GIOSTRE E TORNEI
1313-1883
Piero Coccoluto Ferrigni 1883
cmdedizioni
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In copertina:
Copertina originale del libro di YORICK FIGLIO DI YORICK (pseudonimo di Piero Coccoluto Ferrigni), Giostre e Tornei (1813-1888), stampato a
Roma dall’editore Fanfulla nel 1883.
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Della stessa collana:
CESARE BECCARIA
La Regina Bianca in Sicilia
GIOVANNI MELI
Favuli morali
DOMENICO BERTI
Il giovane Camillo conte di Cavour
PROFESSORE DI STORIA P. F.
Cronologia dei Re d’Italia:
da Odoacre a Umberto I
Giuseppe Garibaldi
Storia della sua vita
narrata al popolo
da un ufficiale garibaldino
SILVIO PELLICO
Le mie prigioni:
memorie di Silvio Pellico
Lettere inedite de’ Principi di Savoja
GIOSTRE E TORNEI
1313-1883
Piero Coccoluto Ferrigni 1883
Passi scelti e note a cura di
Concetta Muscato Daidone
CmdEdizioni
© 2012
CmdEdizioni
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Tel. e Fax 0931 37813
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ISBN 978-88-97721-02-4
L’AUTORE
LE SUE OPERE
Piero Coccoluto Ferrigni nasce a Livorno il 15 novembre
1836 da un commerciante napoletano, Giuseppe Coccoluto Ferrigni, e dimostra fin da piccolo di essere dotato di
una memoria portentosa. A soli quindici anni, su licenza
granducale per la giovane età, supera l’esame d’ammissione all’Università e si laurea a Siena nel 1857.
Già dal 1854 comincia a scrivere corrispondenze per i
giornali di Firenze: La scaramuccia (diretto da Carlo Lorenzini), l’Arte (foglio teatrale di Giacomo Servadio) e, dal
1856, per la Lente di Cesare Tellini. In questo per la prima
volta si firma con lo pseudonimo di Yorick, prendendo il
nome dal personaggio dell’Amleto di Shakespeare; in seguito, conoscendo i romanzi di Lorenzo Sterne che si firma
Yorick, deciderà di modificare il suo pseudonimo in Yorick
figlio di Yorick.
Grazie all’amicizia con Celestino Bianchi, direttore dello
Spettatore, a Firenze ha modo di conoscere gli uomini che
preparano la guerra all'Austria e l’unione al Piemonte: Bettino Ricasoli, Ferdinando Bartolomei, Vincenzo Salvagnoli, Emilio Frullani: Ferrigni viene incaricato di preparare i
bollettini clandestini e molti articoli politici nei giornali
non toscani.
Partecipa alla giornata del 27 aprile 1859, in cui viene cacciato da Firenze il granduca, e la notte stessa parte per
Siena. Al ritorno viene nominato segretario aggiunto al
Ministero della guerra, e diverrà, prima, segretario particolare del generale Ulloa, e poi (dopo la Pace di Villafranca),
di Giuseppe Garibaldi.
Lasciato l’esercito, ritorna a casa per riprendere gli studi,
ma li interrompe poco dopo per seguire nuovamente Garibaldi nella spedizione in Sicilia. Dopo la presa di Gaeta,
lascia il servizio e torna a studiare: nel 1864, sette anni dopo la laurea, diventa avvocato e nello stesso anno si sposa.
Nel 1870 fonda a Firenze il Fanfulla e collabora con la
Nuova Antologia, scrivendo in francese per l’Indipéndence Italienne e in tedesco per la Neue Freie Presse di Vienna.
Il Ferrigni scrive con una facilità e versatilità prodigiosa,
passando dal serio al faceto, dalla corrispondenza alla relazione ufficiale, dalla rassegna teatrale alla monografia
scientifica. Piacevolissimo conferenziere, può contare sulla
padronanza perfetta della lingua, sull’eleganza dello stile e
nella vivacità di un’arguzia sottile.
Tra le sue opere molti Memoriali al Governo e al Parlamento;
un opuscolo intorno alla tassa di macinato, scritto per
commissione del ministro delle Finanze; due monografie
La pesca del corallo e La pesca del pesce nel Regno d’Italia; una
lunga monografia Sui docks e magazzini generali della città di
Livorno; numerose appendici drammatiche e di bozzetti inseriti dal 1868 nel giornale La Nazione; molte centinaia
d’articoli per la Gazzetta del popolo, tra i quali Il Re è morto.
Resterà fedele al Fanfulla anche quando il successo del
giornale entrerà in una fase calante, poi lo abbandonerà
per scrivere per altri giornali.
Nel 1882, alla morte di Giuseppe Garibaldi, scrive Garibaldi non è morto! e segue a Roma l’amico Gioacchino Bastogi, divenuto deputato, svolgendo mansioni da segretario. Morirà nel 1895.
*****
Nelle Giostre e Tornei 1313-1883, pubblicato a Roma nel
1883*, il Ferrigni presenta un’interessante e accurata dissertazione sulle giostre, sui caroselli, sui giochi militari e i
tornei, da sempre in auge presso le varie Corti di tutto il
mondo (da quello bandito nell’anno 934 da Enrico
l’Uccellatore duca di Sassonia, combattuto a Magdeburgo
per festeggiare l’incoronazione del Principe, a quello del
1240 che si svolge a Nuitz presso Colonia, da quello del
942 a Rotemburgo al torneo-carosello “pomposissimo”
del 1662 bandito da Massimiliano II), ma in particolare si
occupa di quelli celebrati in Italia alla Corte dei Savoja.
Il libro si apre con un’esortazione al Sovrano Umberto I
perché, in occasione delle nozze del Principe Tommaso
Alberto Vittorio di Savoja, duca di Genova, con Isabella
di Baviera, conceda « licenza a’ cavalieri… ai gentiluomini
della… vecchia e fedele nobiltà, agli ufficiali del prode
esercito italiano, di correre una giostra, in onore degli Augusti sposi, alla presenza Vostra ed a quella della graziosa
Regina, presso le mura di quella eterna Roma… » ricordandogli che i suoi antenati furono sempre “singolarmente vaghi di cotesti gagliardi passatempi”. Prende quindi in
esame le caratteristiche delle giostre, dei tornei e dei caroselli. Cerca inoltre di iniziare i « …leggitori cortesi nei misteri della gaia scienza » cioè all’araldica, parlando delle Insegne, del Linguaggio dei fiori, della Grammatica delle tinte, degli
Stemmi e dei Motti spesso a questi associati.
Analizza quindi giostre e tornei alla Corte dei Savoja sin
dall’antichità. La prima giostra di cui ci parla è quella del
1313 tenuta a Roma per tre giorni in cui « Amedeo V il
Grande, conte sovrano di Savoja, guerriero prode quanto
altri mai… vittorioso in più di ottanta giornate campali…
» compare « con gran seguito di cavalieri, magnificamente
vestiti e montati sopra superbi cavalli…» e compie prodezze tali da essere coronato dalle dame con una corona
d’alloro. Segue la descrizione, in ordine cronologico e con
gran dovizia di particolari, delle varie giostre e dei tornei
negli anni successivi fino al torneo celebrato nell’anno
1650 a Torino in occasione delle nozze della Principessa
Enrichetta Adelaide di Savoja, figlia del duca Vittorio
Amedeo I, con il Principe Ferdinando Maria, figlio primogenito del duca Massimiliano di Baviera.
A quest’ultimo, cui sarà dedicato un torneo di cui si parlerà lungamente nelle Corti di Savoja e Baviera, il Ferrigni
dedica un intero capitolo (Savoja-Baviera) facendoci rivivere, con le sue accurate descrizioni, lo splendore della sposa
e degli invitati, la cavalcata pomposa che segue il pranzo
nuziale e la Piazza Castello dove, sopra la porta principale
del Castello, è stata eretta una tribuna « … tutta messa ad
arazzi di gran pregio, e a tappeti di broccato, con grandi
frangie e nappe d’oro, rette da fasci d’armi, e da gruppi di
bandiere ai colori di Savoja e di Wittelsbach… ». Quadriglie, carri splendidamente e riccamente ornati si alternano,
in un tripudio e scintillio di armi e fiaccole, in uno spettacolo in onore agli sposi che si conclude con gli “Amorini”
che, armati di fiaccole infuocate, danno « …un secondo
assalto ai cavalieri, gittando loro quei fuochi ch’essi ripara[va]no alla meglio collo scudo, indietreggiando sempre, e
rompendo le fila ».
Diverso il carattere della giostra dell’aprile del 1842, da
lui definita “una nota triste” perché, nonostante la festa
sia organizzata con “pompa solenne sulla Piazza San
Carlo a Torino” e i partecipanti costituiscano “il fiore
della nobiltà del Regno… divisi in quattro quadriglie, il
cui comando supremo era tenuto da Ferdinando Maria,
duca di Genova, fratello del Re Vittorio Emanuele…”,
molti perdono la vita.
Altra giostra di cui ci parla è quella di Firenze nel maggio del 1868, in occasione delle nozze di Re Umberto
con la Regina Margherita, evento però troppo recente
perché – rileva il Ferrigni – « ci sia bisogno di rinfrescarne la memoria ».
Chiudono l’opera degli schemi sul carosello del 3 maggio 1883.
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