2/2006
NOTIZIARIO DI STORIA E ATTUALITÀ SANTAGATESE n. 5 reg. trib. ps nr. 427 - Dir. Resp. G. Dall’Ara redazione Sant’Agata Feltria
Fax 0541/929744 - Grafica e fotocomposizione: il Ponte - Stampa: la Pieve poligrafica editoriale, V. Verucchio - email: [email protected]
Sommario
2
Nuovo Consiglio del Comitato
Strane scelte a proposito
di Marciapiedi
3
“Licio” fantasista dai piedi d’oro
4
Una offesa per i morti e per i vivi
5
Per salvare i malfattori: le immunità
6e7
La storia di Savignano di Rigo
8
L’osservatorio metereologico
9
Poesie di Cristina Campitelli
10
Pianta un albero in Africa
11
Una serata a S. Agata
ROCCA
È UN’INIZIATIVA
Comitato Fiere
Ed Iniziative Promozionali
A
volte capita di imbattersi in un
nuovo ed inaspettato marciapiedi: vi si rischia di inciampare.
Non senza una certa gratitudine verso coloro i quali lo hanno progettato si
muovono i primi passi su quello stretto cordolino che dovrebbe salvaguardare la nostra sicurezza sulle strade.
Quando però il nuovo marciapiede nasce al bordo di una strada “poco frequentata” dai pedoni, a discapito di
un’altra che ne avrebbe invece un gran
bisogno, ci si domanda come mai gli Amministratori abbiano agito in tal modo.
La Via Giannini non può essere considerata una via battuta dai pedoni, o per lo meno, non più di quanto lo sia ogni strada in mezzo al
verde quando arriva la primavera: pic-
coli gruppetti in scarpa da ginnastica
intenti a camminare a passo sostenuto.
Nella foto a pag. 12 si evince molto
bene che un marciapiede sarebbe stato
molto più opportuno sul tratto Santagatese della SS Provinciale che costeggia l’uscita delle scuole del nostro paese.
Prima di tutto per la sicurezza degli
utenti più deboli, i bambini, che per
motivi ovvii percorrono quel tratto
di strada ma anche per i tanti anziani che dalle loro abitazioni salgono a
piedi fino al paese per sbrigar le loro
faccende. Tra l’altro, in orari di punta
e non, si possono osservare numerosi automobilisti che superano il limite
di velocità consentito, creando qualche
rischio in più a chi arranca affaticato.
Segue a pagina 12
La Rocca
Aprile / Maggio 2006
La Rocca
Aprile / Maggio 2006
IN BREVE
PERSONAGGI
Eletto il nuovo Consiglio del Comitato per la
salvaguardia e il decoro di S. Agata Feltria
(Giancarlo Dall’Ara, Mariolino Nalin, Paolo Ricci e Enzo
Liverani).
Nella prima riunione il Consiglio ha messo a punto il nuovo programma che sarà presto presentato all’assemblea dei
soci, ed ha deliberato di nominare soci onorari i fondatori
dell’associazione (Giovanni Miliani, Manlio Flenghi, Enzo
Liverani e Arrigo Bonci).
Test del
Santagatese
doc
R
Il marciapiede di via Giannini
Padre Agostino
torna di attualità
È
uscito l’ottavo volume della collana di Studi storici Santagatesi, curata della redazione di questo giornale. Il volume è interamente dedicato a Padre
Agostino da Montefeltro e viene offerto gratuitamente ai sottoscrittori e agli
amici della Rocca.
Ecco gli altri volumi pubblicati:
1. Da Solona a Sant’Agata, antologia di storia santagatese (1991)
2. Giuseppe Valli: vita e opere di un uomo singolare (1994)
3. Templari, miniere e pitori nella storia antica di S. Agata, atti del primo convegno di
studi storici (1995)
4. La Signoria dei Fregoso, atti del convegno di studi storici (1996)
5. S. Agata Feltria dopo i Fregoso e nell’800, atti del convegno di studi storici (1999)
6. S. Agata Feltria e la Madonna dei Cappuccini (nuova edizione del libro di P. Benigno, 2000)
7. Angelo Mariani a Sant’Agata Feltria (2003)
ispondi a questo test, e
controlla il tuo livello di
passione per le vicende
santagatesi.
* Non hai bisogno di controllare il calendario per sapere
cosa si festeggia il 5 febbraio e
l’8 di settembre,
* Possiedi almeno tre volumi
della collana di studi storici
santagatesi,
* Hai in casa almeno un ricordo di Padre Agostino da Montefeltro,
* Conservi almeno dieci numeri del giornale “Rocca”,
* Hai protestato almeno una
volta per la situazione in cui
si trovano le strade nel nostro
territorio,
* Non hai bisogno di prendere
in mano un libro di storia per
sapere cosa si faceva in epoca
romana con lo zolfo di Miniera
di Perticara.
Se hai risposto sempre “SI” sei
un Santagatese doc (complimenti!); Se hai risposto “SI” almeno 3 volte sei un bravo Santagatese; Se hai risposto “SI”
meno di tre volte, la tua passione per S. Agata si è affievolita, e
devi recuperare: sottoscrivi subito un abbonamento al nostro
giornale!
M
aurizio Virone se ne è andato a cinquant’anni, con
dignità e discrezione.
Per un ricordo dell’ex tecnico del S.
Agata Calcio, che lascia la mamma
e due fratelli, riportiamo di seguito
alcune righe di Pierfrancesco Grossi
apparse sul quotidiano LA VOCE, il
28 febbraio 2006.
“Il suo “grande amore” quello per
cui aveva dedicato un’intera vita, era
il calcio. “Licio” come tutti lo conoscevano, aveva mosso i primi passi
a Sant’Agata ma aveva poi militato
anche nella Sampierana, a Città di
Castello, in serie D, a Sant’Arcangelo, nella Vis Pesaro, per approdare
poi, agli albori degli anni ottanta,
in C1 con la casacca del Venezia, in
occasione di una stagione memorabile. Ed indimenticabili erano anche
stati gli anni settanta a Sant’Agata, a fianco di Vincenzo Monti che
quest’anno aveva preso il suo posto
alla guida della Santagatese appun-
SOTTOSCRIZIONI
In occasione del ventesimo anniversario della fondazione
del Comitato per la salvaguardia e il decoro di S. Agata
Feltria (istituito a S. Agata nel 1986 con atto del notaio dr
Dario Nardi), nel mese di marzo si è riunita l’assemblea
dei soci della benemerita associazione senza fini di lucro,
che, dopo aver ringraziato il Consiglio giunto a scadenza di
mandato, ha eletto il nuovo Consiglio di amministrazione
“Licio” Virone,
fantasista dai piedi d’oro
to per l’aggravarsi di una malattia,
che aveva fatto sentire le sue sinistre
avvisaglie già lo scorso aprile: “Con
‘Licio’ eravamo davvero come fratelli – argomenta Monti – anche perché avevamo
praticamente la stessa età: lui del ’55 ma
di dicembre (era nato il giorno 6, ndr), io
del ’56 ma di Marzo.
Quante avventure e soprattutto quanti gol
insieme qui alla Santagatese, in Seconda
Categoria: lui fantasista, io punta, una
coppia davvero perfetta e che tanto si è divertita insieme. Sfiorammo diverse volte la
promozione. Era una persona straordinaria ‘Licio’, che non ha avuto tutto quello
che si meritava. Non sarà facile colmare
questo vuoto”.
E attestati di partecipazione sono arrivati da ogni parte. Così Giampaolo
Mazza: “Con Maurizio ha giocato insieme a Sant’Arcangelo, con Nicoletti come
allenatore. Un trequartista dai piedi buoni
e soprattutto con un gran tiro, davvero uno
dei migliori della categoria”. E non l’ha
dimenticato nemmeno Italo Guidi:
Gianluca Tonelli, S. Agata
Enedina Antinori, Miniera
Maria Sartini Insensi, Balze di Verghereto
Ada Bartolini, Verucchio
Giovanna Antinori, Milano
Sergio Toni, Miniera
Ettore Sampaoli, Milano
Elena Zanotti, Forlì
Morris Alma, Inghilterra
Gabriella Paci Salvi, S. Agata
Fernando Bartolini, S. Agata
Gilberto Rossi, S. Agata
Cleo Daniela, Rimini
Orciano Spada, Rimini
Decio Valli, S. Agata
Gianludovico Masetti Zannini, Roma
Marino Moretti S. Agata
Gino Sampaoli, Corsico (Mi)
Maria Lucia Rinaldi, Talamello
Emidio Rinaldi, Bologna
Lino Cappelli, Alessandria
Lori Para, S. Agata
Aroldo Vicini, S. Agata
Armando Cappelli, S. Agata
Maria Vandini, S. Agata
Teresa Borghesi, S. Agata
Daniele Rossi, S. Agata
Maddalena Gamberini, S. Agata
Gina Paci, S. Agata
Maria Valli, S. Agata
Luciano Paci, S. Agata
Gerardo Boschi, S. Agata
Cinzia Giuliani, S. Agata
Gabriella Polidori, S. Agata
Guido Guidi, S. Agata
Ulderico Sabba, Novafeltria
Pierre Dominaci, Parigi
Miranda Dominici, Francia
Paola Para, S. Agata
Ristorante Perlini, S. Agata
“Virone ha allenato questa squadra per
una decina d’anni – dice l’attuale dirigente della Santagatese - per me era
davvero un fratello. Una persona di grande
lealtà e sincerità, un uomo straordinario
che rimarrà sempre nel cuore di tutti”.
Aveva soprattutto due amori Maurizio Virone, la Fiorentina e poi quel
Rimini che seguiva da sempre con
passione e che lui stesso accompagnava nella sua Sant’Agata quando
in estate vi andava in ritiro. L’ultima
volta, quando già era ammalato ma
ancora lucidissimo, aveva ricevuto la
visita di mister Acori.
Un gran bel regalo, come quella maglia firmata da tutti i giocatori viola
che gli aveva fatto avere di recente.
Aveva gioito ai due gol contro la Juve
dell’ex biancorosso Sergio Floccari
l’altra settimana. E poi quella rimonta viola da sogno di sabato sul Parma
firmata Bojinov.
L’ultimo regalo prima di congedarsi”.
Cassio Botticelli, S. Agata
Cristiana Botticelli, Rimini
Manuela Botticelli, Rimini
Margherita Botticelli, Roma
Stefania Gambetti, S. Agata
Medardo Gambetti, Casteldelci
Paola Borghesi, S. Agata
Renato Paci, S. Agata
Mariolino Nalin, Maiano
Luigi Babbini, S. Agata
Don Piero Brisigotti, Pereto
Mario Riceputi, Sarsina
Bianca Baroncelli, Ravenna
Gilberto Mordini, S. Agata
Gina Paci, S. Agata
Luigi Ricci, Limbiate
Marco Manni, Brescia
Maurizio Rinaldi, Rimini
La Rocca
Aprile / Maggio 2006
La Rocca
Aprile/Maggio 2006
ATTUALITÀ
NOTE DI STORIA
Una offesa per i morti e per i vivi
Come si salvano
i malfattori: le immunità
S
i dice che la civiltà di un popolo
si misura da come questo onora i suoi morti. E allora, poveri
noi: siamo un paese incivile!
Il nostro cimitero è veramente indecoroso: mura cadenti, vialetti fatiscenti,
il viale centrale sconnesso, porte che
sembra vogliano caderti addosso, il
tetto degno dei film “horror”.
Ho notato persone che vengono da
fuori, per trovare i propri defunti,
rimanere esterrefatti ed indignati di
fronte ad un luogo così degradato e
abbandonato.
Durante il periodo autunnale ed invernale o quando piove, recarsi al cimitero è come fare un’escursione in
una zona impraticabile: è difficile potersi recare a visitare le tombe senza
uscirne infangati al massimo; durante
il periodo estivo, poi, le tombe le puoi
trovare in mezzo alle erbacce cresciute rigogliose.
V
Nessuno che provveda come si deve
ad un minimo di manutenzione e
cura: taglio dell’erba, inghiaiatura dei
vialetti …
Una volta c’era il necroforo: bene o
male qualcosa si faceva, sapevi con
chi prendertela, ma oggi?
Chi è il responsabile della gestione e
manutenzione: il Comune o la cooperativa?
L’unica cosa certa è che quando si
deve fare un funerale ti senti dire di
pagare, di versare l’importo del bol-
lettino, con sollecitudine.
Poi a funerale avvenuto, tutto si ferma lì. Alla cura del cimitero nessuno
pensa minimamente. Nessun controllo viene effettuato: puoi portare i fiori
ai tuoi defunti, ma a volte, il giorno
dopo questi sono già spariti.
Di fronte a tale stato di cose si rimane
allibiti ed indignati e sulle tombe provi dolore per i tuoi cari e rabbia, tanta
rabbia per come vengono trattati nel
luogo del loro riposo.
Arrigo Bonci
La Rocca di S. Agata cambia nome?
È
stato da poco distribuito in tutto il paese un opuscolo dedicato a
S. Agata Feltria e a Sarsina. Secondo gli autori, che ringraziano per
la collaborazione il Comune, la rocca di S. Agata Feltria si chiama
“San Fregoso”. Avete letto bene: “San Fregoso”, ma che santo è?. E non
è l’unica novità: la rocca di S. Agata infatti, si legge ancora, “ospita oggi un
museo di arti decorative”. Incredibile! a noi sembra chiusa e vuota.
Vittorio Vicini
ittorio Vicini, santagatese e
procuratore della Repubblica
di Ravenna, dopo aver compiuto i 75 anni è andato in pensione.
Nello scorso mese di febbraio si è
svolta a Ravenna, presso la sede della
Provincia una cerimonia di commiato. Assieme al presidente Francesco
Giangrandi sono intervenuti per i saluti il prefetto di Ravenna, Umberto
Calandrella, in qualità di coordinatore
delle forze dell’ordine e Roberto Fabbri presidente del consiglio dell’ordine
degli avvocati. Ad illustrare i 48 anni di
percorso professionale di Vicini è stato un commosso Gianluca Chiapponi,
sostituto procuratore del tribunale di
Ravenna. Un grande applauso finale è
seguito all’intervento di Vicini che ha
colto l’occasione per ringraziare “una
città da cui mi sono fatto adottare” e
tutti
i collaboratori che in quasi cinquanta
anni di attività lo hanno affiancato e
supportato. Ecco il Curriculum professionale di Vittorio Vicini: nato a
Sant’Agata Feltria l’11 febbraio 1931,
ha iniziato la carriera alla Pretura di
Roma il 28 maggio 1958. Nello stesso
anno passò alla Pretura di Rimini. Nel
febbraio del 1959 è giudice al tribunale di Trento.
Nel 1961 fu trasferito alla Pretura di
Rodi Garganico. Nel luglio del 1964
arriva alla Procura della Repubblica di
Ravenna esercitando le
funzioni di sostituto procuratore dirigendo anche l’ufficio della Procura
fino al 1967. Nel marzo del 1969 è
giudice del Tribunale di Ravenna. Dal
1970 al 1984 insegna ai corsi per ufficiali del corpo delle guardie di P.S. Nel
1972 e nel 1973 fu applicato alla Corte
d’Assise di Forlì quale giudice a latere. Nel 1975 è nominato Magistrato
di Corte d’Appello. Dall’ottobre 1975
venne assegnato alla sezione penale
del Tribunale di Ravenna dove presiedeva di norma due udienze la settimana. Dal 1977 al 1979 è stato componente del consiglio giudiziario presso
la Corte d’Appello di Bologna.
Dal 1980 il CSM deliberò la nomina
a magistrato di cassazione. Nel 1982
ha pubblicato presso la casa editrice Il
Mulino il libro “ Processo e Giustizia
Penale- alla ricerca di una riforma”.
Dal 1984 è presidente di sezione del
tribunale di Ravenna. Nel 1990 venne
applicato al Tribunale di Forlì per
presiedere la Corte d’Assise nel procedimento di omicidio volontario aggravato del senatore Roberto Ruffilli
contro dodici imputati appartenenti
alle brigate rosse. Dal 16 agosto 1990
ha assunto le funzioni di procuratore
della Repubblica di Ravenna. (liberamente ripreso da Il Resto del Carlino).
E
pisodi che destano stupore e,
talvolta muovono al sorriso:
sono gli espedienti cui spesso
ricorrevano i malfattori di qualche secolo fa, nei nostri territori, sottoposti
al dominio del Papa, per sottrarsi alla
cattura.
Infatti la Giustizia, pur dovendo compiere il suo corso, doveva tener conto di
un certo tipo di formale indulgenza che
l’autorità religiosa non poteva non concedere ai luoghi di culto; quindi era un
vero gioco a “guardie e ladri” dove i delinquenti stavano, più che potevano, nei
pressi delle Chiese, dei Conventi o delle
zone dichiarate immuni, e vi si rifugiavano quando erano minacciati d’arresto.
Le guardie, che finalmente avevano per
le mani un ricercato, facevano una bella
fatica a resistere alla tentazione di arrestarlo, specie se il luogo immune era all’esterno e non c’erano molti testimoni.
A Sant’Agata i luoghi “immuni” più importanti erano: il Convento di S. Girolamo e sue pertinenze, l’Abbazia di S.
Salvatore (di fronte all’Indel B) fino a 30
mt. di distanza e, soprattutto, la Chiesa delle SS. Trinità (nell’attuale Badia
Mont’Ercole), con tutto il recinto dove
si svolgeva la celeberrima e omonima
grande fiera. Nel Giugno 1691 Giacomo Pacini di Talamello è catturato “nell’ingresso della Fiera della SS. Trinità per
delatione di un pugnale”.
Poiché il luogo è immune, per essere ad
una distanza inferiore a 30 passi dal Monastero, egli pretende di essere restituito
alla libertà trovando però la resistenza
del Podestà, che ritiene che la strada
pubblica, ove è stato arrestato, “rompe la
immunità”.
Nella stessa fiera viene catturato per
sospetto di furto Girolamo di Giovanni Battista Fucci, da Mercato Saraceno
ma, essendo luogo immune, deve essere
consegnato all’Autorità Ecclesiastica.
Tutto il circuito delle Fiera è luogo immune, e questo non piace al Podestà
perché incoraggia i malviventi “a dimorarvi e commettere qualsiasi iniquità senza timore di essere castigati”, per cui egli ritiene
necessario che si trasferisca la Fiera a
Sant’Agata, a meno che non si ottenga
dalla Sacra Congregazione dell’Immunità che nei giorni di Fiera si considerino luoghi immuni soltanto la chiesa e il
monastero.
La Fiera, infatti, verrà spostata a Sant’Agata l’anno seguente, 1692. un pericoloso criminale santagatese, Pietro
Cappella, viene catturato il 2 Giugno
1692 vicino alla chiesa di San Girolamo
“et in luogo immune, così deciso dalla Curia
Episcopale” che obbliga il Podestà a far
ricondurre il prigioniero nello stesso
luogo dove fu catturato.
L’immunità riguardava anche lo stato
personale dell’individuo, e quindi se uno
era ricercato ma poi riusciva ad entrare
in un ordine religioso, non poteva più
essere perseguito.
“A Sant’Agata il 2 Luglio 1686 il Podestà
è costretto a rilasciare il Marchese Giovanni
Battista Del Monte, perché chierico, essendo
stato promosso alla prima tosatura dal Vescovo di Città di Castello”.
Come noto, l’immunità oggi è prevista
solo per i membri del Parlamento.
Banda musicale e scuola di musica
S
ono sempre all’attenzione degli amministratori comunali. Nel 1916 la loro attività viene sospesa, perché quasi tutti i suonatori sono in guerra. La Giunta,
però, continua a prevedere sui Bilanci di previsione degli
anni seguenti, 250 Lire per il loro ripristino.
Ciò provoca le critiche della Prefettura di Pesaro che controlla i bilanci dei vari Comuni. Ma la Giunta di Sant’Agata
non demorde. Il 27 Gennaio 1918, così risponde “Non è il
caso di sopprimere la residua spesa di 250 Lire perché così facendo si
verrebbe a sopprimere la istituzione della musica, la quale deve essere
ripristinata in tempo non breve in quanto i nostri prodi soldati, che
oggi con prova non comune resistono all’invasione nemica, avranno
con le armi ottenuta quella pace durevole, onorevole e non lontana”.
Nel frattempo chi supplisce all’assenza del maestro di musica è Furiani Zenone, che “presta la sua opera nel riordinamento dell’Archivio Musicale, dando anche delle lezioni agli allievi e
facendo disimpegnare nel miglior modo possibile la Banda”.
Il nuovo Maestro di Musica e Direttore della banda sarà
Alberto Mario Dini, che verrà licenziato nel Giugno del
1923, quando la Banda verrà sciolta per motivi economici,
ma anche politici e di ordine pubblico.
I Santagatesi, tuttavia, non si rassegnano alla perdita della loro amatissima istituzione e così la Giunta, il 21 Novembre 1923, si dichiara disposta a ripristinare la Scuola
di Musica e la Banda Musicale “istituzioni soppresse con tanto
rincrescimento della popolazione, qualora i cittadini, che più sentono
amore e di maggiori mezzi dispongano e maggiore utile ne ritraggono,
si obbligano a sostenere le spese”.
A queste condizioni, non se ne farà nulla. Queste istituzioni verranno poi ripristinate con il Podestà Cav.Luigi Dominici.
Pagina a cura di Franco Vicini
La Rocca
Aprile / Maggio 2006
La Rocca
Aprile / Maggio 2006
STORIA
LETTERE
La storia di Savignano di Rigo
A
ll’estremo confine sud orientale
della Romagna, nella giurisdizione di Sogliano al Rubicone,
di cui è una frazione, limitrofo a Perticara, ultimo lembo nord occidentale
delle Marche, da cui dista poco più di
due chilometri, esiste un paese minuscolo, che per distinguerlo, per conoscerlo occorre raggiungerlo attraverso
nastri tortuosi di strade, per chi proviene da Mercato Saraceno, da Sogliano e
da Sarsina, attraverso la località Montepetra. Solo da Perticara e dal crinale della terra di S. Agata Feltria si può
vedere panoramicamente. E a guardarlo non pare neppure un paese da così
lontano, ma una striscia di stoffa bianca
fra tanto verde. Perché le sue case sono
disposte in fila, lungo la strada maestra,
una accanto all’altra per un lungo tratto,
e tutte bianche, con all’estremità occidentale il bel campanile della chiesa di
S. Matteo. E’ Savignano di Rigo.
Un suo grande
concittadino
Un suo grande concittadino, don Antonio Tani, nel 1923, dall’alto del Carpegna, così lo vide: ecco il Marecchia
serpeggiante al piano; ecco il mio dolce
nido, Savignano.
Il centro, detto castello, è un pugno di
case, arricchito da borghi e sobborghi e
da isolate case sparse qua e là disseminati nella valle: Lucignano di sotto, i Saudi,
il Monte, l’Aia Bella, Campo Corbolo,
Pesatoio, le Capanne, Campo Laurenzio, Ca’ di Calino, il Raggio, il Molino,
Ca’ di Tognolo, la Doccia, Monte Spellano, Cicognaia, dove è la chiesa, dove
c’era una volta un laghetto attorniato da
annose querce. Di eccezionale non ha
nulla al di fuori di un tempio di cento
anni fa con un campanile alto e snello, con sulla facciata la lapide dei caduti
della guerra del 1915-18.
centro di Savignano, come da un osservatorio spaziale, guardando verso sud,
si ha modo di contemplare, per vasto
raggio, un panorama stupendo di monti
e di valli degradanti, come un insieme
di immensi gradoni, spazianti da est ad
ovest, che dalla collina del santagatese,
la Serra, conduce al centro fino al monte Fumaiolo, a est al monte Carpegna e
ad ovest al monte Falterona.
Il cimitero è
a Savignano di sopra
Una vista panoramica immensa, a perdita d’occhio, che abbraccia un mondo
di monti, di valli, di cime, di colli, coperti da faggi e di abeti, fra i quali, lontani fra loro, punti solitari occhieggianti
nel verde cupo, paesi noti per antichi
romitaggi, come le Balze, S. Alberico,
la Verna, le Camminate e giù nel fondo,
sulle sponde del fiume Savio Sarsina,
Perticara e, lontano, appena percettibile
a occhio nudo, il monte Carpegna con
il S. Marco ed i sassi Simone e Simoncello. Mentre lo sguardo va contemplando questo immenso, suggestivo panorama, la fantasia corre lungo le valli,
percorrendo come gli antichi romani e
le orde barbariche, sui greti dei fiumi,
che da quei monti scendono ad irrorare
i pendii ed il piano, il Tevere, il Savio,
l’Arno, il Marecchia e tanti torrenti.
Nei vari agglomerati fan bella mostra
vecchi casolari dalla mole maestosa, che
ci portano a pensare ad antichi manieri
di feudatari o vassalli medioevali, come
i palazzi Raggi, Docci. Nulla di improbabile, dato che anche il conte Ramberto di Tornano, uno dei tredici figli
di Leonida Malatesta e di Cassandra
Cini, dopo la morte del padre a Montecodruzzo nel 1557, oltre alla contea
di Tornano aveva possedimenti in Savignan der Righe (Savignano d’Errico),
nella giurisdizione del duca d’Urbino, di
terra arativa confinante con la chiesa di
Savignano e di S. Biagio ammontante
a trentasei tavole, corrispondenti agli
odierni 1230 metri quadrati (circa).
Sotto l’aspetto storico solo il suo nome,
Il cimitero è a Savignano di sopra, detto anche Monte, sulla cresta del colle,
che guarda la Romagna. Vi riposano
le spoglie di Decio Raggi, eroe della
guerra 1915-18, prima medaglia d’oro
di quell’evento bellico. Di qui si scorge, sottostante, Tornano con la Serra,
centro feudale più importante di tutta
la zona nel medioevo e, insieme con S.
Agata Feltria e Talamello, fonte battesimale ragguardevole, più oltre la valle
dell’Uso, Montetiffi, Sogliano, Roncofreddo, Montebello, Poggio Berni, e
all’orizzonte, verso il mare Adriatico, S.
Arcangelo, Cesenatico, Rimini. Ma dal
Quando i vescovi perdono la pazienza
N
on ne poteva più, il Vescovo Sarsinate Giovanni Battista Bianchi,
quando, il 10 Maggio 1709, scrisse questa “Lettera Pastorale”, lamentandosi dei comportamenti sconvenienti che si tenevano in
chiesa nei giorni festivi.
Non più “Casa d’Orazione” ma: “Se si tratta d’ordire qualche trama, s’ordisce
nella Chiesa; se di mormorare del prossimo, si mormora nella Chiesa; se di far
l’amore, si fa nella Chiesa; nella Chiesa si va col berrettino bianco in capo, si
fanno longhe ciarlate, si ride, si scarpeggia, e non si fa niente, meno di quello
che si farebbe su li mercati. Le donne allettano gli huomini, e gl’huomini le
donne, e con li sguardi e con gl’atti e con le parole e, se si puole, ancora, con
i toccamenti. Che cosa si farebbe di peggio, nei lupanari?” si chiede accoratamente il povero Vescovo. Due secoli prima a subire un severo richiamo erano
le consuetudini seguite per i funerali di cui venivano deplorate le manifestazioni di “ostentazione et vanità” mondana, con proibizione dei “finti ed affettati
pianti” delle donne che “disturbano i divini uffici” e finiscono con quelle “filastrocche et chiaccaratte” che danno occasione “di ridere alle genti” e di “farne
poi le commedie” suscitatrici di riso nelle piazze e in altri luoghi.
Una vista
panoramica immensa
Savignano di Rigo, ci porta con la fantasia all’antico Sabiniano, uno dei tanti toponimi sparsi per ogni dove nella
zona, come Solona, Sarsina, Savio, Sapigno e lungo il Tevere, fino a Roma,
Tarquinia, Vulci, Cerveteri, Vulsini,
Populonia, Cortona. Per la loro incerta
derivazione storica, ci portano lontano,
nel tempo in cui vivevano le popolazioni degli Etruschi, dei Sanniti, dei Sabini,
che gli storici, brancolanti nel buio dei
tempi, fanno risalire la loro esistenza ai
secoli IV e III avanti Cristo ed in mezzo ai quali sorsero i Romani e la città
di Roma.
L’etimologia del Savignano – Savignano
ci porta al tempo in cui la lingua lo appellava Sabiniano, quando cioè al posto
dell’odierna lettera “v” figurava la lettera “b”, al tempo del leggendario “Ratto
delle Sabine”, effettuato dai romani per
fronteggiare il problema demografico
e l’espansionismo del territorio, allora
limitato ai Sette Colli. Da ciò gli storici
deducono che i popoli confinanti con
Roma, gli Etruschi, i Sanniti, i Sabini
in parte abbandonarono la loro terra
e si trasferirono altrove, per non soggiacere ad ulteriori prepotenze romane.
Conobbero la via del volontario esilio,
in attesa di tempi migliori. E forse qualche esule in quel tempo raggiunse la
zona del nostro attuale Savignano. Ma
c’è anche chi ritiene in tempi successivi,
quando Roma, dopo aver soggiogato
quei popoli seppe farseli amici, tanto è
vero che il secondo re di Roma, Numa
Pompilio, era un sabino, ed altrettanto
si può dire di Anco Marzio, quarto re
di Roma, mettendo nelle loro mani il
potere del neo stato romano.
Si può ritenere che durante il lungo regno Numa ed il regno di Anco Marzio
cittadini sabini per meriti vari abbiano
avuto assegnati territori ove stanziare
e risiedere con le loro famiglie, qualificando la località col proprio nome. Comunque si tratta di una supposizione
fatta attorno ad un periodo leggendario, e leggendario rimane il Savignano di
Rigo odierno, dopo aver assunto lungo
i secoli modifiche varie, come Savignano der Righe, Savignano d’Errico, Savignano di Enrico, Savignano Arrigonis,
Savignano d’Arrigo, Savignano di Rigo.
Rigo è sicuramente l’abbreviazione di
Arrigo o di Enrico, come del resto ci è
dato sapere, nella non lontana località
di Miratoio di Pennabilli, dove il beato Enrico, eremita, ebbe trasformato il
nome Enrico in Rigo, e tutt’oggi Rigo
si appella. Strano però ci pare il fatto
che fin verso la metà del 1700 troviamo
scritto un po’ ovunque, nei libri parrocchiali, nei verbali delle congregazioni e
nei registri dei battesimi del fonte battesimale di Tornano Savignano di Rigo,
mentre dopo il 1700, negli stessi libri
troviamo scritto Savignano d’Errico,
come appare nell’ultima riunione delle
Compagnie riunite del 22-5-1898. Nel
1400 in atti notarili di compra-vendita
di immobili veniva chiamato Savignano
Arigonis.
Amedeo Varotti
Le famiglie Masini-Urbini
Da sin. Sante Urbini, Gianni Masini con davanti il ragazzo Luigi Urbini e a fianco, seminascosta, la moglie Caterina Giorgetti, Gemma Masini, Armida Valli con il marito Francesco (Chico) Masini e la figlia Marisa, Ugo Masini che indossa il saio,
Elda Zavatta moglie di Ivo Masini, la bimba a fianco del frate Muriella Baroni, Guglielmo Giorgetti, Ivo Masini, Eliduina
Masini maglie di Sante Urbini con in braccio il figlio Ugo, Ida Masini moglie di Guglielmo Giorgetti e la bimba Lina Urbini.
La Rocca
Aprile / Maggio 2006
STORIA
A
FOTO
L’osservatorio metereologico
veva sede presso la casa di
Estasio Lucesi, l’attuale casa
Fabbri in via Benucci, ed era
sovvenzionato dal Comune, che dimostra ancora una volta, nonostante
le ristrettezze dei tempi e, come scrive
lo stesso Luchesi, di possedere “un’illuminata saggezza a niuno mai secondo in
ciò che istruttivo e decoroso pel proprio Paese”.
Astasio Luchesi era il secondogenito
di Domenico Luchesi e fratello di Luigi, diversissimi da lui per carattere e
attitudini. Per quanto affaristi e pratici
erano il padre e il fratello, per quanto contemplativo e un po’ stranito
era Astasio che, comunque, pur con
C
La Rocca
Aprile / Maggio 2006
questo carattere mite, apparteneva alla
famiglia più ricca del Comune. In una
lettera anonima scritta contro suo fratello Luigi, tra le accuse che gli vengono rivolte, c’è anche quella di aver
approfittato di “quell’anima bella di suo
fratello Astasio” che avrà, peraltro, un
triste destino, e così pure i suoi figli.
Ma di questo tratteremo in altra occasione.
Mi è capitato, dunque, di scovare la
lettera con cui il Luchesi, il 25 Maggio
1887, comunica al Comune che, essendo stato nominato “dall’Egregio Commendatore dell’Ufficio Centrale di Meteorologia di Roma, prof. Taschini”, “assistente
ad osservatori di montagna”, è costretto
Poesie
di Cristina Campitelli
ad abbandonare le cure di quello impiantato nella sua casa che, però intende donare, assieme ad un pluviometro
ad esso collegato, al Comune, a patto
che questo ne garantisca il proseguimento dell’attività. Tanto recita il documento ritrovato. Come commento
aggiungo che non ho trovato altre
tracce di questo Osservatorio Meteorologico nei documenti di Giunta che
ho consultato, quindi la sua attività fu
collegata esclusivamente alla presenza
del Luchesi, che invece era tutto preso
da questa passione. Da sottolineare
ancora una volta, la disponibilità del
Comune, a sostenere ogni tipo di iniziativa intellettuale. (F.V.)
Luce
Due luci nella notte
Grandi come fari blu,
come il mare,
i tuoi occhi sono sempre
dentro i miei,
belli come un tramonto
sul mare,
grandi come il sole di agosto.
Alba
Una galleria ... leggendaria
ome tanti altri, ho spesso sentito parlare di una
leggendaria galleria (passaggio) che avrebbe collegato Rocca Fregoso al Convento delle suore Clarisse o, addirittura, a quello dei frati Cappuccini; sarebbe
stata costruita come estrema via di fuga in caso di assalto
al Castello-Rocca, e, come tale, tenuta segreta.
Cessato il periodo delle guerre tra Signorie, fu utilizzata ancora poco tempo, poi, avendo perso l’interesse strategico e
costando troppo la manutenzione e quindi essendo troppo
pericoloso avventurarvisi, fu abbandonata, e ne restò solo
una vaga memoria, che si tramandava per racconti che si
facevano ai bambini, come quello che, ad esempio, fece il
nonno a Carlo Frattini.
Questi i confusi ricordi, la leggenda.
Io non so se questa fantomatica galleria esista davvero.
Posso però dire che gallerie, sotto il castello e nelle sue
pertinenze ci sono davvero.
Un nostro concittadino una volta, in mia presenza, si è calato sul fondo del pozzo – in quel momento asciutto – che
è nel prato antistante la rocca, e scoprì che da quel punto
si diparte un cunicolo, con volta a mattoncini, proprio in
direzione della rocca.
Percorsi pochi metri, dovette tornare sui suoi passi perché
la volta era crollata ed era pericoloso inoltrarsi. Che poi
ci fosse un sistema di sotterranei all’interno del castello
mi è stato reso evidente da una “Nota dei diversi lavori
urgenti occorrenti ai locali della Rocca Fregoso” redatta il
29 Luglio 1891 dal Perito Bonci Francesco, in cui, al primo
punto, si legge “all’andito d’ingresso occorre chiudere una vecchia
botola che mette nei sotterranei, e ricostruire l’intero pavimento”.
Quando sarà mai possibile farne la riscoperta?
(F.V.)
Il giornale del tuo paese
Le vostre foto
Avete scattato delle belle fotografie?
Inviatecele subito. Le pubblicheremo
sul giornale e nel nostro sito web. Se è
da molto tempo che non lo visitate fatelo subito! Il sito web curato da Gino
Sampaoli è ora pieno di informazioni
e di fotografie inedite del nostro paese.
Aiutateci a realizzare la sezione in dialetto e prendete nota del nuovo indirizzo http://santagata.altervista.org/
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Grazie ai volontari che hanno provveduto a scrivere e distribuire il giornale, grazie alle fotografie di Enzo Liverani e
Marco Zanchini, a Paola Boldrini e ad Arrigo Bonci che coordina la distribuzione, e grazie ai lettori e sostenitori, numerosi
come sempre. Se il giornale vi piace ditelo ai vostri amici, e
chiedete loro di sottoscrivere, per ricevere regolarmente la
Rocca! Se volete aiutarci a fare più bello questo giornale, inviateci articoli, fotografie, ricordi, lettere e commenti. Se non
siete d’accordo con il contenuto degli articoli pubblicati, o
più semplicemente volete dire la vostra opinione, scriveteci.
La foto è stata scattata in occasione del 25 anniversario del matrimonio dei genitori del nostro
amico Lino Cappelli, il 20 gennaio 1959. Al centro della foto Lino Cappelli (Genuino),
alla sua sinistra Marcello, Maria Vicini e Olga. In prima fila i tre bambini sono: Guerrina,
Gianfranco e Marisa (la più piccola).
C’è solo una cosa
più meravigliosa dell’alba,
ed è guardare il tuo volto
pieno di luce illuminato
dal sole del mattino che trova
stupita dinnanzi
a tanta bellezza e armonia
S. Agata Football Club anni ’60
Come e quanto
sottoscrivere?
Ordinario 13 Euro
Sostenitore 15 Euro
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Le sottoscrizioni possono
essere inviate alla redazione
della Rocca, Casella Postale
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(Pesaro), oppure possono
essere consegnate ai vari collaboratori che distribuiscono
(volontariamente) il giornale.
La Rocca
Aprile / Maggio 2006
ATTUALITÀ
AMT (Action Monde pour Tout):
nell’ambito di questo progetto, una
della azioni da realizzare con più urgenza è l’installazione di un frutteto:
piantare un albero viene a costare,
in moneta europea, circa 50 centesimi, e significa molto per migliorare
le condizioni del terreno della zona.
Chi volesse contribuire a piantare gli
alberi, può farlo anche a S. Agata: si
possono infatti mettere i soldi nei
salvadanai appositi, che si trovano in
farmacia, al forno, al supermercato,
in paese.
Una serata a S. Agata - Marzo 2006
Più in generale, per collaborare alle
attività di P. Giovanni, abbiamo costituito una rete di sostenitori, che
vivono in varie parti d’Italia (Roma,
Città della Pieve, Firenze…). Il nostro gruppo, tramite e.mail, si tiene
in stretto contatto con gli amici del
Cameroun e si aggiorna sulle cifre
raccolte e sugli interventi concretamente realizzati. Se vuoi sapere di
cosa si tratta e partecipare alla rete,
chiedici l’opuscolo più dettagliato
che abbiamo preparato. Giancarlo e
Giancarlo e Paola Dall’Ara
Le f
di M
no
ografi e so
t
o
a Polidori
ar
P
ORATORIO
Pianta un albero in Africa
adre Giovanni Malvestio,
missionario PIME, attualmente Rettore al Seminario
Interdiocesano di Maroua, in Cameroun, è venuto a S. Agata un paio di
volte per trascorrere qualche giorno
di riposo. Recentemente abbiamo
ricevuto da lui una lettera che pubblichiamo qui di seguito.
“Sono 22 anni che sono qui e di
gente ne conosco tanta; ogni giorno ci sono 10-12 persone che vengono a trovarmi e, tra queste, ce ne
sono diverse che hanno veramente
bisogno. Persone che devono andare all’ospedale e non hanno i 2000
franchi necessari; altre che devono
comperare le medicine e non hanno
i mezzi.
Ci sono anche delle persone che
sono obbligate o condannate a morire perchè non hanno i mezzi per
curarsi (penso a quanti miliardi si
spendono per cose futili in Occidente). Giovani che sono rinviati
dalla scuola perchè non hanno pagato l’assicurazione ‘anno, preti che
hanno bisogno di aiuto per costruire pozzi per la gente, …
Per il fatto che sono Rettore del Seminario sono un po’ un punto di
convergenza; e allora, voi, non potreste darmi una mano con la certezza che ciò che mi date va veramente
in favore dei più bisognosi? Poi io, di
volta in volta, vi faccio un resoconto
di ciò che voi avete realizzato con il
vostro aiuto; io sarò semplicemente
la lunga mano di voi. Solo nella condivisione, l’uomo scopre la sua vera
dimensione e la sua dignità come
persona. P. Giovanni Malvestio”
Tra i progetti sostenuti da Padre
Giovanni Malvestio, c’è anche lo
sviluppo agricolo dei terreni di una
serie di villaggi, pianificato e gestito dall’associazione camerounense
La Rocca
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La Rocca
Aprile / Maggio 2006
MARCIAPIEDI
Dalla prima pagina
Strane scelte a proposito di Marciapiedi
U
n atteggiamento di ascolto più
attento ed un coinvolgimento
maggiore dei cittadini nelle
scelte che riguardano tutta la popolazione sarebbe auspicabile e possibile.
Non ci dicano che quel tratto non è
di competenza comunale: fosse anche
della Provincia, starebbe sempre a lor
amministratori occuparsi di sollecitare
i vari interventi. Riteniamo che, con
molta probabilità, il marciapiede di Via
Giannini sia nato in quanto avanzavano
denari dal rifacimento del tratto stradale. E questo ci può anche stare. Ma
quello che non si può oltremodo accettare è che non avanzino mai abbastanza
soldi per realizzare il marciapiede più
richiesto degli ultimi dieci anni, un’annosa faccenda che merita una soluzione
tempestiva.
Non sarebbe oltremodo una cattiva
idea prevedere di rosicchiare qualche
spicciolo da investire in un dissuasore di
velocità, augurandoci che l’allenamento
della nostra gente alla guida su strade
dissestate non lo renda totalmente inutile. (F.A.)
Piercing: quel gusto così occidentale di farsi male
E’ uno di quei paradossi che avrebbe suscitato l’ingegno critico di G.K. Chesterton: una umanità tanto lontana dalla
sopportazione degli eventi di sofferenza eppure così propensa a farsi male. E’ quanto emerge dall’allarme piercing
nel mondo occidentale lanciato da Jean-Baptiste Guiard-Schmid, infettivologo del servizio di malattie infettive e
tropicali dell’ospedale Rothschild di Parigi. Il 10-20% dei piercing e dei tatuaggi provoca infezioni di pochi giorni.
Ma si rischiano allergie gravi, ascessi o cicatrici cheloidee e infezioni (staphylococcus aureus, streptococcus pyogenes e pseudomonas aeruginosa) da curare poi per tutta la vita.
Riparte il progetto Pedemontana?
Una variante che sulla E45, all’altezza di Sarsina curvi
verso la Valmarecchia e attraversi il territorio di S. Agata
(con una galleria verso Rocca Pratiffi). Questa la novità
emersa in un convegno organizzato dal Comune di Pennabilli, con il viceministro Baldassarri, alla fine del mese
di marzo.
12
Il Comitato Interministeriale per la Programmazione
Economica (CIPE) ha deliberato in questo senso, trasformando la E45 in autostrada e permettendo, se il
progetto si realizzerà, alla Valmarecchia ed a S. Agata di
uscire dall’attuale situazione di isolamento. Grazie agli
Amministratori di Pennabilli per il loro impegno.
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Strane scelte a proposito di Marciapiedi