ISSN 1720-5638
IL CALITRANO
periodico quadrimestrale di ambiente, dialetto, storia e tradizioni
Spedizione in abbonamento postale - 70% - DCB - Filiale di Firenze
ANNO XXIV - NUMERO 27
(nuova serie)
SETTEMBRE-DICEMBRE 2004
VIA A. CANOVA, 78 - 50142 FIRENZE - TEL. 055/783936
IN
QUESTO NUMERO
Un nuovo libro di memorie
collettive
3
Romano Cerreta
La chiesa parrocchiale di
San Canio
RICORDA
DI SOSTENERE,
CON LA TUA
OFFERTA, LA
PUBBLICAZIONE
DI QUESTO
GIORNALE
ANNO XXIV - N. 27 n.s.
Periodico quadrimestrale
di ambiente - dialetto - storia e tradizioni
dell’Associazione Culturale “Caletra”
della Prof.ssa Lina Nazzarena
IN COPERTINA:
Sulla volta della galleria del palazzo vescovile di Matera, decorata nel 1709 per volontà dell’arcivescovo
Brancaccio, è affrescata questa effigie di san Canio, patrono di Calitri, ma anche di Acerenza, una diocesi che
nel XIII secolo fu unita a quella di Matera. L’immagine,
simile a quella della statua che si venera in Calitri, è
una delle più antiche raffigurazioni conosciute del nostro patrono.
IL CALITRANO
7
del Dott. Emilio Ricciardi
Memoria storica di
Contursi Terme
Fondato nel 1981
Sito Internet:
www.calitritradizioni.it/calitrano.asp
E-mail:
[email protected]
Direttore
Raffaella Salvante
di Damiano Pipino
12
AVVENIMENTI
13
Direttore Responsabile
A. Raffaele Salvante
Orazio Tanelli e
Il maresciallo Soricelli
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Segreteria
Martina Salvante
POPOLARE
16
ERBE DI CASA NOSTRA
18
Direzione, Redazione, Amministrazione
50142 Firenze - Via A. Canova, 78
Tel. 055/78.39.36
LA NOSTRA BIBLIOTECA
18
DIALETTO E CULTURA
SOLIDARIETÀ COL GIORNALE 20
MOVIMENTO DEMOGRAFICO 22
REQUIESCANT IN PACE
23
AUGURI
PER IL SANTO NATALE
“C’è una crisi di alloggi assai più grave
che la carenza di abitazioni,
è la penuria di uomini interiormente
disponibili per i loro fratelli”.
Signore, pietà di noi
secondo la tua misericordia.
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Chiuso in stampa il 30 novembre 2004
IL CALITRANO
N. 27 n.s. – Settembre-Dicembre 2004
LINA NAZZARENA ROMANO CERRETA
UN NUOVO LIBRO DI
MEMORIE COLLETTIVE
3 settembre 2004, nella sala convegni
Itoldella
Fiera Interregionale di Calitri, è stapresentato il libro: “Calitri, secondo
itinerario della memoria”, curato da Raffaele Salvante, il direttore de “Il Calitrano”. In esso sono contenute diverse centinaia di foto, molte delle quali sono quelle
a lui affidate da noi tutti perché fossero
pubblicate sulla sua rivista. Per questo motivo egli preferisce dirsi, con molta umiltà,
non l’autore ma solo il curatore del libro.
Il volume è imponente, ha ben 579 pagine, e segue di alcuni anni il primo, dello
stesso genere, pubblicato nel 1996. Chi,
osservandone la mole, lo ha definito un
vero e proprio monumento a Calitri e ai
Calitrani non si è sbagliato.
Alla presentazione hanno partecipato:
Vito Marchitto, Sindaco di Calitri, Raffaele Farese di Conza, Esperto di storia locale, Luigi Salvante, Direttore dell’EAPSAIM, e il noto scrittore-cantautore Vinicio Capossela, originario di Calitri. Era
presente, naturalmente, anche Raffaele
Salvante, mentre Pietro Cerreta, collaboratore de “Il Calitrano”, coordinava le fasi
dell’incontro. La preparazione dell’evento
è stata organizzata dall’Associazione Culturale no-profit Scienza Viva di Calitri.
I convenuti erano abbastanza numerosi, fatto notevole in tempi in cui si lamenta
scarso interesse per tutto ciò che è manifestazione culturale o politica. Chi era presente in sala aveva il desiderio di condividere sensazioni, ricordare fatti e scaldare
di nuovo il cuore, avendo ritrovato nel libro i volti di persone di un tempo che fu.
Tra essi figuravano anche alcuni appassionati di cultura popolare e di etnografia,
provenienti da vari paesi dell’Irpinia e della Basilicata.
Cerreta ha introdotto i lavori parlando
di Raffaele Salvante e della sua amicizia
con lui, iniziata quando, adolescente, lo
ha conosciuto, tra gli anni ’50 e ’60, in
veste di Presidente dell’Azione Cattolica
di Calitri dedicata a “Pier Giorgio Frassati”. Ha proseguito presentando la sua attività professionale di impiegato della Cassa
di Risparmio di Firenze e di dirigente regionale toscano del Sindacato Bancari FABI. Ha inoltre menzionato gli studi da lui
svolti, in particolare quelli di Teologia
Calitri 3 settembre 2004, da sinistra: il sindaco Vito Marchitto, Raffaele Salvante, Vinicio
Capossela, Luigi Salvante e Raffaele Farese.
presso l’Università Gregoriana di Roma, i
suoi libri su Calitri e la promozione – da
lui guidata – del Premio Città di Calitri
“Michele Gallucci”, tra gli anni ’80 e ’90.
Il Sindaco Marchitto ha amabilmente
intrattenuto il pubblico sull’importanza del
libro per la comunità calitrana e ha ricordato i valori positivi che le passate generazioni hanno trasmesso alle successive: la
serietà, l’onestà, il rispetto della parola data, la tenacia nel lavoro.
Subito dopo vi è stato l’intervento del
prof. Raffaele Farese, per anni dirigente
della Pro Loco «Compsa» e instancabile
fautore di tante iniziative volte alla valorizzazione storica e turistica del territorio
altoirpino. Farese è stato professore di inglese di Salvante, negli anni in cui questi
frequentava l’ITC “AM. Maffucci” di Calitri, e ha conservato un profondo legame
con lui. Egli si è soffermato in particolare
sui soprannomi che denotano le persone
nelle fotografie del libro e sulla differenza
tra i calitrani e i conzani riguardo ad essi.
Nella comunità calitrana essi rivestono un
ruolo pressoché naturale per l’individuazione di una famiglia, ma sono anche suo
segno distintivo, a volta di onore e vanto,
contrariamente a quanto accade in quella
3
conzana, per la quale il soprannome ha
per lo più valenza negativa.
Molto acclamato è stato, infine, l’intervento del cantautore Vinicio Capossela,
che ha sorpreso tutti per la spigliatezza
dell’eloquio e per l’intento di trasfondere
nelle sue canzoni la ricchezza culturale
delle sue radici. Egli si è soffermato sulle
“qualità” dei calitrani e, diversamente dal
Sindaco, ha voluto prendere in considerazione quelle non proprio positive, ad
esempio l’«ammì-ria», che in italiano trova la sua traduzione più immediata in «invidia». Causa certa di contrasti, essa è però
nel contempo anche sprone a migliorarsi
in tutti i campi della vita, dal lavoro al
tempo libero.
La manifestazione è proseguita con la
proiezione di una cinquantina di immagini,
che Cerreta ha tratto dal libro. Egli ha voluto dimostrare che esso si presta non solo
a una lettura sentimentale della comunità
calitrana, ma anche a una lettura della sua
evoluzione nel costume, nella tecnologia,
nella famiglia e nel lavoro. Tra le fotografie proiettate è apparsa pure una piccola
galleria di personaggi «mitici» degli anni
trascorsi, riconosciuti e ricordati con evidente simpatia da tutti i presenti per le loro
IL CALITRANO
singolari caratteristiche fisiche o comportamentali.
È seguito poi un breve dibattito, durante il quale i ricordi sono emersi attraverso le parole dei convenuti, mediante
espressioni scaturite con spontaneità dalle
immagini viste sullo schermo. Vi sono stati pensieri e riferimenti appassionati ai personaggi, si sono riconosciuti nonni, amici
e fatti storici con concatenazioni veramente gradite da tutti, perché da tempo non si
N. 27 n.s. – Settembre-Dicembre 2004
bel volume sul “Secondo itinerario della
memoria”. La raccolta di fotografie ivi
contenuta è di estremo interesse, in quanto
serve a documentare plasticamente le condizioni di vita dei nostri vicini progenitori.
Seguo con partecipazione il Calitrano:
l’impegno e la passione ivi profusi sono
segno evidente di profondo attaccamento
alla terra di origine, alla quale anch’io mi
sento profondamente legato. Mi auguro
che possa presentarsi presto l’occasione
di incontrarci. Nel frattempo, rinnovando i
ringraziamenti, invio i più cordiali saluti»
Franco Scoca
talogo della nostra collana di studi e noti
che qualcosa ti può interessare, saremo
ben felici di inviarti copia in omaggio. Ho
spedito un pacchetto al tuo indirizzo. Ti
lascio con i più cari saluti ed auguri di
ogni bene, a cui aggiungo quelli per il tuo
onomastico, oggi nella festa dei santi arcangeli. Saluti alla tua famiglia. Memento
ad invicem nel Signore». dom Lorenzo Sena osb - Monastero S. Silvestro Abate Fabriano (An)
«Caro Raffaele, ho ricevuto con grande piacere CALITRI, Secondo itinerario
della memoria. Congratulazioni. Hai fatto
un’opera eccezionale e spero che avrai tutti i riconoscimenti che meriti. II “corpus”
dei tuoi lavori è tale che chiunque voglia
avvicinarsi alla Calitri ed ai Calitrani del
XX secolo non può assolutamente ignorarlo. Prego Dio e S. Nicola che ti conservino a lungo in buona salute, affinché possa continuare in queste ricerche già di per
sé ineguagliabili. A proposito, ho visto due
mie foto di cui non avevo più memoria.
Un carissimo saluto». P. Gerardo Cioffari
(Centro Studi Nicolaiani di Bari)
Calitri 3 settembre 2004, l’intervento di
Raffaele Salvante.
organizzavano momenti in cui la comunità calitrana rifletteva sul suo passato.
Purtroppo il magico momento è stato troppo breve: la sala serviva per un’altra manifestazione e non tutti hanno potuto comunicare le proprie sensazioni. Marchitto
ha affermato che appena si riaprirà la Casa
dell’ECA, attualmente in via di ristrutturazione, organizzerà la prosecuzione dell’incontro in una sede più centrale.
Per ultimo è intervenuto Raffaele Salvante, che ha avuto parole di ringraziamento per tutti, relatori e pubblico, e per i
suoi insegnanti, in particolare per l’allora
professore Antonio Altieri, che ha saputo
pungolarlo a tal punto da infondergli l’amore per la ricerca, lo studio e la conoscenza dei fatti locali.
Ai presenti si sono accomunati anche i
lontani che per vari motivi non potevano
essere presenti a Calitri. Riportiamo di seguito alcuni brani tratti dai messaggi pervenuti a Raffaele Salvante da alcune Personalità che hanno ricevuto in dono il libro:
«Caro Ragioniere, desidero ringraziarla vivamente per il dono graditissimo del
«Carissimo Raffaele, ti ringrazio di
cuore per l’omaggio dello splendido volume su Calitri, che avevo avuto già l’occasione di ammirare quando sono stato al
paese per l’8 settembre. Complimenti e
congratulazioni vivissime! I miei confratelli quando l’hanno visto sono rimasti meravigliati per il lavoro enorme (sappiamo
bene che cosa significa impegnarsi nelle
pubblicazioni) e per la pazienza incredibile (non da monaco benedettino ma veramente da certosino!) con cui hai curato le
foto e i nominativi di tutti; tra l’altro io ho
fatto notare che tra parentesi hai messo
anche il soprannome per farli riconoscere.
Incredibile! Bravo e tanti complimenti di
nuovo. Il volume figurerà degnamente –
mi hanno detto i confratelli – nella nostra
biblioteca, anche se direttamente riguarda
solo me. La biblioteca del nostro monastero è ben fornita; oltre quella corrente
per lo studio e l’aggiornamento su teologia, sacra scrittura, liturgia, ecc. …, abbiamo la biblioteca «storica» con libri del
’700-’600 e cinquecentine e incunaboli e
poi l’archivio con codici e pergamene. Sarebbe una bella idea se tu potessi fare una
scappata qui con la tua famiglia... Nel ringraziarti, mi permetto di inviare per la tua
biblioteca dei volumetti della nostra collana «Sentieri di Montefano», anche se non
riguardano direttamente i tuoi studi e i tuoi
interessi, ma sono un piccolo segno di riconoscenza. Se poi dai uno sguardo al ca4
Calitri 3 settembre 2004, l’intervento del
cantautore e scrittore Vinicio Capossela.
«Gent.mo Signor Raffaele, ho ricevuto il suo preziosissimo volume su Calitri e
le sono veramente grato per il gentile
omaggio che mi offre. È il secondo meraviglioso “racconto in immagini della storia di Calitri” che solo un profondo amore
per quella terra, accompagnato da sperimentata competenza in pubblicazioni, poteva offrirci. Lo “metto” accanto al primo volume, certamente di non minore valore, che personalmente mi portò, circa
otto anni fa, a Careggi, per “accertarmi”
non solo del valore totale dell’opera, ma
più ancora della bravura dell’autore. Nel
ricordo, con immagini, così care ed eloquenti; nella spontaneità di vita che in esse tutti possono leggervi, particolarmente
i giovani appunto, lei ci riporta, caro Raffaele, a quei valori che sono stati il successo dei nostri cari e che, nel loro “spirito”, pur nelle mutate situazioni sociali,
quei valori vanno a tutti i costi salvati se, a
nostra volta, vogliamo riuscire nella vita.
Voglio confidarle, caro Raffaele, che quel
primo volume, che ricevetti quale segno
della sua cordiale solidarietà, in un momento così delicato per me, fu pure tra le
IL CALITRANO
N. 27 n.s. – Settembre-Dicembre 2004
mani del P. Francesco Cubelli che era venuto a trovarmi in ospedale e anche lui lo
apprezzò tantissimo. P. Francesco era un
padre domenicano, nato a Calitri e che è
morto proprio di recente, il 17 agosto u.s.,
e che certamente anche lei conosceva.
E dunque, così scrivendole in breve, vorrei dirle tutta la mia stima e farle in schietta cordialità i miei complimenti con l’augurio “ad maiora semper” che vuole, tra
l’altro, “rassicurarlo” della bontà e della
“sicura utilità” di un’opera tale perché
certamente “sempre giova ricordare queste cose”. E i tanti frutti che ne seguiranno, compensino la sua fatica». P. Eugenio
Zabatta o.p. (Centro Veritas - “Domenicani” di Cagliari)
«La ringrazio molto per il volume
“Calitri, secondo itinerario della memoria”: l’ho trovato ben fatto e suggestivo.
Spero che nello scorso mese sia giunto a
lei un piccolo opuscolo di mio padre sui
soprannomi di San Mango sul Calore (che
in parte sono simili a quelli calitrani)». Nicola De Blasi (Universita’ Degli Studi di
Napoli Federico II)
«Ho ricevuto con sincero interesse e
tanto piacere il gentile omaggio di “Calitri
- Secondo itinerario della memoria” e Vi
ringrazio per il prezioso dono. Con invio a
parte Vi farò tenere una pubblicazione da
me curata, intitolata “ARCHEOLOGIA E
STORIA”, che, spero, Vi sarà gradita. Vi
sarei tanto grato se vorrete darne notizia
sul “Calitrano” e formulare una Vostra recensione». Giovanni Di Capua (Salerno)
«La ringrazio sentitamente per la Sua
interessante Pubblicazione: “Calitri. Secondo itinerario della memoria”, di cui ha
voluto cortesemente omaggiare la Biblioteca Comunale della Città di Caserta “A.
Ruggiero”, Le assicuro che quanto prima
l’opera sarà resa fruibile dai lettori, figurando nei nostri cataloghi.Voglia gradire
cordiali saluti». Luigi Falco (Sindaco di
Caserta)
Ristorante Agriturismo Valle Ofanto, 20 settembre 2004, si festeggiano i novant’anni della signora Angela Di Leo nata a Guardia dei Lombardi il 20 settembre 1914, da Giuseppe e da
Maria Giovanna Siconolfi; da sinistra Donato Tornillo nato a Calitri da Berardino e da Maria
Concetta Miele, Maria Concetta Miele nata da Francescantonio e da Angela Di Leo,Angela Di
Leo la festeggiata, Enza Rosita Coppola, coniugata Tornillo, nata alla Guaira Venezuela da Angelo e da Michelina Di Luzio e BerardinoTornillo, genero della festeggiata, nato da Donato e
da Filomena Di Cecca.Auguri vivissimi dalla Redazione del giornale.
«Ho gradito moltissimo il volume gentilmente offertomi: mi ha colpito l’eleganza del gesto e della pubblicazione. Ringraziando sinceramente, auguro a lei e alla Redazione de “Il Calitrano”, un lungo
percorso segnato dal successo.Cordialissimi saluti». Eugenio Ribecchi (casa editrice BLU di PRUSSIA, Piacenza)
«Gentilissimo Direttore, non è un volume, ma un monumento, quello che la
S.V mi ha inviato in cortese omaggio. Può
immaginare quanto mi abbia reso felice
se Le dico che da tempo colleziono storie
locali della Campania, e ne posseggo migliaia, compresa, ovviamente, quella di
Calitri di Vito Acocella. Grazie e grazie
ancora e lunga vita a Lei e alla Sua rivista,
che leggo sempre con interesse e conservo». Francesco D’Ascoli (Ottaviano)
«I più sentiti ringraziamenti per il dono
del volume “Calitri. Secondo itinerario
della memoria”, splendido come sempre!». Gian Paolo Borghi (Comune di Ferrara, Centro di Documentazione Storica)
«La ringrazio vivamente per l’omaggio
del volume che ha voluto inviarci “CALITRI Secondo itinerario della memoria”.
Ho dato già incarico ad un nostra redattrice di esaminarlo attentamente e di fare una
breve recensione che spero di pubblicare
nel numero di novembre p.v.» Antonio De
Gioia (direttore di EDIRESPA, associazione culturale editoriale di Molfetta)
«Ho ricevuto la scorsa settimana lo
splendido volume su Calitri. È non solo
una testimonianza storica ma anche un
conforto per chi vive lontano. Grazie per il
pensiero». Celestino Grassi
Calitri 25 gennaio 2004, Francesca Galgano e Giovanni Galgano (zampaglion’) festeggiano i loro 50 anni di matrimonio; da sinistra: le nipoti Giovanna Altieri e Francesca Galgano, il figlio
Giuseppe – i festeggiati – il genero Alessandro Altieri, la figlia Rosetta, i nipoti Michela Galgano e Antonio Altieri.
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IL CALITRANO
N. 27 n.s. – Settembre-Dicembre 2004
GIUSEPPE Tozzoli nato a Calitri il 21 agosto 1826 da Francesco e da
Serafina Zampaglione, il 30.10.1851 sposa Maria Agnese Tozzoli che era
nata il 29.07.1830 da Donato e da Benedetta Graziola. Laureatosi in giurisprudenza all’Università di Napoli, si iscrisse alla Gioviane Italia e combattè sulle barricate di Napoli il 15 maggio 1848.
Gentiluomo facoltoso ed intraprendente, con nuovi metodi razionali e
con macchine moderne seppe fare della sua proprietà terriera una moderna azienda agricola di avanguardia che servì di incitamento a tutti gli
agricoltori della zona. Fu sindaco del paese e il mandamento di Lacedonia, di cui Calitri faceva parte, lo elesse suo rappresentante dal 1867 al
1871 al Consiglio Provinciale di cui divenne ben presto Presidente, e infaticabile organizzatore, fu uno dei principali artefici della rete stradale
dell’alta Irpinia, e con un ponte maestoso, deliberato nel Consiglio Provinciale del 1889, valicò il fiume Ofanto che allora era ancora un fiume
impetuoso, appunto il ponte “Giuseppe Tozzoli” che collega la strada di
Calitri alla Stazione ferroviaria.
Nella IX Legislatura, alle elezioni del 22 ottobre 1865 viene eletto deputato al Parlamento dove – prese posto alla Sinistra “in quella giovane sinistra del ’65, composta il più di ricchi proprietari e di notabili locali, che
gittarono giù la così detta consorteria e vennero al Parlamento a protestare contro la cattiva amministrazione” – instancabile promotore e
animatore di energie, si distingue caparbiamente quale sapiente regista
che indusse il Ministero dei lavori Pubblici ad affrontare il piano di una
complessa rete ferroviaria che in seguito fu denominata Ofantina, scrivendo all’uopo anche un lavoro molto apprezzato.Venne ancora rieletto
per la X (elezione del 10 marzo 1867) e la XI legislatura (elezioni del 20
settembre 1870) e tenne il mandato politico fino al novembre del 1874,
quando si ritirò a vita privata, lasciando il Collegio a Francesco De
Sanctis che lo ricorda amichevolmente nel suo famoso “Viaggio Elettorale”. Il 19 agosto 1881, dopo una vita operosissima testimone di un impegno convinto e di una passione senza dubbio sentita ed autentica, si
spense lasciando l’unico figlio Francesco, al quale il De Sanctis telegrafava:” Costernato partecipazione, lamento morte immatura insigne amico mio,
decoro famiglia, onore città natale”.
Francesco TOZZOLI nato a Calitri il 22 settembre 1852, da
Giuseppe e da Maria Agnese Tozzoli, laureatosi in legge nel 1876,
coniugato a Candela, nel 1886, con Giovannina Ripandelli dalla
quale ebbe tre figli Giuseppe, Agnese e Francesco, fu nel dicembre
del 1875 fra i soci promotori per la fondazione della Società di
storia patria per le province napoletane, sostenne con giovanile
passione la candidatura politica del De Sanctis nella durissima lotta
elettorale del 1874/75 meritandosi il plauso dello stesso De Sanctis
che ebbe a dire:”M’era ai fianchi il Tozzoli, giovine intelligente e operoso
e fra quelli che ebbe più chiaro il concetto di quel moto politico”. In
qualità di sindaco dell’amministrazione di Calitri, propose al
Consiglio Comunale di inoltrare istanza al Ministero dei Lavori
Pubblici di comprendere anche Calitri fra i comuni che avrebbero
potuto beneficiare dell’acqua del costruendo Acquedotto Pugliese
e grazie all’interessamento dell’on. Capaldo e dell’on.le Francesco
Tedesco di Andretta più volte Ministro dei Lavori Pubblici fu
sancito all’art. 4 della legge 425 del 20 giugno 1902 che Calitri
poteva ottenere la diramazione dell’acquedotto, pagando in
proprio solo la metà della spesa occorrente. Nella vita pubblica
seppe onorare le orme paterne e come il padre seguì la sua
carriera politica: consigliere comunale e sindaco di Calitri,
consigliere provinciale dal 1890 e infine deputato al Parlamento dal
6 novembre 1892 alla morte avvenuta prematuramente in
giovanissima età il 15 gennaio 1893.
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IL CALITRANO
N. 27 n.s. – Settembre-Dicembre 2004
EMILIO RICCIARDI
LA CHIESA PARROCCHIALE
DI S. CANIO
a storia della chiesa di San Canio è anLzioni
cora tutta da scrivere, poiché le distrue le ricostruzioni seguite ai terremoti che si successero nel corso dei secoli hanno lasciato poche testimonianze
delle epoche precedenti. Tuttavia è possibile tracciarne per grandi linee la plurisecolare vicenda utilizzando le fonti disponibili: le visite pastorali, i documenti
trascritti da Vito Acocella (molti dei quali distrutti dai bombardamenti durante
l’ultima guerra mondiale), alcune immagini o testimonianze indirette1.
La chiesa cinquecentesca
Nulla è possibile dire sulla chiesa
parrocchiale prima del 1547, poiché non
esiste allo stato attuale delle conoscenze
nessun documento; si sa solo che intorno
al 1470 era arciprete don Nicolò de Impomola, secondo quanto ha riportato Vito Acocella.
La prosperità economica raggiunta
da Calitri nel XVI secolo e l’aumento
della popolazione furono alla base della
decisione di costruire una nuova chiesa
madre, che fu innalzata nell’antica piazza di Calitri, situata a una quota più alta
dell’attuale piazza della Repubblica. Vi
si giungeva dalla porta principale del
paese (porta di Nanno) salendo attraverso via Chiesa Madre, una strada che è
stata completamente cancellata dalle demolizioni seguite al terremoto del 1980;
al termine della breve salita, di fronte a
via San Canio, strada principale del paese antico, c’era uno spiazzo ricavato da
un terrazzamento della collina2, al margine del quale sorgeva la chiesa, con le
fondamenta poggiate su archi retti da
grandi pilastri. Sulla piazza prospettavano alcuni degli edifici più importanti
del paese: il “seggio” per le riunioni
pubbliche, la casa della famiglia Gatta
(trasformata nel ’700 nel palazzo baronale) e, a una quota più bassa, il monastero dell’Annunziata.
La nuova parrocchiale venne consacrata nel 1547, ma pochi anni dopo, nel
1561, fu colpita da un terremoto; quando, nel 1563, Alfonso Gesualdo visitò la
chiesa, molte parti furono trovate danneggiate o pericolanti.
La chiesa cinquecentesca era a pianta
longitudinale, composta da una sola navata con cappelle laterali, secondo lo
schema planimetrico più diffuso negli
anni della Controriforma. Essendo anche uno dei principali luoghi di sepoltura
del paese, ospitava all’interno più di venti cappelle gentilizie, oltre alla sepoltura
riservata ai sacerdoti; inoltre all’esterno,
davanti all’atrio, si apriva la fossa comune. Oltre alle cappelle laterali (dieci per
lato), esistevano alcuni altari collocati
sotto l’organo, o nel coro, che in origine
era sul lato destro dell’altare maggiore; i
titoli delle cappelle, con poche variazioni, rimasero gli stessi fino al terremoto
del 16943. Nella chiesa trovò sepoltura
anche l’arcivescovo di Conza Jacopo
Lenzio, morto nel 1672 mentre era ospite del principe Ludovisi nel castello di
Calitri4.
Che il patronato di San Canio fosse
di origine recente (forse era stato introdotto proprio con la ricostruzione della
chiesa) è dimostrato dal fatto che ancora
alla fine del Cinquecento questo nome
era rarissimo tra la popolazione calitrana;
una “Margarita de Canio”, abitante al
“Ripone”, è nominata nella visita pastorale di Alfonso Gesualdo5, mentre il nome Canio compare per la prima volta nel
registro dei battezzati nel 15726. Gli altri
patroni di Calitri erano San Biagio e
Santa Maria Maddalena; di ambedue si
conservavano le reliquie nell’altare maggiore, riposte, insieme a quelle di altri
santi, in sei teche di cristallo7.
Tuttavia, sebbene più recente, il culto
di San Canio si affermò con decisione
nei secoli successivi, cancellando la memoria degli altri patroni; le visite pastorali cinquecentesche ricordano sull’altare
maggiore un’immagine della Vergine
piuttosto antica, mentre nella visita di
monsignor Campana, nel 1658, l’altare
aveva un’icona del santo patrono in cornice tra due colonne dorate.
Negli atti della visita dell’arcivescovo
Alfonso Gesualdo, nel 1563, sono descritti tra gli arredi presenti in sacrestia
alcuni oggetti decorati con l’immagine
7
di San Canio, tra i quali una croce con
l’immagine del santo vescovo da un lato
e il crocifisso dall’altro. Inoltre già dal
1573 esisteva nella sacrestia un reliquiario d’argento a forma di braccio, con la
base di rame indorato, che era stato realizzato con il metallo ricavato da un vecchio calice danneggiato8; nel 1614 il
braccio, nel quale era conservata la reliquia del patrono, fu trafugato insieme ad
alcuni arredi, ma pochi giorni dopo il ladro fu arrestato e tutti gli oggetti furono
recuperati9.
L’amministrazione civica di Calitri,
che aveva finanziato la ricostruzione della parrocchiale, ebbe il diritto di patronato sulla chiesa e la facoltà di scegliere
il parroco tra il numeroso clero di Calitri;
gli amministratori inoltre erano tenuti al
mantenimento dei sacerdoti attraverso il
versamento alla diocesi di alcune imposte, le “decime sacramentali”; questo
contributo costituiva un notevole onere
per le casse comunali, al punto che i calitrani ricorsero al Sacro Regio Consiglio, ottenendo una riduzione delle imposte da versare10.
Nella visita di monsignor Campana
sono ricordati anche il grande fonte battesimale in pietra lavorata, il pulpito,
molto bello, vicino al cancello della balaustra dell’altare maggiore, i confessionali, le sepolture sul pavimento e il coro,
collocato di fianco all’altare maggiore,
sul lato destro11. La chiesa non era in
buone condizioni e in alcune sue parti,
per esempio vicino alla cappella del Rosario, minacciava rovina per l’antichità
delle pareti.
La Cronista conzana, scritta nel
1691, dedica molto spazio alla parrocchiale di Calitri, con una “bellissima nave ornata di cappelle, e (…) la sua sacristia ricca di sopellettili ed argenti”,
servita da un folto clero composto di 47
persone, tra religiosi calitrani e forestieri12; il manoscritto parla anche, per la
prima volta, dell’esistenza di una statua
con la reliquia di San Canio e ricorda alcuni arcipreti di Calitri, tra cui “don Giovanni Balascio persona dignissima, don
Salvatore Zampaglione, huomo meritevole e di stima, ed al presente vi è (…)
IL CALITRANO
don Francesco Margotta”. Segue l’elenco dei benefici e delle cappelle della
chiesa e del paese e l’elenco delle confraternite che vi afferivano: la confraternita di San Canio, quella “di preti e laici
sotto il titolo del Nome di Gesù”, la confraternita del Rosario,“la quale possiede
una grandiosa massaria di vacche e di
pecore (…) che costituiscono una buonissima rendita”, la confraternita del
Corpo di Cristo, quella di Monte Serrato
e, in una piccola chiesa fuori delle mura,
la confraternita di San Bernardino13. Al
manoscritto era allegata una raffigurazione della Terra di Calitri, dominata dal
grande castello, con lo stemma civico e
l’effigie del santo patrono14.
Un’altra veduta di Calitri alla fine del
XVII secolo, riportata nel Regno di Napoli in prospettiva di Giovan Battista Pacichelli15, mostra la chiesa come una fabbrica alta e rettangolare, situata vicino
alle mura; il campanile non è visibile, e
questo fa pensare che all’epoca non vi
fosse una torre campanaria, ma solo un
piccolo campanile a vela16. Questa è l’unica immagine esistente dell’antica parrocchiale, prima che i terremoti di fine
secolo la distruggessero.
N. 27 n.s. – Settembre-Dicembre 2004
Canio nella statua di legno, il braccio
d’argento veniva usato per conservare la
reliquia di San Biagio, anche lui vescovo
e patrono di Calitri. E bisogna ricordare
che di statue di San Canio ne esistevano
più d’una; oltre a quella della chiesa madre ne esisteva un’altra, piuttosto antica,
che oggi si vede nella chiesa dell’Annunziata, e si ha notizia anche di un busto in argento20. Esisteva inoltre, intorno
al 1740, una statua veneratissima della
Il terremoto del 1694 e la ricostruzione
Dopo i terremoti del 1692 e del 1694
la chiesa, in gran parte crollata, fu chiusa
al culto17. Fu innalzata a parrocchiale la
chiesa del vicino monastero dell’Annunziata, mentre i defunti furono sepolti nel
cimitero del convento di San Sebastiano
e nella stessa Annunziata; si riprese a
seppellire nella chiesa madre solo dopo il
169918.
Nel 1707 in un registro parrocchiale
si parla di nuovo della statua di San Canio, esposta alle preghiere dei fedeli insieme alla Madonna del Rosario e alla
reliquia di San Biagio quando, a causa
di un’eruzione del Vesuvio, “nevicò cenere di modo che di mezogiorno s’oscurò il sole” e per tranquillizzare i calitrani atterriti don Antonio Berrilli, rettore pro tempore della parrocchia, ordinò di “esponere la statua della Beatissima Vergine del Rosario, dove si cantorno litanie, Salve Regina, e Rosario
(…) la statua del glorioso nostro protettore S. Canio, et la reliquia di S. Biasi anco protettore, dentro il braccio
d’argento, avanti le quali si dissero le litanie dei santi, e doppo s’andò avanti
l’altare del Santissimo a cantare li salmi
penitenziali, e con questi atti di penitenza si schiarì l’aria19”.
Dal brano sembra di capire che, essendo stata trasferita la reliquia di San
Svizzera – Cadepino 30.08.2004, Giovannino Maffucci e Giuseppina Gautieri festeggiano
i loro 45 anni di matrimonio; auguri carissimi
da Claudio, Nathalie,Aline, Sara con Yolande,
Renzo, Claudio G. e Lina e dalla Redazione.
Madonna del Rosario, che si portava in
processione e che ancora a metà Ottocento era presente in chiesa21; la statua,
ricoperta di vesti preziose e con due corone d’argento sul capo della Vergine e
del bambino Gesù, era conservata in un
armadio nella cappella di San Gaetano22.
La visita che l’arcivescovo Francesco Nicolai compì alla chiesa da poco
ricostruita (fu consacrata nel 1728) aggiunge nuovi particolari sulla statua lignea di San Canio: era conservata in un
armadio nella cappella del Nome di Gesù, con la reliquia sul petto, munita di
sigillo e di lettera di autentica; nello stesso armadio erano contenuti anche un
pezzetto della Croce di Cristo (collocata
in una teca all’interno di un ostensorio
d’argento) e le reliquie di Sant’Erberto,
San Cosma, San Felice, San Liberale e
altri23. Molte di queste furono di certo
donate alla chiesa dai vescovi di Conza,
come ad esempio quella di Sant’Erberto,
patrono di Conza, un santo che negli anni precedenti aveva conosciuto un rilan8
cio del culto ad opera dell’arcivescovo
Gaetano Caracciolo (1682-1709); o come la reliquia di San Cosma, un patrono
ricordato anche nelle epigrafi che oggi
si vedono affisse sulla canonica della
chiesa24.
Della chiesa settecentesca esiste una
descrizione redatta nel 1737 dal “tavolario” Pietro Vinaccia; la fabbrica, più
piccola della precedente, era a navata
unica e aveva in tutto dieci altari laterali25; l’aula era coperta da un soffitto a
cassettoni con quadri, dorature e altre
ricche decorazioni. La chiesa era servita
da un clero molto numeroso, composto
da un arciprete parroco, trentaquattro sacerdoti “partecipanti”, che gestivano liberamente il patrimonio della chiesa, e
venti chierici. Il clero “partecipante” e
l’arciprete dovevano essere nativi di Calitri, e avevano, tra i numerosi privilegi,
anche il diritto a essere sepolti nella fossa riservata ai sacerdoti26. C’erano in
paese anche altri preti, ma quelli forestieri non potevano partecipare delle entrate della chiesa, dalla quale ricevevano
solo un piccolo rimborso per i servigi
prestati.
Essere sepolti nella tomba dei sacerdoti era un sentito come un privilegio,
che a volte veniva concesso anche a religiosi che non ne avevano diritto, ma che
erano stati particolarmente meritevoli in
vita, come accadde per il frate siracusano
Geronimo Campanella, ultimo abitante
del convento di San Sebastiano, morto
nel 1711, e per don Giuseppe de Aloisi,
un vecchio e benemerito sacerdote, morto nel 171927.
Nella visita di Francesco Nicolai,
condotta nel 1740, sono ricordati, oltre
all’altare maggiore, otto altari, intitolati
al Santissimo Nome di Gesù, a Sant’Anna, a Santa Maria di Monserrato, allo
Spirito Santo, a San Gaetano, al Rosario,
a Sant’Antonio di Padova e all’Incoronata; alle spalle dell’altare maggiore c’era il coro, con ventuno stalli di legno, e
di fianco al coro la sacrestia, con gli argenti, le suppellettili, l’archivio e la sepoltura dei sacerdoti, con dodici posti.
Al centro della chiesa si aprivano altre
sepolture: quella degli uomini, quella
delle donne, quella dei bambini e, davanti all’altare maggiore, la tomba di Jacopo Lenzio. La chiesa aveva anche l’organo, una torre campanaria con due campane e la fossa comune davanti all’atrio.
Quando l’arcivescovo Nicolai la visitò,
diede ordine di completare la porta principale, finire il pavimento e mettere una
croce sul culmine della facciata, ma soprattutto ordinò di allargare la chiesa,
troppo piccola per contenere i numerosi
fedeli; forse proprio in quegli anni furo-
IL CALITRANO
N. 27 n.s. – Settembre-Dicembre 2004
no aggiunte alla costruzione originaria, a
navata unica, due navate laterali; infatti
le testimonianze raccolte da Vito Acocella circa cinquant’anni dopo la demolizione della chiesa concordano nel descrivere una chiesa a tre navate, scandite
da archi su colonne ioniche, con cappelle laterali poco pronunciate28. Nella chiesa esistevano diverse confraternite, ciascuna delle quali aveva il proprio altare;
gli atti della visita di monsignor Nicolai
ricordano la confraternita del Nome di
Gesù, quella del Rosario, quella di Santa
Maria di Monserrato e quella del Santissimo Sacramento, con un altare “formosae ex lapidibus marmoreis contructum”,
cioè realizzato con marmi pregiati. L’altare maggiore settecentesco e due degli
altari laterali in marmo si ammirano tuttora nella chiesa madre, insieme con alcuni antichi dipinti, tra cui l’Adorazione
del Santissimo Sacramento e la Cascata
di San Canio, oggi collocato alle spalle
dell’altare maggiore e danneggiato da incauti restauri condotti nel corso dei secoli.
madre è citata, oltre che con il titolo di
San Canio, anche con quello di Santa
Maria Assunta, un titolo comune alla
maggior parte delle cattedrali della Campania e del Regno di Napoli. Negli stessi
anni l’arcivescovo scriveva al ministro
degli Affari Ecclesiastici e all’intendente
della provincia di Principato Ultra per
segnalare il grave stato di dissesto della
chiesa di Calitri, nella quale, in seguito al
terremoto del 1805 e alla susseguente
Le ultime vicende
All’inizio del XIX secolo il culto del
santo patrono riprese con maggior vigore
per opera dell’arciprete don Nicola Berrilli, parroco dal 1783 al 1814, che nel
1814 compose anche una Novena in onore di San Canio; il risultato di tanta devozione fu l’offerta alla statua del santo,
da parte dei calitrani, di una nuova palma
e un nuovo pastorale d’argento29, offerta
celebrata anche da un’incisione con l’immagine di San Canio che protegge la
Terra di Calitri30.
Nell’immagine compare in primo
piano la chiesa madre, con a sinistra il
campanile a quattro registri; la facciata,
senza atrio, è a due registri, con una
grande porta al centro, sormontata da un
oculo circolare. Sullo sfondo si distinguono la collina del Calvario e le chiese
rurali di San Bernardino e di Santa Lucia; a destra sono raffigurati due calitrani
che recano al santo offerte in grano.
La statua del patrono è su un baldacchino, con la mano destra in atto di benedire e la sinistra che regge il pastorale
e la palma del martirio; sul petto si vedono la croce e il mantello, chiuso da
una fibula; sul capo, coronato dall’aureola, la mitria; la scritta sull’incisione
recita “A S. Canio Protettore / I devoti
Caletrani / Coll’offerta offrono il core /
1818.” Era parroco don Vito Codella
(1816-1821).
Nel 1820, negli atti della visita di
monsignor Arcangelo Lupoli, la chiesa
Bollate 10.06.2004, matrimonio di Claudia
Mascellani e Michele Maffucci nato da Tonino (spaccac’pogghj’) e da Anna Maria Malanca. Sinceri e sentiti auguri di ogni bene
dalla Redazione.
frana, si erano aperte vistose lesioni;
monsignor Lupoli proponeva di abbatterla e ricostruirla al più presto, paventando i pericoli che sarebbero potuti derivare da un crollo31. Negli anni seguenti
gli arcivescovi di Conza sollecitarono più
volte i governanti affinché provvedessero
alle necessarie riparazioni della chiesa,
dove le lesioni nei muri si allargavano a
vista d’occhio.
Nel 1840 l’amministrazione comunale spese 322 ducati per riparare i tetti
di cinque cappelle, scoperchiate da una
tempesta di vento, e l’anno dopo impiegò
alcune migliaia di ducati per cercare di
consolidare la chiesa, sostenendone le
mura con grossi contrafforti e rifacendo
parte della fondamenta; ma le pesanti
strutture realizzate, invece di risolvere il
problema, resero necessari negli anni
successivi nuovi urgenti lavori32. Dal
1851, completata la costruzione del nuovo cimitero fuori dell’abitato, cessarono
le sepolture nella chiesa33. Nel 1874 un
fulmine colpì il campanile, causando il
9
crollo dei registri superiori e la caduta
di una campana.
Nel 1881, dopo avere tentato in tutti i
modi di salvare l’antica chiesa, le autorità civili ed ecclesiastiche decisero di
abbatterla, per evitare pericoli maggiori; si provvide allora a mettere in salvo le
pietre di maggior pregio (depositate nel
largo Croce), gli altari, la balaustra, il
fonte battesimale in pietra lavorata, i
quadri e gli stalli del coro (conservati nei
depositi comunali), e nel marzo del 1883
iniziarono i lavori di demolizione, conclusi nel settembre dello stesso anno. Negli anni successivi furono demoliti anche i resti del campanile e “l’arco della
volta”, un porticato che metteva in comunicazione la chiesa con l’abitato retrostante. Da quel momento, e per circa
cinquant’anni, la chiesa dell’Annunziata
fu utilizzata come parrocchiale, mentre la
statua di San Canio fu collocata nella
chiesa dell’Immacolata, dove rimase fino
al 1933, tra le proteste degli anziani, che
non gradivano vedere San Canio abitare
“a casa d’affitto34”.
Scartata, dopo lunghe discussioni, l’idea di ricostruire la parrocchiale sullo
stesso luogo della precedente, prevalse
la proposta dell’arciprete don Luigi di
Milia e si scelse per la nuova costruzione
il largo della Croce, all’estremità dell’abitato; nel 1909 monsignor Nicola Piccirilli, arcivescovo di Conza, benediceva
la prima pietra della nuova chiesa, ma il
terremoto del 1910, la guerra del ’15’18, l’epidemia di “spagnola” del 1919 e
il successivo terremoto del 1930 interruppero per oltre vent’anni la ricostruzione35. Nel frattempo il largo dove sorgeva la chiesa antica veniva in gran parte
cancellato dalle demolizioni per ricavare
la nuova piazza; durante i lavori vennero
alla luce le ossa di molti calitrani sepolti
nel corso dei secoli nella fossa comune
della chiesa.
Durante gli anni in cui la costruzione
rimase ferma, molte testimonianze della
chiesa antica sparirono; diverse pietre lavorate, ammucchiate in largo Croce, furono rubate, e nel 1917 fu venduta la
“campana di San Canio”, lesionata durante il crollo del campanile. Nel 1921,
per finanziare la ricostruzione, fu alienato il coro di legno settecentesco, suscitando le proteste di molti cittadini, tra
cui Vito Acocella36.
Nel 1926 in largo Croce, di fianco
all’area individuata per la ricostruzione,
don Antonio Cestone faceva innalzare
anche una casa per il parroco37. I lavori
per la chiesa, tuttavia, iniziarono solo nel
1933; in pochi mesi furono completate
l’abside e la crociera, chiuse da una facciata provvisoria in muratura rustica con
IL CALITRANO
un portone di legno, in modo da poter
utilizzare subito la nuova costruzione;
nell’aprile dello stesso anno l’arcivescovo Giulio Tommasi autorizzava il clero
di Calitri a celebrarvi la Messa38.
A causa della seconda guerra mondiale e degli anni difficili che seguirono,
la chiesa rimase incompleta per altri venti anni. I lavori per costruire la navata, su
progetto dall’architetto romano Aldo
Bartali, ripresero solo nel 1958; l’onorevole Salvatore Scoca contribuì a trovare fondi e leggi per finanziare la costruzione, mentre un comitato presieduto
dal colonnello Cerrata raccolse nuove offerte dai cittadini. Nel 1960 la chiesa era
praticamente ultimata e funzionò fino alla sua demolizione, avvenuta dopo il terremoto del 198039.
N. 27 n.s. – Settembre-Dicembre 2004
Giuseppe Antonio Rossi, che incominciò a
reggere la parrocchia il dì 8 ottobre 1938.
Avendo trovato la chiesa parrocchiale incompleta, nella forma della sola crociera, il
suddetto Arciprete si adoperò per il completamento della Parrocchia.
Nel mese di luglio 1958, precisamente
dopo 75 anni dall’abbattimento della vecchia
Chiesa di S. Canio sita nella piazza di Calitri,
si iniziarono i lavori per il completamento
della Chiesa.
Nel 1959 i lavori di completamento al rustico sono terminati, e i fondi di finanzia-
Documenti
APSCC, Miscellanea, ff. n. n. [1933]
Al Reverendo Clero di Calitri – Notificazione - Apertasi al culto, col munifico concorso del Santo Padre, una parte della Chiesa
Parrocchiale in Calitri, ordiniamo che ivi si
compiano le sacre funzioni parrocchiali con
l’amministrazione dei Santi Sacramenti.
Premettiamo che tenutosi conto della vastità della Parrocchia di Calitri e delle chiese
che vi sono edificate, prescriviamo che in
giorni festivi di precetto si celebrino otto Sante Messe e se i sacerdoti celebranti in pubblico non raggiungono tale numero diano facoltà al Vicario Foraneo di permettere la binazione per raggiungere tale numero di messe festive. Vogliamo che nella chiesa della
Madonna delle Grazie si celebri solo nella
prima domenica del mese e nelle festività della Madonna.
Nella nuova chiesa Parrocchiale si celebreranno 2 messe, una al primo mattino, che
è la messa Parrocchiale, e l’altra alle ore 11.
A S. Michele una messa alle ore 8.
All’Immacolata due messe.
A S. Antonio Abate una messa.
All’Annunziata una messa.
A S. Bernardino una messa.
In quei giorni in cui si celebra la messa
nella Chiesa della Madonna delle Grazie occorre che il numero delle messe sia di nove.
Tornando in Calitri il sac. Francesco Ricciardi, che Noi abbiamo incardinato a codesta
chiesa, in conferma di quanto abbiamo disposto vogliamo che il Procuratore del Clero
distribuisca a lui la stessa quota degli avventizi che è dovuta a ciascun partecipante, rifiutandosi ordiniamo che egli resti sospeso a divinis e deposto dall’ufficio di Procuratore del
Clero. S. Andrea di Conza, 28 aprile 1933.
Giulio Arcivescovo di Conza, Vescovo di S.
Angelo de’ Lombardi, Bisaccia e Lacedonia.
APSCC, Registri dei defunti, 34, 19391958 [ma 1959].
Il presente Registro dei Morti, iniziato il
1° gennaio 1939, si chiude col 29 dicembre
1958. Durante il suddetto periodo è stato Arciprete Parroco di S. Canio in Calitri il Sac.
Moretta (CN) 2 maggio 2004 la prima comunione della piccola Reginella: Marilena
Rutigliano nata a Saluzzo da Salvatore, di
Monteverde, e da Angela Codella.
mento del grande lavoro sono stati concessi
dal Governo Italiano, in base ad una legge
del dicembre 1951.
Il progetto è stato redatto dall’Architetto
Aldo Bartali di Roma.
Nell’autunno del 1959 sarà costruita la
gradinata in pietra calcarea, che misura una
lunghezza totale di circa 120 metri; e nella
primavera del 1960 sarà fatto il rivestimento
della facciata in marmo di Carrara e pietra
lavorata, per tutta la sua superficie, che misura mq. 360 circa.
L’Arciprete G. Antonio Rossi spera di
aver provveduto ad ottenere altri fondi per le
rifiniture interne ed esterne del tempio nelle
parti principali.
Al tutto penserà la Provvidenza.
In fidem – Arciprete Giuseppe Antonio
Rossi
NOTE
1 Questo lavoro non sarebbe stato possibile senza la gentilezza del parroco e di tutti i volontari della parrocchia di San Canio, che mi hanno messo a
disposizione l’archivio parrocchiale. Ringrazio inoltre don Tarcisio Gambalonga, che mi ha consentito
di consultare l’archivio della Curia Arcivescovile.
2 Dopo la demolizione della chiesa, nel 1883,
lo spiazzo prese il nome di “Largo ex Chiesa madre”.
10
3 Nella visita dell’arcivescovo Alfonso Gesualdo (1563) gli altari laterali erano intitolati al Nome
di Gesù, ai Santi Filippo e Giacomo, allo Spirito
Santo, alla Vergine Annunziata, a Santa Maria del
Soccorso, a Santa Maria del Carmine, alla Madonna
di Costantinopoli, a Santa Maria delle Grazie (due
altari), a San Pietro, alla Santissima Trinità, a San
Giovanni Battista, alla Natività di Maria, a San Bartolomeo, a San Michele Arcangelo, a Santa Maria
della Neve, a Santa Maria della Croce, all’Immacolata Concezione e all’Incoronata. Nella visita di
Monsignor Pescara (1572) i titoli sono gli stessi;
solo la cappella di San Giovanni Battista prende
anche il titolo di San Giorgio. Nella visita dell’arcivescovo Fabio de Leonessa (1623) compare per la
prima volta la cappella intitolata al Corpo di Cristo,
mentre non sono riportate le cappelle intitolate alla
Madonna del Soccorso e alla Madonna di Costantinopoli. Infine, nella visita di monsignor Campana
(1658) al posto della cappella dell’Annunziata c’è
l’altare di Sant’Antonio di Padova, mentre la cappella di San Pietro prende anche il titolo di Sant’Eligio. La Cronista conzana (1691) ricorda anche la
cappella di San Donato, giuspatronato della famiglia Lupone, e quella di Sant’Anna, della famiglia
Berrilli. Gli atti delle visite di Gesualdo e di Pescara sono pubblicati in G. Cioffari, Calitri. Uomini e terre nel Cinquecento, Bari 1996, mentre
quelli delle visite di Leonessa e Campana e il manoscritto della Cronista Conzana sono nell’Archivio
della Curia Arcivescovile di San’Angelo dei Lombardi (ACASAL).
4 Cfr. F. Ughelli, Italia sacra, II ediz., VI, Venetiis 1720, col. 816; V. Acocella, Storia di Calitri
[1946], r.a., Calitri 1984, p. 87.
5 Cfr. G. Cioffari, op. cit, p. 27.
6 Archivio della Parrocchia di San Canio – Calitri (APSCC), Registri antichi, I, f. 57 [1572].
7 ACASAL, Visite Pastorali. Fabrizio Campana,
ff. 11-26 [1658].
8 Il reliquiario esiste tuttora. Cfr. C. Zarrilli, in
Musei diocesani della Campania. Arcidiocesi di
Sant’Angelo dei Lombardi - Conza - Nusco - Bisaccia, a cura di U. Dovere, Napoli 2002, p. 18.
9 “A dì primo di febraro 1614 si trovò scassata
la sacristia di Santo Canio di Calitro donde furono
levate un’ingenziero, uno braccio dove si mostrava
la reliquia di Santo Canio et uno calice grande et le
sopradette cose erano d’argento ascendevano alla
somma di 150 docati in circa. Et ancora furno levati dui cammisi et uno avant’altari di velluto et una
cotta. Et per grazia d’Iddio, et per miracolo del glorioso Santo Canio le sopradette robbe si ritrovarono
nella Città di Venosa a dì 3 di febraro 1614 ad hora
sette di notte per diligenza usata dal dottor Giovanni Sala et de più il malfattore incappò prigione nella
Città di Minervino per altri suoi sceleraggini nell’ottava di Santo Canio 1614” (APSCC, Registri
antichi, II, Defunti, f. 91v [1614]).
10 Cfr. V. Acocella, op. cit., pp. 76-77.
11 ACASAL, Visite Pastorali. Fabrizio Campana, ff. 11-26 [1658].
12 “In questa Terra di Calitri vi è la Chiesa
maggiore sotto il titolo di S. Cannio, protettore di
detta Terra, e vi è la statua e reliquie di detto santo,
nella quale chiesa vi è bellissima Nave ornata di
cappelle, e tiene la sua sacristia ricca di sopellettili
ed argenti; e vi è il Paroco con titolo d’Arciprete, ed
anco il Cantone quale unito con detto arciprete costituiscono il numero d’otto partecipanti Preti, ed in
quest’anno tra partecipanti e fuore parte vi son dieced’otto sacerdoti, due diaconi, 24 clerici, uno conigato, ed uno cursore, ed uno oblato” (ACASAL,
ms. del 1691, D.A. Castellano, Cronista conzana,
libro III, discorso secondo, ff. 48-51, riportato in G.
Cioffari, Le Chiese di Calitri nel Seicento -2 in “Il
Calitrano”, n.s., 12 (1999), pp. 6-10. )
IL CALITRANO
N. 27 n.s. – Settembre-Dicembre 2004
13 Ivi. Don Giovanni Balascio fu parroco dal
1649 al 1676, don Salvatore Zampaglione dal 1677 al
1687 e don Francesco Margotta dal 1687 al 1692.
Cfr. anche E. Ricciardi, I registri parrocchiali antichi della chiesa di San Canio, in “Il Calitrano”, n.s.,
25 (2004), pp. 9-12.
14 L’ubicazione attuale della veduta è sconosciuta, poiché essa non è più presente nel manoscritto
della Curia di Sant’Angelo. L’immagine è è riportata
in C. De Rosa, Calitri negli ultimi tre secoli (Da alcune incisioni, disegni e manoscritti inediti), in
“Samnium”, 69 (1996), pp. 315-332, e in G. Cioffari, Calitri. Uomini e terre…cit..
Il 19 luglio 2004 si è brillantemente Laureato in Scienze e Tecnologlie Alimentari
presso l’Università di Milano
Rolando Donatiello
Qui insieme ai suoi genitori papà Giovanni
ex barbiere e mamma Lucia Toglia (curcigghj’) ai quali vanno, da parte della Redazione, le più sentite felicitazioni e al neo dottore l’augurio più sincero di una promettente carriera.
15 G. B. Pacichelli, Il regno di Napoli in prospettiva [1702], I, Bologna 1975. Il volume riporta
un’incisione di Calitri, precedente al 1694, mentre le
notizie relative al paese sono successive al sisma
dell’8 settembre di quell’anno e probabilmente non
furono scritte da Pacichelli, morto nel 1695, ma dai
suoi editori Muzio e Parrino.
16 Una conferma di quanro detto viene dagli atti
della visita di Alfonso Gesualdo, nei quali non si
parla di un campanile, ma di un “locum ubi sunt
campanae”. Cfr. gli atti della visita in G. Cioffari,
Calitri. Uomini e terre…cit., pp.
17 Toccò a don Giuseppe de Simone, arciprete
dal 1692 al 1702, redigere il triste elenco dei 311
calitrani deceduti a causa del terremoto del 1694,
per il quale fu necessario aggiungere alcune pagine al
libro parrocchiale. APSCC, Nota dei morti per causa
del terremoto sortito ad otto 7mbre 1694 ad hore
18, in Registri antichi, IV, Defunti [dopo il 1694].
18 Ivi, f.
19 Ivi, f. 8 [1707].
20 Aniello Basile ricorda il detto “Sant’ Canii’
r’argient’/ senza vrazz’ e senza nient’/ quann’ mor’
l’arc’preut’/ s’lu spart’n’li parient’.” Cfr. A. Basile,
Vecchio mondo calitrano. Alla riscoperta della civiltà contadina, Calitri-Avellino 1984., pp. 284-295.
21 Nel 1846 l’amministrazione comunale di Calitri deliberava l’acquisto, per 41 dicati e 60 grana, di
“un nuovo piedestallo di legno bene intagliato e dorato, per essere l’attuale del tutto consumato, da servire per la statua della Madonna del SS. Rosario ed
altre immagini, allorquando si portino processionalmente per l’abitato”. ASN, Ministero degli Interni II inventario, inc. 5629/18, [1846].
22 “Adest imago, sive statua, BMV SS.mi Rosarij, quae defertur processionaliter in die festo ejusdem SS.mi Rosarij BMV, et est collocata in armario
existente in capella S. Cajetani. Habet vestem pretiosam, et in capite tam ipsius imaginj, quam in capite pueri Jesu, sunt coronae argenteae”. (ACASAL,
Visite Pastorali. Francesco Nicolai, ff. 69-119
[1740]).
23 Ivi.
24 Ecco il testo delle due iscrizioni murate sulla
parete della canonica della chiesa madre. Prima epigrafe: D.O.M. / QUEM SPECTAS ARTIORI IN LOCO ADITUM / QUAM CERNIS TEMPLI EXTENTIONEM / UT SACRIS IN PERAGENDIS / POPULUS ANGUSTIAS DECLINARET / IOSEPHI
NICOLAI / ARCHIPRAESULIS COMPSANI / IMPERIUM / FIERI DUXIT / ANNO D(OMI)NI
MDC< >; seconda epigrafe: D.O.M. / TEMPLUM
HOC SUB S. CANIONIS TUTELA / ET NOMINE / FRANCISCUS NICOLAI / ARCHIPRAESUL
METROPOLITA COMPSANUS / IN SANCTOR(UM) MARTYROR(UM) COSMAE ET DESIDERII / HONOREM / AD CLERI POPULIQUE
ITERATAS PRECES / SOLEMNI RITU/ DICAVIT
/ AC ILLUD IN AN(N)IVERSARII DIE VISITANTIBUS / INDULGENTIAE XXXX DIES IMPERTITIIS EST / ANNO D(OMI)NI MDCCXXVIII
DIE XXV APRILIS.
25 La descrizione è riportata in V. Acocella,
op. cit., pp. 101-103.
26 Nel 1820, durante la visita di monsignor Lupoli, il clero era composto dell’arciprete, un cantore,
ventisette sacerdoti, tre accoliti, tre lettori e diciassette
novizi. Nel 1860 il clero era ridotto a un arciprete
parroco, un cantore e dodici “partecipanti”, che però
percepivano ancora forti rendite.
27 APSCC, Registri antichi, 5, riportato in T. Di
Maio, Male mortuus qui male vivens. Fatti di vita calitrana attraverso i registri parrocchiali dei battezzati, confermati, matrimoni e morti dal 1707 al 1764,
1992, dattiloscritto conservato presso la Biblioteca
comunale di Calitri. Su don Giuseppe de Aloisi cfr.
E. Ricciardi, Per una biografia di padre Francesco
Margotta (1699-1764), in “Il Calitrano”, n.s., 24
(2003), pp. 12-15.
28 Dopo la demolizione della chiesa, Vito Acocella, nel tentativo di non far perdere la memoria della fabbrica scomparsa, tentò di ricostruirne l’aspetto
attraverso le testimonianze degli anziani che l’avevano vista, pubblicando nella Storia di Calitri la descrizione e la pianta delledificio. Cfr. V. Acocella,
op. cit., pp. 228-233.
29 Sulla palma argentea della statua di San Canio
è incisa la seguente scritta: “I devoti calitrani quest’anno 1818 hanno fatto palma e pastorale a S. Canio protettore”.
30 Cfr. C. De Rosa, Calitri negli ultimi tre secoli (Da alcune incisioni, disegni e manoscritti inediti),
in “Samnium”, 69 (1996), pp. 315-332.
31 A. Cestaro, Le diocesi di Conza e Campagna
nell’età della Restaurazione, Roma 1971, pp. e passim.
32 ASN, Ministero degli Interni - II inventario,
inc. 5629/18, [1840-44]. Nel 1841 fu accomodato
anche l’organo della chiesa. Sulle vicende ottocentesche della parrocchia cfr. anche V. Acocella, op.
cit., e G. Acocella, Calitri. Vita di un grosso borgo
11
rurale dell’alta Irpinia dal 1861 al 1971, Calitri
1977, pp. 111-119.
33 “Ager pro defunctorum humatione designatus
inauguratus fuit solemni cun beneditione sub die decima mensis Januarii millesimi octingentesimi quinquagesimi primi 1851 – abhinc vero coepit esse in
usum”. Annotazione del parroco don Pasquale Berrilli in APSCC, Registri dei defunti, 30, 1849-1858, f.
162 [1851].
34 Cfr. A. Basile, op. cit., p. 288.
35 Sulla demolizione della chiesa madre e la sua
ricostruzione in largo Croce cfr. G. Acocella, op.
cit., pp. 111-119.
Calitri, 21 febbraio 1956 gli sposi novelli Gaetana Pastore (m’ercand’) nata il 13.12.1933 e
Pasquale Zazzarino nato il 05.03.1931.
Cfr. V. Acocella, op. cit., p. 322.
La casa corrisponde ai nn. civici 29-31-3335-37 dell’attuale corso Garibaldi. L’epigrafe sulla
facciata recita: Casa del parroco mons. Cestone
Anno 1926/IV.
38 Appendice, documento I.
39 A conclusione del lavoro si riporta la descrizione della chiesa del 1960, scritta da Giulio Acocella pochissimi anni prima del terremoto del 1980:
“L’attuale Chiesa Madre, intitolata la protettore del
paese, S. Canio, è stata costruita in due tempi, all’ingresso del paese (…) Prima fu eretta la crociera e
l’abside, in stile barocco e con soffitto a volta; solo in
anni recenti, è stata completata con l’aggiunta delle
tre navate, della facciata e del campanile. Le navate
hanno strutture in cemento armato e soffitti orizzontali, cosicché stonano con la crociera, alla quale
sembrano proprio appiccicate. Anche la facciata,
realizzata dopo le navate, è stata a queste addossata
senza criterio (…) i due rosoni laterali, visti dall’interno risultano come tagliati, nella parte superiore,
dai soffitti piani delle navate. La facciata è in marmi
policromi bianchi e rosa ed è preceduta da una ampia scalea. Nobili residui della chiesa antica sono i
begli altari settecenteschi (…), intarsiati di pregevoli marmi, la balaustra con colonnine marmoree, nonché due grandi quadri a olio di buona fattura. Il
campanile non ha un vero stile e conserva le due
campane il cui rintocco è familiare ai vecchi.”
(G. Acocella, op. cit., p. 23).
36
37
IL CALITRANO
N. 27 n.s. – Settembre-Dicembre 2004
DAMIANO PIPINO
MEMORIA STORICA DI
CONTURSI TERME
segni riscontrati nelle numerose grotte
Irupestre
del territorio di Contursi, la scultura
al lato della grotta del Rosario
e le buche cultuali del vicino complesso cavernicolo di Sperlonga ci inducono a credere che, nella più remota antichità, in questi luoghi vivesse gente pacifica dedita all’agricoltura e all’allevamento del bestiame, che credeva nella forza generatrice della terra, nella
magia e nella vita ultraterrena.
I reperti storici archeologici emersi
sullo stesso territorio in questi ultimi
decenni (pugnali e cuspidi di freccia in
selce, ceramica globosa incisa ad impasto nero ed altri manifatti della prima
età del Ferro) attestano la presenza di
gruppi umani sedentari stanziati nelle
località Monticella sul Tufaro, Isca Perrigno e Vetrali. Si vuole che, in tempi
protostorici, questi gruppi si riunissero
sul promontorio dominante la valle nella quale il Tanagro confluisce nel Sele,
quindi l’attuale sito dove fu fondata la
prima “cittadella” che col passare del
tempo, per l’influenza di nuove correnti culturali (la villanoviana e la hallastattiana) e la mutata situazione politica centro meridionale, doveva dirsi
Contursi, da cui quegli Ursentini (o almeno perte di questi) che Plinio annovera fra gli undici popoli che componevano la nazione dei Lucani, menzionandoli fra gli Eburini e i Vulcentini
(Naturalis historia III,11,98).
La primitiva comunità contursana
con gli elementi culturali che andò acquisendo, a contatto di civiltà più progredite, riudcì a modificare le sue caratteristiche ergotecniche ma, come altre comunità, non potè modificare i riti
e i culti religiosi che continuarono a
venerare le divinità pastorali ed in particolare il Fauno, dio dei campi e dei
boschi della stirpe di Saturno, protettore dei pascoli, delle gregge e simbolo
delle forze della natura.
Il dio faunoera rappresentato nelle
sembianze d’uomo barbuto con corna
e piede di capro, in una mano la cornucopia, nell’altra un corno per bere e sul
capo una corona di foglie di quercia a
simboleggiare la forza e la potenza.
Gonfalone del Comune di Contursi Terme.
Questa figura si deve ai primi architetti
dell’isolatria imiattori della semplice
natura, e semplici erano anch’essi, i
quali rappresentarono le loro deità senza poetica eleganza, ma con i simboli
espressivi che meglio si adattavano ai
costumi nazionali.
Il suo culto si diffuse sul versante
tirrenico nel corso del processo di sannitizzazione, conclusosi presso Capua
intorno al 440 a.C., e prova ne sono il
simulacro di bronzo del fauno danzante
di Pompei, quello di marmo di Nocera
Inferiore, gli ex voto fittili di Sicignano
degli Alburni, l’ara votiva d’età augustea di Polla e l’oracolo nel profondo
della “selva Alburnea”, bosco sacro
sotto i monti Alburni, dove le popolazioni italiche e quelle della Enotria invocavano responsi nei momenti dubbi
(Virgilio Eneide VII, 111 – 119); bosco
diverso da quello presso Tivoli, dimora
della sibilla romana Alburnea e per
questo era chiamata Sibilla Tiburtina.
12
Sotto l’influenza greca e la flessibile tessitura della teologia pagana, la
moltitudine dei Numi e il loro senso
simbolico favorirono tutte le interpretazioni. I filosofi ed i poeti ebbero libero
campo di innestare le nazionali tradizioni alle favole greche, intrecciare i
vari Numi o travestirli l’uno nell’altro
al fine di piegare a loro piacere le popolari opinioni.
Concordate in tal modo mitologie
diverse la rustica deità di Fauno fu assomigliata a Pan, divinità dell’Arcadia
di carattere fallico, ed ai Satiri del corteggio di Dionisio, quest’ultimo divinità dalle valenze misteriche, della seduzione, della trasgressione e del disordine sovversivo dovute alla potenza
del vino (Ovidio, Metamorfosi, IV,
521).
Per questi motivi il dio Fauno fu
talvolta raffigurato in atteggiamento
erotico con le Baccanti durante i riti
bacchici e spesso come “Thyrsiger”,
ossia portatore del “tirso” (bastone nodoso sormontato da un viluppo di edera), specifico attributo di Dionisio.
Con l’affermarsi del criostianesimo,
la “storia sacra” degli dei diventa un
embrione allo stato latente che ogni
tanto, nei secoli, si sveglia e germoglia,
per poi tornare in sonno quando le condizioni esterne sono poco favorevoli.
Può essersi verificato in uno di questi
risvegli dell’ideologia pagana che gli
antichi Contursani, identificandosi forse con i Sanniti, che ne avevano diffuso
il culto, scelsero a proprio emblema
l’effigie del dio Fauno. In tal caso è risaputo che l’uomo, per quanto cerchifra
le reminiscenze confuse dei tempi lontani, non riesce a raffigurarsi l’immagine metamorfica della divinità, quindi
accetta quella che altri hanno potuto
deviare dall’originale configurazione,
della quale non sempre ne sa interpretare gli attributi che la caratterizzano.
Tanto è provato dal fatto che il Fauno effigiato sullo stemma di Contursi
una volta è stato scambiato per un Satiro, mentre il “tirso” che tiene nelle mani, ancora oggi, si continua a credere
che sia un albero.
IL CALITRANO
N. 27 n.s. – Settembre-Dicembre 2004
AV V E N I M E N T I
“La Coccinella” bar – ristorante –
pizzeria è un bel locale a Santa Maria a
Monte in località Ponticelli (PI) gestito
dal giovane ed intraprentente Alfonso
Cerreta, nostro concittadino.
* * *
PREMIO LUNEZIA
Città di Aulla
Il Premio Lunezia Città di Aulla è
una manifestazione, di carattere e, soprattutto di interesse nazionale potendo
contare, ogni anno, su centinaia di
iscritti provenienti da ogni angolo della
penisola e si prefigge di premiare il valore letterario di un testo.
Ebbene è con sentito piacere che
quest’anno l’ambìto riconoscimento assegnato a nomi del calibro di Venditti,
Masini, Minghi e Consoli è andato, con
voto unamine della Giuria, al testo “La
mia Compagna” presentato dal nostro
concittadino Alessandro Altieri, accompagnato dalla targa-premio che la SIAE
riserva al testo più bello. Un augurio
sentito e sincero al vincitore e alla società Maffucci Music, sempre di Calitri,
titolare dei diritti editoriali.
La mia compagna
La mia compagna ha i fianchi sinuosi
e un corpo scolpito, da donna vissuta
di notte sussurra motivi preziosi
di amori passati o di vita perduta
La mia compagna si lascia abbracciare
purché tu abbia voglia di accarezzarla
ed è, ogni volta, disposta a cantare
per tutti coloro che sanno ascoltarla
Non è solo mia, lo so, l’ho già vista
concedersi a chiunque le prenda la mano
un giovane, un vecchio, un barbone, un
artista,
un uomo qualunque, un ragazzo gitano
Però lei con me è davvero speciale
mi parla d’amore in un modo diverso
dal tuo, e la voce, pulsante e sensuale,
sa farmi sentire un po’ meno perso
Quando, di notte, (mentendo, lo so!)
mi ispira canzoni d’amore o di vita,
quando vibrando non dice di no
e freme al solletico delle mie dita.
Non sempre mi bacia, più spesso mi
morde
lasciandomi in bocca il suo gusto
profondo…
… La mia compagna ha solo sei corde
ma bastano a scrivere le cose del
mondo…
* * *
ANDRETTA: sabato 21 agosto u.s.
in collaborazione con la Società Storica
Irpina, il Parco Letterario F. De Sanctis e
il Caffè Letterario di Bisaccia si è svolta
presso il Centro di Comunità “Don Bosco”, l’annuale giornata di studio sul tema L’Alta Irpinia: una finestra sulla
preistoria della campania con i relatori
proff.ri Salvatore Forgione ed Egidio
Miele, con l’intervento del sindaco dott.
Giuseppe Guglielmo e del presidente
della Pro-Loco gen. Nicola Di Guglielmo.
Una giornata memorabile come sempre per la competenza specifica dei relatori, per la materia interessantissima che
ci ha fatto rivivere fra gli ominidi dell’Irpinia pleistocenica che cacciavano
elefanti, ippopotami e zebre.
Un pubblico numeroso ed interessato, proveniente dai paesi circonvicini, ha
affollato la sala per seguire con estremo
interesse le dotte, forbite e istruttive relazioni.
* * *
L’ASSOCIAZIONE ROMANA
DEI CALITRANI: Come ormai costume da alcuni anni, anche quest’anno
– sabato 4 settembre 2004, presso il Ristorante “La Villa” di Maffucci
Eduardo – ha organizzato la XII festa
danzante che ha visto una incredibile affluenza di partecipanti; come al solito
l’ambiente è stato vivacizzato da vari
giuochi, indovinelli con ricchi premi e
con l’offerta a tutti i partecipanti del calendario 2005.
13
C’è stata anche la partecipazione del
cantautore Vinicio Capossela con i suoi
genitori, il tutto si è svolto in un clima di
allegria, festosità e fraternità e con una
organizzazione perfetta.
* * *
BIBLIOTECA COMUNALE: rinnoviamo l’invito ai neo laureati di consegnare una copia della loro tesi di laurea
alla locale Biblioteca Comunale. È un
modo come un altro per rendere partecipe la Comunità di appartenenza della
crescita dei propri componenti.
* * *
DALLA SVIZZERA: sabato 23 ottobre u.s. nella ridente cittadina di Balsthal si è tenuta la XIV festa annuale dell’Associazione Calitrani in Svizzera in
un clima di grande fraternità e festosità,
allietata da una ricca lotteria che al termine ha potuto mettere in palio due ricchi e pregiati premi.
Gli amici Gautieri, Zarrilli, Fatone
ed altri stanno già pensando alla festa
del prossimo anno che festeggerà il 15°
anno di fondazione dall’Associazione e
che sarà preparata dai calitrani del Ticino, probabilmente a Lugano.
Ringraziamo di cuore tutti gli amici
della Svizzera per l’invito e in particolare vogliamo ringraziare i coniugi Cecilia
e Antonio Zarrilli per la sempre gentile e
cortesissima ospitalità.
* * *
Monastero San Silvestro – Fabriano: il sempre gentile e cortese don Lorenzo Sena ci ha fatto pervenire sei volumetti della collana SENTIERI DI MONTEFANO di agevole lettura riguardanti il
movimento monastico iniziato sul Montefano di Fabriano ad opera di S. Silvestro da Osimo, prima eremita e poi fondatore.
Alla traduzione italiana della regola
di San Benedetto, adottata da Silvestro
quale codice di vita, segue la presentazione della sua figura, della storia e della fisionomia dell’Ordine, nonché quel-
IL CALITRANO
N. 27 n.s. – Settembre-Dicembre 2004
la dei primi discepoli insigni per santità. Quindi l’orizzonte si allarga ai temi
del monachesimo e a figure di monaci e
di monache.
Abbiamo gradito di vero cuore questo dono prezioso, sicuri come siamo
che l’amore di amicizia è un amore di
reciprocità.
correnti, fra i quali ci fa immenso piacere ritrovare l’amico e concittadino Ettore Cicoira.
È un’ottima iniziativa che sicuramente attirerà molte persone perché
– come dire il presidente della Pro-Loco
Ferrucci – “Calvanico è una meta ideale per gli amanti della montagna, del
verde, delle sorgenti perenni, delle nocciole, delle castagne, della serenità, della Natura”.
* * *
SUOR MICHELA MARTINIELLO
* * *
Per chi volesse dare un aiuto alla
missione in Romania della nostra concittadina Suor Michela Martiniello, segnaliamo alcuni dati:
0040234319887 vaglia postale ordinario
(Il Migliorg) a nome di Michela Martiniello
* Surorile lui isus ràscumpàràtorul
B – DL. Republicii, 43 – C5
601129 ONESTI (BACAU) ROMANIA
• 2.2511.1 – 64.1/rol
Fundatia Victoring Le Dieu
Banca Commerciala Romana
Str. Belvedere 1
ONESTI (BACAU) - ROMANIA
(Donazione per Bambini)
Calitri 13 dicembre 1979 - Gli sposi Alfonsina Di Domenico e Giuseppe Codella.
Discutendo la tesi in analisi di mercato “I Problemi e le Tecniche collegate
al posizionamento delle marche” col
chiar.mo professor Donato Lucev. Le
congratulazioni più sincere e sentitei
della Redazione ai genitori Vincenzo e
Carmela Poto e alla neo dottoressa un
augurio vivissimo per la sua carriera.
* E.mail: [email protected]
ORTA NOVA: la città di Orta Nova
(Assessorato alla Cultura), i 5 Reali Siti (Associazione di Studi Storici) e il
CRSEC FG/34 di Cerignola il 12 novembre 2004 alle ore 18.00 hanno presentato il libro di Potito Di Pietro “Steve na vota” trenta fiabe in dialetto ortese. Nell’atrio del Cine teatro club 2000
erano in mostra gli elaborati degli alunni, scelti per le illustrazioni delle fiabe.
Sono intervenuti, oltre all’autore ins.
Potito Di Pietro, la sig.ra Antonietta Di
Leo Vicepresidente Associazione i 5
Reali Siti, il dr. Michele Antonio Vece
sindaco di Orta Nova, il dr. Potito Mauriello Assessore alla Cultura, il dr. Nicola Pergola Responsabile Crsec Cerignola, il dr. Prof. Pasquale Caratù ordinario di Storia di lingua italiana all’Università di Bari.
❦
* * *
* * *
XXXV PREMIO DI POESIA
Formica Nera – Città di Padova
Si partecipa con una poesia inedita a
tema libero, in cinque copie, di cui soltanto una con nome, cognome, indirizzo
e firma dell’autore; si richiede un contributo libero.
Per qualsiasi informazione urgente
telefonare al 328.90.09.884; gli elaborati vanno inviati – entro il 4 aprile
2005 – a Luciano Nanni Casella Postale 814 - 35122 Padova.
La XXXIV edizione è stata vinta da
Alessandra Crabbia; Segnalati: Benito
Galilea, Tristano Tamaro e Umberto Vicaretti.
Vito Paolantonio, il 12 marzo 2004
si è brillantemente laureato in Economia Aziendale presso la “Bocconi” di
Milano specializzandosi in Organizzazione del lavoro il giovane
Ai genitori, al fratello e ai nonni gli
auguri della Redazione con
❦
Eugenio Paolantonio, il 30 aprile
2004 si è felicemente laureato in Economia e Commercio presso l’Università
degli Studi di Napoli “Parthenope”.
Al neo dottore vanno gli auguri più
sentiti della Redazione, estensibili ai genitori, al fratello e ai nonni.
❦
* * *
LAUREA
Mariangela Zarrilli si è felicemente laureata in Economia e Commercio
presso l’Università degli Studi di Napoli “Partenope” la signorina
PRO-LOCO CALVANICO: Nicola
Ferrucci, Raffaella Bergamo e Vincenzo
D’Alessio hanno messo insieme un bel
libro “Antologia del 4° Premio Nazionale di Poesia, Cluvium 2004” edito
dalla Pro-Loco Calvanico, nel quale
hanno incluso tutte le 66 poesie dei con14
Archeologia e Storia Anno 1 - Numero 1 - Agosto 2003 Edizioni Ediarch
s.r.l. Rivista Annuale - Salerno.
È più che una Rivista. È un nuovo
strumento per l’allargamento della cultura capace di dare voce a chi non ce
l’ha e con giusta aspirazione ad essere
una Rivista scientifica a livello internazionale. “Archeologia” per studiare la
formazione e lo sviluppo delle civiltà,
attraverso le scoperte archeologiche, l’analisi dei reperti, lo studio delle diverse
culture e società, “Storia” per raccogliere e registrare gli eventi, scoprirne di
nuovi e interpretarli, attraverso fonti dirette e indirette, consultazioni di archivi,
libri e memorie. Gli studi sono trattati in
maniera scientifica e, quindi, sono corredati da splendide fotografie a colori,
da idonea bibliografia, in modo da soddisfare esigenze d’informazione e, in
qualche caso, d’insegnamento, carta patinata, impaginazione da specialisti.
Siamo sicuri che incontrerà il favore
e la benevolenza dei lettori.
IL CALITRANO
N. 27 n.s. – Settembre-Dicembre 2004
ORAZIO TANELLI
Poeta e scrittore italo-americano
Il dottore Orazio Tanelli, docente universitario, direttore de La Follia di New York e
fondatore della rivista “Il Ponte Italo-Americano”, è
nato a Macchia
Valfortore (CB) il
10 marzo 1936 ed
è emigrato negli
Stati uniti nel
1961. Ivi ha continuato i suoi studi
ed ha ottenuto il
dottorato in filosofia all’Università
Statale di Rutgers.
Da 36 anni il prof. Tanelli insegna lingue e letterature (latino, francese,
spagnolo ed italiano) nei licei statali e nelle università americane; abita a Verona nel New Jersey con la moglie Franca e i figli Nick e Pat.
Fra i suoi numerosi saggi critici possiamo menzionare i seguenti:
Miti classici nella Divina Commedia (1975), La poesia di Francesco
Lalli (1980), Mito e realtà nella poesia e nella narrativa di Sabino
d’Acunto (1981), La poesia di Antonio Fiorentino (1981), Domenico
Defelice (1983), Alfio Arcifa (1988), Rudy De Cadaval (1988), Carmelo Aliberti (1988), Franco Calabrese (1989), Vaghe stelle dell’Orsa
(Saggio su D’Acunto, 1989), Vincenzo Rossi: Fedeltà alla terra
(1991), Miti nella Divina Commedia (1999), Sintesi dell’antico e del
moderno nei mosaici di Michele Frenna (2002); Macchia Valfortore Storia e Leggenda (2003). La sua opera saggistica si espande al di là di
ogni scuola critica e di ogni corrente, evidenziando la libertà di scelta
e l’autonomia di espressione.
Il prof. Tanelli oltre ad essere uno dei migliori poeti italo-americani: Peccato originale (1980), Poesie molisane (1981), Canti dell’esule
(1984), Canti del Ritorno (1986), Canti del Sud (1987), Canti d’oltre
oceano (1994), è anche un dinamico promotore della cultura italiana e
organizzatore di simposi poetici ed artistici.
Fra i numerosi premi va menzionata la Medaglia d’Oro conferitagli
dal Presidente della Repubblica Italiana On. Francesco Cossiga.
Quasi tutte le sue poesie sono state tradotte in inglese dalla scrittrice americana Catherine McCormick che abita a Wesley Hills, New
York. Due monografie sono state pubblicate sulla sua poetica e saggistica: Guerino D’Alessandro, La poesia di Orazio Tanelli (1985);
Ninnj Di Stefano Busà La poetica di un rito onirico (1989).
15
Trasferimento del
maresciallo
SORICELLI
Il Mar. A.s. UPS (Maresciallo
Aiutante sostituto Ufficiale di Pubblica Sicurezza) Enzo Soricelli, al
termine del mandato in Calitri
(AV), della durata di quasi 22 anni,
è stato trasferito a Bagni di Tivoli;
era giunto nel nostro paese il
06.06.1983 quale comandante di
Squadra di Polizia Giudiziaria col
grado di Brigadiere e con l’aiuto di
due militari. Il 21.06.1989 è stato
nominato Comandante di Stazione
ad Aquilonia (AV), mantenendo la
residenza calitrana e collaborando
con la Stazione di Calitri in numerose operazioni.
Il 04.01.1994 viene trasferito
presso la locale Stazione di Calitri,
quale nuovo Comandante e in circa
dieci anni si è distinto per una serie
di complesse operazioni tra le quali,
le più significative, “Slave To Love” (comprendente la Campania, la
Puglia, la Calabria, la Basilicata, il
Lazio) atte a perseguire il reato di
prostituzione, riduzione in schiavitù
e ingresso clandestino di extracomunitari, questa operazione gli valse un encomio solenne da parte del
comandante di Regione, gen. Div.
Barbato Sabato; “Montagne Verdi”
per i reati di traffico di sostanze stupefacenti, armi ed esplosivi; “Over
Land” per il reato di ricettazione di
macchine agricole.
Al termine del suo mandato
presso il nostro paese ha ricevuto
attestati di riconoscenza per la sua
solerte e sempre tempestiva azione.
Il curriculum della sua carriera
si pregia di una croce d’Argento per
anzianità di servizio militare (anni
16), una croce d’Oro per anzianità
di servizio militare (anni 25), una
medaglia militare di Bronzo al merito di lungo comando (anni 10),
una medaglia militare d’Argento al
merito di lungo comando (anni 15),
una medaglia militare d’Oro al merito di lungo comando (anni 20), cavaliere dell’Ordine di Malta, ed un
enconio semplice rilasciato dalla
Regione Campania.
IL CALITRANO
N. 27 n.s. – Settembre-Dicembre 2004
DIALETTO E CULTURA POPOLARE
VINCENZO METALLO
NG’ERAN’ NA VOTA
I FR’GGIAR’
C’ERA UNA VOLTA
IL FABBRO FERRAIO
ut’m’ secul’ appena passat’, p’ colpa r’ la nd’strializzazion’ so
el secolo scorso, per colpa dell’industrializzazione sono
L’
sparut’ tanta m’stier’: prima r’ tutt’ lu mast’ carrier’, u varr’lar’, u N spariti tanti mestieri: prima di tutti il carradore, il barilaio,
vardar’, u s’llar’, u ramar’, u scrpar’, u cus’tor’, u fal’gnam’. U fr’g- il costruttore di basti, il sellaio, il ramaio, il calzolaio, il sarto,
giar’ era u m’stier’ cchiù p’sant’ r’ tutt’, avia fa tanta cos’ p’ fat’hà la
terra. Subb’t’ ropp’ la uerra a Calitr’ ng’eran na r’cina r’ fr’ggiar’:
1) P’pp’niell’ (Giuseppe Toglia) a la via r’ r’ Strett’l’, i r’scibb’l’
eran’ Pepp’ r’ la Massara, nu figl’ r’ Caitanina r’ scarp’ (fr’sckett’) e quacche aut’;
2) Caitan’ r’ zia lena (Gaetano Tuozzolo) a la Torr’;
3) Fonz’ r’ Benf’gliuol’ (Alfonso Cerreta) a lu Chian’ r’ Sand’
M’chel’, li r’scibb’l’ eran’ Giuann’ r’ Paulucc’ (Giovanni Bartucci) e Pasckal’ r’ lu cap’rutt’;
4) Rij Rij r’ p’scion’ ( Angelo Maria Nicolais) a lu chian’ r’ ron
Matte’, ropp’ quegghia forgia passò a Giuann’ r’ Paulucc’. Rij
Rij t’nia pur’ luciucc’ p’ la monta, u r’scibb’l’ era Alfred’ r’V’nuccia (Alfredo Di Milia);
5) I P’sciun’ (Nicolais) a r tavern’ abbagghj’. Eran’ tre frat’, un’
era mup’
6) Candarella (Canio Cantarella) a r’ tavern’ abbagghj’ v’cin’ a
Cicch’ p’ntigghj’;
7) Caniucc’ r’ zia Chela (Canio Fastiggi) e lu figl’ Lilin’ a la
strata r’ Pier’, v’cin’ a Bb’n’r’ttin’;
8) Carm’nucc’ r’ Ndruglia (Carmine Di Cairano) a la Croc’ r’
P’l’cin’;
9) Zi V’tucc’ e Caniucc’ Fastiggg’ (Vito e Canio Fastiggi, padre e
figlio) sotta l’Arch’ r’ li zingar’, ndov’ scia ij a lu mastr’:
10) C’lon’ ( Michelantonio Nicolais) a la P’sterla ammont’.
La p’teia ndov’ fat’hava lu f’rgiar’ s’ chiamava “forgia” semb’
chiena r’ f’lisc’n’ e nieur’ fum’, li mur’ n’ s’ p’l’zzavan’ quas’ mai.
La stigliatura chI s’ausava era: a tiemb’ antich’ ndo la forgia
ng’era lu mantac’, n’attrezz’ hruoss’ e p’sant’ fatt’ a forma r’ pir’ a
tre element’, app’sciat’ ngimma a duj baldacchin’ rivestit’ r’ pegghia
r’ vacca, l’element’ r’ sotta t’nia na valvola ra ndov’ trasia l’aria e
passava a l’element’ r’ miezz’ e a quigghj’ ngimma. Na zoca attaccata a la part’ r’ nn’ret’ a l’element’ r’ sotta passava ra cimma a li ruj
baldacchin’ e la part’ chi sc’nnìa era aggionta na catena cu na maniglia chi quann’ s’ t’rava l’element’ r’ sotta s’auzava e la valvola
s’aprìa e trasìa l’aria. Quann’ sc’nnìa, p’ forza r’ hrav’tà, la valvola s’
chj’rìa e l’aria n’ n’assìa, all’element’ r’ cimma era attaccat’ nu
pes’ chi quann’ lu mandac’ era chin’ r’aria (abb’ttat’) lu facìa scenn’
a fac’a assì l’aria chi passava nda nu tubb’ fissat’ a l’element’ r’ sotta e ghiatava r’ fuoch’.
A li tiemb’ cchiù modern’ lu mantac’ era sostituit’ ra la forgia cu
la ventola, era assaj cchiù l’ggier’, cu poch’ gir’ t’nìa semb’ r’ fuoch’
call’; app’sciat’ ngimma a la forgia ng’eran’ nu par’ r’attrezzatur’ p’
agg’stà r’ fuoch’ e p’ luà r’ f’lisc’n’ (scorie r’ car’vun’) e t’nagl’ r’
tott’ r’ m’sur’.V’cin’ a la forgia, nterra, ng’era lu p’lon’ cu l’acqua p’
st’tà r’ fierr’, era fatt’ ra na preta hruossa scavata intr’ a ponta r’ scarpiegghj’, era tant’ p’santa chi n’ s’ m’vìa maj, quann’ s’avìa cangià
l’acqua, s’ no’ p’zzava, s’ luava prima cu nu s’cchiett’ e ropp’ cu nu
sckat’lin’ e s’ t’rnava a enghj’ r’acqua netta.
il falegname; il fabbro era il mestiere più pesante di tutti e a
Calitri, subito dopo la guerra, ce n’erano una diecina:
1) P’pp’niell’ (Giuseppe Toglia) in via Strettole, aveva come
apprendisti Giuseppe Del Cogliano, un figlio di Gaetanina
r skarp’ (fr’sckett’) e qualche altro;
2) Gaetano Tuozzolo in via Torre;
3) Alfonso Cerreta al piano di S. Michele, gli apprendisti
erano Giovanni Bartucci e Pasquale Polestra;
4) Angelo Maria Nicolais al piano di don Matteo, aveva anche l’asino per la monta, aveva come apprendista Alfredo
Di Milia;
5) I tre fratelli Nicolais in Salita Ospedale;
6) Canio Cantarella in Salita Ospedale;
7) Canio Fatiggi col figlio Angelo nella Strada di Piero, vicino a Benedettino;
8) Carmine Di Cairano alla Croc’ r’ P’l’cin’;
9) Vito e Canio Fastiggi padre e figlio sotto l’Arch’ r’ li Zingar’;
10)Michelantonio Nicolais alla Posterla.
La bottega dove lavorava il fabbro si chiamava “forgia”,
un locale pieno di fuliggini e nero fumo, le mura non si pulivano quasi mai, gli attrezzi che si usavano erano: a tempo antico c’era il mantice un grosso attrezzo molto pesante fatto a
forma di pero con tre elementi, appoggiato su due baldacchini rivestiti di pelle di mucca, l’elemento di sotto aveva
una valvola da dove entrava l’aria che passava dall’elemento
centrale a quello di sopra. Una fune attaccata alla parte di
dietro all’elemento di sotto passava al di sopra dei due baldacchini e alla parte dove scendeva era aggiunta una catena
con una maniglia che quando si tirava l’elemento di sotto
s’alzava e la valvola si apriva ed entrava l’aria, quando scendeva, per forza di gravità, la valvola si chiudeva e l’aria non
usciva.
All’elemento di sopra era attaccato un peso che quando il
mantice era pieno d’aria (gonfiato) lo faceva scendere e faceva uscire l’aria che passava attraverso un tubo fissato all’elemento di sotto e soffiava sul fuoco.
In tempi più recenti il mantice è stato sostituito da una
ventola, assai più leggera e con pochi giri tiene il fuoco sempre acceso; appoggiate sopra la forgia c’erano delle attrezzature per aggiustare il fuoco e per togliere le fuliggini, le scorie
e i carboni, e tenaglie di tutte le misure.Vicino alla forgia, per
terra il pilone con l’acqua per spegnere il ferro, era una grossa pietra scavata con lo scalpello, era tanto pesante che non si
muoveva mai, quando si doveva cambiare l’acqua, altrimenti
emanava cattivo odore, si levava l’acqua prima con un secchiello e poi con uno scatolino e poi si riempiva di nuovo di
acqua pulita.
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IL CALITRANO
N. 27 n.s. – Settembre-Dicembre 2004
Nuovo Agriturismo di Donato Tornillo in località Traggine - Rapone
(PZ) 24 agosto 2004, prima fila da sinistra: Gaetanina Tornillo coniugata con Mario Cestone, Lucia Scoca coniugata con Giuseppe Di
Milia,Angela Di Maio coniugata con Michele Di Milia,Anna Cesta coniugata con Giuseppe Galgano,Vittoria Potuto coniugata con Fortunato Rabasca, Fortunato Rabasca; seconda fila: Giuseppe Di Milia,
Michele Di Milia, Giuseppe Galgano e Mario Cestone accosciato.
Australia - Sydney Santa Pasqua 2003: la famiglia Di Maio da sinistra:Amdrew in piedi, Cosimo, Luisa, Rosa, Michele, Rosetta in piedi,
Antonio, Di Maio, Roberta Petri in piedi,Vincenzo, Caterina in piedi,
Salvatore, Sandra e Anthony.
Stati Uniti - Harrison NY - settembre 2003, in piedi da sinistra:
Antonietta Mauro, Angelo Senerchia, Michelina Di Maio, Vincenzo
Zazzarino, Silvia Zazzarino, Giovanna Stanco, Antonio Zazzarino,
Maria Mauro; seduti: Filomena Senerchia, Angelo Mauro e Rosaria
Sagliocco (sessanta anni di matrimonio),Antonio Vigorito.
Stati Uniti - Harrison NY - settembre 2003, seduti:Angelo Senerchia (m’l’nar’),Antonio Senerchia; in piedi: Rosa,Antonio Rabasca,Angelo Senerchia, Rosa coniugata con Antonio Rabasca, Giovanna Stanco e Rosa Senerchia.
Conserveremo per sempre il tenero ricordo del nostro viaggio in America. Come per sempre custodiremo le emozioni che i nostri parenti americani ci hanno regalato. Piccoli grandi uomini partirono emigranti, in cerca di fortuna, con la loro valigia di cartone piena di speranze.Oggi padri, nonni, bisnonni, hanno conservato le gestualità antiche dei loro fratelli: zio Angelo come nonno Peppe,
zio Michele come nonna Lucia.Tengono foto appese ai muri e frigo pieno di lattine giganti. La vivacissima zia Rosaria mixa il suo parlare misto con la precisa Denise; la “s’bbatt’ pier’” zia Concetta ed
il marito Franco tutto casa, lavoro e “casinò”; zio Antonio con la sua grande ed unita famiglia. Poi i
cugini (Tonino Zazzarino, Michelina,Anna, Gerardo,Antonietta, Maria,Antonio e Rosa Rabasca…)
tutti indistintamente gentili e disponibili a farci girare in quei luoghi enormi e sconosciuti. Hanno trasformato ogni momento della nostra permanenza, in un ricco banchetto dove ogni giorno consumavamo ricordi, racconti e battute in un italiano parlato “rigorosamente in dialetto”. Ci hanno accolti e congedati con grande affetto e rispetto e il loro ricordo rimarrà perenne nei nostri cuori.
DAGLI U.S.A. - Vincenzo e Margherita Metallo con i piccoli Dante, Donatella Marino e Gabriella Morante.
DALL’ARGENTINA - Buenos Aires 23 febbraio 2004, Guglielmo
Bartucci (tatai) e Luigina Del Priore (ndo ndo) festeggiano, con tutta la
famiglia, il loro 50° anniversario di matrimonio.Auguri dalla Redazione.
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IL CALITRANO
N. 27 n.s. – Settembre-Dicembre 2004
Erbe di Casa Nostra
IL MELOGRANO
Il melograno (Punica granatum L.) appartiene alla famiglia delle graminacee, è un
alberello che può raggiungere3/4 metri con
la chioma tondeggiante, i fiori sono campanulati rossi,le foglie verdi, di un bel colore
brillante nelle pagine superiori e sbiadito sulle pagine inferiori; coriacee, allungate, con il
bordo ondulato, raggiungono la lunghezza di
7/8 cm.
I frutti sono delle grosse bacche ricoperte
esternamente da un bel colore giallo/rosso ;
all’interno sono presenti molti semi ricoperti
di una folta polpa carnosa con gradevole sapore dolce/acidulo. Il periodo migliore per
raccogliere i frutti è sicuramente l’autunno,
quando ormai l’albero è spoglio e prima che
le grosse bacche possano spaccarsi. Cresce in
clima particolarmenre soleggiato ed in terreni
riparati. Questo alberello è originario dell’A-
sia occidentale e cresce spontaneo nei territori
a Sud del Caucaso, ma è diffuso in altura
dall’Asia Minore a tutti i paesi mediterranei.
In italia è possibile trovarlo allo stato selvatico nel meridione e nelle isole, dove i semi di
questa pianta vengono diffusi dagli uccelli.
Tracce del melograno sono state riscontrate all’epoca della civiltà egizia, infatti in alcune tombe egiziane sono state ritrovate ciotole con all’interno residui di semi di questa
pianta che sono stati fatti risalire a 4000 anni
fa. Papiri egiziani, datati 2500 anni fa a.C., ci
riportano notizie di cure vermifughe esplicate da questi popoli utilizzando la radice del
melograno. Gli arabi lo apprezzarono molto,
tanto che come è noto, sono divoratori di frutta. Nel periodo di massimo splendore nel
Mediterraneo ne diffusero nel sud della Spagna, anche ora le più prestigiose vestigia di
questa civiltà sono custodite da una città che
porta il nome della pianta: Granada.
Presso questi popoli venne considerato
come il frutto della fecondità; insigni medici
riportano, nei loro testi, come importante l’utilizzo della radice di questa pianta nella lotta
contro la “tenia”. Anticamente del melograno
venivano impiegati sia la corteccia dei rami
giovani, sia fiori e frutta; il succo dei frutti
acerbi veniva impiegato come febbrifugo, il
succo del frutto maturo era un buon rimedio
contro la tosse. L’infuso dei fiori ed il decotto
di corteccia lo adibivano per curare la leucorrea e le emorragie. Un decotto valido per
la cura delle gengivite si prepara mettendo
un cucchiaio di fiori in una tazza di acqua
bollente, quindi si filtra ed il decotto viene
utilizzato per sciacqui. La polpa di due frutti,
fatta bollire in 250 cc. di acqua per 5 minuti,
addizionata con 2 cucchiaini di miele è un ottimo diuretico.
Alba Algeri
(da Retorbido)
nora non tradotto in italiano – considerato il testo fondativo della
lunga e variegata tradizione tecnico-artistica occidentale.
Ed il “vizio” inaugurale quell’antico papiro sembra non averlo
ancora perso, dal momento che è esso ad aprire la serie di documenti trattatistici che costelleranno la nuova collana “L’Officina
dell’Arte”, diretta proprio da Adriano Caffaro, tra i maggiori studiosi in Italia delle teorie e delle tecniche artistiche, che, dall’antichità al medioevo, hanno accompagnato il percorso evolutivo di
quelle arti che per troppo tempo sono state considerate “minori”,
quali la miniatura, l’oreficeria o l’arte vetraria.
A riscattarle è la storia e chi la scrive, le parole in fila su papiri o antichi codici che aspettano soltanto di essere lette da chi oggi
cerca la ragione delle cose d’arte, di quei manufatti lavorati con pazienza nelle antiche officine artigianali. Se, dunque, il piombo è fuso in coppella o l’argento trattato con sostanze vegetali, il motivo
va cercato lì, in quei testi nascosti, depositari di arcana sapienza.
Così spiega il prof. Adriano Caffaro:” Il papiro di Leida è un riferimento quasi obbligato per chi intende comprendere l’impiego
ricorrente di elementi caratteristici nelle lavorazioni artigianali,
come quelli che si ritroveranno più tardi nella trattatistica medievale. Il papiro è un testo ricco di suggerimenti operativi in cui
vengono impiegati diversi elementi naturali, dalla cerussa allo zafferano e al cumino, spesso citati anche da Teofrasto e Dioscoride,
dunque ricorrenti anche nell’antica precettistica botanico e medica.
Non è da escludere una lettura alchemica dei processi riportati, come ad esempio quelli inerenti alla trasformazione del piombo in
oro; non a caso quel papiro è considerato un testo archetipo anche
nella tradizione ermetica ed alchimistica occidentale”.
E non va del resto dimenticato: siamo nel IV secolo d. C., per
di più in Egitto, da sempre considerata terra di origine della magia
L A N OS TRA
BIBLIOTECA
IL PAPIRO DI LEIDA. Un documento di tesnica artistica e
artigianale del IV secolo d. C. di Adriano Caffaro e Giuseppe
Falanga – Edizioni Arci Postiglione, Salerno 2004.
rcheologi e storici dell’arte alle prese con ricette artigianali
A
compilate su di un antico papiro greco, rinvenuto soltanto
nel XIX secolo su di una mummia di una tomba a Tebe in Egitto;
il papiro è oggi custodito al Rijksmuseum van Oudheden di Leida.
A richiamare l’attenzione sull’antico testo e sulle numerose
notizie di carattere tecnico ed artistico in esso riportate sono ora
Adriano Caffaro e Giuseppe Falanga, autori del libro di recentissima pubblicazione; edito dall’Arci Postiglione, il libro offre in
poco più di cento pagine una trattazione ampia e chiara non solo
della vicenda storico dell’antico testo, ma anche del suo contenuto, ossia dei numerosi processi operativi di lavorazione dei
materiali e delle possibili chiavi di lettura – quella tecnica o quella alchemica – finora adottate per la comprensione di quelle ricette.
Si tratta di un agile volume di estremo interesse, coraggioso nel
proporre, ad un pubblico di esperti e non, la rivisitazione critica di
uno dei documenti più importanti dell’età tardo-antica – eppure fi18
IL CALITRANO
N. 27 n.s. – Settembre-Dicembre 2004
e dell’alchimia, due saperi occulti veicolati proprio nei primi secoli
del secondo millennio anche attraverso la compilazione di ricette
operative che, pur senza precisi riferimenti simbolici, trovano radice nella convinzione esoterica di una possibile manipolazione
della natura. Gli artisti e gli alchimisti sembrano allora aver sognato la stessa cosa: sfidare la natura per migliorarla, per render più
bella la realtà, per fa splendere gli oggetti artificiali e scrivere su
pergamena con lettere dorate o ancora per argentare le superfici
opache, anche se il tutto è soltanto trasformato in una illusoria apparenza. Forse è proprio qui il fascino del sogno e dell’arte, in quel
magico mutare in oro tutto ciò che per natura non potrà mai luccicare.
Alfredo Plachesi
SUOR CONCETTA ATTANASIO. Una protagonista della
storia di Mugnano del Cardinale nei decenni centrali dell’Ottocento di Pasquale Colucci – Editrice L’Arca – S. Giuseppe
Vesuviano 2004
ome proclama con chiarezza il titolo, protagonista del saggio è
suor Concetta Attanasio dell’Ordine delle Suore della carità di
C
Napoli. Protagonista e…anche antagonista, apertamente “ad onta
del suo sesso”. Ampio diverso mosso lo scenario, che è quello del
fervoroso ventennio prima e dopo l’Unità d’Italia, epoca di coscienze lacerate. Sullo sfondo, Mugnano del cardinale, col suo rinomato santuario dedicato a “La Greca, e real Vergine”, a “Filomena invitta”, come si legge in un’ode anacreontica da autore
aninimo locale nel 1834.
Sulla scena della nostra Storia…ci sono tutti, dal re al papa,
dalla superiora provinciale al prefetto, dal marchese al ministro, dal
sindaco al vescovo, dai briganti alla Gran Corte criminale, dal generale alla Guardia nazionale, dalle spie ai cospiratori, dal Consiglio Generale degli Ospizi alla “Beneficenza”, dalle monache alle
“povere Orfane di S. Filomena di Mugnano”, dall’assessore comunale al procuratore generale; in breve, alto bordo e popolino.
Ma tutti quanti personaggi strumentali, che ruotano intorno e in
funzione della protagonista-antagonista, la quale è animata da una
“non comune forza di carattere”; come dire, l’individuo e la società, il punto e la linea, il centro e il cerchio, finchè, naturalmente,
il cerchio si chiude, e sul dramma cala il sipario.
Poesie in vernacolo rapollese di Biagio Barone Forlano voll. 5 –
Litostampa Ottaviano – Rionero in Vulture 2002/3
vero piacere che abbiamo ricevuto dall’autore l’opera in
Èpollacon
cinque volumi – pubblicati col Patrocinio del Comune di Rachiaramente di ampie vedute e sensibile ai fenomeni della
cultura – di poesia in dialetto rapollese che ci ha dato un’altra opportunità di fare una comparazione col nostro dialetto calitrano, riscontrando non poche affinità.
È un lavoro enorme dove si ritrovano gli antichi detti e le
usanze, i vecchi costumi e le tradizioni di un tempo, che riportano
alla nostra memoria un mondo ormai quasi scomparso ed in via di
estinzione.
L’autore prende lo spunto da ogni attività, da ogni avvenimento, dai personaggi caratteristici della sua cittadina – che ritroviamo in ogni comunità (come l’adulatrice, dispetto del vicinato,
battibecco coniugale, lu piattar, gli eredi, il presuntuoso, il conservatore, l’irresponsabile, gli intriganti, la malalingua, lu mitt
cont, il consumatore, comari, l’emigrante, l’anoressico, il malpensante, l’anarchico, dal barbiere, lo sboccato, il previggente,
scherzo da prete ecc.) – dai fatti di attualità, dai problemi sociali a
quelli di vita comune per riportarli, con quell’ironia bonaria che
non canzona, ma comprende e sorride, nel suo dialetto e dargli, così, il risalto che meritano. Un lavoro ricco di pregnanza morale, storica e pure di ricca fantasia, si evolve in una rappresentazione vivace, intensa e ironica.
Un’opera che non può che essere salutata con favore.
Vincenzo Ammirati
(dalla quarta di copertina)
V. Montel e V. Rossetti (eds), Il museo Didattico del Maestro Ottorino Giannetti. L’insegnamento scientifico nelle scuole elementari a Cremona nella prima metà del novecento, III Circolo
Didattico di Cremona, 2003
ttorino Giannetti nasce a Lacedonia nel 1885, nel 1903 conO
segue il Diploma di Scuola Normale presso la locale Regia
Scuola “Francesco De Sanctis” e nel 1907 l’abilitazione all’insegnamento elementare. Dedica la sua vita di maestro elementare ai
bambini di Cremona, una località circa mille chilometri distante
dal suo paese di origine, come i tanti maestri formati dall’Istituto
Magistrale di Lacedonia e poi andati ad insegnare nelle Scuole di
tutta l’Italia. Di lui però resta viva la memoria anche a circa cinquant’anni della morte, avvenuta nel 1956. Egli ha costituito un laboratorio di apparecchiature scientifiche nella sua Scuola, la “G.B.
Plasio” di Cremona, una collezione di valore storico che assume
nuova importanza alla luce della Progetto Scienza e Tecnologia voluto dal Ministero dell’Istruzione. Andando a Cremona per portare da Calitri le apparecchiature scientifiche qui realizzate in coerenza con quel Progetto, ho avuto la gioia di scoprire la figura di
questo conterraneo.
Il libro contiene il catalogo e le fotografie a colori della collezione Giannetti, un vero e proprio Museo di fisica, biologia e geologia, da lui lasciato alla sua Scuola. Contiene, inoltre, la biografia
del personaggio, leggendo la quale sono stato colpito dalle seguenti parole: «Un maestro energico e severo, che incuteva rispetto e finanche timore, ma anche con tratti di paterna premura.
La sua severità si esercitava soprattutto nei confronti di chi mostrava di disperdere le proprie risorse».
Ho pensato con affetto ai maestri dello stesso stampo che ho
conosciuto qui a Calitri nella mia infanzia, e mi piace ricordarli anche se nessuno di essi aveva evidenziato una tale dedizione per le
materie scientifiche.
Pietro Cerreta
LI SCANGIANOMI. Soprannomi di San Mango sul Calore di
Luigi De Blasi – Napoli 2004
volumetto del professor De Blasi si legge tutto di un fiaper la sua prosa scorrevole ed accattivante e soprattutto per il
Ltemaotosnello
degno di attenzione che interessa un po’ tutti. Infatti il soprannome (dal latino medioevale supernomen, incrociato con supra) è un fenomeno che interessa in modo particolare la nostra
realtà meridionale, dove ancora viene diffusamente adoperato per
l’aggiunta o la sostituzione al nome e al cognome per rendere più
agevole l’identificazione della persona oggetto del discorso.
L’autore fa una breve ma dotta escursione sull’origine delle
motivazioni e classificazioni dei soprannomi che possono essere
patronimici, di origine straniera, di avvenimenti storici come ad
esempio la guerra d’Africa, derivanti dall’attività esercitata, dai
paesi di origine e così via.
Di moltissimi soprannomi è impossibile dare una spiegazione
per quanto riguarda la derivazione e il significato perché originati
da fatti o avvenimenti troppo remoti; completano il libro duecentosette soprannomi tuttora usati a San mango sul Calore. Un testo
facilmente fruibile, chiaro e scorrevole.
19
IL CALITRANO
N. 27 n.s. – Settembre-Dicembre 2004
SOLIDARIETÀ COL GIORNALE
Tornillo Michele - Rabasca Michele – CestoneAngelo – Di Maio
Giovanni
Euro 11: Astone Gustavo e Zarrillim Lucia
Euro 12: Scoca Vincenzo SS. 339 n. 32
Euro 15: Tuozzolo Raffaele e Rosa Maria – Galgano Umberto –
Rubino Canio e Gaetana – Martiniello Michele via Casaleni 26 – Di
Muro Leonardo – Buono Filomena – Cirminiello Mario - Iannolillo
Giovanni – Delli Liuni Giulio – Tornillo – Quaranta Vincenzo via
Mazzini 8 – Di Milia Antonio - Briuolo Angela – Codella Vito corso
Garibaldi 44 – Di Roma Giovanni e Anastasia – Galgano Michele via
Circonvallazione - Di Milia Giovanni via Dante 21 – Metallo Giovanni
- Lampariello Michele – Bozza Vincenzo – Bavosa Carmine – Zarrilli
Michele vico Stanco – Nivone Antonio – Lettieri Enzo – Maffucci
Maria – Armiento Marianna – Nesta Vincenzo – Bovio Cosimo –
Contino Lucia – Lucadamo Vincenzo – Lucrezia Vincenzina – Galgano
Giovanni via F. Tedesco 7 – Maffucci Angelomaria –Zarrilli Maria
Grazia – Gervasi Rosa - Cestone Francesco Contrada Sambuco –
Melaccio Gerardo – Pasqualicchio Vincenzo e Angela – Tornillo
Michelangelo – Del Re Michele – Margotta Antonio via M. Cicoira 27
– Sicuranza Giovanni – D’Ascoli Berardino – Zarrilli Leonardo –
Zarrilli Giuseppe via Sottomacello 12 – Zarrilli Antonietta via Castello
11 – Vallario Vincenzo – Buldo Giovanni Euro 20: Musano Antonietta – Metallo Canio e Di Cecca Maria –
Borea Esterina – Di Guglielmo Filomena – Delli Liuni Antonia –
Metallo Vincenzo – Cubelli Umberto - Paolantonio Vito – Caruso
Girolamo – Lampariello Serafina – Mastrullo Giuseppe – Galgano
Vito - Di Cairano Francescoantonio – Gautieri Vincenzo via A. Del Re
34 – Salvante Michele – Borea Ines – Caputo Giuseppe – Di Carlo
Francesca in Campana – Di Napoli Antonietta ved. Del Re – Zabatta
Lucia – Schettino Antonio – Maffucci Pietro via Strettole della Fiumara
20/A – Fatone Canio – Miranda Pasquale Antonio – Minichino
Gerardo – Cianci Maria Antonia – Cianci Giuseppe via G. Marconi
20 – Galgano Maria Gaetana fiorista – Vodola Giuseppe – “Fercal”
di Martiniello Canio – Metallo Colomba - Di Maio Franco – Apicultura
Di Maio Antonio – Zarrilli Antonio Contrada Demostre – Marchitto
Vito – Metallo Giovanni Paludi di Pittoli – Zarrilli Vincenzo Contrada
Traggine – Di Cairano Vito Mario – Giuliano Salvatore – Tateo
Domenico – Armiento Maria Giuseppa – Gervasi Lucia in Caruso –
Sena Anna – Grasso Anna – Di Carlo Felicetta – Cestone Francesco –
Nigro Angelo via I° Castello 28 – Nivone Michele – Zarrilli Canio –
Fares Paolo – Panniello Giovanni – Ruberto Salvatore – Gautieri
Cantore Vincenza – Tornillo Rosa - Piumelli Attilio – Germano
Giuseppe – Cirminiello Vittorio – Martiniello Lancieri – Lucrezia
Antonia – Di Cairano Mario Angelo – Zarrilli Michele – Metallo
Michele via Circonvallazione 6 – Paticceria Zabatta – Vigorito
Antonio – Toglia Giovanni – Officina Maffucci Mario – Rabasca
Fortunato – Caputo Nicola – Elektron di Maffucci Antonio –
Capossela Mario – Simone Luigi – Maffucci Giuseppe Mario –
Contino Vito Antonio – Cerreta Francesco – Di Maio Michele – Zarrilli
Salvatore – Roina Nino – De Rosa Enzo – Armiento Assunta – Di
Cosmo Michele via Manzoni 9 – Di Milia Vincenzo Contrada
Sambuco 31 – Metallo Fiorina – Guglielmo Filomena – Di Napoli
Canio – Zabatta Salvatore – Lucrezia Michele via Sergente Simoni 21
– Nicolais Raffaele – Di Napoli Pasquale Salvatore – Armiento Lucia
via L. Codella 37 – Fratelli Mucci – Caputo Vitantonio Euro 25: Di Cecca Giovanni – Nicolais Cristina – Rauseo Angela –
Lucadamo Ottavio – Cicoira Vincenzo fu Nicola – Vallario Leonardo
via F. Tedesco 55 – Di Cecca Angelomaria – Di Milia Vito e Angela
DA CALITRI
Euro 5: Rossi Serafino – Cestone Franchino – Covino Teresa – Zabatta
Rocco via A. Del Re 19 – Nicoletta Lucia – Cianci Leonardo – Metallo
Giovanni Battista – Panelli Peppino – Di Milia Maria – Margotta
Vincenzo – Di Maio Gaetano – Cianci Rosa – Di Napoli Gaetano –
Capossela Michele – Galgano Pasquale – Lucrezia Raffaele – Petito
Rosa – Di Maio Maria Michela – Tancredi Filomena – Siconolfi Anna
Euro 8: Metallo Rocco
Euro 10: Zarrilli Francescantonio – Tancredi Giuseppe – Cerreta
Alfonso – Mottola Gerardo – Di Cosmo Antonio – Maffucci Lorenzo (u’
riav’l’) – Armiento Rocco – Basile Aniello – Galgano Erberto – Calà
Pasquale – Paolantonio Paolo - De Nicola Giuseppe Contrada Fontana
della Noce - Zabatta Domenico – Armiento Canio – Cerreta Antonio –
Rossi Olivio – Codella Berardino – Maffucci Vincenzo via Macello 46 –
Nicolais Giovanni – Zampaglione Donato – Zampaglione Vincenzo –
Di Maio Vincenzo via Circonvallazione 69 – Zabatta Vincenzo
(p’rtosa) – Zabatta Rocco – Bruniello Giuseppina – Di Maio Elisabetta –
Nicolais Toglia Gaetanina – Margotta Michele Paludi di Pittoli –
Cestone Giuseppe – Briuolo Rocco - Sperduto Giovanni – Cestone
Giuseppina – Strollo Salvatore - Leone Giuseppe via Dante 32 – Di
Cairano Canio – Maffucci Vincenzo via Cerrata 2 – Gautieri Canio via
Faenzari 29 – Cestone Lucia – Cubelli Giovanni – Cialeo Iolanda –
Cetta Rosetta – Cubelli Vincenzo via M.A. Cicoira 25 – Caputo
Vitantonio - Galgano Antonietta – Fasano Giovanni – Zarrilli Vincenzo
via Guttuso 21 – Margotta Angela in Cantarella – Di Cairano Gaetano
– Russo Armiento Lucia – Maffucci Vittorio – Di Maio Angelo via
Cipresso 14 – Maffucci Domenico – Rubino Antonietta – Fiordellisi
Michele Antonio – Sperduto Angelomaria – Nivone Giuseppe –
Vallario Lorenzo – Galgano Vito via Torre 22 – Merola Giuseppina – Di
Roma Giuseppe – Acocella Antonietta – Russo Giovanni Contrada
Cerone – Maffucci Eduardo – Zarrilli Giovanni Contrada Sambuco –
Del Cogliano Luciano – Cicoira Clara – Cubelli Vincenzo via
Sottomacello 8 – Della Badia Costantino – Cesta Maria Irene – De
Nicola Lucia vedova Cianci – Di Milia Raffaele – Polestra Vincenzo –
Stanco Maria Antonia – Lettieri Canio – Di Guglielmo Michele e
Angela – Lamparelli Anna via Di Carlo 20 – Zarrilli Vincenzo – Panelli
Armando – Fierravanti Pasquale – Malanca Luciano – Arci Michele –
Margotta Concetta – Codella Giuseppe via Torre 11 – Dragone Angela
e Di Salvo Agostino Antonio – Nivone Salvatore – Cialeo Rosina – Di
Milia Giovanni via A.Manzoni 1 – Maffucci Franco Mario – Di Salvo
Michele – Di Cairano Teresa in Di Pietro – Gautieri Vincenzo – Zabatta
Michele – Gervasi Benedetta – Corradi, Galgano Francesca Maria –
Rosania Luigi – Di Roma Antonio – Zabatta Vincenzo – Galgano
Franca – Di Guglielmo Francesco – Cestone Vito – Caputo Vittorio via
Guttuso – N.N. – De Nicola Armando – Zarrilli Giuseppe Contrada
Serre Berrilli – Galgano Bernardino – Tartaglia Giuseppe via Macello
50 – Acocella Lino – Russo Vincenzo – Russo Vito corso Matteotti 6 –
Cestone Canio via Marconi 16 – Tornillo Giuseppe Nicola – Fatone
Giuseppe via Concezione 40 – Iannece Antonio – Iannece Aldo –
Scarlatella Domenico – Germano Antonio – Zarrilli Giuseppe via G.
Marconi 46 – Colucci Giuseppe – Russomanno Canio – Lops Giuseppina - Maffucci Michele corso Garibaldi 162 – Di Cecca Angelo –
Galgano Michele e Zabatta Rosina – Nannariello Elvira – Fastiggi
Lucietta – Metallo Giuseppina - Di Napoli Francesca – De Nicola
Giuseppe via F. De Sanctis 57 – Tuozzolo Donato – Simone Pasquale –
Germano Michele – Cerreta Mariannina – Di Maio Maria Francesca –
20
IL CALITRANO
N. 27 n.s. – Settembre-Dicembre 2004
Tornillo Lucia (Salerno) – Maffucci Giuseppe (Portici) – Di Cosmo
Vincenzo (Poggibonsi) – Cianci Salvatore (Candela) – Zabatta Antonio
(Nova M.se) – Di Milia Pacciani Teresa (Poggibonsi) – Nicolais Antonio
(Lavena P. Tresa) – Abate Giuseppina (Varapodio) – Cerreta Alfonso
(S.Maria A Monte) – Rabasca Barbara (Caserta) – Salvatore Lucia
(Montaione) – Cestone Giuseppina (Torino) – Della Badia Angelo
(Napoli)
Euro 25: Melaccio Vito (Giussano) – Cestone Antonio (Brescia) Bonucchi Alfonso (Roma) – Frucci Angelo (Roma) – Margotta Mario
(Figino Serenza) – Metallo Vincenzo (Roma) – Toglia Lidia (Roma) –
Rabasca Angelomaria (Cervinara) – Di Gironimo Bruno (Salerno) –
Galgano Giovanni Mario (Milano) – Santoro Gaetana (S.
Clemente/Reggello) – Cubelli Lorenzo (Bergamo)
Euro 26: Ricca Dattilo Maria (Frattamaggiore)
Euro 30: Di Maio Vito (Nova M.se) – Acocella Nicola (Roma) –
Sicuranza Michele (Monteroni D’Arbia) – Di Maio Vito (Colle Val D’Elsa)
– De Nicola Mario (Vico del Gargano) – Donatiello Angelo (Poggibonsi)
– Zazzarino Vincenzo (Mercogliano) – Fierravanti Lucia (Olgiate
Comasco) – Metallo Cesare (S. Giorgio a Cremano) – Zampaglione
Rosellina (Roma) – Nicolais Luigi (Como) – Del Cogliano Berardino
(Salerno) – Ricigliano Peppino (Giussano) - Galgano Antonio (Milano) –
Aristico Antonio (Siena) – Stanco Salvatore (Salerno) – Di Maio Michele
(Napoli) – Polestra Vincenzo (Bolzano) – Toglia Sergio (Napoli) –
Messina Giuseppe (Roma) – Di Maio Giovanna (Roma) – Santeusania
Giovanni (Napoli) – Bellino Arcangelo (S.Andrea di Conza) – Amato
Antonio (Napoli) – Acocella Giovanni (Avellino) – Rizzi Mario (Minturno)
– Di Maio Giuseppe (Caserta) – Vitamore Maria Filomena (Roma)
Euro 40: Marra Raffaele (Caserta)
Euro 50: Bavosa Lorenzo (Poggibonsi) - Cerreta Donato (Teramo) – Di
Lascio Pietro ( Sabaudia) – Cestone Mario e Pasquale (Brescia) - Bozza
Gaetano (Novedrate) – Zarrilli Michele (Poggibonsi) – Scoca Angelo
(San Severo) – Leone Mario (Bari) – Cianci Michele (Brescia) – Farese
Raffaele (Conza della Campania) – Buono Marcello (Avellino) – Di
Cairano Vincenzo (Francavilla a Mare) – Del Re Michele (Napoli) –
Cicoira Antonio (Roma) – Maffucci Donato (Mariano C.se) – Grassi
Celestino (Roma)
Euro 74: Della Valva Francesco (Bollate) – Caputo Antonio (Firenze)
Euro 100: N.N. (Potenza)
Euro 30: Cerreta Pietro – Cicoira Osvaldo – Zabatta Berardino
(march’) – Vallario Leonardo Paludi di Pittoli – Di Napoli Giuseppe e Di
Milia Concetta – Lucev Donato – Maffucci Salvatore – Ricciardi Vitale –
Polestra Fortunato - Polestra Giovanna – Abate Antonietta – Zarrilli
Michele via G. Verdi 1 – Basile Francesco Vincenzo
Euro 50: Mira snc di Armiento Vincenzo – Studio Fotografico FLASC Caruso Salvatore - Fastiggi Giuseppe via Rinascimento – Di Maio Teresa
– Girardi Peppino - Cardarelli Gesilda
Euro 70: Armiento Giuseppe
DA VARIE LOCALITÀ ITALIANE
Euro 5: Di Cosmo Maria (Cerignola) – Cianci Giacinta (Treggiaia) –
Di Cosmo Egidio (Ostra) – Panelli Angela Rosa (Galatone) – Zabatta
Antonia (Milano) – Crippa Fiorella (Cesano Maderno) – Di Lisi
Giuseppe (Taranto) – Piccirillo Angelo (Serre) – Di Napoli Lucia (Napoli)
Euro 8: Cerreta Rosa Maria (Nova M.se)
Euro 10: Bavosa Rosa (Poggibonsi) – Cecere Marco (Firenze) –
Metallo Stanco Lucia (Casalgrande) – Zabatta Canio (Lentate sul
Seveso) – Armiento Michelangelo ( Torino) – Metallo Vincenza (Roma) –
Cella Iolanda (Meda) – Cianci Michele (Mariano C.se) – Di Cairano
Antonio (Guidonia) – Metallo Vincenzo (S. Giovanni Valdarno) –
Cerreta Vincenzo (Carrara) – N.N. (Maddaloni) – Maffucci Edoardo
(Moncalieri) – Melaccio Giuseppe (Poggibonsi) – Gautieri Giuseppe
(Bologna) – Cestone Costantino (Roma) – Cantarella Maria (Genova) –
De Nicola Antonio (Grugliasco) – Zabatta Gerardina (Torino) –
Galgano Canio (Lentate S.S.) - Codella Luigina (Poggibonsi) – Stanco
Giuseppina (Mercogliano) – Beltrami Franca (Melfi) – Gallucci Donato
(Ancona) – Borea Vincenzo (Macerata) - Famiglietti Antonio (Aquilonia)
– Martiniello Vincenzo (Trezzo d’Adda) – Vallario Giuseppe
(Grugliasco) - Galgano Luigi (Roma) – Caputo Maddalena (Roma) –
Fierravanti Angelina (Melfi) – Fierravanti Vito (Lavena Ponte Tresa) –
Fierravanti Nicola (Lavena Ponte Tresa) -Fierravanti Pina (Velletri) –
Zarrilli Anna Maria (Civitavecchia) - Di Napoli Vincenzo (Cellatica) –
Scoca Giuseppe (Roma) – Briuolo Luigi (Alessandria) – Galgano Canio
(Cantù) – Cerreta Vincenzo (Camnago Lentate) – Di Cosmo Rosa
(Giussano) – Racioppi Agostino (Castelfiorentino) – Di Maio Vito
(Montauro) –Acocella Vito Antonio (Lentate S.S.) – Ricciardi Fernando
(Conegliano) – Di Milia Mauro Emidio (Salerno) – Lamanna Pasquale
(S.Andrea di Conza)
Euro 14: Scoca Giuseppe (Bologna)
Euro 15: Donatiello Giovanni (Usmate Velate) – Maffucci Angelo
(Lissone) – Mucci Vito Michele (Sesto S. Giovanni) – Di Maio Giacinta
(Cogliate) – Frasca Rosetta (Roma) – De Nora Bartoloneo (Verbania) –
Fastiggi Michele (Salerno) – Zarrilli Fastiggi (Bollate) – Bozza Canio
(Robecco sul Naviglio) – Russo Donato (Torino) – Di Cecca Angela
(Vercelli) - Di Milia Vincenzo (Pescara) – Codella Michele (Tirano) –
Longhitano Giuseppe (Salerno) – Di Maio Concetta Lampariello (Trento)
Gautieri Antonio (Mariano C.se) – Caruso Michele (Cadorago)
Euro 19: Sauda Roberto (Roma)
Euro 20: Melaccio Mario (Aquilonia) – Zabatta Gerardo (Nova M.se)
– Di Cecca Vincenzo (Mariano C.se) – Acocella Filippo (Cugliate
Fabiasco) – Lantella Salvatore (Torino) – Di Maio Lucia (Roma) –
Mazziotti Antonia (S. Marinella) – Di Napoli Canio (Bregnano) –
Galgano Anna (Milano) – Ragazzo Angelo Canio (Pesaro) – Del
Cogliano Marco (Salerno) - Lampariello Mario (Avellino) – Codella
Michele (Roma) – Ricciardi Francesco (Roma) – Miele Pietro Angelo
(Bollate) – Floridia Marco (Limbiate) – Zarrilli Angelo (Sedriano) –
Galgano Antonio (Poggibonsi) – Di Maio Maria (Roma) – Iannolillo
Antonella (Varese) - Cicoira Ferrero Gina (Roma) – Cestone Pasquale
(Busto Arsizio) – Metallo Mauro (Brescia) – Cestone Angelo (Buggiano)
– Cestone Luigina (Roma) – Carola Federico (Caserta) – Nivone Antonio
(S.Angelo dei Lombardi) – Di Napoli Teresa ved. Di Maio (Nerviano) –
DALL’ESTERO
BELGIO: euro 20 Scoca Vittorio – Moloteau Charles – Galgano
Antonio - euro 25 Di Carlo Raffaela
FRANCIA: euro 25 Ragazzo Nicola
GERMANIA: euro 20 Di Carlo Vittorio – Zarrilli Canio – Pastore
Canio – Vallario Giovanni – Briuolo Antonio - euro 10 Galgano
Giuseppina Buch – Galgano Filomena Angelina – Galgano Teresa –
Galgano Canio Vincenzo
GRAN BRETANNIA: euro 30 De Rosa Brattesani Angela
SPAGNA: euro 50 Messina Michele
SVEZIA: euro 15 Armiento Michelangelo
SVIZZERA: euro 20 Girardi Giuseppe (sand’f’les’) - Cestone
Giuseppe – euro 10 Galgano Antonio – Di Milia Giuseppe - Famiglia
Altieri – euro 15 Vallario Pietro – Franchi 50 Maffucci Giovannino
CANADA: euro 30: Lampariello Michele – Lampariello Pietro – euro
15 Sacino Giuseppe e Cianci Antonietta
BRASILE: euro 30 Famiglia Aristico
STATI UNITI: euro 50 Schlappich Greg – euro 30 Iannolillo Luigi –
euro 20 Maffucci Michele - Cianci Vincenzo – euro 15 Zarrilli
Vincenzo – euro 5 Di Milia Canio – Di Milia Franca – $ 100 Lorenzo
e Felicetta Vallario – $ 10 Casimiro Mary – Lucrezia Josephine
VENEZUELA: euro 100 Di Napoli Giuseppina e Vito – $ 50 Simone
Giovanni – euro 50 Melaccio Vittorio – euro 20 Potito Antonio –
euro 10 Maffucci Bernardino
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IL CALITRANO
N. 27 n.s. – Settembre-Dicembre 2004
MOVIMENTO DEMOGRAFICO
Rubrica a cura di Anna Rosania
I dati, relativi al periodo dal 19 giugno 2004 al 26 ottobre 2004,
sono stati rilevati presso l’Ufficio Anagrafe del Comune di Calitri.
NATI
Maffucci Pietro di Michele e di Borea Giovanna
Corazzelli Daniele di Francesco e di Capossela M. Antonietta
Gervasi Teresa Carmela di Emilio e di Di Cosmo Maria
Cestone Salvatore di Vincenzo e di Zarrilli Elisabetta
Lucrezia Francesco di Pasquale e di Maffucci Angela
Cappiello Francesca di Vito e di Margotta Rosa
Cianci Angelica Maria di Benito e di Caruso Giuseppina
Di Cairano Sara Pia di Francesco e di Lamorte Gessica
Maffucci Francesca di Vincenzo e di De Nicola Irene
Paolantonio Francesco di Luigi e Vallario Lucia
Paolantonio Leonardo di Luigi e Vallario Lucia
Zarrilli Mario di Pasquale e di Lucrezia Enza Maria
Nappo Carmen di Antonio e di Massa Concetta
De Nicola Alice di Michele e di Lampariello Giovanna
13.07.2004
13.07.2004
16.07.2004
17.07.2004
18.07.2004
20.07.2004
24.07.2004
31.07.2004
18.08.2004
30.08.2004
30.08.2004
13.09.2004
15.09.2004
17.10.2004
MATRIMONI
Pasqualicchio Giuseppe e Scarlatella Antonella
Soriano Giuseppe e Cestone Antonietta
Cerreta Vincenzo e Cristiano Maria
Zabatta Marco e Di Milia Gabriella
De Gregorio Donato e Di Cecca Enza
Armiento Angelo e De Rosa Antonella
Di Salvatore Raimondo e Pagliarulo Pina
Lucadamo Gaetano e Maffucci Loredana
Capossela Vincenzo e Di Cecca Rosanna
Cirminiello Antonello e Di Napoli Vincenza
Di Cairano Giuseppe e Di Luzio Vincenza
Armiento Angelo e Tasparrone Anna Rita
Cestone Luigi Antonio e Acocella Giovannina
19.06.2004
28.07.2004
07.08.2004
12.08.2004
14.08.2004
18.08.2004
28.08.2004
28.08.2004
30.08.2004
02.09.2004
18.09.2004
21.09.2004
22.09.2004
Raffaela Rabasca
Calitri - Caserta
22.12.1925 † 24.08.2004
Il tuo dolce ricordo è il
conforto
del nostro dolore.
Pasquale Lopriore
14.01.1921 † 29.07.2004
Il tuo caro ricordo vivrà
per sempre
nei nostri cuori.
Vittorio Maffucci
17.11.1940 † 08.07.2004
“Una lacrima per i defunti,
un fiore sulla tomba
appassisce,
una preghiera per la loro
anima la accoglie Iddio”.
La moglie, le figlie ed i
parenti tutti.
Vito Di Napoli
Calitri - Cagliari
15.10.1937 † 01.07.2004
A tutti coloro che lo
conobbero e l’amarono,
perché rimanga vivo il suo
ricordo.
La famiglia e i numerosi
amici.
MORTI
Maffucci M. Giuseppa
Bonavoglia Carmela
Maffucci Vittorio
Zarrilli M. Giuseppa
Lopriore Pasquale
Dragone Cosimo
Senerchia Nicola
Zarrilli Vito
Maffucci Michele
Cesta Maria
Di Milia Michele
Miele Caterina
Nannariello Migliorina
Rainone Concetta
Gautieri M. Giuseppa
Codella Grazia
Scoca Vincenzo
Martiniello Canio
Cetta Francesco
Rauso M. Matrona
17.05.1911 - † 07.07.2004
27.09.1953 - † 08.07.2004
17.11.1940 - † 08.07.2004
15.03.1910 - † 10.07.2004
14.01.1921 - † 29.07.2004
27.09.1926 - † 31.07.2004
15.08.1934 - † 11.08.2004
02.04.1922 - † 13.08.2004
12.09.1907 - † 15.08.2004
01.02.1912 - † 15.08.2004
23.05.1925 - † 22.08.2004
12.10.1914 - † 02.09.2004
24.01.1914 - † 02.09.2004
08.10.1913 - † 04.10.2004
18.01.1913 - † 14.10.2004
01.10.1916 - † 22.10.2004
14.04.1919 - † 23.10.2004
29.08.1922 - † 23.10.2004
17.11.1925 - † 24.10.2004
04.01.1912 - † 26.10.2004
22
Canio Armiento
30.11.1912 † 24.06.2004
Il tuo dolce ricordo vivrà
sempre
con gioia nei nostri cuori
Vitantonio Di Milia
13.04.1927 † 23.06.2004
Perché il suo ricordo viva
nei cuori di coloro
che lo hanno amato.
IL CALITRANO
N. 27 n.s. – Settembre-Dicembre 2004
R E Q U I E S C A N T
Donato Margotta
(Nanat’)
Calitri - Todi
24..01.1931 † 17.06.2004
Contemplerò la bontà del
Signore nella terra
dei viventi (Salmo 27)
Mariantonia Di Napoli
30.09.1916 † 12.04.2004
I figli Giuseppe e Mario
Capossela, i nipoti
e i parenti tutti la ricordano
a quanti la conobbero.
Vincenzo Di Napoli
Calitri - Bregnano (CO)
05.10.1948 † 20.04.2004
Tenerezza infinita, infinito
rimpianto. La moglie
Michela,
il figlio Canio con Simona,
la sorella Laura, la
famiglia tutta.
Antonio Zarrilli
27.11.1914 † 12.01.2004
L’eterno, il tuo Dio, sarà
con te, dovunque andrai.
(Giosuè I – 9)
Maria Maffucci
20.01.1924 † 07.11.2003
Ad un anno dalla
scomparsa, con immutato
Affetto la ricordano il
marito, i figli, le
nuore e i nipoti.
Francesco Ricciardi
20.01.1918 † 07.11.2003
Sorella morte ti ha
strappato al nostro
affetto, ma tu guidaci
ancora dal cielo.
Michele Margotta
15.04.1942 † 08.06.2002
La moglie Angela, i figli
Concetta, Maria e
Pasqualino,
la mamma Concetta
Caputo lo ricordano a
quanti lo conobbero
e lo stimarono.
Angelo Maria Maffucci
30.08.1938 † 26.08.2001
Sarai sempre vivo nei
cuori di chi ti
ha amato e conosciuto.
P A C E
Antonio Strollo
07.04.1928 † 03.05.2004
I tuoi cari serbano nel
cuore
un ricordo sentito e
profondo.
Francesco Germano
10.01.1936 † 12.03.2004
Nessuno muore sulla terra
finchè vive
nel cuore di chi resta.
Maria Rosa Agostini
25.08.1937 † 16.06.2003
Il marito Mario Gallucci, i
figli Antonio e Massimo,
le nuore,
i nipoti e i parenti tutti ne
serbano intatto il caro
ricordo.
I N
Incoronata Acocella
21.01.1927 † 17.09.2003
Pietro Giarla, i figli e i
parenti tutti
la ricordano con l’amore di
sempre.
Maria Michela Maglione
Aquilonia - Calitri
30.03.1918 † 03.10.2001
Sono trascorsi tre anni
dalla tua scomparsa,
ma sei sempre presente fra
di noi.Tua figlia Maria
a quanti ti vollero bene.
Gaetano Fierro
01.12.1932 † 22.01.2000
Il Signore ti ha voluto nel
suo mondo
di giustizia. Illuminaci nel
cammino della vita.
23
Vincenzo Gallucci
23.08.1928 † 08.12.1992
Vivrai per sempre nei cuori
di quelli
che hai lasciato.
In caso di mancato recapito, si prega di voler restituire all’Ufficio C.M.P. Firenze
per la riconsegna al mittente, che si impegna ad accollarsi le spese postali.
La banda musicale Città di Calitri, terza fila da sinistra: Michele Acocella nato da Giovanni e da Anna Maria Miele, Giuseppe Rosania nato a Melfi da Pietro e da Graziella Del Moro,Giuseppe Di Cecca nato ad Avellino da Mauro e da Antonietta De Vito,Vincenzo Gautieri nato a Bisaccia da Michele e da Brigida Frieri, Gaetano Cubelli nato ad Avellino da Vincenzo e da Angela Gautieri, Giovanni Di
Salvo nato ad Avellino da Domenico e da Maddalena Zarrilli,Antonio Cianci nato da Vito e da Vincenza Di Milia, Giuseppe Stanco nato da Salvatore e da Concetta Cestone, Mario Angelo Cianci nato
da Vincenzo e da Maria Rosa Margotta; seconda fila: Erberto Galgano nato a Napoli da Vito e da Iolanda Cerreta,Antonio Di Milia nato ad Avellino da Giovanni e da Donata Codella,Vittorio Di Guglielmo nato a Bisaccia da Michele e da Maria Zabatta, Beniamino Torchella nato a Foggia da Francesco Raffaele e da Giovanna Zarrilli, Lopriore Salvatore nato a Bisaccia da Canio e da Immacolata Angela Di Roma, Daniele Iannella nato da Benito e da Michelina Sperduto, Michele Codella nato ad Avellino da Luigi e da Maria Gervasi Roberto Germano nato ad Avellino da Michele e da Rosa Di Mattia,Valentino Zarrilli nato a Bisaccia da Giuseppe e da Maria Teresa D’Ascoli,Vincenzo Di Gironimo (2° maestro) nato a Rionero in Vulture da Gerardo e da Antonia Marino; fila intermedia: Fabio Silvestro (3° maestro) nato a Potenza da Antonio e da Marianna Russo, Donato Basile nato a Bisaccia da Vincenzo e da Maria Filomena Codella, Berardino Galgano nato a Napoli da Vito e da Rosaria Famo’, Riccardo Iannella nato a Roma da Claudio Giuseppe e da Luigina Ferri; prima fila: Vincenzo Margotta nato ad Avellino da Angelo e da Giuseppina Merola,Teresa Scibelli nata a Venosa da Aldo e
da Irene Faraone, Giuseppina Stanco nata a Bisaccia da Giuseppe e da Franca Galgano, Catia Di Napoli nata a Bisaccia da Giuseppe e da Carmela Vodola, Mara Sanapo nata a Bisaccia da Raffaele e da Elisabetta Fastiggi, Lucia Fasulo nata a Bisaccia da Sergio e da Maria Di Maio, Mariangela Miele nata a Bisaccia da Antonio e da Antonietta Russo,Angela Fasano nata a Venosa da Giuseppe e da Concetta Maffucci, Martina Cianci nata a Bisaccia da Mario Angelo e da Maria Grazia Russoniello, Mariano Di Milia nato ad Avellino da Giovanni e da Donata Codella, Canio Scoca nato ad Avellino da Vito e da Lucia Lungaro, Lucia Cestone nata a Bisaccia da Vito e da Enza Acocella, Lucia Galgano nata ad Avellino da Giuseppe e da Antonietta Zabatta, Rosa Rosania nata a Melfi da Pietro e da Graziella Del Moro,
Vincenzo Cestone nato a Bisaccia da Vito Gerardo Eugenio e da Lucia Zabatta, Giovanni Acocella nato ad Avellino da Michele e da Assunta Pantano, Giuseppe Rosa (1° maestro) nato a San Fele da Vito e da Marianna Nigro, Giovanni Rinaldi nato da Giuseppe e da Francesca Polestra, Presidente della Pro-Loco e della banda musicale Città di Calitri.
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27 - Il Calitrano