2016
OBBIET TIVO
ANNO XXIII - SPED.
ABBONAMENTO
POSTALE 70% 2
DCB FI
P R O F E S S I O N E I N F E R M I E R I S T I CA
2
PERIODICO DI INFORMAZIONE ATTUALITÀ E CULTURA DEL COLLEGIO INFERMIERI, AS. SANITARI, VIG. INFANZIA DELLA PROVINCIA DI FIRENZE - WWW.IPASVIFI.IT
CONVOCAZIONE ASSEMBLEA
GENERALE DEGLI ISCRITTI
LE OPPORTUNITÀ DELLE RIFORME
15 APRILE 2016
C/O AUDITORIUM S. APOLLONIA
VIA SAN GALLO, 25 a FIRENZE
STRUTTURA
STRATEGIA
SISTEMI
VALORI
CONDIVISI
ABILITÀ
STILE
INFERMIERI
PROGRAMMA
14:30 REGISTRAZIONE PARTECIPANTI
15:00 RIFORMA MADIA: COME CAMBIA LA P.A. COME CAMBIA IL MIO LAVORO
(DOTT. CARLO MOCHI SISMONDI - PRESIDENTE FORUM PA)
15:45 STATO DELL’ARTE LAVORO NEL SERVIZIO PUBBLICO, OCCORRONO INFERMIERI
(DOTT. GIANLUCA MEZZADRI - COORDINATORE PROFESSIONI SANITARIE FP CGIL)
16:30 DIRETTIVA EU 55/2013, OPPORTUNITÀ PER GLI INFERMIERI
(MASSIMILIANO FRANCESCHETTI - RICERCATORE ISOLF)
17:30 ASSEMBLEA DEGLI ISCRITTI
• RELAZIONE ANNUALE PRESIDENTE
• APPROVAZIONE RENDICONTO FINANZIARIO 2015
• APPROVAZIONE ASSESTAMENTI BILANCIO PREVENTIVO 2016
18:30 CONCLUSIONE LAVORI
COMUNICATO DONAZIONE
ORGANI
EDITORIALE PRESIDENTE
DANILO MASSAI
QUALI OSTACOLI ALLA
DONAZIONE DI SANGUE ED
EMOCOMPONENTI
Obbiettivo
professione infermieristica
Organo Ufficiale del Collegio Infermieri
Professionali Assistenti Sanitari
Vigilatrici d’ Infanzia di Firenze
Anno XXV n. 42015
Spedizione in a. p. 70% 2DCB
Direttore responsabile
Luca Bartalesi
Via Pier Luigi da Palestrina, 11
50144 Firenze
Tel. 055 359866, fax 055 355648
e-mail: [email protected]
Autorizzazione del Tribunale
di Firenze n. 4103 del 10/05/91
IPASVI Firenze
OBBIETTIVO PROFESSIONE INFERMIERISTICA
EDITORIALE
Gentili colleghe e colleghi,
il 2016 per gli infermieri si apre con numerosi problemi
irrisolti o addirittura con esiti più di rischio, ma sono in
divenire anche percorsi normativi ed organizzativi che
offrono opportunità.
Senza riempire questo editoriale di elenchi di problemi e
possibili ricette veniamo a porre la Vostra attenzione sui
contenuti di una norma che se perseguiti e resi operativi possono far transitare la professione infermieristica
nell’area di esercizio professionale che le appartiene.
La LEGGE 251/2000
L’art. 1 della legge 251/2000 è articolato in tre commi:
• nel primo, si innalza a valore di norma primaria quanto
già sancito dai regolamenti ministeriali che ha individuato
il profilo professionale degli infermieri in materia di autonomia professionale, conferisce dignità legislativa agli strumenti metodologici e disciplinari della cultura e delle scienze infermieristiche;
• nel secondo, si erige ad obiettivo della legislazione statale e
regionale e delle connesse attività di indirizzo, di programmazione ed amministrative, la responsabilità e la valorizzazione delle funzioni e del ruolo della professione infermieristica come uno degli strumenti fondamentali sia per
garantire il diritto alla salute che per realizzare un sistema
assistenziale alla persona e famiglia sicuro e di qualità tenuta in considerazione la caratteristica di dinamicità del rapporto infermiere-cittadino;
• nel terzo, per conseguire gli obiettivi sopra riferiti si affida al
Ministero della Salute, con parere delle Regioni, il compito
di emanare LINEE GUIDA per realizzare le finalità stesse
dei due livelli di programmazione e nel contempo ridefinire
aree e campi delle attività infermieristiche esercitate in modelli organizzativi favorenti l’evoluzione professionale tesi
ad offrire assistenza standardizzata e personalizzata.
Come Consiglio Direttivo siamo fermamente convinti
che nel concentrare l’attenzione agli elementi legislativi
di cui sopra, si possa focalizzare un percorso chiaro e visibile per uscire da una fase temporale oscura e tesa al
mantenimento della professione infermieristica in modelli organizzativi tayloristici che ne deturpano motivazioni e sviluppo.
Oggi, dopo 15 anni, gli infermieri non possono gratificarsi per una ventina di Dirigenti, ma debbono aspirare
ad aver riconosciuto ciascuno il ruolo intellettuale della
professione ed essere inseriti in organizzazioni e contratti di lavoro che ne valorizzano i contenuti del lavoro e lo
stipendio. Sia come dipendenti che liberi professionisti.
Per essere pronti alle responsabilità che la legge 251/2000
chiedeva, gli infermieri frequentano corsi universitari,
corsi master universitari, corsi di laurea magistrale. Han-
no un sistema obbligatorio di formazione continua.
Sono sottoposti a vigilanza nel loro esercizio professionale.
Ma ancora non hanno declinato quanto riportato nella
legge 251/2000 perché inquadrati in contratti non adeguati, perché esercitano la libera professione senza un
accordo di regole nel Servizio Sanitario.
Esercitano in organizzazioni lente e faraoniche nell’offrire scenari di lavoro adeguati e responsabilizzanti l’autonomia, organizzazioni che stentano a valorizzare il
concetto di lavoro in equipe, privilegiando le gerarchie
astratte nella gestione dei ruoli e competenze.
Senza trascurare le numerose leggi nazionali in fieri (Ordinistica, Responsabilità professionale, Governo clinico)
indichiamo una Norma da presidiare con attenzione e
continuità.
Riteniamo che il contratto sarà uno strumento più normativo che economico, ma essenziale por portare infermieri in un livello professionale a loro spettante, fondamentale per dare sostanza a standard di mix organici di
valorizzazione del contenuto professionale esercitato alla
persona e famiglia.
Evitando il paradigma attuale che chi fa un passo avanti
in carriera automaticamente aspira ad un “ufficio” e si
allontana dall’assistenza.
Come Consiglio Direttivo faremo tutto il possibile perché il Contratto porti innovazione e coerenza con le necessità degli infermieri, pur consapevoli che in questo
campo le Organizzazioni Sindacali giocano il loro ruolo.
La carenza culturale in Italia mette sempre alti confini
nel dialogo fra istituzioni perdendo tempo e risorse a
combattersi.
Il Presidente
Danilo Massai
3
Marzo • 2016
IPASVI FIRENZE:
“DONARE GLI ORGANI?
BASTA DIRE SÌ”
IL COLLEGIO DEGLI INFERMIERI SOSTIENE LA
CAMPAGNA PER SENSIBILIZZARE I CITTADINI
ALLA DONAZIONE DI ORGANI E TESSUTI. INTANTO
AUMENTANO GLI ITALIANI CHE HANNO DATO L’ OK
NEI LORO COMUNI DI RESIDENZA
Firenze, 2 marzo 2016 – Donare gli organi? Un gesto di
generosità fondamentale per salvare altre vite. Per questo, il Collegio Ipasvi di Firenze sostiene da sempre la
campagna per sensibilizzare i cittadini alla donazione di
organi e tessuti. E i dati sono confortanti. Aumentano
infatti gli italiani che hanno dato l’ok nei loro Comuni di residenza. Nel 2015 sono stati 104.571 i cittadini
italiani che si sono espressi sulla donazione di organi
e tessuti in occasione del rilascio o rinnovo della carta
d’ identità. In considerevole aumento rispetto ai 15.137
del 2014. Altissima la percentuale delle manifestazioni
di volontà positive: il 91,6%. Inoltre, cresce anche il numero dei Comuni del nostro Paese che hanno attivato la
procedura per esprimere la volontà di donare gli organi
presso i propri uffici anagrafe (454 nel 2015 contro i 23
nel 2014) e che hanno consentito di raggiungere una media di mille dichiarazioni al giorno. Sono alcuni dei dati
diffusi durante la conferenza stampa di presentazione dei
risultati dell’attività 2015 relativa a donazioni e trapianti
di organi, tessuti e cellule, che si è tenuta ieri, 17 febbraio,
alla presenza del Ministro della salute.
“La donazione degli organi è un atto di grande civiltà e
di rispetto per la vita”, si legge nel sito del Ministero della
Salute, che ha presentato numeri positivi sia sull’adesione volontaria alle donazioni, sia sulle donazioni effettive.
Nel 2015 si confermano infatti i trend di donazione registrati nell’anno precedente, con alcuni importanti segna4
li positivi. Sono stati 2.332 gli accertamenti di morte con
criteri neurologici (nel 2014 erano stati 2.349), mentre
il numero dei donatori offerti alla rete trapiantologica è
stato pari a 1.388 (+ 5 rispetto all’anno precedente). Il
totale dei donatori utilizzati a scopo di trapianto è stato
1.170 (contro i 1.174 del 2014), con una lieve oscillazione
imputabile agli elevati standard di sicurezza che caratterizzano il nostro sistema. È scesa inoltre la percentuale
delle opposizioni alla donazione nel 2015: 30.6% rispetto
al 31% dell’anno precedente.
Crescono i donatori di tessuti, con particolare riferimento alla cornea (7.553 nel 2015 contro i 7.449 nel 2014), di
cui il nostro Paese è primo in Europa. In aumento anche
i donatori volontari iscritti al Registro IBMDR, 469.000
nel 2015.
La principale novità nell’attività 2015 riguarda la donazione da vivente, che ha registrato un notevole incremento: 23 sono state le donazioni di fegato (contro le 18 del
2014) e 301 quelle di rene. Per quest’ ultime, il 2015 ha
consentito di raggiungere un vero e proprio record, sfondando per la prima volta la soglia dei 300 prelievi (+50
rispetto al 2014, +74 rispetto al 2013 e +109 rispetto al
2012). L’aumento delle donazioni da vivente, un aspetto
su cui il Centro e la Rete trapiantologica hanno dedicato
particolare attenzione nel corso degli ultimi due anni, ha
consentito di portare il numero complessivo delle donazioni a quota 1.494 (+ 51 rispetto al 2014).
IPASVI Firenze
OBBIETTIVO PROFESSIONE INFERMIERISTICA
QUALI OSTACOLI
ALLA DONAZIONE
DI SANGUE ED
EMOCOMPONENTI?
UN’ INDAGINE FRA I NON DONATORI
◊Di Francesca Maiorano (1), Mara Fadanelli (2), Suria Vezzani (3)
(1) infermiera: [email protected] (2) infermiera: [email protected] (3) infermiera: [email protected]
Introduzione
L’ indagine si focalizza sul perché, nonostante il continuo
appello alla donazione per le notevoli carenze di sangue
ed emocomponenti, ancora molte persone non si recano
a donare.
Donando il proprio sangue è possibile, per esempio,
aiutare una donna che ha perso molto sangue durante il
parto a riprendere le forze, partecipare al miglioramento
dello stato di salute di una persona affetta da tumore che
la chemioterapia ha indebolito, permettere la guarigione
a persone affette da malattie del sangue, ripristinare un’anemia dopo un intervento chirurgico in cui la persona
ha perso molto sangue, e tanto altro ancora.
Oggi non esiste un prodotto capace di sostituirsi al sangue umano, infatti il sangue non può essere prodotto artificialmente in laboratorio.
La disponibilità di questa risorsa, insostituibile e indispensabile nella terapia di molte malattie, dipende esclusivamente dalla disponibilità e dal senso civico dei donatori di sangue ed emocomponenti.
La carenza di sangue è un problema che investe il nostro
paese e non solo.
Il fabbisogno di sangue è cresciuto significativamente
in questi ultimi anni per i seguenti motivi: l’ incremento
dell’età della popolazione, che ha portato a un aumento delle patologie che vengono affrontate con interventi
chirurgici (ortopedici, cardiochirurgici, oncologici, trapianto di midollo osseo, ecc.) resi possibili dagli sviluppi
della scienza, che richiedono sangue mirato e in elevate
quantità; la carenza di sangue conseguente alla diminuzione dei donatori, dovuta a più motivazioni: il turnover
sproporzionato fra anziani e giovani, la generale disaffezione alla donazione e gli screening sempre più severi che rendono da un lato il sangue più sicuro, ma che
escludono fin dalla prima donazione un alto numero di
aspiranti donatori.
Il sangue è quindi oggi sempre più raro; i principali “consumatori” di sangue sono i pazienti sottoposti agli interventi effettuati in chirurgia elettiva (programmata), che
assorbono oltre il 50% del sangue raccolto, e alla chirurgia d’ urgenza. (1)
Devono inoltre ricevere sangue i pazienti ematologici,
come i leucemici, gli oncologici, i talassemici, gli aplastici
e gli emofilici, che per sopravvivere necessitano di regolari
trasfusioni e per i quali i donatori restano indispensabili,
in quanto non possono avvalersi di alternative.
Da qui il bisogno di intraprendere un’ indagine che ci
permetta di scoprire quanto i non donatori, delle associazioni di volontariato individuate, siano informati sul
tema della donazione di sangue e/o emocomponenti,
sulle associazioni di volontariato e di capire i motivi per
cui non abbiano ancora mai donato.
L’obiettivo secondario dell’indagine è quello invece di
trovare un incentivo che potrebbe spingere i non donatori
ad iniziare a donare sangue per cercare di ridurre la continua carenza di sangue delle nostre realtà che ci impedisce
di soddisfare tutte le esigenze del sistema sanitario.
5
Marzo • 2016
I dati ottenuti sono stati confrontati con articoli reclutati
dalla revisione della letteratura, dalla quale si sono scelti, per pertinenza, alcuni articoli tramite l’ utilizzo della
banca dati Pub Med. (2)
Metodi e strumenti
Lo strumento d’ indagine dello studio quantitativo descrittivo è stato un questionario con 10 domande a risposta chiusa e 1 domanda a risposta aperta, per un totale
di 11 domande, formulato e distribuito ai non donatori.
La prima parte del questionario esamina le generalità
dei non donatori, in particolare, il sesso, l’età, il titolo di
studio e la professione; la seconda parte valuta quanto
i non donatori sono informati sul tema delle donazioni di sangue e/o emocomponenti e sulle associazioni di
volontariato, chiede di elencare gli usi che, secondo loro,
vengono fatti con il sangue donato e perché le persone si
recano a donare.
Infine si chiede il motivo per cui il non donatore non ha
ancora donato e se esiste un incentivo che potrebbe spingerlo a iniziare a donare sangue e/o emocomponenti.
In allegato al questionario è presente l’ “Informativa e il
consenso a partecipare allo studio”, la quale specifica la
garanzia dell’anonimato e lo scopo del questionario.
Lo studio è stato realizzato grazie alla disponibilità di 100
persone non donatori di sangue e/o emocomponenti,
reclutate all’ interno di due associazioni di volontariato
del comune di Santa Maria a Monte, la cui natura non
ha niente a che fare con la donazione di sangue, le quali
hanno partecipato all’ indagine.
Le associazioni di volontariato che hanno acconsentito a
partecipare all’ indagine sono la “Associazione Culturale
Vincenzo Galilei” di Santa Maria a Monte e la “Misericordia di Santa Maria a Monte”.
Criteri d’ inclusione: individui non donatori di sangue e/o emocomponenti, con età superiore o uguale a
18 anni e inferiore a 65 anni, che forniscono il proprio
“consenso informato” a partecipare all’ indagine; mentre
quelli di esclusione sono: persone che non donano sangue e/o emocomponenti non per mancata volontà, ma
perché non risultati idonei, causa patologie autoimmuni
o cardiovascolari croniche, condizioni irreversibili, peso
insufficiente, ecc..
Risultati
Dall’analisi svolta sulla letteratura si rileva che le motivazioni che spingono le persone alla donazione di sangue
sono analoghi ai dati ottenuti dalla presente indagine.
Da entrambe si evince che la maggior parte delle persone
pensa che i donatori si rechino a donare per motivi umanitari, altruistici, per aiutare le persone che ne hanno bisogno e per aumentare la propria autostima.
L’ unica diversità riscontrata è la differenza di opinione
tra i sessi: dalla letteratura (3) si rileva che per le femmine i motivi per cui i donatori si recano a donare sono per
6
lo più altruistici mentre per i maschi sono motivi individualistici; nell’ indagine questa differenza non è sorta
perché per entrambi i sessi il principale motivo è quello
altruistico, ovvero quello di donare per aiutare le persone
che ne hanno bisogno (cfr. fig. 1).
fig.1
f. Altro
0%
6%
e. Un parente/amico ne ha avuto bisogno
d. Motivi religiosi
1%
12%
c. Usufruire di un giorno permesso retribuito dal…
15%
b. Effettuare analisi gratis e controllo stato di salute
66%
a. Aiutare le persone che ne hanno bisogno
E la stessa risposta la possiamo analizzare nello specifico
nei due sessi (cfr. fig. 2).
“Perché, secondo lei, le persone si recano a donare?”
fig2. femmine
25%
A
4%
5%
B
C
D
41%
0%
E
F
fig2. maschi
11%
A
3%
0%
7%
B
C
1% 3% 0%
D
E
F
Per quanto riguarda gli ostacoli alla donazione, dall’ indagine prevale la pigrizia come principale motivazione,
ovvero la mancata voglia o il mancato tempo; questa motivazione non viene citata in nessun articolo di letteratura.
Si riscontrano invece sia in letteratura che dall’ indagine
altri ostacoli come la mancanza di informazione e comunicazione sull’argomento, l’ inadeguatezza delle strutture
e del personale sanitario o esperienze di servizio negative, la paura e i blocchi emotivi (cfr. fig. 3).
“Qual è il motivo per cui ancora NON ha donato?”
g. Altro
f. Inadeguatezza strutture e personale
fig.3
0%
6%
9%
e. Mancanza di informazioni
d. Impossibilità a raggiungere le strutture
4%
34%
c. Pigrizia
b. Paura di sentirsi male dopo aver donato
a. Paura e blocchi emotivi
22%
25%
IPASVI Firenze
OBBIETTIVO PROFESSIONE INFERMIERISTICA
Tra le possibili soluzioni per tentare di superare i vari
ostacoli precedentemente individuati è emerso, da entrambe le fonti, che la maggior parte dei non donatori
ha conferito maggior importanza alle campagne informative, per ottenere maggiori indicazioni e notizie che li
coinvolgano e li incentivino a recarsi a donare sangue e/o
emocomponenti. Altre soluzioni di rilievo sono la possibilità di ridurre il dolore durante la tecnica di prelievo ed
eliminare dalla vista le raccolte di sangue donato, maggiori incentivi alla donazione in termini di ulteriori visite
ed esami gratuiti ed una maggior vicinanza alle strutture
in cui si dona. La soluzione che risulta meno incentivante per i non donatori è la retribuzione, indicata solo dal
5% dei rispondenti.
Una percentuale così bassa rappresenta un successo, in
quanto, dalle evidenze riportate in letteratura (4), si rileva l’ inefficienza di tale incentivo: ci sono infatti prove
sufficienti per dimostrare l’effetto negativo sulla qualità
(percentuale di colesterolo più alta rispetto alla percentuale presente nel sangue prelevato da un gruppo non
retribuito) del sangue prelevato da gruppi di donatori
retribuiti. Pagare i donatori è considerato quindi un motivo non valido: la donazione di sangue deve provenire
esclusivamente da donatori volontari. (fig.4)
12%
g. Altro
fig.4
f. Retribuzione
e. Vicinanza alle strutture
5%
11%
25%
d. Maggior campagna informative
c. Riduzione tempi di attesa precedenti la donazione
b. Incentivi alla donazione
a. Ridurre il dolore durante il prelievo ed eliminare
dalla vista le raccolte di sangue
Conclusioni
panti all’ indagine: maggior campagne informative sul
tema della donazione di sangue ed emocomponenti.
Oltre a delle campagne informative, condotte da personale esperto sia sanitario sia del mondo dei donatori, si
potrebbe creare un opuscolo informativo da divulgare
tra la cittadinanza, affinché le persone lo possano portare
con sé e consultare nel momento del bisogno. Uno strumento che possa aiutare a conoscere o ad integrare tutte
le informazioni e dettagli possibili sulla tematica della
donazione di sangue ed emocomponenti.
L’opuscolo dovrebbe utilizzare un linguaggio semplice e
comprensibile così da essere consultato da qualsiasi fascia di età e distribuito all’ interno della comunità: nei
negozi, nei supermercati, negli ospedali, nelle associazioni e nelle scuole, sia all’ interno delle scuole medie superiori sia all’ interno delle scuole medie inferiori, così da
orientare verso la donazione anche i ragazzi e le ragazze
ancora minorenni.
I donatori di sangue sono un’ importante risorsa per la
società, ed è grazie a loro che ogni giorno possono essere salvate vite umane; il reclutamento di nuovi donatori
deve essere quindi considerato un obiettivo da raggiungere ogni giorno, poiché così facendo si alimenta un patrimonio collettivo di cui ciascuno può usufruire al momento del bisogno.
10%
14%
23%
La presente indagine si è focalizzata sul punto di vista dei
non donatori, permettendo di indagare le paure, i dubbi,
le opinioni di chi non dona sangue ed emocomponenti,
con il fine di riscontrare quali siano le convinzioni e le
reali motivazioni che, per questi soggetti, sono diventate motivo di dichiarazione di contrarietà alla donazione. Successivamente a questo, abbiamo cercato di capire
quali potessero essere le possibili soluzioni per cercare
di superare i vari ostacoli alla donazione e reclutare così
nuovi donatori.
Dai risultati ottenuti, ciò che più ha sorpreso è la quantità
di risposte che motivano nella pigrizia il maggior ostacolo alla donazione.
La paura dell’ago, la vista del sangue, la paura di sentire dolore o sentirsi male dopo aver donato, talvolta sono
motivazioni che, il più delle volte, risultano insuperabili
con qualsiasi tipo di incentivo, se non quello di sottrarsi
alla donazione.
Per quanto riguarda la pigrizia, invece, crediamo sia una
motivazione che può essere facilmente abbattuta, forse,
proprio attraverso l’ incentivo più segnalato dai parteci-
Bibliografia
1 Centro Regionale Sangue Toscana, www.regione.toscana.it/donareilsangue.
2 “Donating Blood: A Meta-Analytic Review of Self-Reported Motivators
and Deterrents” di Timothy C.Bednall e Liliana L. Bove, 2011 Elsevier
Inc, “Nature pro sociale du don de sang; The pro-social nature of blood
donation” di V. Charles Sire, N.Guéguen, A.Martin e S. Meineri, Publiè
en 2012, “New donors, loyal donors, and regular donors: Which motivations sustain blood donation?” di Paolo Guiddi, Sara Alfieri, Elena
Marta e Vincenzo Saturni, 2015, “Mechanism of altruism approach to
blood donor recruitment and retention: a review and future directions”
di Ferguson E., 2015 British Blood Transfusion Society e “Incentivizing
Blood Donation: Systematic Review and Meta-Analysis to Test Titmuss’
Hypotheses” di Claudia Niza, London School of Economics Burcu Tung
and Theresa M. Marteau King’s College London, 2013. La ricerca si è
svolta nel mese di ottobre 2015.
3 “New donors, loyal donors, and regular donors: Which motivations sustain blood donation?” di Paolo Guiddi, Sara Alfieri, Elena Marta e Vincenzo Saturni, 2015.
4 “Incentivizing Blood Donation: Systematic Review and Meta-Analysis to
Test Titmuss’ Hypotheses” di Claudia Niza, London School of Economics
Burcu Tung and Theresa M. Marteau King’s College London, 2013.
5 Patrizia Albinelli, Katiuscia Cottafavi, Paola Ferri, “L’infermiere tra teoria
e prassi” Athena Audiovisual, Modena.
6 Zingarelli “Vocabolario della lingua italiana” Zanichelli Milano.
7 Suddarth B, Smeltzer S, Bare B, “Infermieristica medico-chirurgica”, Casa
Editrice Ambrosiana, Milano; 2007.
8 Luca Benci, “Aspetti giuridici della professione infermieristica” 6° Edizione, Mc Graw Hill, 8: 216-222.
9 Tim D. Spector, John S. Axford “Introduzione alla patologia generale”,
2° Edizione 2007 a cura di L. Calorini e D. Tombaccini, Casa Editrice
Ambrosiana, 24: 269-285.
10 Luca Benci, “Aspetti giuridici della professione infermieristica” 6° Edizione, Mc Graw Hill, Allegato Codice deontologico dell’infermiere: 381-387.
11 Renato Massini, Donatello Izzi, Patrizia Marchetti, Francesca Passeretti,
Umberto Recine, “Medicina interna”, Quarta Edizione 2009, Mc Graw
Hill, 5: 358-362.
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