CONA
CUORE
InFormaCuore
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ORGANO DI INFORMAZIONE DEL CONACUORE (COORDINAMENTO OPERATIVO NAZIONALE ASSOCIAZIONI DEL CUORE)
Quadrimestrale - Spedizione in A.P. 45% Art. 2 Comma 20/B L. 662/96 - Autorizzazione Filiale EPI di Modena - Anno VIII - Dicembre 2008 - L 1,30
PROPOSTA DEL CONACUORE ALLE PROPRIE ASSOCIAZIONI
EDITORIALE
MA INTERESSA DAVVERO
ASCOLTARE I PAZIENTI?
Le voci su un riassetto della Cardiologia italiana
e la posizione del CONACUORE
di G. SPINELLA & R. BUCHBERGER
Si dice, si sussurra, si parla che verrà modificata l’attuale situazione della Cardiologia: il CONACUORE non ne sa ufficialmente
nulla, così come le 120 Associazioni di tutt’Italia a esso aderenti.
Tra le Specialità presenti nelle strutture ospedaliere certamente
la Cardiologia è una tra le più articolate. Infatti un’Unità Operativa complessa di Cardiologia è dotata di Unità di Terapia Intensiva Cardiaca (UTIC), di degenze post-intensive e normali, di laboratori di ecocardiografia, di emodinamica, di elettrofisiologia, di
ergometria; inoltre un’Unità Operativa di Cardiologia deve assicurare ambulatori per pazienti provenienti da altre Unità dell’ospedale o per pazienti esterni; in questo caso gli ambulatori possono essere “generici” o dedicati a patologie come lo scompenso
cronico, l’ipertensione arteriosa, o al controllo di strumenti come
pace-maker o defibrillatori. Talora le Cardiologie sono dotate anche di un ambulatorio per la Riabilitazione cardiologica.
L’introduzione dei Dipartimenti nell’organizzazione ospedaliera
ha comportato e comporta per la Cardiologia notevoli disagi funzionali. Infatti la scelta dei Dipartimenti nei quali inserire la Cardiologia è la più varia, a conferma della spiccata peculiarità di
questa branca della Medicina che non trova affinità gestionali.
La presenza dell’UTIC può far rientrare l’Unità nel Dipartimento
di Emergenza/Urgenza; in UTIC, tuttavia, ci sono normalmente
pazienti critici ma vigili e non sedati come in Rianimazione;
inoltre i rianimatori sono poco adusi all’attività ambulatoriale e
riabilitativa.
Altre volte l’Unità di Cardiologia viene inserita in un Dipartimento di Medicina; qui invece molto spesso è la cultura dell'emergenza che viene a mancare. In passato è stato proposto di aggregare l'attività di emodinamica al Dipartimento di Immagine/Radiologia. Più recentemente altri specialisti hanno rivendicato la gestione della Cardiologia Riabilitativa.
Bene, dicevamo che il CONACUORE non sa nulla di queste intenzioni “riformatrici”. Ci risulta che sia in atto un confronto con
gli addetti ai lavori, ma non con i cardiopatici, cioè con l’unica
associazione nazionale che legittimamente rappresenta tali soggetti in tutto il Paese.
La sanità è nata per “sanare” i malati: se si vuole aggiornare o
migliorare o modificare un settore come la Cardiologia, il più
importante per morti, feriti, invalidi e danni, perché si parla soltanto, da parte delle istituzioni preposte, con i professionisti (di[segue a pag. 2]
Il CONACUORE porge a tutte le Associazioni
aderenti, ai “Parlamentari del Cuore”, alle Società
Scientifiche e Fondazioni dell’Alleanza per il
Cuore, ai Sostenitori e ai Lettori i più fervidi
Auguri di Buone Feste 2008-2009
“MINI ANNE, SAI SALVARE UNA VITA?”
Un progetto per diffondere tra le nuove generazioni
le pratiche del soccorso d’emergenza
Il progetto “Mini Anne, sai
salvare una vita?” è il più
utile degli investimenti al
servizio della vita e della sua
qualità, contro il flagello della “morte improvvisa”.
Esso consiste nell’affidare ai
ragazzi delle scuole, in accordo con l’istituzione scolastica e per il tramite delle
nostre Associazioni aderenti,
le confezioni contenenti un
manichino mezzo busto e un
Dvd che illustra le tecniche
di rianimazione cardiopolmonare.
Quanti più saranno i ragazzi
in grado di intervenire in caso di arresto cardiaco, tanti
più diventeranno i soccorritori sul territorio.
Il CONACUORE si augura
davvero che al progetto ade-
riscano tante Associazioni! Il
costo di ciascuna confezione
è molto contenuto; l’ordine
minimo dev’essere di almeno
cento pezzi.
Per ulteriori informazioni
e prenotazioni: Presidenza
CONACUORE 059.342459;
[email protected].
F
ENNESIMO CASO DI “MORTE IMPROVVISA”
COSÌ HO EVITATO UN DRAMMA
Un socio della nostra Fondazione romana “Giorgio Castelli”
racconta come ha rianimato un amico colpito da arresto cardiaco.
Serve l’approvazione immediata delle norme che sono all’esame del Senato
Sabato 4 ottobre, come tutti i
sabato, finito il mio allenamento di canottaggio sto andando verso casa. Altri miei
consoci del Circolo Canottieri
Lazio alla stessa ora iniziano
il loro turno di allenamento,
ma a causa di un incessante
acquazzone, invece di andare
con le barche sul Tevere, vanno in palestra. Senza una reale ragione mi procuro un ombrello e li raggiungo nella palestra, che dista circa 300 metri dall’edificio centrale.
Quando arrivo è in corso il solito allenamento e in una fase
di riposo mi metto a chiacchierare con due amici, uno
di loro è Renato (atleta master di circa 55 anni e 100 chili di peso). Mentre stiamo sorridendo spensierati, Renato si
accascia, piegandosi sulle ginocchia. Io e un altro amico
lo giriamo supino e cominciamo a cercare di farlo rinvenire chiamandolo e scuotendolo, ma non reagisce in alcun
modo. Nella palestra ci sono
altri soci e chiedo subito di
chiamare l’ambulanza; sono
le 10.50 e contemporaneamente inizio a praticare la rianimazione con la respirazione bocca a bocca e il massaggio cardiaco. Renato continua
a non rispondere, rantola ma
non reagisce, quando pratico
la respirazione sento però che
qualcosa succede. In quel momento mi ricordo che una nostra socia medico è negli spogliatoi e che al nostro circolo,
da qualche parte, c’è un defibrillatore. Mando subito a
chiamare il medico e a recuperare il defibrillatore. Io intanto continuo nella rianimazione, dopo cinque minuti cir-
ca arriva la mia amica medico
e da quel momento ci alterniamo nelle fasi di rianimazione. L’unico segnale da Renato è, a un certo punto, un
conato di vomito con espulsione di liquido. Poco prima
delle 11 arriva finalmente il
defibrillatore. Accendo lo
strumento e apro la confezione degli elettrodi. La macchina mi chiede di collegarli ma
non riesco a trovare il connettore, nascosto da una custodia
molto curata esteticamente,
ma poco pratica. La macchina
fa la sua analisi e consiglia di
inviare la scarica elettrica. Allontano tutti e premo il pulsante. Il mio amico Renato
viene scosso dalla scarica, la
macchina non consiglia ulteriori scariche, ma si attiva l’allarme della batteria scarica
[segue a pag. 3]
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Pag. 2
L’“INCONSAPEVOLE” EVOLUZIONE DELL’ESSERE (O NON ESSERE) CARDIOLOGI
MA INTERESSA DAVVERO…
[segue da pag. 1]
rigenti e medici) del settore e mai con i rappresentanti dei pazienti? Eppure la sanità ritiene e definisce, di continuo, “centrale” il malato e non la malattia o chi lavora nel comparto. La circostanza di non essere mai informati non è quindi accettabile
per i rappresentati-eletti di una categoria che ha malato il cuore
e non la mente.
A chi giova e a che giova non avvertire il bisogno di ascoltarci?
Il provvedimento eventualmente adottato, ci si domanda, diventerà più o meno autorevole, più o meno credibile, se avallato anche da chi rappresenta (o dovrebbe rappresentare…) il momento
centrale della sanità, cioè i portatori di patologia?
Da parte nostra c’è la determinazione di tutelare gli interessi di
salute dei cardiopatici italiani e siamo convinti che questa può
derivare solo dall’essere curati da cardiologi e non da anestesisti,
radiologi, internisti, fisiatri ecc. Se il nuovo orientamento organizzativo è volto a migliorare l’efficienza del SSN e, con essa, il
comparto cardiologico, è bene ricordare che la Cardiologia italiana gode all’estero di notevole credibilità; forse la sua organizzazione ha bisogno d’essere rivista, non sconvolta: in tal caso si andrebbe a distruggere un patrimonio di cultura e di efficienza che
è andato a formarsi negli ultimi decenni. Viceversa, se il motivo
fosse di ordine economico, non riusciamo a comprendere quali
risparmi deriverebbero da questa nuova riorganizzazione; Unità
Operative di Cardiologia esistono e operano egregiamente in regioni virtuose con bilanci in attivo, in pareggio o, al peggio, con
deficit fisiologici. Forse per raggiungere dei risparmi sarebbe prima utile normalizzare le regioni nelle quali il bilancio è paurosamente deficitario, come nel caso del Lazio, della Sicilia o della
Liguria e suggerire a queste regioni i modelli organizzativi già
sperimentati in Lombardia, nel Veneto e nell’Emilia-Romagna.
Questi ultimi tre, pur con bilanci positivi o quasi, sono in realtà
molto diversi tra di loro dando modo alle altre regioni di scegliere quello più adatto alle realtà locali. Anche in questo caso, e anzi soprattutto in questo caso, ci sembra evidente l’opportunità
che la Cardiologia cerchi un dialogo presentandosi con un’unica
rappresentanza (quella della FIC, cioè della propria Federazione,
variamente arricchita): così facendo le istituzioni avranno la possibilità di dialogare con un interlocutore che, come il CONACUORE, è in grado di rappresentare le comuni vedute.
Il CONACUORE ritiene che, almeno per la Cardiologia, sarebbe
funzionale l’istituzione di una “Unità d’organo”. In alternativa,
qualora ciò non fosse possibile e i Dipartimenti fossero inevitabili, si potrebbe auspicare la creazione di Dipartimenti formati da
Unità Operative di Cardiologia di diversi ospedali più o meno
grandi. I pazienti cardiopatici avrebbero la garanzia di essere curati sempre da specialisti in Cardiologia e non di altre specialità.
Non ci siamo mai distinti nel dare “l’assalto alla diligenza”, anzi!… Perché, allora, diamo così tanto fastidio? O forse siamo talmente trascurabili che non si sente il bisogno di ascoltare il nostro parere? Diverse centinaia di migliaia di persone rappresenteranno bene qualcosa!
F
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Organo di informazione del CONACUORE
(Coordinamento Operativo Nazionale Associazioni del Cuore)
Direttore Responsabile: Arrigo Guiglia
Direttore Editoriale: Gianni Spinella
In Redazione (in ordine alfabetico):
Adelmo Bastoni - Giovanni Bisignani - Luigi Bradascio
Riccardo Buchberger - Marilena Campisi
Vincenzo Castelli - Pier Luigi Castellini - Giuseppe Ciancamerla
Gaetano Cuppini - Antonio Destro
Eugenio Di Ninno - Gianluca Ferrari - Enio Gani
Anna Patrizia Jesi - Giuseppe Marceca - Laura Marenzoni
Maria Grazia Modena - Roberto Parravicini - Antonello Rossi
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Reg. Tribunale di Modena n. 1541 del 30/05/2000
Stampa: Tipolitografia Cervi - Modena
CARI COLLEGHI, ATTENTI
AGLI ECCESSI DELLA SPECIALIZZAZIONE
Le voci sullo “smembramento” della Cardiologia; riflessioni di un addetto ai lavori
È ormai imminente una nuova
importante sfida per i cardiologi
e per la Cardiologia, per la quale
non sembra però sia maturata
né una adeguata consapevolezza né una sufficiente attenzione.
Personalmente ritengo invece
che sarà la base di una vera rivoluzione culturale, alla quale
sarebbe opportuno giungere
profondamente preparati.
È infatti ormai tempo, per i cardiologi e per la Cardiologia, di
ripensare a se stessi e al proprio
ruolo per il futuro. E che la specialità sia in qualche modo in
pericolo lo dimostrano gli atteggiamenti da isolazionismo superspecialistico di molti colleghi
cardiologi emodinamisti ed elettrofisiologi, che si presentano
sempre più interessati alla sola
procedura di competenza, piuttosto che al paziente nella sua
complessità, sempre più esecutori di prestazioni, su indicazioni poste spesso da altri. Tali
comportamenti racchiudono in
sé il grande pericolo di far apparire decaduta, se non inutile, la
specificità cardiologica nel suo
insieme, a favore di una nuova
“nobiltà” supertecnologica che
risulta però drammaticamente
debole dal punto di vista clinico.
Se infatti il cardiologo emodinamista ed elettrofisiologo esegue
solo prestazioni e non “cura”
più i pazienti, vi saranno altri
professionisti (internisti, pneumologi, geriatri, diabetologi,
medici della medicina di urgenza, eccetera…) a occuparsi delle
loro necessità, anche cardiologiche, di salute.
In questo contesto il laboratorio
di emodinamica e quello di elettrofisiologia perdono la loro
specificità nel percorso assistenziale del paziente e assumono il
significato più “economico” di
sedi dove vengono eseguite procedure ad alta sofisticazione,
ma soprattutto ad alto costo,
che utilizzano sistemi e materiali assimilabili a quanto viene
utilizzato in una Struttura di
Radiologia. E infatti la Radiologia è nata da sempre come una
sede di esecuzione di prestazioni, anche di alta sofisticazione e
di tipo interventistico, ma richieste da altri professionisti, in
genere clinici. A questo punto
potrà forse apparire logico ed
economico gestire il “budget” di
tali laboratori nel contesto della
Radiologia, piuttosto che in una
Cardiologia dall’identità divenuta debole.
Oltre a questo, gli ospedali di
nuova concezione stanno orientandosi verso un’organizzazione
di assistenza per intensità di cure e accorpamento delle funzioni assimilabili.
Ma dove sono i cardiologi clinici? In questo scenario il cardiologo clinico sembra vivere una
nuova e più profonda frustrazione, subendo come un limite
la propria professionalità non
interventista, invece che riscoprire di poter essere, e forse dover essere, il vero leader dell’intero percorso assistenziale cardiologico e il gestore dell’assistenza fra ospedale e territorio.
È quindi tempo che il cardiologo clinico superi quell’immobilismo culturale da figura professionale consolidata, ma anche
stereotipata, per acquisire una
cultura cardiologica di sintesi e
coordinamento delle multiprofessionalità necessarie alla gestione del paziente cardiologico
di oggi e di domani, che si presenta sempre più spesso con
pluripatologia e fragilità tipica
delle età più avanzate. Quel che
potrà differenziare questa nuova tipologia di cardiologo dalle
altre branche specialistiche sarà
solo l’approfondimento di una
fisiopatologia cardiovascolare
con orizzonti di multidisciplinarietà, a cui fornire il valore aggiunto della propria competenza, informazioni, risposte e gestione flessibile sui problemi dei
pazienti. Lo scenario per il cardiologo clinico sta infatti potenzialmente diventando ancora
più frustrante, se non vissuto
con una visione prospettica verso una nuova cultura cardiologica da costruire.
Le tre nuove figure di cardiologo emodinamista, elettrofisiologo e clinico dovranno pertanto
ritrovare percorsi comuni e coordinati, per offrire soluzioni ai
bisogni dei pazienti, per non rischiare di diventare meri esecutori di procedure indicate e gestite da altri.
Va ricordato che la crisi di identità di cui stanno soffrendo i
cardiologi, e la sterile competizione che hanno talora attivato
fra diverse Cardiologie che incidono sullo stesso bacino di
utenza, sta facilitando l’emergere di una realtà organizzativa locale molto frammentata e diversificata, potenzialmente altrettanto destruente.
Ne deriva che molte strutture
cardiologiche corrono il rischio
di perdere la propria autonomia, attraverso l’inserimento in
Aree Omogenee o Dipartimenti
di Medicina e/o di EmergenzaUrgenza. Il rischio maggiore è
quindi la diluizione progressiva
della specificità cardiologica attraverso lo smembramento delle
Cardiologie e la realizzazione di
nuove entità dove, ad esempio,
l’Unità Coronarica venga aggregata al Dipartimento di Emergenza, il Reparto di Degenza a
quello di Medicina Interna, i Laboratori di Cardiologia al Dipartimento di Immagine, e così via.
Tali soluzioni organizzative, devastanti dal punto di vista della
continuità assistenziale e della
centralità del paziente, sono
purtroppo un pericolo incombente, qua e là già in fase di realizzazione.
Un progetto di efficace continuità assistenziale fra ospedale
e territorio rappresenta per i
cardiologi una nuova grande sfida, ma anche una grande opportunità, che dovrebbe aiutare
a superare sia la settorializzazione subspecialistica e ipertecnologica che la possibile perdita
di ruolo di una parte della cardiologia. Il progetto necessita
però di un’analisi attenta e realistica dei bisogni di ogni realtà
locale; deve prevedere un’organizzazione che rispetti, per
quanto possibile, l’esistente, e
diversifichi il grado di autonomia e l’integrazione fra le diverse strutture, attraverso una progettualità graduale e condivisa
attraverso la negoziazione.
Dr. Gian Luigi Nicolosi
Cardiologo
Azienda Osped. S. Maria degli Angeli
Pordenone
Vicepresidente Heart Care Foundation
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NUOVE TECNOLOGIE E IMPATTO SULLE SCELTE DI SALUTE
TELEMEDICINA: UN’OCCASIONE PER I CARDIOPATICI,
MA ANCHE PER I BILANCI SANITARI
I primi dati sul rapporto costo/efficacia sembrano confermare l’utilità dell’assistenza “a distanza”
Il CONACUORE da anni sostiene e propone di investigare a
fondo le possibilità di coniugare le tecnologie avanzate con la
migliore salute dei malati e dei
bilanci sanitari. Un sistema che
imploda non gioverebbe a chi
lo governa, né a chi cura, né a
chi ne fruisce, né ai produttori
di beni per la salute.
In premessa è utile dire che il
pianeta sanità è nato per orbitare intorno alla salute del paziente quindi, anche, per evitare che esso diventi tale (si pensi
alle ricorrenti vaccinazioni!).
Ma è altrettanto utile affermare
che non sia disdicevole studiare
tutte le condizioni che consentano la coniugazione più vantaggiosa possibile tra costi e benefici.
Non appare, d’altra parte, pensabile che problematiche così
complesse possano trovare le
desiderate giustapposizioni, se
le politiche sanitarie che le governano non godano dei respiri
temporali capaci di permettere
il pieno dispiegarsi dei mezzi e
degli effetti ipotizzati.
Nel nostro Paese ci troviamo di
fronte a una rivoluzione demografica tanto rapida quanto difficile da gestire: il numero delle
persone anziane è in costante
incremento. Gli ultra 65enni
sono ormai il 19% della popolazione totale, cioè 11 milioni di
persone. È evidente che il rischio salute cresce col crescere
dell’età. A meno che non si pensi di sopprimere i “sempre più
anziani”, dopo aver fatto tanto
per aumentarne la speranza di
vita, diventa indifferibile pensare a come mantenerli in buona
salute, spendendo il meno possibile, per ottenere un saldo attivo dei bilanci socio-sanitari.
A questo punto diventa altrettanto ineludibile un investimento in prevenzione finora
del tutto trascurato e capace di
tradursi in minore spesa sanitaria: cioè un massiccio investimento in qualità di vita.
In parole povere, alla rivoluzio-
COSÌ HO EVITATO UN DRAMMA
[segue da pag. 1]
(la reale scadenza della batteria abbiamo poi scoperto essere ad agosto 2010). L’ambulanza ancora non arriva, stacco gli elettrodi e continuiamo
la rianimazione, Renato è ancora incosciente, ma reagisce
in qualche modo provando a
portare la sua mano destra sul
cuore, e facciamo fatica a tenerlo fermo. Alle 11.10 arrivano gli operatori del 118 e lo
prendono in consegna.
Renato entra in ambulanza e
riprende conoscenza, la sua
pressione in quel momento è
70/140. Potrebbe essere finita
qui, ma una “dose” di mala
sanità non guasta! Alcuni miei
amici seguono l’ambulanza in
ospedale (S. Giacomo) e dopo
un po’ mi chiamano e mi dicono che Renato sta bene e
che hanno ipotizzato una sorta di sincope a causa di una
congestione. Solo allora mi
rendo conto che non era stato
riferito l’avvenuto utilizzo del
defibrillatore. A quel punto
facciamo arrivare il defibrillatore in ospedale e il cardiologo, esaminando la memoria
della macchina, si accerta che
è realmente avvenuta una fibrillazione ventricolare e un
arresto cardiaco. Chiede di
parlare con me e mentre gli
descrivo l’accaduto dice due o
tre volte la parola “miracolo”.
Mentre scrivo Renato è anco-
ra degente al S. Giacomo in
attesa di trasferimento al S.
Giovanni, e mi dicono che
“sta bene”.
Giuseppe Viggiano
Il signor Viggiano è stato addestrato
e certificato alla BLS-D dalla Fondazione Giorgio Castelli onlus in collaborazione con ARES 118 Lazio in
data 16 febbraio 2008.
*****
Abbiamo riportato la cronaca dell’ennesimo caso di
“morte improvvisa”. Ci consola, e molto, il buon esito
dell’intervento. Recentemente è stato presentato un nuovo disegno di legge (numero
910, in Commissione igiene
e sanità del Senato) che ha
recepito gran parte dei suggerimenti forniti dal CONACUORE. Ne siamo lieti, ma a
questo punto occorre l’approvazione urgente delle
norme, che contengono importanti novità principalmente volte ad allargare la
rete dei defibrillatori e dei
soccorritori. Ci siamo stancati di scrivere che ogni anno muoiono quasi 60 mila
connazionali.
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ne demografica che ha condotto all’invecchiamento esponenziale della società deve corrispondere una poderosa ed urgente rivoluzione salutistica.
Una rivoluzione che abbia inizio dall’età scolare, fin da domani, e che sappia tradursi in
una autentica rivoluzione cultural-esistenziale.
Continuare a tamponare bruciando somme enormi solo in
attività sanitarie riparative è
come prosciugare il mare con
un cesto di vimini.
In questo discorso è da sottolineare che le patologie croniche
sono di gran lunga prevalenti e
che, come tali, possono essere
prevenute in modo variamente
articolato. E tutto ciò, a condizione che si abbia la volontà
politica di volere, non può che
esser contenuto in un progetto
di medio-lungo periodo, inteso
tanto al momento educazionale
complessivo, quanto a quello
sanitario d’intercettazione preventiva rispetto all’aggravamento della malattia.
Possono essere, oseremmo dire
sono, di grande ausilio alla
buona riuscita di un progetto
di specie, la ricerca e l’innovazione tecnica e tecnologica.
Procediamo per esempi. Un intervento cardiochirurgico ha
un proprio costo complessivo,
ma è anche un intervento che
migliora a dismisura la qualità
di vita, restituendo alla persona
dignità, rientro all’attività produttiva, spesa solo per controlli
e mantenimento rispetto a chi è
costretto a convivere con una
qualità esistenziale scadente e
assai dispendiosa, sia per la sanità che, soprattutto, per la società.
Un altro esempio. Prendiamo
un soggetto affetto da scompenso cardiaco fra i circa cinquecentomila esistenti in Italia
e poniamo che abbia bisogno
di un defibrillatore impiantabile, il quale ha un costo oggettivamente rilevante. Ma quante
volte in un anno egli eviterà di
frequentare il pronto soccorso
e l’unità cardiologica del reparto? E poi, se l’impianto del dispositivo è stato tempestivo,
quanto migliorerà la qualità
della sua vita, consentendogli
così di tornare all’attività lavorativa?
E ancora, se i più evoluti trattamenti di resincronizzazione
cardiaca fanno sì che rallenti la
progressione della malattia,
evitando il ricorso alla periodica ospedalizzazione, è altrettanto possibile che la stessa
(ospedalizzazione) cali ulterior-
mente, se diventano adeguati il
controllo e il monitoraggio successivi all’impianto.
La tecnologia è avanzata a tal
punto da consentire un servizio
di telemonitoraggio a distanza.
Si chiama telemedicina ed è stata ideata per svolgere controlli
anche 24 ore su 24 e dovunque
il paziente (cardiopatico, asmatico, iperteso) si trovi.
Bisogna premettere che, ad oggi, esistono ancora pochi studi
che abbiano analizzato in maniera esauriente l’impatto economico della telecardiologia e i
possibili risparmi di spesa nei
confronti dell’assistenza “classica”. Ve ne sono alcuni che hanno fornito dati parziali (anche
sulla mortalità), tutti di segno
positivo. In particolare, l’impatto maggiore è stato riscontrato
sulle ospedalizzazioni: s’è registrata una notevole diminuzione dei ricoveri successivi all’evento acuto. Altre voci di spesa
sulle quali la telecardiologia
promette di incidere positivamente sono quelle legate alle
visite di controllo (anch’esse,
naturalmente, successive all’evento) e ai “viaggi” del paziente
per recarsi in ospedale.
Bisogna anche osservare che le
percentuali di risparmio tra i
diversi studi condotti sono
estremamente variabili: ciò dipende dai termini di paragone
utilizzati, cioè dal sistema di telecardiologia adottato, dal modello di assistenza “classica”
che si sceglie di raffrontare, dal
metodo di indagine, dalla durata dello studio. Tuttavia, come
detto, i dati sono incoraggianti
anche se mancano quelli relativi ai cosiddetti costi indiretti a
carico della società (sono i costi associati alla ricchezza non
prodotta a causa della malattia:
ad esempio, giornate di lavoro
perse, diminuzione della pro-
duttività; sono riferiti al paziente e alla famiglia che presta
un’assistenza “informale”); la
riduzione dei “ri-ricoveri” e delle visite di controllo, però, farebbe ragionevolmente presumere un potenziale risparmio
anche su questo versante.
In sostanza, pur se l’installazione di un sistema di telecardiologia richiede un costo iniziale,
si è notata una promettente riduzione di spesa nel lungo periodo su alcune voci specifiche;
le spese per dotarsi di questo
sistema sono, in prospettiva,
largamente compensate dai benefici in termini di costi diretti
(ospedalizzazioni, visite di controllo e spese di viaggio a carico del paziente).
In conclusione, va segnalata
una recentissima comunicazione della Commissione Europea
(3 novembre), che incentiva gli
Stati membri a sviluppare e incrementare le iniziative legate
alla telemedicina; tre le principali “raccomandazioni”: aumentare la consapevolezza dei
potenziali utenti sulle opportunità offerte dalla metodica;
adeguare la legislazione in materia dei singoli Paesi e incoraggiare, dove assente, l’adozione di specifiche normative; risolvere i problemi tecnologici
ancora esistenti, specialmente
con riguardo alla trasmissione
rapida ed efficace dei dati raccolti con gli strumenti di telemedicina.
Giovanni Spinella
I dati economici sono stati ricavati
dall’articolo “Cost comparison between telemonitoring and usual care
of heart failure: a systematic review”
pubblicato sulla rivista Telemedicine and e-Health, vol. 14, n. 7, settembre 2008.
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DA L LE AS SOC I AZ I ON I CO NA CU O R E
ASSOCIAZIONE OGLIASTRINA CARDIOPATICI - LANUSEI
ASSOCIAZIONE “VOGLIO VOLARE - D. BARBI” - FERRARA
IL NOSTRO IMPEGNO CONTRO LA “MORTE IMPROVVISA”
L’Associazione “Voglio Volare - Davide Barbi” vuole porre l’attenzione su un problema che si sta
verificando sempre più frequentemente, ma che non si riesce a combattere con la dovuta efficacia:
le morti per attacco cardiaco a causa della mancanza di un immediato soccorso.
L’Associazione nasce il 5 dicembre 2006, in seguito alla scomparsa di un giovane di 18 anni che viene colto da attacco cardiaco mentre si reca a scuola, in un giorno come tutti gli altri; purtroppo, a
causa del traffico, l’ambulanza non riesce a giungere in tempo utile. Nessuno nei paraggi, nonostante la moltitudine di gente accorsa a vedere, è stato in grado di effettuare un massaggio cardiaco, in modo da tenere il cervello ossigenato in attesa dell’arrivo dei soccorsi.
Le finalità dell’Associazione sono il supporto alla ricerca scientifica cardiologica; la donazione di
defibrillatori all’interno delle scuole e dei centri sportivi (in quanto è questo l’unico mezzo per far
reagire il cuore in caso di “morte improvvisa”); la realizzazione di corsi di defibrillazione precoce
per rendere studenti e personale scolastico abilitati all’uso del defibrillatore; l’organizzazione di seminari informativi sulle patologie cardiache.
Ad oggi l’Associazione ha già donato nove defibrillatori e ha formato al loro utilizzo quasi cento
persone attraverso appositi corsi BLSD-A.
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ASSOCIAZIONE LES AMIS DU COEUR - VALLE D’AOSTA
UN’INIZIATIVA DAVVERO… EFFICACE!
Premessa
Qualunque progetto di sensibilizzazione deve essere ampiamente diffuso, a basso costo, facile da
realizzare e proseguire nel tempo, sostenuto dal volontariato, condiviso da più attori, ma soprattutto
deve essere EFFICACE. Questo acronimo rappresenta l’elenco dei fattori di rischio coronarico non
modificabili e modificabili, causa di infarto: E = Età; F = Familiarità, F = Fumo; I = Ipertensione arteriosa; C = Colesterolo; A = Aritmie; C = Circonferenza vita; E = Esercizio fisico.
La nostra associazione ha intenzione di avviare, all’inizio del nuovo anno, un’iniziativa così denominata e articolata in varie fasi, ciascuna dedicata a sensibilizzare la popolazione sulle singole “voci”
previste dal progetto. Alle persone coinvolte verrà consegnato il referto degli esami eseguiti, oltre a
materiale informativo, tra cui una pubblicazione sui fattori di rischio coronarico intitolata Il nostro
amico cuore. Il numero di persone che potranno essere raggiunte non è facilmente quantificabile e
sarà valutato alla fine del progetto, prevista per il 30 settembre 2009.
Descrizione del progetto per singoli fattori di rischio (in ordine di attivazione)
IPERTENSIONE ARTERIOSA E ARITMIE (da gennaio a settembre per 9 mesi)
L’ipertensione arteriosa e le aritmie (frequenza cardiaca, irregolarità di ritmo) sono valutate nelle
farmacie della regione aderenti all’iniziativa, chiedendo ai farmacisti di misurare questi parametri al
primo cliente che si presenta sia al mattino che al pomeriggio, consegnandogli un referto scritto e
l’opuscolo Il nostro amico cuore. Al farmacista viene poi chiesto di segnalare su un foglio di riepilogo
il sesso dei clienti e se la pressione supera o meno 140/90.
Grande successo di pubblico per la seconda edizione ogliastrina della
Giornata Mondiale del Cuore. Sono circa 400 le persone che domenica
28 settembre hanno partecipato all’iniziativa dedicata alla prevenzione
e alla sensibilizzazione sulle patologie cardiovascolari e 216 si sono
sottoposte agli accertamenti tesi a stabilire il loro rischio cardiologico.
Nel corso della giornata, che si è svolta nelle scuole medie di Barisardo, un’équipe di volontari dell’Asl 4 ha effettuato gli esami su alcuni
fattori di rischio: misurazione della massa corporea, della pressione
arteriosa, prelievi di sangue, visita cardiologica ed elettrocardiogramma. L’obiettivo (centrato!) è stato quello di invitare le persone a tenere
costantemente sotto controllo questi importanti parametri biologici,
per poter scoprire in tempo eventuali fattori di rischio cardiovascolare
e agire per prevenire l’insorgere di patologie.
L’iniziativa, organizzata dall’Associazione Ogliastrina Cardiopatici
“Amici del Cuore”, in collaborazione con l’amministrazione comunale
di Barisardo, ha visto personale volontario dell’azienda sanitaria scendere in campo assieme ai volontari dell’associazione. La seconda Giornata Mondiale del Cuore ha registrato anche un aspetto dedicato interamente alla sensibilizzazione. In mattinata, subito dopo i saluti del
sindaco di Barisardo, Paolo Casu, e quelli del direttore sanitario, Silvio
Maggetti, la parola è passata agli studenti della terza media che hanno
frequentato il corso BLS di rianimazione cardiopolmonare e hanno dato prova delle competenze raggiunte. A seguire, la relazione di Francesco Doneddu, presidente dell’Associazione “Amici del Cuore”, che ha
salutato con favore l’istituzione del servizio di Cardiologia nell’ospedale di Lanusei. La parte sanitaria, con le relazioni sul rischio cardiologico e sulle attività del nuovo servizio ospedaliero, è toccata invece al
dottor Gabriele Marongiu e al dottor Carlo Balloi, direttore dell’Unità
operativa del locale presidio ospedaliero.
F
AMICI DEL CUORE - GUARDIA SANFRAMONDI
FAMILIARITÀ (da febbraio a settembre per 8 mesi)
La valutazione della familiarità comporta di stabilire un contatto i figli degli infartuati nel momento
del ricovero in ospedale del genitore, calcolando loro il rischio individuale mediante raccolta dati,
misurazione della pressione e dosaggio del colesterolo. Il personale infermieristico della Cardiologia
fa i controlli e consegna il risultato agli interessati, oltre all’opuscolo Il nostro amico cuore.
ETÀ (da marzo a settembre per 7 mesi)
L’età a rischio comincia, per entrambi i sessi, tra i 40 e i 50 anni. Si possono raggiungere queste persone al momento del rinnovo della patente presso gli ambulatori medici dedicati. Il personale amministrativo dell’Asl consegna alle persone con età a rischio il dépliant intitolato Patente del cuore.
CIRCONFERENZA VITA (da aprile a settembre per 6 mesi)
Nei negozi che vendono capi di abbigliamento ad Aosta, aderenti all’iniziativa, viene esposto un totem distributore di metri per la misurazione della circonferenza vita. Il metro sarà azzurro e lungo
102 cm per gli uomini, rosa e lungo 88 cm per le donne (perché queste misure sono quelle di riferimento per la stima del rischio cardiologico). Sul metro saranno stampate le istruzioni per l’uso e alcuni messaggi della nostra Associazione.
COLESTEROLO (a maggio per un mese)
Il colesterolo si valuta aggiungendolo come analisi gratuita a tutte le persone che fanno il prelievo da
esterni, previo consenso.
ESERCIZIO FISICO (a giugno per un mese)
Alle persone che acquistano un paio di scarpe presso i negozi di calzature di Aosta, aderenti all’iniziativa, viene consegnato un buono sconto di 5 euro per l’acquisto di un contapassi (incentivo a svolgere salutari passeggiate!) presso due negozi sportivi convenzionati.
FUMO (a luglio per un mese)
I fumatori possono essere raggiunti quando si recano in tabaccheria, consegnando loro una carta del
rischio coronarico a colori, da scoprire mediante un sistema definibile “gratta e vivi”.
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Domenica 30 novembre si è svolta una giornata di prevenzione cardiologica organizzata in collaborazione con l’amministrazione comunale.
Un’équipe di infermieri ha coadiuvato il dottor Iannuzzi, responsabile
della Cardiologia dell’ospedale di San Giorgio a Cremano, nel sottoporre i cittadini ad alcuni controlli su pressione, colesterolo, glicemia.
L’appuntamento, che si ripete ormai con frequenza, ha riscontrato un
buon successo consentendo di raffrontare i dati attuali con quelli raccolti negli anni passati.
“S’è registrata una lieve tendenza verso un incremento del rischio cardiovascolare” ha detto Carlo Labagnara, presidente dell’Associazione
Amici del Cuore di Guardia Sanframondi “anche se va precisato che si
tratta di informazioni ottenute su un piccolo campione di popolazione,
ricavate senza una rigorosa procedura scientifica. Questo però basta
per indurre la nostra associazione ad un impegno ancor maggiore sul
versante della prevenzione e dell’educazione alla salute. Bastano anche piccoli cambiamenti nelle abitudini quotidiane per ottenere comunque benefici tangibili: svolgere attività fisica con regolarità (qualche salutare passeggiata, per esempio), seguire un’alimentazione salubre, rinunciare alla sigaretta”.
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