Indice
Multinazionali
I mercati finanziari internazionali
Il regime dei cambi
Crisi valutarie e bancarie
Il debito estero
Globalizzazione, disuguaglianza e povertà
Povertà
Effetti sui salari, mercato del lavoro e welfare
Multinazionali
Le multinazionali sono imprese che detengono una partecipazione
azionaria significativa (50% o più) in un’altra impresa (controllata o
filiale) che opera in un paese estero
Lo strumento della formazione delle multinazionali sono gli investimenti
diretti esteri (IDE), definibili come investimenti nei quali l’investitore
estero possiede almeno il 10% delle azioni e sono effettuati con
l’obiettivo di stabilire un interesse duraturo nel paese e influenzare
stabilmente la gestione dell’impresa in cui si investe
Gli IDE includono:
capitale sociale
utili reinvestiti
altri investimenti diretti in beni capitali
Si distinguono dagli investimenti di portafoglio che hanno obiettivi
meramente speculativi
Alcuni fatti stilizzati sulle multinazionali
• Gli IDE sono molto aumentati negli ultimi 15 anni del XX secolo
1985-2000
Tasso di crescita degli IDE in entrata: 17,7%
Tasso di crescita del PIL mondiale: 2,5%
Tasso di crescita delle esportazioni mondiali: 5,6%
• Il valore assoluto degli IDE è molto inferiore a quello delle
esportazioni
Nel 2001
IDE: 826 miliardi di dollari
Esportazioni: 7.666 miliardi di dollari
• Il fatturato totale delle società controllate dalle multinazionali è molto
maggiore dei flussi commerciali
• Le vendite di controllate USA nella UE sono 3,8 volte le importazioni
UE dagli USA
• Il 75% del commercio mondiale è riconducibile alle multinazionali
• circa un terzo del commercio mondiale è interno alle multinazionali
• Gli IDE provengono per il 90,8% dai paesi avanzati
• La destinazione prevalente degli IDE sono i paesi avanzati (fra il 58%
e il 78%)
• La maggior parte degli IDE sono concentrati in settori ad intensità di
lavoro qualificato e alta tecnologia
• La quota prevalente degli IDE è costituita da acquisizioni e fusioni
• La frammentazione geografica della produzione (specializzazione
verticale) è aumentata molto negli ultimi anni
• Il commercio mondiale di componenti è il 30% del totale
Distribuzione per paesi del valore di un’automobile prodotta da
multinazionali americane
Corea, assemblaggio
30%
Giappone, componenti avanzati
17,5%
Germania, progettazione
7,5%
Singapore e Taiwan, altri componenti
4%
Regno Unito, pubblicità e marketing
2,5%
Irlanda, elaborazione dati
1,5%
USA
37%
Domande
• perché le imprese diventano multinazionali?
• quali fattori ne determinano la localizzazione in certi paesi piuttosto
che in altri?
• quali effetti producono le multinazionali nei paesi ospitanti?
• quali effetti producono nei paesi d’origine?
• quali sono le implicazioni per le politiche economiche dei paesi
ospitanti e d’origine?
Perché le imprese diventano multinazionali?
modalità di investimento:
• investimenti ex novo (green field investments)
• acquisizioni e fusioni
due tipi di investimento:
• investimento orizzontale o IDEO consiste nella duplicazione di un
impianto
• investimento verticale o IDEV consiste nel decentramento di una fase
di lavorazione che da luogo a un prodotto intermedio o componente
la decisione di divenire multinazionali dipende dai costi e benefici della
dispersione geografica
Costi della dispersione geografica
dipendono da come vengono divise le attività dell’impresa
• la duplicazione di tutte le attività comporta sprechi perché alcuni
asset (know how tecnologico, competenze gestionali, reputazione
del marchio) sono fonte di economie di scala a livello di impresa in
quanto possono servire diversi impianti senza essere replicati
• forti economie di scala a livello di impresa riducono i costi di scorporo
e accrescono l’incentivo a divenire multinazionali
• esigenze di integrazione tecnologica fra le fasi di lavorazione
accrescono i costi di scomposizione della produzione
• forti economie di scala a livello di impianto accrescono i costi di
scorporo e riducono l’incentivo a divenire multinazionali
• la duplicazione di un sottoinsieme (IDEO) può comportare la rinuncia a
economie di scala a livello di impianto
• la ripartizione verticale cioè il decentramento della produzione di un
componente in un impianto estero (IDEV) può comportare la perdita di
economie da integrazione
In generale
• Le imprese che hanno economie di scala a livello di impresa tendono
a diventare più facilmente multinazionali
• il contrario accade per quelle che hanno economie di scala a livello di
impianto
Vantaggi della dispersione geografica
• accesso al mercato
- si riducono i costi di trasporto e le barriere commerciali
- migliore conoscenza del mercato
• costo dei fattori
in alcune aree il costo dei fattori in particolare del lavoro può essere
molto più basso
ma è importante la qualità soprattutto in termini di capacità e
competenze (capitale umano)
Determinanti degli IDE
• sono incentivati quando le economie di scala a livello di impresa
prevalgono su quelle a livello di impianto
• si concentrano in paesi vicini per livelli di sviluppo e caratteristiche
culturali
• sono influenzati dalle politiche fiscali dei paesi ospiti ma solo se sono
presenti altre condizioni favorevoli (stabilità politica)
fattori che favoriscono gli IDEV
• possibilità di scomposizione dei processi produttivi
• bassi costi commerciali e da disintegrazione
fattori che favoriscono gli IDEO
• alti costi di trasporto del prodotto finale
• accesso a mercati ampi
Perché IDE e non licenze sul know how?
Ostacoli alla cessione del know how
• rischio di cedere know how a concorrenti
• la licenza implica un basso livello di controllo sull’impresa
licenziataria
• il know how non si presta ad essere trasmesso attraverso licenze
(conoscenze tacite)
Effetti degli IDE
effetti sul mercato dei prodotti
• se l’investimento aumenta la concorrenza minori prezzi per i consumatori
• il contrario se aumenta la concentrazione (per esempio quando l'IDE
avviene mediante acquisizione di un’impresa locale)
• spiazzamento di imprese locali meno efficienti
effetti sul mercato dei fattori
• in genere determinano un afflusso di capitali nel paese ospite
• aumento dei salari nel paese ospite, riduzione nel paese d’origine (nei
paesi in via di sviluppo a medio reddito aumento dei salari) ma non
sempre accade (caso del Messico)
spillover di conoscenze
• trasferimenti di tecnologia, di competenze derivanti dal trasferimento di
lavoratori qualificati e di capacità manageriali
• domanda di beni intermedi a contenuto tecnologico più elevato
Effetti negativi degli IDE
• effetti positivi e negativi sui flussi di valuta estera
positivi: afflusso di capitali esteri; maggiori introiti da esportazioni e
minori esborsi per importazioni
negativi: esportazione di profitti; aumento importazioni di beni
capitali; sopravalutazione del cambio e difficoltà per le esportazioni
• effetti sulla crescita
effetti diretti positivi grazie agli investimenti
effetti indiretti negativi dovuti all’esportazione di profitti
• effetti sulla stabilità
pur essendo più stabili degli investimenti a breve il reinvestimento
dei profitti può essere influenzato da mutamenti delle condizioni di
breve periodo
• minori entrate fiscali dovute al transfer pricing
• perdita di posti di lavoro se gli investimenti esteri avvengono in
settori più intensivi di capitale
Gli IDE favoriscono veramente il trasferimento di
tecnologie?
tra i paesi in via di sviluppo il Messico è uno dei maggiori esportatori di
beni e servizi ad alto contenuto tecnologico ma meno del 2% del valore
è prodotto con input locali
gli IDE favoriscono il trasferimento ma solo quando il paese ospitante
ha una dotazione di capitale umano che consente di assorbire le
conoscenze
Multinazionali e prelievo fiscale
Secondo l'Oxfam i paesi in via di sviluppo perdono ogni anno circa 50
miliardi di dollari di tasse dovute dalle multinazionali e non percepite
Come accade?
una multinazionale integrata verticalmente può praticare il transfer pricing
minimizzando il carico fiscale complessivo nei paesi in cui opera
un’impresa inglese produttrice di caffè acquista una piantagione in Brasile
La piantagione vende la materia prima a basso prezzo ad un’affiliata della
multinazionale nelle isole Cayman dove la pressione fiscale è molto bassa.
L’affiliata a sua volta rivende il prodotto alla casa madre a un prezzo più alto
In questo modo i profitti della piantagione in Brasile sono minimizzati
riducendo così gli oneri fiscali. In gran Bretagna i costi sono massimizzati
riducendo anche qui il carico fiscale
I profitti rimangono nelle isole Cayman dove la pressione fiscale è minima
I mercati finanziari internazionali
Le transazioni
Paese X
beni e
servizi
attività
finanziarie
Resto del mondo
beni e
servizi
attività
finanziarie
Perché si scambiano attività finanziarie?
detenere attività finanziarie in più di un paese consente di diversificare
il rischio
tipi di attività finanziarie
strumenti di debito: obbligazioni, prestiti delle banche
chi li acquista ha un titolo a ricevere in futuro una certa somma più
un interesse
strumenti azionari: azioni
sono un titolo di proprietà che da diritto a partecipare agli utili
due tipi fondamentali di movimenti di capitali:
• investimenti diretti a lungo termine che hanno l’obiettivo di creare
attività produttive o rilevare attività esistenti
• investimenti di portafoglio a breve termine (acquisti di titoli prestiti
a breve) obbediscono maggiormente a logiche speculative
Gli attori
• Banche commerciali
• Imprese multinazionali
• Istituzioni finanziarie non bancarie
• Banche centrali e agenzie governative
• Organizzazioni internazionali (FMI, Banca mondiale)
Fondo Monetario Internazionale (FMI)
Nasce con la Conferenza di Bretton Woods (1944). Oggi conta 184
paesi membri;
Lo scopo è dare vita, assieme alla Banca Mondiale e ad una terza
organizzazione mai nata (ITO), ad una gestione coordinata
dell'economia internazionale (Keynes).
Obiettivi
• promuovere la cooperazione monetaria internazionale attraverso il
coordinamento delle politiche di cambio;
• favorire il commercio internazionale;
• favorire lo sviluppo di un sistema multilaterale dei pagamenti;
• correggere gli squilibri nella bilancia dei pagamenti e nei conti
pubblici.
Funzioni
• vigila sul sistema finanziario internazionale (monitoraggio dei paesi;
World Economic Outlook);
• fornisce assistenza finanziaria (prestiti alle banche centrali);
• fornisce assistenza tecnica (analisi statistiche e consulenza di
esperti)
Struttura organizzativa e decisionale
• Consiglio dei Governatori: è l'organo decisionale, ogni paese
membro partecipa con il ministro delle finanze e con il governatore
della banca centrale; elegge il Comitato Monetario e Finanziario
Internazionale.
• Comitato Monetario e Finanziario Internazionale: è formato da 24
governatori che rappresentano gruppi di paesi; prende delibere
strategiche e di indirizzo.
• Consiglio di Amministrazione: è formato da 24 direttori esecutivi,
nomina il direttore generale e segue l'ordinaria amministrazione.
• Il FMI è una vera e propria banca, con capitale fornito dai paesi
membri:
• principio non democratico di 1 dollaro, 1 voto;
• G8 + UE detengono il 56% del capitale;
• USA detiene il 18% del capitale e ha il diritto di veto su molte
decisioni in cui è richiesta la maggioranza qualificata dell'85%;
Modalità di intervento
• eroga prestiti “condizionali” all'attuazione di riforme economiche in
caso di squilibri di bilancia dei pagamenti, di tasso di cambio, di
debito pubblico
• non si tratta di finanziamenti allo sviluppo (compito della Banca
mondiale)
• i prestiti sono erogati a condizioni (più o meno) di mercato
Banca Mondiale
Origine e obiettivi
nasce nel 1944 con gli accordi di Bretton Woods con l’obiettivo di
ricostruire l'Europa dopo la II guerra mondiale; oggi finanzia lo sviluppo;
• politiche di aggiustamento strutturale;
• politiche di riduzione della povertà;
• politiche di riduzione del debito estero;
è il principale braccio operativo per la realizzazione del Millennium
Development Goals dell’ONU con obiettivi di riduzione della povertà e
protezione ambientale, accesso ai servizi sanitari ed educativi
Struttura
come il FMI, è una banca, con un consiglio dei governatori, un direttorio
esecutivo e un presidente;
è finanziata dai paesi membri, che forniscono il capitale, e attraverso
l'emissione di obbligazioni;
presta ai paesi a tassi di mercato anche se ha programmi a tasso
agevolato
Particolarità dei mercati finanziari
• I prodotti scambiati sui mercati finanziari sono promesse di pagamento
cioè debiti per alcuni e crediti per altri
• sulla base di questi crediti e debiti se ne creano degli altri che possono
essere a loro volta scambiati
• la moltiplicazione delle attività e passività finanziarie crea forti
interdipendenze fra gli operatori
• la concorrenza nei mercati finanziari è diversa rispetto al mercato dei
beni perché, mentre nei primi il fallimento di un’impresa rafforza le altre
o non influisce su di esse, nei secondi il fallimento di una banca può
dar luogo a un meccanismo di contagio che porta al fallimento di molti
altri operatori finanziari che hanno crediti nei suoi confronti
• il risultato è una crisi finanziaria (es. fallimento a catena delle banche
nel 1929)
Mercati finanziari ed economia reale
• i mercati finanziari sono un canale di trasmissione fondamentale in
un’economia di mercato
• l’andamento dei titoli incide sulla ricchezza delle famiglie e imprese e
influenza le loro scelte di consumo e di investimento.
• se l’economia va bene le imprese realizzano profitti, distribuiscono
dividendi e le quotazioni dei titoli crescono. Ma, se per qualsiasi
motivo, le quotazioni calano, la ricchezza delle famiglie e delle
imprese si riduce, trascinando verso il basso consumi e investimenti e
determinando una contrazione della domanda aggregata e dell’attività
economica.
Perché i mercati finanziari sono instabili?
Tre motivi
• manipolazione delle informazioni
• uniformità di comportamento
• mercati non concorrenziali
Manipolazione delle informazioni
• Spesso gli speculatori che si espongono per cifre notevoli nell’acquisto
di attività finanziarie rischiose hanno interesse a farlo sapere al resto
del mercato per cercare di influenzare le aspettative degli altri operatori
e indurli ad acquistare gli stessi titoli o valute in modo da farne
aumentare le quotazioni
• Un caso di questo genere si verificò nel 1992 quando il Quantum Fund
di George Soros puntò sulla svalutazione della sterlina sostenendo in
interviste e conferenze l’elevata probabilità di svalutazione della
moneta britannica. La campagna di stampa spinse molti operatori a
vendere sterline nel timore che le previsioni di Soros fossero corrette
finché il governo britannico fu costretto a svalutare la sterlina.
La logica del gregge
Nel mercato finanziario operano speculatori più informati (grandi banche,
fondi di investimento ecc.) e altri meno informati. In molti casi può essere
conveniente per questi ultimi imitare i primi prendendo le stesse decisioni
di acquisto e di vendita. Normalmente chi vuole battere il mercato deve
differenziarsi dagli altri ma, in situazioni di elevata incertezza, la
tentazione di comportarsi come gli operatori più informati per evitare
perdite può essere molto forte.
Proprio questo comportamento può creare una forte instabilità nel
mercato e determinare un crollo delle quotazioni o un rialzo eccessivo.
Quando tutti si comportano allo stesso modo il mercato diventa
estremamente instabile. Piccolissimi cambiamenti nelle aspettative
possono determinare effetti valanga sulle quotazioni perché tutti vendono
o acquistano nello stesso momento.
Un esempio è la crisi asiatica del 1997 in cui dopo anni di investimenti
finanziari sostenuti dai buoni risultati di queste economie alcuni grandi
speculatori internazionali hanno cambiato le loro aspettative inducendo
tutti gli altri a spostare i propri capitali su altre piazze.
Mercati non concorrenziali
Operatori di grandi dimensioni che conquistano una posizione dominante
sono in grado di influire significativamente sull’andamento dei prezzi con
le loro decisioni di acquisto e di vendita.
In queste condizioni la decisione di vendere o acquistare può avere un
forte impatto sul valore delle attività scambiate.
Nel 1998 il fondo speculativo americano LTCM decise di liquidare le
proprie posizioni in obbligazioni russe, delle quali era stato in
precedenza uno dei principali sottoscrittori, provocando un crollo delle
quotazioni che rischiava di minare la solidità finanziaria di altri operatori e
che indusse la FED a intervenire
Perché movimenti dei capitali sono cresciuti?
• investimenti diretti delle multinazionali
• le banche operano a livello globale (offshore banking), acquistano e
vendono attività finanziarie e valuta (offshore currency trading)
perché:
o le multinazionali richiedono servizi finanziari all’estero
o operare all’estero consente alle banche di aggirare la
regolamentazione (assenza di obbligo di riserva sui depositi in
valuta estera)
• acquisire attività finanziarie all’estero consente di diversificare meglio
il portafoglio
• Gli investimenti in titoli nei paesi emergenti sono più redditizi che nei
paesi industrializzati
Il sistema bancario internazionale diventa più instabile e cresce il
rischio di fallimenti bancari perché si riducono i controlli
• l’assicurazione sui depositi è essenzialmente assente nell’attività
bancaria internazionale.
• l’assenza di obblighi di riserva riduce la stabilità del sistema
bancario.
• le ispezioni bancarie per richiedere requisiti di capitalizzazione e
restrizioni sulle attività diventano più difficili in un contesto
internazionale.
• c’è incertezza riguardo a quale banca centrale, se esiste, sia
responsabile come prestatore di ultima istanza nell’attività bancaria
internazionale.
In che cosa consiste la liberalizzazione
del mercato dei capitali?
• le banche e le imprese possono liberamente prendere a prestito sul
mercato finanziario internazionale
• assenza di qualunque tipo di restrizioni ai flussi di capitali
• assenza di controlli sui tassi di interesse attivi e passivi
• assenza di controlli sul credito e di sussidi che favoriscano
l’allocazione del credito in particolari settori
• possibilità di detenere depositi in valuta estera
• possibilità per i cittadini stranieri di detenere titoli nazionali e assenza
di restrizioni sull’esportazione di capitali
Due tipi di liberalizzazione
• liberalizzazione degli investimenti diretti esteri ma non
dei movimenti di capitali a breve termine
• liberalizzazione completa di tutti i movimenti di capitali
Argomenti a favore della liberalizzazione
completa dei movimenti di capitali
• ogni paese ha come obiettivo la massimizzazione del reddito nazionale
dovrebbe quindi favorire gli investimenti esteri se garantiscono
rendimenti più elevati
• la competizione internazionale per i capitali impone ai governi di creare
ambienti capaci di attrarre investimenti, stimola quindi politiche che
accrescono l’efficienza
• l’apertura ai mercati finanziari internazionali consente una maggiore
diversificazione degli investimenti e accresce la stabilità perché in
situazioni di crisi quando gli investimenti interni sono bassi la caduta dei
salari attrae fondi esteri
• i capitali internazionali sono un’importante fonte di risorse finanziarie per
gli investimenti; i capitali sono attratti verso i paesi in via di sviluppo dalle
migliori opportunità di investimento (prod. marginale del capitale più alta)
• il capitale non è diverso dagli altri beni la liberalizzazione produce effetti
positivi per le stesse ragioni indicate a proposito del commercio
La liberalizzazione completa ha favorito la crescita?
Tasso di crescita del PIL e liberalizzazione dei capitali
Investimenti/PIL e liberalizzazione dei capitali
Perché la liberalizzazione non funziona?
• l’analogia fra mercati finanziari e reali non è valida perché sono
essenzialmente diversi
• la liberalizzazione è fortemente correlata con l’instabilità macroeconomica
perché i movimenti dei capitali sono pro ciclici: quando l’economia tira e
genera opportunità di profitto i capitali vengono attirati, quando entra in
crisi i capitali fuggono verso paesi con migliori opportunità di investimento
• i flussi di capitali a breve non accrescono le risorse per l’investimento e
non le riducono se vengono controllati (la Cina è il paese che ha attratto
più investimenti nonostante forti controlli sui movimenti a breve)
• potrebbe esservi una relazione inversa: se i movimenti a breve
aumentano l’instabilità creano un ambiente poco attrattivo per gli
investimenti diretti
• l’afflusso di capitali speculativi provoca una sopravalutazione della
moneta e difficoltà per le esportazioni
• i capitali speculativi si rivolgono verso la borsa e il mercato
immobiliare creando bolle speculative. In una prima fase esse
creano un effetto ricchezza che stimola i consumi e favorisce la
crescita. Ma quando i valori degli asset sono talmente alti da
diventare irrealistici la bolla scoppia generando il panico e la fuga
degli stessi capitali
• la liberalizzazione consente una improvvisa fuga dei capitali in
caso di aspettative di crisi, la fuga causa:
– una contrazione del credito perché le banche sono private di
parte delle loro risorse
– una svalutazione della moneta e un aumento del valore del
debito denominato in valuta estera
– caduta della domanda aggregata e disoccupazione
– l’aspettativa di crisi può quindi risultare auto avverantesi
La liberalizzazione sottrae risorse alle economie deboli
• per mantenere la stabilità del cambio in presenza di movimenti di
capitali a breve i governi devono mantenere ingenti riserve di valuta
• il rapporto riserve/indebitamento a breve con l’estero deve essere
tendenzialmente di uno a uno
• un impresa indonesiana chiede un prestito di 100 milioni di dollari a
una banca estera e paga un tasso di interesse del 20%
• il governo deve accantonare 100 milioni di dollari come riserve di
valuta
• per rendere fruttifera la somma acquista titoli del debito pubblico USA
che rendono il 5%
• il paese ha perso così 15 milioni di dollari (senza contare il costo
opportunità dei fondi accantonati: mancati investimenti in istruzione
sanità ecc.)
• per molti paesi l’integrazione nei mercati finanziari internazionali non
causa l’afflusso bensì la fuga dei capitali (in Africa nel 1990 il 40%
della ricchezza era detenuto fuori dal continente)
Il regime dei cambi
Bilancia dei pagamenti
conto corrente: registra il valore monetario di tutte le transazioni con
l’estero relative a beni e servizi
saldo = differenza tra esportazioni e importazioni = esportazioni nette =
X-M
conto finanziario: registra il valore monetario di tutte le transazioni con
l’estero relative ad attività finanziarie
comprende:investimenti diretti, investimenti di portafoglio, scambi di
valuta
saldo = differenza tra attività finanziarie acquistate all’estero e cedute
all’estero = investimenti esteri netti = NFI
è sempre vera la relazione
saldo conto corrente = saldo conto finanziario
Perché il saldo del conto corrente è sempre uguale a
quello del conto finanziario?
se le esportazioni nette sono positive il paese introita valuta estera
(ipotizziamo un miliardo di dollari).
questa somma in valuta estera può essere:
• detenuta come tale all’estero (per esempio aprendo un deposito presso
una banca estera)
• cambiata in valuta nazionale, in questo caso crescono le riserve valutarie
del paese
• usata per effettuare investimenti all’estero (esempio acquistare titoli su
una borsa estera)
In tutti e tre i casi il saldo del conto finanziario aumenta di un miliardo di
dollari perché si tratta sempre di attività patrimoniali sull’estero contabilizzate
nel conto finanziario
Tutto ciò che fa aumentare il conto corrente fa aumentare nella stessa
misura il conto finanziario e viceversa quindi non possono che essere uguali
pagamenti all’estero per acquisto di attività finanziarie
pagamenti all’estero per acquisto di beni e servizi
Resto del
mondo
Italia
pagamenti all’Italia per acquisto di beni e servizi
pagamenti all’Italia per acquisto di attività finanziarie
Tasso di cambio
Il tasso di cambio dipende dalla domanda e offerta di valuta nazionale
contro valuta estera
la domanda di valuta estera (offerta di valuta nazionale) dipende da:
importazioni, investimenti all’estero
l’offerta di valuta estera (domanda di valuta nazionale) dipende da:
esportazioni, investimenti dall’estero
se la valuta nazionale si apprezza:
• i prodotti esteri costano meno all’interno quelli nazionali costano di
più all’estero
• le esportazioni diminuiscono, le importazioni aumentano
• le esportazioni nette diminuiscono
• la domanda di valuta estera cresce
• l’offerta di valuta estera diminuisce
se la valuta nazionale si deprezza:
• i prodotti esteri costano di più all’interno quelli nazionali costano
meno all’estero
• le esportazioni aumentano, le importazioni diminuiscono
• le esportazioni nette aumentano
• la domanda di valuta estera diminuisce
• l’offerta di valuta estera cresce
Movimenti di capitali
• Gli investimenti esteri dipendono dai rendimenti attesi all’interno e
all’estero ovvero dai tassi di interesse
• se il tasso di interesse all’interno è minore che all’estero
si verifica un deflusso di capitali verso l’estero
• se il tasso di interesse all’interno è maggiore che all’estero
si verifica un afflusso di capitali dall’estero
• un deflusso di capitali verso l’estero comporta domanda di valuta
estera e offerta di valuta nazionale
• un afflusso di capitali dall’estero comporta offerta di valuta estera e
domanda di valuta nazionale
Determinazione del tasso di cambio
cambio
euro per
dollaro
D1 = domanda di
dollari per scambi di
merci
O
D2 = D1 + domanda di
dollari per scambi di
attività finanziarie
tasso di
cambio di
equilibrio
D2
D1
dollari
Al tasso di cambio di equilibrio domanda di dollari (investimenti esteri
netti) e offerta di dollari (esportazioni nette) sono uguali
Se il tasso di interesse in Europa si riduce aumenta la domanda di
dollari per acquisti di attività finanziarie all’estero. L’euro si svaluta
Tasso di cambio e tasso di interesse sono quindi collegati fra loro
euro per
dollaro
O
TC3
TC2
D3
D2
D1
dollari
Tasso di cambio e aspettative
I movimenti di capitali dipendono inoltre dalle aspettative sul tasso di
cambio
• se gli speculatori si attendono una svalutazione venderanno valuta
nazionale contro valuta estera (deflusso di capitali)
• se gli speculatori si attendono una rivalutazione acquisteranno
valuta nazionale contro valuta estera (afflusso di capitali)
le aspettative a loro volta si formano in base ad alcune variabili
fondamentali dell’economia che influiscono sull’equilibrio della bilancia
dei pagamenti (quindi sulla domanda e offerta della valuta estera o
nazionale)
Variabili rilevanti
• politica monetaria: una politica monetaria espansiva riduce il tasso di
interesse, aumenta la domanda aggregata e le importazioni, i capitali
defluiscono verso l’estero; tutto questo crea un deficit della BP e la
valuta nazionale tende a deprezzarsi
• politica fiscale: una politica fiscale espansiva accompagnata da una
politica monetaria accomodante causa deficit della bilancia
commerciale; la valuta nazionale tende a deprezzarsi
• debito pubblico: un debito pubblico eccessivo induce aspettative di
default e favorisce la fuga di capitali
• disponibilità di riserve valutarie
• interesse della banca centrale a difendere il cambio
Se l’andamento di queste variabili è tale da suscitare diffuse aspettative di
svalutazione gli speculatori vendono la valuta nazionale per riacquistarla
quando si è svalutata
l’aumentata offerta di valuta nazionale e domanda di valuta estera
causano realmente la svalutazione e le aspettative divengono self fulfilling
Condizioni di equilibrio di una economia nazionale
Equilibrio interno:
• piena occupazione
• stabilità dei prezzi
Equilibrio esterno:
• assenza di disavanzi della bilancia dei pagamenti tali da rendere
difficile il pagamento dei debiti contratti con l’estero
• assenza di avanzi della bilancia dei pagamenti tali da rendere difficile
il recupero dei crediti verso l’estero
Politiche di stabilizzazione
• con una politica fiscale e monetaria espansiva si può far crescere la
domanda aggregata e avvicinare l’economia alla piena occupazione
• ma queste politiche causano:
• un aumento delle importazioni e deficit commerciale
• un aumento del deficit pubblico
• inflazione
• un possibile deflusso di capitali, se il tasso di interesse rimane
basso, per le aspettative sulla svalutazione
• tutti questi effetti aumentano la probabilità di attacchi speculativi
e di un deprezzamento della valuta nazionale
Il trilemma di politica economica
L’apertura agli scambi e soprattutto ai mercati finanziari internazionali
impone vincoli alla politica economica
In particolare il governo non può perseguire simultaneamente tre
obiettivi:
• politica monetaria indipendente
• stabilità del cambio
• libera circolazione dei capitali
in regime di libera circolazione dei capitali se un governo decide di
ridurre il tasso di interesse per stimolare la domanda interna e
accrescere l’occupazione deve fronteggiare una fuga di capitali e la
conseguente svalutazione della propria valuta
se vuole usare la leva monetaria e mantenere stabile il tasso di cambio
deve introdurre vincoli ai movimenti di capitali
se vuole mantenere un tasso di cambio stabile e la libera circolazione dei
capitali deve rinunciare a usare la politica monetaria per gli obiettivi di
equilibrio interno
Cambi fissi o flessibili?
cambi flessibili: il tasso di cambio è determinato spontaneamente dal
mercato attraverso il gioco della domanda e offerta di valuta
cambi fissi: un paese si impegna a mantenere un tasso di cambio molto
vicino a un obiettivo prefissato mediante
• operazioni di acquisto e vendita di valuta attingendo alle riserve
valutarie
• movimenti del tasso di interesse
• controlli valutari
ragioni a favore dei cambi flessibili
• indipendenza della politica monetaria
• minore interdipendenza macroeconomica, possibilità di
ammortizzare meglio gli shock esterni
• la flessibilità è uno stabilizzatore automatico che aiuta a mantenere
l’equilibrio interno ed esterno
• non è necessario accumulare ingenti riserve valutarie per difendere il
cambio
ragioni a favore dei cambi fissi
• minore incertezza che favorisce il commercio e i movimenti di capitali
• la stabilità dei cambi frena la speculazione
• impossibilità di svalutazioni competitive
• maggiori vincoli di disciplina per le banche centrali
ll gold standard
• Nella generazione precedente la I guerra mondiale il regime di tassi di
cambio vigenti era un sistema a cambi fissi chiamato sistema
monetario aureo o gold standard.
• Le autorità monetarie fissavano la parità della propria moneta in
termini di una certa quantità di oro ed erano pronte ad acquistare e a
vendere la propria valuta in cambio di oro alla parità prefissata.
• Il tasso di cambio bilaterale tra due paesi era pari al rapporto tra le
parità auree delle due monete. Se per esempio il prezzo dell’oro in $ è
fissato dalla FR a 35$ per oncia e dalla Banca d’Inghilterra a 14,58 £
per oncia il tasso di cambio dollaro/sterlina è : 35/14,58= 2,40 $ per
sterlina
Aggiustamenti nel gold standard
L’arbitraggio internazionale sui cambi faceva sì che l’acquisto o la
vendita di valuta a un prezzo diverso dal rapporto tra le due parità
avrebbe innescato dei meccanismi ( spedizione di oro per i pagamenti
internazionali) che avrebbero riportato il tasso di cambio al suo valore
prefissato. La parità poteva variare entro margini ristretti detti: punti
dell’oro (pari alle spese di trasporto e assicurazione dell’oro)
Aggiustamento automatico delle bilance dei pagamenti. Se un paese
aumenta l’offerta di moneta, il tasso di interesse diminuisce. Ciò rende le
attività estere più redditizie. La valuta interna non può svalutarsi ma i
detentori della valuta la scambiano contro oro, spediscono l’oro all’estero
e acquistano attività estere. Il paese sperimenta un deflusso di oro.
L’offerta di moneta diminuisce e il tasso di interesse aumenta di nuovo. Il
contrario avviene nei paesi in cui è affluito l’oro: l’offerta di moneta
aumenta e il tasso di interesse diminuisce.
Se un paese si trova in deficit perde oro. Per arginare il deflusso di oro è
costretto a seguire politiche restrittive che aumentano il tasso di
interesse e causano deflazione e disoccupazione
Il sistema di Bretton Woods
è un sistema di cambi fissi che si basa su:
• dollaro convertibile in oro (solo per le banche centrali)
• altre valute convertibili in dollari a un tasso di cambio fisso
• le banche centrali si impegnano a difendere le parità in caso di
pressioni sul cambio
• gli squilibri fondamentali di bilancia dei pagamenti potevano essere
corretti tramite svalutazione o rivalutazione ufficiale della propria
moneta
• viene istituito il Fondo Monetario Internazionale (FMI) che fornisce
prestiti in valuta ai paesi che abbiano difficoltà transitorie nella
bilancia dei pagamenti
• il dollaro diviene la valuta usata nei pagamenti internazionali e di
riserva
L’asimmetria del gold exchange standard
Il sistema creato a BW fu pensato originariamente come un gold
exchange standard in quanto le banche centrali potevano detenere sia
oro sia valute di riserva convertibili in oro e quindi permetteva maggiore
flessibilità rispetto al gold standard puro, in realtà operò dalla metà degli
anni ’60 come un regime a valuta di riserva (dollar standard)
Il principale svantaggio di un sistema a valuta di riserva è che si crea una
grave asimmetria.
Il paese la cui moneta viene usata come valuta di riserva occupa una
posizione speciale: non ha bisogno di intervenire sul mercato dei cambi
e non deve preoccuparsi di riequilibrare la propria bilancia dei pagamenti
Per qualunque altro paese un deficit della BP (che da luogo a un
eccesso di offerta della propria valuta) provoca la svalutazione della
moneta nazionale ma questo non vale per il dollaro
In altri termini gli USA possono acquistare più beni di quelli che vendono
indebitandosi cronicamente verso l’estero senza subire alcuna perdita di
potere d’acquisto (svalutazione)
Questo fenomeno è denominato signoraggio
Il crollo del sistema di Bretton Woods
con l’andare del tempo la quantità di dollari in circolazione diviene tale
che non è più possibile garantire la convertibilità in oro
il dollaro diventa bersaglio di attacchi speculativi
nel 1971 gli USA abbandonano la convertibilità e il sistema di Bretton
Woods crolla sostituito da un regime di cambi fluttuanti
Globalizzazione e regimi di cambio
La maggiore mobilità dei capitali rende difficile per i paesi piccoli o a
valuta debole gestire un cambio flessibile
la valuta nazionale è facilmente soggetta ad attacchi speculativi perché
gli speculatori sanno che difendere il cambio richiede una quantità di
riserve valutarie che spesso questi paesi non hanno
i cambi flessibili richiedono meno disciplina nella politica monetaria ne
derivano squilibri interni (inflazione) e esterni (deficit della bilancia
commerciale) che rendono queste valute più attaccabili
molti paesi cercano una soluzione ancorando la propria moneta a
monete più forti
Dollarizzazione
tre soluzioni
valuta comune (come nel caso dell’euro) rende la valuta più stabile
perché ne aumenta il peso nel mercato internazionale delle valute o ne
fa una valuta di riserva
richiede una valuta precedentemente forte (il marco nel caso europeo)
dollarizzazione: la valuta nazionale viene agganciata al dollaro o ad
altre valute pregiate (è il caso di alcuni paesi sud americani come
l’Argentina) in questo caso il paese deve detenere riserve nella valuta
pregiata pari al volume della circolazione monetaria interna
libera fluttuazione: possibile solo per singoli paesi con economie forti
(Canada, Australia)
Crisi valutarie e bancarie
Che cos’è una crisi valutaria?
Se gli investitori perdono fiducia in un determinata economia e
nella sua valuta potrebbero iniziare a vendere le attività finanziarie
denominate in quella valuta. Se questo comportamento si verifica
su larga scala e in un breve periodo di tempo, siamo di fronte a un
attacco speculativo nei confronti della valuta. Se l’attacco riesce,
quella determinata valuta si deprezzerà.
Il deprezzamento può essere rilevante. Vedi il caso della crisi
valutaria che colpì le economie del Sud Est Asiatico nel 1997: in
media, le valute asiatiche persero il 50% del loro valore nei
confronti del dollaro.
Che cos’è una crisi bancaria?
Una crisi bancaria è qualcosa di molto simile a quella valutaria e spesso i
due tipi di crisi si verificano simultaneamente
La crisi bancaria ha luogo quando si determina una perdita di fiducia
da parte dei creditori nella capacità delle banche di onorare i loro debiti
I creditori possono essere sia esteri (in questo caso la crisi bancaria si
accompagna a una crisi valutaria) che interni (anche in questo caso può
esservi una crisi valutaria perchè i creditori esportano capitali)
Si scatena un’ondata di panico che spinge i creditori a reclamare
immediatamente i loro crediti per timore di non riuscire a recuperarli
Le banche entrano quindi in una crisi di liquidità perché hanno
concesso prestiti e effettuato investimenti finanziari per un valore
superiore alle riserve in moneta legale di cui dispongono (moltiplicatore
bancario)
Le difficoltà e infine il fallimento di alcune banche importanti possono
trascinare con sè tutto il sistema bancario nazionale perché tra le banche
esistono forti relazioni incrociate di credito e debito
Le sequenze tipiche di una crisi valutaria sono:
Calo di fiducia nella valuta
gli investitori vendono le attività finanziarie
denominate nella valuta sotto pressione
inizialmente la BC cerca di difendere la parità
aumentando il tasso di interesse o cedendo riserve
se l’attacco speculativo persiste, la BC getta
la spugna e la valuta si deprezza
Non tutte le crisi valutarie portano al deprezzamento. Aumenti del
tasso di interesse o variazioni delle riserve possono rassicurare gli
investitori circa la volontà della BC di mantenere la parità e l’attacco
speculativo potrebbe cessare. Ma questo accade meno spesso quando
l’economia attaccata è debole o piccola.
Caratteristiche delle crisi valutarie
• solitamente si accompagnano ad un’inversione del flusso di capitali
• ciò è vero soprattutto per le economie emergenti, più esposte alle crisi
valutarie rispetto ai paesi avanzati
• le economie emergenti hanno un livello del risparmio interno
relativamente basso e offrono potenzialmente elevati rendimenti sugli
investimenti
• per questo motivo le economie emergenti investite da una crisi
valutaria presentano spesso un elevato flusso netto di capitali in
entrata prima della crisi. Una volta innescata la crisi, il flusso netto di
capitali in entrata si inverte drasticamente in un flusso netto di capitali
in uscita.
Frequenza delle crisi finanziarie (probabilità per anno)
14
12
10
8
6
Bankingcrises
4
Currencycrises
Twincrises
2
All crises
0
1880-1913
1919-1939
1945-1971
1973-1997 1973-1997
21countries 56countries
La crisi messicana 1994-95
• la crisi del peso messicano è difficile da spiegare anche per gli
economisti.
• i tasso di cambio non era sopravvalutato né c’erano grandi disavanzi
di bilancio che potessero far temere processi inflazionistici in atto. Non
c’erano quindi ragioni per attendersi una svalutazione
• i timore di attacchi speculativi era quasi nullo perché non esistevano
incompatibilità tra le politiche di governo per mantenere il cambio fisso
e i fondamentali dell’economia (bilancio pubblico in pareggio,
inflazione sotto controllo, crescita sostenuta). Inoltre il paese era
appena entrato nel club dell’OCSE e nel NAFTA (North American
Free Trade Agreement) che assicurava mercati ampi privi di dazi
doganali che avrebbero favorito le esportazioni delle merci messicane.
• ci si aspettava quindi un rafforzamento del peso messicano in termini
reali (apprezzamento)
Tasso di cambio nominale del Messico: il valore del dollaro
statunitense è espresso in pesos messicani. L’entità e la rapidità
del crollo del peso messicano alla fine del 1994 destò sorpresa.
Cause della crisi messicana
• inversione di tendenza nelle aspettative degli investitori finanziari
internazionali a causa della rivolta zapatista scoppiata nella provincia
povera del Chiapas che fece temere per la stabilità politica del paese.
• le autorità messicane spesero 50 miliardi di $ di riserve per sostenere il
peso. Esaurite le riserve lasciarono fluttuare il peso nei confronti del $
• la svalutazione ebbe conseguenze disastrose. Ogni deprezzamento del
peso aumentava il valore del debito estero messicano (denominato in
$) accrescendo la probabilità che il governo ripudiasse il debito.
• l’alternativa per le autorità messicane era di lasciare deprezzare ancora di
più il peso abbassando ulteriormente i tassi di interesse. Questo però
significava aumentare ancora di più il valore del debito estero denominato
in $. Gli aiuti e i prestiti del FMI e del governo statunitense aiutarono a
ripristinare la fiducia degli investitori nell’economia messicana e la crisi fu
meno catastrofica di quanto previsto
• la crisi messicana è un esempio di come eventi politici in un contesto di
buoni fondamentali economici possano scatenare gravi crisi
la crisi asiatica 1997-98
• La crisi colpisce inaspettatamente molte economie simultaneamente
(Tailandia, Corea, Indonesia, Singapore, Malesia, Filippine)
• I principali indicatori macroeconomici (tasso di crescita, tasso di
inflazione, tasso di disoccupazione, debito pubblico, saldo della
bilancia dei pagamenti) di questi paesi erano largamente positivi
• la crisi ha inizio con un attacco speculativo alla valuta tailandese
(baht) che si svaluta del 50% mentre le quotazioni di borsa si
riducono del 75%
• la crisi si diffonde rapidamente agli altri paesi attraverso un contagio
Svalutazione delle monete della Malesia e Tailandia nel 1997
Thai Baht - US dollar xrate, inverted scale
Malaysian Ringgit - US dollar xrate, inverted scale
1985
1990
1995
2000
1985
year
July 1997
July 1997
20
exchange rate
exchange rate
2
30
40
4
50
5
1995
10
1
3
1990
2000
year
Fattori determinanti delle crisi
• la crisi nasce da un eccesso di investimenti in attività molto
rischiose
• le garanzie implicite o esplicite su molti investimenti favoriscono
comportamenti distorti degli investitori (moral hazard)
• i capitali affluiscono dall’estero attirati dalla redditività di questi
investimenti, le banche interne si indebitano sull’estero per finanziarli
• cresce così l’esposizione in valuta estera e al rischio degli
investimenti si aggiunge quello di cambio
• l’afflusso di capitali e l’eccesso di investimenti generano una bolla
speculativa sia immobiliare che di borsa
• quando diventa chiaro che il valore degli investimenti immobiliari e
dei titoli non può essere recuperato si scatena la speculazione al
ribasso e i capitali fuggono all’estero
• si crea una forte domanda di valuta estera che mette sotto pressione
il tasso di cambio causando la svalutazione
Circolo vizioso
fuga di capitali
svalutazione del cambio
aumenta l’onere del debito (denominato in valuta estera) per le
società finanziarie e banche che sono costrette a vendere attività
la vendita fa scoppiare la bolla il valore delle attività crolla
cade la domanda aggregata si riducono consumi e investimenti
l’economia entra in crisi
Circolo vizioso
Deficit dibalance
bilancia dei
pagamenti
Domestic
sheet
problems
Currency depreciation
Svalutazione
della moneta
Loss
of confidence
Perdita
di fiducia
Perché eccesso di investimenti rischiosi?
rendimento di A
105 nel caso favorevole (probabilità = 0,5)
105 nel caso sfavorevole (probabilità = 0,5)
Rendimento atteso di A = 105x 0,5 + 105 x 0,5 = 105
rendimento di B
120 nel caso favorevole (probabilità = 0,5)
80 nel caso sfavorevole (probabilità = 0,5)
rendimento atteso di B = 120x 0,5 + 80 x 0,5 = 100
Se un garante (spesso il governo) assicura che in caso sfavorevole
l’investitore può recuperare il valore dell’investimento (100)
rendimento atteso di B con garanzia = 120x 0,5 + 100 x 0,5 = 110
Elementi comuni delle crisi
• contagio: la crisi si diffonde da un paese all’altro anche se non vi
sono forti legami di interdipendenza
• crisi valutarie e bancarie vanno insieme spesso le prime sono
conseguenza delle seconde o viceversa (twin crisis)
• dollarizzazione dei debiti: il debito è prevalentemente denominato
in una valuta estera forte (dollaro)
• la dollarizzazione è dovuta alla mancanza di credibilità del governo
e del settore privato delle economie emergenti (original sin o peccato
originale)
Contagio
Si ha contagio quando la svalutazione di una moneta rispetto a un’altra
coinvolge altre monete diffondendo una crisi valutaria
due possibili cause
• canale commerciale: se tra le valute dei paesi A e B esiste un certo
tasso di cambio e la valuta di B si svaluta le merci di B diventano più
competitive in A. Consideriamo un paese C: a causa della
svalutazione di B C perde competitività sia in B che in A (perché sul
mercato di A è spiazzato da B)
esempio: nel 1999 Brasile e Argentina mantenevano un regime di
cambio fisso con il dollaro. Il real brasiliano viene svalutato, a quel
punto l’Argentina perde competitività sia sul mercato brasiliano che su
quello USA e due anni dopo è costretta a svalutare
• canale finanziario: se le banche del paese C possiedono attività
finanziarie denominate nella valuta di B la svalutazione causa una
perdita nei bilanci delle banche e può innescare una crisi bancaria in C
che porta alla crisi valutaria
Crisi finanziarie e politica economica:
I dieci comandamenti del Washington consensus
1. disciplina fiscale: i governi dovrebbero attuare politiche fiscali che
conducano a un tendenziale pareggio del bilancio o comunque a un
rapporto stabile fra deficit e PIL
2. riqualificazione della spesa pubblica: riduzione dei sussidi
concentrazione della spesa su sanità, istruzione e infrastrutture
3. riforma fiscale: ampia base imponibile accompagnata da basse
aliquote marginali
4. liberalizzazione dei tassi di interesse: i tassi devono essere
determinati dal libero gioco del mercato
5. tasso di cambio flessibile: anche il tasso di cambio deve essere
determinato dal libero gioco del mercato e deve essere tale da
rendere l’economia competitiva senza generare inflazione e
instabilità
6. liberalizzazione del commercio: abolizione delle tariffe protettive,
licenze all’importazione e altri vincoli al commercio; una limitata e
temporanea protezione è consentita per le industrie nascenti
7. liberalizzazione dei movimenti di capitali: la liberalizzazione è
invocata soprattutto con riferimento agli IDE
8. privatizzazioni: accrescono l’efficienza e attenuano il problema del
debito pubblico
9. deregolamentazione dei mercati: eliminazione di barriere all’entrata,
controlli sui prezzi, discriminazioni nell’allocazione del credito
10. protezione dei diritti di proprietà
Le prescrizioni del FMI per risolvere le crisi
L’FMI concede prestiti internazionali in valuta a paesi colpiti da crisi
bancarie e valutarie a condizione che pongano in essere le politiche di
aggiustamento strutturale indicate in precedenza in particolare:
• politica monetaria restrittiva per aumentare il tasso di interesse (in
alcuni casi è stato richiesto di portare i tassi al 30% , 50% e persino
80%) e difendere la stabilità del tasso di cambio
• austerità fiscale: aumento della pressione fiscale e riduzione della
spesa pubblica
• privatizzazioni per ridurre il debito pubblico
• liberalizzazione finanziaria sia sul mercato interno (deregulation del
sistema bancario) che su quello estero (piena libertà di circolazione
dei capitali)
Quanto costa difendere il cambio da un attacco speculativo?
gli speculatori si attendono una svalutazione del 10% nel prossimo mese
il tasso di interesse in altri paesi è pari al 5%
quale tasso di interesse interno per scongiurare l’attacco speculativo?
la valuta nazionale deve rendere il 15% o più su base mensile perché in
questo caso la perdita di rendimento più che compensa il guadagno
speculativo
perché questo accada il tasso di interesse su base annua deve essere
uguale al 168%
se l’aspettativa è una svalutazione del 10% nella prossima settimana il
tasso deve essere pari al 727%
se l’economia è solida basta che il tasso assuma questo valore per poche
ore o giorni (tasso istantaneo)
se l’aspettativa persiste tassi molto elevati devono essere mantenuti a
lungo
Le ricette del FMI hanno funzionato ?
il punto di vista dei critici
le prescrizioni del FMI si basano su tre assunti:
• è importante evitare il deprezzamento del cambio per evitare
conseguenze inflazionistiche e la possibilità di contagio
• aumentare il tasso di interesse è la soluzione a questo problema
• i benefici della difesa del cambio superano i costi
Critiche
un cambio sopravalutato comporta costi elevati
• riduzione delle esportazioni – caduta della domanda aggregata –
recessione e disoccupazione - riduzione della crescita
• proprio nel momento in cui l’economia ha bisogno di valuta estera la
caduta delle esportazioni ne limita l’afflusso
• la recessione può causare effetti di contagio perché riduce le
importazioni da altri paesi
l’aumento del tasso di interesse non serve a difendere il cambio
la principale preoccupazione dei prestatori di capitali non è il
rendimento ma la restituzione del capitale
la probabilità di restituzione diminuisce (default) perché
• se l’economia entra in crisi a causa degli elevati tassi di interesse che
scoraggiano gli investimenti i capitali escono anziché entrare
• le imprese indebitate a breve precipitano in una situazione di stress
finanziario o addirittura nella bancarotta
effetti negativi di lungo periodo
• le imprese costrette alla bancarotta escono dal mercato
non solo la domanda ma anche l’offerta aggregata si riduce
rimpiazzare le imprese espulse con nuove imprese è un processo
costoso e difficile
• la difesa del cambio impone ai paesi debitori di detenere ingenti
riserve valutarie che rappresentano un costo elevato per le economie
dei PVS in termini di investimenti infrastrutturali mancati
Misure alternative secondo i critici
• introdurre controlli sui capitali attraverso la tassazione (Malesia)
• le politiche devono tenere conto delle situazioni specifiche nazionali
• è necessario ridurre l’instabilità dei mercati finanziari internazionali
Sassolini negli ingranaggi: la Tobin tax
La Tobin tax fu proposta nel 1978 da James Tobin allo scopo di ridurre
la volatilità dei movimenti di capitali internazionali
si tratta di una piccola tassa (0,5% o meno) su tutte le transazioni di
valuta che funziona come un sassolino negli ingranaggi di una
macchina
la tassa avrebbe scarsi effetti sui movimenti di capitali a lungo termine
poiché incide troppo poco sui rendimenti
mentre rappresenterebbe un costo significativo nelle transazioni a
scopo speculativo che sfruttano piccole differenze nelle fluttuazioni dei
cambi
Effetti della Tobin tax
• riduzione della volatilità dei tassi di cambio che favorisce la crescita
del commercio
• maggiore autonomia dei governi nel decidere la politica monetaria
• riduzione delle esigenze di accantonamento di valuta per la difesa
del cambio
• la tassa genererebbe un gettito (stimato da alcuni in 100-150 miliardi
di dollari annui) utilizzabile per aumentare le risorse destinate agli
aiuti ai PVS
Controindicazioni
• mette sullo stesso piano qualunque tipo di transazione
• data la frammentazione della produzione di molti beni potrebbe
avere effetti cumulativi sui costi dei beni intermedi
• esistono dubbi sul fatto che una tassa così bassa possa scoraggiare
attacchi speculativi che, in alcuni casi possono generare profitti del
30% o più
• l’evidenza empirica non corrobora l’ipotesi che costi di transazione
più alti diminuiscano l’instabilità dei mercati
esempi:
il mercato immobiliare presenta alti costi di transazione ma è
caratterizzato da una forte speculazione
chi effettua transazioni nella borsa di Londra è soggetto a una tassa
dello 0,5% ma la borsa di Londra non è meno instabile di qualunque
altra borsa
• la tassa dovrebbe essere uniforme in tutto il mondo
Il debito estero
Evoluzione del debito estero (miliardi di dollari)
1970
100
1980
600
1990
1.600
2000
2005
2.100
2.730
nel 2005 il servizio del debito (restituzione del capitale più
interessi) ammontava a 513 miliardi di dollari
Debito e GNP nel 2000 (miliardi di dollari)
LDC Debt
2.100
LDC GNP
5.800
HIPC 41 Debt
213
HIPC 41 GNP
202
US Debt
6.000
US GNP
8.000
Motivazioni economiche generali del debito estero
• nei paesi in via di sviluppo esistono spesso buone opportunità di
investimento
• i paesi in via di sviluppo non riescono a risparmiare risorse sufficienti
per finanziare gli investimenti
• indebitandosi con l’estero questi paesi possono attingere a risorse in
eccesso rispetto al risparmio interno per finanziare gli investimenti
• La contrazione di un debito estero comporta per il paese debitore
l’obbligazione di restituire il capitale preso a prestito e di pagare gli
interessi (servizio del debito)
• Il debito può essere denominato in valuta nazionale o in valuta estera.
Un paese che dispone di una moneta solida con una elevata credibilità
internazionale può contrarre prestiti nella propria valuta (è il caso per
esempio degli USA).
• Al contrario paesi con economia debole e valuta instabile sono
costretti a contrarre debiti denominati in una valuta forte a causa della
scarsa credibilità internazionale (original sin)
• La differenza essenziale fra queste due forme di indebitamento è che
nel primo caso una svalutazione della propria moneta è priva di
conseguenze per il paese indebitato mentre nel secondo aumenta il
valore del debito in termini di valuta interna
• La capacità di un paese di restituire il debito denominato in valuta
estera dipende quindi dalla propria disponibilità di valuta estera che, a
sua volta, dipende dalla propria capacità di esportare beni e di attrarre
capitali dall’estero
Struttura del debito
Forme alternative di finanziamento
• finanziamento con obbligazioni
• prestiti bancari
• prestiti ufficiali
• investimenti diretti esteri
• investimenti di portafoglio in azioni societarie
– In numerosi PVS, questo canale è stato
rafforzato dai programmi di privatizzazione.
Le cinque forme di finanziamento possono essere classificate in due
categorie:
• finanziamento con debito: finanziamento con obbligazioni, bancario e
ufficiale
• finanziamento con capitale di rischio: investimenti diretti e di
portafoglio (azioni)
nel primo caso i creditori hanno diritto alla restituzione del capitale
più l’interesse
nel secondo essi hanno titolo a una quota dei profitti realizzati con
gli investimenti che hanno finanziato
in caso di eventi imprevisti o di crisi la distinzione è fondamentale perché
quando il reddito interno cade:
• i profitti cadono compresi quelli degli investitori esteri
• i debiti verso l’estero contratti mediante finanziamenti con debito
rimangono inalterati
Debiti a breve e a lungo termine
investimenti produttivi e di portafoglio
Una seconda classificazione riguarda la durata del debito
• i debiti a breve termine, costituiti soprattutto da titoli o prestiti bancari a
breve termine devono essere restituiti in tempi brevi
• il contrario vale per i prestiti bancari a lungo termine e il debito ufficiale
che ha in genere scadenze più lunghe
Una terza distinzione è quella fra investimenti produttivi e finanziari
• I debiti contratti per il finanziamento di investimenti produttivi sono in
genere a lungo termine inoltre, dal momento che creano nuove risorse
e aumentano la capacità di esportazione, contribuiscono a rendere
possibile la restituzione del debito
• Questo è meno vero per gli investimenti finanziari che obbediscono a
logiche speculative e influiscono molto meno sulla competitività
dell’economia
Crisi debitorie
Il problema del default
Il debitore non ripaga alla scadenza stabilita dal contratto di prestito
senza un accordo con il creditore
• i prestatori di fondi percepiscono rischi di default e cessano di fare
nuovi prestiti
• il paese sta prendendo a prestito dall’estero per finanziare i propri
investimenti
• l’impossibilità di ottenere nuovi prestiti impone una riduzione degli
investimenti, un aumento del risparmio o entrambi
• alla contrazione degli investimenti segue quella della domanda
aggregata che riduce il reddito e crea disoccupazione
• anche se il paese non era inizialmente vicino al default la percezione
di un rischio diventa self fulfilling perché la crisi rende più difficili le
esportazioni, riduce il prelievo fiscale e aumenta il deficit pubblico
• la dinamica è molto simile a quella delle crisi valutarie e bancarie
• se il cambio è ancorato a valute pregiate con molta probabilità una
crisi debitoria è seguita da una crisi valutaria e bancaria
• il governo può cedere riserve per pagare il debito ma non può più
difendere la parità della moneta nazionale con la valuta pregiata a
cui è agganciata
• il rischio di svalutazione mette in crisi anche le banche perché i
detentori di depositi li ritirano per cambiarli in valuta straniera
• si scatena così una tripla crisi le cui componenti si rafforzano a
vicenda
La crisi del debito degli anni ottanta
La grande recessione degli anni ottanta scatenò la crisi debitoria dei
paesi in via di sviluppo.
L’adozione di politiche economiche restrittive negli Stati Uniti
condusse a:
• caduta della domanda aggregata nei paesi industrializzati
• immediato e forte aumento del tasso di interesse e aumento della spesa
per interessi sul debito estero
• notevole apprezzamento del dollaro
• collasso dei prezzi di materie prime e prodotti agricoli
• aumento del prezzo del petrolio
tutto questo equivale a una potente tenaglia: cresce l’onere del servizio del
debito diminuiscono i proventi delle esportazioni per i paesi debitori
nell’Agosto del 1982 il Messico annunciò che non poteva più far fronte al
pagamento di 80 miliardi di dollari di debito estero. Alla fine del 1986, più di
40 paesi si erano trovati di fronte a gravi problemi di debito estero.
la crisi non è nata da cambiamenti nelle politiche economiche dei paesi
debitori ma da cambiamenti in quella americana. Di fatto però i primi ne
hanno sopportato i costi!
La crisi Argentina
• 1991 – per ridurre l’inflazione il peso viene reso convertibile in dollari
statunitensi a un tasso di cambio di uno a uno
• il governo è costretto a coprire l’intera circolazione monetaria con
dollari e non può più finanziare il deficit pubblico con la creazione di
moneta
• l’inflazione si riduce ma rimane superiore a quella americana questo
implica una rivalutazione del peso in termini reali (con un peso si
possono comprare beni per un valore superiore del 30% negli USA
rispetto all’Argentina)
• la rivalutazione riduce le esportazioni e aumenta le importazioni –
cadono la domanda aggregata, il reddito e l’occupazione
• la riduzione del reddito fa crescere il debito pubblico ma il governo
non può finanziarlo creando moneta
• il paese ha bisogno di credito estero ma la recessione del 2001
causa una riduzione dei prestiti
• 2001-2002 – Il paese fa default e viene abbandonata la parità con il
dollaro
Le iniziative per la cancellazione del debito
Negli anni 80 la riduzione è limitata ai debiti connessi agli aiuti allo
sviluppo e commerciali con garanzia governativa ed è gestita dal Club
di Parigi che riunisce i principali paesi creditori
Diversi piani (Baker 1985, Brady 1989) stabiliscono nuove condizioni
per la rinegoziazione del debito che prevedono l'allungamento della
scadenza, abbassamento del tasso, la concessione di un periodo di
grazia e la cancellazione di una parte del debito stesso (piano Brady)
• 1988 vertice G7 di Toronto: riduzione del 33%
• 1990 condizioni di Toronto rafforzate: riduzione del 50%
• 1994 condizioni di Napoli: riduzione del 67%
queste iniziative non risolvono il problema perché escludono i debiti
verso le istituzioni multilaterali (FMI, Banca Mondiale, Banche
Multilaterali di Sviluppo, ecc.) che, in alcuni casi, costituiscono una
quota molto elevata del servizio del debito
La HIPC
1996 l'FMI e la Banca Mondiale lanciano l’iniziativa HIPC (Heavily
Indebted Poor Countries - Paesi Poveri Maggiormente Indebitati)
Attraverso il coordinamento delle principali istituzioni internazionali e
dei governi l’iniziativa mira a ridurre significativamente il debito dei PVS
maggiormente indebitati con buona performance economica
Perché un paese possa beneficiare dell’iniziativa HIPC deve:
• essere un paese povero, che gode dell’assistenza dell'International
Development Association - IDA (della Banca Mondiale) e Poverty
Reduction and Growth Facility - PRGF (del FMI);
• presentare un debito considerato "insostenibile“
• aver dimostrato una buona performance in campo
macroeconomico e nell'attuazione di riforme di tipo strutturale e nel
campo sociale;
• elaborare un programma nazionale di riduzione della povertà
(Poverty Reduction Strategy Paper)
Fasi della HIPC
dopo che il paese candidato ha dimostrato di soddisfare i requisiti
richiesti l’FMI e l'IDA decidono di ammetterlo alla procedura di
riduzione (decision point)
la riduzione inizia subito dopo il decision point ma, per ottenere la piena
e irrevocabile riduzione, il paese deve porre in essere le riforme
concordate e registrare per qualche tempo buoni risultati di
performance macroeconomica (completion point)
rientrano nell’iniziativa 40 paesi di cui
22 hanno raggiunto il completion point
10 hanno superato il decision point
8 sono ammesse ma non hanno ancora raggiunto il decision point
il costo totale dell’iniziativa è stimato a 64 miliardi di dollari in termini di
valore attuale nel 2005
siamo ben lontani dalla cancellazione del debito!
nel 2005 al G-8 è stata proposta la Multilateral Debt Relief Initiative
(MDRI) che consente la cancellazione del debito per i paesi che hanno
raggiunto il completion point
La dichiarazione di Gleneagles
L’ultima proposta sulla cancellazione del debito è stata avanzata al
summit del G-8 a Gleneagles nel 2005
Viene proposta la cancellazione del debito dovuto alle istituzioni
internazionali (IMF, WB e African Development Bank)
questo significherebbe una riduzione dello stock del debito di 55 miliardi
di dollari e di 1-2 miliardi all’anno del servizio del debito
secondo alcuni critici anche questa proposta avrebbe comunque effetti
abbastanza limitati
Il dibattito sulla cancellazione del debito
la HIPC è criticata da molti in base a logiche opposte
• alcuni ritengono che essa sia largamente insufficiente a risolvere il
problema e che la riduzione debba essere molto più radicale se non
totale; essa deve essere inoltre accompagnata da un aumento degli
aiuti
• altri ritengono che sia necessaria una maggiore condizionalità e
selettività per evitare che le risorse liberate finanzino regimi corrotti e
spese militari. Solo se accompagnata da adeguate riforme strutturali
la riduzione del debito può avere effetti positivi sullo sviluppo
Argomenti a favore della cancellazione o forte riduzione del debito
• argomento morale: i paesi poveri non dovrebbero destinare risorse
per pagare paesi più ricchi, i paesi poveri non sono responsabili delle
decisioni di regimi dispotici del passato (odious debt)
• la cancellazione del debito genera risorse che, se usate per lo
sviluppo, permettono di creare le condizioni perché il problema del
debito non si ripresenti in futuro
• se il paese non dispone di risorse sufficienti a ripagare il debito (debt
overhang) il governo è costretto ad accrescere il prelievo fiscale si
riducono gli incentivi a investire e lo sviluppo rallenta
• la riduzione del debito è anche nell’interesse dei creditori: se il debito
è ragionevole il suo valore di mercato cresce con il valore nominale,
se è eccessivo il rischio di default fa sì che all’aumentare del debito
nominale si riduca il suo valore di mercato. Pertanto la riduzione di
un debito eccessivo accresce il valore di mercato per il creditore
Argomenti contro la cancellazione o la forte riduzione del debito
• la cancellazione del debito favorisce l’azzardo morale nel senso che
crea l’aspettativa che il debito verrà cancellato anche in futuro e
spinge i paesi debitori a indebitarsi nuovamente e le banche creditrici
a persistere nel fare prestiti rischiosi
• non è detto che la riduzione del debito metta a disposizione risorse
aggiuntive, i flussi di capitali esteri possono ridursi dopo la
cancellazione (per esempio gli aiuti)
• esistono altre modalità per finanziare lo sviluppo (aiuti)
• le risorse derivanti dalla cancellazione sono poche rispetto ai nuovi
programmi di aiuto (per i paesi HIPC nel 2003 servizio del debito= 14
miliardi di dollari; aiuti = 68 miliardi di dollari) il loro effetto è quindi
limitato
• non è detto che le risorse finanziarie siano il fattore più importante
dello sviluppo altri possono esserlo di più (commercio, politiche,
istituzioni)
• un paese con istituzioni inefficienti (es. corruzione) non è in grado di
fare buon uso delle risorse eventualmente liberate la cancellazione
deve quindi essere selettiva in base alla capacità di usare in modo
efficiente le risorse
Globalizzazione, disuguaglianza
e povertà
Reddito pro capite in rapporto alla media mondiale
> 4.00
0.76 – 1.25
1.26 - 4.00
0.26 – 0.75
<=0.25
Nord: Nord America, Australia, Nuova Zelanda, Giappone, Europa occidentale
Indice di disuguaglianza di Gini
Disuguaglianza fra paesi ponderata per la popolazione
La disuguaglianza fra paesi è aumentata ma alcuni paesi molto popolati
(Cina e India) sono cresciuti più della media pertanto la disuguaglianza fra
paesi ponderata per la popolazione è diminuita
I livelli di reddito sono comparabili?
criterio generale di comparazione:
possiamo dire che due individui residenti in due paesi diversi hanno lo
stesso reddito se con il loro reddito monetario possono acquistare la
stessa quantità di beni e servizi
la comparazione dei livelli di reddito in base ai tassi di cambio da luogo
a risultati distorti perché:
• i tassi di cambio fluttuano continuamente nel breve periodo per
motivi che nulla hanno a che fare con il potere d’acquisto delle
monete nazionali
• i prezzi dello stesso bene o servizio sono diversi in paesi diversi
soprattutto per i beni e servizi non commerciati
• in generale la comparazione mediante i tassi di cambio tende a
sottovalutare il reddito dei paesi poveri perché i prezzi dei beni
e servizi non commerciati sono più bassi nei paesi poveri
Metodo della parità dei poteri d’acquisto
PPP (purchasing power parity)
Il punto di partenza è la legge del prezzo unico in base alla quale in
assenza di dazi doganali, barriere al commercio o costi di trasporto il
prezzo dello stesso bene deve essere identico in paesi diversi
in caso contrario sarebbe possibile l’arbitraggio che consiste
nell’acquistare il bene nel paese dove costa meno e rivenderlo dove
costa di più
viene individuato un paniere di beni e servizi uguale nei due paesi e
calcolato il costo in termini delle rispettive valute
il rapporto fra i costi è il tasso di cambio da applicare
più precisamente la legge del prezzo unico implica che
prezzo del paniere in euro x tasso di cambio (dollari/euro) = prezzo del
paniere in dollari
per cui
tasso di cambio (dollari/euro)= prezzo del paniere in dollari /
prezzo del paniere in euro
Esempio
costo del paniere in euro = 10 euro
costo del paniere in dollari = 20 dollari
in termini di PPP 1 euro = 2 dollari
tasso di cambio = 2/1 = 2 dollari per euro
se il tasso di cambio nominale = 1.5 dollari per euro
l’euro è sottovalutato e il dollaro sopravalutato
Le differenze fra tassi di cambio e PPP possono essere molto
significative
nel 2005
cambio ufficiale dollaro yuan = 1 dollaro per 7,2 yuan
cambio PPP dollaro yuan = 1 dollaro per 1,8 yuan
PIL pro capite cinese al tasso di cambio ufficiale = 1.800 dollari
PIL pro capite cinese in termini di PPP = 7.204 dollari
PIL pro capite giapponese al tasso di cambio ufficiale = 37.600 dollari
PIL pro capite giapponese in termini di PPP = 30.615 dollari
il metodo PPP consente una migliore comparazione ma non risolve una
volta per tutte il problema perché
• la PPP calcolata per alcuni paesi come Cina, India e Russia è molto
imprecisa
• anche usando questo metodo i risultati possono cambiare a seconda
della misura della disuguaglianza utilizzata
Misure della disuguaglianza
misure del reddito
• confronti fra paesi in termini di reddito pro capite mediante misure
statistiche come la deviazione standard o il coefficiente di
variazione
• confronti fra paesi pesati per la popolazione
misure di disuguaglianza:
• indice di Gini (pesato e non pesato)
• rapporto fra i redditi della popolazione del decile (10%) più ricco e
del decile più povero
• rapporto fra i redditi di un gruppo di paesi ricchi e un gruppo di
paesi poveri
Esiste qualche certezza sulla disuguaglianza?
• la distribuzione mondiale del reddito è peggiorata se misurata in
termini di tassi di cambio nominali ed è espressa in dollari
• la distribuzione in termini di PPP è meno diseguale ma ci sono
problemi nel calcolo della PPP, i valori di tre paesi (Cina, Russia e
India) variano molto a seconda delle stime
• la PPP va bene per misurare il potere d’acquisto all’interno di un
paese ma se vogliamo misurare il potere di acquisto di un residente
in un paese povero in termini di beni prodotti in un paese ricco
(compreso quanto costa ripagare il debito estero per un paese
povero) ciò che conta è il tasso di cambio nominale
• la polarizzazione dei redditi pro capite (in PPP) è aumentata se
misurata confrontando il decile più ricco e quello più povero della
popolazione
• la disuguaglianza fra paesi (non pesata) è aumentata se si usa il
coefficiente di Gini
• la disuguaglianza fra paesi (pesata) è diminuita se si usa il
coefficiente di Gini
• se si escludono Cina e India la disuguaglianza risulta aumentata in
entrambi i casi (ma Cina e India sono cresciute molto e
rappresentano il 35% della popolazione mondiale)
• i risultati sono diversi a seconda degli studi se si considerano
insieme sia la disuguaglianza fra paesi che quella all’interno di
ciascun paese
• in generale la disuguaglianza all'interno dei paesi è aumentata
(questo è particolarmente vero per la Cina)
• la disuguaglianza nei salari è aumentata molto dall’inizio degli anni
80
Povertà
soglia della povertà secondo la World Bank
Africa e Asia = reddito inferiore a 1 dollaro al giorno in PPP
America latina = reddito inferiore a 2 dollari al giorno in PPP
nel 2001 1,1 miliardi di persone avevano livelli di consumo al di sotto $1 al
giorno
2.7 miliardi vivevano con meno di $2 al giorno
la quota di popolazione dei PVS con meno di $1 è diminuita dal 28% nel
1990 al 21% nel 2001 ma la quasi totalità di questo miglioramento si deve
all’Asia
nell'Africa sub-sahariana la popolazione al di sotto della soglia di povertà è
aumentata dal 41% al 46% fra il 1981 e il 2001.
popolazione con meno di 1 dollaro al giorno di reddito
La povertà è diminuita ma non ovunque
Problemi con le misure della povertà
La linea della povertà assoluta non consente di misurare quanto
distanti sono dalla linea coloro che si trovano al di sotto
Questo ha implicazioni sugli interventi da fare
Supponiamo di stabilire la soglia a 1 dollaro al giorno
Due gruppi:
Gruppo A: 100 individui che guadagnano ½ dollaro al giorno
Gruppo B: 100 individui che guadagnano 90 cents al giorno
Supponendo di disporre di un budget di 20 dollari al giorno
a chi dovremmo darli se:
1) trascuriamo la soglia della povertà e vogliamo ridurre la
disuguaglianza
2) vogliamo ridurre il numero di coloro che sono al di sotto della soglia
della povertà
L’opzione 2 suggerirebbe di distribuirli tutti al gruppo B
In casi del genere statistiche basate sulla povertà assoluta inducono ad
adottare politiche sbagliate
Le stime della povertà della World Bank sono stata criticate per vari
motivi:
• non sono collegate ad un chiaro concetto di che cosa sia la povertà
(il potere d’acquisto è solo un aspetto della povertà)
• si basano su una misura inadeguata di equivalenza di potere
d’acquisto (PPP)
• si basano su estrapolazioni e inferenze scorrette
• utilizzano fonti statistiche inadeguate (dati sul reddito anziché
indagini sulle famiglie)
La riduzione della povertà (se c'è)
è il risultato della globalizzazione?
Difficile dire
• in gran parte la riduzione è dovuta alla crescita di Cina e India
• in Cina 3/4 di coloro che hanno superato la soglia della povertà lo
hanno fatto prima del 1985 cioè dell'apertura al commercio e
prevalentemente per motivi interni (minori vincoli alle migrazioni
interne, riforma agraria)
• In India la green revolution ha avuto maggiore importanza nel ridurre
la povertà rurale
Effetti sui salari,
mercato del lavoro e welfare
Commercio domanda di lavoro e salari
La globalizzazione favorisce il commercio e la competizione internazionale
in questo modo consente una migliore allocazione delle risorse e la
specializzazione in base al vantaggio comparato
i paesi sviluppati hanno un vantaggio nei beni prodotti con uso intensivo
di tecnologia, lavoro qualificato e capitale, il fattore di competitività dei
paesi meno sviluppati è il basso costo del lavoro non qualificato
l’apertura al commercio e la specializzazione accrescono la domanda di
capitale e lavoro qualificato e diminuiscono quella di lavoro non
qualificato nei paesi avanzati il contrario accade nei paesi arretrati
questo avviene perché i beni importati sostituiscono beni
precedentemente prodotti all’interno con lavoro non qualificato mentre
la domanda di beni prodotti con lavoro qualificato aumenta grazie alle
esportazioni (teorema di Stolper-Samuelson)
il divario salariale fra lavoratori qualificati e non qualificati cresce nei
paesi avanzati anche perché
• la maggiore mobilità del capitale (delocalizzazione) indebolisce il potere
contrattuale dei sindacati dei lavoratori non qualificati
• i flussi migratori accrescono l’offerta di lavoro non qualificato
Globalizzazione e mercato del lavoro
Mercato del lavoro qualificato
Mercato del lavoro non qualificato
W
W
W2
O1
W1
O2
W1
D2
W2
D1
L
L
immigrazione e commercio spingono verso l’alto i salari dei lavoratori
qualificati e verso il basso quelli dei lavoratori non qualificati
Quanto pesa il commercio nell’aumento dei divari
salariali?
secondo alcuni i divari salariali sono cresciuti per via del progresso
tecnico e non del commercio internazionale
• il commercio importante è quello Nord-Sud ma esso oggi rappresenta
una quota modesta (anche se crescente) del commercio mondiale
costituito in gran parte da commercio intra-industriale fra paesi ricchi
• il teorema Stolper-Samuelson implica che l'integrazione commerciale
Nord-Sud riduce le disuguaglianze salariali nei paesi in via di sviluppo
che abbondano di lavoro non qualificato; l'evidenza empirica mostra
l'esatto contrario (per esempio Messico)
• il teorema Stolper-Samuelson implica che il prezzo relativo dei beni
intensivi in lavoro qualificato dovrebbe aumentare nei paesi avanzati
perché la riallocazione delle risorse verso i settori moderni è innescata
da un aumento del prezzo relativo di questi beni; l'evidenza empirica
mostra che nei paesi OCSE il prezzo relativo dei beni intensivi in lavoro
qualificato si è ridotto negli ultimi decenni (computer)
• il progresso tecnico richiede competenze più sofisticate, questo è il vero
motivo dell’aumento della domanda di lavoro qualificato
Wage shares and trade openness (changes 19801997): OECD
un maggiore apertura al commercio si associa a una caduta dei salari
Unemployment rates and trade openness (changes
1980- 1997): OECD
un maggiore apertura al commercio si associa a una maggiore disoccupazione
Mobilità del capitale e salari
se la General Motors delocalizza un impianto dagli USA in Messico per
sfruttare il più basso costo del lavoro
• il capitale diminuisce negli USA e aumenta in Messico di conseguenza i
salari diminuiscono negli USA e aumentano in Messico
• il salario dei lavoratori americani non è minacciato solo dalle importazioni
di automobili dal Messico ma anche dal fatto che i lavoratori messicani
usano capitale statunitense
• la mobilità del capitale scarica il costo di aggiustamento in presenza di
instabilità o di una caduta delle ragioni di scambio sui lavoratori
• uno shock esterno che causa una crisi non può causare una contrazione
dei rendimenti del capitale che non possono essere diversi da paese a
paese devono quindi diminuire i salari o aumentare la disoccupazione
• se le ragioni di scambio diminuiscono il capitale non ne sopporta le
conseguenze per le stesse ragioni e i lavoratori si sobbarcano il costo
della riduzione di valore del prodotto in termini di minori salari
• per le stesse ragioni la tassazione tende a gravare di più sui lavoratori
• dato che i consumatori possono scegliere liberamente fra beni
prodotti all'interno e importati, aumenti delle tasse o forme di
regolamentazione o accordi fra le parti sociali fanno crescere il
prezzo relativo dei beni interni rispetto a quelli importati
• le imprese possono scegliere liberamente fra diverse localizzazioni
aumenti delle tasse o forme di regolamentazione o accordi fra le
parti sociali che aumentano i costi di produzione all’interno possono
causare la perdita di posti di lavoro
• data la mobilità dei capitali gli investimenti si riducono se aumenti
delle tasse o forme di regolamentazione o accordi fra le parti sociali
causano una riduzione dei profitti netti
Per questi motivi i paesi sono costretti a competere in termini di
tassazione, regolamentazione e salari per difendere le proprie quote
nel mercato mondiale dei beni e servizi e attrarre investimenti
tutto questo crea vincoli al prelievo fiscale quindi alla possibilità di
accrescere la spesa sociale e di introdurre regole a tutela dei lavoratori
Le politiche sociali sono veramente
condizionate dalla globalizzazione?
difficile quantificare in che misura questi fattori abbiano contribuito al
ridimensionamento del welfare state ma è indubbio che negli ultimi
decenni
• molti paesi avanzati (in particolare il Regno unito) hanno ridotto la
spesa per il welfare
• l’occupazione è divenuta molto più instabile e flessibile nei paesi
industrializzati
• alcune voci della spesa sociale hanno dovuto essere fortemente
ridotte (sanità, pensioni)
• la dinamica dei salari è stata inferiore alla produttività e la quota del
lavoro è andata progressivamente riducendosi
Quota del lavoro sul PIL
Fonte: FMI, World economic outlook 2007
Concludendo, possiamo prestar fede
alla visione ottimista?
Perché la globalizzazione nella sua versione liberista possa essere
considerata benefica è necessario che la liberalizzazione completa del
commercio e dei mercati finanziari contribuisca a:
• aumentare il tasso di crescita di tutte le economie
• attenuare le differenze di reddito fra paesi
dividiamo gli ultimi 50 anni in due periodi caratterizzati da:
1960-78 – politiche di sostituzione delle importazioni in molti PVS –
comunismo in Unione sovietica ed Europa orientale - welfare state in
Europa occidentale
1979- 1998 – aggiustamento strutturale e maggiore apertura in molti
PVS – transizione al capitalismo in Russia e Europa orientale –
ridimensionamento del welfare state in Europa occidentale
il secondo periodo si avvicina molto di più alle prescrizioni del
neoliberismo
Nella fase in cui prevalevano politiche di sostituzione delle
importazioni i tassi di crescita sono stati superiori per molti PVS
Indice di Gini non ponderato
• sia che consideriamo i dati relativi ai paesi con peso unitario sia che
ponderiamo per la popolazione i tassi di crescita dei PVS sono
maggiori nel primo periodo
• lo stesso vale per i paesi industrializzati
• considerando i dati non pesati nel primo periodo si può notare una
parziale convergenza perché due su quattro aree comprendenti PVS
crescono più dei paesi industrializzati
• nel secondo periodo tutte e quattro le aree comprendenti PVS
crescono meno dei paesi industrializzati
• sia in termini di crescita che di convergenza il primo periodo appare
quindi migliore del secondo
Cosa cambia con i dati pesati?
• considerando i dati pesati l’area asiatica cresce di più dei paesi
industrializzati nel secondo periodo ma tutto dipende da Cina e India
• questo risultato porterebbe acqua al mulino dell’ottimismo
neoliberista se i paesi che hanno adottato politiche di apertura al
mercato internazionale (globalizzatori) tendono a convergere al
contrario degli altri
ma questa argomentazione desta qualche perplessità
• è quantomeno singolare che un paese comunista come la Cina
venga preso ad esempio per dimostrare i vantaggi del capitalismo
liberista
• l’obiezione è che la Cina è un paese liberista solo di nome ma
ancora oggi un terzo della produzione industriale e il 20% del PIL si
devono a imprese di proprietà statale
• i criteri usati per distinguere i paesi globalizzatori dagli altri sono il
rapporto import-export/PIL e il livello delle tariffe doganali
• questi criteri sono discutibili perché il secondo dipende da scelte
discrezionali del governo ma questo non è vero nel caso del primo
• molti paesi sono non globalizzatori loro malgrado perché il rapporto
import-export/PIL è diminuito a causa dell’andamento sfavorevole
delle regioni di scambio delle materie prime che ha fatto diminuire il
valore delle importazioni e costretto questi paesi a ridurre le
importazioni
• i problemi di bilancia dei pagamenti hanno costretto questi paesi ad
adottare politiche restrittive da cui la correlazione fra chiusura e bassa
crescita
• In Cina e India le principali riforme liberalizzatrici sono state introdotte
dopo che la crescita era già cominciata (le tariffe doganali
diminuiscono negli anni 90 mentre il decollo della crescita risale
all’inizio degli anni 80)
• la crescita del PIL sembra quindi avere favorito l’apertura al
commercio piuttosto che il contrario
tassi di crescita del PIL (linea) e tariffe doganali (barre) in
Cina
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