Anna Riva
In Accanto
puntaaldi
piedi...
malato
terminale
U
ASSOCIAZIONI
n gruppo di supporto per parlare
della morte e della malattia.
Un’occasione di scambio che è
anche un percorso di formazione
verso un volontariato difficile ma gratificante:
quello con i malati terminali.
Ogni 15
giorni da
4 anni il
gruppo si
incontra per
condividere
esperienze
e stati
d’animo
legate al
tema della
morte e
della
malattia
È mercoledì pomeriggio e in una delle sale del
Centro servizi per il Volontariato di Verbania
entrano una ad una le persone del gruppo di
Antonella Bertella, ex medico che ha lasciato
la professione per dedicarsi completamente
ad un volontariato meno conosciuto degli altri,
ma non per questo meno ricco di gratificazioni.
Si tratta del volontariato con i malati terminali
che Antonella, con un altro piccolo gruppo di
persone, svolge presso il reparto di oncologia
dell’ospedale di Verbania.
Ogni 15 giorni da ormai quattro anni, il gruppo si
incontra per condividere gli stati d’animo legati
alla propria attività di volontari, per discutere le
emozioni sollecitate dalle esperienze che riguardano la morte e la malattia, ed elaborare, attraverso il dialogo, i metodi per arrivare a gestirle. Il
gruppo di supporto è aperto a tutti ed è frequentato dai volontari e da personale ospedaliero e
delle case di riposo; alcuni fra di loro sono stati
toccati personalmente da esperienze di morte
o di malattia, magari in famiglia, altri invece
sentono il desiderio di confrontarsi su un tema
che si tende in genere ad allontanare dai propri
pensieri e che a volte non si riesce ad affrontare
con serenità.
Il nuovo
corso
partirà a
marzo ed
è aperto a
tutti
«Mi sono avvicinata a questo tipo di volontariato
perché nella vita mi piace andare all’essenziale
delle cose e creare delle relazioni che siano il più
possibile profonde e significative. - spiega la Dott.
ssa Bertella, coordinatrice del gruppo, che nel
VCO ha incontrato il sostegno di A.V.U.L.S.S.
18 il filo di arianna
e Tribunale per i diritti del malato - Questo gruppo rappresenta
un’occasione unica sul territorio
per parlare con altre persone del
tema della morte, nel pieno rispetto
ed in un clima intimo, accogliente
e protetto.»
Chi entra a far parte del gruppo
non necessariamente diventa volontario. Entra in
reparto solo chi si sente pronto. Si tratta infatti di
un’esperienza che mette a dura prova le emozioni,
che sollecita paure profonde; non tutti hanno la
forza di continuare per periodi lunghi. Oltre a
costituire un importante momento di condivisione
il gruppo svolge un’insostituibile funzione formativa. Viene fornita una formazione continua al
personale che quotidianamente si trova a gestire il
carico emotivo legato a questo tipo di situazioni.
Accompagnare il malato e le sue emozioni in
silenzio
Ma di cosa si tratta esattamente? Quali sono le
caratteristiche che deve avere un volontario che
opera con i malati terminali?
Parlando con Antonella scopriamo che si tratta soprattutto di un volontariato di ascolto e supporto
al malato terminale ed ai suoi familiari. L’impegno
è di tre ore la settimana, generalmente tra le 16.00
e le 19.00, quando il malato fa più fatica a far passare il tempo.
«L’unico requisito richiesto è che la persona sia interessata ad avere rapporti umani veri e profondi. Il
nostro compito è stare lì, attingendo ad uno stato di
serenità, semplicemente in ascolto. L’obiettivo non
è “fare” qualcosa, ma esserci. Questo richiede una
grande preparazione.»
Tra gli argomenti discussi nel gruppo ci sono la
gestione consapevole delle proprie emozioni e
dei propri atteggiamenti, la comunicazione non
verbale, in modo da poter accogliere le emozioni
dell’altra persona, affinché la comunicazione sia
«Entra nel
reparto di
oncologia
solo chi si
sente
pronto»
il più possibile consapevole, e le tecniche per
imparare l’ascolto attivo, in modo da rendere la
presenza del volontario in reparto il più professionale possibile.
«È importante acquisire la capacità di non giudicare e tante volte sforzarsi di non rispondere, di non
bloccare o evadere gli argomenti ma accompagnare
il malato e le sue emozioni in silenzio».
È quindi nel gruppo che si ha la possibilità di sperimentare una qualità diversa di consapevolezza,
arricchita dalla condivisione. L’argomento è delicato e difficile, ma il successo dei corsi tenuti,
l’adesione al gruppo e l’ottimo rapporto stabilito
dai volontari con il personale del reparto dimostrano che le soddisfazioni che si possono vivere
sono impagabili, sia sul piano personale che sul
piano relazionale.
«Ci viene data l’opportunità di essere gli unici con
i quali il malato riesce a parlare liberamente. Una
persona estranea può cogliere qualsiasi tipo di racconto e di sfogo. – continua la Dott.ssa Bertella
- Spesso, infatti, il familiare è l’ultima persona al
quale il malato riesce a raccontare la propria sofferenza, perché per amore cerca di proteggere i propri
cari. Per noi questo è un onore che accettiamo con
Nasce un nuovo gruppo di volontari
Il progetto per il 2007 è quello di costituire un
nuovo gruppo al raggiungimento di un numero
sufficiente di persone iscritte.
«Vogliamo estendere l’invito a chiunque fosse interessato a sperimentare un’esperienza di approfondimento e crescita ed eventualmente di volontariato
con i malati terminali, per creare un gruppo che
cominci questo interessante percorso da zero.» conclude la Dott.ssa Bertella.
* Responsabile comunicazione C.S.V.S.S.
Chi fosse interessato
a partecipare al gruppo
può contattare
la Dott.ssa Antonella Bertella
al 349-5082693
il filo di arianna
«Siamo
depositari
di racconti
molto
intimi che
accogliamo
con rispetto
e grande
riservatezza»
19
ASSOCIAZIONI
Anne-Chantale Cheseaux
La gestione
delle
emozioni, le
tecniche per
una comunicazione
consapevole, l’ascolto
profondo rispetto ed estrema riservatezza. Anche attivo sono
noi, come il personale sanitario, siamo tenuti ad le tematiche
osservare il segreto professionale »
affrontate
nel gruppo
Giuseppe De Giovannini*
Centro
Péguy
La fedeC.
diventa
cultura
D
a oltre 20 anni il Centro Culturale
Charles Péguy organizza un
ricco programma culturale che
prevede corsi di antropologia,
cicli di incontri rivolti anche agli insegnanti e
interessanti itinerari culturali.
ASSOCIAZIONI
Il XX ciclo
di incontri
si intitola
“Maschio e
femmina li
creò a sua
immagine e
somiglianza”
“La fede
deve
diventare
cultura
ed essere
strumento
per
giudicare
tutti gli
aspetti della
vita”
Giovanni
Paolo II
Il Centro Culturale “Charles Péguy di Stresa”
opera da ormai 20 anni con iniziative e programmi vari.
Maggior rilievo, occupano i Corsi di Antropologia
ed i Cicli di Incontri che si svolgono da settembre
a marzo, alla domenica pomeriggio, con scadenza
quindicinale presso il Centro Studi Rosminiani Villa Ducale di Stresa.
“La fede deve diventare cultura-sostiene
Giovanni Paolo II - deve essere uno strumento
per giudicare la vita, tutti i suoi vari aspetti: religione, economia, lavoro e politica; i problemi
della famiglia e della scuola, la fede diventa così
una mentalità.” Ecco perchè abbiamo scelto
come motto del Centro un brano della lettera
di San Paolo ai Romani: “Non
conformatevi alla mentalità di
questo mondo ma trasformatevi rinnovando la vostra mente,
per poter discernere la volontà
di Dio.”
In questi anni abbiamo sempre
ottenuto l’approvazione del
Provveditore agli Studi (ora
Centro Servizi Amministrativi)
affinché gli insegnanti potessero frequentare i nostri corsi
come aggiornamento. La nostra attenzione è rivolta anche
agli studenti con incontri di formazione culturale e spettacoli
teatrali proposti durante le ore
scolastiche. Lo stesso metodo
20 il filo di arianna
nella ricerca delle tematiche, viene usato per la programmazione
a favore della famiglia dove viene
dato più spazio a dibattiti, testimonianze, feste, spettacoli musicali o
teatrali per ogni età.
Tante attività dunque e molte
soddisfazioni anche se non mancano le incomprensioni, le difficoltà (sopratutto
economiche). Ma ciò che ci stimola ogni anno ad
incominciare è l’enorme arricchimento culturale
e umano che sia noi organizzatori sia il pubblico
presente, ci ritroviamo nel cuore e nella mente. È
un grande patrimonio fatto di conoscenza, intelligenza, storie personali, racconti e testimonianze,
che ci viene trasmesso dai nostri relatori (quasi
cento ormai) che spesso ricevono come ricompensa solo il fatto di essere ascoltati.
Ecco perchè auspichiamo un lieve aumento di
attenzione dei “media”. Già qualcosa si intravede con l’interessamento del CSVSS e di VCO
Azzurra TV.
* Presidente Centro Charles Péguy
Interni della Chiesa della S.S. Trinità di Momo
I partecipanti al secondo Itinerario Culturale alla Chiesa della S.S. Trinità di Momo
1873. Nel 1900 fondò i “Cahiers-de la
Quinzane” e attorno a questa rivista raccolse gli spinti più liberi dei suo tempo.
Péguy esercitò il suo spirito di indipendenza intellettuale in un’intensa attività di
critica e di polemista, acuto sollecitatore di
idee e di confronti.
Schieratosi presto con i socialisti dell’epoca nell’affare Dreyfus, se ne distaccò per
avvicinarsi ad una specie di cristianesimo
libero fuori dalla chiesa ufficiale. Tuttavia
per le sue posizioni rigidamente morali si troverà isolato rispetto ai radicali
socialisti.
Collocandosi su posizioni antintellettualistiche e antinazionalistiche, Péguy divenne
un oppositore critico e spietato del socialismo ufficiale anticlericale e demagogico.
Era avversato anche da un certo mondo
cattolico bigotto e tradizionalista che
guardava con sospetto alle sue origini
socialiste.
Come si addice ad un idealista, morì in
prima linea, subito alle prime scaramucce,
della prima grande guerra mondiale, era
il 5 settembre 1914. L’immagine di Péguy
a cui siamo più legati è quella del “pellegrino”.
Péguy ebbe molte disgrazie e problemi con
la sua famiglia e allora eccolo che si fece
umile pellegrino e si recò ai piedi della stupenda cattedrale di Chartres ad invocare
la protezione della Vergine Maria sulla sua
vita e quella dei suoi cari.
La sua era soprattutto una filosofia dell’azione. Péguy chiama “mistica” la complessità dei fattori costitutivi dell’individuo
o di un popolo che si meriti tale riconoscimento.
Una mistica che persegue la giustizia e la
missione; impegno civile e ricerca incessante della fede cristiana accompagnano
la sua vita.
Nonostante le difficoltà che gli riservò la
vita, il suo fu un cristianesimo molto ottimistico.
“La speranza è ciò che più mi sorprende…
la speranza è come una bambina insignificante... la speranza non va da sola... per
sperare bisogna essere molto felici, bisogna aver ricevuto una grande grazia”.
il filo di arianna
Il cristianesimo di
Péguy fu
ottimistico
e ricco di
speranza
La sua era
un filosofia
dell’azione
21
ASSOCIAZIONI
Charles Péguy nacque a Orleans nel
Maria Antonietta Jemoli
Ass.Parkinsoniani
Insieme si può
C
ondividere un problema può
aiutare a superarlo: è il motto
dei Parkinsoniani del VCO,
un’associazione molto attiva sul
fronte dell’informazione e del sostegno ai
malati di Parkinson ed ai loro familiari.
ASSOCIAZIONI
Lo psicologo
Raffele
Pastore
promosse
e contribuì
alla nascita
dell’associazione
Obiettivo
principale
è quello di
informare
e spingere
malati e
familiari a
socializzare
Nel panorama del Volontariato che opera sul
nostro territorio l’Associazione Parkinsoniani del
V.C.O. è relativamente giovane.
Divenuta “autonoma” nel giugno del 2005 dopo
essere stata legata per alcuni anni al gruppo di
Arona, conta oggi circa un centinaio di associati ,
tra questi solo alcuni sono malati, altri sono loro
familiari, amici, simpatizzanti e volontari.
È doveroso ricordare qui la figura dello psicologo
Raffaele Pastore che contribuì, credendoci fortemente, alla fondazione dell‘Associazione.
«L’Associazione organizza una serie di iniziative
di diverso genere – spiega Silvano De Regibus,
che ricopre la carica di segretario – il nostro
scopo principale è quello di informare, coinvolgere
sia i malati che i loro familiari e tutte quelle persone
che per motivi diversi vogliono collaborare al nostro
progetto».
Proprio da questa
necessità di “conoscenza” e supporto è
scaturito il programma di conferenze di
aggiornamento che si
è tenuto nella primavera 2006.
Quattro
incontri
itineranti a diverso
livello per offrire una
panoramica completa.
La psicologa Silvia
Rossi
Ferrario,
22 il filo di arianna
del servizio di Psicologia della
Fondazione Maugeri di Veruno ha
presentato “Il malato dalla parte
del Caregiver” ossia “la persona
che assiste” che non necessariamente deve essere un familiare.
Da alcune ricerche è emerso che
questa figura, che è fondamentale,
ha bisogno spesso di un supporto perché corre il
rischio a sua volta di cadere vittima di uno stress
psicologico.
Il dr. Villani, direttore SC. del reparto di neurologia dell’Ospedale di Domodossola ha relazionato
sui “Sintomi tipici e atipici della Malattia” .
Gli ultimi due incontri tenuti rispettivamente
dal dr. Giogo Vanni, direttore SC. del reparto di
Fisiatria , dalla logopedista Paola Arenghi e dal
fisioterapista Domenico Chianese hanno riguardato “La Riabilitazione nel morbo di Parkinson”
e gli Aspetti legali e Sociali legati alla malattia,
relatori avv. Liana Guarducci, Mauro Ferrari del
CISS Ossola e Giovanna Querenghi responsabilie
INAPA.
“Le serate hanno visto una buona partecipazione di
pubblico – continua De Regibus – l’informazione
è per noi un
obiettivo fondamentale.
Spesso
il
malato
nella
fase
iniziale
della malattia,
proprio quella
in cui ha più
bisogno, tende
a nascondere
il suo “problema”, c’è una
certa reticenza
a manifestarsi.
In nostro inten-
Gli obiettivi
per il futuro:
puntare
sull’informazione e sullo
scambio con
altre realtà
associative
Stefano Maestrini - Girasole
di Domodossola e con la vendita di torte in Piazza
Mercato. Sono sempre molte le persone coinvolte in
queste iniziative.»
I progetti futuri riguardano ancora una volta l’informazione su tutto il territorio prevalentemente
nella zona dell’Ossola, ma la volontà è quello di
allargare il discorso ad una zona più vasta (è già
attivo un interscambio con l’AISM del Cusio per
segnalazioni di diverso genere).
Saranno organizzati un concerto per reperire
fondi (il gruppo si autofinanzia o usufruisce di
finanziamenti vari), passeggiate, segnalazioni al
CISS di persone non autosufficienti (non solo per
i parkinsoniani).
Il progetto più ambizioso resta quello di poter
portare nelle abitazioni dei malati la figura
del fisioterapista.
“La fisioterapia è essenziale per il malato – conclude De Regibus – anche perché può offrire un valido
supporto psicologico ai familiari.»
Nelle parole del presidente Antonello Alessandro,
scritte per la presentazione del calendario 2007
“ci vuole coraggio!” e “insieme si può…” sono
racchiusi gli ideali di questa Associazione che
crede che “condividere un problema può aiutare
a superarlo”.
Un invito, un augurio, una speranza.
il filo di arianna
Tra le
ambizioni
più grandi
quella di
portare il fisioterapista
a domicilio
dai malati
L’Associazione ha
realizzato
un opuscolo
per dare
informazioni sulla
malattia
23
ASSOCIAZIONI
to è quello di “stanare” per aiutare, per far comprendere che se anche non si può guarire, è possibile
convivere con la malattia e cercare insieme forme
di aiuto e socializzazione”.
Da qui parte tutta una serie di iniziative: assistenza telefonica, attività motoria in palestra,
serate musicali (ricordiamo in particolare quella
con Bruno Lauzi finanziato dallo stabilimento
Vinavil) escursioni (passeggiate “dolci” organizzate con il CAI di Villadossola ) cene sociali,
ginnastica in piscina a Villadossola, convenzioni
con l’AUSER (per i trasporti) e INCA INPA
(per pensioni).
Il concorso per il logo dell’Associazione (è
risultato vincente quello disegnato da una scolaresca di Stresa) ha inoltre coinvolto le scuole
medie inferiori.
Anche attraverso la scuola si può diffondere la
conoscenza e la solidarietà.
Grazie al finanziamento della Tosco Marmi è
stato possibile realizzare un opuscolo, unico nel
suo genere, dal titolo “Conoscere per capire” che
viene distribuito negli ambulatori e durante tutte
le iniziative organizzate.
«La nostra Associazione collabora attivamente
con Telethon per la raccolta di fondi che quest’anno si è concretizzata presso tre supermercati
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