Quali ostacoli alla donazione di sangue ed emocomponenti?
Un’indagine fra i non donatori.
Di Francesca Maiorano (1), Mara Fadanelli (2), Suria Vezzani (3)
(1) infermiera: [email protected]
(2) infermiera: [email protected]
(3) infermiera: [email protected]
Introduzione
L’indagine si focalizza sul perché, nonostante il continuo appello alla donazione per le notevoli
carenze di sangue ed emocomponenti, ancora molte persone non si recano a donare.
Donando il proprio sangue è possibile, per esempio, aiutare una donna che ha perso molto sangue
durante il parto a riprendere le forze, partecipare al miglioramento dello stato di salute di una
persona affetta da tumore che la chemioterapia ha indebolito, permettere la guarigione a persone
affette da malattie del sangue, ripristinare un’anemia dopo un intervento chirurgico in cui la
persona ha perso molto sangue, e tanto altro ancora.
Oggi non esiste un prodotto capace di sostituirsi al sangue umano, infatti il sangue non può essere
prodotto artificialmente in laboratorio.
La disponibilità di questa risorsa, insostituibile e indispensabile nella terapia di molte malattie,
dipende esclusivamente dalla disponibilità e dal senso civico dei donatori di sangue ed
emocomponenti.
La carenza di sangue è un problema che investe il nostro paese e non solo.
Il fabbisogno di sangue è cresciuto significativamente in questi ultimi anni per i seguenti motivi:
l’incremento dell’età della popolazione, che ha portato a un aumento delle patologie che vengono
affrontate con interventi chirurgici (ortopedici, cardiochirurgici, oncologici, trapianto di midollo
osseo, ecc.) resi possibili dagli sviluppi della scienza, che richiedono sangue mirato e in elevate
quantità; dalla carenza di sangue secondaria alla diminuzione dei donatori, dovuta a più motivazioni:
il turn-over sproporzionato fra anziani e giovani, la generale disaffezione alla donazione e per gli
screening sempre più severi che rendono da un lato il sangue più sicuro, ma che escludono fin dalla
prima donazione un alto numero di aspiranti donatori.
Il sangue è quindi oggi sempre più raro; i principali “consumatori” di sangue sono dati dagli interventi
effettuati in chirurgia elettiva (programmata), che assorbono oltre il 50% del sangue raccolto, e dalla
chirurgia d’urgenza. (1)
Gli altri principali riceventi del sangue sono i pazienti ematologici, come i leucemici, gli
oncologici, i talassemici, gli aplastici e gli emofilici, che per sopravvivere necessitano di regolari
trasfusioni e per i quali i donatori di sangue restano indispensabili, in quanto non possono avvalersi
delle alternative.
Da qui il bisogno di intraprendere un’indagine che ci permetta di scoprire quanto i non donatori,
delle associazioni di volontariato individuate, sono informati sul tema della donazione di sangue
e/o emocomponenti, sulle associazioni di volontariato e capire i motivi per quali non hanno ancora
mai donato.
L’obiettivo secondario dell’indagine è quello invece di trovare un incentivo che potrebbe spingere i
non donatori ad iniziare a donare sangue per cercare di ridurre la continua carenza di sangue delle
nostre realtà che ci impedisce di soddisfare tutte le esigenze del sistema sanitario.
I dati ottenuti sono stati confrontati con articoli reclutati dalla revisione della letteratura, dalla quale si
sono scelti, per pertinenza, alcuni articoli tramite l’utilizzo della banca dati Pub Med. (2)
Metodi e strumenti
Lo strumento d’indagine dello studio quantitativo descrittivo è stato un questionario con 10 domande
a risposta chiusa e 1 domanda a risposta aperta, per un totale di 11 domande, formulato e distribuito ai
non donatori.
La prima parte del questionario esamina le generalità dei non donatori, in particolare, il sesso, l’età, il
titolo di studio e la professione; la seconda parte valuta quanto i non donatori sono informati sul tema
delle donazioni di sangue e/o emocomponenti e sulle associazioni di volontariato, chiede di elencare
gli usi che, secondo loro, vengono fatti con il sangue donato e perché le persone si recano a donare.
Infine si chiede il motivo per cui il non donatore non ha ancora donato e se esiste un incentivo che
potrebbe spingerlo a iniziare a donare sangue e/o emocomponenti.
In allegato al questionario è presente l’“Informativa e il consenso a partecipare allo studio”, la quale
specifica la garanzia dell’anonimato e lo scopo del questionario.
Lo studio è stato realizzato grazie alla disponibilità di 100 persone non donatori di sangue e/o
emocomponenti, reclutate all’interno di due associazioni di volontariato del comune di Santa Maria
a Monte, la cui natura non ha niente a che fare con la donazione di sangue, le quali hanno
partecipato all’indagine.
Le associazioni di volontariato che hanno acconsentito a partecipare all’indagine sono la
“Associazione Culturale Vincenzo Galilei” di Santa Maria a Monte e la “Misericordia di Santa
Maria a Monte”.
Criteri d’inclusione: individui non donatori di sangue e/o emocomponenti, con età superiore o
uguale a 18 anni e inferiore a 65 anni, che forniscono il proprio “consenso informato” a partecipare
all’indagine; mentre quelli di esclusione sono: persone che non donano sangue e/o emocomponenti
non per mancata volontà, ma perché non risultati idonei, causa patologie autoimmuni o
cardiovascolari croniche, condizioni irreversibili, peso insufficiente, ecc.,.
Risultati
Dall’analisi svolta sulla letteratura si rileva che le motivazioni che spingono le persone alla donazione
di sangue sono analoghi ai dati ottenuti dalla presente indagine.
Da entrambe si evince che la maggior parte delle persone pensa che i donatori si rechino a donare per
motivi umanitari, altruistici, per aiutare le persone che ne hanno bisogno e per aumentare la propria
autostima.
L’unica diversità riscontrata è la differenza di opinione tra i sessi: dalla letteratura (3) si rileva che per
le femmine i motivi per cui i donatori si recano a donare sono per lo più altruistici mentre per i maschi
sono motivi individualistici; nell’indagine questa differenza non è sorta perché per entrambi i sessi il
principale motivo è quello altruistico, ovvero quello di donare per aiutare le persone che ne hanno
bisogno. (fig 1)
“Perché, secondo lei, le persone si recano a donare?”
fig.1
f. Altro
e. Un parente/amico ne ha avuto bisogno
d. Motivi religiosi
0%
6%
1%
12%
c. Usufruire di un giorno permesso retribuito dal…
15%
b. Effettuare analisi gratis e controllo stato di salute
66%
a. Aiutare le persone che ne hanno bisogno
E la stessa risposta la possiamo analizzare nello specifico nei due sessi. (fig 2)
“Perché, secondo lei, le persone si recano a donare?”
fig2.femmine
25%
A
4%
5%
B
C
41%
D
3%
E
0%
F
fig2. maschi
11%
A
0%
B
7%
C
1% 3% 0%
D
E
F
Per quanto riguarda gli ostacoli alla donazione, dall’indagine prevale la pigrizia come principale
motivazione, ovvero la mancata voglia o il mancato tempo; questa motivazione non viene citata in
nessun articolo di letteratura.
Si riscontrano invece sia in letteratura che dall’indagine altri ostacoli come la mancanza di
informazione e comunicazione sull’argomento, l’inadeguatezza delle strutture e del personale
sanitario o esperienze di servizio negative, la paura e i blocchi emotivi. (fig. 3)
“Qual è il motivo per cui ancora NON ha donato?”
g. Altro
f. Inadeguatezza strutture e personale
fig.3
0%
6%
9%
e. Mancanza di informazioni
d. Impossibilità a raggiungere le strutture
4%
34%
c. Pigrizia
b. Paura di sentirsi male dopo aver donato
a. Paura e blocchi emotivi
22%
25%
Tra le possibili soluzioni per tentare di superare i vari ostacoli precedentemente individuati è emerso,
da entrambe le fonti, che la maggior parte dei non donatori ha conferito maggior importanza alle
campagne informative, per ottenere maggiori indicazioni e notizie che li coinvolgano e li incentivino a
recarsi a donare sangue e/o emocomponenti. Altre soluzioni di rilievo sono la possibilità di ridurre il
dolore durante la tecnica di prelievo ed eliminare dalla vista le raccolte di sangue donato, maggiori
incentivi alla donazione in termini di ulteriori visite ed esami gratuiti ed una maggior vicinanza alle
strutture in cui si dona. La soluzione che risulta meno incentivante per i non donatori è la retribuzione,
indicata solo dal 5% dei rispondenti.
Una percentuale così bassa rappresenta un successo, in quanto, dalle evidenze riportate in letteratura
(4), si rileva l'inefficienza di tale incentivo: ci sono infatti prove sufficienti per dimostrare l’effetto
negativo sulla qualità (percentuale di colesterolo più alta rispetto alla percentuale presente nel sangue
prelevato da un gruppo non retribuito) del sangue prelevato da gruppi di donatori retribuiti. Pagare i
donatori è considerato quindi un motivo non valido: la donazione di sangue deve provenire
esclusivamente da donatori volontari. (fig.4)
“Quale incentivo potrebbe spingerla ad iniziare a donare sangue e/o emocomponenti?”
fig.4
12%
g. Altro
f. Retribuzione
e. Vicinanza alle strutture
5%
11%
25%
d. Maggior campagna informative
c. Riduzione tempi di attesa precedenti la donazione
b. Incentivi alla donazione
a. Ridurre il dolore durante il prelievo ed eliminare
dalla vista le raccolte di sangue
10%
14%
23%
Conclusioni
La presente indagine si è focalizzata sul punto di vista dei non donatori, permettendo di indagare le
paure, i dubbi, le opinioni di chi non dona sangue ed emocomponenti, con il fine di riscontrare quali
siano le convinzioni e le reali motivazioni che, per questi soggetti, sono diventate motivo di
dichiarazione di contrarietà alla donazione. Successivamente a questo, abbiamo cercato di capire quali
potessero essere le possibili soluzioni per cercare di superare i vari ostacoli alla donazione e reclutare
così nuovi donatori.
Dai risultati ottenuti, ciò che più ha sorpreso è la quantità di risposte date alla motivazione “pigrizia”
come maggior ostacolo alla donazione.
La paura dell’ago, la vista del sangue, la paura di sentire dolore o sentirsi male dopo aver donato,
talvolta sono motivazioni che, il più delle volte, risultano insuperabili con qualsiasi tipo di incentivo,
se non quello di sottrarsi alla donazione.
Per quanto riguarda la pigrizia, invece, crediamo sia una motivazione che può essere facilmente
abbattuta, forse, proprio attraverso l’incentivo più segnalato dai partecipanti all’indagine: maggior
campagne informative sul tema della donazione di sangue ed emocomponenti.
Oltre a delle campagne informative, condotte da personale esperto sia sanitario sia del mondo dei
donatori, si potrebbe creare un opuscolo informativo da divulgare tra la cittadinanza, affinché le
persone lo possano portare con sé e consultare nel momento del bisogno. Uno strumento che possa
aiutare a conoscere o ad integrare tutte le informazioni e dettagli possibili sulla tematica della
donazione di sangue ed emocomponenti.
L’opuscolo dovrebbe utilizzare un linguaggio semplice e comprensibile così da essere consultato da
qualsiasi fascia di età e distribuito all’interno della comunità: nei negozi, nei supermercati, negli
ospedali, nelle associazioni e nelle scuole, sia all’interno delle scuole medie superiori sia all’interno
delle scuole medie inferiori, così da orientare verso la donazione anche i ragazzi e le ragazze ancora
minorenni.
I donatori di sangue sono un’importante risorsa per la società, ed è grazie ad essi che ogni giorno
possono essere salvate vite umane; il reclutamento di nuovi donatori deve essere quindi considerato
un obiettivo da raggiungere ogni giorno, poiché così facendo si alimenta un patrimonio collettivo di
cui ciascuno può usufruire al momento del bisogno.
Bibliografia
(1) Centro Regionale Sangue Toscana, www.regione.toscana.it/donareilsangue.
(2) “Donating Blood: A Meta-Analytic Review of Self-Reported Motivators and Deterrents” di
Timothy C.Bednall e Liliana L. Bove, 2011 Elsevier Inc, “Nature pro sociale du don de sang; The
pro-social nature of blood donation” di V. Charles Sire, N.Guéguen, A.Martin e S. Meineri, Publiè en
2012, “New donors, loyal donors, and regular donors: Which motivations sustain blood donation?”
di Paolo Guiddi, Sara Alfieri, Elena Marta e Vincenzo Saturni, 2015, “Mechanism of altruism
approach to blood donor recruitment and retention: a review and future directions” di Ferguson E.,
2015 British Blood Transfusion Society e “Incentivizing Blood Donation: Systematic Review and
Meta-Analysis to Test Titmuss’ Hypotheses” di Claudia Niza, London School of Economics Burcu
Tung and Theresa M. Marteau King’s College London, 2013. La ricerca si è svolta nel mese di
ottobre 2015.
(3) “New donors, loyal donors, and regular donors: Which motivations sustain blood donation?” di
Paolo Guiddi, Sara Alfieri, Elena Marta e Vincenzo Saturni, 2015.
(4)“Incentivizing Blood Donation: Systematic Review and Meta-Analysis to Test Titmuss’
Hypotheses” di Claudia Niza, London School of Economics Burcu Tung and Theresa M. Marteau
King’s College London, 2013.
(5) Patrizia Albinelli, Katiuscia Cottafavi, Paola Ferri, “L’infermiere tra teoria e prassi” Athena
Audiovisual, Modena.
(6) Zingarelli “Vocabolario della lingua italiana” Zanichelli Milano.
(7) Suddarth B, Smeltzer S, Bare B, “Infermieristica medico-chirurgica”, Casa Editrice Ambrosiana,
Milano; 2007.
(8) Luca Benci, “Aspetti giuridici della professione infermieristica” 6° Edizione, Mc Graw Hill, 8:
216-222.
(9) Tim D. Spector, John S. Axford “Introduzione alla patologia generale”, 2° Edizione 2007 a cura
di L. Calorini e D. Tombaccini, Casa Editrice Ambrosiana, 24: 269-285.
(9) Luca Benci, “Aspetti giuridici della professione infermieristica” 6° Edizione, Mc Graw Hill,
Allegato Codice deontologico dell’infermiere: 381-387.
(10) Renato Massini, Donatello Izzi, Patrizia Marchetti, Francesca Passeretti, Umberto Recine,
“Medicina interna”, Quarta Edizione 2009, Mc Graw Hill, 5: 358-362.
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