Septiembre 2010
Ma tosto ruppe le dolci ragioni
un alber che trovammo in mezza strada
con pomi a odor soavi e buoni;
e come abete in alto si degrada
di ramo in ramo, così quello in giuso,
cred `ìo, perchè persona su non vada.
Purgatorio,CantoXXII . vv.130-154
Anno - Año V - Nº. 3
Boletin gratuito
BUONA PASQUA A TUTTI
FELIZ SEMANA SANTA
CENTO ANNI DELL`UNITÁ D´ITALIA: I PROTAGONISTI
Giuseppe Mazzini
Giorgio Perlasca
Gli Autori
Le ville venete
l´Arena di Verona
Il significato dell´ Arte
Il cappello degli Alpinl
El Rincón de la poesía
Mi verano in Málaga
La Feria de Málaga
La gran tradición
Cinema Italiano
Agenda
SOCIEDAD DANTE ALIGHIERI
Calle Ayala 23, 1E - 29002 Málaga
Tel. 952 35 95 07 - www.ladante.es
[email protected]
CURSOS 2010 - 2011
INSCRIPCIÓN ABIERTA
Pippo era chiamato in famiglia e dalle persone intime, forse per affezione al sopranome
deriva anche il nome preferito "Filoppo Strozzi" usato per copertura negli anni
successivi, con il quale firmò anche parecchi articolo e opuscoli.
Nacque a Genova il 22 Giugno 1805 , la famiglia apparteneva alla borghesia di
professionisti con ristrette possibilità economiche, ma con la ferma fede in principi
morali e civili. Il padre medico era un cattolico osservante e aveva una formazione
culturale integrata con le idee illuministiche imperanti in quel periodo, e non cambiò
GIUSEPPE MAZZINI opinione anche in seguito alle lotte politiche e di pensiero di Genova che seguivano
l'impulso della Rivoluzione Francese, nelle quali partecipò dovendo pagare
probabilmente anche con l'esilio. Attraverso una rigida educazione inculcò nel figlio
idee di libertà e anticonformismo.
Cresciuto in questo contesto crebbe ben presto in Giuseppe un malessere esteso verso la
monarchia, che individuava col sinonimo di tirannide e verso quelle forme di
formalismo religioso che in quei tempi inculcava la società in diversi momenti. Già
nell'ambiente scolastico - universitario era conosciuto come una matricola turbolenta e
mordace dal gesto impulsivo. Nel 1827 si laurea in diritto canonico e civile (ma non
eserciterà mai l'avvocatura), e nello stesso periodo risale la sua affiliazione ai
movimenti carbonari genovesi.
Collabora successivamente con alcuni giornali reazionari quali "Indicatore Genovese " e
"Indicatore Livornese" , viaggia in Toscana e compie affiliazioni anche con i lombardi
per reclutare adepti alla carboneria. Viene riconosciuto Maestro dell'ordine nel 1830, ma
successivamente viene arrestato in seguito ad una provocazione poliziesca e rinchiuso
poi nel carcere di Savona dove verrà liberato per mancanza di prove 1831. Subisce
tuttavia una misura punitiva che lo obbliga a scegliere tra l'esilio e il confino; preferisce
l'esilio e il 10 febbraio si rifugia a Ginevra, da dove passa subito a Lione e quindi a
Marsiglia, dove fonda la Giovine Italia.
L'ambizione di Mazzini, fondando la Giovine Italia era di formare uno Stato
italiano "indipendente, libero e repubblicano". Per comprendere appieno la
concezione mazziniana della storia, gli individui e i popoli devono contribuire al
bene dell'umanità: gli individui nella cosciente attuazione dei propri personali
doveri devono fare dell'Italia tramite una "rivoluzione di popolo" una nazione
saldamente unita, indipendente dallo straniero, libera nei suoi ordinamenti e
sovrana, padrona cioè di sé e del suo destino; fondare una repubblica democratica
basata sul suffragio universale, in quanto solo il popolo, senza distinzione di classe,
di ricchezza o di religione, è sovrano e ha quindi diritto di auto governarsi; lottare
per un sistema sociale migliore sulla base di una più giusta distribuzione delle
ricchezze; rinnegare il predominio di una nazione sull'altra e contribuire invece al
pacifico progresso di tutta l'umanità. Al seguito del dilagare fra la popolazione
Italiana delle idee repubblicane e democratiche promosse dalla carboneria e
dall'operato di Mazzini lo stato piemontese nel 1833 svolge diversi processi politici
con i quali cerca di troncare la diffusione della "Giovine Italia", condannando a
morte in contumacia Giuseppe Mazzini.
Da
Internet
Fonte:
Internet
GIORGIO PERLASCA
un italiano scomodo
Quella di Giorgio Perlasca è la straordinaria vicenda di un uomo che,
pressoché da solo, nell’inverno del 1944-1945 a Budapest riuscì a
salvare dallo sterminio nazista migliaia di ungheresi di religione ebraica
inventandosi un ruolo, quello di Console spagnolo, lui che non era né
diplomaticoné
spagnolo
Tornato in Italia dopo la guerra la sua storia non la racconta a nessuno,
nemmeno in famiglia, semplicemente perché riteneva d’aver fatto il
proprio
dovere,
nulla
di
più
e
nulla
di
meno.
Se non fosse stato per alcune donne ebree ungheresi da lui salvate in
quel terribile inverno di Budapest la sua storia sarebbe andata dispersa.
Queste donne, a fine degli anni ’80 misero sul giornale della Comunità
ebraica di Budapest un avviso di ricerca di un diplomatico spagnolo,
Jorge Perlasca, che aveva salvato loro e tanti altri correligionari durante
quei mesi terribili della persecuzione nazista a Budapest e alla fine della
ricerca
ritrovarono
un
italiano
di
nome
Giorgio
Perlasca.
Il destino decise che la storia di Giorgio Perlasca venisse conosciuta e
ora il suo nome si trova a Gerusalemme, tra i Giusti fra le Nazioni, e un
albero a suo ricordo è piantato sulle colline che circondano il Museo dello
Yad-Vashem.
La storia di Giorgio Perlasca dimostra come per ogni individuo è sempre
possibile fare delle scelte alternative anche nelle situazioni peggiori, in
cui l’assassinio è legge di stato e il genocidio parte di un progetto
politico.
A chi gli chiedeva perché lo aveva fatto, rispondeva semplicemente: “. .
. ma lei, avendo la possibilità di fare qualcosa, cosa avrebbe fatto
vedendo uomini, donne e bambini massacrati senza un motivo se non
l’odio e la violenza?
Tra la fine del 1944 ed il principio del 1945, fingendosi Console spagnolo
a Budapest, fu il protagonista di una vicensa surreale in cui il suo
coraggio, riuscí a contestare le barbarie dell´ antisemitismo nazista.
Salvó oltre 5200 ebrei ungheresi.
Giorgio Perlasca (31 gennaio 1910 - 15 agosto 1992) combatte prima in Etiopia e poi come
volontario in Spagna con i falangisti di Franco. Per lavoro viaggia nell’Europa in guerra. A Zagabria
e a Belgrado assiste ai primi massacri fatti dai nazisti. A Budapest si adopera con ogni mezzo in
favore degli ebrei. Tornato in Italia, fa i mestieri più diversi (“Tutto tranne il ladro”). Ungheria,
Israele, Spagna lo premiano per la sua attività, Washington lo festeggia. Finalmente, nel 1990, la tv
pubblica italiana racconta la sua storia. Arrivano i primi riconoscimenti ufficiali. Ma è tardi. Muore
con il rammarico di non aver ricevuto dallo Stato ciò che gli spettava. Nel 2002 la Rai manda in
onda il film di Alberto Negrin: "Perlasca. Un eroe italiano", con Luca Zingaretti.
Il libro sarà presentato a Málaga
nel Centro Andaluz de las Letras
il 15 Novembre 2010 alle ore 20:00
Gli Autori
Dalbert Hallenstein, giornalista investigativo australiano, ha lavorato nel Sud-Est asiatico e in
Europa, soprattutto in Italia. Ha scritto per The Melbourne Age, The Sunday Times di Londra, The
European e The International Herald Tribune. È autore di diversi saggi, fra i quali "The Super
Poison" con Tom Margerison e Marjorie Wallace (Macmillan, 1979) e "Doing Business in Italy"
(BBC Books, 1990). Ha collaborato con Ferruccio Pinotti e Udo Gümpel al libro "Berlusconi
Zampano. Die Karriere eines genialen Trickspielers" (Riemann Verlag, 2006). Attualmente abita in
una sperduta contrada delle colline veronesi dove coltiva olivi e suona il flauto.
Carlotta Zavattiero, giornalista e scrittrice padovana, ha lavorato per diverse testate
locali come Il Corriere di Verona, L’Arena, Il Verona e come corrispondente per
Radio24. Ha pubblicato "Alessandro il Macedone. Il pensiero e il cuore di Alessandro
Magno" (Bonaccorso, 2005) e ha collaborato con Ferruccio Pinotti al libro "Olocausto
bianco" (Bur, 2008). Vive a Verona, dove insegna italiano, greco e latino. Appassionata
di lingue straniere, collabora con l’agenzia Piccolo Moresco di Madrid.
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Fonte Internet
La Ville Venete
Ville Palladiane lungo il Brenta
Villa Valmarama ai Nani
Abbiamo già parlato delle Ville Venete nello scorso anno, per l´anniversario dei 500 anni di
Andrea Palladio. Riprendiamo l`argomento perchè riteniamo che questo patrimonio veneto e
italiano debba avere una giusta rivalorizzazione. Concentrato nelle due Regioni confinanti,
Veneto e Friuli-Venezia Giulia, questo patrimonio monumentale, unico in Europa, sia per le
dimensioni che per le caratteristiche culturali e la ricchezza architettonica , è nato e si è
sviluppato nei tre secoli dello splendore della Repubblica Serenissima di Venezia, esattamente tra
il XVº e XVIIIº Secolo. I nobili veneziani, già proprietari terrieri dell`entroterra, iniziarono a
coltivare la terra con tecniche nuove, creando in breve tempo un`organizzazione sia del territorio
come dello sviluppo socio-economico. Nacque la civiltà delle Ville Venete, meravigliose dimore,
nate in principio per le attività agricole e successivamente divennero suntuose residenze estive
per la nobiltà veneta. Le Ville inserite in un contesto naturale fantastico, ripettando tutt`oggi il
paesaggio. mantenendolo intatto ed incontaminato, ma la parte più bella è che continuano a
vivere non come musei, ma bensi continuando a creare rispettando le più antiche tradizioni
famigliari, producendo prodotti enogastronomici di alta qualità, in particolare oli e vini DOC.
Alcune non solo aprono le porte alle visite turistiche (ci sono ancora meravigliosi affreschi, pitture,
sculture e mobili d` epoca di grande valore)ma offrono un soggiorno originale in un contesto
ambientale carico di storia e di leggende. Altre come la Villa Manin di Pasian di Prato, ospitano
durante l`estate un bellissimo calendario di eventi culturali ad alto livello. Le Ville Venete, un
patrimonio che invitiamo tutti a scoprire perchè non solo sono fonte di ricchezza culturale, ma
arricchiscono corpo ed anima, con paesaggi (parchi secolari e le famose Riviere), opere d`arte e il
rispetto alla grande tradizione agricola, che ha saputo sposare l`arte con l`agricoltura. Intinerari
splendidi da visitare e vivere intensamente.
L`ARENA di VERONA
La mancanza di fonti scritte circa l'inaugurazione dell 'anfiteatro rende
molto difficile fornire una cronologia sicura, tanto che in passato, da
diversi studi, sono emerse date molto differenti, un periodo di tempo
che va dal I al III secolo, anche se ormai è dimostrato che non può essere
stato costruito dopo il I secolo. Lo storico Pirro Marconi propendeva in
particolare per la costruzione tra il secondo ed il terzo decennio del I
secolo, cioè tra la fine del periodo Augusteo e l'inizio di quello Tiberiano,
mentre più recentemente Luigi Beschi propendeva per la metà dello
stesso secolo. In effetti, la storia dell´ Arena è per lo piú sconosciuta, ma
giá ne 69 d. C. esisteva l`anfiteatro costruito fuori le mura di Verona.
La leggenda dice che la sua costruzione fosse opera del demonio
Perché nessun essere umano avrebbe potuto a quei tempi realizzare
una costruzione cosi enorme; l`Arena di Verona è la storica ed una delle
più suggestive cornici dell`opera. Il suo palcoscenico, il più grande al
mondo. Scrive il giornalista Giovanni Gavazzini: “l` Arena è Il luogo per
eccellenza dove vedi l`opera, prima ancora che ascoltarla, con tutta la
sua maestosità e meravigliosità.”
« Dalla sommità del colle il Castello guarda davanti a sé,
verso la città,
fatto con arte degna di Dedalo, con gallerie buie,
il nobile, distinto, memorabile, grande teatro [l'Arena],
costruito a tuo decoro, sacra Verona.
Grande Verona, addio, vivi nei secoli sempre
e celebrino il tuo nome nel mondo tutte le genti. »
Arena di Verona
Scenario dell´Aida
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Il sign ificato d ell`ar te. La p oesia
La poesia è sempre esistita e sempre vivrà .Comporre poesie, ca nzoni, pitture, sculture,música,
da sempre ha accompagnato la vita dell`uomo. Tutti i disegni prestorici che si incontrano nella
caverne, disegni di uomini primitivi, qua ndo uscivano all`aperto ed incontravano un animale, lo
disegnava no sulle pareti di pietra. Questi erano riflessi di qua nto le cose ti parlano e ti toccano
interiormente. La poesia è un fatto a ntropologico. È un fa tto che riguarda l`uomo prima della
cultura . Molte volte si creano equivoci attorno all`arte, ma quando si tocca l`arte si tocca
l`uomo. Comprendere l`arte quindi diventa un fa tto educativo. Q ua ndo qualche cosa ti
colpisce, non si riesce più a pa rlare “normalmente” ma si inventa, si crea poesia. Ci si accorge
che non bastano più le pa role solite, comuni, ma si va alla ricerca di pa role più incisive che si
avvicinano ai nostri sentimenti. Questa esperienza della vita , div enta cosi` una ba se della
poesia e quindi dell`arte. L`arte è il grande sogno dell`uomo di esprimere i suoi sentimenti i
suoi valori, e trasmetterli al mondo, per far si che si conosca meglio la vita. La crisi dell`arte
diventa quindi una crisi della coscienza , crisi della libertà . In effetti la libertà non è quello che
vogliamo M a la vera libertà è quella se ha ancora spa zio in noi stessi per lasciarci colpire da
qualche cosa. Dante Allighieri diceva “Quando amore detta dentro, scrivo”. Cioè quando la
rea ltà parla l`essere umano scrive, compone, costruisce. Le parole della poesia, sono parole
che mettono a fuoco il mondo, per questo le poesie antiche sono ancora vive, perchè, dopo
millenni da quando sono sta te scritte, mettono a fuoco il mondo di og gi. Imparare a capire
l`arte è capire che succede qua che cosa fuori di noi, l´ arte in fondo è proprio esperienza di
obbidienza, di ascolto. L` arte ci dice qualcosa sulla nostra na tura; l`a rte ci fa pensa re all`
infinito. È quindi una questione di libertà.
Sapete cos'è un cappello alpino ?
100 ANNI
E' il mio sudore che l'ha bagnato e le lacrime che gli occhi piangevano e
tu dicevi: "nebbia schifa".
Polvere di strade, sole di estati, pioggia e fango di terre balorde, gli hanno
dato il colore.
Neve e vento e freddo di notti infinite, pesi di zaini e sacchi, colpi d'armi e
impronte di sassi, gli hanno dato la forma.
Un cappello così hanno messo sulle croci dei morti, sepolti nella terra
scura, lo hanno baciato i moribondi come baciano la mamma.
L'han tenuto come una bandiera.
Lo hanno portato sempre.
Insegna nel combattimento e guanciale per le notti.
Vangelo per i giuramenti e coppa per la sete.
Amore per il cuore e canzone di dolore.
Per un Alpino il suo CAPPELLO E' TUTTO
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El Rincon de la poesia
di Paola Sebastiani
Lionello Grifo, pseudonimo di Ornello Vagge, poeta italiano della generazione del 50, nato a
Roma nel 1934, da famiglia genovese, toccò le terre marmenorensi nel 1990. Questo
paesaggio lo impressionò tanto che rimase a vivere per un periodo nei pressi del Mar Menor, e
qui riunì i s uoi versi poetici nel libro “La mia poesia”(1989). Nel 1997 pubblicò con un sottotitolo
Poesia compagna dell’infinito : (Regazo susurante de poesia).
L’itinerario cronologico dei luoghi che il poeta ha visitato va dal 1951 al 1989. Pubblicò nel 1980
a Torino Sottovoce, parole in cerca di musica, dedicato ad Anna Lanzone. Grifo ha saputo
scoprire “una nuova classicità dialettica e cosmologica del Mediterraneo”.
Come la donna di cui parla Shakespeare in una delle sue tragedie, rispetto all’uomo, mi sono
soffermata all’altezza del cuore del poeta; perché il cuore anche se non sembra, è più
equanime della mente. La luce del cuore è serena, tranquillizza; quella della mente luccica
troppo e può trarre in inganno:
L a d ed ica d ell’ au tore al le ttore è un in vito a com porre “ il m osa ico/difficile/di questa no str a
u ma nità…” , che si per de n e lla corsa a n da nte d el la “ tri bo lata giornata ”.
Ma ci sono l uoghi sereni dove ritrovar e noi stessi in quel “Mar Menor/ del Sud-est del la
Spagna” . Un mare speciale che ha il poter e con il morm ori o delle acque di ricr eare “ le più
antiche parole d’amore”:
Lionello Grifo
INVITO AL MAR MENOR
Quando ti raccon tai d el Mar Menor
del Sudest del la Spagna
mi doman dasti
di portarti
un poco d ’acqua
di questo mare speciale
di che ho fatto
irretìto
mia dimo ra.
Privil egia to pa esaggio d’acqua
sinuoso e mutevole
inondato di sole
e abitato dal vento,
incantato scenario
di tutti gl i azzurri,
che ammicca al l’au rora
alza ndo un sipario
color albico cca
sull’isole scure
e ve rso i l fi nire del g iorno
coi rossi pi ù accesi
tormenta di bracia ro vente
il lungo estenuante tra monto!
Quando ti raccon tai d el Mar Menor
del Sud est di Spagna
mi domandasti
di portarti
un poco d ’acqua
di questo mare speciale
…ma io t’invito qui
a coglierla tu ste ssa
nel cavo della mano
e per istanti di lu ce
senza tempo
immergervi il corpo e ilcapo
e come me lasciarvi
la tua pen a
Vuole l’an tico rito
che noi si vada a lui
a braccia tese attra versando l’onde
a piedi nudi accare zzando
l’alghe fresche
ad occhi ch iusi offre ndo
il nostro can to
al sol calante!
Perciò ti dico vie ni…
ritroverai i n quest’acq ue
il mormori o indistinto
delle più antiche paro le d’amo re
ritroverai i l sapore
d’un primo bacio cui non credesti ,
risentirai nel gremb o
il di ffuso calore
del tuo primo amp lesso
Vieni!
Cuando
tetehablé
Cuando
hablédel
delMar
MarMenor
Meno r
del sureste
de España
del sureste
de España
me pediste
me pediste
que teque
llevara
te llevara
un poco
de agua
un poco
de agua
dedeeste
estemar
marespecial
especial
del que
hice
del
que hize
fascinado
fascinado
mi demora.
mi dimora.
privilegiado
Privilegiadopaisaje
paisajede
de agua
agua
sinuoso
y mutable,
sinuoso
y mutable,
inundado
de de
solsol
inundado
habitadopor
porelelviento,
viento,
yyhabitado
encantado
escenario
encantado
escenario
dede
todos
loslos
azules
todos
azules
queque
parpadea
a la
parpadea
a aurora
la aurora
alzando
un telón
alzando
un telón
color
colordedealbaricoque
albaricoque
sobre
las
sobre
lasislas
islasoscuras,
oscuras,
al atardecer
al atardecer
con
conlos
losrojos
rojosmás
másencendidos
encendidos
tormenta
dedebrasa
tormenta
brasaardiente
ardiente
el largo
extenuante
ocaso.
el largo
extenuante
ocaso.
Cuando te
te hablé
hablé del
del Mar
MarMenor
Menor
del
delsureste
surestede
deEspaña
España
me pediste
me pediste
que te
llevara
que
te llevara
un poco
de agua
un poco
de agua
este
mar
especi al,
dede
este
mar
especial,
...
pero te
…pero
te invito aquí
a cogerla
misma
a cogerla
tútu
misma
enenelelhueco
huecode
delalamano,
mano,
y en
instantes
dede
luz
y en
instantes
luz
tiempo
sin sin
tiempo
sumergir en él, cuerpo
sumergir
cuerpo yy cabeza
cabeza
y,y,como
comoyo,
yo,en
enélél
dejar
penas.
dejar
tustus
penas.
Quiere el
el antiguo
antiguo rito
rito
que
quevayamos
vaya moshacia
haciaél,
él,
a brazos
tendidos
a brazos
tendidos
atravesando
laslas
olas
atravesando
olas
aapies
piesdesnudos,
desnudos,acariciando
acariciando
las frescas
algas,
las frescas
algas,
a aojos
ojoscerrados
cerradosofreciendo
ofreciendo
nuestro
nuestrocanto
cantoalalsol
solponiente!
pon ien te!
pordigo
eso ven...
digo ven…
por eso
reencontrarás
aguas
reencotrarás en estas aguas
el murmullo
indistinto
el murmullo
indistinto
de las
antiguas
palabras
de amor
demás
las más
antiguas
palabras
de amor
reencontrarás
sabor
reencontrarás
el el
sabor
un primer
beso
enelno
que
no creíste
de unde
primer
beso en
el que
creiste
sentirás
dede
nuevo
enen
el el
regazo
sentirás
nuevo
regazo
el dilatado
calor calor
el dilatado
de tu primer
de tu abrazo
primer abrazo.
¡ Ven!
¡Ven!
Mar Menor (Murcia)
Lionello Grifo
(C ommento e traduzione delle poesie di Paola Sebastiani)
5
Mi verano en Malaga
Durante mis paseos por la ciudad de Málaga, que,
a decir la verdad, son bastantes
frecuentes, me gusta observar el cambio de las estaciones a mi alrededor y cuando
noto que ya hay distintos olores y colores y se acompañan por una luz vivaz y más
duradera que en otros periodos del año, me doy cuenta que ha llegado por fin el
verano y con él crece la gana de quedarme más tiempo afuera para poder disfrutar
de estos días tan bonitos.
Cada momento del día tiene sus características y su encanto, y si cada uno de
nosot ros puede hacer caso a esto, se dará cuenta de cómo en realidad nos dicte,
suavemente y sin bruscos cambios, las pautas en nuestra vida cotidiana durante el
largo verano malagueño.
Hasta todos los comentarios de la gente que cruzamos en la calle, en el mercado,
en el trabajo, hacen parte de un papel escrito y recitado ya muchas veces, frente a
cada vez un distinto público, como una representación teatral de éxito, como aquel
Sueño de una Noche de Verano. Habrá que esforzarse para no reírse, a veces, de
los tópicos que utilizan como verdades superiores las personas mayores, ¡quizás un
día nos tocará a nosotros! Pero todo encaja bien y mantiene intacta su pequeña
tarea de fascinar al oyente.
El telón se abre y empieza la primera escena: la mañana. Quizás todavía la parte
del día, aún un poco más fresca, el ideal para salir después de nuestro desayuno y
cumplir con las pequeñas tareas domesticas, de modo que fácilmente podamos
disfrutar en seguida de un baño en el mar, escuchar el canto de sus olas y el reflejo
del joven sol en él, respirar todo esto y caminar secándonos a lo largo de la arena y
sentirnos otra vez vivos y hambrientos.
La segunda escena es la más larga y para mí la más sugestiva, la tarde. La parte
más calurosa del día siempre me recuerda los veranos de mi niñez que pasaba en
el sur de Italia, en casa de mi bisabuela, en particular cuando los mayores
descansaban la siesta y tú libremente te echaba a la calle como si fuera sólo y toda
tuya, nadie te controlaba y te sentía dueño de un mundo que los mayores
desconocían. Aunque ya no sea así, siempre queda algo del niño que éramos y
buscamos otra vez este mundo, esta vez sentándonos en el parque, acompañados
por un libro o curioseando en las calles donde los pocos que hay son los turistas,
ignaros de tus pensamientos y de los secretos que esconde la ciudad, o sólo,
sentados en un “baret o” observando, sin leer, el periódico, escuchando música
suave que nos devuelve antiguos recuerdos, aquello veranos pasados, aquellos
amigos, aquellos amores, hasta echamos de menos los regaños que nos hacían
nuestros padres.
La tercera escena ya prepara el final. Son el atardecer y el aparecer de las
estrellas, que nos sugieren un último momento ante de dormir, acompañando el
todo con un suave perfume de la “Dama de Noche”, que nos invita a rebuscar en
nuestra intimidad, en nuestros pensamientos, en nuestros propósitos y en nuestros
sueños, y crea a veces unos momentos mágicos donde mirando en los ojos nos
sentirnos parte única con la persona que amamos. Esto es un momento de felicidad
que no tiene comparaciones y que no se si se lo debo a Málaga pero ella me lo
regala, sin pedir nada en compensación, por esto, con estas pequeñas palabras y
un poco de fantasía quería que supiera que le doy las gracias.
Marco Thiene
La fe r ia d i a go sto d i M a la ga , con osciu ta p op ol ar m e nte co m e G ran F ie sta de l
V era n o (gr an de fe sta de ll'e sta te) do n a a M a lag a un ca ra tte re co sm o po lita ed
in te rn a zi on al e. Q ue sta festa e stiva , ch e r isal e a lla fi ne de ll’8 00 , du ra circa 1 0 gio rn i ed ha
lu og o ne lla pa rte cen tra le de l m ese di ag osto pe r co m m em ora re la ric on qu ista d i M ala ga
d a pa rte d ei r e ca tto lici ch e e ntra ro no i n città n ell ’ag osto de l 14 87 .
N e lla pr im a ser a, i cittad in i si r iun isco no sul le sp ia gg e d el la M ala g ue ta , pe r a scolta re il
“P re go n de la fer ia” , o vve ro l’ ina ug ur azi on e de lla festa. A m ezza no tte , a l p orto e n ell e
zon e a ntista nti, ini zian o g li spe ttaco li pir ote cnic i. P er circa u n’ ora , i fu och i d’a rtifici o
ri em pio no la città d i lu ci e colo ri e m o lti tur isti in vaca n za in C o sta d el So l, gi un go no da lle
lo cali tà
pe r
go de rsi
q ue sto
m e ra vig lioso
spe tta col o.
N e l P ase o d el P ar qu e, si i na ug ur a l’ illu m in a zi on e a rtistica e ne lla p laza de la M ar ina si
svol go no var i sp e tta coli m usi cali: fla m e nco , m usica po p ecc…
D u ra nte i g io rn i d i fe ria , d all a m a ttin a fino a tar da se ra , og ni via a tti ra l’a tte n zi on e de i
cittad in i
e
d ei
turi sti ,
con
sp ettaco li
di
og n i
g en er e
e
m ovi m e nto.
N e lla cal le L ar ios , si svolg o no le fe ria s d e V er di ale s e ne lla p laza de la M a rin a, i l F estiva l
Inte rna cio na l d el F ol klor e, d ove i ritm i, l e m usi che e le d an ze di tutto i l m o nd o si fo nd on o
p er c rea re , con un u nico lin g ua gg io un iver sale , un le g am e co n le for m e di esp re ssi on e d i
o gn i
lu og o.
N o n m an can o g li sp etta coli te atra li , sia p er ad ulti ch e pe r b am bin i, ne lle C a setta In fan ti le,
C a setta d i V e rd iale s, C ase tta de l F lam en co e l a C o pla e C a setta de lla Gi ove ntù Q ua si
tutte le do nn e e l e b am bin e in do ssan o i cl assici a biti d el la tra di zion e d a g itan as (g on ne
lu ng he a ba lze co n pizzi e co rp etto fa scian te) , e n on è r ar o in con tra re do nn e co n i cap el li
le ga ti con lo chig no n , i l gr an de pe tti ne e l a m an ti lla ne ra, co sì com e si ve sti van o in
S pa gn a fin o al p rin cipi o de l X X seco lo . Vi en e in oltre ele tta la R e gi na d el la festa , sce lte
tra l e do n ne p iù b e lle d el la città.
6
La gran tradición del CINEMA ITALIANO
Transitar la historia del cine italiano no es solamente recorrer el camino de un hecho artístico.
Implica también analizar y comprender un tramo importante de la historia social, política y
cultural, tanto sea de Italia como de varios países de Occidente.
Con el invento del cinematógrafo se corona el antiguo sueño del hombre para reproducir la
realidad.
El cine es un lenguaje universal que nos ha permitido durante muchos años descubrir mundos
que no conocíamos y que seguirá haciéndolo.
El cine sobra todo nos ha permitido también de aprender muchas cosas como lugares,
tradiciones, culturas, costumbres, de gente muy diferente en el mundo.
Roberto Benigni
Sofia Loren
Marcello Mastroianni
Anna Magnani
El cine italiano ha siempre valorizado y promovido la cultura latina y mediterránea.
El cinema italiano refleja la sociedad, las varias épocas de la historia sobre personaje y
sociedad con su alegría, drama, comicidad, pasión, el cine de Visconti, Risi, Fellini, Loy,
Muccino, Verdone, De Sica, Begnini y mas refleja el alma de Italia, una Italia a veces con
elementos positivos y contradicciones que fascina los espectadores. La primera película
italiana fu Humberto y Margarita de Savoia paseando en el parque. de Vittorio Calcina en el
año 1896, las primeras películas eran documentarios que representaban la realidad.
En el 1930 nace el primer film sonoro italiano “La canción del amor” que trae inspiración DA
UN OBRA LECTERARIA del gran escritor y dramaturgo siciliano Luigi Pirandello.
La literatura será desde el comienzo del cinema la fuente primaria de esta fantástica nueva
forma de comunicación.
Fellini, Visconti, Rossellini, han creado obras maestras universales con una estructura fuerte y
moderna, han formado generaciones de espectadores.
Los tres elementos básicos del cine italiano son la crítica de comparación de la sociedad,
novedad en el lenguaje y la popularidad, se ha creado así el neorrealismo, el cinema de
vanguardia, el poético de Fellini e Pasolini el literario de Visconti el político y polémico de
Bellocchio y Ferrari.
Segundo la teoría del historiador del cine italiano Gian Piero Brunetta, autor del libro Storia
del cinema italiano” el cinema italiano se divide en etapas,
La primera es la del cine mudo, la segunda abarca a dos generaciones, del neorrealismo a la
Dolce Vita, la primera generación es la de Rossellini, De Sica, Visconti, Antonioni, Fellini, la
segunda las de Olmi, Pasolini, Bertolucci; Scola, Risi etc. Y sigue con el cine de vanguardia, la
comedia, los westerns a la italiana de Sergio Leone, el terror de Dario Argento una gran
escuela mundial del séptimo arte
que sigue formando actores y directores en la vieja y nueva Europa.
Concluyendo se puede decir que el cinema italiano es uno de los mas completo al mundo en
cuanto a estilo, géneros y fantasía, su aire mediterráneo se respira en cada película.
Han contribuido también muchísimo los maestros de las columnas sonoras como Riz Ortolani
e Ennio Morriconi.
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AGENDA
Octubre:
Martes 5 de Octubre en el Centro Andaluz de las Letras
Conferencia del Prof. Juan Antonio Sánchez UMA
400 años de CARAVAGGIO
CINE ITALIANO AL CAC - MÁLAGA - Entrada libre
Cada Miércoles 6 - 13 - 20 y 27 de octubre a las 20:00 horas
Noviembre:
Lunes 15 de Noviembre a las 20 horas en el
Centro Andaluz de la letras - C/Alamos 24
Presentación del libro sobre PERLASCA
Giorgio Perlasca - Un italiano scomodo
presentado para los autores Carlotta Zavattiero y
el periodista australiano Dalbert Hallenstein
Asociación DANTE ALIGHIERI
Boletín trimestral oficial 2010
Directora: Silvana Molin Pradel
Relación: Marco Visconti
Marco Thiene
Paola Sebastiani
Deposito Legal
MA 772 - 2009
Abogados Asociados
Óscar Bonico - Judith A.M. Campos
Gabinete Internacional en Marbella y Sotogrande
[email protected] [email protected]
Associazione Veneti in Spagna
“Il Ceppo”
Invitiamo tutti i Veneti ed amici
ad iscriversi per informazioni :
www.il ceppo.es
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