REPUBBLICA CECA
AREA
78.900 km2
REPUBBLICA CECA
APPARTENENZA RELIGIOSA
Non affiliati 76,4%
Cristiani 23,3%
Cattolici 19% - Ortodossi 0,5% - Protestanti 3,8%
POPOLAZIONE RIFUGIATI (interni*) RIFUGIATI (esterni**) SFOLLATI
10.534.000
2.939
945
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*Rifugiati stranieri che vivono in questo Paese **Cittadini di questo Paese rifugiati all’estero
Le comunità religiose devono registrarsi secondo una procedura che prevede
due fasi, la seconda delle quali può essere avviata dopo 10 anni, purché si dimostri che i propri aderenti rappresentano almeno lo 0,1% della popolazione (attualmente, corrispondente a 10.500 persone). Quando una comunità religiosa è registrata, può richiedere sovvenzioni statali, nominare propri cappellani militari e offrire un’istruzione religiosa nelle scuole statali, a condizione che almeno sette
bambini per classe appartengano alla stessa confessione religiosa.
Durante il periodo preso in esame da questo Rapporto, piccoli ma ben organizzati gruppi di estrema destra, hanno fomentato incidenti di matrice antisemita e antislamica, anche attraverso attacchi verbali e atti diffamatori. La società sembra
essere potenzialmente sensibile a questo tipo di tensioni, come dimostra l’opposizione delle autorità cittadine di Hradec Kralove e Brno che hanno negato l’autorizzazione alla costruzione di nuove moschee1.
Tuttora Stato e Chiese sono su posizioni contrapposte riguardo l’annosa vicenda
della restituzione dei beni confiscati loro durante l’occupazione nazista e il successivo regime comunista. Non hanno contribuito a stemperare tali tensioni, le dichiarazioni contrarie a che ciò avvenisse, espresse da esponenti socialdemocratici e comunisti durante la campagna elettorale regionale del 2012. L’opposizione
è stata espressa in forme particolarmente esplicite: sui rispettivi manifesti elettorali figuravano due mani: una, quella di un sacerdote in paramenti sacri che riceveva un sacco pieno di soldi e l’altra, quella di un politico – presumibilmente conservatore – che lo consegnava. La Chiesa cattolica e le comunità ebraiche hanno
condannato la campagna, sottolineando l’analogia di tali manifesti e opuscoli a
carattere anti-religioso con quelli di epoca nazista e comunista. In risposta, i socialisti hanno accusato la Chiesa di aver svolto un ruolo negativo in Slovacchia
durante la Seconda guerra mondiale2. Per i conservatori – fautori della restituziohttp://www.state.gov/j/drl/rls/irf/religiousfreedom/index.htm?year=2012&dlid=208306#wrapper
http://www.intoleranceagainstchristians.eu/case/restitution-of-property-to-catholic-churchin-czech-republic-accompanied-with-dirt-campaign-against-the-church.html
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ne dei beni – si tratterebbe, semplicemente, di una restituzione di quanto illegalmente acquisito.
Nel 2012 il Governo di Petr Necas ha deciso di restituire i beni della Chiesa durante un periodo di 30 anni, compensandola finanziariamente per gli immobili
danneggiati o i beni che non possono essere restituiti. Da parte loro, i socialdemocratici, i comunisti e i sostenitori del partito del Presidente Milos Zeman – che,
peraltro, dopo le elezioni del 2013 non ha più deputati in Parlamento – hanno insistito, invece, per una revisione di tale programma3, la cui realizzazione rimane,
in ogni caso, incerta4.
Da segnalare che, dal gennaio 2014, si è costituito un nuovo governo di coalizione – di cui fanno parte socialdemocratici, democristiani e Partito dell’azione dei
cittadini insoddisfatti – sotto la guida del socialdemocratico Bohuslav Sobotka.
http://diepresse.com/home/politik/aussenpolitik/1447736/Tschechien_Zeman-will-KirchenRestitution-revidieren
4 http://www.radio.cz/de/rubrik/tagesecho/sozialdemokratenchef-sobotka-mit-regierungsbildung-beauftragt
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