I
tumori
dei giovani
adulti
La Mammella
Eugenio Cammilluzzi
Antonio Maria Alberti
Alessandro Aversa
Luca Angelo De Quarto
Sara Gilberti
Carla Narduzzi
Sara Ramponi
Vincenza Roberto
Maria Galli
Struttura complessa di Oncologia Medica
ASL RMB Ospedale Sandro Pertini - Roma
PREMESSA
’
L
obiettivo di questa guida è
quello di diffondere la conoscenza
dei tumori della mammella nelle donne in
età giovanile (15-39 anni).
Ci auguriamo che la lettura di queste
pagine sia di concreto ausilio per l’informazione e la formazione di quella "rete
umana di sostegno" rappresentata dai
pazienti stessi, dai loro familiari, dai loro
amici e da tutto il volontariato, ciascuno
con il proprio ruolo e le proprie specificità. Quest’insieme di persone a sua volta
potrà interagire e collaborare sempre
meglio con gli operatori e gli specialisti
sanitari con il comune obiettivo di guarire,
se possibile, e comunque di assistere nel
migliore dei modi “la persona malata".
3
CONSIDERAZIONI
GENERALI
P
er convenzione, con il termine "giovani
adulti" si identificano individui di entrambi i sessi la cui età è compresa tra i 15 ed i 39
anni.
Nonostante l’attenzione sociale e dei massmedia, in questa fascia di età, di solito si focalizzi
sugli incidenti stradali, sul contagio da HIV, sul
disagio psicosociale, sul consumo di sostanze
stupefacenti e di alcoolici, i tumori rappresentano una patologia rilevante, anche se la loro incidenza è inferiore rispetto a quella osservata negli
individui di maggiore età.
In Italia si stima che siano complessivamente
circa 150.000 le persone che, in età giovane
adulta, sono state o sono affette da qualsiasi tipo
di tumore (prevalenza); inoltre ogni anno compaiono circa 16.000 nuovi casi (incidenza) che
costituiscono un problema rilevante per il coinvolgimento di individui che in ragione della loro
età si trovano in una fase cruciale della vita personale e professionale.
I dati dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e
dell’ISTAT, tratti da una ricerca promossa
4
dall’Associazione per la lotta ai Tumori
nell’Età Giovanile (ALTEG), aggiornati al
2002 e pubblicati nel Giugno 2009 evidenziano che, in questa fascia d’età, i tumori
della mammella sono i più frequenti
nella donna.
Gli importanti progressi terapeutici conseguiti in questo tipo di tumore, si traducono
in una elevata curabilità con possibilità
di guarigione. Da qui la necessità di una
particolare attenzione alla diagnosi precoce
di malattia ed alla prevenzione e al trattamento degli effetti secondari di queste
patologie e delle terapie; poiché l’obiettivo non è solo la guarigione o la cura, ma
anche una migliore qualità di vita a
breve ed a lungo termine.
5
tumore della
mammella:
epidemiologia e
considerazioni
I
n Italia, il tumore della mammella è la
neoplasia solida femminile a più elevata
incidenza nell’età giovanile (particolarmente dopo i 30 anni). Si registrano 24.3
nuovi casi ogni 100.000 giovani donne per
anno con un aumento relativo rispetto agli
anni precedenti(15.35 nella revisione del
1995). La sopravvivenza a 5 anni è dell’84%
maggiore che negli USA e nel Regno Unito.
La mortalità, 2% anno ogni 100.000 donne, è
ulteriormente diminuita rispetto ai dati del
1995.
I principali tipi istologici sono rappresentati
dal carcinoma duttale e dal carcinoma
lobulare; quest’ultimo ha le caratteristiche
di essere ben differenziato e frequentemente
plurifocale.
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STRUTTURA E
FUNZIONI DELLA
MAMMELLA
L
a mammella femminile è una ghiandola specializzata a svolgere una funzione ad alto valore biologico e simbolico
quale la produzione e la secrezione del latte
materno che si attiva in seguito allo stimolo
della suzione durante l’allattamento.
La ghiandola mammaria è sotto il costante
influsso degli ormoni sessuali di provenienza ipofisaria ed ovarica; il condizionamento
di questi ormoni è particolarmente evidente
nel ciclo mestruale e nelle varie fasi della
vita della donna (pubertà, gravidanza e
menopausa).
La mammella è composta da unità strutturali
rappresentate dai lobuli e dagli alveoli ed
inoltre dai dotti galattofori che hanno la
funzione di convogliare il latte al capezzolo.
Tali unità sono costituite da cellule epiteliali
avvolte da un sistema di vasi e nervi e sono
immerse in tessuto grasso.
7
I più importanti ormoni correlati alla funzione
della mammella sono:
✔ gli estrogeni: prodotti essenzialmente dalle
ovaie, stimolano la proliferazione delle cellule
epiteliali della ghiandola mammaria, la vascolarizzazione e la permeabilità dei capillari del tessuto connettivo; rendono inoltre il tessuto epiteliale più sensibile alla prolattina.
✔ il progesterone: anch’esso prodotto dalle
ovaie, stimola la differenziazione degli alveoli,
prepara i lobuli mammari alla secrezione lattea e contrasta l’azione degli estrogeni sul tessuto connettivo.
✔ la prolattina: prodotta dall’ipofisi, partecipa
alla differenziazione ghiandolare ed è responsabile della produzione del latte.
8
I
FATTORI
DI RISCHIO
principali fattori di rischio sono:
✔ Presenza della mutazione
✔ Tumori ereditari BRCA 1-2 positivi
✔ Tumori sporadici
STORIA FAMILIARE
La presenza di tumore della mammella in
parenti di 1° grado (madre, figlia, sorella) comporta un rischio relativo globale per questa
neoplasia di circa due volte (1.7 - 2.5); questo
rischio aumenta di tre volte se il tumore, nella
parente, compare prima della menopausa e di
nove volte in caso di bilateralità.
Il rischio aumenta in maniera significativa se vi è
un tumore mammario maschile tra i familiari.
STORIA PERSONALE
Lo sviluppo di una neoplasia mammaria di tipo
non ereditario, nella storia personale di una
donna, costituisce un significativo fattore di
rischio per lo sviluppo di un secondo tumore
della mammella valutabile intorno all’1% anno.
9
MUTAZIONI GENETICHE
Le forme ereditarie rappresentano solo il 5-10%
del totale dei tumori della mammella e sono da
mettere in relazione alla mutazione di alcune
porzioni del genoma (sequenza dei geni dell’individuo).
Quando i geni sono alterati, difettosi, o privi di
qualche porzione, diventano geni mutati, cioè
non più capaci di svolgere le loro normali funzioni tra le quali vi è la capacità di ostacolare la trasformazione tumorale delle cellule.
Le alterazioni più conosciute sono quelle dei due
geni BRCA 1 e BRCA 2 (dall’inglese Breast
Cancer), dotati di alta penetranza. In un recente
studio, si è osservato che nelle donne di età inferiore a 35 anni, affette da tumore mammario, la
frequenza delle mutazioni per il gene BRCA 1 è
del 5.9% mentre è del 3.4% per il gene BRCA 2.
Le donne portatrici di una mutazione del gene
BRCA 2 nel corso della loro vita hanno un rischio
del 56-85% di sviluppare un tumore della mammella, sostanzialmente uguale a quello delle portatrici di mutazioni del gene BRCA 1, le quali
però hanno anche un rischio del 15-45% di sviluppare un tumore ovarico.
In uno studio effettuato su pazienti affette da
carcinoma della mammella solo il 9.4% di donne
di età inferiore a 35 anni ha una parente di primo
grado portatrice di mutazioni genetiche BRCA 1
o BRCA 2 .
10
Un altro studio ha evidenziato che per quanto
riguarda il gruppo delle giovani pazienti nella
stessa fascia d’età, le parenti di primo grado
affette da tumore mammario sono il 6.7%.
Nelle pazienti con tumore della mammella portatrici di tali mutazioni genetiche c’è un rischio
del 50-60% di avere un altro tumore mammario
nel corso della vita e del 35% di svilupparlo nella
mammella controlaterale nei dieci anni successivi alla diagnosi del primo tumore.
Per i motivi sopraesposti, le giovani donne portatrici di tali mutazioni ed in particolare quelle con
storia familiare positiva vengono invitate a sottoporsi ad un programma di sorveglianza clinico-strumentale più intensivo, con l’autopalpazione già a partire dall’età di 15- 18 anni, visite
periodiche semestrali associate o meno all’ecografia, mammografie effettuate già dai 25-35 anni con
cadenza annuale; va valutato inoltre in questo
gruppo di donne l’opportunità di istituire
delle strategie di riduzione del rischio
mediante trattamenti farmacologici (cosiddetta chemioprevenzione che non si effettua con
chemioterapia antiblastica, ma con altre terapie,
ad esempio terapia ormonale con Tamoxifen ) o
addirittura chirurgici (mastectomia bilaterale
profilattica e/o annessiectomia bilaterale).
Oggi è possibile, con le moderne tecniche genetiche, accertare la presenza di eventuali mutazioni
di questi due geni ed è quindi auspicabile che le
11
donne con familiarità per tumore mammario
si sottopongano allo studio del profilo
genetico dopo un opportuno consulto con
oncologi e genetisti con specifica esperienza.
E’ importante sottolineare come dai dati
esposti si deduca che la presenza di una
mutazione dei geni BRCA 1 e BRCA 2 non
comporti necessariamente, per la donna che
ne è portatrice, lo sviluppo di un tumore
della mammella o dell’ovaio nel corso della
sua vita.
FATTORI ENDOCRINI E RIPRODUTTIVI
La precocità del menarca (la prima mestruazione) sotto i 12 anni e la menopausa tardiva oltre i 55 anni, comportano un incremento del rischio di circa due volte.
Si ritiene che la prima gravidanza portata a
termine in età inferiore ai 18 anni riduca l’incidenza di carcinoma mammario di due terzi
rispetto quella delle donne che partoriscono
per la prima volta dopo i 30-35 anni.
E’ importante sottolineare come sia argomento controverso e come nel complesso
non vi sia una sufficiente evidenza di un
aumento significativo del rischio di tumore
mammario con l’assunzione dei moderni
"anticoncezionali".
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Alcuni studi epidemiologici evidenziano che i
contraccettivi orali comportano un incremento modesto del rischio di neoplasia mammaria (rischio relativo pari a 1.24) che è maggiore per le donne che assumono la pillola
prima dei 20 anni; tale incremento di rischio
però scompare dopo 10 anni dalla sospensione della contraccezione.
MALATTIE PROLIFERATIVE DELLA
MAMMELLA
Le patologie benigne che si associano ad
iperplasia (aumento del numero delle cellule)
e soprattutto ad atipia cellulare (alterazione
dei normali caratteri, della forma e struttura
della cellula) comportano un modesto rischio
di tumore (2.6-4.3), mentre la presenza di carcinoma in situ lobulare (non invasivo) incrementa il rischio di ben 8-11 volte.
DIETA E OBESITA’
Numerosi studi epidemiologici mostrano l’associazione tra l’uso eccessivo di grassi ed
alcool nella dieta quotidiana, l’obesità e l’aumento del rischio di cancro della mammella.
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COME SI FA DIAGNOSI?
SEGNI E SINTOMI
I
l tumore della mammella può manifestarsi
come un nodulo, un ispessimento del
tessuto mammario, una ulcerazione cutanea o del capezzolo scoperti nel corso di una
visita senologica o mediante l’auto-ispezione da
parte della donna stessa.
E’ quindi consigliabile apprendere la tecnica
dell’autopalpazione e comprendere altresì che
non tutte le lesioni palpabili sono pericolose.
Un altro possibile segno di neoplasia è la secrezione di liquido ematico dal capezzolo.
PREVENZIONE E METODICHE
DIAGNOSTICHE
✔ Autopalpazione
✔ Visita medica
✔ Ecografia mammaria
✔ Mammografia
✔ Esame citologico ed istologico
Le lesioni mammarie sospette che si evidenziano
alla mammografia ed all’ecografia possono essere
palpabili e non palpabili.
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Nelle lesioni palpabili, la diagnosi "di certezza" può essere effettuata preoperatoriamente
con aspirazione di alcune cellule con ago sottile (agoaspirato) oppure mediante prelievo di
un frustolo di tessuto con ago tranciante o con
mammotome (agobiopsia); mentre nel corso
dell’intervento chirurgico si può effettuare
mediante un prelievo bioptico della lesione con
esame istologico estemporaneo al microscopio.
Nel caso di microcalcificazioni "sospette"
identificate alla mammografia o di lesioni non
palpabili evidenziate anche con l’ecografia,
vengono posizionati nelle vicinanze di esse dei
sottili fili metallici che permettono al chirurgo
di localizzare più facilmente la lesione, durante
l’intervento operatorio, ed avere successivamente conferma radiologica della sua completa
asportazione.
PREVENZIONE E DIAGNOSI PRECOCE
Tumori ereditari
• Storia clinica
• Consulenza genetica Test BRCA
• Gestione psicologica del rischio
• Controlli specifici
• Misure preventive chirurgiche
e farmacologiche
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TUMORI NON EREDITARI
• Stile di vita
• Autopalpazione
• Controllo clinico
• Visite senologiche e ginecologiche
programmate
• Ecografia nei casi a rischio con doppler – flussimetria
• Ecografia con contrasto
• RMN con studio dinamico
E’ fondamentale dopo la diagnosi di certezza,
prima di istituire una strategia terapeutica, definire l’estensione della malattia tumorale attraverso la visita medica e gli esami
strumentali:questo processo è definito
DIAGNOSI E STADIAZIONE CLINICO STRUMENTALE.
METODICHE DIAGNOSTICHE DI
STADIAZIONE
✓ RX TORACE
✓ MAMMOGRAFIA
✓ ECOGRAFIA delle mammelle e delle stazioni linfonodali di drenaggio
✓ ECOGRAFIA EPATICA E PELVICA
✓ SCINTIGRAFIA OSSEA
✓ TAC TOTAL BODY
✓ RMN
✓ PET
✓ DOSAGGIO DEI MARCATORI TUMORALI (CEA, CA 15-3, MCA)
RADIOGRAFIA DEL TORACE: mediante l’impiego di piccole dosi di raggi X, evidenzia anomalie dei polmoni e delle costole.
MAMMOGRAFIA: è l’esame di 1a istanza, utilizza raggi X a basso dosaggio ed è dotata di elevata sensibilità e di buona specificità anche per
tumori di piccole dimensioni. Nelle donne di età
inferiore ai 40 anni non è utilizzata di routine ma
è impiegata nei programmi di controllo delle
donne portatrici di mutazioni genetiche.
A causa della elevata opacità della mammella giovanile, viene spesso associata l’ecografia.
ECOGRAFIA: utilizza gli ultrasuoni. Non è invasiva, è maneggevole e facilmente ripetibile. Ha
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un ruolo complementare e va associata alla
mammografia, in quanto da sola ha bassa sensibilità e specificità per le lesioni neoplastiche. Gli
apparecchi ecografici moderni possono utilizzare
la metodica del “color doppler” e "mezzi di contrasto" per rendere più fine la diagnosi.
TAC (Tomografia assiale computerizzata):
consente di eseguire, mediante i raggi X, tante
"sezioni"del corpo umano che vengono rielaborate al computer.
Permette una diagnosi accurata di malattia e
facilita il giudizio di operabilità mediante l’accertamento della possibile diffusione tumorale agli
altri organi, ai linfonodi ed eventualmente alle
ossa. Le nuove apparecchiature dette "spiral
TAC" e " TAC multislice" consentono di eseguire
l’indagine in un tempo molto più breve e con
risoluzione delle immagini molto maggiori; è
possibile inoltre utilizzare la tecnologia tridimensionale per eseguire indagini "virtuali" dei
visceri cavi (intestino, bronchi ecc.)
RMN (Risonanza magnetica nucleare): a differenza della TAC, non utilizza i raggi X, ma
impiega la tecnologia dei cosiddetti momenti
magnetici dei nuclei degli atomi, soprattutto di
quello dell’idrogeno che è il più rappresentato
nel corpo umano. E’ considerata l’indagine di
scelta per lo studio del cervello, del midollo spinale e dei vasi sanguigni.
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SCINTIGRAFIA OSSEA: la scintigrafia è una
metodica strumentale che utilizza radioisotopi
(elementi radioattivi) a breve emivita somministrati per via endovenosa al paziente per individuare le eventuali sedi di malattia tumorale.
PET (Tomografia ad emissione di positroni): fornisce immagini anche tridimensionali
mediante l’impiego di radioisotopi che rilasciano positroni (particelle subatomiche) quali il
18-FDG (fosfodesossiglucosio). E’ caratterizzata da maggiore accuratezza e sensibilità rispetto
alla scintigrafia e dà indicazioni anche sulla attività biologica della malattia. Oggi si tende ad
utilizzare tale metodica in associazione alla TAC
o RMN.
DOSAGGIO DEI MARCATORI TUMORALI:
si effettua mediante il prelievo di sangue o il
prelievo di liquidi biologici (liquido pleurico,
liquido ascitico ecc…). Può essere di aiuto
nella fase di accertamento della diagnosi e nel
periodo di osservazione (follow-up) che segue
l’intervento chirurgico, la radioterapia e le terapie mediche.
Tutte le indagini a cui le donne si sottopongono possono essere motivo di ansia per l’esame
in sé e per la risposta e per le possibili implicazioni successive. E’ importante affrontare pertanto queste situazioni insieme ai familiari ed al
personale sanitario.
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La definizione di STADIO CLINICO PATOLOGICO di malattia si basa sulle
dimensioni del tumore, sul numero dei linfonodi ascellari o regionali coinvolti (valutati con
metodica microscopica ed immunoistochimica), sulla diffusione di malattia ai linfonodi
situati a distanza e ad altri organi .
L’inquadramento standardizzato di tali dati
avviene convenzionalmente utilizzando il sistema internazionale TNM dove T indica le dimensioni del tumore, N le caratteristiche linfonodali, M la presenza di metastasi a distanza.
A questa classificazione si aggiungono una serie
di FATTORI PROGNOSTICI.
I fattori prognostici sono uno strumento indispensabile per comprendere l’aggressività
della malattia, il rischio di ricaduta per ciascuna
paziente e decidere l’idonea terapia.
L’età inferiore ai 35 anni e lo stato
menopausale sono i principali fattori prognostici legati alla donna.
I principali fattori prognostici desumibili
dall’esame istologico del tumore e dei linfonodi regionali sono:
✓ dimensioni tumorali
✓ presenza o meno di malattia nei linfonodi e numero di linfonodi coinvolti
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✓ tipo istologico e grado di differenzia
zione del tumore
✓ presenza ed espressione dei recettori ormonali per gli estrogeni e per il pro
gesterone nelle cellule tumorali
✓ ✓ indice di proliferazione cellulare (Ki67,mib-1)
✓ iperespressione ed amplificazione dell’oncogene HER-2
✓ invasione linfovascolare
L’Oncologia medica attraverso lo studio delle
caratteristiche fenotipiche (ciò che appare del
tumore e quindi i suoi prodotti rappresentati
dalle proteine - Proteomica) e genotipiche
(costituzione genetica del tumore ,cioè il contenuto ed il riarrangiamento dei geni Ge-nomica) ci porta sempre più ad identificare
la neoplasia della singola paziente.
A tal fine é già possibile in ambito clinico l’utilizzo di tecniche molto innovative che permettono l’esame rapido ed automatico di un ampio
gruppo di proteine e di geni contemporaneamente (microarray o genotiping).
I carcinomi mammari vengono, infatti, classificati secondo profili di espressione genica in:
luminale A- neoplasie con espressione dei
recettori ormonali a prognosi favorevolo
luminale B-tali neoplasie, pur possedendo
l’espressione dei recettori ormonali, hanno un
rischio di recidiva elevato, a causa della spinta
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proliferativa elevata e del corredo di espressione dei geni di proliferazione altamente
espressi che li accompagna
HER 2-presenza di espressione di HER 2;
queste neoplasie rispondono alle terapie anti
HER 2
triple negative/basal like -assenza di
espressione dei recettori ormonali e di her2
normal like
22
TERAPIA DEL
CARCINOMA
MAMMARIO L
e varie cure possono essere utilizzate
da sole o in combinazione, in funzione dei
parametri clinici della paziente, delle caratteristiche istologiche e biologico-proliferative della malattia e dell’entità della diffusione tumorale.
La strategia terapeutica viene pianificata
dalle varie figure professionali rappresentate nell’equipe oncologica multidisciplinare, di cui la paziente è considerata parte
attiva.
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CHIRURGIA L’
INTERVENTO CHIRURGICO SULLA
MAMMELLA prevede, fondamentalmente, due
opzioni: la mastectomia radicale modificata e la
chirurgia conservativa (quadrantectomia).
La mastectomia radicale modificata consiste
nell’asportazione di tutta la ghiandola mammaria, dei linfonodi ascellari, del muscolo piccolo
pettorale e di un lembo di cute.
Nel corso di questo intervento è possibile procedere al primo tempo della ricostruzione
mammaria, effettuata dal chirurgo plastico,
mediante l’utilizzo di espansori che vengono
posizionati dietro il muscolo grande pettorale;
in seguito saranno posizionate protesi mammmarie definitive in silicone. Oppure la ricostruzione viene effettuata con tessuto muscolare
prelevato dalla parete addominale o dalla regione dorsale e ribaltato sull’area mammaria.
Oggi in collaborazione con i chirurgi plastici
sono possibili gli’intervento di mastectomia
skin-sparing o nipple sparing ovvero con
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risparmio della cute e/o preservazione del complesso areola capezzolo con criteri di sicurezza
oncologici.
La quadrantectomia prevede l’asportazione di
una sola porzione (quadrante) della mammella
ed è indicata per tumori di piccole dimensioni
(fino ad un massimo di 2,5-3 cm. di diametro).
Nel corso dell’intervento chirurgico, avviene la
ricerca del cosiddetto "linfonodo sentinella"
mediante l’inoculo di un colorante o di una
sostanza radioattiva nella sede del tumore
mammmario e la successiva asportazione, con
esame istologico estemporaneo, del primo linfonodo che risulti captare le sostanze iniettate;
solo nel caso in cui questo linfonodo sia interessato dalla malattia si procederà all’asportazione
dei linfonodi del cavo ascellare; in caso contrario
sarà possibile risparmiare gli altri linfonodi
ascellari salvaguardando così il sistema linfatico e
l’estetica dell’arto superiore.
La nodulectomia consiste nella semplice asportazione del nodulo mammario (associata o meno
alla rimozione dei linfonodi ascellari).
In base ai fattori prognostici ed alle condizioni
cliniche della paziente verrà’ impostata la terapia
postchirurgica (adiuvante) che si basa su combinazioni di radioterapia, chemioterapia, ormonoterapia e terapia biologica.
25
Quali
RADIOTERAPIA
sono i più
I
l trattamento radioterapico viene di solito
effettuato dall’esterno con apparecchiature
che producono radiazioni ad alta energia
(acceleratori lineari); al momento però sono in
corso studi che prevedono l’impiego della
radioterapia intraoperatoria (IORT) che
viene effettuata direttamente in camera operatoria, sull’area mammaria da cui è stato asportato il tumore.
Nella donna sottoposta ad intervento chirurgico
di tipo conservativo (quadrantectomia, nodulectomia), una volta risolte le problematiche locali legate all’intervento, viene eseguita abitualmente la radioterapia sulla mammella operata
ed in casi selezionati anche sul cavo ascellare o
su altre stazioni linfonodali regionali.
Se la situazione clinica suggerisce anche l’impiego della chemioterapia, può essere necessario
posticipare il trattamento radioterapico e questa decisione viene presa in funzione del tipo e
della durata della chemioterapia impiegata.
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Nel caso sia stato necessario praticare
l’asportazione totale della mammella
(mastectomia radicale) la radioterapia verrà
eseguita in presenza di alto rischio di ricaduta di malattia, benché esistano studi clinici favorevoli al trattamento anche nei bassi e
medi rischi.
La radioterapia può essere utilizzata, inoltre,
in particolari situazioni cliniche quali, ad
esempio, il controllo di una intensa sintomatologia dolorosa o in caso di localizzazioni cerebrali di malattia.
27
CHEMIOTERAPIA
L
a chemioterapia si basa sull’utilizzo di farmaci detti antiblastici capaci di inibire,
con varie modalità, la crescita delle cellule tumorali. Si effettua in genere: in day-hospital per
dare al paziente la possibilità di una assistenza
completa ospedaliera e nello stesso tempo consentirgli di ritornare al proprio domicilio una
volta terminata la somministrazione della terapia; o per assumere, a casa, farmaci somministrabili per via orale o per praticare infusioni
protratte di farmaci, anche per più giorni,
mediante infusori portatili di piccole dimensioni; in regime di ricovero ordinario, se la chemioterapia richiede tempi di somministrazione
lunghi o si è esposti a particolari tossicità oppure in particolari situazioni di malattia.
Grazie alla chemioterapia, in molti tumori si
ottiene un aumento di numero delle guarigioni
definitive, della sopravvivenza e della qualità di
vita.
Nel tumore della mammella è possibile utilizzare
la chemioterapia secondo tre modalità terapeutiche fondamentali:
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✓ Chemioterapia primaria o preoperatoria (neoadiuvante): il suo fine principale
è quello di rendere operabili, con chirurgia
conservativa, tumori localmente avanzati.
E’ inoltre in corso di valutazione un eventuale miglioramento della sopravvivenza delle
pazienti così trattate.
✓ Chemioterapia postoperatoria (adiuvante): viene praticata dopo l’asportazione
completa del tumore mammario, in assenza
di diffusione a distanza della malattia, con
l’obiettivo di incrementare le percentuali di
guarigione, nel presupposto che possano
rimanere dopo l’intervento chirurgico alcune
cellule tumorali vitali nell’organismo.
✓ Chemioterapia della fase avanzata di
malattia: è indirizzata non solo al prolungamento della sopravvivenza ma anche al
miglioramento della qualità di vita delle
pazienti.
Ad oggi sono disponibili molti principi attivi
e abitualmente vengono utilizzate associazioni di due o più farmaci.
La modalità di somministrazione è solitamente endovenosa, ma recentemente e’ aumentata la disponibilità di farmaci somministrabili
per via orale (es. capecitabina, vinorelbina,
idarubicina).
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Esistono, inoltre, particolari preparazioni farmacologiche con incorporazione del principio attivo in microscopiche strutture glicolipidiche
dette liposomi (doxorubicina liposomiale) o
particolari veicoli (micro particelle di albumina
NAB) che riducono la tossicità farmacologica.
Gli schemi di chemioterapia ed i farmaci più utilizzati sono: FAC o FEC (fluorouracile, doxo o
epidoxorubicina, ciclofosfamide), i taxani (paclitaxel, docetaxel, nab-taxani, in associazione o in
sequenza con schemi contenenti antraci cline),
il CMF (ciclofosfamide, methotrexate, 5-fluorouracile), schemi contenenti vinorelbina, gemcitabina, in casi selezionati schemi contenenti
sali di platino.
Le nuove frontiere del trattamento chemioterapico sono rappresentate dalla identificazione e
cura delle cellule progenitrici (Stem-cells) intratumorali, le cellule tumorali circolanti (CDC), le
cellule metastatiche occulte nel midollo osseo.
Le Stem-cells sono probabilmente cellule specializzate nell’automantenimento del tumore e
acquisiscono le caratteristiche di resistenza ai
farmaci citotossici ed alla radioterapia.
Vari farmaci sono già in fase di sperimentazione
per vincere tali resistenze attraverso l’inibizione
di segnali attivi dello sviluppo cellulare e sui
meccanismi di riparazione del DNA.
30
CENNI
sugli effetti
collaterali
della radio e
chemioterapia
G
li effetti della radioterapia e della chemioterapia si esplicano prevalentemente su
organi od apparati ad elevata attività proliferativa, in funzione delle tecniche radioterapiche
e della specifica azione dei farmaci utilizzati e
del loro dosaggio.
I principali sistemi interessati sono:
Midollo osseo (tossicità ematologica):
diminuzione del numero dei globuli bianchi e
dei granulociti neutrofili (leucopenia e neutropenia ) che a volte si associano a febbre ed a
comparsa di infezioni da funghi e da batteri;
riduzione del numero delle piastrine (con possibilità di emorragie); riduzione del numero
dei globuli rossi e dell’ emoglobina con anemia.
Apparato gastrointestinale: infiammazione
delle mucose dei vari tratti di esso (bocca, esofago, stomaco ed intestino); nausea, vomito e
diarrea.
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Cute ed annessi: temporanea caduta dei
capelli e dei peli (alopecia).
Apparato urinario: infiammazione della
vescica e delle vie urinarie.
Sistema nervoso centrale e periferico:
sensazione di formicolio alle dita di mani e
piedi (parestesie), diminuzione della forza,
crampi muscolari.
E’ importante sottolineare però i rilevanti
progressi della ricerca farmacologica che ci
consentono di contrastare in maniera efficace
molti degli effetti collaterali sopradescritti.
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TERAPIE
DI SUPPORTO
✓ Farmaci antinausea ed antivomito: metoclopramide, ondansetron, granisetron, palonosetron,
aprepitant
✓ Farmaci protettivi delle mucose
✓ Lassativi ed antidiarroici
✓ Steroidi: cortisonici e progestinici con effetto di
aumentare l’appetito, lo stato generale e come
coadiuvanti nella prevenzione della nausea e
vomito
✓ Fattori di crescita per i globuli bianchi:
Filgrastim, Lenograstim ad azione immediata;
Pegfilgrastim ad azione prolungata. Permettono di
somministrare in maniera ottimale la chemioterapia e di ridurre gli episodi di infezioni febbrili in
corso di neutropenia
✓ Fattori di crescita per i globuli rossi:
eritropoietine per la prevenzione e cura della anemia e della "fatigue" indotte dal tumore e dalla
chemio-radioterapia
✓ Antidolorifici
✓ Antidepressivi
✓ Bifosfonati (pamidronato di sodio, ac. zoledronico, ecc. impiegati per la prevenzione e cura
dell’osteoporosi e delle lesioni ossee tumorali)
✓ Reidratazione
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TERAPIE
QualiBIOLOGICHE
sono i più
I
progressi della biologia molecolare hanno consentito l’individuazione di nuovi bersagli terapeutici; uno di
questi è rappresentato dal recettore (c-ERB B2) per i
fattori di crescita cellulari tipo EGF (fattore di crescita
epiteliale). Il legame tra il recettore e il fattore di crescita mette in moto "una cascata di eventi" che attiva alcuni geni del nucleo della cellula responsabili della moltiplicazione cellulare.
Nel tumore della mammella, così come in altri tumori
umani, si può avere una iperattivazione del gene
HER-2 che provoca un aumento della produzione del
recettore c-ERB B2 che a sua volta incrementa la proliferazione cellulare.
Oggi abbiamo a disposizione un farmaco di tipo anticorpale – trastuzumab -(Herceptin) che blocca l’attività del recettore c-ERB B2 ed altre sostanze inibitrici
(lapatinib) che possono essere utilmente impiegati
soprattutto in associazione alla chemioterapia.
Ottimi risultati sono ottenuti nella neoplasia metastatica
con il bevacizumab, anticorpo monoclonale umanizzato che agisce bloccando il meccanismo della neoangiogenesi intratumorale; la molecola ha dimostrato ottimi
risultati in associazione a chemioterapia con taxani.
34
ORMONOTERAPIA
Quali sono i più
L
e cellule del tumore mammario possono
contenere al loro interno i recettori che permettono il legame con gli estrogeni e il progesterone circolanti nel sangue; è quindi possibile che questi ormoni stimolino la crescita tumorale.
Questo meccanismo può essere contrastato
mediante varie categorie di farmaci ad azione
ormonale :
✓ i modulatori selettivi dei recettori per gli
estrogeni (SERM’S): agiscono prevalentemente con azione di tipo antiestrogeno ma possono
anche esercitare un’azione estrogeno simile. Il
capostipite di questi farmaci è il Tamoxifene.
✓ gli inibitori dell’aromatasi: agiscono sull’enzima detto aromatasi, che si trova principalmente nel tessuto adiposo e nelle cellule tumorali,
responsabile della produzione di estrogeni a
partire dagli ormoni di tipo androgenico di origine surrenalica sia nelle donne in menopausa
35
sia nelle giovani donne in cui viene indotta farmacologicamente la menopausa.
✓ gli analoghi-LHRH: inibiscono la secrezione
delle gonadotropine FSH ed LH responsabili
della ovulazione; si ottiene così uno stato
menopausale prolungato di origine farmacologica, che è reversibile nelle pazienti giovani,
alla sospensione del farmaco e che possiede
effetto antitumorale nelle neoplasie ormonodipendenti.
In caso di amenorrea confermata dai dati clinici
e di laboratorio può essere vantaggiosamente
utilizzato nella metastatica un nuovo farmaco
antoestrogeno selettivo (Fulvestrant).
✓ i progestinici: sono farmaci derivati dal progesterone. Svolgono la loro azione in maniera
diversa a seconda delle dosi somministrate
(effetto citotossico diretto e di interferenza
ormonale). Sono spesso utilizzati per il loro
effetto sull’appetito e per il miglioramento
delle condizioni generali.
Per una migliore informazione sulla ormonoterapia, chemioterapia e radioterapia si rimandano i lettori alle specifiche Guide della stessa
collana.
36
SESSUALITA’
E FERTILITA’
FEMMINILE
L
A SESSUALITA’
Si stima che l’80% circa delle donne operate
per carcinoma della mammella è sessualmente attivo dopo l’intervento chirurgico ed un
altro 10% lo diventa dopo 2 anni.
E’ però possibile osservare una maggiore percentuale di disfunzioni sessuali, intesa come riduzione del numero dei rapporti sessuali, paura del
rapporto, anorgasmia, nelle donne che hanno
ricevuto chemioterapia.
L’ormonoterapia con tamoxifene non sembra produrre effetti collaterali rilevanti sulla
attività sessuale.
La sessualità può essere inoltre influenzata dalla
eventuale comparsa della menopausa precoce
indotta da alcuni chemioterapici in percentuale
variabile, in funzione dell’età della paziente, dei
farmaci utilizzati, della dose complessiva e della
durata del trattamento. Nelle pazienti di età inferiore ai 30 anni l’amenorrea (assenza di mestruazioni) è di solito reversibile, in quelle tra i
30-40 anni si può non avere il ripristino del flusso
mestruale in una percentuale variabile fino al 50%.
37
E’ importante però considerare che l’amenorrea
indotta dai chemioterapici e da LH-RH agonisti
nelle pazienti con tumore endocrino responsivo
è un evento a valenza positiva auspicabile dal
momento che può contribuire ad aumentare l’efficacia del trattamento antitumorale.
E’ in ogni caso importante ricordare che i rapporti sessuali devono essere protetti al fine di
evitare gravidanze quando si è sottoposti a terapie mediche antitumorali.
LA FERTILITA’
Come si è visto i trattamenti chemioterapici possono influenzare l’attività ovarica, ne accelerano
la scomparsa fisiologica determinando spesso
amenorrea e talora menopausa precoce.
Sono in corso di studio una serie di procedure
atte a preservare la fertilità sia mediante l’impiego di analoghi LH-RH (che sopprimendo
l’ovulazione proteggono le ovaie dai possibili
insulti da chemioterapia ) sia mediante la raccolta e la criopreservazione del tessuto ovarico
prima del trattamento chemioterapico .
Queste ultime metodiche vengono utilizzate ed
effettuate in Centri selezionati nell’ambito di
studi clinici controllati.
38
GRAVIDANZA E
ALLATTAMENTO
Quali
sono i più
DOPO IL TUMORE
N
elle pazienti che sono state affette
da tumore della mammella e sono da considerarsi guarite, una successiva gravidanza
portata a termine esercita un effetto non
dannoso e probabilmente protettivo
sull’evoluzione della malattia.
Alcuni specialisti non ritengono opportuna
una gravidanza nei due anni successivi alla
conclusione della chemioterapia, tuttavia
i risultati di vari studi al riguardo non confermano questa tesi.
La donna che è stata sottoposta a trattamento chemioterapico non va incontro ad
aumento degli aborti spontanei né a malformazioni fetali e neppure ad anomalie cromosomiche in eccesso, per cui nella pratica
clinica non si ritiene necessario sospendere
la gravidanza né verificare il cariotipo fetale
se non per esposizioni a chemioterapici nei
primi tre mesi di gravidanza.
39
Le donne sottoposte a chirurgia conservativa
e radioterapia sulla mammella sono in grado
di allattare dal seno operato nel 30% circa
dei casi, mentre rimane invariata la capacità
funzionale della mammella controlaterale.
In ogni caso, è bene ricordare che le donne
che assumono terapia ormonale o sono in
trattamento chemioterapico non devono allattare.
40
QualiTA’
DELLA VITA
(QdV)
E’
importante che la donna affetta da
patologia neoplastica, indipendentemente
dall’età, dallo stadio di malattia e dalla durata di
essa, abbia una soddisfacente qualità della
vita.
Questo obiettivo va ricercato parimenti alla efficacia delle cure, perché la persona malata, con
le sue specifiche esigenze, deve essere posta al
centro di un progetto terapeutico funzionale e
condiviso nel rispetto della sua integrità psicofisica ed etica.
Il miglioramento della qualità della vita
comporta, quindi, non solo la ricerca della
scomparsa o della riduzione dei sintomi della
malattia o della intensità e della gravità degli
effetti collaterali delle terapie, ma anche una
rivalutazione dei valori dell’individuo malato,
non solo nell’ambito del rapporto con l’equipe
sanitaria, ma anche in quello con la famiglia e
con tutto il tessuto sociale.
L’attenzione alla qualità della vita, soprattutto nei
giovani, deve essere esercitata già nelle fasi più
41
precoci dell’iter diagnostico-terapeutico, ancor
prima della formulazione e della comunicazione
della diagnosi.
La comunicazione della diagnosi si colloca
all’inizio del cammino relazionale e terapeutico
che i pazienti e i sanitari compiono assieme.
La consapevolezza della malattia tumorale può
segnare profondamente i giovani nel loro intimo e comprometterne progetti ed aspirazioni.
E’ auspicabile che i giovani si sentano liberi di
parlare della loro malattia e delle problematiche
ad essa connesse per non sentirsi isolati nei
rapporti familiari e sentimentali ed inoltre nel
contesto sociale.
E’ frequente che la notizia della diagnosi di
tumore provochi uno shock emozionale che
non solo ostacola l’espressione delle emozioni
ma può compromettere le capacità decisionali
ed anche la comprensione degli eventi.
Non esiste un modo giusto di reagire alla diagnosi di tumore poiché le reazioni sono personali e strettamente legate al modo di interpretare la vita prima della diagnosi ma è importante
confrontarsi con la malattia sia a livello razionale sia a livello emozionale.
Alcune tra le reazioni piu comuni alla comunicazione della diagnosi possono essere:
La negazione della malattia: "Non puo’
essere vero".
42
Il rifiuto della diagnosi è un meccanismo di
difesa attuato dal subconscio della paziente
per non compromettere la visione del futuro,
per "guadagnare tempo" e trovare il coraggio
necessario per affrontare la malattia e le terapie. E’ con il trascorrere del tempo che sarà
possibile accettare la realtà clinica, in maniera
più o meno completa. Il meccanismo di
negazione può riemergere ogni qual volta,
durante il corso della malattia, si indebolisce
la capacità di affrontarla.
La rabbia per la malattia: "Perchè proprio
io e perchè proprio adesso?"
La rabbia nasconde nello sfogo personale
altri sentimenti come la paura e la tristezza.
Gli obiettivi della rabbia sono molteplici, ma
in sostanza viene ricercata dal paziente una
partecipazione al proprio dolore e viene formulata una richiesta di aiuto incondizionato;
è pertanto importante che il momento di
rabbia, sia accettato e compreso nel giusto
significato.
Il senso di colpa: "Non mi sarebbe accaduto se avessi fatto questo e se non avessi
fatto quest’altro".
Queste frasi racchiudono insieme rammarico ed autoaccusa. E’ un conflitto che si svolge
nell’intimo e che va affrontato con la convin43
zione di risolverlo; sarà così possibile scoprire di possedere risorse positive ed energie
inaspettate capaci di dare il giusto sostegno
per affrontare la malattia e le sue cure.
L’isolamento: "Voglio stare da sola".
Questo momento può essere utile a riordinare
le idee, i sentimenti e le emozioni; non rappresenta un atteggiamento di rifiuto verso i
familiari ed il mondo. E’ importante che l’equipe sanitaria, i parenti e gli amici sappiano condividere con il paziente, gli inevitabili momenti
difficili e vivere in maniera adeguata i momenti
di stress.
44
IL FUTURO dopo
la malattia
A
volte le parole spaventano più della realtà dei fatti; questo è il caso della parola tumore
che si associa alla paura, all’angoscia e ad un
senso di smarrimento aldilà della specifica condizione clinica.
Il timore della malattia, della possibile inefficacia
delle cure, può essere superata dalla
speranza fondata di una possibile guarigione e dalla consapevolezza dell’aiuto
dell’equipe sanitaria, degli amici e dei
familiari.
Gli interrogativi, però, non riguardano solo la
lotta contro la malattia ma anche il futuro.
L’esperienza della malattia tumorale può rendere le persone più forti nell’affrontare e vincere
le avversità della vita quotidiana, le problematiche del lavoro e le eventuali discriminazioni.
E’ questo l’esempio di donne che dopo la malattia sono tornate a vincere nello sport agonistico,
così come un gruppo di ragazze giovani operate
al seno sono salite fino alle cime più alte dell’Himalaya.
45
CONCLUSIONI
E’
fondamentale far crescere la conoscenza e far cambiare l’atteggiamento della
comunità scientifica e delle: pazienti riguardo
ai comportamenti diagnostico-terapeutici del
tumore della mammella in giovane età.
Gli ambienti della prevenzione saranno quelli
propri dei giovani: la scuola, lo sport, il divertimento e lo svago.
L’attenzione culturale al problema, stimolata
dalle attuali ricerche, porta a pensare che la
prevenzione del domani nei giovani sarà
sempre più una scelta attiva e consapevole.
Alcuni modelli di riflessione e di intervento:
1) Rapporto e conoscenza della storia oncologica della famiglia
2) Counselling genetico
3) Gruppi di conoscenza auto-aiuto di
pazienti.
46
INDIRIZZI UTILI
V
i segnaliamo l’indirizzo di alcune organizzazioni italiane che si occupano delle neoplasie
dei giovani adulti:
ALTEG - ASSOCIAZIONE PER LA LOTTA AI
TUMORI NELL’ETA’ GIOVANILE
www.alteg.net
e-mail [email protected]
Via G. Giolitti 255 – 00185 ROMA
tel/fax 0644363319
AIOM - ASSOCIAZIONE ITALIANA ONCOLOGIA
MEDICA www.aiom.it
Struttura Complessa di Oncologia Medica
Ospedale Sandro Pertini ASL RMB
Via dei Monti Tiburtini 385 - 00157 Roma
email: [email protected]
47
Opuscoli pubblicati
Combattere il dolore per combattere senza il dolore
E. Arcuri
Consigli alimentari durante il trattamento oncologico
M. Antimi, A. M. Vanni
Radioterapia. Guida pratica per il paziente
U. De Paula
Quello che è importante sapere sul carcinoma del
colon-retto
G. Mustacchi, R. Ceccherini
Ipertrofia prostatica benigna: guida per il paziente
M. Lamartina, M. Rizzo, G. B. Ingargiola,
M. Pavone Macaluso
Trapianto di midollo osseo o di cellule staminali
periferiche
M. Vignetti, A. P. Iori
La dieta nel paziente con insufficienza renale cronica
B. Cianciaruso, A. Capuano, A. Nastasi
Chemioterapia... se la conosci, non la temi
T. Gamucci, S. De Marco
Sopravvivere al cancro infantile. Tutto è bene quel
che finisce bene
J. E. W. M. Van Dongen - Melman
Mieloma Multiplo
A. Nozza, A. Santoro
Neoplasie del colon-retto. Una terapia per ogni paziente
G. Beretta, R. Labianca, A. Sobrero
Occhio... alla bocca
F. Cianfriglia, A. Lattanzi
Occhio a quel neo che cresce!
I. Stanganelli
Tumori e AIDS: prevenzione e terapia
G.D. Vultaggio, U. Tirelli
La terapia ormonale nel carcinoma mammario
Giovanna Masci, Armando Santoro
Il tumore del pancreas
Roberto Labianca, Giordano D. Beretta, Alberto Zaniboni,
Luigina Rota
I tumori dei giovani adulti - La mammella
Eugenio Cammilluzzi, Antonio Maria Alberti et al.
Perché devo smettere di fumare
Massimo Pasquini, Cora N. Sternberg
Perché proprio a me? - Come affrontare il disagio
emotivo quando si ha un tumore
Barbara Barcaccia, Teresa Gamucci
Nausea e vomito da chemioterapia: cosa fare?
Sonia Fatigoni, Mara Picciafuoco, Fausto Roila
Un aiuto al paziente con reazioni cutanee in corso
di terapia con Cetuximab
Olga Martelli, Andrea Mancuso, Samantha Marenda,
Roberto Labianca
Un gioco da ragazze - Prevenire il carcinoma della
cervice uterina con il vaccino Anti Papilloma Virus (HPV)
Rosa Giuliani, Leonardo Emberti Gialloreti,
Cora N. Sternberg
Insieme, contro il tumore del polmone
Alain Gelibter, Anna Ceribelli
L’ascite neoplastica: come, quando e perché
Giovanni Scambia, Domenica Lorusso,
Maria Claudia Masi, Antonella Pietragalla
E’ possibile stampare le Guide in formato pdf
dal sito http:///www.accmed.org/ffc
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