Editoriale
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Intervista al Dott. Marco Amati
Viaggio nel Garden 3 Fontane
La salute passa per il corpo… e anche per la mente…
Il legale risponde…
Booklet: tre album per approfondire…
Open Space. La rubrica del software libero
Quando l’informazione è OK!
Counselling: il significato dell’integrazione
Vinitaly, the world we love?
Cinema: Nemico pubblico n° 1
Teatro: Divinamente Roma
Aneddoti: fait divers della Storia
Profili letterari: Alexandre Dumas, bongustaio sopraffino
La psicologa risponde
Moda
Autunno - Inverno 2009 - 2010. La donna che verrà
Oroscopo
La Rete come conoscenza:
quello che i potenti ci nascondono
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www.ilperiodico.it
Eur Torrino News Pubblicazione mensile
ANNO VII n° 4 aprile 2009
Editrice: Service & Business 2001
Direttore responsabile: Sergio Di Mambro
Redazione: Viale degli Eroi di Rodi, 214
Tel. 06.5083731
Grafica: Fabio Zaccaria
Stampa: Ripoli snc
Hanno collaborato:
Stefano Ursi, Fabio Zaccaria, Simonetta
Mulas, Cristina Cese, Roberta De Vito,
Katia Schieda, Augusto Culasso, Marco
Marini, Eleonora Clemente, Vera Casciaro.
Per la pubblicità su “Eur Torrino News”
telefonare al numero: 06.50797732
oppure al 380.3965716 oppure inviare
una e-mail all’indirizzo:
[email protected]
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La direzione si riserva il diritto
di valutare i testi pervenuti.
Il materiale non verrà restituito.
Finito di stampare nel mese di:
aprile 2009
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] a cura di Sergio Di Mambro [
Editoriale:
Un taglio veloce ed efficace, con scorci sull’attualità e sulla storia della nostra città. Questo è il
look che distingue l’Eur Torrino News di Aprile, un
numero rivolto all’arrivo dei mesi estivi e pienamente inserito nel clima di multi-tematicità che
è ormai marchio di fabbrica della rivista.
Teatro, cinema, moda, profili letterari e aneddoti
che affondano le proprie radici nel tempo.
Su questa base si innesta il mix informativo e comunicativo della rivista.
Da poco l’Abruzzo, ma a ben vedere l’Italia tutta
ha visto tremare la terra e tutte le sue certezze,
sbriciolate fra le macerie di un sisma di inaudita
violenza; è scattata subito la gara di solidarietà
della gente comune, toccata nel vivo dalla gravità dell’evento, che ha visto, finora, circa 300
morti, migliaia di sfollati e interi centri distrutti.
La redazione dell’Eur Torrino News si stringe attorno alle vittime del sisma, a coloro che non
hanno più una casa o peggio, non hanno più una
famiglia cui aggrapparsi nel momento del dolore.
Si spera in una veloce e solida ricostruzione.
Buona lettura
Grafica: Romalive
Intervista
al Dott. Marco Amati,
DIRETTORE DELL’AGENZIA
ITALIANA INVESTIGAZIONI
Dott. Amati, parliamo di famiglia. Quando in
una famiglia si ha un dubbio inerente al rapporto coniugale, come ci si deve comportare?
Diciamo subito che il singolo che subodora qualcosa di strano, si mette in movimento per conto
proprio, con mezzi propri. In molti casi si fanno
chiaramente degli errori, perché la persona è coinvolta ed entra nella spirale della preoccupazione, nella quale si vedono bugie dappertutto. In
questi casi ci si deve affidare ad un professionista
esterno, che sappia capire in tempi brevi se qualcosa non va; guardi, anche una settimana basta
per trovare i segni salienti. Voglio sottolineare, a
corollario di ciò che abbiamo detto, che l’esperienza di un consulente può aiutare anche a ritrovare la serenità familiare, che viene spesso turbata dalla depressione che insorge in chi non trova
soluzione alle sue preoccupazioni coniugali.
Come ci si accorge del tradimento coniugale?
Gli indizi sono tanti e complessi, ma c’è una tipicità cui spesso si può fare riferimento: cura eccessiva della persona, ritardi giustificati con motivi vaghi e cura maniacale del cellulare, mai lasciato incustodito. Poi si ha quasi difficoltà a
guardare negli occhi l’altro coniuge, cosa che colpisce anche i più avveduti e avvezzi al tradimento. Diciamo che esiste la necessità di un dialogo
familiare ampio e frequente, che permetta ai coniugi di non andare a due velocità diverse, situazione nella quale è molto facile che si insinui una
terza persona. È anche vero che queste difficoltà
di dialogo spesso non vogliono essere viste, si rimanda il problema, ma questo attiene anche ai
problemi con i figli, evidentemente.
Un coniuge si rivolge a voi. Si iniziano le indagini. Il materiale che voi reperite, può anche essere utilizzato nel dibattimento processuale?
Diciamo subito una cosa; noi interveniamo sull’incarico per far luce, quindi se un coniuge non ha
fatto nulla per giustificare i dubbi dell’altro, noi
siamo anche pronti a metterlo per iscritto. L’indagine si svolge così: si parte dallo studio dei dati
che ci vengono forniti e semmai si richiede un
contributo aggiuntivo di informazioni. Una volta
approntato il tutto possiamo partire con le indagini, ma sempre con calma e cautela, per evitare
di “bruciare” l’operazione. Da qui si riesce, piano
piano, a monitorare le azioni del coniuge e a capire se realmente se ci siano elementi che vadano in
quella direzione. Poi se è il caso, consigliamo di rivolgersi ad un legale, con le nostre risultanze mes-
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eur torrino news
se per iscritto. La cosa che ci tengo a sottolineare
è che noi operiamo sempre alla ricerca della verità,
non diremo mai ad un cliente “ci sembra che”,
“presumiamo che”. La superficialità non rientra in
un lavoro altamente professionale.
Quanti si riappacificano dopo?
Una volta che si conosce la verità, è tutto più facile da affrontare; se c’è un sentimento vero, nel
60 - 70% dei casi il rapporto si può ricostruire,
anche facendo autocritica, perché se c’è stato il
tradimento è evidente che una delle cause scatenanti potrebbe essere stato un momento di allontanamento fra i coniugi.
Quando uno dei due tradisce, con chi lo fa?
Spessissimo con persone molto vicine, dai classici amici di famiglia ai colleghi di lavoro, fino all’amico conosciuto in palestra. Il fenomeno dei
gigolò è molto meno frequente per quanto riguarda l’universo femminile. Quando si tratta di donne, il più delle volte si tratta di solitudine vera e
propria e io, a volte, ho invitato alla separazione,
perché nel momento in cui il rapporto è terminato vale la pena di rifarsi una vita e non di buttarsi in situazioni di questo tipo.
Qual è il target, in termini sociali, che si rivolge all’agenzia?
Nel corso degli anni ’90 fino al 2000 era alto, poi
anche il target medio si è avvicinato alla tematica, in quanto il fenomeno è ormai assolutamente
trasversale; io amo sempre dire che noi non ci rivolgiamo al mondo dei vip, ma alle persone normali che hanno problemi normali. Diciamo che ormai il target comprende quasi tutti, perché la problematica è in netta crescita.
Oggi Internet è uno strumento potente e si
parla spesso di amante virtuale; le è mai stato
chiesto di indagare su una cosa del genere?
Sì. Questo genere di casi rispecchia decisamente
la realtà dei nostri giorni e si hanno sempre le
stesse risultanze: il mondo virtuale ha sostituito
la realtà vera e tutti si chiudono in sé, davanti ad
un pc. Facebook, ad esempio, è un mezzo per ritrovare degli ex ed è una scappatoia dalla realtà,
che non si accetta per quella che è. Il rischio più
grave in realtà è che non si sa mai chi si nasconde
dall’altra parte del monitor, quindi sarebbe il caso
di avvicinarsi al virtuale con una certa cautela.
Il sorriso: elemento fondamentale nell’estetica del viso
La parola estetica deriva dal greco Aistètikos: sensibile, capace di sentire.
Oggi, andando a cercare sul vocabolario, troviamo che estetica è: l’insieme dei
fattori accettati dal gusto e dal sentimento del bello. Volendo unire queste due
definizioni, potremmo dire che, in base alla nostra cultura, ai modelli che quotidianamente ci vengono proposti siamo capaci di avere una notevole sensibilità
che ci porta a giudicare ciò che ci circonda e classificarlo immediatamente come
qualcosa di più o meno bello. E ogni volta riconosciamo qualcosa di bello, un sentimento particolare si muove in noi e ci dà un’emozione. Per cui, siamo disposti
in maniera sicuramente positiva verso quella cosa che stiamo osservando. Gli
anglosassoni direbbero che si instaura un “feeling”.
Da molto tempo ormai viviamo nella società dell’immagine. La ricerca del bello
nelle cose e nel corpo è ormai un dato di fatto, di più, è una necessità vitale. La
bellezza del nostro corpo ci rassicura e ci rende più disponibili con i nostri simili. Molti di noi investono una grande quantità di tempo, impegno e denaro per
migliorare la propria salute e l’aspetto estetico generale, ma troppo spesso i nostri
denti e le nostre gengive sono tristemente trascurati.
In realtà, quando ci presentiamo per la prima volta ad un’altra persona, il sorriso
rappresenta uno dei più importanti caratteri somatici posseduti, soprattutto se
questo rispetta dei canoni estetici ormai universalmente accettati per ciò che
riguarda le proporzioni, la posizione ed il colore dei denti.
È il nostro primo “biglietto da visita”.
A questo proposito, in uno studio pubblicato nel 2008 dalla American Accademy
of Cosmethics Dentistry, (AACD) è emerso che il 92% dei soggetti intervistati utilizza il proprio sorriso quale indice dello status sociale. E quasi tre americani su
quattro ritiene che avere dei denti perfetti sia la chiave per avere più successo in
ambito lavorativo e sentimentale.
Un quadro rispecchiato anche in Italia dove, da un sondaggio dell’Osservatorio Listerine® della casa farmaceutica Pfizer fatto nel 2007, emerge che il 70% degli intervistati ritiene il sorriso il principale passaporto verso nuovi amori e nuove amicizie.
Purtroppo, per molte persone il proprio sorriso è fonte di inibizione, una condizione per cui non si ha una buona impressione di sé, al punto che spesso si preferisce
quasi evitare di sorridere per la paura di come gli altri ci possano percepire.
Se a questo si aggiungono poi cure odontoiatriche inappropriate, il risultato porta
a pazienti con problemi complessi che coinvolgono i denti, le gengive e l’occlusione (allineamento dentale).
Ovvero, il sorriso in maniera lenta e costante, “matura” in senso sgradevole.
Sono esattamente queste le motivazioni per cui è in continua crescita l’esigenza
di trattamenti estetici. Oltreoceano il fenomeno ha fatto registrare l’anno scorso
una spesa di quasi un milione e mezzo di dollari. Secondo l’AACD, questa tendenza è in continua ascesa: solamente negli ultimi dodici mesi le prestazioni dentistiche destinate a migliorare il sorriso sono aumentate di oltre il 12%.
Ma in che modo si può intervenire per apportare delle modifiche al sorriso?
La risposta è: sbiancamento e corone e/o faccette integrali in ceramica.
Nel primo caso, con un trattamento domiciliare di 10/15 giorni è possibile contrastare tutti quei fattori, come fumo di sigaretta, caffè, the, ecc…, che nel
tempo macchiano i denti. Ma, col passare del tempo, questo tipo di trattamento
cosmetico, tende a perdere il suo effetto, con conseguente necessità di ripeterlo
per mantenere il risultato ottenuto in precedenza. Ed inoltre i denti mantengono
inalterate le loro caratteristiche di forma e posizione.
Quindi possiamo dire che non ci troviamo di fronte ad una soluzione permanente.
Per questo, chi cerca un “sorriso da star” può ricorrere alle faccette e/o corone
integrali in ceramica. Ed è, come sempre, negli Stati Uniti che questa pratica si è
presentata per la prima volta. Già nei film in bianco e nero, alcuni attori erano
soliti porre sopra i propri denti naturali dei manufatti in resina che, indossati
durante le riprese, rendevano i loro sorrisi sicuramente da vere star. Da allora ad
oggi tale pratica si è andata sempre più perfezionando, tanto che sono in continuo aumento le richieste per ottenere un sorriso da “VIP”. Proprio perché è l’unico mezzo sicuro e definitivo per dare il colore e la forma che si vuole ai denti
ricreandone la translucenza naturale, e rendendo praticamente impossibile distinguerle dai denti naturali.
Così, anche se la vostra bocca è un completo caos, la nostra esperienza e professionalità possono creare il sorriso dei vostri sogni.
Il nostro studio è in grado di offrire un ulteriore servizio per
ciò che riguarda le modalità di pagamento. Per info puoi contattarci o visualizzare direttamente la pagina convenzioni sul
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Garden
lla scoperta della varietà multiforme del mondo vegetale, ci siamo imbattuti in una struttura davvero sorprendente, il Garden 3 Fontane, luogo in cui si mescolano l’alta tecnologia e la straordinaria naturalezza dello sbocciare di un fiore.
Circondato da una grande distesa di verde, il Garden mette in mostra una varietà di specie vegetali, tale da far perdere lo sguardo fra alberi da
frutta e rose rosse, fra piante tropicali e vasi ornamentali in terracotta. Uno spettacolo per gli
occhi. Tutto da gustare in una splendida giornata
di sole. Andiamo ora a parlare con il sig. Roberto
Camposecco, titolare della Garden 3 Fontane, il
quale ci guiderà all’interno della struttura, in cerca di bellezze naturali ed eventi futuri.
te da interno e da esterno, ad alto e basso fusto,
piante mediterranee e a fioritura stagionale. Abbiamo inoltre un vasto assortimento di vasi in plastica, vetroresina, terracotta, artistici, e facciamo
servizio di consegna a domicilio. Voglio sottolineare il nostro punto di forza: le piante da appartamento, utili per abbellire una casa o un ufficio.
Sig. Roberto, quando nasce la sua azienda e
quali servizi fornisce?
La Garden 3 Fontane nasce nel 1998, prima eravamo in Via S. Petronilla, presso un altro garden. Ora
ci siamo collocati in via Laurentina 90, davanti a
piazza Ardigò. È una struttura sui 20.000 mq totali, di cui 1200 coperti totalmente. Offriamo tutto
ciò che concerne il servizio per il verde, con pian-
Facciamo una panoramica sulle piante che
possiamo trovare nel suo garden?
Dalla più richiesta, il geranio, che credo sia la
pianta più frequente nei terrazzi, alle piante mediterranee, che io amo molto, tra cui il rosmarino, la vestigia e la poligona. Insomma di piante
ne abbiamo moltissime, di tutte le misure, ma
soprattutto di altissima qualità.
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C’è una particolarità su cui però vorrei lei si
soffermasse: le tessere esclusive che offrirete
ai clienti.
Sì, è un’iniziativa che mettiamo al servizio di tutti coloro che desiderano avere con noi un rapporto privilegiato; infatti ne abbiamo realizzate
solo 2000, per una clientela che dovrà avere
sconti particolari e un trattamento esclusivo durante tutto l’arco dell’anno.
La
salute passa per il corpo
per
la
ma anche
mente…
Ansia e depressione
Ansia e depressione sono emozioni e stati d’animo
universali che appartengono al quotidiano della vita dell’individuo.
La sintomatologia depressiva, dalle sue tinte più
sfumate e lievi alle sue manifestazioni più eclatanti, è sempre legata alla diminuzione del tono di
fondo dell’umore. È sempre presente il calo del livello energetico. È sempre compromessa l’iniziativa nelle relazioni interpersonali e nella partecipazione alla vita.
La depressione è definita come una perdita di interesse e di piacere che pervade l’individuo in
tutte le sue attività in modo insistente e più o
meno duraturo.
Le variazioni del tono dell’umore possono essere
relative a una causa esterna, depressione reattiva,
oppure no, e quindi risultare incomprensibili, depressione endogena.
Le manifestazioni cliniche più sfumate di una depressione del tono dell’umore sono spesso parte
del corredo caratteriale della personalità.
Nella depressione reattiva il paziente vive il proprio
dolore lottando, piangendo, parlando, sfogandosi,
non smette di sperare che qualcosa intervenga, per
cambiare, per riavere un po’ di pace, per riprendere
e partecipare alla vita senza angosce.
La depressione reattiva è correlabile a eventi di
particolare significato, la perdita di una persona
cara, l’abbandono.
Nella depressione endogena, il paziente non lotta,
non piange, non spera, non pensa ad un futuro migliore. È rivolto al proprio passato di cui nulla può
essere modificato, poiché si è interrotto il filo conduttore che dava senso alla vita.
L’ansia è caratterizzata da alterazioni della regolazione dell’umore del comportamento, delle emozioni sempre associati a manifestazioni neurovegetative.
MANIFESTAZIONI ANSIOSE
Attacchi di panico
Disturbi fobici
Patologie dovute a stress
Disturbi ossessivo-compulsavi
La sindrome ansioso-depressiva è il quadro patologico più diffuso nella società occidentale. Molte persone, per abuso di alcool, droghe, farmaci chimici, e
alimentazione non equilibrata soffrono di sintomi
in qualche modo correlati a questa sindrome.
L’omotossicologia svolge un ruolo importante nella
terapia delle forme ansioso-depressive. I risultati
profondi e duraturi, l’assenza di effetti collaterali
sono stati dimostrati da innumerevoli studi clinici.
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L’omotossicologia è l’omeopatia delle basse diluizioni che
agiscono a livello tissutale e che non
prescindono dall’azione chimica delle diverse
sostanze. I farmaci omotossicologici, composti da
associazioni di rimedi omeopatici in bassa diluizione, sono l’ideale per agire a livello somatopsichico.
CUPRUM è il farmaco dell’ansia con manifestazioni
neurolologiche spasmodiche;
ARGENTUM è il rimedio più profondo dell’ansia anticipatoria con ripercussioni a livello gastroenterico;
AURUM è il rimedio dell’ansia depressiva scompensata, con riflessi a livello Cardiocircolatorio.
Anche i rimedi vegetali possono essere utili: le
piante della famiglia delle SOLANACEE, delle RANUCOLACEE, delle LOGANIACEE, rispettivamente
per depressioni endogene, esogene, e con componente ormonale.
Ancora rimedi omotossicologici NUX VOMICA IGNATIA GELSENIUM hanno effetto ansiolitico e sedativo.
Sarà il medico, con perizia clinica e coscienza, a
scegliere la terapia adatta ad ogni paziente, considerando le tre dimensioni della natura umana: l’aspetto fisico, psichico e spirituale, per addivenire
ad un quadro veramente solistico.
Infine: la partecipazione del paziente che deve
identificare e cambiare comportamenti e stili di vita è fondamentale.
Dott.ssa
Rossana Lembo
Medicina Estetica
V.le degli Astri, 59 Pal C. Int. 9
Tel. 06 5204699
331 4956995
Grafica: Romalive
Grafica: Romalive
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Grazie, ho ricevuto tante mail per chiedermi consigli o semplicemente per fare dei complimenti,
chiaramente sempre graditi perché questo significa che la mia rubrica riesce ad interessare Voi
lettori e che, soprattutto, sono riuscita nel mio
scopo di creare uno spazio amichevole pur trattando temi difficili e a volte anche dolorosi.
Prometto che risponderò a tutti coloro che mi
hanno inviato richieste e pareri, abbiate solo un
po’ di pazienza!
Gentile Avv. Gasparri,
È la prima volta che mi rivolgo per un consiglio
ad una rubrica di un mensile ma sono disperata
e leggendo con quanta chiarezza risponde ai
lettori mi ha dato fiducia ed eccomi qui!
Sono separata da mio marito da circa un anno
e purtroppo tutti i mesi è una storia per
ricevere con regolarità l’assegno stabilito dal
Giudice per il mantenimento sia mio che di mia
figlia.
Può immaginare in che stato di ansia vivo ogni
fine del mese non sapendo se al successivo
potrò contare su quanto mi è stato assegnato
che già di per sé mi permette a malapena di
poter vivere. Spesso mi trovo in grande
difficoltà per fare la spesa soprattutto
all’ultima settimana…
Le domando, visto che il mio ex marito lavora
con uno stipendio fisso e sono in possesso della
sua dichiarazione dei redditi dell’anno passato,
cosa posso fare perché riesca ad ottenere il
bonifico mensile pattuito con regolarità o quali
sono le norme attraverso le quali posso
procedere.
Grazie, distinti saluti.
Loredana T. Torrino Nord
Gentile lettrice,
quando due coniugi si separano, il coniuge al
quale non è addebitata la separazione ha diritto
di ricevere dall’altro un assegno di mantenimento, se è sprovvisto di adeguati redditi propri, come cita l’art.156 c.c.
Per ottenere l’assegno di mantenimento, secondo
la Corte di Cassazione, c’è bisogno dei seguenti
presupposti:
1. La non addebitabilità della separazione al coniuge che chiede il mantenimento;
2. La mancanza di adeguati redditi propri senza
che si debba dimostrare uno stato di indigenza o
di totale assenza di mezzi di sostentamento, deve sussistere una notevole disparità economica
tra i due coniugi;
3. L’impossibilità da parte del coniuge che chiede
il mantenimento di poter mantenere lo stesso tenore di vita che aveva in costanza di matrimonio.
Il Giudice, per stabilire l’entità dell’assegno, dovrà valutare la situazione economica di entrambi
i coniugi tenendo conto non solo dei redditi, ma
anche del patrimonio immobiliare degli stessi e
della loro capacità di lavoro.
Pertanto, una volta valutati tutti questi aspetti,
il Giudice può anche statuire che ognuno dei coniugi possa provvedere autonomamente a se
stesso attribuendo l’assegno al solo bisogno e
mantenimento dei figli minori.
Nel suo caso, trattandosi di una separazione consensuale, avete raggiunto un accordo, attraverso
i vostri legali, di una somma che avrebbe dovuto
provvedere al suo fabbisogno e a quello di sua figlia minore.
Non avendo Lei un proprio reddito e niente altro
che possa garantire un ingresso economico che
non sia l’assegno stabilito dal Giudice si potrebbe
ravvisare la violazione dell’art. 570 c.p. laddove
si evince il reato di “Violazione degli obblighi di
assistenza familiare” e cioè quei mezzi necessari
per soddisfare le esigenze elementari di vita.
Ciò sempre che sia possibile dimostrare che suo
marito continui a vivere una vita di agi e senza
nessun mutamento rispetto a prima della separazione e che non versi l’assegno semplicemente
per noncuranza.
Se così fosse, le consiglio di rivolgersi al suo legale di fiducia, il quale provvederà a notificare al
suo ex coniuge un precetto (formale intimazione
ad adempiere il debito).
Trascorso il termine, prefissato dalla legge, se
non avrà adempiuto si potrà procedere, a mezzo
di Ufficiale Giudiziario, ad un pignoramento pari
alle mensilità non pagate.
Le auguro di risolvere al più presto, e grazie per
la fiducia data.
Avv. Giuseppina Gasparri
Mail: [email protected]
Booklet
due album per approfondire…
] di Fabio Zaccaria [
Bat for Lashes - Two Suns
Il debutto del 2007 fu uno dei più folgoranti del
periodo, di rado ci è capitato di trovare in un
album d’esordio tanta qualità e originalità. Nel
frattempo l’astro della anglo-pakistana Natasha
Kahn è andato affermandosi sempre più. Reduce da un tour in cui è stata scelta come spalla
dai Radiohead, la poliedrica artista ha voluto
cambiare aria: è volata a New York dove è potuta entrare in contatto con la scena artistica locale. Two Suns è decisamente più maturo del suo
predecessore, più a fuoco, laddove l’esordio sembrava a tratti straboccare d’incontrollata creatività. Il sound è orientato maggiormente verso
suoni sintetici decisamente eighties, una virata
netta che ridimensiona la componente neo-folk
del precedente lavoro (Peace of Mind tuttavia è
un Gospel bello e buono, pieno di slides e
banjo). In Siren Song ritroviamo l’epico crescendo in precedenza affidato a Bat’s Mouth,
mentre The Big Sleep è un duetto di chiusura
che vede la collaborazione di Scott Walker: un
dialogo costante tra leggerezza e dramma, tutto
giocato sulla contrapposizione delle due vocalità, sostenute da un drammatico piano d’altri
tempi. Il suo eclettismo di fondo è confermato
da una miriade di citazioni cinematografiche e
letterarie, condite in un’aura mistica che pervade tutto il disco da cima a fondo. La Kahn, va
detto, sta ormai affermandosi ogni giorno di
più quale icona “alternative-glamour”, complice
un aspetto fisico assai gradevole e la benedizione di matrone del calibro di Bjork e Tori
Amos. In un certo senso si potrebbe considerarla quanto di più vicino possa oggi esserci
alla migliore Kate Bush, magari più acerba,
certo, ma in grado di integrare abilmente la
componente musicale e scenografica. Durante i
suoi concerti live non si può non notare una
certa attenzione alle coreografie, agli abiti,
anche, diciamolo, alle pose. La cosa che probabilmente scontenterà i suoi detrattori è il fatto
che a tutto ciò si accompagna una qualità musicale straordinaria: la sua voce ha un’estensione
notevole, e da ottima manager di sé stessa qual
è, la Kahn si circonda sovente di ottimi strumentisti/e.
Bill Callahan - Sometimes I Wish We Were An Eagle
Bill Calahan non è molto conosciuto, e questo
è davvero un gran peccato perché ormai, forte
anche di una discografia ricchissima (in parte
sotto lo pseudonmo Smog), si avvia a passo
lungo verso l’empireo dei classici. Vent’anni di
onorata attività, al suo tradicesimo album l’ar-
tista di Silver Springs sembra in parte voler
riallacciarsi al discorso interrotto con l’ultimo
album a firma Smog: A River Ain’t Too Much To
Love. Una malinconia di fondo che la critica più
“gossippara” ha voluto porre in relazione con
la sua separazione da Joanna Newsom, fatto
sta che le sue decamazioni tra il cantato e il
parlato (solo occasionalmente ci si abbandona
ad un ritornello definito) con una voce roca e
profonda rievocano a tratti at mosfere alla
Bacharach, senza perdere la capacità di associare una scrittura altissima ad una divertita
ironia di fondo. Musicalmente gli archi la fanno
da padrone, senza mai suonare barocchi negli
arrangiamenti, e quando ci riferiamo alla sua
dimensione “classica” il pensiero non può che
andare alla facilità con cui il gusto orchestrale
e melodico riesce a sposarsi con la sua vocalità da crooner maturo e disinvolto. The Wind
And The Dove è forse uno dei brani più rappre-
sentativi in tal senso: una semplice mo dulazione armonica trascina in atmosfere chiaroscurali, dove in un batter d’occhio si assaporano la rassegnazione e la speranza, la disperazione e la gioia in lunatica alternanza. Merita
senz’altro d’esser menzionato il lavoro di arrangiamento svolto da Brian Beattie, paragonato a
tratti a quello del celebre Van Dyke Parks
(“spalla” di Brian Wilson dei Beach Boys, per
chi non lo sapesse). Accusato, a nostro avviso
ingiustamente, d’essersi abbandonato all’easy
listening nel precedente Woke on a Whaleheart,
Callahan è in pratica tornato a ristabilire i corretti valori in campo: piaccia o no è forse da
considerarsi come “il” punto di riferimento nell’attuale panorama musicale per ciò che concerne il folk d’autore cantautorale. In fondo, se
è stato accostato a nomi del calibro di Leonard
Cohen, Jackson Browne and Randy Newman, ci
sarà pure un motivo, no?
Grafica: Romalive
ODONTOIATRIA ESTETICA
Nuove soluzioni terapeutiche finalizzate all’estetica del sorriso
rispettando la funzionalità dell’apparato stomatognatico
a filosofia dello Studio Odontoiatrico del Dott. Stefano De
Simone è la valutazione della bocca e dell’apparato masticatorio, inteso non solamente come entità di singolo
dente finalizzata a sé stessa, ma in un contesto generale
di valutazione armonica ed esteticamente corretta della
bocca, nel contesto del volto e della personalità del singolo individuo.
Per fare ciò il tutto parte da una diagnosi duplice, una di natura strettamente odontoiatrica, con scrupolosa attenzione a tutto ciò che concerne il singolo dente, i suoi tessuti di sostegno (gengive e parodonto), i tessuti molli del cavo orale (lingua, guance, palato, etc…) e la
sua funzionalità, con attenzione particolare a tutto ciò che concerne
l’articolazione dell’apparato stomatognatico ed i disturbi ad essa correlati (cefalee, mal di schiena, ronzii auricolari, dolori muscolari,
insonnia etc.), ed una di natura più squisitamente estetica, con particolare riguardo all’espressione del sorriso, al suo inquadramento nell’ambito di un viso che ha le proprie caratteristiche di mimica labiale, posturale, di espressione e di fonazione.
L
PRIMA
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In questa ottica si inquadrano tutte le terapie, siano esse di natura
conservativa, con ricostruzioni solo ed esclusivamente estetiche, di
natura protesica-riabilitativa con capsule in porcellana, in ceramica,
metal-free (capsule prive di armatura metallica), faccette estetiche
etc.., di natura parodontale, con interventi chirurgici di riposizionamento gengivale per ridonare quell’aspetto di festonatura proprio di
un tessuto parodontale sano, di natura ortodontica, con apparecchiature che permettono l’allineamento dei denti con l’uso di mascherine invisibili e trasparenti (Invisalign), senza l’utilizzo dell’ortodonzia classica, di natura implantologica, con utilizzo sovente di
implantologia a carico immediato, spesso di natura transmucosa evitando l’incisione e di conseguenza i successivi punti di sutura, di
natura posturale con l’utilizzo di apparecchiature tipo bite (in materiale trasparente) per adattarsi sull’arcata inferiore con la funzione di
eliminare l’occlusione errata e disfunzionale, ricreandone una corretta, permettendo l’eliminazione di tutti i disturbi posturali e di quelli
legati allo stress, quali il bruxismo, di natura cosmetica con utilizzo
di procedure di sbiancamento dentale con sistemi laser che garantiscono ottimi risultati senza causare alcun effetto collaterale di sensibilità a carico degli elementi dentali interessati.
Le stesse terapie si applicano anche in campo pedodontico nei
pazienti di età infantile per un duplice scopo, di natura ortognatica,
permettendo il corretto allineamento degli elementi dentali, così da
favorire uno sviluppo armonico del complesso dento-gengivale, e da
un punto di vista conservativo, con sigillature e fluoro-profilassi per
prevenire episodi cariogeni.
In ultimo, ma non per importanza, a tutto ciò si affianca un programma di educazione sanitaria per il mantenimento domiciliare di
un’ottima igiene orale, basato sull’utilizzo dello spazzolino, che deve
essere adoperato senza esercitare una forza esagerata e sostituito
ogni 3 mesi, affiancato dall’uso del filo interdentale, dello scovolino
e di un buon collutorio.
STUDIO ODONTOIATRICO
Dott. Stefano De Simone
Implantologia – Parodontologia – Chirurgia Orale
Protesi – Conservativa – Endodonzia
Ortodonzia estetica
Perfezionato in laserterapia del cavo orale
Perito medico-legale del Tribunale Civile di Roma
St.: 00144 Roma - Viale Europa, 140
Tel. e Fax +39 06 5916002; +39 06 5913510
Cell. +39 338 2248313 – Fax +39 06 7883113
E-mail: [email protected]
Grafica: Romalive
Open Space
La rubrica del
software libero
9.04
] di Fabio Zaccaria [
Puntuale come sempre, a sei mesi dal rilascio dalla versione 8.10 (il primo numero indica l’anno, il
secondo il mese) sta per vedere la luce una nuova
versione del sistema operativo Ubuntu. La versione 9.04 avrà il nome in codice Jaunty Jackalope
(lepre cornuta), perché, a detta degli sviluppatori, molti saranno gli ostacoli da superare, e con il
perfezionamento della cosiddetta “user experience” si cercherà di compiene un uteriore passo verso l’avvicinamento ai due maggiori sistemi operativi: Windows e Mac OSX. Le novità di rilievo di
questa versione saranno:
• la versione aggiornata dell’ambiente desktop
Gnome, che giuge così alla 2.26 con un gran numero di migliorie tra le quali l’inclusione del software di masterizzazione Brasero, a tutti gli effetti ormai integrato nel sistema di base;
• migliorie anche nella gestione dei monitor multipli, con una finestra delle preferenze-display rivisitata ed ulteriormente semplificata;
• il server grafico (il vero motore grafico del sistema) X.Org giunge alla versione 1.6, che consente il supporto di un vasto numero di schede
grafiche gestite tramite driver Open Source, senza
costringere l’utente a scaricare ed installare driver
proprietari “chiusi” (una chicca per i puristi, insomma). Ne sono un esempio i driver per schede
ATI, da sempre un po’ il tallone d’achille di Ubuntu, che hanno visto la correzione di numerosi bug
e un deciso incremento dell’efficienza generale;
• un nuovo stile per le notifiche di sistema e per
le relative preferenze: ora possiamo utilizzare un
semplice menù sia per i mesaggi che per le relative icone;
• le performance di boot sono state notevolmente migliorate, con una significativa riduzione dei
tempi d’avvio. Questo è stato senza ombra di dubbio uno degli aspetti su cui gli sviluppatori hanno
divuto lavorare di più, e i risultati ottenuti sono
all’altezza delle aspettative: niente più minuti e
minuti trascorsi a fissare la barra orizzontale in
attesa del caricameno del sistema;
• Ubuntu 9.04 integrerà il collaudato e nuovissimo kernel linux 2.6.28, in pratica un “cuore”del
sistema sempre più performante e funzionale;
• si inaugura il supporto al filesystem Ext4, pur rimanendo la versione Ext3 il filesystem di default
per l’installazione. Probabilmente con la successiva versione il passaggio a questo nuovo formato
sarà reso definitivo. La differenza tra i vari filesystem risiede nella modalità con cui i dati vengono scritti sul disco rigido, e costante è la ricerca in questo settore per sfruttare sempre meglio i
limiti fisici imposti dalle componenti meccaniche
degli Hard Disk.
Insomma, Ubuntu non si ferma mai e continua
imperterrito la sua rincorsa ai sistemi operativi
non Open Source: se però un tempo installare linux sul proprio computer era prerogativa di pochi,
oggi l’esperienza di un OS di questo genere appare addirittura più semplice rispetto, ad esempio,
all’installazione di un sistema Windows. Basta andare sul sito web di Ubuntu, scegliere la versione
corretta per il proprio PC (64 Bit o 32, per i pro-
cessori di vecchia generazione), masterizzare
l’immagine ISO su di un cd, metterlo nel lettore e
riavviare. Se il sistema si accorgerà della presenza
di Windows preinstallato nessun problema, l’installer vi chiederà quanto spazio vorrete concedere ad Ubuntu, e vi basterà spostare un cursore
lungo la barra che simboleggia lo spazio del vostro Hard Disk, dopodiché vi ritroverete con un
sistema cosiddetto “Dual-boot”, in grado cioè di
farvi scegliere all’avvio con quale sistema operativo partire.
Ad onor del vero va detto che consigliamo questa
operazione a quegli utenti appena più smaliziati:
le possibilità di danneggiare l’installazione di
Windows sono prossime allo zero, ma per semplicità suggeriamo di provare linux su un disco dedicato, in fondo si tratta di un sistema che può
tranquillamente girare su un vecchio Hard Disk
IDE da 10-20 Gb (incredibile a dirsi: vi basteranno
e avanzeranno).
Ricordiamo, senza stancarcene mai, che Ubuntu è
completamente scritto in codice aperto (quindi
liberamente modificabile e personabile) e che è
totalmente gratuito. Che vi costa provare?
FISIONIR CENTRO ORTOPEDICO FISIOKINESITERAPICO
CONVENZIONI S.S.N. e FASDAC
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Grafica: Romalive
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zion
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L’ignoranza è preferibile al dolore della consapevolezza? Assolutamente no!
Quando mi è stato diagnosticato il cancro (un mieloma multiplo),
dopo aver elaborato, e in qualche modo
superato gli inevitabili momenti dell’incredulità,
della non-accettazione, della rabbia e della colpevolezza, mi sono subito attivata per avere tutte le informazioni possibili sulla mia malattia,
convinta che solo conoscendo il nemico che mi
stava di fronte avrei potuto attivare le strategie e
predisporre le armi migliori per affrontarlo e
sconfiggerlo. E così pressavo i miei figli perché
mi procurassero tutto il materiale cartaceo disponibile sulla mia patologia, malattia che fino a
quel momento non avevo mai sentito nominare.
Poi mi presentavo alle visite mediche munita di
un taccuino su cui avevo annotato ciò che non
mi era molto chiaro o le domande di approfondimento su ciò che avevo letto. Il mio medico, con
pazienza certosina e sorridendo quasi con complicità, cercava, e tuttora cerca, di spiegarmi
ogni cosa in maniera semplice e con un linguaggio comprensibile anche ad una “non addetta ai
lavori” come me!
Io sono convinta, infatti, che una corretta e appropriata informazione in oncologia sia fondamentale, soprattutto se si pensa al ruolo sempre
più centrale che il paziente, definito spesso
health consumer (consumatore di salute), svolge,
collaborando in maniera attiva con l’équipe medica nella gestione della malattia. So per certo
che molte altre persone la pensano come me: un
dato significativo ci viene dall’utilizzo di Internet da parte dei pazienti malati di cancro: ben il
39% lo usa direttamente, mentre per il 20% è
utilizzato da familiari e amici, per un totale del
59%. È un dato sicuramente destinato a crescere.
È indispensabile, allora, chiedersi: coloro che si
rivolgono ad internet riescono a trovare una valida ed aggiornata informazione sanitaria?
«Con la salute non si scherza…», perciò quando
cerchiamo informazioni sulla salute dobbiamo assicurarci che ciò che leggiamo sia stato prodotto
da persone altamente competenti, dopo essere
stato validato sul campo e, soprattutto, che sia
fuori da ogni eventuale logica di profitto. Tutto
ciò per non alimentare false speranze in persone
28
eur torrino news
già tanto provate fisicamente e psicologicamente. Ma come
facciamo a riconoscere i siti che contengono informazioni di qualità? A
questa esigenza ha dato risposta un
opuscolo realizzato dallo staff della
Biblioteca del paziente dell’Istituto
Regina Elena, guidato dalla dott.ssa
Gaetana Cognetti, dal significativo titolo
Quando un sito è OK! Il sottotitolo recita Guida rapida per orientare pazienti e cittadini ala ricerca dell’informazione sanitaria di qualità sul
Web: http:/eprintis.rclis.org. In sintesi, quali sono
i requisiti in base ai quali un sito può essere definito ok? Un sito è OK quando risponde alle seguenti domande:
– DA CHI?
Un sito deve sempre indicare da chi è stato creato, che ne ha la responsabilità e con quali altri siti o istituzioni è gemellato.
– PER CHI?
Un sito deve sempre indicare quali sono i suoi
scopi e deve offrire una chiara indicazione del
pubblico a cui è rivolto. Se rivolto ad un pubblico misto, per esempio sia a medici che a pazienti, deve indicare chiaramente quali sono le
parti dedicate ai primi e quali ai secondi.
– QUANDO?
Un sito può essere scientificamente attendibile. Però dopo
qualche tempo le informazioni in campo medico,
possono diventare obsolete. Perciò le date di
creazione e aggiornamento devono essere
chiaramente evidenti.
– COME?
Per capire meglio con
che criteri è stato costruito un sito può essere utile conoscere anche
come sono stati scelti i dati da inserire. Le fonti delle
informazioni devono essere
chiaramente indicate, con l’indicazione bibliografica dei lavori
scientifici che sono alla base dell’informazione stessa.
] di Elvira Casciaro [
OK
!
– CHI PAGA?
Il sito deve garantire informazioni trasparenti sugli accordi di eventuali sponsorizzazioni, perciò
deve essere chiaramente separato lo spazio dedicato alla promozione e pubblicità da quello dedicato alla vera e propria informazione scientifica.
In conclusione, l’opuscolo dà valide informazioni
sulla qualità dei siti attivati, ma invita, altresì, il
cittadino che entra nel Web ad esercitare in primo luogo le sue capacità critiche, perché «l’ambiente virtuale è simile a quello reale: spesso
l’apparenza può trarre in inganno».
Segue, poi, l’elenco dei siti segnalati per la qualità.
E qui è doveroso un mio rilievo: la quasi totalità
del materiale reperibile nei siti è espressa in lingue straniere, soprattutto inglese, spagnolo e
francese, e questo di fatto esclude parecchi potenziali fruitori ad questo servizio. Perché allora
non inserire in questi siti anche la versione italiana?
È un invito che lancio alle Biblioteche dei pazienti, soprattutto di Aviano e Roma. Sempre tanto
attente e sollecite alle richieste degli utenti.
Counselling:
Il significato dell’integrazione
«Attenti alle borse sono saliti gli zingari!»
È probabilmente capitato a molti di trovarsi a
condividere lo spazio ristretto del pullman o della metro con uno o più Rom: viaggiano come noi
e con noi per raggiungere i vari punti di questa
città che già da anni, e sempre di più, condividiamo. E la mano corre rapida sulla borsa o sulla tasca per assicurare che il portafogli ci resti dentro.
L’odore è forte, la lingua incomprensibile e gli
sguardi sono fuggenti e rapidi, gli abiti abbinati
secondo uno stile decisamente non alla moda, le
espressioni dei volti richiamano esperienze e modi di vita che non ci appartengono. Una serie di
informazioni sensoriali decisamente incisive ci
investe richiedendoci di essere collocata in un
significato accettabile in cui ci sia sicurezza ma
nel frattempo dentro di noi è scattato l’allarme.
Zingari o Rom è uguale a ladri.
Eppure non ci sono solo i Rom che incontriamo
sui bus e sulla metro ma anche quelli che condividono i banchi di scuola con i nostri figli, bambini e ragazzi: tanto è stato fatto e si sta facendo
per l’integrazione. Perché è attraverso il progetto
di scolarizzazione che si sta cercando di abbattere il fenomeno della separazione, più propriamente detto razzismo, che contiene in sé il rifiuto e la difficoltà di accettazione, che crea il
muro di divisione fra il campo e la città, fra la
cultura Rom e la nostra. Noi li rifiutiamo o loro ci
rifiutano? I Rom o zingari, termini che provengono dall’India e dalla Grecia, sono un grande
gruppo originariamente nomade costituito da vari sottogruppi costituiti da clan provenienti da
diverse parti del mondo: India, Persia, Armenia,
Grecia, Spagna, Balcani. Fra questi gruppi ci sono
30
eur torrino news
quelli che hanno una cultura anche scritta oltre
che orale, come invece tradizionalmente la maggior parte di loro. Quindi alcuni sanno leggere e
scrivere. Un tempo i Romanes e i Sinti, i due
gruppi più grandi, erano giostrai e circensi, musicisti e artigiani del rame. Nel suo libro Non chiamarmi zingaro Pino Petruzzelli racconta di Rom
laureati, neurologi, frati, preti, pittori, maestre,
scrittrici, elettricisti, cardiochirurghi e di come gli
zingari hanno combattuto al fianco dei partigiani
italiani per liberare questa terra che li ospita.
“Integrazione”, parola ripetuta ormai nel quotidiano ai telegiornali, a scuola, nei centri sociali è
lo stesso termine che nel counselling si utilizza
per definire uno stadio del processo in cui l’elemento discordante, percepito oppositore o nemico durante l’esplorazione, diventa finalmente
conosciuto e quindi integrato. Ma come avviene
di fatto questo passaggio fondamentale per la
crescita personale che apre la porta a soluzioni
nuove e a nuovi comportamenti? Avviene attraverso la conoscenza: avvicinarsi alle parti di noi
che non ci piacciono o che ci spaventano, accostarle con pazienza, compassione ed empatia
crea il clima di facilitazione e di pace che permette di sentirle amiche per quanto diverse da
quelle in cui ci identifichiamo con piacere. Amiche ma anche risorse per il nuovo e per la libertà
dagli schemi usuali limitanti. Fare amicizia con
qualcosa che è dentro o fuori di noi che comunque ci spaventa o che non ci piace non è certo
cosa facile! Serve il tempo e anche la frequentazione. Quale migliore ambiente della scuola per
questo contatto? «Nella mia esperienza di insegnante di religione ho avuto più volte in classe i
bambini Rom, e fra gli episodi che mi sono più
cari ricordo un laboratorio di teatro per l’integrazione in cui i bambini dovevano avere un contatto corporeo e non volevano toccare i Rom ma
neanche i Rom volevano toccare loro: allora i
bambini e i Rom hanno deciso di scambiarsi le
sciarpe. A questo episodio è seguito lo scambio
dei panini per la merenda!» racconta con commozione un’insegnante della Scuola Media A.
Leonori di Acilia. Le maestre Renata Moccia e
Stefania Pisano e l’operatrice sociale della sezione Elementare evidenziano la grande voglia di fare che esprimono nelle loro classi i bambini Rom
residenti nel campo di Dragona: «Una volta fatta
amicizia con la classe, con le maestre e l’assistente sociale, l’atteggiamento oppositivo che
tipicamente riscontriamo all’inizio dell’anno scolastico lascia spazio a particolari capacità di intuizione e di entusiasmo verso il lavoro da svolgere, questi bambini hanno bisogno di sentirsi
alla pari con gli altri, allora dànno il meglio di sé
e non sono più aggressivi neanche di fronte a
provocazioni razziste. Mostrano una maggiore
maturità rispetto ai coetanei. Una volta imparate
le regole, che certamente sono diverse da quelle
del campo, né migliori né peggiori ma semplice-
mente diverse, i bambini Rom pretendono che i
loro compagni le rispettino! I bambini aiutano i
loro compagni Rom anche nelle strategie di apprendimento. Le famiglie li invitano alle feste e i
bambini si dispiacciono se i loro compagni del
campo non possono andare alla festa. Quest’anno
le famiglie hanno offerto i costumi di carnevale
perché anche i bambini Rom potessero festeggiare insieme con loro. Questi bambini parlano di
che cosa faranno da grandi e del liceo, dicono
che per ora il loro lavoro è quello di andare a
scuola».
L’insegnante di sostegno della scuola media
A.Leonori dice ancora: «Il papà di Patric, rappresentante del campo di Dragona, sta scrivendo
l’autobiografia nella quale racconta la propria migrazione facendo un parallelo fra le dure condizioni di vita della sua infanzia e i vantaggi dei
suoi figli accolti e aiutati nella scuola. È un papà
severo che spiega ai figli l’importanza del rispetto delle regole e degli altri. Lavora alla stazione
di Ostia».
Questi sono alcuni dei grandi passi verso l’amicizia, la pace e l’integrazione.
Prof.ssa Alessandra Scarselli
Counsellor Umanista CNCP n°3220
Formatore Gordon
c/o Centro Ricerche DADA per lo Sviluppo
del Potenziale Umano di Roma
Grafica: Romalive
A casa o in ufficio, caffè oro nero
figlio della tradizione artigianale italiana
Il gruppo CAMAR è una società che opera nel settore della produzione del caffè e della
distribuzione.
Conosciamo l’azienda e i suoi prodotti. Produttori diretti di caffé, con stabilimento di
torrefazione a Bologna, perpetuano la grande tradizione italiana, con il fiore all’occhiello:
Caffé Oro Nero. Un caffè buono deve avere una elevata quantità di arabica, infatti Oro Nero ne
ha oltre il 60%. Caffé Oro Nero nasce da una grande passione e da
un’accurata selezione dei migliori caffè del mondo miscelati creando
quell’aroma e quel gusto unico, inconfondibile. Un prodotto Made in
Italy completamente artigianale, gestito da un’azienda a conduzione
familiare che cura sia la qualità che la distribuzione su tutto il
territorio. La vera chicca del caffè, è vero, sono le miscele,
importantissime, unite alla velocità di consegna.
È indispensabile che il caffé arrivi nelle case e nei bar in
meno di 30 giorni, per scoprire il vero sapore ed il vero
aroma di un caffè.
Produzione, quindi, ma anche distribuzione di
macchine da caffè per uffici, famiglie, studi
professionali, centri medici ed estetici ecc…
Il vantaggio di avere il caffè in ufficio parte da due
aspetti fondamentali: la qualità e il risparmio sui
costi. La macchinetta da caffè viene fornita
senza anticipi o cauzione, e viene sostituita
se mal funzionante in tempi rapidissimi,
a fronte di un minimo acquisto mensile
in funzione delle esigenze dell’ufficio. I
costi rispetto ad un normale caffè al bar
si abbassano, quindi, di molto. Anche le
famiglie possono avere la macchinetta
direttamente a casa e la mattina prepararsi
velocemente un caffé, oppure creare momenti di socializzazione
con amiche o amici e avere un “piccolo bar” a casa propria.
Acquisti minimi di cialde, e in caso di malfunzionamento o rottura
della macchinetta, la stessa viene sostituita in pochissimo
tempo. Questa può rimanere accesa per ventiquattro ore con
consumo pari quasi a zero. Anche per le famiglie non c’è
cauzione e la consegna è completamente gratuita in 24 ore. Un
altro vantaggio che offre l’azienda è legato alla tecnologia, infatti
le macchinette possono essere sostituite con altre più evolute
tecnologicamente. Le cialde vengono consegnate a domicilio a
seconda delle esigenze e dei consumi in tempi rapidissimi.
RIASSUMENDO:
• Direttamente a casa o in ufficio un caffè unico,
figlio della tradizione artigianale italiana
• Caffé oro nero 60% arabica
• No cauzione
• Consumo mensile minimo
• Sostituzione della macchinetta per guasti
• Consegna gratuita
• Non sporca
• Sempre accesa a consumo quasi nullo
• Rapidità di risposta rispetto alle esigenze della clientela
• Caffè sempre fresco
Via Martino Martini 74
00126 Dragona (RM)
Tel. e Fax: 06 5216107
www.caffeoronero.com
] di Roberta De Vito [
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Roma – Anche quest’anno il Vinitaly (Salone internazionale del
vino) si è concluso, e con un inaspettato successo. È stato un Vinitaly che ha voluto
rispondere alla crisi che sta attraversando il mercato del vino, con produttori che hanno presentato
prodotti di grande qualità. Abbiamo visitato i padiglioni con un occhio di riguardo alle bollicine, e
non eravamo soli.
La 43esima edizione della manifestazione, tenutasi a Verona dal 2 al 6 aprile, ha fatto registrare numeri molto interessanti e soprattutto superiori a
quelli della scorsa edizione. Circa 150.000 presenze, 4.200 espositori provenienti da 50 Paesi, tutto
questo su 91.000 mq di esposizione.
Questa edizione ha confermato l’egemonia di questa grande iniziativa in grado di avere messo a sistema gli eventi e le manifestazioni che hanno fattivamente trasformato la rassegna da semplice vetrina a momento di scambi commerciali che possono far svoltare l’anno a chi presenta le proprie merci. Ogni evento che si inserisce all’interno del Vinitaly è volto a valorizzare e promuovere, ed è per
questa ragione che è il salone espositivo di settore
più importante al mondo. Eppure gli auspici, levata la crisi economica, non erano dei migliori.
Infatti, proprio il 31 marzo si è concluso a Düsseldorf il Prowein, la nota fiera internazionale del vino
che si tiene ogni anno in Germania, e sembra un
po’ strana la scelta del periodo, visto che lo scorso
anno la manifestazione si era svolta dal 16 al 18
marzo. Inoltre, voci di corridoio dicono che per la
prossima annata la manifestazione tedesca, che in
questa occasione è stata in sostanza disertata, come ci si poteva aspettare, dai produttori italiani, si
svolgerà praticamente negli stessi giorni in nome
dell’Europa unita. Insomma, somiglia un po’ a una
competizione impari, primo perché non avere l’Italia rappresentata non è un vantaggio, secondo perché i numeri sono veramente sbilanciati in nostro
favore, ma solo per il momento. In più, sempre la
stessa gola profonda, ci ha confidato che probabilmente il VINEXPO, la grande fiera francese di Bordeaux, quest’anno tenutosi dal 21 al 25 giugno,
nel 2010 non si farà. In nome della collaborazione
tra stati amici, la scelta opportuna sarebbe quella
di fare la manifestazione alemanna in quel periodo,
ma qualcosa ci dice che non sarà così e che il tentativo di attirare paesi stranieri e buyers di tutto il
mondo al Prowein 2009 potrebbe essere una manovra per attirare la Francia, a quel punto orfana di
fiera, in Germania piuttosto che in Italia, qualora lo
scenario si presentasse realmente in questi termini. Decisamente colpisce che in tempi così difficili, invece di combattere il nemico serrando i ranghi
si vada, o si cerchi di fare andare, allo sbaraglio.
Ma torniamo al Vinitaly e all’ottimo risultato che ha
ottenuto la nostra regione. Con sorpresa abbiamo
scoperto che il Lazio produce buon vino a buon
prezzo, l’Assessorato all’agricoltura, che ha predisposto l’intero padiglione, ha organizzato su due
piani interamente dedicati convegni, dibattiti, incontri, scambi commerciali e degustazioni dei migliori vini della regione. Oltre a vini la cui qualità è
sempre più apprezzata nelle principali fiere nazionali e internazionali, come dimostrano i numerosi
34
eur torrino news
premi conseguiti sia al Vinitaly, sia in altre importanti manifestazioni, anche l’olio ha avuto la sua parte, ottenendo
buoni riscontri di pubblico.
I premi ci allietano: 29 Gran Menzioni, 5 in più rispetto allo scorso anno. È questo il risultato ottenuto dai vini del Lazio al Concorso Internazionale
del Vinitaly 2009, vini, in tutto 14 DOC e 15 IGT,
che sono 7 della provincia di Roma, 4 del viterbese,
5 del frusinate e 13 della provincia pontina.
Abbiamo scarpinato per tutta la manifestazione e
assaporando qua e là abbiamo visto padiglioni bellissimi, primi tra tutti quello della Lombardia, ma
soprattutto quello della Campania, indimenticabile opera di Gae Aulenti.
Poi però abbiamo bevuto dall’amaro calice, perché
non tutto fila liscio al Vinitaly.
Quando si entra al Vinitaly l’impressione è molto
grande, l’esposizione è veramente imponente, tuttavia gli accessi sono pochi, di fatto tre, i parcheggi soprattutto nel fine settimana si sono rivelati insufficienti, ma queste sono solo pecche organizzative che possono essere risolte. Quello che ci ha lasciati sconcertati sono gli episodi, neanche troppo
rari, di ubriachi di ogni risma che cominciano a
spuntare fuori dopo pranzo, manco fossero vampiri. Il rischio è che una fiera come questa possa avere i contorni di un ubriacatolo legalizzato. Se il biglietto è piuttosto caro, 40 euro (e fuori dalla fiera
è pieno zeppo di bagarini, che si rivendono i biglietti concessi alle istituzioni, come li avranno
avuti?), è anche vero che si possono bere gratuitamente dei vini pregiatissimi e ammortizzare la spesa con solo tre degustazioni, è c’è chi è arrivato a
40! Così tanti bicchieri di vino farebbero andar fuori di testa chiunque, e oltretutto da un certo punto
in poi le papille gustative si atrofizzano e non si distingue più un sapore dall’altro, che gusto c’è quindi, se non quello di viaggiare su altre onde?
Sebbene, quest’anno le misure di sicurezza siano
state aumentate, con questi occhi attoniti abbiamo incontrato giovani, palesemente minorenni,
che si aggiravano in Fiera con cartoni sani del nettare di Bacco. Francesca, una delle espositrici, ci
ha detto che il lunedì è il giorno peggiore e che
quest’anno se con lei non fosse restato il compagno avrebbe smontato baracca e burattini la domenica, perdendo anche dei soldi. Pare, a suo dire,
che il lunedì, giorno che dovrebbe essere dedicato
ai buyers, sia in realtà il momento in cui si subiscono più furti, perché nella fase dello smontaggio
si è più distratti e i piccoli sciacalli sono sempre in
agguato. Ma anche le risse non si sprecano.
Matteo, un giornalista di un Ufficio Stampa, ha raccontato di essersi trovato nel mezzo di una rissa tra
due ragazzi italiani e un gruppo di giapponesi, in
realtà questi ultimi erano vittime delle molestie
dei due baldi giovani ebbri come non mai. Anche
Giulia, dello staff tecnico di uno dei padiglioni, ha
dovuto fare i conti con un signore
che è entrato a prendere un bicchierino,
l’ennesimo, fumando, e alle sue richieste di
spegnere la cicca, il simpatico avventore l’ha
spenta sulla moquette.
Per non parlare dello scenario apocalittico della
stazione di Verona sabato sera. In più la città non
sembra essere molto attrezzata all’arrivo di tanto
popolo, trovare un taxi, in più di un’occasione, è
stata un’impresa, per non parlare degli alberghi.
Insomma, in mezzo a tale marasma, è un po’ grave
che nessuno si preoccupi di una tale massa di persone che vanno lì per bere, è un fatto dichiarato,
intenzionale, i 150.000 visitatori non sono evidentemente tutti compratori, senza porre alcun tipo di
limitazione. Inoltre, il fatto che il parcheggio trabocchi vorrà pur dire qualcosa, a un certo punto diventa un problema di ordine pubblico, sicurezza
stradale, e non da ultimo di alcolismo.
Senza volere intraprendere un discorso di bieca retorica, bisogna pure guardare a certe eventualità.
Considerato che nessuno chiede documenti, e che
all’interno della Fiera i controlli scarseggiano, ci si
domanda se si tratti veramente di un evento di promozione o se per fare promozione a tutti i costi
chi di dovere sorvoli su quelle che gli economisti
più trendy definirebbero “esternalità negative”. Allora, se la linea di fondo è questa, non stupisce
più di tanto che la Germania tenti di soffiarci il podio, e considerando il fatto che i tedeschi sono degli organizzatori ineccepibili (storia docet, nel bene e nel male), se fossimo dei produttori spagnoli
non avremmo dubbio su quale fiera investire il
prossimo anno. È ormai noto quel fenomeno col
nome “cool”, il Binge drinking, la bevuta a scoppio
per noi profani, una moda dei ragazzi che consiste
nel bere sino a sfinirsi. Più di 12 ragazzi su 100, di
età compresa fra i 15 e i 24 anni, secondo una ricerca del CISF, ammettono di aver bevuto un po’
troppo. Tra le bevande alcoliche preferite dai teenager al primo posto c’è la birra (65,1%), seguita
dal vino (51,2%). È possibile che ragioniamo a
compartimenti stagni?
Vinitaly, the world we love, chissà se è veramente
questo il mondo che amiamo.
Qualche numero del Vinitaly 2009:
Operatori professionali stranieri 45.000
Paesi stranieri
18
Visitatori
150.000
Espositori
4.200
Superficie
91.000 mq
Padiglioni
13
Produttori del Lazio 94 per 5 province
Produzione di vino
Italia
Francia
Spagna
Germania
2008
47 milioni di hl
44,4 milioni di hl
34,85 milioni di hl
10,4 milioni di hl
rispetto al 2007
+8%
-5%
+2%
+2%
TORRINO SPORTING CENTER:
Paradiso dello sport e del relax
L PARADISO SPORTIVO DI 20.000 MQ a pochi passi
dall’Eur, centro di riferimento per tutti coloro che
desiderano dedicare del tempo prezioso alla propria
salute fisica e mentale, migliorando la qualità di vita. Un
lungo passato alle spalle di benessere e passione per lo
sport, che risale al lontano 1988 con il calcio a 5, guadagnandosi la fama del mitico Torrino Sporting Club vincitore di 2 campionati di serie A, rimasto nella storia per le 5
coppe Italia vinte e per due partecipazioni alla Coppa dei
Campioni. Da questa esperienza vincente sono iniziati i
lavori per la costruzione del Centro, gioiello al servizio
degli sportivi e di tutti i cittadini, inaugurato nel 1992,
data d'inizio di una nuova ed entusiasmante avventura
sportiva.
I
Personal trainer all’avanguardia, attrezzature moderne ed
efficienti, un arredamento curato nel particolare per rendere il vostro soggiorno confortevole e rispondere alle esigenze diversificate dei soci. Il Centro, interamente climatizzato, è attualmente dotato di 5 palestre, di 5 campi in
terra rossa con scuola SAT per bambini e adulti seguiti da
maestri della Federazione Tennis, un campo di pallavolo e
tre di calcio a 5. Durante l’estate la piscina del Centro
sportivo diventa il centro estivo di riferimento delle famiglie della zona per i ragazzi dai 4 ai 14 anni.
Non mancano grandi spazi dedicati anche all’intrattenimento, come il bar, il ristorante e le sale riunioni, dove è
possibile organizzare colazioni di lavoro, feste ed eventi
importanti. L’estensione del Centro, sede di rilevanti
manifestazioni sportive come il Roma Challenger di Tennis, offre un carnet variegato di attività al passo con i
tempi e con le esigenze di fitness dell’intera area, tra cui
yoga, pilates matwork, aero kombat, total body, step
toning e una seria preparazione pugilistica, con l’ausilio
di insegnanti qualificati ISEF.
Oltre alle lezioni di danza classica e moderna, si possono
praticare le arti marziali tra cui la Capoeira, l’arte marziale brasiliana, la kick boxing, e il karate.
Fra le molteplici attività, la prestigiosa scuola di ballo del
maestro Toni Regano con i suoi corsi standard, latini
(Rumba, Jive, Cha-cha-cha, Paso Doble), tango argentino
e balli di gruppo. Si aggiungono inoltre i corsi invernali
di Lazaro Martin Diaz, che tra passi di salsa cubana, insegna portamento e ritmica a uomini e a donne.
Prima dell’iscrizione sono previste lezioni gratuite per
farvi conoscere le diverse possibilità offerte dal Torrino
Sporting Center convenzionato con Enti quali Ministeri,
Banche e Forze dell’Ordine.
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] di Marco Marini [
asa del cinema stracolma di giornalisti e cameraman per la presentazione del film Nemico pubblico N.1.
Ispirato al romanzo autobiografico
di Jacques Mesrine L’Instinct de
mort, che egli scrisse dal carcere poco prima della
sua clamorosa evasione. Il film di di Jean-Francois Richet segue, con ritmo adrenalinico, l’ascesa
di Mesrine da soldato ribelle dell’esercito francese
di stanza in Algeria, a spietato criminale nelle
strade di Parigi. L’opera è divisa in due film. Il primo è intitolato Nemico pubblico N°1, L’istinto di
morte mentre il secondo Nemico pubblico N°1, L’ora della fuga. La prima pellicola getta le fondamenta di quella che sarebbe diventata una lunga
sequenza di atti criminosi del delinquente francese. Assetato di potere ed in cerca di denaro facile,
Mesrine (Vincent Cassel) torna in Francia. Lì si imbatterà in Guido (Gerard Depardieu), il boss della
criminalità locale. Dopo l’incontro di Mesrine con
la bella ed altrettanto spietata Jeanne Schneider
(Cecile de France), i due protagonisti si gettano in
una sequela di rapine a mano armata che li porta
da Parigi a Montreal. A distanza di trent’anni dalla
morte di Jacques Mesrine, l’ultimo dei grandi
gangster francesi, avvenuta nel 1979, il suo mito è
C
38
eur torrino news
ancora vivo. L’autobiografia che egli scrisse in prigione poco prima della sua ultima spettacolare fuga, racconta l’incredibile storia di un ragazzo sognatore, nato in una famiglia abbiente, che poco a
poco si costruisce l’immagine di un gangster ribelle ed arrogante. La parte più affascinante è l’elemento fiabesco, caratteristico del personaggio.
Nelle sue metamorfosi la realtà supera ogni volta
la finzione al punto che, ancora oggi, la questione
rimane aperta: Chi era il vero Jacques Mesrine?
Quello che è sicuro è che era conosciuto come l’uomo dai mille volti, e l’unico attore all’altezza di
questo personaggio non poteva che essere Vincent Cassel. L’intensità che egli conferisce ai suoi
personaggi, la sua abilità nel gestire emozioni
complesse, e la sua agilità fisica, esprimono al meglio tutte le dimensioni di Jacques Mesrine. E oggi, per la prima volta, un progetto ambizioso ha
deciso di riportare la sua vicenda sul grande schermo. Un progetto di cui si dichiara molto soddisfatto Cassel, in un ruolo che lo vede, per la prima
volta, quasi sfigurato. L’attore francese ha dichiarato alla stampa: «per questo film sono dovuto ingrassare addirittura venti chili, ed è stato difficilissimo. Perché sono magro di natura e mantenermi in sovrappeso per diversi mesi è stata la fatica
Nemico pubblico n°1 è presentato
dalla Ripley’s film
Cast: Vincent Cassel, Cécile de France,
Gérard Depardieu, Roy Dupuis, Gilles
Lellouche, Elena Anaya, Michael
Duchaussoy, Anne Boyer
Regia: Jean-François Richet
Sceneggiatura: Abdel Raouf Dafri
Produzione: La Petite Reine, M6 Films,
Remstar Productions, Novo RPI
Genere: Azione, Biografico, Thriller
Durata: 110 minuti
più grande della mia vita. Ogni mattina sul set mi
portavano un frullato al cioccolato ed altre schifezze. Dio solo sa cos’altro c’era dentro, da mille e
cinquecento calorie. Avevo il colesterolo alle stelle e ci sono voluti mesi per disintossicarmi, ma se
arrivasse un César (l’equivalente dei nostri David
di Donatello), ne sarà valsa la pena». Vincent Cassel, nella conferenza stampa di presentazione, ha
più volte ribadito di sentirsi «onorato di aver prestato il volto ad un’icona della cultura popolare
francese, un criminale sui generis», un po’ Che
Guevara, un po’ Lupin. La vera storia di uno dei
criminali più famigerati e carismatici giunge al termine nel secondo film. In questa seconda parte
Mesrine, tornato in Francia, si allea con il killer
soprannominato “La Portaerei” (Samuel Le Biham)
con cui architetta una serie di rapine a mano armata. Sebbene la maggior parte delle volte Mesrine riesce a stare un passo avanti rispetto alla legge, alla fine si ritrova di nuovo in prigione da cui
evade grazie all’aiuto di Francois (Mathieu Amalric) diventando una specie di celebrità. Questa seconda parte dell’opera sarà presente nelle sale cinematografiche dal 17 Aprile.
Grafica: Romalive
TEATRO
Divinamente Roma
42
Seconda edizione di Divinamente Roma dal 3 al
13 aprile, progetto sostenuto dal Ministero dei
Beni Culturali, curato da Pamela Villoresi, che lavora sui temi di spiritualità già da tempo, quando
imporre qualcosa di spirituale nei teatri era veramente una scommessa. Divinamente Roma è stato anche Divinamente New York, dove c’erano ben
30 artisti italiani. Nel programma di quest’anno
sono presenti anche le arti visive, con lo spettacolo della Natività proiettata sulla facciata del
Palazzo della Provincia, Palazzo Valentini, fusione del teatro dei ragazzi con l’arte contemporanea. Tutti gli spettacoli in prosa saranno recitati
il pomeriggio in inglese e la sera in italiano. Il 7
aprile i ragazzi diplomati all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico presentano
Tra le sbarre la luce, 12 monologhi di 5 minuti
ognuno. Maricla Boggio, una dei quattro drammaturghi, ci invita a riflettere sull’importanza
del lavoro svolto dai ragazzi, che hanno collaborato con gli altri trovando il linguaggio giusto.
Abbiamo intervistato Maricla Boggio, che ci parla del suo quarto libro, Orazio Costa prova Amleto,
la Boggio ha scritto tanti altri libri sia di saggistica che di narrativa. La forza espressiva del metodo di Orazio Costa ci fa capire che tutti gli uomini possono immedesimarsi negli elementi della natura con cui si viene a contatto, è un discorso complesso, ma semplice, infatti i bambini lo
eur torrino news
] di Cristiana Cittadini [
fanno naturalmente, si immedesimano nella
pioggia, negli animali, con molta spontaneità,
ma quando si diventa adulti è più difficile riappropriarsi di tutto questo.
Qual è il suo ruolo all’interno del festival Divinamente Roma?
Da una parte prosegue il mio lavoro di regista all’Accademia d’Arte Drammatica dove insegno
scrittura scenica e dall’altra si lega il tema delle
persecuzioni con la scrittura nuova di alcuni autori, fra cui il mio nome, che ha dato vita allo
spettacolo messo in scena il 7 aprile al San Michele a Ripa. In genere al corso di scrittura scenica si portano commedie di autori già noti, come Goldoni o Pirandello, in questo caso si è voluto fare un esperimento, fortunatamente ben riuscito.
Come e quale è il futuro del teatro?
Il teatro credo non possa non avere un futuro. Il
teatro è la forma più diretta fra tutte le forme
espressive artistiche, quello che si stabilisce tra
l’attore e lo spettatore è un’esperienza immediata di metafora e poesia. Purtroppo soprattutto la
televisione ha abbassato questa forza comunicativa ed espressiva del teatro, che comunque continuerà sempre ad avere.
DIVINAMENTE ROMA 3-13 aprile 2009
Gli spettacoli sono ad ingresso libero fino
ad esaurimento posti disponibili
Teatro Valle biglietteria 06.68803794
Mosaico
Des Vices er des Virus / Li
Teatro India biglietteria 06.684000311
Sacre terre posto unico numerato
€ 16,00 intero - € 12,00 ridotto di legge € 10,00 Scuole, Cral, Associazioni
Spettacoli con numero limitato di posti
La matassa e la rosa max 120 posti
Tra le sbarre la luce max 65 posti
Majâz max 140 posti
Verdementa max 150 posti
info: 06/44013260
www.enteteatrale.it - ww.divinamente.info
Cefalee ricorrenti, mal di schiena,
stanchezza, ronzio alle orecchie,
insonnia... potrebbero essere causate da un problema occlusale.
La filosofia di fondo dello Studio di Odontoiatria
Olistica è la ricerca della diagnosi. Si tratta di un
approccio diagnostico terapeutico innovativo,
basato sull’interpretazione dei segnali del nostro
corpo per individuare la causa dei disturbi più
frequenti. Dalle patologie della bocca ai dolori
posturali, la medicina olistica propone una terapia eziologica risolutiva che non si limita alla cura sintomatica, tipica di quella tradizionale, ma
prende in considerazione l’individuo nella sua interezza, eliminandone la causa e di conseguenza
la sintomatologia. Spesso i disturbi più banali
quali mal di testa, mal di schiena, dolori muscolari, insonnia, vengono sottovalutati: ci si limita
ad eliminare il sintomo con dei semplici analgesici e non si vanno a rimuovere le cause di tali
disturbi, che nella maggior parte dei casi determinano un’alterazione della corretta postura e
l’insorgenza di dolori ricorrenti. È frequente ad
esempio che le cefalee o dolori cervicali possano
essere una conseguenza di contratture dei muscoli masticatori, a loro volta causate da malocclusioni o parafunzioni dentali quali serramento
o arrotamento dentale.
Il nostro approccio olistico diagnostico consiste
in un approfondimento clinico posturale ed occlusale, supportato da esami radiografici digitali,
e soprattutto da una serie di esami computerizzati, quali la valutazione elettronica dell’occlusione, la stabilometria, la posturometria, e soprattutto l’esame Formetric 4D. Quest’ultimo
consiste in una speciale apparecchiatura adibita
alla misurazione statica e dinamica della colonna, ed elabora tridimensionalmente tutti quei
parametri che ci permettono di rapportare una
alterazione posturale con una problematica occlusale. In questi casi uno strumento terapeutico
molto efficace è il bite: un “apparecchio” sottilissimo che viene realizzato per l’arcata dentale
inferiore che “azzera” l’occlusione errata e ne ricrea un’altra corretta, permettendo così di eliminare tutti i disturbi posturali creati dall’occlusione precedente non corretta, o di compensare frequenti problematiche legate allo stress, come il
bruxismo. Il bite viene realizzato spesso dal Dottor Daniele Puzzilli anche per atleti professionisti, non solo per correggere malocclusioni, ma
anche per ottimizzare performance sportive e per
recuperi di infortuni importanti e ricorrenti.
Per eliminare la causa del problema posturale oltre al bite, può essere consigliato un plantare
propriocettivo, un trattamento osteopatico, un
ciclo di sedute di riprogrammazione posturale,
trattamenti craniosacrali, o molto spesso l’integrazione e la collaborazione di diversi specialisti
può offrire la risoluzione a frequenti disturbi. Solo con questo tipo di approccio olistico si possono fornire terapie mirate ad eliminare i disturbi.
Olistica
Odontoiatria
• Formetric 4D
• Esame elettronico
dellʼocclusione
• Esame posturometrico
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Dott. Daniele Puzzilli
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] a cura di Roberta De Vito [
Adelaide Ristori.Una vera grande diva
Scartabellando il prezioso libro di Caimpenta
alla ricerca di qualche aneddoto femminile, tra
le poche rappresentanti del gentil sesso ci
siamo imbattuti in un personaggio quasi mitico, lontano, ma non troppo, nel tempo. Ebbene, questo mese si parlerà nientemeno che di
Adelaide Ristori!
In effetti, ai non appassionati della materia (il
teatro) non dirà moltissimo, eppure la Ristori è
stata una famosissima e acclamatissmia attrice,
insieme a Ernesto Rossi e a Tommaso Salvini formava la santissima trinità, come l’ha definita
Roberto Alonge, della scena del secondo ‘800.
L’aneddoto che la riguarda è il seguente: «La
Ristori e la Rachel erano rivali in arte. La sera
della rappresentazione della Maria Stuarda a
Parigi, la Rachel fu vista abbandonare il palco a
metà del primo atto, proprio mentre era in
scena la Ristori. – Mi congratulo con voi – disse
a questa un amico dopo la rappresentazione, –
la gelosia della Rachel era l’unica cosa che mancava al vostro trionfo!»
Cosa dire, in questo aneddoto c’è tutta la spietatezza e la rivalità che si cela dietro al sipario,
meglio che in Eva contro Eva! Anche se bisogna
dire che la Ristori non temeva rivali e, semmai
questo fatto è accaduto, possiamo immaginare
il breve ghigno che può avere attraversato il
volto di una artista molto sicura di sé, d’altra
parte conosceva bene le regole dello “star
system”, essendo praticamente nata sul palco:
a 3 anni la sua prima esibizione.
La sua esistenza è stata realmente degna della
fama che l’accompagnava, divenuta famosa
assai giovane viene adocchiata e corteggiata da
un nobiluomo che la sposerà rendendola Marchesa del Grillo, abbandonerà le
scene per qual-
che anno a causa della censura che la perseguitava, ma il richiamo è troppo forte e tornerà più
in forma che mai.
Ebbe rapporti con Cavour che addirittura le
scrisse una lettera di ringraziamento per i servigi resi a favore della causa italica e venne
nominata Dama d’onore dalla Regina Margherita, era una popolana divenuta nobile, ma rimasta ribelle e piena di ardore.
Attraverso la sua arte faceva propaganda politica in favore dell’Unità d’Italia e del popolo,
addirittura arrivò ad aggiungere sue battute ai
testi per infervorare il pubblico che la acclamava sempre a gran voce. Subì numerose censure
e venne anche cacciata da alcune città per questo suo modo di cavalcare la scena, ma il pubblico era sempre con lei.
Le vennero dedicati poemetti, essa stessa scrisse un libro di ricordi, fondò una sua compagnia
teatrale, arrivò fino a Parigi dove conobbe numerosissimi successi, fu attrice a filantropa, fondò
“la Società per l’istruzione della donna” e non
permise mai di farsi intimidire dalla pressione
politica e della polizia. Ritiratasi dalle scene,
alla morte del marito dedicò i suoi ultimi
anni impegnandosi nel volontariato.
La Ristori è una degli ultimi rappresentanti dei
“grandi attori” italiani, in questo periodo storico si vede una vera e propria supremazia dell’attore sull’autore, anzi i grandi attori commissionano testi che stravolgono a seconda del
momento, ma capita anche che pieghino alle
loro esigenze Shakespeare e Alfieri.
La Ristori ebbe un rapporto privilegiato con il
non brillantissimo Giacometti, che doveva produrre testi che facessero commuovere il pubblico, l’attrice non solo dava il tema, ma interveniva anche sulla struttura dell’opera, insomma
il drammaturgo, da intellettuale, è diventato un
artigiano della parola, di un altro.
La nobile attrice non si preoccupa tanto della
qualità del testo, perché il testo esiste solo
come retroscena del personaggio, ma la cosa
più incredibile è che l’attore può addirittura
modificare il personaggio, farlo diventare un
altro rispetto a quello che voleva l’autore,
questo perché ciò che deve emergere è il
grande attore.
La Ristori è stata talmente grande da considerare la Duse sua erede mancata, rinfacciandole di recitare pochi ruoli sempre
uguali a se stessa, senza osare lanciarsi
nell’annullamento di sé per dare vita al
personaggio.
Insomma nessun impeto nella nuova
generazione, il grande attore domina la
scena con volto, voce, corpo e con
ogni mezzo abbia a disposizione,
chissà cosa direbbe oggi la Ristori,
accendendo la tv.
RILANCIARE IL PROGETTO GRA
Il Consigliere Augusto Culasso
Il nostro Municipio vive una forte condizione di disagio dovuto ai gravi ritardi nella realizzazione di un
adeguato sistema della mobilità, soprattutto tangenziale. Ma che cosa significa mobilità tangenziale?
Significa soprattutto potersi muovere da un quartiere all’altro senza doversi incanalare obbligatoriamente lungo le vie consolari o le radiali che, come i
raggi delle ruote di una bicicletta, collegano il cerchio con il centro (il mozzo): potersi spostare in maniera trasversale, percorrendo “archi di cerchi viari”,
che ci consentono di poter raggiungere le mete di
destinazione senza incanalarci nel traffico caotico
delle consolari. Va detto con onestà che le realizzazione del sottopasso di via Carlo Levi al Laurentino e
il sottopasso Cavalli nel nuovo quartiere di Mezzocammino, come avvenne con lo svincolo del Tintoretto, hanno consentito una notevole riduzione del
traffico tutt’ora concentrato soprattutto in due nodi
critici: l’ingresso di Spinaceto sulla Pontina e l’incrocio degli Oceani sulla Cristoforo Colombo. Queste
due opere strategiche hanno permesso a molti automobilisti di raggiungere, ad esempio, l’Eur o Spinaceto senza dover obbligatoriamente percorrere la Colombo o la Pontina. Tali opere viarie hanno consentito l’utilizzo ottimale di tratti di viabilità alternativi e meno trafficati, così da consentire una distribuzione più fluida e più omogenea della mobilità urbana del nostro municipio. Sarebbe opportuno, di conseguenza, intervenire in maniera efficace per rafforzare la funzionalità viaria nei tratti più critici di questa nuova mobilità di sistema, “rifunzionalizzando“
l’incrocio di via Sabatini con via dell’Acqua Acetosa
Ostiense e inoltre intervenire per favorire una migliore fluidità dei transiti del traffico interquartierale, all’interno di Decima. Questo quartiere dovrà essere collegato e integrato più funzionalmente al
quartiere del Torrino, soprattutto nella zona dei Pianeti. Ritengo altresì che vada realizzato in fretta il
collegamento viario tra Mezzocammino e via Shan-
] di • Augusto Culasso [
gai, al fine di ridurre i flussi di traffico provenienti
dal quartiere di Mezzocammino, i quali faranno, tra
qualche mese, collassare la mobilità, se non si prenderanno questi provvedimenti: lungo via di Grande
Muraglia e lungo il tratto di via Sabatini fino a via
Fosso del Torrino. Ma la madre di tutte le “battaglie”
che dovremmo vincere per far “risorgere“ il nostro
Municipio di Roma XII EUR da un cronico ritardo nella rete della mobilità urbana, è rappresentata dalla
risorsa GRA. Il più imponente sistema della rete viaria cittadina che nel tratto afferente il nostro territorio municipale, che va dalla via Ardeatina alla via
del Mare, risulta non essere stato ancora attrezzato
con un adeguato sistema di complanari e di sottopassi fruibili, che abbiano una duplice funzione risolutrice. La prima è quella di accrescere la mobilità
tangenziale attraverso un adeguato sistema di complanari, che avrebbero il compito di separare la mobilità di lungo scorrimento da quella di collegamento interquartierale. La seconda funzione, non meno
importante, è quella che consentirebbe di rendere il
GRA più permeabile al suo attraversamento, tramite
l’utilizzo dei sottopassi. Tali opere tutt’ora chiuse al
transito diverrebbero una prezioso ausilio alternativo
alla mobilita radiale delle vie consolari, che ne riceverebbero un prezioso beneficio nell’interesse generale. All’Azienda Nazionale Autonomia e Strade
(ANAS), spetta il compito di realizzare il sistema.
NUOVO COLLEGAMENTO PONTINA-OSTIENSE ATTRAVERSO VIA DEL RISARO
Si parla tanto di trasporto su ferro come soluzione al
problema della mobilità nel nostro municipio e poi,
per anni, ci si è dimenticati delle enormi potenzialità ecologiche che potrebbe offrire la rete delle ferrovie urbane presenti nel territorio, che risultano a tutt’oggi ancora pressoché sconosciute alla stragrande
maggioranza dei nostri concittadini. Mi riferisco, in
particolare, alla Roma- Lido, che consente in una
manciata di minuti di raggiungere la Piramide alla
Stazione di Porta San Paolo. Purtroppo, come segnalo da molto tempo, non si sono ancora create le condizioni ottimali per un rapido collegamento di molti
quartieri, soprattutto quelli ubicati nel quadrante extra-GRA, come Spinaceto, Tor de’ Cenci, Casal Brunori e Villaggio Azzurro, con la Stazione Ferroviaria di
Vitinia, isolata e mal collegata al suddetto sistema
urbano. E pensare che ad una distanza di meno di
due chilometri dalle abitazioni di molti cittadini residenti nei suddetti quartieri, esiste l’alternativa ottimale alle file chilometriche che costringono molti
lavoratori e studenti a sopportare tour de force spesso insostenibili. Chi di noi non ha transitato lungo la
Pontina la mattina o nel pomeriggio durante le ore di
punta, rimanendo imprigionato in quel treno di la-
miere fermo lungo questa arteria, che da anni attende una sua riqualificazione che la renda finalmente
più sicura e più scorrevole? Quel tratto di Pontina, all’entrata di Spinaceto, “grida vendetta”, e nessuno si
adopera per trovare soluzioni accettabili, che vadano
oltre l’ormai stucchevole contrapposizione tra i fautori del’autostrada Roma Latina (io sono tra questi!),
e le “anime belle“ dell’ecologismo integralista, contrarie a tutto pur di salvare l’ambiente. Non importa
a costoro, se l’ambiente naturale sia costituito oltre
che da qualche pianta pioniera come la gramigna e
da qualche farfalla colorata, ecc…, anche da quelle
migliaia di poveracci, uomini in carne e ossa, che
sono ormai stufi di subire le angherie di questo ambientalismo straccione che nel nostro territorio con
queste pseudobattaglie, ha costruito carriere ed ottenuto nomine e posti, offerti nel periodo proporzionalista dalla nostra sinistra, incapace di uscire
dall’attrazione fatale dell’ambientalismo parolaio.
Molti cittadini non ne possono più di subire questi
sepolcri imbiancati, paladini di un ecologismo che
ha fatto danni incalcolabili al nostro territorio. I loro temi sono stati funzionali alla speculazione e al
saccheggio del territorio, compreso, quello della sta-
Il Municipio di Roma XII EUR
Finalmente il nostro municipio esce fuori dalla vecchia denominazione “ circoscrizionale “, per diventare a pieno titolo un territorio non più anonimo,
ma identificato con una specifica denominazione.
Dopo anni di attesa, siamo diventati con il voto del
Consiglio espresso all’unanimità, il Municipio di Roma XII EUR, assumendo un “ nome” che nell’immaginario collettivo è il più condiviso dalla nostra cittadinanza. Non è stato un traguardo facile data la “
dietrologia” di carattere ideologico, che ha offuscato l’immagine ed il giudizio su questo straordinario quartiere, che ha ritrovato la sua storia ed il
giusto riconoscimento alla sua bellezza architettonica, espressione di quel razionalismo italiano che
ha “suggestionato” artisti come Fellini o De Chirico,
innamorati di questa sfortunata ed incompiuta città nella città. L’Esposizione Universale Romana di
cui l’EUR ne rappresenta l’acronimo, nacque per volontà del Cavaliere Benito Mussolini, al fine celebrare la grandezza del Genio Italico agli occhi del
mondo. Con l’entrata in guerra l’EUR cadde, suo
malgrado, vittima di quella tragica utopia rivoluzionaria, fautrice di una società energica, capace di
50
eur torrino news
] di • Augusto Culasso [
gione dell’abusivismo edilizio delle finte periferie di
cui si parla anche dalle nostre parti piuttosto poco.
Per fare un esempio, si potrebbe studiare un sistema
viario che consenta di entrare o di uscire da Spinaceto da un altro accesso, come il collegamento ospedale IFO con via Maestrini a Casal Brunori, attraverso
la realizzazione di un tronchetto stradale che consentirebbe un rapido collegamento con via di Mezzocammino oppure una nuova entrata a Spinaceto da
realizzare all’altezza dell’impianto di rugby in costruzione, vicino al Liceo Plauto o altro ancora. Ad
oggi non si muove foglia su questo versante, mentre
grazie ad un documento collegato al bilancio, condiviso unitariamente da tutte le forze politiche del Municipio, è stato possibile creare le condizioni affinché il Consiglio Comunale stanziasse su richiesta del
centrosinistra la cifra di 1.500.000 euro, finalizzata a
consentire la realizzazione del collegamento viario
Pontina-Ostiense, attraverso la “sistemazione“ di via
del Risaro che consentirà tra non molto a tanti cittadini del quadrante pontino di raggiungere la Stazione ferroviaria di Vitinia e da essa il Mare e il Centro
della Città.
] di • Augusto Culasso [
ribellarsi alla miseria materiale in cui vivevano tanti italiani e alla miseria morale, espressa dalla nostra inadeguata classe politica. L’epilogo di quella
dolorosa esperienza che fu il Fascismo, finì per inghiottìre nella tragedia collettiva, in un lungo oblio
durato oltre sessanta anni, insieme al regime, anche questo futuristico progetto urbanistico che, abbandonato a se stesso, rimase per anni sospeso tra
le macerie della guerra ed il futuro della ricostruzione dell’Italia. Esso vide il suo effettivo compimento, soltanto successivamente agli anni ‘50 ad
opera del Presidente dell’Ente Eur che fu Virgilio Testa. Ma come siamo giunti a questo doveroso traguardo? Come siamo riusciti a superare le scorie
ideologiche che hanno caratterizzato i giudizi di
tanti politici, fuorviati da quell’ingombrante passato che ha sempre accompagnato le vicissitudini
di questo straordinario quartiere, conosciuto ed
ammirato in tutto il mondo e disconosciuto e disprezzato per tanti anni da quelli che Giampaolo
Pansa chiama in un suo libro i gendarmi della memoria? Innanzitutto siamo stati aiutati da quel
vento di cambiamento che ha iniziato a soffiare
nella nostra città, dalla discussione del nuovo Piano
Regolatore Generale in cui, sin da subito, si è iniziato a pensare che una pianificazione che definisse gli strumenti e le regole delle trasformazioni urbane della nostra città, non potesse prescindere da
un piano strategico che indicasse i principali ambiti di sviluppo della Roma del futuro. L’EUR, sin da
subito, ha colpito i “programmatori“ per la sua
grande potenzialità economica di polo congressuale, inserito nell’ambito della filiera legata allo sviluppo della internazionalizzazione della nostra città, da integrarsi con il sistema fieristico e aeroportuale nel quadrante sud ovest, come potenziale attrattore del turismo affaristico e congressuale, su
cui si misurerà la capacità della nostra capitale nella sfida tra le gerarchie urbane. Da questa riscoperta è nato il recupero storico e culturale di questo
scrigno architettonico, la discussione quasi quotidiana sul suo assetto futuro tra conservazione e sviluppo, i temi della mobilità, dell’ambiente e dei pesi insediativi. Da questo processo con non poche
difficoltà, siamo arrivati ad oggi. Siamo finalmente
diventati Municipio di Roma XII EUR!
IL TEVERE dall’antichità ai giorni nostri
Da sempre il Tevere ha rappresentato l’anima di Roma.
La nascita, sin dalla fondazione della città, è rappresentata con i due gemelli: Romolo e Remo abbandonati da Faustolo, marito di Acca Larenzia, dentro la
cesta arenata nella palude del fiume sacro. Il punto
della pianura alluvionale più guadabile era l’Isola Tiberina, dove sin dall’antichità avvenivano i primi
scambi commerciali tra le popolazioni Etrusche che
dominavano la riva destra del fiume e le popolazioni
del Lazio Latino detto Latium Vetus, che comprendeva una vasta area delimitata dal fiume sacro, dal mare e dalla zona di Monte Albano, posta sulla riva sinistra del Tevere. L’isola Tiberina era inoltre il punto più
estremo per la navigazione delle navi di basso pescaggio provenienti dal mare. Poco vicino all’isola
venne costruito il primo ponte Romano detto Ponte
Sublicio, che ebbe un’importanza straordinaria per la
vita della città, al punto da considerarlo una divinità
cittadina. Nel tempo il fiume subì un lento processo
di interramento che non consentì alle navi di poter
giungere sino all’Emporio posto in quel territorio in
cui è sorto successivamente il quartiere popolare di
Testaccio. Ma merci e passeggeri continuarono a viaggiare e giungere sino a Roma attraverso l’utilizzo di
apposite chiatte o barconi, che venivano spinti da
buoi o, se necessario, da schiavi sino all’Emporio prima e al Porto di Ripa successivamente. Posto sulla riva sinistra del Tevere, nel 1704 il Porto di Ripetta fu
dedicato agli scambi commerciali con le popolazioni
umbre. Per attraversare il fiume e trasbordare le persone da una riva all’altra erano utilizzate delle piccole barche. La presenza dei muraglioni ci rende l’idea di
quanto potesse essere connessa con il fiume la vita
economica della città dall’antichità sino al secolo
scorso, quando, dopo l’ennesima piena che provocò
una disastrosa inondazione, venne edificato questo
poderoso sistema difensivo. Oggi il Tevere vive una
fase di recupero dopo anni di abbandono e di degrado, che dovrebbe portare nel tempo anche nel tratto
del nostro Municipio, alla riqualificazione e al recu-
] di • Augusto Culasso [
pero ambientale di tutto il bacino fluviale. C’è in
progetto la realizzazione del completamento della
pista ciclabile sino alla foce del fiume, la realizzazione di un parco fluviale nell’area posta a ridosso di
Tor di Valle, nonché, oltre al potenziamento della
navigabilità, quello del rilancio della balneazione
lungo gli argini del fiume. Consiglio a tutti i lettori
di approfittare delle belle giornate di sole per imbarcarsi in una piccola ma suggestiva crociera fluviale che consente di percorrere, andata e ritorno, il
corso del Tevere da Ponte Marconi sino a Ostia Antica. Durante la gita è possibile ammirare la folta vegetazione fluviale, ricca di pioppi, salici, oleandri,
canneti e ninfee, nonché le numerose specie animali come aironi, cormorani, anatre selvatiche con
carpe, tinche, tartarughe di fiume, lontre, bisce, anguille e libellule. Con lo stesso biglietto dal costo di
nove euro la compagnia Battelli di Roma, offre la visita guidata alla straordinaria città di antica di
Ostia, fondata da Anco Marzio nel IV sec. d.C.
LA VIA DEL MARE UNA GRANDE RISORSA VIARIA SOTTOUTILIZZATA
Questa importante arteria, che è la prima autostrada realizzata nel nostro Paese, nacque per collegare funzionalmente l’Urbe con il Mare. Allora, questi
due mondi molto distanti, dovevano essere uniti
per volontà del Cavaliere Benito Mussolini, al fine
di garantire l’espansione della Roma dei Sette Colli,
sino alle Sponde del Tirreno. Sono passati tanti anni ed oggi, con l’inurbamento crescente, quelle aree
semideserte, acquitrinose e malariche, sono state
bonificate e successivamente popolate da diverse
centinaia di migliaia di romani. Purtroppo oggi
molti automobilisti, residenti nei quartieri intermedi ai suoi estremi confini, come Marconi, San
Paolo e Ostia, non possono utilizzarla adeguatamente se non recandovisi attraverso un’unica possibilità che è quella di intercettarla agli unici svincoli fruibili che sono quelli di Ostia Antica, l’innesto
di Acilia e il viadotto al ridosso del GRA adiacente il
Tevere. Ciò comporta una forte penalizzazione per i
cittadini del Torrino, di Decima o dell’Eur che vengono di fatto impossibilitati a potersi servire di
questa importante arteria che gli consentirebbe
agevolmente di raggiungere la Città o il Mare. Tanto meno potranno fruire dell’Ostiense, notoriamente congestionata a causa del transito dei mezzi pesanti o dai numerosi innesti viari dei quartieri limitrofi, che non favoriscono agevolmente lo scorrimento dei flussi di traffico. Ma che cosa impedisce
all’Amministrazione Comunale di realizzare queste
necessarie infrastrutture viarie che consentirebbero
il collegamento diretto dai centri abitati all’arteria
stradale? Certamente un problema di reperimento di
considerevoli risorse finanziare oggi non disponibili nei magri bilanci Comunali. Molti cittadini si
chiedono se esistano le condizioni di finanziamento attraverso strumenti alternativi come il ricorso
alla “finanza di progetto” attraverso l’intervento
del privato. Credo di poter dire che spesso esistano
] di • Augusto Culasso [
delle reali possibilità di finanziamento privato che
non sempre vengono colte favorevolmente dai territori. Potrei fare un esempio molto illuminante in
proposito. Qualche anno fa si era aperta la possibilità di avviare il programma edilizio di Casal Grottoni che, tra le opere infrastrutturali finanziate “a
scomputo“ (permuta) dagli operatori privati, prevedeva oltre alla realizzazione della nuova stazione
di Mezzocammino, la rifunzionalizzazione della fermata del Torrino sempre sulla Linea Roma Lido. Tale programma prevedeva inoltre la realizzazione di
un sistema di collegamento diretto tra via Shangai
e la via del Mare, insieme al sovrappasso del GRA tra
via Shangai ed il quartiere di Mezzocammino. Tutto
ciò è fermo per l’opposizione alla realizzazione del
centro commerciale previsto dal programma edilizio
da parte delle rappresentanze territoriali. E il Municipio che dovrebbe garantire gli interessi pubblici?
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] a cura di Roberta De Vito [
Esatto, proprio lui. Uno degli autori
più fecondi della storia della letteratura, l’autore dei Tre Moschettieri, e del Tulipano nero e di
tanti, tanti altri; non molto apprezzato dalla critica, ma amatissimo dai lettori per le avventure,
gli intrighi, le trame avvincenti, insomma quando
si inizia con Dumas, non si riesce più a smettere.
Ebbene, questo esuberante scrittore ha avuto il
genio di scrivere anche un’opera avulsa dal suo
stile letterario ma pienamente in linea con il suo
gusto eccentrico e barocco: Il grande dizionario
di cucina.
Scritto in Bretagna quando l’autore era malato, il
manoscritto venne dato all’editore nel 1870, Dumas morì alla fine dell’anno e il libro venne pubblicato nel 1873.
L’obiettivo è semplice: scrivere un libro in onore
del buon mangiare in cui fare l’elenco di tutti gli
elementi che caratterizzano la cucina, dai piatti,
agli alimenti, agli ingredienti, alle tecniche e così via. Un libro che potesse calzare agli specialisti, come agli inesperti, per le donne, come per
gli uomini.
Da buon romanziere, l’incipit riguarda la storia
della cucina dagli albori, e poi inizia il dizionario
dove in ordine alfabetico vengono elencati i vari
elementi, anche in modo ironico e divertente,
delle volte inventando, delle volte descrivendo
gli animali da utilizzare per le pietanze.
Per quest’opera Dumas riutilizza i suoi stessi appunti di viaggio vissuti e inventati, estratti dai
suoi numerosi viaggi che gli hanno permesso di
assaporare molte ricette dalla trota alla montanara, ai maccheroni alla napoletana, ma non
mancano piatti esotici come l’elefante! “Questa
voce non deve spaventare il lettore. Non lo condanniamo a mangiare tutto intero questo mostruoso animale, ma lo invitiamo, se dovessero
capitargli tra le mani una proboscide e dei piedi
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d’elefante, di gustarli preparandoli nei modi che
gli indicheremo”, con queste parole introduce
una ricetta apparentemente gustosa a base di
prosciutto di Bayonne, Madera e Porto, insomma
la cosa è seria.
Il vitale Dumas utilizza la sua esperienza personale e con cognizione di causa elenca piatti e ricette che ha provato egli stesso, o che gli sono
stati raccontati: l’aquila che è meglio lasciar planare e sfidare il sole piuttosto che mangiarla; il
cane; il cigno dall’urlo sgraziato; il delfino dalla
carne indigesta; lo struzzo dalla carne dura e priva di gusto; l’ottimo canguro; l’orso dei Pirenei; il
pavone. Ma nonostante abbia provato cibi bizzarri, è assolutamente contrario ad alcune tecniche che giudica barbare, come l’alimentazione
forzata delle anatre, arrivando anche a chiedere
un divieto per questa pratica. Un po’ come i manifesti per la salvaguardia degli agnelli, il fois
gras si fa ancora.
Il libro pubblicato in due volumi è una lettura
che ha dell’incredibile, fa viaggiare, ridere, lascia
stupefatti, fa venire l’acquolina, insomma è una
piacevolissima opera che non ha nulla da invidiare ad Atos & Co.
D’altra parte la passione per la cucina, per Dumas
non è un fatto estemporaneo, in tutta la sua mastodontica opera il mangiare bene trova spesso
un posto, pensiamo ai moschettieri o ai pasti raffinati di Monte Cristo, che non mangiava quasi
per nulla.
Il Grande dizionario di cucina non è un vero libro
di cucina, è difficile da seguire e le ricette sono
quasi impossibili, soprattutto per il reperimento
degli ingredienti, non è facile trovare dei piedi di
giovane elefante. Ma lo scopo di Dumas non era di
essere preciso, il dizionario è scritto esattamente
come uno dei suoi romanzi, le ricette sono raccontate, il lettore deve essere rapito come nella
finzione, e da questo rapimento dovrebbe nascere
il desiderio di realizzare succulenti piattini, esattamente come ci si butta in un’avventura.
È un guida bizzarra non un manuale, vuole ispirare il desiderio di mettersi all’opera e sperimentare la propria curiosità e il proprio ardire; il cucinare è inteso come un’arte, quindi è necessario
osare e non avere paura di sbagliare e soprattutto essere consapevoli che il capo lavoro è un’eccezione.
Psicologia e Grafologia:
due modi per conoscere meglio se stessi
La Dott.ssa Eleonora Clemente, psicologa, grafologa e perito grafico, risponde ai vostri quesiti in ambito psicologico e grafologico. Se volete sottoporre un vostro interrogativo potete inviare un e-mail a:
[email protected] o alla redazione del giornale presso Viale Eroi di Rodi 214-00128 Roma
Erich Fromm si è interessato ampiamente dell’amore ritenendolo la passione più antica, che tiene unita la razza umana, la tribù, la famiglia e la
società e che permette di superare l’isolamento e
la solitudine dell’uomo. Lui differenzia l’amore, in
cui il dare e il ricevere risultano paritari, dall’affetto (del padre e della madre verso il figlio), in
cui il genitore dà sempre di più e riceve di meno.
Per amare veramente, quindi, è necessario vivere
la solitudine e rompere la dipendenza affettiva,
diventando autonomi e liberi di amare e assecondando, in questo modo, una scelta consapevole.
Quando non avviene tale processo, si corre il rischio di passare da un rapporto affettivo con il
genitore ad uno sostitutivo di esso. In questo
caso non si può parlare di un rapporto di amore,
ma soltanto di una sostituzione di un rapporto di
affetto, che non risolve il problema della solitudine. Al contrario, la persona matura è arrivata al
punto in cui è la madre e il padre di se stessa, ha
quindi una coscienza materna e paterna.
Autonomia individuale e capacità di amore sono
associate e di conseguenza, tanto più una persona
ha raggiunto la propria autonomia ed è consapevole di se stessa, tanto più è capace di entrare in
intimità con l’altro, rispettandone l’unicità.
Nel libro L’arte di amare, Fromm descrive l’amore
come un’arte, quindi, per impararla, c’è bisogno
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di allenamento, di impegno e di pazienza. Gli esseri umani, invece, sono persuasi che, così come
si cresce, automaticamente si diventa capaci di
amare. Questa opinione è basata su tre pregiudizi:
la maggior parte della gente ritiene che amore
significhi essere amati anziché amare, di conseguenza per loro il problema è come farsi amare. Si
preoccupano quindi di rendersi attraenti, belli,
ricchi e intelligenti e invece dovrebbero sviluppare, per rendersi “amabili”, la fiducia, il coraggio, la disponibilità profonda, che sono tutte facoltà che ci predispongono all’incontro con l’altro;
la supposizione che amare sia un problema di trovare la persona giusta. In questo modo la preoccupazione viene spostata fuori di noi, nella persona da amare, non pensando che dobbiamo invece sviluppare la nostra capacità di amare; si
scambia il mistero, cioè tutto quello che vogliamo sapere dell’altro, per amore.
Spero che questo possa essere d’aiuto a Gaia,
una giovane donna di 33 anni che mi racconta di
“non riuscire a trovare la persona giusta pur curando molto il mio aspetto per cercare di essere attraente e farmi amare”.
Questo è ciò che pensano in realtà molte persone
che ancora non sono arrivate a sperimentare il
sentimento dell’amore e che hanno sempre ritenuto che ad esso si giunga automaticamente con
la crescita biologica, mentre è la maturazione
personale che permette di creare un rapporto di
coppia.
Ciò che vorrei trasmettere non solo a Gaia ma a
tutte le persone che si trovano nella sua stessa
condizione, è che si può parlare di amore quando
si arriva a rispettare l’integrità e l’autonomia di se
stessi e del partner, consentendo a ciascuno dei
due di sentirsi realizzato nelle proprie potenzialità ed esigenze. Si differenzia, pertanto, dall’unione simbiotica che non considera l’individualità di ogni partner ma tende a rendere prigioniero
l’altro, ripetendo, in questo modo, la totale dipendenza che esiste nel rapporto madre-figlio.
Fromm distingue diverse forme di amore, legate
all’oggetto amato:
– l’amore fraterno si fonda sul principio dell’unione con i nostri simili, è diretto verso il prossimo ed è caratterizzato dall’assenza di esclusività
e dal bisogno di solidarietà umana;
– l’amore erotico è il desiderio di fusione completa, dell’unione con un’altra persona, è esclusivo
ma è forse la forma più ingannevole di amore;
l’amore materno è la più alta forma di amore e il
più sacro dei vincoli affettivi. La vera essenza
dell’amore materno è di curare la crescita del
bambino e ciò significa volere che il bambino si
separi da lei. Solo colei che è più felice di dare
piuttosto che di ricevere, può essere una madre
amorosa durante il processo di separazione del
bambino. Un altro aspetto fondamentale è che
la madre sia dotata di un genuino amore per se
stessa, in modo tale che possa trasmettere al
bambino l’esperienza di ciò che è amore, gioia e
felicità;
l’amore per se stessi è la condizione primaria per
poter sviluppare l’amore per gli altri. Rappresenta uno dei pilastri della nostra identità, che ci
permette di auto-tutelarci e di rispettarci, proteggendoci dal mondo esterno. Significa volersi
bene e avere fiducia in sé. Si manifesta nel sano
egoismo che invita a prendersi cura di se stessi,
in primo luogo conoscendo le proprie esigenze e
successivamente ricercandone il loro appagamento. Questa condizione è molto importante
proprio perché si riflette, successivamente, nelle
relazioni con le altre persone che vengono impostate, di conseguenza, su uno scambio chiaro
e sincero, in quanto per conseguire i propri scopi
non vengono calpestati i diritti degli altri.
Auguro quindi a Gaia e a tutti i lettori di sviluppare la capacità di amarsi per poi arrivare a trovare la serenità e quindi l’Amore dell’altro.
Dott.ssa Eleonora Clemente
Psicologa - Grafologa - Perito Grafico
Tel. 347 3108395
e-mail: [email protected]
Studio: Via Camillo Sabatini n° 102
Comunicare Il “brand” Italia… questa è la vera ricetta anticrisi
Il 26 e il 27 marzo, si è svolto a Roma il secondo appuntamento del Forum della Comunicazione:
molti i convegni, gli incontri e le presenze di esperti, che ne hanno rafforzato l’efficacia per lo sviluppo dell’Italia.
Sono stati due giorni intensi quelli passati al Palazzo dei Congressi di Roma, momenti in cui il tema della comunicazione è stato ampiamente sviscerato, criticato e quindi elevato, quale mezzo
eccelso per lo sviluppo del nostro amato Made in
Italy. Giovedì 26 marzo, vi è stata la sessione d’apertura dal ridondante titolo: L’Italia
L’assessore Umbero Croppi
che comunica: ripartire dalle eccellenze dell’Italian
Style per il rilancio
del brand Italia nel
mondo condotta dal
giornalista di La7,
Antonello Piroso, il
quale ha doverosamente ricordato,
che anche in questo
momento di crisi, le
eccellenze italiane
esistono e vanno
comunicate nel modo migliore. A far
quasi da padrone di
casa, è stato Um-
berto Croppi, assessore alle politiche culturali e
alla comunicazione del Comune di Roma, sottolineando che: «Le Amministrazioni pubbliche hanno
fatto molti passi da gigante in fatto di comunicazione, diventando uno strumento fondamentale di
reti e necessario per comunicare con il cittadino».
Degno d’attenzione il contributo del Presidente
dell’Enit, Matteo Marzotto, che ha così posto l’accento: «Brand Italia, è il centro della mia idea di
comunicazione, perché il nostro Paese è un marchio tra i più noti al mondo e quindi anche facile
da comunicare, purché finisca la frammentazione
che fin qui ha caratterizzato la proposta turistica
dell’Italia all’estero». «Siamo un paese che comunica molto e male, ed il fatto che sono in molti ad
avere titolo a farlo non semplifica le cose», ha aggiunto Marzotto, insistendo sulla forza del Paese,
pur con i suoi limiti, e ha continuato dicendo: «Vi
sono dei luoghi che costituiscono eccellenze nel
nostro territorio dal punto di vista turistico, ma
che comunicano in modo disordinato senza sapere
a chi si sta parlando e senza alcun obiettivo preciso». Affinità nel comunicare ed anche capacità di
farlo, «almeno una volta l’anno, se possibile – definisce – all’inizio del primo quadrimestre». Puntuale e perspicace il contributo del Presidente del-
l’ICE, Umberto Vattani, il quale ha dichiarato che,
«Se diminuiscono i soldi deve crescere la creatività, puntando a far memorizzare nelle persone le
eccellenze della cultura e della tradizione del nostro Paese». «Bisogna cercare mercati dove la domanda continua a tirare – termina Vattani – avendo l’abilità di individuare filoni che siano fonti di
richiesta e sfruttarli grazie alle nostre piccole e
medie imprese».
Interessante il sondaggio condotto dalla Ferpi, la
Federazione della relazioni pubbliche, che è stato
ben commentato dallo stesso presidente, Gianluca
Comin, che citando qualche dato ha così spiegato:
«Siamo leader mondiali negli yatch, come nella
meccatronica (integrazione tra meccanica ed elettronica), inoltre nel mercato russo l’Italia si classifica come primo fornitore di articoli di qualità e
di lusso. Insomma c’è un Paese che vince, ma che
resta muto. È il momento di cambiare – conclude
Comin – e di costruire un programma comune, fondato sul sistema Italia e capace di raccontare e
tutelare le sue leadership e le sue eccellenze».
Sentimenti comuni e buoni propositi sembrano
aver posto il primo mattone di questo Forum, anche se è solo l’inizio!
Product Placement… un nuovo modo di fare pubblicità?
Tra i vari appuntamenti del Forum della Comunicazione a Roma, ve n’è stato uno
particolarmente interessante e che ha approfondito un mezzo ancora giovane, ovvero: il product placement.
Un’attenta e brava Ilaria D’Amico, volto noto de
La7, ha introdotto la platea in un complicato tema,
ovvero quello de “Il product Placement: L’arte di
mediare con l’arte”. Il product placement, letteralmente tradotto come “piazzamento del prodotto”, è stato legalizzato con la Legge Urbani del
2004, che ha permesso all’industria cinematografica l’inserimento di un marchio in un film, cosa che
avverrà entro il 2009, anche per le fiction televisive. Attraverso i vari ospiti che si sono alternati sul
palco, è stato utile sapere quanto e come sia efficace questo nuovo mezzo di comunicazione. Marco
Chimez, produttore di Cattleya, nota società di
produzioni per il cinema e tv, ha spiegato che: “La
vera sfida consiste nel saper inserire in modo fluido, il prodotto all’interno di una storia, ma soprattutto cercare di lavorare in sinergia con lo sceneggiatore ed il regista. Tra i prodotti più fruibili in un
set, vi sono le bibite e le auto”. Ci tiene invece a
chiarire le diversità tra pubblicità e product placement, Massimo Martinengo, Vice Presidente del-
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eur torrino news
l’Agenzia Pubblicitaria Lowe Pirella, che dice: “Vi
sono differenze tecniche, in quanto gli spot lavorano sui 15, 30 ed a volte 60 secondi, mentre il
product placement, si basa su un arco temporale
più ampio; inoltre il pubblico che si pone davanti
alla pubblicità è passivo, nel film ha un ruolo più
attivo ed infine - conclude Martinengo- il prodotto
di marca diventa protagonista assoluto nella pubblicità, mentre nel film si insinua nella trama”.
Sembrerebbe facile, si gira un film, s’inserisce un
prodotto in una scena poi un altro, ed il gioco è
fatto, ma è tutto qui? Non proprio secondo Andrea
Lazzarin, Diretto Marketing di Medusa che afferma:
“Il P.P. è una fonte interessante, ma molto spesso è
utilizzato male, con un approccio ancora confuso
da parte del cliente e questo per mancanza di competenze giuste”. Dello stesso avviso è anche Nicola Maccanico, Deputy Managing Director della Warner Bros Italia, che aggiunge: “Il P.P. funziona se
fatto bene, anche perché il pubblico è molto più intelligente di quello che si pensa, quindi bisogna
utilizzarlo nel modo migliore senza sostituirsi alla
pubblicità. Le aziende che si muovono nel P.P. devono attuare una specifica strategia e non usarlo
eccessivamente”. A detta di ciò non poteva mancare tra gli ospiti, Marina Marzotto CEO di Propaganda Italia del gruppo G.E.M. unica agenzia al
mondo che si occupa di Product Placement nei 4
continenti. “Oltre ad essere presenti anche nelle
serie televisive americane, utilizziamo anche il cinema d’autore, per collocare i prodotti di lusso quali le auto e i gioielli. Rappresenta un mezzo meno
costoso ed è una sorta di meta messaggio, incrementando la reputazione del marchio stesso. Siamo
attivi - ha aggiunto la Marzotto - anche nei video
musicali e nei videogiochi, grossa leva di comunicazione sui giovani, stando sempre attenti a quale
prodotto veicolare, per evitare lo spirito d’emulazione”. Pertanto sì al Product Placement, ma anche
lunga vita al caro vecchio spot pubblicitario.
Comunicare il lusso oggi è quasi… un lusso
] a cura di Simonetta Mulas [
In questi ultimi tempi non si parla d’altro, la congiuntura economica sfavorevole, sembra monopolizzare le informazioni di tutti i telegiornali, quotidiani e periodici di settore; in tanti ci si chiede come adoperarsi e quale settore incrementare, affinché l’economia italiana possa ripartire. Per un Paese come il nostro, dove qualità, gusto e artigianalità, hanno sempre dato vita a prodotti di qualità
eccelsa, la risposta appare quasi scontata: il lusso,
magari cambiandone la comunicazione, proprio in
vista dei tempi avversi. Se n’è parlato molto a Roma, con manager ed imprenditori di diverse categorie merceologiche, che hanno illustrato le mosse
da attuare nel prossimo futuro, tra i personaggi di
spicco intervenuti, vi era Luca Tait, Direttore dei
Mercati Emergenti per il gruppo Luxottica.
“ Ultimamente l’attenzione di Luxottica è posta sui
mercati emergenti del BRIC, ovvero Brasile, Russia, India e Cina, oltre al Medio Oriente ed Africa.
La comunicazione diventa complessa, in quanto
Luxottica ha diversi prodotti che vanno dai propri
marchi a quelli in licenza fino agli occhiali da vista;
piuttosto l’orientamento è di far percepire cosa e
Come sta influenzando la crisi economica sul made in Italy? Come deve cambiare la
comunicazione di prodotto sul segmento lusso per risultare efficace? Queste ed altre
incognite, in discussione al Forum della Comunicazione.
come si realizza”. Ma il lusso italiano non si evince
solo dagli accessori, bensì anche nella produzione
degli yatch, da come ha ben illustrato Francesco
Rainaldi, Direttore Marketing di InRizzardi: “La nostra è azienda ha 35 anni di storia e realizza le proprie imbarcazioni in Italia. La nostra comunicazione si concentra sull’attenzione quasi maniacale del
dettaglio, percependo le necessità dei singoli
clienti, inoltre, proponiamo anche collaborazioni
tra il nostro team d’esperti e quello dell’acquirente”. E di maniacalità si parla anche per il brand Missoni, dove Anna Maria Altamura, Direttore Marketing e Comunicazione, ha esposto le linee guida
dell’azienda. “L’azienda Missoni, tende a voler trasferire un senso di profonda autenticità, il concetto del lusso è espresso dalla fantasia, dalla creatività, dal colore come pura essenza del brand. In
questo momento di crisi lavorare con una marca
che ha il potere di far vedere meglio le cose, è il
maggiore investimento della comunicazione. Si sta
cercando di evitare tagli, razionalizzando gli investimenti ed assicurando la presenza delle boutique
anche in quei paesi in difficoltà, come per esempio
l’Inghilterra. Distintività e rilevanza, sono i due
cardini fondamentali su cui si basa Missoni”. E rimanendo in tema di moda italiana, contributo interessante è stato quello espresso da Francesca Di
Stefano, Responsabile Web di Pitti Immagine: “L’obiettivo storico di Pitti è sempre stato quello di
promuovere l’eccellenza dell’Italian Style verso il
mondo”. Ed aggiunge: “La crisi non ci colpisce molto, cerchiamo anzi di coccolare i compratori con
conferenze in giro per il mondo, c’è un’apertura sul
mondo digitale, in quanto molti espositori sono
esperti della rete e la utilizzano per dialogare con i
blogger. Stiamo anche realizzando, in collaborazione con AltaRoma, la prima edizione del concorso “Who’s on the next?” per la moda maschile”.
Idee chiare per un futuro oscuro, sarà quindi il lusso che ci salverà dalla crisi?
Un abito
dell’ultima
collezione di
Missoni
Roma e Bulgari una storia d’amore e di gusto inconfondibile.
Nel 2009 si celebra il 125° anniversario dell’apertura del primo negozio di una storica griffe romana: Bulgari. Una mostra in arrivo ed una
benefica iniziativa, per festeggiare con stile e generosità.
Celebrare 125 anni di storia per un’azienda, è un
traguardo che inorgoglisce e crea una sorta d’aulica grandezza, se poi il marchio in questione, è
quello di Bulgari la nota gioielleria romana, allora
l’avvenimento assume un’importanza ancor più
magica ed evocativa. Il sogno di una vita di un uomo Sotirio Bulgari, nato sui monti dell’Epiro da cui
respira il mondo del mito e del metallo, arriva a
Roma nel 1884 e decide di aprire l’attività in Via
Sistina, proponendo al pubblico, pezzi d’oreficeria
antica e moderna. Attività che si sviluppò, grazie
alla determinazione ed alla tenacia del fondatore
ed in seguito dei figli Costantino e Giorgio, fino a
giungere alle attuali generazioni, con la consapevolezza che i valori di un uomo, sono oggi la cultura
che anima un’azienda intera, presente in tanti paesi nel mondo. Lo spirito del sogno unito alla lunga
documentazione della maison, daranno vita, ad una retrospettiva che si terrà al Palazzo delle Esposizioni a Roma alla fine della primavera, in cui
saranno presentati circa quattrocento pezzi. Gioielli, orologi e oggetti preziosi saranno i protagonisti
assoluti di una mostra da non mancare, sia per chi
ricerca una memoria condivisa, sia per chi vuole
approfondire la conoscenza di questa grande firma
italiana del lusso, immergendosi nello sfavillare del
glamour. Nell’attesa di poter ammirare le suddette
creazioni, Bulgari ha pensato ad un altro modo di
festeggiare il suo 125° anniversario, partecipando
con impegno alla campagna “Riscriviamo il Futuro”
di Save the Children, la più grande organizzazione
internazionale per la difesa e la promozione dei
diritti dei bambini. Con quest’iniziativa, s’intende
assicurare entro il 2010 un’educazione di qualità ad
otto milioni di bambini che vivono in paesi in
guerra, costruendo scuole, fornendo materiale didattico e proteggendoli da violenze d’ogni tipo.
Per questo progetto, Bulgari ha realizzato un anello in argento con inciso il nome di Sotirio Bulgari, quale tributo alle sue origini, mentre all’interno della vera, vi è intagliato il logo di
Save the Children. Questo anello resterà in
vendita dal 1° febbraio al 31 dicembre 2009
in tutti i negozi Bulgari del mondo, a 290 euro, di cui 50 vengono devoluti alla campagna
“Riscriviamo il futuro”. Oltre all’anello d’argento, Bulgari ha realizzato una collezione di pochi
pezzi d’alta gioielleria ed orologeria, dal valore di
tre milioni di euro che sarà presentata ufficialmente a Roma in occasione della mostra al Palazzo
delle Esposizioni, fino a diventare protagonista all’asta che si terrà alla fine del 2009 a New York, il
cui ricavato sarà devoluto a Save the Children. Numerose le celebrità del mondo del cinema, dello
spettacolo, della musica e della cultura, che hanno
sostenuto il progetto: da Isabella Rossellini, a
Giuseppe Fiorello, Eros Ramazzotti, Valerio Golino,
Sting, Ben Stiller, Vittoria Puccini, Paolo Maldini,
Gabriele Muccino e molti altri. Grazie Sotirio, un
modo generoso di festeggiare i tuoi 125 anni.
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] di Katia Schieda [
Ritorna il tanto atteso appuntamento con il Pret a’ Porter milanese
Sebbene la crisi continui a dilagare, la moda non
abbassa mai la guardia e va avanti, imperterrita,
cercando di guardare al prossimo Autunno-Inverno con rinnovato ottimismo.
Ce lo rivela la Settimana del Pret a’Porter milanese conclusasi il 3 Marzo.
E così, anche questa volta, tra novità, stravaganze, donne guerriere e voglia di leggerezza, si è
abbassato il sipario sui tanto attesi giorni che
decretano a Milano i must della stagione successiva.
Grande successo per la donna Armani che trasgredisce prendendo spunto da Parigi.
«Le Francesi? Che le Italiane prendano esempio
da loro, sono più sexy», asserisce uno scherzoso
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Giorgio. Assistiamo, quindi, ad una giovane donna che cavalca le passerelle giocando a fare la
signora ma che, allo stesso tempo, ha voglia di
trasgredire alle regole del Bon Ton.
Come? Indossando, ad esempio, il Tailleur con il
calzino al ginocchio sopra la calza velata. Calzino
spiritoso per il giorno, luccicante nella versione
da sera ma portato sempre con scarpe dal tacco
vertiginoso. Ovviamente, come suggerisce re
Giorgio, «vanno bene sulla gamba sottile…».
Tante minigonne, abiti corti dall’aria frizzante,
giacche con spallina e cappelli completano l’immagine della donna Armani dall’aria sicura e dall’allure francese perché, come intima lo stesso
stilista, «non possiamo certo far sembrare le donne delle povere Criste soltanto perché viviamo in
un momento di crisi».
Colori, volant e trasparenze, invece, da Moschino
Cheap and Chic. «Tutto all’insegna del surrealismo con humor», come hanno commentato dalla
Maison. Così hanno sfilato in passerella cappotti
gialli con rouches, abiti asimmetrici con giacche
corte indossate con cinture maschili incorporate
e slacciate. La scarpa, ovviamente, sempre con
zeppa altissima, magari metà sandalo e metà
tronchetto. Per la sera trasparenze eccessivamente osè che non lasciano nulla all’immaginazione.
Sarà l’ambiguità delle stagioni ma Missoni propone di vestirsi con tanti strati nel prossimo inverno: via libera, pertanto, a sottovesti indossate sopra scaldamuscoli, maglie tunica, cardigan
con maxi sciarpe e cappotti importanti di maglia. Il tutto arricchito da colli-cappuccio in volpe e borse di pelliccia.
Spettacolo nello spettacolo, infine, quello inscenato da Rocco Barocco, con le ballerine dell’Accademia della Scala ed il cittì del Brasile, Carlos
Dunga, squadra a cui lo stilista rifarà il Look. Via
libera in passerella a Marilyn Monroe, Greta Garbo
e Rita Hayworth in bella mostra sulle Shopping
bags, tra gonne longuette, abiti a sirena, paillettes e veli.
Immancabili, ovviamente, le cosiddette Stelle da
Passerella: la sinuosità e la morbidezza sono state ben interpretate da Belen Rodriguez fasciata
da un sensuale abito da sera, a cui Clips ha affidato l’uscita finale della sua sfilata. Ad applaudire, invece, quella di Elena Mirò, è stata notata
una sorridente Ilary Blasi. In passerella da Luciano Soprani si è potuta ammirare la femminilità di Manuela Arcuri e nel parterre un simpatico
Roberto Baggio che firmava autografi. Tante
amiche famose anche da Seduzioni Diamonds
by Valeria Marini: Maria Grazia Cucinotta, Luxuria e Pamela Prati in prima fila. Ed in fine,
non poteva mancare il trionfo di stelle a far visita ai due stilisti Dolce & Gabbana: Claudia
Schiffer, Eva Herzigova e Scarlett Johansson.
l’Oroscopo
Benvenuto Ariete!
Continua l’ondata positiva, Venere vi lascerà solo
per 15 giorni, ma in compenso Marte, vostro signore, dal giorno 23 stazionera’ nel vostro segno
dandovi quella grinta e quella vitalità in più. Forse avete già cambiato rotta per un lavoro che non
vi rendeva granché, ma sicuramente avrete ricevuto una proposta immediata e forse inaspettata.
Mercurio è sempre molto attivo e aiuta le finanze.
Stelle da primato per un oroscopo importante in
particolare nei giorni 4, 13, 14, e 23. Sono i migliori per portare avanti iniziative.
Per l’amore è eccellente l’ultima settimana del
mese, potreste perdere la testa per una persona
come non vi capitava da tempo. Evitate, però, di
portare avanti storie impossibili. Chi ha chiuso
una storia negli ultimi anni è pronto a vivere una
Previsioni
astrologiche
per il mese
di aprile
TORO
Mercurio stazionerà nel vostro
segno dal 10 del mese, ottimo per
gli affari e i contatti con i giovani. Si
appianerà un diverbio con i figli. Valutate con maggiore realismo una situazione
complessa. Non fatevi sfuggire questo momento d’oro.
GEMELLI
Mese a fasi alterne, qualche tensione per via della quadratura di Marte
nella prima settimana del mese. Attenzione anche alle spese, chi maneggia denaro deve stare attento ad uscite non programmate. Procedete con cautela.
CANCRO
L’amore diventa più facile nelle giornate dal 12 al 24 Aprile con Venere
che dai Pesci vi guarda benevola.
Prendete il patner per il verso giusto.
Recupero della salute nonostante le tensioni planetarie degli ultimi 7 gioirni di Aprile.
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] a cura di Shanty [
nuova emozione. I matrimoni
sono favoriti e un progetto di
casa va a buon fine.
Per la salute, Venere vi aiuta con il suo transito nel
vostro segno. Grandi
stelle per grandi recuperi! Attenzione a quel
Marte che vi esalta troppo, non esagerate con
l’attività sportiva, non
strapazzatevi. Occhio alle scottature, curate il viso e la testa, controllate la
funzionalità renale e la digestione.
LEONE
Con il favore di Sole, Mercurio e Venere favorevoli si parte alla grande
soprattutto nel lavoro. Maggiori
conferme per chi lavora in proprio. Particolari le giornate come quelle del 4, 13, e 23,
Anche l’amore è favorito. Positività per chi vuole
sposarsi, convivere o avere un figlio. Anche la
forma fisica migliora.
VERGINE
Mese interessante, Mercurio forma
un bellissimo aspetto con Saturno.
Sarete contattati anche se giovanissimi per rapporti di lavoro. In amore
qualche fase di incertezza o di attesa. Evitate
storie con persona legate, c’è bisogno di concretizzare. La salute migliora, le cure iniziate
potranno avere buon esito.
BILANCIA
Siete in fase di attesa. Non scoraggiatevi
per qualche difficoltà nel lavoro, non siate in ansia e aspettate tempi migliori. In
amore potrebbe esserci qualche discussione di troppo. Situazione psico-fisica da tenere sotto
controllo, in particolare dal giorno 22 Marte inizia un
transito in opposizione al vostro segno: Meglio fare
poco e nei giorni 29 e 30 evitare qualsiasi stress.
SCORPIONE
Stelle interessanti per i guadagni: per il
commercio e anche per le compravendite. Ricordate comunque che i maggiori eventi saranno nella seconda parte
dell’anno. Temporeggiate! In amore i vostri sbalzi
d’umore sono difficili da gestire, sconsigliate le avventure extra. Il fisico si rafforza, attenzione solo
attorno al 18, il momento più faticoso.
SAGITTARIO
La primavera continua a determinare
grandi favori e grande successo a livello
personale. La situazione economica è in
rialzo. Giornate positiva quelle del 13, 14,
23 e 24. L’amore può nascere mall’improvviso, nelle
situazioni più impensate, magari nell’ambiente di lavoro. Seguite una dieta piùrigorosa e dedicatevi a
una leggera ma costante attività fisica.
CAPRICORNO
Affrontando con coraggio quello che
non vi convince sarete in grado di
porre rimedio alle cose che non vanno, complice uno splendido Mercurio
che dal Toro vi consiglia la soluzione più adatta,
non lasciatevela sfuggire. Avrete così la possibilità
di prendere le misure più adatte. Una persona di
famiglia ha bisogno del vostro aiuto.
ACQUARIO
Continua il transito favorevole di Venere, avete molte stelle dalla vostra parte,
un amore è confermato, potreste essere molto amati o desiderati. Sono indicate
conoscenze con persone di altre città. Non ci sono
incognite a parte la dissonanza di Mercurio, dunque
attenzione alle uscite, che sono più forti dopo il 24.
Cercate di non disperdere energie.
PESCI
Urano si è stabilizzato nel vostro segno obbligandovi a seguire le sue indicazioni che sono sempre nlla direzione di un’innovazione. Procedete
con qualche precauzione in più, Marte transita
nel vostro segno e si oppone a Saturno nei primi
giorni del mese. Svagatevi nelle giornate più
nervose, 13 e 27.
] a cura di Cinzia Katerina Angelo [
Dante sapeva ciò che la scienza moderna comincia a comprendere: e cioè che l’Amore, ben lungi
dall’essere solo un semplice sentimento della psiche umana, è una vera a propria Energia misurabile la cui Forza muove l’intero Universo verso la
sua evoluzione. “L’unica forza”, la matrice da cui
tutto origina, è ormai stata scoperta dalla scienza che la chiama “campo nucleare debole”; essa è
ciò che fa vibrare le
molecole
muovendo, a
temperature elevatissime, il cuore di ogni cosa:
quello del Sole e della Terra, della
materia organica e non, dall’infinitamente grande all’infinitamente piccolo,
compreso il corpo umano.
Quando la scienza si unisce alla Coscienza
bypassando l’invadente arroganza dell’estremo
razionalismo per accompagnare il lento passo
della ragione, allora può arrivare al cuore delle
cose dove alberga la Verità, può scrutare la realtà al di là delle apparenze. Già il fisico Max
Planck, nel 1944, affermava: «La materia in
quanto tale non esiste. Tutta la materia ha origine ed esiste solo in virtù di una forza che fa vibrare le particelle atomiche… Dobbiamo presumere che dietro questa forza esista una mente
cosciente e intelligente. Questa Mente è la matrice di tutta la materia.» La Matrix, dunque, è un
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potere creativo sembra essere davvero formidabile. La coscienza collettiva permette i grandi cambiamenti dell’umanità, così come crea e al tempo
stesso reagisce ad eventi globali di grande impatto emotivo. In questi casi è come se la Matrix
venisse scossa da una potente ondata in grado di
“riconfigurare” il campo di energia unificata. Tale ondata sembra possa essere provata e misurata scientificamente. È ciò che vuole dimostrare il
Global Conscious-ness Project, un progetto internazionale a cui partecipano scienziati di diversi
paesi e che si basa sul risultato di 35 anni di lavoro nei quali esperimenti condotti in laboratorio
hanno dimostrato che la coscienza umana interagisce con apparecchiature chiamate Generatori di
Eventi Casuali (REG) provocandone uno
schema di risposta non-casuale. Attraverso un software, una rete di 65 rilevatori, in diverse parti del mondo,
raccoglie i dati e li invia a un
server centrale a Princet o n ,
USA, progettato per segnalare
ogni sottilissimo impulso nella
coscienza collettiva che reagisce a eventi globali. I grafici fin qui prodotti dimostrano una coerenza, una non-casualità, nei dati raccolti durante avvenimenti significativi che hanno coinvolto la popolazione mondiale, come il funerale
della principessa Diana, l’attacco alle Torri Gemelle e, recentemente,l’elezione di Barack Obama
a presidente degli USA. In questi casi la rete di
REG ha mostrato correlazioni che fanno ritenere
che la coscienza globale sia in crescita, reagisce,
e percepisce anche in anticipo gli eventi. Nel caso dello Tzunami del 26 dicembre in Indocina
l’apparecchiatura di Princeton aveva cominciato
a segnalare un’oscillazione significativa circa 24
ore prima dell’evento, e così accadde per l’attentato alle Torri Gemelle “sentito” 4 ore prima. Da
ciò se ne deduce che noi possiamo evolvere nella
coscienza collettiva la quale, se nutrita di emozioni positive, può portare la gioia sul pianeta.
Tutto dipende dalla capacità degli uomini di
creare risposte positive, anche di fronte a eventi
drammatici. Dopo l’attentato dell’11 settembre
la maggioranza delle persone, da Sidney a New
York, ha gridato “pace!” innalzando la vibrazione
dell’Amore su tutto il pianeta e credo che sia proprio questo il progetto della coscienza collettiva
per i prossimi decenni. “ Quando sono state colpite le Torri Gemelle, per quanto ne so, nessuna
delle persone che stava per morire ha telefonato
per parlare di odio o vendetta: erano tutti messaggi d’amore. Io ho la strana sensazione che, se
lo cerchi, scoprirai che l’amore davvero è dappertutto“, così la voce fuori campo di un bellissimo
quanto sottovalutato film del 2003, Love Actually.
le
la Rete come
conoscenza:
Quello che i potenti
ci nascondono
campo unitario di energia, un contenitore all’interno del quale noi siamo l’artista che crea e, al
tempo stesso, l’opera creata. La scoperta più incredibile alla quale è giunta la ricerca scientifica
è proprio questa: la mente che fa muovere le cose è la coscienza creativa dell’uomo, l’atto stesso
di focalizzare la coscienza è un atto creativo. Secondo gli scienziati l’Universo è “partecipativo”,
cioè non finito e in continua sintonia con l’essere pensante. La particella subatomica risponde
all’osservazione cosciente dell’uomo come se ci
fosse un collegamento diretto, come se ne capisse l’intenzione, come se si parlassero attraverso l’unico linguaggio a cui la Matrix può rispondere, quello universale delle emozioni. Ogni
emozione che proviamo provoca dei cambiamenti chimici, nel nostro organismo, che rispecchiano i nostri sentimenti. E la stessa emozione che
ci dà il potere di cambiare il nostro corpo, ci dà il
potere di “forgiare” la Matrix. Ciò che immaginiamo, sogniamo, sentiamo, viene proiettato nel
campo come su di uno schermo che ci rimanda
indietro l’immagine di ciò che creiamo. E se i sentimenti sono istruzioni per programmare la Matrix, possiamo comprendere come sia possibile,
emanando sentimenti positivi, programmare la
gioia, la guarigione, la pace, nella nostra vita. È questo il potere di creare, un
potere che appartiene al Divino e che oggi scopriamo
essere
prerogativa
dell’uomo
proprio in quanto
fatto “a immagine e somiglianza di Dio”; quel Dio
che ci hanno fatto credere lontano
e irraggiungibile e che invece altro non è
che la Forza dell’Amore che scorre nella Matrix
come nel nostro DNA che oggi, modificandosi, risveglia in sé i codici della creazione. Ogni cambiamento che riusciamo a creare nella nostra vita
si rispecchia ovunque nel mondo senza limiti di
spazio né di tempo. Ciò è dovuto alla natura olografica dell’universo nel quale ciascuna parte di
un oggetto contiene, in piccolo, l’oggetto stesso
nella sua totalità. Ciò che ci appare come realtà
altro non è che la proiezione in materia di una
realtà ben più profonda che ne costituisce l’originale. Il mondo fa da specchio a
ciò che accade in un regno superiore nel quale noi creiamo il nostro progetto che poi viene
proiettato nella dimensione fisica della vita, a patto che questo
progetto sia richiamato e veicolato dal sentimento, quindi dall’energia di attrazione dell’Amore. Questa verità era già conosciuta dagli antichi saggi. Platone chiama Iperuranio il mondo
nel quale si creano le idee originali, e lo stesso concetto troviamo nei Veda e nei Rotoli del Mar
Morto di duemila anni fa, in particolare in alcuni frammenti conosciuti come The Songs of the Sabbath Sacrifice. Quando grandi
gruppi di persone vivono contemporaneamente le stesse emozioni, si creano “sacche” di pensieri e sentimenti simili che vanno a costituire ciò che chiamiamo “coscienza collettiva” il cui
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l’altre st
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la nuova branca specialistica per la salute
e la bellezza delle donne.
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La dieta crono metabolica
per stimolare il metabolismo e ridurre la cellulite
Ne parliamo con il dottor Antonio Stamegna,
endocrinologo, direttore scientifico ABSHAPE.
Uno dei problemi di più frequente riscontro nelle donne con cellulite e aumento di peso è dato
da un’alimentazione sbagliata e un metabolismo lento. In questi casi è inutile iniziare qualsiasi trattamento estetico o prendere farmaci
per dimagrire (amfetamine mai!). Occorre piuttosto rivedere l’alimentazione, inserendo alimenti nutrizionalmente completi e microelementi in grado di migliorare la funzione ormonale e distribuire tali alimenti nella giornata
secondo i ritmi metabolici. Detta così potrebbe
sembrare difficile ma posso assicurare che si
tratta di una dieta di facile esecuzione, disegnata sulle esigenze della paziente e sulle abitudini quotidiane.
La dieta crono metabolica stimola il metabolismo?
La dieta crono metabolica abbassa i livelli di
insulina, ormone pancreatico che ostacola la
perdita di peso e aumenta i livelli di altri ormoni che facilitano la perdita di peso, fornisce il
substrato nutritivo alla tiroide e aumenta il metabolismo. Si raggiunge una perdita di peso importante, in proporzione alla condizione di base e, soprattutto, tale perdita riguarda la componente di grasso responsabile della cellulite e
delle modificazioni della figura.
Il risultato raggiunto si mantiene?
Uno degli obiettivi cardine di questa dieta è
proprio quello di fornire all’organismo un nuovo
equilibrio metabolico grazie al quale sarà più
facile mantenere il risultato ottenuto. In sostanza, si torna ad essere “normali”, riuscendo
a perdere peso più facilmente.
Se il metabolismo è lento
Difficoltà a perdere peso
In che modo?
Notevole facilità ad assumerlo
• Abbassando l’insulina ed aumentando gli ormoni tiroidei (nuovo equilibrio metabolico).
• Aumentando il metabolismo nei giorni in cui
si mangia di più, grazie all’integrazione di iodio e minerali.
• Seguendo la dieta di recupero il giorno dopo.
Gonfiore
Inoltre, si possono studiare diete specifiche per
un veloce rientro in forma (dopo una settimana
sulla neve o in crociera, ad esempio) o per una
perdita di peso veloce.
Importante:
Moltissime donne vagano da sempre in cerca di
soluzioni miracolose che possano risolvere definitivamente il loro sovrappeso o la cellulite.
In questo modo si rischia di spendere molto e
non sempre con risultati che giustificano tale
spesa. Occorre, a mio parere, affrontare il problema estetico, quale esso sia, come un qualsiasi problema medico e, dunque, partire dalle
cause. Se la diagnosi è giusta e la terapia adeguata, i risultati sono evidenti, duraturi e non
si spendono tanti soldi.
Stipsi
Anemia
Ritenzione, edema
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