“Ai margini della grande storia da Cluviae a Casoli”
Cluviae TOPOGRAFIA e reperti.
Nel 1966 l’archeologo Professor Adriano La Regina localizzò, con rilevamento fotogrammetrico, l’esatta ubicazione dell’antica città di Cluviae; inoltre individuò in parte il tracciato delle
mura di recinzione del nucleo sannita e, sul versante orientale del sito, identificò parte del teatro
ricostruibile nella sua interezza e risultante simile alle gemelle individuate a Teate, Peltuinum e
Iuvanum.
All’interno dell’area recintata vennero rilevati numerosi allineamenti di mura che si
presentavano ben conservati e ricostruibili in una unità urbana ben definita; dietro la cavea del
teatro, individuato anche nell’assetto planimetrico, era ubicato l’edificio termale cittadino.
Le strutture risultavano realizzate in “opera incerta” ed in “opera reticolata”: i Romani già
dal III secolo a.C., utilizzavano prevalentemente “l’opus incertum”, pietre piccole ed informi, a
volte lavorate nella faccia a vista, che costituivano un paramento uniforme al nucleo centrale. Era
una tecnica normalmente presente in costruzioni realizzate a cavallo tra il II e I secolo a.C.; tale tecnica scomparirà progressivamente con la fine dell’età repubblicana.
Tav.26
Tav.27
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L’opera reticolata, invece, fece la sua comparsa negli ultimi anni del II secolo a.C., essa consisteva di una tecnica molto regolare che prevedeva l’inserimento di blocchetti quadrati inclinati di
45°, in modo tale che la faccia a vista mostrasse file di rombi interconnessi; gli angoli dei rombi
venivano regolarizzati talvolta con file regolari di mattoni cosìcche, l’uso di pietre provenienti da
diversi siti di estrazione, permetteva di ottenere pregevoli effetti cromatici. Era una tecnica diffusissima nell’Italia centro-meridionale, usata anche in edifici pubblici; vedi foto di muratura realizzata in “opera incerta” tav. 26 e in “opera reticolata” tav.27 .
A nord del teatro a 140 metri circa, nei pressi della masseria “Ranieri”, sono stati individuati
ruderi di un edificio costruito in opera mista e con pavimenti a mosaico a tessere bianche e nere con
decorazione a treccia.
Tutto ciò ha consentito di attribuire al complesso urbano una datazione coincidente con la
seconda metà del I sec.a.C.
Da questo sito archeologico proviene certamente una testa di ignoto, vedi tav.28, rinvenuta in
loco.
Tav.28
CAMPAGNE DI SCAVI
Nel 1988 è iniziata una campagna di scavi diretta dalla Soprintendenza Archeologica
dell’Abruzzo condotta in due fasi: agosto - settembre 1988 e maggio - giugno 1990.
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Tra le diverse strutture romane presenti, sono emerse strade lastricate, reti fognarie molto
articolate e ben conservate nonché murature in opera reticolata sovrastate da muretti a secco costruiti con ciottoli di fiume, probabile testimonianza di un rimaneggiamento successivo dovuto ad una
attività edilizia durata fino all’epoca tardo-antica V secolo.
Il ritrovamento di cisterne interrate e usate per il deposito di cereali, sia sotto che a fianco
delle abitazioni romane riutilizzate in tempi posteriori, mostrano un paesaggio urbano che ha sempre goduto di tutte quelle risorse agricole prodotte dall’area circostante, molto fertile ed all’epoca
sicuramente estesa alla piana di Caprifico e a quella di Ascigno.
Dalla interpretazione delle immagini aereofotografiche, sembrerebbe di poter individuare
sul terreno il reticolato della centuriazione, tecnica agrimensoria, come già illustrata, all’epoca
molto diffusa ed attuata in particolare sulle aree di espansione; è molto probabile, infatti, che la
zona del territorio circostante, impiegata prevalentemente per l’attività agricola, sia stata interessata
da tale pratica.
La definitiva analisi e la lettura delle ortofotocarte già disponibili, dovrebbe comunque essere confermata e precisata da una ulteriore ricognizione aereofotografica, utilizzando la più moderna e sofisticata tecnologia oggi disponibile.
IL SITO OGGI
In questa estesa area archeologica, che oggi si presenta fin troppo danneggiata da un’attività
edilizia in continua espansione, necessitano ulteriori interventi di scavi e di studi, nonché, un maggiore impegno morale ed economico sia da parte della popolazione che dell’amministrazione comunale, unico modo per meglio tutelare l’area in questione. Nel corso dell’anno 2007, durante il periodo estivo, la Soprintendenza Archeologica d’Abruzzo ha effettuato dei lavori di consolidamento
alle mura del teatro, l’edificio meglio identificabile e che risulta identico a quello di Juvanum costruito dalla stessa tribù “Carecina”. (vedi tav. 29 )
Tav.29
NECROPOLI e TOMBE
Nella planimetria del sito archeologico è indicata una necropoli a quota 350 metri e lo
studioso Di Marco ne ha individuate altri due a quota 395 e a quota 464; in realtà, diverse tombe
sono state trovate sparse ovunque e devastate dai lavori di scasso che i contadini andavano eseguendo:
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si tratta di tombe realizzate a “tegoloni” e “buche”, solo qualcuna è stata rinvenuta in pietra.
Nel 1937 sono state ritrovate due tombe a “cunicolo” e ciascuna “bara” era costituita da due
tegole della lunghezza di due metri; ciascuna tomba racchiudeva la salma di un milite con resti di
armatura e armi. (vedi tav.30 reperto “armi del legionario”)
Tav.30
La maggior parte delle suppellettili e dei reperti rinvenuti nel
tempo dai contadini, sono andati dispersi, venduti o regalati.
Negli scavi condotti nel 1990, nell’area in prossimità delle
necropoli, sono state ritrovate delle tombe “a cappuccina” del II e III
secolo e vari reperti che si conservano oggi presso la Soprintendenza
Archeologica.
Nuovi ritrovamenti, oggi molto più raramente, si verificano
in occasione dello scavo di nuovi pozzi o di fondamenta per nuove
costruzioni ; di qui la necessità di procedere con una sistematica
campagna di controllo e sensibilizzazione delle popolazioni interessate per evitare ulteriori gravi perdite.
Lo stesso problema sussiste per le monete ritrovate e, in
alcune tombe, anche in gran numero; sulla base di ricostruzioni e
testimonianze, riproduco tre monete rinvenute nel corso degli anni.
(vedi tav.31)
La prima documentata presso la Soprintendenza Archeologica di Chieti, la seconda ricostruita e ripresa dal citato articolo del
professor Nicola Fiorentino apparsa sulla rivista ARCHEOLOGIA e
la terza dall’opuscolo: “Guida al centro antico e al territorio di
Casoli”.
Tav.31
ISCRIZIONI
La maggior parte delle iscrizioni scoperte nel passato e attinenti al
sito archeologico, oggi sono introvabili: sono andate disperse o distrutte
poiché nella lapide o nel reperto, l’agricoltore vedeva solo problemi e
nel tempo evitava sistematicamente di denunciarli alle autorità.
Si ha tuttavia conoscenza di alcune iscrizioni documentate: il
Mommsen nella sua raccolta “Inscriptiones” II, p. 277-278, F.P., Ranieri
nel suo libro “Guardiagrele” pag. 03 e pag. 151, Domenico Di Marco
nel suo saggio “Un villaggio chiamato Roma” pag. 43, il prof. Fiorentino
nel suo articolo pag. 36, Giulio De Petra nel suo “Palombaro ( pagus
urbanus).
REPERTI
Nonostante il degrado, dalla zona proviene una testa di ritratto virile di ignoto, in buono
stato di conservazione e databile intorno alla prima metà del I secolo d.C. Il reperto, vedi sopra, è
conservato nel Museo Nazionale Archeologico di Chieti.
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Dall’area circostante provengono anche numerosi utensili in bronzo, vetro, manufatti ceramici di diversa qualità, ex voto bronzei e litici.
I reperti confermano lo sviluppo raggiunto all’epoca dai “cluviensi” sia nella vita cittadina
che nel lavoro agricolo; allego le riproduzioni di alcune attrezzature e di un carro “Plaustrum” utilizzati all’epoca (vedi tav. 32 e 33).
Tav.32
Tav.33
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L’esame di alcuni reperti in ceramica, consente di accertare che la vita della città si sia protratta ben oltre il 383, anno del decreto dell’Assemblea Municipale.
La provenienza degli stessi, inoltre, consente di poter stabilire che intorno alle mura erano
sorti diversi “vicus” a sostegno dell’attività agricola dominante che oltre ad interessare il Piano della Roma si sviluppava nell’adiacente piano di Caprafico fin sulla vicina Piana di Ascigno.
A quota 498, “via Pertosa”, è stato individuato un condotto sotterraneo realizzato con segmenti in pietra calcarea che venivano lavorati in modo da permetterne un perfetto incastro in fase di
posa.
Il condotto, un vero e funzionale “moderno” acquedotto, termina a quota 320 mt. dove si
trovano le terme cittadine e dove, probabilmente, le acque venivano abbondantemente utilizzate.
Lo sviluppo planimetrico e sotterraneo del condotto non è noto e sarebbe molto interessante
poter sovrapporre il suo andamento con la planimetria del sito archeologico.
Le testimonianze di De Nino, Ranieri, Fiorentino, Di Marco, confermano la presenza nel sito archeologico di tratti di colonne circolari del diametro di 28 cm. e basi sia cubiche che cilindriche, capitelli di ordine ionico, trabeazioni, segmenti di condotta in pietra calcarea, sbocchi di
cloaca, tratti di tubo di piombo per acquedotto. (vedi tav. 34 segmento di condotta in pietra)
Tav.34
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Una vecchia casetta rurale ubicata in prossimità dell’area interessata, mostra una gradinata
esterna parzialmente integrata nella costruzione e ci ricorda la struttura della casa popolare romana,
estremamente semplice e razionale, vedi (tav.35).
Tav.35
Di seguito riproduco alcune case romane rinvenute a Ercolano e parzialmente ricostruite
dopo gli scavi (vedi tav. 36), inoltre, un ambiente della “domus aurea” rinvenuta a Roma e ciò che
resta di un vecchio pavimento a mosaico realizzato nel sito archeologico di “Cluviae”.
Tav.36
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Roma, ambiente della “domus aurea” abitata da Nerone nel I sec. d.C.
“ Cluviae ” Piano La Roma
Un angolo del mosaico ancora visibile del I sec.d.C.
Enzo Belfatto
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NECROPOLI e TOMBE