Vanghelion
(appunti scientifici sulla vita per bambini spaventati
che desiderano una guida)
Indice degli appunti
Gli scopi del Vanghelion pag. 3
I motivi del Vanghelion pag. 4
LA NEVROSI INFANTILE
L'adolescenza
LA CONOSCENZA pag.5
Schema di creazione e mantenimento del benessere
pag. 9
IL BENESSERE PSICOLOGICO
I PRINCIPALI STATI EMOTIVI DAI QUALI
DIPENDE IL PROPRIO BENESSERE pag. 15
COS'é LA SOFFERENZA
assistersi, mantenersi, proteggersi da soli
nell'ambiente sociale
Il bisogno
1. Alimentazione
I nutrienti
Defecazione
Minzione
Sonno
Igiene
SISTEMI PER LA SODDISFAZIONE DI
BISOGNI
water
bidet
rubinetto
rete fognaria
letto
carta igienica
cottura alimenti
illuminazione
lampada
•la cura della casa (scopa, aspirapolvere)
FUNZIONAMENTO SOCIALE PER
UTILIZZARE LE TECNOLOGIE ATTE ALLA
SODDISFAZIONE DEI BISOGNI
affitto
•soldi
•la professione
•LE PRINCIPALI FONTI DI SOFFERENZA
PSICOLOGICA
Traumi
Sensi di colpa
Aspettative fuori della realtà
•Aspettative nell'affettività
Attaccamenti
Paure
gelosia e vergogna
•Bisogno di assistenza
•La morte
COS'é IL PIACERE
Il successo
La negoziazione
Il divertimento
La stimolazione dei sensi
La sessualità
•Il sesso
•L'autoerotismo
L'arte
aggiornato al 14/01/2011
N.B.
Questo testo non rappresenta una guida alla quale affidarsi
ciecamente. Fa parte di un progetto creativo, e rappresenta
simbolicamente un diario mai scritto realmente di un
personaggio di fantasia con proprietà ritrovabili nelle persone
reali. La maggior parte delle informazioni raccolte sono di
dominio pubblico, faticosamente reperibili e collegabili.
GLI SCOPI
L'interesse del principe messaggero è l'estinzione
sistematica della sofferenza mentale, propria e
delle persone nella società. Aiutare le persone che
hanno disagi e problemi attraverso lo studio delle
proprie esperienze di vita.
L'interesse successivo è il conoscere come si creano
le condizioni del piacere, ai fini del proprio
benessere e della propria sopravvivenza.
Attraverso la consapevolezza che ogni nostro
accadimento sul quale abbiamo potere è una
conseguenza dei nostri atti. L'interesse
complementare è la diffusione della propria
conoscenza a proposito l'estinzione della sofferenza
mentale alle persone a lui simili.
Una persona cresciuta senza l'aiuto di qualcuno
per conoscere e comprendere il mondo può intuire
certi funzionamenti del mondo, ma molto pochi.
E solo con un lavoro logico e fatto di giorno in
giorno, può trovare una forma chiara e utile per
descrivere tale funzionamento, da poter ricordare,
che è il processo che da senso alla comprensione.
Questa guida serve agli esseri umani spaventati
dalle proprie lacune, alle personalità infantili.
L'esperienza, che è la conoscenza di una cosa o un
evento della propria vita tramite i cinque sensi
registrata nella memoria, ci ricorda che il nostro
organismo umano in molti casi ha comunicato a noi
stessi di compiere azioni in una data situazione
attraverso emozioni e impulsi in altri casi ce le ha
fatte compiere senza il nostro totale consenso e
consapevolezza attraverso riflessi e reazioni.
In quei momenti facciamo esperienza che queste
emozioni, impulsi, riflessi, reazioni sono diverse per
natura, intensità, ed effetti ad ogni tipo di
esperienza.
Conoscendo gli effetti del seguire le nostre emozioni,
impulsi, riflessi, reazioni possiamo dedurre che esse
abbiano uno scopo.
Far accadere qualcosa nel presente immediato in
modo da modificarlo.
Analizzando tutti gli effetti da noi spontaneamente
ricercati possiamo domandarci:
C'è qualcosa che cerca ogni volta il nostro corpo?
E possiamo rispondere si.
Cosa cerca il nostro corpo attraverso i suoi
comportamenti?
Per rispondere a questa domanda non ci è più
sufficiente la nostra esperienza, ma dobbiamo usare il
pensiero, precisamente il ragionamento, e possiamo
dedurre dalla nostra esperienza che questo scopo è: il
benessere.
Tuttavia il benessere non è un elemento trovabile
nell'ambiente ne nel nostro corpo, ma è un concetto
che si oppone al concetto di malessere.
E sapere cosa è un concetto ci aiuta a non confondere
la realtà con il pensiero. E per conoscerlo dobbiamo
crearci l'idea nella mente cosa esso sia, attraverso il
ragionamento.
Esplicitando il significato della parola CONCETTO
possiamo uguagliarla alla frase “una idea astratta
composta dal raggruppamento o dalla separazione di
più elementi percettivi collegati tra loro ed evocati
dalla memoria, che ha un valore universale”.
Il termine, infatti, deriva dall'espressione latina"cum
capio" (= raccolgo, prendo assieme) da cui derivano
anche i termini comprensione, comprendere.
Per comprendere che cosa significhi il concetto
“benessere” costruiamo una definizione.
Definizione di BENESSERE:
Il benessere è il corretto funzionamento della nostra
natura psicobiologica di cui si può essere coscienti
diagnosticandolo in base a un metro di riferimento
che discerne il corretto dallo scorretto funzionamento
psicobiologico.
DEFINIZIONE DI MALESSERE:
Il malessere è uno scorretto funzionamento della
propria natura psicobiologica di cui si può essere
coscienti diagnosticandolo in base a un metro di
riferimento che discerne il corretto dallo scorretto
funzionamento psicobiologico.
Perché il nostro copro cerca il benessere attraverso i
suoi comportamenti?
Perché non abbiamo già il benessere automaticamente
rimanendo immobili, ma dobbiamo costruirlo e
mantenerlo, proteggendolo da ciò che lo può far
cessare.
Il motivo per cui è necessario che noi facciamo questo
è che nella natura in cui viviamo esiste il principio
della produzione condizionata che descrive la vita
come un processo in cui ogni cosa nasce ed esiste
mantenendosi in rapporto a determinate condizioni e
cessa di esistere quando queste condizioni vengono
rimosse.
Ed è possibile che queste condizioni esterne vengano
rimosse poiché viviamo in uno spazio tempo in
continuo cambiamento.
La nostra esperienza ci rende costantemente coscienti
della nostra volontà, che aiuta il nostro organismo,
producendo azioni che hanno uno scopo per il quale si
attivano tutti i processi fisici e psicologici
indipendenti dalla volontà attraverso la decisione
autonoma dell'organismo.
A creare e mantenere il nostro benessere sono il
proprio corpo e la propria volontà.
Quando essi falliscono c'è la sofferenza.
Essi possono fallire quando l'azione attuata
nell'ambiente esterno non è sufficientemente forte, è
scorretta, o non è attuata.
Gran parte della nostra sofferenza deriva da un tipo di
paura : la paura immaginaria.
La paura naturale è la nostra reazione a
un'aggressione.
L'aggressione viene configurata come tale non dalla
realtà ma dal nostro filtro cognitivo.
Perché il nostro rapporto con il mondo, con la realtà,
non è diretto.
Esso passa attraverso il nostro cervello.
È nel nostro cervello, che c'è il filtro cognitivo, che è
determinato dal nostro inconscio.
Infatti il filtro cognitivo è del tutto personale, perché è
la propria autoimmagine e le proprie emozioni.
Infatti l'autoimmagine deriva dalla nostra esperienza e
quindi dalla nostra memoria.
Passando attraverso il nostro cervello la realtà viene
interpretata dal nostro filtro cognitivo ed è questa
interpretazione, che costituisce per noi la realtà.
Ecco, perché la realtà viene vista in modo diverso da
ognuno di noi.
Noi non vediamo la realtà, ma la nostra
interpretazione della realtà.
Questo processo è chiamato percezione.
La percezione è l'incontro dell'oggetto con
l'autoimmagine del soggetto e le sue emozioni.
Avendo il pensiero, con esso, ci creiamo una
autoimmagine mentale di noi stessi indipendente
dalla realtà.
E questa autoimmagine può essere corrispondente o
non corrispondente alla realtà.
Ed è l'autoimmagine non in corrispondenza con la
realtà a creare la paura immaginaria.
Ed essa è una paura pensata e immaginaria che non
corrisponde alla realtà, perché è paura di qualcosa
che non c'è nella realtà, e si differenzia dalla paura
reale, che è naturale, perché è paura di qualcosa che
c'è nella realtà.
Se ti senti, pensi, immagini, un adulto, che è capace di
affrontare qualsiasi pericolo non hai paura di niente, e
mantieni la calma.
Se ti senti un bambino, hai paura di qualsiasi cosa,
prima che le cose succedano, e anche quando non
succederanno e non succedono.
Perdite, abbandoni, sconfitte, umiliazioni e
aggressioni, sono per noi portatori di sofferenza
perché accompagnati dalla paura immaginaria.
Senza la paura tutti gli eventi anche negativi della
nostra vita non possono toglierci la nostra naturale
gioia di vivere.
Per difenderci dalla stessa sofferenza che la paura
immaginaria ci ha creato vivendo certi eventi, essa
produce uno stato per contrastare l'aggressione
immaginaria: incomprensione, astio, diffidenza,
sospetto, acredine, rancore, odio, aggressività,
violenza, malumore, tristezza, malinconia, angoscia,
disperazione.
Questa è la causa prima della paura.
Di quella reale e di quella immaginaria, poiché
entrambe vengono attivate dall'interpretazione della
realtà.
Non l'aggressione ma la nostra configurazione di
un'aggressione.
Se l'aggressione è reale, è giusto e benefico provare
paura.
Poiché essa attiva le facoltà necessarie per difenderci
dalle aggressioni.
Senza la paura saremmo estinti.
Tuttavia, si può essere talmente abituati a scambiare
per reali le proprie paure immaginarie che non si
riesce più a distinguerle da quelle reali.
Esse si consolidano attraverso il pensiero del
possibile.
Infatti, moltissimi vivono della paura del possibile.
Ma il possibile non è reale.
Perché l'insieme delle cose possibili è infinito.
Mentre l'insieme delle cose reali non solo è finito, ma
è molto limitato.
Se vogliamo fare una previsione del futuro, non
dobbiamo ricorrere al possibile, ma al probabile.
Come distinguere una paura immaginaria da una
paura reale in modo razionale?
Pensando che tutte le volte che non hai davanti
materialmente ciò di cui hai paura, si tratta di una
paura immaginaria.
E la paura deriva dalla nevrosi infantile.
La nevrosi infantile consiste nella persistenza della
personalità infantile oltre l'età naturale di
emancipazione.
Che, in natura, è quella adolescenziale.
L'ADOLESCENZA
L'adolescenza è quel tratto dell'età evolutiva
caratterizzato dalla transizione dallo stato infantile a
quello adulto dell'individuo, caratterizzato da
cambiamenti fisiologici, psicologici ed emotivi.
Si sovrappone in larga parte al periodo della pubertà
ma i suoi confini sono definiti in modo più vago, e si
riferisce tanto alle caratteristiche psicosociali e
culturali dello sviluppo quanto ai cambiamenti fisici
della pubertà.
La pubertà è il periodo di cambiamenti fisici
attraverso i quali il corpo di un bambino diviene un
corpo adulto capace di riproduzione.
Con questo processo inizia l'attività delle ghiandole
sessuali, che si manifesta nella donna con la prima
mestruazione (menarca), nell'uomo con la produzione
di sperma.
Le differenze tra bambini e bambine prima della
pubertà sono limitate quasi esclusivamente
all'apparato genitale.
Durante la pubertà, si sviluppano notevoli differenze
di dimensioni, forma, composizione e funzione in
varie strutture e sistemi del corpo.
Le più evidenti di queste sono chiamate
caratteristiche sessuali secondarie.
I caratteri maschili sono: Crescita di peli sulle ascelle
e sui genitali, della barba, la crescita del pene, dei
testicoli e della prostata.
I caratteri femminili sono : la crescita dei peli sul
pube, la crescita del seno, e l'inizio delle mestruazioni.
In senso stretto, il termine pubertà si riferisce ai
cambiamenti corporali della maturazione sessuale e
non agli aspetti psicosociali e culturali dello sviluppo
adolescenziale.
Si è soliti distinguere anche tra prima adolescenza,
corrispondente al periodo tra i 13 e i 15 anni, e
seconda adolescenza, cioè dai 16 anni verso la fine
della pubertà, verso i 18-20 anni.
Quando si parla di adolescenza, è molto importante
ricordarsi che essa è un tema di carattere prettamente
psicologico, e darle limiti fissi è un'impresa molto
ardua.
Bisogna considerare che:
• Lo sviluppo psicologico-emozionale non
procede sempre di pari passo con lo sviluppo
fisico;
• Le società occidentalizzate industriali stanno
provocando un ritardo sempre maggiore dello
sviluppo psicologico mentre in altre zone del
mondo preindustriali pare verificarsi l'opposto;
• I limiti di età sono diversi tra persone di sesso
diverso. Maschio / femmina;
• Più tardi si verificherà lo sviluppo puberale, più
tardi finirà l'adolescenza;
• Certi tratti psicologici considerati tipici
dell'adolescenza permangono finanche oltre la
prima giovinezza per certi individui.
La preadolescenza è la fase nella quale l'individuo
comincia a subire le modifiche somatiche e
psicologiche e a perdere le caratteristiche
dell'infanzia.
1. La sessualità ha raggiunto la forma alloerotica
(cioè, bisogno del partner).
2. Il pensiero ha maturato le forme logiche.
3. L'egocentrismo infantile è superato.
Queste nuove strutture sono però appena abbozzate;
ora hanno bisogno di essere consolidate.
Ciò avviene nell'arco di tempo che va,
approssimativamente, dai 15 ai 18 anni, ma
recentissimi studi americani dimostrano che l'età dello
sviluppo del corpo avviene nella femmina non oltre
gli 8350 giorni dalla nascita mentre nel maschio non
oltre i 10.300.
è stata definita adolescenza tutto quel tempo in cui
l'essere umano cresce fisiologicamente, ma il corpo
non cresce più in altezza dopo i 24 anni, ma cresce
ancora in altri modi, acquistando maggiore volume
nei singoli tessuti. Invece è il tempo in cui la crescita
è più intensa e rapida
Come è noto, l'adolescenza inizia con la pubertà,
ovvero con il completamento dello sviluppo sessuale
dal punto di vista riproduttivo e dura fino al completo
sviluppo fisico che coincide con l'età adulta.
Negli ultimi 100 anni il momento della pubertà si è
molto anticipato e la tendenza sembra continuare.
Ad esempio il menarca, ovvero la comparsa delle
prime mestruazioni, avveniva nella seconda metà del
secolo scorso in media verso i 17 anni, rispetto ad
un'età di 11 -12 anni negli anni '60 , e ad un'età
compresa tra i 9 e i 12 anni attualmente.
La fragilità somatica e psicologica del soggetto, in
questa fase, è evidente e facilmente spiegabile se si
tiene conto del lavoro per il consolidamento delle sue
strutture fisico-psichiche che in lui si va compiendo.
Altro aspetto dell'adolescenza è dato dall'esperienza
che ora il soggetto va facendo degli schemi mentali di
tipo logico-formale.
Il tipo operatorio-concreto del pensiero del fanciullo
(7/10 anni) non consente al soggetto di immaginare il
possibile fuori degli schemi della realtà, cosi com'egli
la vive e la sperimenta.
Per il fanciullo il possibile è solo ciò che non è ancora
avvenuto ma può avvenire.
Il pensiero logico-formale consente invece di
concepire il possibile come ciò che non è
contraddittorio. Mentre il fanciullo lavora di fantasia,
ma il suo mondo fantastico è legato alla realtà delle
cose concrete, si tratti pure di eroi spaziali o di mostri
metà animali e metà uomini, il mondo fantastico
dell'adolescente è costituito da ipotesi sociali, etiche,
politiche, ecc., non reali, ma logicamente realizzabili.
Vi è un egocentrismo tipico dell'adolescente dato dalla
tendenza a rinchiudersi in questo mondo fantastico,
che lo può portare a grandi mete, ma anche ad aspre
delusioni.
Cronologicamente questa fase si colloca nella tarda
adolescenza e nella prima giovinezza, tra i 16/17 anni
e i 22/23 anni per la femmina e tra i 17/18 e i 28/29
per il maschio. Connesso con lo sviluppo del pensiero
logico-formale vi è pure la maturazione degli schemi
sociali.
Lo sviluppo della socialità comincia con il
superamento dell'egocentrismo infantile verso i 9/11
anni, ma solo verso i 15/16 anni il sentimento della
socialità orienta il soggetto verso rapporti di parità
con gli altri e verso forme ideali di amicizia che non
devono più rispondere alla necessità di avere
compagni con cui giocare e divertirsi ma amici con
cui coltivare ideali o condividere idee. Un fenomeno
caratteristico della socialità adolescenziale è quello
della solidarietà con i coetanei, sia nelle circostanze in
cui uno ha bisogno dell'altro fino a portare a vere e
proprie complicità delittuose, sia ad una solidarietà di
classe che spesso porta a contestazioni di maniera nei
riguardi degli adulti. Questa solidarietà di classe,
mista a contestazione, si manifesta spesso in quella
che viene chiamata crisi di originalità. L'adolescente
sceglie per il suo comportamento condotte che lo
distinguano da tutti gli altri, ma la sua attenzione è a
tutto ciò che può distinguerlo dagli adulti.
Gli schemi della personalità di un individuo sono la
risultante di fattori naturali e altresì di fattori culturali.
Nei primi mesi di vita i fattori culturali cominciano
appena a condizionare il comportamento
dell'individuo, per cui la condotta di un bambino di
pochi mesi non differisce granché da quella di tutti gli
altri bambini, ma più si avanza negli anni e più questi
fattori contribuiscono a differenziare la condotta degli
individui.
Le linee di comportamento qui descritte riguardo le
caratteristiche dell'adolescenza sono solo orientative
per capire i soggetti in questa età, perché nella realtà
molto forte sarà la differenza tra soggetto e soggetto a
seconda dell'ambiente e dei fattori culturali che
avranno concorso a condizionare lo sviluppo di
ciascuno.
L"invenzione" dell'adolescenza
La figura dell'adolescente, come persona in una
prolungata fase di transizione problematica, non viene
considerata dalla maggior parte delle società
tradizionali e preindustriali.
In esse spesso il passaggio dalla fase della vita
“bambino" alla fase “adulto" viene (veniva) gestito da
appositi riti di passaggio, che rappresentano in chiave
simbolica l'allontanamento dallo stato precedente,
l'attraversamento di una soglia liminale, e la
reintegrazione nella società con un diverso status.
Anche nelle società "occidentali" fino all'Ottocento si
veniva considerati bambini fino all'età in cui non ci si
poteva dedicare alle attività che la propria classe
sociale prevedeva.
Le rappresentazioni artistiche, letterarie o figurative,
di "giovani uomini o donne", anche di 10 o 12 anni,
mostrano come venissero caratterizzati come "piccoli
adulti", vestiti come i genitori, intenti nelle stesse
attività.
Questo sia negli strati sociali più poveri, dove l'inizio
del lavoro poteva essere anche a 6-7 anni, così come
tra le élites, dove si poteva essere re o professori
universitari anche a 12-13 anni.
Verso la fine del XIX secolo, nelle società europee, in
particolare in Germania, Inghilterra e Francia, i
profondi mutamenti sociali ed economici fecero si che
un grande numero di ragazzi giungessero a trovarsi in
una condizione di vita fino allora non presente
sociologicamente.
In particolare nel mondo borghese, l'aumentata
importanza dell'istruzione fino ad avanzata età, la
proliferazione di college e scuole superiori, i lunghi
periodi di apprendistato non produttivi necessari alla
formazione nelle scienze più avanzate, crearono
l'adolescenza come etichetta sociale prima non
necessaria.
Parallelamente, la diffusione di istituzioni e
associazioni giovanili, come lo scautismo, le società
segrete giovanili o il movimento giovanile tedesco
(Wandervögel), cosi come il fiorire della letteratura
sulla e per l'adolescenza, risposero alla necessità di
creazione d'identità in questa nuova fase della vita.
Ma in seguito nessun adolescente fece più scautismo,
e la fruizione della letteratura venne ridotta
dall'intrattenimento di videogames.
La personalità infantile, persistendo oltre
l'adolescenza e protraendo l'esperienza della
dipendenza e dell'incapacità all'autonomia,
inevitabilmente si rafforza e diventa l'unica
personalità disponibile.
Essa viene rafforzata e radicalizzata in seguito a input
che noi stessi introduciamo nella nostra memoria.
Ogni volta che pensiamo “io non ce la faccio”, “non
ne sono capace”, “sono un perdente”, “ho paura”,
“non ho successo”, è come se si dicesse a se stessi “IO
SONO UN BAMBINO”.
E ogni volta è come se si aggiungesse nel libro, cioé
nel banco di memoria che costituisce la nostra
personalità infantile, una pagina con su scritto “IO
SONO UN BAMBINO”.
E ci si trasforma da normale bambino in bambino
terrorizzato.
Perché reazioni infantili come l'insicurezza, la paura,
l'ansia, la depressione, vengono esasperate, in quanto
presenti in un soggetto da cui ci si aspetta invece un
comportamento adulto.
E quindi, da reazioni normali nei bambini, diventano
nelle persone anagraficamente adulte dei veri e propri
sintomi nevrotici.
È così che si genera la nevrosi infantile.
L'autoimmagine adulta
come fare allora per guarire dalla nevrosi infantile?
Evidentemente l'operazione da fare è costruire una
personalità adulta che vada a prendere il posto di
quella infantile.
Abbiamo visto che la personalità è costituita di due
componenti: l'autoimmagine e il protocollo
comportamentale.
Quindi occorre costruire un'autoimmagine adulta di sé
e assumere un comportamento tipico dell'adulto.
In natura entrambi si costruiscono in seguito
all'esperienza.
È l'esperienza di episodi di indipendenza, di
autonomia e di dominio dell'ambiente, che dà luogo
alla costruzione di un'autoimmagine adulta di sé.
La constatazione della propria capacità di
indipendenza, di autonomia e di dominio
dell'ambiente ci fa dire o pensare “io sono un adulto”
e ci fa vedere noi stessi come un adulto anche a livello
di visualizzazione.
È lo stesso processo con il quale si costruisce
l'autoimmagine di bambino.
Ogni volta che si dice a se stessi “sono un adulto”,
“sono in gamba”, “ce la faccio”, “ci riesco”, “sono
capace” si mette nel libro, cioè nel banco di memoria
che costituisce la propria personalità adulta, una
pagina con su scritto : “IO SONO UN ADULTO”.
Ed è così che si costruisce la propria autoimmagine di
adulto.
Perché la propria autoimmagine di adulto prenda il
posto dell'autoimmagine di bambino occorre però che
il libro costituente la propria personalità adulta
contenga più pagine del libro costituente la propria
personalità infantile.
Ossia che il banco di memoria costituente la mia
autoimmagine adulta sia più voluminoso e potente di
quello costituente la propria autoimmagine infantile.
Solo così, esso si imporrà e si sostituirà alla propria
autoimmagine infantile.
Il che implica che i richiami alla propria
autoimmagine adulta devono essere frequenti.
È normale farsi fare fotografie in abbigliamenti e
atteggiamenti da adulto. Perché ci si identifica nella
propria immagine rappresentata dalla fotografia.
Tuttavia questa pratica è ostacolata.
Dal giudizio delle persone nel proprio ambiente
sociale.
“chi si crede di essere” “è ridicolo/a” “è solo
apparenza” “è supeficiale” “è narcisista”. Spesso per
invidia e complesso di inferiorità.
Oppure dalla legge, che ostacola ai minori di età di
fotografarsi in abbigliamenti e atteggiamenti da adulti.
Spesso per errata concezione dell'adolescenza, e
incapacità di distinguere tra caso e caso
generalizzando a tutti la stessa legge al fine di
proteggere i minori che però sono tutti diversi.
Ma riuscendo a fare queste esperienze superando
questi ostacoli è normale che si inizi a sentirsi adulti.
Sempre di più.
L'autoimmagine di adulto è dunque l'esito delle
esperienze da adulto e della costruzione della
personalità adulta.
Possiamo dire che l'autoimmagine di adulto coincide,
con la personalità di adulto.
L'esperienza ripetuta di comportamenti da adulto è
stata la base della formazione dell'autoimmagine di
adulto.
È evidente che non si può proporre l'esperienza di
adulto come terapia. Perché gli effetti sarebbero
fortemente negativi o potrebbero portare alla morte.
Dunque poiché la memorizzazione del
comportamento è inevitabilmente il risultato
dell'esperienza, dobbiamo rinunciare alla
memorizzazione del comportamento.
Ma ci rimane l'autoimmagine.
Infatti possiamo memorizzare i comportamenti una
volta costruita l'autoimmagine e aver memorizzato le
informazioni per comportarci nel mondo.
L'autoimmagine è, come abbiamo visto, nel processo
naturale di crescita il risultato del comportamento.
Ma è anche vero che il motore che muove
l'attivazione di una personalità e che possiamo dire
coincida con quella personalità è appunto
l'autoimmagine.
Una volta costruita, infatti, l'autoimmagine diventa
stimolo all'attivazione del comportamento.
Se dunque l'autoimmagine adulta è il risultato a cui il
processo naturale di crescita conduce ed è la
condizione necessaria all'attivazione della personalità
adulta, l'autoimmagine è ciò che noi dobbiamo
costruire.
E lo possiamo fare anche in assenza di comportamenti
specifici da adulto.
Perché l'autoimmagine è costituita di immagini
visualizzate di sé.
E queste noi le possiamo creare.
È vero, come abbiamo visto, che l'autoimmagine
contiene anche una concettualizzazione del
comportamento.
Ma questa concettualizzazione non occorre costruirla.
Noi la possediamo già.
La tipologia comportamentale dell'adulto è già
registrata nella nostra memoria.
Tutti, hanno sperimentato il comportamento adulto
degli altri.
E quindi hanno registrato in memoria in qualche
modo la tipologia comportamentale dell'adulto.
Perciò, se io riesco a registrare in memoria
un'autoimmagine adulta di me e la rendo talmente
potente da sovrapporsi a quella infantile, io riesco a
innescare il processo che mi porta anche a
comportarmi, da adulto.
I miei comportamenti da adulto, prodotti
dall'autoimmagine adulta di me, diventeranno sempre
più frequenti.
E finiranno per diventare abituali.
I ripetuti comportamenti da adulto andranno a
rafforzare ulteriormente la propria autoimmagine
adulta.
Finché un bel giorno ci si ritroverà a pensarci come un
adulto.
A sentirsi, un adulto.
A vedersi, un adulto.
E si sarà diventati adulti.
Si sarà guariti dalla nevrosi infantile.
La costruzione dell'autoimmagine adulta
nell'evoluzione naturale la strutturazione della
personalità è costituita dai processi di assunzione di
un modello, memorizzazione di una sua immagine,
sua imitazione, sua radicalizzazione e identificazione
con esso.
Il modello è quindi centrale, nell'evoluzione naturale.
Ma il modello altro non è, a livello dell'inconscio,
cioè della memoria, che un'immagine.
Nel processo terapeutico l'immagine del modello
dovrà diventare l'autoimmagine del soggetto.
Al processo di evoluzione naturale centrato sul
modello corrisponde il processo terapeutico centrato
sull'autoimmagine.
La metodica fondamentale dell'evoluzione è quindi
costituita da un protocollo atto a costruire
un'autoimmagine adulta di sé.
Questo protocollo dovrà contenere una procedura atta
a essere ripetuta, perché abbiamo visto che la
costruzione dell'autoimmagine è il risultato della
memorizzazione ripetuta di immagini.
Dunque il protocollo consisterà in un training.
Il termine “training” indica un processo di
apprendimento, intellettuale o comportamentale,
attuato mediante esercizi ripetuti nel corso di una serie
di sedute.
Può essere autogeno, se condotto in proprio, o
guidato, se assistito da uno specialista.
Training per lo sviluppo della personalità adulta
il processo di strutturazione della personalità avviene
fondamentalmente nella memoria, cioè nell'inconscio.
Perché è nell'inconscio, che esso si costruisce.
Ma la partecipazione della mente cosciente è
necessaria.
È infatti la mente cosciente, che attua il processo di
introiezione degli input suggestivi, del loro richiamo e
della loro manifestazione cosciente nell'ambito del
vissuto.
Consiste in una visualizzazione guidata, cioè in un
sogno da sveglio.
Sia il cosciente sia l'inconscio del soggetto sono
coinvolti nel processo.
Sul piano comportamentale, in natura, il processo
evolutivo, avviene per imitazione.
Ma come abbiamo visto sfocia in un'autoimmagine.
Esso in effetti è un processo di suggestione.
O meglio di autosuggestione.
In natura il bambino si sforza di imitare gli adulti e
finisce per immaginare se stesso come un adulto.
Per fare questo utilizza l'immagine di un adulto da lui
considerato particolarmente rappresentativo.
Che non è necessariamente il genitore.
Anche se il genitore è un buon candidato, a questa
carica.
Ma se la deve meritare.
E spesso non se la merita.
Sono finiti, i tempi dei pellirosse e dei pionieri in cui i
padri costituivano esempi di cacciatori e di guerrieri
capaci di procurare il cibo e di difendere il nucleo
famigliare.
Oggi, nelle società industrializzate, il cibo e la
protezione vengono forniti dall'organizzazione
sociale, all'interno della quale i poveri padri sono solo
consumatori e sottoscrittori di polizze di
assicurazione.
La ripetizione di questo procedimento di imitazione e
di immaginazione finisce per fargli costruire
un'autoimmagine adulta di sé.
È in effetti un processo di autosuggestione.
È proprio utilizzando lo stesso procedimento naturale,
che noi possiamo costruire la personalità adulta da
trapiantare nel soggetto portatore di personalità
infantile e guarirlo dalla sua nevrosi.
Prima di procedere alla descrizione del training
occorre chiarire la dinamica del processo suggestivo.
Il processo suggestivo consiste nella costruzione di un
“banco di memoria” capace di condizionare le nostre
reazioni e i nostri comportamenti.
Persino i nostri pensieri.
I banchi di memoria si costruiscono sulla base di due
distinti processi.
L'emozione e la ripetizione.
Noi infatti ci ritroviamo ad avere nella coscienza
sistematicamente, e a volte persino ossessivamente,
gli eventi che ci hanno emozionato in modo
particolarmente incisivo.
Così una vittoria, una perdita, una conquista, una
ferita.
Ma ci ritorna sistematicamente alla coscienza anche
ciò che alla coscienza ci si è presentato ripetutamente.
Così alcuni oggetti, alcuni eventi, alcune persone, che
contattiamo sistematicamente tutti i giorni.
Si tratta di un condizionamento.
Il quale deriva da un'autosuggestione.
Autosuggestione e non suggestione e basta perché il
processo suggestivo avviene sostanzialmente dentro di
noi.
Nel nostro inconscio.
Anche se l'input proviene da fuori di noi.
Quindi possiamo scegliere due strade, o entrambe
Quella emozionale o quella ripetitiva, o entrambe.
Entrambe in modo da avere la massima efficacia nel
minor tempo possibile.
Il tempo è importante.
Esse non sono incompatibili fra loro.
Anzi, si rafforzano vicendevolmente.
Come avviene in natura.
Nel processo naturale di crescita.
Per seguire la via emozionale è sufficiente creargli un
input sufficientemente impressionante.
Che lo emozioni e quindi gli si imprima nella
memoria in modo profondo.
E poi gli ripeteremo quello stesso input tante volte
quante occorrono a costruire quell'immagine adulta di
sé che gli cambierà la vita.
Il processo suggestivo è sempre presente nel processo
evolutivo naturale.
Le condizioni ambientali, infatti, realizzando lo stato
proprio di una personalità, generano nella memoria
un'autoimmagine di sé corrispondente a quella
personalità.
E le condizioni ambientali presentano proprio quel
carattere emozionale e quel procedimento ripetitivo
che abbiamo visto essere alla base del processo
suggestivo.
Il processo che in natura si realizza attraverso le
condizioni ambientali e l'esperienza viene realizzato
dal training.
Prima di descrivere il training si deve approfondire
cosa è il modello.
Il modello
abbiamo visto che nell'evoluzione naturale il modello
è al centro della strutturazione della personalità.
Il modello sarà dunque anche al centro del training.
Infatti ci permetterà di costruire quell'autoimmagine
adulta.
Il modello deve essere adatto al soggetto.
Questo significa che deve necessariamente
appartenere al suo ambito culturale.
Il modello non solo deve appartenere alla cultura del
soggetto, ma deve anche essere capace di
impressionare sufficientemente il suo inconscio.
Deve quindi contenere in sé una particolare forza.
Deve essere cioè particolarmente suggestivo.
Se siamo vivi, un giorno moriremo. Prima di quel
giorno, vicino o lontano, sperimenteremo tante
variazioni del vivere. Tutto cambierà.
Possiamo impegnarci a vivere la nostra vita nel modo
più benefico fino a quando moriremo.
Ma il presupposto per viverla in modo benefico è non
attaccarci alle cose che cambiano, compresa la vita
che alla fine muore.
Una volta acquisito il potere del non attaccamento
possiamo studiare ciò che produce il nostro benessere
fisico.
Come costruiamo il nostro benessere fisico?
Attraverso le nostre azioni volontarie e
semivolontarie.
Il nostro lavoro sul mantenimento o la ricreazione del
benessere è ripetuto nel tempo, continuamente e
nonostante certi stati siano più durevoli di altri stati, e
certe condizioni ambientali siano più durevoli di altre
attraverso il nostro lavoro, la nostra ricerca non ha un
fine a lungo termine poiché tutti noi dobbiamo morire
e non possiamo pensare di accrescere il nostro
benessere all'infinito attraverso il nostro lavoro e le
ricchezze che accumuliamo.
L'agire con il desiderio di crearci un benessere stabile
e permanente ci provoca una sofferenza, poiché non
saremo mai soddisfatti.
Tuttavia facciamo esperienza che la nostra ricerca del
benessere può essere ostacolata.
Gli ostacoli del benessere possono essere due:
1. Un tipo di sofferenza, che per distinguerla dagli
altri tipi si può chiamare sofferenza malefica.
2. Le condizioni ambientali che impediscono il
soddisfacimento dei propri bisogni per il corretto
funzionamento dell'organismo umano.
Se si intende con “problema”, un ostacolo che si
frappone tra la volontà dell'essere umano e la sua
capacità di agire e godere dell'ambiente, e rende
difficile raggiungere un determinato scopo di una
azione utile a soddisfare una certa esigenza utile alla
creazione di benessere, e con “difficile” si intende
lento, complicato e doloroso, ma è risolvibile
attraverso un procedimento pratico, allora tutte le
nostre sofferenze malefiche e condizioni ambientali
negative fanno parte dell'insieme dei problemi.
Se non è risolvibile in assoluto non è un vero
problema, è un desiderio impossibile che può portare
alla disperazione.
La nostra esperienza ci fa conoscere che esistono
problemi che riusciamo a risolvere e problemi che
non riusciamo a risolvere.
Tuttavia questi problemi si distinguono dai problemi
risolvibili o non risolvibili, poiché sono quelli per cui
esiste una soluzione anche se non può essere attuata
da noi in un dato momento, ma può essere attuata da
qualcun altro, o da noi ma in un altro momento.
I problemi risolvibili li possiamo risolvere attraverso
due fenomeni : l'azione e il pensiero, in base alla
natura del problema.
Definizione ricavata dalla cultura di dominio
pubblico AZIONE:
Il contenuto della parola “AZIONE” fa parte
dell'insieme dei concetti.
Indica una serie di movimenti i quali hanno tutti in
comune una proprietà particolare : l'essere prodotti
intenzionalmente da un essere umano al fine di
ottenere un risultato utile.
Esplicitazione dei concetti utili alla definizione di
azione: MOVIMENTO
è il cambiamento di posizione di un corpo in relazione
al tempo, misurato da un osservatore di riferimento,
ad esempio il soggetto che compie l'azione o chi vede
qualcuno compiere l'azione.
L'INTENZIONE è anch'essa una parola che indica
un concetto, cioè un prodotto o una azione che deriva
dal pensiero cosciente, il quale si contrappone
all'istinto o al riflesso.
Poiché la nostra mente ha bisogno di ragionamenti
sintetici e semplici per comprendere e memorizzare,
una volta compresa la definizione esplicita e
complessa di una parola possiamo sintetizzarla e
memorizzare la definizione di tale parola.
AZIONE : un movimento il cui scopo è desiderato
e realizzato intenzionalmente.
Attraverso l'azione, possiamo cambiare lo stato delle
cose nel nostro ambiente presente, e poiché il presente
condiziona il futuro, anche lo stato dell'ambiente
futuro, e dunque possiamo far esistere diversi livelli di
vita, raggiungendo il nostro personale massimo livello
di vita, sviluppando un modo di vita libero dai
problemi e dalla sofferenza.
Tuttavia esistono azioni migliori e peggiori, e azioni
inappropriate relativamente alla realizzazione dello
scopo desiderato.
Ed esistono azioni migliori e peggiori il cui effetto è
prevedibile o imprevedibile.
Perciò esiste la necessità di scegliere
intenzionalmente le nostre azioni migliori il cui
effetto è prevedibile.
Per scegliere intenzionalmente le nostre azioni
dobbiamo per prima cosa il controllo della mente e
per seconda cosa avere nella memoria informazioni
su come funziona la vita.
Molti danno maggiore importanza alla quantità e
qualità delle informazioni, pensando che se uno sa
come funzionano le cose allora agirà saggiamente.
Ma le informazioni non sono sufficienti poiché la
nostra ragione che lavora nell'emisfero cerebrale
sinistro è condizionata da elementi che lavorano
nell'emisfero cerebrale destro. Il motivo per cui questi
due emisferi cerebrali si condizionano a vicenda è che
sono collegati da un corpo calloso.
Noi abbiamo informazioni già dalla nascita e altre
dobbiamo acquisirle con le esperienze e col
ragionamento.
Tuttavia si possono sviluppare teorie ingenue, cioè
fondante non su controlli scientifici ma sulla
personale esperienza.
Questo tipo di teoria non può dare la certezza di aver
spiegato una dato fenomeno nel modo corretto.
Qual'è la differenza tra una teoria ingenua e una
teoria scientifica?
La differenza sta fondamentalmente nel metodo di
controllo delle spiegazioni. Lo strumento principale
per costruire teorie scientifiche è il metodo
sperimentale.
Il metodo sperimentale è stato messo a punto per
studiare il mondo fisico, la natura esterna a noi, e solo
nel XX secolo è stato trasferito allo studio dell'essere
umano.
Con questo metodo si può giungere a conclusioni
dettagliate, precise e fondate rispetto a quelle che
discendono dalle teorie ingenue che caratterizzano la
psicologia del senso comune (o psicologia ingenua).
Un esperimento è volto a studiare la relazione tra due
(o più) variabili, cioè tra due entità che variano. Una
delle due variabili è sempre naturale, nel senso che
viene misurato un qualche aspetto del comportamento
naturale di un essere vivente. Lo scopo della ricerca
consiste nell'appurare se e come questi punteggi siano
collegati alla seconda variabile.
Gli elementi condizionanti dell'emisfero cerebrale
destro sull'emisfero cerebrale sinistro sono:
Il passato ancestrale inciso nel sistema nervoso.
La memoria delle esperienze passate.
I modelli mentali.
Le aspettative.
Gli attaccamenti.
Le emozioni.
Il ragionamento serve a questo processo di scelta, più
di ogni altro istinto.
Il ragionamento è il processo cognitivo che, partendo
da determinate premesse, porta a una conclusione,
facendo uso di procedimenti razionali.
Le principali tipologie di ragionamento, secondo la
classificazione attuale, sono l'induzione, la deduzione,
l'abduzione.
Il metodo induttivo o induzione, termine che
significa letteralmente "portar dentro", ma anche
"chiamare a sé", "trarre a sé", è un procedimento che
partendo da singoli casi particolari cerca di stabilire
una legge universale.
Il metodo deduttivo o deduzione è il procedimento
razionale che fa derivare una certa conclusione da
premesse più generiche, dentro cui quella conclusione
è implicita. Il termine significa letteralmente
«condurre da», perché proviene dal
latino"de"(traducibile con da, preposizione indicante
provenienza, o moto di discesa dall'alto verso il
basso), e "ducere" (condurre).
Questo metodo parte da postulati e princìpi primi e,
attraverso una serie di rigorose concatenazioni
logiche, procede verso determinazioni più particolari
attinenti alla realtà tangibile.
l termine abduzione (dal latino ab ducere, condurre
da) indica un sillogismo n cui la premessa maggiore è
certa mentre quella minore è solamente probabile.
Tuttavia il ragionamento è impedito e condizionato
da dei fenomeni.
L'impulso che il nostro cervello ci invia a rispondere
alle nostre emozioni è forte e ci sembra irresistibile.
Poiché seguire le emozioni ci fa sentire in armonia
con noi stessi e ci procura un premio, che è il piacere.
Tuttavia osservando la nostra emozione
immaginandoci esterni al nostro corpo non ne siamo
più dominati.
Ma per osservare le nostre emozioni dobbiamo averne
la volontà. E per averne la volontà dobbiamo
ricordarci che esse sono create dal nostro cervello e
non siamo noi ne a crearle, ne a desiderarle, ne a
viverle, ma il nostro cervello.
Questa concezione deve essere ripetuta mentalmente
molte volte nella nostra mente per poter essere
registrata insieme a una emozione. Per questo leggerla
può essere un buon modo.
Dunque il processo è :
1. Concezione per cui il cervello crea i pensieri e le
emozioni in automatico.
2.Volontà di osservare le nostre emozioni
immaginandoci esterni al nostro corpo.
3. Raffreddamento dell'emozione.
Una volta che il ragionamento ha risolto
l'impedimento, va risolto il condizionamento.
Il ragionamento è condizionato da :
1. quantità di informazioni.
2. qualità delle informazioni nella memoria.
3. L'etica e la morale.
Ma anche dalla nostra mente razionale.
Attraverso la struttura del nostro metro di
riferimento su cosa è il benessere.
Poiché nessuno ha già in mente questo concetto.
Ma lo deve costruire informandosi.
Il concetto di benessere è a sua volta condizionato
dall'etica e dalla morale.
Più è accurato il modello in base al quale si crea il
metro di riferimento, minori saranno le probabilità di
allarmarci per valutazioni errate.
Spesso gli specialistici delle diagnosi delle sofferenze
umane, psicologi o psichiatri, adottano modelli
mentali semplicistici che portano in sé molti errori
logici, e finiscono per dedurre da questi parametri,
cioè valori costanti attribuiti a certe variabili
dinamiche, in questo caso i comportamenti,
ricoverando persone sulla base della valutazione dei
loro comportamenti come se fossero in ogni contesto
causati dallo stesso motivo. Forzando le persone che
non hanno bisogno di certi trattamenti anche
attraverso il ricovero coatto.
L'etica è l'insieme delle nostre personali leggi su cosa
è giusta fare e cosa non è giusto fare. La morale è
l'insieme delle leggi non scritte dalla società che ci
obbligano a non compiere certe azioni e compierne
delle altre.
Dunque anche la scelta dell'azione attraverso il
ragionamento può essere errata, ovvero produrre
conseguenze malefiche o letali.
Dunque, poiché esiste l'errore, c'è la necessità di
evitare l'errore controllando e verificando il
ragionamento, attraverso lo studio logico e
scientifico su quello che c'è.
Dunque dobbiamo conoscere tutti gli strumenti che ci
possono essere utili per non errare, per rimediare agli
errori, e per accettare gli errori ai quali non possiamo
rimediare.
La natura ci ha dato a disposizione la memoria.
Dunque si deve trovare e memorizzare la procedura
che fa esistere queste condizioni per ottenere e
mantenere il benessere, e allenarci a migliorare la
nostra traduzione da pensiero ad azione. Poiché la
traduzione comporta errori in base alla quantità di
energia che impieghiamo nell'agire.
Con la parola procedura si intende l'insieme di tutte
le norme
che soddisfano un determinato fine che ci siamo posti,
ovvero il benessere.
Una norma è una frase che descrive, in modo scritto
od orale, delle azioni che possiedono una capacità di
realizzazione dei propri desideri che le cose siano nel
determinato modo che ci soddisfa, che comportano:
1.La minore spesa energetica possibile.
2.Il minor consumo temporale.
3.La maggiore precisione nella realizzazione dello
scopo immaginato.
Si attua attraverso il controllo delle proprie azioni
involontarie, e la creazione di azioni volontarie.
Un algoritmo è un procedimento in sequenza logica
che consente di ottenere un risultato atteso eseguendo
un insieme di azioni univocamente interpretabili, in
un ordine stabilito, corrispondenti ad azioni scelte
solitamente da un insieme finito.
Esistono delle norme che valgono per tutte le persone,
in qualsiasi situazione.
Ma la maggior parte delle volte, noi erriamo nella
traduzione di queste norme nelle nostre azioni. Perché
non abbiamo il controllo delle nostro corpo, dei sui
muscoli, delle sue sofferenze, e dunque esso può agire
casualmente.
Tuttavia gli errori possono diventare creazioni
positive.
Tuttavia la procedura procura molta tensione, e il
corpo risponde a questa tensione creando una spinta
irresistibile per allentare la presa e tornare allo stato di
casualità.
Scoprire di aver conosciuto qual'è la via per il
benessere ma realizzare di non avere la forza per
seguirla può deprimere alcune persone. La traduzione
dei pensieri in azioni, comporta grandissimo sforzo, e
comporta anche degli errori, o dei movimenti non
considerati nello schema delle proprie azioni.
Questo perché non possiamo considerare tutte le
variabili naturali che intervengono nel nostro agire
creando uno schema di cosa è giusto fare, e cosa è
giusto che ci sia.
Il modo per contrastare la possibilità di depressione è
ripetersi che è il tempo ci può allenare e migliorare, e
gli errori possono trasformarsi in creazioni positive.
Dunque nella procedura deve rientrare anche il
potere di trasformare gli errori di traduzione da
pensiero ad azione in creazioni positive.
O essa rimane uno stupido schema.
La nostra esperienza verificabile ci permette di sapere
che il nostro corpo agisce già autonomamente, col
battito cardiaco, la respirazione e attraverso i riflessi
incondizionati, risposte rapide e involontarie ad uno
stimolo, sia esso meccanico o chimico, dei quali non
ci possiamo interessare, perché non ne abbiamo il
controllo, e quasi mai ci provocano sofferenza.
Oltre questi processi possiamo verificare che il nostro
corpo ci comunica continuamente quali azioni
possiamo compiere tra quelle che conosciamo
istintivamente, e le azioni che abbiamo conosciuto
attraverso l'apprendimento.
Azioni istintive :
ovvero schemi di azioni basilari che non vengono
insegnati da altri, o appresi, ma al momento della
nostra nascita si trovano già nel nostro cervello, e
rimangono incondizionati dalle esperienze successive,
e si differenziano dagli schemi di comportamento
innati delle altre specie viventi : sopravvivere,
riprodurci, schierarci, difenderci.
Che si possono tradurre in azioni più piccole e
particolari, come camminare, sederci, distenderci,
urlare, piangere, defecare.
Azioni apprese:
sono le azioni che l'essere umano può apprendere in
base all'epoca storica che determina le dinamiche
dell'ambiente sociale in cui vive.
(parlare, stringere la mano, salutare, fare cenno di
si).
Per le azioni istintive la volontà non ha potere. Il
corpo agisce autonomamente. Uno starnuto, una
erezione, un urlo, un pugno.
Per le azioni apprese noi dobbiamo aderire a quello
che il cervello ci propone, sottoforma di pensieri, o di
emozioni.
Quindi nessuno di noi è costretto ad agire usando
soltanto la propria ragione che si traduce in azioni
con la forza di volontà. Ognuno di noi ha un rapporto
fusionale col proprio corpo che lo aiuta ad agire.
E il corpo ci comunica le possibili azioni efficaci da
compiere attraverso sensazioni, emozioni,
sentimenti che generano pensieri o reazioni istintive
che possono essere o una simulazione mentale delle
azioni in relazione a quelle sensazioni, emozioni e
sentimenti, o un ragionamento, o un giudizio i quali
ritraducono il pensiero in un'altra emozione, tensiva o
distensiva, e quindi piacevole o spiacevole.
Se ne siamo coscienti realizziamo le azioni
corrispondenti a queste informazioni ricevute dal
corpo attraverso la loro traduzione in movimenti.
Definizione ricavata dalla cultura di dominio
pubblico:
Una informazione è la conoscenza che per un
soggetto umano recettore posto in una situazione in
cui si hanno almeno due possibilità, gli permette di
superare un'incertezza nella scelta tra le due possibili
alternative.
Una informazione esempio può essere un dolore sulla
schiena, a cui consegue l'azione di muoverci per
arrivare a sdraiarci.
La gola e il palato sono secchi, bere. I genitali ci
fanno male dalla tensione, rilassarli con un orgasmo.
Immaginiamo la nostra vita in pericolo, fuggire.
E sentiamo che è il corpo a stabilire cosa è giusto e
sbagliato per noi stessi, attraverso sensazioni,
emozioni e sentimenti, che ci danno piacere o che ci
danno sofferenza.
Tuttavia, al di là della comunicazione momentanea, il
corpo ci comunica sempre che noi vogliamo il
benessere e vogliamo sopravvivere. E a volte le
comunicazioni momentanee del corpo possono
andare contro le nostre necessità relative al
benessere, e farci del male. E in quei casi la nostra
esperienza ci fa scoprire che il corpo si può
sbagliare.
Ma attraverso gli studi scientifici del processo che
porta all'errore gli esseri umani hanno scoperto che
l'esperienza non ci può far conoscere il vero motivo
per cui pensiamo che il nostro corpo si è sbagliato.
E il motivo per cui pensiamo che sia il nostro corpo è
che non conosciamo il reale processo, che parte dal
cervello.
Perché è il cervello a fornirci sensazioni, emozioni,
sentimenti e pensieri attraverso il corpo, e non
direttamente il corpo, e solo se qualcuno ci dice
questa verità, o studiando autonomamente attraverso il
sezionamento del cranio, possiamo sapere che è da lì
che nasce l'errore.
Il motivo per cui il cervello può farci sbagliare è che
non distingue da rappresentazioni vere e
rappresentazioni false.
Ed è utile conoscere tale processo, perché ci permette
di correggere le cause all'interno del cervello.
Qui diventa necessaria la conoscenza astratta di ciò
che non possiamo conoscere con la nostra esperienza,
e la conoscenza corretta della realtà tradotta in
linguaggio alfanumerico.
Un esempio comune dell'errore in cui può cadere il
cervello è che possiamo essere dipendenti da sostanze
che ci distruggono il cervello o regioni del corpo, ma
ricevere una comunicazione positiva nell'agire per
soddisfare tale bisogno autodistruttivo. Una
contraddizione per lo scopo dell'essere umano che è la
sopravvivenza e il benessere.
Perciò se non aggiungiamo la conoscenza del
processo segreto di qualcosa , non siamo in grado di
metterlo in pratica ottenendo i massimi risultati e i
migliori benefici. Perché rimaniamo alla conoscenza
del suo effetto e andiamo in contro a questi pericoli:
1.non saper valutare ciò che accade in modo
corretto e funzionale al tuo benessere, per poter
scegliere volontariamente le tue azioni, e dunque
rimani in balia del caso.
2.non hai la possibilità di cogliere le opportunità
che si presentano continuamente nel presente per
agevolare il tuo benessere, o rifiutare situazioni con
effetti negativi.
3.non puoi essere pronto per le situazioni future, o
di saper prevedere il prevedibile, o di evitare certi
piaceri perché il corpo ha già le sue credenze e
teorie, come la teoria che è più importante il
fenomeno presente che l'effetto che esso provoca.
Quindi, per sviluppare la vita al massimo livello,
dobbiamo conoscerne i segreti.
Poiché nessuno può sapere come avvengono tutti
funzionamenti della vita semplicemente percependola
nel presente, per almeno tre motivi:
1.I processi avvengono a un livello
microdimensionale che non percepiamo, o
immateriale.
2.Nell'attribuire un significato alle cose siamo
condizionati da :
A. esperienza. B. conoscenza, C. autoimmagine, che è
il tipo di personalità con la quale ci identifichiamo.
Bambino, adulto, genitore, anghelion. E un
condizionamento è un fatto che agisce senza essere
colto dalla nostra consapevolezza.
3.A volte percepiamo cose che non ci sono nella realtà
e a volte non percepiamo cose che ci sono nella realtà.
Diventa necessario l'uso volontario del pensiero per
capire cosa è giusto, e compiere un atto, che si
differenzia dall'azione, poiché l'azione è involontaria
e generale, nella caratteristica di essere volontario, e
voluto nel contenuto e nel fine.
Un metodo per scoprire i segreti della natura è il
ragionamento logico.
Un ragionamento logico è un processo mentale per
mezzo del quale, partendo da un dato complesso di
nozioni e di elementi, si inferisce una conclusione. La
conclusione può avere la forma di intuizione o di
linguaggio udito internamente.
Per poter usare la ragione in modo volontario e
positivo dobbiamo raccogliere informazioni su com'è
fatto realmente il mondo. Ma dobbiamo aggiungere
l'ordine in forma logica.
Per tutti noi quasi tutto il sapere consiste nella
conoscenza convenzionale, poiché noi non sentiamo
di sapere veramente qualcosa se non possiamo
rappresentarlo con parole, o con qualche sistema di
segni convenzionali come le notazioni della
matematica e della musica. Tale conoscenza è detta
convenzionale perché è un fatto di convenzione
sociale né più né meno che i codici del linguaggio.
Proprio come la gente che parla il medesimo
linguaggio ha taciti accordi riguardo le parole da usare
per indicare determinate cose, così i membri di ogni
società e di ogni cultura sono tenuti uniti da vincoli di
comunicazione che poggiano su ogni specie di
accordo riguardo la classificazione e la valutazione di
azioni e di cose.
Così, il compito dell'educazione consiste nel rendere i
fanciulli adatti a vivere in una società, persuadendoli a
imparare e ad accettare i suoi codici, ossia le norme e
le convenzioni dei rapporti, mediante le quali la
società si mantiene unita.
Per prima cosa la lingua parlata.
Al bambino si insegna ad accettare “albero” e non
“brum brum” come segno convenuto per quella cosa
(indicando la cosa).
Non abbiamo alcuna difficoltà a comprendere che la
parola albero è una questione di convenzione.
Meno ovvio è invece il fatto che la convenzione
goveran anche la definizione della cosa alla quale la
parola è assegnata.
Difatti al bambino non si insegna soltanto con quali
parole indicare le cose, ma anche il modo in cui la sua
cultura ha tacitamente convenuto di distinguere le
cose, di segnarne i confini, nei limiti della nostra
quotidiana esperienza.
Così, la convenzione scientifica decide se un'anguilla
debba essere un pesce o un serpente; e una
convenzione grammaticale determina quali esperienze
debbano essere definiti oggetti e quali eventi o azioni.
Poiché la descrizione del funzionamento della vita
serve a conoscerla, e se non conosci il funzionamento
reale della vita attraverso una forma logica e chiara
vai incontro a cause negative :
Quindi dobbiamo creare un modello aderente alla
realtà della realtà che interessa il nostro benessere,
ordinarlo in forma logica e memorizzabile, studiarlo
per memorizzarlo e non aver bisogno di tornare a
leggere ciò che abbiamo raccolto, e infine
diagnosticare in ogni momento cosa sta succedendo.
Ma per poter creare questo modello dobbiamo avere il
dominio della nostra mente. Perché essa deve essere
libera, e la nostra attenzione deve essere focalizzata
sull'ambiente esterno.
Il metodo migliore per educare la mente è la
coltivazione della consapevolezza dell'inspirazione e
dell'espirazione.
Consiste nel prendere una verità, o realtà di natura, e
osservarla, investigarla, esaminarla all'interno della
mente durante ogni inspirazione e ogni espirazione.
La consapevolezza del respiro ci consente di
contemplare qualunque verità di natura con ogni
inspirazione ed espirazione.
L'oggetto deve essere costantemente mantenuto nella
mente. Costantemente significa “con ogni
inspirazione e ogni espirazione”. Inspirando,
conosciamo l'oggetto. Espirando, conosciamo
l'oggetto. Ricordare una verità utile al nostro
benessere perché la libera dalla sofferenza, espirando
e inspirando. Questo studio conduce a un
cambiamento psicofisico. Mantieni questa verità nella
mente assiduamente e pienamente.
Bisogna servirsi di una drastica semplificazione degli
eventi ricorrenti e quindi fondamentali della realtà,
strutturata in conseguenza logica, schematica, e
scientifica, cercando di migliorare costantemente la
sua forma logica, in modo che sia chiara e utile, a se
stesso e gli altri, raccolta in questo diario scientifico
chiamato Vanghelion.
Uno schema è la semplificazione di un processo
complesso, realizzata attraverso l'individuazione
dell'insieme delle caratteristiche necessarie per
l'esistenza di quella situazione, togliendo le possibilità
che non sono necessarie, in modo che questo schema
sia leggibile in una direzione sequenziale, attraverso
l'attribuzione di causa ed effetto ad ogni fenomeno.
Bisogna assumere come oggetto da contemplare con
ogni inspirazione e ogni espirazione i segreti di ciò
che chiamiamo corpo, i segreti di ciò che chiamiamo
sensazione, i segreti di ciò che chiamiamo mente, e i
segreti ciò che chiamiamo verità, più di ogni altra
cosa, perché riguardano il nostro benessere.
Infine, per rendere utile la conoscenza del mondo nei
casi singoli, si deve tradurre il vanghelion, nel
momento storico in cui leggete, nella vostra vita
particolare, attraverso l'uso del pensiero volontario di
cui tutti siamo dotati.
Poiché il futuro non si può prevedere attraverso leggi
assolute, poiché tutte le leggi naturali possono
manifestarsi solo a causa di altre leggi la cui
conoscenza richiede di sapere l'esatta concatenazione
di causa effetto durante l'arco di tempo interessato.
Ma per fare ciò servono tecniche e tecnologie delle
quali non disponiamo in ogni momento.
1.Non si può analizzare con un metodo scientifico una
situazione che nel momento in cui accade dura solo
alcuni minuti.
2.Non si può analizzare una situazione momentanea
della vita quotidiana con delle apparecchiature
scientifiche.
Si può capire come queste forze agiscono in tutti noi,
dato che siamo tutti fatti strutturalmente allo stesso
modo, e contestualizzare la conoscenza del nostro
funzionamento in base alle che caratteristiche che ci
fanno variare, a livello fisico la sensibilità e i difetti.
A livello cognitivo la: memoria, cultura, credenze
personali.
Un altro motivo per cui si serve del vanghelion è che
la stessa semplificazione della vita che già tutti
abbiamo imparato a fare può produrci sofferenza se
viene fatta in modo sbagliato.
La causa della sofferenza nella semplificazione
astratta della vita è prevalentemente la conoscenza
errata del significato delle parole, e dei concetti,
inventate dagli esseri umani che hanno vissuto
prima di noi.
Questo tipo di conoscenza sulla vita non la insegnano
i genitori, gli insegnanti istituzionalizzati delle scuole
e delle università, i fratelli, i parenti, gli amici, i
partner, perché è molto difficile da acquisire e la
maggior parte degli esseri umani non la possiede, e
dunque non può insegnarla. Spesso diventa un circolo
senza fine, i bambini e gli adolescenti memorizzano
informazioni senza che queste informazioni abbiano
una utilità per il proprio benessere e per la propria
sofferenza, o a volte pur potendo avere una tale utilità
non viene mostrato il collegamento che c'è tra queste
informazioni e la propria vita. Nel vanghelion si parte
dai propri interessi umani per cercare le informazioni
utili, che comprendono molte discipline diverse. In
altri casi c'è anche l'interesse da parte delle persone di
non insegnare tale conoscenza, perché l'informazione
è potere, e ognuno vuole tenere il potere per sé.
È tutto ciò che dobbiamo imparare da soli.
Ed è ciò che vorrei aver insegnato a me stesso nei
momenti difficili. Ciò che vorrei far conoscere alle
persone simili a me nei momenti difficili.
Si può dire che ciò che il corpo sa essere benessere
determina ciò che deve essere giudicato dalla mente
razionale come giusto e ciò che deve essere giudicato
come sbagliato, in modo da essere perseguito nel
primo caso e rifiutato ed evitato nel secondo caso.
Poiché riflettere intenzionalmente provoca dolore, ci
si può chiedere se si possa far a meno di comprendere
cosa sia giusto o sbagliato.
Se si evita di comprenderlo per quanto riguarda le
cose utili al nostro benessere si è dominati dal caso.
E non si può essere dominati dal caso senza problemi,
perciò questi problemi ci motiveranno a scegliere
volontariamente le nostre azioni. Ma per le cose che
non riguardano il nostro benessere si può anche non
comprendere cosa è giusto e cosa è sbagliato.
Tuttavia esiste l'errore anche nella scelta dell'azione
attraverso il ragionamento
1. è inutile ai fini del nostro benessere conoscere i
motivi di certi accadimenti e produce tensione.
Dunque il ragionamento su cose che non ci portano
benessere è malefico.
Nonostante ciò possiamo ritrovarci comunque a
indagare su motivi inutili al nostro benessere, perché
il cervello produce pensiero in modo automatico.
2. Le nostre sensazioni e i nostri desideri di sensazioni
condizionano i nostri calcoli e le nostre credenze
rendendoli falsi per arrivare a risultati piacevoli.
Dunque la capacità di ragionamento usata senza la
capacità di consapevolezza nullifica il suo potere.
Perciò dobbiamo imparare, per il nostro benessere, a
ragionare insieme alla consapevolezza di cosa ci
condiziona.
Quali sono le cose che originano le nostre sensazioni,
e come possiamo agire sulle cose che agiscono sulle
nostre sensazioni per modificare indirettamente le
nostre sensazioni.
Perciò quando sentiamo una sensazione in noi
dobbiamo passare dall'autore di tale sensazione al
soggetto che percepisce tale sensazione dall'esterno,
guardarci dall'esterno. Capire cosa la blocca, la
rallenta, la velocizza, e la intensifica.
Ad esempio guardare la zona in cui c'è la sensazione
può aiutarci in questo processo.
Quando non si possono risolvere i problemi in nessun
modo con le nostre azioni, possiamo cambiare i
nostri stati d'animo, rassegnandoci ed eliminando
il desiderio di voler trovare la soluzione.
Si può definire l'emozione come il percepire i
cambiamenti neurovegetativi che hanno luogo a
livello viscerale a seguito dello stimolo elicitante.
La mente razionale ci comunica l'azione da compiere
giungendo a una conclusione sottoforma di immagine
dinamica mentale, rivolta al futuro, o di pensiero
concettuale, schematico, o linguistico.
Dunque di seguito ci sarà lo schema di funzionamento
del benessere e le procedure per raggiungerlo e
mantenerlo.
Prima devo descrivere come usare questo schema.
LE MODALITà DI REALIZZAZIONE DEL
VANGHELION
Per quanto riguarda il contesto ambientale in cui
leggerlo, rifletterci espirando e inspirando, c'è da
considerare che ragionare con gli altri ci può
confondere, poiché gli altri seguono un percorso
logico che può screditare la fiducia nell'utilità del
vanghelion per almeno due motivi:
1. La maggior parte delle persone nutre un
disinteresse per il pensiero in generale, o un
disprezzo. Soprattutto per il pensiero complesso,
I motivi sono diversi:
La convinzione dell'inutilità della conoscenza astratta
e universale per risolvere i problemi soggettivi,
particolari, e pratici.
A causa di questo disinteresse preferiscono limitarsi
ad affidarsi all'esperienza, all'istinto, all'abitudine e
all'intuizione per risolvere i propri problemi.
Poiché c'è la convinzione diffusa che quello che si
sente è vero poiché esiste nel nostro corpo e nella
nostra mente, e che sia controanatura non seguirlo, e
che l'essere contronatura è sbagliato, cosa che viene
contraddetta quando si cura le proprie malattie con
tutta la forza e l'intelligenza possibili.
Dato che non credono possibile che una conoscenza
generale del funzionamento delle cose possa spiegare
un caso particolare. E non lo credono perché credono
che un caso particolare possa essere compreso solo
conoscendo la storia particolare di quel caso.
A causa di questo disinteresse e disprezzo, il tentare di
cambiare le idee dell'altro può essere vista come una
aggressione illegittima. Ognuno si tiene stretto il
proprio mondo.
Perciò mi rivolgo solo a chi ha il desiderio di
cambiare.
Forzare una preferenza può provocare emozioni
distruttive nei nostri confronti.
Inoltre il semplice scoprire di avere contrasti di
credenze possono crearci litigi e nemici. Poiché a
differenza delle semplici opinioni le credenze fondano
la nostra vita e sicurezza emotiva, e noi ci
identifichiamo in esse. Contraddire una credenza può
significare per noi contraddire la nostra sensazione di
vita, la nostra personalità, il nostro sentirci giustificati.
E la reazione può essere distruttiva.
2. Poiché produce molta sofferenza prendere
coscienza di essere totalmente confusi sulla vita. E
solo se si ragiona nei minimi particolari della vita si
può fare tale scoperta.
La maggior parte delle persone non fa mai la scoperta
di essere totalmente confusa e di non sapere perché
vive, poiché alla minima sensazione di sofferenza per
non riuscire a capire dei processi della vita si distrae
con pensieri semplici e comprensibili.
Spesso le persone pensano che basta vivere le
esperienze per conoscerle e comprendere e che le
rappresentazioni mentali sono inutili. Questo non è
vero poiché la nostra esperienza ci può mostrare solo
una parte limitate di quello che accade e farci
giungere a conclusioni totalmente false.
Dunque dobbiamo ragionare da soli.
Per quanto riguarda la durata ci dobbiamo prendere
tutto il tempo che serve per :
1. esaurire i ragionamenti
2. riposarci, perché se ci forziamo a leggere e
comprendere più di quanto possiamo fare senza
crearci tensione, rischiamo di aumentare i nostri
problemi, poiché la tensione produce pensieri
che producono altra tensione.
3. memorizzare attraverso la continua ripetizione.
Dobbiamo trasformare il pensiero discorsivo
analitico in pensiero sintetico, e per farlo dobbiamo
introiettare a livello psichico profondo le nostre
conoscenze, che il cervello trasformerà
autoamaticamente in pensiero sintetico durante il
nostro agire.
Per questo la memorizzazione è l'atto più importante
poiché in seguito, nella vita pratica, è attraverso la
consapevolezza di ciò che stiamo facendo che
otteniamo un effetto di cambiamento, e svincolamento
da tutto ciò che è nocivo in noi. La consapevolezza
che ci stiamo nuocendo ci spinge naturalmente a
non compiere quelle azioni. E più intensa è la
memorizzazione più il nostro cervello saprà
valutare correttamente la situazione presente.
Il pensiero sintetico si trasforma in intuizione, che è
infatti il mezzo attraverso il quale attuiamo la
conoscenza. Il pensiero analitico serve soltanto per
comunicarla.
Dunque è un lavoro che va compiuto parzialmente
ogni giorno, perché è un percorso troppo lungo per
sole 24 ore. Ci potrebbero volere anni.
Inoltre gli algoritmi esposti nel vanghelion non
devono essere idealizzati, perché sono riduttivi e
schematici, e non spiegheranno mai tutto.
Per quanto riguarda la prima cosa da fare è acquisire il
potere di gestire le proprie emozioni, o ciò che si è
studiato non si può mettere in pratica.
Per gestire le proprie emozioni dobbiamo aumentare il
tempo tra l'impulso ad agire e l'azione, perché in
quel frangente dobbiamo pensare.
Dunque dobbiamo percepire le sensazioni, le
emozioni, i pensieri dall'esterno, coscientemente e
bloccarli, per poi decidere cosa farne, in base a una
corretta valutazione di ciò che è giusto.
Ma per farlo dobbiamo averne la volontà, la
motivazione. E quindi convincerci che le emozioni
non sono buone in sé, non vanno seguite a priori.
Così facendo si assume un distacco che ci mette al
riparo, nei confronti di situazioni, persone, ed
emozioni, attacco, frustrazione, sconfitta.
Infatti se si è consapevoli delle sensazioni, delle
emozioni, dei pensieri, sono essi a essere l'oggetto
principale della percezione e non i loro rispettivi
oggetti.
Nella pratica c'è da considerare che l'errore è insito
nella traduzione dal pensiero all'azione. Il corpo si
muove più del dovuto, le mani tremano, il collo fa
male. Non possiamo tenere sotto controllo tutto e per
tutto il tempo. Quindi il principio base è il rimedio
agli errori fatti nel procedimento verso le azioni che
portano alla felicità esposte nel Vanghelion.
LA CONOSCENZA
La conoscenza è l'autocoscienza del possesso di un
insieme di informazioni connesse tra di loro, le quali,
prese singolarmente, hanno un valore e un'utilità
inferiori.
È diversa dalla semplice informazione.
Poiché è una particolare forma di sapere, dotata di una
sua utilità. Mentre l'informazione può esistere
indipendentemente da chi la possa utilizzare, e quindi
può in qualche modo essere preservata su un qualche
tipo di supporto (cartaceo, informatico, ecc...), la
conoscenza esiste solo in quanto c'è una mente in
grado di possederla.
Per accumulare conoscenza dobbiamo renderci
coscienti che è una abitudine consolidata il
domandarsi come qualcosa funziona solo quando
non riusciamo a farla funzionare.
Perché se qualcosa che ci soddisfa funziona possiamo
limitarci ad usarla per la nostra soddisfazione e
continuare a vivere.
Questa abitudine è più forte quando si tratta del
funzionamento di qualcosa di complesso, perché ci si
concentra sul fatto che è faticoso capirne il
funzionamento, o si crede che sia impossibile.
Per questo motivo, la nostra conoscenza sul come
funzionano le cose necessarie e che hanno un
valore per la nostra vita è incompleta, e a volte inutile.
Questa ignoranza generalizzata rafforza l'incapacità di
ognuno di essere indipendenti nelle proprie scelte,
nelle proprie azioni, nei propri ragionamenti.
Questa semplificazione della vita conosciuta e
registrata nella memoria con percezioni da tutti i 5
sensi ed emozioni derivate da queste percezioni, può
avvenire perché siamo capaci di far diventare la
realtà razionale, attraverso la schematizzazione, e
ne abbiamo bisogno, perché il caos è per noi
intollerabile.
L'espressione di questa razionalità richiede un
linguaggio.
Per comprendere la razionalità della vita bisogna
prima conoscere il linguaggio.
LINGUAGGIO è un insieme di immagini con
funzione acustica chiamate simboli, scelte
convenzionalmente e ordinate in base a delle leggi
logiche e alla grammatica, cioè che si avvalgono dei
principii di causa e conseguenza, basati sul concetto di
tempo lineare di prima e dopo, “dopo ciò, dunque a
causa di ciò”.
Secondo la logica del linguaggio l'effetto di una causa
non può prodursi contemporaneamente ad essa, ne
precederla, perché associata alla nostra esperienza del
tempo c'è l'idea di un tempo lineare e unidirezionale.
Tuttavia, anche la più banale esperienza quotidiana
può contraddire facilmente quello che per il comune
buonsenso è un “fatto” incontrovertibile. Si prenda in
considerazione il fenomeno del circolo vizioso, in cui
la sequenza degli eventi non è rettilinea ma in cui
l'effetto può retroagire sulla propria causa. Quindi una
causa è anche effetto di un'altra causa.
Tuttavia abbiamo bisogno di semplificare, e il
linguaggio è stato fatto senza prendere in
considerazione la ricorsività delle cause. Usiamo una
logica che risponde alla causa effetto temporale
unidirezionale, al se, allora. Questo produce nella
nostra mente delle corrispondenze con la realtà
chiamate significati.
L'utilità di queste corrispondenze è:
1. contemplare cose non direttamente presenti,
ma ricordate.
2. pensare cose tratte dalla realtà trasformate
in concetti, linee senza le quali non
potrebbero esistere (parola sintetica:
essenziali) di oggetti, caratteristiche senza le
quali non potrebbero esistere di azioni o
esseri viventi.
Le parole possono essere comunicative soltanto fra
coloro che dividono esperienze analoghe.
Poiché per conoscere un significato non è sempre
sufficiente descriverlo a parole. Poiché non si hanno
abbastanza informazioni per riuscire ad immaginarlo.
Il segno, in quanto scritto o suono, e il significato, in
quanto oggetto a cui ci si riferisce o stato di cose,
sono concreti e appartengono al mondo fisico, mentre
il senso, in quanto pensiero, è astratto e appartiene al
mondo mentale.
Il senso è il contesto dell'oggetto.
Esempio:
Le stelle all'alba e le stelle al tramonto, pur essendo
sempre stelle, hanno sensi diversi.
Tuttavia l'unico elemento che appartiene
completamente al mondo fisico è il segno, poiché il
significato è un riferimento a una realtà oggettiva che
conosciamo attraverso la percezione, e poiché la
percezione dipende dalla risposta di una cellula
nervosa che non codifica la natura fisica degli agenti
che hanno causato la risposta, il significato è
dipendente dalla nostra percezione. Nella percezione
viene codificato soltanto “quanto” in questo punto in
un certo punto del corpo, ma non “cosa”.
Esempio:
una cellula fotorecettore fotosensibile nella retina, un
bastoncello che assorba la radiazione elettromagnetica
proveniente da una fonte lontana. Questo
assorbimento produce un cambiamento del potenziale
elettrochimico nel bastoncello che alla fine darà luogo
a una scarica elettrica periodica di alcune cellule più
in alto nel reticolo post-retinico, con un periodo che
varia in relazione all'intensità della radiazione
assorbita, ma senza alcun indizio che sia stata una
radiazione elettromagnetica a causare le scariche del
cilindro.
La stessa cosa vale per ogni altro recettore sensoriale,
sia che si tratti delle papille gustative, dei recettori del
tatto e di tutti gli altri recettori associati alle
sensazioni di odore, caldo e freddo.
Per quanto sorprendente, tutto questo non dovrebbe
tuttavia essere davvero una sorpresa, perché “li fuori”
non ci sono né luce né colore, ma solo onde
elettromagnetiche: “lì fuori” non ci sono ne suono né
musica, ma solo variazioni periodiche della pressione
dell'aria; “lì fuori” non ci sono ne caldo né freddo, ma
solo molecole in movimento dotate di minore o
maggiore energia cinetica, e così via. Infine,
sicuramente, “lì fuori” non c'è dolore. Perché è un
fenomeno personale. E la natura ci ha dotato di questa
discriminazione della quale possiamo godere se
conosciamo i segreti di ciò che ci produce dolore e
piacere.
Quindi, in verità il significato è un adeguamento alla
percezione in senso funzionale, presta il servizio che
ci è utile, un adattamento alla percezione che può
funzionare anche con le percezioni degli altri esseri
umani. E quindi la conoscenza non riguarda una
realtà oggettiva, ma l'ordine e l'organizzazione di
esperienze nel mondo del nostro esperire.
Tuttavia nel mondo domina un assunto a priori per cui
si crede che la realtà sia indipendente dalla nostra
conoscenza, ovvero che essa esista già prima di
conoscerla, e vige la concezione che la conoscenza è
conoscenza solo se conosce il mondo così come esso è
indipendentemente dal modo in cui lo conosciamo,
attraverso la rappresentazione in modo omomorfo di
questa realtà esterna a noi.
La sensazione tattile di un tavolo diventa la conferma
della sensazione visiva, e diventa la conferma della
cognizione che lì c'è un tavolo.
Una descrizione elaborata a un livello di attività
neurale, per esempio un'immagine proiettata sulla
retina verrà rielaborata a livelli più elevati, e così via,
quindi sarà una descrizione di una descrizione.
Quindi i processi cognitivi sono processi ricorsivi di
elaborazione senza termine.
Ma se la conoscenza e il sapere devono essere una
descrizione o una riproduzione del mondo in sé, allora
occorre un criterio in base al quale si possa valutare
quando le nostre descrizioni o riproduzioni sono
“giuste” o “vere”.
Questa idea fa nascere lo scetticismo, per cui esiste
l'apparenza. Infatti c'è una frase fatta molto conosciuta
che è “l'apparenza inganna”. E le persone sono spesso
ossessionate nel cercare di capire cosa è vero e cosa è
falso, cosa è giusto e cosa è sbagliato.
Le proposizioni sono i discorsi che possono essere
veri o falsi. Il che non vale per tutti: la preghiera ad
esempio è un discorso, ma non risulta né vera né falsa.
Per evitare sofferenza dobbiamo distaccarci da tali
ragionamenti, lasciando le persone di scegliere di farli
da sole o con altre persone.
Si distinguono proposizioni atomiche e proposizioni
non atomiche. Distinguendo negazioni, congiunzioni,
disgiunzioni e implicazioni, rispettivamente
individuate dalle particelle “non”, “e”, “o”
Sono chiamati connettivi, e collegano proposizioni
atomiche. Le proposizioni atomiche esprimono i fatti,
e i connettivi le loro interpretazioni. E poiché le
proposizioni atomiche sono autosufficienti, ma i
connettivi (e i quantificatori) no, ci sono fatti senza
interpretazioni, ma non interpretazioni senza fatti.
Un problema cruciale relativo ai connettivi è la
determinazione del loro campo d'azione o dominio,
cioé la parte di proposizioni alla quale si riferiscono.
Ad esempio qual'é la negazione corretta di “l'uomo è
giusto”. “L'uomo non è giusto”, “l'uomo è non
giusto”, “l'uomo non è non giusto”.
La prima è quella corretta. L'ultima è la negazione
della seconda.
Se non si conoscono bene le regole logiche, si
possono credere vere proposizioni che non hanno
nessun senso logico.
Dunque lo scopo di un principe che vuole diventare
Anghelion, è quello di costruire in se stesso un
modello del mondo che sia adatto alle sue esigenze, e
quindi al proprio benessere.
È importante costruirsi una conoscenza giusta perché
ciò che viene fatto e pensato limita e condiziona ciò
che si farà e penserà.
Per usare il linguaggio impariamo la grammatica.
La grammatica è una disciplina che studia le regole
fonetiche, ortografiche, morfologiche, lessicali e
sintattiche di una lingua.
Più specificamente, le persone, per imparare a parlare
si servono di una grammatica normativa, ovvero la
grammatica tradizionale e finalizzata
all'insegnamento, che espone le forme che si fondano
sul modello di lingua che viene proposto dalle persone
colte e dalla scuola.
Viene intesa come l'insieme di tutte quelle norme che
regolano l'uso di una lingua e il suo scopo è quello di
fornire elenchi di forme, di dettare regole e correggere
errori.
In senso popolare quindi la grammatica è l'arte di
parlare e di scrivere senza errori.
I simboli, e la grammatica del linguaggio vengono
appreso nel tempo attraverso l'imitazione degli altri e
la ripetizione di ciò che si è memorizzato, ascoltato o
visto.
Quando da bambini impariamo il linguaggio
acquisiamo la capacità di percepire il mondo
attraverso la mente. Dunque i nostri piacere e dolori si
estendono ai nostri simboli. E la cultura determina i
nostri bisogni e desideri.
Senza accordo su come chiamare le cose, ci sarebbe
impossibile studiarle, definirle e scambiare questo
sapere.
Togliere un nome a un concetto equivale a cancellarne
l'esistenza poiché è una esistenza puramente mentale.
Così come donare un appellativo a un concetto è
donargli esistenza e legittimità.
Il linguaggio quindi è diverso dalla forma degli
oggetti o stati che designa nella realtà, per almeno 5
motivi.
1.ne a livello d'immagine dei caratteri.
2.non è fatto di materia ma di pensiero.
3.ne a livello di suono perché non riproduce i
suoni della natura ma della bocca.
4.ne a livello di forma di caratteri perché la realtà
ha forme diverse.
5.ne a livello di tempo poiché obbliga a presentare
tutto in successione temporale.
La realtà è dunque un concetto.
Ed ha lo scopo di:
1.comunicare agli altri.
2. permetterci di comunicare a noi stessi in modo
razionale.
Questo meccanismo implica un enorme potere di
condizionamento mentale nella stessa struttura del
linguaggio e nel controllo dei termini che lo
compongono.
Infatti chi ci insegna il linguaggio facendocelo imitare
può costruire un linguaggio il cui scopo è quello di
semplificare al massimo le possibilità di pensiero, in
modo da non favorire altri principii e valori che non
siano quelli imposti dalla classe dominante.
Abituare le persone a usare una terminologia che
sottolinei finalità e slogan di un sistema di pensiero è
un metodo molto impercepibile di fornire legittimità e
importanza al sistema stesso.
Un esempio comune sono le “frasi fatte”. L'uso di
locuzioni come “è il volere di dio” o “ a noi non è
dato capirlo”, che si concludono con “è il mistero
della fede”. Queste locuzioni arenano ogni tentativo di
critica o approfondimento di fronte ad un muro
invalicabile, mantenendo integra e preservando la
struttura e le premesse del culto da ogni dubbio o
critica.
Gli argomenti corretti appartengono alla logica, alla
dialettica o all'eristica, a seconda che le loro premesse
siano vere, verosimili o false, e gli argomenti scorretti
appartengono alla sofistica.
Soltanto la logica può portare alla verità razionale.
Poiché siamo liberi di comporre frasi al di là dei limiti
che ci danno le regole del linguaggio, esistono errori
di ragionamento chiamati antinomie, dal greco antinomos (contro le regole) in cui ci imbattiamo anche
senza volerlo.
Dal punto di vista logico, i paradossi si possono
classificare in tre tipi. Negativi quelli che intendono
rifiutare le premesse su cui si basano mediante una
riduzione all'assurdo, neutri quelli che si accontentano
di esibire argomenti corretti ma sorprendenti, e
positivi quelli che si propongono di rafforzare le
conclusioni attraverso ragionamenti inusuali.
I più famosi:
“Achille, simbolo di rapidità, deve raggiungere la
tartaruga, simbolo di lentezza. Achille corre dieci
volte più svelto della tartaruga e le concede dieci
metri di vantaggio. Achille corre quei dieci metri e la
tartaruga percorre un metro; Achille percorre quel
metro, la tartaruga percorre un decimetro; Achille
percorre quel decimentro, la tartaruga percorre un
millimetro. Achille il millimetro, la tartaruga un
decimo di millimetro, e così all'infinito; di modo che
Achille può correre per sempre senza raggiungerla.”
Le caratteristiche essenziali di questo paradosso sono
due: un'infinita divisibilità geometrica dello spazio e
un infinito regresso logico del ragionamento.
I greci proposero un duplice soluzione basata su un
duplice rifiuto: dell'infinito attuale in matematica e del
regresso infinito in logica.
“Se ogni giorno si dimezza un bastone lungo un piede,
ne rimarrà sempre qualcosa anche dopo diecimila
generazioni.”
“i cretesi sono bugiardi”.
Di per sé questa frase è innoqua, ma la si può rendere
insidiosa intendendo per “bugiardo” qualcuno che
dica sempre il falso, in modo assoluto, e per “i
cretesi” tutti i cretesi, in modo assoluto. In forma
esplicita “tutti i cretesi dicono sempre il falso”.
Questa frase non può essere vera detta da un cretese.
“Io sono un mentitore”. Poiché è un mentitore, ha
detto il vero. Ma per lo stesso motivo ha anche detto il
falso.
La terza via della logica, quella matematica, deriva
dall'analisi della pratica introdotta dai Greci, e tutt'ora
in voga, che consiste nel distinguere fra enunciati e
teoremi, cioé fra affermazioni pure e semplici e
affermazioni dotate di una dimostrazione.
L'analisi logica di una frase ne separa tre aspetti
complementari:
l'enunciato linguistico, il giudizio mentale e la
proposizione cognitiva. Sui tre fronti coinvolti che
sono il linguaggio, il pensiero e il mondo, la logica
schiera le sue tre divisioni : la semiotica, la sintassi e
la semantica, che arruolano rispettivamente i segni, i
sensi e i significati, determinandone in particolare le
condizioni di correttezza grammaticale, validità
formale e verità sostanziale.
Il termine semiotica “scienza dei segni” fu adottato
per la prima volta nel secolo II d.C. Da Galeno, la
massima autorità medica dell'antichità, per indicare lo
studio dei sintomi. L'estensione del termine alla logica
fu invece effettuata da Locke alla fine del saggio
sull'intelletto umano :
“la terza branca della scienza dell'intelletto si chiama
semiotica, o dottrina dei segni. Poiché i più comuni di
essi sono le parole, la si chiama appropriatamente
anche logica: il suo scopo è considerare la natura dei
segni che la mente usa per capire le cose, o
trasmettere la propria conoscenza ad altri. Infatti,
poiché delle cose che la mente contempla nessuna, a
parte la mente stessa, è direttamente presente alla
comprensione, qualcos'altro deve essere presente a
essa, come un segno o una rappresentazione delle
cose considerate.”
Nel vanghelion comunico agli altri ciò che ho prima
comunicato a me stesso.
I significati sono evocazioni di oggetti mentali, e
dunque non fanno parte della realtà.
Per questo motivo nasce il problema della verità.
Esistono pensieri che sono veri e pensieri che sono
falsi. Per distinguerli serve una scienza della verità,
che sappia spiegare cos'è la conoscenza del mondo
vera, e fornisca degli strumenti per conoscerla.
Esiste una storia della teoria della conoscenza
occidentale molto lunga. Poiché non esiste una sola
teoria.
La conoscenza della realtà non è indipendente dal
modo in cui sono fatti i pensieri, e dal mondo in cui si
costruiscono, ovvero dal modo in cui si conosce la
realtà.
E noi abbiamo bisogno di una conoscenza adatta ai
nostri scopi, non di cerca una conoscenza che abbia la
stessa forma della realtà, poiché non può avere la
stessa forma della realtà, dato che la realtà è
esponenzialmente più complessa del linguaggio.
Tutto ciò di cui parliamo in verità è la nostra mente e
non la realtà esterna ad essa. Poiché della realtà non si
può parlare, ne si può descriverne delle parti.
Abbiamo bisogno di immagazzinare immagini nella
mente e parlare di queste immagini con lo scopo di
conoscere ciò che è fuori di noi.
Gli scopi del vanghelion sono:
1. Strutturare una personalità dotata di caratteristiche
e aspettative capaci di liberare da catene causali
negative.
2. donare una sicurezza limitata di calcolo mentale su
concetti del funzionamento della vita, per prendere
decisioni.
3. sentirsi sicuri di fronte a chi nega la verità dei
nostri concetti, e dei significati che diamo alle
parole, prendendo consapevolezza che ciò che
pensiamo che il mondo sia varia in base al modo in
cui siamo composti, idee, abitudini, ricordi, e che
l'unico modo per conoscere ciò che il mondo
realmente è, è vederlo da un punto di vista esterno
al quello umano, attraverso la scienza.
4. mantenere il contatto con la realtà attraverso la
verità, che è una corretta rappresentazione della realtà,
fondata su principii logici, la cui perdita è la causa di
disarmonia e dunque sofferenza.
È prodotto dall'analisi della mia esperienza, e da
verità conoscibili soltanto con il pensiero,
storicamente registrate da altri ricercatori di verità.
I suoi limiti sono:
1. la struttura del linguaggio, che non può descrivere
certe
cose.
2. la struttura della conoscenza, che non può
conoscere
certe cose indipendenti dall'esperienza.
3. la mente che può apprendere solo un'astrazione alla
volta il processo è molto lento, e non può essere
completato.
Per trarre positività dal Vanghelion non si deve usarlo
volontariamente nel vivere momento dopo momento,
perché si
può finire per diventare rigidi e schematici.
Si deve invece interiorizzarlo, metabolizzarlo come un
pasto, e
far sii che lavori da solo dentro di noi e si traduca in
scelte
immediate, nate dall'intuito, spontanee, che ci liberano
da
catene causali negative.
Una catena causale negativa è l'insieme degli effetti
che
provoca un'azione negativa.
Ci si imbatte in essa perché monitorare tutte le nostre
azioni è impossibile, poiché agiamo più di quanto
decidiamo di agire, tendere a monitorare la massima
quantità è
pesante, cioè ci stressa, e automaticamente sentiamo il
bisogno
di fuggire da ciò che ci stressa, ma monitorare le
nostre azioni
è una sofferenza benefica.
Per questo va ripetuto con la frequenza delle preghiere
cristiane, dei mantra indiani, della musica di consumo,
in modo
che la ripetizione, unita alle emozioni possa
imprimere in modo
indelebile nella memoria certe rappresentazioni della
realtà.
COME SI OTTIENE IL BENESSERE
Attraverso lo studio scientifico sappiamo che
l'universo si muove tutto in base a delle leggi naturali.
Gli esseri viventi sono materia organica pensante che
fa parte dell'universo e si muovono in base alle leggi
naturali.
Il loro scopo biologico è trasmettere il proprio DNA
ed evolversi psicologicamente per raggiungere il
benessere.
Per fare ci si devono soddisfare tutti i bisogni umani.
I BISOGNI
Il bisogno è uno stato di carenza che spinge
l'organismo a rapportarsi con il suo ambiente al fine di
colmarlo, dunque identifica la interdipendenza tra gli
organismi viventi e l'ambiente.
Questa spinta non è necessariamente una motivazione
sufficiente per agire, d'altro canto esistono pulsioni ad
agire che non trovano la loro origine in uno stato di
carenza. Il bisogno in senso psicologico non è
sovrapponibile sempre a quello psicofisiologico
(come ad esempio nei casi di dipendenza psicologica
da stupefacente che non danno dipendenza fisica).
Tra il 1943 e il 1954 lo psicologo statunitense Abrahm
Maslow concepì il concetto di "Hierarchy of Needs"
(gerarchia dei bisogni o necessità) e la divulgò nel
libro Motivation and Personality (motivazione e
personalità) del 1954.
Questa scala di bisogni è suddivisa in cinque
differenti livelli, dai più elementari (necessari alla
sopravvivenza dell'individuo) ai più complessi (di
carattere sociale). L'individuo si realizza passando per
i vari stadi, i quali devono essere soddisfatti in modo
progressivo. Questa scala è internazionalmente
conosciuta come "La piramide di Maslow".
I livelli di bisogno concepiti sono:
1. Bisogni fisiologici (fame, sete, sonno, sesso)
2. Bisogni di salvezza, sicurezza e protezione
(safety)
3. Bisogni di appartenenza (belonginess) (affetto,
identificazione)
4. Bisogni di stima, di prestigio, di successo
(esteem)
5. Bisogni di realizzazione di sé (self
actualization) (realizzando la propria identità e
le proprie aspettative e occupando una
posizione soddisfacente nel gruppo sociale).
Secondo Maslow, bisogni e motivazioni, hanno lo
stesso significato e si strutturano in gradi, connessi in
una gerarchia di prepotenza relativa;
il passaggio ad uno stadio superiore può avvenire solo
dopo la soddisfazione dei bisogni di grado inferiore.
Egli sostiene che la base di partenza per lo studio
dell'individuo è la considerazione di esso come
globalità di bisogni.
Maslow sostiene che saper riconoscere i bisogni
dell'individuo favorisce un'assistenza centrata sulla
persona.
Ogni individuo è unico e irripetibile, invece, i bisogni
sono comuni a tutti, si condividono, si accomunano e
fanno vivere meglio se vengono soddisfatti. Maslow
suddivide i bisogni in "fondamentali" e "superiori"
ritenendo quest'ultimi quelli psicologici e spirituali.
Di fatto però la non soddisfazione dei bisogni
fondamentali, definiti anche elementari, porta alla non
soddisfazione di quelli superiori.
Entrando nel dettaglio della gerarchia, al livello più
basso si ha il gruppo dei bisogni più forti cioè i
bisogni fisiologici, come la fame, la sete, il sonno, che
sono i più urgenti nel manifestarsi in uno stato di
privazione e il cui soddisfacimento è precondizione
per l'emergere del successivo gradino di bisogni, più
elevato. Maslow sostiene in modo convincente che chi
non soddisfa questi bisogni, ma anche semplicemente
uno di essi, ad esempio la fame, sarà ossessionato
dalla necessità di soddisfarlo, anche il suo sistema di
valori muterà quindi in funzione della necessità di
soddisfare tale bisogno. Quindi, chi ha una fame
cronica pensa costantemente a come procurarsi il cibo
e non si preoccupa certo di scambiare amore o
coltivare interesse per l'estetica o la filosofia.
Questi stessi bisogni fisiologici sono organizzabili
secondo una gerarchia di urgenza: sete, fame, sonno.
Una volta soddisfatti questi bisogni o parzialmente
soddisfatti, inizierà ad apparire un'altra categoria di
bisogni: i bisogni di sicurezza. Questa classe di
bisogni è altrettanto urgente e forte di quella dei
bisogni fisiologici, anche se alla soddisfazione di
questi viene subordinata. Quindi, chi si sentirà in
pericolo di vita o preda di ansia o peggio panico, sarà
dominato dal desiderio di liberarsi il più presto
possibile da tale assillo.
Soddisfatti i bisogni di sicurezza appaiono i bisogni
di integrazione e di affetto. Questa classe di bisogni
si esprime nella necessità, che il soggetto avverte, di
sentirsi socialmente inserito e accettato nella comunità
in cui vive. Non solo, oltre che inserito, il soggetto
sente il bisogno di essere amato, di avere familiari,
amici e partner che desiderano scambiare amore o
affetto.
Dalla soddisfazione, anche parziale, dei bisogni di
appartenenza e affetto, si sviluppa la classe dei
bisogni di stima. Per stima si intende autostima,
stima e rispetto provenienti dagli altri individui. Con
autostima Maslow intende anche la percezione
soggettiva di indipendenza e libertà. Sulla libertà poi,
apre una piccola parentesi, affermando che non si sa
se il desiderio di libertà è universale o meno, ma
afferma che da numerosi studi si evince che un
soggetto, il quale abbia sperimentato ampi margini di
libertà, non vi vuole rinunciare.
Soddisfatti i bisogni di stima, si farà strada,
soggettivamente, il bisogno di autorealizzazione.
Tale bisogno spinge il soggetto a ricercare quelle
attività più consone alla sua natura, alle sue abilità o
predisposizioni.
Infine, soddisfatti questi bisogni fondamentali, il
soggetto sperimenta nuovi e più elevati desideri, che
pur essendo spesso dal carattere meno marcato,
tuttavia Maslow identifica con il bisogno di
conoscere e capire e i bisogni estetici, (per
semplicità li definiamo bisogni culturali).
Maslow nel libro Toward a Psychology of Being del
1968 aggiungerà alcuni livelli che aveva inizialmente
ignorato.
Questa classificazione dei bisogni si presta ad alcune
critiche e la si può ritenere in parte incompleta;
La letteratura sul tema dei bisogni è alquanto scarsa e
confusa.
Molti autori evitano il problema cruciale dei bisogni e
sostengono un relativismo a nostro modo di vedere
irrealistico, altri partono invece da posizioni
filosofiche e ripudiano un approccio induttivo basato
sull'osservazione antropologica e psicologica, nel
solco tracciato da Maslow; anche in quest'ultimo caso
i risultati sono particolarmente discutibili per ovvie
ragioni.
1. semplificazione drastica del livello di importanza di
alcuni bisogni, una svalutazione,o per meglio dire
una retrocessione ad un livello inferiore,di alcune
caratteristiche strutturali del sé, come se fosse
possibile suddividere per gradi di nobiltà una struttura
così complessa e interdipendente tra le sue parti
costitutive. Si deve poi sottolineare come la
classificazione in questione segua una direzione
estremamente adulto-centrica,ignorando le pur grandi
conquiste della psicologia dovute all'osservazione del
comportamento infantile.
2. non necessariamente si deve passare attraverso tutti
i livelli della scala gerarchica, mentre è possibile che
alcuni di essi siano saltati. Infatti gli individui possono
percepire i bisogni in modo diverso per cui alcuni
possono decidere di soddisfare i bisogni di grado più
elevato sacrificando altri di ordine inferiore;
3. accade che in situazioni diverse e in contesti
economici e culturali diversi le scale dei bisogni degli
individui possono essere differenti;
4. la teoria esclude che un individuo possa essere
spinto da più bisogni contemporaneamente anche se
con diversa intensità.
5. Assente fondamento empirico della teoria di
Maslow, la quale è soltanto basata su considerazioni
non verificate sperimentalmente, fondata
sull'osservazione antropologica della natura comune
ed interculturale.
Uno dei più recenti lavori, sulla formulazione di una
teoria dei bisogni, è quello di Len Doyal e Ian Gough.
In questa teoria i due autori criticano Maslow e
l'equazione maslowiana fra motivazione e bisogno,
adducendo argomentazioni poco credibili, difatti,
sostengono ad esempio che la motivazione del
tossicodipendente ad assumere droga non può essere
ritenuta un bisogno, in quanto lesiva della stessa
salute del soggetto; ciò è senza alcun dubbio vero,
tuttavia, non si può non ritenere patologica la
motivazione del tossicodipendente e quindi estranea
alla formulazione di una teoria dei bisogni umani, che
deve riguardare necessariamente la totalità degli
uomini considerati sani. Inoltre gli stessi autori,
pensano di poter tracciare una teoria dei bisogni
oggettivi, argomentandone razionalmente la loro
necessità.
Tuttavia bisogna rispondere alla domanda:
cosa c'è di razionale nel bisogno di scambiare amore?
Cosa c'è di razionale nel bisogno di autostima?
Come si possono negare questi bisogni palesi di ogni
essere umano e pensare che semplicemente tracciando
una lista di necessità oggettive e materiali si soddisfi
la natura umana?
Ovviamente non si può e quindi anche questi due
autori parlano di "relazioni primarie significative",
come una necessità umana.
Tornando all'origine dei bisogni umani, può essere
utile riferire il pensiero di Maslow, sul rapporto
presente fra essi e il patrimonio istintuale residuo
dell'uomo. Egli ritiene che l'uomo abbia perso gli
istinti, che invece si osservano nel mondo animale, a
favore di una risposta adattiva più flessibile e capace
di adeguarsi ai più differenti ambienti naturali.
Tuttavia, rimangono nell'uomo alcune pulsioni e tali
pulsioni sono la base istintuale dei bisogni. Maslow
cita alcuni esperimenti condotti su i primati, che
dimostrano come, anche nei cuccioli, sia presente il
bisogno di affetto in assenza di condizionamenti
sociali.
Anche Doyal e Gough ammettono: "L'enfasi posta su
impulsi e motivazioni ci rende comunque avvertiti del
sostrato biologico dei bisogni umani - ovvero dei
vincoli derivanti dalla nostra struttura genetica".
D'altronde, di fronte a chi sostiene che i bisogni sono
esclusivamente indotti dal contesto culturale, non si
può opporre che l'argomentazione sul comune
patrimonio biologico e residuo istintuale della specie
umana.
Quello che cambia in relazione al contesto, sono
ovviamente i comportamenti che tendono a soddisfare
i bisogni. Così, in una società liberalcapitalista e
postindustriale, il bisogno di stima verrà soddisfatto
con il tentativo soggettivo di raggiungere una
posizione lavorativa di prestigio sociale e di reddito
elevato. Mentre, in una società tribale, ad esempio, la
stessa posizione si potrebbe raggiungere dimostrando
grande coraggio, ottime capacità venatorie e doti di
comando, oppure, accreditandosi come un soggetto
con particolari doti e poteri , come lo sciamano viene
considerato.
Le teorie di Maslow permettono di porsi in una
condizione di autocritica analizzando la personale
capacità di soddisfare quelli che sono i propri bisogni
e in base a questi saper comprendere quelli che sono i
bisogni dell'altro.
La scala sarebbe perciò più corretta in termini
prettamente funzionali alla semplice sopravvivenza
dell'individuo che in termini di affermazione sociale.
Si tratterebbe perciò di bisogni di tipo
psicofisiologico, più che psicologico in senso stretto.
Altre critiche vertevano sul fatto che la successione
dei livelli potrebbe non corrispondere ad uno stato
oggettivo condivisibile per tutti i soggetti. Inoltre, una
scala di bisogni essenziali che considera la
realizzazione affettiva e la sessualità come bisogni tra
i meno essenziali, nega l'evidenza che l'essere umano
stesso si costituisce proprio in conseguenza della
pratica della sessualità.
Il bisogno nel comportamento
A Henry Murray, invece, va il merito nel 1938 di aver
chiarito la specificità del bisogno in chiave
psicologica. Murray, infatti, mise in correlazione per
primo la psicologia della motivazione con una
tassonomia dei bisogni, grazie all'analisi di un gruppo
di studenti di Harvard (descritta in "Exploration in
Personality" del 1938, in cui è elencata, appunto, una
lista di bisogni umani fondamentali). La teoria da lui
postulata divergeva completamente dalle tesi
precedentemente proposte, che ipotizzavano
l'esistenza di istinti, pulsioni e motivazioni universali.
Per Murray il bisogno è istintivo.
Il bisogno è oramai studiato funzionalmente come un
elemento che attiva e dirige il comportamento, i due
concetti di bisogno e motivazione sono visti in modo
complementare.
I bisogni fisiologici sono oggettivi, ed è importante
conoscerli.
1. Ossigeno.
2. Alimentazione / defecazione
3. Acqua / minzione.
4. Mantenimento temperatura corporea su 36
gradi.
5. Riposo / attività.
6. Stimolazione sensoriale / sesso.
Esso ha bisogno per prima cosa di ossigeno, di
respirare, più di mangiare. Quindi bisogna saper
respirare nel modo adeguato. Usando tutto il
diaframma e non solo i polmoni.
L'ALIMENTAZIONE
Il primo dei bisogni fisici è l'alimentazione.
L'alimentazione consiste nell'assunzione da parte di
un organismo delle sostanze indispensabili per il suo
metabolismo e le sue funzioni vitali quotidiane.
Il metabolismo è il complesso delle reazioni chimiche
e fisiche che avvengono in un organismo o in una sua
parte. Queste trasformazioni della materia sono
reversibili e sono legate a variazioni della condizione
energetica.
Il metabolismo si divide in due insiemi di processi:
• anabolismo, che produce molecole complesse a
partire da molecole più semplici utili alla
cellula;
• catabolismo, che comporta la degradazione di
molecole complesse in molecole più semplici e
produce energia.
I processi anabolici sono endoergonici e richiedono
dunque energia. I catabolici sono invece esoergonici:
l'energia liberata da essi viene conservata nella cellula
(ed eventualmente trasferita alle reazioni anaboliche)
tramite molecole carrier ad alta energia, tra le quali la
più comune è senza dubbio l'ATP.
Processi metabolici che contengono una componente
anabolica ed una catabolica sono detti talvolta
anfibolici.
Le sostanze nutritive vengono variamente prelevate
dall'ambiente esterno, a seconda della natura chimica
di queste sostanze e dei tipi di organismi viventi
considerati.
Si devono assumere dall'ambiente molecole organiche
complesse, che non sono in grado di sintetizzare, da
cui trarre l'energia richiesta per la sopravvivenza
dell'organismo.
Alimentazione umana
Col termine alimentazione si intende sia l'assunzione
di alimenti come attività fisiologica in risposta a
stimoli fisici e psichici (fame e appetito) sia più in
generale il regime alimentare adottato dall'uomo (che
è più correttamente definito dieta).
Per risolvere il problema dell'alimentazione bisogna
conoscere le funzioni dei vari nutrienti:
I NUTRIENTI
le proteine, i grassi e i carboidrati sono sostanze
strutturai sulle quali si basa la nostra vita, ma ci sono
anche le vitamine, i sali minerali, gli oligoelementi.
Interrogarsi sulla quantità di alimenti necessaria ogni
giorno è un falso problema se viene affrontato non
nell'ottica globale dello stile di vita.
Le proteine:
servono per costruire le strutture del corpo umano e
per riparare gli eventuali danni subiti durante il giorno
(ruolo strutturale), e anche per portare a termine
numerose reazioni chimiche essenziali al
funzionamento di tutte le cellule (ruolo funzionale).
Sono presenti in tutti gli organismi viventi: circa il
15% del peso di una persona adulta è costituito da
proteine.
Le loro molecole sono molto grandi (macromolecole),
costituite da catene di aminoacidi, molecole più
semplici.
Fra gli aminoacidi ve ne sono alcuni detti
“essenziali”: sono i soli che l'organismo non è in
grado di produrre autonomamente e, quindi, devono
essere immessi nel corpo con gli alimenti che ne sono
ricchi.
Gli aminoacidi essenziali sono 8: la fenilalanina, la
metionina, la leucina, l'isoleucina, la valina, la lisina,
la treonina e il triptofano; nel caso dei bambini, si
aggiungono anche l'arginina e l'istidina.
Ogni giorno, le proteine che vengono introdotte nel
corpo con l'alimentazione sono degradate negli
aminoacidi costituenti: essi sono poi assorbiti
attraverso l'intestino e distribuiti a tutte le cellule che
li usano per costruire le proteine, necessarie a svolgere
diverse funzioni fisiologiche.
Oltre alla funzione plastica (che promuove la crescita
dell'organismo), infatti, le proteine regolano i processi
chimici del corpo (è ciò che fanno gli enzimi),
trasportano i nutrienti attraverso il corpo (ad esempio
l'emoglobina trasporta l'ossigeno), difendono il corpo
da sostanze estranee e dall'invasione di organismi
patogeni (è ciò che fanno gli anticorpi); infine esse
promuovono la produzione di energia: se il corpo
“brucia” 1 grammo di proteine, ne ricava circa
4kcal/16,7 kj d'energia.
Il fabbisogno quotidiano di una persona è strettamente
collegato all'età: in media, in un adulto è di 1 g al
giorno per ogni chilo di peso.
Le fonti alimentari di proteine possono essere sia
vegetali, sia animali: per introdurre in modo
equilibrato tutti i tipi di amminoacidi necessari al
corpo, bisogna mangiare alimenti di origine sia
animale sia vegetale e, poiché le proteine contenute
negli alimenti vegetali sono biologicamente meno
disponibili e povere di alcuni aminoacidi essenziali,
per migliorarne il valore biologico converrà mescolare
i cereali (con proteine ricche di metionina ma povere
di lisina) ai legumi (con proteine povere di lisina ma
povere di metionina).
Le proteine animali, invece, hanno un alto valore
biologico e contengono tutti gli amminoacidi
essenziali in quantità e proporzioni adeguate. In
genere, esse si trovano in abbondanza nelle carni,
nelle uova, nei salumi, nei formaggi, nei pesci e nei
crostacei.
Per variare l'apporto proteico, bisogna alternare cibi
animali a quelli vegetali, associando cereali a legumi,
mangiare frequentemente il pesce (anche quello
definito grasso) evitando però l'associazione, nello
stesso pasto, di carne e formaggio.
Inoltre, poiché nel grasso della carne si accumulano le
sostanze tossiche presenti nel cibo, nell'acqua e
nell'aria, è bene evitare di mangiare la carne, e
specialmente il suo grasso, due volte al giorno: riduci
molto il consumo di salumi e prodotti di norcineria,
evita il lardo e lo strutto.
Gli zuccheri o carboidrati
Insieme ai grassi sono usati dal corpo per produrre
l'energia necessaria a svolgere tutte le funzioni vitali.
Costituiti da carbonio, idrogeno e ossigeno, sono
molecole semplici e solubili in acqua che,
polimerizzando, diventano insolubili e difficili da
digerire, vengono classificati perciò nei due grandi
gruppi:
carboidrati semplici o oligosaccaridi o disponibili
(come il glucosio, il fruttosio, il lattosio, le cui
molecole sono prodotte dalla polimerizzazione di una
molecola di glucosio e una di fruttosio), dal sapore
dolce, digeriti e assorbiti rapidamente dall'organismo.
Carboidrati complessi o polisaccàridi o non
disponibili (come la cellulosa delle fibre vegetali o
l'amido), dal sapore meno dolce, difficilmente
digeribili e assorbiti lentamente o non assorbiti affatto
dall'organismo.
A loro volta, i CARBOIDRATI SEMPLICI si
distinguono in:
monosaccaridi, come il glucosio, il galattosio, il
fruttosio;
disaccaridi, come il saccarosio, il lattosio, il maltosio,
hanno molecole formate dalla polimerizzazione di 2
monosaccaridi;
oligosaccaridi, come il raffinosio (un trisaccaride
formato da una molecola di fruttosio, una di glucosio
e una di galattosio, che si trova nei legumi, nelle
barbabietole e nel miele), sono caratterizzate da
molecole con catene da 3-9 monosaccaridi
polimerizzati.
Fra i CARBOIDRATI COMPLESSI o
POLISACCARIDI, si ricordano invece:
l'amido, formato da un gran numero di molecole di
glucosio polimerizzate: è prodotto dalle piante verdi
che lo sfruttano come sostanza di riserva energetica,
ed è un'importante fonte alimentare anche per l'essere
umano.
La cellulosa, costituita da lunghe catene di molecole
di glucosio (da 300 a 3000 unità), rappresenta dal
50% al 90% del peso secco delle piante.
Dove si trovano gli zuccheri
Amidosio: è un polimero costituito da centinaia (da
300 a 3000) di molecole di glucosio, insieme
all'amilopectina è uno dei componenti dell'amido; si
trova nel pane e nei prodotti da forno, nei cereali,
nelle patate e nei legumi.
Cellulosa: è un polimero di centinaia (300 a 3000
unità) di molecole di glucosio: non disponibile, è la
fibra insolubile e non digeribile che fermenta
nell'intestino; abbonda nella frutta, nella verdura, nei
cereali integrali e nei legumi.
Fruttosio: è lo zucchero più dolce; si trova nella
maggior parte dei frutti zuccherini e nel miele.
Galattosio: dalla struttura chimica simile a quella del
glucosio, viene sintetizzato in piccole quantità dal
corpo; si trova nel fegato e nel latte.
Glucosio: è lo zucchero più diffuso in natura; si
trova nei frutti zuccherini, nel miele, negli ortaggi e
nei dolci. Nell'organismo si trova nei liquidi organici,
nel fegato, nel sangue e nella milza.
Glicogeno: fonte energetica per animali e funghi, si
trova soprattutto nel fegato e nei muscoli scheletrici.
I carboidrati sono la principale fonte d'energia
dell'organismo:
“bruciare” 1 g di zucchero produce circa 4 ckal/16,7
hj d'energia proprio come 1 g di proteina. Essi però
sono impiegati dal corpo prima delle proteine,
consentendone il risparmio; inoltre, sono essenziali al
funzionamento ottimale delle cellule nervose e di
quelle muscolari, ed entrano nella composizione acidi
nucleici, componenti vitali di ogni cellula.
Gli zuccheri non digeribili formano le fibre (cellulosa
e inulina) che nell'intestino permettono alla flora
batterica che lo popola di sopravvivere:
promuovendone la fermentazione, i batteri producono
sostanze utili al corpo, come ad esempio alcune
vitamine, che vengono assorbite dall'intestino. Le
fibre, inoltre, aumentano il volume della massa fecale,
promuovendo il corretto transito intestinale e
mantenendo alta l'eliminazione delle sostanze
tossiche.
Il fabbisogno giornaliero di carboidrati dovrebbe
essere pari a circa il 55% della quota calorica
giornaliera, e la maggior parte di essi dovrebbe essere
costituita da carboidrati complessi: il loro consumo,
infatti, aumenta il senso di sazietà prevenendo – fra
l'altro – l'insorgere di obesità e diabete. I carboidrati
complessi si trovano prevalentemente nella frutta,
nella verdura, nei cereali e nei prodotti da forno
integrali, nelle patate e nei legumi.
I carboidrati semplici, rapidamente assorbiti
dall'intestino, aumentano drammaticamente il livello
di zucchero nel sangue (glicemia) con conseguenze
che col tempo sono deleterie.
Essi si trovano nei dolci (produzioni di pasticceria,
caramelle, bibite) ma anche nei succhi di frutta, nelle
bevande alcoliche o in alimenti “insospettabili”
(ketchup, piselli e mais in scatola, salse di pomodoro).
È meglio consumare carboidrati complessi piuttosto
che semplici, mangiare regolarmente riso integrale e
legumi, non aggiungere zucchero alle bevande e agli
alimenti, evitare le bevande ricche di zuccheri e
ridurre al minimo il consumo di pane bianco.
I GRASSI O LIPIDI
insieme ai carboidrati, i grassi o i lipidi sono usati dal
corpo per produrre l'energia necessaria a svolgere tutte
le funzioni vitali.
Inoltre, essi sono costituenti fondamentali delle
strutture cellulari, partecipando alla costruzione delle
membrane e di altri elementi funzionali. Si
distinguono in :
acidi grassi : sono quelle sostanze che rappresentano
gli ingredienti costitutivi di quasi tutti i tessuti grassi
vegetali e animali; nel caso dei grassi vegetali, di
solito sono indicati col termine “oli”. Secondo la loro
struttura chimica, si distinguono in saturi (soprattutto
di origine animale) e insaturi (soprattutto di origine
vegetale);
trigliceridi : sono molecole costituite da un glicerolo
legato a 3 acidi grassi. Sono ottime fonti d'energia: 1 g
di trigliceridi può sviluppare fino a 9 kcal/37,7 kj di
energia. Nell'intestino, sono digeriti dalla bile del
fegato, che li scinde in glicerolo e acidi grassi che
possono attraversare le membrane cellulari e passare
nei vasi sanguigni; immagazzinat nelle cellule
adipose, possono essere da queste riassemblati a
formare nuove molecole di trigliceridi.
Colesterolo: è indispensabile per la vita animale,
essendo un ingrediente essenziale della membrana
cellulare e della vitamina D; inoltre, partecipando alla
crescita e alla divisione delle cellule (che sono
impossibili senza colesterolo) è essenziale per lo
sviluppo embrionale. Il colesterolo, prodotto dal corpo
(negli adulti 1-2 g al giorno), è la sostanza base per la
sintesi degli ormoni steroidei (aldosterone, cortisone,
testosterone, estradiolo ecc..) il colesterolo prodotto
nel fegato, invece, viene impiegato in buona parte per
la produzione di bile. Solo una piccola parte di
colosterolo (in media 0,1-0,5 g) viene assunta con
l'alimentazione (ad esempio col fegato, il burro, le
uova).
Fosfolipidi: sono anch'essi ingredienti essenziali delle
membrane cellulari sintetizzati dal corpo,
rappresentano solo un 2% dei lipidi usati
nell'alimentazione. Sono divisi in:
fosfogliceroli o fosfogliceridi, chimicamente simili ai
trigliceridi fra questi le lecitine partecipano alla
costruzione delle membrane e facilitano l'immissione
del colesterolo nelle lipoproteine ad alta densità
(HDL).
L'acqua.
L'acqua del rubinetto è spesso addizionata con
fluoruro, che causa gravi malattie alle gengive.
DEFECAZIONE
La defecazione (dal latino tardo defecatio, e da
defecare), è l'insieme degli atti fisiologici, volontari
ed involontari, che determinano l'espulsione delle feci,
raccolte nell'intestino crasso, attraverso l'ano.
Con il termine feci si indica il materiale di rifiuto
solido emesso dagli esseri viventi del Regno Animale.
Sono dette anche escrementi e sono prodotte
dall'apparato digerente.
Composizione
Sono composte in buona parte da residui alimentari
non digeribili, come cellulosa e cheratina ma anche da
residui di acidi gastrici, bile (che agisce
principalmente sul colore), muco, cellule morte e, in
parte considerevole, da batteri e acqua.
Caratteristiche
Le feci hanno un odore tipico, acre, dovuto alla
trasformazione e decomposizione da parte dei batteri
intestinali del cibo nell'intestino crasso e la
trasformazione di alcuni composti in mercaptani,
solfuro di idrogeno ed anche metano.
Un'altra caratteristica è il colore, che può descrivere lo
stato di salute dell'individuo, infatti determinate
colorazioni sono tipiche di determinate patologie.
Il mondo animale
Nel Regno Animale le feci sono, oltre che il principale
arricchimento del terreno per le specie vegetali,
un'inesauribile fonte di cibo per molte specie animali
(chiamati coprofagi, che si nutrono di feci),
soprattutto batteri, ma anche insetti (mosche e
scarabei stercorari) e vermi. Molte specie superiori
inoltre tendono a nutrirsi di escrementi per arricchire
la dieta alimentare (è il caso dei conigli e degli
ippopotami che oltre a nutrirsi dei propri escrementi
forniscono fonte di cibo ad alcune specie di Ciclidi
africani).
Le feci degli animali erbivori di grosse dimensioni
prendono il nome di letame e vengono utilizzate in
agricoltura per arricchire il terreno di composti azotati
e altri sali minerali. Lo stesso utilizzo ha il guano,
escrementi di uccelli marini e pipistrelli raccolti in
Sudamerica in enormi quantità.
Indice di salute
L'analisi macroscopica delle feci (odore, colore,
composizione e consistenza) e l'esame delle feci
permette, oltre a capire la dieta dell'animale o essere
umano che le ha espulse, di diagnosticarne eventuali
malattie.
Termini associati
Dal greco Copros si sono sviluppati termini come:
Coprofagia, l'atto di mangiare le feci (dal greco
kópros (= sterco) e phageîn (mangiare)
Coprofago, colui che mangia le feci
Coprofilia, devianza di attrazione sessuale verso il
materiale fecale;
Coprofobia, la repulsione e paura innata delle feci
Esame delle feci, esame chimico-fisico delle feci
Coprocoltura, esame colturale delle feci
Coprolite, escremento fossile di animale (molto
conosciuti quelli di dinosauri) oggetto di interessanti
studi di paleontologia
Coprologia, lo studio delle feci, in condizioni
fisiologiche o patologiche, a fini diagnostici
Coprolalia, attitudine a utilizzare in modo
incontrollato un linguaggio volgare e offensivo
Coprostasi, ritenzione prolungata delle feci
nell'intestino
Sinonimi volgari
In tutte le lingue sono presenti parole alternative che
si riferiscono alle feci. Alcune vengono utilizzate
come insulto o imprecazione volgare. Per esempio in
italiano, nel linguaggio volgare, la parola merda.
Sempre volgarmente, un singolo escremento è anche
chiamato "stronzo" (dal longobardo strunz, sterco), da
cui deriva l'insulto "sei uno stronzo".
Il sostantivo cacca, un tempo volgare, è ora accettato
nel linguaggio comune mentre, al contrario, il verbo
cacare (o cagare) è considerato un insulto se, nella
forma di invito alla defecazione, viene rivolto ad una
persona ("ma va' a cagare"). Secondo gli antichi, il
termine deriverebbe da cloacare (= imbrattare,
inquinare). Altri, più recenti, ma forse non meno
fantasiosi, lo legano a una radice sanscrita *kak- da
cui deriva çaka (= letame, sterco). Per altri deriva dal
greco Kakos che significa cattivo, brutto.
Nel linguaggio infantile le feci sono chiamate
comunemente popò, pupù o anche cacchina.
La trasformazione del tabù nella cultura post-moderna
Da qualche anno la cultura occidentale sta cambiando
il modo di rapportarsi alle deiezioni, con una
conseguente trasformazione del tabù.
In Italia, per esempio, nel 2005 La cacca. Storia
naturale dell'innominabile di Nicola Davies vinse il
Premio Andersen come miglior libro di divulgazione.
Qualche anno dopo, dal libro di Davies prese spunto
la mostra itinerante Storia naturale dell'innominabile:
la cacca. La mostra è stata ospitata dall'Urban Center
di Ravenna e dalla Biblioteca “De Amicis” di Genova
nel 2007, dal “Parco Oltremare” di Riccione,
dall'Exmà di Cagliari, dal Museo tridentino di Storia
Naturale di Trento e dall'Officina dei Piccoli della
Città della Scienza di Napoli nel 2008.
Per quanto riguarda l'Occidente in generale, nel 2008
ha fatto il giro del mondo la voce, data da alcuni blog
o siti internet, che affermano l'esistenza del Japanese
Poop Museum collegandolo al Himeji City Museum
of Literature. Le foto allegate lasciano intendere una
classificazione scientifica delle feci animali, e
indicano un interesse per l'aspetto fisiologico e non
solo ludico delle feci. Più documentato il sito
Poopreport.com, una sorta di museo on.line che cerca
di raccogliere informazioni scatoligiche e
categorizzarle.
Altri musei presentati su internet assolvono alla
funzione comica popolare da sempre legata
all'argomento: per esempio, di carattere triviale e
popolaresco il Lucifer's Shit museum, è ancora
inserito nella tradizione del tabù, di cui si può parlare
solo esagerandolo o esorcizzandolo simbolicamente,
ossia carnevalizzandolo. Internet ha avuto un ruolo
fondamentale nel mettere in evidenza e pubblicizzare
argomenti fino a pochi decenni fa considerati privati.
Negli anni sessanta, un precedente importante nel
cambiamento culturale occidentale si ebbe con il libro
divulgativo La scimmia nuda (1967) di Desmond
Morris, che destò interesse per il suo approccio
scientifico anti-umanistico: l'uomo veniva osservato
come un animale tra gli altri, e analizzato nei suoi
aspetti sociali e biologici. Il libro, dal contenuto ormai
datato, era ancora velato di ironia, indizio della
difficoltà sociale ad accettare l'approccio scelto
dall'autore, e con cui comunque doveva fare i conti
l'autore stesso per non offendere il suo pubblico.
La famosa opera di Piero Manzoni invece, di pochi
anni precedente, per la polemica implicita nell'opera
stessa non può considerarsi un superamento del tabù,
in quanto la Merda d'artista coinvolge le feci solo nel
loro aspetto simbolico, connotata negativamente come
una degenerazione, a rappresentare la degenerazione
dell'arte o la bassezza morale degli artisti, e non viene
vista come una funzione fisiologica. Non a caso, il
barattolo in cui viene contenuta ricorda una scatola
per alimenti, e l'accostamento mangiare-defecare è un
tema tipico tra le oscenità apotropaiche che costellano
la cultura popolare.
Si esplica, in genere senza distinzione di sesso,
attraverso singoli atti detti evacuazioni (o scariche)
con i quali le sostanze ingerite con l'alimentazione e
non assorbite dall'intestino, vengono espulse
dall'organismo attraverso l'orifizio anale.
Al segmento finale dell'intestino (nell'uomo è il retto)
le feci giungono per movimenti di peristalsi che, dopo
il completamento dell'assorbimento di quanto utile
all'organismo, spingono il materiale fecale verso l'ano.
Sia per l'uomo che per gli altri animali, la defecazione
segue d'ordinario ritmi biologici periodici, ma è
facilmente soggetta ad alterazioni della frequenza,
avendosi la stitichezza in caso di rarefazione o
interruzione delle scariche; la causa è in genere fisicomeccanica e si parla infatti di stipsi funzionale e di
defecazione ostruita. La mancanza di defecazione
genera il cosiddetto blocco intestinale, che può avere
esiti infausti, ma anche prima di giungere al blocco, la
condensazione e l'indurimento delle feci (o la
costituzione di un vero e proprio fecaloma),
conseguenze della protratta ritenzione, possono
causare pericolose lacerazioni della membrana del
retto all'atto dell'espulsione. Si ritiene che queste
particolari condizioni, probabilmente a causa di
esperienze precedenti rimosse o di cui si preserva il
ricordo, siano all'origine della defecaloesiofobia, la
paura di defecare con dolore, una fobia specifica della
defecazione.
La defecazione è solo parzialmente volontaria, i
mammiferi dispongono infatti di uno sfintere anale la
cui funzione ("costrizione tonica") è quella di
impedire per periodi ragionevoli il rilascio casuale del
materiale fecale ritenendolo all'interno del tratto finale
dell'intestino oltre che prevenire l'ingresso di
materiale esterno. La volontarietà negli individui
adulti è quindi limitata alla continenza, poiché
l'individuo non può agire sullo stimolo, ma può
intervenire solo ritardandone (entro certi limiti) gli
effetti. Negli individui giovani o neonati invece i
meccanismi di continenza non sono ancora sviluppati
e si hanno evacuazioni non solo involontarie ma
anche, inizialmente, non riconosciute come tali. In
caso di paralisi della parte inferiore del corpo (allo
stesso modo che per effetto di anestesia parziale preoperatoria), gli sfinteri non sono governati dal
soggetto e si ha defecazione involontaria o, più
precisamente, incontrollata.
La defecazione umana
La defecazione nell'uomo è prodotta dalla peristalsi
(azione vermiculare) del colon sigmoideo, che spinge
il materiale fecale verso il retto. All'ingresso in questo
segmento, che si distende opportunamente a formare
la ampulla recti o ampolla rettale, si ha la
stimolazione delle terminazioni sensoriali del muscolo
del retto, le quali attraverso il nervo pudendo inviano
il segnale di necessità di evacuazione, che causa il
noto riflesso (riflesso intrinseco). Questi riflessi
possono essere influenzati nella misura e nella qualità
della loro scaturigine da irritazioni, infiammazioni e
processi patologici, come ad esempio avviene nella
dissenteria, che si caratterizza per la ripetizione
involontaria delle azioni riflesse di espulsione oltre
che per l'aumentato volume e consistenza acquosa
delle feci.
Ad ordinarie condizioni, il retto è moderatamente
lubrificato dal suo muco, lo sfintere liscio è in
posizione chiusa, quello esterno può essere serrato e
bloccare la fuoriuscita sino a che non ne verrà
comandata volontariamente l'apertura.
Anatomia dell'ano e del retto
Assunta la determinazione di dar corso all'operazione,
infatti, il soggetto rilascia gli sfinteri; per questo è di
ausilio anche un opportuno posizionamento (la
posizione seduta e quella accovacciata favoriscono il
giusto angolo ano-rettale per l'ottimale proiezione
delle deiezioni). Una volta precipitate nel canale anale
le feci sono rilevate da altre terminazioni sensoriali
che informano circa la loro consistenza condizionando
l'impulso da inviare agli sfinteri per le modalità del
loro rilascio (riflesso parasimpatico).
Mentre un eccessivo riempimento del retto (ad
esempio per protratta continenza) produce la
sovradistensione rettale diminuendone quindi la
contrattilità e la capacità di spinta, l'opposta situazione
di scarso riempimento non consente al retto di
distendersi correttamente e l'espulsione deve essere
indotta con idonei stimoli muscolari, con il rischio
però di prolasso delle membrane mucose in prossimità
dell'ano.
Con la contrazione del retto e la contrazione della
parete addominale le scorie sono espulse. I muscoli
interessati sono quelli detti agonisti (adduttori e
glutei) e quelli detti antagonisti (diaframma e
addominali), ed è dalla combinazione delle loro
contrazioni che nella parte finale dell'intestino si crea
una sorta di camera di pressione (torchio addominale)
che fa affacciare la massa fecale fuori dall'ano, al
quale è trattenuto solidale dagli attriti, sinché la forza
di gravità non lo distacchi per il completamento
dell'escrezione. L'insieme dello sforzo finale (il cui
termine tecnico è ponzamento) interessa sia la
respirazione che la pressione sanguigna, entrambe
alterate durante la spinta estrusiva: la respirazione
risente dell'impiego del diaframma e può aversi
momentanea apnea o almeno dispnea, la pressione
invece sale repentinamente risentendo dei flussi
richiamati dalle zone muscolari attivate.
Fattori di influenza sulla defecazione umana
Fattori primari della fisiologizzazione della peristalsi
e quindi della corretta induzione alla defecazione sono
l'assunzione di acqua e la deambulazione.
La deambulazione stimola la discesa della massa
fecale oltre che la peristalsi e migliora la situazione
vascolare. Oltre a tutti i fattori direttamente influenti
sulla peristalsi, ve ne sono altri che hanno effetto sulla
corretta defecazione per altre cause o ragioni.
• L'erà dell'individuo incide sulla defecazione
umana, con ampi margini di elasticità negli
effetti soggettivamente prodotti, sia in fase
neonatale che in fase geriatrica. Nella prima
debbono completare lo sviluppo le muscolature
intestinali e gli sfinteri, mentre
contemporaneamente inizia l'acquisizione della
propriocezione specifica. In pratica, il bambino
oltre a dover attendere l'entrata in funzione
delle richieste muscolature, deve anche
apprendere come gestire la continenza
governando gli sfinteri; essendoci ampia
variabilità nei tempi di maturazione della
continenza, si può sinteticamente indicare nella
pubertà la stagione di completamento
dell'acquisizione della tecnica defecatoria.
Nell'anziano, invece, la perdita di tono
muscolare agisce negativamente sulla capacità
di propulsione peristaltica in genere e di
espulsione rettale in particolare, con i rischi e le
conseguenze sopra già tratteggiati.
• L'alimentazione incide sia per la qualità e la
quantità delle sostanze ingerite a scopo
alimentare, sia per le modalità e i ritmi di
ingestione.
• Circa la qualità degli alimenti, alcune
sostanze come noto favoriscono la
defecazione più di altre, ad esempio fra
quelle naturali alcuni oli, alcuni frutti,
alcune verdure; mentre fra quelle
artificiali ci sono ad esempio gli alcolici e
il cioccolato. Altre sostanze, dette
astringenti, rallentano il processo
dell'assorbimento od agiscono sulla
condensazione degli scarti.
Non sono affatto rari effetti del tutto
opposti in particolari soggetti, poiché la
suscettibilità individuale a determinati
elementi può variare grandemente, ma
comunemente si hanno prevedibili
ordinarie reazioni dell'intestino al
contatto con certi cibi: la presenza delle
fibre fornite da frutta e verdura
favorirebbe ad esempio pressoché
certamente la peristalsi.
Non di rado gli alimenti verso i quali si
patiscano allergie o intolleranze
provocano effetti diarroici o dissenterici,
poiché a causa del malassorbimento si ha
incremento dell'indigerito e possibile
fermentazione; in parte per questo
motivo, l'ingestione di cibi avariati (nei
quali si sviluppano ossidazioni,
acidazioni e colonizzazioni batteriche)
produce in genere gli stessi effetti poiché
l'organismo, al di là delle reazioni di
tossicità, non ne tollera i componenti
corrotti.
• La quantità degli alimenti rileva in
quanto alcuni cibi possono essere neutri o
avere effetti di un dato verso sulla
defecazione sino a determinate soglie di
quantità, superate le quali hanno effetti
marcati o opposti ai precedenti. Il caso
tipico è quello del frutto del corbezzolo.
• I ritmi dell'alimentazione influiscono
soprattutto in termini di irregolarità della
stessa, poiché se la cadenza delle
ingestioni non è regolare, specie per le
ingestioni aggiuntive fuori dai pasti,
l'attività intestinale patisce conseguenze
da aggravio del carico di lavoro, con
possibile incremento di indigerito.
• L'insufficiente assunzione di acqua provoca la
disidratazione delle sostanze fecali; ciò
comporta difficoltà di convogliamento al retto e
di espulsione a causa degli attriti e della ridotta
elasticità della massa fecale.
Ausilii ed interventi per la defecazione
In caso di difficoltà ad evacuare, vi sono accorgimenti
di vario genere utili a sollecitare l'espulsione delle
feci. In primo luogo il ricorso all'assunzione di
purganti o di lassativi, che sono spesso erroneamente
confusi fra loro. Mentre la purga è in genere un
alimento naturale di tipo oleoso (ad esempio l'olio di
ricino) o fibroso (ad esempio la prugna) che produce
effetti bruschi, il lassativo induce effetti più lenti e
progressivi ed è più propriamente un prodotto
farmacologico.
I purganti sono tipicamente assunti per ingestione, i
lassativi possono essere impiegati anche per via rettale
sotto forma di supposte (ad esempio di glicerolo).
Tuttavia, malgrado si tratti della strada più breve, non
è detto che sia anche la più celere nel fare effetto,
poiché spesso si tratta di lassativi solo emollienti.
Anche diverse tecniche di rilassamento sono utilizzate
per favorire chi vada periodicamente soggetto a
defecazioni "difficili".
Mentre la stimolazione che si effettua con il
massaggio (da effettuarsi in senso orario) tende alla
regolarizzazione della peristalsi mediante un aiuto
indiretto allo spostamento coattivo della massa fecale,
vi sono altri interventi come quello effettuato a mezzo
di clistere che mirano a ridurre gli attriti fra la massa
fecale e le pareti del tratto intestinale in cui si è
arenata o alla sua frammentazione.
Un intervento ambulatoriale di frequente ricorso è lo
svuotamento manuale dell'ampolla rettale, manovra
delegata al personale paramedico. Si pratica anche la
stimolazione digitale, che agisce sullo sfintere liscio o
sull'ampolla rettale per favorirne il rilassamento.
Nei casi di occlusione non rimediabile, di ostruzione
patologica (ad esempio di natura oncologica), o nei
casi di asportazione del retto, si può prevedere la
creazione di un ano artificiale (solitamente sul ventre)
nel quale convogliare l'ultima porzione intestinale
funzionale; questo accorgimento pone in
comunicazione con l'esterno l'ultimo segmento
precedente a quello perduto ma ovviamente il nuovo
orifizio non dispone di sfinteri né di una camera di
accumulazione come l'ampolla rettale, perciò tutto il
prodotto è immediatamente espulso e si ricorre ad un
catetere per ordinare lo smaltimento delle scorie.
In caso di incontinenza invece si pratica il lavaggio
colico, che produce lo svuotamento del colon.
Aspetti sociali della defecazione
Presso molte culture la defecazione è un tabù: è
un'azione considerata relegata alla sfera domestica
individuale e la sua pubblica esecuzione è considerata
riprovevole. Allo stesso modo, anche il riferimento
verbale o concettuale all'azione del defecare è spesso
ritenuto improprio. Ma vi sono rilevanti eccezioni.
Non così avveniva infatti in età romana, come
testimoniato dai ritrovamenti di latrine ad uso
collettivo in cui deve dedursi l'accettazione sociale
della coralità esecutiva.
Nella regione spagnola della Catalogna invece è
diffuso il simbolismo del caganer, statuina di stile
agreste raffigurante un uomo rurale mentre si applica
a codeste operazioni.
Una costante e puntuale igiene specifica postevacuativa è diffusamente ritenuta socialmente
doverosa e la si opera con vari accorgimenti, fra i
quali è diffusa la pratica del bidet, preceduta dalla
nettatura a secco con carta igienica.
Aspetti psicologici della defecazione
La defecazione è stata studiata anche sotto il profilo
delle sue implicazioni psicologiche e psicanalitiche,
per quanto riguarda il rapporto dell'individuo sia con
la funzione ed il processo defecatorio, sia con il
prodotto dello stesso; anche se riguardo a quest'ultimo
vi sono più propri campi d'indagine, la distinzione non
è netta, ma la defecazione in sé è già un evento di
rilievo per gli studiosi di queste discipline.
Sigmund Freud ne fece infatti oggetto di analisi in
sede di sviluppo della teoria delle zone erogene del
bambino, soffermandosi sul piacere derivante dalla
stimolazione dell'orifizio anale durante l'espulsione.
Secondo questo studioso, la particolare eccitabilità
sessuale rilevabile durante il processo causerebbe la
configurazione definitiva di alcuni aspetti caratteriali
che in seguito resterebbero immutati. Ad esempio,
l'avarizia deriverebbe dalla tendenza del bambino a
trattenersi, posponendo la defecazione, al fine di
provare maggior piacere per la più intensa
stimolazione derivatene; il bambino, divenuto adulto,
rimuoverebbe il suo erotismo anale e trasferirebbe sul
denaro (che Freud indica come simile alle feci) il
moto tendenziale di accumulazione.
Freud definisce pertanto "caratteri anali" gli effetti
sull'adulto di un particolare atteggiamento di interesse
ovvero di rifiuto del bambino nel trattenere od
evacuare le feci: i bambini che nella prima infanzia
«impiegarono relativamente parecchio tempo per
giungere a padroneggiare l'incontinentia alvi
infantile, e che anche dopo, nell'infanzia, ebbero a
lamentare singoli infortuni in questa funzione», così
come «quei lattanti che si rifiutano di vuotare
l'intestino quando sono posti sul vaso perché
ritraggono dalla defecazione un piacere accessorio»,
diverrebbero in età adulta persone «particolarmente
ordinate, parsimoniose ed ostinate», con
predisposizione ad alcune forme di nevrosi e di
stravaganza. Il Volosinov, nel suo saggio critico
"Freudismo", avalla la "somiglianza soggettiva
artificiosa" e la "somiglianza di impressioni" fra le
feci e l'oro e fra il trattenere le feci ed il trattenere il
denaro.
Il raggiungimento del controllo della defecazione nel
bambino è ritenuto da alcuni studiosi fra i quali il
Bettelheim "un'esperienza fondamentale per la
socializzazione"; per questo studioso "tutti i bambini,
anche se non lo dimostrano, si ribellano all'idea di
imparare a controllare il processo di evacuazione". In
questa visione si esplicita l'assunto di Piaget per il
quale il "patto con noi stessi" deriva dal desiderio di
compiacere i desideri degli altri al fine di gratificare
l'autostima, il che tradotto nel contesto della
sollecitazione genitoriale a controllare la defecazione
è sintetizzato ancora dal Bettelheim nel principio
indotto nel bambino del "Mi controllerò, in modo che
i miei genitori mi vorranno più bene e io potrò essere
orgoglioso di me stesso".
Per Freud il controllo è piuttosto raggiunto attraverso
l'imposizione genitoriale-dittatoriale di una "moralità
sfinterica" capace di suscitare senso di colpa e la
rudimentale consapevolezza della defecazione
porrebbe per la prima volta il bambino dinanzi alla
scelta alternativa fra un'attitudine narcisistica ed una
focalizzata sull'amore per l'oggetto prodotto. Il
bambino quindi può separarsi dalle feci, "offrendole
in sacrificio" ai genitori, oppure tenersele per sé, allo
scopo di procurarsene soddisfacimento autoerotico e
comunque come forma di affermazione del proprio
arbitrio.
Ma per restare all'analisi freudiana, la defecazione
riveste involontariamente il ruolo particolarissimo di
argomento con il quale il giovane Jung, ancora
specializzando, riuscì a catturare la più viva
attenzione di Freud su di sé e sul suo lavoro, aprendo
la strada ai loro successivi rapporti professionali, dai
quali sarebbe stata condizionata l'intera scienza
psicanalitica: descrivendo alcune particolarissime
condotte della sua paziente Sabina Spielrein[24], il
primo caso che seguiva con il metodo freudiano, Jung
evidenzia proprio la stranissima gestione di questa
funzione biologica. Freud se ne interessò al punto da
essere incolpevolmente coinvolto dall'altro sin nei non
suoi limpidi maneggi circa la relazione con la
paziente, che fu tuttavia da Freud conosciuta ed
analizzata direttamente. Poiché la cartella clinica
evidenziava anche una componente di autoerotismo
ben più significativa nella condotta della paziente, sia
Jung che Freud avrebbero addotto una generale
causazione di fonte sessuale per gli atti condizionanti
sull'istinto escretorio e per i sogni ad argomento
defecatorio che l'analisi rivelò; la stessa Spielrein
avrebbe poi pubblicato nel 1923 un saggio
dall'eloquente titolo di "Autosoddisfacimento nella
simbolica del piede".
Consistendo di una situazione in cui le difese rispetto
a potenziali aggressori sono molto scarse, la
defecazione ordinaria viene spesso eseguita in
posizione riparata.
stipsi
La defecazione cioè l’espulsione delle feci, è un atto
originato nell’uomo dalla spinta del contenuto
intestinale nel colon sigmoide e nel retto ad opera dei
movimenti del crasso. L’atto della defecazione ha
componenti volontarie ed involontarie che implicano
processi somatici e viscerali. La parte involontaria è
organizzata su base riflessa sia incondizionata che
condizionata. Il retto è la più importante zona
d’origine d’impulsi afferenti per il riflesso della
defecazione essendo ricco di recettori, i
meccanocettori ed ha un esteso plesso mioenterico,
ossia una sorta di “centralina nervosa” che regola il
movimento. La porzione afferente delle fibre nervose
è costiutuita da fibre sensitive decorrenti nei nervi
pelvici che portano impulsi ai centri lombo-sacrali
della defecazione e di lì tramite il fascio
spinotalamico anche nelle aree sensitive corticali. Il
canale anale invece è ricco di terminazioni nervose
organizzate che mediano sensazioni dolorifiche, tattili
e termiche. La relativa innervazione afferente al
midollo spinale è costituita da fibre dei nervi pudendi.
Il centro che presiede al funzionamento del retto e del
canale anale è detto centro anospinale e comprende
due zone del modollo spinale: il tratto toraco-lombare
(T10-L2) origine dei nervi ipogastrici e colici lombari
(ortosimpatico) che innervano la muscolatura liscia
rettale, con effetto inibitorio e lo sfintere interno liscio
con effetto eccitatorio; il tratto sacrale (S1-S3),
origine dei nervi pelvici (parasimpatico sacrale), che
innervano la muscolatura liscia rettale, con effetto
eccitatorio, e lo sfintere interno liscio con effetto
inibitorio, sia dei nervi pudende interni (somatici
motori) che innervano lo sfintere esterno striato. Il
centro lombare controlla il contenimento delle feci,
mentre quello sacrale la loro espulsione (defecazione):
le relative vie efferenti sono, evidentemente, i nervi
ipogastrici e colici lombari (ortosimpatico) ed i pelvici
(parasimpatico). Il contenimento delle feci (la
cosiddetta continenza anale), in condizioni normali
dipende da diversi fattori:
..
1) dall’adattamento plastico del retto che si comporta
come un serbatoio di notevole distensibilità
(compliance rettale); 2) dalla potente contrazione
tonico dello sfintere liscio che creando nel canale
anale una zona di elevata pressione (25-120 mmHg)
crea una barriera alla più bassa pressione rettale (5-20
mmHg); 3) dalla contrazione dello sfintere esterno
strito, che però svolge la sua funzione principalmente
nelle condizioni di emergenza, apportando tramite la
volontà un ulteriore elemento di sicurezza, anche s edi
breve durata; 4) dall’esistenza di un angolo di 80° tra
retto e canale anale; 5) dalla tendenza all’adesione
delle superfici umide della mucosa del canale anale.
Di solito la massa delle feci non passa oltre il sigma
nel retto, fino a che non sta per iniziare la
defecazione. L’entrata delel feci nel retto avviene in
seguito a un movimento di massa, preceduto da
contrazioni migranti giganti del colon. Una
distensione del retto per aumento del contenuto e di
una pressione di 25 mmHg causa delel risposte
riflesse.
Esse consistono in: 1) rilasciamento dello sfintere
interno liscio e contrazione dello sfintere esterno
striato, 2) contrazione della muscolatura longitudinale
e circolare del retto non correlata a quella degli
sfinteri 3) rilasciamento dello sfintere esterno striato.
Nel normale atto delle defecazione la mass afecale
viene spinta fuori dal retto da una contrazione massiva
del crasso, potenziata dall’aumento della pressione
intraaddominale ottenuto volontariamente per
contrazione del diaframma e della parete addominale
anteriore a glottide chiusa (manovra di Valsala). Il
canale anale si apre per allontanamento delle sue
pareti conseguente alla discesa del pavimento pelvico
assumendo la forma ad imbuto, così ogni aumento
della pressione intraaddominale o intrarettale finisce
per spingere fuori le feci. Infine l’elevazione della
parete pelvica e la contrazione concomitante degli
sfinteri bloccano l’espulsione del contenuto
intestinale: la defecazione cessa e si ha il riflesso di
chiusura.
.
Il riflesso della defecazione può essere bloccato
attraverso dei riflessi condizionati, proprio come il
cane di Paulov! Si tratta di comportamenti che
apprendiamo da bambini, col sistema delle
ricompense e rimproveri, fino a quando ci causiamo
una stipsi dovuta all’inibione condizionata del riflesso
defecatorio.
Cause
Le cause del mal di pancia possono essere tante e le
più disparate. Fortunatamente, come ha sottolineato di
recente un team internazionale di esperti anche
italiani, quando nella sintomatologia addominale
persistente o ricorrente il dolore occupa un posto di
particolare rilievo la diagnosi più ragionevole e più
probabile è quella di colon irritabile (spesso
erroneamente indicato col termine di colite spastica).
Tra le altre possibili cause di mal di pancia ci sono
un'alimentazione incongrua e la stitichezza.
Colon irritabile | Cattiva alimentazione | Stitichezza |
Altro
Colon irritabile
Il colon irritabile è una sindrome (cioè un complesso
di sintomi) registrabile nel 15-20 per cento della
popolazione generale dei paesi occidentali,
imparentata e spesso coesistente con la cattiva
digestione e quindi, come questa, caratterizzata
dall'assenza di una base organica.
Il mal di pancia di grado variabile si associa in questa
sindrome con stitichezza o diarrea o alternanza delle
due, anche se esistono intervalli più o meno lunghi di
asintomaticità. Nelle forme più lievi il colon irritabile
non altera molto la vita di chi ne soffre e più del 50
per cento dei pazienti non si rivolge al medico, ma in
una minoranza di casi è tale da influire pesantemente
sulla qualità di vita del paziente. Alla base del dolore
nei pazienti con colon irritabile vi sono frequenti
spasmi a vari livelli della muscolatura del colon,
associati ad un disordine nei movimenti intestinali.
Queste alterazioni della motilità intestinale, espresse
da diarrea o da stitichezza, sono più o meno
strettamente associate ad altri fattori quali, in
particolare, il carattere e l'emotività del soggetto (in
quasi tutti), e un'intolleranza verso certi cibi, in
particolare il latte e i derivati del latte. Negli ultimi
anni sta emergendo il ruolo della bassa soglia al
dolore, cioè della patologica sensibilità della mucosa
intestinale nei confronti del contenuto solido o
gassoso dell'intestino. In altre parole, le persone che
soffrono di colon irritabile registrano in modo
doloroso (e con modificazione nel loro modo di
andare di corpo), un contenuto intestinale che l'80 per
cento delle persone non avverte o comunque non
percepisce come sensazione dolorosa.
Che effettivamente sussista questa sensibilità
particolare, comune del resto anche ai soggetti che
soffrono di alterazioni digestive, è dimostrato dal fatto
che, in molti casi, insufflando in un palloncino
posizionato nel retto di persone con colon irritabile,
queste avvertono dolore per quantità di gas che in
soggetti normali non vengono percepite.
Questa bassa soglia al dolore è facilitata dalla
presenza nella mucosa intestinale di specifici recettori,
speciali strutture cellulari sensibili a stimoli sia
pressori che chimici. Stimolati (o inibiti) questi
recettori originano (o non originano) impulsi
indirizzati alla corteccia cerebrale, che registrerà il
dolore, e alla muscolatura intestinale, che reagirà
contraendosi (o non contraendosi).
Cattiva alimentazione
Si tratta della causa di gran lunga più frequente del
mal di pancia occasionale e di breve durata;
l'incongruenza può essere quantitativa (la grande
abbuffata) e/o qualitativa (eccesso di cibi che
determinano la produzione di molto gas come fibre,
verdura, frutta, grassi, di bevande gassate specie se
ghiacciate, di caffè e alcolici). Le bevande gassate
ghiacciate sviluppano nel tratto digestivo un volume
di gas pari a tre volte circa il loro volume liquido
iniziale, quindi una lattina di 330 ml comporterà lo
sviluppo di quasi 1000 ml di gas.
Stitichezza
Tra i disturbi che creano qualche problema o che
fanno vivere decisamente male, e in qualche caso
malissimo, la stitichezza (stipsi) occupa un posto di
assoluto rilievo in una percentuale di persone
"normali" tutt'altro che trascurabile, specie se al di
sopra dei 60 anni e se di sesso femminile. Inchieste
condotte negli Stati Uniti indicano che anche la scarsa
attività fisica, il basso reddito e il basso grado di
istruzione sono fattori che favoriscono la stipsi.
Nonostante la frequenza del disturbo (dopo i 65 anni
un uomo su quattro ed una donna su tre soffrono di
stitichezza) e nonostante il disagio dichiarato dai
pazienti che ne soffrono, le idee sul cosa fare sono più
numerose che ben definite.
Questo è dovuto ad almeno due ragioni: la prima è
che la stitichezza tende ad essere drammatizzata da
chi ne soffre e in genere scarsamente considerata o
quanto meno sdrammatizzata dal medico; la seconda è
che la gente chiama "stitichezza" delle alterazioni
nell'andar di corpo in sé molto variabili, che spesso
non corrispondono alla definizione di stitichezza cui
invece si attiene il medico.
Da qualsiasi angolatura lo si consideri, il problema
merita comunque la nostra considerazione perché da
un lato la stitichezza in una percentuale non
trascurabile dei casi può essere corretta, del tutto o in
parte, con semplici direttive e, dall'altro, perché in una
minoranza dei casi il disturbo può essere una spia più
o meno precoce di una patologia importante che è
sempre meglio riconoscere tempestivamente per poter
intervenire il più efficacemente possibile.
Altre cause del mal di pancia possono essere:
infezioni microbiche o virali intestinali: la diarrea
associata è d'obbligo, ma si ha quasi sempre una
risoluzione spontanea in qualche giorno. Le infezioni
parassitarie vanno considerate soprattutto in soggetti
che hanno soggiornato in paesi tropicali
farmaci: il mal di pancia può essere causato da abuso
di lassativi
diverticoli intestinali: se paragoniamo il "tubo"
intestinale ad una strada piena di curve i diverticoli
possono essere paragonati a piazzole di parcheggio di
dimensione variabile (da pochi millimetri ad un
chicco d'uva o più) e più o meno numerose (da
diverticoli unici a decine-centinaia). In queste
"tasche" diverticolari, che prevalgono nel colon
discendente e nel sigma, si depositano sia materiale
fecale che gas che possono parzialmente persistere
anche dopo la defecazione. Ciò provoca la sensazione
di non aver evacuato a sufficienza, il fastidio di essere
ancora pieni di feci e gas. Se i diverticoli si
infiammano, il mal di pancia, anche intenso, è la
regola. Le complicazioni dei diverticoli, rare ma
possibili, sono la perforazione (il materiale contenuto
nei diverticoli può allora riversarsi nella cavità
peritoneale) e l'emorragia.
MINZIONE
L'urina è il prodotto della escrezione del rene
attraverso la quale vengono eliminati dall'organismo i
prodotti metabolici (scorie dannose, soprattutto urea)
presenti nel sangue. Essa fluisce nella pelvi renale,
quindi nell'uretere e si raccoglie nella vescica, organo
cavo preposto al suo accumulo. L'emissione di urina
avviene poi attraverso l'uretra, e viene definita
minzione. Nel linguaggio medico le urine emesse in
un definito arco temporale prendono il nome di
diuresi.
Medicina
Nell'uomo sano l'urina è un liquido limpido, atossico,
sterile, incolore in condizioni normali, giallo
paglierino nelle urine concentrate (la colorazione è
dovuta all'urocromo, pigmento derivato
probabilmente dalla degradazione delle proteine
tissutali). Il valore del pH è variabile tra 4,4 e 8, anche
se normalmente vicino a 6: al di sopra dei valori medi
di pH, (per esempio con pH = 8) si è in presenza di
alcalosi, oppure tale valore può essere osservato in
individui che seguono una dieta con poche proteine.
Al di sotto, invece, si verifica acidosi, pericolosa
perché l’epitelio di transizione delle vie urinarie non è
protetto dagli insulti acidi. La densità è pari a 10151025 kg/m³. La quantità di urina prodotta è
estremamente variabile, in quanto la percentuale di
acqua dipende dalla somma dei processi di filtrazione,
che avvengono nei glomeruli renali, e di
riassorbimento, che avvengono invece nei tubuli
renali; in una persona sana l'eliminazione di acqua con
le urine dipende dalla quantità di liquidi introdotti
(con alimenti e bevande) e persi (sudorazione, feci,
vapore acqueo nell'aria espirata, ecc.). Una persona
adulta produce giornalmente, in media, una quantità di
urine compresa fra di 500 ml e 2500 ml. Sebbene
anche in persone sane sia possibile osservare valori
esterni a questo range, per convenzione si parla di
oliguria ("poche urine") per quantità giornalire
inferiori al limite minimo e analogamente di poliuria
("molte urine") per quantità superiori al limite
massimo. L'espulsione di urea consente di eliminare le
scorie in modo da comportare una perdita d'acqua
molto piccola. Se l'ammoniaca fosse mandata ai
nefroni direttamente, per non produrre gravi danni
essa dovrebbe essere molto più diluita.
L'espulsione di urina non è l'unico mezzo con cui
perdiamo liquidi corporei: oltre al sudore, infatti, circa
mezzo litro viene disperso con la ventilazione (fino a
500 ml senza attività fisica) , mentre in media 250
cm3 di acqua al giorno vengono espulsi con le feci.
Viceversa, all'incirca mezzo litro d'acqua viene
prodotto quotidianamente grazie alle reazioni
biochimiche(H2O endogena), per esempio dalla beta
ossidazione dei lipidi.
Composizione
Un litro di urina è composto da:
• acqua (960 g)
• urea (20-25 g)
• cloruro di sodio (10-16 g)
• azoto (10-15 g)
• sodio
• urobilina
• ammoniaca
• acido urico
• acido ippurico
• acido solforico
• acido fosforico
• acido cloridrico
• potassio
• calcio
• magnesio
• creatinina
Soglia renale
È la quantità di glucosio nel sangue (glicemia) pari a
180 mg/dl. Sopra questa concentrazione il glucosio
passa nelle urine, richiamando acqua; in ultima analisi
avremo poliuria e disidratazione. La comparsa di
poliuria, specie se accompagnata da un aumento della
sete (polidipsia), deve indurre ad indagare sulla
possibile presenza di diabete.
Percorso dell'urina
L'urina, dopo essere stata filtrata attraverso i reni, si
presenta come sostanza liquida nella vescica urinaria,
per poi essere espulsa dall'uretra.
Patologia
Un campione di un soggetto affetto da ematuria
Alterazioni della composizione
• Chetonuria presenza di corpi chetonici (in
particolare di acetone) nelle urine
• Albuminuria, presenza di albumina nelle urine
• Microalbuminuria
• Ipostenuria urine poco concentrate
• Ematuria presenza di sangue nelle urine:
• Microematuria: presenza di globuli
rossi visibili all'esame microscopico delle
urine
• Macroematuria: presenza di sangue
visibile ad occhio nudo che colora le
urine (solitamente marrone/rossiccio)
• Glicosuria/Mellituria presenza di zuccheri nelle
urine
• Lipiduria, presenza di lipidi nelle urine
• Leucocituria, presenza di leucociti (globuli
bianchi) nell'urina (frequente in corso di
infezioni delle vie urinarie)
• Piuria presenza di pus nelle urine
• Pneumaturia eliminazione di gas assieme alle
urine
• Proteinuria, presenza di proteine nelle urine
(patologica solo se superiore ad una soglia
definita)
Alterazioni del colore
• Giallo intenso/arancio: possibile presenza di
quantità patologiche di bilirubina o
di urobilina (da patologie del fegato o del
sangue) o di alcuni farmaci
(antibiotici, antipiretici)
• Rosso o marrone rossastro: sangue
(ematuria), emoglobina, mioglobina, porfirina,
coloranti, alcuni farmaci antipiretici, consumo
di barbabietole
• Verdastro: biliverdina in alcune malattie
caratterizzate da ittero grave, acido fenico nelle
intossicazioni, alcuni farmaci (acido
salicilico,sulfamidici, farmaci psicoattivi)
• Bruno/nero: emoglobina, porfirina in alcuni casi
di porfiria
• Blu: uso di diuretici
SONNO
Il sonno è definito come uno stato di riposo
contrapposto alla veglia.
In realtà questa definizione, come altre definizioni che
si possono trovare su vari dizionari (periodica
sospensione dello stato di coscienza durante la quale
l'organismo recupera energia; stato di riposo fisico e
psichico, caratterizzato dalla sospensione, completa o
parziale, della coscienza e della volontà, dal
rallentamento delle funzioni neurovegetative e
dall'interruzione parziale dei rapporti sensomotori del
soggetto con l'ambiente, indispensabile per il ristoro
dell'organismo) non è completamente vera.
Come la veglia, infatti, il sonno è un processo
fisiologico attivo che coinvolge l'interazione di
componenti multiple del sistema nervoso centrale ed
autonomo.
Infatti, benché il sonno sia rappresentato da un
apparente stato di quiete, durante questo stato
avvengono complessi cambiamenti a livello cerebrale
che non possono essere spiegati solo come un
semplice stato di riposo fisico e psichico.
Ad esempio, ci sono alcune cellule cerebrali che in
alcune fasi del sonno hanno una attività 5-10 volte
maggiore rispetto alla veglia.
Due caratteristiche fondamentali distinguono il sonno
dallo stato di veglia: la prima è che il sonno erige una
barriera percettiva fra mondo cosciente e mondo
esterno, la seconda è che uno stimolo sensoriale (ad
esempio un rumore forte) può superare questa barriera
e svegliare chi dorme. Un adeguato sonno è
biologicamente imperativo ed appare necessario per
sostenere la vita.
Definizione e differenza da altri stati di alterazione di
coscienza
Bambino che dorme
È difficile dare una definizione precisa del sonno. Una
delle più calzanti è quella data nel 1985
da Fagioli e Salzarulo che lo presentano come "uno
stato dell'organismo caratterizzato da una ridotta
reattività agli stimoli ambientali che comporta una
sospensione dell'attività relazionale (rapporti con
l'ambiente) e modificazioni dello stato di coscienza:
esso si instaura autonomamente e periodicamente, si
autolimita nel tempo ed è reversibile".
Altra definizione: Stato prontamente reversibile di
ridotta attività ed interazione con l'ambiente
circostante. La dizione "prontamente reversibile" non
si può quindi associare alcoma o all'anestesia che,
rispettivamente, sono una patologia e uno stato di
quiete indottofarmacologicamente.
Il sonno quindi si differenzia da altri stati di
alterazione di coscienza:
• Col sonno la perdita dello stato di coscienza è,
come già detto, reversibile. Quindi il soggetto
può risvegliarsi dopo stimolo non doloroso.
• Lo stupor, diversamente, è un'alterazione dello
stato di coscienza dal quale si ci può risvegliare
dopo somministrazione di uno stimolo
doloroso.
• Lo stato comatoso è un'alterazione dello stato di
coscienza dal quale non ci si può risvegliare
dopo somministrazione di uno stimolo
doloroso.
• Ben più grave è la morte cerebrale con la
cessazione irreversibile di tutte le attività
cerebrali.
Significato del sonno
Teoria del recupero
Secondo questa teoria, il sonno avrebbe la funzione di
ristorare l'organismo: in particolare il sonno avrebbe
una funzione di recupero sull'organismo durante le
fasi NREM e di recupero (svolgendo un ruolo
di riprogrammazione genetica dei comportamenti
innati[senza fonte]) e fissazione
della memoria (facilitando l'incorporazione di nuovi
comportamenti appresi in veglia) durante le fasi REM.
Solitamente, si consiglia di dormire almeno 8 o 9 ore
di sonno per essere in perfetta forma. Se un individuo
è sottoposto a più di queste ore di base sarà pervaso da
uno stato di tranquillità e di stanchezza poiché il
nostro organismo tende a conservare lo stato di
massima rilassatezza. Ciononostante, se si dovessero
fare anche solo 5 ore di sonno, la cosa non avrebbe
molta rilevanza sull'organismo; possono però sorgere
dei problemi dopo almeno 4 mesi di sonno disturbato.
Questa teoria è stata descritta da George Meadows (Il
grande libro del sonno).
Teoria della conservazione dell'energia
Questa teoria si fonda sull'osservazione che durante il
sonno si assiste ad una riduzione dell'attività
metabolica del 10% e della temperatura del corpo.
Questo dato ha poco valore nell'uomo ma assume
grande significato dal punto di vista evolutivo.
Rispetto agli animalipoichilotermici come i rettili, i
mammiferi e gli uccelli hanno bisogno di un notevole
dispendio di energia per mantenere costante la
temperatura interna. Per questo motivo la riduzione di
temperatura che si verifica soprattutto durante le
prime fasi del sonno avrebbe il significato di
preservare energia. Questo processo è lo stesso che
permette a molti animali di iniziare il processo
di letargo.
Teoria dell'apprendimento
Secondo questa teoria il sonno e soprattutto il sonno
REM avrebbe un ruolo determinante per la
maturazione del sistema nervoso centrale, infatti
durante la fase REM si assiste ad un incremento
dell'attività cerebrale. In studi sperimentali uomini
sottoposti a sessioni intensive
diapprendimento presentavano un aumento
significativo del sonno REM, espressione del processo
di fissazione dei dati appresi nella memoria a lungo
termine. I neonati presentano una percentuale
maggiore di sonno REM rispetto agli adulti ed agli
anziani parallelamente alla maggiore capacità di
apprendere.
Teoria evolutiva
Il sonno secondo la teoria evolutiva si sarebbe
sviluppato in relazione al concetto di rapporto predapredatori ovvero in relazione alle influenze
dell'ambiente. Durante il sonno le prede attraggono
meno l'attenzione dei predatori ma dall'altra parte
sono anche più vulnerabili in quanto meno sensibili
agli stimoli. Ad esempio gli erbivori dormono per
periodi brevi in modo da avere tempo di procacciarsi
il cibo e vigilare contro i predatori. Gli animali
carnivori essendo meno in pericolo e procacciandosi
più velocemente il cibo possono dormire più a lungo.
Basti pensare che l'animale che presenta la quantità di
sonno REM maggiore (circa 200 minuti) è proprio
l'animale meno a rischio ambientale: il gatto
domestico.
Le fasi del sonno
Nel 1953 Eugene Aserinsky e Nathaniel
Kleitman scoprirono la presenza dei movimenti
oculari rapidi (REM) durante il sonno. Questa
semplice osservazione permise di differenziare il
sonno in una fase REM (con movimenti oculari rapidi)
e in una fase non REM (fase NREM).
Nel 1963 Kleitman e Dement descrissero per la prima
volta l'alternanza, durante il periodo di sonno, del
sonno REM e NREM in cicli, introducendo il concetto
di architettura del sonno.
Macrostruttura e microstruttura del sonno [modifica]
Tradizionalmente, tre misure principali sono state
usate per definire la fisiologia del sonno:
• l'elettroencefalogramma (convenzionalmente
abbreviato come "EEG") che traduce l'attività
cerebrale in onde elettriche[senza fonte]
• l'elettrooculogramma (convenzionalmente
abbreviato come "EOG") registra i movimenti
oculari e li traduce in onde elettriche
• l'elettromiogramma (convenzionalmente
abbreviato come "EMG") che registra l'attività
muscolare (solitamente
in polisonnografia quella delmuscolo
miloioideo) .
Questi tre parametri definiscono il montaggio
sonno[non chiaro] della polisonnografia. A questi
parametri possono essere aggiunti altri parametri
come la pressione arteriosa, la ph-metria esofagea,
la temperatura corporea e altri che definiscono
il montaggio libero[non chiaro].
Alla fine degli anni sessanta, dopo la scoperta del
sonno REM e NREM e del concetto di ciclicità di
queste due fasi all'interno del sonno è nata la necessità
di classificare in maniera standard le variazioni
elettroencefalografiche che si verificavano durante il
sonno in maniera macroscopica.
Nel 1968 Rechtschaffen e Kales basandosi sull'analisi
dei parametri elettroencefalografici, elettromiografici
ed elettrooculografici classificarono il sonno in 5
stadi: 4 stadi NREM (stadio 1; stadio 2; stadio 3;
stadio 4) ed uno stadio REM.
Macrostruttura del sonno
Veglia
Durante la veglia l'EEG alterna fondamentalmente tra
due pattern. Un pattern chiamato di "attivazione" (o
pattern desincronizzato) caratterizzato da onde di
basso voltaggio (10-30 microvolt) ed
alta frequenza (16-25 Hz) ed un secondo chiamato
"attività alfa" caratterizzato da onde sinusoidali di 812 Hz. L'attività alfa è tipicamente presente ed
abbondante quando il soggetto è rilassato ad occhi
chiusi. Il pattern di attivazione è presente quando il
paziente è in stato di attenzione ad occhi aperti. I
movimenti oculari sono sia rapidi che lenti e il tono
muscolare è medio-alto.
Stadio 1
Durante lo stadio 1 l'attività alfa diminuisce, il pattern
di attivazione scarso, L'EEG è costituito
principalmente da onde di basso voltaggio di
frequenza mista tra i 3-7 Hz. I movimenti degli occhi
sono ancora presenti ma lenti, rotanti e oscillatori (non
in opposizione di fase come nella fase REM).
L'elettromiogramma mostra una attività tonica
persistente benché di intensità inferiore rispetto alla
veglia.
Stadio 2
Nello stadio 2 è presente una attività di fondo di
voltaggio relativamente basso, con frequenza variabile
ma vicina alle onde theta (3-7 Hz). Lo stadio 2 è
caratterizzato dalla presenza di due componenti, i
cosiddetti complessi K e i fusi del sonno (o splinders).
Questi ultimi di provenienza talamica, mancano
nell'insonnia familiare letale, malattia mortale per la
privazione del sonno. I movimenti degli occhi sono
lenti, mentre l'EMG si riduce ulteriormente.
Stadio 3
Nello stadio 3 il 20% - 50% di ogni epoca
(convenzionalmente un periodo di registrazione EEG
di 30 sec.) deve contenere attività Delta ovvero onde
EEG di grande ampiezza (>75 microvolt) e bassa
frequenza (circa 0,5 - 4 Hz). Il tono muscolare in
questo stadio è lievemente ridotto ed i movimenti
degli occhi praticamente assenti. I fusi del sonno
possono presentarsi oppure no, mentre sono presenti i
complessi K, sebbene spesso siano difficilmente
distinguibili dalle onde delta.
Stadio 4
Lo stadio 4 è caratterizzato dalla presenza di onde
delta, che qui raggiungono la massima ampiezza e la
minima frequenza, per più del 50% di ogni epoca.
Come per lo stadio 3, i fusi possono essere assenti o
presenti mentre i complessi K sono presenti, ma
pressoché irriconoscibili dal ritmo delta di fondo. I
movimenti degli occhi non sono presenti mentre
persiste uno stato di attivazione muscolare tonica
molto basso. In questa fase l'attività metabolica del
cervello è ridotta (minor consumo di ossigeno e
glucosio). Se il soggetto si sveglia in questa fase
rimane confuso per qualche minuto.
Stadio Rem
Lo stadio REM è caratterizzato da un EEG a basso
voltaggio con frequenze miste. L'EEG del sonno REM
ricorda molto quello dello stadio 1 se non per le
caratteristiche scariche di onde con la caratteristica
morfologia a 'dente di sega'; per i movimenti oculari
rapidi (da cui appunto la denominazione dello stadio)
e per il basso tono dei muscoli mentonieri. Inoltre
questa fase è caratteristica per la paralisi dei muscoli
(per evitare di mimare i sogni) e per i sogni. Il
cervello consuma ossigeno e glucosio come se il
soggetto fosse sveglio e stesse svolgendo un'attività
intellettuale. Se ci si sveglia in questa fase si è
perfettamente orientati.
Microstruttura del sonno
Il sonno dall'infanzia all'età adulta e all'anziano
Nel neonato il sonno ha un ritmo polifasico: ritmico,
ritmico ad onde lente, lento, alternante.
Con lo sviluppo il sonno diventa bifasico.
Le tre caratteristiche del sonno del neonato sono:
• Alternanza: il nucleo sovrachiasmatico regola il
sonno e la veglia.
• Quantità: preminente nella prima fase della vita
va man mano a ridursi con lo sviluppo, resta
costante durante l'adolescenza per poi diminuire
nella vita adulta.
• Sonno REM: nelle prime due settimane di vita
la sua percentuale sulle ore totali di sonno è del
50%, vista la sua importante funzione
integrativa della memoria, in seguito si riduce.
I neonati dormono circa 16-18 ore al giorno ed il loro
sonno è equamente distribuito nell'arco delle 24 h.
Dal sesto mese di vita il sonno scende intorno alle 1415 ore al giorno ed inizia ad emergere
un pattern diurno. Questa quota giornaliera di sonno
rimane praticamente stabile fino all'anno di vita.
Un ulteriore graduale passaggio verso le 10-12 ore
avviene tra i tre ed i cinque anni di vita. All'età di 10
anni la quantità di sonno giornaliera si aggira intorno
alle 10 ore o meno. La quantità di sonno giornaliera
continua a decrescere durante l'adolescenza fino a
trovare una stabilità nelpattern adulto. In parallelo
tuttavia la diminuzione di ore complessive di sonno
nell'adolescenza è accompagnata da un aumento della
tendenza ad addormentarsi durante il giorno.
I principali stati comportamentali riscontrati
nell'adulto sono lo stato di veglia, lo stato di
rilassamento con un andamento più armonioso e lento,
la sonnolenza con andamento basso il sonno, il sonno
profondo e lo stato di coma.
L'anziano dorme circa 6-7 ore per notte, tuttavia la
qualità del sonno è assai diversa da quella del
giovane. Il sonno è infatti molto più frammentato da
momenti di veglia ed è a volte più suscettibile ai
possibili disturbi ambientali. Una possibile
interpretazione di questi fatti è che il bisogno di sonno
si riduce nelle persone anziane.
Patologia del sonno
Numerose sono le patologie del sonno, che possono
distinguersi in dissonnie e parasonnie. La
Classificazione internazionale dei disturbi del sonno
(ICSD 2005) ne raggruppa tantissimi (oltre 90). I
principali sono:
• Insonnia
• Disturbi respiratori del sonno (sindrome delle
apnee notturne)
• Ipersonnia
• Disturbi del ritmo cardiaco nel sonno
• Sonnambulismo
• Disturbi motori del sonno (sindrome delle
gambe senza riposo, bruxismo)
Posizioni nel sonno
Psicologi ed esperti di linguaggio del corpo associano
le posizioni che si assumono durante il sonno ad
inconsce aspirazioni e desideri personali.
Secondo questa interpretazione, le persone che hanno
un carattere dipendente e bisognoso sarebbero quelle
che tendono ad addormentarsi in una modalità
protetta: a pancia in giù, eventualmente abbracciati
al cuscino. La persona proteggerebbe la pancia, una
parte tenera, la zona dove è custodito
l'inconscio[senza fonte].
Al contrario, un carattere dominante è associabile di
frequente ad una persona che dorme in posizione
supina.
Le donne preferiscono dormire sdraiate su un fianco,
in modo da proteggere il cuore e la pancia. Questa
scelta è associata all'idea, tipicamente femminile, di
proteggere la procreazione.
IGIENE
Igiene personale e dell'ambiente. L'igiene è una
disciplina che si rivolge alla difesa della salute. Il suo
intento è quello di conferire uno stato di completo
benessere fisico alle popolazioni, prevenendo le
malattie e promuovendo la salvaguardia dell'ambiente.
Differentemente dal medico, l'igienista si occupa degli
individui sani, o ricerca le cause delle malattie ormai
in corso con l'intento di eliminarle. La lotta contro le
malattie infettive, epidemiche e contagiose, è
indubbiamente l'aspetto più importante di tale
disciplina, che tuttavia si estende allo studio di nuove
metodiche da adottare per proteggere e migliorare lo
stato di salute di tutti gli individui, dal periodo
prenatale fino alla vecchiaia e, più in generale, alla
tutela dell'ambiente (inquinamento dell'aria,
dell'acqua, del suolo, degli alimenti) e alla
prevenzione dei rischi professionali.
Per quanto riguarda in particolare l'igiene personale,
esistono alcune norme che, se rispettate, facilitano il
mantenimento di un buono stato di salute: lavarsi i
denti dopo ogni pasto è un gesto che costa poca fatica,
ma può evitare grandi disagi come il formarsi della
carie e l'insorgere di infezioni gengivali; una costante
igiene intima, invece, inibisce il proliferare di forme
batteriche dell'apparato genitale. Molta accuratezza
merita la pulizia delle mani e delle unghie che sono
portatrici digermi; buona norma è, infatti, quella di
lavarsi accuratamente le mani ogni volta che, rientrati
a casa, si procede a cucinare le vivande o a mangiare.
Ricordandoci tutte le azioni che abbiamo fatto durante
la giornata (maneggiare soldi, reggersi ai sostegni dei
mezzi pubblici, appoggiarsi ai banconi dei negozi
ecc.), troveremo mille motivi per lavarci le mani con
cura. Ogni parte del corpo necessita di attenzione e di
piccole cure che, eseguite con costanza, conferiscono
al nostro fisico salute e vigore.
Anche l'ambiente che ci circonda deve mantenere un
alto grado di igiene per scongiurare il diffondersi di
malattie. Con grande attenzione si dovrebbe guardare
all'ambiente scolastico, nel quale le norme di pulizia
degli spazi comuni e il sistema di conservazione
alimentare per le mense richiedono la messa in atto di
severe procedure; un discorso analogo vale per i
luoghi pubblici e gli ambienti di lavoro. Tuttavia non
si può pensare che la responsabilità dell'igiene
ambientale sia compito solo delle istituzioni, è anzi
dovere
di
attivamente
ogni
al
singolo
benessere
individuo
comune
partecipare
attuando
comportamenti in tal senso corretti. Ecco perché la
scuola appare il luogo più adatto affinché le regole
igieniche fondamentali vengano insegnate, con corsi e
seminari, ai più piccoli.
TECNOLOGIE E SISTEMI PER SODDISFARE I
BISOGNI
WATER
Il water - chiamato anche, soprattutto nel gergo
tecnico, vaso sanitario - è un apparecchio sanitario
costituito da un vaso, generalmente inceramica (ma ve
ne sono anche versioni in acciaio, in vetro e in resina),
destinato allo smaltimento degli escreti di funzioni
fisiologiche come la minzione e la defecazione.
Morfologia e funzionamento
Schema morfologico
Scarico a sifone
Il water è costituito da un vaso di colletta, tipicamente
dotato di sedile (spesso ribaltabile), collegato ad una
tubatura di scarico a mezzo di un sifone riempito
d'acqua per evitare la diffusione di cattivi odori
nell'ambiente.
Dopo ciascun utilizzo, la parte interna del vaso viene
ripulita da un getto d'acqua, di solito proveniente da
un piccolo serbatoio, usualmente
denominato sciacquone; tale soluzione ha soppiantato
progressivamente l'impiego di acqua corrente, in
quanto permette di impiegare una quantità adeguata e
non eccessiva di acqua ad ogni risciacquo,
limitandone lo spreco. Taluni accorgimenti (altezza e
conseguente incremento della caduta, direzionamento
dei getti) ottimizzano la funzionalità del getto, gli
escrementi vengono così spinti dal getto verso la
tubatura di scarico fino a raggiungere la fossa
biologica [1] o le fogne e l'acqua contenuta nel sifone
viene rinnovata.
Tipologie
I water si distinguono per il tipo di montaggio in:
• vasi con piedistallo, fissati al pavimento, con
altezza normalizzata [2].
• vasi sospesi, fissati ad una parete e
completamente staccati dal pavimento, con
altezza in genere attorno ai 400 mm.
• vasi a parete, altrimenti detti orinatoi.
Le altezze indicate sono in genere comuni a quelle
dei bidet montati accanto ai vasi. Dimensioni,
caratteristiche e modalità di posa in opera sono
oggetto di dettagliati standard edilizi in molti paesi,
tendenti a favorire una fruizione ottimale del servizio
al maggior numero possibile di utenti, contro le
possibili differenziazioni biometriche. In Italia, ad
esempio, i sanitari per bambini sino a 10 anni
debbono avere un'altezza massima di 350 (±10) mm,
quelli per disabili e persone affette da dolori articolari
e dell'anca di 500 (±10) mm.
Il sistema di lavaggio del vaso assume la
denominazione comune di sciacquone. Gli sciacquoni
possono essere:
• a cassetta:
• bassa, esterna o incassata a muro, con
adduzione dell'acqua a quota
prefissata [3], con pulsanti di apertura
meccanici, che sempre più spesso
consentono di modulare la quantità
d'acqua impiegata per ogni singolo
lavaggio secondo necessità (in genere
consumando circa 3 o 6 litri).
• appoggiata direttamente alla parte
posteriore del vaso, con comandi e
funzionamento analoghi a quelli delle
cassette basse.
• alta o a mezza altezza, esterna, con
pulsante di apertura idraulico, sempre
meno utilizzate, soprattutto per l'elevato
consumo d'acqua che determinano ad
ogni lavaggio (circa 9 litri).
• a flussometro; un tubo dell'acqua corrente incassato a muro o a vista - è collegato
direttamente al vaso a mezzo di un rubinetto,
generalmente dotato di una molla che ne causa
la chiusura automatica dopo esser stato
azionato, garantendo così il lavaggio a mezzo di
un predeterminato quantitavo d'acqua, in genere
maggiore di quello impiegato con i sistemi a
cassetta, determinando un maggior consumo di
liquido. Per via dei possibili sprechi d'acqua, il
sistema a flussometro è sempre meno diffuso.
Il raccordo tra il sifone del vaso e il bocchettone di
scarico (generalmente in PVC grigio [4]) può essere
disposto verticalmente o orizzontalmente ed è sempre
orizzontale nei vasi sospesi. La conformazione del
sifone e l'orientamento del raccordo determinano la
tipologia di funzionamento dello scarico:
• a cacciata, con raccordo normalmente
orizzontale;
• ad aspirazione, con raccordo normalmente
verticale.
Cenni storici
Servizi igienici collettivi di epoca romana negli scavi
di Ostia
Un vaso sanitario con accessori personalizzati
L'invenzione del vaso sanitario sembra da attribuirsi
all'inglese Alexander Cummings.
Sistemi a seduta con risciaquo continuo, per certi versi
analoghi ai vasi attuali, erano diffusi nel mondo
romano antico. Importanti ritrovamenti archeologici
a Ostia, Ercolano, Pompei e persino presso il Vallo di
Adriano hanno consentito di evidenziarne anche un
aspetto di costume per il quale le azioni esplicatevi si
suppongono effettuate collettivamente con naturalità.
Grazie ad una scoperta archeologica pare che in Cina,
attorno all'anno 0, fossero usati servizi igienicimolto
simili agli attuali. In una tomba della dinastia Han (dal
206 a.C. al 24 d.C.) è stato ritrovato un locale con un
sistema per sedersi e raccogliere l'acqua[senza fonte].
In Occidente invece l'invenzione del water viene
attribuita allo scrittore John
Harington, figlioccio diElisabetta I d'Inghilterra. Il
vaso era collocato in un piccolo ambiente,
denominato water closet che, tradotto in italiano,
significa propriamente "ripostiglio per l'acqua"[5] e
non vaso sanitario, nonostantewater closet e la sua
abbreviazione, w.c. o WC, siano spesso usati - sebbene
erroneamente - per indicare non solo l'ambiente
chiuso, ma lo stesso vaso.
Nel 1590, sir Harlington ideò un marchingegno
fornito di un serbatoio a torre contenente acqua.
Unrubinetto a mano faceva affluire l'acqua in
un serbatoio più piccolo, mentre una botola
a valvola faceva defluire l'acqua di scolo in un pozzo
nero.
L'invenzione destò interesse nel pubblico, ma
Harlington ebbe la sventurata idea di parlare del
progetto in un suo libro, contenente allusioni di
cattivo gusto. Le divagazioni allusive non piacquero
alla regina Elisabetta, che bloccò la realizzazione del
rudimentale vaso sanitario e non volle più saperne
dell'ingegnoso figlioccio.
Il water rappresentò un importante progresso igienico
in quanto consentì di liberarsi in modo efficiente di
materiali ad alto contenuto batterico che altrimenti
potrebbero favorire l'insorgenza e la diffusione
dimalattie ed infezioni nonché la prolificazione
di topi e insetti.
Nel Medioevo, quando era sconosciuto il water e non
erano sistematicamente diffuse le fognature, gli
escrementi erano generalmente depositati in vasi di
coccio spesso vuotati direttamente dalle finestre,
trasformando così le strade cittadine in luoghi
maleodoranti e in cattive condizioni igieniche.
Curiosità [modifica]
Nel 2004 è stato trovato il water su cui Martin
Lutero scrisse le sue 95 tesi, un sedile di pietra di 30
cm in una spoglia nicchia nel muro della sua casa. Il
monaco pare infatti soffrisse di costipazione cronica e
quindi passasse molte delle sue ore più costruttive al
gabinetto.
BIDET
Il bidet o bidè è un lavabo utilizzato per il lavaggio
della parte esterna dei genitali, delle natiche e
dell'ano.
Storia
La parola bidet è anche il nome francese per indicare
il pony; deriva da bider che significa "trottare".
L'omonimia è dovuta alla somiglianza delle posizioni
che si assumono durante l'utilizzo del bidet con quella
della cavalcata del pony. Il bidet inizia a comparire
negli arredamenti francesi tra la fine del XVII e
l'inizio del XVIII secolo, ma non si conosce né la data
certa né il nome del suo inventore. La prima
testimonianza certa risale al 1710, anno in cui il
probabile inventore,Christophe Des Rosiers, lo
installò presso l'abitazione della famiglia reale
francese. In realtà il bidet rimase inutilizzato in
Francia; a Versailles esistevano 100 bagni ma furono
dismessi tutti in una decina di anni.
Utilizzo del bidè nel XVIII secolo.
Nella seconda metà del 1700 troviamo il primo bidet
utilizzato in Europa, proprio in territorio italiano, che
diede il via alla sua diffusione prima nel Regno delle
Due Sicilie e, molti anni più tardi, anche nel resto
della penisola. Fu la Regina di Napoli Maria Carolina
d'Asburgo-Lorena ad essere particolarmente
innovativa nel volere un bidet nel suo bagno personale
alla Reggia di Caserta. Dopo l'annessione al
Piemonte, ad unità d'Italia avvenuta, i Savoia fecero
l'inventario di ciò che trovarono nella reggia
borbonica e, non sapendo cosa fosse, non seppero
dare una definizione dell'oggetto; nell'inventario fu
scritto "oggetto sconosciuto a forma di chitarra".
Dal 1900, durante l'età vittoriana, con l'avanzamento
tecnologico delle tubature, il bidet, assieme alvaso da
notte, divennero strumenti utilizzati nella stanza da
bagno e non più in camera da letto.
Nel 1960 invece ci fu l'introduzione sul mercato
del bidet elettronico cioè dovuto all'unione del
gabinetto con il bidet, particolarmente utile in piccoli
ambienti in cui i due sanitari non troverebbero posto.
Utilizzo
Il bidet è utilizzato principalmente per l'igiene intima.
Inoltre può anche essere utilizzato per il lavaggio di
altre parti del corpo, come ad esempio i piedi.
Diffusione
Il bidet è un accessorio comunemente presente in
molti paesi dell'Europa
meridionale (Italia, Spagna, Portogallo, Croazia, Slov
enia e Grecia), in alcuni dell'America
latina (Argentina, presente al 90% e Uruguay), in
alcuni africani (specialmente Egitto e Morocco) e in
alcuni parti dell'Asia (in particolar modo
in Giappone, Bangladesh, Tailandia, India, e Corea
del Sud). Quasi ogni casa del mondo arabo possiede
istallato un bidet (tra
cui Libano, Siria, Giordania, Kuwait, Arabia
Saudita, Qatar, e gli Emirati Arabi Uniti.
In questi paesi può essere installato in luoghi
particolari come negli alberghi, e in Giappone è
addirittura presente nei bagni pubblici. InEuropa il
bidet è utilizzato non solo per il lavaggio intimo
personale, in aggiunta alla carta igienica, ma anche
per un lavaggio supplementare e opzionale, o per
un'igiene corporale giornaliera. Nel 1980 in Giappone
furono introdotte le prime toilette senza carta, cioè
una combinazione di gabinetto e bidet in cui chi
l'utilizza può lavarsi direttamente. Questo è presente
in circa il 60% dei bagni e non è infrequente negli
alberghi.
Nonostante la Francia sia il paese di nascita dell
parola bidet, molte case sono sprovviste di esso,
specialmente gli appartamenti piccoli, economici o di
recente costruzione.
Gli abitanti di paesi nei quali le case private non
dipongono comunemente di un bidet
(Germania, Regno Unito o USA ad esempio), non
sono familiari con il bidet e non hanno alcuna idea del
suo utilizzo nel caso lo incontrino in viaggi all'estero.
Questo è spesso causa di ilarità sulla loro igene
personale da parte degli altri paesi.
RUBINETTO
Il rubinetto è un dispositivo di regolazione del flusso
di materie liquide o aeriformi installato all'estremità
(quindi regolazione dei flussi in uscita) o nel mezzo
(quindi regolazione del flusso di passaggio) di un
condotto, di una tubatura o di un serbatoio. Nel primo
e terzo caso si parla più propriamente di rubinetto, nel
secondo di valvola.
Si distingue tra rubinetteria idrosanitaria,
normalmente rifinita a mezzo verniciatura o processi
galvanici e rubinetteria gialla o grezza, come i
rubinetti per il combustibile o apparecchiature
meccaniche.
Tipologia
Esistono diversi tipi di rubinetti e di valvole:
• Rubinetto elettronico: rubinetto dotato di
fotocellula che permette l’erogazione dell’acqua
con il solo avvicinamento delle mani al
rubinetto senza doverlo toccare, rispettando in
questo modo le più restrittive norme igieniche.
Contestualmente il funzionamento a fotocellula
garantisce un consumo razionale dell'acqua,
evitando inutili sprechi. La
linea idralSYNT di IDRAL offre un’ampia
gamma di applicazioni di questi sistemi no
touch.
• Rubinetto temporizzato: rubinetto azionato
premendo il pulsante e dotato di meccanismo di
arresto automatico dell’erogazione di acqua
dopo un tempo prefissato. Questa tipologia di
rubinetti sono la soluzione ideale negli ambienti
pubblici e nei complessi sportivi, dove si vuole
fornire all'utilizzatore massima igiene e praticità
d'uso, garantendo contemporaneamente un
efficace risparmio del consumo dell'acqua. La
famiglia idralSAVE di IDRAL offre un’ampia
gamma di applicazioni di rubinetti e miscelatori
temporizzati.
• Rubinetto a comando capacitivo: rubinetto
comandato da circuito elettronico che rende
qualsiasi parte ad esso collegato (cappuccio,
corpo ecc.) sensibile al contatto. Il semplice
sfioramento permette l’erogazione e la chiusura
dell’acqua, facilitando estremamente
l’azionamento del rubinetto anche per i disabili.
La famiglia T-SENSE di IDRAL offre varie
applicazioni di questa nuova tecnologia.
• Pulsante WIRELESS: pulsante che permette
l’erogazione di acqua da qualsiasi posizione
senza l’ingombro di cavi, lasciando libera scelta
all’utilizzatore per il suo posizionamento.
L’arresto dell’erogazione d’acqua avviene
automaticamente dopo un tempo prefissato o
premendo nuovamente il pulsante. Il pulsante
WIRELESS può venire impiegato sia a servizio
di bocche d’erogazione che come comando di
cassette di scarico e flussometri ed è
estremamente morbido da azionare, quindi
adatto anche per i servizi per disabili. Il
sistemaWIRELESS è un brevetto di IDRAL
SPA.
• rubinetto a maschio
• rubinetto a vite
• miscelatore monocomando
• miscelatore termostatico
• rubinetto a spillo
• valvola a saracinesca
• valvola a sfera
...
Le definizioni possono variare da azienda ad azienda
e hanno varianti locali.
Etimologia [modifica]
È particolarmente curiosa l'etimologia del termine:
deriva infatti da robinet, diminutivo di Robin che nel
francese popolare designa il montone e l'ariete, inteso
come maschio della pecora. In Francia la chiavetta
che regolava la cannella dell'acqua era spesso ornata
da una testa di animale (il montone era il più
frequente come fregio) e cominciò a essere chiamata
robinet, cioè 'piccolo montone'. Alla fine
dell'Ottocento il termine è italianizzato in robinetto e
quindi rubinetto. Precedentemente i congegni erano
denominati 'chiavette' a sottolinearne la funzione. Non
mancano definizioni regionali, riferite in particolar
modo alle bocche da fontana, che in molti casi
presentano dei veri rubinetti per impedire lo spreco di
acqua potabile. Oggi il termine rubinetto viene
utilizzato in maniera generica o per indicare un
prodotto con le doppie maniglie per l'erogazione
dell'acqua , oramai quasi del tutto rimpiazzati dai
miscelatori monocomando .
Storia
I più antichi rubinetti erano del tipo a maschio e sono
attestati fin dall'epoca romana. Il rubinetto a vite (o
vitone) è attribuito all'inglese Thomas Grill, che
l'avrebbe inventato agli inizi dell'Ottocento.
Dagli anni settanta del Novecento è stato messo a
punto il miscelatore a dischi ceramici, benché i primi
esperimenti di miscelazione siano più antichi.
Materiali [modifica]
L'ottone cromato è uno dei materiali più diffusi per la
realizzazione di rubinetti. La lega di ottone è
lavorabile solamente con l'aggiunta dipiombo che
durante la fusione e la lavorazione a caldo, si deposita
negli strati più superficiali del rubinetto. Il tenore di
piombo è compreso fra lo 0.5 e il 3% del peso della
lega finale in OTTONE cromato.
Ma è bene specificare che l'ottone oggi è producibile
senza l'utilizzo di piombo sia per criteri normativi che
per l'abolizione del piombo quale metallo considerato
gravemente dannoso per la salute.
L'ottone cromato ha un aspetto simile ed è facilmente
confuso con l'acciaio inossidabile. Lo strato
superficiale di piombo può essere asportato e ingerito,
a seguito del contatto con l'acqua che scorre.
Salute e burocrazia
L'Organizzazione mondiale della sanità ha elaborato
una lista delle concentrazioni consigliate di metalli
pesanti nei rubinetti per l'acqua potabile. Per il
piombo nei rubinetti, raccomanda che il rilascio di
piombo dai rubinetti nell'acqua non superi i 10
microgrammi per litro di acqua.
La Direttiva 98/93/CE ha stabilito una soglia di 25
microgrammi fino al 2013, e di 10 microgrammi dopo
il 2013.
Vale la pena ricordare che esiste un consorzio di
produttori di rubinetterie che aderisce ad un consorzio
definito OTTONE VERDE , appunto perché
realizzato con l'esclusione del piombo e delle sostanze
ritenute o realmente dannose per la salute umana.
Concentrazioni di 100-120 microgrammi di piombo
nel sangue sono pericolose per la salute umana.
Purtroppo in stati quali la Cina e l'India non ci sono
indicazioni precise circa l'utilizzo del piombo e ,
poiché i prodotti di rubinetteria cinesi in Italia sono
importati in maniera massiccia , ci sono probabilità di
rischio per la salute umana .
Chiaramente, con il passare del tempo diminuisce il
rilascio di piombo, minore dei rubinetti più vecchi, dai
quali è stato asportato in precedenza.
Le raccomandazioni dell'OMS sono state recepite
dalle legislazioni di Stati
Uniti, Canada, Australia e Giappone. In questi Paesi, i
produttori di rubinetti devono ottenere una
certificazione, la NSF 61, per il rilascio di piombo
nell'acqua.
In Giappone, sono stati brevettati rubinetti realizzati
in ottone cromato con silicio al posto del piombo,
meno economici di quest'ultimo materiale.
Raccomandazioni
Data la pericolosità del piombo e la presenza in alcune
zone di tubazioni al piombo e il rilascio di questo
nell'acqua, per far si di non ingerire quantità elevate è
consigliabile far scorrere i primi litri d'acqua i quali
sono stati per lungo tempo a contatto con il piombo e
ne sono più ricchi.
Museo del rubinetto
In Italia, a San Maurizio d'Opaglio c'è un Museo del
rubinetto e della sua tecnologia. Il Museo racconta la
storia del complesso rapporto tra l'uomo e l'acqua, la
tecnologia del rubinetto e la storia del distretto
industriale del rubinetto.
FOGNATURA
Per fognatura (o sistema di drenaggio urbano o
impianto di fognatura) si intende il complesso
dicanalizzazioni, generalmente sotterranee, per
raccogliere e smaltire lontano da insediamenti civili
e/o produttivi le acque superficiali (meteoriche, di
lavaggio, ecc.) e quelle reflue provenienti dalle attività
umane in generale.
Le canalizzazioni, in generale, funzionano a pelo
libero; in tratti particolari, in funzione dell'altimetria
dell'abitato da servire, il loro funzionamento può
essere in pressione (condotte prementi in partenza da
stazioni di pompaggio, attraversamenti, sifoni, ecc.).
L'aspetto idraulico
Una rete fognaria, a seconda che sia di tipo misto o
separato, richiede un diverso approccio progettuale.
Infatti mentre nel primo caso occorre tenere conto sia
dei reflui addotti alla rete dalle varie utenze, civili e
non che siano, sia delle precipitazioni che possono
verificarsi nella regione considerata, nel caso di
fognature separate questi due aspetti vanno
considerati separatamente. Più precisamente il
progettista è chiamato a fornire una stima della portata
che la fognatura è chiamata a smaltire. I parametri che
più interessano per un corretto dimensionamento sono
il valore medio e quello massimo di tale portata.
In genere la condotta fognaria va dimensionata sulla
base della portata media in base alla quale vengono
disegnate le sezioni nel rispetto dei parametri di
velocità ammissibili durante il funzionamento "a
regime", ma deve essere in grado di smaltire senza
problemi anche quella massima senza tracimare dai
pozzetti intercalati lungo il percorso. In questo caso si
ammette che possano essere superate, per brevi
periodi, le velocità consigliate, ammissibili per quel
tronco fognario. È per questo motivo che soprattutto
nei centri abitati di dimensioni medio-grandi o in aree
interessate da frequenti allagamenti o da eventi
meteorici di dimensioni eccezionali si sceglie in via
preferenziale la soluzione a reti separate. In tal modo
si evita di sovradimensionare inutilmente la rete
ordinaria durante il funzionamenti per gli usi "civili" e
si crea una rete dedicata per sopperire agli
inconvenienti legati ad eventi meteorici gravosi per le
città.
Fogna nera
Per il calcolo della fogna nera si fa riferimento
alla portata nera media e di punta.
Il calcolo delle portate dipende da i seguenti
parametri:
• Popolazione (P): previsione della popolazione
da servire durante la vita della fognatura (40 50 anni). Si calcola con formula, tipo quella
dell'interesse composto o della curva logistica
limitata o di Pearl, sulla scorta dei dati
rinvenienti dai censimenti.
• dotazione idrica (d): espressa il l*ab/g,
rappresenta normalmente la quantità di acqua
individuale che deve essere garantita
mediamente durante l'anno. Tale valore è di
regola indicato dal Piano Regolatore generale
degli Acquedotti (PRGA) o atti similari [1]. ;
• coefficiente di massimo consumo (m):
rappresenta il rapporto tra la portata di punta
Qp nel giorno di massimo consumo annuo e la
portata media annua Q. Per tale coefficiente di
norma si assume un valore pari a 2,25 [2] anche
se tale valore varia al variare della dimensione
dell'abitato, cresce al decrescere della
estensione del centro urbano;
• coefficiente di riduzione (c): coefficiente che
tiene conto dell' effettiva aliquota di acqua
potabile distribuita che dopo l'utilizzo viene
scaricata nella fognatura. Per tale coefficiente di
regola si assume un valore variabile tra 0,7 e
0,8.
La velocità relativa alla portata media non dovrà di
norma essere inferiore a 50 cm/s.
Quando ciò non potesse realizzarsi dovranno essere
interposti in rete adeguati sistemi di lavaggio.
La velocità relativa alle portate di punta non dovrà
essere superiore a 4 m/s.
Fogna bianca
Per il dimensionamento della fogna bianca si fa
riferimento alla massima portata pluviale che viene
calcolata sulla base dello studio idrologico delle
durate degli eventi meteorici, dell'estensione delle
aree dei bacini scolanti e dei coefficienti di
assorbimento dei terreni.
Tra i metodi più utilizzati per il calcolo della portata
pluviale ci sono:
• il metodo del volume d'invaso;
• il metodo cinematico - lineare o del tempo di
corrivazione
La velocità massima eccezionale non dovrà superare
di norma 5 m/s.
Fogna mista
Per la fogna a sistema misto, il dimensionamento
dovrà essere fatto sia per condizioni di tempo asciutto
(portate nere) che per quelle di tempo di pioggia
(portate nere + portate pluviali), rimanendo valide
indicazioni sopra riportate.
L'aspetto igienico
Immagine ripresa da un robot di ispezione fognaria
Lo smaltimento dei reflui in una città come in un
qualunque altro agglomerato di abitazioni è un
problema della massima importanza. Le deiezioni
contengono sempre miliardi di germi molti dei quali
possono essere causa di gravi malattie, pertanto
devono essere allontanate dai centri abitati nel più
breve tempo possibile.
Nelle fattorie isolate, nei villaggi e in tutte le località
in cui manca un impianto pubblico di fognatura, si
usano le cosiddette "fosse biologiche". Nelle comunità
più grandi, le deiezioni vengono allontanate per
mezzo di apposite condotte che sfociano in mare,
nei laghi e nei corsi d'acqua. In altre comunità, le
deiezioni vengono trattate secondo precisi piani di
smaltimento.
La fossa biologica, usata per la sistemazione privata
delle deiezioni, è fatta di mattoni, o calcestruzzo o
metallo, ed ha la capacità di almeno due quintali. Le
deiezioni entrano nella fossa e vengono invase da
particolari batteri che vivono nelle sostanze di rifiuto
solide e che distruggono i batteri dannosi pullulanti
nelle sostanze liquide. I liquidi, poi, escono dalla fossa
attraverso un sistema di "tubature collegate" sistemate
subito sotto la superficie del suolo. Infine, questi
liquidi vengono assorbiti dal terreno. Questo scolo di
liquidi nel terreno non è pericoloso a meno che non
avvenga in comunità troppo popolate, dove troppo
liquido potrebbe penetrare nel terreno, sino a
saturarlo.
La sistemazione delle deiezioni in una città costituisce
un problema molto più complesso. Dalle tubature
delle case private, degli edifici pubblici e degli
stabilimenti, le deiezioni vengono raccolte in grandi
condotti, dove, in seguito a speciale trattamento con
calce, o con una miscela di calce ed alluminio, oppure
ancora con calce e solfato ferroso, si decompongono.
Per prevenire l'accumularsi dei gas velenosi
od esplosivi, che si formano dalle deiezioni in
decomposizione, le tubature devono essere
sufficientemente ventilate. È per questo che, a
distanza di una decina di metri l'uno dall'altro,
vengono collocati, nelle condutture, dei serbatoi, o
camere, chiusi con una grata di ferro, dalla quale
l'aria possa passare. Vengono anche predisposti
dei "sifoni" per evitare che questi gas tornino nelle
case. In queste trappole, si raccoglie, appunto, l'acqua
che impedisce ai gas di tornare indietro.
Le città che dispongono di un proprio impianto per la
eliminazione delle immondizie e delle deiezioni usano
vari sistemi. Comunemente, vi è un serbatoio di
separazione usato per separare le sostanze metalliche,
ed altre sostanze inorganiche. Successivi serbatoi, a
volte riscaldati, raccolgono le immondizie
permettendo nel contempo all'aria di penetrarvi
lentamente. L'aria tiene le immondizie in continuo
movimento (e a questo scopo si possono usare anche
dispositivi meccanici) e procura l'ossigeno per i
batteri e altri organismi che si nutrono di immondizie.
Con questo sistema, si ottiene la distruzione dei batteri
dannosi e un certo grado di liquefazione delle materie
solide. I liquidi vengono, a volte, spruzzati in aria,
dove i batteri rimasti vengono distrutti dall'azione
dell'ossidazione e dei raggi ultravioletti del sole. Dopo
questo processo, possono venire immessi in corsi
d'acqua, ma per maggior sicurezza vi si aggiungono
sostanze germicide. I materiali solidi vengono estratti
dal serbatoio di decomposizione, detto anche
serbatoio digerente, essiccati e venduti come
fertilizzanti
Utenze
Le fonti di produzione dei reflui, in un agglomerato
urbano, sono soprattutto le case e i luoghi di riunione
abituali quali la scuola, il posto di lavoro, la caserma,
l'ospedale, ecc.
E non vanno dimenticate le altre fonti di produzione,
esse pure presenti nel tessuto cittadino, quali quelle
rappresentate da piccoli opifici, botteghe artigiane,
officine meccaniche, garage, lavanderie, caseifici,
studi fotografici, laboratori chimici e di analisi,
macelli, ecc., che contribuiscono con scarichi di
particolare natura, a volte ad elevatissimo tasso
inquinante.
E c'è anche il contributo, dei mercati all'aperto, e delle
fiere periodiche, delle dei luna park e di quante altre
attività l'uomo ha concepito nel suo lungo cammino
dalle origini ai nostri giorni.
Per la normativa vigente in materia non è ammesso lo
smaltimento dei rifiuti, anche se triturati, in fognatura,
ad eccezione di quelli organici che provengono dagli
scarti dell'alimentazione trattati con apparecchi
dissipatori di rifiuti alimentari che ne riducano la
massa in particelle sottili, previo accertamento
dell'esistenza di un idoneo sistema di depurazione.
La normativa vigente in materia prevede che gli
agglomerati urbani con un numero di abitanti
equivalenti superiore a 2.000 devono essere provvisti
di reti fognarie (fognatura dinamica [3] ) per lo
smaltimento delle acque reflue urbane.
Acque nere
Per quanto sopra, tutte le acque originate dalle
suddette utenze vengono definite acque nere.
In una definizione più generale, le acque nere sono
quelle acque riconosciute nocive per la salute pubblica
o moleste per il pubblico.
Acque bianche
Di contro tutte le acque non riconosciute nocive per la
salute pubblica o moleste per il pubblico vengono
chiamate acque bianche.
Tra queste ci sono:
• le acque meteoriche di dilavamento provenienti
da tutte le aree aperte impermeabilizzate quali,
strade, parcheggi, tetti, cortili, ecc.
• le acque utilizzate per il lavaggi delle strade
• le acque di raffreddamento provenienti da
attività industriali
Tipologie
Tutti i rifiuti liquidi comunque prodotti vanno
collettati alla fogna dinamica.
Essa è costituita dalle opere di raccolta ed immissione
delle acque di rifiuto nei collettori stradali, dalla rete
composta da questi ultimi, dagli eventuali manufatti di
controllo idraulico, dai sollevamenti e dai manufatti di
scarico.
I sistemi fognari si distinguono in:
• sistema unitario o fogna mista: raccolgono sia
le acque di rifiuto urbane (acque di tempo
asciutto) che le acque meteoriche
• sistema separato: utilizza due reti separate
chiamate
• fogna nera: adibita alla raccolta ed al
convogliamento delle acque reflue urbane
unitamente alle eventuali acque di prima
pioggia:[4])
• fogna bianca (o più correttamente fogna
pluviale): adibita alla raccolta ed al
convogliamento delle sole acque
meteoriche di dilavamento e di lavaggio
delle strade, e dotata o meno di
dispositivi per la raccolta e la separazione
delle acque di prima pioggia. Nelle fogne
bianche di nuova costruzione può essere
richiesto dall'autorità competente che le
acque di prima pioggia debbano essere
sottoposte, prima del loro smaltimento,
ad una trattamento di grigliatura e
dissabiatura. In casi particolari quali
acque di dilavamento di piazzali, strade,
parcheggi, ecc., può essere richiesto
anche un trattamento di disoleazione.
Si possono trovare abitati serviti in parte con un
sistema misto ed in parte con un sistema separato (es.
Bari).
Con l'entrata in vigore del Decreto Presidente del
Consiglio dei ministri del 4 marzo 1996 nelle zone di
nuova urbanizzazione e nei rifacimenti di quelle
preesistenti si deve di norma, salvo ragioni
economiche ed ambientali contrarie, prevedere il
sistema separato.
In tali zone si può prevedere il solo invio delle acque
di prima pioggia nella rete nera solo se tale
immissione è compatibile con il sistema di
depurazione adottato
Gerarchia
Le canalizzazioni, in funzione del ruolo che svolgono
nella rete fognaria sono distinte secondo la seguente
terminologia:
• fogne: canalizzazioni elementari che
raccolgono le acque provenienti dai fognoli di
allacciamento delle utenze e/o dalle caditoie
pluviali, convogliandole ai collettori.[5]. È
buona norma adottare diametri non inferiori
al DN 200 mm;
• collettori: canalizzazioni costituenti l'ossatura
principale della rete che raccolgono le acque
provenienti dalle fogne più importanti e quelle
ad essi direttamente addotte da fognoli e/o
caditoie. I collettori a loro volta confluiscono in
un emissario;
• emissario: canale esterno all'abitato, che,
partendo dal termine della rete (dal punto in cui
non ci sono più afflussi), trasporta le acque
raccolte all'impianto di depurazione. Spesso con
il termine emissario si indicano i canali
effluenti dagli impianti.
Dati tecnici
Posizionamento plano - altimetrico
Dal punto di vista altimetrico, la fognatura nera deve
occupare nel corpo stradale sempre il livello più basso
rispetto a tutti gli altri sotto-servizi pubblici:
acquedotto, gasdotto, elettrodotto, linee telefoniche,
fogna pluviale, ecc., questo per poter raccogliere a
gravità gli scarichi di utenze poste al piano terreno o
al di sotto dei piani stradali (seminterrati, ecc.) come
se ne trovano in molti vecchi quartieri.
Di norma il posizionamento altimetrico della
fognatura nera o mista deve essere tale da permettere
la raccolta, senza sollevamenti, di liquami proveniente
da utenze site almeno a 50 cm sotto il piano stradale.
Per motivi igienici, la giacitura delle reti fognarie
deve essere sempre inferiore a quella delle condotte di
distribuzione di acqua potabile [6]garantendo che tra
la generatrice superiore della condotta di fognatura e
la generatrice inferiore di quella di acqua potabile vi
sia un opportuno dislivello comunque non inferiore a
30 cm.
Planimetricamente la distanza misurata in orizzontale
fra le due condotte non deve comunque essere
inferiore a 1 m.[7]
Se per ragioni di spazio (strade piccole e dotate di fitti
sottoservizi) non fosse possibile rispettare i suddetti
limiti si devono adottare idonee opere di protezione
della condotta idrica (es. controtubo).
Pendenza e velocità
la pendenza delle canalizzazioni deve essere tale da
garantire tempi di permanenza delle acque reflue nelle
stesse idonei ad evitare l'insorgere di fenomeni di
settizzazione dei reflui.
Il regime di velocità delle acque nelle tubazioni deve
essere tale da evitare sia la formazione di depositi di
materiali putrescibili, che l'abrasione delle superfici
interne da parte dei materiali solidi trasportati (sabbie,
ecc.).
Per rispettare quanto quanto sopra, se si può contare
su una portata continua sufficiente a produrre
l'autoespurgo,[8] come accade normalmente nei
collettori e nell'emissario, la pendenza della
canalizzazione può raggiungere valori minini pari a
0,1 - 0,2 %, anche se risulta più idoneo non scendere
sotto il 0,5 %.
Nelle fogne bianche o miste, dove la portata può
essere notevole a seguito di piogge intense, assume
una notevole importanza il valore massimo della
pendenza, poiché è conveniente che la velocità di
esercizio in condotta non superi valori compatibili con
la resistenza all'usura dei materiali costituenti le
tubazioni (normalmente circa 2,5 m/s) [9], al fine di
ridurre l'azione abrasiva dei detriti trasportati nella
fognatura dalla pioggia sulle pareti del condotto.
Per le fogne elementari che risultano in gran parte e
per lunghi tratti asciutte per evitare la formazione di
depositi putrescibili è necessario procedere ad un
lavaggio periodico attraverso i pozzetti di testata o di
linea.
Pozzetti di ispezione
In corrispondenza di punti singolari della rete
fognaria, quali:
• confluenza di una canalizzazione in altre
(pozzetto di confluenza o di incrocio)
• vertici altimetrici del profilo longitudinale, dove
cioè le fogne cambiano pendenza
• vertici planimetrici, dove cioè cambia la
direzione della fogna (pozzetto di deviazione o
d'angolo)
• in corrispondenza dei salti [10] (pozzetto di
salto)
• inizio di una fogna elementare (pozzetto di
testata)
devono essere previsti dei pozzetti d'ispezione
dimensionati in modo tale da consentire l'accesso
agevole al personale addetto alle operazioni di
manutenzione e controllo.
Di norma sezioni orizzontali pari a 1x1,2 m2 risultano
più che sufficienti.
Se i pozzetti così disposti risultano a distanza troppo
grande tra loro, occorre interporre altri pozzetti
intermedi in modo che la distanza reciproca non
superi i 25 ÷ 30 m circa per le condotte non praticabili
(altezza inferiore a 1,05 m), nelle quali di solito scorre
una portatamodesta, mentre per le condotte praticabili,
in cui la portata è continua, la distanza può essere
aumentata fino a valori non superiori a 50 m.
Qualora la sezione dei collettori o dell'emissario sia
superiore a 2 m, si possono accettare pozzetti disposti
a distanza fino a 150 m.
I criteri indicati per la posizione dei pozzetti sono
dettati dalla necessità di rendere possibile le
operazioni di espurgo e di disostruzione effettuate con
appositi arnesi.
Caditoie pluviali
Le caditoie pluviali hanno una struttura semplice e
sono essenzialmente costituite da una bocca di presa,
da un pozzetto di contenimento (quasi sempre dotato
di camera di sedimentazione per trattenere le materie
solide prodotte dalla utilizzazione delle pertinenze
stradali quali ad esempio mercati rionali), e di
chiusura idraulica per impedire l'uscita dalla fogna di
animali (blatte, ratti, ecc) e di esalazioni moleste.
Le bocche di presa possono essere:
• a griglia: la caditoia è in sede stradale con
l'apertura nel proprio cielo protetta da griglia
metallica (normalmente in ghisa) in
corrispondenza delle cunette sottostanti ai
marciapiedi o delle strade a culla
• a bocchetta (o a bocca di lupo): viene ricavata
nel corpo del cordone del marciapiede e in
questo caso la caditoia, dotata
di chiusinod'ispezione è collocata sotto il piano
di calpestio del marciapiede.
Anche le caditoie di solito sono posizionati alla
confluenza di strade secondarie con altre di maggiore
importanza e devono comunque essere disposte a
distanza mutua tale da consentire la veloce
evacuazione nella rete di fognatura dell'acqua
meteorica e comunque in maniera da evitare ristagni
di acqua sulle sedi stradali.
Scaricatori di piena
Gli scaricatori di piena sono manufatti costruti solo
nelle fognatuare a sistema misto, quando la fogna
fiancheggia, il mare, un fiume o un altro recipiente
capace.
Nel periodo secco, la acque nere vengono convogliate
normalmente all'impianto di depurazione, mentre in
caso di piogge, le acque miste che superano la soglia
sfiorante dello scaricatore, vengono scaricate
direttamente nel corpo ricettore.
Gli scaricatori di piena vengono progettati in modo
tale che l'acqua mista sfiorante abbia un rapporto di
diluizione compatibile con il corpo ricevente.
Impianti di sollevamento
Quando l'altimetria dell'abitato non consente il
funzionamento di parti della rete fognaria a canaletta
verso l'impianto di depurazione ( esempio quartieri
posti a quota più depressa di quella del depuratore), in
punti strategici della rete vengono realizzati degli
impianti elevatori.
Nell'impianto, devono essere utilizzate delle pompe
speciali idonee alla qualità del liquido trattato.
Inoltre il manufatto deve essere dotato di vasche di
pescaggio idoneamente dimensionate in modo che il
liquame in esse non sosti per lungo tempo per evitare
la sua setticizzazione.
Canalizzazioni utilizzate
Canali
Collettore a sezione ovoidale della fogna di Parigi
Per i collettori di fogna pluviali o unitarie,
specialmente in passato si è fatto uso di canali con
varie sagome interne.
La differenza fra le due fogne è che per quella unitaria
la sagoma deve essere tale da garantire un regolare
scorrimento della portata nera nel periodo di tempo
asciutto.
Tra le sezioni interne dei condotti di fognatura le più
comuni sono:
• circolare: usata principalmente per fognature
miste e nere con diametri fino a DN 600 mm e
nelle fognature pluviali con diametri oltre il DN
1000 mm;
• ovoidale nuovo inglese o ovale accentuato: è
utilizzata principalmente per fogne unitarie
poiché presentando per le portate minime la
massima velocità è adatta a convogliiare acque
miste con scarsa percentuale di acque nere;
• ovoidale vecchio inglese; come per la
precedente ma idonea per acque miste con
maggiore percentuale di acque nere;
• policentrica con cunetta circolare: riservata
per fogne unitarie con rilevanete flusso
continuo di acque nere;
• policentrica allargata: essendo dotate di una
cunetta ricavata sul fondo della platea
(savanella) sono adatte per emissari e collettori
principali che devono condurre tutte le qcque
nere continue.
Tali cunette, sono state relaizzate in passato in
muratura di mattoni e malta di cemento, mentre le più
recenti sono in calcestruzzo armato.
Come è noto, tutti i materiali a base cementizia sono
estremamente sensibili all'azione degli acidi che si
formano a causa dei gas sprigionatisi dall'azione
batterica sui liquami, fenomeno che si manifesta nelle
fogne in cui scorrono acque nere.
Le cose peggiorano se le fogne accolgono reflui di
natura industriale. Per le fogne pluviali, invece va
considerato che le acque di pioggia sono prive di sali
e pertanto a contatto con i calcestruzzi possono
produrre la lisciviazione degli stessi.
Quanto sopra va a comprometterre la durabilità dal
conglomerato cementizio.
Per proteggere i canali in calcestruzzo spesso si
prevede di rivestirli con un idoneo intonaco e/o con
fondelli in gres.
Tubazioni
La caratteristica principale delle tubazioni per
fognatura è quella di avere una buona resistenza alle
azioni di tipo fisico, chimico e/o biologico, provocate
dalle acque reflue e/o meteoriche trasportate.
Tale protezione interna viene assicurata o dal
materiale costituente il tubo (gres, PVC, ecc.) oppure
da idonei rivestimenti interni (malta cementizia nelle
tubazioni in ghisa sferoidale).
In passato, fino alla sua messa al bando per la
pericolosità delle fibre di amianto, era molto utilizzata
la tubazione in cemento amianto.
Attualmente stanno prendendo piede delle altre
tubazioni in fibrocemento ecologico, che utilizzano
fibre di diversa natura, in sostituzione di quelle in
amianto pericolose per la salute umana.
Altre tipologie di tubazione cementizie (calcestruzzo
armato) vengono utilizzate, sempre più raramente, per
la realizzazione delle fognature.
Infatti queste presentano tutti i difetti che
denunciavano i cunicoli e i canali (utilizzati in
passato) sia quelli in muratura che quelli in
calcestruzzi intonacati o meno internamente.
Esse sono, per la loro natura, facilmente aggredibili
chimicamente dai liquidi trasportati, infatti la
formazione di acido solforico, a partire dall'idrogeno
solforato presente normalmente nelle acque nere, è
causa della corrosione della calotta (parte del tubo
normalmente non bagnata) con ripercussioni gravi
sull'ambiente a causa della possibile dispersione dei
liquami nel terreno e nelle falde.
Inoltre sono aggredibili anche dall'esterno per azione
del terreno di sedime quando questo ha particolare
composizione e proprietà.
Sono inoltre soggetti ad essere scalfiti internamente a
causa dei corpi abrasivi (sabbia, smerigli, ecc.) che nei
reflui sono sempre presenti, pr effetto di impropria
immissione in fognatura di sostanze estranee o di
acqua di provenienza meteorica ricadenti da tetti,
terrazzi, cortili interni che non dovrebbero recapitare
nella rete domestica.
Le tubazioni più utilizzate comunque rimangono
quelle in gres ceramico.
I pregi del gres sono ben noti a chiunque si occupi di
fognature sia progettista, costruttore, gestore.
Inattaccabile dall'aggressività chimica dei liquami
trasportati e dei terreni di posa è di fatto immune
all'azione abrasiva dei solidi trascinati dalla fase
liquida.
Presentano di contro una elevata fragilità e un bassa
resistenza meccanica a trazione e di conseguenza a
flessione ( quella a compressione è buona), e pertanto
i singoli tubi hanno lunghezze limitate (normalmente
1 ÷ 1,5 m fino a 2 m per diametri < 600 mm) e
pertanto richiedono un numero elevato di giunzioni.
Altre tubazioni che stanno prendendo piede sono
quelle a base di materiali plastici.
Tra queste, il PVC è quello che ha dato i risultati
migliori nel settore delle fognature.
Il PVC, presenta una serie di proprietà interessanti
quali:
• la leggerezza
• la facile lavorabilità
• una lunghezza del tubo adeguata ( circa 6 m)
• buone proprietà idrauliche (internamente sono
sufficientemente lisci, proprietà che tra l'altro
non favorisce l'ancoraggio sul fondo di
sedimenti e quindi non facilita la formazione di
ostruzioni od incrostazioni)
• una buona resistenza meccanica
• buona resistenza all'aggressione chimica da
parte dei liquidi trasportati e dei terreni di
sedime
• una buona durezza tale da preservare i tubi
dall'abrasione dai sedimenti trasportati
dall'acqua
però, come tutte le tubazioni plastiche[11]. , ha la
tendenza a deformarsi secondo assi diametrali sotto
l'effetto del suo stesso peso e dei carichi insistenti.
Pertanto per garantire immutata la sezione della
tubazione una volta interrata, non si può far
affidamento alla sola resistenza meccanica del tubo
bensì anche alle azioni esterne rappresentate dal
rinfianco del tubo che deve essere formato con
materiali idonei e compattato fino a valori elevati di
compressione; pertanto per questi tubi sono
fondamentali le modalità di posa e rinterro.
Quando però i tubi vengono posati in città, poiché le
strade cittadine sono oggetto di frequenti scavi per la
realizzazione di nuovi sottoservizi, questi nuovi scavi,
se realizzati nelle vicinanze le condotte di fognatura,
potrebbero danneggiare il terreno di rinfianco
modificando così l'assetto statico del tubo in PVC,
causando uno squilibrio tra le azioni deformanti e le
reazioni stabilizzanti che può portare all'ovalizzazione
del tubo, che può assumere deformazioni
insopportabili che comportano il conseguente
successivo collasso del manufatto.
Inoltre il PVC se esposto agli agenti atmosferici, è
soggetto a degrado dovuto all'invecchiamento e
all'indebolimento delle caratteristiche meccaniche con
conseguente riduzione della resistenza, inoltre talvolta
i roditori aggrediscono le condotte in questo
materiale, quando esse sbarrano il loro passaggio,
causando danni decisamente onerosi.
Molto raramente in fognatura vengono utilizzate le
tubazioni metalliche (acciaio e ghisa sferoidale) e
vengono prescelte per specialissime applicazioni quali
le condotte prementi.
A causa della loro sensibilità ai reflui, vengono
opportunamente rivestite internamente; ad esempio le
tubazioni per fognatura in ghisa sferoidale vengono
realizzate con un rivestimento interno in malta di
cemento alluminoso perché più resistente all'azione
disgregatrice dei reflui.
Le tubazioni in ghisa sferoidale recentemente
vengono utilizzate anche per la realizzazione di
semplici rami di fognatura, ma la barriera da superare
per il loro sviluppo è quella dei costi.
Allaccio fognario
Il tramite del collettamento alla fogna nera è l'allaccio
fognario (fognolo), il tratto di condotta che unisce il
luogo di produzione dello scarico al sistema di
raccolta ed allontanamento cittadino.
Tutte le utenze ricadenti in centri serviti da reti di
fognatura, o in periferia o anche in borgate separate in
cui il servizio è stato addotto, sono tenute a collegare i
loro scarichi alla fogna stradale se gli immobili di
pertinenza fruiscono del rifornimento idrico.
Questo lo impongono le leggi vigenti in materia di
risanamento ambientale e di disinquinamento della
acque che vietano ogni forma di smaltimento quando
nell'abitato è organizzato un servizio di raccolta
dinamico.
Il pozzetto domestico che ospita il sifone
intercettatore, è l'origine dell'allacciamento, tutto ciò
che è a valle è di competenza dell'ente gestore, tutto
ciò che è a monte è di competenza del privato.
Esso, detto anche cameretta d'ispezione, può essere
costituito da un manufatto in calcestruzzo armato gettato
in opera o prefabbricato di dimensioni adatte per
ospitare il sifone intercettatore.
Il sifone intercettatore, come prescritto dalla
normativa vigente, ha la funzione di impedire il
ritorno all'interno dei fabbricati delle esalazioni
maleodoranti o dei gas che dovessero formarsi nella
rete fognaria stradale, ma anche quelle di impedire
che corpi estranei (stracci, tamponi igienici, ecc.), di
pezzatura superiore alla luce della sua gola, superino
lo sbarramento da esso costituito e vadano ad intasare,
ostruendolo il condotto di collegamento stradale.
È infatti molto più agevole l'ispezione e la
manutenzione del sifone, dotato di una o due
ispezioni, che non dell'allacciamento esterno, a volte
notevolmente lungo, che può essere raggiunto, quando
si rende necessario, solo mediante l'apertura di
una trincea stradale ed il taglio della tubazione.
Il sifone intercettatore più comune presenta due
bocche di ispezione rivolte verso l'alto, una a monte e
l'altra a valle della gola, che consentono grande
agibilità nelle ricorrenti operazioni di pulizia e di
disostruzione.
Attraverso l'ispezione a valle riesce facile ispezionare
il fognolo, mentre da quella a monte, con semplici
manovre, si possono estrarre tutti i materiali solidi che
si dovessero attestare nella gola.
Il sifone può essere dotato di uno o più aerofori per la
ventilazione della fognatura.
La pendenza dell'allacciamento è assunta molto
elevata, va dal 5% al 10%, quando è possibile in
funzione della disponibilità di quote, ma mai meno del
2%, per consentire il rapido deflusso delle portate
scorrenti ed il trascinamento dei corpi solidi.
Il diametro che viene assegnato all'allacciamento nei
casi più frequenti è il DN 150 mm, ma può aumentare
in rapporto alle dimensioni degli insediamenti da
servire o per esigenze tecnologiche. Dal sifone ha
origine la parte di fogna stradale per mezzo di un
pezzo speciale chiamatobraca.
L'innesto del fognolo nel tronco stradale è legato alla
circostanza che l'allaccio arriva sempre dopo la
realizzazione stradale.
Normalmente si procede nei seguente modo:
• realizzazione di un foro nel tubo ricevente con
una particolare fresa che si assicura al
manufatto per mezzo di cinghie e che è in grado
di ritagliare in pochi secondi una calotta di
parete di idoneo diametro. Nel foro si inserisce
un idoneo tronchetto dotato di guarnizione
elastomerica per garantire la tenuta e a monte di
un bicchiere per la giunzione del primo
elemento del fognolo. In corrispondenza del
foro si utilizzano anche dei manicotti di attacco
in due pezzi già dotati del bicchiere per la prima
giunzione
Normativa
In Italia
In Italia si fa riferimento in particolare alle seguenti
fonti:
• Decreto Legislativo del 3 aprile 2006 n. 152 Norme in materia ambientale
• Decreto del Presidente del Consiglio del
Ministri (DPCM) del 4 marzo 1996 n. 62 Disposizioni in materia di risorse idriche
• Circolare Ministero dei Lavori Pubblici 7
gennaio 1974 n. 11633 - Istruzioni per la
progettazione delle fognature e degli impianti di
trattamento delle acque di rifiuto
• Ministero dei Lavori Pubblici - Comitato dei
Ministri per la tutela delle acque
dall'inquinamento: 4 febbraio 1977 - Criteri,
metodologie e norme tecniche generali di cui
all'art. 2, lettere b), d), ed e), della Legge 10
maggio 1976 n. 319, recante norme per la tutela
delle acque dall'inquinamento.
LETTO
Il letto è uno dei più utili e diffusi mobili domestici:
esso ha la funzione di permettere un corretto e
comodo riposo al suo possessore.
La composizione di un letto
Nella tradizione occidentale, che come vedremo si
differenzia moltissimo, in materia di letti, da
quella orientale e mediorientale, il letto è un mobile
composto di diverse e numerose parti:
Essenziale è principalmente la rete che ha il compito
di sostenere l'intera struttura; essa può essere
realizzata in vari materiali: il più comune è senz'altro
la molla in acciaio, ma non mancano reti in assi
di legno che hanno anche il pregio di assecondare la
forma del corpo del dormitore.
Non di secondaria importanza è il materasso, la vera e
propria parte comoda del letto: esso si pone tra la rete
ed il corpo disteso, ed ha dunque la funzione di
sostenere il dormiente. La maggior parte dei materassi
era realizzata in lana, adesso a molle (sistema ormai
superato quello delle molle tradizionali; più diffuso,
invece, il più attuale sistema a molle
indipendenti/insacchettate che, pur mantenendo il
classico sostegno del tradizionale materasso a molle,
garantisce una miglior anatomicità del materasso, che
si adatta maggiormente al nostro corpo grazie alla
struttura a molle indipendenti), ma ne esistono anche
alcuni fatti di speciali materiali sintetici ipoallergenici.
Tra i modelli più attuali ricordiamo quelli in
viscoelastica, i cosiddetti materassi "a memoria di
forma", che si adattano alla sagoma del proprio corpo,
seguendo le sue linee naturali e garantendo, così, la
posizione ottimale della colonna vertebrale quando ci
si sdraia sopra; inoltre non esercitano pressioni sul
corpo e favoriscono, per questo, una corretta
circolazione sanguinea (anatomici,
alta traspirabilità grazie alla composizione a cellule
aperte, e anti-decubito), quelli anatomici in lattice di
gomma, che assecondano perfettamente il peso e le
forme naturali di chi vi si distende, garantendo un
ottimo sostegno e consentendo una corretta posizione
del proprio corpo (tutto questo con un prodotto
completamente d'origine naturale) , e quelli ad acqua,
realizzati in gomma e riempiti del suddetto liquido,
scarsamente richiesti dal mercato, scomodi persino.
Esistono oggi, inoltre, materassi a pressione variabile,
costituiti da camere interne separate che si gonfiano e
sgonfiano alternativamente e sono principalmente
utilizzati nei reparti ospedalieri e nelle lunghe degenze
per la prevenzione delle ulcere da decubito.
Un cuscino.
• Non sempre presente, il cuscino è un piccolo
spessore morbido che si interpone tra il
materasso e la testa di chi dorme; com'è facile
comprendere, la sua funzione è mantenere
alzata la testa. Esso è oltretutto realizzato in un
materiale più morbido del materasso (piume
d'oca,lana,cotone o altre fibre;...ma anche in
lattice o in viscoelastica), onde evitare il poco
confortevole contatto, durante il sonno, del viso
con il materasso. Esistono, però, anche modelli
anatomici che, grazie alla loro forma sagomata,
sostengono la cervicale, consentendo una
corretta posizione della colonna vertebrale ()
• D'inverno possono essere presenti sui letti
le lenzuola e le coperte, che servono a tenere al
caldo chi riposa; essi possono essere fatti di
diversi tessuti, ma i preferiti sono il cotone per
le prime e la lana per le seconde. Non rara è
la termocoperta, un esemplare elettrico di
coperta che sprigionacalore grazie ad
una resistenza interna che si oppone al
passaggio dell'elettricità: esse sono dotate
di termostato, così che si possa dormire
alla temperatura desiderata.
• Infine, è sempre da apprezzare il ruolo estetico
dei coprirete, dei coprimaterasso e
dei copriletto, spesso decorati in varie fantasie,
che ricoprono ognuno la parte del letto da cui
prendono il nome.
L'evoluzione del letto attraverso il tempo e lo
spazio [modifica]
Camera da letto d'epoca, esposta al Musée
Jacquemart-André.
Nella preistoria, il letto consisteva in nient'altro che
un mucchio di foglie o pagliaapprossimativamente
accumulate in vicinanza di una fonte di calore; in casi
particolarmente disagiati, poteva essere utilizzata a
quello scopo anche la nudaterra. Ma
l'evoluzione culturale, mossasi attraverso
la Mesopotamia, l'Egitto e laGrecia, produsse in
seguito giacigli formati da tessuti ripieni di una
sostanza morbida, come ad esempio la lana, per le
persone di stirpe nobiliare; nei paesi mediorientali
come in quelli indiani era invece di uso comune per il
popolo il dormire su di un tappeto. Nodo nevralgico
del progresso nel campo dei letti fu poi, all'epoca
di Roma, il triclinium, molto più simile ai mobili
moderni ma non progettato esclusivamente per
dormire: era infatti utilizzato dalle persone più
importanti come senatori o consoli anche in occasione
di banchetti o di riunioni. Nel corso del Medioevo,
mentre per le casate reali del Nord Europa nascevano
ilguanciale ed il letto a baldacchino, esclusivamente
riempiti di piume d'oca, i ceti inferiori ed in
particolare i pastori cominciarono ad utilizzare il
suddetto materasso di lana; chi non aveva risorse
economiche sufficienti ad acquistarlo era costretto a
dormire su semplici sacchi pieni di paglia. Quando,
dopo la scoperta dell'America, si cominciarono a
coltivare le piante dimais, le foglie di
tale vegetale sostituirono in vari casi la paglia dei
materassi, producendo così un oggetto più comodo ma
anche più rumoroso del precedente, a causa dello
schiacciamento delle dure fibre che compongono le
foglie. Nel corso dei secoli, il letto delle classi
superiori divenne alla portata dei ceti medio-bassi,
diffondendosi così in tutte le abitazioni; l'ultimo
gradino dell'evoluzione fu raggiunto nelNovecento,
nel momento in cui i materiali sintetici si sostituirono
a quelli naturali da sempre adoperati dall'uomo per
garantirsi un buon riposo.
Tipi di letto
In Italia i letti si classificano comunemente in cinque
categorie, a seconda della loro larghezza:
• letto a una piazza o letto singolo: largo 80-90
cm, confortevole per una persona sola;
• letto a una piazza e mezza: largo 120 cm;
• letto a piazza francese: largo 140 cm;
• letto a due piazze o letto matrimoniale: largo
160-180 cm e
• letto a tre piazze o letto osimano: largo 200-400
adatto per tre persone mamma papà bambino
piccolo.[senza fonte]
CARTA IGIENICA
Un rotolo di carta igienica.
La carta igienica è un prodotto in carta utilizzato per
una sommaria igiene intima dopo ladefecazione o
la minzione.
La composizione della carta igienica differisce dalle
altre carte (ad esempio i fazzoletti di carta) perché è in
grado di disfarsi con l'acqua e di decomporsi più
rapidamente nelle fosse biologiche.
Storia [modifica]
Prima della carta igienica (in alto), i cinesi
utilizzavano delle asticelle in legno (in basso)
Le prime tracce dell'utilizzo della carta igienica
risalgono al XIV secolo in Cina ad utilizzo della
famiglia imperiale[1].
Nel 1857 negli Stati Uniti viene prodotta
industrialmente la prima carta per uso esclusivamente
igienico da un tal Joseph Gayetty, il cui nome era
stampato su ogni singolo foglio. Nel 1879 la Scott
Paper Company mette in commercio la prima carta
igienica in rotoli seguiti poco dopo dai rotoli perforati.
Nel 1942 con la prima carta a doppio velo, St.
Andrew's Paper Mill, la carta igienica
in Inghilterradiventa più soffice e robusta. In Italia la
carta igienica fu considerata un lusso fino alla seconda
metà del XX secolo, quando divenne un prodotto di
uso popolare.
La moderna carta igienica [modifica]
Il formato più diffuso è il rotolo bianco a doppio velo
goffrato, ma sono disponibili sul mercato rotoli
colorati o decorati, profumati o a più veli (fino a
cinque). Le misure standard del taglio sono 97 mm di
altezza e 126 mm di larghezza.
Sono disponibili anche rotoli caratterizzati da
decorazioni come fumetti, barzellette e volti di
personaggi politici (con evidente scopo satirico).
Esistono anche carte inumidite per la sostituzione
del bidet, con emollienti come l'aloe e antisettiche.
L'industria della carta igienica [modifica]
Il mercato della carta igienica in Europa vale
8,5 miliardi di euro e rappresenta il 26% del consumo
mondiale. Ogni europeo ne consuma in media 13 kg
ogni anno, per un consumo totale nell'intera Europa
pari a 5,5 milioni di tonnellate o 22 miliardi di rotoli
complessivi.
Lo scopino è un oggetto atto alla pulizia dei residui
della defecazione rimasti nel vaso (sanitario).
Esso è costituito da una parte rigida solitamente di
forma lineare, alle cui estremità si trova
un'impugnatura e nell'altra un ciuffo di fili semirigidi,
simili a quelli di una scopa. Il materiale di cui e
costituito è normalmente plastica, ma vi è la
possibilità di trovarli anche in altri materiali, come per
esempio in metallo.
Normalmente lo scopino viene venduto con il suo
portascopino, ossia un piccolo vaso ove viene riposto
l'oggetto quando non è in uso. A volte il vaso del
portascopino è riempito d'acqua o ancor meglio da
una sostanza igienizzante in forma liquida.
COTTURA ALIMENTI
Il forno è uno strumento usato in generale per
scaldare del materiale in molti ambiti.
In cucina l'utilizzo primario è per la cottura del cibo. I
principali tipi di forno sono:
• Forno elettrico
• Forno elettrico a muffola
• Forno a gas (Friedrich Siemens, 1856)
• Forno a microonde
• Forno ad infrarossi
• Forno ad induzione
• Forno solare
• Forno metallurgico
• Forno a tino
• Forno a riverbero
• Forno a legna
• Forno Martin-Siemens
• Altoforno
Il fornello è un tipo particolare di forno solitamente di
dimensioni più contenute, usato maggiormente in
ambito domestico e specialmente in cucina. I tipi
principali di fornello sono:
• Fornello a gas
• Fornello elettrico
• Fornello a induzione
Il fornello a induzione è un tipo di fornello che
sfrutta il principio dell'induzione elettromagnetica per
scaldare le pentole utilizzate per la cottura dei cibi.
Funzionamento [modifica]
Interno di un piano cottura ad induzione
Il fornello a induzione è costituito da
un solenoide entro cui viene fatta scorrere
una corrente alternata o comunque una corrente
elettrica variabile nel tempo. La corrente che scorre
nel solenoide produce un campo magnetico, il quale è
variabile nel tempo poiché lo è la corrente. Per
la legge di Faraday, una variazione del flusso del
campo magnetico nel tempo, produce una forza
elettromotrice indotta. Questa forza elettromotrice può
dar luogo a delle correnti elettriche se laresistenza
elettrica è sufficientemente piccola. Le correnti
elettriche che si formano in questo modo sono
chiamate correnti parassite (devono questo nome al
fatto che nella maggioranza dei casi esse sono
fenomeni fisicamente dannosi, perché sono fenomeni
dissipativi e quindi dissipano energia sotto forma di
calore, similmente all'attrito in meccanica). Queste
correnti circolano nel materiale e per effetto
Joule dissipano energia sotto forma di calore, cosicché
il materiale inserito nel forno si scalda.
Particolari caratteristiche necessarie al funzionamento
• Corrente variabile nel tempo, per creare un
campo magnetico variabile nel tempo e quindi
una forza elettromotrice indotta. Per cui il forno
non può funzionare con correnti continue.
• Materiali con bassa resistenza elettrica, per
favorire il passaggio delle correnti parassite e
per aumentarne l'intensità. Quindi i
materialimetallici o conduttori in genere sono
ottimi per questo tipo di applicazioni, mentre gli
isolanti elettrici sono pessimi.
• Materiali la cui forma favorisca lo scorrere
delle correnti parassite. Poiché queste scorrono
circolarmente, le forme ideali per i materiali da
scaldare sono quelle circolari o a simmetrie
circolari (dischi, tori), mentre le forme
squadrate sono meno efficienti (quadrati,
rettangoli, triangoli), invece le forme lineari o
"pettinate" sono pessime.
• Materiali la cui resistenza elettrica non sia
troppo bassa, perché le correnti indotte nel
materiale dissipano energia termica solo in
presenza di una resistenza. Per cui i
materiali superconduttori non andrebbero bene.
Il gioco-forza sta nel fatto di riuscire a trovare
un materiale con una resistenza elettrica bassa,
ma non eccessivamente bassa. Per questo scopo
i metalli sono i materiali ideali.
Vantaggi [modifica]
• Assenza di fiamme
• Efficienza elevata con conseguente risparmio
energetico
• Velocità di riscaldamento
• Nessuna parte del forno che si scalda (la pentola
stessa si scalda, ma il forno resta freddo).
• Le zone di cottura dispongono di
riconoscimento automatico della pentola; si
attivano esclusivamente in presenza di
pentolame con fondo magnetico e si disattivano
non appena il pentolame viene tolto
• Impossibilità di scottarsi o di prendere la scossa
• Comodità nella pulizia del piano in
vetroceramica
Svantaggi [modifica]
• Costo elevato
• Presenza di campi elettromagnetici
• Richiede l'uso di pentole adatte (in genere sul
fondo è presente il simbolo del solenoide) in
materiale ferromagnetico.
Stufette portatili: come sceglierle
A elettricità (la corrente scalda una resistenza) o a
carburante (nell'apparecchio avviene una
combustione). Questa è la principale distinzione che
separa nettamente in due categorie le stufe portatili.
Stufe a carburante
Le stufe a carburante possono essere a kerosene, a Gpl
o a specifici combustibili a base di paraffine. Nel
primo caso si tratta di apparecchi molto potenti; il
problema è che, essendo portatili, non sono collegati a
un camino, perciò i gas prodotti dalla combustione
sono rilasciati nella stanza in cui si usano. Un
processo di combustione implica sempre la
produzione di anidride carbonica e di possibili altri
inquinanti, che in concentrazione elevata possono
essere tossici e anche molto pericolosi per la salute.
Per questo è indispensabile avere un buon ricambio
d'aria nei locali, oltre che controllare che sia tutto in
ordine prima di utilizzarli (si veda il test sui rivelatori
di Co su AC 219, Ottobre 2008).
Queste stufe sono da usare con cautela anche per altri
motivi: la combustione di carburante, che avviene
all'interno degli apparecchi, impone di posizionarli ad
almeno un metro di distanza da oggetti infiammabili
(tende, tappeti ecc.), che potrebbero prendere fuoco.
Attenzione anche al rischio di scottature, che con le
stufe a kerosene è reale.
Stufe elettriche
Le stufe elettriche tutte mediamente si equivalgono
sul fronte dell'efficienza energetica; ma in tutti i casi
si tratta di un sistema per produrre calore molto
costoso.
Dal punto di vista ambientale, tenendo conto che in
Italia la maggior parte dell'elettricità è prodotta da
combustibili fossili, non siamo di fronte a prodotti da
considerare particolarmente rispettosi dell'atmosfera.
L'elettricità è sempre disponibile in casa e una presa si
trova in ogni ambiente: la comodità è garantita.
Abbastanza garantita anche la sicurezza: non c'è
rischio di esplosione o di incendio, basta stare attenti a
non toccare le parti calde dell'apparecchio e verificare
che il produttore si sia attenuto alle norme di sicurezza
in vigore per tutte le apparecchiature elettriche.
La potenza di queste stufe è in genere limitata a un
massimo di circa 2000 W, per evitare sovraccarichi di
corrente.
I costi elevati della bolletta non ne rendono comunque
consigliabile l'uso per molte ore di seguito, tanto più
che vi impediscono di utilizzare altri apparecchi
elettrici contemporaneamente.
Ci sono un'infinità di modelli di stufe, ma se
dobbiamo dividerli per caratteristiche il numero si
riduce (eccetto alcune eccezzioni) a tre famiglie
distinte: 1. Le stufe radianti 2. Le stufe convettive 3.
Le stufe irraggianti.
Quando si vuole acquistare una stufa,bisogna
accertarsi su quale di questi tipi la nostra attenzione
sarà rivolta, ma come si fa per saperlo?
Tutto dipende dal locale che si vuole riscaldare.
1. Le stufe radianti
Se il vostro ambiente è una camera unica,
indipendentemente da quanto sia grande, le vostre
ricerche possono fermarsi sulle stufe radianti. La loro
caratteristica di base consiste nell'emanare in maniera
diretta il calore della combustione e, data l'alta
temperatura che irradiano, è consigliabile installarle
ad una distanza di sicurezza da tende, mobili e divani,
onde evitere pericoli di surriscaldamento. Fanno parte
di questa categoria, le colonnine brucia tutto con
l'interno in refrattario o ghisa, le stufe camino e le
cucine a legna, ottime per cucinare. Se il
riscaldamento è per tutta la casa, questa categoria è
sfruttabile solo installandola in un punto comunicante
con tutti gli ambienti interessati.
Scusate l'Off topic... se avete gia i fornelli a gas e state
in casetta con forno elettrico e riscaldamento a legnapdc o altro, valutate anche la cara vecchia bombola di
gpl, volendosi affrancare dal "gas" inteso come
metano, se questo viene utilizzato solo per la cottura!
Per motivi di costi fissi, o semplicemente perche
durante le ore di picco ci pompano dentro aria per
mantenere l'impianto in pressione.
Le belle fiamme blu che alle 6.30 fanno uscire il caffè
in un' attimo.... alle 12.30 diventano fiamme rosse...e
altro che maggiori tempi per l'induzione... l'acqua
della pasta non bolle più! chiaramente il contatore
non fa distinguo.
Forse questo lo avevo gia detto... la novità e dopo aver
cambiato casa, con lo stesso piano cottura (ho dovuto
cambiare 4 euro di ugelli) prima tra costi fissi ed aria
pagata per gas avevo un costo
(SPANNOMETRICO...mi riservo di controllare) di
circa 8 euro al mese di metano. Ora ho una bombola
di propano-butano da 15 chili pagata 30 euro a giugno
che non vuol saperne di finire...e siamo quasi a natale.
Chiaramente le fiammelle sono sempre di un
bellissimo blu a qualunque ora...
Per me il dilemma di cosa installare nella mia
prossima abitazione è tra GPL in bombola ed
induzione... allacciarsi al metano solo per la cucina
non lo prendo nemmeno lontanamente in
considerazione. Per il riscaldamento poi...
La bombola se ti fa impresssione in casa puoi tenerla
anche fuori in un' apposito "gabbiotto" debitamente
grigliato.
Miscelatore che riduce la pressione in uscita, tubo a
norma ed un eventuale rubinetto prima della cucina e
non hai nulla di meno che con il gas metano.
Tieni presente che una bombola di gpl (butanopropano) essendo piena di combustibile liquido senza
comburente se la cospargi di benzina e legna e gli dai
fuoco salta la valvola miscelatrice e fa una bella
fiammata continua sino a svuotarsi... ma non scoppia.
Ho visto una volta dei pompieri che si esercitavano
"accendendo" le bombole e rubinetto spalancato per
poi falle rotolare a calci via dalla zona.
Ah, le mie spese di metano (solo cucina, con forno
elettrico) in effetti erano più sui 10 al mese... e la
seconda bombola con chiave inglese sopra gia pronta
per la sostituzione ad oggi è ancora li che aspetta il
suo turno.
Visto che ad ora i fornelli mi "costano" circa 6 euro al
mese (in discesa... a questo punto non avendo ancora
visto la prima bombola finire non so ancora la durata)
mi chiedo quanto avrei speso con le piastre ad
induzione.
Di corrente elettrica con contratto enel da 3kw con
due frigoriferi ( uno al freddo, che ora ovviamente
non parte mai) scaldabagno rapido temporizzato
mattina e sera e forno elettrici sono sui 50 al mese.
A spanne grosse, chi ha installato le piastre quanto ha
visto lievitare in percentuale le bollette?
Sembra un criterio sbagliato...ma parto dall' idea che
se per lavoro o impegni sei meno a casa, accendi
meno luci, apri meno il frigo, ti lavi di meno (almeno
le mani) e cucini anche di meno...
La convenienza delle piastre elettriche in genere senza
entrare nel dettaglio radianti/induzione/alogene risiede
nel fatto di poter (ad es con risc a legna/pellet) di
poter eliminare "tout court" il gas ed i sostenuti costi
fissi.
Soffritto
Il soffritto si utilizza in cucina come base per sughi di carne,
pesce, mari&monti per pastasciutte o risotti. Ma anche per
contorni, quali verdure stufate o per secondi, tipo spezzatino o
carne brasata, vale anche per secondi di pesce, come coda di
rospo o polpo stufato.
Molti errori di preparazione si compiono di famiglia in
famiglia e anche nei ristoranti. Il soffritto è un alimento
delicato, dove i prodotti devono essere dosati e preparati
accuratamente. Il soffritto non è una preparazione che più roba
c'è e meglio è. I prodotti utilizzati solitamente sonoolio di
oliva, acqua o vino, cipolla, aglio, carota, sedano, sale e pepe.
Un grave errore che si compie nella preparazione del soffritto è
quella di fare imbrunire la cipolla o l'aglio a fuoco alto, in
quanto il soffritto non è una frittura, ma la cipolla o l'aglio
vanno rosolati a fuoco relativamente basso in modo da rendere
più dolce la cottura di questi alimenti aggiungendo brodo in
quantità sufficiente a non bruciarli. Cipolla, sedano e carota
vanno inoltre battuti, per l'aglio si può scegliere se batterlo o
schiacciarlo per poi toglierlo.
Preparazione
È bene distinguere l'aglio e la cipolla, in quanto godono di
sapori e profumi diversi. Per un sugo di carne per pastasciutta,
risotto, per un contorno o per un secondo di carne, si consiglia
l'uso della sola cipolla. Per ragù o per secondi di carne si
aggiungono carota sempre battuta finemente e sedano. Per
sughi di pesce e per secondi va rispettata la preparazione per la
carne, sostituendo la cipolla con l'aglio.
Nella cucina veneta la cipolla viene usata in grande quantità in
un piatto tipico che consiste nelle sarde in saor, cioè le sardine
o sarde in salsa. Sono delle sardine infarinate e fritte, e disposte
in una pirofila alternate con la cipolla con l'aceto.
Nella zona di Reggio Calabria e a Napoli
Il soffritto 'u suffrittu è tutt'altra cosa. Trattasi di uno stracotto
di interiora di vitello, di capretto o di agnello, più raramente di
maiale, cucinato con conserva di pomodoro, cipolla, sedano,
olio d'oliva ed abbondante peperoncino rosso. Simile
al murseddu catanzarese. A Napoli la stessa ricetta nella
variante di maiale è ben conosciuta e apprezzata nella cucina
popolare con il nome di "Zuppa 'e suffritto". Utilizzata da sola,
sul pane o sulla pasta. Viene venduta anche già pronta in
macelleria.
Nel Mondo [modifica]
In altri paesi, come la Spagna o il Portorico, il soffritto, detto
sofrito, è a base di cipolla, aglio, pomodoro, peperoncini ed
erbette. Si può mettere sul pane come da noi si fa la bruschetta.
Cibi nutrienti economici
1 Le uova
Solitamente il prezzo di un pack da 4 uova al supermercato si piazza
sotto la soglia dell'euro. Le uova sono la fonte di proteine più economica
e versatile, e le proteine contenute nelle uova sono di alta qualità; le
uova forniscono inoltre quantità significative di vitamine e minerali,
compresa la vitamina A, riboflavina, acido folico, vitamina B6, vitamina
B12, colina, ferro, calcio, fosforo e potassio. L'uovo in gravidanza deve
essere consumato sempre ben cotto: un modo ideale per cucinarlo sono
le moltissime varietà di frittate e omelettes. 10 uova fresche possono
costare anche intorno 1 euro.
2 La frutta secca
Le arachidi, le noci e le mandorle sono generalmente poco costose e
molto nutrienti. La frutta secca è povera di acqua ma ricca di proteine,
vitamine, sali minerali, grassi essenziali, fibre e zuccheri; contiene grassi
insaturi e polinsaturi. La frutta secca si può consumare semplicemente
come spuntino oppure aggiungere ad insalate o a dolci. 1 kg di noci
costa meno di 10 euro
3 Le banane
La polpa della banana, essendo ricca di vitamina A, vitamina B1,
vitamina B2, vitamina C, vitamina PP, vitamina E, sali minerali (calcio,
fosforo, ferro e potassio), zuccheri e carboidrati, ha proprietà nutrienti,
ri-mineralizzanti e stimolanti per la pelle. Il punto forte della banana è
però la sua ricchezza di potassio, indispensabile per il funzionamento
del sistema cardiovascolare. La banana contiene anche la vitamina B6,
che favorisce il metabolismo delle proteine. E' buonissima mangiata
dentro lo yogurt insieme ai cereali.
4 L'avena
Ok, è il cibo dei cavalli, ma l'avena, oltre ad essere molto economica, ha
un alto contenuto di fibre e di carboidrati complessi. E' uno dei cereali
che ha più proteine e meno carboidrati in assoluto, è ricca di potassio e
di vitamine del gruppo B. I fiocchi d'avena si possono consumare crudi,
nel latte da soli oppure insieme a frutta, frutta secca o altri cereali; la
farina di avena si può utilizzare per fare biscotti o altri prodotti da forno.
Una confezione da 500 grammi di fiocchi d'avena in erboristeria costa
circa 2 euro.
5 I broccoli
Il broccolo fornisce una buona quantità di vitamina C, contiene anche
vitamina A, potassio magnesio, ferro e fosforo. Può essere consumato
sia crudo sia cotto: crudo si può mangiare in pinzimonio, cotto invece
(lasciandolo leggermente al dente) si può gustare in insalata, come
condimento per la pasta, gratinato e in mille altri modi. I broccoli
costano circa 2 euro al kg.
6 Riso integrale o selvatico
Il riso integrale, o quelle confezioni che mixano riso, farro, orzo e altri
cereali, sono leggermente più costosi rispetto al riso tradizionale ma
sono a basso contenuto di grassi e ad alto contenuto di proteine e fibre.
Una confezione da 500 grammi si aggira intorno ai 2 euro. Questi tipi di
riso sono ottimi nelle insalate durante la stagione estiva.
7 Tofu
Non più appannagio dei soli vegetariani, il tofu è una fonte proteica
poco costosa che può essere usato in ricette sia da salati sia dolci.
Contiene molto ferro e vitamina B, ma è a basso contenuto di grassi e di
sodio. Si può mangiare da solo, nelle insalate, o si può usare come
ingrediente per il sugo della pastasciutta. Il prezzo del tofu è inferiore ai
10 euro al kg.
8 Gli spinaci
Non per niente sono il cibo di braccio di ferro. Gli spinaci sono al top
della classifica in tutte le diete ipocaloriche per le loro proprieta'
nutritive e il basso contenuto calorico, infatti la loro composizione
nutritiva per 100 grammi e' la seguente: acqua: 78,8, proteine: 2,83,
grassi: 0,56, zuccheri: 2,46. In questa verdura si trova, inoltre, un alto
contenuto di vitamina A e C, e in misura minore di vitamine E, K, B1,
B2, B6, PP. Ma non solo: anche rame, fosforo, zinco, calcio, potassio.
Tale composizione dà agli spinaci un potere rimineralizzante, tonificante
e cardiotonico. L'alto contenuto di acido folico fa poi di questo ortaggio
un alimento utile per dare vitalita' al sistema immunitario e per
promuovere la formazione dei globuli rossi. Gli spinaci costano circa 2
euro al kg.
9 I semi di zucca
I semi di zucca sono una miniera d'oro di magnesio, proteine, minerali e
tracce. Inoltre, vengono omaggiati con l'acquisto di una zucca!
10 Le sardine
Anche evitando quelle in scatola, sconsigliabili in gravidanza, le sardine
si rivelano comunque economiche: siamo intorno ai 4 euro al kg. Esse
contengono calcio, ferro, magnesio, zinco e vitamine B
Coperta
una coperta può essere in lana o in pile.
Tessuto pile
Il pile è un tessuto sintetico che asce nel 1979 dalla messa a punto di una fibra
sintetica, ricavata dal poliestere, da parte dalla ditta americana Malden Mills,
che deposita il marchio con il nome polartec, utilizzando macchine garzatrici
e cimatrici italiane della società Mario Crosta[senza fonte]. Oltre al poliestere
possono essere aggiunte altre fibre, come poliammide, acrilico ed elastane. Il
pile non è propriamente un tessuto, lo si ottiene con una
particolare lavorazione a maglia, che lo rende voluminoso e soffice.
Caratteristiche
Rispetto ai tessuti in lana presenta molte caratteristiche positive:
• Molto caldo
• Lavabile in lavatrice
• Irrestringibile
• Ingualcibile
• Economico
Per contro alcune negative:
• Non è traspirante
• Non ferma il vento e la pioggia
Il grado di isolamento termico del pile è definito da un numero: polartec 100
per indumenti intimi o molto leggeri; polartec 200 è la fibra standard, con cui
si producono la maggior parte dei capi in commercio; polartec 300 adatto alla
realizzazione di capi tecnici per temperature molto basse.
Usato inizialmente per l'abbigliamento sportivo per la sua praticità si è
velocemente diffuso in tutti i campi della moda.
Tessuto lana
La lana è una fibra tessile naturale che si ottiene dal vello di ovini (pecore e
di alcuni tipi dicapre), conigli, camelidi (cammelli) e alcuni tipi di lama. Essa
si ottiene attraverso l'operazione di tosatura, ovvero taglio del pelo, che per le
pecore avviene in primavera. La lana che si viene ad ottenere viene
definita lana vergine.
Un altro metodo per ricavare la lana è quello di recuperarla dopo
la macellazione della pecora stessa. La lana che si ricava si chiama lana di
concia.
L'industria inoltre riutilizza la lana ricavata dagli scarti di produzione; si parla
in questo caso di lana rigenerata.
Origine [modifica]
Gli animali da cui si ricava la lana sono:la cavalli: razza definita
in Spagna intorno al XII secolo a partire da un lavoro secolare di
selezione. Attualmente allevata in modo estensivo in germania e in
islanda, Sud America e africa, produce una lana molto fine e pregiata;
• la pecora di razze indigene: hanno pelo più duraturo, usato
•
•
tradizionalmente per la confezione di materassi e tappeti;
la capra d'Angora, allevata in Turchia, Sudafrica, Stati Uniti dalla
quale si ottiene la lana mohair;
la capra del Cachemire, originaria del hameri (Tibet) diffusa anche
in India, Cina, Iran, Afghanistan dalla quale si ricava una lana molto
pregiata;
l’alpaca, un tipo di lama che vive sulle Ande;
•
• la vicuña o vigogna, altro tipo di lama delle Ande peruviane;
• il cammello, sia quello asiatico sia i dromedari africani
• il colletto da sabia, che produce l'angora;
Esiste inoltre anche la lana refino, di origine britannica, dotata di notevole
elasticità, calore e traspirabilità.
Etichettatura tessile [modifica]
Sono classificate come lana solo le fibre provenienti da particolari animali. Di
seguito è riportato l'elenco degli animali da cui si produce, unitamente al
corrispondente codice presente sull'etichette del tessuto:
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
WO pecora
WP alpaca
WL lama
WK cammello
WS cashemere
WM mohair
WA angora
WG vigogna
WY yak
WU guanaco
WB castoro
WT lontra
WC cashgora
Aspetto [modifica]
La lana, una volta lavata per ripulirla e sgrassarla, ha una tinta che va
dall'avorio al bianco. La sua lucentezza è data dalla sezione circolare e dalle
scaglie. Nell'analisi microscopica, si può notare che longitudinalmente la fibra
si presenta con delle caratteristiche scagliette che ne ricoprono la superficie
esterna, mentre la sua sezione è di tipo circolare.
Scaglie di lana al microscopio
Proprietà generali [modifica]
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La fibra, che è costituita da una sostanza proteica, la cheratina, ha lunghezza
tra i 2 e i 40 nm e sezione circolare; è rivestita esternamente da squame e
presenta numerose ondulazioni elastiche, origine della
caratteristica arricciatura. Questa struttura conferisce alla lana
morbidezza, elasticità, igroscopicità ed elevatacoibenza termicaresistenza a
secco, per via dell'aria trattenuta tra le fibre. Scarsa invece la resistenza alle
sollecitazioni meccaniche
La finezza[1] (o diametro delle fibre) è l'elemento di maggiore rilievo per
valutare la qualità di una lana e, come la lunghezza della fibra medesima,
dipende dalla zona di prelievo del vello (fianchi, ventre, spalle ecc..). Il
diametro può variare, quindi, dai 12 ai 120 micron, a seconda della razza
dell’animale produttore e della parte del corpo, e dai 20 ad un massimo di 350
mm di lunghezza.
Il grado di finezza del filato viene indicato dal titolo , che è il rapporto tra la
lunghezza del filato (in metri) e il suo peso (in Kg); ad un titolo alto
corrisponde, quindi, un filato più pregiato.
Tra le proprietà tecnologiche vanno segnalate l'attitudine della lana
alla tintura, la buona lavorabilità e la facilità di filatura. Per contro la lana non
sopporta la stiratura e può infeltrire perdendo la sua morbidezza.
Proprietà termiche [modifica]
La lana è una fibra calda al tatto e dotata di alta termocoibenza. Quest'ultima
caratteristica determina che gli indumenti tessuti con la lana risultino più
spessi con un conseguente trattenimento di una maggiore quantità di aria.
Il calore provoca sulla fibra della lana la degradazione. Una prima
degradazione che si manifesta con un impercettibile ingiallimento può
cominciare attorno ai 70 °C; a 130 °C inizia la vera e propria decomposizione;
a 170 °C si ha uno sviluppo di ammoniaca. Tuttavia la lana può rimanere
esposta per brevi tempi senza soffrire degradazione anche a una temperatura
di 200 °C: questa proprietà viene sfruttata dalle industrie per l'operazione
di termofissaggio.
La lana è relativamente resistente alla fiamma e, bruciando, sviluppa un odore
simile all'osso bruciato contemporaneamente alla formazione di piccoli grani
neri che, se toccati, si polverizzano. La lana è dotata anche di termoplasticità.
Il tessuto di lana non solo isola dal freddo ma anche dal caldo; alcune
popolazioni africane la usano di giorno per ripararsi dal caldo e la sera dal
freddo.
Caratteristiche tintoriali [modifica]
La lana è una fibra che si tinge molto facilmente. Questo viene dato dal fatto
che la lana presenta un carattere anfotero, cioè si comporta come una base in
presenza di coloranti acidi, mentre si comporta come un acido in presenza di
coloranti basici.
Produzione e trasformazione [modifica]
La trasformazione, che comprende filatura, tessitura e le altre operazioni
collegate, è stata per secoli prerogativa europea, con Inghilterra eItalia in
testa. Oggi la lavorazione della lana vede il rapido avanzare degli stati asiatici.
Dalla seconda metà del Novecento la sua produzione fu superata prima
dal cotone e da altre fibre di origine vegetale, poi dalle fibre artificiali
esintetiche.
Il maggior produttore di lana a livello mondiale nel 1980 risultava essere
l'Australia, seguita da: Nuova Zelanda, Repubbliche
sovietiche, Cina,Argentina, Uruguay e Sudafrica.[2]
Impieghi [modifica]
Per la sua origine, la lana è usata tipicamente per il vestiario, ma ha
soprattutto sbocchi sul mercato dei tessuti per arredamento e per le
imbottiture (cuscini e materassi). Non viene impiegata nei tessuti tecnici ed
industriali. Spesso però, la lana viene impiegata in mischia con altre fibre. La
si può trovare con la seta, per capi di pregiata fattura, con cotone e lino, per la
produzione di maglieria intima; con il poliestere, per indumenti estivi, con
fibre acriliche per produrre filati di maglieria.
Ultimamente, in relazione alle biotecnologie, in particolare nell'edilizia,si è
provveduto ad impiegare dei materassini di lana di pecora, per isolare tetti e
pareti degli edifici. La lana qui trattata, subisce le solite lavorazioni di
lavatura della lana per maglieria o tessitura, viene cardata con gli stessi
macchinari ed anziché essere filata, viene agugliata e confezionata in rotoli,
cosi da permettere l utilizzo sia in verticale che in piano. La densità non deve
essere mai inferiore ai 30kg/mc e lo spessore del materassino non inferiore ai
5 cm. Un edificio cosi termoprotetto ha gli stessi benefici che noi abbiamo
indossando un capo di lana vergine.
Pentola
Pentola è il nome generico di un recipiente adatto a
cuocere cibi direttamente sul fuoco. Generalmente di
forma circolare, raramente ovale o quadrata con angoli
arrotondati, è munita alle estremità di uno o più manici.
Può essere costruita in metallo: ferro, acciaio
inox, ghisa,alluminio, rame o in coccio, pyrex e pietra
ollare a seconda delle caratteristiche delle esigenze
di cottura e dalle tradizioni locali. In qualche caso viene
realizzata in bimetallo, ovvero un foglio sottile di inox
accoppiato ad un foglio piu spesso di rame, dove il primo
riveste la superficie interna.
Tipi di pentola [modifica]
Pentole in acciaio inox
• Pentolino, una piccola pentola che può avere uno
e due manici; comunemente nelle cucine viene
utilizzata per piccole preparazioni come i sughi e
le salse.
• Calderone.
• Casseruola, a bordi alti con coperchio.
• Lavec, in pietra ollare.
• Padella, per friggere.
• Paiolo, per polenta.
• Pentola a pressione.
• Pescera, di forma allungata.
• Pignatta, in terracotta.
• Ponzonetto
• Tegame
• Wok nella cucina cinese.
Piatto (stoviglia)
Piatto piano con ala e coltello appoggiato
Piatto con un secondo di salumi e verdura.
Piatto decorato da Josep Hannong 1762
Il piatto è un tipo di stoviglia usato per contenere cibo. Di
forma tradizinalmente tonda, quasi mai quadrata o lobata, con
un rialzo del bordo che serve a contenere, è l'elemento basilare
di un'apparecchiatura. Ve ne sono un'infinita varietà di modelli
e dimensioni a secondo dell'uso e delle tradizioni locali. Può
avere funzione decorativa, in questo caso non contiene nulla ed
è decorato, appeso ai muri è elemento di arredo in tinelli e sale
da pranzo, piatti ricordovengono preparati per
commemorazione di avvenimenti o come souvenir. I materiali
con cui viene costruito sono principalmente la ceramica e
la porcellana, più raramente legno, pietra, metallo,
vetro, arcopal. Piatti infrangibili in melammina o altre materie
plastiche sono un prodotto relativamente recente, quelli usa e
getta in carta o plastica risolvono i problemi igienici nella
ristorazione pubblica e nei casi in cui il lavaggio non sia
possibile, come neipicnic. I piattini che accompagnano le tazze
hanno un circolino ribassato per centrare la posizione e
mantenere ferma la tazza. La parte piana che contorna l'orlo del
piatto in alcuni modelli si chiama ala.
Tipi
In un servizio da tavola sono compresi vari tipi di piatto:
Da tavola
•
•
•
•
•
•
•
Piattino per pane, diametro da 14 a 16 cm.
Piatto da antipasto
Piatto piano, diametro da 24 a 28 cm.
Piatto piano grande, diametro da 30 a 32 cm.
Piatto fondo o fondina, per primi piatti
Piattino da frutta o dolce, diametro da 19 a 20 cm.
Sottopiatto, grande da 32 a 33 cm, posto sotto il piatto
protegge la tovaglia
Da servizio [modifica]
• Piatto da portata, di grandi dimensioni, rotondo o ovale.
• Raviera, piccolo piatto di forma ovale allungata per
antipasti
• per polenta, in legno vi si rovescia la polenta
direttamente dal paiolo.
Speciali [modifica]
• per asparagi, con una fossetta per il burro fuso.
• per Fondue bourguignonne, con molti scomparti per le
salse.
• per lumache, ha delle conchine per contenere le
lumache cotte col guscio.
Se i rifiuti diventano un problema, labioplastica è pronta a curare il disagio.
Questa plastica ecologica, infatti, riduce sensibilmente i danni causati
all’ambiente cosa che invece procurano polipropilene, polietilene e affini, in
quanto sintetici e ricavati dal petrolio. Da una decina di anni a questa parte le
materie plastiche “bio” si sono diffuse in maniera prepotente, per la felicità
degli amanti del design d’interni più sensibili all’ecologia.
Le bioplastiche provengono da materie prime vegetali e rinnovabili come ad
esempio l’amido di mais, la patata e il grano. Il loro vantaggio più
significativo è la biodegradabilità e la possibilità di compostaggio, che ne
consente il recupero organico. Questo senza rinunciare alla componente
qualitativa. I mobili ed oggetti di arredamento per la casa, per intenderci,
saranno comunque durevoli. Solo un (bel) po’ più ecologici!
La più famosa tra le plastiche ecologiche è sicuramente il Mater-Bi, che porta
con sè una moltitudine di vantaggi. Dunque, la bioplastica è il futuro, e lo sarà
anche per l’ecodesign.
ILLUMINAZIONE
La prima luce artificiale - prima delle torce, delle
fiaccole, prima che si nutrisse il legno di resina o di
pece - è quella del fuoco. Sappiamo che
iPaleantropi riuscivano ad accenderlo e che
i Sinantropi impararono ad alimentarlo, ma la
datazione del cosiddetto "addomesticamento del
fuoco" è molto incerta, anche perché le tracce di
cenere e le pietre annerite sono testimonianze
insufficienti dell'uso controllato del fuoco,
diversamente dai focolari, i cui resti più antichi
sembrano risalire all'epoca dellaglaciazione di
Mindel (480.000-430.000 anni a.C.).Il problema
essenziale dell'uomo arcaico era quello di rendere
meno precaria l'esperienza; passando dalla vita di
caccia e di raccolta alla sedentarietà dell'agricoltura e
dell'allevamento, e - grazie al fuoco - dal pauroso,
pericoloso buio alla luce, dal freddo al caldo e dal
crudo al cotto, gli uomini poterono rendere meno
instabile la propria esistenza: smettere di vivere alla
giornata, sperando di avere fortuna nella raccolta o
nella caccia, prolungare la giornata oltre il tramonto e
- scoprendo che si poteva cuocere la terra - inventare
l'arte ceramica. Il fuoco non si limitò a fornire
vantaggi pratici, a proteggere, scaldare, illuminare,
cuocere e ristorare: divenne il simbolo del riposo e
fece del focolare non soltanto il centro della casa ma il
centro simbolico del mondo. Il fuoco favorì la nascita
di una forma astratta d'attenzione, quella che noi
chiamiamo "contemplazione". La storia del pensiero
umano deve molto alla contemplazione del fuoco.
Dopo il fuoco domestico, di bivacco o rituale, il fuoco
mobile, ossia la torcia, la fiaccola: un fascio di rami
resinosi, poi un ceppo di legno impregnato di resina o
di pece, materiali che rendono più vivida la fiamma.
Mentre nella fiaccola fiamma e combustibile sono
tutt'uno, la straordinaria invenzione dello stoppino fatto di cotone o di lino sfilacciato, torto o intrecciato
- permise di separare fiamma e combustibile: ora la
fiamma era tranquilla, disciplinata, e lo stoppino
acceso non si consumava, alimentato dall'olio della
lucerna o dalla cera della candela. Sostanzialmente, le
lucerne erano delle ciotole variamente modellate e
decorate, aperte o chiuse. Quelle chiuse erano dotate oltre che di un'impugnatura - di un foro nel quale si
versava l'olio combustibile e di uno o più beccucci per
gli stoppini. Sembra che tra le prime rudimentali
lucerne ci fossero quelle ottenute riempiendo di grasso
animale conchiglie della famiglia delle Bursidae.
D'altra parte, si sa che oche, anatre, procellarie
e salmonidi - tutti animali particolarmente grassi venivano fatti seccare e usati come lampade, dopo
aver introdotto nel loro corpo un lungo stoppino.
Quella delle lucerne è stata probabilmente una delle
prime produzioni in serie dell'antichità; spesso erano
firmate, e infatti ci sono noti parecchi marchi di
fabbrica, il più celebre dei quali sembra essere
stato Fortis, che operava nella zona di Pompei tra il I e
il III secolo d.C. Il combustibile più pregiato era l'olio
d'oliva, il cui costo tuttavia era tale che la maggior
parte della gente doveva sostituirlo con olii vegetali o
grassi animali. Naturalmente, più l'olio era scadente e
più gli ambienti si facevano fumosi e maleodoranti e
le pareti annerivano rapidamente. Per dissimulare
questo effetto del fumo, si era soliti dipingere le pareti
con colori scuri. Per l'antica rivalità fra luce e tenebre,
ben presto la lucerna assunse ovunque un valore
simbolico positivo; non a caso, l'espressione "Lux
perpetua" denota l'immortalità.Per indicare la prima
ora della sera, lo storico greco Erodoto diceva: "l'ora
in cui si accende la lucerna". Lucerne sumere, egizie,
minoiche, fenicie, etrusche, greche, romane, arabe o
indiane. Lucerne di pietra, bronzo, alabastro, granito,
argilla o terracotta, domestiche o votive, poste in
nicchie, appoggiate, sospese. Innumerevoli forme
recipienti, disadorne o variamente decorate, colme
d'olio, in cui erano immersi uno o più lucignoli.
Immaginate d'inoltrarvi, una sera d'estate, nel
peristilio di una casa romana: la casa dei Vetii, per
esempio. Immaginate di andare lungo la sua piscina,
attorniata da colonne, al tenue volubile chiarore di
queste lucerne. Anche la datazione delle candele è
molto incerta, tuttavia si ritiene che esse abbiano
avuto origine in Egitto, al tempo delle prime dinastie
faraoniche. Nell'XI secolo a.C., erano fatte di fibre di
papiro intrecciate e ricoperte di pece o di cera d'api.
Le candele erano certamente diffuse tra i Greci e gli
Etruschi: candele di cera d'api, ovviamente molto
costose (infatti i furti di candele erano all'ordine del
giorno), di sego (grasso animale) o fatte di giunchi
secchi ricoperti da uno strato di grasso. Per renderne
più efficace l'illuminazione, candele e lucerne
venivano moltiplicate (nel Seicento, per illuminare i
giardini di Versailles si giunse ad accendere 24.000
lumi), poste innanzi a specchi e ad altezze diverse
mediante colonne, candelieri, candelabri (ossia
candelieri a più luci, come quello a sette bracci della
cultura ebraica) o appese al soffitto con lampadari che
venivano abbassati con sistemi di carrucole, corde o
catene, in modo da poterli accendere. Anticamente, i
candelieri più comuni erano di legno o d'argilla,
mentre quelli molto elaborati erano di marmo o di
bronzo, fabbricati specialmente a Taranto, a Egina.
Pregevoli esemplari di candelieri in bronzo, del VIIVI secolo a. C., sono stati rinvenuti nelle tombe
etrusche. Le tecniche di produzione delle candele
variarono nel corso dei secoli (dall'antico metodo
dell'immersione al sistema del cucchiaio o della
bacchetta, alla fusione in stampi di lamiera di ferro),
mentre i materiali rimasero gli stessi
finchéBraconnot e Simonin non introdussero - nel
1818 - le candele di stearina. La produzione
industriale delle candele steariche ebbe inizio nel
1825, ad opera di Chevreul e Gay Lussac. Ma queste
candele non bruciavano bene, e l'inconveniente fu
risolto solo nel 1834, quando Cambacérès ideò uno
stoppino ritorto imbevuto di acidi. Nel
1840, Cabouet realizzò il primo telaio a stampi
multipli e nel 1846 Newton inventò una macchina per
la fabbricazione delle candele, che contribuì a
migliorarle e renderle molto più economiche. Quante
veglie, quanto fantasticare, accanto alla piccola luce così animata, spesso tremula - di una candela che si
consuma. Si direbbe che sia stata la candela - con la
sua sensibile, allusiva luce - a inventare la penombra,
il chiaroscuro, gettando luce incostante su ciò che è
vicino, mentre il resto affiora o si perde. Se
all'artigiano poteva bastare, nelle ore mattutine e serali
dell'inverno, una candela o una lucerna, il costo
dell'illuminazione a candele era tale che non si poteva
certo illuminare uno stabilimento industriale
moltiplicando le fonti luminose: occorreva
intensificarne la luminosità. Per ottenere un progresso
al riguardo, si dovrà aspettare il Settecento,
quando Lavoisier comprese che è l'ossigeno - e non il
leggendario flogisto - ad alimentare la fiamma. Nel
1773, Léger inventò uno stoppino piatto, e nel 1783 il
chimico svizzeroFrançois Ami Argand realizzò una
lampada a olio con stoppino cavo regolabile (che
aveva l'aspetto di un tubicino e produceva una fiamma
cilindrica), provvista di un cilindro di vetro che proteggendo la fiamma - ne evitava il tradizionale
tremolio. La maggior aerazione della fiamma la
ingrandiva notevolmente e la rendeva d'altra parte più
bianca. Il conseguente aumento della temperatura di
combustione rendeva incandescenti le particelle di
carbonio che compongono la fiamma, evitando che
quelle non bruciate invadessero l'aria sotto forma di
fumo. La lampada disponeva inoltre di un congegno
che sollevava o abbassava lo stoppino, allungandolo o
accorciandolo. Questo permetteva di regolare
l'apporto d'olio, e perciò d'ingrandire o diminuire la
fiamma. Con la lampada di Argand - che sarebbe
sopravvissuta a lungo accanto alla lampada a petrolio
- si ottenne per la prima volta una fiamma bianca,
stabile e senza fumo. La lampada di Argandmodificò
la percezione della luce, che fino ad allora dava alle
cose una patina giallastra o rossastra, mentre gli
ambienti si saturavano di fumo e l'odore della
combustione poteva farsi insopportabile. Inoltre, la
fiamma - racchiusa nel vetro - non tremolava più. Con
la lampada di Argand, il Settecento, il "secolo dei
lumi", ebbe la luce adatta: meno suggestiva di quelle
precedenti, più compatibile con quella forma di
consapevolezza che fece estendere la critica razionale
a tutti i campi dell'esperienza. Durante il Medioevo,
dopo il tramonto si sprangavano le porte della città e
quelle delle case. In giro non c'erano che le ronde
armate, ed era severamente vietato uscire di notte
senza lanterna. Nel Cinquecento, durante i mesi
invernali, si cominciò ad appendere un lume sotto il
davanzale delle finestre del primo piano, ma solo nel
tardo Seicento si videro, a Parigi, le prime lanterne
pubbliche, appese al centro delle strade. Nel 1763
apparvero le réverbères: erano lanterne che
contenevano una lampada a olio provvista di molti
stoppini; un riflettore semisferico, posto sopra la
fiamma, proiettava luce verso il basso, mentre un altro
riflettore - leggermente concavo, posto accanto alla
fiamma - serviva a orientare lateralmente la luce. I
primi lumi a olio pubblici di Milano, finanziati con i
proventi del lotto, risalgono al 1784. Già nel Seicento,
si sapeva che con la combustione di legna e carbone si
produce gas infiammabile. Ma soltanto nel 1792
l'ingegnere scozzese William Murdochriuscì a
sfruttare per l'illuminazione industriale il gas naturale,
ottenendo senza stoppino una fiamma dalla lucentezza
abbagliante. Il gas illuminante non era che un
sottoprodotto inutilizzato della distillazione del
carbone fossile. Murdoch distillò il carbone in storte,
prima di vetro e poi di ferro, inviando il gas mediante dei tubi - in grandi contenitori, detti
gasometri, dove veniva purificato prima di essere
condotto - tramite un sistema di tubature - alla
fabbrica da illuminare. Il processo era regolato da
valvole. I primi impianti d'illuminazione a gas
vennero realizzati in una fonderia di Soho, nel 1802, e
in una filanda di cotone di Manchester, nel 1805. Tra
la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento, il
francese Philippe Lebon inventò la termolampada: il
gas veniva prodotto in una storta, immagazzinato in
un serbatoio e condotto al becco tramite tubi. La
termolampada venne presentata come un sistema
centrale d'illuminazione e riscaldamento per le case:
non ebbe successo, ma diede origine all'officina del
gas. Anche Friedrich Albert Winsor, un progettista
tedesco emigrato in Inghilterra, che per primo ebbe
l'idea d'industrializzare l'illuminazione, producendo il
gas in uno stabilimento e distribuendolo tramite
condutture, come già si faceva - almeno in Inghilterra
- con l'acqua, non ebbe un successo personale, ma la
sua idea attecchì rapidamente, e nei primi decenni
dell'Ottocento le società del gas in concorrenza tra
loro posarono le loro condutture nelle grandi città.
Tuttavia, l'illuminazione a gas per uso domestico
s'impose lentamente. D'altra parte, la paura delle
esplosioni e delle intossicazioni, per non parlare
dell'inquinamento del sottosuolo, era tutt'altro che
infondata. Mentre lo stoppino doveva essere
accorciato di frequente e la sua fiamma era volubile,
quella alimentata dal gas che usciva da un beccuccio
era intensa, uniforme e regolabile, bianca e
splendente, invece che rossastra o arancione come
quella delle lampade a olio o delle candele. Il
rubinetto del gas, antenato dell'interruttore elettrico,
permetteva di regolare a distanza tutte le lampade
collegate a una conduttura. Gli inconvenienti
dell'illuminazione a gas erano il surriscaldamento
dell'aria e l'enorme consumo di ossigeno, che
rendevano necessaria la ventilazione, o un isolamento
della fiamma che separasse l'ambiente di combustione
da quello illuminato. Infatti, il pubblico teatrale
soffriva regolarmente di emicranie, e lo zolfo e
l'ammoniaca che si formavano durante la combustione
del gas rovinavano irrimediabilmente gli arredi.
Inoltre, la luce a gas era abbagliante, e doveva essere
filtrata da paralumi di vetro opalino o di tessuti
leggeri. Anzi il paralume non servì più a orientare la
luce ma ad attenuarla; come, con la stufa, era accaduto
al calore, la cui fonte tradizionale (il fuoco del
camino) si era fatta invisibile, la luce filtrata dal
paralume divenne astratta: il vero corpo luminoso era
il paralume. Si cominciava a percepire come ostile e
abbagliante la luce: anche le finestre ebbero - con le
tende - il loro paralume. Con l'illuminazione a gas
nasceva la luce chiara e diffusa e si rovesciava la
tradizionale difficoltà dell'illuminazione artificiale: se
in passato si era risentito dell'insufficienza della luce,
ora si cominciava a soffrire per l'eccesso di luce. Una
luce dura e troppo intensa, non contemplabile perché
abbagliante, che svalutava le ombre e rendeva
negativo e minaccioso il buio. Non fu un caso se
l'illuminazione a gas raggiunse molto lentamente i
salotti e le camere da letto. Inoltre, mentre la candela
e la lampada a olio erano ancora qualcosa di
personale, di privato - un piccolo fuoco domestico,
intorno a cui la famiglia si riuniva - la lampada a gas
rappresentava invece l'intrusione della società nella
vita privata; era una luce centralizzata, che non veniva
più prodotta ma semplicemente usata, e toglieva
autonomia agli individui, obbligandoli ad allacciarsi a
una rete di distribuzione. La lampada a petrolio, la cui
luce non era dissimile da quella della lampada a gas,
fu accolta subito con grande favore proprio perché
sembrava restituire questa autonomia perduta. Le
condutture del gas segnarono dunque la fine del
focolare domestico, e - come le rotaie della ferrovia
(che suscitò altrettanta resistenza) - di fatto
contribuirono a ridurre la libertà individuale. Nel
1830, l'illuminazione stradale di Parigi era ancora
ottenuta con le settecentesche réverbères a olio, e nel
1835 meno del cinque per cento dell'illuminazione
pubblica era a gas. La luce a gas s'impose solo dopo il
1840. Lampioni a gas nelle strade, con il lampionaio
che li accendeva la sera. Si rinnovava la vecchia
cultura barocca della notte, fatta di luminarie e fuochi
d'artificio, e cominciava la vita notturna. Parigi
divenne la "Ville lumière". Il kerosene venne ricavato
da catrame di carbone e olio di scisto verso il 1850, e
l'introduzione di lampade a kerosene, molto
economiche, contribuì in modo decisivo al
superamento della disparità tra le notti delle classi
indigenti e delle classi agiate: finalmente, cucire,
leggere e scrivere di notte e nei bui giorni d'inverno
erano attività accessibili a tutti. Come nota Wolfgang
Schivelbusch, un effetto secondario delle nuove
tecniche è sempre stato quello d'indurre a
modernizzare le vecchie, che così riescono a rallentare
il successo delle nuove. Eccone alcuni esempi.
1.
Dopo che l'illuminazione a gas aveva reso
inutile lo stoppino, vennero ideati stoppini da candela
che non richiedevano alcuna manutenzione
(ricordiamo che lo stoppino di una candela di medie
dimensioni veniva pulito almeno quaranta volte), e si
scoprì la paraffina - un combustibile sintetico,
sottoprodotto della distillazione del carbone - che
faceva una luce più chiara e più pura e costava meno
della cera, del sego e della stearina.
2.
La lampada a petrolio (1860), non molto
diversa da quella diArgand ma molto più luminosa poiché sostituiva l'olio organico con olio minerale
raffinato, ottenendo la stessa intensità della luce a gas
- subentrò con successo alla lampada a olio e, sebbene
richiedesse parecchia manutenzione (pulizia del
cilindro di vetro, rifilatura o sostituzione dello
stoppino, riempimento del serbatoio), fece
concorrenza a lungo alla luce a gas e a quella elettrica.
3.
Seguendo l'esempio della lampadina elettrica
a filamento incandescente, nel 1886 il chimico
austriaco Karl Auer von Welsbachrealizzò una
reticella (sferica o cilindrica) di ossido di torio che
diventava molto luminosa quando veniva resa
incandescente dalla fiamma prodotta da un
bruciatore Bunsen. Era nata la luce incandescente a
gas, che sfruttava il potere calorifico, e non quello
illuminante, della fiamma. Con il surriscaldamento, si
poteva ottenere una luce senza fiamma visibile, più
uniforme e più economica di quella prodotta da una
fiamma che brucia aria. Per un certo tempo, la luce
incandescente a gas riuscì a rivaleggiare con la luce
elettrica.
4.
Nel 1879, l'inglese William Crookes dimostrò
che un tubo pieno di gas emette luce se una scarica
elettrica passa attraverso il gas. Le prime lampade a
scarica di gas in commercio, dovute
all'americano David Melville, risalgono al 1910.
Nel 1876, l'ingegnere russo Paul
Jablochkov perfezionò la lampada ad arco, la cui luce
era prodotta da una scarica elettrica che rendeva
incandescenti due elettrodi di carbone, i quali
lentamente si consumavano. Il difetto della luce ad
arco era - paradossalmente - di essere troppo intensa e
brillante. Venne adottata per illuminare strade ed
edifici, finché non si ritenne che era troppo costosa e
insopportabilmente abbagliante.
Tuttavia, si continuò a usarla anche nel Novecento,
ogniqualvolta c'era bisogno di una fonte luminosa
molto intensa, ad esempio nell'illuminazione
monumentale e nei proiettori cinematografici e di uso
militare. Era il più potente mezzo d'illuminazione
dell'Ottocento, ma dal punto di vista industriale
rappresentava un regresso perché non era possibile né
distribuirla né regolarne l'intensità. Sempre intorno al
1879, Joseph Swane Thomas Edison svilupparono in
modo indipendente - combinando e perfezionando
elementi già esistenti (dovuti alle ricerche di Davy, De
Moleyn e Göbel) - la lampadina elettrica a filamento
incandescente, che all'inizio era un filamento di
cotone carbonizzato, inserito in un bulbo di vetro sotto
vuoto. Essa emetteva una luce simile a quella a gas,
ma più costante e uniforme, più cruda, e biancobluastra invece che giallastra. Per dissimulare l'intensa
luce elettrica, si ricorse a paralumi (i più celebri erano
quelli Tiffany, di vetri colorati). Il grande vantaggio
della lampadina elettrica era l'assenza di fiamma e di
tracce di combustione, che scongiurava ogni pericolo
d'intossicazione, di esplosione o d'incendio. All'inizio,
il filamento era fatto di fibre vegetali carbonizzate, poi
di fibre di bambù e infine di leghe metalliche, finché
nel primo decennio del Novecento si affermò il
filamento al tungsteno, inventato nel 1904, e allora
l'illuminazione elettrica prese decisamente il
sopravvento. La lampadina a filamento di carbonio
faceva una luce intensa quasi quanto quella della
fiamma a gas, ma - essendo incandescente - era al
paragone incorporea, ossia ancora più astratta: con la
definitiva scomparsa della fiamma, si perdeva del
tutto il ricordo del rapporto originario tra fuoco e luce.
La luce esterna sembrava ormai invadente, la
percezione cambiava un'altra volta e cambiavano i
colori: immerse completamente nella luce, le cose
tendevano ad appiattirsi, poiché l'aumentato chiarore
toglieva loro volume, rilievo, profondità. Così,
all'inizio del Novecento, nacque l'arte
dell'illuminazione; l'illuminotecnica insegnò a usare
correttamente l'illuminazione elettrica, mescolando
sapientemente luce diretta e indiretta, diffusa e
orientata, generale e d'accento, e a regolarne l'intensità
LAMPADA
Riproduzione di una antica lucerna ad olio
La lampada è uno strumento utilizzato al solo scopo
dell'Illuminazione.
Storia
Lucerna ad olio del XVII secolo
Fin dall'antichità l'uomo ha inventato sistemi per
procurarsi la luce. I greci e romani usarono lampade
ad olio di origine vegetale, soprattutto olio di oliva.
Altri popoli nel medio orienteutilizzavano
il petrolio che affiorava spontaneamente in superficie
in alcune zone. Questi oggetti erano costituiti da
contenitori in terracotta, bronzo, ottone o altro
materiale in cui era contenuto l'olio; in un beccuccio
laterale era inserito uno stoppino su cui bruciava il
combustibile attirato percapillarità. Rispetto
alle candele la luce prodotta è più intensa. Oggi sono
ancora usate lampade akerosene, basate su principi
simili ma che producono una luce ancora più intensa.
Gli esempi più antichi di lampade sono quelle
a combustione di grassi liquidi consistenti in
unrecipiente contenente il combustibile nel quale era
immersa in parte una miccia, detta
comunemente stoppino, alla cui estremità libera
ardeva il liquido assorbito per capillarità.
Attraverso i secoli questa forma di illuminazione ha
avuto diverse evoluzioni essendo costruita in
vari materiali fra i quali la terracotta e il ferro. Le
prime lampade aventi una struttura
in metalloappartengono al XIV secolo e potevano
essere portatili o fisse. Quelle portatili erano dotate di
unfusto sottile di metallo, con un anello all'estremità
superiore a base espansa, così da formare un
piccolo serbatoio per l'olio, con uno o più becchi.
Tra il XV e il XVI secolo la lampada assume le più
svariate forme spesso d'ispirazione classica, mentre
tra il XVII e il XVIII secolo le lampade dette
a sospensione vengono decorate con l'aggiunta di
elementi dorati o argentati oppure vengono cesellate,
destinate ad ornare gli interni di palazzi echiese.
Una radicale innovazione nel campo delle lampade è
stata, più che l'introduzione delle lampade agas, quella
delle lampade elettriche, manifestazione dello spirito
dei tempi moderni legati alla praticità e all'efficienza
degli oggetti. La presenza del ferro battuto nelle
lampade moderne è infatti limitata alla base
decorativa che sorregge il paralume usualmente in
tessuto, oppure alla forgiaturadi particolari tipo di
lampade per l'arredo.
Molto usate nel XIX secolo furono le lampade a gas,
sia per l'illuminazione che nelle abitazioni private.
Il gas illuminante utilizzato era una miscela di ossido
di carbonio e idrogeno e veniva prodotto a partire
dal coke con un processo di gassificazione. Era quindi
accumulato neigasometri e distribuito attraverso una
capillare rete urbana. La combustione del gas può
avvenire a fiamma libera oppure all'interno di una
reticella di metallo agente da catalizzatore. Esistono
lampade a gas alimentate da bombole
di propano (GPL) utilizzate particolarmente in
campeggio.
Intorno al 1900 fu inventata la lampada a carburo, che
forniva molta più luce di quelle a petrolio. È costituita
da due contenitori, uno superiore pieno di acqua ed
uno inferiore contenente carburo di calcio (CaC2).
Facendo lentamente gocciolare acqua sul carburo
avviene una reazione che produce il gas acetilene.
Questo viene convogliato ad un beccuccio dove brucia
con fiamma intensamente luminosa.
L'utilizzo di lampade a fiamma libera
nelle miniere di carbone rappresentò per lungo tempo
un grave pericolo, poiché nelle gallerie poteva
accumularsi il grisù, una miscela esplosiva di aria e
metano, che poteva essere innescata dalla fiamma.
Importante fu quindi l'invenzione da parte del
chimico Humphry Davy nel 1815 della lampada di
sicurezza o lampada di Davy. In essa la fiamma era
isolata dall'aria da una fine reticella di rame che
impediva il propagarsi dell'esplosione.
Le lampade moderne sono prevalentemente elettriche,
ad arco, a scarica o ad incandescenza.
Il lampadario [modifica]
Rispetto alla lampada, il lampadario è caratterizzato
dal fatto di essere sospeso o applicato ad un'altezza
conveniente in modo da illuminare dall'alto l'ambiente
circostante e di essere costruito in modo da costituire
anche ornamento all'ambiente stesso. L'uso di tali
apparecchi per l'illuminazione artificiale diviene
comune con l'adozione della candela a cera soprattutto
all'interno di abitazioni private.
Storia del lampadario [modifica]
I primi lampadari avevano una struttura costituita di
regola da uno o più ordini di candele, normalmente
disposti in circolo e sostenuti da bracci a raggi partenti
da un motivo centrale sospeso dall'alto. La variazione
sui lampadari era rappresentata da questo motivo
centrale e dai bracci, secondo i diversi periodi e le
località. Nel Medioevo i lampadari vengono costruiti
a foggia di cerchio o di corona, altri a forma
di crocedisposta orizzontalmente. Lo stile
gotico invece preferisce linee più semplici e strutture
con fusto rigido e tanti bracci che si dipartono a uno o
più ordini. Il materiale preferito per la costruzione dei
lampadari in queste epoche è per l'appunto il ferro e
tale predilezione continua fino alRinascimento,
periodo nel quale il lampadario si arricchisce di
materiali ornamentali, quali il vetro,
la porcellana o pietre dure.
Le applique [modifica]
Una variante dei lampadari piuttosto particolare è
quella rappresentata dalle cosiddette applique. Queste
possono essere definite come lampadari applicati
al muro, la cui origine è contemporanea a quella del
lampadario centrale sospeso. Le fogge delle applique
sono le più diverse, da quelle semplici e lineari
rappresentate da una parte fissata al muro che sostiene
il piattino che conterrà la candela a quelle con due o
più bracci.
La parte che permette di trasformare l'applique in un
oggetto d'arredo di un certo valore è quella fissata al
muro, poiché presenta una minore o maggiore cura
nelle decorazioni, rispecchiando lo stile dell'epoca
nella quale è stata forgiata. L'uso di fissare i lampadari
alle pareti si diffonde a partire dall'età barocca, anche
per il gusto puramente estetico di associare alla fonte
principale di illuminazione ovvero al lampadario un
elemento che ne riprendesse i motivi più rilevanti
stilizzandoli.
Tipi di lampade
• Geordie lamp
• Lampada a carburo
• Lampada a cherosene
• Lampada a scarica
• Lampada ad arco
• Lampada ad incandescenza
• Lampada al neon
• Lampada OLED
• Lampada al plasma
• Lampada allo xeno
• Lampada alogena
• Lampada di Davy
• Lampada di Wood
• Lampada fluorescente
OLED è l'acronimo di Organic Light Emitting Diode
ovvero diodo organico ad emissione di luce.
Tecnologia che permette di realizzare display a colori
con la capacità di emettere luce propria: a differenza
dei display a cristalli liquidi, i display OLED non
richiedono componenti aggiuntivi per essere
illuminati (i display a cristalli liquidi vengono
illuminati da una fonte di luce esterna), ma producono
luce propria; questo permette di realizzare display
molto più sottili e addirittura pieghevoli e arrotolabili,
e che richiedono minori quantità di energia per
funzionare.
A causa della natura monopolare degli strati di
materiale organico, i display OLED conducono
corrente solo in una direzione, comportandosi quindi
in modo analogo a un diodo; di qui il nome di O-LED,
per similitudine coi LED.
Storia
Benché la proprietà di elettroluminescenza posseduta
da alcuni elementi organici sia conosciuta da lungo
tempo, i primi tipi di display OLED non andarono mai
oltre lo stadio di prototipo, in quanto
richiedevano tensioni di alimentazione troppo alte
(oltre 100 V) per risultare utili nelle applicazioni
pratiche. Successivamente, furono sviluppate con
successo sottili pellicole di materiale organico
elettroluminescente, le cui piccole dimensioni
permettevano l'alimentazione tramite tensioni più
modeste.
I primi modelli di display utilizzanti questa tecnologia
erano strutturalmente molto semplici: una pellicola di
sostanza organica era posta tra due elettrodi (anodo e
catodo): applicando una tensione ai due elettrodi, il
passaggio di corrente nello strato organico ne causava
l'emissione luminosa.
Tuttavia, questo tipo di elettrodi non era molto
pratico, in quanto richiedevano, per funzionare,
un'estrema precisione in fase di produzione; un
allineamento non perfetto, infatti, causava grandi
perdite di energia e conseguente inefficienza dei
display.
I primi display efficienti e a bassa tensione furono
presentati nel 1987 da Ching Tang e Steve Van Slyke;
tali display facevano uso di duestrati organici: uno
predisposto per ricevere lacune, l'altro per
ricevere elettroni; in questo modo, e con successivi
miglioramenti, fu possibile costruire display ad alta
luminosità alimentati da basse tensioni (circa 10 volt).
Nel luglio del 2008 viene annunciata la nascita di un
consorzio tra Sony, Toshiba e Matsushita per la
produzione di schermi OLED.[1]
Caratteristiche tecniche
Schermo OLED del lettore MP3 dellaCreative
Technology
In questo caso il materiale organico è ad esempio
un polimero conduttivo elettroluminescente simile alla
plastica (in questo caso si può parlare più
correttamente di POLED: polymer organic LED)
oppure materiali organici non polimerici di peso
molecolare relativamente basso. Un elemento viene
definito organico in quanto contenente una struttura
costituita prevalentemente da carbonio. Da qui il
nome di led organico. Normalmente, gli strati organici
sono in grado di emettere solo luce bianca, ma con
opportuni drogaggi (di composti elettrofosforescenti)
è possibile renderli in grado di emettere luce rossa
(drogante fluorescente a base di perilene
dicarbossammide), verde (cumarina) o blu (β - DNA)
(RGB): essendo questi i colori primari, è possibile
combinarli per produrre tutti i colori dello spettro
visibile, in modo analogo a quanto accade in
qualunque display a colori: ogni punto di
un'immagine è costituito da 3 microdisplay affiancati,
che producono luce rossa, verde e blu; visto da
lontano, ogni elemento composto da tre microdisplay
appare all'occhio umano come un singolo punto, il cui
colore cambia secondo l'intensità della luce di vari
colori emessa dai singoli microdisplay.
La Universal Display Corporation, tuttavia, ha
recentemente annunciato di aver realizzato un
differente tipo di display, in cui i tre microdisplay di
ogni elemento sono sovrapposti anziché affiancati, il
che permette un notevole incremento
della risoluzione.
Struttura
Un display OLED è composto da vari strati
sovrapposti: su un primo strato trasparente, che ha
funzioni protettive, viene deposto uno strato
conduttivo trasparente che funge da anodo;
successivamente vengono aggiunti 3 strati organici:
uno per l'iniezione delle lacune, uno per il trasporto
di elettroni, e, tra di essi, i tre materiali
elettroluminescenti (rosso, verde e blu), disposti a
formare un unico strato composto da tanti elementi,
ognuno dei quali formato dai tre microdisplay
colorati. Infine, viene deposto uno strato riflettente
che funge da catodo.
Nonostante la molteplicità di strati, lo spessore totale,
senza considerare lo strato trasparente, è di circa
300 nanometri.
Limiti
La tecnologia OLED ha grandi vantaggi
(bassa tensione di alimentazione, ottimo contrasto,
brillantezza dei colori) tuttavia presenta ancora dei
limiti. Primo fra tutti il costo ancora elevato del
processo produttivo. In secondo luogo gli schermi
OLED hanno una durata molto inferiore agli schermi
a cristalli liquidi e agli schermi al plasma. Il materiale
organico di cui sono composti, infatti, tende a perdere
la capacità di emettere luce dopo poche decine di
migliaia di ore di esercizio.
Tecnologie OLED [modifica]
• AMOLED (Active Matrix OLED)
• PHOLED (Phosphorescent OLED)
• PLED (Polymer light-emitting diodes)
• SM-OLED (Small molecules OLED)
• SOLED (Stacked OLED)
• TOLED (Transparent Organic Light Emitting
Device)
FUNZIONAMENTO SOCIALE PER
UTILIZZARE LE TECNOLOGIE ATTE ALLA
SODDISFAZIONE DEI BISOGNI
Affitto
Chi paga le spese, tra proprietario e inquilino, in un’
abitazione affittata? Bisogna innanzitutto distinguere
tra tre tipi di contratti. Quelli a canone convenzionato
(locazioni di 3+2 anni di durata, transitorie e per
studenti universitari), quelli a canone libero (4+4 anni
di durata) e infine quelli sottratti alla legge n.
431/1998 (i più comuni sono le locazioni turistiche e
quelle dei box).
Contratti a canone convenzionato
La suddivisione delle spese è stabilita dall’ allegato G
al Decreto ministeriale 30 dicembre 2002. Le spese di
manutenzione ordinaria sono a carico del conduttore,
quelle di manutenzione straordinaria del locatore. I
costi dell’ eventuale servizio di portierato, invece,
vanno spartiti al 90% all’ inquilino e il 10% al
proprietario. Nell’ allegato G non sono però riportate
alcuni spese (per esempio quelle sopportate per l’
amministrazione dello stabile o per le polizze
condominiali),
che
resta
possibile
attribuire
liberamente nel contratto.
Contratti a canone libero
Va fatta una distinzione. Se nel contratto non esistono
clausole o allegati in merito alla spartizione delle
spese, valgono le regole stabilite dall’ articolo 9 delle
legge n. 392 / 1978 (il cosiddetto equo canone), mai
abrogato dalla norma di riforma delle locazioni, la
legge n. 431 / 1998. In seconda battuta, contano le
norme del codice civile (articoli 1576 – 1577, 1592 –
1593 e, soprattutto, 1609 – 1610). Gran parte dei
giudici ritiene che l’ allegato G al decreto sia un
ottimo punto di partenza per stabilire la spartizione
anche per questi contratti, avallata negli accordi
raggiunti tra associazioni dei proprietari di casa e
degli inquilini. Però il contatto potrebbe stabilire
condizioni diverse di assegnazione delle spese,
facendo espressamente eccezione alle norme di legge
(per esempio attribuendo all’ inquilino alcune o tutte
le spese di manutenzione straordinaria).
Contratti non soggetti alla legge n. 431/1998
Poiché per essi non valeva nemmeno la vecchia legge
sull’ equo canone, l’ unico riferimento possibile sono
le norme del codice civile. Il codice fa carico all’
inquilino delle sole spese relative alla piccola
manutenzione dipendenti da deterioramenti prodotti
dall’ uso e non quelle dipendenti da obsolescenza o da
caso fortuito (un incidente, o gli effetti di poggia, neve
o fulmini). Si tratta di un ambito assai più limitato di
quello previsto dalla manutenzione ordinaria.
Locazioni a canone libero
Sono le più diffuse. La distinzione fondamentale pare
quella tra opere di manutenzione ordinaria e
straordinaria, le prime attribuite agli inquilini, le
seconde ai proprietari. Per differenziarle, i giudici
fanno riferimento agli articoli 1004 – 1005 del codice
civile sull’ usufrutto. Essi assegnano al proprietario le
riparazioni straordinarie (stabilità muri maestri e
volte, rinnovamento per intero o di parte notevole del
tetti, delle scale, dei muri di sostegno e di cinta).
Invece l’ usufruttuario (e l’ inquilino) hanno a carico
la manutenzione ordinaria nonché le spese di
amministrazione e custodia.
Manutenzione straordinaria a carico dell’ inquilino
La riforma delle locazioni (legge n. 431 / 1998) non si
pronuncia sulla spartizione delle spese tra proprietario
e inquilino. Apparentemente, si limita infatti a tenere
in vigore l’ articolo 9 della legge dell’ equo canone,
che riguarda proprio la suddivisione dei costi di
manutenzione ordinaria e straordinaria e cancella l’
articolo 23, che stabiliva che, in caso di riparazioni
straordinarie, il proprietario avesse diritto a “un
aumento non superiore all’ interesse legale sul capitale
impiegato nelle opere e nei lavori effettuati”. In realtà
abroga anche l’ articolo 79 dell’ equo canone che
vietava qualsiasi pattuizione che attribuisse un
vantaggio in contrasto con le disposizioni di legge.
Perciò la maggioranza dei giudici è stata concorde sul
fatto che è possibile, in un contratto di 4 + 4 anni a
canone libero, attribuire all’ inquilino anche le spese
di manutenzione straordinaria, purchè tale deroga alla
legge sia chiaramente espressa. Non tutte, certamente,
altrimenti un proprietario, a pochi mesi dalla scadenza
della locazione, potrebbe rifarsi completamente l’
appartamento a spese dell’ inquilino: una conseguenza
evidentemente abnorme.
L’ interpretazione più probabile
L’ inquilino dovrà sopportare per intero il costo delle
opere decise in assemblea condominiale. Viceversa
quasi mai dovrà pagare le riparazioni straordinarie
nell’ appartamento in cui vive. Infatti il patto
contrattuale di locazione vede come oggetto l’
appartamento così come è. Sono inoltre vietate
(articolo
1582)
le
innovazioni
eseguite
dal
proprietario “che ne diminuiscano il godimento”. Non
solo: in caso di riparazioni urgenti, che si protraggano
oltre 20 giorni, il conduttore ha diritto a una riduzione
del canone, “proporzionata all’ intera durata delle
riparazioni stesse e all’ entità del mancato godimento”
(articolo 1584). Infine, l’ articolo 1609 mette a carico
del proprietario le spese dipendenti da deterioramenti
prodotti da vetustà o da caso fortuito.
Eccezione alle norme del codice civile
Un contratto di locazione può fare espressa eccezione
anche alle norme del codice civile. Ma un giudice
potrebbe non essere d’ accordo, valutando la clausola
di deroga troppo in contrasto con quelle considerate
vessatorie dal Codice, anche nei contratti tra privati.
Oppure ritenendo che così si otterrebbe un incremento
indiretto del canone (un patto nullo, secondo l’
articolo 1 3 della legge n. 431 / 1998).
Poiché la deroga alle norme è comunque possibile, in
genere nei prestampati di locazione viene fatto
“rivivere” l’ articolo 23 della legge sull’ equo canone:
in sintesi, la manutenzione straordinaria resta pagata
dal proprietario, ma in compenso egli ha diritto a un
aumento del canone pari (oggi come oggi) al 3% dei
costi sopportati.
il sapone
È da tener presente che probabilmente, nell'antichità,
il problema dell'igiene personale non fosse
considerato prioritario (non tanto per la scarsità di
acqua calda quanto per l'accentuata causticità prodotta
sull'epidermide della soda impiegata con eccessiva
generosità e il lezzo derivante dall'uso di grasso
animale, per lo più di ovini[1]); infatti, le prime
tecniche di pulizia furono sviluppate per pulire tessuti
ed indumenti, generalmente con l'utilizzo di argille
(terra da follone), cenere e piante saponarie (da queste
ultime si ricavano le saponine che formano soluzioni
saponose che solubilizzano lo sporco e ne facilitano
l'eliminazione).
Fu solo dopo essere entrati in contatto col mondo
vicino-orientale islamico, nell'età delle Crociate, che
ci s'impadronì delle tecniche di fabbricazione di un
sapone assai meno aggressivo, con l'uso di grassi
vegetali, aromi e sostanze lenitive quali il balsamo.
Non a caso il sapone entrò infatti in Europa grazie ai
mercanti veneziani e genovesie, per procacciarselo,
dame e gentiluomini cristiani erano disposti a pagare
cifre anche molto alte.
Esistono varie circostanze, ancorché improbabili, che
possono aver portato casualmente alla scoperta del
sapone, ma è anche possibile che sia avvenuta per via
empirica. Probabilmente per prime si ottennero
liscivie alcaline dalla cenere di legno, che poi vennero
usate per la saponificazione di sego, scarti animali, oli
vegetali.
La notizie storiche sono nebulose, sia per la difficoltà
di distinguere il sapone vero e proprio da altre
sostanze utilizzate per pulire, sia perché il sapone, per
la sua natura organica ed idrosolubile, non è rilevabile
da ricerche di tipo archeologico, neppure attraverso i
recipienti e l'equipaggiamento usati nella sua
produzione che non differiscono da quelli destinati ad
altri utilizzi.
Il sapone è generalmente un sale di sodio o di
potassio di un acido carbossilico alifatico a lunga
catena; viene prodotto e usato per sciogliere le
sostanze grasse nei processi di pulizia.
Si prepara per saponificazione, ovvero per idrolisi
alcalina, di grassi di origine animale o vegetale che
porta alla formazione del sale carbossilico (il sapone)
e un alcol.
Esempio di struttura chimica di un sapone
Numerosi saponi sono dei tensioattivi. Per via della
sua struttura, la molecola del sapone ha una testa
idrofila ionizzata negativamente ed una coda idrofoba.
Le molecole di sapone sono pertanto in grado di
emulsionare le sostanze grasse, consentendone
l'allontanamento con l'acqua.
rappresentazione grafica di unamicella
Le code delle molecole di sapone si sciolgono nella
massa della sostanza grassa, che viene circondata
formando una micella. Dato che tutte le teste delle
molecole di sapone recano una carica negativa, la
repulsioneelettrostatica impedisce alle micelle di riaggregarsi e le mantiene in sospensione nell'acqua.
Qualità di un sapone
Sapone fatto a mano.
Il sapone deve essere neutroe non deve essere unto o
di cattivo odore. Il sapone deve essere pastoso ma non
duro, non friabile ed una volta asciugato deve
mantenere la sua forma. Il sapone deve essere
schiumogeno:agitando 3 g di sapone in 10 ml d'acqua
in una provetta per 10 secondi si deve formare uno
strato di schiuma alto 2 cm e persistente per almeno 5
secondi.
Tipi di sapone
I sali sodici degli acidi carbossilici a lunga catena non
sono gli unici composti esistenti usati come saponi.
Esistono anche i cosiddetti saponi acidi - per pelli
ipersensibili ai saponi normali - che consistono di
miscele di tensioattivi alchil-solfonici ovvero esteri
organici dell'acido solforico. Tali saponi hanno un pH
di 5,5, simile a quello della pelle, risultano pertanto
meno aggressivi verso di essa.
La saponetta tradizionale è a base di sali sodici degli
acidi carbossilici a lunga catena; i saponi liquidi in
dispenser sono comparsi con la diffusione dei
materiali plastici nel dopoguerra. Il sapone
tradizionale è composto da sego bovino (80%) ed olio
di cocco o di oliva (al 20%). Un sapone dovrebbe
avere tra le prime posizioni fra i suoi ingredienti gli
acidi grassi saponificati di cocco, di palma e di oliva.
Nei frantoi di una volta e in alcune produzioni attuali
era prodotto con la spremitura di olive che restava
nelle macine del frantoio dopo la prima spremitura.
Spesso si tratta di olio di seconda o terza sansa di una
qualità pessima, di cui la legge vieta la
commercializzazione come olio da cucina. Nel
dopoguerra le seconde e terze spremiture d'olio, meno
pregiate e costose, erano ancora utilizzate anche a
scopo alimentare.
Vari frantoi industriali utilizzano le sanse per produrre
saponi e compensare la scarsa resa delle olive raccolte
in termini di olio da cucina; talora si arriva a macinare
le olive soltanto per fare saponi perché più profittevoli
dell'olio in bottiglia. I saponi liquidi che hanno un pH
di 5,5 rischiano di essere, per il loro elevato contenuto
d'acqua, un ambiente adatto alla proliferazione di
funghi e batteri; tali saponi sono addizionati con
composti disinfettanti e fungicidi.
Come fare il sapone
Sapone artigianale tagliato in panetti.
Attenzione: l'idrossido di sodio è caustico e corrosivo.
Evitate il contatto diretto con la pelle e con gli occhi.
Per la sintesi del sapone si utilizzano 10 g di olio di
oliva posti in un becker e ad essi si aggiungono 5 g di
idrossido di sodio in 40 ml di una soluzione acquaalcol al 50% (20 ml di acqua e 20 ml di alcol). Si
scalda il tutto per circa 45 minuti agitando
continuamente. A parte si prepara un'altra soluzione
acqua-alcol da aggiungere di volta in volta. Dopo un
po' si aggiunge tutto ad una soluzione di 150 ml di
acqua e cloruro di sodi ofredda. Questa serve ad
innalzare la forza ionica e a favorire la precipitazione
del sapone. Si filtra il precipitato e lo si asciuga in
stufa. Questo è il metodo per una completa
saponificazione dell'olio (sia esso derivante dalle olive
o da altra fonte animale e/o vegetale)
Gli ingredienti principali del sapone sono olio di oliva
di seconda o terza spremitura (le cosiddette "sanse") e
glicerina. Al posto dell'idrossido di sodio per la
saponificazione si usa talvolta la lisciva, una
soluzione meno caustica, derivante da una soluzione
filtrata di acqua e cenere di legna; la glicerina è un
componente naturale che si forma per saponificazione
dei trigliceridi degli oli vegetali o dei grassi animali.
DIPENDENZA
Per dipendenza si intende una alterazione del
comportamento che da semplice e comune abitudine
diventa una ricerca esagerata e patologica del piacere
attraverso mezzi o sostanze o comportamenti che
sfociano nella condizione patologica.
La persona dipendente perde ogni possibilità di
controllo sull'abitudine.
Dal punto di vista degli effetti è utile suddividere la
dipendenza in:
dipendenza fisica (alterato stato biologico)
dipendenza psichica (alterato stato psichico e
comportamentale).
La dipendenza fisica, prodotta essenzialmente dai
condizionamenti neurobiologici, è superabile con
relativa facilità; la dipendenza psichica, difficile punto
nodale della tossicodipendenza, richiede interventi
terapeutici lenti, complessi e ad ampio raggio,
coinvolgendo spesso i familiari che stanno attorno alla
persona dipendente.
Le forme più gravi comportano dipendenza fisica e
psichica con compulsività, cioè, ad esempio, con
bisogno di assunzione ripetuta della droga da cui si
dipende per risperimentarne l'effetto psichico ed
evitare la sindrome di astinenza.
Dal punto di vista delle cause si può dipendere
patologicamente da sostanze stupefacenti
(tossicodipendenza), in cui rientrano l'alcolismo e il
fumo, da cibo (bulimia, dipendenza da zuccheri, binge
eater disorder), da sesso (dipendenza sessuale,
masturbazione compulsiva), da lavoro (work-a-holic),
da comportamenti come il gioco (gioco d'azzardo
patologico), lo shopping (shopping compulsivo), la
televisione, internet (internet dipendenza), i
videogame.
Rientrano nelle dipendenze patogene anche quelle da
luoghi e culture (sindrome da sradicamento) ed anche
da rapporti umani (codipendenza). La dipendenza da
sigaretta rientra invece tra le dipendenze "oggettuali",
dove il rapporto con l'oggetto risponde ad un bisogno
relazionale di tipo proiettivo.
Criteri diagnostici
La diagnosi delle varie dipendenze si basa
universalmente sui criteri indicati nel Manuale
internazionale di statistica e diagnostica dei disturbi
mentali (noto anche con l'acronimo DSM, Diagnostic and Statistical Manual of mental
disorders ), è uno dei sistemi nosografici per i disturbi
mentali più utilizzati
da medici, psichiatri e psicologi di tutto il mondo.
strumento di diagnosi che applica la relativa stabilità
dell'analisi descrittiva dei sintomi di patologie mentali
in un periodo minimo di osservazione.
Storia
La prima versione risale al 1952 (DSM-I) e fu redatta
dall'American Psychiatric Association (APA), come
replica degli operatori nell'area del disagio mentale
all'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), che
nel 1948 aveva pubblicato un testo, la classificazione
ICD (International Statistical Classification of
Diseases, Injuries and Causes of Death), esteso pure
all'ambito dei disturbi psichiatrici. Da allora vi sono
state ulteriori edizioni: nel 1968 (DSM-II),
nel 1980 (DSM-III), nel 1987 (DSM-III-Revised),
nel 1994 (DSM-IV) e nel 2000 (DSM-IV-Text
Revision oDSM-IV-TR, quella attualmente in
vigore). Sono state anche effettuate piccole modifiche
nelle ristampe di alcune versioni intermedie;
particolarmente significativa la settima ristampa del
DSM-II, che nel 1972 espulse l'omosessualità dalla
classificazione psicopatologica. IlDSM-V è in fase di
pianificazione, e dovrebbe essere pubblicato intorno
al 2012. Nel corso degli anni il manuale è stato
migliorato ed arricchito con riferimenti allo sviluppo
attuale della ricerca psicologica in numerosi campi,
ma anche con nuove definizioni di disturbi mentali: la
sua edizione più recente classifica un numero di
disturbi mentali pari a tre volte quello della prima
edizione.
Consiste in una classificazione "nosografica ateorica
assiale" dei disturbi mentali. I disturbi mentali
vengono definiti in base a quadri sintomatologici, e
questi ultimi sono raggruppati su basi statistiche.
Secondo il DSM,
« Per dipendenza si intende una modalità patologica
d’uso della sostanza che conduce a menomazione e a
disagio clinicamente significativi, come manifestato
da tre (o più) delle condizioni seguenti, che ricorrono
in un qualunque momento dello stesso periodo di 12
mesi:
1.tolleranza, come definita da ciascuno dei seguenti:
- il bisogno di dosi notevolmente più elevate della
sostanza per raggiungere l’intossicazione o l’effetto
desiderato;
- un effetto notevolmente diminuito con l’uso
continuativo della stessa quantità della sostanza;
astinenza, come manifestata da ciascuna dei seguenti:
la caratteristica sindrome di astinenza per la sostanza
(riferirsi ai Criteri A e B dei set di criteri per Astinenza
dalle sostanze specifiche);
la stessa sostanza (o una strettamente correlata) è
assunta per attenuare o evitare i sintomi di astinenza;
la sostanza è spesso assunta in quantità maggiori o per
periodi più prolungati rispetto a quanto previsto dal
soggetto;
desiderio persistente o tentativi infruttuosi di ridurre o
controllare l’uso della sostanza;
una grande quantità di tempo viene spesa nel
procurarsi la sostanza (per esempio, recandosi in
visita da più medici o guidando per lunghe distanze),
ad assumerla (per esempio, fumando “in catena”), o a
riprendersi dai suoi effetti;
interruzione o riduzione di importanti attività sociali,
lavorative e ricreative a causa dell’uso della sostanza;
uso continuativo della sostanza nonostante la
consapevolezza di avere un problema persistente o
ricorrente, di natura fisica o psicologica,
verosimilmente causato o esacerbato dalla sostanza
(per esempio, il soggetto continua ad usare cocaina
malgrado il riconoscimento di una depressione indotta
da cocaina, oppure continua a bere malgrado il
riconoscimento del peggioramento di un’ulcera. a
causa dell’assunzione di alcol) »
(DSM-IV-TR, Manuale diagnostico e statistico dei
disturbi mentali, text revision, pp. 219-220)
Per approfondire, vedi la voce Diagnostic and
Statistical Manual of Mental Disorders.
Nuovi criteri diagnostici [modifica]
Nel 2006 è stata pubblicata in Italia una ipotesi di
nuovi criteri diagnostici delle dipendenze patologiche
o addictions[4]:
A) Persistente e ricorrente comportamento di
dipendenza maladattivo che conduce a menomazione
o disagio clinicamente significativi, come indicato da
un totale di cinque (o più) dei seguenti criteri [con
almeno due da (1), di cui uno è (c), due da (2) e uno
da (3)] per un periodo di tempo non inferiore ai 12
mesi.
1) Ossessività
a) pensieri e immagini ricorsivi circa le esperienze di
dipendenza o le ideazioni relative alla dipendenza (per
es. è eccessivamente assorbito nel rivivere esperienze
di dipendenza passate o nel fantasticare o
programmare le esperienze di dipendenza future);
b) i pensieri e le immagini relativi al comportamento
di dipendenza sono intrusivi e costituiscono tensione
ed eccitazione inappropriate e causano ansia o disagio
marcati;
c) in qualche momento del disturbo la persona ha
riconosciuto che i pensieri e le immagini sono prodotti
della propria mente (e non suscitati dall’esterno).
2) Impulsività
a) irrequietezza, ansia, irritabilità o agitazione quando
non è possibile mettere in atto il comportamento di
dipendenza;
b) ricorrente incapacità di resistere e di regolare i
desideri di dipendenza inappropriati e gli impulsi a
mettere in atto il comportamento di dipendenza.
3) Compulsività
a) comportamenti di dipendenza ripetitivi che la
persona si sente obbligata a mettere in atto, anche
contro la sua stessa volontà, nonostante le possibili
conseguenze negative, come conseguenza delle
fantasie di dipendenza ricorrenti e del deficit del
controllo degli impulsi;
b) i comportamenti o le azioni di dipendenza coatti
sono volti a evitare o prevenire stati di disagio o per
alleviare un umore disforico (per es. sentimenti di
impotenza, irritabilità, inadeguatezza).
B) I pensieri e i comportamenti di dipendenza
ricorrenti e compulsivi impegnano il soggetto per la
maggior parte del tempo, o interferiscono
significativamente con le sue normali abitudini, con il
funzionamento lavorativo (o scolastico), o con le
attività o le relazioni sociali usuali.
C) I pensieri e i comportamenti di dipendenza
ricorrenti e compulsivi non avvengono esclusivamente
durante un episodio maniacale, o condizioni mediche
generali.
Terapia [modifica]
L'approccio terapeutico più recente contro le
dipendenze risulta quello multidisciplinare, con
intervento mirato sia in ambito biologico che
psicologico.
In ambito biologico lo scopo precipuo è il
raggiungimento dell'astinenza (utilizzato soprattutto
nelle dipendenze da sostanze,come alcol e droghe).
Possono essere impiegati farmaci di tipo ansiolitico e
terapie farmacologiche.
In ambito psicologico, di norma affrontato con
psicoterapia individuale o di gruppo, invece ci si
prefigge l'obiettivo di spingere il soggetto a superare
l'ossessiva percezione del bisogno della sostanza o
comportamento da cui è dipendente.
Risultano inoltre molte associazioni[5] che utilizzano
il programma di recupero del gruppo di "auto aiuto"
come terapia contro svariate forme di dipendenza:
da sostanze, come Alcolismo (Alcolisti Anonimi A.A;
Club Regionali Alcolisti in Trattamento ARCAT),
Tossicodipendenza sia da droghe cosiddette leggere
come i cannabinoidi che pesanti come Cocaina,
Eroina, Metanfetamina e altre (Narcotici Anonimi
N.A.; Marijuana Anonymous; Crystal Meth
Anonymous)[6][7],
alimentari come Bulimia e altri disturbi alimentari
(Mangiatori Compulsivi, in Inglese O.A. Overeaters
Anonymous),
affettive come la codipendenza (gruppi familiari di
alcolisti Al-Anon; Codipendenti Anonimi CO.DA.;
Dipendenti dal Sesso e dall'Amore Anonimi SLAA),
comportamentali come il gioco d'azzardo compulsivo
(G.A. Giocatori Anonimi),
sessuali come Masturbazione compulsiva,
pornodipendenza o cyber-sex addiction (Sex and Love
Addicts Anonymous, Dipendenti dal Sesso e
dall'Amore Anonimi SLAA; Sexaholics Anonymous
S.A.; Sexual Compulsives Anonymous S.C.A.; Sexual
Recovery Anonymous S.R.A.)[8],
L'uso del metodo dei gruppi di sostegno è ampiamente
consigliato da vari terapeuti e autori internazionali,
quali Patrick Carnes, Kimberly Young e Claudia
Black.[9][10][11]
Molti membri dichiarano di aver ottenuto buoni
risultati con il metodo dei gruppi di sostegno. Va
segnalato che, in alcune nazioni, i soggetti vengono
indirizzati al gruppo direttamente dai servizi sociali.
In particolare negli Stati Uniti ci sono casi che
vengono inviati al gruppo, con frequenza obbligatoria,
dai Giudici del Tribunale a seguito di avvenimenti con
rilevanza giuridica.
In linea generale, le associazioni di aiuto usano il
programma di recupero dei Dodici Passi (o Dodici
Tradizioni ideati dagli Alcolisti Anonimi).
SOLDI
In media una persona ha bisogno di gudagnare
mensilmente almeno 100 euro (dati del 2010) per la
propria manutezione, e 300 euro (dati del 2010) per
avere il diritto a occupare un posto e usare energia
elettrica e gas.
Tasse
La tassa, nell'ordinamento tributario italiano, si
differenzia dall'imposta in quanto applicata secondo il
principio della controprestazione, cioè essa è legata ad
un pagamento di una somma di denaro, dovute da un
soggetto quale corrispettivo per la prestazione a suo
favore di un servizio offerto da parte di un ente
pubblico (ad esempio: tasse portuali ed aeroportuali,
concessioni, autorizzazioni, licenze...). Questo
strumento tende a perdere importanza, nei moderni
sistemi tributari, a favore di altri strumenti, quali la
tariffa (vedi passaggio dalla TARSU alla TIA) o
l'imposta.
La distinzione tra tassa e imposta è ereditata dal diritto
romano ed è tipica dei Paesi di diritto latino. Nei Paesi
di Common Law (Regno Unito e Stati Uniti) vige da
tre secoli il principio del "no taxation without
representation", ideato all'inizio della Rivoluzione
americana. Si tratta di un principio in base al quale i
cittadini che pagano i tributi devono essere
rappresentati in Parlamento, e i tributi debbano
derivare da una decisione parlamentare, in merito a un
servizio di cui beneficiano i contribuenti.
Nei Paesi democratici esiste un dibattito sulle
modalità di prelievo e sull'impiego delle tasse. Le
tasse servono a ripagare il debito pubblico, finanziare
servizi come scuole, sanità, assistenza. alcuni Paesi
hanno adottato un sistema di flat tax, ad aliquota unica
o con poche aliquote per le principali imposte. alcuni
ritengono che la semplificazione fiscale la riduzione
delle aliquote riducano elusione ed evasione, a l limite
che in base alla curva di Laffer un'aliquota unica,
opportunamente scelta, massimizzi il gettito fiscale.
Altri ritengono l'aliquota unica e la riduzione degli
scaglioni profondamente iniqua verso i ceti medi e
contro il principio di progressività del prelievo fiscale,
affermato in varie Costituzioni.
Altri propongono una Tobin tax un prelievo minimo
sulle transazioni finanziarie, che darebbe comunque
un gettito enorme, visti i volumi di denaro
movimentati ogni giorno.
I servizi pubblici divisibili, quali ad esempio
l'istruzione e la sanità, possono essere finanziati
mediante tasse. Ne sono esempi in Italia, le tasse
scolastiche e universitarie o i ticket sanitari. Tuttavia,
non si deve confondere la tassa con il prezzo di questi
servizi. Almeno nell'ordinamento attuale italiano le
tasse non coprono completamente il costo di questi
servizi, che quindi ricade sulla fiscalità generale e
viene finanziato con le imposte. Le giustificazioni,
provenienti dalla dottrina economica per tale scelta,
sono diverse. In primo luogo essa si giustifica con la
teoria delle esternalità, secondo cui il consumo di
determinati servizi produce benefici indiretti, non solo
al consumatore, ma all'intera società, giustificandone
così il contributo alla copertura dei costi con la
fiscalità generale. Per fare un esempio, l'istruzione
universitaria produce benefici per lo studente ma
anche per la società di cui viene accresciuto il livello
culturale. In secondo luogo essa si richiama al
principio costituzionale della capacità contributiva nel
concorso a finanziare le spese pubbliche. Pertanto si
ritiene necessario consentire la fruizione dei servizi ai
meno abbienti fissando l'importo della tassa al di sotto
del costo (o addirittura esentando alcune categorie dal
pagamento) e contribuendo per la differenza con la
fiscalità generale, che tiene conto di questo principio.
La questione se privilegiare il c.d. principio di
capacità contributiva affidando il finanziamento dei
servizi pubblici, anche divisibili, alle imposte con
evidenti vantaggi in termini di redistribuzione della
ricchezza, ma con lo svantaggio di svincolare il costo
dei servizi stessi dal loro consumo, incoraggiando
quindi fenomeni di free riding e di spreco o passare
invece, ove possibile, ad una stretta applicazione del
principio della controprestazione, accantonando così
in parte l'idea redistributiva con una penalizzazione
nell'accesso ai servizi dei meno abbienti ma con un
maggiore controllo sul loro corretto utilizzo, è al
centro del dibattito politico, economico e sociale di
molti paesi e molto spesso non ha trovato soluzioni
univoche.
Indice [nascondi]
1 Tasse e proprietà dei beni pubblici
2 Prelievo diretto e tassa da inflazione
3 Evasione fiscale
4 Voci correlate
5 Altri progetti
6 Collegamenti esterni
Tasse e proprietà dei beni pubblici [modifica]
Le tasse dovrebbero essere utilizzate per realizzare
opere e fornire servizi, utili per i contribuenti.
In un secondo momento, sorge il problema della
proprietà delle opere, e di chi abbia eventualmente il
diritto ad incassare un prezzo dai servizi finanziati con
le tasse.
La proprietà di un bene è solitamente in capo a chi ne
ha sostenuto l'onere finanziario. Analogamente, la
proprietà di un'opera pubblica o di un servizio pagato
con le tasse dei contribuenti dovrebbe essere in capo
allo Stato, che rappresenta gli stessi finanziatoricontribuenti.
Gli eventuali utili dovrebbero essere corrisposti ai
proprietari nella forma di un reinvestimento per
migliorare il servizio oppure distribuiti in termini di
uno sconto fiscale o di una somma direttamente
erogabile. Questi diritti sono elementi che distinguono
proprietà e gestione sia di beni pubblici che privati.
[senza fonte]
Dirigenti e politici che ricevono in gestione tali forme
di bene pubblico hanno comunque piena
discrezionalità su scelte che riguardano l'assetto
proprietario, quali la privatizzazione o trasferimento
ad altri enti pubblici dell'opera. Decisioni di questo
tipo, invece, in un'azienda privata richiedono un
parere vincolante dei proprietari.
Fra le proposte di tassazione ad aliquota unica, quella
della tassazione sull'utilizzo dei terreni, muove da
considerazioni riguardo il bene pubblico.
Nel 1933, l'economista americano Henry George
pubblica "Progress and poverty", nel quale propone
una tassazione unica dei possidenti terrieri e
l'abolizione di qualsiasi tassazione sul reddito, profitto
o sul lavoro. Il presupposto era quello che la terra è di
proprietà dell'intera collettività, ragione per cui il
privato dovrebbe cedere parte della rendita allo stato
con un contributo per l'occupazione del suolo
pubblico.
Il "Single Tax Movement" che ne nacque aveva lo
scopo di incoraggiare gli investimenti nei fattori della
produzione esenti da tasse, il capitale e il lavoro,
facendo pagare l'utilizzo del suolo pubblico,
indipendentemente dalla capacità del singolo di
utilizzarlo in modo efficiente e di trarvi un profitto.
Prelievo diretto e tassa da inflazione [modifica]
Il debito pubblico è la risultante della differenza di
entrate e uscite. Le entrate possono essere aumentate
con un incremento delle tasse oppure con nuovo
debito. Lo Stato, in questo secondo caso, emette nuovi
titoli di debito in cambio di moneta, e si impegna a
pagare i relativi interessi.[senza fonte]
Ne deriva una "tassa da inflazione" per la quale il
contribuente incontra un aumento dei prezzi in
conseguenza dell'aumento dell'offerta di moneta
circolante. Rispetto al prelievo diretto, il
finanziamento della spesa pubblica con l'emissione di
nuovi debiti, ha un costo maggiore legato agli
interessi da ripagare i titoli di Stato, ed eventualmente
ai nuovi debiti da contrarre per onorare tali interessi.
Se la decisione di finanziare la spesa in deficit spetta
ai Governi, col veto della Banca Centrale, esiste una
deroga al principio del "no taxation withoput
rapresentation", che il potere politico può comunque
usare laddove le ragioni del prelievo diretto non sono
condivise dai cittadini. [senza fonte]
La tassa può essere collegata anche ad un
provvedimento amministrativo (tassa sul passaporto,
sulla patente, sul porto d'armi; tasse sulle concessioni
governative).
L'indicatore della pressione fiscale non considera la
cosiddetta tassa da inflazione, essendo pari al rapporto
fra le entrate e il PIL.
Non esiste un limite massimo all'aliquota per il
prelievo fiscale, indipendentemente dalla fascia di
reddito, ma solamente quello definito di volta in volta
dalle normative fiscali. Una possibile soglia critica si
può individuare intorno ad un'aliquota massima del
50%, che equivarrebbe a dire che il contribuente
lavora 6 mesi all'anno per lo Stato.
In questo caso, la finalità al bene comune che
dovrebbe avere il prelievo fiscale lederebbe i diritti di
proprietà di una persona sulla ricchezza da essa
prodotta.[senza fonte]
Evasione fiscale [modifica]
Per approfondire, vedi la voce Evasione ed
elusione fiscale.
I 2/3 dei contribuenti italiani nel 2006 hanno
dichiarato un reddito da 6.000 a 15.000 Euro all'anno.
Solo in 50.000 dichiarano più di 200.000 euro all'anno
e 150.000 persone tra 100.000 e i 200.000.
I redditi da lavoro dipendente sono soggetti per legge,
fin dagli anni '30, alla trattenuta alla fonte, e
materialmente non possono evadere le tasse; da essi
deriva la quasi totalità del gettito fiscale. L'evasione
fiscale è vista come un'iniquità sociale tra lavoratori in
quanto gli autonomi e i professionisti sono le
categorie a più forte evasione.
In Italia contribuisce al fenomeno l'elevato numero di
aziende che ancora non hanno integrato sistema
informativo e sistema contabile tra loro e con i
soggetti esterni (banche, clienti e fornitori) in modo
che il pagamento dell'IVA e altre imposte avvenga
tramite conto corrente e in automatico non appena
sono generati ordini e pagamenti. Invece, in questi
casi, si preferisce utilizzare bonifici o il pagamento in
banconote contanti, anche di ingenti somme.
Altre modalità diffuse di evasione sono:
la fuga di capitali in Paesi dove la tassazione è più
favorevole, con l'investimento o il trasferimento dei
beni mobili in conti esteri
il deposito in cassette di sicurezza, anonime, delle
quali solo il possessore ha la chiave di apertura, e
dunque non tracciate in una banca dati interna
dell'istituto, eventualmente accessibile alle autorità del
fisco, né direttamente perquisibili dall'erario.
l'intestazione dei beni, in particolare immobili, a
società anonime di diritto estero, aventi sede legale
fuori dell'Italia, senza dipendenti e con soci anonimi,
prive di un capitale sociale minimo da versare sul
quale rivalersi, e di riferimenti a persone fisiche,
società alle quali una tassazione (e le sanzioni per
l'evasione) sono in concreto applicabili con difficoltà.
Negli USA l'evasione fiscale è reato e i controlli sono
affidati ad un'agenzia privata con novantamila addetti
che devono vigilare su 200 milioni di contribuenti.
L'agenzia ha il potere di ispezione sui conti correnti;
in Italia invece deve essere inoltrata una richiesta a
ognuna delle centinaia di banche esistenti per sapere
se da qualche conto corrente ci sono stati degli
accrediti o addebiti verso il numero di conto
desiderato. In sostanza, non è visibile l'estratto conto
presso la banca titolare del rapporto, ma deve essere
ricostruito chiedendo alle altre banche tutte le
movimentazioni in dare e in avere.
Contro questi poteri di controllo è stato sollevato il
diritto alla privacy, sebbene a dati simili abbiano
accesso anche piccole società di credito. Un secondo
argomento è l'affido di poteri di polizia ad un soggetto
privato, tanto più rilevante perché riguarda
l'accertamento di un reato piuttosto che di un illecito
amministrativo.
Per accumulare soldi e poterli spendere è necessario
esercitare una professione.
Ma per esercitare una professione è necessario avere
una carta d'identità.
Carta d'identità
Carta d'identità del 1943rilasciata dal Protettorato di
Boemia e Moravia.
La carta d'identità è un documento di
riconoscimento strettamente personale dove sono
contenuti i dati anagrafici, e altri dati ed elementi
(lo stato civile, la cittadinanza, la professione,
una fotografia, impronte digitali, ecc.) utili ad
identificare la persona a cui tale documento si
riferisce.
I suoi usi, formalità per il rilascio, obbligatorietà e i
dati contenuti differiscono da stato a stato, in base alle
rispettive normative.
Non in tutti gli stati esiste la carta d'identità (non
nel Regno unito, ad esempio, e in quasi tutti gli stati
con diritto di tipo common law). In tali paesi per
alcuni usi può essere sostituita da altri documenti.
Laddove esiste, può essere obbligatoria (oltre una
determinata età) o meno. In alcuni casi è obbligatorio
averla ma non portarla sempre con sé, essendo
sufficiente in caso di necessità di controllo, mostrare
di possederla a casa.
I dati riportati differiscono a seconda delle esigenze e
delle scelte dei singoli stati. Ad esempio per le
donne coniugate in alcuni stati è indicato
il cognome da nubile, in altri quello del marito, in altri
ancora entrambi.
Regolamenti nazionali delle carte
d'identità [modifica]
Il riconoscimento d'identità all'interno delle frontiere
dell'Unione Europea è disciplinato da un codice
comunitario relativo al regime di attraversamento
delle frontiere da parte delle persone. Il "codice
frontiere Schengen" è previsto dalle Notificazioni
previste dall'articolo 37 del regolamento (CE) n.
562/2006 del Parlamento europeo ed è stato istituito il
15 marzo 2006 dal Consiglio.
Manca, invece, un'armonizzazione all'interno dei
singoli Stati membri. La Direttiva 2008/C 18/03, art.
21, lettera c), ammette la possibilità per uno Stato
membro di prevedere nella legislazione nazionale
l’obbligo di possedere o di portare con sé documenti
di identità.
La Direttiva 2004/38/CE obbligava i cittadini
extracomunitari a portare sempre i documenti con sè,
ed era finalizzata a facilitare il soggiorno in paesi
dell'UE degli stessi cittadini appartenenti e quindi a
rendere più liberi i loro viaggi, esclusi quelli non
facenti parte della comunità Europea.
Quindi, l'obbligo vige per i cittadini extracomunitari,
mentre differisce per i cittadini della UE, a seconda
delle leggi dello Stato membro.
In Italia [modifica]
Carta d'identità italiana
Per approfondire, vedi la voce Carta d'identità
italiana.
La carta d'identità italiana è il documento principale di
identificazione per i cittadini italiani o residenti sul
territorio, rilasciata a partire dal quindicesimo anno
d'età. L'utilizzo di questa, o di un documento con foto
considerato equivalente, è obbligatorio ai fini del
riconoscimento, seppure con limitazioni. Può inoltre
essere convalidata come documento valido per
l'espatrio.
La forma cartacea attuale, in via di sostituzione con
la Carta d'identità elettronica, è stata istituita
nel 1994 [1] e riporta fotografia, dati anagrafici e
firma del possessore. Il documento dispone di alcuni
accorgimenti anticontraffazione e ne è pertanto vietata
la plastificazione. [2][3]
Il D.lgs. n. 286 del 1998, art. 6, recepisce la Direttiva
2004/38/CE e obbliga gli stranieri a esibire una carta
d'identità o una carta di soggiorno, pena una multa e
l'arresto fino a sei mesi.
Per tutti i cittadini, vale l'obbligo di fornire, su
richiesta di funzionari pubblici, informazioni relative
alla propria identità personale, al proprio stato o altre
qualità personali [4].
Non si tratta, quindi, dell'obbligo di fornire un
documento d'identità valido. In assenza, vale l'obbligo
di fornire le proprie generalità a voce.
L’autorità di pubblica sicurezza, nell’ambito delle
proprie competenze, ha la facoltà di ordinare ad un
individuo pericoloso o sospetto di munirsi di una carta
di identità e di esibirla ad ogni richiesta degli ufficiali
di pubblica sicurezza[5].
In pratica, l'obbligo di portare un documento di
identità deriva dalle leggi di pubblica sicurezza. Il
funzionario pubblico può obbligare non solo a portare
il documento dalle prossime volte, ma di esibirlo al
momento. Diversamente, una forza di polizia può
condurre la persona in caserma e convalidare il fermo,
trattenendola fino all'accertamento dell'identità. La
legge non esclude che possa essere trattenuta in cella.
In Francia [modifica]
In Francia la carta d'identità (Carte nationale
d’identité sécurisée) è utilizzata dal 1940, introdotta
per l'identificazione fatta dalla Repubblica di
Vichy nell'ambito dell'olocausto (un utilizzo
dell'antropometria da parte dello stato che fu
sottolineato da Giorgio Agamben).
La carta d'identità francese contiene la fotografia del
volto e i dati anagrafici, oltre al numero di
identificazione nazionale.
In passato l'utilizzo della carta d'identità, come
l'aggiornamento della stessa a cadenza periodica (10
anni) ed in caso di cambio di residenza, era
obbligatorio. Dal 1955 non sussiste l'obbligatorietà,
ma rimane uno strumento che può essere utilizzato per
dimostrare la propria identità alle forze di polizia,
sebbene non è esplicitato dalla legge che il documento
sia sufficiente. In ogni caso alle forze di polizia è
permesso l'arresto, per non più di 4 ore, di un cittadino
sprovvisto del documento, ai fini di verificarne
l'identità ("vérification d'identité").
Per transazioni economiche di rilievo, in ambito
bancario, è accettata più frequentemente della patente
di guida. Talvolta sono richiesti due documenti.
On line [modifica]
Esistono alcuni servizi di rilascio di carte di
riconoscimento anche se senza nessuna valenza
legale. Il loro utilizzo può essere dei più vari. Ad
esempio si può citare il
sito http://cartadeipiccoli.appspot.com che è in grado
di produrre una carta di riconoscimento per bambini
in formato PDF e quindi facilmente stampabile. Sulla
carta è possibile indicare tutti i riferimenti ai genitori
del bambino o alla sua scuola in questo modo le
autorità in caso di smarrimento del bambino sapranno
a chi rivolgersi.
GLI STATI EMOTIVI
L'espressione stato emotivo si riferisce a uno stato
verificabile in un determinato momento delle varie
tensioni e distensioni muscolari nel corpo e dei
pensieri che le causano o le inibiscono. Viene anche
usata l'espressione “stato d'animo” per indicare questo
fenomeno, poiché dal concetto di anima si è passato a
quello di animo come sentimento nel corso della
storia.
I nostri stati emotivi cambiano per almeno due cause
che hanno influenza sul nostro corpo :
1. il cambiamento delle situazioni.
2. il cambiamento dei nostri pensieri.
Gli stati d'animo cambiano in base alle situazioni
poiché essi si adattano per essere funzionali a
scegliere il comportamento più adatto per risolvere i
problemi che creano le situazioni, e risolvere i
problemi è funzionale alla nostra sopravvivenza, la
quale è funzionale al nostro benessere.
Per il fatto che esistono infinite situazioni abbiamo a
disposizione una possibilità infinita di comportamenti,
per infinite possibilità di situazioni.
Una possibilità è la condizione di ciò che può
accadere.
È relativa alla necessità, che è un principio secondo il
quale la dinamica della materia è governata da un
nesso causa-effetto, e che quell'effetto debba essere
così e non in un altro modo.
Poiché le nostre reazioni e i nostri comportamenti
sono soggette ad errori.
In questo continuo succedersi di fenomeni diversi, noi
dobbiamo sapere volontariamente adattarci senza
perdere di vista cosa stiamo cercando, cioè il
benessere, per poter realizzare ciò che vogliamo
veramente.
Il grado d'impegno necessario per sopravvivere
dipende dall'ambiente in cui si vive e dalle situazioni
che accadono all'interno di quest'ambiente.
Tuttavia esistono conoscenze assolute sulle azioni da
compiere per il benessere e conoscenze particolari.
Le condizioni che creano in assoluto il benessere
sono due, e hanno un ordine conseguenziale a causa
del tempo che governa la materia :
1.L'assenza di sofferenza a effetto malefico.
2.La presenza di piacere a effetto benefico.
Poiché la presenza di sofferenza a effetto malefico e
l'assenza di piacere a effetto benefico eliminano il
benessere.
Quando il benessere non c'è nasce in noi la sofferenza
per il pensare all'assenza del benessere, che è un tipo
di sofferenza più pervasiva e durevole rispetto le altre
sofferenze.
Essa deprime profondamente il nostro ego.
Viene infatti chiamata depressione.
Tuttavia il nostro ego crea in noi un desiderio di
tornare a livello di esaltazione, per istinto di
sopravvivenza.
Il desiderio è la traduzione fisica di una
combinazione mentale tra un piacere immaginato
nel futuro e un dolore per la sua assenza nel
presente, che ci muove a cambiare le cose.
Il nostro istinto di sopravvivenza dispone di tre
desideri fondamentali:
1. desideriamo sopravvivere.
2. desideriamo evitare o eliminare la sofferenza.
3. desideriamo provare piacere.
Questi sono tre desideri di origine involontaria.
Poiché è il nostro corpo e non la nostra volontà, a
produrli. Si producono appena ci sentiamo feriti, per
costringere il nostro corpo a reagire in modo da
cambiare lo stato delle cose, in noi o fuori di noi.
Perciò possiamo dividere lo schema che ci rappresenta
in due parti astratte :
una parte cosciente che controlliamo
una parte incosciente che non controlliamo.
La parte cosciente è quella con la quale ci
identifichiamo.
È l'insieme di:
1.ciò che pensiamo su noi stessi.
2.ciò che percepiamo.
3.ciò che ricordiamo.
Chiamiamo questa parte cosciente “volontà”.
La parte incosciente produce delle azioni
fondamentali, da quelle vegetative, a quelle istintuali.
Il mezzo che questa parte incosciente usa per
informarci sul come dobbiamo reagire a ciò che sta
accadendo sono le emozioni, o stati d'animo.
La nostra parte incosciente è l'insieme dei calcoli
di stimoli infinitesimali che arrivano nel nostro
corpo. Di cui siamo incoscienti a causa della loro
velocità e frequenza.
Le condizioni esterne che avviano il processo di
attivazione di questi desideri sono :
1.la sopravvivenza in pericolo da un fenomeno,
oggetto, persona che si muove in modo da
provocarci ferite, o la morte.
2.la sofferenza presente.
3.il piacere rivissuto come un ricordo assente.
Queste condizioni vengono comunicate al corpo dal
cervello attraverso i pensieri.
I PRINCIPALI STATI EMOTIVI DAI QUALI
DIPENDE IL PROPRIO BENESSERE
Poiché siamo tutti programmati per reagire in potenza,
indipendentemente dalla nostra volontà, con uno
spettro di emozioni che va dalla sofferenza al
piacere, ma tutti noi disprezziamo la sofferenza,
perché essa deprime il nostro ego.
Le emozioni negative ci fanno agire poiché le
disprezziamo.
Definizione:
ciò che viene chiamato DISPREZZO, infatti, è la
volontà di smettere di percepire una tensione
muscolare attraverso l'eliminazione dell'oggetto a
cui attribuiamo la causa.
Questi due stati d'animo, piacere e dolore, esistono in
potenza sin dalla nascita di un essere umano, poiché
sono funzionali ai suoi scopi, per produrre 3 tipi di
azioni:
1. cercare qualcosa fuori se stessi
2. proteggere qualcosa in se stessi
3. accrescere se stessi
ciò che gli serve per soddisfare i tre desideri.
In seguito questo sistema diventa più complesso,
poiché lo psicosoma prende dall'ambiente stimoli, ed
elementi per accrescersi.
Perciò possiamo definire questo sistema “di base”.
Questi sistemi si attivano secondo leggi naturali
biochimiche, e quindi non dipendono da
caratteristiche soggettive, le quali caratteristiche
soggettive, come la memoria, possono solo
condizionarli, ovvero possono stabilire in quale
situazione attivarle, e con quale intensità,
amplificandoli o diminuendoli.
Essendo tutti noi condizionati, ogni situazione
produce reazioni diverse, in tipologia o intensità, in
persone diverse.
Sia la sofferenza che il piacere psicologici consistono
in distensioni o contrazioni muscolari attivate o da
stimoli esterni o da stimoli interni.
Per soddisfare i tre desideri fondamentali in modo
corretto dobbiamo per prima cosa essere presenti
mentalmente alla realtà, e per seconda cosa
memorizzare le informazioni sulle cose che li
soddisfano.
Ogni volta che un pensiero, che è un insieme di
percezioni sensoriali, ci attraversa la coscienza, noi
crediamo che quel pensiero sia identico alla realtà
esterna a quel pensiero, quindi ci lasciamo andare a
provarlo, perché pensiamo sia necessario dato che è la
realtà. Ci sono due modi per pensare :
1. percepire un pensiero e non percepire la realtà
senza consapevolezza di non percepire la realtà.
2. percepire la realtà e compararla con un ricordo
in modo distaccato che permette la
consapevolezza della distinzione tra le due.
Per gestire la sofferenza provocata dagli stimoli
esterni bisogna fare attenzione alla realtà.
Per gestire la sofferenza provocata dagli stimoli
interni bisogna fare attenzione ai propri pensieri.
Nella società civilizzata la sopravvivenza, e il piacere
sono una normalità. Ma la sofferenza è diffusa, e ciò
va contro ciò di cui abbiamo bisogno dopo che la
sopravvivenza è assicurata : esaltare il proprio ego.
Perché quando il nostro ego si deprime perdiamo il
benessere, che è l'equilibrio energetico del nostro
corpo, l'equilibrio tra tensione e distensione
muscolare, e ci creiamo delle malattie, suicidandoci
inconsciamente.
Infatti ogni volta che ci offendiamo, che ci sentiamo
rifiutati, abbandonati, sbagliati, soffriamo perché
abbiamo paura di lasciar morire una parte del nostro
ego, perché questo comporta una perdita delle
probabilità di sopravvivenza fisica.
Nell'arco della vita, mantenere in esaltazione il
proprio ego è difficile, perché esso tende naturalmente
alla depressione. Dopo i venticinque anni la forza di
questa tendenza aumenta perché comincia il
catabolismo cellulare, cioè muoiono più cellule di
quante ne nascono, finché la depressione si fa sempre
più forte e ci da sollievo nell'accettare l'ultima morte.
Per prenderci cura del nostro ego dobbiamo
considerare che noi abbiamo un livello fisiologico e
un livello psicologico che interagiscono tra loro, ma
hanno leggi diverse.
Perciò una ferita psichica può diventare fisica e
viceversa.
Perché le sofferenze vengono registrate nella memoria
e si ripresentano automaticamente sotto forma di
pensieri che riproducono quelle emozioni, soprattutto
quando si vivono situazioni simili a quelle che le
hanno provocate.
Cos'è la sofferenza:
La parola “sofferenza”, è un'immagine con funzione
acustica, che ha più sinonimi, ovvero altre immagini
acustiche che possono essere usate indicando ed
evocando lo stesso oggetto mentale nonostante
differiscano in piccola parte, che è “dolore”.
Questa parola è usata con almeno due significati
diversi, cioè due corrispondenze diverse con gli enti
della realtà.
Differenziare i due significati ci serve perché hanno
soluzioni diverse, e possono essere fraintesi se non si
sanno chiaramente quali sono, quindi si può agire
contrariamente a quanto si dovrebbe per risolverle.
Per avere una consapevolezza costante di cosa indichi
questa parola bisogna rendere esplicito con più parole
il contenuto che viene sintetizzato in tale unica parola,
successivamente si devono cogliere le differenze in
base al contesto in cui questa parola viene usata.
I due significati diversi sono:
1. La sofferenza di origine psicologica.
2. La sofferenza di origine fisica.
La sofferenza si dice di origine fisica quando è
attivata da uno stimolo esterno al corpo o interno,
ma non dal cervello.
La sofferenza fisica è uno stato localizzato nel corpo
dovuto a una reazione chimico-fisica. è
momentanea, molto intensa e insopportabile, ovvero
ci rende incapaci di continuare ad agire come se non
ci fosse e di rimanere sereni.
La sofferenza psichica è attivata da uno stimolo
interno al corpo, che viene dal cervello, che è un
pensiero,
E poiché il livello psicologico e quello fisico
interagiscono tra loro, la sofferenza di origine
psicologica a livello fisiologico è una contrazione
muscolare.
Il tessuto muscolare è un tipo particolare di tessuto
responsabile dei movimenti volontari ed involontari
del corpo.
I tre tipi di muscoli derivano dal mesoderma.
Il tessuto muscolare consta di tre elementi:
• le fibre muscolari che si dispongono in fasci,
• una rete capillare abbondante,
• un importante tessuto connettivo, composto da
fibre elastiche e collagene, che fa da sostegno al
muscolo stesso.
Come accade:
La contrazione muscolare è provocata da uno stato di
tensione elettrica lungo le fibre muscolari, che è
comunicato alle cellule muscolari dalle cellule
nervose che sono nel cervello.
Le cellule nervose rispondono ai pensieri.
Infatti le emozioni hanno bisogno di giustificazioni
logiche per continuare ad esistere, anche semplici,
queste giustificazioni servono per portare in modalità
dinamica il corpo, in funzione del compimento di una
azione.
Tuttavia si differenzia dalla sofferenza di origine
fisica nella qualità della percezione, e nella sua
invasività in tutto il corpo, è più sopportabile rispetto
a quella fisica ma debilita anche maggiormente le
facoltà cognitive.
.
Sintetizzando il processo della sofferenza :
A loro volta sia la sofferenza di origine fisica, che
quella di origine psichica possono essere sofferenze
bloccabili ed eliminabili, o sofferenze inevitabili.
Il cervello ha una difesa automatica alla sofferenza,
che è principalmente il pianto, ma anche l'urlo.
Per pianto si intende comunemente l'atto di produrre
e rilasciare lacrime in risposta ad un'emozione, sia
essa negativa (dolore) che positiva (gioia).
Le lacrime prodotte durante pianti emozionali
presentano una composizione chimica diversa dagli
altri tipi di lacrime: contengono infatti un quantitativo
significativamente più alto di ormoni di prolattina,
ormoni adrenocorticotropo, leu-enkefalina (un
oppioide endogeno, e potente anestetico), potassio e
manganese.
Oltre a lasciarsi andare alle lacrime, o a l'urlo, un
modo volontario per rimediare alla sofferenza fisica
che non possiamo evitare è quello di trovare un
piacere che ci distragga da essa, o quello di
concentrarsi sul respiro.
Conoscere la sofferenza è molto difficile, poiché la
consapevolezza che essa è presente in noi, aumenta la
sua intensità, la sentiamo di più. Essa blocca i nostri
movimenti, perché ci toglie il piacere di muoverci, di
fare, di desiderare, e il piacere è fondamentale per il
processo della nostra vita.
Anche solo il pensiero di muoverci può procurarci
sofferenza, e dunque spingerci all'immobilità, questo
facilità la depressione dell'ego.
Ma se si riesce a non fuggire da questo dolore, si
riesce a capire che tipo di sofferenza è, e qual'é la sua
origine, così da poter modificare le cause ed eliminare
la sofferenza.
Il tipo di sofferenza chiamata paura ha degli effetti
diversi, dal tipo di sofferenza chiamata depressione.
L'etica è un tentativo di gestire le emozioni, di cui
abbiamo bisogno poiché il nostro processo evolutivo è
più lento della civilizzazione avvenuta negli ultimi
diecimila anni, e non permette che il sistema di
convivenza inventato dagli esseri umani sia sicuro. I
meccanismi di cui siamo dotati sono quelli rivelatisi
più funzionali nelle ultime cinquantamila generazioni.
LE CAUSE DELLA SOFFERENZA DI ORIGINE
PSICHICA
Il pensiero che attiva la tensione muscolare può essere
di tre tipi :
1.pensiero inerente al mondo del possibile.
2.pensiero inerente al mondo del passato.
3.Pensiero inerente al presente.
Ma diventare tesi per un problema inerente al
passato, o al futuro non ha senso logico, dato che la
tensione prepara all'azione, ma non possiamo agire
per risolvere problemi del passato o del futuro.
E quindi confutare una giustificazione logica collegata
a una emozione registrata nella memoria può
interromperla, e quindi possiamo interrompere
emozioni negative irreali.
Dunque esistono sofferenze benefiche e sofferenze
malefiche.
Un pensiero che produce un'emozione improduttiva,
controproduttiva o incoerente con la realtà è un
pensiero con conseguenze malefiche, e la sofferenza
provocata dal pensiero malefico è anch'essa malefica.
Tuttavia la sofferenza in generale si divide in :
1.benefica, cioè utile al proprio benessere.
2.malefica, cioè inutile al proprio benessere.
Poiché la sofferenza è un messaggio che informa
dell'esistenza di qualcosa che impedisce il nostro
corretto funzionamento, ma è un processo che può
errare poiché dipende dal cervello, e il cervello può
non distinguere tra vero e falso, bisogna comprendere
profondamente le caratteristiche di questi due tipi di
sofferenza per riconoscerla e sapere quale ignorare e
quale considerare.
Un tipo di sofferenza psichica benefica è la
solitudine se accompagnata dall'autoaffermazione,
che permette di identificarsi nelle personalità
adulta. Ti permette di imparare a sopportare, e a
reagire adeguatamente.
La sofferenza malefica psichica, informa di un
pericolo futuro che non esiste.
La sofferenza fisica malefica non può essere risolta
poiché o è cronica o è prolungata da uno stimolo
esterno.
La sofferenza fisica, è per la maggior parte delle
volte utile alla propria sopravvivenza perché
1.informa di un pericolo.
2.ci da la motivazione per risolvere il problema.
Ma la sofferenza psichica può anche essere benefica.
Perciò è molto difficile e importante imparare a
distinguere la sofferenza psichica benefica da quella
malefica, poiché si possono confondere, e si può
protrarre e alimentare la sofferenza psichica
volontariamente per un errore di percezione.
Che a loro volta si suddividono in
sofferenza benefica per noi stessi, e
sofferenza benefica per gli altri.
Sofferenza malefica per noi stessi, e
sofferenza malefica per gli altri.
Tuttavia la sofferenza benefica può essere trasformata
in sofferenza malefica se in noi manca il potere
basilare per raggiungere i nostri scopi : la
sopportazione.
Per una cause :
Interruzione del processo di raggiungimento del
benessere.
La soglia di sopportazione del dolore oltre la quale si
agisce in modo da fuggirlo è differente in tutti gli
esseri umani.
E dipende da :
1.la composizione del cervello.
2.La struttura fisica.
3.Le abitudini.
La corteccia cerebrale, responsabile della percezione
cosciente del dolore, attiva le aree, nel momento in cui
la nostra mente pensa di essere in pericolo e quindi,
produce una paura fisica.
La paura del dolore quindi aumenta il suo dominio su
noi stessi, e abbassa il nostro potere di sopportazione.
I pericoli inventati dal nostro cervello sono infiniti.
Ma si possono raccogliere delle cause ricorrenti che
possono attivare la sofferenza psicologica che
appartengono all'ambiente che ci circonda o al
nostro io corporeo.
Sofferenza originata da : traumi, sensi di colpa,
aspettative fuori della realtà, attaccamenti, paure.
Queste cause vanno evitate per assicurarsi il proprio
benessere in due momenti.
1. prendendo coscienza che non derivano da niente
di fisico.
2.comportandosi in modo da non produrle.
Un tipo di sofferenza psicologica è quella totalmente
autoprocurata, cioé priva di stimoli ambientali che la
producano.
Avviene attraverso l'identificazione del nostro ego con
un simbolo, o concetto negativo.
Il cervello si identifica in qualcosa di non attinente
alla realtà credendolo reale. E dunque, essendo la
nostra sofferenza legittima solo se c'è una causa reale,
pensiamo che soffrire per un pensiero sia legittimo.
Il processo di attribuzione di un valore di verità a un
pensiero avviene attraverso il concetto che tutti
impariamo sperimentando il linguaggio. Quando
imitiamo qualcuno che parla da bambini, spesso
questa persona ci indica un oggetto producendo un
suono che poi scopriremo essere il nome dell'oggetto.
La percezione visiva dell'oggetto diventa un ricordo, e
dal ricordo creiamo un concetto, dunque impariamo
che la verità è la corrispondenza tra un pensiero e un
oggetto reale.
Perciò ci si deve allenare a memorizzare come si
manifestano in noi, e riconoscerle negli eventi che ci
stanno accadendo e riconoscerle in se stessi, negli
eventi che ci sono accaduti.
Nel primo caso per prevenire. Nel secondo caso per
curare.
Nella cura l'unica cosa che può aiutare qualcuno si
trova tra la superficie della pelle e l'interno del corpo,
e cioè dove scorre quello che sentiamo e chiamiamo
io. Se non fuggiamo da ciò che sentiamo, la
sofferenza fa male ma non paura. Fuggendo si
amplifica la sofferenza, perché si crea l'agitazione che
è il muoversi all'infuori ma essere riportarti indietro e
rimuoversi verso l'esterno ma essere riportati indietro
dall'energia delle emozioni. E quindi la paura.
Queste cause di sofferenza (traumi, sensi di colpa,
aspettative, attaccamenti) sono a loro volta create da
alcuni bisogni che normalmente gli essere umani
hanno, e che creano problemi pratici da risolvere.
Poiché derivano dal nostro corpo, ma il nostro corpo è
condizionato dal nostro ambiente naturale, e il nostro
ambiente naturale è condizionato dalla struttura
sociale , essi si dividono in bisogni fisici, ambientali e
sociali :
Nei bisogni sociali c'è:
Il bisogno di assistenza,
protezione,
amore,
comprensione,
nutrimento,
manutenzione.
Tuttavia diventano bisogni malefici quando la loro
soddisfazione dipende dalle azioni delle altre
persone.
In quel caso si attivano in noi dei meccanismi
automatici di difesa. Che si basano sulla sofferenza.
Conoscere cosa produce automaticamente il sistema
nervoso per costruire e mantenere il benessere è
fondamentale per sapere se i nostri ragionamenti e le
nostre azioni sono condizionati.
Esso produce emozioni: collera, paura, felicità,
amore, sorpresa.
Le quali hanno effetti fisiologici diversi e ricorrenti in
tutti gli esseri umani. Che possiamo conoscere non
con l'esperienza, ma attraverso lo studio scientifico
che che usa la tecnologia.
Collera :
quando siamo in collera, il sangue ci affluisce alle
mani e questo rende più facile afferrare un'arma o
sferrare un pugno all'avversario; la frequenza cardiaca
aumenta e una scarica di ormoni, fra i quali
l'adrenalina, genera un impulso di energia abbastanza
forte da permettere un'azione vigorosa.
Paura:
se abbiamo paura, il sangue fluisce verso i grandi
muscoli scheletrici, ad esempio quelli delle gambe,
rendendo così più facile la fuga e al tempo stesso
facendo impallidire il volto, momentaneamente meno
irrorato. Allo stesso tempo, il corpo si immobilizza,
come congelato, anche solo per un momento, forse
per valutare se non convenga nascondersi. I circuiti
dei centri cerebrali preposti alla regolazione della vita
emotiva scatenano un flusso di ormoni che mette
l'organismo in uno stato generale di allerta,
preparando all'azione e fissando l'attenzione sulla
minaccia che incombe per valutare quale sia la
risposta migliore.
Felicità:
Nella felicità, uno dei principali cambiamenti
biologici sta nella maggiore attività di un centro
cerebrale che inibisce i sentimenti negativi e aumenta
la disponibilità di energia, insieme all'inibizione dei
centri che generano pensieri angosciosi. Tuttavia, a
parte uno stato di quiescienza che consente
all'organismo di riprendersi più rapidamente
dall'attivazione biologica causata da emozioni
sconvolgenti, non si riscontrano particolari
cambiamenti fisiologici. Questa configurazione offre
all'organismo un generale riposo, e lo rende non solo
disponibile ed entusiasta nei riguardi di qualunque
compito esso debba intraprendere ma anche pronto a
battersi per gli obiettivi più diversi.
Amore:
i sentimenti di tenerezza e la soddisfazione sessuale
comportano il risveglio del sistema parasimpatico;
La difesa e la nutrizione della prole costituiscono un
programma genetico a tutti gli animali. Il che significa
che possiamo sentire il bisogno di fare queste cose
spontaneamente.
E poiché l'amore umano si distingue da quello
animale, esso non è caratterizzato soltanto dalla
difesa e nutrizione.
Nemmeno dal sesso, poiché la vita amorosa non inizia
soltanto con la pubertà in cui si sviluppano gli organi
sessuali che rendono possibile il sesso ma incomincia
subito dopo la nascita.
In genere, le persone chiamano “amore” la propria
risposta positiva alle azioni degli altri che ci hanno
prodotto un piacere nella sfera affettivo-sessuale e che
ci portano reiterare le stesse azioni.
Ad attaccarci a quelle azioni rendendole
quotidiane e abitudinarie, a desiderare, a
possedere ciò che ci fa piacere dell'altra persona :
l'immagine dell'altro, le sue azioni, i suoi pensieri e
le sue parole.
Questa definizione è condizionata dalla letteratura in
cui si mescolavano innamoramento e amore come
unica forma dell'amore.
Molte persone danno un significato diverso alla stessa
parola, in funzione alla giustificazione dei propri
bisogni. Poiché è una parola che comprende tanti
aspetti diversi della nostra vita.
Dunque non dobbiamo fidarci della parola amore
come se significasse un contenuto univoco e scontato.
Quando qualcuno dice di amare, o di amarci,
dobbiamo indagare sul cosa significhi per egli.
In funzione al bisogno affettivo il significato può
diventare essere talmente felici di sentirsi amati da
ricambiare con dell'altro amore in modo da
prolungare l'essere amati. La potenza di questo
sentimento è proporzionale al piacere che esse
provano.
Noi stessi, per non confonderci dobbiamo distinguere
le parole che descrivono le esperienze d'amore.
In realtà l'amore si divide in tanti tipi in base alla
prevalenza di una inclinazione:
amore fisico,
amore intellettuale,
amore emotivo,
amore filiale
amore disinteressato.
Ma è sempre caratterizzato dalla propria
identificazione mentale nelle caratteristiche
dell'altro.
E l'espressione pratica è il fare del bene all'altro
per quello che egli è, e non per quello che egli ci fa,
o fa.
L'amare è l'atto di esaltare l'ego dell'altro
attraverso :
1. la stima.
2. la comprensione.
3. l'accettazione dei suoi aspetti negativi riguardo
ai
nostri desideri
4. L'approvazione delle sue scelte.
5. La collaborazione al miglioramento emotivo e
intellettuale.
In un certo tipo di amore quindi, l'egoismo, il proprio
godimento porta a scegliere di non fare mai del male
all'altro, ma di dargli piacere per ottenere qualcosa in
cambio.
Più il nostro godimento è intenso più è intenso il
nostro amore.
In questo tipo di amore è necessario molto equilibrio,
perché attaccarci al piacere che proviamo per le sue
azioni, per
il suo aspetto, elimina il nostro sentimento che
proviamo per l'altro, perché fa prevalere il nostro.
Perciò identificando il contenuto della parola amore
con un solo tipo di amore ha come conseguenze il
credere che esso abbia caratteristiche che non ha, e
quindi si creano aspettative irreali, e di conseguenza si
produce sofferenza.
Amore = sesso.
Amore = carezze.
Amore = assistenza.
La soluzione corretta è integrare tutte le caratteristiche
nel concetto di amore.
Amore = potenzialmente difesa, nutrizione,
assistenza, stima, sesso, carezze, realizzate in sintonia
al contesto.
Il donare amore, ci dona una soddisfazione senza
eguali,
maggiore dell'essere amati, perché amare è una
capacità che ci
porta all'apice della nostra evoluzione psicologica, e ci
fa
sentire completati, ci fa sentire di aver raggiunto lo
scopo della
vita.
Il mondo intero dipende dalla sensazione e
dall'emozione, poiché siamo spinti dalle sensazioni a
fare il loro volere.
La sensazione piacevole ci spinge a volerne di più;
incalza la mente in una precisa direzione e la indirizza
verso un tipo di azione.
La sensazione spiacevole spinge la mente e influenza
la vita nella direzione opposta, sempre però entro
nell'ambito della risposta abituale.
Padroneggiano la sensazione possiamo padroneggiare
la nostra vita.
Tuttavia per modificare la causa che origina una
nostra sensazione dobbiamo desiderare di bloccarla, e
quindi dobbiamo distaccarci da tale sensazione se è
piacevole.
Attraverso il ragionamento, che è il calcolo delle
probabilità future attraverso la simulazione mentale
dei movimenti del proprio ambiente in relazione alle
nostre azioni, possiamo giudicare le nostre azioni, e
comprendere se esse sono errate o se non sono errate,
o se sono probabilmente malefiche o neutre o
benefiche.
ASSISTERSI, E DARSI Felicità DA SOLI
ALL'INTERNO DEL PROPRIO AMBIENTE
SOCIALE
La società ci salva dalla morte fisica, ma può
ucciderci psicologicamente. Perciò dobbiamo
conoscere la sua struttura, e come possiamo viverci
all'interno nel migliore dei modi, che non sarà mai
privo di sofferenza, ma avrà il minor grado di
sofferenza possibile.
LA COMUNICAZIONE
se possediamo una grande proprietà di linguaggio, e
conosciamo a memoria la definizione delle parole
scritta nel vocabolario, non possiamo avere la
sicurezza che ciò influisca positivamente nella
comunicazione con gli altri.
Questa conoscenza può condizionare negativamente la
comunicazione. Perché se gli altri non hanno proprietà
di linguaggio e non conoscono a memoria la
definizione delle parole, possono o non capirle o
fraintenderle.
Questo ci costringere a personalizzare la
comunicazione per ogni persona con la quale
comunichiamo, osservando le sue caratteristiche
peculiari e più rilevanti, e ci costringe a conoscere che
cosa è la comunicazione, com'è fatta, e come
comunicare al meglio.
La comunicazione (dal latino cum = con,
e munire = legare, costruire e dal
latino communico = mettere in comune, far partecipe)
non è soltanto un processo di trasmissione di
informazioni (secondo il modello di ShannonWeaver). In italiano, il termine "comunicazione" ha il
significato semantico di "far conoscere", "rendere
noto". La comunicazione è un processo costituito da
un soggetto che ha intenzione di far sì che il ricevente
pensi o faccia qualcosa.[1]
Dato che tutti possiamo amare indipendentemente da
cosa riceviamo in cambio, ma non possiamo farlo
sempre, e non possiamo farlo se non ne abbiamo la
capacità.
La maggior parte delle persone non ha questa
capacità, perché se gli esseri umani amassero tutti gli
altri esseri umani naturalmente, cioè in quanto esseri
umani, non vi sarebbe nessuna ragione perché
ciascuno non dovesse amare ugualmente ciascun altro,
in quanto ugualmente uomo, o perché preferisse di
frequentare coloro, dalla cui società possono derivare
a lui (piuttosto che ad altri), onore e utile.
Dato che così accade in tutte le epoche, non
cerchiamo per natura dei soci, ma di trarre da essi
onore e vantaggio : questi desideriamo in primo
luogo, le persone di conseguenza.
Quindi, quali sono i motivi per cui viviamo in
società e non in solitudine nella natura?
Poiché la violenza crea un forte senso di
separazione dagli altri, e la separazione crea un
forte senso di individualità.
Sentendosi separati dagli altri nasce il desiderio di
appropriazione degli altri e dei loro beni, attraverso il
dominio o la violenza, o l'omicidio.
Temendo questo continuo pericolo gli esseri umani
hanno inventato un sistema di convivenza chiamato
società civile.
La sua organizzazione tende a evitare che le
individualità, dotate di bisogni, desideri, e interessi, si
uccidano a vicenda
I problemi che essa vuole risolvere sono:
1. la possibilità degli esseri umani di compiere
azioni che provochino infelicità, sofferenza o morte
agli altri.
2.la scarsità dei beni per soddisfare i propri
bisogni, (risorse alimentari, informazioni, energia)
e delle persone dalle quali possiamo trarre
vantaggio per i nostri bisogni (sesso, forza fisica,
idee, conoscenza).
3.Il desiderio di godere del piacere di soddisfare i
propri bisogni e desideri il più al lungo possibile
eliminando pericoli di morte e allungando la vita al
suo massimo grado.
Perciò nel primo problema la soluzione è rinunciare
alla possibilità di compiere azioni che non portano
alla felicità degli altri e della nostra.
Nel secondo caso la soluzione consiste
nell'accumulazione dei beni, chiamata ricchezza.
L'accumulazione comporta tempo, e quindi nasce
l'idea della gestione del tempo.
Per ordinare i beni esistenti nella società è stato
inventato il mercato, in cui esiste un produttore, un
rivenditore e un consumatore.
Nel momento storico in cui sto scrivendo, il primo
decennio del 2000, lo yogurt prodotto industrialmente
e acquistato attraverso i circuiti commerciali, per
arrivare sulla tavola dei consumatori percorre da 1200
a 1500 chilometri, costa 5 euro al litro, viene
confezionato al 95 per cento in vasetti di plastica
quasi tutti monouso, raggruppati in imballaggi di
cartoncino, subisce trattamenti di conservazione che
spesso non lasciano sopravvivere i batteri da cui è
stato formato.
Se non ci fosse la società a produrci lo yogurt, e ce lo
autoproducessimo facendo fermentare il latte con
opportune colonie batteriche, non dovrebbe essere
trasportato, non richiederebbe confezioni e
imballaggi, costerebbe il prezzo del latte, non avrebbe
conservanti e sarebbe ricco di batteri.
Tuttavia, nella maggior parte dei casi, la società
produce merci per noi perché noi non abbiamo voglia
di produrcele da soli, in altri casi non abbiamo le
conoscenze, le capacità, o gli strumenti per produrle.
E questo processo del mercato provoca che per
arrivare alla nostra azione di soddisfare i nostri
bisogni dobbiamo seguire un meccanismo prestabilito
per poter avere la collaborazione delle altre persone
della nostra società.
Per essere integrati bisogna avere una identità
accettabile.
L'identità è un'insieme di idee nella mente delle
persone su come sei e su come dovresti essere.
Per questo motivo le persone mettono al centro della
propria vita le relazioni con gli altri poiché attraverso
le loro opinioni, i loro giudizi, possono creare la
propria identità.
In cui nascono nuovi bisogni, che possiamo chiamare
bisogni di origine sociale e non naturali alla nostra
ricerca.
La costruzione di una identità.
Dunque nascono nuovi bisogni.
La ricerca dell'onore, che è una buona opinione di
sé.
La ricerca del potere.
La ricerca della ricchezza.
La ricerca della bellezza.
La ricerca del valore.
Quindi le persone lavorano ogni giorno per ottenere
ciò che crea una identità accettabile, e per eliminare
ciò che la impedisce. Il fallimento di questi impegni
crea frustrazione.
Relazioni interpersonali
L’interpretazione delle caratteristiche della voce di
qualcuno con il quale abbiamo una relazione
condiziona il nostro stato emotivo e la storia del
rapporto.
Si può errare nell’interpretazione poiché alcune
caratteristiche non comunicano quello che noi
possiamo pensare comunichino.
Un frase per la quale una persona finisce senza fiato,
possiamo interpretarla come un segno che quella
persona sia scocciata, infastidita, stufa. Un sospiro
dopo questa frase, come se avesse trattenuto il respiro
dalla tensione, possiamo interpretarlo come se noi lo
avessimo irritato.
Può accadere che una persona abbia un modo di
respirare anomalo e finisca tutte le volte per sospirare
o mancargli il fiato alla fine della frase, ma non sia
irritato da noi o da quello che gli abbiamo detto.
Se c’è questo dubbio chiedere e discutere sulla
risposta può cambiare la storia della relazione in
positivo. Attraverso la consapevolezza che quella
persona va interpretata in modo diverso, riusciremo a
non creare fraintendimenti tensivi.
BISOGNO DI ASSISTENZA DEGLI ALTRI:
il bisogno di assistenza ha la funzione di soddisfare
i bisogni fisici attraverso l'aiuto pratico, o
intellettuale, degli altri, nel risolvere i propri
problemi per arrivare a una soddisfazione. Esso è
diverso nel suo livello di ampiezza delle funzioni in
base all'età, e alla personalità.
Più ampi quando si è bambini, molto ristretti quando
si è adulti.
L'aiuto pratico consiste nel fatto che i nostri muscoli
non possono sollevare tutti i pesi, non possono
sopportare tutte le sofferenze senza lasciarci un segno
psicologico.
A ogni bisogno insoddisfatto dagli altri possono
corrispondere dei processi di difesa, se non siamo
capaci di soddisfarlo da soli o senza la motivazione
dell'altro.
Il rifiuto quando i bisogni non sono soddisfatti.
L'aspettativa quando una persona soddisfa
momentaneamente uno dei nostri bisogni.
Se noi acquisiamo la capacità di soddisfare i nostri
bisogni fisici autonomamente possiamo eliminare il
bisogno di assistenza, e dunque la possibile sofferenza
che possiamo ricavarne.
Dunque la nostra ricchezza interiore dipende dalla
quantità di azioni degli altri, o di eventi, o di
oggetti di cui possiamo fare a meno.
Per fare a meno degli altri dobbiamo imparare a:
1.soddisfare i nostri bisogni fisici,
2.soddsfare i bisogni di sicurezza, integrazione,
affetto, stima, autorealizzazione, conoscere e
capire, bisogni estetici.
3.avere cura della propria casa,
4.mantenere una professione,
5.avere successo sociale senza aiuto.
Bisogno di protezione:
Quando doni molto a una persona sconosciuta, e ti
mostri disponibile sempre e per qualsiasi motivo,
l'altra persona avrà la tendenza a chiedere sempre di
più e a sentirsi in diritto di pretendere che tu faccia ciò
che egli vuole. Quindi bisogna comunicare che si
hanno delle esigenze proprie, e che quella persona non
ha l'esclusività.
Dobbiamo procurarci ciò che è indispensabile alla
vita.
Cibo, vestiti, riparo, medicine e le necessità della
mente-cuore.
I primi quattro bisogni riguardano il corpo, il quinto
riguarda la mente, ed è ciò che induce la
soddisfazione mentale. Forse si potrebbe dire piacere,
o ciò che soddisfa la mente in modo corretto, senza il
quale la mente morirebbe. Così come il corpo muore
se i suoi bisogni non sono soddisfatti, anche la mente
muore se le sue necessità sono disattese.
Bisogno di nutrimento:
Il cibo deve essere cibo, non una golosità. La
differenza è questa : il cibo serve a sostentare il
corpo, la golosità a soddisfare il palato.
La golosità è un modo di mangiare stupido, e si
trasforma nell'esca che prende l'amo il pesce
altrettanto stupido. Dobbiamo mangiare ciò che è
veramente benefico al corpo, e con moderazione.
Cibarci di golosità è inoltre molto dispendioso. Se
vi cibate di esche sarete sempre affamati, sempre a
caccia di altri bocconcini. Cibarsi in questo modo
danneggia le facoltà mentali. Nutritevi al momento
giusto e con moderazione. Così non ci saranno
sprechi e la salute non ne risentirà.
Bisogno di manutenzione:
Bisogno di appartenenza:
Bisogno di sicurezza:
Bisogno di piacere:
Sintetizzando il processo che impedisce il benessere
Ma la sofferenza fisica proviene anche da stimoli
autogenerati all'interno del corpo. Perciò
aggiungendoli viene fuori questo schema :
EQUILIBRIO TRA CUORE E MONDO
L'equilibrio è il rapporto che c'è tra due quantità
di energia, che anche se cambia di grado in una
delle due quantità, si bilancia rimanendo costante,
se questo rapporto supera la soglia di negatività o di
positività, si attiva la sofferenza.
Fisicamente accade quando due forze di intensità
uguale agiscono in direzioni opposte. Come una corda
tirata da entrambi I vertici.
Gli impulsi psicologici, provocano effetti fisici a
breve termine e a lungo termine:
A breve termine : Diminuzione di flusso sanguigno
nello stomaco, dal quale dipende la sensazione di
fame.
Aumento dell'adrenalina che ci porta ad assumere
comportamenti di attacco.
A lungo termine: Alterazione cutanee, come brufoli.
Malattie. Stitichezza.
Essi sono presenti anche in persone fisiologicamente
cresciute perché la loro personalità non è cresciuta, a
causa di traumi che l'hanno bloccata.
I nostri comportamenti sono per la maggior parte del
tempo causati da attivazioni inconsce e automatiche.
Ad esempio, ci sono delle posture, delle espressioni
facciali che scatenano automaticamente delle
emozioni.
Queste attivazione dipendono dai nostri bisogni
primari.
TERZA CAUSA DI SOFFERENZA: IL TRAUMA
Il tipo di pensiero che attiva il trauma è una
identificazione dell'io con un suo simbolo, che è un
ruolo o una immagine, di cui si suppone una
minaccia a tale simbolo, nonostante la parte fisica
di noi stessi non sia più in pericolo, ne ferita. E si
continua ad aver paura che quella nostra parte sia
in pericolo.
ANALISI DELLE CONSEGUENZE
MALEFICHE DELLA NON LAVORAZIONE
DEI BISOGNI UMANI
Se i bisogni umani citati non vengono lavorati per
diventare utili e non distruttivi si cade in alcune
sofferenze primarie. Poiché sono alimentate da questi
bisogni, fisici e sociali (Il bisogno di assistenza,
protezione, amore, comprensione, nutrimento,
manutenzione).
Traumi, sensi di colpa, attaccamenti, aspettative.
PRIMA CAUSA DI SOFFERENZA: SENSO DI
COLPA E VERGOGNA
Tutti gli esseri umani hanno fantasie omicide o di
violenza, o quantomeno distruttive per l'altro, spesso
nei confronti delle persone più care. L'ostilità nei
confronti della propria famiglia, per quanto sommersa
nel subconscio e rimossa dalla memoria, ha i suoi
effetti. Quello più comune è il fiorire di una serie di
sensi di colpa.
L'atto colposo, in diritto, è un atto che provoca un
evento negativo non voluto, attraverso negligenza,
imprudenza, imperizia. L'atto negativo è negativo in
relazione a un parametro su ciò che è positivo.
Spesso le persone hanno la credenza che produrre
sofferenza nell'altro al fine di farlo reagire in base
ad essa, sia un atto positivo. È una credenza che
viene tramandata di generazione in generazione,
poiché quasi ognuno da bambino subisce rimproveri,
punizioni e aggressioni morali.
Quasi tutti i genitori usano questo ricatto per
impedirci alcuni comportamenti o per limitarne altri.
Il principio in base al quale hanno questa credenza è
che “se una persona si sente a disagio, frustrata,
fustigata, e se magari si fustiga da sola, con
pensieri tensivi, riguardo a una certa esperienza
causata da una propria azione, smetterà di agire
nello stesso modo e inizierà ad agire nel modo che
gli altri dicono essere oggettivamente giusto e non
producente lo stesso effetto”.
In questi casi le persone hanno la credenza che
produrre sofferenza sia un atto benefico o d'amore.
Diventare adulti significa anche affrontare e risolvere,
almeno in parte, questo legame basato sul senso di
colpa e la sottomissione.
Ma i meccanismi che lo hanno originato non
spariscono, vengono soltanto archiviati.
In condizioni di intenso stress, terrore o depressione i
sensi di colpa possono riemergere, spingendoci a
cercare un'espiazione e rendendoci persino disponibili
ad accollarci delitti con cui motivarla che non
abbiamo commesso. Interrogatori prolungati,
privazione del sonno, attacchi emotivi e gli altri
metodi descritti possono servire allo scopo,
lasciandoci almeno temporaneamente convinti della
nostra stessa colpevolezza. Autoaccusarsi è un modo
per sfuggire alla sofferenza del processo. È una sorta
di autoespiazione. Se la colpa è confessata, non vi è
più ragione perché prosegua l'interrogatorio.
Sostituirsi all'accusatore è un modo per annullarlo.
E questo processo di inflizione della sofferenza è alla
base di tutti i rapporti sociali, e del metodo di
mantenere equilibrio nella società.
Questa sofferenza è inevitabile all'interno della
società, poiché per far esistere la giustizia e la
convivenza deve esistere un processo autoregolante,
che è appunto il sentirsi in colpa.
Il problema nasce quando siamo dominati dal senso di
colpa, poiché il senso di colpa può far punire noi
stessi in modo eccessivo, facendoci deperire,
deprimere, ammalare e morire.
A livello naturale, in uno stato presociale, è la paura
inflitta agli altri che mantiene l'equilibrio tra gli esseri
umani.
Il principio è “Se fai qualcosa che mi fa soffrire ti
faccio paura minacciandoti di una aggressione, o di
morte e tu eviti se credi di non poterti difendere”.
In uno stato sociale è principalmente la sofferenza
autoprodotta, ma si mantiene anche quest'altro
processo di inflizione della paura per mantenere un
equilibrio, attraverso minaccie di ferite e di morte.
L'afflizione di paura legittimata dalla società è il:
Senso di colpa, la vergogna, l'inadeguatezza,
l'emarginazione, la collocazione forzata in carcere,
l'ergastolo.
Infine si supera la volontà di cambiare il
comportamento dell'altro per sostituirlo con
l'eliminazione del pensiero sgradevole attraverso la
pena di morte.
Questo processo funziona sfruttando il bisogno degli
altri. Se hai bisogno degli altri non puoi permetterti di
farli arrabbiare o infastidire. Quindi ti conformi.
Tuttavia, la sensazione di avere una colpa si produce
indipendentemente da una reale causa, perché
possono esistere in noi stessi sensazioni di colpa
anche se non sono giustificabili a livello razionale.
Queste sono le cause:
1.La descrizione da parte di una persona di un
concetto morale che noi non abbiamo, e non abbiamo
ragionato in precedenza, può farci aderire a quel
concetto per non sentirci stupidi e creare in noi la
sensazione di colpa, senza la reale coscienza del
perché. Più è intensa l'attività dell'altro su noi stessi
di crearci sofferenza più noi ci impegniamo nel
conformarci al suo concetto di azione giusta in quel
caso particolare.
2.Emozioni negative registrate nella memoria insieme
al ricordo di situazioni in cui avevamo compiuto
un'azione o possedevamo su di noi una caratteristica,
che ha provocato un comportamento che è diventata la
causa o le cause delle nostre emozioni negative, che ci
fa pensare automaticamente quella azione o quella
caratteristica come sbagliate in tutti i casi.
Quindi è necessario imparare a discriminare tra la
sofferenza che ci viene prodotta per fini egoistici
dalla sofferenza che ci viene prodotta per il nostro
benessere.
Quindi dobbiamo conoscere come sono fatte, e
diagnosticarle nelle varie situazioni.
La emozioni negative a fini correttivi possono essere
causate da :
1.un giudizio
2.delle urla
3.delle percosse
4.delle violenze generiche
5.uno sfogo per un fastidio
E una persona può compiere queste azioni anche
senza una giustificazione reale, e attivare nel cervello
dell'altro, abituato ad associare tali comportamenti
alla colpa, la sensazione di aver fatto qualcosa che
merita una colpa.
La colpa, e non il senso di colpa, ha un valore
strumentale.
Ognuno vorrebbe cambiare l'altro se sente che quello
che fa non gli piace.
Serve a equilibrare la soddisfazione degli interessi
delle parti.
Nella maggioranza dei casi è condizionato da concetti
morali che riguardano le relazioni con gli altri esseri
umani.
L'insieme dei concetti morali si chiama giustizia.
Il rimprovero è lo strumento fisico con il quale si
produce il senso di colpa.
Si può evitare di sentirsi in colpa se si vuole avere
relazioni con le persone?
Il senso di colpa serve a censurare un comportamento.
Un rimprovero serve a regolare i comportamenti,
negando la possibilità di agire in un certo modo.
Gli effetti dell'attivazione del senso di colpa variano
in base al tipo di sensibilità della persona.
Ha effetti evidenti sulle persone che hanno bisogno di
approvazione per amare la propria identità.
Maggiore è il grado di sensibilità più la reazione
emotiva di quella persona deprimerà il proprio ego.
Passando, in ordine crescente di annullamento
dell'ego, dallo schiavismo, al suicidio.
Esso genera un conflitto con sé stessi, e di solito ad
esso segue un silenzio lapidario, in modo che la
persona rimproverata, non possa trovare perdono e
approvazione per calmare il suo conflitto e non abbia
altra scelta che distaccarsi dalla sua tendenza ad agire
in un certo modo per sostituire il comportamento con
quello che vuole l'altra persona, e ritrovare l'equilibrio
emotivo dato dall'approvazione dell'altro.
Tuttavia la giustizia essendo un insieme di leggi non
naturali ma umane, non può essere oggettiva.
Essa può essere solo condivisa da più persone.
Maggiore è la quantità di persone che condividono lo
stesso concetto di giustizia, maggiore diventa la sua
aderenza alla realtà.
Questo ci provoca insicurezza, perché non sappiamo
mai veramente se le nostre azioni sono giuste o
sbagliate, dato che non esiste un libro della giustizia al
di là del codice civile e penale, che dobbiamo
conoscere e prendere in considerazione.
Uno dei concetti più condivisi sulla giustizia è che la
colpa esiste quando si fa del male intenzionalmente
agli altri, e con lo scopo di fargli del male, o
quando non si fa nulla per evitare che gli altri
soffrano, se la sofferenza che gli altri sentono
dentro di sé nasce realmente dall'esterno e non
dalla loro mente.
Un tipo di senso di colpa più interiorizzato e senza la
necessità che qualcuno lo instilli verbalmente è la
vergogna.
Essa è il non eliminare o nascondere qualcosa di
rifiutato in noi.
In alcuni casi gli altri ci fanno sentire in colpa perché
stiamo facendo loro del male, o perché non stiamo
rispettando le norme della giustizia sociale.
In altri casi perché scambiano il dolore che il loro
cervello gli autoprocura con le nostre azioni.
Un tipo di norma della giustizia sociale è:
Per provare piacere attraverso gli altri devi
lavorare al piacere degli altri. Lavorare significa
faticare e lottare.
Ognuno ha diritto di vivere nella sua normalità se
questa normalità non impedisce il raggiungimento del
piacere agli altri.
Cos'è la giustizia?
Se non si possono rimediare, i sensi di colpa
diventano irreali.
La società con le sue istituzioni fa una parte del lavoro
necessario per farci sopravvivere. Attraverso i sensi di
colpa la
società impedisce che gli istinti egoistici producano
comportamenti che fanno soffrire gli altri, come lo
stupro, la
violenza fisica e psicologica. Il senso di colpa fa
anche agire
verso un compromesso tra i desideri dei singoli
individui.
Concetto:
La violenza psicologica riguarda tutte le azioni
produttrici
di sofferenza che proviene da cause reali, e non
inventate
dal soggetto sofferente. In genere le azioni che
provocano
sofferenza nell'altro non riguardano
esclusivamente noi
stessi e ciò che possediamo, ma l'altro, e vengono
attutate
soprattutto per ottenerne qualcosa che produce
piacere
soltanto al singolo individuo che violenta la mente
dell'altro.
Il senso di colpa e la vergogna possono essere
utilizzati per due motivi :
1. dominare le persone per l'equilibrio comune.
2. dominare le persone per l'equilibrio privato.
Essi dipendono dal contesto storico, infatti sono
variati in base alle epoche. Perciò dobbiamo
conoscere la storia delle attuali colpe e delle attuali
vergogne.
Una volta che il senso di colpa non funziona, la
società usa la
legge e le forze dell'ordine.
Tuttavia ogni nostra azione ha delle conseguenze
imprevedibili, e tra queste ci sono conseguenze che
fanno
soffrire le altre persone.
Legge naturale sul senso di colpa:
Ma la sofferenza che gli altri provano in
conseguenza alle
nostre azioni viene dalla natura e non dal nostro
ego.
Perciò i sensi di colpa sono privi di fondamento
perché la
colpa esiste soltanto se tu compi il male sapendo
che è male
e con la precisa intenzione di compierlo.
Perciò chiunque voglia farti sentire in colpa lo fa
per
dominarti.
Perciò se qualcuno desidera che tu ti comporti in un
certo
modo, e si aspetta che il suo desiderio sia soddisfatto
senza
nessuna richiesta esplicita, ma se non accade ti dice di
aver
sbagliato perché ne soffre, non è il tuo ego la causa
della sua
sofferenza ma è il fatto che sei vivo, e che devi agire
in qualche
modo. Perciò non hai sbagliato. Hai agito senza
sapere quale
sarebbe stata la sua reazione. Non potevi evitarla.
Tuttavia il senso di colpa può nascere in te anche se è
privo di
fondamento. Per liberarti dal dolore addominale che ti
provoca
devi rilassare il respiro e ripeterti la legge naturale sul
senso di
colpa.
Il falso ruolo di carnefice viene creato usando il
senso di
colpa.
Il senso di colpa viene creato comportandosi nel
modo in
cui si comporta una vittima, perché il cervello di chi
osserva questo comportamento gli fa sentire
automaticamente la sensazione di colpa, poiché esso
non
distingue tra verità e falsità, e automaticamente chi si
sente
in colpa passa razionalmente per carnefice anche
davanti
al giudizio su se stesso.
Ma attraverso la consapevolezza che chiunque ti
induce un
senso di colpa la fa per dominarti, puoi smettere di
sentirti
in colpa.
SENSO DI COLPA NELL'AMBITO DEL
DIALOGO
In una conversazione se l'altro ti dice “non ti
arrabbiare, non t'incazzare, stai calmo”, sta tentando
di reprimere il tuo desiderio di esprimere una
emozione distruttiva nei suoi confronti, distruttiva
perché può produrre in se stesso della sofferenza.
Ci sono casi in cui non sei cosciente che stai creando
un disagio illegittimo all'altro, perché per il tuo punto
di vista è giusto esprimere la tua emozione in quel
modo.
Ma l'altra persona può dirti di aver sbagliato il tono, o
di aver sbagliato la forma linguistica. Una frase
utilizzata spesso in questi casi è: “ci sono modi e modi
di dire qualcosa”.
Un modo per indurre il senso di colpa in qualcuno è
creandogli una dissonanza cognitiva.
Le cognizioni che si hanno possono essere tra loro
irrilevanti, consonanti, o dissonanti. Una cognizione
viene anzitutto definita come “parte di una
conoscenza”. Conoscenza che può riguardare
un'attitudine, un'emozione, un valore e così via.
Ad esempio sapere che ci piace il caffè è una
cognizione, come lo è la consapevolezza che
l'omicidio è un'azione sbagliata e che fare beneficenza
è un'azione generosa.
Ogni essere umano sviluppa e mantiene attivo un
numero immenso di cognizioni, che possono trovarsi
in differenti forme di relazione reciproca. Molte non
hanno tra loro alcun legame percepibile. Ad esempio,
non vi è alcun nesso tra il sapere che il caffé è una
bevanda gradevole e la notizia che l'uomo è sceso
sulla luna. In tal caso le cognizioni sono
reciprocamente irrilevanti.
Altre cognizioni mostrano tra loro un legame
importante come conseguenza l'una dell'altra,
completandosi o rinforzandosi a vicenda.
La cognizione di aver premuto il pedale del gas e
quella che l'auto aumenta la sia velocità sono
cognizioni consonanti.
Così lo sono la cognizione di essere una persona
gentile e quella di trovarsi a fare un regalo. O la
cognizione di aver fatto un ottimo lavoro e quella di
ricevere dei complimenti.
Non necessariamente le cognizioni consonanti
riguardano aspetti positivi o sereni : sono sempre
consonanti la cognizione di essere infuriato e quella di
stare urlando improperi all'indirizzo del colpevole o
del fato.
SECONDA CAUSA DI SOFFERNZA:
L'ASPETTATIVA.
La mente costruisce automaticamente dei modelli
mentali a
partire dalla percezione di singole parti di oggetti, o di
situazioni.
Questi modelli sono costituiti da simulazioni di
possibili situazioni, o di ragionamenti.
A volte la simulazione che viene valutata come più
vicina alla verità, o probabile, è falsa. L'errore nasce
dai limiti nella costruzione dei modelli mentali.
1. Il cervello non può considerare una quantità
eccessiva di
informazioni particolari. E per calcolare le probabilità
di un evento, bisogna considerare tutti fattori che la
aumentano da 0 a 100, da impossibile a sicuro.
2. Le direttive per costruire una aspettative sono
condizionate
dai nostri desideri che la realtà sia come la vogliamo
noi
indipendentemente dalle nostre azioni per renderla
tale, ed è
evidente che questo non può essere necessariamente,
perché
ogni cosa è condizionata da un'altra, e dunque
qualcosa accade
solo se c'è stato qualcos'altro a farla accadere, e non il
nostro
desiderio.
La disarmonia tra il modo in cui immaginiamo il
presente e il futuro, e come facciamo esperienza del
presente e del futuro, crea in noi sofferenza.
E la sofferenza è un problema, e abbiamo la tendenza
di risolvere l'aspettativa fuori dalla realtà, tentando o
di calcolare la realtà o di cambiare la realtà.
Perciò le aspettative si dividono in:
aspettative attinenti alla realtà, e
aspettative fuori dalla realtà.
Le aspettative attinenti alla realtà si dividono in:
calcolabili e non calcolabili.
Può accadere qualcosa che ci aspettiamo senza nessun
poterla calcolare, e qualcosa che ci aspettiamo in
conseguenza a un ragionamento.
Nel calcolo della realtà cerchiamo conferme a
sensazioni o teorie che abbiamo provato o pensato.
Una sensazione dei cinque sensi, ad esempio tattile,
può confermare una precedente sensazione di un altra
sensazione dei cinque sensi, ad esempio visiva. Un
accadimento può confermare una precedente teoria.
CAMBIARE LA REALTà IN BASE ALLE
ASPETTATIVE DELUSE
nel caso si tratti di una persona, la violentiamo
psicologicamente.
Per risolvere il problema di questa sofferenza non
possiamo eliminare in noi le aspettative, perché le
aspettative sono funzionali all'azione. Senza
aspettative non potremmo aprire la porta di casa, dato
che bisogna aspettarci che se si inserisce e gira la
chiave essa si apra.
Perciò si tratta di capire se si può non crearsi
aspettative irreali.
Lo studio della mente permette di riconoscere le
fallacie sistematiche che il nostro cervello è
programmato a fare.
Lo studio del mondo permette di evitare di
aspettarci cose che non possono mai essere vere.
Perché ripetendo costantemente delle leggi che si
ha la tendenza di dimenticare perché stressanti, ci
si abitua, ed esse lavorano dentro la nostra
memoria senza il nostro
sforzo volontario.
ASPETTATIVE SUL LIVELLO
DELL'AFFETTIVITA' :
L'affetto è la ricorrenza di una stessa figura nel tempo
che espleta una funzione relativa ai nostri bisogni,
prevalentemente affettivi.
Se si è dominati dal bisogno di affetto, ci si aspetta
affetto dalle persone della società in cui viviamo, che
incontriamo casualmente o che scegliamo, poiché
noi cerchiamo negli altri delle funzioni che possano
soddisfare i nostri bisogni.
I nostri bisogni sono:
il bisogno di raccontare la nostra storia.
Il bisogno di lamentarsi.
Il bisogno di sfogarsi.
Il bisogno di non sentirsi soli.
Il bisogno di assistenza.
Il bisogno di sicurezza.
il bisogno di protezione.
Il bisogno di coccole
il bisogno di attenzione.
Il bisogno di presenza.
Il bisogno di approvazione.
Ma lo spettro delle possibilità che tutte le persone
possiedono per decidere quale comportamento
fisiologico o psicologico attuare e quindi quale
funzione espletare relativamente ai nostri bisogni è
ampio, e attivato per motivi diversi in ogni essere
umano.
Le leggi per le quali accadono certi fenomeni sono
sempre le stesse nonostante l'attivazione o creazione,
la quantità e la durata del fenomeno possano variare
negli esseri umani.
Poiché le leggi sono condizionate dalle
caratteristiche relative al contesto in cui agiscono.
Ma per avere una aspettativa è necessario che l'evento
aspettato sia prevedibile.
Ma il comportamento delle persone non è totalmente
prevedibile. Creandoci una aspettativa può risultarci
anche totalmente contrario alle nostre aspettative
affettive, e attaccandoci può risultarci incoerente con
ciò che abbiamo ricevuto in precedenza, se non
consideriamo che questo spettro va dalla violenza o la
morte, alla assistenza e la protezione, ed è
condizionato dai cambiamenti degli altri fenomeni nel
tempo.
La causa di questo variare di possibilità dipende dal
fatto che anche loro devono soddisfare i loro bisogni e
in base al grado di autonomia nel soddisfarli, e al
grado d'intensità dei loro bisogni cercano persone che
possano soddisfarli, o rifiutano quelli che non possono
soddisfarli, o odiano quelli che gli impediscono di
soddisfarli.
Due volontà interessate allo stesso oggetto creano lo
scontro.
Per risolvere il problema dello scontro l'essere umano
ha inventato la repressione emotiva, ma questa non è
sempre efficace.
Perciò non ci si può creare una aspettativa affettiva
sicura con una persona che non si conosce bene, ma
solo probabile.
E dunque se si ha in sé il bisogno di affetto potremo
agire tentando di manipolare l'altro, attraverso:
il senso di colpa,
la vergogna,
il rimprovero,
il ricatto,
la minaccia,
il potere di soddisfare i suoi desideri o bisogni.
Il possesso.
Oppure gli altri potrebbero agire su di noi attraverso
queste strategie.
Il verificarsi o no, di una situazione di omicidio, o di
protezione e assistenza, dipende dalla combinazione
casuale di stati d'animo della persona e condizioni
ambientali.
Quindi impegnarsi per far accadere certe situazioni
risulterà spesso frustrante, poiché non dipende
completamente dalle nostre azioni.
AUTODIFESA DALLE ASPETTATIVE
AUTOINDOTTE:
Per difendersi dall'aspettativa affettiva le persone
usano la discriminazione e il pregiudizio. Il
pregiudizio si basa sul pensiero che esistano persone
cattive e persone buone, e che scoprendo chi è cattivo
e chi buono, possiamo rifiutare i cattivi e unirci ai
buoni. Ma questo non è vero, perché una persona può
essere entrambi i ruoli in momenti diversi.
Perciò, può essere una soluzione, ma è limitante, e
non assicura di non incontrare più qualcuno che ci
ferisca nei nostri bisogni.
La migliore soluzione è quella di eliminare da dentro
di noi il bisogno di crearci aspettative impossibili, e il
giudicare le persone e gli eventi.
L'aspettativa neutra o benefica
Non è un male in sé immaginare una possibile
situazione piacevole futura con la persona che
vorremmo che accadesse. Se questa immaginazione è
malefica dipende dalla durata dell'immaginazione e
dall'intensità dell'identificazione in questa
immaginazione. 10 minuti continui di immaginazione
possono essere troppi, ma solo se ci identifichiamo
intensamente con il protagonista dell'immaginazione e
per quei 10 minuti non distinguiamo più il vero dal
falso. Dunque bisogna acquisire la capacità di non
essere dominati dai propri pensieri, i quali ci
dominano nel momento in cui ci identifichiamo in
essi.
Per non identificarci ci sono diverse tecniche.
L'osservazione delle proprie emozioni, e dei propri
pensieri, che automatica ci fa immaginare noi stessi
come separati dai pensieri.
Oppure la concentrazione sul respiro che elimina il
pensiero stesso.
AUTODIFESA MENTALE DALLE PERSONE
CHE VOGLIONO USARCI:
Manipolazione mentale
Una serie di azioni, procedure e tecniche restrittive e
manipolative, hanno trovato espressioni eterogenee
nel corso della storia umana : si tratta di un'attività
alla quale governi, apparati clericali, forze di polizia,
strutture commerciali e singoli individui hanno
ampiamente dedicato tempo ed energie. Il tempo in
cui scrivo, 2010, non fa eccezione: basti pensare agli
studi pubblicitari che, sotto spoglie socialmente
accettate, variano il proprio spettro dalle suggestioni
sessuali all'uso di immagini subliminali finalizzate
all'insorgere dei “bisogni indotti”.
Le tecniche di manipolazione vengono usate per fini e
con metodologie espressive assai differenti tra loro:
dal puro e semplice desiderio di potere e
manipolazione altrui, all'acquisizione forzata di
informazioni, al successo commerciale,
all'indottrinamento religioso o pseudoreligioso,
all'addestramento di soldati e terroristi.
Con queste tecniche si può :
– spingerci a considerare essenziali, e quindi a
comprare, alcuni prodotti.
– Metterci in condizioni di asservimento
psicologico, economico, affettivo e sessuale
verso altri individui.
– Condurci a scelte sociali e politiche più ampie
che coinvolgono vari aspetti della nostra vita.
– Convincerci della importanze di date opinioni,
o della necessità e urgenza di certe azioni.
– Portarci a dipendere mentalmente da altre
persone, gruppi od organizzazioni di vario
genere.
Il giudizio
Il giudizio è il parere sintetico che pensiamo ed
emettiamo quando valutiamo una o più situazioni e/o
atti.
Mentre il giudizio è tipica e continua attività della
mente umana, l'accezione più comune è di parlare di
giudizio come parere emesso in applicazione delle
leggi.
Prende il nome da giudice ovvero da quella persona o
persone che sono chiamate dalla collettività o poste
dall'autorità a giudicare ovvero a esprimere un parere
o sentenza.
Tuttavia qui considero il giudizio mentale.
I giudizi mentali sono operazioni mentali che
uniscono soggetti a predicati.
Sono strettamente dipendenti da:
i nostri bisogni.
i nostri modelli mentali su come le cose dovrebbero
essere.
l'etica, che ci dice come dovremmo pensare che le
cose dovrebbero essere.
La sua utilità è quella di allontanarci da elementi che
ci disturbano o che ci mettono in pericolo.
Soprattutto quando abbiamo investito emotivamente
su qualcosa e ci aspettiamo effetti benefici da questa
cosa, il giudizio ci fornisce l'energia emotiva per
distaccarcene.
La confusione sull'etica è una grandissima fonte di
sofferenza, poiché siamo costantemente bombardati
da divieti, obblighi, doveri, rimproveri, e riusciamo a
sopportarli solo perché crediamo fortemente in un
senso che li giustifica.
Nel momento in cui smettiamo di crederci, possiamo
andare in crisi.
Bisogna quindi fare molta chiarezza sull'etica.
La maggior parte delle persone ha la convinzione che
non esista una giustizia assoluta, e dunque questo
legittima tutti a dire, quello che ho fatto è giusto,
poiché non si può contraddire, dato che non c'è un
metro di misura.
Puoi solo dire, non mi piace, mi da fastidio, provo
sofferenza ascoltandoti, vedendo quello che fai. Ma
non posso dire “non è giusto”.
La legge è totalmente astratta, e a volte paradossale.
Poiché ci sono casi in cui per fare del bene a se stessi
si fa del male agli altri, ma per evitare di fare del male
agli altri si fa del male a se stessi, quindi non si potrà
mai trovare un equilibrio in questi casi, perciò ci si
deve appellare alla capacità degli altri di reagire
serenamente indipendentemente dalla situazione che
essi vivono, ci si deve appellare alla loro capacità di
distaccarsi dalle situazioni, e evitare di reprimersi
facendosi male.
Tuttavia si può riflettere sul proprio senso etico, e
seguirlo, e abbandonarlo quando è necessario.
Se agiamo per egoismo, perché dovremmo giudicare
le azioni di qualcuno che non ci riguardano
direttamente?
Perché all'interno di una società interdipendente il suo
modo di essere potrebbe riguardarci un giorno. E il
pensare che le proprie azioni non abbiano
conseguenze sugli altri, semplicemente perché la
nostra intenzione non è rivolta a loro, provoca quasi
tutti i problemi sociali che possono esistere.
Tuttavia ci deve essere un equilibrio tra l'autocensura
e la propria libertà. L'equilibrio è determinato dalla
sofferenza di entrambe le parti.
Il giudizio si può mascherare attraverso la confusione
mentale, con il paradosso, l'ironia, e il sarcasmo.
Un uso diffuso del paradosso nelle relazioni
interpersonali è l'ironia, a volte espressa come
sarcasmo. Sia in un caso che nell'altro il contenuto del
messaggio viene squalificato da una sua
interpretazione di tipo essenzialmente paradossale.
Il paradosso si manifesta con una comunicazione a
doppio binario : da un lato un contenuto di un segno
(ad esempio elogiativo) e dall'altro un commento di
segno opposto che squalifica il messaggio stesso (ad
esempio dispregiativo).
Ironia e sarcasmo non sono la stessa cosa.
L'ironia si basa sull'inadeguatezza del messaggio,
mentre il sarcasmo veicola un intento volutamente
beffardo e malefico.
L'ironia consiste nell'inviare un messaggio
affermando il suo opposto. Ad esempio dicendo:
“però! Qui è davvero spazioso”, visitando un locale
realmente minuscolo. Il sarcasmo, invece, è una presa
in giro dai toni piuttosto feroci, che può essere in varia
misura sovrapponibile all'ironia.
Un classico esempio di sarcasmo è fare i complimenti
per la sua bravura a chi è appena uscito sconfitto da
una qualche prova.
L'autoironia è fondamentale. Saper ridere di se stessi
è, a tutti gli effetti, un allenamento: se vi prendete solo
sul serio resterete prigionieri delle vostre sicurezze, e
questo sarà esattamente il vostro punto debole.
Allenarsi a offrire il fianco significa, a livello
relazionale, tutto il contrario: nessuno sa meglio di voi
dove siete vulnerabili, se sapete ridicolizzarvi da soli,
nessuno potrà spiazzarvi prendendovi in giro. L'unico
modo che avranno sarà prendervi in giro per il fatto
che fate autoironia su voi stessi.
Poiché è basato sulla comunicazione vocale, il
sarcasmo può essere difficile da comprendere in
forma scritta, e può essere male interpretato. In
letteratura, è una delle espressioni più difficili da
descrivere, per cui alle volte ci si aiuta mettendo la
parola o la frase tra virgolette(“ ”), ma sta alla bravura
dello scrittore poter rendere l'esatta misura del
sarcasmo. Nella comunicazione moderna, resa più
svelta da Internet, l'intonazione della voce è spesso
sostituita con l'aggiunta di un emoticon, per dare una
valenza particolare alla frase. Altri metodi sono
l'evidenziazione delle parole con grassetto, corsivo o
sottolineature, o con caratteri speciali come *
asterischi * o <freccette>.
Virgole e caratteri speciali funzionano da indicatori
logici dei termini che sottolineano. La loro funziona è
quella di segnalare che quei termini appartengono a
un livello comunicativo superiore, la
metacomunicazione.
I metamessagi dimostrano la loro potenza
nell'influenzare e modificare i contenuti del
messaggio oggetto fino a stravolgerli completamente.
Nel considerare sarcasmo e ironia come strategie
comunicative risulta chiaro il loro potenziale:
permetto di esprimere dissensi e critiche in una forma
accettabile, in una comunicazione civile.
Regressione
L'età adulta significa assunzione di responsabilità. Ma
questo a sua volta implica la capacità di gestire le più
svariate situazioni. In pratica, un bambino non ha la
responsabilità di cuincare, guadagnare uno stipendio e
guidare un auto perché non ne ha ancora le capacità.
Mano a mano che le assume, le responsabilità fanno
seguito. Ora, la regressione è un sistema difensivo
della mente tramite il quale il soggetto, sottoposto a
un intollerabile stress emotivo, cerca rifugio nelle
percezioni di se stesso e del mondo di un'età
precedente registrate nella memoria, secondo un
processo cronologico inverso. Ciò significa che si
libererà dapprima delle sue più recenti strutture e
percezioni della personalità e che, più a fondo
regredirà, più indietro nel tempo riporterà l'orologio
del proprio bagaglio di valori, conoscenze, capacità,
responsabilità e valutazioni di sé e della realtà.
La maggiore semplicità mentale di un bambino, la sua
più spiccata ricettività e vulnerabilità, la sua carenza
di sistemi di difesa e di critica e la sua immediata
affettività sono il motivo per cui la regressione è uno
degli alleati migliori di chi intende influenzare,
modificare o distruggere la nostra psiche. Il processo
di condizionamento annullerebbe così nel suo futuro,
la mente dell'essere umano, riscrivendola da principio
fin dalla mente del bambino.
AMORE PER SE STESSI:
L'amore per se stessi è la base di tutta la nostra
vita, con
quell'amore per noi stessi riusciremo a lottare,
subire le ferite, e morire con coraggio.
L'affetto per noi stessi è illimitato ma variabile.
Siamo sempre a contatto con noi stessi anche se tutto
cambia, e la variazione dipende dall'energia che
abbiamo a disposizione da usare per noi stessi.
Con il termine dignità, si usa riferirsi al sentimento
che proviene dal considerare importante il proprio
valore morale, la propria onorabilità e di ritenere
importante tutelarne la salvaguardia e la
conservazione.
Onore:
l'onore corrisponde al diritto di rispetto da parte degli
altri come conseguenza premiale del contemporaneo
dovere di rispetto degli altri. Ma che cos'è il rispetto?
A volte si crede rispetto qualcosa che non lo è
realmente.
Gli altri ci rispettano quando ci lasciano liberi di
soddisfare le nostre esigenze percettive.
Per i modi della sua formazione e le sue
caratteristiche intrinseche, questo sentimento si
avvicina a quello di autostima , ovvero di
considerazione di sé, delle proprie capacità e della
propria identità. Pertanto il concetto di dignità
dipende anche dal percorso che ciascuno sceglie di
compiere, sviluppando il proprio "io".
ESSERE AMATI :
Esistono due tipi di amore. Uno diffuso, l'altro
rarissimo.
Un amore interessato e un amore disinteressato.
L'amore disinteressato non si può ottenerlo grazie alle
proprie azioni. È il caso che ce lo dona.
Entrambi sono però limitati, variabili e terminabili.
Per essere amati bisogna avere la capacità di farsi
amare.
Accettare l'amore può essere difficile se si ha paura di
arrivare a dipendere da esso per la propria felicità e
stabilità emotiva e razionale. O si ha paura di
rimanere delusi per aver creduto a una menzogna.
Il dire “ti amo” è considerato come un atto d'amore
che ha conseguenze sul nostro organismo. Quando ce
lo si sente dire se si prende per vera tale affermazione
e non si ha paura di dipendere dal piacere che ci
provoca, sorridiamo, ringraziamo, abbracciamo. Ci
viene spontaneo reagire con delle coccole.
Tuttavia possiamo sentire un rifiuto all'amore che le
persone ci vogliono dare. A causa del loro aspetto, a
causa del loro carattere, dei loro desideri su di noi.
Quando sappiamo chiaramente che l'amore che stiamo
ricevendo è interessato, poiché o ci è stato dichiarato
dal partner, che ci dice che vuole essere trattata come
tratta noi, possiamo aver paura di dover nutrire l'altra
persona anche nel caso in cui non sentiamo di voler
ricambiare.
Per questo motivo l'amore interessato viene accettato
nella società solo se risponde a delle regole. Nel caso
non risponda a queste regole viene giudicato come
amorale, e punita la persona per il suo
comportamento.
Una regola indica come una azione deve essere
compiuta. Queste regole sono prestabilite nel tipo di
relazione in cui avviene l'amore interessato.
Egoismo:
Quando un interesse di una persona annulla un
interesse dell'altra persona possiamo pensare che ci
sia egoismo, se il tipo di relazione non lo legittima.
Esempio di un caso :
A chiede a B di compiere un'azione.
L'azione di A produce in B della sofferenza.
B si rifiuta di compiere l'azione per evitare la
sofferenza.
A chiede di nuovo di compiere l'azione, perché a lui
piace.
Se B è legittimato dal tipo di relazione a scegliere di
non compiere l'azione potrà ribellarsi a parole e
formalmente senza subire conseguenze.
Se B non è legittimato sarà costretto dalla sua
sensibilità, che gli produrrà un senso di colpa o
vergogna a non evitare di compiere l'azione.
Tuttavia la reazione di B dipende dal sistema
cerebrale che si ritrova, poiché egli potrebbe non
sentire nessun senso di colpa e rifiutare di compiere
l'azione.
Dunque, per le regole sociali, non si può dire se
l'egoismo sia legittimo finquando non si sa che tipo di
relazione c'è tra i due. Poiché la leggittimità è una
convenzione stabilità da più persone.
Una coppia all'interno della società riterrà normale e
quindi legittimo chiedere all'altro di sacrificarsi.
Nonostante ci siano dei casi in cui una persona che si
sente forza non accetti di esserlo, ed altri in cui lo
accetti.
Tra conoscenti non sarà ritenuto normale e quindi
illegittimo, e in questo caso c'è egoismo.
Più la relazione da meno diritti, più si ha bisogno di
pause per farsi amare.
I motivi per cui possiamo sentirci forzati a soddisfare
le esigenze dell'altro in una relazione di coppia possa
possono essere:
La convinzione che questa sofferenza sia giusta.
1. perché la dipendenza dall'altro ci porta a
risolvere il nostro problema continuando a
cercare una soddisfazione da quella persona.
2. l'altro lo ha fatto sentire in colpa, ed è giusto
espiare le colpe.
3. Fa parte della concezione romantica per cui è
bello sacrificarsi per qualcosa che ci restituirà il
sacrificio.
INNAMORAMENTO
L'innamoramento è un adattamento psicofisico che
comporta la sopravvalutazione dell'altro, causata dalla
rappresentazione del suo ruolo nella nostra vita, in un
ruolo di soluzione al nostro bisogno di felicità,
rappresentazione nata dalla proiezione del proprio
bisogno d'amore su di lui in seguito a una
soddisfazione emotiva da lui ricevuta.
Comporta una perdita di capacità critica, e che quindi
l'amore che diamo all'altro sia immeritato, poiché
basato sulle nostre invenzioni mentali, i nostri pensieri
e le nostre emozioni.
Non lo amiamo per le azioni che realmente fa, ma per
quello che pensiamo potrà fare per noi in futuro e per
quello che ci provoca il pensiero divinitario di tale
persone. Rendere sacro con il pensiero un oggetto, ci
provoca una emozione anche se questo oggetto non è
tale.
Questa è l'idealizzazione, che al contrario di quanto le
persone credono, può essere fatta coscientemente, e
spesso avviene proprio così.
La sopravvalutazione dell'altro comporta la
sottovalutazione di
sé stessi, e la necessità di dipendere dall'altro per la
propria
felicità.
Questa emozione ha degli effetti a breve termine :
1. lenisce i dolori
2. da un significato alla vita
3. dona speranza.
Limiti di funzionamento:
Ci si può innamorare di persone che non si
conoscono, o non si
conoscono abbastanza, o che non ci vogliono bene, o
che ci
vogliono male.
Gli apprezzamenti senza contesto ne necessità
indicano un
tentativo di sedurre, ovvero far credere di essere
amati, e non
essere amati realmente.
Se si prova paura per il proprio dolore, tutto sarà
condizionato,
e i rapporti non saranno mai di libero piacere.
Ma serviranno a fuggire dal dolore.
E dato che tutti abbiamo la tendenza al dolore, la
maggior parte
delle persone cerca una relazione in cui si fanno tutte
quelle
azioni che si fanno quando ci si ama, ma in realtà non
c'è
nessun patto, nessuna promessa, di stare insieme,
perché questo
non crea stress. È una situazione perfetta per tutti
quelli che
non sopportano la responsabilità, o al contrario la
preoccupazione.
Lo stress può essere causato dal chiedere ciò che gli
altri non
possono fare :
1. Lamenti di sofferenze che percepiamo solo noi,
perché
chiediamo loro di capirci, anche se non possono
capirci per
impossibilità strutturali.
Essere innamorati è proiettare la fantasia di
soddisfazione
del proprio bisogno d'amore su di una persona.
Questa
fantasia può essere alimentata dal cinema e dalla
letteratura. Ci
sommergiamo nel piacere di questa fantasia a patto di
essere
sicuri di non venir traditi.
Sofferenza malefica nell'innamoramento :
É solo la possibilità di riattivare quelle sensazioni e
quei
sentimenti che idealmente ci fa creare una finzione in
cui non
c'é nessuna interruzione. Le interruzioni ci sono ogni
giorno,
più volte nell'arco del giorno.
Illusioni :
Le cause del bisogno di amore possono essere:
1. Uno stato di vuoto dipeso da un periodo noioso.
2. Un imprinting avvenuto nei primi giorni di vita,
e nei
primi cinque anni di vita.
Le cause del bisogno di amare possono essere:
1. il bisogno di uno scopo alla propria vita senza
logica.
2. Il bisogno di aiutare un altro pensando che noi
volevamo essere aiutati.
Non si può accettare di distinguere il modo abituale di
essere di
una persona da ciò che essa ci può dare se vogliamo
una
relazione con essa, perché per avere una relazione è
necessario stimare una persona per il suo modo
abituale di
essere, e non per ciò che ne possiamo ricavare
anche se la
disprezziamo.
Le persone riescono a stimare con più facilità gli altri
se sono
simili a loro, ma nelle loro caratteristiche positive, se
essi sono
simili nelle caratteristiche negative, verranno
allontanati, o
disprezzati.
Se si cerca di farsi stimare da una persona diventando
nel modo
in cui essa può stimarci, smetteremo di essere stimati
da altre
persone, perché non esiste un modello unico di
persona che
può essere stimata.
QUARTA CAUSA DI SOFFERENZA:
ATTACCAMENTI
La dipendenza fa parte della natura.
Poiché un elemento della natura esiste poiché esistono
anche gli altri elementi, e si modifica poiché si
modificano anche gli altri elementi. Dipendiamo tutti
da questa relazione per la nostra esistenza.
E questa relazione si traduce nella nostra dipendenza
dai processi fisologici. ossigenazione, alimentazione,
evacuazione.
L'attaccamento è un tipo di dipendenza malefica, che
ha superato il limite della dipendenza benefica.
Dipendenza benefica – dipendenza malefica.
La maturazione della cultura degli operatori
specializzati e lo sviluppo della ricerca scientifica
stanno provocando in molti la percezione della
inadeguatezza del linguaggio finora adoperato intorno
alla tossicodipendenza.
Il termine “tossicodipendenza”, al di là della
connotazione valoriale, di segno negativo, presenta
diversi limiti legati al suo impiego.
Innanzi tutto ha una pregnanza prevalentemente
gergale con il quale si identifica quasi completamente
con la dipendenza da eroina o con altre sostanze
sempre però illegali. Per la tossicodipendenza da alcol
si utilizza un termine a sé (alcolismo), mentre per altre
sostanze legali, come il tabacco, si fa difficoltà ad
utilizzare un termine così pesante.
Il termine “tossico” si riferisce inoltre propriamente
ad una sostanza chimica e pare inappropriato
utilizzarlo per dipendenze da comportamenti o
situazioni, come il “legalissimo” gioco d’azzardo.
Questo termine infine, viene spesso associato non
tanto ad un concetto di malattia quanto piuttosto a
pregiudizi e stereotipi quali, ad esempio, “vizio,
sporcizia, contaminazione, paura, sgradevolezza, ecc.”
Dalla revisione in letteratura di alcune definizioni
sono state ricercate “parole ricorrenti” che potessero
cioè mostrare le connessioni del pensiero di diversi
Autori. Tali parole sono state classificate all’interno di
tre categorie concettuali inerenti aspetti temporali,
aspetti comportamentali e aspetti biologici.
Per quanto riguarda gli aspetti temporali i termini più
ricorrenti sono: cronicità ed uso ripetuto.
Per
gli
aspetti
comportamentali:
compulsività,
desiderio incoercibile, cambiamento dello stile di vita
(rinuncia e perdita di valori, assunzioni di una
tipologia specifica, perdita di legami ed interessi),
incontrollabilità,
tossicodipendente.
reperibilità
della
sostanza,
Per quelli biologici: dipendenza, tolleranza, astinenza,
intossicazione, modificazione di pattern dei bisogni
primari , sostanza, craving.
Il primo punto evidenzia la condizione come malattia.
In questi anni si è chiarito, almeno in parte, come vi
sono alterazioni funzionali ed anatomiche che
vengono provocate dall’uso di sostanze o da
particolari situazioni e che tendono a perpetuare il
meccanismo patogenetico della dipendenza.
Nel secondo punto si sottolinea come le alterazioni
del sistema biologico della gratificazione sono l’esito
finale delle diverse situazioni in grado di dare
dipendenza. Per alcune sostanze l’iterazione del
sistema della gratificazione si può esprimere, sul
piano biologico, attraverso la tolleranza e la sindrome
da astinenza, ma questi due fenomeni non sono
indispensabili per includere una condizione patologica
nel
gruppo
delle
dipendenze,
essendo
invece
fondamentale la produzione di una sensazione di
piacere estremamente intensa. Inoltre la dipendenza si
può instaurare nella relazione con qualsiasi oggetto
(con le sostanze classiche, il gioco d’azzardo,
dipendenza
da
sesso,
sport
w
fatica
fisica,
videogiochi, ecc.). Si scoprono sempre “nuove
dipendenze” semplicemente perché il meccanismo
della
relazione
potenzialmente
dipendente
applicabile
da
a
un
oggetto
qualsiasi
è
“cosa”
l’individuo preferisce.
La “specializzazione” del piacere
impedisce al
soggetto di utilizzare adeguatamente tutti gli oggetti
del
mondo
per
soddisfarsi:
il
desiderio,
la
motivazione, la propulsione del soggetto sono mossi
da pochi o da un solo oggetto.
Il “craving” è attualmente un concetto chiave nello
studio della patologia da dipendenza. E’ un concetto
descritto in termini soprattutto medico-biologici,
anche se il suo innesco è riconoscibile in un
meccanismo di condizionamento operante. Il craving
rende
ragione,
sul
piano
patogenetico,
della
compulsività e delle ricadute.
L’ultimo
punto
è
più
legato
agli
aspetti
specificatamente psicologici. In esso riecheggia una
visione psicodinamica: tale aspetto deve essere inteso
in senso più generale come la descrizione della
dimensione affettiva ed emotiva che si sviluppa tra
dipendente ed oggetto della dipendenza.
La dipendenza può essere la conseguenza
dell'aspettativa mentale non attinente con la realtà di
poter provare dentro di sé una felicità perfetta, ovvero
priva di interruzioni e permanente. Questo pensiero ci
legittima a reiterare il comportamento e produce una
dipendenza fisica e/o psicologica dalla quale la
nostra volontà è indipendente insieme
all'identificazione mentale con l'oggetto della
dipendenza derivate dalla mancata consapevolezza
del cambiamento di tutte le cose e dell'assenza di un
sé e di una immagine uguale a se stessa per sempre, e
dalla mancata autonomia dalle cose esterne a noi
stessi.
L'identificazione avviene perché il pensiero è la nostra
principale attività percettiva dell'ambiente, ed esso
crea una immagine del proprio corpo, come a colmare
l'assenza dell'immagine che potrebbero dare i propri
occhi.
L'identità è la coincidenza tra due forme che hanno lo
stesso contenuto.
Dagli attaccamenti nasce la gelosia, e l'invidia.
Gelosia
Sapere che il partner che ha scelto o che sente il
bisogno di ritornare sistematicamente da te (di cui
diciamo essere nostro, il nostro partner) fa sesso con
un altro, si lascia penetrare, leccare, baciare, toccare
da lui, può provocare gelosia.
La gelosia è un senso di rabbia, dispiacere e paura.
La rabbia nasce dalla concezione di avere il diritto al
possesso dell'altro, e delle sue azioni.
Il dispiacere nasce dal bisogno di sentirsi speciali.
La paura dal bisogno di non essere abbandonati.
Per eliminare la gelosia bisogna meditare sulla fine di
tutte le cose a causa del loro continuo cambiamento
che impedisce il possesso di qualunque cosa.
Analisi delle strategie usabili per procurarsi
amore:
Il possesso:
Il possesso è una sensazione originata dal pensiero di
avere il diritto a decidere le azioni degli altri.
Prevalentemente le azioni che riguardano la loro
presenza nella nostra vita, e l'esclusività delle azioni
che fanno genericamente bene agli esseri umani.
È derivata dalla caratteristica dell'età infantile in cui il
bambino crede di poter controllare la realtà, e
soprattutto i suoi genitori, attraverso i suoi desideri,
che è un funzione necessaria fino a una certa età,
dopodiché deve essere eliminata per impedire la
perdita di contatto con la realtà.
Questa convinzione produce un tentativo di separare
dal mondo sociale le persone che si vogliono
possedere per evitare che venga impedita l'esclusività.
Questa convinzione provoca una emozione di rabbia
quando non viene soddisfatto il desiderio, conducendo
a condannare e punire il partner e chi lo ha spinto o
costretto a non farsi possedere.
Ma nessuno ha il diritto di possedere gli altri, perché
tutti hanno bisogno di soddisfarsi. E nessuno può
veramente possedere gli altri, perché qualunque
legame e promessa ci sia negli altri, gli altri hanno
comunque la possibilità di scegliere di non fare le
azioni che vorremmo o compiere le azioni che non
vorremmo.
Per la convinzione di avere il diritto di possedere gli
altri, possiamo dare sfogo alla nostra gelosia, invidia e
paura di abbandono.
Nel caso in cui ci identifichiamo empaticamente in
un'altra persona a noi cara possiamo volerla informare
che il suo partner la tradisce, senza che lei ce lo abbia
chiesto, ed estendere la nostra illusione anche a lei.
Dunque questo comportamento è sbagliato, poiché è
sbagliato che provoca malessere, che è uno scorretto
funzionamento del nostro cervello, e un corretto
funzionamento è privo di illusioni.
Inoltre potremmo anche provocarle un problema
evitabile, perché molte persone preferiscono non
sapere e far finta di nulla, questo impedisce loro di
soffrire.
Metodi sistematici utilizzati per soddisfare il
proprio bisogno di affetto:
Le persone hanno la possibilità di scegliere almeno
due tipi di comportamento sistematico per soddisfare i
loro bisogni affettivi:
1.cercare una persona che abbia la capacità di
soddisfare completamente i loro bisogni, rifiutando
quelle che non lo fanno. Il rifiuto è a vari livelli di
quantità. Rifiutare tutti, o alcuni, in base alle
emozioni, o a ragionamenti.
2.lavorare su noi stessi per abbassare l'intensità dei
nostri bisogni e aumentare l'autonomia nel soddisfarli.
Nel cercare una persona che abbia le capacità di
soddisfare i nostri bisogni noi indaghiamo su di essa,
le poniamo dei test, e nel momento in cui ci lasciamo
andare al pensiero che sia proprio lei, se compie delle
azioni che mettono in dubbio la nostro convinzione,
soffriamo.
Possiamo reagire in diversi modi:
1. farlo sentire in colpa per la sofferenza della
nostra delusione.
2. troncare la relazione.
3. tollerare gli aspetti che mancano alla nostra
completa soddisfazione.
4. tentare di creare quegli aspetti che mancano.
Quando si è dominati dal bisogno di affetto, non si
distingue il sesso dall'affettività, e infatti se l'altra
persona non soddisfa i suoi bisogni affettivi non prova
piacere nel fare sesso con l'altra.
Ad esempio gli uomini ottengono più facilmente i
favori della compagna quando collaborano ai compiti
domestici.
Chi non ha bisogno di affetto si identifica con ciò
che fa.
Chi ha bisogno di affetto si identifica con ciò che è.
Il bisogno d'amore dipende dalla propria incapacità di
sopravvivere.
L'atteggiamento migliore è quello di imparare a
soddisfare autonomamente tutte i bisogni che
possiamo soddisfare autonomamente e identificarci
negli altri per perdere il proprio egoismo, interesse
personale, e i propri bisogni, per donare il proprio
amore senza chiedere nulla in cambio.
Tuttavia l'atteggiamento di dare amore senza nulla in
cambio è giusto se con quell'amore l'altra persona non
è alimentata nella sua capacità di farti del male.
Tuttavia non si può donare amore a tutti.
Si può donare amore solo a chi vuole riceverlo, e solo
a chi merita di riceverlo, ovvero, ricambia col rispetto.
Il bisogno di sicurezza.
Cerchiamo di ottenere la sicurezza che l'amore di una
persona continuerà nella nostra vita in molti modi.
La maggior parte delle volte creando un bisogno della
nostra presenza e delle nostre azioni.
Per questo le persone eguagliano l'interesse per
un'altra persona con l'intensità del bisogno che si ha di
essa. Se non c'è bisogno non c'è interesse secondo
questo modello. E l'interesse ha un grande valore per
le persone. Ma semplicemente perché hanno bisogno
degli altri. Se non ne avessero non avrebbe nessuno
valore l'interesse che gli altri possono avere nei propri
confronti.
Se una persona non ti ama, è un problema suo. Tu
puoi continuare ad amarla senza avere il bisogno di
ricevere.
Se non sei con la persona che ami, ama la persona con
cui sei, e continua ad amare psicologicamente l'altra
con cui sei stato.
Ai fini della nostra felicità il proprio interesse deve
concentrarsi sull'amare, e non sull'essere amati.
Il bisogno di qualcuno può portare all'autolesionismo,
e al suicidio. Perciò la presenza di qualcuno deve
essere un piacere e non un bisogno. E la differenza tra
piacere e bisogno è che nel secondo caso si dipende
dal piacere per essere felici di vivere.
Il bisogno di qualcuno è collegato alla valutazione di
quel qualcuno come speciale, ovvero che possiede
delle caratteristiche o rare o uniche, che non possiamo
trovare altrove.
Il bisogno di approvazione
L'approvazione ci fa sentire sicuri che la persona che
ci ama continuerà a darci amore, poiché è la
manifestazione della coincidenza di pensieri, desideri,
e bisogni, che sono il motore delle proprie scelte.
Quindi tendiamo a pensare che chi non ci approva non
ci ama.
Ma una persona può non approvarci, e accettare le
nostre azioni. L'accettazione è la reale caratteristica di
essere amati.
Le persone possono avere il desiderio o il bisogno di
sentirsi speciali, perché questa valutazione ci serve
per riparare la paura che ci crea la nostra incapacità di
stare da soli ed essere indipendenti. Perché così
sappiamo che una certa persona o certe persone
cercheranno noi, perché solo da noi troveranno quelle
caratteristiche che gli servono, e ci daranno in cambio
ciò che vogliamo per usarle.
Nel cercare una persona giusta per il nostro piacere
dobbiamo capire il funzionamento del mondo in cui
essa vive, e col quale ci dobbiamo confrontare. Poiché
ci dovremo adattare a questo mondo per poterne
godere la presenza. Conoscere la società, che si divide
in tanti altri piccoli mondi con altre regole. La
famiglia, i gruppi scolastici, i gruppi lavorativi.
Amore con gli altri:
LE PERSONE CHE CI VOGLIONO BENE:
Il rimprovero può essere utilizzato per provocare un
dolore talmente insostenibile da aiutare l'altra persona
a impiegare l'energia necessaria che non ha impiegato
in precedenza per fare attenzione a non errare.
Quindi, a volte le persone possono farci soffrire
perché ci vogliono bene.
Tuttavia si può diventare incapaci di riconoscere la
motivazione reale dietro all'azione compiuta con
l'intenzione di provocarci dolore se siamo
condizionati da due paure:
la paura di contraddire perché potrebbe aumentare
la dose del dolore,
la paura dell'abbandono che può conseguire alla
nostra mancata sottomissione condizione necessaria
per far rimanere presente nella nostra vita quella
persona, perché dipendiamo dalla sua presenza per la
nostra felicità.
LA CONVIVENZA:
può capitare di desiderare di convivere nella stessa
casa con una persona per la quale proviamo
sentimenti di affetto e amore. Il convivere ci può
provocare sicurezza, e evitarci di sentirci soli, un
piacere riproposto ogni giorno. E quindi si può
desiderare di avere il più tempo possibile accanto
l'altra persona. Lo svegliarsi al mattino e trovarla
accanto a noi nel letto ci può mettere di buono umore
e fornirci molta sicurezza, poiché nonostante una
separazione di circa 8 ore in cui ognuno si dimentica
dell'altro nel sonno la relazione non è scomparsa, c'è
ancora.
Tuttavia l'altra persona può non voler convivere con
noi se non si sente nel momento adatto. I fattori che
contribuiscono all'altra persona a non convivere con
noi sono :
convivenze passate che hanno provocato in loro
sofferenza.
Una situazione economica instabile, o negativa che le
fe sentire in debito verso di noi, o succube.
Bisogno di spazio psicologico per fare cose che si
eviterebbe di fare in presenza di qualcuno, anche del
partner.
Parlare al telefono con qualcuno di cosa che non si
vorrebbe far sapere al partner.
Produrre opere creative senza la minima interruzione
di qualcuno.
Masturbarsi senza essere visto fugacemente o
guardato continuamente.
Cambiarsi vestiti senza essere visti in un modo non
ancora pronto e bello.
Dormire senza il disturbo di essere svegliati da
qualcuno, che russa, o si alza, o si muove, o risponde
al telefono, o gli suona la sveglia.
Inoltre la convivenza stimola il dialogo e dal dialogo
possono nascere discussioni tensive, se invece si sta
distanti è meno probabile il litigio, poiché si ha il
tempo di calmarsi nell'assenza dell'altro.
Una soluzione iniziale può essere il vivere nella stessa
casa ma avere camere separate.
Tuttavia questa possibilità può provocare
preoccupazione in una persona che ha bisogno di
sentirsi sicura di essere amata, poiché si sente non
accettata completamente. Dato che si rifiuta la
presenza costante. Inoltre non avendo una idea chiara
di cosa è stare insieme e cosa non lo è si può diventare
preda di innumerevoli dubbi. E mostrando questa
preoccupazione all'altro ci si può sentire dire : “per
favore, rillassati!”.
Questa richiesta può provocare una ulteriore tensione,
perché si giudicano le proprie emozioni come
rifiutate.
In quel caso potremmo voler capire con chiarezza se
l'altra persona ci ama o no.
Siamo soli a dover ascoltare la nostra sofferenza e
calmarla, se chiediamo pietà e ci mostriamo deboli in
modo da commuovere l'altro, si potrebbe innervosire
ancora di più. E se vogliamo impedire che l'altra
persona si innervosisca dobbiamo smettere di esporre
queste nostre emozioni negative e contare su noi
stessi.
LA FAMIGLIA:
Nella società precedente alla nostra, matriarcale, le
donne sceglievano gli uomini dai quali farsi
ingravidare.
Tuttavia molte donne sceglievano lo stesso uomo,
escludendo così gli altri uomini dalla riproduzione e
provocando in loro sofferenza.
Perciò gli uomini prendevano le donne con violenza
per soddisfare il loro bisogno di riproduzione.
Dunque viene inventato il matrimonio monogamico
governato dalle autorità civili o religiose.
Una donna o un uomo che fanno sesso senza un
legame di coppia vengono condannati
all'emarginazione, attraverso il giudizio. La donna
diventa troia, e l'uomo puttaniere.
Il puttaniere si divide anche in lusinghiere e persona
che compra i favori attraverso i soldi.
Il motivo di questa emarginazione deriva dal fatto che
un valore primario per il prolungamento dell'esistenza
della società è il legame. Il sesso senza legame mina
la stabilità della società.
Dal punto di vista della selezione della specie umana
il matrimonio ha un'importanza fondamentale, se
pensiamo che oltre il 90% degli uomini finisce per
sposarsi e avere figli. Si tratta dunque di un buon
sistema.
I metodi per limitare i desideri delle persone e
mantenere stabile la società sono cambiati nel corso
della storia umana.
Dalla metà del XVI secolo a quella del XX secolo, il
legame coniugale classico rappresenta l'unità di base
primordiale. L'unico spazio lecito per la sessualità.
Era necessario avere l'anello al dito per potervi
accedere. Ragazzi e ragazze sembravano allora dediti
all'astinenza per una decina d'anni, in media, tra la
pubertà e la cerimonia nuziale, poiché, in mancanza di
efficaci sistemi contraccettivi, relazioni sessuali
frequenti tra persone non sposate avrebbero fatto
aumentare le statistiche dei figli illegittimi. Secondo
alcuni studiosi, per resistere ai piacere della carne
ricorrevano a piaceri solitari o a pratiche omosessuali.
Nel XVII secolo si registra una forte desessualizzazione che coinvolge anche la coppia
legalmente costituita, ormai fermamente incitata a
praticare i doveri coniugale senza ricercare la voluttà.
Per i moralisti, la voluttà designa gli eccessi carnali
che degradano l'essere umano e differisce lievemente
dal piacere, che i medici dell'epoca consideravano
necessario, sia per la donna sia per l'uomo, per poter
procreare in buone condizioni. Il confessore
consigliava, invece, di non amare troppo intensamente
il proprio coniuge e cercava di insinuarsi nell'intimità
dell'alcove chiedendo ai fedeli le posizioni adottate e i
tipi di contatto praticati. L'unico comportamento
accettabile è la penetrazione volta alla fecondazione,
con l'uomo sopra la donna, senza mirare al godimento
di quest'ultima.
Simili precetti invitano ad accettare una sorta di
sublimazione, o almeno a controllare il desiderio
fisico, per poter evitare la dannazione.
Durante gli anni sessanta del novecento l'occidente ha
conosciuti straordinari cambiamenti. L'abbondanza
alimentare ha fatto dei suoi due poli, Europa e Nord
America, oasi di prosperità a livello planetario.
Nonostante che la povertà e la marginalità siano
sempre visibili nelle strade, la maggior parte della
popolazione attuale, non solo le le élite, conosce una
situazione inedita dall'origine della specie, con la fine
di ogni carestia. La durata della vita si è allungata
notevolmente, la media attuale supera ampiamente gli
ottant'anni per ambo i sessi nei paesi ricchi. La peste e
le gravi malattie che producevano milioni di morti
sono scomparse.
Per la prima volta la bilancia pende dalla parte delle
donne, che se vogliono possono provare orgasmi
senza pericolo, prescindendo dai processi riproduttivi,
e quindi prendono la guida dei rapporti sessuali.
La contraccezione ha incoraggiato la rivoluzione
liberatrice delle donne permettendo loro di costruire in
prima persona la loro identità sessuale, un privilegio
in precedenza riservato agli uomini. Né madonne ne
puttane, proclamano alcune di loro, e controllano
personalmente la loro maternità e le loro emozioni
fisiche. Per opporsi a questo nuovo potere femminile,
alcuni discorsi di autorità tradizionali sviluppano
ostinatamente una viva riprovazione contro i metodi
di limitazione delle nascite. Queste pratiche erano già
considerate “funesti segreti per ingannare la natura”
nel XVIII secolo, e sono ritenute il più grande
inganno che sia mai stato inventato per allontanare gli
uomini dalla strada verso Dio o, più surrettiziamente,
una negazione degli imperativi biologici.
Negli stati uniti i movimenti contrari all'aborto non
hanno ancora ceduto dopo che la Corte suprema ha
autorizzato questa pratica nel 1973. Una parte
importante della popolazione, valutata in oltre la metà,
è ostile e resta visceralmente fedele a una visione
puritana della sessualità centrata sull'egemonia
incontestata dei maschi. Questa concezione, nata in
Europa e dominante fino agli anni Sessanta, si fonda
su una potente sublimazione dei bisogni sessuali a
vantaggio di una cultura del consumo, del
divertimento e dello sport. Le frustrazioni generate da
essa producono un appetito vitale sconfinato che si
esercita entro una vera e propria religione del
consumo: le casalinghe sono nel contempo il bersaglio
della pubblicità e le sacerdotesse che diffondono
attorno a sé la buona parola. Questo squilibrio della
personalità proviene da una gestione tradizionale dei
sessi e dei “generi” che provoca una doppia tensione
strutturante. La prima oppone gli uomini adulti agli
adolescenti, pur offrendo a questi ultimi una reale
possibilità di successo. La seconda distingue
fortemente i ruoli maschili e femminili senza lasciare
molta speranza alle donne di uscire dalla funzione di
madre magnificata, salvo escludersi essa stessa dal
gioco sociale o diventare una donna depravata.
Si capisce, dunque, lo straordinario potere della
contraccezione quando la scelta sta nelle mani delle
donne e non è più a discerzione del partner, come era
con il coito interrotto o il preservativo. Tanto più che
le cosiddette donne oneste non avevano in passato il
potere di disporre liberamente del proprio corpo,
poiché apparteneva a Dio durante l'Ancien Régime,
oppure al marito, secondo la legge “naturale” e
secondo i codici borghesi del XIX secolo. La frattura
è tanto più spettacolare negli anni Sessanta e Settanta,
quando, per la prima volta dall'avvio dell'umanità, la
pillola fornisce una vera e propria scelta
contraccettiva alle dominate e si impone il diritto
all'aborto, nonostante le dure resistenze. Queste
innovazioni annunciano la fine del controllo degli
uomini sulla sfera della sessualità.
Il loro orgasmo non è più motivo di tabù e di
vergogna dal momento che i media lo descrivono, lo
spiegano, lo rendono indispensabile per sentirsi donna
fino ai brividi.
Le conseguenze sono numerose, soprattutto nel
vecchio continente. Non solo si modifica in profondità
la relazione con il corpo e la sessualità, ma il legame
tra i due generi, un tempo prioritariamente
organizzato attorno al matrimonio, anche
nell'adulterio, è in piena metamorfosi. Inoltre, si
modificano i contatti tra generazioni a causa della
moltiplicazione delle famiglire ricostruite,
dell'allontamento sempre più tardivo dei giovani dalla
casa dei genitori, del posto considerevole assunto dai
nonni nei confronti dei nipoti. Le vecchie concezioni
dell'amore sono spazzate via da un'infinità di fattori di
adattamento, tra i quali il venire meno delle differenze
di età e di razza, le possibilità di carriera, la facile
separazione tra ricerca del godimento sessuale e
desiderio di figli.
Tra le tre figure del tradizionale gioco sessuale,
uomini maturi, donne ragazzi in età puberale, l'ultima
è forse, la meno intensamente coinvolta in
cambiamenti verificatisi negli anni sessanta.
La ferma difesa della famiglia coniugale, presentata
come l'unico modello soddisfacente, era ovviamente il
bersaglio dei sostenitori dell'amore libero, dopo il
1968.
Godere senza limiti ingannando la natura non è
pericoloso per la sopravvivenza dell'umanità?
All'inizio del XXI secolo, la posta in gioco diventa
cruciale, poiché il figlio unico o la sterilità non coatta
unita alla volontà di approfittare il più possibile delle
gioie della carne rivelano forse una deriva eccessiva
all'egoismo.
La diminuzione d'importanza del potere delle chiese,
sia protestanti sia cattoliche, la rivoluzione femminile.
La classica triade, composta da maschi adulti, ragazzi
adolescenti e donne, era fondata sul potere dei primi
che si imponevano agli altri.
Il genere maschile ha difficoltà ad adattarsi a questo
cambiamento. Poiché le donne sanno perfettamente
che solo loro possiedono, soprattutto senza rischio
dopo la pillola, la chiave del piacere più ricercato, più
valorizzato e più importante dell'esperienza umana,
quello del sesso.
Regole familiari:
Tra genitore e figlio si instaurano delle regole che
diventano incoscie. Il figlio nonostante realmente non
ci sia nulla che lo obbliga a provare certe emozioni,
come la paura e il bisogno di sottomissione, alla frase
“se fai così, o se non fai così, ti apro il culo” prova
paura, perché alla velocità del pensiero, più veloce
della luce, ha inferito che questa persona ha il diritto
di dirgli quella cosa, e che lui è obbligato ad aver
paura e sottomettersi. Tutto ciò è causato da varie
dipendenze, economica ed affettiva. Se questa frase
gli venisse detta da un amico/a, o un conoscente, o un
insegnante, la stessa persona reagire in modo
totalmente opposto e invece che paura proverebbe
rabbia e sfida. Ma non è corretto dire che sono le
persone a provocare quella reazione, è il cervello che
in base allo stimolo provoca la reazione. Le persone,
che sono lo stimolo, attivano soltanto la possibilità
che ciò accada.
LA RICCHEZZA :
La parola economia viene dall'unione di due parole
greche. Oikos e nomos.
Oikos significava casa, intesa come una grande casa
dove vivo centinaia di persone, cioè la società.
Nomos significa legge.
L'economia è quindi la disciplina che regola le leggi
per il funzionamento della casa.
L'economia nasce quindi dopo la creazione del
potere.
Il potere si basa sulla gestione delle risorse che sono
scarse nel mondo. Se fossero abbondanti, nessuno
ltigherebbe o farebbe violenza con l'altro per
soddisfare i propri bisogni.
La funzione della professione relativamente ai
bisogni primari :
IL DENARO
Il denaro è il mezzo attraverso il quale possiamo
ottenere ciò di cui abbiamo bisogno per arrivare al
benessere. E possiamo ottenerlo attraverso il lavoro
per gli altri.
Avere molti soldi non rappresenta il concetto di
ricchezza generale, ma rappresenta il concetto di
ricchezza finanziaria.
La ricchezza finanziaria non ha un grado prestabilito,
perché è strettamente dipendente dalle necessità di
ogni persona per raggiungere e mantenere il proprio
benessere, che sono diverse in ogni persona.
Il patrimonio netto è tutto quello che possiedi, meno
tutti i debiti che hai.
Il cashflow è la differenza tra quello che entra e quello
che esce. Deve essere positivo. Più è positivo più
aumenta la ricchezza finanziaria.
Una stabile ricchezza finanziaria è il risultato di un
processo e di un modello sempre replicabile.
Sei pagato in modo direttamente proporzionale al tuo
valore di mercato. Perciò aumentare il tuo valore di
mercato è la chiave.
La meritocrazia è una forma di governo dove le
cariche amministrative, le cariche pubbliche, e
qualsiasi ruolo che richieda responsabilità nei
confronti degli altri, è affidata secondo criteri di
merito, e non di appartenenza lobbistica, familiare
(nepotismo) e in senso allargato (clientelismo) o di
casta economica (oligarchia).
Il termine "meritocrazia" fu usato la prima volta da
Michael Young nel suo libro "Rise of the
Meritocracy" (1958). Il termine era destinato a un uso
dispregiativo, e il suo libro era lo scenario di un futuro
distopico n cui la posizione sociale di un individuo è
determinata dal suo quoziente intellettivo e dallo
sforzo. Nel libro, questo sistema sociale
fondamentalmente conduce a una rivoluzione sociale
in cui le masse rovesciano l'élite, che era divenuta
arrogante e scollegata dai sentimenti del pubblico.
Malgrado l'origine negativa della parola, ci sono molti
che credono che un sistema meritocratico è un buon
sistema sociale. I sostenitori della meritocrazia
argomentano che un sistema meritocratico è più giusto
e più produttivo degli altri sistemi, e che garantisce la
fine di discriminazioni fondati su criteri arbitrali di
sorta, come sesso, razza o rapporti sociali. D'altro
canto i detrattori della meritocrazia argomentano, al
contrario, che l'aspetto distopico centrale dell'idea di
Young — l'esistenza di una classe meritocratica che
monopolizzi l'accesso al merito e i simboli e il metodo
esaminatore del merito, e di conseguenza perpetui il
proprio potere, status sociale e privilegi. Nel redigere
la Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti,
Thomas Jefferson dipese pesantemente dal Capitolo
Quinto di "Due trattati sul governo" di John Locke,
che concepisce una società in cui il fondamento di
tutte le proprietà è esclusivamente il lavoro esercitato
dagli uomini. Locke sosteneva che l'acquisizione di
proprietà non era moralmente sbagliata, se avveniva
attraverso lo sforzo di un lavoro e se era al fine di
soddisfare i bisogni immediati dell'individuo. Così,
dice Locke, la società è necessariamente stratificata,
ma per il merito non per la nascita. Questa dottrina di
operosità e merito invece di ozio ed eredità come
fattore determinante in una società giusta si poneva
contro la monarchia e l'aristocrazia, e i loro lacchè, in
favore di un sistema repubblicano e rappresentativo.
Spesso, gli oppositori del concetto di meritocrazia
sostengono che caratteristiche come intelligenza e
sforzo non sono misurabili con accuratezza. Perciò,
dal loro punto di vista, qualsiasi attuazione di
meritocrazia necessariamente comporta un alto grado
di supposizione ed è, di conseguenza, imperfetto.
Le meritocrazie si basano su questi principi di
governo:
1. il collocamento del lavoro non viene conferito
secondo esperienza e competenza ma, al
contrario, è assegnato sulla base del merito
(benché esperienza, competenza e anzianità
tendano a portare un più grande merito)
2. sulla condizione dell'opportunità sotto la
richiesta del principio di lavoro
3. la previsione di qualcuno che specifichi i premi
per l'adempimento del lavoro.
Questi principi, comunque, non tengono conto delle
ingiustizie ma anzi le ignorano. Bisogna considerare
che non tutte le meritocrazie operano in questo modo.
Molte analizzano le strutture delle equità e
disuguaglianze del lavoro attraverso le abilità e
personalità umane che permettono loro di conseguire
il compito lavorativo al meglio delle loro capacità.
Talvolta la parola meritocrazia viene erroneamente
usata per descrivere una società nella quale salute,
ricchezza, e status sociale sono raggiunti attraverso la
competizione, e dove quindi il criterio di "merito" può
di fatto sparire a fronte di forza bruta o furbizia
(qualsiasi capo mafia vive infatti molto meglio di un
onesto cittadino, non certo per merito, ma solo per
competizione).
E infatti, 'meritocrazia' non deve essere confusa con
plutocrazia', in cui il potere politico è invece
commisurato al potere economico, a prescindere dalle
reali capacità personali. Quasi tutti i regimi
plutocratici si autodefiniscono (al fine di giustificarsi
eticamente) meritocratici, malgrado, in realtà, le
capacità personali degli individui siano mascherate
dalle ricchezze familiari acquisite, o, più raramente,
da intrallazzi e prevaricazioni arrivistiche senza
scrupoli.
La meritocrazia presuppone un'eguaglianza delle
opportunità per garantire a tutti la possibilità di
migliorare la propria posizione economica e sociale.
L'acquisizione di esperienze e competenze di
eccellenza sono favorite da un contesto familiare che
vanta agiate condizioni economiche e una rete di
contatti personali.
La concezione della meritocrazia marxista prevede
che ci sia una netta separazione tra i bisogni e i poteri
decisionali. In altre parole al merito viene
riconosciuto il diritto/dovere di prendere le decisioni
senza che a questo debba necessariamente
corrispondere un privilegio in termini materiali.
È quindi giusto che il figlio dell'operaio, se meritevole
faccia il medico o il presidente del consiglio, e, d'altra
parte, il figlio del medico o del presidente del
consiglio, se non particolarmente abile nella medicina
o nella amministrazione, faccia l'operaio, ma ciò non
significa che i loro bisogni materiali siano differenti e
che la loro retribuzione e i loro privilegi sociali
debbano per questo essere eccessivamente distanti.
Nel 2010 con il termine meritocrazia s'intende
qualcosa di più complesso e ricollegato alla nozione
chiave di competenza.
Competenza = Conoscenza + Capacità + Qualità
In generale il termine competenza indica la capacità
degli individui di combinare, in modo autonomo,
tacitamente o esplicitamente e in un contesto
particolare, i diversi elementi delle conoscenze e delle
abilità che possiedono.
D’altra parte una definizione precisa del concetto di
competenza è assai ardua da stabilire, in quanto questa
nozione presenta molte sfaccettature, ed il termine
racchiude diversi significati, secondo il contesto e la
cultura in cui viene utilizzata.
“Il sostantivo competenza deriva dal verbo competere.
Quest’ultimo, di origine latina (cum-petere), sta ad
indicare un’azione di “andare insieme, far convergere
in un medesimo punto”; anche nell’accezione di
gareggiare o di mirare ad un medesimo obiettivo.
D’altra parte, “competente” è anche colui che ha
autorità in un certo ambito. Un soggetto o un’istanza
competente è dunque qualcuno considerato adeguato,
che ha legittima giurisdizione, che ha facoltà di
giudicare qualcosa e che, quindi, “se ne intende”
(Dizionario etimologico della lingua italiana” –
Cortelazzo e Zolli – Zanichelli).
PROFESSIONE
La laurea è un certificato che attesta la tua qualifica a
svolgere una data professione. Essa è utile per
svolgere una professione più remunerativa delle altre
e più edificante socialmente, ma allo stesso tempo può
limitare nella scelta, a volte urgente, di lavori che non
richiedono qualifica.
Un datore di lavoro potrebbe dire "Il suo profilo è
troppo alto per questo tipo di posizione, perché noi
cerchiamo persone che vogliano fare questo lavoro
per tutta la vita, e la sua laurea ci fornisce una
insicurezza. Un giorno potrebbe pretendere un
aumento, e potrebbe licenziarsi”.
La gestione del tempo
Non avrebbe senso farsi dei programmi da seguire se
non vivessimo in una società in cui possiamo
scontrarci con gli altri se non abbiamo un ritmo
adeguato.
Ma è importante far sviluppare le proprie emozioni,
quando ci nascono, anche se cambiano i nostri
programmi.
Una volta che si possiedono i soldi necessari, si può
possedere una casa, in affitto o di proprietà. E bisogna
gestire il nostro tempo per mantenerla.
Il risveglio
fin dalla prima infanzia subiamo la tirannide del mito
morale secondo cui è giusto, buono e bello balzar
fuori dal letto non appena svegli per approntarci il più
velocemente e gioiosamente possibile a compiere
qualche attività utile.
I genitori cominciano il lavaggio del cervello e poi è
la scuola che subentra con un accanimento ancora
maggiore per indottrinarci sulla necessità di alzarsi
presto, creando un senso di colpa.
Il sonno è un seduttore straordinario e questo spiega la
macchina terrificante che è stata inventata per
dominarlo : la sveglia.
Ogni mattina, in tutto il mondo occidentale, persone
sognano che sognano felici vengono rudemente
strappate al sonno da uno squillo che spacca i timpani
o da un insistente bip elettronico.
Sono tanti i paesi in cui un notiziario serio apre la
mattinata. Questo ha l'effetto di suscitare
nell'ascoltatore emozioni come la rabbia, l'ansia e la
paura. Ma un certo tipo di persone pensa che sia un
dovere ascoltare il notiziario, come se il mero atto di
ascoltare possa in qualche modo migliroare il mondo.
Dunque: per gran parte di noi la giornata lavorativa
inizia fra i tormenti quando, strappati al dolce nettare
dell'oblio, ci troviamo davanti la prospettiva di
diventare cittadini ligi al dovere, pronti a servire i
nostri padroni dai quali dipende la nostra vita sul
luogo di lavoro con gratitudine, allegria ed energie in
abbondanza.
Dopo la sveglia, tocca a Mr Kellog sfruttare i nostri
sensi di colpa per indurci all'azione. “sorgi e
risplendi!” ci esorta dalla scatola di corn flakes.
Con tutte le promesse della società moderna : tempo
libero, autonomia e libertà di far ciò che ci piace, gran
parte di noi è ancora schiava di un'agenda che non ha
scelto.
La propaganda contro il troppo dormire risale a
moltissimo tempo fa, più di duemila anni, alla bibbia.
Ecco cosa è scritt nei proverbi, capitolo 6,
sull'argomento :
6 Và alla formica, o pigro; considera le sue vie e
rinsavisci.
7 Infatti essa non ha capo, ispetto o padrone,
8 eppure d'estate prepara il suo cibo e raduna durante
la messe il suo nutrimento.
9 Fino a quando, o pigro, starai coricato, quando
sorgerai dal tuo sonno?
10 Un po' sonnecchiare, un po' dormire, un po'
riposare, le mani in mano :
11 Arriverà come un viandante la tua miseria, come
un uomo armato la tua diligenza.
L'ozio è peccato, e il compenso del peccato è la morte.
Alla fine del XVIII e nel XIX secolo, educare le classi
lavoratrici a esser mattiniere si accordava
perfettamente con le nuove incarnazioni del
Progresso.
Nel 1755 il reverendo J.Clayton pubblicò un
pamphlet, Consigli amichevoli ai poveri, in cui
sosteneva che alzarsi presto avrebbe tenuto i
piantagrane lontano dalla strada: “la necessità di
alzarsi presto ridurrebbe i poveri alla necessità di
andare a letto all'ora opportuna; e di conseguenza
preverrebbe il rischio di gavazzi di mezzanotte”.
Nelle riviste del secondo millennio ci sono proliferanti
articoli su “come mettere ordine nella propria vita”. E
molti libri di self-help ci insegnano strategie esposte
per brevi punti che hanno lo scopo di farci diventare
più produttivi. Le riviste maschili e femminili
sfruttano l'ansia per la forma fisica per mandare in
palestra.
Alzarsi presto è del tutto innaturale, e restarsene a
letto mezzo addormentati in uno stato ipnagogico è
estremamente benefico per la salute e l'umore.
Quindi se ci svegliamo presto non dobbiamo pensare
che sia per il nostro benessere, ma è così perché
dipendiamo dalla società per la nostra sopravvivenza,
ed essa ci richiede di lavorare e di comportarci in un
certo modo in cambio dei suoi servizi e prodotti.
Il fatto di alzarsi presto la mattina è giunto a essere
considerato da molti come se facesse parte dei
principi morali fondamentali. Ma in esso non c'è nulla
di intrinsecamente buono, né c'è qualcosa di cattivo
nel suo contrario.
Tuttavia noi possiamo aumentare la nostra
indipendenza suoi suoi servizi e prodotti.
Inoltre non tutte le persone sono costrette a svegliarsi
presto, ma solo quelle che fanno un certo tipo di
lavoro o hanno un certo tipo di reddito. Aiuta non
avere un impiego fisso, e non dipendere da nessuno.
Se siamo costretti a svegliarci presto per sopravvivere
dobbiamo accettarlo senza soffrirne, e impegnarci nel
farlo.
Ci si può allenare a svegliarci grosso modo alla stessa
ora senza sveglia, in modo da rendere il risveglio
meno violento.
Se possiamo scegliere, restarsene a letto insonnoliti
può rendere la vita più efficiente.
Si può usare il periodo di torpore mattutino per
pianificare ciò che si indosserà quel giorno. Facendo
vagare la propria mente sul guardaroba, soppesando
diverse combinazioni di stili, colori e tessuti.
Vestirsti dopo questa ginnastica mentale è facile.
A volte se ci si dedica con impegno a restare a letto si
può essere svegliati bruscamente dalle urla dei
muratori, dal trambusto degli altri abitanti della casa,
dalle suppliche dei bambini piccoli o persino dai raggi
dell'alba che entrano dalla finestra.
È necessario bloccare l'accesso a questi impedimenti
al sonno se ci si vuole godere il riposo mattutino.
Si possono comprare tappi per le orecchie, tende da
oscuramento e mascherine per gli occhi.
Nel caso abbiate bambini piccoli, quanto più presto
riuscirai a insegnar loro ad alzarsi e a prepararsi da
soli la colazione, tanto meglio sarà.
Per concepire delle idee e poi programmarne la
realizzazione, le persone creative hanno bisogno di
tempo per pensare, lontano dalla scrivania, lontano dal
telefono, dal computer, dalle miriadi di distrazioni
della vita quotidiana e domestica. E la pennichella
mattutina è uno dei momenti migliori per farlo.
Le nove del mattino sono sicuramente la più cruda e
temuta delle ore nella giornata dell'ozioso, poiché
qualcuno, da qualche parte, ha deciso che sia il
momento in cui si dovrebbe cominciare a lavorare.
Poco prima delle nove, autobus, treni, tram e strade
ribollono di lavoratori dai volti cupi che si trascinano
da una parte all'altra della città.
L'idea che l'impiego sia la risposta a tutte le
tribolazioni, individuali e sociali, è uno dei miti più
deleteri della società moderna. A propagandarla sono
politici, genitori, moralisti che scrivono sui giornali e
capi d'industria, da sinistra e da destra. Un indice
fondamentale del successo di una nazione è il tasso di
disoccupazione. Ci dicono : quante più persone hanno
un impiego, tanto la situazione è migliore.
Le parolaccie
E' più offensivo mandare qualcuno affanculo o a
cagare? La questione è banale solo in apparenza: oltre
ai sentimenti personali, sono in gioco anche la libertà
di espressione, la giustizia e il diritto ai risarcimenti.
Esagero? No: perché proprio su questa questione si è
pronunciata la suprema corte di Cassazione, con
sentenze sorprendenti e - come vedremo - per molti
versi discutibili.
La prima sentenza l'ho già commentata in
questo blog. In sintesi, la Corte aveva assolto un
politico che aveva mandato affanculo un altro politico
che lo aveva offeso durante un consiglio comunale.
Dunque, contrariamente a quanto avevano scritto
molti giornali, la Cassazione non aveva "legalizzato"
il vaffa, ma semplicemente applicato il Codice penale
al contesto specifico, in nome - diciamo così - della
legittima difesa. Ma aggiungendo anche che
l'espressione, pur avendo «carattere di spregio» è
diventata «di uso comune, perdendo il proprio
carattere offensivo». Un grido d'allarme generale
sull'inflazione del potere offensivo delle parolacce.
Usate la toilette, non fatela nei boschi!
Ora la Cassazione (sentenza 15350, Quinta sezione
penale, 21/4/2010) sembra ribaltare le carte in tavola.
Il caso che ha giudicato è stato quello di un socio che
ha mandato a cagare un altro socio durante una
discussione di lavoro. Tale Vittorio aveva chiesto al
collega Giuseppe alcuni chiarimenti su una «delicata
situazione lavorativa»; per tutta risposta, Giuseppe lo
aveva mandato a cagare.
Vittorio aveva denunciato Giuseppe: il giudice di pace
l'aveva condannato, stabilendo che con
quell'espressione ne aveva offeso l'onore e il decoro.
Così l'autore della frase, Giuseppe, ha presentato
ricorso in Cassazione, sostenendo che la sua
espressione denotava solo «volgare insofferenza».
Ma la Cassazione ha respinto il ricorso, sostenendo
che «L'espressione proferita, brutalmente volgare,
zittiva l'interlocutore, ridicolizzandolo e troncando
perentoriamente ogni discussione. Lo scurrile e crudo
frasario, ampiamente esulante dalla mera insofferenza
o fastidio, attingeva l'interlocutore con virulenza
demolitoria, vulnerandone il senso di dignità e di
rispetto che accompagna la persona nella sua
dimensione individuale e sociale».
Dunque, il «va' a cagare» ha un suo peso, che non può
essere negato. E, scrive la suprema Corte, legalizzare
queste espressioni in nome della volgarità dominante
significherebbe depenalizzare l'articolo 594 del
Codice Penale che punisce l'ingiuria, ovvero le offese
all'onore (valore sociale, reputazione) e il decoro (doti
fisiche e intellettive) di una persona. Anzi, scrivono i
giudici, «la riaffermazione del senso definitorio della
parola costituisce un'esigenza etica irrinunciabile».
Su quest'ultimo punto sono d'accordo: ho
scritto parolacce proprio per questo. E allora,
proviamo a riaffermare il senso di queste espressioni,
al di là dei casi particolari esaminati nelle 2 sentenze.
A prima vista, sembrerebbe che "va' a cagare" sia
un'espressione più offensiva di "vaffanculo": è
davvero così?
"World toilet day" a Berlino: una manifestazione per
chiedere servizi igienici nel Terzo mondo.
La risposta è no: almeno secondo le 2.615 persone che
hanno partecipato nel 2009 al mio sondaggio del
"volgarometro". I risultati, infatti, sono
inequivocabili: mentre "vaffanculo" è risultata
un'espressione a offensività medio-alta (punteggio:
1,6 su 3), "va' a cagare" è risultata un'espressione a
offensività medio-bassa (punteggio: 1,3 su 3).
Un risultato linguisticamente impeccabile, e ora
spiegherò perché.
Ma prima occorre fare una precisazione importante:
ambo le espressioni NON sono insulti (non colpiscono
direttamente l'autostima di chi li riceve) bensì
"maledizioni": consistono nell'augurare il male a
qualcuno, e si basano su un pensiero magico, ovvero
che la parola abbia il potere di avverarsi nella realtà.
In ambo i casi, la funzione di queste maledizioni è
quella di allontanare l'avversario. Ma in modo molto
diversi.
Il "vaffanculo" augura un rapporto sessuale passivo,
ovvero - in un'ottica rigidamente eterosessuale - uno
scenario fisicamente sgradevole e moralmente
squalificante.
"Va' a cagare", invece, augura... una funzione
fisiologica non solo universale, ma fondamentale e
liberatoria, come ha ricordato quel geniaccio di
Roberto Benigni nell'esilarante "Inno del corpo
sciolto".
E' vero, però, che l'atto di defecare mette a nudo la
nostra umile fragilità: non a caso, secoli fa, quando un
cardinale diventava papa, lo si faceva sedere in
pubblico su una "sedia stercoraria" (una comoda) per
ricordargli che, pur essendo investito di un grande
potere «egli non è Dio, ma un uomo e pertanto è
sottomesso alle necessità della natura», scriveva
l'umanista Bartolomeo Sacchi.
La sedia, forata, serviva anche ad accertare il sesso del
papa: il cardinale più giovane aveva l'ingrato compito
di infilarvi sotto una mano per verificare che avesse i
testicoli. Per evitare, come diceva la tradizione, che
fosse eletta una donna - com'era avvenuto per papessa
Giovanna.
Un giovane cardinale infila la mano sotto la sedia
stercoraria su cui è seduto il neoeletto papa
Innocenzo X: illustrazione del 1644. Nel fumetto la
scritta: «Il pontefice li ha» (i testicoli).
Dunque, riassumendo: ambo le espressioni servono ad
allontanare una persona, umiliandola. Ma mentre il
vaffanculo è del tutto privo di aspetti positivi, il "và a
cagare" ne ha: sempre per citare Benigni: «Il corpo e`
lieto, lo sguardo e` puro, noi siamo quelli che han
cacato di sicuro». Insomma, una maledizione che può
essere anche una benedizione: gli stitici ne sanno
qualcosa....
La sentenza fa discutere, e - per una volta - a ragione.
Il 13 aprile la Cassazione, con la sentenza13897 della
sesta sezione penale ha annullato il divieto di dimora
imposto a un padre romagnolo perché spesso diceva
ai figli "deficienti".
Il motivo addotto dai giudici? Insultare i figli è un
"atteggiamento di certo scarsamente apprezzabile
come strumento educativo", ma "generalmente
ricorrente nei rapporti familiari".
Devo confessare che sono rimasto di stucco.
Finora non ho commentato diverse sentenze della
Cassazione, come l'assoluzione del lavoratore che ha
detto al capo "Chi c a z z o ti credi di essere" o
la condanna di chi ha dato del gay a un omosessuale
con l'intenzione di offenderlo. Non le ho commentate
perché queste sentenze sono clamorose solo in
apparenza: i giudici non hanno affatto "sdoganato" le
parolacce, liberalizzando il loro uso sempre e
comunque. Hanno fatto, invece, una corretta
operazione linguistica: hanno sempre valutato il
contesto in cui sono state dette le parolacce, cogliendo
le intenzioni e le ragioni di chi le aveva dette, e le
hanno rapportate alla sensibilità sociale dei nostri
tempi.
Una scena da "Padre padrone", sui devastanti effetti
di un padre autoritario.
Ma nel caso del padre romagnolo hanno commesso un
grave errore. La considerazione che le parolacce sono
di uso frequente, nella società come in famiglia, è del
tutto superficiale, perché cade in un errore comune:
considera le parolacce come una famiglia
indifferenziata. In pratica, mette nello stesso
calderone espressioni molto diverse: imprecazioni
(esclamazioni, come "Porca vacca!"), insulti
("deficienti", per l'appunto), oscenità (parlare di sesso
in modo esplicito: "c a z z o" & C) e scatologia
(parlare di escrementi in modo esplicito "merda" &
C.). In più, non tiene conto delle intenzioni
comunicative e del colore emotivo delle espressioni:
un conto è dire una parolaccia per esprimere rabbia,
un altro conto per far ridere o scandalizzare.
Condannare o assolvere in blocco le parolacce è come
dire che il coltello è solo un'arma per uccidere: invece
può servire a sbucciare le patate, scolpire il legno,
sradicare un tumore...
Ma non è tutto. Oltre a questa confusione linguistica, i
giudici non hanno tenuto conto delle ricerche
scientifiche (e non sono poche) che hanno studiato gli
effetti delle parolacce sui bambini.
In "Parolacce" ne ho fatta un'ampia rassegna, che
non solo i giudici, ma anche diversi psicologi,
genitori, educatori e presunti esperti farebbero meglio
a leggere, per non cadere in indiscriminate quanto
disinformate campagne di condanna o di assoluzione.
Che cosa dicono queste ricerche? Che le parolacce, in
sé, non fanno né bene né male ai bambini: tutto
dipende da come sono usate. Se sono dette per parlare
di sesso, per ridere, per esprimere rabbia, non avranno
effetti univoci: tutto dipende dalla sensibilità,
dall’educazione e dalla maturità del bambino (ciò che
è traumatico a 8 anni non lo è a 17). L’uso di
parolacce per esprimere violenza porta invece a una
desensibilizzazione emotiva: da grandi,
probabilmente, i bambini abuseranno delle parolacce.
Per quanto riguarda i termini sessuali, secondo alcuni
l’uso di termini osceni fin da piccoli eviterebbe loro
una vita di inibizioni, ma su questo punto la
discussione è aperta: certamente, l'uso dei termini
osceni dovrebbe essere legato a un'equilibrata
educazione sessuale.
"Incompreso", un altro film sugli errori educativi di
un padre.
Ma che cosa dicono le ricerche scientifiche sugli
insulti ai bambini, come "deficiente"? Dicono che se
le parolacce sono dette per offendere e svilire un
bimbo, avranno effetti negativi sulla sua psiche.
l’abuso verbale, con il suo carico di svilimento e
umiliazione, cambia la visione del mondo e
l’autopercezione del bambino. «L’abuso verbale fa
più danni da bambini che da adulti, perché un bimbo
non sa difendersi da un attacco verbale», osserva lo
psichiatra canadese Philip Ney.
Non ho la competenza giuridica e pedagogica per
valutare se l'allontanamento da casa del padre
romagnolo sia una misura troppo severa o adeguata.
Senz'altro i giudici hanno tenuto conto della difficoltà
del suo ruolo, dato che, a quanto pare, i suoi figli
hanno "disturbi iperattivi" (che significa? è un termine
medico o una valutazione generica?) e che uno di loro
soffre di epilessia.
Di certo, però, anche se è comprensibile che un padre
perda la pazienza, il suo comportamento verso i figli è
censurabile e ha certamente effetti negativi sulla
psiche dei suoi figli.
La notizia ha fatto il giro del mondo, e non poteva
essere altrimenti: alcuni ricercatori britannici hanno
scoperto che dire le parolacce aiuta a sopportare il
dolore.
La ricerca – svolta da psicologi dell’università di
Keele – è stata pubblicata ai primi di agosto su
“Neuroreport” ed è stata accolta come uno studio
rivoluzionario o – peggio – come una curiosità
stravagante...
In realtà, pur nascendo da un’intuizione geniale, la
ricerca ha perso un’occasione preziosa per far
progredire gli studi psiconeurologici sul turpiloquio.
Come faccio a dirlo? Beh, ho letto il testo integrale
della ricerca che mi ha inviato uno degli autori,
Richard Stephens. Vediamo cosa dice.
Innanzitutto, la ricerca nasce per verificare una –
discutibile – ipotesi lanciata nel 2001 da uno
psicologo canadese, Michael Sullivan dell’università
McGill di Montreal (Canada). In uno studio,
sosteneva che le imprecazioni (ossia le esclamazioni
volgari come “Merda!” “Porca troia!”) sono un
tentativo malriuscito di adattamento al dolore, che ci
porta a sopportare pensieri negativi e inutili.
Ma se è così, perché allora le parolacce sono una
risposta così frequente quando proviamo un dolore?
Se imprecare fosse davvero una forma di
disadattamento, invece di aiutarci a sopportare il
dolore dovrebbe amplificarlo, hanno obiettato i
ricercatori inglesi.
E hanno organizzato un esperimento tanto semplice
quanto efficace per verificare se fosse davvero così.
E qui sta la parte meritoria della ricerca: ai
partecipanti (67 giovani tra i 19 e i 22 anni) è stato
chiesto di indicare le 5 imprecazioni più usate quando
si martellano un dito per sbaglio, e di scegliere la
prima della lista (le più popolari: Merda! Fanculo!).
Ricordate la celebre scena del film "Fantozzi" (1975)
in cui il nostro eroe tenta di montare una tenda col
collega Filini in un campeggio durante la notte? Per
non disturbare gli intolleranti campeggiatori tedeschi,
Fantozzi corre a sfogarsi a km di distanza...
Object 1
Ma torniamo all'esperimento. I partecipanti erano
invitati a immergere una mano (la non dominante: la
destra per i mancini e viceversa) in una bacinella
d’acqua a temperatura ambiente (25 °C) per 3 minuti,
dopo i quali si misurava la frequenza cardiaca, per
avere un punto di paragone uguale per tutti. Poi
dovevano immergere la stessa mano in una bacinella
piena d’acqua fredda (5 °C) finché riuscivano a
resistere, mentre ripetevano la parolaccia scelta
oppure una parola neutra.
Il tempo di immersione sarebbe stato la misura della
tolleranza al dolore. In più, dopo ogni tentativo, si
misurava la frequenza cardiaca (battiti al minuto) e il
dolore percepito (misurato da 1 a 10 con la scala
inventata dallo psicologo svedese Gunnar Borg in
relazione alla personalità dei soggetti: paura del
dolore, ansietà…).
L’olandese Wim Hof, capace di stare immerso nel
ghiaccio per 1h 13’ e 48’’: un Guinness. Il merito?
Non le parolacce, ma una tecnica yoga di
meditazione tibetana, il tummo.
Ed ecco i risultati principali:
Maschi
Imprecan
ti
Femmine
Non
imprecan
Imprecan
ti
ti
Non
imprecan
ti
Resistenz
a
190,63
146,71
120,29
91,07
3,89
4,87
3,79
5,62
90,05
85,26
100,28
91,07
(secondi)
Dolore
percepito
(scala di
Borg)
Frequenz
a cardiaca
(bpm)
Dunque, chi ha smadonnato è riuscito a resistere più
tempo con la mano in acqua fredda, proprio perché
questa azione l’ha aiutato a sentire meno dolore.
Insomma,
lungi
dall’essere
un
disadattamento,
l’imprecazione produce un effetto ipoalgesico (riduce
la sensibilità agli stimoli dolorosi). E non basta urlare
pronunciando una parola qualunque: solo sfogandosi
con una parolaccia si riesce a sopportare il dolore per
più tempo (+ 43,92 secondi gli uomini, + 29,22
secondi
le
donne).
Come spiegano questi risultati i ricercatori? Qui la
ricerca mostra i suoi limiti: “imprecare serve ad alzare
i livelli di aggressività, adottando un modello di
risposta virile (e quindi più resistente al dolore) in
caso di pericolo e stress. Il battito cardiaco aumenta
perché si tratta di una reazione di lotta o fuga”.
In altre parole, imprecare è un riflesso difensivo: serve
a intimidire una persona (o anche un oggetto) che ci
attacca.
L’effetto è più marcato nelle donne, forse perché
imprecano
meno
spesso
degli
uomini.
Il sergente Maggiore Hartman nel film "Full metal
jacket" (1987): un esempio dell'uso di parolacce
come
sfogo
per
affrontare
dell'addestramentio
il
dolore
militare.
Per chi ignora le ricerche sul turpiloquio, potrebbe
sembrare una scoperta notevole. In realtà, è da più di
50 anni che vengono svolte ricerche sugli effetti fisici
del turpiloquio: come ho scritto inParolacce, è stato
già
accertato
che
dire
parolacce
aumenta
la
conduttività elettrica della pelle, fa dilatare le pupille e
modifica
la
pressione.
Il motivo? Lo spiega, da 15 anni a questa parte, la
neurobiologia: gli stati di coscienza sono dovuti a
precise modificazioni biochimiche. In pratica, le
emozioni (rabbia, gioia, paura, tristezza, disgusto,
sorpresa…) sono legate all’entrata in circolo, nel
sangue, di sostanze prodotte dal nostro corpo (ormoni
e neurotrasmettitori: adrenalina, serotonina, etc etc):
queste sostanze – prodotte dal cervello e dall’apparato
endocrino – attivano una serie di reazioni fisiche,
dall’aumento del battito cardiaco alla sudorazione,
dall’eccitazione
alla
sonnolenza
eccetera.
Ora, le parolacce sono un linguaggio specializzato
nell’esprimere le emozioni. E, guarda caso, sono
controllate per lo più dal sistema limbico, un’area
cerebrale che controlla le emozioni tramite la
produzione di particolari ormoni e neurotrasmettitori.
Il
sistema
limbico.
Dunque, sarebbe stato ancora più rivoluzionario
scoprire quali sono le sostanze biochimiche che il
nostro corpo produce quando imprechiamo. Bastava
un prelievo di sangue – prima e dopo l’esperimento –
per verificare se, com’è probabile, imprecare induce il
nostro corpo a produrre più adrenalina (ormone e
neurotrasmettitore), che, infatti, aumenta il livello di
reattività dell’organismo. E con una risonanza
magnetica funzionale si sarebbero potute fotografare
le
aree
del
cervello
attivate.
E magari si sarebbe potuta verificare un'ipotesi
suggestiva: dato che altre aree cerebrali (gangli della
base e lobo frontale) funzionano come un censore,
come una sorta di “freno a mano” che blocca
l’articolazione delle parolacce, si può ipotizzare che
l’organismo, disinnescando questo freno inibitorio,
liberi delle energie che vengono usate per sopportare
il
dolore?
Non sono un neurobiologo, e non so rispondere.
Perciò lancio un appello ai ricercatori italiani:
perché non fate una ricerca che sveli finalmente
quali
sono
i
parolacce? Avrebbe
mediatori
biochimici
sicuramente
un
delle
riscontro
internazionale, perché aiuterebbe a conoscere meglio
un meccanismo di adattamento (e di sopravvivenza)
fondamentale. Tanto più che il metodo escogitato dai
ricercatori inglesi (imprecare tenendo una mano in
acqua fredda) è facilmente ripetibile ed efficace.
Qualcuno vuole raccogliere il testimone?
Misurate le parole. D’ora in poi, se insultate un vigile
(ma anche un poliziotto, un medico, un pilota
d’aereo…) rischiate grosso: fino a 3 anni di carcere.
Molto meno di quanto rischierebbe se lo facesse lui:
rischierebbe
al
massimo
1
anno
di
galera.
In Italia gli insulti non sono più uguali per tutti. Da
luglio, infatti, è stata ripristinata una nuova categoria
di intoccabili, almeno a parole: i pubblici ufficiali. Per
loro,
il
governo
ha
riesumato
il
2
luglio,
nell’ultimo decreto sulla sicurezza, il reato di
“oltraggio”, che era stato depenalizzato 10 anni fa.
In pratica, chi insulta un pubblico ufficiale in servizio
rischia pene molto più severe rispetto a chi insulta un
comune cittadino. Due pesi e due misure: solo se si
tocca un rappresentante del Potere si “va oltre misura”
(“oltraggio”
significa
proprio
“andare
oltre”).
Perché questa disparità di trattamento, quando la
nostra Costituzione (art. 3) stabilisce a chiare lettere
che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono
eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di
razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di
condizioni
personali
e
sociali”?
Per rispondere a questa domanda, bisogna prima
capire chi sono i pubblici ufficiali: per il Codice
Penale sono le persone che esercitano una pubblica
funzione legislativa (i parlamentari), giudiziaria (i
magistrati) o amministrativa (gli impiegati pubblici
con compiti di autorità o certificazione). Ovvero,
come ricorda Wikipedia, oltre alle forze dell’ordine e
ai militari anche molte altre figure professionali:
assistenti sociali, ausiliari del traffico, insegnanti,
ufficiali giudiziari, medici e infermieri, guardie
venatorie, piloti di aerei, treni, navi, notai, membri di
seggi
elettorali,
direttori
di
avvocati,
lavori
di
curatori
fallimentari,
opere
pubbliche…
In una parola: tutti quelli che rappresentano, nel loro
agire,
lo
Stato.
E che, proprio per questo, lo Stato tutela in modo
particolare. Come racconto in “Parolacce”, il reato era
esistito fino al 1999, poi fu abolito per sgravare i
Tribunali da procedimenti di minor peso. Ora è stato
reintrodotto:
perché?
Su richiesta delle stesse forze dell’ordine, “per
rendere più incisiva l’azione di polizia e più
autorevole
l’immagine
della
Polizia”.
Alberto Sordi ne "Il vigile" (1961): denuncia il
sindaco per oltraggio, ma poi in Tribunale ritratta.
Ma prima della riforma, chi offendeva un pubblico
ufficiale era comunque punito, con le pene previste
per l’ingiuria aggravata. Secondo alcuni giuristi, in
realtà, la riforma è servita a compensare la parziale
perdita di poteri delle forze dell’ordine in seguito
all’istituzione delle ronde di cittadini, prevista nel
medesimo
decreto
sicurezza.
In ogni caso, al governo è costato senz’altro meno
ripristinare una norma di principio come questa che
dare
gli
agognati
finanziamenti)
rinforzi
alle
(uomini,
forze
mezzi
e
dell’ordine…
Motivazioni a parte, la disparità di trattamento tra un
pubblico ufficiale e un semplice cittadino risulta
evidente non solo valutando la diversità di pene
previste, ma anche se si considera che la parola di un
pubblico ufficiale vale di più: secondo il Codice
Civile la sua testimonianza è assunta sempre come
vera a meno che qualcuno riesca a provare che menta.
Ma se un vigile a cui sei stato antipatico ti accusa di
averlo chiamato “stronzo”, come fai a dimostrare che
mente?
Ecco perché la nuova legge pone una serie di
condizioni per evitare o limitare gli abusi: l’offesa
deve avvenire “in luogo pubblico o aperto al pubblico
e in presenza di più persone” e deve offendere
contemporaneamente “l’onore (= il valore sociale) e il
decoro (= le doti fisiche, intellettuali e professionali)”
del
pubblico
ufficiale.
In più, il risarcimento del danno estingue il reato: ed è
questo l’unico aspetto che il presidente della
Repubblica Giorgio
Napolitano ha
criticato
nel
firmare la legge: “La causa di estinzione è
concettualmente incompatibile con i delitti che, come
l’oltraggio, rientrano tra quelli contro la pubblica
amministrazione”.
Pur con questi limiti, comunque, la norma (articolo
341 bis del Codice Penale) desta molte perplessità.
Soprattutto perché appare come una clamorosa
retromarcia rispetto al quadro generale del nostro
ordinamento giuridico: negli ultimi 10 anni erano stati
depenalizzati non solo gli oltraggi ai pubblici ufficiali,
ma anche a pubblici impiegati, a un corpo politico,
alla Repubblica, alla bandiera (ora puniti con semplici
multe).
Piero
Ricca.
Anche per questo motivo, quando il blogger Piero
Ricca qualificò come “buffone” Silvio Berlusconi
all’uscita dal processo Sme, fu assolto: si trattava di
una “forte critica” a un personaggio politico, e come
tale
legittima.
Finora, le uniche eccezioni privilegiate nel nostro
Codice Penale erano (e continuano a essere) i giudici
in udienza e il presidente della Repubblica. Loro sono
più “uguali” degli altri cittadini: chi li insulta rischia
fino
a
5
(cinque!)
anni
di
carcere.
Queste contraddizioni, in Italia, passano sotto il solito
silenzio rassegnato. Non così avviene in Francia: al
Convegno internazionale sugli insulti a cui ho
partecipato all’università di Chambéry è stato oggetto
di dibattiti appassionati. Anche perché Oltralpe è stato
fondato il Codedo (Collectif pour une dépénalisation
du délit d’outrage, Collettivo per la depenalizzazione
del delitto di oltraggio), un’associazione che sta
raccogliendo firme per abolire il reato di oltraggio,
definito “obsoleto, iniquo e retrivo”. Sottolineando 2
aspetti aberranti: nell’oltraggio, chi constata il reato
ne è al tempo stesso anche la vittima. E in tribunale la
sua parola vale di più di quella di un semplice
cittadino.
Ma non è tutto. In Francia, dicono i membri del
Codedo, le denunce per oltraggio sono aumentate del
42% negli ultimi 11 anni. Il motivo? Un clima
“sempre più repressivo”, per coprire e legittimare i
crescenti soprusi della polizia. E anche perché, da
quando Sarkozy era ministro dell’Interno (2002) le
denunce per oltraggio erano usate come strumento per
mostrare una maggiore efficienza nella repressione dei
reati.
Ma, secondo il Codedo, il reato di oltraggio sta
diventando uno strumento con cui il presidente
Sarkozy vorrebbe zittire gli oppositori in nome di una
sorta di “delitto di lesa maestà”: di recente un francese
è stato condannato a pagare 30 euro di multa per aver
brandito un cartello con la scritta “Smamma, povero
pirla” (“Casse-toi, pauvre con”), durante il passaggio
del corteo presidenziale. È stata considerata un’offesa
a tutta la nazione… Eppure, proprio quella frase era
stata pronunciata mesi prima da Sarkozy al Salone
dell’agricoltura (v. filmato qui sotto), a un cittadino
che non gli aveva voluto stringere la mano.
Object 2
Ora, argomenta il Codedo, “quale rispetto accordare a
un presidente della Repubblica così poco rispettoso
dei suoi concittadini?”. Ecco perché il Codedo spera
di raccogliere abbastanza firme per cancellare il reato
di
oltraggio
dal
Codice
Penale.
Dunque, i nostri cugini francesi, figli della rivoluzione
illuminista, si dimostrano ancora una volta più
sensibili di noi nel reclamare l’attuazione dei principi
di uguaglianza (libertè, Égalité, Fraternité è il motto
della Repubblica francese). Ma io credo che sia
un’utopia: è impensabile che il Potere tolleri di essere
messo in discussione, o peggio ancora svilito, preso in
giro, disprezzato. Perché questo gli toglierebbe…
potere.
Michail
Bachtin.
L’aveva già capito un grande critico letterario russo,
Michail Bachtin (1895-1975), sottolineando come il
Potere statale sia sempre collegato alla violenza e ai
divieti, all’autoritarismo: “il potere, la violenza,
l’autorità non usano mai il linguaggio del riso (= le
parolacce). C’è sempre in questa serietà un elemento
di paura e di intimidazione”. Soprattutto se chi
rappresenta il Potere non ne è affatto degno.
Credo sia più realizzabile, quindi, introdurre una
norma per compensare le disparità ed eventuali abusi.
Se l’autorità ha bisogno di essere rispettata,
soprattutto se è davvero rappresentativa di un popolo,
è giusto punire severamente chi la insulta. Ma se
l’autorità abusa del proprio potere, non rispettando i
propri cittadini, deve essere punita ancora più
duramente, perché approfitta della propria posizione
di
Scontri
vantaggio
al
per
fare
violenza.
G8
di
Genova.
Se un cittadino che insulta un’autorità rischia 3 anni di
carcere, un’autorità che insulti un cittadino deve
rischiarne almeno 6. Per non avere la tentazione di
abusare
del
proprio
potere.
Come, purtroppo, è accaduto (e senza grandi
conseguenze penali) alle forze dell’ordine che hanno
commesso abusi durante il G8 di Genova 2001: molti
manifestanti sono stati portati in caserma e qualificati
con epiteti come "bastardi, stronzi, figli di puttana,
drogati, comunisti di merda, stronzi, coglioni, puttana,
troia"…Provate a digitare uno di questi insulti nella
memoria del pm del processo su Bolzaneto che
trovate qui…
Un’autorità degna di questo nome non dovrebbe mai
spingersi così "oltre".
L'IGIENE PERSONALE
IL PRANZO
LA CENA
IL RIPOSO
C'è chi usa come forma di riposo la visione della
televisione.
LA TELEVISIONE
La televisione è un mezzo relativo all'epoca in cui
scrivo, anche se sta venendo sostituita dal web.
Quindi le seguenti informazioni un giorno non
avranno più un valore pratico.
La televisione è fatta al 90% di pubblicità. Se non si
conosce, o non ci si accorge, di questa sua peculiarità,
si rischia di equivocare e di cominciare con i distinguo
a separare ciò che c'è di buono da ciò che c'è di cattivo
nel piccolo schermo.
E sarebbe proprio quello che la tv vuole: essere al
centro della vita quotidiana delle persone, altrimenti
dette “consumatori”. E poi essere al centro della vita
politica del paese, altrimenti detto “mercato”. E
trasformare tutto, sentimenti, emozioni, coscienze,
gusti, opinioni in qualcosa da vendere.
La pubblicità è un giro di soldi in cui più uno spot
pubblicitario è mediocre, più sarà utile ripeterlo in TV.
Televisione e agenzia si incaricano di covincere
l'industria che, investendo di più, venderà più merce.
E come fa un programma a convincere un numero
sempre maggiore di consumatori a comprare, come fa
a piacere a tutti, ad essere popolare? Ricorre ai mezzi
più bassi : racconta storie tragiche, esibisce mostri
come nei vecchi circhi di una volta, fa appello a ciò
che di peggio alberga in noi stessi. Chi chiude questo
giro?
Il sistema di rilevamento degli ascolti Auditel.
È basato su uno strumento, il meter, che viene messo
in casa di un certo numero di famiglie italiane, vicino
al televisore e che, con la collaborazione dei membri
stessi della famiglia, registra quante persone hanno
visto ieri sera un dato programma.
L'auditel lo controlla il 33% delle associazioni cui
fanno capo le aziende pubblicitarie, il 33% del
concessionario televisivo pubblico e l'1% degli editori
dei giornali.
Bisognerebbe avere questa consapevolezza quando si
guarda la TV.
La pubblicità televisiva non rappresenta più un mezzo
per finanziare i programmi. Lo stile dei comunicati
pubblicitari contribuisce a definire la televisione come
medium. Ogni medium è il risultato della
commistione e dell'interazione di elementi economici,
culturali e tecnici e la rete di relazioni che costituisce
il fondamento della televisione è chiaramente la
pubblicità.
Consueguenze in età infantile:
Nello stato di trance in cui si trova un bambino che
guarda la tv, egli è particolarmente ricettivo. Per
pensare un bambino impiega il suo emisfero destro,
dove si trovano le zone dell'attività onirica,
dell'immaginazione, dell'intuizione.
Ma ha bisogno di costruire il ponte verso la metà
sinistra del suo cervello, dove si trovano i centri della
memoria, del linguaggio, dell'analisi, della
comprensione, e della cognizione.
La TV lo paralizza, imponendogli l'immobilità forzata
del corpo, compresi gli occhi e limita l'estensione dei
suoi stimoli sensoriali reali che agiscono sui suoi
emisferi cerebrali, riducendoli a un surrogato di
sensazioni irreali, artificiali.
Il movimento oculare e il pensiero sono strettamente
legati.
Gli occhi assumono un'espressione quando la
coscienza di chi guarda è sveglia e attiva. Se i tuoi
occhi restano fissi come quelli di un sonnambulo il
tuo pensiero è ridotto.
Il tuo sguardo fisso e freddo sullo schermo della TV
dice che il tuo pensiero cosciente e il tuo
discernimento hanno fatto posto a una ricezione
passiva del flusso di puntini luminosi che simulano
un'immagine: mentre guardi la tv sei in uno stato di
trance che somiglia al sognare da sveglio.
Un bambino sano dovrebbe muoversi molto, tutto il
giorno. Correre, cadere, arrampicarsi, saltare,
spingere. Nel movimento si realizza il desiderio di
confronto con l'ambiente che lo circonda.
Nello stesso modo impiega i suoi sensi.
Davanti a uno schermo, invece, è costretto a stare
immobile e anche le pupille dei suoi occhi mostrano
solo impercettibili spostamenti.
I sensi azzerati, o sollecitati, dalla memoria
Qualunque cosa tu stia guardando in TV l'attività del
cervello cambia e prende una struttura caratteristica: il
processo di apprendimento, la presa di coscienza dei
dati e la loro applicazione spariscono.
L'informazione entra e affonda direttamente nelle
profondità della memoria, senza essere filtrata, senza
essere analizzata.
La TV è deleteria soprattutto per chi ha meno
strumenti per sfuggire al suo dominio. I bambini che
la guardano di più non sono i rampolli delle famiglie
alto-borghesi: quelli impiegano i pomeriggi giocando
a tennis o studiando violino. Sono i figli di impiegati e
operai, che spesso abitano in enormi condomini
Moltissime persone, in tv, dicono : “i bambini non
vanno lasciati soli davanti alla TV”. Esiste anche il
bollino giallo, in cui c'é un bambino e un adulto
accanto al bambino, a controllarlo. Lo dicono
psicologi, educatori, genitori. Ma è la dimostrazione
lampante degli strateghi del martketing.
Un bambino lasciato da solo davanti alla tv costa
meno, per esempio, di un bambino e di una mamma
(due consumatori) ed è enumericamente iferiore
rispetto a un papà, una mamma e una nonna (tre
consumatori) che guardano un programma insieme a
lui. Così la raccomandazione preoccupata di non
lasciare un bambino da solo davanti alla TV invece di
essere un allarme diventa funzionale a chi vende
teleutenti agli sponsor, il cui primo obiettivo è quello
di assemblare il maggior numero possibile di teste
davanti agli spot e non ai programmi.
Se si aspetta di aver compiuto dodici anni prima di
cominciare a guardare la tv, si avrà nel frattempo
maturato esperienze tali da rendere la vita ricca e
concreta. E il post che la tv prenderà sarà un posto
piccolo, proporzionato allo spazio che la pubblicità
dovrebbe avere nella vita sana di una persona sana.
Crescere sani implica fare esperienze e non guardare
esperienze fatte da altri attraverso uno schermo.
Conseguenze in età adulta:
Due minuti. Senza una guerra o un terremoto o uno
stupro o un omicidio o un incidente nessuna notizia in
TV dura più di due minuti. Anche alla CNN. Non
dipende dall'interesse per l'informazione del pubblico.
Ma dal fatto che il pubblico non sopporta per più di
due minuti una storia che non gli interessa.
È una regola che anticipa lo zapping (il cambio di
canale), questa è la sua unica funzione.
Il suo effetto è di frustrare ogni spettatore che abbia
un interesse non superficiale. Ed è sensazionale e rude
perché le persone si somigliano solo nei loro gusti più
bassi.
Se la TV non serve ai bambini (ma sono loro che
servono alla TV) è altrettanto vero che non serve
neppure agli adulti o agli anziani. A questo proposito
ci sono molti luoghi comuni da demolire. E non è
facile. Il primo vuole che se uno non ha la televisione,
oppure ce l'ha ma dice di non guardarla, sia un
“intellettuale” o uno “snob”.
Intellettuale e snob vengono usate in questo contesto
come parole dispregiative (l'intellettuale, secondo il
vocabolario è colui che vive nel mondo degli studi e
dell'intelligenza; è un uomo di cultura e giudizio
elevato. Lo snob è colui che cerca di distinguersi a
furia di originalità.) sostantivi che identificano
persone fuori dalla società.
Nella società noi siamo delle idee, ci mascheriamo
con i comportamenti giusti da tenere e rimaniamo
nella memoria delle persone nel modo in cui abbiamo
voluto apparire.
E quindi, nel caso noi non ci trovassimo a sentirci di
essere nel modo giusto, dobbiamo forzarci a recitare
un ruolo, cioè un insieme di comportamenti che non
corrispondono ne ai nostri pensieri ne alle nostre
emozioni. Queste regole ci vengono trasmesse in
forma orale. Quando i nostri genitori e le persone che
incontriamo ci dicono “questo non si fa” “bravo/a si fa
così”.
IL DIRITTO
le regole del diritto e le leggi economiche sono
destinate a svariati soggetti: singole persone fisiche,
famiglie, organizzazioni collettive, imprese, enti
pubblici e privati.
Mentre le norme giuridiche tendono a disciplinare i
rapporti giuridici tra i soggetti a cui riconoscono diritti
e obblighi, le leggi economiche servono a descrivere e
spiegare i comportamenti dei vari operatori economici
(famiglie, imprese, Stato e resto del mondo) e si
focalizzano sulle attività da essi svolte (produzione,
lavoro, consumo, risparmio, investimenti, ecc).
I soggetti e le relazioni a cui essi danno vita
costituiscono dei sistemi sia giuridici sia economici,
che sono fortemente condizionati da fattori di natura
storica, culturale, politica.
La parola diritto è una delle più utilizzate nel
linguaggio corrente. Esiste l'espressione “è un mio
diritto”, “questo comportamento è contrario al diritto”
o affermazioni simili.
Questa parola può avere due significati fondamentali:
l'insieme delle regole generali e obbligatorie di uno
stato, la cui inosservanza determina delle sanzioni e il
cui fine è garantire rapporti di convivenza pacifica.
Questa prima definizione indica l'oggetto del diritto,
ossia le regole o norme giuridiche e quindi individua
il diritto in senso oggettivo.
Il diritto oggettivo è detto anche ordinamento
giuridico di una società: la parola “ordinamento”
indica che le regole o norme giuridiche sono
finalizzate a disciplinare, cioè a ordinare, le attività e i
rapporti sociali.
Spesso si usa il termine “diritto” con un altro
significato, in senso soggettivo, poiché ci riferiamo
non a regole, ma alla posizione particolare di un
soggetto, che l'ordinamento giuridico tutela con
un'apposita norma.
Il diritto in senso soggettivo è il potere d'agire che
l'ordinamento giuridico riconosce a favore di un
soggetto, affinché egli possa soddisfare un proprio
interesse considerato degno di tutela.
Nella moderna società in cui viviamo, esistono
moltissime norme giuridiche e il loro numero varia da
Stato a Stato: in Italia ci sono circa 50mila leggi.
Ma perché ci sono così tante norme?
La ragione fondamentale per cui viene emanata una
norma giuridica è quella di regolare un settore
particolare della società: più una società è complessa e
avanzata, più sono necessarie norme.
L'elevato numero fa nascere l'esigenza di classificarle
in modo organico, a seconda degli obiettivi perseguiti
e dei settori fondamentali che esse disciplinano.
Gli obiettivi fondamentali che le norme giuridiche
persono sono:
1. prevenire e reprimere i comportamenti
considerati pericolosi per la società.
2. Organizzare il funzionamento dei diversi organi
e apparati fondamentali dello stato.
3. Regolare i rapporti di tipo economico e
giuridico fra i soggetti privati.
4. Regolare i rapporti tra gli Stati.
LA SPESA
risparmiare in casa
si può risparmiare sfruttando tutte le opportunità
alternative.
Tu puoi applicarle anche parzialmente o farle
diventare un'abitudine quotidiana.
L'isolamento termico
dai la caccia agli spifferi che ti fanno spendere più
soldi in bolletta.
Come si fa a capire quando ci sono?
Metti una candela sul davanzale della finestra, se la
fiamma trema vuol dire che non supera la prova
infissi. Ripeti l'esperimento in ogni stanza. La
differenza tra la temperatura delle superfici esterne e
quella dell'interno della casa deve mantenersi entro
+/- 3°C. Se questo valore viene superato, specie in
prossimità dei muri perimetrali, si può facilmente
dedurre che in casa c'è una corrente d'aria.
Per eliminare le infiltrazioni metti le guarnizioni di
gomma o di metallo alle finestre, oppure fai un giro di
silicone sul perimetro (in vendita in tutti i negozi fai
da te o dal ferramenta, costo massimo per finestra 10
euro nel 2010).
Se l'infisso è ormai deteriorato si può intervenire, nel
caso che l'infisso lo permetta, (ad esempio quando la
finestra ha un solo vetro) con una vetrocamera, cioé
un doppio vetro sigillato che impedisce la formazione
della condensa. Per farlo però è necessario chiamare il
vetraio (costo circa 100 euro a metro quadrato).
Avere i doppi vetri alla finestra è utile per mantenere
la luce solare catturata durante il giorno. Installando i
doppi vetri si calcola che il coefficiente di dispersione
Uw è pari a 2,7 W/m2k contro il Uw ca pari a 4,5 m2k
dei vetri singoli. In parole povere i doppi vetri portano
un risparmio sulle bollette del 10%. Se, secondo
l'ultimo rapporto Utilitatis (www.utilitatis.org) la
media nazionale di una bolletta di gas annua di una
famiglia media italiana è di 1230 euro, installando i
doppi vetri il costo scende a 1107 euro.
Detrazioni e agevolazioni
alla luce delle ultime normative, gli interventi sulle
pareti e sulle finestre (compresi gli infissi) che
aumentano il livello di efficienza energetica degli
edifici sono detraibili nella misura del 55% delle
spese sostenute fino a un massimo di 60 mila euro da
ripartire, a scelta del contribuente, da 3 a 10 anni.
Rientrano tra questi interventi anche le strutture
accessorie (scuri, persiane, cassonetti incorporati nel
telaio dell'infisso) che hanno effetto sulla dispersione
del calore. Inoltre le spese di ristrutturazione edilizia
documentabili mediante fattura sono deducibili dalle
imposte nella misura del 36% (per un limite massimo
di spesa di 48 mila euro), da ripartire in dieci anni.
L'Iva è dimezzata (10%). Attenzione, la detrazione
d'imposta del 55% non è cumulabile con altre
agevolazioni fiscali previste per legge.
Maglioni alle pareti
il sistema a cappotto consiste nell'applicazione sulla
faccia esterna della parete perimetrale di un pannello
di materiale isolante. In linea di massima si distingue
tra materiali isolanti naturali (pannelli in fibra di
legno, canapa, cotone, sughero, perlite, pannelli di
calce espansa, cellulosa, lana di pecora) e materiali
isolanti sintetici (lana di vetro, lana di roccia,
polistirolo espanso). Oggi i materiali più usati sono il
polistirolo espanso e la lana minerale.
L'isolamento interno si può fare in due modi:
applicando un sottile strato di materiale isolante
direttamente sui muri o costruendo una struttura di
legno che viene riempita di isolante e coperta di
cartongesso. Affidarsi a un'impresa è più sicuro.
Se devi comprare una casa nuova informati sui
materiali usati per costruirla; sono fondamentali per
avere un'alta massa termica (la capacità di una
struttura di immagazzinare calore). Ogni elemento
partecipa alla formazione della massa termica, quindi
utilizzare materiali, ad esempio, come la pietra per il
camino, può fare la differenza. In una casa isolata
male quando fuori è caldo le mura assorbono caldo e
non mantengono fresche le stanze e viceversa. Per
aumentare la massa termica i materiali più usati sono:
i mattoni, il calcestruzzo, la pietra e l'acqua. Sappi
chela capacità dei materiali di assorbire calore
aumenta se sono di colore scuro.
Circa un terzo delle perdite di calore avviene a causa
di un tetto mal isolato. Il materiale più economico è la
fibra di vetro che viene venduta in grandi rotoli ed è
facile da installare. Anche il polistirolo può andare
bene, utilizzato in fogli piatti per riempire la cavità dei
muri.
Detrazioni e agevolazioni
anche gli interventi che comportano un miglioramento
termico dell'edificio sono detraibili nella misura del
55% delle spese sostenute fino a un massimo di
60mila euro da ripartire, a scelta del contribuente, da 3
a 10 anni. Come nel caso precedente, le spese di
ristrutturazione edilizia documentabili mediante
fattura sono deducibili dalle imposte nella misura del
36%, da ripartire in dieci anni.
L'Iva è dimezzata (10%). Attenzione, la detrazione
d'imposta del 55% non è cumulabile con altre
agevolazioni fiscali previste per legge. Tra gli
interventi di riqualificazione energetica che per legge
sono soggetti a una detrazione d'imposta del 55%
vengono contemplati anche gli interventi di:
sostituzione o installazione di impianti di
climatizzazione con caldaie non a condensazione, con
pompe di calore, con scambiatori per
teleriscaldamento, con caldaia a biomasse, impianti di
cogenerazione, rigenerazione, impianti geotermici.
La condizione è che gli interventi devono garantire il
raggiungimento di un indice di prestazione energetica
inferiore di almeno il 20% rispetto ai valori
tradizionali stilati per legge in una tabella. Per questi
interventi il valore massimo della detrazione fiscale è
di 100mila euro. In ogni caso, per essere sempre
aggiornati sulle detrazioni fiscali in materia, consulta.
Agenziaentrate.gov.it
LE TEMPERATURE
secondo i dati disponibili gli italiani spendono circa
1230 euro all'anno in media per riscaldare la casa.
Con delle piccole regole è possibile vivere al caldo
riducendo le spese.
1. effettua la manutenzione annuale della caldaia:
garantisce l'efficienza.
2. Spurga l'aria dai radiatori: assicura il pieno
riscaldamento.
3. Non areare le stanze troppo a lungo: acquista i
sistemi di ventilazione meccanica controllata.
4. Abbassa le tapparelle nelle ore notturne: il
caldo del giorno rimane nella casa.
5. Regola la temperatura a 19°C: un solo grado in
più comporta l'aumento dei consumi dell'8%.
6. Spegni la caldaia nelle ore notturne.
7. Acquista una centralina automatica della
temperatura: serve per mantenere il livello di
massima efficienza dei consumi.
Impianti a confronto
Termosifone: è forse il sistema più diffuso, soprattutto
nelle città e negli appartamenti. Sfrutta la circolazione
di acqua calda in un circuito chiuso che collega vari
elementi. Quelli in ghisa hanno bisogno di un certo
tempo prima di riscaldarsi ma, erogano calore anche
quando l'impianto è spento e occupano molto spazio.
Quelli in acciaio o alluminio si riscaldano appena
accesi e sono molto meno ingombranti di quelli in
ghisa. Ma si raffreddano più rapidamente.
Pannelli radianti: è un sistema di diffusione del calore
che riguarda i pavimenti o le pareti. Si compongono di
una fitta rete di tubi che distribuiscono acqua calda a
bassa temperatura. Il risparmio energetico consentito
da questo tipo di riscaldamento e dal conseguente uso
di caldaie a condensazione può raggiungere il 30% dei
consumi.
Aria forzata: è un sistema che garantisce un costante
ricambio d'aria, l'espulsione degli agenti inquinanti
che si formano in casa, comfort termici e risparmi
energetici notevoli: ne fanno uso le case di classe
energetica A. un impianto del genere può ridurre i
consumi di energia del 90% rispetto alle abitazioni
costruite ordinariamente oggi.
Autonomo o centralizzato?
Riscaldamento autonomo:
Pro: consente attraverso la programmazione
dell'orario di accensione e spegnimento di evitare gli
sprechi sui consumi.
Contro: la manutenzione della caldaia è a carico del
proprietario di casa. Il controllo annuale ha un costo
indicativo di 150 euro.
Riscaldamento centralizzato:
Pro: garantisce minori costi di installazione, prevede
una sola canna fumaria.
Contro: si può incorrere in sprechi di energia perché la
temperatura per legge deve essere mantenuta entro i
20°C e segue una tabella, divisa in zone climatiche,
per il periodo di accensione e spegnimento.
Consiglio finale:
Scegli il centralizzato (ci sono meno responsabilità)
ma rendilo autonomo. Come? Metti ai termosifoni le
valvole termostatiche o installa sistemi di
contabilizzazione individuale del calore (ognuno paga
in proporzione alla quantità di calore che entra nei
propri caloriferi).
IL TEPORE E I SUOI ACCESSORI
regolare la temperatura delle stanze di una casa non è
facile a causa principalmente della diversa
esposizione della luce (le stanze a Nord sono le più
fredde) e della variazione del tempo (in inverno ci
sono alcune giornate così soleggiate che si potrebbe
spegnere il termosifone). Quando la differenza di
temperatura nello stesso appartamento è notevole si
può applicare una valvola termostatica al calorifero.
Valvola termostatica
è un apparecchio che sostituisce la normale valvola di
chiusura e regola l'afflusso di acqua calda.
Esistono principalmente 2 tipologie di valvole
termostatiche: quelle senza sonda esterna, che
regolano la temperatura grazie a delle fessure presenti
nella manopola, al cui interno è presente il liquido
termostatico; quelle con sonda esterna, che regolano
la temperatura grazie appunto alla sonda esterna
contenente il liquido termostatico (manopola con
dispositivo); in questo caso il costo si raggira tra 25 e
30 euro a calorifero (mano d'opera a carico
dell'utente).
Se il radiatore non è predisposto all'installazione del
solo comando termostatico, il costo è compreso tra 65
e 75 euro (acquisto valvola e messa in opera
compresa).
Impostando un valore di temperatura di 20°C si può
raggiungere un risparmio compreso tra il 12%-15%,
rispetto al caso in cui non ci sia regolazione
dell'impianto.
PANNELLI RIFLETTENTI
è possibile ridurre del 10% la perdita di calore dei
caloriferi posti in lungo le pareti inserendo un foglio
di materiale isolante, termoresistente, atossico e
ignifugo, tra il calorifero e il muro. In questo modo il
calore non si disperde lungo le pareti e resta in casa. Il
costo dei pannelli, che possono essere inseriti
manualmente da chiunque, si aggira attorno a 45 euro
per ogni metro quadrato di calorifero. I vantaggi di
queste installazioni sono davvero molti: isolano il
radiatore dalla parete di appoggio; evitano dispersioni
all'esterno; riflettono nel vostro ambiente tutto il
calore disponibile; permettono di riscaldare il più
velocemente ogni stanza; mantengono più a lungo il
calore negli ambienti dopo lo spegnimento dei
termosifoni.
LE TENDE
Le tende non solo rendono più bella l'atmosfera di una
casa, ma aiutano davvero a tenere la casa al caldo. Le
più chic sono quelle in cotone ma i modelli in fibra
acrilica sono ottimi per l'esterno grazie all'elevato
potere isolante e alla resistenza dei colori. Ci sono
anche tende con tele microperforate; si tratta di tele
particolari, risultanti da un singolare abbinamento tra
fibre sintetiche e tessuti tecnici. Le migliori in
assoluto sono le tende realizzate con materiali
termoisolanti, ma prima di installarle bisogna fare una
valutazione sulla posizione della casa rispetto al sole:
possono infatti, a volte risultare eccessive.
È stata realizzata una tenda speciale che funziona da
generatore naturale di aria pulita grazie al trattamento
Ecosun al biossido di titanio. Grazie alla luce solare.
Ecosun si attiva come purificatore naturale uccidendo
gli agenti inquinanti come monossido di azoto, polveri
sottili, pollini e allergeni organici.
Le verande
Qualora non esistano impedimenti comunali nel
realizzarla, anche una veranda chiusa può essere un
modo per sfruttare al massimo i raggi del sole; il vetro
riscalda l'aria prima che arrivi in casa agendo da
isolante esterno. Con un buon sistema di ventilazione
e l'uso di materiali con un'alta massa termica, una
veranda può anche aiutare a rinfrescare la casa in
estate. Se vuoi ingegnarti nella costruzione di una
veranda ricordati di :
posizionarla a sud o, se non è possibile, a sud-est.
Utilizzare materiali con un'alta massa termica come
mattoni e pietra per i muri e il pavimento;
il calore del sole che raggiunge questi materiali viene
immagazzinato e rilasciato più avanti e ciò aumenta
l'effetto riscaldamento della veranda;
LA CURA DELLA CASA
Prendersi cura della propria casa è il secondo passo
per il benessere, dopo la cura per la sopravvivenza.
Questa attività comprende :
l'ordine,
le pulizie,
il tipo di oggetti da contenere ed usare nella casa.
Per contrastare il caos che il movimento continuo
della vita produce in ogni casa, imprevedibile, è
necessario applicarsi ogni giorno, in modo da avere la
situazione sotto controllo.
Ci sono alcune operazioni che vanno fatte
periodicamente, e altre che hanno cadenza annuale.
Prima di affrontare qualsiasi attività domestica,
bisogna compiere delle azioni:
1 assicurarsi di averi tutti gli attrezzi per la cura della
casa :
scopa,
stracci per lavare,
prodotti vari per la pulizia.
E di sapere in quale angolo della casa sono stati
riposti. Stabilire un posto fisso riduce il tempo
dedicato alla cura della casa.
2 Fare una lista, seppure approssimativa, delle attività
da eseguire, può essere utile, per essere coscienti della
quantità di lavoro da svolgere e dei tempi necessari.
3 pulire in mezzo a pile di giornali, vestiti
abbandonati in giro e oggetti lasciati qua e la è
tecnicamente impossibile, perciò prima di iniziare le
pulizie è necessario ordinare, mettendo ogni cosa al
proprio posto e buttando ciò che è eliminabile.
4 riporre ogni giorno, man mano che si utilizzano,
tutti gli oggetti, compresi i prodotti per la pulizia.
5 Altrettanto importante è mettere i capi da lavare
direttamente nei cesti della biancheria, senza lasciarli
in giro per la casa.
Il disordine va affrontato giorno per giorno, perché
una casa ordinata è incredibilmente più facile da
pulire.
Per raggiungere un equilibrio, ogni oggetto deve avere
una precisa ubicazione, compreso tutto ciò che è in
stand by (corrispondenza e riviste da leggere, oggetti
da riparare). Può essere utile approntare scatole o cesti
( da collocare in disparte, e non a ridosso della porta
di casa) dove accumulare oggetti, giornali, posta ecc...
e darsi delle precise scadenze per svuotare i
contenitori e assegnare al contenuto una sistemazione
definitiva.
Quest'operazione dovrebbe essere fatta una volta alla
settimana; l'accumulo di un mese, infatti, potrebbe
richiedere parecchio tempo per essere smaltito.
Fisiologicamente le pulizie di casa consentono di
tonificare e rassodare ogni parte del corpo.
Psichicamente, possono essere un antistress.
REGOLE COMPORTAMENTALI TACITE :
Con le persone che non si conoscono solitamente non
si parla. Con le persone che si incontrano casualmente
nei posti il ruolo che si interpreta è quello persone
gentili, e serene.
Con le persone con le quali ci si incontra
volontariamente il ruolo che si interpreta è quello di
vivere le relazioni come una condivisione di
emozioni, oggetti, e interessi piacevoli, e spesso
superficiali, e totalmente fantasiosi.
Con le persone che si ritiene amiche ci si aiuta a
vicenda a risolvere i problemi.
Dunque viviamo tutta la nostra crescita fino all'età dei
18 anni in cui si diventa maggiorenni, a faticare per
sapere interpretare questi diversi ruoli al fine di
permettere l'esistenza di alcune situazioni senza
soffrire e senza far soffrire.
Le regole comportamentali sono relative ai tipi di
situazione sociale.
I tipi di relazione sociale:
1.Coopresenza con sconosciuti.
2.Relazione con sconosciuti.
3.Relazione con conoscenti. Requisito : essere capaci
di vivere le relazioni in modo distaccato e
superficiale. Si condividono emozioni, e piaceri, e si
nascondono le sofferenze. Il massimo grado di
evoluzione di questo tipo di rapporto e il drogarsi
insieme.
4.Relazione con amici.
5 Relazione con familiari, divisa in:
1. Genitore-Figlio
2. Nonno-nipote
3. Zio-nipote
6 La coppia affettivo-sessuale
7 Il rapporto professionale
Dalla relazione con amici, familiari, e coppie
cerchiamo amore.
AMORE:
L'amore che ci possono dare gli altri può essere
spontaneo o
intenzionale.
Ma per tutti e tre i generi di relazioni è valida la
seguente legge
naturale:
nessuno può aspettarsi con sicurezza di ricevere
amore, in un futuro sconosciuto, perché tutti
possiamo essere naturalmente condizionati da
fattori di cui non sono consapevoli, e altri fattori di
cui sono consapevoli, che limitano o bloccano il
proprio amore, e nessuno di noi può sapere se
questi fattori agiranno sui nostri sentimenti,
perché nessuno può prevedere il futuro.
L'amore interessato dipende da certe condizioni
per esistere, e dunque le persone non sono mai sicure
di avere l'amore per l'altro dentro di sé, poiché quelle
condizioni sono variabili poiché fanno parte della
realtà, che è in continuo movimento.
Questo tipo di aspettativa è malefica perché è una
illusione anche nel caso in cui ciò che ci
aspettavamo si realizza, poiché si realizzerebbe per
puro caso, nel caso negativo ci lascia non amati, e
quindi delusi.
Questi limiti sono :
1. L'istinto di autoaccrescimento. Il quale ci fa
credere che per amare dobbiamo ricevere in
cambio dell'amore.
2. L'istinto di protezione. Che ci impedisce di
amare le persone dalle quali ci sentiamo feriti,
discriminando le persone in degne del nostro
amore, e indegne del nostro amore. Abbiamo
dei sistemi di autoregolazione che ci
proteggono dal non seguire il nostro scopo
biologico : sopravvivere per trasmettere il
DNA.
Per cui anche se decidiamo di continuare ad
agire in un certo modo, se questo agire ha come
conseguenza uno squilibrio, cominciamo a
produrci sofferenza involontariamente.
3. La mancanza di dominio sui propri
sentimenti. necessario a scegliere se
continuare a percepirli, che va creato e non è
innato. Esso è necessario per prolungare un
sentimento nato spontaneamente e che sta
spontaneamente finendo o che è finito. E deve
contrastare i fattori per cui nessuna persona è
libera di scegliere di amare intenzionalmente
indipendentemente da quale sia la sua attività
percettiva presente, che comprende emozioni,
sensazioni, pensieri. Non puoi amare qualcuno
di cui hai paura, disprezzo, odio, disgusto.
La natura fornisce a ognuno la possibilità di
scegliere razionalmente di reprimere il proprio
amore spontaneo anche quando sente che
vorrebbe manifestarlo.
I limiti ad amare che una persona può avere sono dati
dai
seguenti fattori :
1. la tensione provocata dall'atto volontario di
amare.
2. I propri bisogni insoddisfatti.
3. I propri desideri insoddisfatti.
4. I propri gusti in conflitto con i gusti degli altri.
5. Il ripristinarsi dello stato normale di riposo e
calma,
dopo aver provato intense emozioni per l'altro.
6. L'impossibilità di percepire fisicamente le
sensazioni, le
emozioni e i pensieri degli altri.
I principii razionali per cui una persona può scegliere
volontariamente di non amare sono:
1. il pensiero che occupandosi solo di se stessi si
ottiene una
maggiore felicità.
2. il pensiero che facendo intenzionalmente del
male agli
altri si esalta il proprio ego dimostrando a se stessi
il
proprio potere.
Dunque per la propria felicità, qualsiasi rapporto ha
minore importanza rispetto al proprio rapporto con se
stessi.
Se abbiamo dipendiamo da un rapporto per essere
felici, c'è la possibilità di soffrire. Se accettiamo il
piacere che casualmente e senza ricerca esso ci
provoca, godiamo, perché quando non c'è non
possiamo soffrirne la mancanza.
Tuttavia abbiamo la tendenza a pensare le persone
come mai diverse da quel ruolo. Perché il nostro
cervello per pensare la realtà usa istanti di percezione
immagazzinati nel cervello, e prevalentemente usa le
immagini in versione di fotogrammi che descrivo un
ente della realtà fermo e immobile nel tempo, e fa
coincidere il pensiero di quella persona con la persona
reale.
Invece ogni ruolo è momentaneo.
Perciò in uno stato di bisogno d'affetto l'affettività
degli altri è sempre idealizzata, poiché pensata come
permanente. Perché noi cerchiamo le persone in base
ai nostri bisogni umani, e i nostri desideri soggettivi,
ma agli altri importano per la maggior parte del tempo
i loro bisogni, senza che loro lo vogliamo, e per il
resto del tempo sono liberi di scegliere di continuare a
interessarsi di se stessi, e ricavare piacere
dall'interazione con le persone.
Solo in un secondo momento, e per sentirsi gratificati
per il loro ruolo, possono dare piacere.
Questa visione condizionata dalle aspettative è vista
senza limiti e aspetti negativi.
La prima legge naturale descrive che l'affetto degli
altri è limitato e variabile e terminabile.
1. Limitato significa che non può superare la soglia
del proprio amore verso se stessi, e dell'istinto di
sopravvivenza, e è condizionato dalle regole sociali.
Le regole sociali ci obbligano a indossare una
maschera, ovvero a dover essere in un certo modo per
poter essere accettati.
Se la nostra maschera corrisponde a uno stato d'animo
o un punto di vista negativo che realmente sentiamo.
Veniamo allontanati.
2. Variabile significa che in base a molti
condizionamenti, almeno sei, l'essere umano varia la
sua intensità nel tempo.
Questi condizionamenti sono:
1.I bisogni.
2.Gli istinti.
3.Gli interessi.
4.Gli obblighi sociali.
5.Il senso di egoismo personale.
6.Le capacità cerebrali.
7.Dai modelli comportamentali.
Inoltre non si basa su principii di merito e giustizia,
come potrebbe venire spontaneo appellarsi, ma
sull'emotività. Tuttavia il giudizio condiziona le
emozioni. Le persone tendono a provare simpatia per
coloro che considerano possedere qualità e non difetti.
Ci sono delle caratteristiche considerate qualità in
modo diffuso:
1.l'onestà,
2.l'intelligenza,
2.il successo,
3.l'allegria.
4.La bellezza.
E delle caratteristiche considerate difetti in modo
diffuso :
1.La tristezza,
2.la falsità,
3.la prevaricazione,
4.l'egoismo,
5.l'egocentrismo,
6.la stupidità,
7.l'ignoranza,
8.la bruttezza.
Ogni volta che ci identifichiamo con una delle
qualità ci sentiamo bene.
Ogni volta che ci identifichiamo con uno dei difetti
soffriamo.
Perché nel primo caso sappiamo che verremo accolti e
forniti di affetto, nel secondo caso sappiamo che
verremo rifiutati e privati dell'affetto.
Tuttavia le persone sono libere di sentire e fare più di
quanto sia giusto e fare. E se hai il desiderio che
qualcuno si comporti diversamente, o si comporti
come tu vorresti, comunicarglielo, nella maggior parte
dei casi lo farà stressare, e nel caso in cui sia
irrealizzabile lo metterai contro te stesso.
Quando hai bisogno di mantenere una relazione, senza
la quale avresti moltissima sofferenza debilitante, hai
paura di essere spontaneo, e puoi bloccarti e sentirti
rimproverato per esserti bloccato. Tuttavia nessuno
vuole la spontaneità degli altri. Ma tutti vogliono dei
comportamenti utili a soddisfare le proprie esigenze.
Spesso infatti per soddisfare i propri bisogni, gli altri
tentano di manipolare la mente delle persone dalle
quali cercano piacere attraverso tre tecniche :
1.il senso di colpa.
2.il far credere reali cose che non sono reali.
3.il confondere logicamente l'altro.
Poiché nel momento in cui qualcuno segue un filo
logico, se introduciamo un argomento illogico, si
sentirà spiazzato e ce lo farà presente, ma se poi
diciamo che si sta sbagliando, se è una persona
insicura cadrà nella trappola, poiché si affiderà al
semplice fatto che se lui sta dicendo così ci sarà un
motivo, e così si creerà in se stesso un senso di colpa,
che nonostante non risponda alla sua volontà lo farà
agire per riparare il danno fatto, facendo ciò che l'altro
vuole.
La soluzione a questa tattica è il non dire all'altro che
ciò che dice non è vero. Perché insistendo nella
posizione contraria, confermerà il senso di colpa
inconscio, e lo alimenterà.
Modello comportamentale :
Un modello comportamentale è l'insieme dei
comportamenti appresi attraverso le rappresentazioni
artistiche o l'imitazione degli altri, attraverso il quale
le persone misurano la normalità e quindi la
legittimità del loro atteggiamento interiore verso
qualcuno col quale si prova affetto o con qualcuno che
si ama.
Esso cambia in base al contesto storico. Nella società
del XX secolo fondata sul commercio di beni e servizi
e sul loro inevitabile consumo, il modello della
relazione affettivo/sessuale consiste in un insieme di
risposte positive a un insieme di comportamenti ben
mirati a dare piacere, nello stesso modo di una
transazione commerciale.
Perciò questo amore si basa sulla discriminazione tra
chi ci procura piacere e chi non ce ne procura.
Includendo gli sconosciuti nel gruppo delle persone
che non ci procurano piacere.
La giustificazione di questo comportamento è data dal
concetto che il consumo è la più grande fonte di
felicità e che la giovinezza che si perderà con la morte
e la vecchiaia deve essere vissuta all'insegna del
consumo.
3. Terminabile significa che l'intensità può abbassarsi
a zero per un motivo diverso in base a ogni persona,
ma sempre tra il gruppo dei condizionamenti.
Dunque non possiamo comportarci liberamente con
gli altri se vogliamo che essi reagiscano
positivamente. Perché le loro reazioni dipendono dalle
nostre azioni, e la nostra libertà può infastidirli o
ferirli. Tuttavia il grado di adattamento è diverso con
ogni persona. Esistono persone che infatti ci
corrispondono. Sono simili a noi. Dunque le
probabilità di ricevere affetto aumentano se ci
troviamo in relazione con una persona simile.
Ai fini di mantenere un rapporto la verità si deve dire
quando l'altra persona è in grado di accettarla. Sennò
dai maggiore valore alla verità a discapito del
rapporto.
LA PROBABILITà
In probabilità si considera un fenomeno osservabile
esclusivamente dal punto di vista della possibilità o
meno del suo verificarsi, prescindendo dalla sua
natura. Tra due estremi, detti evento certo ed evento
impossibile, si collocano eventi più o meno probabili.
la probabilità di un evento è il rapporto tra il numero
dei casi favorevoli all'evento e il numero dei casi
possibili, purché questi ultimi siano tutti
equiprobabili.
Un numero è una entità astratta usata per descrivere
una quantità, e una quantità è la proprietà di ciò che
può essere contato o misurato
IL CONDIZIONAMENTO DI GRADIMENTO
VERSO UNA PERSONA NELL'ASPETTATIVA
AFFETTIVA
Aumentando l'affetto, l'aderenza alla maschera che
dobbiamo indossare nella società diminuisce. Al
massimo grado di affetto possiamo essere spontanei.
Ma l'affetto è spesso basato sulla discriminazione e il
razzismo.
Discriminare è differenziare le persone, e trattarle in
modo diverso. Nel caso dell'affetto è escludere alcune
persone dal nostro affetto. L'esclusione può avvenire
volontariamente o involontariamente.
Chi ha bisogno di affetto per prima cosa cerca
gradimento.Il gradimento di una persona infatti
condiziona il nostro giudizio, i nostri pensieri, le
nostre azioni.
Il livello di gradimento viene definito in tre fattori :
somiglianza, apprezzamenti e iniziative comuni.
Sarà quindi più facile essere condizionati da chi
afferma di condividere le nostre passioni e gli
interessi, si mostra cordiale, ci dimostra
apprezzamento e ha condiviso con noi esperienze di
vario genere, e dunque ognuno ha la tendenza a
circondarsi di queste persone, escludendo le altre.
La somiglianza deve consistere nel grado e tipo di
sensibilità, nella scala dei valori, e negli interessi.
Per capire se una persona ci è simile dobbiamo sapere
come siamo noi.
Perché conoscendo come siamo noi possiamo
confrontarci con la persona di cui vogliamo sapere se
è simile a noi.
quindi dobbiamo identificare il nostro grado di
sensibilità (basso, medio, alto) e cosa contiene e in
che ordine contiene la nostra scala di valori.
La nostra scala di valori:
1. ______________________
2. ______________________
3. ______________________
4. ______________________
5. ______________________
se una persona ha al primo posto il successo come
valore, e integrità al secondo posto, mentre il suo
collega, ha integrità al primo, e successo al secondo.
Pur trovandosi bene l'uno con l'altro, proprio grazie al
fatto di avere gli stessi valori in cima alla lista, uno
dei due correrà probabilmente il rischio, prima o poi,
di essere tradito dall'altro motivato dalla carriera.
Tuttavia una volta completata l'identificazione della
tua scala di valori ti incontrerai con persone che non
hanno identificato razionalmente la propria scala di
valori.
Ma la seguiranno inconsciamente.
Quindi per conoscere la loro non potrai chiedere loro
di descrivertela. Né potrai aspettarti che facciano lo
stesso procedimento razionale che hai fatto tu, perché
sono liberi di non farlo.
Perciò dovrai scoprirla dai loro comportamenti, dalle
loro affermazioni, dalle loro scelte.
Tuttavia le persone simili essendo esseri umani, sono
soggette alle leggi degli esseri umani, e quindi
cambiano.
Perciò la seconda azione da compiere è imparare a
reagire adeguatamente in base ai bisogni, interessi,
istinti, errori degli altri.
Perché le relazioni sono importanti ai fini della nostra
felicità e non esiste un destino, una incompatibilità
che impedisca di portarle avanti. La differenza la fa la
volontà di restare insieme.
Ed è giusto, ai fini della nostra felicità, aiutare gli altri
ad mantenere una relazione con noi, cercando di
comprenderli, e soddisfarli.
Poiché la seconda legge naturale descrive che
chiunque in base a una situazione può diminuire o
aumentare il grado di affetto verso l'altro. Fino ad
arrivare a ucciderlo per salvare la propria vita.
Perciò tornare a cercare nella stessa persona qualcosa
che essa ci ha procurato in passato con un senso di
sicurezza è sintomo di pensare quella persona come
un insieme di processi fermo nel tempo e producenti
le stesse conseguenze.
Ma la terza legge naturale descrive che le persone
sono un insieme di stati d'animo e processi fiscochimici e psicologici che interagiscono tra loro
provocando un continuo cambiamento. Essendo un
insieme di processi, le persone sono prive di un un
sé permanente, che possiamo ritrovare nel tempo
con sicurezza.
Perciò il “per tutta la vita” si può riferire al
ricominciare
volontariamente momento dopo momento. Ovvero
riattivare
per tutta la vita il genere di sensazioni e di
sentimenti che ci
hanno portato a concentrare la nostra attenzione
su una
persona.
Ma quello che è passato, non puoi più riviverlo. E il
futuro con
qualcuno non esiste se ti considera passato e ti
sostituisce con
desideri diversi da te e stimoli diversi da te.
Perciò la soluzione è l'amore per se stessi.
Tuttavia il nostro cervello per soddisfare il nostro
bisogno di sicurezza ci crea delle illusioni. Per cui
ci aspettiamo che la presenza di una persona nella
nostra vita sia costante e sicura, e che il suo amore
sia permanente.
Finché non superiamo questo bisogno di sicurezza
il cervello ci indurrà sempre nell'illusione.
IL CONDIZIONAMENTO DELL'ASPETTO
ESTETICO NELL'ASPETTATIVA DI AFFETTO
In ogni momento gli esseri umani sono immersi in un
ambiente fisico, dal quale pervengono continuamente
ai suoi organi di senso un'elevata varietà e moltitudine
di stimoli, che sono particolari manifestazioni delle
diverse forme di energia (radizioni luminose, onde
sonore).
La sensazione può essere definita come l'impressione
soggettiva, immediata e semplice che corrisponde a
una data intensità dello stimolo fisico.
L'estetica riguarda tutte le sensazioni dei nostri sensi.
Relativamente all'affetto con le persone riguarda alle
sensazioni che la loro presenza ci procurano.
La visione è una delle percezioni che più influiscono
nel giudizio sugli altri, sia a livello di sensazioni che
a livello di emozioni.
Poiché sia le sensazioni che le emozioni si dividono in
piacevoli e spiacevoli, l'insieme delle sensazioni che
i nostri organi ci procurano in un arco di tempo a
contatto con le persone fanno si che noi le
giudichiamo attraverso quelle sensazioni.
La sensazione piacevole ci induce a pensare che una
persona che ci piace è una persona che ha amore
dentro di se, e ci darà questo amore.
L'esperienza ci smentisce questo pensiero automatico,
e ci fa sospettare delle persone che ci piacciono, e
aver paura di loro.
La bellezza può essere di due tipi :
bellezza programmata cerebrale
bellezza psicologica
bellezza culturale
La bellezza programmata cerebrale è quella che
istintivamente il nostro corpo ci comunica per cercare
gli elementi che soddisfano i nostri bisogni.
La bellezza psicologica è una qualità delle cose
percepite che suscitano sensazioni piacevoli che
attribuiamo a concetti, oggetti, animali o persone
nell'ambiente osservato, che si sente istantaneamente
durante l'esperienza, che si sviluppa spontaneamente e
tende a collegarsi ad un contenuto emozionale
positivo, in seguito ad un rapido paragone effettuato
consciamente od inconsciamente, con un canone di
riferimento interiore che può essere innato oppure
acquisito per istruzione o per consuetudine sociale.
Questi tre tipi di bellezza possono agire in noi in
contemporanea o separati o a coppie.
Tuttavia la maggior parte delle ragazze che
corrispondono a un canone sociale di bellezza hanno
la tendenza a diventare insicure perché l'attenzione
delle persone nella società è sbilanciata sulla loro
estetica, e quindi rimangono senza sicurezza sulla
propria personalità e quindi senza amore da dare.
Le cause sono almeno tre:
1. viene trascurato il loro lato mentale privilegiando il
loro lato estetico.
2. c'è + rivalità con le altre ragazze che le riempono
di giudizi negativi per farle sentire inferiori in
modo che esse, insicure anche loro, si possano
sentire meglio.
3. spesso le ragazze belle vengono
aprioristicamente considerate troie. per il semplice
fatto che si fa questo ragionamento : se una ha
disponibilità di fare sesso grazie al suo aspetto,
allora approfitterà di questa possibilità. e questo
provoca in loro un senso di colpa inconscio.
Una ragazza che non ha un uomo alfa pensa
costantemente di accoppiarsi con uno di loro
perché ne sente la mancanza. Ma tutte sentono
comunque l'attrazione per gli uomini alfa
nonostante siano impegnati, così come gli uomini
sentono l'attrazione per le donne nuove nonostante
siano impegnati.
IL CONDIZIONAMENTO DELLA VOCE
NELLA RELAZIONE
Quando parliamo a qualcuno, spesso la cosa più
importante è il modo in cui la esprimiamo.
Per anni andiamo a scuola a imparare cosa dire ma
non ci occupiamo di imparare come dirlo.
L'esito di quasi ogni incontro che facciamo nella vita
dipende dalla nostra capacità di catturare e mantenere
viva l'attenzione di chi ci ascolta.
La voce ci rappresenta e deve servirci nel modo
migliore per tutta la giornata: dal momento in cui
diciamo “Buongiorno!” a quando ordiniamo la
colazione; mentre siamo al lavoro; quando parliamo al
telefono.
Saper comunicare con le persone è uno dei poteri
necessari.
Anche il discorso è una forma di musica. Ha toni e
timbri;
picchi e ritmo. Può essere chiaro o confuso; veloce o
lento. Può essere a voce alta o soffusa.
Ma quando si parla non c'è niente di pre-organizzato,
come invece accade nel caso di una canzone: dovete
improvvisare. Parlare è un po' come cantare una
canzone che non è ancora stata scritta.
La maggior parte di noi da la propria voce per
scontata: questa è la voce con cui sono nato, quindi
me la tengo.
Eppure la voce può diventare più dinamica, efficace e
affidabile.
Quando parliamo, spingiamo aria attraverso le corde
vocali. Le corde vibrano e producono un tono, proprio
come accade soffiando tra due fili d'erba. Il discorso è
il risultato complesso di una collaborazione tra
cervello, corpo e voce. Si tratta di qualcosa di atletico,
che coinvolge forza, resistenza, controllo e flessibilità.
Parlare è la ginnastica di alcuni piccoli muscoletti.
Tutto comincia con la respirazione. Devi muovere
aria.
Quando respiriamo, il muscolo largo e sottile che si
trova sotto i polmoni, ovvero il diaframma, si rilassa e
si abbassa, creando uno spazio vuoto che si riempie
d'aria.
Quando il diaframma si contrae, l'aria esce. Il tutto
funziona come un enorme pompetta.
Dentro l'aria. Fuori l'aria.
In media abbiamo un respiro ogni sei secondi circa,
che fa 10 al minuto e 600 all'ora.
Si potrebbe pensare che sia difficile sbagliare
qualcosa che viene fatta con una tale frequenza;
eppure molti di noi sono confusi.
RESPIRO FATTO MALE
C'è un respiro fatto male?
Lo vediamo in noi stessi e negli altri : respiro poco
profondo, petto sollevato, affanno.
La respirazione limita il controllo che abbiamo sul
nostro corpo e sul nostro cervello, tanto quanto sulla
voce con cui parliamo. Consuma energia, ci rende
irascibili e ci soffoca.
La respirazione passiva è semplice e rilassata.
Aprite la bocca e lasciate che l'aria ci cada dentro,
come fosse acqua che scivola lungo un canale.
IL TEST DEL RESPIRATORE
che tipo di respiratore sei? Scoprilo.
Procurati questi oggetti : uno specchio che rifletta la
tua immagine intera, una sedia e un qualcosa per
registrare l'audio. Se trovi una pompetta, prendi anche
quella.
Prendi il Vanghelion e mettiti in piedi davanti allo
specchio per analizzare la tua posizione di partenza.
Preparati a fare un grande respiro profondo, prestando
molta attenzione a quel che accade alla tua bocca, alle
spalle e al torace.
Inspira.
Cosa noti?
Fallo ancora qualche volta.
Cos'é accaduto esattamente?
Prima cosa : hai fatto entrare l'aria dal naso o dalla
bocca?
Seconda cosa: che fine hai fatto fare al'aria inspirata?
Hai visto il petto sollevarsi o, piuttosto, le spalle?
Infine: come descriveresti l'aria che passa da fuori a
dentro di te?
Immagina di doverlo spiegare a qualcuno che non
abbia idea di cosa sia la respirazione umana.
Cosa diresti : che l'hai tirata tutta dentro? O spinta
dentro? O succhiata?
LA STRADA
Respirare dal naso non è un metodo sempre affidabile:
se avete il raffreddore o l'allergia non potete smettere
di respirare.
Perciò bisogna saper respirare sia dalla bocca che dal
naso.
Dalla bocca entrano più polveri, quindi se si può si
deve respirare dal naso.
LA DESTINAZIONE
Probabilmente hai mandato l'aria nel torace e nella
zona delle spalle. Il mio suggerimento è di mandare
l'aria sotto la vita. Misura due o tre centimetri sotto
l'ombelico : questo è il punto esatto.
AZIONI CONTRARIE ALLA
CONSAPEVOLEZZA NELL'AFFETTIVITà:
Tuttavia ciò che sentiamo è in partenza giustificato dal
nostro cervello, perché il nostro cervello pensa
automaticamente che il nostro corpo non si sbaglia
mai, e non c'è nessun motivo per evitare di seguirlo.
Per risolvere il movimento interiore e involontario che
ci porta a sentire la sicurezza dell'amore di qualcuno
dobbiamo sviluppare una consapevolezza molto
potente su questa sensazione legata alla convinzione
che sia giusta che nasce in noi stessi.
L'esercizio è ascoltare le proprie emozioni e ricordarle
in ogni loro piccolo particolare, e poi confutarle con il
pensiero della realtà.
Perché l'aspettativa è dipendente
dall'attaccamento e dal condizionamento
inconsapevole.
Ma riconoscerla è un operazione di coscienza e
concentrazione totale sulla propria interiorità.
Tolta la sicurezza dell'amore, tutto quello che può
accaderci è una possibilità e non una regola.
Se non abbiamo uno scopo nel nostro relazionarci con
gli altri, ma non abbiamo aspettative, questo non ci
produrrà sofferenza ma potrebbe impedire la nostra
soddisfazione totale se non diamo uno scopo a quella
relazione, poiché potrebbe diventare una relazione in
cui impieghiamo il nostro tempo senza che abbia un
valore nella nostra vita, e dunque può comunque
generarci sofferenza.
E se crediamo che l'amare e l'essere amati accadano in
risposta al nostro desiderio di amare o essere amati, e
non in conseguenza all'insieme casuale degli eventi
soffriremo.
Credere che ci sia qualcuno di speciale e insostituibile
è una invenzione che smascheriamo nel momento in
cui veniamo rifiutati da quel qualcuno speciale e ne
cerchiamo un altro che possiamo considerare speciale,
smettendo di sentire le stesse emozioni per l'altro.
Gli scopi della relazione possono essere almeno due:
1. Ricevere qualcosa.
2. Dare qualcosa.
Per farla esistere, deve nascere in noi un sentimento
chiamato DEDIZIONE, che nasce dalla
comprensione della sofferenza altrui e quindi
dall'immaginazione di vivere ciò che gli altri vivono.
L'oggetto di cosa si riceve e l'oggetto di cosa si da,
cambia in base al genere di relazione che instauriamo
con l'altro. Il genere di relazione si comprende in base
ai comportamenti stereotipati che si attuano.
Poiché tra le relazioni naturali e quelle artificiali c'è
differenza.
Le relazioni artificiali esistono in base a dei modelli
che durano generazioni, chiamati archetipi.
Le relazioni naturali non hanno restrizioni.
Per essere in grado di gestire, guidare o sopportare il
comportamento degli altri, nel nostro calcolo del
futuro
dobbiamo considerare che poiché tutti hanno la
capacità di far
del male agli altri, perché tutti possiamo non accettare
ciò che
gli altri fanno, e nessuno è vincolato in modo assoluto
dal suo
stile di comportarsi, potrebbe agire in modo a noi
nuovo,
sconosciuto, imprevedibile, e farci del male.
Dobbiamo imparare a non aver bisogno delle cose che
non sono sicure.
I BISOGNI fisici in tutti gli esseri umani
I bisogni servono alla nostra sopravvivenza.
L'impulso a soddisfare i bisogni è il bisogno di
piacere che
nasce dalla sofferenza che essi provocano. La loro
soddisfazione ci viene segnalata dal sentire l'abbassare
o
eliminare questa sofferenza quando agiamo nel modo
necessario al bisogno all'interno di uno spazio.
Il dolore si calma perché il piacere cresce.
I bisogni più dolorosi sono quelli fisiologici. In ordine
di
dolore l'aria, l'acqua, il sonno, il cibo, il calore,
l'affetto
(cioè la presenza ricorrente della stessa immagine
evocatrice di piacere), e per un certo arco di tempo il
sesso.
Una volta soddisfatti i bisogni, la loro soddisfazione
diventa
talmente gradevole che il bisogno diventa desiderio di
rivivere
la soddisfazione, e al piacere della soddisfazione,
segue la
mancanza. I desideri di sicurezza, di amore, di stima,
di auto
realizzazione. Tutti questi bisogni esistono per l'ego. E
sul
pianeta terra ci sono otto miliardi di ego, e vivono in
punti che
non sono il tuo, non provano quello che provi tu, non
sono te. Il
fatto che tu senti la tua vita indispensabile loro non lo
sentono,
Fino a una certa età non si è autonomi nel soddisfare i
propri
bisogni, perché non si ha la capacità di adattarsi
all'ambiente, e quindi dominarlo, e questa capacità
viene
sopperita dall'istinto genitoriale delle altre persone. E
la legge ti
da il diritto di essere curata e amata fino alla maggiore
età. Gli
esseri umani hanno inventato la società per
compensare la
propria incapacità a soddisfare i propri bisogni con lo
scambio
di servizi e evitare di uccidersi l'un l'altro per
possedere i mezzi
di soddisfazione. Nella società in cui vivi devi
rispondere al
giudizio dei componenti sui tuoi bisogni, perché da
quel
giudizio dipende la tua relazione con loro. La
relazione è
potere. Devi rispondere della tua scelta di soddisfare i
tuoi
bisogni col lavoro della società o di qualcuno in
particolare,
dando in cambio quello che vogliono da te.
La forza e frequenza di questi condizionamenti
dipende da
quanto gli altri si sono impegnati per liberarsi da
questi
condizionamenti in un dato momento della propria
vita.
Infatti molti problemi con gli altri nascono dallo
stress che
essi provano in reazione ai nostri comportamenti
che hanno
lo scopo di forzarli a darci qualcosa che non ci
danno
spontaneamente.
Quindi, occuparsi dei propri bisogni, dei propri
desideri, è un
modo per predisporsi all'amore, che però non potrà
mai
avvenire se il soddisfacimento dei bisogni e dei
desideri
dell'altro entrano in conflitto con i nostri gusti.
Di conseguenza non esiste amore incondizionato,
perché noi
non possiamo scegliere di creare volontariamente
l'amore
nell'altro indipendentemente dalle cause necessarie
all'amore.
Possiamo solo indirettamente influenzarlo ad amarci,
agendo
sulle caratteristiche per le quali le persone sono
portate ad
amare :
l'essere simili a loro,
il prendersi cura di loro.
Perciò il passare direttamente dal sogno di essere
amati,
all'aspettarsi di essere amati, è un comportamento
che
provoca sempre sofferenza.
Perché essere amati è una conquista, sia da parte
nostra, che da
parte dell'altro, che deve imparare ad amare.
Ma non si può intraprendere questa conquista se non
si ha
dell'amore per se stessi di base, perché questo ci
creerebbe
dipendenza dall'amore degli altri.
E dipendendo dall'amore degli altri, potrebbe capitarci
di
vivere la maggior parte del tempo senza nessuna
energia.
Perciò solo noi stessi possiamo darci fiducia e amore
con
sicurezza di permanenza.
L'amore degli altri è un completamento.
Perciò non possiamo chiedere a nessuno di risolvere i
nostri
problemi interiori, perché nessuno ha la capacità di
risolvere
i problemi interiori degli altri, dato che essi si
risolvono con
la propria personale comprensione e accettazione di
ciò che ci
affligge. Nessuno può indicare la scelte migliori se
chi le
riceve non le vuole ascoltare perché lo stressano.
Insistendo
ci si potrebbe sentir dire che noi abbiamo provocato
stress in
loro in modo da farci sentire nel ruolo di chi ha
sbagliato.
Le sostanze psicotrope, I farmaci, possono solo
abbassare la
frequenza dei pensieri che ci portano a rifiutare la
realtà. Ma
solo noi possiamo accettarla. E questo è il primo
basilare atto
d'amore che abbiamo bisogno di compiere.
Dunque l'assistenza dell'altro, atta a risolvere i nostri
problemi
interiori, non può far parte dell'essenza del concetto
che
rappresenta l'atto di amare.
Amare nella coppia è identificarsi nell'altro e
desiderare di
esaltare l'ego dell'altro, attraverso :
1. la stima.
2. la comprensione.
3. l'accettazione dei suoi aspetti negativi riguardo
ai
nostri desideri.
4. L'approvazione delle sue scelte.
5. La collaborazione al miglioramento emotivo e
intellettuale.
6. la condivisione di emozioni e sensazioni fisiche.
7. la regolamentazione della mancanza del piacere
che
noi provochiamo in lui, che nasce in lui/lei in modo
naturale, attraverso una presenza rituale nella sua
vita.
8. La libidine relativa al suo aspetto esteriore.
Nasce dall'istinto a-razionale e dalla passione
scatenata
dall'immaginare che una persona possa soddisfare il
proprio
bisogno d'amore se viene soddisfatta a sua volta.
Può avvenire inconsapevolmente, o consapevolmente.
Involontariamente e volontariamente.
La differenza tra l'amore involontario e l'amore
volontario, è
che l'esistenza del primo dipende dal piacere che
proviamo nel
donarlo, il secondo tipo di amore è indipendente dal
piacere
che proviamo nel donarlo.
Le persone fuggono l'amore volontario per due motivi
:
1. L'intenzionalità provoca tensione in se stessi,
cioè
fatica, che a volte non si riesce a sopportare.
2. Le persone credono che essere amati
spontaneamente
soddisfi molto di più il proprio bisogno di essere
amati in
modo incondizionato e completo.
In genere è una facoltà che non si possiede durante
l'adolescenza. Perché è implicito nella sua esistenza
che ci sia
continuità, realizzata attraverso una scelta volontaria
di far
vincere il desiderio razionale sull'istinto biologico di
sessualità,
la quale è inibita dalla prossimità fisica costante,
poiché la
prossimità fisica attiva l'amore filiare che è asessuato,
e questa
capacità deriva dall'uso della corteccia prefrontale la
cui attività
diventa più energica solo col tempo. Quindi è una
conquista
per ogni essere umano. E da circa I trenta anni in poi
si
acquisisce questa capacità di mantenere un rapporto
amoroso.
Perciò finché crediamo sia possibile che gli altri
possano
risolvere i nostri problemi interiori, ci condanneremo
all'infelicità, e alla rabbia verso di loro.
Perché credendo che l'altro ci faccia del male
intenzionalmente
ci identifichiamo nel ruolo di vittima.
In genere gli altri vogliono condividere solo aspetti
positivi con
noi. Quindi possiamo farli partecipi di aspetti positivi.
Quindi agli altri possiamo chiedere di condividere
piacere.
A volte abbiamo bisogno di piacere a persone a cui
non
piaciamo.
E per piacere bisogna guardarsi allo specchio.
Analizzarsi.
Perché non esistono combinazioni fortuite di gusti tra
persone che ci possono aiutare.
Perciò le aspettative di benevolenza e amore sono
fonte di sofferenza se si ha bisogno di benevolenza
e amore e non la si può ottenere.
Gli esseri umani non hanno la capacità di percepire
le
sensazioni e le emozioni delle altre persone, dunque
sono incapaci di sapere cosa fa bene e cosa fa male a
un'altra persona, ma possono solo immaginare se
stessi nelle situazioni degli altri, o credere in ciò che
gli altri descrivono di quello che sentono, dopo una di
queste due possibilità, devono prima fare
compromessi col condizionamento di due forze: la
necessità di evitare il proprio dolore, e la necessità
di cercare il proprio piacere.
Queste forze, in mezzo a una folla di sconosciuti,
possono portare a mettere uno schermo protettivo
psicologico ed equipararti nella loro mente a un
oggetto inanimato che fa parte dello sfondo
percepito, agendo di conseguenza nei tuoi
confronti.
Non si può pensare di entrare in relazione con gli altri
per
prendere loro l'affetto di cui abbiamo bisogno, perché
avere un
amico significa avere qualcuno che ci chiederà di
essere nutrito
a livello affettivo.
Non possiamo dipendere dall'amore degli altri per la
nostra
felicità.
Il nostro bisogno di fiducia e amore, che sono la
capacità di
credere nella possibilità di riuscire ad agire
adeguatamente per la nostra sopravvivenza e il nostro
benessere, non può
dominarci, perché nonostante l'amore, e l'affetto,
possano
esistere, la loro esistenza è rara, poiché dipende da
una
combinazione di elementi.
Quando una persona dice “ti amerò per sempre” a
un'altra, o “ti
amo”, l'altra si convince che le sensazioni e i
sentimenti che
essa prova non cambieranno. Ma questa è un'illusione
perché
ogni individuo è costituito in modo tale da ritornare
allo stato
normale, dopo uno stato anormale, cioè il riposo.
Stato normale:
Riposo.
Calma.
Stato anormale:
Innamoramento.
Estasi.
Depressione.
Rabbia.
Tristezza.
ATTACCAMENTI:
Con l'attaccamento, qualsiasi evento o stato d'animo
della nostra vita può essere fonte di sofferenza.
La felicità può essere la più grande fonte di
sofferenza. Poiché l'intensità dell'attaccamento
aumenta in base al piacere che proviamo
nell'attaccarci.
Lo stato d'animo che questi pensieri provocano fanno
nascere dei pensieri a catena volti a dare una
giustificazione di esistere a quelle emozioni,
assegnando un valore negativo al momento presente
che si sta vivendo, dunque neutralizzano le emozioni
positive e ne creano di negative. Perché una emozione
non può esistere se non trova una giustificazione
intellettuale. Perciò si cade in una spirale di pensieri
tensivi. Perciò da sistema di difesa dalla tensione
diventa un sistema di incremento della tensione.
PAURE:
le paure nascono dal mondo del possibile.
Dalle paure archetipe, comuni a tutti, nascono
l'angoscia che è il senso di non riuscire a dominare
una o più situazioni presenti e l'ansia. L'angoscia
può essere di di essere abbandonati, essere usati,
essere violentati. L'ansia può essere di non essere
capaci di compiere delle azioni utili al nostro
benessere, o che possa accadere qualcosa che ci
impedisca di compierle.
L'uso positivo del pensiero volontario :
Scienza, arte e filosofia sono tipi di pensiero
volontario. Ogni azione ha un effetto differente.
Quindi c'é una ragione che
sta sotto l'accadere delle cose. Scoprendone la ragione
possiamo aumentare le nostre probabilità di
soddisfarci.
Non tutto è come appare.
Perciò si tratta di stabilire quando lo sia.
Ma può informarti su ciò che sta aldilà della realtà
immediata,
ovvero le leggi naturali che stanno alla base della
nascita della
sofferenza, e del movimento della vita.
In questi due casi il cervello attiva la ghiandola
dell'ipofisi che
stimola la produzione di adrenalina.
A livello psicologico-intellettuale è la disarmonia tra
la realtà e
i propri desideri interiori, o la disarmonia tra la natura
dei
pensieri e i propri desideri interiori.
Le cause della sofferenza:
La tensione registrata nella memoria crea il pensiero
involontario
dell'assenza di ciò che ci piace, e il pensiero
involontario
della presenza di ciò che ci dispiace.
Lo scopo della sofferenza:
Agire per la sopravvivenza e per il benessere
attraverso due
manifestazioni istintive :
1. l'attacco.
2. la fuga.
Il sistema di contrazione chiamato sofferenza ci
impedisce di
stare fermi e andare incontro all'autodistruzione, per
agire
verso l'autoconservazione, e il benessere, perché
l'azione
risolve i problemi di disarmonia tra i nostri desideri e
lo stato
della realtà o modificando la realtà, o modificando i
nostri
desideri, e si attiva quando il cervello assegna un
valore
negativo alla situazione.
Limite di funzionalità :
La sofferenza che non ha soluzione reale può creare
altra
sofferenza, che può creare altra sofferenza in un
circolo molto
lungo, e che può essere attaccato ad altre persone,
come un
virus. Detta sofferenza malefica.
In tutti gli esseri umani il circuito neuronale del dolore
e il circuito neuronale del piacere interagiscono
simultaneamente in modo continuo.
Se il dolore aumenta allora il piacere diminuisce.
Se il dolore diminuisce allora il piacere aumenta.
Premettendo che l'autoconservazione è benefica,
perché tutti sentiamo il bisogno di prenderci cura
di noi stessi nel momento in cui, non avendolo fatto,
soffriamo, possiamo dire che esistono due tipi di
sofferenza : fisica e psichica.
La sofferenza benefica per noi stessi è una funzione
che serve all'universale programma genetico di
sopravvivenza, perché è una sofferenza tonica, dato
che ci prepara ad agire per risolvere problemi, alla
ricerca dell'armonia tra la realtà e i desideri interiori,
la quale sappiamo in modo innato ci provoca piacere,
producendo maggiore energia, sia psichica che
muscolare, acuendo anche i sensi della vista e
dell'udito, ma non supera il limite oltre il quale si
perdono le facoltà cognitive. Può essere chiamata
eustress.
La sofferenza malefica è una tensione tossica, che
consuma eccessivamente l'energia nel nostro corpo, e
lascia nel corpo delle sostanze che bloccano l'azione,
andando contro l'universale programma genetico di
sopravvivenza.
Può essere chiamata distress.
Durante la sofferenza il battito cardiaco può alterarsi,
rallentando o accelerandosi, e possono esserci dei
picchi localizzati di sensazioni momentanei, la
temperatura delle mani può diminuire, e anche
l'ossigeno al cervello, diventando più deboli, e
predisposti al pianto, questo processo può provocare
la sofferenza, ma si può identificarlo con la
sofferenza.
Gli effetti della sofferenza malefica:
può bloccare o inibire il corretto funzionamento
dell'essere umano. Soprattutto l'attività emotiva, e
comportamentale.
Il suo scopo è :
1. Accettare i problemi di disarmonia tra i propri
bisogni o desideri e la realtà, ai quali non esiste una
soluzione reale.
2. Fuggire dalla sensazione di insoddisfazione
presente nel
nostro corpo perché supera il limite di sopportazione,
attraverso delle reazioni automatiche come la rabbia, e
la distruzione, le quali scaricano la tensione.
Nell'impossibilità di fuggire dal proprio corpo si crea
nuova sofferenza.
I suoi effetti possono essere :
1. frustrazione,
2. angoscia,
3. una visione distorta della realtà, spesso negativa,
ovvero con più problemi di quanti realmente ce ne
sono.
Soluzioni:
per accettare ciò che non possiamo cambiare
possiamo
immaginare una situazione peggiore che potrebbe
essere
avvenuta se non fosse avvenuto un certo evento
doloroso, in
modo da giustificare quella situazione avvenuta.
False soluzioni:
Quando sentiamo la sofferenza malefica vorremmo
condividerla per farci comprendere e aiutare. Ma essa
non può
essere condivisa, per il fatto che è inscritta nel nostro
corpo.
La nostra espressività può solo far immaginare. Ma
l'immaginazione non distingue tra il reale e il falso.
Perciò,
l'altro può immaginare sempre qualcosa di non reale,
e quindi
non comprenderci e non aiutarci.
Perciò, noi siamo gli unici che ci possono aiutare a
risolvere la
nostra sofferenza malefica.
Il piacere malefico è quello che ingannandoci su
quello che
realmente è benefico ci porta a farci del male o a
distruggerci.
Esempi:
Cedere al sollievo di non combattere la propria
depressione è
malefico ma viene scambiato come benefico
semplicemente
perché produce un piacere momentaneo, come
grattarsi la
crosta di una ferita.
Reprimere totalmente la nostra sofferenza provoca in
noi delle
crisi.
Il piacere benefico ci dona la forza di affrontare la
vita, perché
nasce dalla comprensione che il 50% del tempo della
vita è
necessario dedicarlo alla manutenzione. Il 25% alla
protezione,
e l'altro 25% alla creazione.
Noi siamo co-creatori della nostra sofferenza
malefica, perché
permettiamo che l'emisfero cerebrale destro, produca
pensieri e
conseguentemente comportamenti conformi
all'autoimmagine
negativa di noi stessi. E questi comportamenti
aumentano le
probabilità che i possibili movimenti negativi
dell'ambiente si
realizzino, creando situazioni dolorose, che possono
prolungare
il dolore, o aumentarlo, o creare nuovo dolore.
Perciò per capire se la nostra sofferenza è benefica o
malefica,
si tratta di riconoscere costantemente quali sono i
pensieri
attinenti alla realtà, e quali sono i pensieri non
attinenti alla
realtà.
Metà dei nostri problemi infatti deriva dal dire sì a noi
stessi e
agli altri, mentre dovremmo razionalmente dire no. Ci
sono
piaceri che devono essere creati razionalmente,
preferenze,
come ci si crea una preferenza alimentare per
combattere una
malattia.
Diciamo si ai nostri istinti, alle nostre sensazioni, alle
nostre
fantasie, alle richieste degli altri, alle proposte.
Invece il piacere benefico si crea con rinunce e
sopportazione
di mancanze o sofferenze.
Perché ogni elemento esistente ha in sé delle
possibilità di
esistenza diverse infinite. Tutto è possibile, ma solo
poche
situazioni si realizzano, e il realizzarsi di certe
possibilità
dipende da quanto certe cause aumentano il grado di
probabilità del realizzarsi degli effetti potenziali.
Nell'emisfero destro si trova la memoria a lungo
termine, e la
memoria di cui non siamo coscienti. La memoria usa
dei
fotogrammi statici della nostra vita per rappresentare
la realtà,
illudendoci che essa sia permanente. Questa illusione
ci fa
comportare in modo da non considerare l'assenza e la
perdita,
facendoci ritornare a consumare lo stesso piacere, la
cui
ripetizione provoca dipendenza. La dipendenza si
divide in
fisica e psichica, e può far agire anche quando l'azione
ci
autodistrugge, o anche quando è impossibile
riprodurre il
piacere.
La dipendenza psichica è il desiderare una situazione
che ci ha
fatto piacere. Questo desideri attiva degli automatismi
che ci
fanno comportare nello stesso modo in cui ci siamo
comportati
quando si è creata la situazione che ci ha fatto piacere.
Possiamo pensare a qualcosa di impossibile, perché
per gli
esseri umani la realtà è inesistente, esistono solo le
percezioni che si hanno della realtà, e il pensiero di
cose che
riguardano la realtà o che sono astratte alla realtà.
Ma tutti noi abbiamo la capacità di manipolare il
nostro
cervello e il nostro corpo, ripetendo dei
comportamenti nel
presente. Perché come il passato condiziona il
presente, il
presente condizionerà il futuro.
Correggendo la rappresentazione del mondo fatta
dall'emisfero
destro sulla base delle percezioni sensoriali, si può
agire
razionalmente, che è agire in armonia con la natura.
Attraverso la creazione e lo studio di una
rappresentazione
corretta della realtà, si può far passare questa
rappresentazione
dall'emisfero sinistro cosciente, all'emisfero destro
incosciente.
Ciò avviene se c'è una ripetizione costante della
rappresentazione logica unita a forti emozioni derivate
da
esperienze che riguardano quella rappresentazione.
Ma la cosa più importante da imparare non è agire in
modo
corretto per ottenere I risultati che vogliamo, ma
accettare ciò
che non possiamo evitare, perché pur dando il nostro
massimo,
accadrà sempre qualcosa che non vogliamo.
L'emisfero destro crea :
le aspettative,
le paure,
i sensi di colpa,
il desiderio di attaccamento,
il pensiero contrastante ciò che è inevitabile,
il pensare, fare o dire, cose che non sono in
armonia con ciò
di cui abbiamo bisogno, o con ciò che desideriamo,
il pensiero della presenza di ciò che non ci piace,
il pensiero dell'assenza di ciò che ci piace.
La disattenzione, che ci fa agire in modo tale che
l'effetto delle
nostre azioni sia spiacevole.
Il desiderio inconsapevole, che ci distoglie da quello
che
vogliamo.
La sofferenza malefica non è volontaria, è l'effetto di
processi
biologici e psicologici. E quando arriva, la nostra
volontà può
essere sottomessa o impassibile.
Le fonti della sofferenza malefica sono i traumi.
Essi sono l'effetto della non accettazione di una
situazione, che
carica di energia elettrochimica negativa il ricordo di
quella
situazione e lo ripropone provocando una emozione
negativa.
Soprattutto le ferite che abbiamo ricevuto da bambini,
perché in quell'età la memoria è molto più ricettiva, e
i ricordi sono indelebili, a proposito
dell'inadeguatezza e della privazione, che si
ripropongono fino a quando le emozioni non saranno
esaurite, inoltre, il rifiuto agisce nell'ambiente e
aumenta il potere di entrare nella nostra vita a ciò che
non desideriamo, perché tutto ciò che esiste attira sé le
cose simili a sé.
Per accettare l'esistenza della sofferenza fisica,
bisogna comprendere perché esiste, ed essere
consapevoli della sua quantità. La somma degli
orgasmi di una vita, che sono il massimo piacere
naturale, è di circa 15/20 minuti. Perciò se il valore
della vita dipendesse dal piacere che proviamo nel
viverla, il valore della vita scenderebbe a zero.
La sofferenza mentale malefica che il nostro cervello
co-crea si divide in diversi stati d'animo.
Gli stati d'animo sono modulazioni diverse di
tensione nervosa in diverse zone del corpo collegati
a diversi pensieri o immaginazioni o ricordi:
La solitudine,
l'insicurezza,
l'incertezza,
lo squilibrio,
il disagio,
il disadattamento,
l'insoddisfazione,
la paura,
l'angoscia (cioè l'incapacità di dominare una
situazione),
il panico,
l'infelicità,
l'ansia.
Essi sono stati d'animo che possono essere attivati in
base a una situazione. Sono tutti potenzialmente
esistenti dentro di noi. Questi sono stati d'animo
tipici dei bambini. I quali soffrono continuamente di
questi stati depressivi perché sono incapaci di
sopravvivere, di affrontare le difficoltà da soli, e
perciò hanno bisogno dell'assistenza continua dei
genitori, e della
sicurezza che la loro assistenza avverrà in futuro.
Gli stati d'animo sono energia elettrochimica che
hanno una direzione e una intensità.
Tutti sentiamo il bisogno di mantenere un equilibrio
tra gli stati d'animo e ciò che realmente accade.
Perché alcuni stati d'animo ci bloccano, altri ci
velocizzano, altri ci rallentano. Ma se essi non sono in
sincronia con ciò che accade diventano malefici.
Cos'è il piacere:
A livello fisiologico è uno stato di distensione
muscolare.
A livello psicologico è l'armonia tra la realtà e i
desideri interiori.
Esiste un tipo di piacere che deriva dalla cessazione
della sofferenza fisica attraverso la soddisfazione dei
bisogni, e un altro tipo di piacere che deriva dalla
creazione di desideri per soddisfarli.
Piacere di origine fisiologica.
Piacere di origine mentale.
Lo stato più importante del piacere è la felicità che
consiste in un senso di appagamento generalizzato,
attivato da alcune caratteristiche :
1.estroversione,
2.fiducia o sicurezza in se stessi,
3.sensazione di controllo sulla propria persona e il
proprio futuro.
4.Accumulo di successi.
Esso è una emozione, e non può durare molto, perché
le emozioni esistono a causa di certe condizioni, le
quali si modificano continuamente, perciò il piacere
deve essere ricercato per tutta la vita, e non è una
meta permanente.
Infatti l'unico modo per farlo durare è ripetere la
procedura che porta al piacere.
La causa del piacere:
La presenza di ciò che ci piace, o l'assenza di ciò che
ci dispiace.
Ciò che ci piace può essere creato inconsapevolmente,
dalla ripetizione di esperienze, o razionalmente, dal
ragionamento su cosa è preferibile che ci piaccia.
Il piacere si divide nei vari piaceri dei sensi.
Quindi esistono due tipi di oggetti piacevoli ai sensi.
1.L'oggetto la cui causa di piacere è inconsapevole.
2.L'oggetto la cui causa di piacere è consapevole.
Lo scopo del piacere è:
Rilassare il corpo ed esaltare l'ego espandendo la
sua dimensione.
Il processo del piacere ha delle tappe in ordine di
importanza :
1.I bisogni.
2.La cura della casa.
3.La cura dell'aspetto.
4.Il sesso.
5.Il gioco.
6.L'arte.
GLI STUPEFACENTI
Nel linguaggio comune uno stupefacente è chiamato
droga ma questo secondo termine ha un significato
generale, che indica sostanze di origine naturale o
sintetizzate in laboratorio aventi proprietà non
comuni, normalmente intese in relazione
all'organismo umano.
Nel linguaggio comune sono dette droghe:
• sostanze utilizzate nella preparazione di cibi per
dare un sapore particolare (spezie);
• sostanze che provocano alterazioni della
percezione della realtà e/o dello stato di
coscienza (stupefacenti), o in grado di incidere
sulle prestazioni e/o capacità psico-fisiche, e
che spesso inducono forme di dipendenza fisica
o psicologica.
• una parte di vegetali, animali o minerali
contenente sostanze dotate di attività
farmacologica insieme ad altre inerti. Le
sostanze capaci di produrre effetti farmacologici
sono dette principi attivi. Le droghe si dicono
organizzate quando costituite da una struttura
funzionale cellulare di un vegetale o di un
animale; non organizzate quando formate da un
succo o un secreto emesso spontaneamente o
ottenuto attraverso varie tecniche. Esempi di
droghe organizzate sono: radici, cortecce,
foglie, fiori, frutti, semi, sangue; esempi di
droghe non organizzate sono i succhi, i secreti,
le resine, i lattici, gli oli, le essenze..
Le sostanze stupefacenti (dette anche droghe,
sostanze psicoattive o psicotrope) sono sostanze che,
per le loro proprietà chimiche, sono in grado di
indurre variazioni nel funzionamento dei
neurotrasmettitori nel sistema nervoso umano,
alterando lo stato di coscienza. Esse alterano le
funzioni cerebrali provocando alterazioni della
percezioni, l'umore, la coscienza o il comportamento.
Molte di esse possono creare dipendenza psicologica
e/o fisica dopo un utilizzo più o meno lungo. Tali
sostanze sono usate a scopo ricreativo, in riti religiosi
o per uso medico.
Spesso si usa impropriamente la parola psicotropo
come sinonimo di stupefacente. Sostanze utilizzate in
medicina come antidepressivi, ansiolitici, sonniferi o
stimolanti come caffeina e nicotina sono sostanze
psicotrope, ma il termine stupefacente viene
correttamente riservato alle sostanze incluse nella
tabella I della legge n. 685 del 22 dicembre 1975.
La suddetta legge suddivide le sostanze psicotrope in
sei classi, o tabelle:
tabella I
• oppio e derivati
• alcaloidi derivati dalle foglie di coca
• anfetamine
• ogni altra sostanza che abbia effetti sul sistema
nervoso centrale e determini dipendenza fisica o
psichica uguale o superiore a quelle
precedentemente indicate;
• gli indolici, e i derivati feniletilamminici, che
abbiano effetti allucinogeni o che possano
provocare distorsioni sensoriali
• tetraidrocannabinolo e analoghi
• ogni altra sostanza naturale o sintetica che
possa provocare allucinazioni o gravi
distorsioni sensoriali
tabella II
• derivati della cannabis indica, escluso il
tetraidrocannabinolo
tabella III
• barbiturici che abbiano notevole capacità di
indurre dipendenza fisica e/o psichica (esclusi
quindi i barbiturici usati come antiepilettici e
quelli usati in anestesia generale.
tabella IV
• sostanze di corrente impiego terapeutico in
grado di indurre dipendenza fisica o psichica di
intensità e gravità minori di quelli prodotti dalle
sostanze elencate nelle tabelle I e III
tabella V
• preparazioni contenenti le sostanze delle tabelle
precedenti, ma in quantità tale o preparate in
modo tale che non siano in grado di indurre
abuso
tabella VI
• prodotti ad azione ansiolitica, antidepressiva o
psicostimolante che possono dar luogo al
pericolo di abuso e alla possibilità di
farmacodipendenza
Tutte le sostante stupefacenti servono per estraniarsi
dalla realtà. Nei casi in cui non ci sia un dolore fisico,
esse sono fughe dalla realtà che rafforzano la nostra
personalità infantile.
AMARE :
Aver paura di perdere qualcuno può essere un sintomo
del fatto che il nostro amore non è reale, ma è
contaminato dal bisogno infantile di essere amati e
può far in modo che l'altro possa allontanarsi da noi
perché abbiamo bisogno di esprimergli la nostra paura
ed egli si sentirebbe sotto pressione e spaventato di
farci male perché sa che non può mantenere promesse
se i suoi istinti prevalgono.
Dunque le persone che ci fanno più bene, sono le
persone
di cui possiamo più aver paura, se abbiamo paura di
essere
abbandonati, e avendone paura le tratteremo male per
le
reazioni che accadono in noi, ma che non vogliamo.
Le persone desiderano che noi diciamo e facciamo
solo ciò che
non pone un ostacolo con i loro desideri.
I desideri delle persone sono :
1. Sentirsi importanti,
2. Sentirsi degni di essere ascoltati,
3. Sentire che le proprie scelte hanno un significato
e un
valore,
4. Sentire che il proprio aspetto è apprezzato.
5. Sentire che si è dalla parte della giustizia.
Quando questi desideri non sono soddisfatti l'amore
degli altri
smette di arrivarci.
E nessuno è capace di soddisfare tutti i desideri degli
altri
continuando a soddisfare i propri.
Dunque per amare abbiamo bisogno di alcuni poteri :
Il non aver paura di essere abbandonati.
Il non aver paura di essere violentati.
COME NON AVER PAURA DI ESSERE
ABBANDONATI :
La via per perdere la paura dell'abbandono è farne
esperienza
con consapevolezza, e vedere che l'essere umano è
dotato della
capacità di sopravvivere e ritrovare felicità in altre
cose, che
non sono gli esseri umani.
COME NON AVER PAURA DI ESSERE
VIOLENTATI:
La via per perdere la paura della violenza è farne
esperienza
con consapevolezza, e vedere che l'essere umano è
dotato della
capacità di sopportare gli ostacoli.
Tuttavia nessuno chiama questo stato d'animo con la
parola
amore, ma al contrario per la maggior parte delle
persone,
l'amore è attaccamento, paura dell'abbandono, gelosia,
senso di
colpa, diritto, dovere.
Perciò si deve usarne un altra in modo da non
confondere le
cose. Dedizione, ad esempio.
La parola amore, senza un contesto, può cambiare di
significato. Nel contesto di una coppia la parola
amore, o
meglio amore di coppia, può avere un solo
significato, anche
se la forma sintattica, e il modo in cui si realizza
possano
variare.
Chi dice che il significato della parola amore sia
decidibile
soggettivamente vuole ingannare e persuadere l'altro
per :
1. fargli fare quello che vuole lui.
2. non prendersi la responsabilità di ammettere, o di
non
riuscire ad amare, o di non voler amare.
Le difficoltà ad amare sono le seguenti :
1. Non possiamo amare chi disprezziamo, o chi
temiamo.
E la paura di una persona specifica dipende dalla
paura
che già abbiamo per una certa situazione generica,
come l'abbandono e la violenza.
2. Il bisogno di essere amati che gli altri hanno non è
sufficiente perché essi possano ricevere il nostro
amore,
è necessario che essi siano ricettivi. Infatti, si può
amare solo chi vuole essere amato.
Perché non puoi amare chi non vuole essere amato
da te, ma vuole essere amato da un'altra persona o
vuole amarsi da solo.
Le cause per cui una persona non è ricettiva
all'amore
possono essere :
1. La paura di essere manipolati.
2. Il desiderio di essere amati come vogliamo noi.
3. Il desiderio di essere amati da una persona che
stimiamo.
Inoltre il nostro stato d'animo psicologico, che sia
amore o
benevolenza, non corrisponde con ciò che gli altri
valutano
come essere amati. Dunque il nostro stato
psicologico non è
sufficiente per far sentire gli altri amati. Perché
ognuno si
sente amato attraverso delle azioni diverse. Dunque la
conoscenza dell'altro è necessaria per poterlo amare.
Nei casi in cui qualcuno ti fa del bene spontaneamente
le
motivazioni possono essere di due tipi generali:
1. la natura che ha predisposto il reciproco
soddisfacimento
nella ricerca di certi piaceri, come la copulazione.
Questo
tipo di collaborazione degli altri alla nostra felicità
dipende dal
piacere che essi provano nel fare ciò che fanno per
ricercare la
propria felicità. Ad esempio la copulazione. E per
questo tipo
di comportamento la nostra felicità può essere un
effetto
involontario della loro ricerca del piacere. Ma ogni
individuo è
costituito in modo tale da ritornare allo stato normale
una volta
vissuto uno stato anormale. Perciò è una esperienza
impermanente, e di durata imprevedibile.
2. il senso morale verso gli altri, che è una conquista
graduale, perché ognuno percepisce il mondo dal
proprio
spazio fisico, e solo dai tre anni in poi un essere
umano
comincia e elaborare che gli altri hanno una mente
separata che
contiene pensieri e sentimenti diversi dai nostri.
Entrambe le motivazioni non danno nessuna sicurezza
di
permanenza, a meno che la felicità degli altri dipenda
da quello
che fai tu, e questa dipendenza li porterà a ripetere le
azioni che
ti fanno felice.
Non ci sono altre motivazioni, neanche quando
qualcuno ti dice
il contrario. Perché ci sono tre tipi di comportamenti
riguardo
all'amore.
1 Sapere di mentire dicendo di amare.
2 Non sapere di avere un'idea sbagliata di amore e
confonderlo con una passione, o un bisogno
d'amore.
3 Avere una forte moralità e amare.
A volte le persone dicono volontariamente ti amo,
sapendo che
stanno invece godendo dell'amore ricevuto, che è
l'opposto di
amare. E a volte scambiano il godere con l'amare
perché non
hanno imparato a discriminare questi due stati
d'animo. E il
loro concetto d'amore può essere influenzato dalle
storie
cinematografiche irreali sull'amore, che porta
inevitabilmente a
delusioni.
Chi ha una personalità infantile ha bisogno di un
amore
incondizionato, ma esso non può più esistere per un
persona
cresciuta, perché esso è una caratteristica unicamente
dei propri
genitori.
L'istinto è a-razionale, non irrazionale. Cioè ha una
sua logica.
E nel momento in cui la sensazione d'amore è
violenta, tanto
più è violenta tanto più aumenta il grado di
dipendenza
dall'altro, cioè la sofferenza per la sua mancanza.
Il godere è un'onda chimica di sensazioni ed
emozioni, che
procura una grande stima di se stessi, perché ci si
scopre
fonte della propria felicità. Esso procura
dipendenza.
Contro l'illusione che l'altro ci possa donare
stabilmente quello
di cui abbiamo bisogno non c'é nessuna arma
intellettuale per
scoprire chi è la persona pericolosa. Non funzionano i
test, ne
le preoccupazioni, ne le buone intenzioni, ne i
sacrifici.
Perché tutti abbiamo la capacità di comportarci in
modo
malefico. La persona cattiva è quella che sapendo
di
comportarsi in questo modo, non fa nulla per
evitarlo, fino
a poterne trarre piacere.
Funziona solo la non creazione di questa aspettativa,
perché
non potrà mai essere soddisfatta. E l'accettazione
profonda
della perdita dei momenti spontanei d'amore, che non
lascia
residui di rifiuti tensivi, e la consapevolezza perenne
della
possibilità del cambiamento improvviso e
ingiustificato delle
situazioni.
Perché quello che accetti non ti fa nulla, quello che
rifiuti ti
uccide.
E se rimani sereno dopo aver person un momento
d'amore,
potrai conquistarti un altro momento d'amore.
Dunque tutti possono mancarci, abbandonarci,
aggredirci e
rifiutarci. Infatti non importa cos'é giusto o
sbagliato,
perché anche facendo presente cos'é giusto, l'altro
può
scegliere di fare la cosa che per noi è sbagliata.
La cosa più importante per noi è sapere sempre
cos'è giusto
e piacevole per se stessi, perché abbiamo la
tendenza a
confondere la sofferenza malefica con quella
benefica. E
Sapendo cos'è piacevole e giusto, dobbiamo avere
la forza e
il coraggio di proteggerci influenzando gli altri, o
lottando
contro di loro.
Di conseguenza dobbiamo imparare a gestire la
mancanza,
l'abbandono, l'aggressione, il rifiuto. Cioè trovare
l'equilibrio, che è il saper adattare il proprio
comportamento in base alla situazione.
Ad esempio, quando una relazione viene troncata
senza il
nostro consenso, dobbiamo trovare soddisfazione,
nello
stimarci per avere la capacità di dominare i nostri
desideri.
Di conseguenza la responsabilità dei propri stati
d'animo
non può essere delegata a un'altra persona, perché
nessuno
vorrà prendersi cura di te stesso quanto puoi volerlo
tu, e la tua
vita prenderà una direzione che non hai scelto tu, dato
che tu
sei l'unico condizionato ad amarti per necessità, e
finirai col
rimanere infelice, deperire e morire.
Ma per prenderci la responsabilità della nostra vita
dobbiamo
controllare la nostra mente.
Per controllare la mente è necessario osservarla.
Osservare le proprie sensazioni, le proprie emozioni e
i propri
pensieri.
Soprattutto i propri pensieri.
Perché è il pensiero la causa delle emozioni, e il
pensiero
malefico è la causa e della sofferenza.
A sua volta il pensiero malefico è causato da tensioni
derivanti
da traumi (aggressioni, ansie, paure, perdite,
insuccessi)
registrati nella memoria, che non sono ancora stati
risolti.
Quando non doni dolcezza al tuo malessere, ma lo
lasci solo a
soffrire, prendi potere su di esso.
Se gli doni pietà, esso si calmerà, e tu non potrai
acquisire
potere su di esso.
La risoluzione di un trauma avviene dopo
l'accettazione di
averlo subito e la creazione della capacità di risolvere
sul
momento la stessa situazione che nel passato ha
provocato il
trauma.
Come non aver paura di essere usati:
quando nella visione di una parte sessuale di qualcuno
che ci interessa ci sentiamo eccitati, possiamo
separare mentalmente la parte del suo corpo dalla sua
psiche, ignorando le sue emozioni, e i suoi pensieri.
L'AMICIZIA:
L'amicizia è una relazione durevole nel tempo
caratterizzata dalla collaborazione in attività che ci
producono soddisfazione. La sua origine può essere
data dal piacere provocato dall'esito positivo della
collaborazione, in cui ogni nuova collaborazione che
produce piacere diventa un motivo per continuare a
collaborare.
Il piacere dato dalla collaborazione può essere causato
dalla somiglianza o coincidenza delle idee, dei
desideri, della sensibilità. Poiché la somiglianza
conferma il nostro ego e giustifica la sua esistenza. E
la differenza contraddice la sua esistenza.
Alcune persone scelgono di escludere chi non
somiglia loro dal loro spettro di amicizia, poiché la
presenza di queste persone provoca loro dispiacere,
disprezzo e odio.
Essa non è necessaria alla nostra sopravvivenza, ma
utile al nostro completamento.
Non è la sola collaborazione a identificare se una
relazione è amicizia.
Legge naturale sull'amicizia:
Se qualcuno dichiara di essere amico ma prevarica
l'altra persona alla quale lo ha dichiarato, o
pretende dall'altro, assistenza, nutrizione e
protezione, l'amicizia smette di essere reale, e
rimane un desiderio.
Nell'amicizia può rientrare il sesso come aiuto
reciproco a mantenere un equilibrio fisiologico e
psichico, se nessuno dei due soffre per questo atto.
È possibile avere un'amicizia senza una presenza
ricorrente.
Quando ci si offende l'uno con l'altro si può cadere
nella
recitazione di un copione, per cui senza volerlo, si
vedono le
azioni dell'altro come minaccia al nostro ego. Perciò
si deve
rompere il rapporto, vivere altre esperienze e ritornare
quando
si sente di non avere rancore.
Certe persone sono convinte che l'amico debba
dimostrare la
propria amicizia subendo aggressioni e violenze
psicologiche
senza ribellarsi, ma con compassione.
L'amicizia è dipendente dalle cause che la fanno
esistere,
perché ci sono fattori che possono impedirla o creare
il suo
opposto, l'inimicizia:
1.ogni persona ha qualche aspetto che non ci piace.
2.ogni persona ha qualche interesse in contrasto
con gli
interessi degli altri riguardo a :
Comportamento,
Opinioni,
Scelte,
Gusti.
Perciò anche gli amici sono secondari alla nostra
felicità. Ma
necessari a una felicità completa. Perciò si tratta di
capire come
gestire ciò che non ci piace degli altri, e gli interessi
che creano
conflitto con gli altri.
LA COPPIA
Istintivamente ci può ritrovare a creare una coppia
mossi dal sentimento, dall'innamoramento.
Ma una coppia non è semplicemente essere
innamorati.
È un impegno che coinvolge ambiti diversi da quelli
emotivi.
Ambiti intellettuali, pratici, economici, sociali.
Per questo può essere utile distinguere tra
frequentamento e coppia.
“mi frequento con...”
“sono impegnato con...”
sono due affermazioni diverse.
non decidi semplicemente di rinnovarla ogni
momento, ogni ora, ogni giorno.
lo scegliere ogni momento, ogni ora, ogni giorno c'è.
ma è secondario.
perché è subordinato a una scelta più grande.
L'aver scelto di stare insieme.
scegliere ogni momento, giorno, lo fa anche un amico,
lo fa anche una persona che ti frequenta.
infatti il momento dopo può scegliere il contrario
senza che tu ne soffra.
c'è bisogno di sicurezze in una coppia. se la rinnovi
ogni giorno il giorno dopo è sempre insicuro. decidi di
impegnarti a stare con qualcuno anche se ci sono
incomprensioni, anche se ci sono insoddisfazioni,
anche se ci sono problemi economici, intellettuali. è
molto diverso.
sennò è un frequentamento.
e non una coppia.
se sei infelice vuol dire che sei totalmente
insoddisfatto. e lì devi vedere se ci sono soluzioni. in
quel caso puoi chiudere.
ma se si tratta di alcune insoddisfazioni allora no. devi
impegnarti.
Se non si sa cosa fare per vivere momenti piacevoli, e
il partner ti chiede “cosa facciamo?” e tu rispondi
“non lo so”, lui può annoiarsi perché non trova una
soluzione da solo, e tu sentirti a disagio perché non sai
come risolvere il problema.
Si può risolvere informandosi frequentemente sugli
eventi che la propria città propone.
Un impedimento a informarsi può provenire
dall'affidarsi all'abitudine, che crea la convinzione che
nella propria città non ci siano eventi, non accadano
cose, e ci siano sempre i soliti locali che annoiano.
Ma questo impedisce anche di conoscere ciò che non
si può immaginare, cioè i tipi di eventi che esistono.
Spettacoli teatrali, mostre d'arte, film al cinema.
Ed isolarsi dal mondo. Ma non si può vivere
felicemente la coppia se si è isolati dal mondo.
E non si può rimanere nelle proprie abitudini se si
sceglie di vivere una relazione di coppia.
Ed è immorale comprendere che si preferisce
rimanere nelle proprie abitudine dopo essere entrati
nella coppia, perché si fa del male all'altro.
Dunque all'inizio della relazione è prudente non
lasciarsi andare ai propri sentimenti, all'attaccamento,
e alle promesse, perché è il periodo in cui si deve
capire cosa si preferisce, se vivere la relazione o
rimanere da soli.
Se ci si lascia andare ai propri sentimenti,
all'attaccamento, e alle promesse si rischia di doversi
separare con una sofferenza inaccettabile.
Non esiste un periodo standard, ma almeno un mese è
può essere un periodo per conoscere cosa significa
stare insieme, e decidere anche se poter fare l'amore, o
continuare a stare insieme in un modo più semplice e
far sesso senza il coinvolgimento dei sentimenti.
Una volta trovate queste attività vanno proposte al
partner.
Se il partner non sembra interessato si può cercare di
scoprire perché non è una delle sue attività preferite,
perché c'è la possibilità di fare in modo di fargli
cambiare idea.
O avere pronti dei film da guardare.
Nell'amare qualcuno è necessario rispettare se stessi
per non diventare infelici.
Delle insoddisfazioni si possono sopportare o
compensare in altri modi, ma quando
l'insoddisfazione è sistematica e cronica diventa
infelicità.
LA VERGOGNA E LA GELOSIA NELLA
COPPIA
non è facile ammettere né l'una né l'altra. Entrambe
sono “vergognose”. Nei vuoti e negli inciampi dei
rapporti umani, nelle incomprensioni, negli errori di
percezione e di giudizio, nello sguardo vacuo e
beffardo dove avrebbe dovuto esserci empatia,
nell'espressione di disgusto dove si aspettava un
sorriso, nella solitudine e desiderio inarticolato, che
non si può comunicare perché non si trovano le
parole, nell'assenza tremenda e disperata dove il
legame umano viene meno, nella desolazione della
violenza, vuota e tuttavia colma di rabbia, qui in
questi buchi e pezzi mancanti sta la vergogna.
La vergogna è il soffrire nei momenti in cui falliamo.
E il fallimento più fondamentale è il fallimento del
rapporto con gli altri esseri umani. In origine la
madre.
La gelosia è nella percezione che c'è un altro (in
origine un fratello o una sorella) che può riuscire nel
rapporto in cui noi abbiamo fallito.
Il bambino cerca la propria autoimmagine, in proprio
sé nella risposta del viso materno sorridente. Allo
stesso modo l'adulto cerca affermazione nel
riconoscimento del partner, della famiglia, della
comunità. Salvo per quelli che si sono sentiti
invincibilmente sicuri nell'amore e nella validazione
delle prime cure materne, la minaccia dello sguardo
che non ci riconosce è onnipresente, oppure dello
sguardo che vede in noi non chi vogliamo essere ma
chi l'altro vuole che siamo.
Da principio madre e bambino sono di norma
squisitamente sincronizzati l'una all'altro, capaci di
“conversazioni” perfettamente sincronizzate di voce e
mimica. L'analisi del materiale videoregistrato
dimostra che il rispecchiamento comunicativo delle
espressioni del volto è velocissimo (frazioni di
secondo) indicando che madre e bambino elaborano i
reciproci messaggi emotivi molto più velocemente di
quanto permetterebbe la consapevolezza cosciente. Se
però la madre gli presenta deliberatamente una
mimica inespressiva, il bambino si agita e si ritrae in
un modo caratteristico, che dà tutta l'impressione di
essere un precursore della vergogna.
Se il bambino sorride e la madre gli risponde col
sorriso, il bambino si sente riconosciuto e gratificato
d'una risposta. Nel calore del sorriso materno il
bambino trova se stesso.
Quel sorriso significa che il bambino ha la capacità di
suscitare una risposta: di suscitare l'amore della
madre. Questo è l'inizio del senso di efficacia
personale nella prima infanzia, basato sulla capacità di
suscitare nell'altro una risposta emotiva. Se non c'è
risposta (un volto inespressivo) o c'è una risposta che
non implica alcuna comprensione del suo stato, il
bambino si sente fondamentalmente inefficace,
impotente, privo di valore emotivo.
Dunque la madre è colei che permette al bambino di
vedere se stesso.
Ma quando questa indispensabile comunicazione
rispecchiante non avviene, ecco che i bambini
“guardano e non si vedono”.
Se èvero che la struttura e l'esperienza del sé
presentano vari aspetti, una componente cruciale ha a
che fare col senso di chi noi siamo per l'altro
(originariamente la madre). Se l'esperienza iniziale è
di non esistere come persona reale per la madre, allora
nell'esperienza di sé si anniderà un sentimento
d'irrealtà.
Lo stesso avviene nella vita adulta. Una persona ci
sorride (un sorriso di autentico affetto e amicizia) e
l'energia di quell'amore ci riscalda. Ci sentiamo
apprezzati e riconosciuti. Se il sorriso atteso o sperato
non compare, ci sentiamo respinti, sminuiti, e
avvertiamo un calo della nostra temperatura emotiva.
L'autostima crolla momentaneamente. Mentre in
risposta al sorriso ci sentiamo di fare un passo avanti,
aspettandoci di essere accettati, in assenza di sorriso,
davanti al volto inespressivo dell'altro, siamo incerti,
esistanti, e in preda a uno stato di vergogna latente.
Possiamo cercare d'ignorare queste sfumature
dell'esperienza mentre tiriamo avanti giorno per
giorno coi compiti della vita, ma tuttavia ci sono, e
lasciano il segno sulle nostre emozioni e sul nostro
comportamento.
In condizioni ottimali, il bambino piccolo avrà
numerose esperienze di piacevole sintonia con la
madre. Esse hanno una funzione importantissima nel
regolare l'autostima e ridurre l'inclinazione alla
vergogna. Ma inevitabilmente la realtà presenta
elementi che disgregano questo senso di essere
tutt'uno con la madre.
Fre questi elementi disgregatori c'é il desiderio stesso
del bambino di separarsi dalla madre e affermare la
propria autonomia (controllo degli sfinteri, piegarsi o
no alla volontà della madre quanto all'uso del vasino).
Questa fase è caratterizzata da una tensione fra
l'autonomia da un lato e la vergogna e il dubbio
dall'altro.
Le situazioni di vergogna sono sempre “visualizzate”,
comportano cioé l'esposizione allo sguardo altrui. Dal
momento che il nostro senso di sé si forma nel
contesto del rapporto con l'altro, implicando la
capacità di vedersi nei suoi occhi, ne consegue che la
vergogna è parte integrante formazione del sé.
L'esperienza di sé del bambino si basa sul principio
“sono veduto, quindi esisto”. Ma lo sguardo dell'altro
(in primis la madre) non sarà sempre di amore e di
approvazione: oltre ai momenti in cui non vede la
soggettività del bambino, lo sguardo della madre può
essere ostile o disapprovante, generando in lui la
sensazione globale di essere “cattivo”. Il problema è
che lo sguardo dell'altro, anche se induce uno stato
d'animo disforico, è necessario allo sviluppo del sé.
Sé lo sguardo dell'altro è vissuto non solo come un
giudizio ma come una censura, che pertanto
attribuisce al sé caratteristiche cattive, la conseguenza
sarà un'identificazione di sé come “cattivo.
Il bisogno imperioso di eliminare l'altro vissuto come
forza disturbante indebolirà a sua volta il sé, perché
questo ha bisogno dello sguardo dell'altro come
condizione necessaria alla sua esistenza.
L'estraneo, il padre e la scena primaria
A partire dagli otto mesi circa, il bambino diventa
consapevole della presenza di “estranei” e vi reagisce
ritraendosi e distogliendo lo sguardo (proprio come
l'adulto “timido”). Per il bambino che desidera
trattenere tutti gli elementi buoni vissuti nel rapporto
con la madre e proiettare sul mondo esterno quelli
cattivi, l'estraneo incarna tutto quanto minaccia
quell'unione integrale. Quando ciò che ricerca è il viso
sorridente della madre, il volto ignoto dell'estraneo
rappresenta l'Uomo Nero che distruggerà il suo
paradiso con la madre. Il bambino si accorge che la
madre ha una qualche relazione con l'estraneo, dalla
quale è escluso. Nello stesso tempo, sotto la spinta del
bisogno di separazione-individuazione, l'estraneo può
acquistare fascino in quanto rappresenta anche la
possibilità della separazione dalla madre.
Forse l'estraneo originario è il padre. Certamente, la
percezione del rapporto della madre con l'estraneo
può essere un precursore dell'incontro con la scena
primaria del rapporto sessuale fra i genitori, relazione
dalla quale il bambino è tagliato fuori.
Mentre prima l'unione inconscia con la madre era la
felicità, ora quella felicità è collocata nella “scena
primaria”, in accordo col ragionamento che “la felicità
è dove non mi si permette di entrare”.
Con l'avvento della scena primaria e del triangolo
edipico, il bambino è posto nella posizione
dell'outsider.
Un estraneo escluso dall'unione di altre due persone
che hanno accesso a una sfera proibita.
In una fase precedente la preoccupazione del bambino
si appunta sul viso (la sintonia col volto materno e il
viso ignoto dell'estraneo) ma nella posizione edipica,
con la fantasia della scena primaria, il pene paterno
rappresenta il “biglietto d'ingresso” alla realizzazione
del desiderio di unione con la madre.
Né il maschio né la femmina si sentono
anatomicamente e psicologicamente attrezzati per
l'unione sessuale con la madre (trauma narcisistico).
Il dolore di questa ferita narcisistica può essere
profondo ed è universalmente rimosso (il suo impatto
si rivela solo in analisi).
Questa profonda lesione dell'autostima e del senso di
adeguatezza personale si riattiva nella vita adulta
quando la persona amata si rivolge ad altri.
La vergogna e la paura della vergogna sono fra le più
potenti esperienze negative dell'uomo, scatenando
panico, rabbia, il desiderio di scomparire e, in casi
estremi, omicidio, suicidio e perfino la psicosi.
L'integrità e salvaguardia del sé nucleare è cruciale
per la vergogna. Questa nasce sia dalla profanazione
del sé, sia da una messa a nudo del sé che non
incontra l'empatia attesa o sperata.
In un contesto empatico il sé e le sue esigenze si
possono esporre ed esprimere senza pericolo, ma
senza empatia il sé si sente minacciato.
La presenza di vergogna segnala una carenza (reale o
temuta) di empatia. Analogamente, la cura degli stati
di vergogna e umiliazione è l'empatia, ma in sua
assenza la vergogna si espande senza freno,
diventando sempre più tossica. Quando è nella morsa
della vergogna, la persona non ha alcuna empatia
verso se stessa, e senza il tocco o le parole calmanti
dell'altro l'odio di sé può crescere senza limiti.
Per analogia, potremmo raffigurare il sé nucleare
come un fiore chiuso in un boccio (raccolto e
protetto), che sotto l'azione della calda luce solare
(empatia) si apre irradiando i propri colori alle altre
forme viventi e invitando allo scambio e alla
fecondazione. Se invece il clima emotivo è freddo o in
qualche modo burrascoso e ostile (rischio di
vergogna), ecco che il fiore può di nuovo richiudersi
su se stesso.
La vergogna si manifesta quando un soggetto in cerca
d'armonia incontra qualcuno-qualcosa di “strano”, che
lo spinge a ripiegarsi su se stesso.
Il desiderio del bambino di una totale armonia con la
madre, la gioia di bearsi nell'amore reciproco, di
rispecchiarsi nello sguardo e nel sorriso, sono messi in
crisi dalla sessualità (e da altre componenti della vita
psichica che spingono il bambino alla separazioneindividuazione). Il desiderio sessuale proprio, e il
riconoscimento di quello dei genitori, porta un
elemento “strano” e disturbante nel mondo infantile.
Si riconosce che la madre ha col padre una relazione
da cui il bambino è escluso. È un tipo di rapporto che
il bambino non riesce a capire, per quanto si sforzi di
concepirlo nei termini dei propri desideri e fantasie.
Sotto questo profilo è diverso dalla rivalità provata
verso fratelli e sorelle.
Con l'ingresso nella posizione edipica e l'incontro con
la scena primaria, il bambino è gettato nel posto
dell'estraneo, dell'emarginato, escluso dal paradiso
dell'unione con la madre.
Tuttavia, la mancata espulsione dalla diade con la
madre “aggiramento della posizione edipica” può
avere effetti catastrofici sullo sviluppo. Il bambino in
quel caso resta prigioniero di un'autoimmagine che
riflette il desiderio materno. Questo deragliamento dal
binario che conduce nello spazio triadico può favorire
lo sviluppo di un falso sé in misura decisamente
patologica. Aspetti del sé che non si accordano con
l'immagine richiesta saranno associati alla vergogna,
data la facile previsione che siano accolti da
disapprovazione, sconcerto e mancato
riconoscimento. Solo la prospettiva della
comprensione e dell'accettazione (magari in
psicoanalisi o in una relazione d'amore) può
consentire di lasciarli emergere e di far fronte alla
minaccia della vergogna.
La vergogna implica un buco, un buco nel posto dove
dovrebbero esserci i nostri legami con gli altri.
È una risposta all'insuccesso e ai sentimenti
d'inadeguatezza che ne derivano, specialmente nei
casi in cui si prevedeva la riuscita.
Questi episodi comportano sempre il senso di aver
fatto fiasco agli occhi degli altri. La gamma delle
potenziali cause di vergogna è quanto mai ampia: per
esempio, l'insuccesso scolastico o professionale, il
fatto di non possedere l'accento giusto, un corpo
desiderabile, begli abiti o talento in società, il rifiuto
da parte degli altri e la mancata ammissione in un
gruppo, l'incapacità di capire l'informazione, o di
cogliere esattamente i requisiti sociali d'una situazione
e sapervi rispondere in maniera adeguata, il non poter
esibire simboli di status e di successo economico e
sociale, l'incapacità di dominare le manifestazione
emotive, la perdita di controllo sulle funzione
corporee.
Tuttavia, il fallimento più basilare è l'incapacità di
suscitare una risposta empatica nell'altro.
E se il senso di efficacia è il fondamento del senso di
sé, possiamo ritenere che una delle forme più
elementari di efficacia è quella di riuscire a
comunicare i propri bisogni e vederli compresi da
parte della madre o di altre figure primarie di
accudimento.
Ciò vale anche per la vita adulta. Quando siamo a
contatto con persone che manifestano comprensione
empatica della nostra esperienza e delle nostre
difficoltà, ci sentiamo relativamente al riparo dalla
vergogna: sentiamo che c'è una continuità fra la nostra
esperienza e quella degli altri.
È quando prevediamo o incontriamo disapprovazione
o incomprensione del nostro comportamento e delle
nostre emozioni, che proviamo vergogna.
In qui momenti avvertiamo una discontinuità, un
abisso, fra noi e gli altri: siamo reciprocamente
estranei.
La vergogna può nascere nell'esperienza precoce con
la madre quando questa diventa una “estranea” per il
bambino. Ciò può avvenire a causa di sbalzi d'umore e
preoccupazioni che possono alterare il comportamento
e l'espressione facciale della madre.
Lo stesso avviene negli adulti, quando le proprie
aspettative sociali sono violate: è quello che
chiamiamo imbarazzo.
Nel caso del narcisista morale, la maledizione non
sono gli altri, il narcisismo li ha eliminati, ma
piuttosto il corpo.
Il corpo è l'Altro, risorto malgrado i numerosi tentativi
di eliminarne le tracce. Il corpo è limitazione,
schiavitù, estinzione... il corpo è il loro padrone
assoluto, la loro vergogna.
Il narcisista morale condanna il corpo e i suoi appetiti.
Quando il progetto materno di avere un particolare
tipo di figlio prevale sulle iniziative proprie del
bambino, si crea questo falso sé. L'onnipotenza
attribuita alla madre può essere rinforzata se si associa
al desiderio della madre di avere un figlio senza il
contributo d'un padre.
“sentirsi arrossire”, “sentirsi sudare”, ecc. sono delle
espressioni improprie che il timido usa per spiegare il
suo stato; ciò che intende con questo è che ha una
coscienza viva e costante del suo corpo quale è non
per lui ma per altri. Quel malessere costante, che è
sentito dall'alienazione del proprio corpo come
irrimediabile può determinare paure patologiche di
arrossire; esse non sono che la percezione metafisica e
inorridita dell'esistenza del proprio corpo per gli altri.
Si dice comunemente che il timido è “imbarazzato dal
suo corpo”. Questa espressione è impropria. Nessuno
potrebbe essere imbarazzato dal proprio corpo in
quanto esistente. È il proprio corpo esistente per gli
altri che dovrebbe imbarazzare.
L'altro originario è naturalmente la madre, e le
persone più inclini alla vergogna hanno vissuto il
corpo come appartenente a lei, e pertanto ne hanno
fatto oggetto di odio.
Un particolare aspetto della vergogna in relazione al
corpo riguarda la sessualità.
In tedesco, certe parole illustrano lo stretto legame tra
vergogna e sessualità : die scham (le vergogne) sono i
genitali, il monte di venere è lo Schamberg e i peli
pubici sono Schamaare. C'é qualcosa nella sessualità
che inerisce intimamente al sé (e alla persona amata) e
che non può essere comunicato in pubblico senza un
qualche sentimento di vergogna (e se non c'é vergogna
abbiamo l'impressione che manchi qualcosa
d'importante).
Alcuni pensano che la vergogna per la mastrubazione
abbia a che fare con i contenuti delle fantasie che
l'accompagnano. Ma non è necessariamente così.
La stimolazione del proprio corpo può essere vissuta
come un vizio privato, con sentimenti associati di
debolezza e quindi vergogna.
La sua eventuale importanza nella vita d'una persona
può essere interpretata come indizio d'inadeguatezza e
dell'incapacità di istituire una relazione sessuale
soddisfacente. In questo caso, un'attività che consiste
nel darsi piacere, intrinsecamente privata e asociale, è
per forza di cose associata alla vergogna se si rivela
agli altri.
La sessualità è legata anche al senso di sé e alla sua
autonomia. Le ferite che l'autonomia del sé ha sofferto
nel rapporto iniziale con la madre possono dare
origine a comportamenti e fantasie sessuali che hanno
lo scopo inconscio di negare l'angoscia e la ferita,
affermando la sopravvivenza del sé. Attraverso
l'inconscia inventiva della fantasia sessuale, l'angoscia
più profonda circa la vitalità del sé psicologicocorporeo si trasforma nella fonte del più intenso
piacere.
Certi genitori interferiscono spesso nell'autonomia del
bambino riguardo all'esplorazione del proprio corpo e
del suo potenziale erotico. Una fonte comune di
doloroso imbarazzo è la reazione negativa del genitore
che guarda con ansia o disapprovazione il bambino
che si dedica all'esplorazione genitale. La
disapprovazione materna del gioco autoerotico può
essere una delle prime ferite narcisistiche. Le madri
nella nostra cultura normalmente non sorridono
radiose quando vedono il bambino che si tocca i
genitali. In questo modo il sogno di perfezione del
bambino è distrutto e la fonte del piacere, le sue
sensazioni corporee, produce vergogna.
LA VERGOGNA E LA DEPRESSIONE
il senso di colpa, più della vergogna, è di norma
considerato, insieme alla rabbia, una delle emozioni
cruciali negli stati depressivi.
Le caratteristica della personalità depressiva, sono
vulnerabilità narcisistica, sensibilità a piccole
scortesie, insulti, critiche e delusioni, possono tutte
essere viste in termini di inclinazione alla vergogna.
Certamente, la depressione è in parte una turba
narcisistica, dato che vi ha un ruolo centrale il crollo
del senso di sé e dell'autostima.
È vero che la depressione è spesso la reazione a una
perdita, ma quello di cui non sempre si tiene conto è
la parte che nella perdita hanno vergogna e
umiliazione.
Quando una storia finisce, c'é il dolore di aver perduto
l'altro, ma in più per chi è abbandonato c'é la ferita
narcisistica: la vergogna, l'umiliazione, la lesione
dell'autostima.
È abitudine comune in certe persone evitare
sistematicamente il rischio di tale offesa, facendo in
modo di essere sempre le prime a troncare il rapporto,
diventando carnefici seriali di relazioni, agenti del
trauma narcisistico che infliggono agli altri,
lasciandoli in preda alla depressione.
Il rifiuto porta con sé la vergogna.
La vergogna suscita rabbia e odio del sé che è oggetto
della vergogna. Ne discende uno stato di depressione.
In tale stato la persona si sente ancor meno
desiderabile e amabile.
I prodotti di scarto della ferita narcisistica si
avvolgono in un'implacabile spirale negative, la cui
accelerazione nel caso di individui vulnerabili
culmina nel suicidio o in gravi atti autolesionistici.
Queste persone sono coscienti che lo stato psichico
via via più compromesso le rende sempre meno
attraenti e desiderabili, cosa che accresce il senso di
vergogna.
La vergogna genera vergogna, e il solo antidoto della
vergogna è la risposta empatica e affettuosa di un'altra
persona.
Chi ha la fortuna di aver ricevuto dosi sufficenti di
empatia e amore nell'infanzia è in grado di attingere a
quelle esperienze interiorizzate e trovarvi risorse
proprie di empatia autodiretta. Per chi tale fortuna non
l'ha, la vergogna può allargarsi senza limiti.
LA GELOSIA
la gelosia erompe con violenza, spesso senza
preavviso, calpestando brutalmente sentimenti di
amore e fiducia. L'effetto può essere traumatizzante
sia per chi la prova che per chi ne è oggetto. Il suo
tormento è intenso e insistente, accompagnato da
potenti concomitanti fisiologiche, l'intero corpo
tremante e pulsante per lo shock.
La gelosia è un'emozione talmente diffusa e intensa
che potremmo chiederci che funzione abbia.
Non procura la felicità, anzi spesso è così
destabilizzante per il rapporto da provocare quello
stesso abbandono e tradimento di cui si ha paura. La
gelosia è spesso considerata fondamentalmente
distruttiva. Si consiglia a chi ne soffre di cercare di
superare la possessività e prestare attenzione ai
sentimenti di insicurezza sottostanti, col sottinteso che
una persona sicura di sé e dotata di una sana autostima
non dovrebbe provare gelosia. Questa è considerata
quindi un segno di debolezza, cosicché al dolore della
gelosia si mescola anche la vergogna.
Vergogna e gelosia si alimentano a vicenda: la
percezione di un rivale contiene l'idea della propria
inadeguatezza in confronto all'altro, e quindi suscita
insieme vergogna e gelosia, che a sua volta crea altra
vergogna e sentimenti d'inadeguatezza, che
alimentano ulteriore gelosia.
L'idealismo ingenuo e utopistico può condannare la
vergogna del geloso, immaginando che possa essere
ridotta o eliminata, per esempio, attraverso
esperimenti del socialismo sovietico o vivendo in una
metropoli cosmopolita come Londra o New York.
Tuttavia le culture dei paradisi tropicali totalmente
libere dalla gelosia esistono solo nelle menti
romantiche degli antropologi ottimisti, e nella realtà,
non si sono mai incontrate.
È stata una delle speranze degli anni '60 (come di
molti altri periodi) che ristrutturando i rapporti sociali
fosse possibile eliminare la gelosia e altre sgradevoli
passioni. Era la speranza che ispirava molti nel
movimento delle comuni. È stata in gran parte, una
speranza fallita.
Gelosia, invidia e possessività si riaffermavano
malgrado i migliori sforzi per tenerle a freno.
Sentimenti violenti di gelosia, spesso occultati prima
di erompere con la forza d'un cataclisma, possono
sconvolgere la mente e il corpo. Studi numerosi
mostrano che la gelosia è alla radice di molta
violenza, anche omicida, contro i partner sessuali.
Ma allora a cosa serve la gelosia?
Ha davvero una funzione utile?
La gelosia si è evoluta come necessaria salvaguardia
per scoprire e combattere la minaccia dell'infedeltà
sessuale, che mette a repentaglio la propagazione dei
propri geni. Secondo questa impostazione, è l'assenza
di gelosia in una relazione che dovrebbe essere
considerata anormale.
Il principio guida sottostante alla selezione naturale
del comportamento è la riuscita trasmissione dei geni
alla prossima generazione, non la sopravvivenza (o
benessere) dell'individuo, ma è importante rendersi
conto che questa potente motivazione a vantaggio dei
geni è in gran parte inaccessibile alla consapevolezza
cosciente e non è vissuta come una motivazione.
Secondo questo principio, uomini e donne avranno
evoluto atteggiamenti differenti verso l'accoppiamento
e diverse modalità di gelosia sessuale, per effetto
dell'asimmetria delle rispettive posizioni in vista della
propagazione del patrimonio genetico. Possono essere
presenti desideri contraddittori, che riflettono l'azione
di strategie riproduttive più antiche e più recenti.
Per esempio, da un lato nei maschi l'evoluzione avrà
favorito il desiderio di ingravidare quante più
femmine possibile, in competizione con gli altri
maschi, allo scopo di massimizzare la trasmissione dei
propri geni; dall'altro, lo sviluppo di lattanti dal
grande cervello, la cui nascita prematura comportava
la necessità di un grande investimento di cure
materne, ha dato origine al valore riproduttivo di
relazioni stabili e devote. Con la transizione
dell'Homo sapiens e lo sviluppo della cultura di
cacciatori-collettori, i maschi erano richiesti dalle
femmine non solo come donatori di sperma: nella
scelta del compagno le femmine badavano agli indizi
di tenerezza e devozione, oltre che di prestigio e di
buona salute. In questa storia evoluzionistica le
tensioni sono inevitabili. Per esempio, fra gli uomini
possono esserci inclinazioni concorrenti e conflittuali
verso la riproduzione promiscua e verso la formazione
di una famiglia stabile; nella società occidentale, lo
schema più comune prevede che la strategia
riproduttiva promiscua prevalga in un primo
momento, seguita poi dalla strategia fondata su una
relazione solida.
Diventando gli uomini più affidabili come compagni e
come genitori, cominciarono a rappresentare per le
donne una risorsa più preziosa.
In conseguenza, sulle donne agiva una pressione a
competere per assicurarsi i maschi e le loro risorse.
Con la formazione di un legame maschio-femmina,
l'infedeltà divenne un problema più grande,
specialmente per il maschio che, investendo più
spesso in una sola femmina temeva profondamente di
essere tradito. Similmente le femmine avevano una
profonda paura di perdere la dedizione emotiva del
compagno a favore di un'altra, e quindi ai maschi si
richiedeva di manifestare affetto e porre limiti alla
loro promiscuità: correre dietro ad altre occasioni di
accoppiamento avrebbe offeso gravemente la
compagna e poteva compromettere la sopravvivenza
della prole esistente. In questa situazione complessa,
la strategia riproduttiva migliore diventava confusa e
sfuggente.
È interesse genetico dell'uomo accoppiarsi con molte
donne, ma così facendo non necessariamente sarà più
felice.
Fino dai tempi dei cacciatori-raccoglitori gli uomini
sono forniti del desiderio di avere una famiglia, figli e
legami emotivi, oltre che molte occasioni
d'accoppiamento. In conseguenza, nei maschi sussiste
un eterno conflitto fra strategie riproduttive più
antiche e più recenti.
Esempio di caso possibile di gelosia nella coppia:
se la tua partner ha un profondo rapporto affettivo
col suo ex, che considera un amico, e te ne parla, lo
frequenta alternativamente a te, e tu le chiedi di
presentartelo perché l'averlo visto, stretto la mano,
esserti fatto vedere, ti da più sicurezza che non
succeda nulla di più intimo tra loro, e lei ti dice che
non ha senso, e la offende perché non ti fidi, e non
vuole presentartelo spontaneamente, ma lo farebbe
forzata, e tu rimani dispiaciuto cosa devi fare?
devi controllare il tuo dispiacere o potrebbe
sedimentarsi nella memoria, e crescere, creando forti
gelosie future.
puoi provare a chiedere spiegazioni, in modo che la
descrizione di ciò la tua partner sente e pensa della
relazione col suo amico
ti possa sollevare, calmare.
ma se non ti basta che lei ti dica "è solo affetto",
anche sul fatto che si danno nomignoli che tu ti aspetti
si diano solo
a una ragazza perché non li dai alle tue amiche e li hai
dati solo alle tue partner o ai tuoi flirt, puoi metterla in
tensione,
e lei potrebbe allontanarsi, perché ognuno di noi cerca
il benessere, più dell'amare l'altro.
In quel caso, sentirsi dispiaciuti, e scusarsi per la
propria gelosia potrebbe essere inutile, perché in lei
qualcosa di negativo può depositarsi.
Potrebbe essere dispiaciuta che tu non ti fidi di lei, e
potrebbe sentirsi sotto interrogatorio, imputata di
qualche colpa.
perciò sei tu da solo che devi rassicurarti, ed è
necessario che controlli la tua gelosia prima che essa
modifichi il rapporto con la tua partner in un senso
negativo che tu non hai mai desiderato.
il sapere che lei frequenta un'altra persona mentre
potrebbe frequentare te può farti sentire inferiore e
farti vergognare, inoltre può farti venire la paura di
essere tradito.
Tu perciò, devi ripeterti che hai un valore, e non sei
inferiore ad altre persone che lei può incontrare, e
devi impegnarti a mantenere questo tuo valore, giorno
dopo giorno, agendo in modo adeguato al tuo valore.
La paura di essere traditi nasce dalla consapevolezza
che un essere umano può nascondere le proprie azioni,
e compierle in contrasto con ciò che dichiara. Inoltre
se in precedenza hai conosciuto molte ragazze che
hanno tradito i propri partner, o che li hanno traditi
flirtando con te, o che hanno tradito te, puoi essere
ulteriormente condizionato dal pensare come
probabile ciò che è solo possibile.
Perciò devi ripeterti che se lei ha scelto di stare con te
non vuole stare con un altro, e se vuole stare con un
altro romperà il rapporto con te, e dovrai attendere
quel momento senza agevolarlo, perché potresti
crearlo tu stesso, nonostante non ci sia.
Che fine fanno le ragazze che ci sono piaciute una
volta che si stabilisce una relazione con un'altra?
La possibilità oscilla tra piacciono ancora e non
piacciono più.
LE CAUSE DELL' AMORE E DELL'AMICIZIA:
Da cosa dipende la stima che gli altri hanno per noi
stessi?
Da fattori soggettivi dei quali non abbiamo controllo :
1. Dal loro passato.
2. Dal loro sistema di idee su ciò che è giusto e
sbagliato.
3. Dai loro desideri.
Se le nostre caratteristiche che non piacciono sono
maggiori di
quelle che piacciono c'è uno squilibrio e la stima non
può
esserci, di conseguenza neanche l'amicizia, questa è
una
casualità, ma dobbiamo accettarla, oppure adattarci a
ciò che le
persone vogliono di noi.
Di conseguenza se siamo totalmente spontanei con i
nostri
amici potremmo ritrovarci soli.
Tutti abbiamo bisogno di comunicare
efficacemente, perché
abbiamo bisogno della collaborazione degli altri.
La collaborazione ci può far ottenere :
Il gioco,
L'aiuto nelle difficoltà,
La compagnia nella solitudine,
L'aumento della propria ricchezza,
Sesso.
E la collaborazione degli altri, a differenza di quella
dei propri
genitori, non è gratuita e automatica.
Le persone sono uniformate nel comportamento di
creare
nell'altro una percezione della propria persona,
che è
positiva, e cercano informazioni, o rivelano
informazioni,
per mantenere la positività di questa percezione, la
cui
funzione è di rappresentare i propri interessi senza
mostrare le proprie sofferenze, perché esse creano
una
identificazione negli altri e conseguente stress che
non sono
disposti a sopportare.
Due strumenti per equilibrare lo stress che
provochiamo negli
altri sono :
1. La consapevolezza delle nostre reazioni
automatiche che
li può stressare.
2. Saper divertire gli altri, attraverso la nostra
simpatia,
Con le persone sconosciute, possiamo avere una
reazione
automatica negativa perché l'immagine che una
persona
sconosciuta ci da esclude l'intimità, i sentimenti, le
debolezze, al fine di non farsi conoscere
completamente, ma a
far esistere un rappresentante distaccato dei propri
interessi nel
mondo. e questa mancanza può provocare in noi un
senso di
abbandono, per cui dobbiamo fare a meno di queste
cose per la
nostra felicità con gli altri.
Inoltre, in questo modo, ognuno gioca una partita
attraverso
degli avatar, come in un videogame, e possono
esistere amici o
avversari.
E di conseguenza, tutti hanno bisogno di mantenere
una
immagine di se stessi. Salvare la faccia.
Quindi possiamo chiedere solo ciò che non lede
l'immagine
altrui.
Quindi, l'amore, o qualsiasi azione dagli altri, va
conquistato
attraverso la soddisfazione degli interessi altrui.
Quindi per aumentare le probabilità di ottenere quello
che vuoi
dagli altri devono essere soddisfatti gli interessi di
entrambe le
parti.
Si possono avere relazioni, di amicizia e di affetto,
solo se
abbiamo costantemente la capacità di soddisfare i
nostri
bisogni e desideri indipendentemente dalla
collaborazione
altrui. La quale diventa una scelta di piacere, e non di
necessità.
Tuttavia alcune cose non si possono avere, perché le
leggi
della natura lo impediscono, e non si possono
cambiare le
leggi della natura. E non ha senso lottare per averle.
Perciò
dobbiamo anche avere la capacità di non desiderare
ciò che non
possiamo avere.
Perciò non importa il motivo per cui ottenete quello
che volete
da qualcuno, se per egoismo, o per amore, ma importa
il fatto
che lo ottenete. Non importa la persona, perché non
possiamo
desiderare che sia diversa da ciò che è, ma il processo
per cui si
arriva a ottenere quello che si vuole.
Negoziare è una comunicazione nei due sensi intesa a
raggiungere un accordo quando voi e la vostra
controparte
avete alcuni interessi in comune e altri in contrasto.
Quando non si è disposti a soddisfare gli interessi
altrui, ogni
lato tenta di cambiare con la sola forza di volontà la
posizione
dell'altro con lo scopo di vincere, e così nasce lo
scontro di
volontà, e di conseguenza il confronto tra i due
poteri.
Gli effetti dello scontro di volontà sono
frequentemente:
1. rabbia e risentimento in chi è più debole, ed è
costretto a cedere alla volontà dell'altra persona,
lasciando insoddisfatti i propri legittimi desideri.
2. esaltazione e indifferenza in chi è più forte. La
trattativa di posizione incrina o rompe i rapporti. E la
persona diventa un avversario.
Lo scontro di volontà come soluzione al conflitto crea
una
ferita nell'ego.
Dato che non possiamo aspettarci amore, dobbiamo
accettare
che abbiamo dovuto evitare di venire feriti da
qualcuno, o nel
caso in cui ci sono riusciti, dobbiamo accettare di
essere stati
feriti, e andare avanti senza cercare di cambiare il
passato, se
non, nella memoria, ricordando solo le emozioni
positive, e le
lezioni negative se ce ne sono.
Perché quello che accetti non ti fa nulla, quello che
rifiuti ti
uccide. E questa accettazione va attuata
sistematicamente ogni
volta che abbiamo subito qualcosa che non possiamo
cambiare.
Nel momento in cui non si è capaci di accettare la
ferita subita,
si attuano automaticamente per difendersi tre
comportamenti:
acquiescenza, attacco, astensione.
GESTIRE LE EMOZIONI DEGLI ALTRI:
Quando qualcuno si sente ferito, offeso, dal nostro
comportamento, anche se non avevamo intenzione di
ferirlo, ha la tendenza ad attaccarci.
Possiamo reagire sentendoci in colpa, attaccare, o
cercare soluzioni.
Una soluzione è appellarci a dei criteri di equità
indipendenti dalla nostra volontà, e dai nostri desideri.
L'insieme di questi criteri è chiamato “giustizia”.
Tuttavia a volte le persone offese non vogliono
ammettere di trovarsi in tale stato, quindi se gli si
chiede “sei offeso/a” risponderanno di no, e se noi
insistiamo argomentando che la loro risposta
contraddice i loro comportamenti, ci potrebbero
attaccare dicendo che li stiamo pressando.
Non voler ascoltare ciò che non ci interessa ma che
l'altra
persona vuole dirci, crea un sentimento negativo, e
quindi un
conflitto d'interessi.
Primo principio di giustizia:
Un amico ascolta anche quando non gli interessa
ciò che l'altro dice.
Se un negoziatore vuol raggiungere un accordo che
soddisfi
i suoi interessi, deve sviluppare una soluzione che
faccia
appello anche all'interesse della controparte.
Comunicare efficacemente significa avere influenza
sugli altri
per farli fare quello che vogliamo noi, o per dirigerli
nel creare
la situazione migliore.
Ogni mossa che fate contribuisce a stabilire le regole
del gioco
che state giocando. Un gioco duro o morbido. Alle
quali l'altro
reagirà in un modo diverso a seconda del tipo di
gioco.
Perciò il primo passo di cui ci dobbiamo occupare è
quello di
rimanere sereni in qualsiasi situazione. O non
riusciremo a
ottenere quello che vogliamo in modo ottimale dagli
altri.
Quanto più si ha bisogno che l'altro faccia ciò che
vogliamo,
tanto maggiore potere gli diamo nei nostri confronti,
e tanto
meno ne abbiamo per influire sulla situazione. In
situazioni
conflittuali, è più probabile che l'altro faccia ciò che ci
piacerebbe facesse se non abbiamo bisogno che lo
faccia.
Perciò, bisogna concentrarsi sugli interessi delle
persone, e non
sulle loro posizioni ufficiali su quello che vogliono
fare, perché
sono concrete ed esplicite, a gli interessi sono
inespressi,
impalpabili e incoerenti. Per identificare le
motivazioni per cui
hanno dichiarato quelle posizioni, bisogna
immaginarsi l'altro e
chiedersi perché dovresti volere ciò che l'altro ha
chiesto.
Se si chiede direttamente all'altro di spiegare,
potrebbe non
saper rispondere o non voler rispondere.
Perché quasi tutti non vogliono discutere
razionalmente,
soprattutto sulle proprie emozioni, perché quasi
nessuno
vuole essere cosciente delle proprie emozioni,
perché
l'attenzione ci fa percepire ciò che non
percepivamo, e ci fa
identificare nell'autore delle emozioni percepite, e
quindi
gli dona maggiore energia, che non sanno gestire.
L'azione di descrivere razionalmente le proprie
emozioni è
stressante, se si tratta di emozioni negative o
contraddittorie o
sfocate, dato che per parlarne uno deve mettere la
propria
attenzione su quella emozione e quindi essere
cosciente di
provarla e sforzarsi di non rimanere dominato da
quella
emozione.
Quasi tutti si scambiano emozioni, e non
informazioni.
Il pensiero che si attiva nel dialogo tra le persone
non
risponde a una logica razionale, ma risponde a una
logica
sensazionale, emozionale, ed economica anch'essa
ben
strutturata come la logica razionale. Perciò non
possiamo
forzare le persone che non scelgono spontaneamente
di
ragionare in modo logico a discutere in modo logico,
perché
l'effetto che otterremo sarà l'evitamento a causa dello
stress che
proveranno. Dunque dobbiamo imparare a leggere ciò
che gli
altri non sanno di comunicare mentre parlano.
Dobbiamo
adattarci al loro modo paralogico di comunicare.
Ogni parte ha interessi molteplici, e a volte anche
contraddittori.
Bisogna raccogliere informazioni sugli schemi di
comportamento degli altri, e diventare consapevoli dei
propri
schemi di comportamento. Questo permette di
prevedere cosa
faranno gli altri quando si troveranno in una
situazione
particolare.
Per comunicare con gli altri bisogna introdursi sulla
loro
lunghezza d'onda creando rapporto. Cioè la capacità
di creare
empatia, la connessione, l'armonia e la stima e la
fiducia tra noi
e gli altri, in qualunque situazione di vita, lavorativa o
privata.
Ci sono tre canali di comunicazione:
la comunicazione verbale, la parola.
La comunicazione paraverbale. Il volume, la velocità,
il timbro,
il tono.
La comunicazione non verbale. I gesti, la postura, il
movimento, le espressioni facciali.
Nella comunicazione volta a creare empatia, le parole
incidono
solo per il 7%.
Per il 38% incide la parte paraverbale.
Per il 55% la parte non verbale.
Il matching e il mirroring sono due tecniche per creare
rapporto.
Il rispecchiamento funziona con l'imitare la
comunicazione
dell'altro. Perché alle persone piacciono le altre
persone simili a
loro, o le persone che vorrebbero essere.
Assumendo la stessa postura dell'altro si attivano le
stesse aree
della corteccia cerebrale, e quindi molto
probabilmente si
riesce a capire meglio cosa sta succedendo nella testa
dell'altro.
Il matching è l'imitare il ritmo del movimento
dell'altro con una
parte del corpo diversa.
Qualunque cosa diciamo deriva da rappresentazioni
mentali
che ci facciamo attraverso i nostri sensi. Il senso
dominante
determina il modo in cui comprendiamo la realtà, e il
modo in
cui reagiamo a essa.
Non si deve tentare di riformare le brutte persone,
oi
propri nemici, perché nessuno ha la capacità di
riformare
una persona. Va accettata la loro esistenza,
togliendogli
ogni potere di influire negativamente su noi stessi.
E
influenzarle positivamente per i nostri scopi.
Non vanno semplicemente respinti i nemici,
bisogna
tenerseli più stretti degli amici.
E attraverso la consapevolezza di ciò che fa parte di
noi e cocrea
la nostra sofferenza, si può guidare il nostro cervello.
La pretesa è il desiderio che la realtà sia come
vogliamo noi
senza agire per cambiarla nel caso non fosse così.
Un tipo di aspettativa che ci protegge dal sentire la
sofferenza
dei nostri traumi è la fantasia romantica.
Le fantasie romantiche nascono quando qualcuno ci
ha
provocato piacere, e ci riparano dalle sensazioni di
paura di
perdere quel piacere, perché ci impediscono di vedere
e
provare la vita così com'è. Con le fantasie romantiche
proiettiamo sulla vita e sulle persone un'idea di come
vorremmo che fossero, pensando che esse siano in
modo
permanente così.
Ma le fantasie romantiche sono aspettative che
verranno
deluse perché nessuno può essere sicuro di ricevere
amore
dagli altri.
Il motivo per cui nessuno può essere sicuro di ricevere
amore
dagli altri è che non abbiamo la capacità di
obbligare gli
altri ad amarci, in nessun momento. L'esempio più
palese
è quello dei nostri genitori, che sono le persone più
probabili
ad amarci.
Non abbiamo la capacità di farci amare perché tre
condizionamenti possono negare l'atto di amare :
1 I bisogni della persona dalla quale vorremmo
amore.
2 le credenze della persona dalla quale vorremmo
amore,
sul raggiungimento della propria felicità, che possono
concernere il contrario dell'amore.
3 il tempo, che nel caso in cui ci fosse stato amore,
può
cambiare tutto, perché esso da la possibilità ai bisogni
e alle
credenze di cambiare, e ci impedisce di obbligare a
mantenere le promesse d'amore che si possono
pronunciare, o farci credere con le azioni.
Possiamo soltanto condizionare gli altri a reagire in
modo che
siano predisposti ad amare, ma l'effetto di questo
condizionamento non è prevedibile, ne a lungo
termine.
Nessuno può essere sicuro di riuscire ad amare.
Nessuno può obbligare se stesso a mantenere
promesse
d'amore.
Dunque il bisogno di sicurezza d'amore è fonte di
sofferenza,
sia per chi chiede amore, che per chi lo dona.
Perciò, razionalmente non possiamo accettare di
aver
bisogno della sicurezza di essere amati dagli altri
per essere
felici.
Possiamo solo influenzare indirettamente le altre
persone
per farci amare. Attraverso l'influenza dei loro
pensieri che
a loro volta influenzano la loro volontà.
I bisogni sono messaggi inviati alla coscienza dal
cervello, in
modo ciclico e temporale.
I desideri sono atemporali, e possono essere sempre
presenti.
Lo scopo del cervello è:
MANTENERE VIVO QUELLO CHE LO
CARATTERIZZA
COME APPARTENENTE ALLA SPECIE UMANA,
IL DNA,
ATTRAVERSO LA RIPRODUZIONE SESSUALE
PER UN
PERIODO LIMITE DI 150 ANNI.
I bisogni si dividono in tre universi : il corpo, la
mente, il
cuore.
Il corpo:
Nell'universo esistono materia, energia e
informazione. Il
corpo umano è un particolare stato della materia
dell'universo, ovvero è un sistema complesso di
molecole
organiche, in cui tutto ciò che ha interagito in passato
continua a essere connesso nel presente. Questo
organismo
è fisicamente instabile ma ha la possibilità di rimanere
in
vita per 150 anni. L'instabilità è il fatto che le
molecole
legate perdono energia facendo spezzare i legami, a
causa
della dinamica del calore dell'ambiente in cui si trova,
spiegata dalle tre leggi della termodinamica. Questa
dinamica aumenta il grado di disorganizzazione
dell'organismo, chiamato entropia, e tende a
trasformare
l'organismo in un sistema più stabile, che è un
organismo
morto, privo di calore produttore di movimento. Ma il
tuo
organismo realizza delle strategie per conservare la
sua
stabilità, attraverso tanti sistemi interni che fanno
comunicare interno ed esterno attraverso dei fori,
come il
sistema respiratorio, il sistema digerente. Un esempio
è il
cuore che dopo una corsa batte più veloce, e poi tende
a
stabilizzarsi tornando allo stato normale. Se il battito
accelera troppo c'è un arresto cardiaco che fa morire
l'organismo. Il tuo organismo all'interno ha delle mini
strutture che servono a combattere l'entropia, una di
queste
Uno deve conquistarsi l'amore per quanto riguarda le
azioni
che riguardano l'altro.
L'ingenuità ci ripara dalla sensazione di dover
difenderci
dalle persone.
Bisogna tenere conto dell'avidità, della disonestà,
dell'amoralità, e persino dell'imbecillità degli altri,
senza
cadere nella tristezza per la loro esistenza.
Per eliminare le aspettative dobbiamo eliminare la
paura del
dolore fisico, del disprezzo, della solitudine, della
sconfitta,
della delusione. Poiché esse sono emozioni
naturalmente
inevitabili.
Le paure:
Le paure sono sempre paure di qualcosa che non
c'é,
perché il pericolo è immaginato o proiettato dalla
memoria
sulla realtà.
Legge naturale sulla paura:
Il cervello sulla base della memoria che si ritrova crea
un
modello mentale della realtà, la giudica pericolosa, e
invia un
impulso alla attivazione del sistema d'allarme per
la
sopravvivenza, che propaga l'energia elettrochimica
attraverso
le fibre nervose arrivando a produrre una contrazione
delle
fibre muscolari di una zona del corpo, per produrre un
azione.
L'impulso della sofferenza mentale proviene dal
cervello e non
dalla realtà perché la civilizzazione eliminando i
pericoli fisici
dell'ambiente ha esteso l'ego dal corpo (sua unica
realtà) a una
serie enorme di ruoli e immagini, cioè di simboli non
reali,
facendo diventare il pensiero la principale attività
percettiva.
Per condizionare la memoria in senso positivo
bisogna
dimostrare a se stessi di avere la capacità di sapersi
difendere dai pericoli da soli, di superare le
difficoltà da
soli, di farsi le coccole da soli, di saper conquistare
l'amore degli altri.
I sensi di colpa:
Il desiderio di attaccamento:
Il desiderio di attaccamento è il voler possedere ciò
che
piace o che è ritenuto utile per sé stessi. È connesso
strettamente con il sistema delle credenze e con il
sistema
dei valori, in quanto questi ultimi qualificano un
oggetto o
un evento come importante o rilevante se è in grado di
venire incontro a un determinato bisogno.
Il possesso ci evita dal confrontarci con la fine di tutte
le
cose.
Questo tipo di desiderio ci provoca sofferenza. Il
problema è
che non possiamo non desiderare certe cose.
La sofferenza fa parte della categoria delle esperienze
emotive.
Una emozione è attivata dalla valutazione della
situazione
ambientale, che modifica e attiva l'organismo, per
renderlo
pronto all'azione.
La valutazione emotiva della situazione avviene in
relazione
agli interessi dell'individuo, che sono disposizioni
soggettive, a
medio o lungo termine, a preferire determinati stati
del mondo
e di sé.
Il processo di valutazione è rapido, e diviso in due
aspetti:
La valutazione primaria esplora e definisce il grado
di
pertinenza e di importanza dell'evento in riferimento
al
benessere dell'individuo.
La valutazione secondaria esamina le diverse
possibilità e
modalità con cui l'individuo può far fronte alla
situazione
emotigena, come può controllarla e gestirla. In questo
processo
il soggetto esplora sia la sua capacità di affrontare e di
dominare l'evento, sia la sua abilità di controllare e di
regolare
le proprie reazioni emotive.
Essa consente all'individuo di stabilire, mantenere, o
rompere le relazioni col mondo o con gli altri, e di
monitorare la propria esperienza emotiva in relazione
agli
scopi, desideri e valori che sono per lui significativi e
rilevanti,
al fine di mantenere una condizione di soddisfacente
di
benessere.
Il benessere serve al cervello, e lo scopo del cervello
è far fare
buon sesso all'essere umano, e ripetere questa
funzione nel
tempo, per far sopravvivere i geni del DNA.
Poiché negli esseri umani la memoria di lavoro ha una
capacità
limitata, essi tendono a minimizzare il carico della
memoria di
lavoro costruendo modelli mentali che rappresentano
ciò che è
vero, ma non ciò che è falso.
L'illusione cognitiva dipende dalla mancata
rappresentazione di
ciò che è falso. Le persone si fanno rappresentazioni
incomplete in cui sono assenti le informazioni
implicite mentre
si focalizzano su quelle esplicite.
La riduzione di meccanismi di focalizzazione è
possibile
cercando di attivare la costruzione di rappresentazioni
più
ricche, incoraggiando la ricerca di informazioni su
azioni
alternative.
Lo scopo dell'attivazione del sistema d'allarme, la
paura, è
l'azione atta a risolvere problemi di sopravvivenza.
Viene attivata in conseguenza a eventi che il cervello
giudica
pericolosi per la sopravvivenza dei geni.
Le zone muscolari sono prevalentemente addominali.
La nostra incapacità di controllare tutti i ruoli e le
immagini
con i quali ci identifichiamo ci porta a sentirci
continuamente
aggrediti in qualche parte simbolica del nostro ego,
perché il
nostro sistema d'allarme non distingue tra
aggressioni reali
e aggressioni simboliche pensate.
Di conseguenza soffriamo continuamente e siamo
infelici,
perchè i pericoli inventati dal nostro pensiero sono
praticamente infiniti, alcuni attinenti al mondo che
ci
circonda, altri al nostro ego corporeo.
Esiste il sistema autolesivo il cui scopo è provocare la
propria
morte, volontariamente o involontariamente. Quando
la
tensione oltrepassa il limite funzionale per
raggiungere il
successo, cioè la pulsione a correggere dei
comportamenti
controproducenti per placare il dolore, oppure la
tensione è
attivata verso qualcosa che non è reale, passa da
eustress a
stress, perché non più necessaria alla natura, poiché
diventa un
sistema autolesivo.
La nostra serenità, che è la capacità di reagire
positivamente in
qualunque situazione, deve essere imposta nella
mente
inconscia. Perché quando la paura è negata e non è
riconosciuta, viene spostata nella nostra memoria
inconscia,
per fingere che non sia mai esistita, da dove esercita
un effetto
potente e spesso deviante. Perciò ci sono due cose che
dobbiamo fare:
– portare consapevolezza ai nostri processi psichici
per
far si che si plachino naturalmente, senza opporre
resistenza che aumenterebbe la tensione, in modo da
non creare nuovi ricordi traumatici, e condizionare
il
futuro in modo positivo.
– Lottare per accumulare successi e creare la fiducia
in
noi stessi di cui abbiamo bisogno per non farci
spaventare dai ricordi delle privazioni subite in
passato.
L'iperprotettivismo dell'industrializzazione ci
impedisce di lottare per imparare a gestire la nostra
sofferenza sentendola senza fuggirla, perciò la
nostra
personalità rimane infantile, e siamo costretti a
soffrire
in cerca di un genitore.
La consapevolezza è un processo in cui una parte
della
percezione ha come proprio oggetto la restante parte
della
percezione. Ossia un processo in cui la percezione
percepisce
se stessa.
Infatti se sei consapevole delle tue sensazioni, delle
tue
emozioni, dei tuoi pensieri, sono essi a essere
l'oggetto della
tua percezione e non i loro rispettivi oggetti.
La percezione di un oggetto in un ambiente è
composta da tre
subpercezioni.
1 la percezione dell'oggetto
2 la percezione della reazione emotiva
3 la percezione di me stesso che percepisco
Dalla memoria a lungo termine nascono i pensieri.
Il pensiero è il risultato dell'evoluzione biologica,
quindi ha lo
scopo di tutte le funzioni biologiche : la
sopravvivenza.
Il pensiero riduce l'insicurezza che c'é nello scorrere
del tempo.
La prima strategia del pensiero è la creazione di
modelli
mentali, che sono rappresentazioni e simulazioni
immaginative di situazioni reali, ipotetiche o
immaginarie,
nelle quali vengono svolte azioni. Lo scopo dei
modelli
mentali è prevedere eventi, fare ragionamenti e
costruire
spiegazioni utili a prevedere nuovi eventi. I modelli
mentali
sono costruiti a partire dalla percezione, dalla
comprensione
del linguaggio, dall'immaginazione e dalle
conoscenze
depositate nella memoria.
Lo scopo del ragionamento è la ricerca della verità.
Se I nostri sensi generano solo esperienze soggettive,
non
possiamo poi usare gli stessi sensi per arrivare ad
avere una
conoscenza oggettiva delle nostre esperienze, quindi
usiamo il
pensiero.
Ci sono pensieri non attinenti alla realtà malefici e
benefici.
E il pensiero che da piacere è benefico (come il
pensiero
creativo), il pensiero che da sofferenza è malefico
(come le
paure).
Lo scopo immediato del pensiero è scaricare la
tensione
eccessiva attraverso l'azione pensata, dunque è un
surrogato
dell'azione, perché consiste fondamentalmente nella
simulazione immaginativa dell'azione.
Il cuore:
La parte emotiva ha bisogno di fiducia. La fiducia
serve a
credere nella propria capacità di sopravvivere e di
trovare
piacere da soli.
Se permetti a qualcuno di farti del male, anche in
modo
paradossale, trattandoti nel modo più dolce, ma di
una
dolcezza che ti crea dipendenza e desiderio di
rivivere il
ricordo di quel piacere, questo qualcuno, pur
sapendolo,
questa persona può farti del male, e dire che non è
colpa
sua se ti ha fatto del male.
Il bisogno è l'assenza di ciò che si vuole.
Il desiderio è il pensiero della presenza di ciò che si
vuole.
Con la ragione dobbiamo risolvere.
Col cuore dobbiamo accettare.
Ma poiché non possiamo essere perfetti, e dunque
riuscire a
calcolare tutte le azioni migliori per soddisfare i
nostri
desideri e realizzarle. Per non soffrire dobbiamo
accettare
ciò che non possiamo cambiare.
Raggiungendo uno stato in cui non c'è né desiderio
né
mancanza, ma amore per la vita che la coscienza
vive,
ovvero serenità.
Per il corpo la cellula ha un bisogno inestinguibile di
energia
nuova per mantenere i legami delle molecole che la fa
esistere.
Questa energia può essere l'adenosintrifosfato, o il
calore, o
l'energia psichica, dipende dal momento. Come il tuo
ego deve
fornirgli le materie energetiche, deve fornirgli tutto il
resto.
Quando il tuo ego s'innamora ti sta comunicando il
bisogno di
essere amata, stimata, approvata, esaltata, ma deve
essere
quello che fai a farti sentire amata, perché puoi essere
sicura
solo di te stessa che farai quello di cui hai bisogno,
mai degli
altri. Una volta consumata la materia, viene dissipata
in energia
degradata e scaricata attraverso il sistema digerente
che sfocia
nel foro chiamato ano. Per assorbire i flussi
l'organismo viene
messo in movimento da tensioni elettrochimiche,
chiamate
bisogni, che agiscono sui muscoli relativi agli organi a
cui
manca materia, energia o informazione. I bisogni
fanno scattare
delle pulsioni sui fori, per aprirli, con una meta
esterna
determinata dalla mente.
Perché tutti siamo stratificati in tre universi, cioé
possibili
luoghi interiori dai quali si può percepire l'ambiente
esterno :
un corpo, una mente e un cuore, che hanno leggi di
funzionamento differenti, ma ognuno interferisce
sull'altro.
E stratificati in tre personalità, cioé possibili
adattamenti
all'ambiente : bambino, adulto, genitore.
Tutti I mammiferi percorrono nel corso della loro vita
un'evoluzione naturale che presenta tre fasi:
il cucciolo,
l'adulto,
il genitore.
Rimanendo costantemente consapevole che la vita è
un
continuo movimento, che ha per regole le leggi
naturali
(fisiche, biologiche, psicologiche) e per metaregole le
leggi
sociali (economiche, politiche, etiche, morali,
religiose);
Le leggi naturali sono assolute, e determinano quali
sono sia le
possibili situazioni di stabilità, cioè gli stati di
equilibrio. Le
metaregole sono relative e servono a mantenere un
particolare stato di equilibrio (esse vengono
ridefinite in
seguito alle trasformazioni sociali).
L'angelo messaggero deve calcolare cosa è giusto
fare.
Scegliere quali azioni compiere è una necessità.
Per poter scegliere il giusto si deve conoscere la
realtà.
Ma la nostra conoscenza, delle situazioni, del
comportamento
altrui, e degli effetti delle varie scelte, è sempre
imperfetta.
Più qualcuno riesce a calcolare meglio la scelta, più
sarà
perfetto l'effetto. Ma non si può barattare il cuore con
la
ragione, perché esse hanno bisogno di lavorare
insieme.
Questo stato si realizza attraverso l'unione di
esperienza e
conoscenza, che fanno ragionare il cuore e la mente
insieme.
L'esperienza è ciò che lasciamo nella memoria
attraverso
azioni reali.
La conoscenza è ciò che lasciamo nella memoria
attraverso il
pensiero. Il pensiero utilizza un linguaggio che è
astratto, e
permette di affrontare versioni semplificate della
realtà. La
semplificazione della ragione costituisce una
limitazione che
deve essere compensata dal cuore.
Conoscendo che tutte le cose hanno delle cause si può
ragionare su noi stessi e pensare che il passato
condiziona il
presente, e il presente condiziona il futuro,
possiamo dedurre
che ogni nostro accadimento è una conseguenza dei
nostri
atti, e se la nostra sofferenza è un nostro accadimento,
allora
dobbiamo capire da cosa nascono i nostri atti che ci
fanno
soffrire.
Il cucciolo è caratterizzato dalla non autosufficienza.
L'adulto è caratterizzato dall'autosufficienza.
Il genitore è caratterizzato dalla dedizione ai cuccioli.
La non autosufficienza procura al cucciolo uno stress,
cioè uno
stato di paura cronica.
Ed è caratterizzato da uno stato soggettivo di paura
cronica, di
bisogno di protezione, di dipendenza dal genitore.
In natura gli animali genitori insegnano ai loro
cuccioli I
comportamenti atti alla sopravvivenza.
La nostra reazione alle situazioni è condizionata
dalla nostra
esperienza passata, ossia dalla nostra memoria, e
dalle nostre
conoscenze mentali, che non derivano dalle nostre
esperienze, ma dal pensiero ragionato, che vengono
registrate
anche esse nella memoria. Se nel passato abbiamo
ricevuto
privazioni sensoriali, o affettive, saremo condizionati
a reagire
in modo da abbassare al massimo grado possibile la
probabilità che accada una nuova privazione.
Questa verità è verificabile nel fatto che una stessa
situazione
produce reazioni diverse in persone diverse, in periodi
diversi
della vita, perché le reazioni alle situazioni
dipendono dalla
mente e non dalla realtà. Poiché nessuno conosce la
realtà
oggettiva ma solo la sua trasduzione cerebrale. Perciò
il
sistema autolesivo proviene dalla mente inconscia
contenente ricordi con carica emotiva negativa.
Ognuno può costruire la propria autoimmagine.
Il procedimento è la ripetizione di un'immagine o di
un
modello concettuale, in modo che si possa
sedimentare nella
memoria, e possa agire automaticamente. Perché
l'inconscio
produce comportamenti conformi alla propria
autoimmagine.
I giudizi degli altri contribuiscono al
rafforzamento
dell'autoimmagine negativa. E costruendo una
autoimmagine
positiva anche gli altri si fanno un'immagine positiva
di te,
perché il tuo comportamento diventa positivo, ed eviti
di
ricevere giudizi negativi.
Il pensiero:
Abracadbra significa, creo quello che dico. Questo
perché è
evidente che il pensiero, e il linguaggio, interferiscono
nella
nostra vita.
Quando pensiamo qualcosa che è in armonia con i
nostri intenti
complessivi, che non abbiamo deciso noi ma che si
trovano
nella nostra parte incosciente, il nostro cervello ci
trasmette
un'emozione positiva, perché stiamo creando ciò che
vogliamo.
Quando pensiamo qualcosa che non è in armonia con i
nostri
intenti complessivi, che non abbiamo deciso noi ma
che si
trovano nella nostra parte incosciente, il nostro
cervello ci
trasmette un'emozione negativa, perché stiamo
creando ciò che
non vogliamo.
Sesso
Il significato del sesso cambia in base
all'autoimmagine in cui ci si identifica, che si proietta
sull'esperienza sessuale.
L'indentificazione avviene traducendo in
comportamenti ed emozioni ciò che l'autoimmagine,
un insieme di idee mentali che costistuiscono uno stile
di vita, ci dice.
Questa autoimmagine produce l'emozione con la
quale giudichiamo l'esperienza sessuale.
Una autoimmagine posseduta dal bisogno d'affetto è
disgustata dal sesso senza affetto.
La personalità infantile, non cresciuta, non
distingue il livello affettivo da quello sessuale
perché il livello affettivo è il suo bisogno primario,
dato che non sa sopravvivere da solo, e non sa
offrire qualcosa che possa attrarre l'altro per
portarlo a decidere di soddisfarlo sessualmente.
Al contrario una autoimmagine caratterizzata
dall'assenza di bisogno di affetto è estasiata dal sesso
senza affetto.
Perciò, si ha la possibilità di vivere il sesso come :
1.uno sfogo (comporta una incapacità a resistere)
2.un atto di piacere personale, attraverso l'uso
(comporta un interesse da entrambe le parti, che
può non essere uguale)
3.un atto di piacere comune, attraverso il gioco
(comporta una conoscenza dei desideri dell'altro e
una somiglianza con i propri)
4.un atto d'amore (comporta una profonda
conoscenza dell'altro)
L'incapacità a resistere viene spesso dallo stile di vita
agiato, poiché abitua ad avere poca resistenza, e tanta
noia.
Sono quattro livelli in cui il piacere aumenta, perché
coinvolge tutti i nostri livelli.
Nel momento in cui siamo capaci di vivere tutti questi
livelli, la modalità in cui rapportarci al sesso diventa
una scelta. Se non abbiamo la capacità di vivere tutti e
quattro i livelli, siamo costretti a vivere solo quelli che
abbiamo appreso a vivere.
E non c'è nulla che impedisca di non scegliere una
delle modalità, se non l'incapacità di resistere
all'eccitazione, o la fretta.
La scelta non denota la giustizia, ma solo il livello di
personalità con la quale ci si identifica.
Esiste molta ipocrisia da parte delle donne. Esse
accusano gli uomini di essere superficiali, cioè di
volere il loro corpo e non la loro mente,
semplicemente perché spesso pensano prima di tutto
al loro orgasmo, e non a quello delle donne.
Le donne vogliono sesso con cura della loro
personalità.
Una persona indifesa, che fugge perché aumenta il
desiderio. Perché cercano emozioni forti. I dettagli
determinano il desiderio. Un morto di figa non si
vuole perché non ci sente speciali. Per fare l'amore si
deve divinizzare l'altra persona. E non puoi farlo con
una persona che non conosci. Per alcune è tutto nella
mente della persona che crede di essere piaciuta.
L'orgasmo è una reazione del corpo durante l'atto
sessuale, in conseguenza a un'intensa eccitazione delle
zone erogenee e degli organi genitali, il quale provoca
un intenso piacere nella zona genitale, e un intenso
rilassamento su tutti i muscoli del corpo. Dunque
annulla i conflitti, e i pensieri tensivi, ed è questa
ricompensa del corpo che crea la motivazione al
cervello per agire in modo da riprodursi.
La struttura di una relazione sessuale
La relazione sessuale ha un inizio, un centro e una
conclusione.
Non puoi passare al centro finché non hai completato
l'inizio, e non puoi arrivare alla conclusione finché
non avrai prima completato il centro e l'inizio.
L'inizio è caratterizzato dal corteggiamento.
Il centro è caratterizzato dalle relazioni sessuali.
La conclusione è caratterizzata dalla separazione.
A sua volta il corteggiamento ha una struttura
tripartita in inizio, centro e conclusione.
L'inizio del corteggiamento è l'attirare.
Il centro del corteggiamento è il centro partita.
Il finale del corteggiamento è il finale di partita.
ATTRAZIONE
Attirare : in senso transitivo, significa indurre ad
avvicinare o ad aderire a. tirare verso di sé (come la
calamita attira il ferro); b. richiamare mediante un
interesse naturale o suscitare un'emozione o il senso
estetico: allettare (attirare l'attenzione).
Sedurre:
1: indurre alla disobbedienza o alla slealtà.
2: condurre fuori strada di solito con la persuasione o
con false promesse.
3: esercitare seduzione fisica : indurre al rapporto
sessuale.
Un numero quantificabile di fondamentali azionatori
di attrazione sono innestati nel processo di selezione
di ogni uomo e di ogni donna sul pianeta terra.
Determinati interruttori scattano in presenza di un
legittimo valore di riproduzione. Al tempo stesso gli
interruttori possono spegnersi in presenza di indicatori
che suggeriscono un valore di riproduzione negativo.
Poiché il cervello sa fin dalla nascita che accoppiarsi
con una ragazza giovane e in piena forma anziché con
una donna in menopausa aumenterà le probabilità di
esito felice per la riproduzione dei geni.
I nostri interruttori sono strutturarti in modo da
rispondere a determinate qualità, come uno specifico
rapporto vita/bacino, e altri indicatori di giovinezza e
salute.
Se una donna possiede e può esibire una determinata
qualità a cui uno dei tuoi interruttori di selezione
sessuale è programmato (adattato evolutivamente) a
rispondere, tu sentirai un'immediata attrazione per lei,
senza neppure aver bisogno di pensarci.
Anzi, in proposito non avrai neppure scelta.
La maggioranza degli interruttori di attrazione di un
uomo è strutturata in modo da rispondere al valore di
riproduzione di una donna. Solo una minoranza
risponde al suo valore di sopravvivenza.
Anche se le tette di una donna sono rifatte, proverai
per lei una maggiore attrazione che se avesse un seno
piccolo.
Le qualità di base di un uomo che azionano gli
interruttori di attrazione di una donna sono la salute,
la forza fisica, la sicurezza di sé, l'allegria.
La preselezione
Questo interruttore di attrazione esiste non soltanto
negli esseri umani ma anche in quello di molti altri
animali. Un tetraone maschio (un tipo di uccello) avrà
grosse difficoltà ad attirare una femmina se è solo.
Con accanto una femmina impagliata, presto altre
femmine entreranno nel suo territorio e si
accoppieranno con lui.
Allo stesso modo, se una donna riscontra che un uomo
è sessualmente attraente per altre donne, subito sentirà
un'attrazione verso di lui. Che si tradurrà in una
azione per sedurlo se la donna è sicura delle proprie
possibilità, o in un disprezzo verso il suo
compiacimento delle sue capacità per una insicurezza
nelle sue capacità. È in questo caso che subentra
l'utilità del nome dispregiativo “puttaniere” o
“porco”.
L'educazione sessuale è un termine generale che
comprende vari temi e varie discipline connessi
all'educazione, in modo particolare il rapporto tra i
ragazzi ed i coetanei (e anche con gli adulti) in
periodo di maturazione sessuale, l'anatomia e
la fisiologia dell'apparato genitale, i cambiamenti che
avvengono durante la pubertà, la psicologia, le
problematiche di tipo morale, la conoscenza delle
abitudini legate all'ambiente di provenienza dei
ragazzi oggetto di educazione, le curiosità dei ragazzi
stessi (che abbracciano tutti gli aspetti
delcomportamento sessuale umano). I tipici canali
dell'educazione sessuale e della trasmissione delle
prime informazioni sono primariamente i genitori (in
particolare, per quanto riguarda le bambine, si tratta
solitamente della madre), poi vengono gli insegnanti,
(che seguono primariamente le indicazioni del MIUR,
poi delle Regioni o Provincie, con le loro direttive
specifiche, sino ad arrivare alle decisioni dei
singoliIstituti Scolastici, nella loro autonomia
didattica). Altri canali sono gli educatori a vario
livello (educatori religiosi, capi scout, responsabili o
allenatori di società sportive e così via). Poi non è
possibile dimenticare gli organi di informazione,
prima tra tutti, nella disponibilità dei ragazzi, la rete,
intesa come accesso ad internet ed a tutto quanto vi è
contenuto.
Questa cartolina di inizio Novecento si riferisce al
problema delle gravidanze indesiderate. È evidente la
simbologia della cicogna, usata a lungo per spiegare ai
ragazzi la nascita di una nuova vita. Secondo questa
favola i bambini li porta la cicogna
Primo approccio alla sessualità - La famiglia
I genitori, sin dai primi anni di vita del bambino o
della bambina, sono chiamati all'importante compito
di dare una corretta informazione eformazione, anche
in questo campo. Le prime curiosità sono solitamente
le più difficili da soddisfare, ma proprio per questo
sono anche quelle che è più importante affrontare in
modo corretto. In questo viene in aiuto la copiosa
letteratura specifica, ma la disponibilità e l'apertura
dei genitori nei confronti dei figli sono, da sole, l'aiuto
più grande che i piccoli ricevono per il loro corretto
sviluppo intellettuale ed emotivo. La reazione
corretta, da valutare caso per caso, alle prime
manifestazioni della sessualità saranno una sorta di
impronta comportamentale che influenzerà il resto
della vita.
Educazione alla sessualità ed alla affettività - La
scuola [modifica]
Due giovani ragazze in età scolare
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Negli ultimi anni, nella scuola italiana, pur nella
inevitabile differenziazione anche da istituto a istituto,
si è affermato un approccio al tema di tipo collegiale.
Innanzitutto è quasi sempre previsto un corso
specifico, formato anche solo da alcune lezioni su uno
o più argomenti particolari, nell'anno conclusivo della
scuola secondaria di primo grado (cioè in terza
media). Non mancano esperienze nella scuola
primaria (scuola elementare) e approcci più
approfonditi nella scuola secondaria superiore.
L'educazione alla sessualità ed alla affettività, anche
se può essere trattata da un solo docente della classe,
solitamente l'insegnante diScienze, viene concordata,
di prassi, con l'intero Consiglio di classe, e
partecipano, a vario titolo, gli insegnanti di Lettere,
di Religione e diEducazione fisica. Nella
programmazione questa attività coinvolge anche i
genitori, che possono essere solo i genitori eletti come
rappresentanti, o tutti i genitori, con riunioni aperte
alle famiglie. Non mancano, in alcune regioni o
province, gli interventi di personale delleASL o
del SSN per attività di approfondimento, specialmente
per quanto riguarda gli aspetti psicologici e i
particolari, adatti all'età dei ragazzi, attinenti
il rapporto sessuale, i metodi anticoncezionali,
le malattie sessualmente trasmissibili,
l'igiene personale, le dipendenze e ilconsultorio.
L'educazione sessuale di solito descrive l'origine e lo
sviluppo di un nuovo essere umano, partendo
dalla fecondazione, parlando poi dello sviluppo
dell'embrione e del feto, per arrivare al parto. Il tipo di
attività che svolge ogni singola classe, tuttavia, non è
definibile con precisione, perché, come si è detto, in
questo caso le variabili sono molte.
Generalità sull'insegnamento dell'educazione
sessuale [modifica]
Aspetti dell'educazione sessuale fanno parte
del curriculum di molte scuole in tutto il mondo, ma
in molti Paesi rimane materia controversa,
specialmente per quanto riguarda l'età in cui si
dovrebbe cominciare a impartire agli studenti tale
educazione, che tipo di dettagli e quali argomenti si
debbano toccare. Nel 1936, Wilhelm Reich scrisse che
l'educazione sessuale dei suoi tempi era diseducativa
perché si limitava alla biologia, senza toccare gli
aspetti psicologici dell'attrazione e delle pulsioni, che
erano quelli a cui gli adolescenti erano più
interessati [1]
In molti Paesi, l'educazione sessuale è oggetto di
animate discussioni. I punti che più generano
controversia sono: se sia bene includere argomenti
come la sessualità infantile, l'uso di anticoncezionali
come il profilattico e la "pillola" e i loro possibili
benefici nel limitare il numero di figli nati fuori del
matrimonio, le ragazze madri e le malattie trasmesse
sessualmente, come l'AIDS. La recente campagna
contro il sesso prematrimoniale portata avanti da
gruppi conservatori negli USA è stata la causa
principale di queste controversie. Dal punto di vista
statistico si può notare come Paesi con tradizioni
conservatrici verso l'educazione sessuale, inclusi
l'Inghilterra e gli Stati Uniti, hanno una percentuale
più elevata di malattie sessuali e di ragazze-madri.
Il difforndersi dell'AIDS ha dato nuovo impulso
all'importanza dell'educazione sessuale. In molte
nazioni dell'Africa dove l'HIV-AIDS è a livello
epidemico, l'educazione sessuale è considerata dalla
gran parte degli scienziati come una strategia
essenziale del Ministero della Salute di ogni Paese.
Alcune organizzazioni internazionali come Planned
Parenthood ritengono che i programmi di educazione
sessuale portino benefici a livello globale, come per
esempio il controllo del rischio
di sovrappopolazione e il progresso dei diritti delle
donne.
L'educazione sessuale nel mondo [modifica]
Stati Uniti [modifica]
Negli USA quasi tutti gli studenti ricevono qualche
forma di educazione sessuale almeno una volta nella
Scuola Media inferiore o superiore. Molte scuole
cominciano a trattare qualche argomento negli ultimi
anni delle elementari. Ad ogni modo, ciò che gli
studenti imparano varia molto da scuola a scuola
perché le decisioni sul curriculum sono
decentralizzate . Molti Stati hanno leggi che regolano
quanto si insegna nelle lezioni di educazione sessuale,
ma lasciano comunque decidere ai genitori se
permettere ai figli di seguirle. Alcuni Stati lasciano ai
singoli distretti scolastici le decisioni sul curriculum.
Per esempio, in una ricerca del 1999, il Guttmacher
Institute ha trovato che nella maggioranza dei corsi di
educazione sessuale nella Scuola Media inferiore e
superiore si spiegavano argomenti come il passaggio
alla maturità sessuale-pubertà, l'HIV, le Malattie
sessualmente trasmissibili, l'astinenza (castità), il
problema delle ragazze-madri e come resistere alla
pressione dei coetanei. C'era invece notevole disparità
di trattazione su altri argomenti come i
metodi anticoncezionali e di prevenzione delle
malattie, le tendenze sessuali, la violenza sessuale e la
pratica e l'etica circa l'aborto.
In America, l'educazione sessuale si insegna in due
forme principali: quella completa e quella che si
limita alla sola astinenza. L'educazione sessuale
completa tratta anche dell'astinenza come di una
scelta valida, ma insegna al tempo stesso i metodi di
contraccezione e di prevenzione delle malattie, per gli
studenti sessualmente attivi. Una ricerca effettuata nel
2002 dalla Kaiser Family Foundation ha trovato che il
58% dei presidi delle Scuole Medie inferiori e
superiori affermavano che il loro programma di
educazione sessuale era completo.
L'educazione sessuale focalizzata
sull'astinenza (castità) insegna ai ragazzi e ragazze
che dovrebbero rimanere sessualmente astinenti fino
al matrimonio e non provvede informazioni sui
contraccettivi. Nella ricerca della Kaiser, il 34% dei
presidi di Scuola Media superiore affermavano che il
principale messaggio del loro programma consisteva
nell'astinenza.
La differenza tra questi due approcci e il loro impatto
sul comportamento dei giovani rimane argomento
controverso negli USA. A partire dal 1991 la
percentuale di ragazze-madri è diminuita
notevolmente e una leggermente più alta percentuale
di giovani afferma di osservare l'astinenza. Tuttavia,
gli USA hanno ancora la più alta percentuale di
ragazze-madri e delle Malattie trasmesse sessualmente
tra i giovani di tutto il mondo industrializzato. Da
statistiche condotte per vari anni risulta che la grande
maggioranza degli Americani sono in favore di
programmi completi di educazione sessuale, a
preferenza di quelli che insegnano solo l'astinenza. Di
recente invece, gli educatori che favoriscono
l'astinenza hanno pubblicato dati statistici con risultati
totalmente opposti. I sostenitori dell'educazione
sessuale completa spiegano che i rapporti sessuali tra i
giovani sono un dato di fatto e che quindi è di somma
importanza provvedere informazioni circa i rischi e i
metodi per evitarli. Sottolineano anche che la
mancanza di tale informazione fa crescere la
percentuale di gravidanze indesiderate e di malattie.
D'altro canto, i paladini dell'educazione sessuale
focalizzata sull'astinenza sono contrari ai programmi
che non insegnano la responsabilità morale del
comportamento. Sostengono che l'insegnamento di
una moralità che limita i rapporti sessuali solo
all'interno del matrimonio è "salutare e costruttivo" e
che le informazioni sul comportamento sessuale non
accompagnate dal contesto etico possono portare a
pratiche immorali e dannose. In questa ultima decade,
il governo federale ha appoggiato i programmi che
insegnano solo l'astinenza destinando ad essi oltre un
miliardo di dollari. Alcuni Stati, come la California,
rifiutano i finanziamenti in modo da poter continuare i
programmi completi di educazione sessuale. Gli altri
Stati che hanno seguito la California in questa
decisione sono il Connecticut, il Maine, il Montana, il
New Jersey, la Pennsylvania, l'Ohio, il Rhode Island,
il Washington e il Wisconsin. Il finanziamento per uno
dei due più importanti programmi di sola astinenza, il
Titolo V, è stato esteso solo fino alla fine del 2007. Il
Congresso sta decidendo se prolungarlo.
I risultati del crescente numero di programmi di sola
astinenza rimangono problematici. Fino ad oggi non è
stata pubblicata nessuna ricerca atta a provare che i
programmi di sola astinenza hanno fatto spostare l'età
dei primi rapporti tra i giovani. Nel 2007, una ricerca
commissionata dal Congresso USA ha appurato che
gli studenti delle Scuole Medie inferiori che avevano
seguito i programmi di educazione sessuali di sola
astinenza avevano la stessa incidenza di rapporti
prematrimoniali e di uso di contraccettivi rispetto a
quelli che non avevano seguito tale programma. I
sostenitori dei programmi di sola astinenza hanno
obiettato che la ricerca è poco credibile perché il
campione era troppo piccolo ed è cominciata quando i
programmi erano ancora all'inizio. Inoltre, altre
ricerche hanno invece dimostrato effetti positivi.
Europa [modifica]
• In Inghilterra e nel Galles, l'educazione sessuale
nelle scuole pubbliche non è obbligatoria e i
genitori possono non permettere ai loro figli di
partecipare alle lezioni. Il programma si
focalizza sugli organi di riproduzione, lo
sviluppo del feto e i cambiamenti fisici e
psicologici della pubertà. Le informazioni circa
i contraccettivi e la prevenzione delle malattie
sono a discrezione delle scuole locali.
L'Inghilterra ha una delle percentuali più alte di
ragazze-madri d'Europa e l'educazione sessuale
è un argomento molto dibattuto dal governo e
dai media. In una ricerca condotta nel 2000
dall'Università di Brighton, molti quattordiciquindicenni hanno manifestato disappunto sui
contenuti delle lezioni di educazione sessuale.
Hanno percepito una mancanza di fiducia verso
gli insegnanti che impediva loro di fare
domande esplicite sui contraccettivi.
• In Scozia, il principale programma di
educazione sessuale si chiama "Sano Rispetto"
(Healthy Respect) e si concentra non solo sugli
aspetti biologici della riproduzione ma anche
sui rapporti umani e le emozioni. Il programma
comprende anche le informazioni sui
contraccettivi e le malattie, per incoraggiare una
buona salute sessuale. Dato che le Scuole
Cattoliche si sono rifiutate di adottare questo
programma, ne è stato preparato un altro
specifico per queste scuole. Finanziato
dallo Scottish Executive, il programma,
denominato "Chiamata all'Amore" (Call to
Love) incoraggia i giovani a rimandare i
rapporti sessuali al matrimonio e non dà
informazioni sui contraccettivi. In questo modo
è una forma di educazione sessuale di sola
astinenza.
• In Francia, l'educazione sessuale fa parte dei
programmi scolastici fin dal 1973. Le Scuole
sono tenute a impartire 30-40 ore di educazione
sessuale e distribuire profilattici agli studenti di
terza media e prima superiore. Nel gennaio
2000, il Governo francese ha lanciato una
campagna sui contraccettivi con spot
pubblicitari su radio e TV, e la distribuzione di
5 milioni di opuscoli sullo stesso argomento
agli studenti delle Scuole Superiori.
• In Germania, l'educazione sessuale fa parte dei
programmi scolastici fin dal 1970. Di solito
include tutti gli argomenti riguardanti il
processo di maturazione dal punto di vista
biologico, psicologico e sociale: i cambiamenti
nel corpo, la riproduzione, le emozioni, l'atto
sessuale, la vita di coppia, l'omosessualità, le
gravidanze non volute, le complicazioni
dell'aborto, i danni della violenza sessuale,
compresa quella sui minori e le malattie. A
volte comprende altri argomenti discrezionali
come le posizioni dell'atto sessuale. La gran
parte delle scuole offre lezioni sull'uso corretto
dei contraccettivi. Ci sono anche altri mezzi di
comunicazione che trattano l'educazione
sessuale, al primo posto la rivista per giovani
"Bravo", che contiene sempre una sezione dove
i giovani rivolgono domande sulla sessualità e
la vita di coppia.
• In Olanda dalla fine del 1980 il Governo
sponsorizza il programma "Amore per tutta la
vita" (Lang leve de liefde), che ha lo scopo di
dare ai giovani le conoscenze sufficienti perché
prendano decisioni ragionate in materia di
salute e sessualità. In quasi tutte le Scuole
Medie inferiori e superiori si trattano argomenti
di educazione sessuale nei corsi di biologia e in
oltre la metà delle scuole elementari si comincia
a parlare di sessualità e metodi contraccettivi. Il
programma verte tanto sugli aspetti biologici
che su quelli morali e psicologici, come ad
esempio l'importanza di capacità comunicative
e di compromesso all'interno della coppia. I
mass media incoraggiano il dialogo aperto
sull'argomento e la Sanità Pubblica garantisce ai
cittadini riservatezza e atteggiamento neutrale.
L'Olanda ha una delle percentuali più basse di
ragazze madri al mondo e il sistema olandese è
spesso considerato un esempio per gli altri
Paesi.
• In Svezia, l'educazione sessuale fa parte
integrante dei programmi scolastici fin dal
1956. Si comincia a trattare gli argomenti dalle
prime classi elementari e si continua per tutti gli
anni, all'interno di argomenti disparati quali la
biologia e la storia.
• In Finlandia, la Population and Family Welfare
Federation distribuisce a tutti i quindicenni un
kit introduttivo di educazione sessuale che
include un opuscolo, un profilattico e il video di
una storia d'amore in cartoni animati.
Asia [modifica]
I programmi di educazione sessuale sono a differenti
livelli di sviluppo nei vari Paesi.
• L'Indonesia, la Mongolia, la Corea del Sud e
lo Sri Lanka hanno direttive governative
sistematiche per insegnare argomenti sessuali
nelle scuole.
• La Malesia, le Filippine e la Thailandia stanno
sviluppando dei programmi specifici per gli
adolescenti, con lezioni, messaggi sui media e
materiali didattici. *L'India dispone di
programmi che si indirizzano agli studenti delle
scuole dai nove ai sedici anni. Le lezioni si
inseriscono in varie parte del curriculum e
generalmente includono aperti scambi di
opinione tra studenti e professori. In India, si sta
svolgendo un vivo dibattito circa gli argomenti
dell'educazione sessuale, specialmente sul
problema se sia il caso di ampliarlo.
• Il Bangladesh, il Myanmar, il Nepal e
il Pakistan non hanno al momento programmi
coordinati di educazione sessuale.
• In Giappone, l'educazione sessuale è
obbligatoria a partire dai dieci o undici anni, e
tocca principalmente gli aspetti biologici, come
la mestruazione e l'eiaculazione.
• In Cina, l'educazione sessuale tradizionalmente
consiste nella lettura del capitolo dedicato alla
riproduzione umana sui testi di biologia. Ma nel
2000 l'Associazione Cinese di pianificazione
Familiare ha introdotto un progetto
quinquennale per "promuovere l'educazione alla
salute sessuale tra gli adolescenti e i giovani
cinesi non sposati" in dodici distretti urbani e
tre contee. In questo programma si toccano
anche argomenti come gli aspetti psicologici e
relazionali dell'attività sessuale e la prevenzione
delle malattie sessuali.
La International Planned Parenthood Federation e
la BBC World Service hanno trasmesso una serie di
12 puntate sotto il nome di Sexwise, in cui si discute
di educazione sessuale, educazione alla vita in
famiglia, contraccettivi e educazione dei figli. È stato
stato lanciato in anteprima nei Paesi asiatici.
Africa [modifica]
Poster che mettono in guardia contro il pericolo
dell'AIDS ad Abidjan in Costa d'Avorio
L'educazione sessuale in Africa si concentra sulla
battaglia contro l'HIV/AIDSS, che ha raggiunto livelli
epidemici. La maggioranza dei governi hanno stabilito
programmi di educazione contro l'AIDS in accordo
con l'Organizzazione Mondiale della Sanità e ONG
internazionali. Questi programmi di solito insegnano
gli elementi di base della prevenzione contro l'HIV, e
sono stati spesso sostenuti dall'amministrazione Bush.
Si tratta di una combinazione di astinenza, fedeltà alla
moglie e uso del profilattico. Gli sforzi di queste
campagne educative sembra che comincino a portare
frutti.
• In Uganda, l'uso del preservativo è aumentato, i
giovani stanno procrastinando l'epoca del primo
rapporto e la percentuale generale dell'AIDS sta
diminuendo.
• In Egitto nelle scuole pubbliche si insegnano ai
tredici-quattordicenni nozioni circa il sistema
riproduttivo maschile e femminile, gli organi
sessuali, tecniche contraccettive e le malattie
sessuali. È in corso una collaborazione tra
l'UNDP, l'UNICEF, e i ministeri della salute
pubblica e dell'educazione per espandere
l'educazione sessuale anche nelle zone di
campagna, e informare la gente sui pericoli
della circoncisione femminile - clitoridectomia.
Educazione sessuale ed aspetti religiosi [modifica]
Molte religioni intervengono in materia di rapporti
sessuali e, quindi, di educazione sessuale. Il tipo di
organizzazione statale influisce fortemente su questo
aspetto. Per alcuni è compito dello stato insegnare
questa materia, per altri tale compito è prerogativa
della famiglia. L'enorme differenziazione delle
posizioni rende impossibile trattare esaurientemente
questo tema, e si rimanda alle voci delle singole
confessioni religiose per i necessari approfondimenti.
Educazione sessuale corretta, cioè adatta ad ogni
individuo [modifica]
Il figlio cerca il consiglio del padre sull'amore Un
padre offre consiglio sull'amore al figlio. Il suo
consiglio consiste nel scegliere l'amante che lo
desidera per la sua bellezza interiore.
Se si dimentica che ogni essere umano è un individuo,
che merita rispetto in ogni sua espressione, alla sola
condizione che sia rispettata la libertà di tutti, possono
insorgere problematiche riguardo all'insegnamento
dell'educazione sessuale, frutto dipregiudizio o di
rifiuto di chi viene ritenuto diverso o malato.
Le lesbiche, i gay, ibisex, e i transessuali (LGBT),
(anche se non sempre i ragazzi, data la loro giovane
età, si rendono ancora pienamente conto della loro
inclinazione sessuale) possono subire azioni
discriminatorie, che vanno dal bullismo,
alla violenza al rifiuto durante le lezioni di educazione
sessuale. I loro problemi possono essere ignorati,
talvolta anche per la discrezione o il timore degli
stessi ragazzi che non hanno la possibilità o il
coraggio di manifestare la loro posizione. Una corretta
educazione sessuale prevede spazi anche per questi
temi, e la sensibilita di alcuni insegnanti può superare
le difficoltà iniziali. In assenza di aperte discussioni,
questi giovani, in una fase delicata della loro crescita,
se non aiutati correttamente come tutti gli altri,
possono subire danni alla loro personalità.
Studi sull'insegnamento dell'educazione
sessuale [modifica]
Il dibattito sulle ragazze-madri e le malattie sessuali
ha fatto nascere ricerche sulla reale efficacia dei vari
approcci all'educazione sessuale. In una analisi
comparativa, DiCenso et al. hanno messo a confronto
i programmi di educazione sessuale completa con
quelli di sola astinenza. La loro analisi di varie
ricerche ha dimostrato che i programmi di sola
astinenza non riducono il tasso di gravidanze non
volute tra le donne che li hanno frequentati, anzi lo
aumentano. I ricercatori concludono: '"Ci sono buone
prove indicanti che i programmi di educazione
sessuale dovrebbero cominciare molto prima di
quanto si fa oggi. Dobbiamo investigare i fattori
sociali che determinano le gravidanze non volute
tramite vaste ricerche su differenti fasce di età a
partire dai primi anni di vita e utilizzarle poi nei futuri
programmi di prevenzione. Dovremmo esaminare con
cura i Paesi con bassa percentuale di ragazze-madri.
Per esempio l'Olanda ha uno dei tassi più bassi al
mondo (8.1 per 1000 tra le ragazze dai 15 ai 19
anni). Ketting & Visser hanno pubblicato un'analisi sui
motivi di tale successo. Questa tavola comparativa
mostra le notevoli differenze con altre nazioni:
• 93.0 per 1000 negli Stati Uniti
• 62.6 per 1000 in Inghilterra and Galles
• 42.7 per 1000 in Canada
• 15.1 per 1000 in Belgio (1996)
Un altro modo per verificare se certi tipi di programmi
di educazione sessuale sono più produttivi di altri
consiste nell'esaminare programmi che funzionano
con altri tipi di comportamenti pericolosi negli
adolescenti. Per esempio, Botvin et al. hanno trovato
che programmi scolastici tesi a prevenire l'uso della
droga nelle Scuole Medie inferiori (dodiciquattordicenni) hanno portato a notevoli e durevoli
riduzioni dell'uso ditabacco, bevande
alcoliche e Cannabis a condizione che vi fosse
insegnata una combinazione di tecniche per resistere
alle pressioni sociali e di abilità generiche di vita
pratica, che fossero ben condotti e che includessero
almeno due anni di lezioni periodiche di richiamo.
Occorre anche notare che poche iniziative educative e
mediche sono progettate tenendo presente i
suggerimenti degli adolescenti. Questi hanno
suggerito che tali iniziative dovrebbero essere più
pragmatiche, con meno enfasi sulla biologia e su
tattiche di spavento. Dovrebbero dare più spazio alle
tecniche di patteggiamento e di buona comunicazione
nelle relazioni sessuali. Inoltre, nomi e indirizzi di di
cliniche specializzate in sanità sessuale dovrebbero
essere visibili nelle zone più frequentate dai giovani,
come per esempio le toilettes delle scuole e i
supermercati. Una rivista americana, Emerging
Answers, pubblicata dalla National Campaign to
Prevent Teenage Pregnancy ha esaminato 250
ricerche effettuate su vari programmi di educazione
sessuale. La rivista è giunta alla conclusione che "la
grande maggioranza dei dati raccolti dimostra che
l'educazione sessuale che tratta anche degli
anticoncezionali non induce chi vi ha partecipato a più
frequente attività sessuale."
Come raggiungere il piacere sessuale :
Ciascuna delle zone erogenee provoca una sensazione
di piacere particolare e, di conseguenza gli orgasmi
sono diversi. Per questo è possibile sperimentare due
tipi differenti di orgasmo o provare una combinazione
dei due.
La differenza la fanno la sensibilità generica della
propria personalità, e la sensibilità delle zone in ogni
persona.
Si può procurare col coito, il sesso orale e la
masturbazione.
In tutti e tre i modi, il corpo attraversa le stesse fasi
che portano all'orgasmo:
eccitazione,
inizio del piacere,
culmine del piacere,
rilassamento.
Il cervello può cominciare il processo di eccitazione
attraverso tutti i tipi di stimoli dei nostri sensi. Visivi,
olfattivi, uditivi, tattili.
Ma anche e soprattutto attraverso immagini mentali e
concetti.
Il sesso può rientrare all'interno dell'insieme dei
divertimenti.
Il divertimento è l'operazione mediante cui si
distoglie un essere umano dagli affanni procurandogli
piacere.
Tuttavia il divertimento può diventare una fuga dalla
realtà e negare la nostra reale felicità.
L'altro ci eccita quando ci comunica che ha il
desiderio di procurarci piacere. Più vediamo desiderio
di procurarci piacere più ci eccitiamo.
Un orgasmo è qualcosa in più della semplice
liberazione della tensione muscolare e del successivo
rilassamento : è l'estasi.
La masturbazione:
La masturbazione ci distingue dagli animali.
È la modalità predominante di espressione sessuale
per la maggior parte degli adolescenti maschi, mentre
questo avviene in misura minore per le femmine.
È utile per una maggiore conoscenza della propria
sessualità e di ciò che produce piacere, fondamentale
per i successivi rapporti a due.
Il vissuto psichico dell'atto masturbatorio può essere
diverso per i due sessi.
I giochi sessuali, sono più frequenti fra ragazzi che fra
ragazze; l'autoerotismo degli adolescenti maschi è
orientato all'orgasmo e la logica estensione di questo
comportamento è quella di portare anche il partner
sessuale verso l'orgasmo; il pensiero delle adolescenti,
invece, circa le relazioni sentimentali, è più legato al
processo, all'intimità, alla relazione con l'altro.
Entrambi i sessi vivono un periodo di soglia, di
posizione limite nel passaggio dal mondo delle
immagini e dell'investimento oggettuale, propri
dell'infanzia, al mondo della realtà e dell'investimento
eterosessuale.
Tra il disinvestimento delle reappresentazioni degli
oggetti familiari e l'investimento dei nuovi oggetti
d'amore si crea un vuoto oggettuale. In questo periodo
l'adolescente riversa la libido su se stesso sia per
evitare la frammentazione del proprio ego,
conseguenza del deterioramente doella relazione tra sé
e il genitore, sia per evitare che essa vada dispersa.
Nel suo sviluppo normale questo riflusso libidico non
costituisce una scelta oggettuale narcisistica, ma uno
stadio transitorio che precede la capacità di trovare un
oggetto eterosessuale.
Il principale tra gli elementi che ostacolano la spinta
in avanti nelle relazioni d'oggetto per un
coinvolgimento con oggetti reali è l'aumento del
narcisismo che caratterizza la prima adolescenza.
Ci sono tre possibili vie che portano alla scelta di un
oggetto per gli adulti nell'ambiro della influenza del
narcisismo.
La prima è una scelta d'oggetto che si basa sulle
caratteristiche della persona ed è di tipo narcisistico.
La seconda è la scelta d'oggetto che si basa sulle
caratteristiche di coloro che hanno allevato il bambino
ed è definita di tipo analitico. La terza via comporta la
ricerca di un oggetto nella realtà.
Il processo di ricerca nell'adolescenza è accompagnato
da tre bisogni, che spesso sono intrecciati tra loro e al
tempo stesso contraddittori:
Bisogno di sicurezza personale.
Bisogno di intimità.
Bisogno di soddisfazione del desiderio sessuale.
L'interrelazione tra diversi bisogni, in questo periodo,
attiva un conflitto tra il bisogno di intimità e il
desiderio sessuale.
Nello stabilire le relazioni di intimità e di
collaborazione con l'altro sesso, gli adolescenti si
imbattono in alcune difficoltà, in particolare
nell'imbarazzo, nella diffidenza e nelle precauzioni
eccessive.
Un segno molto comune del conflitto tra questi due
potenti sistemi motivazionali si trova spesso, negli
adolescenti, sottoforma di separazione delle persone.
Fra le persone verso le quali si possono provare
motivazioni e desideri sessuali e persone che verranno
invece cercate per il sollievo della solitudine, per
l'intimità e per l'amicizia.
La distinzione quindi fra ragazze “sexy” e “brave
ragazze”: alle prime si pensa per un contatto genitale,
alle seconde per un'amicizia e per una eventuale
possibilità di matrimonio.
Questo comportamento può creare una frattura nella
personalità, una disistima di sé e l'inizio di una intensa
attività autosessuale in cui il desiderio viene
soddisfatto come meglio si può.
Quest'atto causa paura, vergogna, disgusto e
depressione.
La difesa più comune per la vergogna è il tenere
segreto l'atto della masturbazione. Farlo in un luogo
chiuso a chiave, non facendo rumore, e non parlarne
in giro.
Perché al contrario di quando ci si alimenta non ci si
masturba in pubblico? L'odore delle secrezioni, e la
visione dei genitali provocano sofferenza. Tuttavia lo
stesso odore e la stessa visione possono eccitare ed
essere ricercati da qualcun altro.
C'é anche la paura di creare dipendenza
(assuefazione).
Non tutte le ragioni per l'autoerotismo sono valide. Si
può attuare compulsivamente o per assuefazione, e
fuori controllo.
Esercizio:
fai un inventario delle abitudini sessuali della tua vita:
attitudini, sentimenti ed esperienze
Cerca di capire cosa ha fatto scattare in te l'istinto
sessuale.
Cliente e prostituta in una illustrazione greca
Rapporto sessuale di Julie e un atleta, disegno
di Agostino Carracci
La pornografia (dal greco πόρνη, porne, "prostituta"
e γρἄφή, graphè, "disegno" e "scritto,
documento"[1] e, quindi, letteralmente "scrivere su" o
"disegnare prostitute") è la raffigurazione esplicita di
soggetti erotici e sessuali, in genere ritenuti osceni,
effettuata in diverse forme: letteraria, pittorica,
cinematografica, fotografica.
Ogni essere umano ha normalmente
delle fantasie erotiche, cioè usa l'immaginazione per
rappresentarsi delle scene eccitanti eroticamente,
senza altro scopo che l'eccitazione in sé: la
pornografia è la concretizzazione di queste fantasie in
immagini, disegni, scritti, oggetti o altre produzioni.
Poiché molte persone hanno fantasie erotiche simili,
di solito il materiale pornografico prodotto da un
singolo, con le scene della sua immaginazione erotica,
risulta eccitante anche per molti altri. Anche se la
pornografia è stata usata anche come semplice
ingrediente di opere artistiche più articolate, il fine
della pornografia è basicamente quello di indurre uno
stato di eccitazione sessuale.
Il termine ha iniziato ad essere impiegato con questo
significato agli inizi del XIX secolo, per poi
diffondersi nei decenni successivi[2] allo scopo di
distinguerla dal concetto di arte.
Generalmente, negli ordinamenti giuridici occidentali
non è considerata illegale, ma in determinati contesti è
(o è stata) soggetta a censura, e ne viene vietata la
visione (in particolare a minorenni).
Da sempre si è dibattuto sul mutevole confine tra arte,
erotismo e pornografia.
Indice
[nasco
ndi]
• 1 Stori
a della
pornog
rafia
• 2 Form
e di
pornog
rafia
• 2
.
1
S
t
a
m
p
a
• 2
Storia della pornografia [modifica]
Affresco sulla parete di un postribolo aPompei
La pornografia intesa come raffigurazione di
situazioni erotiche o scene di sesso ha origini molto
antiche: forme di rappresentazione esplicita di atti
sessuali sono testimoniate presso la maggior parte
delle civiltà della storia, ed è questione controversa se
l'importanza relativa della pornografia sia correlata
con il "grado di civiltà" di un popolo.
Certamente la pornografia intesa nel senso corrente è
un fenomeno moderno, nato come detto
precedentemente agli inizi del XIX secolo;
nell'esaminare la storia di questo fenomeno, quindi,
occorre estendere l'accezione di pornografia ed
intendere qualsiasi genere di rappresentazione
esplicita di atti sessuali, nudità e così via; tenendo
però presente che, al di fuori di alcuni casi, non
sempre è ipotizzabile che tale rappresentazione avesse
lo scopo di provocare eccitazione nell'osservatore.
Le donne nude e le attività sessuali sono descritte in
maniera minuziosa nell'arte paleolitica (vedi ad
esempio la Venere di Willendorf), tuttavia, non è
sicuro che lo scopo di tali opere fosse il risveglio
sessuale, dato che tali immagini possono avere
preferibilmente un'importanza spirituale.
Inoltre, proprio in questa epoca sorsero le
famose case chiuse (definite bordelli dal linguaggio
popolano), che avevano come segno distintivo alcuni
disegni pornografici affissi nella porta d'ingresso, ed
erano contrassegnati da lucerne a tre
bocche. [senza fonte]
Relativamente all'epoca romana, a Pompei sono
tuttora in perfetto stato di conservazione i lupanari,
case chiuse sulle cui pareti sono ancora presenti
rappresentazioni pornografiche. Inoltre sono state
recentemente notate raffigurazioni degli organi
sessuali maschili e femminili eseguita in alcune
strade: per gli organi femminili era segno che la strada
in cui ci si trovava era frequentata da prostitute; per
l'organo sessuale maschile invece il discorso è
diverso: ve ne erano moltissimi scolpiti o disegnati
per le vie di Roma. infatti, l'organo maschile eretto era
un simbolo portafortuna, da cui è derivato il nostro
cornino di corallo. Una particolare sezione del Museo
archeologico nazionale di Napoli(vietata ai minori di
14 anni e ai minori di 18 non accompagnati) contiene
tutto quello che di pornografico è stato trovato negli
scavi archeologici di Pompei: statue, affreschi,
suppellettili (e persino giocattoli erotici), che ci fanno
supporre che all'epoca questo tipo di raffigurazioni
fossero comunemente diffuse.
Nell'aprile del 2005 alcuni archeologi
della Germania hanno notato un grosso disegno, di
circa 7.000 anni fa, raffigurante un uomo che si piega
sopra una donna nel tentativo di veder soddisfatte le
proprie richieste sessuali. Tale figura è stata
chiamata Adonis von Zschernitz.
Per molto tempo ed, in parte, anche oggi, la
pornografia è diventata bersaglio di lazzi e gag
umoristiche o satiriche. Addirittura, nel 1920, furono
pubblicati negli Stati Uniti d'America, alcuni fumetti
d'impronta comica che prendevano bonariamente in
giro il mondo della pornografia. Il titolo era Le Bibbie
di Tijuana.
Nella seconda metà del XX secolo, la pornografia si è
evoluta negli USA grazie ad alcune riviste
specializzate per soli uomini, quali a
esempioPlayboy e Uomo Moderno (entrambe fondate
nel 1950). Questi periodici hanno ritratto donne
famose completamente nude.
Dal 1960 in poi queste riviste hanno cercato una
forma di raffigurazione sessuale più esplicita. Tale
ricerca è terminata negli anni novanta, quando erano
ormai inseriti articoli ed immagini riguardanti
l'amore lesbico, l'omosessualità, la penetrazione,
il sesso di gruppo, il feticismo sessuale.
Forme di pornografia [modifica]
Rappresentazione pornografica cinese.
Stampa [modifica]
Le forme più diffuse della pornografia sono foto che
ritraggono donne in atteggiamenti sessuali espliciti,
immagini di rapporti
sessuali eterosessuali o omosessuali con due, tre o più
persone coinvolte.
La stampa dedicata alla pornografia è un mercato che
non conosce recessione, composto da centinaia di
pubblicazioni periodiche come a
esempio Penthouse, Hustler, Private e altre. Altre
riviste sono in forma di fotoromanzo porno.
Pubblicazioni di notevole successo commerciale sono
i fumetti porno che in Italia e Giapponesono disegnati
da fumettisti di fama mondiale. Fra i maggiori autori
italiani in questo campo troviamo Guido
Crepax , Milo Manara e Giovanna Casotto .
Cinema [modifica]
Per approfondire, vedi le voci Cinema pornografico e Pubbl
spettacoli osceni.
La cinematografia ha sempre avuto interesse per la
pornografia ma ha trovato ostacoli nelle legislazioni
delle varie nazioni. Attualmente il genere del cinema
porno è un notevole affare commerciale nelle nazioni
dove è consentito.
Letteratura, musica, arte [modifica]
La Fornarina, celebre opera di Raffaello, un tempo
veniva considerata "oscena" e "scandalosa". Oggi
invece tutti i critici d'arte sono concordi nel dire che si
tratta di un grande capolavoro artistico.
Contenuti pornografici sono presenti in ogni forma di
comunicazione artistica, come pubblicazioni letterarie
(romanzi, racconti, fumetti ecc.).
Esistono forme artistiche con contenuti erotici da
alcuni assimilate alla pornografia, in letteratura
(valgano per tutti gli esempi di La chiave, dello
scrittore giapponese Junichiro Tanizaki, tutta la
bibliografia del Marchese de Sade e la letteratura
popolare inglese che ha preceduto il romanzo Moll
Flanders di Daniel Defoe), nei fumetti (il
genere hentaigiapponese), nell'arte (La
fornarina di Raffaello), nella poesia
(Catullo, Marziale, Tibullo,Properzio, Ovidio, Gabriel
e D'Annunzio e il "divino" Aretino) e nella musica (ad
esempio il brano allora giudicato scandaloso Je
t'aime... moi non plus di Serge Gainsbourg e Jane
Birkin).
Nella pittura e nella fotografia numerosissimi sono i
casi di nudità al confine con la pornografia.
Pornografia ed internet [modifica]
« Il tuo è il sito web non-porno più visitato di Internet: sei al
trilionesimo posto! »
(dai Simpson)
La grande disponibilità di pubblico e l'economicità del
mezzo, rendono Internet un mezzo molto usato per la
distribuzione e la fruizione di materiali a contenuto
pornografico. Di fatto, con l'avvento di internet,
soprattutto, per la diffusione di sistemi quali il file
sharing(condivisione di file), la pornografia è divenuta
immediatamente e anonimamente disponibile
ovunque e per chiunque. L'ultima conseguenza di
questo fenomeno ha, innanzitutto, mitigato il generico
sentimento di condanna di fronte a questa forma
espressiva, dall'altro ha agevolato l'esplosione o
larghissima diffusione di fenomeni quali il genere
"amatoriale", consistente nella realizzazione di foto e
video di carattere porno-erotico ritraente persone
comuni (spesso gli stessi soggetti autori del prodotto).
L'impossibilità di individuare talvolta tali individui è
data dalla loro abilità (anche dietro commissione) di
far rimbalzare il proprio ip attraverso server che non
sono raggiungibili dai tecnici delle forze
dell'ordine perché ubicati in paesi come quelli dell'Est
Europa, dell'Asia e del sud America dove non c'è
collaborazione con le forze dell'ordine
locali[senza fonte].
Oltre al file sharing, altro canale principale di
distribuzione della pornografia via internet è
rappresentato dai siti a pagamento, un'attività sempre
più lucrosa per i produttori di materiale professionale
che stanno privilegiando il web ai canali di
distribuzione classici quali edicole,videoteche e sexy
shop.
Pedopornografia e pornografia minorile [modifica]
Per approfondire, vedi le voci Pedopornografia e Pornograf
minorile.
La pedopornografia è la pornografia in cui sono
raffigurati soggetti in età pre-puberale. Si tratta
dunque di materiale pornografico destinato a individui
affetti da pedofilia, ossia la devianza sessuale che
consiste nell'attrazione sessuale per i bambini.
La pedopornografia viene tuttavia spesso
erroneamente confusa con la pornografia minorile,
ossia il materiale pornografico in cui sono coinvolti
individui che, pur non avendo ancora raggiunto la
maggiore età, hanno già subito le trasformazioni
fisiche e mentali proprie dellapubertà o che hanno
comunque raggiunto l'età del consenso. Tale
confusione nasce probabilmente dal fatto che in molte
legislazioni viene considerata illegale e punita non
solo la pedopornografia in quanto tale, ma più in
generale qualsiasi forma di pornografia minorile, ossia
la la produzione, distribuzione e detenzione di
materiale pornografico coinvolgente minori.
In Italia la detenzione, la diffusione e la produzione di
pornografia minorile sono punite secondo gli articoli
600 e seguenti del codice penale. È da notare, a questo
proposito, che, sia in Italia che in altre nazioni, è
punita anche la produzione e successiva detenzione di
materiale non destinato alla diffusione (cfr. l'eventuale
caso di minori che riprendano volontariamente le
proprie esperienze sessuali).
Bisogna tuttavia considerare che il raggiungimento
della maggiore età è diverso da paese a paese (14, 16,
17, 18, 21 o addirittura 23 anni), ragion per cui è
possibile che un prodotto pornografico coinvolgente
attori diciottenni, perfettamente legale in una nazione,
sia illegale in un'altra e viceversa. In altri casi la
soglia di età per cui immagini di nudo o pornografiche
venivano considerate pedopornografia è stata elevata
a più riprese, per cui materiale legale e presente in
commercio alcuni decenni prima è poi divenuto
illegale (cfr. ad esempio la Gran Bretagnadove
il Protection of Children Act del 1978 ha definito
"bambini" tutte le persone sotto i 16 anni, modificato
poi dal Sexual Offences Act del 2003 che ha alzato lo
spartiacque fino ai 18 anni). Allo stesso modo alcune
nazioni differenziano le età da cui sono permessi il
semplice nudo, rispetto a quelle in cui sono permesse
le rappresentazioni di atti sessuali espliciti.
È da ricordare, infine, che la punibilità della
diffusione di prodotti pornografici con protagonisti
soggetti minorenni prescinde dal vizio di volontà dei
soggetti coinvolti. Se, ad esempio, due adolescenti
girassero un filmato pornografico amatoriale che li
ritrae coinvolti in atti sessuali e, successivamente,
raggiunta la maggiore età, decidessero di distribuirlo,
gli stessi sarebbero perseguibili.
Pseudo-pornografia minorile [modifica]
Per far fronte ai problemi sulla legalità della
pornografia minorile, molti produttori si avvalgono di
attrici appena maggiorenni, appositamente scelte e
truccate in modo tale che sembrino ancora più
giovani. Queste attrici, insomma, nonostante siano
maggiorenni, interpretano il ruolo di minorenni.
Tuttavia in alcune nazioni, tra cui l'Italia, la
detenzione di materiale pornografico che ritrae
soggetti apparentemente minorenni è perseguibile non
diversamente dalla detenzione di materiale
pornografico minorile. Ciò si è reso, appunto,
necessario per ovviare alla difficoltà di individuare,
con certezza, l'età dei soggetti sfruttati nel mercato
pornografico clandestino.
Pornografia e censura [modifica]
Questa voce o sezione sull'argomento sociologia non ci
fonti presenti sono insufficienti.
Puoi migliorare questa voce aggiungendo citazioni da fon
attendibili seguendo le linee guida sull'uso delle fonti e i s
del progetto di riferimento.
L'origine du monde di Gustave Courbet.
L'opportunità di censurare o meno le raffigurazioni
pornografiche è da sempre all'origine di dibattiti etici
e sociali. I favorevoli alla censura credono che
un'azione legislativa più severa renderebbe la
pornografia un fenomeno meno diffuso. I contrari alla
censura sostengono che l'autodeterminazione
dell'individuo non dovrebbe essere limitata per legge
(fatti salvi i casi più aberranti). Inoltre, spesso, ciò che
un tempo era considerato pornografico o scandalistico
con le mutazioni dei costumi della società non è più
considerato tale. Per esempio tratti
delDecamerone di Giovanni Boccaccio, che fu
addirittura inserito nell'Indice dei libri
proibiti dallaChiesa cattolica, e del romanzo di David
Herbert Lawrence L'amante di Lady Chatterley, che
fu considerato nell'anno in cui fu pubblicato
(il 1928) osceno e offensivo al comune senso del
pudore.
Una questione rilevante nel dibattito sulla censura
riguarda il ruolo della pornografia nella trasmissione e
nella riproduzione di forme di oppressione e violenza
nei confronti della donna o di altre figure, e, in ogni
caso, di un uso puramente mercantile del corpo
umano. Uno degli aspetti maggiormente rimproverati
alla pornografia è l'eccessivo utilizzo del sadismo.
In Giappone ad esempio, la legge non pone limiti al
tipo di argomenti o di storie, ma proibisce di mostrare
gli organi genitali al pubblico: pertanto nei film
pornografici e nelle riviste, compresi anime e manga, i
genitali sono censurati con vari artifici grafici.
Femminismo e pornografia [modifica]
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e riferimenti bibliografici puntuali.
Sebbene vi siano una bibliografia e/o dei collegamenti est
contestualizzazione delle fonti con note a piè di pagina o
precisi che indichino puntualmente la provenienza delle in
Puoi migliorare questa voce citando le fonti più precisam
suggerimenti delprogetto di riferimento.
Lampada a olio di epoca romana raffigurante un
rapporto sessuale.
Nei movimenti femministi s'individuano due posizioni
contrapposte riguardo la pornografia. Le femministe
ad essa favorevoli, come la sociologa della
Northwestern University di ChicagoLaura Kipnis,
considerano la pornografia un aspetto positivo e
cruciale della rivoluzione sessuale che ha portato alla
liberazione della donna, contrariamente alla morale
dei conservatori, che la vedono invece come
oppressiva per le donne.
Invece secondo l'altra posizione, rappresentata
soprattutto dalla giurista Catharine MacKinnon della
University of Michigan Law School, la prospettiva
"liberazionista" della pornografia è puramente
illusoria: anzi essa, ponendo l'esposizione della
sessualità della donna al centro del suo fuoco, la
danneggia sotto vari aspetti: innanzitutto, sostenendo
unaecologia culturale sessista che si compiace di
ridurla a oggetto e merce sessuale, e di trasmetterne
un'immagine degradata. In secondo luogo, essa si
rende spesso causa o concausa di danni a persone
specifiche sia in fase di produzione (donne forzate a
posare, o riprese senza loro reale consenso alla
produzione o circolazione del materiale pornografico),
sia dopo, attraverso le modalità della diffamazione o
della molestia, o ancora fornendo una spinta verso
l'aggressione sessuale in persone predisposte.[3]
Per queste ragioni certi gruppi di femministe si sono
spinte a boicottare alcune manifestazioni
pornografiche, sia cinematografiche che letterarie. La
contestazione più curiosa è avvenuta
a Napoli nel 2000: un gruppo di femministe
battagliere ha scaraventato dei pomodori contro Tinto
Brass, il cui cinema appartiene per altro al
genere softcore e non a quello pornografico hardcore.
La pornografia secondo la Chiesa
Cattolica [modifica]
La morale cattolica da sempre condanna la
pornografia, considerata come un atto che lede
gravemente la dignità della persona umana
degradandola da fine a oggetto.
Ecco come si esprime al riguardo il Catechismo della
Chiesa Cattolica:
« La pornografia consiste nel sottrarre all'intimità dei
partner gli atti sessuali, reali o simulati, per esibirli
deliberatamente a terze persone.
Offende la castità perché snatura l'atto coniugale,
dono intimo
degli sposi l'uno all'altro. Lede gravemente la dignità
di coloro che vi si prestano (attori, commercianti,
pubblico), poiché l'uno diventa per l'altro l'oggetto di
un piacere rudimentale e di un illecito guadagno.
Immerge gli uni e gli altri nell'illusione di un mondo
irreale. È una colpa grave. Le autorità civili devono
impedire la produzione e la diffusione di materiali
pornografici »
(Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2354)
Copulazione
Il monte di venere è un cuscinetto di soffice tessuto
adiposo e ricopre l'osso pelvico. Appare coperto da un
folto vello che inizia a crescere durante la pubertà. Il
tessuto adiposo è sensibile agli estrogeni. Si pensa che
tale forma sia dovuta alla sua funzione protettiva nei
confronti degli urti continui che si producono tra le
ossa pelviche dell'uomo e della donna durante il coito,
quando la penetrazione avviene frontalmente. Anche
se è stato ed è di moda depilarsi il vello pubblico,
questa pratica non è del tutto consigliabile, poiché una
delle funzioni del vello è quella di proteggere
l'ingresso nella vagina da infezioni e malattie.
Le grandi labbra sono due pieghe di pelle che, in
alcuni casi, somigliano più a collinette e che
delimitano la fessura della vulva, coprendo e
proteggendo le sue parti più delicate. La porzione
anteriore di ogni grande labbro di solito è più spessa
di quella posteriore, che va assottigliandosi e
fondendosi con il perineo. Sono molto morbide e
molli al tatto.
Le piccole labbra forse la differenza più significativa
che esiste tra la vulva di donne diverse è costituita
dalle dimensioni e dalla forma delle piccole labbra
(chiamate anche “ninfe”). In alcune donne possono
infatti essere più prominenti del normale e quindi
sporgere più delle grandi labbra. Questo non implica
alcun tipo di disfunzione. È una zona altamente
erogena, al punto che l'eccitazione che si può
raggiungere accarezzandole è molto simile a quella
che si ottiene accarezzando il clitoride.
Il meato uretrale è l'orifizio dell'uretra, attraverso il
quale il corpo espelle l'urina, il liquido derivante
dall'eiaculazione femminile e i fluidi delle ghiandole
parauretrali. La grandezza e la forma dell'orifizio
uretrale variano considerevolmente da donna a donna.
Il meato uretrale o urinario può essere talmente
sensibile al tocco da confondersi col clitoride. Alcune
donne iniziano a masturbarsi massaggiando il meato
uretrale, anche se la sua stimolazione attraverso la
parete vaginale è uno dei metodi per eiaculare.
L'ingresso della vagina. Forma l'imboccatura della
vagina (non è corretto dire “apertura vaginale” perché,
a meno che non ci sia inserito qualcosa, il passaggio
vaginale risulta chiuso.) Le pareti della vagina sono
normalmente in contatto tra loro, perciò in realtà essa
rappresenta uno spazio potenziale e non un'apertura
come la si descrive abitualmente.
Azione:
palpa la zona con un dito, introducilo dentro la vagina,
e a due, tre centimetri di profondità comincierai a
distinguere il muscolo dell'amore, che si trova sospeso
tra il coccige e l'osso pubico. La parte interna della
vagina ha una specie di canale, le cui pareti si dilatano
durante il coito, in risposta alla penetrazione. Questo
canale è una zona umida e calda, in fondo alla quale si
incontra il punto G. Se penetri un po' più in profondità
con il dito, riuscirai a notare il collo dell'utero,
anch'esso fonte di piacere immenso se riceve la
stimolazione adeguata.
Il perineo. L'area piatta che si trova tra la fessura della
vulva e l'ano si chiama perineo. È situata appena sotto
la vagina e, sebbene parecchi manuali la descrivano
priva di peli, questa condizione può variare da donna
a donna. La pelle del perineo è ricca di terminazioni
nervose che la rendono una zona altamente sensibile,
ragion per cui la sua stimolazione procura molto
piacere (per quanto non arrivi a produrre l'orgasmo).
Data la sua posizione, è una zona che può
agevolmente ricevere carezze e massaggi durante il
coito.
L'ano. È l'orifizio che contraddistingue il passaggio
verso il retto e l'intestino tenue, e attraverso cui
vengono espulse le feci. I tessuti dell'ano sono molto
ricchi di vasi sanguigni e terminazioni nervose, perciò
si tratta di una zona altamente sensibile, ma nella
quale è necessario rispettare un igiene rigorosa.
La sensibilità della zona è il risultato di un
meccanismo di protezione finalizzato a impedire
l'ingresso di oggetti estranei e prevenire ferite e
malattie, ma possiamo ugualmente sfruttarla per
procurare piacere. Esistono numerosi tabù che
riguardano l'ano.
Sotto la pelle l'ano è circondato da due fasce di
muscoli che contraendosi involontariamente possono
rendere il coito anale doloroso e in taluni casi
impraticabile. Quindi non si deve forzare in questi
casi. Quando si pratica il sesso anale, è estremamente
importante che i partecipanti siano rilassati e molto
eccitati, ma soprattutto che nessuno si senta costretto a
praticarlo, poiché in questo caso si produrrà un rifiuto
con conseguenze assai dolorose.
Il clitoride è un organo molto complesso e talmente
specializzato da essere l'unica parte del corpo
femminile dedicata unicamente ed esclusivamente a
fornire piacere. Il clitoride è composto dagli stessi
tessuti del pene e sostanzialmente funziona in modo
analogo; l'unica diffierenza importante tra i due è che
l'uretra della donna non passa attraverso il corpo del
clitoride, mentre quella dell'uomo passa attraverso il
pene. L'uomo eiacula ed espelle l'urina attraverso il
pene, mentre la donna non espelle liquidi dal clitoride
perché esso non comunica con l'uretra.
Analogamente al pene, il glande clitorideo è
interamente composto da un morbido tessuto erettile
chiamato “corpo spugnoso”. Quando una donna viene
massaggiata sul clitoride, si eccita sessualmente e il
suo glande diventa più sensibile, riempendosi di
sangue e inturgidendosi. Si ingrandisce lievemente,
come se avesse un'erezione. La grandezza di un
clitoride non è direttamente proporzionale alla sua
sensibilità, poiché la quantità di terminazioni nervose
non dipendono dalle sue dimensioni.
Essendo la parte sessualmente più sensibile del corpo
femminile, risulta anche la più facile da stimolare.
Devi iniziare dolcemente e senza fretta. Affinché non
risulti fastidioso. Evita di toccare il clitoride se è
asciutto, perciò lubrificalo preventivamente con la
saliva. La stimolazione del clitoride eseguita con la
punta del pene eretto del tuo compagno è una
sensazione estremamente piacevole per molte donne.
Esistono tre tipi di orgasmo femminile : clitorideo,
uterino, misto.
L'orgasmo clitorideo, anche noto come “orgasmo
vaginale” provoca contrazioni involontarie e ritmiche
dei muscoli pelvici, e non richiede penetrazione per
manifestarsi. Gli orgasmi multipli e la sensazione di
essere insaziabili sono alquanto frequenti in questo
tipo di orgasmo.
La vagina si gonfia verso l'alto, dando piacere al
clitoride, che è reso sensibile dai nervi della vulva,
mentre il punto G è collegato ai nervi pelvici.
L'orgasmo uterino è profondamente emozionale e
provoca contrazioni aritmiche dei muscoli pelvici. La
sua carica emotiva si esprime pienamente perché
determina una risposta apneica, ossia blocca
temporaneamente la respirazione durante l'orgasmo a
causa di una espirazione violenta, provocando al
contempo altre reazioni emozionali, come il riso.
Esso si presenta in seguito a penetrazioni rapide e
profonde, dopo aver raggiunto il collo dell'utero e la
lunga membrana sensibile chiamata “peritoneo” che
delimita l'addome e protegge gli organi, così come
tutta la zona pelvica, utero incluso.
Generalmente questo tipo di orgasmo non si ripete
varie volte, ma è unico e profondo, e sono poche le
donne che riescono a raggiungerlo.
L'orgasmo misto unisce gli elementi caratteristici
dell'orgasmo clitorideo e di quello uterino.
Normalmente è conosciuto come orgasmo vaginale o
orgasmo del punto G.
è caratterizzato dalle contrazioni involontarie dei
muscoli pelvici tipiche dell'orgasmo clitorideo
associate alle sensazioni di profonda soddisfazione
fisica ed emotiva tipiche dell'orgasmo uterino.
La vagina si comprime verso il basso permettendo ai
muscoli pelvici di espellere l'eiaculazione verso
l'esterno.
Con questo tipo di orgasmo si può godere di orgasmi
multipli, sebbene se ne raggiunga uno
sufficientemente appagante.
Nel momento in cui ti masturbi e ne provi piacere,
prendi coscienza che tra tutti i tuoi piacere vuoi
metterci il fare sesso indipendentemente dall'affetto.
Poiché nella masturbazione non c'è l'affetto degli altri.
La masturbazione nel sesso
Essa non è prerogativa dei single o comunque dei
momenti solitari, in cui non c’è altro modo per
sfogarsi. La masturbazione è al contrario una
piacevole pratica da svolgersi anche insieme al partner
, in quanto felicemente è annoverata tra quelli che
possono essere definiti i tanto-amati-dalle-donne
preliminari.
Addirittura la masturbazione “di coppia” potrebbe non
precludere all’atto vero e proprio, ma consumarsi
come pratica a sè stante: aternativa, diversa, per certi
versi più stimolante, la masturbazione di coppia può
essere
asincrona
oppure
coinvolgere
contemporaneamente entrambi.
A volte le donne si fermano di fronte a una serie di
difficoltà, pensando a una pratica del genere: in primis
la timidezza (o vergogna) di utilizzare le mani sotto
gli occhi vigili del partner; in secundis la paura di
fargli male; in terzo luogo la percezione di una certa
inutilità riguardo una stimolazione manuale prima o in
sostituzione del rapporto; poi tendiamo a pensare che
forse non è una pratica che ci possa regalare piacere;
infine la paura di essere incapaci e di non riuscire a
provocare davvero piacere, perchè non si conoscono i
punti da stimolare o le tecniche da utilizzare.
Impedimenti al piacere sessuale
Ci sono molti impedimenti nel raggiungere di questo
piacere.
Impedimenti interiori e ambientali.
Gli impedimenti ambientali si dividono in sociali e
biologici.
Gli impedimenti interiori sono le paure:
la paura di non essere amati.
la paura di essere emarginati.
La paura di non avere valore riproduttivo o
sessuale
La paura di rimanere incinta o avere figli.
La paura delle malattie trasmissibili.
Le persone che hanno bisogno d'amore hanno la
convinzione di non poter far sesso senza amore, il che
è vero relativamente al loro stato, ma non alla loro
condizione umana. L'essere umano è fisiologicamente
capace di far sesso senza amore, ma non se la sua
psicologia glielo impedisce. E la sua psicologia è
l'insieme delle regole che il cervello detta a una
persona relativamente ai suoi bisogni, che mette prima
il bisogno di affetto di quello sessuale.
Questo sistema non è scorretto in sé, ma rende le cose
più difficili, poiché l'amore è una cosa rara.
Gli impedimenti ambientali sono:
Il condizionamento biologico nella scelta del
partner sessuale.
Il condizionamento sociale e religioso.
L'uso del sesso come strumento di dominio e non di
piacere di entrambi i partner.
Il dissenso e il rimprovero delle persone,
specialmente nella famiglia.
Fino a una certa età i genitori impediscono di far fare
sesso ai propri figli, poiché è convinzione comune che
questo li condizionerebbe in una età inferiore ai 18
anni.
Si dice perdere la verginità. Ma il termine “perdere” è
spesso negativo. Si dovrebbe dire acquisire la capacità
di fare sesso, o l'esperienza del fare sesso. Le parole
vengono usate come manipolazione mentale dalla
religione cristiana per impedire l'uso del corpo come
fonte di piacere.
Le prime volte sono spesso insoddisfacenti, poiché la
curiosità non è placata da informazioni su questa
materia, e le scelte su cosa fare sono lasciate agli
istinti, che non rispettano i bisogni psicologici ma solo
quelli fisici, che sono solo una parte del nostro essere.
Allora la prima persona che capita può essere un buon
modo per cominciare, nel primo modo che ci viene.
Paura di essere emarginati :
Sia maschio che donna possono essere emarginati per
le conseguenze visibili del loro desiderio sessuale.
Ad essi vengono attribuiti due nomi dispregiativi in
certi casi: Puttanierie e zoccola. Che hanno molte
varianti (Maiale e puttana)
La parola zoccola a che fare con la prostituzione.
Ma in questi casi non è usata per indicare una
prostituta.
fa parte della categoria dei nomi dispregiativi, i quali
hanno la funzione di emarginare le persone
dall'ambiente sociale attraverso due processi, la
persuasione delle persone a contatto col soggetto
nominato così a evitare frequentazioni, anche
professionali, sparlare di loro, e denigrarle, e
l'autoemarginazione attraverso la convinzione del
soggetto stesso di doversi emarginare o cambiare.
Si nomina così una ragazza nel caso in cui essa non
attribuisca importanza alla scelta della persona che le
produce il piacere sessuale, compreso l'orgasmo, ma
attribuisca importanza a ciò le viene prodotto nel
proprio corpo.
I motivi sono diversi:
Errore logico:
Tuttavia per sapere se lei attribuisce o no importanza
a questa persona vengono usate metodi di deduzione
astratta.
Dall'osservazione delle sue azioni visibili, si collega
un concetto.
Poiché nessuno può vedere gli stati mentali, e quindi
gli interessi di una persona guardando il suo aspetto
esteriore.
Osservazione del comportamento : lei fa sesso con
tanti uomini diversi.
Implicazione : chi fa sesso con tanti uomini diversi è
una zoccola.
Deduzione: allora è una zoccola.
I motivi per cui lo si dice sono diversi:
Motivo etico
Questo perché nella scala dei valori morali della
società ha maggiore importanza l'affetto, la coppia, la
famiglia e l'amicizia, che la propria soddisfazione
personale. Il che significa che si deve sempre cercare
di integrare la sessualità con queste stati d'animo o
istituzioni.
Nel caso in cui non lo si fa si considera la persona
come povera o malata, o bisognosa di aiuto per
migliorare la sua vita, la si considera infelice.
Sofferenza personale
1.Repulsione verso il suo comportamento per un
desiderio insoddisfatto che il suo comportamento
venga reiterato, ma in un contesto interessante per chi
giudica. (una persona rifiutata sessualmente che
invidia le persone che sono state accettate).
Poiché già la possibilità di poter essere considerata
così può far soffrire una donna, e quindi può
condizionarla a fare quello che l'altro vorrebbe, cioè
farci sesso.
2. paura di non essere amati, o sensazione di non
essere amati, determinata dall'intensità del proprio
bisogno infantile di essere amati.
3.Anche un genitore può usare questo termine nei
confronti di sua figlia :
Perché si preoccupa della sua personalità.
Perché si preoccupa della reputazione della figlia.
Perché si preoccupa della propria reputazione.
Ma l'unico motivo per cui una ragazza dovrebbe
essere disapprovata è quando usa la sessualità come
strumento di potere malefico sulle altre persone,
ovvero facendo soffrire volontariamente le persone.
Quando non le importa se qualcun altro al di fuori di
quella relazione deve pagare per un prezzo emotivo
per quello che fa, per il fatto che il suo interesse
principale sono le sue emozioni, e non quelle degli
altri. Dunque non gli interessa una relazione stabile,
ma un metodo per trovare sempre un modo per
provocarsi certi piaceri.
Per comprendere i motivi per cui una ragazza fa sesso
per il gusto di farlo bisogna fare attenzione ai propri
istinti sessuali, che diventano dolorosi se non
soddisfatti.
Molto spesso questo nome è un'arma che una donna
usa contro un'altra nell'intento di sminuire il valore
sociale percepito della concorrente.
Un'altra arma linguistica è “volgare”.
Questo termine indica una caratteristica propria del
volgo, delle classi popolari; con riferimento alla
lingua, quella parlata dalla generalità della
popolazione, contrapposta a quella della tradizione
colta e letteraria.
Un puttaniere viene considerato anche maschilista, ma
errando.
Con il termine maschilismo si indica un
atteggiamento culturale e sociale basato sull'idea di
una superiorità fisica e intellettuale dell'uomo sulla
donna. Non si tratta solo di una concettualizzazione
ma di un modus vivendi.
Questo termine si è diffuso a partire dagli anni
sessanta, pur se coniato antecedentemente.
Si chiama invece mascolinismo il movimento di
ritorno che intende analizzare, meglio comprendere e
valorizzare il maschile contribuendo all'eliminazione
di ogni discriminazione di tipo sessista. Il
mascolinismo viene elaborato dai movimenti
maschilisti che si occupano di identificare valori
maschili positivi.
Il significato di queste parola cambia in base all'epoca
storica, e non può essere confuso con un canone
universale e perenne.
Nel dopo 2000 nelle caratteristiche del volgo
contrapposte al ceto ricco sono presenti l'oscenità e la
mancanza di originalità.
L'oscenità è ciò che, secondo il comune pensiero,
offende il pudore con parole, azioni o immagini
riferite alla sfera sessuale.
Il pudore è uno stato d'animo indotto dagli altri, fa
parte del senso di vergogna.
La volgarità si divide in livelli : linguistico, estetico,
comportamentale.
Volgarità a livello linguistico:
In Italia nel secondo millennio sono abituati al
turpiloquio, soprattutto genitale, per manifestare i
sentimenti. E la cosa non sciocca. Il significato
volgare del termine è praticamente perduto.
In Germania, se una ventenne utilizzasse tanto
frequentemente parole come “Nüsse”, “Eier” e “Sack”
(“noce”, “uovo” e “sporta”, teutoniche metafore dei
testicoli) verrebbe, almeno, guardata con sospetto.
L’espressione piuttosto secca “Das geht mir auf den
Sack (“non mi rompere la sporta”, una sorta di “non
rompere i coglioni”) è utilizzata piuttosto di rado.
Lascia basiti, invece, con quale banalità le lingue
romane ci si lanciano senza complessi. “Non mi
rompere i coglioni” o “le palle” passa molto
naturalmente tra colleghi, al lavoro.
In Spagna tutto quello che è positivo è paragonato ai
coglioni, quello che è negativo con il sesso
femminile». Quindi abbiamo “cojonudo”, cioè
qualcuno o qualcosa “con i maroni”, per dire che
qualcosa “è figo”. Quando si muore dal ridere ci si
“descojonarse”, ci si “scogliona” insomma. Il
contrario che in Italia.
In spagnolo si può praticamente esprimere tutto
usando parole che girano intorno alla genitalità. Si
possono avere le “palle quadrate” (“tener los huevos
cuadrados”) o portarle come una cravatta (“tener los
cojones de corbata”). Ma i francesi, anche se non se
non te lo aspetteresti, fanno la loro parte: “être
couillu” significa avere fortuna.
Ma non esagerate: la situazione potrebbe degenerare e
tutto “partir en couilles“. Che palle cari colleghi!
Ai fini della propria felicità il non essere volgari non è
naturalmente necessario, ma solo nel momento in cui
il nostro cervello si è strutturato in modo da provare
un senso di colpa quando non si rispettano i canoni
morali.
Certe ragazze usano questa parola per sminuire il
valore sociale delle concorrenti, o a causa dell'invidia,
o a causa del loro senso di superiorità, che le porta al
classismo.
L'invidia per la ragazze volgari nasce dal fatto che
loro fanno molta fatica nell'essere non volgari, perché
si forzano, e non hanno un vero interesse nel non
essere volgari, ma è finalizzato a eliminare la propria
paura di non essere integrate nella società, e si
sentono frustrate nel vedere che certe ragazze hanno
comunque successo pur essendo volgari, e non
provando la stessa fatica.
Il comportamento di chi viene chiamata zoccola, o
volgare, può dipendere dalla sua rappresentazione
della vita che gli fornisce la legittimità a fare le azioni
vietate dalla morale.
Tuttavia la colpa esiste solo se compi
intenzionalmente del male, e se quella azione provoca
oggettivamente del male e non soggettivamente.
Dunque questo comportamento può essere sbagliato
solo nel momento in cui c'è del male oggettivo. E
quindi una violenza sessuale della volontà altrui.
Il non soddisfare il bisogno d'amore degli altri,
d'affetto, di attenzione, non determina una colpa,
poiché questi bisogni non sono necessari all'essere
umano ma soggettivamente creati e mantenuti. Gli
esseri umani possono liberarsene.
Il bisogno di esclusività del sesso nella coppia che ha
un legame affettivo non dipende dalla costituzione
esistenziale della coppia, ma ha origine in uno di due
bisogni.
1.Il bisogno di possesso che ha origine nella
consapevolezza dell'effetto di calma della paura
dell'abbandono.
2.Il bisogno di sentirsi speciali, che ha origine nella
paura della solitudine.
Se la coppia ha una grande forza di volontà per
mantenere il legame, il sesso con chi non fa parte
della coppia può essere considerato come un giusto
modo per far che il proprio partner sia felice, e che il
nostro amore per lui diventi reale.
La forza di volontà viene da un grande senso morale
insieme a una forte empatia con la persona.
Per molte persone la gelosia è uno strumento da usare
nelle prime fasi dell'instaurazione del legame di
coppia. Serve a testare e cambiare l'altra persona
fornendogli le regole che non deve infrangere. Una
volta che l'altra persona è stata ammaestrata si smette
di essere gelosi perché si crea la sicurezza che l'altro
farà ciò che vogliamo.
La violenza:
Il mentire sui motivi per cui si fa sesso è simile a una
violenza. Poiché l'altra persona accetta non per quello
che effettivamente stiamo facendo ma per quello che
crede che noi stiamo facendo, ed essa non
accetterebbe conoscendo la verità. E dunque noi la
staremo violentando.
La differenza sta nel fatto che non soffre e non si
ribella sul momento.
Possiamo chiamare una persona a cui piace unirsi
insieme ad altre persone che come a lui/lei piace più il
sesso che l'affetto e l'atto d'amore, una persona
piacente. Essa può venire emarginata dalle persone
che preferiscono questo tipo di livello, con
argomentazioni riguardanti la mancata educazione.
Proprio perché si confondono questi bisogni non
necessari con i bisogni necessari.
Paura di non avere valore riproduttivo o sessuale:
Il condizionamento biologico nella scelta del partner
sessuale produce l'angoscia dell'approccio.
Poiché tutti sanno che non è automatica la scelta che
una persona può fare di noi, ma anzi dipende dal
valore che abbiamo in diversi ambiti,
di sopravvivenza,
di riproduzione,
di soddisfazione affettiva dell'altro.
Quando chiediamo a qualcuno di fare sesso con noi
andiamo incontro a un test, inconscio e conscio.
E anche quando lo facciamo ci sentiamo sotto test.
Le donne considera il raggiungimento dell'orgasmo
dell'uomo come una soddisfazione del proprio ego,
perché fornisce la conferma di avere un valore
sessuale.
Il sesso può avere un diverso significato emotivo in
base alla personalità che lo interpreta.
Un ego fragile o depresso interpreterà questa attività
come un'attività di dominio e sottomissione. Ma non
è la sua reale condizione, perché la sua reale
condizione è alla pari.
Entrambi i partner sessuali hanno bisogno di
quell'attività per la propria felicità e si aiutano a
vicenda perché capiscono cosa significa averne
bisogno.
Tuttavia l'ego della maggior parte delle donne nel
secondo millennio è fragile o depresso, e si sentono
continuamente ferite narcisisticamente. Perciò cercano
continuamente conferme sul loro valore, a livello di
attrazione, riproduzione, intelligente, sensibilità.
Attraverso i complimenti, o il raggiungimento
dell'orgasmo dell'uomo. Se l'uomo non raggiunge
l'orgasmo perché è stanco, possono sentirsi incapaci.
L'istinto sessuale si attiva anche indipendentemente
dalle emozioni affettive. Può essere un istinto
puramente genitale.
Noi possiamo aderire a quest'istinto consumandolo
oppure ignorarlo.
Paura di essere abbandonati:
una persona può scegliere di essere posseduta,
attraverso il controllo di se stessa per agire a seconda
delle richieste di una persona.
Il possesso agisce sulle azioni, sulle scelte morali, e
sulla repressione degli istinti, e delle emozioni, che
non possono essere decise prima della loro
manifestazione.
La causa della scelta di farsi possedere può essere
l'assicurarsi amore, o il considerarlo come una
dimostrazione del proprio amore.
Dimostrare significa mostrare ciò che non è visibile.
Ed è preceduta dalla dichiarazione dell'esistenza di ciò
che non è visibile.
Dimostrare il proprio amore può essere utile per
compensare l'incapacità delle altre persone di sentire
le nostre emozioni e i nostri pensieri.
Quindi in ambito affettivo, la dimostrazione
dell'esistenza dell'amore può avvenire in due modi:
attraverso l'attuazione di certi eventi o azioni
inventate dal soggetto al quale si deve dimostrare
l'amore. Oppure l'attuazione di certi eventi o azioni
inventate dalla comunità nella quale vive la persona
alla quale si deve dimostrare il proprio sentimento
d'amore.
Azioni inventate:
ci sono dei regali standard, i fiori, i cioccolatini, gli
anelli, i vestiti.
Nell'amore di tipo filiale una madre può obbligare un
figlio a prendersi un uovo di pasqua e a mangiarlo
nonostante lui pianga, e dica di non vere l'uovo di
pasqua, perché si sentirebbe il suo amore negato, dato
che ha bisogno di questo tipo di dimostrazione.
Tuttavia dimostrare il proprio amore in base a
qualsiasi richiesta non è un comportamento aderente
alla realtà, e malefico. I canoni per cui delle certe
azioni costituiscono una dimostrazione d'amore
devono essere stabiliti in base alla natura, e non in
base alla mente soggettiva.
La dimostrazione d'amore non è una forzatura, e non
deve essere data producendo delle azioni canoniche,
ma trovata attraverso l'indagine dell'altro, sulla base
del concetto di cosa è l'amore in natura.
Ma la maggior parte delle persone ha la convinzione
che la dimostrazione d'amore sia una forzatura. che
consiste nell'esser premurosi, pensare sempre al bene
dell'altro, esserci sempre, parole con un valore
emotivo dolce.
Sessualità minorile:
un nudo artistico in una persona con una sessualità
consapevole non provoca eccitazione fisica, o per lo
meno non sola. c'è una contemplazione del lato
puramente estetico.
per un bambino non c'è differenza tra le due. perchè
in nessuno dei due casi provoca eccitazione. Poiché
il bambino è ancora asessuato, quindi entrambi in lui
sono teoricamente innocui.
Un adolescente deve ricercare questi stimoli per
potersi sviluppare, se riceve questi stimoli prima di
quanto sia pronto possono verificarsi patologie, cioè
alterazioni dello stato di benessere.
desiderio incontrollato nei confronti del sesso. o al
contrario, il rifiuto totale del sesso. Ovvero la
ninfomania e la figidità.
La ninfomania
Fu considerata dapprima una perversione e, in tempi
successivi, una patologia sessuale femminile
caratterizzata da una compulsiva ricerca di partner e
accompagnata da anorgasmia o frigidità.
Tutta il benessere è un metro di riferimento relativo e
convenzionale se usato in senso generico.
ARTE
l'arte è tutto ciò che è stato fatto con l una funzione
psicoterapeutica, che utilizza l'intuizione e l'emozione.
esiste in due sensi.
Quella che si fruisce e quella che si fa.
LA MORTE:
essa è onnipresente durante tutta la vita, in piccole
forme. Ogni situazione muore, e prende le stesse
caratteristiche di un sogno difficile da ricordare,
dimenticabile. L'interruzione definitiva è per tutta la
vita presente sottoforma di pensiero sul futuro e di
conseguenza si rivela come una illusione anch'essa
poiché vissuta nella paura durante la vita, ma
nell'incoscienza durante l'arresto cardiaco. Tutto ciò
che riguarda la mente, i pensieri, le emozioni, i
ricordi, è strettamente dipendente col corpo. Dunque
nella sua dissoluzione svaniscono al contrario di
quanto hanno pensato molte culture dell'umanità.
Dunque non possiamo rassicurarci pensando in una
vita dopo la morte.
Rito funebre
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Il rito funebre, o funerale, è un rituale civile o religioso che si
celebra in seguito alla morte di una persona.
Gli usi e le tradizioni relative a tale evento variano secondo il
luogo, la fede religiosa od il desiderio del defunto e dei suoi
congiunti. Il termine deriva dal latino funus, che ha molti
significati e probabilmente associa il rito all'azione del calare il
corpo nella sepoltura con delle funi. È celebrato in genere al
cospetto della salma con la partecipazione di alcuni individui
appartenenti al gruppo sociale di riferimento (famiglia, cerchia
delle amicizie del defunto, conoscenti, colleghi, etc.).
Anne-Louis Girodet de Roussy-Trioson I funerali di Atala (1808)Museo del Louvre
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Storia [modifica]
Allestimento per un funerale in Giappone
I riti funebri sembrano essere stati celebrati sin da tempi
remotissimi. Nelle grotte delloShanidar in Iraq, sono stati
scoperti degli scheletri di Neanderthal coperti da un
caratteristico strato di polline, ciò ha suggerito che nel periodo
di Neanderthal i morti potessero essere sepolti con un minimo
di cerimoniale di cui il presunto omaggio floreale potrebbe
rappresentare un già arcaico simbolismo; un'elaborazione
possibile di tale assunto è che già allora si credesse in
un aldilà e che in ogni caso gli uomini fossero ben consci
ciascuno della propria mortalità e capaci di esprimere un lutto.
Nella Grecia classica [modifica]
Nel mondo greco, gli onori dovuti ai morti erano un dovere
fondamentale di pietà religiosa, che spettava ai figli o ai parenti
più stretti. Si riteneva che la celebrazione del rituale
propiziasse il viaggio del defunto verso l'Ade; si credeva infatti
che l'anima di chi non avesse ricevuto onori funebri fosse
condannata a vagare senza pace, e perseguitasse quanti non
avevano osservato l'obbligo dei funerali. Descrizioni dei rituali
più antichi si trovano nei poemi omerici, e comprendono
l'esposizione del cadavere (próthesis) e il compianto delle
donne (góos); il rito tradizionale non presenta comunque
sostanziali mutamenti nel tempo. Le donne lavavano il corpo
del defunto e lo cospargevano di essenze dopo che gli erano
stati chiusi gli occhi (in epoca classica si affermò l'uso di porgli
nella bocca un obolo, il pagamento del passaggio sulla barca
di Caronte); rivestito e avvolto in un sudario, il corpo veniva
esposto su un letto, con i piedi rivolti verso la porta; su di esso
si ponevano corone e bende. L'esposizione aveva una durata
variabile (in genere uno o due giorni) e la salma veniva
vegliata durante la notte. La casa veniva addobbata con corone
(soprattutto di mirto e di alloro) e davanti alla porta veniva
posto un vaso colmo d'acqua perché i visitatori potessero
purificarsi quando uscivano. La legislazione di Solone intese
limitare sia il lusso degli apparati sia manifestazioni eccessive
quali sacrifici di buoi o l'uso di percuotersi la testa e il petto o
di graffiarsi il volto o strapparsi i capelli; si vietava inoltre la
partecipazione di donne che non appartenessero alla famiglia,
lamentatrici di professione che intonavano canti funebri (lo
sfarzo dei funerali, nonché la dismisura nell'espressione del
lutto e del cordoglio erano caratteristici della società omerica).
La sepoltura aveva luogo prima dell'alba; una processione
seguiva il carro con il quale la salma veniva trasportata fino
alla necropoli (ma a volte si trasportava a braccia il letto
funebre): l'apriva una donna che portava un vaso per le
libagioni, seguita dagli uomini, dalle donne e da suonatori di
flauto. Si procedeva poi alla cremazione o all'inumazione: nel
primo caso, la salma veniva posta su alcuni oggetti cari al
defunto; le ceneri erano raccolte in un'urna che veniva
collocata nel monumento della famiglia; nel caso della
sepoltura (la procedura più diffusa), il corpo veniva posto in
una bara in legno o terracotta. Il corredo funebre era costituito
da oggetti della vita quotidiana (armi, strigili, dadi ecc. per gli
uomini; fiale di profumi, gioielli, strumenti del lavoro
domestico ecc. per le donne; giocattoli per i bambini); nella
tomba si ponevano inoltre offerte votive di cibo, entro coppe,
vasi, piatti ecc., quindi si eseguivano libagioni, frantumando
poi parte dei recipienti utilizzati. Nel corso dei funerali pubblici
e solenni riservati ai caduti in guerra, veniva pronunciato un
elogio e talvolta si tenevano giochi.
Oltre al culto privato, si dedicavano ai morti celebrazioni
pubbliche e ufficiali. In Grecia la meglio nota è costituita
dalle Antesterie, festa che durava 3 giorni nel mese detto
appunto Antesterione (febbraio-marzo).
Funerali nell'antica Roma [modifica]
Nell'antica Roma, il maschio più anziano della casa, il pater
familias, veniva chiamato al capezzale del moribondo, dove
aveva il compito di raccogliere l'ultimo alito vitale di chi si
trovava in agonia.
I funerali delle persone eccellenti venivano normalmente
affidati a professionisti, veri e propri impresari di pompe
funebri chiamati libitinarii. Nessuna descrizione diretta dei riti
funebri è giunta fino a noi, comunque è dato supporre che
generalmente, comprendessero una processione pubblica alla
tomba (o alla pira funeraria, sulla quale il corpo veniva
cremato). Di tale corteo val la pena notare soprattutto che
talvolta i partecipanti portavano maschere con le fattezze del
defunto. Il diritto di portare tali maschere era concesso per lo
più a quelle famiglie tanto prominenti da aver ricoperto
magistrature curili. Al termine della processione, quando il
corteo giungeva nel Foro, veniva pronunciata la laudatio
funebris del defunto.
Mimi, danzatori e musici, come pure lamentatrici
professioniste (prefiche) venivano assunti dall'impresa per
prendere parte ai funerali. I Romani meno scrupolosi potevano
servirsi di mutue società funebri (collegia funeraticia) che
svolgevano tali riti per loro conto.
Nove giorni dopo la sistemazione definitiva della salma,
avvenuta mediante seppellimento o cremazione, veniva data
una festa (coena novendialis), in occasione della quale veniva
versato vino o altra bevanda di pregio sulla tomba o sulle
ceneri. Poiché la cremazione era la scelta prevalente, v'era l'uso
di raccogliere le ceneri in un'urna funeraria e deporle in una
nicchia ricavata in una tomba collettiva
chiamatacolumbarium (colombaia). Durante questi nove giorni,
la casa era considerata contaminata (funesta), e veniva ornata
di rami di cipresso otasso perché ne fossero avvertiti i passanti.
Alla fine del periodo, veniva spazzata e lavata nel tentativo di
purificarla del fantasma del defunto.
Sette festività romane commemoravano gli antenati di una
famiglia, compresa la Parentalia che si teneva dal 13 fino al 21
febbraio, per onorare appunto gli avi, e le Lemuria, che si
teneva nei giorni del 9, 11 e 13 maggio, in occasione della
quale si temeva che fossero attivi spettri (larvæ), che il pater
familias cercava di placare con l'offerta di piccoli doni.
Significati del rito [modifica]
Un tributo floreale (MUM) a un funerale inglese
Il rito funebre, presso la maggior parte delle culture, si svolge
tipicamente alla presenza di una pluralità di persone e spesso è
presieduto da un'autorità di riferimento sociale (in questa
includendosi ovviamente i ministri del culto), politico o
morale.
Il rito assolve spesso ad alcune funzioni sociali, che non sono
tuttavia riscontrabili sempre ed in egual misura nei vari gruppi
etnici e sociali:
• l'ufficializzazione alla comunità della dipartita,
• il richiamo a specifiche concettualità etiche o religiose
della comunità di appartenenza,
• il giudizio sul defunto,
• l'espressione di solidarietà alla famiglia.
L'uscita dal gruppo sociale [modifica]
Quanto al significato di cessazione della permanenza nel
gruppo sociale del defunto, i sopravvissuti che assistono al rito
"prendono pubblicamente atto" del trapasso, con il ché possono
peraltro avere corso (in realtà iniziano subito dopo la morte)
tutti gli effetti civili della dipartita (c.d. diritto successorio).
Alquanto diretta, sul punto della nozione, pare l'analogia con
altre cerimonie di pubblica "doverosa notifica" alla collettività
(ad esempio ilmatrimonio, che ufficializza la nascita di una
nuova famiglia). Alcuni studiosi hanno peraltro intravisto
un'analogia fra la presenza del pubblico ai funerali e quella dei
testimoni ad un matrimonio, in entrambi i casi richiedendosi
una sorta di "presidio accertativo" con il quale la comunità
possa accettare l'evento come avvenuto poiché alcuni suoi
membri vi hanno assistito, ed a causa di ciò.
Altra analogia minore talvolta riscontrata è che la
partecipazione al rito viene vissuta dagli altri sia come dovere
sociale che (un po' meno spesso) come dovere personale nei
confronti degli sposi o del defunto, a seconda dell'intensità del
rapporto che li lega/legava.
La celebrazione etica o religiosa dell'evento [modifica]
Quanto ai richiami di ordine etico o metafisico, il funerale può
richiamare la concezione che ciascun gruppo ha nei confronti
della morte, e per le religioni per cui l'anima non perisce col
corpo, la celebrazione vale di suffragio (nel senso linguistico di
conferma) dell'avvenuto passaggio allo stato spirituale, la
morte del singolo può essere identificata come momento
essenziale di contatto con il dio di riferimento e passaggio alla
condizione del mondo ultraterreno.
Il senso del "passaggio", il moto dinamico di transizione, pur
essenzialmente antitetico alla staticità della morte scientifica
(biologica) ed ai suoi noti effetti di devitalità, si individua
comunemente nei riti della maggior parte delle religioni,
particolarmente per le religioni rivelate: la vita persa - il rito
enfatizza - sarebbe solo quella corporale mentre lo spirito,
l'anima proseguirebbe la sua esperienza come entità di altro
tipo.
Insieme alla considerazione che le religioni sono fedi (e
dunque non convinzioni o elaborazioni, quali potrebbero essere
quelle della scienza) che implicano proprio definite visioni
sul post-mortem e che anche per questo si abbracciano,
l'accento che il rito pone sul passaggio segnala l'importanza
massima di queste celebrazioni, per alcuni versi le più
significative delle rispettive teologie.
Il giudizio sull'estinto [modifica]
Circa il giudizio sulla persona deceduta - come detto, non
sempre parte del rito - il funerale può avere la funzione di porre
in evidenza le azioni e le scelte compiute in vita dal defunto, al
fine di ricavarne insegnamento utile per la comunità
enucleandosene una sintesi che spesso si esprime
nella orazione funebre.
Trattandosi di una cerimonia che comunque si rende in onore
del defunto, pare di generale diffusione una pietosa
benevolenza circa le eventuali malefatte del trapassato, e di
solito il ricordo mira a preferire la narrazione di fatti, scelte,
ragionamenti, emozioni e quant'altro possa assumere valore di
condivisibilità etica da parte della comunità: di ciò si tesse
dunque la lode, ed il defunto viene - spesso con enfasi retorica
- identificato con tali positività, che sono dunque parte di ciò
che la comunità avrà perso se non perpetuato da altri.
L'omissione delle negatività è parte dell'ossequio funebre, ma
corrisponde ad un più generale istinto umano: anche nei meri
modi di dire della quotidianità, del resto, il defunto è il "caro"
estinto, il "compianto", e soprattutto la "buonanima", quali che
ne fossero le inclinazioni in vita. Al di là di chi potesse avervi
rancori personali, il ricordo di un morto è sempre
benevolmente considerato e secondo alcuni si tratterebbe di un
retaggio di quando era generalizzata la paura dei morti.
Il giudizio è dunque in genere sempre di assolvimento, almeno
per suprema pietà, quasi che (con riferimento religioso) si tenti
di munire il defunto di una sorta di "referenze" per quel giorno
che altri giudicheranno.
Il pianto ed il riso [modifica]
Soprattutto nel mondo occidentale, la morte è vissuta con
dolore (cordoglio - letteralmente dolore del cuore), rimpianto,
commozione, senso di privazione del rapporto con il defunto,
innescandosi il lutto.
In questo senso prevale l'interpretazione dell'evento come fatto
negativo, un danno sia personale che sociale che colpisce i
superstiti, oltre che il defunto; e ciò anche laddove siano
maggiormente influenti i culti che considerano la morte come
un avvicinamento alla deità e dunque un momento, se non
positivo in sé, quantomeno non negativo.
Presso alcuni contesti il dolore della perdita è superato (o
"esorcizzato") dalla gioia, che può essere dettata:
• dalla convinzione per il raggiungimento di una
dimensione ultraterrena: in tali contesti il rito funebre,
pur senza intaccarsene la sacralità, è segnato da
passaggi festosi e talvolta ludici, e le ritualità
comprendono occasioni a volte di convivio, altre volte
di canto (o di esibizione poetica), oppure
• dalla volontà di onorare la memoria del defunto
dedicandogli un momento di piacere anziché di dolore,
vivendo in suo onore un momento di vita piacevole e
non di malgradita mancanza.
Il funerale nel mondo contemporaneo [modifica]
In Italia [modifica]
In Italia lo svolgimento dei funerali è normato dal DPR 285/90
(che è stato oggetto, in seguito, di alcune circolari
interpretative, ed è stato in alcune parti superato da successivi
provvedimenti di legge come ad esempio per quanto riguarda
la cremazione).
Il DPR 15/97 regolamenta i requisiti strutturali, tecnologici e
organizzativi minimi per l’esercizio delle attività sanitarie da
parte delle strutture pubbliche e private, sul Servizio Mortuario.
La prescrizione ai Comuni di “istituire una sala per onoranze
funebri al feretro” è rimasta generalmente lettera morta, salvo
per quei cimiteri dove sia possibile effettuare anche la
cremazione: in questo caso la cosiddetta “Sala della memoria”
può essere utilizzata pure per questo scopo.
Anche in paesi di copiosa produzione normativa come l'Italia,
curiosamente, le materie funebri sono coperte da esigua
regolamentazione, nella quale è del tutto prevalente l'aspetto
sanitario (norme di sicurezza epidemiologica). L'inespresso e
non codificato diritto funebre (diritto ad una rispettosa
sepoltura), non è sempre stato rispettato con universalità e
uguaglianza: sino a pochi secoli fa, ad alcune categorie di
defunti (fra i quali i suicidi e gli attori) era vietato dedicare
onoranze funebri e addirittura veniva negata loro l'ordinaria
sepoltura (si inumavano in terra sconsacrata, che sovente
voleva dire che se ne sarebbero disperse le salme). Inoltre
spesso non esistono strutture adeguate alla celebrazione di
cerimonie laiche.
In Italia generalmente le volontà del defunto in merito alla
modalità di esecuzione del funerale, se espresse, vengono
rispettate, ma chi teme che il suo erede (o chi altro dovrà
seppellirlo) possa non rispettare la sua volontà di esequie laiche
può fare un testamento olografo (scritto cioè tutto di suo
pugno, a mano, datato e firmato), chiuderlo in una busta e
consegnarlo a un notaio (a meno che non preferisca farlo
scrivere direttamente dal notaio, e allora sarebbe un testamento
pubblico) dove scrive, fra l’altro, che se l’erede non rispetterà
la sua volontà di esequie laiche le disposizioni testamentarie a
suo favore s’intenderanno revocate, salvo solo quanto ha diritto
di ricevere per legge. Per garantire questa disposizione potrà
nominare un esecutore testamentario, scrivendo una lettera
all’erede ribadendo la sua volontà di esequie laiche,
avvertendolo di quanto ha disposto nel testamento a questo
riguardo e informandolo del notaio e dell’esecutore
testamentario.
Negli Stati Uniti [modifica]
Per la legge negli Stati Uniti, i deceduti hanno poca voce
riguardo al modo in cui vengono organizzati i loro funerali. La
legge generalmente sostiene che le esequie servono per il bene
dei sopravvissuti, piuttosto che per esprimere le volontà
personali e i gusti del deceduto. In molte giurisdizioni
statunitensi, il moribondo può impartire istruzioni
relativamente al proprio funerale attraverso le ultime volontà e
il testamento.
Riti civili e riti religiosi [modifica]
Alcune persone non apprezzano la confusione e l'ostentazione
che in alcuni casi avviene durante i funerali, preferendo un
rito privato o chiedendo espressamente che non vengano
portati fiori. In tali casi è pratica piuttosto comune fare una
donazione ad un'associazione in beneficenza in memoria del
defunto. Nel periodo intercorrente fra il decesso ed il funerale
la salma viene esposta all'omaggio di amici e parenti in un
locale (una stanza dell'appartamento, se il decesso è avvenuto
in casa) illuminata da candele che rimangono accese giorno e
notte e che, per questo, viene chiamata popolarmente Camera
ardente (anche se oggi le candele sono quasi sempre sostituite
da lampade elettriche idonee).
Il rito civile [modifica]
Anche il funerale civile richiama la collettività al rispetto per la
morte, solitamente al fine di corroborare le basali istanze di
rispetto per la vita, e ne svolge i prescritti simbolismi.
In queste cerimonie il rito è anche l'espressione di osservanza
ufficiale di una sorta di "diritto alle onoranze" già spettante ai
vivi per quando decederanno, salvaguardando ad esempio il
diffuso istintivo timore per il rispetto delle proprie future
spoglie. Ciò non risponde in genere a canoni codificati, ma più
spesso ad un comune buon senso applicato d'iniziativa.
Tranne che per i casi ora detti, il funerale civile in genere cede
volentieri il passo a quello religioso, come forma di doveroso
rispetto per il senso religioso del defunto, anche in occasione di
funerali solenni, come ad esempio quelli "di stato", che si
celebrano quando la perdita riguarda una persona che ha avuto
un ruolo importante nella storia e nelle vicende di un popolo o
di una nazione e dunque si richiede che la celebrazione sia
solenne, alla presenza delle massime cariche e delle più alte
simbologie dello stato.
Il rito cattolico [modifica]
Esequie di Papa Giovanni Paolo II
Nella tradizione cattolica italiana, il funerale si divide
generalmente in tre parti principali:
• La "contemplazione" o "veglia" durante la quale il
corpo del defunto è esposto nella cassa da morto o bara.
Partecipano alla veglia funebre gli amici e i parenti, e
normalmente si tratta di una partecipazione non
rigidamente codificata. In alcuni casi, c'è un libro delle
condoglianze sul quale i partecipanti appongono la
propria firma. Gli amici e i parenti che non possono
partecipare di solito inviano dei fiori o telegrammi ai
familiari. La veglia termina con una preghiera comune,
di norma il rosario, recitato anche da un sacerdote in
chiesa o nell'abitazione del defunto.
• La cerimonia funebre. Il sacerdote officia la messa
esequiale in chiesa durante la quale la bara viene
aspersa con l'acqua benedetta e incensata. Al termine di
questa, in alcune particolari occasioni un amico o un
parente della persona scomparsa, può leggere
un elogio funebre riguardo la vita e le attività del
defunto (alcune confessioni religiose tendono a
scoraggiare l'uso degli elogi funebri durante il funerale
vero e proprio).
• La cerimonia di solito include anche il pio officio
della sepoltura segue il funerale e si tiene di solito a
fianco alla tomba o cappella o nelle vicinanze
dei fornetti dei moderni cimiteri metropolitani o in un
locale attiguo al crematorium, dove il corpo della
persona deceduta viene infine sepolto o cremato. Spesso
il percorso dalla chiesa al cimitero è seguito,
maggiormente a piedi, dai partecipanti al funerale o da
una selezione di questi. Al rito può seguire la
presentazione delle "condoglianze" agli intimi del
defunto (in genere i familiari e gli amici più stretti)
In alcuni Paesi, a volte una leggera cena segue il servizio
funebre. Nella tradizione irlandese, ciò ad esempio è
particolarmente sentito.
In linea generale, il numero di persone che possono
considerarsi tenute per dovere sociale a presenziare alle varie
parti del rito funebre è variabile, ma in linea di massima,
raggiunge un buon numero solo nelle prime due.
La Chiesa Cattolica, ai sensi del canone 1184 del Codice di
diritto canonico, si riserva il diritto di negare le esequie:
• qualora il defunto sia
notoriamente apostata, eretico, scismatico o abbia
provveduto a cancellare gli effetti civili del battesimo;
• qualora il defunto abbia scelto la cremazione del
proprio corpo per ragioni contrarie alla fede cristiana;
• qualora si tratti di peccatori manifesti, le cui esequie
darebbero pubblico scandalo dei fedeli.
La negazione delle esequie è applicabile se prima della morte i
defunti non danno alcun segno di pentimento.
Sistemazione definitiva del corpo [modifica]
Le diverse culture hanno ideato modi diversi di disporre
definitivamente i corpi dei defunti.
Sepolture [modifica]
Alcune depongono i morti in sepolture di varia natura, a volte
definendo luoghi specifici ove ciò sia consentito.
La fossa all'interno di cimiteri è tra gli usi più diffusi di
seppellimento.
Quando la bara è posta nella fossa, il prete, secondo il rito
cattolico recita la seguente orazione:
« L'eterno riposo dona o Signore, questo nostro fratello e tutti i
morti in Cristo, per la misericordia di Dio, riposino in pace! »
In certi luoghi, tuttavia, il procedimento non appare pratico. Ad
esempio a New Orleans, in Louisiana, il sottosuolo è talmente
intriso di acqua per la presenza di paludi profonde ed estese da
obbligare i locali a costruire tombe al di sopra del terreno.
Altrove, la sepoltura separata è di solito riservata a persone
ricche o socialmente rilevanti. Tombe di grandi dimensioni
sopra il terreno sono chiamate mausolei (sebbene il termine
non avesse un significato originario funerario e tuttora non
intende solo tali tombe).
Altre sepolture sono nelle cripte all'interno delle chiese: anche
in questo caso si tratta di un privilegio per lo più accordato a
defunti che abbiano avuto rilevanza sociale in vita. In tempi
recenti, quest'usanza è stata osteggiata dalle norme igieniche
pubbliche.
Non sempre, poi, la sepoltura è permanente. In certe aree, le
aree funerarie debbono essere riutilizzate a causa del limitato
spazio disponibile. In tali aree, quando i cadaveri si siano
ridotti a scheletri, le bare essendosi sgretolate per effetto del
tempo, le povere ossa ormai consunte vengono spostate
in ossari o in fosse comuni.
La sepoltura in mare è una locuzione in sé impropria che indica
la deliberata escussione in mare del cadavere, appesantito in
modo tale da garantirne l'affondamento. Si tratta di una pratica
comune nella marineria e nelle popolazioni che vivono e si
spostano sull'acqua. La Chiesa d'Inghilterra, considerata la nota
vocazione marinara della sua comunità, ha aggiunto particolari
forme di servizio funebre al suo Libro di Preghiere
comuni proprio per tali evenienze.
Cremazione [modifica]
Un crematorio in Inghilterra
Anche la cremazione è un'usanza antica, anzi in Roma
Antica era l'uso funebre più consueto. I Vichinghi erano a volte
cremati sulle loro navi e in seguito il luogo veniva segnato
erigendovi pietre. Ultimamente, a dispetto delle obiezioni di
alcuni gruppi religiosi, la cremazione si diffonde rapidamente.
In Italia [modifica]
In Italia la cremazione è regolamentata dalla Legge n. 130
del 30 marzo 2001.
La principale novità del testo è data dal venir meno del divieto
di dispersione delle ceneri. È caduto conseguentemente
l’obbligo di conservazione nei cimiteri, per cui, ora, le ceneri
verranno consegnate direttamente ai famigliari. La dispersione
potrà essere effettuata in spazi aperti (mare, bosco, montagna,
campagna...), in aree private, oppure in spazi riservati
all’interno dei cimiteri: non potrà avvenire all’interno dei centri
urbani. Sarà anche possibile conservare l’urna in casa, purché
vi sia riportato il nome del defunto. La legge dà anche
indicazioni alle amministrazioni locali per la costruzione di
crematori e istituisce il divieto di trarre lucro dalla dispersione
delle ceneri.
La legge attribuisce al Ministro della sanità il compito di
provvedere alla modifica del regolamento di polizia mortuaria,
approvato con DPR 10 settembre 1990, n. 285, allo scopo di
disciplinare proprio la dispersione delle ceneri.
Posizioni religiose [modifica]
Gli ebrei ortodossi la proibiscono in ossequio alla norma
religiosa detta Halakha, ritenendo che l'anima di una persona
cremata non possa raggiungere il riposo eterno e lo stesso
fanno i cristiani ortodossi, come pure gran parte dell'Islam.
La chiesa cattolica romana l'ha proibita per molti anni, ma
dal 1963 la consente, purché non sia finalizzata ad esprimere
incredulità verso la dottrina della resurrezione dei corpi.
IlVaticano prescrive anche che le ceneri siano comunque
sepolte e non ne permette né la dispersione né la custodia
domestica[1][2]. Sicché oggi molti cimiteri cattolici hanno
edifici che ospitano nicchie per la sepoltura dei resti delle
cremazioni. Infine, alcune correnti delProtestantesimo la
consentono, ma non le più conservatrici.
Altro [modifica]
• Recentemente, un nuovo modo di sistemazione del
cadavere, detto funerale ecologico, è stato suggerito da
un biologo svedese. Basato sulla tecnologia del freddo,
la sua principale caratteristica consiste nel sistemare il
cadavere in modo da riciclarsi massimamente nel
terreno.
• Forme più rare di sistemazione del cadavere includono
l'esposizione agli elementi, come facevano diverse tribù
di indiani d'America. Oggi è ancora praticata
dagli Zoroastriani a Bombay, dove le Torri del
Silenzio consentono agli avvoltoi e ad altri uccelli
divoratori di carogne di cibarsi dei cadaveri esposti.
• Il Cannibalismo post-mortem (necrofagia) è praticato in
certe culture, ove è peraltro ritenuto responsabile del
diffondersi di una malattia daprione chiamata kuru.
• La Mummificazione consiste nel disseccare i corpi
attraverso l'imbalsamazione per assicurarne la
conservazione; gli esperti più famosi di tale
procedimento furono gli antichi Egizi: molti corpi di
nobili o alti funzionari furono mummificati e conservati
in mausolei, o, nel caso di alcuni faraoni, in piramidi. In
epoca più recente sono celebri le imbalsamazioni
di Lenin e Ho Chi Minh.
Bara
Un'elegante cassa da morto aperta
La cassa da morto o bara è un contenitore usualmente
in legno (o anche di altro materiale) atto alla conservazione
delle salme attraverso inumazione o tumulazione.
La disposizione del defunto nella cassa da morto è uno dei
metodi di estremo saluto al caro estinto. Spesso il corpo viene
adagiato nella bara aperta e messo in mostra nella
cosiddettacamera ardente, dalla quale viene poi trasportato
nel cimitero.
La bara può essere molto semplice, o anche molto elaborata. Vi
sono bare imbottite con cuscini in seta, ed altre in legno grezzo:
tutto dipende dagli organizzatori del funerale.
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Vanghelion - Principesque