nota la differenza religiosa ma partendo da una necessità
che il Dio di diverse religioni è “uno” da ascoltare!
Quando papa Giovanni Paolo II ad Assisi riunì le diverse
religioni non impose un credo rispetto all’altro, ma accettando la diversità delle varie religioni le unì nella preghiera
di pace da rivolgere al Signore. Capì che esse potevano
scavare nel cuore degli uomini con credi diversi ma uniti. La preghiera era rivolta al mondo e ai potenti della terra. Non fu ascoltata! Diversi anni dopo scoppiò un feroce
conflitto che ancora ad oggi continua con ferocia in cui
integralismi religiosi e interessi economici si mischiano e
creano vittime.
L’uomo più condividerà il possesso della terra e più si avvicina alla volontà di Dio.
Per questo la necessità dell’integrazione, giocandosi su
diversi piani, pone problemi di esistenzialità e può generare un razzismo latente che scava nelle coscienze facendo rifiutare il diverso. Oggi diventa un pericolo in più in
una società in crisi dove l’immigrazione ha fatto esplodere
contraddizioni di convivenza con ripercussioni economiche che possono generare la famosa guerra “tra poveri”.
Già avere questa consapevolezza avvicina i popoli che vivono in uno stesso paese e altri che nelle aree del Medio
Oriente o dell’Asia si dividono in varie etnie.
Oggi le sfide che emergono dal vivere quotidiano sono
molteplici e complesse ma è fondamentale mettere da
parte i pregiudizi e la fretta perché il dialogo ha bisogno
di tempo. Siamo chiamati ad attuare il dialogo del “pianerottolo”, ha detto il giornalista Michele Zanzucchi, relatore
all’incontro, proprio perché è lì, tra vicini di casa, che con
molta spontaneità si possono stabilire rapporti di amicizia
e di solidarietà mantenendo il rispetto e l’umiltà.
Remo Uncini
Nella foto da sinistra un momento dell’incontro e del
saluto di Rosalia Bigliardi
S
an Gerardo Maiella, giovane innamorato di Dio
è il tema della conferenza
tenuta da Jole Ciarmatori
al circolo Contardo Ferrini
il 23 ottobre, in occasione
dell’onomastico del vescovo
Gerardo Rocconi, che ha
seguito con interesse la relazione, alla presenza di un
nutrito pubblico. Gerardo
Maiella, protettore delle madri e dei bambini, è un santo
forse poco conosciuto nella
nostra zona – ha spiegato la
signora Ciarmatori - eppure
assai importante per i significativi messaggi d’amore
immenso nei confronti di
Gesù e del prossimo, della
Vergine e per la preghiera
intensa e l’obbedienza alla
volontà di Dio. Quella preghiera e quell’obbedienza
che ci fa essere tutt’uno con
il disegno tracciato dal Signore. Gerardo Maiella nasce a Muro Lucano in provincia di Potenza il 6 aprile
1726, sin da piccolo è attratto indicibilmente da Gesù e
a fatica riesce ad attendere i
10 anni per poterlo ricevere
nell’Eucaristia. Il suo desiderio più grande è diventare religioso cappuccino, ma
vicende familiari e la salute delicata si oppongono a
questo progetto.
Così, per obbedienza alla
madre, diventerà apprendista sarto, servitore dell’irascibile vescovo Albini,
lavorando sempre con zelo,
sopportando ogni contrarietà, rispondendo con la
preghiera e la penitenza ad
ogni sopruso ricevuto. Finalmente, a 23 anni riesce
ad essere accettato dai padri
Redentoristi a Deliceto (Foggia), nel noviziato si mostra
instancabile nel lavoro, nella penitenza, nell’amore per
il prossimo, distribuendo a
tutti i beni spirituali e mate-
Anniversario
Anniversario
1998 30 ottobre 2008
2007 6 novembre 2008
Alba Benini in Bravi
Dal salmo15:
Mi indicherai il sentiero della vita: gioia piena nella tua presenza,
dolcezza senza fine alla
tua destra”.
Nel decimo anniversario della tua scomparsa da questa terra,
noi vogliamo ricordarti, anche in questa
più appariscente forma, per dare un po’ di
risalto alla tua riconosciuta bontà e allo spirito di sacrificio che ti
ha informato fino in
ultimo.
Sempre ti amiamo e
conserviamo il tuo
dolce ricordo pur nell’afflizione del nostro
cuore.
Il marito Fernando
con i figli Marco,
Carlo e Paolo
e le loro famiglie.
Anniversario
Socci Edoardo
Pensionato Sima
Vive sempre nei pensieri
e nel cuore della moglie
Corrada, dei suoi familiari
e dei tanti amici del quartiere San Giuseppe che
l’hanno conosciuto e stimato in vita.
Dea Pennacchioni
in Cardinali
Il tuo ricordo è carezza leggera.
Serenella, Claudio,
Rinaldo
Anniversario
1965 4 novembre 1996
riali nel limite delle sue possibilità. A 26 anni, nel 1752,
emette i voti perpetui: finalmente è tutto di Dio e continua in ogni luogo a darsi
al prossimo, offrendo ogni
minuto della sua vita e della
sua sofferenza, per portare a
Dio i peccatori. Accanto alla
sua fama di santità ed eventi miracolosi, non mancano
momenti bui: invidia e maldicenza, che lo offendono e
lo costringono innocente ad
essere punito dai superiori.
Gerardo, per obbedienza,
sopporta anche la punizione
ingiusta finché la sua innocenza e la sua purezza trionfano proprio per bocca degli
stessi accusatori. Il giovane
frate riprende la sua vita di
carità, amato ovunque vada,
da Materdomini a Caposele
a Napoli. Oramai la vicenda
terrena di Gerardo sta per
concludersi: il 5 settembre
1755 a Materdomini riceve l’estrema unzione, il suo
fisico è martoriato dalla tubercolosi e dalla dissenteria,
egli soffre offrendo tutto a
Dio e la sua camera si riempie di un soave profumo. È
il profumo della santità, del
giusto che andrà a ricevere
il suo premio presso Dio. Il
16 ottobre 1755 muore e le
campane del convento suonano a festa, nonostante il
sacrestano si impegni per
emettere funebri rintocchi.
E’ festa perché nel cielo si festeggia la nascita del giusto,
che finalmente potrà saziare
la sete di Dio, di Gesù e della Vergine stando accanto
a loro per sempre. Grazie
San Gerardo per aver tracciato anche per noi questa
via d’amore, d’obbedienza,
di carità che ti ha fatto tradurre in realtà queste parole: “Sia fatta la Tua volontà
come in cielo così in terra”.
Loredana Cestaro
Anniversario
1-11-2006 7-11-1983
Delfo Campodonico
Maria Borocci in Campodonico
I figli don Emilio e Giancarlo, unitamente ai parenti tutti, li ricordano a quanti li conobbero e li
stimarono in vita. Una Santa Messa di suffragio
verrà celebrata nella chiesa parrocchiale di Pantiere, venerdì 7 novembre, alle ore 18.
Ricordo
Anniversario
1938 20-12-1997
Claudio Serrani
Francesco Bezzeccheri
Ha amato te, o Signore,
e in te ha riposto la sua
speranza
Rodolfo Fava
Deceduto per lavoro
Resterai sempre nel
cuore di quanti ti vollero bene…
ed io vi amerò dal cielo come vi ho amato
sulla terra.
Chi vive nel cuore di
chi resta, non muore.
Tu ci hai lasciato troppo presto ma vivrai
sempre nei nostri
pensieri e nei nostri
cuori.
La tua Stefania, i familiari, gli amici e la
comunità parrocchiale di San Giuseppe
VOCE DELLA VALLESINA
Per i ricordi delle persone care
0731.208145
In diocesi
2 novembre 2008
9
Cattedrale: celebrazione del mandato diocesano ai catechisti ed educatori
“S
“Siate strumenti nelle mani del Signore”
iamo in tanti questa sera,
e tanti sono i giovani, per
questo incontro che si ripete da
trenta’anni nella nostra Diocesi
- così don Mariano Piccotti, responsabile dell’Ufficio catechistico diocesano ha introdotto
la celebrazione del mandato di
domenica scorsa - ed è un’occasione per prendere coscienza
del nostro servizio e del legame
tra la nostra volontà e Gesù”. La
celebrazione di quest’anno è stata anticipata di un mese rispetto
alla data tradizionale della Domenica di Cristo Re, per collegarla al ricordo degli ottocento
anni della cattedrale medievale. “La nostra cattedrale è ricca
non solo di arte ma soprattutto
di fede, di cuori illuminati che
nel corso dei secoli hanno scelto di testimoniare Gesù; così i
catechisti sono stati invitati a riscoprire i segni che conserva e a
capire come lasciano trasparire
la fede nel Signore Risorto che
ci permette di dire il nostro Sì a
Dio, all’Amore e al servizio della
catechesi ai ragazzi, ai giovani o
agli adulti” ha detto ancora don
Mariano presentando i laboratori
pomeridiani nei quali un gruppo
di catechisti si era cimentato.
La Messa del mandato, animata
nel canto dal coro di San Giuseppe, Santa Lucia e Coppetella, ha
visto una grande partecipazione
di catechisti ed educatori delle
diverse parrocchie della Vallesina ai quali è stata donata una
nuova guida della cattedrale e un
portachiavi come segni, ha detto
il Vescovo, del sentirsi famiglia,
della consapevolezza di essere
strumenti del Signore e dell’impegno di arrivare al cuore dei ragazzi con l’esempio della vita prima che con le parole. I catechisti
hanno un ruolo importante, ha
sottolineato ancora il Vescovo
ricordando la lunga storia della
chiesa locale, costituita anche di
pietre vive che sono i cristiani
che nel tempo hanno annunciato la Parola e tramandato la fede.
Da qui la preghiera del Mandato
ai catechisti ed educatori della
Vallesina: “Restate uniti a Cristo
e al suo Mistico Corpo che è la
Chiesa; siate pietre vive della sua
costruzione spirituale; testimoniate al mondo l’amore e la luce
di verità che viene dall’alto”. Don
Gerardo ha invitato i catechisti
a rispondere con gioia alla chia-
mata del Signore e a ringraziarlo
per i suoi doni ma anche a essere consapevoli della preziosità
del ministero svolto così da impegnarsi per essere sempre più
competenti, evitando la superficialità. Anche se a volte il catechista svolge un compito difficile, non deve scoraggiarsi perché
egli è uno strumento nelle mani
di Gesù e può aiutare i ragazzi a
dare un senso alla propria vita.
La celebrazione si è conclusa con
l’annuncio della grande mostra
su San Paolo che arriverà in diocesi il prossimo marzo e il canto
festoso “E la strada si apre” come
invito a camminare ogni giorno “seguendo il sole, scavando a
fondo nel cuore perché solo scegliendo l’amore si può vivere per
l’unità”.
Nelle foto un momento della
consegna della guida della Cattedrale e del portachiavi e il coro
mentre guida e anima il canto “E
la strada si apre”. I coristi erano
accompagnati da Giovanni Brecciaroli, Michele Galiano e Luca
Campanelli alle chitarre, Loretta
Fascioli al violino e Ivano Giamperi all’organo.
Ripartita la stagione agonistica: Polisportiva Clementina
Impegno per rilanciare l’oratorio
È
entrata nel vivo la stagione agonistica della
Polisportiva Clementina, al
lavoro già da un mese nelle
varie discipline. La storica
società della parrocchia San
Francesco di Paola, affiliata
al Csi (Centro Sportivo Italiano) dal ’60, può contare
su una novantina di tesserati ed opera anche quest’anno su tre fronti: il calcio a
cinque, la pallavolo mista ed
il tennis tavolo.
Per il calcetto sono tre le
fasce di età. Gli allievi (nati
nel biennio ’93-’94), che ini- tecnico-sportivi. Proprio per
zieranno il loro campionato questo, il consiglio ha scelto
a metà novembre; gli junio- di giocare tutte le partite cares (’91-’92) in rampa di lan- salinghe degli allievi e degli
cio in questo fine settimana, juniores la domenica mattie gli over 18. Quest’ultima na. Insieme prima si partecategoria raggruppa anche cipa alla messa, poi si scengli appassionati di pallavolo de in campo per la partita”.
mista. A fine novembre in- Per il 2009 l’obiettivo della
vece, scatterà anche il tor- Clementina è ridare vita ad
neo di tennis tavolo, con la una storica struttura di San
prima gara individuale.
Francesco di Paola. “Entro
Il primo momento di que- gennaio vogliamo far rinasta nuova stagione è stato scere l’oratorio parrocchiale
il Consiglio. “Ci siamo pre- – confessa Taviani – E’ una
si l’impegno di animare la decisione che abbiamo prerecente festa parrocchiale so in accordo con il parroco,
– spiega il segretario, Cri- don Bruno Gagliardini. Ci
stiano Taviani – In più man- aiuterà in questa missione,
teniamo viva e costante la l’Azione Cattolica. I ragazzi
promozione dei valori uma- hanno bisogno di proposte
ni per i giovani, che hanno affascinanti, che li facciano
la precedenza sugli aspetti stare insieme e rafforzino
Maria Sole
quell’aspetto spirituale che
oggi sembra affievolirsi. Tutto questo si può fare solo in
un ambiente accogliente e
con iniziative mirate, come
l’oratorio”.
La Clementina in passato
aveva operato all’interno
dell’oratorio con tornei di
biliardino, tennis tavolo e
calcetto. Tutti eventi isolati, ora invece, si vuole dare
continuità. Tornando al
presente, una delle ultime
iniziative organizzate dalla
società del presidente Armando Taviani, è stata la
Pedalata per la festa della
parrocchia (nella foto) lo
scorso 12 ottobre. Una pedalata non competitiva per
le vie della città.
Giuseppe Papadia
La piccola Maria Sole
Fazi ha spento a Gualdo
Tadino la sua seconda
candelina e lo fa sapere
a tutti, tra la gioia dei
genitori umbri e jesini,
sorridenti e felici
Ancora dalla Festa del Ciao
Non si è ancora spento l’eco del successo della Festa del Ciao diocesana, organizzata dall’Acr (Azione Cattolica Ragazzi) domenica 19 ottobre. Il momento clou della giornata, trascorsa tra giochi e musica, è stata la messa, celebrata
da Mons. Vescovo. All’inizio della celebrazione i circa cento ragazzi avevano
attaccato su un cartellone delle tesserine, che avevano dato vita tutte insieme, al volto di Cristo. Durante l’omelia
don Gerardo ha sottolineato proprio la
centralità di Gesù (tema dell’anno Acr),
coinvolgendo i ragazzi presenti.
Nella foto, tutti i partecipanti alla festa in posa per la tradizionale foto di
gruppo.
Auguri
Lorenzo Vignoli il 30 ottobre
compie 3 anni. Gli auguri più affettuosi al suo piccolo fiore dalla
nonna Carla per una vita felice
e serena.
10
Cultura e società
2 novembre 2008
A Jesi, il Convegno Regionale dell’Apostolato della Preghiera
Pregare e prendersi cura di tutti
I
l 23 ottobre, nella chiesa di San- preghiera che i soci dell’AdP ri- presenza nel mondo come cristiata Maria del Piano, il parroco volgono ogni mattina al Signore: ni dell’AdP?
don Giovanni Rossi, l’assistente “Cuore divino di Gesù,/ io ti offro Vivere affidandosi totalmente a
diocesano dell’”Apostolato della per mezzo del Cuore immacolato Dio e cercando di scoprire i disePreghiera” di Jesi, don Vittorio di Maria, Madre della Chiesa,/ in gni della Provvidenza nel dialogo
Magnanelli, e i soci con la presi- unione al sacrificio eucaristico,/ e nella comunione. Vivere con
dente Lucina Longhi, hanno ac- le preghiere e le azioni, le gioie uno stile di vita sobrio; pregare;
colto con gioia 130 fratelli e sorel- e le sofferenze di questo giorno,/ stabilire rapporti con la comunità,
le appartenenti ai gruppi di Fano, in riparazione dei peccati, per la prendendosi cura di tutti.
Pesaro, Urbino, Senigallia, Anco- salvezza di tutti gli uomini, nella
na, Macerata, Loreto, Fabriano, grazia dello Spirito Santo, a glo- “Offrire la nostra vita al Signore”
Ascoli, confluiti nella nostra città ria del divin Padre”.
A mezzogiorno, con il canto coper il loro Convegno Regionale, Si comprende così lo stretto rap- rale “Chiesa di Dio, popolo in feche quest’anno si è tenuto a Jesi.
porto fra il Cuore di Gesù, il Cuo- sta…” ha avuto inizio la solenne
Una giornata di riflessione, pre- re di Maria e la comunità dei cre- Liturgia eucaristica presieduta dal
ghiera e dialogo alla presenza del- denti.
Vescovo di Jesi, Gerardo Rocconi,
la delegata regionale Alda Tonnini
e concelebrata da padre Tommae del direttore nazionale, il padre “Guardare in avanti e in alto”
so e dai numerosi sacerdoti dei – osserva il Vescovo - vive nella
gesuita Tommaso Guadagno il Nella sua interessante relazione Gruppi.
confusione, nello sbandamento
quale, trattando il tema “Al Cuore padre Tommaso ha osservato, fra Nell’omelia il Vescovo, spiegando di cui vittime sono i giovani che
di Gesù per il Cuore di Maria”, ha l’altro, che in questo nostro tem- il brano evangelico di Matteo (Mt sono disorientati e hanno bisoillustrato i fondamenti teologici po di crisi, non solo economica, 11, 25-30) ha detto: “Gesù si rivela gno di gioia. Quale il compito del
della spiritualità cristiana incen- “Maria invita a guardare in avanti ai piccoli, agli uomini e dona loro cristiano? La missione, l’urgenza
trata sul mistero di Cristo e della e in alto: a vincere l’attivismo de- la sua pace. Il Cuore immacolato di portare Gesù. Ma la testimoChiesa e il ruolo di Maria nella dicando più tempo alla preghiera di Maria è illuminato dal Cuore di nianza si può dare solo con una
storia della salvezza. Maria è la e alla vita dello spirito”. Maria ha Gesù; umiltà, fiducia sconfinata, vita vissuta nel Signore, perché la
prima discepola di Gesù, Madre creduto e con il suo “sì” dall’an- accoglienza: è questo il modo di fede è un incontro, é l’esperienza
dei credenti, icòna della Chiesa.
nunciazione alla Croce, ha coope- essere di Maria. Nell’annunciazio- di Gesù. Il nostro apostolato coForse non tutti sanno che la spi- rato alla salvezza: di Lei ha detto ne due parole insieme: “non capi- mincia dalla preghiera: offriamo
ritualità specifica dell’AdP è anco- il card. Ratzinger: “Maria è sintesi sco” e “mi fido”. Sia il profeta Osea al Signore tutta la nostra vita per
rata alla devozione del Sacro Cuo- vivente del vangelo di Gesù”.
che l’evangelista Giovanni parlano i suoi disegni di amore: “Eccomi!
re di Gesù, dove il “Cuore”rivela L’Adp educa al rapporto persona- dell’amore di Dio per il suo popo- Usami!”
l’amore di Cristo che nel “miste- le con Dio e alla comunione con lo: amore sponsale, amore pater- Infine il vescovo Gerardo ha afro pasquale” dona la propria vita tutta la Chiesa perché la fede è no e materno, ma “l’amore di Dio fidato alle preghiere dei soci
ed effonde lo Spirito divenendo esperienza comunitaria, non un lo può capire solo chi ama con il dell’AdP la preparazione di due
Eucaristia per l’umanità. Ecco la fatto soggettivo. Quali i modi di cuore di Maria”. “La società di oggi eventi ecclesiali straordinari: il
Congresso Eucaristico che si terrà
in Ancona nel 2011 e il Ventennale del Convegno sull’evangelizzazione nelle Marche che si svolgerà
nel 2013.
Dopo il pranzo e la visita alla cripta di Santa Maria del Piano (antica
abbazia), i Gruppi si sono incontrati per uno scambio di esperienze che ha confermato l’impegno
per un apostolato sempre valido e
attuale.
Il Convegno si è concluso con la
bella notizia della nomina di un
promotore dell’Apostolato della
Preghiera per le Marche: il giovane
sacerdote Gianfranco Galvaresi.
Maria Crisafulli
Rivive il gemellaggio con Lucera firmato dal sindaco Borioni
Apprezzato il coro Regina della Pace
U
n brano per sole voci femminili – “Ave
Maris Stella” – di Gaspare Spontini ed
un secondo – “Stabat Mater dolorosa” – a
4 voci di Giovanni Battista Pergolesi hanno
aperto l’applaudito concerto che il Coro
“Regina della Pace” ha tenuto sabato scorso
nell’antica chiesa di S. Domenico, a Lucera.
Una trasferta, quella in terra di Puglia, che
suggella un rapporto di gemellaggio tra la
Corale “S. Cecilia – don E. Di Giovine” ed
il gruppo di canto diretto dal M° Diego Pucci; un rapporto avviato nel novembre dello
scorso anno quando il folto gruppo pugliese
si esibì nella chiesa di S. Giovanni Battista in
occasione della ricorrenza di S. Cecilia, Patrona della musica.
Fu in quell’occasione che il presidente della
corale lucerina, prof. Mario Tibelli, fece cenno ad un gemellaggio esistente tra la sua e la
nostra città; un gemellaggio, questo, non tra
due piccole associazione, bensì tra i due comuni. A testimonianza di ciò lo stesso prof.
Tibelli inviò a Jesi copia dell’opuscolo edito
dall’Amministrazione comunale di Lucera
in occasione della formalizzazione di questo
gemellaggio che, si legge, “vuol dire affratellamento e quindi avvicinamento di persone
e di popoli che sono separati da lunghe distanze, ma che, comunque, in nome di un
passato più o meno affine o di una comune
aspirazione di pace, possono contribuire
a migliorare questo mondo scambiandosi
opinioni e conoscendosi
più a fondo attraverso le
arti, il turismo, il folklore
e, quel che più conta, lo
scambio vicendevole di
visite collettive e singole”. Questo si scriveva il
21 giugno 1970 a Lucera
quando l’allora sindaco di
Jesi, prof. Alberto Borioni,
e la consistente delegazione furono ospiti della
città di Lucera; ospitalità
ricambiata da Jesi appena
una settimana dopo, il 28
dello stesso mese di giugno. Tutto ciò è riportato
nelle pergamene commemorative vicendevolmente scambiate tra le
due Amministrazioni comunali.
Di quel gemellaggio,
però, nella nostra città
sono rimaste solo poche
tracce: una delibera del
Consiglio Comunale del
10 aprile 70 avente per
oggetto: “Costituzione di
un rapporto di gemellaggio tra le città di Lucera
e Jesi” e il resoconto della
giornata lucerna riportato su “Jesi e la sua valle”
del 5 giugno ’70. Altra
testimonianza del gemellaggio la si trova nel
volume “Conoscere Jesi”, di Giuseppe Luconi e Paola Cocola, edito grazie al contributo
della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi
e alla collaborazione di “Voce della Vallesina”; qui alla voce “Gemellaggi” si legge: “Nel
nome di Federico II, Jesi si è gemellata nel
1970 con Lucera e nel 1996 con Waiblingen
..”. Né si ha traccia, tra le carte comunali, di
un successivo evento, un “Trigemellaggio all’italiana” tra Lucera, Jesi e Jetas (frazione di
S. Cipirello) in Sicilia.
Alla luce di queste riscoperte il coro jesino
si è adoperato per coinvolgere gli amministratori locali a riallacciare quagli auspicati
rapporti di “scambio vicendevole di visite
collettive e singole” auspicati dai fautori del
primitivo gemellaggio, ma, nonostante ripetute sollecitazioni dal “Palazzo” non è arrivato alcun segnale di fattivo interessamento,
solo parole, a volte anche contrastanti.
Di fronte a ciò il “Regina della Pace” non si è
fermato, ha perseguito la strada del gemellaggio culturale e turistico ottenendo successo e ricevendo soddisfazione per l’esperienza vissuta.
Già, perché nella chiesa di S. Domenico il
pubblico ha applaudito sonoramente non
solo i due brani iniziali, ma anche alcuni
stralci tratti dal “Gloria” di Vivaldi che, al
pari dello “Stabat Mater” di Pergolesi sono
stati eseguiti per la prima volta e le due composizioni di Mozart, “Laudate Dominum” ed
il “Veni Sancte Spiritus” KV 47. Consensi
entusiastici a tutto il coro ed ai singoli protagonisti dell’intero concerto: Elisabetta
Amici (soprano), Valeria Pastore (contralto),
Fabiola Frontalini (organo) e, soprattutto al
M° Diego Pucci che anche in terra pugliese
ha confermato la sua professionalità nella
direzione dell’insieme.
Sedulio Brazzini
Una commedia brillante per gli angeli neri
L
Il battito che unisce: Moie – Chang’ombe
a commedia brillante “Niente
da dichiarare” che “La Compagnia dei dilettanti … ma non troppo” ha proposto al teatro Spontini
ha concluso con successo i quattro
appuntamenti della staffetta per le
opere missionarie di suor Caterina,
la suora di nazionalità tanzaniana
che ha svolto la sua opera per tre
anni a Moie nella comunità delle
Suore Carmelitane Missionarie
di Santa Teresa del Bambin Gesù.
Sabato 25 e domenica 26 ottobre il
teatro ha accolto tantissimi spettatori che si sono divertiti nel seguire
la trama della intricata commedia
con equivoci grotteschi e para-
dossali. Gli attori pur non essendo
professionisti hanno dimostrato di saper recitare e dominare la
scena ed hanno offerto due ore di
piacevole spettacolo in cui anche
le scenografie come i costumi e le
musiche sono state curate nei minimi particolari. Tante le persone
che oltre ai quindici attori hanno
collaborato per questa iniziativa apprezzata anche dal sindaco
di Maiolati che nel suo saluto ha
detto: “Abbiamo scoperto di avere
tanti bravi e generosi artisti che si
sono messi in gioco per un progetto missionario”. Il regista Marcello
Pettinelli, tornato a recitare dopo
trenta anni, ha ringraziato tutti coloro che hanno partecipato in modi
diversi e che hanno contribuito
all’ottima riuscita della recita. La
signora Maela Zenobi ha espresso il ringraziamento per quanto la
comunità di Moie ha realizzato a
sostegno dei piccoli Angeli Neri di
Sr Caterina con il progetto “Il battito che unisce: Moie – Chang’ombe staffetta di solidarietà”, organizzato da un gruppo spontaneo
di Moie in collaborazione con la
Parrocchia Santa Maria, le suore
carmelitane, il gruppo Carmelo
nel Mondo, con il patrocinio del
comune di Maiolati Spontini e il
sostegno delle aziende. “L’urgenza
di oggi in Tanzania – dice Sr Caterina - è lo sviluppo culturale dei
bambini e giovani. Tanti bambini,
che chiamiamo angeli neri infatti,
non vanno a scuola per la povertà
delle famiglie ed è proprio grazie
al lavoro dei missionari e alla generosità di tanti benefattori che i
bambini e i giovani della Tanzania
cominciano ad avere la possibilità
di studiare”.
Speciale ambiente
2 novembre 2008
11
Curare gli animali selvatici non è un lusso
I
l Centro Recupero Animali
Selvatici presso la Riserva
Naturale di Ripabianca cerca il rilancio della sua attività. La difesa della biodiversità
merita la spesa, ma ci sono
difficoltà per reperire i fondi.
Con l’aiuto delle altre Province ci riusciremo.
Dall’Assessore al Valore dell’Ambiente della Provincia di
Ancona riceviamo e volentieri
pubblichiamo:
Poiane, gheppi, sparvieri, falchi
pellegrini, falchi di palude, falchi pecchiaioli; allocchi, gufi, civette, assioli, barbagianni; e poi:
passeri, rondini, rondoni, taccole, frosoni, storni, ghiandaie,
merli, upupe, martin pescatori;
e poi ancora: nitticore, aironi
cinerini, svassi maggiori, tuffetti; e folaghe, gallinelle d’acqua,
corrieri piccoli, cavalieri d’Italia,
beccacce, cuculi. Non solo animali di penna: anche volpi, tassi, istrici, ricci, pipistrelli, lepri,
caprioli, cinghiali, ghiri, rospi e
testuggini di varia specie. Prende gusto il sito www.riservaripabianca.it ad elencare gli animali
che trovavano rifugio e venivano curati dalle persone del Centro Recupero Animali Selvatici
(CRAS) del WWF Marche, che si
trova, appunto, ubicato presso
la Riserva Naturale Regionale di
Ripa Bianca a Jesi.
Li portavano persone soccorrevoli da ogni parte delle regione, feriti, malati, o solo troppo
cuccioli perché potessero cavarsela da soli; oppure andavano
a prenderli su segnalazione gli
stessi volontari della Riserva Naturale; e, arrivati, hanno sempre
trovato un medico veterinario
che se ne prendesse cura, dal
primo soccorso alle dimissioni,
attraverso un necessario percorso di cura e riabilitazione.
Peccato però che tocca usare un
tempo passato nel rammentare
queste cose, perché dal 1° agosto scorso il CRAS ha smesso di
accogliere animali selvatici e
continua e prosegue soltanto
col mantenere la cura e la riabilitazione degli animali che ha
attualmente in degenza. Causa della serrata la mancanza di
fondi. Eppure il Centro andava
a gonfie vele; anzi, è proprio
perché andava a gonfie vele
che si è arenato. Aveva cominciato venticinque anni fa ed era
rimasto fino ad oggi come unico centro delle Marche e uno
dei pochi del Centro Italia ad
occuparsi della cura degli animali selvatici. Fin dal 1990 era
stato operativo con i contributi
della Regione Marche; altri contributi erano arrivati, a partire dal 2005, dalla Provincia di
Ancona: gli anni tra il 2005 e il
2007 corrispondono al triennio
in cui il CRAS poteva contare
su una convenzione con l’ente
Provincia, che lo sovvenzionava proprio perché la sua avttività si andava intensificando. Il
Centro si era trasferito dentro la
riserva naturale di Ripa Bianca,
e questa collocazione gli aveva fornito sinergie interessanti.
Si assiste a un’intensificazione
operativa consistente, per non
dire esponenziale: nel 2006 il
CRAS si prende cura di 361 animali; nel 2007 gli animali sono
586 e nella prima metà di quest’anno già 370: segno che cresce insieme con la coscienza naturalistica dei cittadini anche la
capacità operativa degli operatori. Vengono curate più di settanta specie di uccelli, e la metà
di essi viene salvata.
In questi anni il Centro non fa
solo azione di conservazione
della biodiversità: si occupa
anche di monitoraggio nella
diffusione delle patologie animali ed è in prima linea nella
sorveglianza dal tempo dell’aviaria.
I costi però vanno aumentando: non in seguito a nuovi investimenti, ma in relazione alla
normale gestione quotidiana.
Tanti animali in più significano
persone in più che devono occuparsi della loro riabilitazione, del vitto quotidiano, delle
pulizie e della sterilizzazione; e
la dinamica arriva al punto che
ormai il contributo provinciale
non copre più del 10% dei costi
complessivi, che si aggirato tra
i 50 e i 60 mila euro all’anno.
In seguito alla chiusura si sono
susseguite petizioni e richieste di non lasciar morire una
simile esperienza; lo stesso di-
rettore del CRAS, Davide Belfiore, ha fatto appello alle amministrazioni territoriali delle
Marche perché si adoperino
per farla continuare. Primo referente è ovviamente la Regione; la quale nel frattempo ha
messo a punto una Convenzione per la gestione della Riserva
Naturale Regionale Oasi di Ripa
Bianca: tra i soggetti interessati
la Regione stessa, la Provincia
di Ancona, il Comune di Jesi, e
il WWF che da tempo è gestore
dell’area naturalistica. Un punto compreso in quella proposta
è riservato al Centro per il Recupero degli Animali Selvatici;
ma proprio perché non si sono
ancora trovate le risorse necessarie per mandarlo avanti l’articolo resta vuoto.
Da parte dell’Amministrazione Provinciale alla richiesta si
è dovuto rispondere che non
manca la disponibilità al rinnovo di un impegno finanziario quale quello sostenuto negli anni passati, ma non a una
spesa così cospicua da permettere al Centro di riaprire e
di operare in modo stabile e
ottimale: questo a causa della esiguità delle finanze locali.
Situazione spiacevole, perché
l’impegno del CRAS per tutela
della biodiversità genetica e
ambientale del nostro territorio è qui molto apprezzato.
Ci vorrebbe invece un accordo condiviso da una pluralità di soggetti. Una possibilità
si aprirebbe se riuscissimo a
convincere anche le altre amministrazioni provinciali delle
Marche a partecipare alle spese. In questo caso si potrebbe
definire una convenzione a
parte in cui tutti i potenziali
fruitori del servizio si impegnano a restituirlo alla sua
attività con la continuità e le
risorse che sono necessarie.
Speriamo che una simile via
possa essere perseguita e che
per conseguenza il Centro di
Recupero degli Animali Selvatici torni ad operare nella pienezza delle sue capacità. Lo
dobbiamo a noi stessi, perché
la natura è la nostra risorsa
primaria, e senza la sua complessità la stessa nostra vita si
disorganizza e si perde.
12
Esperienze
2 novembre 2008
Il corpo, la mente, l’anima
di
MORIRE E NASCERE: uno stesso cammino?
C’
erano una volta… due fratellini nella
pancia della mamma.
Dice Giulia: “So che per te sarà difficile da accettare, ma credo veramente che ci sia una vita
dopo la nascita”, Leonardo: “Non essere ridicola! Guardati attorno: esiste quello che vedi.
Perché devi sempre pensare a qualcosa che sta
oltre? Nella vita devi accettare la realtà: mettiti comoda e dimentica tutte queste sciocchezze
sulla vita dopo la nascita!”.
Giulia tace per un po’. Poi: “Leo, non arrabbiarti, ma ho qualcos’altro da dire. Io credo anche
che esista una madre”, “Una madre? Ma come
fai ad essere tanto assurda? Hai mai visto una
madre? Tu sei qui, sola, con me. Questa è la
realtà. Adesso prendi quel cordone, va’ nel tuo
angolo e smettila di essere così stupida. Ah,
queste donne! Credimi, non c’è nessuna madre”.
“Leo!”, “Che c’è ancora?”, “Per favore, ascolta!
Quelle pressioni che avvertiamo, quei movimenti che ci fanno stare anche scomodi a volte,
quella sensazione di stare sempre più stretti via
via che cresciamo… ci preparano per entrare in
un posto di luce splendente! E ci andremo presto”, “Adesso capisco: sei veramente pazza! Hai
mai visto la luce? Come può venirti una simile
idea? I movimenti, le pressioni che senti sono la
tua realtà: questo è il tuo viaggio. Oscurità e
pressioni fanno parte della vita. E finché vivrai
dovrai combattere. Ora prendi il tuo cordone e
sta’ tranquilla. Per favore!”.
Giulia si ferma. Pensa. Gioca un po’ con il suo
cordone. Poi, però, non resiste: ”Leo!”, “Ancora!
Che c’è?”, “Solo una cosa, poi non ti romperò
più! Io credo che tutte queste pressioni e scomo-
A Cupramontana
U
Federico Cardinali
dità non solo ci condurranno verso la luce, ma
quando saremo nella luce incontreremo anche
la mamma, ci guarderemo negli occhi, faccia
a faccia, e la conosceremo, finalmente! E sarà
un’estasi che supera qualsiasi cosa abbiamo
sperimentato fino ad ora…”, “Hai perso proprio
la testa! Ora ne sono convinto. Che tristezza,
Giulia, che non vuoi accettare la realtà”…
Un giorno i due fratellini, ormai cresciuti, hanno completato il loro viaggio e non possono
più restare in un mondo così angusto. Arriva,
così, il giorno della nascita. Giulia e Leonardo si agitano, sono preoccupati per ciò che sta
succedendo: una cosa sconosciuta. C’è una forza che li spinge ad uscire. Partono. Che fatica,
però, fare tutta quella strada… Ma alla fine del
viaggio, finalmente, la luce illumina i loro occhi e la mamma li accoglie e li prende fra le sue
braccia. Una nuova vita e una vera estasi!
Verdicchio snobbato però da
molti e dalla stampa locale
in primis. Il filo conduttore
del convegno, della mostra
e del libro - catalogo è stato
il vino e gli ex libris. Gli exlibris (dai libri di) sono dei
cartellini che si trovano sul
frontespizio o nel risvolto
della copertina dei libri e
portano il nome e cognome
del proprietario, accompagnato da una vignetta che
rappresenta aspetti, momenti e scelte della propria
vita associati, spesso, ad un
motto o ad una frase. Queste targhette servivano, in
tempi passati, ai nobili per
segnalare la proprietà del
libro e ne erano la perla del
possessore, come lo è l’eti-
Proviamo per un momento a restare in questo pensiero: noi ora, immersi in questa dimensione della vita, siamo come questi due
bambini chiusi nell’utero della loro madre.
Noi non ce lo ricordiamo, cioè non ne abbiamo un ricordo cosciente, ma il nostro
corpo e la nostra mente non hanno dimenticato che anche per un bambino è faticoso
nascere. Come per una donna partorire.
Anche morire, come nascere, comporta una
fatica. L’abbiamo chiamata ‘agonia’, che significa proprio ‘lotta’, combattimento, quindi fatica. Nascere e morire: un passaggio faticoso.
La storia di Giulia e Leonardo possiamo
pensarla come una metafora, come un’immagine della nostra vita, ora, qui, su questa
terra? Ci stiamo bene, ma a volte - o spesso ci stiamo proprio stretti. Le fatiche e le prove della vita ci rendono tante volte angusto
il tempo che viviamo. Anche questo, però, è
un tempo di crescita. Proprio come sono un
tempo di crescita per il bambino quei nove
mesi che passa dentro il corpo della madre:
così è stato per ciascuno di noi.
In fondo, se ci pensiamo bene, i pensieri
di questi due bambini sono un po’ i nostri
pensieri quando parliamo tra noi della vita
e della morte, della vita che stiamo vivendo ora e di quella che ci aspetta dopo aver
attraversato il tempo della morte. Giulia e
Leonardo sono la voce del nostro cuore, con
i suoi interrogativi, le sue angosce e le sue
speranze.
mamma? Non può essere questa un’immagine che ci avvicina al Buon Dio che ci accoglie fra le sue braccia?
Cantava Fabrizio De André: “… venite in
paradiso, là dove sono anch’io, perché non
c’è l’inferno nel mondo del Buon Dio”. Nella Bibbia è scritto: “Ora la nostra visione è
confusa… ma un giorno saremo faccia a
faccia con Lui” (1a Corinzi 13,12); in un’altra pagina: “Dice il Signore: Avrò cura di voi
come una madre che allatta il figlio, lo porta
in braccio e lo fa giocare sulle proprie ginocchia” (Isaia 66,12). E in fine “Dio asciugherà
ogni lacrima dai nostri occhi. La morte non
ci sarà più. Non ci sarà più né lutto né pianto né dolore” (Apocalisse 21,4).
Quando questi giorni saremo in uno dei nostri cimiteri, proviamo a stare lì due minuti
in silenzio. Subito ci accorgeremo di tanta
gente che chiacchiera, chiacchiera, chiacchiera… Tanta confusione e tanto rumore. Perché? A che servono? Certo, è segno
di civiltà e di buona educazione salutare le
persone che incontriamo, ma possiamo farlo anche sottovoce, o solo con un gesto, poi
rivederci fuori con tutto il tempo per una
bella chiacchierata!
Non sarà che le chiacchiere ci servono per
non sentire la paura di incontrare il pensiero
della morte? Se visitare un camposanto è entrare nel ‘luogo dove riposano i nostri santi’,
perché disturbare il loro riposo con il nostro
rumore? Se provassimo, invece, ad ascoltarli… Ma per ascoltarli dobbiamo trovare un
po’ di silenzio, perché la loro voce è sommessa e la loro parola chiede di arrivare alla
nostra anima. Sentiremo allora che la loro
parola, se proviamo ad ascoltarla, ci parlerà
di vita. Della loro vita. E della nostra.
Questi giorni il calendario ci porta a fare
spostamenti e viaggi nuovi, diversi da quelli che ogni giorno il lavoro ci richiede. E un
turbinio di sentimenti li accompagna. La
meta: un cimitero. O tanti cimiteri. Questi
viaggi, accompagnati dal piacere di ritrovarci con altre persone care che, magari, non
vediamo da tempo, e dal dolore di ritrovarci
con chi ‘riposa’ nel camposanto, sono un’occasione preziosa che il calendario ci offre.
Come spenderla?
Cimitero significa il luogo dove si riposa (in
greco koimetèrion = dormitorio). Noi lo chiamiamo anche campo-santo: il campo, la terra
dove abitano i santi. Che sono i nostri parenti, i nostri amici, le persone
con cui abbiamo condiviso
“Di vino ex libris”.
una parte dei nostri anni e
che ora hanno lasciato que- Chi sa. Forse… come la fatica della nascita
sta dimensione della vita per ci ha portati poi a conoscere la luce e ad inentrare in un’altra che per contrare la mamma, possiamo pensare che
noi, credenti e non creden- la fatica della morte ci porterà a conoscere Chi vuole scrivere allo psicologo può farlo
ti, rimane comunque miste- un’altra luce e ad incontrare un’altra mam- o per e-mail ([email protected]
chetta di un vino, che indica riosa e sconosciuta. Proprio ma? L’altra luce è quello che chiamiamo it o [email protected]) o per posta a Voce della proprietà dell’azienda e ne come sconosciuta è per Giu- l’altro mondo (“è andato all’altro mondo” di- la Vallesina - colloqui con lo psicologo - P.za
rappresenta, nell’immagine, lia e Leonardo, ancora nella ciamo di una persona che è morta). E l’altra Federico II, 8 - 60035 JESI
le caratteristiche del prodotto e del produttore. Inoltre
molti ex –libris sono delle Amici della Musica ‘G.B. Pergolesi’- Stagione Concertistica 2008/9
pregevoli incisioni e Cupramontana ha dato i natali ad
uno dei più grandi incisori d’Italia, Luigi Bartolini,
che spesso ha anche creato
on era mai accaduto che gli “Amici propria commedia musicale. Si tratta e arguta causeuse che, sulla traccia di
opere sul tema del vino. Ed
della Musica” in oltre sessantacin- di un genere che andrebbe riscoperto un filo conduttore, ha interpretato, ilecco come è stato sem- que anni di attività, scegliessero l’ope- anche al di là della sua apparente frivo- lustrato e piacevolmente commentato i
plice intrecciare il filo retta come spettacolo inaugurale di lezza; da intendere cioè come una fiaba vari brani. Erano accanto a lei, con non
conduttore: gli ex-libris, una loro stagione. E’ avvenuto invece per adulti, commentata da bellissima minore disinvoltura, il tenore Claule etichette, le incisioni, quest’anno e c’è da rallegrarsedio Corradi e il soprano Susie
Luigi Bartolini e il vino. ne. L’operetta, troppo spessa biGeorgiatis,
greco-brasiliana.
Tutti questi elementi strattata da cattive esecuzione,
Ricorda non troppo vagamenemergono sia dal cata- è ormai quasi dimenticata. Né
te, anche per presenza scenica
logo, che dalla mostra, la televisione né la radio, salvo
ed eleganza, la grande Raina
conclusasi il 15 di otto- rarissime eccezioni, se ne inKabaivanska ammirata anni fa
bre, dedicati, entrambi, teressano. Nei teatri quasi mai
ne ‘La vedova allegra’ all’Opera
agli ex – libris di vino. appare anche perché da pochi
di Roma. Completavano il cast
La mostra internazio- viene coltivata. Eppure è possidue eccellenti ballerini, Michenale di ex libris a tema bile riscattarla da raffazzonate
le e Roberta Cosentino. Angioenologico ed il relativo interpretazioni e volgarità da
lina Sensale, al pianoforte, ha
catalogo sono stati cu- avanspettacolo per farla ritornaaffrontato con disinvoltura nurati da Gian Carlo Tor- re a quello che era al tempo del
merose partiture di non facile
re, esperto della storia suo massimo splendore: un’opeesecuzione. Il comico in coppia
degli ex – libris. Questa ra buffa con intenti satirici e pacon la soubrette era Alessanmostra, che è partita da rodistici. Lo meriterebbe, anche
dro Brachetti. Niente a che fare
Cuneo, perché organiz- perché vanta lontane origini, da
con l’omonimo trasformista,
zata dall’Associazione far risalire all’opéra comique, al
ma qualche somiglianza con
culturale Ca dj’ Amis di Singspiel, alla zarzuela, se non addirit- musica e da un frizzante e intelligente uno show man come Flavio Insinna.
La Morra, ha fatto tappa tura, ripensando al teatro latino, alla umorismo. Diventerebbe così un invi- E’ marchigiano, di Porto Recanati e ci
nelle Marche, a Cupramon- farsesca ‘atellana’. Non disdegnarono to al sorriso: di conseguenza potrebbe sa fare davvero. Giovane, esuberante,
tana, prima di iniziare un questo genere musicale autori di no- rasserenare e far affrontare più di buon simpatico. Da augurargli di conservare
lungo tour nei luoghi italia- tevole prestigio come Auber, gli Strauss, animo preoccupazioni e inquietudini.
la sua classe evitando qualche ingenua
ni del vino, per poi sbarcare Lecoq, Offenbach, Suppé, Kalmàn e molimpertinenza.
in Spagna. Tutto ciò a sotto- ti altri; nè sarebbero da dimenticare in Una festa in musica
Lo spettacolo, molto gradito al pubblilineare, come hanno scrit- Italia, accanto a Pietri e Lombardo, Co- E’ stato l’Ensemble “Allegro ma non co, ha riscosso applausi a profusione.
to gli amministratori del sta e Ranzato, grandi compositori come troppo” a presentare il 19 ottobre al Dopo questo felice primo appuntacomune di Cupramontana Leoncavallo, Mascagni e Puccini. B. Bre- teatro ‘V. Moriconi’, per gli Amici del- mento gli ‘Amici della Musica’ invitano
nell’introduzione al catalo- cht e K. Weill ugualmente nobilitarono la Musica, ‘Profumo di operetta’, una al successivo. Sarà per il 30 novembre,
go, un connubio tra Cuneo, la stagione mitteleuropea: oltre oceano ben scelta selezione di arie tratte da ancora al Teatro Studio, con un concerin Piemonte, terra in cui Berlin, Porter, Bernstein trasformarono operette famose. Ha fatto gli onori di to del pianista Giuliano Mazzoccante.
prospera l’uva del prestigio- con gran successo l’operetta in vera e casa Silvia Felisetti, spigliata soubrette
Fotoservizio Augusta F. Cardinali
so Barolo, e Cupramontana
nell’entroterra
marchigiano, terra in cui si produce
Moie – Biblioteca Effemme23
il Verdicchio. “Un’occasione
questa anche per celebrare
Venerdì 7 novembre alle ore 21 il filosofo e giornalista Umberto Galimberti terrà una conferenza sul tema
nel nome dell’arte incisoria
“Il corpo in Occidente”; l’incontro sarà introdotto da Gabriella Cinti.
il 40° della DOC del VerdicSabato 8 novembre alle ore 21 l’attrice Isabella Carloni proporrà il recital La radice delle cose dedicato a
chio dei castelli di Jesi”.
Joyce Lussu con l’accompagnamento al contrabbasso di Giordano Pietroni.
Cristiana Simoncini
Celebrare l’arte
e il verdicchio
n mese fa, circa, all’interno delle manifestazioni che hanno preceduto
la Sagra dell’Uva 2008, il
comune di Cupramontana
ha presentato un convegno,
una mostra ed una pubblicazione, intitolata “Di vino
ex libris”. Un evento importante per Cupramontana e
per il territorio collinare della Vallesina produttore del
pancia della mamma, la vita che li aspetta
dopo la nascita.
Il fascinoso mondo dell’operetta
N
13
In dialogo
Opinioni
Redazione
Vorrei far giungere il mio più
vivo apprezzamento a don Vittorio Magnanelli per i suoi articoli
sugli 800 anni della Cattedrale (e
non solo per quelli, penso infatti
siano di don Vittorio anche gli
articoli a firma d.v.m.), sia perché
ricchi di riferimenti d’interesse
storico, culturale, artistico e teologico sapientemente mixati, sia
per lo stile sempre vivace, accattivante, a volte condito d’ironia e
arguzia, mai comunque noioso.
E’ veramente un piacere leggerli,
sempre edificanti. Vorrei invitarlo a intervenire più spesso su
Voce, magari a scapito di qualche
recensione. Grata per il servizio
prezioso che il settimanale offre alla comunità, auguro a tutti
buon lavoro e cordialità.
Paola Carbini
Alunni stranieri
Leggo sempre settimanalmente,
con molto interesse, i fondi di
Vittorio Massaccesi, conoscendo bene il professore che è stato
presidente dell’Ospedale, poi sindaco a Jesi di una giunta minoritaria, poi sindaco revisore per
anni alla Cassa di Risparmio di
Jesi, poi preside dello scientifico).
Questa volta penso, per come la
vedo io, che lui si sia macchiato
di razzismo con la proposta che
avanza nel suo fondo dal titolo
“no alla separazione delle classi”.
Scrive che la proposta di istituire
corsi pomeridiani per alunni immigrati sia migliore e scrive che
istituendo classi separate per
studenti che non conoscono la
lingua italiana il governo italiano
pecca di razzismo. Ma non dice
che, come hanno detto e scritto
giornali e tv, le classi separate
sono solo per un brevissimo periodo perché una volta apprese
le prime nozioni della lingua italiana i ragazzi vengono reinseriti
nelle classi normali. Propone, lui,
corsi pomeridiani e quindi con
questo sconfessa tutte le battaglie che stanno facendo in questo momento gli insegnanti contro la riduzione del tempo pieno
a confronto
(che non c’è e non ci sarà) non
permettendo agli studenti che
dovrebbero frequentare questi
corsi pomeridiani di partecipare
ai nostri vecchi doposcuola, perché di questo si tratta il tempo
pieno.
Delle due, una: o i corsi pomeridiani per apprendere l’italiano,
o il doposcuola. In ogni caso è
sempre razzismo perché di qualche cosa i ragazzi non italiani
si dovrebbero privare rispetto
ai loro coetanei italiani. Al prof.
Massaccesi la sua sentenza.
Nicola Di Francesco
Vittorio Massaccesi risponde
Ma anche la Gelmini ha fatto già
presente che ci si orienterà non
tanto verso classi separate, quanto verso alcune ore particolari
dedicate agli alunni stranieri che
non conoscono la lingua italiana
(laboratori di lingua al mattino
e nello stesso edificio). Rimane
fondamentale che gli alunni interessati non si sentano estranei
o “separati” dalla loro classe mista, perché altro è isolarsi per
due-tre ore alla settimana allo
scopo di rafforzarsi in una materia, altro è non trascorrere
insieme il curriculum ordinario
della classe per alcuni mesi. E poi
ricordo all’amico Di Francesco il
principio già riportato nel mio
articolo “incriminato” e che però
è raccomandato pressoché dalla
totalità degli educatori, pedagogisti e psicologi: dalla nascita ai
quindici anni circa una lingua
la si apprende molto facilmente
e naturalmente stando insieme
il più possibile con i coetanei
attraverso il gioco, la mensa, la
scuola, lo scambio di incontri tra
famiglie con figli; insomma: lo
stare insieme il più possibile. E
non ha senso parlare di razzismo
se si propone, per un paio di ore
alla settimana, incontri riservati
agli stranieri per integrare quanto vengono apprendendo spontaneamente nella convivenza di
tutti i giorni. Che poi, motivi di
carattere organizzativo, suggeriscano ad un dirigente scolastico
di utilizzare un pomeriggio invece del laboratorio, i risultati desiderati non cambiano.
Commenti
Sono da tempo abbonato a Voce
della Vallesina anche per la vecchia amicizia con don Costantino e la stima verso vostri redattori e giornalisti. Qualche tempo
fa, però, ho letto un articolo di
Catani che mi ha stupito: diceva
che era stato giusto bruciare vivo
Giordano Bruno, perché il processo era stato regolare e l’imputato era stato trattato con tutti i
riguardi e in cella aveva avuto
biancheria pulita e il barbiere a
disposizione. Pensavo che l’autore facesse dell’ironia ma non
era così. Nel numero 34 della
Voce lo stesso autore parla dei
Garibaldini: tutti briganti che,
senza aver dichiarato guerra,
sono andati contro un re cattolicissimo. (oggi quando si parla
di arretratezza si dice “epoca
borbonica”). Io da ragazzino ho
avuto la sorte di vedere alcuni
degli ultimi garibaldini: venerati
dal popolo e rispettati persino
dai fascisti, nonostante la camicia rossa. Non le pare che gli articoli di questo sig. Catani stonino con il resto del giornale? Ho
inteso i commenti indignati di
molti altri lettori. Se il giornale
intende perseguire una linea
nuova, che i Direttori precedenti non avrebbero permesso, è libero di farlo ma anche i lettori
saranno liberi di cambiare.
Aldo Impiglia
Ringrazio i tre lettori per il loro
contributo e per l’attenzione con
la quale settimanalmente ci seguono. A proposito della linea
del giornale non possiamo farla coincidere con gli articoli di
Catani che possono essere più o
meno condivisi. Voce vuole essere uno strumento in cui ciascuno si possa ritrovare, almeno su
qualcuno dei contenuti, e contribuire al dialogo costruttivo e, se
possibile, libero da pregiudizi.
b.t.
2 novembre 2008
BASKET Sabato al PalaTriccoli Virtus-Fabriano
Fileni con Soresina non vuole fermarsi
Prosegue il momento magico della Fileni Bpa, ancora in
vetta alla classifica a punteggio pieno. Domenica scorsa
è toccato al Roseto inchinarsi allo strapotere degli
jesini, vincitori 94 a 68 in un
PalaTriccoli gremito (quasi
3.500 spettatori). “Onore alla
panchina che ha aumentato
l’intensità in difesa – ha detto coach Zanchi – Siamo stati
bravi quando Roseto era rientrata a meno otto. Abbiamo
chiuso in difesa e giocato più con la
testa in attacco”.
La classifica dopo il quarto turno
di andata: Fileni Bpa Jesi, Varese 8
punti; Reggio Emilia, Veroli, Venezia,
Pistoia, Casale Monferrato, Livorno,
Sassari, Brindisi, Scafati, Soresina 4;
Rimini, Roseto, Imola, Pavia 2 punti.
Oggi, sabato 1° novembre, gli arancio-blu vanno a far visita al Soresina
(ore 18.15), che gioca le proprie gare
interne a Cremona. Tra gli jesini, l’ex
è Damien Ryan, lo scorso anno a So-
resina. Domenica 2 per il campionato di serie C si giocherà al PalaTriccoli (ore 18) la gara tra la Virtus ’88
ed il Fabriano.
Mercoledì 22 ottobre si è conclusa la
campagna abbonamenti dell’Aurora
Basket, che ha toccato il dato record
di 1.702 tessere. La società jesina,
per festeggiare effettuerà in tutte le
gare interne, l’estrazione di una bottiglia magnum di vino bianco “Le
Vaglie”, tra tutti gli abbonati.
Giuseppe Papadia
Dalla nostra fototeca - Foto di altri tempi
Trattasi di una classica famiglia patriarcale a cavallo fra le due guerre (1935).
Una famiglia a un tiro di schioppo
dal luogo della tragedia dei martiri di
Montecappone, al punto che ha potuto registrare il sinistro rimbombo della
mitragliatrice che ha straziato i partigiani dove oggi sorge il monumento.
Una famiglia, pur tanto numerosa, che
durante la guerra ha ospitato bel altre
tre famiglie.
Da sinistra Gino, Americo, Maria,
Elia, Franco, Gentilina, Umberto. Seduti la mamma Cristina e il babbo
Enrico Pieralisi. In mezzo il piccolo
Mario.
14
Pagina Aperta
2 novembre 2008
Jesi e dintorni
AGENDA
Il santo del giorno
Giovedì 30 ottobre san Germano, venerdì 31 san
Quintino, sabato 1° novembre Tutti i Santi, domenica 2 commemorazione dei defunti, lunedì 3 santa
Silvia, martedì 4 san Carlo, mercoledì 5 san Zaccaria, giovedì 6 san Leonardo, venerdì 7 sant’Ernesto,
sabato 8 san Goffedo, domenica 9 santa Ornella.
Farmacie
Farmacia di turno, la notte, a Jesi
Giovedì 30 ottobre Moretti, venerdì 31 Coppi, sabato 1° novembre Coppi, domenica 2 novembre
Calcatelli, lunedì 3 Coppi, martedì 4 Comunale 1,
mercoledì 5 Cerni, giovedì 6 Comunale 2, venerdì 7
Grammercato, sabato 8 Coppi, domenica 9 Moretti.
Guardia medica
Il numero della Guardia medica notturna e festiva
è: 0731.5555. La Guardia Medica si trova presso la
sede della Croce Rossa di Jesi in via Gallodoro 84. Il
turno notturno del servizio di guardia medica inizia
alle ore 20 e termina alle ore 8.
Farmacia di turno in Vallesina
Giovedì 30 ottobre Angeli, venerdì 31 Poggio San
Marcello, sabato 1° novembre Castelbellino, domenica 2 Pianello, lunedì 3 Montecarotto, martedì 4
Moie (Angelico), mercoledì 5 Macine, giovedì 6 Moie
(Lucarelli), venerdì 7 Angeli, sabato 8 Poggio San
Marcello, domenica 9 Castelbellino.
Giovani: 30 ottobre e 12 novembre
Benessere e prevenzione
La Regione Marche ha
promosso e finanziato la
realizzazione di programmi di promozione del benessere e della salute e di
prevenzione del disagio
giovanile che vedono il
coinvolgimento delle Zone
Territoriali Sanitarie, degli
Ambiti Territoriali Sociali
e delle organizzazioni sociali. A Jesi, il Servizio Territoriale Dipendenze Patologiche (STDP) dell’Azienda sanitaria, ha proposto
un ciclo di incontri formativi dal titolo “I giovani
e i loro contesti” gestito
con l’Ambito Territoriale
Sociale IX, le Cooperative
Costess e Coos Marche e
le associazioni Oikos e la
Fondazione Exodus.
I primi due incontri saranno il 30 ottobre e il 12
novembre alle ore 17,30
presso l’Aula Magna della Fondazione Colocci a
Jesi. Il 30 ottobre il prof.
Rodolfo De Bernart, cofondatore dell’Istituto di
terapia familiare di Firenze, terrà un incontro su “Il
ciclo vitale della famiglia”:
la famiglia vive delle relazioni dei suoi componenti,
e proprio per questo è in
La
continua trasformazione
la vita di coppia, la nascita dei figli, l’adolescenza, il
ritorno della vita a due. Il
riconoscimento del ciclo
vitale, dei cambiamenti
che apporta nella famiglia
e dei compiti propri di
ogni fase è il primo passo
per affrontare e superare
le criticità.
Il 12 novembre interverrà
il filosofo Roberto Mancini che terrà un l’incontro dal titolo “La buona
reprocità. Famiglia, educazione, scuola”, una riflessione sul significato e
sul valore delle relazioni
affettive, educative, familiari (dal libro “La buona
reprocità. Famiglia, educazione, scuola” - Quando
si pensa ai temi della coppia, della famiglia, della
scuola, della relazione
con i giovani, ci si accorge
del fatto che questi nuclei
delle relazioni interpersonali quotidiane sono
accomunati da una stessa
crisi, che grava sulla condizione complessiva della società. Spesso l’unica
reazione alla crisi è quella
dello scontro ideologico,
la contrapposizione).
pulce
Brunetta, ministro della Funzione Pubblica, ha
ridotto del 45% le assenze per malattia nella
pubblica amministrazione. Facciamolo allora
ministro della Sanità.
I
Scale mobili
…e scale mobili
massmedia ci hanno
comunicato le indennità dei nostri consiglieri regionali. Un mensile
che si aggira, mediamente, intorno agli 8.000
euro, salvo indennità
particolari
integrative. In quanto a fame di
denaro, prelevato dalle
nostre tasse, il consiglio
regionale un esempio ce
lo potrebbe proprio dare,
sol che si confrontasse
con quanto guadagna un
operaio, un impiegato,
un pensionato. Eppure
il presidente Bucciarelli
qualcosa aveva tentato
di fare nel settore dei risparmi. Ma in quanto a
riduzione del portafoglio
dei consiglieri, è totale
tabù, tutti consenzienti.
Naturalmente c’è, purtroppo, chi si comporta
molto peggio dei nostri
eletti alla Regione. Non
si può nemmeno fare
alcun confronto con le
Regioni del Sud e con
qualche assurdo eccesso
delle province del Nord,
dove il pudore di legiferare a proprio favore e
perennemente, è totalmente sconosciuto. Un
settore in cui lo scandalo
morale è senza confini,
naturalmente nel totale
rispetto di leggi e normative! Anche perché
l’esempio viene dalla testa: i parlamentari negli
ultimi tempi si sono ulteriormente aumentata
l’indennità di 1500 euro
circa al mese: tre volte la
pensione di tanti. In un
sol colpo.
Insomma: in Italia abbiamo due scale mobili:
quella delle indennità
agli amministratori e degli stipendi ai magistrati
di ogni ordine e grado
che salgono, salgono,
salgono…..E quella dei
cittadini che è una scala
mobile rovesciata: diminuisce costantemente in
rapporto all’aumento dei
generi alimentari e degli
acquisti in genere, per
cui la paghetta mensile
vale sempre di meno. Per
chi ci comanda e ci giudica c’è una scala all’Insù,
per il cittadino c’è una
scala all’Ingiù. E dire che,
fatti i dovuti confronti,
i nostri parlamentari e
amministratori ricevono già indennità doppie
rispetto alla media dei
paesi dell’Unione europea. E dire che le super-documentate accuse
di Stella-Rizzo ne “La
casta” e ne “La deriva”
sono passate lisce liscie:
nessuna rivoluzione o
sollevazione di piazza e
pressoché nessuna riforma del sistema.
Ci vuole solo una regina
Antonietta che provochi
questo popolo così pronto a subire in silenzio: se
non avete pane mangiate
brioche.
v.m.
Jesi sud: raccolta porta a porta
Incontri con i cittadini
I
l progetto pilota della
raccolta differenziata dei
rifiuti porta a porta attivato nel Comune di Jesi con
il Cir 33 e la Jesi servizi
s.r.l. è arrivato alla terza
tranche. Dopo il centro
storico e il primo anello
esterno, ora è il momento della zona sud di Jesi:
quartiere San Giuseppe
e Viale del Lavoro. Visto
l’alto numero di popolazione la raccolta verrà
divisa in due momenti: dal
17 novembre sarà interessata la prima zona e dopo
le festività natalizie la
seconda. Nella conferenza
stampa che si è tenuta il 23
ottobre nella sala consiliare del Palazzo comunale
di Jesi l’assessore, Gilberto
Maiolatesi, con il direttore di Jesi servizi, il dott.
Giampiero Ganzetti e la
responsabile Cir 33, la dott.
ssa Laura Filonzi, si sono
detti molto soddisfatti
di come sta andando la
raccolta. I cittadini sono
molto collaborativi, anche
se è stato arrecato loro del
disagio, ma i numeri sono
confortanti: l’80% della
popolazione ha fatto la
differenziata. Il problema
viene solo dal commercio
e dai condomini, dove
spesso si fa confusione nel
differenziare. Comunque
a tutela di chi rispetta le
regole, da gennaio ci sarà
una legge regionale che
permetterà di sanzionare
coloro che non faranno
bene la differenziata.
L’obiettivo, dice Ganzetti,
è quello di portare sempre
meno in discarica; anche
se tutto ciò crea un aumento dei costi, perché c’è
necessità di più personale
e più mezzi, si migliora
la qualità ambientale. La
dott.ssa Filonzi ha tenuto
ha sottolineare il buon
lavoro che sta svolgendo
lo sportello informativo
sito in via San Francesco:
visto l’alto numero di
persone che vi affluiscono
quotidianamente, si sono
aumentate le ore di apertura. Inoltre la stessa Filonzi
ha fatto questa osservazione: “quando si parte con
la differenziata, automaticamente diminuiscono i
rifiuti”. Infine sono in programma degli incontri con
la cittadinanza jesina in
queste date: il 30 ottobre
alle ore 21 presso il centro
sociale, in collaborazione
con la circoscrizione est
e il 28 novembre alle ore
21, in collaborazione con
la circoscrizione centro
di via Mazzini. Banchetti
informativi con personale
Cir saranno invece attivi:
il 2 novembre, dalle ore
9.30 alle ore 12.30, presso
la Chiesa San Giuseppe; il
29 novembre, dalle ore 16
alle ore 19, presso la Coop
di Gallodoro e il 6 dicembre, dalle ore 16 alle ore 19,
presso il centro commerciale La Fornace.
Cristiana Simoncini
Latte Fresco
Alta Qualità
15
Non solo sport
Rugby Jesi ’70 e Amatori Rugby Jesi
Presentata la stagione agonistica
S
abato 11 ottobre, presso il
campo di rugby, le società
sportive Rugby Jesi ’70 e Amatori Rugby Jesi hanno presentato
la stagione agonistica 2008-2009.
Alla presenza del sindaco Belcecchi, del vicesindaco Tonelli e
dell’assessore allo Sport Aguzzi,
dello sponsor Baldi Emiliano, il
presidente Maurizio De Magistris ha presentato ad uno ad
uno tutti i giocatori delle varie
categorie che prendono parte
alla stagione sportiva appena
iniziata: dai ragazzini dell’under 10, a quelli dell’under 13, ai
ragazzi dell’under 15, ai giovani dell’under
17, ai giocatori della prima squadra e ad una
rappresentativa degli Old.
Dopo i saluti e le foto di rito, il presidente
ha illustrato i progetti e le attività che la società andrà a svolgere nel corso dell’anno.
L’occasione è stata favorevole
per ricordare e sottolineare i
valori fondamentali del rugby
come il rispetto dell’avversario,
il coraggio, la lealtà, lo spirito di
squadra; valori che diventano
particolarmente importanti nel
contesto sociale in cui viviamo,
divenendo un mezzo per aumentare l’integrazione con chi
proviene da continenti diversi
e con religioni diverse dalla nostra. Infatti, in tutte le categorie
possiamo trovare giocatori di nazionalità e
credo diversi, che si sono pienamente integrati nel gruppo con risultati a livello sportivo ampiamente positivi.
2 novembre 2008
VOLLEY E mercoledì debutto in Challenge Cup
L’ex Togut verso la Monte Schiavo
U
na generosa Monte
Schiavo Banca Marche è
uscita dal difficile campo di
Bergamo con un punto. Domenica scorsa il big match
della giornata si concluso,
infatti, 3-2 per le lombarde
(parziali: 25-19, 23-25, 25-19,
25-27, 15-9). Tra le “prilline”
buona prova di Ognjenovic
(nella foto), autrice di tre
muri.
Mercoledì 22 le jesine avevano espugnato il campo di
Conegliano nell’andata del
primo turno di Coppa Italia,
vincendo 3-1 (parziali: 25-19,
24-26, 25-20, 25-16). Mercoledì scorso si è giocata la gara
di ritorno al PalaTriccoli. La
classifica dopo la terza giornata di andata: Busto Arsizio,
Pesaro 9 punti; Bergamo 8;
Monte Schiavo Banca Marche Jesi, Conegliano, Castellana Grotte, Sassuolo 6; Novara 5; Santeramo 3; Pavia 2;
Perugia, Vicenza, Cesena 1;
Chieri 0 punti. Oggi, domenica 2 novembre, le “prilline”
sono ospiti del Perugia (ore
17.30), squadra ancora alla
ricerca del primo successo
in campionato. Le umbre in
estate hanno perduto tutti i
pezzi pregiati. Il nuovo allenatore Chiappafreddo, può
contare sulla regista olandese Staelens, sul libero Arcangeli, l’unica sopravvissuta alla
rivoluzione estiva, e l’ex Elisa
Togut, a Jesi per sei anni.
Mercoledì 5 per la Monte
Schiavo inizierà l’avventura
in Europa con la Challenge
Cup. Al PalaTriccoli Rinieri e compagne ospiteranno
le bosniache del Brcko (ore
20.30) per l’andata dei sedicesimi. Il ritorno è previsto
per mercoledì 12.
Gip
San Paolo di Jesi
Gustare ed…ascoltare il vino
P
Calcio Eccellenza, promozione,
prima e seconda categoria
CALCIO
Eccellenza
Un derby tra Vigor e Jesina, che da
ventisei anni si chiudeva sul campo
senigalliese con i leoncelli sempre
positivi.
Ma domenica scorsa è accaduto il
tonfo con tre reti a zero: al 1’ con
l’ex Polverari, al 37’ con Paupini e
al 67’ su rigore con Camilletti. Un
vecchio tabù è stato travolto dagli
adriatici, contro una jesina in giornata no! Abbastanza inatteso questo risultato, ma le ultime vicende
calcistiche delle due compagini,
oggi, a bocce ferme, possono esser
lette in favore della Vigor, anche
senza un bòtto così fragoroso: la
Jesina da otto turni senza sconfitte,
ma altalenante; il Senigallia in crescendo notevole.
Certamente il gol repentino del
primo minuto, quando ancora
psiche e muscoli dovevano riscaldarsi, può aver raggelato i nostri e
funzionato da narcotico; resta però
il fatto della lenta reazione, che invece in altre occasioni i leoncelli
avevano saputo fornire. Giornata
storta l’ha definita mister Giovanni
Trillini.
E allora raddrizziamola oggi subito
e positivamente con la Cagliese qui
allo stadio Carotti.
Promozione
Con grande cuore il San Marcello
riesce a vincere in casa contro il
Marchionni (3-2). Disapproviamo
gli insulti razziali degli ospiti verso
un sammarcellese.
Bloccato il Vallesina in casa dalla
Belvederese (1-1).
Prima categoria
Cupramontana pareggia (1-1) ad
Ostra. Le Torri di Castelplanio cedono a Borghetto (2-1) e il Monserra in casa del Brandoni (1-0).
Seconda categoria
La capolista Sampaolese batte (3-2)
la Cameranese. Ad Argignano, in
quel di Fabriano, cede l’Aurora (30). Borgo Minonna impatta in casa
col Cerreto (2-2) ed è fanalino di
coda. Corsaramente la Aesina con
Le Grazie (0-3).
Il Monsano pareggia in casa con
la Labor (1-1). Tra le mura amiche
perde Castelbellino con la Leopardi (0-1).
Vir
romossa dall’Amministrazione Comunale e con la fattiva collaborazione della
Pro Loco, come già annunciato, scivolando
di una settimana, ha preso il via venerdì 17
ottobre la serie di incontri relativi alla conoscenza del vino, della sua cultura e del suo
territorio, denominata “L’ascolto del vino”.
Un tema di forte attualità considerato l’uso
smodato che si fa del vino stesso, in particolare dai giovani ma non solo, che spesso ne
abusano e ne pagano poi le poco felici conseguenze. Sembra una cosa ovvia, ma il vino
esige un uso equilibrato per poterne apprezzare tutte le caratteristiche e le suggestioni
che lo avvolgono, ecco allora che il vino va
“ascoltato”, cioè conosciuto per quello che
esso dice della terra di produzione, dell’habitat che lo realizza, degli aromi che sprigiona,
del suo essere momento importante nella
convivialità, gustato insomma nella sua interezza. Sono numerosi quelli che partecipano
a questi incontri con interesse ed anche con
curiosità. I momenti teorici della storia e
della tradizione del vino sono coniugati con
l’approfondimento degli aspetti organolettici del vino e del “mondo” che ruota attorno
ad esso: i contenitori, le etichette, l’abbinamento con i cibi, ecc., senza trascurare l’in-
cidenza che il vino ha sulla salute. Incontri
in definitiva, come una sorta di viaggio, per
quanto breve, nel “pianeta vino” che nel
suo essere ormai secolare bevanda è anche
componente di quella cultura mediterranea
che ci contraddistingue e ci identifica. Essi
svolgono presso La Bottega del vino, un ambiente tipico ricavato dal restauro di antichi
locali addossati a quello che rimaneva delle
mura medievali del castello di San Paolo, in
un’atmosfera di partecipata attenzione ed
anche di cordiale amicizia che “l’ascolto” del
vino favorisce e suggerisce.
r.c.
Basket
Partito il “Progetto Scuola” dell’Aurora Basket
V
enerdì 24 ottobre è partita la quinta edizione del
“Progetto Scuola”, l’iniziativa
promossa dall’Aurora Basket,
che porta i propri giocatori
ed allenatori, nelle scuole
elementari e medie della
Vallesina per promuovere
l’attività sportiva ed in particolare la pallacanestro. Il
primo appuntamento ha visto protagonisti Sambugaro,
Maestranzi ed il vice coach
Ciaboco alla scuola elementare “Pergolesi” di Monsano.
Gli atleti si sono intrattenuti
con i piccoli alunni, sottolineando anche l’importanza
del rispetto delle regole e
dell’avversario.
Nella foto, Anthony Mae-
stranzi firma autografi al
termine dell’incontro.
g.p.
elaborazione grafica su un dipinto dell’artista Giuseppe Panzelli - foto Valerio Lancioni - www.gruppocamerawork.it
S.Giuseppe “Terra benedetta da DIO”
Sinodo Parrocchiale
jesi, s.giuseppe 13 -16 novembre 2008
Giovedì 13 Novembre
Ore 18,00 Relazione di Don Arturo Paoli - segue dibattito
Scuola Media Federico II
Ore 21,15 Veglia di preghiera comunitaria “VIENI SANTO SPIRITO”
a cura del gruppo liturgico - Chiesa S. Giuseppe
Sabato 15 Novembre
Ore 16,00 Lavori di gruppo aperti a tutti sui temi ecclesiali del Sinodo
Chiesa S. Giuseppe
Venerdì 14 Novembre
Ore 18,00 Relazione di Don Vincenzo Solazzi - segue dibattito
Scuola Media Federico II
Ore 21,15 Recital artistico “DAL DOLORE ALLO STUPORE”
a cura dell’Ass. Culturale “Res Humanae”
Chiesa S. Giuseppe
Domenica 16 Novembre
Ore 10,30 Assemblea parrocchiale con presentazione delle sintesi
finali sui lavori di gruppo
Ore 11,30 S. Messa conclusiva celebrata dal Vescovo di Jesi
Don Gerardo Rocconi
Chiesa S. Giuseppe
Segreteria dell’evento: Parrocchia S.Giuseppe, Jesi - Tel. 0731 59 611 - www.parrocchiasangiuseppejesi.it - [email protected]
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