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99
30 1000 MIGLIA A VELA LATINA
di Pierluigi Cossu
38 I RELITTI DELLA COSTA SUD
di Giampiero Dore
48 VELAMARECLUB
52 ITINERERI: DA ALGHERO A BOSA
di Bruno Manunza
60 BIG GAME A SANTA TERESA GALLURA
64 ORSA MAGGIORE
68 CAPO MANNU HAWAI
di Roberto Marci
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9
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80 SPORT
18 LE RAGAZZE DI STINTINO
di Antonio Mannu
ottobre/dicembre 2001
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33 edizione della Cagliari Carloforte
Aquathlon
Campionato socialeY.C.C.
Alfa Romeo Cup
Canoe Polinesiane
Disabili classe 2.4
Campionato Mondiale Dragon Boat
Marco Lai segretario
Quinti al mondiale di vela 420
Motonautica
Poetto Cagliari Poetto
Tiscali Cup
Wind Cup
Periplo Hobie Cat della Sardegna
Trofeo Gallura 4sport Cup
Trofeo Città di Bosa
Sulcis Vela Latina
Trofeo Formenton
Trofeo Gallura
Wake Board
102 GUIDA NAUTICA
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105 CIRCOLI E ASSOCIAZIONI
EDITORIALE
110 ABBONAMENTI
11 NAVIGANDO
80 SPORT
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TIC
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Questo periodico
è associato alla
Unione Stampa
Periodica Italiana
Mare Nostrum Sardegna Nautica rivista trimestrale di nautica della Sardegna
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Anno III numero 4
Ottobre/dicembre 2001
Registrazione Tribunale di Sassari
n° 360 del 10 Marzo 1999
Redazione
via P. Iolanda 77, 07100 Sassari
Tel. 335 404630 Fax 079 295570
E-mail: [email protected]
Editore:
Mare Nostrum Editrice
di Simone Poddighe
via P. Iolanda 77, 07100 Sassari
Tel. 335 404630 Fax 079 295570
Direttore Editoriale
Simone Poddighe
Direttore responsabile
Graziano Cesaraccio
Segreteria di redazione
Luisa Palomba
Wanda Pinna Nossai
Prestampa:
Sema s.r.l. (SS)
Stampa:
Stampacolor Muros (SS)
La Mare Nostrum Editrice ringrazia:
Antonio Mannu
Alberto Ruiu
Antonio Ruju
Giampiero Dore
Gianluca Manca
Luigi Scotti
Paolo Ajello
Pierfranco Fois
Piero Ajello
Sergio Casano
Sandro Re
David Meloni
Roberto Marci
Bruno Manunza
Piero Sacchetto
Massimo Mirabella
Pierluigi Cossu
PER LA PUBBLICITÀ
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MARE NOSTRUM
affida le sue consegne a
Crediti fotografici
Antonio Mannu,copertina 11,12,18-26,32-35,95,98,99
Sandro Re,79,80-84,86,88-90,100
Giampiero Dore 45,47
Bruno Manunza 52-59
Roberto Marci 68-75
Mario Ligas 38,45
Luigi Sanna 40,41
Luca Sgualdini 42-44,46,47
Alfio Elio Quattrocchi 61-63
Gianluca Manca
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are nostrum sbarca a
Genova.
I confini di un’isola
sono dati dal mare che la
circonda e il suo essere isolata è la condizione che
la caratterizza sia culturalmente che naturalmente. Per
noi isolani varcare il mare
significa anche non essere più
protetti da esso. Aprirsi agli
altri è una delle prove più
difficili attraverso cui l’uomo
deve comunque passare se
vuole crescere e divenire
adulto e consapevole.
Mare nostrum cerca il confronto, anche se il suo essere
specializzato sulla Sardegna
lo rende unico, e desidera far
conoscere il proprio lavoro
in un ambito internazionale
come quello del salone nautico di Genova frequentato
da molti amanti della nostra
isola.
Vedere partire una propria
creatura per il mondo è
sempre fonte di gioia e dolore
allo stesso tempo. Gioia per
le soddisfazioni e le conoscenze che si possono avere
o dolore per le eventuali delusioni che ne possono scaturire.
Ma tutti noi saremo felici
di vedere i nostri giovani
superare, anche attraverso
gravose difficoltà, la linea
d’ombra.
Vogliamo crescere e diventareadulti,adulticonsapevoli.
Simone Poddighe
OLBIA
CENTROCOMMERCIALETERRANOVA
TEL. 0789.562103
TROFEO NINNI MURA
Si è tenuta a Stintino la prima edizione del Trofeo di
canottaggio a sedile fisso “Ninni Mura”, una manifestazione organizzata dalla Canottieri Stintino e dalla Pro
Loco stintinese. Il Trofeo vuole ricordare uno stintinese
ed uno sportivo che, oltre ad essere stato campione italiano della specialità nel 1960, quando gareggiava per la
prestigiosa squadra delle Fiamme Gialle, ha fatto moltissimo per far crescere e sviluppare, nel suo paese natale,
questo sport duro ed umile, ma altamente formativo per
i giovani che hanno la passione sufficiente e la tenacia
che occorrono per praticarlo ad un buon livello. Molti,
non ultimo l’attuale presidente della Canottieri Stintino
Pietro Denegri, ricordano la disponibilità e l’entusiasmo
di Ninni Mura, sempre presente, come accompagnatore
dei giovani vogatori del piccolo borgo marinaro quando
andavano a regatare in trasferta, prodigo di consigli ed
attenzioni durante gli allenamenti. Ora i vogatori stintinesi hanno deciso, giustamente, di ricordarlo intitolandogli una manifestazione, alla quale hanno partecipato equipaggi maschili, femminili e giovanissimi.
Antonio Mannu
detti “su fenu” e “sa spadua”, legati in modo da rendere
appuntita la prua e tronca la poppa.
Ogni anno, ormai da diverso tempo, nella prima domenica d’agosto, si svolge nella laguna di Santa Giusta la
regata de “Is Fassois”. Una competizione tra imbarcazioni
promossa come sempre dalla Pro loco, con il patrocinio
del Comune, Provincia e Regione, che anche quest’anno
ha regalato forti emozioni alle oltre tremila persone presenti.
A renedere ancora più entusiasmante la gara, è stato il
forte vento di maestrale che ha fatto emergere la bravura dei regatanti.
Tra le autorità presenti in tribuna sedeva anche la delegazione peruviana. In particolare il ministro incaricato d’affari del Perù in Italia Marcela Lopez Bravo ed il secondo
segretario Carlos Manghego hanno constatato che i fassonisi in gara sono molto simili alle imbarcazioni dei
pescatori che lavorano nel lago di Titicaca.
Il Ministro del Perù ha invitato nel proprio paese una
nostra delegazione d’amministratori comunali e regatanti,
questo é un fatto importante perché potrebbe intensificare i rapporti culturali con quella nazione.
La regata ha avuto inizio con la gara dei fassois a remi, a
seguire quella dei “cius” tipiche imbarcazioni con il fondo
piatto, ed infine la più spettacolare quella dei fassois a
cantoni (pertica formata da tre lunghe canne) con una
tecnica di vogatura che risale a millenni.
IL KAYAK DA MARE
IS FASSOIS
“I fassonis” (nome sardo di origine latina, significa i
fascioni), è imbarcazione lunga quattro metri e larga al
massimo un metro, ed è composta come dice il nome,
da “fascioni” di giunchi che crescono sulle rive lacustri,
Per gli appassionati di kayak è disponibile una rivista trimestrale interamente dedicata a questo sport chiamata
“Il kayak da mare”.
Il periodico contiene una serie d’informazioni riguardanti le iniziative in corso,
i raduni e la descrizione di percorsi da
svolgere in kayak.
La rivista è realizzata e prodotta in Sar-
ABBIGLIAMENTO UOMO, DONNA
ARTICOLI NAUTICI PER LA VELA
WWW.VELASHOPNAUTICA.COM
Via Rockefeller, 16 - tel. e fax 070/303202 - 09016 CAGLIARI
11
degna, non è in vendita ma si può
avere mediante un abbonamento
annuale di £. 40.000 da versare
su c/c postale n. 11390093 intestato a “Il kayack da mare”, Viale
Colombo, 118 - Quartu S. Elena
(CA), tel. 070884336.
Grazie alle sempre crescenti iscrizioni insieme alla rivista pubblicata
con il numero
di Primavera
2001 è allegato in omaggio un interessante libro dal titolo “Itinerari per
kayak da mare” nel quale sono contenute un insieme d’informazioni e
descrizioni dettagliate di percorsi da
fare con il kayak non solo in Sardegna.
CALENDARIO 2002
DI VELA LATINA
É in fase di realizzazione il calendario, per l’anno 2002,
della vela latina in Sardegna di Antonio Mannu. Per chi
dovesse ordinare una o più copie del calendario prima
del 30 di novembre verrà praticato un prezzo scontato di
lire 20.000. per informazioni od ordini contattare Antonio Mannu al numero telefonico 079/216677 o la redazione di Mare nostrum allo 079/295570.
ESERCITAZIONI CINOFILE
SALVATAGGIO IN MARE
L’associazione “DEI DELL’ACQUA” organizza, per il
15 settembre, la manifestazione cinofila di salvamento
“COSTA SMERALDA 2001”, in collaborazione con
la GUARDIA COSTIERA DI OLBIA, la GUARDIA
COSTIERA AUSILIARIA DI PORTO TORRES, la PROTEZIONE CIVILE DI ARZACHENA, il CONSORZIO
COSTA SMERALDA e la LIDA DI OLBIA.
L’esercitazione si terrà in località Capriccioli e consisterà
nella simulazione di una collisione tra imbarcazioni in
mare. A causa dell’incidente una delle due imbarcazioni
prenderà fuoco e gli occupanti delle barche si getteranno
in acqua simulando di essere feriti o ustionati. La Guardia
Costiera interverrà con una motovedetta da cui si lanceranno due unità cinofile. I “naufraghi” raggiungeranno la
riva con l’aiuto delle unità cinofile. La Protezione Civile di
Arzachena sarà presente a terra con un’ambulanza che
darà i primi soccorsi ai “naufraghi” mentre un rimorchiatore della Guardia Costiera munito di idrovora sarà coadiuvato dall’elicottero antincendio del Consorzio Costa
Smeralda che si adopereranno per spegnere l’incendio
delle imbarcazioni.
Sulla riva alcune unità cinofile composte da Terranova,
Labrador, Golden Retriver ed alcuni meticci daranno un
saggio sullo svolgimento dei corsi di salvataggio nautico.
La LIDA di Olbia sarà presente a terra con alcuni bastardini in attesa di essere adottati.
GIROVAGHI DEL MARE
Nessuno ci aveva ancora pensato prima, ma il mare può
anche essere un perfetto palcoscenico per rappresentare
drammi e commedie teatrali. Lo dimostra “Teatridimare”,
progetto ideato dal regista Francesco Origo per le coste
della Sardegna agli inizi della scorsa estate, che ha visto
la prima edizione concludersi felicemente a Santa Teresa
Gallura alla fine di Agosto. Fin d’ora ci si prepara a ripar-
tire verso i porti della penisola per la prossima stagione.
Direttore - assieme a Massimo Zordan - della compagnia
Áajka di Cagliari, Francesco Origo, genovese di nascita e
formatosi professionalmente al Teatro Stabile di Genova
dove ha collaborato per oltre un decennio con il
grande Carlo Cecchi, ha convertito il proprio gruppo
in prima compagnia teatrale di girovaghi del mare.
La scommessa, fino ad ora vittoriosa, è quella di
imbarcarsi ed issare le vele, solcare le onde e
portare il teatro nei porti del Mediterraneo.
Che teatro e mare siano entrambi scenari di sogni e di
fantasie, luoghi dell’emozione che non si sottraggono alla
responsabilità e al rischio, ce lo insegna il lungo dipanarsi
di poesia che unisce la saga degli Atridi alle tempeste
e ai naufragi shakespeariani, il mito sardo-spagnolo di
Don Giovanni a quello corso-anglosassone di Otello,
la narrazione omerica alle ambientazioni mediterranee
molieriane. L’attore italiano, poi, è forse il Viaggiatore per
eccellenza: per necessità o per scelta, già agli inizi del
‘500 lo ritroviamo ovunque, dalle Terre Sante al Mare del
Nord, da Est a Ovest del mondo noto. Portatore
instancabile di idee, verso la fine del XVII secolo
diventa addirittura diplomatico, rappresentante ufficiale
di una cultura nata per essere esportata; e ancora
emigrante, in terza classe, lo troviamo insieme ai
braccianti di un Europa che si affaccia al novecento.
Sulle orme del mito che lega l’uomo al mare, spinti dal
rinomato vento che soffia lungo le coste dell’isola, i nove
attori della compagnia cagliaritana hanno veleggiato su
una barca a vela di tredici metri assieme allo skipper
- regista Origo, festeggiando il loro arrivo all’ingresso
di ogni porto e allestendo, in serata, lo spettacolo teatrale per un pubblico sempre più incuriosito e divertito.
L’opera scelta da Áajka per la stagione 2001 è stata
un testo di Molière ambientato sul porto di Napoli, un
capolavoro della comicità: “Le furberie di Scapino”. Scapino, funambolico servitore intrallazzone, è uno di quei
personaggi che, in una città di mare, prima o poi si
incontrano. Imbarchi e sbarchi improvvisi quanto inaspettati, commerci, naufragi, galere turche e naturalmente il
grande amore, sono i contenuti di questa pièce che è
stata rappresentata in più di dieci porti della Sardegna,
con gran divertimento del pubblico che ben si è giovato
della messa in scena realizzata tra gli elementi architettonici del porto: moli e banchine, gru e barche in
disuso, reti e pescherecci hanno fatto da sfondo allo
svolgersi dei numerosi intrecci del sagace Scapino, risolutore di ogni complicazione amorosa ed economica.
“Teatridimare” si è dimostrato senz’altro il modo attraverso cui coronare le due grandi passioni che animano
la compagnia Áajka, ma anche un progetto culturale di
ampio respiro, capace di aprire le strutture portuali alla
polifunzionalità: da luoghi di breve passaggio turistico e di
rapido transito, a fucine di incontri, scambi e baratti.
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LE FURBERIE DI SCAPINO DI MOLIÈRE
dal 28 luglio all’11 agosto 2001
traduzione e regia di Francesco Origo
con: Massimo Zordan - Scapino; Enrico Incani Argante; Valter Cino - Geronte; Edward Gregory
Jones - Ottavio; Roberto Colombu - Leandro;
Barbara Usai - Zerbinetta; Stefania Manis - Giacinta;
Pasquale Casula - Silvestro; Monica Sava - Nerina.
disegno luci: LoÔc Hamelin; costumi: Francesco
Origo, Monica Sava;
assistente alla regia: Daniela Pettinau
Coordinamento organizzativo: Spettacolosardegna
(www.spettacolosardegna.com)
Ufficio Stampa: Giulia Clarkson
PROGRAMMA
28 luglio Cagliari (Piazza San Sepolcro )
festa alla Darsena del Porto di Cagliari
29 luglio Sarroch - (Marina di Perd’e Sali)
30 luglio Quartu S.E. (Marina di Capitana)
31 luglio Villasimius (Piazza Gramsci)
1 agosto Villaputzu (Porto Corallo)
2 agosto Baunei (Santa Maria Navarrese)
5 agosto Siniscola (La Caletta)
6 agosto Budoni (Piazzetta Anfiteatro)
7 agosto San Teodoro (Marina di Puntaldia)
11 agosto Santa Teresa di Gallura (Anfiteatro del Porto)
TROFEO DELLE BOCCHE 2001
Il 29 Settembre si sono riunite a Bonifacio le giurie per
assegnare il prestigioso Trofeo delle Bocche, concorso
di fotografia e video subacquei organizzato dall’Associazione ECOSUB di La Maddalena e giunto ormai alla settima edizione.
Sempre più si afferma il carattere decisamente internazionale della manifestazione. Infatti quest’anno a fianco
degli autori italiani c’è stata una più ampia partecipazione di concorrenti stranieri. Le opere pervenute agli
organizzatori sono state numerose. Per la sezione Video
si sono iscritti 20 concorrenti provenienti da Francia,
Spagna, Inghilterra, Turchia, Croazia e ovviamente Italia.
Per la fotografia i partecipanti sono stati 30 con opere
che giungono da Francia, Austria, Slovenia, Croazia, Svizzera, Belgio, Turchia, Tunisia e Italia.
C’è grande e comprensibile soddisfazione tra gli organizzatori per il successo raggiunto con una simile presenza
di autori stranieri, molti dei quali vincitori di altri prestigiosi festival come quello dell’Immagine di Antibes.
La giuria del Trofeo era composta, per la fotografia da
Giampiero Dore, Lina Angioni, Enric Volto e Jeorges
Antoni. Mentre per il video da Elio Susini, Guido Spano,
Jean Luc Leccia e Jean Escal.
L’Hotel è stato ricavato dalla
attenta ristrutturazione di un
casolare di campagna, rispettando rigorosamente la tradizionale tipologia gallurese
degli antichi “stazzi”, mantenendone intatto il fascino.
Tutti i locali sono climatizzati.
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una splendida
veduta della rada
di cala di Sgombro di Fuori,
pacificamente
“invasa” dalle
vele latine, in
occasione della
veleggiata non
competitiva
all’Asinara
18
LE RAGAZZE
DI STINTINO
testo e foto di Antonio Mannu
19
H
a vinto, come lo scorso anno,
una carlofortina, una ragazzina
ancora più giovane di Francesca Napoli, 17 anni lo scorso anno, vittoriosa nella passata edizione. Martina
Vitiello, 14 anni, giovanissima allieva
dell’Istituto Nautico dell’isola di San
Pietro, ha portato alla vittoria, per la
quarta volta, Altair, la veloce lancia del
Nautico. Si è conclusa così la diciannovesima edizione della Regata della
Vela Latina di Stintino, la più importante manifestazione del Mediterraneo
dedicata alle barche armate con la tradizionale velatura del Mare Nostrum.
Una edizione spettacolare, che si è
avvalsa del patrocinio della TNT-Global Service, con oltre 100 barche
iscritte, non fortunatissima per il vento.
Poco durante la prova del sabato, molto
poco, a tratti assente, nella regata
disputata domenica 26 agosto. Una
festa per gli occhi comunque, e per
gli obiettivi dei fotografi: lo spettacolo
di cento vele latine, di cento scafi
in legno che incrociano nelle acque
turchesi della rada della Pelosa, è
unico, impagabile. Certo quello spec-
20
Grazia di Franco
Moritto naviga
verso la boa
situata nella rada
della Pelosa incastonando, tra
maestra e fiocco,
l’omonima torre
a sinistra
Angelina, insieme
alla rossa Sfogliatella una delle
due barche sorrentine presenti a
Stintino, naviga
tra l’Asinara e
l’isola Piana.
Sullo sfondo la
torre di Fornelli
in basso
Rosa di Salvatore
Nuvoli, protagonista di due splendide prove
21
chio d’acqua non poco ha contribuito
alla crescita di questa grande, importante manifestazione, di cui un altro
anno si festeggerà il ventennale.
Secondo assoluto U Can Neigru, gozzetto cornigiotto ligure, tipico della
riviera di Levante. Terzo ancora uno
scafo ligure, il Barracuda del varazzino
Roberto Cecconi. Quarta una Rosa
in forma smagliante, protagonista di
due eccellenti prove, portata con la
consueta grinta e determinazione dal
bravissimo Salvatore Nuvoli. Qualche
polemica per il fatto che la formula in
vigore a Stintino non prende in considerazione il peso delle barche. Ma
a Stintino le polemiche non mancano
mai: lo scorso anno si era trattato del
taglio delle vele, quest’anno è sotto tiro
il peso. Un elemento indubbiamente
importante. Gli organizzatori da anni
sostengono, e non a torto, che pesare
le barche e stazzarle per ammetterle
alle regate di vela latina ucciderebbe le
regate. Troppi sono i partecipanti che
non hanno la mentalità da regatanti e
che non sarebbero disposti a sacrificare
tempo e danaro per le necessarie operazioni. Fatto sta che il problema si pone
ed è argomento di discussione. Nelle
diverse classi ammesse alla regata Guz-
22
zetta ha vinto tra le lance monotipo
della classe G e si è portata a casa
il Trofeo Antonio Addis, riservato alla
barca prima in tempo reale. Tra i gozzi
ha vinto Barracuda, tra le lance Altair,
tra i gozzetti U Can Neigru e, nella
classe velieri, gran successo di Giuan
D’Arque di Giovanni Del Rio, ormai
unica barca da pesca in attività in
Sardegna, che ancora conserva l’armo
velico. Grande assente, per problemi
familiari, Francesca Napoli che, a
bordo dell’omonima lancia Francesca,
vinse lo scorso anno. Speriamo possa
partecipare all’edizione del ventennale
per vedersela con Martina, e che i
maschietti si facciano da parte.
la Guardia
Costiera Ausiliaria, coordinata
dal comandante
Lino Melis, ha
prestato assistenza alla regata,
garantendo anche
la presenza di
imbarcazioni per
la stampa
una veduta serale
della Banchina
dei Velieri
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CLASSIFICA GENERALE
Pos.
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2
3
4
5
6
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8
9
10
11
12
13
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15
16
17
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24
25
26
27
28
29
30
31
24
N°
103
92
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104
45
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19
97
94
66
47
21
102
71
41
58
36
100
25
18
82
37
50
62
51
74
38
77
101
Nome
ALTAIR
U CAN NEIGRU
BARRACUDA
ROSA
PAOLINA 1963
MARIA C
ANTIOCO IL MORO
LUIGI PADRE
ANGELINA
CATERINA MADRE
QUINTO DA MASCHE
MAMMA ROSA
ANTIOCO IL MORO II
ANNA
LIBERATA
CASSIOPEA
LULI II
LLOCCA II
PRINCIPESSA
CALASETTANA
SAN VINCENZO II
AURIGA
AURORA
SFOGLIATELLA
MARIANNA
BESTINI
DELFINA
NONNA MEM
SAN TOMASO
ELEONORA
ZI DUME’
Cl.
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C
C
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A
C
Armatore
I.T.N. Carloforte
Perrando Cecconi
Roberto Cecconi
Salvatore Nuvoli
Pasquale Chessa
Tonnare Carloforte
Alessandro Radaelli
Adolfo Simonetti
Michele Russo
Addis Segni
Angelo Lapicca
Simone V. Fisanotti
Giorgio Marongiu
Eugenio De Negri
Pietro Fois
Mario Segni
Claudio Marras
Giuseppe Davide Manca
Dario Diana
P.Franco BArabino
Francesco Greco
Lorenzo Nuvoli
Angelo Aste
Stefano Thermes Cappabianca
Giuseppe Musti
Antonio V. Aru
Pietro Sanna Secondo
Loris Cipriani
Giovanni Angelo Spezziga
G.Paolo Davini
I.T.N. La Maddalena
Antioco il Moro
3 di Nino Dessì
non ha partecipato alla prima
prova a causa di
un’avaria, ma ha
disputato un’ottima gara la domenica.
32
33
34
35
36
37
38
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5
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3
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9
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1
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98
4
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33
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86
87
BENGIO
CAPITANO ALBANO
MARIA PEPPA
CORSARO
HARAPAO
PAOLA
BARCELONETA
NAKUDA
GRAZIA
S. GENNARO
N.S.V. DI VALVERDE
GIOVANNA D’ARCO
OLOTURIA
ANNA
ANTARES II
DIANA
ANTIOCO MORO III
SAN GIUSEPPE
ARIEL
NIBESCA
ASINARA LIBERA
LUISELLA
EOS
NONNO PEP
MIJA
TERRANOA 2000
SANTO STEFANO
CAMILLA
SALVATORE PADRE
ALMARE
CARLINC
FUTURA
AQUILA DEL MARE
LINA
U GALETTU
MADONNA DI TRAPANI
GRUVIERA WHITE&GREEN
PORTO TORRES
MARIU’
ENEA
CLAUDIA
NONNO BACICCIA
CORMORANO ISOGEA
SANTA RITA
ZIO SILVESTRO
ARMANDA MADRE
SPERANZA
ANGELA
VANESSA
ANNAMAR
ANGELINA 1923
REBECCA
SAN COSTANTINO
KIMMIPI
ASTORRE
MAB
GAIO
SANT’ANDREA
SANTO STEFANO
ISIDORO
ANNINA
A
B
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Isetta Benedetto
Stefano Madeddu
Barabino Gerolamo
Bruno Derosas
Annamaria Fulgoni
Gregorio Addis
Francesco Palomba
Stefano Folino
Franco Morittu
Domenico Cordella
Francesco Masu
Giovanni Delrio
Paolo Berlinguer
Marco Acciaro
Rodolfo Pinna Parpaglia
Delogu Canopoli Vittore
Dessy Antonio
Mario Michelini
Antonio Meloni
Ezio Algarotti
G.Carlo Acciaro
Francesco Cherchi
PierLuigi Cossu
Loris Cipriani
Stephane Lana
Leonardo Fois
Mario Demelas
I.T.N. P.Torres
Bruno Scotti
Leo Rossi
Alessandro Balzani
Andrea Giau
Antonello Scano
Antonio Greco
Gea Ocleppo
Giuseppe Carboni
Nino Carboni
Gennaro Di Meglio
Sergio Zanotti
Massimo Spezziga
Giancarmelo La Mattina
Giovanni Batt. Massidda
G.Carlo Cugiolu
Stefano Garau
Emanuela Pilo
Marta Nicoletti Altimari
Bianca Dallari Colombini
F. Caracciolo I.T.N. P.Torres
Salvatore Cordella
Gianluigi Falchi
Luigi Azzena
Maria Careri
Rinaldo Rau
Andrea Accardo
Luigi Gritella
Guido Bernardi
P.Luigi Salis
Paolo Nicoletti Altimari
Cossu Alberto
Italo Negri
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SARDEGNA IN BANCHINA
In occasione della 19° Regata della Vela Latina di Stintino si è tenuta la seconda edizione
della rassegna “Sardegna in banchina”. Migliaia di persone hanno visitato la manifestazione
che ha bissato il successo dello scorso anno e molti espositori, data l’affluenza di pubblico,
hanno già confermato la loro presenza per il 2002. “Sardegna in banchina” è stata organizzata dalla Promores, con il patrocinio del Comune di Stintino e dell’assessorato al Turismo
della Provincia di Sassari, in collaborazione con la Pro loco di Stintino. L’ufficio stampa e
la promozione sono stati curati da Associazione di idee che, per l’occasione, ha distribuito
gratuitamente centinaia di posters, oltre a depliants e materiale informativo.Tra le novità di
quest’anno la partecipazione, per la prima volta in un’unica rassegna, delle sette città regie:
Castelsardo, Sassari, Alghero, Bosa, Iglesias, Oristano e Cagliari. Ogni città si è presentata in
maniera diversa, Castelsardo ha puntato sulla promozione dei 900 anni di vita che saranno
festeggiati il prossimo anno; Sassari ha promosso la discesa dei Candelieri ed ha esposto
gli antichi costumi dei Gremi, Alghero ha preferito dar spazio alla sua storia, piuttosto che
alla costa, mentre nello stand di Oristano era possibile consultare le carte d’archivio con
l’ausilio di un computer. Iglesias ha mostrato i suoi preziosi manufatti in argento, presidiati
da due balestrieri in costume medioevale, Cagliari ha dato spazio alle manifestazioni più
recenti, mentre Bosa ha ricordato l’architettura del borgo medioevale e le attività artigianali. La rassegna è stata anche una fiera dell’enogastronomia dell’isola: la Coldiretti ha
presentato il meglio della produzione sarda, offrendo, ogni sera, ricche degustazioni. Tra gli
altri espositori il comune di Sorso, ha messo in palio un trofeo per la barca più antica, che
è stato assegnato all’imbarcazione Madonna di Trapani del 1901. Tempio Pausania, ha allestito uno stand particolarmente ricco di prodotti tipici e Cossoine ha posto l’accento sulla
presenza, nel suo territorio, di luoghi di interesse archeologico. E ancora grande apprezzamento per is fassois di Santa Giusta nello stand della XVI Comunità montana. Mentre
hanno pubblicizzato i loro servizi al turista, per la prima volta in assoluto, i presidi turistici
di Baunei Ogliastra e Barbagia Mandrolisai. E in una rassegna come “Sardegna in banchina”
non poteva mancare lo stand allestito dalla rivista Mare Nostrum. Accanto, lo stand davvero gradevole delle “artigiane” del dècoupage Manufattori di storie.
26
Aquila del Mare,
di Antonello
Scano, e Antioco
il Moro 2, di Giorgio Marongiu,
quarto tra le guzzette, navigano
affiancati verso la
Pelosa.
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malo modo. Sapendo di contare su qualche
giorno di ferie e del fine settimana, il nostro
obiettivo è Porto Rotondo dove avrà inizio
la prima prova del circuito in acque sarde.
Valutando le difficoltà che naturalmente si
incontrano in questo tipo di navigazione,
conforta il fatto che la costa orientale, una
volta raggiunto capo Spartivento, ha una
frequenza di porti e approdi che consentono
una sicurezza aldilà delle previsioni meteo
che imporrebbero delle soste forzate. Sia
chiaro per i lettori che quanto verrà raccontato non vuole essere motivo di vanto o
maestria di navigazione, ma una semplice
carrellata di impressioni e informazioni su
luoghi, porti e quanto possa ritenersi necessario soprattutto per barche come EOS che
decidono di partecipare al circuito. Ed è
così che convinti che occorre guadagnare
miglia durante il giorno, si decide di passare
l 25 aprile 2001, festa di liberazione
nazionale, liberò Eos e il suo equipaggio la notte nella splendida baia di capo Malfatano. Una sosta decisa anche per la predal porto di Sant’Antioco per correre
senza di un pescatore amico di Sant’Anil primo circuito “tnt vela latina 2001”.
tioco che ci ospita nel suo barcone per una
Il forte spirito di avventura e la voglia di
squisita zuppa di pesce. La baia Malfatano
accettare la sfida delle previste 700 miglia
d’inverno ospita pescatori del Sulcis ospitali
del circuito sardo/corso coinvolge oltre al
con i naviganti, mentre d’estate offre un
sottoscritto, l’amico Massimo e l’ormai
veterano cane Nemo. Con una targa di buon ancoraggio sicuro alle numerose barche in
transito. Una sosta tecnica a Cagliari e
auspicio, i colori della città di Sant’Antioco, e la gradita presenza della redazione quindi sotto una fastidiosa pioggia ci si
infila tra capo Carbonara e l’isola dei
di Mare Nostrum, si naviga prua a Capo
Teulada osteggiati da un fastidioso scirocco Cavoli. Un forte maestrale ci mette un
pò di apprensione in quanto improvviso.
che nel golfo di Palmas si manifesta in
I
30
Mappe tratte dalla Carta stradale della Sardegna in scala 1:300.000 dell’editrice Archivio Fotografico
Sardo Riproduzione vietata - tutti i diritti riservati Autor. IGM n.30/1983 e 372/1986
1000
MIGLIA A VELA LATINA
Ci attrezziamo quindi per una navigazione
attenta e a vista tra i numerosi scogli affioranti e secche. Una volta attraversata l’isola
di Serpentara si decide per Porto Corallo
in quel di Villaputzu. Porto turistico di
nuova realizzazione. Una splendida giornata
di sole e totale assenza di vento ci accompagna per una tappa ad Arbatax, e avendo
tempo sul ruolino di marcia, navighiamo a
tre nodi di motore godendoci il film costiero
che offre continue impareggiabili scenografie. Incontriamo un gozzetto ponzese stracolmo di sardi ogliastrini. Una cartolina
d’altri tempi con al centro, quasi come in
un ballo tondo, una donna con sottana e una
canna da pesca in bambù. Stappiamo subito
un cannonau e “ ce la buffamoso”.
Il porto di S.Maria Navarrese è a poche
miglia e sapendo della presenza della bella
Stefania nell’ufficio transito ci prepariamo
per una serata in dolce compagnia. Ma
impegni precedenti hanno impedito quanto
desiderato e sarà per un’altra volta. La
serata comunque è gradevole soprattutto per
il buon mangiare e la squisita ospitalità. La
mattina ci viene fornito il gasolio e tutta
l’assistenza necessaria a costi di servizio
zero e a sole lire settemila per il pernottamento e i servizi igienici. Nel grandangolo
dello scenario costiero Eos focalizza Cala
Sisine, avanti la famosa Cala Luna, che ci
attira fortemente, e ci rimanda all’omerica
memoria di Ulisse. Ma, non c’erano dee o
porci, bensì cinghiali che si intravedevano
scorrazzare oltre la spiaggia di sassolini di
granito rosa. Un torrente tra oasi di oleandri, sughere e olivastri tra spaventose granitiche montagne che preservano un paradiso
incontaminato.
Con un atterraggio perfetto, mettiamo prua
alla spiaggia con lunghissima cima al primo
albero e altrettanta con ancora a poppa. A
memoria canina Nemo è stato il primo cane
fenicio a prendere possesso di cala Sisine.
L’incontro con il cinghiale è stato del tutto
fortuito e per fortuna incruento. Il cinghiale
forte del suo territorio ha avuto rispetto per
Nemo, stremato dalla navigazione. Decidiamo di passare la notte in un silenzio
irreale e indimenticabile. Le imponenti
scogliere granitiche ci accompagnano alla
Caletta di Siniscola. In porto incontro
un vecchio barcone olandese. E’ il “two
brothers” di amici olandesi che nel 1990
mi ospitarono, di passaggio a Sant’Antioco,
proprio per una trasferta a Siniscola. Io
scesi ad Arbatax ed ho ancora le foto
del piccolo aereo che mi riportò a Cagliari.
Ero l’unico passeggero allora e non so se la
compagnia aerea (air sardinya?) sia ancora
in attività. Non c’erano gli olandesi ma
erano conosciutissimi al bar del porto. Ho
31
32
lasciato un messaggio alla barista ed una
foto di Eos. Uno scirocco annunciato ci
invola per Porto Rotondo. Issiamo un gennaker e una piccola randa anti rollio, attraversando in un lampo le isole di Molara e
Rossa. Tavolara col suo cappello di nuvole
ci avverte del pericolo. Lo scirocco ha preso
decisamente potenza ed è ormai tardi e
pericoloso riparare in uno dei tanti piccoli
approdi entro la baia di Olbia. Assicuriamo
le sartie volanti per la tenuta dell’albero
terribilmente incurvato e Capo Figari viene
superata ad una velocità impressionante. Per
fortuna l’armo robusto ha ben tenuto e l’atterraggio a Porto Rotondo è stato liberatorio.
Affidiamo quindi Eos allo yacht club e alla
sicura protezione del suo presidente Gian
Battista Borea d’Olmo che non nasconde
l’emozione per ospitare un legno del sud,
avendo vissuto da giovane valente marinaio
forti legami con le marinerie di Carloforte.
Siamo fortemente in anticipo per l’inizio
del circuito delle regate e quindi con il top
delle ferrovie “la frexsia sarda” tentiamo
una discesa da Olbia per Cagliari, accompagnati da uno squadrone di sckeen-eads
(bo?!) che carichi di cartoni di caldissime
birre tentavano di raggiungere Sassari (a
Chilivani si cambia!) per un concerto dei
sardi cantori di “una cuppa de cannonau ce
la buffamoso”. Con un ritardo tipico delle
prestigiose ferrovie sarde, una femmina
capo treno, alla richiesta di notizie sull’orario previsto di arrivo a Cagliari, esordisce rammaricata “ma!, il motore non tira”.
Avranno controllato l’olio?. Riprendiamo il
tram tram dell’ufficio e rivediamo quindi
affetti e le storie di sempre. Dieci giorni
appena e il ritorno a Porto Rotondo, questa
volta con tutto il team di Eos, ci vede
venerdi pre regata ospiti del barcone “Babilonia” di Peppino Murgia, con gli equipaggi
riuniti attorno a pentoloni di cozze olbiesi.
Da Cagliari arriva quindi il famelico Gianfranco Gessa che si mangia di tutto compreso le divise nuove di Mare nostrum.
Il tentativo di Gessa di vincere una sontuosa cena a spese di Gian Battista, naufraga miseramente sull’interpretazione dell’origine del logo del guidone dello Yacht
Club di Porto Rotondo, relativamente agli
artigli del leone intesi non come aggressione alla Sardegna, bensì come abbraccio
caloroso. Arriva anche Cecconi da Varazze
con il suo Barracuda a traino. Abbiamo
avuto un attimo di comprensione per questo
gozzo trattato come un violino per la sua
leggerezza e finiture che al confronto Eos è
sempre più un’arca biblica. Ma i giochi
iniziano, e uno splendido campo di regata
vede una grande partenza di Eos con alla
barra uno strepitoso Angelo Concas Corrias,
alla randa il sottoscritto comandante, al
pozzetto i cagliaritani Marco Atzori, Gianfranco Gessa e l’antiochense Antioco Orrù.
La prua è affidata quindi al saggio Enrico
Zedda di Siliqua e al cane Nemo che sostituisce il prodiere sulcitano Marco Puddu
assente giustificato per matrimonio. Eos
tiene il comando per ben tre quarti di gara,
quando viene tradita da una forte corrente
contraria sotto l’isolotto di Mortorio che
fa da boa e una improvvisa forte bonaccia
favorisce il leggero Barracuda che con un
sorpasso straziante al rallentatore intristisce
tutti.
Confesso che per rimediare alla bonaccia
abbiamo pagaiato , non visti, con piatti
di bordo. Ma è stato tutto inutile. Un
secondo posto comunque ci vede premiati
dallo Yacht Club con una splendida cerimonia ben orchestrata dal presidente G.B.B.
d’Olmo. Nella notte, la splendida cornice
della piazzetta dei ginepri ospita i regatanti
latini e i francesi della ”festina cup”. A libagioni abbondantemente avviate, Eos, con
un improvviso blitz, si impadronisce dell’orchestrina latino americana logudorese e
intona la famosa canzone “accendetevi un
accendino in questo porto clandestino” sulle
note musicali di manu chao, scatenando un
travolgente ballo collettivo. Ed è una giovane venere francese regatante che al centro
della piazza risveglia e scatena la giusta
libidine dei marinai tutti e i giuochi si fanno
più intriganti. Domenica alle dieci si decide
per il trasferimento a S.Teresa di Gallura
nonostante un forte fastidioso grecale sconsigli la navigazione. Ma una volta superati
gli isolotti navighiamo al traverso ben invelati. Correre l’arcipelago è come vivere un
film di emozioni fortissime per le stupende
immagini in sequenza quali la scuola
velica di Caprera, i granitici presidi militari
dell’ultima guerra e la recente “isola che
non c’è”. A S.Teresa siamo stati rifocillati
dallo Yacht Club e un buon vino ci ha
fatto rincontrare la venere francese di Porto
Rotondo. Eos riposa in attesa della agognata
trasferta di Aiaccio, per la quale i marinai di
Eos avevano già prenotato un trasferimento
in roboanti moto. Purtroppo una telefonata
dell’organizzazione ci avverte che la tappa
di Aiaccio è stata rinviata e quindi cambiano
tutti i programmi di lavoro con i relativi
trasferimenti via terra. Pare che si vada in
Corsica dopo la regata di Cagliari in settembre. La cosa mi infastidisce non poco.
Eos non è un traghetto e il suo equipaggio
deve anche lavorare. Ci si prepara comunque per Castelsardo. Il trasferimento viene
deciso per la settimana successiva. Le previsioni non sono per niente buone ma non
si può rinviare per motivi di lavoro. L’orizzonte poco chiaro verso la Corsica denuncia
venti da O-N-O. Una navigazione prevista
di sole 32 miglia mette duramente alla
prova Eos ed il suo equipaggio contro un
maestrale che ci impedisce di rispettare i
tempi e ci costringe a riparare dopo ben
8 ore all’isola Rossa, stremati ma forti
nello spirito. Eos verrà quindi trasferita
la settimana seguente a Castelsardo, dove
ci uniamo finalmente alla flotta della vela
latina che via via si sta rafforzando. La fraterna amicizia che vincola Eos all’Asinara
libera del condottiero Acciaro, viene rinvigorita con una generosa innaffiata di vini
forniti dal nuovo veliero Terranoa dell’olbiese Nardino Fois, noto maestro d’ascia.
Vengo a sapere con rammarico che il veliero
Maria dell’amico Degortes è stato venduto
e forse non parteciperà alle regate. E’ notte
inoltrata quando il provato equipaggio di
Eos decide per una giusta gintonata nel
locale di tendenza, e nel tentativo di fraternizzare con i fratelli sardi del nord,
questi colgono allusive occhiate ad alcune
avvenenti indigene da noi coinvolte in una
attenta preanalisi dell’imminente G 8 genovese. Il tentativo di spiegare che non si
trattava di un noto pittore di cerchi, innesca
la miccia di una rissa, per nostra fortuna
risolta con una simpatica bevuta. La domenica è regata sotto un cielo plumbeo che è
auspicio di funesti presagi per i solari fenici.
Ed è il feroce fenicio Angelo Concas Corrias timoniere di Eos, che, colpito dall’assenza di sole, disorientato dalla bonaccia,
riesce a guadagnare il guinness dei primati,
riuscendo dopo ben 30 anni di militanza
velica e pluri campione di J24 a partire anticipatamente e a non più ripartire entro 30
minuti dal via. Sconforto inevitabile e irripetibili imprecazioni alla dea fenicia Thanit.
Meritata vittoria quindi per il torrese
Marco Acciaro con la sua Anna. Il venerdi
successivo si recupera Eos per Porto Torres.
Dopo una squisita cena al cormorano si va
a bordo di Eos che si trova incastonata tra
una flottiglia di over 80 francesi. Un modesto striscione sulle murate indica che corrono “la route de beautè”. Esibiamo immediatamente i nostri striscioni di ben mt. 5
per 0,50 del nostro tour e si sentono i
“mais vous avez fait tout ca?” Con innata
modestia fenicia raccontiamo che “oui” e
che non è finita lì. Il sonno profondo
dovuto anche allo scambio di vini con i
cugini latini, viene improvvisamente interrotto da un lacerante urlo francese di un
nottambulo regatante ferocemente rimproverato da Nemo per il suo tardivo rientro.
Il tapino si è salvato in mare con le scuse
di Eos per la esuberante guardiania del ns.
mozzo canino. La mattina si decide il trasferimento per Porto Torres prima che il forte
maestrale ci impedisca l’uscita dal porto
che diventa trappola, con i francesi che si
incazzano che le palle ancora gli girano.
Mais oui, vaglielo a spiegare che noi fenici
si naviga come i falchi pellegrini per passione, un po’ per destino, per voglia di mare
nostrum, per fraternizzare, vivere storie e
trasmettere emozioni. Coast to coast. (traduzione in fenicio: costi quel che costi). A
Porto Torres, affinate le armi, ci riscattiamo
alla grande con una superba regata che ci
vede di gran lunga primi in assoluto e natu-
33
ralmente di classe. Radio regata trasmette
musiche celestiali per Eos che prevede un
gran finale a Stintino per la fine del mese
di Agosto. Affido quindi Eos agli amici
professionisti del Nautilus di Stintino per
un sano rimessaggio e riprendiamo casa
e uffici. Lo stintinese Vincenzo Mura mi
avverte che Eos è in acqua e c’è in programma la regata fuori circuito del Postalino celere, che commemora il rito del trasporto da Porto Torres all’Asinara, via Stintino, della posta sui gozzi a vela latina.
Decidiamo immediatamente di parteciparvi,
e naturalmente vinciamo. L’occasione non
era tanto la regata, ma la possibilità di
discesa a Cala Reale, dove ricordano ancora
la performance mia e del giurista conta
balle Marco. Succede che, camuffati da
guide turistiche, dirottiamo un gruppo di
visitatori, raccontando loro fatti e misfatti
dell’isola che a stento trovano vaghi riscontri negli opuscoli guida. Per un po’ hanno
addirittura pensato di essere in Giamaica,
dopo aver annusato secco sterco di vacche.
Eppure il fumo noi non lo si divideva.
Intanto nel sulcis iglesiente iniziano le
regate sulcitane, anch’esse fuori dal circuito
TNT. Vengo informato che è stato istituito
il Memorial Paolo Carboni, un marinaio
del Moro 2, tragicamente scomparso. Con
Paolo ho condiviso fraternamente storie di
vita e di mare. Decido quindi di far rotta
verso sud attraverso Bosa. Ora siamo soli
io e Nemo, in quanto Massimo ha impegni
di lavoro. Un incidente al motore mi
costringe a riparare nell’isola di Mal di
Ventre. Il maestrale mi consente di ancorarmi a sud est nella cala dei pastori. Per
sicurezza assicuro una lunga cima a terra.
L’acqua è di un verde smeraldo e i lentischi
sono incastonati sul granito. Le spiagge
sono di una bellezza unica con sabbia di
granuli di quarzo. Lascio Nemo a scorrazzare con i numerosi conigli e faccio escursione con visita ad un piccolo nuraghe. La
presenza di alcuni resti di un insediamento
34
umano testimonia la straziante prigionia
che nel XVI secolo rinchiuse 700 sardi
schiavi poi venduti ad Algeri. La mattina
con qualche difficoltà riesco a sistemare il
motore grazie sopratutto all’aiuto via telefono del cantiere bosano Lai e Fenu e faccio
quindi rientro per Sant’Antioco dove arrivo
in nottata. Una volta onorate le regate sulcitane, ritrovato l’ufficio e ritemprati nel
corpo e nello spirito (soprattutto alcolico),
l’appuntamento con Stintino diventa sempre
più vicino.
I giorni a Stintino scorrono pigri con incontri di equipaggi noti e nuovi arrivi. Il veliero
Ziguella proveniente da La Spezia, che poi
sarà barca giuria, è stracolmo di liguri che
stazionano nella rada della pelosa. Pare che
da informatori indigeni abbiano saputo che
Eos dispone di una buona cantina e quindi
diventa oggetto di grandi saluti e convenevoli adulazioni. Pensando ad uno scambio
di doni come si usa tra equipaggi, Eos fa
omaggio di potenti vini sardi ma ahinoi! la
cantina ligure è provvista solo di cavatappi.
Si rinnova l’amicizia con il Circolo Nautico
Torres e i ragazzi del Nautilus che freneticamente attrezzano le banchine per le
barche in arrivo. Ce ne saranno quindi
ben 104. Con vivo piacere ho incontrato
Angelo Dessì, il vero “patron” della regata
di Stintino, poi sviluppata e ingrandita dalla
regia dei fratelli Aiello. Si ricorda bene di
Eos nonostante una cattiva malattia l’abbia
aggredito nei ricordi. Si stempera l’attesa
della regata con una cena di gruppo che
festeggia l’arrivo degli equipaggi. Capo Falcone ci propone un dentice di ben 5 chili
che soddisfa Eos e gli equipaggi di Anna
di Marco Acciaro e del Moro 2 del casato
Marongiu. Il meteo prevede un nord ovest
con 8 nodi di vento. Sarà una regata nervosa. La flotta della regata secondo i dati di
iscrizione è di 104 barche, divise in quatro
classi, più le guzzzette. Le solite schermaglie e quindi la partenza. I piazzamenti
vedono le barche migliori con la sorpresa
del gozzo Rosa di PortoTorres, assente dalle
regate dal 1983 che impressiona per la velocità. Si discute comunque su un fiocco che
è in effetti un genoaker. Ad ogni modo Eos
è 5° di classe e 12° in generale. Si può
quindi tentare una posizione di prestigio
nella seconda prova. La notte del sabato
riunisce tutti gli equipaggi attorno ad una
robusta grigliata che rinsalda e stempera
le schermaglie della regata e si rinnovano
quindi le sfide per la finale di domenica,
dove una splendida regata vede Eos nelle
prime posizioni e probabilmente con i tempi
compensati in seconda o terza posizione di
classe. Un successo che miseramente viene
demolito per una assurda sballata dichia-
razione dell’altezza della balumina della
randa all’atto dell’iscrizione. Errore clamoroso per di più dovuto ad una misurazione
effettuata con un tipico doppio metro da
capo mastro, al quale manca sempre una
stecchetta da 20 cm, chissà perché. La
squalifica è pertanto giusta e la figuraccia
altrettanto. La delusione e l’amarezza per
quanto avvenuto, se pur in buona fede, crea
una crisi tra l’equipaggio per quanto accaduto. Ma la responsabilità è interamente del
comandante che avrebbe dovuto verificare
quanto trasmesso via telefono. Il rientro per
Bosa all’alba di lunedi 27 agosto è stato
penoso per il pensiero fisso all’accaduto
e per l’ignominia che accompagnerà Eos
durante il tragitto finale. Capitan Nemo a
prua sotto il tendalino mi scruta in continuazione e deve aver intuito che è successo forse l’irreparabile. Chiudo amara-
mente questa prima parte del viaggio con
rotta sud con un inquietante decisione di
ritirare Eos dal circuito, anche se la buona
fede mi rasserena sull’onestà dell’equipaggio tutto. E’ ormai notte quando dormo
sul Temo che è fiume mare nostrum e Bosa
mi aiuterà a riflettere con la sua malvasia.
In lontananza è Piero Marras con la sua
“finchè il mare non ci inghiotte resteremo
qui. Si kere Deus e sos carabineros lo permittene”.
E siamo quindi a mille miglia di navigazione, inizialmente prodigiose, ora, forse,
ignominiose.
Pierluigi Cossu
comandante di Eos
4 settembre 2001
(dedicato a Tao)
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Il relitto del Dino,
mercantile affondato a causa di
una forte burrasca nel 1973,
giace in perfetta
posizione di navigazione su un
fondale di 24
metri nei pressi
di Porto Zafferano. (foto Mario
Ligas)
di Gianpiero Dore
I RELITTI DELLA COSTA DEL SUD
D
38
a un punto di vista emotivo
l’immersione sui relitti è senza
dubbio molto coinvolgente,
un’esperienza affascinante che ogni
subacqueo dovrebbe provare. Mentre si
scende verso il fondo e ad un tratto, tra
le lame di luce che balenano nel blu,
compare la sagoma scura del relitto,
non si sfugge dal provare qualcosa che
sta fra il rispetto e la commozione. Il
pensiero va al dramma vissuto da chi
era a bordo. Specie a coloro che magari
non lo hanno potuto raccontare.
Vengono alla mente storie di marinai,
di perigliose avventure, battaglie navali,
naufragi e salvataggi miracolosi. La
burrasca, l’urlo della picchiata di un
aerosilurante, la vela che non appare
all’orizzonte. Il mare che ricopre tutto
come un immenso sepolcro liquido.
Teatro di migrazioni e traffici, depositario di infinite storie e memorie, il mare
della Sardegna è letteralmente disseminato di relitti. Dall’età punica fino ai
nostri giorni. Solo durante gli anni del
secondo conflitto mondiale si ha notizia
di oltre cento affondamenti di unità
militari e civili requisite agli armatori
ed utilizzate per scopi bellici. Parlando
di relitti relativamente recenti, nel tratto
di costa compreso fra Capo Carbonara
e Capo Teulada se ne possono visitare
diversi, da pochi metri fino a profondità
spesso impegnative ma ancora consentite dall’immersione sportiva.
disseminato in un’area abbastanza vasta
su un fondale che arriva a 5 metri di
profondità. L’unica parte ancora riconoscibile è la trasmissione, con la linea
d’asse ed il giunto. Qua’e la’ si trovano
degli ammassi di cordame che hanno
assunto forme a volte bizzarre. Il relitto
si può visitare anche in apnea, è molto
divertente e per nulla impegnativo. Fra
le lamiere hanno trovato rifugio scorfani e piccoli saraghi mentre tutto
attorno si aggirano banchi di salpe,
donzelle e tordi.
1 - L’Alba Ferry
Si tratta di un cargo che trasportava
automobili, andato ad incagliarsi sui
bassifondi ad est dell’isola dei Cavoli e
successivamente distrutto da una forte
mareggiata di Scirocco. Le automobili
furono recuperate ed oggi non se ne
trova traccia. Ciò che resta del relitto è
2 - La nave dei tubi
Poco all’esterno dei variglioni dell’isola dei Cavoli, su un fondale roccioso di 12 metri, si trova il relitto di un
cargo che trasportava tubi in cemento
amianto, la famigerata eternit. Come la
precedente, anche questa è un’immersione di totale relax. Il fondale è quasi
interamente ricoperto da lamiere e tubi
di vari diametri. Non si capisce come
mai, essendo nota la nocività del materiale di costruzione, non siano stati
ancora recuperati e destinati allo stoccaggio in una discarica per rifiuti tossici. Il pesce è abbastanza numeroso,
con labridi, serrani, salpe e saraghi
fasciati. Negli anfratti creati dalla
sovrapposizione delle lamiere, soprattutto nella parte più profonda, è frequente vedere piccole cernie brune.
3 - L’Egle
Uscendo circa mezzo miglio dagli
scogli di S. Caterina a Villasimius troviamo il pedagno che segnala il punto
di immersione. Si può dar volta sul
pedagno oppure ancorare su un fondale
sabbioso. Quel che resta di questa nave,
silurata da un sottomarino durante l’ultima guerra, giace sulla sabbia a 34
39
metri di profondità. Arrivati sul fondo
ci si trova su una distesa di lamiere e
ferraglie schiacciate con rari elementi
riconoscibili, come un argano e poco
altro. Vicino alla prua, tra le lamiere
e il detrito, trovano rifugio numerosi
saraghi. Recentemente nei pressi del
relitto è stato trovato un teschio umano,
con tutta probabilità risalente all’epoca
dell’affondamento.
è situato poco a largo di Torre delle
Stelle e giace sul fianco di dritta con
la poppa poggiata a 50 e la prua a 58
metri. Il relitto è pedagnato a mezza
nave. Arrivati allo scafo si può scegliere se andare verso poppa contenendo la profondità intorno ai 50
metri, oppure esplorare la prua a profondità maggiori. Subito sotto il punto
di ancoraggio della cima del pedagno
si può vedere una delle due mitraglia4 - L’Entella
trici abbinate che armavano la nave
Il relitto dell’Entella si trova a poca
insieme a due cannoni, a prua ed a
distanza dalla costa di Torre delle Stelle poppa. Andando verso quest’ultima il
su un fondale di 20 metri. Come
ponte è cosparso di grosse maniche a
l’Isonzo ed il Loredan dei quali parlevento dove si nascondono mustele e
remo più avanti, l’Entella faceva parte scorfani. Al centro si aprono i lucernari
di un convoglio partito il 10 aprile
della sala macchine entro la quale è
1943 da Cagliari diretto alla Maddapossibile fare una puntata. Con tutte le
lena. Il convoglio fu attaccato dal som- cautele possibili. Subito dopo si inconmergibile inglese Safari al comando
del comandante Bryant, di stanza ad
Algeri. Il comandante dell’unità italiana riuscì con una disperata manovra
ad evitare i siluri ma non poté evitare
di finire sugli scogli. L’Entella fu finita
l’indomani mattina dal fuoco nemico
che la fece esplodere. Per questo
motivo della nave non rimane granché,
lamiere, frammenti dello scafo, tubi e
rottami. Tuttavia l’ambiente è molto
bello e vivo, decisamente luminoso.
Sembra una palestra di allenamento
per fotografi subacquei. Lamiere e
costolature sono ricoperte da spugne
incrostanti e briozoi risultando molto
fotogeniche. Oltre ad esplorare ciò che
resta del relitto, ci si può dedicare
a curiosare fra le rocce e le lamiere
dove sono numerosi polpi e piccole
murene. Guardando nel piccolo si scoprono anche diverse specie di nudibranchi come Cratena peregrina e Corifella
lineata.
5 - L’Isonzo
L’Isonzo era una nave cisterna di 3500
tonnellate di stazza. Alle 18,25 un
precisissimo siluro lanciato dal Safari
gli tranciò timone ed elica, quindi un
secondo lo colpì sotto la plancia di
40 comando facendolo affondare. Il relitto
La maestosa
poppa del
Romagna con
l’enorme elica ed
il timone ancora
in sede. (foto
Luigi Sanna)
L’Entella esplose
sotto il fuoco
nemico nell’Aprile del ‘43.
Della nave rimangono soltanto
lamiere contorte e
piccole parti di
struttura. Tuttavia
l’ambiente, ricco
di vita, rende quest’immersione
bella e rilassante.
(foto Luigi
Sanna)
41
Il relitto dell’Egle
nei pressi di
Villasimius. Del
relitto rimane una
distesa di lamiere
contorte con
pochi elementi
riconoscibili come
l’argano. (foto
Luca Sgualdini)
42
43
del quale si trovano i contenitori per
il sartiame. Bellissimo lo spettacolo
offerto dalla foresta di gorgonie rosse
e gialle che ricopre la chiglia. La
penetrazione all’interno del relitto è
sicuramente sconsigliata sia per l’alta
profondità, sia per le condizioni precarie delle strutture. Indispensabile una
buona torcia.
7 - Il Romagna
Il Romagna subì la stessa sorte
dell`Entella, dell’Isonzo e dell’Egle
affondando sotto i colpi del famigerato
sottomarino inglese. Il relitto è spezzato in due tronconi: la prua si trova
addirittura a un miglio di distanza dal
resto, tanto da costituire un punto di
immersione totalmente a sé. Quando
l’equipaggio del Romagna, che trasportava benzina ed era armata per l’autodifesa, si accorse di essere sotto il tiro dei
siluri inglesi fece rotta verso l’esterno
del Golfo di Cagliari nel vano tentativo
di sfuggire alla sua triste sorte. Una
volta colpito si divise in due tronconi:
la prua colò immediatamente a picco
più verso terra, mentre il resto della
nave continuò la sua strada fino a fermarsi e affondare dove la troviamo ai
giorni nostri. Lungo una cinquantina
di metri, il relitto si trova a una protra il cannone poppiero, puntato verso
fondità tra i 34 e i 42 metri, in posiLa prua del
zione di perfetta navigazione. Non è
Romagna si trova la superficie. Percorrendo la murata è
rovinato, se non la coperta, ed è possia circa un miglio ancora ben visibile l’enorme squarcio
provocato dal siluro. Indispensabile una bile entrare nella sala macchine e nella
di distanza dal
torcia.
stiva (sempre con molta cautela). Si
resto della nave,
trova di tutto: aragoste e, in generale,
spezzata in due
molti crostacei, Anthias anthias nelle
tronconi dai siluri 6 - Il Loredan
Il Loredan, unità mercantile da 1350
camere interne, muri di re di triglie
di un sommergie poi tantissimo pesce di passo. Se
bile Inglese. (foto tonnellate convertita ad usi bellici,
giace sul fondo poggiato su un lato a
si è particolarmente fortunati si posLuca Sgualdini)
circa 500 metri dall’Isonzo. Nonostante sono perfino incontrare i delfini. All’inla breve distanza dal precedente relitto, terno ci sono ancora scarpe, valigie,
qui la profondità è proprio ai limiti, per tracce dell’equipaggio. È un’immernon dire proibitiva: 57 metri la murata, sione incredibile.
66 il fondo. La nave, perennemente
circondata da un’immensa nuvola di
8 – La prua del Romagna
Anthias anthias, ha la parte poppiera
La prua del Romagna giace a un miglio
completamente distrutta mentre la parte dal resto della nave. Qui siamo più proprodiera si conserva abbastanza bene.
fondi, intorno ai 45 metri. L’immerCaratteristico il lungo albero ai piedi
sione è leggermente più impegnativa,
44
ma con un’attenta pianificazione non
impossibile. Le correnti si sentono solo
quando soffia il Maestrale e, purtroppo,
quello che ha di negativo questo relitto
(ma vale anche per il resto della nave),
è che spesso, a causa del fondo di
sabbia e fango, la visibilità è pessima.
Inoltre, l’incredibile quantità di pesce
contribuisce a intorbidire ancora di più
l’acqua. Sembra un’esagerazione, ma
è così. Appena si scende sulla prua
nuvole compatte di pesce si fanno
incontro al subacqueo: mustelle, gronghi di un metro e mezzo e più, e poi
saraghi, orate, dentici. Veramente uno
spettacolo incredibile.
Le grandi
maniche a vento
che si innalzano
dalla coperta dell’Isonzo. Il relitto
misura circa 80
metri ed è in
buono stato di
conservazione.
(foto Mario
Ligas)
9 - L’LT221
L’LT221 era un Rimorchiatore americano affondato circa 3,5 miglia a sud
est di Capo S. Elia. Il relitto è pedagnato e ci si può ormeggiare direttamente ad esso. Questa immersione è
molto impegnativa sia per l’elevata profondità, il fondo è a 48 metri, sia per la
visibilità che a volte può ridursi tantissimo. La nave è divisa in due tronconi
adiacenti. Quello di poppa, inclinato sul
lato di dritta, porta ancora in sede elica
e timone. Tutto intorno il fondo è disseminato di rottami e lamiere fra le
Spesso i relitti
sono vere e proprie oasi di vita
fra grandi distese
di fango e detrito.
dopo breve tempo
vengono colonizzati da
numerose specie.
Nella foto alcuni
Anthias Anthias,
tipici abitatori
delle secche profonde e dei relitti
sommersi.
45
Oltre ad emozioni e fascino, l’immersione sui relitti
riserva anche una serie di insidie che non vanno
assolutamente sottovalutate. Spesso i relitti si trovano in mare aperto a profondità limite per il subacqueo sportivo, in zone interessate da forti correnti,
fattori che già da soli rendono qualsiasi immersione
decisamente impegnativa. Come al solito è indispensabile una adeguata preparazione tecnica, buona
forma fisica ed una attenta pianificazione. Quando si
parla di relitti, esistono poi ulteriori cautele che è
bene esercitare per rendere l’immersione il più possibile sicura.
Le lamiere, spesso squarciate e lacerate, hanno bordi
taglienti e possono provocare ferite.
Lo scafo e le sovrastrutture, logorate dal tempo
sono soggette ad improvvisi cedimenti.
L’acqua tende ad intorbidirsi facilmente.
Spesso sono presenti spezzoni di rete abbandonati
nei quali è facile impigliarsi.
In acqua molto torbida non ci si può avvalere dell’ausilio della bussola in quanto la vicinanza di un volume
metallico così rilevante potrebbe influenzare l’ago.
Per questi motivi, come si può facilmente capire, senza
un’adeguata preparazione l’esplorazione dell’interno
di relitti è assolutamente sconsigliata. Per coloro i
quali non possiedono uno specifico addestramento
è consigliabile limitare l’esplorazione all’esterno prestando attenzione a quanto segue:
prima di abbandonare il punto di partenza del-
Come l’Entella
e l’Isonzo,
anche il
Loredan faceva
parte del
convoglio attaccato dal Safari,
il famigerato
sommergibile
del comandante
Bryant. Il relitto
giace a
profondità quasi
proibitive per
l’immersione
sportiva. (foto
Luca Sgualdini)
l’esplorazione è bene prendere un riferimento come
ad esempio la struttura più grande che si riesce a
distinguere in funzione della visibilità. L’utilizzo di un
rocchetto di cavo, una sorta di filo di Arianna, può
risultare molto utile. In caso si resti impigliati in una
rete abbandonata, mantenere la calma e controllare
il ritmo respiratorio. E’ sempre bene aver stabilito
col compagno di immersione dei segnali acustici di
allarme. Spesso per liberarsi è sufficiente uno strattone deciso ma, se non bastasse, un buon paio di forbici saranno estremamente utili. Ricordate, le forbici
si usano con una mano, il coltello con due, quindi le
prime sono decisamente più funzionali. Sistemare la
strumentazione evitando che fruste ed altri apparecchi pendano dal corpo rischiando di incastrarsi.
Anche se l’acqua non è fredda è meglio usare una
muta completa, guanti compresi, che protegge meglio
da tagli o escoriazioni. In presenza di corrente è bene
ricordare che la forma del relitto potrebbe generare
un aumento di velocità della stessa che potrebbe
renderci la vita difficile nel tornare al punto di ancoraggio.
Ma le tecniche per affrontare un’immersione su un
relitto con un certo grado di sicurezza sono ovviamente molto più numerose e più complesse di quelle
accennate ed il modo migliore per apprenderle è di
seguire un corso di specialità, offerto da quasi tutte
le agenzie didattiche, dove per ogni problema viene
fornita una soluzione appropriata.
quali è possibile vedere bei saraghi
e scorfani enormi. La parte anteriore
della nave è inclinata sul lato di tribordo e semiaffondata nel sedimento.
Si vedono ancora i cannoni antincendio
e varia strumentazione, mentre campana e fanali sono stati da tempo asportati. Utile la torcia per scovare i molti
pesci che si nascondono tra i rottami.
Attenzione agli spezzoni di rete che
penzolano dappertutto.
10 - Il Dino
Il relitto del Dino si trova a Porto Zafferano su un fondale di sabbia e Posidonia a 25 metri di profondità. La nave di
nazionalità italiana, trasportava materiale argilloso. Affondò a causa di
una fortissima mareggiata nel 1973.
Scendendo verso il fondo s’individua
immediatamente la sagoma del relitto
che sembra letteralmente conficcato sul
fondo con l’alberatura abbattuta su
un lato. Le stive sono agibili anche
se l’esplorazione richiede come al
solito estrema cautela. All’interno sono
ancora presenti tracce della vita di
bordo. Il pesce è molto numeroso,
incredibili banchi di Anthias, castagnole, saraghi, qualche orata, scorfani
e labridi all’eterna ricerca di cibo.
In questa zona è possibile, anche
se l’evento ha carattere di eccezionalità, avvistare esemplari di testuggini
(Caretta caretta). La zona di Porto Zafferano è agibile solo nei mesi di Luglio
ed Agosto e per l’immersione è obbligatorio il permesso che è rilasciato
dalla Capitaneria di Porto.
Il relitto del
rimorchiatore
Americano LT221
a largo di Capo
S.Elia si trova a
48 metri di profondità su un
fondale fangoso.
Purtroppo data la
natura del fondo
e per la presenza
di correnti a volte
molto forti, l’acqua è quasi
sempre molto torbida. (foto Luca
Sgualdini)
Sui numerosi
idrozoi che colonizzano le lamiere
dei relitti è frequente trovare
diverse specie di
opistobranchi
come Cratena
peregrina
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rivista 9 - Sardegna