FACOLTA DI LETTERE E FILOSOFIA
CORSO DI LAUREA TRIENNALE IN
LINGUE E CULTURE DEL MONDO MODERNO
“Maria Mitchell,
la sua cometa ed il Grand Tour”
RELATORE
Alessandro Gebbia
CORRELATORE
Costantino Sigismondi
LAUREANDA
VANESSA DEL BROCCO
Anno accademico 2008/09
Sessione invernale
i
A tutti coloro che mi hanno sostenuta
e hanno creduto in me,
in modo particolare ai miei genitori
che hanno mantenuto i miei studi
ed alla mia amica Maria Giovanna
senza la quale questo percorso sarebbe stato
meno piacevole!
ii
INDICE
Introduzione
1
Cap. 1: Infanzia ed adolescenza di Maria Mitchell
1.1 L’infanzia a Nantucket
1.2 Lavorando tra i libri di navigazione e quelli sulla schiavitù
4
6
16
Cap. 2: La scoperta della Cometa
2.1 Esplorando il cielo di Nantucket
2.2 La cometa Mitchell (1847-1849)
2.3 La famosa astronoma bibliotecaria dell’isola di Nantucket
23
25
29
38
Cap. 3: Il gran tour negli Stati Uniti ed in Europa
3.1 Un Grand Tour dell’America nel 1857
3.2 L’arrivo in Europa: l’Inghilterra
3.3 Un interludio parigino
49
51
60
68
Cap. 4: Il Vassar College ed il suo ritiro
Poesia: nel vento
4.1 Il suo osservatorio ed il Vassar College
4.2 Gli ultimi viaggi, l’insegnamento ed il suo ritiro
70
72
74
80
Appendice: Il Grand Tour d’Italia (Traduzione)
Il Grand Tour d’Italia (Versione originale)
84
Conclusioni
126
Bibliografia
128
iii
iv
“Abbiamo soprattutto bisogno
d’immaginazione nella scienza.
Essa non è solo matematica, o solo
logica,
Ma è qualcosa di bello
E poetico.”
v
Introduzione
L’idea di trattare questo argomento mi è venuta quando, alcuni
anni fa, ho seguito dei corsi con il professor Sigismondi che trattavano
d’astronomia e dei personaggi che l’avevano caratterizzata. Maria
Mitchell in particolare mi era piaciuta per essere stata una persona
semplice nel modo di comportarsi e nel modo di apparire, basti pensare
al suo abbigliamento per niente ricercato, e per essere stata, allo stesso
momento, una persona che attirava l’attenzione solo per il suo carisma.
Era molto intelligente, e i suoi calcoli astronomici ne sono la prova, ma
molto modesta nell’ammetterlo, o addirittura insicura. Ed ancora, per
essere stata molto schietta nei suoi discorsi, ma allo stesso tempo tenera
per la sua femminile timidezza, forze dovuta alla sua educazione
religiosa. Mi hanno colpito anche le foto ed i dipinti che la ritraggono,
che mi hanno permesso di vedere lei e di notare le abitudini dell’epoca,
mi è piaciuto vedere nelle sue foto soprattutto il modo di vestire delle
donne dell’800 e quel loro mettersi in posa senza sorridere.
Reperire le fonti non è stato particolarmente semplice, e tutte
quelle disponibili sono rigorosamente in inglese, proprio perché in Italia
lei non è mai diventata famosa, nonostante esserci venuta durante il suo
Grand Tour, e quindi mai nessuno aveva parlato di lei. Non si hanno
notizie di questa donna in Italia al di fuori del nostro ambiente
scientifico. Questa può essere una delle differenze culturali tra gli Stati
Uniti e noi, il fatto di occuparsi in modo diverso dell’astronomia. Ho
dovuto cercare molto per avere notizie più dettagliate di lei che non
fossero quelle della sua vita riassunta in poche parole sui vari siti
internet. Ho dovuto far arrivare un libro direttamente dagli Stati Uniti,
che uscito nel 2007, mi avrebbe permesso di avere anche qualche
aggiornamento a riguardo.
1
Un altro dei motivo per cui ho scelto proprio questo argomento è
perché lei è stata tra gli americani che vennero ad espandere la propria
cultura in un’Europa che era all’avanguardia nel campo scientifico
Venire qua comportava un viaggio lungo e stressante su di una nave che
oltre ad essere scomoda, non dava sicurezza ai passeggeri allarmati dai
frequenti naufragi. Però una volta arrivati potevano fare non solo una
visita turistica di un continente tanto diverso dal loro e pieno di storia,
ma avevano anche la possibilità di ampliare la cultura nel loro campo
scientifico d’interesse, vedendo con i propri occhi gli strumenti e le
scoperte fatte, che altrimenti avrebbero potuto conoscere solo leggendo
una rivista, che ogni tanto aggiornava gli americani delle innovazioni
europee. Quella del Grand Tour è rimasta una tradizione che si è
tramandata negli anni tra gli studenti americani, i quali ancora oggi
vengono a visitare l’Europa come viaggio d’istruzione. Prendendo parte
ad un tirocinio durante il mio percorso universitario, ho avuto modo di
svolgere un’attività per una società che si occupava proprio di questi
ragazzi. In quell’esperienza, oltre ad essere uno scambio linguistico, ho
potuto mettere a confronto le due culture e capire che sono diverse.
Anche a Maria piacque notare le differenze culturali una volta arrivata
qui e trascriverle nel suo diario di viaggio. Quello che forse è cambiato
del Grand Tour a mio avviso, è l’approccio con l’altra cultura. Leggendo
un libro sulla vita di Maria Mitchell ho notato che inizialmente si
cercava di entrare all’interno della realtà delle popolazioni che si
visitavano, mediante un contatto diretto che faceva capire molte più cose
di quelle che possono intuire i ragazzi che, fanno lo stesso tipo di viaggio
oggi, si limita a visitare il territorio ed i momumenti, non uscendo dalla
proprio cerchia d’amicizie, evitando molto spesso d’interagire con la
gente del luogo, senza quindi vivere veramente il viaggio. Ho trovato
2
però anche una cosa in comune sia nelle descrizioni di Mitchell che in
quelle di altri ragazzi statunitensi che ho conosciuto, e cioè la simpatia
che questi trovano per la nostra cultura, che mi ha fatto capire quanto il
nostro popolo è straordinario.
Infine ho deciso di parlare di questa donna straordinaria per essere
stata un punto di riferimento molto importante per la scolarizzazione
femminile e non solo, in un periodo in cui le altre donne avevano un
ruolo sociale del tutto marginale. Tra questi mi ero interessata
maggiormente alle donne che ne erano state protagoniste come Maria
Mitchell ed Caroline Herschel, che nonostante gli ostacoli che
incontrarono, erano andate avanti diventando famose. Questo è un
periodo delicato nel nostro paese per quel che riguarda i diritti delle
donne, che nonostante siamo ormai nel 2009, alle volte si vuole negare il
cambiamento sociale che ci ha riguardate, cercando mantenere la
tradizione che ci vedeva confinate nei lavori domestici. In fatto di non
accettare questo cambiamento del ruolo femminile porta troppo spesso
ad episodi di violenza. Questo sono causate soprattutto dalla religione e
da un modo di pensare radicato nella società, quindi ci sono diversi modi
di vedere la cosa, e si va dai paesi più civili a quelli in cui la donna è
addirittura merce di scambio, i quali uomini alle volte, venendo nel
nostro paese, commettono dei gravi reati. Il nostro paese è molto legato
alle tradizioni ed alla religione per sfruttare al meglio il contributo che
possiamo dare all’interno della società, è quindi normale che prende le
novità con più lentezza, ma sono sicura che le cose miglioreranno.
Spero di aver fatto un buon lavoro parlando di tutta la vita di
questa donna in modo omogeneo e facendo una traduzione completa di
un capitolo, quello relativo al suo viaggio in Italia.
3
Capitolo 1
Infanzia ed adolescenza
di Maria Mitchell
4
“Preferisci imparare la teoria da un libro
o osservare le cose direttamente
dal cielo?”
- Maria Mitchell
5
1.1 L’infanzia a Nantucket
Durante un freddo autunno del 1659, dopo un viaggio tra il mare
increspato e pericoli di vario genere, una piccola barca arrivò a
Nantucket.1 A bordo c’erano i primi abitanti bianchi che popolarono
l’isola, un piccolo gruppo di uomini e donne inglesi in cerca di
opportunità economiche e tolleranza religiosa non disponibile nel New
England puritano. Nell’isola che era a ventiquattro miglia da la costa sud
di Cape Cod in Massachusetts, i primi colonizzatori sfruttarono la pesca
dei capodogli, che negli anni ebbe un’inimmaginabile crescita,
diventando nel tardo ‘700 l’attività economica principale dell’isola, e
portando ad una forte crescita della popolazione e del ruolo importante
delle donne. Queste infatti, oltre ai lavori domestici, dovevano assumere
un ruolo di primo ordine all’interno delle mura domestiche quando i
mariti partivano con le baleniere. Dovuto quindi alla mancanza degli
uomini impegnati per molto tempo nell’oceano ed al quaccherismo, la
religione fortemente influente sull’isola conosciuta anche come società
religiosa dei quaccheri, l’isola era caratterizzata dalla direzione
femminile, nonostante però per legge non avevano gli stessi diritti degli
uomini, dovuto al ruolo marginale che avevano nel resto del paese.
William Mitchell lavorò per qualche tempo con suo padre
nell’industria dell’olio di balena e sapone, fino alla guerra del 1812 che
frenò momentaneamente l’industria baleniera, per ridarle slancio alla
fine
del
conflitto,
quando
l’America
guadagnava
finalmente
l’indipendenza dall’Inghilterra. Poco prima della guerra si sposò con
Lydia Coleman e si trasferirono da un posto all’altro della città fino alla
1
Welcome to Nantucket, Copyright 1996-2009 Nantucket Inquirer and Mirror, Nantucket, Mass.
http://www.ack.net/culture_and_history.html (16/01/2009).
6
sistemazione stabile al civico 1 di Vestal Street, nel centro della città.
Dopo Andrew e Sally, il 1 agosto nel 1818 nacque Maria Mitchell in
quella
casa,
arrivando fino a nove
fratelli
nel
1833.
Quando Maria aveva
quattro anni William
aprì
scuola
una
nella
propria
quale
insegnava.
Maria
oltre
avere
ad
antenati
nell’industria
baleniera, discendeva anche da educatori e scienziati. Basti pensare che
era parente del primo scienziato ed inventore dell’America del
diciottesimo secolo Benjamin Franklin e di Walter Folger Jr, un
astronomo, matematico, avvocato, giudice e legislatore, nella cui
biblioteca Maria da piccola leggeva libri di astronomia, chimica, storia
ed altre materie. Data la severità e l’istruzione equa per tutti i figli senza
distinzione di sesso, i due genitori imposero a lei ed ai suoi fratelli e
sorelle una buona educazione.2 La religione quacchera professava
l’uguaglianza religiosa ed individuale dei due sessi e delle diverse classi
sociali, influenzando i religiosi anche sull’abbigliamento, che doveva
essere sobrio ed essenziale e sul lavoro, che doveva essere onesto.
Questa religione imponeva ai suoi piccoli fedeli l’apprendimento della
lingua inglese, olandese e danese, anche se su questa isola fu più
2
Moore Booker, Margaret, Among the Stars. The Life of Maria Mitchell: Astronomer, Educator,
Women’s Rights Activist, First Edition 2007, Nantucket Massachusetts, Mill Hill Press, 2007, pp. 3-2.
7
importante insegnare navigazione, data l’importanza economica che
aveva. Per studiare navigazione, che era l’ambizione di tutti i bambini
maschi, si doveva avere buone basi in matematica e astronomia.3
William e Lydia con gli altri appartenenti alla loro religione si
consultavano settimanalmente in una riunione, dove anche le donne
esprimevano la propria opinione. Ebbe una forte influenza su Maria
quell’ambiente in cui l’indipendenza femminile era abbastanza accettata.
Oltre a leggere spesso la Bibbia, la famiglia Mitchell faceva in modo che
anche i figli si rendessero utili, così tutte le ragazze sapevano cucirsi i
vestiti, cucinare e pulire, mentre i ragazzi aiutavano William nella vicina
campagna.
La prima insegnate di Maria fu sua madre, quando fu più grande
ed andò a scuola dalla signorina Elizabeth Gardner,4 iniziò a seguire
anche gli insegnamenti di suo padre di sera, finché non divenne
un’allieva del padre stesso che fu chiamato ad insegnare alla “North
Grammar School.” Qui le materie principali erano l’ortografia, leggere,
scrivere, la grammatica e la geografia, le stesso studiate anche alla scuola
privata “Coffin Lancasterian School”, di cui William successivamente
negli anni divenne preside ed amministratore. Dopo due anni di
insegnamento nella scuola pubblica William aprì una propria scuola, con
quindici iscritti di entrambi i sessi, in cui studiò anche Maria, undicenne
all’epoca. Quando successivamente fu impossibile per il padre
mantenere la sua famiglia numerosa con così pochi iscritti, fu Maria che
prese in mano la situazione. Assunse un professore laureato
all’Università di Harvard, così continuò ad avere aperta la scuola, che fu
3
Henry Mitchell, Maria Mitchell in « Proceedings of the American Academy of Arts and Sciences»,
25, (May, 1889- May, 1890), p. 331.
4
Sarah Josepha Hale, Woman’s Record; or, Sketches of All Distinguished Women, New York, Harper
& Brothers, Pubblishers, 1855, p. 744.
8
poi trasferita a casa dei Mitchell, insegnando oltre alle materie standard
anche francese, spagnolo, latino, greco, algebra e navigazione. Con
l’affluenza di bambini a casa sua però le venne a mancare quella intimità
che le permetteva di poter studiare bene, tanto che dovette ricavarsi un
piccolo posticino appartato solo per lei.
Maria era piuttosto timida e schiva nei rapporti sociali che non
fossero quelli riguardanti la sua famiglia. Il suo tempo libero lei lo
passava con suo padre, generalmente di sera, ad osservare i fenomeni
celesti dal tetto di casa loro. William era appassionato di astronomia ed
osservando il cielo aveva imparato a riconoscere le costellazioni e i
movimenti planetari ed aveva riservato particolare attenzione nella luna
di settembre, trasmettendo questa sua passione a Maria che era la sua
assistente principale tra tutti i suoi figli. Lui per i calcoli che fece
guadagnò l’appellativo di astronomo a quei tempi. Il primo strumento
utilizzato era un telescopio rudimentale costruito da un orologiaio del
luogo.
A dodici anni iniziò a fare i calcoli per suo padre, necessari per le
osservazioni, l’aiutò la passione per la matematica, nonché la buona
salute necessaria per la costanza del loro lavoro di calcolo. Esattamente
iniziò le osservazioni con l’eclisse anulare di Sole del 12 febbraio del
1831, mentre William osservava, lei, che aveva 12 anni,
gli stava
accanto a cronometrare il tempo, contando ad alta voce. Quella eclissi
sarà poi riportata nell’“American Almanac” come qualcosa di splendido
e spettacolare. Per quella osservazione usarono un buon telescopio
costruito da “The Donald Company”, uno dei pochi fatti a quel tempo,
che gli permise certamente di osservare l’evento in modo più dettagliato,
e che poi sarà usato per circa sei decadi da Maria per le sue esplorazioni.
Quella osservazione fu fatta da William, raccontava suo figlio Henry, per
9
10
determinare la longitudine della loro casa, aiutato dal cronometro di
Greenwich usato sulle baleniere di Nantucket, uno strumento accurato e
preciso, importante per i capitani che in alto mare dovevano calcolare la
longitudine. Infatti a quei tempi era un grosso problema per chi andava
per mare calcolare la posizione e questa fu una delle cause delle morti in
mare in quegli anni, quando non riuscivano ad orientarsi in mare. Anche
i treni avevano problemi, non avendo tutti lo stesso orario, spesso
c’erano incidenti.
I telescopi, i corpi celesti e gli argomenti astronomici erano parte
della vita quotidiana di Maria, con cui aveva familiarità anche da
bambina. Inoltre lei ha sempre avuto contatto con alcuni astronomi amici
di famiglia, come William C. Bond, a cui suo padre inviava cronometri
per farli migliorare. Questo fu uno dei primi astronomi di rilievo (17891859), che, pur di modeste origini e privo di una rilevante formazione
accademica,
fu
tuttavia
il
primo
direttore
dell’osservatorio
dell’Università di Harvard. Dal suo osservatorio privato trasferì ad
Harvard le sue attrezzature, dove grazie anche all’istallazione di un
rifrattore di 38 cm, cioè delle stesse dimensioni di quello più grande del
mondo, poté studiare meglio Saturno e la nebulosa di Orione e realizzò
alcune tra le prime fotografie astronomiche insieme a suo figlio, che poi
11
gli successe alla direzione dell’osservatorio.5 Avrà, insieme a suo figlio,
un ruolo fondamentale come amico e consigliere nella vita di Maria.
Oltre a lui William aveva altre amicizie nel ramo astronomico, tra
i quali Alexandre Dallas Bache, una delle menti più brillanti del tempo.
Maria oltre ad aiutare con il cronometro, assisteva suo padre nel lavoro
svolto per determinare la longitudine e la latitudine per la “U.S. Coast
Survey”, una delle prime agenzie scientifiche del governo federale,
fondata per fare una mappa del paese e delle sue coste. Diversi
collaboratori di quella agenzia visitarono suo padre, così lei poté avere
un rapporto diretto con le principali figure scientifiche del primo e
mezzo diciannovesimo secolo, appassionandosi sempre di più a tale
materia.
5
ENCICLOPEDIA ITALIANA GROLIER, Editrice Eraclea S.r.l., Milano, 1987, vol. 3, p. 390.
12
Lo studio delle stelle per la navigazione era cosa assai diffusa
sull’isola di Nantucket, insieme a quello meteorologico data la sua
popolazione di gente di mare, diventava indispensabile capire il tempo
prima di affrontare un viaggio in baleniera, così, dipendendo dal mare,
erano bravi a capire i segni della natura. Oltre ad essere brava a fare i
calcoli per le osservazioni, Maria era brava anche nel campo letterario,
così era ancora una bambina quando scrisse il primo racconto di
narra
tiva e
fu la
picco
la
redat
trice
di un
setti
mana
le per
bamb
ini
chia
mato
“The Juvenile Inquirer”, scritto con un una piccola grafia e su piccoli
pezzi di carta. La famiglia in generale amava anche l’arte, così si
facevano spesso ritrarre di profilo, come era consuetudine per la
comunità quacchera.
A sedici anni Maria ottenne il lavoro di assistente di Cyrus Peirce
nelle sue aule scolastiche dove prima era stata una studentessa. Da
13
questo momento e per tutta la sua vita Maria sarà indipendente
economicamente e capace di sostenersi da sola lavorando, in un’America
in cui nel periodo Jacksoniano le donne non avevano diritti, e dopo quel
periodo iniziavano ad averli, poco alla volta.6 Successivamente Maria
aprì una propria scuola, in cui si potevano iscrivere bambini con più di
sei anni, prendeva tre dollari a quadrimestre. Si chiamava “Navigator” e
fu subito soprannominata “Epitome” (compendio), fu la via d’accesso
dei giovani all’arte nella navigazione. Siccome era molto difficile per i
ragazzi capire le formule matematiche che si celavano dietro alla
navigazione, Maria dovette consultare diversi libri scientifici fino ad
arrivare ad argomenti trattati da quello
di Nathaniel Bowditch,7 il
matematico ed astronomo americano che scrisse “The new American
Practical Navigator,” il libro di navigazione più importante del tempo.8
Oltre a quelle materie offriva loro lezioni di lettura, gli insegnava a
leggere, geografia, grammatica, storia, filosofia naturale, aritmetica,
geometria ed algebra. A questo punto della vita di Maria sarebbe stato
opportuno che lei seguitasse a studiare date le sue capacità intellettuali,
ma la vita dell’isola non lo prevedeva, ed era garantito lo studio fino a
poter
diventare
maestro
delle
scuola
elementare.
Spostandosi
nell’entroterra del New England avrebbe trovato buone università, ma
queste non ammettevano ragazze tra i loro iscritti. Si dovrà arrivare al
1833 per le prime donne iscritte all’università in America.
Vivendo a Nantucket Maria aveva l’opportunità di istruirsi
occasionalmente grazie alle lezioni tenute in biblioteca da importanti
6
Moore Booker, Margaret, Among the Stars. The Life of Maria Mitchell: Astronomer, Educator,
Women’s Rights Activist, First Edition 2007, Nantucket Massachusetts, Mill Hill Press, pp. 14-25.
7
Henry Mitchell, Maria Mitchell in « Proceedings of the American Academy of Arts and Sciences»,
25, (May, 1889- May, 1890), p. 334.
8
Nathaniel
Bowditch,
2009
Encyclopædia
Britannica,
Inc.
http://www.britannica.com/EBchecked/topic/76106/Nathaniel-Bowdich, (17/01/2008).
14
personaggi come Benjamin Silliman, uno degli scienziati più influenti
degli Stati Uniti. Era professore all’Università di Yale e fu lui a stabilire
la scienza come professione in America, tra l’ altro la sua lezione ebbe
grande successo a Nantucket.
Visto che l’insegnamento nella scuola di Cyrus Peirce durò poco,
a diciotto anni Maria si ritrovò ad essere una candidata per il lavoro nella
biblioteca Atheneum della sua città. Lo stesso anno suo padre accettò un
nuovo lavoro come cassiere della “Pacific Bank” e divenne il tesoriere
della “Savings Bank,” Ciò comportò il trasferimento della famiglia nel
cuore dell’economia della città e la vendita della casa al civico 1 della
Vestal Street al fratello più giovane di William, Peleg Mitchell Jr., uno
stagnaio. Seguendo l’uso dei dipendenti delle banche di trasferirsi vicino
al loro posto di lavoro, i Mitchell si stabilirono in un appartamento nella
banca. Al piano terra della loro nuova casa c’era il salotto, la biblioteca e
la sala da pranzo e il piano superiore era costituito dalle camere da letto
ed una grande sala usata dalla famiglia per tutte le loro occasioni sociali.
Da lì William e Maria facevano anche le osservazioni, le donne
cucivano, in generale era il posto dove la famiglia si riuniva.
Anche se per William Mitchell il lavoro di cassiere gli assicurava
un entrata economica sicura, questo non prevedeva un aumento di
stipendio, così dovette continuare a lavorare anche per il Coast Survey e
continuò a tenere i cronometri per l’isola sull’osservatorio costruito sul
tetto della banca, dove Maria lo aiutava quando non era impegnata con il
nuovo lavoro. Continuarono quindi a studiare le eclissi ed il loro
osservatorio divenne anche un posto visitato dagli scolari della città. Ed
indubbiamente il nuovo lavoro di Maria le dava un gran prestigio per
l’importanza educativa, culturale e letteraria.
15
1.2 Lavorando tra i libri di navigazione e quelli sulla schiavitù
Nella
strada
fangosa
che
portava alla biblioteca si percepiva
un forte odore di olio di balena
bollito proveniente dalle raffinerie e
dalle industrie di candele, l’edificio
era bianco con delle finestre dalle
arcate gotiche, secondo lo stile
ecclesiastico della Società Universalista Unitariana da cui era stato
costruito. La bella struttura in legno era un misto tra lo stile greco e
quello gotico, un’architettura alla moda in quegli anni sull’isola. Il suo
interno era stato cambiato in modo da includere una sala di lettura tanto
grande da contenere centocinquanta persone a sedere, delle stanze
appositamente organizzate per contenere i libri, un piccolo museo e delle
sale per le riunioni. 9
Maria Mitchell fu la prima persona ad essere stata assunta a tempo
pieno in quella struttura, ed ancora la prima donna negli Stati Uniti
d’America ad avere una tale posizione in quel campo, stando a quello
che disse Duncan Wall,10 si dovrà aspettare il 1850 per iniziare ad
assumere altre donne nelle biblioteche del resto del paese. La sua
posizione era influente dato che dirigeva il lavoro quotidiano della
biblioteca, doveva selezionare i libri da comprare, oltre ad occuparsi
dell’infinita catalogazione di essi. La religione quacchera credeva
nell’uguaglianza tra i sessi e con l’esempio di Maria le donne dell’isola
9
Moore Booker, Margaret, Among the Stars. The Life of Maria Mitchell: Astronomer, Educator,
Women’s Rights Activist, First Edition 2007, Nantucket Massachusetts, Mill Hill Press, pp. 25-34.
10
Ducan Wall, The Morning Star of the Atheneum “The Nantucket Atheneum: A Commemorative
Review”, Nantucket, Nantucket Atheneum, 1996, pp. 51-54.
16
ebbero un’occasione in più di impegnarsi in lavori più impegnativi delle
questioni religiose ed educative di cui gia si occupavano.
Maria gia aveva una passione per i libri ereditata dai genitori ed in
quel periodo iniziò ad imparare le tecniche di archiviazione sul posto di
lavoro. L’Atheneum era una biblioteca privata i cui proprietari erano un
gruppo di azionisti.11 Alla fine del 1830 a Maria erano stati affidati più di
duemila volumi ed un museo eclettico costituito da numerose curiosità
incluse delle armi, dei vestiti ed utensili riportati dai balenieri dalle
diverse isole del Pacifico.12
Nel primo anno di lavoro Maria constatò una forte espansione
economica dovuta al buon andamento dell’industria baleniera, che aveva
favorito anche l’apertura di una nuova scuola secondaria ed un piroscafo
metteva quotidianamente in comunicazione l’isola con il continente. Una
ottima situazione anche sotto il profilo religioso visto che guadagnarono
la diversità come episcopaliani e congregazionalisti, gli anabattisti
costruirono nuove chiese e gli unitariani ed i metodisti guadagnarono
nuovi fedeli.
L’“Atheneum” fu l’università di Maria Mitchell, che ebbe la
fortuna di poter accedere alla collezione della biblioteca. A quel tempo
alle donne negli Stati Uniti era raramente data la possibilità di accrescere
la propria cultura ed a Nantucket in particolare le possibilità erano
addirittura nulle. In quel periodo gli scienziati americani dipendevano
dalle importazioni di libri e di giornali per poter espandere la propria
conoscenza nel loro campo di ricerca. Un altro vantaggio per Maria fu di
poter accedere ai giornali della biblioteca, tra cui il “Silliman’s Journal”
11
Moore Booker, Margaret, Among the Stars. The Life of Maria Mitchell: Astronomer, Educator,
Women’s Rights Activist, First Edition 2007, Nantucket Massachusetts, Mill Hill Press, pp. 33-34.
12
John Warder Barber, Historical Collection of Every Town in Massachusetts, Worcester, Dorr,
Howland & Co., 1939, pp. 446-447.
17
(conosciuto anche come “Journal of Art and Science”) pubblicato da
Benjamin Silliman, professore di scienze dell’Università di Yale. Quel
giornale fu il mezzo di comunicazione della comunità scientifica della
metà del diciannovesimo secolo e proprio lì erano stati pubblicati diversi
articoli di suo padre sulle comete e sull’aurora.
La collezione dell’“Atheneum” conteneva volumi che fornirono a
Maria la consapevolezza del ruolo femminile e dei diritti che ne
derivavano, tra questi c’erano i libri di Mary Hays “Female Biography” e
“Memories of Illustrious and Celebrated Woman of All Ages and
Countries” (1807). Hays fu un’importante figura intellettuale del tardo
diciottesimo e del primo diciannovesimo secolo in Inghilterra,
ardentemente impegnata nei diritti delle donne.13
Mitchell iniziò a lavorare come bibliotecaria in un periodo in cui
alcuni dei personaggi più conosciuti nell’isola intensificavano le loro
partecipazioni con il movimento degli abolizionisti della schiavitù di
Boston. Lo schiavismo fu un argomento cruciale della politica americana
tra il 1830 allo scoppio della Guerra Civile e divise l’opinione pubblica
di Nantucket per diversi anni. L’influenza della religione quacchera fece
formare sull’isola un attivo gruppo di abolizionisti gia nel 1716, in
quanto in un incontro tra i religiosi era stato stabilito che non era giusto
lo sfruttamento.14 Ciononostante questa isola ebbe un passato schiavista
come attestato da alcuni documenti del diciottesimo secolo che riportano
la proprietà di alcune famiglie bianche di schiavi nativi americani e di
afro- americani. Lo schiavismo nell’isola fu abolito nel 1770. All’inizio
del 1838, un decennio prima che l’assemblea per i diritti delle donne
13
Moore Booker, Margaret, Among the Stars. The Life of Maria Mitchell: Astronomer, Educator,
Women’s Rights Activist, First Edition 2007, Nantucket Massachusetts, Mill Hill Press, pp. 34-36.
14
Barbara Linebaugh, The African School and the Integration of Nantucket Public School 1825-47,
Boston, Boston University Afro-American Studies Center, 1978, p. 11.
18
fosse tenuta a Seneca Fall, nello stato di New York, si era formata una
società femminile anti-schiavitù a Nantucket, come in altre città
americane. Queste partecipavano a comizi politici e parlavano in
pubblico. Alcune si convertirono al quaccherismo per poter avere la
possibilità di esprimere la propria opinione davanti a quel numeroso
gruppo religioso. Quello era un periodo in cui la stampa, il clero ed in
generale la società decretava il silenzio e la sottomissione per la donna.
Il lavoro quotidiano di Maria fu influenzato dai dibattiti razzisti
che vennero tenuti nell’“Atheneum” fino al gennaio del 1838, quando gli
amministratori decisero che la sala di riunione sarebbe stata usata solo
per argomenti di carattere letterario e scientifico, un’anomala chiusura
alla libera discussione di un’aula costruita per finalità di pubblico
interesse. Gli amministratori ebbero ben altre preoccupazioni dopo il 2
giugno del 1838 alle due del mattino quando un incendio attaccò anche
l’“Atheneum” bruciando tra l’altro la collezione di libri curata da Maria.
Il fuoco fu alimentato dalla presenza di olio di balena data la vicinanza
alle industrie ed il valore delle cose bruciate ammontò a 100000 dollari.
Le conseguenze furono pesanti per tutti gli abitanti dell’isola, compresa
la famiglia Mitchell. La biblioteca riassumerà un ruolo fondamentale per
i dibattiti politici quando dopo essere stata restaurata, nell’agosto del
1841 affitterà la sala per un assemblea durata tre giorni. Era frequente tra
gli anni trenta e quaranta del 1800 che le assemblee abolizionisti fossero
disturbate da bande violente e quando successe a Nantucket, la notizia fu
subito riportata dai giornali del continente, che scrissero “Ci sono stati
molti assalti a Nantucket, dove i vetri delle finestre dell’‘Atheneum’e
delle case sono state rotti”. Non ci sono documenti che attestino
l’appoggio di Maria per l’uno o l’altro gruppo, anche perché molte cose
dei Mitchell andarono perse durante il grande incendio del 1846, ma data
19
la tradizione quacchera, lei fu contraria alla schiavitù come vedremo in
seguito. Infatti per la comunità religiosa in cui era cresciuta ridurre una
persona in schiavitù era peccato. Tra l’altro erano presenti in biblioteca
libri di autori contrari alla schiavitù come “Appeal in Favor of the Class
of Americans Called Africans” di Oliver Gardner.
L’agitazione contro la schiavitù potrebbe essere stata una dei
motivi per cui Maria Mitchell iniziò a dubitare della sua religione. Infatti
con l’aumento dell’influenza della politica e delle tendenze intellettuali
dell’entroterra, le convinzioni quacchere iniziarono ad avere meno
interesse nelle convinzioni portate avanti fino ad allora. Come
suggeriscono i documenti relativi agli incontri dei quaccheri, la
generazione di Maria cominciò ad avvicinarsi a congregazioni più
liberali. Nata ed educata secondo quella religione, da bambina attendeva
con ansia gli incontri religiosi, crescendo si allontanò progressivamente
finché nel 1843 Maria rifiutò di andare all’incontro mensile del gruppo
di donne quacchere. Fu una questione delicata tanto che il comitato andò
a casa dai Mitchell, all’appartamento della banca, per parlare con Maria.
Dopo l’incontro fu riportato che lei non si sentiva vicina alla religione in
quel periodo e che non voleva quindi sentirsi un membro del loro gruppo
andando alle riunioni, così dopo l’approvazione anche degli uomini del
gruppo, Maria fu esclusa dal gruppo con la colpa di non voler partecipare
agli incontri. Non sappiamo quale fu la reazione di Maria a tale disonore.
Sicuramente un motivo per cui Maria si allontanò dalla sua religione fu
che suo fratello Andrew fu disconosciuto per aver sposato una donna
appartenente ad un’altra religione, cosa che succederà più di dieci anni
più tardi anche ad Henry. Un altro probabile motivo per cui Maria possa
essere stata allontanata dal gruppo è anche che non era permesso
svagarsi con musica o balli, i bambini della famiglia usavano spesso
20
cantare di sera per intrattenere la famiglia, e che era stato comprato un
pianoforte di nascosto in famiglia con l’aiuto di Maria, probabilmente da
sua sorella Phebe, e che nonostante l’indignazione di Lydia, William ne
approfittò per ascoltare musica. Per questo episodio fu fatto un colloquio
anche a lui, che si difese egregiamente ed essendo una persona influente
nel gruppo, non fu punito. Lo stesso anno del disconoscimento dai
quaccheri, Maria si unì alla chiesa unitariana di Orange Street, dove
comprò il banco della chiesa numero ventidue, pagandolo diciotto
dollari. La rapidità con cui si unì all’altro culto fece pensare che era un
desiderio che aveva gia da tempo, anche se qualche anno dopo nel suo
diario dichiarò di sentirsi religiosa nell’animo, a prescindere da quale
culto professava. E’ però anche vero che Maria ebbe modo di parlare con
il principale rappresentante della chiesa Unitariana del tempo, Theodore
Parker.
Quando non era occupata a lavorare Maria aiutava suo padre nella
misurazione dell’intera isola al fine di disegnare una mappa, dato che era
eccellente in matematica ed usava aiutare suo padre nei calcoli, poi fu
sua sorella Sally a riportare
tutto il lavoro sulla carta. Per
quel compito l’“Inquirer and
Mirror” lodò William per il
lavoro topografico che aveva
compiuto, per gli accurati
calcoli
matematici
essersi
preso
responsabilità
e
per
la
di
rappresentare sulla mappa la
loro isola, il territorio più tortuoso del nostro pianeta. Come altre persone
21
ragguardevoli di Nantucket, anche William Mitchell si fece fare dei
ritratti dagli artisti itineranti che regolarmente arrivavano sull’isola. E
sempre nel tempo libero Maria si occupava della piccola ma buona
collezione del museo della biblioteca, che ormai comprendeva anche
minerali, conchiglie, insetti e pesci, oltre a diverse armi, utensili
domestici e altri oggetti proveniente dalla Polinesia. Lei si occupava di
annotare il nome dei donatore così come le qualità specifiche che lo
caratterizzavano. Il buon lavoro compiuto da Mitchell nella biblioteca le
faceva onore, tanto da avere influenza sia sulla lettura dei giovani che su
quella delle persone più grandi di lei. 15
15
Moore Booker, Margaret, Among the Stars. The Life of Maria Mitchell: Astronomer, Educator,
Women’s Rights Activist, First Edition 2007, Nantucket Massachusetts, Mill Hill Press, pp. 37-52.
22
Capitolo 2
La scoperta della Cometa
23
“Sono nata
dotata di una comune capacità,
ma con una straordinaria
perseveranza”
24
- Maria Mitchell
2.1 Esplorando il cielo di Nantucket
A Nantucket la gente si lamentava della scarsa illuminazione delle
strade dell’isola, che per tale motivo causavano incidenti, ma per Maria
era la situazione ideale per le osservazioni e con il suo piccolo telescopio
Dollond riusciva ad osservare affascinati fenomeni celesti. Era tanto
appassionata delle osservazioni che non importava quanti ospiti avevano,
durate la sera lei osservava il cielo dal loro tetto. Era tanto costante che
se il padre era in viaggio per affari o per tenere delle lezioni, lei
continuava i calcoli che lui aveva iniziato. In un diario rilegato in cuoio e
con i bordi dorati, lei appuntava il tempo giornaliero e le osservazioni
notturne fornendo un’immagine del suo lavoro intorno al 1840.16 Prese
nota di meravigliose aurore boreali osservate alle 3 del mattino ed
annotando la media nuvolosità tra l’aprile del 1843 ed luglio del 1845,
ottiene la pubblicazione di tali osservazioni nel 1845 su The American
Journal of Sciences and Art ( o detto Silliman’s Journal), un onore per la
giovane astronoma ventisettenne visto che fu la prima osservazione di
una donna a venire pubblicata in un giornale scientifico.17
Maria e suo padre poterono approfittare dello sviluppo che la
scienza stava constatando a metà del diciannovesimo secolo. In
particolare nel 1844 poterono servirsi delle pubblicazioni fatte
dall’ammiraglio William Smyth in A Cycle of Celestial Objects per
studiare le nebulose e le stelle doppie. Acquistato da William, rimase
16
Moore Booker, Margaret, Among the Stars. The Life of Maria Mitchell: Astronomer, Educator,
Women’s Rights Activist, First Edition 2007, Nantucket Massachusetts, Mill Hill Press, pp. 53-54.
17
Maria Mitchell, Meteorological Observations at Nantucket, Mass., in «The American Journal of
Science and Art», 49 (October 1845), p. 406.
25
custodito nella biblioteca di famiglia come una delle cose più care.18 Il
giornale più importante per gli scienziati americani era appunto
l’American Journal of Sciences and Arts per conoscere gli sviluppi della
scienza in Europa, anche se però molti andavano proprio sul posto per
tornare nel loro paese con un rilevante bagaglio culturale. Iniziò anche
l’America a portare avanti i propri lavori e fu Boston la capitale
scientifica del tempo, dove i migliori scienziati del paese si trasferirono.
Tra loro anche il famoso orologiaio William C. Bond, assunto per
calcolare la longitudine e fare altri calcoli per la “U.S. Exploring
Expedition” tra il 1838 ed il 1842. Bond successivamente ricevette
l’offerta del presidente dell’Università di Harvard di trasferire il suo
osservatorio e gli strumenti che lo componevano a Cambridge, nel
Massachusetts, per dirigere il primo osservatorio dell’università. Maria
visitò quel osservatorio da subito e lo descrisse come piccolo, circolare e
con un piccolo telescopio. William Mitchell e William Bond iniziarono
una costante corrispondenza che gli permetteva di confrontarsi e di
supportarsi l’un l’altro, tanto che quando a Bond fu offerto un lavoro di
praticante astronomo per la “U. S. Naval Observatory,” rifiutò
proponendo per tale lavoro il suo amico Mitchell, che lo ringraziò
inviandogli dell’olio di balena per uso domestico. Maria fu
particolarmente amica con suo figlio, George Phillips Bond, un
astronomo laureato ad Harvard che come lei aveva passato l’infanzia ad
aiutare il padre nello stesso lavoro. L’amicizia tra le due famiglie sarà
importante per Maria perché l’aiuterà nelle sue ricerche, grazie
all’appoggio ed alla possibilità di entrare nell’osservatorio di Harvard
18
Henry Mitchell, A Biographical Notice of Maria Mitchell, in «Proceedings of the American
Academy of Art and Sciences», 25 (1890) , p. 335.
26
come qualunque studente di sesso maschile.19 Instaurazione di un
contatto tra i molti astronomi fu importante al fine di collaborare.
All’inizio del settembre del 1844 un interessante fenomeno solare
fu visto nei cieli di Nantucket, e mentre Maria stava lavorando, William
ebbe la possibilità di salire sul tetto della loro casa per osservarlo. Il sole
era circondato da un alone con un raggio di 20 gradi dal prismatico
colore dell’arcobaleno.20
Maria lavorava duramente nel museo dell’Atheneum per
catalogare i vari oggetti che venivano da ogni parte dell’Atlantico, finché
un grande incendio nel 1846 non distrusse quella collezione e mezza
città. La perdita della libreria fu una cosa terribile per la piccola
comunità. Il fuoco bruciò anche parte dell’osservatorio dei Mitchell, i
loro documenti, danneggiò gli strumenti risparmiando solo una piccola
parte di esso, che però non fu sufficiente per il continuo delle
osservazioni che furono bloccate fino alla fine dell’anno. Secondo una
leggenda Maria durante quell’incendio salvò la maestosa chiesa
metodista correndo verso di lei. Si dice che ad un certo punto Maria sia
uscita fuori dicendo “Ti ho sfidato per salvare la chiesa,”21 anche se un
articolo sull’Inquirer and Mirror dell’ottobre del 1874 dichiarava che era
stato un ufficiale della marina a salvarla dal fuoco.
Poco dopo l’incendio, la biblioteca rinasceva più bella di prima.
Fu ricostruita seguendo lo stile greco, non a caso la parola athenaeum
richiama al tempio dedicato ad Atena, la dea della saggezza, delle arti e
19
Moore Booker, Margaret, Among the Stars. The Life of Maria Mitchell: Astronomer, Educator,
Women’s Rights Activist, First Edition 2007, Nantucket Massachusetts, Mill Hill Press, pp. 55-60.
20
William Mitchell, Phenomenon, in «Telegraph», (10 September 1844).
21
Helen Wright, Sweeper in the Sky: The Life of Maria Mitchell, New York, The Macmillan
Company, 1949, p. 59.
27
dell’ingegnoso operare.22 Maria si occupava degli acquisti delle nuove
collezioni e suo padre chiedeva sia agli istituti che ai privati del
continente di mandare da loro qualche libro visto che i loro erano andati
bruciati. Di conseguenza molte persone donarono libri e giornali alla
biblioteca e fu presto ricostituita. C’era però anche il museo da
ricostruire, che grazie alle donazioni di monete, conchiglie ed oggetti
vari provenienti dalla Polinesia, non ci mise molto a riempirsi. Nel 1847
ci fu l’inaugurazione dell’intera biblioteca.23 Il fatto di essere stata
rimodernata attirò molta più gente che in passato.
In questo periodo c’era una novità in materia astronomica, un altro
pianeta era stato visto dagli astronomi inglesi e francesi. Localizzato e
mostrato a Maria ed a suo fratello George per mezzo del loro piccolo
telescopio, fu detto da William che “appare esattamente come una
piccola stella,” e tra i primi ad avvistare il corpo celeste in America oltre
a loro furono anche i Bond. Successivamente alla scoperta ci fu un
dibattito tra inglesi e francesi per contendersi la scoperta e per sceglierne
il nome, che alla fine fu Nettuno.
Alcune settimane dopo Maria incontrò Ralph Waldo Emerson che
era stato chiamato per presentare una serie di sei conferenze su
“Rappresentative Man” nella nuova ed elegante struttura dell’
Atheneum. La biblioteca aveva nella sua collezione “Natura” di questo
autore tanto carismatico che era da diversi anni che gli amministratori
avevano cercato di farlo parlare nella loro struttura. A quel tempo
Emerson aveva quarantatre anni, viveva a Concord nel Massachusetts ed
era conosciuto come filosofo, saggista, prete, conferenziere e poeta. Era
22
Laura Patricia Brugger, Constructing Taste: Athenaeums and Academies of Art in the United States,
Ph. D. Diss., Columbia University, 2003, p. 17.
23
Moore Booker, Margaret, Among the Stars. The Life of Maria Mitchell: Astronomer, Educator,
Women’s Rights Activist, First Edition 2007, Nantucket Massachusetts, Mill Hill Press, p. 65.
28
la persona principale e più influente di un gruppo di pensatori e scrittori
radicali conosciuti con l’appellativo di Trascendentalisti. La sua
conferenza all’“Atheneum” fu centrata su Platone, Montaigne e
Shakespeare che si avvicinavano a lui rispettivamente il primo come
filosofo, il secondo come scettico ed il terzo come poeta. Lui sosteneva
che fu grazie a quegli uomini che fiorirono alcuni aspetti della nostra
natura.24 Non viene riportato cosa si dissero durante il loro incontro e
neanche le impressioni che lei ebbe su quest’uomo, però più in avanti
negli anni lei dirà le sue impressioni dopo averlo sentito parlare a
Concord. Durante il suo soggiorno nell’isola Emerson visitò le cose
significative e la casa dei Mitchell, compreso l’osservatorio sul tetto
della banca. In “Natura” ritroviamo la passione di Emerson per le stelle.
Durante un pomeriggio d’aprile del 1847, Maria si allontanò dal
posto di lavoro per osservare un inusuale fenomeno solare. In un articolo
per l’“Inquirer” William scrisse “Ieri intorno alle tre di pomeriggio ci
siamo deliziati della vista di anelli colorati e particolarmente belli che
raramente accompagnano il sole intersecandosi l’un l’altro.” Questa fu
solo una delle meraviglie che Maria studiò dal cielo quel anno, il 1847,
un anno che grazie alle sue osservazioni le cambierà la vita.
2.2 La cometa Mitchell (1847-1849)
Le comete con le loro code brillanti si estendono per milioni di
miglia lungo il cielo notturno, rimanendo in cielo per pochi giorni come
24
Robert D. Richardson jr., Emerson: The Mind on Fire, Berkeley, University of California Press,
1995, p. 414.
29
visioni soprannaturali, per poi sparire. Per diversi secoli la comparsa di
queste visioni notturne misteriose fu considerata come l’arrivo di
vagabondi che portavano con loro un senso di paura, quasi terrore. Molti
credevano che erano in via di collisione con la terra, gli astronomi
moderni invece hanno dichiarato l’improbabilità che esse possano creare
disastri. Per Maria erano semplicemente straniere provenienti da una
terra sconosciuta. L’ampiezza di questa tipologia di stelle destava
particolare interesse nell’America del diciannovesimo secolo tanto che
venivano costruiti speciali telescopi per poterle osservare meglio.
Durante una fredda serata autunnale dal cielo limpido, il 1 ottobre
del 1847, Maria era seduta su uno sgabello con il suo piccolo Dollond
nello stretto osservatorio della “Pacific Banc”, dove era solita osservare
il cielo. Si rese subito conto che quella brillante cometa era il corpo
celeste che tanto aveva aspettato. Puntò il telescopio in senso quasi
verticale, cinque gradi al di sopra della stella Polare, ed annotò che erano
le 10:50 della sera. Fece osservare anche a suo padre ed entrambi furono
convinti che fosse una cometa. Col passare dei giorni Maria notò un
costante aumento di luminosità della stella. Il 5 ottobre osservò che la
cometa transitava verso una stella fissa e quando la fissa fu al centro di
essa, sembrava che il nucleo della cometa brillasse attraverso di essa
senza perdere di brillantezza. La sera dopo era visibile ad occhio nudo,
Maria osservò che la sua orbita era iperbolica e che al suo più vicino
accostamento era a trentadue milioni di miglia dal Sole. Suo padre,
particolarmente orgoglioso di lei e della sua scoperta, la esortò a renderla
pubblica il prima possibile. L’“Inquirer and Mirror” dette subito la
notizia senza però specificare chi fosse la giovane ragazza25 mentre lei si
25
Moore Booker, Margaret, Among the Stars. The Life of Maria Mitchell: Astronomer, Educator,
Women’s Rights Activist, First Edition 2007, Nantucket Massachusetts, Mill Hill Press, pp.69-71.
30
celava dietro ad una timidezza tipica della comunità religiosa in cui era
cresciuta che vantava l’umiltà. In generale però anche le altre donne lo
erano, dato lo stereotipo della donna contenuta sotto il punto di vista
psicologico ed emozionale durante l’età vittoriana.26
Probabilmente se suo padre non fosse intervenuto in quella
circostanza, Maria non avrebbe mai ottenuto tanti riconoscimenti e un
gran successo, avrebbe vissuto la sua vita nell’ombra, senza diventare
degna di nota. Così William scrisse al suo amico Bond chiedendogli di
verificare se la cometa avvistata da sua figlia era stata scoperta già da
qualcun’altro. Un giornale di Boston riportò che “La signorina Maria
Mitchell aveva scoperto una cometa e che la posizione era stata
determinata e scritta da William C. Bond. Queste date confermate dai
Bond furono importanti ai fini dell’attribuzione di una medaglia d’oro
da parte di Federico VI, re di Danimarca.27 Il valore di essa stava intorno
ai venti ducati ed era stata messa in palio per chi avrebbe scoperto una
cometa con un semplice telescopio. La stessa cometa fu avvistata in
diversi luoghi dell’Europa, ma con qualche giorno di ritardo. Se Maria
non avesse reso pubblica la sua scoperta, quella sarebbe stata attribuita
sicuramente al direttore dell’Osservatorio del Collegio Romano di Roma,
che la vide due giorni dopo di lei. Fu così che quella cometa fu chiamata
“la cometa Mitchell.”28
Da quel momento in poi Maria darà una svolta alla sua vita di
aiutante di suo padre e semplice bibliotecaria di una piccola isola, per
essere riconosciuta come la prima donna astronomo degli Stati Uniti. Nei
26
Gail Collins, America’s Women: 400 Years of Dolls, Drudges, Helpmates, and Heroines, New
York, William Morrow, 2003, p. 88.
27
Moore Booker, Margaret, Among the Stars. The Life of Maria Mitchell: Astronomer, Educator,
Women’s Rights Activist, First Edition 2007, Nantucket Massachusetts, Mill Hill Press, pp. 72-73.
28
«Proceeding of the American Academy of Art and Sciences», 1, (May 1846- May 1848), pp. 182183.
31
mesi seguenti alla scoperta, la notizia fu pubblicata da importanti
giornali scientifici quali “Scientific American”, “Proceedings of the
American Academy of Arts and Sciences”, “American Journal of
Science and Arts” e da importanti mensili astronomici britannici.
William scrisse un articolo sulla scoperta della cometa includendo ai
calcoli di sua figlia quelli di George P. Bond a Cambridge.
All’insaputa di William Mitchell, l’attribuzione della scoperta di
una cometa e la successiva consegna della medaglia comportava che la
notizia doveva essere immediatamente inviata per lettera a George Airy
dell’Osservatorio Reale di Greenwich in Inghilterra. Già altri tra cui il
loro amico George Bond si erano visti negare tale medaglia per aver
esitato un giorno prima di annunciare la scoperta. La lettera fu inviata a
Bond e non arrivò fino al giorno 7. Si interessò del caso anche il
presidente dell’Università di Harvard, che scrisse a William per sapere
come procedeva l’assegnazione della medaglia. Venuto a conoscenza
della difficoltà per ottenerla, lui stesso si batté data la generale timidezza
delle donne e la posizione isolata che difficilmente gli avrebbe permesso
di trasmettere velocemente la notizia. Tra l’altro fece presente anche che
i termini del regolamento non erano tanto chiari in America.
32
Fu da allora che Maria e George Bond iniziarono una costante
corrispondenza che la condusse a fargli visita diverse volte. Poté così
avere accesso ad uno degli osservatori più importanti del paese, quello di
Harvard. Era situato su una collina ed era collegato telegraficamente con
molte aree del paese, inoltre aveva un eccellente telescopio equatoriale
costruito in Germania. Le visite di Maria divennero più frequenti e ad
accompagnarla erano spesso le sue sorelle Anne, Phebe o suo padre. La
casa della famiglia Bond era vicina all’Osservatorio di Cambridge.
Divenne particolarmente amica anche della moglie e della figlia di Bond
che come lei studiava il cielo. Molti parlavano di una storia d’amore tra
Maria e George, di sette anni più giovane, dall’animo buono ed il
carattere forte. Successivamente però lui si sposò con una ragazza del
suo stesso paese.
Tra la primavera e l’estate del 1848 Edward Everett, il presidente
di Harvard e governatore del Massachusetts, era ancora impegnato nel
suo sforzo di ottenere la medaglia danese per Maria, per riuscire nella
sua impresa il successivo novembre. Fu con una lettera ai Mitchell che
Everett informò che la medaglia stava già
attraversando
l’oceano
per
arrivare
finalmente da lei. Questo faceva si che fosse
33
lei la donna più onorata al mondo. Il premio aveva un ritratto in rilievo
del re di Danimarca e con dietro l’immagine in rilievo di Urania, la musa
dell’astronomia. Nell’orlo esterno c’era il nome di Maria Mitchell. In
tutto era formata di due once di oro puro, con un design casto ed
artistico.
Quando si diffuse anche la notizia dell’attribuzione della medaglia
Maria divenne una celebrità. Basti pensare che una delle associazioni più
importanti negli Stati Uniti, “The American Academy of Arts and
Sciences” di Boston, composta di soli uomini, apriva finalmente le porte
al suo primo membro donna nel maggio nel 1848. Fondata nel 1780,
l’accademia era formata dai migliori scienziati, studiosi, artisti e leader
del paese. C’era anche il suo noto antenato Benjamin Franklin, eletto
membro dell’accademia nel 1791.29 Maria fu la prima donna ed essere
eletta da quel gruppo e si dovranno aspettare altri novantacinque anni
prima che un’altra donna possa avere la stessa sorte in tale associazione.
Ovviamente non fu accolta da tutti a braccia aperte dato che era l’unica
donna, ed era anche il primo membro onorario eletto, mentre tutti gli
altri erano soci.30 Nel 1855 però divenne un socio a tutti gli effetti, per
poi divenire “Membro Associato” per essersi trasferita vicino New York,
quella era la categoria riservata a chi di loro si trasferiva fuori dal
Massachusetts.
Come ogni altro uomo della società anche i suoi colleghi
pensavano la stessa cosa sulle donne. Nell’opinione comune la donna
sarebbe stata creata da Dio per allevare i bambini e per abbellire la
29
Moore Booker, Margaret, Among the Stars. The Life of Maria Mitchell: Astronomer, Educator,
Women’s Rights Activist, First Edition 2007, Nantucket Massachusetts, Mill Hill Press, pp. 73-81.
30
Sally Gregory Kohlstedt, Maria Mitchell and the Advancement of Woman in Sciences, in «Uneasy
Careers and Intimate Lives: Women in Sciences, 1789- 1979», New Brunswick, Rutgers
UniversityPress, 1987, p. 130.
34
società, quindi gli argomenti astronomici non erano considerati alla loro
portata.
Il suo successo non ebbe un’immediata valorizzazione ed il suo
lavoro rimase quello di bibliotecaria e di aiutante di suo padre. Però nel
1849 fu assunta dalla “American Nautical Almanac” per fare dei
calcoli relativi al pianeta Venere. Questi calcoli erano molto elaborati e
le richiedevano di essere molto meticolosa in quanto erano relativi
all’ascensione e declinazione di quel pianeta nel corso degli anni.
Quell’ufficio era stato fondato dall’Osservatorio Navale di Washington,
che decise di localizzarlo vicino all’osservatorio di Cambridge. La
vicinanza all’Università di Harvard infatti gli avrebbe garantito l’accesso
alla sua illustre biblioteca scientifica nonché a professori dall’eccellente
talento matematico.
31
Quest’ufficio era incaricato di pubblicare
annualmente il “American Ephemeris and Nautical Almanac,” delle
tavole astronomiche di vitale importanza per la navigazione. Divenne un
documento tanto accurato da sostituire il suo corrispondente britannico
da cui gli americani avevano dipeso fino ad allora.32
Anche qui Maria era
l’unica donna del gruppo ed il
suo stipendio era lo stesso dei
suoi colleghi uomini. Si sentì
alquanto intimorita dalla sua
posizione e dai suoi colleghi
data la sua timidezza, tanto da
rispondere al direttore che gli
31
Moore Booker, Margaret, Among the Stars. The Life of Maria Mitchell: Astronomer, Educator,
Women’s Rights Activist, First Edition 2007, Nantucket Massachusetts, Mill Hill Press, pp. 81-83.
32
Steven J. Dick, Sky and Ocean Joined: The U. S. Naval Observatory, 1830- 2000, Cambridge
England, Cambridge University Press, 2003, p. 119.
35
aveva offerto tale posizione, “Temo di non poter accettare un compito
per il quale non sono competente.” Invece si rivelò essere tanto veloce
nel fare i suoi calcoli da avere lavoro aggiuntivo. Il direttore era Charles
H. Davis, che oltre ad essere un laureato di Harvard, un tenente della U.
S. Navy e membro di un circolo letterario di Boston, fu per Maria anche
un ottimo collega e consigliere. Con lui instaurò un rapporto speciale
tanto da essere l’unico membro dell’ associazione a potergli scrivere
lettere in maniera informale.
Una volta accettato l’incarico proposto da Davis, fu invitata ad
andare all’ ufficio di Cambridge, dove poté fare la conoscenza anche del
sovrintendente della “United
States
Coast
Alexander
Survey”
Dallas
Bache.
L’istituzione per cui lavorava
aveva il compito di disegnare
la mappa delle coste dello
stato,
fornendone
possibili
tutte
le
informazioni
geografiche, topografiche ed
idrografiche. Anche Bache la
invitò a lavorare per lui. Anche
qui
accettando
ritrovata
ad
si
essere
sarebbe
l’unico
membro donna, di quella che sarebbe stata poi considerata la più
importante istituzione a sostegno della scienza in America, prima della
Guerra Civile. Bache scrisse una lettera a William Mitchell chiedendo il
36
suo consenso per avere Maria come assistente nella sede di Portland. 33
Specificò “Utilizzeremo il settore ed il telescopio zenit. Ci sarà anche
mia moglie e Maria sarebbe considerata parte della famiglia. Se lei vuole
venire, le insegnerò l’uso di tali strumentazioni.” Maria, accompagnata
da sua sorella Anne, prese parte alle lezioni insieme ad altri studenti,
trovando che Bache era un insegnante paziente.34
La notizia di una donna nel Coast Survey scatenò polemiche da
parte dei circoli scientifici del paese, così non fu ben accolta dai colleghi.
Questo la scoraggiò fortemente, facendole pensare che probabilmente
non era decoroso per una donna passare la notte su di un tetto a guardare
il cielo. Anche suo padre fu preoccupato dello scandalo, tanto da
chiedere a Bache se fosse veramente il caso tenerla li, scatenando delle
polemiche contro un’agenzia tanto rinomata. Maria non solo ebbe
successo nel suo lavoro, ma aprì la strada ad altre donne assunte da
Bache che rimase impressionato dalla competenza di Maria. Dopo alcuni
anni diverse donne furono assunte in quella struttura, a lavorare in
ufficio ed alcune addirittura per lavori prestigiosi, arrivando a percepire
stipendi più alti dei colleghi maschi impiegati nelle stesse mansioni.35
Uno dei vantaggi di lavorare per la Coast Survey fu di poter avere
in prestito strumenti sofisticati che Maria e William usavano per le
osservazioni che facevano da casa loro. Rimase sempre forte il legame
con la sua famiglia tanto che nonostante il lavoro alla biblioteca e le
osservazioni che le erano richieste, quando suo fratello Henry fu malato,
lei avvertì che il suo lavoro riguardo a Venere sarebbe ritardato. Non fu
33
Moore Booker, Margaret, Among the Stars. The Life of Maria Mitchell: Astronomer, Educator,
Women’s Rights Activist, First Edition 2007, Nantucket Massachusetts, Mill Hill Press, pp. 84-86.
34
Alexander D. Bache to William Mitchell, 22 August 1849.
35
Eliza Greene Radeke, Miss Maria Mitchell, Holograph tribute, Brown University Library Archives.
37
un caso isolato e ogni volta che la sua famiglia aveva bisogno, lei
sacrificava tutto il resto.
Durante l’estate del 1848
Maria fu nuovamente premiata
dalla sua scoperta ricevendo un
invito scritto da parte dello
“Smithsonian Institute.” Le
veniva chiesto di scrivere un
articolo
riguardo
scoperta
della
la
sua
cometa,
includendone i calcoli inerenti,
per poterlo pubblicare nella
loro rivista, il “Contributions to
Knowledge.” Maria scrisse il
breve articolo durante il suo
tempo libero, ma una volta
inviato, nonostante fu considerato degno di essere pubblicato nella loro
rivista, effettivamente non lo fu mai. Questo però le fece comunque
guadagnare l’approvazione e l’amicizia del suo amministratore Joseph
Henry, oltre a farle ottenere maggiori riconoscimenti da parte dei gruppi
astronomici ed intellettuali di Washington.
2.3 La famosa astronoma bibliotecaria dell’isola di Nantucket
La fama di Maria era positiva per la biblioteca. Molte persone
venendo per vedere lei, compravano anche qualche libro o facevano una
38
visita al museo. Inoltre ricevettero diverse donazioni dalle associazioni
scientifiche di cui lei faceva parte. Iniziò quindi a percepire uno
stipendio più cospicuo da parte della biblioteca, che a sua volta
guadagnava molto grazie a lei, iniziandola a pagare cento dollari l’anno.
Lavorava anche per il museo dell’Atheneum che comportava la
catalogazione degli oggetti riportati dalle baleniere che facevano soste
nei porti esotici.
Tale periodo non durò poi molto e presto si ritrovarono a soffrire
la generale crisi dovuta allo spopolamento dell’isola. Risentirono della
“febbre dell’oro” che spopolava l’est verso la ricerca dell’oro in
California. Basti pensare che ben nove navi nel 1849 partirono da
Nantucket dirette a San Francisco, tra i tanti che partirono c’era anche
Andrew, il fratello più grande di Maria. Di conseguenza l’industria
baleniera era in declino per la mancanza di marinai. Inoltre la struttura
del museo era fatiscente e durante i temporali si formavano pozzanghere
nel pavimento.
Anche sotto il punto di vista astronomico il 1850 non fu un buon
anno, in quanto il tempo atmosferico non era buono e si dovette aspettare
il mese di giugno per avere il cielo limpido. In quel periodo i Bond
avvertirono che era visibile una nuova cometa sul New England e poco
dopo George andò far visita a Maria nell’Atheneum. In quel periodo i
Bond furono premiati per essere stati i primi astronomi in America ad
attuare processi fotografici per immortalare le stelle. Riuscendo a
sviluppare tale processo, riuscirono a fare circa 300 fotografie
astronomiche della luna, delle stelle e dei pianeti.
Durante quell’anno ebbe un riconoscimento da parte di una delle
organizzazioni scientifiche più importanti del paese, la American
Advancement of Sciences (AAAS). Fu eletta all’unanimità come prima
39
donna a farne parte durante l’incontro annuale svoltosi nel Connecticut,
in cui partecipò anche Alexader D. Bache che era sovrintendente alla
Coast Survey di cui lei faceva gia parte.36 Prima di lei le donne ammesse
in quella associazione non erano considerate membri e potevano
semplicemente partecipare alle sessioni dai loro colleghi maschi, ma
senza poter proporre argomenti da discutere. Nei successivi dieci anni
solo altre due donne, oltre a Maria, furono elette membri
dell’organizzazione.37 Tra i suoi colleghi molti si occupavano della
scienza in modo amatoriale, mentre molti altri erano professionisti, tra
cui il presidente dello Smithsonian Institution Joseph Henry, Il
matematico Benjamin Peirce, Charles H. Davis che l’assunse per
compiere calcoli su Venere per il “American Nautical Almanac”, e molti
altri astronomi. Maria andò agli incontri di quella associazione, ma senza
partecipare alle discussioni e senza proporre lei stessa gli argomenti, ne
rimase piuttosto distante.38
Qualche anno più tardi Maria ebbe anche l’attenzione della famosa
Sarah Josepha Hale, una delle donne più influenti del diciannovesimo
secolo negli Stati Uniti, era una scrittrice di successo e l’editrice della
Godey’s Lady’s Book. Alle prese con il suo Woman Record,
un’enciclopedia di circa 900 pagine dedicata alle donne distintesi nella
storia per diversi meriti e dei scoraggiamenti ed ostacoli di ogni tipo
incontrati nel loro cammino. Sarah era interessata ad inserire Maria
Mitchell tra le donne di talento a cui rendere omaggio nella sua
enciclopedia, per questo chiese a William la redazione di un breve
36
Moore Booker, Margaret, Among the Stars. The Life of Maria Mitchell: Astronomer, Educator,
Women’s Rights Activist, First Edition 2007, Nantucket Massachusetts, Mill Hill Press, pp. 88-96.
37
Sally Gregory Kohlstedt, The Formation of the American Scientific Community:The American
Association for the Advancement of Sciences, 1848-60, Chicago, University of Illinois Press, 1976, p.
103.
38
Sarah J. Hale, Woman’s Record: Sketches of All Distinguished Women, from the Creation to A. D.
1854, New York, Harper & Brothers Publishers, 1855, p. 8.
40
profilo riguardante le occupazioni letterarie e scientifiche di sua figlia.
Quando fu pubblicata l’opera quattro anni dopo, compariva una
bibliografia di Maria Mitchell, presumibilmente fornita da suo padre, che
parlava della sua istruzione, delle ricerche scientifiche e la scoperta della
cometa. Chi aveva scritto la sua biografia non si era dimenticato di
aggiungere che, nonostante lei studiasse con zelo il firmamento, non
trascurava mai i bisogni della famiglia, occupandosi delle faccende
domestiche come qualunque altra donna.39
Era l’ottobre del 1851 quando finalmente dopo tre anni di duro
lavoro e di calcoli precisi riguardo gli effemeridi di Venere, Maria
terminò il suo compito. Questo venne pubblicato nel primo volume
dell’American Ephemeris and Nautical Almanac che uscì l’anno
successivo e che sarebbe diventato il punto di riferimento per tutti coloro
che si occupavano di astronomia, navigazione e geografia.40
Successivamente, all’età di trentacinque anni Maria iniziò a
scrivere un proprio diario contenente la descrizione delle sue attività,
critiche dei libri che leggeva o delle lezioni che teneva, le sue esperienze
di osservatrice del cielo ed il suo parere personale riguardo il mondo che
la circondava. Continuò a scriverlo per i successivi trentasei anni ed ebbe
molto successo anche tra donne famose come Louisa May Alcott, che lo
seguiva assiduamente, in quanto conteneva argomenti da cui prendere
spunto nelle conversazioni e nelle riflessioni. Venivano scritti un buon
numero di diari femminili intorno a quel periodo nel New England.
Conscia di scrivere troppo e che il suo diario poteva essere letto anche
39
Moore Booker, Margaret, Among the Stars. The Life of Maria Mitchell: Astronomer, Educator,
Women’s Rights Activist, First Edition 2007, Nantucket Massachusetts, Mill Hill Press, pp. 97-98.
40
Steven J. Dick, Sky and Ocean Joined: The U. Naval Observatory, 1830-2000, Cambridge England,
Cambridge University Press, 2003, p.131.
41
dopo la sua morte, Maria spesso tornò sui suoi passi per cancellare dove
aveva rivelato troppo.
Nella biblioteca cercava di convincere i proprietari ad aggiungere
libri che andassero oltre la narrativa, e che avrebbero fatto della lettura
motivo d’apprendimento oltre ad essere un passatempo, così
Shakespeare e Newton erano tra gli scrittori che avrebbero migliorato la
cultura generale, che avrebbero aiutato le persone a migliorarsi.
Avrebbero esposto non i libri che la gente voleva, ma sarebbero andati
oltre le loro aspettative, andando ad elevare la cultura e scoraggiare ciò
che riguardava le classiche storie d’avventura ed i pettegolezzi. Tra le
sue richieste compariva La Capanna dello zio Tom di E. Beecher Stowe,
un libro che parlava della legge sulla schiavitù. Divenne molto influente
per essere andato a colpire i punti deboli dello schiavismo e per aver
fatto molto di più dei normali libri per condizionare il sentimento della
gente del nord contro quella piaga sociale. Qualunque sia stato il merito
o demerito di quel libro, fu molto famoso e l’autrice divenne un modello
femminile di riferimento per Maria.
42
Tra i diversi ritratti che lei e le sue quattro sorelle si fecero fare ce
n’è uno che in modo particolare riporta i vestiti che usavano indossare al
tempo, è un dagherrotipo, un modo economico di trovare un artista che
dipingesse ad olio. Le sorelle non seguivano le mode del diciannovesimo
secolo, le quali proponevano accessori che andavano dai cappelli alle
scarpe. Loro indossavano vestiti semplici e cuciti da loro stesse. Nella
foto in questione avevano vestiti di seta nera a maniche corte da cui
uscivano tessuti di stoffa pesante, i corpetti erano imbottiti, i colli alti e
le collane bianche cucite a mano. Dai vestiti si capiva che il ritratto era
stato fatto durante l’inverno. I capelli erano pettinati secondo la moda del
1850, così le tre più piccole avevano uno stile più giovanile, mentre
Maria e Sally li avevano in modo da coprire le orecchie e legati dietro, lo
stile considerato appropriato per le donne mature. Approssimativamente
Maria aveva 32 anni, Sally 34, Anne 30, Phebe 22 e Kate 17. Sally era
l’unica ad essere sposata a quel tempo. Per questi abiti ed i tagli di
43
capelli le ragazze avevano seguito i consigli che dava Sarah Hale nella
sua rivista Godey’s Lady’s Book, che influenzava le mode femminili
della metà del diciannovesimo secolo.
Herminia Dassel, una famosa ritrattista di New York, diventata
famosa per aver ritratto ricchi personaggi della società, diventando una
delle prime donne membri della National Academy of Design, nel 1849
si stabilì provvisoriamente nell’isola di Nantucket. Arrivò soprattutto per
dipingere Maria, nel cui ritratto guardava dal suo telescopio Dollond e
sembrava più giovane che in quelli precedenti. “La signorina Dassel mi
ha ritrattata in ginocchio davanti al mio telescopio”, ed anche se quel
ritratto non le piacque molto, Maria aveva molta ammirazione per la
tecnica dell’artista. Fu ritrattata anche una scena in cui William e l’altra
figlia Kate lavoravano l’uno vicino all’altra. Kate indossava un vestito
fornitole da Dassel e prese il posto di Maria in quel ritratto che sosteneva
di non essere tanto carina quanto Kate, tra l’altro anche quest’ultima
aiutò suo padre per un periodo di tempo, studiando astronomia. Maria e
Dassel si ammiravano reciprocamente, e siccome l’artista era incinta
durate il soggiorno a Nantucket, scelse Maria come madrina per sua
figlia.
Durante l’estate del 1852 Maria ebbe il piacere di incontrare
Herman Melville, uno degli scrittori americani più famosi del
diciannovesimo secolo, autore di libri come Omoo e Typee. Il loro
incontro è documentato da una lettera che il suocero e compagno di
viaggio di Malville scrisse dopo una giornata a cavallo nell’isola,
“Abbiamo passato la serata dal famoso astronomo Mitchell ed abbiamo
conosciuto la sua celebre figlia che ha scoperto la cometa.” L’incontro
tra Maria e Melville produsse interesse da entrambi le parti in quanto si
sentivano simili. Entrambi erano diventati famosi da giovani, vivevano
44
ancora con le loro famiglie ed erano appassionati di letteratura ed
astronomia. Molti credevano che Melville si era inspirato a lei nel
personaggio di Urania in After the Pleasure Party, che scrisse diversi
anni dopo nel 1891. Il poema esprimeva l’angoscia di una donna divisa
dalla passione per la scienza ed il desiderio di avere un uomo. 41
Oltre a scrittori come Melville, Mitchell lavorando all’Atheneum
ebbe l’occasione di conoscere altri illustri personaggi del New England
come Lucy Stone, che affittò la sala della biblioteca per parlare dei diritti
delle donne. Era una coetanea di Maria e fu lei la prima donna del
Massachusetts a laurearsi,42 successivamente iniziò delle conferenze sui
diritti delle donne e degli schiavi, in un periodo in cui era considerato
volgare per una donna parlare in pubblico. Maria era d’accordo su molti
dei punti di vista di Stone ed in particolar modo erano d’accordo nel
ritenere che si dava troppa importanza al cucire, che rubava troppo
tempo alle donne, che invece dovevano sfruttarlo per ampliare la cultura
personale e lasciare l’ago ai sarti.
Nel 1854 ci fu l’osservazione di un’altra cometa, Maria fu
chiamata durante la notte da un ragazzo in strada che l’avvertiva della
stella, alzandosi trovò suo padre già sveglio che cercava di calcolarne la
posizione, disturbato dalla luce abbagliante della luna. Questo era uno
degli inconvenienti durante le osservazioni, anche se erano le raffiche di
vento ed i ragni che la infastidivano in modo particolare, oltre ai topi ed i
piccioni che trovò nel loro osservatorio.
Maria iniziava ad essere stanca del suo lavoro come bibliotecaria,
che era frustrante soprattutto per l’affluenza di persone curiose di
41
Moore Booker, Margaret, Among the Stars. The Life of Maria Mitchell: Astronomer, Educator,
Women’s Rights Activist, First Edition 2007, Nantucket Massachusetts, Mill Hill Press, pp. 99-107.
42
Elizabeth Frost and Kathryn Cullen-DuPont, eds., Woman Suffrage in America, New York, Facts on
File Eyewitness History Series, 1992, p. 423.
45
conoscerla. Inoltre era un posto di ritrovo e, nonostante i suoi aiutanti,
diventava più difficile da gestire durante il sabato sera. Ormai nel 1854
aveva trentacinque anni, vedeva i suoi capelli ingrigirsi e diventata
particolarmente malinconica per il matrimonio della sorella Phebe, che si
era trasferita a Jamaica Plain vicino Boston, scriveva “Piangerei ogni
giorno per quanto mi manca.”
L’astronomia era lo svago necessario che l’allontanava dalla
malinconia e nel settembre dello stesso anno scoprì un’altra cometa, ma
a causa della sua eccessiva timidezza prima proibì al padre di pubblicare
la notizia, e quando vide che era stata avvistata anche in Europa chiese
invece di pubblicarla. L’Inquirer scrisse: “La signorina Mitchell con il
suo piccolo telescopio ha scoperto una cometa vicino l’Orsa Maggiore,
era il 18 alle 8,20 della sera, la stessa era stata vista a Newark, nel New
Jersey, il giorno 13.”
L’autunno e l’inverno erano
i periodi durante i quali Maria si
dedicava
maggiormente
alla
lettura e si divertiva con i libri sui
viaggi, visitando quei posti come
una turista, ma dalla poltrona di
casa sua.43 Avendo più tempo si
dedicava
anche
alla
corrispondenza con le sue amiche,
tra cui la sorella di George Bond,
alle
quali
teneva
in
modo
particolare soprattutto in questo
43
Moore Booker, Margaret, Among the Stars. The Life of Maria Mitchell: Astronomer, Educator,
Women’s Rights Activist, First Edition 2007, Nantucket Massachusetts, Mill Hill Press, pp. 107-116.
46
periodo della sua vita. Scrisse sul suo diario, “L’amore per le persone del
proprio sesso diventa speciale per non essere limitato alla vanità, è
genuino e sincero. Sono grata per averne avuto molto durante tutta la mia
vita.” Riguardo alle amicizie romantiche, l’amore tra le ragazze della
classe media era considerata un rapporto di tutto rispetto. Ed aggiunse,
“Ho diverse amiche molto legate a me e per tutta la mia vita darò valore
all’amore per il mio sesso.”44
A trentasei anni diminuivano le prospettive di matrimonio, forse
evitato per non interferire con la carriera di astronoma visto che in
America queste due cose erano considerate incompatibili, anche se
diverse donne soprattutto di Nantucket riuscivano a gestirle entrambi. E’
probabile che quando sua sorella Anne dovette lasciare il lavoro di
professoressa dopo essersi sposata, Maria pensò che in quel modo si
sarebbe anche lei dovuta rassegnare alla vita domestica e non l’accettò
mai. Faceva parte del numeroso gruppo di donne nubili, molte delle quali
essendo in maggioranza rispetto agli uomini, non si erano potute sposare.
In particolare il Massachusetts contava 30.000 donne in più che avrebbe
voluto inviare nell’Ovest degli Stati Uniti, dove in maggioranza erano gli
uomini e quindi c’era abbondanza di scapoli.
Andò a fare visita agli abitanti dell’isola anche Henry David
Thoreau, il cui nuovo libro Walden era stato pubblicato recentemente e
stava riscuotendo parecchio successo. La lezione che tenne all’Atheneum
si intitolava “Qual è il profitto che un uomo trae nel guadagnare l’intero
mondo e perdere la propria anima.” La stessa lettura non fu capita ed
apprezzata altrove come a Nantucket, e di questo lui fu particolarmente
felice. Non ci sono testimonianze di lei che incontrò o ascoltò le lezioni
44
Lillian Faderman, Old Girls and Twilight Lovers:A History of Lesbian Life in Twentieth-Century
America, New York, Penguin, 1991, vol.2, pp. 11-14.
47
dello scrittore, ma difficilmente sarebbe mancata ad un evento di questo
tipo.
Nel novembre del 1855 fu Ralph Waldo Emerson a tenere delle
lezioni in biblioteca a Nantucket e successivamente Maria annotò nel suo
diario, “Ho iniziato ad ascoltarlo attentamente per ricordarmi l’ordine del
discorso, ma lui non aveva un metodo o un sistema, era come il raggio di
luce di una meteora, ondulante come l’onda del mare. Riusciva ad
incantarci in modo esagerato ed alla fine del suo discorso eravamo tutti
d’accordo sulla veridicità delle sue parole.”
Durante sera era impaziente di vedere qualche nuovo corpo
celeste, quando finalmente a metà dicembre fu premiata. Un’altra cometa
era presente nel cielo anche se da Nantucket era difficile vederla per la
posizione della luna ed anche per il loro telescopio inadeguato.
Arrivò un altro anno, il più pesante per Maria data la morte di
un’amica e per la malattia di sua madre, che la costrinse a casa per
prendersi cura di lei e di tutta la famiglia, compresi i nipoti. Fu l’anno
più difficile e triste.45
45
Moore Booker, Margaret, Among the Stars. The Life of Maria Mitchell: Astronomer, Educator,
Women’s Rights Activist, First Edition 2007, Nantucket Massachusetts, Mill Hill Press, pp. 107-126.
48
Capitolo 3
Il gran tour degli Stati Uniti e
dell’Europa
49
“”l vantaggio di studiare la scienza
è che essa ci eleva al di sopra della noia
quotidiana.
Ci insegna a vivere nell’Universo come
parte di esso
Da cui siamo indivisibili ed influenzati.
50
Ogni nostra azione lo influenza”
- Maria Mitchel
3.1 Un gran tour dell’ America nel 1857
Ormai stanca del lavoro all’Atheneum, Maria fantasticava di
partire per i posti che aveva visto solo nei libri della biblioteca e fare un
Grand Tour d’America e d’Europa. A tale proposito risparmiava una
piccola somma di denaro per l’ipotetico viaggio, da quando aveva
iniziato a lavorare. Un viaggio all’estero era importante per gli scienziati
del tempo in cui l’Europa era all’avanguardia in quel settore, quindi si
decise a vivere quell’esperienza invece di limitarsi ad immaginare di
farlo.
L’isola era piccola e la notizia che Maria voleva andare in Europa
arrivò ai datori di lavoro. In quello stesso periodo c’erano le
presidenziali che vedevano candidati il democratico James Buchanan ed
il repubblicano John C. Fremont, che era il favorito a Nantuchet. Inoltre
un cavo della linea del telegrafo metteva in comunicazione l’isola con la
terra ferma, e aiutando Nantucket a non essere un mondo solitario e
lontano, soprattutto poi l’inverno quando le navi erano bloccate. Quando
il tempo non permetteva gli spostamenti le notizie arrivavano lo stesso
grazie a questa innovazione.
Arrivò il suo trentottesimo compleanno e tra i suoi regali ci fu una
penna d’oro da parte degli amministratori della biblioteca. Su di sé aveva
incastonata una gemma, ed aveva anche un cappio d’oro dove poter far
passare il laccio d’oro per legarla al collo. C’erano incise le sue iniziali
ed il giorno in cui era nata. Maria la conservò gelosamente.
51
Il viaggio era sempre più vicino e Maria aveva l’occasione
d’accompagnare una ragazza giovane e ricca, così prima di partire chiese
l’autorizzazione
al
responsabile
inaspettatamente
rifiutò.
Ciò
del
Nautical
nonostante,
Maria
Almanac
si
che
licenziò
dall’Atheneum, liberandosi dell’obbligo della catalogazione dei libri, che
proprio lei aveva reso più pratica adottando il metodo in uso nelle più
importanti biblioteche di Boston. Per ringraziarla del contributo dato in
quella struttura per diversi anni, i dirigenti l’autorizzarono a prendersi
tutti i libri di scienza che voleva. Per sopperire alla mancanza dello
stipendio della biblioteca, Maria fece un dipinto ad olio che le fruttò un
dollaro in una festa di paese. Fortunatamente il sovrintendente del
Nautical Almanac cambiò e Maria ebbe l’autorizzazione ad andare in
Europa a patto di continuare i calcoli relativi a Venere. Seguì un inverno
particolarmente noioso in cui non lavorando e non potendo osservare a
causa del cielo nuvoloso, Maria si sentiva particolarmente frustrata.
Circa cinque mesi dopo partì con un piroscafo per andare a visitare la
terra ferma.
A quel tempo le donne non potevano viaggiare sole, così un noto
banchiere di Chicago, il signor H. K. Swift aveva chiesto a Maria di
accompagnare sua figlia Prudence, in cambio di viaggiare anche lei a sue
spese. Maria accettò quel viaggio lungo sedici settimane che all’inizio le
avrebbe fatto visitare il sud e l’ovest del paese. In quel periodo erano
state costruite nuove strade e ferrovie ed i paesaggi che le circondavano
erano pittoreschi. Andarono verso il sud, dove destava particolare
interesse la schiavitù che da molti era considerata la macchia dello stato
più innovativo al mondo. Ma questa non era l’unica pecca del sud del
paese, c’era anche la mancanza di scuole pubbliche, le strade non erano
adeguate e le industrie non erano innovative.
52
A quei tempi era
una
consuetudine
femminile scrivere un
diario, anche Maria ne
aveva
uno
riportava
in
cui
l’esperienza
del viaggio e delle
differenze culturali, lo
aveva iniziato durante
la visita fatta a marzo a
sua sorella Phebe ed al
cognato Joshua Kendal
in
Pennsylvania.
piaceva
annotare
Le
le
differenze culturali che incontrava oltre alle esperienze ed i luoghi che
visitava. Successivamente andò a Chicago, che trovò essere una fiorente
metropoli raggiungibile comodamente con la ferrovia. L’architettura si
differenziava per l’uso del marmo dell’Illinois e per le grandi ville.
Il signor Swift avvertì diverse persone dell’arrivo di Maria, che fu
accolta dalla notizia del suo arrivo pubblicata sui quotidiani locali, che
scrivevano “Maria Mitchell da Nantucket sta venendo a trascorrere
alcuni giorni a Chicago ospite di H. K. Swift. Alcuni dei nostri lettori
ricorderanno che è la matematica ed astronoma più importante degli Stati
Uniti, e probabilmente non ha eguali nel mondo della matematica,
eccetto la signora Somerville.”
Iniziò il viaggio delle due donne accompagnate dal padre di
Prudence, o Prudie come veniva chiamata affettuosamente da Maria,
stranamente però Maria non scrisse niente dei suoi compagni di viaggio,
53
i quali molto probabilmente erano ben vestiti e dalla condotta
impeccabile. Andarono a St. Louis nel Missouri e quando arrivarono
ebbero l’impressione che era una città scarsamente popolata, dalle grandi
strade e abbastanza scura e grigia. Oltre a girare la città, furono curiosi di
andare a vedere gli argini del fiume Mississippi, costruiti per difendere la
città dagli allagamenti e di prendere un piroscafo che li avrebbe portati a
fare una gita lungo il fiume. Il nome della barca era Magnolia ed i tre
partirono ignari dei pericoli che avrebbero corso lungo quel fiume.
All’inizio trovarono un grande affollamento di imbarcazioni ed erano
infastiditi dal rumore dei remi, che nel caso di Maria e Prudie fu relativo
visto che, essendo le uniche donne a bordo, poterono scegliere dove
sistemarsi. Il viaggio proseguiva lungo i vari scenari del paesaggio
circostante, non erano molti sulla barca ed il comandante era un uomo
molto affabile, ma il Mississippi era difficile da navigare per le diverse
insidie che nascondeva. Uno dei pericoli più frequenti era rappresentato
dall’acqua fangosa che nascondeva la sabbia e ne ebbero un’esperienza
diretta appena cinque ore dopo aver lasciato il porto, quando sentendo un
forte trambusto vennero a sapere che avevano toccato il fondo. In quel
periodo erano molte le leggende che parlavano di storie disastrose
riguardanti i piroscafi. La situazione non cambiò per alcuni giorni e
l’equipaggio fu costretto a portare i passeggeri in salvo su un altro
piroscafo. Questo si chiamava Woodruff ed era più nuovo e pieno di
passeggeri. L’unico inconveniente era rappresentato dal rifornimento di
carbone che li costringeva a fermarsi spesso. Navigando lungo le coste
del Kentucky videro tanti alberi di pesco in fiore e giardini di rose e le
osservazioni del cielo non furono mai trascurate, neanche sul
Mississippi, così non si persero l’eclissi di sole di quel Marzo. Il signor
Swift aveva conservato il vetro di una finestra della precedente
54
imbarcazione, che insieme alla cera di una candela, servirono ad evitare
che i raggi potessero danneggiargli gli occhi. Diversi passeggeri si
ritrovarono sul ponte per ammirare il fenomeno nonostante il cielo era
nuvoloso.
La successiva fermata importante che fecero fu nella città di
Memphis nel Tennessee, che a vederla sembrava particolarmente
interessante per la sua posizione. Si trovava su di una scogliera
sovrastante il fiume ed aveva tanti negozi. Successivamente visitarono la
città di Natchez nel Mississippi, nota per essere particolarmente
romantica e per le ville bellissime disposte lungo le rive del fiume e
dall’elaborato stile architettonico,.46
Arrivando a New Orleans si trovarono davanti la città più grande
del profondo sud, un territorio in costante espansione. Cotone, zucchero,
riso e cipressi erano i suoi punti forti, oltre agli altri prodotti agricoli
esportati in tutto il mondo.47 I francesi l’avevano colonizzata nel lontano
1700, ma ancora era forte l’atmosfera francese in quella città tanto
visitata sia dagli americani che dagli europei. Lei annotò sul diario le
particolarità dell’abbigliamento, in particolare i bambini erano vestiti in
modo molto appariscente, le donne indossavano gonne a fantasia, e
quelle afro- americane avevano turbanti in testa. Occasionalmente però
Maria doveva interrompere il giro della città per potersi dedicare ai suoi
calcoli astronomici. Un giorno i tre si avventurarono lungo le corsie
strette dei quartieri francesi, dove la maggior parte delle strade erano
fangose e piene di animali come i maiali, le capre, le mucche ed i cavalli
che pascolavano liberamente tra l’immondizia. Al tempo della visita di
46
Moore Booker, Margaret, Among the Stars. The Life of Maria Mitchell: Astronomer, Educator,
Women’s Rights Activist, First Edition 2007, Nantucket Massachusetts, Mill Hill Press, pp. 137 -144.
47
Mary Louise Christovich, et al., New Orleans Architecture, vol. 2, New Orleans, Pelican Publishing
Company, 1972, pp.. 201-203.
55
Mitchell New Orleans aveva guadagnato la fama di essere la città meno
salutare del mondo, dovuta alle pessime condizioni sanitarie ed alle
zanzare favorite dal territorio paludoso. Durante una mattina d’aprile
Maria andò a visitare la chiesa cattolica di Saint Louis che trovò gremita
di fedeli.4849 In quel periodo poi il sud ed il nord erano divisi per le
diverse opinioni sulla schiavitù, quindi spesso chiacchierando con la
gente del posto si ritrovavano a discutere di quell’argomento. In
particolare New Orleans era il centro dello schiavismo, la città più
interessata dal fenomeno, bastava camminare per le sue strade per notare
attaccati ai muri i manifesti che proponevano gli schiavi, nei giornali
c’erano tanti annunci a riguardo ed era uno dei principali argomenti di
conversazione nei bar.
Durante il loro soggiorno andarono a curiosare in un negozio di
schiavi per vedere come si svolgeva la compravendita. Maria era una
persona molto sensibile e quell’esperienza la turbò. Arrivati nel
supermercato il venditore disse loro di camminare lungo gli sgabelli
dove erano sedute persone di colore e di parlare con loro se ne avevamo
voglia. Gli schiavi erano all’apparenza persone intelligenti, con una
buona salute e puliti. Andarono a visitare anche una chiesa frequentata
dagli afro- americani, scoprendo che anche se fuori l’edificio appariva
misero, all’interno le persone partecipavano con passione alla messa,
contrariamente ai Quaccheri ed agli Unitariani, che invece pregavano in
calma e silenzio. Questa esperienza le fece aprire gli occhi, oltre a farle
fare un confronto con il culto secondo cui era stata educata.
48
Moore Booker, Margaret, Among the Stars. The Life of Maria Mitchell: Astronomer, Educator,
Women’s Rights Activist, First Edition 2007, Nantucket Massachusetts, Mill Hill Press, pp. 144-146.
49
Walter Johnson, Soul by Soul: Life Inside the Antebellum Slave Market, Cambridge, Mass., Harvard
University Press, 1999, pp. 46-48.
56
Sicuramente New Orleans fu la città del sud preferita dalla
comitiva, a renderla speciale era quel suo aroma francese e
quell’architettura a metà strada tra lo stile francese e quello spagnolo. In
generale trovarono nelle città del sud quiete e moderazione ed un ritmo
della vita abbastanza lento, con quella mancanza di frenesia da cui si
distinguevano dal nord. Lì la gente era indignata per l’intromissione del
nord, che essendo contrario alla schiavitù, si intrometteva troppo nei loro
affari interni e tale distacco era tanto rilevante da poter causare una
divisione definitiva tra le due parti. La gente del luogo giustificava lo
schiavismo dicendo che era presente anche nella bibbia e dicendo che
sicuramente gli africani deportati erano più ricchi di quelli rimasti nel
paese nativo.
Un’altra cosa che la sorprese era che i meridionali erano aggiornati
su quello che succedeva nel nord e che in molti consideravano la gente
del Massachusetts come quella più istruita. C’erano però anche quelli
che avevano pregiudizi verso di loro perché li consideravano presuntuosi
ed ipocriti.50 Inoltre nel sud la gente era conservatrice e non vedevano di
buon occhio la libertà delle ragazze. Nel settentrione l’economia era più
sviluppata e le donne erano più libere di provvedere a se stesse.51 Qui
invece il movimento femminista dormiva non facendo niente per
cambiare l’opinione pubblica, ed accettando passivamente la situazione
d’inferiorità in una società patriarcale dove il loro compito, oltre a quelli
di procreare e di gestire gli schiavi, era di obbedire al capofamiglia.52
50
Moore Booker, Margaret, Among the Stars. The Life of Maria Mitchell: Astronomer, Educator,
Women’s Rights Activist, First Edition 2007, Nantucket Massachusetts, Mill Hill Press, pp. 147-150.
51
Catherine Clinton, The Plantation Mistress: Woman’sWorld in the South, New York, Pantheon
Book, 1982, pp. 14-16.
52
Anne Firor Scott, The Southern Lady: From Pedestal to Politics, 1830-1930, Chicago, The
University of Chicago Press, 1970, p. 14.
57
Annotava i paragoni tra la gente del sud e quella del New England ed
annotava tutto sul suo diario, compresi discorsi che trattava con loro.
Continuando a viaggiare, si spostarono nell’Alabama con l’intento
di visitare la città di Montgomery, dove trovarono delle belle residenze,
tante rose e larghe strade fangose. Da questo punto del viaggio in poi le
due donne continuarono da sole. Si spostarono in Georgia visitando
Savannah ed i suoi dintorni, dove grazie al clima mite, c’erano diverse
specie di piante esotiche che le piacquero molto. Visitarono anche una
grande villa di un produttore di riso, dove videro le condizioni di vita dei
suoi schiavi, le grandi querce ed i campi di riso.
Il posto in cui spostarsi in seguito era Charleston nel South
Carolina, che a giudicare dalle stradine sembrava Boston, ma si
distingueva da essa per la caratteristica calma del sud. La strada
principale era costeggiata da grandi ville e dal Ashley River, che qualche
scrittore del tempo aveva definito come uno dei viali del sud più eleganti
e piacevoli all’olfatto per l’odore del sale marino.53 Qui la sua fama di
prima astronoma in America l’aveva chiaramente preceduta, dandole un
caldo benvenuto e diversi appuntamenti. Gli uomini del luogo si
dimostravano sensibili e parlavano liberamente delle proprie emozioni
diversamente da quelli intellettuali nel New England. Qui i padroni degli
schiavi si prendevano cura di loro come se fossero stati bambini.
53
Edward King, The Great South: A Record of Journeys, New York, Arno Press, 1969, pp. 444-446.
58
In generale
però rimaneva il
fatto che quelle
persone, anche se
trattate
bene,
erano pur sempre
schiave e che alle
volte
erano
sfruttate
sessualmente.
padrone
Il
poteva
fare di loro quello
che voleva, non
c’erano leggi al
riguardo, c’era il
vantaggio che le
eventuali
gravidanze
avrebbero
permesso di avere
più
schiavi
quindi
e
più
capitale.
Il viaggio continuò per il Tennessee dove le giovani donne
visitarono la città di Nashville, che costeggiava il fiume, per poi dirigersi
nel Kentucky, dove Maria visse la più terrificante esperienza di tutto il
viaggio. L’attrazione maggiore del posto erano le Mammoth Cave, delle
cave lunghe 350 miglia. Nonostante l’ansia che suscitavano, andarono lo
59
stesso ma accompagnate da una guida esperta. Nel buio rabbrividirono
per la paura con la loro piccola torcia con una luce tanto leggera che non
riuscivano a vedere neanche i loro piedi. Il loro abbigliamento non era
dei migliori visto che indossavano gonne pompose, busti stretti e scialli
che ritardavano i loro movimenti. La particolarità del posto era la totale
oscurità ed il silenzio.
L’ultima destinazione del loro viaggio fu il Natural Bridge in
Virginia, dove il loro viaggio terminava, prima di arrivare a Washington
dove imbarcare le valige. A luglio Maria fu menzionata nella rivista
United States Magazine di Emerson, il quale aveva intrapreso l’iniziativa
di raccogliere soldi per comprarle un buon telescopio.
La successiva partenza sarebbe stata per l’Europa insieme a
Prudie, che come le altre ragazze ricche della classe media, partiva per il
Grand Tour d’Europa prima di sposarsi.
3.2 L’arrivo in Europa: l’Inghilterra
I transatlantici del 1850 impiegavano diverso tempo per passare da
un continente all’altro, partivano da Boston, passavano per New York ed
arrivavano a Liverpool in Inghilterra. I rischi che si correvano in questi
viaggi erano noti per essere pubblicati su tutti i giornali, facendo
aumentare l’apprensione dei viaggiatori. Maria non aveva paura
dell’attraversata, ma dopo aver passato diversi giorni in mezzo alla
nebbia divenne un po’ nervosa. Gli inconvenienti a cui i passeggeri a
quei tempi andavano incontro erano relativi alla struttura delle navi, che
essendo vecchie, disturbavano continuamente con il rumore degli
60
ingranaggi, non avevano un buon sistema idraulico. Il continuo vibrare
metteva sotto sopra lo stomaco e rendevano spesso impossibile la lettura
e la scrittura, incidendo così anche sul sistema nervoso, che risentiva
della noia. Oltre a questi, il cibo era scadente e c’era una sola mucca a
bordo, così il latte fresco era scarso. Inoltre la camera di Maria era scura,
così lei preferiva passare il tempo nel soggiorno a disposizione di tutti i
viaggiatori e di sera amava andare fuori a guardare il cielo.54
Uno dei motivi per cui in quel periodo le persone andavano in
Europa era di visitare terre e popolazioni sconosciute, ampliando gli
orizzonti e la cultura. Per di più Maria andava a visitare gli osservatori
del vecchio continente, nei quali fu la benvenuta e poté incontrare molti
astronomi famosi. Aveva con lei molte lettere da parte di suoi amici che
prima di lei erano stati in Europa, anche Geroge P. Bond ne scrisse molte
per le persone che aveva precedentemente conosciuto.55 In molti casi non
ne avrebbe avuto bisogno perché era già molto conosciuta tra gli
scienziati. Con lei portava anche le foto che i Bond avevano fatto
dall’Osservatorio di Cambridge, che solo loro erano riusciti a fare.
Anche in questa occasione Maria non dimenticò di annotare le differenze
culturali ed inoltre portò con sé un quaderno per conservare foglie e fiori
dell’altro continente.
Arrivarono al porto di Liverpool dove le due ragazze alloggiarono
in un hotel dallo stile georgiano particolarmente pulito. Dopo una piccola
visita, le due furono invitate a bere una tazza di tè da un astronomo e
mercante di cotone di nome John Taylor, che aveva contribuito alla
costruzione dell’osservatorio della sua città, per cui Benjamin Silliman
54
Moore Booker, Margaret, Among the Stars. The Life of Maria Mitchell: Astronomer, Educator,
Women’s Rights Activist, First Edition 2007, Nantucket Massachusetts, Mill Hill Press, pp. 156-162.
55
Ella Rodman Church, Maria Mitchell, in «Godey’s Lady’s Book and Magazine», 593 (November
1879), pp. 446-448.
61
aveva scritto una lettera. Il loro obiettivo divenne la visita
dell’osservatorio di Waterloo Dock che era stato costruito inizialmente
per stabilire l’ora nel porto di Liverpool, dove c’era un telescopio
chiamato Liverpool Equatorial.
Poco dopo essere arrivate, Maria mandò una lettera al famoso
autore Nathaniel Hawthorne, al
quale
doveva
scadere
l’incarico di console degli Stati
Uniti a Liverpool. Sapendo che
era un uomo particolarmente
timido non si aspettava una
risposta
da
parte
rimanendo
sua,
piacevolmente
sorpresa quando invece lui le
fece una chiamata. Continuò
ad
incontrare
famosi
nel
dell’astronomia,
personaggi
campo
avendo
il
piacere di conoscere William
Lassell, colui che aveva scoperto Tritone, il satellite di Nettuno e due
satelliti di Urano. La meta successiva fu Manchester, la città più
industrializzata, dove, andando a vedere una mostra di dipinti, Maria fu
particolarmente interessata alle statue delle donne. Andata a visitare il
Royal Observatory di Edinburgo in Scozia, fu indignata dalla mancanza
di donne come aiutanti in quella struttura.
Tra le differenze culturali che Maria notò paragonandosi agli
inglesi, come già aveva fatto con la gente del sud del suo paese, c’era
l’attenzione con cui erano trattati gli anziani, i genitori e poi la colpì
62
molto la carnagione rossastra della gente che incontrava per strada.
Trovò i bambini inglesi essere più educati di quelli americani,
specialmente a tavola. Riguardo agli uomini non notò particolari
differenze tra quelli americani e quelli inglesi, c’era invece parecchia
disuguaglianza tra le donne dei due paesi perché le inglesi parlavano in
modo aggraziato, come se stessero cantando.
A metà agosto arrivò nella città di Londra e la sua eccitazione
venne ben rappresentata nel suo diario. Presero in affitto un
appartamento di un sarto militare che si trovava vicino alla via dello
shopping Regent Street, dove passarono parecchio tempo guardando le
vetrine. Nell’affitto era compresa una donna delle pulizie. Anche se era
felice di stare a Londra, non si dimenticava di scrivere a casa e a sua
sorella Phebe, nonostante le tremila miglia che li dividevano. Inviarono
diverse lettere di presentazione a quelle persone che si auguravano
d’incontrare, ma il problema era che in quel periodo umido e caldo in
molti avevano lasciato la città di Londra per andare in campagna o al
mare.
Uno dei posti più belli che visitarono fu l’abbazia di Westmister,
dove ammirarono la tomba in marmo giallo e nero di Isaac Newton.56
Questo fu probabilmente il più grande genio scientifico di tutti i tempi,
contribuendo in tutti i campi più importanti del pensiero scientifico della
sua generazione, in particolare alla fisica, all’astronomia ed alla
matematica.57 Questo personaggio le interessava in modo particolare ed
andò a vedere un paio di lettere scritte da lui conservate al British
Museum, qui usò la lettera di presentazione che soprannominò “Apriti
sesamo”, una lettera scritta da Joseph Henry, il direttore dello
56
Moore Booker, Margaret, Among the Stars. The Life of Maria Mitchell: Astronomer, Educator,
Women’s Rights Activist, First Edition 2007, Nantucket Massachusetts, Mill Hill Press, pp. 160-170.
57
ENCICLOPEDIA ITALIANA GROLIER, Editrice Eraclea S.r.l., Milano, 1987, vol. 13, p. 142.
63
Smithsonian, che le aprì innumerevoli porte, “E’ incredibile vedere con
quanti enti lo Smithsonian ha rapporti.” Alcuni giorni dopo, continuando
ad interessarsi a tutto ciò che riguardava Newton, Maria andò a visitare
anche la sua casa a St. Martin Street che descrisse come una piccola
abitazione rettangolare, annerita dal fumo e dal tempo, come ogni cosa a
Londra. A Burlington House invece trovò una sua collezione di oggetti,
tra cui una ciocca di capelli, un piccolo telescopio e la prima edizione di
Principia,58 che scritto da lui nel 1687, era considerato da molti la più
grande opera della scienza moderna, dove spiegava le leggi del moto e
della gravitazione universale.59
L’aspetto educativo delle ragazze durante in Grand Tour continuò
con delle lezioni di francese. Nonostante molte delle persone che voleva
incontrare erano in vacanza al mare, c’era in città un famoso astronomo
tornato da una vacanza in Scozia, questo era George Biddell Airy,60 che
lavorava per il Royal Observatory di Greenwich. Qui aveva incrementato
l’attività e l’importanza della struttura, incaricato di pubblicarne anche le
osservazioni. Era considerato uno dei migliori uomini a cui l’Inghilterra
aveva dato i natali. Dopo averlo conosciuto diceva a sua sorella Phebe,
“Quando pensavo di voler incontrare quell’uomo, ritenevo impossibile
poterlo avvicinare, trovandomi addirittura a mio agio una volta averlo
conosciuto.” Aveva stretto una bella amicizia con sua moglie Richarda,
che le sembrò una donna tranquilla e con la quale strinse un’amicizia che
durò per corrispondenza per diversi anni dopo il suo ritorno in patria.
Ironicamente, lui era tra le persone che non volevano dare la medaglia
d’oro della Danimarca a Maria, perché riteneva che avrebbe dovuto
58
Moore Booker, Margaret, Among the Stars. The Life of Maria Mitchell: Astronomer, Educator,
Women’s Rights Activist, First Edition 2007, Nantucket Massachusetts, Mill Hill Press, 2007, p. 171.
59
ENCICLOPEDIA ITALIANA GROLIER, Editrice Eraclea S.r.l., Milano, 1987, vol. 13, p. 142.
60
William Hunter McCrea, Royal Observatory Greenwich: An Historical Review, London, Her
Majesty’s Stationery Office, 1975, p.21.
64
seguire le regole e quindi pubblicare la scoperta senza aspettare. Ben
collegato al circolo di scienziati europei e cercando di rendere la
permanenza di Maria più piacevole possibile, scrisse diverse lettere per
introdurla alle persone importanti e per farla entrare nei posti rilevanti
sotto l’aspetto scientifico, sia di Londra che al di fuori della città.
Il Royal Observatory era situato su di una collinetta vicino al
Tamigi nel paesaggio rurale di Greenwich Park, che fu considerato da
Maria il più bel parco che avesse mai visto, reso particolare dalle sue
colline. Dall’osservatorio la vista era bellissima con il paesaggio avvolto
dal fumo. Ma la cosa più rilevante di quella visita fu il tempo che passò
con Airy all’interno della struttura, il quale lavorava incessantemente e
raramente incontrava gente, facendo quindi un’eccezione per la famosa
astronoma americana. Nel suo diario la donna prese nota degli strumenti
della struttura, includendo dettagli riguardo ai discorsi trattati.61 Recarsi
all’interno dell’osservatorio era come visitare un museo, che girarono
dalle sale di calcolo alla libreria, conoscendo però anche il lato umano
dell’uomo, che inaspettatamente si mise a ballare e cantare dei versetti a
memoria. Maria in cambiò mostrò le foto fatte dai Bond al cielo, le
prime foto delle stelle. Airy rimase particolarmente colpito da quelle
foto, che le esibì al Royal Astronomial Society di Londra. Maria aveva
portato un’innovazione americana attraverso l’oceano, alla comunità
scientifica più importante al mondo in quel periodo.62
Non conoscendo le classi sociali inglesi e le loro peculiarità, le due
ragazze fecero dei grossolani errori di comportamento come andare
all’opera e sedere in prima classe, indossando vestiti qualunque e dei
61
Moore Booker, Margaret, Among the Stars. The Life of Maria Mitchell: Astronomer, Educator,
Women’s Rights Activist, First Edition 2007, Nantucket Massachusetts, Mill Hill Press, pp. 171-175.
62
Bessie Zabn Jones and Lyle Giffon Boyd, The Harvard College Observatory: The First Four
Directorships, 1839-1919, Cambridge, The Belknap Press of Harvard University Press, 1971, pp.8283.
65
berretti. Le altre donne avevano i capelli ben pettinati ed una voce dietro
di lei chiese all’uomo al suo lato se Maria, vestita in quel modo, stava
con lui. In quell’occasione rischiò di essere cacciata dal teatro.
Iniziarono però dei problemi relativi alla permanenza di Prudie in
Europa data la crisi che aveva colpito la posizione di suo padre, “Ci sono
dubbi riguardo al proseguimento del mio viaggio e da un momento
all’altro potrei ritrovarmi a dover dipendere dalle mie poche risorse
economiche,” scrisse nel diario.
Incontrò il famoso Admiral William Smyth che era un famoso
idrografo, astronomo amatoriale ed il redattore del catalogo delle doppie
stelle A Cycle of Celestial Objects, for the Use of Naval, Military and
Private Astronomers, e quando lui chiese se il libro era arrivato anche a
Nantucket, lei rispose, “Durante le belle serate mio padre tiene il suo
libro sulle ginocchia, mentre cerca di osservare i corpi celesti descritti.”
Con questo aveva in comune l’amore per la poesia e ricevette dei versi
scritti e pubblicati da lui.
Le due andarono a visitare Edimburgo al nord dove accompagnate
dell’eccentrico figlio di Admiral Smyth, entrarono nell’osservatorio della
città. Costruito nel 1818, era un piccolo edificio ben fornito di strumenti
all’avanguardia ed aveva anche il telescopio equatoriale. In generale in
Scozia ebbero molto successo grazie proprio agli Smyth che le aveva
introdotte nella comunità scientifica di Edimburgo con una festa in loro
onore. Andarono poi a Glasgow sempre per l’osservatorio.
Scrivendo a suo padre Maria si lamentava per la mancanza di
conoscenza delle scoperte fatte in America da parte degli inglesi, li
trovava così pieni di sé da ignorare che c’era un’altra grande nazione
sotto il punto di vista scientifico oltre a loro. Sempre nel diario
collezionò diversi opuscoli raccolti in Inghilterra e Scozia, compresi
66
quelli delle poesie di Smyth, oltre agli autografi delle persone famose
che incontrarono.
Arrivò il momento di ritornare a casa per Prudie, che Maria
accompagnò da una famiglia americana, la quale ritornando a casa
l’avrebbero tenuta con loro per non farla viaggiare sola. Maria perdeva
sia una compagna di viaggio che il sostentamento economico, ed al
padre preoccupato per la situazione scriveva, “Nonostante mi preghi di
tornare a casa, io rimango!”
Ancora riguardo ad Isaac Newton, Maria andò a visitare il posto
dove aveva studiato, quindi a Cambridge, dove tra i diciassette colleges
ricchi di storia alle spalle, il Trinity si distingueva per aver avuto tra i
suoi iscritti proprio Newton. Scrisse a riguardo, “Se qualcuno è curioso
di vedere i costumi dell’Inghilterra dei secoli passati deve venire a
Cambridge, dove ogni cosa parla di storia.” Qui andò a visitare
l’osservatorio ovviamente.
Arrivò il tempo per Prudence di partire, così Maria dovette
accompagnarla a Liverpool, da dove avrebbe preso la nave
accompagnata dalla famiglia precedentemente conosciuta. Maria fu
orgogliosa della condotta della giovane ragazza, come scrisse a suo
padre, con il quale lei si vantò di non aver potuto fare di più per la
giovane. Occasionalmente le due si scrissero delle lettere, e da queste
giunse la notizia che pochi anni dopo il viaggio Prudence si sposò.
A metà novembre Maria accettò con molto entusiasmo l’invito di
andare a trovare la famiglia di John Herschel, i famosi astronomi inglesi.
Maria arrivò di sera tardi nel loro paese, per colpa del treno in ritardo,
ma ciò nonostante fu aspettata e ben accolta in famiglia. John le diede
compagnia fino a notte e lei poté osservare i dipinti che si erano fatti
fare, le incisioni e le sculture, mentre sorseggiava del tè con lui. Di
67
particolare interesse erano le statue di suo padre William, lo scopritore
del pianeta Urano, e di sua zia Caroline che fu la prima donna a scoprire
una cometa. Questa aiutava suo fratello nelle osservazioni e divenne
un’astronoma lei stessa, scrivendo estese osservazioni ed essendo eletta
come membro della Royal Astronomical Society. Nonostante la sua
professionalità, visse sempre all’ombra di suo fratello. Osservò il
quaderno dove riportava le osservazioni e notò che era particolarmente
ordinata.
Anche ad Oxford c’era un osservatorio e così Maria come ultima
tappa della gita in Inghilterra si diresse li, dove si occupavano delle
previsioni meteorologiche, a cui lei era particolarmente interessata, visto
che lo stesso compito lo aveva lei a Nantucket. Adesso sperava solo di
partire per Parigi, ma aveva bisogno di qualche accompagnatore, non si
fidava ad andare da sola nonostante la sicurezza che aveva in se stessa.
3.3 Un interludio parigino
A novembre Maria si decise ad attraversare il mare con una barca
per andare in Francia, nonostante sapeva bene che avrebbe sofferto di
mal di mare. Siccome stava da sola, all’inizio visitò solo i posti che la
facevano sentire a suo agio e sicura, visto che era stata avvertita più volte
di non fidarsi di nessuno in quella città, soprattutto di quelli che si
proponevano come amici. Quando usciva le piaceva guardare le vetrine
ed osservare i francesi, le piacevano in modo particolare i cappelli che le
donne indossavano. Fu colpita anche dall’informalità della vita parigina,
dove si socializzava nei luoghi pubblici, si passava molto tempo nei
68
caffè e nei parchi dove andavano anche di notte, dove era bello stare per
l’illuminazione.
Come era consuetudine per Maria, come prima tappa volle andare
a visitare l’osservatorio al sud della città, dove grazie ad una lettera di
Airy, le furono aperte le porte. Trovò un po’ difficile la comprensione
visto che il suo francese non era particolarmente buono, e che molti
osservatori sembravano essere costruiti come dei templi, anziché come
luoghi di studio.
Le difficoltà linguistiche non le impedirono di avere un’agenda
piena d’appuntamenti. Visitò i monumenti più importanti della città
come la cattedrale di Notre Dame. Ma non si sentì effettivamente a
Parigi fino a quando non andò al Louvre, la più famosa galleria d’arte
del mondo, dove tra i diversi artisti ammirò Andrea del Sarto. Alcuni
aspetti del comportamento della gente del luogo le rimasero impressi,
come “l’indifferenza delle persone incontrate per strada, che se ti
trovavano davanti a loro, ti urtavano con quelle baguette lunghe una o
due yard.”
Arrivò il momento di lasciare quella città che tanto l’aveva colpita
per l’arte, la storia ed il romanticismo, delusa però per non aver avuto
modo di migliorare il suo francese.63
63
Moore Booker, Margaret, Among the Stars. The Life of Maria Mitchell: Astronomer, Educator,
Women’s Rights Activist, First Edition 2007, Nantucket Massachusetts, Mill Hill Press, pp. 174-194.
69
Capitolo 4
Il Vassar College
ed il suo ritiro
70
“Nessuna donna
dovrebbe dire‘Sono solo una donna.’
Noi siamo nate con l’altra parte del
cervello dell’umanità,
E con più cuore degli uomini”
71
- Maria Mitchell
In the Wind
“”I let the wind whistle and pass,
I shut my eyes to the frost on the pane,
I shut my ears to the creaking vane
I think of the girls soon women to be
Who daily bring joy and peace to me
Who watch the Bear whirl round in his lair,
Who get up too soon to look at the moon,
Who go somewhat mad on the last Preiad,
Who seek to try on the sword of Onion
Who lifting their hearts to the heavenly blue,
Will do woman’s work for the good and the
true
And as sister or daughters or mothers or
wives,
72
Will take the starlight into their lives.” 64
Maria Mitchell
Nel Vento
Lascio che il vento passi e fischi,
Ho chiuso gli occhi al gelo sul vetro,
E gli orecchi allo scricchiolio della pala del
mulino a vento
Penso alle ragazze che saranno presto donne
Che ogni giorno mi portano gioia e pace
Che guardano l’ Orsa roteare intorno al suo
covo,
Che si svegliano presto per guardare la luna,
Che diventano matte per la costellazione delle
Pleiadi,
64
Moore Booker, Margaret, Among the Stars. The Life of Maria Mitchell: Astronomer, Educator,
Women’s Rights Activist, First Edition 2007, Nantucket Massachusetts, Mill Hill Press, p. 343.
73
Che cercano di provare la spada di Orione
Che sollevano i loro cuori al blu paradisiaco,
Sarà il lavoro della donna nel buono e nel vero
E come sorelle, figlie, madri o mogli,
Porteranno la luce delle stelle nella loro vita.
4.1 Il suo osservatorio ed il Vassar College
Al suo ritorno oltre alla schiera di familiari ed amici intimi, c’era anche
tutto il paese, dato il suo
annunciato arrivo da parte dei
giornali del posto nel periodo
in cui si stavano raccogliendo
fondi per un osservatorio tutto
suo.
Lei
seppe
quest’iniziativa
una
di
volta
arrivata a Nantucket. Era stata
un’idea
di
alcuni
famosi
scienziati del periodo, i quali si
auguravano
di
riuscire
a
74
comprare un osservatorio ben attrezzato che era in vendita nella periferia
di Filadelfia. Il regalo veniva soprattutto dai fondi raccolti tra le donne
ed in particolare da Elizabeth Palmer Peabody, un’accanita sostenitrice
dei diritti delle donne, mentre il giornale di Emerson United States
Magazine riportava tutti gli aggiornamenti sulla raccolta fondi.
Non si arrivò alla cifra desiderata, così si cercò di costruire un
osservatorio nuovo. Prima di comprare i giusti strumenti al suo interno,
Maria incontrò un costruttore di telescopi e si consultò con i suoi amici
William e George Bond di Cambridge. Questi edifici erano rari negli
Stati Uniti e la sua costruzione fu costantemente seguita da giornali
comuni e quelli scientifici ed era di particolare interesse per la comunità
dell’isola.
Qualche tempo dopo, il 7 luglio del 1861 all’età di 67 anni Lydia
75
Mitchell morì dopo diverso tempo di malattia. Successivamente Maria e
William si trasferirono a Lynn dove viveva Kate, la sorella più piccola, e
per stare più vicini alla comunità scientifica di Cambridge e a Boston, i
centri della vita scientifica. In quel periodo le venne fatta una proposta di
lavoro come insegnante di astronomia del college femminile di Vassar.
All’inizio lei non accettò, poi con il tempo riflettendoci bene le interessò
la cosa, tra l’altro in quel periodo di tempo in America il fatto di essere
stata a studiare per un anno circa in Europa era considerata un’esperienza
rilevante che migliorava la cultura. La costruzione del college era stata
rallentata per causa della Guerra Civile.
In questo periodo morì il suo caro amico George P. Bond, e questo
la rese particolarmente triste, non mancarono al funerale che sarebbe
stato fatto a Cambridge dove andarono diverse persone importanti del
campo scientifico, per date l’ultimo saluto a quell’uomo che aveva dato
un importante contributo ad Harvard.
Finalmente Maria ebbe la notizia della sua assunzione come
professoressa e direttrice dell’osservatorio del college.65 Matthew
Vassar, un produttore di birra nato in Inghilterra, ha scelto una piccola
città sul fiume Hudson come Poughkeepsie nello stato di New York per
posizionare il suo college, a 75 miglia appena dalla città di New York.
Poco dopo aver aperto le proprie porte, si guadagnò una buona
reputazione per i rigori intellettuali imposti ai propri studenti. All’inizio
l’offerta didattica variava nell’insegnamento di storia dell’arte,
educazione fisica, geologia, astronomia, musica, matematica e chimica,
gli studi più seguiti dell’epoca. Questo college offrì alle sue iscritte uno
65
Moore Booker, Margaret, Among the Stars. The Life of Maria Mitchell: Astronomer, Educator,
Women’s Rights Activist, First Edition 2007, Nantucket Massachusetts, Mill Hill Press, 2007, pp. 255274.
76
standard d’insegnamento di pari livello dei migliori istituti maschili, fino
a che dopo aver rifiutato la proposta di fusione con l’Università di Yale,
il Vassar decise di aprire le porte anche a studenti di sesso maschile nel
1969 e fu riconosciuto come uno dei migliori istituti del paese per
l’apprendimento delle discipline umanistiche.66
La prima struttura completata al Vassar è stata poi chiamata Maria
Mitchell Observatory. Questa eccezionale astronoma fece di questo
osservatorio un luogo d’insegnamento dove fece includere un piccolo
appartamento per sé e per suo padre, che si trasferì li con lei.67 Li fu
comprato un telescopio all’avanguardia, uno strumento costruito a New
York da Henry Fitz, il primo costruttore di telescopi di successo, che era
superato in grandezza solo da quello dell’Università di Harvard.
All’inizio ci furono alcuni problemi per farlo funzionare data la sua
complessità, ma presto divenne lo strumento ideale per fare importanti
ricerche. A parte questo strumento però i direttori dell’istituto non
spesero altri soldi per migliorare altri aspetti della struttura, per cui
Maria fu indignata.
Divenne una pioniera dell’insegnamento dell’astronomia anche
alle donne, nell’era Vittoriana in cui non esistevano università per dare
insegnamento a quelle donne a cui lei doveva dare incoraggiamento ed
essere da modello. L’istituto e la sua innovazione ebbero successo sin
dall’inizio, quando l’opinione pubblica iniziò a pensare che quelle donne
dovevano avere una buona cultura in quanto sarebbero diventate le madri
di uomini, quindi continuando a vedere il genere femminile solo sotto il
punto di vista della procreazione.
66
Charles S. Ferrar, Maria Mitchell Observatory , Vassar College copyright 2009,
http://admissions.vassar.edu/about_hist.html, (18/12/2008).
67
Charles S. Ferrar, Maria Mitchell Observatory , Vassar College copyright 2009,
http://vcencyclopedia.vassar.edu/index.php/Maria_Mitchell_Observatory, (18/12/2008).
77
Però la cosa che all’inizio la preoccupò fu il gran numero di
studentesse che aveva e l’aumentare dei suoi compiti visto che, avendo
assunto un ruolo così importante, veniva spesso chiamata anche a tenere
lezioni fuori dal college. La prima lezione che ebbe davanti ad un grande
pubblico fu descritto da una studentessa in una lettera in cui diceva che
nonostante la sua timidezza, riuscì a rendere piacevole in suo racconto
della sua gita in Europa, rimanendo sempre semplice e senza pretese. In
quel periodo era considerato volgare per una donna parlare in pubblico,
ma Maria si sentiva protetta dalle mura di quel college che dava sempre
un gran supporto alle donne.
Arrivò anche la morte di William in quella struttura. Maria fu
sollevata dall’avere l’appoggio di familiari ed amici, nonché delle sue
care studentesse. Ritornò nel suo paese natale per portare suo padre, per
poi tornare al Vassar College, dove le cose ripresero il loro andamento.
Una cosa interessante che fece con le sue studentesse fu andare a
vedere il cielo fuori dall’università per un paio di volte. La prima fu a
Burlington nel Iowa per osservare l’eclisse di sole. Usava condividere le
sue osservazioni con le studentesse, quindi è normale che abbia
organizzato di fare una gita con loro. Il 4 agosto, dopo aver percorso
1500 miglia in pullman da Buffalo a Chicago, Mitchell e le sue
studentesse arrivarono nell’Iowa. Furono raggiunte da altre otto
studentesse che avevano chiesto ospitalità a due laureate del college che
vivevano proprio in quella città.
Quello fu l’anno delle spedizioni per le osservazioni delle eclissi.
Quando iniziarono a posizionare i loro telescopi ci fu agitazione da parte
di tutti gli uomini visto che loro erano le uniche donne a partecipare
all’evento. Quello di Maria fu solo uno dei gruppi che si organizzarono
per andare li, dove il U. S. Congress stanziava $5000 per vedere
78
quell’eclisse, da cui Maria ne ricevette $100 per la pubblicazione del suo
resoconto e di quello delle sue compagne di viaggio sul Reports of
Observations of the Total Eclipse of the Sun, August 7, 1869. Nel suo
articolo raccontò che l’ansia era tanta prima dell’evento e che non
riuscivano a contare nonostante lo facessero ad alta voce, per l’euforia
delle compagne. Come la luna si muoveva lentamente davanti al sole, un
crescente bagliore all’orlo diveniva sempre più stretto. Notarono che
come il momento si avvicinava, il fiume Mississipi che avevano al lato
assumeva il colore plumbeo e che un verde pallido si espanse nel
paesaggio, mentre gli uccelli emettevano un lamento. 68
Per il giornale del posto fu chiesta una foto di Maria con una sua
studentessa, quella che aiutò a contare e dietro di loro si misero in posa
alcuni dei più importanti astronomi dell’epoca come John Coffin della U.
S. Navi, che assistettero all’eclisse come loro. Nella foto in questione,
tutti sono rivolti verso di lei per essere la signora dell’astronomia.
La notizia del suo successo
per
questa
spedizione
arrivò
anche al college, dove fu onorata
per
il
suo
l’iniziativa,
articolo
oltre
ad
e
per
ottenere
riconoscimenti anche nel resto del
paese. Dopo questa iniziativa ne
intraprese un’altra, quella di fare
dell’osservatorio diretto da lei al
Vassar College, una stazione
meteorologica dato che erano
68
Steven J. Dick, Sky and Ocean Joined: The U. S. Naval Observatory, 1830-2000, Cambridge
England, Cambridge Universit Press, 2003, p. 197.
79
forniti di barometri e termometri per la misurazione del tempo. La
richiesta la fece scrivendo una lettera al suo amico Joseph Henry dello
Smithsonian, il quale fu molto felice di acconsentire a questa attività che
avrebbe permesso agli studenti di mettere in pratica i loro studi.
Lei continuò a tenere lezioni in pubblico e ad invitare suoi amici
che erano famosi nella scienza per fargli tenere delle lezioni davanti
all’intero college, come motivo d’istruzione. Tornò anche all’Atheneum
di Nantucket quando tra i proprietari compariva suo cognato, il marito di
Anne, per tenere lei stessa una lezione sull’eclissi osservata nell’Iowa.
Fu accolta nel migliore dei modi e da un grande pubblico, se ne andò
lasciando però alla biblioteca quello che aveva guadagnato per scrivere
un articolo su tale argomento.
Tornò nel college dove il giugno successivo iniziò una tradizione,
quella di organizzare il Dome Party dove i suoi studenti più affezionati
ed ingegnosi potevano incontrare distinti visitatori del College e tutti
insieme potevano recitare poesie originali a memoria. La Mitchell
continuò ad insegnare e fare ricerche nel suo osservatorio fino a poco
prima della sua morte avvenuta nel 1889, per un centinaio di anni quella
struttura continuò a svolgere quelle stesse funzioni. Nel 1991 divenne la
seconda struttura del Vassar College ad essere considerata una pietra
miliare nazionale storica.69
4.2 Gli ultimi viaggi, l’insegnamento ed il suo ritiro
69
Charles S. Ferrar, Maria Mitchell Observatory , Vassar College copyright 2009,
http://vcencyclopedia.vassar.edu/index.php/Maria_Mitchell_Observatory, (20/12/2008).
80
Passarono diversi anni e Maria iniziò a sentirsi sempre meno bene,
continuando a lavorare finché poté. Arrivò il gennaio del 1888 e lei
dovette dimettersi dal suo lavoro al Vassar College senza poter terminare
l’anno accademico a giugno. Si trasferì da sua sorella Kate che viveva a
Lynn. La notizia fu pubblicata su molti giornali che parlarono di un suo
periodo di pausa, sperando che non fosse un definitivo allontanamento
dal suo lavoro. Lei intanto dichiarava di andarsene perché era ormai ora
di farlo, e così, dopo 23 anni di insegnamento Maria se ne andò
lasciando le sue studentesse alle quali era molto legata, le quali sentirono
la mancanza di un sostegno alla loro indipendenza. Le fu proposto di
rimanere al college a spese dell’istituto, ma lei rifiutò. Dopo qualche
tempo a Lynn, iniziò a sentire la mancanza della sua attività e mandò
diverse lettere ai suoi colleghi, impossibilitata a tornare per via della sua
malattia. Sapeva che ormai non le rimaneva molto da vivere e quando le
venivano fatti degli inviti da parte delle associazioni per i diritti delle
donne lei rifiutava.
Mentre risiedeva a Lynn, suo nipote William Mitchell Kendall, il
figlio di Phebe, che era diventato un noto architetto, le costruì un piccolo
osservatorio, dove lei poteva trascorrere le sue giornate e di cui fu molto
orgogliosa proprio per essere stato fatto ad opera del nipote. Si trovava
dietro casa di Kate, e durante la primavera era circondato di foglie di
melo. Passava il tempo tra qualche osservazione e tenendosi in contatto
con i suoi amici e la sua famiglia a Nantucket, che la tenevano
aggiornata di cosa succedeva di nuovo.
La salute di Maria peggiorava così fu portata a casa di una signora
che viveva vicino la famiglia di Kate che all’età di 55 anni doveva
accudire i suoi cinque figli. Visse gli ultimi sei mesi della sua vita in
modo miserevole per non parlare degli ultimi due in cui fu molto malata.
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Gli ultimi giorni era incosciente, diceva appena qualche parola alla sua
famiglia che l’aveva raggiunta e aveva passato gli ultimi giorni della sua
vita vicino al suo letto.
Il giorno 28 giugno del 1889 Maria morì, probabilmente per un
male che aveva colpito il suo cervello. Il 30 fu riportata nel suo paese
natale, a Nantucket, dove riposa in pace vicino ai suoi genitori. Tutti
furono dispiaciuti della sua morte, ma in particolare sua sorella Phebe
che era particolarmente legata a lei.
Al funerale nell’isola di Nantucket il
preside del Vassar College disse durante il suo
discorso: “Se dovessi scegliere quale parte del
suo carattere è quello che merita particolar
nota è la sua genuinità, quella genuinità che in
parte
derivava
dell’educazione
religiosa
ricevuta. E’ stata anche una ricercatrice del
vero, ed una persona che aspirava alla luce ed
alla vita spirituale.”70
70
Moore Booker, Margaret, Among the Stars. The Life of Maria Mitchell: Astronomer, Educator,
Women’s Rights Activist, First Edition 2007, Nantucket Massachusetts, Mill Hill Press, pp.
82
APPENDICE
Il Grand Tour d’Italia
83
(Traduzione)
“Sono stata a Roma un inverno – un ozio di sei settimane necessario. E’ proprio il
posto migliore di tutto il mondo per oziare. In quei giorni piacevoli ci sono le rovine
da visitare, la campagna dove passeggiare, le ville ed i loro giardini dove raccogliere
i fiori, i fori per riflettere, la collina del Pincio o i Capitolini per passeggiare
chiacchierando con gli amici. Nei giorni di pioggia è tutta arte. Ci sono le cattedrali,
le gallerie e gli studi di mille artisti, d’inverno ce ne sono un migliaio a Roma.”
Roma fu la sosta preferita da Mitchell nel suo viaggio intorno al continente
europeo. Oltre ad essere incantata dalla città antica, era affascinata anche dagli
accompagnatori: il depresso e generoso Nathaniel Hawthorne, la sua fragile moglie
Sophia, che era una brava pittrice, ed i suoi piccoli figli. Prima di lasciare Parigi
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Mitchell contattò Hawthorne e venne a sapere che stava per dirigersi verso Roma.
L’inverno successivo ricordò quell’incontro e la prima impressione su Mitchell nel
suo Franch and Italian NoteBook: “Questa mattina la signorina Mitchell, la celebre
astronoma di Nantucket mi ha chiamato. Aveva portato una lettera di presentazione
per me, il suo scopo era di vedere se potevamo prenderla come parte della nostra
comitiva per Roma, a cui era comunque costretta. Abbiamo acconsentito subito visto
che è sembrata una donna semplice, forte e di buon umore, che non sarebbe stata un
peso sulle nostre spalle, il mio stupore è che una persona così evidentemente in grado
di prendersi cura di se stessa possa augurarsi di avere degli accompagnatori. In realtà,
come Mitchell in seguito scoprì, Sophia Hawthorne all’inizio si oppose
all’inaspettata aggiunta nel loro gruppo in vacanza. Ma Nathaniel le assicurò che
Mitchell era il tipo di persona che non avrebbe dato problemi, così Sophia di
malavoglia acconsentì.
Uno dei membri del seguito di Hawthorne che fu particolarmente lieto di
avere Mitchell insieme a loro fu Ann “Ada” Adaline Shepard. A ventitre anni
Shepard era energica, intelligente e bella con un viso ovale incorniciato da lunghi
boccoli castani chiari. In una lettera per un amico Shepard scrisse, “E’ deciso che la
signorina Mitchell debba viaggiare con noi ed io ne sono molto felice perché sembra
un’anima forte e seria che mi piacerà conoscere. Una volta conosciuta Mitchell, lei
diventò subito una appassionata e le due svilupparono un legame speciale. Avevano
molto in comune, tra cui una simile passione per lo studio e per la cultura ed
un’ammirazione per Ralph Waldo Emerson. Dopo appena due settimane insieme
Shepard dichiarò “ Ho visto molto della signorina Mitchell e ne sono affascinata. E’
una donna forte e seria ed un onore per il sesso femminile.
Originaria di Dorchester nel Massachusetts, Shepard fu tra le prime a
laurearsi a Antioch College, il primo ad essere misto in America, si trovava a Yellow
Spring nell’Ohio, nell’anno 1857. Il primo rettore dell’Antioch fu il noto educatore
Horace Mann che Mitchell aveva incontrato e sentito parlare all’Atheneum di
Nantucket alcuni anni prima. Mann era sposato con la sorella di Sophia Hawthorne,
Mary Peabody Mann, una ex-insegnante ed una nota autrice. Fu Mary a
raccomandarsi a Sophia e Nathaniel Hawthorne di assumere Shepard come
insegnante e compagna dei loro tre figli (Una di 13, Julian di 11 e Rose di 6 anni).
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Come studentessa di lingue fluente nell’ italiano, Shepard fu utile alla famiglia come
interprete nel loro soggiorno all’estero. Come molte donne americane della classe
media, Shepard faceva il “gran tour” dell’Europa per sperimentare la vita all’estero
prima di legarsi nel vincolo del matrimonio. Era fidanzata con Henry Clay Badger
che voleva sposare al suo ritorno negli Stati Uniti. Il “gran tour” fornì un
insegnamento superiore che Shepard avrebbe necessitato per il lavoro come
insegnante di lingue straniere – il lavoro che l’aspettava a Antioch.
I progetti per il viaggio erano stati fatti e Mitchell si stabilì con la comitiva di
Hawthorne per i dieci giorni in Italia. La prima tappa comprendeva uno scomodo
tragitto di undici ore col treno da Parigi a Lione, con solo dei recipienti di latta di
acqua calda messi sotto i piedi per scaldarsi. Maria trovò la regione piatta, monotona
e non interessante. Si divertì a parlare con la più piccola degli Hawthorne, a sporgere
la testa fuori dal finestrino durante le fermate alle stazioni ed a mettere in pratica il
suo francese chiedendo de l’eau froid (acqua fredda). Passò anche il tempo a
chiacchierare con la tutrice dei bambini, che era cresciuta in un sobborgo di Boston.
Mitchell e Shepard parlarono rapidamente e a lungo della gente del Massachusetts
che conoscevano in comune.
Stranamente, Mitchell raramente menzionò Shepard non nominandola nei
suoi diari di viaggio o nelle lettere a casa. In netto contrasto, Shepard spesso riferiva
della sua amicizia con Mitchell e dell’esperienza che condivisero a Roma, nella
grande quantità di lettere che lei scrisse a casa al suo fidanzato. Le lettere fanno
pensare che Shepard manifestò una forte ammirazione per Mitchell, forse era un po’
infatuata di quella donna più grande. In una lettere Shepard scrisse, “Mitchell è una
persona dalla grande energia, come potrai immaginare. Ha trentanove anni, ha una
faccia robusta, sincera ed onesta, senza bellezza ma non senza educazione e
raffinatezza. Nonostante è stata educata sul temerario suolo di Nantucket, lei è
educata e delicata, ha un minuzioso senso del decoro e un buon gusto poetico. Il suo
aspetto non è attraente per chi guarda solo all’apparenza fisica, invece a me è
piaciuta da subito e più la vedo, più mi piace. Io e lei stiamo dormendo insieme da
quando abbiamo lasciato Parigi.”
Quando Mitchell, gli Hawthorne e Shepard arrivarono a Lione alloggiarono in
quello che Maria definì un hotel strano e in vecchio stile, chiamato Hôtel de
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Provence, dove dovettero salire mezza dozzina di rampe di scale per arrivare alle
loro stanze. Mitchell scrisse nel suo diario che gli hotel nella campagna francese
erano generalmente le prime residenze dei nobili e le stanze erano immense, non
riscaldate e senza moquette. Quella notte Mitchell era colpita da quanto erano
brillanti le stelle e Sophia Hawthorne le chiese di andare nella sua stanza per
guardarle. “Orione e Perseo erano più brillanti di quanto le avesse mai viste,”
Mitchell specificò nel suo diario. Dopo una rinfrescante tazza di tè la comitiva dormì
meglio che potesse e si alzò presto per passeggiare nelle larghe strade di Lione.
Come Nathaniel Hawthorne spiegò nei suoi appunti di viaggio, a Lione fu
scoperto un errore con i bagagli: “ Noi abbiamo perso un grande sacca da viaggio e
dopo abbiamo constatato che era stata sostituita con un baule della signorina
Mitchell, quindi c’era il giusto numero di bagagli come registrato, fu impossibile
convincere gli ufficiali che qualcosa non andava bene. Noi iniziammo a
generalizzare... La signorina Mitchell insinuò che c’erano cause simili durante la
Rivoluzione Francese quando il numero assegnato veniva cacciato dalla prigione per
essere ghigliottinato, la prigione non teneva conto se essi erano i carcerati designati
dal tribunale o meno.
Il giorno seguente, durante il lungo viaggio per Marsiglia, Mitchell trovò la
vista della campagna circostante pittoresca e piacevole. Di sera passava il tempo
insegnando pazientemente ai figli di Nathaniel e Sophia - Rose, Julian e Una – come
leggere il cielo notturno. Hawthorne ricordò: “Dopo essere arrivato il buio le stelle
brillavano e la signorina Mitchell - dal suo finestrino indicava alcuni pianeti ai
bambini, lei aveva familiarizzato con loro tanto quanto un giardiniere coi suoi fiori.
Erano brillanti come i diamanti.”
Dopo un altro giorno di viaggio Mitchell ed i suoi compagni di viaggio
arrivarono impolverati, stanchi ed affamati nella città di Marsiglia alle undici in
punto della sera. Riservarono all’Hôtel d’Angleterre, che il gruppo trovò deludente
ma sopportabile. Nathaniel Hawthorne scrisse nel suo diario che era un posto molto
povero. Mitchell commentò nel suo diario che “il signor Hawthorne non è per niente
pratico ed è incapace di parlare un’altra lingua che non fosse l’inglese, quindi la
signorina Shepard negoziava tutti gli affari e stabiliva i contratti.” La mattina dopo si
accorsero che a solo un centinaio di iarde più in la c’era lo sbalorditivo Mar
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Mediterraneo e che gli alberi delle barche erano visibili dalle finestre dell’hotel. Nel
pomeriggio Mitchell e Shepard andarono a fare un giro per la città, comprarono
nocciole, chiacchierarono con le donne del posto e scesero delle scale da dove ebbero
la prima vista del Mediterraneo.
Tentata da un’edicola a Marsiglia, Mitchell comprò una elogiata novella del
romanziere Edmund About intitolata Tolla. Quando Mitchell e Shepard si fermarono
per strada a comprare alcuni souvenir da un venditore ambulante, un buon numero di
curiosi residenti locali si accalcarono intono a loro. Shepard scrisse, “La signorina
Mitchell sembrò essere allarmata. Ma loro ci guardavano solamente.” Prima di
partire Mitchell andò a fare un giro in carrozza con Shepard e i figli degli
Hawthorne per vedere la costa e le sue spiagge. Essendo affascinata dalla vista del
mare e sentendo la mancanza della circonferenza marittima intono alla sua isola,
Mitchell implorò il cocchiere di fermarsi così da poter passeggiare lungo la spiaggia
e battezzarsi nell’acqua azzurra e limpida.
La tappa successiva del loro viaggio era a bordo del piroscafo napoletano
Calabrese, che li ha portati lungo le spiagge rocciose della Francia meridionale e
l’Italia settentrionale – incredibile scenario di colline in contrasto al vibrante blu del
cielo e del mare. Nonostante lo scenario sbalorditivo, Mitchell soffrì di mal di mare e
passò parecchio tempo nella sua cuccetta. Quando il mare diveniva calmo di sera, si
unì ai suoi compagni sul ponte da dove descrisse le stelle ed i pianeti visibili nel cielo
e guardò la vivace fosforescenza del mare. Il chiaro di luna illuminava le montagne
innevate a distanza. Senza altre donne a bordo, Mitchell era soddisfatta del fatto che
lei, Sophia e Ada avessero l’intera cabina delle signore tutta per loro e quindi non
erano obbligate a vestirsi nelle piccole e tristi cabine.
La prima fermata in Italia fu Genova dove Mitchell e gli Hawthorne scesero
per visitare l’antica città. Dopo essere stati remati a riva Nathaniel Hawthorne
ingaggiò una guida – un uomo in mantello, all’apparenza discreto – e per il resto
della giornata fecero una veloce visita per chiese di marmo, palazzi e giardini in
fiore. Sopraffatti dal numero dei posti che visitarono, Mitchell si lamentò nel suo
diario, “Fu faticoso salire così tanti gradini e rimanere sconcertati alla vista di così
tante immagini.” Mitchell disse alla sua amica Shepard che se qualcuno di loro
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sarebbe deceduto in conseguenza della loro visita a Genova, la vittima sarebbe morta
per colpa dei palazzi di marmo.
Il giorno seguente il piroscafo si fermò a Livorno. Dopo essere stati remati a
riva per una visita, Mitchell e Shepard furono immediatamente assillate da una
mezza dozzina di cocchieri che gli urlavano in francese, italiano ed inglese, offrendo
loro una visita in carrozza o il tragitto in hotel. Shepard riportò, “La signorina
Mitchell ed io siamo state le guardie del gruppo respingendo quelle creature
fastidiose, ma nonostante i nostri sforzi, uno camminava e raccontava
insistentemente delle meraviglie della città che ci avrebbe mostrato per due franchi a
testa.” Nathaniel Hawthorne si intenerì per implorazione di un cocchiere così l’intero
gruppo salì nella larga carrozza. Girarono intorno alle grandi piazze e passarono a
gran velocità davanti alle cattedrali, palazzi, ad una sinagoga e ad un cimitero
inglese. Quando Mitchell ritornò sul piroscafo, osservò uno scorcio che aveva tutto il
fascino della vera scena italiana e lo riportò nel suo diario: “La baia era bella liscia
ed il cielo e il mare rivaleggiavano con i loro colori, con le montagne con la nebbia
in lontananza, le barche accalcate di marinai pittoreschi con costumi appariscenti e la
musicalità della lingua italiana ci faceva sentire di essere effettivamente in una terra
del sud.” Nathaniel Hawthorne era poco entusiasmato dell’esperienza nel porto
italiano. Scrisse nel suo quaderno, “ A Livorno, come dovunque, sentivamo freddo al
cuore, tranne quando avevamo i raggi del sole diretti su di noi, e tornavamo sul
piroscafo con la sensazione che stavamo tornando nella nostra casa, per la miserabile
vita di vagabondo stare tre giorni in un posto lo fa sembrare la propria casa.”
Il piroscafo lasciò il porto di Livorno tardi quel giorno e di nuovo durante la
notte Maria stette con gli Hawthorne ed i loro bambini sul ponte a guardare il profilo
delle isole con il cielo stellato controluce. Passarono l’Isola d’Elba, dove Napoleone
aveva vissuto in esilio. Nathaniel Hawthorne scrisse sul duo diario, “ Quella sera era
bella, con una luna nuova brillante, non sufficientemente da sovrastare le stelle e
siccome abbiamo passeggiato sul ponte, la signorina Mitchell ha mostrato le
costellazioni ai bambini e ne ha detto i nomi.”
Arrivarono nel piccolo porto di Civita Vecchia molto presto la mattina
seguente. Dopo una lunga ispezione della dogana, Hawthorne affittò una vettura
privata (una carrozza a quattro ruote) per portare la comitiva per le quaranta miglia
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necessarie ad arrivare a Roma. Il lungo viaggio su un terreno sterile e sabbioso
ricordò a Mitchell Nantucket. Era considerato un tragitto pericoloso per la frequenza
di “banditi”. Mitchell in seguito si riferì al tragitto tra Civita Vecchia e Roma come
ad un “percorso disgraziato.” Come spiegò nel suo diario, erano senza cibo (solo
pane secco ed acido e formaggio di latte di capra), fuori piovigginava, nessuno
parlava ed anche i bambini avevano cessato di essere vivaci. Mitchell commentò, “Se
il signor Hawthorne fosse stato tanto gradevole nella conversazione come nel suo
scrivere, non sarebbe riuscito comunque a rendere piacevole la giornata.” Quando la
loro vettura si imbatté nel freddo e nell’ oscurità di Roma a mezzanotte, furono tutti
privi di entusiasmo. La prima cosa che visitarono fu il colonnato della basilica di S.
Pietro. Maria ricordava che Julian Hawthorne aveva così tanta fame che “avrebbe
voluto che la cupola di S. Pietro fosse di carne di montone da poter mangiare”.
Poco dopo il loro arrivo a Roma, Mitchell esclamò sul suo diario, “Sono a
Roma! Sono qui da quattro giorni e gia sento che ho voluto più questi quattro a
Roma che tutti gli altri del mio viaggio! Sono stata a disagio, stanca, ho preso freddo
e soggetta a tutti gli aspetti cattivi del viaggio, ma nonostante ciò, non avrei mai
voluto perdermi la sensazione di realizzazione che ho per l’esistenza del passato di
grande gloria, neanche se avessi avuto mille afflizioni. Rose Hawthorne più tardi
ricordava che Mitchell sorrideva felicemente a Roma come se stesse visitando una
costellazione.
Con l’ aiuto di Ada Shepard, Mitchell affittò una stanza al quinto piano di un
edificio al numero 60 di via Bocca di Leone. Questa stanza era migliore di quella che
aveva a Parigi, era costituita da un grande salotto con un piccolo focolare, una grande
camera da letto ed una stanza che lei usava per cenare. Pulita e ben ammobiliata,
costava a Mitchell venti dollari al mese. Per un dollaro in più alla settimana, la
moglie del proprietario, una donna bassa e mora, con un bel viso, l’avrebbe servita, si
prendeva cura delle sue camere, le portava la colazione al mattino, le lavava i piatti e
le prendeva la cena da una trattoria locale.
L’appartamento di Mitchell si trovava proprio dietro l’angolo di Piazza di
Spagna ed i gradini di Trinità dei Monti, dove vivevano diversi artisti americani
espatriati. Vedeva ogni giorno gli Hawthorne e Shepard, che soggiornavano in una
costosa suite di dieci stanze in un palazzo nelle vicinanze di via Porta Pinciara. Si
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univa a Shepard ed ai bambini per la loro passeggiata pomeridiana e spesso li
invitava al suo appartamento per la colazione o per un tè. Come Mitchell spiegò in
una lettera per la sua famiglia, “Gli Hawthorne sono impagabili con me, i piccoli
vengono nella mia stanza ogni giorno ed io vado da loro quando voglio. La signora
Hawthorne alle volte passeggia con noi, il signor Hawthorne mai. Lui ha l’ansia
durante le visite turistiche e per le emozioni in generale, ma mi piace tanto.”
Nathaniel Hawthorne alla fine fece un’estesa visita della città, ma durante i primi
giorni a Roma, prese un raffreddore ed era febbricitante, era così penoso che
raramente venne fuori. Erano tutti sorpresi dal freddo fuori stagione che li afflisse
durante il primo mese nell’ assolata Italia, e dovettero accumulare mantelle e scialli
anche al coperto. Sophia raccontò in una lettera alla sorella che quello fu l’inverno di
Roma più freddo degli ultimi venti anni. Ma per Sophia, come per Maria, niente
poteva scoraggiare il loro entusiasmo di essere a “Roma, Roma, Roma!” e di
ammirare la grandezza stupefacente della vecchia città.
Per Sophia, Roma era un sogno divenuto realtà, insieme all’infinita galleria
della gloriosa arte italiana. Prima di sposarsi con Nathaniel, Sophia era una rinomata
pittrice e scultrice di Boston. Durante il soggiorno a Roma Sophia fece dei meticolosi
schizzi a matita di posti e persone ricorse a lei. Mitchell ebbe modo di conoscere
Sophia durante le lunghe visite ai grandi palazzi d’arte ed alle rovine storiche, e
quando aspettavano insieme i servizi della chiesa. Nel suo diario Mitchell riportò che
trovava che Sophia avesse una visione seria e religiosa. Nove anni più grande di
Maria, Sophia aveva un viso rotondo con caratteri piani e bei capelli lunghi pettinati
all’ ultima moda. Era magra e piuttosto fragile avendo sofferto per la migrazione da
bambina. Mitchell notò che Sophia aveva una forte tosse e mal di testa durante i
giorni del viaggio ed era come assente all’arrivo a Roma. Mitchell raccontò che la
prima notte a Roma, mentre Sophia stava particolarmente male, suo marito provò
invano di far capire ai loro servitori dell’hotel la necessità di un fuoco in camera.
Come non parlava una parola d’italiano, francese o tedesco, Hawthorne poté solo
strillare impetuosamente “Fate un fuoco nella stanza del signor Hawthorne.” Maria
ricordava, “Sfinito per i suoi sforzi, venne da me e disse ‘signorina Mitchell dì ai
servitori cosa voglio, il tuo francese è eccellente...’ Così io chiesi in un orribile
francese, ‘Fate un fuoco e mettete una griglia ’ – di sicuro la gestualità fu capita.”
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Col passare del tempo,lo spirito e la salute di Sophia si ravvivarono e si unì a
Mitchell ed ai bambini per delle escursioni di famiglia. I figli degli Hawthorne, ed in
special modo Julian di dodici anni, si affezionavano in modo piuttosto crescente a
Mitchell mentre stavano a Roma. Mitchell disse alla sua famiglia a Nantucket,
“Julian, il ragazzo, è affascinato da me. L’ultima volta che sono stata da loro il signor
Hawthorne è tornato a casa con me, come si mise il cappotto si girò verso Julian e gli
disse ‘Julian, credo che per il tuo tenero interesse per Maria Mitchell non vorresti che
sia io ad accompagnarla a casa sua.’” Alcuni anni più tardi, sia Rose che Julian
Hawthorne scrissero racconti amorevoli del tempo passato con Mitchell a Roma.
Rose, che aveva sei anni durante quella gita, raccontò che la voce di Maria era ricca
di melodie, come quella di suo padre, e che la sua intelligenza era come un allegra
manifestazione di profondo pensiero.
Scrivendo i suoi ricordi, Julian fece una descrizione rivelatrice di quella Maria di
trentanove anni:
Era la più chiara, semplice e cordiale delle donne, col viso scurito dal
sole, col quale era evidentemente abituata a guardare molto più delle
stelle nel cielo. La sua bocca era risoluta e ricca di espressioni, ma la cosa
più straordinaria erano i suoi occhi, scuri e potenti, che avevano la
gentilezza ed il magnetismo della solidarietà per i suoi compagni. I
capelli scuri stavano un po’ ingrigendosi. Si vestiva di grigio chiaro ed
era attiva ed energica nei suoi movimenti. Era, come il mondo la
conosceva, una donna dall’intelletto ed dal carattere inusuale, ma era
vissuta da sola con le sue costellazioni ed aveva avuto poco contatto col
mondo e la conoscenza pratica di esso, così in diverse occasioni era tanto
bambina quanto lo ero io, e immediatamente l’ho considerata mia amica
e compagna di giochi e l’ho apprezzata con tutto il mio cuore. C’era
un’affascinante singolarità ed innocenza in lei ed un’immensa e sana
curiosità riguardo al nuovo vecchio mondo ed il suo contenuto. Aveva un
flusso di naturale e spontaneo umorismo e non avrebbe detto niente che
non fosse stato consistente ed acuto. Era all’antica, ma piena di moderni
impulsi e tendenze, di buon cuore ed impulsiva ma ricca di semplice
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buonsenso. Sebbene coraggiosa come un leone, ciò nonostante era
assalita da una simpatica timidezza femminile e da apprensione dovute
principalmente, io credo, alla familiarità che non aveva con il mondo.
La storia e le vecchie arti erano una parte importante ed impressionante del richiamo
che Roma aveva sui turisti, e durante il primo giorno di visita della città Mitchell,
tenendo una mappa ed il Murray’s Handbook to Italy, trovò i Fori Romani ed
ammirò il loro sgretolamento, le rovine pittoresche e l’anzianità dei templi e degli
archi. Raccontò sul suo diario, “Ho camminato per lungo tempo sopraffatta da
meraviglia ed ammirazione. Mi è sembrato di sognare, e che quelle prove
dell’esistenza di persone tanto colte, così tanti secoli fa non potessero esistere
davvero.” Più tardi in giornata visitò altre cose da sola, con la sua guida come fosse
un’insegnate. “Non ero dispiaciuta di essere sola” Mitchell scrisse sul suo diario,
“perché sentivo la solennità di Roma e mi è sembrato che una concezione del tempo
e degli anni del mondo mi ha riempito la testa nella prima parte della mia vita.”
“Penso veramente che ho più piacere a girare da sola e ritrovare me stessa” concluse.
Tra le cose che visitò, Mitchell fu particolarmente colpita dal Colosseo e
spiegò, “A stento posso credere che io veramente sono tra le rovine e che non sto
sognando!” Maria era affascinata dai cambiamenti ottenuti per mezzo del tempo e
della natura, trovando che il cielo di Roma fosse “il più blu dei blu e profondo
quando visto attraverso la struttura marrone di un arco rovinato” del Colosseo.
Quando ricordava le sue avventure romane alcuni anni più tardi, Mitchell raccontava
di aver passato molte ore a prendere piccoli sassi sul Colosseo, a raccogliere le viole
nelle camere superiori del palazzo di Cesare, rese facilmente rampicanti dalle pareti
coperte. Concludendo con le statue rotte nel foro, abbiamo ammirato gli archi del
tempio della Pace col ricco blu proiettato dal cielo assolato.”
Uno scrittore del periodo suggerì che “appena della polvere durante il viaggio
viene scossa dai loro piedi, i turisti a Roma si affrettano verso la magnifica e vasta
basilica di San Pietro. Quasi sicuramente, questa è stata uno dei primi posti che
Mitchell esplorò e di cui fosse davvero spaventata. Visitò la chiesa per la prima volta
con la famiglia Hawthorne, Mitchell in seguito raccontò che quando Nathaniel
Hawthorne vide la famosa basilica si girò indietro dicendo, “San Pietro nella mia
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immaginazione era molto meglio.” Nathaniel ricordò sul suo proprio diario che San
Pietro lo aveva deluso “terribilmente per lo sforzo d’effetto” sull’esteriorità, però
l’interno gli luccicò con l’inaspettata magnificenza”. Mitchell trovò che la chiesa
potesse essere paragonata in grandezza con le vaste e belle Cascate del Niagara, e
durante la sua visita di tre ore il meraviglioso mosaico e la maestosa Cappella Sistina
di Michelangelo la impressionarono tanto. Mitchell osservava gli italiani entrare uno
dietro l’altro ed inginocchiarsi davanti alla scultura di San Pietro e baciare la punta
del piede. Scrisse sul suo diario “Come possono illuminarsi nel baciare il dito di un
brutto pezzo d’arte quando il più bello è intorno – bisognerebbe essere devoti in quel
modo per capirlo.
Durante una visita ai Musei Vaticani si concentrò a studiare l’Apollo
Belvedere, una delle sculture classiche più ammirate del momento. “La figura è una
delle più belle, quasi troppo effeminato per essere una bellezza virile,” Mitchell
disse. Si sedette vicino alla scultura di marmo e lesse la descrizione eloquente di
Byron riguardo il famoso lavoro d’arte. “Trovo che poeti come Scott e Byron aiutino
molto per il senso della bellezza della natura e dell’arte, il poeta sembra avere
un’aguzza percezione delle affascinanti caratteristiche,” spiegò nel suo diario. Dopo
aver visitato le altre stanze del museo, concluse, “Nessuno può guardare le statue ed i
dipinti nel museo senza percepire la loro superiorità su tutto quello che furono prima.
La convinzione della vita nel marmo e nella tela è più sentita che mai, e già il
drappeggio... è tanto bello come se fosse una caratteristica e sembra avere una
propria fisionomia.”
La gita in Europa di Mitchell le fece aprire gli occhi e non solo per quel che
riguardava l’arte. La sua etica Quacchera veniva sfidata in numerose occasioni.
Quando si avventurò in un teatro francese durante una serata a Roma, commentò,
“Questi spettacoli mi fanno rilassare dalla morale, come altri, quando sono lontana
da casa.” In un’altra occasione Mitchell era stata avvertita che i dipinti
dell’Accademia di San Luca erano grossolani. Andò comunque e disse, “Percepisco
solo la nudità tanto comune nelle figure delle gallerie in Europa” e trovò che la
grossolanità allegorica e mitologica non la angosciavano affatto. C’era un senso di
libertà a Roma richiamava Mitchell. “C’è un abbandonarsi alla vita [ a Roma] che è
affascinante,” confidò nel suo diario.
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La guida che Maria si era portata avvisava, “Tra le caratteristiche della Roma
moderna capaci di offrire il più alto interesse tra i visitatori intellettuali, non
conosciamo nessuno che abbia un fascino più grande di quello degli studi degli
artisti.” Mitchell capì che effettivamente a Roma “L’attrazione principale è l’arte,
1000 artisti vivono a Roma, i loro negozi sono dappertutto, sono liberamente aperti e
ci si sente intrattenuti nel camminare ed esaminare i loro lavori.” Visitare gli studi
degli artisti divenne una caratteristica del soggiorno di Mitchell a Roma e ci andava
ogni settimana, generalmente accompagnata da Ada Shepard. Gli studi erano sulla
strada addiacente alla scalinata di Piazza di Spagna, dove gli artisti si sono uniti sin
dal diciassettesimo secolo, e stavano a due passi dall’appartamento di Mitchell.
Julian Hawthorne raccontò che quando Mitchell e Shepard visitavano qualcosa
insieme, “discutevano tra loro sulle statue ed i dipinti.” A Mitchell piaceva
chiacchierare con gli artisti, che indicavano i loro metodi nelle opere e le storie che
potevano esserci dietro. Lei spiegò, “A Roma incontri non solo l’artista come parte di
un gruppo, ma incontri anche le loro Ruth e le Eva e le Rebecca – parlano di loro
come farebbero dei bambini.”
Durante un caratteristico giorni di pioggia a Roma, Maria visitò lo studio
dello scultore americano Paul Akers, che stava modellando un busto di Milton per un
cliente di Filadelfia. Mentre esaminava i suoi gessi, si aprì la porta dello studio ed
entrò la scultrice americana Harriet Hosmer. Hosmer aveva ventotto anni ed era
malfamata dal suo comportamento vivace, come per fumare sigari e cavalcare da sola
per le strade di Roma. Era la prima e più importante di un gruppo di nove scultrici
che avevano stabilito i loro studi vicino a Piazza di Spagna ed erano definite da
Henry James come un “gregge di marmo bianco.” Questo gregge di donne
emancipate sono venute a Roma a ricevere lo stesso insegnamento che ricevevano gli
scultori americani maschi e per competere nello steso mercato. Il loro successo
all’estero come in patria ha portato alle altre scultrici degli Stati Uniti un grande
riconoscimento e rilievo. L’esponente dell’esodo delle scultrici a Roma fu l’attrice di
Boston Charlotte Cushman, che Mitchell incontrò alcuni anni più tardi a New York.
Mitchell fu sorpresa dallo stile di vita libero che osservò in Hosmer e dalle
altre artiste che incontrò. Vivendo a miglia di distanza da casa, passeggiavano
impavidamente nelle strade di Roma, di notte come di giorno, senza usi nazionali da
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seguire e quindi sole con le loro regole. Quando la prima volta incontrò Hosmer nello
studio di Akers, l’eccentricità dell’artista, l’atteggiamento scervellato e i modi di fare
infantili stupirono Mitchell. Hosmer parlò a Mitchell rapidamente e con vivacità
prima di precipitarsi ad un appuntamento a pranzo. Dopo l’incontro Mitchell
descrisse l’artista come una “bella ragazza piccola ed attiva coi ricci che spuntano
sotto un cappello gitano”, che appare più come una musa della poetica che come una
donna forte. Come attestano le fotografie dell’epoca, Hosmer era piccola con i
capelli ricci e scuri, occhi luminosi e sempre vestita con abiti maschili inusuali.
Una visita allo studio di Hosmer, una stanza alta piena di sculture ed
illuminata da un lucernario, era di rigore per i turisti americani ed inglesi che
visitavano Roma. Dettagliatamente Mitchell ricorda il viaggio per vedere l’artista:
“Ho chiamato Hosmer nel suo studio oggi. Lei è balzata dalla sedia in cui era seduta
e mi ha dato un piacevole benvenuto. Aveva i capelli corti come un ragazzo, con i
ricci dietro le orecchie, indossava una giacca marrone stretta come se fosse un
maschio, con bottoni da ragazzo e fornita di tasche maschili. Da l’impressione di
essere estremamente giovane ed è bella e fresca, ma mi hanno colpito subito le sue
maniere brusche – è una bellezza sprecata... Lei incrociava le gambe e batteva le
mani sulle ginocchia quando parlava ed occasionalmente usava frasi poco eleganti.
Insieme abbiamo parlato piacevolmente ma allo stesso tempo un po’ di femminile
timidezza l’avrebbe resa più amabile.
Hosmer descrisse il processo di scultura a Mitchell e le mostrò il suo Puck,
l’allegra scultura di marmo in stile neoclassico che ha fatto di Hosmer un’artista
supportata. Basato sul carattere del Sogno di una notte d’estate di Shakespeare,
l’alato, riccio e biricchino Puck seduto con le gambe incrociate su di un fungo
velenoso, tiene uno scarabeo che sta per lanciare. Maria era divertita dalla scultura
che definì “tutta divertente ed allegra.” Vide anche il disegno di Hosmer per una
fontana, un monumento ad una giovane donna, una Beatrice Cenci reclinata e
disegnata per una rappresentazione di bassa prospettiva dell’alzarsi.
Hosmer condivise con Mitchell il suo parere su di una scultura che stava
disegnando chiamata Zenobia – Una statua di marmo di sette piedi della Regina di
Palmyra, una famosa guerriera, intellettuale e protettrice delle arti. Mitchell rimase
impressionata dallo studio profondo di Hosmer sul soggetto, per poter rappresentarne
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il giusto aspetto, il costume e le caratteristiche del viso della regina. In seguito
Mitchell spiegò, “Se Hosmer avesse sentito che in una sacrestia di una certa
cattedrale a mille miglia giacevano i vestiti delle regine orientali, avrebbe montato il
suo cavallo e cavalcato fino quel posto, per poter imparare la lezione che avrebbero
potuto insegnare.”
Dopo aver parlato un po’ con Hosmer, Mitchell trovò ammirazione per il
talento dell’artista e lo spirito indipendente. Concluse che Hosmer “fa battute misere,
è un po’ rude, abbastanza eccentrica, ma è sempre vera.” Fu molto impressionata
anche quando Hosmer offrì assistenza ad una giovane artista che era stata evitata
dalle altre artiste americane a Roma. Mitchell scrisse nel suo diario, “Gli artisti che
ho visto dicevano che la signorina Hosmer non potesse classificarsi come una
scultrice, tra gli uomini, ma lei non è d’accordo con quel giudizio. Dopo essere
tornata a casa, Mitchell seguì la carriera di Hosmer ed alcuni anni più tardi, in una
lettura agli studenti, descrisse Hosmer come un esempio di donna forte degna di
grande ammirazione e con un talento “sopra la media degli artisti.”
Come nei viaggi dovunque in America ed all’estero, Maria era affascinata
non solo dall’arte e dall’architettura che vide in Italia, ma anche dalle circostanze
della vita quotidiana. Raccontò nel suo diario il comportamento sociale, lo stile
dell’abbigliamento e le caratteristiche delle differenti classi che lei osservò a Roma.
“Dopo la cortesia di tutte le classi nelle strade di Parigi, le maniere degli italiani non
mi sono piaciute”, scrisse. La maggior parte dei mendicanti, dei poveri e disoccupati
di Roma disturbarono Mitchell. Scrisse in privato sul suo diario “Dopo i cappelli
costosi delle donne francesi, che non indossavano cuffie, il grossolano ed
aggrovigliato blocco di italiani della stessa classe erano particolarmente disgustosi. I
berretti non erano tollerati a Parigi... a Roma gran parte della popolazione li indossa e
ad eccezione degli uomini a lavoro. Ho contato trenta uomini robusti sugli scalini
condursi alla collina del Pincio, durante una giornata di sole, proponendosi come gli
schiavi del sud, crogiolando per il calore. Quando teneva una conferenza sul suo
viaggio a Roma gli anni seguenti, Mitchell non ripeté mai quei commenti, piuttosto
dava una visione più lusinghiera, suggerendo, “A Roma la familiarità che le persone
comuni hanno nel mostrare arte è stupefacente.”
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Riguardo gli alloggi a Roma, Mitchell scoprì che in molti casi gli edifici
erano tanto fragili che una clausola che proibisse di ballare dovrebbe essere inclusa
nel contratto d’affitto. Mitchell annotò con umorismo sul diario, “Quando sono
entrata la prima volta nel mio alloggio, ho pensato ci fosse stata una scossa di
terremoto, ma ho capito che era solo la piccola padrona di casa che veniva verso di
me.” Fu sorpresa di vedere che in Italia “Ogni cosa si fa fuori casa più che a Parigi.
In una delle strade principali ho visto un uomo riempire il materasso del letto con
della paglia.... Un’altra volta ho visto un uomo seduto sul ciglio della strada che
spennava una gallina.” Un giorno Mitchell capitò in un negozio di cammeo e
mosaico dove osservò affascinata l’artigiano al lavoro. Dopo, scrisse sul diario,
“Casualmente ho visto quelli che fanno i mosaici, i tagliatori dei cammei e quelli che
cucinavano i maccheroni mentre compivano il loro lavoro.” Potrebbe essere stato a
quel negozio di cammeo che Mitchell commissionò il bel guscio, intagliato con un
ritratto della madre che si riportò come regalo.
Normalmente timida e riservata, Mitchell dovette imparare ad essere forte con
i proprietari dei negozi italiani e negoziare per il prezzo. Spiegò nel diario, “In Italia
si aspettano che lo abbatti. Nessuno pone il prezzo sugli articoli – ti propongono il
prezzo che potresti pagare e tu proponi quello a cui lo vuoi. Mitchell ammise di non
essere molto brava a mercanteggiare. Raccontò che in un’occasione lei “offrì 10
centesimi per un cesto per cui loro ne chiedevano 20, che probabilmente ne valeva
5.”
All’ inizio di febbraio, nonostante il clima freddo e piovoso, le strade di
Roma erano affollate con la baldoria del carnevale, che inizia con l’inizio dell’anno e
continua fino alla quaresima. Mitchell e Shepard affrontarono la cosa ed andarono a
passeggiare per guardare la preparazione. Shepard raccontò, “Vedemmo poche
carrozze andare rapidamente per le strade, portando persone mascherate.... Tutti i
balconi del Corso erano addobbati di rosso e bianco e riempiti apparentemente in
prevalenza da americani ed inglesi.... Abbiamo visto le persone sui balconi lanciare
bon bon all’altra parte della strada, agli opposti. Spesso battevano sul pavimento e...
ragazzini italiani lottavano per loro.... Uomini anziani pittoreschi e donne che
infastidivano con le loro giganti ceste in testa di mazzolini che di continuo cercavano
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di vendere in saldo. Le persone gettavano i mazzolini furiosamente nel periodo del
carnevale, come anche i confetti.”
Lo stesso giorno Mitchell e Shepard visitarono lo studio di Louisa Lander,
un’artista amica di Hawthorne. Nata a Salem nel Massachusetts, Lander si trasferì a
Roma a metà del 1850 e divenne una studente di Thomas Crawford, il primo
americano a vivere a Roma ed a creare sculture in marmo in stile neoclassico. Lander
in seguito aprì uno studio proprio che Mitchell e Shepard visitarono spesso. Sembra
che Mitchell e Lander diventarono amiche e diverse volte furono chiamate entrambi
dagli Hawthorne alla sera. Lo studio di Lander fu descritto da Hawthorne come
“largo, alto e cupo per la necessità di un tappeto, di mobili e qualunque cosa non era
creta ed intonaco.” Quando descrisse la sua visita Mitchell raccontò, “La signorina
Lander è più grande della signorina Hosmer e non piacevole all’apparenza e per le
sue maniere, ma il suo lavoro mi è piaciuto molto... perché c’era l’espressione nei
visi.” Lander stava finendo una scultura di marmo di tre piedi di Virginia Dare – la
prima bambina di origine inglese nata in America, che secondo la leggenda fu rapita
ed allevata dagli indiani. Lander l’aveva adornata di perline sulle braccia nude e sul
collo. L’unico vestito che aveva era un nailon gettato intorno a lei. Mitchell non ne fu
scioccata, ma osservò semplicemente che “la figura era bella.” Usando la creta del
fiume del Tibet, Lander fu chiamata a modellare altre figure classiche e letterarie,
inclusa la statua dell’Evangeline – la tragica eroina del poema di Longfellow. In
questa scultura Mitchell trovò “una buona espressione della stanchezza.”
Lander invitò Nathaniel Hawthorne a posare per un busto che accettò con
onore. Mitchell e Shepard occasionalmente visitavano il suo studio per vedere il
progresso del ritratto ed una sera invitarono l’artista ad una piccola festa. Dopo una
visita Mitchell scrisse sul diario, “La signorina Lander pensa che per modellare la
faccia del signor Hawthorne debba prima disegnarla – così dove lui ha perso i denti
lei riempirebbe un po’ le guance. Non ho capito perché lo farebbe così se quello che
vuole è un ritratto.” Pochi giorni dopo, Mitchell e Shepard furono compiaciute del
busto quasi terminato. Shepard commentò, “Il signor Hawthorne è un uomo
splendido dall’aspetto simile a quello di un vecchio senatore romano. Lei ha
rappresentato perfettamente la sua immagine.” Il busto di marmo di Hawthorne fatto
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da Lander può essere visto oggi alla Concord Free Library di Condord, nel
Massachusetts.
Il giorno seguente Maria fece “un buon affare,” affittò una finestra con
balcone sul Corso – uno dei viali principali nel cuore di Roma – ed invitò Shepard e
Una Hawthorne a raggiungerla per vedere le attività del carnevale. Le vie che
conducevano al Corso erano come “un letto di fiori,” ricordò Mitchell. Il suo
balcone, come gli altri, era decorato con drappeggi scarlatti, blu e bianchi con frange
e lacci dorati. Gli arlecchini in costumi sgargianti si mescolavano tra la folla e le
carrozze che trasportavano persone con costumi fantastici assomigliavano a dei
bouquet enormi. Guardando alla festa Mitchell commentò, “Il buon carattere
dell’intera massa di persone è veramente meraviglioso.”
Durante il secondo giorno dell’affitto del balcone, il trio entrò più nello
spirito dell’evento. Shepard raccontò, “Specialmente Una e la signorina Mitchell
entrarono nello spirito con grande entusiasmo e colpivano furiosamente le persone
nelle carrozze con i confetti ed i mazzetti. Io l’ho fatto per un po’, ma solo per far
felice la signorina Mitchell.... Lasciai Una e la Mitchell a raccogliere i mazzetti ed i
bon bon che erano stati lanciati alla nostra finestra.” Contrariamente a cosa descrisse
Shepard, Mitchell scrisse sul diario che lei aveva solo preso parte al lancio dei
mazzetti, “in parte per capire cosa fosse e poi per indurre le due belle ragazze che
erano con me a partecipare all’evento e ricevere dei mazzi.” Il trio ne ricevette molti,
oltre ai zuccherini ed erano talvolta ricoperte da piogge di confetti.
Uno dei momenti più importanti del carnevale è la corsa dei cavalli, un
evento svolto di sera. Con un rullo di tamburi, le carrozze si ritiravano ed i soldati
pulivano la strada per i cavalli senza fantini che venivano forzati a correre lungo le
strade, colpiti da palle e piatti di metallo ricoperti di spuntoni. Maria osservò la cosa
con angoscia. Raccontò sul diario che, “non avevo mai visto tanto orrore.... I cavalli
erano senza fantino, colpiti con piccole sbarre di ferro.... e si lanciavano
selvaggiamente lungo le strade, visibilmente frenetici per la paura. Fu terribile
vederli.”
Verso gli ultimi giorni del carnevale, quando il tempo finalmente tornò
luminoso e bello, Mitchell chiese a Shepard di andare a fare una camminata e visitare
lo studio dello scultore americano Joseph Mozier. Nativo di Burlington nel Vermont,
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studiò la scultura a Firenze nel tardo 1840 prima di trasferirsi a Roma. Come molti
scultori americani a Roma, Mozier fu attratto dalle fonti letterarie per i suoi soggetti.
Quando Maria lo visitò lui stava lavorando su una figura femminile prevalentemente
nuda in creta inspirata dal poema The Indian Girl Lament di William Cullen Bryant.
Mitchell scrisse nel diario, “E’ di creta proveniente dagli Stati Uniti, di un ricco color
cioccolato, molto bella ed il drappeggio della coperta indiana sembra quasi seta.”
Come ogni nuova esperienza in Europa, Mitchell fece delle visite agli studi
un’attività educativa. Scoprì, per esempio, che la ragione per cui molti scultori
americani venivano a Roma era che lo stimato marmo italiano era più accessibile, la
disponibilità di lavoratori italiani addestrati nell’intagliatura della scultura, e
l’opportunità di avere una prospettiva di clienti tra i molti turisti che soggiornavano
nella città cosmopolita. Lei fu esposta in quegli studi a quella che era considerata la
scuola di scultura americana.
Oltre agli studi, le rovine erano parte del giro cittadino quotidiano o
settimanale di Mitchell. Per ciò che concerne il palazzo di Cesare sul Colle Palatino,
Mitchell scrisse: “Ci si scorda completamente della sua storia nella piacevole
passeggiata in mezzo ai suoi archi pittoreschi, ricoperti da erbacce ed arbusti... e
riempito da gusci. Era un giorno assolato e noi stavamo vagabondando senza
cognizione del tempo, prendendo pezzi del pavimento, cogliendo l’edera dalla parete
di mattoni e prendendo una pausa nell’ammirare il profilo annebbiato dei Colli
Albani e il pendio innevato della Sabina.
Per Mitchell il tempio di Vesta – una piccola costruzione circolare con
colonne corinzie che includeva una cella cilindrica di un blocco di marmo bianco –
era assolutamente una gemma. Visitò il tempio pagano dedicato al dio sole, una volta
da sola con la sua guida Murray in mano ed una volta con Shepard. Mentre ci stava
andando da sola, non si sentì a suo agio con le gomitate della folla della classi basse
lungo una “disgraziata corsia italiana (stretta, scura e sporca).
La compagna principale di Mitchell a Roma continuò ad essere Ada Shepard.
In una lettera al fidanzato la giovane ragazza spiegò, “Stiamo molto tempo insieme e
nonostante lei è diciassette anni più grande di me, sembra tanto giovane per il suo
spirito quando lo sono i miei amici coetanei. E’ anche l’unica conoscenza che ho a
Roma, a parte gli Hawthorne.” L’affetto che Shepard provava per Mitchell è andato
101
sempre crescendo dal primo incontro a gennaio. Nel tardo febbraio lei scrisse a casa,
“Vi ho detto quanto mi piace la signorina Mitchell?... Lei è molto socievole ed ha un
genuino amore per la natura, per ogni tipo di bellezza e, soprattutto, per il fatto che
mi piace e l’ammiro veramente.” Shepard era particolarmente attratta dalla
franchezza di Mitchell. Andò nella stanza di Mitchell una mattina, mentre Maria
aveva appena ricevuto delle lettere che non aveva finito di leggere. Shepard spiegò,
“Dopo esserci cordialmente salutate, lei disse ‘Ora voglio che torni a casa perché io
devo leggere le mie lettere.’ Le dissi che mi era piaciuta ancora di più per avermi
mandata a casa... perché quello dimostrò tanta sicurezza in quell’amicizia da
escludere la possibilità che potessi sentirmi offesa da un discorso così chiaro.”
Oltre agli studi degli artisti, anche le molte gallerie e palazzi attraevano
Mitchell. In ogni posto lei scelse di concentrare il suo studio sui dipinti che le
interessavano di più. Alla Pinacoteca, nel Vaticano, fu meravigliata dal realismo
della celebrazione della Trasfigurazione di Raffaello. Mitchell scrisse sul suo diario
che quel dipinto l’aveva “colpita” subito – non per la testa del Cristo, ma per le
ombreggiature sui visi di quelli inginocchiati intorno. “Mi sembrava di sentire la
voglia di cercare la luce abbagliante e di voler mettermi le mani davanti al viso.” A
volte Sophia Hawthorne accompagnava Mitchell nei suoi giri ai palazzi. Insieme
visitarono lo splendido Palazzo Doria, con le sue quindici grandi sale piene di famosi
dipinti e di statue. Un altro giorno, nonostante un forte vento, si avventurarono fuori
per affrontare la vasta e impressionante collezione del Palazzo Borghese, dove
Mitchell e Hawthorne furono completamente rapite dal dipinto Trasporto del Cristo
Morto di Raffaello. Mitchell in seguito esclamò nel suo diario, “Mi sorprendo che
ognuno può abbandonarsi a guardare la grandezza di Raffaello,” e Sophia
ugualmente commentò tra le sue note, “Ho sentito la preminenza di Raffaello per la
prima volta oggi. Bellezza, forza, grazia, espressione, colore, tutti erano eccellenti.”
Quando Mitchell seppe che ci sarebbe dovuta essere un’eclisse di sole il 15 di
marzo, pianificò di vederla dall’osservatorio papale dell’ Università di Roma. Situato
nella torre a est del Palazzo Senatorio, l’osservatorio e gli strumenti erano sotto la
direzione del professor Ignazio Calandrelli. Mitchell descrisse il professore nel suo
diario come un “uomo benevolo ed apparentemente anziano” ed “un uomo di
cultura.” Trovò anche che “Con il suo berretto da osservazione di velluto nero, le
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fibbie delle scarpe chiare e la sua bella scatola di tabacco in mano, appariva molto
pittoresco.” Calandrelli non parlava inglese, così per comunicare parlavano entrambi
un pessimo francese. Il professore aveva posizionato tre telescopi su una terrazza per
l’eclissi, ma il cielo era troppo nuvoloso e così tutto quello che Mitchell poté fare fu
gustarsi la magnifica visione dei colli Albani e della Sabina.
Mitchell fece un giro dell’osservatorio e scoprì che la “gloria del piccolo
osservatorio era il suo strumento meridiano, uno strumento bello del Santo Padre.”
Siccome poté visitare altri aspetti astronomici con delle facilitazioni, con cura prese
note dettagliate degli strumenti che vide, incluso il circolo meridiano fatto in
Germania. Quando fu presentata ad un gruppo di studenti di Calandrelli, Mitchell
prese nota del rapporto che il direttore aveva con loro. “La tranquillità tra il
professore e gli scolari mi è piaciuta, risero parecchio insieme scambiandosi battute
spiritose,” sottolineò nel suo diario. Quando Mitchell divenne una professoressa di
astronomia meno di dieci anni dopo, sviluppò una simile relazione serena con i suoi
studenti.
Durante un’altra visita all’osservatorio Mitchell osservò la luna e Giove
attraverso il vetro e nella luce fioca della luna crescente si poté compiacere alla vista
del Foro Romano sotto di loro. Sentendosi un po’ nostalgica e desiderando che i suoi
cari fossero con lei per vedere quel panorama straordinario, successivamente spiegò
nel suo diario, “Non posso percepire le glorie dell’antica Roma... Ho guardato i
magnifici pilastri del Tempio di Saturno e mi sono sentita effettivamente in una terra
straniera a molte miglia da casa.
Una bella e calda serata, Mitchell, Shepard, Una e Julian Hawthorne
visitarono vari siti storici di Roma. La loro guida fu l’artista Paul Akers, al quale
Mitchell e Shepard si affezionarono in modo crescente. Il gruppo trovò che ogni cosa
sembrava più grande al chiaro di luna che alla luce del giorno. La loro ultima
destinazione quella notte fu il Colosseo. George Stillman Hillard, di cui Mitchell
lesse il libro Six Months in Italy durante il suo soggiorno, avvertiva i suoi lettori che
il Colosseo, la rovina più famosa e più misteriosa di Roma, si vedeva meglio al
chiaro di luna. Shepard descrisse la serata in una lettera: “Alla fine la magnifica
rovina del Colosseo catturò l’intera visione. Ci siamo avvicinati in silenziosa
reverenza. Fino ad allora i bambini... stavano parlando allegramente con la signorina
103
Mitchell, con il signor Akers e con me. Ma come abbiamo realizzato che la più
grande di tutte le rovine, era di gran lunga più grande sotto quella luce che in quella
del giorno, involontariamente abbiamo preso una pausa nel parlare e senza respiro e
in ammirazione ci siamo avvicinati ad esso.” Dopo aver visitato le rovine un’altra
sera Mitchell scrisse nel diario, “ La scorsa notte sono andata a vedere la luna quasi
piena sul Colosseo ed è stato solo nel grigio del chiaro di luna che ho realizzato che
sono proprio in una città antica. La luce fioca richiamava tutte le incisioni che avevo
sempre visto e ho dimenticato la volgarità della Roma moderna.... Attraverso gli
archi le stelle luccicano debolmente e le luci della città splendono e le altre vecchie
rovine formano un bel panorama distante.” Mitchell era un po’ nervosa perché erano
solo in tre. Scrisse, “Avevo brividi di freddo all’idea che gli spettri di chi era morto
in quel arena potessero rivisitarlo ancora... E lo stridere dei gufi è un suono solitario
anche quando uno è in buona compagnia.”
Dopo lunghe giornate di visite, Mitchell e Shepard diventarono amiche intime
e discussero su tutto, dai libri all’amore romantico. Durante una di quelle discussioni
Mitchell confidò di non essersi mai innamorata di un uomo. Shepard raccontò, “Ieri
sera sono stata dalla signorina Mitchell ed abbiamo avuto una lunga conversazione.
Lei ama sentirmi parlare di te, caro Clay, e mi capisce tanto bene quanto una che non
si è mai innamorata, nei confronti di una la cui intera vita è concentrata nell’amore.
Disse di non aver mai percepito quel forte sentimento che è l’amore che una donna
prova per un uomo. Penso che a questo punto avrà un’esperienza notevole, dati i suoi
trentanove anni.” Mitchell non tentò di avvisare Shepard della relazione con Cray
Badger, ma cercò di proteggerla da cosa lei ritenesse essere una situazione impropria
con quegli uomini che Shepard incontrò durante in viaggio. Chiaramente affettuosa
con Shepard, Maria promise di scrivere a Clay ed invitare la giovane coppia a
visitare la famiglia Mitchell a Nantucket durante il loro viaggio di nozze.
Alla fine di marzo le cerimonie per la Settimana Santa a Roma iniziarono e
l’intera città è fu addobbata per la festa. Come Mitchell notò, perfino il droghiere
appese fila di rami di corone d’alloro ai lati dei balconi attaccati al soffitto e mise
luci e mazzi di fiori sugli scaffali macchiati di grasso. Mitchell soventemente
accompagnata da Shepard e dagli Hawthorne, partecipò a tutte le messe tenute nella
basilica di San Pietro quella settimana. Iniziarono la domenica delle palme quando –
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alle sette di mattina – Mitchell raggiunse Shepard, Shopia e Una Hawthorne in una
carrozza per dirigersi a San Pietro. Come era di consuetudine, le donne erano vestite
in nero dalla testa ai piedi, con veli bianchi a coprire le loro teste. L’intero evento – i
canti e le suonate, gli elaborati cortei di cardinali, vescovi, arcivescovi, soldati, il
papa che benediva le palme e le persone e le folle di inglesi, americani, italiani in
attesa – fecero una forte impressione su Mitchell. Comunque trovò qualcosa di cui
lamentarsi: rimase scioccata dal fatto che durante quella che sarebbe dovuta essere
una processione solenne alcune persone chiacchieravano, leggevano e addirittura
mangiavano.
Durante la domenica di Pasqua Mitchell si faceva posto attraverso le strade
affollate per andare al Vaticano, con i suoi due enormi colonnati appena fuori da San
Pietro. Create da Bellini a metà del diciassettesimo secolo, è dove tradizionalmente il
papa da la benedizione di Pasqua. Le strade che portavano alla piazza erano tanto
affollate che a volte i piedi ed il traffico dei cavalli si dovevano fermare. Dopo essere
passata rapidamente avanti o indietro alle entrate che sembravano dei fienili, per
proteggersi dai cavalli indisciplinati, arrivò al colonnato riempito da una “folla di
tutte le nazioni” e si sedette su una panca per vedere meglio il papa al balcone “fatta
a perfezione per lui.” Quando il papa alzò la mano per benedire la folla, tutti si sono
inginocchiati all’unisono.
La sera della grande illuminazione di San Pietro Mitchell prese una sedia
sotto ad un pilastro del colonnato. “Nessuna descrizione, nessuna rappresentazione
può descrivere l’illuminazione di San Pietro – delle prime luci, dirette in linee
orizzontali e perpendicolari nello spazio immenso,” scrisse sul diario. Dopo
l’illuminazione iniziale, Mitchell si affrettava a mettersi elevata da Piazza Barberini
per avere un pieno effetto. Da qui Mitchell scrisse, “San Pietro sembra abbracciare
come una bella bagattella contro il cielo – come se il diadema del papa riccamente
ingioiellato fosse innalzato davanti ad un mondo in culto.” La settimana della Pasqua
terminò con i fuochi d’artificio fatti esplodere dal Pincio e Maria si unì alla folla
formatasi a Piazza del Popolo per guardare. Descrisse l’evento come “una demoniaca
creazione di fuoco... gettati intorno all’impazzata” che la fece tremare dallo spavento.
Tra le persone famose che Mitchell incontrò a Roma c’era la scrittrice e
suffragista svedese Fredrika Bremer, il cui libro di viaggi The Homes of the
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NewWorld Mitchell lesse durante la sua gita nel sud degli Stati Uniti. Avendo sentito
che Bremer la voleva incontrare, Mitchell chiamò l’autrice nel suo appartamento in
una grande e vecchia costruzione vicino la Rupe Tarpèa. Gli alloggi di Bremer, che
avevano una bella vista sulla campagna e su San Pietro, furono descritti da Nathaniel
Hawthorne come il “più piccolo ed umile domicilio di Roma, largo abbastanza da
comprendere il suo piccolo letto, il tavolo da tè ed un tavolino coperto di libri – una
fotografia delle rovine di Roma – ed alcune pagine scritte da lei.” Mitchell definì
Bremer come “una donna minuta e pulita, vestita di nero e con un cappello di
mussola bianca ed una fascia in testa.... Non capivo perché fosse ritenuta tanto
insignificante – Non percepii mai che il suo naso fosse tanto grosso.” La scrittrice
sembrò tranquilla e sincera a Maria e le due “chiacchierarono per un bel pezzo”
sull’astronomia ed altri argomenti. Bremer si complimentò con Maria per il suo
“buon occhio”, che incitò Mitchell a scrivere sul suo diario, “Era da tanto che
qualcuno non me lo diceva!”
Era un’emozione per Mitchell essere a Roma, non solo per le persone
affascinanti che incontrò, l’architettura storica ed i capolavori dell’arte studiati, ma
ancora più per le associazioni della città sulla scienza e sulla storia. Come scrisse in
maniera succinta nelle sue note di viaggio: “Questa è la terra di Galileo.” Alcuni anni
successivi spiegò, “Io so che non ci sono foto più tristi nella storia della scienza di
quelle del vecchio Galileo, consumato da una vita di ricerca scientifica, debole e
fiacco, tremolante davanti a quel tribunale... e dichiarando di dire il falso, sapeva di
affermare il vero. E so che non ci sono foto così debolmente deplorevoli nella storia
della religione di quelle della Santa Chiesa tremante davanti a Galileo che lo
denunciava per aver trovato nel libro della natura, delle verità non affermate nel loro
Libro di Dio – dimenticando che il libro della natura è anche quello di Dio.” Mitchell
trovò ironico che duecento anni dopo l’osservatorio papale del Collegio Romano fu
costruito all’angolo della chiesa di Santa Maria Sopra Minerva, dove Galileo fu
processato per eresia.
Anche se Maria era contenta di continuare ad andare in giro per le rovine e gli
studi degli artisti, programmò di fare uno sforzo serio: visitare l’osservatorio papale o
pontificale. Situato sul tetto della chiesa di San Ignazio ed attaccato al Collegio
Romano, l’osservatorio era celebre in Europa per le scoperte dei suoi direttori, padre
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P. Angelo Secchi, che dedicò molto del suo tempo nello studio del sole.
L’osservatorio servì come contatore giornaliero delle ore di lavori a Roma, ogni
giorno una palla era lasciata cadere giù da un’asta eretta sul soffitto della chiesa
vicina, seguita da uno sparo di cannone dalla Fortezza di Castel S. Angelo.
Mitchell scrisse una lettera di introduzione a padre Secchi, che le rispose
chiamandola al suo alloggio. Durante il loro primo incontro, Secchi condivise con lei
i suoi interessi per le fotografie celestiali, mostrandole dei negativi del pianeta
Saturno. Commentò nel suo diario che anche se le immagini erano di mezzo pollice
di grandezza, gli anelli di Saturno “erano belli evidenti.” Mitchell fu colpita da cosa
successe di seguito, padre Secchi rifiutò la sua richiesta di visitare l’osservatorio
papale per la sua locazione fra il Collegio Romano ed i frati gesuiti. Spiegò nel suo
diario, “Ero abbastanza ignorante per gli strumenti papali ed effettivamente di tutta
l’Italia per aver chiesto di visitare l’osservatorio romano. Mi sono ricordata che i
giorni di Galileo erano giorni passati da due secoli. Non sapevo che i miei piedi
eretici non potevano entrare nel santuario – i miei vestiti da donna non potevano
fregare le sedie della cultura. Il rifiuto del padre fu visto prima nel suo viso! Ed io mi
sono sentita come se avessi fatto qualcosa di fortemente improprio!”
All’inizio solo pacatamente desiderosa di visitare l’osservatorio, dopo il
rifiuto Mitchell fu caparbiamente ed intensamente ansiosa di vederlo. Fu una magra
consolazione scoprire che Mary Somerville – una delle donna di maggior cultura in
Europa ed una figlia dell’astronomo John Herschel, ebbero anche loro negato
l’accesso.
Niente era perduto. Padre Secchi le spiegò che avrebbe potuto avere
un’udienza con il cardinale Antonelli al Vaticano per ottenere il permesso di vedere
l’osservatorio. A questo Mitchell rispose, “Non è neanche pensabile! Chiedere un
colloquio con il cardinale più astuto.” L’esitazione di Mitchell non era inaspettata. Il
cardinale Antonelli, il segretario di stato del papa, era stato descritto da un
osservatore come uno che aveva “la faccia più maligna al mondo” ed era conosciuto
per gettare “occhiate scintillanti, terribili ed oblique sulle persone.” Mitchell spiegò
cosa provava in quella situazione in una lettera al padre: “Mi sto impegnando per
ottenere l’autorizzazione a vedere l’osservatorio, ma questo non è possibile senza un
permesso speciale del papa, ed io non voglio essergli ‘presentata.’ Se posso avere il
107
permesso senza la falsità di indossare un velo nero e di ricevere una benedizione da
Pio, sarebbe meglio, io indietreggio di fronte alla formalità della presentazione.”
John Henry Alexander, uno scienziato americano che era stato a Roma per
cercare gli antichi manufatti, cercò d’intervenire per conto di Mitchell e chiedere a
Secchi perché lei non potesse visitare l’osservatorio. Padre Secchi gli disse che era
assolutamente impossibile che una donna potesse entrare senza il permesso del
“Supremo Pontefice.” Alexander chiese “se l’obiezione fosse per il sesso o per la
sottoveste” e Secchi gli disse che era per la seconda motivazione perché non c’era
una “giuria di signore anziane.” Quando Alexander vide Mitchell di nuovo le disse di
averle risolto la difficoltà, l’avrebbe “vestita in abito maschile” e l’avrebbe portata
lui stesso all’università. Come si sarebbe aspettato, Mitchell fu colpita dal suo
suggerimento. Alexander scrisse ad un amico, “Avessi visto lo sguardo
d’indescrivibile sgomento quando ascoltò la mia proposta: è una creatura semplice e
l’idea di una cosa così non femminile la lasciò muta per un po’. Quando recuperò la
parola disse che per lei era piuttosto no, se per me era lo stesso.”
Resa imperterrita da tutti gli ostacoli che dovette fronteggiare, Mitchell andò
avanti attraverso tutta la burocrazia necessaria, finché non ricevette il permesso che
desiderava. Quando finalmente ebbe un documento formale scritto in italiano e
firmato dal cardinale Antonelli, Ada Shepard gliela tradusse. Le direttive erano di
incontrare padre Secchi alla chiesa di San Ignazio prima di sera, esattamente un’ora e
mezza prima del suono delle campane dell’Angelus. La bella giornata successiva,
all’ora dell’appuntamento, Mitchell e Shepard partirono per la loro missione. Padre
Secchi aspettò Mitchell dietro ad una colonna nella chiesa. Quando vide che un’altra
donna la accompagnava, si rifiutò di far entrare anche Shepard. “No, il Santo Padre
ha dato il permesso ad una soltanto,” disse padre Secchi a Mitchell. E così, come
Mitchell in seguito spiegò nel suo diario, “entrai da sola nelle mura monastiche!”
Dopo averla condotta attraverso gli atri lunghi e scuri e le scale della chiesa,
del monastero e la libreria astronomica, occasionalmente passavano gli studenti o i
preti che ti toccavano i larghi cappelli in segno di riconoscimento, Mitchell
finalmente arrivò alla cupola – un posto dove nessuna altra donna era mai entrata.
Immediatamente esaminò tutto quello che era davanti ai suoi occhi. San Ignazio era
un vecchio edificio romano e poté vedere che le scale che conducevano
108
all’osservatorio erano state scavate in un muro romano. Osservò anche che padre
Secchi non aveva compiti prescritti, così poteva “cogliere le stelle come coglieva
pezzi di mosaico dai fori romani.” A Mitchell fu permesso di vedere dal grande
telescopio ed osservò il pianeta Venere, Giove e Saturno, così come la luna. Dopo
questa esperienza scrisse nel diario, “L’Italia dovrebbe essere il paradiso degli
astronomi – certamente non ho visto mai le cose così bene – la purezza dell’aria
dovrebbe essere superiore alle altre.”
Mitchell voleva stare finché faceva buio per osservare le nebulose, ma padre
Secchi la informò che il suo permesso di visitare l’osservatorio romano non si
estendevano oltre la luce del giorno. Mitchell spiegò, “Mi accompagnò alla porta, mi
informò che sarei dovuta tornare a casa da sola, aggiungendo ‘noi viviamo in un
paese civilizzato.’ Non gli ho espresso i dubbi che affioravano nei miei pensieri.”
Quando che le campane dell’Angelus suonarono un’ora e mezza dopo il tramonto,
Mitchell stava sulla strada di casa. Nonostante le sue apprensioni riguardo
l’ammissione di Mitchell al sacro osservatorio papale, padre Secchi le dette un regalo
di congedo: un copia delle ‘Memorie Dell’ Osservatorio Del Collegio Romano,
1852-55,’” scritte da Secchi in persona.
In una delle sue gite in solitario intorno alla città Maria incontrò per caso
Sophia e Nathaniel Hawthorne nella galleria di Palazzo Barberini. Sophia raramente
menzionò dei nomi durante la gita romana, preferendo invece scrivere gli illustri
titoli dei tesori dell’arte che lei aveva “molto desiderato vedere,” però fece
un’annotazione speciale di Mitchell (riferendosi a lei come “la signorina M.”)
diverse volte, incluso il giorno che si incontrarono a Barberini. Insieme Sophia,
Maria e Nathaniel ammirarono uno dei dipinti più famosi in mostra a Roma: Beatrice
Cenci, un ritratto di una giovane donna tragica alla vigilia dell’esecuzione (era
rimproverata di aver preso parte al complotto per l’uccisione del padre vizioso).
Attribuita al pittore italiano del barocco Guido Reni, il dipinto era stato copiato da
diversi artisti ed era in vendita come stampa nelle gallerie di tutta la città. Mitchell e
gli Hawthorne furono profondamente impressionate dalla bellezza e dall’emozione
del dipinto e furono inspirati a scrivere le loro impressioni sui loro diari. Sophia, alla
fine, entusiasmata per aver visto quel capolavoro, scrisse che “l’infinita desolazione”
ed il “dolore incomprensibile” che sentiva Beatrice era “reso evidente dalla
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caratteristica bellezza perfetta” dall’artista. Mitchell scrisse, “Sentii che lei è l’eroina
della tragedia ed ancora la protagonista di una storia fortemente realistica.” Nathaniel
spiegò, “E’ il dipinto più triste che sia mai stato fatto... C’è un oscura profondità e
del dolore negli occhi.. E’ infinitamente pietoso incontrare i suoi occhi e sentire che
niente può essere fatto per aiutarla e confortarla.
Dopo aver visitato il palazzo, Sophia suggerì a Mitchell di unirsi a loro per il
Palazzo Rospigliosi per vedere l’Aurora il capolavoro di Guido Reni conosciuto in
tutto il mondo. Sulla loro strada passarono davanti la casa dove lo scrittore Milton
abitò mentre era a Roma, come salirono sulla collina capitolina notarono le colonne
massicce delle sagome delle rovine del tempio di Castore e Polluce, in contrasto al
profondo blu del cielo romano. Mentre Sophia chiedeva informazioni sul palazzo,
Maria e Nathaniel esploravono i resti di pietre alterate del tempio dedicato ai due
figli di Giove. Una volta al Rospigliosi, Sophia, Nathaniel e Maria dedicarono
parecchio tempo a visitare l’Aurora, un affresco dipinto sul soffitto di una camera
larga del piano terra. Mandati in estasi dalla bellezza del lavoro e dai colori lucenti,
tutti e tre furono ispirati ad una successiva lunga descrizione del dipinto nei loro
diari. Erano tutti d’accordo, come specificò Nathaniel, che l’immagine era “così
fresca e brillante” come se l’artista l’avesse dipinta lo stesso giorno.
Più tempo Mitchell passava con gli Hawthorne e più era interessata a loro,
specialmente all’affascinante e noto autore dai capelli scuri. Annotò nel suo diario le
tante sfaccettature della personalità di Nathaniel Hawthorne e del suo stile di vita,
come erano visti da lei. “Trovo il signor Hawthorne molto taciturno. Nelle sue poche
parole, comunque, esprime molto,” scrisse un giorno. Ed ancora, lo trovò
“minutamente e scrupolosamente onesto.” Lei raccontò la volta quando sei di loro
stavano cenando una sera e quando lei andò a pagare i conto, Hawthorne disse ad
Ada Shepard, “Non far pagare alla signorina Mitchell [che si è astenuta dal bere] il
brandy.”
In generale, Mitchell pensava che Hawthorne fosse ammalato. Non ne capì
mai la ragione, però notava che non era psicologicamente attivo e rimase senza
respiro salendo i cinque piani del suo alloggio. Quando usciva per una camminata,
Mitchell notava che portava sempre con se la figlia Rose di cinque anni, soffiando al
sigaro e assorto nei suoi propri discorsi, andava con sua figlia al Pincio soprattutto la
110
domenica pomeriggio. Mitchell riteneva anche che Nathaniel Hawthorne fosse un
uomo triste, sebbene non potesse ancora spiegare il perché e provò invano di capire il
suo punto di vista religioso. Mitchell amava i suoi “piccoli commenti satirici,” come
quando le disse che il mazzolino di viole che aveva comprato per la piccola Rose
Hawthorne con un foglio bianco seghettato avvolto intorno, sembravano come se
avessero un increspatura arruffata.
Mitchell fu sorpresa di scoprire in seguito che Nathaniel Hawthorne fece dei
commenti personali severi sul suo diario. “Da tre mesi che lo conosco, non ho sentito
dire una parola scortese, - era sempre cortese, gentile e solitario,” spiegò Maria nel
suo diario. Vide che gli Hawthorne erano una bella coppia. Sophia Hawthorne,
spiegò Maria, era una “moglie orgogliosa del suo Nathaniel per non avere piccoli
vizi” e “quasi lo adorava.” E Nathaniel riferì a Maria che non aveva ancora trovato
un difetto in sua moglie.
A Mitchell Nathaniel Hawthorne sembrò felicissimo quando “era seduto
davanti ad un fuoco, con i suoi piedi spinti verso il carbone ed un volume di
Thackeray aperto sulle sue ginocchia. Diceva che Thackeray era il più grande
novellista mai esistito. Io alle volte sospettavo che il volume di Thackeray era preso
come una cosa da mettere in risalto, di cui avrebbe potuto non parlare. Lui era ritirato
dalla società – non andò mai ad una festa, ma cavalcava e andava a passeggio.”
Alcuni degli sconforti ed il carattere irritabile di Hawthorne poteva essere dovuto al
tempo meteorologico durante il giro a Roma. Freddo, piovoso e ventilato era la
norma. Shepard riportò che, “Il signor Hawthorne che non è rinomato per persistenza
per piccoli obiettivi, borbotta costantemente... all’inclemenza del tempo.
Anche se Nathaniel Hawthorne dubitava del tempo, lui si stabiliva in un serio
lavoro letterario a Roma, un giorno Sophia andò all’appartamento di Mitchell,
tenendo un calamaio da scrittore e annunciò “Il nuovo libro sarà iniziato stasera.” Si
stava sicuramente riferendo a quello che divenne la novella The Marble Faun – una
fantastica storia romantica collocata a Roma che Hawthorne iniziò ad impostare a la
stessa sera. Rose Hawthorne raccontò che a Roma il padre “non era mai sembrato
tanto serio” e quando lei camminava per le strade con lui, era “penetrato da
un’atmosfera di percezione” e “contemplativo ed assorto come una nuvola.”
111
Successivamente si rese conto che lui era completamente assorto nell’impostazione
della storia di The Marbre Faun.
Hawthorne, successivamente Sophia spiegò a Mitchell, scriveva il libro nel
silenzio della tarda sera, dopo che tutti erano andati a letto. Lei disse a Mitchell che
quando suo marito scriveva una storia, non sapeva mai come i caratteri sarebbero
stati, piuttosto aspettava che fossero stati loro ad influenzarlo. Quando Mitchell e
Sophia ebbero l’occasione di discutere del libro The Blithedale Romance (1852) di
Hawthorne, Mitchell chiese se Zenobia era basata sullo scritto di Margaret Fuller,
come gli era spesso attribuito. Sophia disse a Mitchell che Nathaniel “ammise che
nel carattere di Zenobia lui sentiva la presenza di Margaret Fuller. Lei disse che lui
aveva scritto completamente per sua inspirazione.”
Dopo aver letto The Marble Faun quando fu pubblicato nel 1860, Mitchell
ritrovò alcune caratteristiche familiari tracciate dal suo soggiorno a Roma con gli
Hawthorne. Il ritratto di Beatrice Cenci, che Mitchell aveva visto con gli Hawthorne,
era una prominente caratteristica del libro. Un bracciale descritto nel libro
apparteneva a Ada Shepard. E secondo Mitchell, Hawthorne fu inspirato a scrivere i
passaggi successivi dopo averla osservata ricucire un vestito mentre erano a Roma:
“Un ago è familiare alle dita di tutte loro. Una regina, senza dubbio, lo maneggia in
poche occasioni, la donna poetessa lo può usare così abilmente come usa la penna;
gli occhi delle donne, che hanno scoperto una stella, si distolgono dalla gloria per
muovere il piccolo strumento luccicante lungo l’orlo del fazzoletto per la testa, o per
rammendare una casuale zuffa nel vestito.” Anche un altro passaggio poteva essere
una referenza per Mitchell: “Il ricamo è un segno di salute e gentili caratteristiche,
quando le donne di alto pensiero e di talento amavano cucire, in particolare non
sarebbero state più presenti a casa con i loro cuori di quanto erano occupate in quel
modo.”
Ci sono diversi esempi nel libro di quando Hawthorne discusse un ruolo della
donna nella società, ed anche se non erano direttamente riferiti a Mitchell, sicuro per
la conoscenza del suo talento, la sua indipendenza e le sue filosofie influenzarono il
suo scritto. Lui descrisse, per esempio, come le artiste di Roma abbiano una “libertà”
che non gli è concessa altrove. Lui spiegò che “forse un’indicazione che,
ogniqualvolta noi ammettiamo che le donne abbiano una grande capacità d’esercizio
112
e di professione, dovremmo anche rimuovere le restrizioni delle nostre attuali regole
convenzionali, che diventerebbero un’insofferente restrizione sulle ragazze e sulle
mogli.” Lui stava, forse, ammettendo che una donna compiuta come Mitchell, così
come altre donne conosciute nella sua vita, inclusa sua moglie Sophia (un’artista
ineccepibile prima di sposarsi) e sua sorella Elizabeth (una professionista letteraria),
dovrebbero avere gli stessi diritti e libertà all’interno della società.
Inoltre, “Miriam” – un’artista ed una dei personaggi principali di The Marble
Faun, esprimeva punti di vista che potevano rappresentare cosa Hawthorne pensava
riguardo le donne professioniste nubili come Mitchell: “Quando le donne hanno altri
scopi nella vita, non sono adatte ad innamorarsi. Posso pensare a diverse donne,
distintesi nell’arte, letteratura e scienza – e molteplici di cui il cuore e la mente
trovano buoni impieghi con meno stenti – che conducono vite intense e solitarie e
sono consce del non sacrificio tanto lontano quanto l’importanza del loro sesso.”
Quando Mitchell si divise dagli Hawthorne il primo Aprile, lei ricevette un
dettagliato schizzo a matita di Villa Medici a Roma che Sophia aveva disegnato
precedentemente, durante il mese. La piccola Rose Hawthorne dette a Mitchell una
viola del pensiero, che Maria successivamente schiacciò nel suo libro curato
teneramente di piante del viaggio europeo. Ricevette anche una gentile nota da parte
di Nathaniel in cui scrisse, “Per favore, qualche volta ricordaci, quando non starai
pensando alle stelle ed alle comete.” Mitchell più tardi incollò quei cari promemoria
nel suo diario di viaggio.
Prima di partire, Mitchell fece le visite turistiche dell’ultimo minuto, visitò le
Terme di Caracalla, dove collezionò una tasca di pezzi di mosaico rotto da portare a
casa come regalo. Gli altri promemoria da Roma che Mitchell prese con sé furono un
ramoscello d’ulivo portata nelle strade di Roma nella Domenica delle Palme ed un
pezzo di marmo delle Catacombe di Roma, entrambi dei quali successivamente donò
alla collezione del museo dell’Atheneum di Nantucket.
Estremamente dispiaciuta dalla partenza di Mitchell, Ada Shepard scrisse al
fidanzato, “Siamo andati tutti a visitare la signorina Mitchell questo pomeriggio che
deve partire. Dovrei vederla una volta anche in mattinata. La sua partenza lascerà una
dolorosa lacuna.” Shepard si entusiasmò, “E’ un’amica alla quale avresti voluto che
mi associassi, potessi tu conoscerla. E’ forte, saggia e buona. E’ colta ed è
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corteggiata nella società. Ed ancora, è tanto semplice e franca quanto è una bambina
piccola, e perfettamente, rigidamente vera.” Nella stessa lettera Shepard sfruttò
l’opportunità di fare alcuni commenti che non erano particolarmente complimentosi.
Disse, Mitchell è “molto critica, molto sospettosa... riguardo alle persone” e Shepard
ammise che Mitchell “non è bella per niente – alcuni la chiamano brutta – e le sue
maniere sono molto brusche da non poter essere considerata elegante.” Ma
nonostante ciò, Shepard disse al fidanzato, “Ma se impari a conoscerla... l’ammiri
totalmente e la ami come me. L’ho ammirata più di quanto io abbia fatto con gli altri,
eccetto te, carissimo.”
Maria era triste di lasciare Roma. Anche se era una donna che raramente
mostrava emozioni ed affetto, quando salutò Shepard si complimentò con la sua
giovane amica dicendole, “E’ valsa la pena conoscerti.” Espresse nel suo diario come
era lasciare la città eterna: “Abbiamo lasciato Roma alle otto e mezzo non con gli
occhi lacrimanti, come ognuno mi disse che sarebbe sicuramente successo.... La
strada conduceva a Piazza del Popolo e guardammo a San Pietro ancora ed ancora
una volta prima di andarcene e fu impossibile per me pensare che quella sarebbe
stata l’ultima volta, senza provarne un senso di rammarico - ma il rammarico di
lasciare un posto non è comparabile a quello di lasciare delle persone e Roma, come
è stato per me, sentitami più a casa che negli altri posti in Europa.”
Anche se Mitchell aveva conosciuto persone affascinanti a Roma ed in tutti i
suoi viaggi, non poteva compararle con quelle conosciute nella sua isola natale.
Scrisse alla sua amica Elizabeth Pinkham Crosby, “Anche dopo Roma, e dopo 8 mesi
in Europa, penso che la nostra gente di Nantucket è brillante... Se penso bene di
Nantucket intellettualmente dopo aver ‘visto il mondo,’ io devo pensare bene di loro
moralmente. Credo veramente che ci siano poche comunità al mondo con cui
compararlo sotto questo aspetto e fuori dal New England ho paura che non ce ne
siano. Così, come vedi, io non potevo tornare disprezzando la circonferenza
dell’isola.”
Con dei compagni di viaggio americani, consistenti nella famiglia Nichols,
che erano in contatto con la famiglia Mitchell a Nantucket, ed una certa signorina
Pickering, il 12 aprile Maria lasciò Roma per continuare il suo giro dell’Italia.
Successivamente disse a suo padre “Non ho mai avuto un miglior gruppo di viaggio
114
– la signorina Pickering è una delle migliori donne che io abbia mai conosciuto.”
Viaggiando in carrozza, il gruppo si fermò in molti villaggi. Ad uno, Mitchell visitò
(anche se non sapeva perché) una prigione per incontrare “il noto ladro Gasparoni” –
che trovò essere attraente, un uomo di sessantaquattro anni ben vestito. Gasparoni e
la sua banda di ladri erano stati “il terrore del paese – ed uno poteva ben
immaginarlo,” espresse Mitchell nel suo diario.
Il panorama intorno a Mitchell nel viaggio variava dal selvaggio, aperta
campagna ai piani d’appartamenti e salite ripide per il villaggio sulla cima della
collina. Lungo la strade vide rovine, asini, gruppi di pellegrini vestiti da contadini,
boschetti di ulivi, vigneti, donne che raggomitolavano il filo di lino, e molti
mendicanti. Si fermarono a Spoleto (dove lei studiò un vecchio acquedotto), Trevi
(dove fu svegliata dal suo sonno pomeridiano per vedere un incantevole tempio
classico inspirato a Byron), e Assisi (dove visitò diverse chiese celebri di cui si
interessò). Ad un certo punto, Maria era tanto stanca di vedere chiese (neanche gli
affreschi di Giotto la tentarono) che preferì non scendere dalla carrozza. Fu attratta
dal suo sedile dalla vista delle tombe etrusche con le loro figure abilmente scolpite.
“E’ veramente divertente ricordare che un popolo di uomini esistito prima di Cristo
aveva le arti così perfette come le nostre. Venendo da un altro paese è ancora
difficile per me di crederlo,” scrisse Mitchell.
A Perugia, Mitchell fu particolarmente affascinata degli affreschi di Perugino
e durante una sosta ad Arezzo, prese nota nella sua guida che era il posto dove era
nato Petrarca ed altri famosi italiani. Avvicinandosi a Firenze, Mitchell prese una
pausa dal viaggio in carrozza e camminò in avanti lungo la strada. E, come spiegò
nel suo diario, fu “accompagnata da una truppa di ragazze mendicanti e dopo da una
di ragazzi – entrambi ragazze e ragazzi avevano occhi ridenti e guance grasse, ma
dichiaravano di morire di fame.”
Mitchell trovò incredibile l’entrata di Firenze: “Vedemmo piccole valli
giacere lungo i pendii delle montagne nelle sue vicinanze prima che potessimo
vedere la città e la cupola della cattedrale.” Dopo esserci sistemati in hotel, scoprì
una bella visuale del fiume Arno e quella sera trovò “deliziosa la combinazione tra
stelle e luna.”
115
Più piccola e tranquilla di Roma, Firenze era una fermata del Gran Tour che
cresceva di popolarità. Oltre ad essere una mecca per gli amanti dell’arte, la città
stava diventando qualcosa come una meta invernale per chi cerca una fuga piacevole.
Attraeva soprattutto i britannici, che facevano pellegrinaggi annuali a Firenze per
visitare le gallerie d’arte, godere del piacevole clima invernale e visitare gli altri
turisti. Tra gli espatriati dalle isole britanniche c’era a Firenze una donna che
Mitchell ammirava molto e sperava d’incontrare – la distinta scienziata e matematica
Mary Somerville. Era stata ammessa a The Royal Astronomical Society di Londra, e
tra le sue opere c’era la traduzione dell’infinitamente importante e difficile libro di
Pierre Simon Laplace , Mécanique Céleste. Mitchell successivamente scrisse che
Somerville era “probabilmente l’unica donna al mondo che abbia letto quel libro
nella versione origine.” Somerville aveva pubblicato anche due lavori sperimentali:
On the Connection of the Physical Sciences (1834) e Physical Geography (1848).
Mitchell descrisse gli ultimi due libri come “vaste collezioni di fatti riguardanti tutti i
rami della Scienza Fisica, collegati insieme dalla delicata rete di pensiero della
signorina Somerville.” Mitchell credeva che Somerville era una “delle poche donne
geniali a divenire una rivale di successo degli uomini, nel percorso in cui loro
erano... preferiti.”
Durante una fresca giornata di primavera, afferrando una lettera
d’introduzione per la signora Herschel, Mitchell chiamò Somerville al suo alloggio
temporaneo a Firenze. (Per il marito malato, Somerville passò molto del resto della
sua vita viaggiando in Italia alla ricerca di un clima caldo.) Mitchell attese con
pazienza in un largo salotto, dove un tronco ardeva in un focolare. Dopo poco tempo
il dottor Somerville, “un uomo anziano esageratamente alto” che indossava una
“bandana a turbante rossa” in testa, entrò nella stanza. Mitchell scrisse nel suo diario
che mentre parlava con lui, “ero sorpresa di vedere il signor Somerville camminare
con passo agile e leggero nella stanza e parlare con la vivacità di un giovane. Di lei si
dice che ha sessantasette anni e ne dimostra cinquantasette.” Mitchell descrisse
quella matematica come una donna con un viso piacevole, la fronte bassa, capelli
pettinati, occhi azzurri e con “i suoi propri denti.” Mitchell osservò che Somerville
parlava con un accento scozzese forte, ed era leggermente sorda.
116
Durante questo primo incontro, mentre il dottor Somerville “era impegnato a
tostare una fetta di pane in un forcone” sul fuoco dalle legne, Mary e Maria subito si
accorsero di avere uno spirito affine e di avere una conversazione “familiare e
chiacchierona”. Quando Mitchell visitò Somerville , aveva appena finito di riscrivere
il suo Physical Geography, era alle stampe a Londra e lei stava già scrivendo
Physical Science. Anche se “facilmente stanca,” la settantacinquenne Somerville
faceva il suo pisolino pomeridiano allo scopo di lavorare meglio ogni giorno. Mostrò
a Mitchell i calcoli che aveva fatto per il suo primo lavoro e Mitchell
successivamente commentò che “la semplice vista” del manoscritto massiccio e
pulito dei calcoli di Somerville “avrebbe fatto venire il mal di testa alla maggior
parte delle donne.”
Mitchell fece un appunto di nota sul diario, dopo la prima visita,
sull’istruzione della Somerville che non era come la sua – per di più si istruì da sola.
Quando era molto giovane Somerville iniziò a leggere i libri di matematica dello
studio di suo padre, convinse il tutore di suo fratello a prestarle un libro su Euclide e
dopo lei “costantemente, anche quando molto assorbita nella cura per la famiglia,
dedicò alcune ore al giorno allo studio.” Il marito di Somerville spiegò che sua
moglie inizialmente nascondeva la sua istruzione, a quel tempo lo studio della
matematica “faceva male al carattere delle donne.” Effettivamente, come Somerville
spiegò a Mitchell in un altro incontro, i suoi genitori le permisero di seguire il suo
interesse nella matematica a casa come una forma di svago. Ma, come loro erano “in
quella società,” era necessario nascondere il suo interesse dagli altri per paura lei
potesse essere considerata una donna pedantescamente intellettuale. Comunque,
come Mitchell, Somerville ebbe dei consiglieri che l’assistettero nei suoi studi.
Somerville lavorava di mattina e non rifiutava mai una chiamata per un
incontro di pomeriggio ogni giorno, soprattutto da un anima affine, così Mitchell la
visitò in diverse occasioni. Tra gli argomenti che Somerville toccò con la sua nuova
amica, c’erano le nuove scoperte della scienza, la febbre dell’oro in California e la
sua influenza nell’aumento dei viaggi via oceano, ed argomenti astronomici come le
nebulose, le code delle comete, e se gli altri pianeti potevano essere abitati da “esseri
di un ordine superiore al nostro.” Nelle altre visite Somerville ansiosamente fece a
Mitchell diverse domande riguardo il progresso della scienza in America. Chiese a
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Maria se poteva portare con sé una foto delle stelle inviate dai Bond, siccome lei non
aveva mai sentito che erano state fatte con successo. Altri nomi familiari a tutte e due
- Bowditch, Pierce e Maury – erano argomenti di conversazione. Durante i loro
ultimi pomeriggi insieme, Somerville mostrò la sua casa a Mitchell e la portò nel suo
giardino per mostrarle le sue rose fiorite, per le quali nutriva un grande orgoglio.
Mitchell di nascosto prese una bella foglia da una pianta che ammirò che
successivamente incollò come un tenero ricordo nel suo quaderno.
Uno dei giornali di Firenze parlò della presenza di Mitchell in città e delle sue
visite dai Somerville. Il giornalista riportò, “Tra i nostri visitatori americani recenti
merita una particolare nota il signor Winthrop e la sua famiglia di Boston, con la
signorina Mitchell. Durante il loro breve soggiorno questa famosa signora ha
sfruttato l’opportunità di conoscere i Somerville, e, come potete immaginare, i
rapporti con la famosa matematica sono stati di reciproco gradimento.” L’articolo fu
poi ristampato in diverse pubblicazioni americane, inclusa quella del Advertiser di
Newark, Evening Transcipts di Boston e, ovviamente, sul Weekly Mirror di
Nantucket.
Le diverse visite di Mitchell a Somerville le lasciarono una forte impressione
su di lei. Scrisse un articolo sulla vita di Somerville per il Atlantic Monthly, in cui
spiegò, “Nessuno può fare la conoscenza di questa donna straordinaria senza
aumentare l’ammirazione che si ha per lei. L’ascesa incredibile e disagevole della
traiettoria della scienza non ha scoraggiato lei dal circolo dei ricevimenti, le ore di
devozione nella conclusione degli studi non sono stati incompatibili coi doveri di
madre e moglie, la mente che ha portato a rigide dimostrazioni non ha con ciò perso
la fede nel vero che le cifre non possono dimostrare.” Mitchell in seguito usò il
conseguimento di Somerville come un esempio per i suoi studenti per la pazienza ed
il lungo e costante lavoro di alta eccellenza.
Tra le sue visite a Somerville, Mitchell visitò anche il grande palazzo d’arte
di Firenze ed organizzava i giri in modo da evitare il caldo del mezzogiorno. Nel suo
diario, fece una lista numerosa di pittori italiani del quindicesimo secolo che le erano
piaciuti di più. Non le piacevano i lavori largamente figurativi osservando che “gli
uomini messi in una posizione scomoda non sono piacevoli oggetti di
contemplazione.” Di sera Mitchell godeva della bella vista notturna della città. “Dal
118
giardino della villa di Lorenzo de Medici guardavamo giù verso Firenze ed intorno la
larga espansione del paese, punteggiato da vallate e ville, che sembravano irradiate
dalla cattedrale dato che ne è al centro. Il sole scese su Carrara e la linea rossa si
vedeva riccamente colorata sulla cima delle montagne, e più leggera verso il viola
per via delle nebbie. Non ho visto mai una così bella vista e l’ho lasciata con
rammarico, sapendo di guardarla per l’ultima volta.
Maria fece una piccola visita alla villa sulla collina di Arcetri, poco a sud da
Firenze, dove Galileo passo gli ultimi anni della sua vita negli arresti domiciliari.
Arrivarono sulla cima della torre dove lui aveva fatto la sua ultima osservazione.
“Sarebbe stato un bel posto per esplorare il cielo con un piccolo vetro,” Maria
scrisse, “la posizione è elevata e non c’è niente intorno per alcune miglia, a parte il
piacevole scenario e il cielo della Toscana sopra.
Sull’agenda di Mitchell la successiva tappa d’Italia era la romantica Venezia,
dove andò in gondola, scivolando lungo il Canal Grande ed i stretti canali per vedere
le cose interessanti, dal Palazzo del doge al Ponte dei sospiri. Di notte andò in
escursione con la gondola, dalle nove all’una in punto, nel chiaro di luna, e scoprì
che “Le luci a gas della città mettono in mostra l’architettura meglio di come fa la
luna che c’era stata solo per mezz’ora.” Come molti americani che visitavano
Venezia a metà secolo, Mitchell era in estasi per quella città – ma non pensava che
fosse una buona città per viverci. Non le piaceva il fatto che quando apriva le finestre
della sua stanza d’hotel, guardava giù nell’acqua e nei bacini e le sembrava di vivere
lungo una banchina. “L’odore dei bacini non è dei più piacevoli,” scrisse al padre.
Quando il compagno del New England Ralph Waldo Emerson visitò la città,
commentò che Venezia era “una città per castori... una residenza molto sgradevole.”
L’unico articolo che si sa che Mitchell si sia portata con lei come ricordo di Venezia
fu un gambo e le sue piccole foglie per la sua collezione botanica.
Dopo essersi divisa amichevolmente dai Nicholses, i suoi compagni di
viaggio, che le fecero dei piccoli regali, Mitchell viaggiò per sei ore con un piroscafo
da Venezia a Trieste da sola. Per il primo momento si ritrovò in un posto dove
nessuno parlava la sua lingua e ricorse alla lingua tedesca per poter essere capita.
Divise la cabina con una donna che viaggiava con un cane. “Se c’è qualcosa tra le
accompagnatrici in Europa non immorale ma spregevole è questo dominio dei cani,”
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Mitchell esclamò nel suo diario. Si stancò del cane frequentemente nella sua parte di
stanza, e si lamentò finché la sua padrona non lo tenne ritirato.
Dopo una notte in un hotel di Trieste, Mitchell andò con il treno a Vienna –
un estenuante viaggio di ventiquattro ore. Lei stava in una carrozza di seconda classe
siccome era meno affollata della prima ed aveva dei sedili comodi che la fecero
dormire meglio. Eccetto per le donne passeggere che parlavano per venti ore in
posizione dritta, Mitchell trovò il viaggio tollerabile e godette della vista. Quando
arrivò a Vienna, scrisse a suo padre, “Ho fretta di tornare a casa ma non sono
nostalgica.” Nel suo giorno e mezzo a Vienna, Mitchell prese parte all’abitudine
europea della domenica pomeriggio di fare una passeggiata in luoghi pubblici e
noleggiò un “commissario” che le avrebbe mostrato cosa vedere. Al Imperial Picture
Gallery vide una Madonna con Bambino di Raffaello, dipinto da Rubens che non le
piacque perché “le facce sono di un rosa fresco,” e lavorate da Titian che erano
“troppo sensuali.”
Deviando l’itinerario classico del gran tour, nel primo maggio Mitchell andò
a Berlino. Prima di arrivare nella città scrisse orgogliosamente a suo padre, “Tu
percepirai che non sono codarda... Così lontana, io trovo che non c’è niente di più
facile che viaggiare in Europa da sola. Quando esco dal vagone, mi precipito da un
soldato e gli chiedo (in tedesco) ‘cosa dovrei fare ’ e lui mi manda da un mestierante,
questo mi da un numero e mi dice di chiamare un fattorino, e così via.” Quando si
spostava dall’hotel alla carrozza aveva spesso un facchino dell’hotel che
l’accompagnava finché non era al sicuro seduta sul treno. “Ho incontrato di continuo
da Venezia a Berlino altre donne che viaggiavano da sole. Hanno l’indipendenza
della donna americana.”
A Berlino Mitchell fu colpita subito dalla “bellezza tedesca e dalla
carnagione.” Molti visitatori di Berlino in quegli anni consideravano la città oscura e
cupa, ma a Mitchell apparse di essere una città “nobile.” Trovò la Under den Linder
lunga cinque miglia, con i percorsi ombreggiati dagli alberi, che attraversava il
centro, essere la più eccellente tra i viali alberati della città. Non pensò molto al
fiume Spree e commentò nel suo diario che “i fiumi europei mi sono sembrati piccoli
e sporchi – il nostro Hudson è quello che vale di più tra tutti quelli che ho visto.”
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Le mete di Mitchell a Berlino erano in giro degli osservatori, il cui direttore
era l’astronomo Johann Franz Encke, e di incontrare l’anziano naturalista tedesco ed
esploratore Alexander von Humboldt. Poco dopo essere arrivata ricevette un invito
da Encke di visitare le stanze dell’osservatorio. Costruito sotto la direzione di Encke
nel 1831, la struttura dell’osservatorio era, come Mitchell scrisse nel suo diario, “
una nobile e spaziosa dimora.” Fu conquistata dal telescopio equatoriale come dall’
eliometro – un telescopio rifrangente usato per misurare piccole separazioni angolari.
Le fu permesso di provare l’ultimo, il quale fu considerato da Mitchell come un
sestante ma più semplice. Anche se lei parlava inglese con difficoltà ed il suo tedesco
fosse un po’ arrugginito, Encke riuscì a condividere la sua ricerca con Mitchell. A
quel tempo lui stava “calcolando il posto della ‘cometa di breve periodo.’” Quando
descrisse l’astronomo tedesco in una lettera diretta al padre, Mitchell non ebbe niente
di buono da dire riguardo la sua apparenza ed infatti lo trovò “eccessivamente
brutto.”
Forse sentendosi molto stanca e un po’ triste di viaggiare, Mitchell scrisse a
casa da Berlino: “Penso di non stare bene perché mi sento dispettosa e di cattivo
umore e di non gradire le fortune degli altri. Spero di non diventare invidiosa con il
diventare vecchia – una zitella invidiosa è peggio che una semplice zitella.” (E’
chiaro che Mitchell, all’età di trentanove anni, fosse rassegnata al fatto di non
sposarsi.”
Mitchell sgobbò e passò due ore visitando l’Università di Berlino dove vide
immense stanze riempite di collezioni di campioni geologici, animali ed uccelli usati
dai professori per illustrare le lezioni. Dopo commentò, “Uno inizia una passeggiata
con interesse e la finisce inclinandosi su ogni pilastro per vedere un piccolo resto.”
Lei era, comunque, affascinata nel vedere armadietti che esponevano campioni
mineralogici che erano stati collezionati da Humboldt in Messico, ed una grande
collezione di meteoriti che erano caduti in diversi posti ed in differenti periodi nel
continente, dal 1803 al 1851.
Mitchell conosceva Humboldt ed i suoi conseguimenti già dalla sua
giovinezza a Nantucket, la famiglia Mitchell aveva acquistato la traduzione della sua
maggiore opera Cosmos: Sketch of a Physical Desciption of the Universe, dei volumi
di materia astronomica, geofisica e geografica pubblicati diverse decadi prima. In
121
quel tempo Maria lo incontrò, Humboldt aveva ottantanove anni e riconosciuto come
“il padre e patrono delle scienze maturali.” A lui era stata conferita ogni decorazione
e categoria che l’Europa poté offrire. Negli Stati Uniti fu fortemente ammirato come
un pioniere, come uno degli esploratori più grandi del mondo, e come l’autore di
Cosmo. Dal 1839, quando il servizio transoceanico dei piroscafi da New York a
Bremen fu inaugurato, Humboldt ricevette molti visitatori americani a casa sua a
Berlino.
Quando Mitchell fu invitata al piccolo appartamento di Humboldt, in un
edificio di Berlino nord, lei trovò ordinario l’aspetto esteriore, ma delizioso il suo
interno. Ricordò nel suo diario: “Il servitore mi condusse prima lungo un ingresso,
con appeso intorno corna di cervo e tappezzato di pelli di tigre, dopo nello studio...
dove evidentemente la comodità era attentamente considerata dati i cuscini in giro, il
divano era bellamente coperto da tessuti di lana pettinata. Un lungo tavolo di studio
era pieno di libri e fogli.” Quando Humboldt entrò nella stanza salutò Mitchell “in
maniera elegante” e lei osservò che era “un piccolo uomo rispetto a come me lo
aspettavo.” Lei descrisse l’anziano Humboldt come sdentato, un po’ sordo e con
capelli scarsi e molto bianchi, occhi blu ed un naso troppo largo e piatto – ed “ancora
è un bel uomo.” Era elegantemente vestito in un cappotto nero ed un tessuto di lana
al collo. In generale lo trovò più elegante in persona che nel ritratto che lei aveva
visto di lui.
Lei è rimasta solo mezz’ora durante la quale parlò costantemente e su una
varietà di argomenti, dagli osservatori europei ed astronomi alla considerazione
americana e il riconoscimento del Kansas come stato schiavista. Dalla sua visita in
America nel 1804 Humboldt aveva un grande affetto per l’America ed un acuto
interesse negli affari del paese. Disse a Mitchell che nei tre mesi che era stato in
America era stato quasi interamente con Thomas Jefferson, poi servente come terzo
presidente. Humboldt condivise con Mitchell – che non aveva continuato a leggere i
giornali americani durante la sua gita europea – tutte le ultime novità politiche e
scientifiche della sua terra natia. Disse anche a Mitchell che stava lavorando sul
quindicesimo volume della sua famosa serie Cosmo e discussero sulle loro
conoscenze reciproche, inclusa Mary Somerville e del sopraintendente della Coast
Survey A. D. Bache. Verso la fine del loro appuntamento quando Humboldt
122
accompagnò Mitchell alla porta, le dette alcuni consigli. Riguardo al secondo,
Mitchell scrisse nel suo diario, “Fu singolare che lui mi spingesse ad usare il sestante
– era il primo strumento che usai ed era molto difficile.” Mitchell fu fortunata ad
aver avuto questi pochi minuti con Humboldt, visto che il leggendario scienziato
morì l’anno dopo.
Nel viaggio di ritorno a casa, Mitchell lasciò Ostende in Belgio, la sera del 16
Maggio. Ricordò nel suo diario, “Io subito mi stabilii sul divano, l’unico posto
rimanente per i passeggeri con mal di mare e mi rassegnai al fatto. Fui molto triste
durante quattro delle sei ore della traversata.” Il piroscafo arrivò a Dover a
mezzanotte e come preannunciato dal capitano Mitchell fu scortata da un rispettabile
gentiluomo in una casa d’affitto per rinfrescarsi e poi passare la dogana. Da Dover a
Londra lei fu sola nella carrozza di prima classe del treno.
A Londra, Mitchell si organizzò per assistere alla lettura di Charles Dickens
del The Cricket on the Hearth, una storia di natale pubblicata la prima volta nel 1854.
Mitchell fu fortunata di aver ottenuto il biglietto per ascoltare il dinamico Dickens
che presentava la sua storia di vita con intuito e dramma, era conosciuto per
affascinare i suoi ascoltatori traducendo in pratica i caratteri individuali, usando
innumerevoli voci, facce e gesti. Nel suo diario, Mitchell annotò che Dickens era
basso, capelli scuri, aveva “uno sguardo frivolo” e portava un “mazzetto di fiori nella
parte sinistra dell’occhiello del suo cappotto – una moda piuttosto dominante a
Londra.” Si sedette abbastanza lontana dal palcoscenico e così fu “obbligata ad
ascoltare attentamente.” Concluse che Dickens “non aveva una buona elocuzione –
diceva sempre ‘fico’ – e pronunciava altre parole molto cattive.” Mitchell fu sorpresa
di come era silenzioso il pubblico, commentando nel suo diario: “Ridevano poco alle
parti comiche e nessuno pianse nelle patetiche. Il signor D. dimostrava una buona
qualità d’attore specialmente nei tratti allegri.”
Lei ebbe anche il piacere di vedere lo spettacolo di Charles Kean in King
Lean, ricordando nel suo diario che “era un meraviglioso pezzo recitato... Ho finito
per ascoltare che non avevo mai letto Lear prima – che era Lean e non Kean davanti
ai miei occhi.” Lei fece un’ultima visita a Greenwich, per vedere il suo buon amico
Airy. In tutto il suo viaggio nel continente Richarda Airy inviò a Maria molte lettere
di notizie riguardo la famiglia Airy ed altre conoscenze che Mitchell aveva fatto in
123
Inghilterra, e Mitchell scrisse lunghe lettere condividendo racconti delle avventure a
Parigi e Roma. Dopo il ritorno a casa di Mitchell, Richarda continuò ad essere il
contatto di Maria con il circolo di amici che aveva conosciuto in Inghilterra e
l’aggiornò del miglioramento dell’osservatorio di Greenwich e del benessere degli
Herschel e degli altri astronomi che Maria aveva conosciuto.
Le esperienze di Mitchell nel gran tour naturalmente le fecero comparare la
cultura e la vita intellettuale europea con quella della sua terra originaria. La sua
conclusione fu, “Non dovremmo mai conoscere, in questo paese, la scolarizzazione
del mondo o l’originalità dei grandi uomini dell’Europa, finché non abbiamo una
donazione per le ricerche fatte, finché le scienze e l’arte e la letteratura non siano
promosse come non sono ancora. Facciamo un grande affare per la diffusione della
conoscenza, molto poco per il suo incremento.” Fu stupita di scoprire che una
persona in un’università in Inghilterra ha il “vantaggio di avere il perfetto controllo
del suo tempo. Si aspettano che risieda a Cambridge o Oxford – non gli sono richiesti
altri doveri. Hanno un buon salario, buone stanze e forse un piccolo giardino, né
lezioni né letture. Ci si aspetta che queste ricerche di studiosi potessero dare onore
all’università.”
Negli anni seguenti, presentando letture sull’esperienza sul soggiorno
all’estero, Mitchell diceva al suo pubblico (spesso studenti) che “viaggiare è
imparare e soprattutto è ampliarsi.” Espresse anche quanto cruciale fosse per un
astronomo incontrare e consultarsi con i colleghi del campo. Come quelli prima di
lei, inclusi Bache, Henry e Silliman, il pellegrinaggio europeo di Mitchell l’aiutò a
formarsi una visuale su come le scienze americane e soprattutto l’astronomia
dovrebbero essere. Sette anni più tardi lei sarà al comando di un osservatorio e di un
dipartimento universitario dove questa possibilità divenne reale.
Il viaggio fu pieno d’onori per Mitchell e una celebrazione di successi su
molti aspetti. Dovunque lei fosse ricevuta, era trattata con un speciale cortesia e
privilegio dovuti ad un ospite speciale. Godette della conoscenza di astronomi,
spiegando alcuni anni dopo durante una lezione, “Nessun uomo che io abbia
conosciuto è più geniale e più di buon umore che gli uomini della scienza.”
Carica di un buon numero di libri astronomici, opuscoli, giornali e note come
ricordi e regali per la famiglia, Mitchell prese il piroscafo Asia a Liverpool il giugno
124
del 1858. L’ultima cosa scritta sul suo diario fu: “Sto andando a Kensington Park per
la mia strada per fare una chiamata, avevo dei dubbi riguardo alla mia strada e chiesi
ad una raffinata donna inglese di mezz’età il percorso. Lei mi accompagnò per un po’
per essere sicura che stessi andando bene. Dopo disse ‘Sei straniera?’ io risposi
‘Sono americana.’ ‘Parli un buon inglese,’ disse.”
APPENDICE
Il Grand Tour d’Italia
(Versione originale)
125
Conclusioni
Nel trattare questo argomento le problematiche che sorte sono
state relative al traduzione, visto che era tutto rigorosamente in inglese. I
problemi del traduttore si sa, sono molteplici. La traduzione è un’attività
che comprende l’interpretazione del significato di un testo preso in
esame, e la riproduzione dello stesso in un’altra lingua, in modo da
mantenerne inalterato il significato iniziale.
Esiste però anche il problema di tradurre la cultura, infatti i linguisti
affermano che il traduttore dovrebbe essere bilingue, nel senso che
dovrebbe conoscere entrambi le lingue, dovrebbe essere anche
biculturale senza però trascurare la profonda importanza della cultura
che esse si portano dietro. Questa infatti oltre ad essere trasmessa tramite
gli usi e costumi, attraverso le arti culinarie, o le tradizioni, ma
soprattutto attraverso la sua lingua.
Un’altra difficoltà che ho riscontrato è stata quella relativa al
diverso modo di esprimersi che ogni popolo o gruppo o anche un ceto
sociale ha, mi riferisco ai proverbi o alle parole di uso locale, che in
un’altra lingua risultano essere impossibili da tradurre. Un esempio può
essere il fatto che nei paesi nordici ci sono tantissimi modi per definire il
ghiaccio, come nei paesi africani ce ne sono molti distinguere i diversi
tipi di cammelli, quando da noi la differente fauna ed il clima non
prevedono una particolare specificazione.
126
Bisogna riprodurre un secondo testo in un’altra lingua mantenendo
una coerenza nella struttura globale dei due testi. A tal fine nell’atto del
tradurre si deve ottenere al meglio la finalità comunicativa, deve quindi
comprendere al meglio il punto di vista ed il messaggio che l’autore
vuole trasmettere, e riprodurli. Nel mio caso ho riscontrato qualche
problema nel capire cosa Maria Mitchell volesse dire nelle sue lettere,
che essendo scritte in un periodo abbastanza lontano dal nostro,
presentano un inglese diverso da quello che siamo abituati a tradurre.
Questo è l’ultimo lavoro che mi rimane di fare dopo diversi anni di
studio in un’università che a parte i tanti sacrifici, mi ha portato anche
molte soddisfazioni. Sperando che porti anche qualche buon lavoro,
spero intanto di laurearmi con il miglior voto possibile.
127
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Moore Booker, Margaret, Among the Stars. The Life of Maria Mitchell: Astronomer, Educator,
Women’s Rights Activist, First Edition 2007, Nantucket Massachusetts, Mill Hill Press, pp.
131
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Maria Mitchell di Vanessa del Brocco