STRATEGIE DIDATTICHE PER GLI STUDENTI DSA
Usare un registratore.
Molti problemi con i i materiali scolastici sono collegati alla difficoltà nella lettura.
Chiarire o semplificare le consegne scritte.
Molte indicazioni (consegne) sono scritte sottoforma di paragrafo e contengono parecchie unità di
informazioni. Questo può risultare complesso per molti studenti. L’insegnante può aiutare sottolineando o
evidenziando le parti significative delle indicazioni del compito (consegna) o riscriverle per favorire la
comprensione da parte dell’alunno.
Presentare una piccola quantità di lavoro.
L’insegnante può selezionare alcune pagine e materiali dall’eserciziario per ridurre la quantità di lavoro da
presentare agli studenti che diventano ansiosi alla sola vista della mole di cose che devono fare. Inoltre,
l’insegnante può ridurre la mole di lavoro quando le attività appaiono ridondanti. Ad esempio: l’insegnante
può richiedere di completare solo gli esercizi con il numero dispari o altro indicatore. Può inoltre presentare
alcuni esercizi già risolti e chiedere agli studenti di completare il resto. Un foglio di lavoro può essere diviso
facilmente tracciando una linea e scrivendo “ fare ” e “ non fare ” in ogni parte.
Bloccare gli stimoli estranei.
Se lo studente è facilmente distraibile dagli stimoli visivi all’interno di un foglio di lavoro, può essere usato
un foglio bianco di carta per coprire la sezione su cui il soggetto non sta lavorando.
Uso di procedure di insegnamento esplicite.
Molti materiali commerciali non suggeriscono agli insegnanti l’uso di strategie esplicite d’insegnamento;
così, spesso gli insegnanti devono adattare i materiali per includere queste procedure.
Evidenziare le informazioni essenziali.
Se un adolescente può leggere un libro di testo, ma ha delle difficoltà nell’individuare le informazioni
essenziali, l’insegnante può sottolineare queste informazioni con un evidenziatore.
Trovare il punto con materiali in progressione.
Nei materiali che gli studenti utilizzano durante l’anno (come ad esempio i libri di esercizi) lo studente può
tagliare l’angolo in basso a destra della pagine già utilizzate in modo da trovare facilmente la pagina
successiva da correggere o completare.
Prevedere attività pratiche addizionali.
Alcuni materiali non prevedono abbastanza attività pratiche per far sì che gli studenti con difficoltà di
apprendimento acquisiscano padronanza nelle abilità prefissate. Gli insegnanti, a questo punto, devono essi
stessi completare i materiali con attività pratiche. Gli esercizi pratici raccomandati includono giochi
educativi, attività di insegnamento tra pari, uso di materiali che si autocorreggono, programmi software per il
computer e fogli di lavoro aggiuntivi.
Ripetizione della consegna.
Gli studenti che hanno difficoltà nel seguire le indicazioni per i compiti (consegne) possono essere aiutati
richiedendo di ripeterle con le loro parole. Tali studenti possono ripetere le indicazioni a un compagno
quando l’insegnante non è disponibile. I suggerimenti che seguiranno possono essere utili ad aiutare lo
studente nella comprensione delle indicazioni: (a) se essa richiede molte fasi, spezzala in piccole sequenze;
(b) semplifica l’indicazione presentando solo una sequenza per volta e scrivendo ogni porzione sulla lavagna
oltre a pronunciarla oralmente; (c) quando viene utilizzata un’indicazione scritta assicurati che gli studenti
siano in grado di leggerla e di comprendere sia le parole che e il significato di ogni frase.
Mantenimento delle routine giornaliere.
Molti studenti con disturbo dell’apprendimento hanno bisogno di routine giornaliere per conoscere e fare ciò
che ci si aspetta essi facciano.
Consegna di una copia degli appunti della lezione.
L’insegnante può dare una copia degli appunti delle lezioni agli studenti che hanno difficoltà nello
scriverli durante la presentazione.
Uso di istruzioni passo-a- passo. Informazioni nuove o particolarmente difficili possono essere presentate
in piccole fasi sequenziali. Questo aiuta gli alunni con scarse conoscenze sull’argomento che hanno bisogno
di istruzioni esplicite che chiariscano il passaggio dal particolare al generale.
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Combinazione simultanea di informazioni verbali e visive.
Le informazioni verbali possono essere date assieme a quelle visive (ad es: opuscoli, volantini, lavagna
luminosa ecc..)
Scrittura dei punti chiave o delle parole alla lavagna.
Prima di una presentazione l’insegnante può scrivere un piccolo glossario con i termini nuovi che gli studenti
incontreranno sulla lavagna a gessi o in quella luminosa.
Uso delle tecniche di memorizzazione
Nell’ambito delle strategie di apprendimento possono essere usate tecniche di memorizzazione per aiutare gli
studenti a ricordare le informazioni chiave o le varie fasi di un processo.
Enfasi sul ripasso giornaliero
Il ripasso giornaliero degli argomenti già studiati, aiuta gli studenti a
collegare le nuove informazioni con quelle precedenti.
Strategie didattiche che tengono conto della performance dello studente
Cambia la modalità di risposta.
Per gli studenti che hanno difficoltà nella attività motoria fine (come ad esempio nello scrivere mano), tale
difficoltà può essere aggirata utilizzando diverse modalità di risposta alle domande: non scrivere, ma
sottolineare, scegliere tra risposte multiple, ordinare le risposte ecc. Agli stessi studenti può essere dato uno
spazio più grande per scrivere la risposta nel foglio di lavoro.
Fornire uno schema della lezione.
Uno schema o una scaletta può aiutare alcuni studenti a seguire la lezione con successo e a prendere appunti
appropriati. In più, uno schema aiuta gli studenti a vedere l’organizzazione del materiale e a fare domande
pertinenti e al momento giusto.
Incoraggiare l’utilizzo di organizzato ri grafici.
L’uso di organizzatori grafici implica l’organizzare il materiale in formato visivo. Per sviluppare un
organizzatore grafico gli studenti possono procedere per passaggi successivi raccogliendo e suddividendo le
informazioni in modo gerarchico dal generale al particolare, individuando titoli e sottotitoli.
Posiziona lo studente vicino all’insegnante.
Gli studenti con disturbo dell’attenzione possono essere messi vicino all’insegnante, alla lavagna, all’area di
lavoro e lontano da suoni, materiali o oggetti che possono distrarli.
Usa in modo flessibile il tempo di lavoro scolastico.
Agli studenti che lavorano in modo lento può essere dato più tempo per completare le verifiche scritte.
Usa segnalini per segnalare i punti più importanti di un test.
Asterischi o puntini possono segnalare problemi o attività che contano di più nella valutazione.
Questo aiuta lo studente ad organizzare bene il tempo durante le prove di valutazione.
Cambia o adatta i criteri di valutazione .
Agli studenti può essere permesso di completare un progetto invece di una interrogazione orale e
viceversa. Inoltre, un test può essere dato in formato orale o scritto. Ad esempio, se uno studente ha
problemi di scrittura, l’insegnante può permettergli di rispondere oralmente piuttosto che eseguire una
verifica scritta.
Permetti l’uso di ausili didattici.
Agli studenti possono essere date strisce di lettere o numeri per aiutarli a scrivere correttamente. Linee di
numeri, tavole pitagoriche, calcolatori e calcolatrici aiutano gli studenti nel conteggio una volta che hanno
capito e scelto l’operazione matematica.
Mostra esempi del lavoro.
Esempi del lavoro completato possono essere mostrati agli studenti per aiutarli a costruirsi delle aspettative e
per pianificare il lavoro in accordo con questi.
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Sintesi del testo
LA DISLESSIA RACCONTATA AGLI INSEGNANTI
a cura dell’AID - edito da Libriliberi
COME RICONOSCERLA?
I bambini dislessici appaiono inizialmente motivati quanto gli altri, ma di fronte alle prime
difficoltà sembrano distratti, poco impegnati, disattenti, poco concentrati; se la difficoltà non viene
riconosciuta in tempi brevi, il bambino dislessico genera rifiuto per la scuola, somatizzazione, senso
di inadeguatezza.
I bambini dislessici NON HANNO:

deficit intellettivi, psicologici, neurologici;

problemi sensoriali o ambientali
ma HANNO

difficoltà nel leggere e scrivere;

impegnano tantissime energie con scarsi risultati.
Sono lenti, fanno errori, saltano lettere e parole, sostituiscono suoni simili…e altre difficoltà
imprevedibili.
HANNO problemi ad apprendere:

tabelline

Sequenza alfabetica

Giorni/mesi in ordine

Non ricordano data di nascita/Natale/stagioni/destra-sinistra.

Hanno scarso senso del tempo.
DISLESSIA è spesso accompagnata a DISCALCULIA = difficoltà calcoli automatici, contare in
senso regressivo, usare con le 4 operazioni.
Il bambino dislessico presenta alcune caratteristiche: povertà di vocabolario, difficoltà
nell’espressione verbale e nel memorizzare parole difficili. Ha prestazioni grammaticali non
adeguate, non apprende le lingue straniere scritte (inglese in particolare).
Ha difficoltà di attenzione, concentrazione, problemi psicologici (=conseguenza non causa), quindi
senso di frustrazione, angoscia, impotenza, rabbia. Si sente incompreso e può avere reazioni diverse
che vanno dalla depressione all’aggressività.
L’insegnante può osservare direttamente tutte queste cose ed accorgersi per primo che c’è qualcosa
che non va, segnalando il sospetto di dislessia.
Esistono infatti dei dati predittivi che possono essere rilevati già nella scuola dell’infanzia: difficoltà
fonologiche e problemi del linguaggio.
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COME FARE IN CLASSE?
Cambiare la didattica di tutta la classe, ne avranno vantaggio tutti quanti gli alunni.
Passo passo…

Documentarsi sulla dislessia

Informarsi sulla diagnosi, se già presente

Coinvolgere tutti i docenti di classe e concordare linee d’azione tra docenti soprattutto
rispetto a: interrogazioni, compiti, verifiche, valutazione.

Comunicare tutte le informazioni sul bambino al livello di scuola successivo o alla nuova
scuola in caso di trasferimento.

In caso di sospetta dislessia attivare con tutti i docenti forme di osservazione, segnalando il
problema alla famiglia e alla ASL.
L’AMBIENTE (il setting)

Organizzare un ambiente accogliente, con punti di riferimento precisi (molto utile anche per
bambini con disturbo dell’attenzione o iperattività - ADHD).

Organizzare lo spazio sia per attività individuali e di gruppo.

Le pareti non sono NEUTRE.

Spazio ben strutturato = aiuto per dislessici.
Nella SCUOLA DELL’INFANZIA
Pareti parlanti
Scritte chiare stampato maiuscole per appunti, menù, calendario, incarichi, numeri, spazi vari
interni alla classe. Simboli chiari sui contenitori, attaccapanni, armadi, finestre.
I CICLO
Parete per la scrittura - Lettere chiare
Parete per i numeri – numeri chiari, linea dei numeri, scaletta.
II CICLO primaria e superiori
Pareti attrezzate riferimenti visivi per lingua, matematica, storia, geografia, riferimenti
extralinguistici (grafici, carte, foto).
Sempre presente in ogni ambiente scolastico:

orologio grande e ben leggibile

differenti calendari

carte geografiche
LA SCRITTURA
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
Obbligo STAMPATO MAIUSCOLO.

Metodo SILLABICO migliore di quello fonematico.

Usare la scrittura spontanea per tenere alta la motivazione.

Proporre ogni giorno giochi linguistici.


Non presentare contemporaneamente più caratteri. I bambini si confondono e non si ha
alcun vantaggio nella velocità di acquisizione della lettura.
NON AVERE FRETTA.

Passare allo stampato minuscolo solo dopo aver presentato tutte le lettere e tutte le difficoltà
ortografiche in stampatello maiuscolo (GN, SC, SCHE, SCHI, CHE, CHI, GHI, GHE, GR,
ST,…).

Fermarsi ai suoni difficili per più tempo, utilizzando tecniche diverse: storielle lette o
inventate dai bambini, creazione dei primi libretti di classe.


Far manipolare le letterine, disegnarle, costruirle con materiali diversi, con il corpo.
Non introdurre il corsivo presto, meglio in seconda elementare, spiegando le ragioni della
scelta ai genitori. Il corsivo richiede troppa complessità esecutiva, per cui mette in crisi sia i
bambini con dislessia sia quelli con ritmi più lenti.

Curare le azioni per scrivere, il movimento, il gesto grafico, le altezze,…

Usare per lo stampato maiuscolo: quadretti da 1 cm o righe di quinta.

Usare per lo stampato minuscolo: quadretti da 0,5 cm o righe di prima.

Usare per il corsivo: righe di prima.

Dotare tutti i bambini di un quadernino per la “bella calligrafia”, intesa come esercizi per
migliorare le abilità esecutive ( pre-grafismi, ghirigori, cornicette,…)

In prima e in seconda primaria effettuare uno screening di tutti gli alunni, con il sostegno
anche di esperti.

Dopo la prima far usare ai bambini il carattere che preferiscono, è importante ciò che si
scrive non come lo si scrive. Si tenga conto anche della possibilità di dotare gli alunni dislessici
di strumenti compensativi come il computer.

Non bisogna avere fretta. La scrittura è un mezzo di comunicazione, non un esercizio a sé
stante. Bisogna coltivare tutte le occasioni di scrittura abituando i bambini al lavoro di gruppo,
alla condivisione, alla revisione collettiva, alla discussione.

Far scrivere in gruppo favorisce la crescita cognitiva dei singoli.
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
Lavorare molto sull’ortografia usando giochi divertenti, anche nelle classi più alte, il
maggiore sviluppo delle capacità logiche aiuta il bambino dislessico ad acquisire quegli
automatismi che prima non era riuscito ad apprendere.

Preparare un programma individualizzato per ogni alunno in difficoltà, in modo che ognuno
abbia da seguire il percorso a lui più adeguato.

Differenziare i tempi di lavoro quando necessario (non certo far recuperare il lavoro altrui
nelle ricreazioni!!!).
Per continuare…

Lavorare sulla STRUTTURA DEL TESTO piuttosto che sulle tipologie testuali.

Lavorare in gruppo con discussione sui prodotti, lettura e trascrizione, revisione di testi.

Insegnare a scrivere seguendo sempre la sequenza: pianificazione, trascrizione, revisione.

Adottare e far usare ai bambini strategie di ampliamento: brainstorming, descrizioni usando
i 5 sensi, testi strutturati sulle 5 W (where, when, what, who, why – dove, quando, che cose, chi,
perché).

Motivare alla scrittura: scrivere poesie, un giornalino di classe, cronache, pubblicità,
articoli,…

Non introdurre presto lo studio della grammatica in senso classificatorio, non serve per
scrivere ed è troppo demotivante per chi ha difficoltà.

Lavorare sulla grammatica in gruppo, stimolare conflitti cognitivi, scoprendo le funzioni e
l’uso delle parole.

Lavorare invece molto sull’ortografia. Anche nelle scuole superiori; es. usare giochi con
parole sbagliate o da ricercarne il significato.

Non valutare l’ortografia quando risulta troppo complessa per l’alunno. Usare strumenti
compensativi.
Preparare un piano di lavoro mirato, da svolgere a casa e a scuola; non dare gli stessi compiti a tutti.
LA LETTURA

Nelle prime fasi di apprendimento della lettura bisogna lasciare i bambini liberi di leggere
per anticipazione, anche se quello che leggono non corrisponde allo scritto. Ciò aiuta a sostenere
la motivazione alla lettura.

Diversificare i libri da leggere, tenendone in classe di vario tipo, formato, difficoltà e
caratteri.

Iniziare con la lettura di sillabe e non di lettere separate.

Mantenere distinto apprendimento della lettura da comprensione del testo.
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Nel secondo caso è l’insegnante che legge per tutti.

Favorire uso biblioteca.

Far brevi allenamenti a coppie con un amico come tutor, partendo dalla lettura di sillabe,
bisillabe, trisillabe, parole con lettere ponte, un digramma alla volta, trigrammi.

Tutti i giorni leggere a voce alta agli alunni testi di vario genere, per potenziare l’ascolto e
far amare la lettura, non per richiederne il “riassunto”,

Se si legge una storia lunga, es. un romanzo, accettare che ci sia chi non ascolta.

Individuare tutti i giorni un tempo (15-20 minuti) per la lettura individuale, silenziosa.Può
essere a inizio o fine giornata o dopo la ricreazione o tra un’attività e l’altra.

Non far leggere a voce alta ai bambini, poiché avendo tempi di lettura diversi non è
possibile per tutti tenere il segno e vengono evidenziate le difficoltà = senso di inadeguatezza.

Organizzare “appuntamenti” di lettura ad alta voce, senza costringere tutti a parteciparvi.

Leggere i testi di studio, non farli leggere ai bambini. La voce dell’insegnante oltre a
leggere, spiega, guida, chiarisce man mano. Far leggere i bambini dopo una prima l ettura
dell’insegnante.
STUDIO
Per insegnare le abilità di studio bisogna attivare alcune strategie che vanno bene per tutta la classe.

Insegnare a prendere appunti, a preparare mappe concettuali, schemi, a sottolineare.

Insegnare alla classe a preparare un’interrogazione con tecniche di simulazione.

Programmare le interrogazioni, ciò responsabilizza e dà fiducia in sé.


Avvisare 10 minuti prima dell’interrogazione, così che i bambini possano prepararsi
psicologicamente.
Mostrare schemi e farne preparare il più spesso possibile.

Far spiegare ai bambini tra loro come si preparano a studiare, cosa fanno per stare attenti,
per prepararsi.

Fare molto lavoro sulle discipline differenziato a seconda dell’età; ricerche a coppie,
esperimenti, coloriture, completamenti, riflessioni di gruppo su vari argomenti di studio.

Usare materiale audiovisivo e tutti i sussidi didattici, ognuno impara con stili diversi di
apprendimento.


Richiedere tempi di attenzione ridotti, con interruzioni di 5 minuti tra un’attività e l’altra.
Proporre spesso il lavoro di gruppo: rafforza i legami, aiuta a superare le difficoltà
individuali, stimola la partecipazione di tutti (vedi cooperative learning).
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
Responsabilizzare i compagni per la lettura e la dettatura e concordare i tutor coetanei, scelti
tra chi ha bisogno d’aiuto.

Chiarire bene in classe ciò che andrà studiato poi a casa.

Dare più tempo ai bambini dislessici.

Dare sempre spazio allo studio a scuola anche nei livelli scolastici successivi alla primaria.
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La Dislessia raccontata agli insegnanti